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Romanticismo, esoterismo, identitarismo, nazismo

16 aprile 2015

Il filmato che vediamo qui sopra non è ai massimi livelli di sottigliezza analitica, è chiaramente rivolto a un pubblico che minaccia di cambiar canale, se gli chiedi troppa attenzione. Ma può servire come spunto per riflettere sul fatto che il culto dell’identità può avere gli esisti più disastrosi. Li ebbe nella Germania del Terzo Reich, con tutto che collaborassero a quel culto personalità del mondo della scienza.
Bossi, che non aveva molta dimestichezza con il mondo della cultura e della scienza si limitava a trafficare con le ampolle del fiume Erìdano [*], ne versava l’acqua sorgiva sul capo del Trota, poi pensava agli affari di famiglia: era il primo a non credere in quelle palle identitarie. Era tutta una manfrina a fine di coglionamento del popolo bue.
Mi fanno paura, invece, quelli che ci credono, e che magari vanno alla ricerca di pezze “sc-scientifiche” (come diceva Gassman nei Soliti ignoti), che con un po’ di buona volontà si trovano sempre. Tanto più che c’è in giro un numero straordinario di giovani disoccupati, o futuri disoccupati, disposti a tutto, pur di avere una piattaforma di lancio. E che pertanto più che volentieri si prestano a mettere delle pezze “sc-scientifiche” ai discorsi più strampalati, ma che possono suscitare l’interesse di assessorucoli, partiti e partitini. Oggi questi neo-identitaristi — parlo di quelli convinti — sono mansueti, ma domani? E se in Italia il culto dell’identità non fosse più pilotato da qualche coglionazzo semiacculturato allo sbaraglio, ma da un nuovo Himmler, cioè da qualcuno attrezzato culturalmente? (Tra l’altro: quale identità? se uno dice la “mia” identità è tutto chiaro; ma se dice la “nostra” identità si richiede una definizione.)
Ecco l’intendimento di presentazione di questo video, semplice semplice, è proprio questo: un invito ad affrontare i problemi razionalmente, in alternativa all’uso di pericolose, pericolosissime armi mistiche. Esempio: riguardo al problema dell’accoglienza degli immigrati, come ho scritto più di una volta su Nusquamia, il problema è che l’Italia, paese oltre tutto sderenato economicamente, non ha risorse per accogliere un numero indefinito di non-italiani; inoltre, visto che l’Italia fa parte dell’Europa, il problema del contenimento degli sbarchi e dell’intervento (umanitario, economico, militare ecc.) deve logicamente e necessariamente essere affrontato in sede europea. Non è questione di colore della pelle, non è questione di religione, non è questione d’identità.
Estraggo dal commento del filmato queste due frasi: «Heinrich Himmler considera il proprio lavoro con le SS come una ricerca quasi religiosa. L’ossessione di Himmler per la purezza della razza ariana porta alla costituzione di un ufficio destinato a svolgere degli studi scientifici su ogni aspetto dell’identità germanica». Chiaro, il discorso?

Il populismo è una brutta bestia, specie quand’è identitario

Quando Hitler prese il potere, la Germania era il paese più colto del mondo; questo non impedì che si scatenasse, proprio in questa nobile parte dell’Europa, una bestialità che avrebbe dell’incredibile, se non sapessimo che simili bestialità avvennero anche nell’Unione sovietica stalinista. Anche lì, in nome del popolo.
Gli uomini di intelletto commisero in Germania l’errore di essere vicini agli istinti peggiori del popolo, invece bisognava prenderne le distanze. Primo Levi non ebbe difficoltà ad ammettere che Mengele era un uomo di grande levatura scientifica, ma proprio per questo avrebbe dovuto essere un po’ meno vicino al sentire del popolo, divenuto bestiale, e fatto ancora più bestia per l’apporto di intellettuali che tralignarono dal loro dovere. Perciò Primo Levi riteneva che non fosse possibile perdonare Mengele. Insomma, niente convivialità delle differenze.
Qualcuno a questo punto, forse, capirà, perché così spesso abbiamo insistito sul primato della Ragione e perché basti l’evocazione delle zucche di Halloween (in un contesto politico, sia ben chiaro) perché l’autore di queste noterelle abbia netta la sensazione di un gran giramento di zebedei.

Autonomia del libero pensiero dalla tradizione: «i pensieri sono le mie puttane»

Non sono contro le tradizioni popolari, le rispetto, qualche volta le ho studiate: da giovane, mi ero fatto una modesta cultura di musica popolare sulla scorta delle ricerche dell’Istituto De Martino e del Nuovo canzoniere italiano.

‘O Gorizia tu sei maledetta’: canta Sandra Mantovani, per il Nuovo canzoniere italiano. Canzone antimilitarista, contro la ferocia sabauda della Prima guerra mondiale. Gli ufficiali sono così apostrofati: «Voi chiamate il campo d’onore / questa terra di là dei confini: / qui si muore gridando assassini / maledetti sarete un dì».

 

I canti del Nuovo Canzoniere italiano furono portati sulla scena da Dario Fo che curò la regia dello spettacolo “Ci ragiono e canto”: qui sentiamo Caterina Bueno cantare ‘Ninna nanna a sette e venti’, una nenia diffusa in val d’Arno; quindi il Coro del Galletto di Gallura, che recita ‘Da cannu semmu nati’ (“Da quando siamo nati”), canto di protesta su tema di origine sacra.

Tutto ciò premesso, se qualcuno pretende che io mi faccia servo della tradizione, non più libero pensatore, torno a essere l’anarchico che fui. Non subisco la tradizione, ma della tradizione assumo quel che mi piace, la parte migliore, certo non la superstizione. Faccio come Diderot, l’autore del Nipote di Rameau: vado a passeggio per i giardini di Port Royal, o lungo le sponde dell’Adda, e, come i bellimbusti posano gli occhi ora su questa, ora su quella donnina allegra, così dirigo il mio pensiero ora su questa idea, ora su quella. E i miei pensieri sono le mie puttane.
Il richiamo agli eccessi della Rivoluzione francese, come lo leggiamo negli Dei hanno sete, di Anatole France, un libro che ho letto e riletto, tre volte, sarebbe pretestuoso.

 

Questa è la parte finale dello spettacolo ‘Ci ragiono e canto’. Sentiamo dapprima Giovanna Daffini che canta ‘Vi ricordate quel diciotto aprile’, un canto politico del 1948, recitato alla maniera delle mondine; segue ‘Al jorn del judici’, canto liturgico in lingua catalana, raccolto ad Alghero; quindi Ivan della Mea, cantante impegnato tosco-milanese, canta ‘Sent un pu, Giuan’; infine uno dei cosiddetti “stornelli dell’esilio”, attribuiti a Pietro Gori, l’autore di ‘Addio Lugano bella’.

Identitarismo nei cartelli stradali

Accennavo qui sopra a giovani disoccupati, o futuri disoccupati, che non si peritano di venire meno al rigore scientifico, pur di entrare nelle grazie delle amministrazioni pubbliche, dei partiti e dei partitini. Ciò avviene in tutti i campi: vedi le tesi di laurea di argomento Lgbt, che potrebbero aprire interessanti entrature nel ricco, ricchissimo mercato Lgbt-friendly. Non mancano perciò, in tutti i campi, ma soprattutto negli ambiti delle facoltà di Economia, Scienze politiche, Giurisprudenza, Sociologia, Lingue, Scienze della Comunicazione, tesi di laurea e pubblicazioni universitarie, delle quali assolutamente non si sente il bisogno, fondamentalmente paracule, perché finalizzate a uno sbocco politico: eventualmente, anche in senso identitario. E così lo spirito scientifico va a farsi benedire. Ho visto di recente una pubblicazione universitaria che classificava i toponimi lombardi che si leggono su fondo marrone, all’ingresso dei centri abitati. Oddio, in linea di principio, si può anche fare, se non c’è niente di meglio da fare: purché ci sia poi un ragionamento, una tesi da dimostrare e dimostrata. Però nella pubblicazione alla quale faccio riferimento trovo una tabella che riporta le etimologie dei nomi locali, o le paraetimologie, cioè le etimologie presunte, indicate nei cartelli stradali. Come quella di Bèrghem, appunto. Andando avanti nella lettura mi aspettavo qualche bel ragionamento. Non l’ho trovato, né bello, né punto.

berghem

Visto che la tabella riporta le (para)etimologie (è scritto così nella testata, dando per scontato che quelle etimologie non siano sicure), in uno studio di livello universitario io mi aspetterei un approfondimento: quali etimologie siano plausibili, quali siano soltanto paraetimologie; e, conseguentemente, mi aspetto uno studio comparativo sulle etimologie possibili. Che senso ha farmi sapere che Bergamo farebbe Bèrghem in dialetto e che nel cartello è scritto “dal germanico Berg + Heim”? Sì questa è l’etimologia del Tiraboschi, ma ormai non ci crede più nessuno. E, quanto meno, in uno studio universitario mi aspetterei di trovare le ipotesi di etimologia alternativa, compresa quella dell’origine etrusca del nome, dal momento che gli etruschi furono qui prima dei celti, che da quel toponimo, assunto dai celti, derivasse il lat. Bergomum; quindi, passando dalla lingua al dialetto, Bergomum sarebbe poi divenuto Bèrghem. Oddio, neanche riportare questi ragguagli è tremendamente originale (sono cose note), ma se lo studio è sistematico, e sfocia in un ragionamento: perché no?
Invece, si fanno studi, pubblicazioni, articoli a josa, di valore scientifico nullo. E l’intendimento, gratta gratta, è sempre quello, intrufolarsi da qualche parte. Insomma, qui siamo a livelli velleitari quasi curnensi (Curno, borgo di Bergamo, ma amministrato da politici locali, indigeni), come quando la sindachessa chiama un “esperto” e gli fa fare una conferenza che liberi i cittadini dai pregiudizi omofobici. Ma è un “esperto”? E che cos’è un “esperto”?

Una modesta proposta

Io non dico che si debbano levare i cartelli che riportano il nome di Bergamo in dialetto. Però, per favore, non facciamoci ridere dietro. Lasciamo Bèrghem, ma leviamo l’etimologia proclamata (da qualche assessore) con tanta mal riposta sicumera. A quella storia di Bèrghem che deriverebbe dal germanico non crede proprio nessuno. L’indicazione dell’origine germanica del nome di Bergamo è frutto di una “determinazione” assessorile ridicola, come quasi sempre, quando gli assessori sono “determinati”. Si veda la voce “Bergamo” dell’Enciclopedia Treccani, scritta nel 1930, ma da gente seria, mica da linguisti allo sbaraglio: quelli che pensano che “dialetto” sia meglio, più nobile di “lingua” (quando studiavo i lirici greci, mai mi è passato per la testa che il dialetto eolico fosse una schifezza), e che ritengono di nobilitare Bergamo se al nome assegnano una fantasiosa origine germanica.

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[*] Per favore: l’accento va sulla “i”, per la legge del trisillabismo nella lingua latina, essendo la “a” breve: Ērĭdănus, dal gr. Ἠριδανός. Se uno deve dire cazzate sul fiume Erìdano, «nome mitico e poetico del fiume Padus, oggi Po» (così recita il dizionario Georges), che almeno le dica con l’accento giusto.

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From → Cultura

146 commenti
  1. Contro le pretese politicamente corrette dell’identitarismo
    Dialetti senza mistica dialettale: e senza la ridicola pretesa di trasformare i “dialetti” in “lingue”

    Chi intenda seriamente occuparsi di dialetti potrà utilmente affrontarne lo studio sfrondando il discorso scientifico da ogni pericolosa mistica identitaria. Sono favorevole allo studio di qualsiasi disciplina in una prospettiva storica: non solo quello della filosofia (mi fanno ridere i cicli di conferenze “filosofiche”, magari pilotate dal Galimberti!), ma anche quello della fisica. In pratica, se vogliamo studiare i dialetti, cominciamo a vedere quel che ne scrissero, fin dall’inizio, coloro che nutrivano per lo studio deli dialetti un interesse scientifico non ancora depravato da storture politiche. Perciò segnalo questi due testi:

    Saggi dei dialetti greci dell’ Italia meridionale

    Saggio sui dialetti gallo-italici

    Il secondo saggio è opera del Biondelli, che fu collaboratore del Politecnico di Cattaneo. Di lui ci siamo già occupati in un commento precedente: Anche parlando di dialetti, impariamo a far a meno della mistica.

  2. Mistica identitaria e padana

    Nella foto qui sopra, Umberto Bossi, recatosi alla sorgente del Po sul Monviso e inprovvisatosi sacerdote, raccoglie l’acqua del Po: quindi la versa sul capo del figlio Renzo «Trota» Bossi-Marrone.
    IL significato di questo traffico di ampolle e del versamento dell’acqua sorgiva sul capo del pargoletto ha il chiaro significato di una consacrazione. Dunque qui c’è mistica, e c’è coglionamento, ovviamente. Di qui a non molto avremmo capito il vero significato dell’dentitarismo ampolloso, con tanto di pisciatina della sorgente del “sacro” Po.
    Comunque, c’è andata bene, se il capo si è limitato a trafficare con l’acqua del fiume Po, ancorché sacralizzata. Spesso i culti identitari sono imperniati sul fuoco, con versamento di sangue e di sperma. Tutta roba poco raccomandabile.
    Il pio Virgilio, più onestamebte, si limitò a chiamare questo fiume, che si pretende sacro, Erìdano, come lo nominarono i Greci (in lat. Padus) e a proclamarlo «Fluviorum rex Eridanus». Ma quel sant’uomo si guardò bene dall’imbastirci una speculazione politica, o finanziaria.

    • Pignatta rotta e bruciacchiata (conseguenza Lgbt) permalink

      Nel precisarle che non ho nulla a che vedere con le sue conoscenti sarde @Maria de la F., e che so essere il mio modo di vedere a lei non particolarmente gradito, nella mia ottica mi sembra utile segnalarle la notizia apparsa oggi su Libero riguardante gli interventi sanitari cui sarebbe stato sottoposto il dr Roberto Calderoli a rimedio di ben tre tumori con metastasi.
      Il dr Calderoli stesso dice che gli è cambiata la vita, come talora capita a chi viene colpito da gravi patologie (ma ci vuole intelligenza e fondamento morale per farlo) e che ringrazia ogni giorno Dio per essere ancora al mondo.
      Vuoi mai che abbia anche cambiato opinione sul Purissimo? Allora, anche certe supposizioni apparse su questo diario potrebbero in qualche modo essere fondate…

      • La tecnica del “fare l’aquila”

        Con acribia forse degna — lo riconosco — di miglior causa, faccio due precisazioni:
        a) la prima, è a vantaggio dei lettori che potrebbero non aver capito la prima riga del suo messaggio, dove lei riprende, con tutta evidenza, quanto scrivevo in un messaggio precedente, riguardo alla possibilità «che qualche abituale interlocutore di Nusquamia, come “Pignatta rotta” e “Maria de la F.” (due stati allotropici della stessa persona, immagino) apprendendo la notizia della presenza del conte zio a fianco del Pedretti, intendano gufare, al riguardo dei ridotti e, a suo dire, minimi spazi di agibilità politica dell’opposizione gandulfiana al Gruppo Cürenberg». Sarà, ma io ho l’impressione che “Pignatta rotta” e “Maria de la F.” siano veramente due stati allotropici: ma non intendo dire che siano due personaggi coincidenti, intendo dire che il loro autore è lo stesso. E, in qualche modo, mi pare che gufassero, da punti di vista non coincidenti, insieme ad altri stati allotropici.
        Di solito tali critiche “gufanti” convergono in proposizioni del tipo: non è così che si comunica, ci sono altri mezzi per comunicare, Gandolfi dovrebbe fare questo e quello, mettersi in contatto con il Tal dei Tali, così non si va da nessuna parte, ci vuole un’altra strategia (ma nessuna strategia alternativa viene proposta) ecc.
        Tirando le somme delle critiche a Nusquamia (in parte, anche a Gandolfi), provenienti da batterie collocate tutt’intorno al forte di Nusquamia, che comunque non si dà per vinto, la conclusione sembrerebbe che quel che qui si dice non va bene, la sciura Rusina non capisce, e Salvini dovrebbe essere il Salvatore (pur essendo lui stesso impedrettato, fino a prova contraria; e se la prova contraria arriverà, saremo lieti di prenderne atto) ecc. Questa sembra l’unica certezza, proclamata da punti di vista diversi, che però proclamano certezze senza ragionamento: la maggior parte di quelle proposizioni gufanti sono solo postulati, petizioni di principio o verità rivelate da fonte che si pretende attendibile, ma imperscrutabile.
        Preciso infine di non conoscere il personaggio Maria de la F., mentre non escluderei di conoscerne l’autore.
        b) La seconda precisazione entra nel merito della notizia instillata su Nusquamia, di una possibile implosione del rassemblement locatellopedrettesco, e si collega in parte, a quel che lei scrive nel messaggio qui sopra. Ebbene, mi sembra che la cosidetta linea di Nusquamia, che si pretendeva sbagliata, non sia per niente perdente:
        1) Sarebbe stato esiziale, alla luce degli ultimi avvenimenti curnensi e transcurnensi, andare a cercare accordi con partiti screditati, sputtanati e in via di sputtanamento sempre maggiore.
        2) Il fattore culo del quale si avvantaggiano Salvini e Renzi non durerà all’infinito.
        3) A livello locale, la superbia dell’amministrazione serrana da un lato, la presenza del Pedretti, dall’altro, e l’incapacità di Marcobelotti di tenerlo alla larga, indipendentemente dal conte zio e dalle sue condizioni di salute, giocano a favore dell’unica opposizione esistente, quella gandulfiana.
        Abbiamo ottenuto risultati eccellenti con un paziente lavoro di demistificazione, si tratta di andare in fondo. I nostri avversari, quand’anche non fosse vero, o non fosse così devastante, quello scazzo del quale si dice, in ambito locatellopedrettesco, finiranno con l’annientarsi da soli, saranno sempre più demotivati e demoralizzati. La stretta di mano di Brunetta a Cavagna il Giovane, il papiro di Salvini consegnato a Pedretti, l’intervista anglorobicosassone alla fasciofemminista non rappresnetano niente più che episodi di floklore: anche perché saremo noi a darne la giusta rappresentazione. Il ricorso sistematico dei nostri avversari agli aiutini anglorobicosassoni si ritorcerà contro di loro. Se usciamo dalla logica delle scaramucce tradizionali — e non vedo perché dovremmo insistere in quella direzione — e sapremo ancorare il discorso politico alla realtà che vediamo tutti i giorni, che il popolo vede, quella dove le responsabilità politiche sono personali, e non impersonali, se usiamo — come nelle arti marziali giapponesi — la stessa forza dell’avversario per indurlo a farsi del male e se applichiamo la tattica garibaldina, abbiamo la situazione in pugno. Altro che “è tutto sbagliato”, “bisogna leccare il culo a quello”, “così non si va da nessuna parte” ecc.
        Ricordo in breve che la tattica garibaldina, quella con cui il nizzardo riuscì a sconfiggere — quasi sempre [*] — forze superiori era basata:
        a) sul coraggio, dove ci si espone in prima persona, con sortite allo scoperto, pericolose quanto si vuole, ma necessarie per infondere coraggio nei combattenti e demoralizzazione negli avversari (questa era anche la tattica di Cesare);
        b) non sprecare munizioni, ogni colpo deve andare a segno, altrimenti l’avversario si compiace di non essere colpito e si ringalluzzisce;
        c) nelle zone montuose, “fare l’aquila”, cioè ritirarsi su posizioni dominanti e far tesoro della rendita di posizione; fuori di metafora, far tesoro degli errori, degli sputtanamenti, della coda di paglia degli avversari dove sono inferiori e colpirli dalle nostre posizioni, dove siamo superiori.

        ———————————–
        [*] L’eccezione è la battaglia di Milazzo (1860), vinta da Garibaldi, ma con ingenti perdite contro un avversario numericamente inferiore, ancorché arroccato e superiore per potenza di fuoco dell’artiglieria .

    • Alessia permalink

      D. B. : “Il Veneto è il luogo giusto, è il ‘qui e ora’ della politica italiana: qui c’è la spaccatura della Lega anzitutto sui contenuti, sull’interpretazione della realtà e sul modo di rapportarsi alla popolazione; qui si sta anche fatalmente prosciugando Forza Italia che non mi pare compattamente entusiasta di seguire Salvini e Zaia. Ecco, da qui si può contribuire a rimodellare lo scenario del centrodestra o dell’area moderata centrale”.

      [Sono le parole di Dino Boffo recentemente inserito in una lista (Area popolare) di sostegno di Flavio Tosi che corre per la presidenza del Veneto. Si veda Il metodo Tosi: candidato in Veneto l’ex direttore di “Avvenire” Dino Boffo. N.d.Ar.]

    • Longo elfo regna permalink

      Il battesimo eridanico (sa tanto di qualcosa di zuccheroso) del Trota (e non della torta o della trota, quella vera) è una delle cose più assurde e folli dell’epoca buxista, al pari del ridicolo e calderoliano matrimonio celtico (chissà perché celtico, poi, e non wodoo, per esempio).
      Eppure c’è ancora qualcuno che vede in quelle sceneggiate da filodrammatica curnese il momento esemplare e più alto dell’identitarismo leghista. Anzi, non sapendo come definire l’identità, vedono in quelle pagliacciate l’elemento costitutivo di tale identità.
      E questo avviene non soltanto fra i leghisti nostalgici e d’antan, ululanti – il che fa più druido – o no, magari anche un po’annebbiati dai troppi “battesimi”,
      ma anche fra coloro che, contestando l’indirizzo salviniano attuale, si pongono oggettivamente in contrapposizione alla Lega. Contrapposizione fondata sull’eridanico addolcimento di zucche vuote…

      • L’identitarismo è intrinsecamente reazionario, ed è una bestemmia contro la cultura e contro l’intelligenza. Salvini ha tradito la vocazione della Ur-Lega, cioè della Lega delle origini, in partcolare l’impegno a dare uno sbocco alla questione settentrionale. La Ur-Lega aveva pregi e difetti. Tra i pregi, quello di essere un partito, con il vezzo di chiamarsi movimento, d’accordo, ma comunque un partito di persone pulite, e insieme di essere una costola della classe operaia: si sarebbero potute fare grandi cose, co queste premesse. Tra i difetti, l’identitarismo, che doveva essere un mastice, per mettere insieme i pezzi provvisoriamente, ma che quanto prima avrebbe dovuto essere sostituito da una griglia razionale, sulla scorta delle riflessioni di Cattaneo nel suo Politecnico (che è stato appena ristampato: sarà presentato mercoledì a Milano. Ma il passaggio dal mastice all’ideologia non è mai avvenuto, perché Bossi preferì farsi gran sacerdote di un’impostura mistica. Tutte cose vecchie come il cucco, già descritte dallo scrittore greco Luciano in Alessandro, il falso profeta.
        La situazione è tragica, perché Salvini ha rinunciato all’identitarimo localistico, ma si è alleato con il nazionalismo di destra di Sovranità, la sottomarca dei fascisti di Casa Pound. Altri, ma sono una sparuta minoranza, pensano che al tradimento di Salvini si debba tisponere riesumando le vecchie panzane identitarie, con qualche variazione ridicola. Per esempio, poiché “Padania” e “padano” sono termini sputtanati, propongono Eridania ed eridanio. Anzi, quel che è peggio, dicono “eridàno”, sbagliando l’accento (sentito con le mie orecchie).

  3. Dunque, l’Obiettivo Curno non è più puntato su Curno: sarà svenduto al Mago Otelma
    Volano gli stracci, in ambito locatellopedrettesco? La nuova destra curnense è al collasso?

    Ma insomma, è vero o non è vero, che fra i locatellopedrettisti sono volati gli stracci? Che il conte zio sia incazzato come una biscia?
    Salvini, che ha premiato il Pedretti (non ricordo più per quali meriti) è al corrente del clima che, in ambito locatelpedrettesco, si dice rovente?
    Il prestigio del conte zio ne avrà a risentire, e quanto?
    Il Pedretti, nel caso in cui le voci di insanabili dissidi interni trovino riscontro, continuerà ad abitare a Curno?
    Il Locatelli continuerà a essere un uomo politico locale?
    Che ne sarà di Cavagna il Giovane?
    Che ne sarà degli ascari del Pedretti?
    Il MArcobelotti è stato colpito anch’egli dagli strali della reprimenda?

    In ogni caso, non sono in ambasce. Alcuni filosofi, non nussbaumiani, ritengono che la felicità consista non già nello sbattersi scompostamente di qui e di là, come un assessorucolo, un politico indigeno o un mongomanager, ma nella capacità di non stupirsi mai, di nessuna cosa. Nil admirari, diceva Orazio.

    • Chiarisco perché il commento precedente sia formulato in forma di uno sciame di proposizioni interrogative. Come faccio presente in un commento pubblicato nella pagina precedente, circolano voci su un’implosione della coalizione locatellopedrettesca. Ma di sicuro non c’è niente, e il dubbio sorge spontaneo: come possiamo escludere che sia un atto una manovra di Disinformazia, magari per sputtanare Nusquamia, che ha pubblicato alcuni commenti al riguardo?
      Non dimentichiamo l’ultimo grido in fatto di ermeneutica giuridica, per opera di un illustre giurista, il gatto padano doc: se uno scrive una balla su Nusquamia, anche se il titolare del diario prende le distanze dalla notizia e dice “Non ci credo”, oppure “Non prendo la notizia per buona, voglio vedere le prove”, tuttavia il titolare del diario, cioè il sottoscritto, sarebbe responsabile della balla, anche penalmente, soprattutto quando l’autore della balla sia il gatto padano. Perciò suggerirei di andarci con i piedi di piombo: con il gatto padano, quando emette una sentenza, c’è poco da scherzare. E non dimentichiamo che il gatto è ascoltatissimo consulente della Freni Brembo. Non è da escludere che prossimamente reciti anche lui i Salmi con la dott.ssa Serra, e questo è il massimo della vippaggine.

  4. Paparazzo permalink

    C’e’ straccio e straccio. Qualcuno non sta rispettando i patti. Quelli sottoscitti nel 2012. E allora se e’ cosi’ a qualcun altro non sta piu’ bene fare finta di andare d’amore e daccordo. Anche perche’ non sta scritto da nessuna parte che si debba per forza fare la grande ammucchiata. Tutti insieme rappattumatamente. Dalla Carrara a Gandolfi.
    [Un attimo, un attimo. Chi ha detto questa bestialità? Un’ammucchiata dalla Carrara a Gandolfi? Io ricordo ben altri progetti: in primis, quello di far fuori Gandolfi (politicamente). Prima ancora delle ultime uscite di Cavagna il Giovane, ricordo che appena un anno fa si diceva, e non solo da parte locatelliana, che Gandolfi avrebbe dovuto fare un passo indietro. Per fare che cosa, poi? Per far fuori la Serra, o il suo successore (chi, a proposito? La Gamba? Mamma mia!). Ma questo presupporrebbe che noi avessimo lo stesso cinismo politico dimostrato dalla Serra quando prese parte alla congiura antigandulfiana. Ma noi non siamo come la Serra.
    È vero che ci va poco a sangue il pacchetto “politicamente corretto”, antiumanitario (perché aziendalistico), nussbaumiano, Lgbt- e Minculpop-friendly dei serrani; questo non significa però che intendiamo portare acqua al mulino dei locatellopedrettisti (con eventuale appendice fasciofemminista) che amministrerebbero il Comune disastrosamente, sicuramente peggio della Serra. E poi, sul piano estetico, almeno la Serra sa esprimersi in italiano. Se non le fossero imposte dalla Gamba, la Serra farebbe perfino a meno delle Gamba-slàid, come pure della mistica di Excel, della quale la Gamba è grande sacerdotessa.
    N.d.Ar.]

    Il programma? Un optional. Le persone? Echissenefrega. Si sommani i posssibili voti tirando a campare. E sarando qualche colpo. Proposte zero.
    [Beh, non dimentichiamo i cani. N.d.Ar.]

    Ogni tanto qualche critica. Insomma. Il veccchio approccio che piu’ vecchio non si ouo’. E che anche a qualcuo di queso blocco comincia a lasciare non poche perplessita’.

    • al Gandalfir billa'h permalink

      Analizziamo beneun po’ quel che dice @@Paparazzo: essendo chiaramente della partita insiemistica, conferma come più che fondate le notizie apparse su questo diario, precisando che le ragioni per le quali sono volati gli stracci sono molteplici e d’importanza diversa.
      Dà notizia dell’esistenza di patti sottoscritti nel 2012, il cui contenuto è ignoto ma che andrebbe svelato, se si vuol voltare pagina e il loro contenuto è lecitamente di valenza politica. Dà notizia di un’altra rottura, dopo quella dei Corti, dovuta al fatto che una delle parti (e perché non tutte?) non rispetterebbe gli accordi. Anche qui: quali? come? in che senso?. Ci dice che una delle finalità sarebbe stato quanto meno assorbire l’elettorato Gandolfi (con quali mezzi? L’aggetto? Quindi la schifosa denuncia anonima potrebbe rientrare nei patti? Oppure rientrerebbe nei motivi di dissenso?) ma indirettamente osserva che senza un programma degno di tal nome ciò non è possibile. Ci conferma, infine, il diffuso malessere interno. Ha detto moltissimo @Paparazzo, su cui lavorare e incidere.

      [I similprogressisti hanno sempre negato il patto serrapedrettista, intavolato da MAx Conti — quasi un conte di Cavour indigeno; ma questo non significa niente; i similprogressisti in sede di politica nazionale negavano il patto del Nazareno. Ma poi è venuto tutto alla luce.
      Beh, sì. Fino a ieri, praticamente, i locatellopedrettisti covavano il sogno di catturare il “pacchetto” gandulfiano, commettendo due errori: a) sbagliavano quando pensavano che gli elettori gandulfiani del 2012 avrebbero votato per i locatellopedrettisti, qualora fossero riusciti a sbalzare Gandolfi fuori dell’agone elettorale prossimo venturo; b) sbagliavano quando pensavano che molti elettori già del Pdl e della Lega non si sarebbero accorti, con il trascorrere degli anni, poiché si dice che il tempo è galantuomo, della qualità della farina macinata nei mulini delle rappresentanze indigene.
      La schifosa denuncia anonima non rientra certo nei patti scritti, perché non sono mai stati scritti; ma nemmeno rientra negli accordi pattuiti nottetempo (mi piace infatti pensare che i congiurati s’incontrassero di notte, a Milano, nel fossato del Castello sforzesco: poi dirò perché proprio lì; anzi no, mi conviene non dirlo). Molto più semplicemente, sapevano che la denuncia anonima c’era, e che poteva essere un’arma buona per essere usata al momento opportuno. Ma preferirono non parlarne, per darsi una spruzzatina di signorilità.
      N.d.Ar.]

      • Paparazzo permalink

        Il patto del 2012 e’ interno al centro destra. qualcuno ha pensato a far saltare il banco con le le denunce. Ma e’ stata solo una dimostrazione di impotenza e mancanza di idee. Sono in difficoltà quindi avveleno i pozzi. Ci fu una puntata di Sandokan all’uopo.
        Adesso invece l’idea e’ ricostruire. Risultano contatti tra le varie destre. Il primo casuale. Il secondo programmato. Certo. Senza la sciocchezza della denuncia anonima sarebbe gia’ fatta o quasi.
        Ma ecco. Verso la fine di febbraio l’idea. Scarichiamo il duo denuncia e ricostruiamo. Tanto anche i sassi han capito chi sono. Il piu’colto del mazzo è arrivato ad accostare la soluzione trovata all’epurazione di Cadorna nel 1917. Ma di Armando Diaz (sic), io di Diaz non ne vedo pero’.

    • L’obelisco che non piace alla Boldrini

      Per favore, nessuna battuta sul significato freudiano degli obelischi: a Nusquamia non abbiamo bisogno di questi mezzucci per divertirci. I personaggi dello zoo di Nusquamia ci dànno motivo sufficiente di sollazzo. Vediamo piuttosto questo filmato sul Foro italico (già Foro Mussolini) commentato dalla canzoncina languida — s’intitola Cento campane — dello sceneggiato televisivo Il segno del comando, quello con penchant esoterico, con evocazione di lord Byron e Cagliostro (esoteristi curnensi, calma, non agitatevi: qui c’è esoterismo, ma senza sodomia).

      Ma, se volete qualcosa di robusto, ecco un filmato d’epoca:

      Chissà che invidia, la dott.ssa Serra! Queste sì che sono opere grandiose, opere di regime, altro che il Bibliomostro! E poi, vuoi mettere la soddisfazione, fare i pistolotti davanti alle associazioni, in regime di condivisione assoluta! E il carisma, dove lo mettiamo il carisma? La Serra è “empatica” — così recita il suo curriculum vitae — ma non è carismatica. Non che uno debba essere carismatico. Anzi, noi diffidiamo dei carismatici, solitamente sono impostori. Però non tutti sono del nostro parere. Per fortuna nostra, e loro.

      • Per dimenticare la crisi e come contravveleno delle Gamba-slàid, dateci almeno le bibliomamme!

        Attenzione: nel filmato precedente sono presenti anche le giovani italiane di Bergamo, fascistissime.
        Noi resistenti continuiamo a far voti perché in un futuro che ci auguriamo prossimo le nostre domeniche siano deliziate dalle parate delle bibliomamme serrane, che ci piace di immaginare inquadrate militarmente, come le giovani italiane mussoliniane. Ma perché le bibliomamme non prendono l’aìre (con l’accento sulla “i”)? La dott.ssa Serra le aveva promesse, nel suo programma elettorale. E qui non si dimentica niente.
        Vogliamo — sì, le vogliamo! — le bibliomamme, possibilmente ciclodotate, addestrate nussbaumianamente dalla consigliera Bellezza con corso di formazione ad hoc da tenersi al Bibliomostro, e temprate militarmente nell’accampamento “P. Serra”, da istituirsi sul colle di Mozzo. L’addestramento militare sia affidato alle cure della fasciofemminista curnense in persona che, grazie alla collaborazione con l’amministrazione serrana, e ai buoni rapporti della dott.ssa Serra con la collega sindachessa (nonché Madonna pellegrina in Italia) Vera Baboun, sarà insignita di laurea honoris causa, rilasciata dalla costituenda facoltà di Scienze della comunicazione (oh, yeah!) di Betlemme.

  5. Il Salice Piangente permalink

    Sull’obelisco credo che la Boldrini sappia di aver detto una cazzata.
    Se no peccato. Io non l’apprezzo gran che, si prende troppo sul serio e ha un’espressione che detesto profondamente.
    Non si riesce a sopportare, ma non ne faccio una questione estetica.
    Anche a Bergamo è rimasto molto del Ventennio. Le Poste, La piazza della Libertà, financo il pennone che segna dall’autostrada l’ingresso in Citta’.
    E il Liceo Lussana? già sede della corporazione dei fasci? E Dalmine? Ma c’è molto altro i giro. Laciamolo così.
    Vedo che non da risposta alle voci (a mio modo di vedere poco credibili, ma comunque esistenti) di contatti tra Lista Corti e Gandolfi (con o senza Lega?, con o senza Lista Consolaldi? e quest’ultima con o senza carrara?).
    [Prima considerazioneMi sembra di aver escluso perentoriamente che siano in corso trattative tra gli sbandati della simildestra curnense e Gandolfi. Ho scritto e ripetuto mille volte che i simildestri curnensi, finché c’è Gandolfi, sono destinati a non toccare palla. E se ancora un anno fa pretendevano che Gandolfi facesse un passo indietro per far posto a loro (chissa poi perché), adesso le circostanze vorrebbero che fossero loro a fare un passo indietro. Cioè, se lo vogliono fare, lo facciano. Se non lo vogliono fare, e se sono in grado di resistere alle pressioni che eventualmente venissero loro dalla segreteria provinciale, non lo facciano. In ogni caso, non toccano palla. E si levino dalla testa di essere i “padroni” dei voti dei cittadini, quasi che i cittadini fossero alla catena. Stesso discorso, ovviamente, vale per i similprogressiti. Così si spiega, fra l’altro, la gran paura che hanno sia i simildestri, sia i similprogressiti, di una campagna elettorale “personalizzata”.
    Seconda considerazioneSe, come usa fare nelle scienze empriche, o anche in quelle fortemente matematizzate (nella Scienza delle costruzioni, per esempio), ragioniamo con un minimo di logica, e assegniamo opportuni coefficienti di ponderazione alla “presa” dei politici indigeni su un elettorato in prospettiva assai mobile (a parte lo zoccolo duro delle maestrine dell’indotto scolastico, delle famiglie dei capoccia delle associazioni nell’indotto associazionistico, dell’indotto delle cuginanze ecc.) eventuali scazzi tra Locatelli e MArcobelotti, o tra Fausto Corti e Locatelli sono da considerarsi poco più che infinitesimi di primo grado. Dunque, trascurabili: inutile considerarli, proprio come si fa nello studio dell’equazione di una corda vibrante, per esempio. Uno scrive l’equazione completa, con gli infinitesimi di primo grado. Poi li cancella, in quanto ininfluenti nel campo delle misure determinabili. N.d.Ar.]

    In questo momento a Curno ci sono 5 articolazioni del Centro destra se ho ben capito:
    Lega Nord (stavolta soggetto unico e solido, mi sembra). [Forse, se non avessero la palla al piede del Pedretti. N.d.Ar.]
    Lista Corti (Lega più Forza italia) ma sono uniti o no? a me pare di sì, nell’articolo precedente [quale? N.d.Ar.] pareva dicessero di no.
    Lista Consolandi (con un pezzo di forza italia, se ancora esiste questo pezzo, e Sara Carrara, data ormai in quota Fratelli D’Italia, e per questo non ancora dimissionaria).
    Poi c’è Gandolfi, non so se affiliato a qualche partito o movimento, ma in passato con tessera PDL e poi in lista per la camera dei deputati con l’UDC.
    In questo gruppo c’è poi (o c’era?) il Galbiati, già referente a Curno dell’UDC (o lo è stato solo fino alle elezioni?)
    Ovvio che per le prossime elezioni si vada verso una possibile semplificazione, altrimenti potrebbero anche non tenersi le elezioni, se ci fossero 2, tre o addirittura 4 liste.
    [Lei commette l’errore — si consoli: non è il solo — di pensare che i cittadini siano alla catena dei partiti e, ancor peggio, dei ras locali. Alcuni, certo. Ma non tutti. E non tiene conto non solo dell’intelligenza politica, ma anche della “diversità” dei resistenti, irriducibili al dialogo giovanneo e alla convivialità delle differenze. Lei non può mettere insieme pere con mele. Soprattutto non può ragionare come se i resistenti non esistessero. N.d.Ar.]

    Se le voci di un dissidio nella lista Corti mi sembrano tutte da dimostrare (in fin dei conti erano in piazza fianco a fianco, pur sotto gazebo differenti) invece secondo me hanno un senso quelle sulle ambizioni e le potenziali candidature a Sindaco:

    • Sara Carrara: l’ho saputo per caso, ma sta lavorando a un progetto: vuole essere il primo sindaco donna del CDX a Curno. pare assurdo, ma trae motivazioni nel fatto che il CSX abbia aviuto già due sindaci donne. (possiamo farlo anche noi, e chi se non io? questo il suo ragionamento.
    Unica concessione Vice Sindaco. Ma è soggetto di difficile (qualcuno dice impossibile) gestione
    Nel caso avesse un ruolo defilato o non avesse garanzie scritte, si dice (adesso, ma poi si vedrà) pronta a a fare una lista di disturbo. Questo già sembra meno improbabile, visto il soggetto.

    • Gandolfi: la sola presenza di Nusquamia conferma che voglia riprovarci. Se leggiamo bene i post gli andrebbe bene anche rappresentare un gruppo più vasto, ma senza i partiti (e l’UDC? non è forse un partito questo?) e senza persone troppo esposte (e questo è un problema, perchè tanti son quelli che non digerisce).
    Gandolfi affiliato al Centro Sinistra? Mah. non credo accetterebbero, ma lui si dice non escluderlo. Io ci credo poco, fantapolitica.

    • Lega Nord: Sarebbero contenti (insomma, diciamo disposti) a correre con Forza italia. A riprovarci insomma.
    Hanno in mente un candidato Sindaco ad effetto, si dice di Mozzo (se è quello che penso io, mi pare difficile, e che fa? sceglie tra Curno e ben altri palcoscenici? non credo).
    Potrebbe candidarsi Belotti, ma nel 2012 da segretario (lo era già? credo di sì) raccolse meno di 10 preferenze. Ora è più conosciuto, anche se non di Curno (ma in fondo nemmeno La Serra e la Morelli son nate qui, nemmeno il Bianchi, unico nativo dal 1994 è stato Gandolfi)
    Ha passione, ha un partito in ripresa che lo appoggia. La domanda è: ne ha anche voglia?
    [No, la domanda è un’altra: riuscirà Marcobelotti a liberarsi della tutela del Pedretti? Il tempo passa, e arriverà il momento in cui, se lo farà, sarà fuori tempo massimo. Se si tiene il Pedretti, per gli avversari della Lega è grasso che cola. N.d.Ar.]

    E Forza Italia? due possibili candidati: Cavagna e Locatelli.
    Ovviamente se si federassero con la Lega, in caso contrario vista la salute del partito sarebbero candidati di una lista non forte.
    Che siano loro quelli che hanno aperto questo (vero o falso) canale di comunicazione con il Gandolfi? O è successo il contrario?
    [Non hanno aperto un bel niente. Ed è evidente che lei è il primo a non credere a questa possibilità. Lei sa benissimo che Locatelli fu assessore di Gandolfi e fu determinante nel causare anzitempo la fine del mandato amministrativo di Gandolfi; né si vede a) perché questa volta GAndolfi dovrebbe fidarsi di Locatelli che fu ‘olim’ fedifrago; b) perché Gandolfi dovrebbe sputtanarsi cambiando rotta, perdendo quello smalto che gli è tanto invidiato, e che tanto è temuto. Quanto a Cavagna il Giovane, con quella sua interrogazione sull’incompatibilità di acculamento in Consiglio, qualche tempo fa, e quella sua richiesta d’informazioni all’Ufficio tecnico, recentemente, secondo me ha posto fine alla sua carriera politica, tre anni fa quantilescamente strombazzata all’insegna di un giovanilismo travolgente. Un “ggiovane” che si comporta platealmente come le vecchie ciabatte della politica è ‘ipso facto’ invecchiato e, dirò di più, bruciato. N.d.Ar.]

    Bah. come si vede un quadro confuso e non ancora ricomposto, almeno per ora.
    Ma si sa, le elezioni possono essere una formidabile calamita, anche un fattore di disgregazione a volte però.
    [Appunto. N.d.Ar.]

    • Razionalismo fascista e convivialità delle differenze

      @ Salice piangente
      E che dire della torre allo svincolo autostradale di Bergamo? Una delle formelle del “cippo” esagonale porta la scritta:

      L’Italia fascista è un’immensa legione che marcia sotto i simboli del littorio verso un più grande domani. Nessuno può fermarla, nessuno la fermerà.

      Per facilitare la sua scalata ai più alti fastigi della politica mondiale, la sindachessa Perita Serra potrebbe seguire questi giorni un corso accelerato di arrampicata “full climbing” presso il Club alpino svizzero (la Serra è svizzera: beata lei!); quindi, il 25 aprile, dopo aver recitato un Salmo (questa volta senza altri Vip, tutt’al più insieme con Vera Baboun: loro due bastano e avanzano, sono vippissime) si arrampichi su per la Torre dei venti e, pervenuta lassù in cima (sono appena 35 m) alla formella offensiva per il comune sentimento del politicamente corretto, ne scalpelli la scritta. Dopo di che, al piedi della torre, potrbbe recitare un altro Salmo, in nome della visione, sussunta da don Tonino Bello, sulla convivialità delle differenze. Infine, per sostanziare la convivialità, ai piedi della torre potrebbe mangiare un panino farcito di mortadella, insieme con una rappresnetanza di palestinesi islamici. Sperando che gl’islamici siano conviviali, che cioè vogliano mangiare con lei.

  6. Il Salice Piangente permalink

    Ma allora le chiedo. se le trattative non sono in corso, perchè queste voci, dapprima timide adesso si fanno più insistenti? è da febbraio che montano.
    Io ho chiesto conferma ad amici in quell’ambito, scrollano le spalle e si limitano a dire…perchè no?
    [Gli amici di quell’ambito bluffano. Dànno per scontato un loro pio desiderio. Che, per giunta, è inculante per Gandolfi, il quale ha un onore da difendere. O forse vogliono proprio questo: sputtanare Gandolfi. N.d.Ar.]

    Alla fine conviene a tutti vincere le elezioni. Poi si vedrà.
    [Chi sono questi tutti? Gli attuali politici indigeni? Ci sarebbe, semmai, la possibilità che le segreterie provinciali degradassero i politici indigeni, e venissero a Canossa. Se decidessero per una desistenza e rinunciassero a imporre condizioni, non sarebbe un accordo. Ma sarebbe per loro, un modo di prendere fiato e rifondarsi. Ma è sempre un venire a Canossa. E se uno viene a Canossa, il suo discorso deve necessariamente cominciare così “Sono venuto a Canossa, riconosco i miei errori, condanno la gestione pedrettesca della politichetta curnense ecc.”. Le segreterie provinciali avranno l’intelligenza di fare questo passo? Facciano loro. Noi non abbiamo fretta, siamo in una posizione di forza, non ci scalmaniamo, non ci piace sudare. N.d.Ar.]

    A questo punto si arriva perfino ad inventarsi un fantomatico incontro tra Gandolfi ed emissari dell’area? perchè? a chi gioverebbe?
    [Lei si è posto la domanda: marzullescamente si dia una risposta. N.d.Ar.]

    Ancora non riesco a mettere a fuoco il perchè di questi crescenti rumors se, come dice lei, sono infondati.
    Ma alla fin fine sa che le dico? Si vedrà

  7. Berlusconi rafforza il cerchio magico
    Ma i resistenti curnensi non si scompongono

    Apprendiamo dal Corriere della sera che Berlusconi rafforza il cerchio magico: «affronta gli scenari futuri», prepara un «rinnovamento» (sì, questa è vecchia: cambiare tutto perché non cambi niente) e insedia un esponente di primo piano del cerchio magico, tale Marcello Fiori, già animatore dei club “Forza Silvio”, nel ruolo di responsabile degli Enti locali. Si veda Berlusconi rinforza il cerchio magico. Nella stessa pagina dell’edizione cartacea del Corriere che riporta l’articolo citato, c’è un’intervista con Brunetta, che si dimostra su di giri: un po’ perché solitamente lo è di suo, soprattutto da che si è dato il ruolo di pasdaran di Berlusconi (quando era un brillante economista del Partito socialista era più sobrio) e, soprattutto, perché bluffa.
    Nella prospettiva curnense, cambia qualcosa? ¡Claro que no! Ma Locatelli, dirà qualcuno? Locatelli e Cavagna il Giovane? Sono comunque marginali. Ma nei rapporti tra Locatelli e Marcobelotti, se Berlusconi mostra una “ripresina”, cambia qualcosa! Sì, ma non è il caso di dare importanza a discorsi residuali. E la fasciofemminista, vuoi vedere che rallenta il suo folle volo di protagonismo orobico-pancosmico, [*] strizza l’occhio a Casa Pound ma ritorna nell’ovile berlusconiano? Non ce ne può fregare di meno: tutt’al più vogliamo vedere dove andrà a planare, al termine del folle volo. Ma è solo una curiosità cronachistica.
    Insomma, l’ho detto e lo ripeto. Non c’è fuoco di artificio, coniglio mediatico, o miniconiglio mediatico, che possa impedirci di ragionare e indurci a fare passi falsi.
    Ricordate la famosa legge di De Gasperi? Ebbene, noi non ci esasperiamo: non solo perché solitamente conserviamo il bene dell’intelletto, indipendentemente da quella prescrizione di legge, ma anche perché non ci troviamo nella condizione di chi a rigore dovrebbe tener conto della legge intitolata allo statista tridentino. Siamo in una posizione di forza, e non vedo perché dovremmo rinunciarci. Peggio ancora: perché dovremmo sputtanarci?
    Come ho accennato in un commento precedente, trovo opportuno che nelle analisi politiche, non meno che nelle scienze empiriche e in quelle fortemente matematizzate, si applichino agli eventi da analizzare opportuni fattori di ponderazione, secondo l’importanza degli stessi.
    Ebbene, il rafforzamento del cerchio magico in un partito come quello berlusconiano, è ben piccola cosa. Questo partito è in declino, non è detto nemmeno che fra due anni esista ancora: è fortemente ancorato a Berlusconi e la curva dell’ex cavaliere ha cominciato a precipitare quattro anni fa, né l’andamento mostra significative impennate all’insù, a parte qualche fluttuazione, come questa che si vorrebbe legata alla promozione di MArcello Fiori. Si veda quanto scrivevamo nel 2011: Berlusconeide. Cinque scenari per il dopo bunga bunga.
    Che cosa volete dunque che c’importi degli scazzi che ci sarebbero stati fra alcuni protagonisti della politichetta curnense (tanto per cominciare: fra chi, precisamente? e a proposito di che cosa?). Quelli un giorno si accapigliano, il giorno dopo fanno fronte comune, al solito, contro l’ipotesi di un ritorno del buon governo. Ha senso studiare l’andamento di una curva, senza lambiccarsi il cervello riguardo alle fluttuazioni in su o in giù. oggi su, domani giù. Men che meno sarà il caso di agitarsi: oltre tutto, agitarsi non è decoroso. Soprattutto, scomporsi per le fluttuazioni non è razionale.
    Dobbiamo dunque vedere l’andamento della curva. Fuori di metafora ha senso domandarsi se la politichetta curnense abbia fatto i conti con la disastrosa gestione pedrettesca. Questo discorso riguarda sia la Lega nord, che ha ancorato il discorso, anzi il non-discorso politico all’immobilismo di MArcobelotti, sia Forza italia, che in terra orobica quando si chiamava Pdl fu saffiotiana e fautrice del Pedretti e oggi è sortìlega (vedi vocabolario: deriva da “sorte”), con un Sorte che fu già “enfant prodige” del Pdl nato politicamente da saffiotiani lombi. Com’è noto, la risposta alla domanda è un bel “no”.
    Poniamoci anche la domanda: Salvini ha rotto i ponti con Pedretti? Anche in questo caso, la risposta è no. Anzi, Salvini ha premiato l’ex uomo politico territorial-orobico, forse lo vuole rilanciare (perché?).
    Dunque, noi che guardiamo l’andamento della curva, perché dovremmo agitarci per qualche zigzag di piccola entità? Quando, invece, vedessimo un significativo mutamento di direzione della curva, allora varrebbe la pena considerarlo, e agire di conseguenza. Agire, però, e agire pensando: senza mai agitarsi.

    ———————————————
    [*] “Pancosmico” [dal gr. παν-, neutro dell’agg. πᾶς, “tutto” + κόσμος, “mondo”] = di pertinenza mondiale, che abbraccia tutto l’orbe terracqueo. Dunque arridono alla fasciofemminista grandi prospettive politiche: come alla Serra, del resto. Possiamo dire che, grazie anche alla loro determinazione, sono entrambe da annoverarsi fra le donne politiche “pancosmiche”.

  8. Intermezzo: serve per smaltire la sbornia di micropolitica orobico-curnense
    Rivoluzionari di professione e puttane di buon cuore

    Concediamoci una pausa distensiva, dopo che obtorto collo — cioè contro voglia, storcendo il collo — siamo stati invitati e quasi costretti a occuparci di quisquilie, come gli scazzi in ambito curno-destrogiro: almeno si sapesse chi sono i protagonisti dello scazzo, o degli scazzi, e quale fosse il motivo del contendere. Ma, anche sapendolo, che cosa cambia?
    Non perdiamo di vista — invece — il quadro di fondo: se l’osserviamo senza fette di prosciutto sugli occhi, vediamo: in generale, un forte sputtanamento dei partiti, di tutti i partiti; il renzismo in retrocessione; il berlusconismo sulla via della consunzione; Salvini che casca dalla padella dell’identitarismo regionalistico di Bossi, tutto sommato bonario, alla brace dell’identitarismo nazionalista italiano, fondamentalmente reazionario.
    Inoltre, in sede locale, vediamo: il Pd trascinato dalle pulsioni personalistiche di Perlita Serra e Max Conti; il gruppo Vivere Curno a sua volta compromesso da quella deriva; l’Amministrazione serrana che riscuote sempre meno simpatia, nonostante la conclamata empatia della dott.ssa Serra; la componenete curnense di Forza Italia infilatasi in un culo di sacco, grazie alle ultime iniziative cavagnesche; la Lega che si fa male da sola, visto che non vuole prendere le distanze dal Pedretti (perché non vuole? io non darei, come il solito, tutte le colpe al conte zio; Salvini ha le sue responsabilità).
    Insomma, meglio di così, per noi resistenti, le cose non potrebbero andare. E dovemmo dare importanza agli scazzi destrogiri? Sì, d’accordo, si sono udite le grida per la strada, uscivano dalla finestra non insonorizzata. Forse ci sono stati anche scazzi levogiri: come potremmo escluderlo? Anzi, noi lo diamo per certo: vedi, per esempio, le dimissioni della Gamba dall’incarico di gestione del personale del Comune. Ma è roba di poco conto, a petto di quel ceh si legge nel quadro generale. Sarebbe come se nella Primavera del Botticelli, qualche critico solerte volesse individuare un frutto, o un fiore, fuori stagione, o anche più di uno. Con questo, che cosa cambia? Niente. Certo, ci si potrebbe perfino scrivere un libro: ma, o quel libro dimostra che la presenza di quel frutto fuori stagione è tale da rovesciare la concezione neoplatonica sottesa dal quadro, e allora quel libro sarà degno di esser letto, oppure perché dare tanta importanza a quel frutto?
    Noi possiamo anche occuparci di qusquilie: per carità, non siamo mica dei bacchettoni. Né si dimenticherà che Nusquamia vuol essere un baluardo di difesa della prima F, continuamente oltraggiata dal sentire politicamente corretto. Però, se ci occupiamo di quisquilie, lo facciamo nella consapevolezza che si tratta di quisquilie, e con le quisquilie ci divertiamo, mica le prendiamo sul serio. Ecco per esempio, per rilassarci, uno spezzone dell’ottimo film I compagni, di Monicelli, del quale ci siamo già occupati su Nusquamia; anzi una foto di scena di questo film fu da noi utilizzata per un manifesto: ricordate? L’argomento dello spezzone che vedete qui sopra è quello della puttana buona: sarà anche un topos (che non è un personaggio di Walt Disney, cioè Mickey Mouse [*]), ma se uno lo sa trattare bene, come ha fatto Monicelli, è un argomento sempre piacevole. È un tema antico, del resto: il topos precede la Maddalena, anche se in questa società di merda è destinato ad estinguersi. Non credo che ci sia nemmeno una puttana buona fra le 1.500 che si apprestano a sbarcare a Milano in occasione dell’Expo, in aggiunta alla forza-lavoro esistente. Il fatto è che le puttane sono diventate aziendaliste, anche loro. Ergo, per definizione, non possono essere puttane buone. Come diceva De André, non hanno la vocazione.

    —————————————————
    [*] Precisazione ad uso dei gatti padani.

    • Ma non c’è contraddizione?
      Il Pd di Curno, oltre che aziendalista, è anche catto-progresssita


      Facendo clic sull’immagine si ottiene di leggere il manifesto a tutto schermo, in formato Pdf. Il manifesto, che commenta la “sussunzione” di papa Frncesco da parte di Max Conti, è del luglio 2013. Nel novembre 2014 la dott.ssa Serra “sussumerà” il verbo di don Tonino Bello leggendo in piazza Dante, Bergamo, i Salmi: lo farà nel corso di una maratona salmodiante, con partecipazione di gran vippame orobico, all’insegna della misteriosissima e linguisticamente strampalata “convivialità delle differenze”.

      Nel commento precedente abbiamo accennato al film di Monicelli I compagni. È un film bellissimo, ma non piacque al Pci, che giudicava che il tema delle lotte operaie dovesse essere trattato più seriosamente. Monicelli ci rimase male, ma così era il Pci del tempo: Palmiro Togliatti aveva abbandonato la moglie proletaria, Rita Montagnana, per vivere more uxorio con la borghese Nilde Iotti, e la cosa non andava giù, nel partito. Perciò per recarsi alla loro abitazione, i due non si facevano mai vedere insieme, entravano da ingressi separati. Altri tempi, prima che Veltroni si dilettasse di figure Panini, Occhetto di yacht, D’Alema di tenute agricole, oltre che di yacht, e Renzi s’infognasse in slàid aziendalistiche e micidiali.
      Sia come sia: volevamo ricordare che ci siamo già occupati di quel film di Monicelli, nell’articolo Questa è una risposta al ta-tze bao della bacheca Pd. La fotografia di scena che vedete nel manifesto del quale parla l’articolo, e che vedete riprodotto qui sopra, è riconoscibile nello spezzone che vi riproponiamo qui sotto. Qui, al min 5 : 00 ss., Mastroianni, ex professore di ottavino, traditore della classe borghese per un nobile ideale, divenuto rivoluzionario di professione, invita i compagni torinesi ad appropriarsi della fabbrica: «Chi lavora in fabbrica, quattordici ore al giorno, tutti i giorni, per tutta la vita? Voi! Dunque la fabbrica è vostra!».

      Il manifesto ci dà l’occasione per ricordare la caratteristica onnivora del Pd di Curno. A differenza del Pci che aveva un’ideologia ferocemente selettiva, il Pd di Curno è invece tutto e il contrario di tutto, pur di raggranellare voti. È aziendalista, ma è anche cattopregressista, è cattolico, ma protegge l’esoterismo steineriano con la promozione di letture eretiche del Vangelo di san Luca che in altri tempi avrebbero portato Max Conti e la dott.ssa Serra dritto dritto sul rogo (profumato, però, dai semi di finocchio), è femminista ed Lgbt-friendly, è associazionista con gli uoomini, ma non insensibile all’uggiolare dei cani “cacaturienti” (dal lat. cacaturio: sentire la necessita di esonerare il ventre) ecc. Ebbene, questo manifesto, che è del 29 luglio 2013, anticipa la svolta cattoprogressita della Serra, quella che l’avrebbe portata il 28 novmbre 2014 a partecipare a una maratona salmistica riservata ai Vip orobici (si veda In piazza Dante arriva la tenda di Abramo: al via una maratona dei Salmi. Bene, bene. Oh, ma quanto sono furbi questi similprogressisti!

  9. No alla mistica dialettale
    I dialetti hanno i loro limiti espressivi: ma non c’è niente di male

    Antonio Meneghello è uno scrittore che può essere considerato minore: proprio questi questi giorni (aprile 2015) un suo libro, Piccoli maestri, viene letto a Radio 3. Sarà un autore minore, ma un’edizione del suo libro è stata ritenuta degna di prefazione da parte dell’influente, a finché è stata in vita, potentissima, italianista Maria Corti: la quale, a differenza del curnense Fausto Corti è italianista davvero. [*] Questo libro (© Karenina) è «il racconto di un anno di Resistenza fra l’altopiano di Asiago e la pianura sottostante, ed è quasi il pretesto per una dichiarazione d’amore per la natura antica e le realtà contadine di quel periodo e quei luoghi, fatte di fatiche e miserie ma ricche di slanci di generosità; il tutto visto con gli occhi dello studente di città, con grande rispetto e poesia». Ma è anche, per come la vedo io, un libro che ci restituisce la temperie intellettuale di quegli anni, perlomeno fra coloro che non erano stati incantati dalle sirene del fascismo e che, in mancanza di meglio, si erano abbeverati al crocianesimo.
    Ecco dunque le considerazioni di questo raffinato intellettuale sui limiti espressivi del dialetto:

    Parlai con Castagna dei nostri piani di guerra. Aveva il viso inquadrato da una barba che pareva fatta con un fastello di rovi spinosi. Non aveva teorie preconcette: l’idea generale era di spostare la gioventù dell’Altipiano dai piccoli centri abitati ai greppi deserti; la guerra si sarebbe fatta secondo il bisogno, senza andare a cercarsi rogne speciali. Conoscevano bene [l’autore si riferisce ai giovani dell’Altipiano: N.d.Ar.] i greppi, i boschi, la macchia, le grotte, le scarpe: ogni volta che venissero i tedeschi, contavano di cavarsela: non occorrevano piani. «I piani confondono» mi disse il Castagna. «Vedremo in pratica.» Volevo anche informarmi un poco sul loro ethos, ma naturalmente c’è lo svantaggio che in dialetto un termine così è sconosciuto. Non si può domandare: «Ciò, che ethos gavìo voialtri?». Non è che manchi una parola per caso, per una svista dei nostri progenitori che hanno fabbricato il dialetto. Tu puoi voltarlo e girarlo, quel concetto lì, volendolo dire in dialetto, non troverai mai un modo di dirlo che non significhi qualcosa di tutto diverso; anzi mi viene in mente che la deficienza non sta nel dialetto ma proprio nell’ethos, che è una gran bella parola per fare dei discorsi profondi, ma cosa voglia dire di preciso non si sa, e forse la sua funzione è proprio questa, di non dir niente, ma in modo profondo. Ce ne sono tante altre [parole, cioè: N.d.Ar.] di questo tipo; la più frequente, all’Università, presso studenti e professori, era ‘istanze’. Adesso che ci penso anche ‘istanze’in fondo vuol dire ethos, cioè niente.

    Come si vede, si può amare il proprio dialetto, e si può amare il popolo, ed è bello amarli, ma l’amore non deve ottenebrare la ragione. Dunque, niente mistica dialettale. Sull’indole delle lingue e sulla maggiore o minore prestanza di una lingua a esprimere certi concetti abbiamo la testimonianza eccellente di Lucrezio, il quale compose quel suo poema grandioso, il De rerum natura, che sarebbe riduttivo definire “scientifico”, dove trattò ampiamente di scienza e di filosofia, e ne trattò benissimo. Eppure, facendo il confronto con la lingua greca, lamentava una certa egestas, cioè “povertà” della lingua latina nell’espressione dei concetti filosofici.
    D’altra parte, se Lucrezio lamentava la povertà linguistica del latino, c’era una ragione, ben precisa: la filosofia si era sviluppata in Asia minore, in Grecia e in Italia (nella Magna Grecia) senza radici territoriali – con buona pace dei mongoletti che blaterano di “radici & territorio”, [**] senza sapere quel che dicono – ma sempre in lingua greca. In seguito, quando si cominciò a scrivere di filosofia in lingua latina, la penuria espressiva del latino in campo filosofico venne meno. Per questo ritengo ridicola l’affermazione che «il bergamasco è una lingua scientifica», per due ragioni: intanto, perché il bergamasco non è una lingua, ma un dialetto; inoltre, non mi risulta che nessuno scienziato abbia scritto in bergamasco alcuna opera originale. Naturalmente, come sostengo da sempre, non c’è niente di male se un certo idioma è classificabile come dialetto, invece che come lingua (le liriche greche composte in dialetto eolico non sono meno belle, perché espresse in eolico, invece che nella lingua di Platone e di Isocrate), e non c’è niente di male nemmeno se quell’idioma non ha una tradizione filosofica, o scientifica. Prima della scuola siciliana, prima degli stilnovisti e prima di Dante, la lingua italiana non era nemmeno una lingua poetica: furono quei poeti a fare della lingua italiana una lingua poetica. Analogamente, quando Galileo – facendo riferimento a un presupposto politico del quale qui non mette conto parlare – scelse di esprimersi in italiano e non più in latino, offri un contributo decisivo all’italiano “scientifico”. Galileo non scrisse quisquilie, scrisse il Saggiatore, scrisse il Dialogo sui massimi sistemi, scrisse i suoi Discorsi e dimostrazioni intorno a due nuove scienze. Queste opere furono quindi tradotte in latino, perché avessero circolazione tra le persone colte d’Europa.

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    [*] Nel paese di Curno, in realtà un borgo sgarrupato di Bergamo, il consigliere comunale Fausto Corti presentò una mozione di appoggio a una proposta di legge, presentata a Roma da un suo collega di partito (Pdl), perché s’insediasse in qualche palazzotto romano un’inutile accademia di tutela della lingua italiana. I consiglieri comunali di Curno provincialmente squittirono e approvarono.
    [**] Com’è noto, la sicumera con cui gl’identitaristi esprimono le loro “verità” è direttamente proporzionale alla loro ignoranza; o, talora, quando non siano del tutto ignoranti, alla loro volontà d’impostura (a fini di coglionamento del popolo, ambizione di carriera ecc.). Non c’è una proposizione identitaria, da quelle dei nazionalisti dell’Action Française di Charles Maurras, alle follie antisemite confezionate dalla polizia segreta zarista con i Protocolli dei Savi di Sion, ai deliri nazisti, per non parlare di Borghezio e degli attuali alleati di Salvini (si veda Sovranità: l’associazione politico culturale di Casa Pound che appoggia Matteo Salvini, che regga al banco di prova della scienza e, in generale, della ragione.

    Il nuovo identitarismo di Salvini, quale appare nella manifestazione di Roma del febbraio 2015, la “Pontida del Pincio”. Siamo passati dalla padella dell’identitarismo padano di Bossi, che peraltro si limitava a riti pseudo-pagani per tenere inseme la “famiglia”, alla brace dell’identitarismo nazionalista italiano. E adesso voglio sentire come proveranno a sgusciare i difensori dell’indifendibile Salvini; diranno: ma no, Salvini non è alleato dei fascisti, “Sovranità” è una sottomarca di casa Pound, d’accordo, ma non è vero che… e poi bisogna capire… e infine allora che cos’altro si può fare? Palle: mi rifiuto di morire democristiano con Renzi, mi rifiuto di morire fascista con Salvini. Salvini è un demagogo pericoloso per la tenuta democratica dell’Italia. Se uno è intelligente queste cose le capisce subito: ché a capire dopo, sono bravi tutti.
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    L’ode della gelosia di Saffo: un capolavoro della cultura universale (cioè di tutti, non identitaria) scritto in dialetto (eolico) – A ulteriore dimostrazione della strettezza mentale — per non dir peggio — degl’identitaristi che per orribili ragioni di correttismo politico (politically correct) pretendono che i dialetti non debbano più chiamarsi dialetti, ma lingue, presentiamo un capolavoro della lettertura di tutti i tempi. Fu scritto dalla poetssa Saffo (VII-Vi sec. a.C.), imitato da Catullo (I sec. a.C.), tradotto dal Foscolo (XIX sec.). Si veda qui sotto.


    Facendo clic sull’immagine è possibile leggere in formato pdf l’originale greco e le versioni di Catullo e del Foscolo.

    L’argomento della poesia è, apparentemente, di ambito Lgbt. Ma non c’è niente di sguaiato, niente della proterva e “democratica” richiesta di nuovi diritti. Infatti, l’ambito di questa poesia non è quello per lo più carnascialesco degli Lgbt (vedi le loro manifestazioni, per esempio quella dove il sindaco panormita Orlando indossa vezzosamente un boa di struzzo color fucsia), ma quello aristocratico del “tìaso” fondato dalla poetessa Saffo nell’isola di Lesbo, legato al culto di Afrodite. Tra le allieve del tìaso, come pure tra le allieve e Saffo, si stabilivano legami di natura omoerotica. Pertanto il tìaso deve essere considerato l’equivalente dell’eteria, che in epoca classica era un sodalizio aristocratico di persone (poco più di dieci) basato sulla comunanza di idee politiche, letterarie e filosofiche. L’omoerotismo, a differenza che presso gli Lgbt, per i cui “nuovi diritti” si batte perfino l’amministrazione di Curno, paesone sgarrupato con pretesa di esser “bello da vivere”, era transitorio. L’amore omosessuale precedeva quello eterosessuale. Mentre gli Lgbt chiedono, pretendono il matrimonio, possibilmente in Chiesa, i giovani delle eterie e le allieve di Saffo non pretendevano di entrare nell’inferno coniugale (così Tolstoj), in quello omoerotico. Sarebbero comunque entrati nell’inferno, cioè si sarebbero sposati, ma in seguito, con vincolo eterosessuale.
    L’ode della gelosia di Saffo ha per argomento, appunto, il rammarico della poetessa per la perdita della fanciulla, che sposandosi uscirà dal tìaso. Ma più che rammarico, il sentimento di Saffo è quello di una devastante gelosia. In occasione della festa nuziale la poetessa vede sedere di fronte alla fanciulla che ama un uomo che la guarda e l’ascolta dolcemente ridere e parlare. Quell’uomo le pare felice come un dio. E Saffo (copio dal mio vecchio libro del liceo) «si ferma ad analizzare il suo tumulto con voluta, spietata, lucidezza, e insieme con sempre più incisiva attenzione di affetto».
    Catullo, che fu il più grande dei lirici latini, più che tradurre l’ode di Saffo, la reinterpreta, e, soprattutto nell’ultima strofa, accentua il distacco dall’originale: anche Catullo soffre, ma per la sua Lesbia, una donna di facili costumi, con la quale vivere era impossibile, come pure era impossibile vivere senza di lei (questo, a dir la verità, lo diceva Ovidio di se stesso: l’amore produce effetti banali anche nei grandi uomini). Ma i critici sono concordi nell’affermare che la versione di Catullo, pur bella, non uguaglia l’originale.

    Come la mettiamo, allora, con il dialetto? – E adesso volgiamo uno sguardo compassionevole ai nostri identitaristi che, per biasimevole correttissimo politico, dànno a intendere che “lingua” sia meglio di “dialetto”. Tanto da sostenere che il loro dialetto è una lingua. Ebbene, cari identitari, il capolavoro che abbiamo presentato qui sopra è scritto in dialetto eolico. Come dice il proverbio latino, intellegenti pauca. Ma il problema è proprio questo: voi, cari identitaristi, sarete in grado di intellegere, cioè di capire?

    John William Godward, In the days of Sappho: opera classicheggiante di sapore preraffaellita.

  10. I cittadini elettori non sono cani alla catena. Soprattutto non sono cani
    Segue totosindaco, in forma di scherzuccio

    Mancano due anni alle elezioni amministrative, perciò a Curno si comincia a parlare di candidati sindaci, di possibili coalizioni, di scazzi interni sia nella componenete destrogira della politichetta (locatellopedrettisti) sia in quella levogira (oggi viveur, ieri insiemisti, domani chissà: forse “conviviali”?).
    Ma in questo parlare, che talora è un modo di lanciare dei ballon d’essai, talaltra tradisce l’aspirazione insopprimibile al ruolo di burattinaio del parlante (questo sarebbe il sogno del gatto padano doc: ma è stato espulso da Nusquamia, ed è ormai afono), in altri casi ancora — nella maggior parte dei casi — è pura chiacchiera, sono manifesti due errori:
    • il primo errore è quello di ragionare come se i resistenti non esistessero e l’universo del discorso dovesse essere circoscitto ai partiti e ai loro mascheramenti nelle liste civiche farlocche;
    • il secondo errore è quello di considerare i cittadini poco meno che cani alla catena, cioè servi dei partiti, tanto che l’esito delle elezioni dipenderebbe da più o meno abili combinazioni di accordo tra partiti, con la supervisione degli attori del territorio, naturalmente.
    Ebbene, è tutto falso. Non solo i cittadini elettori sono uomini liberi di diritto. Ma tendono sempre di più a essere uomini liberi di fatto. Altrimenti, a parte il giudizio politico, e attenendoci alla realtà dei fatti: come si spiegherebbe la cannibalizzazione dell’elettorato berlusconiano da parte di Renzi e Salvini? E come si spiegherebbe il flusso di voti verso i grillini?
    Si osservi infine che le percentuali di predilezione partitica in ambito italiano, che si vorrebbero proiettare su scala locale, presuppongono che l’astensione su scala locale (curnense, nel nostro caso) sia la stessa che punisce i partiti sul territorio italiano. Ma è corretto ragionare così? Per il momento ci limitiamo a enunciare la nostra risposta: no, non è corretto, è una bestialità. Abbiamo già argomentato questa nostra posizione (per esempio, per quanto riguarda la Lega, si dovrà tener conto dell’effetto paralizzante del fattore Pedretti). Ma abbiamo due anni di tempo per tornare ampiamente sull’argomento, forse anche per orientare il dibattito. Nusquamia non è una «gioiosa macchina da guerra», d’accordo, ma è un laboratorio che ha prodotto i suoi frutti, altri ne produrrà. Varrà la pena sottolineare che come macchina da guerra Nusquamia non è gioiosa, né tampoco gaia: senza contare che quel “gioiosa”, che Occhetto attribuì alla macchina da guerra del Pd, portò sfiga, Occhetto perse le elezioni e dovette rassegnare le dimissioni dalla carica di segretario del partito. Eppure, anche lui, sembrava destinato a un ruolo politico mondiale, quasi quanto la Serra.

    Totosindaco – Anche riguardo ai candidati sindaci, si sentono le ipotesi più assurde. O, se non proprio assurde, azzardate. Proviamo a fare una riflessione preliminare (molto preliminare) sui candidati sindaci:
    • Perlita Serra – Si dà per scontato che non si ripresenti, anche perché in corsa per svolgere un ruolo politico mondiale. Però, se l’occasione mondiale non si presenta prima della fine del mandato, la sindachessa potrebbe essere costretta a ricandidarsi. È l’unica che sia in grado di esprimersi anche senza slàid, in italiano più che corretto e, quando non si fa prendere la mano dall’emozione, riguardo a temi viscerali (femminismo, correttismo politico ecc.) sa anche ragionare. Certo, non è estremamente simpatica, ma è “empatica” ed è anche svizzera, (leggiamo queste sue caratteristiche nel curriculum vitae).
    • Luisa Gamba – Sarebbe in quota rosa e lei ci tiene molto. Però, mi limito a dire: mamma mia! E aggiungo: non si amministra con i fogli Excel, non si comunica con le slàid. La probabilità di sintonia empatica con l’elettorato è verisimilmente minima.
    • Max Conti – Lui nega di avere l’ambizione di diventare sindaco. Però, se trovasse sbarrata la strada all’assunzione di importanti ruoli nel partito o nell’Assemblea regionale lombarda, potrebbe ripiegare su Curno. Lui direbbe allora: ho accettato la sfida… (solita menzogna, argomento politicamente trito, espressione pedestre sotto il profilo linguistico).
    • Aldo Benedetti – Ha il vantaggio di essere un medico e non un aziendalista (i tre precedenti candidati sono compromessi con l’aziendalismo, che non va più di moda). Ma mi dicono che è soggetto a trasporti d’ira, che non riuscirebbe nemmeno a controllare con opportuni sorrisetti asseverativi, come fa la Serra. Se nel corso della campagna elettorale mostrasse di non somigliare al medico Basarov, l’antieroe nichilista di Padri e figli di Turgeneev, ma si omologasse al paraculismo associazionistico, cattoprogressista ecc. degli ordinari similprogressisti curnensi, saremmo molto delusi. E non mancheremmo di esternare la nostra delusione.
    • Claudio Cavagna – Ha il vantaggio di non essere compromesso con l’aziendalismo e di non poter essere accusato di paraculismo, in particolare nei confronti delle associazioni (curate dalla Gamba e dalla Serra), degli Lgbt (presso i/le quali è ambasciatrice la Bellezza) e dei cattoprogressisti (sui quali la Serra, grazie anche alla sorellanza con Vera Baboun, punta parecchio). Ma non è VIP e, probabilmente, è giudicato non idoneo alla gestione dei rapporti con i poteri forti.
    • Cavagna il giovane – Improponibile, dopo le manovre antigandulfiane, che fatalmente costituirebbero il suo biglietto da visita nei confronti dell’elettorato. La questione canina, da lui agitata insistentemente, potrebbe ritorcersigli contro.
    • Giovanni Locatelli – Improponibile, per via del biglietto da visita, dove è scritto “assessore fedifrago” (fu determinante nel rovesciamento della Giunta Gandolfi, nella quale era assessore fino a un minuto prima del voltafaccia).
    • Sara Carrara – La sua campagna elettorale, con giornalisti anglorobicosassoni al guinzaglio, avrebbe il pregio di tenere alto il morale dei cittadini depressi, per i più vari motivi.
    • Marcobelotti – Non è cattivo, anche se l’adesione incondizionata al salvinismo può indurlo a commettere grossi errori (come dimostrano numerosi esperimenti di psicologia, sull’induzione al male operata su soggetti buoni da soggetti gerarchicamente superiori autoritari o carismatici). Porta sulle spalle il macigno del Pedretti, ed è paralizzato.
    • Pedretti – Non se ne parla nemmeno.
    • Gandolfi. Nel suo biglietto da visita è scritto “Sindaco del buongoverno, nonostante la riottosità dei consiglieri (alcuni)”. Tra le frecce della sua faretra ricordiamo l’onestà, l’intelligenza di sistema, la refrattarietà ai compromessi della politichetta e l’amabilità del carattere. Quest’ultima caratteristica non guasta, dopo la scorpacciata di determinazione imposta ai cittadini curnensi, a cominciare dalla zarina curnense, quindi, via via, dimostrata dalla Serra, dalla Gamba, dalla Colombo (nel suo piccolo), dalla fasciofemminista e da Cavagna il Giovane. Non se ne può più.

    • guttallvx permalink

      Mi sembra che manchino un pai di soggette… che fa? Taglia?

      • Lei vuol dire soggetti micropolitici curnensi trascurati nel totosindaco? Non pretendevo di essere esauriente (che in linguaggio coglione si dice oggi “esaustivo”; così come si dice “tipologia” invece di “tipo”; e “molteplici” invece di “molti”. Di solito mando affanculo chi si esprime così).
        Ma mi dica lei il nome di un politico indigeno da me trascurato, potrei fare ammenda. Purché non mi dica il Tarcisio, il Sàgula e il Dolci che, a occhio e croce, sono lo zoccolo duro della sezione curnense della Lega nord, insieme al Pedretti e al Marcobelotti, e che forse esauriscono l’orizzonte dei militanti curnensi. Non credo che Tarcisio, Sàgula e Dolci abbiano queste ubbie. E, se anche le avessero, penseremmo noi a fargliele passare.

      • guttallvx permalink

        Una e’ una politica del pdl che ai tempi veniva sempre inserita nel mazzo. Salvi si chiama. Non compromessa, a latere (che forse e’ meglio) e con moltissimi piu’ numeri ma molti piu’, di tutti quelli inseriti nel totosindaco. Piu’ numeri di quelli inseriti nel mazzo del cdx… intendo, e forse anche di uno o due di quelli inseriti nelle liste del csx.
        [Lei dice la figlia del nonno imperiale? Confesso che non la conosco: non sono in grado di estrarre dal mio archivio (mentale) una scheda politico-psicologica degna di questo nome. Ho i miei limiti. Ma, se la principessa vorrà porre la sua candidatura, dovrà esprimersi, farsi intervistare o anche formare una nuova associazione, per esempio un’associazione felina. A questo punto, se la principessa si scopre, noi osserviamo, ci ragioniamo sopra e scriviamo. N.d.Ar.]

        L’altro e’ soggetto csx. Non tesserato e di lunga navigazione…strano che non ci abbia pensato. Ma non dipenderebbe da lui una candidatura.
        [Dovrebbe essere più esplicito. L’interpretazione degli oracoli non è il mio forte. Potrei fare uno sforzo d’interpretazione, è vero. Potrei, ma mi rifiuto di farlo. Infatti chi oracoleggia, quando si trovi in difficoltà, potrebbe sempre dirmi che ho interpretato male. Lui farebbe il furbo, e io la figura del mona. Non ci sto. N.d.Ar.]

      • Giulio Fustinoni permalink

        C’è una cosa che a Curno resta misteriosa da anni nel già oscuro e spesso maleodorante mondo della politichetta locale: dove scompaiono o vengono inghiottiti i voti di grillini e landiniani? Saperlo significherebbe quasi aver vinto le elezioni in anticipo.
        Il fatto è che sembra il segreto meglio custodito d’Italia, Padania compresa. Vuol dire che è importante e decisivo. Un compito per Gandolfi svelarlo.
        [Un po’ da sempre, e con particolare insistenza da qualche mese, vado dicendo che non ha senso, soprattutto in sede amministrativa locale fare i conti dicendo: la destra pesa tot, la sinistra pesa tot, dunque… E ho anche spiegato perché: le categorie di destra e sinistra sono superate e, a Curno, convergenti in un medesimo sistema di potere. La vera contrapposizione è tra chi è al servizio del popolo e chi vuole raschiare i voti del popolo a fini di potere e carriera; fra chi ha gli strumenti intellettuali e le capacità per realizzare il buon governo e chi non le ha; fra chi ha un passato onorevole e chi l’ha disonorevole; fra chi pretenderebbe di orientare il voto dei cittadini sulla base dei proclami e chi non pretende niente, ma vuole ragionare con il popolo sulle finalità di uccellagione di quei proclami; fra chi usa metodi sleali e chi usa metodi leali (e, se riuscirà a far capire ai cittadini la differenza, trarrà vantaggio, e non danno, dalla lealtà).
        I grillini dicono cose simili, ma non è il caso di metterci il cappello sopra. Per quel poco che conta il mio esempio, mi sono espresso molto duramente contro l’esoterismo di Casaleggio, ma almeno in un’occasione ho votato grillino. I cittadini non sono schiavi dei partiti, non sono cani alla catena, non sono nemmeno cani. E i cani — come anche tutte le tematiche associazionistiche — non sono le puttane dei partiti e delle liste farlocche
        . N.d.Ar.]

    • Mana' mana' permalink

      Ma quella rappresentata in foto come emblema è la Madison da piccola!, meravigliosa cagnolina che per troppo impeto a momenti stacca la mano al geometrico padrone. Occhio! Se s’incazza, e succede specialmente quando sente ululare, bofonchiare o stalkerare, è meglio starle alla larga!.

      • Non ho capito niente e mi piacerebbe rimanere sul tema dei cittadini che non sono schiavi. Anzi, credo che, se questo è vero, dobbiamo smettere una volta per tutte di ragionare sulla necessità di tenerci buoni i partiti, e i loro mongorappresentanti, come se i cittadini fossero veramente schiavi. Tanto più che i partiti sono appestati.

  11. Renzi impose ai cittadini di Firenze un balzello perché in Comune ci si esprimesse in termini politicamente corretti
    Paraculismo e correttismo politico


    Indicazioni di massima per parlare in modo politicamente corretto, secondo le direttrici di una commissione incistatasi nel cuore della Funzione pubblica, nel lontano 1987, presieduta da Alma Sabatini, linguista e attivista femminista. Se ricordo bene la commissione fu insediata su iniziativa dia MArgherita Boniver, in anni lontani da Umberto Bossi definita “bonazza”.

    Nel messaggio precedente accennavo al paraculismo dei similsinistri curnensi specificandone alcune possibili declinazioni: «in particolare nei confronti delle associazioni (curate dalla Gamba e dalla Serra), degli Lgbt (presso i/le quali è ambasciatrice la Bellezza) e dei cattoprogressisti (sui quali la Serra, grazie anche alla sorellanza con Vera Baboun, punta parecchio)».
    Adesso mi coglie il dubbio di esser stato politicamente scorretto, quando, con riferimento agli Lgbt, scrivevo «presso i/le quali è ambasciatrice la Bellezza». Mi domando: è giusto usare gli articoli determinativi i/le, rispettivamente maschile e femminile, ignorando, o facendo finta di ignorare, la distinzione tra sesso e genere? Poiché vivo nel terrore di essere deferito al tribunale segreto a cui è demandato il còmpito di tutelare, da un lato, l’orwelliana neolingua politicamente corretta e reprimere, d’altro canto, lo scorrettismo politico, mi sono rivolto addirittura alla fonte governativa, dove la carta è cacatissima. Ho sfogliato le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, nella cui premessa si sottolinea che la lingua è sempre un fatto “ideologico” a carattere “sessista”. Ebbene, non ho trovato una risposta al mio angosciante quesito, che è preciso e circoscrivibile in questi termini: a quali pronomi o circonlocuzioni dovrò ricorrere, per riferirmi agli Lgbt, per evitare cacofonia nell’espressione italiana?
    Andando avanti nella mia ricerca, ho scoperto che in anni recenti (2012, quand’era sindaco Renzi) al Comune di Firenze sono state approntate le linee guida per un uso non sessista del linguaggio, come se non bastassero le indicazioni governative. Si vede che avevano voglia di agitarsi, e anche di spendere (almeno a Curno, quando si agitò Fausto Corti, per la tutela della lingua italiana, diceva lui, l’agitazione faustiana non ebbe una ricaduta nella tassazione dei cittadini).
    Le linee guida del Comune di Firenze mettono in non cale le «tre corone», cioè Dante, Petrarca e Boccaccio, alle quali il Bembo assegna il primato in fatto di lingua italiana: evidentemente sono superati, qualunque femminista che riesca a incistarsi in una posizione di potere conta più di loro. Tali linee guida sono state «preparate dal Comitato pari opportunità del Comune con la collaborazione dell’Accademia della Crusca [possiamo sapere chi sono i responsabili? Il dubbio che gli odierni cruscanti siano di nomina politica è più che fondato N.d.Ar.] e la direzione di Cecilia Robustelli, docente universitaria di linguistica a Modena ed esperta del tema [e ti pareva: N.d.Ar.]». Leggo inoltre che «il Comitato di Palazzo Vecchio chiede “impegno” e “condivisione” [squit, squit, squit! N.d.Ar.] a ogni dipendente del Comune che potrà decidere “quanto e come dedicarsi”, ma sapendo che non si torna indietro: “L’amministrazione comunale intende realizzare questo progetto in cui ha investito risorse ed energie». Infatti ha previsto un costo di 34.480 euro e finora ne sono stati spesi 29 mila”». Si veda È l’ora della sindaca e dell’architetta.

    Proiezione curnense – Ecco, e a Curno che cosa si fa? Quanto vogliamo spendere? Chiediamo alla dott.ssa Serra e alla dott.ssa Bellezza di mobilitarsi immediatamente e di stabilire una nuova tassa per l’insediamento di una analoga commissione anche a Curno, come a Firenze. Altrimenti, che paese bello da vivere sarebbe mai questo?

    • Sì, ricordo questa esternazione di Mirko Tremaglia, al riguardo della prevalenza dei “culattoni” in Europa. In particolare, il mondo politicamente corretto s’indignò perché tale punto di vista fu vergato su carta intestata ministeriale, quello con lo stellone della Repubblica.
      Tremaglia fu amico di Di Pietro, compagno di battute di caccia, quando Di Pietro era il magistrato con la fondina e simpatizzante di destra; fu anche latore di quella sciagurata legge sugl’italiani all’estero. Ma il passato di destra (fu uno dei “ragazzi di Salò”) e la legge sciagurata che ci ha regalato tanti rappresentanti furbetti, fin troppo italiani, gli sono stati perdonati, engli ambienti che contano. Le esternazioni sui culattoni, in carta intestata, no.
      Ecco dunque il corpo del reato:

  12. Alessia permalink

    [Ringrazio Alessia per la segnalazione dell’importante evento culturale: la presentazione del libro di narrativa dell’ex segretario comunale di Curno, Annalisa Di Piazza che, sulle orme di Crescenzo Purcaro, della dinastia dei segretari comunali Purcaro, entra nel mondo delle lettere. Il libro viene presentato a Curno: ancora non si sa chi rivolgerà l’indirizzo di saluto all’autrice: stante il tema Lgbt-friendly sarà la nussbaumiana dott.ssa Bellezza? O, addirittura, la dott.ssa Serra? Oppure il Max Conti, che vanta una certa esperienza negl’indirizzi di saluto? Qui sopra, la locandina dell’“evento” (in buon italiano: incontro, manifestazione) che avrà luogo nella Sala consiliare di Curno (dalla pagina prosopobiblica dedicata alla promozione del libro). Per saperne di più sul tema del libro, l’ambientazione e gl’intendimenti della’autrice si veda Bergamo contro l’omofobia: N.d.Ar.]

    • Un successo editoriale sicuro, per un mercato sicuro
      Annalisa di Piazza, ex segretario comunale di Curno, scrive un libro Lgbt-friendly


      Qui sopra, presentazione del libro alla Biblioteca comunale di Calcio. Il libro è già stato presentato alla Biblioteca comunale di Martinengo, dove l’autrice è segretario comunale; sarà prossimamente presentato anche alla Biblioteca comunale di Curno. È probabile che venga presentato anche in altre Biblioteche comunali.

      Ho conosciuto l’autrice del libro al tempo in cui era segretario comunale a Curno. Non c’è stata grande empatia fra noi (per usare una parola cara alla dott.ssa Serra), perché lei era molto determinata; io invece sono notoriamente tutto a favore dell’indeterminazione: per me è anche una forma di educazione, oltre che uno stile di vita e una filosofia. Ma parlo per me, ovviamente.
      Non ho letto il libro e, a differenza di Ceronetti — pungente critico letterario, traduttore dall’ebraico ed erudito umanista — non dirò “Questo libro non l’ho letto, e non mi piace”. Il libro è scritto per un mercato sicuro, quello Lgbt-friendly, e non ho difficoltà a confessare che prediligo strade meno battute. In un commento precedente (I dialetti hanno i loro limiti espressivi: ma non c’è niente di male), prendendo a pretesto l’Ode della gelosia di Saffo mi sono soffermato sul tìaso e sull’eteria nel mondo greco classico, dove si praticava una forma nobile di omosessualità. E ho sostenuto che quell’ode di Saffo è un capolavoro insuperato, nemmeno da Catullo, che ne fece una rielaborazione, anche se scritto “in dialetto” (dialetto eolico) [*]. Questa mia lode dell’ode di Saffo basterà, spero, perché non mi si accusi di essere omofobo, anche se non pratico certi sentieri odierni di convivialità gaia. D’accordo: la mia è una versione colta dell’ormai trita espressione, anche un po’ paracula: “Ma io ho tanti amici gay…”. E allora, per evitare d’incorrere nel sospetto di paraculismo, dirò papale papale che non ho niente da imparare dalle lezioncine di esperti improvvisati. Come del resto non hanno niente da imparare dai soloni del correttismo politico in salsa Lgbt-friendly centinaia di migliaia, o milioni, di studenti ed ex studenti che abbiano avuto dimestichezza con il mondo classico.
      Ma questo, naturalmente, non riguarda il libro della Di Piazza: spero, infatti, che abbia il buon gusto di non volerci insegnare niente, e che il suo sia solo un libro da leggere, per chi ama il genere, e non la rampa di lancio di un messaggio da introiettare e “condividere”.
      Della Di Piazza come segretario comunale ricordo la determinazione e il ruolo precursore che ebbe in una visione aziendalistica della macchina amministrativa. Era favorevole a corsi di formazione per gl’impiegati comunali, e a quelli che lei stessa seguiva e in parte teneva; aveva il pallino per il giure e l’informatica giuridica, tanto da abbonare il Comune di Curno a un servizio di consulenza giuridica on line; in generale, vedeva di buon occhio tutte le diavolerie della tecnoburocrazia che incrementassero il cosiddetto throughput burocratico. Insomma, la dott.ssa Gamba non ha inventato niente.

      Approfondimento


      In attesa dell’importante appuntamento del 6 maggio, cominciamo a entrare nello spirito dell’opera, gustando «una pillola del bellissimo intervento del prof. Giunta» (copiato dal profilo Facebook di promozione del libro: a destra, il prof. Giunta; a sinistra, l’autrice del libro giallo, esoterico ed Lgbt-friendly). Per vedere la «pillola d’intervento», fare clic sull’immagine.

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      [*] Ma questo è un altro discorso, in polemica con i linguisti “identitari”, che hanno introdotto il concetto di correttezza politica per cui non sta bene dire che il bergamasco è un dialetto: bisogna dire che è una lingua gallo-italica, che ancor meglio si direbbe lombardo orientale, o transabduano, declinato nelle varietà del bergamasco, cremasco, soresinese, alto mantovano e bresciano. Si veda su Wikipedia Lombàrt orientàl. Il lombardo orientale gode di certificazione ISO, a norma di cacata carta. Ma è cosa che non impressiona nessuno, è roba burocratica, un po’ come le norme per un uso non sessista della lingua italiana. Una volta la linguistica era un campo di studi seri e rigorosi, adesso è colonizzata — per fortuna, non tutta — dai valletti dei politicanti e dalle femministe.

  13. Angelo Gandolfi permalink

    Uscendo di casa ho aperto la cassetta della posta e ho trovato un volantino del Pd che annuncia l’incontro di oggi venerdì 24 aprile promosso dal Pd avente per argomento il terzo settore: l’incontro si terrà presso il Comune di Curno e sarà introdotto e “salutato” da Massimo Conti.
    Mentre leggevo il volantino mi si è avvicinato un vicino di pianerottolo che mi ha espresso la sua meraviglia per il fatto che il volantino di partito (Pd) sarebbe stato distribuito presso gli esercizi commerciali da un incaricato della biblioteca, insieme con altri fogli istituzionali, cioè del Comune.
    Premesso che la cosa non mi meraviglia più che tanto mi domando, e implicitamente domando alla dott.ssa Serra, neoresponsabile delle risorse umane, se quanto ha riferito il condomino risponda a verità.
    Senza rancore,
    Angelo Gandolfi

    • A questo punto non mi rimane che riproporre paro paro un pezzullo pubblicato su Nusquamia il 5 aprile:

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      Il Pd di Curno “sussume” il terzo settore; la Giunta del Comune di Curno dà veste istituzionale alla “sussunzione”

      Ricevo da un resistente la locandina dell'”evento” che sarà “salutato” da Max Conti, di recente promosso al ruolo di segretario provinciale del Pd, con la partecipazione della dott.ssa Serra, anch’ella del Pd, sindachessa di Curno e consigliera provinciale, con la partecipazione inoltre di un sottosegretario del Governo Renzi (squit, squit, squit!) e di Antonio Misiani, bocconiano ma intelligente: ambisce a un grande futuro. La Serra probabilmente, in quanto donna, amica di Vera Baboun e recitatrice di Salmi in modalità vippesca, è più importante di Misiani; ma Max Conti ha bisogno di Misiani: “fusse che fusse la vorta bbona!”.
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      Spero anch’io che la notizia riferita a Gandolfi non sia vera. Forse, nel gioco del passa parola, passando di bocca in bocca (perciò in inglese si dice word of mouth: ma l’espressione non è ancora entrata a far parte del thesaurus del linguaggio coglione, in uso presso gli aziendalisti) la notizia si è deformata, distorta, fino a diventare un falso. Càpita: su questa posibilità di deformazione del messaggio, nel passare di bocca in bocca, si sono soffermati molti eccellenti scrittori, tra cui il Manzoni.
      Se invece la notizia rispondesse a verità, ahinoi, ci troveremmo di fornte a un fatto che dovremmo giudicare, se ci si passa l’espressione serrana, “gravissimo”. Già, perché qui ci sarebbero due stranezze:
      a) Un’assemblea di partito, ancorché pubblica, è indetta nell’Aula consilare di un Municipio della Repubblica, che è “cosa pubblica”, appunto, e non dei partiti, che sono organismi privati. A questa stregua, quando Gandolfi volesse indire un incontro con la cittadinanza sul tema Facciamo il punto sulla servitù volontaria indotta nei cittadini dai meccanismi di “condivisione democratica”, a cura del Phrontisterion (pensatoio) dei resistenti curnensi, per una demistificazione del regime serrano alla luce delle riflessioni contenute nel Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie, non vedo proprio come la Serra potrebbe rifiutare. Tanto più che si tratta di un argomento squisitamente culturale.
      b) Un incaricato del Comune, al quale è corrisposta una mercede per lo svolgimento di una funzione d’interesse pubblico, sarebbe stato utilizzato per svolgere una funzione rispondente a un interesse privato. Ora, insisto, io credo proprio che la notizia non sia vera. Ma sarei più tranquillo se tale voce fosse ufficialmente smentita. Se ci sarà, saremo lieti di pubblicarla.

  14. Il Salice Piangente permalink

    Giacchè ci sono vorrei ricordare che:

    1) la distribuzione è stata fatta ad opera del PD.
    Io sono tra quelli che ha distribuito i volantini di invito.
    Il tutto come sempre, ovviamente dal 2008.
    A quanto so è assolutamente falso quanto sopra scritto.
    A meno che qualcuno, a titolo personale abbia distribuito volantini trovati nell’ esercizio commerciale che volontariamente li ha accettati (lo fanno per tutti, s’intende, non solo per quelli del PD)

    2) e’ stata fatta una regolare richiesta e questa, benchè organizzata dal PD non è una manifestazione puramente politica, ma una tavola rotonda sul terzo settore che abbiamo il piacere di avere a Curno, sarà presente un Vice Ministro, tre parlamentari, sponenti di ACLI, Don Claudio Visconti responsabile della Caritas Diocesana, e, in rappresentanza di un’amministrazione da sempre vicina al terzo settore il Sindaco di Curno.

    Aggiungo che se la Caritas diocesana, l’Acli (o in altre occasioni la banca UBI, Finmeccanica, i Sindacati, ecc. ecc) accettano inviti per iniziative istituzionali come queste, non ci vedo nulla di male.
    Valgano le parole di Moltrasio, presidente UBI da me udite in analogo evento lo scorso settembre
    “Ringrazio il PD per aver organizzato questa iniziativa. mi spiace dirlo ma è l’unico partito rimasto a organizzare simili occasioni di approfondimento o confronto”
    Ritengo che gli ospiti e il tema abbiano spinto l’Amministrazione a concedere uno spazio simile per offrire ospitalità e una buona immagine di Curno.
    MI piacerebbe altresì che, a prescindere dalla sede e dalla sala (prima o poi sarà pronta la biblioteca con auditorium) anche gli altri partiti organizzino eventi simili.
    Se le parole di Moltrasio corrispondono al vero non lo so, se così fosse, mi spiacerebbe, che il PD fosse davvero l’unico partito rimasto a organizzare simili occasioni di riflessione.
    A Curno se vado a ritroso (eccetto Curno a 6 zampe) non ricordo negli ultimi anni niente del genere da parte degli altri partiti.
    L’ultima è stata una assemblea del M5S del 2013 sul riciclagio dei rifiuti.
    Il tema pare a me sia l’attività, non gli spazi fisici da riempire di contenuti.
    Con finalità di proposta e riflessione.

    • I limiti dei partiti: se rinunciamo al dogma dell’istituzionalità, tutto ci sarà chiaro

      Vedo che nell’elenco delle “cose buone” è inclusa l’iniziativa di “Curno a sei zampe”. Mi permetto di dissentire: iniziative come “Curno a sei zampe” sono proprio quelle delle quali si farebbe volentieri a meno. Non perché sia sbagliato creare un’associazione cinofila, anche con finalità di lobby. Ma perché non è elegante — mettiamola così — creare un’associazione cinofila targata da un partito, a fine di rastrellamento dei voti di cittadini poco provveduti di spirito critico. I quali, se ne difettano, non ne hanno colpa, d’accordo. E noi dovremo guardarci dal pretendere che i cittadini siano tutti “loici”, per dirla con Dante, memori anche dell’antico brocardo: Logicus purus, asinus putus. Però non ci vuol molto a capire che l’iniziativa canina è tipicamente una trappola di uccellagione. Tutto a norma di cacata carta, per carità. Ma non tutto ciò che è a norma di cacata carta è bello, o di buon gusto (o anche giusto, secondo Tolstoj).
      Analogamente, il fatto che il Pd si “accumuli” alla Caritas, all’Ubi, alla Finmeccanica, alle Acli ecc., non cancella il fatto che il Pd sia un partito, con vocazione istituzionale quanto si vuole, ma pur sempre un partito, cioè un ente di diritto privato. E se quel partito è il Pd, trattasi di un ente di diritto privato fin troppo incistato nella funzione pubblica. È ancora una questione di buon gusto, per un partito, non insediarsi in luogo istituzionale accampando ipso facto pretesa di istituzionalità. In sede istituzionale non siedono i partiti ma, nelle modalità di legge, i rappresentanti dei cittadini, organizzati in partiti; e i partiti non entrano, o non dovrebbero entrare, nella cosa pubblica.
      Insomma, il rischio è che se uno è istituzionale, allora tutto gli sia concesso. I rimborsi allegri della Regione lombarda traggono origine, più ancora che da gretta furbizia dei consiglieri, dal delirio di onnipotenza conseguente al dogma dell’istituzionalità. Voglio dire che il dogma dell’istituzionalità può avere un effetto devastante, come, secondo certi personaggi di Dostoevskij, la negazione di Dio: se Dio non esiste, allora tutto è permesso.

      • Angelo Gandolfi permalink

        Tavola rotonda Pd Curno: presenza di massima (“con finalità di riflessione”).

        Persone presenti: 68 ca.
        Assessori: Cavagna il vecchio e Gamba.
        Consiglieri: Benedetti.
        Sorelle, mogli, parenti vari: 5 o 6 ca
        Cittadini di Curno, inclusi cammellati, al netto di assessori, mogli e parenti: 10 ca
        Esempio di cammellati: Morelli e simpatizzanti di chiara fama della stessa, Licini, Cangelli, Pierino etc.
        Cittadini di Curno neutrali, al netto dei cammellati: 2 ca.
        Fotografi: 1

        Avalutativamente,
        Angelo gandolfi

      • Serra e Max Conti fanno bella figura con il partito

        @ Gandolfi
        Cammellati o non cammellati che fossero, in larga misura, i cittadini di Curno presenti alla serata, la dott.ssa Serra e Max Conti sono senz’ombra di dubbio contenti dell’“evento” (come purtroppo, e sciacquettisticamente oggi si dice, al posto di serata, incontro, manifestazione ecc.). Hanno ospitato a Curno, nella Sala consiliare, un incontro finalizzato alla promozione dell’immagine del partito. A Curno, borgo sgarrupato di Bergamo, sono venuti perfino alcuni cittadini dei quartieri alti di Bergamo. Per loro, Serra e Max Conti, è comunque un successo e, se ai cittadini di Curno poco importava dell’evento, a loro poco importa dei cittadini.
        Il programma elettorale di Vivere Curno, lista elettorale dominata dal Pd, prevedeva che Curno divenisse un paese bello da vivere. Mi sembra di capire che la Serra comincia a vergognarsi di quello slogan (nell’ultima seduta di Consiglio ha negato di aver mai affermato che Curno è un paese bello da vivere), ma lorsignori dànno per scontato che Curno sarà veramente un pese bello da vivere quando il Bibliomostro sarà completato. A questo punto niente più potrà smorzare l’aspirazione della dott.ssa Serra di assumere un ruolo politico di respiro mondiale (al Palazzo di vetro, insieme a Vera Baboun?). Se la Serra fa carriera, le aspirazioni di Max Conti, una sorta di Bel Ami orobico (senza però il fascino virile del Bel Ami di Maupassant) potrebbero trovare coronamento. Ricordo che tre sono i Bel Ami orobici: Cesare Zapperi, improvvisamente ricomparso, il Pedretti, destinato all’oblio politico nonostante Salvini, e Max Conti, il cui destino è legato ai successi della Perlita Serra.

    • Ignoratio elenchi, una fallacia logica

      @ Salice piangente
      Se considero il periodo:

      A meno che qualcuno, a titolo personale abbia distribuito volantini trovati nell’ esercizio commerciale che volontariamente li ha accettati (lo fanno per tutti, s’intende, non solo per quelli del PD)

      e lo completo a senso, con riferimento alla proposizione precedente, risulta:

      [Quanto sopra scritto è assolutamente falso] a meno che qualcuno, a titolo personale abbia distribuito volantini trovati nell’esercizio commerciale che volontariamente li ha accettati…

      Rieggo il periodo così completato, e intendo quanto segue:

      Quanto sopra scritto è assolutamente falso, ma è possibile che qualcuno, forse simpatizzante del Pd, potrebbe aver distribuito volantini trovati in un esercizio commerciale.

      Forse che intendo male? Però la notizia da smentire era non che i volantini recanti in calce il marchio del Pd, in generale, fossero stati distribuiti alla cittadinanza a cura di incaricati del Comune (Gandolfi non affermava questo e non riferiva questo), ma che «il volantino di partito (Pd) sarebbe stato distribuito presso gli esercizi commerciali da un incaricato della biblioteca, insieme con altri fogli istituzionali, cioè del Comune». Questo è quanto Gandolfi riferiva in forma dubitativa, chiedendo smentita, perché — credo — lui stesso non lo riteneva possibile, pur essendo uno che ormai non si meraviglia più di nulla.
      Ricordo che per smentire A bisogna affermare non-A; affermare C non dimostra niente. Ci troviamo nel caso di fallacia logica cosiddetta ignoratio elenchi, sulla quale ci siamo soffermati più volte, su Nusquamia. Càpita che vi si incorra, nella concitazione della risposta.

      • La fallacia logica del similgatto padano

        Riporto la definizione di ignoratio elenchi data dal filosofo Guido Calogero (filosofo vero; Martha Nussbaum: sciò!):

        Ignoratio elenchi (dal gr. ἄγνοια ἐλέγχου). – Frase latina, usata in logica formale per designare l’errore o il sofisma in cui s’incorre quando si crede falsamente che la tesi avversaria sia contraddittoria rispetto a quella che si vuol dimostrare, o che la tesi che si dimostra basti a contraddire quella avversaria. “Ελεγχος significa infatti “confutazione”: “ignoranza della confutazione” si ha quindi, in una deduzione logica, quando manchi in essa (volutamente o no) l’esatta conoscenza dei motivi, materiali o formali, che possano determinare tale confutazione.

        La definizione di Calogero è alquanto involuta ed è, a mio parere troppo aderente alla traduzione letterale dell’espressione. In termini più immediati si può affermare che la ignoratio elenchi è la fallacia di conclusione irrilevante. La defiizione che dànno Copi e Cohen nel loro meraviglioso Manuale di logica è molto più diretta (si veda Irrelevant Conclusion: ignoratio elenchi):

        Un argomento che pretende di dimostrare una cosa, e invece ne dimostra un’altra.

        Questo è precisamente quel che è successo al similgatto: doveva dimostrare che non è vero che un incaricato della biblioteca comunale ha distribuito il volantino del Pd ad almeno un esercizio commerciale, invece ha affermato (e dimostrato, perché noi gli crediamo) che i volantini sono stati distribuiti alla popolazione dal Pd e non da incaricati del Comune. Ma la seconda proposizione, ancorché vera, non dimostra la prima.

  15. Il sindaco Gori: «Ora possiamo dialogare con il mondo»
    Ma la sindachessa Serra dialoga da tempo

    Il giorno 23 aprile circa 3.000 persone hanno assistito alla riapertura dell’Accademia Carrara, chiusa per un restauro durato 7 anni. Fra queste, erano presenti «cinquecento ospiti Vip», così leggiamo sull’Eco di Bergamo. Ma cinquecento VIp non sono un po’ troppi? E che è, siamo arrivati forse al vippismo “democratico”?
    Sia come sia, fra gli ospiti Vip erano presenti «politici (locali e parlamentari), personalità del mondo bancario e imprenditoriale [squit, squit, squit! N.d.Ar.], forze dell’ordine, il Consiglio comunale e la giunta al gran completo con l’assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti emozionatissima [squit, squit, squit! N.d.Ar.] e il sindaco Giorgio Gori preso a dispensare abbracci e saluti [squit, squit, squit! N.d.Ar.]». Uno spasso, dunque. Spero che ci fossero anche la dott.ssa Serra e — perché no? — Max Conti, rispettivamente Vip e aspirante Vip (la dott.ssa Serra è nussbaumiana, è amica di Vera Baboun e ha recitato i Salmi nel novembre 2014 in mezzo a tutto il vippame orobico; Max Conti deve ancora mangiare qualche pagnotta). Si veda Bergamo riscopre la sua pinacoteca. «Ora scommettiamo sulla bellezza».
    Mi ha colpito in particolare il “catenaccio” sotto il titolo dell’edizione cartacea del dorso bergamasco del Corriere della sera, dove si legge: «Ora possiamo dialogare con il mondo». Con tutto il rispetto, questo dialogo di Gori con il mondo ci fa un baffo. Noi abbiamo la sindachessa Serra che è amica di Vera Baboun, che a sua volta è intima di Obama. E la sindachesa Serra è anche clintoniana, è elvetica ed è proiettata a un ruolo preminente nella politica mondiale. Purché riesca a terminare il Bibliomostro, che lei trasformerà in una “Casa universale dei diritti civili”, o in un “Albergo della convivialità delle differenze”, o in qualcosa di grandioso, in ogni caso. Qualcosa che lascerà il segno e la consacrerà nel ruolo mondiale che si merita.

    Nota di terza F – Si dice che l’espressione “fare un baffo”, per dire “non mi fa nemmeno il solletico”, è “robetta di poco conto” sarebbe volgare: infatti chi dice baffo dice uomo, uomo con i baffi, cioè uomo virile; dunque il baffo alluderebbe a una protuberanza priapica, cioè a un fallo, cioè a un pene. Ma io non sono d’accordo. Penso che l’espressione derivi da quella latina Pili non facio, cioè, letteralmente, “Non m’importa un pelo”, della quale Erasmo da Rotterdam, al n. 704 di suoi Adagia scrive:

    Pili vilitas etiam Graecis in prouerbio fuit. Vnde ἄξιος τριχός, id est dignus pilo, in hominem nihili.

    cioè

    Anche presso i Greci era proverbiale che il pelo fosse cosa di nessun valore. Di qui l’espressione ἄξιος τριχός, cioè “del valore di un pelo”, usata per designare un uomo di nessun conto.

    Si veda Erasmi Adagia.

  16. Il ritorno di Cesare Zapperi

    Segnalo di essermi imbattuto con piacere in un articolo di Zapperi, a p. 16 dell’edizione cartacea del Corriere della sera di venerdì 24 aprile. Com’è noto, Zapperi fu direttore di Bergamo news, dove pose le basi di una carriera che avrebbe fatto di lui il principe dei giornalisti anglorobicosassoni, richiestissimo, fra l’altro, come moderatore di tavole rotonde promosse da imprenditori bergamaschi; quando passò al Corriere della Sera, intervistava da principio tutti i Vip del mondo dell’economia e della politica, poi la sua presenza si assottigliò, infine scomparve. Inutilmente abbiamo cercato notizie della sua presenza nel mondo dell’informazione non sportiva (lo si vedeva il lunedì a Bergamo Tv, nella trasmissione TuttoAtalanta), con il concorso dei lettori di Nusquamia. Sappiamo che almeno due di loro non potevano non essere al corrente degli avvicendamenti di carriera, ma non vollero collaborare: muti come pesci.
    Dopo lungo silenzio, ecco di nuovo Zapperi, non più però nel dorso bergamasco del Corriere della sera, ma nel corpo del giornale. L’articolo che abbiamo letto nell’edizione cartacea si trova anche in rete: si veda Marina: questa politica non è un pranzo di gala.
    Certo, in questo caso non è Zapperi che intervista MArina Berlusconi. Zapperi ha cucito (peraltro dignitosamente) alcuni lanci d’agenzia, per esempio queste due notizie Ansa: Marina Berlusconi, da Renzi governo di parole e Marina Berlusconi, Renzi avvelena portate. Quel che conta, però è che Zapperi sia tornato in pista. Ci piacerebbe, per esempio, conoscere a distanza di qualche anno il suo punto di vista sul caso di Yara: ricordo alcuni suoi articoli su Bergamo info, una testata reziale, adesso scomparsa, che faceva concorrenza all’Eco di Bergamo in fatto di giornalismo enogastronomico, alla quale Zapperi collaborava e dove, se ricordo bene, ci siamo scontrati: proprio su questo argomento.
    Perché ci interessiamo di Zapperi? Per la ragione che, quando lui era direttore di Bergamo news, l’identità di Aristide fu rivelata, come direbbe Orazio, lippis et tonsoribus, che potremmo tardurre liberamente “a cani e porci”. Proprio come voleva il Pedretti. Inoltre di Aristide si fornì, oltre al nome e al cognome, l’indirizzo completo. Mancava il numero di telefono, però. E Zapperi non ci ha mai chiesto scusa. Si veda

    Facendo clic sull’immagine è possibile leggere il pezzo di giornalismo anglorobicosassone, pubblicato su Bergamo news.

  17. guttallvx permalink

    A dirla tuttaieri ua bellissima iniziativa. Ringrazio gli organizzatori. Mi spiace che l’ex sindaco se ne sia andato presto. Quanti eravamo non so. So che la sala era piena 4 che c’era gente in piedi. E chi era il noncammello? Don Giancarlo? Che ho sempre piacere a vedere? Discreto e silenzioso? Il prssidente Acli Curno? Il Senatore Bonalumi? Se ilbsor gandolfi restava a sentire avrebbe approfondito la conoscenza del terzo settoree compreso che, in fitro sara’ sempre piu’ importante. Come ha detto l’inviato Caritas che addirittura giudica maturi i tempi per parlare anche di un quarto settor.

    [Guttallvx è uno stato allotropico del similgatto padano, che qui s’improvvisa vecchietto impedito nell’uso del gingillino elettronico. Ma ormai i vecchietti e le nonne (anche quelle non in carriera) sono tutti abilissimi nell’uso dei gingillini. È finito il tempo in cui al Consiglio comunale curnense il Pedretti mostrava alla consigliera esoterica il suo gingillino, acquistato con i soldi del contribuente lombardo, e lei guardava, colma di ammirazione, un po’ il gingillino, un po’ lui, che vi armeggiava sapientemente. Anche la Serra conobbe un periodo di grande amore per i gingillini, quando ancora facevano immagine. Nel corso delle sedute di Consiglio, quando non prendeva la parla, aveva gli occhi sempre sul suo Apple, e il pollice vi correva su e giù, poi ogni tanto ne pizzicava lo schermo, accostando pollice e indice. [*] Oggi le persone di mondo usano i gingillini, ma di nascosto: armeggiare ostentamente e spudoratamente con il gingillino è ormai roba da sottoproletari urbani. N.d.Ar.]

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    [*] In linguaggio coglione il “pizzicato” come tecnica d’ingrandimento delle immagini sullo schermo del gingillino prende il nome di pinching. Si veda Basic Zooming Using the Pinch Gestures. [N.d.Ar.]

  18. 25 aprile

    Questa canzone di Strehler, messa in musica da Fiorenzo Carpi, passa per essere una canzone resistenziale. Invece è una canzone della mala, il che non toglie niente al suo valore esemplare di sprezzatura del disonore. La Resistenza c’è, è vero, ma è solo una parentesi fra due tempi: l’io narrante della canzone colloca il primo tempo nel 1945, al tempo della guerra, che ha fatto in Albania, insieme ai tre amici «el Padola, el Rodolfo, el Gaìna e poeu mi»; segue una parentesi resistenziale: «poeu su in montagna a ciapà ratt: / negher, [*] Todesch de la Wermacht, / mi fan morire doma a pensagh!», quando i quattro sono catturati nel corso di un’imboscata; infine, nel terzo tempo, l’io narrante si trova di nuovo in prigione, ma la guerra è finita, e i quattro probabilmente hanno ripreso il vecchio andazzo della mala. Ma solo lui, l’io narrante, è finito al fresco e il commissario («’sto brütt terùn») vorrebbe che tradisse gli amici. Ma lui non parla, e conclude filosoficamente «L’è pegg che in guera staa su la tera, / la libertà la var ’na spiada!».
    Questa che avete letto non è una mia interpretazione arbitraria, ma quella dell’autore, Giorgio Strehler: si veda il filmato qui sotto, rovinato dalla presenza di Milva. Strehler ci sa fare: gigioneggia, ma con talento.

    Dunque, questa canzone non sarà integralmente resistenziale, come si crede, ma ci invita a riflettere su una cosa fondamentale: ci sono gli uomini e ci sono i non-uomini. Trovo che questa sia una canzone pedagogica, molto più dei pistolotti resistenziali letti a centinaia di migliaia oggi in tutta Italia, da sindaci fasciati e tricolorati, autortà e vippame vario. Aziendalisti, gente divorata dall’ambizione, ipocriti: come osano commemorare chi per un ideale si è esposto, ha rischiato la vita ed è caduto con onore? Merda all’ipocrisia, merda all’aziendalismo, merda al disonore!

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    [*] I negher non sono i negri che potrebbero pensare i leghisti curnensi con il loro «comandante» Salvini (sì, “comandante” come Che Guevara! pfui!), ma i fascisti, vestiti di nero.

  19. francesco permalink

    Domanda ai mammasantissima della politica di Curno…perche’ non fanno concorrenza ai Sinistri [cala, Trinchetto! io direi gli aziendalsimilprogressisti: N.d.Ar.] sui contenuti invece che lagnarsi sempre?
    [Certo lei non si riferisce a noi resistenti. Sia perché non siamo mammasantissima (altrimenti avremmo il meglio del giornalismo anglorobicosassone ai nostri piedi, e questo non è manifestamente il caso); sia perché per principio non ci lagniamo, per non dar soddisfazione all’avversario, e nel rispetto della legge dello statista tridentino. Senza contare che, almeno sul piano dialettico, siamo temutissimi. Perciò i nostri avversari sognano di isolarci, sotto una campana di vetro e, per magiore cautela, impediti a parlare, grazie a una potente mordacchia. Invece l’idea di eliminarci con le denunce pare sia in ribasso: le denunce anonime (come nel caso dell’aggetto siffredico) si ritorcono contro i mandanti; quelle minacciate cadono nel ridicolo (vedi Quantile, che però si è dimesso dalla carica di consulente di parte locatellopedrettesca); quelle regolarmente presentate (vedi la seconda denuncia del Pedretti) non sono considerate. L’altra possibilità è che il Pedretti l’abbia ritirata, per tema di scoperchiare una sorta di vaso di Pandora, e anche perché forse non può più permettersi, come prima, di sprecare soldi in mal riposte cause giudiziarie, che è destinato a perdere. Altro che lagnarci! N.d.Ar.]

    Ieri non c’ero. Ma l’argomento piace a l’Eco che ci piazza una mezza paginata.
    [Dove sarebbe la novità? N.d.Ar.]

    Ero invece in sala con la tipa di Betlemme. Strapiena.
    [Lei vuol dire che era presente all’ostensione della madonna pellegrina del XXI secolo, la Vera Baboun, sindachessa di Betlemme e amica della dott.ssa Serra? Ne ha percepito il carisma, il flusso magnetico? Ha assistito a qualche miracolo? N.d.Ar.]

    E ho visto la fiaccolata due mesi fa passare in paese. Erano tanti.
    [Cioè lei sta dicendo che la fiaccolata era un’iniziativa di parte, targata Pd, o quantomeno levogira? Ebbene, viva la sincerità! Ma la Serra non diceva che era un’iniziativa universalistica, conviviale nelle differenze, condivisa? N.d.Ar.]

    Assemblea nuova scuola… idem, E l’anno scorso sono gli unici che hanno fatto qualcosa per le europee. Con Bombassei non sono nemmeno riuscito a entrare. Era tardi. Sara’ vero, sara’ finto. Vorranno mettersi in mostra. Va bene.
    [Che Serra e Max Conti da un po’ di tempo siano impegnati precipuamente a promuovere la propria immagine nel partito “facendo cose” a Curno, non è più un’ipotesi, è un dato del problema, ed è dimostrato. N.d.Ar.]

    E voialtri? La sfilata dei cani, l’Obiettivo Curno sulla sicurezza che dice cagate, l’altro sul gazebo di casa Pound e quello vostro contro il Conti. Che gli ha fatto solo pubblicita’. Magari mi dicono cazzate. Ma lo ha letto durante una riunione del partito dove c’era un parlamentare a Curno. E ci han fatto su due risate.
    [«Quello vostro» sarebbe un gazebo contro Conti? Non ne so niente. Se invece intendeva, per associazione d’idee, riferirsi al volantino dei resistenti sull’egotismo politico di Serra & Conti, avrei due osservazioni: a) Confonderci con i politici indigeni della destra curnense, se dovessi usare parole grosse, dovrei dire che è una bestemmia; poiché le parole grosse non mi garbano, mi limito a una scrollatina di spalle. Suvvia, siamo onesti, chi crederebbe che noi possiamo far mucchio con i locatellopedrettisti, o con Sara(h) Carrara? b) Non dimentichi l’antico proverbio: ‘Gutta cavat lapidem’, cioè la goccia scava la pietra. E non dimentichi che, quando i similsinistri non volevano che noi attaccassimo il Pedretti, dicevano che avremmo sortito l’effetto contrario, quello di fargli pubblicità. Giudichi lei stesso in quale condizione versi oggi il Pedretti (non interamente per merito nostro, certo; rimane il fatto però che, grazie a noi, per il Pedretti Curno è politicamente un campo minato. N.d.Ar.]

    Quando e’ stata l’ultima assemblea non sinistra a Curno? Brunetta in piazza. E prima? Si torna al 2012 credo.
    [Quanto alle assemblee, che un tempo si aveva la spudoratezza di definire “cittadine”, ancora qualche anno fa le facevano il Pd e il Pedretti. Adesso le fa il Pd: con scarsissima partecipazione di cittadini curnensi non cammellati, ma comunque riuscendo a riempire la sala. Questa è la realtà: è una bella realtà? Io direi di no.
    A scanso di equivoci, noi resistenti non siamo un partito, non siamo spalleggiati da nessuno, abbiamo subìto dapprima gli attacchi sleali da parte della stampa anglorobicosassone e, adesso, ne subiamo il silenzio (mentre siamo gli unici che hanno qualcosa da dire, che non sia di apparato), non abbiamo materia per scambio di favori, né c’interessano i riti della politichetta. Le assemblee le fa chi può contare sull’affluenza di un congruo numero di meharisti (truppe cammellate).
    N.d.Ar.]

  20. Una proposta per Curno bella da vivere

    Curno sarà veramente bella da vivere solo quando sarà nussbaum-izzata (come direbbe Bobomaroni). Ecco una proposta di arredo per la palestra del Bibliomostro, perché vi si tenga un corso di formazione per femministe militarizzate, come questo previsto da Fellini, con talento visionario e anticipatore della società post-nussbaumiana che il regime serrano intende avviare quanto prima. La nussbaum-izzazione di Curno è alle porte, e il processo di trasformazione della società, oltre che ingurgitato in modalità di condivisione, sarà irreversibile. Come diceva la zarina curnense: Lui lo vuole! Dio lo vuole! Se invece qualcosa andasse per il verso storto, le prospettive di carriera a livello mondiale per la Serra subirebbero una battuta di arresto.
    Lo spezzone che vedete qui sopra è tratto dalla Città delle donne di Fellini.

    • Si noti qui sopra la precisione svizzera con cui il fantoccio maschio viene preso a calci nei testicoli.

    • Longo elfo regna permalink

      Renzie direbbe che tutto procede secondo i piani. Lei giustamente rimarca la deriva culturale e morale che tutto questo comporta, comprese le iniziative dei cinofili che altro non fanno che portare acqua al mulino del degrado renzista. Non sta certo nelle distinzioni canine, nell’appartenenza di un cane a Tizio piuttosto che a Caio, una qualunque forma di scatto ribellistico, pare ovvio. Sta invece, secondo me, innanzitutto nel rifiutare ciò che viene servito sul vassoio d’argento come cultura e morale da condividersi quasi obbligatoriamente, al contrario imparando a ragionare con la propria testa. Al riguardo Aristide può essere un buon maestro.

      • Squallore della politichetta: non se ne parlerà mai abbastanza

        Immagino che il commento qui sopra sia in risposta a quell’altro (vedi sopra, facendo clic qui di seguito, sulle parole in grassetto) I cittadini elettori non sono cani alla catena. Soprattutto non sono cani.
        Non mi piacciono le parole grosse, né tampoco i toni indignati, che spesso conferiscono alla bocca la caratteristica conformazione a culo di gallina ecc. Ma confesso che, quando ho preso conoscenza di quell’iniziativa cinica dei locatellopedrettisti, sono rimasto disgustato: metter su un’associazione di cani per far concorrenza al sistema delle associazioni controllate dai serrani è stato un colpo basso, un modo di rendere ancora più squallida la già squallida, più che squallida, politichetta curnense. E non mi si dica che esagero: come la mettiamo, con la denuncia anonima per il presunto aggetto siffredico? Come la mettiamo con l’indifferenza etica, quando ci fu un tentativo clamoroso di violazione dell’articolo 18 dei Diritti dell’Uomo (altro che i diritti dei cani, ultimamente conclamati dall’amministrazione serrana!). Come la mettiamo con la mordacchia a suo tempo imposta a Gandolfi? Come la mettiamo con l’abuso degli “aiutini” da parte della stampa anglorobicosassone?
        Bisognava semmai, mettere in crisi l’egemonia serrana sulle associazioni, riguardo alle quali è molto attiva anche la Gamba: immagino, anche in vista di una sua candidatura al ruolo di sindachessa (mamma mia!). Fra l’altro, se appartenessi a un’associazione cinofila, denuncerei (non nel senso, però, che faccio un’esposto ai carabinieri e scomodo i magistrati: per carità!) come esecrabile questo tentativo di mettere i cani al guinzaglio della politichetta. I cittadini elettori non sono cani e i cani non sono le prostitute della politica.

        Poscritto sul paraculismo di sussunzione dell’elettorato cattolico – Dato che ci siamo, mi sembra giusto aggiungere che non è meno esecrabile il paraculismo del Pd curnense che si accredita vicino vicino — “culo e camicia”, come si dice — con le associazioni cattoliche, con don Giancarlo, con lo stesso papa Francesco. Si veda quanto abbiamo scritto in un commento precedente: Sulla penetrazione elettorale del mercato cattolico. Insomma, mi sembra che i similsinistri curnensi stiano andando oltre il limite dell’estremo paraculismo del sindaco di Napoli, poi presidente della Regione campana, quel tale Bassolino da Afragòla, che si faceva fotografare ostentatamente e spudoratamente con tanto di lingua in fuori, quando faceva la Sacra comunione, o quando posava le turgine labbra sulla teca del sangue di san Gennaro.

        Però, a dire il vero, c’è anche Berlusconi che paraculisticamente gradisce la Comunione, fra un’Olgettina e l’altra. Vi ricordate quando la Minetti gli si presentava vestita da suora (era una masquerade, diceva il Berlusca) e lui le benediceva le tette? Si veda B. e il crocifisso. Tutti zitti sul porno-sacrilegio.

        O sacro e intramontabile paraculismo! Persino Murat, maresciallo dell’Impero francese e per qualche tempo re di Napoli, che pure seppe morire da eroe (rifiutò la benedizione e diede lui stesso l’ordine di fuoco al plotone di esecuzione), quando entrò a Napoli si precipitò a rendere omaggio a san Gennaro, su espressa rccomandazione di Napoleone. Ma erano altri tempi.

  21. Non facciamoci impressionare dalla mistica aziendalistica dei fogli Excel

    Uno dei punti forti della presenza della dott.ssa Gamba nella cabina di comando dell’Amministrazione serrana è stata l’introduzione della Riforma calvinista e aziendalistica dei riti del Tempio istituzionale. L’aspetto più evidente della Riforma sono state le Gamba slàid, grazie all’uso di PowerPoint. Ma dietro ogni slàid c’è un foglio Excel. Ed Excel è un ottimo programma, come abbiamo accennato in una precedente pagina di Nusquamia, per la modellazione e la soluzione di problemi esprimibili con formule matematiche.
    Per esempio, abbiamo utilizzato Excel nel calcolo dei punti di appoggio dei “fili”, nel modello di paraboloide iperbolico qui sotto illustrato, assimilato a una superficie rigata (e qui mi fermo, per non far scoppiare la testa ai gatti padani).

    I mongomonager invece fanno ricorso alle funzioni più banali di Excel per cose di banalità spaventosa, spesso anche per scassare le noccioline: il che non impedisce loro di imbastirci tutta una mistica. Ma loro che cosa sanno di Excel? Praticamente non ne sanno niente, ma tormentano con queste loro menate di Excel tutti coloro che càpitano loro a tiro, e che eventualmente non abbiano il potere, o la presenza di spirito, per ribellarsi.
    A questo punto val la pena ricordare che un ottimo sistema per sconfiggere il nemico è quello di usare le sue stesse armi: come ogni tanto ricordo, vale il monito “A brigante, brigante e mezzo”. In questo caso: chi di Excel colpisce, di Excel perisce. Per esempio, mettiamo in un foglio Excel tutte le tòpiche infilate dal mongomanager, tutte le sue previsioni sbagliate, tutti i suoi errori compiuti nel corso della celebrazione dei riti calvinistico-aziendali; poi andiamo da lui, mostriamogli i diagrammi ricavati dal foglio Excel e, se possibile, cogliamo l’occasione per sparargli una bella slàid punitiva.
    A questo punto, voi che siete angariati dai fogli Excel e che vorreste liberarvi da questa grandissima presa per il culo, ma non avete gli strumenti per farlo mi direte: ma il mongomanager, bene o male, ne sa più di noi. Come diceva don Milani, vince sempre chi sa più parole, perciò bisogna studiare. La mia risposta è: niente paura, dove credete che il mongomonager abbia appreso i suoi “segreti”? Da un testo base che è alla portata di tutti, e che voi stessi fareste bene a leggere, per spiazzare chi vi tiranneggia con queste stronzate calviniste.
    Ebbene, qui sopra vedete la copertina del libro sul quale hanno studiato tutti i mongomonager, anche se lo negano. Tenete presente che la maggior parte di loro non ne sa molto di più, anzi ne sa di meno. Se volete scuotervi di dosso la trannide, conviene che vi ci dedichiate un po’, Se alla conoscenza tecnica unirete lo spirito critico, il gioco è fatto: il mongomanager è praticamente già alle corde.
    Il titolo del manualetto, non a caso, è “Excel per i monghi”, ed è un successo mondiale. È stato tradotto anche in italiano, ma il titolo è rimasto in inglese, per via del solito provincialismo degli aziendalisti italiani. [*]

    ————————-
    [*] Dummy, deriva da dumb, che significa muto; dummy significava in origine colui che fosse muto perché psichicamente menomato; oggi significa stupidotto, ma con accezione solitamente offensiva. Secondo il dizionario Webster:
    a: usually offensive: a person who is incapable of speaking
    b : a person who is habitually silent
    c : a stupid person

  22. Giovanni permalink

    Partitismo, clientelismo, servilismo e buonismo

    Vi segnalo questo interessante articolo pubblicato sul “MiglioVerde”

    http://www.miglioverde.eu/italia-lo-stato-che-difende-i-privilegi-chiamandoli-diritti-acquisiti/

    Ricordo che lei Aristide aveva affrontato in passato il tema dei “diritti acquisiti” e di come la non soluzione a questi, e di non solo questi, macigni che gravano sul schiena di ognuno di noi e dei nostri figli ci porterà dritti al patatrac economico.
    La barca affonda e i partiti, nessuno escluso, pensano solo a come accappararsi i voti per restare in sella per rosicchiare gli ultimi brandelli di carne prima di arrivare all’osso.
    Negli ultimi 7 anni il debito pubblico italiano è cresciuto di oltre 500 miliardi di Euro e in sostanza nessuno ha fatto niente per invertire la rotta, al massimo hanno cambiato nome alle manovre finanziarie, adesso le chiamano spending review in gergo coglione.
    Terzo settore, cani, Lgbt, no Euro, ampolle…. ma si guardano bene a informare correttamente i cittadini sull’effettivo peso del debito pubblico e delle sue conseguenze sul nostro futuro.
    Questa classe politica è fortunata, con il tempo si è ritrovata una società molle che ragiona e ascolta solo con la pancia.

    [I diritti acquisiti in linguaggio schietto, non mistificato, si chiamano soprusi. A dir la verità sono soprusi anche certi altri diritti, non etichettati come acquisiti. Vi ricordate quel segretario comunale che a Stezzano “guadagnava” 247.000 euro l’anno, più del Presidente della Repubblica a Roma? Beh, il segretario si lagnò del fatto che fosse stata violata la sua privacy, con la pubblicazione della notizia (questa secretazione delle notizie private è un altro diritto sospetto, uno dei tanti, visto che è appannaggio dei privilegiati: o, quanto meno, è un diritto a geometria variabile); il sindaco del paese, per parte sua, fece le somme delle competenze del segretario nababbo, e “dimostrò” che quello aveva diritto agli emolumenti fantastilionici: poche storie, era tutto a norma di cacata carta. La Lega pensò di far bella figura protestando, dopo che il vaso era stato scoperto. Ma si dimostrò che quello stesso segretario percepiva lgli stessi emolumenti ad Albino, Comune dove i leghisti erano al governo. Merda ai diritti acquisiti! Merda ai burocrati strapagati! N.d.Ar.]

    • Ma quanto guadagnano i segretari comunali?

      Se ricordo bene, l’articolo che nel 2008 diede ampia visibilità al caso di Stezzano, poi ripreso dalla stampa nazionale, quando, nonostante il lavorìo delle pubbliche relazioni, non si riuscì a impedire che il caso emergesse in tutta la sua enormità, fu questo: Il segretario comunale guadagna più di Napolitano.
      Tre anni dopo, nel 2011, si ebbe la sentenza della Corte dei Conti. Si veda in proposito (sulla Repubblica) Bergamo, aumento del 500 per cento al segretario comunale: due condanne, dove leggiamo

      Già segretario del Comune di Stezzano (poco meno di 12 mila abitanti in provincia di Bergamo), per due anni è stato nominato anche direttore generale, percependo un compenso “abnorme e ingiustificato” per il doppio incarico con un aumento superiore al 500 per cento rispetto al predecessore e per un ammontare che si avvicinava al tetto massimo previsto per il presidente della Cassazione. Giovanni Barberi Frandanisa, che nel 2007 ha portato a casa 207mila 156 euro lordi e nel 2008 altri 224mila 302 euro, è stato condannato insieme con l’ex sindaco Stefano Oberti a risarcire il danno erariale, calcolato dalla Corte dei conti in 174.157,16 euro, pari al valore di uno dei due contratti.

      La gherminella del doppio incarico di segretario comunale e direttore generale è abbastanza diffusa, anche se, vista la crescente indignazione popolare, molti segretari comunali hanno ritenuto opportuno rinunciare al secondo incarico, o quanto meno alla relativa retribuzione. Rimane il fatto che i segretari comunali, in generale, guadagnano mica male, anche senza raggiungere le vette dell’intelligentissimo e super-professionale ex segretario di Stezzano. Leggiamo nel Messaggero veneto che nella Provincia di Udine gli stipendi dei segretari comunali oscillano tra i 50 e i 120 mila euro lordi l’anno, e che il massimo dirigente di Udine sfiora i 154 mila euro annui. Si veda (l’articolo è del 13 gennaio 2014) I costi degli enti pubblici: ecco gli stipendi dei segretari comunali.
      Ma attenzione alle gherminelle, alla trappola linguistica. Certe cifre che leggiamo, e che a norma di cacata carta sono anche giuste, non dicono tutto. Cioè, noi leggiamo “lo stipendio del segretario comunale” e pensiamo che questo sia il guadagno del segretario, tutto quello che lui guadagna. Dobbiamo domandarci di quale stipendio si parli, altrimenti qui si cammella la situazione, e va a finire tutto a triccheballacche. Oltre allo stipendio, infatti, ci sono altre competenze, che però non si chiamano stipendio. Capito il trucco? NAturalmente, è tutto regolare, tutto a norma di cacata carta. Proprio per questo Tolstoj sosteneva che molte ingiustizie, che tali sono nela prospettiva della giustizia divina, si commettono sotto l’usbergo della giustizia degli uomini. Leggiamo infatti nell’articolo citato, che fa una disamina della situazione nella provincia di Udine:

      I compensi base dei segretari comunali sono fissati dal contratto nazionale di categoria, che contempla cinque fasce retributive in cui si articola la carriera. […] In realtà le cifre sopra riportate sono poco più che indicative. Nel concreto i compensi annui sono di gran lunga superiori, come si può riscontrare mettendo a confronto i dati “standard” del contratto base sotto riportati con le buste paga effettive dei segretari, di cui forniamo, per la provincia di Udine, alcuni esempi desunti dai siti di una decina di comuni presi a campione. […] Ciascuna amministrazioni può applicare una maggiorazione della retribuzione di posizione fino al 50 per cento del suo ammontare. Inoltre al segretario comunale viene di norma riconosciuto un compenso annuo “di risultato” correlato al conseguimento degli obiettivi assegnati, che può arrivare fino al 10 per cento del monte salari.
      Non solo. I dirigenti (questa è la qualifica) cui vengono conferite le funzioni aggiuntive di direttore generale beneficiano di un ulteriore, specifico compenso, la cui misura è determinata dall’ente (sempre nel rispetto eccetera) secondo propri criteri discrezionali.


      Retribuzione lorda annua standard dei segretari comunali (fare clic sull’immagine per ingrandirla). Come si vede, altro è lo stipendio di base (“tabellare”), altro la retribuzione lorda. La tabella mostra, per esempio, che a uno stipendio tabellare di 40.000 euro fa riscontro una retribuzione lorda di 104.000 euro. Già ci par di sentire l’obiezione: eh, ma questo è lo stipendi lordo! Contro-obiezione: i professionisti pagano le tasse, è giusto che le paghino anche i segretari comunali, che per giustificare gli alti appannaggi invocano, precisamente, una “professionalità” fuori del comune, che non ha l’eguale in tutto l’orbe terracqueo.

    • Il diritto alla privacy è — praticamente — appannaggio dei privilegiati

      Rispondendo a Giovanni, qui sopra, osservavo che il diritto alla privacy è praticamente appannaggio dei soli privilegiati. Posso darne una testimonianza personale. Infatti, nel dare solerte notizia della denuncia di Aristide da parte del Pedretti, Bergamo news con abile copia&incolla dall’esposto del Pedretti, due giorni dopo l’esposto medesimo, riportava l’identità di Aristide, la città di residenza, la via e il numero civico dell’abitazione. Evidentemente Aristide non ha diritto alla cosiddetta privacy, anzi forse non ha nessun diritto e Bergamo news su un non-Vip può scrivere quel che vuole. Zapperi, allora direttore di Bergamo news, non chiese mai scusa.

      • Fatti privati, fotti il pubblico permalink

        da Wikipedia
        Privacy: tipica parola prendinculontoria per tutelare la riservatezza degli eletti e della casta dei dirigenti (scelti da loro) della macchina statale.

        Si applica solo a loro. Ai poveri e bigoli cittadini, invece, che oltretutto pagano a questi lor signori lo stipendio, non è concesso questo stesso trattamento.
        Non solo, gli eletti e i burocrati non tollerano giudizi e critiche da parte dei cittadini pagatori di tasse e stipendio
        Non vi sta bene?
        Chi se ne frega questo è un paese di merdoni, e vai di Chardonnay similistituzionale pagato dai contribuenti (senza la proprietà delle bollicine risulta difficile fare attività istituzionale)

  23. Elettore indeciso permalink

    http://www.fascinazione.info/2015/04/borghezio-lancia-la-lega-nazionale-e-in.html

    Marco Belotti a Pontida era secessionista, oggi a pochi mesi di distanza anche lui sposa la linea nazionalista italiana?
    Chiedo per avere un po’ di chiarezza, perchè ultimamente i politici fanno certe piroette che confondono gli elettori.

    • All’insegna di identità, sovranità e tradizione. Ma il dannunziano Eia eia alalà era meglio
      Identitarismo, “Sovranità” neofascista e salvinismo fascioputiniano

      Dato che ci siamo leggiamo il volantino del convegno: Verso una “Lega nazionale”, articolato in due momenti:

      Identità e sovranità, introdotto da Mario Borghezio che liscerà il pelo ai fascisti di Sovranità, la sottomarca di Casa Pound alleata con Salvini. Intervengono Vittorio Feltri (super partes, spero), e fascistume vario.

      Autodeterminazione dei popoli, con gl’interventi di Giulietto Chiesa, putiniano di ferro, quello che putinianamente afferma che l’attentato alle torri gemelle è un complotto ebraico, di esponenti del nazionalismo italico e slavofili identitari putiniani. Mi meraviglia che non sia presente l’associazione salvinesca “Lombardia-Russia”, che si definisce un’associazione «con idee molto precise che combaciano pienamente con la visione del mondo enunciata dal presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, nel corso del meeting di Valdai 2013 e che si possono riassumere in tre parole: identità, sovranita’, tradizione». Ha cambiato sigla, su indicazione dei servizi segreti putiniani?
      Manca solo un intervento che riproponga una lettura attualizzata del libello antisemita I protocolli dei savi anziani di Sion. Ma non è da escludere che Giulietto Chiesa vi accenni. E poi, lo ricnosco, non c’è tempo. Ricordo che I protocolli «furono fabbricati a Parigi nel 1897-98, in pieno affare Dreyfus, da un gruppo, metà francese e metà russo, di agenti dell’Okhrana, la polizia segreta dello zar, capeggiati da Pierre Ratchkovsky, un agente segreto dello zar molto abile nella fabbricazione di falsi da addebitare agli esuli russi in Occidente» (da Fisicamente, sito di un fisico impegnato fisicamente e politicamente).

      L’incontro si conclude con:

      Intervento video di Matteo Salvini. Dunque, Borghezio è solo un parafulmine, destinato a ricevere i fulmini, nel caso che l’atmosfera si faccia troppo elettrica, offrendo a Salvini una via di fuga, eventualmente.
      Analogamente, Salvini è responsabile della gestione della Lega orobica, e il conte zio è soltanto il suo parafulmine. Perché lo faccia lo sanno soltanto loro due, e non è l’unico mistero (vedi il persistente e autolesionistico impedrettamento della Lega curnense).

      ———————————————————————————————-

      Giudizio finale: questo convegno è spudoratamente sotto l’egida dei servizi segreti russi, non più trucemente comunisti, ma per volontà di Putin tornati ai fasti dell’Okhrana, neozaristi in ogni caso, slavofili nelle aree d’influenza della nuova Santa Russia, con la “mission” di dare una mano ai movimenti nazionalistici d’Europa e cancellare una volta per tutte la memoria dell’Europa libertaria e illuministica. A Curno avevamo una zarina: potrà metterci una buona parola, perché noi non si sia travolti dalla mistica che avanza? Ma lei è di un’altra famiglia imperiale, non credo che ci possa aiutare.

      • Panzane pseudoscientifiche sull’11 settembre
        Il metodo oracolare di Giulietto Chiesa

        Presento qui di seguito Giulietto Chiesa che discute con Augias sull’11 settembre: l’intervista è divisa in tre parti.
        Si noti che qui Giulietto Chiesa non è scatenato, come quando può permettersi di parlare senza che nessuno gli faccia il controcanto. Poiché è una vecchia volpe del giornalismo (è stato vent’anni inviato dell’Unità e della Stampa a Mosca) e parla con un’altra vecchia volpe del giornalismo, Corrado Augias, qui si sforza di essere oracolare il meno posibile, giusto lo stretto necessario. Ma per dimostrare la sua tesi — che, fra l’altro, qui si guarda dall’esprimere a chiare lettere, che cioè l’11 settembre sia poco meno che un complotto giudaico-massonico — non può tuttavia fare a meno di introdurre proposizioni non dimostrate e non dimostrabili, alternandole a proposizioni vere. Il trucco è il solito:
        a) Dapprima si dice una cosa vera, o plausibilmente vera (per esempio: nei risultati della commissione d’inchiesta degli Usa sull’11 settembre non tutto è chiaro; cosa possibilissima, come ben sappiamo noi italiani: le commissioni d’inchiesta possono essere avvelenate o distillare veleni);
        b) Poi si introducono una o più proposizioni, essenziali per l’affermazione della tesi che si vuole dimostrare, che però, per quanto verisimili devono essere assolutamente dimostrate: quando ciò non possa avvenire, le affermazioni assumono una coloritura asseverativa, oracolare; per esempio, salta fuori l’esperto, e noi dovremmo appecorarci, accettare il parere dell’esperto; ma se approfondiamo l’argomento, scopriamo che della commissione di esperti citata da Giulietto Chiesa fa parte un fisico passato alla storia per la bufala della fusione fredda, ultimamente salito di nuovo sulla ribalta con l’affermazione che Gesù Cristo è stato in Sudamerica (io non dico nemmeno che non è vero, ma penso che chi fa affermazioni del genere abbai l’onere della prova); [*]
        c) Quindi s’introduce un’altra proposizione vera. E così via.
        Si crea in questo modo un sandwich di proposizioni vere e proposizioni che io non dico nemmeno essere false (non sono in grado di dimostrare che sono false), ma dico che sono oracolari; e se sono oracolari, quelle proposizioni vanno rifiutate; con il che il teorema di Giulietto Chiesa viene a cadere.
        Non voglio insultare Giulietto Chiesa, non dico che ragiona al livello di un gatto padano-curnense ma, pur essendo lui più colto, più abile, più inteligente, il confronto è tuttavia inevitabile. I ragionamenti infarciti di proposizioni oracolari sono cestinati, inesorabilmente, quale che ne sia il livello.
        Dicevo che qui Giulietto Chiesa si sforza di essere sobrio, e in effetti lo è, qui. Nell’intervista rilasciata ad Augias si limita ad affermare, fondamentalmente:
        a) Ci sono forti dubbi sull’aereo schiantatosi sul Pentagono, l’11 settembre, nel quale persero la vita 64 persone; il Pentagono sarebbe stato colpito, invece, da un missile americano e l’aereo sarebbe scomparso altrove. Augias ha un bel replicare che quell’aereo non è “presunto”, quell’aereo è effettivamente partito, dentro c’erano persone fisiche reali, poi identificate (passeggeri e attentatori): Giulietto Chiesa però è irremovibile, cita i suoi “esperti” (ai quali dovremmo appecorarci) e chiede che si riapra l’inchiesta.
        b) I 19 attentatori erano agenti degli Usa, tant’è che avevano combattuto nelle brigate islamiche in Bosnia, foraggiate dagli Usa. Può anche essere vero che gi Usa abbiano contribuito alla formazione di chi avrebbe preso le armi proprio contro gli Usa. Non sarebbe la prima volta, è una storia che si ripete dai tempi di Mosé, che fu educato alla corte egizia e divenne il liberatore del popolo d’Israele.
        c) Gli attentati dell’11 settembre — alle torri gemelle di New York e al Pentagono di Washington — servivano a innescare un’onda di risentimento popolare e, conseguentemente, di consenso alle operazioni di guerra in Afghanistan e in Iraq.

        Ma veda il lettore, e ascolti, l’intervista con l’oracolare Giulietto Chiesa, e giudichi lui stesso. Se invece il lettore ama cose più truculente, veda su You tube certe altre interviste di Giulietto Chiesa, dove è scatenato e spudorato: per esempio, quando interloquisce con Paragone, in quella sua trasmissione volgarotta, dove sono tutti in piedi. Paragone, per ragioni spero evidenti, non ha sul baffuto giornalista piemontese il potere di dissuasione che l’ironico, colto e non meno furbo Corrado Augias esercita con la sua sola presenza.


        Prima parte dell’intervista di Corrado Augias a Giulietto Chiesa.


        Seconda parte dell’intervista.


        Terza e ultima parte dell’intervista.

        Concludo osservando che chi si compiace di narrarci di essere a parte di gran segreti, o si diverte a fantasticare di complotti presenta — quasi sempre — una psicologia degna di studio e un movente che merita di essere demistificato. Non sono uguali per tutti, d’accordo, ma possono essere interpretati, alle volte anche facilmente, con un minimo di spirito di osservazione: perché quel tale sfodera un certo tipo di argomenti (soprattutto se gli argomenti sono assimilabili, se c’è un filo rosso che li attraversa tutti)? A quale interesse materiale, o anche solo psicologico, intende preparare la strada? È un interesse suo, o d’altri, cui vuole compiacere? Una questione di denaro, di sesso, o semplicemente si tratta di un gioco? Servizi segreti o segreti dell’animo? Ecc.
        Del culto per le trame segrete e della propensione a spiegare la realtà in termini di complotto hanno scritto, fra gli altri, Georg Simmel, filosofo e sociologo tedesco, Karl Popper, filosofo austriaco naturalizzato inglese e Umberto Eco, semiologo e scrittore mandrogno (di Alessandria, cioè). Piace, a mo’ di conclusione, riportare queste parole di Simmel:

        Il segreto conferisce a chi lo possiede una posizione d’eccezione.[…] Esso è fondamentalmente indipendente dal suo contenuto, ma certamente è tanto più efficace in quanto il suo possesso esclusivo sia vasto e significativo.

        Insomma, il segreto dà potere a chi lo detiene, o millanta di detenerlo.

        ————————————————————
        [*] Di questa commissione di esperti — si chiama Consensus 9/11 — fanno parte Giulietto Chiesa e il fisico Steven E. Jones, noto per la fusione fredda e per la teoria della presenza di Cristo in Sudamerica, proprio com’è scritto nel libro dei Mormoni (e il fisico è mormone). La prova? Beh, ci sarebbe una divinità Maya che è rappresentata nell’iconografia locale, morta e risorta, con le mani trafitte, come dai chiodi della crocifissione del Cristo. Già, peccato che i chiodi venissero confitti nei polsi e non sul palmo della mano (qui sbaglia anche l’iconografia tradizinale cristiana). È tutto scritto nella pubblicazione Behold My Hands: Evidence for Christ’s Visit in Ancient America.
        Si veda inoltre l’elenco dei Membri e Amministratori del Consensus 9/11

    • Marco Belotti permalink

      @ Elettore indeciso
      Sono ancora secessionista stia tranquillo

      • Secessionista: addirittura! E come la mettiamo con Sovranità, gli amici di Salvini (credo, anche della fasciofemminista curnense)? E con Salvini stesso? E, forse, con Putin? Che dice lo zar? Non credo che sia favorevole alle secessioni, salvo quelle di suo immediato tornaconto (vedi penisola di Crimea).
        Ricordo che ««Sovranità è il proseguimento, l’allargamento di un percorso che CasaPound sta compiendo, che altri soggetti condividono e che vede al centro, come dice il nome, il concetto di sovranità, a partire da quella nazionale e monetaria». Cioè, è una sottomarca di Casa Pound. Si vedano anche, oltre alle foto e quanto abbiamo scritto sopra sull’apparentamento fra Sovranità e Salvini:
        Sovranità: l’associazione politico culturale di Casa Pound che appoggia Matteo Salvini
        Foto e video della partecipazione di Casa Pound e Sovranità alla manifestazione “Renzi a casa”

        Testitrahum tuum meo nomine etiam atque etiam valere iubeas
        Cioè “Saluta molto per mio conto il tuo Pedretti”.

      • Vasta limonite permalink

        Bah!, Marcoinfermierbelotti potrebbe addirittura esserne convinto. Ma i suoi colombari hanno qualche idea al riguardo o son passati direttamente dall’ululato druidico alla venerazione per Starace?

      • Rituali druidici

        Eh, un rituale druidico così il Pedretti, il Marcobelotti, il Tarcisio segretario emerito, il Sàgula (mi raccomando l’accento: così si dice in siciliano) e il Dolci se lo sognano. Non foss’altro che qui i mongodruidi sono tanti, mentre nella sezione colombara non so quanti druidi allignino, oltre quelli che ho sopra mentovato. Ho tratto questa immagine dal sito identitario Rituali druidici e abilità magicheun viaggio con l’antico popolo perduto. Questi esoterici identitari sono proprio fuori di melone, si sono bevuti il cervello. Secondo loro, i druidi si vestivano così? Con i cappucci? Pagliacci!
        I Druidi della colombaia fanno tutto quello che gli viene ordinato. Ma hanno bisogno di ordini chiari. In questo caso, non me la sento di metterli sotto accusa. La colpa è di Salvini che, anche lui, ogni tanto, si dice ancora propenso alla Padania. Pensa così di poter dare un colpo al cerchio e uno alla botte, di poter avere la botte piena e la moglie ubriaca. Troppo facile, troppo paraculo (come i similprogressisti curnensi che ancora vanno dicendo di essere bersaniani, ma anche renzisti e, in ogni caso, con «forte vocazione governativa»), oltre che impossibile. Perlomeno finché ci siamo noi a incalzarli. E se contano sul fatto che non siamo Vip, che i giornalisti anglorobicosassoni non ci amano (meglio così, in ogni caso), che non abbiamo un partito alle spalle, che siamo svantaggiati in quanto combattenti leali, e che pertanto non abbiamo voce in capitolo, cioè nel cuore dei cittadini, si sbagliano. Ci vedremo a Filippi!

      • Significato dell’espressione “Ci rivedremo a Filippi”

        Abbiamo chiuso l’intervento precedente apostrofando i nostri avversari con l’espressione “Ci rivedremo a Filippi!”. Non sarà inutile ricordare che Filippi è una città della Tracia, dove nel 42 a.C. Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) e Antonio (quello dell’orazione funebre nella tragedia di Shakespeare, il Giulio Cesare) sconfissero le truppe dei cesaricidi, cioè di Bruto e Cassio, uccisori di Giulio Cesare.
        Sempre nel Giulio Cesare di Shakespeare il fantasma di Cesare appare a Bruto per preannunciargli la sconfitta, con queste parole, appunto: “Ci rivedremo a Filippi!”.
        Dunque l’espressione significa che prima o poi si arriverà alla resa dei conti. Questo precisamente intendevamo dire ai nostri sleali avversari: non ci sono denuce che tengano, gherminelle associazionistiche, interrogazionid di Cavagna il Giovane, proclami o spallucce, o aiutini dei giornalisti anglorobicosassoni. Arriverà il giorno dello scontro, e perderete. Beh, ma i locatellopedrettisti già lo sanno: quale che sia l’esito delle prossime elezioni amministrative, non toccheranno palla. Per senso di responsabilità farebbero bene a presentare ai partiti di riferimento le loro dimissioni. Altro che chiedere a Gandolfi di fare un passo indietro. Loro dicevano che Gandolfi doveva ritirarsi per il bene comune, per impedire ai serrani ecc. A parte il fatto che non si può consegnare il Comune a Cavagna il Giovane o qualcuno dei soliti noti, e che dunque i serrani tutto sommato sono meglio dei locatellopedrettisti, io dico: bene, per il bene comune il passo indietro lo facciano loro.
        L’espressione “Ci rivedremo a Filippi”, non va confusa con l’espressione “Ci rivedremo a Filippo”, come disse Peppone.

        C’è da osservare però che almeno Peppone, che non era un pozzo di scienza, almeno frequentava gente con una buona infarinatura culturale, se poi ripete l’espressione filippesca, sia pure storpiandola. Cosa che non potrebbe permettersi buona parte dei politici indigeni curnensi, che tuttavia pretendono di entrare nella cabina di regia della cosa pubblica. Costoro non hanno nemmeno l’amore per il popolo, l’intrinseca e candida onestà di Peppone, né tampoco l’eguale amore per il popolo e, in più, il fiuto politico di don Camillo.

      • Romana permalink

        Prendo l’intervento del dr Belotti, a me gradito, per quello che sembra: una dichiarazione di pensiero politico. Il significato e i perché di esso li lascio eventualmente alla perspicacia e all’ironia satirica del padrone del diario, del dr Gandolfi e di qualcun altro. Non sono a tanta altezza: basti dire che, come forse si ricorderà, sono stata la prima renzista di Curno, quando qui tutti ogni mattina pettinavano la bambola in ossequio al grande e filosofico pensiero di Mao Tbe Rsan.
        [Ci limitavamo ad affermare che Bersani è un uomo politico con i suoi limiti, certo, ma autentico, l’erede di una tradizione di socialismo umanitario che dovrebbe essere difesa dalla grettezza di una concezione ferocemente aziendale della politica, e che Renzi era portatore di un’impostura. Alcune cose dette da Renzi sono anche giuste, per carità. Così fanno i bravi impostori. Ma il seguito dei fatti dimostra che effettivamente le parole di Renzi erano, e sono, quelle di un impostore politico. N.d.Ar.]

        Come già accennato dal professor Aristide, non sarebbe male se il dr Belotti intavolasse una seria spiegazione circa la apparente contraddizione fra la sua residuale convinzione secessionistica e quel che sembra, forse erroneamente, un montante nazionalismo salviniano.
        [Il nazionalismo populista di Salvini è cosa acclarata. L’alleanza con Sovranità e con Marina Le Pen è documentata. I suoi rapporti con gli ambienti (per il momento, chiamiamoli pure così) putiniani sono preoccupanti. Salvini sta scherzando con il fuoco. N.d.Ar.]

        Magari a differenza di qualcun altro, la leggerei con attenzione e rispetto. Perché quel che è mancato a Curno, certamente da parte leghista, è la comprensibilità politica (da non confondersi con la palese meschinità di certi sporchi interessi personali facenti eventualmente capo a eventuali o potenziali simpatizzanti), la comprensibilità politica, dicevo, dei comportamenti e indirizzi finora tenuti. I quali, per uscire da quell’oscurità che avvantaggia l’opprimente penombra borbonico-serrana (che s’illumina solo da Lugano in su), hanno bisogno di chiarezza e di costruxione logica e non di ululati, latrati o pedretteschi borborigmi. Nell’unico luogo culturalmente libero di Curno, si spieghi!

      • La Wunderkammer della Lega: forse qui si trova il segreto della paralisi di MArcobelotti

        La Lega di Curno deve fare i conti con due problemucci: a) l’impedrettamento; b) il tradimento della questione settentrionale. A sua volta Marcobelotti, quale che sia il suo pensiero autentico, ha il problema di essere paralizzato, come se gli avessero praticato un’iniezione di Pentothal, come si vede in certi film: ma, anche se l’iniezione gli è stata praticata dal conte zio (che almeno è medico, ci mancherebbe che l’iniezione fosse praticata dal segretarioi emerito Tarcisio!), rimane il fatto che il mandante è Salvini.
        Questa paralisi penalizza manifestamente la Lega curnense, tutti ne sono consapevoli, in primis il Marcobelotti. Ma, evidentemente, a Salvini sta bene così, e al Marcobelotti pure. Anzi: Salvini lo vuole! Deus vult! [*] Perché? Beh, bisognerebbe gettare un occhio nella Wunderkammer leghista, cosa che a noi non è dato. Qui, nella Wunderkammer, si conservano i reperti del passato leghista: patacche varie, gadget, attestati di matrimoni celtici, ampolline del dio Po, flaconi del famoso profumo Dür, tartarughine imbalsamate, fotografie varie — e non parlo di quelle di Luisa Corna — fra le quali quelle del Pedretti, del conte zio, del Trota e di Umberto Bossi. Guardando le fotografie e i souvenir della Wunderkammer con spirito analitico si dovrebbe capire qualcosa. Non dimentichiamo che quando Bobomaroni s’impadronì del partito, ordinò ai suoi uomini di forzare la Wunderkammer, proprio come in Sudamerica, quando si deve fare un putsch, per prima cosa si occupano i locali della televisione. Dopodiché Maroni appose una nuova serratura. E le chiavi adesso le ha Salvini, il quale giudica opportuno che, in generale, la Lega nord faccia una scorreggia alla questione settentrionale, e che la Lega nord curnense non faccia i conti con l’impedrettamento, né oggi né mai.

        ——————————————————————–
        [*] Quando i partiti pretendevano di spadroneggiare nel Comune di Curno, ai tempi in cui Gandolfi faticosamente realizzava il buongoverno, nonostante la riottosità di alcuni consiglieri, le mura del brutto palazzotto del Municipio curnense, dai serrani chiamato “Casa comunale”, udirono questo proclama, enuciato con algida determinazione da un assessore che metteva gl’interessi del partito, del suo partito, al di sopra degl’interessi dei cittadini: Deus vult! E il dio era un uomo politico.

      • Longo elfo regna... e sfama suini permalink

        In effetti concordo col titolare di questo folio elettronico: Renzie è un vero impostore politico, arrogante e presuntuoso, soprattutto pericoloso perché mira quanto meno a un potere autoritario, circondato da un’assai più pericolosa corte fastidiosa di nani e ballerine. Un socialista di trent’anni fa, insomma. Speriamo comincino a fermarlo, partendo dall’Italicum fino alle ladresche tasse e alle inutili cosiddette riforme costituzionali.
        La mano ferma del Mao è una garanzia al riguardo. Scherzavo. Tranquilli. Quello di fermo ha solo le chiappe sullo scranno.
        Vabbuono. Speriamo ci pensi qualcun altro, magari Salvini.
        In tal caso anche l’egregio diarista dovrebbe essergli riconoscente, una volta tanto.
        [Come fece sapere Manuela Arcuri all’ex Cav.: prima vedere cammello, poi si vedrà: giudicheremo Salvini dai fatti, non dalle parole. Cfr. Quando Manuela Arcuri diceva a Silvio: prima «vedere cammello», poi «ménage à trois». N.d.Ar.]

        Ma veniamo al Belotti Corniolese (da corniolo, da cui Curno. In antichi scritti, conservati in Parrocchia e studiati dal compianto e grande Silvio Bellezza, gli abitanti della zona erano anche detti Cornolesi o Cornolessi).
        Anche in riferimento agli atteggiamenti dell’infermiere ad honorem ha ragione il padrone del sito: ci dica il Marchetto come vuole affrontare la questione settentrionale, inquadrandola nel caso cornoleso. Ma ci dica soprattutto come intende rendersi libero di trattare e approfondire tali argomenti senza lasciarsi stordire da ululati vari a lui molto vicini, così come dai prossimi borborigmi. Per essere uomo pubblicamente libero e non fare come l’Elfo longo…

      • L’antropotoponimo per designare gli abitanti di Curno

        Due problemi, sui quali non metto lingua, perché — come insegna Merimée nel racconto La Venus d’Ille — i cultori di storia locale sono permalosi, e conviene sempre dar loro ragione. Se poi sono anche identitaristi, apriti cielo! Però, sotto il profilo metodologico, si pongono due problemi: il primo, se veramente Curno prende il nome dal corniolo; il secondo come conviene chiamare gli abitanti di un luogo che prende il nome dal corniolo, e che in latino si direbbe Cornetum.
        Comunque, se gli abitanti di Curno nei documenti antichi sono chiamati cornolesi, non discuto, né la cosa mi fa meraviglia. Ma non è molto elegante: fra l’altro, oggi si potrebbe intendere come “lesi nelle corna”, il che presupporrebbe che gli abitanti di Curno siano cornuti. Al posto del notaio che vergò quel documento, se veramente Curno prende il nome da Corneto, io avrei scritto “cornetense”. Gli abitanti di Cornedo vicentino, per esempio, si chiamano cornedensi (con sonorizzazione della dentale “t”, che diventa “d”). Cornedo vicentino prende il nome dal lat. Cornetum, appunto, cioè dai boschi di orniolo, come recita chiaramente il suo stemma, e questo pare un dato abbastanza certo:

        Stemma di Cornedo vicentino: si notino i tre aberi di corniolo e il festone che indica l’origine del toponimo: ‘Ab silvis corneis’, cioè dai boschi di corniolo.

        Gli abitanti di Corneto Tarquinia, invece, si chiamano preferibilmente cornetani, ma si trova anche cornetense. Oltralpe si trova spesso Cornetensis (basta una ricerca in rete, per accertarsene).

      • Elettore indeciso permalink

        @Marco Belotti
        grazie per la risposta, la prendo come un impegno

      • Agnina fossile permalink

        @ Marco Belotti
        La pretesa belottica di rimanere fisso nella convinzione secessionistica nonostante tutto all’intorno sia cambiato richiede almeno una spiegazione, specialmente da parte di chi ricopre la carica pubblica di segretario di sezione di un partito nazionale, e forse presto persino imperiale (nonno e zarina permettendo).

      • Partito imperiale la Lega nord? Beh, sì. Salvini è alleato con Sovranità: se ha mire imperiali, di che cosa dovremmo meravigliarci?

  24. La Sardegna sarà il 27° cantone della Svizzera (Canton marittimo)?


    Facendo clic sull’immagine si vedrà l’interessante servizio video presentato nel sito della televisione svizzera italiana.

    La notizia è che una delegazione sarda si è recata in Isvizzera per perorare la causa della cooptazione dell’isola nella Confederazione elvetica. Ricevuta a Losanna, nell’aula del Gran Consiglio vodese (del Vaud), è stata calorosamente salutata dal presidente dell’assemblea, il quale si è detto lieto di ricevere la delegazione «con tutti gli onori che dobbiamo a persone che vogliono battersi politicamente per le ragioni della loro regione».
    Apprendiamo inoltre che il sindaco di Avenches, deputato vodese, è un fervente sostenitore del progetto di federazione: forse perché sullo stemma di Avenches — così leggiamo nel sito della televisione della Svizzera italiana — c’è un moro proprio come quello della bandiera sarda.
    Intanto, poiché si dice che “chi ha tempo non aspetti tempo”, c’è già chi ha approntato lo stendardo del 27° cantone:

    C’è anche un sito Internet, molto dignitoso, pulito, con grafica quasi svizzera, bilingue (italiano francese): si veda Canton marittimo.
    L’ingresso della Sardegna nella confederazione elvetica dovrebbe essere vantaggioso per entrambe le parti. Da un lato, i sardi non più pelliti , cioè vestiti di pelli (così li chiamava Cicerone, che inoltre rimproverava loro la cuginanza con i cartaginesi), si scrollerebbero di dosso la tutela dei partiti e degli attori del territorio nazionali e locali, godrebbero di una forte autonomia, come tutti i cantoni del sistema confederale, vedrebbero rinnovato il sistema scolastico; parallelamente nascerebbero scuole private con studenti provenienti da tutto il mondo, come in Svizzera, l’economia riceverebbe un impulso notevolissimo in un sistema dove non esistono galline bianche, dove gli svizzeri nel rispetto dell’ambiente potrebbero stabilire le loro seconde case ecc.
    La Svizzera d’altro canto potrebbe sviluppare un’economia marittima e affacciarsi al Mediterraneo su un territorio vasto e tutto da valorizzare, restituendo alla natura le servitù militari e le aree dove sorgono i ruderi d’impianti industriali sciagurati, come la Cartiera di Arbatax, l’Eurallumina a Portoscuso, Enichem fibre a Ottana ecc. Sciagurati perché sciagurato fu l’intreccio di finanza e politica, dal quale ebbero origine.
    Sempre sull’ipotesi di un approdo istituzionale della Regione sarda, finora appartenente alla Repubblica italiana, alla Confederazione elevetica, della quale diverrbbe il Cantone marittimo, si veda questo servizio dei Cinquestelle:

    E adesso veniamo alla questione curnense. La stuazione è disperata, e la prospettiva che la dott.ssa Serra — così tremendamente determinata — voglia a tutti i costi inaugurare il Bibliomostro, sottraendo preziose risorse ai servizi sociali, ci fa tremare le vene e i polsi. Altro che paese bello da vivere! Questo è un gioco a somma zero e se la sindachessa inaugura il Bibliomostro lei fa bella figura con il partito e negli ambienti che contano, crea un’ulteriore premessa per la sua promozione a un ruolo politico di rilievo mondiale. Vero, ma noi ci troveremmo nella situazione dei marinai del Bounty, ai quali il capitano negava l’acqua, perché l’acqua serviva a nutrire le piantine che dovevano assolutamente essere trasportate in Inghilterra: vive, e in buona salute. E poco importa se i marinai perdevano la loro salute, o morivano. Sono cose che abbiamo visto nel film con Marlon Brando, Gli ammutinati del Bounty. In quel caso i marinai erano assetati per dar acqua alle piantine, noi invece corriamo il rischio di essere messi alla fame (o di essere tassati, è lo stesso) per dar linfa al Bibliomostro.
    Ma i cittadini non vogliono conoscere lo spettro della fame, non vogliono trascorrere la vita laceri e in appartamenti freddi, perché non ci sono i soldi per il riscaldamento, non vogliono essere oppressi da nuove tasse, o — peggio — vivere nel terrore che l’ufficiale giudiziario bussi alle loro porte. E questo, perché? Solo perché il Bibliomostro abbia vita e la Serra ci faccia i suoi pistolotti e organizzi le parate Minculpop. Ma forse c’è una soluzione che salva capra e cavoli.
    Pensavo che si potrebbero raccogliere le firme tra i cittadini curnensi e presentare una petizione alla sindachessa Serra. Con questa si darebbe mandato esplorativo alla sindachessa, che è svizzera, perché, grazie ai suoi buoni uffici e al suo prestigio, Curno ottenga lo statuto di enclave svizzera in Italia. Così potremmo non essere più scorticati dalle tasse, avremmo una scuola senza pistolotti, parate Minculpop e lavaggio del cervello dei poveri bambini indotti a scegliere questo o quel sesso: pardon, genere. Quanto al Bibliomostro, potrebbe smettere di essere uno spauracchio per i cittadini. Si potrebbe tornare all’idea iniziale di trasformare il Bibliomostro in bordello, questa volta svizzero: tutto legale e a norma di cacata carta, carta svizzera.
    Fu facile, per la sindachessa, promettere un paese bello da vivere. Quando poi lei stessa scoprirà che questo paese è diventato un inferno, lei potrà sempre fare le valigie e andarsene in Elvezia. Noi invece, dopo tutte queste condivisioni, pistolotti, dopo i Salmi, dopo le fiaccolate, dopo le apparizioni della betlemita madonna Vera Baboun, dopo che siamo stati estirpati dei pregiudizi omofobici, per l’intervento del solito esperto (siamo costretti a subire ogni giorno sempre nuovi “esperti”, esperti di tutto, dai cibi tradizionali alle ragadi anali), dopo tante celebrazioni, slàid e sorrisetti asseverativi, dopo aver sottoscritto la Carta dei diritti del cane, scopriremo che questo paese è una schifezza da vivere, che tutta l’Italia è una schifezza, un universo concentrazionario devastato dall’idiozia politicamente corretta.
    E allora io dico: basta con i privilegi della casta! Vogliamo essere svizzeri anche noi! La dott.ssa Serra, che è svizzera, faccia diventare svizzeri anche noi! Si adoperi perché Curno diventi un’enclave svizzera. A quale titolo, con quali meriti? Boh, sarà còmpito della dott.ssa Serra individuarli e presnetarli in un dossier, al quale apporrà il suo autorevole sigillo. Se è necessario un miracolo, chiami, dal suo i-Phone, Vera Baboun.

    • Maria de la F. permalink

      Guardi che non ha osservato bene: nello stemma di Avenches c’è anche un coccodrillo, scappato da Narbonne e rifugiatosi in montagna, in zona celtica, per partecipare alla resistenza contro gli odiati Romani.
      Così come ha dimenticato di citare l’orribile residuato della fabbrica di batterie Fiamm di Villacidro, spettacolo odioso in un contesto di inutilizzate e orribili pale eoliche.

      Per il resto, viva la Sardegna e Curno svizzere. Viva il bibliomostro che si chiamerà Villa delle Rose Aulentissime oppure, in alternativa, Casa della Perduta Gente. Un sogno!
      [Forse i similprogressisti preferirebbero intitolarla ‘The house of the rising sun’, come la canzone che qui sotto sentiamo nella splendida interpretazione di Joan Baez, che è brava ed è anche meticcia: alla faccia degl’identitaristi. “La casa del sole che sorge” è il nome, appunto di un bordello. N.d.Ar.]

      • Questo è lo stemma di Avenches: lo vediamo anche nel filmato elvetico:

        Il moro che vediamo qui sopra è verisimilmente imparentato con i mori presenti negli stemmi della Sardegna e della Corsica. I quali derivano dal sigillo aragonese che con i quattro mori celebrava la sconfitta dei mori nella penisola iberica, nella battaglia di Alcoraz(1096): la Sardegna e la Corsica facevano parte della Corona d’Aragona.
        Il moro di Avenches potrebbe ricordare un episodio analogo, del quale però non esiste traccia negli archivi, quando i mori, che dalla spagna si spinsero nella Francia meridionale e di qui nell’odierna Svizzera francese, sarebbero stati sconfitti, più o meno nella stessa epoca, medievale, dagli Elvezi romanizzati di Aventicum, sede vescovile e capostipite dell’odierna Avenches. Nel filmato elevetico ne ammiriamo l’anfiteatro romano.
        Quanto a Villacidro, le fabbrichette moderne sono miseramente fallite, perché nate da presupposti sbagliati. Furono floride, e non parssitarie, a suo tempo, le iniziative di un chimico-farmacista di genio che mise a frutto il capitale ricevuto in dote dalla figlia di un ricco notaio (ma il tabellione, cioè il notaio — giustamente — odiava quel mestiere, preferiva insegnare latino e greco in un seminario): un impianto di produzione del sapone, una distilleria a vapore e un impianto di deglicerinizzazione dei grassi (per la produzione della nitroglicerina).

  25. –7 : Manca una settimana a un importante evento culturale

    Manca una settimana a un importante evento culturale; la presentazione del libro scritto dall’ex segretario comunale di Curno, Annalisa Di Piazza, attualmente segretario comunale a MArtinengo, che avrà luogo il 6 maggio nella sala consiliare del Municipio di Curno, dai serrani chiamato “Casa comunale”. Questo, perlomeno è quanto abbiamo letto nella locandina affissa alle diafane porte del Municpio, riprodotta qui. Però nel sito del Comune di Curno non abbiamo trovato traccia dell’evento. Forse non se ne dà ancora notizia, in attesa di sapere chi sarà il presentatore ufficiale del libro. La dott.ssa Serra? Una personalità di spicco della cultura e del sistema amministrativo bergamasco? Quando fu pubblicato il libro su Crescenzo Purcaro, capostipite della famiglia di segretari comunali Purcaro, alla presentazione del libro, ad Almenno S. Salvatore, erano pesenti il prefetto di Bergamo e i segretari comunali bergamaschi, tra cui il segretario generale della provincia di Bergamo.
    Si veda quanto abbiamo anticipato su Nusquamia: Annalisa di Piazza, ex segretario comunale di Curno, scrive un libro Lgbt-friendly.

    • Il documento sull’evento culturale non s’apre

      Oggi 29 aprile — credo dopo la nostra segnalazione (vedi commento precedente) — vediamo nel sito del Comune di Curno la locandina dell’evento di cui sopra. Volevamo scaricare, o leggere, il documento di presentazione in formato pdf, ma il computer afferma che il documento è danneggiato. Facendo clic su “Documenti associati: Incontro con l’autore – Annalisa Di Piazza” purtroppo non si viene a capo di niente: appare la scritta “Caricamento del documento pdf non riuscito”. Così la nostra curiosità di sapere chi presenterà l’autrice, già segretaria comunale a Curno, è stata frustrata. Sarà presentata dalla dott.ssa Serra? Dalla dott.ssa Bellezza? Da un esponente di “Bergamo contro l’omofobia”? (Potrebbe essere un momento delle “buone pratiche” che il comune di Curno si è impegnato a mettere in atto aderendo alla rete Lgbt-Ready: si veda Bergamo contro l’omofobia: intervista all’autrice) O da chi?

  26. Rimborsi, nuovo capitolo permalink

    In rete oggi è apparsa la notizia che ci aggiorna sull’annosa e antipatica vicenda che riguarda l’utilizzo improprio dei rimborsi spese (soldi nostri, dei contribuenti) da parte degli eletti in regione.
    Tra questi anche il da noi ben conosciuto Pedretti, che in questo ultimo periodo non manca di rendersi protagonista purtroppo in negativo.

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_aprile_28/rimborsi-regione-processo-anche-cinque-bergamaschi-d1094704-edb0-11e4-91ba-05b8e1143468.shtml

    Certo un grosso e pesante fardello da portare in groppa per il povero Marco Belotti, ricordiamo segretario di questo suo alquanto discusso tesserato di sezione.
    E’ troppo attendersi da Marco Belotti una presa di posizione nei suoi confronti?
    Quale migliore occasione per fare un vero repulisti di vecchi arnesi controproducenti?
    Più aspetta e peggio è.
    Dove sta la differenza della sua segreteria rispetto alle passate se nulla cambia?
    Sobri e omertosi tutti quanti?
    Belotti non vorrà passare per un Ulullà qualunque?

    • Sentenza scaccia sentenza

      Il similgatto padano a suo tempo ci ammonì: bisogna essere garantisti, se uno (facciamo un nome a caso: il Pedretti) ha ricevuto un avviso di garanzia, ciò non significa ilico et immediate (seduta stante, senza frapporre indugio), che sia colpevole. E poi, c’è la sentenza di primo grado, dopo la sentenza di primo grado viene quella di secondo grado e alla sentenza di secondo grado fa seguito il risultato del giudizio di terzo grado. [*] Tutto questo è giusto, giustissimo. Osservo però che:
      a) l’eventuale condanna del Pedretti, più che al Pedretti stesso, che sembra rassegnato, e invoca una giustizia alternativa, non più “federale” (dice lui: intende dire che in Lombardia sono troppo severi), ormai fa una paura boia agl’impedrettati di Curno, fra cui si annoverano i similprogressisti;
      b) Bobomaroni e lo stesso Salvini ci fecero sapere che nella Lega alligna una moralità che va di là dal dettato della legge, una morale più severa, dunque. Dunque…

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      [*] La speranza del similgattopadano e dei similprogressisti che il Pedretti la faccia franca, o quanto meno riesca a far perdere le tracce di sé nel percorso “avviso di garanzia – sentenza di primo grado — sentenza di secondo grado — sentenza di terzo grado” mi ricorda la canzone Alla fiera dell’est, di Branduardi:
      E venne l’acqua
      che spense il fuoco
      che bruciò il bastone
      che picchiò il cane
      che morse il gatto
      che si mangiò il topo
      che al mercato mio padre comprò.

      • Vi ricordate, quando apposero la mordacchia a Gandolfi? Il Pedretti era tabù, per loro
        Gli aziendalsimilprogressisti di Curno sono nuovamente in lutto per il Pedretti. Anche in angoscia: vorrebbero obliare, ma non si può mai obliare in pace, in questo paese!

        L’appuntamento è per il 1° luglio, fra due mesi. Ci mancava questa data, il resto lo sapevamo già: i rimborsi allegri, le proteste dei consiglieri che pretendevano di aver fatto un uso istituzionale degli acquisti di Chardonnay e che pudicamente ribattezzavano gli acquisti di gingillini elettronici come «acquisti di tecnologia digitale per metterla a disposizione dei dipendenti dei gruppi, così da consentire ai gruppi di svolgere la loro attività pubblica di contatto con i cittadini e le imprese». Sì, proprio così, e noi siamo fessi. Merda!
        Dopo la condanna da parte della Corte dei Conti (si veda Rimborsi pazzi alla Regione lombarda: condannati altri quattro consiglieri), i nostri eroi dovranno apparire davanti ai giudici della decima sezione penale di Milano. Fra gli eroi c’è il Pedretti che — scrivevo — «è nel novero di coloro che ritenevano di non dover rimborsare le somme contestate, perché ciò sarebbe stata un’ammissione di colpa, che lui nega. A suo tempo, invece, aveva rimborsato il Comune di Curno per l’uso non istituzionale dell’utenza telefonica, che era stata addebitata al Comune». Però in sede di contenzioso riguardo al busillis delle spese pazze, è stato condannato a rimborsare l’erario. Vedremo come andrà a finire in sede penale.
        Mentre della condanna della Corte dei Conti quasi nessun bergamasco è venuto a saper niente (ne ha parlato soltanto il Corriere della Sera, ma nel dorso milanese: la stampa anglorobicosassone è stata di esemplare sobrietà) il deferimento alla sezione penale del Tribunale di Milano è finalmente registrato dal sistema d’informazione bergamasco. Ne leggiamo, per esempio, su Bergamo news, nell’articolo Spese pazze in Regione, tre consiglieri condannati. Cinque bergamaschi a processo.
        In calce all’articolo cominciano ad apparire i commenti. Segnalo i primi due:

        Silvio – Anche Giosue???? Ma non era quello che lavorava per il territorio? Quello che lavorava per noi insomma!!! A tavola forse.

        Giorgio – Ma dai anche Pedretti!? Uno che stava sempre con la gente e in mezzo alla gente, sempre presente alle feste, sempre a fianco di Bossi ma sopratutto di Calderoli. E poi lo hanno appena premiato alla festa per il 30° della Lega a Bergamo per il suo generoso impegno in tutti questi anni. Se non lo avessi letto non ci crederei, lasciamo fare il suo corso alla giustizia e solo alla fine potremo dare un giudizio finale.

        Per parte mia ho inviato il terzo commento:

        Aristide – Ricordo però che il 16 dic. 2012 Bobo Maroni si espresse in questi termini: «Noi abbiamo un codice etico, che va al di là della legge. Chi si è candidato con noi, si è impegnato a rispettare questo codice. Chi non l’ha rispettato… foera di ball». Cose simili disse in seguito Salvini. Domanda: Maroni e Salvini hanno fatto seguire alle parole i fatti? Il Pedretti è stato premiato da Salvini, recentemente: in base alla presunzione d’innocenza, capisco. Ma perché allora quei paroloni?

        Per saperne di più sulla dichiarazione di Bobomaroni e sul clima ipocrita e parolaio del 2012, quando Bobomaroni parlava di una pulizia che non avrebbe mai fatto (in realtà, gl’interessava sgominare le ultime risistenze buxiste e mettersi d’accordo con gli altri) si veda Ultimissima del 16.12.2012, h. 13.30 – Maroni dice: «Foera di ball».

      • Effetto dell’oblio: così si spiega la premiazione del Pedretti
        Bobomaroni che prima diceva “foera di ball” adesso è oblivioso e dice: acqua passata


        Il Pedretti sul palco della Fiera di Bergamo, tra Bossi e Salvini, al momento della consegna della targa-premio. Facendo clic sull’immagine qui sotto, si apre la pagina del Miglio verde che commenta la premiazione del Pedretti. Noi resistenti di Nusquamia continuiamo a domandarci: ma perché il Pedretti è premiato, e al Foresti, segretario emerito della gloriosa sezione di Curno, non dànno nemmeno un “Chupa chups”? Il Pedretti, ricordiamo, è stato premiato il 28 marzo 2015, in occasione del 30° della Lega di Bergamo. I premiati VIP della Lega nord erano 28, il Pedretti è uno di questi (Viva, viva!). E adesso voglio vedere se qualcuno vorrà raccontarci la favoletta che il Pedretti si trovava per caso sul palco e che la targa è un fatto irrilevante, o addirittura un colpo di mano del Pedretti. Eh no, il Pedretti ha ritirato la targa dalle mani di Matteo Salvini, “di persona, pirsonalmente” (come dice Catarella), con i sensi della gratitudine salvinesca e un incoraggiamento a continuare così. Ma perché tutto questo? Eh, bisognerebbe andare a curiosare nella Wunderkammer leghista.

        Leggo sulla Stampa di Torino (edizione cartacea) a p. 17, una dichiarazione rivelatrice di Bobomaroni, quello stesso che il 16 dicembre 2012 dichiarava (e pretendeva che noi gli credessimo) «Chi si è candidato con noi, si è impegnato a rispettare questo codice. Chi non l’ha rispettato… foera di ball». Trascrivo dall’articolo Spese pazze per 56 ex consiglieri ci sono anche Bossi jr e la Minetti (La stampa, p. 17) quel che c’interessa ai fini di un giudizio sulla tenuta etica della Lega 2.0, quella bobomaronita, e della Lega 3.0, quella salvinesca:

        L’attuale governatore [della Regione lombarda] Roberto MAroni guarda con sufficienza la decisione del giudice: «Si tratta di vicende del passato. Ora le regole sono cambiate».

        Cioè la regola è “Chi ha dato, ha dato, ha dato; chi ha avuto, ha avuto, ha avuto. Scurdammuce ’o passato. Simmo a Bèrghem, paisà!” E vai avanti con il Pedretti! Su questa nuova e cacatissima regola i similprogressisti curnensi — c’è da giurarlo — sono d’accordo. Il Pedretti vuole l’oblio, il Marcobelotti vuole l’oblio, Bobomaroni & Salvini vogliono, pretendono l’oblio; ma anche la Serra vuole l’oblio, anche Max Conti vuole l’oblio. Squit, squit, squit! Obliamo e obliamoci, “alla curnense”!. Che goduria!
        Merda!

      • Talami ventosi permalink

        E non dimenticheremo neppure i loro sostenitori, protettori, amici, complici, conniventi, finti ingenui e ignari, vigliacchi o ciechi per proprio schifoso interesse. Qualcuno teme di potersi riconoscere nell’elencazione?

  27. La linea difensiva del Pedretti

    Sempre a proposito dei rimborsi allegri delle spese pazze dei 56 consiglieri regionali lombardi, nel summenzionato articolo di Bergamo news Spese pazze in Regione. Tre consiglieri condannati, 5 bergamaschi a processo un certo Roberto scrive:

    Roberto – Finirà tutto nel cestino, come è naturale che sia. Io presento ogni fine mese le spese nell’apposita busta in azienda (e l’atto in sè non potrà mai essere reato). Poi è l’azienda che decide quali spese rimborsarmi, riconoscendole come tali, e quali contestarmi senza quindi pagarmele. Ma per quelle che mi riconosce e rimborsa non può certamente, in un secondo momento, venire ad accusare me. Non sono io che ho un “rid” sul conto dell’azienda e prelevo (questo sarebbe reato).

    Questa, in effetti, potrebbe essere la linea difensiva del Pedretti, e non solo la sua: scaricare tutta la colpa sul capogruppo consiliare, o sull’ufficio di staff del partito. A parte il fatto che qui rilevo una totale assenza di gratitudine nei confronti di chi — per amicizia, immagino — chiudeva un occhio sulle spese del Trota, della Minetti e del Pedretti, credo che questa linea difensiva sia giuridicamente inconsistente. Dico così, a lume di logica, non m’intendo di giure. È noto che, semmai, il giurista è proprio lui, il Pedretti. Ho inviato a Bergamo news la seguente replica (spero di non aver osato troppo):

    Aristide – Però un consigliere regionale è un legislatore: un ‘legis lator’, cioè uno che presenta progetti di legge, li sottopone all’assemblea legislativa, li argomenta, li difende. Costui non è un peracottaro ed è, a tutti gli effetti, come dicono i giuristi, ‘compos sui’, cioè un soggetto con piena capacità d’intendere e di volere. Al funzionario che riceve gli scontrini e li rimborsa allegramente si può imputare un concorso di colpa, ma non la pienezza della colpa.

    • Sempre a proposito delle spese pazze, una dichiarazione del Pedretti

      Scrive il Pedretti in calce all’articolo sull’Eco di Bergamo Rimborsi in Regione. Cinque bergamaschi rinviati a giudizio:

      Roberto Pedretti – Io sono tra quelli che per scelta personale, al momento delle candidature ho fatto un passo indietro a differenza di altri. Chi ha sbagliato è giusto che paghi. Domandiamoci come mai a un mese dalle elezioni la magistratura emette a orologeria i rinvii a giudizio in Lombardia? Domandiamoci perché la magistratura che dovrebbe essere garante della legge uguale per tutti nell’emilia rossa ed in val d’Aosta ha archiviato? La legge in Emilia è diversa dalla legge in Lombardia? C’è chi ha sempre messo davanti il proprio ideale, che nonostante tutto ancora crede e combatte… Questa è la giustizia sinistra? M ancora c’è chi crede nella giustizia? Ma per piacere! O forse a qualcuno fa comodo credere a seconda della convenienza?

      È possibile che, ceteris paribus, cioè a parità di tutto il resto, lo stesso reato sia punito con pene diverse, in diverse parti d’Italia, o addirittura che sia archiviato: in quest’ultimo caso, però, non è nemmeno un reato. Infatti, i soldi dei quali si ottenuto il rimborso possono effettivamente essere stati spesi per fini istituzionali. Oppure, i soldi sono stati restituiti spontanemente (e non coartatamente, per esempio per effetto di un giudizio della Corte dei Conti): si dovrà parlare allora di una svista dovuta a imperizia, negligenza o imprudenza. È quel che il giudice per le indagini preliminari riconobbe al Pedretti, che aveva consumato 7.778 euro di traffico telefonico sulla linea del Comune di Curno. Ma il Pedretti restituì la somma, dopo che il Comune si accorse dell’importo abnorme e gli chiese la restituzione; pare che così facesse, anche, su indicazione del partito il quale, in vista della sua candidatura alle regionali, non voleva storie. Per questo il giudice per le indagini preliminari riconobbe la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, che ipotizzava – a favore del Pedretti – «l’eccesso di consumi telefonici per imperizia, negligenza o imprudenza».
      Ebbene, il cittadino si pone certamente — anche — il problema della disparità regionaledi giudizio. Ma soprattutto si pone il problema dell’equità del giudizio. Ed è inevitabile che il cittadino lombardo sia più che altro interessato all’equità del giudizio in Lombardia. La domanda allora è: anche in questo caso, acquistando Chardonnay e gingillini elettronici (e altro ancora), si può ipotizzare nel Pedretti imperizia, negligenza e imprudenza? Quando lui fece questi acquisti, non poteva non sapere che gli acquisti erano rimborsabili qualora fossero stati “istituzionali”: infatti il Pedretti è un legislatore; lui stesso, in prima persona, è latore di una famosa legge regionale, una legge che porta il suo nome e concede la cattura di uccelli da adibire alla funzione di richiami vivi. Dunque il Pedretti era compos sui: non può affermare che la colpa dei suoi rimborsi cada esclusivamente sul capogruppo o su qualche funzionario distratto del partito. È un ragionamento che non funziona, indipendentemente dal fatto che il capogruppo o il funzionario si presti a fare la testa di turco, o che vi sia costretto. In fondo, il Pedretti poteva ben comprare una bottiglia di Chardonnay per fini istituzionali: perché no? E il capogruppo non può istituire un processo privato per ogni bottiglia: istituzionale, o non istituzionale? Ma se il Pedretti compra giorno dopo giorno (o anche d’un botto) Chardonnay per 800 euro, può dimostrare che erano 800 euro di bottiglie istituzionali? È vero, il partito non ha fatto le pulci, ma il primo che doveva ragionare sull’effettiva istituzionalità dello Chardonnay e dei gingillini era il Pedretti stesso. Altrimenti perché sarebbe stato rinviato a giudizio, se quanto meno non vi fosse il sospetto di leggerezza di giudizio, in un uomo che è compos sui e legislatore dell’Assemblea regionale lombarda?
      Tornando all’Emilia e alla Val d’Aosta, io ne so poco o niente. Immagino che in quei casi, come anche in Piemonte, se non sbaglio, si sia riconosciuta ai consiglieri l’istituzionalità degli acquisti. Ecco perché mi sembra che la linea difensiva del Pedretti sia sbagliata. Ammesso e non concesso che in Emilia siano stati troppo generosi con i consiglieri regionali di quelle parti, il Pedretti dovrebbe chiedere, semmai, un maggior rigore a carico dei colleghi di quelle regioni. Se si vuol difendere efficacemente, dimostri l’istituzionalità dei suoi acquisti, invece di prendersela con la magistratura di rito ambrosiano. L’eventuale disparità di giudizio in Emilia e Lombardia non dimostra che in Lombardia non si ha diritto di giudicare l’abuso eventuale di rimborsi regionali. Disparità regionale di giudizio ed equità del giudizio, come dicevamo, sono problemi che viaggiano su binari diversi. Il Pedretti ha diritto a un giudizio equo, non a un giudizio parificato.

      • Due affermazioni del Pedretti e uno spunto di riflessione per Marcobelotti

        Nella dichiarazione rilasciata dal Pedretti all’Eco di Bergamo (ahimè, solo in forma di commento in calce all’articolo: è finito il tempo felice dei conigli mediatici!) fa due affermazioni:
        • «Chi ha sbagliato è giusto che paghi».
        • «C’è chi ha sempre messo davanti il proprio ideale, che nonostante tutto ancora crede e combatte».
        Mi par di capire dal contesto che il Pedretti si riferisca a se stesso.
        Dunque afferma di aver sbagliato presentando quegli scontrini per il rimborso? Doveva pagare di tasca sua lo Chardonnay e i gingillini, tanto più che — almeno allora — i soldi non gli mancavano? Beh, sarebbe la prima volta, ma ne prendiamo volentieri atto. Ergo quando comparirà davanti al giudice penale rinuncerà a scaricare la colpa dei rimborsi allegri sul funzionario o sul capogruppo che non cassarono la sua richiesta di rimborso?
        Appare invece inspiegabile la seconda affermazione, quella per cui avrebbe posto il suo ideale davanti a ogni altra considerazione. Vien naturale domandarsi quale fosse il suo ideale e se per idealismo, e non forse per orgoglio e caparbietà, intendesse — inutilmente e ridicolmente — cacciare Fassi e Donizetti dal gruppo consiliare della Lega nord, al tempo dell’Amministrazione Gandolfi. Giusto per citare un caso, uno dei tanti.
        Fra parentesi, l’idealismo (o il realismo?) del Pedretti offre ampia materia di riflessione a Marcobelotti. Anche se ormai a Fassi e Donizetti non importa più un fico secco della Lega nord, perché disgustati (cioè, questo è quel che immagino: ma MArcobelotti potrebbe informarsi presso di loro, direttamente), sarebbe preciso dovere di MArcobelotti sconfessare l’operato del Pedretti a partire da questo episodio pochissimo idealistico dei comportamenti del Pedretti. Non è forse l’episodio più rilevante, anzi direi proprio di no. Ma è significativo nella prospettiva curnense. E Marcobelotti è il segretario della Lega nord di Curno; mica il segretario della Lega nord dell’Ostiense, o della Garbatella, dove comandano i fascisti di Sovranità, con la benedizione della sempre(g)giovane Giorgiameloni.
        Come Marcobelotti ha sicuramente capito, di qui non si scappa. Minimizzare non serve, incaricare il segretario emerito Tarcisio (oltre che emerito, compianto, perché almeno divertente) di far piazzate masculettatorie nemmeno, perfino il conte zio non può far niente. Marcobelotti dovrà rendere conto all’elettorato leghista di Curno, quello che non è ancora scappato, di questi due problemucci:
        • tradimento della questione settentrionale
        • impedrettamento.
        Non ci sono vie di fuga. Se qualcuno pensa di scavare un tunnel e farla franca talpescamente, si sbaglia. Le vie di fuga sono sorvegliate e all’uopo, sbarrate; i tunnel saranno identificati dai georadar e minati. Temporeggiare non serve: anzi, gioca a nostro favore. Dunque, come la mettiamo con il tradimento salvinesco e con il Pedretti?

  28. E i fatti??? permalink

    Alla serata delle scope Salvini proclama: «La Lega non accetta errori»

    E la premiazione di un esponente leghista conosciuto anche per via delle sue vicende giudiziarie come sarebbe da definire?
    Sbaglio, fallo, svista, abbaglio, malinteso, inesattezza, imprecisione, pecca, equivoco, qui pro quo, cantonata, granchio, svarione, papera?

  29. Scope e dintorni permalink

    “il codice morale della Lega” e “la Lega è diversa dagli altri partiti”


    dal minuto 4,00 la proclamazione di limpidezza e diversità

    cazzarola a Curno sono arrivate queste istruzioni oppure vige un’interpretazione diversa?
    Il codice era in codice?
    Il segretario di sezione ha un suo pensiero a riguardo dell’operato del suo tesserato Pedretti?

    a me sembra tutta una enorme e sonora presa per le natiche

  30. La Boldrini fa la maestrina al teatro Zelig
    «Deputati, lasciate concludere la ministra!» [*] «Non si lanciano fiori in aula! Togliete i crisantemi!»

    Grazie Boldrini, grazie!

    ————————————————–
    [*] “Ministra” invece di “ministro” come finora si è sempre detto, anche con riferimento a donne che esercitano questa funzione, è molto, ma molto politicamente corretto. La Boldrini si compiace di dire reiteratamente “ministra”.

    • Signori deputati, niente crisantemi, vi prego!


      Qui sopra: una bellissima espressione pensosa di Maria Elena Boschi; sotto, il ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento visibilmente provata dopo il dibattito parlamentare e addolorata per il lancio di crisantemi.

      • Osservatore non partecipante permalink

        Pochi minuti fa ho sentito con le mie orecchie Maria Elena Boschi a Porta a Porta affermare “noi siamo determinati” : ditemi che ho capito male!

        [Ahimè, temo che lei abbia sentito bene. E aggiungo che questa determinazione, in una donna così elegante, suona poco meno che una volgarità.
        Preciso a questo punto che la Boschi va vista, e anche sentita; e che anche i suoi ragionamenti e le sue prese di posizione vanno sentiti, perché non sarebbe bello, da parte nostra, impedirle di parlare, azionando il telecomando, a mo’ di mordacchia serrana. Ma nel sentirla, si presterà attenzione soprattutto all’espressione del volto, alla modulazione della voce. A questo punto verrà naturale domandarsi quale miracolo lei sarebbe se, invece di dire quelle brutte cose renziste, fosse invece la donna angelicata che annuncia un mondo senza aziendalismo, determinazione, pubbliche relazioni ecc. Saremmo indotti a concludere, in tal caso, che la Boschi, petrarchescamente, «per fermo nacque in paradiso» (per fermo: cioè, “sicuramente”). E, come avendo gustato la divina ambrosia, ci dimenticheremmo di tutto, in primis della schifezza della politichetta curnense, delle astuzie miserabili, del patto serrapedrettista: «Così carco d’oblio / il divin portamento / e ‘l volto e le parole e ‘l dolce riso / m’aveano, et sì diviso / da l’imagine vera, / ch’i’ dicea sospirando: / Qui come venn’io, o quando?; /credendo esser in ciel, non là dov’era». Ieri accendendo il televisore a mezzanotte e mezza, ho visto anch’io la Boschi, che parlava, e mentiva soavemente, con Bruno Vespa. Questi era particolarmente brutto, butterato, ingobbito, untuoso. Così mi sembrava di vedere la Bella e la Bestia. Cercavo di non vedere la Bestia e mi soffermavo sulla Bella, la quale ieri aveva capelli meravigliosi «ch’oro forbito et perle / eran quel dì, a vederli» (cito sempre dal Petrarca, con lieve variazione). E allora dissi anch’io come Gastone Moschin: “Ho visto la Madonna!”. Ma non la madonna pellegrina che è amica della Serra, probabilmente sua futura collega al Palazzo di vetro, laggiù a Nuova York: la sindachessa betlemita Vera Baboun (no! la Vera Baboun no! pussa via!). Parlo di una madonna, che in una nobile concezione trobadorica [*] incarna l’“eterno femminino”.
        N.d.Ar.]

        ——————————————
        [*] Per i gatti padani: ho scritto “trobadorica”, non “trombadorica”. [N.d.Ar.].

  31. Ex leghista permalink

    Apprendiamo che il signor Marco Belotti si dichiara secessionista, direi fin qui tutto normale visto che è il segretario di sezione di un partito che nel suo statuto al primo articolo recita:

    “ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.”

    Si può condividere o meno questo obiettivo, sicuramente un progetto ambizioso non privo d’ostacoli e decisamente impegnativo da portare a compimento.
    Per fare questo si necessita di uomini motivati, seri, preparati e all’altezza del gran lavoro richiesto.
    Benissimo veniamo al dunque, signor Belotti come concilia il fatto che lei è pronto a perseguire la secessione della Padania, ma in tre anni non ha saputo (o non ha voluto o potuto) prendere neanche le distanze da quel personaggio del tutto controproducente per la finalità espressa qui sopra?
    Naturalmente stiamo parlando di Pedretti.
    Molti cittadini di Curno, in particolare chi in passato votava Lega Nord (vale anche per me) e che ha smesso di votarla proprio perchè ha visto in Pedretti il fallimento della politica, desiderano e auspicano un vero cambiamento nella conduzione della sezione leghista di Curno.
    Signor Belotti il suo immobilismo a riguardo pone serie domande e riflessioni sulla sua segreteria.

    Prendo per buona la sua dichiarazione e la invito a procedere su questa via, meglio ancora se dalle parole si passa ai fatti.
    Prenda le distanze, si separi, seceda da quel personaggio che nell’immaginario collettivo rappresenta esattamente il contrario del buon impegno politico.
    Compito difficile? Credo di si e forse comprendo anche i perchè, ma ritengo che sia onorevole e dignitoso almeno provarci.

  32. Bob & Max - Love story permalink

    Bellissimi e tenerissimi

    L’unico e da sempre vicinissimo a Bob è il suo Max, il loro vincolo è solido nel tempo, molto tempo.

    Roberto Pedretti • 28 aprile alle ore 18.44 • iOS – La legge è uguale per tutti? Evidentemente no!
    Può essere che la giustizia italiana sia federalista? Nelle regioni rosse tutto archiviato… In Lombardia casualmente no!

    Massimo Conti • 28 aprile alle ore 20.40 – Archiviato anche per voi..ma se uno e‘ senza peccato scagli la prima pietra tranquillo

    Roberto Pedretti • 28 aprile alle ore 22.56 – Caro Conti, se non vuoi evitare cantonate… evita commenti…

    Massimo Conti • 28 aprile alle ore 22.56 – ?

    Roberto Pedretti • 28 aprile alle ore 23.0 – La domanda è semplice. La legge è uguale in Emilia o in Val D’Aosta rispetto alla Lombardia? Evidentemente no! Vogliano ammettere che la magistratura è di sinistra una volta per tutte?

    Dedichiamo questa delicata canzone a questa bella coppia.

    Tranquilli tutto regolare, ci troviamo nel territorio di Curno il paese bello (perfino gaio) da vivere, dove l’amore regna.

    • Sì a un giudizio equo, no a un giudizio “parificato” (ma in che senso?)

      Come si legge in questa pagina prosopobiblica, Il Pedretti chieda per sé — e per i suoi colleghi leghisti, immagino — un giudizio parificato, mentre i cittadini lombardi chiedono che il Pedretti abbia un giudizio equo. Ammettiamo che che in una regione “rossa” i giudici siano stati benevoli nei confronti di certi consiglieri regionali targati Pd: beh, questa non è una buona ragione per parificare la benevolenza che, se avesse ragione il Pedretti, sarebbe un’ingiustizia. Però non credo che i giudici in Emilia siano sistematicamente favorevoli al Pd: vedi per esempio la condanna del Pd-ino Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna. È stato condannato in appello per falso ideologico nell’ambito del processo relativo al finanziamento da un milione di euro alla coop agricola Terremerse presieduta nel 2006 dal fratello Giovanni. Ah, le cooperative! Ah le associazioni e l’associazionismo controllato dai serrani! Squit, squit, squit! E chi non squittisce con me, péste lo cólga! Si veda Errani condannato a un anno per falso, il presidente della Regione si dimette.


      «E chi non beve con me, peste lo colga», nella Cena delle beffe, interpretata dal bravo Amedeo Nazzari, uomo tutto d’un pezzo. In tutti i film recita immancabilmente la parte dell’uomo vero, sincero, mai traditore, mai sleale, coraggioso, non Lgbt. Accanto a Nazzari, vediamo qui sopra Osvaldo Valenti: volontario nella Xª Flottiglia MAS della Repubblica Sociale Italiana, alla fine della guerra fu fucilato dai partigiani, insieme a Luisa Ferida, pare su ordine di Sandro Pertini. I due entrarono in un intreccio di cocaina, sadismo e delirio di potenza: collaborarono con Pietro Koch, che era a capo della “Squadra Speciale di Polizia Repubblicana”, nota per le torture inflitte ai partigiani catturati. Amedeo Nazzari, pur avendo ricevuto onori dal regime fascista (per esempio una coppa del Minculpop, il Ministero per la cultura popolare i cui fasti, nelle intenzioni serrane, dovrebbero sorgere a nuova vita nel paese bello da vivere, cioè a CUrno) si comportò sempre da uomo d’onore. Partecipò anche a film impegnati, nel dopoguerra; e gli stessi suoi film definiti “fotoromanzi cinematografici” sono oggi rivalutati dalla critica.

      • Spese pazze & rimborsi allegri. Ma quanto il Pedretti sta a cuore a Maroni & Salvini?

        Dunque, riguardo alle spese pazze per le quali allegramente si sono chiesti (e ottenuti) i rimborsi, pare che la linea difensiva del Pedretti si articoli in due punti:
        a) richiesta di giudizio parificato (a detta del Pedretti in altre regioni d’Italia i giudici sarebbero stati più blandi di quanto mostrino di essere i giudici di rito ambrosiano);
        b) scaricabarile delle responsabilità sul capogruppo del partito, o sul suo ufficio di staff; beh, i giudici dovranno giudicare se il capoguruppo o qualche funzionario di partito avessero la veste giuridica per cassare le richieste di rimborso del Pedretti, e il dovere di farlo, o semplicemente potessero esercitare una sorta di persuasione e/o dissuasione morale, a petto di altre e più istituzionali spese, e relative richieste di rimborso, da parte di altri non meno valorosi consiglieri regionali. Ma una cosa è certa, e di qui non si scappa: il Pedretti, legislatore regionale, ritenne quelle spese (gingillini, vino Chardonnay ecc.) istituzionali e pertanto rimborsabili. Altrimenti, perché avrebbe presentato gli socntrini per il rimborso? E, in quanto legislatore e compos sui, lui per primo poteva e doveva giudicare se quelle spese fossero istituzionali, e rimborsabili.
        Comunque, questa, più che la linea difensiva del Pedretti, è la linea difensiva annunciata (su Facebook e nella posta dei lettori sui giornali). Forse, soltanto un ballon d’essai. Bisogna vedere se il suo avvocato in questa faccenda, che è Domenico Ajello, [*] è dello stesso parere del Pedretti. A proposito: Ajello fu avvocato della Lega Nord ai tempi della segreteria di Roberto Maroni ed e’ stato nominato da Maroni rappresentante della Regione Lombardia nel Consiglio di amministrazione di Expo 2015. Si veda L’avvocato di Maroni nel cda Expo Pd e M5S attaccano Domenico Aiello. Questo significa che Maroni e Salvini tengono molto al Pedretti, e che Marcobelotti deve prenderne atto, senza curarsi del’emorragia di voti che a Curno tale predilezione comporterà inevitabilmente?

        Poiché non siamo in grado di rispondere compiutamente all’interrogativo angosciosamente qui sopra enunciato, tiriamoci su il morale ascoltando Balocchi e profumi. La canzone narra di una mamma peccatrice che poco si cura della sua bambina e molto di sé. Si veda questa strofe:

        — Mamma! — mormora la bambina,
        mentre pieni di pianto ha gli occhi
        — per la tua piccolina non compri mai balocchi!
        Mamma, tu compri soltanto i profumi per te.

        Ebbene, ci è venuto in mente che qualcosa del genere potrebbe dire il contribuente lombardo al riguardo del Pedretti che, dopo aver promesso agli elettori di stare con la gente e in mezzo alla gente, va al Pirellone per alzare la mano secondo le direttive di partito, profumatamente pagato, per giunta rimborsato dei gingillini e del vino Chardonnay. A dire il vero, ha anche presentato una proposta di legge, in prima persona, poi approvata — questo gli va riconosciuto — che consente la cattura di uccellini da adibire alla funzione di richiami vivi; ed ha anche votato, insieme ai compagni di partito, diverse provvidenze a favore dei cacciatori. Va bene, ma che merito c’è? Lui facendo così cura il proprio mercato elettorale: è noto che nella bergamasca questo mercato è coccolato, titillato, succhiato, un po’ da tutti gli uomini politici, fra i quali si sono distinti Pietro MAcconi (Pdl, ex An) e il cognato di Di Pietro (si veda Delirio del cognato di Di Pietro: “Noi cacciatori siamo i veri animalisti”) Non abbiamo visto tuttavia il Pedretti in qualità di protagonista, o anche solo di deuteragonista, e nemmeno di tritagonista, in battaglie politiche epocali. Non credo che sostenesse una battaglia politica memorabile quando fece parlare di sé perché travolto dai giornalisti che nei corridoi del Pirellone inseguivano la Minetti, che andò a rifugiarsi nei cessi istituzionali della Regione. Il pestone al piede del Pedretti, del quale ci ragguagliarono i giornali, fu certificato da una visita al Pronto soccorso.
        Ebbene, tutto ciò considerato e ripensando al pugnace passato politico del Pedretti, si potrebbe riformulare la strofe della canzone Balocchi e Profumi, in questo modo:

        — Pedro! — mormora il contribuente,
        mentre pieni di pianto ha gli occhi
        — per i tuoi lombarducci non fai mai un tubazzo!
        Pedro, tu compri soltanto i gingilli per te.

        Provate a canticchiarla: la metrica dovrebbe adattarsi alla musica. Se ho sbagliato, correggetemi. Sarebbe bello adattare tutta la canzone, in bergamasco, possibilmente.
        .
        ————————————-
        [*] Si veda Dal vino ai menù «Da Vittorio»: le spese dei consiglieri a processo.

      • Giulio Fustinoni permalink

        Se la linea difensiva fosse quella ipotizzata, il purissimo può fare a meno di presentarsi al processo: può essere condannato senza neppur cominciare, venendo da lui presupposto e implicitamente riconosciuto e confessato il reato.
        Non credo che l’avvocato calabro-milanese Ajello sia così sprovveduto. Tenterà qualcosa d’altro, qualcosa che magari anche comprenda tale falsariga, ma certamente qualcosa di diverso e più articolato, che senza dubbio è capace di escogitare, se anche soltanto pongo mente e ricordo a tutti l’oscura vicenda delle presunte soffiate ricevute da parte del vice procuratore Robledo, per questo allontanato dalla sede ambrosiana.
        Piuttosto, sarebbe interessante sapere chi paga il difensore: se fosse il partito, ci sarebbe da riempire pagine e pagine non solo nusquamiche… Speriamo di no, per dignità di tutti, in difesa di quel poco di essa che resta. Lo dice uno, di tradizione mslagodiana, che certo non ama né il protagonista né quel partito.

    • Piantatela!!! permalink

      Siete dei ficcanaso rompipalle!!!
      Stare li a sbirciare sulle pagine facebook degli altri,ma che cavolo ve ne frega???
      Così facendo obbilgate Massimo Conti a recarsi con maggior frequenza a trovare il Pedretti direttamente a casa per raccontarsi le loro cose!!!

      • Curno-politici su Facebook

        Eh, se tutti i politici locali sbaraccano Facebook, in effetti, viene a mancarci una fonte di dilettevole lettura. Ma, per fortuna, non manchiamo di risorse: ci divertiremo egualmente attingendo ad altri episodi della vita politica curnense. Per esempio, Locatelli si decide o no a scrivere, o far scrivere, sull’Obiettivo Curno? A meno che non voglia a tutti i costi darci ragione: l’Obiettivo Curno non guarda da nessuna parte (tranne che sui cani, ma mi sa che quella dei cani è un partita persa, credo che l’abbia capito anche lui: se insiste, la reazione sarà durissima), meno ancora di quanto il Laboratorio delle idee elaborasse idee di qualsivoglia sorta.
        Il Pedretti ha sbaraccato tutto lo “storico” delle sue esternazioni prosopobibliche (delle più importanti abbiamo però conservato traccia, qualora ne sentissimo nostalgia); Giovanni Locatelli, Massimo Conti e Cavagna il Giovane, per parte loro, “chiedono amicizia” a chi vuol leggerli. Invece prima li si leggeva distesamente. Secondo voi, perché hanno posto il filtro della cosiddetta amicizia?
        Noi, che non siamo ipocriti, e che abbiamo un grande concetto dell’amicizia, ci rifiutiamo di essere “amici”, sia pure nell’accezione di Facebook, di chi non ci sia di fatto amico. Siamo consapevoli di perdere tesori inestimabili di saggezza, ma per noi le questioni di principio vengono prima di tutto. (Invece, per la zarina curnense, prima di tutto veniva il partito. Come per tutti i politici determinati, direte voi. Eh no, lei lo diceva, apertissimis verbis. E se qualcosa a suo parere andava fatto, lei non diceva “Questo va fatto, per questa e quella ragione”; no, lei diceva “DIo lo vuole! Deus vult!)
        Speriamo che il Marcobelotti non sbaracchi tutto anche lui, perché al suo Ettorino cominciavamo ad affezionarci, e i suoi salti mortali per parlare della Lega stando sempre sulle generali, senza mai calarsi nella realtà di Curno sono interessanti.
        A proposito di Ettorino (è il cane di Marcobelotti), osserviamo che il Pedretti non parla più dei cani, eppure ci fu un momento in cui i cani ebbero un ruolo centrale nella strategia di comunicazione del Pedretti.
        Dalla Bellezza ci aspetteremmo un diario più filosofico. Invece si limita a selfie con smorfiette e a parole d’ordine riciclate. Addirittura, arrivò a pubblicare un orribile graffito, o simil-graffito, delle “riot grrrl” (sarebbero femministe incazzatissime, peggio di quelle che “l’utero è mio e lo gestisco io”), con tanto di scritta Ain’t no revolution without women. E poi, quale rivoluzione? Ma siamo seri! Se vogliamo parlare di rivoluzione proviamo a rifletterne, per esempio, con i fratelli Taviani. Segnalo in proposito che di recente è stato pubblicato su You tube il film San Michele aveva un gallo.


        ‘San Michele aveva un gallo’ è la storia di un rivoluzionario bakuniniano: trascorre dieci anni di carcere in regime di isolamento, dove riesce a non diventare pazzo, esercitando la mente e il corpo. Finito il periodo d’isolamento, è trasferito a un carcere della laguna veneziana. Durante il viaggio conosce altri rivoluzionari, ma diversi: sono socialisti scientifici (non lo dico io: di “socialismo scientifico” scrivono i critici, e gli stessi Taviani). Giulio — questo è il nome del protagonista — capisce che in dieci anni molte, troppe cose, sono cambiate nel mondo, capisce la propria inadeguatezza e si suicida. Film bellissimo: conviene scaricarlo, perché il Dvd è introvabile. Il fim è tratto (in parte) dal romanzo ‘Il divino e l’umano’ di Lev Tolstoj. Come del resto altre opere dei fratelli Taviani: l’ottimo ‘Allonsanfàn’, l’ottimo “Il sole anche di notte’ e la meno riuscita ‘Resurrezione’.

  33. Il Salice Piangente permalink

    Slurp… in assenza di qualsiasi argomenTo nuovo andiamo a gustarci anche i vecchi classici di Nusquamia. Certo che un gusto nuovo di tanto in tanto… e va beh, ci contentiamo del solito fior di latte e pistacchio, uguale da ormai 8 anni

    • In questa pagina di Nusquamia ci siamo occupati di svariati argomenti:
      • Il carattere intrinsecamente reazionario dell’identitarismo
      • Identitaristi allo sbaraglio quando proclamano l’origine germanica della parola “Bergamo”. Il Tiraboschi di Alzano lombardo poteva permettersi ai suoi tempi di fare quest’ipotesi, perché lo stato delle conoscenze non era quello attuale. Ma oggi questa ridicola sicumera — tipica degli assesorucoli, dei politicanti e, in generale, degl’ignoranti: Socrate, che qualcosa speva, affermava invece di sapere di non sapere — è inconcepibile. Se non si è sicuri dell’origne germanica o etrusca (per esempio) del nome di Bergamo, perché l’origine del nome dev’essere germanica, tanto più che qui le stirpi germaniche si affacciarono solo dopo che il territorio aveva conosciuto insedimenti etruschi, celti e romani? E Bergamo in latino si diceva Bergomum, prima i longobardi abbandonassero la Pannonia, si affaciassero al Friuli e di qui muovessero verso la pianura padana e la Toscana (Langobardia maior), per arrivare poi fino a Benevento e in Puglia (Langobardia minor). Ma qualche ur-leghista, evidentemente, pensa che dare a Bergamo un’etimologia germanica faccia figo, o che sia policamente corretto.
      • Mongolinguisti allo sbaraglio, quando ipotizzano una Ur-lingua lombardo-orientale, della quale il bergamasco sarebbe una varietà
      • Mistica identitaria delle ampolline padane di Umberto Bossi
      • Tecnica di guerriglia politica (“fare l’aquila”, come ammoniva Garibaldi; seguirà, quando avrò tempo, un adattamento del concetto di guerra per bande del Mazzini: c’è un suo libro, che ancora non sono riuscito a trovare, che porta questo titolo, La guerra per bande; Che Guevara scrisse un libro con il medesimo titolo
      • Possibilità di un’implosione del rassemblement locatello-pedrettesco e, qualora veramente ci fosse, sua irrilevanza politica
      • Troiaggine della Sciura Rusina, talora usata come argomento di gufaggio e strumento di deragliamento di Nusquamia
      • Insofferenza della Boldrini per l’obelisco del Foro italico, già Foro Mussolini
      • Arte razionalista a Bergamo
      • Gamba-slàid e bibliomamme
      • Totosindaco curnense e indegnità (politica) dei politici indigeni di Curno
      • Mistica della “Curno bella da vivere”
      • Sussurri e grida nel cerchio magico berlusconiano
      • Film I compagni, di Monicelli
      • Paraculaggine degli aziendalsimilprogressisti curnensi per accattivarsi il voto cattolico
      • Pericolosità del fascioleghismo salvinesco: Salvini sta scherzando col fuoco
      • Confronto tra la grettezza e l’ignoranza degli attuali Lgbt e la raffinatezza dell’omosessualità greca
      • L’Ode della gelosia di Saffo: testo originale, interpretazione di Catullo e traduzione del Foscolo
      • Inanità dei ragionamenti fatti dai politicanti curnensi, aventi per presupposto la schiavitù dei cittadini: ma i cittadini non sono cani alla catena, e non sono nemmeno cani
      • Glossario politicamente corretto ad uso delle sciacquette curnensi e non
      • Evento culturale: l’ex segretario comunale di Curno Annalisa Di Piazza scrive un libro Lgbt-friendly. Mette su un formidabile apparato di pubbliche relazioni, lo presenta nel Comune dove attualmente è segretario comunale, lo presenta in Sicilia e in Lombardia, lo presenta anche a Curno, la cui amministrazione si è pronunciata in favore delle nuove pratiche Lgbt. Si apre un dibattito su possibile paraculaggine dell’operazione.
      • Superstipendi dei segretari comunali
      • Il Pd di Curno “sussume” il terzo settore e la Giunta del Comune dà veste istituzionale alla “sussunzione”
      • Il dogma dell’istituzionalità
      • Tecniche usate da Serra e Max Conti per far bella figura con il partito e negli ambienti che contano, possibilmente con il coinvolgimento dei cittadini, in regime di condivisione coatta o simulata
      • La fallacia logica dell’ignoratio elenchi nei ragionamenti del similgatto padano
      • Il ritorno di Cesare Zapperi
      • Il 25 aprile in una prospettiva non ipocrita e non paracula
      • Mistica aziendalistica dei fogli Excel
      • Tecniche di coglionamento oracolare
      • La Wunderkammer della Lega, dove forse si cela il segreto dell’impedrettamento della Lega nord di Curno
      • Possibilità per la Sardegna e Curno di diventare svizzeri
      • Nuove disavventure giudiziarie del Pedretti e suo maldestro tentativo di tirarsi fuori dalla questioncella dei rimborsi allegri, chiedendo un giudizio “parificato” o trasferendo le proprie responsabilità al capogruppo del suo partito, o al suo ufficio di staff
      • Strascichi del patto serrapedrettista, alla luce dell’ipotesi, più che plausibile, che la regia del disarcionamento del sindaco del buon governo Gandolfi, “condiviso” tra i signori dei partiti, fosse del Pedretti e del Max Conti, nel quadro di una strategia che sfugge a un’analisi politico-razionale, e sulla quale la Perlita Serra preferisce fare il nesci.

      Due domande, allora:
      1) questi argomenti sono davvero triti, assimilabili al solito gusto al pistacchio e fiordilatte, come lei afferma con una certa temerarietà? Tanto per cominciare, mi sembrano abbastanza numerosi. Inoltre, lei conosce qualcuno che a Curno li abbia trattati meglio, o anche soltanto li abbia trattati? Perché il Pd invece di promuovere pressoché esclusivamente la carriera della Serra e di Max COnti non propone ai cittadini una riflessione di un livello paragonabile a quello di Nusquamia? Fra l’altro, mentre noi siamo costretti ad essere sarcastici, voi similprogressisti — Pd-ini e, in generale, serrani — voi che avete in mano tutto potreste fare qualcosa di più organico (purché non palloso): ma scrivendo (anche) di cose di Curno, mica pubblicando editti e riciclando parole d’ordine del partito, cosucce politicamente corrette ecc. Trova culturalmente più stimolanti, più varie, scritte con maggior cura e senza solecismi le pagine Facebook del Pedretti e del Max Conti? O quelle del Marcobelotti e del Locatelli, con abbondanza di cani (uno, se ricordo bene, si chiama Ettorino)? O quella della Serra, dove però non c’è niente, tranne una bellissima fotografia della Serra biciclettata, con foulard arancione (colore che porta sfiga in politica, come il viola nell’ambiente teatrale)?
      2) Oppure lei si riferisce a un argomento in particolare, che ritiene “superato”, “degno di oblio”, o anche impossibile a trattarsi, in quanto mistico e protetto da una cappa di silenzio impenetrabile?
      Siamo disponibili a prendere in considerazione le sue obiezioni, come sempre. Cestiniamo solo i commenti intesi a rendere Nusquamia denunciabile, a dirottare il corso della navicella o ad abbassarne il livello, per togliere mordente alla nostra resistenza. Se parliamo della prima F, noi citiamo la Ficheide di Annibal Caro, citiamo Trilussa [*] senza mai abbassarci, per esempio, al livello dei camionisti (con tutto il rispetto: ma se osservo le cabine dei Tir, mi sembra che il livello non sia quello che si addice a Nusquamia), o dei mongomanager che si aggirano intorno all’Expo alla ricerca di puttane, che però non devono chiamarsi puttane e, ormai, nemmeno più escort. La neolingua è in continua evoluzione. Tra i mongomanager in cerca di svago, ovviamente, non mancano gli Lgbt: qualche mese fa se la son presa con l’assessore milanese alla cultura perché nella guida di Milano approntata all’uopo non c’erano i loro locali e negozi di gadgettistica Lgbt.

      ——————————————–
      [*] Per esempio, Viva la sorca!

      Ho trovato un libbretto tutto rotto,
      antico assai, che drento cianno messe
      l’effe a li posti indove ce va l’esse,
      ch’io bello che so legge m’inciappotto.

      Però er padrone mio, ch’è un omo dotto,
      me lo spiegò jersera e me lo lesse:
      Se c’è badeffe s’ha da di’: badesse;
      fotto, presempio, cambi e dichi: sotto.

      C’è er racconto d’un povero infelice,
      condannato ar patibolo innocente,
      che s’arivorta ar popolo e je dice:

      – Compagni! Abbaffo il Re! Viva la forca! –
      Be’, devi legge tutto diferente:
      – Compagni! Abbasso il Re! Viva la sorca! –

      • Leggo don Fanali permalink

        Bravo! Ben detto, in modo sentito ed efficacemente critico. Il renzomao cornoleso o cornetense si adoperi nel creare qualcosa di culturalmente utile e significativo per l’intera popolazione, cosa che i presuntuosi sinistri non son capaci di fare e nemmeno d’immaginare, e non si limiti a cacheggiare su queste pagine.

      • Due fratelli permalink

        @ Salice piangente

        Che figure di mmerda che ci fa fare il nostro segretario in quel di Curno “ormai da 8 anni”.

      • Vasta limonite permalink

        L’atteggiamento del rappresentante del Conte Max non è certo “incrementativo”, come dicono da quelle parti in linguaggio mongo-aziendale, cioè non va alla ricerca di tutto ciò che di bello e promettente abita negli altri, che per lui probabilmente contano minus quam ……
        L’energia che c’è in ogni creatura umana e che più facilmente si manifesta allorché vi sia un’ordinata vita sociale, da intendersi innanzitutto come moralmente pulita, viene tranquillamente sprecata se non gettata o troncata, ignorandone l’origine che viene prima di noi e va oltre noi, in favore di miserrimi interessi da politichetta. Questo ci dice perché qualcuno più sopra parli di Pd come partito disfatto o disperato o disossato o simili… Perché sembra mancare l’intelaiatura dello scheletro morale.

    • Agnina fossile permalink

      Eh, già. Il disturbo in senso morale dato dal Pederetti e dalla sua incombenza pesa anche sui Conti e i loro meno nobili soci, che non ne vogliono parlare, passando oltre. Il patto è ormai tanto innegabile quanto ingombrante, e così si chiede di cambiar musica. Ma la musica della moralità e della verità è sempre una bella musica, sempre nuova, anche se in casa Pd (Partito Deflagrato) non è più di moda e, anzi, non piace: non la capiscono neppure.

    • Talami ventosi permalink

      @Salice pi….nte.
      Pare che lei non abbia capito neppure la sequenza dei numerosi argomenti trattati; pare che lei parli e scriva tanto per farlo, per recitare una parte che forse le è in qualche modo conveniente o di soddisfazione. Del resto oggi i politicanti fanno soltanto quello. Lei non sembra neppure in grado di afferrare il significato dei tombini di ghisa: quando mai potrà creare, insieme ai suoi incidentati amici politicanti, qualcosa di veramente utile per tutti i cittadini di Curno? E osa fare l’annoiato con codesto diario soltanto perché non ci arriva su? Ma vada a nascondersi dietro lo stemma.

    • al Gandalfir billa'h permalink

      Sono certamente moIti i significati attribuibili alla noia del @Salice piangente, portavoce ufficiale del Conti Massimo detto Max, segretario della sezione del Partito Disastrato di Curno e cugino dell’attuale assessore all’urbanistica.
      Quella che appare certa è l’incapacità di costui di cogliere la varietà delle discussioni e la rapidità dei cambi d’argomento, per cui rimane spiazzato, cioè imbambolato in mezzo alla piazza dell’Uccellanda, col berretto in mano e la bocca spalancata. Lui è abituato a colloquiare col piumato e col caviglioso, a ricevere impietosi ordini dalla sessantaerottesima MAS, e non a confrontarsi su un piano erudito con Aristide!. Per cui a un certo punto schiatta, non ce la fa più.
      [Salice piangente forse non ha capito tutto, ma molto simula di non capire. In ogni caso, ha subodorato quel tanto che basta per capire che, se si aprisse una breccia nel muro di gomma, se un giornalista serio, non enogastronimicamente anglorobicosassone, o anche un uomo politico avveduto, uno del suo stesso partito, volesse ragionare su Curno, ci sarebbe materia di riflessione amplissima ed esemplare. E, in mancanza di meglio, il punto di partenza potrebbe essere proprio la lettura di NUsquamia. Dove, sia pure in maniera onestamente faziosa, non manchiamo di presentare l’inadeguatezza (politica), totale e scandalosa, dei politi locali che pretendono di intercettare il voto dei cittadini. E non parlo solo della slealtà dei loro metodi (per esempio, quando proclamano i diritti del cane, ma tengono al guinzaglio i giornalisti anglorobicosassoni): parlo del loro profilo politico.
      Segue di qui la necessità, per il similgatto padano, di dire “Uffa, ma che noia, che barba!”. In altre parole: “Non state a sentire Nusquamia”. È robetta, dicono: sempre le stesse menate. Noi invece… Ed è qui che casca l’asino. Che cosa dicono, che cosa fanno, invece, lorsignori, tranne che coltivare il proprio orticello elettorale e tirarsi l’un l’altro la volata per dar sfogo alle ambizioni di carriera? Senza contare che non mancano su Nusquamia le variazioni sul tema. Ma il tema, se non dispiace, lo sceglie il tenutario del sito: il tema, o i temi.
      N.d.Ar.]

      Questo fatto dovrebbe far rizzare le ben occultate orecchiette al dr Marchino Belotti: soltanto un necessario e ormai indifferibile scatto culturale può effettivamente impedire a lui stesso la deriva verso cui si sta avviando e consentirgli di partecipare in qualche modo alla vittoria su un pensiero di sinistra debole, stanco e incapace di reggere argomenti pur impegnativi ma di livello poco superiore al normale. Il dato è emerso inconfutabile (senza ignoratio elenchi, dunque) da quanto sopra pubblicato nel diario e pone l’interrogativo di chi e come farà per primo scattare gli ormai indispensabili adeguamenti culturali, necessari per porre fine alla dinastia MAS.

  34. Democratico permalink

    Dirigente del Pd si pulisce il culo con la tessera del partito

    @conti Serra

    • Abitualmente fanno il muro di gomma, obliano. Si svegliano solo se la tessera del partito diventa strumento culitergio

      L’autore di questo video è Andrea Auteri, dirigente del Pd livornese. Il video, inserito sul profilo Facebook di Auteri, è stato dapprima bloccato per qualche ora dai responsabili di Facebook, che avevano ricevuto circa 1000 segnalazioni di violazione della morale corrente. I boy scout renzisti, normalmente assatanati di potere e pronti a tutto pur di arraffarlo, si dichiarano scandalizzati perché alla fine della sua allocuzione, l’Auteri mostra la tessera del Pd e, in senso proprio, non metaforico, la usa per detergersi il culo). Poi il profilo è stato riaperto, dopodiché ha ricevuto una valanga di nuove richieste di amicizia. È seguita a tambur battente l’espulsione dal partito di Auteri, con questa motivazione:

      Le immagini e le affermazioni pubblicate sul profilo Facebook di Andrea Auteri oltre ad essere chiaramente di pessimo gusto, delineano un modo di essere e un comportamento assolutamente incompatibili con l’appartenenza e l’iscrizione alla comunità politica del Pd. Ne prendiamo atto con dispiacere. Il libero confronto delle idee – prassi e regola da valorizzare sempre – non ha niente a che fare con l’uso di linguaggi inaccettabili da un punto di vista politico ed etico. La commissione territoriale di garanzia della Federazione livornese del Pd sulla base degli orientamenti ora espressi, formalizzerà gli opportuni provvedimenti di espulsione.

      Toh, questo linguaggio, questo innesto del pilota automatico per esprimere indignazione riguardo alla forma, il rifiuto pervicace di affrontare le questioni di sostanza, questo ragionar a norma di cacata carta, non mi sono nuovi. I Pd-ini si sono indignati per la cacazione della tessera del partito, e non si accorgono delle cacate carte in nome delle quali parlano, e con le quali trafficano da mane a sera. Eppure, se ascoltiamo quel che dice Auteri, ebbene, lui ha provato a far ragionare i papaveri del partito, a lungo e pazientemente ha chiesto che i problemi fossero affrontati. Ma loro, i papaveri, i Vip, i funzionari e gli amministratori in carriera, erigevano il muro di gomma, nascondendosi dietro il cucciù. Hanno reagito solo dopo il gesto clamoroso. Neanche il muro di gomma suona nuovo ai resistenti curnensi.

      Riguardo alla mistica della “condivisione” (che Iddio stramaledica la condivisone, questa condivisione!), il Pd-ino espulso scriveva:

      Il Pd non è più un partito democratico e allora mi dissocio dal suo agire. Mi dissocio dai “minestroni” che sono stati fatti soprattutto nel livornese. Nel Pd non c’è il rispetto di quelle brave persone, che hanno creduto nel partito e che si sono fanno il “mazzo” nelle retrovie. Queste persone non sono mai informate dei cambiamenti e delle decisioni, come ad esempio per le candidature alla regionali.

      Aspettiamo che nel Pd bergamasco qualcuno prenda il coraggio di denunciare quel vero e proprio «minestrone» che fu il patto serrapedrettista. Ma non gli chiediamo di pulirsi il culo con la tessera del Pd, chissà altrimenti che cosa ce ne dicono.

  35. Cittadino permalink

    Rispettabile presa di posizione.

    Un giovane parroco usa parole chiare [a proposito di un nuovo regolamento comunale che riconosce a chi convive da almeno un anno gli stessi diritti amministrativi di chi è sposato o parente: casa, assistenza sociale, scuola, trasporti: N.d.Ar.]:
    «Mi sembra una forzatura che nasconde altro — fa notare il sacerdote —. Dietro ci sono delle lobby che premono. Dopo tutto, esiste anche il matrimonio civile».

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_maggio_01/colere-don-bacchetta-sindaco-unioni-civili-spot-d419b2a2-effa-11e4-ab0f-6f7d8bd494ab.shtml

    Non ricordo di aver mai sentito a Curno esponenti della chiesa pronunciarsi sulla questione Lgbt, tanto voluta dal sindaco Serra e dal coordinatore del Pd Conti.
    Che forse in montagna i parroci sono meno “moderni”?
    Nel vostro gruppo che chiamate Resistenti avete qualcuno che può interloquire con il parroco?

    • Due considerazioni: la prima è che se un convivente ha bisogno di essere aiutato dal Comune, il Comune lo può aiutare senza equiparare la convivenza a un matrimonio (che storicamente — non sarà male ricordarlo — nasce come tutela della madre, con buona pace di Martha Nussbaum): tanto più che, appunto, esiste il matrimonio civile, se parliamo di cittadini di sesso diverso (maschile e femminile, tanto per intenderci); la seconda, se a Curno passasse un regolamento come quello di cui sopra, gli Lgbt vi si butterebbero a corpo morto, tanto più che la dott.ssa Serra ha soggiogato il Comune ai desiderata della rete Lgbt-Ready: gli Lgbt insorgerebbero, qualora non godessero degli stessi diritti dei conviventi normoscopanti, e avrebbero anche ragione, a norma di cacata carta.

  36. Uffa che barba, che noia!

    Qui sopra, nel commento Spese pazze & rimborsi allegri. Ma quanto il Pedretti sta a cuore a Maroni & Salvini?, ci siamo occupati ancora una volta del Pedretti. Lo so, è possibile che il similgattopadano ci dica “Uffa, che noia, che barba!” (o “Uffa, che barba, che noia!”, non ricordo quale sia la citazione esatta, e non ho voglia di controllare).
    Va bene, il similgatto padano si annoia, il gatto padano non vuole, il Cürenberg nemmeno: ma se viene fuori la notizia che il Pedretti (insieme a Frosio) è difeso dall’avvocato di Bobomaroni, quello stesso che siede nel Consiglio di Amministrazione dell’Expo, noi consideriamo la notizia abbastanza importante. Perché noi immaginiamo che il Pedretti stia a cuore a Bobomaroni & Salvini, come abbiamo sospettato da sempre, pur non avendo mai messo piede nella Wunderkammer della Lega nord. Ci siamo sbagliati, ci sbagliamo? Anche Marcobelotti sicuramente considera la notizia importante, ed è vieppiù paralizzato.
    Dunque il similgattopadano, il gatto padano e il comitato Cürenberg portino pazienza.

  37. «Heil Le Pen!»: la ducessa del Front National contestata a Place de l’Opéra


    Rappresentanti di “Femen”, il movimento femminista ucraino, hanno “disturbato” il corteo del Front National che tradizionalmente rende omaggio il 1° maggio a Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orléans. Ma non basta: hanno poi importunato, con l’esibizione delle proprie tette istoriate, la stessa ducessa del Fronte, che principiava a tenere un discorso a Place de l’Opéra. E, poiché non c’è due senza tre, poco prima del discorso la ducessa era stata disturbata dalla presenza del padre, salito inopinatamente sul palco per salutare i vecchi militanti. Marine Le Pen vorrebbe sbarazzarsi dell’ingombrante e nazificante figura del padre, che proprio di questi giorni sarà giudicato dalla commissione disciplinare del partito da lui stesso fondato: ma non tutti nel partito sono d’accordo.

    In una tappa del corteo, una donna, mostratasi improvvisamente a seno nudo, ha tentato di avvicinarsi alla presidentessa, che depone una corona di fiori ai piedi del monumento equestre della santa, assunta come emblema del nazionalismo identitario francese.

    Dopo aver subito il blitz del padre, Marine Le Pen è stata contestata — dal balcone di un albergo in place de l’Opera — da altre tre attiviste Femen che esibivano sulle tette nude, di taglia modesta, [*] la scritta “Heil Marine” e facevano il saluto nazista. La collega di Salvini si è detta sorpresa che proprio delle femministe disturbassero l’omaggio reso a una santa guerriera, per poi ribadire che il Fronte nazionale è il primo partito di Francia (questo purtroppo è vero).
    Anche Marine Le Pen, come Salvini, è molto vicina al regime di Putin, dal quale avrebbe ricevuto la somma di 40 milioni di euro. Lei però riconosce di averne ricevuti appena 9 milioni.
    • Prima domanda: e Salvini? Vedremo Salvini contestato dalla Femen che a suo tempo — non dimentichiamolo — contestarono Berlusconi?
    • Qual è al riguardo la posizione della fasciofemminista curnense? Come “-femminista” (con trattino anteriore) dovrebbe essere vicina alle Femen. Ma come fascio- (con trattino posteriore) dovrebbe essere vicina a Le Pen. Ecco, se io fossi un giornalista anglorobicosassone, coglierei l’occasione per farle un’intervista a piena pagina.

    ————————————————-
    [*] Se proprio si vuole manifestare facendo uso delle tette, le tette siano felliniane!

  38. Claudio C. permalink

    Non siete i soli ad averlo capito, purtroppo ce ne siamo accorti anche noi che il segretario del nostro partito è uno cui piace piacere, ma che non piace. Non parliamo poi dei commercianti del centro del paese e di molti altri cittadini che sono costretti ad averci a che fare e che per quieto vivere partitico recitano, molto bene tra l’altro, la parte di quelli che vivono tra le nuvole. Ma quando lui non è nei paraggi, scendono dalle nuvole, e si esprimono, eccome se si esprimono…

    • Curno, un paese depresso da morire, altro che bello da vivere!

      Anch’io spesso mi sono domandato: ma una sinistra, che sia un po’ sinistra, non dico nemmeno tanto, proprio non esiste a Curno? Un riformismo che non sia aziendalismo? Una visione laica e umanitaria che sappia affiancarsi al neofrancescanesimo senza lecchinaggio dell’elettorato cattolico? Non dico molto, ma un’impostazione almeno berlingueriana? (Berlinguer era circondato da cattocomunisti, ma non aveva atteggiamenti paraculi nei confronti dell’elettorato cattolico: anche perché era un signore, e la paraculaggine non gli si addiceva.) Un pizzico, non dico di socialismo scientifico (sarebbe chiedere troppo), ma un po’ di passione per il miglioramento delle condizioni materiali e morali del popolo? Merda, questi pensano sempre e soltanto al tornaconto elettorale e alla propria carriera! In cima ai loro pensieri si trova il loro Io; quindi, subito dopo, gli Lgbt, i diritti dei cani, le iniziative Minculpop, le donne celebrate in tutte le salse, Martha Nussbaum, Vera Baboun, la convivialità delle differenze, la condivisione, le associazioni, la lettura dei salmi con i Vip, l’estirpazione dei pregiudizi, il Bibliomostro costi quel che costi, e, soprattutto, questa grandissima, immane, stratosferica stronzata di “Curno bella da vivere”: sarebbe bella da vivere perché comandano loro. Ma quando mai! La loro superbia, l’inconcludenza, il disinteresse per le condizioni reali del popolo (non quelle traguardate da un foglio Excel e mistificate in una slàid) rende il popolo di Curno sempre più depresso. Curno oggi è un paese depresso da morire, altro che bello da vivere.

      • Giustiziariato di Borgocollefegato permalink

        Eccellente e appassionata perorazione, discutibile fin che si vuole sotto il profilo della realtà cronachistica, ma per tutti coloro che son di sinistra univocamente riferibile alla celebre battuta di Nanni Moretti: orsù, dite e fate qualcosa di sinistra.

      • Curno, paese bello da vivere: uno slogan ridicolo

        Questo slogan di Curno bella da vivere è talmente ridicolo che adesso lorsignori, gli aziendalsimilprogressisti, neorenzisti e conviviali nella differenza, adoratori dei cacati fogli Excel, Lgbt-friendly sempre e comunque perinde ac cadaver (questo è il motto dei gesuiti: cioè, disposti all’obbedienza come un corpo morto) minimizzano, obliano. Sì, hanno versato il nepente nel vino, oblìano. E vorrebbero che obliassimo anche noi, ma noi non obliamo.
        Ricordo benissimo la chiusura della campagna elettorale nel 2012, quando i candidati sindaci furono invitati nello studio di una televisione bergamasca. Si era arrivati all’ultimo giro, ciascun candidato aveva una manciata di secondi per lanciare l’ultimo appello agli elettori. Poi sarebbe scoccata la mezzanotte, fine della propaganda. Quando venne il turno della Serra, lei disse le ragioni per cui sarebbe stato opportuno che lei divenisse sindaco di Curno. E concluse con queste parole, conservo la sua immagine e le sue parole stampate nella memoria: «Per un paese in cui sia bello vivere». Quindi — zac! — un sorrisetto asseverativo memorabile.
        «Lista civica Vivere Curno. Per un paese in cui sia bello vivere», infatti, è il titolo del documento che reca il programma elettorale dei viveur:

        Nella campagna elettorale non ci dissero, i signori similprogressisti, che avevano impresso una svolta aziendalistica a quel che avanzava della sinistra curnense, che il sogno era quello di far governare il paese in automatico dai fogli Excel, mentre loro si sarebbero occupati delle proprie carriere: nel partito, nelle istituzioni, nel mondo che conta. E non ci avevano detto che sarebbero diventati renzisti. Questo, a dire il vero, non lo sapevano neanche loro, perché il bullo fiorentino (così disse Corrado Augias, e disse benissimo) doveva ancora venire.
        Povera Curno, amministrata disumanamente dai fogli Excel!
        E povera sinistra, passata dallo sguardo triste e nobile di Belinguer, quasi un hidalgo, al sorrisetto sfacciato e plebeo di Renzi!

      • Habitat naturale permalink

        @Aristide
        “Merda, questi pensano sempre e soltanto al tornaconto elettorale e alla propria carriera! ”

        Oggi il mondo gira così, bellezza.
        Per questo va tutto in cacca

  39. Una modesta proposta, per migliorare la pagina Facebook della dott.ssa Bellezza
    L’immigrazione, il Primo principio della termodinamica, la hybris

    Vedo che la pagina Facebook della dott.ssa Bellezza s’apre con queste parole:

    Nessun essere umano è illegale. Emigrare non è reato.
    Aucun ètre humain n’est pas legale. L’immigration n’est pas un crime!

    La traduzione francese lascia a desiderare. Ora, io non voglio dire che, poiché la forma è sbagliata, sia sbagliata anche la sostanza. Questo è quel che fanno abitualmente i similprogressisti: erigono il muro di gomma, spadroneggiano nella stampa anglorobicosassone, fanno terra bruciata intorno a noi e se reagiamo su NUsquamia con le uniche armi di cui disponiamo, con la parola, si “scandolezzano”. Certo, le nostre parole sono affilate sulla cote dell’ironia, usiamo perfino gli epiteti (orrore! scandalo!).Così, scandalizzandosi sulla forma e facendo la bocca a culo di gallina, lorsignori evitano di affrontare le questioni di sostanza. Noi invece, che siamo faziosi ma intellettualmente onesti (e non solo intellettualmente) consideriamo separatamente la forma e la sostanza.

    La forma – La questione di forma riguarda la prima parte del proclama: «Aucun ètre humain n’est pas legale». Osservo che:
    ètre andrebbe scritto être
    legal andrebbe scritto légal
    • ma anche dopo aver corretto gli accenti, la sintassi e il significato stesso postulano una diversa traduzione: Aucun être humain n’est illégal!

    La sostanza – La questione di sostanza riguarda la seconda parte del proclama: «Emigrare non è un reato». Lo dimostro con un esempio che fa ricorso, fra l’altro, alla sensibilità femminista della Bellezza. Nelle cronache continuiamo a leggere di maschi violenti che uccidono donne che si rifiutano al rapporto sessuale: questo delitto lo chiamano femminicidio (con due “m”, purtroppo). È roba schifosa, penso che siamo tutti d’accordo. Bene, adesso pensiamo all’affermazione generica “Scopare non è reato”. Uno stupidotto dirà: “Bene! Certo, perché no? Viva la libertà di scopata!”. Se uno ragiona, invece, dirà “Calma e gesso! A quali condizioni? La persona con cui si scopa è consenziente o è costretta con la forza, con le botte, a subire la scopata?”. Penso che le femministe siano d’accordo con me: scopare a forza una donna è un reato. Dunque non è vero che “Scopare non è un reato”. Bisogna vedere, caso per caso, a quali condizioni. Del resto, a ben pensarci, è un po’ stronzetta ogni affermazione del tipo “X non è un reato!”. Le Pandette stabiliscono ciò che è reato, mica quel che non è reato.
    Lo stesso si può dire dell’affermazione “Emigrare non è un reato”. Bisogna domandarsi se la comunità presso la quale si vuole emigrare è consenziente (non parlo di nazione, perché ritengo che il nazionalismo abbai già combinato sufficienti guai, se volgo lo sguardo indietro al Novecento; tutti i cittadini italiani sono costretti ad essere tali, sono una comunità, tenuta insieme dalle leggi dello Stato). Si può non essere consenzienti all’immigrazione, fondamentalmente, per due ragioni:
    • La prima ragione, perché si ha paura dello straniero, e ci si crogiola nei farfugliamenti identitari: questo è il punto di vista di persone intellettualmente e culturalmente deprivate che cercano una sorta di compensazione nel delirio etnico-idntitario; un punto di vista che scartiamo, non senza ribrezzo.
    • La seconda ragione per essere contrari all’immigrazione (incontrollata, si badi bene), si fonda sul primo principio della Termodinamica, che è una legge di natura. Esso afferma che niente si crea e niente si distrugge: l’energia interna può diventare calore e lavoro (come nelle macchine termiche), la materia può diventare energia (come nelle bombe atomiche), l’energia elettrica può diventare lavoro (come nei motori elettrici); ma non è possibile creare lavoro dal niente. Il moto perpetuo non esiste, così come non esisite il paese di Bengodi. Il collasso economico dell’Italia, com’è noto, nasce dalla violazione del Primo principio da parte dei politici dei decenni passati, i quali, pur di raccogliere il consenso elettorale, ingigantirono la spesa pubblica e foraggiarono il mostro burocratico: il conto, come sappiamo, è adesso pagato dalle generazioni successive a quelle che votarono per quei politici, che operarono in regime consociativo (Dc, Psi e Pci erano tutti d’accordo nel dilatare la spesa pubblica). Ebbene, un’immigrazione incontrollata in questa sgangherata comunità italiana è in contraddizione anch’essa con il Primo principio, che è una legge di natura. È una violenza, l’equivalente, in termini laici, della hybris (ὕβρις) nella cultura greca: la prevaricazione dell’uomo contro il volere divino, come leggiamo nel mito di Prometeo.

  40. A Curno sarà presentato un giallo dove il commissario di P.S. è Lgbt: ma non è un espediente di P.R. (ah, questi acronimi!)
    Supplica ai signori reggitori del sito del Comune di Curno

    Nel sito del Comune di Curno è annunciata la presentazione del giallo di ambientazione panormita, scritto dall’ex segretario comunale di Curno, Annalisa di Piazza, attualmente segretario comunale a Martinengo.
    Viene naturale domandarsi chi presenterà l’“evento” culturale: un uomo della cultura, un rappresentante dei diritti antagonisti (il protagonista del libro, un commissario di PS, è Lgbt), un uomo delle istituzioni (la Di Piazza è un segretario comunale con numerosi addentellati istituzionali)? Purtroppo il nesso ipertestuale che consentirebbe di visualizzare la locandina, dalla quale si potrebbe evincere la cornice culturale e istituzionale di presentazione del libro, non funziona. Ecco che cosa si legge sullo schermo del computer:

    Potreste porre rimedio all’inconveniente?
    Si tratta di un evento rilevante. La Di Piazza, o qualcuno da lei incaricato, ha profuso molte energie di pubbliche relazioni (si veda il trailer del libro che annuncia: «Una Palermo anche esoterica… Scopri il giallo oltre Camilleri»). Il libro è già stato presentato alla Libreria Mondadori di Stezzano, [*] alla Libreria Ausonia di Palermo, alla Biblioteca comunale di Martinengo e alla Biblioteca comunale di Calcio. Il libro è stato inoltre recensito dalla Gazzetta di Treviglio, dal Giornale di Treviglio, dal sito “Bergamo contro l’omofobia”, nonché dai diari reziali: Paperblog, Annessi & Connessi, Con i libri in paradiso e Sognando leggendo (che però non si dimostra entusiasta: troppo tell e poco show: così è scritto).
    Sarà dunque il Comune di Curno a creare un vulnus nel sistema delle pubbliche relazioni della Di piazza, ottimamente “supportato” (come si dice con linguaggio esecrabile: cioè spalleggiato, sostenuto) da una pagina Facebook ricca di fotomontaggi di opere famose, nelle quali è inserito — si parva licet… — il nuovo giallo siciliano, “oltre Camilleri”?

    P.S. – Speriamo che il libro goda nei prossimi giorni di un’adeguata copertura di giornalismo anglorobicosassone, così potremo levarci lo sfizio di conoscere la cornice culturale e istituzionale della sua presentazione.

    ————————————————–
    [*] A Stezzano il segretario comunale percepiva emolumenti per un totale di 247.000 euro l’anno, più del Presidente della Repubblica. Si veda Ma quanto guadagnano i segretari comunali?.

    • Odorisio de Quadris dei Conti di Valterno permalink

      Se tanto da tanto, a questo punto lei ci crede e si sente sicuro che il presidente della republica prenda di diritto o storto, ma regolare, soltanto quei soldi? E gli altri. E i sindaci, per dire uno.

      • Segretari comunali, presidenti della Repubblica, funzionari statali

        Immagino che il suo ragionamento prenda le mosse dai guadagni strepitosi di quel segretario comunale: si veda il riferimento in nota, nel messaggio precedente.
        Ai tempi di Scalfaro — lei ricorderà certamente — venne fuori la notizia che i presidenti della Repubblica, a quel tempo almeno, avevano la disponibilità di fondi speciali e segreti. Ma, in ogni caso, quei fondi non erano destinati alle tasche dei presidenti, com’è naturale pensare che sia. Sempre ai tempi di Scalfaro, ci fu un timido tentativo di saperne di più. Ma Scalfaro, in un discorso di fine d’anno disse: «Non ci sto!». E questo bastò perché non se ne parlasse più. Pare che quei fondi segreti fossero stati impiegati per pagare il riscatto di qualche rapito in Calabria: si faceva in particolare il nome di un ragazzo, forse un minorenne. Così avveniva che, come scrivevano i giornali, un rapito fosse rilasciato spontaneamente dai rapitori, o tornasse in libertà per proprio merito, slegandosi e sfuggendo all’occhiuta tutela dei sorveglianti. Già, così lo Stato non faceva la brutta figura di essere impotente a imporre la propria autorità. Sarà…
        Succede anche oggi, quando qualche nostro connazionale vien rapito da questa o quella banda islamica. I giornali scrivono che sono stati liberati senza riscatto. Sarà…
        Come quando dicono che il patto serrapedrettista, per disarcionare Gandolfi nel 2012, in circostanze misteriosissime e coperte dalla cappa della più religiosa “sobrietà”, frutto delle trattative fra Pedretti e Max Conti, è un’invenzione di Nusquamia. Sarà…
        So che il sindaco di Stezzano, l’ordine dei segretari comunali e altri ancora del girone infernale tecno-burocratico s’indignarono non poco per la diffusione sui giornali della notizia sull’appannaggio stratosferico di quel segretario comunale: dissero che era stata violata la privacy (e la trasparenza, allora? non si possono imbastire insieme la mistica della trasparenza e quella della privacy, come non si può avere insieme la botte piena e la moglie ubriaca); e poi dissero che era tutto a norma di cacata carta, né potevano mancare le considerazioni sulla “professionalità” del funzionario.
        Già, l’Italia pullula di burocrati che, pur godendo di posto fisso e tutelato, che più tutelato di così non si può, osano affermare di essere dei “professionisti”. Merda! Ma un professionista è uno dal quale io posso andare se mi piace, e se non mi piace non vado da lui, ma vado da un altro.

        Facendo clic sull’immagine è possibile leggere a p.9 del fascicolo l’articolo contro il mostro burocratico. Questo giornale non piaceva al Pedretti e ai similporgressisti. Anzi il Pedretti presentò in Consiglio una “mozione della vendetta”, che non passò per un soffio: intesa in realtà a sbalzare dall’incarico di collaborazione C.P., che nella vita privata professava le opinioni di Aristide. Infatti, la collaborazione di C.P., di profilo professionale, era inquadrata nel cosiddetto Ufficio di staff del Comune di Curno e Aristide era parimenti inviso al Pedretti e ai similprogressisti, a quel tempo all’inizio della luna di miele con l’allora potente politico territoriale. Ma l’Ufficio fu un’invenzione della dott.ssa Di Piazza, e, per quel che ne so, non ingranò mai, per fortuna: di quest’ufficio ho scritto che «a mio sommesso parere, [era] tutt’altro che necessario, che mai ho caldeggiato, [poiché conteneva] in nuce un groviglio di velleità burocratiche, tali da far rizzare i capelli in testa, perlomeno sulla mia testa. Si veda Ufficio di staff e comunicazione nel Comune di Curno.

        Ricordo che noi, nel nostro piccolo, scrivemmo in 24035 Bergamo, Bg un articolo contro la pervasività del “mostro burocratico”, rappresentato in copertina dal terribile Leviatano: ne sa certamente qualcosa la dott.ssa Bellezza che, dopo essersi occupata di Martha Nussbaum si occupò di Hobbes che scrisse il Leviathan; poi però la dott.ssa Bellezza è tornata al pristino amore. L’articolo, a p. 9, è stato da noi scritto nella nostra veste giuridica all’anagrafe (cioè non era Aristide l’estensore di quell’articolo). Non abbiamo niente da togliere, semmai avremmo qualcosa da aggiungere. Nel frattempo, si è rafforzata una tendenza al camuffamento della burocrazia sotto un manto di pretestuosità “tecnica”. Proprio così, i burocrati sono sputtananti, ma ecco che loro, i furbetti, si travestono da tecnici. E offendono la nostra intelligenza dicendo che i loro spropositati emolumenti compensano la loro professionalità “tecnica”. Merda! Doppia merda!

  41. Il provenzale, una lingua nobile e sepolta, riportata alla luce dal poeta Mistral

    In questa pagina e in qualche pagina precedente di Nusquamia abbiamo preso le distanze dalla grettezza dell’identitarismo, del quale abbiamo messo in luce il carattere intrinsecamente reazionario, e abbiamo benevolmente deriso coloro che, per un eccesso di zelo politicamente corretto (in questo caso, zelo identitario), pretendono che i loro dialetti siano lingue, in base al presupposto, ridicolo, che “lingua” sia meglio di “dialetto”.
    Naturalmente, con buona pace degl’identitaristi, esiste anche un modo pulito e nobile di amare i dialetti e le lingue minoritarie, senza secondi fini di coglionamento politico, senza solleticare gl’istinti peggiori di persone intellettualmente e culturalmente inferiori, quelle che vanno cercando un impossibile riscatto attribuendosi patacche di presunta “superiorità” etnica o, peggio ancora (perché più subdola), etno-culturale. Alcuni di questi sconsiderati (spesso a caccia di consenso politico, o di una nicchia di placida esistenza burocratica) arrivano ad affermare che solo nel loro dialetto si potrebbero esprimere certi concetti (identitari, appunto): di qui nascerebbe la superiorità del loro dialetto rispetto, per esempio, alla lingua di Dante, Boccaccio e Petrarca, che loro osano chiamare “itagliano”. Dicono così perché non conoscono l’italiano, o non lo conoscono abbastanza bene, ovviamente.
    Alphonse Daudet e Frédéric Mistral, invece, amarono il provenzale in maniera pulita, da persone colte e da amici del popolo e non da mestatori politici in cerca di facile successo presso la sciura Rusina. In particolare, Mistral aveva fondato il movimento Félibrige, con il quale si proponeva di riscoprire e valorizzare la lingua provenzale. Perciò scrisse nell’antica lingua dei trovatori e delle “corti d’amore” (se non sbaglio, ne abbiamo già parlato, su Nusquamia) il poema amoroso Mirèio (in francese: Mireille), poi anche un poema epico, Calendau (in francese: Calendal), che gli valsero l’attribuzione del premio Nobel.
    Facevo queste riflessioni ieri mattina, al ritorno da una passeggiata a Bottanuco, lungo una via di campagna non trafficata. Mentre “misuravo” (cioè, percorrevo) i campi a passi non propriamente “tardi e lenti” (così dice il Petrarca), ma neanche scompostamente — come fanno le vecchie babbione in tuta da ginnastica, quelle che si vogliono tenere in forma e non vogliono mai morire — avevo ascoltato, mediante un gingillino lettore di mp3, alcune delle Lettere dal mio mulino di Alphonse Daudet. Avevo letto questi racconti molti anni fa; grazie al gingillino, adesso posso sentirli recitati da una “donatrice di voce” francese, che è donna di grande garbo e solido impianto culturale.
    Ma, per farla breve, ecco di che cosa parla una delle “lettere” di Daudet (il titolo è Il poeta Mistral): Daudet si è installato da qualche tempo all’interno di un vecchio mulino a pale, a Fontvieille, ma una domenica mattina ha la brutta sorpresa, svegliandosi, di vedere il bel cielo di Provenza non più splendente, ma grigio. Tant’è che gli sembrava di essersi svegliato in rue du Faubourg-Montmartre, a Parigi. Piove, il mulino è triste. Perciò Daudet pensa che potrebbe andarsi a scaldare da Mistral, che abita a qualche chilometro di distanza, nel villaggio di Maillane. Lungo la strada Daudet incontra i contadini che si recano a messa, montati su un carro, riparati alla bell’e meglio dalle mantelline e dal telone teso sopra il carro. Finalmente arriva al villaggio, a piedi, schiaffeggiato dalla pioggia. La casa di Mistral – che è consigliere municipale, ma non attore del territorio – è una casa modesta; questo non impedisce che Daudet sia accolto con tutti gli onori, grazie anche all’arte cuciniera della signora Mistral, che serve a tavola ma non siede con loro, come mi dicono che usasse fare anche nelle regioni del nostro Meridione. Mistral legge, per insistenza dell’amico, alcuni passi del Calendau, che ha finito di comporre di recente. Intanto ha cessato di piovere: i due vanno alla festa del villaggio, assistono alla processione dei penitenti; infine nel paese, con il calare della notte, si balla la farandola, intorno al fuoco.
    Ripensando ai bei versi che ha sentito recitare dall’amico, così ben torniti, così musicali, Daudet osserva, riguardo alla lingua provenzale:

    Mentre Mistral mi recitava i suoi versi in questa bella lingua provenzale, che per più di tre quarti è latina, in questa lingua che in altri tempi fu parlata dalle regine e che adesso è compresa soltanto dai nostri pastori, ammiravo assorto quest’uomo: pensavo allo stato di abbandono nel quale ha trovato la lingua materna e a quel che è riuscito a farne. Mi immaginavo uno di quei vecchi palazzi che furono dei prìncipi di Baux, come se ne vedono nelle Alpilles [sono le prealpi francesi]. Il tetto non c’è più, gli scaloni sono senza balaustre, le finestre senza vetri e i trifogli sulle ogive sono rotti, il muschio ha corroso gli stemmi sopra le porte, le galline razzolano dentro i porticati, l’asino strappa con i denti l’erba che cresce all’interno della cappella, sulle grandi acquasantiere riempite d’acqua piovana si abbeverano i piccioni; infine, in mezzo a questi ruderi, i contadini hanno costruito i loro capanni addossati ai fianchi del vecchio palazzo.
    Ecco però che un bel giorno il figlio di un contadino si commuove davanti alla grandiosità delle rovine, s’indigna nel vederle profanate e allora scaccia di furia il bestiame, via dalla corte d’onore; con l’aiuto delle fate, ripristina il grande scalone; fa tutto lui, riveste i muri con le tavole di legno, applica i vetri alle finestre, erige le torri, torna a dorare la sala del trono e rimette in sesto il vecchio palazzo d’un tempo, dove alloggiavano papi e imperatrici.
    Questo palazzo restaurato, è la lingua provenzale.
    Questo figlio di contadini, è Mistral.

    (trad. di Aristide)

  42. Il Salice Piangente permalink

    Più del libro della di Piazza (che, magari sbaglierò, ma non entrerà nei classici della letteratura italiana) ci piacerebbe piuttosto sapere come mai il Sindaco dell’Ottimo e Abbondante Governo (Gandolfi) cambiò non uno (e a volte succede) ma ben due segretari comunali.
    Di solito si tratta di personaggi per loro definizione “neutri” politicamente.
    Già nell’agosto 2012 il Dott. Galluzzo venne congedato.
    Una scelta fatta immediatamente dopo le elezioni e senza neppure approfondire la conoscenza del soggetto, si fevce ina proroga di due mesi del suo mandato, giusto per trovare in fretta e furia un sostituto.
    Un Segretario (il Galluzzo) buono al punto che, fregandosene del fatto che avesse lavorato a Curno per una amministrazione di Centro Sinistra, a Treviolo (allora monocolore Leghista) non si fecero scappare; era infatti notoriamente considerato un galantuomo e un eccellente professionista.
    Arrivò la Di Piazza (si disse sponsorizzata da Roberto Pedretti che, a volte Nusquamia non ama ricordarlo, era allora in ottimi rapporti con il Sindaco Gandolfi, tanto che lo nominò Vice Sindaco.
    La Di Piazza come persona non sappiamo come fosse, (ci sarebbe da approfondire il suo ruolo sulle scelte più sciagurate prese allora e che ancora paghiamo, ma ne parleremo un’altra volta) ma a un certo punto qualcosa evidentemente si ruppe.
    [Lei allude alla scuola elementare? Nel senso che la Di Piazza avrebbe dato una copertura “ontologica” all’avversione del Pedretti alla nuova scuola elementare? Si ricordi però di tenere distinta la posizione del Gandolfi da quella del Pedretti. L’abbiamo scritto sullo Schiaccianoccioline (non si fida? vuole il numero di pagina e di colonna, e la citazione esatta?): sarebbe sconsiderato da parte nostra essere pregiudizialmente contro la nuova scuola, perché partorita da un’amministrazione cosiddetta di sinistra. Eravamo semmai contro la mistica della nuova scuola, come siamo oggi fieri avversari della mistica dell’Expo; eravamo contro la pretesa che Gandolfi si esponesse personalmente e penalmente, per fare il piacere di certi “attori politici”. N.d.Ar.]

    L’azionista di maggioranza dopo qualche tempo non era più il Pedretti ( ex recordman di preferenze e Vice Sindaco designato da Gandolfi durante la luna di miele), ma L’Architetto Innocenti, al quale questo segretario si diceva che non piacesse per niente (a dire la verità lo diceva lui stesso senza tante storie, non è personaggio da sfumature linguistiche).
    E si cambiò di nuovo, arrivò quindi l’attuale Segretario, Dott. Carrara, che l’Amministrazione Serra conferma nel giugno 2012 nel suo ruolo.
    Piuttosto che conoscere le prodezze letterarie della Dott.ssa Di Piazza (che speriamo non si offenderà se non ci vedono appassionati) ci piacerebbe di più conoscere i motivi di questi continui cambi.
    Dateci la Vostra versione, ovvio, chè quella degli altri protagonisti c’è già. e cioè che fu una ennesima dimostrazione di mancanza di strategia delle precedente amministrazione.
    E se manca la strategia e la forza ecco che arrivano le guerre tra bande…
    Tutto sbagliato?
    Non si pensi che un cambio di Segretario sia un passaggio indolore, è come cambiare il Direttore di una azienda, chi arriva ha una propria visione e ci vuole qualche tempo per conoscere le persone e proporre un’azione, tempo perso, insomma.

    • Lo “gnommero” (detto alla romana) delle concause

      Anche a me pare di ricordare che il nome della Di Piazza fosse stato fatto dal Pedretti. D’altra parte Gandolfi muoveva i primi passi, tutti pretendevano d’insegnargli il mestiere (ricordo il nonno imperiale, il giorno della cena della vittoria, il quale disse a me, chissà perché proprio a me, che Gandolfi bisognava “guidarlo”; adesso il nonno imperiale fa finta di non conoscermi). Gandolfi doveva pur prestare ascolto a chi, obiettivamente, ne sapeva più di lui, politichetta compresa, purtroppo. Ma si pretendeva che quella fosse politica. Era il tempo in cui il Pedretti, con riferimento a me e a un’altra persona, diceva: sì quelli parlano bene, scrivono bene, ma la politica sono io, io conosco la politica. Ma è andata come è andata, come lei ben sa: a un certo punto, si tracciò una linea di demarcazione fra politica e politichetta. E voi similprogressisti vi trovste accanto al Pedretti.
      Luna di miele con il Pedretti? Vedo che lei riprende la mia espressione, in un commento precedente, quando parlavo di incipiente luna di miele fra il Pedretti e i similprogressisti. Ma, come si dice, glissons… Oppure, se ci tiene, approfondiamo pure. Non temiamo confronti, noi resistenti.
      Adesso le narro un episodio, insignificante forse, ma divertente. A Gandolfi pervennero due o tre candidature per il posto di Segretario comunale. Io ero l’ultimo che potesse esprimere un giudizio di idoneità, forse Gandolfi mi mostrò le candidature, più che altro, per un giudizio psicologico. Non durai fatica a riconoscere nel profilo della Di Piazza una determinazione formidabile, dalla quale fui impressinato e — dirò la verità — spaventato. Conoscevo a Milano una segretaria che era diventata quasi direttrice in pectore di un’azienda importantissima, usando le tecniche aziendali di “marcamento a zona” e “marcamento a uomo”, così ben descritte da Luciano Bianciardi, mio maestro spirituale. MA la Di Piazza era la prima persona “determinata” che conoscessi in ambito curnense; poi ebbi prove incontrovertibili della determinazione della zarina curnense (quella del “Dio lo vuole!”); in seguito la fasciofemminista dimostrò, al momento delle candidature nel 2012, una determinazione imperiosa e debordante, che fece precipitare i timidi tentativi di riavvicinamento del Pdl, dopo tanto schettineggiare. Sempre a ridosso delle elezioni mi avvidi della grande determinazione della Serra. Dopo quella della Serra, conobbi la determinazione della dott.ssa Gamba; buon ultima venne la determinazione di Cavagna il Giovane, quando prese il posto in Consiglio del povero Claudio Corti. Mi sembra che basti, e ne avanzi. Perlomeno, per i miei gusti.
      Tornando alla Di Piazza, l’aspetto divertente (o quasi) della faccenda della sua nomina alla carica di segretario generale, è che io ne scrissi a caldo un giudizio, dove denotavo come non propriamente positiva tanta determinazione, quale emergeva dalla sua presentazione. Lo inviai a Gandolfi, ma non mi accorsi che il messaggio era stato indirizzato per conoscenza — e per errore, mio — anche alla Di Piazza. Con il senno del poi dovrei complimentarmi con me stesso, perché ne avevo individuato il carattere determinato di primo acchito, sulla base di pochi indizi (se da giovane non mi fossi appassionato di socialismo scientifico, forse avrei potuto scegliere di fare lo psicologo: voglio dire, lo psicologo serio, non quello venduto, che si accomoda a razionalizzare l’esistente, come per esempio le “psicoputtane aziendali”, come diceva Lino Capolicchio in un film, forse Escalation, del regista Faenza). Però non ho ragione di essere orgoglioso di quell’errore, del quale se ricordo bene la Di Piazza chiese conto a Gandolfi, appena lo lesse. Scrissi allora alla Di Piazza dichiarandomi “uno stronzo”: infatti, quell’errore era un errore da stronzo. Ma non ritrattai il giudizio: sarebbe stato sbagliato, e in latino si direbbe che sarebbe stato come oleum addere camino, aggiungere olio al fuoco.
      Ma perché è stata scelta la Di Piazza? Giuro che non lo so. Perché la Di Piazza ha poi dato le dimissioni? Anche questo, giuro che non lo so. Come vede, avrei potuto dare la risposta paracula: questo lo chieda alla Di Piazza, escludendo a priori che si possa indagare sullo “gnommero”, cioè il groviglio, delle concause. Ma questa è l’espressione del Commissario INgravallo — non Lgbt, per carità! — nel romanzo di C.E. Gadda, Quer pasticiaccio brutto de via Merulana. Sono il primo a credere che ci sia uno gnommero, che però non conosco. Così come c’è qualcosa di segreto e non confessato (non oso spingermi a dire “inconfessabile”) negli accordi fra Pedretti e Max Conti per l’eversione dell’amministrazione Gandolfi. Analogamente, per capire perché il Marcobelotti accetti di essere paralizzato dall’impedrettamento della sua sezione, bisognerebbe andare a vedere nella Wunderkammer della Lega nord. Ma io sono stato onesto: veramente non so perché la dott.ssa Piazza ci (anzi: vi) abbia lasciati.

      • Il messaggio nel libro della Di Piazza, «oltre Camilleri»
        Di là dalla determinazione: trascendenza, esoterismo e autodeterminazione

        Diamo la parola all’autrice, Annalisa Di Piazza, che nella sua pagina Facebook di promozione del libro Il sentiero della mano sinistra scrive:

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        “Il sentiero della mano sinistra” è il termine che indica una precisa dottrina filosofica (citata anche nel contesto del libro e anche conosciuta con l’acronimo LHP, dall’inglese Left Hand Path,) fondata sull’indipendenza, il potere e la conoscenza da parte di ogni singolo individuo. Non si tratta dunque di un sentiero nefasto intrinsecamente malvagio, quanto piuttosto di un canale importante per il profondo desiderio umano di libertà e controllo del proprio destino. La filosofia del Sentiero della mano sinistra si basa sui seguenti caratteri:
        • una visione agnostica riguardo all’esistenza della divinità;
        • la credenza che le persone dovrebbero trascendere la natura umana circoscritta in limiti fisici;
        • il rifiuto di una legge di retribuzione/castigo (quale il Karma, la Legge del Tre, la qualità in na vita ultraterrena, o simili), in virtù della credenza che ognuno debba costruirsi un proprio codice morale;
        • il rifiuto di una verità universale, in favore di una visione della verità individuale, singola all’individuo;
        una visione della vita quale opera del proprio IO, e sottomessa ad esso;
        • il rifiuto della dicotomia bene e male, in favore del volere personale.
        Si tratta di una filosofia che però si è prestata ad una reinterpretazione in chiave esoterica fino a venire erroneamente identificata con le deviazioni della magia nera o addirittura col satanismo.
        Pertanto il titolo rispecchia perfettamente il tema che mi interessava affrontare nel libro, cioè le riflessioni sul principio dell’autodeterminazione e le implicazioni etiche relative a tale principio: quanto è lecito autodeterminarsi? Può essere concepita una libertà assoluta? I dogmi e i tabù hanno una loro ragion d’essere? Fino a che punto è lecito difendere la libertà di scelta?

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      • Un libro «oltre Camilleri» dove il Montalbano-oltre è Lgbt
        Da non perdere: il video di promozione del libro della Di Piazza


        Facendo clic sull’immagine è possibile vedere il video promozionale del libro ‘Il sentiero della mano sinistra’

        Cari lettori, giusto perché non ci manchi niente, ecco il “trailer” (così è definito nella pagina prosopobiblica) di promozione della fatica letteraria dell’ex segretario comunale di Curno, la superdeterminata Annalisa Di Piazza. Il video ha un ritmo incalzante, come si addice alla presentazione di un libro di Dan Brown (Il Codice da Vinci, per esempio), anche se, sul piano letterario, l’opera plateale è piuttosto da collocarsi a metà strada, tra Camilleri (il libro è definito “oltre Camilleri”) e Coelho, quello che «conosce il mondo della droga e l’occulto, tra cui il cosiddetto Sentiero della Mano Sinistra». Ma con un affaccio sul «profondo desiderio umano di libertà e controllo del proprio destino», come nel libro qui sotto:

        Il libro della scrittrice orobico-panormita contiene un messaggio che riuscirà utile a tutti coloro che per via esoterica intendano attingere il sublime di una «visione della vita quale opera del proprio IO» con rituale sottomissione della vita (quale vita, quella degli altri?) all’IO. Scrive l’autrice: «Il titolo del libro rispecchia perfettamente il tema che mi interessava affrontare, cioè le riflessioni sul principio dell’autodeterminazione e le implicazioni etiche relative a tale principio: quanto è lecito autodeterminarsi?».
        Già, esistono limiti all’autodeterminazione e al proprio «IO»? A leggere i titoli di coda del trailer qui sopra, parrebbe proprio di no. Leggiamo infatti:
        • Un film di IO
        • Montaggio di IO
        • Responsabile di produzione: IO
        • Direttore della fotografia: IO
        • Casting: IO
        • Costumista: IO
        • Produttore esecutivo: IO
        • Soggetto di IO
        • Regia di IO

  43. Il Salice Piangente permalink

    Guardi che si accorgerà (o si è già accorto, perchè non è uno stupido) anche il Belotti del fatto che, da qualche tempo, tenete per lui (e solo per lui) la porta socchiusa. vedremo, se son rose fioriranno, mi sa tanto di un tentativo (elegante e discreto) di inserire un cuneo tra Belotti e FI, vedremo che succede.
    [Marcobelotti potrebbe fare l’eroe, scrollandosi di dosso l’impedrettamento, riabilitando Fassi e Donizetti, e svuotando il sacco: l’eroismo, ovviamente, non consisterebbe nell’uscire allo scoperto contro il Sàgula, il Dolci e il Foresti (mi sembra la canzone ‘Ma mi’, quella di Strehler: Serom in quatter col Padola, / el Rodolfo, el Gaina e poeu mi: / quatter amis, quatter malnatt, /vegnu su insemma compagn di gatt), ma nel mettersi di traverso al conte zio e a Salvini, e neanche tanto implicitamente. Perché su certe questioni di fondo e a noi imperscrutabili i due sono in realtà pappa e ciccia. Il conte zio, ogni tanto, rilascia interviste dove fa il filosofo, affetta distacco dalla politica politicante. Ma lui conosce un’altra politica, che non sia politica politicante? Se è per questo, anche Berlusconi filosofeggia, anche lui, a dire la verità. Anche perché non ha più le tette della Minetti cui impartire la benedizione.
    Certo, rompendo con il pedrettoleghismo Marcobelotti rischierebbe molto, probabilmente ne risentirebbe anche sul piano professionale: ma, soprattutto, verrebbe coperto d’insulti. Perciò noi non diciamo che lui dovrebbe uscire allo scoperto, perché non siamo quelli che fanno i sodomiti con le chiappe degli altri. Ma è un fatto che, se il Marcobelotti facesse l’eroe, oltre che rendere un servizio a se stesso, riscattando anni di poco commendevole immersione, si trarrebbe delle grandi soddisfazioni: roba che dura tutta la vita.
    Guardi che non è necessario mettere un cuneo tra Marcobelotti e Locatelli. Forza Italia implode da sé, Locatelli a suo tempo ha bluffato: e coglioni quelli che gli han creduto. Perciò a Locatelli, se proprio vuole continuare ad avere voce in capitolo nella politichetta di Curno, non rimane che chiedere uno strapuntino in qualche lista civica, una di quelle che ben conosciamo: che sono tutto, tranne che “civiche”.
    N.d.Ar.]

    A parte ciò, chi è che diceva di separare i fatti dalle opinioni? non mi ricordo, ma è quanto vale, ad esempio (o dovrebbe accadere) durante un processo e credo sarebbe una buona norma anche nel giornalismo. Le opinioni si esprimano, per carità, ma separatamente dai fatti.
    E’ quanto non fa più da almeno 30 anni il quotidiano La repubblica, ad esempio, ed è il motivo per cui non lo compero dai tempi dell’università.
    [Preferisce il giornalismo anglorobicosassone? N.d.Ar.]

    I fatti sono questi:
    Il Sindaco nomina il Vice Sindaco e Gli Assessori, Nomina i Segretari comunali (se ne assume le responsabilità) e accetta, a monte, la composizione di una lista.
    Se va bene a lui sia gloria
    Se va male, colpa sua.
    Si chiama responsabilità, del resto, per restare alla legge, l’ignoranza non è ammessa.
    Ora uno può scrivere quello che vuole, ma che uno accetti la candidatura a Sindaco senza chiedere a qualcuno in paese con chi si stesse imbarcando
    Tutta fatta di personaggi noti e stranoti, ad esempio il pluricitato Pedretti aveva già rotto con il precedente Sindaco Bianchi ed era uscito dalla Amministrazione (non suona come qualcosa di noto?) Salvi erano 25 anni che era in amministrazione, Maini aveva pure un soprannome, coercì, (penso per la facilità con cui cambiava casacca politica) Stella già da tempo comandava Forza Italia, Corti e Locatelli già da 1 mandato alla opposizione. Fassi e Donizetti di pelo non freschissimo (Fassi Urbanista ai tempi del Bianchi e del suo PRG).
    Ferruccio Innocenti addirittura candidato Sindaco (qualcuno dice direttamente dal pulpito, io non credo si arrivasse a quello) ai tempi del parroco Don Tarcisio Tironi, tempi della DC.
    Tutte cose note e stranote anche a chi non facesse politica in paese, bastava parlare con le persone e leggere i volantini che arrivavano.
    Nulla di nuovo
    Ecco, gli unici nuovi oltre a Gandolfi erano Le due Sare e Chiara Leidi (a me da anni nota).
    [Ma la regola era che, se Gandolfi rappresentava una svolta, come si disse nella campagna elettorale, svolta doveva essere. Mica dire “la svolta” e poi, fatta la festa, gabbato lo santu. Per esempio, per quanto riguarda la comunicazione nella campagna elettorale, io avevo posto a Gandolfi la condizione che nessun politicante di mezza tacca potesse sindacare, che so io, sui colori, sulle fotografie, sull’espressione linguistica ecc. Conosco gli uomini, le loro pulsioni peggiori, il desiderio di minzione rituale e marcatura del territorio. Il Pedretti (che finanziò la campagna di Gandolfi, e questa è una grande soddisfazione), cominciò a dire: ecco, io sposterei questo, e poi qui, e poi là. Fu immediatamente fermato. Lo faceva per imporsi, e per poi guadagnare un po’ di terreno, e poi ancora più terreno. Come si fa nei branchi politici e aziendali. I patti erano che comunica chi sa comunicare. Analogamente per quanto riguarda la linea politica. I politici indigeni dovevano essere paghi di aver fatto la bella figura, ma non dovevano “rompere”. Questo sia detto con buona pace sua, che pensa che il sindaco debba essere schiavo dei partiti, e del gatto padano che non si stancava di scrivere che Gandolfi doveva obbedire ai partiti, in particolare all’asse Saffioti-Pedretti. N.d.Ar.]

    E ci si vuol,e ancora far credere che ci si candida sindaco senza aver saputo nulla di nessuno di loro?
    Nel caso, molto rischioso, infatti i risultati sono stati coerenti con le storie delle persone.
    fatti comunque, non opinioni.

    Le opinioni (di Nusquamia) eccole:
    • Il Centro sinistra avrebbe stretto un patto con il Pedretti che, a leggere Nusquamia, sarebbe ancora attivo:
    Curioso che:
    •Il Pedretti abbia sparato a palle incatenate fino al 2009 contro il PD e Insieme per cambiare Curno, facendolo anche sul lato “personale” nella totale indifferenza (o connivenza? perchè qualche componente la ex maggioranza dice che stava a tutti bene così) dei suoi compagni di Amministrazione, (Sindaco in Primis, l’unico che mostrò segni di insofferenza in modo esplicito fu l’Assessore Salvi ad onor di verità).
    Poi cambiò bersaglio, da ottobre 2009, ma siamo già a metà mandato.
    • Il Pedretti abbia concorso a costruire una Lista Civica in concorrenza con quella di Vivere Curno (strano esempio di connivenza, ma qualcuno magari di quelli con il pensiero raffinato, saprà spiegarci anche questo).
    [Una spiegazione l’avrei, ma non ho tempo, perché Gandolfi è appena venuto a trovarmi nell’antro abduano e dobbiamo guardare per la seconda volta, il Dvd del film ‘La voglia matta’, con Catherine Spaak, quand’era giovane, prima della svolta esoterica. Fra l’altro, almeno una volta l’anno Gandolfi ed io andiamo sulle dune di Sabaudia dove l’allora Reginetta del Mercato comune posò le sue candide chiappe, quando girava queto film. N.d.Ar.]

    (Abbiamo detto più volte tutto il bene possibile di questo film, che segnò una svolta epocale nel gusto degl’italiani: si passò dall’ideale della maggiorata fisica all’ideale androgino. L’abbiamo già presentato, ma repetita juvant.)

    Domanda: chi è che, fatti alla mano ha stretto un patto con il Pedretti? Lo ha anche poi rotto, questo è vero.
    Ma una volta per tutte non sarebbe male separare i fatti dalle opinioni.

    • Pene d'amore... permalink

      @Il Salice Piangente

      “Guardi che si accorgerà (o si è già accorto, perchè non è uno stupido) anche il Belotti del fatto che, da qualche tempo, tenete per lui (e solo per lui) la porta socchiusa. vedremo, se son rose fioriranno,”

      Ma che gelosone che è lei!
      Nessuna attenzione per lei e Max Conti?
      E sì che voi due avete stretto stretto vicino vicino il Pedretti, adesso volete anche il Marco Belotti per fare doppia coppia?
      Curno è paese bello da vivere.
      A proposito di bello e gaio, caro Salice vai lei o ci manda Max Conti come ambasciatore di genere maschile per Curno all’importante e immancabile festival?
      http://bergamo.corriere.it/notizie/cultura-e-spettacoli/15_maggio_05/festival-sull-identita-genere-tutte-sfumature-dell-amore-dc5ea2cc-f308-11e4-a9b9-3b8b5258745e.shtml

      Serra e Conti avete assunto degli impegni?
      Bene ora vi tocca, troppo comodo raccogliere i punti Cirio senza faticare.
      Andare e relazionare per bene, su su non prendete per le natiche i cittadini di Curno.

  44. Il Salice Piangente permalink

    Beh…beato Lei che ha la possibilità di andare a sabaudia…io mi contenterei delle dune di Castagneto Carducci. Più vicene, economiche, anche se meno à là page..

  45. Quando la Svizzera federale temeva le mattane degl’identitaristi italiani

    In questo dibattito sulle ragioni dell’autonomismo, con particolare riferimento alla questione settentrionale — un dibattito che ci sforziamo di tenere a un livello di ragionevole decenza, nonostante qualche tentativo di deragliamento e attrazione di Nusquamia nell’inferno vernacolare della sciura Rusina — càpita a fagiolo quanto Sergio Romano scrive oggi, fatidico 5 maggio, sul Corriere della Sera. Si veda: Alla frontiera svizzera quei segreti piani di guerra.
    Il nostro punto di vista, com’è noto, è che se si vuol parlare seriamente, e non fare folklore assecondando l’irrequietezza di neolinguisti allo sbaraglio, Ur-leghisti o d’altro tipo, la questione settentrionale debba essere affrontata nella prospettiva del Cattaneo. Che, a buon diritto, può dirsi scientifica nell’accezione moderna della parola, quanto meno da Galileo in poi (Galileo studiava le leggi di natura isolando i fenomeni dagli epifenomeni, cioè tagliando, asciugando, tutto ciò che non è utile alla loro comprensione). In altre parole, che c’entrano l’identitarismo, e la sua esecrabile mistica reazionaria, se il problema è strutturale? La questione settentrionale, infatti, nasce dall’impossibilità che le residue forze morali, intellettuali ed economiche delle regioni settentrionali possano esprimersi liberamente. Si tratta di affrancare queste forze dalla tutela di uno Stato, quello italiano, che è uno Stato di rapina, uno Stato che non è nemmeno in grado di farsi rispettare in ampie regioni del suo territorio, di fatto sotto il controllo della malavita organizzata.
    Ebbene, rispondendo a un quesito postogli da un lettore, Sergio Romano ci ricorda che vicino a noi c’è uno Stato federale, la Svizzera, che prescinde completamente dalle baggianate identitarie. È chiaro che la Svizzera rispetta le identità culturali (che sarebbe bene chiamare tradizioni; meglio lasciar perdere i paroloni, come l”identità” e la “cultura”: altrimenti vien fuori il politico territoriale Pedretti che ci dice che «la caccia è la nostra cultura»). Ma è altrettanto chiaro che la Svizzera è federale, prescinde completamente dall’identitarismo. Non solo: la Svizzera si sentiva minacciata dall’identitarismo italiano, di palpabile aggressività. Scrive Romano: «Mentre Italia, Germania, Francia e Belgio fondavano o consolidavano uno Stato nazionale, la Svizzera creava uno Stato federale, abitato da popoli di lingua e religione diverse. […] I militari della Confederazione erano preoccupati dalla possibilità di un irredentismo ticinese, alimentato dagli ambienti nazionalisti italiani, e pensavano al tempo stesso che una guerra a fianco dell’Austria avrebbe permesso di recuperare terre italiane — Ossola e Valtellina — conquistate dagli svizzeri agli inizi del Cinquecento». Addirittura, negli ambienti militari svizzeri si affermava «una corrente che pensava alla guerra contro l’Italia come a una prospettiva concreta, forse addirittura auspicabile».
    Perciò i comandi militari italiani, prima della Grande guerra, approntarono la cosiddetta linea Cadorna. Non solo per impedire un eventuale sfondamento delle truppe austro-tedesche dalle Alpi centrali svizzere (prima della Grande guerra, l’Italia — non dimentichiamolo — era alleata degl’Imperi centrali), ma soprattutto per impedire un eventuale sfondamento degli Svizzeri.
    Sergio Romano fa riferimento a un libro il cui titolo è già significativo: M. Binaghi, R. Sala, La Frontiera contesa. I piani svizzeri di attacco all’Italia nel rapporto segreto del colonnello Arnold Keller, Casagrande, Bellinzona 2008.

  46. Il Salice Piangente permalink

    Esistono ancora delle trincee, anzi degli articolati sistemi di Trincee. Io le ho viste a Cuasso al Monte (VA), ancora perfetto (sono ricavate in una zona in cui abbonda il granito. fanno ridere, ma se abbiamo speso soldi e denergie per farle e tenerle in efficienza…

    • Conchita De Gregorio paga per gli errori e la grettezza altrui

      Mi dispiace molto per Conchita De Gregorio. Tendeva al femminismo, è vero, inoltre le mancava l’ironia che caratterizza, o caratterizzava, Guia Soncini, una giornalista straordinaria e anticonformista, che seguivo sul Foglio, e mi piaceva parecchio.
      Però Conchita non è stupida, è una giornalista impegnata nel senso nobile del termine. Una come lei non è di quelle che diventano Lgbt-friendly per paraculaggine, giusto perché quello è un mercato che tira, offre possibilità straordinarie di lavoro e pubbliche relazioni ecc. Ed è una che ha fatto del giornalismo d’inchiesta, giornalismo vero, talora mettendosi contro i mammasantissima del suo partito: mica come certi giornalisti di nostra conoscenza, che fanno giornalismo enogastronomico, pubblicano i comunicati stampa, dei quali mettono a posto le virgole, aggiungono una frasetta e hanno il coraggio di firmarli, cioè, in generale, fanno giornalismo di marketta. Questa specie esecrabile di giornalismo è tutto il contrario di quel che dovrebbe essere non solo il buon giornalismo, ma il giornalismo tout court.
      Fra l’altro, mi sembra di capire che i 400.000 euro da pagare che sono capitati fra capo e collo alla brava Conchita sono dovuti a:
      • una gestione impropria delle cause civili da parte dello studio degli avvocati che rappresenta la società proprietaria della testata, che è fallita;
      • l’indifferenza del suo partito, il Pd.

      Peccato, la direzione di COnchita De Gregorio era cominciata nel 2008 sotto i migliori auspici. Come dimenticare la campagna pubblicitaria, ideata da Oliviero Toscani, quando lei prese la direzione del giornale fondato da Antonio Gramsci? La campagna ideata dall’ex allievo di don Milani (sì, proprio lui, Toscani) ricordava, è vero, quella dei jeans di marca Jesus: fasciavano un culetto ben tornito, fotografato di dietro, con la scritta “Chi mi ama mi segua”, e fu una pubblicità che fece scalpore, perché ambiguamente la pubblicità non chiariva se si dovesse seguire Jesus, o il culetto.

      Del culetto dell’Unità si favoleggiava che fosse quello di Conchita: ma non credo che sia vero.
      Ricordo infine che nel corso della campagna elettorale del 2012 noi resistenti utilizzammo una delle locandine preparate da Toscani per Conchita. Ma il gatto padanò s’indignò, s’ingriffò e proclamò oracolarmente che noi non potevamo farlo: l’ostensione del culetto fu condannata dal gatto padano doc, senza possibilità di appello. La ragione? Perché il candidato sindaco della lista similprogressista, era una donna. Trattavasi della famosa Perlita Serra che poi sarebbe effettivamente divenuta sindachessa: nel frattempo è divenuta amica di Vera Baboun, recita i salmi con i Vip, siede alla Provincia di Bergamo, è clintoniana ed è proiettata alla copertura un ruolo politico di prestigio internazionale. Sempre però che riesca a completare il Bibliomostro, che lei trasformerà in una iniziativa Minculpop memorabile, in modo che di esso possa dire, come Orazio: exegi monumentum aere perennius, “ho edificato un monumento più duraturo del bronzo”.

      • Le club sud permalink

        Per la verità sembra esserci anche altro. Conchita non è un’altra madonna pellegrina martire: ha i suoi avvocati, ha una sua posizione contrattualmente ben definita verso la proprietà, oggi verso il fallimento. Staremo a vedere. Ciò non toglie che storicamente i direttori dell’Unità avessero un rapporto fiduciario, su base ideologica, col Partito comunista e che tale rapporto nel caso sia venuto clamorosamente meno: evidentemente non rappresentava più il partito, e il partito è divenuto inconciliabile con le sue idee. Forse non se n’è accorta in tempo.

      • Conchita De Gregorio: grazie per questa bella intervista!


        Per vedere l’intervista, fare clic sull’immagine.

        Confesso che di questa trasmissione televisiva — s’intitola Pane quotidiano — non conoscevo l’esistenza. Ma poiché un lettore ha segnalato a Nusquamia l’ingiustizia patita dalla brava e intelligente Conchita De Gregorio — ingiustizia a norma di cacata carta, s’intende — sono andato a curiosare e ho scoperto nel sito della Rai questa puntata della sua trasmissione. Ho apprezzato in particolare tre cose: la compostezza della presentatrice, la melodiosità della sua voce e l’autenticità del personaggio intervistato. Niente che fare, per esempio con l’Irene Bignardi che alle Invasioni barbariche fa markette spudorate sui libri appena usciti (in concorrenza con Lily Gruber), ha una voce da gallina strozzata, fa le smorfiette e, come se non bastasse, ha sposato il figlio di Adriano Sofri.
        Interessante il marchingegno che Fresu utilizza per dare uno spazio sonoro “avvantaggiato” alla sua tromba.

        P.S. – Sappiamo che il gatto padano se n’ha a male se noi appena nominiamo Conchita De Gregorio: dice che Perlita Serra se ne offenderebbe. Ma a noi Conchita piace, forse anche per assonanza a quell’altra Conchita, la Conchita del film di Bunuel, Quell’oscuro oggetto del desiderio (la Conchita indeterminata, però, interpretata da Carole Bouquet: l’altra, interpretata da Angela Molina, è troppo determinata, non ci piace):

  47. I cani di Curno corrono e cacano in libertà

    Copio e incollo dal sito del Comune di Curno: «Sabato 9 Maggio alle ore 11.00 tutta la cittadinanza è invitata all’inaugurazione dell’area cani, ubicata in via Tasso di fronte al Cimitero».
    Una domanda: càpita che certi “eventi” culturali siano gratuiti, ma con possibilità di offerta libera (a sentire certi burloni, tutto è cultura: vedi il Pedretti che con mutria istituzionale farfuglia «La caccia è la nostra cultura»). In questo caso, l’offerta del cane può considerarsi libera o contingentata? In altre parole, i padroni dei cani sono tenuti a raccoglierne le cacche? O la cacatina è libera, senza obbligo di raccolta? Nel caso in cui l’ingresso dei cani sia a cacata libera, è forse in progetto un corso di formazione, a cura dei professionisti di Enèrgheia (naturalmente) per la formazione di giovani disoccupati alla funzione di raccoglitori e raccoglitrici di cacche? Ricordo che ci fu il precedente dei corsi per il nobile mestiere di “codisti” (giovani disoccupati che fanno le code per conto dei privilegiati con diritti sindacali). Perché dunque non pensare a un corso per un “nuovo soggetto professionale”, una versione aggiornata delle antiche spigolatrici? Si veda qui sotto il celebre quadro Le spigolatrici, di Jean-François Millet.

    • Nell’ambito della “convivialità delle differenze” è prevista un’allocuzione ai cani da parte di Giovanni Locatelli, Cavagna il Giovane e Marcobelotti? Secondo me ne avrebbero diritto, perché a Curno sono stati i primi ad agitare la questione canina (Marcobelotti è molto più interessato alla questione canina che alla questione settentrionale). I similprogressisti sono venuti a ruota, per ingordigia, perché non volevano lasciare a Loc & Cavagn & MarcoBel nemmeno questo spicchio di elettorato, con appendice associazionistica.
    • L’evento sarà coperto da un ampio servizio di giornalismo anglorobicosassone? Chi sarà il giornalista?
    • Sarà presente Ettorino?

    • Neanche un cane! permalink

      Cazzarola un duro colpo per i Pedrettisti & company, un argomento in meno!
      E quanti ne hanno ancora in ambito del paese di Curno?
      Boh!?
      Qualche speranza c’è ancora, possono puntare ai gatti che è risaputo sono meno intelligenti dei cani (osservazione ben documentata su Nusquamia)

  48. Perlita Serra con le Acli “per promuovere la cultura del dialogo”

    Segnaliamo che l’Associazione “Vittorino Chizzolini, Cooperazione internazionale Onlus” organizza tre serate a tema per promuovere la cultura del dialogo.
    Il tema della terza serata, lunedì 25 Maggio, sarà:

    Libertà religiosa e luoghi di culto, Relatori: Stefano Ferrari, docente Università di Bologna, Giacomo Angeloni, Comune di Bergamo, Perlita Serra, Sindaco di Curno.

    L’iniziativa si svolge in collaborazione con l’Ufficio per il Dialogo interreligioso e la Cooperativa Ruah, e l’adesione di: Acli, Cattedra Unesco Agenzia per l’Integrazione, Cisl, CGIL, Patronato S. Vincenzo, Caritas, Associazione Kantutitas. Si veda Per promuovere la cultura del dialogo.

    Il tema stesso della serata — Libertà religiosa e luoghi di culto — apre uno spiraglio alla speranza che la dott.ssa Serra voglia recitare il mea culpa per l’atteggiamento d’indifferenza etica del quale dette prova quando ci fu da parte del politico territoriale geom. Pedretti (Lega nord) il tentativo di organizzare un’ispezione in modalità di provocazione persso il centro culturale islamico di Curno. Per ricordare che cosa sia successo, trascrivo da una precedente pagina di Nusquamia (10 ragioni per non votare per la Lega Nord):

    Nell’ottobre 2009 il Pedretti, allora vicesindaco di Curno, progetta un’ispezione al Centro culturale islamico in modalità di provocazione: l’ispezione avrebbe dovuto aver luogo proprio il giorno del culto religioso (cioè, il venerdì), alle 11.30, a ridosso dell’ora di preghiera (alle 12). Si noti, nella fattispecie, che l’ispezione sarebbe stata diretta da una donna. L’ispezione è tempestivamente impedita dal sindaco Gandolfi in quanto: a) in contrasto con l’articolo 18 dei Diritti universali dell’uomo; b) gravissime sarebbero le conseguenze per i cittadini di Curno. Il Pedretti pensava evidentemente alla sua visibilità (sarebbe stato di li a non molto candidato alla posizione di consigliere regionale), poco gl’importava dei cittadini di Curno. La Lega nord è indifferente all’offesa recata all’Uomo e ai cittadini: candida egualmente il Pedretti alle elezioni regionali che si terranno nel marzo 2010.

    L’atteggiamento d’indifferenza etica mostrato dai similprogressisti curnensi pesa (o dovrebbe pesare) come un macigno sulle loro coscienze. Quale precisamente fosse il loro atteggiamento si evince dalla lettura del primo punto dell’articolo di Nusquamia 10 ragioni per non votare per il Pd.

    I cosiddetti progressisti a Curno sono evasori etici – Com’è noto, nell’ottobre 2009 il Pedretti progetta un’ispezione al centro culturale islamico in modalità di provocazione, sventata in extremis dal sindaco Gandolfi, che destituisce il Pedretti dalla carica di vicesindaco. I cosiddetti progressisti del Pd sull’onda di un sordo rancore antigandulfiano (considerano Gandolfi un corpo estraneo al “notabilato curnense”) non hanno niente da dire sul gesto pedrettesco, loro che sono così facili all’indignazione “democratica”. Anzi, arrivarono ad affermare che il Pedretti è un “capro espiatorio”. Scrive in proposito la dott.ssa Serra: «[Non] intendiamo accodarci in questo processo d’individuazione del capro espiatorio, che servirebbe solo a diminuire le responsabilità del sindaco e della sua maggioranza». Bel modo di ragionare a capocchia! La dott.ssa Serra vede le “colpe” di Gandolfi (tra l’altro, tutte da dimostrare), ma non riesce a capire che il tentativo d’ispezione architettato dal Pedretti in modalità di provocazione sarebbe stato una grave violazione dell’articolo 18 dei Diritti universali dell’Uomo e un pericoloso innesco di una guerra di religione, della quale i cittadini di Curno patirebbero le conseguenze.

    • I similprogressisti curnensi e i Diritti dell’Uomo

      L’Associazione Vittorino Chizzolini Cooperazione Internazionale Olus — così leggo nel sito dell’Associazione — «è stata istituita il 2 Settembre 2010 nel solco della storia di Vittorino Chizzolini che fu tra i primi maestri della pedagogia della cooperazione internazionale. L’Associazione opera senza alcuna finalità di lucro e si ispira ai principi del personalismo cristiano e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo».
      Presso questa associazione la dott.ssa Serra, sindachessa di Curno, prenderà la parola, in nome del rispetto dei Diritti dell’Uomo. Ebbene, ricordo sommessamente che la dott.ssa Serra oppose una sobrietà impenetrabile, a prova di bomba, allorché noi inutilmente la esortavamo a prendere posizione contro l’ispezione in modalità di provocazione architettata dal Pedretti nei locali del Centro culturale islamico. Perché la dott.ssa Serra riflettesse sulla gravità dell’operato del Pedretti, in contrasto con l’art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo — appunto — pubblicammo tale dichiarazione, più volte, perché fosse letta e capita, perché i similprogressisti curnensi non potessero accampare la scusa di non sapere, di non essersi accorti del fatto.

      Non intendiamo voltare il coltello nella piaga. Ma, francamente, desta sconcerto il fatto che la dott.ssa Serra tacesse quando doveva prendere la parola su un’iniziativa di intolleranza religiosa — gravissima — che si consumava nel suo paese, e parli, parli molto, partecipando privatamente e pubblicamente a iniziative, come questa, improntate al rispetto dei Diritti dell’Uomo, quando si tratti di fare bella figura in ambito orobico, nazionale e — forse — internazionale.
      L’accoglienza tributata dal Comune di Curno alla sindachessa di Betlemme, Vera Baboun, e la recita dei Salmi in piazza Dante il novembre scorso (entrambe le iniziative sono improntate alla “convivialità delle differenze”) non sono che due momenti di un impegno che accredita la dott.ssa Serra come importante interlocutrice della strategia del dialogo interreligioso, in sede orobica e nazionale. Tutto questo andrebbe bene, se la dott.ssa Serra rimediasse al vulnus di quel silenzio, riguardo alla provocazione pedrettesca. Un silenzio assoluto: il Gandolfi che aveva destituito il Pedretti, promotore alla chetichella dell’iniziativa, il Gandolfi che in extremis aveva sventato l’iniziativa, appena fu informato del ciclone che da un momento all’altro avrebbe potuto abbattersi su Curno (quell’ispezione al momento della preghiera avrebbe potuto essere l’innesco di una guerra di religione), fu isolato, trattato dalla stampa anglorobicosassone come un appestato. Addiritttura fu accusato dai similprogressisti di aver destituito il Pedretti per motivi pretestuosi, arrivarono all’impdudenza di affermare che il Pedretti fosse un «capro espiatorio».
      In assenza di una salutare e necessaria operazione di riparazione, rimane lo sconcerto.

  49. Ai cittadini curnensi che non condividono il messaggio serrano non rimane che ballare il Jailhouse rock

  50. Curnense permalink

    @Aristides
    “Sappiamo che il gatto padano se n’ha a male se noi appena nominiamo Conchita De Gregorio”, oppure la Conchita del film di Bunuel …
    Ascoltiamo questa bella canzone e speriamo che sia la Conchita giusta per il gatto padano così non rompe più gli zebedei per un po’ di tempo.
    [Perché i lettori capiscano, dirò che il gatto padano — che è stato espulso da Nusquamia — ha inviato un messaggio iroso, non pubblicato, che s’inizia con queste parole: «Zitto mascalzone!.Tu hai usato la foto della pubblicità altrui per sputtanare la Serra come del resto appare dai mille post e interventi che pubblichi dove le donne per te sono solo un buco o un culo a mascherare una misoginia al cubo». Il gatto fa riferimento alla pubblicità dell’Unità, in occasione della nuova direzione di Conchita De Gregorio, che fu da noi ripresa per un manifesto della campagna elettorale del 2012. Non ho pubblicato il messaggio felino, ma l’ho fatto circolare fra i resistenti, per nostro privatissimo spasso. Come si vede, il gatto è paladino della Serra. N.d.Ar.]

  51. Matteo permalink

    @Marco Belotti (il secessionista)

    Giusto per farsi due risate…amare

    • Fasti e nequizie della politichetta, nella specialissima prospettiva curnense

      @ Matteo: un video stupendo, quello sull’Ur-leghista che va in coma e trova al risveglio una Lega tutta diversa, dove Salvini non canta più “Senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani…”.
      Un video stupendo, come del resto parecchi video del Terzo segreto della satira. Ma questo, chissà perché, mi piace di più. Forse perché penso a quel che Marcobelotti dovrà inventarsi, paralizzato dalla persistenza del Pedretti, come da disposizioni salvinesche (e smettiamola di dare sempre la colpa di tutto al conte zio!). Già, che cosa racconterà all’elettorato della Lega? Perché dovrà convincerli tutti, al riguardo dei poteri taumaturgici del Pedretti, praticamente tutti, tranne il Sàgula, il Dolci e il Foresti, segretario emerito.

      Consideriamo allora questo video sulla dipendenza dei berluschini da Berlusconi:

      Ebbene, non è male, lo spunto delle sedute di autocoscienza è svolto garbatamente. Però avrei bisogno di qualcosa di più forte, che mi faccia immaginare il Locatelli che cerca di convincere i curnensi che Forza Italia, questo partito che perde pezzi per strada, questo partito che Belusconi ha in mente di vendere a un cinese di via Paolo Sarpi, è un grande partito, con un bagaglio di ideali e un programma, con un laboratorio che elabora idee e con un obiettivo che tiene tutto sotto controllo.
      In attesa di vedere un video di questa serie, cioè del Terzo segreto della satira, su Berlusconi, le olgettine e i berluschini, già immagino il Locatelli. E se Marcobelotti è paralizzato dall’incombenza del Pedretti, il Locatelli è paralizzato dall’incombenza del Locatelli stesso. E adesso pensiamo per un attimo sll’ipoytesi che Locatelli cerchi un supporto forte, un uomo forte: tanto più che i similporgressisti gli stanno soffiando da sotto il naso le iniziative canine. Ebbene, l’uomo forte è Sorte, politico orobico già “enfant prodige” del Pdl nato politicamente dai lombi del Saffioti, quello che con Locatelli e Fausto Corti aveva puntato sul genio politico del Pedretti. Beh, se Locatelli si fa guidare da Sorte, lo spettacolo della politichetta sarà esilarante.
      Rinfreschiamoci la memoria guardando questo “logo” (la definizione è sbagliata, ma tant’è) partorito dal genio strategico e organizzativo di Sorte e da lui orgogliosamente presentato, su FAcebook:
      .
      Il divertimento, con questi politici indigeni di Curno e con questi dirigenti regionali è assicurato.

  52. L’Obiettivo locatellopedrettista non inquadra un bel niente, proprio come il Laboratorio delle idee non elaborava alcuna idea

    L’Obiettivo Curno, in versione di sito Web, varato dal rassemblement locatellopedrettesco, destinato a logorarsi e prossimo all’implosione, è rimasto ai cani (aprile 2014), come si vede nell’immagine qui sopra. Le pagine dedicate alla Lega e a “Curno oltre”, lo stato allotropico di Forza Italia a Curno, sono vuote. Ma che cosa è successo?
    La versione Facebook, invece, è andata oltre le gloriose strette di mano di Cavagna il Giovane con Brunetta e con Toti, venuti a Curno per racimolare un po’ di voti in occasione delle elezioni europee: si è spinta fino alla gloriosa castagnata del 2014, con la presenza vivificante di Cavagna il Giovane e Tarcisio Foresti, segretario emerito (e rimpianto) della Lega nord.
    Ricordiamo che precisamente nell’aprile 2014 Locatelli uscì allo scoperto e disse: “Banzai!”, quindi “Forza Italia sono io!”. Quindi anche “Pista! L’alternativa alla Serra sono io! GAndolfi, fai un passo indietro!”.
    Per quanto riguarda l’egemonia su Forza Italia, Locatelli profittava dello stato di coma della componente curno-berluschina che fu vicina a Formigoni, e che oggi non è più vicina a nessuno: quella stessa componente che nel 2011-12 schettineggiava e faceva capo al nonno imperiale.
    Per quanto invece riguarda la ridicola pretesa di rappresentare l’opposizione alla Serra, Locatelli faceva il solito ragionamento a capocchia, basato su questi falsi assunti:
    • Che i partiti godano ancora di qualche credito residuo presso i cittadini che lavorano (non parlo di quelli che vivono di politica).
    • Che la politica sia prerogativa degli apparati di partito, quelli soliti, quelli e soltanto quelli, sia a livello provinciale, sia a livello curnense, dove il gruppo Cürenberg la fa da padrone. Ma alle volte basta dire “Il re è nudo!” e il bluff crolla d’un fiato.
    • Che i cittadini siano cani tenuti alla catena dei partiti.
    • Che il gruppo dei resistenti di Curno, gli unici che, dotati di facoltà pensanti, s’interessino e si appassionino alla politica anche quando non ci sono elezioni in vista, gli unici, in particolare, capaci di analisi politica autonoma e spregiudicata, contino come il due di coppe quando la briscola è a denari (e che dunque non abbiano presa sull’elettorato).
    • Che a Curno non esista, grande come un macigno, la “questione Pedretti” che paralizza la Lega nord.
    • Per quanto riguarda Forza Italia, che allo sfacelo del partito, in generale, non si assommi la posizione estremamente delicata del Locatelli stesso che fino a un momento prima del disarcionamento di Gandolfi era assessore del Gandolfi: questa circostanza rende Locatelli un personaggio politicamente pochissimo affidabile, come pure poco affidabili risultano le sue “creature”.

    • Leggo don Fanali permalink

      Credo sia stupendamente esatto il pensiero aristideo: stanno ballando tutti come marionette nel gran finale del Girolamo. E, se non ci fosse di mezzo la crescente miseria dei cornetensi o cornolesi, ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate e spellarsi le mani per gli applausi. Uno spettacolo da vietare ai bambini perché non governerebbero più i rispettivi rubinetti.
      Ovviamente nel can-can ballano tutti, personaggi tristi ed esilaranti, buonisti e malvagi, furbi e tonti, fregatori e fregati. Mi piace qui sottolineare il ruolo dei figuranti similprogressisti i quali, incapaci di “far cultura” da sé, ridicolmente un po’ tanto gelosi di Nusquamia, non accettando confronti a livello sapienzale con essa e il suo padrone, con esiti incerti vanno a pescare negli stagni altrui, riempiendosi di paroloni spesso incomprensibili che fan finta di capire e dei quali prudentemente limitano le ricadute su Curno. Ma quel poco che loro sfugge è tanto scombinato che basta e avanza, generando insoddisfazione e sconcerto. È così, seriosi e impettiti, cantando laudi morotee, che costoro partecipano al gran ballo, per certi aspetti facendo ridere più delle altre macchiette. Per questo, forse, la sessanteoltresima MAS appare così giù di corda, pochissimo entusiasta (da vivere) e stanca, vogliosa soltanto di lidi altri e solatii (cerca il sol dell’avvenire, non quello tragico comunista né quello che non ha portato a Curno, ma quello che allietava i Proci e allieta i politicanti), se non addirittura (e al minimo) di un caldo rifugio nella patria svizzera. Se qualcosa si sa di teatro, teologia e sociologia, il finale è già scritto: fra non molto calerà il sipario, come accaduto al vecchio Girolamo.

      • Ma la Serra si ricandida?

        Penso anch’io che la dott.ssa Serra abbia una gran voglia di abbandonare Curno al suo destino, impietosamente brutto da vivere. Ma può permetterselo? Per il momento non credo proprio. Intanto, di dare le dimissioni non se ne parla nemmeno: sarebbe l’ammissione di un fallimento.
        Abbandonare Curno subito dopo la fine del mandato, non occuparsene proprio più? Questo è nei suoi voti, come dimostrano le sue attenzioni al mondo dei cattoprogressisti, il suo impegno “per una convivialità delle differenze”, la sua aspirazione a svolgere un ruolo internazionale nel dialogo interreligioso (la nazionalità svizzera potrebbe essere un atout, tutt’altro che trascurabile). Sì, ma è assolutamente necessario, a questo punto, che porti a termine il Bibliomostro e lo riqualifichi, per esempio, come una “Casa della convivialità delle differenze”: suona bene, no? Potrebbe chiamare nel Consiglio di amministrazione Martha Nussbaum e Vera Baboun, e sarebbe veramente un bel colpo. Si creerebbe così l’ “evento” di risonanza mondiale, grazie al quale la Serra potrebbe abbandonare Curno con tutti gli onori e assurgere a incarichi di portata internazionale.
        Ma c’è un ma. Se la Serra abbandona Curno al suo destino, i similprogressisti chi mettono al suo posto? Alcuni di coloro che aspirano a prendere il posto della Serra non sono all’altezza della bisogna e, quand’anche riuscissero a insediarsi nella poltrona del sindaco, verrebbero cacciati a furor di popolo, forse addirittura con i forconi, quasi immediatamente. I fogli Excel volerebbero fuori delle finestre dell’ufficio del sindaco, si assisterebbe a una riesumazione delle rivolte contadine dell’Ottocento, quando il popolo infuriato si recava incazzatissimo nelle case dei signori e al Municipio, e ne bruciava le carte. Sarebbe la débâcle per tutto il sistema di potere messo su con tanta fatica dai similsinistri, da quando Bepi el memoriso stabilì di svendere la tradizione del socialismo umanitario per un piatto di lenticchie politiche, e passò il testimone del partito (Pci, Pds, Ds, Pd) agli aziendalisti.
        La Serra, obiettivamente, ci sa fare, anche se dovrebbe migliorare in parecchie cose. Ma almeno si esprime bene, capisce le cose (quelle che vuol capire), conosce i “fondamentali” della retorica politica. I più saggi tra i serrani potrebbero praticamente costringere la Serra a ricandidarsi.

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