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Questa è una risposta al ta-tze bao della bacheca Pd

29 luglio 2013

(Gran finale prima delle vac[c]anze estive, dedicato agli amici aziendalsimilprogressisti impedrettati in eterno, in base al brocardo “Semel Testitraho addictus, semper addictus”)

Il Pd furbescamente devoto

Per leggere il contromanifesto, in risposta al ta-tze bao affisso nella bacheca del Pd curnense, si faccia clic sull’immagine.

158 commenti
  1. Contador permalink

    Scusate, ma non c’è una foto del manifesto PD? Così, tanto per capirne ambientazione e significati attribuibili…
    [Non dispongo della foto, ma se qualcuno vorrà inviarmela, forse lo stesso Pd, in un costruttivo clima di “condivisione”, e nella cornice edificante della “cultura del dono” (che però ieri, nel corso dell’assemblea di bilancio, la dott.ssa Serra ha negato di avere, pur possedendo la “cultura dell’ascolto”) ‘nihil obstat quominus vulgetur’. N.d.Ar.]

    • La foto è arrivata, ut erat in votis. Ecco dunque il ta-tze bao di Pepito el memorioso (perché si chiama così? perché Pepito ha la pretesa di essere la memoria storica della sinistra curnense, ma io direi la memoria del tradimento della classe operaia; e nel ricordo del celebre racconto Funes el memorioso dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, pubblicato nella raccolta che prende il nome di Finzioni):

      Pepito

      Non credo che siano le parole originali del papa. Ovviamente, non sono neanche le parole di Pepito, il quale avrà copiato da qualche giornale o appunto passatogli da qualcuno (la dott.ssa Serra? escluderei che sia Max Conti) in grado di tagliare, cucire e sintetizzare i concetti espressi dal papa che viene di lontano. Ecco le parole originali, quali si leggono nel sito della Santa sede:

      Omelia di papa Francesco pronunciata a Lampedusa

      • Apprezzo, in questo caso e in casi come questo, il rinvio fatto da Aristide al testo esatto e ufficiale dell’omelia papale, che non costituisce, di per sé, secondo logica e allo stato dell’arte, parte integrante del racconto che qui si va componendo e imprevedibilmente snodando, com’è tipico del mondo del web.
        Prima d’ogni altra cosa, cerco di estrapolare dall’omelia del Papa i tratti e concetti fondamentali, per rapportarli allo stravolgente ta-tze bao, oggetto di discussione, la cui non-nobile esistenza resta definitivamente fissata (Ululà potrebbe a ragione confermarlo) nell’immagine fotografica sopra riprodotta.
        “Le stragi del mare” che uccidono gli immigrati sono fatto intollerabile in sé e per sé, per ogni coscienza e per l’umanità tutta, le quali dovrebbero spingersi a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti, talora, pur non scusabilmente, anche determinati da insopportabile dolore e incapacità di capire.
        Gli uomini, singolarmente e collettivamente, credono di essere diventati potenti, di poter dominare tutto, di essere Dio. E così l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro, che non è più il fratello da amare, ma semplicemente una cosa, sì, una cosa che non è in relazione con me, che disturba la mia vita, il mio benessere. Onde il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta a una catena di sbagli che è catena di morte, perché porta a versare il sangue del fratello, come avvenne per Abele. Oggi, in particolare, con metodi e forme indiretti, in cui larga inferenza hanno le pubbliche istituzioni.
        Siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito. Ma nel loro piccolo sono assai significative in tal senso anche le vicende curnensi, che esplicitano le difficoltà a essere comunità effettive…
        Chi è, dunque, il responsabile di questo sangue? Chi il responsabile del non esser comunità? Tutti e nessuno! Cioè, nessuno. Nessuno! La furbizia di Odisseo…
        Ma Dio, che non è Ermes o Atena, chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?». Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, perché crediamo che non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto, o cerchiamo di esserlo.
        La cultura del piccolo benessere egoistico, spesso indotta e quasi necessitata da un potere invasivo e oppressore, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla: sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri. Anzi, porta alla globalizzazione dell’indifferenza.
        In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, che non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro! La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto, responsabili senza appello e difese, perché resi incapaci di far fronte alle nostre responsabilità..
        Incapaci persino di piangere sulle tragedie: siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! Siamo tornati a Erode. E supereremo tale fase quando il Signore ci farà la grazia di saper di nuovo piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, e anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni politiche e socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. «Chi ha pianto?». Chi ha pianto oggi nel mondo? Chi ha pianto a Curno?.
        Questo ci dice oggi Papa Francesco: ci dice esattamente il contrario di quanto riportato nel ta-tze bao. Il problema enorme, dice il Papa, sta nella difficoltà posta a ciascuno di noi d’esser responsabile, come magari vorrebbe essere, nell’indifferenza resa strumento globalizzato e globalizzante di potere. Il problema è quello della libertà personale e della titolarità collettiva dei poteri, dell’oppressione burocratica, della para-mafiosità partitica, e non la mancanza di potenziale generosità, della quale si tocca l’esistenza nella umile vita di tutti i giorni. Riprendiamoci, dunque, quella sovranità della quale le conventicole di potere ci hanno privati!, come urlando la sua pena ci invita a fare Papa Francesco.

        • Ecco i capi d’accusa
          Appropriazione indebita e indegnità

          Io riassumerei la questione in questi termini:
          – Ai fini della nostra polemica possiamo anche dare per scontato che la sintesi presentata nel ta-tze bao del memorioso Pepito sia corretta. Quasi mi vergogno a dirlo, ma dato l’alto tasso di intossicazione dell’ambiente curnense, sottoposto a immissioni massicce di bùbbole “politicamente corrette”, sarà bene ricordare che la polemica non è una cosa “cattiva”, come opìnano i paladini della condivisione serrana. La polemica, sempre che sia onestamente faziosa, e non confezionamento di polpette avvelenate, alla maniera del gatto padano, o opera di sleale disinformazione, come quella messa in atto dai gazzettieri culilingui, è un ottimo massaggiatore neuronale, nonché un catalizzatore dei ragionamenti intesi all’accertamento della verità o della probabilità di un fatto.
          – Mettere il cappello sulle parole del papa è un’operazione sgradevole (stavo per scrivere “schifosa”) a prescindere, indipendentemente dal colore politico di chi si fa promotore della furbata. Perché è un’operazione sgradevole? Perché mette in campo una furbizia di bassa lega, talmente evidente da costituire una manifesta offesa all’intelligenza dell’interlocutore. La furbizia consiste nell’appropriarsi dell’autorevolezza del papa per poi spendere tale autorevolezza nel contesto di altri ragionamenti, come argomento ad verecundiam o anche come argomento ad baculum. Si tratta di argomenti tipicamente fallaci. Come dire: guarda che io parlo nella linea tracciata dal papa, dunque tu non puoi non tenere conto di quello che io dico, perché tu sai bene che c’è chi mi copre le spalle (argomento ad verecundiam); oppure: stai attento a quello che dici, perché se insisti potresti cacciarti nei guai, nel caso in cui ti stia a cuore avere un buon rapporto con le gerarchie cattoliche (argomento ad baculum).
          – Inoltre nel caso specifico:
          a) Il papa si è espresso contro l’egoismo, ma dalle parti del Pd curnense si farebbe bene a ricordare la serpe egoistica che lorsignori coltivano in seno. Non dimentichiamo che il Pd curnense è stravolto dall’aziendalismo e che l’egoismo è una caratteristica fondante dell’ideologia aziendalistica: neanche un egoismo darwiniano, come qualcuno vorrebbe farci credere, in un’ipotesi giustificazionista sc-sc scientifica, ma un egoismo stupido e feroce.
          b) Il papa si è espresso contro l’indifferenza, ma dalle parti del Pd curnense si farebbe bene a ricordare che i similprogressisti curnensi sono campioni matricolati di indifferenza etica.

          Dunque, ragioni di buon gusto suggerirebbero ai signori del Pd di fare ammenda di questo tentativo di appropriazione indebita.

      • Sussurro-Zuzzurro permalink

        A mio sommesso parere credo che @Diversamente abbia fatto interessanti puntualizzazioni: non è tanto faccenda se il testo riassuma più o meno fedelmente l’omelia papale oppure se e quanto possa essere schifoso il tentativo paesano di addebitare al Papa un programma pastorale che (si dà a intendere) sarebbe più o meno copiato da quello del PD (ma ce l’hanno un programma o almeno un sinistro manifesto gli epifanici?). Non si tratta di questo.
        Utilizzando in chiave interpretativa i discorsi di Francesco a Rio de Janeiro, che sono in continuità logica con l’omelia di Lampedusa, come ben risulta dal commento di @Giuseppe sotto riportato, si evince che il Papa stigmatizza con angosciosa forza lo snaturamento delle istituzioni allorché da strutture di servizio delle comunità divengono, in tutto o in parte e a meri fini di potere, controllori delle libertà altrui. Questo provoca o dà inizio a quella tragica globalizzazione dell’indifferenza che rende tutti noi “responsabili innominati”: fenomeno spaventoso ed epocale, campanello d’allarme per la realtà intrinseca dei cosiddetti sistemi democratici.
        Le libertà politiche sono effettive quando i popoli possono efficacemente partecipare alla vita delle istituzioni o almeno controllarne effettivamente le attività. Quando i popoli, così come gli individui e le varie aggregazioni che li compongono, non sono in grado di far fronte alle proprie responsabilità, diventando responsabili a priori senza capacità d’azione, allora significa che quelle libertà sono messe a repentaglio. Questo il messaggio del Papa e, con specifico riferimento alla realtà curnense, ben scoperchiata da Aristide, su di esso i piddini avrebbero dovuto riflettere con un minimo di umiltà, evitando di ridicolmente far sembrare che il Papa possa aver in tasca la tessera della loro sezione. Mi sembra la replica dell’operazione di “tesseramento” del feroce Obama fatta qualche anno fa e ora messa opportunamente nel dimenticatoio…

        • Il furto ideologico dei similprogressisti: due casi paradigmatici [*]

          Ovviamente, noi che in queste cose abbiamo memoria elefantina, non ci dimenticheremo di Veltroni l’americano, quello che un giorno sbarcò in America, quindi, appena mise piede sul suolo americano, invece di dire qualcosa in inglese, non conoscendo l’idioma, fece il gesto di Fonzie, anticipando il Renzi che si farà fotografare da Vanity Fair con i giacchettini striminziti “à la” Fonzie. Ebbene, quando Clinton entrò nella Casa bianca, lui, Uòlter, la prese come una designazione che toccava Clinton, ma anche se stesso. Dio lo vuole! Se Clinton diventa presidente degli Usa, è evidente, il ruolo di leader della sinistra “liberal” italiana spetta a Uòlter. Sti cazzi: ma lo sanno questi signori che cosa significa “liberal”? Come capisco De Gregori, che disprezza Veltroni! Io l’ho sempre disprezzato e, in base alla teoria di Tristana (si veda un commento precedente), secondo cui c’è sempre un meglio e un peggio, al tempo del duello Veltroni-D’Alema, parteggiavo per D’Alema, che se non altro è intelligente. Veltroni è soltanto un Bobomaroni, con frequentazioni un po’ più raffinate, ma con uguale propensione alle sparate. Riconosco tuttavia a Veltroni un tratto signorile, nella lotta di partito, che manca a Bobomaroni, che sotto questo rispetto è semmai apparentabile a Gianfranco Fini.
          Oppure, come non ricordare almeno due ministre “zapatere”, nel momento di massimo fulgore di Zapatero, quando sembrava che dovessimo tutti “zapaterizzarci”, per dirla alla maniera di Bobomaroni? Le due ministre erano Rosaria Bindi, detta Rosy, e l’orrenda Giovannina Melandri. Sì, quella che non solo va alle feste di Briatore in Tanzania (se ricordo bene), poi nega, quindi viene sputtanata con tanto di foto sul giornale, ma — ancora peggio — andava in giro dicendo che per una donna-politico l’essere bella è un handicap, perché poi tutti pensano che lei sia arrivata dove è arrivata, per la bellezza. E tutto questo discorso non lo attribuiva a Mara Carfagna, ma se stessa! Cose da pazzi! Orrore! Vade retro Joanna! (Joanna, scritto senza la “h”: Joanna e non Johanna). Poi, visto che lei è mezzo americana, andò in America a far la campagna elettorale per la determinata moglie di Bill Clinton, Hillary, donna con le palle: infatti, la cosiddetta sinistra italiana i Clinton se li gioca tutti a suo favore. Fra poco adotteranno anche Chelsea, dicono che da brutto anatroccolo che era sia diventato un cigno (però, non esageriamo…). Passo sotto silenzio la presidenza del Maxxi, il museo romano, assegnata alla Melandri (cugina di Minoli: non dimentichiamo le cuginanze, così importanti anche a Curno) per meriti di lottizzazione partitica, visto che non poteva più essere candidata al Parlamento.

          Avrei potuto presentare un lungo elenco di casi di appropriazione indebita, per non parlare di veri e propri furti ideologici, ma non è detto che tutti conoscano tutto di tutti. Ho preferito soffermarmi su due casi paradigmatici, che ben ci fanno capire quanto siano spudorati questi professionisti della mala politica, i quali con disinvoltura un giorno si appropriano di Zapatero, colui che fece da battistrada in Europa ai matrimoni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender [**]), un altro giorno, senza batter ciglio, si appropriano del papa.

          ————————————————–
          [*] “Ideologico”, in analogia al falso ideologico punito dal legislatore, quando un soggetto privato dichiari fatti non veritieri al pubblico ufficiale incaricato di redigere un atto pubblico. Qui, ovviamente, la fattispecie è diversa. Spero che i similprogressisti non si affrettino a tirar fuori dall’armadio le mordacchie d’ordinanza, o gli attrezzi di castrazione, per impedirci di istituire una similitudine.

          [**] L’amministrazione serrana, raccogliendo un invito di Nusquamia, sta prendendo contatto con il mondo Lgbt, come ci ha informato il consigliere Bellezza, nella prospettiva di un progetto di aggregazione. Quali pene sono previste, se uno non si aggrega?

          P.S. Visto che abbiamo parlato di Zapatero:

      • Angelo Gandolfi permalink

        Manifesto cartaceo, 70 cm x 100 cm, stampato a colori e affisso in via Terzi di sant’ Agata.

      • Rosy La Verde permalink

        Certo, la descrizione da parte del grande Aristide dell’infinito campionario dei trinariciuti dirigenti comunisti, ora PD, modello per quelli locali, è efficace e fa tanto brivido: c’è da chiedersi, infatti, come quel partito riesca ad avere ancora qualcuno che lo vota (o forse lo si intuisce da certe puzze) e ci si spiega, per contro, il motivo per cui il PDL e la Lega vengono ancora votati. Meglio, molto meglio sotto questo aspetto e per la stessa teoria del meno peggio il presunto minus habens Bobomaroni, che almeno non gronda melma come tutti quelli lì, così come mirabilmente descritti dal geniale Aristide; comico piacentino compreso, anzi, a partire da lui. Maschere, sono soltanto ingannevoli maschere. Dietro la maschera… non niente ma un ghigno rapace.
        Dopo tali tristi visioni e olfattivamente fastidiosi pensieri trovo consolazione nell’ammirare una delle molte, grandi e rasserenanti opere dell’umbratile mio maestro olivetano, che è pittore ma anche guru, scultore, maestro di vita, ben ammanicato, poeta, letterato, scrittore, saggista, gallerista, locatore… e tutt’insieme, del quale qui di seguito riporto una significativa e appropriata composizione, seriamente appropriata anche rispetto a tutti i ragionamenti fino a questo momento portati al racconto compositivo in itinere dai commentatori e dal duce del blog:

        11 Settembre

        “Signori buongiorno! (Papa Francesco stavolta non c’entra – n.d.r.),
        mi chiamano maschera,
        sono figlia di un credo,
        mio padre è l’inganno.
        All’altare faccio santa la guerra,
        nel letto inganno l’amore.
        Ho tutti i difetti,
        me li porto nascosti,
        per prendervi in giro.
        La mia fede è menzogna.
        Sono calma, feroce, assassina.
        A me ogni credo pare sempre perfetto.
        Credi tu, crede lui, credo anch’io.
        C’è sempre un altro
        che crede e provvede:
        che taglia le mani, che lapida ancora…
        Quel credo è imposto al bambino,
        quel credo genera guerra,
        quel credo coltiva, spaccia la droga,
        quel credo va in paradiso,
        con quel credono si credono eroi,
        la morte è contenta.
        Quel credo è ignoranza,
        fanatismo e terrore.
        L’utopia pelosa è gloriosa e perfetta…
        Per lei, l’inganno è guadagno:
        il bimbo si prende per mano, (è innocente).
        L’amore non chiede perché…
        Crederà ad ogni credo!
        Non vede la maschera, si fida di me”.

      • Tito Dito permalink

        Il solito manifesto da pulirsi…, tipico della sinistra. Uno come il Bepi, che cattolico dice di non essere, e afferma, inoltre, di vedere come il fumo negli occhi le tonache, non ha nessuna vergogna ad affiggere il ta-tze bao, ben sapendo che il suo contenuto, pur manipolato, divenuto ingiustamente colpevolizzante per la nostra comunità in affanno e reso “partitico” dai suoi fanatici colleghi, non può comunque non avere un alto significato cristiano, in aperto contrasto con le mire di potere dei politicanti, che sono i veri e micidiali nemici dei nostri popoli, al cui novero si ascrivono i vari Conti, Serra, Cavagna, Colombo,Gamba, Rizzo etc. etc.

      • Purgus permalink

        Non concordo con @Tito Dito: non è il solito manifesto schifosamente ideologico. È molto peggio: è la manifestazione della convinzione serrana, peraltro ormai nota, di incarnare, da sinistra, la legge provvidenziale di Dio, a Questi, vecchio, lontano e magari un po’ rimbambito, sostituendosi. Proprio ciò che ha con forza bacchettato in continuazione a Rio de Janeiro il Papa, il quale, dunque, è stato arrogantemente citato a sproposito dai viveurs del PD, con annessa e ridicola pretesa di tesseramento sezionale. Max Conti! Ma si può essere più … di così? Hai per caso avuto qualche suggerimento in proposito dallo sconsolante psichiatra di corte?

      • Pierino permalink

        Quello commesso da costoro è un grave peccato culturale, dinamicamente riconducibile a situazioni come quella in cui Ululà pensava di usare un prodotto come il Gardol per aiutarsi ad andare di corpo e, più esattamente, Marcoinfermierbelotti per pulirsi i denti.
        Metodicamente è la stessa cosa: cambiano soltanto i soggetti, cioè chi deve pulirsi le diverse parti del corpo….

      • Prode Anselmo Ambrosini permalink

        A proposto di peccati culturali e/o peccati di cultura, ricordate il nome del pianista che avrebbe dovuto esibirsi gratuitamente nell’Uccellanda o davanti a essa circa tre anni fa, nel periodo estivo, presentando lo stesso programma, concerto poi non effettuato per i mugugni e i sospetti di troppi “intenditori”/politicanti? Eccolo qui! Stasera! Ma in Svizzera, a Crans Montana)…
        (Segue manifesto che la funzione elettronica del sito non riproduce. Urgono spiegazioni al riguardo).

        [Se è una foto di formato ragionevolmente piccolo o medio, e si trova in rete, si copia l’indirizzo Url, facendo clic con il tasto destro del topo (o, con il Mac, facendo clic tenendo premuto il tasto ctrl) e si riporta l’indirizzo nel messaggio. Quindi penserò io a far apparire la foto, dal pannello di controllo del sito. Se si tratta di pdf o la foto è grande (e perciò verrebbe tagliata), si lascia il nesso ipertestuale, sempre che l’oggetto sia in rete. Ultima risorsa: inviare ad Aristide via posta elettronica, se trattasi di soggetto meritevole. N.d.Ar.]

  2. Eleuterio, il curnosalmista permalink

    Accogli, divina Serra, la causa del giusto,
    sii attenta all’aristideo grido, porgi l’orecchio alla sua preghiera,
    perché sulle sue labbra non c’è inganno (salvo quando vede, anche soltanto imitato da Crozza, il giullare di Piacenza, il pelato Bersani, che presto ammireremo esposto anche nei supermercati Conad. Perché allora Aristide ridiventa il tifoso perduto del teatro delle marionette, senza se e senza ma, come gli piace (sentir) dire – n.d.r.).
    Venga da Te, o Serra (sei sarda, per caso? Parente di Amedeo Nazzari? n.d.r.) la sua sentenza,
    i Tuoi occhi vedano la giustizia (sempre che il Conti non Ti cacci le dita negli occhioni griogioverdi (hai fatto il militare, per caso?) – n.d.r.).
    Saggia il suo cuore, scrutalo (non scrotalo, mi raccomando, eh!, birichina – n.d.r.) nella notte, provalo al fuoco e vedrai che è fatto di materiale refrattario molto resistente,
    che gli ha fatto evitare i sentieri del violento mordi e fuggi.
    Sulle Tue vie tieni saldi i suoi passi (non fassi, mi raccomando – n.d.r.), anzi, forse è meglio, sulle sue vie tieni saldi i passi Tuoi, così i Tuoi piedi non vacilleranno. E sta’ in gamba, o anche soltanto in gambetta, se credi. Fa’ Tu!

    [Apprezzo il gioco linguistico e ammetto di nutrire qualche simpatia per il giullare di Piacenza, perché, come spiegò Tristana al libertino don Lope, lo zio che le faceva da tutore e marito, c’è sempre un peggio e un meglio. Lei mostrava allo zio due colonne di un edificio e domandava: quale preferisci? Lui diceva: ma sono due colonne, sono uguali. Lei rispondeva: guarda bene, non sono uguali e una è migliore dell’altra. Guarda anche due acini d’uva: ce n’è sempre uno migliore. In particolare, tra l’umano (e umanistico) Bersani e l’aziendalista Renzi per me la scelta non è difficile: sto con Bersani. Ma Bersani ha i suoi limiti, altro che, se li ha. Sia in relazione a quello che uno si aspetterebbe da un partito modernamente riformista (un’azione in sintonia con i principi universali del socialismo umanitario e il traghettamento delle masse impiegatizie inerti verso l’accettazione del principio che lo stipendio sia il corrispettivo di un lavoro utile, e non un diritto a prescindere), sia in relazione a quello che si potrebbe fare per salvare il salvabile di un partito in consunzione. N.d.Ar.]

    • Suggestioni letterarie
      Tristana, di Luis Buñuel • Lo spirito del Conte di Montecristo

      Ho trovato la citazione del discorso delle due colonne e dei due acini d’uva, dal film Tristana, di Luis Buñuel. Si trova al min. 24 : 13 del film, che su You tube può essere visto in edizione integrale, e originale:

      Non mi è stato difficile trovare il punto che m’interessava mostrare. Conosco il film a menadito, è un capolavoro universale. Brava, e bella, Catherine Deneuve, ma l’interpretazione di Fernando Rey, nella parte dell’hidalgo e libertino don Lope è semplicemente splendida.
      Quando lessi l’omonimo romanzo di Benito Pérez Galdós, dal quale il film è tratto, ho trovato la trasposizione cinematografica fedele all’impianto romanzesco, tanto che praticamente non riuscivo a proseguire nella lettura senza che mi scorressero davanti le immagini del film. Non è sempre così. Per esempio, da ragazzo avevo visto lo sceneggiato televisivo del Conte di Montecristo, una trasposizione bellissima, per la regia di Edmo Fenoglio, [*] con un indimenticabile abate Faria interpretato da Sergio Tofano: eppure quando in età adulta lessi il romanzo, mi formai altre immagini, accompagnate da un’indignazione per l’ingiustizia più sentita di quella che provassi da ragazzo (forse ci mettevo qualcosa di mio), e da una gioia maggiore per la lucidità intellettuale dell’abate Faria, prima, e del discepolo Edmond Dantès, poi.

      A proposito, questo mese è possibile ascoltare la lettura quasi integrale del Conte di Montecristo, letto molto bene da Andrea Giordana: quello stesso che interpretava Edmond Dantès, cioè il conte, nello sceneggiato televisivo, al tempo in cui Giordana era giovane e bello, ma non ancora un bravo attore, come invece sarebbe diventato.
      Per ascoltare la lettura del Conte di Montecristo e poi eventualmente registrare i brani audio in formato mp3, si veda il sito di Radio 3:
      Ad alta voce
      Avremo modo, credo, di parlare ancora di questa benemerita iniziativa della Rai.

      Considerazione semiseria – Se il Pedretti ha subìto il ruvido trattamento che si è meritato, un po’ lo deve anche allo “spirito del conte di Montecristo”, al quale ho accennato in un precedente commento. L’ex politico territoriale ha infilato un errore dopo l’altro: prima quella stronzata di ispezione alla c.d. moschea, per mettersi in mostra, poi voleva prenderci per i fondelli, dicendo che lui invece…, poi ha osato denunciarmi. Non è stato intelligente, e non è stato un buon psicologo. Se almeno avesse visto il film Cane di paglia, avrebbe imparato che i ragazzotti di paese si sbagliano, quando ritengono di essere più intelligenti soltanto perché sono più forti, più spalleggiati e più sfrontati. Avrebbe dovuto avere rispetto per la cultura, da me immeritatamente rappresentata, lui ha voluto far vedere che se ne fregava, anzi. E la dott.ssa Serra e Max Conti che fanno? Gli vanno dietro, pensano che ne ricaveranno il loro vantaggio. Ma si sbagliarono, tutti: Pedretti, dott.ssa Serra e Max Conti.
      Analogamente, Caderousse, Fernando e — soprattutto — il giudice Villefort pagarono a caro prezzo la loro improntitudine (Caderousse pensava che non valesse la pena di correre qualche rischio, aveva la possibilità di scagionare Dantès, ma non lo fece), l’invidia (quella di Fernando, che voleva soffiare a Dantès la bella Mercedes, e quella di Danglars che era invidioso di natura), la determinazione di carriera (il giudice Villefort, che fa marcire Dantès per quattordici anni nel castello d’If, per evitare che possano venire alla luce certe cosucce che nuocerebbero alla sua ambizione).
      Comunque, non montiamoci la testa. Io non sono il conte di Montecristo; inoltre avrei qualche difficoltà a stabilire rapporti omotetici fra i personaggi di Dumas e il trio curnense Pedretti-Serra-Max Conti. Senza contare che quelle sono cose grandi, queste sono cose piccine. Così come Gandolfi non è l’armatore Morrel. Però, adesso che il Pedretti è in disarmo, spero che la dott.ssa Serra e il Max Conti si siano finalmente resi conto dell’errore che hanno commesso impedrettandosi.

      ——————————
      [*] La trasposizione televisiva, in otto puntate, può essere vista recandosi a questa pagina.

      • Adamavatar permalink

        Giustizia, buon senso? Quale il loro rapporto? Dopo aver partecipato inconsapevolmente a una Festa dell’Unità, si ipotizza “per assonanza”, Ululà, seduto al fianco del guidatore, viene fermato da una pattuglia di controllo della circolazione in quanto non ha la cintura allacciata.
        Il guidatore contesta: Ma non vede che è un pelouche?. L’agente guarda la “fissità incarnata” e … circolare, circolare.

    • Romana permalink

      Renzi avrà anche tutti i difetti che Lei vuole, caro prof. Aristides de Nusquamia, ma è insopportabile per gli stalinisti che occupano quasi tutta la burocrazia del PD il fatto d’aver loro detto che Berlusconi attende da vent’anni d’essere sconfitto per via politica e non per via giudiziaria, cosa che non sono né saranno mai in grado di fare.

      • La retorica americana di Renzi • La condanna di Berlusconi è una sconfitta della politica • Analogie con il “caso Pedretti”

        Io non nego che Renzi possa avere localmente ragione, ci mancherebbe. Fra l’altro, è preparato dagli uomini della McKinsey, che saranno anche figli di buona donna, ma sanno il fatto loro: purtroppo, a nostro danno. Nel corso dell’ultima comparsata televisiva, il Renzi era preparatissimo, aveva una risposta per tutte le domande dei giornalisti, tutte prevedibii. Si capiva a colpo d’occhio che era stato preparato da una squadra di tessitori abili, come si vede nei film americani, per esempio in Codice rosso, il film con Tom Cruise. Funziona in questo modo: una squadra di esperti di comunicazione & mistificazione (giuristi, psicologi ecc. perfino un esperto di logica) si riunisce in un grande studio, dove si fa una simulazione del processo. L’avvocato che dovrà recitare la sua parte in tribunale affronta le varie soluzioni possibili, si rende conto che la formulazione di una domanda in un certo modo, o una certa affermazione nel corso del dibattimento, o negazione, potrà influenzare la giuria a favore della tesi da dimostrare, o contro. E, ovviamente, si comporterà nel modo che conduce all’affermazione della tesi da dimostrare. Perché l’avvocato deve essere un retore, indifferente alla verità, e non un filosofo, appassionato alla ricerca della verità. Tutte cose che Platone espresse benissimo nel dialogo Gorgia, paragonando il filosofo a un medico e il rètore a un cuoco. Al momento del processo vero, l’avvocato fa scorrere davanti all’occhio della mente tutte le simulazioni, ottimizzando le sue prestazioni, così da far trionfare la sua tesi (che non è necessariamente la verità).
        Così è stato preparato Renzi: per fare bella figura con i giornalisti, per fare poi da battistrada alla McKinsey, che a sua volta rappresenta interessi e giochi di potere che certo non ci vengono a raccontare. Perché quelli, a differenza di Renzi, che è soltanto uno stallone ruffiano, sono intelligenti (ma a nostro danno, appunto).

        Dunque, Renzi ha perfettamente ragione quando afferma che la sconfitta giudiziaria di Berlusconi è, di fatto, una sconfitta politica.
        Analogamente, io ho sempre sostenuto (carta canta: anzi, cantano i bit di Nusquamia) che la Lega di Bobomaroni avrebbe fatto bene a prendere di petto il Pedretti, non solo per rendere giustizia ai curnensi, non solo per restituire l’onore a FAssi e Donizetti, ma nel suo stesso interesse, se non altro per costruirsi un’immagine di partito “rinnovato” (e non aggiungo altro).
        Inutile che giriamo intorno al problema: il Pedretti è stato rottamato da Bobomaroni, è vero, ma manca il certificato di rottamazione. Proprio di quel certificato si aveva bisogno, e ormai siamo fuori tempo massimo. Sempre per dirla tutta, sappiamo benissimo che il Pedretti dovrà incontrare il giudice, per più di un motivo, ed è probabile il riflesso politico di queste sue implicazioni giudiziarie sia negativo, quale che sia il verdetto. In tal caso Bobomaroni non potrà certo attribuirsi il merito dell’uscita di scena del Pedretti, del suo esilio politico permanente ed effettivo. Anzi, come nel caso di Berlusconi, si parva licet…, assisteremo di nuovo a una sconfitta della politica (e a uno sputtanamento di Bobomaroni).
        L’unica sconfitta politica che il Pedretti ha conosciuto è quella che gli abbiamo inflitto noi resistenti, noi dileggiati dalla Serra e dai giornalisti culilingui, noi da costoro trattati come comari che strillano nel cortile per le mutande da mettere ad asciugare sullo stenditoio. Noi che combattevamo una guerra di civiltà contro il politico territoriale che se n’impipa del’art. 18 dei Diritti dell’Uomo. Noi abbiamo sconfitto politicamente il Pedretti in ambito curnense, tant’è che non ebbe il coraggio di “metterci la faccia” alle elezioni amministrative (eppure gli avrebbe fatto comodo, adesso, essere consigliere a Curno: tant’è che, pateticamente, pare che vada in giro ad affermare che lui conta qualcosa nel Comune di Curno, lui è nella commissione Pgt, lui collabora con la Serra, dice).
        Noi, e soltanto noi, abbiamo sconfitto il Pedretti a Curno. Il dovere di Bobomaroni sarebbe stato quello di sanzionare il Pedretti, alla luce delle vicende curnensi (“gravissime”, per dirla in linguaggio serrano), e di altri episodi notevoli. MAroni non l’ha fatto: questa è una sconfitta dei bobomaroniti, non è una sconfitta nostra.

      • Mss. Rom. permalink

        Molto bene! E’ una sconfitta di Bobomaroni. Soprattutto perché ha dimostrato di non essere all’altezza di combattere o almeno contrastare quell’anima nera di Roberto Calderoli e i suoi zingareschi adepti.
        Nel PD e nel PDL, invece e a suo avviso, chi sono gli sconfitti? C’è anche il comico piacentino? C’è anche l’orripilante baffetto pugliese? Chi altri?

        • Il comico piacentino ho paura che sia sconfitto, per sempre. Non era una soluzione, ma poteva arrestare il folle volo aziendalista, lui a capo del Pd era un modo di “mettere il terreno a maggese”, come usavano fare i contadini, prima dell’avvento dei fertilizzanti, facendo riposare il terreno e preparandolo a una successiva coltivazione. Ecco invece il fiorentino Renzi pronto a montare la cavalla, dalla quale sarà staccato enza troppi complimenti, perché la cavalla sia fecondata dalla McKinsey, invece che da Renzi, che è soltanto uno stallone ruffiano, vasectomizzato (per carità, non ho niente contro i fiorentini: mi piacciono tutti, tranne Renzi). Ecco il brianzolo Civati che ci fa sapere che, però, Renzi potrebbe fare il premier e lui il segretario: e il progetto politico? E l’intelligenza di sistema? Boh, sono cose considerate accessorie: la politique d’abord, sembrano dire, cioè “la politica prima di tutto”. Così dovrebbe essere, ma a me sembra che per gente come Renzi e Civati venga prima di tutto la carriera: cioè, confondono la politica con la carriera, la propria. Siamo ai livelli infimi della politichetta curnense.
          Quanto al Pdl, mi dia qualche giorno di tempo per darle una risposta. Berlusconi è sempre in tempo per salire su un jet privato e comandare i suoi da un bunker sotterraneo in un’isola del pacifico. Era quello che voleva fare Craxi, da Hammamet, se non fosse stato tradito da Martelli e da Amato (e da altri personaggi di minor spicco), se De Michelis e Formica non fossero andati in depressione (e non avessero ricevuto certe proposte che non potevano rifiutare).
          Infine, D’Alema qualcosa da fare, e da dire, l’avrà sempre, eventualmente fuori del Pd, perché è intelligente. Anche Salvini potrebbe avere un futuro politico, soprattutto se riesce a tener duro e a non vomitare mentre dice di approvare la “diversamente intelligente” politica di Bobomaroni. Se riesce a tener duro, si fa eleggere al parlamento europeo, poi cambia partito.

      • K. Marx permalink

        Cara/o @Mss. Rom., siccome ci conosciamo ed entrambi sappiamo che sei una/o grillina/o, dimmi un po’ se il tuo comico è uno sconfitto o no, e perché. Dai!, se ci riesci.

      • Manuèl permalink

        Presto o tardi tutti dovranno cambiare partito, anche soltanto perché lo Stato nazionale come forma giuridica salterà in aria per incompatibilità con le esigenze odierne. Tutti, perciò, dovranno cambiare partito, cominciando da quelli del PD, il più antistorico e contraddittorio dei partiti, che vorrebbe essere moderno contenitore di idee nel contempo mantenendo al proprio interno la fedeltà alle criminali idee comuniste.

        • Comunisti per sbaglio

          Non sarò io il difensore del “socialismo reale”, in nome del quale sono stati perpetrati crimini he faremmo bene a non dimenticare (avete notato? i criminali comuni solitamente non invocano il diritto all’oblio, non mettono in campo il “giustificazionismo sociologico”; invece i criminali politici sono sempre pronti a trovare mille giustificazioni, hanno l’impudenza di scomodare il “contesto storico”, per giustificarsi: cioè, avevano ragione anche quando avevano torto). Però nei comportamenti di certi esponenti del Pd (non di tutti), nel loro ridicolo fraseggio, nell’intollerabile loro supponenza vedo il segno totalitario, più che quello comunista.
          In generale, credo che di comunisti in Italia se ne contino davvero pochi, a parte il regista Citto Maselli (ma non sono sicuro che continui a militare nel Pd), Oliviero Diliberto, che è un giurista e un raffinato bibliofilo (bibliofilo come Dell’Utri: ci vorrebbe la penna di Dumas per farne una descrizione degna), e che comunque non è del Pd. Nella dott.ssa Serra, esponente del Pd, non trovo niente di comunista, né in senso cattivo, né in senso buono (non tutti i comunisti furono criminali: comunista era Concetto Marchesi, il sommo latinista, per esempio; comunista era Gramsci; comunisti erano i giovani condannati a morte della Resistenza, che pur essendo atei, e nel fiore degli anni, affrontavano virilmente la morte: altro che le querule e un po’ ricattatorie letterine di Moro ai notabili della Dc, che chiedevano la capitolazione dello Stato, perché la sua vita, di lui che fra l’altro era vecchio, contava più di tutto e di tutti; ecc.). Semmai nella dott.ssa Serra, nella sua pretesa di condivisione, nella sua determinazione, nell’uso della mordacchia, vedo affiorare una malcelata propensione alla tirannide.
          Consideri per esempio Uòlter Veltroni. Della sua affermazione “Io non sono mai stato comunista”, più che altro vedo l’aspetto farsesco. Certo, lui ebbe cariche in un partito che prendeva il nome di Partito comunista italiano, dunque veda il buon Uòlter di mettersi d’accordo con se stesso. Ma è anche vero che lui in fondo non è mai stato comunista. Lui si è iscritto al Pci per la stessa ragione per cui molti ambiziosetti senza talento, nel recente passato, si sono rivolti al Pd: per entrare nella stanza dei bottoni, per conoscere le persone che contano, per fare i fichi, per fare carriera. Uòlter è figlio di un famoso giornalista radiofonico, che giovanissimo, fece una radiocronaca della visita di Hitler a Roma (1938) magistrale, tanto da meritarsi un telegramma di congratulazioni da parte di Mussolini. Negli anni ’60 il padre di Uòlter fu dirigente televisivo, era nel giro che conta. Il padre morì quando lui era giovane, ma il giovane Uòlter era ipso facto cooptato nel giro che conta: al mare con gente che conta, pizza alla piramide Cestia con gente che conta ecc. Dopo aver frequentato un anno di liceo classico (Liceo Tasso di Roma), Uòlter s’iscrive all’Istituto di cinematografia, dove almeno non si studia greco, dal quale uscirà con il diploma di perito operatore cinematografico. Intanto frequenta la gente che conta che, come lui, non è comunista.Non è difficile immaginare il discorso: “Benedetto figliolo, a te piace il cinema? Ma allora devi scriverti al Pci. E se non sei comunista, che importa? Fattelo piacere, questo comunismo”. Insomma, secondo me Uòlter, ancorché contraddittorio, è sincero, quando afferma di non essere mai stato comunista. Mentre invece, secondo me, Luchino Visconti, discendente dei Visconti che furono signori di Milano (e, per qualche tempo, anche di Bergamo) era veramente comunista.

      • Manuèl permalink

        Dopo la guerra, comunista era diventata, salvo scarsissime e rispettabilissime eccezioni, l’intera intellettualità fascista d’anteguerra, comperata e costretta a vendersi da quel losco figuro che risponde al nome di Palmiro Togliatti, comunista vero… Come si concilia con le Sue affermazioni questa accertabile ed accertata storia, dalla quale trae origine, nell’ambito dell’ormai tramontante Stato nazionale italiano, la pretesa superiorità intellettuale dei comunisti e dei loro epigoni, fra i quali lo sconsolante (in senso curnese) Epifani, l’operatore cinematografico Veltroni, l’autoasseverativa Serra, la fremente Gambetta, il consigliere regionale Martina, esperto in materia di rifiuti, a quel che si dice, il gran lavoratore Misiani, il comico Bersani, il crudele D’Alema, la pietosa Bindi…?

        • Mi trovo a Varenna, sotto una magnolia che protende i rami sul lago, le cicale friniscono, le acque sciabordano. Lo spirto guerriero in questo momento rugge un po’ meno’, e digitare una risposta argomentata, come pure mi piacerebbe, su Togliatti è impresa (per me) ardua, visto che trasmetto da un gingillino elettronico (che ho acquistato con i miei sodi, così come ho sempre pagato le bottiglie di vermentino, chianti, vernaccia ecc.). Ma non mancherà l’occasione di riprendere il discorso. Comunque non credo che la Maria Rosaria Bindi , detta Rosy, sia comunista. E’ molto peggio, è cattocomunista.

      • A. Astulfoni permalink

        Lei non ha tutti i torti, polemico Aristide!.
        L’irrilevanza dei cattolici in politica è divenuta tale allorché molti di loro, per illogicità e ignoranza, spesso spinti da sacerdoti “à la page” o direttamente politicanti, come Dossetti, hanno voluto applicare con metodi marxisti la Dottrina sociale della Chiesa, ciò che evidentemente era inconciliabile, come anche storicamente dimostrato.

  3. Giòsep str. permalink

    Dicono che Ululà, dopo aver dato prova di saper discutere e trattare con grande competenza di bilanci – è un noto esperto… raccontano che gli sia stato offerto di “revisionare” anche quelli di casa Bossi – si sia generosamente prestato a depositare l’offerta relativa a una gara per la raccolta di rifiuti, anche soltanto per far numero, per esserci, rispetto a una favorita assoluta molto ammanicata, da varie e apparentemente inconciliabili parti, al melmoso potere dei politicanti e delle loro associazioni. Ciò che per Ululà è intollerabile, anche perché in tali giochi non ha parte alcuna…
    Ma, presentatosi, si è sentito rispondere: no, per te non c’è gara…. E’ rimasto allibito, coi suoi begli occhi fissi…

    • Carlo 3 permalink

      La storiella mi ha fatto divertire. Faccio una domanda: quanti e quali sono i rifiuti?

      • Sento puzza di..... permalink

        I rifiuti puzzano, con il caldo puzzano ancora di più, alcuni molto, molto di più

    • Adamavatar permalink

      Secondo me, sbaglierò eh!, il patto serra-perdettista adesso ha la sua ben identificabile puzza….

      • Marcello, incazzato permalink

        Perché?! Saltata fuori qualche altra porcata al Consiglio comunale dell’altra sera?

      • Regina Antonietta permalink

        A vincere la gara in modo da taluno ritenuto farlocco è stata una società a partecipazione pubblica, già vincitrice senza gara a Ponte S. Pietro, un tempo regno indiscusso del Pedretti, molto cara al cuore del nano di Caravaggio, il Pirovano, e al cuore del “santo” Martina (PD), ovviamente alleati in nome dell’interesse popolare… E c’è chi vuole farlo credere, come asseveratamente lunedì sera la Serra, novella Regina Antonietta di Curno, pienamente degna dei versi salmistrati, e anche d’altro…, visto che di rifiuti si tratta.

  4. Casa Cristoforo permalink

    Non è una sit-com, è realtà curnense

  5. Eleuterio, il curnosalmista semiserio permalink

    Serra diva (sarda e parente del siciliano Bellini, con due elle, per caso? – n.d.r.),
    io t’invoco, dagli (all’Aristide, naturalmente. Curiosa mi chiederai: che cosa?. Eh!, eh!, birichina… – n.d.r.) risposta; porgi l’orecchio (comincia con quello, si sa mai – n.d.r.), ascolta la sua voce.
    Umile e accogliente, non mostrargli i prodigi della Tua amministrazione (che poi magari va a verificarli, la carogna – n.d.r.), Tu che coi Tuoi eletti, sorridendo (sembra un ghigno, ma fa niente – n.d.r.) e asseverando, hai salvato Curno dai suoi nemici (nessuno ha capito perché, come e quando, e se possa anche lontanamente essere vero, e se non sia vero magari l’opposto, ma siccome lo dite voi, illuminati… – n.d.r.)
    Custodisci Aristide, il giusto fra le genti, come pupilla degli occhi Tuoi (che magari cambiano anche colore. Un po’ meno militare: oggi è poco di moda – n.d.r.). Proteggilo all’ombra delle Tue ali (sceglile giuste le ali, mica che facciano troppo carnevale di Rio, dove i Tuoi amici sembra abbiano visto uno vestito di bianco: guarda che quello vero e autentico era alla GMG e diceva cose diverse dalle Tue e vostre. Carnevalem, se ricordi, è una composizione del grande Pedretti – n.d.r.).
    Proteggilo! Anche se gli empi che lo opprimono e i nemici che tentan d’accerchiarlo magari stanno nelle auree stanze dell’Uccellanda, accanto a Te.
    Essi hanno chiuso il loro cuore, le loro bocche parlano con arroganza, puntano gli occhi per abbatterlo, simili a leone che punta la preda (non nel senso di pietra, ovviamente – n.d.r.): sorgi, o diva, affrontali, abbattili. Con la Tua mano, impugnando la spada della GIUSTIZIA, scampalo dagli empi, dal regno dei morti, cioè di coloro che hanno portato il cervello all’ammasso (per esser più curnesemente chiari: l’han buttato nel cesso – n.d.r.), di tutti coloro che, avendo tenacemente osteggiato il pensare, non hanno più parte in questa vita.
    Sazia pure dei beni che bramano il loro ventre, se ne sazino anche i figli, e ne avanzi per i loro bambini. Noi, invece, per la giustizia contempleremo il Tuo volto, e al risveglio ci sazieremo della sola tua presenza. (andiamo dal dentista per mettere a punto gli apparati – n.d.r.). Amen!

    • Non so quanto mi convenga ricevere la protezione della Serra, manco fosse santa Rosalia. In ogni caso, prima di essere protetto da lei, voglio vedere un certificato, con tanto di sigillo di un esorcista regolarmente iscritto all’Albo degli esorcisti (cacata carta canta!) che attesti la spedrettamento della Serra, che a me — fino a prova contraria — risulta tuttora impedrettata. Purché, però, l’esorcista non sia padre Amorth, perché di lui non mi fido.
      Se la Serra insiste a proteggermi, senza potermi dimostrare di essere spedrettata, sarò costretto a proteggermi da me, non già andando da un esorcista (sono uno scettico impenitente e gli steineriani curnensi mi fanno un baffo), ma leggendo La pulzella d’Orléans di Voltaire, poema scritto a imitazione dell’Ariosto dal celebre illuminista, e tradotto in ottava rima da Vincenzo Monti (al tempo della prima edizione, entrambe le pubblicazioni furono clandestine). A titolo di esempio, leggiamo la “stanza” (cioè, l’ottava) LXI del canto II, dove si attesta, istituzionalmente, a norma di precise disposizioni vergate su cacata carta (qui: gridolini di piacere dei similprogressisti e miagolii compiaciuti del gatto padano), lo stato di effettivo pulzellaggio della contadina che sentiva le voci:

      LXI.
      Berretta in testa, Ippocrate alla mano,
      de’ periti lo stuol severo e dotto
      vien subito a portar l’occhio profano
      in quel sen generoso ed incorrotto.
      La stendon nuda, e Monsignor Decano,
      tutto avendo guardato e sopra e sotto,
      spedir le fece nelle forme, e in bella
      pergamena, un diploma di pulcella.

      Voi che ne dite, avendo letto La pulzella di Orléans, scritta da tanto autore, mi sarò protetto abbastanza dal maleficio derivante da una protezione della Serra impedrettata?

  6. L’aggregazione coatta e l’aggregazione per affinità elettive

    Ieri, nel presentare il programma 2013 per quanto di competenza alla sua delega, il consigliere Paola Bellezza ha messo in luce in più di un’occasione il carattere “aggregante” delle iniziative promosse, o da promuovere, da parte dell’Amministrazione serrana. Tali iniziative, anche per bocca del consigliere Bellezza, prendono sempre più spesso lo sciagurato nome di “eventi”.
    Oddio, è ben vero che la Bellezza è consigliere con deleghe speciali per le «Politiche culturali, per l’inclusività e l’aggregazione sociale» (non credo tuttavia che lei porti colpa di questa denominazione). Però a me venivano i brividi a sentir lei, pur così giovane, parlare dell’aggregazione come di un valore positivo, a prescindere: mi tornava a mente il 1984 di Geoge Orwell, o il Brave new world di Aldous Huxley.
    Non nascondo che un certo mio ascendente anarchico mi fa diffidare dell’aggregazione. Non faccio mistero del fatto che — senza pretendere di creare l’assessorato alla disgregazione (per carità! morte alla burocrazia!) — io trovo che sia necessaria piuttosto un’opera di smembramento di ogni tipo di appecoramento (quello aziendale in primis), di rottura delle catene, di liberazione dalla superstizione e rivendicazione della dignità dell’uomo. Però non sono contrario, in linea di principio, all’aggregazione: purché ci sia una ragione per aggregarsi, purché fra uomini liberi, intorno a un progetto (un progetto, non un “proggetto”, per favore!). Insomma, per aggregarsi ci dev’essere una ragione buona, anche se non necessariamente utile, come quando un gruppo di amici decidono di costruirsi una barca, si aggregano e si dividono le mansioni. Non ci si aggrega per disposizione serrana.
    Sentire parlare un consigliere dell’aggregazione come come un fine e non come un mezzo, mi fa venire i brividi, più ancora che, a suo tempo, sentire il Pedretti parlare di territorio (adesso che come politico è in disarmo, dovendo comunque menarla con questa storia del territorio come per riflesso condizionato, ogni mille parole, pare che al bancone della macelleria dell’Esse lunga chieda sempre “tre etti di salame territoriale”). Perché l’aggregazione mi fa paura più del territorio del Pedretti? Perché il territorio del quale parlava il Pedretti era un flatus vocis, una vecchia mutanda di parata, buona per tutte le occasioni, e per tutte le forme di sedere, e lo sapevamo tutti. Invece l’aggregazione, come pure la condivisione serrana, ha una inequivocabile valenza totalitaria, se promossa in sede politica. Il mio parere è che l’aggregazione, se c’è, dev’essere lasciata al libero gioco delle affinità elettive.
    Le amministrazioni comunali dovrebbero avere il buon gusto di amministrare bene: ma i servizi, non la cultura. No dunque alla cultura amministrata! Invece, nei limiti delle possibilità di spesa, e molto più modestamente, le amministrazioni dovrebbero creare le condizioni perché chi ha la cultura possa trasmetterla a chi vuole ascoltare (dunque senza imposizione di sorta), anche in forma agonistica (nel senso che a questa parola dava il Burckhardt, perché la cultura si accresce e si diffonde con lo scontro delle idee, non con l’appecoramento, non con l’ottusa condivisione).
    A sentire certi discorsi assessorili e para-asessorili sembra che servire i cittadini sia una cosa schifosa, li si vuole inquadrare a tutti i costi in greggi ordinate per fasce d’età ecc. Comunque sia ben chiaro che non me la prendo con il consigliere Bellezza, che è soltanto un po’ ingenua nell’introiettare il verbo serrano e farsene cinghia di trasmissione. Dirò anzi che mi è sembrata una santa, al confronto dell’imperiosa zarina dell’amministrazione Gandolfi. Io ce l’ho, semmai, in generale, contro la stessa idea di “assessorato alla cultura” e la conseguente agitazione assessorile per una cultura amministrata.

    • A.d.G. permalink

      Il termine e l’azione di “aggregare” e “fare rete” sono diffusi nel pensiero di buona parte della sinistra; sono ampiamente utilizzati da piccoli amministratori locali anche in paesi vicini a Curno.
      Anch’io provo ribrezzo quando capisco che l’aggregazione è parte di un progetto politico, anche se locale: l’aggregazione dell’autocelebrazione e del consenso politico.
      Ho vissuto recentemente momenti di “fare rete”.
      Al principio non vedevo il motivo di questa aggregazione ma ero, come sempre sono, fiducioso e portato al giudizio solo dopo aver “toccato con mano”.
      Ebbene, la mia opinione è profondamente cambiata dopo aver sperimentato una giornata dedicata alle associazioni del territorio: uno dei motivi di questa “aggregatio” è la continua presentazione alla cittadinanza della efficacia dell’azione dell’amministrazione senza portare elementi o dati chiari e misurabili, come una campagna pubblicitaria, come il peggiore “tam-tam” mediatico fatto di mantra ripetuti all’inverosimile… “noi siamo meglio, noi favoriamo le associazioni, noi siamo bravi ad organizzare eventi, bisogna fare rete, aiutiamoci l’un l’altro, gli altri criticano e basta ecc.”
      Temo (è lo ritengo gravissimo) che la maggior parte dei volontari di questa campagna “pubblimediatica” siano ignari del fine ultimo di tutto ciò: la riconferma alle prossime elezioni.
      Solo pochissimi dei partecipanti si è fatto la domanda: “cosa ci faccio io, qui”? (Capisco che il nostro Aristide su una domanda simile potrebbe scrivere pagine e pagine, ma lungi da me l’intenzione di portarlo su un campo così impervio, lungo e profondo: fa caldo!!)
      E’ un dato certo che questo tipo di aggregazione non è volontaria e libera ma è come obbligata da atteggiamenti e manipolazioni psicologiche dove emerge sempre il ricatto cattocomunista: “se non vieni te ne freghi di fare rete, sei egoista, non ti comporti da volontario, non sei dei nostri, ecc.”, come se il volontariato fosse solo aggregativo e solo il “loro”!
      Applicando il concetto di libertà si tradurrebbe il tutto in offrire alle Associazioni la possibilità di partecipare ad iniziative o a progetti veri e propri; ovvero: se una aggregazione non ha un collante comune e se ha bisogno di un “delegato del sindaco” per alimentarla, vuol dire che forse non è così sentita, o meglio è sentita più dall’amministrazione che dalla popolazione. Siccome sono ottimista sulla capacità di riflessione da parte dell’uomo medio, prevedo che questa strategia aggregante imploderà e di conseguenza il giudizio della classe governativa sarà di una generale apaticità di chi è a capo delle associazioni, mista ad un individualismo sfrenato e antagonismo sterile da parte delle forze di minoranza.
      Mi limito a far notare che l’uomo è per natura individualista ed egoista (mors tua, vita mea), solo l’intelligenza, la cultura e l’esperienza portano a capire i vantaggi dell’aggregazione, ma deve essere libera e basata su un buon motivo!
      A.d.G.

      [Perfetto: mi sono permesso di marcare in neretto due o tre punti-chiave del suo ragionamento. N.d.Ar.]

  7. Viggiano A. permalink

    D’accordo con te, Aristide. Ma “servire il popolo” non era forse un motto e la testata di un giornale sinceramente comunista? E se la verità è nel socialismo, perché non deve poter costringere a obbedire, cosa di cui oggi ci sarebbe tanto bisogno? Nell’Unione Sovietica dei bei tempi, quando sbagliavano, i compagni durante il processo capivano il perché del processo e alla fine accettavano di essere condannati anche alla fucilazione. Per una causa superiore.
    Quando una cosa è logica è logica.

    [Usavo l’espressione “servire il popolo” in senso buono. Come quando dico “condivido la tua idea”, senza alcun riferimento all’orrenda condivisione serrana.
    ‘Servire il popolo’ (altri dicevano: il pollo) era il nome del movimento filomaoista guidato da Aldo Brandirali, oggi consigliere comunale a Milano in quota Pdl, cattolico. Amici comuni mi dicono che con la moglie Teresa, di nobile prosapia, abbia fatto e stia facendo del bene, nel campo della solidarietà attiva (non parolaia, dunque: solidarietà in dare, piuttosto che in ricevere).
    La vita dei militanti di ‘Servire il popolo’ era molto dura: controllati in tutto, nell’abbigliamento, nel modo di esprimersi, nei pensieri espressi e anche in quelli non espressi, qualora fossero entrati in sospetto di deviazionismo, subivano un processo di gruppo, “democratico” (ovviamente). Più o meno come nei processi in Unione sovietica, ai quali lei fa cenno, descritti in ‘Buio a mezzogiorno’, dello scrittore ungherese Arthur Koestler. Con la differenza che i processi sovietici si concludevano con la condanna a morte, che il condannato doveva approvare, ancorché innocente, perché quella condanna aveva grande valore pedagogico e il condannato in quanto “comunista” non poteva che gioirne.
    Chi sa queste cose ha orrore dell’ansia di aggregazione ingenuamente espressa dal consigliere Bellezza, si ritrae inorridito quando la dott.ssa Serra insiste sulla bontà della “condivisione”.
    N.d.Ar.]

  8. Dioniso permalink

    Allora, visto che l’ebbrezza del potere curnense imperversa, che s’invoca l’acre liquore della giustizia come taglio del vino da servire in tavola e che, da quel che si legge, proprio ieri, lunedì 29 luglio, si è tenuto un vivace e interessante Consiglio comunale di approvazione del bilancio preventivo di Curno, si dia fuoco alle polveri… e che la giostra s’inizi. Mantenendo la discussione, se possibile, nell’ambito di questo articolo, magari da modificare, per non far barcollare eccessivamente i lettori, e sbatterli fuori pista.

    • Ichnusa permalink

      A parte le grandi sensazioni che le poesie del Pederetti suscitano dentro noi, secondo lei, Aristide de Nusquamia, è casuale il contenuto del ta-tze bao rispetto a quanto raccontato in un primo tempo nella pagliacciata “aperta” e poi, diversamente, in sede di Coinsiglio comunale?

      [Adesso sono “sobri”, a malincuore si trattengono dal cacare i “pensierini”, perché sanno di essere sotto tiro. Ma all’inizio ne raccontavano tante: la cultura dell’ascolto, la condivisione, le bibliomamme, la sensibilità ecologica, l’aggregazione ecc. Avevano detto che ci avrebbero fatto vedere le meraviglie, usando sapientemente i nuovi media. Visto qualcosa? Il prosopobiblio, che è una roba a disposizione di tutti, con brufoli e senza brufoli, sì, ma dov’è la meraviglia? Dove la tensione ideale che dicevano di avere? Perciò, andando con il pensiero alle tante cose che hanno affermato, tutte fru-fru, tutte in salsa di società civile, non riesco a mettere a fuoco quella che si potrebbe mettere in relazione a questo tentativo di far passare il papa come un loro portavoce, quasi che il papa fosse un giornalista anglorobicosassone, imbeccato da loro. N.d.Ar.]

      • La Mignetti permalink

        Io rivestivo cariche pubbliche per i motivi che sapete, lui pure.
        Io sono stata il capro espiatorio delle situazioni che sapete, lui…. ma che cavolo di capro espiatorio è? Io, al confronto, sono l’incarnazione della madonnina della purezza… anche per la sobria e asseverante dottoressa Serra, regina di Curno, donna simpatica e grande al punto d’esser omaggiata dai versi del salmista, dunque, dai pregiatissimi versi salmistrat curnensi.

      • Ragiunatt permalink

        Ormai ho capito e saputo anch’io: lunedì scorso c’è stato un Consiglio comunale a Curno, si è approvato il bilancio preventivo comunale, durante la discussione sono emersi fatti politicamente molto gravi, e c’è sentore d’altro. Gandolfi ha tenuto una brillantissima concione a braccio, così mettendo in mostra anche aspetti psichiatrici il cui rilievo appartiene alle competenze personali di quel membro effettivo della maggioranza e traditore politico che ha nome Consolandi. E di tutto questo non si parla nemmeno qui.
        Gandolfi!, visto che è stato un bravo sindaco ed è l’unico esponente della minoranza capace di incidere efficacemente sulla tirannia della “dea sarda” e sul puzzolente patto serra-pedrettesco, che è da rifiutare, smetta di fare soltanto l’esteta e spieghi a un suo elettore, peraltro interessato ai conti, perché non si decide a essere finalmente democratico-partecipativo, esponendo a tutti e nell’interesse di tutti quei fatti che non debbono restare nel chiuso dell’Uccellanda.
        Siete capaci di far alti ragionamenti di politica? Bene! Essi si concretizzano sempre con gli esempi concreti e pratici, se no restano poco più di aria fritta. Non per nulla i sinistri fan di tutto per non pubblicizzare le riunioni del Consiglio comunale, strombazzando le cosiddette riunioni aperte, provatamente ingannevoli, a quel che sembra.
        Così come fa lei, Gandolfi, è inevitabile che Il Pedretti continui a essere per molti una vittima, un capro espiatorio, anche solo per tenere in piedi l’ignominioso loro patto, e che la Minetti, molto più scusabile, sia invece una prostituta criminale…
        Anche a Curno questi moralmente delinquenziali metodi vanno abbattuti.
        Saluto tutti voi. E… hasta i conti!

      • Marta permalink

        @Ragiunatt: cerchi di ragionare, da bravo, visto il nome che si è dato. Se uno ha degli altri impegni, non può da solo fare l’opposizione. Quello che è capitato al Gandolfi è il segno della stronzaggine dei partiti: per limitare le questioni, la partecipazione e la ormai probabile rivolta nelle periferie, nei paesotti come Curno, dove non c’è da mettere nulla sotto i denti come stipendio da consigliere, “per risparmiare sulle spese”, pensa tu!, cioè dove le spese non ci sono o quasi, hanno ridotto il numero dei consiglieri comunali, in modo che non c’è quasi più opposizione. Le facce di merda burocratiche di quelle congreghe spesso sul filo del codice penale che si chiamano partiti, non avendo soldi da arraffare e volendo avere meno rogne possibili, hanno preso tutti per il culo, tranquillamente riducendo gli spazi di discussione e di democrazia.
        L’ex sindaco Gandolfi, che vogliono far passare per matto dietro “l’autorevole parere” del Consolandi (ma qualcuno l’ha testato e tarato quello lì?) e che non mi vergogno di aver votato e fatto votare, è un eroe a fare quello che fa, da solo contro la maggioranza, il traditore politico Sconsolandoli e l’insignificante ditta Corti-Locatelli-Marcoinfermierbelotti-Pederetti. Per fortuna che abbiamo gente come il Gandolfi, capace di fare un discorso come quello di lunedì scorso.
        Con un po’ di quell’elasticità mentale che le manca (la Morelli era un fulmine di guerra al confronto) la sardo-curnense Serra dovrebbe – ma è implicitamente impossibile – fare in modo di accrescere gli spazi di democrazia, e non certo con quelle gioppinate che sono i cosiddetti “consigli comunali aperti, buoni solo per i fessi.
        P.S.: Però il Gandolfi deve almeno cercare di divulgare le cose, se no i bei discorsi non servono a nulla: ce ne facciamo pippe.

        [Lei dice “divulgare le cose” al livello della sciura Rusina? In mancanza di un finanziatore (che ci consenta di darci i mezzi di scrivere un giornale di controinformazione, da recapitare nelle case), mi pare che Nusquamia — un’iniziativa di volontariato puro — sia una buona fonte di divulgazione, perlomeno a livello medio-alto. Se lei mi dice però che la comunicazione non è solo quella stampata, o via Internet, sono d’accordo con lei. Si comunica anche con la dignità, con la generosità, con la purezza della passione politica. Ma non mi sembra che siamo messi male, da questo punto di vista. I risultati non sono mancati, e non mancano. Il Pedretti è fuori gioco (grazie a noi, certo non grazie ai serrani suoi alleati, certo non grazie ai bobomaroniti, che su caso Pedretti sono stati ignavi e prendìnculi), le rappresentanze politiche abborracciate che pretendevano di condurre le danze nella passata amministrazione sono ridotte in cenere (qualcuno mi sa dire che fine politica hanno fatto il capitano Schettino, la fasciofemminista, la consigliera esoterica, la zarina, il nonno della famiglia imperiale, il fedifrago Locatelli ecc.?), a Curno non ci sono facce leghiste presentabili (i cittadini curnensi disprezzano Bobomaroni, qui la Lega ha chiuso), il gatto padano ha gettato la spugna ed è in fuga per i campi, avanzano per forza d’inerzia in virtù del patto serrapedrettista MAx Conti e la dott.ssa Serra, ma non so ancora per quanto.
        Gandolfi è l’unica opposizione esistente a Curno, ormai è molto più che un’impressione, è una certezza. Agli occhi dei cittadini è l’unica garanzia di buongoverno, l’unico uomo politico incorruttibile, non a parole, ma alla prova dei fatti insensibile alle lusinghe delle famiglie che si sbracciano per rappresentare i poteri forti, refrattario agli stimoli per cui gli assessori sono normalmente ipercinetici, con grave danno dei cittadini. E questo le par poco? Si comunica anche con i fatti: direi, soprattutto con i fatti. Dunque mentre vedrei con favore l’affacciarci all’orizzonte di un finanziatore — tutto alla luce del sole, s’intende — un mecenate che senza contropartita partitica o aziendalistica ci consentisse di rompere una volta per tutte l’assedio dei nostri avversari, non vedo assolutamente la necessità di una variazione del registro della comunicazione.
        N.d.Ar.]

      • Margherita permalink

        Mi hanno raccontato che quel che i miei (purtroppo) amici – ho anche fatto le foto con loro – hanno detto durante l’assemblea pubblica non corrisponde a quanto emerso in Consiglio comunale. Possibile che siano diventati così bugiardi?

        [Quando le bugie escono dalla bocca di lorsignori, non si chiamano bugie, ma “affermazioni da interpretare nel loro giusto contesto”. Lei si riferisce — immagino — al fatto che hanno presentato un bilancio di previsione nel quale si dava per scontato l’ingresso di denaro fresco, dalla nuova farmacia (mi esprimo sinteticamente e chiedo scusa ai sigg. copropapirologi, cioè cultori delle cacate carte). In alternativa, potrebbe riferirsi al fatto che, con il giochetto delle tre slàid (di PowerPoint) hanno voluto far credere di essere stati costretti ad aumentare l’Imu, per via delle minori entrate di 600.000 euro, se ricordo bene, mentre invece si è poi scoperto che sarebbe stato sufficiente reperire 100.000 euro e rotti. Il punto è che il rimanente del gruzzolo che hanno voluto comunque raccogliere, serviva ai serrani per fare cosucce che stanno loro particolarmente a cuore, cose di qualche ritorno elettorale: quel che poi, messa alle strette, la sindachessa Serra chiamò “fare amministrazione”. La presentazione sc-sc scientifica del bilancio di previsione, con abuso di PowerPoint, già è insopportabile, di per sé. Almeno non avessero fatto il giochetto delle tre slàid, e le slàid fossero state curate un po’ meglio, senza dare adito ad ambiguità d’interpretazione! L’ho detto e lo ripeto: se avessi un’azienda di famiglia, mi guarderei bene dall’affidarla alle cure di uno qualsiasi di questi aziendalisti allo sbaraglio. N.d.Ar.]

      • Eleuterio, curnopornosalmista poco serio permalink

        Beati coloro che ascoltano le parole di pietra sarda,
        e le osservano.
        Dea Perlita (che non è una sottomarca della Perlana – n.d.r.),
        guarda il Tuo gandolfino infervorato (e anche un po’ incazzato – n.d.r.)
        che Ti spiega di sentirsi preso per il culo.
        Guardalo perorare la sua causa con vigore (in modo psichicamente alterato, sentenzierà un noto inesperto. Quello che non ha ancora capito di essere all’opposizione – n.d.r.).
        Beato, infatti, è l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
        non indugia nella via dei peccatori (quella che partendo dall’Uccellanda, superata la fontana pisciante, attraversa la piazza davanti a Palazzo Stalin, giunge in Largo degli Impiccati e, tagliando fra le case, arriva al Bibliomostro e al prolungamento del cimitero, fatto passare per edificio delle nuove scuole elementari – n.d.r.),
        e non si siede in compagnia degli stolti (infatti il Gandolfi è sempre stato in piedi – n.d.r.);
        ma si compiace della legge serrana, dura come macina, che medita giorno e notte (per fregarla, dicono i maligni – n.d.r.).
        Tu che vegli sulle pietre del cammino (per lita – n.d.r.) dei giusti,
        agli empi curnesi farai sentire la durezza del Tuo pensiero (sempre per lita – n.d.r.).
        E ai Tuoi amici? Hai qualcos’altro di bello duro, oltre al nome, da far sentire loro?

      • Marta permalink

        Mi scuso, signor Aristide, ma il computer, o come cavolo lo chiama lei, me l’aveva ciulato mio marito, ed è lui che ha scritto. E lui non si chiama Marta… Ed è un primo problema, perché quei cretini che stanno al potere, colla storia dell’e-mail al posto delle raccomandate, non capendo un cazzo e fregandosene di tutto salvo che del loro culo e del loro stipendio, non hanno neanche pensato a un problema del genere, cioè che in una casa come in una piccola azienda familiare c’è un wf solo, spesso per entrambe, e tanti che usano tutto. Siete delle merde e dei coglioni!.
        In questo caso, però, sono d’accordo con quello che dice mio marito: non sono così scema, e non è così scemo mio marito, da chiedere a Gandolfi, bravo sindaco votato da tutta la nostra famiglia, di “divulgare le cose” al livello della sciura Rusina. Non so del finanziatore che consenta di dare i mezzi di scrivere un giornale di controinformazione, da recapitare nelle case, ma, visto che per ora c’è Nusquamia — un’iniziativa di bellissimo volontariato puro e molto meritoria — si chiede soltanto che almeno qui, in mancanza d’altro, il Gandolfi ci relazioni della sua attività di consigliere comunale. Questo si voleva dire e questo diciamo. Se poi saltano fuori le prevedibili porcate di una sinistra sul filo del rasoio, se non si riuscirà a segnalare la cosa alla magistratura, si proverà almeno a spaccargli le balle con le parole del Papa, perché non puoi usare le parole di Papa Francesco come fossero uscite dalla gattabuia di Curno e poi ciulare tranquillamente la gente.
        Ho capito che si comunica anche con la dignità, con la generosità, con la purezza della passione politica, però le cose bisogna anche saperle e raccontare i fatti.
        Proprio perché Gandolfi è l’unica opposizione esistente a Curno, l’unica garanzia di buongoverno, l’unico uomo politico incorruttibile, non a parole, ma alla prova dei fatti insensibile alle lusinghe delle famiglie che si sbracciano per rappresentare i poteri forti, refrattario agli stimoli per cui gli assessori sono normalmente ipercinetici, con grave danno dei cittadini, vogliamo che ci spieghi le cose e non si chiuda nella fioristeria a suonare i suoi bellissimi piani. Ha scritto qualcosa su qui, per caso? Non l’ho visto, salvo le misure del manifesto scritto da Lei, ottimo Aristide. Un po’ poco e un po’ ridicolo, non le pare? E questo Le par poco? Si comunica anche con gli scritti, oltre che con i fatti! Per questo vedo assolutamente la necessità di una variazione del registro della comunicazione da parte di Gandolfi, comunicazione soprattutto personale voglio dire, visto che sa parlare e ragionare molto bene. Non sa scrivere? Impari o si faccia aiutare. Non c’è niente di male. E impari a incontrare la gente!

      • Margherita permalink

        Non mi riferisco soltanto a quello che lei dice, ma anche ad altro, molto altro. Innanzitutto mi riferisco al fatto che io ho pagato l’esumazione dei miei genitori e vengo a sapere che i soldi se li sono messi in tasca e l’esumazione dei miei genitori l’hanno fatta ripagare a tutti noi, me compresa, che l’avevo già totalmente saldata. A casa mia questo significa quel verbo che comincia per r e finisce per are.

      • Angelo permalink

        Mi sembra che Marta e Margherita, pur col loro linguaggio un po’ troppo virulento per i miei gusti, abbiano apparentemente fior di ragioni: nello scritto che si va dipanando si trovano in continuazione tracce di qualcosa che attiene alla vita della comunità di Curno e, più specificamente,alla riunione del Consiglio comunale dello scorso lunedì 29 luglio 2013, ma nulla di preciso, di completo.
        Può darsi però, e questo Marta e Margherita non mi sembra l’abbiano preso in adeguata considerazione, che si tratti di un giuoco per suscitare interesse e nello stesso tempo per approfondire preventivamente l’argomento: le tracce, quali quelle che sono state disseminate a più mani e più voci, sono spesso impercettibili, non appaiono come tali a prima vista, richiedono di essere analizzate, decodificate, filtrate, richiedono l’attenzione e il lavoro di molti, vista anche, nel caso, la scarsità dei mezzi umani e tecnici a disposizione. Sempre, in ogni genere d’investigazione e in condizioni simili a quelle qui date, avviene questo.
        Freud usa a interpretare i sogni e la mente dei suoi pazienti tracce infinitesimali, aspetti marginali che diventano all’interpretazione fondamentali, orme insomma.
        Perché più le tracce sono marginali, più sono significative.
        Sul fatto che le tracce siano sempre confuse in partenza aveva già scritto Baudelaire, quando aveva detto – cito a memoria, a spanne – che la natura è un solenne tempio i cui pilastri, che per definizione hanno vita, lasciano talora filtrare parole non chiare, confuse appunto.
        Quando le sparse orme assumono un senso d’insieme, come va componendosi nel presente racconto interreziale, quasi fosse un puzzle in cui ciascuna tessera va improvvisamente al suo posto, allora abbiamo trovato ciò che la traccia disvela, e il giuoco si chiude, diventando acquisita consapevolezza.

        • Un elenco (provvisorio) di punti da approfondire

          Rispondo (in parte) ad Angelo. Qui a Nusquamia, che è un’isola sita nell’Atlantico, è giunta notizia di alcuni problemucci sui quali gli aziendalsimilprogressisti ostentano ferrigna e ipocrita sobrietà:
          – Si ha notizia della distruzione dei nidi di rondine, appesi alle strutture del cimitero: si dice – addirittura – su mandato o con l’acquiescenza di un assessore, ma non so se questo risponde a verità; certo è che non guasterebbe un’indagine (non è necessario formare una commissione di nani e ballerine) per l’individuazione del colpevole e un’opera di riparazione, come segnalato su Nusquamia. La distruzione dei nidi di rondine è un reato.
          – Pare che i cittadini abbiano pagato per l’esumazione cimiteriale, ma che non abbiano visto un bel niente, i soldi sono stati impiegati per altre cose, si dice. Adesso si faranno finalmente le esumazioni, nel corso di un altro esercizio, che – anche per fare le esumazioni – ha imposto nuove tasse alla comunità.
          – Non è tutto chiaro riguardo alla “sinergia” (come piace dire ai miserabili di ascendenza aziendalistica) messa in atto dai Comuni di Curno e Mozzo per quanto riguarda il ritiro dei rifiuti. Si diceva che dal 1° agosto si sarebbero viste le meraviglie, ma pare che sia tutto come prima, compresa la ditta appaltatrice. Pare anche che nel processo decisionale non si abbia avuto riguardo per regole elementari di prudenza. Però non si può pretendere che Aristide o Gandolfi si espongano cannoneggiando a palle incatenate gli spalti dell’amministrazione serrana, se non si hanno dati certi. I serrani hanno mille colpe, alcune terribili e documentate, ma non possiamo attaccarli sulla base di rumores (che è una parola latina, ma i soliti coglioni, credendo di essere fichi, dicono rumors). Però, se qualcuno ha dati e notizie da presentare, Nusquamia sarà lieto di pubblicarli, sempre che non si tratti di polpette avvelenate.
          – Nell’assemblea pubblica lo sciagurato borgo di Curno, ancora una volta, è stato presentato come un paese dove è bello vivere, grazie ai serrani. Il piano di interventi raccontato ai cittadini, infatti, faceva riferimento – in parte – a entrante derivanti dalla nuova farmacia. Ma l’appalto è ancora per aria. Nel bilancio di previsione ufficiale l’aleatorietà di tali entrate è specificata, ma la cosa è stata taciuta in sede di presentazione ai cittadini.
          – Nell’assemblea pubblica si è raccontata la favola del Comune costretto a dragare 600.000 euro di Imu (dal settore commerciale della grande distribuzione, fra l’altro, che si rifarà sui cittadini, rincarando i prezzi), per coprire un pari importo di minori entrate da parte dello Stato. Altrimenti, si disse, il Comune sarebbe imploso. Poi si è scoperto che, a stretto rigore, sarebbe stato necessario reperire 100.000 euro. Il rimanente serviva all’amministrazione serrana per fare le sue “cosucce”. (Rimando ad altra sede il discorso sulle “cosucce”: in breve, però, nessuno nega, per esempio, che un edificio si ammalori se non si fanno opere di manutenzione; ma il Bibliomostro dovrebbe essere messo in vendita, se si è capaci, oppure lo si dia sottocosto agli strozzini delle banche: in ogni caso questo Bibliomostro è un lusso che i curnensi, in questa temperie di recessione economica, non possono permettersi di mantenere: va alienato).

          L’elenco presentato qui sopra non ha la pretesa di essere esauriente (ma i coglioni aziendalisti preferiscono dire “esaustivo”, come quando dicono “molteplice”, invece di dire “molti”: è più sc-sc scientifico, come le slàid di PowerPoint, così opinano i miserabili). Con il concorso dei lettori di Nusquamia potrebbe essere opportunamente aggiornato, e argomentato.
          Avendo raccolto i pareri, e avendo opportunamente separato il grano dal loglio, cioè raccogliendo gli argomenti strettamente pertinenti ai fini delle operazioni belliche di smantellamento della mistificazione serrana, non guasterebbe preparare un volantino sull’argomento, onestamente fazioso, da distribuire al rientro delle vacanze, per la gioia dei serrani, sempre più in difficoltà. Ma, come scrivevo in un altro commento, à la guerre comme à la guerre. La dott.ssa Serra non era certo in missione di pace, quando trotterellava dietro il Pedretti gongolante, il 19 marzo 2012, per rovesciare l’amministrazione Gandolfi, senza nessun plausibile motivo, apparentemente.

      • Karl Heinz Treetball permalink

        Le dirò, caro Aristide, che sono molto d’accordo con Lei quando afferma che “si comunica anche con la dignità, con la generosità, con la purezza della passione politica”. La crisi dei giornali non è solo dovuta a una congiuntura economica bellica e a una nuova evoluzione della forma-giornale, ma soprattutto a un ritiro della stima, a un diniego di fiducia, come per i partiti, ai quali la stampa è a doppio filo legata,
        La sfiducia vicina alla ribellione è il prodotto principale di una stagione d’informazione agli estrogeni, spesso sommaria, gridata e addirittura volgare (se ne sentono in tal senso gli effetti in questo stesso diario), che ha appiccato rutilanti fuochi, illuminando brevi fasi di apparente successo e ridotto in cenere montagne di copie, facendole pagare ai cittadini, insieme a tanta parte della credibilità dei giornalisti, talora divenuti persino anglorobicosassoni enogastronomi.
        Si tratta di una preoccupazione culturale e civile: la situazione mortifica chi deve informare, mortifica chi non viene sufficientemente informato. Da un lato non c’è adeguato alimento e nutrimento informativo, che non offre, cioè, con giusta continuità racconti ben verificati, articolati ed efficaci dei fatti che accadono e ci riguardano (e questo diversamente dal racconto a più mani di questo diario, da perfezionare con notizie complete, almeno in questo caso), e dall’altro lato la perdita o la rinuncia a essenziali strumenti di consapevolezza, quali dovrebbero essere i giornali, finiscono per impoverire le nostre comunità e mettono a rischio la democrazia. Significativa risulta essere al riguardo la scelta dei sinistri gaudenti di Curno di occultare accuratamente ogni notizia circa la vita politica curnense…
        Voi vi siete assunti un compito assai gravoso che state efficacemente svolgendo in forma di volontariato: ciò non toglie che, come sopra detto, il racconto debba essere completo e non debba richiedere divagazioni intuitive ai lettori. Gandolfi deve raccontare…
        P.S.: Molto interessante è verificare come il racconto che si dipana assuma una sua autonoma significanza se letto da cima a fondo, senza riguardo ai tempi di invio e pubblicazione dei commenti: si tratta veramente di una nuova forma letteraria. Provare per credere.

      • Cinque domande per l’amministrazione serrana (ma se arriviamo a dieci è meglio: come fece Repubblica con Berlusconi)

        Si veda un mio commento precedente. Sono gli aziendalsimilprogressisti che devono spiegazioni al popolo. Comunque, par facilitare il compito di Gandolfi, che risponderà quando avrà trovato il tempo di raccogliere il materiale e le informazioni “sensibili”, così da formulare il suo ‘j’accuse’ in forma incontrovertibile e su base documentale, di là da ogni ragionevole sospetto, potrebbe Giòsep sr. fare un elenco di quesiti che, a suo giudizio, attendono risposta? In un commento precedente avevo azzardato un elenco di punti di sobrietà degli aziendalsimilprogressisti, che non pretendeva di essere esauriente (mi raccomando: “esauriente” e non “esaustivo”, che è roba da aziendalisti sodomizzati con le slàid di PowerPoint). Proprio il fatto che su tali punti gli aziendalsimilprogressisti siano altezzosamente sobri, perentori, oracolari e forse anche incazzevoli desta in noi più di un sospetto e segnala la necessità di indagare. Quei punti da me indicati sono sufficienti, secondo Giòsep str.? Bisogna aggiungerne altri, o toglierne qualcuno? Il similgatto padano ha qualche suggerimento da darci, qualche “buon consiglio”?
        Ricordo i punti da me posti in evidenza:
        • sterminio dei nidi di rondine;
        • esumazione cimiteriale: soldi riscossi, ma impiegati, forse, per far altro?
        • appalto per la raccolta dei rifiuti imprudente;
        • narrazione similvendoliana nel corso dell’assemblea pubblica del piano di interventi per il 2013, senza che il popolo bue fosse edotto dell’aleatorietà delle entrate previste, ma non certe, dalla nuova farmacia (il “giochino delle tre slàid”);
        • narrazione similvendoliana nel corso dell’assemblea pubblica della necessità di imposizione di nuove tasse, discendente da minori trasferimenti statali; ma di quei 600.000 euro reperiti con le tasse solo 100.000 erano necessari al pareggio di bilancio, e dovevano essere rigorosamente reperiti (o con tasse o, meglio, con tagli o altre misure vantaggiose); il rimanente serviva all’amministrazione serrana per fare le sue “cosine”. Questo sarebbe il secondo “giochino delle tre slàid”.
        Rinnovo l’invito ai lettori a completare questo elenco.

      • Giòsep str. permalink

        Siamo d’accordo su tutto, ed essenzialmente che più o meno questi sono i punti discussione. È tuttavia necessaria una controprova ufficiale che comprenda anche soltanto un abbozzo di linea politica. Mi sembra ovvio…

        • Quei cinque punti, o sei, accogliendo il suggerimento di Giuli, sono capi d’imputazione contro la malapolitica dei supponenti aziendalsimilprogressisti. Premesso che provo ribrezzo per l’ideologia aziendalista, mi pare però che questi signori non valgano granché nemmeno come aziendalisti. Facciano allora come Renzi, si rivolgano alla multinazionale McKinsey, ché il supporto multinazionale della dott.ssa Gamba non sembra avergli giovato molto.
          Non credo che la linea politica possa svilupparsi da quei punti. La linea politica è nei fatti, di assoluta indipendenza dai partiti (per non dire contro), di rifiuto della mediazione da parte del “sistema delle famiglie”, di indifferenza alle lusinghe degli attori del territorio più attori degli altri, per l’intelligenza, per la cultura, per un’onestà che è molto di più dell’onestà manipulitesca (per cui un babypensionato o un impiegato inerte sarebbero onesti, visto che a norma di cacata carta non rubano): è un’onestà che si chiama onore.
          O lei vorrebbe che si scrivesse un manifesto? Si potrebbe anche scriverlo: attenzione ai passi falsi, però, e ai “buoni consigli” di chi vorrebbe imprimere una sterzata a questo interessante laboratorio politico, o anche soltanto inibire alcune possibili soluzioni. Parlo anche per me, ovviamente. Io avrei una certa propensione illuministica, voltairiana: se non fossi consapevole della necessità di mai prevaricare, se non disprezzassi l’astuzia e la determinazione, nella stesura del manifesto sarei tentato d’introdurre tali germi voltairiani. Ma non sarebbe giusto, sarebbe una prevaricazione nei confronti della compagine dei resistenti.
          Però non tutti la pensano come me, non tutti sanno tenere a freno l’egoismo. Avevo un’amica (o un’amante, se preferisce) che sapeva benissimo quanto io disprezzi l’astuzia: eppure lei ci provava sempre, tutte le volte che mi occupavo di qualche progetto culturale (lei era romana, diceva “proggetto”, come Chiara Ingrao, che conosceva, della quale diceva gran bene): cercava sempre d’infilarci qualcuno dei luoghi comuni similprogressisti. Sapeva che con me non funzionava, ma ci provava lo stesso. Per lei l’astuzia, oltre che un piacere, era anche un dovere.

    • Manuèl permalink

      Par di capire che la relazione di Gandolfi su queste pagine [cioè, se ben capisco, la relazione che lei invita Gandolfi a scrivere, perché sia pubblicata su queste pagine: N.d.Ar.] circa quanto accaduto in Consiglio comunale debba essere molto accurata e attenta perché si dice che la Serra non gradisca per nulla qualunque critica venga rivolta a lei e ai suoi accoliti, tutte rubricate come fossero offese in stile Roberto Calderoli, anche quando si tratta della sbandierata laurea inesistente dell’assessore al bilancio Rizzo, Le sfugge inoltre ed evidentemente la gravità dello scandaloso comportamento del suo Sconsolante alleato, noto esperto psichiatrico, il quale rilascia in aula consiliare diagnosi all’impronta su semplice ancorché tacito invito di marca belvivere o PD, in nulla mai contestato da tale sinistra parte.
      Tutto questo è avvenuto alla luce del sole: l’altra componente di minoranza, la Lega del Marcoinfermierbelotti, non sente il bisogno di uscire dal silenzio complice che l’ha finora caratterizzata? Non ha i mezzi per farlo perché non si è ancora riusciti a piazzare da qualche parte, magari ancora in Tanzania, i brillanti che erano nel controllo di Belsito, quindi, presumibilmente, della sacra famigliola di Gemonio? Oppure più semplicemente non c’è e non è ipotizzabile “rifiuto” del patto serra-pedrettesco? Solo il Maffeis, genero di un sant’uomo, ha messo il capino fuori dal guscio, promettendo quegli sfracelli che regolarmente non si sono verificati. Ma almeno ha detto che le cose così non andavano. Adesso vanno bene anche a lui?

      • Sono sicuro che la dott.ssa Serra non apprezzerà il tono ironico di questa sua epistola (che invece io apprezzo). Prima di tutto perché la dott.ssa Serra, come tutte le persone “determinate” ha in sospetto l’ironia, quindi perché lei — onestamente fazioso — prende in considerazione aspetti che la dott.ssa Serra giudicherebbe inessenziali, fuorvianti, sconvenienti.
        Per esempio, lei ironizza sul Marcobelotti, sul fatto che casualmente la di lui consorte sia, o sia stata, infermiera del conte zio che è il protettore del Pedretti a Curno. Errore! — direbbe la Serra. Lei deve considerare la proposta politica di Marcobelotti: di quella, e solo di quella lei dovrebbe parlare (lei la conosce? io no).
        Va bene — ci dice piccata la Serra — la moglie di Marcobelotti è, o è stata, infermiera del Calderoli: e con questo? Max Conti è cugino di Vito Conti: e con questo? Claudio Corti è fratello di Fausto Corti: e con questo? Ernesto Stella (per chi l’avesse dimenticato, il “navarco” [gatti padani: cercatevi la parola sul vocabolario, prego] del Pdl curnense) sarà anche casualmente genero del nonno imperiale Salvi: e con questo? Per caso, lei, Manuèl, sta facendo una guerra psicologica? Lorsignori dicono che non si può fare la guerra psicologica, perché quello che si può fare e non si può fare lo stabiliscono loro, dicono. Però, dicono, si possono usare i giornalisti culilingui, ad libitum.
        Invece secondo me, si può fare una guerra psicologica. Intanto perché questa è una guerra, che noi combattiamo lealmente, mica sferriamo attacchi proditori come i giapponesi a Pearl Harbor (invece i complotti, le alleanze insane, gli attacchi alle spalle sono una specialità dei similprogressisti). Inoltre non c’è barba di cacata legge che m’impedisca di fare una guerra psicologica. I similprogressisti sono demoralizzati, nervosetti, si sentono eticamente, culturalmente e intellettualmente inferiori? Hoc erat in votis, cioè proprio questo ci proponevamo di conseguire: così imparano a comportarsi lealmente, e a tirarsela un po’ meno. Del resto, l’avevamo detto: pagherete caro, pagherete tutto. Dove sta scritto che noi dovremmo esprimerci secondo gli stilemi vuoti di significato dei similprogressisti, o addirittura, in stile pedrettesco (come fino a poco tempo fa ci veniva “consigliato”, chissà poi perché, forse per smussare la nostra specificità).

      • Aspettando Godot, cioè la doverosa relazione di Gandolfi in quanto politico serio (e non politicante da strapazzo come altri nello stesso ambito locale, pur muniti di adeguatamente salvifico certificato psichiatrico), valutiamo obiettivamente, per quanto possibile e per quanto qui emerso, il comportamento della dottoressa Serra come personaggio pubblico-donna, certamente pur essa indenne da tare psichiche o psichiatriche, secondo quanto coram populo certificato per esclusione da talun sedicente e sconsolante esperto.
        Niente donne, niente società, come parallelamente vale per l’altro genere dell’umanità.
        Però, a differenza dei maschi, le donne hanno dovuto duramente combattere per introdurre i nuovi temi (pensate voi che razza di novità! e soltanto a partire dal XX secolo dopo la nascita di Cristo) dell’emancipazione e della dignità del soggetto umano al femminile, ancor oggi parzialmente occultati dalla vischiosa e ambigua deriva dell’ideologia della complementarietà, aggiornata riproposizione di un arcaico schema servile.
        Peraltro, il massimalismo avventuroso dell’obiettivo di una perfetta autosufficienza e di una formale uguaglianza rischia a ogni passo di ricadere nello stesso tipo di subalternità ideale, convertendo l’emancipazione della femmina nella replica mimetica del maschio, il tutto nel segno dell’archetipo dell’individuo umano compiuto, perfettamente padrone di sé, che non deve chiedere mai, come recita un noto slogan pubblicitario. E non per nulla si stanno replicando violenze e sopraffazioni che pensavamo dimenticate, e che si tenta di esorcizzare mediante l’introduzione di nuova e aberrante terminologia.
        Quale può essere, dunque, un ruolo attivo e da protagonista ipotizzabile per la donna nella fase di civiltà che si sta aprendo che non sia di sostanziale replica di quell’archetipo?
        Non ho risposte esaustive, sia ben chiaro, ma mi chiedo per quale motivo, anche nell’ambito di una pubblica funzione, specie se di rilevanza locale, una donna, nelle tragiche temperie attuali, invece di voler esprimere ideologica autorità come fatto per secoli dai maschi, colle relative tragiche conseguenze, non sappia riaprire la strada per una nuova sapienza della compassione (cum pati, patire insieme) per le creature, per un’intelligenza non predatoria delle risorse, comprese quelle economico-finanziarie e dell’ambiente, per una sensibilità non strumentale delle prossimità (il richiamo alle parole di Papa Francesco nel manifesto che ha dato spunto al presente racconto è in tal senso francamente del tutto fuori luogo), per una bellezza non ornamentale, quando non onirica, dell’habitat, per un’apertura dialogica e non ideologica sui fondamentali dell’umano comune… etc., ciò che le donne conoscono veramente a fondo.
        Perché la storia, che è atto generativo impossibile senza le donne, va fatta ripartire in direzione della salvezza dell’uomo.

        • Parlando in generale, oggi le donne si prpongono come “determinate” e tale determinazione le porta ad assumere atteggiamenti maschilisti, fra l’altro finalizzati a promuovere uno sviluppo della società in senso autoritario, aziendalistico e consumistico, come rileva la femminista critica Camille Paglia. I danni inferti alla società dal femminismo baldanzoso, dal degrado del sistema scolastico e dal venir meno della struttura morale, per imporre il feticismo delle merci e dei disvalori aziendalistici, sono incalcolabili: peggio che una guerra perduta. Perché dopo la guerra si sgombrano le macerie e si ricostruisce; si piangono i morti, ma si educano le nuove generazioni. Qui invece c’è poco da ricostruire, poco da educare. Il paesaggio è desolante, le rovine sono morali ed è difficile che da milioni di bambini infelici, in tutta Europa, possa svilupparsi una speranza di rinascita. Quel mare di infelicità è figlio dell’egoismo, e noi sappiamo chi dobbiamo ringraziare, per tutto il male inflitto all’ umanità. Quel male non ci è stato inflitto da una potenza straniera, ma dalla nostra insipienza nello sconfiggere il nemico interno, laquinta colonna (ma quesa volta Locatelli non c’entra).

      • Giulio Fustinoni permalink

        Non ne ero molto convinto, ma mi rendo conto che effettivamente qualche ragione ce l’ha chi considera Curno un laboratorio politico, o almeno una cartina di tornasole, comunque un esempio di vivacità partecipativa intellettuale.
        Si dice, credo a ragione, che da nessuna parte, nei Comuni medio-piccoli, ci siano riunioni di Consiglio comunale del livello e dell’intensità che si verifica a Curno, e soprattutto che non vi sia un’attività di commento ed elaborazione successiva o preventiva come quella che qui si manifesta.
        Da questo quadro abbastanza insolito emerge eclatante e scioccante la poca considerazione che è dovuta a tutti i politicanti, a partire dai più “piccoli”, pericolosi e rapaci manipolatori delle realtà e delle necessità dei popoli tanto quanto i loro “esempi” più in alto. E’ sotto questo aspetto che capisco le recenti posizioni assunte dal cantautore De Gregori, di sinistra ma ormai feroce contestatore della sinistra stessa. E non è una contraddizione…

        • Il tempo è galantuomo: volevano farci passare per comari che litigano in cortile per mettere ad asciugare le mutande sullo stenditoio. Oppure volevano farci passare per pazzi (il medico — dentista, et al., ma non alienista — Consolandi ha azzardato in pieno Consiglio comunale questa ipotesi, anche ultimamente, quasi che fosse uno psichiatra di regime, al tempo dell’Unione sovietica; per dare maggiore credibilità a questa diagnosi, urlava a Gandolfi “Ci hai rotto i coglioni!”. Tutto questo avveniva nell’indifferenza istituzionale della sindachessa dott.ssa Serra).
          Non siamo né comari, né pazzi: siamo persone “perbene”, come usava dire al tempo in cui si diceva anche “Lei è uno sporcaccione!”.
          Ci siamo battuti per il rispetto dell’art. 18 dei Diritti dell’Uomo, per esempio. Indifferenti ai cachinni della dott.ssa Serra e del MAx Conti, responsabile della sezione Pd di Curno, senza curarci del furto di verità e dei moniti dei giornalisti culilingui, mandando cordialmente a quel paese coloro che si davano i “buoni consigli”, perché cambiassimo registro di comunicazione (la sciura Rusina non capisce, devi fare come Pedretti! Na che fine abbia fatto Pedretti è sotto gli occhi di tutti, dunque avevamo ragione noi). Come se la tensione per la buona politica potesse essere espressa pedrettescamente, o con le tortuosità linguistiche della politichetta.

      • Santeno dès grandes lavronnes permalink

        @Crisantemo: in effetti debbo dire che a colei secondo la quale dovrebbe essere bello vivere nel paesino pedemontano che guardo dall’alto e da lontano (fa anche rima, cosa che qui non guasta, visto che vi si aggira agitato lo spirito del perdetti), da femminista quale si picca di essere, non ho mai visto né sentito prendere a cuore, per esempio, la battaglia contro l’affitto dell’utero, stante il fatto che non esiste violenza e sfruttamento più mostruosamente grandi da infliggere a una donna che quello di portarle via dal grembo il suo bambino.
        Sarebbe oltretutto un fatto politico di grande rilevanza, a difesa della grandezza della natura delle donne,che consiste certamente ed essenzialmente nell’essere a custodia e difesa della vita debole; e nessuna donna che abbia generato un figlio non può non saperlo.
        Inoltre, sarebbe un segnale, un alt, perché si smetta di sfruttare povere donne per soddisfare desideri e capricci di uomini e donne incapaci di un’oggettiva e doverosa rinuncia, per questi casi almeno.
        Lo sa che anche nel paese che asseveratamente “dirige” potrebbero accadere (mettiamola al condizionale, va’ là) questi fatti?
        Ma il PD, il Partito per eccellenza, invasivo e tirannico, non vuole che se ne parli. E allora “non vuole” nemmeno lei…

      • Armentarga permalink

        @Santeno;@Crisantemo. In effetti, durante questa estate durante la quale, al fresco delle aule parlamentari, frequentate da quegli individui di cui ormai non si sopporta più nemmeno l’appellativo o il riferimento, si stanno facendo discussioni semplicemente assurde e si stanno approvando norme pericolosissime, colpisce il fatto che, quasi di riflesso, nella piccola Curno si evochino autoritativamente e asseveratamente addirittura i gulag per chi, per esempio, oltre che oppositore, è anche dichiaratamente normoscopante, come dice Aristides de Nusquamia.
        La dott. Serra, amabile sostenitrice di tutte le “diversità” sessuali e contestatrice di tutte quelle finora ritenute “normali”, secondo i dettami della lobby gay che, nell’assenza di qualunque pensiero (si tratta, peraltro, del funzionamento di diversa parte del corpo), domina il PD, sempre più erede della storia, in parte criminale, del P.C.I., lei, in quanto femminista e difensore dei diritti umani fondamentali, perché non pone la sua augusta attenzione al disegno di legge sull’omofobia (ma cosa significa tecnicamente?), in discussione in parlamento per imposizione del suo Partito, laddove si profila, dopo l’introduzione di criteri puramente soggettivi nell’amministrazione della giustizia penale, anche il consistente e perdurante rischio di dar vita a reati di opinione, che come tali si prestano maggiormente, appunto, a un’interpretazione giurisdizionale soggettiva? C’è un motivo per tale “disattenzione”? C’è una relazione col TSO minacciato in Consiglio?.
        Il suo Partito, il Pd, ha assicurato che si tratta di una «proposta di legge saggia ed equilibrata», e anche per questo le perplessità permangono e divengono più forti pure fra chi, ad esempio dentro Scelta Civica, ed è tutto dire, si era molto adoperato per una soluzione di mediazione. Per Gian Luigi Gigli «questa legge nasce male. Per proteggere le persone omosessuali e transessuali si è scelto uno strumento sbagliato come la legge Reale-Mancino».
        Perché di questo si tratta, in pieno stile gulag. E qui riecheggia Curno…, con l’aggancio della nuova normativa alle fattispecie discriminatorie sanzionate dalla Reale-Mancino.
        Si tratta chiaramente di contenuti liberticidi, proprio per via dello strumento usato, di una legge-bavaglio inaccettabile, con tanto di definizione di “gender”, pensate un po’!, il cui iter, nelle ultime settimane, è stato a dir poco scandaloso (irrituali strozzature del dibattito in commissione, in perfetto stile comunista, e repentino arrivo in aula del testo a notte fonda).
        Ma nel profondo dell’animo umano, fin dalle origini della nostra specie, permane e tende sempre ad emergere quel senso di giustizia, il più possibilmente oggettiva, che costituisce uno dei tratti essenziali dell’umanità e che esattamente è stato posto al fondo di questo inusuale e colto dibattito: i gulag ne sono ovviamente la negazione, e negazione lo è la “visita” psichiatrica fatta sui due piedi al Gandolfi da parte dello psichiatra di corte, e ben accetta dalla Serra e dai suoi tirapiedi. A loro, infatti, quel che sta succedendo alle Camere, su iniziativa del loro Partito piace, e molto. Potrebbe tradurre in realtà il sogno del gulag anche a Curno….

        • L’irresistibile ascesa della lobby gaia

          L’Occidente sta divorando se stesso, per smania di politicametne corretto. Abbiamo accennato alle buffonerie del politicamente corretto, più volte. Abbiamo irriso al “genere” come predicato a n variabili (lesbica, gay, bisessuale, transgender con tutte le loro declinazioni), idoneo a designare la sessualità. Ho ricordato il tempo felice in cui nella scuola media, quando ancora si studiava latino, c’insegnavano che il genere era un predicato a tre variabili, per qualificare i sostantivi (di genere maschile, femminile e neutro, appunto), mentre il sesso era un predicato a due varaibili solamente: maschile e femminile. E se qualcuno fosse passato all’altra sponda, arrivati al liceo imparammo a designarlo come “invertito” (così disse, per esempio, Giancarlo Pajetta a un Grillini che davanti a Botteghe oscure reclamava diritti speciali per i “diversi”, non previsti dalla Costituzione: «Qui non vogliamo invertiti»: Pajetta era un comunista che pagò di persona le sue idee, passando la giovinezza in galera in quanto antifascista, mica si iscrisse al Pci per fare carriera, come Rodotà, transfuga dal Pri).
          Però vedete quel che è successo ultimamente in Francia (vi abbiamo accennato qui su Nusquamia in Politicamente scorretto: manifestazione a Bordeaux contro il matrimonio gaio): i normoscopanti hanno protestato, ma hanno prevalso i diversamente scopanti. Vedete quel che è successo recentemente negli Usa, dove la Corte Suprema si è pronunciata contro il Defence Marriage Act (DOMA), la legge federale americana secondo cui il matrimonio è solo tra uomo e donna. Malaparte aveva profetizzato che sarebbe arrivato il giorno in cui gli invertiti (allora si diceva così) avrebbero partorito con il culo. Stiamo avvicinandoci a questo traguardo progressivo a passi da gigante: oggi l’utero in affitto, domani il trapianto del feto nel culo, opportunamente attrezzato. Si dirà che è una coquista “democratica”.
          Ultimamente, la municipalità di Bergamo ha preso contatto con il mondo Lgbt (lesbiche, gay, bissessuali e transgender), il Comune di Curno si affretta a fare la stessa cosa, come ha annunciato il consigliere Bellezza nella seduta di Consiglio di fine luglio. Possiamo impedirglielo? No. Perché è in atto una inarrestabile, irresistibile spinta all’autodistruzione, per cui giustamente, secondo me, gl’islamici ci disprezzano: non abbiamo più una struttura morale. Parimenti c’è una spinta all’appecoramento, promosso dall’alto come “condivisione”, e anche questo è un fenomeno evolutivo a entropia rapidamente crescente. Come dice il poeta Baudelaire:

          C’est le diable qui tient les fils qui nous remuent!
          Aux objets répugnants nous trouvons des appas;
          Chaque jour vers l’Enfer nous descendons d’un pas,
          Sans horreur, à travers les ténèbres qui puent.

          Cioè:

          Regge il diavolo i fili che ci muovono.
          Un fascino noi troviamo in ogni cosa ripugnante.
          Ogni giorno senza orrore, tra il puzzo delle tenebre,
          di un passo verso l’Inferno discendiamo.
          (trad. di Luigi de Nardis)

          Avete mai visto quel documentario sui topi che si suicidano in massa gettandosi dalle scogliere dell’Australia? Ebbene, possiamo studiare questi fenomeni di corruzione, ma non sarà una manifestazione di normoscopanti ad arrestarli (la manifestazione, di recente riscoperta da Berlusconi, è — fra l’altro — uno strumento superato, a meno che non si trasformi in rivolta, o rivoluzione). Possiamo studiare il fenomeno, preparare un contrattacco culturale. Questo è tutto: in attesa che vengano i barbari a salvarci, forse:

          Ribadisco quel che ho scritto altre volte: per me il popolo gaio può fare in privato quello che vuole, ma non può pretendere diritti speciali che non sono scritti nella Costituzione, non può pretendere uno status giuridico e tutele particolari che tolgano il pane di bocca alla famiglia naturale. Soprattutto la lobby gaia non può pretendere d’instaurare un regime discriminatorio nei confronti dei normoscopanti. Tremo all’idea di vedere gli striscioni e i manifesti che annunciano l’incombenza del “Festival dell’inculata democratica e condivisa”.

          Termino con una considerazione di carattere personale, che riguarda me solo, senza alcuna pretesa “partecipativa”. Ebbene, non ho paura della morte, ma vivo nel terrore di dover vedere questo sfacelo, prima di morire. Da ragazzo sognavo il mondo nuovo, gli uomini liberati dalla schiavitù del lavoro e dalla superstizione, grazie alla scienza. Pensavo che avrei potuto vedere, e godere, di qualcosa del genere. Ecco, invece, come dice il poeta: «Questo di tanta speme oggi mi resta!». Il lezzo del culo.

      • Giulio Fustinoni permalink

        Non credo che De Gregori abbia approfondito certi e sorprendenti aspetti che sono qui emersi e che fanno effettivamente riflettere: ha intuito che in questa sinistra la deriva totalitaria è all’orizzonte, e si è ribellato. Il difetto di tale posizione è che non ha esternato dei perché concreti e obiettivamente riscontrabili, come invece qui è avvenuto, onde la sua posizione rischia di essere opinabile, un’opinione come un’altra. Col rischio di far diventare opinione la prassi liberticida degli impiegatucoli epigoni del comunismo: stiamo allevandoci in casa gli aspiranti futuri kapò dei gulag, laddove, per contrappasso, verrà inevitabilmente rinchiuso anche il comunque (per loro) pericoloso psichiatra di corte.

      • Kamella Scemì permalink

        Il comportamento anomalo dello psichiatra di corte e dei suoi asseveranti amici, che va inserito nello stesso quadro delle vicende giudiziarie e para-giudiziarie di questi ultimi giorni, rimanda ancora una volta alla cosiddetta questione antropologica, a quel mutamento radicale della nozione “classica” di natura umana che ha superato da tempo i confini del dibattito specialistico con ricadute più che mai concrete, dalla sfera legislativa e politica a quella del costume e della vita quotidiana. La questione è grave perché riguarda la libertà, di ciascuno e delle comunità in cui questi vive ed opera.
        È presente oggi nella società un’idea di libertà absoluta, svincolata da ogni rapporto, puro feeling individuale, cioè una libertà come «pratica di diritti», la cui richiesta si allarga a dismisura.
        Dall’altra parte c’è anche la presenza di una visione riduzionista dell’uomo influenzata dalle scienze, che svaluta o nega tout court la possibilità di un agire veramente libero. In entrambi i casi la libertà non è intesa come qualcosa di originario, ma di costruito: l’uomo è libero quando gli vengono riconosciuti certi diritti, quindi è il riconoscimento da parte dello Stato che fonda la sua libertà; oppure questa è l’esito di dinamiche puramente naturali. Al fondo di tale apparente contraddizione c’è quindi un elemento comune, il non intendere la libertà come una irriducibilità originaria.
        In questo senso si spiega la sconsolante diagnosi dello psichiatra di corte e la viva e vibrante soddisfazione degli scodinzolanti viveurs della serra: la sentenza-diagnosi del principe degli psichiatri mette fuori dal consorzio civile il dott. Angelo Gandolfi, per cacata carta, come direbbe Aristide, e, per altro verso, il fatto naturale “constatato”, la pazzia, consegue lo stesso effetto. Noi cristiani, invece, crediamo di essere dati a noi stessi e che la nostra libertà non è “costruita” da noi o dal potere culturale. La libertà è, al contrario, uno dei modi più interessanti, più stringenti in cui l’uomo si può accorgere del mistero della vita, dell’infinita varietà di suoni ricavabili dal suo spartito, di qualcosa cioè che supera l’uomo e in rapporto al quale scopre in se stesso una capacità di apertura che non è riconducibile a qualsiasi altro antecedente.
        Questo, a mio avviso, è il significato profondo di quanto accaduto la sera del 29 luglio scorso, durante la riunione del Consiglio comunale di Curno.

      • Vox populi permalink

        Hai ragione, caro Manuèl quando dici che “solo il Maffeis, genero di un sant’uomo, ha messo il capino fuori dal guscio, promettendo quegli sfracelli che regolarmente non si sono verificati. Ma almeno ha detto che le cose così non andavano. Adesso vanno bene anche a lui?”.
        No, che non gli vanno affatto bene!, e sta pagando duramente quell’uscita non autorizzata fuori dall’allevamento…
        Questa è la loro “democrazia”, quella del Pedretti, del Locatelli e dei Cortigiani, voglio dire.
        Ma anche quella, parimenti familistica, della troupe attualmente al potere.

    • Antonietta permalink

      Dice chi ha assistito al Consiglio in questione, tra i quali lo stesso Aristide, che nell’intervento di Angelo Gandolfi ha preso corpo la passione per la politica, che ha acquistato anche colore ed eco: il sindaco nella boulé, dinanzi al sinedrio degli interessi più disparati, compresi quelli psichiatrici di molti, a indicare il bene comune dei suoi concittadini traendolo dai numeri del bilancio di previsione.
      Un vero sindaco fra i lisi mestatori della politichetta, un sindaco della carne e del cuore, dello sguardo brillante che ci rimanda a ciò che è vero e ciò che è falso, che spende per i suoi concittadini sino all’ultima stilla di energia, un sindaco-fratello, ecco la parola. Peccato che tutto questo lo si sappia per sentito dire, per riferito, per facilmente alterabile o sviabile vocem populi. Ma è sempre stato così, l’Angelo, è il suo bello e il suo brutto, e in questo principalmente sta la sua spiacevole, mancata e rimpianta riconferma.

  9. Stupendo Francesco De Gregori

    Bersani De Gregori
    Francesco De Gregori con l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, alla festa democratica di Pesaro il 27 agosto 2011.

    Quel che leggete qui sotto non l’ha scritto Aristide, ma lo afferma Francesco De Gregori, «cantautore politico per eccellenza», autore de La storia siamo noi, per anni colonna sonora dei congressi della sinistra italiana, in una intervista al Corriere della Sera, De Gregori: non voto più. La mia sinistra si è persa tra slow food e No Tav

    [La sinistra italiana] è un arco cangiante che va dall’idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Che agita in continuazione i feticci del “politicamente corretto”, una moda americana di trent’anni fa, e della “Costituzione più bella del mondo”. Che si commuove per lo slow food e poi magari, “en passant”, strizza l’occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini. Tutto questo non è facile da capire, almeno per me».

    Io non voto più per la sinistra dal tempo di Occhetto. Dicevo ai miei amici: mettono la quercia e in basso, in piccolo, la falce e il martello, poi li rimpiccioliranno ancora, poi li faranno scomparire del tutto. Avevo ragione, sul piano della realtà percepibile con i sensi (il rimpicciolimento e la scomparsa dei simboli del lavoro) e sul piano metaforico (il tradimento della classe operaia). Occhetto faceva il fico, baciava la moglie Aureliana Alberici in favore del fotografo dell’Espresso, fece quella buffonata di governo-ombra, per mostrarsi anglosassone e nominò la moglie ministro ombra dell’istruzione. Stava a Capalbio, ma si comportava come ci si comporta a Curno. FAceva schifo, con quelle baggianate di “sinistra dei club”, con quell’apertura alla cosiddetta e stramaledetta “società civile”, con l’appecoramento al finanziare affossa-Olivetti Carlo De Benedetti (allora non ancora svizzero). Mi vanto di aver capito tutto, tanti anni fa. Per un po’ di tempo votai scheda bianca (anzi: nulla, perché scrivevo nella scheda elettorale piccole sentenze latine e greche), poi votai per la Lega, quand’era un partito popolare, poi il Pedretti, quindi l’indifferenza etica dei ganassa di partito, infine il disprezzo dimostrato da Bobomaroni & Salvini per il popolo di Curno mi hanno indotto a esprimere un giudizio sulla Lega orma irreversibile, ovviamente molto negativo. Il mio è un voto deciso caso per caso, per salvare il salvabile, ammesso che qualcosa si possa salvare.

    • So anch’io perché De Gregori non vota più: osservate come guarda la faccia da gioppino del saltimbanco di Piacenza… Votare quello lì? Ma che, son scemo? sembra che si chieda l’impegnato (a sinistra) cantautore.

      • Non credo che De Gregori sia scontento, in particolare, di Bersani. Poiché, se si legge l’intervista, pare che De Gregori dica proprio le cose che Aristide va ripetendo in questo diario, mi permetto d’interpretarlo: lui non ce l’ha con Bersani. Lui ce l’ha con la svendita dei principi fondanti della sinistra, con questo gioco di prestigiditazione per cui, al posto dell’ansia di giustizia sociale, si è posta l’ansia del politicamente corretto, invece della dialettica engelsiana assistiamo all’esaltazione di quella grandisima stronzata che è la “cultura dell’ascolto”, invece delle riforme strutturali si pretende di riformare la natura dell’uomo, per arrivare tendenzialmente al giorno in cui i maschi invertiti partoriranno con il culo (mi pare che di questa frontiera del progresso parlasse già Malaparte). De Gregori ce l’ha con coloro che si presentano come innovatori, ma non muovono un dito per innovare le cose che varrebbe la pena innovare, e considerano intoccabile «un sindacalismo di vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità». Quante volte su Nusquamia non abbiamo additato nella sacralità delle masse impiegatizie inerti una delle remore principali al rinnovamento, quello vero, quello efficace? Ovvio che bisognerebbe dare una bella strigliata anche alla finanza, altro che! Ma questo non è lo specifico della sinistra, quella non la possono riformare, con quella bisognerebbe fare una guerra, ci vogliono le cannoniere (anche in senso proprio, se un giorno ci garberà d’imporre i dazi e rispondere colpo su colpo all’aggressione mercantile). Ma poi che cosa hanno fatto lorsignori contro l’alta finanza, contro l’economia di carta? Vi si alleano, si preparano a ricevere con tutti gli onori Renzi, che non è uomo dell’alta finanza, ma è il loro stallone ruffiano. Così come sono alleati con quegli altri figli ‘e ‘ndrocchia della burocrazia di fascia alta. Non a caso De Gregori ce l’ha con Veltroni, esattamente come Aristide. Perciò, stanti queste somiglianze, mi permetto d’interpretare De Gregori: più che con Bersani, che del resto mi pare fuori gioco, lui ce l’ha con gente come Renzi, che è tutt’altro che fuori gioco.

      • Adamavatar permalink

        Mi piacerebbe che ogni sensibilità artistica si impegnasse, in una continua ricerca di verità, soltanto a favore del popolo e delle sue libertà. Ciò che ormai è irrimediabilmente in contrasto con ciò che fanno (e spesso rubacchiano) i partiti.

    • I renzisti si agitano sul caso De Gregori

      C’era da aspettarselo. Ecco un gruppo di deputati renzisti che si agitano, come fossero assessorucoli di paese, sempre in agguato, sempre pronti a cogliere l’occasione per apparire, sempre con il ditino pronto a scattare sul gingillino elettronico, per chiamare il giornalista culilinguo e dargli la grande notizia: “Io esisto!”. Leggiamo dunque sul Corriere della Sera il seguente articolo: I renziani: «De Gregori, non possiamo credere che tu sia invecchiato così male».
      Ma come si permettono? Uno esprime una critica, e questi in quattro e quattr’otto gli dànno del mal vissuto. Io non so se questi renzini che hanno firmato la lettera-manifesto teoricamente indirizzata a De Gregori siano giovani o vecchi, ma me li immagino relativamente giovani. Soprattutto, me li immagino rampanti, schifosamente e aziendalisticamente rampanti. (Non dimentichiamo tuttavia che si è giovani a vent’anni: non facciamo come quel patetico paesanotto, quello denunciato e umiliato dal Pedretti, che per entrare in politica ed evitare di lavorare non smette di proclamare con tono querulo il suo “largo ai giovani”, cioè “largo a me”; e così dicendo si avvia a una poco dignitosa vecchiaia.) Ebbene, questi renzisti rampanti, ammesso che siano giovani, sono mal vissuti ancora prima di vivere. Sono zombi telecomandati dalle multinazionali, come la McKinsey, per esempio, anche se non lo sanno: è come se avessero un ‘chip’, una “scheggia” di materiale semiconduttore, contenente un microcircuito in grado di condizionare il cervello, impiantato sotto pelle, come improvvidamente favoleggiavano alcuni grillini.
      Ecco l’incipit della lettera-manifesto, in stile untuoso-veltroniano, che hanno pretestuosamente inviato al cantautore, la quale in sostanza significa “È Bersani che ha sbagliato tutto; tu, De Gregori, non guardare a Bersani, ma rivolgiti con fiducia a noi, che siamo la via, la verità, la vita”:

      Caro maestro, ti preghiamo di riprovare a crederci, di tornare a leggere i giornali, di ricominciare a seguire la politica e il Partito democratico. Noi conserveremo l’intervista, la ricorderemo come un errore e una critica eccessiva, tenendo a mente che non è da un calcio di rigore sbagliato che si giudica un giocatore.

      Come diceva Jean-Paul Sartre in questi casi? Salauds! Cioè: “Sporcaccioni!”.

      • A.d.G. permalink

        Siamo di nuovo qua: la sinistra è sull’orlo del baratro ideologico, rifiuta di ascoltare il grido di dolore dei suoi intellettuali deridendoli e facendoli sembrare fuori dai tempi… Film già visto negli anni 50/60 durante le invasioni sovietiche a Budapest e a Praga, anche allora gli intellettuali dissentirono e gridarono a gran voce. Molti se ne andarono sbattendo la porta e… si è visto come è andata! Soldi, potere e ambizione sono le accuse che la sinistra ha sempre fatto agli avversari non accorgendosi di invidiare loro il potere, i soldi e le ambizioni. Non accorgendosi che senza intellettuali si finisce per cozzare (o meglio “Crozzare”) contro il muro della logica e della coerenza. Ad ognuno il suo ruolo, senza “testa” non si va da nessuna parte, come senza “braccia”!
        Non si governa senza un percorso serio, riflettuto e ragionato davanti, non si governa con la sola ricerca dell’autocompiacimento.
        Abbiamo davanti periodi intensi ma molto interessanti: prepariamoci!
        A.d.G
        (co-fondatore del G.F.T.S.)

      • Sbazzeguti Pepito permalink

        Nella sostanza e riassumendo, dopo la lettura del tutto, mi pare di aver capito questo: 1) la sinistra sindachessa Serra, non ancora destinataria dei versi salmistrati, fa esporre al Max Conti nella pubblica bacheca del Partito (PCC) un volantino targato PD, nel quale sono riportate affermazioni di principio attribuite a Papa Francesco, il cui senso, però, potrebbe essere argomentatamente diverso; 2) in una cosiddetta assemblea pubblica (detta anche consiglio aperto), buona per ingannare i fessi – che potrebbero anche essere molti -, viene proclamata solennemente la necessità di aumentare le tasse per i mancati versamenti statali; 3) in Consiglio comunale salta fuori che son tutte bugie: lo Stato ha versato la solita cifra, pur sotto causali diverse, e questi qui, in un momento tragico come questo, hanno aumentato le tasse per spendersene i soldi come meglio credono; 4) le esumazioni già fatte pagare ai privati interessati vengono fatte ripagare a tutti i cittadini, senza che peraltro siano state ancora eseguite; 5) salta fuori anche una “strana” situazione legata alla raccolta dei rifiuti, con sospetti agganci politicanti di colorazione comunista e leghista che danno corpo materiale al patto serra-pedrettesco; 6) scoperchiato il puzzolente vaso, ecco la sollevazione generale della Serra e dei suoi leccascarpe, con esibizione dello psichiatra di corte il quale lì per lì, con l’augusta condivisione degl’ignobili, diagnostica al Gandolfi una situazione di squilibrio psichiatrico tale da provocarne l’internamento in un manicomio (essendo stati aboliti, leggi: gulag); 7) per gli scopi culturali di questo sito, di là dallo scandaloso comportamento dei “sovietici”, emerge eclatante a tal punto il contrasto fra quanto santamente proclamato nel manifesto, quasi che il Papa fosse iscritto al PCC, e i fatti accertati e succeduti, ciò che induce a rilevare un serio problema di giustizia ai vertici come agli inferi dello Stato nazionale italiano, sotto ogni aspetto e Curno inclusa; 8) insita nel presente articolo e nei relativi commenti una seria analisi al riguardo, alla quale non è in grado di partecipare alcun esponente dei bugiardi, evidentemente occupati, dopo gli schizzi della grandinata gandolfiana, a rilustrarsi reciprocamente le scarpe con mezzi vari (Max Conti pretende di occuparsi contemporaneamente di quelle del Papa e del Memorioso). .
        Ho capito bene?

        • Doverose precisazioni, a norma di cacata carta

          Lei si domanda se la sua vision (come dicono i coglionazzi aziendalisti: cioè, la sua concezione, o interpretazione) di alcuni recenti passaggi dell’amministrazione serrana siano corretti. Per quel poco che può valere il mio parere, credo che lei abbia capito benissimo l’andazzo. Però le sue espressioni sono un po’ tranchant. Sapendo con quanta acribia gli aziendalsimilprogressisti siano cultori, alla lettera, delle cacate carte, noi abbiamo il dovere di circoscrivere i significati e precisare.
          Per esempio, l’assemblea pubblica tenutasi una settimana prima della seduta di Consiglio comunale non era un Consiglio aperto, come quella che si tenne mesi fa, subito dopo la vittoria elettorale dei serrani, quando dovevano raccontarci quanto bella Curno fosse sul punto di diventare. A norma di cacata carta (se ricordo bene: i copropapirologi professionisti mi correggano, se sbaglio), un Consiglio aperto è una seduta di Consiglio al termine del quale il pubblico può prendere la parola.
          Non credo che lo Stato abbia versato al comune di Curno la solita cifra, credo che abbia versato una cifra inferiore. Gli aziendalsimilprogressisti non hanno dunque mentito sull’importo del trasferimento statale, ma hanno dato per scontato che, se lo Stato eroga una cifra inferiore, il Comune debba tassare i cittadini per coprire il differenziale tra entrate auspicate ed entrate effettive. Invece, ragionando correttamente, il discorso potrebbe essere: lo Stato mi dà meno quattrini perché io prenda in considerazione l’idea di spendere meno, dunque io spenderò di meno.
          Ma da quest’orecchio, cioè riguardo alla possibilità di diminuire le spese, gli aziendalsimilprogressisti non ci sentono (a meno che non si tratti di tagliare il servizio di accompagnamento scolastico). Per esempio, dànno per scontato che il Bibliomostro debba continuare a incombere sul destino dei cittadini. Quindi fanno il discorso, assolutamente sensato, che un edificio si ammalora, se non si procede alle necessarie manutenzioni (il discorso era riferito al Bibliomostro). Vecchio trucco, quello di dire una cosa giusta per far passare un ragionamento sbagliato: ma noi, che non siamo scemi, non neghiamo la premessa giusta del ragionamento sbagliato. Neghiamo invece il ragionamento sbagliato. Neghiamo, cioè, che noi si debba tenere sul groppone il Bibliomostro, consapevoli come siamo che non possiamo permetterci quell’opera faraonica. Dunque il partito migliore sarebbe quello di attivarsi (con le banche, con le società di ingegneria, con i mediatori-intrallazzatori, che potrebbero girare l’orrendo edificio sui conti dell’Expo 2015, facendo oltretutto un buon affare e rimpinguando le casse del Comune ecc.).
          Riguardo all’appalto dei rifiuti, lei non è l’unico a nutrire perplessità: tuttavia, in assenza di riscontri concreti, non possiamo affermare che il terreno è stato pasturato politicamente. Possiamo tuttavia denunciare l’assenza di prudenza, da parte degli aziendalsimilprogressisti, nella gestione dell’affaire. Questo è tutto quello che possiamo dire, a norma di cacata carta. E noi sappiamo che, in fatto di cacate carte, gli aziendalsimilprogressisti non transigono, non fanno sconti a nessuno.
          Sono perfettamente d’accordo, invece, sul carattere stomachevole di appropriazione dei contenuti della predicazione del pontefice da parte della miserella e impedrettata sezione del Pd locale. Per giunta hanno osato plaudire a Papa Francesco sul tema dell’indifferenza, proprio loro che hanno disonorato il borgo con la propria indifferenza etica, riguardo alle ben note intemperanze pedrettesche, loro che loro hanno cercato di assolvere il Pedretti, ed autoassolversi, con il concorso di giornalisti culilingui. Hanno osato plaudire a Papa Francesco che condannava l’egoismo proprio coloro che hanno svenduto gli ideali della nobile tradizione del socialismo umanitario ai crudeli e stolidamente egoistici aziendalisti che, come serpi, si sono insinuati nel Pd locale. Nello stesso tempo, però, hanno trattato molto bene, da capitalisti provetti, la vendita della licenza di un bar che era una cooperativa di compagni, che dei proventi di quella vendita avrebbero potuto essere percettori parziali: non dico a norma di cacata carta, ma sull’onda di un sentimento di generosità che questi sepolcri imbiancati non conoscono.

      • Gastone, col pieno di gas permalink

        Grande Aristide! Se non ci fosse bisognerebbe inventarla!.
        Io, devoto di Lavoisier, ammiro la Sua conoscenza umanistica, con la quale affianca e supporta quella scientifica.
        Mi permetta un paragone: rivolgersi a lei e con lei discutere o tenzonare mi ricorda la meravigliosa figura del libraio sotto casa che sapeva accogliere ed esaudire i desideri degli aspiranti lettori, specialmente dei clienti un po’ ingenui, sprovveduti e anche male in arnese, coi quali si intratteneva non nascondendo affatto la sua portentosa conoscenza, ma con essa affascinandoli.
        Sul momento, chi stava ad ascoltare costoro poteva sorridere o mettersi le mani nei capelli, ma soprattutto poteva rendersi conto di quanto fosse sempre più difficile, e perciò affascinante, il “mestiere”, si fa per dire, del “libraio” e di come egli debba spesso esercitare le virtù somme della pazienza e della cortesia di fronte a un’indistinta massa (i comunisti e i socialisti umanitari questa volta non c’entrano) di “clienti” che pongono le domande e le osservazioni più imprevedibili, spesso inficiate dal pregiudizio.
        [Poiché i librai che lei dice — ha perfettamente ragione — sono scomparsi, personalmente mi sono ridotto ad acquistare i libri via Amazon, come le signorine della borghesia provinciale dell’Italietta, le quali un secolo fa acquistavano i vestitini sul catalogo dei Grandi magazzini delle Galeries Lafayette di Parigi. Come siamo caduti in basso! Comunque, meglio quelle signorine di provincia, così sciocchine e potenziali peccatrici, che le sciacquette “progressiste” sempre alla ricerca di nuovi peccati, che non sanno peccare e hanno la presunzione di essere intelligenti in quanto “progressiste”. N.d.Ar.]

        Leggendo i suoi articoli e i relativi commenti, però, egregio Aristide, può anche venire il dubbio che i “clienti” più informati, preparati, intelligenti siano passati per i loro “acquisti” dalle librerie fisiche a “librerie” virtuali come la sua, e che le librerie “in carne e ossa”, cioè i luoghi tradizionali di dibattito culturale e politico, fra i quali, fuor di metafora, anche le librerie vere e proprie, siano frequentate sempre più da clienti occasionali, che non sanno bene quello che vogliono, divenendo così fin troppo facile preda di strumentalizzazioni..
        Naturalmente, non sarà proprio del tutto in questo modo, ma è un fatto che il tipo di “mercato” (lo chiamano stoltamente così, a fini di sviamento) che si è formato, la sovrabbondanza della produzione, l’arroganza, la superficialità e l’approssimazione con cui si inseguono le notizie, senza ben memorizzarle e metabolizzarle, ci rendono tutti più imprecisi o più confusi. Resta in ogni caso l’impressione che, per un motivo o per l’altro, stiano aumentando “in libreria” gli incontri ravvicinati con i clienti «del terzo tipo», che si potrebbero descrivere così: “clienti” imprecisi e confusi.
        Mettiamo pure da parte il “cliente” che denuncia un deficit d’istruzione ed è già tanto che metta piede in una “libreria”, la mitica sciùra Rusina a lei tanto cara, e che mai mi risulta aver messo piede nelle sue stanze. Lasciamola perdere, per carità.
        La categoria più frequente mi sembra sia quella del “cliente” che crede di sapere, ma in realtà non ha un’idea molto chiara di quello che vuole esattamente. Fornisce richieste vaghe, dati incompleti o addirittura sbagliati, che non sempre si riescono a precisare, neanche facendosi aiutare dai sacri testi, oltre che dal computer. Poi viene il “cliente” che ha sì un bisogno specifico, ma non sa formularlo in modo tale che la sua richiesta possa essere rapidamente tradotta in una scelta sicura e adatta ai suoi bisogni. C’è infine il cliente che ha un’idea molto generica del “libro” che desidera e cerca nel “libraio” un aiuto e un consiglio. È la rappresentazione tragica del cittadino odierno, e nemmeno specificamente curnense, della gran parte degli individui che stanno nelle nostre città e nei nostri paesi, che vorrebbero rivolgersi a una “libreria”, magari una come la sua, ma non riescono, non possono.
        È anche verso questo tipo di “clienti” che, a mio gasato parere, devono essere attivate le quattro virtù cardinali del “libraio”: ossia la capacità di informare, ascoltare, consigliare e persuadere. La competenza, la pazienza e l’amabilità sono qualità ugualmente indispensabili per formare una “clientela” che, rimanendo soddisfatta, resta fedele e anzi diventa essa stessa promotrice di quella “libreria”, perché la suggerisce ad altri. Dopotutto, non bisogna dimenticare che il cliente, prima di acquistare un libro, “compra” in un certo senso il libraio che glielo vende, cioè sceglie la libreria che, per il personale che ha e il servizio che svolge, gli dà maggiormente fiducia e la privilegia quindi rispetto ad altre, magari più dotate per altri aspetti, e non sempre positivi neppure quelli, come abbiamo avuto modo di constatare.
        È un fatto comunque che, d’ora in poi, si dovrà cercar di monitorare e seguire con più attenzione l’evoluzione della “clientela”: come stanno cambiando le esigenze e le attese, ma anche le modalità di approccio al “libro” (anche in senso biblico, se si vuole, “libro” sono certi suoi articoli), al testo, al quadro d’insieme generato dal concorso di dati, fatti, pareri e opinioni recati da persone diverse, i canali d’informazione, i comportamenti d’acquisto… Perché anche qui si gioca il futuro della “libreria”.
        Aristide, sindaco subito!
        [Eh no! Questo proprio no! Combattere con le pretese assessorili, dover ogni giorno rintuzzare i “buoni consigli” ecc. è impresa che va di là dalle mie forze. Soprattutto, è cosa che non mi appassiona.
        Mi appassionerebbe invece il ruolo di solutore d’inganni, o demistificatore, se vuole. Mi spingo oltre: non le nascondo che mi piacerebbe trasmettere la tecnica a un gruppo di giovani, in una sorta di Scuola di demistificazione. Ma senza patenti e diplomi, senza sovvenzioni — per carità! — e senza cacate carte. Ovviamente, senza secondi fini, come ne aveva invece la scuoletta di partito tirata su dalla dott.ssa Serra, per imporsi come candidata sindaco (“determinata”: così si disse entusiasticamente, dopo la sua designazione: cfr. Bergamo news) nel gruppo trasformista di Vivere Curno. Con tanto d’intervista rilasciata a Nando dalla Chiesa, da lei invitato alla scuoletta di Curno, in cui lei affermava che in giro ci saranno anche leghisti perbene, certo non a Curno. Poi però ha siglato il patto serrapedrettista. Senza cacate carte, dunque, e senza secondi fini, altrimenti va tutto in puttana sul nascere.
        N.d.Ar.]

        In alto il Gas! A terra il Tone!

      • Gas-tone... sprint permalink

        Quella della scuoletta è una bella idea, da approfondire e ampliare, in sostituzione del Bibliomostro, per esempio. E forse anche dei loculi cimiteriali fatti passare per edificio di nuove scuole elementari… Perché no?
        [Così però sarebbe “istituzionale”, con schifosissimo patrocinio assessorile. Io pensavo a qualcosa di antistituzionale. N.d.Ar.]

      • Sbazzeguti Pepito permalink

        Guardi Aristide che lei è ingegnere e io un semplice meccanico, sindaco in Padania, che si fa correggere i compiti dal prete, diventato senatore in quella sporca città che è Roma per la disperazione dei miei compagni, ma son mica scemo, e di conti qualcosa capisco: le dico che, a usmata di naso, i soldi ricevuti dallo Stato sono almeno uguali, distribuiti diversamente, ma dovrebbero o potrebbero essere anche di più. Per questo, se verificato, ovviamente, la decisione della Serra e dei suoi servi, psichiatra di corte compreso, sarebbe qualcosa di intollerabile, secondo me da codice penale sociale, se non quello giudiziario.

        • Ad fontes

          Non ho accesso alle fonti, ma ricordo bene che la dott.ssa Serra, nel corso dell’ultima seduta di Consiglio, manovrando la successione delle slàid di PowerPoint, mostrò, più di una volta, che le entrate da parte dello Stato erano quest’anno inferiori, ‘grosso modo’, in misura corrispondente all’importo dell’Imu che l’amministrazione serrana si sarebbe vista costretta ad aumentare. Ora, come ho affermato più di una volta, non mi faccio certo intimidire dai discorsetti assertivi e dalla retorica sc-sc scientifica delle slàid (il cui uso aziendalistico è tipicamente rispondente all’introduzione di una fallacia logica cosiddetta ‘ad reverentiam’). Ci mancherebbe altro che mi facessi infinocchiare da una retorica miserabile, per definizione, com’è miserabile e nauseabonda l’ideologia aziendalista, soprattutto quando sia importata nel paese del familismo amorale (in area protestante è sempre schifosa, ma nella sua schifezza è più dignitosa).
          Osservo tuttavia che la dott.ssa Serra dicendo quel che diceva ci metteva la faccia, lo diceva proprio lei, “personalmente di persona”, mica la ragioniera Raimunda Rizzo, come forse uno di noi si sarebbe aspettato (non sa manovrare le slàid? non è abbastanza assertiva o comunicativa?).
          Ora, caro Peppone, cioè Pepito Sbazzeguti, lei che «a usmata di naso» mi dice quel che mi dice, ci fa capire che la dott.ssa Serra si sarebbe fatta pizzicare su un dato facilmente contestabile. Francamente, mi sembra strano. Mentre non ho alcuna stima della dott.ssa Serra in quanto uomo (o donna, se preferisce) politico, mentre ho orrore per la sua indifferenza etica, vedo tuttavia che aziendalmente è ferrata, e molto sicura di sé, più della ragioniera Raimunda Rizzo, più della dott.ssa Gamba. Perciò quel che lei mi dice desta in me qualche meraviglia. Comunque, per controllare questo suo sospetto, bisognerebbe risalire alle fonti e verificare il metodo con cui sono stati aggregati i dati nelle diapositive sc-sc scientifiche di PowerPoint.
          P.S. – Il verbo “usmare” mi è sempre piaciuto. Lo metto in relazione — non so quanto giustamente — con il greco ὄζω, «emanare odore», da cui “ozono”, quel tipo di ossigeno (una forma allotropica) che emana un caratteristico odore pungente. Mi sa invece che adesso si dovranno consultare certe cacate carte, di caratteristico odore merdolino.

      • Kamella Scemì permalink

        Ringrazio sia @Diversamente che @S.Giuseppe per l’attenzione prestata allo scritto e per le gentili espressioni usate verso la mia persona. Le terrò care.
        Dopo aver reso omaggio al rigore della valutazione “di diversa…mente”, che in generale sottoscrivo, con riguardo all’ultimo commento in materia di libertà, quello di @S.Giuseppe, di natura più sociologica e maggiormente correlabile al mio, vorrei ricordare che, al paragrafo n. 1738 del Catechismo della Chiesa Cattolica, si dice testualmente che “la libertà si esercita nei rapporti fra gli esseri umani… e il diritto all’esercizio della libertà è un’esigenza inseparabile dalla dignità della persona umana,… onde esso deve essere civilmente riconosciuto e tutelato nei limiti del bene comune e dell’ordine pubblico”.
        A priori presumendo che il discorso pur polemico di Gandolfi non abbia inficiato né il bene comune dei cittadini curnensi né l’ordine pubblico (nulla consta di tutto ciò, che oltre tutto avrebbe avuto grande risonanza almeno sui giornali locali), appare evidente anche alla luce delle surriportate disposizioni la gravità dei comportamenti tenuti e tollerati dai componenti della maggioranza, della quale sostanzialmente fa parte, se non ho capito male, anche l’improvvisato e anomalo psichiatra “di corte”.
        [Su questo punto si veda la risposta seguente. N.d.Ar.]

        Non c’è dubbio che in quel frangente si è disconosciuta e violata la libertà esteriore di agire di Gandolfi, offendendo, di là dagli insulti in senso stretto, non ripresi dalla Sindachessa, la persona come tale. La sua libertà interiore di volere, ovviamente, è rimasta intatta, anche se ingiustamente provata, perché non è impedibile da nessuno.
        Ma la libertà di agire deve essere garantita proprio perché fonda il principio che ad ognuno deve essere data la possibilità di esprimere e realizzare fuori ciò che vuole dentro, a pena del dominio del più forte, anche attraverso forme di costrizione e asservimento, come si è tentato di fare quella drammatica sera in Consiglio comunale da parte del gruppo dominante, con la complicità, e questo è gravissimo segno indubitabile di propensione al totalitarismo, dei responsabili istituzionali, Sindachessa in testa.
        Il comportamento di Gandolfi era pienamente legittimo perché rispondeva comunque al criterio del bene morale e del bene comune, rispettando e promuovendo il bene della comunità, come riconosciuto dalla stessa Sindachessa, e non contraddicendo certo il bene morale né esprimendo diritti abusivi e contrastanti il bene comune. Quello tenuto si chiama tecnicamente comportamento repressivo… Ci pensino i signori viveurs.

        • L’aziendalismo della dott.ssa Serra e il metodo Stanislavskij dell’arch. Conti

          Lo «psichiatra di corte» (o di regime) in realtà è un medico, ma non uno psichiatra. È andato in escandescenze, nel corso dell’ultima riunione del Consiglio comunale curnense — il 29 luglio — prendendo a pretesto la lunghezza degl’interventi del Gandolfi. Lui, il medico, teoricamente sarebbe all’opposizione: l’amministrazione serrana, infatti, è formata da esponenti del gruppo Vivere Curno, nato dalla trasformazione del gruppo consiliare precedente, Insieme per cambiare Curno, con egemonia teoricamente del Pd. In realtà Vivere Curno, non meno del precedente ensemble, attraverso un sistema di scatole cinesi, è egemonizzato dal sistema delle “famiglie” di Curno, che da sempre rappresentano nel borgo interessi più grandi di loro.
          Rispetto a Insieme per cambiare Curno, la nuova cosiddetta lista civica Vivere Curno ha ritenuto opportuno darsi una verniciata di modernità, assumendo toni e burbanzosità aziendalistica: ha cooptato fra i suoi la dott.ssa Luisa Gamba, che ha introdotto la mistica “sc-sc scientifica” delle slàid di PowerPoint, ha sbandierato le lauree dei suoi componenti ecc. (Però poi, per dirla tutta, l’unica persona che dimostra di essere abile, se non altro sul piano della recita aziendalistica, è la dott.ssa Serra. La qualità degli altri assessori e consiglieri non mi sembra eccelsa. Un discorso a aprte merita l’arch. Vito Conti: cfr. infra.) Il segretario della sezione locale del Pd, Max conti, della famiglia dei Conti, è un aziendalista professionista e con autorevolezza aziendalistica ha benedetto la coalizione. Avviene talvolta che le famiglie si facciano la guerra, altre volte sono soltanto scaramucce. Adesso, in tempo di vacche magre, hanno stretto un patto: le famiglie contro tutti, perché non avvenga che il sistema delle famiglie sia cancellato, per sempre, quando i cittadini si accorgano che Gandolfi è l’amico del popolo. Perché non avvenga, cioè, che a Curno si faccia politica, invece di politichetta. Questo è dunque il momento della “condivisione”, teorizzata e praticata dalla dott.ssa Serra. Cioè, vige a Curno un regime di ammucchiata istituzionale.
          L’improvvisato psichiatra in realtà è un politico di risulta, ex Pci, ripescato in mancanza di meglio, e messo a capo di un frammento di coalizione targata Pdl, dopo che la nave del Pdl, improvvidamente comandata dal cap. Schettino, andò a incagliarsi sulle scogliere di Nusquamia. Il dott. Consolandi ne è perfettamente consapevole: quanto meno, si spera che ne sia consapevole. Quando si è presentato candidato sindaco, aveva promesso opposizione al regime che la Serra avrebbe instaurato a Curno, ma adesso in Consiglio si ammucchia. Per mostrare che lui, però, invece, nonostante le apparenze, ha uno spessore politico, ha preferito inveire contro Gandolfi, aggiungendo alla richiesta di una visita psichiatrica (alla quale Gandolfi avrebbe dovuto presentarsi spontaneamente: dunque è già un passo avanti rispetto all’auspicio di un Tso, auspicato dal gatto padano, scudiero della dott.ssa Serra, mai smentito) l’invettiva: «Ci hai rotto i coglioni!».
          Comunque — non è la prima volta che lo affermo — dovremmo evitare di sopravvalutare il ruolo della dott.ssa Serra. Certo, a lei piace mostrarsi determinata, si compiace di brandire la mordacchia, ci fulmina con i sorrisetti asseverativi, suoi sono certi temi d’impronta femminista e punitivi nei confronti dei normoscopanti, in salsa di “società civile”, che avrebbero dovuto caratterizzare il suo mandato e che per colpa, o per merito, di Nusquamia, si vede costretta a contenere, sentendosi sotto tiro: delle bibliomamme non si sente più parlare, per esempio; è stato invece gettato un ponte istituzionale con il mondo Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). Vero, ma forse, più che altro, perché resistere alle pressioni della lobby gaia è davvero impossibile. Tuttavia — questo è il punto — la dott.ssa Serra sta soltanto recitato una parte in commedia — direi, abbastanza bene, non c’è che dire — su un canovaccio che non ha preparato lei. Ho l’impressione che quel canovaccio sia stato pensato a Bergamo e che semmai nella sua tessitura abbia avuto una parte di qualche rilievo l’arch. Vito «Stanislavskij» Conti (così chiamato, «Stanislavskij», per via della recitazione teatrale dei suoi interventi in Aula consiliare). L’arch. Conti è il più furbo di tutti, sia come tessitore della trama della politichetta curnense, sia perché ha mandato avanti gli altri a sputtanarsi e intortarsi con le slàid di PowerPoint. Lui invece va sul sicuro, continua a recitare con metodo Stanislavskij. Anzi, pare che sia in partenza a New York per partecipare a uno stage di perfezionamento sul metodo di rrecitazione teatrale Stanislavskij [per i gatti padani: si pronuncia “stàa∫”, alla francese, e non “stèig”, all’inglese: per favore!].

      • Giulio Fustinoni permalink

        Precisa e puntuale come sempre la Sua analisi, egregio Aristide: meriterebbe davvero per completezza d’atmosfera in sottofondo una canzone di De Gregori, magari accompagnata dalla macerata lettura di qualche altra composizione del nostro poeta di corte, così come suggerito da @Armentarga, l’archeologo ed etnologo di Carona.
        Un appunto: mi perdoni, ma il problema della libertà, della troppo frequente violazione dei diritti umani nello strano paese di Curno, del presunto diritto “democratico” di esercitare il relativismo politico fino al totalitarismo, anche soltanto morale, Lei l’ha accantonato, non ne ha parlato… E non mi sembra un filone da poco nel momento in cui qualcuno, per aggiunta, avanza il sospetto dell’ennesimo taroccamento dei dati contabili, di false comunicazioni pubbliche, cui potrebbero far seguito altri falsi, solitamente nella disperazione dimenticandosi infatti ogni prudenza, compresa la saggezza popolare (pejo el tacon del buso).
        Vengo al merito del Suo commento/risposta alle osservazioni della teologa @Kamella Scemì che per ora, provvisoriamente, fortunatamente e fortunosamente abbiamo in prestito: Lei osserva con chirurgica precisione che il gruppo “Vivere Curno”, nato dalla trasformazione del gruppo consiliare precedente, “Insieme per cambiare Curno”, con egemonia teoricamente (è certo che debba esser “rifiutato” ogni altro tipo di egemonia?) del Pd, in realtà, “non meno del precedente ensemble, attraverso un sistema di scatole cinesi, è egemonizzato dal sistema delle “famiglie” di Curno, che da sempre rappresentano nel borgo interessi più grandi di loro”.
        Però, osservo, per replicare, tenere in vita e addirittura modernizzare un simile “sistema”, non certo bello ed elegante, per non dire mediterraneamente altro, servono persone capaci e valide, che sappiano dirigere e indirizzare.
        Lei stesso, per dirla tutta, di là dal teatrino comico – quanti comici! – delle lauree vere e fasulle dell’ensemble, che compattamente passa sopra al problemino addirittura contrattaccando con ignobile arroganza, ha individuato l’unica persona che dimostra di essere abile, se non altro sul piano della recita aziendalistica, e cioè la dott.ssa Serra, non apparendoLe la qualità degli altri assessori e consiglieri di gran spessore (un discorso a parte merita giustamente – abbiamo qui trattato della giustizia in senso lato, nevvero? – l’arch. Vito Conti: cfr. infra.).
        Lei giustamente precisa che “avviene talvolta che le famiglie si facciano la guerra, altre volte sono soltanto scaramucce; adesso, in tempo di vacche magre, hanno stretto un patto (ma ci sono anche altri patti in essere, vero?): le famiglie contro tutti, perché non avvenga che il sistema delle famiglie sia cancellato, per sempre, quando i cittadini si accorgano che Gandolfi è l’amico del popolo. Perché non avvenga, cioè, che a Curno si faccia politica, invece di politichetta. Questo è dunque il momento della “condivisione”, teorizzata e praticata dalla dott.ssa Serra. Cioè, vige a Curno un regime di ammucchiata istituzionale”, guidato e retto dalla Serra.
        Tragico, perfetto, sinistro, esemplarmente mediterraneo. Ma, come detto, per organizzare tutto questo, screzi familistici compresi, coordinandolo poi con altre pattuizioni, serve qualcuno che lo sappia fare, perché certamente non basta che le famiglie si radunino per pregare insieme davanti alle rispettive cappelle cimiteriali o alle tombe, così ripassando i rispettivi alberi genealogici e risvegliando gli antichi e magari intimi ricordi.
        A questo punto le domando gentilmente: relativizzando anche noi — Lei ed io — il problema, come si può “evitare di sopravvalutare il ruolo della dott.ssa Serra”, che è il perno dell’ipotizzato sistema curnomediterraneo, in cui tanto bene ha sguazzato l’omonimo del nostro grande poeta?. Starà anche soltanto recitando una parte in commedia — anch’io direi abbastanza bene, non c’è che dire — su un canovaccio che non ha preparato lei, un canovaccio pensato a Bergamo e nella cui tessitura potrebbe aver avuto una parte di qualche rilievo l’arch. Vito «Stanislavskij» Conti (così chiamato, «Stanislavskij», per via della recitazione teatrale dei suoi interventi in Aula consiliare). Tutto bene! Supponiamo che sia tutto esatto. Ma il perno effettivo del malato sistema curnense, e non certamente in modo inconsapevole – qui sta la differenza morale – è lei!. Questo non va dimenticato: non sopravvalutiamo, per carità, ma neppure sottovalutiamo, specie sotto l’aspetto morale ed etico.
        L’arch. Conti, il più furbo di tutti sia come tessitore della trama della politichetta curnense sia perché ha mandato avanti gli altri a sputtanarsi e intortarsi con le slàid di PowerPoint, va certamente sul sicuro, e altrettanto certamente continua a recitare con metodo Stanislavskij. Ma resta un figurante, anche se molto importante, anche se dalla presenza ossessiva e inquietante. Ma resta uno che palesemente recita. L’altra, oltre che recitare, agisce nel limite delle sue capacità con insita determinazione, che presso la brava gente viene chiamata in altro modo… inducendola a starsene alla larga.

        • Il dramma della dott.ssa Serra

          Rispondendo al quesito fondamentale del suo intervento – quale valutazione dobbiamo dare della dott.ssa Serra – la risposta, a mio parere, è che tale valutazione debba essere pessima. Perché la dott.ssa Serra, a differenza di Max Conti, per esempio – che ambisce ad essere fico, e nessuno capisce perché – avrebbe gli strumenti intellettuali e culturali per capire, avrebbe alle spalle anche un’educazione. Tutto ciò avrebbe dovuto fermarla nella sua folle corsa verso l’impedrettamento. Ma non è successo: la colpa è sua, della Serra, e solo sua.
          Ha cominciato a sbagliare – voglio sperare, in solitudine, senza che la Morelli la spingesse in questo senso – quindi per caparbietà, per non voler ammettere di aver preso una cantonata nel prendere le difese di un Pedretti che attenta all’art. 18 dei Diritti dell’Uomo, è precipitata nel baratro. Più di una volta le abbiamo lanciato una cima, da Testitrahus, perché risalisse la china, perché ponesse rimedio al suo errore, perché lei stessa si salvasse. Ma l’ambizione, la determinazione, l’astio antigandulfiano, la libido imperandi hanno obnubilato in lei ogni facoltà di discernimento, rimosso ogni remora, l’hanno resa sorda al severo richiamo etico di rispetto di principi che lei sarebbe la prima a proclamare, se non fosse così gravemente compromessa.
          La dott.ssa Serra è entrata nella parte aziendalista, e la sua recita è perfetta, non c’è che dire. Se non fosse per noi, forse sarebbe perfino riuscita a convincere i cittadini che, grazie a lei, Curno è un paese bello da vivere, nonostante la soppressione del servizio di trasporto scolastico, nonostante l’aumento dell’Imu ecc. Una slàid di PowerPoint di qua, un’intervista a un culilinguo di là: chissà, forse il gioco le sarebbe anche riuscito. Allora avrebbe potuto spiccare il volo, verso incarichi più importanti a Bergamo, in Lombardia, in Italia. Curno sarebbe stato per lei un trampolino di lancio. Perché è vero che la dott.ssa Serra per Curno è sprecata, è molte spanne al di sopra dei suoi assessori, per non parlare di Max Conti, del quale non so se ambisca ancora a diventare sindaco di Curno. In Consiglio fa tutto lei, la vediamo, giustamente, sofferente quando i consiglieri prendono la parola, la sentiamo correggere, precisare. Minimizza gli errori dei suoi collaboratori, ma si vede che i loro tentennamenti, la mancanza di determinazione, non le vanno a sangue.
          Guardate però in che condizione si trova. Si trova nella condizione di essere impedrettata, mentre finalmente la cittadinanza apre gli occhi sul Pedretti. Lei ha terrore del collasso politico del Pedretti, più del Pedretti stesso, [*] perché sa bene che noi non dimentichiamo. Noi non pretendiamo d’impersonare la memoria storica. Ma conserviamo memoria dell’ingiustizia e riteniamo che sia educativo, molto educativo, che chi ha sbagliato paghi.

          .
          ——————————————-
          [*] Il Pedretti è perfettamente consapevole del proprio collasso e rottamazione, in qualche modo comincia ad essere rassegnato, anche se continua a circolare senza certificato di rottamazione politica. Ma la colpa non è sua, è di Bobomaroni.

  10. Sempre a proposito di Francesco De Gregori, sentiamo questa bellissima canzone “di sinistra” cantata da Francesco De Gregori e Giovanna Marini (per la cronaca, moglie di Paolo Pietrangeli).

    Aziendalisti, vergogna!
    Pepito, dott.ssa Serra, Max Conti, giù la maschera!
    E tu; Renzi, beccati questa maledizione toscana, cantata da Caterina Bueno, grandissima cantante di sinistra.

    • Sempre a proposito di De Gregori, La casa di Hilde è per me una delle sue canzoni più belle: bella la musica, bello e semplice il racconto — una storia di contrabbando nel ricordo di un bambino, ambientata al confine con l’Austria: pare che sia una storia vera — bella e intensa la voce del cantautore.

  11. Mario permalink

    Cesare Mori diceva che la mafia è una vecchia puttana che ama strofinarsi cerimoniosamente alle Autorità per adularle, circuirle e…incastrarle. Ma questo non c’entra nulla con ciò di cui state trattando qui, senza dubbio, certamente, ovvio.

  12. Samuele permalink

    Ora stiamo a vedere se Max Conti è così sciocchino da togliere immediatamente lo scritto del Bepi, come aveva fatto l’ altra volta con quello scritto-stronzata, grande come una casa, in cui con atteggiamento da pallone gonfiato minacciava i parlamentari del PD nazionale e via dicendo [cioè, avrebbero dovuto recarsi a Curno, immeditamente, e rendere conto a lui, al Max Conti, della mancata elezione al sommo scranno della Repubblica del ‘farcimen murtatum’ felsineo. [*] N.d.Ar.] . Aveva fatto una bella figura di merda, sia per il contenuto sia per la corsa che aveva fatto nel far sparire il suo scritto dalla sua bacheca. Mi sa che questa mossa di Aristide Gandolfi, il Max Conti e il Bepi proprio non se l’aspettavano.
    [Dopo aver visto quel che abbiamo scritto su Nusquamia, forse se l’aspettavano. Ma dovevano prevederla prima, al momento in cui venne loro la bella idea di appropriarsi indebitamente delle parole del papa. Peggio per loro, comunque. N.d.Ar.]

    —————————————–
    [*] Nota linguistica, in onore della terza F – La mortadella prende il nome dal mirto: infatti, l’antenato della mortadella, una specie di polpettone insaporito con il mirto, prendeva il nome, appunto, di ‘farcimen murtatum’ (= “insaccato con mirto”).
    Nota bene – Occupandoci della mortadella, non abbiamo inteso stendere una nota enogastronomica: siamo cultori delle 3F, non vantiamo competenza in campo culinario. D’altra parte l’informazione enogastronomica è talmente inattendibile (trattasi perlopiù di markette, dove, cioè, la pubblicità viene gabbata per informazione “al servizio del cittadino”, che ci guardiamo bene dall’addentrarci sul suo terreno, perché correremmo il rischio di compromettere il nostro onore, qualora fossimo scambiati per informatori enogastronomici.
    [N.d. Ar.]

    • À la guerre comme à la guerre

      Qualunque cosa facciano — sia che mantengano una linea di “sobrietà” serrana, sia che ritirino il ta-tze bao — non si trovano in una condizione invidiabile.
      Potrebbero essere tentati di usare la carta dell’indignazione, ma gliela sconsiglio. Di che cosa s’indignerebbero? Del mancato rispetto di quale cacata legge? Una delle solite che s’inventano, immagino, quando se la cantano e se la suonano. Diranno forse che non è bello che noi si faccia un manifesto, affisso in una bacheca che è montata di fianco alla loro, di dileggio e condanna del loro ta-tze bao? Beh, abbiamo sfruttato un vantaggio di posizione. Non si può? Lorsignori non hanno forse profittato largamente delle entrature delle quali godevano nel giornalismo anglorobicosassone? Quello sì che fu sleale, ma noi sopportammo, in ottemperanza alla “legge di De Gasperi”.
      Oppure oseranno ancora una volta affermare che certe cose sono acqua passata, che sono cose che abbiamo già detto? È un argomento del piffero: repetita juvant. E poi saremo pure liberi di dire quel che ci piace — fatto salvo il rispetto delle leggi — quante volte ci piace, nel linguaggio che ci piace e financo nella lingua che ci piace? Ebbero da dire perfino quando facemmo circolare un volantino in bergamasco. Sappiate, signori aziendalsimilprogressisti, che se ci piacerà di scrivere una bolla di condanna (non papale) della vostra indifferenza etica in latino lo faremo. Non c’è cacata legge alla quale possiate appellarvi per impedircelo.
      O invocheranno il diritto all’oblio? L’oblio viene dopo il perdono, ma prima dovete farvi perdonare, cari signori.

      Ma, alla fine di tutto, c’è il fatto, signori, che siamo in guerra. Altro che condivisione: à la guerre comme à la guerre. Noi siamo onestamente faziosi e combattiamo onestamente. Voi siete ipocritamente sobri e usate mezzi sleali, come quando vi siete avvantaggiati del furto di verità perpetrato dall’Eco di Bergamo. Ricordate? Una sera di fine dicembre 2009 si tenne una seduta di Consiglio, la giornalista era presente, le querule giustificazioni del Pedretti furono smontate mediante documentazione probante, ma i lettori del giornale non ne seppero niente. Mentre erano tenuti al corrente degli attacchi del Pedretti a Gandolfi. Voi vi avvantaggiaste di quel furto di verità, perché di lì cominciava il vostro percorso di impedrettamento, tant’è che definiste il Pedretti “capro espiatorio”, quando fu destituito dalla carica di vicesindaco. Lo stesso giornale, allora a direzione catto-leghista, affermò che noi eravamo perditempo: quando combattevamo una lotta di civiltà lasciava intendere che il contenzioso con il Pedretti fosse una lite di pollaio, proprio come dicevate voi, che pretendevate di essere superiori, e vi comportavate come i personaggi “istituzionali” del film Il nastro bianco.
      Non siete stati leali quando, in seguito, imponeste la mordacchia a Gandolfi, perché capiste che stava producendo — in Consiglio — documenti che avrebbero messo in cattiva luce il vostro impedrettamento e i successivi tentativi di eversione dell’amministrazione Gandolfi, in forza del patto serrapedrettista.
      Vi risparmio gli altri numerosi esempi che testimoniano la vostra slealtà. Arrivo alla conclusione: non mi verrete a dire che è stata una missione di pace l’eversione dell’amministrazione Gandolfi, quaranta giorni prima della scadenza del mandato naturale, quando la dott.ssa Serra trotterellava dietro un Pedretti gongolante che guidava in Municipio il drappello dei consiglieri dimissionari, compreso l’assessore Locatelli?
      Pepito el memorioso e Max Conti godevano, allora, se non sbaglio, insieme al Pedretti che lanciava da Bergamo news il suo messaggio anglorobico “Gandolfi: game over”. Come poi sia andata a finire, per il Pedretti, è sotto gli occhi di tutti. Come andrà a finire con il Max Conti e la dott.ssa Serra, è quel che vedremo. Buone vacanze e, se potete: penitenzàgite!
      Mi sa che adesso la legge di De Gasperi dovete applicarla voi.

    • Ho modificato la nota che avevo apposto al commento di Samuele, chiarendo meglio perché — essendomi occupato di mortadella — non intendevo tuttavia impancarmi a “giornalista enogastronomico” (pussa via!).

    • Adriana permalink

      Lo toglierà, lo toglierà non appena la portata dell’errore si sarà fatta insopportabile, specie se accompagnata dalla sottolineatura delle tremende contraddizioni che vanno profilandosi.

  13. Povero Pedretti (chiedo scusa ai lettori) permalink

    Chiedo scusa ai lettori di Nusquamia se apro una piccola parentesi, meritatamente piccola, per aggiornarvi sull’ultima irresistibile perla del Pedretti.
    Leggiamo sulla sua pagina Facebook, che emana tristezza e povertà assoluta di contenuti, e politicamente (per modo di dire) fermo ai ruttini e alle slurpatine ai “superiori”.
    https://www.facebook.com/pages/Roberto-Pedretti/100126231147

    L’ultima sua frase è autobiografica al 100%:
    “A volte bisogna solo aver la pazienza di aspettare. Quando un ignorante ti insulta, evitalo. La sua ignoranza non lo porterà lontano.”

    Lei Pedretti ha perfettamente ragione, abbiamo pazientato parecchio, anni direi, sopportando per molto, troppo tempo le sue azioni che con la politica non c’entravano un bel niente.
    Lei ha insultato, direttamente o indirettamente, singoli e cittadinanza intera.
    Anche in modo ignorante, ricordiamo “Tibet free” e i modi educati per come salutava per strada le persone che avevano la grazia di non pensarla esattamente come lei.
    Ricordiamo le telefonate indebitatamente fatte in comune, la tentata sciagurata ispezione alla moschea con le rischiose conseguenze per tutto il paese di Curno, gli allegri rimborsi in regione, l’elenco è lungo….vuole che continui?
    Evitare gli ignoranti? Verissimo, intorno a lei c’è quasi il vuoto pneumatico, abbiamo visto che a parte i serrani, in primis il Max Conti, tutti gli altri la evitano.
    Per la verità altri vorrebbero incontrarla da vicino, da molto vicino, ma lei prudentemente certe persone le evita.
    Perfetta la chiusura: lei non solo non andrà lontano, addirittura sta arretrando o meglio sprofondando nel materiale organico che per tanto tempo lei ha contribuito a spargere con generosità a destra e a manca.
    Scrive poco ultimamente geometra Pedretti, il suo adorato Conte zio, il Calderoli, non comizia?
    Niente tergitura in questo periodo?
    Niente foto usate come salviettine umidificate?
    Le carte TAROCCO sono terminate?
    Allora siete proprio 4 gatti in sezione a Curno, come procede la campagna tesseramento del Marco Belotti?
    Per convincere i nuovi tesserati sui suoi grandi propositi, il Belotti informa subito della sua speciale investitura a segretario e di come ha ricevuto i gradi?
    Ma siamo ad agosto e tutti, più o meno meritatamente, pensano alle ferie, meglio così, comunque se lei decidesse di deliziarsi con altre sue perlate noi attendiamo con simpatia, quattro risate e un po’ di buon umore fanno bene a tutti.

    • Adriana permalink

      Vedo che lei non è a conoscenza della notizia-bomba: con grande imbarazzo del Calderoli, che sarà testimone alle nozze, fra il Perdetti e la Kyengé è scoppiato il colpo di fulmine.
      Non appena sistemate tutte le rispettive faccende di stato civile e giudiziarie (potrebbero passare anni…), i due sposini convoleranno a giuste nozze dalle parti del Sahel, presso una tribù di nomadi Tuaregh, per poi recarsi in Congo per far conoscere al neo-sposo la famigliola del suocero.
      Sinceri auguri e …

    • Ancora sul Pedretti (ahinoi) e sull’ignoranza

      Trascrivo dalla Pedretteide, p. 18, questo scorcio di dialogo (autentico, una registrazione fedele di quanto pubblicato dal “blog dell’Udc”, al tempo in cui il Pedretti, oggi politico rottomato, era potentissimo, faceva il bru bru e doveva mostrare ai suoi di essere in grado di “sistemare” qualunque avversità):

      Giovanni – Caro Aristide, Simone dice che Pedretti ha il pieno appoggio della Segreteria provinciale e della Sezione locale della Lega nord… Tutte balle, [*] fa il bellimbusto solo perché ha l’appoggio dell’on. Calderoli, suo amico per merito del padre. Chi è causa del suo mal pianga se stesso…
      Leghista di Curno

      Pedretti – A Giovanni: l’ignoranza è la condizione dell’ignorante, cioè chi non conosce in modo adeguato un fatto o un oggetto, ovvero manca di una conoscenza sufficiente di una o più branche del sapere. Può altresì indicare lo scostamento tra la realtà ed una percezione errata della stessa.
      Questa è la più corretta definizione che ti si può dare.
      P.S. – Lascia stare mio padre. Evita di nominarlo. Per rispetto. [**]

      Giovanni – Tuo padre era una persona rispettabile, tu NO.
      Giovanni Lega nord

      Aristide – Pedretti dà dell’ignorante a Giovanni, ma la sua definizione di “ignoranza” è tratta di peso, tal quale, da Wikipedia. Non è il massimo dello sforzo culturale. Il padre di Pedretti era un artigiano, un uomo d’onore e un leghista. Il figlio perché scantona davanti agli addebiti che gli si muovono? Si rende conto della gravità della cosa, dell’offesa (eventuale) recata ai suoi concittadini? Che cosa aspetta a convocare un giurì d’onore?

      Avete capito? Mamma mia quant’è colto questo questo politico territoriale rottamato! (E il certificato di rottamazione? Bobomaroni fa la politica dello struzzo, non vuole darcelo: così non solo si merita il disprezzo dei curnensi, offesi dal gesto del Pedretti che voleva fare il sodomita con il loro deretano, ma fa fare la figura dei prendìnculi a quei pochi bobomaroniti residuali nell’Isola e dintorni).

      ———————————
      [*] Purtroppo, con il senno del poi, possiamo dire che, invece, il Pedretti godeva del pieno appoggio della segreteria provinciale della Lega. Proprio così: l’Invernizzi era pedrettodipendente, trotterellava sistematicamente dietro il Pedretti. Analogamente, in seguito, il 19 marzo 2012, anche la dott.ssa Serra avrebbe trotterellato dietro il Pedretti che saliva baldanzoso le scale del Municipio, insieme ai consiglieri complottisti dimissionari. Andavano intruppati per consumare l'”inspiegabile” eversione del’amministrazione Gandolfi, quaranta giorni prima della fine naturale del mandato. La quale eversione, se fosse finalmente spiegata nei suoi termini reali, non mistificati, ci permetterebbe di scoprirne delle belle. Sì, le nequizie della stramaledetta “condivisione” serrapedrettista: che Iddio l’abbia in gloria.

      [**] Questo è uno dei Leitmotiv del Pedretti, uno dei tanti (come il “metterci la faccia”, lo “stare con la gente in mezzo alla gente” ecc.). Cioè, se uno gli ricorda che politicamente è un figlio di papà, lui prende questa affermazione non come una diminuzione dei suoi “meriti” (come quando si dice, si parva licet…, che Giorgio La Malfa non fu certo degno del padre, Ugo) ma come un insulto al padre. A me sembra che dicendo che Giorgio la Malfa non è stato degno del padre Ugo si dica bene di Ugo e male di Giorgio. Ugo è tutt’altro che “molestato”. (Perché Giorgio non è stato degno di Ugo? Perché al tempo del Terrore di Mani pulite, lui si accodò al moralismo straccione allora di moda, catoneggiò, ma poi si scoprì che i soldi li aveva presi, lui. Ugo, invece, ammise di aver preso i soldi dei petrolieri, che si sentirono in dovere di darglieli, come li diedero a tutti i partiti, perché si bloccasse il programma nucleare. Ma Ugo disse che lui, pur avendo preso i soldi, non era un servo dei petrolieri. E aveva ragione: il Partito repubblicano fu l’unico a difendere Ippolito, responsabile del programma energetico nucleare italiano, quando su Ippolito fu montata una campagna di stampa e giudiziaria, e i petrolieri gongolavano. Ugo ammise di aver preso i soldi, ma rimase un uomo d’onore. Giorgio prese i soldi, ma fece il moralista, quando ancora non si sapeva niente, e dimostrò di essere quel che a Napoli si dice un omme ‘e niente).

  14. Curnea permalink

    Il sito blog-diario della lega nord, lega Lombarda, lega per i nord, lega lega lega dove le facce sono le stesse da sempre ha una povertà di messaggi e tristezza di contenuti. ormai tutti rimpiangono il povero e attivo ex segretario della lega di Curno che malgrado la sua infinita ignoranza aveva un non so che di picaresco.
    [Sì, sì: arridatece er puzzone! N.d.Ar.]

    Il nuovo che avanza = l’inesistente che sbalza, invece, è ancora alle prese di pala e piccone.
    Ma perché non fanno qualcosa di veramente originale? tipo trascorrere maggior tempo fra la ggiente con la ggiente e per la ggiente. Siano essi dei giusti e probi a scapito dell’ignoranza che li ingravida perennemente.
    Esiste qualcosa che sia peggiore dell’ignoranza? secondo me sì, è la cattiveria e se queste due cose le provassimo a fondere fra loro sarà la catastrofe del concetto dell’umana concezione. Comprendiamo il meschino periglio?.
    Umiltà, non troppa ma neppure troppo poca, basta poco.

    • Poma permalink

      La Lega, fatta di tanta brava gente, onesta e lavoratrice, si sta disfacendo per l’avidità e stupidità dei fancazzisti, degli ignoranti, degli indegni e degl’incapaci.
      Ciò non toglie che anche fra costoro ci sia chi è peggio di altri: Maroni è peggio di Salvini, Marcoinfermierbelotti è probabilmente meno peggio di Ululà, che a sua volta è molto meglio di Pedretti e Invernizzi e soprattutto di Roberto Calderoli, persona intelligentissima che recita la parte del buffone per propria convenienza, ingannando i leghisti, e per questo è esegrabile. Il mio omonimo Belotti? Un impiegato che ha sempre preferito il duro lavoro in Lega piuttosto che quello assai diverso nel mondo del vero lavoro…
      Allo stesso modo, secondo Aristide, nel PD Renzi è molto peggio degli uomini d’apparato Bersani e D’Alema, e nel PDL Cicchitto è peggio di Bondi, così come Dell’Utri sarebbe meglio di Berlusconi, il martire della giustizia, per restare nel tema.
      Tutto questo non toglie che alla sola parola “partito” la gente pensi alla forca e all’acido muriatico e non alle persone, tanto che Grillo ha invano cercato di preservare il suo movimento dalle “abitudini” romane, non riuscendovi.
      Il fatto è che il meno peggio non basta più alla gente disperata.

    • Prode Anselmo permalink

      La domanda che dobbiamo porci riguardo a questi qui, tutti, nessuno escluso, anzi, scendendo ancor più nel localistico, è la stessa di Germaine Tillion, la grande etnologa francese scampata al campo di Ravensbruck, nell’analisi della figura di Himmler, peraltro similmente a quanto fatto da Hannah Arendt per Eichmann: si tratta di bestia notturna che nasconde le sue tracce oppure di un impiegatucolo lazzarone e fancazzista qualunque?
      Nella seconda e più probabile ipotesi, conclude la prof. Tillion, c’è davvero d’aver paura, perché quel ventre lì, quello degli uomini e delle donne qualunque, assertivi e apparentemente ligi, è ancor più fecondo di quello della Bestia.

      • Adriana Maria Vezzera permalink

        Lo riconoscete? Ora, da disoccupato, fa il mestiere da circo apertamente, senza nascondersi come fanno i ladroni del teatrino politico italiano, grandi e piccoli, diamantati o rifiutati.

        Cras Montana

  15. Contromanifesto

    contromanifesto

    Questo è il nostro contro-manifesto, la risposta al ta-tze bao di Max Conti e del Pepito (con la collaborazione della dott.ssa Serra?). Avere la meglio su avversari così sciocchi ci toglie il gusto della vittoria. S’intortano da soli, da un lato presentando il papa come loro portavoce, dall’altro pateticamente ammantandosi dell’autorevolezza del papa. Con avversari così, quale sarà dunque il merito nostro, se dialetticamente ne facciamo polpette?
    Il manifesto è esposto nella bacheca di Angelo Gandolfi, in via Marchesi Terzi di sant’Agata Viendalmare, Curno.

    • Angelo Gandolfi permalink

      Numquam decipit, A.
      [Quis? Quid? “Decipit, ex verbo decipiendi, an “deficit” ex verbo (temporali) deficiendi? Fac aliquid sciamus. N. d.Ar.]

      • Marta permalink

        Sé, l’ và bé anch’ol latì, ma decìdes a spegà, docà, e mìa apéna i verbi!

        [Come è noto, noi abitanti dell’isola di Nusquamia siamo interessati ai fenomeni linguistici e, più in generale, fonolinguistici. Questa è la terza “F”, cari signori! Ora, riguardo all’espressione “dai docà!”, ci sono vari pareri. Qualcuno addirittura la ritiene sconveniente. È un’imprecazione, dicono costoro (ma allora da che cosa deriva?). Altri dicono: tutte balle, ‘docà’ corrisponde all’italiano “dunque”.
        D’altra parte, anche l’etimo di “dunque” è controverso. C’è chi lo vuole importato in italiano dal provenzale (cosa che ritengo poco probabile), altri vogliono che “dunque” discenda direttamente dal latino. Ma da quale espressione latina? Da <'denique' (= finalmente) oppure dall'espressione 'ad hunc' ['modum'], cioè "a questo modo", nel senso di "così stando le cose"? Ma perché quella terminazione in "a"? In francese, per esempio, si dice 'donc' e, come in italiano, non c'è traccia della "a". Ci sarebbe però il veneto 'donca', pare che così si dica anche in Valtellina; troviamo la "a" perfino nel sardo 'duncas', sempre con il medesimo significato di "dunque". La caduta della "n" invece non desta alcun sospetto nel fonolinguista: è un fenomeno che si registra già nel latino, dove, per esempio, la "n" di 'consul' scompare in parecchie iscrizioni, tanto che 'consul' è abbreviato in COS.
        Siamo d'accordo sul fatto che 'docà' non è un'imprecazione, come a taluno piace credere?

        Non capisco però perché Gandolfi debba dare spiegazioni, quasi che abbia commesso un reato. Mi sembra che coloro che dovrebbero rispondere al popolo delle loro azioni siano gli aziendalsimilprogressisti, sia quando fanno il gioco delle tre slàid, sia quando si dicono costretti a imporre nuove tasse perché non ci sono più i trasferimenti dello Stato, ma poi si scopre che gravano la comunità operosa di nuove tasse per fare le loro "cosine". Soprattutto Max Conti e la dott.ssa Sera dovrebbero rendere conto al tribunale del popolo del loro impedrettamento: questo sì. N.d.Ar.

  16. Giuli permalink

    Vorrei solo aggiungere un punto alle 5 domande formulate ai se dicenti kaloi kai agazoi, nei 600.000 rastrellati sono compresi anche i problemi cagionati al bilancio comunale, dal prestito infruttifero che i kaloi hanmo fatto ad un noto imprenditore giusto giusto un anno fa? Inoltre aggiungo che il folle Gandolfi (così apostrofato dal dottor Voltagabbana) ed i volontari anarchici che lo sostengono altro non sono che crociati partiti per Gerusalemme senza mezzi e con la disapprovazione dei notabili. Tutti sperano che non arrivino a sguainare le spade nella battaglia finale perché se ciò avvenisse l’esito della guerra che oggi parrebbe segnato potrebbe improvvisamente andare incontro ad uno di quegli scarti della storia di cui Aristide parla spesso.

    [Giusto, questo sesto punto potrebbe prendere il nome di “Cedevolezza nella trattativa con attore del territorio”. Siamo davanti a un caso di assenza di determinazione, della quale si fa tuttavia sfoggio superbo, quando si tratta di combattere una sorda lotta politica con impedrettamento e senza esclusione di colpi. La cosa desta stupore? N.d.Ar.]

  17. Costei è Sconsolata, non è Consolanda

    Scrivevo in un messaggio precedente:

    Il medico — dentista, et al., ma non alienista — Consolandi ha azzardato in pieno Consiglio comunale l’ipotesi di pazzia di Gandolfi, quasi che il Consolandi fosse uno psichiatra di regime, al tempo dell’Unione sovietica.
    Per dare maggiore credibilità a questa diagnosi, urlava a Gandolfi “Ci hai rotto i coglioni!”. Tutto questo avveniva nell’indifferenza istituzionale della sindachessa dott.ssa Serra.

  18. Aldo permalink

    Sul serio la sindaca è rimasta indifferente mentre Consolandi insultava Gandolfi? Ma allora la più… [censura: lei voleva utilizzare un’espressione cara a Jean-Paul Sartre: N.d.Ar.] è lei? O no?

    [Il conte di Montecristo rimproverava a Caderousse precisamente la sua indifferenza, poteva fare qualcosa perché la vigliaccata ordita da Fernando e Danglars non andasse a segno, ma non lo fece. Perciò Caderousse fu punito. N.d.Ar.]

    • Marta permalink

      E per di più si lamenta, la beata vergine sarda, perché Gandolfi ha fatto presente che la Raimunda Rizzo non ha mai conseguito la laurea sempre spacciata. Pensate che facce di palta!

      • Chi è la vergine sarda?
        Però, a dire il vero, non sappiamo quanti documenti rechino la stampigliatura “dott.ssa Maria Raimonda Rizzo”. Io ne ho trovato uno in rete: che sia l’unico? Non so, perché non ho approfondito l’indagine e perché in rete si trovano soltanto i documenti pdf che siano stati scanditi (“scanditi”, e non “scannerizzati”) in modalità OCR, cioè di riconoscimento dei caratteri. Però, come ho affermato in un’altra pagina di Nusquamia, non è questo un argomento che mi appassiona, in quanto spregiatore delle cacate carte. Certo, ho trovato fuori luogo l’indignazione della dott.ssa Serra per la segnalazione fatta da Gandolfi, considerato che i verbali delle sedute di Consiglio sono atti pubblici. Si è detto che il titolo accademico non è stato millantato, e che quella stampigliatura nasce dall’errore di un impiegato: ora, chi ha studiato ingegneria, o fisica, sa che gli errori possono essere accidentali o sistematici, inerenti all’apparecchiatura di misura o all’operatore. In mancanza di un’indagine, non possiamo pronunciarci: perciò l’indignazione della dott.ssa Serra ci è parsa prepostera, per così dire.
        Però, ripeto, è un dibattito che non mi appassiona. Semmai vedrà il segretario comunale, in quanto pubblico ufficiale, se sia il caso di modificare quel documento recante l’errore (o quei documenti, se sono più di uno). Mi ha meravigliato il fatto che la dott.ssa Serra affermasse “qui non si cambia niente!”. Io, nella mia ingenuità e ignoranza, credevo che fosse buona norma emendare quanto è emendabile.

    • Sbezzeguti Pepito permalink

      Da esperto sindaco rosso affermo che l’aver consentito, e condiviso, la perizia tecnica su Gandolfi, espressa sui due piedi da parte dello sconsolante Sconsolando psichiatra di corte, è atto ignobile di odio personale, e non soltanto politico. Tale atto è stato perpetrato in gruppo, ed è inaccettabile in qualunque società e civiltà occidentale. Forse la collega Serra e i suoi accoliti farebbero bene a farsi visitare e consigliare da un vero specialista…

    • La mordacchia e la repressione psichiatrica

      Se il medico (dentista et al., ma non alienista) Consolandi pensava di dire qualcosa di originale, invocando che si prendesse in considerazione l’equilibrio mentale del Gandolfi che osava fare opposizione in Consiglio (l’unica opposizione al regime di ammucchiata istituzionale teorizzato e praticato dalla Serra), si sbaglia.
      C’è stato, infatti, un tempo in cui il gatto padano doc ci scriveva tutti i giorni e tutti i giorni noi cestinavamo le sue missive stizzose. Lui voleva far vedere, miagolando sinistramente, che qualcosa lui contava. Invece non conta niente, neanche come megafono dell’ammucchiata istituzionale, per via dell’esuberanza del suo ego e dei suoi ogggettivi limiti culturali: in pratica, nell’offrire i suoi servigi, reca danno a chi è servito. Ebbene, un ritornello del gatto padano doc era che Gandolfi e Aristide avrebbero dovuto essere messi a tacere con provvedimento di TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) emanato dalla dott.ssa Serra. […]

      Questo commento è riportato, con qualche aggiunta, nella pagina seguente di Nusquamia, come articolo di apertura: si veda La mordacchia e la repressione psichiatirca.

  19. Divagazione estiva: il reddito di cittadinanza è una puttanata pazzesca (dice il burbero Cacciari alla Madia veltroniana)

    I giorni scorsi ho visto su un giornale — non ricordo quale — una foto della Marianna Madia, veltroniana, seduta sui banchi del Parlamento durante una pausa dei lavori. Ne sono rimasto turbato, perché la sua capigliatura botticelliana ricordava gli “adorni capelli” della Cinzia cantata da Propezio, il suo abitino di stoffa leggera che lei faceva cadere con nonchalance sulle gambe tornite faceva affiorare alla memoria l”ondeggiare delle pieghe della finissima veste di Coo” della medesima Cinzia. [*]
    Con la mente sono andato a una foto analoga, di qualche anno fa, dell’altra veltroniana, nonché “zapatera”, Melandri, più o meno nella stessa postura. Ebbene, quanto sono allora inorridito vedendo la foto della Melandri, pensando alla sua determinata supponenza (per giunta la Melandri è convinta di essere bella), tanto mi sono commosso vedendo Cinzia, cioè Marianna.
    Insomma, voi sapete che disprezzo Veltroni e che ho in dispetto gli economisti che razionalizzano l’esistente (direi che sono “culilingui dell’esistente”, indifferenti alla necessità di promuovere una dinamica di cambiamento, come fece Beneduce, che creò l’Iri, per “salvare il lavoro italiano dalla speculazione internazionale”): tuttavia, pur essendo Marianna Madia veltroniana ed economista, poiché non sono un fanatico, depongo volentieri lo spirto guerriero, perché si vede, e si sente, che lei è una persona educata comme il faut. È stata anche fidanzata del figlio di Napolitano. Certo, però, che farebbe bene a non imbarcarsi nei luoghi comuni che “fanno progressista”. Qui sotto la sentiamo che, con voce venata di piacevole inflessione romana, senza burbanzostà determinata (cosa che apprezziamo moltissimo), fa arrabbiare Cacciari (e ha ragione Cacciari):

    ————————————
    [*] Quid iuvat ornato procedere, vita, capillo // et tenuis Coa veste movere sinus…

    • P.S. – Suggerisco la lettura di questa lettera aperta di Cossiga a Marianna Madia, quando, ventisettenne, fu furbescamente lanciata da Veltroni nell’agone politico: Marianna MAdia: attenta a Veltroni il clintoniano. Cossiga, com’è noto, era tutt’altro che indifferente al fascino della bellezza femminile. Ai tempi d’oro fu normoscopante, pochissimo propenso a incursioni in campo Lgbt [*].
      Nota – Apprendiamo, non senza qualche apprensione, nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale curnense, che con i rappresentanti del mondo Lgbt il consigliere Bellezza sta “aprendo un tavolo”, come dicono orrendamente i sindacalisti. A proposito, come si “apre un tavolo”? con la motosega, o con che cosa? Orrore, orrore!.

      ————————–
      [*] Lgbt = lesbiche, gay, bisessuali & transgender.

    • Raffaele L. permalink

      Per chi ha la memoria corta.

      Massimo Cacciari, nell’ intervista a “Sette”, supplemento del “Corriere della Sera”, il 19 maggio 1994, dichiara: “Stia tranquillo che al Maurizio Costanzo show non mi vedrà mai”.
      Massimo Cacciari, al Maurizio Costanzo Show, il 19 ottobre 1994, dice: “Se mi consente una citazione: Virtus ipsa praemium est”.

      • Mai fidarsi dei filosofi permalink

        Dionigi il Vecchio vendette Platone come schiavo. Dionigi il Giovane lo imprigionò. Per chi ha qualche lacuna storica di troppo segnalo che entrambi furono sovrani di Siracusa.

        [Platone sapeva bene come i “democratici” avessero trattato il suo maestro, Socrate. D’altra parte, come c’insegna Canfora, quel concetto che indichiamo oggi con il nome (greco) di “democrazia” in Grecia si designava piuttosto con la parola di “isonomia”. Per loro “democrazia” significava dominio del popolaccio, peggio ancora che essere obbligati a sentire gli “attori del territorio” (in base all’obbligo serrano di “cultura dell’ascolto”). Perciò, sognando di instaurare una Repubblica dei filosofi, Platone non ebbe dubbi a bussare alla porta di un tiranno, per ben tre volte. Sapeva i rischi che correva (la prima volta fu venduto come schiavo, l’ultima volta fu imprigionato), ma riteneva che valesse la pena correrli. N.d.Ar.]

      • Il volatile permalink

        @Mai fidarsi dei filosofi. Rafforzando l’intervento di Aristides de Nusquamia, direi piuttosto: mai fidarsi dei tiranni, specie quando si autodefiniscono “democratici”. Ogni riferimento è puramente casuale, ovviamente.

  20. gnavo delle orobie permalink

    Perdiana. Le ferie sono davvero iniziate. Vi mando un saluto da Tindari. Stasera commedia di Plauto: l’anfitrione. Quando mi hanno invitato ho pensato a lei. Il cast annovera Debora Caprioglio. Speriamo che degli insegnanti di Tinto Brass sia rimasto qualcosa. Un caro saluto a lei.sta ancora ristora dosi a Villa Monastero di Varenna?

    [Debora(h) Caprioglio? Mah, sì, non fu male. Ma adesso? Comunque, a me piacciono come piacevano ad Antoine Doinel, il protagonista dei film del ciclo di Doinel, del regista Truffaut: con l’aspetto (almeno quello!) di ragazze di buona famiglia. Qualche volta mi azzardo a dire, come Paul Nizan, che dovrebbero essere «giovani, vergini e sciocche». Ma mi rendo conto che questo sarebbe chiedere troppo: lo dico giusto per fare “incazzare” le femministe (alle quali piace usare, e abusare, delle espressioni maschiliste). N.d.Ar.]

  21. gnavo delle orobie permalink

    Non fu Paul Nizon? Artista In fuga dalle metropoli?

    [Nizan, con la “a”, colui che scrisse ‘Aden Arabia’, ‘I cani da guardia’, in risposta al ‘Tradimento dei chierici’ di Julien Benda, e, soprattutto, ‘La cospirazione’, capolavoro nel suo genere senza uguali. Moravia al confronto scompare. Solo Bertolucci con ‘The dreamers’ riucirà a restituirci, con una storia ambientata nel ’68, quel clima di disfacimento, insoddisfazione e velleitarismo dell’alta borghesia, poco importa se parigina o romana (borghesia vera, comunque, borghesia che ha studiato al liceo Henri IV, mica attori del territorio: borghesia che non si farebbe mai e poi mai impedrettare, se non altro per un pregiudizio di casta). Quella storia delle donne giovani, vergine e sciocche ci è stata tramandata, se ricordo bene, da Jean-Paul Sartre, che condivideva con Nizan una soffitta, che serviva loro di abitazione. N.d.Ar.]

    • Finassi Marco Due permalink

      Ammetto che avevate ragione voi: non ci credevo, ma effettivamente la satira, che è stata usata dalla sinistra al posto delle idee politiche che non aveva, costituisce per essa qualcosa di intollerabile proprio per questo motivo; e l’abbiamo sperimentato insieme proprio nel mio antico paese, divertendoci e imparando molto, almeno vale per me. Grazie mille a tutti voi. Semper in linea …

  22. Paolo permalink

    Un po’ tra l’incazzato e il deluso per aver saputo che si sono raccontate due versioni sul bilancio.Prima all’ assemblea la colpa dell’ aumento dell’ IMU era dello stato, poi in consiglio hanno ammesso, dopo le pressioni del Gandolfi che è una loro scelta politica.
    La mia quasi coetanea Colombo, consigliere con delega alla trasparenza, non ci fa una bella figura comunque.Se sapeva si dimostra di linea politica già antica e asseconda i veterani nella gestione di sempre delle amministrazioni di spese facili con i soldi dei cittadini, se non sapeva che si svegli!Non si sente presa per il naso?
    Se questi sono i giovani che devono cambiare la politica stiamo freschi.
    Aristide questi sono i risultati di una sinistra che da anni ci imbonisce di buoni propositi e la Colombo è una bersaniana diferro.
    Ci sono giovani che nascono già vecchi, questo sforna la sinistra oggi, in generale tutti i partiti, questo è quello che vogliono i padri padroni.

    • Grandi sono le colpe della sinistra, anzi della cosiddetta sinistra, soprattutto quando si è aperta a un generico progressismo e ha dimenticato le sue origini. Non direi però che la colpa è dei “comunisti”, neanche genericamente della “sinistra”, che ha una sua nobiltà che ho avuto modo (e fortuna) di conoscere, non solo nei libri. Direi che responsabili dello sfascio sono i progressisti all’amatriciana, è un’altra cosa: cioè i similprogressisti, le sciacquette della società civile, i kennediani avantieri, i clintoniani ieri, gli obamiani oggi, e così via leccando e sragionando.
      Hanno usato le strutture del Pci, questo è vero, come pure si sarebbero usate le strutture della Chiesa, o le istituzioni dello Stato. Ovviamente, Pci, Chiesa e Stato ebbero il torto di non sapersi difendere; in linguaggio colorito, si direbbe che furono prendìnculi, come oggi i bobomaroniti con Calderoli Roberto & Roberto Pedretti. Però il Pci, finché fu in mani salde, per esempio dopo l’assassinio di Guido Rossa a Genova, seppe reagire, a differenza della Dc e del Psi di Craxi che civettavano con il “nuovo che avanza”. Il Pci di Pecchioli stabilì un clima di tolleranza zero nei confronti del terrorismo, che non sarebbe mai stato sconfitto senza la collaborazione di quel partito che pur nei suoi errori, prima di Occhetto, ebbe qualcosa di grande e di tragico. Ma non fu mai istrionesco, come con Occhetto, o cialtrone, come rischia di essere il Pd se cade nelle mani di Renzi.
      Proviamo a ragionare: quali sono le cause principali del declino civile, economico e morale dell’Italia? Non esisterei a dire che sono queste due: il degrado della scuola pubblica e lo sterminio della famiglia. Ora, la vecchia guardia del Pci era bacchettona e, con il senno del poi, possiamo dire che non avessero tutti i torti. Non avrebbe permesso né l’una cosa né l’altra. I guai cominciarono con la nuova guardia, che scalpitava e cercava le scorciatoie che dànno consenso immediato e sfascio sociale dilazionato (il Renzi di allora si chiamava Occhetto). Però, come trascurare il concorso di colpa della sinistra Dc e della Dc, in generale? La sinistra Dc in realtà non era né di sinistra né cristiana: gente come Donat Cattin non solo non aveva senso dello Stato, ma irrideva allo Stato (che semmai era difeso dal Pci).
      Si veda la devastazione dell’Università promossa dal sinistro Dc Misàsi, un ministro dell’Istruzione dall’aspetto seriamente preoccupante (detto “Misàsini”), che decise di intasare le Università, confidando sul fatto che i giovani diplomati di estrazione piccolo borghese, che non avrebbero trovato lavoro, avevano però genitori a stipendio fisso che, allora, potevano mantenerli agli studi. Al livello di scuola media dell’obbligo e di scuola media superiore, passò il principio che la scuola fosse uno stipendificio, non più al servizio degli studenti e della nazione, ma degli insegnanti, quando a insegnare andava lo scarto della società.
      Quanto alla famiglia, era considerato progressista tutto ciò che ne minasse le basi, si teorizzava la coppia aperta e non si ebbe il coraggio di porre un freno al femminismo che era ben visto dalle strutture di potere in quanto catalizzatore del consumismo. La condanna del prof. Saracino, innocente, poi scagionato, fu un momento di svolta nel clima di criminalizzazione del maschio e di sterminio della famiglia (non posso addentrarmi nei particolari, nell’economia di questo discorso, ma in rete dovrebbe trovarsi traccia di quella vergognosa vicenda).
      Dunque le colpe non furono della sinista, soprattutto non furono soltanto della sinistra. Oserei dire che furono soprattutto di chi avrebbe avuto il dovere di ribellarsi a quel clima di violenza, intimidazione e pressapochismo, e non lo fece: nel mondo della scuola, nelle istituzioni, perfino nella Chiesa (la messa in latino non era proibita ma, di fatto, era meglio dare un calcio al latino, in quanto “poco democratico”).

      Tornando alla Colombo, possiamo dire, è vero, che non è nata nel migliore dei mondi possibili. Però le responsabilità sono individuali. Se la Colombo fa un ragionamento sbagliato, se per ambizione politica ritiene di non dover prendere atto delle contraddizioni, delle storture e delle colpe oggettive dei viveur curnensi, la responsabilità è sua e soltanto sua. In questo caso, una volta tanto, la dott.ssa Serra non c’entra, perché stava alla Colombo dire “Eh no, cara dott.ssa Serra, io non ci sto ad essere trascinata nel baratro dell’indifferenza etica e nei giochini di prestidigitazione delle tre slàid”. Men che meno c’entra il povero Bersani, su queste pagine da alcuni (non da me) definito “il comico piacentino”.

      • Karl Heinz Treetball permalink

        Caro prof. Aristide, per di più “adorato” da mia moglie Kamella, la Sua difesa del comunismo è persin commovente, e comunque assai apprezzabile dal punto di vista sentimentale e della difesa dei ricordi di molta brava gente . Oltre alla difficoltà di fare l’esame del sangue “rosso” a quelli del PD (quel Max Conti che roba è?), come può Lei, nella Sua chiara e indiscussa onestà che accompagna a insolito rigore intellettuale, negare alla teoria marxiana e ai suoi derivati (lasciamone pur stare al momento l’intrinseca tragicità – noi, di origine armena, dopo lo sterminio turco abbiamo assaggiato anche quella) la natura di profezia storicistica, razionalmente folle? Nemmeno l’utopia, nemmeno l’isola che non c’è, può superare tale dato. Il comico piacentino, come altri luridi personaggi, è tale perché incarna l’incapacità persino di porsi tale elementare problema.

        [Le pare che io sia sentimentale? Se lo sono, è cosa ai miei occhi grave, anzi “gravissima” (direbbe la dott.ssa Serra). Nella pagina seguente di Nusquamia parlo dei Gulag, non credo di provare alcun sentimento di benevolenza nei confronti del “socialismo reale”. Però sono stato a Treviri, a visitare la casa di Karl MArx, e non ho trovato neanche una figurina Panini, come invece ne troverei a casa di Uòlter Veltroni. È un modo di dire compendiario e metaforico, che la sciura Rusina non capirà. Ma è noto che non scrivo per quella vecchia bagascia che ha avvelenato il marito e che s’ingozza del panettone del Pedretti. N.d.Ar.]

      • Albert De Grijs permalink

        La corrente di pensiero libertarianista (http://it.wikipedia.org/wiki/Libertarianismo), quella che si può attribuire recentemente a Rothbard e Hoppe, i cui principi mi affascinano sempre più, attribuisce la degenerazione civile in atto nel mondo occidentale all’eccesso di servizi statali derivati dalla diffusione dell’attuale sistema democratico. Di conseguenza si ha la proliferazione senza controllo di socialismo, inefficienza statale e mancanza di libertà data da regole sempre più diversamente e ingiustamente interpretabili. Queste forme di stato stanno sempre più riducendo la popolazione che produce ricchezza e moltiplicando il reddito statale da dipendente o “di cittadinanza”, come diritto. Naturalmente tutto ciò non può proseguire all’infinito, siamo alla resa dei conti, quasi. Al consiglio comunale scorso è stata chiara la mossa di aumentare le tasse per far pagare ai soli proprietari di immobili spese che verranno erogate per ragioni politiche! È un tipico sistema socialista, quello in atto a Curno! Aspettiamo di vedere a Mozzo cosa combineranno…
        Ricordo che aiuti pubblici alle famiglie povere generano povertà, aiuti statali alle aziende in difficoltà generano fallimenti (Alitalia, Fiat, ecc.), e così via…

        • Mi dispiace, pubblico questo commento in ritardo, perché solo adesso mi accorgo che si trovava tra i messaggi spam. Non so perché, in base a quali criteri sia finito lì ecc. Né mi curo di indagare, perché mi parrebbe così di fare il gioco di qualcuno: penso che dovremmo usare questi sistemi, questi gingillini, queste piattaforme informatiche ecc. come si usa un taxi: uno sale, paga e poi chi s’è visto s’è visto. Così l’ing. Mattei, quello dell’Agip e poi dell’Eni, diceva di fare con i partiti: tutti, compresi quelli “fuori dell’arco costituzionale”, come un tempo si diceva, cioè compreso l’Msi. Mattei se li teneva tutti buoni, dall’Msi al Pci (credo però che avesse un occhio di riguardo per la sinistra Dc).

          Ho dato un’occhiata all’articolo che lei segnala, “Libertarianismo”, dove ho trovato riscontro di idee che circolavano — circolano tuttora, credo — nei circoli che in America prendono il nome di tea-party.
          Di queste posizioni condivido l’assunto che il Leviatano burocratico debba essere combattuto, per due ragioni: prima di tutto, perché il Leviatano nutre una massa crescente di cittadini inutili e dannosi (quelli che Saint-Simon chiamava les oisifs), nemici dei ceti produttivi (quelli che Saint-Simon chiamava les industriels). Paradossalmente, gl’impiegati statali a stipendio fisso sono tanto più dannosi, quanto più “lavorano”, nel senso che si agitano per dimostrare che sono utili e s’inventano nuove tagliole, balzelli, procedure a norma di cacatissima carta. Una seconda ragione per muovere guerra al mostro burocratico è che, proprio come dice lei, il mostro purulento promuove un fenomeno di corruzione, un’infezione, una metastasi, che corrode le midolla della struttura morale della società. Come quando pretende di tutelare i cittadini da qualsiasi pericolo possibile e immaginabile: il risultato tendenzialmente è una società di uomini le cui funzionalità superiori, sviluppatesi nel corso di milioni e milioni di anni di evoluzione della specie, sono ormai atrofizzate. Gli uomini somiglierebbero sempre più ai protozoi, organismi che fondamentalmente mangiano e cacano, senza nessuna finalità superiore.
          Ciò premesso, io, che pure ho fama di essere anarchico, non postulo l’annullamento dello Stato. Semmai lo Stato dovrà nascere da un patto sociale vero e non fittizio, non imposto in forma di degradante “condivisione”. Grazie al progresso scientifico e tecnologico, quale che ne sia stata l’origine (spesso nasce dalla guerra, come i microchip al tempo della guerra nel Vietnam, i sistem Gps al tempo della prima guera in Iraq) potremmo avere uno Stato snello e al servizio dei cittadini, invece che a esclusivo vantaggio degli strati di popolazione che non solo vivono alle spalle dei cittadini effettivamente produttori di ricchezza, ma che impediscono ogni possibile evoluzione e progresso della società.
          Per questa ragione, più di una volta, mi sono dichiarato favorevole a una forma di socialismo scientifico: se non piace questa espressione, se ne può trovare un’altra, l’importante è conservare il concetto di un’organizzazione quanto più possibile snella, così da non conculcare la libertà dei cittadini, un’organizzazione rispondente a criteri rigorosamente razionali.
          Tutto ciò avendo bene considerato, non ci rimane che un’ultima, terribile, considerazione. Da un lato gli argomenti sopra esposti frettolosamente (e male, probabilmente) meriterebbero di essere discussi, soprattutto in sede politica. D’altro canto non ci vuol molto a capire che sono improponibili, proprio agli interlocutori politici ai quali varrebbe la pena sottoporli, se non fossero quello che sono. Io con gente come Renzi e come Bobomaroni, che stravedono per le sparate mediatiche, né più ne meno di quell’ex politico territoriale, oggi factotum calderoliano, non ci proverei nemmeno a intavolare un discorso del genere. Però, se qualcuno se la sente… auguri!

  23. gnavo delle orobie permalink

    Io suggerisco la lettura del pezzo odierno di Stefano di Michele su il foglio. Parla di balconate e fatti propri. Bello.

  24. Ferdinando L. permalink

    Pur di mantenere il proprio “carisma” di potere, il Pdl minaccia:- se Berlusconi sarà incarcerato (ma quando mai si mettono in galera i colpevoli, sempre che siano colpevoli, comunque vada, sono sempre dell’idea, assolutamente mia e personale che è questa; preferisco vedere un galeotto in libertà piuttosto che un innocente in galera) si scatenerà la guerra civile. Non temano i nostri politici da strapazzo, il conto alla rovescia è già iniziato e per colpa loro, per la loro cecità e disprezzo verso i bisogni (quelli veri) degl’italiani. La guerra non sarà come vogliono (a radio comando) farci intendere, civile; ma sarà una guerra di civiltà contro le caste e i privilegi non meritati, sarà spontanea e saranno dolori. Ogni volta che si identificano un problema, i fenomeni pseudo politicanti (e loro culitergi) :-chiedo scusa a lei Aristide se mi sono permesso di utilizzare una sua creativa parola, di più appropriate non ne ho scovate; sviano e dirottano il problema su altre questioni importanti tipo:- l’Atalanta in ritiro oppure che le galline del vicino fanno meno uova ecc.
    L’italiano medio, purtroppo, quello che frequenta scuole affermate per essere meglio identificato come ROBOTTINO, automa senza autonomia di pensiero ma convinto di essere un libero pensatore e la scuola italiana moderna ha fatto in modo che i nostri studenti si specializzassero in modo disarmonico su materie scolastiche in maniera tale da rendere le capacità intuitive di ragionamento superflue e inutili? Perché vi domanderete, ebbene; tutti gli studenti hanno un pensiero comune con comuni comportamenti, lo notiamo con l’abbigliamento (tutti uguali) nell’abuso di gingillini elettronici, tutti che si isolano dal mondo con quegli auricolari più per paura piuttosto che per ascoltare musica. Il loro modo di comunicare è face book, chiedono amicizie al mondo intero con migliaia di contatti per poi trascorrere la serata nelle loro stanzette a forma di loculi grazie anche a genitori inattivi e coglioni che sarebbero da condannare ai lavori forzati socialmente utili.
    Dicevo, sarà scontro di e per i troppi privilegi degli uni sugli altri.
    I politici sono consapevoli di questo ma prendon tempo e arraffano a più non posso perché sanno che poi questi tempi non torneranno mai più.
    Eravamo una nazione che in passato ha esportato la cultura in tutto il mondo; la bellezza, le opere d’arte, il patrimonio geografico, i grandi scrittori e inventori del rinascimento, la musica, il bel canto, l’architettura e tanto ancora ma:- i nostri governanti ignoranti come capre han fatto in modo di renderci docili con promesse mai mantenute e noi poveri illusi sempre a dar credito alle parole volanti.
    Siamo ancora in tempo per riappropriarci della nostra cultura e solo in questo modo potremmo nuovamente elevarci al rango di persone meritevoli di essere nominate a tal guisa.
    Sveglia dunque, fuori gli attributi, prima di tutto siamo persone, smettiamola di prestare ascolto ai fasulli e facciamoci un bel bagno di storia antica, le nostre origini, l’orgoglio di appartenere (unici nel nostro caso) a quella che fu la cultura d’occidente. Non esiste il partito di destra e non esiste il partito di sinistra e neppure quelli di mezzo, i partiti (questi partiti) sono una pura invenzione per farsi gli affari loro.
    Piuttosto fingiamo sordità e perseguiamo verso la vera libertà

    • Sono pienamente d’accordo. Io non so se riusciremo a salvarci. Ma se ci salveremo, ciò avverrà per il concorso di due fattori:
      a) apporto di sangue barbaro. Non è la prima volta che avviene nella storia d’Italia. Gl’italici erano portatori di una cultura superiore (sì, non dispiaccia l’espressione ai coglionazzi politicamente corretti!), ma il sangue degl’italici era putrido. Poi vennero i longobardi, per esempio, che erano trisbarbaroi, cioè tre volte barbari, venivano dalla Pannonia (più o meno, dall’Ungheria) e vivevano di rapine. Però avevano il sangue buono, lo mescolarono a quello degl’italici, si convertirono al cattolicesimo e, al posto del guidrigildo, adottarono il diritto romano. Così salvarono le vestigia della civiltà greco-romana, che qui sarebbe nuovamente fiorita, al tempo dell’Umanesimo, che fu un fenomeno soprattutto italico, pervenendo a maturazione nel Rinascimento, che investì tutta l’Europa.
      b) egemonia della cultura, che non è quella degli assessorati alla cultura (che andrebbero soppressi), ma quella degli uomini di cultura, che è un’altra cosa. E che non è nemmeno una cultura necessariamente antichista, ma sarà una cultura che sappia tenere conto dell’antico. L’esempio è a portata di mano: Quintino Sella, che sapeva di latino e greco (tanto che curò, personalmente, la pubblicazione del Codex astensis, che lui stesso aveva trovato nell’Archivio di corte di Francesco Giuseppe: ne abbiamo scritto in un articolo di Testitrahus). Ma occorre anche la consapevolezza delle istanze del momento presente. Ecco allora che Quintino Sella promuove lo sviluppo dell’industria tessile nel biellese, dell’industria mineraria nell’Iglesiente e si adopera per l’uso del regolo calcolatore nell’industria manifatturiera e nelle scuole (anche di questo abbiamo parlato nell’articolo citato). Insomma non dobbiamo avere paura di bollare con parole di disprezzo inappellabile non solo i contorcimenti territoriali del Pedretti, non solo l’impedrettamento della dott.ssa Serra, ma anche il deserto culturale di Bobomaroni, l’ambizione cialtrona di Matteo Renzi, il velleitarismo smutandato di Grillo. Dobbiamo combattere una guerra contro la retorica aziendalistica (di un Montezemolo, tanto per fare un nome), non meno che contro quella degli ultimi “paglietta” residuali, che ancora si agitano nel mercato della politica. La cultura sarà una cultura “di sistema”.

      Non dimentichiamo il disprezzo. Io non dico che dovremo essere sprezzanti per sempre. Fra l’altro, non è una bella cosa, lo so benissimo. Ma siamo in guerra, e, almeno in questa fase transitoria, non dobbiamo avere esitazioni. Disprezziamo lo sciacquettismo, i contorcimenti assessorili, disprezziamo la cialtroneria, l’astuzia miserabile, disprezziamo il politicamente corretto, disprezziamo il livellamento al basso, il familismo amorale, l’appecoramento, disprezziamo la non-borghesia ecc.

      • Giuli permalink

        Provo a trarre una conclusione, come uomo della strada (non uso l’espressione al femminile per evidenti motivi). Il panorama politico italiano fa vomitare, npn vi è uno straccio di proposta politica perché si dovrebbe buttare a mare lo stato e dunque per non passare da Nerone si aspetta che lo stato muoia da solo, d’altronde siamo già alla respirazione assistita.
        D’altra parte se anche vi fosse un’idea non si potrebbe realizzarla per i veti incrociati e perché siamo oramai gli sconfitti di questa guerra finanziaria ef agonizzanti attendiamo che ci dettino le condizioni finali.
        Non ho fantasia e dunque chiedo a voi nella speranza che quacuno spazzi via il mio pessimismo cronico, deve tornare il dittatore?

        • La speranza di una soluzione “interna” si fa sempre più esile. Credo che il governo Letta sia il migliore dei governi possibili, sic stantibus rebus, cioè se non si tocca niente, per via dei veti incrociati, ai quali lei ha accennato. Dànno una regolata ai levismi di una macchina che sta andando in pezzi, ed è tutto quel che possono fare. Ma il punto è che bisogna cambiare non dico proprio tutto, ma parecchio. Invece, pur di non cambiare le cose che varrebbe la pena di cambiare, si cambiano le cose che non andrebbero toccate. Se Faust coltivava il sogno d’impadronirsi della cifra della Natura e dominarla con la sua intelligenza, queste sciacquette faustine (chiamiamole così) coltivano il sogno di andare contro natura e dominare il creato con la loro insipienza. A Curno le autorità comunali prendono contatto con il mondo Lgbt in vista di proficue collaborazioni, in Francia ci si preoccupa del fatto che i maschietti non giochino con le bambole. Sono cose che fanno cascare le braccia. Come se la salvezza dell’Occidente potesse nascere dalla “culattonizzazione” (per usare un’espressione simil-bobomaronita) precoce dei maschietti.

      • Luigia de Giuli permalink

        Difficile stendere oroscopi e fare previsioni in una situazione e nei tempi che stiamo vivendo. Ancora una volta concordo pienamente con lei: si ritorna (si deve necessariamente tornare) ai primordi per rivisitarli, partendo dai più evidenti ed elementari, oltre che i più giustificabili (siamo nell’ampio campo della giustizia) principi e valori morali ed etici. Il tutto in un senso che dovrà pure necessariamente essere nuovo.

    • Diversamente permalink

      Non è facile trovare la sintesi fra le due posizioni, quella di @Ferdinando L. e quella di @Aristides de Nusquamia, quando, come “profeticamente” trattato in questo complessivo e ben leggibile brano, abbiamo fin nel minuscolo mondo curnense (e anche un po’ circense, a quel che ho visto) un enorme problema di “giustizia”. Partiamo pure dal vertice: quando un Berlusconi, e ripeto “un Berlusconi”, con tutto quel che rappresenta, ha rappresentato e fatto, occultamente e alla luce del sole, viene condannato perché non può non sapere o perché sa (come incredibilmente e arrogantemente dichiarato, se vero, dal Presidente della Sezione penale della Corte di Cassazione che lo ha condannato), beh!, allora non c’è più speranza se non la forza, di qualunque tipo esso sia.
      Non c’è più speranza né per Aristides né per il suo interlocutore perché si sarebbe introdotto un principio tecnicamente soltanto soggettivo, che esula da ogni accertamento concreto e dal ricorso a metodologie oggettive, in pratica come avveniva nell’URSS (cosa alla quale si è sopra pesantemente accennato), nel cui ambito applicativo al poco limpido – per non dire ben altro, di molto più grave – Berlusconi può venire addossato qualunque reato si voglia e ai dirigenti del PD, per esempio in relazione alle mascalzonate Monte Paschi, Parmalat, BNL, nulla, perché è una diversa sovrastruttura, marxianamente da intendersi, che in modo del tutto autonomo, se del caso anche partitico o ideologico, decide l’indecidibile, e cioè chi sa, chi non sa e che rilevanza possa avere tale presunta, indecidibile ma giudizialmente “accertata” conoscenza in relazione al diritto penale.
      Diritto penale che cessa a tal punto di essere tale per diventare, come nei regimi totalitari, norma di amministrazione e gestione delle libertà. Tutto questo è molto, molto grave ed è il prodotto di quella cultura “de sinistra” che intacca anche la vita delle comunità.

      • Sbazzeguti Pepito permalink

        In coda altre pensose riflessioni: qui non si smette mai di far andare le “piccole celluline grigie”, come diceva quello strano ometto baffuto che è Hercule Poirot.
        Osservo che nell’animata e bella discussione qui svolta riguardante la giustizia in senso generale, introdotta da un volgarissimo manifesto serramaxpiddicontista con cui si sono stravolte, anche nella immediatamente successiva applicazione pratica, le parole del Papa, mai è intervenuto, anche soltanto per dire “cip!”, uno degli adepti della setta “de sinistra” che fa strane cose a Curno, molto strane.
        Viveurs serrani per i quali le discussioni di ordine etico e morale, oltre che logico, non contano nulla: i cittadini sono sudditi da spremere anche raccontando loro schifose balle, e poi al massimo, per autoassolversi, basta dire che “si fa volontariato”. Per i viveurs, nessuno escluso di quelli seduti lunedì 29 luglio a fare gli asseverativi e ad approvare indirettamente aperte e stolte minacce di gulag, contano altre cose, che tintinnano, o che possono essere rese tintinnanti, come i rifiuti… Solo per loro, però.

      • Cece Pacati permalink

        Alla fine del racconto, così nuovo e fresco, palpitante umori, pensieri, contrapposizioni… vita insomma, oltre ad uscirne meravigliato ed edificato, pur indipendentemente dai contenuti, vorrei trasmettere al curatore del diario la mia più intima sensazione, quella di trovarmi di fronte a un potenziale e ricchissimo canovaccio di una nuova commedia dell’arte, un testo teatrale, insomma, che racconta in forma quasi epica, con attiva partecipazione popolare, un subitaneo accadimento in un impercettibile angolo di mondo, però enorme per importanza come tutti i rari luoghi in cui alita lo spirito.

  25. Vittorio Carrara permalink

    Egr. Sig. Aristide, da tempo leggo Nusquamia regolarmente. Ne sono venuto a conoscenza attraverso gli articoli che vengono pubblicati il venerdì su Bergamo economia. Noto che lei tratta molti temi e credo di aver capito che ve ne sono alcuni che le stanno molto a cuore. Vedo che ultimamente c’è molta vivacità. Cosa che non dispiace né a me né ai miei amici lettori di Nusquamia, con cui due o tre volte a settimana ragiono volentieri di vostri articoli e commenti. Credo di aver capito, ma mi corregga se sbaglio, che Nusquamia ha una sua linea. Questa linea nasce dal dibattito, molto vivace e interessante, ma anche dal peso degli argomenti, peso che credo venga accuratamente definito e assegnato a monte. Ora avrei una domanda da farle. Premetto che io insegno religione alle scuole medie superiori. Se il dibattito diventa tale per cui, grazie ai suoi commentatori e ai suoi interventi, gli argomenti vaticanisti e papisti accrescono il loro peso su Nusquamia, vuol dire che Nusquamia è papista? Se a un certo punto prendono piede molti argomenti di tipo cattolico, vuol dire che Nusquamia è cattolica? E se dovessero prevalere gli argomenti renzisti o bersaniani, vuol dire che Nusquamia è piddina (non so se si dice così)? Spero di non aver toccato un punto dolente, lei naturalmente è libero di essere papista, cattolico o renzino, ci mancherebbe.

    • In assenza di un manifesto, una precisazione

      Rispondo il più concisamente possibile, perché la tentazione di profittare dell’occasione che lei mi offre per mettere a segno un discorso, che in realtà mi sta molto a cuore, è molto forte. Ma proprio tale coinvolgimento emotivo potrebbe farmi commettere un passo falso. La tentazione sarebbe, addirittura, quella di scrivere un manifesto programmatico, con il rischio di cacciarmi in un culo di sacco: non credo che i tempi siano maturi per un manifesto. Perciò mi sforzo di essere breve.
      Certo, Nusquamia ha una sua linea che, semplificando parecchio, potrebbe essere definita libertaria, razionalista e umanitaria. Io stesso, scherzosamente, mi sono definito voltairiano (consapevole peraltro del pericolo di fare la fine di quel personaggio di Jacques Brel, in quella sua canzone, Les bourgeois, dove il suo amico Jojo «si credeva Voltaire» quand’era giovane e continuò a sentirsi Voltaire anche quand’era un vecchio borghese, dunque un porco, secondo Jacques Brel: ne abbiamo parlato su Testitrahus, nell’articolo Jacques Brel in salsa curnense.
      Ho sempre espresso il mio punto di vista, senza infingimenti: tutt’al più, avrò fatto ricorso a un pizzico di “dissimulazione onesta”, per tutelarmi dal furore dei nostri avversari che indulgono – talora, come ben sappiamo – al vizio schifosetto della denunzia seriale. Anche così si spiega il registro “elevato” di certe nostre espressioni. Non tutti sembrano averlo capito, o per oggettiva stupidità, oppure perché fanno finta di non capire: quando, per esempio, ci dànno i “buoni consigli” e ci dicono che noi dovremmo esprimerci pedrettescamente, o che comunque dovremmo cambiare registro. Ma chi credono di uccellare? Senza contare che in maniera pedrettesca si possono soltanto esprimere contenuti pedretteschi, e noi abbiamo l’ambizione, e la presunzione, che i nostri contenuti siano alquanto più elevati. Se non esprimessimo i nostri contenuti come si conviene, sarebbe giocoforza che i contenuti fossero insinuati da altri, più furbi di noi.
      Dunque la linea di Nusquamia è individuabile leggendo gl’interventi di Aristide, sia quelli apertamente polemici, sia quelli di contenuto elevato, per così dire. Però, come orrendamente si parla oggi di temperatura oggettiva e di temperatura “percepita”, così si potrebbe parlare di una linea di Nusquamia oggettivamente espressa da Aristide e di una linea di Nusquamia “percepita” considerando il peso degli interventi a favore di questa o quella posizione, eventualmente anche difforme da quella di Nusquamia. Per questo mi sento in dovere di rispondere, quasi sempre, a tutti gl’interventi pubblicati, anche e soprattutto se difformi dalla linea di Nusquamia, perché potrebbero far “percepire” una linea diversa da quella impressa a questo diario, qualora io non rispondessi. Per quanto faticoso possa essere, mi sembra tuttavia necessario.
      Che fare? Non credo di poter fare più di quel che sto facendo. Spero in ogni caso che sia evidente che la linea di Nusquamia è quella che dicevo: semplificando parecchio, appunto, libertaria, razionalista e umanitaria.

      • Giuseppe permalink

        Uhm!, che sorpresa! Interessante e istruttivo l’intervento di Monsignore, che ha cercato di colpire dove gli interessava di colpire e di sapere quel che in definitiva ha saputo! Bravo!, niente da dire: mica per niente…

  26. Leon permalink

    Cari lettori
    a mia totale insaputa e azzarderei ignoranza, sono venuto a conoscenza del fatto che in Italia, (suolo italiano) esistono forze di polizia europee. Cosa significa? che prima ci affamano e poi ci ammazzano sotto l’egida e ferrea protezione della comunità europea? Ma chi cazzo la vuole questa canaglia europea? chi sono i mandanti e soprattutto chi è stato il firmatario che ha autorizzato che ciò avvenisse sul nostro suolo? chi e quanti sono i politici “mona”, quei politici totalmente incapaci ma capaci di svendere aziende italiane (gioielli industriali strategici ) sotto costo lo abbiamo visto nei tempi ma che abbiano svenduto l’anima fino a questo punto è veramente per uomini senza patria e senza gloria:- delle merdacce dunque……Invasione in tempo di pace? giammai. Occhio italiani, occhio, il nemico ce l’abbiamo non solo in casa ma è già dietro di noi, sssssh non agitatevi ma guardatevi intorno e impariamo ad usare l’ultimo neurone che ci rimane per fare ragionamenti e non per guardare le telenovelassss.

    [Lei si riferisce alla Forza di gendarmeria europea che ha sede, se non sbaglio, a Vicenza? Ma quello è un corpo militare, con compiti militari, spesso fatti passare per “missioni di pace”. Però, scantonando lievemente dal tema proposto, lei mi fa venire in mente che sarebbe bello fare una disamina degli stipendifici d’Italia. Si parla spesso, in proposito, del sistema scolastico (pletorico e costosissimo, soprattutto in rapporto al livello bassissimo dell’insegnamento impartito), ma anche le forze armate come stipendificio non scherzano: gli ufficiali di grado superiore sono quasi più dei militari semplici e il giro d’affari delle forniture militari fa venire il capogiro. So che Bobomaroni non vuole che si parli di Finmeccanica, altrimenti lui denuncia. Perciò non ne parlo. N.d.Ar.]

    • Marcello permalink

      Approvo quanto detto da Aristide. Non capisco @Leon, del quale apprezzo soltanto il possibile riferimento a Brancaleone, anche in senso concreto e militare, se si vuole…

  27. Famiglia Sala permalink

    Noi siamo sconcertati da come tutti i cattolici si siano appecorati all’attuale Papa, compresi, purtroppo, moltissimi sostenitori (ex) di Papa Benedetto XVI, che vanno, con nostra grande sorpresa, dietro a questo Papa, che in realtà è l’antiratzinger, in modo del tutto acritico. Tutti a fare grandi elogi a Papa Francesco I, nonostante quello precedente sia ancora vivente. A me sembra ancora più irrispettoso non solo per il fatto che il Papa dimissionario sia ancora in vita, ma anche per il fatto che Benedetto XVI sia un gigantesco teologo, che ha dovuto subire, tra l’altro, anche una battuta – fuori luogo e di dubbio gusto – come quella del nonno in casa (che vergogna!). Autore della battuta Papa Francesco I (bravo Bergoglio!).

    • Credo di aver già scritto che papa Francesco sta attraversando un periodo di ambientazione, che in linguaggio gesuitico si dice di discernimento. Detto alla buona, raccoglie informazioni, fa piccole sortite per studiare la reazione del “nemico” (l’egoismo, l’indifferenza etica ecc.), in attesa di fare le grandi manovre. Alcuni suoi gesti si prestano a essere interpretati come captatio benevolentiae, ricerca di consenso mediatico (anche se, ovviamente, non siamo ai livelli, infimi, pedretteschi, bobomaroniti o renzisti). Ma forse queste sortite del papa sono un modo per tutelarsi da critiche malevole future, quando darà l’affondo: un modo di saggiare il terreno e fortificare le mura. Dunque, facciamo passare questa fase di discernimento, per il papa, ma anche per noi. Se a quei gesti che l’hanno reso simpatico e mediaticamente appetibile faranno seguito grandi fatti, ci dimenticheremo dei gesti e plaudiremo ai fatti. Ma già qualcosa di buono s’intravvede, per esempio la condanna dell’ipercinetismo carrieristico. Ridimensionare l’ideologia aziendalista, prendere a frustate gli aziendalisti come fece Gesù con i mercanti che trafficavano nel Tempio, è fondamentale per la salvezza della civiltà occidentale.
      Conoscendo la natura umana, non dovremmo stupirci più che tanto per il plauso che papa Francesco riceve da parte di ambienti che sono antitetici alla sua figura. È di pochi giorni fa un’intervista a un personaggio molto curiale che si prodigava in slinguazzate nei confronti del pontefice. Ma sarebbe ingenuo meravigliarsi; se tanto mi dà tanto, papa Francesco troverà il modo di punire l’inverecondo culilinguo. In ogni caso, a proposito del servilismo nei confronti dei potenti (e questo papa, per quanto di modi francescani, è un potente della terra), piuttosto che dilungarmi in un sermone, che forse non mi riuscirebbe nemmeno tanto bene, cedo volentieri la parola all’abate Parini (dalla Vita rustica). Copio e incollo da un mio antico articolo, L’onorabilità è meglio dell’onestà:

      Me non nato a percotere
      le dure illustri porte
      nudo accorrà, ma libero
      il regno de la morte.
      No, ricchezza né onore
      con frode o con viltà
      il secol venditore
      mercar non mi vedrà

      PArini
      Monumento a Giuseppe Parini a Bosisio, in Brianza, dove il poeta è nato. La sua vita e la sua opera ci esortano a prender le distanze dalla poltroneria dei politici, dalla venalità dei mercanti, dalla boria dei funzionari pubblici e dall’abiezione degli stipendiati in carriera.

      .

    • Adamavatar permalink

      Durante il recente viaggio in Brasile per la GMG, Papa Francesco si è donato completamente alla folla dei giovani di tutto il mondo, soprattutto latino-americani, che lo stringevano in un affettuosissimo abbraccio.
      Per qualche giorno si è concentrato soltanto su loro, dimenticando tante cose lasciate a Roma, comprese certe occasionali letture del suo predecessore.
      Un bel giorno riceve la delegazione dello Stato del Rio Grande do Sul. Si rivolge a caso a un gruppo di giovani e, col suo dolce accento argentino chiede loro: “Donde venite?” “Da São Pedro da Serra”, rispondono quelli in coro. “No!!! – esclama Francesco – anche qui o’ patto….”.
      E poi si dice che quello di Curno non è un laboratorio internazionale e che Nusquamia non è letto dappertutto…

  28. C. Cattaneo permalink

    Ho letto che l’ Amministrazione guidata dalla Serra schiaccerà l’occhiolino a ogni sorta di gruppo gay. Nessun pregiudizio nei confronti dei gay, sia chiaro, però la cosa che mi sembra inaccettabile è che in un momento drammatico come quello che tutti noi stiamo vivendo ci siano ancora amministratori comunali che danno la priorità all’organizzazione del festival dell’inculata democratica e partecipata.

    • Oppure, invece di dire “Festival dell’inculata democratica e partecipata”, come lei suggerisce, si faranno venire in mente uno di quei titoli da maestrina con la penna rossa (dopo la cui cacazione, fra l’altro, hanno perfino l’ardire di considerarsi intelligenti): che so, io, «La pedagogia di genere e il ruolo dell’esoterismo sodomitico per un dialogo democratico fra i generi. Un itinerario condiviso e partecipato, aperto a tutti i generi di cittadini curnensi». Così è più anodino e — nella prospettiva sciacquettistica — anche più fico. Ma se non è zuppa è pan bagnato

    • Marino permalink

      La creazione di commissioni può significare due cose: far finta di occuparsi di una questione e aggiungere fumo alla faccenda per trascinare gli eventi in una direzione voluta o per dare una sedia a un politico trombato e nullafacente.
      Ecco, a Curno per festeggiare una nuova era di pace e condivisione tra le forze politiche si potrebbe dare vita alla commissione Lgbt.
      Un vanto per il comune di Curno, tra i primi in provincia a dare l’esempio.
      Grande occasione di visibilità e di rinascita per il suo naturale presidente, un politico di Curno non ricandidato, in cerca di sedia e di aperture verso un nuovo elettorato attento e in crescita.
      I suoi vezzosi foulard saranno il simbolo della nuova Curno bello da vivere.
      Quanto a quello sfigato di Gandolfi, dopo averlo definito rompicoglioni e matto, verrà apostrofato con disprezzo come normoscopante

  29. Passante permalink

    Segnalo ai lettori di Nusquamia che il Bepi, credo su ordine di Max Conti, si è precipitato a sostituire il suo manoscritto sulle parole del Papa, sostituendolo con un altro manoscritto su Berlusconi condannato. Lascio trarre a voi le conclusione sul valore politico dei sopracitati uomini. Puah!

  30. Max permalink

    @ C. Cattaneo
    Credo che i pregiudizi li abbiano gli amministratori de sinistra dal momento che ritengono opportuno evidenziarne la differenza parlandone.
    La mia “gaiezza” la tengo per me, come la mia intimità non la devo mostrare a nessuno se non a me stesso.
    [Sarà bene ricordare che Pasolini si guardò bene dall’intrupparsi con gli Lgbt, che al suo tempo ancora non si chiamavano così, con questa orrenda dizione politicamente corretta, e nemmeno “gay”, cioè gai: tutt’al più si parlava di culetti allegri. Ricordo anche di aver letto, qualche anno fa, le severe parole di condanna, da parte di una poetessa bergamasca (lesbica, ma seria), contro la buffonata dei cortei colorati con penosa esibizione di tette e deretani siliconati, le smargiassate delle drag queen ecc. in un crescendo vomitevole di cattivo gusto. N.d.Ar.]

    Come si permettono queste checche di amministratori,; apostrofarci!? chi si credono di essere, brutti maleducati ignoranti.
    Pensate ai casi vostri e cercate di amministrare bene piuttosto che sperperare i soldi pubblici e guardate alle vostre famiglie sempre che di famiglie si possa parlare. Cercate dentro di voi la diversità e vi renderete conto che non siete migliori di altri, anzi.

  31. Ex paziente permalink

    Fece bene il Sindaco Gandolfi a rispondere elegantemente al volgare e lacca-culo Consolandi citandogli “L’elogio della pazzia” di Erasmo da Rotterdam. Dubito che Consolandi, nonostante la sua laurea in medicina, abbia letto Erasmo. E si vede…

    • Non saprei. Ho conosciuto persone che in gioventù promettevano bene, qualcuno aveva letto il Foscolo, altri Erasmo, altri ancora i romanzieri russi. C’era anche chi aveva letto tutto il leggibile, nel limite delle ore disponibili (mons. Gianfranco Ravasi dice di aver “portato” alla maturità tutto Platone, in greco: ma come ha fatto? L’edizione delle ‘Opere’ di Platone, nella mia edizione Sansoni, senza testo greco a fronte, comprende 1500 pagine, scritte in caratteri minuscoli. Boh!)
      Poi però la maggior parte di quei giovani si sono persi, alcuni addirittura sono precipitati: chi nella débauche, chi nel più vieto conformismo, chi nell’aziendalismo (la cosa peggiore di tutte, perché l’aziendalismo brucia le cellule del cervello, è un morbo irreversibile, a differenza della débauche e, in misura minore, del conformismo).
      Io non so quale gioventù abbia avuto il Consolandi, forse da giovane ebbe la fortuna di godere delle facoltà mentali e morali che possono accompagnarsi a quell’età: cioè fu intelligente, generoso, eroico. Questo avviene soprattutto, quando avviene, ai giovani che da bambini hanno avuto la fortuna di conoscere il sorriso della mamma, di una donna che non fosse in carriera. Non so: egli è certo, però, che di tale possibile magnanimità non si trova traccia nel Consolandi attuale. Anche nel caso in cui sia stato rovinato dalla débauche, il minore dei mali, mi pare di arguire che la sua fosse una débauche senza carattere alcuno di eroicità: già, perché la débauche può avere una sua grandezza. La sua fu una débauche di piccolo cabotaggio, insomma.

      • Ràgiunatt permalink

        Non starei a gingillarmi con i problemi psichiatrici, interni ed esterni nonché partitici, del Consuelo. Sta emergendo sempre più evidente un taroccamento dei conti e delle previsioni contabili che fa paura. L’anno scorso, con tutte le puttanate fatte dai viveurs, si è fatto molto poco, per non dire niente; adesso non si fa nulla del tutto? Il potere di questi incompetenti (solo quello?) sinistri è da far saltare in aria prima che siano loro a far saltare in aria Curno. Siamo in un settore nel quale Gandolfi è un grande esperto (e non è la supercazzolata per prendere per il culo i curnesi. I bilanci degli anni scorsi, perfetti, sono lì a dimostrarlo). Diamo un calcio nel culo a questi signori e signore, sulla chiappa sinistra, mi raccomando.

        • @ Ragiunatt

          Una volta si diceva “fare il gioco delle tre tavolette”. Oggi, aggiornandoci, possiamo dire che c’è qualcuno che fa “il gioco delle tre slàid di PowerPoint”. Avevo qualche sospetto che i nostri avversari usassero PowerPoint non solo per giocare a fare gli aziendalisti, ma anche per fare questi giochetti, come del resto usano fare i rappresentanti di questa peste dell’umanità. Poiché tuttavia, nonostante le apparenze, sono un moderato, mi sono astenuto dal parlare senza indizi probanti.
          Adesso pare cosa certa: mi giunge notizia da fonte certa, da Gandolfi, che le slàid sc-sc scientifiche asseverativamente proiettate dalla dott.ssa Serra nel corso della presentazione all’assemblea di popolo fotografavano una situazione che era solo nel libro dei sogni (in realtà all’assemblea di popolo partecipavano i quattro gatti della solita compagnia di giro, noi compresi: i simil progressisti non hanno più voglia di assemblee cammellate, anche perché i meharisti potrebbero incazzarsi e, soprattutto, passare al nemico).
          Gandolfi però nella seduta di Consiglio (quando, a dire del Consolandi, “rompeva i coglioni”) l’aveva detto: voi nell’assemblea di popolo, qualche giorno fa, avevate detto questo e quello, e tutto va bene madama la marchesa. Io vedo però che queste cifre sono subordinate — anche — all’entrata nelle casse del Comune dei soldi della nuova farmacia (mi scuso se non uso un linguaggio cachereccio appropriato, ma così ci capiamo prima: N.d.Ar.). I similprogressisti hanno fatto la bocca a culo di gallina, e hanno mostrato asseverativa e moderata indignazione.
          Bene: pare proprio che, alla resa dei conti, quelle “entrate” non siano entrate. E adesso, poveri similprogressisti? Io l’ho sempre detto: non valgono molto, neanche come aziendalisti.

      • O'Hara ruba permalink

        Tecnica e politica vanno a braccetto: se è vero che il pedrettismo è stata la cifra politica di Curno, questi ultimi anni, e potrebbe in parte continuare ad esserlo per i prossimi anni ove agli impedrettati, sopravvissuti alla morte politica del loro eroe eponimo, riuscisse di far perdere le tracce, indossando nuove casacche, è anche vero che il grande merito di Gandolfi e dei resistenti del phrontisterion, durante la passata amministrazione, è stato quello d’impedire che fossero legittimati e quasi istituzionalizzati il ruolo dei mediatori d’interessi (nella sovrastruttura partitica i mediatori sono espressi dalle famiglie del notabilato), che si perpetuasse ossequio nei confronti degli attori del territorio (ossequio che non solo non è dovuto, ma contraddice al principio di rappresentanza democratica), che fosse praticata la respirazione bocca a bocca a un sistema di partiti che è collassato in Italia, e che a Curno, più ancora che in Italia, ha dato evidenti segni di stato comatoso (si consideri la respirazione bocca a bocca che il PCC, sezione Pidddina curnese, praticava al Pedretti fino a poco tempo fa).
        Questo nuovo atteggiamento politico da parte dell’allora Sindaco, rivoluzionario per Curno, come si è attuato? Attraverso l’adozione di un insieme coordinato di linee esecutive e provvedimenti molto stringenti, tali da rendere possibile il parziale conseguimento delle “grandi” finalità politiche. La stessa esigenza c’è oggi, ma oggi è meno chiaro il “come”, forse perché si versa in una situazione di compressione della democrazia (o isonomia?) comunale.
        In soldoni, quando si arriverà a nuove elezioni amministrative, i partiti, le famiglie, gli attori del territorio, nessuno di loro escluso, dovranno trovarsi nuove sigle, nuovi camuffamenti: questo è certo, ed è certamente merito da ascriversi ai resistenti quello di averli costretti a tali continui e diversi mascheramenti.
        Arrivati a quel punto, però, i giochi saranno già stati fatti dai politicanti, i costumi carnevaleschi saranno stati già indossati dai recitanti (vedi “Carnevalem”, la grande composizione del poeta Pedretti, ma anche “11 settembre” dell’umbratile Maestro, quello della Supercazzola come opera d’arte di valenza anche politica), e i curnesi saranno stati ancora una volta beffati, restando ai resistenti del phrontisterion solo (e non è poco, si badi bene, anzi!) la soddisfazione morale di essere integri e liberi, avendo “meritato sul campo un prestigio che è tutto nostro, e che non intendiamo svendere frazionandolo in piccole quote, da assegnare ai partiti, per esempio (a chi poi? a quelli che siamo orgogliosi di avere smembrato e smascherato?). Non mi pare male, – conclude lei – come “linea politica per Curno”. Insisto: “per Curno””.

        [Qui finisce la parafrasi di un mio testo precedente (vedi), pubblicato qui sotto (i commenti non sono disposti cronologicamente, ma aggregati secondo l’albero dei commenti e dei commenti ai commenti), modificato q.b. e integrato per arrivare alla tesi da dimostrare: Gandolfi dovrebbe modificare qualcosa nella sua opposizione. N.d.Ar.]

        Nemmeno a me pare male sul piano morale e personale. Anzi, è roba da far gonfiare il petto d’orgoglio, per certuni aspetti. Credo, tuttavia, che lo sperimentato uso tecnico di linee e provvedimenti esecutivi del passato possa essere riattualizzato per il presente, non attendendosi il momento di smascherare gli imbrogli altrui a cose fatte, ma impedendo che ciò avvenga prima che “quelle cose” si realizzino. E lo si può fare proprio perché tecnica e politica vanno a braccetto…, anzi, l’una senza l’altra non vanno da nessuna parte, e forse non sussisterebbero neppure.
        Anche questa, mi sembra, è una linea politica, anzi, forse costitutivamente lo è ancor più di quella proposta… Ragioniamoci sopra.

        [Io come Aristide più di quello che faccio non posso fare. Del tutto astrattamente, posso dire che chi può portare e vuol portare un contributo in denaro, in disponibilità di tempo e in competenza tecnica (per esempio, analizzando i documenti di bilancio, le delibere ecc.) è benvenuto, credo. Ma bisogna parlarne con Gandolfi, non con Aristide. Non ho capito che cosa sia l’«uso tecnico di linee e provvedimenti esecutivi», anche se immagino che linee e provvedimenti esecutivi, quali che essi siano, da parte di chi è all’opposizione, debbano differire da quelli adottabili quando si è al governo. Ma è un’osservazione banale, della quale un po’ mi vergogno. N.d.Ar.]

  32. Leon permalink

    @ Marcello
    Approvo quanto detto da Aristide tutto quanto, incluso il passato.
    Il mio pensiero è rivolto altrove.
    Fu o non fu ministro della Repubblica italiana un certo onorevole Maroni (leghista autonomista per il nord, incluso il veneto, libero dall’oppressore romano), il cui motto era, o forse lo sarà ancora non so, “Nord Libero”?
    E perché allora quando regnava come ministro degli interni nella passata legislatura firmò l’autorizzazione la quale permetteva a forze straniere di insediarsi su suolo italico come forze di polizia o “gendarmeria” come giustamente Aristide ha evidenziato?
    Vede signor Marcello, da leghista convinto qual io sono, oggi non voto coloro che predicano bene ma razzolano male. La chiamiamo strategia europea? chiamiamola come lor signori vorranno ma, a me pare proprio una presa per le terga. (non mi venga a dire che ci è stata imposta per favore).
    Non so se lei signor Marcello ha a cuore l’autonomia del Nord, oppure se, come giusto che sia, simpatizza per altri tipi di svolgimenti repubblicani, non importa, quel che importa è che un autonomista d’eccellenza ma prima ancora secessionista il quale risponde al nome di Maroni abbia voluto che si occupasse il suolo nordico (veda Vicenza ad esempio). Badi bene, dico nordico perché è quel sacro suolo dove si sono svolte le sacre battaglie della lega autonomista. Mi permetta di esprimere una contraddizione, non la mia, no, ma quella di chi ci vuol far credere che gli asini volano.
    Le rubo una battuta che pare sin troppo scontata;- io sono un asino ma non volo e non so volare quindi la contraddizione resta, lega o non lega, il signor Maroni ai miei occhi non è un puro e forse qualche fantasmino nell’armadio ce l’ha pure lui.
    Cordialità
    Leon

    • Marcello, esterrefatto permalink

      Linea politica per Curno? Se è così, van benissimo anche questi…

      • «Questi»: sono uomini o concetti?
        Inoltre: la linea politica per Curno da parte di chi? Nel caso dei resistenti del phrontisterion mi sembra chiara, ed esplicita. In occasione delle elezioni regionali e politiche, i resistenti curnensi hanno distribuito due volantini: in uno si esprimevano le buone ragioni per cui — quanto meno a Curno — i progressisti veri avrebbero fatto bene a non votare per il Pd impedrettato, nell’altro si spiegava perché i leghisti, proprio perché leghisti, avrebbero fatto bene a lanciare un segnale a un Bobomaroni che aveva abbandonato Fassi e Donizetti, leghisti dal volto umano. Bobomaroni alle elezioni amministrative aveva sostenuto il Pedretti (cioè la lista civica farlocca messa in piedi dal Pedretti e dai due rappresentanti del Pdl di quinta colonna) per pressapochismo, per insipienza politica, per disprezzo nei confronti dei cittadini curnensi, più che per paura di inimicarsi Calderoli, che proteggeva Pedretti (il che non è comunque una bella cosa: come si fa a votare per un politico che si prende paura così facilmente?).
        Ora, se è vero che il Pedretti è un politico territoriale collassato è anche vero che il pedrettismo è stata la cifra politica di Curno, questi ultimi anni. Per questa ragione, oggi come oggi, i conti sono da regolare non già con il Pedretti, che abbandoniamo volentieri al suo destino, ma con gl’impedrettati. I quali — c’è da giurarlo — faranno di tutto per far perdere le tracce, indosseranno nuove casacche, ma sempre loro sono. Noi li incalzeremo, noi li smaschereremo.
        Il pedrettismo a Curno è tutt’ora palpabile, sopravvive alla morte politica del suo eroe eponimo: significa legittimare e quasi istituzionalizzare il ruolo dei mediatori d’interessi (nella sovrastruttura politica i mediatori sono espressi dalle famiglie del notabilato), significa ossequio nei confronti degli attori del territorio (ossequio che non solo non è dovuto, ma contraddice al principio di rappresentanza democratica), significa respirazione bocca a bocca a un sistema di partiti che è collassato in Italia, e che a Curno, più ancora che in Italia, ha dato evidenti segni di stato comatoso. Si consideri la respirazione bocca a bocca che il Pd praticava al Pedretti, fino a poco tempo fa.
        In soldoni, quando si arriverà a nuove elezioni amministrative, i partiti, le famiglie, gli attori del territorio dovranno trovarsi nuove sigle, nuovi camuffamenti. Il Pd dovrà rendersi conto che Vivere Curno è stata un’iniziativa fallimentare e sarà costretto a mettere in panchina la dott.ssa Serra e MAx Conti, perciò dovrà inventarsi una nuova cosiddetta lista civica. La Lega bobomaronita sa benissimo che a Curno ha tutto l’interesse a non farsi notare, perciò se ha degli uomini da piazzare dovrà inventarsi una sua lista civica. Il Pdl, da un punto di vista politico è forse il più scassato di tutti: non avrà difficoltà a trovare nelle famiglie qualcuno che voglia scendere in campo, ma dovrà presentarsi, anche lui, dietro l’usbergo di una lista civica. Ebbene, noi smaschereremo le liste civiche farlocche, saremo gli unici che possano presentare una lista civica vera, noi che fummo gli unici a contrastare l’egemonia delle famiglie, l’egemonia degli attori del territorio (quelli che sono più attori degli altri), l’egemonia dei partiti che — dalla maggioranza e anche dall’opposizione — controllavano i flussi del potere. Noi che abbiamo fatto incagliare il Pdl comandato dal capitan Schettino sulle scogliere di Nusquamia, noi che abbiamo costretto il Pedretti a non ricandidarsi e ne abbiamo decretato l’esilio politico da Curno, noi che abbiamo dimostrato l’inanità della proposta politica di Bobomaroni, noi che abbiamo strappato il sipario e abbiamo mostrato il groviglio di ambizioni personali, conformismo, aziendalismo straccione e asservimento alla logica delle famiglie e degli attori che caratterizza il Pd curnense.
        Abbiamo meritato sul campo un prestigio che è tutto nostro, e che non intendiamo svendere frazionandolo in piccole quote, da assegnare ai partiti, per esempio (a chi poi? a quelli che siamo orgogliosi di avere smembrato e smascherato?). Non mi pare male, come “linea politica per Curno”. Insisto: “per Curno”.

  33. Marcello permalink

    Va bene, Aristide, sono del tutto d’accordo, specie nei presupposti essenziali, espressi con forza e convinzione. Il ragionamento è semmai ampliabile, e anche questo credo non trovi ostacoli nella sua indiscussa libertà di pensiero. Nulla da eccepire, dunque, al riguardo. L’argomento di Leon, però, e questo lei lo sa molto bene, era evidentemente e sostanzialmente un altro, per il quale, sulla base delle stesse argomentazioni da lei qui sopra appena espresse, sono congrui sia i concetti da Leon “portati avanti” (si dice così? Non le piace? Neanche a me) sia le stesse persone attualmente al potere a Curno, del tutto idonee per “portarli avanti”. Tutto qui. E non mi sembra poco, per parte mia essendosi trattato di scegliere, prima di conoscerle, le sue posizioni invece di quelle del commentatore in oggetto, che ritengo inconciliabili con le sue…..

  34. Leon permalink

    Aristide ha centrato il bersaglio, in pieno.
    Sono sconfortato nell’essere stato confuso con gli attuali poteri di Curno.
    Dio me ne scampi ch’io abbia in gloria sti “valorosi”. Sia mai che un leghista venga confuso con gli attuali poteri forti di Curno, non sia mai. Lo so è gia accaduto purtroppo ma io dico non sia mai. Leghista sono e leghista rimango ma non mi piego a questi giochi sporchi dove la sedia è più importante dell’uomo. La penso anche in questo modo, se sacrificare una persona serve a salvarne un milione, accetto il sacrifizio ma pensandoci non una, non 100 ma mille volte prima di agire, non posso dire di esser condiviso e neppure di condividere l’aziendalismo che attanaglia gli strati umani più subdoli i quali dovrebbero farsi carico di empatico cordoglio.
    Chi vuole l’autonomia non si comporta come si è comportato Maroni.

    • Marcello permalink

      Non ho idea dove possa andare a finire questo commento, dopo il bivio e il trivio. Quel che voglio dire è che secondo me è chiaro che i leghisti, almeno quelli di partito, sono perfettamente corrispondenti a tutti gli appartenenti agli altri partiti, senza nessuna differenza, tanto da essere tranquillamente confusi e sotituibili.

  35. Adamavatar permalink

    C’è una liturgia anche nell’azione di politica amministrativa: la rispettiva liturgia è il culmine verso cui tende l’azione delle istituzioni e, insieme, la fonte da cui promana tutta la loro virtù. Dalla liturgia, dunque, in particolare da quella sindacale e consiliare, deriva in noi, come da sorgente, la grazia d’esser veramente cittadini del nostro paesucolo disperso e disperato, e si ottiene colla massima efficacia quell’automatica solidarietà fra i curnensi e la glorificazione delle istituzioni locali, e della relativa burocrazia che ne costituisce il necessario supporto, verso ,le quali convergono, come a loro fine, tutte le altre attività della società civile. (Dal Catechismo della Chiesa Comunista, voce Cüren).

    • Eleuterio, il curnoliturgista poco serio permalink

      Dopo ampia consultazione con gli amorevoli benefattori istituzionali, Parmalat, BNL e Monte Paschi, l’empireo piddino ha inviato l’algida Serra (per questo è riscaldata anche d’estate – n.d.r.) perché, guidata dallo spirito solidaristico ordinato dal Catechismo di cui sopra, che si riassume nella massima “quel che è tuo è mio, quel che è mio è mio e resta mio”, non solo annunciasse ai miseri curnensi la verità di quello che li aspetta, ma mediante la liturgia lubrificante, con al centro le assemblee condivise, attualizzasse la sua opera di pelatura, attività (pelosa, appunto – n.d.r.) che è equiessenzialmente sempre presente e parsimoniosamente distribuita nel PCC. Essa trova la sua massima espressione nella liturgia della pubblica tosatura, dove la popolazione è chiamata a corrispondere “spontaneamente” ai desiderata dei pelanti, offrendo determinate parti di se stessa all’impettita regina che, irrigidita sullo scranno come un tempo i soldatini di gesso incardinati a mezzo chiodo sulla sella delle loro cavalcature, accoglie le offerte e si degna di abbozzare un ghigno doloroso.
      Durante tale allegra cerimonia, per ravvivare ulteriormente l’atmosfera, viene data lettura delle cartoline inviate da una colonia di Albisola Marina dallo psichiatra di corte, quand’era ancora bambino ma dava già segni della sua precoce inclinazione.
      Mediante questi gesti, parole, riti, mugugni e dolorosi mugolii, ravvivati da ampie dosi di Gardol, la pseudo-comunità curnense e i singoli accolgono i doni che la regina Perlita (non ha nulla a che vedere coi detersivi, mi raccomando – n.d.r.), anche a nome della sua Corte, dispensa loro. Amen

  36. Armentarga permalink

    Di là dalle molte e diverse concezioni politiche che attengono alla sola opposizione oggi cosiddetta gandulfiana, che altro non sono se non espressioni di vitalità, libertà e ricerca di verità, e dalle numerose domande (tante, dopo sei anni…) da porgere al dott. Gandolfi, nostro ottimo e rimpianto sindaco per cinque anni – quasi (vedi patto serrapedrettista) -, durante lo scorso periodo amministrativo, c’è da chiedersi come mai il pedrettista e cortigiano altro oppositore della falsa serra, in realtà un bellissimo porticato per taluni e uno splendido balcone per altri, non sia insorto di fronte alle assurdità pronunciate,dallo psichiatra di corte e non le abbia sigmatizzate, come avrebbe certamente fatto anche nei confronti dello stesso Ululà, se gli fosse toccato di subire qualcosa di simile. Permanenza del carisma o del potere pedrettista? Marcoinfermierbelotti non ha carisma sufficiente? Se così fosse, diciamo pure che ci troveremmo di fronte a una grandemente scarsa capacità d’autonomia d’ingegno: della serie, zò l’cò e pédala…

  37. Avviso ai naviganti

    È stata creata una nuova pagina, intitolata Il salotto di nonna Speranza, alla quale sono stati trasferiti alcuni commenti qui presenti precedentemente. Le ragioni del trasferimento sono indicate all’inizio della pagina salottiera, alla quale si accede — oltre che attraverso il nesso ipertestuale sopra indicato — dal menu a tendina delle sezioni di Nusquamia, sotto la voce “A – Divagazioni e approfondimenti”. Le sezioni di Nusquamia sono indicate sotto l’immagine di testata (area archeologica di Paestum).

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