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Lega nord di Bergamo: sobria e cincischiante

8 aprile 2014

Pedrettogazebata

Fotografia pubblicata sul profilo Facebook del Pedretti, con la seguente didascalia: «Un successo! [il riferimento è alla raccolta delle firme presso questo gazebo curnense, intorno al quale vediamo il deserto] — con Matteo Salvini, Sonia Amighetti, Tarcisio Foresti, Marco Belotti, Nunziante Consiglio, Roberto Dolci, Sagula Gianni, Eloise Smith e Maurizio Bosatra». Salvini sa tutto delle orobiche magagne politiche della Lega, Daniele Belotti è più che mai al corrente, perché ha ereditato i cahiers des doléances precedenti, quelli imboscati da Invernizzi, lui stesso ne ha avuto in consegna di nuovi. Marcobelotti, segretario curnense, conosce benissimo la situazione. Perché sopportano? Alcuni dicono: sai, ci sono equilibri politici da rispettare. Ma – dico io — se una situazione è incancrenita e Salvini, contro l’interesse della Lega, non si dà una mossa, è inevitabile domandarsi: ma qual è, invece, la ragione vera di tanto lassismo e immobilismo?

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Segnalo ai lettori di Nusquamia l’articolo di Giovanni Calderoli pubblicato ieri, 7 aprile 2014, sul quotidiano in rete L’Indipendenza, dal titolo Caro Belotti, fate un bel gesto e candidate gl’indipendentisti arrestati, e i commenti di alcuni resistenti, cittadini del luogo ameno di Nusquamia.

Caro Belotti

Facendo clic sull’immagine è possibile leggere l’articolo di Giovanni Calderoli pubblicato sul quotidiano in rete L’indipendenza.

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Alla Lega nord leggono L’Indipendenza, anche se qualcuno dirà di non leggerla. Affettano però sobrietà, talora dicono di non leggerla e, se la leggono, è per dire che loro, quando mai, sono indipendentisti, anche se… Ma, come sappiamo, òa sobrietà è una cosa schifosa, se serve a nascondersi e a nascondere l’imbarazzo, a non dare risposte politicamente dovute.
Fanno nella Lega nord come i simil-sinistri curnensi, i quali leggono Nusquamia, ma con aria di sufficienza — o, quel che è peggio, di superiorità — dicono di non aver tempo di leggere, o che loro abitualmente non leggono i blog, o che tutt’al più potrebbero incaricare qualcuno di leggere, e farsi poi relazionare (così mi disse con degnazione la consigliera doppiamente Vip Paola Bellezza, e non fu una mossa felice).
Dunque da parte della Lega nord nessuna replica, perché loro abitualmente non leggono L’Indipendenza. Salvini è impegnatissimo a sfruttare l’evento degl’indipendentisti arrestati per trasformarlo alchemicamente in voti ai leghisti in occasione delle prossime elezioni europee. (Sì, in linguaggio markettaro l’arresto dei martiri venetisti è un evento e insieme una pacchia.) Daniele Belotti, in particolare, pur essendo direttamente chiamato in causa, o non ha avuto tempo di leggere, o non ritiene di dover entrare in polemica (essendo lui notoriamente superiore a qualsiasi tipo di rissa), Marcobelotti [*] segretario della Lega nord di Curno sulle cui spalle pesa come un macigno il caso Pedretti latita: è sommerso. Se guardiamo l’orizzonte politico vediamo emergere sul pelo dell’acqua, ma appena appena, come pudicamente, la cupoletta del boccaglio, e questo è tutto.
Però tutti questi signori, così sobri quando dovrebbero esprimersi su temi che varrebbe la pena affrontare, se si tratta di fare sparate mediatiche e cincischiare, non sono secondi a nessuno. Bella roba.

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[*] Marcobelotti, è stato da noi talora indicato come Marco «Colgate» Belotti, “Colgate” essendo la marca di una nota pasta dentifricia, ed essendo Marcobelotti, per tramite uxorio, in relazione con un noto medico dei denti: il conte zio, che dal colle di Mozzo protegge (ma chi glielo fa fare?) don Pedro, giù, nella brughiera dell’agro cornetense. Inoltre, ironicamente volendo accennare alla sua indipendenza di giudizio, al suo genio politico e al suo implacabile dettar legge al riottoso don Pedro, eventualmente contravvenendo alle indicazioni del conte zio, avvenne che lo denotassimo come il Talleyrand di Curno. Perciò nel suo profilo di Facebook ha voluto scrivere, bene in evidenza sulla testata: Marco Belotti (sindèc Colgate Talleyrand curnense). Beh, a questo punto, non potrà dire di non leggere Nusquamia. In ogni caso, dimostra di avere senso dell’ironia: perlomeno, più di quanto non ne dimostri solitamente la sindachessa curnense dott.ssa Perlita Serra, di sobrietà empatica sconvolgente.

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From → Pedretteide

59 commenti
  1. Giuli permalink

    Caro Aristide,
    le trascrivo di seguito un intervento che ho inviato a bergamo news che riprende il commento dell’articolo di Giovanni Calderoli pubblicato sull’indipendenza.
    In particolare le poche mie righe vogliono dimostrare da un lato come 20 anni di Lega abbiano influito sul pensiero degli adepti, forgiando una vera e propria mistica ed individuando cosa è politicamente corretto e cosa non lo è; dall’altro mi chiedo se la Lega non si renda conto della indifferenza etica con cui prima espelle, epura, allontana in modo tutt’altro che democratico con un silenzio che devasta (la prova è la vicenda Fassi – Donizetti a Curno) e poi senza ritegno alcuno pensa che i carnefici possano chiamare a raduno le pecore, forse per meglio macellarle!
    “Che bella la mistica leghista! E’ talmente coinvolgente da far fraintendere il messaggio di Calderoli. Ora è pur vero che l’eccessivo e smodato uso di colla per attaccare i manifesti con conseguente inspirazione dei vapori qualche danno potrebbe anche averlo lasciato.
    Mi permetto di fare una domanda semplicissima se all’elezione del SEGRETARIO avessero partecipato gli espulsi, epurati, allontanati cui oggi ci si rivolge per far fronte comune, Belotti sarebbe SEGRETARIO?”

    • Metterci la colla

      Sottoscrivo tutto, plaudo in particolare alle ultime due righe.
      Il suo accenno alla colla per manifesti è da porre in relazione all’accusa rivolta a Giovanni Calderoli di non aver attaccato un singolo manifesto. Leggiamo tale accusa, vergata in stile pedrettesco, nel commento all’articolo di Bergamo news Gli indipendentisti rispondono picche a Belotti: “Appello poco credibile”. Ecco il commendo dello pseudo-Pedretti:

      Vero Leghista: Tutti si sentono gran maestri nel criticare la Lega Nord… anche chi dice di farne parte ma non ha mai attaccato nemmeno un manifesto… Se vuole candidarsi in prima persona alle elezioni europee si faccia avanti… i posti ci sono… non serve togliere il posto al nostro segretario… a cui abbiamo chiesto a gran voce la candidatura… ma a chiacchere son tutti bravi…

      Il lettore esperto o soltanto orecchiante di ermeneutica pedrettesca non avrà difficoltà a rilevare in questo commento una variante del “metterci la faccia”, che per anni è stato uno slogan ricorrente nella comunicazione dell’ex politico orobico-territoriale: nella fattispecie, non si tratta più di “metterci la faccia”, ma di “metterci la colla”. E adesso vogliamo vedere sia nel profilo di Facebook del Pedretti, sia nel profilo Facebook di Marcobelotti, la foto del Pedretti che ci mette la colla.

  2. Sandro permalink

    Anche Bergamo news ha ripreso l’articolo di Calderoli Giovanni, (non Roberto, che in Lega è un nome ricorrente per troppi poltronari, Cota, Maroni, Pedretti).
    I leghisti arrivisti faranno ora muso duro a questo Giovanni?
    Lei Aristide cosa pensa a riguardo?

    http://www.bergamonews.it/politica/gli-indipendentisti-rispondono-picche-belotti-%E2%80%9Cappello-poco-credibile%E2%80%9D-188072#comments

    • Veda mio commento al commento di Giuli. Aggiungo qui che, secondo il mio sommesso parere, qualora il Pedretti rinunciasse ad apparire sulla scena politica tutti i suoi ex sodali tirerebbero un sospiro di sollievo: a via dei Colombi a Curno, in via Bellerio a Milano, forse nello stesso colle di Mozzo e chissà in quanti altri posti ancora (certamente dalle parti del Pd curnense). Già, perché il Pedretti è diventato ingombrante.
      Il fatto è, però, che le elezioni europee sono alle porte, e il Pedretti, che non è sprovvisto di mezzi, si è fatto avanti. Ed è come se avesse fatto una proposta che il leghista non può rifiutare. Perlomeno, così stavano le cose fino alla pacchia (per Salvini) dell’arresto dei venetisti. Adesso qualcosa è cambiato?
      Aggiungo ancora che, se ci meravigliassimo, saremmo degl’ingenui. Per parte mia, in qualità di seguace dell’oraziano nil admirari, non mi meravigliano le uscite disperate del Pedretti, e nemmeno le intemerate pseudorivoluzionarie — in realtà acchiappavoti — di Bobomaroni, che fu ministro degl’Interni.

  3. Il caso Flavio Tosi. Molte cose oscure, ma una cosa è certa
    Pacco, doppio pacco e contropaccotto


    Facendo clic sull’immagine è possibile vedere il servizio della trasmissione Rai Report che ha suscitato tanto scalpore.

    Chi ci capisce qualcosa è bravo. Voglio dire: capire le cose, che cosa c’è dietro, senza cadere in bocca a questo o quello. Certo, ci piacerebbe conoscere la verità riguardo ai fatti nudi e crudi: cioè, come girano, o girerebbero, le tangenti in ambito Lega. C’è un cantante di professione che dice di saperlo, ed è uno informato abbastanza per raccontare, forse, balle grosse come armadi.
    Ma io o voi, cari lettori di Nusquamia, non saremmo mai e poi mai in grado di raccontare niente di simile. Obiezione di un razionalista: già, ma quando uno racconta una balla, se è un professionista della disinformazione, dice tutte cose vere, o molte cose vere, tranne una o due, che poi sarebbero le polpette avvelenate che vuol depositare. Dunque, noi, che non siamo gl’inquirenti e non abbiamo la possibilità di sottoporre a verifica i fatti che ci sono proposti, sospendiamo (temporaneamente) il giudizio non per schifosa sobrietà, ma perché assetati di verità. Insomma, tutto il contrario di certi nostri conoscenti, che dicono di non poter giudicare perché non sanno, e fanno di tutto per non sapere. Scrive in proposito Il fatto quotidiano:

    Il reportage di Sigfrido Ranucci non scioglie il mistero sull’esistenza o meno di una clip che renderebbe “ricattabile” il sindaco leghista. Ma ora è la trasmissione Rai a denunciare il “trappolone”: sarebbe stato un emissario del primo cittadino a riprendere di nascosto l’incontro con la troupe Rai in cui un internediario chiedeva soldi in cambio delle immagini compromettenti.

    Si veda anche, sempre sul Fatto quotidiano, Verona, Tosi ribatte a Report: “Chi mi getta fango è gente disperata. Reati zero”.

    Però in tanta incertezza una cosa è certa: la tanto decantata territorialità della Lega nord non è soltanto una cosa mistica, è una cosa terra terra, come dice la parola stessa. Del resto, di che dovremmo meravigliarci? Diceva sant’Agostino (pare che fosse proprio lui): «Inter faeces et urinam nascimur», cioè “Siamo nati tra le feci e l’urina”. Questo non dovremmo mai dimenticarlo. Detto per inciso, lo slogan delle mani pulite non mi è mai andato a sangue, preferisco l’onore, che è molto, ma molto di più impegnativo, delle amni pulite. Salvini è d’accordo con noi? E se è d’accordo con noi, perché sopporta che i cittadini curnensi siano trattati come pidocchi?

  4. Lettore 26 permalink

    Gentile dottor Aristide, dimenticando momentaneamente quei miserabili politicanti di Curno, gatto padano doc, similgatto e così via, mi chiedo se lei sa perché Poe sarebbe il più francese degli scrittori americani. Grazie e buon divertimento.

    [Non ho purtroppo una risposta da darle: una risposta sui due piedi, una risposta ‘tranchante’. Come quando un similprogressista ti dice subito quel che è giusto e quel che non è giusto, quel che è politicamente corretto, e quel che è politicamente esecrabile (beati loro, che hanno tutte le certezze di questo mondo: leggono Martha Nussbaum, e sanno tutto).
    Ripescando nel bagaglio della memoria, mi sovviene che quando Poe inventò il romanzo d’indagine criminale (la ‘detective story’), volle che il suo investigatore, Auguste Dupin, fosse francese. Ricordo anche che a Poe il sommo Baudelaire dedicò diversi saggi e traduzioni. Ma Poe, soprattutto, come tutti i grandi uomini, non fu territoriale: la sua mente spaziava da una parte all’altra del globo terracqueo, nelle disttese tempo e da una disciplina all’altra. Se uno è intelligente, perché dovrebbe assegnarsi dei limiti, territoriali o d’altro tipo?
    N.d.Ar.]

  5. Politicamente corretto: i preservativi bucati devono essere segnalati alle autorità di pubblica sicurezza
    Ammonizione di Razzi (oggi Forza Italia, ieri Idv) per un uso consapevole e condiviso del preservativo

    Leggo con ritardo ed estraggo dal Corriere della Sera il seguente brano:

    Razzi affronta […] il problema della tutela della salute pubblica al comma 2 dell’articolo 3 introducendo «l’uso obbligatorio del profilattico per qualsiasi tipo di prestazione». E qui arriva la bizzarra proposta: «L’eventuale danneggiamento del profilattico durante una prestazione deve essere denunciato da parte dell’OAS alle autorità sanitarie competenti, entro il primo giorno feriale successivo all’evento, con indicazione delle generalità del cliente».

    Vale comunque la pena leggere tutto l’articolo, che illustra la proposta dell’illustre senatore d’istituire un registro di «operatori di assistenza sessuale» che segnalino «alle autorità competenti l’eventuale danneggiamento dei condom». Si veda: L’ultima fatica di Razzi: il disegno di legge contro prostituzione (e traffico).

    Considerato che i politici curnensi tutto hanno a cuore, tranne che il buon governo, e che l’amministrazione locale è solo una fastidiosa incombenza possibilmente da evitare, o tutt’al più da usare come sgabello per luminose carriere altrove (Bergamo, Milano, alcuni pensano anche a Strasburgo), e che preferiscono occuparsi di temi come gli Lgbt, i cagnolini ecc., mi domando: non potrebbero occuparsi anche di questo gravoso problema, quello dei preservativi bucati, appunto? Oltre tutto si potrebbero fare gran conigli mediatici.

  6. Ultimi pedrettisti permalink

    Che tristezza quella foto in piazza!Sembra la foto di una associazione di reduci passati a trovare il commilitone Pedretti.
    Pirovano e Calderoli sono dei politici bolliti pronti per passare a Forza Italia o altro partito che tanto non se ne accorgerebbe nessuno, Consiglio chi é?
    Pedretti scrive “un successo”, quante firme hanno raccolto?Il segretario cartonato Belotti potrebbe farci sapere?
    Certo che sono dei volponi, hanno scattato la foto quando in piazza non c’era nessuno, o era un momento di massima affluenza?
    Potremmo consigliare a Pedretti di fare come ha fatto Salvini a Milano per riempire la piazza.
    Salvini aveva appresso : Maroni, Cruciani, Sgarbi e Efe Bal.

    “Madrina” d’eccezione il trans che vuole pagare le tasse
    http://www.ilgiornale.it/news/interni/lega-piazza-efe-bal-contro-legge-merlin-1005750.html
    http://milano.corriere.it/foto-gallery/cronaca/14_marzo_28/efe-bal-gazebo-anti-merlin-9980957a-b68f-11e3-ac02-19a792716bb3.shtml

    Forse Pedretti pensava di aver chiamato a se la crème de la crème adeguata per attirare attenzione, ma è strano lui può fare di meglio, nel tempo ci ha sorpreso con i suoi conigli e gadget vari.
    Rimane un dubbio, chi ha scattato la foto?
    Potrebbe essere allora che un devoto, ubbidiente e consenziente militante per l’occasione si è calato nella parte del trans di turno?
    Poco tempo fa avevo letto su Nusquamia che uno dei leghisti di Curno si è presentato in consiglio comunale muovendosi con fare aggraziato e leggiadro, salutando con le mani flessuose e inviava bacini e bacetti ai presenti, dicono che i presenti furono abbastanza inorriditi ed esterefatti dal triste spettacolo offerto da un ex duro, puro e abbaiante militante leghista, molti di loro però non mancarono di cogliere in lui un certo talento innato.
    Osserviamo i primi cambiamenti:

    Aristide cambiano i tempi anche i duri della Lega chiamano a se i transex per ottenere consenso, si potrebbe arrivare a pensare che sia un’accordo con la Serra e la Bellezza.
    Loro si fanno paladine dei diritti Lgbt, Pedretti e la Lega di Curno assoldano gli Lgbt diritti.
    Un perfetto scambio nel nome del patto che li unisce per garantire la loro continuità sulla comunità di Curno.

    p.s. Al prossimo gazebo “vestiti” come in foto:
    http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1025754/Arriva-il-partito–omo—nel-2013–Forza-Gay-.html
    Piumati così sarebbero fantastici e di grande richiamo, proprio come l’argomento regionale preferito da Pedretti:
    “Lombardia, caccia: legge su richiami vivi di Roberto Pedretti torna in consiglio
    Il testo, di cui è relatore il consigliere della Lega Nord, Roberto Pedretti, consente l’utilizzo dei richiami vivi della stessa specie“
    http://www.bresciatoday.it/cronaca/lombardia-caccia-legge-richiami-vivi-roberto-pedretti.html

    Ma a quale specie si riferisce l’articolo?

  7. Marco permalink

    pur sapendo che Perdetti non ha piacere ( dovrebbe spiegare il perchè) che si vada a vedere la sua pagina facebook, ho dato un’occhiata per capire in questo momento cosa pubblica.
    Dopo i fatti del Veneto, che hanno visto la Lega alla ricerca di visibilità, vedo con sorpresa che l’argomento non interessa molto nè a lui nè agli altri leghisti di Curno.
    Nessuno ha scritto qualcosa sulla manifestazione leghista di Verona e probabilmente nessuno di loro c’è andato.
    Pedretti non raccoglie l’invito di Salvini di recarsi a Verona, idem per Belotti il segretario, sulla pagina facebook della sezione solo la pagina della Padania, ma nessun commento, anche in quelle di altri militanti conosciuti nulla sulle ultime mosse della Lega di Salvini
    Fanno foto ai fiori, agli animali, qualche articolo copiato e incollato su quello della sezione.
    Non penso che ora andranno a riempire di foto di Verona le loro pagine facebook, si renderebbero ridicoli
    Perdetti in passato non mancava mai di rimproverare e di etichettare come non leghisti, quelli che non si recavano ai raduni o alle feste, lui ovviamente andava per farsi vedere e per saltare sul palco.
    Ma adesso perchè lui e i suoi mancano agli appuntamenti importanti chiesti dal loro segretario Salvini?
    La foto che non manca dalle loro pagine è quella di Calderoli ora con la barba, per loro è come un santino non dve mai mancare dai loro portafogli.
    Se non sbaglio anche Calderoli mancava a Verona, vien da pensare che il loro capo, il Calderoli, ha dato disposizioni di non andare a Verona per fare uno sgarro a Salvini.
    Poco tempo fa infatti mi era giunta voce che buona parte dei pezzi grossi leghisti della bergamasca erano in forte attrito con il segretario Salvini.
    Sarebbe interessante saperne di più su questo aspetto e dimostra ancora una volta che Perdetti si muove per interessi politici propri, del partito e delle idee non gli interessa un bel niente.
    Calderoli viene dato vicinissimo a Berlusconi e ogni giorno è buono per lui per fare il salto della quaglia, Perdetti lo segue di sicuro e con loro Tosi il sindaco di Verona
    A sentire Calderoli e Tosi c’è infatti da chiedersi cosa abbiano di leghista, e per leghista intendo quella degli anni 90, quella rivoluzionaria e di rottura.
    La lega si è mescolata benissimo nelle istituzioni dello stato e di Roma e ci ha preso gusto, oggi i suoi vecchi elettori delusi sono ancora desiderosi di cambiamento e di rottura e si rivolgono adesso a Grillo.

    • Ah, sì? Il Pedretti (che con felice permutazione consonantica è divenuto il “Perdetti”, essendo la partita di egemonia disperata e persa, per sempre) si appresterebbe a un secondo salto della quaglia? Salterebbe dalla Lega a Forza Italia, sempre che lo vogliano? Beh, lui che si occupò amorevolmente delle tartarughe della signora Marrone in Bossi, e che per questo fu insignito dell’onorificenza di Gran tarturighiere di Casa Bossi, potrebbe a questo punto ambire ad essere l’aio [*] di Dudù. Potrebbe insegnare il bergamasco al delizioso cagnetto, iscriverlo al corso di formazione per cagnolini [**] che il consigliere Cavagna il giovane intende istituire a Curno, addestrarlo alla consegna di gadget elettorali ai cittadini di Curno. Dudù porgerebbe i gadget ai cittadini sulla pubblica piazza di Curno (Largo degl’Impiccati): magistralmente addestrato dal Pedretti, sta in piedi ben eretto sulle zampine posteriori, nel musino tiene il gadget, il cittadino prende il gadget, Dudù ringrazia in bergamasco. La risonanza mediatica sarebbe immediata, i giornalisti anglorobicosassoni scriverebbero pezzi interminabili, con la lingua in fuori, ansimante, come Dudù.

      ————————————————–
      [*] Nota per i gatti padani: “aio”, parola di origine spagnola, è colui che, nelle famiglie signorili, provvedeva all’educazione dei bambini e dei giovani (definizione di vocabolario).
      [**] Possono iscriversi al corso cani di qualunque razza e “genere”: niente discriminazioni omofobe a Curno, per carità! Fra l’altro, Dudù è gay: e ci mancherebbe che fosse discriminato in un corso promosso dal consigliere “ggiovane”, apparteneente al gruppo consiliare “Claudio Corti (buonanima) sindaco” fortemente voluto dal Pedretti. Che figura ci farebbe il Pedretti? I corsi saranno tenuti da uno psicologo canino, con proiezione di slàid.

  8. Colombi permalink

    Cari leghisti, e per leghisti mi riferisco ai politici da pollaio che ci ritroviamo, purtroppo, ancora in grande estro ormonale e carico di visibilità mediatica.
    E’ inutile che si sforzino nel cambio continuo d’abito, a volte ci si dovrebbe pure mondare e se non ci si lava, la puzza permane e nel caso loro dovrebbero buttare oltre all’acqua anche chi ivi contenuto.
    Ridicoli, patetici e impresentabili. Evidentemente sul piatto esiste tanta roba perché persone senza dignità sfidino lo “sputtanamento” pubblico e non penso sia dipeso solo all’attaccamento alla poltroncina, ci dev’essere qualcosa di molto più prezioso o se preferite, più grave perché non demordano dai loro intenti.
    Qualche ricatto (politico, ovviamente) forse? forse è per questo che nessuno fa nulla per sanzionare qualcuno perché qualcuno è a conoscenza di qualcosa di scottante?

    • Roba che scotta... permalink

      “qualcuno è a conoscenza di qualcosa di scottante?”
      Secondo me a che fare con la prossima ed imminente campagna elettorale per le elezioni europee.
      La storia del nuovo gadget sembra confermata, qualcuno ha avuto una soffiata, anzi una risucchiata.

      [Ah sì? Forse riguarda qualcuno che aveva fatto un pensierino sulle elezioni europee per apparire, imporsi, emergere dal limbo? N.d.Ar.]

      • Umberto Bossi sotto indagine. Ma quando offendeva l’onore del Capo dello Stato era malato, e qualcuno gli suggeriva le parole

        Forse ci sono: la notizia che scotta, e che potrebbe avere un riflesso sulle elezioni europee, è che Umberto Bossi «è accusato di avere offeso onore e prestigio del Quirinale, ma anche di vilipendio alle istituzioni con l’aggravante della discriminazione etnica. […] Il giudice per l’indagine preliminare aveva inizialmente congelato la questione, aspettando che sul tema si muovesse il Parlamento. In mancanza di una risposta dalle Camere, il 3 febbraio del 2015 inizierà il processo».


        Bèrghem frecc, 2011: questo è il momento in cui Umberto Bossi proclama la “terronità” di Napolitano, su suggerimento del Pedretti, come mostra chiaramente, di là da ogni ragionevole dubbio, il labiale del video.

        E adesso che diranno i nostri leghisti? Ci sono i filmati che li mostrano sghignazzanti. Si veda il nostro articolo Bèrghem Frècc 2011: quando dicevano che Napolitano l’è propri un terùn, che presenta un resoconto dei fatti. L’articolo presenta il collegamento a un servizio del telegiornale “La 7” incentrato sul momento esilarante in cui si proclama la terronità di Napolitano. Se uno presta la debita attenzione, capisce che è il Pedretti che porge la battuta al Bossi e che il caro leader, che aveva appena invitato la platea a salutare Napolitano con il gesto delle corna, ovviamente fa la battuta.
        Quella pagina alla quale rimandava il nesso adesso è vuota, ma il video è ricuperabile, immagino.

  9. Scommessa permalink

    Ho visto le foto del Calderolo-Gancia con la barba.
    Conoscendo la dedizione e l’adorazione di Pedretti per il suo Calderolo-Gancia, scommetto 100 euro che anche lui si fa crescere la barba.
    Ma che caspio, la Lega sta diventando un partito di talebani?
    Ma attenzione appena faranno il salto della quaglia dal Berlusca via la barba, Silvio non porta barba!

    [Silvio non amava neanche che si portassero i capelli tirati all’indietro. Imponeva ai suoi la riga (o scriminatura), preferibilmene in parte, a sinistra; penso però che fosse anche tollerato il taglio “a fregna di topo”. N.d.Ar.]

  10. Dudù, benvenuto a Curno, paese bello da vivere!

    Berlusconi ha saputo che a Curno, paese bello da vivere, il consigliere Cavagna il Giovane ha deciso di puntare parecchio sui cagnolini, a fini di visibilità elettorale. Volendo dare una mano ai “ggiovani”, Berlusconi non ha esitato un attimo a iscrivere Dudù ai corsi di formazione per cani di ogni razza e genere (“genere” essendo inteso non in senso scientifico, ma politicamente corretto). Questo paese, com’è noto, è bello da vivvere perché ha una sindachessa empatica. Pare che Berlusconi sia rimasto favorevolmente impressionato da questa empatia e si è raccomandato perché Dudù ricevesse la cittadinanza onoraria. Qualcuno gli ha parlato anche della dott.ssa Gamba, e della possibilità che ponga la sua candidatura al ruolo di sindachessa, alla prossima tornata elettorale. Il Berlusca si è informato e, saputo dell’impostazione aziendale e multinazionale della dott.ssa Gamba, si è detto entusiasta. Anche lui è favorevole alla trasmissione per lascito ereditario della quota rosa.
    La presenza di Dudù fra i cagnolini che attendono al corso di formazione — con slàid — indetto con piglio sicuro da Cavagna il Giovane è, in effetti, una trovata mediatica di un qualche impatto; Locatelli si dice pienamente soddisfatto.
    L’arrivo a Curno di Dudù è salutato con gioia dalla fantomatica comunità Lgbt di Curno (in realtà non sappiamo nemmeno se esista, ma constatiamo che la Serra si spende parecchio per essa), essendo Dudu, notoriamente, gaio (gay, in linguaggio coglione; ricordo un latinista Lgbt, incontrato a Parigi, che si definì festivulus: e non è male).

  11. 28 Lettore permalink

    Cosa è questa definizione di “sindachessa empatica” e da dove salta fuori???

    • I curnensi (beati loro) hanno una sindachessa empatica

      L’empatia della sindachessa si desume dal curriculum vitae, dove a p. 2 si legge:

      Capacità e competenze relazionali
      In generale risulto in grado di stabilire un rapporto empatico con le persone e possiedo buone capacità di adattamento alle esigenze del gruppo.

      A parziale scusante della sindachessa c’è da dire che il curriculum è scritto – a norma di cacata carta — in formato europeo. Tale formato, come tutti i mostri partoriti dalla burocrazia europea, indurrebbe chiunque a scarrocciare e, ancor più, a precipitare nel gorgo burocratico. A maggior ragione sono indotti a farsi prendere la mano coloro che, come la dott.ssa Serra, intus et in cute – “dentro e sotto la pelle” — aderiscono al formalismo burocratico, lo approvano e si adoperano per un’estensione del dominio burocratico sull’uomo.
      La gabbia del formato europeo imposta alla stesura dei curriculum vitae costituisce un’offesa all’intelligenza dei giovani in cerca d’impiego, che sono costretti a castrare la propria intelligenza – quando siano intelligenti – dicendo cose inessenziali e traendo fuori strada l’esaminatore, qualora sia intelligente (una circostanza assai rara, ma che non può essere esclusa a priori). Infatti, un giovane intelligente avrà un modo personale di stendere il curriculum vitae che potrebbe immediatamente manifestarne le qualità (non burocratiche) a un esaminatore ipoteticamente intelligente.

      Trovare i curriculum vitae dei consiglieri comunali di Curno è impresa ardua ma non impossibile. Sembra che siano stati nascosti nel sito, di proposito. Non posso darle un nesso ipertestuale, perché gl’indirizzi del sito del Comune di Curno sono dinamici: e anche questo sembra fatto apposta (sfido chiunque a trovare documenti relativi alla Coa – Comuni Online Associati, la geniale iniziativa promossa dall’Amministrazione Morelli).
      Comunque, questi sono i passi da seguire per trovare i curriculum vitae:
      1. Recarsi al sito del Comune di Curno
      2. Sul colonnino di destra, fare clic su “Amministrazione trasparente”
      3. In questa pagina, fare clic sulla scritta “Clicca “Amministrazione Aperta” per accedere alla sezione dedicata.”
      4. Una volta che si è “cliccato” (sic!) fare clic su “Organizzazione”
      5. A questo punto si srotola un menu a tendina: fare clic su CV Amministratori

      Come si vede, l’Amministrazione sarà anche trasparente, ma il sito non lo è per niente: non c’è nessuna facilitazione grafica, si indulge in modo compiaciuto agli stilemi tecnoburocratici.

      Ultima notazione: premesso che siamo contrari alla gabbia del curriculum in formato europeo, ci domandiamo come abbia fatto il consigliere Sara(h) Carrara a evitare le forche caudine sotto le quali sono passati tutti gli altri consiglieri. Ecco il suo curriculum:

      Sara Carrara
      nata a Romano di Lombardia, il 17.10.1971, residente a Curno.
      lavori: attualmente sellout-formazione nel settore del Lusso per casa madre Francese
      lavori precedenti: Store Manager, sell-out e formazione per casa madre Francese
      Studi: filosofici, giuridici, sociali

      In particolare, siamo rimasti impressionati dai suoi «studi filosofici, giuridici, sociali». Mamma mia!

      • A.d.G. permalink

        Gentile prof. Aristide,
        i curricula dei consiglieri, interessante.
        A Mozzo non esiste uno spazio sul portale elettronico del Comune dove si possa accedere a queste informazioni. Probabilmente l’attuale trasparente e condivisa amministrazione non ritiene importante diffondere queste notizie. L’amministrazione innovativa non ha innovato nulla in questo campo, pur avendo una importante figura come il “delegato del Sindaco alle pubbliche relazioni”. Per altro molto in disparte, ultimamente. In compenso si prodigano in mansioni fondamentali per l’amministrazione e il benessere dei cittadini:
        http://www.comune.mozzo.bg.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=4336

        Certo piuttosto che pubblicare un simile curriculum — non è riuscita a trovare il corrispondente di “Store Manager”, capo commessa… poi perchè lusso in maiuscolo? Cosa vuol dire “sell-out” … per la casa madre francese? Capo commessa di una bancarella esterna di profumi? — meglio non mettere nulla. Una frase famosa diceva: “se rimani zitta lasci il dubbio sulla tua stupidità; se parli diventa certezza”. Portiamolo agli scritti “et voilà”!
        Mamma mia, sì!
        Cordiali saluti,
        A.d.G.

        • Gli amministratori locali spesso fan di tutto, tranne quel che dovrebbero fare

          Ah, il Servizio Affari sociali del Comune si occupa delle vac(c)anze dei cittadini? E il Comune versa una quota pro capite? Quanto?
          Io rimango del parere che gli amministratori locali debbano amministrare localmente, e bene. Come diceva Gesù Cristo: «Dite sì, se è sì; no, se è no. Tutto il resto viene dal Maligno». Mi sembra che qualcosa del genere possa dirsi per tutto questo sbattersi a favore degli Lgbt e dei loro misteriosissimi diritti, per i cagnolini, per la promozione di vac(c)anze, per l’organizzazione di festival della donna e feste dello gnocco fritto, e zum zum di qui, e zum zum di là. Il miglior amministratore è quello del quale i cittadini nemmeno ricordano il nome, perché non hanno ragione di maledirlo. Questi amministratori invece — curnensi, mozzardi ecc. — invece si agitano perennemente, in cerca di visibiità. Perché lo facciano è presto detto: si sbattono per acquisire punti, scrivere un libercolo, andare alle tavole rotonde in qualità di esperti di vattelapesca, per entrare nel giro di coloro che diventeranno ricchi e famosi, o anche soltanto famosi, o anche soltanto nominati nella stampa anglorobcosassone. Per il momento si contentano del poco, ma sperano nel molto, spudoratamente. Senza nemmeno domandarsi se abbiano le qualità per pretendere di rappresentare i cittadini, o per imporre loro lo stucchevole mi-piace-non-mi-piace di un assessorucolo in delirio di provinciale potenza.
          Le pubbliche relazioni al servizio del sindaco? Orrore!

  12. Non fate i gradassi, autodenunciatevi davvero

    Sia il Pedretti, sia altri leghisti, lucrando visibilità dal recente martirio dei venetisti, hanno detto: se loro sono colpevoli, anche io sono colpevole! Arrestatemi! Però sapevano che non c’era ragione per arrestarli.
    Ora, il Pedretti suggeriva a Bossi la battutaccia sulla terroneità di Napolitano; altri leghisti erano lì e sghignazzavano. Domanda: perché in questo caso, più pertinente, non si dichiarano colpevoli e non si consegnano come ostaggi politici, in cambio della liberazione di Bossi?

  13. Colombi permalink

    Semplice.
    Non si auto-denunciano perché sono “cagoni”? e poi è più facile nascondersi dietro a un dito sparando stupidate a raffica. Ma gli stupidotti, forse, non han fatto i conti con chi è un vero cecchino dell’informazione mistica che è Nusquamia. Qua nessuno passa inosservato. E noi, io; godiamo come ricci infoiati quando ci giungono notizie irriguardose nei confronti dell’intelligenza abbandonata e prima espulsa.

  14. 28 Lettore permalink

    Segnalo che la notizia del processo a Bossi è anche sul quotidiano in rete L’Indipendenza.

    http://www.lindipendenza.com/napolitano-e-un-terun-bossi-rinviato-a-giudizio-per-vilipendio/

    in particolare nel commento di Luca:
    “Ho trovato un filmato in rete lo si vede benissimo alla sinistra di Bossi e addirittura gli ha suggerito la battuta che ora inguaia Bossi

    al minuto 1,00 si vede benissimo che si scompiscia dalle risate per la buona riuscita del suo suggerimento, e si batte le mani da solo, si congratula e si appropria del suggerimento con il segno del pollice.”

    • Ma è giusto prendersela con Bossi? Il suggeritore di Bossi era il Pedretti

      C’è un video, un estratto del telegiornale della 7, che mostra inequivocabilemente il Pedretti che fa la spalla del “caro leader”, nel nome del quale giurava, prima di diventare bobomaronita e poi ancora salvinista. E, facendogli la spalla, gli suggerisce la battutaccia sull’essnza terronica di Napolitano. Il video della 7 è identificato dal numero progressivo “i494149” ed era visibile fino a non molti mesi fa al seguente indirizzo:

      http://tg.la7.it/politica/video-i494149

      Il denunciatore Pedretti, se si ritiene diffamato, denunci pure, se vuole. Ma sappia che se denuncia, il video dovrà saltar fuori.
      Io dico che invece di sentirsi diffamato dovrebbe procurare di non commettere azioni tali che, se uno gliele ricorda, e le ricorda ai cittadini, lui debba sentirsi diffamato. Se qualcuno mi ricorda che tengo il diario in rete Nusquamia, io mica mi sento diffamato. Dunque, lui perché sente lacerata la sua immagine, se uno gli ricorda quel che ha fatto? Doveva pensarci prima, tanto più che quel che gli ricordiamo non è propriamente esemplare. E se glielo ricordiamo così spesso, deve ringraziare anche il muro di gomma che gli ha creato tutt’intorno la stampa anglorobicosassone, ringrazi la museruola che la dott.ssa Serra volle imporre a Gandolfi quando pronunciava il suo j’accuse contro le reiterate azioni di stalking politico pedrettesco.
      Inoltre — per favore! — che il Pedretti e i suoi amichetti dalla pseudosinitra non vengano a darmi lezioni di bon ton. Sono irricevibili in generale, in particolare da lorsignori. Noi siamo stati attaccati, denunciati, fatti oggetto di denigrazione: tutto questa agitazione doveva servire ad arginare la nostra battaglia di civiltà contro l’indifferenza etica, contro la spettacolarizzazione e l’umiliazione della politica. I nostri avversari hanno preteso di esercitare un’azione di repressione e sopraffazione su noi, proprio su noi, che abbiamo una struttura morale e un minimo indispensabile di cultura. I loro attacchi meritavano una risposta con i fiocchi e, considerato che usavano mezzi sleali (atteggiamenti si superiorità — ma de che? –, denunce, uso improprio dei santuari incistati nella stampa anglorobicosassone) abbiamo usato il diritto di rappresaglia. E continueremo così, finché non sarà fatta giustizia. E quando dico “avversari”, non intendo il solo Pedretti, anzi. Il Pedretti, anche se non sempre è un combattente, anche se non sempre «ci mette la faccia», come nella presente contingenza, quando potrebbe venire in soccorso di Bossi, ma non lo fa, almeno ha il coraggio di svolgere il ruolo del cattivo. Gli altri invece, per esempio la pseudosinistra curnense, quelli vogliono addirittura recitare in scena la parte dei “buoni”, delle “anime belle”. Però hanno tenuto bordone al Pedretti, finora. Ma sanno bene che se crolla il Pedretti, crolla il sistema Pedretti, e loro sono trascinati nell’abisso, come don Giovanni fu trascinato agl’Inferi dalla statua del commendatore.

      Tutto ciò premesso, poiché noi siamo onestamente faziosi, dunque onesti fino in fondo (altro che le “mani pulite”!), non ho difficoltà ad ammettere che questa volta Bergamo news non ha steso intorno al Pedretti il solito cordone sanitario. Si veda Offese Napolitano: Umberto Bossi andrà a processo. Fra i commenti emergono posizioni antipedrettiste che postulano una liberazione, chiara e definitiva, dall’ipoteca territoriale che sembra pendere tuttora sulla testa dei cittadini. Ed è inutile che il Belotti ci dica che il Pedretti non conta niente, e il Salvini si limiti a snobbarlo: se non gli chiudono tutte le vie d’uscita, quello prende la via più sguarnita, usa le cartucce che ha ancora nella cartucciera (e che gli sono state lasciate), e si ricomincia da capo. Belotti (Daniele; lasciamo in pace il MArcobelotti, che vive in apnea), Salvini e Bobomaroni: ma chi si fida più di voi?

      • Suggerisco inoltre di dare un’occhiata al quotidiano in rete L’Indipendenza, nella pagina che reca l’articolo “Napolitano è un terun”: Bossi rinviato a giudizio per vilipendio. Interessanti anche i commenti. Mi domando se al Pedretti sia convenuto forzare la mano e voler apparire a tutti i costi sotto i labari leghisti, al gazebo di Curno: fra l’altro, ha messo in tremendo imbarazzo Marcobelotti, Locatelli e Cavagna il Giovane, che vorrebebro usufruire dei vantaggi del sistema Pedretti, ma con un Pedretti dietro le quinte. Se avessero un minimo di intuizione psicologica e avessero un quadro motivazionale attendibile del Pedretti, si guarderebbero bene dal commettere questi errori, chiedendo l’impossibile al Pedretti. Se avessero intuizione psicologica, cambierebbero strategia. Voglio sperare che non si facciano suggestionare da Quantile, perché anche quello è bel tronco, bello tosto, sia in generale, sia — in particolare — nelle questioni politiche e culturali.

  15. Tarcitùa permalink

    Complimenti Aristide.
    Ora abbiamo la conferma che anche i Salvini e compagnia bella leggono Nusquamia. Mi correggo; fanno leggere ad altri, non è istituzionale leggere senza poi farsi rimborsare qualcosa di im-pertinente. Ma perché mi dicecciò, mi chiederà. Beh, a quanto mi risulta, il super mega segretario della lega Onorevole Salvini, in una intervista pare abbia detto che alle prossime elezioni europee potrebbe candidare uno degli arrestati indipendentisti.
    Ma guarda-guarda: hanno proprio la faccia come il cu cu lo.

  16. Il martire Bersani

    Sono le 23:35 dell’11 aprile 2014 e vedo alla televisione la faccia brachicefala del martire Bersani, vittima dell’aziendalismo becero del bimboRenzi.

  17. Alex permalink

    @ Tarcitùa
    Ho sentito in radio e letto anch’io la notizia riferita a Salvini riguardo il possibile arruolamento dell’indipendentista nelle file leghiste, tutto ciò per far bella mostra di loro con i “legaioli”.
    Farsa elettorale e ennesima buffonata per presa per i fondelli dei creduloni votanti.
    La lega non è più credibile, (non che altri partiti lo siano) non più per lo meno ora che si beffano dell’oblio popolare nella speranza di essersi svegliati da un distorto sonno.
    Sarebbe fantastica la non adesione dell’indipendentista in appoggio lega, sarebbe una [*]spallata potentissima per farne precipitare le quote fin sotto i marciapiedi.

    [*]:Intesa non come spinta usando la parte alta del braccio, ma vera spallata, quella della durezza di un calcio nei coglioni a quegli ectoplasmi senza onore ne arte.

  18. Marco permalink

    in attesa di vedere i candidati leghisti per le europee, e attenzione sembra che Salvini ha mantenuto in lista un caro amico di Pedretti, (così fosse sarebbe un chiaro segnale di schifosa sobrietà) gli elettori leghisti schifati dalla presenza di amici impedrettati possono sempre rivolgersi a Grillo.
    C’è un motivo valido per dire che Grillo è meno affidabile di Salvini?
    Fuoco alle polveri! E’ il caso di dirlo.

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2014/12-aprile-2014/grillo-entra-scena-un-tanko-secessione-referendum-sono-voi–22359837745.shtml

    «Non vogliamo stare più in questo Stato de mona, va ben?», tuona in dialetto. E poi affonda: «Non vengo qua a prendervi per il culo per i carramati. La secessione non la combatti arrestando la gente ma facendo credere in uno stato che non c’è più. Se farete un referendum per la secessione, sono con voi»

    • Moss de Sura permalink

      Perciò Grillo è diventato difensore del diritto di autodeterminazione? Professa una indipendenza veneta? Come? Con quale appoggio? Solo a parole, cercando consensi e voti per queste elezioni imminenti?
      Da fine maggio ne riparleremo… nel frattempo cerchiamo di ragionare:

      http://www.corriere.it/opinioni/14_aprile_05/liberta-rischio-moltiplicando-diritti-cc82eaac-bc8b-11e3-9071-cbdd0e551eac.shtml

      • Grillo come male minore? • Un articolo di Ostellino

        Di Grillo e — in particolare — dell’esoterismo grillesco penso tutto il male possibile. Confermo tutto quel che ho scritto in precedenza, questi ultimi mesi, anzi sono orgoglioso di avere colto certe caratteristiche degenerative del movimento grillesco, fin da principio: era il tempo in cui noi stessi della falange resistente venivamo da taluni invitati a prestare orecchio alle baggianate della “democrazia liquida”, a considerare i “nuovi modi del comunicare” ecc. Si pretendeva che noi dovessimo seguire qualche truffaldino corso di formazione, che dovessimo allinearci a certi fermenti che si leggevano fra le righe, qui nella bergamasca. Noi rispondevamo che il nuovo non vuol essere (cioè: deve essere) strombazzato, ma agito. Per esempio, la rivoluzione copernicana fu riconosciuta tale soltanto dopo, tant’è che Copernico pubblicò il suo libro e visse il resto della sua vita senza avere fastidi. Ma non per questo il suo libro, De revolutionibus orbium coelestium, era meno “nuovo” (chissà se il dog-friendly Cavagna il giovane e la nussbaumiana Lgbt-friendly Paola Bellezza accetteranno di buon grado questo spunto di riflessione, o se invece, pur essendo al servizio del vecchio come il cucco, insisteranno a qualificarsi portatori del nuovo). Su Grillo si veda l’articolo Meminisse iuvat.
        Ciò premesso, considerato lo squallore generale dei partiti che si presentano alle elezioni europee, considerati altresì i riflessi curnensi e bergamaschi (imprescindibili, ancorché ponderati, nel senso che entrano nel giudizio facendo “media ponderata”: e poco importa che il gatto padano, i nussbaumiani, i politici gadgettistici ecc. non capiscano, non ho tempo da perdere con loro), sono incerto: non so se votare scheda bianca — anzi, nulla: la annullo scrivendo qualche frasetta, almeno mi diverto — oppure votare proprio per Grillo. In tal caso, userei Grillo come un taxi: sali, e avendo pagato (cioè avendogli dato il voto) ottieni quel che volevi (dare una lezione a questi cialtroni), quindi scendi e chi s’è visto s’è visto.
        Grillo, che ha le antenne per il marketing elettorale, non meno di Salvini e Renzi, pensa anche lui di usare i martiri venetisti come un gadget, è evidente. Proprio come Salvini, che ha fatto la sparata di voler candidare un martire. Ma per farne che cosa? Un candidato usa e getta? Come hanno fatto Pedretti e Locatelli con il povero Claudio Corti, politicamente buonanima? Avremo modo, penso, di tornare su questo argomento.
        In ogni caso, sia ben chiaro: sappiamo bene la differenza fra le parole e i fatti, disprezziamo le sparate mediatiche, c’interessano i fatti concreti. E, riguardo alla capacità dei candidati di realizzare i programmi che sbandierano a fine di coglionamento del popolo, non possiamo far a meno di considerare quale sia la loro storia, quali le loro amicizie, quale la loro intelligenza, quale la loro cultura. Dopo di che, dite pure che facciamo attacchi personali. Ma la politica per noi non è coglionamento (attivo e passivo), per noi è difesa del popolo dal coglionamento.

        Quanto al secondo punto, richiamato nel titolo di questo pezzullo, osservo che l’articolo sopra segnalato ci mostra un Ostellino in gran forma, senza peli sulla lingua e anticonformista. La cosa è tanto più apprezzabile, in quanto scrive sul Corriere della Sera. (Forse un giorno parleremo di questo quotidiano, che è amico dei nostri nemici — sono loro a far la guerra a noi — e che tuttavia cominceremo a rimpiangere ad agosto quando passerà al formato tabloid e il suo direttore, credo, non sarà più Ferruccio de Bortoli.)
        Ostellino se la prende con papa Francesco, e non è la prima volta. Io credo che Ostellino abbia il diritto di dire quel che vuole, e oso sperare che non abbia a subire alcuna reprimenda. Mi limito a osservare che, per parte sua, Francesco fa il suo mestiere, che è quello di garantire la sopravvivenza della Chiesa: è un gesuita, un furbo di tre cotte e non mi sembra che stia facendo il male della Chiesa, a differenza di Paolo VI. Io sono laico, ma preferisco confrontarmi con una Chiesa vitale, piuttosto che con una ammosciata. Abbiamo bisogno di una Chiesa che sia baluardo contro il politicamente corretto.
        Ottimo quanto scrive Ostellino sulla grancassa mediatica intorno alla casta dei politici: non perché non esista una casta dei politici, ma perché è una delle caste, neanche la più pericolosa (basti pensare alla delinquenza organizzata e ai santuari della finanza, che tengono i politici per le palle). In sostanza addebitare i mali del paese alla “Casta” è fare disinformazione bell’e buona.
        D’accordo anche riguardo al fascismo: i nostri politicanti di dozzina fanno male le cose che già il fascismo faceva, con la differenza che il fascismo faceva un po’ meglio.
        Anche sul roussovismo (da Jean-Jacques Rousseau, come c’insegna la consigliera fasciofemminista, quella con studi sociali, politici e giuridici alle spalle) Ostellino dice ottimamente: il concetto di “volontà generale”, come alternativo alla determinazione della volontà del popolo mediante la conta dei voti, è un’aberrazione. È l’anticamera del totalitarismo (come sostenne Popper, l’autore che il Trota diceva di tenere sul comodino: forse anche il Pedretti) e converge sinistramente con i concetti di condivisone e partecipazione profusi a piene mani dalla sindachessa empatica che regna su Curno. Orrore! Orrore! (Queste sono le ultime parole di Kurtz, nell’ultima pagina di Cuore di tenebra, di Conrad: altro livre de chevet dei politicanti curnensi, immagino. Merda!).

  19. Palle elettorali
    Renzi: «Da maggio con la ruspa nella pubblica amministrazione»

    Sì, magari! Come non avessimo fato il callo alle sparate mediatiche di questo tenore. Per non andare troppo lontani, pensiamo alla semplificazione che il Calderoli diceva di aver fatto. Vi ricordate quel suo spettacolino? Non vorrei che qualcuno se ne fosse dimenticato, con l’aiuto provvidenziale di un certo gusto per la sobrietà e biascicando qualche versetto della liturgia dell’oblio. Ma, come sapete, consideriamo l’ipocrita sobrietà e il culto per l’oblio due vizi sporcaccioni.

    Ebbene, qual è la vostra impressione? Nella vita reale, e non quella delle sparate mediatiche, avete notato che la burocrazia abbia allentato la sua presa, le sue pretese sul cittadino inerme? Vi pare che il Calderoli abbia fatto qualcosa per voi? Sì, qualcosa l’ha fatto: vi ha coglionato, ci ha coglionato (soprattutto quelli fra noi che hanno creduto che il suo «gesto simbolico» potesse avere un riscontro reale.

    Ma torniamo a Renzi, dal quale abbiamo preso le mosse. Ecco che cosa millanta:

    Abbiamo bisogno di vincere la sfida del fisco, a maggio essere in grado di entrare con la ruspa dentro la pubblica amministrazione.

    Ma subito dopo aggiunge:

    Dobbiamo farlo [cioè, «entrare con le ruspe»: N.d.Ar.] sapendo che dentro la pubblica amministrazione la stragrande maggioranza dei lavoratori sono perbene, disponibili ad impegnarsi, che hanno voglia di essere motivati, avere obiettivi chiari ed essere messi in condizione di lavorare. Ma chi non lavora non può avere l’alibi che la politica è spendacciona.

    Capito? Lui entra con le ruspe, giusto per fare un’azione simbolica come il conte zio, quello che nella foto in testa a questa pagina vedete fotografato con il Pedretti, che a sua volta a Curno è il sub-conte zio di Marcobelotti (segretario sommerso della Lega nord di Curno). Il bimboRenzi entra con le ruspe, e invece di fare una strage, invece di licenziare, invece di tagliare impietosamente e dare ordini tassativi perché i miserabili alzino il culo dalle sedie, si convertano a lavori utili come la manutenzione delle strade, l’edilizia carceraria e la coltivazione degli orti di guerra (siamo in guerra, guerra economica, ma sempre guerra è: rassegnamoci, dobbiamo pensare a un’economia di guerra), che fa il buon Renzi? Usa le ruspe come mezzo di locomozione, così fa il gesto simbolico, come il Calderoli, e poi lascia tutto come prima, come il Calderoli.
    No, caro Renzi: non esiste azione efficace contro la burocrazia che possa fare a meno di questi due ingredienti: a) licenziamenti a man bassa; b) un clima di disprezzo nei confronti dei burocrati. Come si vede, sto proponendo un vero e proprio clima di terrore antiburocratico.
    Si rendono necessari tre anni di terrore contro la burocrazia di Stato, due anni di terrore contro la burocrazia del settore privato. Non dimentichiamo che nelle aziende private medio-grandi i monager e gl’impiegati spesso e volentieri, quasi sempre, hanno creato una stratificazione di procedure congegnate per giustificare l’esistenza (e gli stipendi) degl’impiegati, e solo a questo scopo. Questa è la ragione per cui le aziende che ancora esportano sono quelle piccole. Se non crei il terrore quelli non se ne vanno.
    Naturalmente, bisogna prestare attenzione ai contraccolpi. Non possiamo e non vogliamo creare macelleria sociale. Bisogna dunque incanalare i burocrati verso i lavori utili. Ed è qui che appare la capacità del governante. Cattaneo diceva che l’Italia (l’Italia federale alla quale pensava) dev’essere l’Italia degl’ingegneri, e non degli avvocati. Ma che cosa credete che possa fare il povero Renzi? Bisogna passare dalla chiacchiera ai fatti, perché questo è un gioco a somma zero e anche in questo campo vale il principio universale che niente si crea e niente di distrugge. Lo impone il primo principio della termodinamica, che è un principio universale: è insieme legge di natura e fondamento etico imprescindibile dell’agire umano.
    Ora, dico io, è verisimile che Renzi possa combattere la burocrazia proiettando slàid motivazionali, con la chiacchiera, senza licenziare i nemici del popolo che lavora? E poi, scusate, ma siamo matti, a voler motivare i burocrati? Quelli ci tolgono il pane di bocca, se non lavorano. Se invece lavorano, ci tolgono il pane di bocca e, per soprammercato, fanno della nostra vita un inferno. Merda!

    • Edward and Michael permalink

      “E poi, scusate, ma siamo matti, a voler motivare i burocrati? Quelli ci tolgono il pane di bocca, se non lavorano. Se invece lavorano, ci tolgono il pane di bocca e, per soprammercato, fanno della nostra vita un inferno.”

      Il nostro mondo è ricco di sorprese dove l’intuito è importante ma – come Aristide c’ insegna – deve essere confermato (o smentito) dal ragionamento, dove bisogna essere pronti a rivedere le proprie idee preconcette (in questo la sincada di Curno è un esempio al contrario, è una frana, nonostante le sue grandissime capacità empatiche, come da suo Curriculum Vitae). Motivare i burocrati? Occhio ragazzi! Talvolta migliorare le misure di sicurezza rischia di peggiorare di molto la situazione. Il nostro ragionamento è matematico. E Aristide questo lo sa di sicuro.

  20. Sei a posto? permalink

    Giunge voce che la sezione della Lega di Curno in via Colombi sia chiusa.
    Imminente trasloco in ampia e sfarzosa nuova sede o a seguito di uno sfratto?
    Chi pagava l’affitto?
    Si spera con una colletta tra i militanti della sezione e non per mano di uno solo, così da poter dire “la sezione è mia”.
    Sulla conduzione nessun dubbio che fosse sua (di Pedretti), infatti basta osservare le caratteristiche dei segretari della sezione pedrettista, dei perfetti scendiletto disposti a tutto, anche a rendersi ridicoli di fronte a tutto e a tutti, pronti a scattare ai suoi ordini come bravi cagnolini da circo.
    Per questo che ora loro si danno da fare per organizzare domeniche a sei zampe?
    In questa storia della “CURNO A SEI ZAMPE” organizzato da Curno Oltre (FI) e Lega Nord, vedo un messaggio di grande sincerità diretto ai cittadini di Curno, ben rappresentato qui sotto:

    Il sindaco Serra avrà ragione di compiacersi: la ricerca della posizione a sei zampe porterà Curno a essere veramente un paese più bello da vivere.

    N.B. nella Lega di Curno sono solo maschietti?La foto del gazebo non lascia dubbi.E’ anche vero che oggi la figura a sei zampe totalmente maschile è gradita a Curno, e la Lega di Curno ha grandi tradizioni da difendere “per la gente, in mezzo alla gente, dietro alla gente!!!”

  21. Le iniziative dog-friendly di Pedretti & Locatelli

    Com’è noto, nel contesto di una campagna di rilancio del marchio (a Curno) congiunto di Forza Italia & Lega nord, Pedretti & Locatelli — coloro che lanciarono due anni fa la lista “Claudio Corti sindaco” — si sono messi in testa di fare marketing elettorale buttando in politica i poveri cani. Sorvolo sul fatto che Claudio Corti è stato usato come candidato acchiappavoti (fu presentato all’opinione pubblica come idoneo a governare Curno in quanto ciclista e manager), candiato usa e getta, alla stregua di un gadget del quale ci si sbarazza a cuor leggero: con la differenza che un gadget è un oggetto inanimato. Il buon Claudio Corti, invece, fino a prova contraria, ha un’anima. Che cos’è dunque questa damnatio memoriae?
    Sorvolo dunque sull’evanescenza di Claudio Corti, desaparecido curnense, e vi domando: ma vi sembra serio fare marketing elettorale profittando del fatto che i cani non possano esprimersi contro questa più che discutibile strumentalizzazione? Ma loro vanno dritti per la loro strada, proprio come la Serra, che marcia a tappe forzate nel suo programma di instaurazione a Curno di un regime politicamente corretto. E chi non condivide con la Serra, peste lo colga!
    Abbiamo udito esterrefatti la mozione di Cavagna il Giovane, dog-friendly anche lui (e ti pareva) perché si istituiscano aree attrezzate per il benesere fisico degli amici dell’uomo, assistiamo divertiti all’indizione della giornata del cane e simili bazzecole canine. Ma è opportuno che il gruppo locatello-pedrettista faccia concorrenza ad associazioni private già esistenti (come, per esempio, “L’allegra cagnara”), o che pretenda di egemonizzarle? Fanno come gli amici nussbaumiani di Vivere Curno che, con l’apporto della consigliera Lgbt-friendly Paola Bellezza (ma in obbedienza a ferree disposizioni della sindachessa) pretendono di egemonizzare l’universo sodomita?

    Vi invito a leggere questa breve di cronaca dell’Eco di Bergamo,

    Amici a quattro zampe: weekend a Curno

    Vi invito altresì a osservare la foto di questo delizioso cagnetto da esposizione:

    E vi domando: in una prospettiva elettorale, considerato che questo cagnolino ha l’aria di essere un po’ Lgbt, è giusto che il consigliere dog-friendly Cavagna il Giovane si appropri della sua immagine? O non odvrebbe passar la mano?
    Voi mi direte — credo giustamente — che io devo stare attento a fare certe illazioni (ancorché essere Lgbt non sia certo un reato: anzi). Beh, allora ragioniamo su quest’altro cagnolino, bardato d’insegne Lgbt:

    • Matteo permalink

      Sono ridicoli, non riescono a dire due parole sensate di politica, o meglio di buona amministrazione per Curno e i suoi cittadini, allora si rivolgono ai cani e ai loro proprietari.
      Sono alla frutta, la prossima volta cosa organizzeranno, i corsi per proprietari di uccelli da compagnia?
      In tal caso un esperto di volatili, vivi e morti, è presente nelle loro fila, anche se Pedretti parlava di uccelli per arrivare ai cacciatori, memorabile un suo discorso all’apice della sua fulgida carriera sulla passione degli uccelli che non ci stancheremo mai di vedere:

      Il giovane Cavagna è sicuro di proseguire sulla stessa strada indicata da Pedretti?
      Ociò che a diventare gioppino è un attimo e poi lo è per sempre

      • Geniale! Hanno inventato un premio per «i nuovi membri delle associazioni venatorie» (Testitrahus, scilicet Robertus Petrinus, dixit). Cioè li premiano, questi giovani virgulti, prima ancora che abbiano impallinato un singolo passerotto, se ho capito bene. Sono premiati così, tanto per premiare, tanto per farci poi un coniglietto mediatico, un’intervista al Pedretti: premiati “a prescindere”, come diceva Totò. Del resto, il Pedretti potrebbe osservare: Obama non è stato insignito del premio Nobel per la pace, prma ancora che potesse dimostrare le sue virtù pacifiche, proprio all’inizio del mandato presidenziale? In effetti, il ragionamento non fa una grinza. Solo che — mi sembra doveroso dirlo — siamo comunque sul terreno sdrucciolevole delle cazzate.
        Bene, bene. Vediamo che il Pedretti, il quale allora aveva tutta una carriera davanti, e che in quanto esperto di richiami vivi per uccelli aveva sviluppato una tecnica ammiccante di allocuzione all’uditorio, con occhio da falchetto, tiene una vera e propria prolusione accademica. Questo era il tempo in cui il responsabile regionale dei “mìdia” lombardi era il Trota. Quale profondità, e quale eloquio non troviamo nel Pedretti! Bellissimo il pensierino finale: «La caccia è la nostra storia, la nostra radice, da cui veniamo, per cui guarderemo avanti». Questo è dire pane al pane, altro che strologare — come fa Aristide — su Conrad e Dostoevskij, Voltaire, Gramsci e Saint-Simon, Orazio e Tacito, Erasmo da Rotterdam e Galileo, Darwin e Karl MArx, Bianciardi e Guy Debord e tutta quella congerie di fetentoni con gli scritti dei quali noi politici territoriali ci puliamo il culo! E se proprio vi piace tanto la cultura, beh, allora affrettiamoci a portare a termine questo Bibliomostro, parto genuino della sollecitudine culturale del Pedretti, facciamone un centro d’irradiazione del pensiero nussbaumiano e politicamente corretto, all’insegna della condivisione forzata e in nome del concetto di municipalità etica!

    • Il cane è amico dell’uomo, ma il cittadino non ama essere coglionato


      Leggiamo in questo manifesto che “Curno a sei zampe è un progetto [di] Curno oltre e Lega Nord”. Non si fa menzione di Claudio Corti, sotto il cui nome le due sigle si sono presentate alle ultime amministrative.
      .

      Ma sì, facciamo un po’ di pubblicità a questa discutibile iniziativa locatello-pedrettesca, appoggiata dal consigliere dog-friendly Cavagna il Giovane, protesi di Locatelli. E pubblicizzata da Marcobelotti, vicario del Pedretti, ex politico territoriale, ma ancora di un certo peso nella Lega nord (grazie, Salvini!): anche se il Pedretti si schermisce, e si dice “semplice militante”, non dimentichiamo che l’ex politico, nonostante tutti i guai, è il “topanta” del conte zio Roberto Calderoli (dunque, il Pedretti, nei confronti del MArcobelotti è una sorta si subconte zio, un po’ come il subcomandnate Marcos). L’immagine qui sopra è tratta dal profilo di Facebook di Marcobelotti, che ringrazio.
      A nostro avviso, c’è poco di che andare orgogliosi, con questa iniziativa canina. Essa infatti si muove sulla falsariga pedrettesca di captazione di pacchetti di voti e apparizioni mediatiche che sono coglionamento bello e buono del cittadino.

      Fondamentalmente, Locatelli & Pedretti svolgono questo falso sillogismo:

      Il cane è amico dell’uomo, dunque del cittadino.
      Noi siamo amici del cane.
      ————————————————
      Pertanto noi siamo amici del cittadino.

      Falso. Questo è un falso sillogismo, perché, a ben guardarlo, le due premesse (premessa maggiore e minore) mancano di un termine medio.
      Ecco invece un esempio di sillogismo dove le due premesse effettivamente contengono un termine medio, lo stesso nelle due premesse:

      Il cane è amico dell’uomo, dunque del cittadino.
      Noi amiamo l’uomo, dunque il cittadino.
      ————————————————
      Pertanto noi siamo cani.

      Ma anche questo è un falso sillogismo, perché è vero che le due premesse contengono il termine medio (l’amare i cani), ma è sbagliato il sistema di costruzione del sillogismo, in quanto il termine medio “non è distribuito”, come si dice. Come pure è falso il seguente sillogismo, ben noto:

      Socrate fischia.
      La locomotiva fischia.
      ————————————————
      Pertanto Socrate è una locomotiva.

      La regola infranta nella costruzione del sillogismo, quella di distribuzione del medio, era dagli studiosi di logica medievali così codificata:

      Aut semel aut iterum medius generaliter esto

      Dunque, non è vero che Pedretti e Locatelli, nonché l’appendice di Locatelli Cavagna il Giovane, siano amici del cittadino. A ben vedere, non sono amici del cittadino, e non sono amici del cane. Infatti:
      1. Non sono amici del cittadino, perché c’è un’intenzione di coglionamento, con un falso sillogismo.
      2. Non sono amici del cane perché si appropriano dell’immagine del cane, e ne abusano a fini elettorali.
      Immagino che Locatelli, nonché la sua appendice Cavagna il Giovane non fossero d’accordo con l’iniziativa strumentale dei similprogressisti di appropriarsi del pacchetto di voti Lgbt, con la discutibile iniziativa di adesione alla rete Ready, come pure immagino che non siano d’accorto con tutto l’ambaradan similprogressista, con la mistica associazionistica, per fini smaccatamente e spudoratamente elettorali. (Di Pedretti taccio, perché lui ha un rapporto politico personale con i similprogressisti, che andrebbe trattato a parte). Ebbene, Locatelli e la sua protesi Cavagna il Giovane fanno la stessa cosa con i cani.

  22. La Gnagna permalink

    Esso dice e egli comprende.
    Mi riferisco alle parole dette dal venerabile illustratore venatorio in ambito provincial/piumato

    a) La nostra radice
    b) la nostra storia
    c) da cui veniamo
    e) per cui guarderemo avanti
    rispondo come mangio…
    a) mio padre non ha mai cacciato in vita sua e quindi non è la mia radice (e dei miei fratelli s’intende, oltre tutto neppure loro cacciatori.
    b) nessuno dei miei prozii, nonni e parenti non ha mai cacciato né abusato della caccia; quindi non è la mia storia.
    d) non veniamo dalla caccia.
    e) non solo guarderò avanti ma anche dietro e spesso per giunta, dal momento che esistono delle persone che in nome della caccia vedono uccelli dappertutto.

    f) questa non c’era tra i delicati pensieri dell’aviario prosaico venatorio.
    ma resto fermamente convinto che la prima F, faccia riflesso con una parente venatoria con lettera P, alla quale dedico molto talento e interesse prostrandomi ai suoi svariati piumaggi.

    Senza caccia non si muore.

    • W Beatrix! permalink

      Aggiungo: anche senza la prima F declinata in P in ambito dei volatili non si muore, ma sai che tristezza di vita!

      • Ehm… «la prima F declinata in P» va inteso come un gioco di permutazione consonantica? E l’ambito volatile ha che fare con Rossini? Però, se voi vi espriemte così, andiamo sul difficile. La sciura Rusina potrebbe non comprendere…
        A proposito, vi ricordate il tempo in cui ci davano i “buoni consigli”, ci dicevano che non dovevamo “comunicare” così, perché la sciura Rusina non capisce? E che dovevamo invece fare come il Pedretti? Noi, ovviamente, non dubitammo un istante a mandare affanculo la laida sciura Rusina, quella che affondava le gengive sui panettoni del Pedretti. Non se ne parla più, ma noi ricordiamo bene quella vecchia baldracca curnense, versione celtico-brembana dell’avvelenatrice Locusta, romana, quella che mandò all’altro mondo Claudio imperatore, patrigno di Nerone; sì, la sciura Rusina, vecchia pùtida, discendente per via di capri e di orrende baldracche di quell’altra malefica, panormita, tale Giulia Tofàna, che aveva inventato un veleno incolore e insapore che rendeva vedovo chiunque ne avesse pagato i servigi. Tòrnatene all’inferno, informe meretrice, con tutto il tuo nugolo di nauseabonde flatulenze! (come cantava Gianni Meccia: «Odio tutte le vecchie signore!». Alla faccia di MArtha Nussbaum).

  23. Moss de sura permalink

    ADUNATA!!

    http://mozzonews.wordpress.com/25-aprile/

    Tutti pronti a manifestare in un tripudio di retorica mielensa, in una melma appicicaticcia, avvolti in una retorica emotivamente toccante, fazzoletti umidi e sguardi severi.

    Amministratori presenti con Sindaci tricoloritamente fasciati, assessori incravattati, assessoresse in tacchi a mezza altezza e “tailleur” d’ordinanza, vigili urbani in alta uniforme con straordinarie pagate. Erbetta tagliata di fresco e strade ben pulite, per una volta…

    Tutte le armi rappresentate, con i reduci che non hanno fatto la resistenza, le associazioni con gonfaloni inventati qualche anno fa, il prete che santifica il rituale pagano della guerra e delle armi!

    Quanta inutile retorica che serve solo a convogliare il “pensiero unico” dell’unità di uno stato che mai è stato unito; uno stato che ha sempre sfruttato i cittadini più volenterosi e laboriosi; lo stesso stato che premia i furbi ma difende le minoranze a scapito dei migliori. Non è il mio stato.

    Ma dal 25 aprile non si scatenò la guerra civile? Ma cosa si festeggia allora? L’inizio di una guerra civile barbara e sanguinaria? Quando la scuola comincerà a spiegare la verità di quei momenti bui?

    Quest’anno non festeggerò come sempre il 25 aprile, anzi quest’anno sarò all’estero, in cerca di libertà, quella vera. Dove il merito è premiato e il successo di ognuno è incentivato. Lontano dallo statalismo e dai diritti acquisiti. Dove il cittadino è rispettato dal suo fornitore di servizi.

    E mi porto i miei figli, loro sì che sono la speranza per il futuro! Il motivo per combattere.

    Doei!

    • Sulla dignità – o indegnità – di tenere lezioni di morale

      Il manifesto che lei ci mostra è graficamente di pessimo gusto, linguisticamente penoso, sul piano dell’efficacia della comunicazione sgangherato.
      Mi piacerebbe sapere se alla sua stesura abbia collaborato il famoso addetto alla comunicazione del sindaco di Mozzo. Spero proprio di no. Infatti, se uno scrive «È quindi doveroso rivivere questa ricorrenza…», mi sembra evidente che, in primo luogo, farà girare gli zebedei a chi ha sentimenti antifascisti, ma non se la sente di essere preso per il naso. Perché mai un uomo vero dovrebbe accettare di sentirsi snocciolare i propri doveri da parte di chi non è da lui riconosciuto come padre spirituale, o maestro esemplare? Io, per esempio, ritengo che i miei doveri possano essermi suggeriti soltanto dalla mia coscienza.
      Se poi il lettore di questo manifesto è uno come lei, che ritiene che non sia proprio il caso di rievocare «una guerra civile barbara e sanguinaria», è chiaro che gli zebedei gireranno vorticosamente, controrotanti, come in certi sistemi di propulsione marina con eliche calettate su due assi diversi.
      Ciò premesso, per parte mia, ritengo che quella guerra di liberazione debba essere chiamata senza infingimenti “guerra civile”. Eppure ritengo che fosse una guerra necessaria. Faccio inoltre una differenza fondamentale fra coloro che hanno combattuto e coloro che, pur non avendo combattuto, vantano meriti resistenziali. In altre parole, sono contro la retorica della Resistenza. Essendo inoltre contrario alla retorica in genere, sono contrario alle commemorazioni.
      Non è accettabile che persone che tu conosci bene, e che sai benissimo che in tempo di fascismo sarebbero state fasciste, in tempo di democristianeria sarebbero stati democristiani, in tempo di occhettismo sarebbero stati occhettiani e che adesso in tempo di renzismo sono renzisti vengano a darci lezioni di morale.
      Semmai sono disposto non solo ad ascoltare, ma soprattutto a imparare, se chi mi parla è un vero combattente. Ricordo ancora l’impressione ricevuta da ragazzo, al tempo del liceo, quando andai a sentire Joyce Lussu, che in un circolo studentesco raccontava i mesi che aveva appena finito di trascorrere in un carcere portoghese. Si era ai tempi della dittatura di Salazar, Joyce Lussu si era recata in Portogallo per prendere contatti con i membri della resistenza portoghese (a proposito della quale suggerisco di vedere il bel film Treno di notte per Lisbona, con un Jeremy Irons gran forma). Joyce Lussu era la moglie di Emilio Lussu, il fondatore del Partito sardo d’azione, antifascista, scrittore asciutto e antiretorico, e “uomo di conseguenza”. Era Joyce Lussu una signora irlandese, anziana, con i capelli candidi: rimasi colpito dalla sua bellezza, dalla fierezza del suo sguardo e dal suo coraggio. Altro che determinazione aziendalista! Ci descrisse lo stato delle prigioni del regime. In quella saletta erano presenti alcuni fascisti, erano studenti dell’Istituto nautico, e avevano fama di essere picchiatori: portavano giubbotti di pelle nera, come i giovanotti di quel tempo, che prendevano il nome di blouson noir. Volevano impedire a quella donna coraggiosa di parlare, interrompevano, oltraggiavano: un po’ peggio, direi, che in un’assemblea cammellata curnense.
      Magari potessi ancora conoscere persone di quella statura morale, o anche sentirle, e continuare a imparare qualcosa! Per la stessa ragione, per amore dell’autenticità, per genuina ricerca di quanto di nobile può esserci in un uomo, ascoltavo in tempi più recenti Miriam Mafai, quando appariva in televisione. Avrà avuto i suoi difetti, non dico di no, ma era una donna autentica. Era figlia del pittore Mafai e fu la compagna di Giancarlo Pajetta, con tante cose da raccontare, e le raccontava benissimo: mica giaculatorie politicamente corrette, ma cose vere. Aveva fatto la Resistenza (in questo caso, con iniziale maiuscola, perché è quella resistenza, storicamente datata) e si diceva contraria alle quote rosa, perché una donna intelligente – così sosteneva – da che mondo è mondo si è sempre fatta rispettare, senza bisogno di “aiutini”. Altro che Martha Nussbaum!

      Io diffido chicchessia dal darmi lezioni di morale, qualora non sia da me riconosciuto degno d’impartirmele. Quasi tutti coloro che da cattedre “istituzionali” fanno discorsi commemorativi, non sono degni d’insegnarci quel che dobbiamo fare e quel che non dobbiamo fare. Proprio per questa ragione mi sono espresso decisamente contrario ai tentativi di veicolare messaggi etici nelle scuole: tanto più che si profitta dello stato d’immobilità coatta dei poveri ragazzi, costretti a subire i sermoni politicamente corretti e impossibilitati a fuggire.

    • Marco permalink

      @Moss de sura
      Questa ricorrenza è utile e indispensabile per sentire la voce del sindaco in un discorso pregnante di valori condivisi e sobri, un sindaco notoriamente poco loquace in consiglio comunale, tanto da avere bisogno di un “portavoce”(???).
      Allo stato italico serve ricordare le guerre e i morti per consolidare la propria unità(???)
      Uno stato che si nutre quindi delle vite dei cittadini per stare in piedi, bella roba!
      Uno stato nato male e finirà peggio:

      Io il 25 aprile lo festeggio sempre e comunque, rimane una data storica e importantissima per quelle terre che hanno vissuto del buon governo della Serenissima Repubblica di Venezia.
      il 25 aprile è San Marco, santo patrono di Venezia.
      Viva Venezia, viva San Marco.
      p.s. è anche il mio onomastico 🙂

      • Li chiamarono briganti

        Lo spezzone qui sopra cita il film Li chiamarono briganti, di Pasquale Squitieri, del quale ci siamo occupati, credo, più di una volta. Vale la pena vederlo, lo si trova tutt’intero su You tube. Se non avete tempo di vederlo subito, scaricatelo sul vostro computer: càpita che i film, quelli di qualità, soprattutto, abbiano vita breve su You tube, in generale. C’è gente che sul cazzeggio internettiano non hanno granché da dire, limitandosi a generiche geremiadi. Ma quando si tratta di passare all’azione, se la prendono con i film che siano portatori d’idee, e poco importa che i film di qualità a loro invisi non abbiano circolazione sul mercato commerciale Queste merdacce istituzionali, questi filistei, scrivono letterine minàci a You tube in nome del diritto d’autore, e non mi meraviglierei, se sapessi che sono lettere anonime: quelli di You Tube si prendono paura, e il film viene ritirato. Questa è stata la sorte, per esempio, di Todo modo, ottimo film di Elio Petri, tratto dal romanzo di Sciascia, che è comparso e ricomparso più volte (ho controllato: adesso c’è, di nuovo).
        Ecco dunque il film Li chiamavano briganti, e buona visione:

        Un altro film che — semplificanod un po’ — potremmo dire di parte mazziniana, molto critico nei confronti dell’Unità d’Italia, per come è stata realizzata (non dimentichiamo che su Mazzini pendeva in Italia una condanna a morte) è Noi credevamo, del quale qui sotto vediamo il finale:

        Quanto alla Serenissima e al Lombardo-Veneto (aggiungerei) non c’è dubbio che godessero di un buon governo che oggi ci sogniamo. Ma, a volerla dire tutta, fu buon governo anche quello del Sacro romano impero, quando gli austriaci presero il posto degli spagnoli nel Ducato milanese. E fu buon governo anche quello della Repubblica cisalpina e del Regno d’Italia, sotto Napoleone. Al confronto di quello attuale, tutto fu buon governo. Non dico che si fosse toccata la perfezione, ma, tanto per fare un esempio, la delinquenza organizzata era un po’ meno organizzata, anche perché non le si consentiva di organizzarsi.
        Ciò premesso, non possiamo esimerci dal ragionare. Non dimentichiamo che Napoleone cancellò dalla storia il Sacro romano impero e che i napoleonici entrarono a Bergamo senza colpo ferire (e non solo a Bergamo). La spiegazione non è soltanto il genio militare di Napoleone, direi che è, soprattutto, politica. Il buon governo della Serenissima e quello degli austriaci avevano un modello di sistema rigido: era perciò molto più debole di quanto non apparisse. Tale rigidezza riguardava sia le articolazioni del sistema di governo, sia — e, direi, soprattutto — la capacità di cogliere le tendenze evolutive del sistema in senso lato, con tutte le sue implicazioni sociali, religiose e ideologiche. Con questo, non sarò io a dire che bisogna piegarsi al nuovo che avanza, anche perché quel nuovo che avanza è filtrato dai nostri schemi interpretativi (come insegna il filosofo Kant), dunque il “nuovo” è spesso proprio quello che non vediamo, mentre quel che ci viene presentato come nuovo è soltanto una baggianata, o un’impostura. No, qui sto parlando della complessità del sistema, per capire il quale occorre una mente elastica. E il sistema stesso deve presentare tutto un insieme di anelli di retroazione (in linguaggio coglione: feedback) che ne garantiscano la stabilità.
        Mi rendo conto che il discorso va un po’ sul difficile, questa non è roba per gatti padani, politicastri in cerca di pubblicità sulla stampa anglorobicosassone, nussbaumiani incalliti, teorici della mistica dell’associazionismo, cacciatori di consenso elettorale presso gli Lgbt e i proprietari di cagnolini, intromettitori d’affari territoriali ecc. Ma la realtà è complessa e, per essere governata, ha bisogno di un progetto articolato e di un sistema complesso, con opportune “ridondanze funzionali” e “anelli di retroazione” (nussbaumiani, mongoaziendalisti & Co: bboni, bboni!). Insomma, bando alle poesiole, alla retorica, alle carabattole sentimentali, alle sparate mediatiche.
        Tornando al governo della Serenissima, ricordo che, per quanto il suo fosse un buon governo, gli stessi veneziani in terra di Bergamo non ci credevano. Il vescovo di Bergamo, addirittura, veneziano (si chiamava Dolfin) ballò la Carmagnola, intorno all’albero della Libertà, piantato in piazza Vecchia. E le uniche insorgenze (come si dice) di una qualche importanza si registrarono in Vall’Imagna, guidate da sacerdoti tradizionalisti (anche in Val Brembana e VAl Seriana, però) in opposizione alla balsfemìa napoleonica. Non mi meraviglierei, qualora apprendessi che i soldati di Napoleone fossero accusati di militaresca sodomia.

  24. 28 Lettore permalink

    Gori ha una marcia in più, ha un quid tale che è riuscito perfino a resuscitare il Di Pietro.
    http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/tonino-di-pietro-tira-la-volata-a-gori-una-vera-coalizione-di-centrosinistra_1054545_11/?src=newsletter&when=f00&now=201404150304&click=title
    Gori si definisce un innovatore, con Di Pietro?
    Qualcuno ne sentiva la mancanza?

  25. Repulsio permalink

    Emma Marcegaglia nuovo presidente dell’Eni

    L’articolo non è mio; ho solo copiato e incollato [dalla ‘Gazzetta di MAntova’: N.d.Ar.] scoprendomi bravo bravo come i mastri incollatori.
    Per il possibile commento non ho parole.
    Il nuovo che avanza e che dire della Marcegaglia? Boh…sarà!?

    Mantova – Tre presidenti donna; Claudio Descalzi e Francesco Starace promossi ad di Eni ed Enel; Mauro Moretti che trasloca dalle Ferrovie a Finmeccanica, dove è stato confermato Gianni De Gennaro; Francesco Caio numero uno operativo di Poste. Sono queste le decisioni del governo sulle nomine delle societa’ controllate.
    Le tre donne sono Luisa Todini, attualmente nel cda della Rai, designata alla presidenza dell’Enel; l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia va alla presidenza dell’Eni; Patrizia Grieco, da presidente esecutivo di Olivetti passa alla presidenza di Poste Italiane; Gianni De Gennaro è l’unico confermato dei vecchi presidenti e mantiene la guida di Finmeccanica. Molte conferme dei nomi circolati nei giorni scorsi, infine, per quanto riguarda gli amministratori delegatid. Gli ‘interni’ Claudio Descalzi e Francesco Starace verrebbero promossi amministratori delegati rispettivamente di Eni ed Enel; l’attuale capoazienda di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, è destinato a Finmeccanica; mister Agenda digitale, Francesco Caio, infine, andrebbe alle Poste.

    • Emma Marcegaglia? Sarà anche imprenditrice, ma il vero imprenditore in famiglia è il padre, Steno Marcegaglia: lui sì, con una vita molto interessante, fondatore di un impero siderurgico, rapito dalla ‘ndrangheta, sfuggito ai rapitori, riacchiappato dagli ‘ndranghetisti (che ormai ci onoriamo di ospitare numerosi in Lombardia), poi avvistato da un elicottero dei carabinieri e salvato.
      A me piace pensare che Emma sia la figlia di Steno Marcegaglia, ma a lei non basta, anzi probabilmente se n’ha a male se viene ricordata “solo” per questo: vuole che si sappia che lei è determinata e che è stata presidentessa della Confindustria, l’associazione degl’industriali assistiti. Per dimostrare che con le c’è poco da scehrzare, Emma dà esempi concreti di determinazione: si veda Dossier Marcegaglia, perquisito “Il Giornale”. Indagati Sallusti e Porro: violenza privata. Sulla faccenda è intervenuto il pm Woodcock, che di solito con i personaggi famosi è tutt’altro che tenero (Woodcock si traduce come “beccaccia”, ma può anche tradursi come “cazzo di legno”). Non so come sia andata a finire con Nicola Porro, ma non avrei voluto trovarmi al posto suo. Meglio essere denunciati dal Pedretti (soprattutto adesso che è in un are di guai) che dalla Marcegaglia.

      P.S. – Considerato che agli attuali amministratori di Curno piace interessarsi di tutto tranne che del governo locale (e non solo a loro: si considerino i cagnolini di Cavagna il Giovane, i tuoni e i lampi della fasciofemminista di immediata risonanza mediatica), la dott.ssa Gamba, candidata in pectore alla carica di nuovo sindaco di Curno, in caso di rinuncia della Serra (ma sarà vero?), forte delle sue competenze multinazionali, non potrebbe indire a Curno una “Giornata della Marcegaglia”? Per l’occasione si potrebbe invitare MArtha Nussbaum.

  26. Alzati e cammina! permalink

    Cazzarola, meno male che Gori è del centro-sinistra, altrimenti rischiavamo di vederlo passare per Curno e rianimare con la manovra del suca-suca anche quel moribondo (politicamente parlando) del Pedretti.
    Moribondo ma venerato ancora come una reliquia dai suoi sodali di Curno, Il Locatelli, il Belotti, il Cavagna giovane, quello delle sei zampe.
    La reliquia si tocca o si bacia?
    Come da foto del gazebo ha ricevuto visite pastorali dal cardinale conte zio, Pirovano, Consiglio (ma chi è?), probabile che mantenga un potere segreto e misterioso anche da ectoplasma (politicamente parlando), forse perchè anche i fantasmi possono comunicare con il mondo dei viventi.
    p.s Gori potrebbe però rianimare quel dongiovanni curnense, quello che sbiascicava dietro alla giovane consigliera, che di tanto in tanto appariva qui su Nusquamia?
    Sparito o fatto sparire?
    Dalla consorte o dal sindaco?
    [La prima, direi: N.d.Ar.]

  27. Un sogno erotico (forse)

    Ricordo raramente i sogni: come tanti, del resto. E mi sta bene così, non mi lamento. Se però mi sveglio bruscamente, e in quel momento “vedevo un sogno” (in greco si dice così; ὄναρ ἰδεῖν; anche in latino: somnium videre), allora conservo un ricordo abbastanza circostanziato, perlomeno nell’intorno della scena del risveglio.
    Bene, questa mattina avevo puntato la sveglia abbastanza sul presto e e la suoneria ha riempito l’aria del suo gracidio elettronico verso la fine, credo, di un sogno. Mi trovavo seduto davanti al computer e scrivevo qualcosa, in latino, tutto intento in quello. Ma ecco che avverto una presenza femminile dietro di me. La cosa non mi dispiace, sento il profumo di donna (come dice il titolo di un film), la vedo anche, ma di sottecchi, lei è bella e silenziosa. Sicuramente non è femminista, non è castratrice, non ne ha l’aspetto. Continuo a scrivere. La cosa va avanti così per un po’, lo schermo si riempie di righe di testo, le righe scorrono verso l’alto. Lei si avvicina, punta la mano sullo schermo, mantenendo il suo silenzio, come per attirare la mia attenzione su una parte del testo. Sento quasi il suo fiato, sento il calore del corpo. Poi, d’un tratto interrompe il silenzio: mi parla in latino, mi chiede di spiegarle qualcosa di quel che ho scritto. Sono turbato, ma non voglio darlo a vedere. — Sì, — rispondo, con simulata indifferenza — forse quel che ho scritto non è abbastanza chiaro. — Porto il puntatore del topo (mouse) sulle parole che vorrei correggere, faccio per comporre le nuove parole, ma sullo schermo appaiono parole senza senso. Questo è un pasticcio, non è questo quel ceh volevo scrivere. Farfuglio, come un Pedretti intervistato in modalità anglorobicosassone (e il pensiero di poter somigliare al Pedretti mi atterrisce: ma che figura!). Escono dalla mia bocca parole incomprensibili e anche quel che scrivo alla tastiera non ha senso. Correggo e ricorreggo, ma più correggo e più pasticcio la situazione. Anche qui, come quando il Pedretti s’intorta. Per fortuna il suono della sveglia mi libera da questa situazione imbarazzante, da questa figura di merda.
    Ho provato a domandarmi: ma perché ho fatto questo sogno? Una spiegazione potrebbe essere la seguente: ieri ho visto alla televisione Ilaria D’Amico; erano anni che non la vedevo, e ieri non m’è neanche piaciuta. Ma anni fa mi piaceva, eccome, se mi piaceva. Era allora condutrice di un qualche famigerato talk show, aveva una voce alquanto sgradevole, e di politica non capiva niente: mandava tutto a memoria prima di andare in onda, quindi recitava — male — una parte per cui non era tagliata. Però se levavi l’audio era tutt’altra cosa. Mi piaceva soprattutto quando aveva i capelli non più raccolti, ma lisci e lucidi, con riflessi quasi bluastri, come quelli dell’ancella Fòtide descritti da Apuleio nell’Asino d’oro. I capelli le cadevano davanti, posandosi sul bel seno modellato da un golfino aderente, tessuto in calda lana d’Angora. Con l’audio spento, era uno spettacolo bellissimo.
    Credo che nel sogno di questa mattina ci fosse un ricordo di quel seno caldo e profumato. Sarà vero?

  28. Giovanni Calderoli permalink

    Buonasera Aristide, segnalo questo interessante articolo di Gilberto Oneto, pubblicato oggi su “L’Indipendenza”
    http://www.lindipendenza.com/venetismo-indipendentismo-padanismo-o-si-coglie-lattimo-o-meglio-chiuderla-li/#comment-128621
    Nell’articolo sono riportati alcuni interessanti dati, ricavati da consultazioni elettorali, referendum e sondaggi, per estrapolare e dare corpo alla richiesta di autonomia o indipendenza, peraltro in crescita, dei cittadini delle regioni del nord Italia.
    Credo che le osservazioni di Oneto si possano riassumere con la seguente frase:
    abbiamo un enorme contenuto (richiesta e consenso popolare) ma manca il giusto contenitore (spazio e soggetto politico)

    • M.B. permalink

      Bellissimo e eloquente passaggio, perfettamente calabile nella situazione curnense.
      “Troppi leghisti (ma non solo loro) si sono fatti irretire da stipendi, potere, vanagloria, cadreghe e medagliette. C’è chi lo ha fatto volentieri (voleva solo quello) e chi ha ceduto per debolezza, ma la maggioranza c’è cascata per ignoranza, inadeguatezza e scarsa convinzione. È lo scotto che si paga a mandare nelle istituzioni gente raffazzonata, senza preparazione, senza solide radici culturali, magari selezionata solo sulla base dell’efficienza delle mucose linguali esercitata nei confronti del lato B o del lato A, a seconda delle circostanze, dei generi e delle singole vocazioni. Che la Lega non si sia mai molto sforzata nell’opera di informazione, propaganda o diffusione culturale è cosa fin troppo nota e su cui è inutile soffermarsi ulteriormente, ma il tempo, le occasioni e i Segretari passano e nulla cambia.”
      Non so voi ma dopo la lettura dell’articolo di Oneto ho un nome a caso sulla punta della lingua…..
      ….uno appunto che di lingua ha lavorato parecchio in questi anni di attività “pulitica”.

    • Ho letto l’articolo di Oneto, come sempre lucido, come sempre onesto.
      Ho letto anche i commenti, ai quali mi guardo bene dall’assegnare valore d’indice statistico: però val la pena leggerli e, dopo averli letti, osservo che alcuni, forse la maggior parte, sono desolanti. Sembra quasi che le ragioni dell’indipendenza siano fondamentalmente culturali, dove la cultura è intesa in senso così stretto da doversi intendere come cultura locale..
      Mi pare più corretto, e più concreto, richiedere che siano provvisti di adeguata cultura i rappresentanti dell’istanza autonomista: e qui la cultura, invece, va intesa in senso lato, il più ampio possibile. Questa cultura in senso lato è rappresentata,per esempio, da uomini come Quintino Sella e CArlo Cattaneo (non mi vengono in mente nomi di contemporanei, per il momento…). Abbiamo bisogno di uomini che siano capaci di cogliere la complessità dell’esistente e la Lega nord candida alle europee uomini come il Pedretti (elezioni europee del 2009) e come il Belotti (europee di quest’anno)? Ma va là!
      Faccio qualche esempio: Oneto ha cultura per rappresentarci nel consesso europeo: quando lui prendesse la parola a Strasburgo certo non avremmo ragione di vergognarci, anzi saremmo orgogliosi. Nego che Pedretti e Belotti ripondano a certi requisiti minimi perché io possa dirmi soddisfatto (almeno questo potrò dirlo, spero)., Salvini ha tratti di astuzia levantina che non mi garbano, è troppo politico nel senso deteriore della parola, anche se non ho difficoltà ad ammettere che è diverse spanne al di sopra del Pedretti e del Belotti (Daniele, non Marco, cioè MArcobelotti, segretario sommerso della Lega curnense, impedrettato e sommerso).
      L’unico appunto che muovo a Oneto — peraltro circoscritto a questo articolo e ai pochi che ho letto finora — è di non dare adeguato peso ai seguenti fattori:
      a) all’emergenza sociale, alla quale non si risponde né con le retorica della poesiola che dice quant’è bella la mia valle, né con le sparate mediatiche di Salvini (vabbè, è in campagna elettorale);
      b) alla necessità di coinvolgere i “traditori” (che non sono biechi opportunisti, come nella politichetta curnense, ma uomini nobili, che rompono i vincoli di appartenenza di classe per costruire un mondo nuovo): la Rivoluzione francese non avrebbe visto la luce, senza l’apporto del cuore e dell’intelletto dei “traditori”;
      c) la stesura di uno o più modelli di uscita dall’Italia, d’impianto rigorosamente razionale e multidisciplinare.

  29. Alessandra permalink

    perchè ci sono politici o amministratori locali che vogliono sostituirsi a figure professionali già esistenti?
    http://www.ecodibergamo.it/stories/Amici%20con%20la%20coda/bergamo-tv-e-gli-animali-novita-sugli-amici-a-4-zampe_1054573_11/?src=newsletter&when=f10&now=201404150304&click=title
    arriveremo ai cani di destra e ai cani di sinistra?
    Non mi sembra un gran risultato, si occupassero invece di trovare dei rimedi per abbassare le tasse comunali e migliorare i servizi, senza fare questi giochetti per incantare gli elettori, con argomenti che nulla hanno che fare con la conduzione di un paese.
    Fate buona politica e buona amministrazione, questo vi è chiesto, se non siete capaci fate altro, come appunto andare in giro con il proprio cane.

  30. Domanda: Perchè ci sono politici o amministratori locali che vogliono sostituirsi a figure professionali già esistenti?

    Risposta: Perché sono alla ricerca di pacchetti di consenso elettorale E non vogliono prendere in considerazione la lezione della storia recente, la quale c’insegna che i cittadini sono sempre più disgustati dalle manovre dei politicanti che vanno alla ricerca di sempre nuovi pretesti per uccellare[*] il cittadino.

    ————————————————————–
    [*] uccellare v. intr. e tr. – 1. intr. Cacciare uccelli, dare la caccia agli uccelli, con trappole, reti, panie, oppure mediante l’uso di animali rapaci o domestici (richiami). In usi fig., ant., cercare di ottenere una cosa con ogni mezzo: u. alle cariche, agli onori.
    2. tr., fig. Ingannare, raggirare, gabbare o beffare; cercare di impadronirsi di qualcosa con l’inganno.

  31. e va bene ci vado... permalink

    un piccolo aggiornamento “pulitico” (un premio a chi ha inventato il termine) di Pedretti.
    La vetrinetta di Pedretti, di cui e per cui è molto geloso e per questo non vuole che la si guardi troppo, essendo lui sacro e istituzionale bisogna essere degni, puri e chiedere sempre il permesso per sbirciare la sua “ricca” pagina di Facebook ( qualcuno ha provato a spiegargli che Facebook serve proprio mettere in mostra o non ha ancora capito?Preoccupante…)
    Arriva Salvini a Bergamo il suo capo attuale (sembra che non scorra gran simpatia tra di loro) e Pedretti non può far finta di niente e non andarci.
    Almeno il minimo sindacale, su dai Pedro un pochino d’impegno!
    Infatti da bravo scolaretto si reca mogio mogio ligio ligio, presso la sala del comizio, scatta tre misere foto, aggiunge tre paroline e via, fatto il compitino.
    Certo se ci fosse stato Bossi o meglio il Calderoli avrebbe scritto un poema e come Oneto ha scritto ieri avrebbe forse dato mostra “dell’efficienza delle mucose linguali esercitata nei confronti del lato B o del lato A, a seconda delle circostanze, dei generi e delle singole vocazioni.” beninteso nello scrivere lodi sperticate, sia chiaro.
    E poi notiamo che poveretto è sparito dalle foto e dai palchi, fa tutto in “selfie”, tutto in palmo di mano.
    Vediamo:

    neanche un commento???
    Ah Pedretti siamo giù di tono, manca il vigore dei vecchi tempi, gli anni passano anche per lei.
    Voci di corridoio lo danno però attento su un candidato alle europee, non ci vuole molta fantasia per capire che le sue attenzioni ricadono ora sull’amico di sempre, il Belotti Daniele, suo possibile salvagente nel mare tempestoso pieno zeppo di trombati alla deriva in cerca d’appiglio o di scoglio, Belotti occhio che questo s’attacca come una cozza e staccarlo poi sono dolori.
    Chissà appunto cosa ne pensa il Belotti delle attenzioni di Pedretti, non vorrà che appaia come un suo convinto e acceso sostenitore?
    Non penso che ne trarrebbe giovamento la sua immagine, visto tutti i suoi precedenti!
    Meglio tenerselo alla larga vista la fine che stanno facendo uno a uno gli impedrettati, come a Curno che viaggiano oramai a sei zampe.

    • Una risposta agl’impedrettati, che non vorrebbero che si parlasse del Pedretti

      .
      Certo, il Pedretti è giù di tono, ma questa non è una buona ragione per abbassare la guardia. Come dicevo ieri sera in un intervallo della riunione di Consiglio comunale ad un gruppetto di “impedrettati” che sedevano nelle ultime file dell’aula consiliare, mi sembra evidente che il Pedretti possa dirsi, orami, politicamente spacciato. Ed è questa la ragione per cui alcuni degl’impedrettati (Cavagna il Giovane e Locatelli) privatamente (ma non pubblicamente) rinnegano il Pedretti e affermano di non averlo visto se non episodicamente; mentre altri (leghisti di fede pedrettista venuti in aula per controllare Cavagna il Giovane) hanno provato a intonare il refrain per cui io sarei “fissato” sul Pedretti. Oddio, a dire il vero, Marcobelotti, che pure era presente, preferì non esprimersi (né la cosa ci meraviglia), mentre uno del manipolo, infilando la porta dell’aula consiliare, bofonchiò oltre la soglia espressioni di sapore rustico evocatrici di un destino per me poco propizio: espressioni che peraltro volentieri gli perdono, pur non essendo un buonista nell’accezione più ripugnante della parola, cioè alla maniera di Prodi e di Veltroni.
      Ho detto che il Pedretti può dirsi, orami, politicamente spacciato. Ma non è detto, perché lui si batte come una tigre ferita, chiama in causa i pezzi da 90 del partito. Vuol vendere cara la pelle (politica), è evidente. Dunque di che si lamentano gl’impedrettati, se noi non abbassiamo la guardia?

      Alla prima categoria d’impedrettati rispondo che il loro gruppo consiliare che – fino a prova contraria – continua a essere intitolato a Claudio Corti sindaco esiste per precisa volontà pedrettesca: dunque, se loro hanno un ruolo politico a Curno, ancorché marginale, nonostante i tentativi di emersione mediatica, lo devono al Pedretti. Se vogliono “rifondarsi” e mettere alle proprie spalle la connotazione pedrettesca, devono fare un atto di esplicito ripudio.
      Ricordavo loro ieri, ancora una volta, che papa Wojtyla ebbe il coraggio di rinnegare il processo intentato a Galileo, chiedendo scusa all’umanità intera: loro che, sino a prova contraria, non sono così importanti come il pontefice di Sacra romana Chiesa, abbiano il coraggio di rinnegare il Pedretti.

      Alla seconda categoria d’impedrettati rispondo che mi rendo conto benissimo del loro imbarazzo, considerato che il Pedretti viene loro imposto dall’alto. La mia impressione è che quando il Pedretti si è fatto vedere al gazebo della Lega nord insieme al Roberto Calderoli e ad altri emeriti pezzi da 90 del partito, in disarmo ma in cerca di un’uscita di sicurezza, loro fossero tutt’altro che contenti. Ma loro ritennero utile abbozzare: ebbene, che cosa impediva loro di assumere un diverso atteggiamento? Se la loro coscienza politica tollerava che il Pedretti potesse patrocinarli politicamente, se la prendano con la propria coscienza, e non con me. Questo discorso riguarda in particolare Marcobelotti. Degli altri impedrettati non conosco abbastanza per potermi pronunciare.

      A entrambe le categorie di impedrettati faccio presente che io sarei più che lieto di smettere di occuparmi del Pedretti, purché costui si decidesse una buona volta a prendere la strada dell’esilio. Disse Cicerone a Catilina (che però era un rivoluzionario, e forse aveva anche qualche ragione a volere sovvertire il potere dei babbioni: non era certo un politico territoriale):

      Egredere ex urbe, Catilina […] in exilium, si hanc vocem exspectas, proficiscere. Quid est, Catilina? ecquid attendis, ecquid animadvertis horum silentium? Patiuntur, tacent. Quid exspectas auctoritatem loquentium, quorum voluntatem tacitorum perspicis?

      Cioè:

      Vattene dalla città, Catilina! […] Se non aspetti che questa parola, parti in esilio! E allora? Non vedi, non ti accorgi del silenzio di costoro [dell’uditorio, cioè: N.d.Ar.]? Mi lasciano parlare, tacciono. Perché attendi la conferma della parola, quando ti è chiaro il significato del loro silenzio?

      È evidente, il Pedretti non è Catilina, e io non sono Cicerone (che, fra l’altro, non mi è nemmeno simpatico). Però una cosa è certa: noi resistenti abbiamo combattuto una battaglia di civiltà contro gli atti politici e contro i metodi politici del Pedretti. Voi impedrettati vi siete sbracciati invano a dimostrare che noi siamo dei picchiatelli. La cosa non vi fa onore, e lo stesso isolamento politico del Pedretti, il fatto stesso che voi siate così imbarazzati quando vi sentite rimproverare l’impedrettamento e che alcuni di voi siano sulla soglia del ripudio, senza peraltro avere il coraggio di fare l’estremo passo, la stessa violenza verbale di alcuni di voi – i fatti, insomma – dimostrano che noi abbiamo ragione. Abbiate dunque il buon gusto di tacere, visto che non avete il coraggio di scrollarvi questo peso.
      Per parte mia, quando avrò la certezza che il Pedretti è definitivamente fuori del gioco politico, e non soltanto acciaccato, com’è oggi, sommerso da una congerie di guai di varia natura, prometto che a partire da quell’istante non mi sentirete più parlare del Pedretti.

      • E pur si muove! permalink

        Gli impedrettati non sono paragonabili al Santo Padre, tanto meno Pedretti non è paragonabile a Galileo.
        Vi sono alcune differenze sostanziali tra i due, ne elenco solo alcune:

        Galileo frequentò l’Università di Pisa, Pedretti l’istituto Alfieri di Bergamo.
        Galileo matematico, fisico e astonomo, Pedretti politicante, gadgettaro e ornitologo.
        Galileo fu chiamato per insulto un eunuco [ah, sì? a me risulta che fosse gran “fimminaro”: N.d.Ar.], Pedretti ci tiene a fare sapere che è portatore di palle.
        Galileo subì processo da parte del Santo Uffizio, Pedretti dal Tribunale di Bergamo.
        Galileo sviluppò il canocchiale, Pedretti sviluppò il bibliomostro.
        Galileo studiò le oscillazioni del pendolo, Pedretti provocò le oscillazioni di ciò che sta attorno al pendolo, a molti.
        Galileo fu sotto la protezione di Ferdinando I de’ Medici, Pedretti sta sotto Calderoli Conte zio e la sua protezione.
        Galileo sostenne la centralità del Sole, Pedretti sostenne la centralità di Bossi (tranne che a Albino).
        Galileo fu convocato a Roma, Pedretti fu convocato in via Borfuro.
        Galileo fu perdonato dopo 4 secoli, Pedretti deve pazientare ancora.

        Gli impedrettati in attesa del perdono, possono accingersi verso il loro cammino di redenzione, si infliggano ora penitenze corporali di questo tipo da eseguirsi sulla piazza di fronte al municipio tutte le domeniche mattina fino a maggio 2017, per espiare la loro immonda trotterellata praticata il 19 marzo 2012.

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