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Ancora sul gatto padano, «Il disinformatore curnense»

23 maggio 2012

Il proverbio recita: “Non dire gatto se non l’hai nel sacco”. Trapattoni, sempre meglio dell’anglista curnense, dice: «Don’t say cat is in the sac». Sac in inglese è quel che in italiano si direbbe una “sacca”: una sacca d’aria, una sacca d’acqua in un organismo vivente, per esempio. Però, con un po’ di buona volontà, quel che dice Trapattoni si capisce. Quando invece l’anglista curnense, il politico territoriale che il  mondo c’invidia, espose il fuo famoso drappo al Municipio di Curno, e disonorò i curnensi con quella sua trovata che, come da copione, non avrebbe mancato di suscitare l’interesse del giornalismo anglorobicosassone, lui aveva fatto scrivere “Tibet free”, che vuol dire “Liberi dal Tibet”, ma intendeva “Tibet libero”. Insomma, si capiva tutto il contrario.

Credo che ormai tutti conoscano il gatto padano, il disinformatore che adesso si propone come suggeritore e allenatore della c.d. sinistra (o forse devo dire “coach”, per dare un contentino alla componente aziendalista dello schieramento c.d. progressista?). Comunque, per chi non lo sapesse: il gatto padano è colui che — con sempre nuove e mentite spoglie —  infesta questo diario, con l’intento di “far deragliare” il suo autore, com’egli stesso ha voluto farci sapere, per lasciarvi polpette avvelenate e, in generale, per fare disinformazione. Azione analoga svolge nelle pagine dei commenti associati alle notizie di Bergamo news.
Il gatto si propone sistematicamente come consigliere (fra l’altro, credo, nemmeno richiesto) del notabilato curnense, quello che ha la pretesa di “accettare” che un sindaco rimanga al suo posto, o di mangiarselo in un boccone, se decide che il sindaco non gli va, o non gli va più (Gandolfi, per esempio, è stato considerato, da sempre, un “intruso”: da domare, all’inizio, quindi da disarcionare). Ieri il gatto era consulente del Pedretti, il politico territoriale sopra menzionato, che era riuscito a imporre la sua presenza ipercinetica al notabilato (come, si parva licet…, Carlo De Benedetti è riuscito a fare con il c.d. salotto buono della borghesia italiana, che all’inizio non voleva sentir parlare di questo parvenu). Adesso che il Pedretti è in esilio, si propone come consigliere e allenatore (o devo dire coach?) dello schieramento di c.d. sinistra, che al notabilato ha dato buone garanzie di ossequio.
Una seconda caratteristica del gatto padano, oltre che l’opera di disinformazione sistematica, è la moltiplicazione delle personalità. Cioè lui, che soffre di sindrome di personalità multipla, è solito moltiplicarsi in tutta una galleria di personaggi, ciascuno dei quali presenta connotazione psicologica o politica autonoma. C’è il personaggio mellifluo, che fa le prime mosse e prepara gl’interventi delle altre personalità, quello carogna, quello debolmente progressista, quello becero, quello che si spaccia per progressista convinto. C’è anche il personaggio “istituzionale” e questo è il più divertente di tutti, soprattutto quando il gatto s’impanca a stinco di santo: disinteressato, benevolo, addirittura un idealista (pure lui!).
Una terza caratteristica del gatto padano è l’impudenza. Nel senso che lascia la polpetta avvelenata, poi però dopo che viene sbugiardato, invece di scomparire dalla vista di chi l’ha smascherato e da quella del popolo che l’ha riconosciuto per quel che è, come pure sarebbe logico che facesse, punta il ditino accusatore.
Così è successo per la balla spaziale dei 10.000.000 di euro fuori bilancio che l’amministrazione gandulfiana avrebbe lasciato in eredità a quella serrana. Secondo il gatto, questo è quel che avrebbero affermato i signori della quinta colonna, confluiti nel Laboratorio delle idee. Per l’occasione il gatto si è firmato Tango,  una personalità del suo repertorio, non nuova su Bergamo news, moderatamente critica nei confronti della c.d. sinistra, ma comunque favorevole. Tango rappresenta la posizione del notabilato, che ha accettato la c.d. sinistra, ma le fa sapere che è “in prova”. Bene, anche ammesso che Tango fosse d’accordo con i tenutari del Laboratorio delle idee, in una sorta di gioco delle parti (cosa che non credo), è comunque roba da matti, roba di un’impudenza che meriterebbe di esser punita. Si veda quanto ho scritto in proposito qui su Nusquamia: Debiti fuori bilancio: il Laboratorio delle idee non elabora idee, ma disinformazione; il gatto padano ci mette lo zampino, ma è sbugiardato e ridicolizzato, con riferimento ai commenti in coda all’articolo Curno è ferma a cinque anni fa, pubblicato su Bergamo news.
Il gatto confeziona la balla spaziale, scrive il falso, ma non è pago, ecco che insiste, in un secondo commento: «Vi brucia la faccenda dei dieci milioni, eh! Come se vi brucia!». Poi scrive, in un terzo commento: «Il vostro ex assessore Locatelli e il consigliere Corti [“vostro” mica tanto: questi sono la quinta colonna: n.d.r.] hanno scritto che Gandolfi ha lasciato DIECI MILIONI di debiti fuori bilancio in soli cinque anni di amministrazione». Infine, come se non bastasse: «Nel primo messaggio che ho postato dopo la pubblicazione della info da parte del LdI [= Laboratorio delle Idee: il gatto va pazzo per gli acronimi, crede che siano più “scientifici” e con quelli vuole impressionarci. N.d.r.] ho chiesto che fosse spiegata ESATTAMENTE perché, da come era messa, si prestava a ogni interpretazione. Il LdI a tutt’oggi non ha chiarito nei dettagli la situazione. […] Attendo sempre delucidazioni da LdI». Ma, come si legge nell’articolo Un saggio di disinformazione curnense, il Laboratorio delle idee aveva detto tutt’altra cosa, sia pure facendo esso stesso disinformazione, ma in modo diverso.
Altri due saggi di disinformazione messi in atto dal gatto padano, proprio in questi giorni, sono godibili, sempre su Bergamo news, nei commenti all’articolo Perlita Serra vince. Questa volta il gatto si esibisce con i nomi di Tango, Delta e Pluto. Leggete, se avete tempo, i suoi commenti, perché sono esilaranti. Cambia i personaggi in scena, fa e disfà, scarta a destra e a manca, infila una figuraccia dopo l’altra. Vista la mala parata, cambia discorso, sale sul palchetto dell’accusatore, rampogna gli onesti, li invita a vergognarsi: proprio lui! Ma il gatto ha sempre fatto così, finora gli è andata bene, nessuno si è mai ribellato: perciò pensa di poter continuare all’infinito con questo giochino. Ma è un giochino che non funziona più, che non c’indigna nemmeno, che semmai c’induce allo sghignazzo.
In realtà, forse, dovremmo essere grati al gatto padano, che ci ammannisce una sorta di commedia dialettale, con tanto di astuzia contadina. Ma la sua rappresentazione della realtà e la sua celebrazione del sacro officio della mistica curnense sono perfino meglio di una commedia dialettale. Perché meglio? Perché, non dimentichiamolo, il gatto padano ambisce — in ultima analisi — a un ruolo istituzionale. Risum teneatis, amici!

Ripeto, che cosa aspettano i signori della c.d. sinistra a scaricarlo? Non si rendono conto che saranno giudicati anche in base alle castronerie propalate da sostenitori e allenatori come questo? (Pardon! chiedo venia a Max Conti: dovevo dire coach!)

P.S. – E adesso voglio vedere se il gatto padano ha il coraggio di lamentarsi, o di raccontarci la favoletta che tutti gli vogliono male perché lui è un idealista.

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2 commenti
  1. Cliofeci permalink

    Non mangi la peperonata di sera.

  2. Mai stato più sobrio (nel significato buono, non farisaico, della parola). Fra l’altro, avevo appena affilato il rasoio del ragionamento con la cote di Elea, che si raccoglie in Magna Graecia. Altro che la disinformazione del gatto padano, o le fumisterie pedrettesche, come quando si pretende che noi si sia fessi e non si conosca il principio di transitività (a proposito dell’ispezione al Centro culturale islamico). Ma noi, pur non essendo astuti (disprezziamo l’astuzia), non essendo nemmeno contadini, ergo, a fortiori, non essendo contadinamente astuti (o astutamente contadini) fessi non siamo. Caro gatto, si ascolti questa canzoncina:

    Eh già, bisogna saper perdere. Fra l’altro se si perde con onore, non tutto è perduto: rimane l’onore, che è la cosa più preziosa. Veda noi, che abbiamo perso alle elezioni amministrative di Curno 2012, ma abbiamo mandato in esilio il Pedretti, esattamente come ci proponevamo. Dunque abbiamo “perso” con onore. Mentre i nostri avversari hanno “vinto” con disonore, con l’asse Serra-Pedretti, con due mordacchie e un agguato, teso per disarcionare il sindaco Gandolfi, perché non potesse gloriarsi di aver totalmente estinto i mutui che gravavano sul bilancio del Comune. Meschinità, come vede: dunque costoro hanno vinto con disonore.
    Il gatto padano invece deve imparare a perdere, per giunta con disonore. Non ho idea di come ciò sia possibile, se non andando in esilio. Così gli esuli sarebbero due.
    Insomma, il succo del discorso è questo: “perdere con onore”, non è perdere in senso compiuto, come quando gl’italiani persero la battaglia a El Alamein ma non l’onore («Mancò la fortuna, non il valore»); analogamente si può dire del “vincere” con disonore, come quando i Greci non riuscendo a espugnare Troia ricorsero all’inganno del cavallo di legno: quella non è vittoria della quale si possa menar vanto. È tuttavia certo che perdere con disonore è schifosissimo, come quando l’ammiraglio Persano a Lissa perse due corazzate ed ebbe 620 morti (per questo fu processato e condannato) e che vincere con onore è impresa stupenda, come quando i Greci riportarono a Maratona la vittoria sui Persiani, il cui solo nome era stato terribile a udirsi.
    Vede come si fa: l’avversario viene sistemato senza villania, urbanamente, senza astuzia contadina, con sobrietà (quella vera), senza mai imbrogliare le carte. Con questo non le dico che lei dovrebbe imparare. Dio me ne guardi. Lei continui pure a fare disinformazione, se vuole, e continui pure con i suoi lazzi contadineschi.

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