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Amarcord sul c.d. Ecomostro: riassunto delle puntate precedenti

2 agosto 2012

L’articolo Riflessioni sull’ecomostro, dopo un’assemblea di pochi cittadini, proponeva il manifesto qui sotto riportato, affisso nella bacheca gandulfiana nella via de’ Marchesi di sant’Agata, Curno:

Per leggere il manifesto in formato pdf,  fare clic sull’immagine qui sopra.

Scrivevo inoltre, nell’articolo sopra citato:

Sono rimasto colpito dal rammarico per l’aumento dell’imposizione fiscale, più volte espresso dalla dott.ssa Serra [mi riferivo all’aumento dell’Imu e dell’Irpef].
[…] Il cruccio della dott.ssa Serra era dunque quello di aver dovuto aumentare l’Irpef per ricavare un importo, se ricordo bene, di 130.000 euro. […] Inoltre, sia da parte della dott.ssa Serra, sia da parte dell’arch. Conti, ho sentito paventare l’ipotesi (peraltro più che ragionevole) che le entrate del Comune di Curno possano essere inferiori a quanto preventivato, per via della crisi economica incalzante.
[…] A questo punto mi sono detto: scusate, ma Gandolfi non aveva previsto di far entrare nelle casse del Comune una certa sommetta, per la precisione 5 milioni di euro?
Ricordo che contro questa ipotesi, per niente mostruosa, salvifica per le casse del Comune, che non sacrificava un solo fazzoletto di verde al benedetto “territorio” comunale (leggi: suolo), si è scatenato l’inferno:
a) da una parte, il Pedretti cacheggiava conigli mediatici sulla stampa anglorobicosassone compiacente , si presentava in diversi luoghi “topici” con la maglietta “No all’ecomostro” , indiceva un’assemblea che pretendeva essere cittadina […] che condannava l’ecomostro in nome della sensibilità estetica ed ecologica del Pedretti medesimo;
b) d’altra parte faceva eco al Pedretti il Max Conti, lui stesso presente su Bergamo news con conigli mediatici “dedicati”[cfr:
A Curno il sindaco usa due pesi due misure;
Conti (Pd): a Curno vero e proprio “sacco del territorio”).
In generale , il Pedretti e la cosiddetta sinistra consentivano nell’affermare che il piano Bodega non poteva essere attuato perché non erano stati ascoltati gli “attori del territorio” (che Iddio li abbia in gloria!).
Oggi che i nodi sono venuti al pettine […] sappiamo che cosa pensare di tutta la faccenda. Alcuni aspetti della questione del piano Bodega irresponsabilmente e per ragioni di bieca politichetta bocciato dall’asse Serra-Pedretti, con l’apporto della quinta colonna (che Iddio abbia in gloria anche la quinta colonna!) sono presentati nel manifesto inserito in questo articolo.

Nel frattempo sono venuto in possesso di alcune cacate carte che corroborano il ragionamento svolto nell’articolo citato, nonché il contento del manifesto che lo illustrava e che qui per comodità del lettore riproduciamo. Che cosa dicono le cacate carte? Che i cittadini di Curno, in effetti, hanno ricevuto un pugno in faccia. I c.d. progressisti, in combutta con la Lega di Pedretti e con la quinta colonna (fondamentalmente del Pdl), in odio al sindaco Gandolfi e in vista del successivo tranello che avrebbe avuto come pretesto il Pgt, nonché in vista del suicidio di massa dei consiglieri, il 19 marzo, stabilirono che era meglio rinunciare alle entrate del piano Bodega, pur di mettere in difficoltà il Gandolfi. Si accodarono al geometra brembano Pedretti, progettista del terrazzino di Gemonio di casa Bossi-Marrone, il quale geometra definì “ecomostro” il progetto firmato da Bodega, architetto internazionale.
Ecco che cosa dicono, in sintesi, le cacate carte:

A favore del Comune di Curno:
– 1.194.398,63 € di oneri primari
– 807.846,28 € di oneri di urbanizzazione secondaria
– 3.233.081,35 e di oneri di qualità (oneri aggiuntivi)
—————————————————————-
totale circa 5.000.000 € e rotti

Di questi circa 5.000.000 € e rotti, gli oneri di qualità, cioè quelli aggiuntivi oltre quelli di urbanizzazione primaria e secondaria, sono così analizzabili (si dice così?):
– 600.000 € in denaro fresco dopo 30 gg. dall’adozione (30 ottobre 2011)
– 2.133.081,33 alla sottoscrizione della Convenzione (con i 500.000 € restanti l’operatore immobiliare avrebbe restaurato la cascina Santini dietro la Chiesa a completamento del nuovo parco di via Marconi).
—————————————————————-
totale: 2.733.081,33

Con questa liquidità (denaro fresco) di 2.733.081,33 in due rate si sarebbero risolti i problemi futuri di bilancio, tra cui quelli relativi al patto di stabilità, quelli relativi alla spese correnti (indirettamente), quelli relativi alle entrate correnti, crudelmente recise dal governo centrale (indirettamente).
Ergo: si sarebbe evitato di aumentare le tasse ai cittadini.

Infine, si sarebbe potuto sbloccare quell’avanzo di 2.400.000 € bloccati dal patto di stabilità, essendo i 2.733.081,33 in entrata superiori all’avanzo stesso (perciò Gandolfi aveva aspettato sei mesi prima di procedere alla parziale estinzione dei mutui: con l’approvazione del Bodega tra le altre cose si sarebbe compiuto anche il quasi miracolo dello sblocco dell’avanzo bloccato dal patto di stabilità).

Queste cose le abbiamo già scritte in un commento in calce a un precedente articolo. Riteniamo opportuno riproporle qui, in bella evidenza, indicizzata dal motore di ricerca Google (al primo posto nella pagina dei risultati di ricerca, se digitate “Bodega ecomostro Curno“), perché emerga — finalmente! — la verità negata ai cittadini. Tale sottrazione di verità è avvenuta grazie al controllo sull’informazione esercitato dal sistema di potere dei notabili curnensi: un sistema di potere allargato e “partecipato”, che sovrasta la coalizione dei c.d. progressisti, cioè degli aziendalisti con foglia di fico progressista.

Sappiamo quel che ci diranno:

a) occorre mettere una pietra sul passato (ma perché, dove sta scritto? solo perché conviene a lorsignori?);
b) non siete sobri, noi invece sì che siamo sobri, sobri col botto! (marameo alla vostra ipocrita sobrietà!);
c) esiste un diritto al silenzio (ma chi l’ha detto? ah voi! perché così conviene a voi, appunto; noi siamo di un altro parere: dobbiamo ricordare il passato, per poter ragionare correttamente sul futuro):
d) le colpe dei padri non devono ricadere sui figli (troppo facile: se i padri si fossero ritirati dalla scena politica, tale richiesta potrebbe ancora avere un qualche fondamento; il fatto è, però, che il gruppo “Vivere Curno” è soltanto una trasfigurazione del gruppo “Insieme per cambiare Curno”: una gherminella, un inganno, un prendere a gabbo gli elettori, tanto più che le nuove leve sono considerate meno che il due di picche, mentre il nucleo dirigente, i conti Serra de Benedetti stravedono ancora oggi, più che mai, per il Pedretti, per il Locatelli ecc.; il perché è misterioso);
e) “siete rancorosi”: questa è la cosa più spudorata che possano dire. Rancorosi furono loro che, in odio a Gandolfi, fecero il male dei curnensi. Noi non conosciamo rancore, tutt’al più alberga nei nostri cuori una punta di disprezzo (non è bello, non è cristiano, ma è più forte di noi). Poiché sappiamo come demistificare, mostreremo le vostre contraddizioni: a voi signori della guerra che continuate a vivere un delirio di onnipotenza, e a voi politici, appecorati ai signori della guerra, che gongolate perché siete stati abili nel mettere d’accordo i vostri “attori del territorio”. Fra poco, signori politici, dovrete fare i conti proprio con loro, con i vostri “attori”. Abbiamo già individuato alcuni punti deboli della sacra rappresentazione in corso. Quando verrà il momento, renderemo di pubblico dominio i primi elementi di cattiva amministrazione, in continuità perfetta con la ripulsa del piano Bodega.  Ci adopereremo perché il vostro giocare al piccolo sodomita con il deretano dei curnensi non arrivi alle estreme conseguenze dello sfondamento del patto di stabilità, che già s’intravede all’orizzonte. Leggete, signori progressisti, sul giornale amico, su Bergamo news, l’articolo Sei Comuni bergamaschi fuori Patto di stabilità

Attenzione, singori aziendalisti con la foglia di fico progressista e, più ancora, attenzione signori della guerra che vi siete fatti così bene rappresntare dai c.d. progressiti. Accà nisicun’ è fesso. Anche se non tutto ci è chiaro (perché, per esempio, volete salvare a tutti i costi il Pedretti, nonostante l’esilio politico da Curno e la più che probabile uscita dalla scena politica, in senso lato?), anche se voi avete grande esperienza di manovra nella stanza dei bottoni, anche se potete contare su una diffusa rete di contatti con i vostri “attori del territorio” (che Iddio li abbia in gloria), sappiate che la nostra opposizione non è quella del giulebbe Consolandi, non quela del caffè bromurato Corti, ma quella dell’aceto Gandolfi.

Siamo irriducibili, decisi a fare strame della mistificazione, a far trionfare la verità negata. Vae vobis!

26 commenti
  1. NoUrba permalink

    Certo che avrebbero fatto comodo tutti quei bei soldini, ma sarebbe ora di pensare diversamente per soddisfare le necessità dei cittadini.

    Proviamo a smetterla di pensare a come aumentare le entrate, risulta essere una corsa senza fine, ma pensare invece a come diminuire le uscite certo per usare le parole di Monti che poi non sono nemmeno le sue si può dire che abbiamo bisogno di statisti (mai visti a Curno) e non di politici (visti tanti a Curno)

    Morale niente nuova urbanizzazione che serve solo a fare cassa (soldi poi da spendere una tantum magari in malo modo solo per il fatto che si hanno in tasca) e ingrassare quelli che definite gli attori del territorio ma pensiamo a come fare per accorpare il comune con altri comuni limitrofi (in prima battuta mi accontenterei anche dell’accorpamento di alcuni servizi) i soldi risparmiati da questa operazione non sarebbero una tantum ma li avremmo tutti gli anni.

    • Sono d’accordo. Più soldi entrano nelle casse del Comune, più gli assessori si agitano, più s’accresce l’appetito dei voraci “attori del territorio”.

      Fu un’infamia dire che il progetto Bodega fosse un “ecomostro”, miserabili sono inequivocabilmente le motivazioni che indussero la c.d. sinistra, la Lega del Pedretti e la quinta colonna a impedirne la costruzione. Ciò premesso, vale il principio generale che il flusso di sempre nuove entrate non sia necessariamente positivo, anzi. La migliore dimostrazione di questo assunto ci viene dalla Cassa del Mezzogiorno: il flusso di denaro indirizzato alle regioni meridionali (in realtà ai politici e agli “attori del territorio” di colà) non rendeva migliore l’economia e la temperie morale di quelle regioni, anzi la peggiorava. Qualcuno dirà che Curno non è una plaga infelice del Mezzogiorno. Vero, però…
      Diminuire le uscite è cosa sacrosanta: non solo migliora l’economia, ma si stemperano le ambizioni assessorili, si ottundono le pretese degli “attori del territorio”, si crea un clima di rinnovato vigore morale. Tagliare, dunque: tagliare senza pietà.
      Però, rendiamoci conto di una cosa: per me e per lei è facile dire “tagliare senza pietà”. Ma teniamo presente che la coalizione al governo si è indebitata politicamente con tutti gli attori del territorio, che ben presto si presenteranno ai loro politici di riferimento, per riscuotere quanto fu loro promesso. Che cosa ci aspettiamo che faccia il gruppo di potere che così disinvoltamente rovesciò l’amministrazione onesta del Gandolfi?

      D’accordo, anzi d’accordissimo sull’accorpamento dei servizi dei comuni limitrofi. Però, inutile far finta che non si ponga il problema della riallocazione degli impiegati (mi perdoni il Max Conti se non parlo di “risorse umane”; mi piacciono gli epiteti, ma non gli eufemismi). Se si accorpano i servizi, ci troveremo con un’eccedenza d’impiegati. Si tratterà di convincerli a fare lavori utili, eventualmente a trasferirsi ecc. Chi ci riesce è bravo. Finora in Italia nessuno ci è mai riuscito. Il problema sarebbe quello di passare dalla religione dei diritti a quella dei doveri. Ma vaglielo a spiegare.

      • NoUrba permalink

        E’ evidente che sarebbe uno sforzo sovrumano far cambiare lavoro o sede a dei dipendenti pubblici, teniamo presente che per certi lavoratori esiste una cosa chiamata MOBILITA’ ma lasciamo perdere, non voglio arrivare a questo mi accontenterei di garantire loro lo stipendio attuale magari con un minimo di decurtazione dovuta al fatto che non avrebbero più i costi di trasferimento casa/lavoro in attesa che trovino altra occupazione o che vadano in pensione.
        Proviamo a fare un esempio pratico prendendo a riferimento il servizio di polizia locale presente nei quattro comuni, Curno, Mozzo, Treviolo e Lallio, se venissero uniti questi quattro servizi in un unico consorzio credo che delle circa 20 persone (date ricavati dai siti internet escluso Lallio che non dichiara il numero di addetti del quale ho calcolato una media degli altri comuni) ne potrebbero bastare la metà, pensate a quale risparmio, nel tempo, si avrebbe con 10 dipendenti in meno e al risparmio immediato sui costi che comporta un posto di lavoro (scrivania, luce, acqua, riscaldamento,ecc.)
        So che l’esempio può sembrare sballato visto che probabilmente è l’unico servizio che si ripaga con le multe affibbiate ai poveri cristi (mai preso multe dai vigili di Curno), cosa peraltro che potrebbe fare il nuovo servizio distribuendo i proventi delle multe sui quattro comuni, se volete ne ho altri di esempi, praticamente per tutti gli uffici del comune.

    • Giuli permalink

      Credo che lei non abbia attentamente considerato l’operato del Sindaco Gandolfi. In particolare credo che non abbia tenuto nella debita considerazione la corposa diminuzione di spese correnti da lui raggiunta, tale da consentire in un quadriennio di smettere il brutto vizio della precedente giunta di sinistra di finanziare la spesa corrente co entrate straordinarie, vizio talmente brutto da aver portato allo sforamento ripetuto del patto di stabilità, peraltro sempre da parte della giunta Morelli, e di avere esposto il comune all’altissimo rischio di default cui Gandolfi, subentrato già con un piede nella fossa, ha saputo porre rimedio, nonostante l’assoluta insipienza dei suoi occasionali compagni di viaggio politico e grazie alla sua indubbia originalità ed anche all’umiltà che ha dimostrato nel sapere studiare ed ascoltare i consigli di chi spassionatamente e solo per passione politica, gli è voluto stare vicino.Lei dice che di statisti a Curno non se ne sono visti, io credo invece che il coraggio di guardare in prospettiva e di non accettare compromessi etici Gandolfi l’abbia avuto, pagandone anche il prezzo. Quanto poi ai suoi esempi di risparmio di spese o forse meglio di razionalizzazione nell’utilizzo delle risorse, crede forse che senza la battaglia politica condotta ed ancora da combattersi contro i partiti o forse meglio contro la loro versione più deteriore si possa arrivare ad una qualsiasi modifica dello status quo? In conclusione penso che lei debba attentamente riconsiderare ciò che è stato fatto nel mandato precedente anche perchè se non cominciamo a riconoscere le cose positive, magari perfettibili, ma positive che abbiamo sotto gli occhi non ci sarà certo possibile svincolarci da questa triste logica di fazione ed uscire dall’immobilismo che oramai ci attanaglia.

  2. Cliofeci permalink

    Aristide Gandolfi, bisogna pubblicare TUTTA la bozza convenzione tra comune ed operatore in merito al cd ecomostro perché’ soltanto leggendo quella si comprende quanto di ” eco” e quanto di ” mostro ” ci potevano stare davvero di mezzo. Coi numeri che ha dato lei si vede una sola facciata, bisogna vedere dentro cosa c’e di realmente concreto. Basta un link per la pubblicazione e forse c’e già’ da qualche parte nel sito del comune.
    [Ancora una volta lei mi dice quel che devo fare e quel che non devo fare. Ribadisco che questo è un diario di controinformazione e demistificazione, non è un sito di servizio pubblico. Credo che, se lei si reca in Comune, possa ottenere tutte le cacate carte che vuole. Quindi le scandisce (si dice così, non “scannerizzare”!) e le pubblica in rete, se vuole. Ma si scordi ch’io lavori per lei. Oppure giri la richiesta di scansione ai conti Serra de Benedetti. N.d.Ar.]

    Perché’ se la convenzione prevedeva p.e. 100.000 mc di edificazione allora avremmo avuto davvero un “mostro- eco”. Se ne fossero previsti 50.000 saremmo già’ nell’ecomostro. Insomma occorre sapere dimensione dell’area, metri cubii edificabili secondo convenzione, metri quadrati commerciali per fare una valutazione ” moderatamente” sensata.
    [Copio e incollo dal manifesto: “L’edificio insiste su un’area di 10.464 m2. La volumetria è di 31.393 m3, l’altezza max, impianti compresi, è 15 m”. Ricordo i passati tentativi di disinformazione. Lei ci prova ancora, evidentemente. N.d.Ar.]

    Indubbiamente l’errore e’ stato del sindaco il quale
    (1) ha dato per scontato che valessero le destinazioni proposte dagli operatori
    (2) non avere avuto l’avvedutezza di dire agli operatori a Nord e sud della via Bergamo di mettersi insieme e progettare un insediamento in classe A ( anche qui ci sarebbero dei bei distinguo…)
    (3)non si sa come sia stata risolta la convenzione per cui quell’area era uno standard per la defunta discoteca
    (4) occorreva dissipare “oltre ogni ragionevole dubbio” che nell’operazione non fossero implicati politici locali di maggioranza visto quanto e’ stato volantinato in paese ed e’ stato anche scritto in questo forum a proposito di alcune srl.
    [Bravo. Lei stabilisce il principio che qualcuno possa distribuire in questo paese — fra l’altro, non dimentichiamo, ampiamente disonorato dall’indifferenza etica — un volantino (anche anonimo, immagino) contenente certe accuse, non dimostrate, e che colui che è accusato debba essere considerato colpevole, fino a prova contraria. I volantini si riferiscono al piano Bodega o ad altro? (Non faccia disinformazione.) Anonimi o firmati? Stessa domanda per quanto è stato “scritto in questo forum a proposito di alcune srl”. Che poi, se ricordo bene, l’ha scrito lei: sono beghe vostre. Non per difendere i “politici locali”, che semmai ho ripetutamente attaccato, come lei ben sa, ma per difendere un principio basilare di civiltà, ribadisco che lei è un azzeccagarbugli, ma neanche quello vero, che saprebbe di latino: lei è un azzeccagarbugli “sanza lettere”. N.d.Ar.]

    (5) capire come mai si replicava anche qui qualcosa di simile come avvenuto per la casa iper ecologica ex casa Naldi.
    [Non si capisce niente. N.d.Ar.]

    Insomma … non e’ solo una questione di soldi a breve o meno… ma sopratutto di metri cubi…
    [Appunto: e di disinformazione. E di guerra per bande: Pdl e Lega. E di rancorosa, pervicace volontà di disarcionare l’amministrazione Gandolfi, sulla quale si è trovato il “grande accordo” dei signori della guerra, del notabilato locale, degli “attori del territorio” (non sempre signori della guerra, ma con i loro bravo pacchetto di richieste e relativo ricatto elettorale), dei politici locali trasversalmente ammucchiati contro l’onesto Gandolfi, come dimostra la storia di ieri di questo sciagurato paese, come conferma la storia recente, dove l’unica opposizione è quella dell’aceto Gandolfi. Il giulebbe Consolandi e il caffè bromurato Corti hanno funzione di eccipiente con effetto placebo. N.d.Ar.]

    Come vede se il consiglio comunale avesse discusso PRIMA tutte queste problematiche meglio ancora in una seduta aperta ( lo so che vi stanno sulle balle, ma le prevede la legge…) e poi in seduta deliberativa le varie forze politiche avessero detto le loro opinioni, la decisione finale ne sarebbe uscita rafforzata mentre invece e’ diventata l’ennesima scorribanda.
    [Lei che delle miserie di questo sciagurato paese è profondo conoscitore, sa benissimo che le forze politiche guardano i loro assetti e i loro interessi, come pure i politici locali. Quando si scontrano in pubblico, parlano ellitticamente, fanno riferimento ai sacri principi, mica ai porci interessi (se è per questo, anche in privato, considerata la probabilità di essere intercettati). Dunque le assemblee pubbliche da lei auspicate, che non sono quelle dell’Atene di Pericle, ma assemblee curnensi intasate di truppe cammellate, da lei aizzate a tenere comportamenti squadristici nei miei confronti (perché il sottoscritto sia zittito) sono soltanto una rappresentazione mistificata della volontà e degli interessi dei cittadini a scorno della volontà e degli interessi autentici dei cittadini. E il principio di rappresentatitività dei cittadini da parte dei consiglieri liberamente eletti con una consultazione popolare di massa (quella sì), secondo lei non significa proprio niente? Ci rendiamo conto, o no, che con questa baggianata delle adunate aperte e delle assemblee cosiddette cittadine si dà la stura al principio che i consiglieri possano ricevere dai cittadini una certa indicazione di comportamento generale, e che poi, nel decidere intorno a casi particolari, i consiglieri possano derogare da quelle indicazioni, tradire la volontà dell’elettorato, con la scusa che un’assembeuccia cittadina ha stabilito che si vuole proprio quella cosa, quella sulla quale si sono accordati i signori della guerra, gli “attori del territorio” nonché l’ammucchiata trasversale dei politici locali, in contraddizione con l’indicazione politica di carattere generale? Bella roba: così uno si presenta come progressista, prende i voti come progressista, quindi si comporta come aziendalista, perché così vorrebbe un’assembleuccia alla quale ha presentato quattro “slàid”, con sussiego e armeggiando con i gingillini elettronici, come se estraesse dal tabernacolo la pisside contenente le ostie consacrate, come se recitasse una messa cantata! Senza contare che quell’assembleuccia raccoglieva, nella migliore delle ipotesi, l’1% del corpo elettorale, e non lo rappresentava affatto. N.d.Ar.]

    • Nota: ho aggiunto nuove considerazioni, al termine del commento precedente: si chiama ‘labor limae’ (Orazio).

    • Simone permalink

      Ma che cosa scriveva Pietro? Se è quello che io sospetto, aggiungerei “mena senza far reputazione e fa buon giuoco”.

      • Accidenti, ma voi mi parlate dell’Aretino! Per fortuna c’è Internet dove scopro che si tratta del Sonetto II del Libro I dei Sonetti lussuriosi dell’Aretino.
        Dubito però che il gatto padano sia all’altezza delle imprese alle quali il vecchione viene invitato dalla “puttana onesta”, con la quale egli s’intrattiene amabilmente, in parole e gesti: «alza ben questa gamba a far buon gioco / poi mena senza far reputazione».
        Qui a dire il vero, si pone un problema d’italianistica, per cui forse è d’uopo interpellare l’ing. Fausto Corti, italianista per meriti speciali, per aver chiesto che i consiglieri curnensi — con tutta la loro autorevolezza — facessero sapere a Roma che si riteneva necessaria la costituzione di un ente inutile per la tutela della lingua italiana.
        Il quesito è: “senza far reputazione”, significa “senza curarti della tua reputazione”, oppure, “senza ripensamenti”? Propenderei per la seconda soluzione, che ha maggior senso, nel contesto, perché si tratta di un’esortazione al godimento spensierato: «Fottiamci, anima mia, fottiamci presto / perché tutti per fotter nati siamo». Così s’inizia il sonetto precedente, con il quale si apre la raccolta. L’urgenza del prendersi piacere l’uno dell’altra è proclamata esplicitamente, fin da principio.
        Perciò propenderei per la seconda interpretazione, che presuppone un latinismo: dove la particella “re” significa il rovesciamento della qualità dell’azione. Per esempio, sero significa “chiudere con il chiavistello”, resero significa “togliere” il chiavistello. Dunque se puto significa considerare, re-puto potrebbe, in questo contesto, significare “pensare al contrario”, riconsiderare l’opportunità dell’azione (il fottere in questo caso).
        Ancora una volta, però, ho paura che questi discorsi non piacciano al gatto: infatti, non sono “istituzionali”. Lui si sente molto istituzionale, anche quando fa disinformazione. Anzi, soprattutto allora.

  3. Fortunato permalink

    @NoUrba; @ Aristide
    Parole sante!

  4. Cliofeci permalink

    Aristide Gandolfi, i ” numeri” li ha dati lei.
    […]
    [censura sugl’insulti a Gandolfi: n.d.Ar.]

    Permette che si vogliano vedere gli originali, visto che l’argomento l’ha introdotto lei? Io vorrei leggerli sulla convenzione portata in consiglio mica nei suoi tazebao maoista fiorista.
    [Lei vorrebbe leggerli: e chi glielo impedisce? Lei legga, faccia le sue osservazioni, che poi di solito sono disinformazione: poi ci faccia sapere. N.d.Ar.]

    Lei taglia e cuce gli interventi degli altri pro domo sua e – guarda caso- dimentica sempre gli ” originali”.
    [Non faccia il prepotente. Gli originali se li va a cercare lei. Ammesso e non concesso (anzi concesso proprio per niente!) che glieli procurassi io, come tutti gli azzeccagarbugli, lei direbbe poi: qui manca l’aggiornamento tal dei tali a norma della cacata grida «pubblicata d’ordine del signor Duca di Feria ai 14 di dicembre 1620, et confirmata dall’lllustriss. et Eccellentiss. Signore il Signor Gonzalo Fernandez de Cordova, eccetera»; oppure direbbe che manca il documento di cacata conformità, o il bollo cacato… a norma di cacatissima legge…; oppure, ancora, se l’aggiornamento che io le dessi non le garba, lei lo leverebbe dall’incartamento e farebbe riferimento alla cacata carta che le fa comodo, quella più fetida. Ergo: gli “originali” se li procura lei. Quindi, dopo averli procurati, coraggio, faccia disinformazione e, ancora una volta, lei sarà smentito, a norma di cacatissima carta. Mentre lei agita le cacate carte, l’aria sarà irrespirabile: una pacchia per i mosconi estivi, e per lei. Io mi godrò la scena di lontano, a debita distanza, provvisto di mascherina per arrestare il particolato di merda. Io non so chi glielo faccia fare, di continuare ad accumulare figuracce su figuracce. Comunque, non mi lamento: le comiche cliofecali sono, ‘contra spem’, un “attrattore” di questo diario. N.d.Ar.]

    Quanto ai volantini in merito all’argomento ed agli interventi in questo forum, sfido chiunque a dimostrare che siano miei o provengano indirettamente da me.
    [Per quel che riguarda questo diario (che lei chiama forum), le insinuazioni su un ex consigliere sono state fatte: a) da uno che si è firmato Coree, ha presumibilmente una certa età perché cita un film antico ambientato nel Burkina Faso, ed è — anche lui — un grande esperto di cacate carte. Infatti, scrive: «Le visure sulla società che promuoveva le torri sono pure evidenti. […] La camera di commercio e’ ancora li in piazza Libertà»; b) da un certo Antonio, che poi si è scoperto essere uno che scrive dallo stesso computer di Pedretti (possibile, naturalmente, che sia un altro: e come no?). Coree ha scritto da un computer con IP mutante e ha rimproverato l’Antonio (?) di non aver fatto altrettanto, per mezzo di un certo programmino, che lui ha. Coree, ovviamente, è antigandulfiano ed è in buona sintonia con le posizioni del Pedretti e di Antonio. Il conte di Montecristo ha trovato interessanti le osservazioni di Coree: ne deduco, con un ragionamento che non esplicito, che costoro, oltre che antigandulfiani, sono solidalmente avversari della corrente del Pdl che fa riferimento a Comunione e liberazione. Guerra per bande, ancora una volta. N.d.Ar.]

    Ormai l’abbiamo capito tutti: quando non sa piu’ dove sbattere la testa gira il discorso sulle solite cazzate che nessuno può’ controllare.
    [Come, che cosa dice? Quel che scrivo a proposito del piano Bodega, sul pugno in faccia ai cittadini, non può essere controllato? Certo che può essere controllato. Alzi le chiappe e controlli. Lei sta spostando l’asse del problema. Le cose che ho scritto sul piano Bodega sono vere o non sono vere? Questo è il problema. Io dico che sono vere. Però, se lei le ritiene false, si esponga, lo dica. Poi vedremo chi ha ragione. Ma non ci venga a dire che lei ha il diritto di non alzare le sue sacre chiappe e che, se non le portano i documenti, lei può affermare che le mie affermazioni sono false. Questo è il modo di ragionare di un manigoldo. Quando Lorenzo Valla, che non era un “contadino astuto”, volle dimostrare la falsità della donazione di Costantino, mica usò i suoi argmenti: si procurò il testo, lo analizzò, scoprì la ricorrenza di certi termini in un certo contesto e dimostrò con ragionamento induttivo che il documento era un falso confezionato da certi monaci furbacchioni in Francia. Capito come si fa? N.d.Ar.]

    La smetta di frignare come le sciure Rosine: qui non c’e la professoressa Serra che le tende pietosa la manina. Qui la menano a manrovesci.
    [ È una minaccia? Lei si ringalluzzisce al pensiero che qualche zotico, aizzato da lei, possa far squadra con altri zotici e assumere attegiamenti squadristici nei confronti del sottoscritto, qualora io osi prendere la parola in qualche dibattito pubblico. Il suo è un sentimento spregevole. N.d.Ar.]

    • Adriano permalink

      @ cliofeci.
      .
      Cliofeciiiii??????
      ……
      Barlafüs – persona / cosa di nessun valore, persona instabile, volubile, che non ha personalità Letteralmente che viene fatto ruotare come il fuso che si sposta con il filo, senza apparente logica.
      .
      Aristide! Non si imbratti di liquami steroidei di questi incontinenti verbali.
      Attenzione alle prossime ore;- Cliofeci potrebbe avere uno spurgo – dare colpa a lei che manco gliene incoglie.
      Previsioni prossime in favore di un emerito portavoce fecale.
      .
      Il clima nella zona è oggi caldo e merdoso e continuerà a essere caldo e merdeggiante nel pomeriggio. Domani caccosità intermittente alternate a pisciatine di provenienza nordica e farà più caldo che nel culo di una vacca sacra a Calcutta.
      (Cronauer)

  5. Pietro permalink

    @Cliofeci
    Mettiti [censura: n.d.Ar.], caro vecchione!

  6. Cliofeci permalink

    31.400 mc divisi per tre metri di altezza piano fanno poco meno di 10.500 mq di superficie da vendere o affittare.
    Fate fare dai vostri ” tecnici” un semplice conto sul costo complessivo dell’investimento ( 15 milioni?) e poi spiegate ai Curnesi a che prezzo avrebbero dovuto essere venduti o affittate quelle superfici.
    Forse ad Ali’ Baba ‘.
    Adesso scopriamo che c’era la Befana per i Curnesi.

    • Come il solito, lei crede di fare il furbo: adesso dopo il tono iracondo, sfodera il tono oracolare.
      Dica chiaro e tondo che cosa vuol dire, poi sempre che ne valga la pena e che io abbia voglia di perdere quota per parlare con uno come lei, nelle bassure copropapirologiche che trasudano miasmi ributtanti, infestate dagli uccelli padùli, ne riparleremo.
      a) Prima dicevate che il progetto dell’arch. Bodega era un ecomostro, o si tollerava che il Pedretti lo dicesse, senza che nessuno gli desse sulla voce. Il Pedretti faceva il “lavoro rozzo”, e se ne compiaceva, perché lui è fatto così, voi lo lasciavate fare, i giornalisti anglorobicosassoni registravano fedelmente le preoccupazioni estetiche del Pedretti, voi vi fregavate le mani. La verità veniva ogni giorno dileggiata, non ve ne importava niente, anzi godevate.
      b) Poi, soprattutto, sul fronte c.d. progressista, ci si è strappati i capelli, perché non si sarebbero sentiti gli “attori del territorio”, evocati come entità mistica.
      c) Quindi, dopo che — con il modesto contributo demistificante del sottoscritto — si è dimostrato che quasi quasi ci sarebbe da vergognarsi a dirsi “attori del territorio”, e che in ogni caso, nessun rispetto speciale, nessun appecoramento è dovuto alla (eventuale, ma frequentissima) voracità degli “attori”, lei ha provato a rilanciare la balla spaziale della volumetria maggiorata, senza tener conto delle modifiche concordate.
      d) Dopo che anche questo tentativo di disinformazione è stato rintuzzato, lei ha detto che io raccontavo balle perché non le portavo i documenti: cioè la verità cessa di essere una verità se il gatto non vede i documenti nella sua scoella, documenti che secondo lui io avrei avuto il dovere di scandire e porre in rete. Geniale: non so, in fatto di logica, chi dei due sia più meritevole della palma “Zenone d’Elea”: lei o il suo amico Pedretti, quello che nega il principio di transitività?
      e) Infine, dopo aver rinunciato a questa sua ultima infantile pretesa, quella del recapito dei documenti in scodella, essendosi forse reso conto del fondamento delle cifre riportate in questa pagina di Nusquamia, il gatto imbocca con disinvoltura la strada oracolare, tante volte tentata. Ma io non interpreto gli oracoli, detesto il misticismo, ho orrore del sistema streineriano, che una consigliera esoterica voleva imporre ai curnensi, irrido al mago Otelma. Lei faccia un ragionamento, se ne è capace. Ma non chieda a me di fare calcoli per lei: non ne ha l’autorità. Mantenga le distanze e si ricordi che sono un gentiluomo, mentre lei è un azzeccagarbugli che non sa di latino, un rentier (come lei stesso si compiacque di affermare), un disinformatore, un uomo che non ha cura del proprio onore, uno che reiteratamente e abiettamente ha mostrato compiacimento di eventuali azioni squadristiche a mio danno, qualora osassi esprimermi in assemblee pubbliche. Poiché dice che c’è qualcosa che non sta né in cielo né in terra in quella volumetria del piano Bodega, in rapporto all’entità dell’investimento, faccia i calcoli, snoccioli le cifre, tragga le conclusioni. Ma non mi faccia il discorso: “Tu mi devi spiegare perché questo e perché quello”. Io a uno come lei, in particolare a lei, non devo spiegare niente.
      La pretesa che lei possa insinuare quel che vuole e che gli altri le debbano delle spiegazioni è speculare a quell’altra, non meno gretta e altrettanto detestabile, “Non m’interessa! Punto! Basta!”. Con la prima pretesa si impone di parlare: “E allora, che cosa mi dici, cane?”. Con la seconda, si impone il silenzio. Entrambe le pretese sono schifose, siamo al livello dei giapponesi “cattivi” nel film Il ponte sul fiume Kwai.

      (Gliel’ho già detto: usi i suoi trucchetti con i suoi pari, con i quali lei dà a intendere di averla sempre spuntata, anche se poi, però, bisognerebbe vedere come stanno le cose. Ma non ci provi con me, memore anche della fine che ha fatto il suo amico Pedretti, che aveva sempre messo tutti nel sacco, ma con me non l’ha spuntata, nonstante la vostra rete di solidarietà).

      Appello alla c.d. sinistra: dovete prendere al più presto le distanze da questo individuo. Lui si prodiga a farvi i servizietti: ma, se avete senno, non dovreste dimenticarvi della vostra subalternità ai signori della guerra e agli attori del territorio. Rendetevi conto del fatto che questo signore vi fa i servizietti, ma non è al vostro servigio, veramente, bensì al servigio dei veri padroni del vapore. Dunque, se vi serve, è soltanto per stringervi ancora più forte il cappio che avete al collo. Pensate che avete vinto le elezioni dicendo al popolo che siete “progressisti”, considerate che il sipario della vergogna e della menzogna sta per essere squarciato. Se continuate ad accettare i servigi di queso gatto, voi che già godete di una pessima reputazione per via dell’indifferenza etica, sarete trascinati da costui nell’abisso infernale, nella palude stigia, dove sono sommersi gl’iracondi e gli accidiosi. Fatelo nel vostro interesse, sconfessatelo.

    • Adriano permalink

      Cliofeciiii.
      Ma va a da vià l’cül.
      Forse , dico forse, qualche giovamento; laddove l’oscurità porta avanti un discorso ambiguo a livello semantico…
      Barlafüs.

  7. doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    Fig Leaf Rag, cioè il rag della foglia di fico.

    Rag di alta classe dedicato agli aziendalisti curnensi con la foglia di fico progressista.

    Fi donc! vous devriez rougir de honte, Viveurs, et vous aller cacher.
    Vedi:

    • Poiché quelli che ci vogliono male dicono “Eh, ma la sciura Rusina certe cose non le sa, bisogna spiegarle bene, dovete usare un linguaggio come ve l’impongo io ecc.”, ecco la spiegazione: “rag” è abbreviazione di “ragtime”. “Ragtime” è così definito dall’ottimo vocabolario Treccani:

      ragtime rä′ġtaim› (o rag-time o semplicem. rag) s. ingl. (propr. «tempo a pezzi»), usato in ital. al masch. – Genere di composizione musicale, prevalentemente per pianoforte, sorto negli Stati Uniti d’America alla fine del sec. 19°, largamente utilizzato nel jazz tradizionale; il termine indica anche il ritmo molto sincopato dei brani appartenenti a tale genere musicale, formati generalm. di 4 ritornelli di complessive 16 o 32 battute. Il ritornello iniziale viene ripetuto alla fine del brano, che termina con un accordo brusco.

      Comunque, tanto per mettere i puntini sulle “i”:
      a) Il nostro linguaggio non è più difficile di quello del Corriere della sera e, se introduciamo qualche termine desueto, abbiamo solitamente cura di spiegarlo nel contesto, o con un sinonimo o addirittura fornendone la definizione e l’etimologia.
      Inoltre, visto che il diario è mio, uso il linguaggio che mi piace, scelgo gli argomenti che mi pare, soprattutto non accetto “buoni consigli” che ridurrebbero questo diario a cumulo di “cacati bit”, come tanti, qualora fosse normalizzato. Questo diario ha una sua specificità, che vuole mantenere. Qui non si normalizza un bel niente. Coloro che trovano difficle questo linguaggio, scrivano analoghe letterine, come talora ne hanno scritte qui, al Corriere della sera, alla Stampa (ottimo giornale sabaudo, a suo tempo servo degli Agnelli, ma pur sempre ottimo) ecc. Sicuramente al Corriere della sera e alla Stampa si prenderanno una gran paura e si allineeranno ai “buoni consigli”. Insomma, la tentazione sarebbe di dire “Il diario è mio e lo gestisco io”, come l’utero delle femministe. Ma troppo grande è il disgusto che proviamo per l’aziendalismo, dal cui contesto è tratta l’espressione di “gestione uterina”, immagino con partita doppia delle entrate e delle uscite. Perciò soprassediamo.
      b) Quella vecchia bagascia della sciura Rusina, che ha avvelenato il marito con il topicida per impadronirsi della pensione reversibile di lui, quella Rusina per ragioni elettorali coccolata da tutti gli “operatori di transazioni politiche”, ingozzata di panettoni elettorali e, quel ch’è peggio, considerata depositaria di “memoria storica” (orrore, orrore!) e come tale designata come “veneranda”, stia buona, non accampi pretese assurde, pensi ai suoi peccati e si prepari serenamente alla morte, se ci riesce, dopo tutto quel che ha combinato in una vita mal vissuta. Se però insiste ad accampare assurde pretese, sappia che non ci mancano i mezzi di sedazione della sua iracondia e e del suo schifoso egoismo:

      Flit per la Rusina Flit per la Rusina

  8. Pietro permalink

    Titti, uccello non padùlo, non si fida dell’onore dei gatti (né di quello padano né di quello napoletano).
    Vedi:

    Ma il gatto padano, che si dice di essere di origine francese, non è che invece è di origine napoletana?

    • Eh, ma lui — il gatto padano: e chi altrimenti? — dice tante cose!
      P.S. – Ho ricevuto una comunicazione di Pietro, il quale mi segnala di avermi inviato un collegamento a You tube sbagliato. Ho provveduto alla sostituzione, nel commento qui sopra.

  9. Cliofeci permalink

    Vedo che – a corto di argomenti – come al solito ha scatenato la sua muta di cani affamati di sangue. I turibolari li ha lasciati in sacristia ( della chiesa della Marigolda in attesa delle villette parrocchiali?) e stavolta ha aperto il canile.
    Mi spiace per lei: i Curnesi hanno gia fatto a pezzi lei e la sua ex maggioranza. Irrimediabilmente.
    Quanto ai suoi appelli al CSX o chi vuole lei, sappia che non faccio il leccaculo a nessuno in cambio di un incarico in una qualche ” officina”.
    Tra cinque anni sarete morti tutti d’inedia POLITICA.

    • Questo è il suo ultimo commento della prima tornata di vita di questo diario. L’affermazione sarà chiarita in un prossimo articolo di Nusquamia.

    • NoUrba permalink

      Mentre leggevo il commento di cliofeci mi sono trovatodavanti a me una pagina del sudoku dove veniva citata una frase di Emile Cioran (confesso che non so chi è) che dice “Quando un solo cane si mette ad abbaiare è un’ombra, diecimila cani ne fanno una realtà” forse ne bastano meno di diecimila questo lo dico io.
      So che ad Aristide non piacciono i suggerimenti sul come gestire il SUO diario ma mi permetto di fare notare che la democrazia prevede l’uso di regole, quindi suggerirei, visto il mancato contegno di certi commentatori, di consentire per ogni argomento un intervento e una replica per ogni commentatore.

      • In effetti, un certo spiritello anarchico m’impedisce di accettare i “buoni consigli”.
        Quanto alla democrazia, penso che sia il male minore, e che, in ambito politico, il principio democratico debba essere accettato senza se e senza ma, senza escamotage come quello proposto da Jean-Jacques Rousseau, escamotage condannato da Bertrand Russel e Karl Popper, per cui esisterebbe una “volontà generale” preminente sulla “volontà emergente dalla somma aritmetica dei voti”. Su questa china autoritaria si sono messi gli “aziendalisti ficati” di Curno: ma ne abbiamo già parlato, perciò non insisto. (“Aziendalisti ficati”: cioè, con foglia di fico progressista.)
        Dunque ottimo è il principio democratico in ambito politico, quando si tratti di stabilire la volontà dei cittadini. Avevano torto pertanto gli illuministi e, prima di loro, Platone, che auspicavano una sorta di tirannide illuminata. Il potere assoluto è instabile e costituzionalmente portato al collasso, proprio perché manca degli elementi di falsificazione del processo decisionale, per dirla in termini popperiani.
        Ma molto meglio, in linguaggio scientifico — e alla luce della meravigliosa disciplina che prende il nome di Teoria classica dei sistemi, disciplina insieme filosofica e matematica — in un sistema di tirannide illuminata mancano gli anelli di retroazione (“anelli”, mi raccomando, e non loop; “retroazione” e non feedback!), indispensabili per la stabilità del sistema, in vista del bene pubblico.
        Riassumendo: la democrazia è il minore dei mali, ma non è un bene assoluto, cioè in ogni possibile ambito decisionale. Per esempio, in ambito estetico, mi rifiuto di accettare il principio democratico. Oppure , si pensi al progresso della scienza: è pensabile che la verità scientifica possa nascere da una votazione democrartica? Lo sanno tutti, la verità non si decide a maggioranza. In ambito scientifico, e non solo, la verità nasce dalla guerra: dalla guerra delle idee, dalla contrapposizione dialettica, mica dalla conta democratica. Vince chi ha argomenti migliori.

        Non ho ben capito, se devo essere sincero, che cosa lei intendesse dire nelle ultime due righe del messaggio. Ribadisco tuttavia che questo diario non è democratico. Dica pure che è fazioso, se vuole: la cosa non mi offende. Il punto è che qui si combatte, qui c’è il torneo delle idee e vince chi è migliore, nel rispetto di altre regole, che in questo caso è giusto che prevalgano su quelle della democrazia: per esempio, nel rispetto delle regole della logica, fondamentalmente per chi non voglia essere un saltimbanco delle idee, un buffone, e delle regole dell’onore. Perché dirà lei? Semplice: io ho stabilito che questo diario fosse rigorosamente rispettoso delle regole della logica e dell’onore.

        Approfondimento – Pur consapevole dei limiti di questo diario, ho voluto attenermi a quanto prescritto negli statuti della benemerita Royal society inglese, così importante per il progresso del pensiero scientifico moderno. Tali statuti prescrivono ai membri della Royal society, appunto, la rinuncia alla retorica, in particolare ai suoi “lenocinii”, cioè ai suoi allettamenti e trucchetti. In pratica, un uomo di scienza è il prototipo dell’uomo d’onore. I lenocinii retorici sono buoni, semmai, per i manager / monager triccheballacche. Considerando gli sviluppi più pedestri e la degenerazione più abietta della retorica, in una prospettiva di miseria intellettuale curnense, il concetto può essere riformulato in questi termini: niente trucchi pedretteschi o da gatto padano.

        Dunque, questo diario non è democratico. Il che non autorizzza nessuno a dire che io non sarei democratico, politicamente: cfr. supra.
        Per esempio, scriverò prossimamente un articolo sulla fichitudine, dove stabilirò questa classifica:
        a) al primo posto, come idea archetipica di fichitudine, Catherine Spaak da giovane;
        b) al secondo posto (so di esssere in buona compagnia in questa valutazione, addirittura in compagnia del regista Alberto Lattuada, come dimostrerò) metterei Nastassia Kinski (da giovane, naturalmente, perché lo sanno tutti che la bellezza non esiste in vecchiaia, così come turpi sono gli amori dei vecchi, teste Ovidio);
        c) al terzo posto, come esempio moderno, Gwyneth Paltrow (quella di circa dieci anni fa, però).
        Questo è il mio parere, irremovibile, dal quale non può scostarmi nessun pronunciamento “democratico”.

        Ultima considerazione: questo è un diario, non è un forum, meno che meno è un organo di servizio pubblico. Insomma, è impossibile incastrarmi nel rispetto di regole che io non sia disposto ad accettare. Infatti, le regole sono quelle che ho sopra enunciato, quelle e soltanto quelle, e non altre (ovviamente, rispetto anche le leggi dello Stato, per la buona ragione che sono costretto ad accettarle: come del resto sono costretti ad accettarle tutti).

  10. James permalink

    Poor Cliofeci!
    Look:

    The Funeral March of a Marionette (Gounod).
    Alfred Hitchcock presents.

    • ordine e progresso permalink

      Vedo che il cliofeci e’, al pari di certi pallanuotisti, temporaneamente espulso.
      E io vibratamente protesto. […]
      [Questo messaggio proviene da Tablet PC, con IP dinamico: probabilmente l’ultimo gingillino elettronico del gatto padano. Il linguaggio è quello del gatto padano. Ecco una perla da un messaggio precedente, proveniente dallo stesso gingillino: «Io l’ho letto. Il volantino, intendo. Dice avanti tutta. E se Gandolfi non ci sta c’importa una sega». Qui l’autore mentiva a proposito del volantino, ancora non uscito, come ci ha informato il simil-gatto. Mentiva come il gatto padano. Inoltre usava lo stesso linguaggio truce del gatto padano («non c’importa una sega»). Messaggio censurato. Accà nisciun’ è fesso. La prossima volta messaggi come questo saranno censurati, senza nemmeno notifica.
      Ricordo che la pena è irrogata non a Cliofeci, ma al gatto padano e a tutte le sue personificazioni
      N.d.Ar.]

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