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Cronaca orgogliosamente faziosa e umilmente onesta

7 Mag 2014

Il dibattito sul Jobs act a Curno, in una prospettiva non anglorobicosassone

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Diagramma di flusso per lo studio su modello delle relazioni tra capitale, risorse, consumi e inquinamento, le cui interazioni sono analizzate con i metodi della dinamica dei sistemi, tenendo conto cioè dei fattori d’influenza fra le grandezze caratteristiche e degli anelli di retroazione tra le unità di sistema. Il modello fu approntato nel lontano 1972 da Forrester, Meadows et al., per il Club di Roma. Nacque in ambito capitalistico (Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma, era responsabile della Fiat Argentina) e — per dirla tutta — fu fallimentare, nel senso che le sue previsioni si rivelarono sbagliate. Ma non è sbagliato lo sforzo di governare la complessità del sistema valorizzando la conoscenza scientifica, in una prospettiva razionale e ricorrendo alla potenzialità di calcolo degli attuali elaboratori elettronici, oggi enormemente superiore a quella di quarant’anni fa. L’idea di porre la scienza al servizo del benessere sociale nasce in Francia con il socialismo scientifico di Saint-Simon ed è sposata da Carlo Cattaneo, che al governo della cosa pubblica voleva più ingegneri e fisici, e meno avvocati.

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Premessa

 Intendiamo scrivere la cronaca della riunione tenuta il 5 maggio a Curno, promossa dal Pd locale, sul Jobs act di Renzi. Poiché è probabile che essa risulti fuori dal coro, sarà giudicata inopportuna, immagino. Non anglorobicosassone, priva di culilinctus, non telecomandata dai soliti noti, è probabile che susciti l’indignazione risentita, non solo da parte di coloro che sono abituati a ricevere l’omaggio all’augusto podice, ma anche degli altri. Così, tanto per gradire, o per invidia. Già mi par già vedere le bocche che si atteggiano a culo di gallina e sentenziano:
— Siete faziosi, vergogna! – Così dirà qualcuno, anzi più d’uno. Ma questa sarà soltanto la più benevola delle espressioni. È vero, siamo faziosi, ma nel modo più nobile, anche perché il nostro essere di parte significa, di fatto, che non siamo indifferenti all’intelligenza, all’onestà, alla libertà e alla giustizia sociale. Anche i partigiani erano di parte, e non si vergognavano di essere tali. Analogamente noi siamo orgogliosi della nostra onesta faziosità e disprezziamo l’ipocrita sobrietà. Grazie precisamente alla nostra faziosità (onesta) avviene che chiunque legga le nostre cronachette, non importa se amico o nemico, abbia la possibilità di entrare nel vivo dellle questioni. Qui il lettore troverà parole chiare, non mistificate riguardo a ciò che bolle in pentola nella Curno reale, e che si vorrebbe passare sotto silenzio. Qui si scioglie l’intreccio d’ipocrisia, impudenza e truce coglioneria che funesta questo sciagurato borgo. Qui s’irride alla presunzione di chi vuol imporre ai cittadini il pensiero unico aziendalista, silmilprogressista, nussbaumiano o, peggio ancora, i cascami del pedrettismo e l’etica del cagnolino. Mica roba da paragnosti, palloni gonfiati o sciaquette, in orrendo miscuglio.

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Gl’interventi degli oratori

Riprendiamo dunque il discorso cominciato in un commento riportato nella pagina precedente (si veda Dibattito sul Jobs act a Curno_1).
Ebbene, nella sala civica del Comune di Curno hanno preso la parola, di fronte a circa 40 persone, un avvocato del lavoro (ma anche capogruppo del Pd al Comune di Bergamo), Alberto Bombassei, parlamentare di Scelta civica e attore del territorio nell’agro cornetense (è il titolare della Freni Brembo), Antonio Misiani, già tesoriere nazionale del Pd, quondam di area bersaniana, e il segretario provinciale della Cisl.
La sindachessa – Gli onori di casa sono stati fatti dalla sindachessa dott.ssa Serra la quale, nel dare la parola ai quattro oratori, si è espressa da “tecnico amministrativo”, affermando che esigui sono i margini di manovra dell’amministrazione comunale in tema di mercato del lavoro, dunque spetta ai “politici” trovare una soluzione ai problemi.
L’avvocato del lavoro – Per primo ha parlato l’avvocato del lavoro che, nel corso di un intervento alquanto tedioso, ha sciorinato le caratteristiche del così detto Jobs act varato da Renzi, sia negli aspetti che attengono alla nuova regolamentazione del lavoro a tempo determinato, sia per quanto riguarda la normativa che s’intende introdurre in fatto di apprendistato. Il tono della voce era monotono, per l’ansia di voler dire tutto l’oratore sembrava parlare più a se stesso che all’uditorio, un po’ come farebbe uno studente universitario che vuole fare bella figura e ripete a se stesso i concetti che l’indomani potrebbe essere chiamato ad esporre, all’esame. Dalla “nutazione” del capo, abbiamo notato (sedevamo due file dietro) che la capacità di resistenza della dott.ssa Serra è stata messa a dura prova; anche quella della prof.ssa Morelli, che ogni tanto puntava le braccia sulla parte posteriore del sedile, mettendo in tensione i muscoli e di qui traendo l’energia per resistere. La struttura del discorso dell’avvocato del lavoro era pedissequamente descrittiva, in nessuna parte argomentativa. E invece – chiedo scusa se dico questa scandalosa verità – l’uditorio sarebbe stato lieto di capire perché questo Jobs act è cosa buona, e quali problemi risolve che prima non erano risolti o erano risolti male, e quali vantaggi comporterà nell’immediato, nel medio e nel lungo termine.
L’attore del territorio – Ha preso quindi la parola Bombassei, del quale – lo dico nella consapevolezza di dare un grande dispiacere al gatto padano, il quale si spaccia per intimo di Bombassei (ovviamente, sono tutte balle) – non sono mai stato un grande ammiratore, in particolare per quanto riguarda la sua funzione confindustriale: ammetto però di avere fortissimi e ben radicati pregiudizi verso la Confindustria, i quali, per il fatto di essere pregiudizi non sono meno veri. Devo comunque segnare due punti a favore di Bombassei: il primo è che ha detto cose di buon senso, ma sono quelle cose di buon senso che precisamente bisognava dire in quell’occasione. Per esempio, Bombassei ha affermato che la rivitalizzazione del mercato del lavoro non passa necessariamente per il Jobs act, ma per una ripresa economica; inoltre quella ripresa economica dipende dalla realizzazione di un insieme di riforme, fra cui precisamente la riforma del mercato del lavoro, proprio in quelle parti che non sono nemmeno sfiorate dal Jobs act. La seconda cosa che ho apprezzato in Bombassei è che sapeva quel che diceva, senza vergognosamente far ricorso alle slàid (o anche Gamba-slàid, come ormai si comincia a dire a Curno), che squalificano chi ne fa uso. Non sempre Bombassei è stato convincente, per esempio quando affermava che in Italia ci sono le premesse per una ripresa economica. Avrebbe dovuto dire come.
Il politico – Quindi la parola è stata presa dal politico Misiani, al quale va riconosciuto il merito di non aver bofonchiato litanie propagandistiche, nel senso che non ha bofonchiato, in stile Pedretti. Quelle litanie le ha dette molto bene. Ma sempre di propaganda si trattava. Cioè, anche Misiani è stato bravo a snocciolare cifre, senza ricorrere alle fottutissime slàid, definitivamente sputtanate dall’abuso stronzetto che ne fa Renzi (modestamente, noi resistenti curnensi abbiamo anticipato la rivolta anti-slàid, già due anni fa, al tempo delle prime Gamba-slàid). E poi intorno a quelle cifre ha costruito il suo discorso: bravo, chi dice di no? Ma Misiani ha fatto un discorso manifestamente inteso a conseguire un risultato di convincimento dell’uditorio. Si dirà che siamo in campagna elettorale, e che in campagna elettorale tutto è lecito. Sarà…: a ben pensarci, non è proprio così. Anche ammesso che in campagna elettorale tutto sia lecito, Misiani parlava davanti a un uditorio che non aveva bisogno di essere convinto, essendo per lo più convinto in partenza. Perciò noi riteniamo che abbia sprecato un’occasione, se non altro perché con un uditorio già convinto in partenza poteva fare le prove generali di un ritorno alla buona politica, come si faceva nei club politici ai tempi della rivoluzione francese (oddio, forse sto esagerando: paragonare Curno, con i suoi gatti padani e i suoi cagnolini, alla Parigi rivoluzionaria!). Insomma, Misiani si è limitato a una difesa dell’esistente renzista, quando invece avrebbe potuto darci una dimostrazione della bontà della proposta renzista, cioè una dimostrazione che proprio quella proposta avrebbe tirato fuori l’Italia dalla crisi. Perciò gli posi la domanda che, ridotta all’osso, leggete qui sotto, ma che non ha avuto risposta (niente di male, per carità!).

Il cosiddetto Jobs act incide minimamente sul mercato del lavoro e men che meno su tutto il sistema che noi vorremmo riformare. Il politico si rende conto della complessità del sistema? Non pensa che si dovrebbe studiare un sistema di governo scientifico della complessità del sistema, per evitare che la funzione dei partiti si riduca a mero esercizio di potere, come diceva Enrico Berlinguer?

Il sindacalista – Infine, ha preso la parola il sindacalista, il cui discorso si è trascinato secondo gli stilemi del “sindacalese”: poverissimo sotto il profilo linguistico, con struttura argomentativa nulla, senza l’autorevolezza del discorso di Bombassei e senza la callidità retorica del discorso di Misiani.

Il dibattito è stato sobriamente moderato da Max Conti, che per l’occasione indossava i più begli occhiali di Groucho Marx.

§ § §

Qui termina la cronachetta faziosa e non anglorobicosassone che, nelle intenzioni iniziali, voleva presentare una disamina della mia domanda, più lunga nella sua formulazione originale di quella che vedete qui sopra (anche se il mio intervento è stato il più breve). Volevo illustrarne la struttura, mostrare come mi fossi sforzato di dire un certo numero di cose che ritenevo opportuno far presenti, e l’avessi fatto in forma economica, ordinando le parole secondo uno schema di attacco che mi consentisse concisamente di dire molto, e che mi tutelasse il più possibile dal rischio di esser zittito per imposizione di mordacchia. Cioè, la mia strategia di comunicazione era esattamente l’opposto di quella dei sindacalisti e dei politici, che dicono poco, o nulla, aggiungendo parole a parole, e depositandone un cumulo, perché paia che abbian detto molto. Mi accorgo, però, di aver scritto fin troppo (anzi, di aver dettato, visto che utilizzo un sistema di trascrizione della voce); inoltre, a pensarci bene, è meglio che non divulghi i segreti del mestiere. Anche se sono convinto che Quantile, per quanto ce la metta tutta, non sarà mai capace di copiare in maniera decente, senza coprirsi di ridicolo.

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From → Altra politica

41 commenti
  1. Job[s] act: se ne è parlato a Curno, ma il Corriere della sera non “pompa”

    Sul Corriere della Sera, a p. 7 del “dorso” bergamasco, leggiamo un articolo che non piacerà ai similprogressisti curnensi. Lo stesso articolo appare — scorciato — nel sito Internet del quotidiano: si veda Bombassei: «Voto Tentorio». Ma i suoi sosterranno Gori.
    Perché l’articolo non piacerà ai similprogressisti dell’infelice borgo che si pretende “bello da vivere”, da che al timone del governo locale siedono i viveurs? Semplice, il giornalista si è recato a Curno, si è ciucciato l’incontro, ma a lui interessava Bombassei, in particolare voleva sapere se il patron della Freni Brembo appoggiasse Gori o Tentorio. Ha avuto la risposta, che cioè Bombassei appoggia Tentorio, e tanto gli bastava. Perciò ha scritto come di sfuggita che ha incontrato Bombassei a Curno, e ha dato in chiusura dell’articolo un posticino a Misiani. Ma questa coda dell’articolo non si elgge nell’edizione in rete, perlomeno nel momento in cui scriviamo (gli articoli in rete, spesso — come del resto succede in piccolo anche qui su Nusquamia — sono ritoccati in prosieguo di tempo). Insomma, non si è parlato della sindachessa Serra e dell’iniziativa — importante, importantissima, a sentir lorsignori — avviata dalla multinazionale dott.ssa Gamba, con il suo sportello del lavoro. Anche se non abbiamo mai capito, leggendo i conigli mediatici, che cosa la dott.ssa Gamba avesse fatto di straordinario, oltre quel che è dovuto, (cioè dare una mano ai cittadini in cerca di lavoro e vessati dalla burocrazia) e che cosa ci sia da vantarsi tanto. Non credo, infatti, che la dott.ssa Gamba abbia creato corsie preferenziali per l’assunzione di cittadini di Curno, perché questa sarebbe una violazione delle regole del mercato del lavoro. Gli avrà dato una mano: cosa che Gandolfi faceva abitualmente, senza battere la grancassa.

    La blindatura di Curno, al tempo del gazebo di Casa Pound
    Non è la prima volta che mi vien fatto di osservare che il dorso bergamasco del Corriere della Sera mostra una lodevole presa di distanza dalle modalità anglorobicosassoni e provincialotte di dar conto degli “eventi” (come si dice in linguaggio coglione), quelle che non fanno onore all’Eco di Bergamo.
    Posso sperare, tuttavia che qualcosa cambi anche nell’ammiraglia del giornalismo anglorobicosassone? Alcuni recenti articoli pubblicati sull’Eco di Bergamo non furono particolarmente felici. In particolare, ho l’impressione che uno o due articoli non abbiano incontrato il gradimento della sindachessa. La quale avrebbe ragione di lamentarsi, per esempio, dello spazio concesso alla fasciofemminista che cavalcava il veto da lei opposto, in prima battura, al gazebo di Casa Pound. La sindachessa. per parte sua, sbagliò la prima mossa: fece sfoggio di determinazione, non solo negando l’agibilità della piazza al gazebo, ma invitando i cittadini a leccare il gelato in piazza, quasi in segno di sfida; la fasciofemminista non si lasciò sfuggire l’occasione, cavalcò disinvoltamente la possibilità di visibilità mediatica, facendoci sapere attraverso l’Eco di Bergamo che chiedeva le dimissioni della sindachessa, cosa che poi non fece: ed è inutile dirvi che cosa io pensi di questi mezzucci (condanno equanimemente le uscite della fasciofemminista, l’Lgbt-izzazione di Curno — condivisa? — promossa dai similprogressiti e l’etica canina dei locatello-progressisti). Ma l’ammiraglia del giornalismo anglorobicosassone sbagliò a dare spazio alla fasciofemminista. Perché il risultato l’abbiamo visto tutti: una blindatura della piazza di Curno, con l’intervento di 150 poliziotti.

    P.S. – Ho scritto nel titolo Job[s], con la “s” fra parentesi quadre, per significare che la “s” va levata: è di troppo, come ho spiegato altrove qui su NUsquamia. Si è trattato di uno svarione linguistico di Renzi che voleva fare il fico usando le paroline inglesi, ed è scivolato: come il Pedretti!

  2. Gli occhiali li ha da quasi 1 anno. Da quanto non lo vede de visu?
    [Penso che lei si riferisca a MAx Conti. Io lo ricordavo così (vedi foto qui sotto: foto dell’archivio di Nusquamia, per usucapione). N.d.Ar]

    Sono a Milano e non ho letto l’Eco di Bergamo. E il Corriere della sera qui non ha pagine bergamasche. Ma nulla di nuovo. Il giornalista del Corriere della sera ha intercettato Bombassei fuori. Profittando del ritardo del Piccinini e seccato dal fatto che da giorni cercava senza esito il Bombassei. E’ venuto solo [nel senso di “soltanto”, e non “da solo”, immagino: N.d.Ar.] per essere sicuro di trovarlo.
    [Insomma, avevo ragione: l’articolo non è stato gradito in area similprogressista. Speriamo che Remo Traìna (con l’accento sulla “i”, prego: anche se lui nega), per farsi perdonare gli articoli in favore della fasciofemminista, o quanto meno il suo collega Romolo Spintoni, faccia un “buon” articolo sull’Eco di Bergamo. Però Traìna non c’era. Va be’, che c’entra? Un “buon” articolo si può sempre scrivere, anche a distanza. Ricordo che Romolo Spintoni è l’autore dell’articolo di riparazione, una sorta di controcanto a quel famoso articolo di Traìna, quello dove, per conto di Pedretti, Invernizzi ribadiva l’egemonia del Pedretti su Curno. Signori miei, voi sarete anche obliosi, ma noi qui non si dimentica niente! La memoria (storica e non storica) è elefantina. Si veda Christian Invernizzi: per la Lega il Pedretti non c’è più. N.d.Ar.]

    E [il giornalista del Corriere della Sera] ha pure travisato quanto Bombassei ha detto. Infatti Scelta Civica appoggia Gori..lui ha detto che non si espone ma che e’ amico di Tentorio.

  3. Massimo Fini sul futuro dell’Italia: le alternative al sistema, gli errori di Grillo, lo spettro della violenza

    Decisamente interessanti alcune proposizioni (o provocazioni, se volete) di Massimo Fini:
    • La democrazia rappresentativa è di fatto partitocrazia: le opposizioni vere sono emarginate in modo più sofisticato che nella tirannide, ma la sostanza non cambia
    • Esempio emblematico della partitocrazia tentacolare sono i Consigli scolastici dei genitori
    • È necessaria una rivolta di popolo, d’altra parte le democrazie sono nate da bagni di sangue
    • Quello di Grillo è un movimento rivoluzianario e pacifico, per il momento
    • Ogni partito rivoluzionario dev’essere leninista, almeno al principio
    • Renzi è stato posto lì per evitare le elezioni. L’appuntamento è per il 2018, quando si deciderà fra rivoluzione pacifica e regno della violenza
    • La democrazia attualmente è una sorta di festival di Sanremo permanente: la plitica non si fa con l’immagine
    • Se Europa ci dev’essere, dovrà essere unita, armata e autarchica
    • Grillo sarebbe un conservatore, cioè un antimodernista; ma poi abbraccia la tecnoscienza: questa è la sua contraddizione
    • Grillo dovrebbe cercarsi qualche ideologo migliore, teste effettivamente pensanti: per esempio, Luciano Canfora

  4. Promemoria per Bobomaroni, presidente della Regione lombarda
    Governare la complessità del sistema con la conoscenza, e non con le sparate mediatiche


    Manifesto programamtico della rivista Il Politecnico, fondata e diretta (dal 1832 al 1863) da Carlo Cattaneo. Facendo clic qui sopra, è possibile leggere la riproduzione in facsimile del primo volume della rivista, che riporta in apertura il manifesto. La rivista intendeva promuovere la conoscenza – in particolare, la conoscenza delle Arti [= discipline, diremmo oggi] fisiche, delle Arti sociali, delle Arti mentali, e delle Belle arti – al servizio del progresso sociale.

    Qui sopra, il “Manifesto di associazione” scritto da Cattaneo nel 1839 e sottoscritto dagli altri due proprietari della testata Il Politecnico, che portava il sottotitolo “Repertorio mensile di studj applicati alla prosperità e coltura sociale”.
    Il Politecnico – sono le parole di Elio Vittorini – è «il più bel periodico di cultura e di scienza che avesse a quel tempo l’Europa», ed è tuttora — nell’impostazione, evidentemente, non nei contenuti dei singoli articoli — di stupefacente modernità. Vi si trattava di agricoltura, filosofia, industria, matematica, linguistica. La Fondazione Corriere della Sera possiede una rara collezione integrale della rivista, di consultazione pubblica, dono del giornalista Alberto Ronchey. [*]
    Trascrivo alcuni passi molto interessanti del Manifesto programmatico, che i nostri politicanti arruffoni, chiacchierini e il più delle volte ignoranti farebbero bene a meditare. Per poi arrivare alla conclusione che, o non son degni di occuparsi di politica, o che, se ritengono di avere qualche capacità e idonee base culturali, è venuto il momento, senza frapporre indugio, di delegare pezzi importanti dell’amministrazione a persone degne e preparate. Si tatta di restituire la politica ai cittadini e consegnare l’amministrazione a esperti veri e necessari (manager-monager: sciò!), evitando accuratamente, ancorché in extremis, che la politica sia, come diceva Berlinguer (intervista a Scalfari, 1981), ostaggio di partiti che «sono soprattutto macchine di potere e di clientela». Questo è un programma minimo, per niente rivoluzionario: è quel che avviene in Svizzera e, quale più quale meno, nei paesi dell’Europa settentrionale. Rivoluzionario, invece, potrebbe essere il percorso che porta alla realizzazione di tale programma minimo.
    Ecco dunque quel che scriveva Cattaneo. Leggete e meditate, politici arruffoni, e badate ch’io non senta più sparate mediatiche, o non veda tirare in ballo Lgbt e cagnolini! Voi cazzeggiate alla giornata, e intanto il mondo crolla! Qui di seguito la notazione in neretto è mia.

    Desiderosi di pur giovare anche nella debolezza dei nostri studj: obbedienti alla voce del secolo che preferisce allo splendore delle teorie i pazienti servigi dell’Arte: persuasi che ogni scienza più speculativa deve tosto o tardi anche da’ suoi più aridi rami produrre qualche inaspettato frutto all’umana società: noi intendiamo farci quasi interpreti e mediatori fra le contemplazioni dei pochi e le abitudini dei molti.
    […] Primo bisogno è quello di conservare la vita; e ad esso convergono tutte le Arti che si riferiscono alla materia, che dirigono gli sforzi meccanici e le combinazioni chimiche. […] Figlie delle scienze matematiche e fisiche si schierano qui tutte le Arti produttive e salutari, ad alcune delle quali soltanto il costume invalso restrinse il nome di Politecniche, quantunque indebitamente.
    E infatti non son meno Arti, figlie al pari d’altre scienze, quelle che reggono le aggregazioni civili. I prodotti dei campi e degli opificj, e l’esistenza stessa e il numero delle popolazioni, dipendono dall’ordine con cui si tutelano, si diffondono e si rappresentano le ricchezze, con cui si accertano le transazioni […]. Tutti questi provvedimenti compongono l’immenso apparato dell’Arte Sociale, sul quale le nazioni fioriscono talora senza saper come, e talora s’addormentano incautamente.
    […] Precipua nostra cura sarà promuovere i metodi dell’Educazione, massime in quanto esercita ed avvalora le naturali attitudini. Noi ci studieremo eziandio d’indicare sulle tracce della Linguistica le novelle dottrine che, collegando le favelle in famiglie, spianano mirabilmente la strada all’acquisto di molte lingue.
    Percorso così il cerchio severo delle Arti Utili, non ci resterà che dare qualche breve corsa nel dominio delle Arti Belle. […] Forse il primato di queste Arti ci appartenne finora anche per indolenza d’altri popoli. Ma oramai, nella universale emulazione, siamo posti nella necessità di essere severi censori a noi stessi.
    […] Le materie si seguiranno adunque con quest’ordine di Arti Fisiche, Arti Sociali, Arti Mentali, Arti Belle: di modo che al nome di Politecnico possa corrispondere la varietà degli argomenti che verremo coltivando.

    ——————————————–
    [*] Fu Ronchey il miglior ministro dei Beni culturali della Repubblica: alieno dalle sparate mediatiche, era razionale, onesto e per niente fumoso; perciò dalle sciacquette politicanti veniva chiamato “l’ingegnere” (in realtà era laureato in sociologia, se ricordo bene).

  5. Luigi permalink

    Avrei presenziato sicuramente all’incontro organizzato dal Pd, purtroppo ne vengo a conoscenza solo ora, mi è proprio sfuggita la notizia.
    Sì, forse la Serra e soci avrebbero voluto maggior risalto mediatico della serata, come quando un bel fuoco d’artificio parte e poi non scoppia, come solito sono interessati più a farsi belli ed attirare l’attenzione delle loro iniziative non tanto all’interno di Curno ( e per il suo bene) ma verso Bergamo e i loro superiori.
    Era presente la consigliera Bellezza?Chiedo questo perchè penso come possa conciliare la sua dimostrata vicinanza ai centri sociali durante la domenica militarizzata di Curno e ricevere e ascoltare il vice-presidente di Confindustria.
    Osservazione probabilmente superata, oggi la sinistra autentica non c’è più, ci sono questi aziendalisti che fanno tanto i radical chic, gli snob, i fighetti che masticano macroeconomia e si sforzano di entrare nei salotti buoni, da De Benedetti a Renzi al Gori di Bergamo, piegati alle esigenze dei mercanti dimenticando l’uomo e i suoi bisogni.

    • @ Luigi
      No, per quel che io ne so, la consigliera Bellezza non era presente. Era presente, invece, il padre: il quale, a quel che mi dicono, prima di essere vicesindaco nell’amministrazione Morelli e avere un incarico di amministratore nella Coa-Comuni on line associati, fu esponente della sinistra radicale.
      Ricordo, dato che ci siamo, che quella sinistra radicale e, in generale, la sinistra della nobile tradizione umanitaria, prestava attenzione al tema della giustizia sociale e agli aspetti strutturali della società, più che alle delicatezze della cosiddetta e mai abbastanza stramaledetta società civile. Ho già ricordato su Nusquamia che il compagno Giancarlo Pajetta, a un giovane Grillini che in nome dell’associazione gaia Fuori (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano ) chiedeva di essere ascoltato dai vertici del Partito comunista italiano, rispondeva: «Qui non vogliamo invertiti». Usava un’espressione quasi commovente, che oggi non si usa più, quella di “invertiti”. Commovente, come quando Mike Bongiorno a un Aldo Busi che affermava «Io sono Marilyn Monroe», replicò: «Lei è uno sporcaccione!».

      Il “valore aggiunto” dei politici in carriera

      Passando dal faceto al serio, per non dire al tragico, mi sembra che lei abbia colto un aspetto importante della politichetta di Curno: i politici del sistema delle famiglie, quelli che pretendono di intercettare il voto politico dei curnensi, in realtà spesso e volentieri pensano a una loro collocazione nell’empireo politico fuori di Curno. Comunque, meglio che pensino alla loro carriera, in alternativa al farsi interpreti degli interessi degli attori del territorio (i quali farebbero bene a presentarsi direttamente alle autorità amministrative, nelle sedi appropriate, e sempre con il cappello in mano, senza ricorrere all’aitino di politici intromettitori). Ma la cosa migliore sarebbe che i politici si facessero interpreti delle esigenze reali e degli interessi dei cittadini: il che avviene di rado.
      Quando i politici locali pensano a una loro carriera politica un po’ meno locale, le loro iniziative sono caratterizzate da un “valore aggiunto”. Ma il valore aggiunto riguarda soltanto loro, la loro carriera, ed è, semmai, un valore sottratto ai cittadini (in termini di risorse sottrate al bilancio, di sforzi da indirizzare a iniziative utili ecc.). Così mi è parso che si dovesse interpretare la fretta con cui si è proceduto alla Lgbt-izzazione di Curno, con l’adesione del Comune alla rete Ready, per l’attuazione di non meglio precisate «buone prassi» in difesa dei “diritti” (quali?) degli Lgbt. La carriera – anche questo va precisato – può essere la carriera nel partito o, più ancora, con questi chiari di luna, negli ambienti che contano (se non facciamo la rivoluzione, gli ambienti che contano saranno sempre gli stessi: con questo o con quel partito). Per esempio, sia la dott.ssa Serra sia, a maggior ragione, la giovane consigliera Bellezza potranno portare le loro “testimonianze” nei circoli, potranno scrivere nelle riviste, partecipare a tavole rotonde e perfino scrivere contributi monografici in libri destinati all’estirpazione dei pregiudizi contro la lussuria sodomitica, [*] libri che saranno presentati in altre tavole rotonde, recensiti nelle stesse riviste e così via. Gratta gratta, la Lgbt-izzazione di Curno serviva a questo, e i sodomiti locali, se ci sono, sono stati utilizzati “in apparato” come direbbe Seneca.
      Anzi, sono sicuro che i sodomiti intelligenti non abbiano per niente apprezzato l’iniziativa.

      Quando i politici usano la “cultura” per rastrellare i voti
      Posso fare un esempio personale a dimostrazione di un comportamento etico, dove una persona intelligente non gradisce i doni – non propriamente disinteressati – di un politico furbastro? Ebbene, io che amo il latino molti anni fa fui invitato, insieme a tre amici, nello studio di un avvocato e uomo politico torinese, per avere uno scambio di idee su una bella pensata che egli aveva avuto: conoscevo già quella pensata ed ero decisamente contrario, ma avevo avuto l’accortezza di non manifestarla immediatamente, per dissimulazione onesta (due miei amici, più ingenui, erano però sul punto di cascarci).
      In pratica, l’on. Fiandrotti, socialista, proponeva che il latino fosse insegnato ai bambini delle scuole elementari. Era una furbata miserabile, intesa a creare nuovi posti di lavoro statali (il quarto maestro!), con evidente ritorno elettorale per i socialisti. Francamente, non vedo come le maestre elementari, che ormai non conoscono il latino, possano insegnarlo, neanche a livelli elementari. Anzi, insegnarlo a livelli elementari ai bambini è ancora più difficile. Ma l’onorevole, ovviamente, prevedeva anche l’istituzione di corsi di formazione i quali – come ognuno sa – sono in Italia, quasi sempre, delle truffe colossali, una delle voci di spesa da segare impietosamente, in tutti i campi, fino a che questo non torni a essere un paese serio. Cioè, visto che i corsi di formazione sarebbero stati controllati dai politici, dai sindacati ecc., si sarebbe aggiunta truffa alla truffa. Per fortuna, poi, non se n’è fatto più niente.

      ———————————————–
      [*] Sodomiti: come ho ampiamente dimostrato su Nusquamia, così si sono sempre chiamati, e così si devono chiamare in buon italiano coloro che con orrenda locuzione politicamente corretta sono indicati con l’acronimo Lgbt. L’accezione corrente di “sodomita” deve essere considerata troppo riduttiva). Si veda il Beato Alfonso Maria de Liguori il quale, citando l’autorità di san Tommaso, afferma: «Sodomia habet specialem deformitatem, estque concubitus ad indebitum sexum (potius quam, ut alii dicunt, ad indebitum vas), ut communius et probabilius sentit s. Thomas cum aliis».

      • Alessandra permalink

        Buongiorno Aristide, se avessi saputo della sua presenza non sarei mancata, i suoi scritti sono stupendi e mi piacerebbe proprio ascoltarla di persona, se può segnalarmi sue iniziative prossime sarò felice di partecipare.
        Non di latino, mai studiato.
        L’ultima volta che le ho inviato un commento ero tremendamente incazzata per le attenzioni rivolte da uno o più sconosciuti qui su Nusquamia alla consigliera Bellezza, e ribadisco sono comportamenti che non tollero, a forza di tollerare noi donne stiamo subendo una recrudescenza di fatti piccoli o grandi che siano, che incidono profondamente la nostra femminilità con ferite spesso dolorose.
        Non vorrei che la consigliera Bellezza fosse stata assente alla serata per timori di incontrare il o i porco spasimante a conoscenza dell’incontro,e per questo mandò suo padre per sicurezza al posto suo, ma forse esagero.
        Parlando con le amiche in paese abbiamo la brutta sensazione di un crescendo di queste “attenzioni”, comportamenti solitamente riconducibili a uomini insoddistatti e deboli, pronti però a riversare la loro volgare mascolinità in queste odiose forme, noi abbiamo spontaneamente deciso di parlarne tra di noi,giusto come scambio d’informazioni utili per individuare eventuali rompiballe che magari sono quasi innocui ma una manina magari l’allungano facendosi belli da posizioni di falso potere.
        capitasse a me un bel calcio piazzato nelle palle e un pugno sulla bocca dello stomaco non glielo risparmio di sicuro, altrimenti cosa vado a fare Kick boxe?
        Spero a presto di conoscerla caro Aristide.

        [In effetti, pare che a Curno non machino i molestatori che ricorrono a mezzucci, che talora degenerano in vere e proprie vessazioni, nella battaglia d’amore o politica, o in entrambe le battaglie. N.d.Ar.]

  6. Massimo permalink

    Se legge il Corriere della Sera di oggi capirà che l’articolo da Lei citato, più che al PD di Curno o agli organizzatori della serata, è dispiaciuto all’Onorevole Bombassei. Che ha ritenuto di scrivere di suo pugno a giornale una lunga rettifica in merito alle “due battute scambiate poco prima della serata” e decisamente fuori dal contesto della serata stessa.
    Del resto ho avuto modo di ascoltare le battute carpite (ero a meno di un metro). Che poi il giornalista abbia fatto quesi mezza pagina di pezzo su questo endorsment pro Tentorio (poi esplicitamente e clamorosamente smentito) è cosa che si commenta da sè.
    Ma riguarda le schermaglie per le elezioni citadine, non certo la serata.

    [Il suo commento s’intreccia con un mio pezzullo, che ho appena finito di scrivere. Se interessa, veda qui di seguito. Oddio, so che il mio punto di vista non è considerato interessante, sono rassegnato. Ciononostante ho ritenuto opportuno svolgere su questa pagina di Nusquamia (francamente non so nemmeno io perché e per chi) il tema di quella mia domanda formulata a Misiani: riguardo alla complessità del sistema (veda la didascalia all’immagine con cui s’apre l’articolo principale) e sui modi di affrontarla e governarla (veda il manifesto programmatico della rivista ‘Il Politecnico’ di Cattaneo. Le sparate mediatiche, gli Lgbt, i cani… Ma vuol mettere, al confronto? E poi, neanche una slàid, niente arzigògoli aziendalistici! N.d.Ar.]

    • Bombassei: contro-dichiarazione

      Un classico: non dico che c’era da aspettarselo, ma dico che la cosa non ci stupisce. Non più che tanto. Parlo del giochino della dichiarazione e della contro-dichiarazione.
      Il politico fa una dichiarazione (nel caso di specie, come direbbe con linguaggio avvocatesco Antonino marsico, ha parlato il Bombassei politico e non il Bombassei imprenditore): segue contro-dichiarazione. Le ragioni per cui i politici (e non soltanto loro, anche gli strafottuti rappresentanti della cosiddetta e stramaledetta società civile fanno così) sono fondamentalmente due: la prima è per far comunque passare un messaggio dal quale si ripromettono un ritorno di consenso elettorale, o altro ancora, messaggio che rimarrà nella mente di chi l’ha ascoltato, nonostante la smentita [*]; la seconda ragione può essere una effettiva ricaduta negativa della dichiarazione su colui che l’ha formulata: un effetto boomerang, insomma, come quando uno dice qualcosa che lo mette in cattiva luce nei confronti dei superiori, del circolo del quale si fa parte o al quale s’intende far riferimento.
      Sia quel che sia. Leggiamo nel dorso bergamasco del Corriere della Sera di oggi 8 maggio la seguente contro dichiarazione:

      In relazione all’articolo dal titolo “Bombassei: voto Tentorio. I suoi per Gori” pubblicato ieri sul Corriere della Sera nelle pagine di Bergamo, sento la necessità di precisare che […] non ho mai affermato di sostenere il sindaco Tentorio né tantomeno che avrei già deciso di votarlo in occasione delle elezioni amministrative del prossimo 25 maggio 2014. Scelta Civica aveva deciso di partecipare alle prossime elezioni [ma è stato] impossibile [presentare] una nostra proposta per Bergamo. […] Questo impedimento però, non ci obbliga a esprimere un automatico sostegno a favore di uno dei candidati sindaci. […] Anticipo comunque già da ora che, qualsiasi sia la scelta che farò, non la renderò pubblica.

      L’estensore dell’articolo contestato da Bombassei replica così:

      […] Prendiamo atto del vostro rammarico per non essere riusciti ad esprimere una lista, in occasione delle amministrative, che rimarcasse «una scelta di neutralità», e che la dichiarazione (testuale) «credo di non avere mai fatto mistero dell’avere una certa simpatia per l’attuale sindaco» non esprime, evidentemente, l’automatica decisione di votarlo.

      Termino osservando che una delle ragioni per cui i cittadini che non si sono bevuti il cervello disprezzano la politica dei politicanti è, precisamente, il giochino delle dichiarazioni e delle contro-dichiarazioni. Anche se, a dire il vero, le cose che più ci fanno girare gli zebedei sono la politica-spettacolo, le sparate mediatiche, la coglioneria e l’ignoranza. E scusate se non è poco.

      —————————————————–
      [*] Così fece il conte zio il quale attribuì caratteristiche di pitecantropìa all’ex ministro Kyenge (pitecantropìa dal gr. πίϑηκος, “scimmia” e ἄνϑρωπος, “uomo”).

      • Massimo permalink

        La visibilità la serata l’aveva già avuta prima. non era prevista la presenza di nessun giornalista.
        Innfatti erano usciti articoli su Bergamonews, Eco di Bergamo e Corriere della Sera nei due giorni precedenti. Solitamente a questi incontri (e specialmente in tempo di elezioni in 170 comuni dela Provincia) il giornalista non va. A Curno hanno fatto una eccezione, probabilmente per la presenza (prima volta in tanti anni) dell’On.le Bombassei.
        Gli articoli di ieri, quindi, parlando con obiettività, erano di più, on top, rispetto a quanto previsto.
        Dal loggione mi segnalano una serata il giorno 20 maggio pv a Curno, presso la sala civica di Via IV Novembre (sala ASL) dal Titolo PIU’ EUROPA-MENO TASSE organizzata dal Locale Circoluzzo del PD.
        Interverranno il Senatore Gilberto Bonalumi, ex Europarlamentare ex ex Sottosegretario agli esteri (e residente a Curno) e il Consigliere Regionale Jacopo Scandella.

        • Insomma, una specie di Tribuna politica in vista delle elezioni. Qualcuno ha nostalgia delle Tribune politiche d’una volta. Dicono che ci fosse più educazione, meno spettacolo, più passione e meno determinazione. Anche quando prendeva la parola il giornalista di area socialdemocratica MAngione. Ecco un esempio di quelle tribune politiche:

          Ed ecco un esempio di ermeneutica del fenomeno Mangione, a cura di Roberto D’Agostino, alla luce del paradigma di edonismo reganiano:

  7. E' un mio diritto! permalink

    Figli di un pc minore

    http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/14_maggio_08/voglio-sposare-mio-mac-book-75847dd6-d6a0-11e3-b1c6-d3130b63f531.shtml

    [Boh, roba da “società civile”. Giriamo il problema al Collettivo MArtha Nussbaum di Curno, e che se la vedano loro! Beh, anche il matrimonio fra cane e computer: perché no? E se il sacerdote si rifiuta di celebrare il rito religioso, è un reazionario! N.d.Ar.]

  8. Scambio d'informazioni??? permalink

    Maroni aveva promesso una Expo mafia-free, il problema è che non sapeva tradurre dall’inglese le parole: Corruzione e Tangente
    Un anglista di alto livello poteva aiutarlo nella traduzione

    http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_maggio_08/milano-terremoto-expo-2015-arrestato-gm-angelo-paris-1edbc6f6-d67d-11e3-b1c6-d3130b63f531.shtml

    dichiarazioni di qualche mese fa

    http://video.corriere.it/maroni-expo-deve-essere-mafia-free/d3a84b58-e723-11e2-a870-69831ea32195

    Per non piangere troppo su fatti che ciclicamente avvengono in prossimità di ogni grande manifestazione, Mondiali, Olimpiadi, Colombiadi…..

    per fortuna Crozza ci aiuta:
    http://www.la7.it/crozza/video/crozza-maroni-bossi-expo-2015-sar%C3%A0-mafia-free-11-04-2014-129997

  9. Massimo permalink

    Tribuna Politica? Boh. Magari al PD di Curno approfittano del fatto che non ci sono le elezioni Amministrative per dibattere su argomenti di vasto respiro.
    La foto che ha pubblicato del Conti è molto vecchia,, di 2 anni fa, ora è cambiato..negli occhiali e nel resto. si va verso i 50…

    • Post scriptum – Con riferimento non a questo suo messaggio, ma a quello precedente: se lei m’invita alla serata del 20 maggio, io potrei scriverne una recensione.Ovviamente, lo farei in modalità faziosamente onesta, non anglorobicosassone, come ho fatto in questa pagina per la serata con Bombassei. Fra l’altro, non riuscirei mai a raggiungere le vette di eccellenza di un guornalista d’inchiesta e opinionista politico come Remo Traìna.
      Senza contare che non sarei inscrivibile a nessun partito, nemmeno nell’area della società civile, perché la cosiddetta società civile mi fa schifo. Dunque non potrei essere nemmeno un utile idiota, come si diceva un tempo. Sarei un rompiballe e basta.
      Mi è stato riferito che il dott. Benedetti sbuffava, nel corso del mio intervento alla sala civica, l’altro ieri. È un ingrato: non foss’altro che per la formazione medico-scientifica, lo credevo superiore a simili moti d’impazienza. Se dovessi seguire il suo esempio, io dovrei sbuffare dalla prima Gamba-slàid all’ultima, quando siedo nell’Aula consiliare. Invece sopporto pazientemente, anche perché so benissimo che, se presenzio a una seduta di Consiglio, sarà molto difficile che riesca a evitare le micidiali Gamba-slàid, realizzate con quel malefico programma, PowerPoint.
      Tutt’al più mi càpita di sorridere, per esempio quando Cavagna il Giovane parla di cagnolini, o nel corso di certi numeri di cabaret: come quello, celebre, del dott. Consolandi contro Gandolfi, o come quello, più recente, in cui la fasciofemminista fece riferimento a improbabili svestizioni pubbliche della consigliera Bellezza: mi sembra più elegante sorridere, piuttosto che sbuffare, ma forse mi sbaglio. Quando invece parla Vitoconti, sono tutt’occhi e tutt’orecchi, in quanto appassionato del metodo Sanislavskij, e qui c’è poco da scherzare. Sono serio e molto attento anche quando parla la dott.ssa Serra, della quale conto mentalmente i sorrisetti asseverativi. Se fossi il confessore domanderei: quanti sorrisetti, figliola? Quindi assegnerei un’Ave Maria di penitenza per ogni sorrisetto. Sulla dott.ssa Gamba mi taccio: per lei, e anche per me, parlano le sue slàid.

      • Venga. Venga. Il partito e’ inclusivo…

        [Come, non preferirebbe che la cronaca fosse fatta da Remo Traìna?

        (Terza F – Pronunciare con l’accento sulla “i”, prego. Copio da Wikipedia: «Troina — Traina in siciliano — è un comune italiano di 9.639 abitanti della provincia di Enna in Sicilia». E Traìna, nome siciliano di Troina, si pronuncia come ho indicato io).
        Questa precisazione mi sembra doverosa, visto che continuo a sentir tessere le lodi di questo bravo giornalista anglorobicosassone, ma con la pronuncia sbagliata. Come è noto, noi dell’isola di Nusquamia teniamo alla terza F (fonolinguistica), non meno che alle prime due F (fica; filosofia).

        Prima F – A proposito della prima F, segnalo ai cultori (che dò per scontato che siano normoscopanti e politicamente scorretti) La Ficheide del padre Siceo_a: questa edizione è disponibile in formato Html. Ma i veri estimatori e bibliofili preferiranno, immagino sfogliare questa edizione a stampa: La Ficheide del padre Siceo_b.
        Ricordo a Cavagna il Giovane, Pedretti, MArcobelotti, TArcisio Foresti, misto gatti padani ecc., che Annibal Caro, letterato finissimo del XVI sec., è l’autore della celeberrima volgarizzazione in endecassilabi sciolti italiani dell’
        Eneide di Virgilio. Su questa traduzione studiavano i giovinetti e le giovinette italiane, prima che la scuola italiana divenisse un cesso, per overdose di similprogressismo. N.d.Ar.]

  10. orbo permalink

    Grande politica a Curno. Vadano a pulire le erbacce dalle aiuole.

    [Domanda: coloro che a Curno amano tanto i cani non potrebbero amare anche gli asini? Quindi, in una prospettiva elettoralmente pagante, non potrebbero portare gli asini al pascolo sulle aiole incolte di Curno? Orsù, Cavagna il Giovane, si dia una mossa! O le caprette sono meglio? Decidano gli esperti. N.d.Ar.]

  11. A che cosa serve Maroni alla presidenza della Regione lombarda? Risposta: foglia di fico

    Trascrivo dal quotidiano in rete l’Indipendenza, con riferimento alla recente inchiesta giudiziaria che dimostrerebbe come a Milano tutto è cambiato perché niente cambiasse:

    Mi chiedo cosa sia servita l’ascesa allo scranno di governatore di un leghista come Roberto Maroni (non un personaggio di secondo piano, dunque), che avrebbe dovuto riempire la Regione Lombardia di quei valori sui quali s’è realizzata la Lega delle origini, demolendo un sistema opaco di potere che ha infiltrato ogni ganglo. Invece scopriamo che fino a ieri mattina (letteralmente parlando) una “cupola” politica del potere più trito e consolidato ha continuato a tramare e gestire. Maroni seguita a parlare della necessità di fare pulizia, ma questa pulizia non avviene mai: sono sicuro che il presidente sia specchiato, ma politicamente rischia di passare alla storia come la classica foglia di fico deposta su un letamaio.

    Si veda Milano, l’eterna tangentopoli e la foglia di fico della presidenza Maroni.
    Sosteniamo da tempo, qui su Nusquamia, che Maroni conta moltissimo nel partito (l’ascesa di Salvini senza Maroni sarebbe stata più che resistibile), ma nella Regione lombarda (Regione lombarda e non Regione Lombardia: cazzo!) conta un fico secco. La Regine lombarda va avanti per inerzia, perché i giochi sono già fatti, tutto è nelle mani dei funzionari e dei vertici di apparato, dei vari apparati. C’è anche da dire: fortuna che Maroni non conta niente, perché chissà quali guai farebbe, se veramente fosse lui a decidere. Invece la Regione lombarda, con tutti i suoi difetti (molti) e con le sue sacche di privilegio (per i partiti, per gli attori del territorio), funziona, ha il sistema sanitario migliore d’Italia. Ed è congegnata in modo che alla greppia arrivino sempre i soliti noti (taluni anche ignoti: sono questi i più furbi di tutti). Ma il tutto è fatto con grande “professionalità”.
    E invece di che cosa si avrebbe bisogno? Proprio come abbiamo scritto in questa pagina, s’avrebbe bisogno di una visione di sistema e di un insieme di competenze, intelligenza e cultura in grado di governare la complessità del sistema, di plasmarla, in vista dle buon governo e del benessere sociale. Ma a chi vado dicendo queste cose? A politici che non trovano di meglio che agitare questioncelle come la cattura di uccellini vivi, provvidenze per i cani, specifiche estensioni dei diritti civili agli Lgbt? A politici locali e nazionali che dànno il meglio si sé nell’escogitare sparate mediatiche alle quali improbabili giornalisti daranno ampia eco? Merda!

    P.S. – Come si vede, sempre di fichi si tratta: Bobomaroni conta un fico secco, e la sua funzione è quella di foglia di fico.

  12. Fulvio permalink

    Ma questo BoBo non era forse l’ex ministro degli interni e quindi conoscitore di ogni cosa nell’ambito nazionale e (quando gli americani lo consentivano) anche internazionale?
    Che fine di merda che stiamo facendo. Porca p…..a!.

    P.S.
    Chiedo una delucidazione a lei caro Aristide.
    perché scrive Regione lombarda e non Regione Lombardia? Qual’è la differenza? A mia difesa porto la scusa che nessuno mai, né a scuola né altrove mi hanno fatto notare la differenza del significato.
    Ammetto la mia ignoranza, ma le sarei grato se mi spiegasse le differenze.

    • È preferibile dire “Regione lombarda”, invece di “Regione Lombardia”, perché laddove esiste l’attributo (in questo caso “lombardo”) non si usa apporre il nome, con funzione di apposizione, appunto. Volendo proprio appiccicare il nome della Lombardia alla regione, si dovrebbe — tutt’al più — usare il complemento di denominazione, aggiungendo la preposizione “di”: “Regione di Lombardia”, dunque (come in “città di Roma”, per esempio). Così si legge in alcuni antichi scrittori, appunto. Ma è locuzione obsoleta. Invece “Regione lombarda” è nella lingua di tutti i giorni, ed è corretto.
      Se lei cerca su Google libri prima “Regione Lombardia”, poi “Regione lombarda” potrà constatare lei stesso che i burocrati amano la prima locuzione, i buoni scrittori usano soltanto la seconda.
      Con tutto il male che si può pensare della Regione sarda e della Regione siciliana, non possiamo non apprezzare il fatto che la loro denominazione sia però corretta: il che forse è dovuto al fatto che queste regioni furono costituite al tempo in cui la classe dirigente italiana, con tutti i suoi difetti, aveva tuttavia buoni studi alle spalle.
      Del resto, a Milano si sentono le segretariette dalla gambe secche (così direbbe Bianciardi) dire “io lavoro in Pirelli”, ed è orribile. E i burocrati, sempre quelli, dicono “Zona 11 di Milano”; più correttamente a Roma la suddivisione territoriale è Roma I, II, III…, e non Roma 1, 2, 3…. COn uso cioè del numero romano, che indica l’aggettivo numerale ordinale, invece della cifra araba.
      So che Cavagna il Giovane, Pedretti, i gatti padani si faranno grasse risate di questi scrupoli linguistici. Boh, spulcino i loro cani e vadano per uccelli canterini, se piace loro. Noi tuteliamo la lingua, perlomeno finché non sarà proibito. E, invece di dire “Lgbt”, diremo “sodomiti”.

  13. Un problema per Marcobelotti (Lega nord curnense) e Cavagna il Giovane (esponente consiliare “ggiovane” dell’entente locatello-pedrettesca)
    Problema: trovare il valore di x nella seguente proporzione:
    foglia di fico : Bobomaroni = x : Daniele Belotti


    Facendo clic sull’immagine il lettore sarà indirizzato alla pagina del quotidiano che reca l’articolo.

    Per risolvere il problema proposto nel titoletto di questo messaggio, suggerisco la lettura dell’articolo di Giovanni Calderoli.

    P.S. – Mi dicono che ieri, alla riunione di Consiglio, la fasciofemminista fosse assente, Cavagna il Giovane insistesse nel giocare la carta del cazzuto determinato, ma ogni bel gioco dura poco; pare inoltre che in aula fosse presente il Pedretti, forse per controllare Cavagna il Giovane, o per ricordare alla similsinistra “Pacta sunt servanda!”.

    • Giuli permalink

      Le invio un mio piccolo commento già spedito anche all’Indipendenza, nel quale in sostanza voglio sostenere che quando tutti i lacci e lacciuoli, statuti e regolamenti sono strumentalmente utilizzati anzi violati per tutelare gli interessi di chi ha il potere, gli associati hanno diritto di ribaltare i banco e farne piazza pulita.
      La ringrazio se vorrà pubblicarlo.

      Chi sia il proprietario del partito non lo so, chi a Bergamo si è battuto per farlo nascere ed attecchire e poi per modestia si è messo in secondo piano ed è stato dimenticato lo so bene.
      Esiste una linea di continuità che unisce i pionieri (almeno quelli sani perchè senza nasconderci dietro un dito anche la Lega degli inizi ha raccolto anche tanti razzisti oltre agli opportunisti) a coloro che oggi si espongono in prima persona.
      Sono d’accordo che la Lega sia morta e che occorrerebbe un nuovo contenitore politico che però non c’è, perlomeno di tale rilevanza.
      Trovo quindi che il tentativo di Giovanni di smuovere le coscienze dei militanti, dei sostenitori e di tutti coloro che sono stati derisi, umiliati, espulsi e angariati per spingerli a rivoluzionare il partito dall’interno sia più che meritorio.
      D’altra parte la Lega di oggi è l’ultimo partito stalinista esistente, dove il mito del caro leader e dei “gerarchi” è inscalfibile nelle menti. Alcuni credono, obbediscono e lasciano combattere gli altri,questi ultimi adorano per convinzione.
      Se non fosse la persona mite che invece è Innocente Calderoli dovrebbe entrare nell’edificio della segreteria provinciale e fare come fece Gesù nel tempio!

      • La Lega nord ha esaurito la propria spinta propulsiva

        Già: la Lega fu un movimento rivoluzionario, oggi è un collettore di interessi, di sproloqui, di velleità e — soprattutto — di sparate mediatiche; il tutto abbondantemente condito di maleducazione, soperchieria e ignoranza. Oddio, non che questa sia merce nuova, ma c’è modo e modo. Scrivendo due anni fa per il Fatto quotidiano l’elogio funebre di Umberto Bossi (si veda Umberto Bossi, un politico vero), dove ovviamente il funerale è politico, Massimo Fini Affermava:

        La Lega è un prodotto del più grande sconvolgimento avvenuto in Europa nel dopoguerra, il tracollo dell’Unione sovietica […]. Più modestamente in Italia molti elettori che per decenni avevano votato, turandosi il naso, per la Dc, il Psi, il pentapartito, scomparso il pericolo comunista, rivolsero la loro attenzione a questo movimento strano e nuovo, nel linguaggio, nei contenuti, nei programmi e nella dichiarata intenzione di dare battaglia alla partitocrazia, alle sue pratiche clientelari e lottizzatrici, alla sua corruzione di sistema.
        Contro la Lega i partiti, le tv, i giornali (tutti, perché tutti erano compromessi con la Prima Repubblica) organizzarono un fuoco di sbarramento quale non si era visto nemmeno all’epoca delle Brigate Rosse. Ma il movimento di Bossi riuscì a resistere. […]
        Ma alle elezioni del 1994 si assistette a un fatto strabiliante. Bossi aveva scosso l’albero, ma i frutti li aveva colti Berlusconi. […] Fiutato il pericolo, Bossi nel 1995 col suo più bel discorso tenuto in Parlamento, fece cadere, dopo solo un anno, il primo governo Berlusconi. E si mise con le sinistre. Ma in breve queste lo regalarono di nuovo a Berlusconi, per insipienza […]. Bossi è sempre stato un uomo di sinistra, lui stesso me lo confessò, una notte, davanti alla solita pizza).
        L’alleanza duratura con Berlusconi fu l’inizio della fine della Lega. […] La melanconica parabola della Lega dimostra che non si può entrare in questo sistema senza assumerne i connotati. La prima Lega era partita lancia in resta contro la lottizzazione, soprattutto in Rai e ha finito per lottizzare come tutti. Aveva fatto della lotta alla corruzione la sua bandiera e si è corrotta.
        […] Considero Umberto Bossi l’unico, vero, uomo politico comparso sulla scena negli ultimi vent’anni, il solo animato da un’autentica, disinteressata, passione che ha finito per pagare con la salute. [A dire il vero, ci sono altre spiegazioni per il coccolone che ne minò la salute: N.d.Ar.] E in quest’ora della sua fine politica voglio dirgli, con rispetto, con ammirazione e con affetto: grazie Umberto.

        Adesso Salvini prende le redini del partito, parla molto, lo trovi dappertutto (è uno dei pochi che sappia parlare decentemente), si sforza di superare la soglia di sbarramento e di ricuperare i voti in evanescenza e in transumanza, in direzione Beppe Grillo.
        Forse Salvini ci riuscirà, non so: i giochi sono ancora aperti, fino quasi all’ultimo giorno. Ma non basta farsi crescere la barba, accreditarsi come il nuovo «Che», allearsi con Marine le Pen (che non voglio demonizzare, ma non mi sembra un casto connubio) e cavalcare il malcontento popolare nei confronti dell’Europa. Vuol fare come Giannini con l’Uomo qualunque, nel dopoguerra. Al massimo prenderà i voti, come Giannini, ma non farà niente, perché non può far niente. Ci vuole una visione di sistema, un progetto, un partito vero, ci vogliono le competenze, e gli uomini che abbiano le competenze.
        Il presidente della Regione lombarda è Maroni, ed è MAroni colui che ha il controllo del partito, non dimentichiamolo. E Salvini è un uomo di Maroni. Conoscendo un po’ gli uomini che Bobomaroni ha fatto defluire nell’alveo bobomaronita, e ricordando che MAroni è stato ministro dell’Interno, mi vien fatto di pensare che gli argomenti di convincimento usati da Maroni siano stati simili a quelli usati da Aldo Moro per ottenere l’adezione dei capicorrente Dc alla svolta a sinistra. A MAroni questi uomini andavano bene, opportunamente ridotti all’ubbidienza, come a Moro andavano bene quei capicorrente della Dc. Fra l’altro, sono convinto che il Pedretti, confluito nell’alveo bobomaronita, non sia neanche il peggiore. Dal giudizio sugli uomini di Maroni discende il giudizio su Maroni; dal giudizio su Bobomaroni discende il giudizio su Salvini. È una questione di logica.

  14. Anziezzìo. permalink

    Chissà che risolini sotto i baffettini quando si saranno e si sarà reso conto (il nepote del conte zio che con gran ludibrio fece scherno di sè) che il Sindaco Gandolfi era presente e non assente come tutti auspicavano. Chi avrà riso di più e per chi?
    Mi hanno riferito che in relazione della grande recita del consuntivo, a bocca aperta con grande spargimento di bava non avevano da controbattere alle obiezioni di Gandolfi.

    • Già, Gandolfi, solitamente il giovedì è impegnato altrove, ed è, se non impedito in senso stretto, tuttavia in difficoltà a presenziare alle riunioni di Consiglio, laddove si tengano quel giorno. Eppure fa la sua apparizione in sala consiliare: non aspettato, come un convitato non gradito (appare, ancorché in ritardo, così mi è parso di capire). Il sospetto è che lorsignori avessero indetto la riunione proprio quel giorno, nella speranza che Gandolfi fosse assente e non rompesse le scatole, e che quella storia del funzionario del Comune che potesse essere presente il giovedì e non il mercoledì fosse pretestuosa (Gandolfi aveva chiesto che la riunione non si tenesse il giovedì: ma l’aveva chiesto gentilmente, senza conigli mediatici via Remo Traìna). Certo, occorrerebbe una deposizione giurata, per vedere come effettivamente siano andate le cose, o leggere la corrispondenza, se se ne trova traccia, e se c’è, e andar per cacate carte. Vabbe’, lasciamo perdere. Siamo abituati a tutto, ormai, non saranno queste gherminelle a peggiorare la situazione.

  15. Fulvio permalink

    La ringrazio per l’ottima e certosina delucidazione. Ah se avessi avuto un insegnante così!
    Ma sto imparando, sbaglio spesso ma imparo.

    Quindi il BoBo ex ministro che tutto sapeva perché nulla cambiasse tranne che per se’ stesso e in meglio (la sua fortuna è che non stiamo vivendo nel 1700 “purtroppo” e non siamo in Francia) e che stranamente non sa nulla degl’impicci degli amici? Quel BoBo?

  16. orbo permalink

    Solo per dare un contributo.
    http://www.visitpadania.com/?lang=it
    http://www.padaniaclassics.com/

    [Ho visto il pacchetto di offerte padane. Vedo che mancano però i pacchetti per cagnolini padani (boh, se la vedranno con Cavagna il Giovane, Locatelli e MArcobelotti) e i pacchi per Lgbt padani. Detto in linguaggio serrano: trovo che queste carenze siano “gravissime”! N.d.Ar.]

  17. Filippo permalink

    Queste le parole di Belotti quando democraticamente e con fare empatico si accinceva a disquisire riguardo ad alcune questioni, tipo la bellezza della cultura bergamasca con super scazzola alla prevaricata a destra.
    Pota daiii. Lo voto daiiii, parla litagliano come può, pota daiiii.
    In europa vedrete che belle figure ci fa fare. Vedrete pota.

    Suggerisco la visione di questa meraviglia di dialogo scientifico.
    Il mio vagar per campi incolti mi sovviene un laconico pensiero. Zappa e rastrello e il mondo sarà più bello. Che spreco di cervelli.

    [Mamma mia! Beh, non dimentichiamo che il Pedretti fu il mèntore del Trota. I risultati brillanti, con tanto di laurea in Albania, sono sotto gli occhi di tutti. Belotti potrebbe andare a lezione dal Pedretti, così quando va Bruxelles, se ci va, potrà parlare in inglese fluente, con accento in alternativa, oxoniense o cantabrigiense. COse da pazzi! N.d.Ar.]

  18. La kermesse canina, fulcro della politica-spettacolo
    Forza cane! Berlusconi dà una mano a Cavagna il Giovane, Locatelli e MArcobelotti

    Trascrivo dal FAtto quotidiano:

    Silvio Berlusconi arriva alla festa degli animali di Forza Italia a Milano per convincere gli anziani e soprattutto gli amanti dei cani a votare per lui: “Abbiamo preparato 23 disegni di legge, prima firmataria l’onorevole Michela Brambilla, a tutela degli animali”.
    L’ex premier arriva senza il cagnolino Dudù, che proprio la deputata gli ha regalato, promettendo di mettere mano a “tutto quello che ruota attorno agli amici dell’uomo e alle loro mamme e papà”. Ma nello staff di Forza Italia c’è preoccupazione proprio per l’assenza dell’amico a quattro zampe di Berlusconi, scelto come simbolo della campagna elettorale: “E’ stata una cagata” lasciarlo a casa, spiegano in un imbarazzante fuorionda due membri dello staff del partito.
    L’ex premier cita poi Gandhi e
    Madre Teresa di Calcutta: per reperire la preghiera della Santa dedicata agli animali, Berlusconi mette al lavoro le fedelissime Deborah Bergamini e Maria Rosaria Rossi, che dopo una breve ricerca trovano il testo giusto di Francesca Martelli

    Eh no, qui il gioco è sleale. Vuoi vedere che adesso Cavagna il Giovane, Locatelli e MArcobelotti nei loro volantini — con la consulenza di Quantile — adesso ci mettono anche MAdre Teresa di Calcutta?
    Si veda Silvio tra gli animalisti della Brambilla, ma senza Dudù. Lo staff: “Cagata, come si fa?”. Provate a vedere il video nel sito del Fatto quotidiano (vedi nesso qui sopra), e dite la vostra: lasciare Dudù a casa fu una cagata, o non fu una cagata. Che cosa pensano gl’intellettuali della formazione locatello-pedrettista? C’interessa in particolare l’illuminato parere di Cavagna il Giovane, Tarcisio e Sagùla (o Sàgula?). Non potrebbero fare una videoconferenza (con i loro amici a quattro zampe, ovviamente)?

    • Belusconi non arriva a far propaganda Lgbt, ma auspica una famiglia caninamente allargata
      Politica da cani. Berlusconi — pure lui! — attenta all’integrità istituzionale della famiglia naturale

      Ascoltate questo video e allibite, se ancora c’è qualcosa che possa lasciarvi di princisbecco. Osservate anche, verso la fine del filmato le facce esterrefatte degli ascoltatori. Trascrivo testualmente le parole del Berlusconi dog-friendly:

      I nostri club devono interessarsi a trovare un papà e una mamma ai 150.000 cani che sono prigionieri nei canili municipali. […] Anche questo aiuterà il popolo dei moderati a diventare forza politica, maggioranza politica.

      A questo punto non posso che complimentarmi con Locatelli e con la sua protesi Cavagna il Giovane i quali, sempre che non abbiano ricevuto preliminari istruzioni allegate al kit del candidato berlusconiano, delle quali niente sappiamo, sembrano aver preceduto il Berlusconi nel consustanziare il dibattito politico di argomenti canini. Complimenti anche al MArcobelotti che ha capito al volo da che parte spirasse il vento della Storia (con la “s” maiuscola, questa volta, perché intesa hegelianamente e crocianamente), ed è salito immediatamente sul treno dei cagnolini.

      Macte virtute!

      P.S. – Il kit del candidato berlusconiano esiste per davvero: si veda il filmato qui sotto. Però quel malloppo che Berlusconi mostra non so che cosa veramente contenesse. Ho spulciato lo spazio Internet, ma non ho trovato niente. Dev’essere una roba segretissima, ci sarà perfino l’arma segreta. A meno che l’arma segreta non fosse la discesa in campo dei cani. Invece la povera cagnetta Laika fu da quei cattivoni di comunisti spedita nello spazio, perché vi morisse.


      Presentazione del kit per il candidato berlusconiano.


      La cagnetta Laika, eroina dell’epopea sovietica.

  19. Tuca Tuca pedretteschi nella pubblica piazza di Curno

    Apprendiamo da fonte attendibile che ieri, sabato 10 maggio, in occasione di un comizio volante di Toti e Brunetta a Curno, il Pedretti si è fatto vedere in piazza, pateticamente avvicinandosi a questo e a quello, porgendogli la mano destra e imponendogli la sinistra sulla spalla, come a significare grande intimità, in modalità “tuca tuca”, come quella che noi stessi abbiamo visto con i nostri occhi, tempo fa, nella sala consiliare del Comune, con la prof.ssa Morelli. Il Pedretti tacchinava or questo, or quello: i tacchinati si schermivano, il Pedretti faceva finta di niente (invece la prof.ssa Morelli non si schermiva). Il popolo della piazza di Curno commentava divertito.
    Pare che Locatelli non sia rimasto entusiasta dell’esito di quella toccata e fuga elettorale di Toti e Brunetta. La nostra impressione è che, a questo punto, potrebbe perfino dire, come quel personaggio di Orazio: «haberes magnum adiutorem, posset qui ferre secundas» (Satira I, 9). Ma Orazio pensò che poteva fare a meno di quell’aiuto in seconda.

    • Anche il gandola era in gigionesca postura in piazza. Mi hanno riferito male?
      [Forse sì, devono averle riferito male. Sapevo che Gandolfi era andato in piazza, non sapevo che tacchianasse alcuno, o che avesse pose gigionesche, come dice lei. Mi è stato riferito che qualcuno gli si è avvicinato, memore del buon governo, immagino; e della sua cortesia (non è determinato come la Serra, non proietta slàid come la Gamba). Però se a lei risulta che l’essere in piazza di Gandolfi fosse gigionesco, mi dica come, con quali pose o parole. Le risulta che Gandolfi tacchinasse? N.d.Ar.]

      Il flop non e’ piaciuto al Locatelli?? E a chi piace far figuracce col capo?? A nessuno. Ma quel che e’ peggio…in piazza c’era un wvento con le bancarelle delle associazioni. Molta gente. Fa riflettere che in pochissimi si siano scomodati per attraversare la strada a sentire Toti (!!!!) E Brunetta…
      [Suvvia, sia un po’ più cattivo, più autentico. E invece di mettere i puntini di sopensione (ma che significano? Dico e non dico?), dica pure — come in quella canzone di De André — che Brunetta è cattivo perché ha il cuore vicino al buco del culo. N.d.Ar.]

      Mi sa che questo Toti non ha la stoffa del Leader i Leader si impongono con la propria forza.non vengono scelti cosi’…sotto al cavolo…
      [Quella trasmissione televisiva di Toti, della quale ho visto soltanto qualche spezzone su You tube — uno l’avevo anche riportato su Nusquamia, dove figurava un orribile giornalista di strada, gran leccaculo — era studiata a tavolino per titillare la parte bestiale dell’uomo: come tante del resto, se vogliamo parlare onestamente. Mi rifiuto di perdere tempo a sentire la proposta politica di uno che è stato messo lì perché, nelle intenzioni perlusche, dovrebbe esser bravo a prendermi per i fondelli. Basta con i retori, per giunta dozzinali. Se proprio devo sentire un retore, datemi Almirante (era figlio d’arte), datemi Togliatti, datemi Pannella (da giovane), datemi Ferrara (l’ultimo sopravvissuto della grande tradizione retorica della sinistra). Ma la nave affonda, la grande retorica è un lusso, un orpello, un danno; vi lascio indovinare che cosa si possa pensare della retorica del Pedretti: quella del “metterci la faccia” (quale? quando? e il povero Bossi abbandonato?), quella dello stare con la gente in mezzo alla gente ecc. Analogamente, non possiamo perderci dietro alle buone prassi Lgbt o al variegato ventaglio delle proposte canine. Bisogna aprire al più presto una nuova stagione di razionalismo, di terrore antiburocratico, di disprezzo per la “prevalenza del cretino”. N.d.Ar.]

  20. Cabala, n°32 permalink

    Dead Man Walking…..politicamente parlando naturalmente.
    tenuto a distanza, come quando uno gira con in tasca delle triglie vecchie di 5 giorni in piena estate.
    E pensare che qualcuno se lo fila ancora, il caro amico di Curno, la Serra, il conte zio, il Marco Belotti segretario di sezione gonfiabile, il Daniele Belotti cartonato ecc. ecc.
    Un lento declino, ma pur sempre declino, che prospetta altre scenette piacevoli come questa di sabato pomeriggio scorso.

  21. orbo permalink

    Certo che anche Brunetta e Toti a Curno… Anche loro a pulire le erbacce dalle aiuole. Stiamo diventando inter”nazionali” per davvero.

    • Perché, hanno forse promesso di brucare le erbacce? Sono diventati caprette?
      Comunque, non metterei Toti e Brunetta sullo stesso piano. Chi ha conosciuto Brunetta parecchi anni fa, assicura che è (o fu) una persona intelligente: poi però è stato preso dal gioco del potere, la passione del gioco (del potere) l’ha rovinato, come molti, anche intelligenti. La stessa cosa è successa al suo nemico storico Giulio Tremonti (apparentemente meno sanguigno: proprio per questo, certi suoi scivoloni appaiono più preoccupanti). Costoro credono di poter proiettare le proprie capacità settoriali sul tutto. Nella storia non mancano esempi di uomini che fossero abili in tutto: tale era l’uomo rinascimentale. Ma avevano una cultura universale (nessuno a quel tempo avrebbe osato parlare dei “saperi”, come la dott.ssa Gamba, che aziendalisticamente si compiace dell’espressione: il sapere è uno, semmai esistono diverse discipline). Allora da un’intelligenza universale e da una scienza non frantumata discendevano elaborazioni concettuali, politiche e materiali di grande valore, ancorché di ambito non più universale. Uno degli esempi più degni di ammirazione in questo senso è Leon Battista Alberti. Oggi invece càpita ogni giorno di assistere al passaggio indebito dal particolare all’universale. Ma non è questo il principio di Peter? In ogni gerarchia si sale via via di grado fino a raggiungere il livello massimo d’incompetenza.
      Questo fenomeno non va confuso con quell’altro, in cui l’universale viene calato nel particolare, per esempio a fini di carriera politica, o di lucro politico. Come quando i similprogressisti agitano una questione sodomitica inesistente a livello locale, o la compagine locatello-pedrettesca tira fuori dal cappello l’amore per i cani: i similprogressisti fanno così per realizzare un valore aggiunto politico da spendere in ambito non curnense; i locatello-pedrettisti fan così per uccellare i cittadini e ingraziarsi il popolo dei fan di Dudù.

  22. Amorino permalink

    @bozic
    Vede signor Aristide?
    Temo che il signor bozic abbia voluto dare un significato a quanto trattato da lui stesso; almeno credo di averlo inteso in questo modo.
    Voleva dire che Gandolfi non era autorizzato nel frequentare né la piazza, tanto meno dover confrire con chicchessìa.
    Gandolfi ha richiesto i regolari permessi alle varie segreterie di partito? oppure a movimenti particolari, oppure ancora alle liste civiche di destra, di sinistra, di centro, di liste civiche alte o di liste civiche basse? ai passeggiatori canini, ellegibitizzati, etero, botanici, macellai, farmacisti, fruttivendoli, baristi, imprese costruttrici (dal momento che ha osato calpestare il sacro suolo degli attori del territorio)? Continuo se vuole; bla bla bla blablabla.
    Come ha osato sfidare così apertamente le schiere nascoste di traditori? Caro signor Gandolfi, se proprio prova il desiderio di attraversare la piazza, lo deve fare di nascosto e di notte per dinci e soprattutto facendo credere che sta tramando di farlo; così, tanto per mettere di buon umore i caca carte

  23. Fiera canina permalink

    Gandolfi comprati un cane e parleranno bene di te!!!
    Gandolfi ti eri preoccupato troppo dei cittadini quando eri sindaco, dovevi invece pensare prima ai cani, ora la gente ti sarebbe stata riconoscente, altro che parchi giochi per i bimbi, vogliamo un paese a misura di cane!
    Ricordati Gandolfi, prima i cani e poi i cittadini!!!Capiscila crapù!!!
    Guarda questo anche lui a sei zampe!
    http://www.bergamonews.it/politica/rampolla-fa-campagna-con-gordon-il-suo-setter-sui-manifesti-e-ai-dibattiti-189604
    “sarà nostra intenzione collocare per le vie del paese dei contenitori con sacchetti gratuiti per chi possiede un cane, favorendo così la pulizia ed il decoro dei marciapiedi, e realizzare dei nuovi spazi per i nostri amici a quattro zampe”
    Con un proclama così non può non vincere.

    • E se dai cànidi passassimo ai rettili?

      Ricordo che di Ilona Staller, detta Cicciolina, si favoleggiava che si presentasse sul palcoscenico, davanti a una folla delirante, ignuda e con una coroncina di fiori in testa. Quindi brandiva un serpente (non so se fosse un aspide, come quello di Cleopatra, o un pitone) e lo introduceva nel suo antro. Ora, io non so se sia vero: ma ho appena fatto una ricerca su Internet, vedo che se ne favoleggia ancora. Non ricordo se facesse questo nel periodo in cui fu deputata per il Partito readicale, prima o dopo. Comunque, al tempo in cui sedeva autorevolmente sugli scranni della Camera dei Deputati, ci fu una richiesta di autorizzazione a procedere per aver lei preso parte a spettacoli pubblici di carattere osceno e avere introdotto nel “territorio” (calma, spero che nessuno eiaculi sentendo questa parola!) fotografie, riviste e videocassette, in concorso con altri. Si veda Domanda di autorizzazione a procedere contro Ilona Staller.

      Primo dubbio – Che in politica non sia venuto il momento di passare dai cànidi ai rettili? Ormai non c’è più niente che possa meravigliarci e i politici le provano tutte, pur di far parlare di sé. Comunque, prima di passare ai rettili, perché il passaggio non sia troppo brusco, suggerisco ai politici furbastri d’interessarsi ai cavalli. Per esempio, perché non presentare progetti meravigliosi di passeggiate a cavallo, dal Bibliomostro di Curno al villone del conte zio? La cacca di cavallo sarà raccolta e posseduta dagli agricoltori steineriani che sostengono che lo stallatico è il miglior concime (e hanno ragione, ma non c’era bisogno di essere steineriani per arrivare a questa conclusione).

      Secondo dubbio – Quando la dott.ssa Serra e il Pedretti ci fanno discorsi istituzionali, quando i politici locali — quelli che credono di essere il cadinale Richelieu, Mazarino e Alberoni, a scelta, o anche tutti insieme — guardano noi resistenti come pirla perché non saremmo “istituzionali”, senza nemmeno riconoscimenti ufficiosi da parte degli attori del territorio (fossero anche i collezionisti delle figurine Panini, care a Veltroni), quando un certo fidanzato scrisse di recente che io non ero un «vero» giornalista, dunque a norma di cacata carta (quale?) non istituzionalmente abilitato — immagino — a esprimere pareri, come non pensare che la Ilona Staller fu, invece, istituzionale? E, soprattutto, quale rispetto possiamo avere per le istituzioni che non rispettano se stesse? E non parlo soltanto della Ilona Staller che, anzi, a petto di certi politici corrotti, inetti in tutto tranne che nell’arraffare, diventa quasi una santa.

  24. C. Castagna permalink

    Marco Belotti al termine della serata in sala civica indetta dal Pd con Bombassei e Misiani propone che in alternativa agli 80 € di Renzi, si proceda a una distribuzione a pioggia di posti per ricercatori universitari. Questa è una tipica proposta di stampo meridionalista, cioè la richiesta di posti di lavoro a prescindere, indipendente dalla loro effettiva utilità.

    • È vero, ho sentito con le mie orecchie.
      In una prospettiva razionale, invece, bisognerebbe chiedere una riforma dell’Univeristà, innanzi tutto qualitativa, con necessario sfoltimento quantitativo delle cattedre inutili, create ad hoc per favorire questo o quello. Bisognerebbe anche sopprimere le cosiddette Università di quartiere, create per soddisfare gli appetiti politici, più che quelli baronali (siamo arrivati al punto, quasi, di rimpiangere i baroni universitari, quelli di una volta!). Dalla soppressione delle cattedre inutili e dal licenziamento impietoso dei professori inutili, per definizione, in quanto lottizzati, potrebebro derivare le risorse per il potenziamento delle Univeristà serie. C’è qualcuno che osi mettere in dubbio non dico l’utilità (che in questo campo è concetto da prendere con le pinze), ma l’opportunità e la decenza di molti, moltissimi posti di ricercatore? E vogliamo aggiungerne altri, così, a pioggia, per raccoglier voti e consenso politico?
      Alcuni, di buona memoria, ricorderanno le lettere del prof. Negri, colui che è stato considerato il Mazzini delle Brigate rosse (anche se il paragone mi è sempre parso improprio) che da Padova sollecitava borse di studio e ricerche al prof. Fenzi, per verisimilmente finanziare l’attività politica rivoluzionaria. Detto questo, non posso tacere il fatto che il prof. Fenzi ha scontato la sua pena in carcere dignitosamente, a differenza di Negri; devo anche ricordare che Fenzi è autorevolissimo studioso della leteratura italiana medievale e umanistica, un riferimento indispensabile per chi si dedichi a studi petrarcheschi.
      Ma i posti di ricercatori a pioggia! Suvvia, Marcobelotti, non mi faccia il Pedretti, giusto per stare con la gente in mezzo alla gente!

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