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Dedicato al Trota, simbolo d’italico familismo

8 aprile 2012

Questo video è dedicato al Trota, simbolo e icona di familismo, uno dei tanti mali che affliggono l’Italia. Secondo il sociologo americano Edward C. Banfield, il familismo amorale è addirittura all’origine dell’arretratezza sociale ed economica dell’Italia, oltre che del suo degrado morale. Si veda Le basi morali di una società arretrata, il Mulino, Bologna 1976.

Poiché del Trota sono piene le pagine dei giornali, proprio in questi giorni, non ci diffondiamo sull’argomento, perché sarebbe come sparare sulla Croce rossa. Ne abbiamo parlato, semmai, quando soltanto accennare al Trota poteva essere pericoloso, almeno per Aristide, perché a Curno c’erano i denunciatori seriali con il fucile spianato. Si veda in Testitrahus Lettera aperta agli amici della sinistra che votano Lega.

Semmai val la pena spiegare perché ne parliamo proprio qui, su Nusquamia, un blog dedicato non solo alla miseria della politichetta curnense, ma anche, e soprattutto, al riscatto morale e civile dei curnensi. Cosa che, a nostro avviso, è possibile, se sapremo disprezzare la politichetta e l’indifferenza etica quanto meritano, se sapremo fare il salto dalla politichetta alla bella politica. La politichetta, si badi bene, non è soltanto il patto d’acciaio Serra-Pedretti (del quale, sempre su Testitrahus, scrivevamo un anno fa nell’articolo Auguri e supplica ai signori c.d. progressisti di Curno). Politichetta sono anche  i pensierini del Manifesto dei valori, quelli che leggiamo nel sito di Vivere Curno, tanto più che la c.d. sinistra ha fatto quel che ha fatto. Perché — è evidente — c’è una discrasia paurosa tra il contenuto dei pensierini, per quanto generico, e la brutalità dell’agire politico.

Parliamo dunque del Trota per parlare del familismo, anzi per accennarvi, senza entrare nei particolari. Il fatto è che a Curno la presenza delle famiglie, se non proprio il familismo alla maniera del Trota, si respira nell’aria, con le sue brave ricadute politiche. A suo tempo, avevamo parlato della “famiglia imperiale” curnense, che con sorti alterne e non sempre felici reggeva le sorti del Pdl di Curno. Vi accennavo con una certa leggerezza di tono, credo, ma la cosa non fu gradita, così mi dicono. C’è da dire che quella non era, e non è, l’unica famiglia. A Curno le famiglie sono tante, il che presenta anche i suoi vantaggi (per i curnensi): dalla dialettica (chiamiamola così) delle famiglie potrebbe nascere un vantaggio per la comunità. Insomma la dialettica delle famiglie potrebbe essere qualcosa di analogo alla mano invisibile in economia, teorizzata da Adam Smith: l’egosimo dei singoli operatori economici produce un risultato provvidenziale per il benessere della società.

Il guaio si ha quando le famiglie fanno un cartello mettendosi d’accordo, per esempio, per paralizzare un sindaco che sempre più, nel corso di questi anni, somigliava al Becket del quale abbiamo parlato qui in Nusquamia, nell’articolo Cronache provinciali. Curno, un laboratorio politico alle porte di Bergamo. Sempre sull’argomento Becket si veda il volantino bilingue della discesa in campo. Poiché molti fanno finta di non capire, ripetiamo: nel 2007 Pdl e Lega nord non sapendo da che parte voltarsi, si rivolsero a Gandolfi, persona al di sopra di ogni sospetto. Il Pdl e la Lega nord intendevano che il sindaco facesse il loro piacere: cioè, in caso di vittoria, fatta la festa, gabbato lu santu. La c.d. sinistra, ieri come oggi, credeva di avere la vittoria in pugno, ma il Gandolfi ebbe la palma.

È probabile — anzi, più che probabile — che il Gandolfi non sapesse in quale ginepraio si cacciava: infatti, se ricordo bene, all’inizio pareva che in Comune comandassero tutti, ma proprio tutti — e non solo i partiti — tranne che il sindaco. Ma il sindaco tenne duro. A costo di qualche piccolo compromesso, rinunciando a qualche pedina meno importante, come nel gioco degli scacchi (in pratica, cedendo alle bizze di questo o quel consigliere o assessore) mantenne una dirittura di onestà e pulizia esemplare. Il resto alla prossima puntata, quando parleremo di buona e cattiva amministrazione.

P.S. – Per favore, i soliti disinformatori adesso non imbroglino le carte in tavola. Se nella lista del sindaco c’è Giovanni Calderoli, tutto si può dire, tranne che questo sia un caso di familismo. Certo,  Calderoli è un nome illustre: dal mio punto di vista, più per il nonno che per il cugino (di Giovanni Calderoli). Giovanni Calderoli è un federalista autentico, con il federalismo nel sangue (per via del nonno e del padre), contro la Lega di potere. Personalmente mi sento molto vicino a Calderoli, perché a mia volta mi considero uomo di sinistra autentico, ergo sono contro la sinistra di potere. Giovanni Calderoli e io viviamo in armonia con i nostri ideali: altro che bùbbole territoriali e pensierini politicamente corretti. Si dà il caso di familismo, invece, quando in una cordata di potere, o per il conseguimento del potere, si privilegia la famiglia e ci si ritrova ammucchiati tutti insieme tra fratelli, padri e figli, cognati, cugini, suoceri e generi. Naturalmente, essere imparentati — anche in una cordata di potere — non è un reato. Ci mancherebbe.

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4 commenti
  1. Cliofeci permalink

    Certo e’ che mescolare il familismo amorale di casa Bossi ( che pero’ arriva fino a Calderoli per quel che si legge) col Familismo indigeno che governerebbe l’edilizia locale e’ segno di ignoranza talmente grassa che uno si domanda come si possa inventare simile fandonia. Non si puo’ ridurre in pillole 70 anni di edificazione a Curno e piazzarle su un blog, ma una cosa e’ certa: il familismo in campo PRG e’ esistito finche’ c’e stata la DC ed una qualche forma di consociativismo col PCI. Quindi fino al 1990. Gia’ l’avvento delle maggioranze dc- PSI cambia il gioco e le famiglie sono sostituite da imprenditori legati alla politica e quindi alle banche ( i cui cda sono tutti di area politica). Basterebbe a dimostrare questo la storia della proprietà’ del centro commerciale dagli inizi ai giorni nostri. Storia pubblica mica ciacole da osteria. Fin dalla seconda giunta Bianchi gli operatori nel settore edilizia ( residenza o commercio o pseudo artigianato) cominciano a cambiare perché’ entra in gioco la finanziarizzazione del settore, cambia il modo di produrre, cambia la grandezza degli interventi. Dove la grandezza e’ tale che a monte deve stare una società’ finanziaria con enormi e solidi accessi e appoggi dalla e nella politica e quindi nelle banche, mentre a valle restano sempre le solite imprese o imprese modello 3F ( che il nostro latinorum non sa nemmeno cosa significa). Apparentemente sembra che siano i soliti a operare mentre a monte c’e la grande politica, le grandi banche, le casse rurali in epopea leghista, mentre a valle appaiono le 3F. Tranne una minima parte dalla seconda meta’ degli anni ’90 tutta l’edilizia curtense si muove su questa linea ma non e’ una situazione tipicamente curtense. No quel che succede a Curno accade dappertuttomin Italia perché’ e’ cambiato del tutto il rapporto tra politica, banche e immobiliari dopo tangentopoli. La corruzione si e’ sposta dal campanile al duomo, dal livello locale al contesto provinciale e regionale. Imprese di rango chissà’ perché’ invece di aderire a Confindustria-Ance si iscrivono alla CdO. Locatelli docet. Insomma il modo di produrre case e capannoni oggi e’ talmente differente dal 1990 ( sia come organizzazione del lavoro che come sistema finanziario) che parlare di famiglie fa ridere. Oggi ci sono società’ immobiliari con tanti e tal appoggi politici nel CdX e nella Lega che possono venire a Curno e mettere sul piatto anche 10 milioni di euro ottenuti come fido in conto corrente soltante per acquistare un terreno agricolo con la quasi certezza che i loro forti appoggi politici glielo renderanno edificabile in tutto o parte entro tre anni. Parlare di famiglie di questi tempi e’ non sapere da che parte gira il mondo. Ed essere stati in comune come sindaco senza neppure avere capito cosa c’era scritto sulle carte che gli sono passate sotto il naso. E il nostro Gandolfi pensava di farsi eleggere nel CdX per fare il sindaco verde e moralizzatore… nel centrodestra e con la lega. Non saprei se ridere i piangere.

  2. A parte il tono oracolare e iracondo [è una sua caratteristica, dai tempi del blog Udc, che conosciamo bene, e che ormai non ci fa né caldo né freddo], il commento — lo riconosco — offre diversi spunti di riflessione. Per questo non esito a ringraziarla.

    Fra le cose, però, che poteva risparmiarsi, e risparmiarci:
    — «È segno di ignoranza talmente grassa…»: ho paura che crassa (e non “grassa”) sia la sua ignoranza, caro signore, lei che non ha presente le accezioni di significato della parola “famiglia”; della ‘familia romana’, per esempio, facevano parte anche gli schiavi. La «bella d’erbe famiglia e d’animali» di Ugo Foscolo non le dice niente? Una più attenta lettura dell’articolo avrebbe potuto suggerirle che la parola “famiglia” è stata utilizzata precisamente nell’accezione di significato per così dire, “romana”, nel senso di Roma antica. Di più non potevo, e non posso, dire perché a Curno ci sono denunciatori seriali, fra i quali potrebbe annoverarsi lei stesso. Nel poscritto, invece, prevenivo una mossa degli agenti di provocazione e disinformazione, sulla scia dell’obiezione espressa proprio qui da Tiger, che dovrebbe essere una sua conoscenza: «Bella la mossa di Gandolfi di mettere in lista il cugino di Calderoli, soprattutto adesso che la Lega è nei guai….porterà molti voti». Eppure l’avevo anche scritto: sarei stato stringato, impreciso quanto basta per non cadere nelle sue trappole («…per accennarvi [al familismo, cioè: n.d.r.], senza entrare nei particolari»). Ormai, quando scrivo mi domando sempre: questo è denunciabile, o non è denunciabile? Ovvio che io scriva nella maniera non denunciabile. Ma lei sembra rammaricarsene.
    — «Imprese modello 3F ( che il nostro latinorum non sa nemmeno cosa significa)»: che, fa la maestrina? Voleva dire “Family, Friends, Fools”? Se non è questo, ce lo dica lei. Non faccia la Pizia delfica, la prego. E non pensi che le formulette esoteriche, quelle dei manager triccheballacche e dei corsi di aggiornamento e formazione truffaldini, ci facciano tremare le mutande. Per dirla tutta, non ci fanno tremare neanche le formulette del Sole 24h (ricordo il piacere quando un giorno, all’edicola della stazione ferroviaria di Lecco, dovendo acquistare un giornale con funzione “culitergica”, scelsi proprio quello!).

    Quanto alla sua osservazione «il nostro Gandolfi pensava di farsi eleggere nel CdX per fare il sindaco verde e moralizzatore»: beh, io ho l’impressione che da principio Gandolfi non avesse contezza di che cosa veramente bolliva in pentola. Quando se n’è accorto, quando cioè si è accorto che le cose stavano, e stanno, più o meno proprio come dice lei, è diventato un resistente. Dunque, intendendo parlar male di Gandolfi, lei gli ha tributato la lode migliore che gli si potesse fare. Voi disinformatori state facendo circolare la voce secondo cui Gandolfi sarebbe “il peggior sindaco della storia di Curno”. Questo ritornello ve lo suonate e ve lo cantate, fate tutto voi.
    Certo, dal punto di vista di alcuni, e in relazione ai loro interessi, Gandolfi è stato il sindaco peggiore. Quando dicono “Gandolfi non ha fatto niente”, intendono dire che il mattone non tirava più come ai bei tempi. Ma per i curnensi (o tutt’al più “cornetensi”, direi: perché lei dice “curtensi”? Se può mi risponda, però in modalità non oracolare), Gandolfi è stato il sindaco migliore. Alla luce di quello che lei stesso scrive, la storia del sindaco Gandolfi è veramente apparentabile a quella di Becket. Quando si sono accorte che le cose stavano così, le “famiglie” hanno fatto cartello per eliminarlo (politicamente, non fisicamente!), dopo aver sperato a lungo di demoralizzarlo, dopo avergli dato miriadi di “buoni consigli” (il principale e più assiduo non posso dirlo, ma non ci vuol molto a immaginarselo), dopo aver sperato che gli venisse un coccolone e che si levasse dalle scatole da sé. Ma i cavalieri sassoni che dovevano impedirgli di ricandidarsi hanno sbagliato il colpo, per cui ho l’impressione che le famiglie siano alquanto scontente. Se i cavalieri falliscono ancora (e falliranno), saranno sanzionati. Ma questo è affar loro, non ci metto becco.
    Adesso alle famiglie non rimane che giocare, in tuttto e per tutto, la carta della disinformazione.
    Quel che è singolare è che, da un lato, lei ci mostra la nequizia delle “famiglie” (nel senso che dico io, non in quello che le ha fatto paicere intendere: o si dimentica che abbiamo sempre parlato di “poteri forti e poteri meno forti”?), dall’altro mi risulta che lei operi — e non solo su Nusquamia — come agente di disinformazione.
    Per cogliere il bandolo di questo comportamento contradditorio, mi sono dato una spiegazione fondata sul profilo psicologico che ho pazientemente tracciato facendo un’analisi “lenticolare” dei suoi scritti. La conclusione è questa: se lei soffre di una sindrome di personalità multipla, quale meraviglia se si manifesta contraddizione nei giudizi delle singole personalità, quando si esprimono una per volta, ciascuna mantenendo la propria parvenza d’identità?

  3. Il Manigoldo della Marigolda permalink

    “In una società di familismi amorali,manca qualsiasi connessione tra astratti principi politici (cioè l’ideologia) e il comportamento concreto nei rapporti di vita quotidiani”. Per analizzare il “familismo amorale” il sociologoamericano Edward C. Banfield andò a studiare Chiaromonte, un paesino della Lucania; The moral basic of a Backward society è del 1958. Oggi potrebbe fermarsi nell’alto varesotto.

    • Senza contare che Curno dista da Lecco appena 29 km: pare che a Lecco siano successe cose molto strane.Ci hanno scritto anche un libro. Speriamo bene, per la tranquillità della Marigolda, per quella di Curno e anche di Bergamo, che sarà capofila del circuito delle mura veneziane, con il patrocinio dell’Unesco. Inoltre Bergamo, forse, sarà capitale europea della cultura nel 2019. Ma è in concorrenza con Matera, città dalla quale proviene, se non ricordo male, il commissario prefettizio di Curno. Date le circostanze, consiglio una sana ἐποχή, cioè una sospensione del giudizio (speriamo che il gatto padano non s’inalberi, vedendo questa parolina greca. Lui è così facile all’ira).

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