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Commento ai commenti di Bergamo news

20 settembre 2012

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Su Bergamo news è possibile leggere un articolo dal titolo Tagli dei servizi a Curno: ora si cercano volontari per il trasporto alunni. Abbiamo trattato l’argomento in una pagina precedente di Nusquamia, alla quale è appeso un numero incredibile di commenti, alcuni dei quali (forse dovrei dire la maggior parte) di ottimo livello. Dunque c’è ancora qualche speranza di risveglio delle coscienze curnensi, c’è finalmente volontà di riscatto dopo decenni di servaggio nei confronti della politichetta.
Ma qui non voglio parlare della soppressione del trasporto scolastico, parlerò della festa cervisiaria, cioè della festa della birra.
Molti commenti in calce a quell’articolo di Bergamo news sono contrari a Gandolfi: niente di male, siamo abituati al peggio, come quando Bergamo news era ostentatamente una testata antigandulfiana.
Fra i commenti ce n’è uno scialbo, ma in perfetto stile di favola del lupo e dell’agnello. Qualcuno ha scritto: “Va bene, la giunta serrana ha deliberato che un attore del territorio non versasse più  402.000 € in contanti, e subito, all’atto della firma di una certa convenzione, ma a rate dilazionate. Voi dite che questo è stato un calare di braghe e che, fra l’altro, non si doveva deliberare in Giunta, ma in Consiglio. E allora sapete che cosa vi dico? Io vi dico – tremate, tremate! – che i gandulfiani hanno deliberato in giunta a favore della festa cervisiaria”. Ma io dico: «Ohibò! Mettiamo i puntini sulle “i”». Pertanto:

a) la rateizzazione di quei 402.000 € doveva essere deliberata in Consiglio, perché le modalità di pagamento sono parte integrante della convenzione e la convenzione è stata deliberata in Consiglio;

a1) osserva Giuli in un commento su Bergamo news: «Il problema principale sotto il profilo amministrativo è che la deliberazione di Giunta non ha il visto contabile e che pertanto il passaggio in Consiglio era obbligatorio […].  Qui si discute della firma di una convenzione. Inoltre se anche toccasse alla Giunta decidere la rateizzazione, ciò non toglie che la responsabilità della scelta rimane della Giunta, quindi politicamente ne deve rispondere alle minoranze, contabilmente alla Corte dei Conti».

b) il contributo per la festa cervisiaria durante l’amministrazione Gandolfi è stato deliberato in giunta, così come sono deliberati normalmente in giunta i contributi alle associazioni ecc.: così si fece nell’amministrazione Morelli, così si fece nell’amministrazione Gandolfi, così aveva in mente di fare l’amministrazione Serra (e in fondo, perché no, le auguriamo che possa farlo, purché i contributi non abbiano sapore clientelare);

c) poiché quando si parla della festa cervisiaria da parte delle opposizioni si intende sempre che quella fosse una grande porcata, non ho difficoltà a dire che mi trovo – almeno parzialmente – d’accordo;

d) però chiedo un minimo di onestà: sapete benissimo che il contributo alla festa della birra, festa che contiene il peccato d’origine della contiguità – per via di sororità — tra un assessore della giunta Gandolfi e il segretario (se ricordo bene) del tripudio cervisiario, fu deliberato allorché il sindaco Gandolfi si trovava all’estero per ragioni familiari; sapete benissimo che alcuni consiglieri della giunta non erano stati messi al corrente della sororità e ne erano obiettivamente ignari; sapete benissimo che l’assessore contiguo per sororità all’organizzazione del tripudio “culturale” è stato destituito da Gandolfi;

d) è noto inoltre che la festa cervisiaria è stata salutata da un volantino anonimo distribuito nel paese, da uno strillo su Bergamo news, da un coniglio mediatico del Pedretti, sempre su Bergamo news; parimenti è noto a cani e porci (se non vi piace questa espressione: lippis et tonsoribus) che tutto questo baccano doveva servire a mettere in difficoltà Gandolfi; infatti, quando fu chiaro che non era possibile incastrare Gandolfi, praticamente non se ne parlò più (con gran dispiacere per chi dilatava le froge in vista del disarcionamento).

Ogni tanto c’è qualcuno, ancora oggi, che fa lo gnorri e ricorda la festa cervisiaria come una colpa di Gandolfi, contando sulla persistenza della calunnia e sulla labilità della memoria. Perciò mi sono sentito in dovere di rispondere alle insinuazioni che ho letto su Bergamo news con questo messaggio, che non è stato pubblicato:

Osservo che quello della festa cervisiaria fu un episodio spiacevole della giunta Gandolfi. Ma il Gandolfi era all’estero. Si volle far cadere la colpa sul Gandolfi. Poi, quando si capì che l’ipotesi di colpevolizzazione del Gandolfi non era praticabile, la stessa opposizione preferì mettere la sordina a quello scivolone (perché tale fu, inutile negarlo). Adesso credo si posa dire: uno ‘spin effect’ della festa cervisiaria  sarebbe stato un rafforzamento della componenente pagnoncelliana del Pdl [qualora la festa fosse riuscita, invece di essere stata il fallimento che fu: N.d.Ar.] e la conseguente messa in pista di un futuro candidato sindaco alternativo al Gandolfi, senza trattare la candidatura alternativa con l’ala del Pdl che si sarebbe qualificata come quinta colonna.

Cioè, questo è il colmo del ridicolo: si imputa al Gandolfi una colpa che non ha (non era lui in condizione di contiguità, per via di sororità, con gli organizzatori dei ludi cervisiari), si fa finta di dimenticare che l’assessore (alla cultura cervisiaria) fu destituito per via di quel “peccato”. E, colmo dei colmi, come si era fin dall’inizio sospettato e come poi con l’approssimarsi della campagna elettorale il traccheggiare della componente del Pdl vicina alla Compagia delle Opere non ha smentito, si stavano cercando alternative al Gandolfi. Ma bisognava imporsi all’ala del Pdl che aveva come riferimento il monarchico e innamorato Saffioti.  Così finalmente sarebbe stato stretto un accordo con il Pedretti, ma da posizioni di forza. Infatti, per quanto Gandolfi ricevesse i “buoni consigli” per un accomodamento con il Pedretti, da un certo punto in poi fu chiaro che quella non era una strada praticabile. La festa della birra doveva essere come l’abbrivio per la volata pagnoncelliana. Non lo fu.
Poi si sa come sono andate le cose. La quinta colonna saffiotiana fece lei volata proclamandosi idealista e costituendo quel Laboratorio delle idee (“delle idee”: risum teneatis, amici!) che a gennaio intendeva «costruire un nuovo percorso politico basato su principi fondanti quali l’onestà, la trasparenza, l’uguaglianza e l’efficienza, nel rispetto dei valori propri di ciascun cittadino», e che smise di esistere l’8 maggio con la sconfitta elettorale. Ma che bell’impegno!
La quinta colonna sarebbe andata con il Pedretti. E la componente pagnoncelliana? Schettineggiava. A Curno davano la colpa a Bergamo. Sarà vero? Qualcuno, non l’ultimo dei venuti, diede i soliti buoni consigli (ero presente, lo so per certo), chiedeva a Gandolfi di trovare un accordo con il Pedretti. Io dissi che così il Pdl si cacciava in un culo di sacco. Io dicevo che il Pdl avrebbe potuto salvare l’onore, rifondarsi, se si fosse affidato a Gandolfi. Così diedero a Gandolfi l’altro “buon consiglio”, di non stare a sentire me. Gandolfi costituì la sua lista, visto che al Pdl di Curno, forse non soltanto a Curno, possono contare sulle idee straordinarie di così grandi strateghi, meglio del cardinale Maz(z)arino. E la componente pagnoncelliana? Schettineggiò più che mai. Fregare Gandolfi non era più possibile, ma la componente pagnoncelliana  schettineggiava. Alla fine si presentarono con una lista di candidati impresentabile, in cambio del loro appoggio che — come dice in Casablanca Humphrey Bogart alla bellissima Ingrid Bergman, sulla pista dell’aeroporto (ma solo nella versione inglese del film) — «vale soltanto un mucchietto di fagioli», cioè niente. È andata come sapete.

Con queste premesse e con questo epilogo, il Gandolfi sarebbe il responsabile dello scivolone della festa cervisiaria? Ma mi faccia il piacere!

P.S. – Non mi lamento del fatto che Bergamo news non abbia pubblicato il mio commento. Da un lato conosco benissimo la legge di de Gasperi, dunque non mi esaspero. D’altro canto, mi avete dato lo sprone per questo articolo. Sapete che cosa vi dico? Io vi ringrazio.

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16 commenti
  1. Dedicato all’“ammucchiata istituzionale” curnense

  2. Giuli permalink

    Carissimo Aristide, Le invio sette parole che ho spedito a Bergamonews in risposta all’ultima esternazione oracolare della nostra vecchia conoscenza Pluto.

    Ah il ridicolo, categoria del genere umano.

    Mi sono posta la domanda se valesse la pena di accettare il confronto e spiegare i grossolani errori logici e giuridici.
    Come già in passato feci però con Cliofeci, mi sono risposta: tempo perso!

  3. Giuli permalink

    Il commento di cui sopra non è stato pubblicato. Non addicendosi ad una signora citare le leggi della camerata, mi limito a dire noli me tangere.

    • Non hanno pubblicato nemmeno il suo commento, quello impaginato sotto il capolavoro di Rino Gaetano? Neanche un commento di appena sette parole? Non è l’unico. Veda gli altri due commenti qui sotto.
      La legge della camerata sarebbe quella di De Gasperi, immagino. Sì, in effetti, è un po’ forte, per una signora. Per lo meno nella prospettiva di un reazionario come me (reazionario non certo politicamente, ma sotto il profilo della correttezza politica che ha strangolato l’ideologia, il pensiero forte, a favore dei pensierini in stile “società civile”). Ricordo ancora la prima volta che sentii una fanciulla, neanche tanto brutta, esclamare con forza e manifesto compiacimento: “Cazzo!”. Inorridii. A casa mia succedeva che mio nonno mi facesse un giorno una partaccia, perché avevo usato la parola “fregarsene”. Lui per dire “Che cos’è questo casino?”, diceva “Che cos’è questo quarantotto?”. Come cambiano i tempi! Questi sono tempi di mistica territoriale e aziendale, tempi di gatti padani, tempi d’indifferenza etica, tempi di tradimenti, di volantini e denunce anonime. Che schifo! (Così diceva la mia quasi omonima Tina Pica.)

  4. Bergamo news non pubblica? Non fa niente, pubblichiamo noi. Ovvero: conosco la legge di de Gasperi, non mi esaspero, ma pubblico
    .

    Riporto qui la scansione di un dibattito che ha avuto luogo venerdì 21 settembre nella pagina dei commenti associati alla notizia di Bergamo news alla quale è dedicata questa pagina di Nusquamia. Il dibattito è tronco, perché mancano due interventi, rifiutati dalla redazione di Bergamo news, ergo non pubblicati. Non sta a me decidere se siano belli o decisivi o addirittura meravigliosi. Però non mi sembrano spregevoli.
    Mi limito a osservare che i due commenti non pubblicati avrebbero potuto far progredire il dibattito, che invece si è voluto troncare sul più bello:
    A) Il primo intervento è mio ed è stato inviato questa mattina a mezzogiorno (adesso sono le 18.30).
    B) Il secondo intervento non pubblicato mi è stato girato da Giovanni ed è stato inoltrato alla redazione di Bergamo news alle 12 42. A scanso di equivoci e malintesi, faccio presente che il commento di Giovanni è rivolto a Pluto (che, com’è noto, non è altri che il gatto padano): il gatto sostiene che la delibera di giunta portava la firma del segretario comunale, invece secondo Giovanni tale firma non ci sarebbe stata. Dunque il commento di Giovanni non entra nel merito dell’obbligatorietà della firma, sulla quale potrà dirci qualcosa, se vorrà, lo stesso segretario comunale.
    Riporto pertanto qui di seguito il dibattito tal quale, com’è possibile leggere su Bergamo news, con l’integrazione dei due interventi non pubblicati.

    Apre dunque le danze Pluto:

    Pluto: Ven, 21/09/2012 – 09:22 – La rateizzazione degli oneri è concessa dalla legge nazionale sia per le opere di urbanizzazione che per le singole costruzioni. La ragione deriva dalla dimensione delle opere e ciascun regione e comune ne delibera l’attuazione pratica. Una volta approvata dal consiglio una lottizzazione, tocca alla giunta decidere se concedere o meno la rateizzazione. Può infatti accadere che uno si faccia approvare una lottizzazione ma non inizi nemmeno i lavori: prima di iniziare deve pagare. Siccome normalmente la convenzione dura una decina d’anni, il costruttore potrebbe iniziare i lavori al nono anno e 364 giorno e in parallelo chiedere la rateizzazione.

    Risponde Giuli:

    Giuli: Ven, 21/09/2012 – 10:10 – Lei parla senza cognizione di causa (di quale normativa nazionale parla?) una rateizzazione può certamente essere concessa da una parte all’altra ma non è obbligatoria, il problema principale sotto il profilo amministrativo è che la deliberazione di Giunta non ha il visto contabile e che pertanto il passaggio in Consiglio era obbligatorio e poi cosa c’entra la scelta del momento in cui costruire che spetta al costruttore, qui si discute della firma di una convenzione. Inoltre se anche toccasse alla Giunta decidere la rateizzazione, ciò non toglie che la responsabilità della scelta rimane della Giunta, quindi politicamente ne deve rispondere alle minoranze, contabilmente alla Corte dei Conti.

    Così commenta Aristide:

    Aristide: Ven, 21/09/2012 – 11:02 – @ Giuli • Pluto si è espresso in forma oracolare. Scrive: «La rateizzazione degli oneri e’ concessa dalla legge nazionale». Lo dice lui: non dice come, dove, sotto quali condizioni ecc. Soprattutto non ci dice quale legge. L’Azzeccagarbugli al quale si era rivolto quel sempliciotto di Renzo Tramaglino (peraltro valente operaio specializzato) ci sapeva fare di più. Lui tirava fuori le grida, le leggeva. Certo, tirava fuori le grida che voleva lui, e le interpretava come voleva lui, l’Azzeccagarbugli. Ma almeno non era oracolare, vivaddio.

    Nel frattempo Pluto fa osservare, piccato, a Giuli:

    Pluto: Ven, 21/09/2012 – 11:33 – Non venga ad insegnare la legge al sottoscritto che non ha approvato nulla. Se il segretario comunale ha approvato la delibera di rateizzazione, certamente sapeva il fatto suo. E se lei o il suo amico Aristide Gandolfi non eravate d’accordo, avevate tutto il tempo necessario previsto per legge per fare ricorso contro quella deliberazione.

    Scrive allora Aristide a Pluto, che su Bergamo news è cànide, ma su Nusquamia felino (messaggio non pubblicato, rivolto a Pluto perché i lettori intendano, ma Bergamo news non vuole che intendano o, quanto meno, che leggano):

    Aristide: Ven, 21/09/2012 – h 12 ca. – Cioè lei prima dice di conoscere la legge, poi dice che a lei non s’insegna la legge e che in ogni caso c’è il segretario comunale che sicuramente la conosce. Quindi con “abile” scarto dialettico, che in realtà non è per niente abile, lei dice che se Gandolfi non ha fatto ricorso o non ricorre, allora è tutto a posto. Credo che lei sappia poco di legge, sicuramente non sa di logica. La sua è una fallacia pseudo-deduttiva cosiddetta ‘ad ignorantiam’. L’onere della prova è a carico di chi afferma la tesi, non dell’interlocutore.

    Scrive ancora Giovanni a Pluto, (messaggio non pubblicato, rivolto a Pluto perché i lettori intendano, ma Bergamo news non vuole che intendano o, quanto meno, che leggano):

    Giovanni: Ven, 21/09/2012 – h 12.42. – Fidati di chi queste cose le fa per lavoro da moltissimi anni. Ecco il punto dolente, sulla delibera manca il parere contabile della ragioneria. Noi potremmo pensare che quel 5 luglio la responsabile poteva anche non essere in Comune per problemi suoi ed ecco che allora sarebbe obbligato a intervenire il segretario che firma il parere contabile al posto della ragioniera che magari era assente, ma il segretario invece cosa fa? Boh, non si sa, partecipa comunque alla Giunta, perché senza di lui non si può far Giunta, ma non firma il parere contabile. Come te lo spieghi questo fatto Pluto, proprio tu che tiri fuori la firma del segretario? Non lo sapevi?

    Formulo inoltre qui su Nusquamia, e solo su Nusquamia (inutile inoltrare a Bergamo news, a questo punto), questo mio ulteriore ultimo commento, in forma distesa:
    L’onere della prova è a carico di chi afferma la tesi, non dell’interlocutore.
    Forse bisognerà spiegare al gatto padano perché, quand’anche Gandolfi avesse motivo di fare ricorso contro la delibera, non è detto che la faccia, anzi è probabile che non lo faccia. Ho già dimostrato che, in ogni caso, il fatto che Gandolfi non ricorra non dimostra che tutto sia regolare.
    A che cosa servirebbe, infatti, ricorrere? Servirebbe a far male alla dott.ssa Serra, per esempio. Ma i cittadini che cosa ci guaderebbero? Niente, perché ormai il pasticcio è fatto, quei 420.000 € non rientrerebbero certo nelle casse del Comune, dall’oggi al domani, la dott.ssa Serra dovrebbe impegnarsi a difendersi, non troverebbe il tempo per trovare una soluzione migliore al problema del trasporto scolastico che distribuire gli orari dell’azienda “filotranviaria” (non dico la sigla, perché le sigle mi stanno antipatiche, è roba da gatti padani e da aziendalisti). Invece bisogna spingere la dott.ssa Serra e i suoi aziendalisti a trovare una soluzione politica e intelligente, al limite una soluzione anche aziendale, purché sia una soluzione.
    Io non so se il gatto padano sia abituato a far denunce a destra e a manca per trarre vantaggio o meschine soddisfazioni personali (ricordo soltanto una minaccia di denuncia del gatto, quando si firmava Straliccio, sul blog dell’Udc, poi il blog dell’Udc chiuse precipitosamente, e il perché è rimasto un mistero glorioso: a chi il blog, che fra l’altro andava a gonfie vele, non voleva recare un dispiacere? A Straliccio? Non è credibile.).
    Io però so per certo che noi non siamo carogne, non abbiamo intenzione di fare del male alla dott.ssa Serra (non ci saranno denunce da parte di Gandolfi, se nel seguito del dibattito la c.d. sinistra avrà un atteggiamento corretto (accà nisciun’è fesso); se ci saranno denunce anonime, i signori c.d. progressisti volgano lo sguardo altrove, tra i falsi amici: Curno, com’è noto, è “territorio” funestato da volantini e denunce anonime). Abbiamo a cuore il bene del popolo, tutto quel che chiediamo ai viveur è deporre l’albagìa e trovare una soluzione.
    Il fatto di aver subito tutto il male che abbiamo subito, la consapevolezza dell’astio antigandulfiano non hanno fatto di noi delle carogne. Almeno per ora, speriamo per sempre. Certo non tutti, però Aristide sì, qualche volta è un po’ sprezzante, come ha scritto su questo diario quel tale, è vero. Ma non è forse spregevole l’aziendalismo, non è esecrabile l’indifferenza etica?

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    Un esempio di soluzione per i problemi di cassa del Comune (proiettata nel medio-lungo periodo)
    Pur consapevole del fatto che questa non è una soluzione di ricaduta immediata, perché non prendere in considerazione l’idea di dismettere la Megabiblioteca, una cattedrale nella brughiera, superata dalle moderne tecniche di riproducibilità dell’opera a stampa, superata dal fatto che il servizio interbibliotecario della provincia di Bergamo è uno dei migliori d’Italia?
    Insistere con il turboprogetto di quella Megabiblioteca significa trattare i cittadini come una massa di miserabili Fantozzi, ai quali si possa imporre di tutto e di più. Ricordo un mio zio, direttore di banca a Saronno, Cremona e Milano, uomo di vedute non propriamente larghe, ricordo come malediceva la Cassa del Mezzogiorno e i suoi sprechi. Se fosse ancora in vita gli direi: e la Megabiblioteca di Curno, allora?
    Insistere con quella Megabiblioteca è un insulto ai cittadini, un oppedere civibus. (Non traduco, cercate sul vocabolario! Perché se traduco quest’espressione, che ho ripreso da Orazio, già mi par di vedere lorsignori che s’indignano, storcono la bocca, quindi – più elegantemente – l’atteggiano a culo di gallina.) Sì, un insulto, come quando l’Olivetti continuava a vendere le telescriventi all’amministrazione delle Poste, ma i fax esistevano in tutto il mondo, anche in Italia, ormai da parecchi anni.

  5. Xelalex permalink

    Carissimo Aristide.
    E’ sempre uno “spettacolo” poter leggere questo diario.
    Anch’io come altri, sono stato messo da parte dagli amici di Bergamo News. Purtroppo non ho avuto l’accortezza di salvare altri scritti.
    Ho letto alcuni messaggi inviati a Bergamo news in risposta allo spargitore e mi fa specie che il mio non sia stato preso in considerazione.
    Dopo quattro tentativi ho rinunciato, pensavo che per i primi due vi potessero essere errori di connessione: eh ciao, mi hanno boicottato:- punto e basta!..
    Se mi verrà consentito le invio il mio scritto mai pubblicato in risposta a un certo Alex, il quale non solo mente sapendo di mentire ma è pure una persona disperata alla disperata ricerca di visibilità che -neppure tra i suoi più accoliti seguaci- potrà mai avere. Quel che è peggio, è che dopo aver fatto opera di diffamazione, offendendo quindi l’onestà e l’onorabilità delle persone coinvolte, da spargitore di sterco si è imbrattato egli stesso come non mai e senza dietro tornar, perché in risposta ha dovuto soccombere all’opera di bonifica del territorio imbrattato il quale è stato immediatamente reso pulito come doveva essere da persone oneste che a questo scempio non ci sta, prima che il sagace sostenitore del nulla cercasse vanto. In pratica ha fatto una pessima figura (per stare in tema) di merda!
    L’unico vanto “a mio avviso negativo” è che tante persone si rendono conto di quanto odio ha in corpo questo individuo. L’onestà a tante persone fa male, inutile insistere, sono talmente abituati al disonesto vivere che quando incontrano una persona a modo la osteggiano.
    La saluto cordialmente e continuerò a leggerLa con interesse.

    %%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%

    Da Xela, in risposta a Alex e Renzulli

    Siete degli spergiuri. Mentite sapendo di mentire. Ma i conti non vi danno ragione. Abominio e scelleratezza ricada sulle vostre panzane.
    Conosco un ottimo medico che potrebbe fare al caso vostro.
    La moglie di Gandolfi, se voi non foste quegl’esseri spregevoli che siete vi indirizzerei a visionare chi e per che cosa quei pochi spiccioli sono stati destinati. Non lo dico perché lo sapete di già e quindi siete spregevoli, disgustosi con pochi e confusi neuroni.
    Mostre di amici? c’è chi li ha e c’è; chi come voi se li deve comprare. Guardate che, a parte chi vi ha votati, gli altri elettori han capito l’antifona, in ritardo ma l’han capita. Tutto l’opposto.

  6. Breve risposta al gatto padano, espulso da questo diario

    Ieri sera, tornato a casa a notte fonda, ho trovato un messaggio del gatto padano che ovviamente non pubblico, essendo stato il gatto radiato da questo diario, per manifesta indegnità.
    Mi limito a trascrivere questo giudizio felino, una delle tante lepidezze (una delle tante lepidezze di costui che «lepór mesce ai detti»: gatto, non protestare come la perfida e laida Rusina, cercati le parole sul vocabolario!)

    Se ci fosse stato un Pelizzoli assessore al posto della Serra in assemblea e consiglio comunale vi avrebbe appesi politicamente ai lampadari.

    E osservo: ohibò, ma lei, signor gatto, non è per niente “sobrio”, a differenza dei signori c.d. progressisti ai quali attualmente offre i suoi servigi, come fino a non molto tempo fa li offriva, assiduamente, al Pedretti territoriale. Quindi mi domando: Pelizzoli chi? Il Bepi? Ah, sì:

    El Bepi de Cüren al fa i sghei,
    gh’en da minga ai sö fradei

    (Non ho detto niente di male, spero. Uno non è mica obbligato a dare la grana ai fratelli, ai compagni di partito, ai cittadini.)

  7. Grigio permalink

    Inutile scrivere a un giornale dove la Serra ha lasciato fior di soldini per le sue inserzioni pubblicitarie in campagna elettorale. E non solo lei… Hanno taroccato per cinque anni i dati di Curno, volete che non lo facciano adesso? Il fatto è che da Gandolfi non hanno preso soldi o favori, come a Curno non è successo a nessuno (e forse è stata la prima volta che succede). Volete che sostengano adesso il contrario dei loro interessi, compreso il loro legame con la sinistra e il PD?

  8. Per favore, lavorate nell’interesse dei cittadini e – se potete – non fateci arrabbiare
    (È soltanto la parodia del titolo di un film con la coppia Bud Spencer e Terence Hill: in realtà ragioniamo, per principio non ci arrabbiamo mai e non c’indigniamo nemmeno. Altri sono coloro che s’indignano, stroncano le discussioni all’insegna del “Non m’interessa!”, impongono le mordacchie, ma pretendono la condivisione.)

    Apprendo adesso (sono le 21.30 del giorno 22 settembre) che alla vetrina del Partito democratico (Pd) è stato affisso un tazebao nel quale si legge che il consigliere Gandolfi avrebbe incoraggiato il taglio delle spese (ergo il taglio delle spese per il trasporto scolastico) nella seduta di bilancio del 30 giugno 2012. Quindi, secondo il tazebao, il consigliere Gandolfi avrebbe spudoratamente cambiato rotta per calcolo politico.
    Premessa – Intanto il quondam sindaco si è con me lamentato, qualche giorno fa, del fatto che la sua dichiarazione non fosse stata trascritta come lui ricorda di averla formulata: credo però che non sia il caso di entrare in questa polemichetta. Magari è colpa sua: perciò, così mi ha detto, procurerà di leggere documenti che non diano adito a fraintendimento (in quell’occasione aveva parlato a braccio). Ma più che un problema di trascrizione, mi pare che ci sia un problema di interpretazione della trascrizione stessa. Mi limito a osservare che quella dichiarazione era in contrasto con l’ipotesi di aumentare le tasse ai cittadini: ma questa è stata comunque la strada percorsa dall’Amministrazione con determinazione (confortata dalla condivisione dei cittadini, immagino: è così?). Dunque mentre Gandolfi proponeva di tagliare qualche servizio (evidentemente, non tutti) piuttosto che aumentare le tasse ai cittadini, di fatto si sono aumentate le tasse ai cittadini e si è soppresso il servizio di trasporto scolastico. Non è quel che Gandolfi chiedeva. In ogni caso, altro sarebbe stato annunciare il taglio del servizio scolastico a fine giugno, quando Gandolfi prese la parola, altro a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico. Possibile che i signori c.d. progressisti, per quanto crudelmente aziendalisti, non se ne rendano conto? Hanno veramente un cuore di pietra?
    Due questioni da non prendere sottogamba – Il problema vero, come risulta dalla lettura di Nusquamia, non è il taglio di spesa per il trasporto scolastico in sé e per sé. Sotto certe condizioni, potrebbe essere necessario. Questo l’abbiamo sempre detto: bisogna vedere però sotto quali condizioni. Il problema, come abbiamo già affermato, e come siamo costretti a ripetere, è duplice:
    A) Se il 30 giugno 2012 il bilancio non era in sofferenza e se invece a decorrere dalla data del 5 luglio il sistema perse le sue difese naturali di copertura delle spese (allorché è stata concessa a un attore del territorio quella tal rateizzazione di 402.000 €, sulla quale ci siamo ampiamente soffermati) e se – come è stato affermato in Consiglio comunale – la concessione della rateizzazione non è stata un improvviso, voluttuoso e “partecipato” calar di braghe, in relazione a mancanza di quel piglio manageriale del quale l’Amministrazione reca superbo vanto, se quella ratieizzazione è stata dunque il risultato di una dolorosa decisione a conclusione di una lunga trattativa, è ragionvole pensare che fin dal 30 giugno 2012 si dovesse avere sentore della necessità di un taglio delle spese. Dunque, quanto meno, si sarebbe potuto suonare un primo campanellino d’allarme. Si sarebbe potuto dire: signore e signori, qui si aumentano le tasse e probabilmente dovremo tagliare qualche servizio. Invece si è detto che tutto va bene, madama la marchesa. Non solo: se dopo il 5 luglio era ragionevole ipotizzare la soppressione del servizio scolastico, perché le mamme interessate al servizio non sono state messe in pre-allarme? Le mamme non sono bibliomamme: sono prima di tutto mamme di figli che vanno a scuola. I signori che siedono al governo di Curno, del quale si sono insignoriti perché Curno fosse un paese bello da vivere, nella modalità che sappiamo, avrebbero avuto a disposizione circa tre mesi per organizzarsi, se fossero stati un po’ più àlacri (con l’accento sulla prima “a”, per favore). O i nostri amministratori intendono dire che loro non ne sapevano niente, perché qualcuno non li ha avvertiti tempestivamente della nave che fa acqua? Perché allora quella “lunga trattativa”? Da chi non sono stati avvertiti dello stato di pericolo di una nave che imbarca acqua? Loro così avveduti, così aziendalisti, sono stati presi di sorpresa? Ma mi faccia il piacere… Così diceva Totò.
    B) Ma non è finita. Non solo i genitori sono stati avvertiti all’ultimo momento della soppressione del servizio di trasporto scolastico, quando avrebbero potuto essere stati avvertiti molto prima. Il fatto è che non si ha notizia di una tempestiva ricerca di una soluzione che tamponasse l’inconveniente che l’improvvisa soppressione creava nelle famiglie. Che tamponasse l’inconveniente almeno per qualche mese, per consentire alle famiglie di “svezzarsi” da questo servizio. Ammettiamo che quella rateizzazione di 402.000 €, non sia stata un calar di braghe: sappiamo comunque che è stata determinante per la soppressione del servizio di trasporto scolastico, ci sarebbero stati tre mesi di tempo per pensare e per lavorare. Altro particolare non trascurabile: quella rateizzazione è stata decisa in una seduta di Giunta comunale, e non in una seduta di Consiglio comunale, come tutto lascia ritenere che si sarebbe dovuto fare (la questione è sub judice, nel senso che se ne sta ancora discutendo). Se la questione fosse stata portata nella sua sede naturale, cioè in Consiglio, forse la Giunta avrebbe ricevuto il necessario sprone, da parte dell’unica opposizione esistente in Consiglio, per scrollarsi di dosso la propria ignavia.

  9. Gastone permalink

    Nella fabbrica delle bugie (secondo un’antica e sinistra abitudine), dunque, “è stato affisso un tazebao nel quale si legge che il consigliere Gandolfi avrebbe incoraggiato il taglio delle spese (ergo il taglio delle spese per il trasporto scolastico) nella seduta di bilancio del 30 giugno 2012. Quindi, secondo il tazebao, il consigliere Gandolfi avrebbe spudoratamente cambiato rotta per calcolo politico”. I serrapedrettisti (non si riesce a distinguerli nei comportamenti, tanto sono uguali) hanno una specialità: se uno dice qualcosa, e magari non la dice neanche, ma loro fanno finta che l’abbia detta, loro la usano per scusare se stessi. Ma cosa c’entra il Gandolfi se loro hanno tolto il servizio del trasporto scolastico (che il Gandolfi aveva mantenuto – unico dato inconfutabile) perché hanno canato di brutto i conti (che il Gandolfi aveva rimesso a posto)? Se si riducono a queste scuse/barzellette vuol proprio dire che sono ridotti alla canna del gas!
    Mi firmo Tone, perché privato del gas che serve ai sinistri (ma lo sono veramente?).

  10. Alì permalink

    Buana!, compagni. Le vostre balle mi ricordano la supercazzola di Tognazzi, esempio di discorsi in cui si pronunciavano parole-chiave per far credere una cosa e poter poi dire di aver detto il contrario.
    Con Tognazzi ridiamo anche in Africa, con voi si ride (e piange) a Curno. Buana!

  11. Aqui permalink

    Ma gli amici e sostenitori della Serra sanno leggere? Soprattutto, sanno rispondere alle domande che il popolo fa? Sanno dire la verità? O è così o è cosò: non è possibile che non si capisca mai niente, e la colpa sia sempre degli altri. Ci sono state una montagna di domande e spiegazioni in questi giorni. Le ho capite anch’io. Loro non le hanno capite? Allora o non sanno leggere o non sanno ragionare o non sanno rispondere. Una volta tanto abbiamo trovato chi dice delle cose chiare, che non è detto siano giuste. Si dica perché sono sbagliate. Menare il can per l’aia significa prendere per il didietro il popolo, lo si capisce o no? A Curno c’è una ripresa della credibilità della politica perché la gente comincia a interessarsi, e comincia a interessarsi perché vengono dette cose chiare. Si risponda in modo chiaro. Si è detto che a Curno sarebbe stato bello vivere, ma quando si mettono in tavola in modo chiaro le questioni da esaminare per entrare in dialogo, c’è il silenzio più preoccupante. Sveglia Serra, sveglia Conti, sveglia Gamba, sveglia Cavagna. E svegliatevi anche voi del gruppo e del PD.
    Voglio dire una cosa ancora al signor Aristide. Sono nel commercio anch’io e anch’io ho fatto il ragionamento del quasi collega Emilio, nell’articolo sotto: se i politici sono così bravi, i migliori sul territorio, e i comuni son tutti in boletta, come mai qualche imprenditore è pagato e altri no? Se tutti sono in boletta, come fanno a pagare? Vuol dire che non tutti sono in boletta, e allora vuol dire che ci sono amministratori migliori di altri e che, se i soldi sono pochi, si pagano solo gli amici.

  12. Seràfico permalink

    @ Aqui
    Sinceramente me lo son chiesto pure io e tuttora me lo chiedo. E se lor signori fossero convinti di essere nel giusto? Se sono convinti, cioè, che siamo noi che dobbiamo stare alle loro regole perché essi sono portatori del sacro verbo?
    Perciò non si sentono tenuti a dare risposte: puri sono. E’ solo questione di buona educazione, che una domanda esige risposta, non necessariamente calorosa, ma una risposta.
    Invece niente, e sì che son state poste alcune “interrogazioni” — questo termine mi terrorizza, lo cambio — volevo dire, domande, ai diretti interessati su questo diario. Domande poste ai massimi esponenti di regime — “chiedo scusa”–, volevo dire agli esponenti di questa amministrazione: e chi ti risponde? Boh!
    Vi sono troppe variabili in gioco, l’unico punto fermo è che non sono persone degne. Mi par avere inteso che adesso tutte le loro manchevolezze le stanno scaricando, per lo meno tentano di scaricarle, addosso al povero Gandolfi.
    Gandolfi, non getti la spugna, so che ha una squadra di brave persone, umili e generose, che la appoggiano. In ogni caso, so chi è lei: lei saprà chi sono io solo dal momento che le tirerò il lembo della camicia per rimproverarla.
    Siamo in tanti che credono in lei e nella squadra, siamo in aumento.

    • Ho paura che loro diranno che non rispondono perché hanno ormai capito che questo diario è “vomitevole”.
      Jacques ha in proposito montato su una sceneggiata. Non è difficle cògliere la pretestuosità della sua indignazione tutta speciale (i giornali hanno gl’inviati speciali, la politica — soprattutto la politica “politicamente corretta” — ha i suoi “indignati speciali”). Nella pagina L’inno delle bibliomamme Sole ha scitto a Jacques, da avatar ad avatar, «@Jacques: suicidati…!» (testuale); io ho scritto «Non sono d’accordo. Jacques potrebbe conservarsi in vita, dedicando gli anni che gli avanzano, che gli auguriamo numerosi e in salute, alla ricerca disinteressata della verità e del bello».
      Jacques per troncare la discussione sul tema vero, che era se un uomo di sinistra possa servire Dio e Mammona, ha stabilito che il diario è “vomitevole”. Impresa ardua da dimostrare, tanto più che io ho risposto come ho risposto e ho fatto la “domanda delle cento pistole” a Jacques: io sono stato invitato al suicidio come persona fisica, su Bergamo news, e la testata anglorobicosassone non ha preso le distanze dall’invito di uno che sapeva benissimo che Aristide era Claudio Piga, visto che ciò era stato rivelato da Bergamo news, con tanto di nome, cognome e indirizzo di casa.
      La domanda delle cento pistole era: cosa pensa Jacques della testata “amica”? Vomitevole o non vomitevole?
      Ho avuta risposta sobria, cioè nessuna risposta.

      Poiché ho paura che vogliano montare un caso sul carattere vomitevole del diario (dicono loro) dedicherò una pagina all’argomento. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio: la repressione preventiva della denigrazione è cosa giusta e santa. È finita l’epoca in cui se la cantavano e se la suonavano. Quando dicono di aver sempre ragione, può darsi (anche) che siano in buona fede. Finora, prima che Gandolfi, questo intruso, salisse alla ribalta, non avevano trovato nessuno che li contrastasse. Perciò sono convinti di aver ragione, eventualmente, anche in buona fede, per delirio di potenza, perché trovano inconcepibile che esistano persone migliori o che quanto meno possano ridurli alla ragione. Ecco allora che gli avversari devono essere considerati pazzi, o reprobi. Tra vedere e non vedere, l’ideale sarebbe mettergli una mordacchia. Questo diario è nato precisametne per vanificare i tentativi di mistificazione e di mordacchia.

  13. Sinistra storica permalink

    Letto con attenzione.
    Meccanismo demistificatorio rovesciato come un guanto, svelato, smontato, disinnescato.
    Nei resoconti di Nusquamia: controinformazione e demistificazione che né la c.d. sinistra né il centrodestra hanno potuto impedire.
    Avanti.

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