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Sul parco di via Marconi: disinformazione e controinformazione

14 giugno 2012

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.Notizia pubblicata il 10 giugno su Bergamo news, in occasione dell’inaugurazione del Parco di via Marconi. La sua realizzazione fu avviata due amministrazioni fa (giunta Morelli) ma si era arrestata per le pendenze con la Parrocchia relative al “Piano Salandra”. Merito dell’Amministrazione Gandolfi è stato l’aver definito le pendenze in essere, portando a soluzione un insieme di rompicapo tecnico-giuridici, all’insegna della buona amministrazione, in favore dei cittadini. L’opera è stata inaugurata in occasione dell’iniziativa “Bibliofestival” (Dio mio, ma chi è il copywriter che s’inventa questi nomi? Una radice greca accostata a una parola inglese!). Facendo clic sull’immagine si accede alla pagina di Bergamo news che riporta la notizia e i commenti, alcuni dei quali improntati a consueta disinformazione, per opera del gatto padano che per l’occasione assume la personalità di Pluto (una vecchia conoscenza, come quando ai tempi del blog dell’Udc il gatto si faceva chiamare Straliccio, ma poi, dovendo battere la ritirata, ricompariva con il nome di Pluto).

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Con riluttanza, oserei dire anche con ripugnanza (si veda l’articolo Intermezzo: dopo le brutture della politichetta, ristoriamoci con la bellezza) torniamo a occuparci della disinformazione seminata dal gatto padano. Ma, come scrivevamo nell’articolo citato, come passare sotto gamba questo ennesimo conato di disinformazione, per opera del gatto padano, ipercinetico disinformatore e a pieno diritto cooptato nella loggia curnense degli “attori del territorio”?
Questa volta il gatto padano, che da un po’ di tempo si presenta preferibilmente  su Bergamo news come Pluto (il personaggio “progressista” di Tango essendo stato sputtanato, in qualità di propalatore della balla spaziale dei 10.000.000 € di debiti fuori bilancio), fa deliberatamente una grande confusione, mettendo sullo stesso piano le entrate comunali derivanti da oneri di urbanizzazione (che sono entrate straordinarie utilizzabili per investimenti) e entrate correnti, come l’Imu, che devono essere in equilibrio con le spese correnti. Il gatto inoltre lascia intendere che il parco sia stato pagato con le entrate correnti, come l’Imu. Lascia intendere altresì chissà quale pasticcio operato da Gandolfi, perché alla realizzazione dell’opera è stato chiamato un agronomo di Como: ma era quello indicato a suo tempo dalla Morelli, che  Gandolfi, prudentemente, proprio perché egli stesso lavora nel settore, aveva pensato bene di mantenere, ben conoscendo la malevolenza di certi “attori del territorio” (che comunque ci provano lo stesso, come vediamo). Al malmostoso gatto padano (magari fosse soltanto malmostoso!) non va bene neanche la scelta di una ditta appaltatrice che opera nel campo delle costruzioni: doveva essere una ditta di giardinaggio, dice lui.  Peccato che si trattasse di “mettere in sicurezza” (come si dice) i muri storici su via Galilei, come pure la cascina Santini: secondo voi sono queste cose da chiedere a una ditta di giardinaggio?

Il bello è che queste cose che abbiamo detto succintamente, e che per lo più sfuggono al captus mentis del cittadino comune, cioè alla sua capacità di comprensione, il gatto padano le conosce benissimo, perché non è scemo. Ma il fatto è che è il promotore di una dinformazione sistematica ai danni del Gandolfi sindaco prima, adesso del Gandolfi consigliere comunale, arrivando ad auspicare che gli s’impedisca di prendere la parola in Consiglio, o quanto meno lo si intimidisca con pentole, casseruole e mestoli (si veda in proposito l’articolo Intemperanze delle truppe cammellate. Non sarebbe meglio parlarne?). Al solito ci domandiamo: ma che cosa ha fatto il sindaco Gandolfi che dispiacesse nell’animo così profondamente al gatto padano?

La nostra controinformazione si propone, appunto, di fare da contraltare alla disinformazione seminata dal gatto padano su Bergamo news. Perciò avevamo scritto, giorni fa, questo commento che riproduciamo tal quale, a parte la numerazione degli argomenti, che non trovava spazio nelle 700 battute riservate  ai singoli commenti:

Alcuni commenti presentano una realtà distorta, per carenza d’informazione su una materia complessa. Altri presentano una realtà deliberatamente falsata, per seminare disinformazione: fra questi si segnalano i commenti di Pluto. Per la precisione:
1) il parco è stato pagato dagli “oneri”, cioè da entrate straordinarie utilizzabili per investimenti, non utilizzabili per spese correnti.
2) Tali oneri sono stati “liberati” a fine mandato Gandolfi.
3) Le entrate dell’Imu, invece, sono entrate correnti, che devono essere in equilibrio con le spese correnti.
4) L’agronomo di Como è quello a suo tempo interpellato dalla Morelli.
5) Quelle opere edili non potevano essere competenza di una ditta di giardinaggio.

Poiché il commento non è stato pubblicato, per ragioni che ben ci guardiamo dal mettere in discussione, lo pubblichiamo qui, nella consapevolezza che i lettori che su Bergamo news spulciano le notizie di Curno, prima o poi sbarcheranno per rifornimenti nell’isola di Nusquamia.
Dunque, pur inoltrato alla redazione di Bergamo news tre volte nell’arco di due giornate (avantieri e ieri), questo messaggio non è stato pubblicato. Noi però non ci lamentiamo. Analogamente, farebbero bene i nostri lettori a non correre con il pensiero, ipotizzando che la bella notizia dell’inaugurazione del parco sia stata blindata per chissà quali motivi (la notizia è bella, perché s’inscrive nei fasti della pax Augusta, nell’età dell’oro inaugurata dall’amministrazione serrana). Noi non ci lamentiamo alla luce di queste considerazioni:
a) la mancata pubblicazione del nostro commento potrebbe essere attribuita a un guasto di trasmissione in rete, a disfunzione dei protocolli d’Internet ecc.
b) non è bon ton fare dietrologia;
c) la professionalità dei giornalisti è fuori discussione e il giornalismo anglorobicosassone è al di sopra di ogni sospetto;
d) noi siamo rispettosi di tutte le eggi, comprese quelle della tradizione orale, tra le quali si annovera la Legge di De Gasperi: «Chi l’ha in culo non si esasperi» (con rispetto parlando).

Chi voglia approfondire l’argomento della disinformazione operata dal gatto padano, può utilmente fare ricorso alla ricerca per categoria degli articoli (nella colonna qui a destra, sopra l’indice dei commenti più recenti), impostando nella finestrella di ricerca la voce Gatto padano.

Poiché il gatto padano ha deciso di traferirsi dall’accampamento del Pedretti (che ha levato le tende da Curno) a quello delle forze c.d. progressiste, pur essendo i c.d. progressisti espressione del monstrum triceps, che cosa aspettano i medesimi a sconfessare il gatto padano? Non mi rivolgo soltanto a coloro del campo progressista che sono sinceramente democratici, e che sono stati ingannati dalla foglia di fico progressista, mi rivolgo agli stessi conti Serra de Benedetti: non si avvedono del danno che ricevono dal gatto padano, e dagli “attori del territorio” come lui, i quali pretendono di sbaragliare l’unica opposizione esistente attualmente (ora che in Consiglio vige la pax Augusta) con la disinformazione, per non parlare del resto? Lo facciano se non altro per salvare le apparenze: σῴζειν τὰ φαινόμενα, dicevano gli antichi, e il concetto fu ripreso da Tommaso d’Aquino (per gl’intellettuali curnensi: Tommaso d’Aquino non è una griffe del mercato dell’abbigliamento come Giorgio Armani, non è nemmeno un marchio enogastronomico, come Gualtiero Marchesi). In tempi più recenti al concetto del “salvare le apparenze” fece riferimento esplicito Pierre Duheim. Cfr. P. Duheim, Essays in the History and Philosophy of Science, pp. 131 ss; facendo clic sul collegamento ipertestuale, il libro può essere letto su Google books, questa meraviglia di Internet detestata dal gatto padano perché vanifica il ridicolo turboprogetto della Megabiblioteca curnense.

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19 commenti
  1. Cliofeci permalink

    Censura, eh, sulle putt…te del suo vate?
    Che uomo coraggioso che e’ lei!
    E che bugiardo matricolato.

    • Censuro lei, talvolta, anzi spesso, perché rispondere alle sue polpette avvelemate, a vere e proprie menzogne, mi è talora impossibile, difficile talaltra o faticoso nella migliore delle ipotesi.
      Certo, con l’esperienza che ho del gatto padano, avendo ben chiaro il suo quadro psicologico (apparentabile a quello dell’autodidatta nel romanzo La nausea di Jean-Paul Sartre, quello che leggeva i libri in biblioteca, l’uno dopo l’altro, in ordine alfabetico), essendomi fatto un’idea del suo terreno di coltura (in senso strutturale, anche marxiano), delle sue carenze affettive, dei suoi complessi, non mi è difficile cogliere l’intenzione denigratoria, anche quando lei si astiene dal dare dell’asino al sindaco o, come in quest’ultimo messaggio, dallo scrivere che il parco è una puttanata. Anche quando, cioè, scrive “putt…ta ” invece che “puttanata” (ma com’è verecondo, lei!), o quando si sforza di essere a modino, ipocritamente sobrio, disgustosamente istituzionale.
      Riconosco l’intenzione denigratoria nelle sue parole, anticipata dalla circostanza che, più di una volta, ho avuto modo di sputtanare le sue menzogne. Sento l’odore nauseabondo della menzogna pressoché a ogni suo nuovo messaggio: ma come rispondere, se non sono a conoscenza dei fatti? Le rispondo quando sono sicuro del fatto mio, in particolare quando sono al corrente dei fatti. Certo non ho intenzione di fare da cassa di risonanza della disinformazione per cui lei va tristemente noto (indipendentemente dal fatto che lei goda a falsare la realtà, io trovo la cosa assai triste, per dir poco; a dire il vero, anche ripugnante).
      Lei, a quanto pare, è il collettore di quanto di peggio viene architettato nelle logge degli “attori del territorio” curnensi (che Iddio li abbia in gloria!): è al corrente dei fatti che le vengono presentati già distorti, o che lei provvede a distorcere. Non per niente è il consulente degli “attori del territorio”, quelli che ieri erano con il Pedretti e che oggi hanno dato il loro benestare ai conti Serra de Benedetti. Perché i politici passano, gli “attori del territorio” restano: e lei sta sempre dalla parte degli “attori del territorio” (che Dio li abbia in glioria). Non per niente certi figuri curnensi parlando con Gandolfi, quand’era sindaco, procuravano che lei sentisse la conversazione, perché lei ci lavorasse su (è possibile, naturalmente, che lei un po’ esageri il suo ruolo, perché le piace sentirsi importante: guardi però che la storia dei telefonini ce l’ha raccontata lei).
      Posso dunque risponderle quando sono al corrente dei fatti, o quando ho modo di accertarmene. O quando ne ho voglia, perché spesso le sue disinformazioni mi dànno la nausea, il suo modo di fare, ora aggressvo ora mellifluo, mi disgusta.

      L’ultima balla spaziale – Per esempio, riguardo al messaggio odierno, censurato, lei mi parla del sindaco Gandolfi che avrebbe voluto erigere una statua nel parco di via Marconi. Balla spaziale, da lei montata su uno svarione, commesso non so come e per opera di chi, in base al quale la dott.ssa Serra, crudelmente determinata, aveva pensato di crocifiggere il sindaco Gandolfi.
      Ho scambiato velocemente qualche battuta con Gandolfi sull’argomento. Pare dunque che un giorno, al momento dell’approvazione dei verbali, la dott.ssa Serra pretendesse, con abituale e proverbiale determinazione, che nel verbale si scrivesse che il sindaco a proposito del parco aveva parlato della collocazione di una scultura. Gandolfi nega, la Serra con tetragona determinazione insiste. — Allora sospendiamo l’approvazione, sbobiniamo la registrazione e decidiamo, in base a quel che ho effettivamente detto –, dice il sindaco Gandolfi. Alla prossima riunione di Consiglio si scopre che aveva ragione Gandolfi, e che il segretario comunale aveva redatto correttamente il verbale della precedente riunione. Infatti, nei verbali non si trova traccia di menzione della statua. Ma la dott.ssa Serra aveva parlato in maniera oracolare, proprio come fa lei, caro signor gatto padano: sì, la dott.ssa Serra era crudelmente determinata. Ora, se non ci fosse stata la registrazione, tutti avrebbero dato ragione alla dott.ssa Serra, considerata la sua determinazione (che Dio l’abbia in gloria). Anzi, pare che la dott.ssa Serra non abbia chiesto scusa per l’incidente. Lei invece, gatto padano, quando prende una cantonata, cambia pseudonimo. Ma neanche lei chiede scusa.

      MORALE: fare disinformazione non costa nulla, o comunque pochissimo. Smontare la disinformazione costa invece fatica, tempo. È logorante. (Forse è per questo che lei fabbrica disinformazione: ma guardi che con me càpita male, io non deraglio e non mi logoro. E non ho esaurito le mie cartucce: una di queste si chiama disprezzo. Possibile che l’esilio del Pedretti non le abbia insegnato niente? Credo di aver già parlato di quel film di Peckinpah con Dustin Hoffman, Cane di paglia: il film insegna che i contadinamente astuti non devono fare i barabba con gli uomini di cultura.)
      Primo esempio – Nel caso della Serra, che è stata protagonista di un episodio di disinformazione inconsapevole, immagino (la disinformazione del gatto padano è invece deliberata), il sindaco ha dovuto ascoltare la sbobinatura, ha dovuto difendersi dalla disinformazione, forse si è angosciato, certamente ha perso del tempo, superiore venti volte (ma che dico? cinquanta, o più) rispetto a quello impiegato dalla Serra per dire che il sindaco voleva collocare una statua al centro del parco (guardi, sarei stato io il primo a protestare: detesto le statue assessorili).
      Secondo esempio – Io per rispondere alla sua disinformazione, per controinformare, ho dovuto impiegare almeno dieci volte più tempo di quello da lei malamente utilizzato per confezionare la balla. Senza contare il disgusto. Sì, questi suoi conati di dsinformazione mi disgustano e, francamente, non credo che il Calvados che mi accingo a bere sarà granché di aiuto. Ma ci provo.

      Adesso lei avrà capito perché la censuro, forse. Qualche volta lei fa finta di non capire, il che le consente, una volta sputtanato, di ricominciare da capo a confezionare la sua disinformazione, come se niente fosse. Ma alle volte lei, grazie al meccanismo della moltiplicazine delle personalità, anche all’interno di una personalità che pretende di essere unitaria (in questo caso, quella di Cliofeci, la personalità “istituzionale”) è convinto di essere un santo, un cavaliere dell’ideale. Se ne convince. Ma io non sono uno psicanalista, io voglio considerarla essendo soltanto un uomo.
      Ebbene, poiché prima ho citato Jean-Paul Sartre, esprimerò su di lei un giudizio sartriano, quello stesso che concludeva un articolo memorabile di Massimo Fini su Paolo Portoghesi: Salaud!

      • Giuli permalink

        Come scrivevo a commento di un altro articolo, dopo un intervento di Cliofeci avevo necessità di riflettere.
        Riflettere non tanto sulle affermazioni del nostro ostico interlocutore, che sotto il profilo logico sono sempre attaccate ai vetri con le unghie, quanto piuttosto all’opportunità di rispondergli. Vedo ora che Aristide mi ha preceduto ed ha chiarito in modo più articolato e chiaro di quanto io avrei potuto fare le sensazioni che mi sorgevano nel leggere gli scritti di Cliofeci.
        Provo anch’io una sorta di immediato fastidio non appena leggo quello che scrive, attenzione fastidio non ripugnanza, quella ma la provocano certe opere d’arte volutamente provocatorie che però bene o male mi costringono a pensare non fosse altro che per respingere la provocazione.
        Il fastidio che mi provoca Cliofeci è diverso, non ha la dignità della provocazione sincera, non stimola riflessione è come quel rumore che proviene dall’antifurto, è difficilmente sopportabile.
        La cattiveria e la malignità che mette nei suoi scritti, il volere a tutti i costi trovare la pagliuzza nell’occhio dell’altro mi intristiscono la giornata.
        Poichè il tempo è scarso e la fatica di vivere è tanta, mi sono chiesta se valga la pena di farmi rattristare da Cliofeci, la risposta è no.
        Per cui penso che risponderò sempre meno e con sempre meno voglia al brusio di voci maligne provenienti da Cliofeci, salvo eccezioni e salvo il fatto che almeno qui ritengo di non dovere fare proclami irrevocabili.
        So bene che il nostro non sempre gradito compagno di scrittura, proverà a dire che scappo che non rispondo perchè non so cosa dire, che il mio silenzio conferma le sue tesi, non è così, ma lui lo dirà. Faccia pure.
        Da cattolica quale sono penso solo una cosa che quando finalmente aprirà gli occhi o qualcuno lo costringerà ad aprirli chiedendogli conto del suo operare passato, si accorgerà che si trova al bordo della caverna e che al di fuori delle tenebre la realtà è il contrario di quella che lui ha visto o ha rappresentato travisandola ed allora forse comprenderà il suo errore.

  2. Amadeus permalink

    Nella notte tra il 14 e il 15 giugno c.a. si è spento per risvegliarsi a vita migliore, il mio caro, amatissimo pupillo, il gatto Murr, nel quarto anno della sua vita, così piena di belle speranze. Chi ha conosciuto il giovane defunto, chi lo ha visto percorrere la via della virtù e della giustizia, comprenda il mio dolore e lo onori col silenzio.

  3. Cratete permalink

    Morti da espellere più che la merda.

  4. Cliofeci permalink

    I falsi e i disinformatori sono quelli che non pubblicano i post integrali e li rendono noti ” a loro comodo”. Pubblichi l’intero post che ha censurato anziché’ inventarne il contenuto.
    Statua si, stuata no. Le mie informazioni provengono da un documento ufficiale del comune. Tra un documento ufficiale e le parole di Aristide io credo almprimo: se non altro perché’ c’e una firma.
    La questione pero’ non e’ quella tragicomica della statua, bensì quella di un Gandolfi che si spaccia per un avveduto amministratore e non sa leggere un bilancio comunale: infatti non si era accorto che la somma (304 mila) era già’ tra i residui passivi e lui ce li ha Messi una seconda volta. Sbadato? Ignorante? Furbetto a vantaggio dello scultore amico? Fate vobis.
    Gli attori del territorio é […]

    [Non ho intenzione di trascrivere tutto il suo messaggio, perché questo mi obbligherebbe a documentarmi ulteriormente (non posso fidarmi di quel che mi scrive lei, ovviamente), a raccogliere le idee. Detto in tutta franchezza:
    a) il tempo disponibile è quello che è;
    b) senza dire “non ho tempo”, espressione che non uso perché troppo spesso l’ho sentita uscire di bocca da sciacquette isteriche, la cui vita è solitamente spregevole, dirò tuttavia che con lei sono stato fin troppo generoso, facendomi carico di lei e rintuzzando le sue disinformazioni;
    c) rispondo alla prima parte del suo messaggio, alla luce delle informazioni raccolte ieri, ma non si aspetti che voglia ancora farmi carico della sua patologia e del suo impegno di “attore del territorio” maligno, al servizio di altri “attori del territorio” (sia pure in qualità di ‘free lance’).

    i) Lei scrive «Le mie informazioni provengono da un documento ufficiale…». Beh, se fosse un documento ufficiale, lei lo citerebbe. Non ho voglia di stare a inseguire questa sua nuova disinformazione. Mi lasci dire però che mi sovviene il sospetto che i suoi informatori siano di proposito cattivi informatori, non solo in quanto “attori del territorio” che vorrebbero sbriciolare l’unica opposizione esitente, ma anche per il gusto di sputtanare lei. Io non so perché, ma forse lei lo sa.
    ii) Quella cifra di 304.000 euro che lei dice, in primis non è stata stanziata dalla Morelli, non poteva esserlo prché nasceva dagli oneri del Piano integrato Sportpiù, che al tempo della Morelli non era ancora stato approvato. È vero peraltro che i 304.000 € sono stati da principio messi in conto due volte: ma si trattò di un disguido, un malinteso tra Ufficio tecnico e Ufficio di ragioneria. Quando ci si è accorti dell’errore, vi si è posto rimedio: è come quando si batte al computer una parola sbagliata: per esempio io scrivo “gost writer” come scrive lei, senza l'”h”, mi accorgo dell’errore, correggo e finalmente si legge “ghost Writer”, correttamente (invece, non mi càpita di scrivere “redarre” al posto di “redigere”, come fa lei, che si erge a difensore della cultura, e che fa i capricci per quella ridicola, fantozzesca e mostruosa Megabiblioteca). Non so se si rende conto della gravità di certe sue affermazioni quando insinua per esempio, a danno del suo nemico Gandolfi: «Sbadato? Ignorante? Furbetto a vantaggio dello scultore amico?».
    iii) Gli “attori del territorio” dei quali io parlo non sono necessariamente imprenditori immobiliari. Per cui tutto quel che segue nel suo messaggio non è pertinente, ma ha il solo fine di mettere in cattiva luce i nemico Gandolfi. Perciò lo censuro. Lei sa bene che quando parlo della lobby (o loggia) degli “attori del territorio” parlo di una loggia coperta, della quale lei ambisce di far parte, e dalla quale è tollerato talvolta, altre volte usato. (Sia l’inglese “lobby”, sia l’italiano “loggia” derivano dal tardo lat. “laubia”, che è parola di origine germanica, per la precisione dal francone “laubja”, che significa “pergola, passaggio coperto”.)

    In ogni caso, e spero di esser chiaro:
    1. Lei è stato sputtanato nella personalità di Straliccio, quando pretendeva che il sindaco Gandolfi dovesse obbedire agli ordini di Saffioti e di Pedretti (Invernizzi è fuori discussione, perché succube di Pedretti, a quel tempo).
    2. Lei è stato sputtanato in quanto Tango, con la balla spaziale dei 10.000.000 € di debiti fuori bilancio.
    3. Lei è stato sputtanato in quanto Pluto, dando a intendere, con il suo fare a metà tra l’oracolo delfico e il grande inquisitore, che i soldi dell’IMU venissero impiegati per un’opera pubblica da lei definita “puttanata”.
    4. Lei è stato sputtanato in quanto Cliofeci con la storia della statua agitata dalla crudelmente determinata dott.ssa Serra per crocifiggere il Gandolfi: una storia destituita di ogni verità (e lei lo sapeva, immagino: ma lei ci ha provato, come il solito).

    Alla luce del fatto che:
    a) io sono un uomo d’onore, ma lei deve avere un concetto diverso dell’onore, visto che insiste a prendere la parola, nonostante il suo sputtanamento molteplice, invece di nascondersi;
    b) che io so di non sapere, ma lei è un ignorante di tre cotte, tanto che tutte le volte che lei dice di sapere qualcosa, non mi è difficile scoprire che lei non sa niente;
    c) che a me piace demistificare (ma ormai con lei non mi diverto più: con Pedretti era più divertente), ma ho anche altri interessi, mentre a lei piace mistificare e contemplare compiaciuto l’esito della sua malignità;
    d) ecc.
    perché mai dovrei continuare a occuparmi di lei? E lei non è stanco di essere trattato come merita?
    Firmato: Aristide
    ]

  5. Le comte de W. permalink

    Permetta, signor Aristide, che sottoponga alla sua riflessione un ricordo di viaggio. Ebbene, nel corso di una visita in Pomerania, dove mi trovavo per diporto, conobbi un briccone, il quale fin dalla giovinezza, la vita trascorso avea nelle [censura], ricevendo frequenti staffilate dai suoi padroni. La sua storia è più da compiangere che da biasimare, poiché con il bisogno di [censura] e con la sua natura [censura], gli era difficile di resistere all’attrattiva di qualche [censura]. Costui, disprezzato dagli urbici non meno che dai villici, commise alcune [censura] e spinse la sua bassezza fino a [censura], nella quale egli teneva per compare [censura]…

  6. Orazio permalink

    Posso testimoniare che la pagina di Bergamo news sul parco di via Marconi è blindata. Perché? Ho inviato numerosi commenti, tutti cestinati. Purtroppo ho conservato nel mio computer copia soltanto di due commenti. In particolare, quello che trascrivo qui sotto sarà stato inviato una decina di volte, a orari diversi. Nulla, silenzio assoluto. Degli altri commenti non ho conservato copia. Credo che la redazione di Bergamo news abbia non pochi problemi tecnici dal momento che non riesce a risolverli.

    Qui sotto, il mio commento all’intervento del noto personaggio che si firma Pluto, quello che comincia con le parole “Mi pare che il mal di stomaco…” [il collegamento ipertestuale è mio, come pure, qui sotto, la formattazione di “testo citato”: n.d. Ar.]

    Se il personaggio fosse un pokerista (ndr. giocatore di poker), verrebbe da dire che il suo è un bluff puro (pure bluff, o stone-cold bluff), ma che come bluffer non vale granché. Quando si viene scoperti, alcune migliori cose da fare sarebbero: a) cambiare registro, b)capire perché si viene scoperti, c) una volta capito, cambiare proprio modo di “cambiare”. d) giocare con intelligenza e apertamente. Quanto al domo peloso, sarebbe meglio si confrontasse lealmente per la verità e che non palesasse in continuazione la sudditanza ai poteri, non è da uomo d’onore. Vero è che il nome, abbinato al domo,”per chi come me è stato lettore di fumetti”, è sinonimo di fedeltà al padrone.

    Invece, in risposta al post “In municipio c’e qualcuno che fa lo gnorri…” avevo inviato il commento, mai pubblicato:

    Ma cosa vuole e chi vuole che le risponda. Fa tutto lei, dice tutto lei. Si faccia una domanda e si risponda da solo. Ormai o come si vuole ch’io dica; oramai, s’inventi una risposta. Lei non vuole chiarezza, lei non è trasportato
    dall’Amore (A maiuscola, notato) per la verità, nulla le va bene. Ha ragione lei in tutto e da buon peccatore (come tutti noi; chi più chi meno) si autoassolverà. Lei è un Genio, anzi no! Gegnio!…

    [Ah, ecco: mi pareva che a Bergamo news avessero dei problemi tecnici. Comunque: mai mettere in dubbio la professionalità dei giornalisti anglorobicosassoni. Tanto più che se a Bergamo news credevano di dare una mano ai conti Serra de Benedictis censurando le note di biasimo al gatto padano, hanno preso un granchio. Il gatto padano è un provocatore e un disinformatore è vero, passato al servizio della Große Koalition, e anche questo è vero. Ma è un intruso. In particolare, se i conti Serra de Benedetti non se ne sbarazzano al più presto, si troveranno a “gestire” un nuovo problema, come se non bastasse il debito che hanno contratto con i famelici “attori del territorio”. Già, perché il gatto padano è lui stesso, nel suo piccolo, un “attore del territorio”, anche lui ha un pacchetto di richieste da fare alla Große Koalition, quella che è andata la governo con l’assenso della loggia degli “attori del territorio”, ingannando gli elettori con la foglia di fico progressista. E se quelli della Große Koalition si compromettono con il gatto padano, si troveranno fra capo e collo una nuova gatta da pelare (appunto). Dunque favorendo il gatto, i giornalisti anglorobicosassoni avrebbero preso un granchio. Perciò sono propenso a credere che la blindatura della pagina di Bergamo news sia dovuta a disguidi tecnici, piuttosto che a un disegno politico. Ché, se ci fosse sotto un disegno politico, dovrei dire che i giornalisti anglorobicosassoni non hanno capito un bel niente. Non fia mai, considerato lo standard elevato della loro professionalità. N.d.Ar.]

  7. Vassilissa permalink

    Anch’io se possibile vorrei segnalarle lo stesso problema accaduto a Orazio. Ho sentito dire che tre coincidenze fanno una prova. Ma sarà vero? Anch’io avevo inviato uno scritto dove commentavo il comportamento abietto dello stesso Pluto, sempre in risposta al post “in municipio c’è qualcuno che fa lo gnorri…”.
    Le saro grata se mi userà la cortesia di pubblicarlo.
    Questo è quanto.

    Se smette di comportarsi da clown – forse, chissà – qualcuno le darà ascolto. La verità è che lei è sordo (pur non essendolo); è un tira balle, un calunniatore. Potrebbe stabilire um dialogo con persone leali ma è troppo una persona malignamente tessitrice del male e serva del male, che è suo unico godimento. Si migliori, perbacco. Per il solo fatto che le scrivo, colga l’occasione, l’ultima. E’ disgustoso il suo disprezzo dell’onestà, si vergogni. Si redima, se ne ha la capacità. “Vivaddio, almeno il beneficio del dubbio”… Addio.

    [la formattazione di brano citato è mia: n.d.Ar.]

    P.S.
    Leggo con molta attenzione i suoi ragionamenti. Trovo siano di una lucidità intellettuale disarmanti. Ammiro con quanta circospezione “certosina” sbroglia l’imbroglio.
    Non è per caso analista dei servizi segreti? Se lo venisse a sospettare il divulgatore di bufaline farlocche potrebbe dire che è al servizio del OSS. Eh eh.
    Preferirei averla come amico piuttosto che nemico.
    In allegato le invio un link interessante inerente la qualità dell’essere.

    Tratto da…”Il giorno della civetta”, interpretato da un bravissimo Lee J. Cobb (Don Mariano Arena)

    • Come si può negare una cortesia a una che si chiama Vassilissa? È un nome che mi ricorda quella santa, nel film Mediterraneo. Sì, una santa. Ci sono puttane che sono sante, come Vassilissa, e donne che credono di essere sante, e invece sono puttane. Come, per esempio, l’esecrabile sciura Rusina, quella vecchia baldracca che ha avvelenato il marito con il topicida, pr impossessarsi della pensione reversibile. Quella che tutti vanno a venerare, manco fosse una dea: “Eccoti il panettone, sciura Rusina… Dato che si sono, ecco anche due confeazioni di caffè Corti. Orsù, sciura Rusina, dicci, ti prego, qualche stronzata, tu che sei la “memoria storica” [quando sento “memoria storica” quasi quasi vomito]”. E ancora: “Aristide, guai a te se tiri fuori una di quelle tue paroline difficili. La sciura Rusina non vuole”. E io dico: “Scusate, ma perché “bibliofestival”, “ludobaby”, “regole d’ingaggio” o qualcuna di quelle puttanate aziendaliste che tanto piacciono ai signori della Große Koalition sarebbero meglio? Queste parole non solo sono difficili, ma sono un obbrobrio, spesso anche ingannatrici. Se io dico ‘callipigia’, e spiego che significa “dalle belle natiche”, non senti come suona bene? Vuoi mettere con le ‘bibliomamme’?”. E loro: “Sì, ma quello che piace o non piace alla sciura Rusina lo decidiamo noi. Non lo sapevi?”. Insomma è così che sono arrivato a detestare la sciura Rusina. Da lei ben mi guarderei di accettare una tazzina di caffè confezionato con la miscela Corti, ben conoscendo i suoi traffici con i topicidi. Sì, perché la sciura Rusina è degna emula di quella tale Locusta, l’avvelenatrice professionista della quale si servì Agrippina per sbarazzarsi del marito, l’imperatore Claudio, e preparare la successione del figlio Nerone (così narra Tacito). Ecco comunque Vassilissa, la santa:

  8. Cliofeci permalink

    Alla fine della fiera su questo argomento ci sono alcuni punti fermi:

    1 – l’opera era stata messa in programma dalla Giunta Morelli ed è stata compiuta dalla Giunta Gandolfi.

    2 – è vero che la Giunta Gandolfi inserì due volte l’impegno di spesa di 304 mila euro nel  bilancio salvo poi addossare la colpa “agli uffici” seguendo lo stile tipico della “CASTA”  (che Gandolfi e Aristide “aborriscono” massivamente). Gli errori degli uffici sono sempre “errori politici” di chi deve controllarli (la politica).

    [seguono altri 9 punti: n.d.r.]

    • Questa mattina, nel traversare il ponte che unisce la sponda bergamasca dell’Adda con quella milanese, pensavo che oggi avrei potuto — forse — lasciare su Nusquamia questo messaggio: «La giornata s’inizia con ottimi auspici: oggi nessun messaggio del gatto padano».
      Il gatto padano, infatti, è stato in questo diario smascherato, ridicolizzato, sputtanato, dissezionato, analizzato. Abbiamo messo il luce la sua propensione compulsiva alla disinformazione maligna, il suo rancore antigandulfiano, lo stato mentale dissociato ma indirizzato con determinazione a seminare il falso (tutti “determinati” a Curno, a cominciare dalla sindachessa crudelmente determinata, ma con i precedenti della zarina, dell’assessora fascio-femminista ecc.: non se ne può più!). È stato smentito — con argomenti certissimi — nella personalità di Straliccio, in quella di Tango, di Pluto e di Cliofeci. Ci aspettavamo che, almeno per qualche tempo, si astenesse.
      Avevo pensato, e sperato, invano. Infatti, ecco un suo lungo messaggio, articolato in 11 punti, questa volta meno iracondo del solito, a dire il vero, e controllato nello stile. Cerca di risalire la china del nostro disprezzo, usando argomenti un po’ meno rozzi, ma non rinuncia a certi colpetti bassi: lui ci prova, come al solito. Come quando dice che la storia della statua è vera, perché una polemica c’è stata. Cose da pazzi. Certo, potrei rispondere, dimostrare la fallacia logica, dirne il nome latino (così diamo un dispiacere a coloro che si nascondono dietro la sciura Rusina, la vecchia malefica).
      Ma perché dovrei rispondere punto per punto? Lui riceve le notarelle dei suoi informatori, degli “attori del territorio” (che Dio li abbia in gloria) e di certi personaggi del sottobosco politico e burocratico, fa presto a seminare i germi della sua disinformazione. Oppure, anche se non fa presto, è affar suo. Io — come ho già scritto — dovrei documentarmi, elaborare una linea di risposta, infilzare il gatto (che però ha nove vite, purtroppo). Ma non è affar mio.
      A me basta dimostrare — cosa che ho fatto ad abundantiam — che se voglio, posso infilzare il gatto come e quando voglio. Come del resto ho fatto con il Pedretti. Ma non ho voglia di occuparmi del gatto. Ho in mente di scrivere per Nusquamia vari articoli, se rispondo al gatto sono costretto a rimandarne la stesura. Fra questi:
      a) un ricordo della bella Rosetta, quella che «battea alla Colonnetta», altro esempio di donna santa, da contrapporre alla malefica sciura Rusina;
      b) la proposta dei giochi per l’estate, i cosiddetti Ludi serrani, con corteo festevole di bibliomamme e nonne in carriola;
      c) proposta di conio di una medaglia, che ricordi ai posteri che questo è il primo anno della pax Augusta (come quella inaugurata da Ottaviano “Augusto”): è il dono fatto ai curnensi dalla dott.ssa Serra, che avrà diritto a esser chiamata Augusta, come gl’imperatori di Roma ricevevano il cognomen di Augustus;
      d) la proposta che la Megabiblioteca, in alternativa alla sua trasformazione in bordello per turisti giapponesi, diventi sede di una zecca per il conio di spintriae, simpatici gadget erotici da vendere in tutto il mondo, in particolare nel mercato russo e asiatico.
      Insomma: gatto padano, lasciaci lavorare in pace.
      Noi non riconosciamo al gatto padano il diritto di essere necessariamente un nostro interlocutore. Né lui ha alcun diritto da esigere, da parte nostra. Non è qualificato. E noi non siamo i veterinari del gatto, non abbiamo alcun dovere nei suoi confronti.

    • Fabio C. permalink

      1 – l’opera era stata messa in programma dalla Giunta Morelli [ “Falso, gatto pd.ano falso e bugiardo” ]
      2 – Gli errori degli uffici sono sempre “errori politici” di chi deve controllarli (la politica) [ “Dipende, gatto pd.ano in grave errore” ]

      • Immagino che Fabio C. si riferisca all’opera così come è stata realizzata, con la soluzione del contenzioso, con l’acquisizione di una nuova area ecc. Però non è ch’io sia un esperto: cedo volentieri la parola agli esperti, purché veri esperti e, soprattutto, intellettualmente onesti.

  9. Tecnica di disinformazione
    Se vi affrettate all’edicola e chiedete di Panorama con il Dvd allegato, potrete vedere il film Le idi di Marzo. Al dodicesimo minuto (per la precisione, 12′ 30″) sentirete questo dialogo fra due membri dell’ufficio stampa di Mike Morris, che compete con Ted Pullman alle primarie per le prossime elezioni presidenziali:
    — È vera la storia di Pullman che ha investito in una miniera di diamanti in Liberia?
    — Stanno verificando: viene da un blog. Tu che cosa ne dici?
    — Chi se ne frega? Voglio costringerlo a smentire. Se è vera, OK, scopriamolo. Ma se non è vera, gli ci vorrà un giorno per convincere il Post [immagino che sia un quotidiano locale, sempre che non sia lo Washington Post: n.d.Ar.] che non ha una miniera di diamanti in Liberia. Vinci comunque.
    — OK.

    Bene, non so se avete notato: questa è precisamente la tecnica schifosa di disinformazione usata dal gatto padano. Lui cacheggia la sua disinformazione su Bergamo news. Se nessuno risponde, va bene. Se qualcuno invece smentisce, intanto il gatto un po’ di male l’ha fatto, perché ha piazzato la sua merce avariata (al gatto del male che fa a se stesso mentendo, del proprio onore cioè, non importa un fico secco, tutt’al più cambia pseudonimo, poi ricompare). Sempre che a Bergamo news consentano a “qualcuno” di smentire.

  10. Filippo permalink

    Al compagno
    GANDOLFI
    l’amico Filippo
    ricordandone
    la proletaria gioia di resistenza
    il coraggio nei lunghi combattimenti
    l’ironia
    con cui sopportava/capiva
    sé stesso e gli altri
    la delusa attesa
    della Curno giusta e liberata
    che a noi stessi richiede attuazione
    per noi
    per lui

    • Ma come, perché Gandolfi viene chiamato “compagno”? Qualcuno ha strappato la foglia di fico progressista alla Große Koalition che si è impossessata del governo di Curno con elezioni regolari, è vero, ma avendo sconvolto il quadro politico con i complotti, le imboscate, il fuoco di copertura della stampa anglorobicosassone (quanto meno di una sua parte cospicua), con la la benedizione del monstrum triceps, della loggia degli “attori del territorio”?
      I viveur sono stati abbastanza abili, anzi decisamente abili, nel confezionare l’inganno a danno degli elettori. La natura del monstrum triceps è ben dissimulata, in effetti. Avviene però che il diavolo faccia le pentole, ma si dimentichi dei coperchi. Il tallone d’Achille della Große Koalition, la testa del mostro tricipite che è più difficilmente dissimulabile è precisamente quella aziendalistica. Le altre due teste, quella del notabilato locale e quella degli “attori del territorio” sono meglio mimetizzate. Tant’è che non posso permettermi di fare alcun nome.
      I dettagli sono importanti: per esempio, Max Conti, che è un noto aziendalista, esperto di risorse umane, avrebbe fatto bene a non farsi vedere abbracciato alla sempre determinata dott.ssa Serra, il giorno della vittoria. Oppure, se voleva farsi fotografare abbracciato alla Serra, avrebbe dovuto abbandonare i panni aziendalistici, cambiare lavoro, vendere tutto quel che possiede. Soltanto dopo avrebbe potuto abbracciare la Serra e, insieme con la Serra, abbracciare la “vera” causa progressista.
      E anche la dott.ssa Gamba: non avrebbe fatto bene a far scomparire quelle testimonianze che la qualificano esperta di “Management delle imprese multinazionali”? A nostro sommesso parere, se avesse scritto un pamphlet sulle lacrime e il sangue che grondano nel mondo per causa delle multinazionali, allora sì, avrebbe potuto presentarsi come progressista verace. Un conto è abbracciare la “vera” causa progressista dopo un gesto come questo, che le avrebbe fatto onore, altro è pretendere coram populo di servire insieme Dio e Mammona.
      Pensiamoci un po’: che cosa sarebbe stata la Rivoluzione francese, senza il contributo dei “traditori” (non parlo dei traditori che allignano nella politichetta curnense, parlo dei “grandi traditori” della Storia)? È possibile immaginare la Rivoluzione francese senza, per esempio, Saint-Just, che era nobile di nascita? O senza Marat, che per abbracciare la causa del popolo abbandonò la scienza dalla quale si sentiva da principio chiamato, così come il padre (che era un sacerdote di Iglesias e si chiamava Mara) aveva gettato la tonaca alle ortiche?
      Sì, il progresso ha bisogno dei traditori. La dimostrazione migliore si ha in campo scientifico: si pensi a Copernico, per esempio, che ricevette dal pontefice l’incarico di occuparsi del miglioramento del calendario (si trattava di passare dal calendario giuliano a quello gregoriano) e rovesciò il sistema tolemaico, dal quale aveva preso le mosse! Ribadisco che non sto parlando dei traditori miserabili, quelli che tradiscono per denaro o per politichetta.
      Dunque, coraggio, dott. Max Conti e dott.ssa Luisa Gamba: tradite! Tradite l’aziendalismo, tradite la politichetta, dato un calcio nel sedere ai lobbisti, lasciate con un palmo di naso i famelici “attori del territorio” i quali, dopo avervi legittimato al potere, adesso vorrebbero imporvi di tassare a sangue i cittadini di Curno, perché pretendono che si spenda per loro. Eccoli lì, infatti, all’uscio del Municipio, peggio dei clientes con la sportula, di primo mattino, all’uscio dei notabili romani. Tradite, e rendete finalmente un servigio alla politica, quella vera, quella nobile.

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