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Interazione tra partiti e Amministrazione. Chi eventualmente debba indire assemblee cittadine

21 marzo 2012

Rispondo a una domanda posta dal gatto padano che in commento all’articolo precedente domanda: “Lo sa il Pdl che deve rinunciare alla sua pretesa di egemonia?”. Io dico la mia. Liberi gli altri di dire la propria. Anzi, se vogliono replicare, tanto meglio. Non sono io certo colui che proclama e urla: “Non m’interessa!”. Qui, nell’antro abduano dal quale scrivo, non ci sono mordacchie di sorta.

Ecco che cosa dico: se un partito entra nella lista “Gandolfi per Curno”, vuol dire che ne accetta l’impostazione e gli obiettivi a breve, medio e lungo termine. Questa, sia ben chiaro, non è mistica della condivisione. Questa è soltanto un’esigenza di chiarezza, correttezza e – direi – onestà.

Che senso ha che un partito tiri fuori una sua proposta, quale che essa sia, foss’anche soltanto quella di far dipingere un murale su una parete del Municipio, e che pretenda l’attuazione di quella proposta, tirata lì per lì fuori della cesta dei desideri? Solo perché è il partito di maggioranza? O perché “Se tu non mi fai fare questo, allora sta’ attento, ché io non ti fo fare quell’altro…”. A me risulta che le cose vadano così. Ai lettori di questo blog (sempre più numerosi, da qualche giorno a questa parte), risulta diversamente? Non risulta forse che singoli assessori pretendano – talvolta – di accelerare questo o frenare quello, in base a logiche imperscrutabili le quali, se  fossero scrutate, parrebbero tutt’altro che irreprensibili?

Dunque, per dirla tutta: la pretesa egemonica dei partiti ha senso (eccome se lo ha!) se si ragiona con le coordinate della politichetta, come quando due anni fa, circa, Corti e Pedretti si recarono da Saffioti – a quel che mi si dice – per rivolgergli parole di questo significato: Ma insomma, Saffioti, fa’ qualcosa, questo sindaco non è ““affidabile”! (Traduzione: affidabile >> obbediente). Ma la pretesa egemonica dei partiti è da cassare, se si ragiona con le coordinate della buona politica.

Che cosa penso, dunque? Tutto il contrario della vulgata curnense, della quale sono araldi la c.d. sinistra, il Pedretti e – da che è uscita allo scoperto – la quinta colonna.

A) La vulgata curnense afferma che l’Amministrazione, e il sindaco in particolare, devono passare sotto le forche caudine imposte da assemblee c.d. cittadine, facilmente infiltrabili da truppe cammellate, che i partiti manovrerebbero per imporre all’Amministrazione quelle cose che non sono riusciti a imporre nelle segrete stanze. Io dico che non è così: l’Amministrazione amministra, i cittadini decideranno in seguito, deponendo il voto nell’urna, se sono contenti dell’operato amministrativo.

B) La vulgata curnense afferma che i partiti possono condizionare in corso d’opera l’operato del sindaco e dell’Amministrazione, avanzando nelle segrete stanze tutte le richieste che vogliono, andando da Saffioti ecc. Io dico che i partiti devono lasciar lavorare il sindaco. Semmai discutano le proprie proposte (nell’esempio portato sopra: pitturare una parete del Municipio), alla luce del sole: se vogliono, anche in assemblee, che sono liberissimi di affollare con le loro truppe. Quindi l’Amministrazione raccoglierà i frutti di quel dibattito e – se vuole – terrà conto delle indicazioni emerse.

Insomma, nel corso di questi cinque anni dovevano essere i partiti a indire le assemblee, tutte quelle che volevano. Infatti, tutti i partiti hanno indetto assemblee, tranne il Pdl.

Assemblee sono state indette sia dal Pd, sia dal gruppo consiliare Insieme per cambiare C., come pure dalla Lega nord di osservanza pedrettista. Se poi le assemblee, per esempio quelle pedretto-leghiste, sono cammellatissime, che importa? Sono affari del Pedretti. Purché poi la stampa anglorobicosassone non ci racconti la favoletta che quella fosse un’assemblea cittadina. Purché qualche esponente della quinta colonna non ci venga a dire che lui in Consiglio vota contro il c.d. ecomostro perché il progetto non è stato “partecipato” e perché in ogni caso i cittadini hanno mostrato di non gradire l’ecomostro (palle! qui si dà per scontato che un’assemblea cammellata sia rappresentativa della volontà generale).

Invece il Pdl non solo non ha indetto assemblee cittadine (in ogni caso: è chiaro che il Pdl è libero di fare quel che vuole), ma è stato politicamente assente.

Qui ha ragione il gatto padano, che faceva osservare qualche giorno fa, in questo blog, come il sindaco fosse stato lasciato solo a combattere. Certo, nei momenti decisivi, quando il sindaco era attaccato con argomenti pretestuosi dalla c.d. sinistra (vedi primo Schiaccianoccioline), quando il Pedretti pose in atto la sua azione di erosione, mentre la stampa anglorobicosassone chiudeva il rubinetto dell’informazione, che avrebbe potuto far chiarezza agli occhi dei cittadini disorientati (vedi secondo Schiaccianoccioline), che fa il Pdl? Tace, è svagato. E se il sindaco non fosse disceso in campo, a febbraio, dalle parti del Pdl avrebbe tirato un sospiro di sollievo. Per poi fare che cosa, non si sa. Ma certamente avrebbero tirato un sospiro di sollievo. Non è necessario essere dei geni per arrivarci.

Non doveva essere il sindaco a indire assemblee, soprattutto con questi partiti, che a Curno devono ancora intraprendere il cammino della sobrietà. Certo, se il sindaco avesse avuto dietro un partito, se avesse potuto non dico mobilitare truppe cammellate (non sta bene, secondo me), ma almeno contare su un minimo di solidarietà da parte del Pdl (invece che sopportazione, mentre la quinta colonna cominciava a tirar calci), se insomma le assemblee avessero potuto portare — se non altro il linea di principio — un contributo di conoscenza e di approfondimento dei temi, se veramentente avessero potuto essere un momento di illustrazione alla cittadinanza di alcuni temi sensibili, questa strada avrebbe potuto essere intrapresa. Ma le assemblee, per come sono concepite da questi partiti a Curno, oggi, sarebbero state soltanto momenti di coercizione antidemocratica contro un sindaco democraticametne eletto. Ricordo un proclama del Max Conti, prima della bocciatura del piano Bodega in Consiglio: Siamo contrari a questo progetto! Non è stato partecipato! Faremo un’assemblea! Poi l’assemblea la fece il Pedretti, e al Max Conti bastò quella, evidentemente. Tanto sappiamo a che cosa servono, in realtà, queste assemblee.

Al termine di questa discussione non sarà forse ozioso domandarsi: ma che cosa potrebbe fare adesso il Pdl? Non mi azzardo a dar consigli, tanto più che mi manca l’informazione di sfondo, come si dice. Un’indicazione ragionevole però, in linea di massima, potrebbe essere quella di non insistere a commettere gli errori del passato, rinunciare a ogni pretesa di egemonia, dare un segnale di decisa presa di distanza dal tradimento consumato sia da Corti sia – in maniera clamorosa e particolarmente nociva per la popolarità dello stesso partito – dal Locatelli, assessore al momento del tradimento. Quindi il Pdl si affidi alla saggezza del sindaco uscente, candidato sindaco per le prossime amministrative, per un’operazione di rifondazione e restauro della propria immagine (lo chiamano restyling).

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2 commenti
  1. Birdwatching permalink

    bene, ora leggo.
    sono disponibili on line i due o tre schiaccianoccioline (solo il primo corredato dai loghi partitici, mi pare) e i due 24035 Curno BG?
    Vorrei poterli consultare e non li ho conservati.
    Grazie mille.

  2. Tutto su Testitrahus, sezione “Materiali”.

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