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Dal 25 febbraio a oggi: 50.000 visite a Nusquamia

26 novembre 2012

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Dal 25 febbraio, giorno in cui abbiamo creato questo diario in rete, si sono totalizzate più di 50.000 visite, 46.888 delle quali dall’Italia, il rimanente dall’estero: 537 dagli Usa, 504 dal Regno unito, 244 dalla Polonia ecc.

Per festeggiare alla buona il doppiaggio di questa meta, propongo la visione del seguente episodio dei Mostri, per la regia di Dino Risi, che dedichiamo alle mezze calzette paesane che vorrebbero fare ingurgitare ai curnensi il Bibliomostro. Faccio presente che, a onor del vero, la Musa toscana interpretata da Vittorio Gassman prende a pretesto la cultura per lenire i propri pruriti, è vero, però si capisce bene che, se non altro, ha alle spalle una buona educazione, della quale fa l’uso che vediamo. Nel caso della lobby bibliomostruosa di Curno e del loro consigliori, che dire? A chiamarli bas-bleu, bluestocking, précieuse ridicule si rischia quasi di fargli un piacere,  per via della loro paesana e aziendalistica esterofilia, quella stessa che fa godere gli aziendal-simil-progressisti curnensi quando dicono “slàid“, sentendosi così alla pari del Montezemolo imitato da Crozza, che parla di slàid facendo boccuccia. Magari ne andrebbero orgogliosi.

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Adesso, dopo aver visto una cosa sordida (magistralmente descritta da Dino Risi), vediamo una cosa bella, tratta dalla versione americana di Profumo di donna, che in Italia è stata presentata con il titolo inglese Scent of a woman.

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A questo punto, dato che ci sono, ricordo che proprio Dino Risi, il regista dell’episodio dei Mostri che abbiamo visto sopra, è l’autore della prima versione di Profumo di donna, tratto da un romanzo di Giovanni Arpino: la storia di un capitano in pensione, cieco, che non accetta la propria menomazione, perciò decide di mettere fine ai suoi giorni. Si mette in viaggio per Napoli, perché qui incontrerà un amico che, anche lui, ha deciso di farla finita. Si faranno coraggio l’un l’altro. Ma il capitano è un bon vivant, prima di morire fa tappa a Genova,  fa la sua ultima scopata con una puttana, assapora il cibo e il vino. A Napoli c’è una ragazza, Sara, che è innamorata di lui da sempre, che vorrebbe stargli vicino. Gli si offre, il capitano la rifiuta, ha le sue buone ragioni. Ma il suicidio è maldestro, il capitano sopravvive. Nella scena finale che vediamo qui sotto, il militare accetta di vivere e accetta Sara.

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79 commenti
  1. Efrem permalink

    Le rinnovo i complimenti, soprattutto per la continua crescita (7.000 mensili negli ultimi tre mesi). Complimenti ancora dalla Toscana. Suo Efrem

    [Dalla Toscana? È un onore per me. Magari dalle parti del mio maestro Luciano Bianciardi? N.d.Ar.]

  2. C.F. permalink

    Accidenti, che numeri! Certo, qui conta da matti una qualità quasi introvabile sul territorio nazionale e utilizzata per un piccolo Comune campione. Provate ad allargarla ad altri. Vediamo come funziona.

    • Cioè, provare ad allargare il campo di osservazione? Si può provare, ovviamente commisurando il passo alla lunghezza della gamba. Determinante, per la “lunghezza della gamba” (metaforica) è il tempo disponibile. Insomma, per non ripetere la formula arcinota (ormai anche al Pedretti) Adelante, Pedro, adelante… con juicio, diciamo pedetemptim, sensim sine sensu, cioè passin passino.

      Gli aziendalisti sanno, o dovrebbero sapere (vabbè, purché non si parli degli aziendalisti di Curno, i quali sono schiappe anche come aziendalisti) che le aziende hanno una dimensione ottimale: è naturale che un’azienda voglia estendersi ma, estendendosi troppo, si fa del male.
      Oppure consideriamo due qualità fondamentali di una società ordinata, la libertà e l’organizzazione: se una delle due qualità soverchia l’altra, la società collassa. Questo conflitto si pone anche per i movimenti politici: Grillo ne è consapevole. Ne erano consapevli anche alcuni socialisti, al tempo dei primi governi di centrosinistra, che ritenevano prematuro l’ingresso nella “stanza dei bottoni” (sapevano che dopo tanto digiuno, dopo tanta astinenza dalla mensa del potere e in assenza di cultura “alta” — per dirla con Marcuse — i “compagni” erano corruttibili).
      Insomma, non basta volere: bisogna fare una ricognizione accurata delle forze in campo, considerare le “condizioni al contorno”. Noi siamo scomodi, dobbiamo essere consapevoli del fatto che non possiamo permetterci passi falsi. Siamo tra Scilla e Cariddi: o ci sbranano, o ci egemonizzano, se non siamo prudenti (nel senso nobile dell’espressione, che non significa essere vigliacchi). Essere egemonizzati è ancora peggio: la morte per sbranamento può essere eroica, essere giocati da qualche furbetto — magari neanche tanto furbo — nel senso che noi lavoriamo e lui realizza il gruzzolo politico, è indecoroso.

  3. Angelo Gandolfi permalink

    Curno, 27 novembre 2012, h 20.05

    Gent.ma sig. ra Presidente del Consiglio comunale,

    purtroppo mi trovo nell’impedimento fisico (influenza) di poter presenziare alla riunione di questa sera.
    Nella situazione verificatasi, riscontro che, contrariamente a quanto stabilito dalla Costituzione, il metodo rappresentativo introdotto e oggi vigente non garantisce per nulla l’opposizione in Consiglio, perché un qualunque accidente, come quello capitatomi, la inibisce.
    Chiedo cortesemente il rinvio dell’approvazione dei verbali a suo tempo contestati, alla cui discussione ritengo sia indispensabile la mia presenza.
    Chiedo, inoltre, il ritiro della proposta di approvazione della “variante” riguardante il PII Bertoncini, affetta ancora una volta da gravi invalidità. Anche se questa volta, rispetto alla nota situazione “Fiorini”, viene portata in Consiglio e non decisa nelle segrete stanze della Giunta (perché?), il risultato non è cambiato.
    Se avessi potuto, avrei espresso compiutamente e di persona tutte le questioni al riguardo, ciò che in questo momento purtroppo non posso fare, e questo nel solo interesse della mia comunità.
    Faccio comunque presente che, ove non venisse ritirata e discussa in altro momento, questa volta mi rivolgerò direttamente alla magistratura: non è tollerabile una serie continua di “errori” come quelli che vengono commessi per situazioni importanti.
    Chiedo che la presente venga protocollata e letta in Consiglio.
    Fatta salva l’approvazione della modifica regolamentare riguardante la raccolta dei rifiuti, esprimo comunque la mia contrarietà alla restante deliberazione, che avrei pure duramente contestato.

    Angelo Gandolfi

    • Supposta permalink

      La costituzione cosa prevede nel caso?
      Che se uno ha l’influenza non si tiene il consiglio comunale?
      Lei si comportò nello stesso modo?
      E in ogni caso.
      1) in consiglio siedono ben due medici (destra e sinistra) per portare le cure del caso.
      2) vista la modalità di consegna della sua lettera (e l’assoluta irritualità) non si capisce perchè non abbia comunicato la cosa di mattina. Era ancora in salute?
      3) non trovo nel suo scritto uno straccio di argomentazione seria e concreta. Quindi in base a cosa un consiglio si doveva sconvocare?
      4) anche le sue reiterate assenze alle riunioni di capogruppo sono un vulnus alla costituzione (perpetrato da quel manipolo di delinquenti che invece si presenta ed entra nel merito?)

      Con squisita cordialità:
      Sua
      Supposta
      (nel caso direi di tachipirina 1000)

      • @ Supposta
        Spero che qualcuno le risponda con la dovizia di argomenti – di fatto e giuridici – che a me fa difetto. Mi limito a osservare che probabilmente Gandolfi, il sindaco del buon governo, intende accennare al fatto che lui è l’unica opposizione presente in Consiglio comunale (sempre che lei non voglia chiamare opposizione quella del Giulebbe Consolandi o quella del Caffè Corti). E che in assenza di un meccanismo di delega, che credo non sia previsto, viene meno l’opposizione. Mi sembra un argomento serio. Comunque, se lei trova l’argomento faceto, si accomodi. Io non mi scandalizzo, non mi scompongo, non mi meraviglio. Nil admirari: così diceva Orazio.

        Gandolfi non ha chiesto che il Consiglio non si tenesse, ha chiesto che si rinviasse l’approvazione di un verbale che lui ha riscontrato con la registrazione fonica – per quanto scadente – del suo intervento, verificando che né le sue parole né il suo pensiero erano riportati correttamente. Se ho capito bene, la dott.ssa Serra con crudele determinazione ha stabilito che i tempi erano scaduti (dove sta scritto nelle cacate carte?) e ha posto in votazione i verbali da approvare, compreso quello al quale faceva riferimento Gandolfi. I verbali sono stati approvati con gioia manifesta.

        Non credo che Gandolfi abbia parlato a cuor leggero di un eventuale ricorso alla magistratura. Non sono al corrente dei dettagli, quello che le posso dire è che se Gandolfi così si è espresso, non ha certo parlato sull’onda di un delirio di un potenza, di un senso di impunità che gli deriverebbe da coperture altolocate (non c’è nessun conte zio dietro Gandolfi), ma in difesa dei cittadini. Gandolfi non è uno che stia a sentire il primo causidico paglietta e triccheballacche (questo lo so per certo).

      • Dutùr permalink

        @Supposta.
        Senti, testa di … finezza curnese, tu che le supposte forse le prendi abitualmente per bocca e poi le risputi dalla stessa parte,perché non ti hanno spiegato bene come si fa (potresti magari informare anche un’eventuale compagna a te simile, che forse “suppone” allo stesso modo):
        1) il Consiglio non è un’astanteria dell’ospedale, se non lo sai;
        2) quale sarebbe la ritualità istituzionale e aziendalista quando uno si sente male? mai provato, nella tua arroganza, a star male di colpo, specie con un jet lag di otto ore e un cambiamento di cibo improvviso? io sì, e ti posso dire che stai proprio male male. Ma dove vivi e lavori?;
        3) chi ha mai chiesto di sconvocare il Consiglio, falsone? i tuoi sinistri compagnuzzi non avrebbero dovuto avere la tua stessa arroganza e guardare con più attenzione alla presenza di errori segnalati, almeno discutendone o riservandosi di discuterne. Suppongono di essere infallibili, oltre che arroganti come te? allora non devono avere paura di nulla, non ti pare?
        4) la costituzione bisogna conoscerla e non parlarne a vanvera: mi sai dire qual è l’articolo che prevede un vulnus per le presunte reiterate assenze alle riunioni di capogruppo? Però ti segnalo che non si capisce un cazzo di quel che dici, perché affermi che il vulnus alla costituzione da te sognato viene “perpetrato da quel manipolo di delinquenti che invece si presenta ed entra nel merito”. Il mio suggerimento è di chiamare subito un’ambulanza.
        Poi se ci sono delinquenti in giro, che tu ben conosci, come sostieni, chiama i carabinieri (prima o poi potrebbe davvero succedere) e… per mantenere l’abitudine infilati una supposta in bocca.

        • Tecniche di tutela dagli agguati serrapedrettisti – Le fragole non hanno più il sapore d’una volta, neanche la borghesia

          Forse è venuto il momento di spiegare che il sindaco del buon governo Gandolfi era appena tornato dalla Corea, dove si è trattenuto parecchio tempo, peraltro continuando a seguire la situazione via Internet, comunicando con gli amici e gli uffici comunali via posta elettronica.

          1. Il sindaco era in Corea ma abbiamo preferito tenere la cosa segreta. Mi dispiace dirlo, ma il fatto è che non abbiamo grande considerazione della correttezza dei nostri avversari politici. Avrebbero potuto profittare dell’assenza dell’unica opposizione, questo abbiamo pensato: perciò è meglio che non sappiano dell’assenza. Come non ricordare, infatti, quel primo tentativo di ribaltone, quando Gandolfi era in Corea, nel 2010 (spero di non sbagliare l’anno, altrimenti chissà che “camurria”)? Ci provarono a ribaltare e ci riprovarono, diverse volte, sempre i soliti compagni di brigata, nel febbraio 2011, per esempio (ma il disegno pedrettesco, con quinta colonna e c.d. sinistra al seguito fu sventato con il volantino “Mammuzza”), finché ci riuscirono, il 19 marzo di quest’anno. Bravi! Bella roba! Si vede bene quanto più bello sia il vissuto di Curno, promesso e sbandierato in campagna elettorale!
          Quell’estate del 2010 (spero di ricordare bene) la c.d. sinistra e il Corti della quinta colonna, che sedeva alla destra del Pedretti, chiesero al vicesindaco Donizetti che si tenesse un Consiglio senza sindaco. Gandolfi annusò l’agguato, il Consiglio non si tenne. Ma, tornato Gandolfi, si cercò di coinvolgerlo nell’affaire della festa cervisiaria, con manovra a tenaglia, scandita da: a) volantino anonimo; b) coniglio mediatico del Pedretti; c) denuncia anonima; d) articolo con virgolettato di fuoco del Pedretti che senza fondamento chiamava in causa sindaco e giunta. Poi quando si scoprì che il sindaco non c’entrava niente, ci si disinteressò della festa cervisiaria e di quella sua anomalia, cioè di una certa sororità impropria, per cui un assessore fu rimosso dall’incarico. Fra parentesi, la denuncia anonima, contenente gravi addebiti a carico di Gandolfi e della Giunta indistintamente, ha fatto il suo corso: e poi si permettono di dire, con quello che hanno combinato, che Gandolfi, che ha denunciato Pedretti per tutelarsi, sarebbe da equiparare al denunciatore Pedretti!

          2. Gandolfi è tornato domenica scorsa, con un jet lag di undici ore sul groppone.

          3. Non me la prendo più che tanto con la grevità di linguaggio di “Supposta”, l’ineffabile similgatto padano che nella rete si assimila al gatto padano doc e nella politica (se questa è politica!) mal dissimula la sua ammirazione per il politico territoriale Pedretti. Il similgatto padano ha i sui limiti oggettivi, psicologici e culturali, non me la sento d’infierire su di lui. Come del resto non me la prendo con il Pedretti, del quale conosco, per averlo studiato, il quadro motivazionale. Ripeto quel che ho detto altre volte: una volta che sia stato disarmato, quando quella sua vitale volontà di rivalsa e dominio sia stata finalmente disinnescata, per me il Pedretti non esisterà più. Anzi, qualora mi chiedesse aiuto a ricostruirsi una vita, e io fossi in grado di far qualcosa per lui, potrei anche aiutarlo.

          4. Me la prendo invece con la dott.ssa Serra. Non ho fatto un mistero, a suo tempo, di preferire la dott.ssa Serra alla guida di Curno a petto di un certo concorrente, che ha sempre negato di voler concorrere, perché mi pareva che i cittadini fossero meglio tutelati dall’essere la dott.ssa Serra una signora borghese, professoressa di francese (un mestiere molto più rassicurante di quello di chi si occupa di pubbliche relazioni, relazioni umane, giornalismo enogastronomico, marketing di preservativi ecc.). Non che abbia una grandissima considerazione della borghesia in sé. Ma ho osservato che, almeno a certi livelli, e mediamente, un borghese con una buona educazione alle spalle per quanto assatanato di potere, ha delle remore nel fare il male, essendo fra l’altro costretto a mantenere uno stile. Consideriamo per esempio due ministri del primo governo Craxi: Gianni De Michelis e Remo Gaspari. Entrambi assatanati di potere, ma quale differenza di intelligenza, educazione e cultura (a parte le perversioni sessuali)! Se malauguratamente Gaspari avesse avuto il potere che ebbe De Michelis, riuscite a immaginarvi i danni ulteriori che l’Italia avrebbe patito (oltre quelli patiti per via di quella tribù di “nani e ballerine” al seguito di Craxi)?
          Ebbene, la dott.ssa Serra mi ha deluso. Pensavo che da borghese provvista di un’educazione comme il faut, disprezzasse non soltanto i Suv, com’è giusto disprezzarli e come disse in un’intervista rilasciata a Nando dalla Chiesa, ma anche i metodi di coloro che amano tanto i Suv. Pensavo che disprezzasse la stafottenza, caratteristica del manager/monager venuto su dal niente, che urla nei telefonini e si compiace di “inculare” (chiedo perdono, ma questo è il loro linguaggio, questa la loro mentalità prevaricatrice) colleghi, concorrenti e clienti. Perduta gente, questa, senza principi morali.
          E invece che mi fa la dott.ssa Serra? Prima si macchia d’indifferenza etica, con quella storia dell’ispezione pedrettesca, nella quale si è intortata come in un incidente di percorso (non è che non lo capisca). Però avrebbe potuto, e dovuto, fare marcia indietro. È stata caparbia (qualcuno dirà “determinata”), e non è stata una bella cosa.
          Poi è venuto il patto Serra-Pedretti, che poteva essere sopportabile in una cornice tattica, di breve periodo (come il milazzismo in Sicilia, forse). Invece sempre più quel patto ci appare quello che nemmeno sospettavamo che fosse, un’opzione strategica, quasi che la dott.ssa Serra non riesca più a liberarsi del Pedretti, nemmeno adesso che il politico territoriale è — apparentemente — un cittadino come gli altri, periclitante addirittura nel suo stesso partito.
          […]
          Ometto tanti altri passaggi e vengo al presente.
          Perché tanta sicumera, che sconfina nell’arroganza? Io — lo dico sempre — non sono esperto di giure, però so ragionare. Ebbene, quando Gandolfi dice alla dott.ssa Serra che nel suo operato ci sono passaggi sotto il profilo giuridico irricevibili, perché non si arresta nel suo folle volo? Dovrebbe arrestarsi: o devo dire “avrebbe dovuto fermarsi”? Non so, forse quel che la Serra ha fatto è ormai irreparabile. Nell’operato di questa Giunta osserviamo esterrefatti alcuni passaggi decisamente arroganti, strafottenti, a dir poco. Signori della Giunta, guardate che non può andare avanti così, con voi tre (il direttorio Serra-Conti-Gamba) che continuate a fare i superciliosi, i sobri, come se l’elevatissimo concetto che avete di voi stessi avesse un briciolo di fondamento. Voi chiedete condivisione pregiudiziale, anche questo è arroganza. Voi non discutete, ma pretendete di manovrare le leve dell’informazione, anche adesso che non ne avete più il controllo, anche adesso che — grazie a Nusquamia, con tutti i suoi limiti — prende corpo un germe di opinione pubblica non cammellata. Voi non argomentate, lanciate editti da condividere, sussumete l’opposizione di Consolandi e Corti, brave persone, ma uomini semplici, trovate tutte le scuse per mettere la mordacchia a Gandolfi, nelle orazioni del Conti alternate indignazione e voli pindarici, nelle proiezioni di slàid vi sforzate di dare una patina di apoditticità a questioni la cui impostazione andrebbe rivoltata come un calzino.
          Quando poi, nella vostra infinita bontà, volete darci un saggio della vostra capacità “eristica” lasciate che prendano la parola per voi il trucibaldo gatto padano e il fatuo similgatto.

          Risultato: quando argomentate, miagolate. Tutto il resto è “condivisione”, peggio che noia. Sarebbe politica, questa?

      • Klistèr permalink

        @Supposta.
        Mi hanno detto che da queste parti posso trovare finalmente la mia dolce metà. Anche se fosse barbuta, come serr-ana-mente si asserisce, cosa dice la saggezza popolare? Supposta barbuta, sempre piaciuta…

    • Un tema colpevolmente passato sotto gamba
      Con riferimento a uno dei punti all’ordine del giorno della discussione consiliare di ieri, quello relativo al risparmio energetico e all’abbattimento dell’inquinamento, ho inviato a Bergamo news, in coda all’articolo Assestamento di bilancio e misure antinquinamento, il seguente commento:

      Ieri la dott.ssa Sera è stata sfuggente su alcuni punti, per esempio sulla composizione delle commissioni a riguardo del Pgt o sull’intersezione di competenze di due assessorati. Ma su un punto è stata esplicita: quando, a proposito del piano di risparmio energetico, si è doluta che l’argomento fosse lasciato cadere. Aveva ragione. Nessuna domanda è stata posta ai relatori del piano, presenti in Consiglio. Eppure un buon politico dovrebbe documentarsi, capire e, se non capisce, fare domande.

      L’intervento del dott. Consolandi: excusatio non petita, accusatio manifesta
      Segnalo che è stato esilarante sentire ieri l’intervento del dott. Consolandi il quale, per giustificarsi del fatto di non aver approfondito la questione, disse che non c’era bisogno di far domande, perché tutto era chiaro.
      Ora, io non dico che quanto è stato esposto non fosse chiaro. Il fatto è che l’esposizione dei due funzionari della società di consulenza era una presentazione finalizzata, precisamente, a un dibattito. Questo era il suo pregio, il fatto di essere stata una presentazione all’insegna dell’understatement, senza magniloquenza, tutto il contrario degli interventi retorici e teatralmente impostati dell’arch. Vito Conti, la cui enfasi tendenzialmente leva ogni spazio d’interlocuzione.
      Un’altra cosa che ho apprezzato della gentile presentatrice è il fatto che abbia sempre fatto ricorso all’espressione “Come si vede in questo grafico”, oppure “… in questa tabella”, invece di “…in questa slàid”. Insomma, non ci ha afflitto con quella stramaledetta parolina, con l’odiosa slàid, aziendalistica, montezemoliana, velleitaria, sciacquettistica, piccolo borghese e – lasciatemelo dire – anche un po’ cafona.

      Ma, tornando al Consolandi, ecco invece alcune domande che sarebbe valso la pena fare, e che lui stesso avrebbe potuto fare:

      1. Poiché si parla di abbattimento dell’inquinamento, io avrei domandato – oltre che ai due consulenti della società che ha presentato il piano di intervento, alla stessa dott.ssa Serra – se esistono analisi che presentino le percentuali di agenti inquinanti nell’atmosfera e nelle acque di Curno, nonché una valutazione della loro pericolosità per la salute dei cittadini. Perché se di inquinamento si parla, ha senso stabilire una scala di priorità.
      Ricordo che quando vi fu la tragedia di Chernobyl, il lago di Ceresio (così si chiama in Italia il lago di Lugano) aveva tutta l’aria di essere quello di sempre: non si vedva niente di strano, l’acqua non puzzava. In realtà, proprio sul lago di Ceresio si registrò una ricaduta radioattiva che destò più di un sospetto. Il mio discorso è: abbattere la produzione di anidride carbonica, che è responsabile del buco dell’ozono, va benissimo. Ma in una scala di priorità, qual è il pericolo maggiore che incombe su noi? Non varrebbe la pena saperlo?

      2. Poiché si è parlato di fare ricorso alle energie alternative, io avrei domandato a quali energie alternative specificamente si intendesse fare riferimento. Avrei anche chiesto di vedere un bilancio energetico e un conto economico in relazione all’uso delle energie alternative. La domanda non è campata per aria. Se leggiamo le cronache politico-giudiziarie, si capisce fin troppo bene che due voci importantissime delle truffe compiute all’insegna del politicamente corretto sono oggi quelle dei corsi di formazione e dell’impiego delle energie alternative, appunto. Cioè, io dico che – pur in perfetta buona fede, pur animati dalle migliori intenzioni, s’intende – dobbiamo stare molto attenti a non dar adito all’ingresso di lobby affaristiche ben mascherate e a modino, politicamente corrette quanto si vuole, ma bene intenzionate a collocare le loro idrovore lì dove si ha ristagno di denaro pubblico.

      3. Da un punto di vista scientifico-filosofico (la seconda F!), avrei domandato anche un bilancio di entropia di tutta l’operazione di risparmio energetico e abbattimento dell’inquinamento, tenendo conto cioè, oltre che dei costi, anche dell’aumento di entropia nel “sistema Curno” in relazione alla convegnistica, alle riunioni con gli operatori del territorio, alla produzione di materiale di informazione e documentazione ecc.

      4. Infine – e qui mi fermo, perché non voglio abusare della pazienza del lettore, il quale però avrà capito che potrei andare avanti, tale e tanta è la mia sete di conoscenza – avrei domandato, questa volta non filosoficamente, ma ingegneristicamente, una valutazione dell’efficienza di tutta l’operazione. Per esempio, di là dalle belle parole sulla “condivisione” e “partecipazione”, che sempre più assumono il ruolo delle spezie che si aggiungevano alla carne guasta ammannita alla truppa (come nella Corazzata Potemkin), quali obiettivi si pensa che siano concretamente raggiungibili e quanto costa raggiungere questi obiettivi? Perché non prendere in considerazione anche azioni repressive, oltre che la solita condivisione? In fondo, a questa Amministrazione non dispiace reprimere, quando si tratta di far cassa con le multe automobilistiche, su soggetti per lo più inermi e colpevoi di trasgressioni solo formali. Invece lo spreco energetico può essere una trasgressione sostanziale. Inoltre: come possiamo quantificare il vantaggio dal mettere in moto questa macchina (che peraltro, per quanto ne so, è stata avviata da Gandolfi)? Quali azioni occorre intraprendere perché la macchina funzioni correttamente e non cada nelle mani di qualche furbetto? Nessuno si offenda, se metto le mani avanti. Si tratta, semplicemente, di essere prudenti, nel senso nobile della parola. Proprio come abbiamo avuto modo di scrivere in un precedente numero di 24035 Curno, Bg, la rivista non-assessorile che vide la luce ai tempi dell’amministrazione del sindaco del buon governo, quella che non piaceva ai cosiddetti progressisti, che hanno gli stessi gusti del Pedretti. Dobbiamo essere prudenti, per per mille ragioni. Comunque, per farla breve, sarà sufficiente ricordare l’esperienza disastrosa della Coa, ai tempi dell’amministrazione Morelli: un mostro tecno-burocratico, che avrebbe dovuto accompagnare Curno ad affacciarsi alle magnifiche e progressive sorti di un futuro informatizzato (dunque anche in questo caso c’era una buona e nobile motivazione “scientifica”: cioè i burocrati credono che la scienza sia questa) che non produsse niente di niente, ma succhiò un bel po’ di denaro pubblico.

      Insomma, dott. Consolandi, è sempre del parere che non valesse la pena approfondire? A me viene sospetto, in base all’antico detto andreottiano secondo cui a pensar male si commette peccato ma ci s’azzecca, che lei dicesse che è tutto chiaro perché non aveva voglia d’impegnarsi.

      • La nobile arte dell’osservazione applicata alle miserie curnensi

        A due giorni di distanza dalla pubblicazione su Bergamo news dell’articolo sopra citato, osservo la presenza di un solo commento (il mio). Segno della grandissima indifferenza da parte dei soloni di questo disgraziato paese per un tema di non picciolo momento, pari soltanto alla loro indifferenza etica.
        Il dott. Consolandi si è comportato come lo studente furbetto al quale la professoressa di filosofia domanda «Allora, Consolandi, le è chiara la quadripartizione dello spirito secondo Benedetto Croce, quella che — si ricorderà — abbiamo illustrato nella scorsa lezione?». Lui risponde: «Chiarissimo!» mentre sotto il banco fa scongiuri inverecondi perché non sia interrogato.
        Gli altri hanno avuto il buon gusto di stare zitti, ma non hanno fatto bella figura.

        Lo ripeto, questa volta sono d’accordo con la dott.ssa Serra, quella scena muta ha dato la misura della pochezza del Consiglo comunale di Curno.
        Mi diceva Gandolfi, domenica scorsa: «Credevo che i miei (cioè i miei consiglieri e assessori) fossero delle schiappe, per non dire altro, ma vedo che questi non scherzano». Dal novero delle schiappe, per non dire altro, dobbiamo, evidentemente, levare Fassi e Donizetti, che hanno lavorato, non si sono prestati a giochetti sottobanco e soprattutto hanno mostrato una tenuta etica che gli “antropologicamente superiori” della mascherata della c.d. sinistra si sognano. Dico “mascherata” perché se levi la maschera, trovi l’aziendalismo e il gusto assatanato per il potere.
        Dunque — concludevo con Gandolfi — tutto sommato la Serra si trova in una situazione analoga a quella in cui ti trovavi tu. Con una differenza sostanziale, però. La Serra tiene saldamente in pugno i suoi. Tu invece avevi i tuoi che, tutti insieme o alla spicciolata, pretendevano di comandare, di darti la linea.

        Intermezzo, sull’onda dei ricordi – Inutile ricordare la zarina che pretendeva di sculacciare i consiglieri della sua stessa parte (l’unico sul quale non incombeva la minaccia di sculacciamento era il Salvi, in qualità di capofila della famiglia imperiale: ma chissà per quanto tempo ancora). Che dire dell’esoterica la quale, finché non ti ha tradito, pretendeva di coinvolgerti in un’operazione d’introduzione a Curno degli dèi falsi e bugiardi? E quel volantino disastroso del Maini, che lui fece stampare contro la tua volontà, per dimostrare al sindaco come si comunica? Fa il paio con quell’altro volantino scritto dalla zarina che provocò una sollevazione fra i dipendenti comunali. Inutile parlare del Pedretti che quand’era vicesindaco pretendeva di rimuovere dall’incarico questo o quello, e che si faceva passare per il “vero sindaco”. Buona ultima venne la fasciofemminista, che tempestava le redazioni dei giornali di bollettini attestanti la sua eccellenza politica ed emanava editti contro le povere lavoratrici del sesso. E il Locatelli, che ti teneva con il fiato sospeso? Sempre a domandarsi: ma tradirà o non tradirà? Alla fine tradì. Almeno il buon Fausto Corti non ti dava il “patè d’animo”: lui faceva lo scudiero del Pedretti, era un dato scontato. Così com’era scontato che la c.d. sinistra se lo coccolasse, fin da quel primo tentativo di rovesciamento della tua amministrazione, quando eri andato in Corea e chiesero una riunione di Consiglio in tua assenza.

        Invece i consiglieri della Serra stanno in riga. E la Serra non fa niente perché la cosa non si noti. All’ultima riunione di Consiglio era evidente la sua insoddisfazione per l’esposizione della dott.ssa rag. Raimunda Rizzo: la interrompeva, precisava, la incalzava, la invitava a chiarire. Quando l’arch. Conti nella foga oratoria — inframezzata di pause ad effetto, repentini mutamenti del registro vocale, gestualità degna dello Actors studio — aveva fatto librare il discorso, curando l’effetto scenico ma dimenticandosi della sostanza, nella fattispecie che quel punto all’ordine del giorno che si accingevano a votare comportava l’emendamento di una delibera assolutamente necessario per acclarati errori formali e sostanziali — la dott.ssa Serra è stata abile nell’afferrare la gallina in volo (cosa inaudita!) e precisare il “particolare” sfuggito all’oratore. Si è visto benissimo che la dott.ssa Serra niente ha fatto perché la sua mossa sfuggisse al pubblico. Non c’è bisogno di essere Auguste Dupin, per accorgersene (ricordo quel che Dupin diceva di sé: «observation has become with me, of late, a species of necessity», in E.A. Poe, The murders in the rue Morgue). L’arch. Conti ha rimesso la gallina in pista e la votazione si è conclusa proprio come la Serra aveva voluto che fosse.

      • Ingegnere ambientalista permalink

        L’equilibrio ambientale, oltre che richiedere approfondite disamine tecniche – ci sono? O i “nobili”, multiculturali e magari multietnici (occorrerebbe far passare bene le liste dei componenti le commissioni PGT per saperlo) cementificatori di Curno se ne sono dimenticati? – è qualcosa che attiene all’esperienza comune. La stessa spectrale Regina Antonietta, feudataria (molto in gamba, bisogna dirlo, una sola, però) della contea di Curno si è sorpresa che nessuno facesse domande, salvo la leccata di banco del Consolandi. Assente Gandolfi, in Consiglio l’equilibrio viene completamente meno, e non solo quello ambientale…

    • Tarzy permalink

      [@ Gandolfi: cfr. supra, lettera inviata al sindaco di Curno, dott.ssa Serra, nella quale il consigliere Gandolfi annuncia la sua impossibilità di esser presente alla riunione di Consiglio. N.d.Ar.]

      Risposta? Una sghignazzata della Serra! Una presa per il c…, con la storia dei due dottori presenti in Consiglio, entrambi appartenenti alla maggioranza, peraltro uno bravo e l’altro meno. Allora, non resta che rivolgersi alla magistratura, senza limiti. E picchiare duro, specialmente sulle torbide operine di Conti, pedretti, sac-ùla, il geologo di Mozzo (pedrettista “sicuro”, come si dice nella loro “buona società”), e compagnia varia, tanto cara alla sempre meno obiettiva Serra, dal sorriso sempre più determinato e insidioso.

  4. Richiami vivi e loro effetti perversi permalink

    Un’ ùpupa
    Per nulla intimorita
    Fece pupù
    In casa di Perlita

    • Provo a interpretare questa composizione in versi sciolti: tecnicamente si dirà che è un polimetro, per via dell’alternanza di un verso quadrisillabo con un verso settenario (di sette sillabe).
      Credo che si debba fare riferimento a due circostanze: la prima è che le abitazioni del geom. Pedretti, il politico territoriale che il mondo c’invidia, e della dott.ssa Serra sono prospicienti; la seconda circostanza è il fatto che il Pedretti ha sempre curato il mercato elettorale venatorio, prodigandosi perché fosse concessa la cattura di certi uccelli, in funzione di richiami vivi.
      Trafficando con gli uccelli, è possibile che il Pedretti sia venuto in possesso di una upupa, e che addirittura abbia attrezzato la sua fortezza, finora sorvegliata dal fido armigero Tarcisio, con una voliera. È anche possibile che l’upupa abbia spiccato il volo e sia entrata in casa della sindachessa, che non si è accorta di niente, perché era al telefono con certi signori per concordare le modalità di espansione di Bergamo in direzione ovest, cioè verso Curno.
      L’upupa, disgustata da certi discorsi, avrebbe cacato in casa della Perlita Augusta Serra.
      Questa è una spiegazione possibile, probabile ma non sicura. Se qualcuno dei lettori di Nusquamia ha una spiegazione migliore, sarò ben lieto di pubblicarla.
      ________________________________________

      Poiché, com’è noto, non dispiace all’autore di questo diario (credo, spero, nemmeno ai suoi lettori) elevarsi dalla palude della politichetta, anzi prendere a pretesto la miseria della politichetta per intravedere la bellezza di argomenti più elevati, non sarà fuor di luogo ricordare due cose:
      1. La cacazione dell’upupa è avvenuta verisimilmente di giorno, e non di notte, considerato che soltanto di giorno in questa stagione si tengono le finestre aperte, per dare aria alle stanze. La ragione è che l’upupa è un animale diurno e non notturno, come dava per scontato, in base a un pregiudizio diffuso, il Foscolo nel suo celebre carme, I sepolcri:

      E uscir del teschio, ove fuggia la Luna,
      L’ùpupa, e svolazzar su per le croci
      Sparse per la funerea campagna …

      Questo non toglie niente alla grandezza del Foscolo, del quale chi scrive è un ammiratore incondizionato: Foscolo fu grande poeta, un vero uomo, un eroe. Dico questo con buona pace di Carlo Emilio Gadda che scrisse una commedia radiofonica di dileggio antifoscoliano, che non rende onore alla genialità dell’ingegnere milanese. Il quale – bisognerà pur dirlo – nella vita fu tutt’altro che eroe, era di fattezze goffe e mai ebbe commercio venereo con le fanciulle: non c’è bisogno di aver letto Freud per capire che cosa potesse indurre un uomo di genio come Gadda a inveire contro Foscolo che era uomo di genio e uomo nell’accezione più nobile della parola.

      2. Se osserviamo la fotografia qui sotto, si capisce facilmente perché il piccone in latino venisse chiamato come l’uccello, upŭpa

      Upupa

      Nota fonolinguistica (la terza F!) – Come si vede, la seconda “U” della parola latina upŭpa che designa l’uccello cacatore (il nome è onomatopeico, perché ne richiama il verso) è breve: per la legge del trisillabismo in latino pronunceremo ùpupa. Perciò, anche in italiano, la pronuncia corretta è ùpupa, e non upùpa.

      Confido che queste noterelle non siano dispiaciute al geom. Pedretti, che spesso ci ha fatto sapere che, parlando di lui, gli facciamo pubblicità, e che dunque lui è contento (e a noi non dispiace che lui sia contento). Confidiamo che, non meno che al geom. Pedretti (che è anche un esteta, non dimentichiamolo) siano piaciute alla dott.ssa Serra, che prima di diventare aziendalista e che cinicamente sottoscrivesse il patto Serra-Pedretti, fu professoressa di francese.

  5. discanto permalink

    Appello:

    Ho lettto la sua risposta e, di contro, le precedenti considerazioni di Supposta oltre alla velina di Gandolfi.

    La Magistratura no, vade retro.

    Non perchè non riconosca l’importanza della mMagistratura o perchè la creda asservita a questo o a quel potentato.
    Non lo credo, o per lo meno non lo credo in generale.

    Ricorrere alla Magistratura o anche il minacciare di farvi ricorso è, per me, il segnale di aver esaurito le cartucce.
    Di non aver più capacità di convincimento.
    In una parola, di aver perso.

    Non mi è mai capitato di denunciare, ma denuncie ne ho subite un paio.

    Ho sempre vinto e con significativi ritorni economici.

    Quindi non temo le denuncia, non per esperienze personali per lo meno.

    Però ho giudicato penoso il proliferare di denunce in seno alla precedente Amministrazione (tutte all’interno della precedente maggioranza poi).

    Apprezzavo sincramente il fatto che l’ex Sindaco conducesse una battaglia contro i denunziatori seriali.

    Però poi deve essere successo qualcosa e nella ruota è rimasto incastrato anche lui.

    Prima l’affaire archiviato dell’abuso delle utenze telefoniche da parte del Pedretti (ma non si poteva trovare un accomodamento economico?)
    Poi le denunce a fotocopie di 2 anni fa.

    Magari ce ne sono pure altre, chi lo può sapere?

    Ora questa lettera, diciamolo, indice di debolezza più che di forza.

    Io continuo a pensare che siano uno strumento inutile, dannoso, costoso e che lascia potenzialmente strascichi e che autorizza poi chiunque ad abusarne e che certifica uno stato di impotenza.
    A maggior ragione per chi abbia un ruolo politico, quale Gandolfi ha in seno alla comunità)

    Mi dicono che la Sua parola sia ascoltata Aristide.

    Gli faccia ritrovare il senno.

    Forse non serve nemmeno una supposta di Tachipirina, basta probabilmente un brodo caldo di carne e un buon sonno.

    • Neanch’io ho mai denunciato nessuno, sono felice di non averlo mai fatto. Disprezzo chi denuncia a capocchia, forte del fatto che lui è sicuro di avere i soldi per pagare l’avvocato, mentre il denunciato non si sa, tanto più che chi denuncia a capocchia, affermando di essere diffamato, non viene poi punito ipso facto, qualora la denuncia sia stata dimostrata senza fondamento. Il fatto è che denunciando, quand’anche la denuncia si sia dimostrata infondata, il denunciatore a capocchia — il denunciatore seriale, dico — sparge il terrore. Spero che lei se ne renda conto, che realizzi quanto esecrabile sia questo modo di procedere. Per esempio, il Pedretti si è vantato di avermi fatto pagare l’avvocato: è tutto documentato. A questo punto, lo so: invece di dire “Certo, quest’uso della denuncia è una schifezza”, lei sparisce, scantona, assume un nuovo pseudonimo. Accà nisciun’ è fesso.
      Pur non avendo mai denunciato nessuno potrei tuttavia io stesso, obtorto collo, denunciare, qualora non avessi altro mezzo di far desistere una persona dal commettere il male. Come lei sa, se io vedo tornando a casa un assassinio e ho elementi per riconoscere l’assassino, e sono l’unico testimone, ho il dovere — non solo morale — di denunciare l’assassino. Se si scopre che io sapevo tutto, ma non ho fatto niente per far affiorare la verità, passo un brutto guaio.
      Insomma, bisogna distinguere fra la denuncia a scopo di spargimento di terrore e la denuncia a scopo di ottenere una giustizia altrimenti negata. Io non ho mai denunciato nessuno, ma quando un impiegato con stipendio fisso e diritti sindacali, un impiegato del’Agenzia delle entrate, voleva farmi versare al Fisco denaro non dovuto, quando cioè si voleva commettere un’ingiustizia manifesta, ho minacciato di ricorrere alla Commissione tributaria. È pur sempre una sorta di minaccia di denuncia. L’ho fatto a nme mio e a nome degli eroi senza diritti sindacali. Il fellone a questo punto ha mollato la presa. Se vuole leggerla, la storia è documentata in La pretesa tributaria dell’Agenzia delle entrate rintuzzata con le armi della logica.
      Non so di quali denunce in relazione a quali fotocopie lei parli. Lei è più informato di me, e non me ne dolgo: queste storie non mi piacciono, non ci sguazzo. Perciò punisco il Pedretti, perché ha voluto trascinarmi in quel suo girone infernale, che prevede l’uso sistematico della denuncia. Quanto alle utenze telefoniche del Pedretti non so dove lei voglia arrivare, di quelle so abbastanza per essermi fatto un’idea che non mi va di “condividere” in rete (per usare questa parolina di “condivisione”, così di moda e così graveolente, ormai).

      Il Gandolfi ha detto: dott.ssa Serra, non sia così determinata. Invece la dott.ssa Serra è stata determinata, non ha neanche voluto sapere dove, eventualmente, sbagliasse. Ha sbagliato, non ha sbagliato? Questa è la questione, indipendentemente dalla denuncia. Ma lei non sembra interessato a conoscere il merito della questione, lei sembra interessato alla denuncia. Io invece non sono interessato alla denuncia (in generale, sono d’accordo: se si può evitare, tanto meglio), però sono interessato al merito della questione. Spero anzi di saperne qualcosa, per poterne scrivere.

  6. Cacasenno permalink

    Serra: in merito alle Commissioni Pgt…”scusate ho fatto confusione io, pensavo che Lista Corti e Curno Oltre fossero la stessa cosa invece mi dicono che Curno Oltre non si sente rappresentata in Consiglio da Corti C.”
    Cosa..?ho sentito bene.?…ma la lista Corti non comptendeva anche Curno Oltre..?
    In sala c’era anche il nostro amico Maffeis che sembrava dire guardandolo in faccia….io non c’entro nulla con i Corti o meglio c’entravo ma ho sbagliato.

    • Staremo a vedere. Un’altra ipotesi — che non pretendo sia vera — è che ci si trovi davanti a un gioco delle parti. Che cioè il Fausto Corti (che sarebbe il commissario da rimuovere e sostituire) sia tutto sommato d’accordo, anche se non sappiamo con quanta convinzione. La dott.ssa Serra ha detto “Questo è un problema del centrodestra”.
      Ebbene non nego che ci possano essere attriti nelle componenti che hanno dato vita alla lista del Caffè Corti, però, non facciamoci gettar fumo negli occhi. Il vero problema sono i criteri di formazione delle commissioni. Signori aziendal-progressisti, vogliamo l’algoritmo (come piace dire ai managerini stuprati nei corsi di formazione: dicono “algoritmo” e pensano di essere “scientifici”). Beh, visto che abbiamo parlato di fumo negli occhi, ascoltiamoci Smoke gets in your eyes:

      • Massimo 7 permalink

        Forse ho capito male: vuol dire che se fanno finta di litigare, quelli di “Curno Oltre”, strettamente legati al patto serrapedrettista, avranno più posti nelle commissioni? Ma guarda… E perché il neosegretario pedrettista, che è un tecnico, non si è neppure proposto e si è andati a prendere un geologo di Mozzo, di stretta osservanza pedrettista?

        • Le commissioni sono nostre, le facciam girare come giostre

          Lei mi fa una domanda per affermare. Non entro nel merito della mistica della parola “tecnico” (cosa che, le assicuro, non mi sarebbe difficile). Mi domando invece quale sia l'”algoritmo” (come dicono gli aziendalisti) che ha presieduto alla formazione delle commissioni.
          Non solo non sono tenuto a rispondere alle sue domande, come le dà a intendere, ma non saprei rispondere: non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo. Per il semplice fatto che non conosco le alchimie di potere.
          Invece, lei che pretende di interrogare me, con il tono di chi le cose le sa, perché non ci dice l’algoritmo? Guardi che io non mi scandalizzo di niente. Al tempo della Prima repubblica, esisteva il Manuale Cencelli, che presiedeva alle spartizioni di potere. Il manuale conteneva, appunto, l’algoritmo e, a suo modo, era una cosa seria. Ora, a me sembra che gli aziendalprogressisti abbiano due strade: o tirano fuori dal cappello a cilindro l’algoritmo, e noi ne discutiamo sia il ciriterio di applicazione, sia la legittimità (sì, mi dicono che vi siano aspetti di legittimità, in conformità a cacate carte); oppure ci dicono “Le commissioni sono nostre, le facciam girare come giostre” (ho cercato la rima, come il famigerato ritornello protofemminista “L’utero è mio e lo gestisco io”).

      • G.G. permalink

        Maffeis! Al telefono! La bolletta del suocero sale! Poi lo senti…

  7. Nausica permalink

    @ Supposta.
    Per una presupposta supponenza e sempre che la supposta sia frapposta e funesta, supponiamo che la capretta barbisa sia galante nel farneticare gaiezze, l’facendo crepitar l’altrui istinti, chiedo: la supplice speranzosa supponente superba, che il testolin reclinar non vuole a celar il viso altrove per obliar l’ardor posteriore. Con laidezza il sugger del cuspide, vidi lo accasciar proni a canide, che sempre più vicino al felide più latrar non sa’ che fè.
    Ma can non fu, il suo belar lo tradì che nel gir di mezzo dì lo stratagemma non funzionò, la speranza della cura che egli stesso si procurò con bravura, a malincuore necessaria la sutura. La supposta capì che non era al cospetto d’una reggia e fuggi al fragor d’una scoreggia.

    Chi di culo ferisce, di culo perisce, o patisce…subisce?…aahhh…ambisce!

    [Non son riuscito a individuare le fonti di questo centone letterario. A orecchio, questo “obliar l’ardore posteriore” mi ricorda una battuta dello zio di Titta, quello che stava in casa, il vitellone, in ‘Amarcord’ di Fellini: «Ho la prova che mi ama. Mi ha concesso l’amore posteriore». Vabbè, attenzione però a non andare sul pecorecccio. Vero è che ha cominciato “Supposta”, con evidenti cattive intenzioni di render visita agli egri culi. N.d.Ar.]

    • discanto permalink

      Ha ragione Aristide.
      Non si vada sul pecoreccio.
      Ribadisco la mia campagna contro le denunce seriali.
      Vengano da dove vengano.
      Vengano dal Pedretti, vengano dai vecchi amministratori di destra (Peldezza o Mazzoleni) vengano da chiunque.
      Naturalmente lo stesso valga per Gandolfi.
      Che non avrà agito per primo, ma purtroppo non ha tenuto i nervi saldi e ha denunciato pure lui a raffica.
      Certo, come dice Lei, se vedo uno’aggressione o sono testimonio di un crimine, allora è mio dovere intervenire, oltre che un diritto.
      Però la faccenda delle telefonate…

      [Lei crede veramente che il Pedretti avrebbe restituito l’importo delle telefonate fatte sulla linea telefonica del comune per uso privato, in assenza della denuncia? (Qui mi devo correggere: vedi risposta al Pedretti, in seguito. La denuncia venne dopo. Il Pedretti, avendo ricevuto l’ingiunzione di restituzione, annusata l’aria che tira, restituì le somme richieste, prima della denuncia.) Il Pedretti, ricordo, non componeva un certo codice di addebito sul proprio conto privato, allorché utilizzava la linea telefonica del Comune per uso privato; non digitando il codice prima del numero dell’utenza ricercata, l’addebito era automaticamente a carico del Comune: da giugno 2007 a maggio 2009 il Pedretti consumò circa settemila euro di traffico telefonico, «riconducibili soprattutto a traffico internet e servizio email» così leggo nei resoconti di stampa, pur favorevoli al Pedretti. Perché non aveva composto quel codice? Non lo conosceva, immagino. Se l’avesse conosciuto, l’avrebbe composto: ‘ça va sans dire’. Quel che è certo è che il pubblico ministero ha riconosciuto che non ci fossero gli estremi per chiedere il rinvio a giudizio e che il giudice per le indagini preliminari ha accettato la richiesta di archiviazione. Ma il Pedretti ha restituito i soldi. Lui dice di aver restituito più del dovuto: non so come poi sia andata a finire la faccenda. Che le richieste del Pedretti trovino soddisfazione con la nuova Amministrazione? N.d.Ar.]

      … le denunce fotocopia (che finge di non ricordare) cioè quelle fatte nello stesso giorno da 3 assessori diversi, e magari anche altro, quelle non mi stanno bene e non penso siano reati paragonabili all’omicidio o alla aggressione, sempre che non mi manchino informazioni essenziali naturalmente.

      [Adesso ho capito: lei parlava del coniglio mediatico del Pedretti che faceva seguito a un volantino anonimo che cercava di coinvolgere Gandolfi e i due leghisti dal volto umano nel pasticcio della festa cervisiaria. Ma perché non parla ‘apertis verbis’? Certo che sono al corrente di quest’episodio, adesso che lei ha avuto la bontà di spiegarmelo. Si prendeva a pretesto la festa cervisiaria per disarcionare Gandolfi, addossandogli le colpe di certe irregolarità (un caso di sororità impropria). Tant’è che quando Gandolfi — avendo accertata la sororità impropria — destituì la zarina, a nessuno importò più granché della festa cervisiaria e degli eventuali risvolti giudiziari: non se ne parlò più. Invece quei risvolti giudiziari interessavano, eccome se interessavano, qualora di fosse potuto implicare il Gandolfi. Eppure, se quell’episodio era da condannare, la sua gravità persisteva. Domandai a Gandolfi: ma era proprio necessario denunciare? Mi si rispose che il Pedretti continuava a insidiare il corretto svolgimento dell’Amministrazione in tutti i modi possibili e che l’unica cosa che temeva erano, appunto le denunce. Temeva, mi si disse, una sorta di effetto domino. Qui ci troviamo nel caso del proverbio latino: ‘Vulpinari cum vulpe oportet’. N.d.Ar.]

      Le denunce in ambito politico introducono, anzi hanno già introdotto un principio profondamente sbagliato,
      Che è, per me, l’attestazione di una sconfitta.

      Un altro parla di commissioni, anche se a vanvera, mi pare.

      Guardando la lista dei componenti di quella chiamata “politica” con terminologia non magari accattivante ma non ipocrita, penso si possa dire tutto tranne che:

      1) la lista Gandolfi sia poco rappresentata

      2) le minoranze in genere siano sotto rappresentate

      E trovo anche corretto che sia così.

      Buon appetito

      • Roberto Pedretti permalink

        Caro Dott. Aristide Claudio Piga Lei è un BUGIARDO! Sappia soltanto che il sottoscritto ha rimborsato per intero quanto richiesto dall’Amministrazione Comunale relativamente alle spese telefoniche ancor prima della denuncia del suo caro “estinto” politicamente parlando ex sindaco.
        [Ha ragione: l’ordine delle date va invertito, le prime tre righe del ragionamento vanno corrette come ho specificato sopra, fra parentesi tonde, e come è precisato sotto, nella mia risposta. N.d.Ar.]

        Quanto Lei scrive è l’ennesimo trucchetto per distorcere la realtà dei fatti.
        Da parte mia è anche stata depositata una richiesta di rimborso a cui l’amministrazione ha risposto dicendo che avrei dovuto intraprendere un’azione legale.
        Quanto da me sopra scritto è documentabile. Pertanto Le sue bugie restano nel sacco della cacca che da tempo Lei ei il suo amichetto spargete solo perchè siete privi di argomentazioni di cui valga la pena di discutere. Da parte mia e da parte dei tanti militanti attivi della Lega di Curno non è mai mancata la disponibilità ad un confronto su temi che riguardino Curno. Da parte sua e dei suoi quatro/cinque sciaqquini non v’è mai stata la disponibilità ad un pubblico confronto (vero che Voi non avete le truppe cammellate), ma la cosa non dovrebbe destarVi preoccupazione. Guardi che a buttare la cacca nel ventilatore ci si finisce per sporcare. Veda Lei.

        • Credo che su questo punto il Pedretti abbia ragione, riguardo alle date. Compulsando le cacate carte non sono riuscito a capire quale sia la data dell’esposto del Gandolfi, ma capisco dal contesto che l’esposto è successivo alla data del rimborso da parte del Pedretti, il quale il 1° febbraio 2010 «ha provveduto a pagare quanto richiesto, con riserva di ripetere il costo delle telefonate effettuate per il Comune». Il rimborso era stato richiesto nel novembre del 2009.
          Dunque, contrariamente a quanto ho scritto in risposta al similgatto padano, la denuncia non era finalizzata al rimborso, già avvenuto, ma sottoponeva al giudice un caso di giurisprudenza (cfr. art. 314 c.p.) «sembrando improprio l’utilizzo da quest’ultimo [cioè, dal Pedretti: N.d.Ar.] fatto di una SIM card che, in quanto convenzionata con il Comune, poteva essere utilizzata a fini prvati solo con il rispetto di precise condizioni (digitazione di un prefisso) in modo tale da non comportare inutili aggravi per le casse dell’ente territoriale».

          La denuncia di Gandolfi era finalizzata invece alla repressione di un eventuale illecito. L’esposto del Gandolfi non era certo quello di un denunciatore seriale, a fine terroristico: tanto più che il Gandolfi fu consigliato da fonte giuridicametne autorevole a fare un esposto, come persona informata del fatto e come sindaco, a fini di autotutela. In quel momento non si conosceva ancora il parere del giudice. Con l’accettazione della richiesta di archiviazione, si è stabilito che non c’è stato illecito da parte del Pedretti. Questo si voleva sapere, questo si è saputo. Come è noto, le sentenze non si discutono.

          Attenzione: Pedretti e similgatto padano, non sognatevi adesso di affermare che, poiché ho sbagliato nella attribuzione di causa ed effetto (pagamento dietro denuncia), ho sbagliato tutto. Ci mancherebbe: il Pedretti non ha sbagliato forse a non comporre il prefisso (leggo nelle cacate carte che il numero era “46”)? Però ha restituito i soldi, dopo la richiesta di rimborso: spontaneamente. Ha sbagliato e ha posto rimedio. Così faccio anch’io. Qualcosa in contrario?
          Io ho commesso un errore nell’attribuzione di data. Voi però siete pregati di non commettere quell’errore che in logica si chiama di “generalizzazione indebita”. Qualora diceste, di proposito, che non sono affidabile perché ho sbagliato una data, cosa alla quale ho posto immediatamente rimedio, la vostra sarebbe una fallacia a posteriori, del genere cosiddetto induttivo. Come se io dicessi peste e corna del Pedretti solo perché ha usato la linea telefonica. Gli argomenti che ho su Pedretti sono ben altri. Tant’è che la storia sulla linea telefonica è stata tirata in ballo dal suo amico similgatto.

      • Giuli permalink

        Dell’arte della denuncia. Vi era un paese sito sui monti chiamato Onruc. Nel XIII sec. un piccolo e poco autorevole capoclan aveva capito che per relegare all’angolo i propri avversari o rendere difficile la lotta politica, in assenza di argomentazioni valide e di autorevolezza vera, l’unico strumento possibile era la delazione.
        Talora andava dal capo villaggio dicendo: “quel cattivone del mio rivale ha detto che io non so parlare!” La circostanza era vera, il capoclan non sapeva portare a termine un discorso, tanto che alla fine delle sue prolusioni gli astanti chiedevano l’uno all’altro: “ma tu hai capito cosa ha detto?”.
        Così continuò per lunghi anni, mise in difficoltà i suoi avversari più strenui, in genere i torti riferiti erano inesistenti ed i racconti che faceva al capoclan erano sunti, estratti ad arte, così che estrapolando alcune parole dal contesto egli ricostruiva le situazioni a proprio piacimento.
        Tanto fece per lunghi anni ed ebbe successo, i buoni compaesani si trovarono costretti a difendersi o, per evitare guai, ad anticiparne le mosse..
        Un giorno però ebbe l’ardire di denunciare l’asceta di Onruc, colui che a mò di novello Savonarola fustigava le abitudini del capoclan.
        Mal gliene incolse perchè il capo villaggio e con lui gli altri abitanti compresero la strumentalità di tale opera e si chiesero se nell’ambito politico aveva importanza o meno conoscere le eventuali malefatte del capoclan, concludendo per la risposta affermativa.
        Nessuno considerò più le sue astute affermazioni e lui venne stimato per ciò che era: un denunciatore seriale.
        Come sempre anche questo breve aneddoto non fa riferimento ad alcuno, ogni riferimento a fatti veramente accaduti o a persone esistite è puramente casuale.

      • Anonymus permalink

        @Discanto: Com’è che lei è tanto ben informato riguardo a denunce (necessarie e non fotocopia, per le diverse posizioni dei denuncianti rispetto alla festa cervisiaria) che furono direttamente archiviate, come era supponibile che fosse, ma che impedirono coinvolgimenti impropri, ma desiderati da qualcuno, di chi non c’entrava per nulla?

  8. Vale permalink

    @ Supposta.
    Percepisco molta amarezza nelle parole scritte del simil gatto. Perché lei è il simil gatto vero!
    Va bene che volete condividere tutto (come accadrà per le bibbliomamme mogli di mariti astuti come cervi) ma adesso pretendere che si debba avvisare l’amministrazione con giorni di anticipo perché, forse, ci si ammalerà,…francamente, fossi in lei mi rileggerei quanto scritto e correggerei il refuso di bozza. Ha scritto una st…..ta.
    Per quanto i due medici, acerrimi nemici di Gandolfi, (perché il sindaco Gandolfi voi lo ritenete un nemico, non avversario politico), anche sul piano umano. Chi si azzarda, vero è che errare è umano ma farsi curare da chi ti vuole così bene e che per fin di bene potrebbe anche sbagliare la diagnosi…meglio star tranquilli nel proprio lettuccio.
    A quanto si mormora in ambienti poco distanti dai vostri, siete riusciti a far adirare alcuni dei vostri ex alleati sia del caffè che del giulebbe. Troppa condivisione per pochi e troppo poca per molti, si mormora.
    Ma io non presto orecchio a voci, sto molto attento ai comportamenti però.
    Chi è più delinquente tra lei e quelli invece che, in nome della verità non raccontano bugie ma si prodigano nello smascherare in continuazione i falsi profeti che in nome della collettività, si mascherano da buoni. Facendo per di più far fare loro delle figuracce da principianti. Ma in quei famosi corsi markettari mangia soldi per vendere banalità su banalità (purtroppo ho dovuto frequentare e so’ di cosa parlo, imbarazzatissimo per l’esito che il mio gesto avrebbe destato, stupore e scandalo, dopo alcune ore di stupide farneticazioni, mi sono alzato, educatamente ho salutato e me ne sono uscito traendo un sospiro di sollievo liberatorio) -(il mio gesto mi ha fatto arrabbiare non poco, per i soldi buttati dalla finestra, anzi no non li ho buttati, ho solo avuto una lezione molto cara che se non avessi pagato e partecipato non avrei mai compreso,…quante palle che si raccontano in quegli ambienti, corsi, come dice Aristide, molto correttamente, corsi di sodomia e prevaricazione sul debole. Oscenità) non le hanno insegnato che atteggiamenti “paraverbali” tradiscono più che le menzogne?…
    Chiaramente sto generalizzando, non ho mai più partecipato ad alcun corso, però devo ammettere che durante il prosieguo della mia vita, ho conosciuto un “preparatore markettari” di Milano, molto bravo e molto intelligente e della vecchia scuola, oggi quasi ottantenne, casualmente a una cena tra comuni amici. Ci sentiamo a volte e ci portiamo rispetto. Questa è un’altra storia e non la racconto certo a lei, sappia che mi ha dato tre suggerimenti soltanto.
    Miao….

    • Guidino permalink

      Caro Perdetti R.,
      ti ho già detto che se vogliamo contarci non c’è problema: facciamolo!. La penitenza te la stabilisco io fin da adesso: in piazza, davanti al mausoleo, uno sberlone sul muso per ogni numero in più per chi perde.
      Tuo affezionatissimo Guidino.
      P.S.: Per gli “sciacquini” c’è un premio a parte, dopo la gara. Accetti? Tanto sei sicuro di vincere. Gli sberloni li darai certamente tu a me. O no?

  9. Il Bibliomostro cementa l’asse Serra-Pedretti

    Segnalo dal sitarello del circolo della Lega nord di Curno (di osservanza pedrettesca, il seguente compiaciuto pezzullo, a commento della trasferta partenopea della delegazione guidata dalla dott. Serra, in visita presso un costruttore edile di Curno:

    Dalla stampa on-line bergamasca arrivano notizie vaghe…ma son pur sempre notizie…che danno una speranza. Ripartono i dialoghi per ultimare il cantiere della nuova biblioteca, un’opera cara alla Lega Nord, che è stata il fautore di questo progetto. Dopo anni dalla consegna del progetto, che ha regalato a Curno un’opera all’avanguardia nel campo Architettonico, dopo anni di buio completo a riguardo da parte della precedente amministrazione, ricomincia la corsa alla ricerca dei fondi per ultimare il progetto. Siamo certi che l’edificio, così come concepito e voluto dalla Lega, rappresenterà una splendida opportunità per il paese di Curno. Inserita all’interno di un progetto più ampio prevede l’adeguamento della viabilità esterna per poter fruire del grande anfiteatro esterno… La viabilità di Curno [«Tremate, tremate, le streghe son tornate!» Queste sono streghe con l’animo di Nerone! N.d.Ar.] … Appunto… ma questa è un’altra storia…

    Autoculilinctus
    Dato che ci sono, segnalo quanto mi ha fatto osservare un sagace lettore di Nusquamia. Se voi andate al sitarello e fate clic sulla pagina gratulatoria in occasione della defenestrazione del rimpianto Tarcisio Foresti e dell’insediamento del nuovo segretario MArco Belotti, troverete due soli commenti, firmati, rispettivamente, Roberto e Antonio G. Ebbene, provengono fuori di ogni ragionevole dubbio dallo stesso computer, come può riconoscere chiunque traffichi con con questi gingillini mollicci (software), che consentono di allestire un diario interreziale (blog). Entrambi i commenti sono di schietta impronta pedrettesca, così come pedrettesco fu quel Gianni che scrisse su Nusquamia, dicendo che a lui non importava difendere il Pedretti, ma che scriveva per dire parole di verità. Al quale il Fassi, come sanno i lettori di Nusquamia, rispose per le rime.

    Ahi, Pedretti, Pedretti: a questo siamo arrivati! All’autoculilinctus! Roba da contorsionisti.

  10. Zuppa permalink

    Quanto all’autoculilinctus, segnalo uno specialista del settore.

    Trattasi dell’attore Ron Jeremy.

    [Mai sentito nominare. Ho cercato su Internet, costui esiste davvero: è uno sporco e laido figuro. Non ho voluto approfondire, mi è bastato dare un’occhiata su Wikipedia. Dunque non so se pratichi l”autoculilinctus’, anche se mi pare improbabile, perché è un grassone, si direbbe. Di solito i contorsionisti sono esili. Ma se lo dice lei, che cioè questo attore sia capace di simili prodezze, se lo dice lei che è il simil gatto padano, sarà vero.
    Di D’Annunzio si diceva che si fosse fatto levare una vertebra per praticare l’‘autofellatio’: ma credo che sia una palla. Fra l’altro, non m’interessano gli aspetti laidi della vita di D’Annunzio, soprattutto del D’Annunzio vecchio (ne erano inorridite perfino le puttane che convocava al Vittoriale, negli anni estremi della sua vita, che pure sono professionalmente abituate a tutto): per me D’Annunzio rimane quello della beffa di Buccari, quello dell’impresa fiumana (che anticipò pressoché tutti gli aspetti del ’68), quello della raccolta di poesie ‘Alcyone’. Chi ha detto che dobbiamo accettare le persone ‘in toto’? Sarebbe sbagliato, come pure è sbagliato scartare Ezra Pound, perché appoggiò il fascismo. Bisogn ragionare, ecco che cosa bisogna fare.
    Dato che c’è, torni a leggere dentro il commento di Discanto, che ho aggiornato con un nuovo inciso, rispetto alla versione posta in rete prima dell’ora di pranzo.
    N.d.Ar.]

    Cordialità

    • Zuppa permalink

      Mai visto un film con Ron Jeremy.
      A proposito dell’autocunnilinguo però era entrato, se non erro, nel guinness dei primati.
      [Cunnilinctus o culilinctus? Sono due cose diverse. Tanto più in versione “auto” (che gli aziendalisti direbbero “self”): nel secondo caso la manovra dovrebbe essere di una difficoltà insormontabile. N.d.Ar.]

      Non trovo in realtà interessante la pratica (e in cosa differisce dalle classiche pugnette poi?)
      Quanto al D’Annunzio, mi scusi ma si parlava di costola asportata, non certo di vertebra.
      Dubito che un uomo senza vertebra possa sopravviveve anche con le tecniche chirurgiche di oggi.
      Figuriamoci con quelle degli anni 30.

      [D’accordo, costola e non vertebra. Adesso che ci rifletto, semmai si sarebbe dovuta aggiungere una vertebra, come in quel famoso quadro di Ingres, ‘La grande odalisca’: così la schiena diventa più flessuosa. N.d.Ar.]

      • Zuppa permalink

        I suoi commenti mi fanno impazzire perchè non riesce a non fare una citazione colta.
        Mai, nemmeno quando si parla di praticarsi una autofellatio o come accidenti si dice.
        La schiena più flessuosa? forse.
        Vero è che un ragazzo che giocava a pallavolo con me aveva due vertebre naturalmente saldate e faticava perfino a toccare i polpacci con le mani..

        A proposito, ha votato alle primarie domenica?

        Visto l’argomento le chiederei se ha votato Puppato, mi faccia correre la battuta.

        [Non ho votato, sono andato al sito per l’autoregistrazione, lì mi sono fermato. Ho letto che avrei dovuto recarmi in una delle due sedi esitenti in questo paese dove ho eletto abitazione e domicilio, mi sono scoraggiato (mi rifiuto di chiamare questo paese “città”: tutta colpa di quel segretario comunale, della dinastia dei Purcaro segretari comunali, che iddio li abbia in gloria, il quale brigò per questo ridicolo passaggio di ‘status’, solo perché un certo numero di stipendiati paesani avrebbe visto i propri emolumenti aumentati).
        Trovo la Puppato rassicurante. Ma, come ho già avuto occasione di scrivere, avrei votato per Bersani. Non è un cuor di leone, non è un rivoluzionario, ma meglio lui che coloro i quali ti promettono la luna nel pozzo, come Renzi, e che poi non farebero niente, fondamentalmente perché troppo compromessi con l’esistente e con chi traffica con Mammona. Se dovessi votare per un liberista (e io non sono liberista) semmai voterei per Giannino. Oddio, non è nemmeno da escludere che lo voti, se ci sarà la possibilità, in alternativa ai versetti satanici che soitamente scrivo sulla scheda elettorale. Ma io sono per il socialismo scientifico. Il voto a Giannino avrebbe il significato di un voto per la razionalità, peccato che manchiil socialismo. A Curno mai e poi mai voterei per gli aziendalisti travestiti da progressisti. Auspico la nascita di un movimento di ribellione e smascheramento.
        N.d.Ar.]

  11. Nausica. permalink

    @ Discanto per @ Supposta
    E’ vero, il mio trattato riguardo alla supposta è un po’ troppo pecoreccio, appositamente pecoreccio. Non si può rispondere alle calunniose invettive della supposta con argomenti sensati dovuti principalmente alla buona ragione. Non li capirebbe, è troppo condizionato dal suo vivere felice per rendersi conto che troppo elevata è la sua cultura e preparazione, e allora, di proposito si confeziona la supposta come a lui/lei piace.
    Ogni volta si deve perdere del tempo per dimostrare che quel che dice il simil gatto suppostato sono fantasie. Fantasie come il trattato appena scritto in onore alla supposta.
    Dica la verità e la dica tutta fino alla fine, faccia come si fa tra persone per bene. La verità fa male anche se detta al proprio amico del cuore (intendo amico fraterno), se ne avrà a male ma poi, se non è un amico sciagurato, apprezzerà la sincerità. La verità per essere viva, dovrà essere accompagnata da atteggiamenti di coerenza e limpidezza d’intendimenti, doti a voi dimenticate della vera condivisione partecipata che non date a condividere con nessuno, avete deciso, fatto e sbrigato. Punto e basta. Facendo credere poi, che chi ha causato il misfatto è stato qualcun altro. Eccellenti distorsioni in mentepsicosi.
    Se vorrà degli esempi, non tarderò a farglieli pervenire attraverso questo diario (ammesso che Aristide me lo conceda) e temo, anche in quel frangente, non mi resterà altro da fare che adottare il metodo del :-copia e incolla- da questo stesso diario, in quanto è stato in modo molto “certosino” discusso, eviscerato ampiamente fin nei minimi particolari.
    Il rumore che ho fatto è servito per sensibilizzare, oltre ai venditori di supposte, anche chi leggendo possa rendersi conto che la cafonaggine non è difficile raggiungerla, il difficile è allontanarla.
    Abbassarsi ai toni pecorecci, volgari, stupidi, infantili e demenziali su gente indifesa e inerme è gioco facile, dimostrare che poi si può andare in alto, molto in alto, restandoci:-ecco, questo è un po’ più difficile, ci provi un po’ anche lei…saltuariamente
    Ogni qual volta si raccontano castronerie, non lamentatevi se poi trovate qualcuno che vi fa tornare con i piedi per terra.
    Miao

  12. Sempre a proposito di denunce e denuciatori seriali

    Ho già precisato che l’esposto di Gandolfi, a proposito dell’utenza telefonica del Comune inavvertitamente usata dal Pedretti era in modalità di autotutela, e non a fine terroristico, per far paura a un oppostore politico, come usano fare i denunciatori seriali. Cfr. supra, la mia risposta al Pedretti.
    Apprendo in questo momento nuovi particolari su quelle che il similgatto padano, amico del Pedretti, chiama le “denunce fotocopia”. Avevo citato in proposito il proverbio latino Vulpinari cum vulpe oportet, escludendo che le denunce di Gandolfi, Donizetti e Fassi fossero di tipo terroristico, ma intese a tutelare l’Amministrazione. Ebbene, erano anche di autotutela: questo è quel che apprendo adesso. Altro che il gusto di denunciare!
    Infatti, non solo c’era stato un volantino anonimo, non solo c’era stato un coniglio mediatico del Pedretti su Bergamo news, che volevano coinvolgere il Gandolfi nel caso di impropria sororità (o “sorellanza”) in relazione alla festa cervisiaria, detta anche Festa della birra curnense. Il fatto è che c’era stata anche una denuncia anonima, della quale il Gandolfi ricevette copia in Comune. Accertata la sororità impropria, il Gandolfi destituiva — qualche giorno dopo — un suo assessore, che di quella sororità era parte. Nel frattempo apparve un articolo sull’Eco di Bergamo dove il Pedretti muoveva pesanti accuse al sindaco e alla Giunta. A questo punto, e solo adesso, a fine di autotutela, sentendosi oggetto di una manovra a tenaglia, Gandolfi, Fassi e Donizetti espongono la propria estraneità alla festa cervisiaria, indicando il Pedretti come propalatore di notizie infondate riguardo alle responsabilità proprie. Procedono così non in relazione a giudizi sulla persona, ma all’attribuzione di responsabilità non sussistenti in fatti veri. Tutto si può dire, tranne che ci si trovi di fronte a un caso di attività denunciatoria a fine terroristico. È stata una risposta legittima a una manovra a tenaglia.
    La novità è che quella denuncia ha fatto il suo corso e che provvidenziali furono quegli esposti, in assenza dei quali Gandolfi, Fassi e Donizetti avrebbero potuto essere oggi indiziati, invece che testimoni.

    Capito, signor similgatto padano?

    • I.I.o@tin.com permalink

      Per sua Signoria I’ll Conte Piga.
      Alle primarie si votano le stesse 5 persone in tutta Italia. Niente aziendalisti curnici.

      [Sì, lo so: alle primarie del Pd si votano gli stessi candidati in tutta Italia. In un commento a un commento precedente mi era piaciuto tornare “a bomba”, cioè fare il punto sulla situazione del Pd cornetense. Poiché lei dice “curnici”, per mantenere fede all’assunto che tutte le occasioni sono buone per progredire un po’ nella conoscenza, aggiungo la seguente notarella:

      Pillola filologica – Se è vero che “Curno” prende il nome dal còrniolo — o corniòlo — e se i romani avessero voluto dare un nome all’agro di Curno, qualora veramente fosse stato lussureggiante di còrniolo, o corniòlo, l’avrebbero chiamato ‘Cornetum’: dunque l’abitante di Cornetum si direbbe “cornetense”, piuttosto che “curnico”; Cornetum da cornus, –i, f. = corniolo; e non da cornu, –us, n. = corno).

      Purtroppo l’aziendalismo nel Pd è ben rappresentato da Renzi, anche se la sua verve toscana serve a dissimulare quel che in un aziendalista lombardo sarebbe impossibile nascondere. Lui è bravino, fin troppo, è un uomo d’immagine, snocciola anche le cifre, all’occorrenza, qualcuna anche interessante. Ma la sua funzione è quella di scaldare il popolo, come il cavallo di poco pregio, il cosiddetto “cavallo ruffiano” (preventivamente sterilizzato) viene fatto accopiare con la cavalla. Poi quando si è certi che la cavalla è disposta all’accoppiamento, il cavallo ruffiano viene tirato indietro, subentra lo stallone di pregio. Così intendono fare i signori dell’usura, quelli dell’economia di carta che impoverisce l’economia reale, i violenti contro Dio che si arricchiscono grazie al denaro e non al lavoro, che è trasformazione delle cose e non di denaro in denaro. Proprio così: tirano indietro Renzi e comandano loro.
      A Curno i signori aziendalisti in maschera sono al potere grazie a un patto infernale stretto con la Spectre bergamasca (e non solo). È vero, ostentano una grande sicumera, sono addirittura strafottenti. Ma non s’illudano di contare qualcosa. Intanto si ciuccino il Pedretti: ma questo non è che l’inizio. Fra non molto dovranno rendere conto dell’apertura di credito che è stata loro concessa. E sarà dura per loro.
      N.d.Ar.]

    • Roberto Pedretti permalink

      Caro Dott. Piga Aristide, Lei continua a toppare. Il suo compare “ex sindaco” di cui Lei è caparbiamente il difensore non ha agito in autotutela e in buona fede, bensì il suo intento era, come dimostrato, quello di “sputtanare” Pedretti a ridosso della campagna elettorale regionale del 2010. Questo è dimostrato dal fatto che lo stesso suo comapare ex allorchè fu proposta la richiesta di archiviazione da parte del Giudice, Lui il denunciatore, fece opposizione alla richiesta di archiviazione. Ma quale autotutela? Se Ella intende rivoltare la frittata dopo la prima cantonata eccole servita la seconda cantonata. Lei ha anche richiamato le denuncie fatte in caserme dell’Arma diverse da Curno da parte dei tre “valorosi” Ex sindaco e gli altri due ex reggipoltrona, denunce fatte nei miei confronti a fronte di mie dichiarazioni al quotidiano “eco Di Bergamo”. Altra toppata. Le denunce nei miei confronti, sono state regolarmente archiviate. A memoria ricordo che la vicenda dell’estromissione dell’assessore Trabucchi fu in seguito ad articoli di giornali locali che palesemente evidenziarono “il conflitto di interess”-i fra l’associazione organizzatrice della festa della birra e l’assessore Trabucchi. Poi non è dato di sapere, dovrei informarmi, se il contributo (5.000 €) che la giunta del suo amico ex elargì all’associazione, fu poi restituito alle casse comunali. Ricodrdo solamente di una delibera “riparatoria” che in caso di utili della festa, l’associazione avrebbe dovuto rendere il contributo.
      Vede caro dott, Piga la verità non è la sua interpretazione dei fatti, la verità è nei fatti accaduti e certificati daalle carte. Lei è libero di darne lettura a suo piacimento, ma altri sono altrettanto liberi di sbuggiardarLa. Come avvenuto. Le sue fantasie, talvolta perverse, aumentano quella “cacca” messa nel ventilatore ed ho l’impressione che Le stia arrivando qualche schizzo.

      • Le suggerirei di non allargarsi.
        Ho sbagliato una data, ho controllato sulle cacate carte, ho ammesso immediatamente l’errore, dopo pochi minuti, come fanno gli uomini d’onore. Mica mi sono inventato paralogismi, per giunta banalotti, che oltre tutto offendono l’intelligenza dell’interlocutore, come ha fatto lei, allorché negava le sue responsabilità al riguardo di quella famigerata ispezione.
        So che la logica non è il suo forte, e che in particolare lei ha in uggia la proprietà transitiva, con la quale si dimostrano facilmente le sue responsabilità nel tentativo d’ispezione alla c.d. moschea di Curno, che sarebbe stato gravido di conseguenze per la convivenza civile di questo paese.
        Per il resto, lei ne ha combinate di cotte e di crude: qualora lei intendesse, allargandosi sul quel mio errore di data, affermare che sono un mentitore quanto lei è un denunciatore, si sbaglia di grosso. Perché cadrebbe in una fallacia logica a posteriori, del genere cosiddetto induttivo, nella fattispecie di generalizzazione indebita. So che la logica non le piace, ma le cose stanno così. Spero che lei non sia così sciocco dal volere incrociare le armi con me, su questo terreno. Come dicevano i romani: Sutor, ne ultra crepidam!
        Lei non ha composto il numero “46” allorché utilizzava il collegamento che la Sim del Comune le consentiva, ha consumato più di 7.000 € di traffico telefonico, ha restituito la somma alle casse comunali prima della denuncia (su richiesta del Comune, dopo che la cosa venne alla luce, mica di sua iniziativa), il giudice per le indagini preliminari ha accettato la richiesta di archiviazione del procedimento (credo che si dica così). Infatti, è stato ipotizzato in sede giudiziaria che «l’eccesso di consumi telefonici sia avvenuto per imperizia, negligenza o imprudenza». Benissimo. Di che si lamenta? Non mi tiri in ballo e non mi faccia dire di più.
        C’è stata contro il Gandolfi una manovra a tenaglia: un volantino anonimo, un suo coniglio mediatico su Bergamo news, una denuncia anonima, sue dichiarazioni all’Eco di Bergamo che pesantemente coinvolgevano il sindaco del buon governo. Le tre persone che si sentivano chiamate in causa a riguardo di quel brutto episodio di sororità impropria, accerchiate mediaticamente, hanno utilizzato per difendersi l’unica arma di cui disponevano, un esposto in autotutela. Lei dice con orgoglio che le denunce sono state archiviate. Buon per lei. Di che si lamenta? Non mi tiri in ballo e non mi faccia dire di più. Aggiungo soltanto che quelle non furono denunce come la sua nei miei confronti, per darmi una lezione (lei, che pure ha dovuto pagare le spese di giudizio, si è vantato di avermi comunque dato una lezione, perché ho dovuto scucire i soldi dell’avvocato: se lo ricorda? E, soprattutto: si rende conto di quel che ha detto?). Erano esposti di autotutela, che si sono poi rivelati provvidenziali perché quella denuncia anonima ha avuto il suo corso. Questo è il mio pensiero, e di qui non mi smuovo.
        Se dovessi mettere insieme tutti gli episodi che l’hanno vista protagonista, per poi tirare una riga e in basso scrivere la conclusione, sa che bel ragionamento induttivo potrei fare? Conosce il ragionamento induttivo? È quello che dice: “Ho visto un corvo ed era nero. Ho visto un secondo corvo, ed era nero. Ho visto un terzo corvo e anche quello era nero. Ho visto N corvi ed erano tutti neri. Conclusione: Tutti i corvi sono neri. Potrei cominciare da… Guardi, lei lo sa benissimo, mi risparmio il ragionamento. Se vuole, lo faccia lei. Nell’articolo La mordacchia, l’indifferenza etica e la banalità del male sono elencati alcuni “passi” di quel ragionamento (non tutti).

        Io non so se lei sia veramente periclitante nella Lega Nord, come qualcuno dice, come sarebbe giusto che fosse; non so nemmeno quanto periclitante. Può darsi che lei riesca a sfangarla, ancora una volta. È probabile però che lei sia un po’ in affanno, almeno un po’, se si riduce a far scrivere quel suo Gianni su Nusquamia, verisimilmente dal suo stesso computer (suo, cioè del Pedretti). Inoltre, come mai si riscontra coincidenza degl’identificativi “permalink” (cioè dell’iconcina associata alla sorgente del messaggio) del Pedretti che scrive a Nusquamia, di “Roberto” e “Antonio G.”? Spiegazione: “Roberto” e “Antonio G.” scrivono al sito della Lega nord di Curno per complimentarsi del passaggio di consegne dal povero Tarcisio al Belotti. Non è questo indice di una certa sofferenza del Pedretti? In altri tempi il politico territoriale tuonava in prima persona, “ci metteva la faccia”, come diceva lui. Lo dice ancora? Però, come dicevo, forse la sfangherà anche questa volta. Beato lui che la sfanga sempre (o quasi: con me non gli è andata bene).

        Buon ragionamento induttivo, caro Pedretti.

      • Pasquale permalink

        Finalmente si menano le mani.
        Altrimenti si moriva di noia.
        E di seghe, a leggere certi commentini.
        Ricordo la cosa.
        Richiesta di archiviazione e successiva opposizione da parte del cittadino Gandolfi.
        Mi chiedo perchè.
        E già che ci siamo chiedo a entrambi se la denuncia sia costata al comune le spese legali, visto che c’è stata archiviazione.
        Grazie cari cip e ciop vi leggo per posta
        A proposito, ho letto dell’autofellazio.
        Umani non ne conosco, ma mi sembra che gli scimpanzè la pratichino.
        Al Parco delle Cornelle ce ne sono? [No, ci sono le tartarughe. N.d.Ar.] Tanto per controllare.

        [Io non ho voglia di rispondere a questo messaggio di Pasquale. Ma è sempre lui: il similgatto padano, naturalmente, che vuol far lo spiritoso e che a stento reprime il tifo per il Pedretti territoriale. Ne fa una questione di tifo (dato che c’è, perché Pasquale non dice che i due litiganti sono impegnati in una lite di cortile? Dite, troncate, sopite, minimizzate, sghignazzate pure oscenamente, sperando che i vostri lazzi possano mascherare il sommesso mormorio di disapprovazione del popolo che avete reso poco meno che afono, tale è il terrore di condivisione forzata che avete sparso nel paese).
        Come se il “problema Pedretti” non fosse invece un problema serio, un problema grande come una casa che costituisce la vergogna della c.d. sinistra curnense, già prima della svolta sfacciatamente aziendalista, un problema che investe l’etica del buon governo (vedi il cancan orchestrato sul piano di riqualificazione firmato da Bodega), del rispetto istituzionale (lui, il Pedretti, fa la principessa sul pisello ma aizza U. Bossi a dire che Napolitano `l’è propri un terùn´, e l’etica dei diritti umani (vedi l’episodio della moschea). Ma lorsignori fanno gli spiritosi. Pensano così di derubricare le proprie pesanti responsabilità. Buon pro. Salauds! (imprecazione sartriana, < Jean-Paul Sartre) Il Pedretti e il similgatto: Dio li fa e poi li accoppia.
        N.d.Ar.]

  13. La Repubblica platonica dei filosofi?


    (Questo è Eraldo Isidori)

    .


    (Questo è il Trota, quando fu nominato responsabile dei c.d. “media” in Lombardia, e nessuno fra i tanti che adesso hanno fatto il salto della quaglia maronita fiatava. Subivano, alcuni. Altri trovavano ispirate le parole del Trota, non capivano che cosa ci fosse da ridere.)

    .


    (Questo invece è Umberto Bossi che ci parla di Roberto Pedretti.)

  14. Nausica permalink

    @ Discanto.
    Vede mio bel gattino.
    Il sindaco Gandolfi non è un denunciatore seriale come dite voi altri, caso mai è uno che si difende dalle angherie di alcuni benefattori “profit” (mmhhh che bello) che cercavano di ingarbugliarlo.
    Per quanto concerne la possibilità di rivolgersi alla magistratura (come da un suo precedente “dispaccio” -del sindaco Gandolfi-), nei confronti di questa amministrazione, se ci saranno i crismi per poterlo fare, è giusto che lo faccia e questo perché è informato dei fatti. (non che ci vada di mezzo lui). Se vede che in seno all’attuale amministrazione vigono storture forzate e reiterate per lo stesso e quindi recidivi, non solo ha il dovere morale di farlo, non solo è un suo diritto/dovere farlo ma è anche l’unica opposizione seria riguardo a questa amministrazione aziendaltortista. Non venga a riferirmi che le opposizioni sono: Corti (bravissimo professionista per quel che riguarda il proprio lavoro) o il Consolandi. (non posso dire nulla sua sua professionalità perché non ho mai avuto a che fare, so’ cosa si dice di lui. Ma non interessa a nessuno quindi, lo tengo per me.
    Io ho provato a immaginare cosa potessero pensare Corti e Consolandi.
    – Corti: chi me l’ha fatto fare, io non ci volevo venire. E’ talmente evidente, lapalissiano anche, che vorrebbe essere altrove, egli stesso si sente fuori luogo, l’hanno usato, lo stanno usando e chi ci disse:-io ci metto la faccia-…do él:
    Consolandi è facile…sta pensando al suo ambulatorio da attento osservatore boccaccesco (non da Boccaccio) avrebbe osservato. In sala consigliare ho notato dal suo sguardo, dall’espressione, gli sfugge un beato sorriso di chi in quell’istante ha raggiunto la fase rem e sogna: è altrove, sta viaggiando con la fantasia. Infatti è sempre d’accordo con l’amministrazione, sta probabilmente vivendo un sogno dove tutto è bello e dove si deve dire solo: si è mio, lo voglio e son d’accordo.
    Comunque vada, per chi ha orecchie per sentire, Gandolfi è temuto, deriso dai beoti, ma temuto e quindi tenuto in considerazione, ma temuto e rispettato anche se fingono di oltraggiarlo.
    Noi per ora resistiamo e osserviamo, siamo come alla catena, appena si entra nel nostro perimetro vi battiamo, ma appena la catena si spezza,che ormai consunta dai continui strapponi e laida… I denti abbiamo dimostrato di averli forti e sani, quindi.
    Vede bel gattino, non si trattenga oltre, dica quel che vuole, ogni volta che si muove fa danni e se ne sente dire di ogni con argomentazioni precise e “VERE”,
    Evidentemente, ama fare pessime figure e per noi è diventato un (hobby… blehh) passatempo doverla rintracciare e leggerla.
    (Saluti alle bibbliomamme dai mariti felici e astuti come cervi).
    Miao.

    • superciuck@tin.com permalink

      Insomma. Le risposte di aristuduzzolo non mi soddisfano [Non erano intese a dar soddisfazione a lei. N.d.Ar.]. Ma vorrei conoscerlo meglio [… Basta, mi son stufato: N.d.Ar.]

      [Questo è ancora il similgatto che fa lo spiritoso. Ho appena affermato la gravità del problema Pedretti e lui la butta in caciara. Con quale faccia questi aziendalsimilprogressisti sono così spudoratamente strafottenti! Quale sozzura morale! Si rilegga la mia risposta a Pasquale, cioè sempre a lei, caro il mio similgatto: ho appena rincarato la dose. Il minimo che potessi fare. Dirò, come nel finale di ‘Cuore di tenebra’, il capolavoro di Conrad: Orrore! N.d.Ar.]

      • Ciochetù drogàt permalink

        Anche tu frequenti il Bazzini? Cià che ci facciamo in compagnia una bottiglietta di Long John. Te lo faccio assaggiare. Vedrai che ti piacerà. Ringrazio non so chi per l’icona, veramente enologica.

  15. Nausica permalink

    Al caro gattino, @ superciuck@tin.com e Pasquale e altri bofonchiosi gattini.

    Vede? avevo ragione e sempre ne avrò fintanto che insisterà a compiacersi del suo ruolo mutante, da micio micio a impavido quadrumane.
    “Copio e incollo” da quanto le facevo presente nell’immediato anteriore. O preferisce posteriore?

    Abbassarsi ai toni pecorecci, volgari, stupidi, infantili e demenziali su gente indifesa e inerme è gioco facile, dimostrare che poi si può andare in alto, molto in alto, restandoci:-ecco, questo è un po’ più difficile, ci provi un po’ anche lei… saltuariamente.

    Ricorda?
    I praticanti sodomiti aziendal-monager sono addestrati con gran lena nella pratica di incessante raggiungimento della perfezione.
    C’è chi la raggiunge a posteriori, chi ab anteriori… Non sanno che la perfezione sta nell’uscire dal gregge, nel gioioso godimento della condizione di chi non si fa infinocchiare, tutela il bene prezioso di esser uomo, lungi dallo “sputtanamento” enfatico.
    Saltuariamente, dico solo saltuariamente, si alleni un po’, a casa. Se ha una compagna, si alleni con la propria compagna. Oppure si alleni con il gatto o davanti a uno specchio. Poco importa come, l’importante è che impari a capire quanto i suoi compari la spronino nel godimento della beata solitudo gaudiense (da: gaudio).
    [Non sono sicuro di interpretare bene questo passo: lei vuol dire che il similgatto è spinto dai suoi compagni aziendalsimilprogressisti ad avvitarsi, come alternativa al conseguimento di un ruolo politico purchessia, in una sorta di solipsismo autodistruttivo che comporterà l’implosione del similgatto? In realtà sarei portato a credere che il similgatto sia vittima soprattutto di se stesso e del suo impulso forsennato di esser fico accreditandosi come il Pedretti dell’aziendalsimilsinistra (fra l’altro: bel modo di esser fichi!). N.d.Ar]

    Allenarsi davanti al gatto non è facile, tanto più che va a finire che scappa o si addormenta. Innanzi alla propria compagna, se la stessa la pensa come lei, non riuscirà ad allenarsi perché la interromperebbe di continuo cercando di perfezionarla a sua immagine e somiglianza. Se non la pensa come lei, invece, si troverebbe una scusa per defilarsi, per esempio deve lavare le stoviglie… Rimane lo specchio, certo, lo specchio. È dura allenarsi davanti allo specchio, ma lei è maestro di travestimento e voltando il posteriore all’anteriore speculare, con impareggiabile maestria monageriale si auto dichiara… perfetto.

    Orsù, sia e stia retto. Ha delle verità da raccontarci? Si documenti, se può, da fonti un po’ migliori.
    Miao.

  16. Angelo Gandolfi permalink

    [Immagino che questo messaggio sia indirizzato al Pedretti e ai suoi paladini aziendalsimilprogressisti, i quali vorrebbero equiparare la denuncia di chi — come il sindaco del buon governo — si tutela dagli agguati e dalle manovre a tenaglia di un nemico che fa largo impiego, fra l’altro, di feroci truppe mercenarie incappucciate, alla denuncia di chi vi ricorre per ammansire preventivamente gli oppositori. Quasi che la denuncia-spauracchio e seminatrice di terrore fosse, come la guerra secondo von Clausewitz, una sorta di continuazine della politica (in realtà della politichetta) con altri mezzi. N.d.Ar.]

    Quella fu la linea che, brillantemente, mi suggerirono i miei consulenti legali onde tagliare la strada, a ulteriore tutela del Comune, a successive furbate da parte del Pedretti: io le motivazioni tecniche e giuridiche le ho pagate, non ho intenzione di passarvele gratis. Se però versate 4000 € alla Parrocchia di Curno, ve le dico. Faccio presente che la linea suggerita dai miei consulenti legali si rivelò provvidenziale (per il Comune).

    • Ancora su Pedretti telefonista: un’interpretazione probabile, tutta da dimostrare
      Non m’intendo di cose giuridiche ma, in effetti, ragionandoci un po’, mi sembra che la mossa di opporsi alla richiesta di archiviazione del fascicolo intestato al Pedretti (riguardo all’uso senza prefisso della linea telefonica del Comune) avesse un senso: a tutela del Comune, si badi bene.
      Infatti, ci sarebbe stata, come in effetti ci fu, una sentenza che da un lato ipotizzava — a favore del Pedretti — «l’eccesso di consumi telefonici per imperizia, negligenza o imprudenza»; dall’altro però, indubbiamente a favore del Comune, chiudeva tutta la questione. Tutelava cioè il Comune da richieste da parte del Pedretti di rimborsi per telefonate di servizio che comunque non era in grado di quantificare e dimostrare, non avendo egli composto il codice “46”, allorché usava il collegamento telefonico del Comune. E il Pedretti non aveva composto quel numero — ripeto — «per imperizia, negligenza o imprudenza». Un po’ come quando uno entra in zona Ztl «per imperizia, negligenza o imprudenza», le telecamere lo riprendono, e lui paga la multa. Analogamente, il Pedretti ha pagato la sua multa: zitto e mosca. In assenza di questa sentenza, qualora Gandolfi non si fosse opposto all’archiviazione, il Pedretti avrebbe fatto il diavolo a quattro per ottenere rimborsi dei quali non poteva dimostrare il fondamento. Avrebbe messo in croce i funzionari del Comune, forse si sarebbe rivolto perfino al conte zio.

      Il mistero disvelato, ma il prezzo da pagare è un’opera di bene
      Questa è una mia interpretazione, ma non sono un esperto di giure. Giudichino altri se la mia interpretazione è plausibile. Ma la cosa fra tutte la più auspicabile è che i serrapedrettisti, acerrimi nemici del sindaco del buon governo, si quotino per versare alla Parrocchia quei 4.000 euro che dice Gandolfi [a me verrebbe voglia di dire “euri”, ma gli eurocrati hanno imposto che “euro” fosse indeclinabile: che Iddio li abbia in gloria!]. Insomma, se l’astio dei serrapedrettiti potesse trasformarsi in un’pera di bene, questa sì che sarebbe una transmutazione benedetta. Altro che le transmutazioni alchemiche vagheggiate dagli esoteristi curnensi, che oltre tutto sono pasticcioni, non conoscono il latino e sono indegni di alchimisti come Raimondo De’ Sangro, Principe di San Severo. Costui era un alchimista rinomato, ma anche terribile portatore di jella: siete pregati di toccarvi, così usa fare a Napoli, appena si sente il suo nome, che comunque sarebbe meglio nemmeno pronunziare. Senza contare che parecchi di questi esoteristi ignoranti d’oggidì (non parlo di quelli curnensi) ricorrono all’esoterismo per dare una cornice culturale alla loro propensione sodomitica.
      Qualora accettassero le condizioni di Gandolfi — non ne ho dubbi — i serrapedrettisti entrerebbero in possesso del ragionamento autentico e compiuto, giuridicamente motivato, con tutte le postille e le necessarie cacatine, vergato su carta pregiata.

      Un’occasione di elevazione culturale per i serrapedrettisti
      Sempre che i serrapedrettisti esprimano gradimento, e siano in grado di apprezzare la cosa, potrei io stesso improvvisarmi amanuense, come un santo monaco dello scriptorium medievale di Saint-Martin, a Tours, quello affidato ad Alcuino di York, e vergare il ragionamento in scrittura minuscola carolingia. In tal caso ricorrerei ai preziosi pennini a punta tronca obliqua, raccolti nel corso di mie giovanili peregrinazioni, che gelosamente custodisco in una tabacchiera d’argento, usandoli una o due volte l’anno, voluptatis causa. Roba che i gatti dell’ammucchiata istituzionale curnense, se avessero un minimo di cultura e buon gusto, si leccherebbero le vibrisse.

      P.S. – La ragione per cui molti toponimi in Lombardia portano il nome di San Martino è che quelle terre erano infeudate, per volontà di Carlo Magno, ai monaci dell’abbazia di san Martino di Tours. L’abbazia comprendeva lo scriptorium sopra menzionato.I contadini si rompevano la schiena sui campi, il frutto del loro lavoro si trasformava in meravigliosi codici manoscritti, esportati in tutta Europa, istoriati con miniature di rara eleganza e capilettera che di per sé erano gioielli d’arte grafica. (Signori grafici: altro che i vostri “flyers”: vergogna! Soprattutto, vergogna perché pensate che dire “flyer” sia più nobile che dire “volantino”. Perciò la zarina curnense diceva sempre — anche lei — “flyer”, che chiamato così diventava una cosa mistica.)

      • roberto.pedretti permalink

        La domanda sorge spontanea. Quanto è costato il capriccio del Gandilfi alle casse comunali per la denuncia a Pedretti? L’esperto Aristide cerca di manipolare anche le sentenze a suo piacimento […]

        [Tanto per cominciare io non manipolo le sentenze, le rispetto. Se poi il Pedretti non ci fa una bella figura, nonostante l’accoglimento della richiesta di archiviazione da parte del Giudice per le indagini preliminari, non è colpa mia. Còmpito del giudice è stabilire la verità giudiziale, niente di più. Nella fattispecie si è appurato che il Pedretti ha effettivamente utilizzato la linea del Comune di Curno senza comporre il prefisso “46” che avrebbe dirottato sul suo conto privato l’addebito per utilizzo privato della linea dedicata al Comune. Parimenti si è accertato che ciò è avvenuto «per imperizia, negligenza o imprudenza» da parte del Pedretti. Forse non sta bene ricordarlo? Ma è la verità, certificata dal giudice, com’è vero che il Comune si vide recapitare dalla Telecom la richiesta di versamento di un importo di più di 7.000 euro, che poi — su richiesta del Comune — il Pedretti rifuse alle casse comunali. Ed è per questo che si è proceduto ad archiviazione, perché il Pedretti ha pagato e perché ha agito «per imperizia, negligenza o imprudenza».

        Quindi nel suo messaggio il Pedretti prosegue in stile perfettamente pedrettesco. Per essere precisi, questo stile è “condiviso” con il gatto padano. Lo stile pedrettesco e felinpadano consiste — come ormai è noto a cani e porci — nell’evitare di fare affermazioni, ma nell’introdurre insinuazioni malevole in frasi che terminano con il punto interrogtivo. Così in caso di contestazione giudiziale, loro possono dire “Ma io non affermavo, signor giudice, io domandavo. Che, non si può più interrogare? Minchia!”
        Tanto per fare un esempio, il Pedretti non afferma «Ho visto Gandolfi rubare le mele dal cestino della merenda di Caia», ma s’interroga pedrettescamente, questa volta in forma esortativa «Perché, Aristide, non domanda a Gandolfi se non ha rubato le mele dal cestino della merenda di Caia?».
        Le ho contate: lui fa cinque insinuazioni, con intento di calunnia, in cinque domande pedrettesche rivolte ad Aristide in forma esortativa.

        E io dovrei prestarmi a far passare in questo diario tali sconcezze?

        Se posso permettermi un consiglio, anch’io con una domanda in forma esortativa: «Perché, caro Pedretti, non spedisce questa spazzatura al diario (c.d. “blog”) della sezione della Lega nord di Curno?». Ammesso che il dott. Marco Belotti accetti questa spazzatura, saremo lieti di rispondere nella forma che il Pedretti si merita. (Mi domando, fra l’altro, se il Pedretti abbia esaurito i ticket per i conigli mediatici su Bergamo news o se, forse, quelli che ha ancora in tasca siano scaduti).
        Se non ci fossero gli estremi di un reato di calunnia, nonostante la forma interrogativa pedrettesca delle insinuazioni, girerei io stesso il messaggio del Pedretti al diario curnense della Lega nord. Troppa grazia, san Gennaro, però. Allora spedisca, caro Pedretti, spedisca lei stesso. Ma non faccia il furbo con me. Si capisce benissimo che lei annaspa, se si riduce a pretendere di avere un briciolo di visibilità qui su Nusquamia, diario libertario, dove sono tenuti in gran pregio l’intelligenza, la cultura e l’onore. Questo diario, qualora non si fosse capito, è congenitamente antipedrettesco e il Pedretti pretende, come a suo tempo il gatto padano, di lasciarci le sue polpette avvelenate. Cose da pazzi!

        Lei è cotto, caro Pedretti. Si ricorda il tempo per lei beato in cui sul diario curnense si permetteva di dare del culattone ad Aristide e Gandolfi? Già, tanto poi avrebbe pagato il povero Tarcisio. N.d.Ar.]

  17. Giuli permalink

    Altra domanda spontanea. Ma se uno si accorge di essere imprudente o negligente, i soldi li caccia subito, o si fa pregare e poi — quando li ha rimborsati — ne chiede la restituzione? La domanda potrà sembrare retorica, ma questi interventi dell’ex consigliere che il mondo ci invidia, sollecitano una risposta.

  18. Giuli permalink

    Seconda domanda. Quanto sarebbe costata all’Ente pubblico la richiesta di rimborso formulata dal nostro amato biconsigliere ora ex? Se non ricordo male, la richiesta di rimborso è stata riformulata anche dopo il provvedimento del Giudice.
    Quindi ci dica lui se pensa che la scelta di Gandolfi non fosse un capriccio ma obbligata; oppure ci dica perché ha richiesto per due volte la restituzione dei soldi. Poiché oggi non ha dichiarato di rinunciarci, pubblichi i tabulati di quel conto telefonico, che nessuno — nemmeno il magistrato — ha mai visto così che noi si possa formare un movimento di pensiero volto a costringere il comune di Curno a restituirgli i suoi ed un tempo nostri soldini.

    [Se ho capito bene, proprio il fatto che il magistrato si sia occupato dell’iperattivismo telefonico del Pedretti e che esista una sentenza, frustra e inibisce le pressioni sul Comune del Pedretti intese a porre la sua “telefonorrea” a carico dei cittadini. Ricordo che l’impulso irresistibile a utilizzare quell’utenza Telecom da parte del Pedretti si tradusse in 7.778 € di spese da principio addebitate al Comune. A tanto ammontava il valore d’uso di quel collegamento Telecom, nel periodo giugno 2007-maggio 2009: cfr. Telefonate al Comune, archiviata l’accusa a Pedretti). Per la precisione, ben 2.890 € di traffico telefonico (o comunque, di utilizzo del collegamento telefonico) sono riconducibili ai due mesi strettamente a ridosso della campagna elettorale per le elezioni europee e provinciali. Dunque fu provvidenziale l’azione di Gandolfi a tutela del Comune. C.v.d. (= come volevasi dimostrare).

    Dato che ci sono, ringrazio il similgatto padano, grande ammiratore del Pedretti e suo fraterno amico, il quale, volendo dir male di Gandolfi, rimpianto sindaco del buon governo, ha tirato in ballo la questione della logorrea telefonica pedrettesca, a riguardo della quale Gandolfi fece un esposto. Questa mossa del similgatto ci ha fornito un’occasione d’oro per chiarire finalmente ai lettori — spero anche ai cittadini e ai dirigenti della Lega nord, quelli che abbiano orecchie per intendere — un aspetto, uno dei tanti, dell’attività politica del Pedretti. Di nuovo grazie, similgatto! N.d.Ar.]

    • Ernesto permalink

      Quindi il giudice ha detto al Pedretti che era stato disattento e aveva sbagliato, e lui ha chiesto indietro i soldi al Comune, quelli che aveva dovuto restituire per i suoi sbagli. Ma non era mica stato il Comune a essere distratto e a sbagliare, se non a dargli una linea del genere! ma va là che ci hai rotto! Come cazzo si fa a comportarsi così!!!…

      • M5S permalink

        Sì, amico! E’ così che si comporta un vero LeADER. In tutti i partiti, eh? Non fa differenza. Sei contento, leghista “ingenuo”?

    • Puntida erda permalink

      Non conosco l’amico padano che è stato eletto a Curno [immagino che si riferisca al successore di Tarcisio: N.d.Ar.], e gli auguro un buon lavoro, anche se ho capito che sarà un momento difficile un po’ per il quadro generale e un po’ per quel che si dice in zona, e cioè che l’attuale segretario è provvisorio, solo di facciata per arrivare alle elezioni. Spero che non sia così, un po’ per lui che non se lo merita, chiunque sia, e tanto per la Lega che queste troiate non le deve fare.
      Siccome sono ottimista, spero di aver sperato giusto, e allora dico al segretario nuovo: se quello che dicono qui è vero solo per poco e che a Bergamo leggono tutti perché ci sono le votazioni, e a queste cose ci guardiamo, come fai a tenere lì in sezione uno così? [Se posso permettermi d’interpretare, “quello così” dovrebbe essere il Pedretti: N.d.Ar.]
      Controlla che sia vero, se non riesci a Bergamo va a Milano. Ma se è vero lo devi denunciare [cioè: lo devi dire forte e chiaro, N.d.Ar.], in lega. Noi perdiamo il consenso popolare con gente del genere, che poi va a votare Grillo. E gente così non ci porta di sicuro alla nostra indipendenza come la Catalonia.

  19. mano verde permalink

    @G.G : ma cos’è sta storia del suocero che chiama Maffeis al telefono..? Ce la spieghi anche a noi…? Ma è vero che Maffeis è da tempo che non si vede piû alle riunioni della Lista Corti…? Ma é vero che è stato trombato dalle commissioni Pgt? Ma è vero che Maffeis ha detto pubblicamente che Aristide è bravo e competente e che ne ha stima…?
    Ma è vero che Maffeis è amico di Calderoli della lista Gandolfi e amico di Galbiati Udc…?

    • Gli scontri rituali, le pastette, la battaglia delle idee, la sobrietà come preservativo

      Beh, a questo punto, a scanso di equivoci e di equivoche interpretazioni, mi sento in dovere di esternare (oggi si preferisce dire “outing”, per le ben note e miserabili ragioni, per cui se uno è ignorante, si illude di non esserlo più, se usa una sigla ostica, un acronimo aziendalista o politichese, o una parola straniera).
      Ecco la mia esternazione: tempo fa m’intrattenni con la prof.ssa Morelli, nel vestibolo dell’aula consiliare. Ma non era un incontro spartitorio di potere, men che meno per tendere agguati a qualcuno, non segnava nemmeno una benché minima convergenza tra la posizione di c.d. sinistra della prof.ssa Morelli e la mia posizione, che sarei tentato di chiamare di sinistra coerente, o di sinistra vissuta, quella per cui uno eventualmente perde privilegi, invece di acquisirne.

      Digressione sulle differenze fra chi si “butta a sinistra”, per convenienza, e chi vive coerentemente da uomo di sinistra, eventualmente smenandoci – Mai e poi mai, però, oserei affermare che la mia è una posizione di sinistra vera, consapevole dell’ampiezza dell’arco della sinistra — che comunque amputerei delle ale aziendaliste e femministe in senso clintoniano — nonché del fatto che ‘solum certum, nihil esse certi’. Ma ci dovrà pur essere, anche sotto questo profilo, una differenza tra uno come Aristide e uno come il gatto padano doc, quello che un giorno si vantò di non aver mai lavorato in vita sua, quello che fu ‘consigliori’ del Pedretti e ora è ‘consigliori’ della c.d. sinistra aziendalista, quella del colpo di mano serrrapedrettista).

      Gli antropologi ci dicono che in Australia era prassi che gli uomini di due tribù rivali si dipingessero i volto e il corpo, si armassero di tutto punto e si schierassero in riga, in assetto di guerra, gli uni di fronte agli altri, come se da un momento all’altro dovessero farsi a pezzettini. Invece si facevano smorfie terribili ed emettevano urla ferocissime. Il più delle volte, terminata l’esibizione terrorizzante, se ne tornavano a casa senza aver ingaggiato battaglia.
      Per favore, evitiamo di ridere degli aborigeni: scusate, ma che cosa fanno — invece — i militari, con le loro parate? E le manifestazioni, che alcuni violenti intendono trasformare in atti di guerra, non sono forse un rito degno di essere studiato sotto il profilo antropologico? C’è chi l’ha fatto, analizzando per esempio il valore terrificante dei suoni ritmati, che improvvisamente riempiono il silenzio, come usavano fare, nel ’68, i flic francesi (i poliziotti del Crs, le compagnie d’intervento mobile, per il mantenimento dell’ordine). Anche i flic manifestavano, anche loro recitavano una parte, un po’ come l’arch. Conti quando interviene in Consiglio, e crede di essere Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare. I flic pestavano con i matraque (i manganelli) sugli scudi. La tecnica sarà poi ripresa dai black bloc. Analogamente, i romani antichi furono terrorizzati, la prima volta che udirono le cornamuse celtiche (che in bergamasco si chiamano baghèt, come in inglese pipebag: di mezzo c’è il bag, cioè la sacca d’aria). Poi impararono a usarle anche loro, per terrorizzare i Parti.
      Né la prof.ssa Morelli, né io abbiamo emesso urla terribili. Lei è stata un po’ sorniona, un po’ lo sono stato anch’io. Volevo capire se l’asse serrapedrettista dovesse intendersi come tattico o strategico. Lei disse ch’era tattico, ma io ebbi confermata la mia opinione che fosse strategico. Però non fu sbagliato parlare con la Morelli.
      È invece esiziale — lo sarà sempre più, per loro stessi, in primis — la sobrietà caparbiamente assunta come corazza universale dalla triade VIP dei viveur. Si sono messi in testa che la sobrietà, l’albagia, la presunzione di un “ottimo” che non esiste, siano un preservativo miracoloso, buono per proteggersi da qualunque infezione. La verità è che hanno paura dello scontro delle idee, vogliono ingabbiare tutto in una cornice di dispotica condivisione. Mettono insieme nella commisione politica il Fassi e il Pedretti (domandatevi il perché della cooptazione del Pedretti, e confrontate la vostra risposta con quella che vi daranno loro), così magari i due si scontrano, mentre lorignori fanno i superiori, considerato che il Pedretti in commissione potrebbe svolgere il ruolo che su Bergamo news svolge il gatto padano doc. Quello, cioè, di portar altrove la discussione, o di buttarla in caciara.
      Lo so, qualcuno dirà che, riguardo all’asse serrapedrettista, il mio è un pregiudizio: dite, dite; ma perché non mi smentite con i fatti, invece che con i sobri mormorii, come quando si fece circolare la voce che il Gandolfi poteva essere pazzo? Perché nella vostra così poco esemplare sobrietà mandate avanti il gatto padano doc o il similgatto? Quelli quanto più miagolano, tanto più combinano guai. Non ve ne siete accorti?

    • G.G. permalink

      Ma perché il Maffesi non dovrebbe provar piacere ad essere chiamato al telefono dal dolce suocerino? Chi gli ha suggerito ed ha appoggiato l’idea di mettersi insieme a Corti, Locatelli, Ululà e, soprattutto Pedretti, da tempo immemorabile tecnico di fiducia e sodale del suocerino stesso? In base a quali considerazioni ha scelto di stare con quella “bella” gente invece che con una persona onesta e che tanto bene ha fatto per il Comune di Curno come il Gandolfi? Perché ha appoggiato il perverso patto serra-pedrettista, assicurando la vittoria politica della sinistra aziendalista mediante la forse concordata (con Maria Antonietta, regina assertrice) rottura di quell’area politica che costituisce la maggioranza dei curnesi? Perché, allora, sempre il Maffeis, invece di vantare presunti titoli di merito che non hanno ricaduta utile alcuna, non si unisce alla battaglia contro i sinistri disamministratori coltivati da gente in gamba dentro a una serra aziendalista incistata nella contea di Curno? Perché non evidenzia le porcate che si stanno profilando all’orizzonte? Queste son le risposte da dare. Questo è ciò che la gente chiede all’unico (di quel palpotto politico) che ha messo il naso fuori dalla finestra, forse per respirare altro da certa aria fetida. Per queste ragioni la chiamano continuamente al telefono, caro il mio Maffeis. Al contrario, ma forse per lo stesso argomentino, il suocero tiene occupato il telefono. Sveglia, Maffeis! Non siamo tutti scemi! Su, al telefono! Respond, docà. Signorina, provi a chiamare ancora all’altoparlante: Maffeis, signor Angelo Maffeis: al telefono!

  20. Metanodonte permalink

    Pedretti e Invernizzi, preparatevi a ricevere una tromba d’aria mefitica sul muso… Invernizzi, attento alla capigliatura!

  21. Ro. G. permalink

    Egregi signori,
    non credo di dire alcunché di nuovo per Voi se riconosco quello da Voi prodotto, Nusquamia, come un fenomeno mediatico di tipo nuovo che raccoglie la curiosità non solo dei Vostri concittadini ma anche, e sono prudente, dei bergamaschi in generale se non dei lombardi.
    Certamente ne siete consci e non resta a me altro che, al riguardo, complimentarmi per la novità, il rigore logico e la fantasia.
    Da tempo ho notato che il Vostro interesse è specialmente rivolto a quel mondo leghista da Voi certamente ben conosciuto: non da me, che non condivido a priori quell’impostazione, non avendo per di più mai avuto modo di apprezzare alcunché di quanto d’esso all’esterno compare, distruttivo più che costruttivo. E non capisco dunque nemmeno come un apporto culturale di tal levatura quale è il Vostro possa riferirsi a siffatto e marginale settore di offerta politica.
    Ciò non toglie che la vostra azione, etica e politica insieme, costituisca un forte segnale di direzione contraria allo svilimento dell’impegno per il bene comune ormai generalizzato, che mette ancora una volta a dura prova la convinzione di vivere in un mondo governato da giustizia, etica e virtù.
    Come racconta Elie Wiesel in “La notte”, anche nei momenti più tragici l’uomo è in grado di non perdere il senso di ciò che è giusto: nell’attesa (siamo in Avvento…) di tempi migliori, ciò che deve abitare il nostro cotidiano vivere, stentato e confuso, deve essere la compassione, la condivisione del dolore, la ricerca del bene superiore per la vita dell’altro prima ancora che del proprio.
    Lo scarso rispetto delle “cose di tutti”, cui siamo giunti, che coincide con la convinzione che il buono e il giusto più non esistono e più non meritano d’esser riscoperti e continuamente ricordati, trova una delle sue principali cause nell’incapacità, direi meglio, nel rifiuto d’ascolto: non per nulla lo stesso Elie Wiesel, alla fine del suo racconto, individua nella voglia di guardarsi allo specchio la constatazione della liberazione effettivamente ottenuta dal terribile male subìto.
    Dobbiamo anche noi tutti, dunque, raccogliere le nostre forze, come società, come comunità, per guardarci con coraggio a quello specchio che ci permetterà di dire che così non può continuare, che il crinale preso non è per il bene di tutti e di ciascuno, ma solo di pochi e dei più furbi, a volte neppure dei più intelligenti, come parrebbe anche dai Vostri scritti.
    Per tali ragioni dico agli amici che attualmente amministrano Curno, più vicini alla mia sensibilità, che non corrisponde a canoni di condivisione e solidarietà né, come qui si sostiene sia avvenuto, pubblicamente sbeffeggiare un avversario politico perché ha accusato un malore improvviso, costringendolo addirittura a giustificarsi, né sottostimare i suoi rilievi, quegli errori da lui segnalati che un domani potrebbero sfociare in diatribe velenose e contrarie al bene comune che si deve comunque perseguire.
    Anche a Voi, però, dico che non costituisce ricerca del bene comune colpire in continuazione l’avversario politico approfittando di un’indiscutibile superiorità culturale e tecnica che, usata in tal modo, può con facilità essere devastante. E’ necessario un maggior senso caritativo e solidale, secondo quei princìpi cristiani che dite di seguire, per far comprendere a chi ora Vi teme esser cosa semplicemente assurda lo sprecare in tali forme una risorsa così preziosa, tanta ricchezza d’ingegno presente sul territorio.
    Mi auguro che, elaborato il lutto per il periodo di brutture, insieme non trascurerete di coltivare la memoria dello sguardo di una società ferita dall’ingiustizia e dal male procurato a molti per l’ingordigia di chi ha scelto e continua a scegliere di soddisfare unicamente il proprio bisogno.
    E’ un augurio che rivolgo di cuore anche a me stessa, cercando di guardarmi con più attenzione “allo specchio”.

    • Giuseppe permalink

      Gentilissima e stimatissima professoressa,
      mi picco di averLa riconosciuta dallo stile inconfondibile e per il fatto che nel Suo pregiato commento ha utilizzato brani da Lei scritti e ampiamente divulgati un paio di settimane fa.
      Credo che il Suo invito, pur nella differenza di opinioni, abbia grande importanza, specie là dove Lei afferma la preesistenza alle leggi dell’uomo di principi e valori duraturi cui è indispensabile fare riferimento per potersi chiamare comunità, società viva e attiva: senza di essi si cade in un pernicioso individualismo fine a se stesso, che approda al nulla. Nel momento in cui attendiamo la nascita del Salvatore, nato non per affermare il Suo potere ma per la salvezza di noi tutti, riconoscendoci come Suoi fratelli e figli del Padre, appare importantissimo il Suo forte richiamo alla giustizia, che non può essere esercitata se non si ascolta l’altro.
      Dobbiamo tutti “guardarci allo specchio”, specie in questo periodo di Avvento, tendere l’orecchio, ben sapendo che, come Lei afferma, il bene comune è sufficientemente oggettivabile soltanto attraverso tale pratica di umiltà, che richiede l’aprioristico abbandono di ogni atteggiamento di superba arroganza e artificiosa sussiegosità, aspetti negativi che rendono impossibile, ipso facto, la stessa individuazione del bene comune da perseguire.
      La saluto, augurandoLe un Natale di gioia.

    • Suor Marina permalink

      Avendo Lei trattato di ascolto e reciproca comprensione, propongo a tutti i lettori di questo diario uno scritto apparso sul bimestrale “In Altum”, periodico delle Suore Orsoline di San Girolomo in Somasca.

      Non è facile resistere al pessimismo dominante e alla sensazione (diffusa) “che oggi tutto va male”. Certo, i problemi ci sono e se ci guardiamo attorno – basta leggere i titoli dei giornali -l’aria che tira non è certo improntata all’ottimismo. Eppure, c’è chi tenta e cerca di reagire, con il buon senso e una sana speranza cristiana.
      Mi è capitato, in queste ultime settimane, di essere in luoghi diversi (non solo geograficamente) e di cogliere comuni sentimenti e tensioni di una voglia di reagire e di riflettere. Sì, ho percepito realmente quei “segni dei tempi” per cui la gente, le singole persone, lavorano per costruire, nella difficoltà dei giorni, prospettive ed esperienze positive, che fanno giustizia del disfattismo e dell’arrendevolezza sparsa a pieni mani in ogni settore. Recentemente, in una cittadina della Toscana, ho avuto modo di confrontarmi con studenti e docenti che lavorano con passione ed entusiasmo attorno a progetti di comunicazione scolastica. Hanno redatto i cosiddetti “giornalini scolastici”, vero e proprio strumento per veicolare idee, testimonianze e riflessioni. Mi hanno molto colpito i fogli pubblicati da alcuni Istituti scolastici del Meridione. Con coraggio, studenti e docenti cercano di mettere lo sguardo “dentro” realtà scomode (disagi, emarginazioni, difficoltà sociali, fenomeni di violenza e criminalità) per trarre la forza di cambiare le cose, cominciando da loro stessi, dal loro piccolo ambito locale. Cambiamo luogo. In un grosso centro vicino a Brescia – storicamente noto per la bassa scolarizzazione, per fenomeni legati all’abuso di tossicodipendenze, causati soprattutto da un modello sociale che ha spinto l’acceleratore sul guadagno e sull’esasperazione del benessere, a svantaggio di una formazione anche intellettuale – una Scuola dell’Infanzia tenta di recuperare il terreno perduto e di orientare le nuove famiglie a guardare oltre il mero consumismo e a progettare, per i propri figli, un diverso modo di vivere, dove l’armonia della crescita sì accompagna all’educazione ai valori.

      Tutto può servire per far giungere un messaggio positivo ai genitori (e cambiare le cose…).
      Ad esempio: incontri, occasioni di festa, partecipazione a iniziative extra curricolari grazie alle quali i bimbi (e i genitori) sono coinvolti in attività che riguardano il gioco, il rapporto tra le generazioni, la creatività. Con loro ho parlato e discusso di fiabe e favole, facendo emergere come la capacità del “raccontare” – prerogativa delle società rurali – può, e deve ancora oggi, avere un valore e una funzione importanti nel dialogo con i propri figli. Ed è stata un’esperienza significativa per questi genitori, con i quali abbiamo individuato alcune “chiavi” per poter aprire una conversazione, una storia, con i propri piccoli.
      Interessante, pure, la serie di serate che, da alcuni anni, mi vedono tra le pareti della storica Scuola “Cittadini” di Ponte San Pietro, dove anche quest’anno è stata promossa una serata di confronto tra genitori e figli. Ho chiesto agli uni e agli altri, come è nello stile di questi incontri – molto informali, quasi come fossero un’occasione di gioco – di rivolgersi quelle domande che nessuno aveva mai osato fare reciprocamente. E’ uscito un “campionario” di interrogativi che colgono la bellezza e la problematicità del rapporto genitori-figli. Domande spesso scomode, ma vere, come quelle che riguardano la difficoltà delle scelte della vita e del senso da dare ai nostri giorni.

      Ad esempio:
      – nel caso potessi tornare indietro rifaresti tutto oppure cambieresti alcune scelte?
      – che emozioni avete provato quando io sono nato?
      – mi hai mai mentito?
      – vi fidate di me?
      – perché avete deciso di mettermi al mondo, prendendovi una grande responsabilità?
      – siete contenti dei miei voti e del mio impegno a scuola?
      – anche voi dovete essere responsabili nell’amarci, aiutarci e accudirci?
      – quando sono ammalata, sono per voi un peso?
      – perché ogni volta che vi arrabbiate non ascoltate le spiegazioni che ho da darvi?
      – perché pensate che io non sia abbastanza grande e responsabile per fare alcune cose da sola?
      – avreste voluto avere un altro figlio?
      – mi avreste voluto diversa da come sono?
      – tu mi hai mai tradito?
      – mamma, papà, avete qualche segreto che non mi volete dire, dite la verità, sì o no?
      – un genitore di solito vuole bene al suo bambino perché è consapevole di volergli bene o è semplicemente istinto?

      E queste sono solo alcune delle “questioni” intavolate, quella sera, sotto le volte della Scuola “Cittadini” di Ponte San Pietro. Quei quesiti – che sono i quesiti di tanti figli – sono usciti allo scoperto, sono stati dibattuti alla luce del sole, con la partecipazione di tutti. Dall’esperienza di Ponte, come da quelle di Brescia o della Toscana, emerge davvero la consapevolezza che ognuno, in questa Italia martoriata dalla crisi e dagli scandali, può fare la sua parte, cominciando a pensare, a guardarsi attorno e dentro di sé. Tornando a provare il piacere di dialogare, di raccontare: insomma, di farsi “domande”. Perché è anche questo l’elemento che ci rende persone e che dà sale alla nostra vita.
      Roberto Alborghetti

      Non è forse quello che manca nella società, e che abbisogna di calore e affetto e non di oceaniche adunate che servono soltanto per confermare chi è al potere del proprio delirio di onnipotenza, senza alcun “confonto allo specchio?”, nel senso che avete voluto dare alla locuzione?. Suor Marina.

  22. @ Ro.G., @ Giuseppe

    Perfettamente d’accordo sulla «preesistenza alle leggi dell’uomo di principi e valori duraturi». La cosa straordinaria è che tali principi e valori duraturi siano comuni a tutti gli uomini (a parte i camorristi, i mafiosi, gli ’ndraghetisti, ecc., i quali nonostante lo sfoggio di tablet e gingillini elettronici, appaiono risucchiati all’indietro di secoli, quando gli uomini vivevano allo stato ferino). Questi principi sono comuni del tutto naturalmente, senza necessità alcuna di “condivisione” più o meno coartata.
    Quando ci penso, trovo che questa similitudine dei princìpi fra loro, talora perfino identità, pur in civiltà diverse, sia un bel mistero. Posso spiegarmi i dettagli delle similitudini, cioè la storia, l’archeologia, le scienze del’uomo ci soccorrno, è vero. Ma in fondo c’è un mistero, proprio come nelle leggi di natura: a un certo punto, dopo che hai spiegato tutto quel che si poteva spiegare, se ti spingi oltre, la mente vacilla.
    Newton dimostrò che la caduta di un grave, il moto di un proiettile, le rivoluzioni dei pianeti intorno al Sole rispondono a un’unica legge. La spiegazione di Newton aveva del meraviglioso, ai suoi tempi; se non fossimo superficiali, tanto da dare tutto per scontato (e dovuto), dovremmo continuare a meravigliarcene, anche oggi. Sia che noi allarghiamo il campo, sia che rimpiccioliamo il campo dell’osservazione, non è difficile verificare l’universalità delle leggi di natura, che semmai su scala diversa prendono nomi diversi.
    Così avviene dei principi primi nella sfera dell’etica: li vediamo inglobati in religioni diverse, ma sono sempre gli stessi. Uscendo dalle foreste, direi già prima che nascesse la civiltà urbana, come la intendiamo oggi, gli uomini pur nati sotto cieli diversi, pur di religioni diverse e in contesti socioculturali diversi, sono come sorretti da una comune struttura morale. La quale non è un insieme di vincoli, come pure sono — e devono essere — le leggi positive, che ci dicono quel che non dobbiamo fare e quel che dobbiamo fare. No, la struttura morale è parte della natura stessa. Proprio per questo si parla di “morale naturale”.
    Non fa meraviglia dunque constatare che Seneca sulle questioni morali assumesse posizioni del tutto consentanee al credo cristiano, tant’è che fu detto naturaliter Christianus. Addirittura fu confezionato un falso carteggio fra Seneca e san Paolo. Era falso, ma credibile.
    In una pagina di Testitrahus, intitolata Il principio superiore, si parla di un professore boemo che non è un politico, ma che sa benissimo che cosa fare, quando assiste a un sopruso commesso dai nazisti. Sa che cosa fare, perché è un uomo di principi.
    Analogamente, in Italia il prof. Monti del liceo D’Azeglio di Torino, non aveva l’abitudine di esprimersi contro il fascismo, in classe. Non ce n’era bisogno, perché seppe trasmettere agli allievi il principio di libertà, dal quale discende la liceità e la necessità di ribellarsi alla tirannide, tant’è che alcuni dei più bei nomi dell’antifascismo italiano sono stati suoi allevi. Come è noto, san Tommaso d’Aquino e Giovanni di Salisbury arrivarono ad ammettere l’uccisione del tiranno, sotto certe condizioni. Era una conseguenza dei principi, posti come premessa di un ragionamento. Cfr. R. Pizzorni, Il diritto naturale dalle origini a sant’Agostino, p. 363; Id., Diritto naturale e diritto positivo in san Tommaso d’Aquino, passim.

    • M.F. permalink

      @Ro.G. @Giuseppe @Aristides de Nusquamia
      Egregi professori,
      pur nella diversità e persin divergenza delle considerazioni che avete espresso con le Vostre alte disquisizioni, ho notato un filo conduttore fra Vi lega, quello dell’umile ascolto dell’altro. Che è la base per qualunque dialogo degno di tal nome, quello che consente di guardare negli occhi di chi ti sta di fronte lo specchio della tua stessa anima. Dubito (di me stesso, della mia sola esperienza), ergo sum. Sono io il titolare e il responsabile di una serie di rapporti tra fratelli.
      Avete mostrato da angoli di prospettiva diversi, e in larga misura lasciato intuire, con acribia un po’ avvocatesco-ingegneristica, come Vi si conviene, quali manchevolezze e baratri logici stiano sotto i comportamenti della politica d’oggidì: in ogni caso, tuttavia, unanime è stata da parte Vostra la ricerca di un fine condiviso, il bene comune.
      Il mio, dunque, è un quarto punto di prospettiva, più terra terra, meno alto nell’eloquio ma che vorrei costituisse una sorta di “basso continuo”, sul fondo del quale al meglio possano risaltare i pezzi di bravura da Voi eseguiti, in modo da sviluppare un solido impasto melodico.
      Anch’io utilizzerò frasi e concetti già in precedenza pubblicati e resi noti, in questo cercando di imitare nel mio piccolo il modo di produrre le sue opere adottato da Giorgio Morandi, il grande pittore metafisico: si dice che egli abbia dipinto sempre le stesse bottiglie, gli stessi barattoli, lo stesso angolo di Grizzane, il paese del bolognese in cui andava in vacanza.
      Non lo faceva certamente perché amasse particolarmente quegli oggetti o quell’angolo del paese, oppure perché, in modo paranoico, non potesse in qualche modo distaccarsene. La sua sensibilità pudica e schiva gli permetteva di ritornare spesso sugli oggetti, sui significati e sugli argomenti arcinoti, per riscoprirne di volta in volta l’aspetto rimasto inesplorato, per muovere lo sguardo dalla superficie alla profondità, per ritrovare se stesso anche nella ripetitività degli atti della vita quotidiana, che tali non sono mai, specialmente allorché ci si confronti con chi al pari di te dubiti, ti ascolti e con te dialoghi e provveda, nell’interesse di tutti.
      La professoressa intervenuta per prima ha richiamato un concetto che spesso risuona nelle nostre orecchie attraverso una frase ormai trita e ritrita: “Non si può più andare avanti così, bisogna fare qualcosa!”. A condizione, però, che colui che si spera arrivi con la soluzione in tasca a tirarci fuori dall’incertezza, dicendo una volta per tutte che cosa si deve fare, dica alla fin fine quello che ci si vuol sentir dire, che sia rassicurante, che si prenda lui tutte le responsabilità che non vogliamo nemmeno vedere: così, se andrà male, sappiamo già fin da ora con chi dovremo prendercela.
      Gli altri due illustri intervenuti non hanno mancato di sottolineare che proprio in questo, in tale carenza etica, sta la diffusa sensazione di irresponsabilità che attanaglia la nostra società, da chi è governato fin su a chi governa, senza con questo voler appiattire le differenti posizioni al riguardo.
      Indubbiamente è così. Ma c’è anche dell’altro. Un comportamento generalizzato di tal fatta esclude la volontà di alzare gli occhi per vedere i segni che ci sono nei cieli delle nostre vite, per scoprirli e interpretarli, ben sapendo che nessun indovino ci saprà dire il domani della nostra storia. È l’atteggiamento di chi rimpiange “il bel tempo che fu”, che poi così bello non era, di chi, pur acceso di zelo per le forme della politica, valutando i fatti senza sufficiente obiettività né prudente giudizio, non vede al di fuori di tali forme altro che rovine e guai, dimostrando così di non aver nulla da imparare e di non avere nulla imparato dalla storia.
      Vale la pena, al riguardo, richiamare il discorso di apertura del Concilio Vaticano II, pronunciato dal beato pontefice Giovanni XXIII, la cui splendente figura non è difficile riconoscere rispecchiata in quel giovane sacerdote tanto affezionato alla vicinìa di San Rocco: egli faceva osservare come negli eventi umani, attraverso i quali “l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane”.
      Però, non scordiamocelo, serve l’opera fattiva dell’uomo, la sua partecipazione alla costruzione di un mondo migliore, tralasciando gli eccessi e valutando la mancanza come segno di necessario cambiamento, di rifiuto di ogni spreco. Ma questo non può certamente avvenire nel momento in cui alla già scarsa volontà di assunzione di responsabile impegno da parte della popolazione in genere corrisponde il pinocchiesco atteggiamento, proprio del Gatto e della Volpe, di chi sta al potere e rassicura tutti e ciascuno che si agirà nell’impossibile direzione di soddisfare tutti i singoli desideri.
      In tali comportamenti sta già segnata la vena corruttiva di demoniaca devianza.

      • Angelo permalink

        Il richiamo ripetuto a Papa Giovanni XXIII mi induce a dare brevi e succinte note rispetto a tale figura riportandole dal nostro Oikìa, notiziario della Parrocchia di Curno:
        Papa Giovanni XXIII arrivò al Pontificato all’età di 77 anni, dopo aver vissuto intense esperienze di immersione nella travagliata vita dell’Europa nella prima metà del secolo scorso.
        Partecipò come cappellano alla prima guerra mondiale, fu vicino al grande Vescovo di Bergamo Radini Tedeschi, nel periodo del famoso sciopero di Ranica.
        Fu Nunzio apostolico in Bulgaria e Turchia negli anni trenta e quaranta, dove veniva a contatto con esperienze religiose diverse (cristiani ortodossi e musulmani) e con la violenza nazista.
        Dopo la seconda guerra mondiale fu inviato come Nunzio nella più prestigiosa nunziatura dell’epoca, in Francia, dove era stato incaricato di risolvere una controversa questione riguardante la sostituzione di 33 Vescovi chiesta dal governo del generale De Gaulle.
        Approdò poi alla vita pastorale come Patriarca di Venezia.
        Una costante che si coglie nella vita di Roncalli in qualunque situazione si trovi è che cerca sempre di stare in ascolto di ciò e di chi incontra per dire loro la vicinanza del Signore.
        Divenuto Papa, porta in sé l’inquietudine dell’umanità incontrata e sente forte in sé la responsabilità di poter dire anche all’uomo del nostro tempo che Dio non è assente dalla sua storia, anzi questa storia umana è il luogo dove Dio si rivela.
        Ce lo dice lui stesso in alcuni passaggi del suo discorso all’apertura del Concilio.
        «Nell’indire questa grandiosa assemblea, il più recente e umile Successore del Principe degli Apostoli, che vi parla, si è proposto di riaffermare ancora una volta il Magistero Ecclesiastico, che non viene mai meno e perdura sino alla fine dei tempi; Magistero che con questo Concilio si presenta in modo straordinario a tutti gli uomini che sono nel mondo, tenendo conto delle deviazioni, delle esigenze, delle opportunità dell’età contemporanea.

      • S. M. permalink

        @Giuseppe @Aristides de Nusquamia.

        Egregi professori,
        è evidente l’attinenza fra i pregiuridici princìpi e valori cui fate riferimento nei Vostri pregiatissimi scritti e la Fede cristiana, peraltro più volte sottolineata nei documenti reperibili nella “Stanza di Giuseppe”, in questo stesso diario.
        Al riguardo, e per arricchire la discussione, vorrei proporVi una riflessione di Don Davide Rota, già parroco di Mozzo, scritto che credo Giuseppe già conosca e in riferimento al quale mi piacerebbe molto, anche per mia crescita, conoscere l’illustre parere Vostro, come di @Ro.G. e di @M.F.

        “Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti questo presupposto non è più ovvio, ma viene persino negato… ”
        (Motu Proprio “PORTA FIDEI” di Benedetto XVI n. 2)

        A cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, a quarantacinque dalla promulgazione dell’Anno della Fede da parte di Paolo VI, a venti dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica dì Giovanni Paolo II, il Papa Benedetto XVI avverte il bisogno di invitare la comunità cristiana a un ritorno alle fonti, ai fondamenti della fede, per ritrovare insieme nuovo slancio ed entusiasmo e nuove motivazioni. Dopo decenni di attenzione a un mondo sempre più secolarizzato, estraneo alla vita cristiana e lontano dal pensiero evangelico, la preoccupazione si è spostata all’interno della Chiesa stessa: ci si è accorti, infatti, che anche fra credenti e praticanti lo scollamento dalla fede è sempre più evidente. Un secolo fa Charles Péguy segnalava che in Francia stava accadendo “qualcosa di nuovo, di imparagonabile ad ogni altro fenomeno accaduto nella storia: un mondo prospero, una società prospera senza Gesù”.
        In tempi più recenti il Card. Joseph Ratzinger scriveva che “Quando si dice che c’è un mondo totalmente scristianizzato, vuol dire esattamente che questo mondo ha rinunciato a tutto il sistema cristiano nel suo insieme, ha rinunciato a tutto il cristianesimo”.

        E se forse non è il caso di parlare – come ha fatto qualche studioso – di apostasia di un intero continente dalle sue radici, è però evidente che la secolarizzazione ha intaccato anche l’interno della Chiesa come ironicamente è descritto dalla lapidaria affermazione del pensatore colombiano Nicolas Gomez Devila: “La Chiesa spalancando le porte, voleva facilitare l’ingresso a chi era fuori, senza invece pensare che facilitava l’uscita di chi era dentro “. Il Papa lo conferma: “Si pensa alla fede come presupposto ovvio” così scontato, che si corre il rischio di eliminarlo dalla pratica. Dato, però, che non è rilevabile scientificamente se la fede sia o no autentica, segnaliamo alcune evidenze che giustificano queste parole del Papa:
        DISCEPOLI O BRAVI RAGAZZI?
        Non sarà forse né voluta né intenzionale, ma è effettiva la sostituzione nell’immaginario di tanti cristiani della figura del discepolo di Gesù con quella del “bravo ragazzo” che fa pensare al giovane ricco del Vangelo (Mc. 10, 17-22 e paralleli Mt. 19, 16-22; Lc. 18, 18-23). Questi sembra avere tutte le condizioni necessarie per rispondere alla chiamata e mettersi alla sequela di Gesù il quale, non a caso, “fissatolo, lo amò”, ma declina l’invito “perché aveva molti beni”. Nel nostro mondo non la fede, ma l’etica o come si preferisce dire oggi la “moralità” (o addirittura la legalità) è considerata l’unico criterio valido per giudicare persone e comportamenti: se si è rispettosi delle regole, cosa volere di più? Cosa pretendere di più da bravi ragazzi che non fanno niente di male, hanno buone intenzioni, rispettano le regole della convivenza e della società, non sopportano l’ingiustizia, praticano il volontariato… che si dichiarano credenti, ma non praticanti perché non vogliono aver a che fare con la Chiesa? Ragazzi così bravi da non aver più bisogno di nessuno, neppure di Gesù e da declinare l’invito a seguirlo. Ma senza lui, cosa resta?
        Noi ABBIAMO IL PENSIERO DI CRISTO!
        “L’uomo spirituale giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore così da poterlo dirigere? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo” (I^ Cor. 2, 16). Non c’è orgoglio né senso di superiorità in questa frase: solo la certezza di chi sa in Chi ha creduto e sa di possedere il pensiero di Cristo.
        Questo possesso genera:
        a) la consapevolezza di ciò che si vuole: fare la volontà di Dio;
        b) la capacità di interpretazione {l’uomo spirituale giudica ogni cosa) e di discernimento nei confronti della realtà;
        e) la testimonianza di fede ricevuta in dono da Dio e donata al prossimo.
        Molti cristiani di oggi, a forza di voler capire il pensiero del mondo e di dialogare con esso, corrono il rischio di adeguarvisi, assumono come criterio interpretativo il punto di vista dominante. Anche gli imprescindibili apporti di scienze umane come psicologia, sociologia, pedagogia e antropologia dominano a tal punto la riflessione da mortificare il dialogo col Vangelo e la fede, come se questi non avessero nulla di nuovo o decisivo da dare rispetto a quelle.
        Nella Chiesa oggi trovano ascolto e rispetto anche i pensieri discordanti o contrari alla fede il che è segno di tolleranza e apertura: ma si ha come l’impressione che a volte sia proprio la fede che fatica a trovare accoglienza!
        FEDE DISINCARNATA, SENZA OPERE
        “Esaminate voi stessi se siete nella fede, mettetevi alla prova” (2^ Cor 13, 5). Paolo chiede ai suoi di “mettere alla prova” la fede, che è poi esattamente l’opposto di chi afferma: “Credo in Dio, in Gesù, non nella Chiesa” o “Sono credente, ma non praticante”. Chi ragiona cosi è taimente convinto di avere fede, da non ritenere necessaria la pratica di fede e la sua dimensione comunitaria. Non si tratta solo della riedizione moderna della separazione tra fede e opere già segnalata dagli apostoli “Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?” (Giac. 2, 14). C’è in ballo qualcosa di più attuale, di più tipico del nostro tempo e cioè la perdita della realtà, il trionfo dell’immaginazione, la chiusura nell’individualismo e la conseguente auto-referenzìalìfà.
        In altre parole, sì dice: “Ho fede perché sono convinto di averla; sono convinto perché la sento in me; sono così sicuro di quello che sento che non devo renderne conto ad altri che a me stesso e a Dio “.
        Si tratta di argomentazioni assurde e insensate, visto che nessuno può essere giudice e garante di sé stesso. Ma non pensa così chi, credendosi l’ombelico del mondo, non sente il bisogno di confrontarsi più con nessuno; difende la purezza delle sue intenzioni, idee e sentimenti a scapito della concretezza delle azioni e dei fatti…: atteggiamenti, questi, purtroppo comuni anche a fedeli e religiosi e contro i quali non c’è argomento concreto e reale che tenga.

        Don Davide Rota

      • Giuseppe permalink

        Esimio Aristides de Nusquamia,
        nel dialogo-confronto improvvisamente accesosi su questo “imprevedibile” e stupendo diario, con interventi di persone illustri e stimatissime, credo sia opportuno, prima di presentare prossimamente ulteriori mie considerazioni a commento, far conoscere anche il pensiero dei Pastori della comunità curnense, espresso sullo stesso notiziario precedentemente citato da Angelo:

        Natale: un Dio fuori casa per fare casa con noi!

        In questi nostri giorni quante persone sono costrette a uscire di casa, a stare nelle strade, nelle piazze, sulle torri e in mezzo al mare per far sentire il loro grido di vita:
        • operai e impiegati che si trovano senza lavoro e che si chiedono come fare a mantenere la propria famiglia;
        • piccoli imprenditori che si tolgono la vita perché non riescono a pagare i loro operai;
        • studenti e insegnanti che chiedono di essere presi sul serio per trovare un posto, una dignità, e di essere una risorsa per il futuro del paese;
        • papà e mamme che nel dramma della separazione si trovano a cercare un piatto caldo alla stazione;
        • famiglie che conoscono il dramma di diverse forme di violenza al proprio interno;
        • famiglie e singole persone che lasciano i loro paesi in cerca di un futuro che non trovano;
        • famiglie che restano senza casa per la guerra, il terremoto, l’alluvione…
        e potremmo continuare con l’elenco, aggiungendo tante situazioni che ciascuno di noi incontra.
        Questo avviene in un contesto culturale arrogante e spregiudicato dove ci sono persone (magari anche noi) che tentano di portare tutto e tutti nella propria casa al punto di buttar fuori tante altre persone e famiglie dalle loro case. Ciò sta creando un malessere sociale, che non può non interpellarci, perché è segno di un malessere “umano” molto più profondo. Facciamo fatica a capire chi siamo e chi vorremmo essere, dove siamo e dove vorremmo andare. Il documento conciliare ” La chiesa nel mondo contemporaneo”, al n. 4, così si esprime: ” Immersi in così contrastanti condizioni, moltissimi nostri contemporanei non sono in grado di identificare realmente i valori perenni e di armonizzarli dovutamente con quelli che man mano si scoprono. Per questo sentono il peso della inquietudine, tormentati tra la speranza e l’angoscia, mentre s’interrogano sull’attuale andamento del mondo. Il quale sfida l’uomo, anzi lo costringe, a darsi una risposta”.
        Se crediamo che Dio si è fatto uomo nella povertà di Betlemme, costretto pure ad emigrare in Egitto, allora il Natale del Signore diventa una chiave di interpretazione anche del nostro oggi. Come non vedere nei fenomeni ricordati prima un modo col quale Dio continua ad “uscire di casa” per costruire una casa con gli uomini e perché tutti abbiamo una casa?
        Il Beato Papa Giovanni iniziando il Concilio diceva: Nel presente momento storico, la Provvidenza ci sta conducendo ad un ordine di rapporti umani che, per opera degli uomini, e al di là delle loro aspettative, si volgono verso il compimento di disegni superiori ed inattesi…”. Papa Giovanni sembra dirci che il Natale continua anche oggi rivestendosi della nostra storia.
        Con il Signore Gesù stiamo vivendo la storia come un continuo parto? (Rom.8,22). Il grido che sta esplodendo in questi nostri tempi lo viviamo come ” doglie del parto” o come rantolo di morte?
        Ci stiamo aiutando a capire con il nostro stile di vita che ” uscire di casa” non vuol dire scappare o eliminare qualcuno, ma cercare, accogliere, condividere la vita di tante altre persone per trovare la nostra? Uscire di casa per Gesù ha voluto dire perdere la vita, donarla per far vivere, per dare una casa, una identità e una dignità a ogni persona, portando tutti gli uomini nella sua dignità di Figlio di Dio. ( Filip. 2, 6-8).
        Il Natale del Signore ci fa intravedere lo stile di vita da assumere: superare le nostre porte blindate, le nostre paure, uscire dalla illusoria sicurezza delle nostre case per scendere nelle strade della quotidianità umana, per farci carico gli uni degli altri, scoprendoci una risorsa reciproca, come le varie membra del corpo. Questo è possibile solo se teniamo viva la nostra relazione con il Signore, la nostra fede in Lui. Il Signore Gesù ci trovi disponibili a fare casa con Lui, ad essere corpo con Lui, come stiamo dicendo in questo tempo di Avvento, per sperimentare che il Suo Natale è vero e continua: è questo l’augurio che ci scambiamo.

        Don Giancarlo

        .

        Ci penso!!… No!, “Ci sto”!

        Scrivo a voi giovani, che a volte pensate troppo e altre non ci pensate affatto!
        Tutto ciò non ha una connotazione particolare, non è “negativo” e neppure “positivo”, ma dice molto riguardo alle nostre decisioni, alle nostre priorità, rispetto a ciò che più ci sta a cuore…
        “Ci penso” di per sé lascia intravedere una speranza; sembra che almeno uno prenda in considerazione la proposta che gli vien fatta… sembra, ma non sempre è così!
        Più di una volta incontrando voi giovani di Curno ho ricevuto come risposta alle proposte (pattinaggio, bowling, incontri, campi scuola, animazione, CRE..) un bel: “Ci penso”. Risultato? Se non sono ancora io che vengo a stressarvi con sms, post in bacheca su Facebook, rincorse in strada o fuori dall’oratorio, chi vi rivede più???
        Spesso il “Ci penso” nasconde in realtà un “No”, ma siccome non ho voglia di giustificarmi meglio prendere la strada più breve e più interessante di un “Ci penso”, che alla fine mi fa fare pure una bella figura, perché mi dà l’aria di essere un riflessivo!
        Per carità, le mie parole non hanno nessuna intenzione di rimprovero e nemmeno mi sto lamentando, sono troppo felice di essere prete a Curno, ma ormai ogni volta che sento sulle vostre labbra: “Ci penso”, mi viene da sorridere e so che sparirete dietro l’angolo senza che il vostro pensarci si concretizzi realmente in un pensiero. Usando il linguaggio di Facebook posso immaginare che di fronte alla richiesta: ACCETTA o IGNORA, il “Ci penso” sia piuttosto un IGNORA!
        Ma decidersi per qualcosa che mi impegna è proprio così diffìcile??? A te, giovane che stai leggendo propongo di abbandonare il “Ci penso” per dedicarti in pieno a un “Ci Sto!”.
        Non illudetevi che la vera libertà stia nel trattenere tutto per sé!
        Don Lorenzo Milani, alla madre preoccupata per la sua scelta di vita sacerdotale, il 14 Marzo 1944 così scrive dal seminario: “Mi dispiace che tu senta il peso della mia mancanza di libertà. Ma non ci pensare perché io non ne sento punto. Quando uno liberamente regala la sua libertà è più libero di uno che è costretto a tenersela”.
        Ecco dove sta il segreto della vera felicità, cari giovani! La vera gioia non è in un illusorio “Ci penso”, ma sta nel decidersi per qualcuno, per qualcosa che meriti il dono della mia libertà!
        Vi auguro in questo Natale di poter giungere a dire il “Ci sto” della vita!
        Con affetto, don Alex.

        • La fede, la ragione e l’aziendalismo

          Noto con piacere che uomini di fede (cristiana) non trovano disdicevole scrivere sulle pagine di questo diario. Il quale s’intitola Nusquamia, cioè Utopia, non perché siamo utopisti in senso stretto, ma perché parlando dall’isola di Utopia troviamo più agevole fustigare le miserie del tempo e del luogo presente. “Più agevole”, nel senso di “meno rischioso”. Si è sempre fatto così, né i precedenti illustri fanno difetto. È un modo di praticare la dissimulazione onesta quando si ha a che fare con un avversario poco onesto. E non aggiungo altro.

          L’onestà intellettuale – Dicevo che mi fa piacere che scrivano qui uomini di fede, tanto più che non ho mai fatto mistero di una mia posizione filosofica deistica che, com’è noto, e come bene precisò Kant, è puramente razionale e prescinde dalla rivelazione. Nello stesso tempo, però, non faccio mistero della mia sconfinata ammirazione per il Vangelo, per quel suo riassumere così semplicemente la morale naturale ma anche per quella sfida pressoché assurda, che esalta e umilia insieme, la sfida di essere compiutamente cristiani, nella certezza dell’impossibilità di conseguire questo traguardo.
          Ma perché mi fa piacere che uomini di fede scrivano su Nusquamia? Per compiacimento miserabile? Forse. Però non mi dispiace pensare che se un uomo di fede non ritiene disdicevole scrivere su questo diario, vuol dire che abbiamo meritato la sua fiducia. Non siamo santi, ma siamo intellettualmente onesti: per lo meno, ci proviamo. A essere intellettualmente onesti ci aiuta un sentimento pochissimo cristiano (ma molto romano, nel senso di romano antico), qual è il disprezzo per l’astuzia e per l’abuso della retorica, quando la retorica non sia più l’ars dicendi, l’arte del ben dire, ma sia ricerca esasperata di lenocini retorici, dell’effetto istrionico per sbalordire la platea, convincerla o eventualmente obbligarla a “condividere”. Roba cioè, come diceva Platone, da cuochi e non da filosofi (così si capisce perché ce l’abbia con il giornalismo enogastronomico che alligna in terra orobica e con le brigate enogastronomiche pedrettesche).

          L’aziendalismo – D’altra parte, con chi dovrei dialogare: forse con gli aziendalisti? Giammai, quella è perduta gente, tanto più che hanno l’ardire di proporsi detentori di una verità da inculcare.
          a) Nella migliore delle ipotesi, ai livelli delle conferenze Aspen, per esempio, il credo aziendalista consiste in articoli di fede riconducibili all’etica protestante del capitalismo che rifiuto toto corde, perché costituisce un ritorno alla barbarie, in contraddizione con la Buona novella.
          b) Nella peggiore delle ipotesi, che poi è quella corrente, l’aziendalismo è una miscela pericolosa di meschinità, astuzie, razionalizzazione degli istinti ferini, egoistici e di sopraffazione (opportunamente manipolati e convogliati al conseguimento degli obiettivi aziendali), ignoranza programmatica ridicolmente colmata dalle dispense di corsi di formazione finalizzati all’evulsione della ripulsa nei confronti del male, che alberga del tutto naturalmente nell’animo dell’uomo (la maggior parte dei delinquenti confessa che avrebbe voluto non commettere il male, con l’eccezione di coloro che hanno commesso delitti d’onore e politici, o che hanno consumato private vendette; non hanno consapevolezza del male soltanto certe categorie di malati mentali e gli aziendalisti stuprati nei corsi di formazione o nel vissuto quotidiano dell’Universo aziendale concentrazionario).

          Il razionalismo – Del resto, gli antichi dissapori tra liberi pensatori e uomini di fede cristiana sono definitivamente tramontati. Ritengo particolarmente significativa la riabilitazione di Galileo da parte di Papa Wojtyla. Oggi si riconosce che Galileo fu migliore cristiano di coloro che in nome del cristianesimo avversarono Galileo. Il quale – non dimentichiamolo aderì strettamente alla posizione, lucida di sfolgorante immediatezza, assunta da sant’Agostino, quando afferma la presunzione dell’uomo che, in nome delle Scritture, pretenda di descrivere la “verità” del mondo sensibile (Agostino dà per scontato che esista un verità fisica, cioè del mondo naturale):

          Si manifestae certaeque rationi velut Sanctarum Scripturarum obiicitur authoritas, non intelligit qui hoc facit; et non Scripturae sensum, ad quem penetrare non potuit, sed suum potius, obiicit veritati; nec quod in ea, sed in ipso, velut pro ea, invenit, opponit (Augustinus, Epistola vii ad Marcellinum).

          Cioè:

          Se alla prova certa ed evidente si oppone l’autorita delle Sacre scritture, colui che fa così non capisce e non oppone alla verità il senso delle Scritture, che non poté penetrare, ma piuttosto il suo, e non ciò che trova in quelle, ma quello che trova in sé al posto di quelle.

      • Romana permalink

        Avete trattato alti argomenti, come direbbe qualche vostro illustre interlocutore, magari per sentirsi “alto” anche lui, mentre io intendo fare ragionamenti ancora più terra terra di @F.M., prosaicamente legati alla recente campagna per le primarie del Partito Democratico, durante la quale, da buona tosca, ho parteggiato per Renzi, come già a vostra conoscenza.
        Oddio, non con grandi risultati, almeno qui a Curno, perché in questo ridente paesucolo, pieno di gaiezza e gioia di vivere, le strutture di potere non solo contano molto, ma sono tutto. Altro che Toscana!: mi dicono che, oltre al rito pagano del sacro mattone, vero culto patronale, religiosamente osservato e pattuito, trasversale a tutti gli schieramenti salvo forse quello del Gandolfi , vi si celebri solennemente perfino il genetliaco di Occhetto…
        Mentre brigavo a sostegno delle mie idee e del mio candidato, mi son presto resa conto che il tentativo di Renzi di fare il vero Partito Democratico, che è cosa per fortuna di¬versa dal vecchio PCI, e dovrebbe sempre più esserlo con chiarezza, purtroppo coincide ancora per alcuni versi con l’alacre distruzione delle antiche vestigia del partito comunista dall’interno del PD stesso.
        Il nostro, quello di Renzi, era ed è un grande progetto riformista, aperto a tutti, intorno al quale si ritrovano persone, storie, culture e stili di vita differenti. Che non possono intendersi senza imparare a dialogare fra loro, ad ascoltarsi con umiltà, a non dipendere dalla parola oracolare di un rag. Bersani da Piacenza qualunque. Un progetto che è stato sconfitto, se pur con grande onore, il nostro, questo è vero, ma che soltanto per ciò non può essere rimesso in garage fin dalla mattina seguente il ballottaggio. Non siamo cavalli ruffiani, come direbbe il prof. Aristide, forse l’ultimo rimasto sulla trincea socialista a combattere per “qualcosa di sinistra”.
        Continueremo a proporre il cambiamento all’interno del PD e porteremo avanti l’idea di un partito riformista e moderno, perché il Paese ha bisogno di rimettersi in moto, ha bisogno di riforme, ha bisogno di una nuova classe politica, ha bisogno di avvicinare la politica italiana a quella di altri Paesi che hanno superato le eredità del secolo scorso, tra cui quei retaggi del post-comunismo che nel PD tenacemente persistono, e a Curno più tenacemente che altrove.
        Paesi nei quali grandi partiti riformisti – si chiamino democratici o laburisti – danno rappresentanza a chi crede nella ne¬cessità e nella concreta possibilità di conciliare libertà ed equità sociale.
        Perché il vostro onesto e profondo dibattito non ha altre gambe che queste sempre bellissime pagine (anche se avevo abbandonato per un po’ gl’interventi, dopo la notizia che il “mio” professor Aristide avrebbe votato alle primarie per l’oscuro, in tutt’i sensi, ragionier Bersani da Piacenza), a men che non si metta a viaggiare anche sulle gambe degli uomini e delle loro organizzazioni. E dove trovate differenze con quel c’ho sopra raccontato, con quel c’ho fatto, con quel c’ho diffuso?
        Io dico che non v’è differenza etica e teorica alcuna fra ciò che vanno a dire i vari e illustri professori al piano di sopra e quel c’ho fatto pur io, miserella insegnante di scuola media superiore, parcheggiata a Curno, sotto una coltre di neve, intenta a diffondere anche in questo momento il messaggio della mia parte politica: La qual parte, tanto per fare un esempio confacente, molto rispetta quel che dicono gli autonomisti e federalisti, quelli seri, mancherebb’altro, suvvia!, ove si dimostra che pure noi, se ascoltiamo, abbiamo ancora molto da imparare. Auguri di Buon Natale se non ci sentissimo prima d’allora. Ma ci sentiremo…., “lo sento”.
        Romana.

        • Però Bersani non è mica un gatto padano

          Poiché Renzi ha perso la competizione, la cosa migliore a questo punto è – probabilmente – ragionare su come Renzi possa contribuire a rinnovare il Partito democratico e – soprattutto – come possa dare una mano agli uomini di buona volontà e ragionevoli per porre un argine al cazzeggio affabulatorio di Vendola, portatori sani d’istanze politicamente corrette et simil.
          A mio modo di vedere, grande, grandissimo era il pericolo che incombeva sull’Italia qualora Renzi fosse approdato alla stanza dei bottoni, lui che è così bravo nel comunicare, ma troppo disinvolto e che chissà quali sorprese ci avrebbe riservato, con quel suo pericoloso passato da boyscout (alcuni lo assimilano ai ciellini, ma questo forse è troppo). In concreto, il pericolo era che, in caso di vittoria di Renzi su Bersani, e nel caso che, conseguentemente, Renzi divenisse Presidente del Consiglio, il burattinaio del teatrino fosse non più Giorgio Gori con la sua agenzia di comunicazione similberlusconiana, ma il gruppo Bilderberg, o una sua sottomarca. Ma queste sono cose che ho espresso in un commento precedente, Renzi, il cavallo ruffiano e Bersani, il cavallo stallone, al quale rimando il benevolo lettore.
          Ora però che quel pericolo è scongiurato, il pericolo cioè che l’Italia cadesse nelle panie di Mammona e dell’infame usura (un’eventualità della quale il buon Renzi sarebbe stato in minima parte complice e in massima parte vittima) dovremmo incoraggiare il buon Renzi nel senso che ho detto sopra. Stesso discorso, a un dipresso, probabilmente dovremmo fare per Grillo. Ma aspettiamo di capire qualcosa di più riguardo ai giochini tuttora in atto, prima di pronunziarci.
          Venendo a Bersani, del quale non sono un ammiratore, ma del quale penso che sia il meno peggio, mi corre l’obbligo precisare che non è ragioniere – come la nostra consigliera dott. rag. Raimunda Rizzo – ma che è laureato all’Alma Mater di Bologna in filosofia, con una tesi su Papa Gregorio Magno. Leggo in particolare in un’intervista ad Aldo Cazzullo che l’argomento della tesi verteva sul tema della «grazia e autonomia umana nella prospettiva ecclesiologica» del Pontefice). Inoltre, quando Cazzullo, il giornalista-patriota, chiede al filosofo piacentino se crede in Dio, lui risponde citando Camus: «Non credo, ma considero l’irreligiosità la più grande forma di volgarità».
          Insomma, secondo me uno così al massimo può essere un figlio di puttana (a dir la verità non credo che questo sia il caso di Bersani) ma non può essere certo ridotto a un rango di mediocrità e velleitarismo curnense. Non se lo merita. Bersani non è un gatto padano (quello al quale gli aziendalprogressisti si sono ridotti a chiedere consiglio: Dio mio!).

      • Romana permalink

        D’accordo, prof. Aristide (lei sì che è un vero docente, e, mi permetta, anche filosofo). D’accordo. Diciamo allora che il dr Pierluigi Bersani, laureato in filosofia, ma che si comporta e agisce come un ragioniere qualsiasi, non mi sembra capace d’impostare un nuovo centrosinistra, un centrosinistra capace di rinnovarsi, essendo egli tuttora convinto che esistono gli elettorati di proprietà. Nemmeno considera che c’è gente che in passato ha fatto scelte diverse, perché le ha ritenute più convincenti, e che oggi è evidentemente delusa e che ha visto finalmente la possibilità – con Matteo Renzi – che la sinistra rinnovi sé stessa, che si lasci alle spalle i vecchi schemi ideologici e si apra ad un vero riformismo. Soprattutto Bersani non vede la possibilità di avviare le riforme che servono alla sopravvivenza del Paese, tanto che si appiattisce sul prof. Monti. Ma se Monti, a detta dell’Europa, è l’unico che può godere di stima, chi voterà mai il ragionier (di fatto) Bersani truccato da simil-Monti, se non i trinariciuti?
        Quando uno fa dire ai suoi scagnozzi, a partire da quelli di Curno, che Renzi è stato mandato dal Cayman per far fuori tutti i comunisti, mi vien da ridere, per non piangere, quasi che Renzi fosse l’unico bambino che mangia i comunisti! La storia del P.C.I. è importante, le si deve rispetto, ma se si continua a guardare all’indietro, anziché in avanti, si rischia a mio avviso di chiudersi, di non capire che la società è profondamente cambiata e di non avere gli strumenti per interpretarla.
        Il lavoro è il tema centrale, ma possiamo pensare di rappresentare solo gli interessi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati? Della sindachessa e del suo assessore? E le altre due?E tutti gli altri? Non è un caso che gli iscritti al PD siano mediamente sempre più vecchi. Dobbiamo andare oltre il novecento, altrimenti siamo condannati a perdere, come alle ultime elezioni, come capitò alla “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria, alla quale il ragioniere (di fatto) ha pure ordinato di sorridere. Allegria!, alla Mike Buongiorno.
        Per raccogliere i voti che servono per vincere e per governare con forza il Paese, senza restare ostaggio di ogni micro-alleato, dobbiamo aprirci a storie e sensibilità diverse, e non solo a quelle del passato. Diciamo chiaramente che la prospettiva è l’integrazione europea, che non si realizzerà in pochi mesi ma che rappresenta il grande sogno per i prossimi decenni. In quella prospettiva, che vuol dire accettare i vincoli europei, tener fede agli impegni e perseguire il pareggio di bilancio, non possiamo permetterci la spesa dissennata degli ultimi cinquant’anni.
        Noi proponiamo di trasferire risorse da alcuni utilizzi che riteniamo improduttivi, destinati ad alimentare privilegi e inefficienze dello Stato, ad altri utilizzi che favoriscano le famiglie che patiscono di più la crisi, diano fiato alle piccole e medie imprese e riattivino l’investimento pubblico sul capitale umano, a partire dall’istruzione. Programma minimalista? Può essere, ma in una direzione virtuosa.
        E’ in contrasto con quello che desidera lei, professor Aristide? A risentirci presto. Romana.

        • Sul professionismo del dissenso

          Accidenti, lei solleva una questione di non poco momento. Quella, cioè, della relazione che esiste tra la guida di un partito e la sua base (“guida” è anche detto leader: o forse devo scrivere che leader si può anche dire “guida”?). Cioè: la guida di un partito è, oppure deve essere, un riflesso della base, oppure la base è plasmata, allargata e filtrata dalla guida?
          So bene che se cominciassi ad affrontare l’argomento, mi farei prendere la mano, scrivendoci su quattro paginette. Mi limito a buttarlo giù: forse lo riprenderemo.
          Però, almeno questo vorrei dire: Renzi, secondo me, non intendeva rinnovare la base del partito, perché ha fondamentalmente ragionato come normalmente ragiona uno che corre per le elezioni (né mi sento di dargli torto, se costui non è il fantomatico “uomo nuovo”, vagheggiato qualche decennio fa e periodicamente a più riprese nel corso dei secoli). Ora, che cosa fa uno che si affacci al mercato elettorale? Naturalmente, vorrà mostrarsi idoneo, quanto più possibile, a quel mercato.
          Ma allora, Renzi ha sbagliato tutto? Non proprio. Come lei ha osservato, la base del Pd comprende un numero straordinario di lavoratori dipendenti ed di pensionati. Soprattutto nelle primarie, a questi devono rivolgersi il Renzi e il Bersani di turno, per cercare semmai, avendo vinto le primarie, sempre che le vincano, di conquistare un mercato elettorale allargato. Dopo, però. In effetti, Renzi ha un po’ ritoccato, verso la fine della sua campagna, certi tratti antipaticucci del suo giovanilismo (che oggi riesco a malapena a sopportare, ma che detestavo quand’ero giovane, perché non mi è mai piaciuto essere preso per i fondelli: e allora, quando ero giovane, colui che veniva preso per il culo dal giovanilismo ero proprio io).
          Dicevo che Renzi in realtà non ha sbagliato tutto. Intanto lui è furbetto. Ma, soprattutto, dietro di lui ci sono volpacchioni di tre cotte. Dunque non ha sbagliato. Infatti, per Renzi il problema era quello di assurgere a visibilità nazionale, ora che (purtroppo) Firenze non è più la nuova Atene. Insomma – ahimè – Firenze gli sta stretta.

          Digressione su Firenze – Il fatto che Firenze non sia più Atene mi riempie di tristezza. Tra l’altro, in qualità di modesto cultore della fonolinguistica (una delle 3 F) sono rimasto inorridito quando, qualche tempo fa, appresi nel corso di un’inchiesta svolta all’Università di Firenze che i giovani pronunciano la parola “casa”, anche lì, sonorizzando la lettera “S”, perché anche a Firenze ormai ci si fa l’orecchio sulla pubblicità, che è realizzata a Milano, e non a Firenze: perciò prevale la pronuncia milanese).

          Ecco allora che Renzi concorre alle primarie del Pd non tanto per uscire vincitore dal confronto con Bersani, ma per fare il salto di qualità, dalla scena fiorentina a quella italica. Questa, del resto, era la tecnica usata da certi rampolli della borghesia che già 30-40 anni fa dapprima si iscrivevano al Pci; quindi, grazie a opportune entrature giornalistiche, rilasciavano dichiarazioni a destra e a manca, facevano il diavolo a quattro, pur di recar fastidio all’ortodossia del partito al quale nessuno li aveva obbligati a iscriversi. Così facevano anche certi “cattolici del dissenso” che entravano nelle gerarchie cattoliche e facendo un po’ di rumore si guadagnavano una bella fetta di visibilità che mai avrebbero avuto se fossero stati cittadini comuni.
          Del resto anche in Russia c’è stata tutta una genìa di dissidenti che “ci marciavano”. Per essere precisi: da un lato c’erano i dissidenti veri, gente serissima, che pagava di persona, come per esempio Solzenicyn. Ma c’erano anche i “professionisti della dissidenza”. Erano soprattutto artisti che, con la scusa di essere dissidenti, riuscivano a a far salire le quotazioni della loro opera. Indossavano tutti pressoché la stessa divisa: per mostrare che erano “moderni” cioè “amerikani” portavano i blue-jeans: li ostentavano con orgoglio schifosetto, e i risvolti erano alti buoni trenta centimetri.

          Sono d’accordo con l’ultima parte del suo messaggio, quando lei postula la necessità di dirottare gli investimenti dai settori improduttivi a quelli produttivi, quando invoca la necessità di una tosatura dei privilegi e delle inefficienze dello Stato e quando vede nell’immediato la necessità di restituire fiducia alle piccole e medie imprese. In realtà in un’Italia rinata, se mai rinascerà, si avrà bisogno anche della grande industria. Ma nell’immediato sono d’accordo con lei: possiamo fare affidamento soltanto sulla piccola e media impresa, perché le aziende di dimensioni medio-grandi necessitano di essere purgate dal cazzeggio monageriale.
          Una cosa che né Renzi né Bersani potrebbero mai proporre, proprio in virtù del mercato elettorale che titillano, è l’introduzione di un periodo di terrore per le masse impiegatizie inerti: diciamo tre anni nell’impiego pubblico e due anni nell’impiego privato. Se interessa, potremmo parlarne in seguito.
          Come vede, non sono poi così in sintonia con Bersani. Però lei non sia ingiusta: non mi assimili il Bersani a certi personaggi screditati che a Curno pensano di essere il sale della terra e il sole del mondo. Tutto sommato, il Bersani ha una “struttura morale” che manca del tutto a certi personaggi di caratura curnense. Non può dirmi che Bersani è come il gatto padano, o come il similgatto padano. Certo, non è un cuore di leone e partecipa in pieno del declino che caratterizza la civiltà europea e, in particolare, quella italiana. Avrebbe bisogno di una trasfusione di sangue, come d’altra parte tutti gli italiani.

      • Mss RM permalink

        Egregio professor Aristide,
        forse l’amica Romana, l’ultima volta che è intervenuta, si è lasciata trascinare dall’entusiasmo per programmi che ritiene, e anch’io ritengo, ottimi, senza rendersi però conto che, rispetto ad essi, il vero problema resta come si possa fare a cambiare il modo di fare politica, soprattutto come scardinare la burocrazia romana, la cui prassi totalitaria ha cancrizzato tutto il Paese. Lei lo ha prontamente rilevato, e non me ne stupisco.
        Secondo me, guardando l’esperienza fatta da Renzi come sindaco del Comune di Firenze, un po’ come quella fatta da Gandolfi come sindaco del Comune di Curno, che nel piccolo riproducono le tante difficoltà di governare una nazione, dove hai a che fare con i dirigenti e burocrati con il freno a mano tirato, i sindacati che non ti lasciano spostare un usciere da una posizione all’altra, i giornali che alimentano tutti i venti di protesta, le categorie professionali che difendono il loro orticello…, in questa dinamica, dove le persone ti vengono a suonare anche il campanello di casa per un vaso di crisantemi sfioriti spostato al cimitero, a lui, come a Gandolfi qui a Curno, ho visto fare tante cose con molta determinazione e molto coraggio, spesso sfidando l’opinione pubblica. È diverso dal governare basandosi sui sondaggi o su espressioni illusorie e insignificanti, come quella degli occhettiani di Curno che recita la bellezza di vivere nel paesucolo, per di più brutto assai.
        Questo è stato uno dei difetti della politica di questi anni: vedere solo l’orizzonte del giorno dopo. Berlusconi, prima di dire “beh”, chiedeva al sondaggista di turno se il tal provvedimento gli avrebbe portato consenso oppure no. A Curno gli occhettiani valutano prima di ogni cosa se un provvedimento è congruo ai loro interessi o no, politici o d’altro genere che siano. Quando la politica adotta e fa suo il marketing televisivo o quello d’altro genere, inseguendo quel che piace al pubblico o agli appartenenti a un certo gruppo, a una certa area anche solo potenzialmente clientelare, termina di essere attività responsabile e di formazione dell’opinione pubblica. Ed ha bisogno di una grande e complessa burocrazia che in qualche modo la distacchi dal sentire della gente comune, offuschi i comportamenti che vengono posti in atto, renda quasi impossibile scoprire gli abusi. Fin quando non interviene la magistratura, che viene messa nella condizione di scegliere la propria “vittima”. Legittimamente.

      • Romana permalink

        Egregio e “mio” professore,
        riguardo allo scritto precedentemente da me inviato, riconosco la fondatezza delle sue osservazioni e di quelle, altrettanto pertinenti, della mia carissima amica e collega, ora in pensione (fortunata lei!), @Mss RM, già altre volte intervenuta su questo blog senza mai preavvisarmi, in un giuoco intellettuale che la diverte molto e la fa sentire ancora pienamente autonoma, almeno nel giudizio.
        Vorrei essere più chiara: chi si sente irrimediabilmente di centrodestra – chi la vive come una specie di “appartenenza a vita” -, chi ancora crede che il centrodestra (ammesso di capire cosa esattamente significhi) possa risolvere i problemi del Paese, dopo quel che ha combinato, non deve neppur pensare a Renzi come a un possibile appoggio per una soluzione del genere. Auguri!, mi verrebbe da dirgli, oltre che natalizi e d’inizio anno 2013.
        Mettendola sul curnescialesco, gli auguri andrebbero indirizzati ai vari Maffeis, quello del telefono (mi fa tanto ridere), Corti e cortini (altra risata), Locatelli (brrr..), Pedretti (qui bisogna guardarsi le spalle), accompagnato dal suo scudiero Ululà (mi faccio la pipì addosso, scompisciandomi a ogni ululato, puntualmente fotografato …), Innocenti, Stella, Salvi…
        Chi invece crede nella necessità di un’Italia più semplice ed efficiente, chi crede che il riconoscimento del merito e la pratica della solidarietà siano gli strumenti per avere una società più equa e dinamica, chi crede nella centralità dell’istruzione, bene, deve sapere che, a prescindere da come ha votato in passato, con Renzi, come per molti aspetti con Gandolfi e la famiglia di Nusquamia, ha l’occasione per dare fiducia ad una sinistra nuova, che queste cose le pensa ed è determinata a realizzarle. Non è dissimile il processo, strutturalmente diverso ma con finalità compatibili, intrapreso dai leghisti “veri”, cioè dagli autonomo-federalisti, i quali stanno sfoderando su queste pagine un bagaglio culturale di sorprendente profondità, ricchezza e praticità attuativa. Con loro certamente, anche per certe idee molto avanzate, l’incontro sarebbe molto più facile che non cogli occhettiani (non dico bersaniani), specie se portanti teste autoincoronate come quelle che si vedono in giro per Curno.
        Vista la situazione dei partiti del centrodestra (non includo del tutto la Lega, che potrebbe costituire un’imprevista sorpresa), c’è un’altissima probabilità che il vincitore delle primarie sia il prossimo primo ministro. Per questo dico: attenzione, queste non sono state solo le primarie del centrosinistra, queste sono state le primarie per l’Italia, per chi governerà nei prossimi anni. Ecco perché posso credere che la “gioiosa macchina da guerra con annesso sorriso forzato” potrebbe anche non essere adeguata, come mentalità e strutturazione, a reggere il senso di rivolta che sta montando nel popolo: il ragioniere (di fatto) non ha quella visione flessibile che ha consentito a me, toscanaccia rossa, di capire ed apprezzare quel mondo leghista che ritenevo fatto soltanto da cafoni, dell’esplosione al Nord del quale non riuscivo prima d’ora a capacitarmi. Mondo leghista che certamente non si rispecchia esattamente nel partito… (vedi Curno, con Pedretti, Ululà e, forse, se non è di Mozzo, l’ex-ministro Calderoli).

        • @ Romana & Mss RM

          1. Complessità del quadro politico e miseria del “trattamento” aziendalista
          È una fortuna per me il fatto di essere del tutto ininfluente sulla sorte di questo sciagurato e decadente paese. Infatti, se avessi qualche responsabilità, mi sentirei in dovere di tracciare – ratione et via, mica “a membro di segugio” un diagramma di flusso (quello che gli aziendalisti chiamano un flow chart, cercando di passare per “scienziati” laddove sono soltanto spregevoli servi del padrone di turno, nonché dell’esistente): nel diagramma dovrei considerare le diverse ipotesi di pronunciamento elettorale; quindi a ciascuna di queste ipotesi dovrei “agganciare” altre ipotesi di scioglimento dei nodi politici; alle quali dovrei infine agganciare ulteriori ipotesi di strategia politica che siano – se non proprio salvifiche – il meno perniciose possibile per questo slombato paese.
          Ma è un’impresa che, espletata seriamente, a me farebbe tremare le vene e i polsi. “Seriamente” vuol dire appunto “seriamente”: nel senso che altro è raccogliere i dati con spirito scientifico e ragionare con spirito scientifico, tutt’altra cosa è cazzeggiare come fanno gli aziendalisti quando credono di essere ingegneri e magari tracciano qualche casella di un diagramma di flusso buttata giù come viene viene, tanto per impressionarci. Questa è una vecchia tecnica: “far ammuìna” con slàid da propinare nel corso di qualche rappresentazione sacra, con bramiti di cammelli e urletti dei meharisti. Naturalmente, con uso dello stramaledetto programma di PowerPoint, che è roba buona per i baluba.
          In tale diagramma di flusso, in funzione dell’esito elettorale, dovrei probabilmente considerare l’ipotesi che a Palazzo Chigi si insedi ancora Monti, o in alternativa Bersani, o un “uomo nuovo” (ma allora dovrei ipotizzare diversi tipi di “novità”); dovrei parimenti considerare l’ipotesi di diverse combinazioni: per esempio, quella di un Bersani presidente del Consiglio e Monti presidente della Repubblica. Dovrei perfino considerare l’ipotesi che in due mesi possa nascere dal nulla – Dio non voglia – un partito neonazista (come in Grecia Alba dorata, che si attesta sul 7% dei consensi), in grado di condizionare il corso politico dei prossimi anni ecc.
          Ecco perché dicevo che è un’impresa da far tremare le vene e i polsi.

          2. Spregevolezza del nuovismo occhettiano
          Vengo adesso a Curno. Premetto che nutro da sempre il più profondo disprezzo per uno come Achille Occhetto. Tant’è, che quando voglio farmi quattro risate, torno a sfogliare il non memorabile libro scritto dallo “zombi con i baffi” (definizione di Cossiga) nel periodo di massimo delirio di potenza, al tempo dei baci a Capalbio. Il libro s’intitola Il sentimento e la ragione (Rizzoli, Milano 1994). Dopo essersi impadronito della segreteria politica del Pci con l’inganno e la violenza, Occhetto si presenta in questo libro come portatore delle istanze della “nuovo che avanza” e ci delizia con espressioni del genere: «Cercavo mondi e passioni totalmente diversi: quello innocente della vela e del dormire in rada; cucinare il pesce sulla base di ricette in parte inventata da me; la preferenza per letture letterarie anziché saggistiche oppure l’erbario…». Ma ecco l’intervistatrice, Teresa Bartoli, la quale, come estasiata (manco fosse l’esoterica consigliera del Consiglio comunale di Curno che, a bocca aperta, si faceva illustrare dal Pedretti le meraviglie del gingillino elettronico che il politico territoriale aveva acquistato con i nostri soldi) pensosamente domanda: «Ma bastano i libri, l’erbario, una traversata di bolina e il salmoriglio della ricetta segreta per il pesce alla brace? […] Mi sono convinta che la partita a scacchi continuerà a tentarla ancora. È così?».

          3. Conclusione curnense

          Ciò premesso: ma siete sicure che gli aziendalsimilprogressisti di Curno possano essere chiamati “bersaniani” o, in alternativa, “occhettiani”? Se analizzo il comportamento politico dei similprogressisti curnensi, se leggo quanto scrivono il gatto padano e il similgatto padano mi pare che uomini come Occhetto e Bersani siano al loro confronto cime di sfolgorante cultura, intelligenza e coerenza. Gli aziendalsimilprogressisti di Curno me li immagino come i dannati dell’inferno che annaspano nella palude della stupidità, dell’ignoranza e dell’indifferenza etica.

      • Mss RM & Romana permalink

        Egregio professore,
        ci siamo consultate, finalmente, dopo i nostri interventi. Siamo soddisfatte di aver dibattuto di politica con Lei. Facciamo osservare che alcuni problemi, come quello del rapporto fra guida del partito e base, può essere sollevato soltanto avendo riguardo alla nostra posizione, non venendo neppure preso in considerazione dagli occhetto-bersaniani, per i quali il partito è tutto e alla massa è concesso di discutere soltanto all’interno delle linee predecise dal vertice, con soluzioni già preconfezionate.
        Non è neppure un caso che tiri una brutta aria per le nuove primarie del PD, quelle per la scelta dei parlamentari. C’è chi parla di inverno russo della steppa, prendendo di mira in un colpo solo sia il rischio di una prevalenza massiccia dell’apparato post-comunista sia la scelta della giornata del 29 o del 30 dicembre. Tutti, sui blog, parlano ormai di una pulizia etnica di tutte le minoranze interne. Una battaglia che è ancora poco percepita fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori, ma che rischia di deflagrare ben oltre la recente e non spenta contesa Renzi-Occhebelbersani. I 33 parlamentari aggregati da Fioroni sono destinati a essere triturati dalla preponderanza dell’apparato ex-ds (e ancora P.C.I.), tanto per fare un esempio che non tocca quelli che qualcuno su questo blog chiama i “renzici”. E a tutto questo sono funzionali le parole del pochissimo amato D’Alema, che dichiara addirittura “immorale” l’eventuale discesa in campo di Monti… Perché le primarie non dovrebbero farle i dirigenti, buttiamo lì? Perché dovrebbe essere loro riservata a prescindere una quota del 15%? Democrazia? Non scherziamo: bolscevismo, piuttosto, o, almeno, sfida drogata. Infatti, che altro senso si può dare a una partecipazione chiusa ai soli iscritti, se non quello di voler favorire i detentori di pacchetti di tessere, i fedelissimi del segretario, rimuovendo i “liberal”, meno radicati sul territorio? Sbaglio se parliamo di truffa politica? Noi valuteremo se esserci ancora, perché Occhetto-Bersani non sembra aver nessuna intenzione di capire l’idea di partito che noi “renzici” abbiamo portato avanti finora, ottenendo un non trascurabile 40% di consensi.

        • Ma io, che non ho mai votato per i similprogressisti, e che sono un uomo di sinistra, non vedo perché dovrei appassionarmi all’ascesa politica di uno come Renzi con un passato da boyscout e con un presente pericolosamente affine al gruppo Bilderberg. Per arrivare poi a che cosa? A scalare un partito fondamentalmente modulato sulle esigenze conservatrici delle masse impiegatizie inerti? Non era forse nuovista anche Occhetto, colui che con l’inganno e la violenza e in nome del nuovo che avanza, di un “nuovo prog(g)etto politico, della “sinistra dei club” (altra baggianata) s’impadronì della segreteria del partito, profittando della degenza ospedaliera del latinista Natta? Occhetto tenne le redini del partito con lo stesso piglio autoritario dei precedenti dirigenti, con la differenza che i dirigenti precedenti non erano spietatamente stupidi come Occhetto. E io dovrei cascarci, con questi discorsi nuovisti? Non ci sono cascato allora, non ci casco certo oggi. Il problema vero è quello di spezzare l’infame patto sociale tra:
          a) masse impiegatizie inerti;
          b) speculazione finanziaria (bisogna metterla nell’angolo, come fece Beneduce con la costituzione dell’Iri)
          c) burocrazia statale di fascia alta.
          In altre parole, ci vuole una rivoluzione. E la rivoluzione dev’essere guidata da teste pensanti. Tanto vale, allora, piuttosto che fare pasticci, teniamoci Monti, che dei soggetti a), b) e c), soprattutto del soggetto b) è rispettoso. Ma almeno è un giansenista (non facciamoci ingannare dal fatto che abbia studiato all’Istituto Leone XIII di Milano, retto dai gesuiti), non è un uomo di pubbliche e infami relazioni. Analogamente, a suo tempo, i “baroni” universitari erano meglio dei sessantottini che con la violenza s’impadronirono delle cattedre, in nome del nuovo che avanza e della “democrazia” (manipolata), con la differenza che almeno i baroni erano competenti. Fra l’altro, i sessantottini amministrarono il potere non meno ferocemente dei baroni.

          Insomma, così stando le cose, non vedo quale possa essere il ruolo di Renzi, se non quello di freno a mano.

      • Mss RM & Romana permalink

        Per maggior completezza e documentazione, riporto il discorso della Marianna, tenuto recentemente da Giorgio Gori, candidato per Bergamo alle primarie per la scelta dei parlamentari. Il discorso fu tenuto presso il noto ristorante in occasione di una cena organizzata per finanziare la campagna di Matteo Renzi e generò molte discussioni e qualche imbarazzo in chi si trovò di fronte un paio di paparazzi. Ascoltiamo:

        Voi non siete una rappresentanza di tutta la società, ne siete una selezione interessante, costituita da professionisti e imprenditori, e già questa è una novità perché non è così frequente che un esponente del PD, o comunque del Centrosinistra, riesca ad avere l’attenzione di tante persone che, in questi anni, non sono state certo da quella parte. Però, ci sono cose che stanno succedendo e che vale la pena di provare a capire. […]

        Il documento continua nella nuova pagina di Nusquamia: Documenti. Questa pagina è sempre immediatamente disponibile: basta srotolare il menu a tendina sotto la testata di Nusquamia, facendo clic sulla voce:
        «A – Divagazioni e Approfondimenti».

        .
        [Poiché non sono un estimatore di Gori e di Renzi suggerisco, come contraltare, la lettura di questo articolo del ‘Foglio’, Il programma di Renzi e la Regia di Gori.
        Peraltro riconosco senza difficoltà l’intelligenza di Gori, ma questa non è ragione sufficiente perché m’imbarchi nella sua navicella. A rendermi diffidente al riguardo di Renzi, quando ancora non sapevo molto di lui, furono proprio le manovre di Gori in terra bergamasca. Capii presto che c’era a Bergamo un gruppo di giovanottini di buona famiglia che si era posto il problema della disoccupazione post-laurea (sono a rischio di disoccupazione, ormai, anche ai giovanotti di buona famiglia) e che avevano puntato su Gori come a un possibile sbocco. Per la stessa ragione un giovane ambizioso di nostra conoscenza, laureando in ingegneria ambientale, s’intruppò con Fini, sperando di avere un ruolo ambientalista in ambito neo-futurista, molto meglio che una scrivania impiegatizia in un ente pubblico.
        Osservai le mosse dei giovanottini di buona famiglia, anche alla luce dell’osservazione di esperienze precedenti. Quindi estesi l’osservazione ad altri casi simili. Pervenni alla conclusione che non possiamo rischiare la catastrofe dell’Italia, solo perché certi giovanottini ambiziosi trovino una sistemazione, prendendo il posto dei dinosauri.
        Certo, è vero, ci sono i dinosauri al potere. Questa è una gerontocrazia. Ma, come dicono i matematici, occorre “ben porre” il problema. Se il problema è posto nella prospettiva degli ambiziosetti rottamatori, il problema è mal posto.
        N.d.Ar.]

  23. Ernesto (corretto, se no ce lo mandavate in galera) permalink

    Insisto, come tanti altri: il dott. Marco Belotti perché non fa qualcosa e non dice cosa intende fare? la situazione non è grave, è gravissima. Visto che non ha preso la laurea in Albania, faccia vedere che sa fare qualcosa.

  24. Efrem permalink

    Egregio ingegnere,
    come è a Sua conoscenza, abbiamo tenuto “monitorato” questo particolare diario “locale” e, grazie anche ai dati da Lei gentilmente fornitici, lo abbiamo sottoposto ad alcune prove sperimentali, note e collaudate nel campo informatico.
    Le posso confermare che Lei è seguito costantemente da circa 140-160 persone (sarebbe più esatto dire: punti di contatto, cui potrebbero far capo anche più persone), qualcosa di analogo agli abbonati dei giornali commercializzati, oltre a un numero variabile di occasionali fonti intervenienti.
    Curiosa è la collocazione di detti punti di contatto che, a differenza di quanto avviene per i blog d’interesse locale a noi noti, oltre ad avere una concentrazione topica (nel caso, Curno e dintorni), presenta sì una certa diffusione decrementale a “cerchio”, per zone d’influenza indotte (il sasso nell’acqua di uno stagno, per rozzamente esemplificare), ma si caratterizza soprattutto per una configurazione a macchia di leopardo, con significative presenze nelle concentrazioni cittadine (Bergamo, Milano, Lodi, Varese, Roma), oltre che per costanti interventi dall’estero. Il fatto al momento non ha per noi spiegazioni convincenti, che senza dubbio lei ci aiuterà a chiarire nell’interesse del progresso della ricerca.
    Un saluto dalla terra del Suo grande maestro Luciano Bianciardi.

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