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Le umane relazioni: tecniche di manipolazione e spersonalizzazione

13 settembre 2012

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Avete visto Tutta la vita davanti? Premetto che non è un capolavoro, ma è un film che vale la pena vedere, perché a suo modo è  didascalico: cioè è un film che c’insegna qualcosa, o che c’invita a riflettere su certe verità scomode che abbiamo rimosso consapevolmente o inconsapevolmente, per evitare di fare i conti con noi stessi. Perché abbiamo paura di scoprirci vermi. È un film che val la pena vedere, perché parla di realtà solitamente mistificate.
Intanto questo film è sull’aziendalismo. Dovrebbe interessare i curnensi, alla luce del fatto che adesso hanno un’amministrazione aziendalista. In particolare, è un film sulle “umane relazioni” (così scriveva Luciano Bianciardi: “umane relazioni” e non “relazioni umane”, o “risorse umane”).
Bianciardi affronta l’argomento negli anni del cosiddetto boom economico, ma non c’è niente di datato in quel che scrive.  Capì benissimo dove sarebbero andati a parare quei discorsetti a modino, che pretendevano di essere “scientifici”, sulla motivazione del personale, sui meccanismi di competizione impiegatizia. Bianciardi ci parla già del “terziario avanzato”, arriva addirittura a prefigurare il “quartario”.

La cosa più triste è che coloro che dovrebbero occuparsi di queste cose, i sociologi, perlopiù scantonano. Non lo confessano a se stessi, forse, ma la verità è che sognano di sistemarsi in qualche Ufficio studi, in una grande azienda. Anche quando dicono di essere di sinistra: anzi, soprattutto, da un po’ di tempo a questa parte, quando dicono di essere di sinistra (ché poi farebbero meglio a dirsi “de sinistra”). Perciò questi “esperti” affrontano i problemi, sì, ma avendo cura di essere incomprensibili, se appena si profila il pericolo di mettere in discussione quel che viene dato per scontato, che cioè noi si viva nel migliore dei mondi possibili. E che valga la pena dare importanza all’azienda, nella scala delle cose degne di cura amorevole.

Gli inganni della moderna e cosiddetta avanzata civiltà industriale ci sono stati illustrati egregiamente dalla Scuola di Francoforte. Ma sono discorsi di alta cultura: i cacasentenze, i pubblicitari e gli ometti delle pubbliche relazioni diranno che non “fanno presa”. E con ciò? Se non fanno presa, e se in essi c’è un barlume di verità vuol dire che dobbiamo adoperarci perché facciano presa, o no? Possibile che si debba sempre ragionare, e tutti, e in ogni circostanza, come rappresentanti di preservativi? Però è vero che  Marcuse e Horkheimer sono autori difficili.
La critica all’aziendalismo di Luciano Bianciardi è più facile a capirsi. Lui stesso rimase sconvolto dal successo che arrise al suo romanzo La vita agra: 5.000 copie vendute in pochi giorni. Ancor più rimase sconvolto quando tutti gli dicevano “bravo, bravo”, ma le cose rimanevano tutte come prima. Gli dicevano “bravo, bravo”: ma per neutralizzarlo.  Bianciardi prese le mosse dalla tragedia di 42 minatori morti per lo scoppio di grisou nella miniera di Ribolla, dalle sue parti, in Toscana, ed è per questo che immagina nella Vita agra che un intellettuale di laggiù venga su a Milano, per infilare un tubo flessibile nei piani alti di un certo grattacielo (in largo Donegani) e provocare lì un’esplosione. Nel tubo avrebbe insufflato il gas del quale aveva studiato accuratamente la miscelazione. L’esplosione sarebbe avvenuta lì, nell’ambiente dove lavorano i dirigenti che a Milano avevano stabilito che, per incrementare la produzione, non bisognava andare troppo per il sottile con le cautele per il ricambio dell’aria, in miniera, anzi mandarono un esperto di relazioni umane, per intortare gli operai e convincerli a un maggiore rendimento. Poi però l’intellettuale, che lavora dapprima alla Feltrinelli, dal Giaguaro (Giangiacomo Feltrinelli, coì detto, perché proprietario di una Jaguar), poi lavoratore precario, sarà fiaccato dalle difficoltà della vita, che non è dolce, ma agra. Appunto.
Mi ripropongo, prossimamente, di trascrivere su Nusquamia due, forse tre pagine di Bianciardi, sulle relazioni umane e sulla miseria aziendale.
Quindi, dopo Bianciardi, ebbero grande risonanza i libri e, immediatamente dopo, i film di Paolo Villaggio. Una volta avevo quasi vergogna a dirlo, poi ho scoperto di essere in buona compagnia: ebbene, a Paolo Villaggio si deve un’analisi seria della miseria aziendale, al punto che i suoi film, in mancanza di meglio, costituiscono una testimonianza di grandissimo valore documentale.
Marcuse, Bianciardi e Villaggio hanno svolto le loro analisi negli anni passati. E oggi? Oggi ci sono i computer, c’è il precariato. Oggi le umane relazioni sono più raffinate. Eppure la tecnica d’intortamento, di manipolazione e spersonalizzazione, la tecnica di fare il polverone, come spiega molto efficacemente Bianciardi, è sempre quella. Scrivevo in un precedente articolo di Nusquamia di «funzionari dal piglio managerial-brembano, […] che parlano con concitazione orgasmica di “empatia”, di “comportamento proattivo”, di “determinazione”, di “regole d’ingaggio” da applicare, ovviamente, “a 360°”, di “relazioni privilegiate con il cittadino, basate su comprensione dei bisogni, trasparenza e dialogo”, di “condivisione” dei “target di riferimento”, e — in generale — di “elevata targettizzazione”, di azioni da sviluppare “above e below the line” prefigurando nuovi “eventi mono e pluribrand”».
Voglio dirvi una cosa: sapete dove ho attinto queste espressioni? Dal sito e dalla brochure dell’azienda per cui lavora Max Conti, uomo di punta della c.d. sinistra curnense. E, come diceva Totò, ho detto tutto.

Qualcuno, ingenuamente, si aspetterebbe che i sindacati svolgessero una critica serrata allo sfruttamento dei giovani precari. Ma questi è un ingenuo. I cortei dei precari milanesi che portano a spalla San Precario non sono mica organizzati dai sindacati. E c’è una ragione: se vogliono far carriera, o se soltanto vogliono avere qualche possibilità di sopravvivenza, gl’impiegati oggi – che poi sarebbero quelli che godono delle tutele sindacali – hanno il còmpito, anzi – che dico? – il dovere tassativo di sfruttare a sangue i precari. Perché nelle aziende si dà il lavoro fuori, quanto più è possibile: ovviamente non si dice come ho scritto io, “dar fuori il lavoro”, si dice outsourcing. E ti pareva. Ci sarebbero tante cose da dire, ma non voglio mettere troppa carne al fuoco.
Per il momento, diamo un’occhiata allo spezzone qui sotto, dove si parla di relazioni umane e conseguente spersonalizzazione aziendale, di comportamenti antisindacali, di miserie moderne. Fra queste, le tecniche di motivazione del personale di vendita attraverso il rituale della danza haka dei maori.

Si veda in proposito anche questo filmato, tratto dalla vita reale, purtroppo, dove prendono la parola alcuni manager/monager, i quali ci illustrano ispirati, credendo di dire chissà che (e con quale arguzia!), l’importanza del  “concetto di team”, di “sinergie”, di “imparare a gestire le tattiche giuste e perseguire le strategie vincenti”:

Domanda: a quando le danze haka a Curno per motivare i cittadini, o quanto meno un manipolo di cittadini scelti e fedelissimi, a stringersi a coorte intorno al valoroso gruppo di aziendalisti che siedono al timone del paese? Anche le bibliomamme dovranno fare le danze haka?

28 commenti
  1. Sinistra storica permalink

    Due filmati manicomio del mondo. Ancora una volta ha ragione il detto popolare: “Non sono solo quelli che vengono chiamati matti, a esserlo veramente”. Che vuol dir bene qualcosa.

  2. Massimiliano permalink

    Ma è una fissa la sua con sto Max Conti.
    Oltretutto con il lavoro del Conti piccolo, non con quanto ha fatto a Curno da coordinatore.
    Per ora non gli ha portato la sfiga voluta (come ai tempi al Pedretti strapaesano) se è quanto si propone (toccate pure legno tutti)
    A quanto mi dicono (non l’ho frequentato, è più giovane di me, ma l’ho conosciuto e ho letto i suoi scritti) è persona attenta agli umori della gente, di umore faceto e che ama il suo paesello (brutture comprese, ma tantè, è nato qui, contento lui).
    Curno è come una creatura per molti di noi (per me un pochino meno) e si sa che ogni scarrafone è bello a mamma sua.
    Quanto al suo lavoro.
    Confesso di non conoscere il lavoro di molte delle persone che si sono presentate nelle liste, e poco me ne cala, tranne alcuni casi.
    Per dirne una, non ho mai capito che lavoro faccia il Gandolfi.
    Anni fa mi dissero che il Gandolfi si occupava di Relazioni Umane e Comunicazione, altri che fa il fiorista (io per la verità nel negozio di fiori non l’ho mai incontrato)
    Tornando al Conti piccolo.
    Almeno non fa il progettista o l’avvocato, quindi non ho nemmeno il dubbio che sia in comune per ramazzare sù incarichi professionali (in passato ci fu anche un Sindaco Assicuratore, anche lui ramazzò).
    Questi sono i soggetti da monitorare.
    Gandolfi lo sa bene, perchè ne portò in Consiglio 5 o 6.
    Fu una brutta cosa, a detta di tutti.

    Un Suggerimento.

    Perchè non pensa a inserire un nuovo format?
    L’intervista mi piacerebbe.
    Purchè non sia la solita apologia Gandolfiana.
    Arriveremmo a punte che nemmeno Hugo Chavez se le sogna.
    No mi piacerebbe che intervistesse i suoi avversari politici (magari non solo)

    • Questa di un allargamento della “base” di Nusquamia è una proposta già formulata da qualche altro lettore: dallo stesso Pedretti! (Allargamento in senso “democratico”, immagino: ma credo di aver già spiegato gl’inganni di questa parolina: del resto erano “democratici” anche i regimi dittatoriali dell’Est, è “democratico” e “popolare” anche quell’immenso Universo concentrazionario, capitalistico, che è la Cina.)
      Ho già detto che questo diario, come pure Testitrahus, è nato per spezzare l’accerchiamento mediatico intorno a Gandolfi. Ricordo che sull’Eco di Bergamo, ai tempi della conduzione cattoleghista, abbiamo assistito a un crescendo d’informazione negata, allineamento con i desiderata del Pedretti e dei c.d. progressisti, fino allo spillo infitto sulle chiappe del Gandolfi, “spillo” (cioè, redazionale intitolato — appunto — “spillo”, all’interno di un’articolessa tutta pedrettesca) che liquidava come lite di pollaio la nostra battaglia per un minimo di decenza etica in questo sciagurato paese. Per non parlare di Bergamo news che fu un incubatore del patto Serra-Pedretti, che al tempo dell’accoppiata Pedretti-Max Conti a proposito del c.d. ecomostro si distinse per zelo antigandulfiano (più vari episodi d’informazione negata, malcelata sopportazione e censura di Aristide, a petto di libertà di scorrerie del gatto padano e conigli mediatici del Pedretti “a schiovere”).

      Nessuno ci ha chiesto scusa, non pretendiamo scuse, soprattutto non ci lamentiamo, perché conosciamo bene la triste legge di De Gasperi.

      Dunque Nusquamia, che è nato come organo di controinformazione e demistificazione, per sfondare il muro del silenzio, Nusquamia che con Testitrahus ha dissequestrato la politica di Curno, Nusquamia che sta diventando il germe di cristallizzazione di un’opinione pubblica che reagisce al pensiero unico dell’ammucchiata istituzionale, proprio adesso che il polverone viene dissipato e che i cittadini finalmente vedono un po’ della verità negata, dovrebbe annacquarsi, dovrebbe aprirsi “democraticamente” a coloro che sono stati eticamente indifferenti, che hanno disarcionato Gandolfi nel modo che sappiamo, che non hanno accennato a un minimo di resipiscenza, riguardo all’operato politico, a un minimo di vergogna, per quanto riguarda l’abuso dei canali d’informazione, con i quali hanno recato gravissimo danno al Gandolfi, e contro ogni regola di competizione leale?

      Credo di non sbagliarmi se affermo che lei è dalla parte di c.d. sinistra. Le faccio osservare allora che ancora oggi la c.d. sinistra, con atteggiamento filisteo, che impudentemente lorsignori pretendono che sia “sobrio”, non ha mai voluto rispondere alle critiche che muovevamo al suo operato. Credeva di essere superiore. Eppure noi siamo — me lo lasci dire — persone educate, colte, oneste e intelligenti. Ci avete voluto trattare come merda. Con quale diritto? Proprio voi che avete stretto il patto Serra-Pedretti? Sapeva benissimo, la c.d. sinistra, della campagna di disinformazione del gatto padano, che si proponeva, fino a ieri, come paladino della maggioranza di governo, dopo essere stato per anni consulente del Pedretti. Ma si sono guardati bene dallo sconfessarlo. Ma lei che ormai dovrebbe conoscermi un po’, secondo lei se qualcuno in nome di Aristide andasse a dire delle sconcezze, lei pensa che esiterei un attimo a prenderne le distanze?

      Noi abbiamo combattuto (e non solo contro il Pedretti) quando altri facevano finta di combattere. Gandolfi non ha vinto le elezioni, è vero (e come avrebbe potuto, se aveva contro i signori della guerra?), ma gode di un grande prestigio, e crescente, e questa non è cosa da poco. È una cosa importante l’onore, può diventare importante anche in politica, se si riesce a imporre la buona politica. Questa è precisamente la nostra ambizione, sconfiggere la politichetta e fare politica: sì, fare politica, anche a Curno, che si dava per scontato che fosse terra bruciata.
      Perciò, anche nei momenti più difficili, mi sono sempre battuto perché non scadessimo a livelli pedretteschi, sia nella comunicazione, sia in altre circostanze, nelle forme e nei contenuti. Nella buona politica si ha il coraggio di fare rinunce, si guarda un po’ più in là. Rinunciamo volentieri al voto della sciura Rusina, se il prezzo da pagare — mi perdoni l’espressione — è il nostro sputtanamento.

    • Sole permalink

      @Massimiliano: il Max Conti ” è persona attenta agli umori della gente”?? Non mi sembra..! O meglio finge di essere persona attenta agli umori della gente….! Io all’importante assemblea sul trasporto alunni non l’ho visto…..ci dara’ che era chiamato altrove….anche se quando c’era da festeggiare le vittorie e da gongolare c’era sempre..!!
      Ne ha combinate di più la sua Giunta cosiddetta di sinistra in tre mesi che il buon Angelo Gandolfi in 5 anni……e non e’ finita…! Classico dei sinistroni fingere di interessarsi alla gente e fare gli affare ci loro…! Previsione: alla fine del quinquennio Serra ci troveremo una Curno dove era bello vivere…!
      Spero di sbagliarmi..!

  3. Jacques Deuzè de Cahors permalink

    Se fosse possibile mi piacerebbe che le scelte personali oltre che quelle professionali dei personaggi pubblici, anche a Curno, non entrassero nel dibattito.
    A meno che impattino la vita pubblica (mattone e dintorni)
    Restai stomacato dal tentativo di sputtanamento del Gandolfi e dello Stella attraverso volantini anonimi tipo due anni fa, oltretutto col triplice scopo di sputtanare Gandolfi, Stella e la sinistra (erano firmati da un sedicente gruppo di cittadini di sinistra ma l’autore va ricercato tra altri gruppi politici, diciamo ex area pro Gandolfi 2007 e di tinta sul verde).
    Mi piacque la immediata e forte presa di distanza e solidarietà del circolo PD.
    Le cose private non sono affar nostro (nostro della comunità politico-amministrativa e dintorni)
    Con chi frequenta le lenzuola e dove lo faccia tizio sono solo cavoli suoi.
    Simmetricamente non posso cercare di sputtanare l’avversario con le sue scelte private o professionali.
    Non è decoroso, oltre che asimmetrico.
    In altre parole.
    Forse si può criiticare qualche mia presa di posizione di carattere teologica, come quella relativa all’attesa in purgatorio del giudizio universale, ma non ciò che attiene le mie scelte personali di Jacques.

    • Però le femministe ci hanno insegnato che il privato è politico. Proprio per questo il mestiere con cui Cofferati mosse i primi passi alla Pirelli, quello di addetto ai tempi e metodi, fu per tanto tempo tenuto “coperto” (come si dice anche in linguaggio massonico). Infatti, come documentato in letteratura (anche in numerosi film), chi faceva quel mestiere era pochissimo amato (dagli operai). Quando dissi la cosa un amico, che era figlio di un operaio che a Pavia lavorava in una fabbrica dove si producevano rotori per motori elettrici, non voleva crederci: «Ma è impossibile! Ma come, un sindacalista! Mio padre quella gente la odiava, erano servi del padrone, con il loro stramaledetto orologio e il camice bianco!». Adesso i tempi sono cambiati, adesso si può dire che Cofferati si occupava di tempi e metodi, magari c’è scritto anche in Wikipedia (non ho controllato, e non ho voglia di controllare, a dire il vero).

      Abbia pazienza, lei mi costringe a fare un ragionamento. Vede, io sono un uomo di sinistra, credo che si sappia. Sono stato disgustato della deriva aziendalista imposta, a suo tempo, al Pci da Occhetto , per non dir niente della modalità violenta con cui si è impadronito della segreteria del partito, profittando della degenza ospedaliera del latinista Alessandro Natta. (Sarà anche per questo che il patto Serra-Pedretti e l’eversine dell’Amministrazione Gandolfi mi stanno sullo stomaco.)
      Mi sono stutturato, diciamo così, leggendo i libri: da principio vi furono Kafka e Dostoevskij, poi presi, negli ultimi anni del liceo, una specie d’infatuazione, nell’ordine, per l’anarchico Bakunin, per Bertrand Russell e per Jean-Jacques Rousseau (autori molto diversi, e in contrasto acerbo fra loro, come si vede).
      Al tempo dell’Università approfondii Roussseau (una vera cotta, ma poi l’ho rinnegato), quindi fu il momento degli enciclopedisti, dai quali non mi fu difficile passare ai socialisti utopisti, ai babuvisti e, ovviamente, a Karl MArx.
      Intanto, poihcé vivevo a Milano, mi capitava di fare incontri meravigliosi, un po’ dappertutto: per esempio, sulla linea della 91, lungo la circonvallazione, come quando s’intromise nella discussione che avevo con un amico un tale, un ex partigiano, pieno di avventure e tante balle da raccontare; o alla Casa della Cultura, ma anche in piazza del Duomo che era allora una vera agorà. Si incontravano pensionati non rincoglioniti (e non baby-pensionati), professori, studenti, operai con una cultura straordinaria. Ricordo il trotzkista che per fare dispetto al Pci votava per il Partito repubblicano, eravamo quasi diventati amici, sempre che si possa diventare amici di un rivoluzionario di professione: per campare faceva il rappresentante di libri Einaudi, come Valpreda. Indimenticabile poi un operaio con la faccia di contadino meridionale, con una dialettica stringente, che metteva in mutande chiunque avesse osato contrastarlo, quand’anche fosse stato un professorone. Altro che il Bepi che vende il bar ai cinesi, quella era gente tosta.
      Intanto il giornale fondato da Antonio Gramsci, l’Unità, cominciò a uscire con la pagina dedicata alle vacanze: una bella schifezza. All’orizzonte facevano impudica mostra di sé i comunisti “miglioristi”: avevano i pantaloni con la piega e la valigetta ventiquatt’ore, che faceva tanto “tenuta aziendale”.
      Non le sto a raccontare delle altre letture, mi preme però dire che quando lessi Bianciardi, Orwell e Huxley mi parve di leggere quel che avevo sempre pensato io, solo che loro lo dicevano bene, con dovizia di argomenti, e con vivida immaginazione, mentre in me c’era ancora molta confusione. Questi autori, come credo lei sappia, sono molto critici nei confronti delle relazioni umane. Spero che anche a me si conceda di essere critico nei confronti di una concezione aziendale della vita.

      Perché le ho raccontato tutto questo? Per dire che se io penso tutto il male possibile delle relazioni umane, egli è perché queste cose le ho studiate, mica dico tanto per dire. E se affermo che un circolo progressista a Curno dovrebbe essere nelle mani di un artigiano, di un operaio, di un professore di filosofia, di un tenutario di partita Iva, meglio che di uno che si occupa di relazioni umane, lo dico per il bene del progressismo curnense, per intima convinzione. E poi, se lei permette, ho un minimo di esperienza, conosco bene le anime belle, gl’inciuci, «la sottise, l’erreur, le péché, la lésine», la borghesia e — peggio ancora dei borghesi veri (ormai ce n’è pochi) — i borghesucci che aspirano al rango di borghesi.
      Uno che si occupa di relazioni umane, o di pubbliche relazioni, o di tecniche di abbindolamento telefonico degli anziani (se ne parla nel film Tutta la vita davanti) in realtà può rendere un grande servigio all’umanità, diventando un traditore. Perché costui, meglio di qualunque altro, potrà demistificare quelle tecniche: meglio di qualunque altro, perché lui sa per esperienza, mica per sentito dire. Il progresso dell’umanità ha bisogno di siffatti traditori, uomini disinteressati (mica come i traditori curnensi).

      Insomma, non mi metta sullo stesso piano di quei miserabili che in campagna elettorale hanno seminato due diverse serie di volantini anonimi antigandulfiani, e che durante il mandato di Gandolfi hanno spedito uan denucia anonima avente per oggetto 40 cm di aggetto della serra di Gandolfi padre — per fare del male insieme a Gandolfi padre e Gandolfi figlio — quegli stessi miserabili che hanno sparso per le vie di Curno un volantino anonimo che attribuiva amorazzi vari a Gandolfi e ad altri esponenti della politica curnense più un altro volantino ancora che attribuiva a Gandolfi la responsabilità di una festa cervisiaria con vizio di “sororità”.
      Non se ne rende conto? Se lei mi mette sul piano di queste muffe del sottobosco politico curnense, offende la sua intelligenza, soprattutto offende la mia. Non mi occupo di lenzuola, ma di ideologia. Guardi che se Cofferati si occupa di tempi e metodi, Cofferati non può pretendere che quello sia un fatto privato, infatti non lo pretende. Un fatto privato è se uno si accompagna con una certa fanciulla, o anche se si gicace con la moglie del suo miglior amico (ma ci fu un tale, nel Settecento, che avendo sospreso l’amico in questa apparentemente incresciosa situazione, disse: «Come, voi qui, non comandato?»). Cofferati, che si è occupato di tempi e metodi, non pretende che quello fosse un fatto privato, e che non se ne debba parlare. Ma può dire: guarda che quelle cose non le faccio più. Analogamente, ci auguriamo che il Max Conti possa liberarsi di questo peso e possa parlare del suo coinvolgimento aziendalistico come di un’esperienza che è ormai alle sue spalle.

      Mi fa specie che lei provi a intortarmi. Eppure lo dovrebbe sapere, non è facile.

  4. Cliofeci permalink

    La canzone del Carnaro

    Siamo trenta d’una sorte,
    e trentuno con la morte.

    EIA, l’ultima!
    Alalà!

    Siamo trenta su tre gusci,
    su tre tavole di ponte:
    secco fegato, cuor duro,
    cuoia dure, dura fronte,
    mani macchine armi pronte,
    e la morte a paro a paro.

    […]

    [Sì, la conoscevo, grazie. Ma non capisco che cosa c’entri. Bellezza ed eroismo? Forse. In ogni caso, a Curno di eroismo ce n’è ben poco .Per fortuna c’è un po’ di bellezza. Speriamo però che le belle ragazze, disgustate, non abbandonino Curno. Qui in verità c’è l’odore, anxi il fetore, del tradimento, dell’indifferenza etica. Qui c’è albagia, aziendalismo, qui ci sono i signori della guerra e l’ammucchiata istituzionale. Qui c’è il gatto padano, che in ogni caso è radiato dal diario, fino ai primi di novembre. N.d.Ar.]

  5. Mi sono informato — alquanto preoccupato — presso il Gandolfi, se mai in vita sua si fosse occupato di relazioni umane (o di “umane relazioni”, come scrive il Bianciardi, in alcune pagine della ‘Vita agra’ che mi sono ripromesso di trascrivere qui, su Nusquamia). La risposta è stata categorica: giammai!
    Tutto nasce da un’informazione data qui sopra da Massimiliano: ma l’informazione, a quanto pare, non risponde a verità.
    A meno che per “relazioni umane” non s’intenda che tutti, più o meno bene, ci relazioniamo con gli esseri umani (anche con quelli non umani: con i gatti e i cani, per esempio; alcuni si relazionano anche con gli extraterrestri, ma sono quei zuzzerolloni di esoterici curnensi, dei quali preferiamo non occuparci, perché l’esoterismo, con i suoi addentellati diabolici e nazisti, porta sfiga). In ogni caso, quel che appare assodato è che mai e poi mai il Gandolfi si sia occupato di relazioni umane nel senso aziendale della parola, cioè relazioni umane come tecnica di gestione delle risorse umane, che poi sarebbero i dipendenti (ma non era meglio chiamarli dipendenti, o anche schiavi?)

  6. Valerio permalink

    @Massimiliano
    Figlio di Batto.
    Firmato G. Valerio C.
    PS
    Batto, il fondatore di Cirene, era sepolto nella piazza della città.

  7. Jacques Deuzè de Cahors permalink

    Ho eseguito il compito
    E sono andato su sito e brochure dell’Untore aziendalista.
    Più o meno ho capito quale sia stato il percorso di studi (invero curioso) e di lavoro.
    Sono entrato anche in daedalus lab, e ho visto che parimenti si erogano anche di servizi per le aziende.
    Faccio due spicciole considerazioni riprendendo sue osservazioni.
    1) la denunzia contro il cosiddetto “abuso” del negozio di fiori di via Buelli non viene dalla sinistra, ci gioco le palle.
    Al 99% viene da dentro la ex maggioranza, ma non credo che la paternità sie la stessa dei miserabili volantini sulla vita privata di alcuni ex amministratori.
    Ci rigioco le palle.
    Naturalmente a questo punto sono curioso di capire se è un vizio di forma o un abuso.
    Perchè se multano il soggetto A che apre una finestra abusivamente sul muro di casa sua, allora non è che il soggetto B solo perchè vittima di un attacco politico non è abusivo e si lascia correre.
    Ma non conosco la natura della contestazione, quindi mi astengo.
    2) mi dicono (ma ne sono quasi certo) che l’untore aziendalista si sia sempre opposto strenuamente ad utilizzare un metodo comunicativo e sopratutto argomenti speculari a quelli Pedrettiani già ributtanti ai tempi dell’amministrazione Morelli e all’inizio di quella Gandolfi: ma allora Pedretti che non attaccava il Sindaco ma l’opposizione era solo un “bravo ragazzo un poco rozzo che magari esagera nei toni”.
    Tra l’altro mi riferirono che, circa due anni fa, Il fatto che l’Untore non abbia accettato la logica del dente per dente ma abbia cercato di andare sempre su temi concreti non è piaciuta a tutti nel suo circolo circolo, ma l’Untore, lo deduco dai successivi volantini, tenne duro.
    Io, per dire, credo sia stato intelligente non entrare a un livello di rissa tanto basso.

    E le denuncie? a quanto so (mi corregga se ha altre informazioni diverse, la prego) non una sola denuncia è arrivata dalla sinistra, dal PD contro l’ex amministrazione, il Sindaco o componenti la ex maggioranza.
    Vero invece che l’Untore aziendalista ne ha invece ricevuta una, con richiesta di importo milionario da un operatore (forse per tappare la bocca a un circolo scomodo?), che la maggioranza gandulfiana e il Sindaco ne erano al corrente, che al suo interno qualcuno non ha nascosto il compiacimento…”un rompicoglioni di meno” questo il tenore dei commenti.
    Con tanti saluti alla solidarietà istituzionale.
    Com’è, come non è, il PD aziendalista non solo ha stigmatizzato la logica delle denunce incrociate (lo ha scritto sui volantini e risulta che non non ne abbia fatte in coerenza a ciò), ha scelto una campagna elettorale che evitasse di attaccare gli avversari.

    Perchè le scrivo questo, perchè condivido con lei (con voi) il mio punto di vista esterno (ma non troppo) alle vicende di Curno?

    Perchè a mio giudizio state sbagliando bersaglio.

    I nemici dell’interesse comune non li trovate in questa amministrazione (a meno che pensiate ciò della Dott.ssa Serra, di Vito Conti, di Luisa Gamba, di Claudio Cavagna, e potrei continuare).

    In parte li avevate in casa, lo sapete, ve ne siete liberati (e in questo avete vinto una battaglia non piccola nel centro destra) e ora state rifiutando di entrare in una nuova fase.
    In parte sono esterni alle amministrazioni.
    In parte sono anche nel tessuto dei cittadini, sempre più propensi a chiedere che a dare qualcosa.
    naturalmente con gradi di responsabilità assai diversi
    Preferite togliervi dei sassolini dalle scarpe.
    La trovo una scelta di profilo molto basso, se non nella forma, nella sostanza)

    Le cose sono cambiate ovunque.
    Il quadro è già molto diverso anche rispetto a maggio.

    Il circolo della Lega ha scaricato i vecchi arnesi (prima Fassi, ora forse Pedretti)
    Il PDL per ora in dissoluzione (tranne per il misterioso triplicamento delle tessere) alla ricerca di forze fresche anche a Curno e al momento, anche per cause di forza maggiore, senza un riferimento solido.

    Anche la sinistra ha un’espressione di lista civica diversa, ancora da decifrare ma molto diversa dalla Amministrazione Morelli.

    Sono di sinistra, ma non credo di avere le fette di prosciutto sopra gli occhi.

    Corsialità
    Jacques Deuzé de Cahors

    • Più che sassolini levati dalla scarpa, utili precisazioni

      Non ho mai sostenuto che Max Conti sia un untore. Mi sono limitato a far presente che le relazioni umane (come del resto i tempi e i metodi, le pubbliche relazioni ecc.) non sono l’occupazione ideale per un uomo di sinistra. Lavorare, dunque lavorare per un’azienda, non è un delitto, ma se si ha una certa impostazione ideologica, certi mestieri è meglio evitarli. Mi capita spesso di citare quel libro scritto da un pubblicitario francese, Jacques Séguéla, che porta il titolo Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… Lei mi crede pianista in un bordello.
      Io lavoravo in un’azienda con mansioni tecniche, non mi occupavo del commerciale, ma ero in una posizione per cui non potevo non sapere certe cose, riguardo alla corruzione del sistema sanitario (curata dal settore commerciale e pubbliche relazioni). Arrivai a farmi intervistare – sotto falso nome – da un amico giornalista, spiegando precisamente in quali gangli del potere politico-istituzionale si combinassero le pastette. L’articolo apparve, ma ci fu il muro di gomma. Provai a parlarne con uomini della sinistra, ma non c’era niente da fare. Capii a quel tempo che gli architetti di sinistra denunciano le malversazioni del sistema sanitario, mentre i medici di sinistra denunciano le porcherie dell’urbanistica. Ma che un medico di sinistra denunci le magagne del sistema sanitario, quelle vere, di solito è un po’ difficile, a meno che non siano discorsi generici e con richiesta di nuovi fondi. Sa che cosa feci? Visto che non c’era niente da fare, preferii dare le dimissioni. Il presidente di quell’azienda, nonché azionista di maggioranza, mi promise «»ponti d’oro» (testualmente) perché restassi, me ne andai egualmente. Grazie a questo episodio e a pochi altri della mia vita, mi preparo a morire serenamente.

      Non ho mai sostenuto che la denuncia anonima riguardo all’abuso edilizio (se ricordo bene, un aggetto di 40 cm) consumato nell’edificazione della serra di Gandolfi provenisse dalla parte politica cosiddetta di sinistra. Sarei inoltre uno sciocco se sostenessi che c’è abuso e abuso e che pertanto, essendo quella denuncia motivata da malevolenza politica e personale, allora l’abuso sarebbe un po’ meno abuso. Sono invece nel giusto quando sostengo che quella denuncia anonima era intesa a fare del male a Gandolfi padre, Gandolfi figlio come persona fisica e Gandolfi come sindaco.

      Non capisco in base a quale ragionamento lei possa affermare che il miserabile volantino anonimo sugli amorazzi di Gandolfi e di altri esponenti della politica curnense sia attribuibile ad altra mano rispetto a quella della denuncia anonima sulla serra. Non giochiamo intorno alle parole: “ad altra mano” oppure “ad altro ambiente”? Io, che ho visto quella denuncia, quella della serra, mi sarei fatto un’idea che comunque tengo per me. (Osservo che lei pudicamente non parla di amorazzi, ma di episodi di «vita privata»: così rischiamo di far confusione, ma se lo spiegassi rischierei di appesantire il discorso).

      Riguardo ai volantini anonimi usciti nel corso della campagna elettorale, mi sono fatto l’idea che siano stati scritti a più mani. Per usare una parolina tanto cara all’ingegner Carlo De Benedetti, quello che piaceva tanto a Occhetto (che iddio li abbia in gloria entrambi!), c’è stata una “sinergia”. Qui mi fermo, per ragioni evidenti. Però ci sono precisi indizi linguistici e grafici, anche inediti, e perciò stesso caratterizzanti.

      Sono d’accordo sul fatto che i metodi pedretteschi fossero «ributtanti»: sono parole sue, che immagino riferite – in particolare – a una certa raccolta di articoli al curaro che avevano per oggetto la professoressa Morelli, distribuita nel paese, che io non ho mai visto, ma della quale ho sentito parlare, qualche anno fa. Come vede, io non me ne sono dimenticato. Pare invece essersene dimenticata la cosiddetta sinistra, che con il Pedretti e con la quinta colonna ha rovesciato l’amministrazione Gandolfi 40 giorni prima della scadenza naturale del mandato. Per poi ottenere il bel risultato che conosciamo (ma questo è un altro discorso).

      Lei cita tra virgolette l’espressione «bravo ragazzo un poco rozzo che magari esagera nei toni», che sarebbe stata pronunziata a scusante dei toni aggressivi del Pedretti. Lo dice in un contesto in cui uno capisce che queste potrebbero essere state le parole di Gandolfi. Intanto le domando se lei è proprio sicuro che Gandolfi abbia detto queste parole, e con riferimento a che cosa.
      Ma le dirò di più: qualora Gandolfi avesse approvato metodi ributtanti, Gandolfi avrebbe sbagliato.
      E aggiungo: Lei se la sente di affermare che l’ispezione architettata dal Pedretti in modalità di provocazione alla cosiddetta moschea è un episodio ributtante? A me risulta che la cosiddetta sinistra curnense si sia comportata riguardo a questo sciagurato episodio come un evasore etico in maniera – me lo consenta – decisamente ributtante. Ed è stata la cosiddetta sinistra ad affermare che il Pedretti era un «capro espiatorio» (in caso di contestazioni, ho conservato il documento). Qualcuno intese che il sindaco fosse in torta, per qualche affare immobiliare. Chi ha insinuato, chi ha seminato il dubbio infamante, dovrebbe vergognarsene, e chiedere scusa, almeno adesso, adesso che è chiaro a tutti quale fosse l’onestà del sindaco Gandolfi, che il popolo già comincia a rimpiangere.
      Ricordo un’espressione del Pedretti ingiuriosa nei confronti della professoressa Morelli, così ingiuriosa che non oso ripeterla. In ogni caso, per quanto ingiuriosa forse quell’espressione, lei ritiene veramente che un’espressione ingiuriosa possa essere messa sullo stesso piano di quella provocazione in contrasto con l’articolo 18 dei Diritti dell’uomo?

      Non ho mai sostenuto che la cosiddetta sinistra abbia il gusto per le denunce seriali. Non escludo che qualcuno entro l’amministrazione Gandolfi dei primi tempi si sia compiaciuto di una denuncia a carico della sinistra. Ma ancora una volta le chiedo se quel compiacimento provenisse da parte del Gandolfi, e ancora una volta le dico che qualora il Gandolfi se ne fosse compiaciuto avrebbe sbagliato (ma io non credo che ce ne sia compiaciuto).
      Insomma, lei ragiona come se non sapesse che Gandolfi fu eletto sindaco per decisione di quei signori della guerra che speravano di poter fare il comodo loro con uno che non era addentro agli arcana imperii. Vede, questi sono gli “scarti della storia” dei quali parlo così spesso (me ne scuso, se appaio ripetitivo): pensavano di fare del Gandolfi un giullare, si sono trovati per le mani un caso simile a quello di Becket e del suo re (ancora una volta mi scuso se mi ripeto). Ma lei sa benissimo che Gandolfi non è quel giullare che si voleva. Così come lei sa benissimo che i signori della guerra si compiacciono oggi del fatto che l’amministrazione del paese sia nelle mani dei viveur: che poi, a essere precisi, si dovrebbe dire “nelle mani dell’ammucchiata istituzionale”. Non le sfuggirà infatti il particolare, non di poco conto, dell’idillio perdurante tra i viveur, il Pedretti e il Locatelli che contribuirono al discutibilissimo rovesciamento dell’amministrazione Gandolfi.

      La “condivisione” (come lei stesso scrive) del suo punto di vista è prepostera, nel senso che, se la parola “condivisione” non fosse quella gherminella che in effetti è, ben prima si sarebbe dovuto condividere, fin dal tempo del sciagurato tentativo di ispezione alla cosiddetta moschea.

      Lei dice che «ci rifiutiamo di entrare nella nuova fase». Noi nella nuova fase ci troviamo da un bel pezzo, dal tempo in cui abbiamo imboccato la via difficile della coerenza etica (non mi riferisco soltanto alla cosiddetta moschea), a costo di apparire come Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento: avevamo contro i signori della guerra, il notabilato curnense, i poteri forti e meno forti, gli attori del territorio, la stampa anglorobicosassone che vi teneva il moccolo.

      Togliersi i sassolini dalla scarpa non è sbagliato, tanto più se il profilo politico è alto. O voi abbassate l’albagia e ci chiedete scusa, o noi continuiamo a presentargli il conto. L’ Non mi sembra che la comunicazione di Nusquamia sia di profilo basso, come lei afferma, non mi sembra che i nostri volantini e i nostri manifesti fossero di profilo basso. Semmai qualcuno – i comunicatori del Bar.Sport, per esempio, per tacere di altri – ci consigliava di scalare di marcia, di impostare una comunicazione in senso pedrettesco.
      Mi sembra che lei confonda la durezza dello scontro politico con la tenuta estetica e culturale. Spero che non mi obblighi a fare confronti. Lo scontro politico è duro perché la cosiddetta sinistra non ha giocato lealmente e perché coltiva amicizie certamente lecite ma, a nostro parere, discutibili.

  8. Jacques Deuzè de Cahors permalink

    Voglio credere alla sua buona fede.
    Però non ho la tendenza a scrivere cose a vanvera.
    Sui volantini anonimi, ad esempio.
    Ne ho letti due ai tempi.
    Uno stampato (ultimi gg campagna elettorale ultima scorsa).
    Ho idee sull’ambiente di provenienza, non sulla mano, ma l’ambiente è ex maggioranza.
    L’altro (che metteva zizania in ambito familiare con allusioni a scappatelle) è di mano e ambiente diverso.
    Forse più affine a quello che lei chiama Virgolettatore, come ambiente.
    Gli altri non li ho visti di persona.
    Quanto al virgolettato sulla tolleranza dei comportamenti pedrettiani da parte del Gandolfi, le voci sono più d’una provengono da persone di cui ho la massima stima e parola più, parola meno, coincidevano.
    Del resto mica l’ho nominato io vice Sindaco e assessore ai lavori Pubblici, roba grossa.
    Evidentemente almeno per qualche tempo una funzionale convergenza di interessi col Pedretti, (non diciamo una fraterna armonia) c’era.
    E risulta che ci fosse.
    E se viene lasciata mano libera contro gli oppositori, perchè ciò è funzionale a proteggere una maggioranza (non voglio essere una mammoletta, le capisco queste cose) risulta quanto meno stonata la pretesa che le minoranze poi si astengano dall’approfittare e mettere in evidenza le crepe che si sono create.
    Che poi diciemo le cose come stanno.
    Erano crepe così grosse nel 2009 che nemmeno il cittadino più sprovveduto avrebbe mancato di notarle.
    Bastava partecipare a un consiglio comulale e guardarli.

    Lei mi dica allora.
    Che doveva fare la minoranza, fin lì spernacchiata e talvolta offesa? (e mica solo da Pedretti, il comportamento di Maini nei consigli comunali come lo definiamo? E quello delle due Sare?).

    Entrare nella maggioranza ?

    A parte che non risultano richieste del genere.

    Non le pare una pretesa eccessiva?

    • Nella sua risposta lei è evasivo, in particolare riguardo ad una presa di posizione, sua o della cosiddetta sinistra, anche tardiva, sul tentativo di ispezione della cosiddetta moschea in modalità di provocazione. Quella voluta dal Pedretti. Ma siamo uomini di mondo: capisco che una resipiscenza al riguardo, o anche semplicemente una presa di posizione della cosiddetta sinistra curnense, perlomeno quella storica, comporterebbe un patatrac. Cioè, sono inchiodati alla linea della sobrietà farisaica, oppure, in alternativa sono costretti a invocare un inesistente diritto all’oblio, alla cancellazione del ricordo. Un reset del sistema, direbbe il solito aziendalista cafoncello, che vuole impressionarci con i termini dell’inglese e dell’informatica.
      Diversa, a dire il vero, sarebbe la posizione dei viveur, i quali non dovrebbero avere responsabilità riguardo all’episodio di sconcertante evasione etica. Ma non voglio allargarmi.

      Quanto al «virgolettato sulla tolleranza dei comportamenti pedrettiani», io andrei cauto sulle voci. Sia perché avviene che le voci si accrescano, passando di bocca in bocca (in inglese si dice word of mouth, come il Pedretti potrebbe insegnarci, lui che è un anglista) sia perché c’è chi ci mette tutta la sua malizia nel mettere insieme una cosa che Tizio effettivamente ha detto, con un’altra simile ma falsa, o infamante, che invece è stata detta da Caio, e che guarda caso è sulla bocca di tutti, ed è così che si attribuisce a Tizio una cosa che non si è mai sognato di dire. Questo, precisamente, è quello che è successo in una certa circostanza che preferisco non ricordare in rete, ma che lei potrà facilmente intuire: quando al Gandolfi è stata attribuita la paternità di una diceria infamante. Insomma, attenzione alle voci e a non prendere per buone le voci che ci fanno comodo.
      Pedretti ha lasciato intendere, scrivendo proprio su Nusquamia, che io potrei essere una checca. Boh, conoscendo la fonte, non me ne curo proprio, tanto più che passare per checche oggi potrebbe essere vantaggioso. Lo stesso Pedretti, il vostro amico Pedretti, ha lasciato intendere con vignette pubblicate sul suo bloghetto (il copyright di “bloghetto” è mio: vedo che me lo stanno copiando) che ci sarebbe una liaison tra i Gandolfi e me (addirittura! ma, lasciatemelo dire, sarebbe una roba schifosissima! Nessuno di noi è un Antinoo: lo si vede al Museo archeologico di Napoli). Nel passaparola, potrebbe succedere benissimo che ci si dimenticasse che l’origine della diceria è pedrettesca, dunque non attendibile. Qualcosa del genere potrebbe essere successo a quella diceria attribuita al Gandolfi: più precisamente, nel senso che è stata attribuita al Gandolfi per “contaminazione”, come si dice in ambito letterario.

      Non mi faccia ripetere il meccanismo per cui Gandolfi è stato designato candidato sindaco e per cui, in seguito, il Pedretti è stato designato vicesindaco. Lo sa benissimo anche lei: il Pedretti è stato designato vicesindaco dal Gandolfi, certo, ma solo sotto il profilo formale; sotto il profilo sostanziale il Pedretti è stato designato vicesindaco dai signori della guerra. Sono gli stessi signori della guerra che in seguito avrebbero benedetto il patto Serra-Pedretti. Con la differenza che Gandolfi a quel tempo era un ingenuo, dei signori della guerra sapeva ben poco. Invece i signori cosiddetti progressisti sanno bene dell’esistenza dei signori della guerra, conoscono bene, uno per uno, gli esponenti del notabilato ecc., sono conoscitori profondi delle astuzie della politichetta.

      Sono costretto a ricordarle ancora una volta che le minoranze non si sono limitate ad «astenersi e approfittare e mettere in evidenza le crepe che si sono create»: hanno sistematicamente coperto l’operato del Pedretti, hanno messo la mordacchia al sindaco che in sede istituzionale, in Consiglio, il 5 dicembre 2011, metteva in luce l’operato pochissimo istituzionale del Pedretti (e non solo riguardo all’ispezione alla c.d. Moschea in sé, ma anche ai tentativi di nascondimento della verità, al disturbo continuato e aggravato recato agli organi istituzionali ecc.), hanno in concorso con il Pedretti e con la quinta colonna, con argomenti pretestuosi, fatto cadere l’ipotesi del piano progettato dall’architetto Bodega (l’hanno fatto in odio al sindaco Gandolfi, incuranti del danno che recavano ai cittadini: quello stesso piano che secondo alcune voci – da prendere con le pinze, evidentemente – tornerebbe a fare capolino, ma io non voglio crederci, perché sarebbe il colmo!), hanno rovesciato con lo stesso schieramento l’amministrazione 40 giorni prima del tempo.

      Quid plura?

      • Angelo Gandolfi permalink

        A proposito di voci non controllate e non controllabili, faccio presente che attualmente circola per le vie del paese la voce secondo cui avrei in realtà lasciato nel bilancio un buchetto di 600.000 € e a questo buco si dovrebbe la soppressione del servizio di trasporto scolastico.
        Non accuso nessuno in particolare. Però qualcuno deve aver messo in giro questa voce: sappia costui che a tutto c’è un limite. Quando avessi testimonianza certa dell’autore di questa maldicenza, sappia che sarò costretto a denunciarlo. Proprio io che disprezzo i denunciatori seriali e anonimi che allignano in questo paese. Però mi sembra che qualcuno stia tirando troppo la corda e la corda sta per spezzarsi.

        • @ Angelo Gandolfi
          Premesso che noi disprezziamo i denunciatori seriali, disprezziamo l’indifferenza etica e disprezziamo il tradimento, questa peste che caratterizza la politichetta curnense, che dire allora del gatto padano, che sull’organo antigandulfiano Bergamo news sparge disinformazione e calunnia a piene mani? (Perciò, per manifesta indegnità, il gatto poadano è stato espulso da Nusquamia.)
          L’ho già scritto su Nusquamia, ma lo ripeto, perché repetita juvant, perché persone di non eccelsa capacità intellettiva e di cultura abborracciata non pensino di poterci impunemente prendere per i fondelli, perché il diritto all’oblio se lo scordano.
          In coda all’articolo trionfalistico, relativo alla discesa in campo della dott.ssa Serra, Curno è ferma a cinque anni fa, ora ripartiamo, pubblicato su Bergamo news, si legge il falso propalato dal gatto padano:

          Aristide, torno a consigliarle di pensare ai fatti del suo comune (Trezzo) piuttosto che a quelli di Curno. Lei e il suo vate Gandolfi NON avete parlato UNA SOLA VOLTA in questa campagna di un problema locale. Il vostro ex assessore Locatelli e il consigliere Corti hanno scritto che Gandolfi ha lasciato DIECI MILIONI di debiti fuori bilancio in soli cinque anni di amministrazione. E provare ad nascondervi tra le frasche abduane con le vipere e i fagiani? [L’attribuzione di carattere neretto è mia: N.d.Ar.]

          Cioè il gatto padano, lui che è informatissimo, dà per scontato che sia vero che Gandolfi abbia lasciato dieci milioni ecc. “Lasciato“, avete capito? “Lasciato”. Forse i due esponenti della quinta colonna, Corti e Locatelli, non hanno scritto proprio “lasciato”, ma questo per il gatto padano dev’essere un dettaglio. Non è così che si confeziona la disinformazione? Ma il gatto non è pago, ecco che insiste, in un secondo commento:

          Perche’ se mi firmassi Mario o Gioan di Poie cambierebbe qualcosa del fatto che Corti-Locatelli hanno scritto nel loro blog che Gandolfi ha lasciato dieci milioni di debito fuori bilancio? Al massimo se non ci credi vai in comune e controlli. Non sono un candidato e quindi non ho bisogno di pubblicità’ e nei blog ci si firma con del nickname. Vi brucia la faccenda dei dieci milioni, eh! Come se vi brucia! [La connotazione di carattere neretto è mia: N.d.Ar.]

          Dunque, la notizia è certa, tant’è che il gatto scrive: «Vi brucia la faccenda dei dieci milioni, eh! Come se vi brucia!». Ma l’impudenza di costui non ha limite. Poiché avverte che sta per essere sputtanato, cerca di salvarsi in un terzo commento:

          Il vostro ex assessore Locatelli e il consigliere Corti [“vostro” mica tanto: questi sono la quinta colonna: N.d.Ar.] hanno scritto che Gandolfi ha lasciato DIECI MILIONI di debiti fuori bilancio in soli cinque anni di amministrazione». Infine, come se non bastasse: «Nel primo messaggio che ho postato dopo la pubblicazione della info da parte del LdI [= Laboratorio delle Idee: il gatto va pazzo per gli acronimi, crede che siano più “scientifici” e con quelli vuole impressionarci. N.d.r.] ho chiesto che fosse spiegata ESATTAMENTE perché, da come era messa, si prestava a ogni interpretazione. Il LdI a tutt’oggi non ha chiarito nei dettagli la situazione. […] Attendo sempre delucidazioni da LdI».

          Ma, come si legge nell’articolo Un saggio di disinformazione curnense, il Laboratorio delle idee aveva detto tutt’altra cosa, sia pure facendo esso stesso disinformazione, ma in modo diverso.

          Ecco, questi sarebbero i nostri avversari! Che squallore! Faccio presente che il gatto padano scriveva queste cose quando si accreditava come supporter della c.d. sinistra, che si è ben guardata da prenderne le distanze, in questa come in altre occasioni. GIà, perché la c.d. sinistra è “sobria”. Grullo chi ci crede!

      • @ Jacques Deuzè de Cahors (P.S. alla precedente risposta)

        Aggiungo in questo poscritto una considerazione che prima non ho fatto in tempo a inserire, perché era tardi e rischiavo di non trovar niente da mangiare (ma non sono andato da Fica dorata, sono andato qui vicino, sotto casa mia, all’ex lavatoio lungo il fiume Adda, di fronte alla gloriosa centrale idroelettrica, capolavoro dell’ingegneria lombarda, costruita quando ancora comandavano gl’ingegneri e i monager non esistevano, né se ne sentiva la necessità).

        Ecco la considerazione:
        ma guardi che io, rispetto alle due Sare (o Sarahs?)– così dice lei: ma io dico la zarina e la fasciofemminista — ho la coscienza a posto, più che a posto. Ho mai approvato il loro delirio di potenza? Glel’ho forse mandata a dire? (In italiano più corretto: “Ho forse mandato loro a dire il fatto che si meritavano?”. Ma “gli” per “(a) loro” è oggi largamente tollerato.

        Quanto a Maini, glissons. Non posso dimenticare che fece parte della quinta colonna, al tempo della bocciatura del piano Bodega. La quinta colonna, come ho scritto più volte, è una formazione a geometria variabile. Quando Maini prese la parola in Consiglio per annunciare il suo voto contrario, era evidente il suo imbarazzo. Lo dicevano le parole con cui si esprimeva, la sua voce, il suo corpo. Mah, avrà avuto le sue buone ragioni.

  9. fmdbsdp permalink

    Ecco che si evidenzia l’errore della sinistra, o vogliamo chiamarla arroganza? Anche questo, ma credo sia stato qualcosa molto più’ profondo: non avere capito l’autentica condizione di grazia e allo stesso tempo d’emergenza in cui Curno si è venuta a trovare dal 2009 in poi. Dunque non capendola ha ostacolato in tutti i modi l’azione riformatrice di Gandolfi.
    Ora ci si trincera dietro alle crepe che si erano create nel’allora maggioranza per giustificare l’operato della sinistra, da tre anni. Eppure molti ed in primo luogo Aristide avevano sottolineato i doveri di una vera sinistra nel favorire l’opera di pulizia che una parte del centro dx ha saputo fare. Da lì la definizione di cosiddetta sinistra.
    Dopo le elezioni [del 2012] l’arroganza prosegue ed in un frangente così delicato come quello della soppressione del servizio scolastico, con i suoi annessi e i suoi prodromi, neppure si consulta la minoranza. E ci si stupisce di essere attaccati? Delle due l’una:
    a) o si spiega alla minoranza la situazione, facendo anche, se del caso, il necessario mea culpa, e si chiede un supporto anche solo politico, perché le difficoltà sono invalicabili o difficilmente superabili ed allora se cessano le costanti provocazioni particolarmente quelle sterili e dimostratamente inconsistenti di alcuni assessori ed i tentativi di mordacchia;
    b) oppure non può che essere opposizione la più dura possibile, preso atto anche delle incapacità di parte di questo gruppo dirigente, partito per fare di Curno un paese dove sia bello vivere e ritrovacosi a togliere servizi ed aumentare le tasse .

    Penso che alcuni commenti qui pubblicati dimostrino un tentativo di rivisitazione critica della passata stagione e di analisi del futuro difficile che ci attende. Se così è, non posso che esserne contenta ed auspicare che i risultati siano visibili.
    Dimenticate la supponenza di chi è convinto di essere tra gli eletti solo perché è di sinistra e cominciate così a porre le basi di quel dialogo che vi è necessario.

  10. Leo permalink

    Eh, no! Avete spostato le argomentazioni su di un tema che è attinente e interessante, molto curioso e controvertibile, ma così facendo avete distolto l’attenzione da ciò che sta più a cuore ai curnesi: i loro soldi. COME MAI? Cosa ha comunicato la nostra sindachessa per sviare l’attenzione? C’è forse in vista qualche soluzione?

    • Confesso che non mi dispiace l’idea di dare una tregua ai serrani. Li abbiamo messi obiettivamente in difficoltà. Li abbiamo anche ridicolizzati, un po’, con questa storia dell’aziendalismo. Alle volte mi domando se non abbia addirittura esagerato. Poi però penso alle mordacchie, all’albagìa, al patto Serra-Pedretti, al bunga bunga e al tuca tuca, penso soprattutto alla modalità violenta, crudele, cattiva, con sorisetto asseverativo, con cui si è compiuta l’eversione dell’Amministrazione Gandolfi. Allora mi dico che in fondo non ho esagerato. Il Boccaccio, in quella favola dello studente che resituisce il “piacere” alla dama che l’aveva ingannato in modalità di contrappasso, c’insegna che la beffa può essere pedagogica. Inoltre quella fu una beffa molto più crudele. Noi non siamo stati crudeli, non siamo stati cattivi, non siamo stati determinati, non ci siamo valsi di cattive frequentazioni nel perseguire il nostro scopo ecc.

      Francamente, quando tanti anni fa leggevo — per esempio, sui Quaderni piacentini — certi contributi della Scuola di Francoforte (alcuni anche pallosi, lo devo ammettere), di critica feroce alla “modernità” della società industirale avanzata, critica alla deriva totalitaria dell’organizzazione industriale, al pensiero unico ecc. capivo che la mia vita sarebbe cambiata, ma la mia vita. Infatti, io mi sono comportato coerentemente con le mie letture. Non avrei però mai pensato che quelle elucubrazioni avrebbero potuto avere una ricaduta pratica, fuori della mia vita privatissima, che aveva preso una china che preoccupava i miei genitori (che sognano per i figli posizioni di potere, meglio se di strapotere). Adesso non tiratemi le pietre, non dico che quelle idee abbiano avuto effetto, qui a Curno, dico che potrebbero averlo. Assisteremo a una metànoia di Max Conti e della prof.ssa Gamba? Chissà, l’eterogenesi dei fini!
      Io ho detto loro, forse in maniera un po’ ruvida (e me ne scuso), alla maniera di fra Dolcino: penitenziàgite.

      Ma, se ci sarà resipiscenza da parte degli aziendalisti, se — senza ripudiare l’aziendalismo, questo sarebbe troppo — volessero ammettere la sterilità (e anche, se mi si passa l’espressione, la coglioneria) del metodo aziendalistico, ebbene, lo dico subito: sono favorevole a una soluzione umanitaria.

  11. dott. Giacomo T. permalink

    Egregio dott. Angelo Gandolfi
    desidero farle sapere che mi spiace per il mio assenteismo degli ultimi mesi. Mancanza che avrei voluto evitare, anche fosse solo per coltivare un rapporto cordiale, direi anzi quasi amicale che mi sembra si fosse instaurato tra noi. Gli ultimi mesi la mia salute mi ha veramente prostrato e ancora oggi sono costantemente sotto stretta sorveglianza medica.
    Voglia gradire il mio cordiale saluto augurandoLe nel contempo concrete soddifazioni nella battaglia che conduce per l’affermazione dei Suoi principi morali che dovrebbero essere la norma di un modo corretto di essere soprattutto nella vita pubblica.

  12. fmdbsdp permalink

    Semplice dopo 163 commenti ci si potrà anche rompere le palle di rimestare la minestra? Nessuna proposta e nessuna offerta, solo preoccupazioni per il futuro.

  13. Gli aziendalisti aumentano le tasse e tagliano i servizi ai cittadini. Ma i cittadini si guardino dal piangere.
    Perché? Perché gi aziendalisti diventerebbero tristi. E anche la dott.ssa Serra. Già: «… e sempre allegri bisogna stare, ché il nostro piangere fa male a lei…» Ma chi lo dice? Ce lo dicono Dario Fo e Jannacci:

  14. Klistèr permalink

    Sentite belli! Massimiliano e quell’altro col nome lungo francese. Prima mi raccontate che non si deve guardare al mestiere che uno fa, e poi andate a vedere anche cosa mangia (dovrei dire un’altra cosa col mio nome internet) il Gandolfi, senza mai dire se è stato o no un bravo sindaco che senza farci mancare niente e senza alzare le tasse, anzi, io ne ho pagato di meno, ha recuperato quasi nove milioni di buchi fatti ancora dai geni che voi sostenete, anche se non c’è più la Morelli, che tutto sommato era meglio di questa. E dovete dirci se i vostri geni stanno combinandone di ogni oppure se stanno facendo dei buchi che sono utili per la nuova moda di Curno.
    A me del Max Conti non me ne frega un benemerito c…, ma mi fa incazzare che, con tutto quello che sta succedendo in Africa e dalle parti della Palestina, non diciate bello e chiaro che è stata una mascalzonata proteggere qualcuno che andava a rompere le b…. ai mussulmani, quando il prefetto di Bergamo si complimentava col nostro sindaco per aver evitato tragedie. Non state a girare intorno: rispondete a queste semplici domande. E poi chiedete al Gandolfi di darvi una mano per tirare fuori tutti noi dalla m… Sono stato in tema col mio nome?

  15. Il manigoldo della marigolda permalink

    Dedicato a tutti quelli che danno “buoni consigli”
    Dalle “Favole ” di Esopo:

    La volpe dalla coda mozzata
    Una volpe, dopo che una tagliola le aveva mozzata la coda, riteneva che per tale vergogna le fosse impossibile sopravvivere; così pensò bene di indurre anche le altre volpi a imitarla affinchè, nella comune menomazione, potesse nascondere la propria inferiorità. Perciò, riunite tutte, le esortava a tagliarsa la coda, dicendo che non solo tale appendice era sgradevole a vedersi, ma anche, per esse, un inutile peso aggiuntivo. Ma una di quelle le rispose dicendo: “Mia cara, se però non ti succedeva questo, non ci avresti ma dato un tale consiglio”.
    Questa favola è adatta per coloro che danno buoni consigli al prossimo non per benevolenza, ma per loro esclusivo interesse.

    Con stima, il Manigoldo della Marigolda

    [Stupenda questa favola: sembra scritta apposta per il caso nostro. Meglio: la natura degli uomini, che Esopo riportò nei suoi animali antropomorfizzati, è sempre quella. A Curno c’è un certo numero di volpacchioni, che credono di poterla dare a bere ai cittadini. Diciamo la verità: finora gli è andata bene, purtroppo. Tanto che i volpacchioni credevano perfino di essere intelligenti. Ma, per fortuna, il numero degli àpoti, cioè di coloro che non la bevono, è in aumento. N.d.Ar.]

    • A proposito di volpi: se ho ben capito, il Pedretti non ama di esser chiamato “volpacchione”. Se lui sente che qualcuno sussurra questa parola, sale sul suo Suv, si precipita dai carabinieri, parcheggia l’auto in divieto di sosta e denuncia. Ma come, ma se l’abbiamo visto tutti, mentre suggeriva al Bossi Umberto che Napolitano è un terùn! (Si veda il filmato della stazione televisiva LA 7 nell’articolo Bèrghem Frècc 2011: Quando dicevano che Napolitano l’è propri un terùn). E uno che dice queste cose mi fa adesso la principessa sul pisello? Cose dell’altro mondo!

  16. Giovanni ST permalink

    Sto notando una cosa che va avanti da giugno ormai.
    Lei parla spesso del Conti, ci invita a informarci su quanto fa, ci mette il link del suo profilo professionale, insomma accende un faro sul Max Conti.
    Conti l’Aziendalista (tra l’altro nel momento in cui i tecnici aziendalisti stanno salvando il paese e monti è all’apice della popolarità…)
    Uno che è uomo schivo, che è sempre rimasto nell’ombra, lontano dalle candidature lontano da tutto.
    Anche nelle assemblee che ha organizzato (tipo quella sul PGT) parla poco, introduce le persone e se ne sta defilato lasciando ad altri gli sproloqui.
    Adesso invece articolo per articolo lo sta mettendo sotto il riflettore.
    Gli sta regalando pubblicità gratuita.
    Non al livello dei regali che ha fatto a suo tempo al Pedretti, in quel confronto dimostrò che rispetto a Lei Bertoldo era un modesto dilettante.
    Il risultato fu l’opposto del suo obiettivo.
    Ma vedo che ci ricade.
    Le gente ne parla e siccome il suo blog si divide tra pro Gandolfi e Contro Gandolfi…
    La metà (i Contro Gandolfi) prende a simpatia il Conti Piccolo, il Sig. Contino.
    Manco dovesse suonargli il famoso chitarrino…
    Tra l’altro scusi.
    Lei ha messo un link.
    Ci sono andato
    Ne vien fuori una persona amabile dal suo profilo professionale.
    Che si è fatto un’attività senza ereditarla dal padre (muratore)
    Se voleva spalare merda non so se ha centrato l’obiettivo.

    • Lei infila una serie di perle, una dietro l’altra in perfetto stile gatto padano.

      1. «I tecnici aziendalisti stanno salvando il paese e Monti è all’apice della popolarità…»: no comment, ma esilarante.
      2. Scrive del Max Conti: «Uno che è uomo schivo»: credo che si dimentichi, anzi faccia finta di dimenticare, il tempo in cui era scatenato sull’organo antigandulfiano Bergamo news, con conigli mediatici a raffica in stile Pedretti, tanto da meritarsi l’appellativo di “simil-Pedretti”. In un nostro manifesto il Pedretti e il Max Conti vennero chiamati “i Dioscuri”: i loro comportamenti, per esempio a proposito dell’ecomostro, erano talmente apparentabili che i due sembravano parenti e più che parenti fratelli, è più che fratelli, fratelli gemelli: come i Dioscuri, appunto. Si veda in particolare la straordinaria sinergia con il geometra brembano, allorché il progettista del terrazzino di Gemonio sosteneva che il progetto Bodega è un ecomostro, e Max Conti diceva che progetto Bodega non gli piaceva perché non erano stati sentiti gli “attori del territorio”. Scusatemi tanto, ma io non sono come il Bepi ci dice di essere la “memoria storica” e non vuole ricordare niente, nemmeno la bandiera rossa gettata in un fosso. Altro che “memoria storica”! Altro che “el memorioso”! Io non uso l’espressione “memoria storica” (che è roba sciacquettistica, da farmi rizzare i capelli, ahimè non più copiosi come un tempo), ma ricordo tutto.
      Sempre a proposito di conigli mediatici, alcuni maligni arrivarono a sospettare che l’intensità dei conigli mediatici del Max Conti fosse da mettersi in relazione con un tentativo estremo e disperato di ritagliarsi un suo spazio di visibilità, in quanto intenzionato ad autocandidarsi sindaco. Ma era una battaglia perdente, perché la dottoressa Serra con la sua scuola di partito, incentrata sulle parole d’ordine “società civile” e “determinazione”, aveva gettato le premesse per la sua marcia trionfale. Vabbè, trionfale fino certo punto, visto il punto cui siamo arrivati: ha promosso l’eversione dell’amministrazione Gandolfi in concorso con Pedretti e Locatelli (l’italianista Corti era al rimorchio del Pedretti, come il solito, dunque possiamo anche non contarlo), per approdare, pochi mesi dopo l’insediamento, al più che probabile sfondamento del patto di stabilità.
      3. Lei scrive «Gli sta regalando pubblicità gratuita», al MAx Conti. Toh , questa l’ho già sentita. E poi chi le dice che mi dispiaccia regalare pubblicità? Ma quel che conta è che lei mi sta dando un “buon consiglio”. Lei mi dice che se io demistifico la politichetta curnense, faccio pubblicità ai protagonisti della politichetta. Perciò, per il mio bene, non dovrei parlarne: dovrei essere anch’io sobrio. Grazie tante, preferisco ragionare con la mia testa.
      4. Lei scrive che, riguardo al Pedretti, avrei conseguito un obiettivo contrario a quello che mi proponevo («Il risultato fu l’opposto del suo obiettivo»). Guardi, è tanto divertente quello che lei dice che non lo commento nemmeno. Mi fa sorridere il fatto che lei lo dica con molta sicurezza.
      5. Lei scrive che «volevo spalare merda». Niente di tutto questo: io faccio un discorso ideologico. Ragiono sull’aziendalismo e sulle “relazioni umane”, perché questa, se non le dispiace, è la mia specialità. Lei non è obbligato a conoscermi, ma le faccio presente che è una vita che io combatto contro l’ideologia totalitaria dell’aziendalismo, contro la neolingua, contro il pensiero unico. Sono contrario alla violenza, non approvo né il lancio di bulloni degli operai Fiat contro i capetti, a suo tempo, men che meno approvo le gambizzazioni degli addetti alle relazioni umane, da parte delle Brigate rosse, sempre a suo tempo. Ma lei non mi faccia la mammoletta, non mi dica che non sa quale sia stato nel nostro tragico passato, e quale sia in questo non meno tragico presente, il ruolo dlle relazioni umane. Io nego che le relazioni umane siamo qualcosa di “condivisibile a sinistra”. Affermo inoltre che non si può servire Dio e Mammona. Perché si spala merda su di me, se affermo un principio ideologico? Io amo l’ideologia, non sono un traditore, io. Io per essere di sinistra non mi sono arricchito, come tanti. Anzi, è vero tutto il contrario. A Curno allignano i traditori, lo so. Ma io non sno di Curno (anche questo mi è stato rimproverato!), sono orgogliosamente cittadino del mondo e non sono un traditore. Non tradisco le idee, non tradisco gli amici, non tradisco neanche me stesso. A proposito di tradimenti ideologici: senza metterla troppo sul tragico, le consiglio la lettura di Fiorirà l’aspidistra di George Orwell.
      6. Ho inserito il “link aziendale” di Max Conti per dare al lettore un esempio di violenza aggravata e continuata esercitata sulla lingua italiana dagli aziendalisti (si veda in particolare la brochure). Dietro la violenza linguistica c’è, non solo a mio parere, un progetto totalitario e antiumanistico.
      7. Faccio presente che il circolo del Partito democratico pubblicò a suo tempo notizie su di me, inserendo il collegamento a un mio sito e riproducendone una pagina con tanto di evidenziazione. L’evidenziazione lasciava intendere che Gandolfi o io avessimo commesso chissà quale scorrettezza. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

      Guardi, se ci aggiunge una frasetta oracolare, più oracolare ancora di quelle in cui lei si dice sicuro che io con il Pedretti avrei sortito l’effetto contrario a quello che mi proponevo, se infila un’insinuazione malevola e una menzogna, una domandina in stile pedrettesco (“e allora dimmi perché…”), non ci sarebbe dubbio di sorta, questo commento sarebbe in perfetto stile gatto padano.
      Fra l’altro, non sarebbe la prima volta che colgo sinergie tra il gatto padano e Max Conti.
      Ma se colui che ha scritto il commento al quale rispondo non è il gatto padano DOC, la cosa diventa ancora più grave. Non essere il gatto padano, e somigliare al gatto padano: inaudito!
      L’ultima cosa che augurerei a un nemico sarebbe di somigliare al gatto padano. A parte il fatto che non coltivo l’estetica e la poetica del nemico, io l’avversario preferisco punirlo con l’ironia, con la beffa, con l’irrisione, se necessario con il disprezzo. Ma somigliarlo al gatto padano è eccessivo: una sevizia che dovrebbe essere bandita dalla Convenzione di Ginevra, o qualcosa del genere.

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