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Assemblea pubblica, mercoledì 5 settembre sulla soppressione del servizio di trasporto scolastico

3 settembre 2012

Riuscirete, curnensi, a imporre che la verità venga a galla? L’unica opposizione in questo momento è quella di Gandolfi, da sempre estraneo all’“ammucchiata istituzionale”. Non è più tempo di mordacchie, come quella del 5 dicembre 2011, quando fu impedito al sindaco di esprimersi in Consiglio, o quella del 17 marzo 2012, quando c.d. sinistra, Pedretti e quinta colonna impedirono che il Pgt fosse illustrato in Consiglio. Esigete che Gandolfi possa prendere le vostre difese esprimendosi liberamente.

P.S. – È tutto documentato:
a) per la mordacchia del 5 dicembre 2011 si veda La mordacchia, l’indifferenza etica e la banalità del male;
b) per la mordacchia del 17 marzo 2012 si veda La lugubre mordacchia curnense sulla discussione consiliare del Pgt  (servì come prova generale di praticabilità del patto Serra-Pedretti per il disarcionamento di Gandolfi e la conseguente ammucchiata istituzionale, tuttora operante sul territorio, nonostante l’esilio politico del Pedretti);
c) sull’eversione dell’Amministrazione Gandolfi, due giorni dopo la seconda mordacchia, il 19 marzo 2012, per opera dell’ammucchiata istituzionale costituita dalla c.d. sinistra curnense, dal Pedretti e dalla quinta colonna (con il contributo determinante di un assessore della Giunta Gandolfi!) si veda Per far dispetto al sindaco suicidio di massa di 9 consiglieri.


Bando di assemblea, dal sito del Comune di Curno (vedi qui). Secondo il bando, la soppressione del  servizio di trasporto scolastico non sarebbe responsabilità della Giunta, ma della «recente normativa»: boh!

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Nota:

1. Non c’è nessuna normativa, antica o recente, che imponga la soppressione del servizio scolastico;

2. le casse del Comune entrano in sofferenza il 5 luglio, con la concessione a un “attore del territorio” di una rateizzazione di 402.000 €, che proprio in quel torno di tempo dovevano essere versati al Comune;

3. la richiesta di rateizzazione perviene in Comune il 5 luglio, alle 12.26; la Giunta si riunisce alle 14:00 dello stesso giorno e redige in favore della richiesta – con meravigliosa efficienza, in stile impeccabile e in tempi miracolosi – un documento di cinque pagine, ricco di dettagli tecnici, ancorché discutibili. Ma come hanno fatto, in Giunta? Sono proprio dei maghi.


E adesso, se nessuno se n’ha a male, ragioniamo:

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La regina Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, sposa di Luigi XVI di Borbone, re di Francia fino al 1791 (quindi “re dei Francesi” fino al 1792, anno della sua deposizio­ne). Secondo la leggenda, avendo sentito che il popolo non aveva pane da mangiare, la regina avrebbe risposto: «Se non hanno pane, che mangino brioche!».

Se tanto ci dà tanto, non è da escludere che a Curno possa prender corpo una frase simile, con opportuno adattamento alla realtà mistica curnense, ovviamente enunziata con tono determinato e sorrisetto asseverativo al termine dell’espressione, per troncare ogni tentativo di discussione: “I genitori si lamentano della soppressione del servizio scolastico? Che i figlioli vadano a scuola in taxi!”.

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Tre settimane prima dell’apertura delle scuole, le fami­glie sono state messe (telefonicamente) in preallarme: il servizio di trasporto scolastico a Curno è soppresso. La cosa ha destato sconcerto, se non altro perché le fami­glie a Curno sono abituate a usufruire del servizio, ormai da parecchi anni.

Indipendentemente dalle “buone” ragioni (pessime, secondo noi) di soppressione del servizio, com’è che una notizia di tale importanza, che stravolge la vita delle famiglie, soprattutto di quelle in cui entrambi i genitori lavorano fuori casa, è comunicata all’ultimo momento, senza che le famiglie abbiano il tempo di organizzarsi diversamente (sempre che trovino un modo alternativo)?

Adesso la cosa è ufficiale: il servizio è soppresso. In compenso, il 5 settembre ci sarà un’Assemblea pubbli­ca, nella quale il Consiglio dei reggenti di Curno spie­gherà al popolo bue che responsabile della soppressione del servizio di trasporto scolastico sarebbe la «recente normativa». Balle. Quale sarebbe questa «recente» nor­mativa? Il patto di stabilità? Ma risale al 1997! Si sa benissimo che esistono i vincoli del patto di stabilità, e che vanno rispettati. Vogliamo una dimostrazione del fatto che non c’è nessuna normativa “recente” che impedisca il trasporto scolastico? Eccola: a Terno d’Isola, per esempio, «sono aperte le iscrizioni al servi­zio di trasporto per l’anno scolastico 2012-2013».

Dunque, la causa della soppressione del trasporto scolastico non è la normativa ma l’evanescenza dei fondi. E la causa? Eh, qui viene il bello! Osserviamo che:

Dopo che i viveur di “Vivere Curno” ebbero dichiara­to con tono perentorio e “determinato”, in campagna elettorale, precisamente il 29 aprile 2012, che «Vivere Curno non ha alcuna intenzione di aumentare l’ali­quota Imu», l’Amministrazione Serra il 27 giugno, appena due mesi dopo, delibera di aumentare l’addi­zionale Irpef e incrementare l’aliquota Imu.

• A fine giugno i fondi per il servizio scolastico ci sono ancora, come si legge nel bilancio di previsione per l’esercizio 2012 del Comune di Curno, presenta­to a fine giugno, appunto, certificato e approvato.

Improvvisamente, pochi giorni dopo, i fondi sono scapitozzati. È successo nel frattempo che, nel corso di una riunione di Giunta, il 5 luglio, l’Am­ministrazione abbia concesso a un “attore del terri­torio” la rateizzazione di 402.000 €, che il Comune avrebbe dovuto riscuotere proprio allora, alla sotto­scrizione della convenzione relativa al Piano integra­to d’intervento “Briantea Nord”. La giunta concede la facilitazione in considerazione della «crisi econo­mica generale e, in particolare, dell’arresto dell’edi­lizia». Com’è maturata la decisione? La deliberazio­ne di Giunta segue la richiesta a tambur battente. I viveur hanno provato a resistere, almeno un po’? Perché la dott.ssa Serra ha rinunciato a usare l’ar­ma del “sorrisetto asseverativo”? Senza contare che l’“attore” si è obbligato (nel 2011) alla convenzione, firmandola pagina per pagina: la sua inadempienza sarebbe stata oggetto di contenzioso giudiziario.

Conclusione: Gandolfi comincia a essere rimpianto molto prima del previsto

La giunta serrana aumenta le tasse ma taglia i servi­zi: bel colpo! In compenso, per metterci una pezza, promuove Consigli comunali “aperti” e Assemblee pubbliche: quand’anche riscuotesse il plauso delle truppe cammellate, mancano all’appello circa 6.000 cittadini aventi diritto di voto. Siamo curiosi di vede­re come presenteranno i tagli dei servizi.

Escogitando una manovra che pretende di essere sal­vifica (ma è da dimostrare) per un “attore del ter­ritorio”, la giunta fa una scelta che è di perdizione per i cittadini (v. l’approfondimento qui di seguito).

La decisione che ha indotto la giunta serrana a taglia­re il servizio scolastico è stata presa in modalità parecchio discutibile (vedi approfondimento).

Già in precedenza i c.d. progressisti curnensi, in realtà aziendalisti con foglia di fico progressista, e neanche tanto bravi come aziendalisti, avevano dimostrato sommo disprezzo per i cittadini, allorché cassarono il piano d’intervento progettato dall’arch. Bodega: lo fecero in concorso con il Pedretti, geome­tra brembano improvvisatosi esteta, il quale affer­mava che quello del Bodega era un ecomostro; loro, invece, la c.d. sinistra e la quinta colonna del Pdl, pretesero che il progetto mancasse dell’approvazione degli “attori del territorio” (quali?). Risultato: i cit­tadini hanno perso l’occasione di incamerare 5.000.000 tra oneri primari, oneri di urbanizza­zione secondaria e oneri di qualità (oneri aggiuntivi).

Approfondimento
(per i cittadini più tenaci e “àpoti”, che cioè non la bevono facilmente)

 

Il 5 luglio la Giunta, guidata dai viveur, riteneva «essere questa [la rateizzazione] l’unica possibilità per consentire all’operatore di far fronte ai propri impegni».

• La solvibilità dell’operatore e lo stato di liquidità sono stati accertati? Non si ha notizia di un dibatti­to. Hanno fatto tutto fra loro, senza “condivisione”.

• Siamo sicuri che la soluzione che espone il Comune al rischio di sfondare il patto di stabilità e che conce­de all’“attore del territorio” una rateizzazione con interessi legali inferiori a quelli bancari, fosse l’uni­ca possibile? Noi siamo di parere contrario. Riteniamo inoltre che quella delibera di giunta sia irrituale, come dimostreremo nelle sedi opportune. Osserviamo inoltre:

• La proposta di rateizzazione richiesta dall’“attore”, deliberata in Giunta, è stata redatta dall’arch. Vito Conti, vicesindaco, che però era assente dalla riunio­ne di Giunta. È un peccato, perché i membri di Giunta avrebbero potuto con il vicesindaco trovare soluzioni alternative, a tutela degl’interessi dei cittadini. Non dimentichiamo che l’“attore” si era impegnato al completamento dell’edificio della scuo­la elementare di via Carlinga, in luogo del versamen­to nelle casse comunali di altri 2.100.000 €. Che il Comune dovesse restituire i 700.000 € anticipati dal­l’operatore, in caso d’inadempienza del medesimo, è tutto da dimostrare, contrariamente a quanto affer­mato dall’arch. Conti nella sua proposta. Semmai la sofferenza economica dell’“attore”, una volta accer­tata (ma è stata accertata?) avrebbe dovuto indurre il Comune a richiedere fideiussioni per un importo ben superiore (l’argomento è difficile, sarà affronta­to in un documento a parte).

Lo spostamento degli introiti da un esercizio all’altro richiede l’approvazione da parte del responsabile della contabilità: il responsabile – per quel che è dato sapere – non è stato interpellato in merito.

Il testo della convenzione è stato approvato con una delibera di Consiglio sotto l’Amministrazione Gandolfi. Ammesso che le modalità di pagamento dovessero essere modificate, la decisione spettava a una riunione di Consiglio e non di Giunta, essendo le modalità di pagamento da parte dell’operatore ele­mento essenziale del testo della convenzione, appro­vato dall’organo consiliare: tanto più, in quanto tale sciagurata decisione avrebbe comportato effetti devastanti sulla vita dei cittadini. Invece, la decisio­ne è stata assunta con delibera di Giunta, tenendo il Consiglio comunale all’oscuro della manovra.

Insomma, la Giunta ci ha cacciati in un bel pasticcio. I cittadini di Curno rischiano di precipitare in un baratro dal quale sarà difficile riemergere, servendo ben poco, ormai, la mistica di condivisione (che, fra l’altro, qui non c’è stata) e il sorrisetto asseverativo (significa: ho ragione io, punto, basta!).

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187 commenti
  1. Un genitore permalink

    Buongiorno, due settimane fa ricevo una telefonata, ero in ferie, dal comune di Curno che mi comunica la soppressione del trasporto scolastico.
    La mia prima reazione è stata d’incredulità, pensavo ad uno sbaglio, quasi ad uno scherzo.
    Riferisco a mia moglie, mi ha guardato e pensava che io scherzassi.
    Oggi una famiglia di quattro persone, dove i due genitori lavorano, ha un’organizzazione parecchio rigida data dai tempi condizionati dai nostri impegni lavorativi.
    Come genitori ci rendiamo conto, e ne siamo dispiaciuti, di imporre ai nostri figli i nostri ritmi frenetici, della mattinata in particolare.
    In questi momenti di crisi siamo sotto pressione, disponibili e chiamati a sacrifici per mantenere il posto di lavoro.
    Una macchina e uno scooter, questi sono i nostri mezzi di famiglia, l’auto alle 7 è in autostrada e la madre dei bimbi alle 8 inizia il turno.
    Per fortuna con la signora vicina di casa, i bambini si recano alla fermata dello scuola bus, il più grande ha le chiavi di casa.
    Siamo ben serviti, penso al bambino del film L’albero degli zoccoli che andava a piedi a scuola con i suoi zoccoletti, anche i nostri genitori hanno vissuto quasi la stessa situazione.
    Non ci sono i soldi, il servizio è cancellato.
    Per noi è uno stravolgimento dell’attenta pianificazione dei nostri programmi, non potendo contare sui nonni o parenti vicini.
    Torno dalle ferie e cerco informazioni, sperando che intanto in paese una presa di posizione dei genitori portasse a riflessioni e a cambiamenti sulla decisione.
    Ho bisogno di sapere e il comunicato del comune non mi basta.
    In comune la risposta è “la mancanza dei fondi”, vari siti internet, scuola, comitato dei genitori, forze politiche, nessuna segnalazione nessuna presa di posizione e di spiegazione sulla decisione dell’amministrazione comunale.
    In paese incontro alcuni amici genitori anche loro nella nostra situazione, arrabbiati, delusi e soli.
    Con il mio lavoro sono spesso in contatto con le amministrazioni locali, e conosco abbastanza il funzionamento delle stesse, conosco le grandi difficoltà economiche che stanno attraversando e quasi mi rassegno all’obbligo del rispetto del patto di stabilità, che vincola i nostri comuni nella loro capacità di spesa.
    Quasi mi rassegno, nell’attesa della riunione del 5 settembre per sentire le spiegazioni del sindaco, e sue eventuali soluzioni alternative.
    Ma stamattina leggo quest’articolo segnalatomi, lo rileggo, con attenzione.
    Avevo bisogno d’informazioni per capire, ma qui leggo una cronologia dettagliata dei fatti, che se confermata, è imbarazzante.
    Sinceramente faccio fatica a restare razionale di fronte a decisioni ed atteggiamenti di questo tipo.
    Ma ci rendiamo conto che la modifica, anzi la cancellazione di un servizio di questo tipo, andrebbe comunicata con mesi d’anticipo alle famiglie.
    Solo per i tempi di comunicazione ci si deve domandare dove è finito il rispetto per i cittadini da parte degli amministratori del paese.
    Io non sono disposto a subire, a tre settimane dall’inizio della scuola, sono proprio curioso di ascoltare il sindaco e di vedere che tipo di reazioni ci sarà in paese nei giorni seguenti, o se la rassegnazione, magari gestita, dei cittadini è tale da permettere agli amministratori di imporre queste inaudite decisioni.
    Mi fermo perché mi sto arrabbiando, voglio informarmi e sentire le parti interessate.
    Grazie dell’informazione e dello spazio dedicatomi (se mi pubblicherete)
    Un genitore di Curno

    • Sono anch’io curioso di sapere che cosa ci diranno in assemblea: spero, con umiltà, rinunciando una volta tanto alla consueta albagìa che però, immagino, lorsignori chiameranno “assertività”, come s’insegna nei corsi di formazione aziendali. Si veda,a proposito di assertività e del sorriso assertivo, al quale accenno nell’articolo, questa pubblicazione, per i tipi del Sunday Times: Develop your assertiveness. In realtà — non insisterò mai abbastanza — più che di proiezioni di “slàid” (in italiano: schermate), più che di esibizione di tecniche aziendali, più che di uso ostentato di gingillini elettronici («sì, un po’ più a fuoco, per favore, possiamo rivedere i parametri di crominanza?») abbiamo bisogno di argomenti razionali. E di un briciolo di umanità. Altro che “determinazione” (che Iddio la stramaledica)!

    • Un Nonno permalink

      Prima di commentare aspetto di sentire cosa diranno nella prossima riunione, però devo dire che nel leggere il suo commento mi viene spontaneo chiederle se avrebbe messo lo stesso fervore agonistico (mi riferisco al suo desideri di vedere che tipo di reazioni ci sarà in paese nei giorni seguenti) se i tagli avessero riguardato un altro servizio a lei non congeniale ma utile alla collettività.
      PS: se fosse così gentile di chiarirci l’età dei suoi due figli magari potremmo farci una idea migliore del servizio che lei si aspetta dalla collettività, perché sa c’è una bella differenza fra chi frequenta le elementari da chi frequenta le medie

      • Lei scrive: «… mi viene spontaneo chiederle se avrebbe messo lo stesso fervore agonistico […] se i tagli avessero riguardato un altro servizio a lei non congeniale». Guardi (lo dico come studioso di logica) che il suo è un paralogismo di congiunzione indebita di due questioni separate. Lei deve guardare gli argomenti relativi alla questione posta sul tappeto, eventualmente negarne le premesse, se ci riesce. Ma che senso ha dire: voglio vedere che cosa diresti in quest’altra occasione. Sarebbe come dire che uno stalinista che condanna i campi di sterminio nazista ha torto, perché lo stalinista non condanna i gulag. Quando condanna i campi di sterminio nazista, lo stalinista ha ragione; ha torto, invece, quando assolve i gulag sovietici, o ne nega l’esistenza. Tutto qui.

      • Un Nonno permalink

        Al Sig. Aristide, l’esempio giustificativo della sua logica a me sembra fuori luogo e non in linea con la mia logica, ma tornando all’argomento in questione mi sembra che sia stato posto sul tappeto perchè siamo in presenza di carenza di fondi e pertanto è necessario operare dei tagli, quindi è importante non solo esprimere il proprio dissenso su cosa non tagliare ma anche proporre soluzioni alternative di tagli possibili, a meno che non si vogliano aumentare le entrate ma anche qui indicare come (es. tasse, urbanizzazioni, ecc.)
        Capisco che dal suo punto di vista il problema non ci sarebbe stato se si fosse realizzato il piano Bodega o si avesse richiesto il versamento dell’intera somma all’imprenditore e non la rateizzazione cme è avvenuto (magari è già bello aver preso quello che si è preso), ma purtroppo questi soldi non ci sono e ha voglia di dire che l’attuale amministrazione opera male (la giudicheremo a tempo debito con le votazioni), rimane il problema che se non si fanno questi tagli se ne devono fare altri e quindi ci sarà qualcuno che leverà il dito dichiarandosi incazzato come guido calderoni senza fare proposte e senza sua replica (cosa rara).

        • «È pertanto è necessario operare dei tagli…»: quali, appunto?
          «… rimane il problema che se non si fanno questi tagli…». Perché “questi” tagli? La scelta dei tagli: questo è il problema.

          In generale, penso che lei l’abbia capito: mi piace ragionare, credo che le soluzioni, se ci sono, possano e debbano essere individuate con la ragione, diffido della mistica politica, di quella aziendale, per non parlare di quella degli esoterici che allignano a Curno, i quali hanno perfino accarezzato — a suo tempo — il disegno di un dominio sull’Amministrazione comunale.

          Tornando a bomba: sono state analizzate, con gli strumenti della ragione, ipotesi di taglio alternative, a costo di pizzicare qualche santuario elettorale, a costo di dare qualche dispiacere agli “attori del territorio” (o d’altro tipo: che Iddio li abbia tutti in gloria)?

  2. Cliofeci permalink

    Il volantino comunale e’ in rete da oltre una settimana e dopo aver discusso di uccelli nel nido altrui e delle palle del Bepi Pelizzoli adesso – dopo oltre una settimana- scoprite la botta.
    [Perché, scusi, da quando in qua lei — o le cacate carte per lei — hanno facoltà di stabilire i tempi e i modi con cui intervengo su questo diario? Inoltre, si è dimenticato che il gatto padano è espulso dal “blog” (il “diario”, come più correttamente si dice in italiano) fino ai primi di ottobre? Dunque è censurato: questo diario fa a meno del suo pochissimo prezioso contributo di insinuazioni antigandufiane e di affermazioni oracolari («ci sono mille tomi di sentenze che affermano…»: quali?).
    Confesso però che quando lei parla della possibilità di alienare il «CVI1 (perlomeno la parte che costa senza motivo)» mi trovo in sintonia con lei, una volta tanto. Credo di averlo già detto; come del resto ho scritto, proprio qui, su Nusquamia, della necessità, sempre più urgente, di alienare il megaedificio che doveva ospitare l’inutile Megabiblioteca. Quel turboprogetto, delizia dei provincialotti, cattedrale nella brughiera in perfetto stile Cassa del Mezzogiorno (ma qui a pagare sono i cittadini), presupponeva che i curnensi potessero essere trattati come schiere di Fantozzi, disposti a subire qualsiasi sopruso: il controllo del territorio da parte dei soliti noti, l’erezione di un monumento a perenne gloria del politico territoriale Pedretti (ormai in esilio politico, tra l’altro), nonché le ubbie sponsorizzatrici di autodidatti velleitari, al confronto dei quali l’autodidatta descritto da Jean-Paul Sartre nella ‘Nausea’ assurge alla statura di un gigante ecc.
    N.d.Ar.]

  3. guido calderoli permalink

    Io sto parecchio incazzato

    • Giovanni L. permalink

      Scazzati tranquillamente.
      Ho sentito che c’è aria di burrasca e che un candidato alle elezioni con la lista Gandolfi sta contattando i genitori per “sensibilizzare” stuzzicando l’incazzatura in vista dell’assemlea di domani.
      Uno dal nome di gran lignaggio padano per intenderci.
      Non che abbia raccolto molte preferenze, ma era in lista.
      Mi scusi aristide (ammesso che voglia pubblicare un commento non amico) ma non avevate in spregio le assemblee con imboscate cammellate?
      O è a giorni alterni?
      Mi fate cadere anche questo mito?
      A questo, confesso, avevo creduto.

      • Mai avuto in spregio le assemblee. Semmai tengo in sommo dispetto la mistificazione, di ogni tipo, compresa la mistificazione assembleare. A dir la verità non mi piacciono neanche i mistici (con poche eccezioni, san Francesco, per esempio) e gli esoterici con le loro appendici sataniste. Se le assemblee cono intasate da truppe cammellate e gli organizzatori pretendono di ricevere legittimazione dall’esito di un’assemblea da loro controllata, questa è una mistificazione.
        In linea di principio, se fossimo nell’Atene di Pericle o nella Ginevra di Jean-Jacques Rousseau (parlo di cose a lei ben note, immagino), non sarei neanche contrario a una democrazia di tipo assembleare. Ma siamo a Curno dove se a un’assemblea partecipano 60 persone, solitamente è grasso che cola. E 60 persone (per giunta cammellate, o anche non cammellate) non possono pretendere di essere il “polso” di una comunità che annovera 6.500 cittadini con diritto di voto, o più.
        Sono invece favorevole al confronto delle idee anche allo scontro. Sempre meglio che l’ammucchiata indecorosa cui assistiamo con questa amministrazione, dove l’unica opposizione è quella del Gandolfi.
        Quando, per esempio, il Pedretti indisse l’assemblea — cammellatissima — sul piano d’intervento progettato dall’arch. Bodega, che lui, il geometra brembano, ebbe l’ardire di giudicare “ecomostro”, io partecipai. Fra l’altro sono stato fatto oggetto d’insulti da parte di un energumeno, credo che sia un noto “intellettuale” pedrettista, davanti a tutti i meharisti i quali, coraggiosissimi e veramente umani, facevano finta di non sentire. Dunque — ripeto — non sono contrario alle assemblee, ma alla mistica delle assemblee.

        Abbia pazienza, non faccia il furbo con me. Non funziona, provi con qualcun altro.

      • guido calderoli permalink

        mi scazzerò quando riavrò il pulmino per mia figlia.

      • Adriano permalink

        @Giovanni L.
        Giuda Iscariota!

  4. Attento permalink

    Io lavoro con le amministrazioni da molti anni.
    Da anni sono in continuo taglio.
    Quest’anno tra maggio e ora più o meno tutte si sono viste tagliare fondi, diciaamo i trasferimenti.
    tra il 10 ed il 15 % delle entrate.
    A Curno mi risulta che i tagli siano tra 500 e 600.000 Euro.
    E altrove (Treviolo dove Vivo, Mozzo, ecc. ecc) stanno crollando le entrate straordinarie (per altro è sempre più difficile spenderle per spese ordinarie, come il trasporto scolastico gli stipendi, ecc. ecc.).
    Gli operatori..
    Ecco un problema, da ormai due anni anche se hanno sottoscritto impegni con le amministrazioni, a causa di un blocco totale delle vendite (un mio cliente su 120 appaartamenti ne ha venduti 21, mi pongo il problema che mi paghi, anche con lo sconto, o l’alterantiva è un bel concordato preventivo e tanti saluti alla mia parcella).
    Insomma.
    Sottoscrivono impegni ma non hanno soldi per onorarli.
    In scala ridotta è la rata del mio mutuo, se i soldi sul conto non li ho (è successo a mio cognato) come la pago?
    Rimodulo o vado in contenzioso?
    Rimodulo il pagamento.
    Ho parlato tempo addietro col Sindaco di Treviolo.
    L’oggetto era l’IMU (Treviolo ha stangato su tutti i fronti 1a seconda casa, terreni commerciale, tutto insomma)
    L’ha spiegato bene ai cittadini.
    O tasse e servizi
    O non tasse e no servizi.
    E parlava di coinvolgere altre amministrazioni di vario segno in assemblee per spiegare ai cittadini la reltà.
    Non serve far polemica, anche se mi diverto a leggerla Sig Aristide.
    Passo 10 bei minuti, ma poi?
    E sapete la cosa peggiore?
    Che il peggio deve ancora arrivare.
    Tra due anni i bilanci comunali forse basteranno a pagare gli stipendi ai dipendenti (in Sicilia non stanno bastando più)
    Ecco come va all’estero.
    Tasse universitarie in UK (istituto pubblico)
    Alla figlia di un mio amico quest’anno è stata triplicata.
    Non parliamo di bruscolini, da 3500 a 10.500 Sterline all’anno.
    Esistono borse di studi per i meno abbienti, è vero; ma non per tutti.
    Secondo me a la cuccagna è finita.
    Ed è finita per sempre cari amici.

    E’ brutto, ma è così.

    • Lei scrive «Non serve far polemica, anche se mi diverto a leggerla Sig Aristide». In realtà, non è mia intenzione far polemica, così, tanto per far polemica, anche se non le nascondo — l’ho sempre detto — che sono appassionato di eristica (l’arte della disputa), credo nella dialettica degli opposti (dunque sono pregiudizialmente contrario al “volemose bene”, ai “tarallucci e vino” e, in generale, alle ammucchiate, come l’ammucchiata curnense per il controllo del territorio).

      Certo, sono con Eraclìto (pronunciare preferibilmente con l’accento sulla “i”) che affermava: «Polemos [la guerra] è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dèi e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi» (fr. 53). Ma in questo caso possiamo toccare con mano che i c.d progressisti curnensi come progressisti valgono ben poco, ma neanche come aziendalisti valgono granché. Comunque, sentiremo in assemblea quanto siano stati efficienti, almeno sotto il profilo miserabilmente aziendalistico, nel trovare una soluzione conveniente per l'”azienda” per la quale lavorano, cioè il Comune. Ovviamente, dico “azienda” con orrore. Lo sentiremo, se non si sottrarranno al confronto, se ci risparmieranno le affermazioni apodittiche con chiusa di sorrisetto asseverativo, se rinunceranno a all’uso di pretestuosa mordacchia.

      Premessa politica e filosofica (dicano pure, se vogliono: “Non m’interessa! Punto! Basta!”)
      Contrariamente alle anime belle (l’espressione è di Goethe) che hanno mandato in malora questo paese (parlo dell’Italia e scrivo con la “p” minuscola, perché così i miei amici italianisti mi dicono che si scriva,: di loro mi fido più che dell’italianista padano, sui generis, Fausto Corti), penso che:
      a) il Primo principio della Termodinamica vada sempre rispettato (può anche essere formulato così: “niente si crea e niente si distrugge”);
      b) si debba tenere conto della natura degli uomini.
      Per questa ragione, per esempio, poiché tengo conto del Primo principio della Termodinamica, sono favorevole alla produzione di energia nucleare. Io ne farei volentieri a meno, perché so che potrei vivere consumando poco, ma — conoscendo la natura degli uomini — so che sarebbe difficile convincere gl’impiegati, ormai pervertiti dai diritti acquisiti, a fare scelte di vita per me facilissime. Quelli, se gli togli le comodità (che poi sono schiavitù, a ben pensare) di questa società di merda, se gli togli lo svaccamento programmato, la fidelizzazione aziendale ecc., se gli dici che devono riscaldare una sola stanza, da un giorno all’altro diventano dei criminali.
      Per la stessa ragione, pur essendo favorevole a uno sviluppo economico zero, mi guardo bene dal fare una proposta politica di sviluppo zero. Per arrivare a questo, occorrerebbe, a monte, un’opera di educazione delle masse di proporzioni smisurate, oppure bisogna fare una guerra, e perderla.

      Conseguenze nefaste della politica di condivisione serrana, in modalità di ammucchiata, sul servizio di trasporto scolastico
      Dunque, tornando alla soppressione del servizio di trasporto scolastico, io sono ragionevole, perciò non posso non tenere conto del Primo principio della Termodinamica: chiaro che non si possono assicurare servizi, se non ci sono entrate. Però mi domando:
      a) se, avendo davanti il quadro delle entrate e delle uscite, oltre che delle ricchezze immobilizzate, la decisione presa affrettatamente dalla Giunta (su questo non ci piove: affrettatamente) sia stata la più razionale possibile; forse, si si avesse avuto il coraggio di toccare certi santuari elettorali e di potere territoriale (eventualmente infrangendo il patto di ammuchiata curnense, che costituisce uno stato allotropico e un’evoluzione del patto Serra-Pedetti), si sarebbe potuta trovare una soluzione alternativa;
      b) quanto “scientifico” sia stato il percorso decisionale della giunta progressista-aziendale.

      Inoltre non posso fare a meno di ricordare la scelta sciagurata di cassare il piano d’intervento progettato dall’arch. Bodega. So che secondo lorsignori, che invocano un inesistente diritto all’oblio, non se ne dovrebbe parlare. Proprio questa loro assurda pretesa m’induce a parlarne.

  5. Sole permalink

    Vivere Curno, Per un paese dove sia bello Vivere diceva lo slogan elettorale, dimenticando qualcosa – per un Paese dove sia bello Vivere con più tasse e meno servizi.
    VERGOGNATEVI, state facendo rimpiangere GANDOLFI dopo poco più di tre mesi..!
    Guardate che le balle, anche se sig. MAX CONTI sono raccontate bene, sono sempre balle.
    Fate finta di condividere le decisioni, ma fate tutto da soli e lo fate male…!
    La sinistra non esiste proprio più…!

  6. jacques deuzee cahors permalink

    Vedo con favore il taglio delle spese. Spero sia l’inizio di un dimagramento ulteriore.
    La dott.ssa Serra non ascolti le polemiche. Tagli decisa e continui a farlo.
    Poi dia gas all’economia (sviluppo comparto commerciale)
    E’ bizzarro che I tagli li faccia la sinistra, ma non e’ cosa nuova.

  7. Alfredo permalink

    Siamo ale solite.
    Per questo l’Italia non ha speranze.
    Consideriamolo un paese finito
    il Sig Genitore lamenta un disservizio.
    Che significa in sostanza non avere gratis dal Comune di Curno (o di qualsiasi altro, è la stessa cosa) il trasporto dei suoi figli a scuola.
    Questo in un paese come Curno, tra i più piccoli come territorio della provincia e con due Scuole (Marigolda e Paese),non poniamo a schilpario dove le frazioni distano 20 minuti d’auto. no.
    Il cittadino più lontano dista dalle scuole 2 km o poco più, il più lontano.
    Poi ci sono anche due linee urbane degli autobus.
    E che parliamo a fare di taglio alle spese?
    Leggiti il Sole 24 ore di Oggi: 100.000 Dipendenti pubblici in meno in 9 mesi (precari tempo determinato, ecc) e 1 milione di occupati in meno a fine 2013.
    Questo è il problema.
    Siamo al collasso ma nessuno, dico nessuno è disposto a rinunciare a niente.
    Per ciascuno la propria spesa è indispensabile.
    Lo scorso anno sembrava che il non avere la mensa per lo spazio compiti fosse disastroso.
    Ma oggi tuo figlio mangia da me, domani il mio da te e si è bello e chiuso il problema.
    Bimbi morti di fame zero.
    Anzi.

    • Il discorso «oggi tuo figlio mangia da me, domani il mio da te» è tutt’altro che da buttar via. Credo di aver scritto in qualche commento di Nusquamia, come del resto sono sicuro di aver difeso questo punto di vista in conversazioni con amici, che l’incalzare della crisi dovrebbe spingerci a soluzioni di tipo “argentino”, cioè al baratto, proprio come si fece in Argentina al tempo della grande crisi.
      Quand’ero piccolo abitavo in Sardegna. Ricordo che sentii un giorno la donna di servizio che lodava la convenienza di un certo acquisto: disse “a barattu”. Io, che sapevo — anzi, credevo di sapere — che un conto è il baratto, altro è l’acquisto in denaro contante, dissi che non capivo. La donna (dalla quale appresi molte cose della vita, delle quali conservo vivida memoria) mi spiegò che si dice così, “a barattu”, anche quando si paga, se l’acquisto è conveniente. Segno che il denaro è sterco del demonio (questo lo diceva Lutero, che in generale non mi è molto simpatico: ma l’espressione è bella, e io non sono un fanatico, perciò la faccio mia). Insomma, anche pagando in moneta contante, pare che “a barattu” significasse “acquisto senza truffa” (cari markettari e manager/monager triccheballacche, addio!).
      In altre parole, in un’economia di baratto, la truffa è più difficile, non si pagano intermediazioni inutili, evitiamo di pagare le tasse che servono — sempre più — a mantenere una pletora famelica di masse impiegatizie inerti.
      Ultima considerazione: peccato che la c.d. sinistra abbia fatto di tutto per spezzare i legami di solidarietà familiare, sociale ecc. (Parlo di questa sinistra, della sinistra fru fru, mica della sinistra d’antan, rigidamente conservatrice, che obbligava Palmiro Togliatti a incontrarsi di nascosto con la concubina Nilde Iotti.) Questa c.d. sinistra ha voluto a tutti i costi allargare la base dei “servizi”, che poteva controllare, spesso proprio per disgregare altri legami, familiari, sociali ecc. non controllabili. Per esempio: perché le suore sono scomparse dagli ospedali?

    • Giuli permalink

      Alfredo caro, la smetta di mischiare capra e cavoli su di una questione del genere, i genitori si lamentano giustamente dell’improvvisa soppressione del servizio e del fatto che non riescono ad organizzarsi ed i figli non sono pacchi che si possono lasciare all’angolo della strada, lei, che con ogni probabilità non ha figli, la butta sul piano economico, ma non si può dire alla gente votateci per un paese dove sia più bello vivere e dove ci sia condivisione delle scelte e poi alla prima difficoltà e dopo avere considerevolmente aumentato le tasse, dirgli arrangiatevi non ci sono più soldi quando la scuola comincia il 12 settembre! e poi perchè non ci sono più i soldi? Insomma non faccia demagogia su di un argomento così delicato e soprattutto mi piacerebbe sapere perchè questo sconto all’operatore è stato fatto di tutta fretta e non si è portata in consiglio una questione di tale delicatezza e poi la scuola da costruire che fine farà? Guardi che i soldi non sono nè suoi nè del Sindaco Serra, sono dei cittadini che con fatica sovrumana li pagano alle casse del Comune e dello Stato, ed allora giustifichino fino all’ultimo centesimo perchè se io mi debbo umiliare a raccattare ogni briciola e fare sacrifici inenarrabili e poi qualcuno passa sopra le mie fatiche come se non lo riguardassero, beh io mi chiedo seriamente 1) se a quel qualcuno posso personalmente richiedere i miei soldi – più specificamente – Sindaco Serra, Assessore Conti restituitemi i miei soldi che poi mi arrangio io a portare a scuola i figli, 2) se non sia il caso di dire a questi signori le cui incapacità di gestione erano già evidenti, di andare a casa di amministrare le loro finanze se ne sono capaci, ma di piantarla di portarci nel baratro! Sbaglio o l’ultima volta che hanno vinto le elezioni hanno sforato il patto di stabilità per ben due volte!
      E poi piantiamola di parlare degli operatori mica è colpa dell’operatore, il quale semmai dal suo punto di vista ha ben fatto il suo lavoro procurando un vantaggio a sè stesso, la colpa è di chi non sa vedere oltre il suo naso !
      Chiudo dicendole che qui non è questione nè di soldi nè di sacrifici ma di rispetto per gli altri!

  8. Margherita permalink

    Mi chiedo come sia possibile, dopo la recentissima approvazione del bilancio preventivo in cui era contemplato, che improvvisamente il servizio di trasporto degli alunni sia stato abolito. Questo, nonostante si fosse approvato un maggior costo del servizio stesso, per miglioramenti o altro (colazione a bordo?). Come faccio adesso, di colpo, con due figli che vanno a scuola e io che devo andare al lavoro? A chi li affido? Non posso sempre picchiarli lì alla mia gentilissima vicina di casa, attiva e volenterosa nonostante l’età, la quale non accetterebbe senz’altro un impegno fisso del genere. Se è vero quel che si racconta su questo sito, oltre a confermarsi la validità del detto popolare circa le bugie che hanno le gambe corte, mi vien da domandare che razza di bilancio preventivo sia stato approvato, perché nei fatti quella approvazione sembra in ogni caso una presa in giro dei curnesi (lo dice una che “qualche” bilancio l’ha visto e compilato, e sa di cosa parla). Avevo aderito con entusiasmo al programma della lista vincitrice le elezioni, in particolare apprezzando l’attenzione alla scuola, ciò che mi sembrava un fiore all’occhiello, un segno di distinzione dalle altre liste. Ma ora, sempre se fossero veri i fatti qui raccontati, mi domando se quel programma non fosse un insieme di belle parole che nascondevano aria fritta e fior di balle, forse inconsapevoli (ed è ancora peggio), pur di sedersi sul cadreghino. Sta a vedere che adesso mi tocca rivalutare quello che tutti noi, sostenitori della lista, prima o poi abbiamo chiamato il crapapelata, quello di cui non si saprebbe che mestiere faccia e così via, il sindaco-musicante Gandolfi, al quale nessuno ha creduto del tutto o minimamente quando parlava dei terribili sforzi che sarebbero stati da lui fatti per mantenere in equilibrio i conti del Comune, tanto sembravano incredibili le cose che diceva. Vuoi vedere che era persona capace, nonostante i personaggi suoi alleati, e a differenza di quelli che, disgraziatamente a questo punto, ho con sicurezza sostenuto in campagna elettorale? Com’è possibile, in tre mesi, piombare in una situazione che non è affatto bello vivere, come anch’io mai avrei creduto? Mi fa terribilmente arrabbiare, poi, che il servizio sia stato tolto, quindi, che tutti noi curnesi dobbiamo versare soldi dalle nostre tasche, sempre che sia vero il racconto di questo blog, per aiutare la situazione di un imprenditore (così ho capito), che non fa comunque il fiorista (lo dico per rispetto del Gandolfi, segnalando la diversità di comportamento)..Oggi si aiuta questo qui, che non so chi sia, domani un altro, sempre secondo le intenzioni (solo intenzioni?…) degli amministratori, e intanto, come Totò, noi paghiamo e ci si aumentano sempre più, in modo insopportabile le tasse. Ma siamo matti? Sono indignata, e mi chiedo, se tutto questo è vero, come mai l’opposizione non si rivolga alla magistratura. D’accordo anche loro per il vivere quieto (ma costoso per i cittadini)? Se i politici, specie le opposizioni, non andranno fino in fondo a questa storia, lo faranno i cittadini, lo farò io per prima, perché, se gli amministratori non lo sanno, qui siamo a Curno e non in una qualche “speciale” località del nostro Meridione. Capito?

  9. Luigi Vezzoli permalink

    Ringrazio il presente sito e i suoi gestori per l’interesse espresso per l’argomento “soppressione del servizio di trasporto scolastico”. Non voglio tediare i lettori in merito a quali implicazioni la mia famiglia subirà. Ho pensato alla possibile soluzione: i figli andranno a scuola a piedi o in bicicletta. Purtroppo la soluzione, anche se salutare, non mi rassicura dal punto di vista sicurezza (sia security sia safety). Quali rischi? Security: furti, rapimenti. Safety: investimento, caduta. Forse qualcuno riderà e penserà che sono un genitore apprensivo e gli accadimenti di cui sopra non dipendono dall’andare e o tornare da scuola: corretto, il problema è legato al fatto che sia io sia mia moglie non possiamo vigilare / accompagnare i nostri figli a scuola. Mi sono posto altri quesiti: i tagli adottati dall’amministrazione comunale hanno “colpito” anche le innumerevoli associazioni (Sportive, assistenziali, sociali, ecc.) che gravitano sul territorio di Curno? Il comune ha coinvolto queste associazioni chiedendo di accompagnare i bambini a scuola? Il comune ha convocato il comitato dei genitori e ha formulato con i rappresentanti eventuali proposte alternative? Mi piacerebbe che i cittadini di Curno vivessero direttamente le scelte politiche e sociali e non le subissero. Grazie. Cordiali Saluti. Un genitore.

  10. Margherita permalink

    Sono d’accordo col signor Vezzoli. Mi ha telefonato una mamma, che non aveva letto il contenuto del blog e il mio intervento (non sa usare il computer): quel che è inaccettabile e che i sostenitori a tutti i costi (perché?) della lista elettorale vincente (ripeto, anche da me appoggiata e votata con convinzione) non vogliono considerare, cercando di intortarci ancora una volta e sviando il discorso, sta nel fatto che, se tagli andavano fatti, essi dovevano comparire nel bilancio preventivo, con tanto di spiegazioni, e, per il trasporto scolastico, si doveva mettere subito sul tappeto il problema, per affrontare convenientemente la situazione. E’ furbescamente inaccettabile approvare un bilancio che promette tutto a tutti, per poi all’improvviso dire, senza convincenti spiegazioni, che mancano i fondi. Per forza lo si sapeva anche prima, o era possibile saperlo da parte di chiunque fosse stato minimamente diligente. Non è, cioè, credibile che non lo si potesse sapere prima: dilettanti allo sbaraglio non sono ammissibili nella situazione odierna! Sono scandalizzata! Il Gandolfi… mah! rivediamo quel che diceva, perché parlava di situazioni economiche assurde lasciate dalla Giunta precedente alla sua. Non lo abbiamo creduto. Se prendiamo atto, però, che quella attuale nel nerbo è la stessa Giunta Morelli e che dopo tre mesi siamo al disastro economico nonostante un bilancio preventivo di equilibrio approvato pochi giorni fa, beh!, ho il timore che avesse ragione, e che magari abbiamo fatto male a combatterlo così duramente. Incredibile! Io, comunque, non mi arrendo…

    • Non chiediamo la luna nel pozzo: chiediamo rispetto per i cittadini. Almeno questo, tanto più che il rispetto non costa nulla!

      Come ho scritto in un precedente messaggio, pur allarmato per le modalità con cui la rateizzazione è stata concessa all’operatore, ammesso che non si potessero trovare, in accordo con l’operatore, altre soluzioni, in linea di principio si potrebbe accettare che un’amministrazione chiedesse sacrifici ai cittadini, se le casse del Comune fossero in sofferenza (in particolare, non per colpa degli amministratori). Non si può tuttavia accettare una linea di disprezzo per i cittadini.

      (Continuerò a chiamare l’operatore “attore del territorio”, perché così è scritto dai burocrati in una legge regionale, e perché i c.d. progressisti — in primis il Max Conti — hanno voluto dare una valenza mistica all’espressione, come quando rimproverano al sindaco Gandolfi di non aver sentito gli “attori del territorio”, e perciò, perché non erano stati sentiti gli “attori” (peraltro mai nominati), sciaguratamente bocciarono il piano d’intervento progettato dall’arch. Bodega, che avrebbe portato nelle casse del Comune 5.000.000 €. Così fecero, al rimorchio del Pedretti, geometra brembano progettista del terrazzino buxista di Gemonio, il quale aveva definito “ecomostro” il progetto di un architetto di prestigio internazionale, pur di fare un dispetto al Gandolfi, per fare le prove generali del patto Serra-Pedretti che avrebbe travolto in un’imboscata l’Amministraxione Gandolfi, con l’aggregazione della quinta colonna, nel più sfacciato disprezzo per i cittadini di Curno).

      Perché parlo di una linea di disprezzo? Perché i signori dell’amministrazione serrana hanno tagliato un servizio che –ripeto — se proprio necessario, si potrebbe anche tagliare: ma occorreva almeno un anno di preparazione delle famiglie, per dare loro il tempo di organizzarsi, di progettare soluzioni alternative che i crudeli, determinati, ambiziosi, supponenti aziendalisti con foglia di fico progressista non sono stati capaci di escogitare. Si vantano del loro aziendalismo, invece di vergognarsene, ci subissano di “slàid” nelle assemblee “partecipate” (“slàid” che in italiano si direbbe “schermate”), ostentano la loro perizia nell’uso dei gingillini elettronici, non si pèritano di fare ricorso plateale alle tecniche di assertività, quelle che s’insegnano nei corsi di formazione per sciagurati manager triccheballacche, gli stessi che hanno portato alla rovina l’economia italiana.
      Però, diciamo la verità, i nostri amministratori non valgono granché neanche come aziendalisti. La prof.ssa Luisa Gamba, membro autorevole di quest’amministrazione, che è stata all’Università di Bergamo docente di Management delle imprese multinazionali, quindi docente di Sistemi di controllo di gestione, se vuole, potrà confermarci che in nessuna multinazionale si prenderebbero decisioni in modalità così affrettata, così manifestamente impopolare, se non altro per salvare le apparenze (sia pure in un’accezione di significato diversa da quella dei filosofi greci, dopo Parmenide: σῴζειν τὰ φαινόμενα, “sozein ta phainomena”). Nelle multinazionali saranno anche figli di puttana (vedi la Nestlé, che con i suoi pubblicitari sciagurati induceva le mamme africane a smettere di allattare i figli al seno, vedi le Sette sorelle del cartello petrolifero delle quali abbiamo sentito le prodezza nel film di Rosi su Mattei, vedi la Dow Chenical che produceva il napalm che gli americani gettavano sui villaggi vietnamiti, come fossero coriandoli): sì, alle multinazionali saranno anche figli di puttana, ma almeno il loro fine aziendale, per quanto porcaccione, lo sanno perseguire. Se gli aziendalisti al governo di Curno considerano il Comune un’azienda, perché non l’amministrano bene?
      Dunque, altri dovevano essere i tagli, se proprio necessari, eventualmente limando le provvidenze a favore dei santuari elettorali. Tagli per cui non fosse necessaria una preparazione, com’era necessaria in questo caso.

  11. Elena permalink

    Anch’io ho due figlie che vanno alle scuole, una di qui e una di là, a Curno. Se per caso non mi fossi recata in Comune quattro giorni fa non avrei mai saputo della soppressione del servizio di trasporto scolastico. Tornata a casa, mi sono attaccata al telefono e ho avvisato le altre mamme, che, cadute anche loro dalle nuvole, hanno fatto correre la voce. Adesso dobbiamo organizzarci in quattro e quattr’otto. Quel che ho letto qui è assurdo, e il comportamento nei confronti delle famiglie è stato ancora più assurdo, quasi di disprezzo: dov’è l’assessore ai servizi sociali? Ancora in vacanza? E il delegato alla scuola? In vacanza anche lui (o lei, non so)? E’ pazzesco: mai successa una cosa del genere a Curno.

  12. Tonj permalink

    E adesso cosa si fa? Scusatemi se lo chiedo, ma almeno ditemi qualcosa. Dobbiamo organizzarci da sole? Prendiamo noi un pulmino? E chi lo paga se, come si dice, lo abbiamo già pagato come cittadini e poi i soldi son finiti da un’altra parte?

  13. Gastone permalink

    Rievoco il grande Petrolini: adesso mi chiamano Tone, perché mi hanno tolto anche il gas, anzi, questi qui ci stanno riducendo alla canna del gas. Mamma mia! E pensare che la Serra è stata un’insegnante… Chissà per il resto cosa succederà.

  14. Prima il nord permalink

    Ma forse lei non sa, caro genitore, che quando governano quelli del PD, non bisogna mai dire nulla: perchè loro sono i migliori, loro sono i piu bravi, loro sono intoccabili. Guai a dire male di loro. Vedi Pisapia a Milano, lì ti si dice tutto… Cosa vuole che gli interessi, a loro, l’importante è dare soldi soldi soldi alle loro associazioni. Lì è la loro fonte di voti. Basta vedere le recenti elezioni per capire, cosa vuole che contino un centinaio di bambini, a differenza di 25 associazioni! Ecco dunque il risultato. Poi ci sono le promesse elettorali, lei forse non ne tiene conto, ma di promesse sicuramente ne hanno fatte parecchie. Beh, vedremo con l’andar del tempo, ma si ricordi che loro sono i MIGLIORI…
    .

  15. gigi permalink

    Care Signore e Signori, cominciate finalmente a capire la strategia che questi compatrioti stanno adottando?
    Avevo predetto (non ci voleva un “monager” per capirlo) che avrebbero trovato il modo di spremere danari dalle rape: vedrete, così sarà. Come? Semplice, teniamo a mente una parolina magica magica: si chiama perequazione. Io, dal mio scranno, apatico e incazzatissimo dico: “Questi buoni/e e onesti/e persone troveranno il modo di reperire danari nel solo modo che a loro maggiormente compiace”.
    Il pensiero porta — udite udite- forse, alla vendita di qualche terreno? Forse non proprio il vostro, ma sempre di terreno (verde) si tratta. Il progetto Bodega?
    Gli oneri straordinari del bravo professionista che fa il proprio interesse (giustamente) e dove il controllo supremo del braccio (sinistro) della legge ha cambiato camicia, che per leggerezza loro, _gli amministratori_ dobbiamo adattarci alle loro elucubrazioni mentali? (avrei preferito dire masturbazioni mentali ma temo che mi verrà censurato il termine). [Questa non l’ho capita: forse è una questione di punteggiatura e di qualche parolina smarrita, se il messaggio è dettato al microfono del diabolico Blackberry. N.d.Ar.]

    Signori/e e signore/i, stanno pasticciando da soli 5 (cinque) mesi su 60 (sessanta) e siamo già a questo punto.
    Chi si ricorda i proclami elettorali LORO?
    Gandolfi, almeno, non ha mai promesso la luna. Posso testimoniare che a suo tempo – quello del suo insediamento – i conti erano disastrosi; mentre i conti (lasciati dal Gandolfi per intenderci) trovati dai “migliori amministratori attuali del 3° millennio” erano perfetti. (Per delucidazioni contattare il commissario prefettizio che ne ha autenticata la veridicità.)
    A voi cittadini non viene chiesto nulla perché lo avete dichiarato apertamente alle urne che siete un manipolo di senza anima. Vi meritate questo e altro ancora, il problema è che nella ca..a ci sono anch’io, ma mi guardo bene dal demordere e rassegnarmi. A me han già tolto tutto, ma non dimentico le fandonie celebrate come riti iniziatici all’oblio.
    Chi paga sarete voi che non avete voluto capire, o peggio, non vi interessava capire. Gandolfi, il fiorista che andava abbattuto perché cercava di allontanare i parassiti e aiutare i benevoli, purtroppo non ha fatto bene i conti: i parassiti sono moltitudine e si annidano nelle falsità.
    Andate in pace.

  16. Maria l permalink

    Scusate ma prima di parlare mi sono voluta informare.
    I soldi non ci sono, punto e basta.
    A differenza di Margherita io non ho votato questa lista.
    Quindi sarei felice di dargli addosso.
    Però stanno al governo da 3 mesi agosto incluso e se i soldi non sono entrati non mi sento serio a dare la colpa a loro.
    Mi scrivete: facciamoli portare dalle associazioni, valorizziamole, altri dicono che sono tenute in conto più dei bimbi.
    Ma hanno un pullmann le associazioni?
    Con cosa li portano? in groppa?
    Ci sono solo le auto del trasporto amico (che è anche di mozzo) tipo panda e roba del genere.
    O altre atte al trsporto dei disabili.
    Soluzioni?

    • Lei scrive: «I soldi non ci sono, punto e basta». Nessuno lo contesta, il problema da affrontare (se lo vogliamo affrontare, al netto di mordacchia) è duplice: a) come mai non ci siano i soldi; b) che cosa si possa fare per farli apparire, almeno per coprire il trasporto scolastico.

      Premetto che sono filosoficamente contrario alla “determinazione”, tanto più se è l’abietta determinazione aziendalistica, quella del manager / monager, che prescinde da un’etica superiore, in nome del circoscritto e gretto fine aziendale. Di mio sarei anche fatalista, ma sempre filosoficamente. Quando però si tratta di portare una nave in porto, soprattutto se si è assunto l’impegno di farlo, è il momento di far fronte alle proprie responsabilità. Pur di portare la nave in porto, pur di salvare l’equipaggio, si usa ogni sistema disponibile. Si usano i moderni sistemi di posizionamento satellitare, oppure, se non c’è di meglio, si guardano le stelle e si fanno i calcoli con l’astrolabio. Cioè, fuori di metafora, si cercano le soluzioni.
      Adesso, questa sera, vista la mala parata (grazie anche alla funzione democratica esercitata da Nusquamia), lorsignori, gli aziendalisti con foglia di fico progressista, ci diranno che loro hanno sempre pensato a soluzioni alternative. Ah sì? Perché non ce l’hanno detto prima? Le loro mosse sono prevedibili, roba da manualetti da “One-minute manager”: si veda, per esempio, il libercolo per monager Sì o no. La guida per le decisioni migliori.

      Lei scrive ancora: «Ma hanno un pullmann le associazioni? Con cosa li portano? in groppa?». Ci sarebbero altre soluzioni, a dire il vero. Per il momento non mi sbilancio, penso che neanche il Gandolfi, per il momento, si sbilancerà. Altrimenti loro si appropriano della soluzione, copiano, si prendono il merito e stravolgono. Pare che abbiano fatto qualcosa del genere a proposito di una soluzione adottata o adottabile per coprire certe brutture del progetto della nuova scuola elementare.
      Comunque, forse, qualche ipotesi di soluzione potrà essere, se non altro, adombrata. Sempre che al Gandolfi sia data facoltà di piena espressione, che non chiudano l’universo del discorso con un bel sorrisetto aziendal-asseverativo, o con qualche scusa: “Sì, ma dobbiamo dare la parola a tanti cittadini che aspettano di parlare” ecc. Come se il Gandolfi non fosse oggi l’unica opposizione al pensiero unico espresso dall’ammucchiata che politicamente, e non solo politicamente, regge le sorti di Curno. Del resto, come si sa, la politica è — spesso — una sovrastruttura, una razionalizzazione e una mistificazione dei rapporti di forza reali. Quelli stessi per cui la dott.ssa Serra s’intrattiene tuttora con il Pedretti, nonostante la marginalità politica del Pedretti medesimo, addirittura lo convoca al posto del povero Foresti, quando si tratta di sentire il parere delle forze politiche operanti a Curno (ma era necessario? non avevano quelle forze politiche rinunciato a presentarsi come tali nell’agone politico amministrativo? Perché praticare la respirazione bocca a bocca ai partiti?).

      Insomma, suggerirei, da un lato, di accantonare — anzi, disprezzare — l’ipotesi di conformare la propria vita a canoni di determinatezza aziendale. D’altro canto, quando si ha da combattere, si combatte: non perché noi siamo “determinati”, come vuole l’aziendalismo, ma perché questo postula l’onore. Cioè è l’onore che “determina”. Quello che non piace agli aziendalisti.

      A parte questo, complimenti per il nom de plume dell’indirizzo di posta elettronica (che, ovviamente, non pubblico).

  17. Pietro permalink

    Sig.Aristide.
    Le segnalo che da domenica accedo con molta fatica. Non so se a causa mia o le consta qualche problema tecnico. [Anche da me questi giorni la velocità di navigazione è un disastro: sarà la pioggia. Ciò avviene anche quando teoricamente la velocità di trasferimento dei dati sarebbe buona. Per verificate tale velocità: >> http://www.speedtest.net N.d.Ar.]

    Tony-Gastone-Elena
    Ho lo stesso problema.
    Ma son tornato ieri dalle vacanze.
    Prima non c’ero, quindi inutile comunicare.
    Mi pare difficile capire una cosa.
    Con la mia prima figlia ho conosciuto la Dott.ssa Serra dal 2005 al 2007 era assessore alla istruzione.
    Molti in paese si lagnavano delle troppe risorse dedicate a scuola e cultura.
    Uno spreco.
    La banda del buco.
    La serra si sarebbe fatta tagliare la testa pur di non tagliare nulla per la scuola (sopratutto) e poi per la cultura.
    Adesso taglia.
    Mi puzza che lo fa con la pistola nella schiena perchè non c’è una lira.
    Come mai non ci sono i soldi?
    Ce lo faremo dire.
    Ma metterei la testa sul fuoco che i soldi non ci sono, non che sono stati spesi per altro.
    Abito in zona Merena.
    lavoro io, lavora mia moglie.
    I nonni sono morti o anziani
    MI organizzerò.
    Magari con altri genitori che abitino in zona.
    Sono disponibile.

    PS
    Quante volte siamo stati convocati dal Sig. Gandolfi per discutere insieme di un problema o anche solo per comunicarci una decisione?
    Io non me ne ricordo una.

    PPS
    Un’amica mi ha girato la mail che Giovanni Calderoli sta facendo girare da giorni.
    Io stasera vengo per capire la situazione, per capire più in generale lo stato in cui versano le casse del comune (ci saranno altri sacrifici o no?) e se ci sono prospettive o soluzioni.
    Trovo scorretto utilizzare la propria posizione da ex membro del comitato dei genitori (non mi interessa ora che non sia nemmeno residente a Curno) per invitare a intervenire su questo sito e arrivare agguerriti ad una riunione [Era scritto “agguerriti”? O non forse “preparati”, o qualcosa di simile? N.d.Ar.].
    Per piacere però non buttarla in politica Giovanni perchè in politica che non c’entra niente e dimostreresti di non aver capito niente del lavoro che abbiamo fatto nel comitato.
    La campagna elettorale l’hai fatta, le elezioni ci sono già state.
    Mi ha molto deluso il tuo atteggiamento.
    Le opinioni, come ricorderai, me le faccio di persona sempre, quindi me le farò stasera, non su tua indicazione (o del Sig Aristide) prima.

    PPPS
    Lo stesso disegnino a sinistra significa che dalla stessa mail arrivano messaggi con nomi diversi.
    Non sono un genio ma fino a lì ci arrivo perfino io.

  18. Gastone permalink

    Caro Gigi, correggo soltanto una svista: i demolitori del bene comune in Curno sono in carica soltanto da tre mesi e qualche giorno, compreso agosto, quando tutti sono in ferie. Pertanto non hanno potuto creare danni nel mese appena trascorso. Visto che la signora Tonj si chiede se gli assessori siano ancora in vacanza (le ferie, infatti, non sono ancora finite), vorrei supplicarli di rimanerci ancora per un po’, così almeno stiamo tutti più tranquilli. La pensionata Serra non ha per caso ancora qualche giorno ? Magari stasera? Il tutto sempre per il risparmio del gas a Curno.

  19. Giuseppe permalink

    Esimio Aristides de Nusquamia,
    leggo ora il Suo comunicato relativo alla mancata previsione del trasporto scolastico in Curno, che sarebbe dovuta a recente normativa (?). Non conosco le modalità del servizio, quale è stato svolto nel passato e quale sarebbe stato svolto in futuro sotto la guida degli attuali amministratori, onde non entro nel merito, mentre mi interessa, come sempre, l’alto dibattito politico che si cerca di svolgere, esempio unico di partecipazione e coinvolgimento popolare a livello locale, paradigmatico per tutti.
    Sostanzialmente, mi par di capire, il bilancio preventivo appena approvato non risponde alla realtà della situazione: o è falso oppure è successivamente accaduto qualcosa di grave e imprevedibile, che, però, non risulta. Escludendosi il falso, i fatti esposti portano a imputare il disastro contabile, perché di questo si tratta. a scelte e decisioni dell’amministrazione, del tutto impreparata ad affrontare le conseguenze dei suoi stessi atti.
    Questo sarebbe il fenomeno dinamico di gravità assoluta che si sarebbe verificato, del tutto inconciliabile con gli stessi indirizzi programmatici dell’attuale governo nazionale, cui gli attuali amministratori farebbero riferimento, come dichiarato in campagna elettorale, volti al contenimento delle spese e quanto meno alla conservazione del patrimonio e delle entrate.
    Nel nostro caso, a fronte di nessuna modifica delle spese strutturali, di un aumento delle contribuzioni per scopi cosiddetti “sociali”, come frequentemente sbandierato dalla lista di sinistra e che qualcuno ha ipotizzato essere “debiti” elettorali (cosa inammissibile nella temperie attuale), bilanciati da un consistente aumento di imposte e tasse sui cittadini, sarebbe dovuto risultare un bilanciamento delle posizioni, pur tenuto conto degli effetti del cosiddetto patto di stabilità, norma certamente non nuova, così come sacralizzato nel bilancio preventivo approvato.
    La maggioranza attuale, dunque, ha scelto ora di violare lo stesso criterio amministrativo-finanziario da essa adottato, eliminando o quasi la ragione stessa per cui tasse e imposte sono state pesantemente aumentate (le cosiddette contribuzioni “sociali”) e ora indirizza tali energie economiche nel venire incontro alle affermate difficoltà di un soggetto non meglio definito, colla conseguenza che necessariamente non verranno rispettati i vincoli del “patto di stabilità”, con ulteriore conseguente proporzionale diminuzione dei trasferimenti in entrata dallo Stato e, quindi, con un’ulteriore aumento di tasse e imposte.
    Da un lato, dunque, si ha il problema della valutazione della congruità della scelta effettuata, che in ultima istanza spetta alla magistratura contabile, mentre dall’altro lato si resta esterrefatti che personaggi incapaci di valutare le conseguenze dei propri atti siano al governo di una comunità.
    In conclusione pratica, per un verso si sono del tutto fatti evaporare i sacrifici impositivi già richiesti ai curnensi e dagli stessi già pagati, per altro verso, se ne dovrà richiedere la replica aggiuntiva. Bravi!
    Ossequio.

  20. Gastone permalink

    Si evidenzia la presenza nei commenti di persone anti e pro Serra: ma la Lega 2.0 che fine ha fatto? Perché non partecipa alla questione gravissima? Forse perché quella bossiana si è imbarcata in una assurda guerra contro Gandolfi e ora non può dire che il crapapelata aveva fior di ragioni? A proposito di soldi che mancano: perché si stanno rifacendo le piste ciclabili, pericolosissime e che nessuno usa, quando vengono meno servizi essenziali, che da sempre ci sono e che toccano la vita delle famiglie?

    • Toh, questa mi è nuova. Io non sono di Curno, non abito a Curno, certe cose non le so (non le sapevo) proprio.
      Adesso che so delle piste ciclabili, il sospetto, terribile, è che si voglia fare delle bibliomamme (che incombono su Curno, come da programma elettorale dei viveur) proprio quel che temevo: una milizia ciclomotorizzata. Sulle bibliomamme biciclettate si veda qui su Nusquamia l’articolo L’animazione della biblioteca e la milizia di bibliomamme curnensi. Del resto, non possiamo preterire la passione per la bicicletta della sindachessa. (“Preterire”: prendo questa espressione a prestito dal linguaggio giuridico, considerato che tra i mali che affliggono Curno non manca la presenza di un azzeccagarbugli, cultore di cacate carte, il quale però non sa di latino: così almeno ci fa l’orecchio.)
      Dunque le piste servirebbero per facilitare gli spostamenti della milizia deputata alla repressione del pensiero difforme dal pensiero unico, quello dell’ammucchiata curnense, conseguentemente anche alla repressione del linguaggio palesemente in contrasto con la neolingua di regime.
      Un altro compito della milizia delle bibliomamme potrebbe essere la repressione dell’ironia e il taglio della lingua di coloro che coniano epiteti. Per coloro che si limitano a fare uso di epiteti, in dose minima consentita, la pena sarà invece quella riservata in America, un tempo, agli schiavi neri ribelli: gli si mette un gatto selvatico sulla groppa, la Serra tira la coda al gatto.

      Osservo che secondo alcune mezzecalzette il fatto che io prenda la parola su Curno, pur non essendo di Curno, è colpa gravissima. Pretendono che si tratti di lesa maestà mistica curnense. Ma ci sarà pure una ragione per cui in tempi in cui la parola “inciucio” non era nemmeno conosciuta, ma l’inciucio, cioè l’ammucchiata, era considerata cosa schifosa, i prefetti, i presidi delle scuole, i magistrati, i comandanti dei carabinieri ecc. non erano rigorosamente del posto, e non dovevano rimanere sul posto più di tot anni. Oggi, invece, se uno non è compromesso con le “famiglie”, con gli “attori del territorio”, con il notabilato, con i poteri forti e meno forti, è considerato un appestato. Come siamo caduti in basso!

      Quanto al Pedretti, al quale penso che lei alluda, mi si dice che la Serra gli pratichi assiduamente dosi generose di respirazione artificiale. Padronissima, per carità. Ma perché? Abbiamo visto i tuca tuca in aula consiliare del Pedretti con autorevoli esponenti della c.d. sinistra, sappiamo che il Pedretti è stato convocato dalla Serra nel corso di una inutile e — direi — deleteria “riunione di condivisione” dei rappresentanti locali dei partiti (fra l’altro esautorando il povero Foresti), si dice che Serra e Conti s’incontrino ostentatamente con il Pedretti e il Locatelli, l’assessore dell’Amministrazione Gandolfi che contribuì in maniera determinante e clamorosa all’eversione dell’Amministrazione medesima. Non è proibito che gli eversori continuino a incontrarsi, per carità. Ma, ancora una volta: perché?

      Nel suo messaggio lei mi fa capire che il Pedretti sarebbe un buxista. Dunque quando alla Berghem Fest si dimenticò di ringraziare il caro leader, l’avrebbe fatto di proposito, per dissimulare (provvisoriamente) la sua scelta di campo? Io avevo attribuito tale dimenticanza a marasma, perciò avevo ricordato quell’esempio di Freud: se una moglie dimentica le chiavi di casa, questo è segno che lei in quella casa è infelice, con il marito.
      Insomma, io il Pedretti me lo immaginavo correre affannosamente avanti e indietro, in qualche quagliodromo orobico, o forse anche ìnsubre, indeciso se spiccare il volo, cioè se fare il salto della quaglia. Ma se non adesso, quando?

  21. prima il nord. permalink

    ARISTIDES: MA QUANDO FINIRAI DI DIRE SOLO E SEMPRE SCEMATE, VEDI DI CRESCERE OPPURE CAMBIA MESTIERE.L

    • Questi o è il maiuscolettatore, colui che interveniva nel c.d. blog Udc e nella testata anglorobicosassone Bergamo news per spezzare il pane del messaggio pedrettista, oppure un suo emulo. A un intellettuale di tale spessore pedretto-culturale dirò, con Plauto: «Neque ego homines magis asinos numquam vidi».

  22. Marco permalink

    E’ stato utile, ma non è stat sfruttata a fondo l’occasione di incontr.
    Per lo meno si è capito che la mancanza di escussione dall’imprenditore non è una regalia ma un problema nato da tempo per un errore della precedente amministrazione (speriamo sempre nella buona fede).
    Da genitore mi è molto dispiaciuta una cosa, anzi due.
    La prima è che c’era una clacque.
    Chi partecipa di solito alle assemblee o ai consigli mi ha detto che ce ne sono di vario segno.
    Li conosco di vista, nessuno di loro ha figli a scuola o deve usufruire del trasporto scolastico.
    Alcuni non mi sembravano nemmeno di Curno.
    Direi che era una clacque organizzata da Gandolfi ieri.
    Non mi è piaciuta.
    La seconda di metodo.
    I consiglieri hanno a disposizione (in esclusiva) il consiglio comunale.
    E’ il luogo loro.
    Ieri doveva essere la serata dei genitori. La nostra serata.
    E basta.
    Invece Gandolfi l’ha buttata in caciara e alla fine anche la maggioranza ci si è infilata.
    Io volevo intervenire e porre questioni, non me la sento in un clima da rissa, mi son sentito intimidito.
    Non ci sono abituato e son stato zitto.
    Mi dicono che ho sbagliato, sarà anche vero. Però non è giusto.
    Porrò le mie questioni agli incontri di gruppo e senza i disturbatori.
    La sig.ra Serra è stata a mio avviso troppo democratica.
    Doveva far parlare prima noi genitori che usiamo il trasporto e poi, forse alla fine, chi non ha figli ed era lì solo per far casini (Gandolfi, Lega, PDL, Sinistra non distinguo).
    Consiglieri inclusi.
    Scusi per la lunghezza.

    • Commenti di Aristide sulla serata di ieri, in forma di risposta a un interlocutore di parte aziendal-progressista (ho capito chi è, ma eviterò di svelare l’arcano)

      La lunghezza del commento non è un problema.
      Sarebbe invece un po’ “grave” (mi esprimo in linguaggio serrano) la sua affermazione, secondo cui il problema, cioè la soppressione del trasporto scolastico, nascerebbe da «un errore della precedente amministrazione». Più intelligentemente l’arch. Conti ha detto, usando la figura retorica della preterizione “Io non volgio essere quello che punta il dito contro la precedente amministrazione…”. Con ciò lasciava intendere, ma lì lo diceva e lì lo negava. Nello stesso tempo invocava — implicitamente — quel diritto all’oblio che mai e poi mai sarà riconosciuto agli eversori dell’Amministrazione Gandolfi. Se lo scordino.

      Lei dice che le assemblee c.d. cittadine (a Curno! come se fossimo nell’Atene di Pericle) possono essere pilotate, condizionate da truppe cammellate? Ma, indipendentemente dal caso specifico, è quello che ho sempre sostenuto io. Quando però ero io a dirlo, mi si diceva che insultavo i curnensi. Non diversamente, e fatte le debite proporzioni, quando s’imponeva agli antifascisti la salutare bevuta di olio di ricino, si diceva loro che se la meritavano, perché loro, gli antifascisti, insultavano la Patria.
      Gandolfi non ha organizzato nessuna claque, né mi pare che l’abbia buttata in caciara. Ci sono stati tentativi d’imposizione di mordacchia e lui, che finalmente ha imparato la lezione, non se l’è fatta mettere. Come dice l’adagio latino, Vulpinari cum vulpe adversus vulpem, che in italiano Pertini rendeva con un’espressione molto colorita, che qui tralascio per non ripetermi soverchiamente (ne ho già parlato, sia su Testitrahus, sia, credo, anche su Nusquamia). Molto signorilmente Gandolfi non è intervenuto nel corpo del dibattito, solo verso la fine ha voluto mettere in rilievo l’aspetto politico della questione (non sarà proibito parlare di politica, spero, come in altri tempi, quando nei locali pubblici si leggeva il cartello “Qui non si parla di politica”). In particolare, Gandolfi ha criticato l’iter decisionale che ha portato a decidere la soppressione del servizio di trasporto scolastico: quel che è più notevole, l’ha fatto nell’ottica immanentemente aziendalistica che caratterizza la maggioranza al potere. Cioè: voi siete aziendalisti, ma neanche come aziendalisti valete granché. Avete esaminato i bilanci delle società dell’attore del territorio? Avete cercato soluzioni alternative perché il servizio di trasporto scolastico non fosse soppresso almeno quest’anno, semmai l’anno prossimo, dando il tempo ai genitori di organizzarsi diversamente? Avete esaminato il bilancio nelle pieghe, voce di spesa per voce di spesa, come ho fatto io, e allora voi mi davate la baia, perché io mi facevo carico con tanta acribìa (chiedo scusa alla sciura Rusina, agli aziendalisti, al Pedretti e al gatto padano, per l’uso di questa parola) della buona amministrazione?

      Lei introduce una nuova regola: nelle assemblee “partecipate” i consiglieri non possono partecipare «Ieri doveva essere la serata dei genitori. La nostra serata. E basta». Non commento, tanto credo che sia ormai noto il gran male che penso delle “regole” e dei “metodi” invocati per coartare l’universo del discorso. Senza contare che molto meglio di me su questi argomenti hanno filosofato uomini di grande acume intellettuale, mica maiuscolettatori e gatti padani. Se proprio sarà necessario, mi pronuncerò contro lo sciacquettismo normativo e metodologico dando la parola a Marcuse, Horkheimer, Feyerabend ecc.

      La Serra — lo dico con una punta di rammarico — è stata bravissima nella conduzione dell’assemblea, perché ha capito quale errore sarebbe stato mettere la mordacchia al Gandolfi, ancora una volta, e ha impedito che ciò avvenisse. (C’era il pericolo che Aristide ci scrivesse sopra un pamphlet.) Ha saputo guardare oltre il risultato immediato. Max Conti e — soprattutto — la prof.ssa Luisa Gamba possono confermare che è proprio così che si fa nella buona gestione “manageriale” (ancorché disumana, totalitaria, fondamentalmente negatrice del lascito culturale greco-romano e cristiano: ma questo è un altro discorso, d’impronta filosofica e politica. In ogni caso: che Iddio stramaledica le multinazionali.).

      Brave anche alcune mamme simil-progressiste, di sentimenti antigandulfiani. Pur dissentendo dall’intendimento che alcune di esse manifestavano, perché si mettesse la mordacchia a Gandolfi, come “studioso” del linguaggio verbale e non-verbale (scherzo! non s’inalberino gli aziendal-progressisti, soprattutto quelli che si sono ciucciati i corsi di formazione per insegnanti: il bello è che in alcuni di essi sono stato docente anche io!), non posso non ammirare la loro consumata abilità tecnica: non hanno bisogno di coordinarsi, tale è la pratica che hanno di queste cose. Ho apprezzato l’eloquio di una mamma che parlava con una piacevolissima inflessione caratteristica degli ambienti urbani dell’Italia centrale (molto meno ho apprezzato la sua “determinazione”), come pure ho apprezzato l’urbanità dell’intervento d’Ivana Rota, della quale ricordo il nome perché due volte — se non ricordo male — ci siamo incrociati, civilmente, sulle pagine d’Internet-

      Terribili gl’interventi di un rustego di parte c.d. progressista dalle labbra sottili, del quale non conosco il nome, che parlava come in televisione parlano i comici, quando fanno l’imitazione del bergamasco di montagna.

      Ho apprezzato l’intervento dell’unico esponente del pensiero libertario, a parte Gandolfi, il quale ha preso la parola in fondo alla sala, apostrofato dall’arch. Conti come “cittadino”: non lo nascondo, questo mi è piaciuto, così come non nascondo che il cittadino è un mio amico. Non so se tutti hanno capito quel che ha detto. Ha detto due cose. La prima riguarda i 402.000 euro dei quali si concesse la rateizzazione all'”attore del territorio”, i quali sono solo la punta dell’iceberg, un aspetto marginale del problema, se veramente l’attore è in sofferenza: dunque, le fideiussioni su quei 402.000 euro sarebbero bruscolini rispetto ad altre e più sostanziose fideiussioni ecc. Ma questo è un argomento tecnico, che andrà sviscerato in altra e opportuna sede. Mi interessa mettere in rilievo il secondo argomento. Che potremmo chiamare l’argomento della “brachilogia” e della “macrologia” (con rispetto parlando per gli aziendalisti, il Pedretti, il maiuscolettatore e il gatto padano). Cioè il problema del parlar breve, eventualmente, con interruzioni, e del parlar disteso: si veda il dialogo platonico Gorgia. Il “cittadino” ha sottolineato che:
      a) Quando l’interlocutore A porta gli argomenti a favore del proprio punto di vista, l’interlocutore B che eventualmente l’interrompa, quand’anche gli argomenti di A siano effettivamente falsi, è un maleducato.
      b) Tuttavia se l’interlocutore A sostiene, per esempio, che B ha venduto la propria madre a un nano (pratica comune fra i politici ambiziosi, gli aziendalisti in carriera ecc.), e questo è falso, l’interlocutore B ha diritto a intervenire immediatamente, proclamando la falsità dell’affermazione. Altrimenti, che cosa succede? Succede che la falsità proclamata da A, sulla quale A imbastisce il resto o una parte considerevole del suo discorso, si depositi nell’orecchio dell’uditorio, dal quale sarà molto difficile estirparla. Dunque, in questo caso, è giusto “stoppare” (come si dice) l’avversario. Proprio quello che affermava Socrate.

      Attento gatto padano: a parte il fatto che sei espulso da questo diario, se appena provi a protestare, perché ancora una volta pretendi di stabilire le regole con cui devo scrivere su questo diario, il come, il che cosa e il quanto, e in che lingua o linguaggio, ti schiaffo il testo di Platone in greco, con traduzione latina a fronte, per i tipi delle edizioni Didot.
      Quanto alla sciura Rusina, si ricordi che ho in cantina una tanica di Flit e lo spruzzatore originale, prezioso oggetto vintage degli anni ’50, comprati a un’asta di e-Bay, proprio per lei, per la malefica Rusina avvelenarice di mariti a scopo di estorsione della pensione reversibile.
      Agli aziendalisti dico: “Penitenziagite” (dal Nome della rosa), cioè fate penitenza, purificatevi, mondatevi, e poi ne riparleremo. Anzi: «Sarai mondo se monderai lo mondo» (dall’Armata Brancaleone)

    • Un Nonno permalink

      Al Sig. Marco
      Abito in zona crocette e ho figli che hanno frequentato le elementari e le media a Curno e non hanno usufruito del trasporto scolastico, alle elementari le portavamo e andavamo a prenderle con la nostra auto, fortunatamente gli orari ce lo permettevano e lo abbiamo fatto anche se vedevamo altri genitori che pur potendolo fare sfruttavano il servizio, mentre alle medie sono sempre andate in bicicletta, le posso assicurare che accettavano di farsi accompagnare solo in presenza di un tempo bruttissimo e mi chiedevo perchè i genitori di altri loro compagni, che normalmente giravano per il paese in bicicletta, preferivano usare (sfruttare) il servizio pubblico.
      Come vede in questo momento non sono interessato al trasporto scolastico ma ho partecipato comunque alla riunione, anche se secondo lei non avrei dovuto farlo, perché 1) ho un nipote che inizia l’asilo e quindi la cosa in futuro potrebbe interessarmi. 2) mi son detto, metti che nella riunione matura l’idea di conservare questo servizio a scapito di altro servizio o che si decida di aumentare le entrate con nuove tasse, allora anch’io voglio essere presente per dire la mia, come vede la sua idea che dovessero partecipare solo i genitori interessati in questo momento al servizio, mi sembra fuori luogo.
      Ora veniamo alla parte politica portata avanti dall’ex sindaco Gandolfi, devo dire che non mi è sembrata fuori luogo, anche se gia conosciuta per aver letto e partecipato ai commenti su questo blog e per aver ricevuto suo volantino, anzi è servita a conoscere meglio alcuni fatti sulla questione del mancato introito dei circa 400.000 € ad esempio che non aveva stabilito una fideiussione sulle cifre dovuta dall’imprenditore (cosa grave) e che ora dopo questa sua mancanza la nuova amministrazione invece di fare tesoro della cosa, abbia si stabilito una fideiussione ma per un importo ridicolo (mi è sembrato e spero di essere smentito di aver sentito 130.000 €) rispetto alle cifre che ci sono in ballo, mettendo anche in gioco la realizzazione della nuova scuola assegnandone il completamento ad un imprenditore che non riesce a far fronte ad una piccola cifra, piccola se rapportata al costo del completamento della scuola 2.100.000 € .
      In conclusione dopo aver sentito i commenti dei genitori in particolare quelli di Longuelo e della Roncola di Treviolo (mi dispiace di non aver sentito il suo, magari cambiavo idea) mi chiedo come mai questo servizio sia stato portato avanti per 41 anni a spese della collettività e non sia stato soppresso prima (conto della serva 41 anni x 100.000 € = 4.100.000 €) .

  23. Cliofeci permalink

    “Avete esaminato i bilanci delle società dell’attore del territorio?”
    Come in Russia. Mai visto un sindaco che nega un diritto di un cittadino DOPO avere esaminato i bilanci…
    [Spiacente, il gatto padano è espulso dal blog fino ai primi di ottobre. Si veda Il gatto padano condannato all’esilio. Anche lui. N.d.Ar.]

  24. Abì permalink

    L’attore del territorio ha un piede (e spero solo 1) nel dissesto.
    Questo lo so perchè ha molti altri interventi sul territorio provinciale (Curno, Treviolo, Pedrengo, Gorle, tanto per citarne alcuni) e nessuno va bene.
    Tutti male.
    La mazzata finale è stato il blocco del cantiere delle scuole di Treviolo (la faccenda del cloro esavalente) è ancora tutto in blocco giudiziario.
    Cantiere fermo, soldi fermi, vendite ferme, tutto fermo.
    Era meglio lasciare i guinzaglio stretto con una Fidejussione vincolante, forse ha sbagliato l’ufficio, forse Gandolfi, nessuno lo saprà mai.
    Però se uno è semi-fallito non so se basta la fidejussione. le rape non danno sangue caro cliofeci.
    Ma il messaggio è un altro.
    Diamo il benvenuto a Gandolfi a tutto tondo tra i politichettari de curen.
    Volantini tendenziosi
    Partecipazione attiva a tutte le adunanze (dopo averle negate per 5 anni) cercando di esserne protagonisti (stile Pedretti, alle sue non partecipava nessuno e si imbucava in quelle del PD)
    Convocazione di supporter (lo zoo in fondo alla sala, da Galbiati a Calderoli, nessuno con figli a scuola, ma fa niente) con passa parola, mail e telefonate. (mancava la maglietta pedrettiana sull’ecomostro)
    Interventi fiume fatti con al tecnica di negare spazio agli altri.
    Attaccamento alla cadrega (sperando che torni una cadrega più nobile, ma 5 anni sono lunghi, occhio a non stancarsi, anche il PD dopo la partenza sparata ha dosato le iniziative, e ha fatto bene).
    Ti diamo il benvenuto angelo.
    finalmente sei uno di loro.
    nè più, ne meno.
    desideravi far parte del club.
    Ora ci sei.

    PS.
    Ci sarebbe un altro modo per tornare nella stanza dei bottoni, ma hai voglia di farlo?

    • Osservo che il messaggio viene dallo stesso computer dal quale hanno scritto Marco, Pietro, MAria I, Giovanni L. Area politica: aziendal-progressista.

      1. Sul problema delle fideiussioni dica la sua chi vuole, e chi ne sa più di me (non ci vuol molto, però attenzione ai c.d. “esperti”: io di queste cose non m’intendo, ma se proprio sono costretto a occuparmene, poi capisco l’imbroglio, di solito, se c’è).

      2. Non basta dire “volantino tendenzioso”: si dica dove.
      Mi sembra tendenzioso, invece, e parecchio poco rispettoso, parlare di zoo a proposito di Galbiati e Calderoli. Sono due umani, e persone di modi squisiti. Perché non avrebbero dovuto partecipare all’assemblea? Si nega a Galbiati e Calderoli, in quanto “nemici”, il diritto di appassionarsi a una questione di grave momento politico? O non si può andare di persona a constatare l’arrancamento sugli specchi di un gruppo politico, incapace di rendere Curno un «paese più bello da vivere», e che in nome di questa pretesa palingenetica ha sovvertito l’Amministrazione Gandolfi come sappiamo, con il concorso del Pedretti e della quinta colonna?

      3. Io sono stato molto sarcastico con i protagonisti della politichetta di Curno, li ho chiamati — secondo necessità — cardinale Mazarino e cardinale Richelieu, o Alberoni, ho parlato di famiglie imperiali e zarine, ho condannato i tentennamenti schettiniani e le pose fasciofemministe, ho additato il pericolo di una deriva esoterica, ho fatto un volantino con il bacio di Giuda al tempo dell’eversione dell’Amministrazione Gandolfi, mi sono domandato chi a Curno abbia gettato la bandiera rossa in un fosso (a proposito: l’indagine si sta avviando a una conclusione), ho esecrato il culto della determinazione e le pose aziendalistiche, ho sorriso del sorrisetto asseverativo della dott.ssa Serra e ho messo in luce il carattere disumano, totalitario e anticristiano dell’aziendalismo più o meno determinato, perciò ho esortato Max Conti a scegliere tra Dio e Mammona. Ma mai e poi mai mi sarei sognato di mettere qualcuno delle persone alle quali facevo riferimento nelle gabbie di uno zoo. Se ho chiamato testitrahus il Pedretti, cioè ariete di palle così ingombranti da doverle trascinare per terra (dal lat. testis, “testicolo” e traho, “trascinare”), egli è perché ne avevo ben d’onde (così il Tommaseo: altri scrive “averne ben donde”): lui aveva affermato ch’io non avevo palle. Fu legittima difesa.

      4. Lei dice “Ci mancava che il Gandolfi indossasse la maglietta dell’ecomostro”, come il Pedretti. Rimane il fatto che il Gandolfi non armeggia con i gadget e non indossa magliette di quel genere che lei dice. Non mi risulta che lei, né alcuno della vostra squadra, avesse speso una parola contro la maglietta e la messinscena dell’ecomostro. Anzi, facevate gioco di squadra: il Pedretti con la panzana dell’ecomostro, voi con la questione degli “attori del territorio”: avevate scoperto questa parolina, che in effetti si trova nella legge regionale, e l’agitavate come una clava mistica. Poi io ho ridicolizzato l’espressione, tanto che adesso se a qualcuno si dice “tu sei un attore del territorio”, quello quasi si offende. Beh, ve la siete cercata. Qualche volta parlavate anche voi di “ecomostro”, a dire il vero, perché faceva effetto, e la stampa anglorobicosassone vi dava spazio. Ecco una citazione: «Corsia di sorpasso per l’”Ecomostro” poi fortunatamente bocciato. Freno a mano tirato per la nuova sede Italiana di Media World», tratta dall’articolo A Curno il sindco usa due pesi e due misure. Altra citazione, a proposto degli attori del territorio: «che senso ha pianificare lo sviluppo del territorio sottraendo tutte le operazioni più importanti ad una valutazione collegiale e ad un giudizio degli attori del territorio (cittadini, associazioni, ecc. [chi, quali? N.d.Ar.])», tratta dall’articolo Conti (Pd): a Curno vero e proprio sacco del territorio. L’espressione “attori del territorio” ricorreva come un mantra, a quel tempo, nei dibattiti, nei c.d. blog.

      5. Che significa «finalmente sei uno di loro»? Cioè, nel novero dell’ammucchiata istituzionale? Beh, doveva dire, qualora fosse vero quello che rimprovera al Gandolfi, “finalmente sei uno di noi”. Ma Gandolfi — dovrebbe essere chiaro — non fa parte dell’ammucchiata istituzionale, non vuole farne parte e combatte perché l’ammucchiata si dissolva.

      Contento, adesso? Sono stato abbastanza convincente?

  25. Giorgio permalink

    Due mini considerazioni.
    Mi avevano detto che l serra ha gestito assai bene la serata e lei lo conferma a quanto leggo.
    Sarà difficile mandarla in Confusione in Consiglio.
    Idem per le assemblee.
    Poi un’altra considerazione, di lungo periodo.
    Lo spunto sono le due mamme progressiste che cita.
    Se è quella che dico io quella di vulgata toscana credo di averla messa a fuoco. E’ la moglie del Conti del PD: anni fa da non curnese semisconosciuta si presentò alle elezioni per il CDA della Materna (post Mazzoleni) e non ostante questo fu la più votata di gran lunga.
    La Ivana Rota altra testa pensante. Eletta a furor di popolo a Presidente del Consiglio di Istituto.
    Altra testa fina.
    Ma ne conosco altre (sopratutto donne, non mancano però un paio di ometti).
    Senza parlare delle due provenienti dal vivaio che siedono in Consiglio Comunale.
    Mancano i kilometri.
    Ma li faranno.
    Cosa voglio dire.
    Che a differenza delle destre, spaccate in 3 tronchi che hanno costruito le liste raccattando tutto il possibile e raschiando pure il legno del barile in certi casi, (ne cito almeno uno a lista, Galbiati per Gandolfi, Crippa per Consolandi e per Corti direi Corti stesso) questi progressisti hanno ancora molte forze che non sono state spese fuori dal consiglio.
    Alcune liste sono già in sfaldamento (Consolandi e Corti) la gente non in consiglio se non ci lavori si disperde alla svelta.
    Il gruppo di gandolfi tiene, non so per quanto. in consiglio siede solo lui alla fine.

    Meglio non sottovalutarli i progressisti (aziendalisti o no, alla fine a molti sta piacendo pure Monti) e cercare di conoscerli meglio.
    Un amico libanese diversi anni fa mi ha detto che con i nemici a conoscerli bene, a volte si fanno ottimi affari.
    Era detta in modo diverso, credo sia un proverbio arabo, ma il succo è questo.

    • Osservo che questo messaggio di Giorgio viene dallo stesso computer dal quale hanno scritto Marco, Pietro, MAria I, Giovanni L. e Abì (cfr. supra).
      Area politica: sempre quella, ovviamente, aziendal-progressista.

      «Con i nemici a conoscerli bene, a volte si fanno ottimi affari»: non so di che affari si tratta, so anche che ci sono affari e affari, leciti e illeciti, onorevoli e disonorevoli (per me l’onore –l’avrà capito — è importantissimo). Non prendo posizione sul proverbio, perché non conosco il contesto di riferimento, anche se mi vien fatto da pensare che sia quello mercantile.
      I mercanti sono necessari, lo riconosco, soprattutto quelli veri, non parlo dunque degl’impiegatucci e dei monager del marketing. Però la mercatura non mi appassiona, dunque se l’ambito di signficato del proverbio è quello mercantile, poco ha il proverbio da insegnarmi, perché ben altra sapienza andavo cercando.

      Io stesso, comunque, sostengo da tempo qualcosa di simile: sostengo cioè la necessità di studiare l’avversario, anche nei dettagli, soprattutto nei dettagli, perché sono quelli che più facilmente sfuggono al suo intendimento dissimulatorio: ovviamente è importante, di base, l’analisi motivazionale, nonché la conta delle risorse. Ma sono importanti il linguaggio, verbale e non verbale, lo stile di vita, l’abbigliamento, il tipo di automobile, la foggia degli occhiali ecc.
      Per esempio, io il Pedretti me lo sono studiato: non perché l’argomento mi appassionasse, ma perché lui ha osato denunciarmi. Cose da pazzi! Dovevo difendere me stesso e l’onore delle persone come me, che non possono e non debbono sopportare che uno come il Pedretti possa loro recare del male. Il risultato è che io il Pedretti, sotto il profilo psicologico, lo conosco come le mie tasche. Ormai è un libro aperto, so quello che lo fa gongolare, quel che lo angoscia e quel che suscita la sua ira.
      Con il Pedretti è scattato lo stesso meccanismo di bilanciamento della giustizia, come quando un impiegato dell’ufficio delle tasse, un impiegato a stipendio fisso, si era messo in testa di succhiare a me, eroe senza diritti sindacali, 18 milioni delle vecchie lire. Un’offesa insopportabile, da parte di quel tomo. Ho studiato il caso con cura, non potevo permettere che mi si facesse del male. Infatti, non ho versato neanche una lira, mi sono difeso da me, ho vinto io, senza neanche andare da un commercialista.

      Tornando al suo messaggio, io gli aziendal-progressisti li ho studiati e continuo a studiarli. Anche i “nuovi”, che spero siano un po’ meglio dei “vecchi”. Lei aveva qualche dubbio?

    • Giuli permalink

      Premetto che non parlerò di Curno ma dell’ immaginario paese di Onruc che contrariamente alla località bergamasca piattamente ancorata, si trova sulle montagna del Kirghizistan. Nel 1220 Il capopaese di Onruc ha dei problemi economici e quel cattivone del suo Re non gli gira più un tallero per consentirgli di dare ai suoi cittadini i servizi che gli sono necessari. Lui è sbigottito ma la fortuna gli arride un poco ed è così bravo che riesce a far versare ad un bravo capomastro del suo paese 700.000 talleri per costruire delle case.
      Si noti che il capopaese è bravo perchè al momento del pagamento il capomastro non ha in mano nulla c’è solo un impegno; l’accordo tra capopaese ed il capomastro è che quest’ultimo verserà altri 400.000 talleri quando si firmerà qualcosa, quando ci sarà il via definitivo. Il capopaese si lamenta, ci pensa su e poi dice beh! mal che vada ho garantito ai miei concittadini i servizi. D’altra parte gli accordi si fanno in due e mal che vada il tuo paese si tiene con pieno diritto i 400.000 talleri.
      Dopo qualche anno il buon capopaese di Onruc viene spodestato (oh! a Onruc non c’è la democrazia). A quel punto il capomastro va dal nuovo capopaese dicendogli che lui non ce la fa che non riesce a dare altri 400.000 talleri che c’è crisi, che le locuste si sono annidate nei suoi cantieri, insomma è convincente. Il nuovo capopaese uomo di buon cuore si fida, d’altra parte da quando il re non presta più i soldi a ad Onruc le case non si vendono.
      Preso atto della situazione dice al capomastro, va bene non fa niente, i soldi me li darai quando li avrai, come posso io costringerti. Anzi se ti servisse che ne so un cammello, una pelliccia di orso, per te o la tua signora non esitare a chiedere.
      Ripeto il nuovo capopaese è una pasta d’uomo e impietosito non sta a perdere tempo, che bisogno c’è di chiedere consiglio al consiglio degli anziani decido io punto e basta!
      Ma qualche giorno dopo si accorge che il suo buon cuore nei confronti del capomastro creerà problemi ai suoi concittadini cui non potrà dare i servizi promessi e allora deve smettere di fornirli o almeno alcuni di questi.
      Il vecchio capopaese allora dice ma come perchè, hai controllato che rispondesse ai fatti il racconto del capomastro, sai le persone sono sempre oneste ma talvolta si rappresentano la realtà in forma pessimistica, caro nuovo capopaese dovevi andare a fondo della questione anche solo per aiutare pscologicamente il capomastro e comunque il consiglio degli anziani dovevi consultarlo, se no poveretti cosa ci stanno a fare, potrebbero anche sentirsi umiliati.
      Vi è da sottolineare che all’epoca ad Onruc erano i bambini ad andare a prelevare l’acqua al pozzo e il paese per aiutarli gli aveva sempre messo a disposizione un carro trainato dai buoi.
      La conclusione di questa storia è triste perchè i bambini non ebbero più nè il carro nè i buoi e dovettero portare le pelli di capra piene d’acqua dal pozzo sino a casa, mentre il buon capomastro riuscì felicemente a vendere le sue case ed a riprendere l’ attività grazie al buon cuore del nuovo capopaese.
      Come sempre nelle favole vissero tutti felici e contenti, tranne i bambini.

      Prego coloro che avranno la pazienza di leggere questa breve favoletta di credere che la narrazione è di pura fantasia ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistite è totalmente casuale ed anche laddove si potesse individuare un remoto legame con fatti accaduti ad insaputa dell’autrice, prego di voler considerare il carattere satirico della favola.

      • Apologo stupendo. Nonché un’indicazione di metodo, in senso lato, nel senso cioè che il miglior metodo è non aver metodo, ma aver fiducia nelle risorse dell’intelletto, alle quali si faccia ricorso caso per caso, esercitando al massimo lo spirito di osservazione, resecando gli enti inutili e le superfetazioni, allineando gli elementi utili al ragionamento, combinandoli e ragionando sui diversi allineamenti prospettici . Gli adoratori del metodo sono solitamente persone disperate e insicure. Sperano con il metodo di risolvere tutti i propri problemi, come il villano rifatto pensa di poter passare per “signore” comprandosi la casa di un signore vero. (Sciura Rusina, non rompere: non sto parlando con te, non sto cercando il tuo voto e se non capisci, buonanotte! Quando avrò bisogno del tuo voto, vuol dire che ti porterò il panettone e ti dirò le paroline che ti piaccion tanto, come fanno i politicanti.)
        In questo caso si trattava di smontare l’affermazione dei signori c.d. progressisti, per cui grave sarebbe stato l’errore di Gandolfi di non aver coperto quei 400.000 € con una fideiussione. Lo dicono con enfasi, con sicurezza, con albagia aziendalista e con un pizzico d’indignazione (parlo di Gandolfi, e non dell’Amministrazione Gandolfi, perché ormai si può dire: consiglieri e assessori di quell’Amministrazione, con la lodevole eccezione di Donizetti e Fassi, mordevano il freno, giusto per usare un eufemismo; all’eversione dell’amministrazione Gandolfi, promossa 40 giorni prima della fine del mandato da c.d. sinistra, Pedretti e quinta colonna, partecipò perfino un assessore!).
        Come smontare l’albagia aziendalistica? Con una dose eguale di albagia aziendalistica? Giammai. Con l’ironia è molto meglio. Grande arma l’ironia, quando non si è coperti dalle cellule deviate della stampa anglorobicosassone, quando non si hanno agganci con gli “attori del territorio” (che Iddio li abbia in gloria), quando non non si fa parte del notabilato curnense (quelli che si credono conti e contesse), quando non si dispone di propri uomini collocati nei gangli del potere e nei comitati che portano consenso (talora anche preparati, non abbiamo difficoltà a riconoscerlo): quando non si dispone di tutto questo, ma si ha sale in zucca, grande e potente, anzi terribile (perché no?) è l’ironia.
        Lo sostengo da un po’ di tempo: questi signori anziendal-progressisti non sono poi tanto capaci, nemmeno come aziendalisti. Sarebbe un errore se volessimo contrastarli mostrandoci aziendalmente più idonei alla bisogna. Contrapponendo, cioè, albagìa ad albagìa. No: noi disprezziamo l’aziendalismo, sia ben chiaro. Ma se proprio siamo costretti a entrare nelle coordinate del vostro discorso, vi dimostriamo che vi sbagliate.

  26. Antonio Galbiati permalink

    Poco gentile sig. ABI, MARCO, PIETRO, MARIA I, GIOVANNI L,
    abbia almeno il coraggio di dichiarare il suo vero nome, perdiana. Si assuma le sue responsabilità quando afferma e “offende” le persone. E’ poco credibile e vigliacchetto farlo con uno pseudonimo.
    Comunque, le confesso che ieri sera mi sono divertito: cosa che mi succede raramente alle riunioni politiche: l’ultima volta è stato ad un comizio di Grillo.
    Ho applaudito all’intervento di Gandolfi, sempre preciso. Mi son pure divertito quando il sindaco Serra distribuiva gli orari dell’ATB.
    Non sono contrario che i ragazzi vadano a scuola a piedi (i miei due figli si sono recati alle scuole elementari e medie rigorosamente a piedi).
    Ricordo quando Gandolfi prese la parola nel corso di un’assemblea in Comune, proprio sul problema della scuola. Ci fu allora una vera e propria aggressione alla persona. Nell’assemblea di iersera Galbiati e Calderoli sono stati degli angioletti, direi.

    La ringrazio sentitamente per avermi citato, ne avevo veramenta bisogno. Se ci dovessimo incontrare, si faccia riconoscere, le offrirò volentieri un caffè.

  27. Margherita permalink

    Sono quella che “qualcuno” stamattina, all’Esselunga, ha apostrofato come l’incazzata furiosa, pentita e convertita in due minuti, fulminata sulla via Marconi (quella del Gandolfi).
    Ieri sera — all’assemblea di condivisione — me ne sono stata zitta, e a un certo punto me ne sono andata perché era tardi. Non appartengo alle truppe cammellate, come le chiamate voi, alla claque, che anche noi di sinistra abbiamo da sempre funzionante – anche ieri sera, diciamolo chiaro.
    Non ci sto. Quando sono convinta di qualcosa la faccio e la dico, e se mi sono sbagliata cerco di ammettere gli errori e di metterli a posto. Siccome ho il forte dubbio di essere stata “fregata” alle elezioni (dovevamo imitare la serietà del nostro premier in carica), ho voluto sentire con le mie orecchie quel che si diceva, sapendo che il problema “trasporto” è soltanto la spia di una situazione finanziaria da brividi, come un altro in questo blog ha spiegato e come non è stato certo smentito ieri sera.

    Mi sono anche documentata attraverso il mio datore di lavoro: come si fa a chiedere una fideiussione per pagarti il prezzo a saldo senza rogitare, quando in più hai in mano una caparra altissima (700.000 euro, mi pare di aver capito)? Ma come si fa a dire certe stupidaggini?
    In più, parlando due giorni fa, è saltato fuori da uno di noi che il timore della nostra sindachessa era quello di dover restituire la caparra, e per questo si è subita la volontà dell’imprenditore. Ma che balle sono! chi si vuole prendere in giro?: hai paura del rischio di dover restituire la grossa caparra e vai a incassare la fideiussione, così paghi anche i danni? Robe da fuori di testa!!! Il mio principale è rimasto senza parole.

    Marco dice che doveva essere la giornata dei genitori. E allora cosa si convocano a fare le assemblee pubbliche, la cui mancanza è stata giustamente rimproverata secondo me al Gandolfi e che abbiamo sbandierato in campagna elettorale??
    Quale troppa democrazia? Si da la parola a chi fa comodo? Ci stiamo prendendo in giro? Se doveva essere una cosa riservata ai genitori, si dovevano convocare i genitori. Ma come avrebbero fatto i genitori a sapere come stanno veramente le cose, che il loro trasporto è finito in caritatevole e misericordioso aiuto a un imprenditore? E se questo sta male di salute economica, come si fa a sperare che costruisca la scuola? che garanzie ha preso la sindachessa? Niente.
    Mi si racconta solo della fideiussione assurda che il Gandolfi avrebbe dovuto richiedere. Ma mi pigliano per scema? Per questo sono incazzatissima (riprendo l’insulto sparatomi in faccia stamattina), e mi incazzo ancora di più quando vedo scritto che, quando vuoi modificare un accordo con qualcuno, facendogli praticamente un mutuo, non devi andare a vedere in che panni sta.

    Mi dispiace, sono delusa, arrabbiata con me stessa per essermi fatta “far su in una foglia di rosmarino”. La stessa cosa è capitata ai curnesi, che non lo sanno ancora. Ma lo sapranno presto a loro spese. Peccato. Era un bel sogno. Ho sentito il bisogno di dire a un amico di scusarci col Gandolfi: mi ha detto che alla fine l’ha fatto.

  28. Ippocrate permalink

    I’ son Ippocrate (e non un ippocastano, per chi a Curno potesse confondersi, viste certe diottrie in auge nel paesello, specie fra alcuni di coloro che han partecipato all’adunanza, fuori ordinanza ma rigorosamente condivisa, di ieri sera). I’ son Ippocrate, dicevo, e come ognun sa dei mal del mondo son gran curatore. Son dio greco, all’Olimpo assunto per mia pietade alle mondane piaghe (gli animalisti vedrebbero in questo una laida discriminazione). Ier sera, pietoso volsi sguardo solerte al dolce loco dove il fior incorre, s’attesta beato ai raggi del sole, radici propagando e puri olezzi spande. Vidi gente trista, urlante, che gli sgargianti prati, di lor tenero respiro perenne, oblìato avea. Vidi gente assisa in dorati scranni, chi rubente e chi color della fossa. Provvido soccorsi, e ancella (infermiera – in Grecia non avevano ancora provveduto a un servizio sanitario “pulito” come il nostro)lanciai giù dall’Olimpo, per soccorrer chi, nella serrata calca, più pallido e morente parea. Tutto guarii e tutti, nobile e servo, uomo e animale. Tutto aggiustai, a chi gamba e a chi piede, e pur la sporta. Alfin, ad altra opra montai.

  29. Margherita permalink

    Come forse sapete, quando una si sente presa in giro e “le” girano, non riesce a dire tutto, dimentica sempre qualcosa.
    Pensandoci su ancora (passeranno giorni prima che l’arrabbiatura diventi fredda, ma fredda determinazione), mi è venuta in mente un’altra bufala che è stata sparata durante il teatrino da circo di ieri sera: quando, non molto prima che andassi a rigirarmi nel letto, la nostra sindachessa ha detto al Gandolfi – incazzato anche lui, forse perché non rieletto, come ho sempre pensato fino a qualche giorno fa, ma forse anche perché ci teneva davvero ai soldi dei curnesi (a questo punto mi viene il pesante sospetto che fosse vero, e me ne pento) – che la trattativa con l’imprenditore era in corso da lungo tempo [Il neretto è mio, penso che questo punto del ragionamento meriti l’evidenza del carattere grassetto, che i signori grafici in fregola preferiscono chiamare “bold”, ma io non m’appecoro: N.d.Ar.]
    Mi sono chiesta allora per quale motivo si sia approvato il bilancio preventivo quando c’erano ancora due mesi di tempo per farlo, sapendo dell’incertezza della situazione, e perché quel bilancio non diceva comunque che quei quattrocento e rotti mila euro erano in verità incerti. Balle una dopo l’altra, e non mi sembrava che questi fossero i presupposti della nostra campagna elettorale e della nostra amministrazione.
    Anche la dott. Serra mi sermbrava ragionare in quel modo: ieri sera, tesa e poco curata, ha cambiato faccia. Non è così che si fa: se si sbaglia lo si ammette e, se non si è all’altezza della situazione, lo si dice e si cerca di rimediare o trovare gli aiuti necessari. Se no, si lascia stare. Adesso è chiaro che i guai sono stati fatti, e potrebbero non essere gli ultimi, e il Gandolfi ci spara addosso con ragione. Inutile negarlo. Lo fa nel suo interesse e per rancore? Può darsi, ma è anche l’interesse nostro, e allora mi sta bene che lo faccia.
    Mi si era detto che avevamo al nostro interno fior di esperti, l’arch. Conti all’urbanistica e la dott. Gamba ai servizi sociali ma esperta di aziende multinazionali, in supporto alla dott. Rizzo, commercialista: cosa pensavano tutti questi mentre approvavano le follie che ora si devono pagare? Perché non si dissociano da tutto questo [anche in questo caso, il neretto è mio: N.d.Ar.] e non dicono come stanno effettivamente le cose?
    Cos’è questo silenzio di copertura che rischia di incancrenire le cose?.
    Sempre più arrabbiata e delusa, saluto tutti sperando di ritrovarmi veramente in un paese dove sia bello vivere, come speravo.

    • Luigi Vezzoli permalink

      Margherita, purtroppo le fazioni politiche non hanno e non stanno operando per il bene comune, ma per assurdi giochi di potere: il tuo parere non mi interessa, tu “costruisci”, io distruggo, non miglioro. Cosa costava chiedere conto ai genitori, fare una riunione preventiva, e non giustificativa, o meglio correttiva? Non vedo scandaloso che i nostri figli si rechino a scuola a piedi, con l’ATB, o in bicicletta, quest’ultima non proposta: perché? Dimenticavo tra le opportunità prospettate: il car sharing, adducendo di decongestionare il traffico e di diminuire le emissioni in atmosfera a Curno…. Non era meglio uniformare gli orari scolastici e invece di far circolare due mezzi semivuoti usarne uno solo? Inoltre non ho capito il ragionamento del “se mi faccio fare un’offerta da un operatore dopo devo sottoscriverla”. Innanzitutto prima di chiedere un’offerta definisco i requisiti del servizio (es. trasporto): es. 50 bambini, orario, tipo di mezzo, percorso. Ricevuta l’offerta chiedo a chi vorrà utilizzarlo se è disposto a pagare la cifra X, non cancello a priori il servizio. Forse qualche cittadino era disposto a pagare un abbonamento maggiorato. No, si è preferito tagliare. “Bene” la soluzione degli amministratori è lodevole: il genitore risparmia il costo del mezzo di trasporto, ma paga la baby sitter, o baratta con i vicini una cortesia per ri-organizzare gli orari di uscita e di ritorno da scuola dei figli. Forse ci saranno i volontari che accompagneranno i nostri figli, nell’eventualità un nostro figlio dovesse farsi male quali sono le tutele giuridiche di un volontario, e dei genitori in caso di dolo del volontario? Ne risponde il comune? Lodevole la volontà di incontrare alcuni genitori sabato in comune, meglio casa comunale; ribadisco prevenire è meglio che curare. Mi chiedo se i politici rappresentano solo le fazioni / organizzazioni / gruppi di lavoro che portano il voto: clientelismo o baratto. Ultima domanda: non si possono accorpare alcune fazioni / organizzazioni / gruppi di lavoro che qualcuno ha scritto essere 35? Riuscendo così ad ottimizzare l’uso delle strutture, a non avere servizi e funzioni ridondanti: si chiama saving. Buona giornata.

      • Sterilità dell’aziendalismo ed elogio dell’intelligenza non imbrigliata

        Se, per uno di quegli assurdi giochini che si fanno fra coloro che pretendono di fare vacanze “intelligenti” (all'”Ultima spiaggia” di Capalbio?) fossi costretto a definire con una sola parola il comportamento dei c.d. progressisti, ricorrerei a questa parola: ignavia. Dante colloca gl’ignavi nell’Inferno, ovviamente, costretti a correre in tondo, ignudi, tafanati da mosconi e vespe.
        Naturalmente, parlo dell’ignavia politico-amministrativa, quando si tratta di trovare soluzione a un problema urgente. Il problema è urgente perché le famiglie si sono trovate fra capo e collo la soppressione del trasporto scolastico, senza aver modo di organizzarsi diversamente.
        Ripeto, molto più che la soppressione del trasporto scolastico, è grave (per usare il linguaggio serrano) la modalità di soppressione del servizio, è gravissimo il ritardo di comunicazione alle famiglie.
        I nostri amministratori si sono arroccati nell’aziendalismo, mettendo in relazione il trasporto scolastico con il patto di stabilità e la c.d. spending review. Siamo proprio sicuri? Possibile che non non fossero individuabili altri nessi? Devo loro suggerire la lettura di Sherlock Holmes, perché capiscano che i problemi non sono necessariamente lineari, dunque non sempre vale il principio di sovrapposizione degli effetti (sì, è un concetto ingegneristico: perché, non si può?). Per converso, poiché fra le parti del sistema sussistono relazioni complesse, caratterizzate da certi c.d. “coefficienti d’influenza” e “funzioni di trasferimento”, questi bisognava studiare, o quanto meno provare a studiarli, o rivolgersi a qualche testa pensante. Perché? Elementare: se il sistema non è lineare, piccole variazioni parametriche in ingresso possono comportare grandi variazioni all'”uscita” del sistema. Troppo difficile? Per favore, non tiratemi fuori, anche qui, la retorica schifosa della sciura Rusina, per cui si dovrebbe fare quel che volete voi, perché la sciura Rusina non capisce. Quelli che devono capire siete voi, non aggrappatevi all’edentula e petulante sciura Rusina ingozzata di panettone dai politicanti di turno.
        Banalmente, si sarebbe potuto esaminare il bilancio, con l’aiuto di persona “intendente”, fare dei giochi di simulazione semplicissimi: come pare facesse il vostro odiatissimo Gandolfi, colui che voi, insieme con il Pedretti e la quinta colonna, accusavate di “non far niente”, perché non faceva il vostro comodo. Non sto parlando di mistica, o di eterogenesi dei fini. Parlo di cose affatto razionali, parlo del mondo vero e non (se posso usare quest’espressione di Galileo) del “mondo di carta” (spesso –aggiungerei io, di “cacata carta”). Queste cose non s’insegnano nei corsi di formazione per il perfetto aziendalista?
        Devo loro ricordare come il radiotelegrafista Biagi, quello della tenda rossa nella spedizione artica guidata dal comandante Nobile, riuscisse a far funzionare la radio, ragionando, ingegnandosi a costruire una resistenza (elettrica), in sostituzione di quella fuori uso? Sapete come fece? Usò la testa, mica le cacate carte, o i manualetti dei corsi di formazione truffaldini. Considerò che una matite ha un’anima in grafite, che la grafite è di carbonio, che il carbonio è un buon conduttore di elettricità. Quindi si fece venire in mente (pur senza aver seguito corsi di formazione, ché altrimenti si sarebbe rincoglionito, e non sarebbe stato in grado di pensare un bel niente) che si può costruire una resistenza elettrica strofinando su un foglio di carta la mina di una matita. Già, ma Biagi era un tecnico, un bravo tecnico, mica un pasticcione di aziendalista.
        Maledetto aziendalismo! Questi non ci hanno nemmeno provato, a ragionare. Hanno detto: i soldi non ci sono, il resto non c’interessa! Punto! Basta! Un vizio antico, questo di troncare la discussione sul nascere, un pessimo vizio. Antipatico per chi lo subisce, nocivo anche per chi lo pratica e sciaguratamente se ne compiace.

      • Margherita permalink

        Caro sig. Vezzoli,
        io le dò ragione su tutto. Mi dicono che Lei era forse nella lista del Corti e del Pedretti (addirittura!), mentre io ero dalla parte opposta. Eppure diciamo le stesse cose, più o meno la pensiamo alla stessa maniera: lei conclude, e io sono d’accordo, che i partiti, tutti i partiti, non fanno l’interesse dei cittadini.
        Le posso dire che la lista cui aderivo era fortemente influenzata, se non dipendente, dal Pd, che ora non risponde, non dà spiegazioni. I partiti fanno i loro interessi, come vediamo tutti i giorni, e, anche quando sono truccati da liste civiche (questo è), se ne fregano dei cittadini. E’ amaro, ma è così. Ti dicono che faranno di qui e di là, ti fanno credere che la pensano più o meno come te, che sono attrezzatissimi, scrivono parole che dopo capisci che dicono tutto e niente, e poi ti mettono lì gente che non è in grado di fare e capire le cose più elementari. Però sono dei loro, fanno anche i loro interessi, ubbidiscono a loro comandi e a loro manovre.
        C’è da star male!. Sono rimasta amareggiata e scandalizzata quando ho visto la nostra sindachessa distribuire alle famiglie gli orari dei pullman dell’ATB, neanche fosse stata una degli addetti ferrotranvieri dell’ATB o un promotore dell’azienda. C’è un problema enorme, e lei distribuisce gli orari. Perché non i biglietti?. Quelli costano. Si è vantata di dare zero euro alle associazioni (si vedrà, alla fine come andrà). Ma nel bilancio preventivo c’erano i contributi. Anche questi sono soldi sottratti alla comunità, oltre alla beffa per tutte quelle associazioni che si sono date da fare per la sua elezione. A che spregiudicato gioco stanno giocando?
        Altra cosa che lei, signor Luigi, sottolinea: si supplisce alla mancanza colpevole di soldi col volontariato. Lei dice: se succede qualcosa, chi paga? Giusta domanda. E io aggiungo: se il volontariato deve arrivare dappertutto (l’elenco degli interventi affidati al buon cuore dei cittadini, in mancanza di soldi, è per me impressionante: dove li trovano tutti quei volontari? Dobbiamo tutti fare il volontario/obbligato agli ordini loro?), perché dobbiamo pagare le tasse, dal momento che la società deve autoorganizzarsi autonomamente e a proprie spese?? Chiudiamo il Comune, mandiamo a casa tutti, così risparmiamo, e facciamo anche i volontari. E’ paradossale, ma è la logica conseguenza di quello che ho sentito colle mie orecchie.
        Adesso capisco la terribile profondità della crisi attuale. Altro che scollamento fra società e istituzioni: qui siamo alla contrapposizione. Autunno bollente? Speriamo che sia soltanto bollente.
        Informo i miei “fans”, quelli che non mi salutano più e anche mi insultano, che domani pomeriggio vado a far le spese all’Auchan. Però, c’è anche il mio uomo, che ha la mano poco leggera. Fate voi.

  30. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    Mi chiamo Crapa Pelada, come chiunque.
    Firmato: Crapa Pelada
    Vedi:

  31. ex compagno, non di partito, ma di scuola permalink

    Attenta Luisa!
    Consigliati scrupolosamente con te stessa.

  32. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    Bravo.
    Bis.
    Mi chiamo Crapa Pelada, come chiunque.
    Firmato: Crapa Pelada
    Vedi:

    • Non ho capito il “come chiunque”. Nel senso che chiunque, cioè tutti, si chiamano “crapa pelada”? Non credo. O nel senso che qualunque persona [sprovvista di capelli] finisce prima o poi per esser chiamata “crapa pelada”?
      Se dobbiamo intendere l’espressione nel secondo modo, tecnicamente si dirà che il costrutto della frase è “ellittico” (sciura Rusina e gatto padano: buoni, non fatevi riconoscere, fate finta di aver capito e lasciate che gli altri parlino in libertà!).

  33. Alessandro permalink

    Commento alla risposta di Aristide a Giuli dall’apologo stupendo. Complimenti signor Aristide, siamo alla nascita di un nuovo movimento panculturale, questa sua risposta ha talvolta la medesima forza di alcuni scritti di Marinetti.
    Grazie — a nome di noi tutti giovani ormai senza speranze — per Nusquamia, che con il suo numero di accessi ha ormai la stessa foza propulsiva di una vera testata (quasi una rivoluzione).

    • Oddio, “panculturale” è veramente impegnativo, c’è il rischio che mi diano la baia, se non provvedo a contenere l’entusiasmo. Dati i rapporti di forza, praticamente, sono io, invece, colui che dà baia: perlomeno ai potenti. Qualcuno non ci crederà, ma alle volte ne farei a meno. Ma l’ironia, talora anche il sarcasmo è l’ultima arma della quale disponiamo. Sempre meglio di quel che avvenne al poeta Saba, il quale scrisse: «Tutto mi portò via il fascista abbietto, ed il tedesco lurco». Vero è che qualcuno ha provato a levarci la parola (in tal caso, veramente, ci avrebbe portato via tutto), ma non c’è riuscito. Grazie comunque per le parole di incoraggiamento.
      Fra l’altro, in virtù dell’allontanamento del gatto padano, che ci faceva perdere tempo nel confutare le insinuazioni che disseminava nell’intento di «farci deragliare», compatibilmente con le nostre modeste risorse, contiamo di dare un taglio un po’ più culturale a Nusquamia, in particolare cercando di riannodare i nessi con la nostra migliore tradizione culturale e umanitaria, della quale i giovani sono privati a vario titolo. Perché? Come? Chi ne è responsabile? Discorso complesso (apparentemente): avremo modo di ritornare sull’argomento.

  34. Votante non votato. permalink

    Non dimentichiamo e non fingiamo di non capire e Non perdiamo di vista la questione comune che è forse, la totale inadeguatezza dell’amministrazione nell’affrontare le questioni d’onore.

    a) Genitori allo sbaraglio: -zitti e basta-.
    b) Bambini allo sbaraglio: -zitti e basta.
    c) Sforamento del patto di stabilità: -zitti e basta-.
    d) Promesse non mantenute: -zitti e basta-.
    e) Scuola bus soppresso?: -zitti e basta-.
    f) Distribuzione orari atb pro scuola bus?: -zitti e basta-.
    g) Gandolfi è cattivo!: -zitti e basta-.
    h) Imprenditore non ha soldi?: -zitti e basta-.
    I) Tre mesi di governo e un buco di quasi 700.000 €? Colpa del governo: -zitti e basta-.
    l) Ah ah ah ah ahahahahahahah: -zitti e basta.
    m) Forse abbiamo sbagliato i conti, non importa; paga la cittadinanza: -zitti e basta-.
    n) Hanno aumentato il servizio pranzo agli anziani meno fortunati?: -zitti e basta-.
    o) Hanno tolto il merito di studio? (borsa di studio): -zitti e basta.
    p) Aumento spropositato delle tasse?: -zitti e basta-.
    q) Schifamento de i servizi primari?: -zitti e basta-.

    Etc…etc…etc…
    E’ come sparare sulla Croce Rossa… Non c’è onore in questo, quindi (per ora) termino alla lettera “q” (vedi sopra) l’elenco delle azioni sconsiderate dell’amministrazione attuale.
    Un sano capitano di industria con gli attributi (oggi quanto mai difficile a trovarsi), esaminando i risultati sopra elencati darebbe in escandescenze, bestemmierebbe, quindi radunerebbe i casi più pietosi per alleviarne le sofferenze. Direbbe il Capitano, del quale provo a interpretare il pensiero e le parole: “Non angustiatevi, cari compagni, vero è che siamo una grande famiglia, ma con immenso dolore — questo lo dice in modo molto professionale e per vie ufficiali, oserei dire quasi in tono aziendalistico — “… FUORI dalla CASA-… Troppi danni, avete combinato. Tornate da dove siete venuti e la raccomandazione (credenziali) ve le appoggio io”.

    Credevate di essere nel “giusto”? È umano sbagliare. Ma davanti a questi risultati avreste dovuto ammettere le vostre manchevolezze, avreste potuto mostrarvi, se non altro, umani. Invece? Avete creduto di essere immortali e unici ed ecco il risultato dell’alto concetto che avete di voi stessi: la disperazione di centinaia di famiglie. Vergogna? mah!

    Sapete che cosa vi dico? Vi sono grato per avermi mostrato che io, che mi credevo uomo insignificante, e che mi ero rassegnato a considerarmi una nullità non riscattabile, non sono messo poi così male. Grazie a voi vedo all’orizzonte uno spiraglio di luce, per me. C’è chi sta peggio di me, voi.
    Loro non lo sanno ancora ma è così. Coraggio.

  35. Nota: ho un po’ rimpolpato la risposta a Vezzoli (cfr. supra), con considerazioni in margine all’ignavia amministrativa e alla sterilità del metodo aziendalistico.

  36. Gastone permalink

    Però, come segno di modernità e apertura, gli amministratori potrebbero pubblicare su questo sito le loro ragioni. Anche come lista “Vivere”. Perché no? Sarebbe più bello e trasparente, visto che c’è anche una delegata alla trasparenza.
    Ho persino l’impressione che sia giunto un ordine dall’alto che vieti a questi e ai loro sostenitori non dissenzienti di esprimersi [penso che qui sia intevenuto un ‘lapsus ordinatri’, cioè un errore sfuggito (‘lapsus’: letteralmente, uno “scivolamento”) in relazione all’uso del calcolatore (‘ordinatrum’): forse si voleva dire “non consenzienti”, oppure c’è un “non” di troppo, a seguito di manovre di copia e incolla, come del resto capita sovente anche a me. N.d.Ar.].
    Un caso di mordacchia al rovescio? — come forse direbbe Aristide. Sarebbe veramente gravissimo e antidemocratico, con grande disprezzo dei cittadini.
    In ogni caso, io non ho votato per loro, ma conosco tanta gente ora smarrita. Si sente ingannata. Ecco perché, comunque, ritengo utile qualche intervento chiarificatore. Per il bene di tutti e non per l’interesse di qualcuno. Lo dico da curnese e non da uomo di centro-destra, di una famiglia curnese da sempre di centro-destra. Da curnese!

    • Sì, questa è anche la mia impressione, come ho accennato in qualche commento, anche se non ho ritenuto opportuno insistere, per non mettere troppa carne al fuoco. Comunque, questo è quel che penso: i “nuovi” della comunità dei viveur (Et si on vivait tous ensemble? è il titolo di un film sulle pulsioni di un gruppo di viveur) — in particolare i consiglieri giovani — sono compressi, forse anche impediti di esprimere il proprio sconcerto di fronte a certi errori passati e presenti del nucleo fondatore, quello dei conti Serra de Benedetti, quello dell’eversione della giunta Gandolfi in concorso con il Pedretti e con la quinta colonna (fra cui un transfuga che, fino al giorno prima, se gli domandavi che cosa faceva, ti rispondeva “Io sono assessore della giunta Gandolfi”!).
      Penso che i nuovi, all’inizio perlomeno, non conoscessero la verità, riguardo alle miserie della politichetta curnense. Ma è difficile che ora non si siano resi conto di tante cose. Nutro la speranza che — di nascosto, oviamente — abbiano “sfogliato” le pagine di Testitrahus e di Nusquamia, scritte proprio per loro, per coloro che non sono “perduta gente” e che che non abbiano voglia di perdersi.

      I rappresentanti dell’ammucchiata istituzionale — tutti indistintamente, spalleggiati dalle cellule deviate del giornalismo anglorobicosassone — hanno fatto carte false per propalare la voce del “Gandolfi che non fa niente” (leggi però: “che non fa far niente”) e del Gandolfi impegnato in una querelle di ballatoio con il Pedretti. Mentivano sapendo di mentire. Testitrahus e Nusquamia contengono le prove di questa semina di menzogna da parte dell’ammucchiata (sempre loro: gli eversori dell’Amministrazione Gandolfi), la dimostrazione delle buone ragioni, della dirittura morale e dello spirito di servizio che ha improntato gli sforzi del Gandolfi medesimo per un buon governo, solo contro tutti, armato di una fionda, ma guidata da una mente pura, tenace nel contrastare la potenza di fuoco dei nemici esterni (Pedretti, i c.d. progressisti) e interni (quinta colonna).

  37. Antonietta permalink

    Una cosa sola ho capito dai commenti venuti dai sostenitori del sindaco Serra: Gandolfi, non rompere più le … Mettiamoci d’accordo e facciamola finita. O Gandolfi ci sta o non ci sta. Però una cosa l’abbiamo capita: che quando diceva quelle cose difficili, aveva ragione lui ed erano importanti. Bestie noi che non l’abbiamo capito e bestia chi con la sua parlantina ha fatto in modo che non capivamo e abbiamo scelto altri che sono già evaporati, come ha detto uno. Anche la lega è scomparsa. Gandolfi era una persona seria, anche se si vestiva in quel modo e faceva il figo?

    • Osservazioni sulla comunicazione e il registro comunicativo

      Non ho capito chi sarebbe colui che «con la sua parlantina» avrebbe impedito che si capisse. Sono io colui del quale si parla? Se non sono io, chi è? Dovrebbe essere il Gandolfi (colui che «diceva quelle cose difficili»), che però finora ha comunicato di concerto con me.
      Se invece colui che «con la sua parlantina ha fatto in modo che non capissimo» sono io, lasciatemi dire sine ira ac studio, cioè senza animosità e simpatie pregiudiziali, ma anche — una volta per tutte — a scanso di equivoci e in risposta a eventuale mia regimentazione (più volte richiesta da diverse parti, perlatro impossibile, essendo io compos mei, cioè padrone di me stesso):

      Dovevamo liberare Curno dall’egemonia del Pedretti, spalleggiato dall’Eco di Bergamo allora a conduzione cattoleghista, coccolato dalla c.d. sinistra che volle fare del Pedretti un capro espiatorio, nella speranza di riuscire con il Pedretti a rovesciare l’odiato GAndolfi, cosa che le è riuscita solo 40 giorni prima della fine del mandato.
      Mi sono esposto in prima persona contro il Pedretti quand’era il baubau di Curno, ho affrontato una denuncia e ne sono uscito vincitore. Ho approntato contro il Pedretti un “J’accuse” terribile, del quale la c.d. sinistra, che stava covando il patto Serra-Pedretti, capì bene la portata, tanto che impose la prima mordacchia al sindaco il 5 dicembre, per impedire che del “J’accuse”, che investiva alcuni importanti aspetti “istituzionali” rimanesse traccia “istituzionale”, appunto. Ma intanto il materiale era approntato, e il Pedretti lo sapeva benissimo, al punto che ritenne opportuno non candidarsi, perché in campagna elettorale quel materiale, di rilevante importanza politica, sarebbe venuto alla luce. Il risultato di quella strategia è stato l’esilio politico del Pedretti. Di più non potevo fare, né ragionevolmente mi si sarebbe potuto chiedere di fare di più.

      Ho i miei segreti di bottega riguardo al registro comunicativo, un po’ ne sono geloso, perciò sarò un po’ abbottonato: ma a coloro che per anni mi hanno dato “buoni consigli” sul registro che avrei dovuto adottare, faccio presente:
      a) I risultati ottenuti sono stati tutt’altro che spregevoli: o che cosa si voleva di più, considerati i rapporti di forza in campo, la trasversalità degli interessi, lo schieramento delle celule deviate della stampa anglorobicosassone, il tradimento, l’ingiuria, la mistificazione, l’indifferenza etica ecc.?
      b) Non solo il “mezzo è il messaggio”, spesso anche il linguaggio è il messaggio: se c’è autentica, nobile e disinteressata passione politica, e se quella politica è nobile, si vanno a cercare i voti delle persone nobili, e non delle persone ignobili; in altre parole ancora, si rinuncia più che volentieri al voto della malefica sciura Rusina, cercando semmai il consenso dei veri progressisti — solitamente persone di cultura mediamente superiore — che finora hanno dato il proprio consenso, sbagliando, agli aziendal-progressisti.
      c) Chi si espone in prima persona nella lotta politica corre qualche rischio: faccio presente che io mi sono esposto in prima persona (anche il Gandolfi con me). Infatti, sono stato denunciato, ed è stato proprio quel mio registro comunicativo a salvarmi. Di più non posso dire, anche se grande sarebbe la tentazione.
      d) Francamente, mi fa sorridere che tante persone mi diano buoni consigli sul registro comunicativo, soprattutto quei consigli di “buon senso” che si leggono nei manualetti che una volta si vendevano alle edicole delle stazioni ferroviarie, e che adesso si vendono in librerie moderne, con tanto di musica che piove dagli altoparlanti, per creare l’effetto ipnotico, in mezzo ai gadget, alle magliette, alle riviste porno ecc. (decadenza delle librerie moderne, quelle sopravvissute, che mettono in vetrina non i libri che sarebbe bello mostrare a chi ama i libri, ma quelli per cui il rappresentante della casa di distribuzione ha promesso sconti e facilitazioni varie!).
      Tralascio di dire che sono stato copywriter in una multinazionale (cosa di cui, infatti, non mi vanto, consapevole della generale pravità delle multinazionali). Sono però orgoglioso di aver studiato abbastanza seriamente la retorica, quella buona e quella cattiva (bisogna conoscere anche quella). Ho cominciato ad appassionarmi all’argomento al tempo dei sermoni di fine d’anno del presidente Scalfaro: li leggevo il giorno successivo, li smontavo, ne mettevo in evidenza le fallacie e i lenocini retorici (si dice così).

      Insomma, risparmiatemi, se possibile, la lezioncina sulla necessità del “parlar semplice”. Lo so anche io, grazie. Un po’ sbrigativamente, dirò che non sto vendendo preservativi, che ho nemici agguerriti che mi farebbero pagare la minima leggerezza, senza contare che ho che fare, talvolta, con denunciatori seriali. Sono le necessarie cautele che talora elèvano il tono del mio linguaggio. Lo elevano, ma non lo appesantiscono. Francamente, preferisco un tono “alto” a quello burocratico o politichese, che in effetti sarebbe un’alternativa al tono elevato, se si debbono usare certe cautele. Purtroppo, se un politico parla in tono ispirato di “attori del territorio”, o “adunanza partecipata” o “bibliomamme”, finora si son trovate ben poche persone disposte a ribellarsi, che volessero veder chiaro (con l’eccezione degli happy few, se così posso esprimermi). Se io invece scrivo “àpoti”, e forse spiego anche che cosa l’espressione significa, e in verità è tutto chiaro e non c’è alcun trucco, secondo gli esperti di comunicazione del Bar Sport sarei incorso in una sorta di blasfemìa.
      Forse affronterò l’argomento in maniera meno sbrigativa un’altra volta. Ma non aspettatevi che vi riveli i segreti di bottega. Li trovi chi è bravo, forse non è neanche così difficile.

  38. Giuseppe permalink

    Esimio Aristides de Nusquamia,
    credo di comprendere quel che ha voluto dire Antonietta: si sente “intortata”, presa per il naso. Da chi? Non certamente da Lei, che parlava a una voce con il dott. Gandolfi, tanto che qualcuno abbinava nel web i due nomi. Il riferimento è certamente alla parlantina dei politicanti di professione, o quasi, o aspiranti tali, di quelli che parlano tanto senza dire niente. Lei, o Voi, forse meglio, avete detto molto e molto bene, da un’altezza talora non compresa, o non voluta comprendere, dai ciechi e sordi curnensi. Gli altri, i politicanti, abituati al mercato e ai mercanti, hanno loro rifilato fior di merce avariata. E Curno adesso è intossicata. Non solo dal gas, come direbbe Gastone, ora Tone.
    Capisco anche quel “dissenzienti”. L’intervenuto intendeva dire: si ha l’impressione che, tranne coloro che sono dissenzienti dalla linea serrana, gli allineati siano stati invitati a mantenere un appiccicoso e omertoso silenzio.
    Ossequio

    • Ah, ho capito: “non dissenzienti” doveva intendersi “non deliberatamente e manifestamente dissenzienti”. Insomma, il succo è questo: gli aziendal-progressisti sono aziendalisti, su questo non ci piove; però c’è aria di “centralismo democratico” nel loro gruppo. Del quale però non darei colpa né al PArtito comunista, né al Bepi “el memorioso” (il quale fu “precursore” della svolta occhettiana di tradimento degli ideali della sinistra, come è stato fatto osservare da un corrispondente di questo diario: solo che per lui quella svolta è stata una cosa positiva: io la vedo come una débacle, uno sfacelo, sul piano etico prima ancora che politico). Gli aziendal-progressisti coltivano il centralismo democratico per dare una legittimazione e una parvenza “di sinistra” all’ammucchiata degli eversori dell’Amminstrazione Gandolfi, al pensiero unico e alla neolingua che vorrebbero instaurare in questo sciagurato paese, dove ancora non è stata lavata l’onta dell’indifferenza etica, dove chi tradisce (gli ideali, gli amici, le alleanze di governo) non è segnato a dito, ma riceve tutti gli onori ed è istituzionalizzato.

      Quanto al discorso sul registro linguistico, era tempo che volevo levarmi questo sassolino dalla scarpa. Anche se l’ho fatto in maniera frettolosa, sono contento di avere gettato il sasso, anzi il sassolino. Non so a quante persone possa interessare il discorso, di solito però non mi curo degli applausi, anzi li ho in uggia, se chi applaude non gode della mia stima. L’esempio mi viene da quel Carneade, del quale don Abbondio si domandava chi fosse mai. (Altri tempi, in cui i curati di campagna, anche i più scalcagnati, sapevano di latino e annoveravano tra le loro reminiscenze, sia pure sbiadite, il nome del filosofo — pro tempore, anche ambasciatore — il nome di Carneade che rifiutava gli applausi dei figli di papà che assumevano le pose radica-chic!)
      Se però il discorso interessasse, ben volentieri tornerei sull’argomento, soprattutto con riferimento alle fallacie retoriche e ai lenocinii dei politicanti.
      Con l’occasione si potrebbe dimostrare l’assurdità dei “buoni consigli” sulla comunicazione che sarebbe efficace se è pedrettesca. Dovrebbe esser chiaro che se ho certi contenuti da trasmettere, nobili, umanitari, ispirati alla religione della libertà e della tolleranza, non posso usare un registro pedrettesco, che peraltro calza a meraviglia ai suoi contenuti politici: gadget, panzane territoriali ed eccitazione dei peggiori istinti dell’uomo. Il dito alzato di Bossi sta bene a Bossi, se lo facessi io stonerebbe, otterrei un effetto deleterio. Se Pedretti suggerisce al Bossi che Napolitano è un terrone, e Bossi raccogliendo la battuta dice “Ah, non sapevo”, loro fanno (forse) benissimo a fare questo numero di varietà. Ma non chiedetemi di fare altrettanto. E anche se me lo chiedete, io certe cose non le faccio.
      Alcuni dei “buoni consigli” per una sterzata della comunicazione in modalità pedrettesca, quando provengono dai comunicatori del Bar Sport, sono in buona fede. Altri sono decisamente in mala fede. Come quando qualcuno del Pdl insinuava nell’orecchio del Gandolfi che la sciura Rusina e il venditore di gamberetti del Brembo non avrebbero capito, e che lui, il genio del Pdl, lui sì, avrebbe potuto coordinare molto meglio i temi, il linguaggio, i media… (così lui avrebbe tutelato se stesso, ma avrebbe distrutto la rispettabilità del Gandolfi); o come quando qualche progressista ci suggeriva, «per il nostro bene» (!!!) di non contrastare il Pedretti, perché contrastandolo avremmo fatto il gioco del Pedretti medesimo. Poi però abbiamo visto quali geni allignassero nel Pdl, abbiamo visto con i nostri occhi i tuca-tuca tra il Pedretti e alcuni maggiorenti della c.d. sinistra, l’ardore con il quale i c.d. progressisti continuano a coccolarselo, anche adesso che, teoricamente, il patto Serra-Pedretti dovrebbe avere esaurito la sua spinta propulsiva. E invece no: propelle, propelle…

      P.S. – Spiegherò un’altra volta perché ho attribuito al buon Bepi la denominazione di “el memorioso”.

  39. Carlo permalink

    Antonietta dice cose sacrosante: avvisi trasversali lanciati da quegli stessi che hanno usato la parlantina. Attento crapapelada, perché questi hanno i loro scopi!

  40. Carlo 2 permalink

    Non sono il Carlo di prima. Però con quello di prima sono d’accordo. Ridevo quando voi in campagna elettorale battevate coi vostri volantini sulla storia Serra-Pedretti. Adesso non rido più e non ridono più neanche figli e nipoti. Sono uguali, usano le stesse maniere. Danno ordini e mettono la museruola come ai cani. Neanche fossimo da quelle parti là.
    Mi dice mia figlia che lei ha scritto per difendere la sua cultura. Fa bene. Però noi vorremmo avere anche qualche riassunto di quel che succede. Io e tanti miei coscritti, ormai vecchi, facciamo fatica a leggere e ci stanchiamo. Scrivete i riassunti in grande, mi raccomando. Ditelo all’Angelo che ormai a Curno siamo più vecchi che giovani.

    • Questa è una cosa che non ho mai capita, da sempre: la pretesa dei caratteri grandi in certi ambiti, e non in altri. Il Corriere della sera, per esempio, è scritto in corpo 9, al massimo 10, eppure le persone anziane inforcano gli occhiali e lo leggono. Con gli occhiali da presbite vedono benissimo, altro che!
      Però quelle stesse persone, se appena gli dai la possibilità di esprimere un parere su qualunque altro scritto, o se ne hanno l’autorità (come l’amministratore delegato di un’azienda per la quale ho lavorato), pretendono che i testi siano composti in corpo 18.
      Secondo me è una delle tante storture della pseudocultura degli pseudodiritti.

  41. Luca permalink

    Come mai venerdì sera in Consiglio Comunale non vi siete presentati schierati come al solito e non c’era il consigliere Gandolfi “per impegni precedentemente presi”? Già finita la “resistenza”? Non erano materie interessanti? E sì che erano all’ordine del giorno due nuovi regolamenti che avrebbero dovuto stuzzicarvi a dovere, specialmente quello sulle bacheche, che giustamente bastona le vostre pretese. Una strategia concordata, la vostra? Ma alla fine la sindachessa avrà ragione anche di voi, perché sa quello che vuole e quale strada seguire. Voi mi fate ridere!.

    • Gianni permalink

      @Luca
      La memoria, storica?!, degli antenati di Luca riposi in pace. Sì…
      Sorvoliamo. Ritornerò sull’argomento.

  42. Bardo permalink

    A Luca@
    Eravamo talmente spaventati che non abbiamo avuto il coraggio di mostrarci.
    Siete troppo forti per noi.
    Ma credo che al contempo abbiate tratto un bel sospiro di sollievo non trovandoci, o avete temuto una sortita? bo?. Siamo sicuri che le altre opposizioni vi avranno dato del filo da torcere, vero; spietati interlocutori e attenti scrutatori del sacro verbo.O no!.
    In cuor nostro siamo convinti che vi siete annoiati.
    Ah…dico noi inteso come curnensi. Questa l’avrà compresa spero.

  43. Mi si permetta una risposta musicale a chi (tecnico, professore, politico) tenta di “omologare” il singolo cittadino:

    • Bellissimo questo filmato, con evidenti citazioni dal film Metropolis, di Fritz Lang e con forse meno evidenti, forse solo casuali, riferimenti alla magistrale versione cinematografica, per la regia di Orson Welles, del Processo di Franz Kafka.
      I Pink Floyd, Fritz Lang e Orson Welles ci invitano a riflettere sulla “chiusura dell’universo del discorso”. Questo è un concetto sviluppato da Herbert Marcuse:

      • Universo di comunicazione pubblicitario: promozione sistematica del ‘pensiero positivo’
      • Il discorso, privato delle mediazioni, promuove l’identificazione immediata della ragione col fatto, dell’essenza con l’esistenza
      • Sintassi abbreviata, senza ‘spazio’ per lo sviluppo del significato
      (da un’esposizione divulgativa curata da F. Comini, professore di filosofia al Liceo Quasimodo di Magenta)

      Non ricordo se Marcuse abbia parlato esplicitamente dell’uso del sorrisetto asseverativo (o “assertivo”, come dicono i formatori dei “monager” e i loro manualetti, ma preferisco “asseverativo”, per ragioni che, forse, avrò modo di spiegare). Si tratta comunque di una tecnica di affermazione del “pensiero positivo” e “determinato”: tutto il contrario di quanto si avrebbe bisogno in una prospettiva etica, filosofica e politica libertaria. Ma vaglielo a spiegare agli aziendalisti, che sono così fieri della propria “determinazione” (io dico sempre: determinazione a fare il bene o a fare il male?). Se parli loro di libertà, di consapevolezza etica (e, per converso, per esempio, dell’indifferenza etica che disonora Curno), vien loro la pelle d’oca. Ecco perché s’inventano l’etica bancaria, l’etica immobiliare, l’etica aziendale: per costruire una “distopia” (buona, sciura Rusina, e buono anche tu, gatto padano!) nel mondo reale e potersi conseguentemente autoassolvere.

      La relazione tra i Pink Floyd e Metropolis trova conferma in una rivisitazione di questo capolavoro del cinema espressionista, del quale qui sotto presento uno spezzone: la (nuova) colonna sonora racchiude musiche dei Pink Floyd, appunto. In realtà questo film nasce come film muto. Ricordo che proprio di recente sono stati trovati — in Argentina, se ricordo been — circa 20 minuti del film dei quali erano sprovviste le copie finora disponibili nelle cineteche.

      .
      Fra l’altro, ragionando sulle tecniche di chiusura dell’universo del discorso — più o meno repressive, secondo necessità, q.b., cioè “quanto basta” — vien fatto domandarsi quale sia il ruolo delle “umane relazioni”. A Curno il più accreditato a parlarne dovrebbe essere il Max Conti, che le umane relazioni professa. Ma ci dirà tutta la verità? Io, tra vedere e non vedere, mi riprometto di dare la parola, sul tema delle umane relazioni, a Luciano Bianciardi. Che era un uomo di sinistra per davvero, mica della sinistra fru fru o dimenticona, o traditrice. Bianciardi pensava malissimo delle “umane relazioni”. Lui non credeva che potessero essere “etiche”, e te lo mostrava, altro che, se te lo mostrava!

    • Francesca permalink

      @Luigi Vezzoli
      Lampanti verità contenute in questo video stupendo…

  44. mariangela permalink

    Sono di Longuelo, ma la mia famiglia è di Curno. Sono pedagogista appartenente al mondo della scuola, dove, come precaria, lavoro da qualche anno. Mi aveva colpito la quantità di commenti che compariva su bergamonews tutte le volte che si parlava del mio paese. La cosa mi aveva incuriosito. Lì ho scoperto Aristide e poi questo sito. Non ho mai osato intervenire, perché prima ho cercato di capire, e non è stato facile.
    Curno laboratorio politico di interesse molto più generale? Mi sembrava assurdo, ma comincio a credere che possa essere vero, e forse è pure concretamente vero, vista l’immediata sbandata economico-finanziaria di quelli che sono sempre stati considerati “i preparati”, “gli acculturati” immensamente superiori fra i curnesi
    Mi sono decisa a scrivere perché ho visto che avete dato spazio a tutte le posizioni, anche quelle più umili, quelle espresse dalla panettiera, tanto per dirne una, quelle che esprimono la complessa vox populi, non sempre coerente (anzi, quasi mai).
    Per esempio, e qui ne so qualcosa, la faccenda delle scritte in grande sui cosiddetti volantini-riassunto: la sua risposta, Aristide, è perfettamente logica, ma anche mio padre e il mio futuro suocero si mettono gli occhiali quando leggono L’Eco di Bergamo e non se li mettono quando leggono i volantini. Curioso!. Perché? Una prima considerazione discende dalla convinzione che volantino = manifestino pubblicitario commerciale, senza importanza, riflettente una convenienza di parte. Non è ancora passata l’idea che i vostri non sono volantini ma dei mezzi trattati di vario genere, democraticamente e gratuitamente distribuiti al popolo, il quale dovrebbe farne tesoro anche soltanto per porsi delle domande, e poi porle a chi ha delle responsabilità.
    Una seconda risposta potrebbe stare nel fatto che, analfabetismo sostanziale indotto nelle scuole o analfabetismo di ritorno, la gente, anche giovane, fa fatica a leggere: le posso assicurare, caro Aristide, che la lettura con occhiali dei giornali quasi sempre si limita ad alcuni titoli e sottotitoli, da parte degli anziani, e che i giovani “leggono” preferibilmente i giornali sportivi, in realtà guardando principalmente le fotografie con sottostanti spiegazioni, che sempre più spesso riassumono il contenuto dell’articolo.
    E’ anche il motivo per cui si è ampliato l’ascolto delle radio e si è infestato l’etere con i talk-show, nonostante la loro vuotezza: si fa meno fatica, perché concentrarsi e pensare è impegnativo.
    Il suo tipo di comunicazione, che lei giustamente difende e che io ritengo molto prezioso, richiede autorevoli leader, pur locali, oltre al dott. Gandolfi, in grado di avere una funzione simile, capaci di suscitare curiosità e anche di risvegliare l’interesse per una lettura colta ma, soprattutto, utile. Anche questo è un passaggio epocale, da laboratorio di idee. Mi hanno detto che siete un gruppo: essenziale questo. Che esso rimanga sempre coeso e libero, e tra non molto potremo tutti sentirne gli effetti, che spero benefici, almeno sotto l’aspetto del confronto.
    La saluto con emozione, sperando di non aver detto castronerie.

    • La ringrazio sentitamente per le parole lusinghiere, che non commento per ragioni evidenti di understatement.
      Mi complimento inoltre per aver lei colto al volo quanto dicevo a proposito della pretesa – da parte dei comunicatori del Bar Sport e da parte di sedicenti “buoni consigliori” – che io scriva volantini e manifesti in caratteri di scatola (come si dice). Mi è capitato altre volte di fare questo discorso, non sempre è stato capito (talora, anche perché non lo si voleva capire).
      La verità è che, quand’anche i manifesti e i volantini fossero scritti in caratteri di scatola, come la pubblicità che intasa le nostre cassette delle lettere (e che non serve a niente, serve soltanto ai marketing monager e ai tenutari delle agenzie di pubblicità, che si dicono l’un l’altro di essere indispensabili), loro, i signori criticoni, non li leggerebbero, oppure li leggerebbero con l’animo di sempre: cioè con astio, sofferenza e invidia. Alcuni, ai livelli più alti dell’ammucchiata istituzionale, provano un sentimento simile a quello della regina cattiva della favola di Biancaneve, che crede di essere la più bella del reame e non sopporta l’esistenza di Biancaneve. Altri, come i “contadinamente astuti”, pretenderebbero di «farmi deragliare», altri pretenderebbero di tafanarmi in via preventiva e generale, altri – infine – sono in buona fede. Questi ultimi, in particolare, invito a riflettere sul fatto che tutti parliamo, eppure non tutti siamo oratori; tutti scriviamo, ma non tutti siamo scrittori. L’unica cosa certa è che tutti parliamo in prosa, che è sempre meglio che esprimersi in poesia, se non si ha talento.

  45. Carlo3 permalink

    Ma quanti Carli scrivono qui il loro commento. Manca solo il fornitore del mio olio e poi ci siamo tutti. Gastone ha parlato sopra da curnese di centro-destra. Io sono come lui ma di centro-sinistra, e non sono pentito per come ho votato. Però adesso chiedo che si mantengano le promesse, prima fra tutte quella di non aumentare le tasse. Se no, non va bene. Dicono che le hanno già aumentate e che aumenteranno ancora per quella strana faccenda dell’imprenditore. Eh, no! Voglio risposte, perché il silenzio non fa che aiutare i catastrofisti.

    • Sole permalink

      Carlo3 stai bene? Dicono che le hanno gia’ aumentate? E dove vivi? Certo che le hanno aumentate, hanno aumentato l’Imu, l’addizzionale Irpef….in poco tempo, non ti basta…???

  46. Leo permalink

    Parlando con un mio ex collega di lavoro della Marigolda mi è stato detto che nusquamia era un blog pieno di insulti agli attuali amministratori, specialmente alla signora Gamba, una roba da far vomitare.
    Ho impiegato un po’ di tempo a leggere tutto, ma proprio tutto questo articolo, e di insulti non ne ho trovati.
    L’unica cosa che ho visto riguarda il vostro punto di vista riguardo alla gestione del Comune: per voi prevale lo spirito familiare e per la signora Gamba quello aziendale, ma questo non è un insulto alla persona, che mi sembra onesta e impegnata.
    Certo, quando si dice che è stato commesso un grosso errore (che paghiamo noi cittadini) proprio in prospettiva aziendale, allora voglio che ne sia reso conto, dalla signora Gamba prima di tutti e dalla signora Rizzo, oltre che dal sindaco.
    Ho l’impressione che ci sia qualcosa che non va, e le parziali spiegazioni date (accuse al precedente sindaco) sono state facilmente smontate da Margherita. Ma ci sarei arrivato anch’io.
    Con immutata fiducia nell’attuale amministrazione, chiedo quella trasparenza e partecipazione che è stata promessa. Posso capire il momento, ma non si può più aspettare, perché le voci che girano in paese non sono belle.

    • Più che una gestione “familiare”, chiederei una gestione “intelligente”. Perciò mi sono avventurato a parlare di “inferenza abduttiva” e di “funzioni di trasferimento” in un sistema complesso, caratterizzato da numerosi anelli di retroazione (il bello è che certi aziendalisti alle volte si avventurano a parlare di teoria dei sistemi: ma, naturalmente, non ci capiscono niente; ne parlano soltanto per fare fumo). Ma non mi dilungo, perché so benissimo che gli aziendalisti – perfino gli aziendalisti di Curno – nutrono la presunzione di essere razionali. Niente di più falso. Come possono chiamarsi “razionali” gli aziendalisti che sono schiavi delle formulette, delle procedure, dei manualetti? È razionale, viceversa, chi – come Sherlock Holmes e chi,come il radiotelegrafista Biagi, del quale ho parlato – sa aggirare il problema. È razionale chi sa trovare una soluzione non prevista nei manualetti. Se uno cerca la soluzione nei manualetti è soltanto un burocrate, un manipolatore di cacate carte.
      Non ci sono i soldi per risolvere il problema delle famiglie che si sono trovate tra capo e collo la soppressione del servizio di trasporto scolastico? Grazie tante, lo sapevamo. Non avete voluto il piano Bodega, in odio all’ex sindaco Gandolfi, questo è il risultato. Però, fermo restando il vostro odio, cari signori aziendal-progressisti, perché non avete voluto studiare una soluzione di tampone, perlomeno per pochi mesi? Non volete congelare il vostro stipendio come hanno fatto gli amministratori virtuosi di altri paesi? Andate a guardare il bilancio voce per voce, facendovi aiutare da chi può darvi una mano. Fatevi venire qualche idea migliore che quella di distribuire gli stampati dell’azienda di trasporto pubblico.

  47. al crapa pelada e compagni permalink

    caro Aristide ma quando la smettera di ficcare il naso in quel comune di Curno, che x lei non conta propio nulla, se ne stia al suo di paese,cioè Tezzo sull”adda, si occupi di quello, anche se ben sò che non lo considerano neanche, li lei è il nulla, come pure a Curno, lo sanno tutti che lavora x il crapa pelada, ma anche lui è finito, non conta piu nulla è in stato fallimentare, pure lei.avete perso e x cinqe dico cinqe anni fate le belle statuine,si rassgni la smetta di scrivere sermoni, tanto non servono a nulla, io non le dico di buttarsi dal ponte, come le anno gia suggerito, in tempi poco lontani, ma si rassegni, sia lei che il suo crapa pelada. datevi alla floricoltura. con simpatia. ,

    • Perché, ho mai preteso di essere “carismatico”, come i Pedretti, al quale lei sembra idealmente riferirsi? Non conto niente, come lei dice, né a Trezzo sull’Adda, né a Curno? E con ciò? Mi basta essere stimato da pochi amici, ma buoni, né faccio alcun conto del paesello di residenza, della loro religione, del loro sentire politico, della loro razza. Quel che importa è che siano intelligenti e onesti: non nel senso manipuliteisco e banale della parola (il mondo è pieno di gaglioffi “onesti”, che non rubano perché esiste un sistema legale che consente loro di appropriarsi del provento del lavoro altrui), ma nel senso che sono uomini d’onore. Che cosa le fa credere che io a aspiri a notorietà tra i buzzurri?

    • Francesca permalink

      @al crapapelada e compari
      Flatus vocis!

      • Socrate permalink

        Così si dice, infatti.

        • Sinistra critica permalink

          Non perda la testa e non perda quell’ espressione antipatica.
          Sorrisetto asseverativo e massimo rispetto della legge di De Gasperi.
          Muti. Punto. Basta.

          • Non ho capito a chi l’invito a non smarrirsi con la testa sia rivolto (sempre che si possa dire).
            In generale, poiché la collocazione delle risposte è fuori del mio controllo (può anche darsi che questa pagina sia sovraccarica, con ben 130 commenti!), conviene rispondere a Pinco Pallino scrivendo in testa al messaggio:
            @ Pinco Pallino.

          • Sinistra critica permalink

            @Aristide (“Non ho capito a chi l’invito a non smarrirsi con la testa sia rivolto”)

            [Accidenti, non avevo mai sentito questi due (sono due, giusto?), questi JAck & Cravatta. Per il momento ho sentito solo questo ‘Mamma Oca’ e, a caso, un altro pezzo, ‘Per Elisa’ (non male). C’è una vena surreale. Qui sotto il neretto del titolo, i corsivi e gli spazi aggiunti fra i paragrafi sono miei, per una migliore comprensione del testo, che andrebbe letto contemporaneamente all’ascolto. N.d.Ar.]

            A Mamma Oca

            • Mamma Oca: Oca antropomorfizzata nel ruolo di anziana signora che racconta fiabe e recita filastrocche.

            Mamma Oca che racconta fiabe e filastrocche alle ochette. Mamma Oca sa qual è la verità per sorridere e sopravvivere. Mamma Oca va in tutta libertà con le sue ochette che la seguono. Mamma Oca che lei da giovane era la peggiore di tutte.

            • Si, signori, era la peggiore di tutte ma non possiamo dirvi quello che faceva perché questa canzone devono ascoltarla anche i bambini.

            Ambarabaciccicoccò….

            • Un ‘ochetta si è allontanata, Mamma Oca gli sta strillando. Si è arrabbiata.

            — “OCHETTA VIENI QUI!!! CHE TI PERDI!!! QUANDO TORNI QUI… TI SFONDO!!!”

            — A Ma’, ma che t’arabbi? Cioè nu’ strillà. ‘O vedi: sto laggiù co’ l’amici mia. Che strili? Me fai fa pure ‘na brutta figura. Cioè… che modo è? Stilla, cosi, pe’ strada, dentro al lago. Aho… ma mica stamo ar mercato. Ho capito che sei Mamma Oca però, cioè, limitati a raccontare fiabe e filastrocche. Cioè, lascia anche me vivere la mia vita. Tranquilla.. esci con le tue amiche…. non c’hai ‘n’amica? Fai qualcosa anche per te: sei troppo stressata, dài….

            MammaOcaMammaOcaMammaOcaMammaOcaMammaOcaMammaOca……….. MAMMA OCA!!!!!

            • Mamma Oca: Un’oca antropomorfizzata nel ruolo di anziana signora che racconta fiabe e recita filastrocche. Una Mamma Oca che sa qual è la verità per sorridere e sopravvivere. Una Mamma che va in tutta libertà con le sue ochette che la seguono, che lei da giovane era la peggiore di tutte.

            Oh oh oh oh Santo, Osa Anna! Oh oh oh oh Santo, Osa Anna
            !
            • Smetti di cantare sta canzone! Smetti non è questa! Smetti di cantarla! Smetti non è questa! Ti sfondo, ti sfondo! Hai capito,si?

            • Ah.. Ok…E che canto??

            • ..quello che ti pare, canta! Ma non questa!! Yeah…. Right…..

            Mamma Oca che racconta fiabe e filastrocche alle ochette. Mamma Oca sa qual è la verità per sorridere e sopravvivere. Mamma Oca va in tutta libertà con le sue ochette che la seguono. Mamma Oca che lei da giovane era la peggiore di tutte.
            Mamma Oca che………..

            — A regà, fermi! Fermi tutti, guardate fori che ficata??? Che ficata!!!

            Vedi:

  48. Luigi Vezzoli permalink

    Ai professori che ci “governano”: anche noi “volgo”, o popolo, o semplici genitori, dipende da come ci avete “inquadrati”, sappiamo che “Sapere è Potere” (Bacone):
    http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaB/BACON_%20SAPERE%20E%20POTERE.htm

    • Su Francesco Bacone Paolo Rossi, filosofo della scienza, ha scritto in anni lontani un bel libro, intitolato Francesco Bacone, dalla magia alla scienza. Il libro può essere letto su Google libri (circa un quarto), ma in traduzione inglese: Francis Bacon: from magic to science.

      In linguaggio baconiano, si direbbe che gli aziendalisti sono schiavi degli idòla fori e degli idòla theatri (si pronuncia “idòla”, con l’accento sulla “o”).

  49. Adriana e Ivo permalink

    Letto tutto. Pazzesco. E pensare che gli abbiamo dato dietro di brutto anche noi al sindaco Gandolfi. Ma come avrà fatto a rimettere i conti a posto e a mantenere i servizi alle famiglie senza aumentare le tasse e senza sacrificare aree verdi? Quando penso al fatto che Berlusconi gli aveva tolto anche l’entrata dell’ Ici prima casa (vi ricordate?) mi vergogno di averlo insultato per strada, mia moglie veramente l’ha insultato, non io, io sono stato zitto, ma certo non l’ho difeso. Che figura di m. che stiamo facendo, noi elettori di sinistra e la giunta Serra. Abbiamo incontrato Gandolfi un paio di volte a piedi per strada, ci guarda, sorride…mentre noi siamo in fortissimo imbarazzo, mia moglie si vergogna, che lezione!

  50. Tarzy permalink

    Vocis? Forse qualcos’altro, un po’ meno in alto.
    Però un errore grosso Gandolfi l’ha compiuto: era evidente che noi lo avevamo associato alla compagnia di Brancaleone (e peggio) con cui si era messo – lo si sapeva -, ma targata dalla parte per cui avevo sempre votato. E allora l’ho votato.
    Cos’ha fatto per distanziarsi? Quella col Pedretti l’abbiamo vista come una bega, anche se non lo era, e la sinistra ci ha marciato vergognosamente. Lavorava bene e con impegno in Comune, ma chi ne sapeva qualcosa? In giro di lui non si sapeva quasi niente, se non gli insulti del Pedretti e soci e quelli, più untuosi del PD. Non si faceva neanche vedere. Adesso, è tardi, si vengono a sapere cose che fanno restare di sasso.
    Io, per esempio, non sono andato a votare dopo che la destra si è spaccata in tre, ma se avessi avuto più informazioni dirette, porta a porta, me ne sarei fregato, e avrei votato per lui. Mia sorella, per la verità, lo ha votato, ma perché le piacevano le facce dei candidati. Adesso starò più attento, seguirò di più.
    E’ lunica speranza che resta alla destra (mi dicono che Consolandi è un alleato della Serra e che lo pseudo-leghista Corti quando va bene si astiene), visto anche quel che combina la sinistra. E pensare che non sono andato a votare anche per non farmi tentare di votare per la prima volta la Serra, per premiare la loro compattezza e apparente serietà.
    A proposito dei progressisti, prima volantini e critiche, e adesso gran silenzio. Sono come i comunisti di sempre, una tragedia dell’umanità!

    • A mio sommesso parere, grande è il danno inferto al Gandolfi dal giornalismo anglorobicosassone, oltre che dalle obiettive convergenze d’interessi che da tempo miravano al suo disarcionamento (diceva il potere reale: non m’interessa se vince il Pedretti o la Serra: purché mi facciate fuori il Gandolfi).
      I giornalisti avrebbero potuto approfondire quel che si sentiva benissimo nell’aria e che, talora, sapevano benissimo. Infatti, c’è stato un tempo in cui abbiamo fatto di tutto per informarli. Poi abbiamo capito che non c’era niente da fare, abbiamo preso atto dei rapporti di forza, siamo andati per la nostra strada. Ci veniva negato il diritto all’informazione attiva, perciò abbiamo creato prima Testitrahus, poi, in occasione della campagna elettorale, Nusquamia. Avevamo bisogno di un organo di controinformazione, che non arriva a tutti, ne siamo perfettamente consapevoli, ma che potrebbe diventare il germe di cristallizzazione di un’opinione pubblica. Forse lo è già.
      Per fortuna all’Eco di Bergamo il clima è cambiato. Ma al tempo della conduzione cattoleghista c’era una giornalista che negava l’informazione quando fosse sgradita a quel nucleo di alleanza, da principio incomprensibile, tra il Pedretti e la Serra. Poi, però le cose sono diventate sempre più chiare, perché si è arrivati al patto Serra-Pedretti, che è sotto gli occhi di tutti. Si vedano le Scuole di giornalismo elencate su questo foglio di Testitrahus.
      A proposito, devo ancora redigere la Scuola dedicata al giornalismo di marketta, che ho promesso da tempo. Fra l’altro ho raccolto materiale interessantissimo, con giudizi del Montanelli, esempi incontrovertibili di marketta ecc. Il tempo è quello che è, le forze sono modeste, vedrò di rimediare.
      Insomma, non commettiamo l’errore di dire: se la contrapposizione tra Gandolfi e Pedretti è stata interpretata come bega di cortile, le colpe vanno ascritte a Gandolfi (o anche a me che facevo un’opera di resistenza assidua e disinteressate e, fatti i conti efficace). Visto che parliamo di colpe, ecco chi porta la colpa:
      A) il giornalismo anglorobicosassone, o quanto meno certe sue cellule deviate (tutto dipende dalla finestra temporale in cui consideriamo i comportamenti informativi deviati), che hanno fatto di tutto per distorcere o negare l’informazione: si veda quell’articolo dell’Eco di Bergamo che il Pedretti, tutto gongolante, ha ripreso e pubblicato tal quale sul suo blog; l’articolo — fra l’altro — presentava un riquadro intitolato “lo spillo”, un redazionale che era — appunto — uno spillo infisso nelle chiappe del Gandolfi, e che presentava la contrapposizione Gandolfi-Pedretti in termini di bega di cortile: c.v.d.;
      B) l’indifferenza etica e cecità politica di coloro che potevano vedere, se avessero voluto vedere, ma facevano finta di non vedere; adesso che la verità viene a galla, a scarico di coscienza dicono che la colpa era di Gandolfi, o di Aristide, che non gli han spiegato bene la situazione. E invece noi la verità l’abbiamo spiegata benissimo, e in tutte le salse. E che non mi si venga a dire — per favore! — che avremmo dovuto usare un linguaggio pedrettesco, anche noi. A parte i fatto che quel linguaggio non ci è congeniale, è evidente che Pedretti può permettersi di diere che Napolitano è un terrone, e non gli succede niente. Ma voglio vedere se avessi detto io qualcosa di simile. Insomma, questa barzelletta, secondo cui la colpa sarebbe di Gandolfi e di Aristide che non si sarebbero spiegati bene è una vigliaccata e un’impostura. Da parte di chi? Da parte di chi ha avuto sempre la coscienza sporca, lo sapeva benissimo e non se ne curava. Ma edesso che la verità viene a galla, hanno paura che si sappia in giro della loro indifferenza etica, vorrebbero far credere che la colpa non è loro, ma degli altri. Comodo.

  51. Karl M. permalink

    Spettabile famiglia Nusquamia,
    l’indecente personaggio cui ha risposto Francesca, riconoscibilissimo anche se ha cercato di attribuire lo scritto al suo minor (ato?), ha tuttavia detto una cosa vera: avete scritto volumi su Curno, e non testi di poco conto. Come mai? Chi ve lo fa fare? Grafomania? Voglia di essere qualcuno? Sete di potere? Amore per la politica? O forse più realisticamente qualche interesse per ora ben nascosto? Sarete ridotti a vendere ai vostri gazebo le pagine da voi scritte, ma non ne ricavereste un centesimo! Cominciate a dire cosa volete veramente, e poi ne parleremo. Comodo attaccare il Sindaco Serra perché iscritta a un partito, insieme ad alcuni della sua lista, come se rappresentasse chissà quali interessi “deviati”, e voi, famiglia Nusquamia, far finta di essere un gruppo di anime belle, dedite soltanto al bene pubblico. A chi credete di darla a bere, vista la fortissima e certamente costosa campagna che state conducendo da anni? Si dice che le bugie hanno le gambe corte. Le vostre le hanno cortissime. Specie se la situazione economica di alcuni di voi è quella che il sempre ben informato personaggio ha divulgato. Staremo a vedere…

    • Questo messaggio viene dallo stesso computer dal quale è stato inviato il messaggio inoltrato da TArzy.
      La differenza dovrebbe essere questa: Tarzy sarebbe un elettore di destra, KArl M. è un elettore di sinistra. KArl M. starebbe per Karl MArx? Ma mi faccia il piacere! Karl Marx avrà avuto i suoi difetti (si senta in proposito l’anarchico Bakunin), ma era uno scienziato!
      Lei fa affermazioni con il punto interrogativo, in stile pedrettesco, e insinuazioni in stile gatto padano. Ebbene, sappia che noi non si risponde né alle une né alle altre. Gandolfi, io, tutto il phrontisterion che si è ripromesso di resistere al pensiero unico della grande ammucchiata gode di ottima reputazione, al di sopra di ogni sospetto di foraggiamento (magari! se ci fosse lo dichiareremmo pubblicamente) per una «certamente costosa campagna» che condurremmo — a suo dire — da anni.
      Di quale situazione economica parla? Di chi, in particolare? Ma è inutile chiedere, immagino. Lei insinua, alla maniera del gatto padano. Sarebbe lui il «ben informato personaggio»? O chi, di grazia? I “ben informati” sono tutto sommato pochi, pochissimi.

  52. Tarzy permalink

    No. Non è lo stesso computer, ma forse la stessa connessione. Questo può essere. Si lavora anche di notte. Lei, Aristide, è stato grandissimo nella risposta. Questo signore qui non sa cos’è l’onestà, non sa cos’è l’interesse cristiano per gli altri, il dovere per il prossimo. Magari parla di solidarietà e poi non ne conosce nemmeno i primi elementi. Del resto, la materialità si riduce al denaro, agli affari anche più loschi. Non puzza. Basta che finisca nelle proprie tasche. Basta che i sacrifici spettino agli altri. Lei ha detto una cosa per me importantissima: ha fatto rilevare come personaggi discutibili di diverse appartenenze politiche “ragionino” e si comportino in modi simili, quasi non distinguibili. Altro è ciò che deve distinguere, nella vita e specialmente in politica!. Quel modo di essere e di vivere che lei orgogliosamente afferma. Bravissimo! Sono col lei e con voi. Coraggio, coraggio. Non pensavo di avere a Curno persone così, a partire da Gandolfi, rimpianto sindaco, che avevo sottovalutato, o forse non valutato affatto. Prima avevo espresso una storia passata, adesso una convinzione. In questo c’è speranza.

    • Cioè, se ho capito bene, lavorate nello stesso ambiente di Web-WiFi condiviso, anche di domenica e anche a tarda notte. Così però lei mi dà degli indizi! Va bene, terrò tutto per me.

  53. Farlocco permalink

    A Carlo 3.
    Legga :-votante non votato e non solo-. E’ verità! se non crede a quello che scrive provi a verificare personalmente. Dico personalmente e non per sentito dire da quegli schiavi/servi che notoriamente non sarebbero in grado di respirare se non gli venisse loro ordinato.
    Sia uomo e la smetta di fare lo struzzo!. (la definizione uomo, non è dovuta agli organi di riproduzione maschile ma, alla presa di coscienza e libertaria più elevata del termine). Falsi e spregiudicati assassini di innocenti.

  54. Beppe permalink

    Per san Gaetano! (ieri c’è stata la festa, con tanto di processione e magnarea), qui si è scatenato il finimondo, uno tzunammi nel cuchiaino del caffé. Ragazzi!, siamo a Curno, in un paese dove prima di voi non succedevano tutti sti casini. Il consilio comunale non è il parlamento, anche se Gandolfi ne è convinto!!!!!

    • Che costui che scrive sia il Bepi, “el memorioso”, colui che si vorrebbe far passare per una figura mitica, la “memoria storica” (orrore, orrore!) di Curno? Non credo, anche perché la parola d’ordine presso i c.d. progressisti — quorum Joseph ille — è: sobrietà. “Tanto la nostra parte la fa il gatto padano” — dicono — “che per giunta non è nemmeno tenuto a essere sobrio. Meglio di così..”. Peccato che il gatto padano sia stato espulso.

      A proposito del Bepi: l’inchiesta su chi ha gettato la bandiera rossa nel fosso continua. Pare che un gruppo esoterico curnense (non satanista, però, e nemmeno neonazista) abbia fatto una seduta spiritica e che un gruppo di operai curnensi, quelli che si recavano ogni giorno a Milano, ad Arese, a Sesto san Giovanni, quelli che avevano le mani grandi come pale, e callose, e che con quelle mani limavano la ghisa, si siano lamentati parecchio del Bepi.
      Io alle sedute spiritiche non ci credo, sia ben chiaro. Però ci credono parecchi neoprogressisti, che pur di non essere più comunisti si buttano su tutte le panzane possibili: i fiori di Bach, la medicina ayurvedica, le casse orgoniche per intensificare l’energia sessuale, i matrimoni gai obbligatoriamente celebrati da un sacerdote cattolico (e se lui si rifiuta, farà i conti con noi), i corsi aziendali con tanto di “coach” (oh, yeah!) sodomizzatore che ti aiuta a essere “determinato” e l’esoterismo, appunto, con appendice di sedute spiritiche. Dunque, prendano atto del fatto che gli spiriti dei compagni con le mani callose che limano la ghisa si sono lamentati del Bepi. Dicono che è stato lui a gettare la bandiera rossa in un fosso.

  55. Mary permalink

    Da quello che leggo, l’articolo e i commenti, ricavo che la società, non solo quella curnese, è divisa, confusa e che non si capisce più fra le sue parti. La nostra società, così, rischia la fine. Voi che avete studiato, dateci delle strade e delle speranze un po’ più distanti del giorno per giorno e del salire e calare dello spread, e anche dalle lune dei nostri amministratori.

    • «La nostra società, così, rischia la fine». Cioè, anche lei ritiene che si debba essere sempre tutti raggrumati, impeciati, compenetrati?
      Capisco quelli dell’ammucchiata istituzionale, che evidentemente, se si ammucchiano contro ogni logica apparente, avranno la loro convenienza, ma perché la comunità dei cittadini (non parlatemi di società civile, per favore, ché mi viene la pelle d’oca!) dovrebbe mostrarsi unita, se gl’interessi dei pochi, e dei meno pochi che seguono con passo cadenzato i pifferai “istituzionali”, sono in contrasto con gl’interessi, gl’ideali e la nobiltà d’animo della parte migliore dei cittadini di Curno?

      Ho già ricordato, più di una volta, l’ercliteo «Polemos [la guerra] è il padre di tutte le cose». Devo ancora ricordare l’evangelico «Oportet ut scandala eveniant»? Devo ricordare Gesù che non esita a impugnare la frusta e caccia i mercanti dal Tempio? Per tutto c’è un tempo, un tempo per la semina e un tempo per il raccolto, un tempo per nascere e un tempo per morire, come dice l’Ecclesiaste (che alle sciacquette piace chiamare Qoelet, così ci mostrano quanto sono “acculturati”). Ebbene, questo è tempo di guerra e in tempo di guerra ci si divide. E si combatte.

  56. ruspino permalink

    Scrivo da IP:93.32.164.137.
    Tra chi, in un bilancio di dieci milioni di euro + o -, non riesce a far saltare fuori 100-150 mila euro per finanziare buona parte del piano del diritto allo studio (dentro il quale sta il finanziamento del trasporto scolastico)e quelli che (Gandolfi, Locatelli, Pedretti, Innocenti, Fassi…) che stavano già in consiglio ed approvarono il piano integrato che non viene portato avanti e da cui deriva la crisi finanziaria attuale non si capisce chi bisognerebbe gettare dal ponte (di Calusco: mica di Trezzo).
    Si potrebbe pensare che questo mancato versamento di soldi da parte dell’operatore (due), molto amici del pdl e della lega, sia una sorta di vendetta verso la lista Serra mentre invece é la nera crisi edilizia che li ha inchiodati tutti.
    Anche parecchi delle varie liste del centrodestra dovrebbero sapere bene come stanno gli operatori che non versano: Maffeis, crippa, un altro paio della lista Corti di cui non ho sottomano il nome.
    Anche nella lista Serra mister Conti dovrebbe sapere bene lo stato di crisi dei soggetti indicati. Peraltro alcuni hanno anche avanzato richieste di inserimento nel PGT e non sono state accolte, quindi… il casino é stato commesso da molte mani.
    Aristide sostiene che il cd ecomostro avrebbe consegnato molti milioni al comune: dove sta scritto che anche questo operatore non sarebbe stato fermo proprio per le stesse ragioni dei primi?
    Comunque congratulazioni: dopo quasi cento interventi non si é compreso come si potevano recupare centomila euro nel bilancio di dieci milioni. E vorreste governare chi? cosa? come?

    • Il ponte di Calusco è molto più bello di quello di Trezzo.

      Non ho sostenuto che i soldi del piano progettato dall’arch Bodega, definito dal geom. Pedretti “ecomostro”, fossero soldi sicuri, esigibili sullo scenario attuale, e in quale misura. Non so niente di anticipi, fideiussioni ecc., ignoro quale sia lo stato attuale, economicamente più o meno florido, di quell’operatore (o “attore del territorio”) che, per quanto capisco di queste cose, cioè poco, commise l’errore di non venire a patti con i signori della guerra (mi sembra evidente, con il senno del poi, che bisognava sentire gli “attori del territorio”, come scrisse il Max Conti in un coniglio mediatico su Bergamo news: da parte del solo Gandolfi?). Mi limito a ricordare l’importo di quell’operazione e a rammentare che per odio nei confronti di Gandolfi l’operazione fu costretta ad abortire sul tavolaccio del Comune. Le mammane erano tante: quelle dell’ammucchiata istituzionale — guarda caso — più una. Convengo che i soldi, soprattutto di questi tempi, non sono mai sicuri. Però il rancore antigandulfiano era — ed è — cosa sicura e solida.

      Tra le sue considerazioni prendo per buona la meraviglia che «in un bilancio di dieci milioni di euro, più o meno», non si riesca «a far saltare fuori 100-150 mila euro per finanziare buona parte del piano del diritto allo studio». È quello che vado scrivendo, da qualche tempo. Perciò sollecitavo un modo di affrontare il problema non aziendalistico, ma razionale, intelligente, all’occorrenza ingegneristico.
      È ovvio che la soluzione va cercata considerando i dati del problema, annusandoli (così faceva Maigret quando aveva un caso da risolvere), girandoci intorno, dunque avendo accesso alla documentazione, sentendo gli esperti ecc. Non sarò certo io a darle la soluzione: perché se così facessi sarei un cialtrone, o un mistico aziendale (non c’è molta differenza).

      Io ho la stessa informazione della quale dispone lei e, da quel che capisco, lei non ha la soluzione in mano, altrimenti ce l’avrebbe detta. Però si ricordi quel che dicevo del radiotelegrafista Biagi: quello si trovava nella tenda rossa, al freddo e senza viveri, con una radio che non funzionava. Bisognava sostituire una resistenza elettrica, ma non aveva il ricambio. Gli venne in mente che poteva costruire una resistenza strofinando la grafite della matita su un foglio di carta. Cioè, trovò una soluzione non aziendalistica. Un aziendalista avrebbe detto: «Non abbiamo resistenze in magazzino! Il resto non m’interessa! Punto! Basta!».

    • Giuli permalink

      @ Ruspino
      A questa sì ch’è bella, più che bella. Allora facciamo così: non sottoscriviamo più niente, ché tanto del doman non v’è certezza (lo diceva Lorenzo il Magnifico)! Nel frattempo i bambini in miniera!
      Lei però si applica poco e quindi pretende siano gli altri a dirle come si recuperano €150.000,00?
      Prima risposta: semplice, concordando condizioni diverse con l’operatore.
      — Ciò detto, e ribadito che è compito di questa amministrazione studiare e individuare le risorse, le ricordo che Gandolfi non è un velleitario che vorrebbe amministrare, Gandolfi ha amministrato ed in tempi di vacche altrettanto magre, ma i soldi per il trasporto e per tutto il resto ci sono sempre stati.
      — Da ultimo mi pongo una domanda: ma un Sindaco – la dott.ssa Serra – che dice ai suoi cittadini che deve istituire una commissione con gli altri comuni vicini per capire come fanno quest’ultimi ad amministrare senza baratri improvvisi, è in grado di ricoprire questo incarico che non è solo politico ma oggi è anche di gestione delle risorse?
      [I neretti sono stati introdotti da me. N.d.Ar.]

      Francamente, dopo le ripetute fallimentari esperienze cui ci hanno abituato, mi preoccupo sempre di più. Ricordiamo che la dott.ssa Serra quale membro della passata Giunta di Curno ha già regalato due splendidi sforamenti del patto di stabilità ed oggi quale Sindaco apre il suo mandato con un nuovo exploit contabile.
      Dunque la domanda, se permette, la pongo io a lei: e voi pensate di governare? chi? che cosa? come?

  57. al crapa pelada e compani. permalink

    Aristide, Aristide, o meglio,Claudio, Piga. l”uomo che sa tutto di Curno, o megllio ancora il tiraca del crapa pelada, faccia cosa saggia, elenchi cosa di concreto il crapa pelada, in quasi 5 anni di amministrazione, lui ha fatto x i suoi cittadini!! ma cerchi di essere terra, terra lasci o meglio abbandoni x una volta tutti i suoi preamboli, visto che lei gli è stato a fianco x tutta la legislatura, e pure ben pagato dai cittadini Curnesi, senza che i cittadini ne fossero informati, di come andavano le cose in Comune, lei era ben pagato x informare la cittadinanza con un quotidiano, ma in cinque anni lei se ben ricordo fece solo due copie, illegibili visti i risultati. ma lei x ben quasi cinque anni percepi il suo ben remunerato ovolo, quindi “appropiandosi” dei soldi dei cittadini Curnesi, lei che fa sermoni che dice ma un mea culpa non se lo fa!!!!!! la prego risponda se vuole ma senza sermoni, ma si spieghi come mangia, pane, al pane, vino, al vino.. ne abbiamo gia troppi di PROFFESSORI…

    • Se devo fare un elenco dell’operato gandulfiano, lo decido io: il come, il dove e il quando.

      Su Begamo news il gatto padano ha scritto senza posa che io sarei stato «ben pagato» dal Comune di Curno: la disinformazione lasciava intendere che io ricevessi un appannaggio fisso, come del resto lei qui afferma esplicitamente («lei gli è stato a fianco x tutta la legislatura, e pure ben pagato dai cittadini Curnesi… ma lei x ben quasi cinque anni percepi il suo ben remunerato ovolo [sic!]»).
      La verità è che ho spiccato per il Comune di Curno due fatture, per due numeri di “24035 Cunro, Bg”, a prezzo di mercato, per due prodotti di ottima confeziione. Tutto il resto è menzogna.
      Avete seminato menzogna, profittando del fatto ch’io sia un uomo mite, abituato a trattare con persone di buona levatura culturale, educato a ben altra scuola che la vostra. Per dirla tutta, non sono un trucido e non sono un denunciatore seriale. Ma non dovreste tirare troppo la corda. Ricordatevi del film Cane di paglia (la storia un branco di buzzurri che reca molestia a un professore di matematica e a sua moglie):

      Se lei permette, non terrò conto del suo giudizio su “24035 Cunro, Bg”, e non è una questione di democrazia. Non ho voglia di spiegarle perché, tanto non capirebbe.

      Sul mio diario parlo come piace a me.

      Posso dirle, senza che si offenda, che lei, quando mente spudoratamente, è spregevole?

    • Giuli permalink

      Mi permetto di riflettere sulla frase: ma si spieghi come mangia, pane, al pane, vino, al vino.. con cui termina il commento di “al crapa pelada e compani” dicendo che i gusti gastronomici, di ciascuno sono i più diversi, qualcuno ama sedersi a tavola ed in assoluto silenzio “scofanarsi un piatto di mirrinciane alla parmigiana” talaltro lasciandosi forzare dalla madre assaggia uno “di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo.” e da ciò trae lo spunto per un viaggio introspettivo mai finito, vi è anche Creosote tradito da una mentina a fine pasto.
      Poi vi è colui che per sua fortuna ha sempre vissuto all’aria aperta dedicando i suoi migliori anni alla concimazione dei campi, il mestiere gli piaceva talmente tanto in ogni suo minimo particolare che la mattina non vedeva l’ora di alzarsi presto per recarsi al lavoro.
      Certo dopo trent’anni i profumi ed i sapori di ciò che la cara Rusina gli metteva nel piatto non erano più così variati ma egli era contento che un po’ del suo lavoro lo seguisse anche a casa.
      Ora come vede l’argomento del parla come mangi non è poi così valido e se uno ha un palato raffinato non può certo uniformarsi al nostro buon contadino.

      • Creosote che scoppia per una mentina a fine pasto è un personaggio della serie televisiva Monty Python. Io per anni ne avevo ignorato l’esistenza, finché non ho visto il film Sliding doors, del quale ho parlato spesso su Nusquamia: in questo film ricorre spesso la menzione, quasi un tormentone, dell’Inquisizione spagnola: è uno dei piatti forti dei tre comici inglesi (fra l’altro, laureati a Oxford e Cambridge, dove hanno studiato cose serie, Storia e Psicologia, mica Triccheballacche aziendale). Dell’Inquisizione parla spesso, nel film, l’irlandese che riuscirà a far sorridere la bellissima e raffinatisima Gwyneth Paltrow (che qui si esprime con l’accento inglese, ed è deliziosa). La scena della mentina si trova su You tube, ma preferisco non inserirla qui, perché qualcuno potrebbe trovarla disgustosa (un po’ lo è, veramente). Inserisco invece il tormentone dell’Inquisizione spagnola:

        Non so quanto possa interessare (poco, immagino), ma oggi ho mangiato calamari ripieni in guazzetto con salsina insaporita di olive e capperi, con crostini. Li ho gustati in un ristorante che ha un’insegna, dunque anche un nome. Ma per me e pochi buoni amici quel ristorante è, in realtà, all’insegna dell “Fica dorata”. La cucina è ottima (veramente), anche l’ambiente.

  58. Margherita permalink

    Caro il mio Ruspino,
    ingenua sì, ma scema no. Credo di averlo detto anche a lei, personalmente sabato scorso, al centro commerciale. E se non è lei, mi scuso subito. Ma il suo ragionamento è lo stesso che “qualcuno” mi ha fatto sabato. Tutti colpevoli e tutti innocenti? Eh no! Il Gandolfi i soldi li ha sempre trovati, soldi veri, presi anche dall’imprenditore che adesso è stato aiutato a spese di tutti (perché lui sì e gli altri no, compresi i bottegai in difficoltà?).
    Altra cosa è quella che hanno fatto i nostri (anche miei, da me votati, purtroppo) amministratori. Con una serie impressionante di errori (e speriamo siano solo errori) in tre mesi e mezzo sono andati in passivo di circa 750.000/00 euro, nonostante un aumento, da loro voluto, di trecentomila e passa euro fra imposte e tasse comunali, cioè del Comune e non dello Stato. E questo dopo aver presentato e votato pochi giorni prima un bilancio preventivo in equilibrio.

    Dunque, in tre mesi e mezzo sono riusciti a sforare rispetto a Gandolfi di un milione e rotti. Una cosa pazzesca, da Fantozzi della politica!
    Dove vuole che trovino adesso i 150.000 euro che servono? Aumentando i debiti? Li stampano loro?
    Cosa c’entrano, a questo punto, le dimensioni del bilancio? Mi chiedo, anche, cosa “c’entri” un assessore al bilancio che fa la commercialista e un’assessore che fa da consulente alle multinazionali. Tutti condannati a essere conciati come Curno?

    Questo volevo dirle e di questo vorrei che si discutesse nella sinistra di Curno.
    Non ho citato apposta Giuli, perché volevo dire solo quel che ho capito da sola. Ma Giuli ha ragione. Gli amici del Gandolfi sono di qualità superiore a quelli della sindachessa Serra… e lo erano anche al momento delle elezioni.

    • La cosa di quest’Amministrazione che più desta sconcerto è che ha voluto fare dell’aziendalismo — fin da principio — il suo vanto e il suo brand (“brand”, così dicono gli aziendalisti, per dire “marchio”: oh, yeah!). Pretendevano di amministrare il Comune come un’azienda (proprio come qualche sciagurato, in realtà più di uno, parla di “azienda Italia”: il mio bisnonno garibaldino fulminerebbe questi cialtroni con occhi di brace, anzi forse andrebbe per le spicce, li passerebbe a fil di spada). E per mostrare quanto fossero aziendalisti, per rimuovere ogni dubbio residuo, si proclamarono “determinati”. Proprio come i monager in carriera. Insomma, occhettismo all’ennesima potenza (Occhetto essendo colui che aveva fatto carriera nel Pci, ma dava a intendere che gli sarebbe piaciuto di più fare carriera in un’azienda guidata dall’idolo del momento, dal finanziere Carlo De Benedetti).

      Nell’articolo di Bergamo news che porta il titolo Vivere Curno: Perlita Serra anti Gandolfi e Lega (oddio, anti Gandolfi, sicuramente; per il resto, lasciamo perdere, via!) si leggeva un commento di questo tenore:

      Plaudo alla candidatura di Perlita che però, per come la conosco, faccio fatica a definire anti questo o anti quello. Perlita è donna coraggiosa e tosta […] Le movenze da gentildonna un pochino agé [meglio “agée”, al femminile: N.d.Ar.] non ingannino. E’ forse la persona più determinata che io conosca.

      Nella presentazione della lista menano vanto della loro “determinazione”:

      Un po’ emozionati, come è comprensibile, ma molto determinati, come è giusto, venerdi pomeriggio il gruppo promotore della lista “Vivere Curno” ha simbolicamente concluso il suo percorso…

      Io trasecolavo. Sì, ero allibito. Pensavo alla tradizione gloriosa della sinistra e non solo quella marxista. Mi venivano in mente le letture giovanili sul socialismo scientifico e non sono tipo da farsi intortare da qualche discorsetto triccheballacche. Dunque gli aziendalisti possono conclamare quanto vogliono la loro razionalità aziendale, ma è un’impostura: non conosco uomo provvisto di mentalità scientifica che non disprezzi l’aziendalismo). Io che da ragazzo mi ero commosso leggendo i testi della tradizione umanitaria predicata dagli “apostoli del socialismo” e che mi ero entusiasmato vedendo il film I compagni di Mario Monicelli, assistevo allo scempio delle pagine più belle della storia italiana. Altro che “memoria storica” del Bepi “el memorioso”! Da quando in qua il tradimento (politico) si chiama memoria storica?
      Dicevo tra me e me, come nella chiusa di Cuore di tenebra, di Conrad: Orrore! Perciò scrivevo su Nusquamia, scongiurando la dott.ssa Serra perché desistesse dagli atteggiamenti aziendalistici, grintosi, inutilmente crudeli e antiumanitari:

      Vedo che quando qualcuno vuol fare un complimento alla dott.ssa Perlita Serra, scrive, per esempio su Bergamo news, che è “determinata”. A me pare invece un insulto, tant’è che spero — per la stessa dott.ssa Serra, oltre che per mia predilezione ideologica ed estetica — che non sia determinata. “Determinato” è l’apprezzamento (quando positivo) che la Maria De Filippi attribuisce ai piccoli mostri dei suoi talent show. Dunque, se fossi la dott.ssa Serra, diffiderei gli amici dal mettere in giro la voce truce, per cui sarebbe “determinata”.

      Ma le mie speranze erano mal riposte. Perché poi vidi tutto un armeggiare di gingillini elettronici, tutta un proiettare di “slàid” in perfetto stile aziendale, come in una “convenscion” per rappresentanti di prodotti… (non fatemi dire quali: i miei amici sanno a che cosa alludo, è un mio leitmotiv) e l’uso sistematico del sorrisetto asseverativo, proprio come viene insegnato nei corsi di formazione aziendale.
      A adesso che cosa mi tocca vedere? Non solo costoro sono aziendalisti, ma falliscono nel loro stesso fine aziendale. Se avessi un’azienda, come quella che aveva mio bisnonno (non quello garibaldino, un altro), certo mi guarderei bene dal valermi del loro contributo.

      Per avere un’idea (parziale) della tradizione del socialismo umanitario, vediamoci questo spezzone dei Compagni di Monicelli, e riflettiamo. Mastroianni interpreta la parte di un professore di ottavino (se ricordo bene), che tradisce l'”infame borghesia” per mettere la propria conoscenza al servizio degli umili. Cioè, lui è di sinistra, non “de sinistra”, ed essendo coerentemente di sinistra non diventa ricco, anzi diventa povero. Ma povero di denaro, per diventare ricco di sentimenti e di umanità. Fra l’altro, invece di rincoglionire nell’esercizio ringhioso del potere, diventa ogni giorno più intelligente. Piace anche alle ragazze, nonostante l’aspetto trasandato (grazie tante, è Mastroianni!).

  59. lettere permalink

    @Al crapa pelada e company
    Analfabeta… Ma come scrivi e soprattutto: cosa scrivi.

  60. Leo permalink

    Stando alle allarmistiche voci che corrono in paese, la Giunta attuale avrebbe determinato un disastro: sarebbero già fuori di un milione di euro (chi dice qualcosa di più, chi qualcosa meno, ma siamo lì) rispetto alla precedente gestione Gandolfi. E poiché le voci che sento io le sentono anche loro, il silenzio sta facendosi più che ingombrante, ma pesante e tombale. Fa paura.
    Dal Comune, senza alcuna trasparenza, tutto tace.
    I gandolfiani dicono: comportamenti sovietici.
    E io non so cosa rispondere con convinzione, se non un generico:”Non esageriamo!”. Eppure ci avevano assicurato di essersi attrezzati molto bene come squadra, tanto che io stesso ho sentito dire all’allora candidata sindaco che voleva a tutti i costi in amministrazione l’arch. Conti, poco gradito a molti, proprio per la sua competenza tecnica. Un governo tecnico-politico, insomma, o, se si preferisce, politico-tecnico. Una combinazione che non nego mi abbia convinto. Non era sufficiente, ci voleva altro, soprattutto non ci sarebbe voluta alcuna falsa ideologia e nessun legame coi partiti, come si conviene a una vera lista civica. Così non era e così non è.
    Non faccio come altri, che ora si dissociano, dicono di non essere stati sufficientemente informati, di aver seguito il suggerimento di un parente o di altra persona di fiducia. Al momento di votare ero convinto di quel che facevo e non posso ora pentirmi. Posso soltanto essere riconoscente a Gandolfi e ai suoi per aver impedito che, in questo momento terribile, salissero in cattedra magari gli abitanti di Mongk, il celebre pianeta delle scimmie umanoidi, quelli che vediamo esprimere tutta la loro intelligenza nei comportamenti e negli scritti, della fantasia e no. Se una compagine sedicente (in senso letterale, non offensivo) preparata combina quel che sta combinando, mi chiedo quali atrocità avrebbero provocato gli extraterrestri, quelli bravi perché lo dicono loro.
    Certo, mi chiedo, se come pare sia vero, in qual modo il sindaco Gandolfi abbia provveduto a coprire 8.500.000 € di debiti da lui ereditati senza alzar clamori, senza incidere sulle tasse (anzi, erano diminuite), e senza far mancare i servizi, eseguendo anche qualche opera significativa: o è un messia incompreso mandato ai curnesi per la loro salvezza, oppure ci deve spiegare come ha fatto. Nessuno, infatti, tranne chi sapeva tutto o quasi, gli ha creduto quando raccontava quelle che sembravano baggianate. Ci faccia ricredere adesso, dica a questi sventurati come si deve procedere. Per il bene dei curnesi.

    • «… dica a questi sventurati come si deve procedere». Sì, ma chi ha la macchina amministrativa in mano? Chi ha l’informazione rilevante? Non nascondiamoci dietro un dito: i dati dei quali si può chiedere l’accesso a norma di legge sono una parte talora minima dell’informazione rilevante. La verità è che bisognerebbe costituire una commissione d’inchiesta. Come? Con chi? Il cittadino Gandolfi dovrebbe lavorare fianco a fianco con il Corti (Claudio, quello del caffè Corti, da non confondere con l’altro Corti, l’italianista) e con il Consolandi? Ma quale apporto potrebbero dare costoro? Sarebbero soltanto di remora, sia nella fase di ricerca della verità sia nella fase propositiva.

      Però un’indicazione potrebbe venire dal Gandolfi: un’indicazione di metodo, anzi di non-metodo. Che gli amministratori si spoglino dell’albagìa aziendalista, che affrontino il problema attivando in parallelo (vedi l’uso dei calcolatori elettronici in parallelo, appunto) le facoltà intellettive che il buon Dio ha dato agli uomini, invece di affidarsi al “metodo” e — quel che è peggio — al metodo peggiore fra tutti, al metodo aziendale.
      Perché limitarsi alle formulette, alle tecniche, ai rituali dell’aziendalismo? Vanno bene (purtroppo) per mettere nel sacco il consumatore, vanno bene per mantenere l’ordine negli spersonalizzati organismi aziendali (nell'”Universo concentrazionario” che le umane relazioni, quelle del Max Conti, pretendono che sia il migliore dei mondi possibili), ma quando si tratta di trovare soluzioni non banali e non premasticate, l’aziendalismo è una palla al piede.
      Agli schiavi del “metodo” (che in origine, quando ne parlava Descartes, e in relazione a problemi filosofici e scientifici seri, era una cosa seria, adesso però quest’espressione, nella bocca di tutti, è diventata una maledizione), ai pecoroni che proprio non vogliono rinunciare al prestigio fasullo di questa parolina, diamo quest’indicazione:

      Se proprio metodo deve essere, seguite il metodo del radiotelegrafista Biagi.

      Ho già parlato del radiotelegrafista Biagi, perciò non mi dilungo.

  61. Angelo Gandolfi permalink

    Per ragionare bene, di cose reali, occorre innanzi tutto mettere in ordine i fatti. Poi si ragiona, sui fatti, sulle loro relazioni, su quel che può venirne fuori secondo che si segua una strategia o l’altra.

    — Il piano d’intervento integrato progettato dall’arch. Bodega è stato presentato in Consiglio, per l’adozione (che non è ancora l’approvazione), il 30 settembre 2011.

    — l’art. 12 e l’art. 13 della Convenzione impegnavano l’operatore immobiliare nei confronti del Comune:

    • al versamento di 600.000,00 € (oneri di qualità) entro il 30 ottobre 2011;

    • al versamento di 691.042,40 € (valore della servitù) + 2.133.081,00 (oneri di qualità) entro il 2 gennaio 2012, ecc.

    • al restauro della cascina dietro la Chiesa, ecc. ecc.

    — l’acconto di 600.000,00 €, di cui sopra, sarebbe stato versato dopo l’adozione e prima dell’approvazione (a tutela del Comune);

    — la convenzione avrebbe dovuto essere sottoscritta entro 30 gg. dalla data di approvazione (e non dopo un anno come da prassi consolidata).

    — In caso di insolvenza di quei 600.000 € in acconto, come pure in caso di mancata sotttoscrizione della convenzione entro 30 gg. dall’approvazione il Piano d’intervento avrebbe dovuto considerarsi decaduto.

    — Penalità, fideiussioni, vedi convenzione (in Comune).

    E adesso ragioniamo.

    • Chissà che cosa avranno ancora da dire gli odiatori antigandulfiani, membri a pieno diritto dell’ammucchiata istituzionale.
      A) Il Pedretti ci darà un’altra lezione di estetica? Proietterà delle “slàid”, anche lui, mettendo a confronto il suo terrazzino di Gemonio con il progetto dell’arch. Bodega e dimostrando in maniera irrefutabile che il progetto Bodega non vale una pippa, a confronto del terrazzino di Gemonio? Insomma, ecomostro era ed ecomostro rimane, poche storie.
      B) Il Max Conti ci dirà che non va bene perché non sono stati sentiti gli “attori del territorio” (che Iddio li abbia in gloria!). Lo so, il Gandolfi avrà anche sentito gli operatori economici, avrà anche suggerito delle soluzioni di compromesso, senza però compromettersi. Secondo gli odiatori, però, doveva compromettersi di più, doveva ascoltare di più. Che fosse duro d’orecchi? Che il suo microfono di captazione dei desiderata fosse omnidirezionale? O non lo sapeva che per queste cose s’usano microfoni direzionali? Ma infine: il MAx conti ci vorrrà dire quali attori del territorio bisognava sentire, e invece non sono stati sentiti?
      C) Il Locatelli ci dirà che lui ha votato contro il progetto, perché non sono stati sentiti gli “attori”, ma questo non significa che lui volta le spalle a Gandolfi, o che vuole metterlo in difficoltà. Cioè, lui ha votato contro, ma è come se avesse votato a favore, anche perché la sua lealtà all’Amministrazione della quale è stato assessore è al di sopra di ogni sospetto. (Non si capisce niente, ma non fa niente.) In ogni caso, ci dirà quali attori bisognava sentire? Quelli stessi di Max Conti, o altri? E l’altro membro “idealista” della quinta colonna?

      D) Poiché queste storie di ecomostri e d’interpellanze mancate di non meglio specificati attori del territorio sono, com’è probabile, balle pazzesche, salterà fuori un bambino a dirci la verità, proprio come nella favola di Andersen un bambino proclama — finalmente! — che il re è nudo? In particolare, a quale condizione imprescindibile del sistema di potere curnense non soddisfaceva il Piano progettato dall’arch. Bodega, per avere sollevato una tale levata di scudi? Quale pantofola non è stata baciata? (O quali pantofole?).

  62. Luigi Vezzoli permalink

    Invito a leggere quanto pubblicato al seguente indirizzo internet: http://www.viverecurno.it/documenti/Bilancio%202012.html
    soprattutto quanto è scritto in fondo alla pagina:

    Considerando il fatto che ci siamo trovati a gestire un bilancio partendo da una situazione poco variabile abbiamo cercato di distribuire il peso fiscale nel modo più equo sui cittadini e come illustrato durante l’assemblea pubblica del 25.06.2012 la volontà dell’amministrazione è quella di rendere partecipe la comunità delle scelte amministrative.

  63. Sinistra critica permalink

    No: Pedro Serra non è tedesco… Pedro Serra è soltanto un po’ troppo rigidamente metodico… e capisce tutto di traverso, nient’altro…
    Però è in buona fede, che diamine… Dice quel che vuole…
    Tanto che importanza ha?

    • Non resisto alla tentazione di aggiungere che “Pedro Serra” non è un ircocervo. Riporto dall’ottimo vocabolario Treccani:

      ircocèrvo s. m. [dal lat. hircocervus, comp. di hircus «capro» e cervus «cervo», calco del gr. τραγέλαϕος (v. tragelafo)]. – Nome d’un animale favoloso, che partecipa della natura del capro e del cervo. Usato per lo più (già in lat.) in senso fig., con riferimento a cosa assurda, inesistente, chimerica e sim.: le categorie del pensare … si fanno esse stesse pensanti e giudicanti, foggiando veri e propri i. mentali (B. Croce).

      Aggiungo che dell’ircocervo parlò Aristotele, ma è anche una parola ricorrente nella prosa dello Scalfari d’annata.

      Credo che il malizioso lettore voglia fare riferimento al patto Serra-Pedretti: se è così, ecco una buona ragione per ritenere Pedro Serra non un essere favoloso, ma una concrezione curnense. A meno che non si riferisca al pittore Pedro Serra, ma non credo.

  64. L.C. permalink

    Scusi un momento, sig. Gandolfi, visto che è intervenuto proprio Lei: se l’attuale amministrazione ha lasciato nel nuovo PGT il parcheggio Bodega vuol dire che ne aspetta il progetto ancora una volta. O sbaglio? Perché, allora, l’hanno bocciato?. Si rende conto che è uno scandalo enorme una cosa del genere? Perché non ne parla?. Questa è una cosa ancora più grossa delle loro incapacità di gestire, perché si parla non più di errori, ma di malafede. O mi sbaglio? Come mai prima era un ecomostro e adesso non lo è più, e bisogna trattare tutte le condizioni da capo?

    • Premesso che non conosco i dettagli della faccenda, siamo sicuri che nel nuovo Pgt l’area dell’ex parcheggio Zebra (se ricordo bene) sia destinata a una qualificazione come quella prevista dal Piano integrato d’intervento cosiddetto Bodega, se non proprio a quella qualificazione, e non invece all’edificazione di un’area feste, come chiesto dall’amico Pedretti? Amico dei c.d. progressisti, o quanto meno sodale: sodale nel rovesciamento dell’Amministrazione Gandolfi (o “eversione”, dal lat. everto, “rivolgere sottosopra”), in concorso con la quinta colonna rappresentata da Locatelli, assessore di Gandolfi al momento del disarcionamento, e da Corti, che aveva dato le dimissioni dalla maggioranza meno di quattro mesi prima: ricordo che hanno votato contro il Piano c.d. Bodega coloro stessi che hanno rovesciato l’Amministrazione Gandolfi, più uno.
      Io non so niente: ma perché escludere che i sigg. progressisti abbiano in mente proprio le feste pedrettesche? Feste campestri, con impiegati vestiti da contadini (visto che contadini non ce n’è più), musica a 130 dB SPL (= Sound Pressure Level, cioè decibel di livello di pressione sonora), salamelle micidiali e gnocco fritto per tutti.
      Il servizio d’ordine sarà affidato alla milizia delle bibliomamme, armate di spray al peperoncino.

      Infine, una domanda: ma che cosa mai ci sarà da festeggiare, con questi chiari di luna?

  65. Tarzy permalink

    Segnalo che il commento di Francesca è sempre in fondo, ma l’ho letto prima che scrivessi la prima volta. Confermo quel che lei ha detto circa la comunicazione di Karl M., che aveva visto il mio commento (gliel’avevo fatto leggere, ma non pensavo che avrebbe scritto, viste le sue idee di purezza marxista che non sopporta certe discussioni e certe persone).
    Volevo dire che quasi ogni giorno, negli anni di Gandolfi, il Pedretti buttava fuori un volantino. Adesso più neanche uno, nonostante lo scandalo che si sta capendo. Non avevo creduto, come quasi tutti, alla storia del patto Serra-Pedretti attraverso la connessione dell’amicone Conti. Adesso è evidente.
    Prima denunce da tutte le parti, supportate da altre anonime, adesso nulla. Eppure è quasi sicuro che di questo caso dovranno occuparsi per forza i giudici (se no cosa ci stanno a fare? A guardare dal buco della serratura cosa fa Berlusconi?)
    Lei dice che bisognava capire prima, che si poteva capire. Ha ragione. Ma era così facile?
    La ringrazio perché è uno dei pochissimi blog dove a ogni domanda c’è una risposta, quindi, un invito a ragionare anche su quello che dicono gli altri.

    • Sì, è vero, il commento di Francesca è all’ultimo posto, come fosse il più recente. Ma non ho modo di spostarlo (non omnia possumus), perlomeno con questa versione gratuita della piattaforma WordPress. Non sono tirchio, tutt’altro, ma usando la versione gratuita di WordPress intendo dimostrare che si possono fare cose anche eccellenti (eventualmente), pur disponendo di mezzi modesti.
      A proposito di disprezzo per il denaro, non posso fare a meno di pensare a quel bellissimo film inglese, Morgan matto da legare, dove c’era un tale che bruciava o gettava dal finestrino del treno il denaro, per disprezzo del denaro stesso (tra l’altro, credo che sia un reato: meglio così, c’è più gusto, come osservava Moravia nel Dio Kurt, a proposito della relazione tra repressione e piacere).

      Rispondo a una sua osservazione:

      Lei dice che bisognava capire prima, che si poteva capire. Ha ragione. Ma era così facile?.

      Secondo me si poteva capire, solo che Curno non si fosse trovata sotto una cappa di disinformazione e d’indifferenza etica. Se, per esempio, la stampa anglorobicosassone non avesse dapprima sequestrato l’informazione, ai tempi della querelle sull’ispezione alla c.d. moschea, e poi fatto di tutto per accreditare l’idea che quella tra il Pedretti e il Gandolfi fosse una lite di pollaio.
      Ecco perché altrove su Nusquamia ho sostenuto che sarebbe stato un errore madornale, da parte nostra, assumere un registro comunicativo pedrettesco (come pure mi è stato suggerito oltre che su Nusquamia, anche nel corso della campagna elettorale: da parte di comunicatori del Bar Sport, in buona fede, ovviamente, ma anche da parte di chi voleva appaltare la comunicazione e farci dei soldini con il meccanismo nefasto delle sponsorizzazioni, o politicamente intendeva con il pretesto della comunicazione dare una sterzata all’impostazione della campagna elettorale, improntata a grande rigore etico-politico):
      a) perché avevamo contenuti nobili da esprimere;
      b) perché allora sì, avremmo accreditato l’idea che la resistenza al Pedretti fosse una lite di pollaio; così avrebbero creduto coloro stessi che invece ci hanno capito, e che hanno apprezzato la dirittura morale, l’impegno politico, lo stile, la cultura, l’onestà e la lucidità argomentativa;
      c) perché noi certe cose che il Pedretti può permettersi, senza pagarne il fio, non potevamo e non possiamo assolutamente permettercele. Ma lei se l’immagina la fine che avrebbe fatto Aristide, se avesse osato dire che il Presidente Napolitano è un terrone? (O qualcosa di simile, considerato che non ho niente contro l’esser nati a Napoli e contro lo stesso Napolitano, che è sempre meglio di Scalfaro e Ciampi.) Se avessi detto cose di quel tenore, la c.d. sinistra avrebbe una volta tanto deposto l’abito filisteo della sobrietà, avrebbe fatto terra bruciata intorno a me e al Gandolfi. Si veda l’articolo Quando dicevano che Napolitano l’è propri un terùn, contenente l’eloquentissimo filmato del telegiornale messo in onda dall’emittente La 7.

  66. Sinistra critica permalink

    Tre maghi ermetici fanno ballare il tavolino…

  67. Renzo e Lucia permalink

    Crediamo che l’interessantissimo dibattito qui sprigionatosi abbia su noi effetto “come que’ cavalli bisbetici che s’impuntano, e si piantan lì, e alzano una zampa e poi un’altra, e le ripiantano al medesimo posto, e fanno mille cerimonie prima di fare un passo, e poi tutto a un tratto prendon l’andare, e via, come se il vento li portasse”, trascinando dietro di sé anche i veicoli meno attrezzati e predisposti alla corsa.
    Ci spieghiamo meglio: siamo sposi non più giovani ma nemmeno vecchi, che la necessità strappò al nostro luogo d’infanzia e di giovinezza, dove passammo “de’ momenti ben amari… e memorie triste, – che – alla lunga guastan sempre nella mente i luoghi che le richiamano. E se que’ luoghi son quelli dove siam nati, c’è forse in tali memorie qualcosa di piú aspro e pungente. Anche il bambino… riposa volentieri sul seno della balia, cerca con avidità e con fiducia la poppa che l’ha dolcemente alimentato fino allora; ma se la balia, per divezzarlo, la bagna d’assenzio, il bambino ritira la bocca, poi torna a provare, ma finalmente se ne stacca; piangendo sì, ma se ne stacca”.
    Così è accaduto a noi: abbiamo percorso un po’ tutta l’Italia, migranti se preferite così chiamarci, e quando stavamo per adattarci a un luogo, ecco il trasferimento, mai rifiutato, perché “l’uomo, fin che sta in questo mondo, è un infermo che si trova sur un letto scomodo piú o meno, e vede intorno a sé altri letti, ben rifatti al di fuori, piani, a livello: e si figura che ci si deve star benone. Ma se gli riesce di cambiare, appena s’è accomodato nel nuovo, comincia, pigiando, a sentire qui una lisca che lo punge, lì un bernoccolo che lo preme: siamo in somma, a un di presso, alla storia di prima. E per questo… si dovrebbe pensare piú a far bene, che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio”.
    Infine, nel nostro navigare ci arenammo, in un paesino nei pressi di Bergamo, città dove ancora c’industriamo di far imparare “tutti a leggere e scrivere,… giacché la c’è questa birberia, – e debbono – almeno profittarne anche loro”.
    Durante il nostro peregrinare incontrammo genti diverse, di differenti costumi, anche di aporici gusti in materia letteraria: per questo non siamo così certi della acritica e assiomatica unità italiana, così come asserita e vulgata. Nel paesino, e anche nel circondario, è più afferente alla società locale la figura di Manzoni, col suo arguto e moralistico incedere, e per ciò a Lui ci affidammo nel raccontare la nostra storia.
    Girovagando, abbiamo imparato “gran cose… per governarci meglio in avvenire: … a non metterci ne’ tumulti, …a non predicare in piazza, … a guardare con chi parl(iam)o, … a non alzar troppo il gomito, … a non tenere in mano il martello delle porte, quando c’è lì d’intorno gente che ha la testa calda, … a non attaccarci un campanello al piede, prima d’aver pensato quel che possa nascere. E cent’altre cose”. Abbiamo imparato a star lontano dalle faccende politiche e dagli affari più alti di quanto a noi convenga, a rispettare l’autorità, chè ne vien alla lunga gran vantaggio.
    Perché già sono “i guai” che vengono a cercar noi. E anche se “la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore”, guai sono pur sempre.
    Col vostro appassionato e appassionante diario internettiano apprendemmo ciò che non immaginavamo: che, nel cambiar letto, si può tornare indietro nella storia.
    Qui, nel paesino, non è ancora giunto monsignor Marchese, erede di Don Rodrigo, che vuole usare la sua autorità e il suo potere in senso positivo, e che si offre di ripagare i danni fatti dal suo predecessore.
    La storia, in assenza di questa figura, non chiude simmetricamente la vicenda curnese: come all’inizio quel piccolo mondo, apparentemente sereno, viveva sotto la minaccia del male (i potenti, i loro servi e gli affaristi in genere), così, alla fine di tutto, uomini e cose dovrebbero riconciliarsi. No, qui la pellicola parrebbe riprodurre ancora la figura dominante di don Rodrigo, ante nato rispetto ai Conti Serra de’ Benedictis, come direbbe l’acculturatissimo Aristide, e forse quella di Fra’ Cristoforo e dei tanti cirenei che, pur nolenti, aiutano il bene nel farsi strada.
    Dobbiamo, dunque, ancora attendere un lieto fine, il cui possibile significato esige forse e fin da ora qualche riflessione: la storia del paesello che per avventura abbiamo incontrato quale scoglio cui aggrapparci non può essere chiusa nell’ambito della piccola vicenda realistica, della buona gestione impedita e poi, si spera, avverata. Anche l’eventuale chiusura felice di essa non smentirebbe né sminuirebbe la vicenda di dolore cui vengono assoggettati tutti, a partire dai più poveri e compresi gl’innocenti, né, peraltro, porrebbe l’assolutezza di un destino tragico, pur anco coi tempi che corrono. Si sarebbe, in ogni caso, al polo opposto di una visione idillica della vita, dove è bello vivere solo se si galleggia.
    Anche Alessandro Manzoni aveva avvertito il pericolo di terminare il Suo romanzo – I promessi sposi – in maniera idillica, perché in contrasto con la convinzione cristiana secondo la quale il regno di Dio non è possibile sulla terra. Infatti, il protrarsi della storia e la serie di rilievi amari che compaiono portano a pensare che il lieto fine non sia poi così lieto. E così sarà anche per Curno: finale duro, come tutto nella vita, forse con qualche soddisfazione per chi ha saputo darsi pena, soffrendo e resistendo, peste finanziaria permettendolo (i guai).
    Un’altra considerazione: così come, in accordo con una poetica che deriva dal romanticismo lombardo, il mezzo per camuffare le qualità delle vicende e dei personaggi sotto un velo realistico a Manzoni fu imposto dalla tensione verso un ordine assoluto di princìpii, significati e valori, altrettanto accadrà per la vicenda cui abbiamo accennato: soltanto in tali priorità si troverà la salvezza e la quiete per la comunità, cioè il lieto fine.

    • Stupendo quest’apologo della temperie curnense imbastito con i materiali dell’ultimo capitolo dei Promessi sposi. Non facciamo fatica a rappresentarci l’incedere del «monsignor Marchese, erede di Don Rodrigo, che vuole usare la sua autorità e il suo potere in senso positivo, e che si offre di ripagare i danni fatti dal suo predecessore». Il marchese c’è, in effetti, nel cap. 38 dei Promessi sposi, «erede per fidecommisso», cioè per disposizione testamentaria, di don Rodrigo, e c’è anche a Curno. Ma saprà rendere giustizia ai curnensi?

      Lei accenna a padre Cristoforo, che purtroppo è il grande assente nel desolato clima di Curno: si sente qui la mancanza di una figura come quella, umile, pulita (Omnia munda mundis, disse a chi ebbe a ridire, perch’era stato visto in compagnia di Agnese e, soprattutto, della vezzosa Lucia) ma virile, tale da metter soggezione ai ribaldi:

      Due occhi incavati eran per lo più chinati a terra, ma talvolta sfolgoravano, con vivacità repentina; come due cavalli bizzarri, condotti a mano da un cocchiere, col quale sanno, per esperienza, che non si può vincerla, pure fanno, di tempo in tempo, qualche sgambetto, che scontan subito, con una buona tirata di morso.

      Perché in fra’ Cristoforo riappare, a tratti, il carattere nobile e impetuoso di quel Lodovico che egli fu al mondo, prima di farsi frate, figlio di un mercante che ebbe il buon gusto di vergognarsi di essere stato un mercante. Altro che i nostri aziendalisti, che si vantano di essere aziendalisti!

  68. Mariomario permalink

    Sono della Marigolda: mi sono fatto leggere un po’ di quello che c’è qui su scritto. Ma, alla fine, il Corti è leghista solo perché segue con la sua macchina da allenatore il Giro della Padania?
    L’ho votato per quello: da campione serio che è sempre stato, con risultati giustamente superiori alle sue possibilità, per onorare le maglie che ha vinto gli chiedo di essere leghista e di prendere le distanze da quelli che scrivono del crapapelada, come quell’ignorantone lì.

  69. Alberto permalink

    Di questo sito ne stanno parlando tutti, specialmente i giovani, che appaiono stupiti, soprattutto per la quantità degli interventi. Ma cosa sta succedendo a Curno? si domandano e domandano. Alla fine anch’io ho dovuto provare ad aprire il sito e devo dire che sono rimasto meravigliato. Se in ogni comune ci fosse un interesse politico di questo genere, le cose andrebbero molto meglio. Per questo i partiti di sinistra al potere fanno esplodere un assordante silenzio, alla faccia della sbandierata partecipazione e della trasparenza (signorina Colombo, figlia di un conoscente da anni, bancario, del quale ho sempre avuto stima, se c’è batta un colpo, almeno per rispetto al papà). Però, se uno come me si interessa, poi vuol capire: come è possibile venire a sapere che il dott. Consolandi, eletto per il PDL, è un alleato della sinistra, forse memore dei suoi antichi amori? come è possibile che il ciclista Corti “nella migliore delle ipotesi si astenga?”, quando anche lui è stato eletto coi voti del PDL e della Lega? Perché non reagiscono e non danno spiegazioni? Anche loro accumunati nel silenzio della sinistra? Che fine ha fatto il PDL? Che fine ha fatto la Lega? Capisco il giro di padania, ma a me non mi frega niente. Se il livello dell’interesse al nostro comune è quello che esprime il commento di “prima il nord” e di qualche buzzurro di scorta, per me la Lega ha già chiuso bottega a Curno. Anche se, almeno, pure se con rutti, è intervenuta, a differenza del PDL. Un fatto curioso è che, mentre un tempo si parlava della politica nazionale discutendo sul pianerottolo delle ammucchiate di Berlusconi e della impressionante bellezza della Bindi, adesso le figure sono sbiadite, dal ragioniere che guida il Pd, e che ha l’aria di essere molto oculato coi suoi di conti, a quello coll’orecchiuno, al giovanotto fiorentino di belle speranze. E dall’altra parte ugualmente il nulla. A Curno, invece, la personalizzazione è molto viva, specialmente per quanto riguarda il sindaco Gandolfi,a questo punto solo contro tutti, unico oppostore del supposto quadrumvirato Serra-Pedretti, Locatelli e Conti. Politica delle persone, coi loro caratteri e la loro cultura, politica viva. Ringrazio i giovani che mi hanno costretto a guardare qui dentro, ma non ringrazio i nuovi/vecchi amministratori per quello che succede. Peròmi consola vedere che c’è gente che si interessa e che sa ragionare. Non voterò piùper chi dice una cosa e poi si allea con la sinistra al potere, contro il mandato ricevuto.

  70. Sinistra storica permalink

    @Alberto
    Solo contro tutti

  71. Carlo 3 permalink

    Egregio Aristide,
    mi congratulo comunque con lei per aver creato con pochi mezzi un fenomeno mediatico mai accaduto né a Curno né in altri paesi della bergamasca, e forse neanche in città, e che altri non sono stati in grado di comprendere e ora di contenere. Anche il notissimo giornalista Cesare Zapperi, del Corriere della Sera Bergamo, ha parlato di lei e delle potenzialità di gemmazione della rete in sede locale, sulla scorta dell’esperienza su scala nazionale di Grillo e dei grillini. Un po’ come quelle tipologie di ristoranti che, diffuse a livello di catene internazionali, hanno trovato una loro replica d’area, con adeguato adattamento ai luoghi e corrispondente successo.
    Ciò non cambia la mia opinione: la rete e il suo sito servono ora per sollecitare i canali istituzionali a darmi le risposte alle domande che ho fatto, ma non c’è chi DEVE darmi le risposte, perchè il sito del Comune non è idoneo. Il silenzio, qualcuno l’ha già detto, genera timore, e questo non potrà essere facilmente perdonato alla giunta attuale, nemmeno da me che pure ne ho fiducia.
    Ciò significa che è assolutamente necessario un collegamento diretto col Comune, e allora la funzione di questo sito, se continuasse, sarebbe solo quella di esprimere opinioni e valutazioni diverse rispetto al sito del Comune.
    Ora capisco che Gandolfi, conoscendo le sue capacità, abbia voluto metterla a capo della comunicazione in Curno: perché la sindachessa non prende lei, che non è legato da contratti stando a quel che dice, per il sito comunale di cui parlavo, visto che basterebbe replicare questo sito, che verrebbe completato dalla voce istituzionale? Ci pensi e ci pensi anche la sindachessa.

    • Se ho capito bene, lei propone una mia “istituzionalizzazione”.
      Da un lato la ringrazio per aver pensato ch’io possa essere degno di rivestire un ruolo istituzionale. D’altro canto non posso fare a meno, però, di pensare che quel poco di buono che ho detto e fatto, l’ho detto e fatto perché avevo la mente e le mani libere.
      Per la stessa ragione, per la necessità di aver mani libere (sull’esempio di Spinoza, si parva licet…), quando in ambito culturale sono stato promotore di circoli di uomini liberi e àpoti, mi sono sempre rifiutato di registrarli, nonostante la prospettiva di qualche forma di finanziamento e allargamento della base.
      Già, perché tu istituzionalizzi la tua creatura, ma se la istituzionalizzi ci devono essere gli organi societari, e gli organi societari stabiliscono che ci sia un comitato, un consiglio, o vattelapesca, che dovrà pur dire la sua. E tu non puoi mandarli tutti a quel paese, qualche contentino dovrai pur darglielo. Poi quelli si organizzano, stringono il cerchio, alzano la voce, i contentini diventano un diritto, e invece di aiutarti a fare il tuo mestiere, come si era detto che avrebbero fatto, loro pretendono di darti la linea, e tu dovresti essere il loro esecutore. Loro “pensano”, tu “eseguisci”.
      Ma che cos’è questo pessimismo, dirà lei, allora non si può mai far niente? Beh, sarebbe un discorso lungo, percio, dovendolo redigere in compendio, le apparirò sibillino. Il fatto è che nella conduzione di un’impresa, non necessariamente economica (non mi faccia dire “gestione”, perché è vocabolo inflazionato dalle femministe che volevano gestire l’utero con partita doppia di entrate e uscite), il criterio cosiddetto “democratico” è quanto di più deleterio si possa immaginare. La democrazia (intesa come “un uomo, un voto”) è il minore dei mali possibili: questo è storicamente dimostrato. Ma in politica. Ma se questo sito fosse controllato da un comitato che “democraticamente” decide che cosa scrivere, e come, con quali titoli, e con quale frequenza di parole più o meno ricercate ecc. (sono sicuro che m’imporrebbero il rispetto dello sciacquettistico vocabolario frequenziale della lingua italiana), sarebbe la sua fine.

      Ecco un male di questa Italia sderenata, uno dei tanti: i lacci e laccioli “democratici”. Già ne parlava Guido Carli, il governatore della Banca d’Italia. Da quel tempo le pretese “democratiche” (che in realtà niente hanno che fare con la democrazia o — meglio — con l’isonomia, come argutamente osserva Luciano Canfora [sciura Rusina e gatto padano: sciò]) hanno paralizzato sempre più l’Italia. Sono arrivate perfino a distruggere le famiglie, pensi un po’.
      Lei mi domanderà che cosa propongo, in alternativa. Semplice, basta guardare due amministrazioni efficienti, che in Italia storicamente hanno funzionato benissimo, a parità di difetti degli italiani: l’amministrazione napoleonica e quella austroungarica. Non erano amministrazioni dittatoriali, però si dava per scontato che nel processo decisionale i pareri dei comitati, degli esperti ecc. fossero ponderati. Che cioè si attribuisse un peso diverso al parere di questo o di quello, secondo che parlasse di cose di cui era effettivamente esperto, o secondo che gli si riconoscesse una maggiore o minore “intelligenza delle cose”.

      Forse anche per questo in economia si parla di “dimensione ottimale dell’azienda”, perché anche in una struttura gerarchica, come tipicamente è quella aziendale, è possibile perdere il controllo della situazione. In America gli azionisti si sono accorti, ormai da un po’ di tempo, che venivano sistematicamente fregati dai “monager”, che si erano inventati un loro linguaggio e un loro rituale per fregarli, appunto. Perciò in America i monager sono stati ridimensionati. Invece in Italia questo — purtroppo — è il momento d’oro per i monager triccheballacche, e — parallelamente — il momento peggiore per gli italiani, che sono costretti a pagare i loro errori e la loro presunzione.
      Appresi questo concetto della “dimension ottimale” dalle lezioni del cattivissimo prof. Vito, già rettore della Cattolica e da questo ateneo scacciato, tant’era cattivo, quindi approdato al Politecnico di Milano, dove egli, cattolico con venature di giansenismo, pretendeva di tormentarci, come aveva fatto per anni con i suoi cattolici studenti, anche quelli non giansenisti.

      • Carlo 3 permalink

        La ringrazio per la dignità e rettitudine che esprime. Ma, se è necessario un sito dove reperire gli atti ufficiali del comune, che c’è anche se è difficile farlo passare, non crede che sia necessario anche un blog ufficiale? Come si possono superare le sue osservazioni?

  72. Gastone permalink

    @ Carlo 3. Cerchiamo di non deviare con opportunismo per guadagnare tempo. Sta a vedere che adesso dobbiamo aspettare gli strumenti per comunicare prima che venga spiegato il disastro economico, finanziario, dei servizi, della ladroneria fiscale e chissà di cosa altro ancora.
    Il silenzio dei nostri politicanti è già una risposta: si sono arroccati sperando che la buriana cessi.
    Ma nel cesso bisogna buttare certe presunte capacità. Paghi anche tu, amico!

  73. Lucio permalink

    Porca vacca, che casino. Dopo poco tempo dalle elezioni. Ma come mai è stato cambiato il Gandolfi, se era tanto bravo? Prima ci hanno detto che non sentiva di niente e adesso è un dio. Però può darsi che fosse meno peggio di questi. Di chi la colpa? Possibile che i curnesi non abbiano la testa?. Non ci credo. Io comunque non sono andato a votare, perché il casino c’era già prima.

  74. Ruspino permalink

    @ Giuli e Margherita
    @ Angelo Gandolfi, capogrupo consigliare [consiliare: è meglio N.d.Ar.]

    Scrivo da questo IP:93.32.180.56 […] Rispondendo a Giuli e Margherita posso dire che se loro vanno a rileggere i programmi della quattro liste verificheranno che tutte hanno promesso un generosissimo elenco di opere pubbliche e servizi ai cittadini.
    […] Il bello è che le liste in questione sono piene zeppe di persone che “lavorano” con l’edilizia e quindi sanno benissimo come sia del tutto bloccata. Se non lo sanno loro, dovrebbero saperlo Giuli o Margherita?
    […] Se la maggioranza ha “taroccato” il bilancio di previsione 2012 facendosi mancare una vagonata di euro, allora che dire delle minoranze che non se ne sono accorte?
    […] In questi giorni mi hanno dato [provate a indovinare chi gliel’ha date: N.d.Ar.] il materiale sul piano integrato proposto da Italia 3 e Plintos progettato dall’arch. lecchese Bodega e dall’arch. curnese Gherardi. Ho avuto anche il materiale del piano di Effe Gestioni Immobiliari di Curno, Fiorini di Bergamo, Real Estate Synergie spa di Curno, Banca Italease spa che comprende aree delle Effe gru, le aree ex Bossong ed altre aree confinanti ma in comune di Bergamo.
    […] Sarebbe importante che gli elettori curnesi venissero una buona volta informati trasmettendo loro questi documenti (che sono pubblici) perché tra di loro ci sono SICURAMENTE le competenze e le esperienze in grado di farne una corretta valutazione sotto ogni profilo.

    [Il gatto padano, noto disinformatore e falsario, sempre al servizio del potente di turno, qui presente con altro nome (ai nuovi di questo diario ricordiamo che precedentemente si faceva chiamare Cliofeci), è stato espulso dal diario, poco meno di due mesi fa. Il capo di imputazione per cui è stato condannato era la semina aggravata e continuata di disinformazione, sia su Nusquamia sia su Bergamon news. Poiché il gatto ha trasgredito l’editto che lo condannava all’esilio, viene punito a subire un supplemento di espulsione, per un altro mese. Si veda qui sotto la risposta. Il messaggio è stato censurato nelle parti in cui il gatto si presenta come una mammoletta: ho lasciato le parti più manifestamente feline. Spero che il gatto non abbia a lamentarsene, considerato che questa è una censura al rovescio. Abbiamo, infatti, levato le parti innocue e lasciato le parti scomode, non avendo noi niente da rimproverarci, anzi essendo orgogliosi della nostra dirittura politica e morale. Le insinuazioni del gatto padano gettano discredito su di lui, e sulle persone che si servono di lui. N.d.Ar.]

    • Qui c’è, più che evidente, lo zampino del gatto padano. Anzi, direi senza mezzi termini che costui è il gatto padano che si insinua nel diario dal quale è stato espulso. Il tentativo di forzare la zona di rispetto, che protegge questo diario dai tentativi di lordura, gli costerà un ulteriore mese di espulsione: ci risentiamo ai primi di novembre.Sempre che abbia voglia di farsi ancora sentire (speriamo di no).
      Osserviamo comunque che con questo messaggio il gatto padano compie un tentativo di restyling del brand (uso questo linguaggio schifosetto per far contenti gli aziendalisti attualmente al governo di Curno). Dopo essere stato per anni il consulente del Pedretti, ultimamente il gatto si era proposto come paladino della maggioranza serrana, che aveva preso il potere — con l’agguato consumato 40 giorni prima della scadenza naturale del mandato di Gandolfi e valendosi del tradimento all’interno della maggioranza gandulfiana — in nome dell’ammucchiata istituzionale.
      Nel frattempo però si è assistito a un rovesciamento dello scenario idilliaco che l’attuale sindaco aveva prospettato ai cittadini in campagna elettorale, in nome del quale aveva pensato che tutto le fosse concesso, anche l’eversione della precedente amministrazione, nel modo che sappiamo, a norma del patto Serra-Pedretti. È avvenuto nel frattempo che la situazione precipitasse. I cosiddetti progressisti, che nominalmente tengono le redini di Curno, sono in affanno. Il saldo di bilancio del Comune, che ancora il 30 giugno era in equilibrio, a due mesi di distanza sprofonda, con un passivo di 744.000 €, in barba all’aumento di tasse subito dai cittadini (per 280.000 €).
      Allora che cosa fa il gatto padano? Lui, che crede di essere un attore del territorio e che pretende di parlare a nome sia del notabilato curnense, sia degli attori del territorio che lui (non si sa perché) considera suoi colleghi, prende le distanze dalla maggioranza serrana. Si mette sul ciglio della strada a guardare, pronto a salire sulla carrozza di nuovi e più affidabili garanti degli equilibri “istituzionali”. Perché lui, naturalmente, è istituzionale: ci mancherebbe!
      Ma, naturalmente, ce l’ha con Gandolfi: poiché si considera un attore del territorio, pensa di essere stato danneggiato anche lui, come gli altri attori del territorio, che il Gandolfi non avrebbe “sentito” con il dovuto timore reverenziale (i signori progressisti hanno chiamato questa baggianata “cultura dell’ascolto”). Perciò anche in questo commento il gatto non manca di rovesciare su Gandolfi vecchie e nuove balle:
      a) Gandolfi avrebbe promesso un generosissimo elenco di opere pubbliche e servizi ai cittadini;
      b) la lista del Gandolfi sarebbe stata piena zeppa di persone che “lavorano” con l’edilizia (le virgolette sono del gatto);
      c) inoltre, se la maggioranza è stata improvvida nella gestione della cosa pubblica (ma lui dice che ha «taroccato» i bilanci) la colpa è ancora del Gandolfi.

      Il gatto tocca poi l’acme del ridicolo quando si propone come persona sicuramente in possesso delle competenze ed esperienze per fare una corretta valutazione dei documenti in possesso della maggioranza (è evidente che parla di sé, con il solito tono oracolare).

      Gatto padano: ci rivediamo a novembre, se proprio lei ci tiene a farsi nuovamente vivo. Le ricordiamo sommessamente che accà nisciun’ è fesso. Ma quante volte lo devo ripetere?
      .
      P.S. – La c.d. sinistra si è compiaciuta per mesi del lavoro di contrasto e disinforamzione svolto dal gatto padano, contadinamente astuto, contro di noi, cittadini onesti, intelligenti e urbani. Adesso il gatto padano ha voltato loro le spalle. Io ve l’avevo detto: voi pretendete di essere sobri, ma il gatto padano vi fa comodo. Sì lui fa persino il lavoro sporco che voi non potreste fare. Vi fa comodo, perciò vi guardate bene dal prendere le distanze dal gatto, che dice di parlare in nome vostro. Anche di questa sobrietà dovreste pentirvi. Anzi (l’ho già detto): penitenziàgite!

  75. Orlando Furioso permalink

    Certo che alla cecità non c’è controllo, ma nemmeno alla scelleratezza dell’oblio forzoso. Quello di voler ad ogni costo giustificarsi nel aver votato male e peggio. Peggio perché ora i risultati si vedono.
    Lo scempio della soppressione dello scuolabus ad esempio: tutti (genitori) arrabbiatissimi, molto arrabbiati nei confronti della amministrazione Conti\Serra\Gamba e una parte delle opposizioni. (Gandolfi escluso; è stato l’unico che ha dato un significato al fallimento economico/finanziario della nuova-nuovissima giunta.
    Dicevo:-tutti arrabbiati- per poi? anziché dimostrare disgusto e disprezzo per il danno arrecato cosa fanno. Nulla, bla bla bla bla; Nulla.
    Genitori unitevi, avreste dovuto essere più uniti tra voi e protestare fronte Municipio. Non avreste risolto nulla (avevano già deciso il sopruso) ma almeno in questo modo avreste fatto sentire le vostre voci. Ora è tardi. Vi siete accontentati delle belle paroline del “COMITATO GENITORI”, dove chi muove le fila sono quei 4 (quattro) personaggi di spicco che non solo sono schierati in favore della amministrazione Conti\Serra1Gamba, ma sono anche quelli che danno buoni consigli tipo: -cosa c’è di male, facciamo il trasporto automamme e ci arrangiamo, oppure facciamo il piedibussone partendo da via Trento o da via Brembo e tutti a piedi (ottimo allenamento) gigionescamente ci appropinquiamo verso la scuola- la sveglia: ora più ora meno. E chi ha ricevuto un disagio? solo per il fatto di averlo subito è perché non ha percepito il vero spirito, non ha percepito lo spirito d’iniziativa. Fa star male il pensiero che se questo fatto, cioè il fatto che se questa operazione altamente lesiva e offensiva per i cittadini l’avesse pensata il sindaco Gandolfi, anzi, se solo avesse pensato di pensarla…le automamme si sarebbero subito messe all’opera per fare movimento di massa contro il despota Gandolfi. Eh eh eh, e qui sta il bello, non l’ha mai fatto malgrado mancassero all’appello svariati milioni di euro non avendo mai fatto promesse elettorali di tal portata, è stato un vero amministratore. Pensatore, a volte sopra le righe ma mai tortuoso.
    Meditate gente meditate.
    Purtroppo non è finita qui, siamo solo a Settembre. 3 (tre) mesi di governo e hanno già sforato il patto di stabilità. Ma è possibile che a fine Giugno, tutto era perfetto e a distanza di 2 (due) mesi si sono sbagliati di quasi un milione di euro? Ma chi fa i conti, possibile che con tutti i titolati e super laureati (con lode, come si auto lodavano sul loro libercolo di presentazione) non vi fosse nemmeno un degno dubitante!…

  76. Lettere permalink

    @ Ruspino…
    In risposta a Ruspino… Posso?
    Che esilarante -Alfabeta o anal fabeta- egli è! E chi c’azzecca. Per quanto scritto verso:

    Giuli e Margherita
    Angelo Gandolfi, capogrupo consigliare [consiliare: è meglio N.d.Ar.]

  77. Mariomario permalink

    Sebntite un po’: ci siamo sbagliati, ci hanno fregato. Va bé. Ma adesso bisogna rimediare se non finiamo in boletta. Senta Gandolfi: io mi scuso con lei, ho creduto a quello che mi dicevano su lei. Ma lei come sindaco deve aiutarci e dare una mano a questi qui. Che se sono asini è mia colpa loro.
    E lei sindaco nuovo si faccia aiutare dal signor Gandolfi, perché di lei mi hanno detto che è stata brava a fare l’assessore. Faccia quel che dice e vedrà che i soldi poi li trova, perché lui mia li ha inventati ma li ha trovati. Grazie.

  78. Carlo 3 permalink

    A questo punto serve un governo di salvezza curnese, che unisca le forze migliori del territorio. Gandolfi non faccia il risentito e si metta a disposizione per il bene di tutti, da bravo sindaco. E lei Serra accetti di farsi aiutare, anche perché se è vero che quello che è successo è roba da giudici voglio ricordare a tutti voi eletti che i giudici non hanno mai risolto i problemi delle collettività. Il nostro governo del prof. Monti sia di esempio.

  79. Gastone permalink

    Cos’è questa improvvisa virata che toglie il fiato, oltre al gas? Tutti a dire “volemose bene” nel momento del disastro. Prima niente, eh? Gandolfi attento. Se ti fai prendere dal sentimento questi ti fregano. Se vuoi esporti ancora una volta per i curnesi, chiedi garanzie vere! I gas della sinistra sono esplosivi. Fuori dai piedi gli autori delle porcherie. Adesso con questi abbracci che sanno di sujppliche alla Madonna capisco il silenzio dei viveur, i loro eletti e il loro gruppo. Tone, privato del gas.

  80. Arianna permalink

    Mi rincresce doverlo dire, ma è chiaro a tutti che il gandolfi era bravo, forse troppo bravo per Curno, e non l’abbiamo capito, prendendolo per un presuntuoso venditore di fumo. Anche la signora Serra secondo me è brava: in oratorio ha sempre riscuotuto molta ammirazione, e i valori che ha dato con la sua solidarietà deve mostrarli adesso con umiltà. Accetti le critiche e metta a posto i conti. Se no si faccia aiutare. I giudici meglio lasciarli dove sono: noi abbiamo una causa che dura dal 1985, e non si è ancora arrivati a niente (siamo in appello). Mi viene da piangere.

  81. Renato permalink

    Signur, sembra di avere un morto in casa. Tutti che mormorano, per strada e nei negozi, come nelle peggiori tradizioni paesane. Aspettiamo un comunicato ufficiale del sindaco prima di parlare e strapparci i capelli. Io l’ho votata e mi fido. Ci spiegherà tutto e chi ha raccontato bugie risponderà di aver diffuso inutili allarmi. Sono stato chiaro?

  82. Leo permalink

    @ Renato. Fino a qualche giorno fa sarei stato d’accordo con te. Ma è proprio il continuo e unitario silenzio di tutta la sinistra, dell’IDV, del PDL e della Lega che mi convince della verità del racconto di questo sito e del contenuto del manifesto che tutti abbiamo letto con incredulità. Siamo nei guai. Altro che storie. Ho provato a parlare con degli impiegati del Comune e tutti si rifiutano di parlare. Uno di essi mi ha detto a mezza voce che la situazione è seria.

  83. La Maria permalink

    Spiegatemi meglio perché dall’abolizione del servizio di trasporto scolastico, che io credo sia cosa buona, si è arrivati a piangere il morto. Che cosa c’entra la scuola col bilancio e coi costruttori? Se non ci sono i soldi per il trasporto, ce ne saranno di più per i libri e le altre attrezzature scolastiche, come è meglio.
    Avranno deciso coi professori, anche perché il nostro sindaco era un’insegnante. Cosa state dicendo, spaventando per niente la povera gente?

    • Sveglia permalink

      @La Maria
      Il problema centrale non è la soppressione del trasporto scolastico, è l’ncapacità a gestire i soldi dei cittadini da parte dell’amministrazione Serra.
      Non distogliamo l’attenzione e rimaniamo attenti e vigili sulla gestione dei nostri soldi.
      Con molta fatica ed imbarazzo, si vedeva benissimo alla riunione del 5, hanno comunicato i tagli apportati, dopo solo un mese dall’approvazione del bilancio preventivo 2012, letteralmente disatteso.
      Le “slaid” proiettate il 5 sera illustravano i tagli apportati alla scuola e ai servizi connessi.
      Fondi per i libri e le attrezzature svaniti nel nulla, o meglio da qualche parte sono andati.
      Piano diritto dello studio da 89.000 € a 40.000 €.
      Dimezzato il contributo per il servizio mensa, la differenza chi la metterà?Proviamo ad immaginare.
      Eliminate le borse di studio.
      Eliminata la sorveglianza agli attraversamenti pedonali.
      Ridotti i fondi per i lbri di testo.
      Altre voci di tagli in arrivo, non solo sulla scuola.
      In bilancio di previsione avevano stanziato 118.000 euro per il trasporto scolastico, che sommati alle nuove tasse approvate dalla giunta Serra 268.000, compongono la cifra non incassata,
      dilazionata e concessa all’imprenditore per 402.000 €.
      Dopo aver deciso tutto questo a tre settimane dall’inizio della scuola avvisano le famiglie,
      ( partecipazione, condivisione, trasparenza ecc. ecc.) delle loro decisioni.
      A proposito, il comitato dei genitori, tanto attento e scrupoloso in passato, tutto bene e condiviso?
      Lei dice di non spaventare la gente, questa amministrazione in tre mesi sfora il bilancio di 744.000 € e chiede nuove tasse per 268.000 € per un totale sottratto ai cittadini di Curno di più di un milione di euro, loro soldi e loro servizi,
      Come dovrebbero essere i cittadini di Curno di fronte a tanta incapacità amministrativa?Tranquilli?

  84. Angelo Gandolfi permalink

    @Sinistra critica
    Capito.
    Thank you.
    Due contro cento

    • Manu sinistra permalink

      Gandolfi “ti odierei di un odio serrano”, cioè “quanto ti odia Serra”.

      • Francesca permalink

        Vergogna! Un attore del territorio, che ti conosce di fama, m’ha detto, e devo credergli, che tu sei stato assessore, è vero, ma non come gli altri.

  85. Lettere permalink

    @ Carlo 3
    Ma quanti Carlo 3 ci sono? C’è l’analfabeta e c’è l’istituzionale e pure quello che sibilante serpenteggia i buoni consigli?

    • Carlo 3 permalink

      Non hanno tutti il proprio personal: in casa nostra c’è un solo computer fisso sulla scrivania e il signor Aristide controlla gli IP. Anche questa è una novità del web, e di novità ce ne sono tante. Carlo3 figlio.

  86. Cittadino permalink

    Fantastico! Ho appena scoperto che l’amministrazione ha sciolto i dubbi riguardo il trasporto scolastico. Tutti volontari!!! Per i servizi che maggiormente penalizzano i compagni cittadini\studenti saranno a pagamento. Non solo cornuti ma anche mazziati. I servizi sono: servizio (custodia) mensa, aperture anticipate e chiusure posticipate delle scuole. (per agevolare i genitori che si son sentiti defraudati di un servizio che durava da 41 anni, questo si che è progressismo). Chi avrà la fortuna di usufruire di questi ottimi servizi pagherà (con retta annuale anticipata) da €. 300,00 fino ad arrivare anche oltre i 495,00 €.
    Sentitamente Ringrazio coloro che per eccesso di efficienza ci sodomizzano e che con lo stesso zelo si prestano a prestare le dovute cure. –A pagamento-.
    Ci hanno aumentato le tasse, c’hanno tolti i servizi, ci rifanno ri_pagare per ottenere il giusto,- nemmeno fingono di essere abbattuti e affranti dal dolore; macché!- Però bisogna dare atto a questa amministrazione, che la partecipazione condivisa c’è stata. 1)La partecipazione per quel che riguarda la richiesta di esborso genitoriale; 2)la condivisione per quel che poteva essere l’ascolto.
    Ma come: ci avete recato un danno e ora ci dite che lo fate per noi?
    Ah che cittadini cattivi, il pensiero però ce lo lasciate vero? oppure è previsto un cachet -si legge cascé- (tariffario) anche per questo.

  87. Ol Tré permalink

    Qualche uccellino mi ha detto che invece di prendere atto del disastro compiuto l’attuale amministrazione sta cercando di costruire un’operazione di disinformazione e di propaganda in perfetto stile comunista e sovietico per cercare di attribuire le responsabilità alla precedente amministrazione e più precisamente al sindaco Gandolfi
    Per questo, infischiandosene della gente, sono stati zitti per quasi venti giorni. Invece di lavorare hanno fatto ricerche di tutti i tipi, e probabilmente cercheranno ancora, nella speranza di trovare qualche appiglio.
    Incoscienti! Qualche ragione mi sembra che l’avesse il vecchio trom… Berlusconi, che rimpiango, quando parlava delle miserie dei komunisti e del fatto che non hanno vergogna di nulla. A loro bastano il potere e gli affari che ci stanno dietro.

    • Il disastro della presente amministrazione, in soli tre mesi, colpa del Gandolfi? Il problema è: i c.d. progressisti credono di aver trovato appigli (bella consolazione!) o pretendono addirittura di aver trovato argomenti?
      Infatti, gli appigli sono solo appigli e si ritorcono contro chi li sfodera, se non segue un ragionamento adeguato. Perché allora, più correttamente, gli appigli si chiamano insinuazioni. Gli argomenti, invece, sono vere e proprie dimostrazioni, a favore di qualcosa o di refutazione della cosa.
      O saranno quelli dei c.d. progressisti argomenti triccheballacche, come queli del Pedretti che pretendeva di dimostrare che pur avendo chiesto l’ispezione della c.d. moschea in orario di preghiera, in realtà non l’aveva chiesta in orario di preghiera? Così pretendeva di dimostrare — lui, gran “loico”, oltre che anglista, esteta, docente di gadgettistica elettorale e coniglistica mediatica, politico territoriale ecc. — facendosi beffe, però della proprietà transitiva dei predicati. O come quando il Locatelli pretende che lui, pur avendo tradito il Gandolfi, in realtà non ha tradito niente e nessuno. Anzi, tutto il contrario.
      Ma lo sanno i signori progressisti che noi esamineremo questi loro argomenti e insinuazioni con la lente di Sherlock Holmes che abbiamo fortunosamente acquistato presso un antiquario di Praga? (L’antiquario non spaeva, all’inizio, che quella era la lente di Sherlock Holmes, neanche noi, a dire la verità.) E non hanno paura?

  88. A & B permalink

    Non siete dei baciapile, questo è palese, ma che la vostra azione abbia parecchie attinenze coll’ambito cattolico lo è altrettanto.
    Si avvicina a grandi passi il periodo dell’Avvento, ed una delle figure più incisive delle scritture che si leggono nel periodo è quella di Giovanni, il Battezzatore.
    Appellativo di solenne grandezza per un uomo che si veste con peli di cammello e si nutre di cavallette di egiziana memoria. Sembra uscito direttamente dai quarant’anni di esilio nel deserto al di là del Mar Rosso. La voce che grida in faccia alla sabbia ha un compito ben definito: preparare l’arrivo imminente del Messia. Non ci pensa due volte a calcare la mano contro farisei e sadducei quando li bolla senza sconti «razza di vipere». A pensarci bene, questo stigma, non proprio onorevole, anticipa di parecchio la polemica fra Gesù e gli stessi. Gesù non userà parole tenere nei loro confronti. Il rosario dei «guai» abbinati di volta in volta a «sepolcri imbiancati» o «guide cieche» o «ipocriti» è già tutto anticipato dal fraseggiare fremente del Battezzatore. Il quale anticipa il figlio del falegname in tutto: nella polemica accesa come nella morte atroce.
    Tutti noi possiamo e dovremmo essere “anticipatori”, anche in politica, pur anco a nostro rischio. Voi lo siete certamente stati, e lo siete tuttora (merito enorme, che tutti dovrebbero riconoscervi), onde trovo preciso il riferimento che Renzo e Lucia hanno fatto nel loro apologo a fra’ Cristoforo, già Lodovico, che preannunzia col suo indomito coraggio e la fede nella carità del Signore l’incedere virile e onesto di monsignor Marchese, uomo e non dio, ma comunque realizzatore di una speranza di verità e giustizia, che nella divinità ha pur sempre la sua fonte. Anche fra’ Cristoforo, fra l’altro, muore di peste, fra atroci sofferenze. E’ la sorte dei profeti.
    Lei, Aristides, dice che monsignor Marchese è già presente fra i curnesi, e non è difficile capire a chi alluda. Ne tratteremo più avanti, celando il tutto sotto “oscuri ma splendenti veli”.
    Cominciamo col chiederci perché Giovanni sia così feroce verso i custodi del sacro e i teologi detentori della verità e della giustizia, anche semplicemente umane. L’asprezza del miele selvatico non ha altre spiegazioni se non appunto il fariseismo con cui gli uomini della religione hanno il coraggio di presentarsi al Giordano. Vogliono farsi battezzare ma cercano prove contro di lui, come le cercheranno senza pudore contro Gesù.
    Si capisce perché il pellegrino di Nazareth sarà profondamente toccato dalla morte del cugino. I loro destini si incroceranno senza alternative. Un uomo di peli e insetti fastidiosi osa sfidare il potere religioso, contestualmente anche politico, del suo tempo. La sua è la prima plateale sconfessione della categoria cosiddetta intoccabile, – pura, separata.
    Giovanni smaschera l’aristocrazia clericale di Gerusalemme e sbugiarda la casta degli zelanti della religione. Che ci provino pure a impugnare l’argomento dell’auctoritas di Abramo.
    Fiato sprecato. Mentre da una parte, a tutti i pellegrini in attesa del lavacro nelle acque del fiume Giovanni chiede conversione, penitenza, confessione dei peccati, raddrizzamento geografico di strade e sentieri, dall’altra egli ingaggia una personale battaglia con i custodi della Legge (etica) e del Tempio (rito) sul piano della coerenza. Niente moralismi, però.
    Infastidito dal formalismo farisaico – che si autoalimenta a colpi di esteriore obbedienza alla legge e di frequentazione del tempio – il Battezzatore aggiunge spirito e fuoco al battesimo di acqua. È questo il battesimo di Gesù. La presenza dell’«agnello di Dio» è discriminante. Davanti al Figlio dell’uomo non ci si può barcamenare. Convertirsi e battezzarsi significa decidersi nei confronti di Gesù. Non si dà una terza via: o pula o frumento buono per il granaio.
    Il Battezzatore, del resto, è radicale. Nel nome e nella sostanza. D’ora in poi la religione sarà questione di scelta personale, di adesione della libertà e non espletamento di una qualche regola di buona condotta. La fede prende il posto della religione, se per fede intendiamo il decidere di affidarsi senza condizioni al piccolo di Betlemme e se limitiamo la religione negli spazi angusti del rito e dell’obbedienza esteriore. La questione del formalismo religioso, che così sbrigativamente limitiamo ai tempi di Gesù, in realtà sembra di grande attualità. Soprattutto in tempi in cui farebbe nuovamente comodo disporre di una religione civile o di un sentimento del sacro à-la-carte. I cristiani navigano dentro il letto di un fiume, le rive del quale si presentano nella loro ambiguità: sulla riva destra corre la tentazione di pensare che la religione abbia solo la funzione pubblica di copertura identitaria di un popolo, un vestito civile per una precisa etnia; sull’altra riva l’uomo ipermoderno, così insicuro com’è, pesca a piene mani nell’indistinto e incontrollato mondo del sacro. Val la pena, a tal punto, rimarcare che il cristianesimo è, innanzitutto, qualcosa di più di una religione e che non si lascia sequestrare da dogmi o etiche. Il cristianesimo è l’incontro con una Persona. Sua Santità Benedetto XVI lo ricorda spesso.
    Infine, accostiamoci alla conversione. Il tema richiede un’ammissione: il cristianesimo ha un vocabolario di categorie desuete e demodé, per certi versi un po’ come le sue, caro Aristides. Incomprensibili? Forse no, anzi, proprio no, ma certamente non si lasciano più così facilmente proporre al grande pubblico. Il lessico evangelico non sembra essere materia per grandi audience e standing ovation, e risuona nelle agorà moderne come trama di discorsi inattuali.
    Persino negli stessi ambienti cattolici, o che si dicono tali.
    Se utilizzati sanno molto di spiritualismo. Il vangelo, però, si astiene dallo spiritualismo. Soprattutto per quanto riguarda la conversione che non attiene immediatamente alla sfera morale ma a tutte le facoltà dell’uomo chiamate a riconsiderare radicalmente il modo di pensare e immaginare Dio, di rapportarsi a Gesù di Nazareth. La conversione richiede un capovolgimento della visione che noi uomini abbiamo di Dio. Vale la pena sottolineare come l’imperativo alla conversione di Giovanni sia sostenuto dall’indicativo dell’annuncio: «il regno di Dio è vicino». Anzi, è oggi. La salvezza ci ha già raggiunti. La conversione è il riconoscimento di questa evidenza. E viene prima di ogni comportamento morale che potremmo mettere in campo. Il Natale è già realtà.
    A lei ora il commento, colto, intelligente e rigoroso Aristides!

    • Ho letto il testo attentamente, purtroppo il tempo è tiranno (sto traducendo il capitolo di un libro dedicato a quella che furbescamente è stata chiamata la “particella di Dio”, né posso vantare la perizia di un Pedretti, docente di coniglistica mediatica e anglista di prim’ordine. Insomma, ci vado piano). Sarò perciò stringatissimo.
      La lettura del testo induce a istituire qualche parallelo: il sinedrio e l’ammucchiata istituzionale curnense; il Tempio, dal quale Giovanni si tenne a distanza (andò a battezzare lungo le rive del Giordano) e il Municipio di Curno con i suoi riti di condivisione, dai quali noi ci teniamo lontani; il formalismo farisaico e la “sobrietà” dei nostri viveur, che noi non a caso abbiamo più volte bollato come farisaica.
      Quindi viene in mente la necessità che persino gli uomini di pace, quali noi siamo, perché siamo filantropi, resistano al male (va bene: al male relativo, perché non esiste il male assoluto; grazie tante, lo sappiamo) e che combattano, se necessario. È la storia di Davide e Golia, è la storia dei due cugini che prendono posizione contro la “razza di vipere” e i “sepolcri imbiancati”. È la storia di Gesù, che ci ha insegnato a disprezzare l’aziendalismo (si pensi al sermone della montagna), non solo a parole, ma con i fatti (si veda l’episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio), che ci ha insegnato a combattere i luoghi comuni del politicamente e dell’istituzionalmente corretto (si veda l’episodio della peccatrice nella casa del fariseo, che Gesù non scaccia, contrariamente a quanto imponeva il bon ton). Gesù ha insegnato agli uomini a vivere nel rispetto di quella che alcuni filosofi hanno chiamato (non so con quale fondamento, ma questo è un altro discorso) la morale naturale. Con Gesù la religione non è più superstizione, quella religio fondamentalmente basata sul terrore della morte, condannata da Lucrezio, quella religione che teneva gli uomini schiavi di altri uomini.
      D’altra parte molti di noi sono diventati socialisti leggendo il Vangelo. Io, in particolare, leggendo il discorso della montagna. Credo che la mia vita sia cambiata, dopo la lettura dell’apologo dei gigli dei campi e degli uccelli del cielo. Ricordo bene, come fosse oggi, quando fui indotto ad andare a riprendere in mano il Vangelo (ormai non andavo più a messa dall’età di quattordici anni). Non fu un sacerdote a convincermi, ma Charlie Chaplin, nel film ‘Il grande dittatore, che vidi con i compagni di liceo nel “nostro” cineforum. Ho già parlato di questo film, nell’articolo di Testitrahus Miseria della politica. Ecco comunque lo spezzone, dove si accenna al Vangelo di san Luca. Tornato a casa, volli cercare quel brano, non ricordo nemmeno se lo trovassi. Ma da quel giorno presi a leggere il Vangelo.

  89. Mariomario permalink

    Dove sono i volantini? Prima ci rempivano le cassette, e adesso più niente. Finita la cartà?. Crede mia che al sies isè. Qua de paia.

  90. Ellegi permalink

    Mi ha colpito, alle undici e mezza di sera, leggere della incisiva, sanguinante figura di Giovanni il Battezzatore, gettata lì, in modo nient’affatto blasfemo, nel bel mezzo di una discussione politica e amministrativa. Fa pensare, e fa pensare soprattutto che, essendoci stata donata la parola di verità e salvezza col sacrificio della Croce, tutti oggi dobbiamo essere contemporaneamente profeti e latori di salvezza, fra’ Cristoforo e monsignor Marchese insieme. Questo è il nostro dovere imprescindibile, a priori (vedi anche Kant). Ha ragione Lei, caro Aristide, quando asserisce che il Marchese a Curno c’è: c’è, è evidente, un cenacolo che in quella missione crede.

    • Ah, ma allora di marchesi ce n’è due.

      A. Il primo monsignor Marchese in realtà vive lontano da Curno, ma qui i suoi antenati ebbero feudo. Sulla spinta di un sentimentalismo che forse farà sorridere i cinici detentori della politichetta curnense (che credono che basti essere cinici per essere intelligenti), monsignor Marchese potrebbe usare la sua autorità per mettere in riga questo notabilato curnense (che poi che cosa sono questi notabili e petto di monsignor Marchese? Pezzenti, solo pezzenti).
      Certo, rimane il problema dei signori della guerra, quelli che tengono in pugno le sorti di Curno, quelli che hanno detto: «Cara la mia Serra, caro il mio Pedretti. A noi non importa se vince l’uno o l’altro. Mettetevi d’accordo e fatemi fuori il Gandolfi», ed ecco il patto Serra-Pedretti, ecco l’ammucchiata “istituzionale”.
      Ebbene, signori della guerra sono un osso duro anche per il monsignor Marchese, lo so. Ma — ripeto — sull’onda del sentimentalismo, per uno di quegli scarti nell’animo di un uomo, che poi sono anche diventati — talora — scarti della Storia, monsignor Marchese potrebbe impegnarsi. Del resto, conosco personalmente almeno due casi di rampolli di nobili e potenti famiglie che si sentono tuttora obbligati nei confronti dei discendenti delle popolazioni un tempo infeudate ai loro avi. Infatti, come osserva Massimo Fini, è vero che i nobili sfruttavano i contadini, ma quando il nemico si profilava all’orizzonte del “territorio” (qui inteso in senso proprio, e non misticheggiante), quei nobili prendevano le armi, si esponevano, combattevano. Non come i nostri politicanti che scappano, cambiano casacca, s’inventano paroline ad effetto e corrono affannosamente, avanti e indietro, nella polvere dei quagliodromi.
      Ma forse i miei sono sogni, anzi, sicuramente sono sogni.

      B. Il secondo monsignor Marchese che dovrebbe raddrizzare i torti e restituire la pace al paesello dovremmo essere noi del phrontisterion, noi uomini liberi, intelligenti, onesti e, se necessario, “audaci” (ma in senso buono: non a caso in latino si fa differenza tra audens e audax: ecco, sia ben chiaro, noi siamo audentes; audax è chi osa trsgredire i limiti della decenza, impancandosi a “istituzionale”, rendendo conseguentemente odioso, agli occhi del popolo, tutto ciò che è “istituzionale”).
      Però nell’ultimo capitolo dei Promessi sposi il Manzoni ci dice che monsignor Marchese andò ad abitare nel castello di don Rodrigo (che, come sappiamo, morì di peste). Per rimanere nell’analogia, dovremmo dire che la peste è l’incapacità amministrativa.

  91. Gi Ci permalink

    Debbo ammettere, Aristide, che la sua visione innanzitutto estetica della vita, cui consegue anche una lettura estetica del Vangelo, ha uno sbocco che non è affatto estetizzante ma si converte in una questione di stile e di etica. Non è la fede, ma resta comunque un passo nella sua direzione.
    Non vorrei che si offendesse: non sto parlando di un elegante dandy, ma di una persona che vive e si esprime con stile, cioè con equilibrata misura, sensibilità e rispetto, anche nei momenti dell’irritazione, alla ricerca di un adeguamento a una superiore armonia.
    Il tutto nutrito da grande compassione, perché lo stile è indissolubile dalla pietà.
    Quando lei meticolosamente segnala gli errori commessi, magari senza volerlo partecipa anche allo stato d’animo dell’errante, che si sente toccato ma non irrimediabilmente colpito.
    Mi lasci dire: molti cristiani, molti cattolici avrebbero parecchio da imparare da lei.
    Con spirito di fraternità cristiana.

    • Sono sicuro di non meritare le sue belle parole. Ma sono orgoglioso di avere introiettato il Vangelo, nei miei verdi anni, intus et in cute. E quando riprendo in mano L’idiota di Dostoevskij, quando leggo del principe Myskin che voleva infrangere nella vita reale il postulato dell’impossibilità di essere cristiani, mi vengono ancora i brividi, nonostante tutto, nonostante l’orrore del paesaggio.

  92. Carlo3 permalink

    Diteci se dobbiamo trasferirci sull’altro articolo per parlare ancora dei debiti di questi ultimi due mesi. Non state in silenzio anche voi come la Serra.

  93. Marco permalink

    Signor Aristide,
    lei parla di soluzione umanitaria. Cioè di non fargli il c… a questi qui dopo il casino che hanno fatto per colpa loro, e solo loro (lo so bene perché faccio pressapoco il mestiere della Margherita e la questione mi è chiarissima, non chiara). Lei è persona troppo buona. Lei ha dei principi morali. Ma per soluzioni umanitarie serve che dall’altra parte ci sia almeno un po’ di umanità. L’ha vista in faccia almeno una volta la Serra? Altro che la regina Antonietta, quella delle brioche al popolo, questa è peggio. ma la regina Antonietta è finita male….

    • In questo caso, più che di principi morali, parlerei del principio di realtà. Un eccesso di pena comminato alla dott.ssa Serra si ritorcerebbe contro di noi. Un po’ come quando si pretende l’onestà assoluta da parte dei cittadini, o che paghino le tasse fino all’ultimo centesimo, altrimenti sono tuoni e fulmini (guardi però che non sto difendendo il familismo amorale, per esempio, o le non meno amorali baby pensioni, né sono d’accordo sul fatto che certi esattori delle tasse, o birri, o come diavolo si chiamano, se ne stiano con il culo attaccato alla sedia a perseguitare i soliti noti, e non siano capaci di fere le pulci, per esempio, ai proprietari di Suv, quelli con i vetri neri, da mafioso, che oltre tutto fanno anche schifo). Se si è troppo rigorosi, si manda in tilt il sistema.
      Fra l’altro, non credo che la dott.ssa Serra sia responsabile in prima persona di tutti questi pasticci. Il suo errore — che comunque non è da poco — è stato questa sua conversione e dedizione totale all’aziendalismo, con tanto di estasi mistica.

      • Marco permalink

        Guardi però, Aristide, che per convertirsi e dedicarsi totalmente a qualcosa, in questo caso a un aziendalismo nemmeno di qualità, o c’è una convinzione religiosa, mistica come dice lei, e già mi sembra una cosa che non sta né in cielo né in terra, oppure c’è poco sale in zucca…

  94. Marisa permalink

    Il Pedretti, che alle votazioni andava in giro a promettere tutto a tutti, compresa l’edificazione dei pali della luce (esagero, faccio per dire), non dice più niente perché è un politicante che ormai sta sullo stomaco, è politicamente finito e la questione dei conti del comune non credo che la capisca bene. Per questo non fa volantini. E forse non solo per questo.

    • Marco permalink

      E pensare che quello lì lo strapaghiamo, insieme alla Mignetti anche mentre va al cesso e a tanti altri che valgono come lui, e che perfino fanno le leggi regionali per noi. Per noi?

  95. Marco permalink

    Non le sembra che in questi giorni si sia verificata una forte partecipazione democratica attraverso il blog, che ha prodotto anche molte idee politiche? Questa è la base della concezione politica del Movimento 5 Stelle, l’idea originale di Grillo e Casalegno. E’ semplice da applicare, e lo può fare chiunque a qualunque livello. Certo, ci vuole alle spalle gente specialista come lei e come soprattutto è Casalegno.

    • Di Casaleggio so pochissimo. Ovvviamente, so che di lui si dice che è il guru di Beppe Grillo, e che si comporta da guru, come tutti i guru, cioè in maniera totalizzante. Un giorno o l’altro mi piacerebbe leggere qualche pagina di quel Gurdjeff, mistico armeno e maestro di danze, che pare il Casaleggio abbia in deliciis. Com’è noto, io sto alla larga dal misticismo e dall’esoterismo, anche se poi riconosco che c’è un modo di rapportarsi a questi argomenti fine, colto ed elegante. Penso per esempio a Elémire Zolla del qule leggevo gli articoli sul Corriere della Sera. Ma E. Zolla è distante anni luce dall’esoterismo sciacquettistico curnense, o anche da quello bergamasco della “Libreria esoterica”, frequentata da vecchie babbione che vivono nel terrore della morte, e che sperano di esorcizzarla andando alla ricerca di improbabili orgasmi mistici.

      Però delle (poche) cose che ho letto di Casaleggio ce n’è una assolutamente degna di nota. Lui afferma che è inutile cercare di convincere tutti, in questo caso tutti gl’internauti, considerato che il mezzo di comunicazione di Grillo è Internet. Casaleggio dice: io mi spendo per convincere il 10% degl’internauti. Sarà poi quel 10% che convincerà il rimanente 90%. Perfetto. Si parva licet… è quello ceh abbiamo fatto anche noi. Noi non potevamo d’emblée convincere tutti i curnensi, perché avevamo contro i signori della guerra, la maldicenza di paese, la stampa anglorobicosassone ecc. Ci siamo preoccupati, con una comunicazione di qualità, di convincere una minoranza qualificata di curnensi (che poi, se tanto mi dà tanto, oggi è una minoranza sì, ma consistente e in forte crescita). Sarà poi questa minoranza a convincere il resto della popolazione. Le figlie “studiate” convinceranno le mamme, le mamme convinceranno le nonne (la sciura Rusina lasciamola perdere, ch’è meglio).

  96. Vedo Nero permalink

    Esimio Aristides de Nusquamia,
    concordo con Lei sul fatto che la politichetta, a piccoli passi, ci stia precipitando verso il baratro.
    Non solo a Curno, ovviamente, perché assai difficile è la situazione in cui si trova l’intero sistema politico italiano. Ne è specchio la questione della legge elettorale, discussa al convegno “La casta politica e la nuova legge elettorale. Quale democrazia in Italia”, organizzato da Magdi Allam, con la presenza dello storico e politologo Giorgio Galli e di un folto pubblico, a Milano.
    E’ noto il dato che la legge elettorale è il mezzo-fulcro della politica, che determina la dinamica tra “gli attori”. Nella nostra democrazia “rappresentativa” la legge elettorale compie anche l’operazione di selezione dei rappresentanti, gli eletti in Parlamento, cioè compone la “casta politica”. La legge elettorale contiene la regola di accesso al potere (legislativo ed esecutivo), quella che una volta con la monarchia sabauda, si chiamava legge di “successione al trono”.
    Tutto ciò che ruota intorno alla legge elettorale è decisivo, per cui le vicende di questi ultimi decenni sono da rivedere con attenzione per capire l’attuale dibattito, altrimenti incomprensibile, con un richiamo al politologo Giovanni Sartori che ha definito (Corriere, 11 settembre) i vari passaggi delle riforme istituzionali e politiche dal 1948 ad oggi.
    Sartori scrive che la proporzionale ha funzionato bene fino alla caduta del muro, dopo di che la frammentazione ha incrinato la base di sostegno dei governi: la soluzione poteva essere una soglia di sbarramento al 5% come in Germania, invece nel ’93 è stato fatto il “mattarellum”, il maggioritario all’italiana, determinando cosi l’emergere di due “stelle”, due figure politiche come Prodi e Berlusconi.
    Il passo successivo è stato un deciso peggioramento introdotto nel 2005, con la legge 270, il “porcellum”, fatto per esaltare la dinamica competitiva tra le due “stelle”.
    Sartori ricorda le “primarie plebiscitarie” (inventate dal fidato Arturo Parisi per supplire al fatto che Prodi non disponeva di un partito di sostegno) e ripropone l’ultima intervista rilasciata da Prodi al Corriere (3 settembre), nella quale si chiede a che servirebbe chiamare il popolo di centrosinistra a scegliere il candidato premier se poi la formula proporzionale, oggi in discussione al Senato, dovesse delegare la trattativa tra le forze politiche a dopo le elezioni.
    Il commento di Sartori è caustico, da buon toscano: Prodi capisce poco o niente di costituzionalismo e di sistemi annessi.
    Il punto è, non che Prodi sia inadeguato, che il sistema italiano è un sistema parlamentare, dove per definizione i governi sono stabiliti dopo le elezioni, con i risultati del voto in mano. Quindi tutta la retorica del vincitore che governa subito è campata per aria.
    Sartori dice che il “porcellum” ha messo i nomi dei candidati premier sulle schede snaturando il sistema in uno pseudo presidenziale, formando così un “bastardo costituzionale”, per cui si augura che sia l’ultima volta.
    A ben vedere, quasi tutte le varie soluzioni che si sono succedute nel tempo sono state maldestre o mezzi di manipolazione del consenso. Certamente è stato così con il “mattarellum”, poi degenerato nel “porcellum” preceduto e accompagnato dalle primarie, quelle che Sartori chiama “primarie plebiscitarie”.
    Aggiungerei una considerazione: il 16 ottobre 2005 l’Unione-Ulivo ha incoronato Prodi, con una gara, è evidente, che è stata decisa a priori, falsata nella scelta dei candidati. Prodi contro Bertinotti e Mastella, come dire: una moto da corsa contro delle biciclette. Quel giorno la sinistra è riuscita a muovere oltre 4 milioni di persone, chiedendo anche dei soldi ad ogni votante. Prodi è diventato il premier vincendo le elezioni 2006 per un pelo, poi ha fatto un governo che ha ricompensato quei poveri elettori con delle (bastonate) tasse. Stesso schema, a parti invertite nel 2008.
    Vorrei richiamare l’attenzione sulla sequenza degli avvenimenti, sulle coincidenze temporali, che appaiono molto interessanti: la sinistra imposta le elezioni politiche del 2006 un anno prima, a giugno del 2005, indicendo le primarie per il Capo-coalizione. Solo che non c’è ancora la legge che ne prevede la figura, anzi, non è stata nemmeno pensata, e la maggioranza parlamentare di centro destra è ancora lontana dall’idea di formalizzare tale figura. Giusto un mese prima delle primarie, a fine settembre, il problema viene risolto dal centro destra che compie proprio quel passo: l’UDC propone lo schema del capo-coalizione con il “porcellum”, quello che verrà attribuito al Calderoli, la cui paternità questi accetta anche soltanto per mostrare che è in grado di far qualcosa.
    Berlusconi è contento, perché crede che la nuova legge sia fatta per lui. I parlamentari pure, visto che le liste bloccate accontentano tutta la “casta politica”, da destra a sinistra. Dopo pochi mesi, il Cavaliere perderà la maggioranza a causa di quella nuova legge, in più con la beffa dei 24mila voti, un’inezia, che dimostrerà quanto sia insicuro tutto l’apparato di conteggio dei voti in Italia.
    In conclusione, l’attuale legge 270 non è solo un “bastardo costituzionale”, come dice Sartori, è un incrocio degenere di interessi sotterranei della casta, dove destra e sinistra si confondono, in un intreccio perverso ai danni dei cittadini espropriati della loro sovranità.
    Oggi il dibattito sulla nuova legge apparentemente sembra fermo su un punto: preferenze o collegi uninominali. Possibile che su un dettaglio tecnico di questo genere si fermi tutto per mesi? Evidentemente è un pretesto. Se il PD, con Bersani, costruisce una linea Maginot su un dettaglio come le preferenze, sfoggiando un insolito antagonismo con UDC e PDL, vuol dire che si è arrivati alla commedia, al gioco delle parti per tirare tardi e non fare nulla, per tenersi il sistema attuale.
    Come hanno fatto con le riforme istituzionali, quelle che dovevano ridurre il numero dei parlamentari e introdurre qualche altro correttivo per rafforzare il governo, arenate alla 1° commissione della Camera.
    PDL e Lega in Senato, a luglio, avevano forzato la mano approvando una versione raffazzonata con il semipresidenzialismo, idea già morta prima ancora di camminare. Il problema è che non sono disposti a fare alcun miglioramento, esponendo le prossime elezioni al rischio di una clamorosa protesta popolare che può trovare spazio nelle forze “anti-casta”, come il M5S di Grillo, che avranno a portata di mano un insperato premio di maggioranza alla Camera.
    In questo modo, come sostiene Giorgio Galli, si procede a piccoli passi verso il baratro, in una situazione pericolosamente simile a quella che precedette la rivoluzione francese.
    Cos’ha a che vedere tutto questo con Curno? – mi si chiederà. Molto. Se questi sono gli scenari, come si può non prendere in considerazione, in una situazione difficilissima come quella creatasi (per insipienza o no, si discuterà dopo), una convergenza di forze pur avverse, tralasciando gli interessi dei partiti nazionali (e questo vale soprattutto per gli amministratori in carica) e guardando soltanto a quelli propri e dei propri concittadini curnesi?

    Con i partiti in agonia, potrà succedere di tutto.

    GENOVA
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    Crisi, il cardinale Bagnasco:
    «Non cavalcare la paura sociale»Immagine pagina
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    “La chiesa continua a sostenere il valore imprescindibile e insostituibile della famiglia tradizionale, che va sostenuta dal punto di vista sia economico sia politico e amministrativo”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha risposto ai giornalisti che chiedevano di commentare una recente affermazione del sindaco, Marco Doria, favorevole ai matrimonio tra persone dello stesso sesso.

    «NON COLTIVARE LA PAURA»
    “Se sono i responsabili, bene”: questo il commento dell’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, alla notizia dell’arresto dei due presunti attentatori del manager Ansaldo Roberto Adinolfi. “Le forze dell’ordine sono sempre molto attente ed efficaci – ha detto -. Penso e spero che sia soltanto un episodio, che non esprima nient’altro di sotterraneo, oscuro, di trame particolari. Però è bene che tutti facciamo la loro parte, non solo in termini di prevenzione ma innanzi tutto a monte del proprio dovere”. Il cardinale ha quindi espresso la sua “vicinanza e simpatia all’ingegnere Adinolfi, a lui e alla sua famiglia, che ho visitato all’ospedale subito dopo l’attentato”

    Bagnasco, rivolgendosi “anche alle istituzioni”, ha poi ricordato che oggi a Genova “la paura è sempre stata una pessima consigliera. Non sappiamo dove possa spingere la paura. Per questo non dobbiamo mai coltivare la paura e, tantomeno, qualcuno dovrebbe mai cavalcarla”. Bagnasco ha precisato di parlare “non solo dei colleghi di lavoro, ma delle istituzioni, dei vari corpi intermedi, perché tutti sono chiamati in causa”. Il presidente della Cei ha anticipato che sull’argomento tornerà a parlarne “nella mia consueta prolusione al prossimo Consiglio Permanente della CEI previsto l’ultima settimana di settembre. Una parola sarà più che doverosa. La paura è un tradire l’uomo, è un aggredire
    l’insieme, la comunità intera”.

    • Prendendo spunto dal problema della riforma del sistema elettorale, da molti agitato, ma da pochi auspicato sinceramente, lei offre materia di attenta riflessione.
      A questo punto mi par già di sentire il cosiddetto “uomo della strada”, il quale affermerà, in perfetto stile gatto padano, che queste sono considerazioni astratte. Al cosiddetto uomo della strada rispondiamo che l’esperienza ci insegna a diffidare di coloro che si dicono concreti. Un conto è la vera concretezza, altro la pretesa di concretezza di chi non vuole che si arrivi al nocciolo di un problema mistificato. Dovrebbe essere evidente: se il problema è mistificato, l’analisi demistificante non è necessariamente una passeggiata. Dunque, occorrerà un minimo d’impegno. D’altra parte, proprio per questo i problemi sono mistificati: per rendere difficile l’approdo alla verità.
      Insomma, la concretezza è spesso una gherminella alla quale fanno ricorso i furbacchioni, quando capiscono che il discorso prende una piega a loro non gradita, e hanno buon gioco – appellandosi all’ignoranza del volgo – ad affermare “Eh, ma questo è un discorso difficile, abbiamo bisogno di concretezza”. Non a caso la rivista fondata da una vecchia volpe della politica, da Giulio Andreotti, si intitolava – appunto – Concretezza.

      Tra i numerosi spunti di riflessione dello scritto, mi sembra ottimo quello di Sartori il quale ci ricorda che le “primarie plebiscitarie” sono state inventate per conto di Prodi dal fidato Arturo Parisi (colui che Cossiga chiamava “il Negus”) «per supplire al fatto che Prodi non disponeva di un partito di sostegno». Infatti, come lei osserva giustamente, le primarie plebiscitarie si prestano ad essere falsate proprio nella scelta dei candidati «Prodi contro Bertinotti e Mastella? È come mettere in competizione una moto da corsa contro due biciclette». Il sistema può essere forzato soltanto da outsider come Renzi, che poi tanto outsider non sono. (Detto fra parentesi, tra Bersani e Renzi, io sceglierei il primo: i discorsi giovanilistici non mi sono mai piaciuti, nemmeno quando avevo sedici anni. L’età di Renzi, come quella della Meloni, che non sono nemmeno così giovani, o le fattezze del segretario dell’Udc di Bergamo, che invece è giovane, sono per me irrilevanti: contano i programmi e la capacità degli uomini di realizzarli, almeno in parte).
      Giustamente, al termine del ragionamento, lei mette in evidenza come il dibattito sulla nuova legge elettorale sia fermo. Perché? Precisamente perché si vuole che sia fermo. Se assistiamo a «un insolito antagonismo con UDC e PDL, vuol dire che si è arrivati alla commedia, al gioco delle parti per tirare tardi e non fare nulla, per tenersi il sistema attuale».

      Dopo aver dato il giusto tributo di lode al “politicamente scorretto” Sartori, passo a considerare quell’altra affermazione (politicamente scorretta, immagino) del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei: «La Chiesa continua a sostenere il valore imprescindibile e insostituibile della famiglia tradizionale, che va sostenuta dal punto di vista sia economico sia politico e amministrativo». Sono perfettamente d’accordo e non mi curo granché di apparire “reazionario”, politicamente scorretto e quant’altro. Il mio punto di vista al riguardo non è tanto innestato nella morale giudaico-cristiana, quanto su considerazioni di tipo sociale, a un dipresso le stesse che inducevano Voltaire a condannare l’amore cosiddetto socratico (si veda il suo Dizionario filosofico), pur essendo il filosofo francese consapevole del ruolo riconosciuto dalla civiltà greco-romana a quell’amore, a stretto rigore di logica oggi più che mai esecrabile, da parte della nostra civiltà contemporanea, in quanto espressione di pedofilia.
      Già Isidoro di Siviglia fa distinzione tra matrimonium (nobilium iusta conventio et condicio, “unione ed accordo di persone nobili”) e coniugium (legitimarum personarum inter se coeundi et copulandi nuptiae, “vincolo matrimoniale con cui due persone aventi caratteristiche previste dalla legge si legano l’un l’altra e si uniscono carnalmente”). Insomma, c’è modo e modo di unirsi, uno nobile e legittimo, e un altro legittimo, per carità, ma meno nobile.
      Del resto, lo dice la parola stessa: matrimonium deriva da mater + munus, dunque è il “còmpito della madre”, per cui i figli hanno nascita legittima (a questo punto, lo so, il sangue andrà alla testa ai “politicamente corretti”: ma questo è il diritto romano, bellezza). Un’altra interpretazione etimologica è matrimonium come derivato ma mater + il suffisso –monium, che significa agente, o azione (v. patrimonium, mercimonium, testimonium). In ogni caso, c’è di mezzo la madre.
      Ritengo ingiusto estendere alle unioni deliberatamente senza prole i diritti e i privilegi che si sono sempre riconosciuti al matrimonio. Quanto all’adozione da parte di coppie di genitori dello stesso sesso, solo adesso si comincia a disporre di qualche dato riguardo al disagio psichico dei “figli”. Pare in ogni caso che siano tutt’altro che confortanti (e non ci vuol molto a immaginarselo: c’era proprio ieri un articolo sul Corriere della sera, che però non riesco a rintracciare). Si veda, sempre sul Corriere della Sera, Nel nome del padre, a proposito della “tirannia della madre” (nel caso in cui la coppia di fatto sia costituita da due donne).

      Non so se esista una relazione tra l’immobilismo del sistema politico e la volontà che si manifesta in certi settori della cosiddetta società civile e nei partiti, perfino in certe frange “progressiste” della Chiesa, di innovare l’istituto familiare. Vedo che lei ha impaginato i due argomenti nello stesso commento, dunque ritengo che li veda in qualche modo legati. Io non vedo una relazione stringente, a meno che non si voglia sostenere che l’immobilismo politico e il “mobilismo” in materia di istituto familiare ci conducano di pari passo verso il baratro. Verso il baratro sì, direi, ma non di pari passo.

      • Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

        @Luigi Vezzoli
        Il cinema è un’invenzione senza futuro.
        Vedi intervista di Godard a Lang:

        • A mo’ d’invito alla lettura ricordo che qui si parla del film Il disprezzo, di Jean-Luc Godard, interpretato da Michel Piccoli e Brigitte BArdot. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Moravia. La nudità di Brigitte BArdot a suo tempo fece scalpore. Nello spezzone qui sotto si vede Brigitte Bardot e s’intravede la villa di Malaparte a Capri, che il geometra Pedretti giudicherebbe un ecomostro. In particolare, vediamo a circa tre quarti dello spezzone il terrazzo della villa, sul quale il Malaparte usava scorrazzare in bicicletta.

          P.S. – Il terrazzo, dovrebbe essere evidente, non è stato progettato dal geom Pedretti, che ha invece progettato il terrazzino della casa di Gemonio della sig.ra Marrone in Bossi, madre del Trota, che ebbe residenza presso i Pedretti a Curno.

      • Vedo Nero permalink

        Concordo totalmente con lei. Per inciso, l’articolo che avevo posto in fondo al mio scritto era tratto dal quotidiano cattolico Avvenire: in esso si evidenzia come Sua Eminenza mons. Bagnasco contrapponga la paura, anche quella generata da mancanza di informazioni o da “incertezze”, all’operoso procedere della famiglia.
        Che la situazione sia grave e delicata, non solo a Curno, lo possiamo arguire dal fatto che il popolo che si ribella, o solo mostra insofferenza alle direttive della tecnocrazia europea, ha ora una sua aggettivazione spregiativa in “populista”.
        Parola di cui si è fatto un uso intimidatorio in questi ultimi giorni. Il potere vessatorio, con tratti di autoritarismo come non si ricordava da tempo, riunisce sotto la specie populista, che ha il suo equivalente in qualunquista, tutti coloro, che a vario titolo, dissentono dalle linee imposte da questa Europa.
        Dissentire è un diritto democratico garantito da ogni Costituzione civile. Ma nel nuovo ordine finanziario mondiale, che segue i sogni visionari e apocalittici di Napoleone e Hitler, parrebbe piuttosto che la democrazia sia un inutile orpello da eliminare. Chi dissente incorre nella condanna comminata dalla nuova Inquisizione. Populisti i due milioni di catalani, sui sette che ne conta la Catalogna, che martedì 11 settembre hanno sfilato per le vie di Barcellona per chiedere l’Indipendenza da Madrid (nella foto). Populisti i partiti antieuropeisti che si stanno affermando nell’Est Europa e nei Balcani. Populisti gli indipendentisti italiani che vogliono un nuovo assetto nazionale del Nord Italia, populisti i sudtirolesi che non smettono di sognare il ricongiungimento con la madre patria austriaca. Populisti gli indipendentisti scozzesi, irlandesi, baschi, corsi, savoiardi che vogliono riappropriarsi della loro storia. C’è un fermento nuovo di libertà tra le nazionalità oppresse o cancellate d’Europa contro cui nulla potranno le proibizioni del nuovo ordine europeo.
        L’Italia d’oggi è più simile a una oligarchia che al titolo usurpato di “democrazia”. Cosa rende diversa una democrazia da una oligarchia? Anche tolto il ventennio fascista, non ravvisiamo in tutta la storia unitaria una sola epoca di democrazia sostanziale. Né prima né dopo il fascismo. Scrive Arturo Labriola, nel suo libro Storia di dieci anni 1899-1899: ”Si vede in realtà che la rivoluzione liberale, che trasforma il suddito in cittadino e il re in primo funzionario dello Stato, non ha attraversato l’epidermide degli italiani”. Il panorama politico italiano è costellato da partiti che traggono origine dal pensiero autoritario, fascismo, comunismo: c’è sempre stato un deficit di cultura liberale, così che il popolo,vezzeggiato a parole, è in realtà disprezzato dal potere, che conia contro di esso parole degradanti e offensive quando non intende conformarsi al suo comando. ”Sovranità popolare”, di cui parla la Costituzione italiana, è una falsa e vuota formula. Le elezioni in Italia sono spesso una farsa e il voto una formalità che non impegna il candidato una volta eletto. Il responso dei referendum popolari è stato stravolto e annullato quando non andava nella direzione gradita ai partiti. E’ successo col rimborso pubblico dei partiti che ha sostituito il finanziamento pubblico, con esiti anche più disastrosi per le casse dello Stato, quattrini nostri; è successo col ministero dell’agricoltura sostituito col ministero delle politiche agricole.
        Se non è zuppa è pan bagnato. Nel 1946 i monarchici accusarono il governo di aver manipolato le elezioni per far vincere la repubblica. Non è provato, ma non è nemmeno escluso. L’Italia d’allora, come quella d’oggi, aveva scarsa dimestichezza con i metodi democratici. Tutto ciò avviene nei paesi in cui la “democrazia” è un simulacro o una tragica finzione, cioè nei paesi dell’Est ex comunista e nell’Islam medievale. L’Italia non è troppo lontana da quei modelli. Da noi si sono svolte spesso elezioni farsa, non solo durante il periodo fascista. La formula era piuttosto quella del plebiscito, del consenso più ampio decretato per paura o servilismo; così nel 1860 si fecero i plebisciti in Toscana e in Emilia, e poi nel Sud; nel 1866 nel Veneto, nel 1870 a Roma. All’elettore non era concessa praticamente nessuna forma di dissenso, pena l’emarginazione sociale o peggio la galera o la deportazione. Qualcosa del vecchio costume autoritario è rimasto nell’ordinamento italiano. Solo in Italia, fino a qualche tempo fa, il voto era obbligatorio e chi non aveva votato doveva risponderne al sindaco. Altrove il voto è libero. Negli Stati Uniti una grande percentuale non va a votare. Nessuno pensa che la democrazia sia in pericolo. Ma in Italia si ha bisogno dell’alibi del voto per legittimare le malefatte del potere. Col nuovo direttorio la prospettiva è cambiata radicalmente. Prima si obbligava l’elettore, adesso gli si impedisce di votare. Così si è trovato il modo di prenderlo in giro un’altra volta nominando, caso unico in Europa, un governo di tecnocrati che risponde alla BCE e a Bruxelles, ma non ai cittadini. In questo caso è stato il regime, che vuole sudditi ubbidienti e muti, a impedire che il popolo andasse alle urne. Con Monti, come al tempo dei viceré spagnoli che governavano per interposta persona, si è fatto a meno anche della finzione.
        Non è, quindi, populismo opporsi anche a Curno agli interessi etrodiretti dai partiti, e chiedere maggiore democrazia, maggiore partecipazione, maggiore informazione, minore superbia e alterigia, per una comune ricerca del bene di tutti.

        • Parole sante, riguardo al sequestro della verità e della volontà popolare, che sarebbe però autorevolemente interpretata dai “tecnici” giansenisto-bocconiani in sede nazionale, o dai manipolatori aziendalistici qui a Curno.
          In sede nazionale la vedo dura, anche per via dei legami che — in ogni caso, quand’anche non fosse più Monti il garante di certi equilibri finanziari e internazionali — tengono l’Italia schiava dei pochi centri decisionali che hanno in pugno le sorti del mondo. Altro che la Vittoria schiava di Roma, come pateticamente recita l’Inno di Mameli: «Dov’è la Vittoria? / Le porga la chioma, / Ché schiava di Roma / Iddio la creò». Qui è Roma che scioglie le proprio chiome sul ventre immondo di qualche finanziere del club Bilderberg, un po’ come si vede nei disegni di George Grosz:
          Grosz_Nightclub

          Quanto a Curno, sono più speranzoso: non credo che i nostri aziendalisti andranno molto in là, con le loro tecniche di manipolazione dei cittadini “sussunte” dalle dispense dei corsi di formazione per monager. La demistificazione qui è molto più facile.
          Ma sarebbe un errore cavalcare lo scontento popolare e chiedere l’immediata capitolazione di questa amministrazione aziendalista, sì, ma che lascia a desiderare perfino sul piano aziendalistico. Non di dànno le condizioni oggettive: non dimentichiamo, per esempio, che i signori della guerra hanno fatto un investimento su di loro. Dunque, con lo spirito di servizio che ci ha sempre contraddistinto, dovremmo assumere la difesa dei cittadini e costringere gli aziendalisti a deporre i trucchetti, la crudeltà e la stupidità di una visione aziendalistica della cosa pubblica.

          Obblighiamoli ad amministrare bene: questo dovrebbe essere il nostro compito.
          Noi non siamo Pedretti, che gode delle difficoltà dell’avversario e cerca di ottimizzare, costi quel che costi, il proprio tornaconto elettorale. Noi non siamo “determinati” ma poi gratta gratta incostanti, come quando la dott.ssa Serra, non ancora candidato sindaco, esprimeva in un’intervista a Nando dalla Chiesa il suo ribbrezzo per la Lega di Curno (altrove — diceva — la Lega sarà anche meglio: ma qui a Curno…), poi però in concorso con il Pedretti rovescia l’Amministrazione Gandolfi (in concorso con il Pedretti, ma con il contributo determinante della quinta colonna, in particolare del Locatelli, che ancora cinque minuti prima di far cadere l’Amministrazione Gandolfi era assessore nell’Amministrazione Gandolfi).
          No, noi non siamo di quella farina!

  97. Sinistra autocritica permalink

    It is impossible; it does not exist.

  98. ex compagno, non di partito, ma di scuola permalink

    Ho male alla gamba. Ho male alla gamba. Ho male alla gamba. Ho male alla gamba.

    Vedi:

    • Madame la Comtesse de Serre permalink

      J’ai mal à la jambe gauche! J’ai mal à la jambe gauche! J’ai mal à la jambe gauche!
      Jambe! Jambe! Jambe!
      Gauche! Gauche! Gauche!
      Je suis! Je suis! Je suis!

  99. ex compagni permalink

    PD, circolo di Curno, luglio 2012
    Il circolo del PD stampa e distribuisce un volantino dal titolo “ UN INIZIO POSITIVO “ e avanti così conti Serra de Benedictis.
    Dobbiamo ridere subito o possiamo sottoscrivere un postdatato?

    Guardatevi allo specchio, prego:

    • Ah, sì? Questo volantino è per caso in rete? Se non è in rete, qualcuno potrebbe fornircene una scansione? (A proposito, mi raccomando: si dice “scandire” e non “scannarizzare”.)
      Oppure il presunto diritto all’oblio rivendicato dai c.d. progresssiti riguardo all’indifferenza etica e alla modalità di eversione dell’Amministrazione Gandolfi vale (varrebbe) anche per i volantini di luglio? In ogni caso, inutile che se la suonino e se la cantino, inutile che s’inventino nuove leggi e norme di comportamento secondo convenienza, così come pretendono d’imporci un uso mistificato delle parole (gli attori del territorio: oh, yeah!; la condivisione: doppio oh yeah! ecc.) o addirittura orrendi neologismi della neolingua serrana (le bibliomamme: orrore!). Loro invocano il diritto all’oblio? Noi diciamo nisba, non ve lo concediamo. Penitenziàgite! Altrimenti pagherete caro, pagherete tutto.

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