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L’animazione della biblioteca e la milizia di bibliomamme curnensi

4 luglio 2012

Bicicletta pieghevole in dotazione ai bersaglieri-ciclisti (produzione degli anni ’30). Avremo una milizia di bibliomamme biciclettate? Conoscendo la passione per la bicicletta della dott.ssa Perlita Serra, e non essendo stati definiti (nel senso anche di “confinati”) i poteri delle bibliomamme, è ragionevole domandarsi se per caso le bibliomamme non abbiano anche compiti di polizia ausiliaria, per esempio nella repressione delle manifestazioni culturali di significato equivoco o politicamente scorrette. Sempre meglio di ciò che si legge in Fahrenheit 451 (o che si vede nel bel film che Truffaut ha tratto dal romanzo di Bradbury), dove uno speciale corpo di “vigili del fuoco” ha il compito di bruciare qualsiasi libro. Qualora le bibliomamme avessero incarichi di polizia, la loro azione repressiva – improvvisa e silenziosa – potrebbe essere facilitata dalla dotazione di opportune biciclette. Naturalmente, speriamo che niente di ciò avvenga e che le bibliomamme non intendano interferire in alcun modo con l’ordinario funzionamento della Biblioteca comunale di Curno e con l’attività di lettura dei singoli cittadini, che deve essere libera e gratuita, non soggetta ad alcun controllo. La gratuità della lettura (intendendo con ciò che uno legge ciò che “gli è grato” leggere e non necessariamente ciò che “deve” leggere) è una caratteristica qualificante dell’orizzonte culturale dell’uomo libero (contro ogni ipotesi di controllo totalitario, sia di tipo politico, sia aziendale).

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Leggo nel programma di Vivere Curno che è intendimento dei viveur «promuovere l’impegno di giovani e adulti alla cura dell’ambiente e degli spazi pubblici, anche favorendo lo sviluppo di gruppi di volontari per servizi di manutenzione e di pulizia, di animazione della biblioteca (bibliomamme), di organizzazione di eventi culturali ecc.
Non vi nascondo che, in mancanza di opportune precisazioni, un po’ mi spaventa l’“animazione della biblioteca” (immagino che il riferimento sia alla Biblioteca comunale di Curno: se no, a quale biblioteca si fa riferimento? a quella avveniristica e fantozzesca ancora in costruzione?); ancora di più mi spaventano le bibliomamme.

1.

Sull’animazione della biblioteca osservo che, in generale, ha bisogno di essere animato ciò o colui che è esanime. La biblioteca (ovviamente, non sto parlando del Turboprogetto che mostruosamente incombe sul destino dei curnensi, se non si troverà il modo di liberarsene al più presto) – la biblioteca in senso proprio, come luogo in cui siano custoditi i libri – è uno dei luoghi più vivaci che si possano concepire. Non ha bisogno di animazione. Oserei dire che la biblioteca, qualsiasi biblioteca, è uno dei pochi posti in cui — ancora oggi — si possono incontrare uomini vivi, ancorché del passato. Dunque, la Biblioteca comunale di Curno deve essere tutelata da qualunque tentativo di interferenza politica o aziendale.
Morti invece sono gli uomini e le donne di quest’epoca stramaledetta, adesso che la civiltà occidentale è agonizzante, ora che i giovani sono stati defraudati di ogni speranza, immolati al consumismo e all’egoismo delle due generazioni precedenti, tra le quali allignano impiegati che non hanno mai fatto niente di buono in vita loro (quelli che si lamentano di essere tassati alla fonte, per un lavoro che non hanno mai fatto!) e maestre elementari che, nel periodo 1973-92 hanno cominciato a percepire la pensione immediatamente dal giorno in cui hanno lasciato la scuola, dopo appena quattordici anni, sei mesi e un giorno di attività “lavorativa”. Quale vergogna, quale ingiustizia sociale! E che schifo!
Grazie all’egoismo e all’ideologia della “determinazione” (che Iddio l’abbia in gloria) egoistica, grazie al consumismo, grazie all’aziendalismo, grazie all’opera sistematica di demolizione della famiglia e dei valori che potessero costituire un argine al consumo delle merci e al loro feticismo, nonché alla moltiplicazione dei desideri e di “bisogni” assurdi, oltre che di diritti immaginari (i quali, se sono “acquisiti”, sono veri e propri soprusi), grazie all’acquiescenza all’ideologia propinata da piccoli e miserabili monager triccheballacche aziendalisti (che Iddio li abbia in gloria), opportunamente stuprati in qualche convention (ullalà!) con tanto di “slàid” sodomizzanti, perché con convinzione stuprassero a loro volta i consumatori, siamo arrivati a questo punto.
Non c’è speranza di vita, non si fanno figli, una percentuale non trascurabile di quei pochi figli che nascono nelle famiglie sono di origine incerta (per cui – leggevo proprio oggi – c’è tutto un business di sistemi fai-da-te per l’accertamento della paternità), e quei pochi figli che nascono sono trascurati dalle famiglie. Che cosa volete che ne esca fuori? Io dico che questa è una società di morti viventi. E allora se vogliamo conoscere uomini — intendo dire uomini veri –, non ci resta che andare in biblioteca (la nostra, sempre che ci basti: o quella — enorme — di Google libri; o una qualsiasi, per esempio, delle 250 biblioteche del servizio interbibliotecario della Provincia di Bergamo, collegate con la Biblioteca comunale di Curno). Se poi la biblioteca comprende una mediateca, tanto di guadagnato. Perché è anche vero che (forse) la stagione del cinema è finita, com’è finita la stagione del romanzo, ma abbiamo alle spalle 60-70 anni di produzione cinematografica, con alcuni autentici capolavori. Per non parlare del romanzo, la cui stagione è durata quasi tre secoli (o anche più, se si vogliono considerare le fabulae milesiae delle quali gl’intellettuali curnensi come il Pedretti e il gatto padano sono sicuramente a conoscenza).
Ecco, la mia paura è che se uomini e donne morti, morti nell’anima, negli istinti, morti in tutto ciò che dovrebbe essere vitale, pretendono di “animare la biblioteca”, a questo punto possano avere la pretesa di ammazzare gli eroi che — alla faccia del pensiero politicamente corretto — continuano a vivere nelle pagine dei libri e nelle sequenze cinematografiche. E poi, animare la biblioteca: come? Forse con gli aperitivi? Vogliamo trasformare la Biblioteca di Curno in un bivacco per aperitivisti? Che schifo!
Sciura Rusina, per favore stia tranquilla (non dimentichi il Flit che teniamo a portata di mano, per sedare ogni sua intemperanza: non interrompa, mi consenta di esprimermi liberamente, non mi obblighi a usare il Flit), perché adesso spiegherò non con parole mie, ma con le parole di Seneca (De brevitate vitae, xiv, 1), che è molto più bravo di me, perché valga la pena frequentare liberamente, senza “animazioni”, i libri e, con essi, i grandi uomini del passato:

Soli omnium otiosi sunt qui sapientiae vacant, soli vivunt; nec enim suam tantum aetatem bene tuentur: omne aevum suo adiciunt; quicquid annorum ante illos actum est, illis adquisitum est. Nisi ingratissimi sumus, illi clarissimi sacrarum opinionum conditores nobis nati sunt, nobis vitam praeparaverunt. Ad res pulcherrimas ex tenebris ad lucem erutas alieno labore deducimur; nullo nobis saeculo interdictum est, in omnia admittimur et, si magnitudine animi egredi humanae imbecillitatis angustias libet, multum per quod spatiemur temporis est.  Disputare cum Socrate licet, dubitare cum Carneade, cum Epicuro quiescere, hominis naturam cum Stoicis vincere, cum Cynicis excedere. Cum rerum natura in consortium omnis aevi patiatur incedere, quidni ab hoc exiguo et caduco temporis transitu in illa toto nos demus animo quae immensa, quae aeterna sunt, quae cum melioribus communia? Isti qui per officia discursant, qui se aliosque inquietant, cum bene insanierint, cum omnium limina cotidie perambulaverint nec ullas apertas fores praeterierint, cum per diversissimas domos meritoriam salutationem circumtulerint, quotum quemque ex tam immensa et variis cupiditatibus districta urbe poterunt videre? Quam multi erunt quorum illos aut somnus aut luxuria aut inhumanitas summoveat! Quam multi qui illos, cum diu torserint, simulata festinatione transcurrant! Quam multi per refertum clientibus atrium prodire vitabunt et per obscuros aedium aditus profugient, quasi non inhumanius sit decipere quam excludere! Quam multi hesterna crapula semisomnes et graves illis miseris suum somnum rumpentibus ut alienum exspectent, vix allevatis labris insusurratum miliens nomen oscitatione superbissima reddent! 5 Hos in veris officiis morari putamus, licet dicant, qui Zenonem, qui Pythagoran cotidie et Democritum ceterosque antistites bonarum artium, qui Aristotelen et Theophrastum volent habere quam familiarissimos. Nemo horum non vacabit, nemo non venientem ad se beatiorem, amantiorem sui dimittet, nemo quemquam vacuis a se manibus abire patietur; nocte conveniri, interdiu ab omnibus mortalibus possunt. Soli tra tutti sono sfaccendati coloro [qui Seneca fa distinzione tra il vero ozio dell’uomo sapiente e il cazzeggio dei monager triccheballacche] che si dedicano alla saggezza, essi soli vivono; e infatti non solo custodiscono bene la propria vita: aggiungono ogni età alla propria; qualsiasi cosa degli anni prima di essi è stata fatta, per essi è cosa acquisita. Se non siamo persone molto ingrate, quegli illustrissimi fondatori di sacre dottrine sono nati per noi, per noi hanno preparato la vita. Siamo guidati dalla fatica altrui verso nobilissime imprese, fatte uscire fuori dalle tenebre verso la luce; non siamo vietati a nessun secolo, in tutti siamo ammessi e, se ci aggrada di venir fuori con la grandezza dell’animo dalle angustie della debolezza umana, vi è molto tempo attraverso cui potremo spaziare. Possiamo discorrere con Socrate, dubitare con Carneade, riposare con Epicuro, vincere con gli Stoici la natura dell’uomo, andarvi oltre con i Cinici. Permettendoci la natura di estenderci nella partecipazione di ogni tempo, perché non (elevarci) con tutto il nostro spirito da questo esiguo e caduco passar del tempo verso quelle cose che sono immense, eterne e in comune con i migliori? Costoro, che corrono di qua e di là per gli impegni, che non lasciano in pace se stessi e gli altri, quando sono bene impazziti, quando hanno quotidianamente peregrinato per gli usci gli tutti e non hanno trascurato nessuna porta aperta, quando hanno portato per case lontanissime il saluto interessato [del cliente verso il patrono, ricompensato in cibarie], quanto e chi hanno potuto vedere di una città tanto immensa e avvinta in varie passioni? Quanti saranno quelli di cui il sonno o la libidine o la grossolanità li respingerà! Quanti quelli che, dopo averli tormentati a lungo, li trascureranno con finta premura! Quanti eviteranno di mostrarsi per l’atrio zeppo di clienti e fuggiranno via attraverso uscite segrete delle case, come se non fosse più scortese l’inganno che il non lasciarli entrare! Quanti mezzo addormentati e imbolsiti dalla gozzoviglia del giorno precedente, a quei miseri che interrompono il proprio sonno per aspettare quello altrui, a stento sollevando le labbra emetteranno con arroganti sbadigli il nome mille volte sussurrato! Si può ben dire che indugiano in veri impegni coloro che vogliono essere ogni giorno quanto più intimi di Zenone, di Pitagora, di Democrito e degli altri sacerdoti delle buone arti, di Aristotele e di Teofrasto. Nessuno di costoro non avrà tempo, nessuno non accomiaterà chi viene a lui più felice ed affezionato a sé, nessuno permetterà che qualcuno vada via da lui a mani vuote; da tutti i mortali possono essere incontrati, di notte e di giorno.

2.

Quanto alle bibliomamme in sé, questo è quello che più pavento, se al più presto non riceveremo rassicurazioni in merito. Perché un conto è se le bibliomamme sono un gruppo folcloristico, che magari partecipa a qualche sfilata insieme alle nonne in carriola. Altro è se le bibliomamme diventano un corpo ausiliario di questa Amministrazione.
Perché, in mancanza di chiarimenti quanto mai opportuni, le bibliomamme c’inducono a pensieri poco tranquillizzanti? Proprio perché sarebbero un’associazione ausiliaria, controllata dall’Amministrazione, per imporre il proprio pensiero unico a cittadini frastornati politicamente, oppressi in quanto cittadini italiani dal gruppo di potere giansenista-bocconiano presieduto da Monti (gruppo che ha l’ardire di definirsi “tecnico”!), oppressi in quanto cittadini curnensi dal monstrum triceps, operante dietro la foglia di fico progressista, ma gestito dai conti Serra de Benedetti per conto dell’aziendalismo, degli “attori del territorio” (che Iddio li abbia in gloria) e del notabilato locale (latifondisti, rentier ecc.).

Del resto, non mancano i precedenti illustri (se illustri li vogliamo chiamare). Mi riferisco alle numerose associazioni costituite dal fascismo per arrivare a un controllo completo della società, essendo stato costretto a mantenere una parvenza di continuità dello Stato, come pure la divisione dei poteri:

1. Potere legislativo (costituito da Senato e Camera dei fasci e delle corporazioni);
2. Potere esecutivo (la Corona e il Governo del Re, affiancati dal Gran consiglio del fascismo, più l’amministrazione governativa locale: province e comuni, nell’ambito dell’«Amministrazione autarchica territoriale»).
3. Potere giudiziario (che conservava margini di autonomia, perlomeno finché non interveniva il Tribunale speciale per la difesa dello Stato).

Avendo fascistizzato lo Stato, bisognava fascistizzare la società. Ed è a questo punto che intervengono le associazioni. Leggo a pagina 843 del secondo volume dell’Enciclopedia pratica della casa (Garzanti, Milano 1940 – xviii) nella sezione dedicata al Cittadino, al fascista, al soldato e al credente:

Tra le associazioni fasciste sono:
a)
l’Associazione fascista della Scuola, con le sue sezioni dei professori universitari, degli assistenti universitari, della Scuola media, della Scuola elementare, delle Belle arti e biblioteche;
b) l’Associazione fascista dei ferrovieri dello Stato;
c) l’Associazione fascista del pubblico impiego;
d) l’associazione fascista dei postelegrafonici;
e) l’Associazione fascista degli addetti alle aziende industriali dello Stato.

Insomma, io delle associazioni ho sempre un po’ paura. Voi no?

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20 commenti
  1. I believe permalink

    Io si ho paura delle Associazioni, ma loro (cosiddetta sinistra) no, non hanno paura, sono un bacino elettorale importantissimo, radicato sul territorio.
    Certo va ricompensato ogni tanto, soprattutto dopo le elezioni, ma non ci vuole molto, basta alzare le aliquote IMU, l’Irpef e con quei soldi aumentare i compensi alle Associazioni varie e il giochetto e’ fatto (per verificare basta guardare i capitoli di spesa del bilancio).
    Basti vedere che alcuni Presidenti di Associazione facevano spudoratamente campagna elettorale per la Serra, ma non personalmente, proprio nelle sedi delle Associazioni ( al centro anziani per esempio non mancavano mai i volantini e i manifesti delle varie iniziative della lista Vivere Curno).
    Certo adesso del Centro anziani per esempio non gliene frega più niente alla Sinistra, mi dicono che il Sabato e la Domenica chiuda per mancanza di personale al Bar, e molti anziani si lamentano ma nessuno li ascolta ( che strano). Non tutte le Associazioni ovviamente, ma la maggior parte sono un male per Curno, nessuno ha il coraggio di dirlo, ma per esempio la Polisportiva e’ un’ Associazione che per l’interesse di pochi (credetemi pochi rispetto agli abitanti di Curno) fa sostenere al Comune con la manutenzione di due Centri Sportivi costi esagerati, andrebbe rivisto completamente il ruolo della Polisportiva.
    Non parliamo del Presidente attuale della Polisportiva che e’ meglio: più “di sinistra” di così non si potrebbe.
    Vedrete in che stato questa “sinistra” ci riconsegnerà il Comune: cittadini sempre più tartassati da tasse, mentre loro che spendono e spandono per gli amici delle associazioni e non solo.
    E’ sempre così: loro spendono, ai successori spetta sanare il bilancio della gestione fallimentare della “sinistra”. Poi però chi succede alla sinistra viene additato come un incapace, perché non avrebbe fatto niente. Invece ha fatto molto, ha salvato il Comune dal fallimento, una conseguenza inevitabile delle politiche solitamente poco lungimiranti ed aziendaliste della sinistra, con i suoi professoroni e manager che parlano molto bene, ma non fanno mai nulla.
    Che Dio ci protegga da questa gente (Amministrazione Curnese attuale). Fra l’atro, a volerli esaminare da vicino, uno per uno (dott. Benedetti escluso), sarebbero ideologicamente più vicini alla destra estrema che al PD.
    Conflitto d’interessi compreso.
    Ma lasciamoli tranquilli, il PGT incombe.

    • Nihil habeo quod addam: rem acu tetigisti (Sciura Rusina: tiè!).
      Cioè: lei ha colto nel segno, non ho niente da aggiungere.
      Riguardo al conflitto d’interessi (stricto sensu e lato sensu) i componenti della Grosse Koalition potrebbero spiegarci perché tale conflitto non esiste.

  2. ifix tcen tcen permalink

    Che dire.
    I believe forse non sa alcune cose
    Parliamo di associazioni.
    Sono tante e funzionano anche bene secondo me, secondo tanti..
    Inutile ribadire l’utilità di associazioni quali il Trasporto Amico, il Gruppo Volontari, le Muse, ecc.
    Poi ci sono quelle orientate allo sport.
    La Polisportiva (c’è anche il GS Marigolda ovviamente, fondamentale pure quello) è la più grande e la più storica.
    Conta oltre 1000 Iscritti.
    Credo che molti obietterebbero sulla sua considerazione che sia un male per il paese.
    Una sorta di metastasi da estirpare, a sentire lei (la cui prosa mi ricorda da vicino quella del Giuli e di diversi altri).
    [Ragionando in base agli indizi disponibili (IP, similitudini linguistiche ecc.), su base dunque probabilistica, escluderei che si tratti di Giuli; escludo categoricamente che si tratti di me; e io sono, notoriamente, un uomo d’onore (io il Pedretti l’ho combattuto veramente, a mio rischio personale e pericolo: mica come la c.d. sinistra). Il caso in esame è diverso da quello del “gatto padano”, sdoppiato in un gatto-gatto e in simil-gatto, ciascuno dei quali ha dato luogo a tutta una proliferazione di personalità. N.d.Ar.].

    Tra l’altro l’attuale presidente (da pochissimo eletto) è stato tra i costruttori dello Sci Club Curno.
    Oltre i 200 gli iscritti.
    Non credo esista una struttura nell’intera provincia (me lo dicono amici che l’hanno cercata io non l’ho fatto) che permetta ai ragazzzi di fare corsi di sci e sopratutto noleggiare l’atrezzatura a costi inferiori.
    Ormai sciare a Curno è alla portata di tutti.
    Come del resto praticare tutti gli altri sport (l’ex presidente, altro bersaglio della ex amministrazione, la zarina delle crocette nel caso, allora spalleggiata senza se e senza ma dal sindaco, proviene, ad es. dal Tennis).
    Questo livore nei confronti delle associazioni oltre a essere assolutamente ingiustificato, è pure indice di una totale miopia sociale e politica.
    [Immagino che lei parli a nuora perché suocera intenda. A scanso di equivoci, faccio presente che, per quel che mi riguarda, non ho nessun livore. Per principio non odio niente e nessuno: al massimo, disprzzo, pur consapevole del fatto che disprezzare non è da buon cristiano. Semplicemente, non mi piace che sia offesa la mia intelligenza. N.d.Ar.]

    Coi continui tagli dei trasferimenti ai comuni (580.000 Euro in meno solo a Curno quest’anno e non è finita qui purtroppo) chi parteciperà alla erogazione di servizi essenziali e no (ma indispensabili vita sociale del paese e più in generale alla quialità della vita sopratutto delle fasce meno ricche?) Le associazioni, la Parrocchia, l’Oratorio.
    La passata amministrazione arrivò al punto di osteggiare l’oratorio, sia nel non contribuire al CRE estivo (più servizio pubblico di così si muore, ma la stessa cifra venne erogata per la festa della birra) che nel famigerato spazio compiti, che tentò di boicottare perdendo la battaglia degli iscritti e non erogando un proprio servizio, ma “vendicandosi” negando la mensa.
    [La festa della birra è un episodio vergognoso, che ha funestato la passata amministrazione. Si trattò di un blitz effettuato quando il sindaco era assente, se ricordo bene, in Corea. La zarina che reggeva l’Assesorato alla Cultura, che inspiegabilmente promuoveva feste cervisiarie, fu destituita da Gandolfi, com’era nelle sue facoltà. Però si volle far ricadere la colpa del blitz sul sindaco, ignaro dei retroscena, oltre tutto assente. Vedi: a) volantino anonimo; b) coniglio mediatico del Pedretti; c) presa di posizione della c.d. sinistra, che preferì prendersela con il sindaco, sia perché il sindaco era il personaggio da disarcionare, sia per deprecabile sentimento di solidarietà di stampo probabilmente vetero-femminista (si chiamava “sororità”), da parte della dott.ssa Serra e della prof.ssa Morelli, che ritenevano utile e doveroso far scivolare le responsabilità sul sindaco maschio. Nel momento in cui votarono a favore della festa cervisiaria, i membri dell’amministrazione, o quanto meno alcuni di essi, non erano al corrente della sororità, in senso proprio, che caratterizzava l’atto fondativo della festa. Tale sororità fu posta in evidenza dal volantino anonimo e dal coniglio mediatico. N.d.Ar.]

    Ma l’oratorio è andato avanti, anche con il nuovo Curato.
    Ora uno si chiede che amministrazione possa essere così pazza da tentare di inimicarsi perfino l’Oratorio.
    [Forse non ha «tentato di inimicarsi l’Oratorio». Confesso di non essere al corrente dei retroscena. Ma, ragionando per il gusto di ragionare (che è cosa sacrosanta, tutt’altro che oziosa) non vedo perché si debba escludere che qualche errore possa essere stato commesso da parte di qualcuno nell’Oratorio. Tanto più che, se non sbaglio, le incomprensioni sono state poi ricomposte. N.d.Ar.].

    La precedente amministrazione l’ha fatto.
    E perchè? Lo dicono proprio gli ex assessori di Gandofli (ormai tutti propensi a levarsi sassi dalle scarpe a destra e a manca, quasi fosse una liberazione, una polluzione notturna l’essersi liberati dal giogo del satrapo) perchè il Curato non era rispettoso (non era prono dicono altri) nei confronti della precedente amministrazione.
    Confondendo così per l’ennesima volta (questo blog ne è la dimostrazione vivente) il ruolo istituzionale che un soggetto ricopre coon il soggetto stesso.
    Lo ha fatto con il Pedretti, poi con Stella, poi con Perlita Serra, poi col Conti [con quale dei due cugini della famiglia Conti? N.d.Ar.], con la Gamba e ai tempi perfino con Don Matteo.
    Un atteggiamento che un amministratore, non si può mai permettere.
    Per lo meno fin tanto che è un amministratore.
    [Ho capito: siamo di nuovo scivolati nella mistica dell’istituzionalità. Ma dove sta scritto che sia “istituzionale” subire le scorrerie del Pedretti e le mordacchie della c.d. sinistra? Secondo voi il sindaco Gandolfi doveva subire tutto, perché così avevate deciso voi, e perché vi rincuoravate l’un l’altro, tra voi “istituzionali”, dacché Gandolfi era un corpo estraneo, per lorsignori, un corpo estraneo da estirpare: vi facevate coraggio, e vi sentivate onnipotenti, con il Pedretti, con il gatto padano, nella pagine di Bergamo news, perfino in quelle dell’Eco di Bergamo, finché c’è stato il cattoleghista Ongis, allorché la giornalista pseudoprogressita doveva dimostrare al padre di essere più “a sinistra” di lui (questo è un classico), oltre che per rendere un servizietto alla c.d. sinistra ecc. N.d.Ar.]

    Suo affezionato
    IFIX TCEN TCEN

  3. I believe permalink

    Lei legge male e soprattutto quello che vuole:
    1) ho scritto che tante Associazione sono un male per Curno, ma non tutte, se legge bene, quindi non faccia il finto tonto.
    Per esempio la Polisportiva e’ un male perche’ gestita male e in mano a pochi, non funziona, o meglio funziona perché il comune sovvenziona qualcosa e nonostante questo i genitori pagano ogni anno sempre di più per far giocare i propri figli, per esempio a calcio.
    Il Tennis che lei ha menzionato…..e’ di pubblica utilita’ secondo lei? Ha mai provato a telefonare per giocare un ora che non siano le 8 del mattino? Se riesce a giocare e prenotare in un orario che va dalle 17 alle 21 le do’ un premio, prenotano sempre gli stessi con metodi a dir poco strani.
    Ma questi sono stati intoccabili… per ora. Mi sa che lo saranno anche in futuro.
    2) non ha risposto alla mia affermazione: in sintesi Associazioni politicizzate con referenti di sinistra che fanno addirittura campagna elettorale spudorata per la sinistra, il nuovo Presidente ne e’ un esempio lampante.
    3) Le Muse, altra associazione inutile, sinistroide.
    Si informi meglio lei invece, il Comune non e’ la Caritas…!

  4. ifix tcen tcen permalink

    Contro l’allora oratorio e nello specifico del curato, i presenti alle riunioni dlelo spazio compiti hanno registrato un netto atteggiamento di chiusura dell’Assessore e Vicesindaco Donizetti.
    I carteggi oratorio-amministrazione sono stati anche affissi, se non erro, fuori l’oratorio stesso (facendo incazzare l’amministrazione)
    Ora il curato può anche non esserti simpatico, ma resta il curato.
    Che organizza servizi chiesti dalle famiglie come CRE e Spazio Compiti.
    I genitori ed il curato tentarono di riunificare in una unica iniziativa (comune e oratorio) lo spazio compiti.
    La Donizetti fece muro, non ostante tentativi di mediazione dell’Assessore Maini, favorevole a una collaborazione fra enti e allora saltò tutto.
    Il risultato?
    Lo spazio compiti dell’oratorio è partito regolarmente (ma senza mensa)
    Quello del comune (che prevedeva la mensa) no, a causa di un numero di soli 7 pre-iscritti.
    Ma ha senso negare la collaborazione all’oratorio su una cosa che, da anni, chiedevano i genitori delle medie?

    Poi una considerazione di fondo.
    I volontari lavorano gratuitamente.
    Tra l’altro non tutti sono pensionati, tuttavia prestano il loro tempo GRATIS alla comunità.
    E’ anche giusto che ciascuno lo faccia nell’ambito più congeniale.
    Stare anche a fare le pulci a qualcuno che lavora per 10 15 20 ore la settimane gratis per la comunità per le sue idee politiche mi sembra a dir poco puerile.

    E asimmetrico.
    Per esempio con gli alpini, considerati (magari anche a torto) nel complesso politicamente vicini alla vecchia amministrazione, si tenne un atteggiamento sempre e comunque disponibile.
    Allora è vero.
    Le associazioni amiche (o ritenute tali) vanno aiutate
    le altre no.
    Le par giusto?

  5. Fortunato permalink

    @ifix
    il sindaco Gandolfi ci ha semplicemente raccontato cosa sia significato essere stato per cinque anni il primo cittadino più scomodo della storia amministrativa del nostro paese. Cinque anni caratterizzati non solo dalle lotte contro i poteri forti in politica, in economia, nell’informazione, ma anche dal colloquio forte e fruttifero con i cittadini. Cinque anni di buon governo delle emergenze e di sano esercizio dell’ordinario , con rigore morale, profonda onestà, riconosciuta anche dagli avversari politici.
    Senza ombra di dubbio un sindaco originale, con pregi e difetti, non politico, in un paese-laboratorio difficile (Curno) ma degno di grande considerazione, forse, per capire il futuro della nostra città (Bergamo).
    [Degno di considerazione: d’accordo, certo però non per la qualità dei suoi uomini politici. Tale “qualità” è infima, sia per intelligenza delle cose, sia per tenuta etica: N.d.Ar.]

  6. Anna Maria permalink

    Beh, questo Gandolfi, non è stato un Sindaco come tutti gli altri, non si è adeguato al politichese, per cui, ifix e non solo lui, si inventano delle situazioni a dir poco ridicole, poiché come si capisce bene, ifix e non solo lui, è uno che per il potere e per le opportunità si mette d’accordo…
    Infatti il Patto…
    Ma il sistema si inccepperà, eccome se si incepperà…

  7. Vincenzo (non Balla) permalink

    @IFIX TCEN TICEN.
    Non sai nemmeno con precisione se davvero la colpa è della Donizetti; ci sono molti fatti, se veri, che avvengono anche a scopo di bene. E comunque è necessario sapere molte cose, se vuoi fondatamente esprimere un giudizio sulle altrui azioni.

  8. I believe permalink

    Hai perfettamente ragione, Anna Maria: GANDOLFI e’ stato un Sindaco che non si e’ adeguato al politichese. Facevano finta di non capirlo, ma capivano benissimo, invece, che stavano saltando tutti i meccanismi dei politici/Associazioni [i meccanismi di mutuo soccorso tra politici e associazioni: N.d.Ar.].
    Tutta merda allo stato puro: io faccio questo x te, tu fai questo x me.
    Peccato che si siano inaspettatamente trovati per le palle un sindaco onesto. A questo punto non hanno più capito niente. Si sono presi tutti paura [maggioranza compresa, immagino: cioè tutti i politicanti “istituzionali” curnensi; N.d.Ar.], capendo di aver sbagliato personaggio per fare gli affaracci loro.
    GANDOLFI non andava bene a questa gente, che pensava solamente a servirsi della politica, e non a servire la politica. La storia amministrativa di Curno e del dott. GANDOLFI e’ più semplice di quella che si vuol far apparire. Altro che Pgt, altro che Ecomostro e balle varie….! Svegliatevi, e speriamo tenga duro GANDOLFI. Fra 5 anni ne vedremo delle belle, quando lo pregheremo di ricandidarsi, visto che saremo un Paese alla frutta.

  9. Con riferimento ai commenti che precedono
    Chissà se la dott.ssa Serra insisterà a proporre la formazine del corpo ausiliario delle bibliomamme. Senza pretendere che i pochi interventi qui sopra siano rappresentativi della volontà gnerale dei cittadini — come invece con impudenza senza uguali sostengono i c.d. progressisti a proposito delle assemblee c.d. cittadine, più o meno cammellate, ma comunque destituite di qualsivoglia significato riguardo alla volontà popolare — la mia impressione è che i cittadini stiano poco per volta mangiando la foglia.
    Insomma, non so quanto convenga far circolare per Curno la milizia delle bibliomamame, perché tutti direbbero: ecco un’altra associazione costituita ad hoc per consolidare la base elettorale e trasmettere le parole d’ordine del regime dei conti Serra de Benedictis ai fini di un controllo sociale, totale e perpetuo, sulla popolazione di Curno.
    È chiaro che questo regime intende perpetuarsi (quod Deus avertat!). Da qualche parte dovrebbe esserci una bozza d’intenti, che stabilisce che il timone della successione dovrà passare dalla dott.ssa Serra alla dott.ssa Gamba. Max Conti può aspirare alla terza successione, a condizione di cambiare sesso. Per l’arch. Conti è previsto che continui a essere vice sindaco a vita, ma con il titolo di “sultano vice-sindaco”.

  10. ifix tcen tcen permalink

    Per la verità essendo Vito il più maturo della Famiglia credo abbia diritto al titolo nobiliare.
    Così mi era stato detto, almeno.
    Mi scusi Aristide.
    Non credo di ricordare male.
    Ma non era lei che lo aveva definito “raffinato filosofo urbano”?
    In contrapposizione ai mediocri trafficanti della politichetta curnese? (leggi l’odiato cugino?)

    A vederlo Vito non mi sembra affatto cambiato, dice le stesse cose di sempre.
    Con l’intelligenza e la preparazione di sempre e sopratutto con la passione di sempre.

    Lei che cambiamenti ravvisa per giustificare uno scarto del genere nel suo giudizio?

    Con Affezione

    Suo

    IFIX TCEN TCEN

    • Ci sono alcune cose che non capisco.
      Intanto chi sarebbe l’odiato cugino? Max Conti?
      Io non odio nessuno. Semmai tengo in gran dispetto — per ragioni ideologiche: sane ragioni ideologiche, di “pensiero forte”, mica bùbbole o pensierini, ragioni ideologiche, filosofiche e politiche radicate nella nobilissima tradizone del pensiero critico — il mestiere che Max Conti fa: le orribili relazioni umane per l’orchestrazione del consenso aziendale. E di quel brutto mestiere (che dovrebbe abbandonare, se — come pare — ci tiene tanto a essere “ganzo” e di sinistra, così come dovrebbe vendere i suoi feudi e distribuirne il ricavato ai poveri) si sentono i riflessi anche quando si esibisce sulla scena politica, o mediatica (cfr. Bergamo news). Insomma, non sarà sempre vero quel che dicono (dicevano) le femministe, per cui il personale è politico, ma può essere vero. Anzi, spesso è vero.
      Non capisco nemmeno a che cosa si riferisca quando afferma che avrei cambiato giudizio sull’arch. Conti, della famiglia Conti, cugino di Max Conti. Perché ho detto che potrebbe essere definito sultano? Perché no? Mica i sultani sono scemi, o ignoranti. Io il Pedretti, il vostro Pedretti, caro allo stesso arch. Vito Conti, non l’ho mai chiamato “sultano”. L’ho chiamato “politico territoriale”. E, quando lui, il Pedretti, ha osato dire ch’io non avevo palle, l’ho chiamato testitrahus, “trascinatore di palle”, tanto grandi e pesanti ho dovuto immaginarmi che fossero le palle pedrettesche.
      Vito Conti in realtà è il più lucido fra gli “attori” della politichetta curnense (usiamo pure questa parola schifosetta — attori — che piace tanto alle sciacquette “acculturate”: quelle che, per esempio, vanno a sentire le conferenze di Oddifreddi, a Bergamo scienza!).
      Alle volte però, l’arch. Conti commette degli errori. Come quando, avendo intuito dove andava a parare il discorso di Gandolfi (il 3 dicembre scorso, se ben ricordo), che avrebbe in sede istituzionale, in Consiglio, inchiodato il caro sodale “istituzionale”, il suo Roby Pedretti, alle responsabilità passate e recenti, diede sultanescamente un’occhiata d’intesa alla dott.ssa Serra, la quale dichiarò insopportabile la locuzione “c.d. sinistra” (invece stilare il patto Serra-Pedretti era normale, evidenemente, e per niente lesivo dell’onore della c.d. sinistra!). A questo punto si posero le premesse per la mordacchia a Gandolfi. Una vittoria, in apparenza. In realtà una débacle per l’onore della sinistra, ancorché cosiddetta. Noi faremo di tutto perché quell’episodio, e alcuni altri analoghi, non siano dimenticati. Inutile che ci chiediate “sobrietà”, o che invochiate il diritto al’oblio. Qui non si dimentica niente. Non siamo sobri, siamo combattenti. E non siamo scemi.

  11. ifix tcen tcen permalink

    In consiiderazione del tenore delle sue risposte, dal tono pacato e colto, ma raramente pertinente a quello delle questioni che pongo, mi trovo, mio malgrado e con grande dispiacere, a dovermi accomiatare da questo “diario”.
    Avrei sperato che potesse essere un luogo in cui porre questioni davvero interessanti in modo “particolare”.
    Particolare perchè a volte alcune questioni si possono trattare in modo magari poco ortodosso ma comunque significativo quando protetti da un nickname.
    Del resto lei è stato il primo a usarlo.
    Come anche il 99% delle persone che scrivono qui.
    Ricordo infatti interventi firmati solo da Conti Massimo, Pedretti Roberto, Maffeis Angelo, Maggioni Mattia, e Tale Galbiati.
    In tutto saranno 10 interventi firmati in 4 mesi.
    Magari ne ho perso qualcuno, ma credo pochi.
    Tuttavia mi spiace ma l’atteso salto in avanti (quello che iniziava a vedersi a un certo punto nel blog UDC) non c’è stato.
    Si tratta per lo più di interventi di botta e risposta a dir poco stucchevoli in cui, lo ammetto, credo di essere caduto anche io.
    La saluto caramente e la ringrazio comunque per il tempo e l’impegno che mette quotidianamente in questo diario che, forse, meriterebbe di più.

    Saluto anche tutti gli aficionados.
    Adios Amigos

    • Non sono per niente contrario all’uso degli pseudonimi. Il Pedretti che scriveva: io ho le palle perché io ci metto la faccia, tu Aristide non le ha perché non ti firmi con il tuo vero nome, era patetico. E si beccò l’epiteto di “testitrahus”. So che gli epiteti non piacciano alla dott.ssa Serra. Mi dispiace, ma penso che ben presto dovrò assegnarle il cognomen di “Augusta”, come Cesare Ottviano. Forse conviene prepararla all”evento”: ci pensa lei? Pensavo anche al conio di una medaglia celebrativa.
      Mi sta meno bene — dico la verità — che la stessa persona assuma un’infinità di nomi per dimostrare che esiste tutto un movimento di popolo contro il buon Gandolfi, che ha svolto una parte, a Curno, apparentabile a quella di Becket in Inghilterra, e che come Becket è stato messo fuori combattimento da coloro che non ne apprezzavano la dirittura morale (messo fuori gioco, ma non in maniera cruenta: almeno questo!). Se uno, come me, assume uno pseudonimo e e svolge la propria parte con onestà d’intenti e senza imbrogliare le carte, come credo di aver fatto, penso che sia ben fatto. In linea di principio, penso anzi che partecipare con uno pseudonimo sia meglio.
      Ma pretendere che il Gandolfi sia odiato dalla popolazione curnense è un’altra cosa. Precisamente questo si pretendeva di fare con Bergamo news, che oltre tutto — di per sé, salvo resipiscenza dei suoi valorosi giornalisti anglorobicosassoni — ha dimostrato di essere spesso un foglio di regime. Con me il giochino non ha funzionato, non del tutto, perché ogni tanto dicevo: guarda che da questo stesso calcolatore hanno scritto questo e questo e quel personaggio… Così dimostravo che non erano in quindici a scrivere contro Gandolfi, ma uno soltanto (quando quei quindici fossero riconducibili a uno stesso IP).

      Mi ricordo di un altro adiòs.

  12. Cliofeci permalink

    Se Aristide latinorum e il suo collega Gandolfi frequentassero un po’ di piu’ le biblioteche lombarde, a partire da quella di Curno, potrebbero capire meglio come funziona e cosa combina una biblioteca. Per esempio la biblioteca di Curno ha avuto per circa vent’anni la disponibilità’ quotidiana di un volontario che lavorava mediamente due ore al giorno GRATIS per rilegare i libri, plastificarne le copertine, restaurare quelli malmessi per troppo uso. Tutto questo nonostante l’esiguità degli spazi disponibili. Questo volontario ha garantito mediamente ai Curnesi la conservazione di un libro per ogni giornata che vi ha prestato l’opera.
    L’hanno ripagato con un attestato…a 90 anni…
    Che ci sia bisogno di volontariato in biblioteca e’ un fatto evidente anche perche’ da molti anni iste una iniziativa nazionale, regionale, provinciale e locale
    http://www.natiperleggere.it/index.php?id=1
    Che coinvolge degli operatori specializzati e soprattutto le mamme e i genitori in genere perché’ le mamme leggano ai loro bimbi dei testi ai loro bambini piccoli e questa operazione si concerti in un processo educativo dove i genitori interagiscono liberamente cogli operatori.
    Non spetta a me illustrare questi interventi che anno dopo anno coinvolgono tutte le mamme che vogliono e ovviamente queste cambiano dal momento che siccome l’evento spazia dagli zero ai tre anni, i gruppi di genitori sono quelli che girano.
    La speranza e’ che alcune di queste mamme prendano l’abbrivi o perché’ ricambino con un po’ di lavoro volontario quel che la biblioteca da loro.
    Poi non si misura niente col bilancino.
    Quanto alla banale polemica sugli indirizzi ideologici, anche qui Aaristide e Gandolfi non sanno proprio come funziona una biblioteca. Gli acquisti di ciascuna biblioteca avvengono su proposta delle singole bibliotecarie in ambito di sistema, dove avviene un confronto quasi settimanale in modo da ottimizzare le risorse e nel contempo dare spazio a tutti i modelli culturali presenti nella società’.
    Accade invece che siano i politici ( ieri la DC oggi la Lega o il PdL) che siano intervenuti anche a Curno per “dettare” legge perché’ si comperino certi giornali piuttosto che altri.
    I politici ( di centrodestra finora a Curno) fanno queste puttanate, mica le mamme o la biblioteca in genere.
    Percio’ tutta la costruzione diffamatoria di Aristide latinorum resta iscritta nel suo stile che combina l’ignoranza ( colpevole: basta frequentare le biblioteche per verificare cosa succede, prima di scrivere) con la solita precisa volontà’ di demolire in ogni maniera la biblioteca sia come servizio che come struttura.
    Mi spiace per lui: la biblioteca di Curno resterà’ li e quando sarà’ finalmente aperta dimostrerà’ il suo valore funzionale e di accoglienza. Alla faccia degli invidiosi.

    • Meno male che esiste il gatto padano, il quale — lui sì — m’insegna come si frequentano le biblioteche. Cliofeci per ben due volte mi dà dell’ignorante? Non è un problema. Socrate riconosceva di non sapere. A maggior ragione non ho difficoltà a professarmi ignorante. Socrate diceva di sé:

      ἐγὼ γὰρ δὴ οὔτε μέγα οὔτε σμικρὸν σύνοιδα ἐμαυτῷ σοφὸς ὤν· τί οὖν ποτε λέγει φάσκων ἐμὲ σοφώτατον εἶναι; οὐ γὰρ δήπου ψεύδεταί γε· οὐ γὰρ θέμις αὐτῷ”. καὶ πολὺν μὲν χρόνον ἠπόρουν τί ποτε λέγει· ἔπειτα μόγις πάνυ ἐπὶ ζήτησιν αὐτοῦ τοιαύτην τινὰ ἐτραπόμην. ἦλθον ἐπί τινα τῶν δοκούντων σοφῶν εἶναι, ὡς [21c] ἐνταῦθα εἴπερ που ἐλέγξων τὸ μαντεῖον καὶ ἀποφανῶν τῷ χρησμῷ ὅτι “οὑτοσὶ ἐμοῦ σοφώτερός ἐστι, σὺ δ᾽ ἐμὲ ἔφησθα”. διασκοπῶν οὖν τοῦτον–ὀνόματι γὰρ οὐδὲν δέομαι λέγειν, ἦν δέ τις τῶν πολιτικῶν πρὸς ὃν ἐγὼ σκοπῶν τοιοῦτόν τι ἔπαθον, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, καὶ διαλεγόμενος αὐτῷ–ἔδοξέ μοι οὗτος ὁ ἀνὴρ δοκεῖν μὲν εἶναι σοφὸς ἄλλοις τε πολλοῖς ἀνθρώποις καὶ μάλιστα ἑαυτῷ, εἶναι δ᾽ οὔ· κἄπειτα ἐπειρώμην αὐτῷ δεικνύναι ὅτι οἴοιτο μὲν εἶναι σοφός, εἴη δ᾽ οὔ. [21d] ἐντεῦθεν οὖν τούτῳ τε ἀπηχθόμην καὶ πολλοῖς τῶν παρόντων· πρὸς ἐμαυτὸν δ᾽ οὖν ἀπιὼν ἐλογιζόμην ὅτι τούτου μὲν τοῦ ἀνθρώπου ἐγὼ σοφώτερός εἰμι· κινδυνεύει μὲν γὰρ ἡμῶν οὐδέτερος οὐδὲν καλὸν κἀγαθὸν εἰδέναι, ἀλλ᾽ οὗτος μὲν οἴεταί τι εἰδέναι οὐκ εἰδώς, ἐγὼ δέ, ὥσπερ οὖν οὐκ οἶδα, οὐδὲ οἴομαι· ἔοικα γοῦν τούτου γε σμικρῷ τινι αὐτῷ τούτῳ σοφώτερος εἶναι, ὅτι ἃ μὴ οἶδα οὐδὲ οἴομαι εἰδέναι. ἐντεῦθεν ἐπ᾽ ἄλλον ᾖα τῶν ἐκείνου δοκούντων σοφωτέρων εἶναι καί [21e] μοι ταὐτὰ ταῦτα ἔδοξε, καὶ ἐνταῦθα κἀκείνῳ καὶ ἄλλοις πολλοῖς ἀπηχθόμην.

      Socrate dice in sostanza: né io né quell’uomo, che crede di essere sapiente, sappiamo qualcosa di bello, o di buono. Ma colui, anche se non sa niente, pensa di sapere qualcosa; io invece non so, né penso di sapere qualcosa. Forse per questo sono parso al dio (Apollo) il più sapiente dei greci: perché quello che ignoro, mica vado a dire in giro che io lo so. Conclude Socrate che la causa dell’inimicizia che si è creata ad Atene contro di lui fosse l’invidia, visto che lui, Socrate, aveva il “vizietto” di dimostrare l’insipienza di chi pretendeva di essere sapiente.

      Conclusione: io so di non sapere. Ma questa non è una buona ragione perché m’ichini alla sapienza cliofecale, che non esiste. Come diceva Orazio: nulla mihi religio est.

      Gatto, gliel’ho già detto: ma chi glielo fa fare? Soprattutto, non sia oracolare, ché si rende ridicolo. Da quando in qua l’aggresssività rustica, l’astuzia contadina intrisa di mistica curnense e adesso — figuriamoci! –la sapienza burbanzosa di un disinformatore seriale hanno avuto la meglio sui modi garbati, l’ironia e la consuetudine di lettura dei buoni scrittori di un modestissimo, ma urbano, cittadino del mondo?

  13. Cliofeci permalink

    Quando lo spiaccicano contro il muro come un tafano, parte con le citazioni in greco antico e, molestino, si paragona a Socrate.

    • Peggio per lei che si permette certe confidenze con me. Così, fra l’altro, si aggiorna: la prossima volta, invece di chiamarmi “Aristide latinorum”, mi chiamerà Aristides latinorum graecorumque (Aristides, non Aristide, se dietro ci deve scrivere “latinorum”).
      Legga bene, prego. Ho scritto «A maggior ragione non ho difficoltà a professarmi…». Dunque, non mi paragonavo a Socrate, nel senso che non mi mettevo sullo stesso piano: anzi riconoscevo il paragone improponibile.
      Ho usato la tecnica argomentativa strutturale cosiddetta comparativa, ma gerarchica. Viene anche detta argomento a fortiori. Che strazio! Fino a quando dovrò insegnarle l’ABC del ragionamento o, in alternativa, fino a quando dovrò redarguirla?
      Si rechi in biblioteca : se è bravo, potrà verificare il fondamento di quel che dico. Oppure vada in Google libri, quella meravigliosa biblioteca che a lei non piace. Poiché però, nonostante la sua sapienza cliofecica, ho l’impressione che lei non cavi un ragno dal buco (della tela, cioè del Web), le dò l’indicazione di un libro che lei dovrebe studiare, perlomeno alla pagina citata: veda dunque I. Schlesinger, T. Keren-Portnoy, T.Parush, The structure of arguments, p. 97 (fare clic sul collegamento ipertestuale).

      La smetta di darsi arie e si accetti per quel che è. Quindi si consoli al pensiero che «ogni scarrafone è bello a’ mamma soja».

      P.S.
      Che tristezza questa c.d. sinistra curnense, che per prendere il potere, si riduce a fare patti di aggressione e belligeranza con il Pedretti, che per governare le sue ridicole assemblee c.d. cittadine — che per giunta pretende bestialmente che abbiano valore deliberativo, in quanto rappresentative della volontà generale — è costretta a ricorrere alle “slàid” supposte, mistiche e aziendalistiche, della prof.ssa Gamba, e che come proprio difensore culturale si è ridotta a questo povero gatto padano, spelacchiato e bastonato, e alla sua lutulenta sapienza cliofecale!

  14. Cliofeci permalink

    Deciditi: o vuoi l’onore di avere mandato a casa eroicamente Pedretti o gli dai dell’asino per essersi colluso con la Serra per … finire a casa lui e il tuo amico Gandolfi.
    [Per poter porre una questione nei termini di un dilemma occorre un minimo di vigore intellettuale, una capacità d’introspezione che le fa difetto completamente. Io nego che la questione sia suscettibile di essere posta nei termini del dilemma. Dunque la dott.ssa Serra si è vegognosametne collusa con il Pedretti e noi abbiamo mandato in esilio il Pedretti, il geometra-anglista-esteta. Non havvi contraddizione. O dovrebbe esservi contraddizione solo perché lo dice Cliofeci? Ma quando mai! Coraggio, usi un po’ della sua (enorme) sapienza cliofecale, non dica certe scempiaggini. N.d.Ar.]

    Guarda che vi hanno mollato quattro sganassoni e siete riusciti a malapena a restituirne uno.
    [Non faccia il gradasso. Il suo ex amico Pedretti, al quale adesso ha voltato le spalle, cominciò con il dire che non avevo le palle e si trovò con l’appellazione di Testitrahus. Sia un po’ prudente, suvvia! N.d.Ar.]

    Quanto al resto, non sono a libro paga con nessuno: tu invece si.
    [Si è servili, a volte, anche senza percepire la paga. Prego, mi faccia sapere qualcosa sul mio contratto, o c.c. bancario ecc: così vado a riscuotere. Non sono avido di quattrini, ma non ci sputo sopra. N.d.Ar.]

    Tafano.
    [Questo sarebbe un insulto? Pfui! Lei non ne azzeca una. Le faccio presente che Socrate, sempre nella sua Apologia, cit., ricordava ai suoi concittadii che lui si era proposto di essere un tafàno per la città di Atene. Si rilassi. N.d.Ar.]

    P.S.
    [O forse è ancora amico del Pedretti, in virtù del patto Serra-Pedretti, che prevedeva che la sua attività di disinformazione sarebbe comunque proseguita, nel campo dell’uno o dell’altro, quale che fosse stato il vincitore? N.d.Ar.]

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