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Coccodrilli

16 gennaio 2015

La “cultura” del coccodrillo in Italia e in Europa

coccodrillo_Curtatone
Coccodrillo pendente dalla volta a crociera
del Santuario della Beata Vergine delle Grazie (Curtatone).

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Se vi recate alla pagina precedente di Nusquamia (Critica della politichetta impura), potete leggere una divertente affermazione del gatto padano, secondo la quale in epoca romana, nella colonia di Nemausus, dalla quale trae origine l’odierna Nîmes, e per la precisione nei suoi acquitrini, ci sarebbero stati, numerosi, i coccodrilli. Così affermava il gatto, professandosi mezzo francese:

Cara Marzia, vedo che ha una conoscenza molto turistica dei Romani in Provenza (sono mezzo francese purtroppo!). Pensi lei che a Nimes ( e dintorni) i nostri dovevano battersi pure coi coccodrilli che infestavano perfino gli acquitrini dove adesso c’e’ a ” casa rossa” e di fronte ad essa sorge la mega biblioteca di Norman Forster.

In effetti, nello stemma di Nîmes, che è tratto dalla monetazione romana, si vede un coccodrillo legato a una palma. Ma questo non significa che negli acquitrini di Nemausus fossero presenti i coccodrilli che gli abitanti — così sostiene il gatto — erano costretti a catturare, per poter tranquillamente ambulare per le vie della città. Significa, più verisimilmente, che Nemausus, dove si coniava quella moneta, era una colonia fondata dai veterani che avevano preso parte alla campagna d’Egitto di Cesare.  Ed è lì che avevano visto, forse anche catturato, i coccodrilli.

Qui sopra, monete del valore di un asse, coniate a Nemausus (Nîmes): i profili sono quelli di Augusto e di Agrippa. Gli appassionati di numismatica osserveranno che le due monete sono identiche, esattamente dello stesso conio. Qui sotto, lo stemma di Nîmes. La scritta “COLNEM”  è un’abbreviazione per “Colonia Nemausus”.

Comunque, noi non ce l’abbiamo con il gatto, se ha preso a male le nostre precisazioni (si veda il poscritto qui sotto). Ché, anzi, grazie all’oracolo felino, si è presentata l’occasione di trattare su Nusquamia l’importante dibattito sulla “cultura” del coccodrillo.
Com’è noto, ci fu un tempo in cui l’Europa, o una sua parte, godeva di un clima subtropicale, e a quel tempo c’erano i coccodrilli. Ma questo avveniva decina di milioni di anni fa. Dunque in epoca romana, con buona pace dell’oracolo padano, non c’erano coccodrilli. Ma i coccodrilli nel Medioevo si trovavano lungo le sponde del Nilo, anche prima se è per questo, e ci sono ancor oggi. Ed è così che, nel Medioevo, mercanti e crociati ne portarono alcuni esemplari in Europa, privi di vita e imbalsamati. Invece gli arabi che costituirono in Sicilia un emirato che durò due secoli, fino alla conquista normanna, vi portarono coccodrilli vivi, alcuni dei quali, imbalsamati, presero le vie dell’Europa.
Non c’è da meravigliarsi, dunque, se in Europa si trovano, un po’ dappertutto, coccodrilli imbalsamati, in particolare nelle Chiese. I coccodrilli servivano di pretesto per la creazione di leggende che facevano cadere nell’oblio l’origine del reperto (importazione mercantile, ex voto dei crociati ecc); perciò questo coccodrillo sarebbe un mostro del lago Gerundo, quell’altro sarebbe stato un drago sconfitto da un prode cavaliere ecc.
Nella foto in alto, vediamo il coccodrillo impagliato pendente dalla volta a crociera del Santuario della Beata Vergine delle Grazie (Curtatone), dalle parti di Mantova. Probabilmente fu portato dal seguito di Francesco Gonzaga, che era stato costretto a fare un viaggio in Terra Santa, per farsi cancellare una scomunica.

Analogo coccodrillo si trova nella chiesa di Santa Maria delle Vergini, a Macerata, probabile dono dei maceratesi tornati dalle Crociate (qui sotto).

Grande era il significato simbolico della collocazione dei coccodrilli — ma anche dei fossili preistorici — nelle chiese: l’animale, alle volte incatenato, significa il male sconfitto ed era un monito per i fedeli. Ecco, infatti, un coccodrillo incatenato al pilastro della cattedrale di Saint-Bertrand-de-Comminges, in Francia, ai piedi dei Pirenei.

Secondo la leggenda, il coccodrillo sarebbe il mostro diabolico trafitto da san Bertrando (ma, anche in questo caso, sarebbe un ex voto).
Infine, presentiamo un coccodrillo della cui vista possiamo dilettarci, a non troppi chilometri da casa nostra, facendo visita al Santuario della Madonna delle Lacrime, a ponte Nossa.

La leggenda (una delle leggende, a dire la verità) vuole che l’animale infestasse le acque del Serio, proprio come i coccodrilli che, secondo il gatto padano, infestavano in epoca romana gli acquitrini di Nîmes: e, se lo dice lui che è mezzo francese, voi siete obbligati a credervi.

P.S. – Il gatto padano non ha gradito queste nostre precisazioni e ci ha scritto:

Hai bevuto troppo tavernello piuttosto che chardonnay [Il riferimento è allo Chardonnay dell’“amico” Pedretti: N.d.Ar.].
Poi vai a Nimes a vedere leggere studiare (anche la geografia) piuttosto che saccheggiare da ignorante wikipedia scritta da altrettanti gnurant..
Hai le idee assai confuse di quel che vuoi parlare come un prevostone.

Ma io invito i lettori di Nusquamia a leggere, oltre a quel ch’è scritto in questa pagina, gli approfondimenti su Nîmes contenuti nella pagina precedente, Critica della politichetta impura: giudichino i lettori, se ho raccontato delle balle. E se invece non sia stato il gatto padano a raccontare una balla spaziale.

From → Gatto padano_1

54 commenti
  1. I coccodrilli degli acquitrini di fronte alla biblioteca di Nîmes

    Mi domando se i coccodrilli degli acquitrini di Nîmes, sui quali ci ha oracolarmente intrattenuto il gatto padano, fossero come questi. O erano di taglia un po’ più piccola?
    E negli acquitrini di fronte al Bibliomostro di Curno, c’erano i coccodrilli, anche qui?
    Che io sappia, non sono stati trovati resti fossili di coccodrilli. Pare invece che un collezionista privato sia in possesso di una spintria, trovata in riva al Brembo, forse in un tratto della riva limacciosa in asse con il Bibliomostro. Ricordo che la spintria era un gettone usato nei bordelli, marcato da I a XVI. La spintria marcata I dava diritto a una sveltina semplice, con meretrice di basso rango: valeva un asse. [*] Invece quella marcata XVI valeva 16 assi, cioè un denario: una moneta d’argento, ed dava diritto a prestazioni di pregio.

    ———————————
    [*] A testimonianza del modesto valore di un asse, ricordiamo Catullo: «Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, / rumoresque senum severiorum / omnes unius aestimemus assis». Cioè, dalla traduzione di Mandruzzato: “Viviamo, Lesbia mia, e amiamoci / le proteste dei vecchi brontoloni / tutte, facciamo conto che valgano un asse”.

  2. orbo&sordo permalink

    Dunque il multidisplinare ing. Aristide –che spazia dal latinorum al crocodylus mindorensis- è diventato anche esperto della fauna mediterranea e certifica senza ombra di dubbio che alla fondazione di Nimes (lui c’era, quindi è vero: lo dice wikipedia) non esistevano coccodrilli su quelle sponde del mediterraneo.
    [Non sono esperto, però ho appreso l’arte di reperire l’informazione, di vagliarla e di ragionare. Wikipedia, che è inaffidabile riguardo ad argomenti tacchinati dai profeti del politicamente corretto, in tema di religione e in altri ambiti ancora che non sto a enumerare, è invece affidabile, finora, in campo scientifico. Ovviamente, conviene dare sempre un’occhiata al Wikipedia inglese che è la più ricca. In particolare, per quanto riguarda la paleontologia, sono sentimentalmente legato, dal tempo in cui al liceo noi studenti agnostici davamo filo da torcere al povero professore di religione, a un libro, d’impianto positivista, scritto dal grande Camillo Flammarion, ‘Il mondo prima della creazione dell’uomo’, Sonzogno, Milano 1904. Alle pp. 221-22 è riportato un Quadro dei Periodi paleontologici, che da ragazzo avevo studiato di mandare a memoria. Ma è roba un po’ vecchiotta. E, se lei permette, dò un’occhiata anche al mio libro di Scienze, che ormai è un po’ vecchiotto anch’esso, e, sempre con il suo permesso, anche a Wikipedia, oltre che a una pubblicazione, ‘Italian Cenozoic crocodilians’, che è roba molto seria, e da leccarsi i baffi, con una discussione ragionata dei fossili di coccodrillo individuati in Italia, in 39 siti. Di questa pubblicazione ho fornito il messo interreziale. N.d.Ar.]

    La moneta romana col coccodrillo legato alla palma certificherebbe la vittoria di Roma sull’Egitto (finalmente!) che dei legionari romani avrebbero importato su quelle terre.
    [Non è proprio così. Ai veterani della campagna d’Egitto furono assegnate quelle terre, nacque così la colonia di Nemausus, dove fu impiantata una zecca (era una delle zecche della Gallia narbonense, piaccia o non piaccia; come del resto ci sarà una zecca a Milano, lungo l’attuale via Moneta, e ‘moneta’ in latino significa zecca, appunto) e in quella zecca si coniarono monete che riportavano l’immagine del coccodrillo, che rimanda al Nilo, dunque all’Egitto dal quale provenivano i fondatori della colonia. N.d.Ar.]

    Che ci fosse bisogno di una moneta appena arrivati in loco è del tutto improbabile dal momento che la moneta è simbolo e mezzo di commercio e questo si realizza quando una zona è organizzata e collegata con la madrepatria. Traghetto Nimes-Ostia/Roma. Che non è proprio una questione di mesi o anni ma di secoli. Punto, come direbbe la nostra sindaco.
    [Quando uno dice “Punto!”, io rispondo, di solito, “Punto, un corno!”. La moneta da un asse, che ho sopra mostrato, fu coniata al tempo di Augusto, nella prima decade del I sec. a.C. Lei vuol negare quella monetazione? Boh, mi sembra don Ferrante che voleva negare l’esistenza della peste. N.d.Ar.]

    Peccato che dalla lettura dei siti sito http://www.nimes.fr e http://www.nemausensis.com/ si colga perfettamente la solita melina francese di prendere un pezzo (forse) di verità e trasformarlo in un monumento da sbolognare ai borsellati che viaggiano nel delta del Rodano (ci sono i coccodrilli!) alias Camargue a vedere le arene romane o i fenicotteri da immortalare coll’ifone. Perché poi il simbolismo è doppio dal momento che in quella (facciata di) moneta oltre all’animale ci sta pure una palma (adesso) che i soliti ignoranti e maldicenti (noi) asseriscono che sarebbe il simbolo della grande sorgente nei giardini omonimi.
    [Vabbè, lei dica pure che quella non è una palma. Guardi bene la moneta, però, prima di parlare. E, in ogni caso, questo non sposta di un ette la questione: i coccodrilli “infestavano” le zone paludose dell’Europa decine di milioni di anni fa, non certo all’epoca di Augusto. N.d.Ar.]

    Poi parte tutta ‘na sbrodolata sui coccodrilli domestici o padani appesi nei santuari indigeni, simboli emeriti di grazie e disgrazie ricevute dai paladini cristiani del nord Italia. Chi si loda s’imbroda, dutur.
    [Non le è piaciuta, la sbrodolata? Eppure c’è qualcosa di imparare. Mica le stronzate di Martha Nussbaum, che legge il ‘Simposio’ di Platone, legge ‘Greek Homosexuality’ di Kenneth Dover e poi spara palle paurose, ma che devono essere sembrate convincenti alla Paola Bellezza che ha sprecato il suo tempo a laurearsi sulla “proposta etica” della filosofastra: palle concepite in mala fede, se la Nussbaum ha capito quel che leggeva; ma ho il dubbio che non capisse, e che le stronzate Lgbt-friendly che ha scritte siano, invece, in buona fede. Come sono in buona fede le banalità politicamente corrette che pretendono d’insegnarci, e d’inculcarci, tante sciacquette invasate, quelle stesse che sognano di celebrare nel Bibliomostro riveduto e corretto i riti del PC (che in questo caso sta per “Politically correct”: nelle cose cazzone l’acronimo ci sta bene).
    E poi, guardi che è lei che si è vantato di essere per metà francese: come se la stirpe fosse un vanto, e non, semmai, ci si dovesse vantare per l’intelligenza, la cultura, l’integrità morale! Oddio, siamo ancora alle cazzate identitarie! Comunque non vantarsi è meglio. Io non mi vanto, e so di non sapere.
    N.d.Ar.]

    • orbo&sordo permalink

      ….i coccodrilli “infestavano” le zone paludose dell’Europa decine di milioni di anni fa, non certo all’epoca di Augusto.

      Wikipardo! lei c’era?

      • Mamma mia, ma perché insiste? Le ho fornito perfino una bibliografia, in particolare l’articolo di una rivista specialistica pubblicata da Elzevier, roba sopraffina. A livello più accessibile, ma non meno serio, le ho indicato l’articolo I coccodrilli terziari del Veneto, a cura del Gruppo mineralogico paleontologico veneto, che non è un’associazione serrana. Lei dice che io non c’ero al tempo di Augusto? Alla stessa stregua i paleontologi non potrebbero parlare dell’Oligocene, perché non c’erano. E lo studio stratigrafico dei fossili che ci sta a fare? E le tecniche di datazione? E il metodo scientifico, che è esattamente l’opposto del cazzeggio?
        Ma soprattutto: come ragiona lei? Ah, già: domanda inutile, dovrei saperlo bene.
        E se io dico che non è possibile che i coccodrilli ai tempi d’Augusto infestassero gli acquitrini di Nîmes, come afferma lei, non è che dico così, tanto per parlare, e m’invento le cose come viene viene, a membro di segugio, come fa abitualmente lei quando deve cacare disinformazione. Io ho un onore da difendere e, pur essendo fallibile, faccio di tutto per non sbagliare. E se commetto un errore, lo ammetto. Lei invece, abituato con i suoi pari, le spara. Pur di aver ragione, le spara grosse: e se fa una brutta figura, non glien’importa niente. Beato lei!
        Vedo che non si è dato cura di dare un’occhiata ali articoli che le avevo segnalato. Copio e incollo da uno di questi:

        Alla fine del Miocene medio i coccodrilli scomparvero definitivamente dall’Europa. Tra le cause più probabili degli episodi di estinzione, in particolare durante il passaggio Eocene-Oligocene, ci sarebbero il deterioramento climatico (raffreddamento e inaridimento) e la concorrenza dei mammiferi carnivori (vedasi Antunes & Ginsburg, 1989; Vasse, 1993; Antunes & Cahuzac, 1999).

        Le ricordo che il Miocene medio, diviso in Langhiano e Serravalliano, va da 11,6 a 15,6 milioni di anni fa. Le esplicito inoltre queste due indicazioni bibliografiche:

        Antunes M. T. & Ginsburg L., 1989 – Les crocodiliens des faluns miocènes de l’Anjou. Bull. Mus. nat. Hist. nat Paris, s. 4 (C), v. 11 (2) pagg. 79-99, 3 tavv, Paris.

        Antunes M. T. & Cahuzac B., 1999 – Crocodilian faunal renewal in the Upper Oligooene of Western Europe. C. R. Acad. Sci. Paris, Sci. de la Terre et des planètes, v. 328, pagg. 67-73, 1 f., 2 tavv.; Paris.

    • Ellie Siano permalink

      L’insistenza del signore gravemente menomato almeno nella vista e nell’udito, come lui stesso asserisce, potrebbe essere dovuta a oracolare riferimento ad altro genere di coccodrilli, cioè quei lacrimosi e lacrimevoli pistolotti che vengono predisposti nella previsione dell’imminente scomparsa di qualcosa o di qualcuno, e sono pubblicati quando il triste evento accade.
      [Non ricordo chi — forse era Montanelli: comunque un giorno un giornalista, dovendo fare una ricerca nell’archivio del giornale, capitò per caso nel “coccodrillo”, cioè un articoletto commemorativo nel senso detto sopra, già bell’e confezionato, scritto in attesa della sua morte. Le Monde, prestigioso giornale francese, pubblicò addirittura un “coccodrillo” dedicato a Monica Vitti, che era in vita, e in perfetta buona salute. N.d.Ar.]

      Non le sembra che almeno un certo tristo complessivo disegno di abbietto potere, del quale i micioni sono parte sostanziale, stia miseramente franando e abbisogni di conforto ristoratore? È questo che probabilmente cerca il suo interlocutore: un frignante, opinabile e consolatorio coccodrillo brembano, piazzato però opportunamente distante, a Nimes, per allontanare il più possibile l’evidenza del miserevole e totale fallimento suo e del suo compagnone, insulto anche per l’animalesca astuzia felina. In attesa di combinare qualche altra marachella, naturalmrnte…
      [Ho l’impressione che il gatto padano si senta un genio incompreso. Ma perché un genio? Lui non ce lo vuol dire, ma ce lo vorrebbe imporre. N.d.Ar.]

  3. Fasciofemminismo

    Vedendo queste sfilate, considerando gli altissimi livelli di condivisione raggiunti dal regime mussoliniano, come non sorridere delle parate Minculpop serrane, della volontà di serrare le donne di Curno in poderoso fascio nussbaumiano, del progetto di costituire un corpo militarizzato di bibliomamme?
    Che cosa sarà mai, al confronto, l’attivismo associazionistico curnense, in particolare quello d’impronta neofemminista, opportunamente corroborato da un modesto apporto Lgbt, a petto della composta e condivisa marcia delle donne d’Italia? Donne vere, donne forti, madri e fidanzate d’Italia, massaie rurali, cicliste e automobiliste, ginnaste, crocerossine, ausiliarie del volontariato: insomma, donne.

    • Ho rivisto questo filmato, che è comunque impressionante, quale che sia il sentimento che se ne ritrae. Per quel che mi riguarda, gli appecoramenti di massa mi piacciono ancor meno di quelli individuali, ma non posso non prendere atto del geometrico dispiegamento di potenza. E mi domando: considerato che la dott.ssa Serra vuole anche lei conseguire l’obiettivo di condivisioni di massa, che non possono non rimandare ai precedenti duceschi, è sicura di poter contare su un carisma paragonabile a quello di Mussolini?
      Come si ricorderà, per parecchi decenni si negò che Mussolini riscuotesse naturalmente un conseso, genuino, anche in assenza di strumenti coercitivi. Poi venne Renzo De Felice, che scrisse molto sull’argomento, sostenendo la tesi della spontaneità dell’adesione al fascismo da parte dlle masse: ebbene, provartono a farlo passare per un delinquente. Oggi tale consenso è dato per scontato.
      Propongo un dibattito sulla spontaneità del consenso tributato alla Serra dalla rete dell’associazionismo. Ma intanto: qual è la misura di tale consenso?

  4. Renzi andrà a sbattere come pronosticò D’Alema? Intanto faccia i conti con il «potenziale combattivo» di Brunetta

    Con l’abbandono di Cofferati, il Pd scricchiola. E se il 25 gennaio in Grecia vincesse Tsipras, Cuperlo, Fassina e Civati potrebbero prendere in seria considerazione l’idea di una Rifondazione del partito (si chiamerà Rifondazione democratica?). In ambito curnense, ovviamente Perlita Serra e Max COnti staranno prudentemente con Renzi, a parte qualche strizzatina d’occhio alle aree contigue. I due sono in carriera, non dimentichiamolo e, come scrisse Max Conti in un suo recente volantino, sono a forte vocazione governativa.
    Ma intanto non prdiamoci quest’intervista, pubblicata dal Corriere della sera, rilasciata dal sulfureo Renato Brunetta al giornalista istituzionale ed arci-italiano Aldo Cazzullo. Si veda Brunetta: «Se il premier forza sarà guerra. Basta ex comunisti al Colle». Ne riporto un brano:

    Renzi non ha la minima idea di cosa voglia dire avere contro Brunetta. […] Io sto usando solo il 5% del mio potenziale combattivo, politico e intellettuale per oppormi a Renzi. Ma la mia pazienza non è infinita. Eviti forzature infantili. Il gruppo di Forza Italia, con qualche legittima eccezione, è compatto sulla mia linea: non c’è tempo, e non è neanche giusto approvare alla Camera la riforma costituzionale prima dell’elezione del presidente. Non possiamo scegliere il capo dello Stato ingaglioffiti da un calendario assurdo, per far passare norme destinate a entrare in vigore nel 2018. E perché? Per una bambinesca prova di forza di Renzi? Suvvia, siamo seri.

    • In attesa di un pronunciamento di Cavagna il Giovane, decisivo per il destino di Fi, fermento nella stampa anglorobicosassone
      Berlusconi smentisce Brunetta. E i berlusconiani curnensi, con chi stanno?

      Con riferimento alla notizia precedente, avevamo appena dato la notizia che, qualche ora dopo, abbiamo sentito la contro-notizia: Berlusconi smentisce Brunetta. Si veda su Repubblica: FI nel caos, Berlusconi contro Brunetta: «Basta attacchi personali agli avversari politici».
      Brunetta però smentisce la smentita, e afferma che tutto quel che dice è concordato con Berlusconi. Oddio, questa è una sceneggiata alal quale avevamo già assistito; si veda questo filmato, che è dell’aprile 2014:

      Oppure si legga questo articolo, anch’esso dell’aprile 2014: Berlusconi smentisce Brunetta: basta ultimatum a Renzi. Alfano: avanti anche senza Fi. Fra l’altro, sembra che Toti sia d’accordo con Brunetta. Perlomeno, un anno fa era d’accordo con Brunetta, quando alcuni pezzi da 90 del partito ne chiedevano la testa, e, con truce linguaggio renzista, chiedevano la “rottamazione” di Brunetta.
      In occasione delle elezioni europee si fu qualche guizzo berlusconiano a Curno: fu allestito un gazebo, furono distribuiti alla cittadinanza due pieghevoli, fu creato un sito dal titolo ambizioso, Obiettivo Curno, a nome del gruppo consiliare Curno oltre – Lega nord, si aprì una pagina Facebook. Ma l’Obiettivo Curno inquadra ben poco, ed è probabile che non inquadrerà mai, così come il LAboratorio delle idee, del quale è figlio, non elaborava all’inizio, né elaborò in seguito; anzi, venne chiuso in fretta e furia, dopo la sconfitta elettorale. Fra l’altro, il sito dell’Obiettivo impietosamente puntato su Curno reca la scritta “A cura del Gruppo consiliare Curno oltre – Lega nord”, che non esiste, mentre invece esiste, con gli stessi personaggi, il Gruppo consiliare “Claudio Corti sindaco”, ma su Claudio Corti, evidentemente, si è abbattuta la damnatio memoriae. Inoltre, le pagine delle due formazioni “politiche”, Curno oltre e Lega nord, sono orfane: non si parla di politica, ma c’è la foto di un cane, uguale in entrambe le pagine, per par condicio: il cane che figura nella locandina dell’operazione politicamente mandrillesca “Curno a sei zampe”. La pagina Facebook è praticamente senza contenuti, ma gremita di foto di Locatelli e Cavagna il Giovane in compagnia di Toti e di Brunetta, ed è sganciata dal gruppo consiliare. E anche questo avrà un significato, c’è da scommetterci. In apertura, c’è lo stemmone (brutto: perfino più brutto di quello del Pd) di Forza Italia e, accanto, la scritta “1994-2014: Siamo stati, siamo e saremo sempre il baluardo della democrazia e della libertà” (mamma mia! e chi sono costoro? I martiri di Belfiore?). Le foto? La castagnata celebrata in una livida giornata di novembre, pavimento bagnato, pochissima gente, inquadrature fotografiche a tutto zoom per riempire il quadro con poche persone. Domanda: ma allora Locatelli ha avuto il riconoscimento ufficiale di Forza Italia? Dobbiamo considerare l’uso del logo una certificazione ufficiale?
      Comunque, la vera domanda è: Cavagna il giovane, del quale qui sotto vediamo una foto in posa da statista accanto a Brunetta, sta con il sunnominato Brunetta o con Berlusconi? Perché non farlo sapere alla popolazione, in un clima di “condivisione” democratica?

    • Il Salice Piangente permalink

      Renzi ha pregi e anche molti difetti, Tuttavia mi sembra che un partito a guida Fassina Civati D’Alema Cofferati non partirebbe neppure.
      Infatti almeno Fassina Civati e D’alema si guardano bene dall’uscire dal Partito.
      Cofferati è semplicemente a fine Corsa.
      [Io disgiungerei le due cose: altro è il destino di Cofferati, che francamente non mi entusiasma, altro è il vuoto presente nella scena politica italiana, dove manca — e Dio sa se non ne abbiamo bisogno! — un partito riformatore che sappia unire l’anelito socialista umanitario a una visione razionalmente fondata della realtà, in tutta la sua complessità. Nell’ottica del socialismo scientifico, da me invocata, bisogna disporre sia degli strumenti intellettuali per capire il sistema, sia delle conoscenze per farlo funzionare, nonché del potere, da ricercare nel consenso dei lavoratori che lavorano e non dei burocrati; inoltre le doti di intelligenza e la conoscenza devono inoltre essere sostanziati dalla volontà di far funzionare il sistema al servizio del popolo. Non vedo alcuna di queste qualità in Renzi, che rappresenta una posizione subalterna al potere del momento, ed è incapace di ideologia, nel senso buono della parola, tutt’al più cazzeggia. Renzi affronta i problemi uno per uno, giorno per giorno, sperando di sfangarla, come i mongomanager di casa nostra, o come gli avvocati paglietta, che confidano nella possibilità di coglionamento della giuria popolare. N.d.Ar.]

      Ultimo esempio di cinghia di trasmissione [dovrebbe essere più esplicito: dica che il sindacato è stato cinghia di trasmissione del partito, come le associazioni curnensi nei confronti del sistema di potere serrano: N.d.Ar.], poi Sindaco paracadutato a Bologna (dove non ha nemmeno fatto male) poi dichiara di volersi riavvicinare alla famiglia a Genova [ricordo: e trovai penosa quella dicchiarazione di Cofferati: N.d.Ar.], e non si ricandida, ma accetta di andare a Bruxelles, poi viene rieletto a Bruxelles 8non più di 7 mesi fa) ma adesso si candida a Genova. e perde di brutto, ma invoca i brogli. Qualcosa ci sarà pure, ma ha perso di quasi 5000 voti, e allora? al pari di De Mita (non ricandidato e ultraottantenne se ne andò offeso dal PD) sbatte la porte ed esce’.
      [Ho capito, lei dice che Cofferati è permaloso, che doveva accettare l’ingiustizia per il bene del partito. MA è vero o non è vero che Cofferati aveva in precedenza e puntualmente informato la Serracchiani di quel che avveniva in Liguria, e che non soltanto non si fece niente a suo tempo per arginare la malapolitica, ma nemmeno dopo si vollero prendere dei provvedimenti, quando di ebbe la prova provata di quella malapolitica? È vero o non è vero che quelle primarie liguri potevano essere invalidate, e che invece ci fu da parte dei renzisti una più che schifosa “sobrietà”? Eppure, se ricordo bene, a Napoli le primarie furono invalidate. In questo particolare passaggio politico (e non in altri) io dò ragione a Cofferati, perché ritengo che quando hai la prova provata, per giunta sulla tua pelle, che il tuo partito è marcio, abbandonare il partito è giusto e doveroso; un antico brocardo recita, infatti, ‘iniuriam facias nisi vindices’. Nei processi stalinisti si chiedeva ai dissidenti, accusati ingiustamente di tradimento, di collaborare con i carnefici e di sacrificarsi per il partito. Ma sono altri tempi. E in ogni caso, come ebbe a dire il sommo latinista Concetto Marchesi, in Stalin c’era — pur nella pravità del suo operato — una grandezza degna della penna di Tacito. Renzi è degno tutt’al più della penna di Signorini. Mi sarei comportato anch’io come Cofferati. Sarei tornato sulla mia decisione solo qualora Renzi non mi avesse inviato Maria Elena Boschi, con un incarico di mediazione simile a quello che, su incarico di Cavour, ebbe la contessa di Castiglione, per convincere Napoleone III alla causa dell’unità d’Italia. N.d.Ar.]

      Mah. Non mi mancherebbe se fossi del PD. Ma chiedo Lumi all’amico Conti.
      [Conviene scrivere “lumi” minuscolo. “Lumi”, con la “l” maiuscola, solitamente si dice del secolo dei Lumi, con riferimento all’illuminismo, quello dell’Encyplopédie di Diderot e D’Alembert, quello del — vivaddio! — politicamente scorretto libertinaggio intellettuale che faceva scrivere a Diderot, nel ‘Nipote di Rameau’: «M’intrattengo con me stesso di politica, di amore, di cose d’arte o di filosofia; abbandono lo spirito alle più libere divagazioni; lo lascio padrone di seguire la prima idea saggia o folle che si presenti, allo stesso modo che si vedono, nel viale di Foy, i nostri giovanotti dissoluti seguire i passi di una cortigiana dall’aria svagata, dal viso ridente, l’occhio vivace, il naso all’insù, lasciar questa per un’altra, attaccandole tutte senza impegnarsi con nessuna. I miei pensieri sono le mie puttane». Vuol mettere la bellezza del libertinaggio intellettuale con la tetra e servile condivisione d’impronta serrana? N.d.Ar.]

  5. Finalmente se ne sono accorti

    Osservo, scorrendo i titoli dei giornali e leggiucchiando qui e là, che finalmente ci si accorge che l’Islam, più che contro i cristiani, ce l’ha a morte con la mollezza del mondo occidentale, e teme l’esportazione di tale mollezza nel suo campo (attraverso le sirene del consumismo. Internet ecc.). Non siamo d’accordo con i mezzi utilizzati dall’Islam, o da una sua parte, per contrastare la mollezza, ma da buoni razionalisti non possiamo chiudere gli occhi e rinunciare a capire, a trovare il bandolo delle cause concatenate. Sempre come razionalisti non possiamo esimerci dal riflettere sulle cause del declino del mondo Occidentale che si affermò con il pensiero “forte” e che poco dignitosamente va alla deriva, stolidamente compiacendosi del “pensiero debole”, cioè politicamente corretto.
    Sono sempre più convinto che soltanto uno scarto della Storia potrà salvare l’Occidente, un evento cataclismatico.
    Qualcuno dirà: e gli ebrei allora? Gli ebrei non sono molli, eppure l’Islam ce l’ha con gli ebrei. Appunto, gli ebrei non sono molli, ma oggi come oggi sono radicati in Occidente, rifiutano di condividerne il cupio dissolvi, sono provvisti di carapace, sono lo zoccolo duro dell’Occidente. Per giunta hanno creato uno Stato in Palestina che è la prova provata dell’efficacia del pensiero forte, quale che esso sia. È un pensiero forte anche quello islamico: non abbiamo difficoltà a riconoscerlo, noi che, come razionalisti, siamo contrari non solo alla mistica in stile New age delle sciacquette, ma anche a più robuste mistiche, in particolare a una concezione teocratica dello Stato; quale è quella del Califfato, non meno che quella dei padri fondatori del moderno stato d’Israele.

  6. orbo&sordo permalink

    Aristide, se la chiamo (ironicamente) wikipardo perchè saccheggia il buono e il cattivo della rete…
    [Eh no: tanto per cominciare, io non saccheggio dalla rete, di solito cito la fonte, come ho fatto nell’articolo e nei commenti che lo sono dispiaciuti, corredati di bibliografia e di nessi reziali agli articoli citati; inoltre non “prendo il cattivo” della rete: anzi l’abilità sta proprio qui, nel discernere il grano dal loglio, cosa che richiede capacità critica e cultura, o quanto meno la consapevolezza della loro necessità (questo è il mio caso; consapevole dei miei limiti, mi guardo bene tuttavia dal bermi le panzane della rete, per esempio quelle di Giulietto Chiesa). N.d.Ar.]

    … é perchè mi importa nulla stabilire se al momento della conquista romana delle coste settentrionali del mediterraneo da parte dei Romani ci fossero ancora i coccodrilli.
    [Questa è buona: a) prima lei insiste sul fatto che ai tempi dei romani i coccodrilli infestassero gli acquitrini della Provenza; b) poi io con ricchezza di riscontri bibliografici le metto sotto il naso il dato di fatto: in Europa i coccodrilli erano presenti decine di milioni di anni fa, ma non ai tempi dei romani; c) infine, dopo aver provato a tergiversare con tentativi di cazzeggio (Aristide non c’era, neanche i paleontologi, dunque…), non trovando più vie di fuga, lei dice che in fondo non glien’importa niente. Mi ricorda la favola della volpe e dell’uva. Ricorda? La volpe non riuscì a cogliere l’uva, ma pensò che fosse dignitoso commentare il suo insuccesso dicendo ‘Nondum matura est’, cioè “Non è ancora matura”. Ma va là, ne racconti un’altra! N.d.Ar.]

    Lei resta convinto di tutta la costruzione sui coccodrilli post estinzione pescata in rete, io guardo stralunato questa costruzione tipicamente francese di attribuirsi quarti di nobiltà anche partendo da[lle cacche di] un coccodrillo.
    [Lei cerca di scantonare, e scantona male.
    1. L’albagia francese qui non c’entra niente. Non erano francesi coloro che a Nîmes, nella zecca della Gallia narbonense, coniarono le monete con l’effigie del coccodrillo legato alla palma, ma romani: i francesi ancora non esistevano.
    2. Non è un reato “pescare dalla rete”: ho di recente curato un libro pescando dalla rete — il sito è Internet culturale — una sua edizione stampata a Strasburgo nel 1513, la cosiddetta ‘editio princeps’. Secondo lei non avrei dovuto farlo, sarei dovuto andare a Firenze, dove se ne conserva una copia? La stessa Wikipedia, è più che degna di essere consultata, soprattutto le voci scientifiche. Pensi che ci ho trovato perfino qualche cosuccia che veniva dal mio sacco, ma non ce l’ho messa io. Naturalmente, sta a noi valutare l’attendibilità delle informazioni, usando cultura e spirito critico, quello che a lei, così oracolare, fa difetto (se la cosa può farle piacere, non noto spirito critico nemmeno nel similgatto padano, o nella Serra, per non parlare della dott.ssa Gamba, o del suo amico Pedretti (suo, del gatto); e mi fermo qui, perché il discorso non finirebbe più). Del resto, si fa così anche con i libri. Proprio questo dicevo di quel libro d’impianto positivista, che noi studenti agnostici usavamo per dar filo da torcere al sant’uomo che al liceo provava a insegnarci la religione, e che noi scioccamente citavamo come fosse la Bibbia, “Il mondo prima della creazione dell’uomo”, di Camille Flamamrion. Non solo è datato, ma pecca di ingenuità e mal riposto entusiasmo positivista. Il che non significa che non debba essere sfogliato. Infatti, per risponderle a tono, io l’ho sfogliato
    . N.d.Ar.]

    Detto questo, vero o inventato Nimes ha un bellissimo ed immediatamente identificabile logo. Quello di Bergamo non si comprende se sia l’esposizione del santissimo o un logo 2014.

    • Nasi rubizzi (ipotesi euristica)

      Ma il gatto padano è in grado di produrre un solo documento che attesti l’esistenza dei coccodrilli come animali infestanti gli acquitrini di Nîmes al tempo di Augusto? Da quale libro ha attinto la ferale notizia, che ci fa scompisciare dal ridere? O è stata una guida turistica, colui o colei che gli ha infuso tanta sapienza? In questo secondo caso, non sarebbe il caso di inviare un reclamo all’organizzazione turistica della quale fa parte?

      Rimane, una terza ipotesi: che il gatto padano abbia ricevuto la notizia — la solita, quella dei coccodrilli infestanti — da parte di qualche spirito faceto del posto. Anzi, nell’ipotesi vado più in là: il gatto padano avrebbe avuto la notizia che ha voluto “condividere” con noi mentr’era attovagliato con quel burlone, che doveva avere il naso rubizzo, al ristorante Le Carré Rouge, sempre a Nîmes (vedi foto qui sotto)

      .
      Ristorante Le Carré Rouge, Nîmes.

      Così si spiegherebbe, fra l’altro il fatto che il gatto scrivesse che di fronte alla Biblioteca di Foster si torvi la “Casa rossa”, che in francese fa “Maison Rouge”. Invece davanti alla biblioteca c’è la Maison carrée, che è poi il tempio di Nîmes, del quale abbiamo presentato una foto. Adesso mettiamo vicini il nome del tempio e del ristorante dove il gatto ha mangiato con l’amico dal naso rubizzo:
      • Maison carrée
      •Carré rouge
      Come si vede, le due denominazioni hanno in comune carré(e). Ebbene, il gatto ha mescolato le due denominazioni, e si è inventata la Maison Rouge (cioè la Casa rossa), che non esiste, come non esistevano i coccodrilli ai tempi dei romani.
      Dunque erano in due ad avere il naso rubizzo:
      — il commensale del gatto, che s’inventa i coccodrilli che infestano gli acquitrini provenzali al tempo d’Augusto;
      — il gatto stesso, che s’inventa la Maison rouge.
      Se l’ipotesi della contaminazione onomastica ha fondamento, spero che il gatto e il burlone provenzale abbiano passano una bella serata.

      • La farandole, danza provenzale

        Forse nel crotto provenzale dove il gatto padano ha cenato si ballava la farandole? Ecco una farandole, dall’Arlesiana di Bizet, tratta da un racconto di Daudet (nella raccolta delle Lettere dal mio mulino; in seguito lo stesso Daudet ne fece un dramma teatrale).

        • Viene cantata e ballata anche a Bergamo
          La Carmagnola, canzone rivoluzionaria (contro Maria Antonietta)

          Poiché c’è chi sostiene che la Carmagnola derivi dalla farandola, ci è sembrato opportuno presentare anche una carmagnola, tanto più che esprime un’ansia di resistenza che condividiamo, in quanto oppositori del sistema trasversale di potere curnense (in questo caso la condivisione è spontanea, non serrana):

          La canzone è molto critica nei confronti della regina Maria Antonietta, anzi è praticamente tutta contro di lei. La regina, figlia della «nostra» MAria Teresa d’Austria, fu dai rivoluzionari apostrofata come Mme Veto (il re aveva posto il veto su certe misure di aumento delle tasse ai ricchi, ma l’iniziativa fu attribuita all’odiata regina, quella del “Il popolo ha fame? Se non hanno pane, mangino brioche!”). Ecco per esempio una strofe della canzone, al cui suono i rivoluzionari intrecciavano le danze, intorno all’albero della libertà:

          Antoinette avait résolu
          de nous faire tomber sur le cul.
          Mais le coup a manqué
          elle a le nez cassé.

          Cioé: “Antonietta aveva deciso / di farci cadere sul culo. Ma ha macato il colpo / e ha sbattuto il naso”.

          Quando nel 1797 Bergamo fu la prima tra le province venete a liberarsi senza aiuto esterno, costituendosi come Repubblica autonoma (dunque le truppe napoleoniche entrarono senza colpo ferire) in Piazza vecchia fu subito eretto l’albero della libertà. Tutt’intorno vi si ballava la Carmagnola, ovviamente. Il vescovo Dolfin aderisce immediatamente alla Repubblica e balla la Carmagnola anche lui. Inoltre, due giorni dopo la proclamazione della Repubblica manda ai sacerdoti una circolare dove fa sapere: «Ogni potestà viene da Dio per sentimento incontrastabile delle Divine scritture. Quindi, chi obbedisce alle Secolari potestà, a Dio obbedisce, e chiunque vi fa resistenza, resiste a Dio. Nella presente nuova forma di Governo secolare […] è indispensabile incarico del sacro vostro ministero […] di spiegare con zelo, e con chiarezza nei Parrocchiali vostri sermoni e catechismi l’essenza del dovere, che hanno li rispettivi parrocchiani di obbedire con sentimento cordiale alle giuste sociali leggi di questo popolo bergamasco, rappresentato nella sua legittima Municipalità e difeso dalla sincera e valida protezione della Repubblica francese…»
          Insomma, è un invito alla condivisione, in modalità più che serrana. Il proclama può essere letto per intero facendo clic qui.

      • orbo&sordo permalink

        Non frequento bettole francesi di quart’ordine come i wikipardi borsellati, michelin muniti sull’aifon, saccheggiatori nella rete e quindi esperti di coccodrilli appesi nei santuari.
        [Non credo che Le Carré rouge sia una bettola di quart’ordine. Ma lei chi è, Petronius magister elegantiarum? In altri suoi commenti ella si presentava come il bardo delle stalle di Curno, la personificazione dell’astuzia contadina. E poi gliel’ho già detto: non sono un esperto di niente, ma conosco i miei limiti, quel tanto che basta per non impegolarmi in discussioni dove potrei fare brutte figure, come sta succedendo a lei. Ma chi gliel’ha fatto fare, quando ha deciso d’incrociare le armi con me? Va bene che lo stesso discorso si può fare per il Pedretti: chi gliel’ha fatto fare, quando mi ha denunciato? N.d.Ar.]

        Un salto di qua. Il wikipardo ha scoperto la pollakiana Villa Agliardi: certo meglio della sciantosa Villa Gina dove pre-siede il Parco Adda Nord il comunista di Agostino Agostinelli.
        [Il “comunista” Agostinelli ha fama di essere un buon amministratore. È vero che, incautamente, gli si potrebbe rimproverare di essere il padre di Sara(h) Agostinelli, giornalista casualmente assunta all’Eco di Bergamo, che per astio antigandulfiano inculcatole dall’incipiente connubio serrapedrettista, officiato da Max Conti, bucava le notizie importanti (era presente in Consiglio quando Gandolfi recitò la sua requisitoria contro Pedretti, ma i lettori mai lessero la cronaca di quella seduta di Consiglio) e confezionava trafiletti antigandulfiani con la tecnica del tramezzino. Si vedano su Testitrahus La tecnica del tramezzino ed Eloquenza della notizia negata. Però, dicevo, sarebbe sbagliato far ricadere le colpe dei figli sui padri. N.d.Ar.]

        • Lei ha fatto una brutta figura, ma non è mai pago, è insaziabile. Cercando di distrarci dall’argomento in questione, s’intorta vieppiù. Ci fa sapere che lei non ha l’abitudine di attovagliarsi al Carré rouge, ma non ci dice quale sarebbe la Maison rouge alla quale ha fatto riferimento nel suo commento, per giunta così oracolare, dove scriveva: «Cara Marzia, vedo che ha una conoscenza molto turistica dei Romani in Provenza (sono mezzo francese purtroppo!). Pensi lei che a Nimes […] i coccodrilli ecc.»; insomma lei sa tutto; e poi dava a me dell’ignorante (e magari avrà anche ragione, ma la forma, perdio!): «Poi vai a Nimes a vedere leggere studiare (anche la geografia) piuttosto che saccheggiare da ignorante wikipedia scritta da altrettanti gnurant». Però, visto che le piace intortarsi, adesso lei ci deve due risposte:
          a) ci deve dire quale sia la sua fonte, per insistere sulla presenza di coccodrilli che avrebbero infestato gli acquitrini al tempo di Augusto (a tale epoca risale la moneta, della quale abbiamo pubblicato la foto, che ha ispirato lo stemma di Nîmes);
          b) ci deve dire quale sia questa Maison rouge che si troverebbe di fronte alla Biblioteca di Nîmes; la quale prende il nome di Carré d’Art e, guarda caso, si trova invece di fronte alla Maison carrée (letteralmente, “edificio quadrangolare”), che altro non è che il tempio romano di Nîmes. Nella foto che riproponiamo qui sotto, si vede chiaramente che la Maison carrée (il tempio) e il Carré d’Art (la biblioteca) sono affacciati.

          E adesso che cosa fa? Nuovi insulti? Nuovi tentativi di spostare l’asse del discorso, cioè nuovi tentativi di cazzeggio? Oppure, provi a dire: “Ho ragione io! Punto! Basta! Non m’interessa!”.
          Mamma mia!

        • Case “da nobile”
          Perché i lettori capiscano, faccio presente che il gatto padano nel commento qui sopra fa riferimento alla Villa Gina, edificata su uno sperone roccioso imminente sull’Adda, a Concesa, frazione di Trezzo d’Adda, dove Aristide trae la sua esistenza. E Villa Gina, copia di una villa toscana, è sede del parco Adda Nord, presieduto da Agostinelli.
          L’assessore alla cultura di Trezzo, che ha smanie nobiliari, pur non essendo nobile, e che verisimilmente darebbe un occhio della testa se trovasse una carta che gli consentisse di fregiarsi del titolo, se non proprio di conte, almeno di N.H. (Nobilis homo), quali furono Alessandro Manzoni ed Enrico Berlinguer, fece apporre una targa dove si legge tuttora “Casa da nobile”. Attenzione al pernacchio di Eduardo!

  7. Tommaso permalink

    @ vs condivisione serrana:

    ” prepararsi a verificare e non a credere “

  8. Urca permalink

    @ Salice.
    Il solito registro da buon sacrestano. E’ come dicesse: sono brutto io, ma quello lì è proprio brutto. Sta preparando un nuovo nido d’amore per il prossimo primo maestro partitico?
    ta forse preparandosi al volo radente per allenarsi al nuovo salto della Quaglia?
    Eh no dai, non la facevo così ingenuo. Comunque vada:- viva le tre effe e morte ai coglioni-.

  9. Il Salice Piangente permalink

    Tra i reperti esotici un osso appartenente ad una balena penzola dal soffitto del santuario di Sombreno. non so che significato abbia, forse ai tempi veniva attribuito un grande valore a questi reperti esotici, forse hanno una simbologia che non conosco.

    • Una fredda mattina, ma luminosa, del 2 gennaio scorso un gruppo di resistenti curnensi – quorum ego – si recò dalle parti del Santuario di Sombreno, per una passeggiata circolare. Il Santuario era chiuso ma, tornato a casa, ho trovato in rete una foto dell’osso, e qualche scarna informazione (parlo di informazioni attendibili, perché quelle mistiche, al contrario, abbondano).
      Ma più che il Santuario mi impressionò la villa Agliardi, della quale niente sapevo. A questo punto non posso fare a meno di mettere in relazione l’osso esposto nel santuario, evidente testimonianza di superstizione popolare, con la vicina villa, che in modo altrettanto evidente vuol essere una testimonianza concreta dell’illuminismo lombardo, del quale così poco si parla. Forse perché è difficilmente riducibile a un progetto di coglionamento politico: che l’illuminismo non piaccia ai cattolici, è più che comprensibile (a parte quel vescovo di Bergamo, Dolfin, che ballò la Carmagnola intorno all’albero della Libertà: ma quello, oltre che un ballo, fu un salto della quaglia); che non piacesse ai leghisti buxisti, figuriamoci, è ancora più comprensibile: vogliono la mistica celtica, per loro la superstizione è sacra; apparentemente, invece, non è chiaro perché i similprogressisti non amino l’illuminismo, ma poi tutto si chiarisce pensando al fervore libertino che percorre l’illuminismo, dove non c’è spazio per il politicamente corretto; e pensando che i similprogressisti sono bacchettoni, molto più vicini a Savonarola che a Voltaire.
      Con il permesso dei cultori di storia locale e dei piagnucolosi aedi dell’identitarismo, abbiamo in preparazione un articolo precisamente su questo argomento: sulla superstizione popolare e sull’illuminismo lombardo, rispecchiati, rispettivamente, da quell’osso e dalla Villa Agliardi.

  10. Il Salice Piangente permalink

    La Villa Agliardi (o meglio il Giardino ) sono una testimonianza dell’opera dell’architetto di Corte Pollok in Provincia di Bergamo.
    [Tornerò sulla villa, quando avrò terminato l’articolo sull’illuminismo lombardo, al quale accennavo in un commento precedente. N.d.Ar.]

    L’unica cosa che mi lascia perplesso è che è stato condotto, una decina di anni fa, un accurato restauro della Villa o meglio delle facciate, ma solo di quelle interne. I prospetto Nord (quello che da sul santuario e Sulla Via crucis che è l’unico fruibile al pubblico invece no, resta scrostato, mi pare abbiano solo consolidato gli elementi lapidei.
    Gli Agliardi possiedono pure un Omonimo Palazzo in Via Pignolo. Bello, ma meno suggestivo.
    Inoltre opere che ritraggono gli antenati della Famiglia, per esempio il Trittico Agliardi.

    Credo tra l’altro che la Contessa madre (moglie del Conte Agliardo Agliardi, sui nomi non si scherza) sia una collega del Nostro Amato Sindaco.
    [Collega in che senso? È sindaco anche lei? Ha un seggio al Consiglio provinciale? Professoressa prepensionata? Celebra riti politicamente corretti? N.d.Ar.]

    Ha letto il campanello, magari per chiedere di entrare? Reca (o recava, da tempo non vado) scritto C.te Agliardo Agliardi. Mi ha fatto sorridere.
    [Alcuni metton giù i titoli non perché a loro piaccia veramente (come Totò, nato dall’amore ancillare di un titolato, si compiacque di chiamarsi Antonio Focas de Curtis di Bisanzio), ma perché piace al popolino, le cui mutande tremano piacevolmente quando l’aria trasporta l’eco di titoli altisonanti e si parla di araldica. Fra l’altro, varrà la pena ricordare che quella era la villa Pesenti, che poi passò in eredità a una nipote (Agliardi) e che Pietro Pesenti era — è vero — patrizio, ma era anche giacobino. E i giacobini — non so il Pesenti — spesso facevano abiura con atto di ripulsa notarile dei titoli nobiliari. Così perlomeno fece l’antenato di un mio parente, anch’egli giacobino, che rinunciò al titolo e non si fece più chiamare de M… (con la “d” minuscola), ma “De M…”, con la “D” maiuscola. N.d.Ar.]

    • Il Salice Piangente permalink

      Un conto è la villa Agliardi, (di Sombremo) e l’altro è la Villa pesenti Agliardi (Di Paladina) il comune è lo stesso, ma le ville sono due.
      [Io parlavo della villa Pesenti-Agliardi, ma anche lei se non sbaglio. N.d.Ar.]

      Anzi, di fronte alla Villa più importante ci sarebbe anche (piccola ma grazionsa) anche una piccola villa, più un palazzotto, di proprietario del Cugino.
      [Cugino: cugino di chi? Quando a Curno e su Nusquamia, che ha il cannocchiale puntato su Curno, si parla di cugini, bisogna specificare bene. Curno è piena di cugini, che più o meno aggregati (senza contare i cugini onorari, più cugini dei cugini di sangue) dànno vita alle famiglie di Curno. A proposito di cannocchiale: ma avete visto quant’è scassato questo Obiettivo Curno, nato per iniziativa — credo — di Locatelli e Marcobelotti? Ha dato segni di vitalità (relativa) al momento delle elezioni europee, poi “sobrietà” assoluta. Proprio come il Laboratorio delle idee, che non elaborava. O come il culo del malato immaginario di Molière, che non cacava; ma almeno il malato immaginario per «scaricare il ventre», come diceva, aveva una terapia, l’assunzione di prugne: «Et le soir de petits pruneaux pour lâcher le ventre». Cioè: “E la sera qualche prugnola per scaricare il ventre”. Vuoi vedere che l’Obiettivo locatelliano si è appannato? N.d.Ar.]

      • Il pernacchio vìndice

        Poiché nei commenti precedenti si è accennato all’eventualità che qualcuno facesse sfoggio di titoli, mi sembra opportuno riproporre questo filmato, non già per monito dei titolati, che sono pochi e inoffensivi, ma per ammaestramento di coloro, di mutanda tremula, che si appassionano ai titoli, che si vantano di conoscere questo e conoscere quello e che, non essendo niente, se la tirano credendo di essere tutto. Potremmo definire questo pernacchio come il pernacchio che punisce l’albagìa istituzionale.

        Chi poi volesse vedere il film completo, si accomodi, prego:
        L’oro di Napoli
        L’episodio “Don Ersilio Miccio vendeva saggezza” comincia al min 1 : 57.

  11. Salès permalink

    Salice? lasci perdere le ossa di Sombreno, pensi piuttosto a tutte le cose che le sono state chieste e a rispondere con dovizia di verità. PM1-salti della Quaglia- bib(b)liomostri, bib(b)liosodomia, bi(b)blioExpo. Ecc.
    Aggiungo; questa mattina, durante l’attesa dei preparativi di vestizione della piccola prole, mentre attendevo in trepidante attesa, mi imbattei su di un canale televisivo che in quell’istante trasmetteva un intervista/documentario inerente una famiglia di pastori di Pecore e Capre in Tirolo.
    Niente di male sin qua, ma ad un certo punto in poi ho iniziato ad imprecare, di buon mattino, per l’esternazione della moglie del governatore del gregge, che si affrettava a dire che stava molto bene in quel frangente della sua vita, perché a contatto delle proprie radici.
    [Cioè stava sotto terra? Dio mio, ma come parla! Anzi, come parlano! E la proprietà di linguaggio? Proprio oggi ho tirato giù dalla scaffalatura un vecchio libro scolastico, stampato a Brescia nel 1875, ‘Guida allo studio delle belle lettere e al comporre’. Ebbene, da p. 94 a p. 118 si parla della proprietà (di linguaggio), definita come «principalissima condizione di ogni discorso, per cui ciascuna cosa o idea si coglie nel modo più esatto e preciso col suo vero vocabolo». Dunque quella pastora voleva dire che le piaceva vivere con le pecore perché si sentiva in sintonia con la vita dei padri, verisimilmente anch’essi pastori. Ma certo noi non possiamo prendercela con la pastora, se si esprime con poca proprietà di linguaggio. Ma con i politicanti sì. Il guaio è che certi politicanti, soprattutto in ambiente leghista, si son costruita una carriera, con la mistica delle radici, che nominavano a ogni piè sospinto. Le radici, con la gente e in mezzo alla gente, il territorio, e via cazzeggiando, cioè senza mai dir niente in concreto, come spiraglio di cul sfuggito. A furia di fare i furbetti, dicono “radici” senza accorgersene, come quel prete novantenne che intervistai tanti anni fa, che ogni due parole diceva “pota”, e non se n’accorgeva. N.d.Ar.]

    Radici dio mio, radici. Ma quali radici può avere una che si è redenta alla pastorizia? quali erbe medicinali ha assunto per dire queste stupidaggini? (le vorrei anch’io però). Radici di che cosa? La vogliono smettere i pappagalli di questo mondo di seguire le mode del politicamente corretto? Siccome tutte (o la massima parte) delle persone dicono:-radici- allora fa nobiltà dire radici. Ma se la massima parte racconta stupidate, allora il pappagallo di turno è uno stupido.
    Speriamo che alla Germania venga in mente di invaderci e annetterci con grande forza a loro. Pena capitale per i leccaculi. Dalla diceva in una sua canzone: attenti al Lupo; io dico: attenti al Gatto.

  12. In margine al dibattito coccodrillesco
    Scala dei tempi geologici

    Poiché questa pagina volge alla chiusura, e nel corso della polemica coccodrillesca con il gatto padano abbiamo sfiorato argomenti di paleontologia — la scienza che studia il passato in base alle tracce fossili — varrà la pena presentare una tavola compendiaria dei tempi geologici. Infatti, abbiamo parlato di eocene, oligocene e miocene (sono epoche geologiche, la cui estensione è di un ordine di grandezza di 1-10 milioni d’anni, secondo il periodo a cui l’epoca fa riferimento), di paleogene (è un periodo, la cui estensione è dell’ordine di grandezza di 10 milioni di anni) e di era terziaria, o cenozoica (l’estensione di un’era è dell’ordine di grandeza di 100 milioni di anni, più o meno: più, se si va verso il precambriano; meno, se si va vero il cenozoico). Infatti, la storia della Terra è suddivisa nei seguenti intervalli temporali, dal più ampio al più ristretto: era, periodo, epoca ed età (che si estende 10.000 anni ca.). Ecco dunque una rappresentazione compendiaria dei tempi geologici: compendiaria, nel senso che è riassuntiva.

    Vero è però che non tutti classificano i tempi geologici allo stesso modo: ma questa non è ragione sufficiente per perdersi d’animo. Per esempio, se sfoglio il vecchio e caro libro del Flammarion, alle pp. 221-22 vedo che le ere sono cinque: primordiale, primaria o paleozoica, secondaria o mesozoica, terziaria o cenozoica e quaternaria. Se però consulto testi più moderni vedo indicate quattro ere, o anche soltanto tre: infatti, l’era primordiale, con i suoi periodi, è assorbita da quella primaria; quella quaternaria è assorbita nella terziaria, perché la quaternaria diventa un periodo del terziario, e i periodi della vecchia classificazione dell’era quaternaria diventano epoche dell’era terziaria. Facendo clic sull’immagine qui sotto, è possibile consultare una classificazione dei tempi geologici più moderna e dettagliata.

    Si noti che nell’immagine compendiaria presentata in alto, la prima, per “limite cronologico approssimato” si deve intendere il limite superiore, cioè, l’anno d’inizio del periodo. Per esempio, l’Oligocene, periodo al quale sono databili i fossili di coccodrillo ritrovati nel Veneto e in Italia, ai quali accennavo, va da 37 milioni di anni fa a 26 milioni di anni fa, quando comincia il Miocene, che è l’epoca in cui si registrò la scomparsa dei coccodrilli in Europa.
    Insomma, abbiamo cominciato con i coccodrilli, terminiamo con i coccodrilli.

    P.S. – Si ringrazia il gatto padano doc che, con le sue esilaranti trovate, espresse in tono oracolare, e con le iraconde intemerate, ha dato materia allo sviluppo del dibattito. Si è meritato questi deliziosi stivaletti — in pelle di coccodrillo, naturalmente — perché con giusta ragione possa fregiarsi del titolo di “gatto con gli stivali”, da alternarsi con l’altro titolo, quello di “gatto de’ Coccodrilli”.

  13. Il Salice Piangente permalink

    Splendide Dott. Martens in serie limitata in vendita in Via Torino a Milano… Si tratta di pelle stampata, non di coccodrillo vero. costano infatti meno di 200 Euro.
    [Io mi vergognerei a farmi vedere in giro calzato di stivali di coccodrillo, o coccodrillati. E non dimentichiamo le scarpe di D’Alema, che animarono il dibattito politico qualche tempo fa: erano costosissime, non propriamente di pelle umana, ma quasi. N.d.Ar.]

    • Il Salice Piangente permalink

      In genere il costo della scarpa non sta nella materia prima, me nella artigianalità. Scarpe in vero coccodrillo poi non sono politically correct.
      [Insomma… : N.d.Ar.]

      Io uso solo calzature italiane prodotte in Italia, anche se non artigianali, non me le posso permettere.
      [Grazie dell’informazione. Un tentativo di cazzeggio? N.d.Ar.]

      Nel caso di Dalema non so, c’era stata una polemica, lo considero a fine corsa, perchè sprecarci sopra tempo?
      [Quando ci si diverte, non si perde mai il proprio tempo. Sarebbe come dire: perché interessarsi ai sorrisetti asseverativi della dott.ssa Serra? Beh, la risposta è sempre la stessa. Adesso, dopo Charlie Hébdo, sia ben chiaro: la critica è sacra. E la satira del meno potente (noi resistenti) contro i potenti (il sistema trasversale di potere curnense) gode, o dovrebbe godere, di speciale salvacondotto. Ma noi l’abbiamo sempre detto: «Dice la legge, al paragrafo ‘Quando’, titolo ‘De verborum prolatione’, che quando ‘verbum dictum est’ scherzando, sia chi si vuol non ‘fert’ punizione». Pare che la dott.ssa Serra, se quel che ho sentito è vero, non sia d’accordo: ma è così. Si veda il manifesto Parole, parole, parole… N.d.Ar.]

      • Il Salice Piangente permalink

        Abbiamo anche noi un giornale satirico con una striscia dichiaratamente anticlericale, è il Vernacoliere e la striscia è dedicata a Don Zauker.
        [Potrei risponderle che abbiamo pubblicato diverse vignette del Vernacoliere su Nusquamia, o anche che alla cattiveria di Don Zauker noi preferivamo la dolcezza di Luana. Ma sarebbe una risposta sbagliata. La risposta giusta invece è: Quando lei scrive «Abbiamo anche noi un giornale…», chi intende per «noi»? Sarebbe lei? o MAx Conti? O la dott.ssa Serra e, in generale, i similprogressisti? Ma se siete tutti dei bacchettoni. Credo di aver scritto che il vostro riferimento non è Voltaire, ma il Savonarola. E adesso aggiungo: come il Savonarola e tutti i predicatori, ancor prima, nel Medioevo, avevano l’ossessione per la sodomia, nel senso che la detestavano, così voi avete pari ossessione, nel senso che stravedete per la sodomia, e vi preoccupate che le richieste dei cari Lgbt, siano tutte accolte, a prescindere. Qui è la differenza con i liberi pensatori, per i quali la sodomia non è un problema, finché rimane un problema privato. Se invece si vuole insegnare ai bambini la libera scelta del “gender”, il discorso cambia aspetto. Qui si tratta di ribellarsi allo scivolamento della nostra società verso la distopia di ‘1984’ o di ‘Brave new world’. E se dicendo questo non faccio carriera, e mi precludo il business dell’Lgbt-friendly, chi se ne frega? Viva la libertà! Mort aux cons! Non so se ha notato, ma Charlie Hébdo, e Wolinski in testa, non hanno le vostre preoccupazioni politicamente corrette. N.d.Ar.]

        Un prete sui generis [Don Zauker N.d.Ar.] lo conosca, vale la pena [lo conosco, lo conosco… N.d.Ar.]. tra l’altro sono i ristampa gli albi. Niente di Politically Correct, s’intende.
        [Ho capito, lei commette le sue scorrettezze politiche non a casa sua, a Curno, dove avrebbe senso essere politicamente scorretti, ma a Livorno, dove ha sede il Vernacoliere: così non rischia niente. Bella roba. Ma questo è comportarsi come quegli anticlericali all’acqua di rose, dei quali diceva il Carducci, i quali per dimostrare tutto il loro anticlericalismo, si lasciano sfuggire una scorreggia in sacrestia. Tutto qui? N.d.Ar.]

    • Tipo bauscia direi permalink

      Quando si tratta di fare il fighetta certe persone saltano sempre fuori.
      Sembra anche preparato sull’argomento (in assenza di altri), da fighetta appunto.
      Uno della Milano da bere?

  14. Illo permalink

    Ma i coccodrilli hanno le scarpe? Non lo sapevo.
    Chiedo al buon gatto e simil gatto.
    E pensare che i romani (no, non queli de ora, i artri, queli de l’impero) hanno faticato molto a sbarazzarsi dei coccodrilli in Provenza. Che siano stati in villeggiatura per favorire la scienza?

  15. Asso permalink

    Anche Salvini diceva di vestire solo Made in Italy (prodotto la cui manifattura fosse di provenienza italiana), ma incalzato dal bravissimo e meraviglioso Floris, si scoprì che di Italiano non ci fosse un bene amato nulla. Cina, Francia e fors’anche Cambogia. Ciarlatani barboni.
    A proposito del meraviglioso Floris; non lo sapevo che fosse emigrato su la 7. Pazienza, tutti prima o poi finiscono nella chiesa del signore di turno.
    Dicevo, ier sera, tarda sera, mentre mi divertivo a cambiar canale (ho appena terminato di rileggere “viaggio al centro della terra”. Non ricordavo fosse scritto in modo scientifico. è un bel libro), ho intravisto Floris che intervistava l’arbitro che arbitrò la finale di calcio dei campionati del Mondo, ad un certo punto disse all’arbitro che lo sport è politica e se durante i suoi arbitraggi non avesse avuto a che fare con Berlusconi. Eccolo lì, mi dissi, eccolo nuovamente a tirare in ballo colui che lo rese celebre. Non possono are a meno di leccare le terga al nuovo che avanza. Nuovo che avanza? Alla faccia del nuovo, le lingue sono le stesse però. Squallore. Giornalismo d’assalto del meravigliosissimo Floris.

    • Il Viaggio al centro della Terra è un bellissimo libro. La figura del prof. Lidenbrock, prototipo dello scienziato positivista, è affascinante. Il messaggio cifrato in caratteri runici è avvincente. C’è anche una figura femminile, che ricordo come una dolce presenza (se non l’ho riconfigurata e, per così dire, angelicata nel ricordo): quella della fidanzata del nipote del professore. E poi questo sbucare dei due eroi dallo Stromboli, che trovata! Non ricordo se tra gli esemplari di fauna preistorica incontrati dai due ci fossero coccodrilli, o gli antenati dei coccodrilli. C’erano?

  16. Il Salice Piangente permalink

    Intendevo dire, in merito al Vernacoliere, che In Italia esiste un giornale che si permette di essere pesante nei confronti dii una religione (Don Zauker Cattolico, in passato lo stesso giornale pesante contro la religione Ebraica o l’Islam).
    Daniele Caluri, l’ispiratore di Don Zauker è programmaticamente anticlericale. e mi piace. E’ sgradevole eccessivo e pesante? sì. Ma anche le vignette di Charlie a volte lo sono, e allora?
    Che c’entra Luana la babysitter che rientra nel solito discorso sulla potta o (molto meglio intendiamoci) il Troio che rientra nella satira di costume e generazionale. Quelli non sono di critica anticlericale, non tirano in ballo le religioni, l’unico parallelo con Hebdo è Zauker, e mi fa specie che in pochi l’abbiano colto.
    [In effetti, neanch’io ho letto alcun parallelo con il Vernacoliere. Ma non mi sono meravigliato. Hanno voluto fare, ‘si parva licet…’ come fate voi con Nusquamia: non va citato, per non dargli importanza. N.d.Ar.]

    Immagino che al più al Vernacoliere abbiano ricevuto qualche querela (ma a Livorno sono tolleranti, non è detto) ma certo nessuno si è fatto avanti con il mitra a spianare la redazione.
    Ed è già un bel passo avanti, confortante a mio modo di vedere.
    Del Vernacoliere a mio ricordo lei ha pubblicato un paio di copertine, le solite cose…
    [Lei intede dire i soliti argomenti? Guardi che non ho mai avuto la pretesa di dire cose sempre diverse. Al contrario, spesso mi diletto di infliggere agl’istituzionali la pena del tormentone. Lo so che farebbe comodo che calasse la coltre dell’oblio, che si dicessero cose nuove, per allentare l’attenzione dal contagio curnense. Invece qui non si dimentica niente e si sta sul tema. La nostra cura è nel dir bene quel che diciamo, nel non annoiare più che tanto il lettore che non sia pregiudizialmente malevolo e che pensa che valga la pena leggere questo diario di controinformazione (l’unico a Curno: non mi dirà che il buon Traìna dell’Eco di Bergamo e l’Invernizzi di Bergamo news sono voci di giornalismo d’inchiesta, di approfondimento critico e controinformazione). Ma non abbiamo la fregola del nuovo. Non mi vergogno di dire che i saggi di Nusquamia sono talora conservatori: per esempio, riguardo alla tutela della struttura morale, quella nostra e quella che ci piacrebbe avesse l’Amministrazione di Curno, ispirata alle virtù romane. Le quali non sono quelle dello Stato etico di Mussolini cui, semmai, sembra guardare la sindachessa: il suo piglio, la sua determinazione e i riti di condivisione suonano come un’eco mussoliniana, anche se la Serra sembra non rendersene conto. E che non si offenda, una buona volta: forse che Forattini non rappresentava Craxi con gli stivaloni del duce? N.d.Ar.]

    Invece è un giornale che anche con il Troio (una sorta di vitellone nullafacente mix tra bamboccione e puttaniere) coglie nel segno, chiaramente con uno stile peculiare ma godibilissimo.
    Guardi, se non le piacciono i miei post non ha che da dirlo, un cenno e mi levo, ma a occhio e croce le restano solo i fedelissimi, e fino a che non torna in castigo Orbo e Sordo. Ci si diverte meno.
    Ma facci lei …
    (citazione fantozziana, con lei meglio precisare)

    [E lei potrebbe precisare se si sente politicamente corretto, e che cosa pensa del politicamente corretto serrano. N.d.Ar.]

  17. Marco permalink

    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa di questa faccenda il coordinatore del PD di Curno Massimo Conti, se ha una sua posizione precisa a riguardo.
    http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/gli-affari-coppia-renziana-che-sfida-cofferati/59fb33c8-95c9-11e4-9391-39bd267bd3d5.shtml
    Anche se il marito ha risposto credo che situazioni di questo tipo sono negative per un partito, qualsiasi partito.
    Mi chiedo che fine stia facendo la mia sinistra, questa che vedo non me la sento per niente mia

  18. il salice corroborato. permalink

    Ah. Messaggio ricevuto. Ben fatto Aristide.
    [Non capisco. N.d.Ar.]

  19. Asso permalink

    Viaggio al centro della terra? libro geniale, e pensare che non avevo mai voluto leggerlo perché di origine francese e siccome al sottoscritto i francesi stanno sulle balle (figuratevi i 1/2 francesi). Graüben, la fidanzata di Axel, nipote del professore scienziato, si chiamava Graüben. Ragazza docile, decisa, ma non determinata, grazie a Dio e educata, come educata era la conversazione che si teneva tra i personaggi tutti, inclusa la cuoca che era terrorizzata dall’atteggiamento burbero del professore.
    Coccodrilli non ce n’erano, c’erano alcuni animali che potevano assomigliare al Coccodrillo ed erano degli Ittiosauri, mezzo pesci e mezzo terricoli.
    No, di Coccodrilli francesi non ne narrava, anzi.
    Quante ne racconta però di stupidate Orbo.

    • Ah, dolcissima Graüben! I miei sogni erotici, quand’ero ragazzo, erano popolati da fanciulle come Graüben. Tanti anni fa, prima di Martha Nussbaum. Ma ecco un’incisione tratta da un’edizione illustrata del Viaggio al centro della Terra: scena di una lotta tra un ittiosauro e un plesiosauro.

      Altre illustrazioni si trovano in The Illustrated Jules Verne: Voyage au centre de la Terre (1864). E che Iddio ce la mandi buona: se il gatto padano si accorge che continuiamo a occuparci di coccodrilli, questa volta s’incazza di brutto.
      L’edizione illustrata del Voyage au centre de la Terre, è consultabile in rete: e anche questo farà incazzare il gatto padano: insomma, se i libri più belli si trovano in rete, e per giunta nel Bibliomostro non si troveranno mai, il Bibliomostro che cosa ci sta a fare?
      Peccato che in rete non si trovi una bellissima riduzione in fumetti del Viaggio al centro della Terra, pubblicata a puntate su un giornale delle Edizioni paoline e poi raccolta in volume. Le pp. 32-33 (sono il fortunato possessore del volume, illustrato da Renato Polese, perciò sono così preciso) sono tutte dedicate alla lotta tra i due mostri marini di cui sopra. E il professore spiega: «Il mostro con il muso di porco marino, la testa di lucertola, i denti di coccodrillo è l’ichthyosaurus, il più spaventoso dei rettili antidiluviani».
      E adesso aspettiamoci un intervento incazzoso del gatto padano, che appena sente nominare i coccodrilli si accende: già è normalmente di carattere fumino, se gli si nominano separatamente i coccodrilli e il bibliomostro. Se poi i due sono ricordati sotto un medesimo pretesto, apriti cielo!

  20. Graüben

    Graüben, figlia adottiva di Otto Lidenbrock e fidanzata del nipote del professore è presentata alla p. 13 del Viaggio al centro della Terra, nell’edizione sopra citata, con queste parole: «Graüben était une charmante jeune fille blonde aux yeux bleus, d’un caractère un peu grave, d’un esprit un peu serieux; mais elle ne m’aimait pas moins»; cioè, “Graüben era una fanciulla affascinante. Aveva i capelli biondi, azzurri gli occhi; di carattere era posata, un po’ seria, quanto a disposizione d’animo, ma questo non le impediva di amarmi”.
    Sopra questa descrizione della fanciulla pre-nussbaumiana campeggia la figura che qui vediamo, dove Graüben è amorevolmente intenta a far ordine nel laboratorio del professore.
    Femministe ed Lgbt: qualcosa da dire in contrario? O che facciamo, bruciamo i libri che contengano descrizioni politicamente scorrette, come in Fahrenhit 451?


    Fahrenheit 451, un film di Truffaut: i poliziotti del politicamente corretto bruciano i libri, perché i libri portano pericolosa testimonianza del mondo precedente, diverso dal nuovo mondo, “bello da vivere”, instaurato dalla tirannide tecnoburocratica.

  21. Angelo Gandolfi permalink

    Oggetto: Non fare il due di briscola

    Cara dott.ssa Serra,

    noto con rammarico che in via Brembo, scendendo sulla destra, prima dello stop, è letteralmente scomparso un – quasi – filare di alberi, le cui fioriture allietavano la vista dei cittadini di Curno (giovani, vecchi e bambini), e dei visitatori occasionali.

    Cari saluti,

    Angelo Gandolfi

    • Posso commentare in linguaggio serrano? «Gravissimo!»

      Però faccio osservare a Gandolfi due punti in cui forse non è stato politicamente corretto:
      a) ha presentato una suddivisione dei cittadini per classi di età (giovani, vecchi e bambini), ma si è dimenticato della suddivisione dei cittadini per “gender” (maschi, femmine ed Lgbt);
      b) vero è che i cani non sono cittadini (non ancora), ma perché dimenticarsi dei cani? Oltretutto, i cani rappresentano un gruzzolo elettorale, e noi ci sputiamo sopra? Vuoi vedere che Locatelli e Cavagna il Giovane zompano sulla notizia e — in mancanza di argomenti politici, come il solito — ci fanno un gazebo, in piazza degl’Impiccati? Con la segreta speranza di vedere Marcobelotti a braccetto con Brunetta, a fini di visibilità mediatica.

      • In attesa di Marcobelotti (quando si darà una mossa?)

        P.S. – Nel messaggio precedente, accomunando nello scenario suggestivo di Largo degl’Impiccati Cavagna il Giovane, Locatelli, un ipotetico Brunetta (a rieccolo!) e Marcobelotti, dò per scontato che Marcobelotti e Locatelli si presentino insieme alle elezioni.
        Però quella loro iniziativa, Obiettivo Curno, che non inquadra proprio un bel niente (alla data attuale, 23.01.15, mancano i profili di Curno oltre e della Lega nord), ci fa capire che il rassemblement ha perso la sua spinta propulsiva (determinata dal Pedretti, a quel tempo biconsigliere, ancora possente?). Come se ci fosse in atto un dissidio, o come se le due anime del raggruppamento si fossero accordate per rimandare le decisioni a una verifica futura, in relazione agli assetti dei partiti di riferimento. In stile democristiano, dunque.
        La Lega nord a Curno, teoricamente, avrebbe tutto l’interesse a prendere le distanze sia da Pedretti sia da Locatelli e, forte del coraggio dimostrato rompendo con il passato (cosa però che dovrebbe avvenire alla luce del sole, sotto gli occhi dei cittadini, mica in forma di complotto) potrebbe provare a riproporsi come forza politica autenticamente popolare.
        Cioè la Lega curnense, purché si desse una mossa, potrebbe intercettare quel clima di favore del quale Salvini gode, a torto o a ragione e, secondo me, a torto: ma in questo tipo di discorsi, purtoppo, il torto e la ragione contano poco. Conta la pancia, e Salvini ha puntato tutto sulla pancia: a) cambiando il settore di mercato elettorale da “penetrare” (questo è un termine del gergo dei markettari); b) cavalcando il malessere che accomuna l’Italia, nell’ipotesi del ‘pire ça va, mieux ça est’, cioè del quanto peggio, tanto meglio. In altre parole, Salvini chiede la luna nel pozzo, sperando di non ottenere mai niente, perché per il momento a lui va bene così. Perciò Salvini non ha un progetto politico che vada di là dal progetto di potere e affermazione personale. Ma deve fare i conti con i quadri, che il potere l’hanno assaggiato, e che sarà difficile svezzare. Dunque secondo me, prima o poi, anche Salvini conoscerà qualche difficoltà interna: mai come quelle di Berlusconi, che proprio in questi giorni sta decidendo che cosa farà da grande. E, secondo quel che decide, il suo partito va in puttana.
        Ma nell’Italia settentrionale, quale sarà la politica della Lega? Salvini dà un colpo al cerchio e uno alla botte, Maroni dà segni di vitalità risibili, ma nessuno dei due può sperare di andare avanti con i proclami, con gli aggiustamenti legislativi, e presentare un aggiustamento legislativo, uno dei tanti, o una conferenza, o un incontro di vertice, come risolutivi. I cittadini non si fidano delle leggi, e fanno bene. Vogliono vedere le leggi operanti nel concreto. Finora, nel concreto non si è visto niente, e non vedo perché, sulla parola, i cittadini dovrebbero fidarsi dell’ennesimo proclama.
        E a Curno? Beh, a maggior ragione, su scala ridotta, dove la realtà è ancora percepibile, qui non si può continuare con la politica finora adottata da Marcobelotti: «Rapidi e invisibili sono i sommergibili». Rapidi un par di balle. A Curno ci sarebbe il sistema delle famiglie e degli attori del territorio da abbattere. Marcobelotti che fa? Qui occorre un impegno concreto, un progetto, una credibilità. Ebbene, una Lega impedrettata non ha né l’una cosa né l’altra. Non ce l’ha nemmeno una Lega che abbia “perso per strada” il Pedretti, come adesso mostra di fare. Perché questo potrebbe essere un gioco delle parti, e il Pedretti che se ne è stato in silenzio — come di fatto è adesso in silenzio, anzi “in sonno” — potrebbe tornare a farsi sentire. La Lega nord deve prendere a Curno una posizione chiara, inequivocabile e pubblica. Dirò di più: deve dare un pegno concreto della sua “metanoia”, se di metanoia si tratta. Tutto il resto è cazzeggio. Dunque, o Marcobelotti si dà una mossa in tempi utili, o è troppo tardi: parlo per lui, ovviamente. Possibile che non se ne accorga?

      • Angelo Gandolfi permalink

        @ lettori

        La dott.ssa Serra mi ha cordialmente scritto un messaggio di posta elettronica in cui si dice che gli alberi erano secchi da tempo e che ne verranno piantati di nuovi.

        • Cornetenses cuncti et universi, sive iure legitimo cives, sive alienigenae hospites, mares, feminae, necnon tribades, paedicones et pathici, hermaphroditi et mutati sexus homines (= LGBT) grates agunt singulares Margaritulae a Sera, Corneti Bergomensis demarcho.

          • Ah, mi ero dimenticato dei cani, che a Curno sono un importante “nuovo soggetto politico”. Dunque:
            «Baubantur laeti et canes»,

  22. Bandiera rossa nel fosso permalink

    De Margaritula: a rubro ad nigrum.

    • “Dal rosso al nero”: nel senso che adesso Margaritula (“Perlita”) è renzista?

      • Bandiera rossa nel fosso permalink

        Esatto.

        • Les jeux sont faits

          Se rimproveriamo alla Serra di essere passata dal rosso al nero, lei risponderà — mi par di sentirla — di non esser mai stata comunista, dirà che lei è della cosiddetta società civile ecc. [*]
          Ma alla replica della Serra io faccio seguire la mia controreplica: sì, ma voi Pd-ini della cosiddrtta società civile vi siete impadroniti delle strutture e del pacchetto elettorale (principalmente quello piccolo borghese) dell’ex Pci. La svolta di Occhetto alla Bolognina, non dimentichiamolo, fu un’operazione mandrillesca, nemmeno degna di essere chiamata gattopardesca (il gattopardo, cioè il principe di Salina, aveva una sua grandezza, che manca del tutto in Occhetto, che sancì con l’esempio che l’assatanamento mediatico non è peccato, anzi. Cosa che avrebbe fatto venire il voltastomaco a qualsiasi tetragono uomo del Pci, come Giuliano Ferrara potrebbe testimoniare).
          E a Curno? Beh, a Curno c’è il Bepi: lui era comunista, paraponziponzipon, poi è diventato capitalista, paraponziponzipon. A Curno il Bepi ha spianato la strada alla Perlita Serra e a Max Conti. Il cugino Vito poi, chè è il più intelligente di tutti, non si è nemmeno iscritto al Pd. Rien ne va plus, monsieurs, les jeux sont faits! Cioè, i curnensi sono belli che intortati. Perlomeno, finché non prendono coscienza della realtà delle cose, finché non si ribellano.

          ———————————————–
          [*] Evito di dire che la Serra fosse nussbaumiana, anche perché nei suoi verdi anni, quelli del protofemminismo, la Nussbaum era sconosciuta ai più: adesso la filosofastra è conosciuta a Curno e in Italia, grazie alla laurea della dott.ssa Bellezza, che si vantò di essersi laureata a pieni voti e ci costrinse a fare una ricerca sul suo piano di studi. Perlita Serra oggi, pur essendo, in quanto neorenzista, favorevole alle quote rosa, preferisce accreditare di sé un’immagine blandamente neofemminista. La stessa Nussbaum si definisce neofemminista, anche perché il mercato più promettente, nel senso che è lungi dall’essere saturo, è quello Lgbt. Invece il mercato femminista è ormai saturo.

          • Intervista a Martha Nussbaum

            Segnalo alla dott.ssa Serra e alla dott.ssa Bellezza, che fanno finta di non leggere Nusquamia, ma non fa niente, mica ce la prendiamo — nel caso non ne fossero già a conoscenza per informazione diretta — che l’ultimo numero del trimestrale Prometeo contiene un’intervista a Martha Nussbaum. Più precisamwnte, «l’intervista del mese, a cura di Barbara Malvestiti, è a Martha Nussbaum, filosofa americana di fama mondiale, particolarmente nota per i suoi interessi nel campo dell’etica». Sì, sì, lo sappiamo, purtroppo. Si veda Prometeo: intervista a MArtha Nussbaum.
            Non siamo in grado di porgere ai lettori l’intervista a Prometeo, ma possiamo analizzare l’intervista audio qui sotto, nel corso della quale Martha Nussbaum dice cose di buon senso, come le dice il Dalai Lama, come le dice — ahinoi — papa Francesco. Vabbè, ma siamo al livello di Galimberti (buono, anche quello!). La Nussbaum muove una critica all’aziendalismo e all’utilitarismo, come molto meglio di lei, e prima di lei, fece la Scuola di Francoforte. Ma c’è una bella differenza: se leggiamo Marcuse, non ci sono nel suo discorso astuzie e mezzi termini, MArcuse sostiene il primato dell’alta cultura, che al mondo reale oppone un mondo possibile, e del mondo reale mina le fondamenta.
            Invece la Nussbaum ci parla esotericamente di “Humanities”, in un’accezione che a quanto pare conosce soltanto lei, e della quale noi capiamo che è un brodetto politicamente corretto. Quello che la NUssbaum non dice è che lei è una “vestale del politicamente corretto” (PC diva, secondo la definizione della femminista intelligente Camille Paglia), e che tutti suoi salmi finiscono in gloria, cioè il suo discorso approda fatalmente alla sua visione Lgbt-friendly. In altre parole ancora, e in linguaggio quasi marxiano, le sue “Humanities” sono una sovrastruttura a copertura del regime politicamente corretto del quale lei è importante testimonial (per dirla in linguaggio coglione).
            Invece per noi umanesimo è cosa tutt’altro che vaga, anche se non monolitica (per fortuna: viva la differenza, viva la libertà!). Per noi umanesimo è la saggezza degli antichi, che si epressero in latino e greco, per noi umanesimo è la via tracciata dagli umanisti, che fecero un’operazione culturale, in parte ancora incompiuta, di riconnessioine della saggezza degli antichi con il sentire e le necessità dell’era moderna. Ed è una via, quella degli umanisti, ricca di diramazioni. Gli umanisti amavano la dialettica, erano alieni quant’altri mai dal pensiero unico: scrivevano le loro opere preferibilmente in forma di dialogo, ammettendo che ci fossero modi diversi, egualmente degni, e in ogni caso non coercitivi, d’interpretare la realtà. Tanto per fare un nome, perché il discorso non paia astratto, come quello della Nussbaum, eccone uno, uno dei tanti: Leon Battista Alberti. Invece quando Martha NUssbaum parla di “humanities”, il discorso è querulo, non è chiaro a che cosa e a chi faccia riferimento, oltre che se stessa, con la sua visione intollerante e sostanzialmente retriva del mondo.

    • Serrate le porte permalink

      Da un brutto figuro rosso a un inquietante figuro nero. Chiamasi salto della quaglia. Ma attenzione!: i saltimbanchi al potere sono autorizzati a un’ulteriore evoluzione: dal rosso al nero al nerissimo B., con tanto di patto già sottoscritto da tempo coi rappresentanti locali.
      Loro infatti ci sono arrivati da tempo, profeticamente: B. ed R. solo ora. Tutto torna.

      [Berlusconi e Renzi? E a livello locale, chi sono i due battistrada? Locatelli e Serra? Ah, sì: il Laboratorio delle belle idee e delle buone pratiche. Quella è roba seria, anche temibile. A Curno il gruppo Ecodomus — nel suo piccolo, s’intende, si parva licet… — è un po’ come il Gruppo Bilderberg su scala mondiale. Non so Locatelli, ma credo proprio che la Serra aspiri a un ruolo mondiale. Curno è troppo poco per lei. Quando la sindachessa, insignita delle massime onorificenze mondiali, fra cui la medaglia celebrativa della Pax Augusta, approderà a New York, e tutta l’Assemblea delle Nazioni unite le tributerà una meritata ovazione, al suo fianco ci sarà la consigliera (per il momento solo consigliera comunale) Bellezza, che ebbe il merito di introdurre il MArtha Nussbaum-pensiero nelle picciole menti dei caproni curnensi.
      Oppure quel B. dev’essere interpretato come Bersani ed R, al solito dev’essere interpretsto Renzi? Ma io che cosa sono? L’interprete degli oracoli? Lo dico subito: se mi mettete a interpretare gli oracoli, io non ci sto, e scombino tutto il piano oracolare.
      N.d.Ar.]

  23. Aziendalismo vintage: mancano le slàid

    Per la gioia dei politici aziendalisti curnensi, che abbondano in parte similprogressista, pubblichiamo questo esempio di aziendalismo vintage: non propriamente un aziendalismo d’antiquariato, dunque, ma l’aziendalismo di un’epoca superata, quando, per esempio, la microelettronica ancora doveva produre i prodigiosi gingillini elettronici, sui quali scivolano frenetiche le dita degli adeloscenti e delle loro nonne. Nel filmato qui sopra mancano, per esempio le slàid, in particolare le Gamba-slàid, che sarebbero le slàid ottenute dai grafici di Excel. Oggi l”addestramento dell’impiegato neo-assunto che vediamo qui sopra si svolgerebbe con ampio ricorso alle slàid, in regime di condivisione.

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