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Curno inchiavardata: considerazioni in vista della seduta di Consiglio del 28.09.2012

27 settembre 2012

Françoise Hardy, diciottenne al tempo di questa incisione su vinile, canta Le temps de l’amour. Quando si è giovani, almeno quando si è giovani, non si dovrebbe essere cinici. I vecchi sono attaccati oscenamente alla vita, al potere, a quelli che chiamano i piaceri. Ma un giovane cita con orgoglio – come nel film Soffio al cuore, di Louis Malle, le parole del generale Lassalle, “il primo sciabolatore” di Francia: «Un ussaro che a trent’anni sia ancora in vita è un cialtrone». E ricorda che Lassalle morì a Wagram, colpito da una pallottola, all’età di 32 anni. Se non si vuole arrivare a tanto, un giovane avrà presente, come Françoise Hardy, che la sua è l’età dell’amore, l’età degli amici e dell’avventura. Insomma, per un giovane l’indifferenza etica, l’egoismo, il patto Serra-Pedretti, gli inganni della politichetta, la slealtà e l’abuso di potere sono, o dovrebbero essere, cose dell’altro mondo. Di un mondo che agli occhi di un giovane non può che essere schifoso.

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Ricevo, tra i commenti alla pagina di Nusquamia intitolata Curno è inchiavardata? questo scritto che ho ritenuto opportuno trasferire qui, facendone una pagina autonoma. L’autore è H.C. Andersen (uno pseudonimo, ovviamente), del quale abbiamo già apprezzato in precedenza due o tre commenti, misurati e pertinenti.
Pubblico il testo tal quale, avendo introdotto soltanto qualche accapo, neretti quanto basta, titoli di sezione e qualche parolina di raccordo, come usa nel c.d. editing che tanto piace alle “galline editoriali”.
Ho anche inserito il filmato in testa, dove la dolce Françoise Hardy, con riferimento alla sua (giovane) età, indirettamente, ci fa sapere di tenere in non cale la feroce “determinazione”, così importante — invece — nella pedagogia di Maria De Filippi e degli aziendal-progresssiti curnensi. Il filmato si giustifica in relazione alla  possibilità che la vecchia guardia del gruppo Vivere Curno eserciti un’azione di controllo e chiusura dell’universo del discorso dei giovani: un invito ai giovani, dunque, alla rivendicazione dei propri spazi di libertà.
Nella finzione di questo diario ho immaginato che H.C. Andersen — che ho buone ragioni di ritenere curnense — sia un viaggiatore, dunque un pellegrino, per rimanere nello stile del diario. Ricordo che Nusquamia è un’isola sconosciuta nel mezzo dell’Atlantico, dove idealmente ho trasferito il mio antro abduano, con tutti i suoi ammennicoli, le sue carabattole e una dose minima consentita di gingillini elettronici, quelli con i quali armeggiano compulsivamente gli aziendal-progressisti quando con mutria sacerdotale celebrano la sacra rappresentazione delle adunanze di Consiglio partecipato.

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da H.C. Andersen, pellegrino, ad Aristide cittadino di Nusquamia

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Buongiorno sig. Aristide

Faccio una premessa, inchiavardata da chiavarda, che non è una parolaccia: così mettiamo in pace il fragile cuore delle Principesse sul pisello 1 e 2.

L’ammucchiata istituzionale

Lei chiede se Curno è inchiavardata, altroché se lo è.

L’ammucchiata istituzionale ha incollato tra loro i partiti, sono così uniti tra loro che si muovono poco e male, un corpo unico e deforme.
Un mostro, una specie di Moloch che si nutre degli averi e dei cittadini stessi, condannando Curno al declino.
La prova è lo stato di estraneità della Lega e del Pdl. Svagati e abulici, avulsi dall’attività politica, tutt’al più con qualche velleità di politichetta, non fanno un’opposizione degna di questo nome in Consiglio comunale. Lei nel suo diario lo ha descritto molto bene.
Per uscire dalla situazione di stallo occorre superare la fase attuale di crisi profonda dei partiti e delle istituzioni da loro occupate. Ma come? Ecco il problema. Trascuriamo per il momento il Pdl, che si è “suicidato” (per overdose di schettinina: N.d.Ar.) e consideriamo, in particolare, la c.d. sinistra e la Lega nord.

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La c.d. sinistra

Nel panorama politico curnense la c.d. sinistra occupa un posto di riguardo: forte di quanto rimane del vecchio apparato del potente, organizzato e influente Partito comunista, essa è un gruppo di potere mascherato, che ha come fine nient’altro che il potere per il potere.
Hanno abbandonato le fabbriche con i suoi operai, disinteressandosi di quel formidabile tessuto industriale dell’Italia del boom economico, del quale sopravvive ben poco, è quasi tutto smantellato.
Alla crescita economica non ha fatto seguito una altrettanto valida crescita socio-culturale e politica del paese, gestita malamente da una casta chiusa in se stessa.
Ora in momento di crisi siamo impreparati e le zavorre accumulate nel tempo ci rendono lenti e impacciati nel mare tempestoso di un mercato economico globale.
La classe politica italiana ha dilapidato le ricchezze, nei modi peggiori che conosciamo: ricchezze vere e inestimabili, prodotte dalle braccia e dalle menti di questo paese che non possiede materie prime. Ecco il bel risultato: le braccia, a basso costo, sono d’importazione, le menti capaci dei nostri giovani cercano opportunità all’estero.
Ricordo quando Cossiga affermò che negli anni 70 e 80, gli anni della crescita vertiginosa del debito pubblico, i politici mal gestivano e sperperavano le risorse del paese convinti che i soldi non finissero mai, con il risultato d’inchiavardare il paese.
Per sopravvivere, i partiti hanno bisogno della menzogna, grazie ad un controllo quasi totale dell’informazione attraverso i loro referenti ben insediati. La RAI n’è un perfetto esempio, un baraccone statale in mano ai partiti e alle loro correnti, con un palinsesto squallido e di misero livello per un servizio pubblico, a costi a dir poco osceni.
Ora, per la verità da tempo, la c.d. sinistra ha buttato come lei dice giustamente, la bandiera rossa nel fosso, si è infilata nei salotti, nella grande economia, si schiera con i potenti del mondo finanziario. Diventa perfino guerrafondaia, pur di ubbidire ai signori del mercato globale. Ricordo il governo di guerra guidato da D’Alema, ma non ricordo indignazione contro la guerra, non ricordo colorate bandiere di pace esposte ai balconi, all’epoca.
Ecco che torna la famosa, viscida, “coerenza a gettone”.

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La c.d. sinistra curnense

La c.d. sinistra che ora governa Curno è ben descritta in questo diario, chiusa ed arroccata, altro che condivisione e partecipazione dell’attività amministrativa.
Come i politicanti nazionali che hanno sperperato e mal gestito il nostro denaro, anche loro si riciclano. Si colorano d’arancio, anche loro, i c.d. progressisti curnensi, ma la loro competenza amministrativa è quella di sempre: fuffa tanta, buon governo niente.
Per il momento, in soli quattro mesi, sono riusciti a condividere con i cittadini i debiti da loro accumulati, hanno partecipato nuove tasse e ci hanno dato una lezione di sobria soppressione di servizi. Di questa condivisione, di questa partecipazione e di questa sobrietà faremmo volentieri a meno.

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Hanno messo la mordacchia ai loro stessi giovani?

Non solo la c.d. sinistra si è compiaciuta di aver messo la mordacchia a Gandolfi.  Pare che sia stata parimenti inchiavardata una consigliera comunale che, salvo smentite, dobbiamo considerare vittima sacrificale con delega alla trasparenza: cinicamente gli anziani del gruppo hanno scelto per questa funzione la più giovane, per darsi un’immagine di nuova e incontaminata pulizia. Però quando i giovani hanno investito il loro voto in questa giovane consigliera, ben altro si aspettavano, certo non il silenzio.

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Il disprezzo (ma non è il titolo del film di Godard)

Superba e altezzosa, la c.d. sinistra tratta i cittadini come sudditi. Nel loro sito Facebook appare addirittura questa scritta:

“LEGGETE E COMPRENDETE!”

Poco mancava che fosse anche scritto:

“CAPRONI!”

Sarà che la c.d. sinistra non ha tempo? Il fatto è che ritiene inutile informare i sudditi, per spiegare veramente e umilmente il proprio fallimento nel mantenere gli equilibri di un bilancio che è stato loro consegnato equilibrato. Pensare che per far danno sono stati sufficienti pochi mesi di amministrazione.
Le tanto osannate assemblee partecipate (partecipate, sì, ma dopo che i giochi sono fatti), sono organizzate per confondere i cittadini con odiose proiezioni di “slàid” che, o ti accecano o ti fanno addormentare. Risultato: il cittadino ne esce confuso e inchiavardato. L’uso compulsivo di slàid e supporti tecnologici serve a far dimenticare la pochezza d’idee e d’argomenti validi.
Quindi, tanto per gradire (e non per infinocchiare? N.d.Ar.), si nascondono dietro paroline inglesi: spending review, car sharing ecc.
Oddio, non vorrei che facessero tesoro di questa mia osservazione e alla prossima riunione la multi-aziendal-nazionalista Gamba, in concerto con l’esperto di risorse umane Conti Max, mettessero da parte il proiettore e ci obbligassero alla pratica di tipici balli neozelandesi, per accattivarsi il pubblico.

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Una prospettiva orrenda

A proposito di risorse umane, che ritengo una definizione da brivido, costoro mi ricordano il film Matrix dove gli uomini sono coltivati e utilizzati come pile elettriche.

Quando si sveglieranno dal lungo torpore i cittadini/sudditi?

(Fare clic sull’immagine: si aprirà la pagina di You tube relativa a questo filmato. L’incorporazione dello spezzone non è autorizzata, in questo caso.)

In queste condizioni si trova la c.d. sinistra a Curno: inchiavardata e chiavardatrice, al punto da chiudere occhi, orecchie e bocca, al punto di dar vita al patto Serra-Pedretti, allineandosi con quanto di peggio ha offerto la Lega in questi anni a Curno.
Esemplare suggello del patto chiavardatore è stato il rituale della danza tuca tuca, tra gli esponenti di Lega e Pd, negli androni del consiglio comunale. Giunge voce che non si tucano più in pubblico, ma a porte chiavardate.

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Quel che resta della Lega nord

La Lega, altro partito in crisi, era nato come movimento, il più giovane della storia repubblicana presente. Oggi si presenta invecchiato, male e in gran rapidità, avendo assunto il peggio del malcostume italiano.
Quel movimento che aveva suscitato tante speranze, che aveva alimentato la voglia di riscatto delle popolazioni del Nord, è miseramente finito nella gogna televisiva per via di certi passaggi tragicomici e giudiziari, d’alcuni, troppi, suoi esponenti.
Se paragoniamo le imprese di questi politici a quelle dei rappresentanti dei partiti storici (soldi dall’URSS, voti di scambio al sud e al nord, clientelismo, soldi a pioggia che hanno distrutto il meridione), ebbene, questi “nostri” politici sono quasi personaggi da barzelletta.
Il Trota è da barzelletta, direi senza quasi: poveretto, inchiavardato a vita come razza ittica d’acqua dolce.
Ma, al solito, i peggiori sono quelli che vanno avanti e fanno carriera. Hanno isolato quelli bravi, quelli capaci, coloro che non avevano fatto della politica un strumento per il conseguimento di traguardi personali. Il professor Miglio non sarà stato un simpaticone, ma era un vero signore e di grande sapere: infatti purtroppo, a suo tempo fu allontanato dal partito.
Senza cultura non c’è progresso, e si è visto, infatti il movimento è fermo da almeno 10 anni.
Opera difficile quella di Maroni, vedremo se la volontà dichiarata di fare pulizia e di rinnovare il movimento si tradurrà in atti idonei a rilanciarlo, invischiato com’è nelle trame del potere. È proprio vero: con la pancia, e il portafoglio, pieni non si fa la rivoluzione.
È desolante vedere che cosa siano capaci di fare certi esponenti locali leghisti, quale sia il loro spessore politico: far politica per loro è come fare a gara, per stabilire chi rutti più forte. Spero che la menzione dei rutti non abbia urtato la sensibilità delle Principesse sul pisello di Curno, la 1 e la 2 per il momento.

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Conclusione

Se il paese Italia non affronta un vero ed autentico percorso riformatore assisteremo a un continuo, inesorabile declino, fino al disastro economico. La società italiana è stata definita come “una poltiglia di massa” sempre più povera di valori e senza solidi riferimenti morali. Curno non è certo un’eccezione. È un paese inchiavardato, prigioniero delle conseguenze deleterie di un patto politicamente scellerato. Nonostante tutto credo in un riscatto dei cittadini, speriamo avvenga prima di toccare il fondo.
I cittadini devono riappropriarsi della politica, smontare le chiavarde, farsi carico delle proprie cose, cambiare la loro condizione di sudditi avvicinando i luoghi delle decisioni, e i fondi da gestire, a se stessi.
Credo sia innata nell’uomo la ricerca del giusto, della verità, del bello, delle passioni, anche dell’impegno disinteressato del singolo per contribuire al miglioramento della propria e altrui vita.

Mi scuso con il lettore se ho divagato. Saluto Aristide e la ringrazio per lo spazio dedicato a queste righe.

40 commenti
  1. Tone senza il gas permalink

    Ullallà. In previsione del Consiglio comunale di domani sera vedo che la curiosità, magari quella un po’ cagasotto, sta aumentando: si vuol sapere in anteprima cosa succederà domani sera. Signori, venghino, entrino e si divertino a vedere lo spettacolo, che è garantito e gratis: Gandolfi contro tutti, e magari li smerda anche, con la Serra-serra (senza mano morta) che smette di sorridere e se la vede brutta, la gambetta che, a forza di vibrare, cade dalla sedia, e la miriam che finalmente si è comprata una calcolatrice alla moda, che però non sa usare perché troppo complicata. E tanto altro ancora. Venghino, venghino siore e siori, è gratis, più bello e divertente di Sgarbi in televisione. Per l’eccitazione sono rimasto ancora una volta senza gas. Il vostro Tone.

    • Mi piacerebbe assistere questa sera, più che a un gioco al massacro, a un ritorno alla ragionevolezza. Non voglio fare la mammoletta, so bene che in certi casi occorre procedere, se necessario, con la necessaria durezza. Quando Ulisse tornò a Itaca e vide con i suoi occhi lo scempio che i proci, l’equivalente del “notabilato” curnense, avevano fatto della reggia, imbracciò l’arco, quello che lui soltanto sapeva tendere, e fece giustizia:

      Ma io dico: cancelliamo l’ingiustizia, quindi torniamo a ragionare.

      PS. 1 – Spero che i signori aziendal-progresisti abbiano capito una volta per tutte che non possono rivendicare il diritto all’oblio.
      P.S. 2 – Voglio sperare che i signori aziendal-progressisti non mi vogliano rimproverare il carattere barbarico della giustizia fatta da Ulisse. Intanto so benissimo, non meno di loro, che sono trascorsi 3.000 anni, che l’analogia non può essere estesa ecc.; ma, soprattutto, si rendono conto che proprio loro che hanno stretto il patto Sera-Pedretti, loro che hanno disarcionato il sindaco Gandolfi con l’agguato e valendosi del tradimento della quinta colonna, loro che hanno scientemente fatto il male dei concittadini prestandosi alla messinscena di demonizzazione del c.d. ecomostro, non hanno il diritto a impancarsi a difensori di una morale più “civile” di quella di Ulisse?

      • La Contessa permalink

        Vede, amico mio, lei è un uomo interessante, che mi piacerebbe conoscere, ma pensa, con la sua onestà, che tutti siano come lei. Se non si bastona nel modo che dicevo, questi non capiscono. Perché? perché sono asini aziendalisti, o viceversa. Nemmeno l’onestà forse c’entra.

  2. ciemmex9@gmaIL.COM permalink

    Rispondo qui all’amica Contessa.

    Spero di non sembrare predicatorio, ma la settimana scorsa all’udire alcune delle cose che scrivo sotto, pensando alla situazione in particolare di un amico ho pianto.

    Buttare via soldi?
    Ma non erano tagli?
    La Contessa deve confondersi con qualcosa d’altro.
    Per ora sono solo tagli, più avanti si vedrà.
    In ogni caso signori la situazione è drammatica
    la cosa non mi rallegra neanche un poco, ve lo dico subito.
    Prepariamoci a tirare la cinghia .
    La scorsa settimana hanno chiuso i battenti, zitte zitte, due aziende di Curno.
    Una già in forte difficoltà (20 amici a casa però) la Caliberg.
    Erano almeno 50 anni che erano a Curno, un pezzo di storia.
    L’altra insospettabile che è andata, zitta zitta, in liquidazione (oltre 50 amici impiegati).
    Non è chiaro cosa succederà, ma sicuramente in diversi resteranno a casa.
    Gente che conosciamo, amici, vecchi compagni di scuola.
    E le notizioe di ieri?
    Leggete il sito del Sole 24 Ore.
    Mercato immobiliare al palo, – 25% (livelli da guerra del Kippur anni 70 tanto per ricordarvi, austerità, targhe alterne)
    Avete capito meno 25% a Milano e la Lombardia non sta meglio.
    perchè le entrate in conto capitale dipendono solo da questo.
    Nel 2013 entreranno meno soldi ancora, altro che trasporto scolastico.
    Credo che ben pochi tra i molti paesi che l’hanno tagliato riusciranno mai a ricuperarlo.
    E’ un lusso in quest anni che non potremo più permetterci.
    Quali soldi entreranno? e sopratutto.
    Quali imprenditori rispetteranno gli impegni presi?
    Non per volontà, sia chiaro, ma perchè non possono, non hanno nessuna convenienza.
    facciamo esempi concreti.
    In via Lungobrembo è stata concessa una riconversione tipo 2 o 3 anni fa.
    Sono andato a fare un giro domenica.
    Non si è mosso un mattone e mi dicono che non vogliono fare partire assolutamente partire niente.
    Perchè non hanno venduto un solo appartamento sulla carta….
    Era un intervento previsto dalla vecchia amministrazione, ma non cambierebbe niente.
    E la riconversione Bertoncini? sembrava imminente già alla fine 2011 (e infatti era tra quelle entrate previste anche dalla vecchia amministrazione) non pervenuta.
    E non è una zona brutta, anzi, al confine con Bergamo, un’area di grande potenzialità.
    Delle pesantissime difficoltà del proprietario di Briantea Nord si è già detto.
    Inutile tornarci su, come stanno le cose Aristide, Gandolfi, e altri del gruppo lo sanno bene.
    Signori, queste operazioni erano incagliate nel 2011 e adesso sono ancora incagliate.
    Io mi preoccupo del paese.
    Sono l’unico a inquadrare le cose in questo modo crudo ma realistico?

    Se è così mi preoccupo e non poco.
    Voi che concrete soluzioni proponete?
    Perchè io francamente ne vedo poche.
    A parte i tagli.
    E’ ora di stringere tutta la comunità in un blocco, come le diligenze asserragliate in circolo sotto l’assalto degli indiani.
    Stringerci intorno alla parrocchia, all’oratorio, alle associazioni, ai partiti, tra noi cittadini.
    Alimentare le polemiche (lo dico anche agli amici di sinistra, nessuno deve chiamarsi fuori) mentre la nave affonda, magari con l’orchestra che suona è inaccettabile.
    E la nave non è Curno, è tutta l’Italia.

    • Nessuno nega l’obiettiva difficoltà in cui versa l’economia della nazione, in generale, e quella di Curno, in particolare.
      Però il problema, in questo momento, è se questa Amministrazione sia all’altezza della situazione, o no. Se abbia operato per il meglio, stanti le condizioni al contorno (come dicono i matematici), cioè a parità di tutto, ovvero ceteris paribus (come dicono i giuristi).
      Credo che la supertizione aziendalista e l’albagìa abbiano fatto velo agli occhi di questa Amministrazione. Fra l’altro, i c.d. progressisti sono stati poco “efficaci” nella stessa prospettiva aziendalista a costoro così cara.

      Non basta dire “stringiamoci a coorte” o, come afferma lei, «è ora di stringere tutta la comunità in un blocco, come le diligenze asserragliate in circolo sotto l’assalto degli indiani». Mi sembra una mozione degli affetti, e lo è, anche. Ma se chi ha sbagliato, chi è stato violento, mendace e cinico pretende con una lacrimuccia di non pagare dazio, più che una mozione degli affetti questa sua esortazione mi sembra una furbata.
      Dunque, come suggerisco in un altro commento: facciamo giustizia, chi ha sbagliato ammetta le proprie colpe, quindi ragioniamo.
      Anche perché, abbia pazienza, noi resistenti abbiamo tutte le ragioni di non fidarci di chi, in preda a delirio di potenza, ha praticato impudentemente le male arti della politchetta.

  3. ciemmex9@gmaIL.COM permalink

    Sull’efficacia discutiamo.
    Ma ricordiamoci che si sono insediati, in pratica, alla fine di maggio.
    4 mesi incluso agosto.
    Con tutte le difficoltà delle persone che lavoravano col Gandolfi, dopo 1 anno mi sentii dire che si era ancora a studiare la situazione.
    Poi non confondiamo il tratto personale (la Serra è o non è antipatica) che ci sta, ma non in un ragionamento politico, con la possibilità data di intervenire e ascoltare.
    Se non sbaglio lei stesso ha avuto la possibilità di parlare in assemblea e, lo ricordo bene, a Massimo Conti non venne data la possibilità di replicarle.
    Il contrario esatto (nei fatti, ripeto non nei tratti caratteriali) di quanto rimproverano alla Serra.
    Riunioni aperte sul PGT, assemblee, porte aperte ai cittadini (provi a chiedere un appuntamento a qualsiasi assessore e vedrà che sarà immediatamente ricevuto).
    Poi ier l’altro ho letto che è intervenuto il Cristo dell’Amiata.
    Personaggio interessante.
    Ho letto qualcosa, tipo 5 ani fa, sono scrtitti difficili da trovare.
    Diffusi quasi solo nella provincia di Grosseto.
    Era una sorta di Dolcino, non ne abbia a male, senza i tratti della violenza.
    Più che il vero generatore del socialismo mi è sembrato un personaggio fuori tempo, anche se non proprio un ciarlatano.
    Finito male e forse solo per questo divenuto un martire e rimasto nelle memorie.
    Per farla breve perchè lo cito?
    Perchè condannava la superbia, sopratutto quella intellettuale.
    E mi sa che la Serra non è la sola a dover fare un bagno di umiltà.
    Forse, lo dico sommessamente, anche altri, anche Lei.
    E forse quand’era Sindaco, anche il Gandolfi.
    Spero davvero che non ne abbia ad offendersi, e che rifletta su questa mia affermazione.
    fatta col dovuto rispetto, naturalmente.

    • Capisco che lei intenda aprire un canale di dialogo, ancorché prepostero. Questo lo apprezzo, tanto più che io stesso, spesso, su Testitrahus ho cercato di aprirlo. Ma il risultato è stato quello che lei sa. Allora si preferì, da parte della c.d. sinistra, dialogare con ben altri, e più degni, personaggi. Comunque, se sono rose, fioriranno. Però, mi raccomando, nessuna astuzia. Come gli antichi Romani (si parva licet ecc.), disprezzo l’astuzia: i cartaginesi andavano fieri dell’astus punicus? Proprio per questo erano spregevoli.
      Non ho mai sostenuto che la sindachessa Serra sia antipatica. Fra l’altro a me le persone antipatiche, che cioè non fanno niente per piacere, sono simpatiche. I piacioni: Dio ce ne scampi e liberi! Sostengo un’altra cosa: la dott.ssa Serra è stata salutata come “determinata” e ho ragione di ritenere che lei si compiacesse di questa caratterizzazione, che non è personale, ma ha un chiaro significato etico e politico. Nel sito dei viveur è scritto, a un dipresso (non ho tempo di andare a controllare, ma lei sa che non mi mancano gli strumenti, e che la mia memoria non è arrugginita) “noi siamo determinati, ed è giusto così”. Ho già parlato delle nequizie dell’aziendalismo, dell’etica protestante del capitalismo, del giansenismo bocconiano al quale semmai è da preferire il giansenismo dei severi professori del Politecnico, del danno inferto all’economia dai manager/monager, del ruolo nefasto delle “umane relazioni”. Con buona pace del gatto padano e di voi della c.d. sinistra che fino a ieri pensavate di essere “antropologicametne superiori”, questi sono discorsi seri, e pertinenti. Anche rispetto alla realtà socioeconomica di Curno (non dico culturale, perché ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli).
      Lei mi cita il Cristo dell’Amiata. Personaggio interessante, l’ho già detto, perché ribelle. Alla pari di Dolcino, che ammoniva i suoi contemporanei con il famoso “Penitenziàgite”, proclamato dal mostruoso Salvatore, nel Nome della rosa, di Umberto Eco. Anche io ho detto ai c.d. progressisti curnensi (spero di non essere stato frainteso): penitenziàgite!
      Però — l’ho già scritto — sono un razionalista e, visto che lei mi parla di Grosseto, preferisco il ribelle Bianciardi. Veda quel che ho scritto nel mio sito “culturale” Comminus eminus, nella pagina Per Luciano Bianciardi, scrittore ed eroe.

      Di solito, se uno mi chiede un bagno di umiltà, non mi umilio. Ritengo che sia giusto disprezzare ciò che è spregevole. Dirò di più: doveroso. Altra cosa è l’albagìa, che contraddistingue chi crede di potersi collocare su un piano di superiorità, senza averne i titoli.

      • Giuseppe permalink

        Esimio Aristides de Nusquamia,
        è stato per Lei facile comprendere da chi proviene la richiesta di dialogo, questa volta esplicita e che soddisfa in parte anche i miei desideri al riguardo.
        Rilevo, innanzitutto, che non c’è accenno alcuno alle questioni che, sparse qua e là, ho posto al possibile interlocutore quale presupposto di dialogo. Ciò non toglie, malgrado la fuga al riguardo, che vada apprezzata la sua volontà di disquisire.
        Per parte mia accetto, comunque, di iniziare la discussione sulla base dei dati offerti dall’interlocutore Ciemme.
        Egli afferma che i soldi pubblici non sarebbero stati “buttati” ma tutto sarebbe da ricondurre a “tagli” di spesa. Il concetto non quadra: quando si parla (erroneamente, da parte della Contessa) di soldi “buttati” significa far riferimento a spese inutili e sbagliate, che in vero non risultano in modo appena apprezzabile. Quando si parla di tagli, si fa riferimento a riduzione dei servizi offerti dal Comune perché mancano le relative disponibilità finanziarie. Questioni completamente diverse fra loro, non intercambiabili.
        Peraltro, nessuno su questo diario ha mai affermato che i tagli siano derivati da spese pazze, quando, invece, i numerosissimi intervenuti hanno accentrato la loro attenzione sulla cattiva gestione delle risorse comunali esistenti, chiedendosi, a latere, come abbia fatto il sindaco Gandolfi, nella sostanziale invarianza delle norme, nel pieno di una crisi economica mostruosa come quella che stiamo soffrendo, non solo a recuperare otto milioni e mezzo di debiti ereditati dalla precedente Amministrazione ma anche a mandare avanti cantieri lasciati a mezzo e trovare le risorse per effettuare qualche opera significativa. Evidentemente, lo ha fatto agendo da oculato amministratore, senza paraocchi ideologici..
        Non è, dunque, questione di “soldi buttati”, concetto sviante, ma, come Lei, Aristides, ha osservato, di capacità amministrativa. Lo dimostrano inconfutabilmente i dati del bilancio a suo tempo approvato e quelli della previsione di bilancio per l’anno corrente.
        Su questi dati certi vorrei richiamare l’attenzione di Ciemme, che, per cominciare, dovrebbe rispondere alla domanda, più volte posta in questo diario, se l’amministrazione del sindaco Gandolfi sia stata o meno una buona amministrazione, in tale ultimo caso contrariamente a quello che le opposizioni hanno sempre affermato, agendo pesantemente e, secondo me, irresponsabilmente al riguardo.
        Ciemme, poi, afferma che la situazione è drammatica, e gli do pienamente ragione, partecipando di cuore al dolore di coloro che, anche a Curno, hanno perso o stanno perdendo o rischiano di perdere il lavoro. Questa è la vera emergenza sociale, vale a dire l’impoverimento, senza barriere e speranze concrete, delle nostre comunità. Emergenza che è anche etica, morale, religiosa, di pensiero (mi riallaccio a miei precedenti interventi, ovviamente).
        Tuttavia, osservo, la situazione era drammatica anche nel quinquennio gandulfiano, anche per la totale mancanza di conoscenza del fenomeno bellico-finanziario in atto, e non sto a disquisire sulla maggiore o minore drammaticità, perché sarebbe fuori luogo. Infatti, se per la precedente quinquennale drammaticità si sono reperite strategie virtuose, chiedo quali siano quelle dell’attuale amministrazione per affrontare la drammaticità in atto, visto, per di più, che si era partiti da un bilancio reso sanissimo. L’aumento di tasse a fronte di servizi e contributi che non avranno esito? I tagli o le entrate una tantum? Pannicelli caldi per curare un tumore, anzi, a mio avviso, medicine eutanasiche su un corpo ancora risanabile. In ogni caso, mi sembra fuori discussione che si tratti di un procedere giorno per giorno, sperando che quello successivo non sia quello del crac.
        Il tirare la cinghia è conseguenza di stati di fatto e di scelte, e non rimedio!.
        Quanto al settore immobiliare, credo di saperne qualcosina.
        E’ probabilmente vero quel che Ciemme afferma, anche se si potrebbero fare alcune distinzioni.
        Un conto è il mercato, altro conto sono i diritti che l’imprenditore del settore ha acquisito e intende mantenere.
        Supponiamo pure che il mercato sia attualmente azzerato, ma non lo sarà per sempre, e che i veri “proprietari” degli immobili siano le banche. Queste faranno di tutto per rientrare dei propri crediti nei confronti degli imprenditori, non c’è dubbio, ma non perderanno mai quei diritti che consentono loro i rientri richiesti, salvo che l’intero sistema bancario salti per aria. Sbaglio? Non credo.
        Per quanto riguarda i Comuni, dunque, vi è strategicamente da prevedere un minor consumo dei suoli, e questo era stato l’intendimento dell’Amministrazione Gandolfi, equilibrando i conti indipendentemente dalle entrate straordinarie, obiettivo che era stato finalmente raggiunto.
        Aristides de Nusquamia se la prende con l’aziendalismo d’accatto: secondo me ha ragione, perché sarebbe bastato analizzare al fondo, con umiltà e intelligenza, i risultati conseguiti dall’Amministrazione Gandolfi, riconoscendoli, per capire come procedere. Un aiuto non sarebbe certamente mancato.
        Si è, invece, voluto seguire regole aziendaliste ritenute di per sé “vere”, e ci si è schiantati contro un muro: non è forse fondamentalismo, questo? E va combattuto o no? (Rimando ancora una volta ai miei scritti precedenti).
        Ciemme ci ricorda che gli attuali amministratori si sono insediati, in pratica, alla fine di maggio, quattro mesi incluso agosto e aggiunge che, con tutte le difficoltà delle persone che lavoravano col Gandolfi, dopo un anno si sentì dire che si era ancora a studiare la situazione.
        Appunto! Il Gandolfi capì la gravità della situazione e cercò prima di tutto di munirsi di adeguata strategia, risultata vincente; costoro, invece, si sono affidati alla loro “verità”, e hanno vistosamente toppato.
        Concludo: i tratti personali della dott. Serra non devono entrare in gioco. E’ stata eletta alla carica che occupa e da Lei esigo “soltanto” onestà, impegno e buon senso, col dovuto rispetto per chi si assume una tale responsabilità, specie di questi tempi. Esigo, dunque, che vengano anche analizzate equamente le osservazioni della parte che a essa politicamente si oppone, valutandole e ad esse rispondendo puntualmente, come sempre ha fatto il Gandolfi. Nient’altro.
        Quanto alle riunioni aperte sul PGT, assemblee, porte aperte ai cittadini avrei un poco di maggior cautela: lo si può fare, ma nel rispetto delle regole anche formali, ciò che non è facile avvenga. Rifletterei su un diverso tipo di organizzazione, per non incorrere in gravi “turbolenze”.
        E’ superbia intellettuale, questa? Non so, ma non direi, anche soltanto per l’apertura al dialogo su basi diverse da quelle originariamente poste e che sono tuttora riscontrabili su questo diario.
        Saluto con piacere Ciemme e, per quanto riguarda Aristides de Nusquamia,
        Ossequio.

  4. La Mignetti permalink

    @La Contessa. Capisco quella che credo sia una collega, anche se più anziana di me, dunque, più esperta e diversamente specialista (io lo sono per il cavo orale, con applicazioni dentarie). Anch’io non vado per il sottile, perché mi piace trattare cose di una certa consistenza, ma usare il bastone in quel modo, tanto per usarlo, serve oggi a poco. Non è questione di essere buone, perché noi guardiamo al portafoglio, ma è questione di pesare la convenienza, come sappiamo fare tanto bene noi. Se una sera abbiamo fatto poco, ci accontentiamo di meno, purché i soldi siano veri e non rischiamo una cavagna di legnate. Proprio perché non è un mestiere facile, questi conti li sappiamo fare bene!. E’ poi probabilmente vero che queste cose i vari Aristide, Bobo, Giuseppe le toccano poco con mano…

    • Gentilissima signorina Mignetti,
      che fa, provoca? Ma non lo sa che sarei capace di parlare per ore sull’argomento che lei mi butta lì, come fosse una bazzecola, quello dei pro e contro del toccar con mano certe cose? Veda per esempio questo capolavoro del cinema francese, dove l’ussaro Angelo rinuncia a toccar con mano la bella Pauline, interpretata da Juliette Binoche. Il film è godibile in versione integrale da capo a fondo:

      Se lei non se n’ha a male, signorina Mignetti, posso dire che preferisco il tatto dei tessuti naturali, con imbottiture naturali?

  5. ciemmex9@gmaIL.COM permalink

    Lei nei panni di Dolcino?
    Non so, non ce la vedo.
    E certo non mi pare somigliante all’ottimo “Salvatore” de il nome della Rosa.
    Il docliniano più interessante del film (anche se ho adorato Salvatore personaggio che incarna la purezza d’animo e l’innocenza per me) è il cellario.
    Remigio da Varagine.
    Personaggio che ricorda moltissimo il Farina giornalista che passò da CL, alla profesione di giornalista per Il Sabato, poi prezzolato da servizi segreti, poi opinionista TV poi, alla fine il tranquillo e riparato approdo alla camera dei deputati nelle accoglienti file del PDL.
    E’ ribalzato agli onori della cronaca per la questione Sallusti.
    Adesso vien fuori a dire che era stato lui e che si era inventato tutto.
    Alla pari del Cellario.
    Ma va beh, non divaghiamo.
    Diciamoci le cose come stanno.
    Noi tutti, frequentatori di questo diario, io per primo, siamo in sospetto di albagia.
    Ammettiamolo.
    L’albagia non alberga solo nel palazzo comunale.
    Ci piacciono le colte citazioni (a volte a proposito, altre meno) i nomi immaginifici, evocativi, le iperboli.
    Ma non è questo il punto.
    Qua e là se legge tra le righe del blog lo vede anche lei.
    Lavorare in silenzio nel rispetto dei ruoli.
    Oblio?
    Giammai.
    Lei non vuol dimenticare certe cose e nemmeno io vorrei dimenticarmi le nequizie (o le ignavie) della amministrazione Gandolfi.
    Ognuno si tenga il disprezzo per l’altro ben stretto, si senta tradito, truffato, ciò che preferisce.
    Ma rompiamo lo schema e cerchiamo di ragionare.

    • Appunto, quando dico “Penitenziàgite”, mica penso di essere fra Dolcino. Ci mancherebbe. Semmai mi piacerebbe essee Voltaire, ma c’è il pericolo del ridicolo, nel quale incorse Jojo, quel personaggio della canzone di Jacques Brel, che diceva da giovane “I boghesi sono porci”, poi diventerà porco lui stesso:

      (Però, modestamente, io non ho tradito gli ideali giovanili, sono uno dei pochi.)

      Lei dice: «Ognuno si tenga il disprezzo per l’altro ben stretto, si senta tradito, truffato, ciò che preferisce». Conosco il trucco, lei vuole portare il discorso su questo terreno: ho sbagliato io, hai sbagliato tu, dunque è pari e patta, faccimola finita. Non è così. Se, tanto per fare un esempio, l’automobilista A fa le corna all’automobilista B che l’ha superato, quindi l’automobilista B si arrabbia, obbliga l’automobilista A a fermarsi e gli pianta un cacciavite nella schiena, premesso che comunque non sta bene fare le corna, secondo lei gli automobilisti A e B sono da mettere sullo stesso piano?

  6. Renzo B. permalink

    Non entro nei vostri discorsi perchè troppo astratti. La realtà è un’altra. Però voglio informare Ciemmex9@gmaIL.Com permalink che il Farina fu stretto confidente della Pivetti quando era presidente della camera. Lei non lo ha messo.

    • occhiospento permalink

      Renzo B. Sta per renzo Bossi?
      Il Trota intendo?

      Questa non la sapevo.

  7. A proposito delle “slàid” per le quali gli aziendal-progressisti curnensi godono e vanno pazzi

    Mi è capitato di usare qualche volta Power Point, quel programma della Microsoft che ti consente di organizzare una conferenza nella forma di una sequenza di schermate (le famigerate “slàid”, che in italiano si direbbero “schermate”), sopra le quali l'”oratore” arranca e imbastisce il suo discorso, trasformandosi in realtà da “oratore” in “dimostratore Avon” o qualcosa del genere. Ammetto che possa esere utile, in qualche caso. Ma dell’uso sistematico, supponente, aziendalistico di Power Point non se ne può più.
    Ovvio che gli aziendal-progressisti di Curno si buttassero a corpo morto su Power Point, o su qualcosa del genere, che insomma volessero celebrare i loro riti con sparate di slàid su slàid. E come sono compresi di sé, come sono orgogliosi del proprio ruolo sacerdotale! Azionano il telecomando del proiettore delle slàid, ne regolano la messa a fuoco, disquisiscono coram populo di luminanza, crominanza, contrasto ecc. come un sacerdote che reciti in latino, lingua sacra (una volta), le formule di rito, mentre sposta gli arredi sacri ed estrae la pisside dal tabernacolo.

    Anche i candidati alle elezioni presidenziali americane utilizzano Power Point. Alcuni esagerano. È anche avvenuto che Mitt Romney, candidato per i repubblicani, rimproverasse al suo vice, Paul Ryan, l’eccesso di goduria che manifestava nella poroiezione delle slàid. Io non ho seguito molto la cosa, non so come godesse. Che eiaculasse in pubblico? Spero di no. Insomma nasce in America un dibattito, in margine alle elezioni presidenziali, proprio sull’uso e abuso delle famigerate slàid.
    Un giornalista, tale Simon, ci fa su un pezzo di colore, ne nasce un putiferio. Lui faceva dell’ironia, ma non è stata capita, o non la si è voluta capire. Evidentemente anche in America, come a Curno, le slàid hanno una valenza mistica. Ma ecco che cosa ha scritto il giornalista, e giudicate voi:

    PowerPoint è stato creato da Microsoft nel 1990 per sopprimere il bestiame con un metodo meno crudele di una mazza di ferro. Dopo che la Peta ha dimostrato presso un tribunale che il PowerPoint era in realtà più crudele della mazza di ferro, il programma è stato usato dalle aziende per fare presentazioni con le slide.
    Nota: Peta è un acronimo, sta per “People for the Ethical Treatment of Animals” un’organizzazione non-profit a sostegno dei diritti animali

    La notizia è ripresa da un articolo del Foglio diretto da Giuliano Ferrara: Al funerale dello humor si discute di quel tanfo di Romney. Se volete capire meglio l’incidente, leggete l’articolo originale di Simon: Paul Ryan vs. The Stench, “Paul Ryan e il Tanfo” (“Tanfo”: così viene chiamato Romney). Nell’articolo originale si leggono ancora questi giudizi tranchant sulle presentazioni a raffica di slàid:

    Conducting a PowerPoint presentation is a lot like smoking a cigar. Only the person doing it likes it. The people around him want to hit him with a chair.
    PowerPoint is usually restricted to conference rooms where the doors are locked from the outside. It is, therefore, considered unsuited for large rallies, where people have a means of escape and where the purpose is to energize rather than daze.

    Cioè riassumendo:
    1. Proiettare slàid è come fumare un sigaro: gode solo chi fuma, gli altri vorrebbero spezzargli una sedia sul groppone.
    2. La proiezione di slàid dovrebbe avvenire in ambienti senza vie di fuga; è sconsigliata quando si tratti di dare la carica all’uditorio, e non di tramortirlo.

  8. ciemmex9@gmaIL.COM permalink

    Veramente non ho detto così.
    Ho detto che ciascuno può pensare le cose come crede.
    L’importante è la prospettiva futura.
    Almeno quello che uno crede lo lasciamo al libero e personale arbitrio?
    O per iniziare qualsiasi ragionamento con lei mi debbo per forza di cose uniformare al suo di pensiero?
    Io per altro non le chiedo di uniformarsi al mio.
    Per prima cosa perchè non è giusto.
    In secondo luogo perchè tra le sue innumerevoli virtù non vedo la flessibilità.
    Almeno il messaggio che le volevo passare è abbastanza chiaro?

    • Ho capito che non sono flessibile, questo sì. Ma non ho capito il resto.
      Sono contrario, per quel poco che conta il mio parere, al “volemose bene” e ai “tarallucci e vino”, così, tanto per gradire. La volontà compromissoria “a prescindere” è caratteristica della politica italiana, e dei rapporti tra politica e poteri forti: il risultato è sotto i nostri occhi, la benedetta manìa di accontentare tutti, in pratica, diventa oppressione di coloro che non hanno voce per dire “Io non ci sto!” (e che, per quanto numerosi, non sono compresi nei “tutti”).
      La parola greca “dialogo” si traduce in latino “diverbium” (che può essere anche un diverbio, ma non necessariamente). Se diciamo “diverbium”, invece che “dialogo” (che purtrppo è parola sputtanata) è chiaro che il dialogo fecondo non prescinde dalla dialettica degli opposti. Insomma il dialogo, in senso proprio, non è certo quel generico “dialogo” che si vuol ricondurre al filone dei “due Giovanni” (il primo, bergamasco, era un santo, ma il secondo…).

      • Giuseppe permalink

        Quel che si chiede è proprio il confronto sui dati oggettivi, un confronto di pensiero. So bene che trattasi di “diverbium” riduttivo, ma mi sembra sia la base, posta da Ciemme, per iniziare un dialogo consono a termine: confronto di pensiero, che non si attua tenendoselo stretto.
        Saluto con cordialità.

  9. occhiospento permalink

    L’ho capito persino io quello che ti dice.
    Sei duro o cosa?
    [Credo che il rilevo sia mosso ad Aristide, cioè a me. Quando mi si dà qualcosa da interpretare («il messaggio che le volevo passare»: quale?), ho l’abitudine di chiedere l’esplicitazione della cosa interpretanda, piuttosto che fornire la mia interpretazione, che può essere fallace, o che potrebbe essere impugnata in seguito. Queste sono cautele elementari e doverose, per evitare che ci s’infili nei cosiddetti tunnel mentali (come ho appreso che si dica, da Massimo Piattelli Palmarini) N.d.Ar.]

  10. occhiospento permalink

    Premetto che cimelleeccetera (ma che nome del cazzo è?) preciserà quello che vuole.
    Mi sembra che voglia dirti questo.
    Siamo allo stallo
    Come due cani da combattimento che si usmano il didietro ma non si muovono di un millimetro.
    Potremmo stare qua degli anni (e scassare anche i maroni a qualli che ci leggono, ma questo lo aggiungo io).
    E’ inutile continuare a giocare a chi ce l’ha più lungo, troviamo un altro gioco diverso che magari invece che ravanare sempre nelle merde vecchie guardi avanti verso il futuro.
    A me mi sembra chiaro. a te no?

    • L’espressione è chiara, ma non sono d’accordo con il contenuto. Fra l’altro, ci sono cani di pregio e cani (diciamo così) di minor pregio. E così torniamo al discorso del disprezzo.
      Insomma, dobbiamo considerare l’evasione etica della c.d. sinistra alla stregua di un bruscolino, o vogliamo avviare un discorso serio? Mi sono sgolato a spiegare la situazione, mi sono trasformato in proiezionista di film che illustrassero il concetto, ho scomodato gli autori classici (Seneca, Tacito), ho ricordato i periodi bui della nostra storia recente, ho chiamato sul banco dei testimoni il prof. Aristide buonanima, mio professore di greco, ma a Curno perfino l’ultimo dei cagnetti si sentiva in diritto di abbaiare contro di me, di farmi la lezione, per giunta assumendo pose da persona superiore (cose da pazzi!) dall’alto della sua disinvoltura morale e della sua ignoranza conclamava che agitavo una bega da cortile. Vogliamo lavare quest’onta (non la mia, ma quella di chi è stato eticamente evasore), o non la vogliamo lavare?

      • Nel sangue? In ammollo?
        Ancora li’ siamo?
        Proponi al conti (quello piccolo pero’) di suicidarsi in piazza. Vediamo se con un sAcrificio umano l’onta, il delitto, si monda

        • Lei vuol fare lo spiritoso sul fatto che ho affermato la necessità di lavare l’onta dell’indifferenza etica? Si accomodi, però se mi paga la consulenza, versando la somma di 70 euro all’Opera di san Francesco, potrei aiutarla a trovare qualcosa di più spiritoso.

          Ho già detto che non sono d’accordo con veruna ipotesi d’induzione al suicidio. Credo che questo commento sia una provocazione. Qui non si accettano provocazioni,

  11. Notizia ai naviganti
    Sono le 16.47 e sono in procinto di lasciare il mio antro abduano per recarmi a Pastrufazio (da pastrügn + facere): così C.E. Gadda chiamava la città che invece il Foscolo diceva “d’evirati cantori allettatrice”. I commenti pervenuti nel frattempo saranno pubblicati a notte fonda, o domani.

  12. Andamento permalink

    @ciemmex9@gmaIL.COM
    Mi pare lei descriva la situazione attuale ma da parecchio tempo anche nel vecchio blog UDC c’era qualcuno che scriveva che le finanze dei comuni erano destinate ad esaurirsi e quindi occorreva una radicale spending review (usiamo la parola di moda) partendo dai settori insostenibili. Una per tutte: che ne facciamo di un UUTT visto che non c’e’ piu’ edilizia privata e non ci sono opere pubbliche? Si puo’ andare avanti da 40 anni con la medesima struttura di bilancio senza mai ribaltarla e operando solo col successivo svuotamento dei capitoli di spesa? Non e’ ora di accorpare i comuni per crearne di almeno 20-25000 abitanti ristrutturando tutta la burocrazia e il personale? Insomma abbiamo in piedi una macchina mangiasoldi e invece di sbaraccarla continuiamo a salvarci mettendone di meno. E provare a crearne una che i soldi presi li restituisca davvero in servizi? Ha ancora senso che i comuni mantengano lo sport per gli adulti invece di limitare il servizio come momento educativo ai soli scolari? E quanto NON investono i comuni per l’istruzione, l’aggiornamento, la formazione degli adulti lasciati o alla spontanea iniziativa oppure in balia della TV? E via cantando.

    • Nella frase «che ne facciamo di un UUTT visto che non c’e’ piu’ edilizia privata», UUTT significherebbe Ufficio tecnico? Sbagliato: si raddoppiano le consonanti per indicare il plurale. Per esempio: LLPP = Lavori pubblici; FFSS = Ferrovie statali ecc. Quindi, non fosse che le sigle fanno schifo, per die Ufficio tecnico, se proprio si è obbligati a trovare una abbreviazione, si scriverà Ut.
      Ma chi ci obbliga ad abbreviare? Nessuno. Il gusto per l’abbreviazione è tipico di militari, servette e gatti padani.

      Andiamoci piano con i Comuni che promuovono «istruzione, aggiornamento e formazione degli adulti». Di queste cose si occupi lo Stato, nella maniera migliore possibile. Gli amministratori comunali pensino ad amministrare bene, ed è già grasso che cola, se ci riescono. La cultura in mano a chi? Alle sciacquette? Giammai!

  13. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    @Giuda Iscariota
    Giuda Iscariota

  14. Edoardo T. permalink

    Ovvero la rabbia per i trenta denari perduti?

  15. Scrocchiazzeppi permalink

    A parte il fatto che lavare l’onta mi puzza un poco di vendetta.
    Tipo un raffinato occhio per occhio.
    E la mamma mi ha insegnato due cose:
    La prima e’ che non mi debbo aspettare mai riconoscenza da nessuno, per cio’ che faccio per gli altri.
    Sacrosanto, la ringrazio ancora la povera mamma.
    La seconda e’ che dalla vendetta non otterro’ mai niente.
    Primo niente di concreto, poi nessuna duratura soddisfazione personale. C’era in lei anche una profonda impronta cattolica, io non credo, ma certo di comportarmi ugualmente cosi’. Vedremo.
    Ora il suo non e’ un calzante esempio di vendetta, e’ piu’ raffinato, ma calando il concetto su un intellettuale come lei….
    Resta il fatto che certi scritti suoi ( e certi comportamenti del
    Gandolfi in particolare) sembrano ispirati al rancore.
    Molto forte e con profonde radici personali dal Gandolfi, meno sanguigno il suo, forse perche’ con molti di noi in realta’ non ha un vissuto.
    Come ci insegna il concittadino Bonalumi (gia’ vice ministro agli Esteri ea lungo parlamentare) il rancore e’ un grave difetto in generale, ancora di piu’ nelle aziende e in politica peggio che peggio.
    Infatti ti impedisce di ragionare, di allargare il pensiero e di progettare, anche di trovare risorse e risposte ai tuoi problemi addirittura nei tuoi avversari politici.
    Ora, porti pazienza ma hanno capito anche i sassi il profondo disprezzo ( anche personale) nei confronti di alcuni personaggi. Alcuni legati alla vecchia amministrazione, altri alla nuova.
    Uno poi odiato ( non da lei, ma dal consigliere G.) davvero in modo scomposto e cattivo e che non fa nemmeno parte del consiglio. Forse ha il torto di non pensarla come lui e non nasconderlo.
    Sgradevole.
    Quale profondo insegnamento dobbiamo trarre da questo sentimento di rancore? E sopratutto. Dobbiamo conformarci?

    Lei che e’ l’unico che Angelo ascolti, gli impedisca di andare a cozzare e, magari, di fare brutte figure.

    • Non so (per certo) chi sia l’uomo politico dal Gandolfi odiato «in modo scomposto e cattivo e che non fa nemmeno parte del Consiglio». Posso fare delle congetture, ma in queste cose è meglio andare con i piedi di piombo. Se lei mi fa nome e cognome, forse riuscirò a mettere insieme una risposta (pro mea virili parte; dove il membro non c’entra per niente: significa per quanto possa fare io da solo).
      Il problema, come l’ho impostato io, è: esiste un’onta, una vergogna, una macchia che deturpa il volto di questo borgo poco felice di Bergamo? Due sono le considerazioni da farsi: prima, di onte ce n’è più d’una; seconda, le macchie vanno smacchiate, le onte vanno smacchiate. Perché no?
      Riequilibrare i piatti della bilancia è giusto e sacrosanto. Lo dicono anche le Pandette (sciura Rusina, buona!), nel famoso brocardo Iniuriam facias, nisi vindices.
      Dunque, prima si faccia giustizia, perlomeno chi ha sbagliato proclami la sua colpa. Poi faremo una grande Festa del perdono.

      Quanto all’argomento del rancore, si dice così, molto spesso, per la stessa ragione per cui si chiede il diritto all’oblio. È evidente, le due cose sono collegate. La cosiddetta sinistra curnense, infatti, ha accusato il Gandolfi di nutrire rancore, proprio perché molti suoi ragionamenti si sviluppano dal vulnus del rovesciamento della sua amministrazione. Parla così pro domo sua, evidentemente. E la pedagogia della memoria, dove la mettiamo?

  16. Margherita permalink

    Ieri sera ho fatto un’apparizione, non proprio clamorosa, perché di carne al fuoco ce n’era già troppa e io sono la traditrice per eccellenza della sinistra, e ho ascoltato la parte iniziale. Ho visto i due extraterrestri del pianeta Mongk, uno per parte, i residuati di CL, in pompa magna, che non capisco cos’abbiano a vedere col Consolandi, e ho capito che siamo ancora fuori dall’interesse dei cittadini. Contrariamente a quello che giustamente dice il Conte Max, siamo ancora alle cagate di partito quando la situazione è drammatica. Bravo Max. Adesso chiedo la pubblicazione sul blog dell’intervento del Gandolfi, interessante, e al Gandolfi dico che non so se voterei per lui (gli altri due non esistono), perché si comporta un po’ come un ducetto. Però devo ammettere che è lui che dice le cose più sensate e interessanti. Purtroppo i miei si stanno solo arrampicando sugli specchi. Però, che pena dopo tante speranze, perché anch’io ho capito che non c’è uno straccio di progetto. Se il Gandolfi fa il ducetto è anche perché c’è confusione di ruoli nella maggioranza. Coi numeri perché non risponde la dr Rizzo, assessore al bilancio, invece della dott.ssa Gamba, bravissima ma assessore ai servizi sociali? Già questo fa confusione, e poi è logico che seguano gli sbagli, che ci sono stati e che, secondo me, è inutile e stupido negare, salvo accettare di fare un quinquennio di sofferenza. Qualcuno dice già che ci sono spaccature e interessi nascosti. Non era così che volevo vivere bene a Curno.

  17. Andamento permalink

    Speriamo che a furia di chiacchiere … alla fine compaiano un po di dollari. Ops! Di euro.
    Mettetevi tutti il cuore in pace: nei prossimi cinque anni non vedrete il becco di un quattrino.

    • Chiacchiere, vero? Come quando dicevate che tra il Pedretti e il Gandolfi correva una lite di comari? Lei parte con il piede sbagliato, o con la zampa sbagliata.

  18. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    Prefetto Mori
    Non perdonate mai. Giuda tradì Cristo dopo avere avuto il perdono.

  19. Scrocchiazzeppi permalink

    Amici segaioli. .
    Piove! Non c’e un cazzo da fare. Che si fa? Ma si’ andiamo in consiglio. Due palle cosi’ ma il gandolone ne ha portate via due gerle.
    L’e propri un crapun.
    [Commento in stile gatto padano, di apprendista gatto padano: tagliato e censurato, perché qui è vietato lordare. N.d.Ar.[

  20. dott. Giacomo T. permalink

    Attento sindaco Gandolfi!
    Chi sollecita il suo perdono mira soprattutto a disarmare il suo spirito ed a sopire la sua diffidenza per colpire ancora meglio.

  21. ex assessore permalink

    Non ha mai perdonato ingiurie che un malvagio può avergli fatto di proposito deliberato etc.

  22. Gigi permalink

    Carissimi Aristide e Doctor Gandalf ad Parnassum.
    Il Villaggio Della Follia
    Cosa pensereste se vi dicessi che questo titolo (tratto dal fumetto Zagor) è abbastanza rappresentativo per la situazione in cui versa il paesello situato tra le viscere lombarde nel cuore bergomense baciato dagli orobici monti?
    Dopo tutto il caos che l’ammucchiata brigantina ha causato e impunemente scorazzato tra le lande desolate del territorio :-fino ad ora-, scoraggiata in quanto smascherata non sa più dove e contro chi azzannarsi. Il bluff è finito; i nodi sono ormai ai denti del pettine e le panzane condivise non sono poi così condivise. Quali altre bugie si inventeranno? che l’azione contro il sindaco (disarcionato) Gandolfi era una operazione d’orgoglio inventata dallo stesso sindaco (disarcionato) Gandolfi?
    Speriamo facciano opera buona.
    Ho notato, ier sera, che da un certo momento in poi, in sala consigliare si è abbattuto uno strano e cupo silenzio.
    Dov’erano i rumoreggiatori?

    Con il cursore evidenziando l’indirizzo potrete vedere la copertina inerente al titolo menzionato.

    Con stima vi saluto

    [Ma io intendo darle un “bonus” (nei Dvd francesi così sono nominati quelli che noi chiamiamo gli “extra”). Presento qui sotto l’immagine della quale lei ci ha fornito l’indirizzo internettiano. N.d.Ar.]
    Zagor

  23. Carlo 2 permalink

    Io sono vecchio di anni e forse anche di testa, tanto che mi piace farmi leggere le vostre notizie, che non capisco tutte, ma se devo leggere e come adesso scrivere devo aspettare che mia figlia che ha studiato abbia tempo. Però anche io ho fatto la mia vita e le mie sperienze, e il perdono è un fatto che sta dentro, ma anche io non ho mai dimenticato. Le parole che sento danno forse ragione a scroccazieppi, perché il Gandolfi da l’impressione di farlo perché è arrabbiato ancora. Ma ha torto anche scrocchiazeppi perché non si tratta comunque di essere arrabiati ma di giustizia per i soldi di tutti. L’Angelo Gandolfi stia pure col grugno, ma scrocchazzeppi e la signora sindaco e tutti gli altri dicano se è vero o no quello che dice il Gandolfi e il blog. Inutile è fare finta che non abbiate riempito il Gandolfi di accuse: se sono state balle, bisogna dirlo. Se non volete dirlo vuol dire che erano balle, e allora sappiate che non si è mai pulita la stalla senza fare niente, e non si sono mai fatte cose buone verso i curnesi facendo silenzio. Buona domenica a tutti.

  24. Popolo permalink

    @Andersen
    C’è del marcio in Danimarca.

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