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Il sindaco, l’appecoramento ai partiti, la mistica della “condivisione”

20 marzo 2012

Per svolgere il tema annunciato (forse troppo ambiziosamente) dal titolo, non ho trovato niente di meglio che riportare da Bergamo news un intervento del gatto padano, preceduto da una presentazione, seguito dalla mia risposta. Il gatto padano scrive su questo blog con vari pseudonimi, avendo spesso – preventivamente e pirandellianamente – girato la “corda civile”. Non sempre, però, aver girato la corda civile è sufficiente: alle volte l’istinto di cattiveria, della zampata più o meno a tradimento, è più forte di lui, perde il controllo e sbotta; un po’ come il dottor Stranamore, al quale scappava il braccio, per via di quella sua particolare “sindrome della mano aliena”. Invece su Bergamo news è normale che sia molto cattivo. Ovviamente, oltre che contro il sindaco, ha avuto da dire – molto – anche contro Aristide. Soprattutto all’inizio, il gatto non sopportava l’esistenza di Aristide: ma chi mai è costui, come osa occuparsi delle cose di Curno, ma non sa che ci sono riti iniziatici da compiere, ma che lingua parla, non si rende conto che la mistica curnense non è pane per i suoi denti? Ecc.

I “buoni consigli”

In generale, leggendo gl’interventi del gatto padano – qui e su Bergamo news – si evince che egli gradirebbe che il sindaco si ritirasse dalla competizione. Non è il solo. Sono in tanti, questi giorni, anzi diventano sempre più numerosi, coloro che si fanno avanti per dare al sindaco i “buoni consigli” (per il suo bene, e ti pareva!). Il che, naturalmente, dà da pensare. Dànno “buoni consigli” al sindaco proprio coloro che gli sono sempre stati nemici! O coloro che hanno interessi, anche legittimi, per carità, che un altro sindaco potrebbe trattare con miglior “rispetto”. A chi vogliono darla a bere, o chi vogliono prendere per le natiche (direbbe Brancaleone)?

In un altro commento, sempre su Bergamo news, il gatto padano s’interroga sulle possibilità di successo della candidatura di Gandolfi, consulta le effemeridi, infine pronuncia un oracolo che peggio di così non si potrebbe. Qui sotto, invece, il gatto padano (che da gatto che era diventa cane, si fa chiamare Pluto), sostiene che il sindaco doveva fare il piacere del Pdl e della Lega, quand’anche questo piacere fosse stato contrario al bene pubblico. Dio mio! Ma questo è assurdo, qui c’è una concezione amorale della politica.

Un buon governo, con i conti in ordine

Va bene, non parliamo di etica che, a quanto pare, è un piatto indigesto per i “politici” curnensi. La verità è che il sindaco risponde (nel senso che “deve rispondere”) del suo operato ai cittadini, ai quali mica ha promesso palazzoni, villette a schiera con tanto di giardino e nanetti di gesso, festival dello gnocco fritto, e simili schifezze. Ha promesso il buon governo, e l’onestà. Il sindaco, secondo me, ha governato benissimo, nonostante gli avversari dichiarati, nonostante la quinta colonna, nonostante le insidie, che qui non mette conto ripetere:

A) Non m’intendo di contabilità (come di tante altre cose): so tuttavia che è stata esaminata da fior di professori (non sessantottini) ed è stata trovata esemplare.

B) Il sindaco ha resistito eroicamente ai tentativi di condizionamento da parte dei gruppi di pressione.

C) Ha messo – spesso – una toppa alle carenze dei collaboratori.

D) Ha maturato con la usa eroica azione di resistenza un’abilita “antimanovriera” che è fondamentale per la difesa dei cittadini.

La mistica delle decisioni “condivise”

Che cosa volete di più, oltre al buon governo? Ah, è vero: non ha indetto le assemblee cittadine, che pure facevano parte del programma elettorale. È vero, qualora i partiti (almeno quelli della maggioranza, auspicabilmente) avessero rinunciato alle pretese egemoniche, si sarebbero potute fare. Che cosa è successo, invece? Già all’indomani delle elezioni gli eletti sotto l’egida della lista Gandolfi per Curno diedero un calcio alla lista e costituirono gruppi consiliari intitolati ai partiti. I partiti della maggioranza dapprima fecero di tutto per condizionare il sindaco perché venisse incontro alle loro pretese; poi si spaccarono, ma le pretese aumentarono, invece di diminuire; quindi all’interno della maggioranza (quella residuale, dopo la defezione di Pedretti e Leydi) si formò la quinta colonna: si cominciarono a fare le prove generali di disarcionamento del sindaco. Per parte sua, la minoranza di c.d. sinistra non riuscì mai a elaborare il lutto della sconfitta. Per un po’ di tempo continuarono a pretendere di essere antropologicamente superiori. Poi dovettero rinunciare alla pretesa. Per dispetto, con rabbia e con spirito revanscista arrivarono a gettarsi nelle braccia del Pedretti. Così stando le cose, in questo clima degradato politicamente e moralmente (dopo la famigerata ispezione alla c.d. moschea), avendo preso le cose l’andazzo che tutti sappiamo, secondo la c.d. sinistra e il Pedretti, il sindaco avrebbe dovuto subire l’umiliazione di passare sotto le forche caudine di assemblee da loro manovrate, convenzionalmente chiamate “cittadine”, tra i lazzi e le urla delle truppe cammellate!

Qui, sia ben chiaro, nessuno afferma che i cittadini sono truppe cammellate. Affermiamo che tali sono quei gruppuscoli di cittadini mobilitati dai partiti o dai gruppi d’interesse, quando pretendano d’imporre la propria volontà, pur non essendo nemmeno un centesimo del corpo elettorale. La prevalenza della volontà di gruppi minoritari, non importa se spontanei o organizzati, è un insulto alla democrazia. La pretesa che tale volontà estemporanea possa cancellare il verdetto delle urne è apologia di violenza, è squadrismo bello e buono.

Referendum, in alternativa alla violenza delle truppe cammellate

Naturalmente, si potrebbero tenere assemblee all’insegna della discussione, ma senza “verdetto”, senza pronunciamenti compulsivi, sia ben chiaro. La discussione potrebbe essere accesa quanto si vuole. Anzi: meglio, se accesa. Ma – insisto – i partiti, i “signori della politica”, dovrebbero rinunciare all’idea che se un’assemblea di 30 o anche 80 cittadini dice “noi vogliamo o non vogliamo questo”, glielo si debba concedere necessariamente. Semmai, vogliamo fare un discorso serio, di vero coinvolgimento dei cittadini? Si proponga allora un sistema di referendum, sul modello svizzero. Già, ma a chi farò questo discorso serio? A quelli che agitano il feticcio della partecipazione, solo perché sanno che hanno la possibilità di mobilitare le truppe, di tenere sotto controllo la situazione attraverso l’attivazione dei propri meccanismi elettorali, con i loro rotismi sapientemente collegati da cinghie di trasmissione? Dovrei proporlo a coloro che urlano, se appena gli fai un discorso serio, democratico, svizzero? Già per dire poi Oleum et operam perdidi!

I capricci dei partiti e l’assassinio (politico) del sindaco

Ultima considerazione (vedi quel che scrive Pluto qui sotto): a dire il vero, neanche i partiti sono stati così spudorati da proporre ai cittadini cementificazioni e villette a schiera. Dunque perché il sindaco dovrebbe fare il piacere dei partiti, quando gli stessi partiti si vergognino di esprimere pubblicamente le proprie “esigenze” (chiamiamole così)?

Ma è inutile aggiungere parole a parole. Leggiamo il commento di Pluto, il quale tira fuori gli artigli e, in tono oracolare, afferma che il sindaco avrebbe buggerato i cittadini perché non si è appecorato ai partiti.

Pluto: Mar, 20/03/2012 – 17:36 • Varrebbe la pena di riflettere se Gandolfi sia stato tradito dai suoi oppure se sia stato Gandolfi a TRADIRE gli elettori che l’hanno eletto con la sua maggioranza. Come fa uno a farsi eleggere da una maggioranza di CDX + Lega – che di ambientalismo non ne hanno neppure di striscio e si attendono una caterva di villette a schiera e palazzi di vetro per uffici – e poi pretendere di spacciare l’Idea che lui fa i “PGT verdi”? Essere simpatizzante per i verdi non é un peccato, ma farsi eleggere dal CDX + Lega e poi buggerare il proprio elettorato, questo è davvero “IL TRADIMENTO”.

Aristide: Mar, 20/03/2012 – 17:59 • Inutile ripetere all’infinito le stesse cose, soprattutto a chi non le voglia intendere. È la storia di Becket e del suo re. Becket aveva accettato di fare il vescovo su designazione del re, forse all’inizio non amava veramente la fede cristiana, poi se ne fece paladino. Andò così contro i desiderata del re, che pretendeva che Becket fosse un suo gingillo. Pdl e Lega volevano i palazzoni e il festival dello gnocco fritto? Forse, come Enrico II voleva che la religione fosse instrumentum regni. Ma Becket ha fatto veramente il vescovo, Gandolfi ha fatto veramente il sindaco. Becket fu ucciso da sei cavalieri normanni. Il sindaco è stato ucciso (pro tempore) da nove consiglieri curnensi.

One Comment
  1. Birdwatching permalink

    Mi scusi, se vuole ometterò in futuro i miei, per altro credevo pacati, interventi.
    A forza di escludere se la conterò su da solo, ma va bene.
    Una domanda.
    ma il PDL (il pezzo di PDL) che si appresta a fiancheggiare il Sindaco, è lo stesso delle pretese egemoniche?
    Lo sa che deve rinunciarvi?
    Grazie mille.

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