Skip to content

Relazioni pubbliche e istituzionali

9 giugno 2015

Apertura totale dell’Amministrazione Serra alle pubbliche relazioni

antitrust

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è un’Istituzione pubblica preposta alla tutela della concorrenza nell’ordinamento nazionale. Ha la funzione di garantire il corretto funzionamento del mercato in modo che agli operatori economici sia consentito di accedervi liberamente e di competere con pari opportunità. Protegge i consumatori attraverso la repressione delle pratiche commerciali scorrette vietate dal Codice del consumo. Poiché nella sua risposta a una precedente interrogazione di Gandolfi la dott.ssa Serra si è detta «lieta» di contribuire «ad incrementare le vendite del concessionario Toyota di Curno» ci domandiamo se, in assenza di analoghe iniziative a favore delle altre concessionarie d’auto operanti a Curno, i criteri di corretto funzionamento del mercato postulati dal’AGCM abbiano trovato applicazione.

Nel corso della seduta di Consiglio comunale, tenutasi a Curno l’8 giugno 2015, rispondendo a quattro quesiti elencati nell’interrogazione del consigliere Angelo Gandolfi la dott.ssa Serra si è pronunciata negativamente sui primi tre quesiti, positivamente riguardo al quarto. Ecco i quesiti:

 ———————————————————————————————————————————————————–

Domando alla dott.ssa Serra:

  1. Se è al corrente del fatto che in Svizzera, un paese dove cittadini sono tali, e non sudditi, la Toyota pubblicizza i vantaggi dei suoi modelli di autovettura a propulsione ibrida senza far leva sulla pulsione dei sindaci e degli amministratori a mostrarsi benemeriti della nobile causa di tutela della natura, mostrando ai cittadini di aver scelto un’autovettura cosiddetta “ecologica”, in particolare acquistando un’autovettura ibrida della Toyota.

  2. Se è al corrente del fatto che la Toyota, pur praticando in Italia una politica di pubbliche relazioni diversa da quella che ritiene opportuno dispiegare in Svizzera, tuttavia ha concesso le sue autovetture ibride a sindaci ed amministrazioni in comodato gratuito o addirittura le ha donate.

  3. Se ha fatto i passi necessari presso la Toyota per ottenere la donazione dell’autovettura Auris Hybrid, come l’hanno ottenuta, per esempio, i sindaci di Milano, Viterbo e Rivalta di Torino. A nostro avviso, il sindaco Serra avrebbe avuto ottimi argomenti per mettere sul piatto della trattativa la sua autorevolezza di sindaco, di consigliere provinciale, di cittadina svizzera e di persona influente nel milieu bergamasco.

  4. Se intende prendere parte a nuovi analoghi “eventi”, nelle forme che riterrà più opportune, ma comunque fasciate e tricolorate, e con analogo riscontro mediatico, a favore di altre concessionarie d’auto (per par condicio) e di altri operatori commerciali che esercitano la propria attività nel Comune di Curno: mi riferisco al punto f) della risposta alla precedente interrogazione, dove la dott.ssa Serra si dice «lieta» di contribuire «ad incrementare le vendite del concessionario Toyota di Curno».

———————————————————————————————————————————————————–

La lettura dei quesiti posti dal Gandolfi è stata accolta dalla dott.ssa Serra con ampio dispiegamento di sorrisi, come a significare l’inopportunità dell’intervento, brusio del pubblico di fede similprogressista, manifesta apatia dei consiglieri similprogressisti. Il consigliere Benedetti si è alzato dallo scranno, si è avvicinato alla sindachessa e le ha suggerito, ancora prima che Gandolfi terminasse la lettura, che la risposta fosse «quattro ‘No’». Quando finalmente, nonostante le condizioni ambientali avverse, Gandolfi ha letto il quarto quesito, la dott.ssa Serra si è espressa, come si è detto, negativamente riguardo ai primi tre quesiti, senza alcuna parola di commento (lo farà in una risposta scritta? Vedremo). Quanto al quarto quesito, ha risposto affermativamente, dicendosi disposta a far quel che ha fatto per la Toyota, tutte le volte che ne sarà richiesta.

Non c’è chi non veda a questo punto come abbiano diritto a una foto della dott.ssa Serra tutti i fornitori del Comune di Curno, senza discriminazione alcuna, compresi i fornitori di carta igienica. Rimane aperto il problema della disparità di trattamento (la mancanza del beneficio di una fotografia con la Serra) subito dagli altri concessionari automobilistici operanti a Curno: Autotorino, Emmeciauto, Autoverde, Italauto, Fiat Auto Fiat Group Automobiles.

Ecco il testo completo dell’interrogazione:

 ———————————————————————————————————————————————————–

Interrogazione

Oggetto dell’interrogazione: Quattro nuovi quesiti riguardo all’acquisto da parte del Comune di Curno di un veicolo Toyota a propulsione ibrida, modello Auris Hybrid

Con riferimento alla nostra interrogazione del 14 maggio 2015 [si veda Un Consiglio comunale esagerato, N.d.Ar.], e alla risposta formulata dalla dott.ssa Serra, letta in Consiglio il 29 maggio 2015, riteniamo opportuno un approfondimento dell’argomento ponendo quattro nuovi quesiti.

La dott.ssa Serra, infatti, ha voluto dare alla sua risposta una coloritura ironica che, in linea di principio, è da noi sempre benvenuta, tanto più che – com’è noto – abbiamo in dispetto la mutria istituzionale. Confidiamo però che la dott.ssa Serra non se n’avrà a male quando affermiamo che la risposta ha, sì, le movenze dell’ironia, ma di fatto contraddice alla struttura e al fine dell’ironia. La quale viene impiegata a fine di dissimulazione, quando le parole dicono il contrario di quel che s’intende dire, pur essendo scelte perché quel che non è detto esplicitamente sia tuttavia inteso, e bene. Cioè nell’ironia, per far intendere la “cosa” non si nomina la cosa, ma si parla d’“altro”.

Invece nella risposta della dott.ssa Serra il rapporto tra “la cosa” e “l’altro” viene rovesciato: ci troviamo ancora una volta di fronte a una fallacia di preterizione deliberata dell’argomento (ignoratio elenchi), mascherata da ironia, come si vede nella tabella seguente:

Tecnica retorica Parlare di… Lasciar intendere…
Ironia “l’altro” “la cosa”
Pseudoironia
a scopo elusivo
“l’altro” “altre cose ancora” >> menare il can per l’aia

Ora, la “cosa” sulla quale verteva la discussione era l’opportunità da parte del sindaco – che oltre tutto ha la fortuna di avere la cittadinanza svizzera – di partecipare, ancorché inconsapevolmente, a un’iniziativa di pubbliche relazioni della Toyota, in qualità di “testimonial” a favore dell’autovettura Auris Hybrid. In un punto soltanto la dott.ssa Serra è stata aderente al tema, laddove afferma che la sua presenza alla cerimonia di consegna dell’autovettura, in foggia fasciata e tricolorata, è stata «utile e giusta», cosa sulla quale non siamo assolutamente d’accordo. Per il resto, osserviamo che si è parlato d’altro, non già per parlare in modalità dissimulata della “cosa” stessa, come usa nella tecnica retorica dell’ironia, ma per parlar d’altro ancora, di cose irrilevanti rispetto all’argomento posto sul tappeto (per esempio, il fatto che il sindaco precedentemente in carica non ottemperasse alla mistica neo-aziendalistica dell’open space e tenesse la porta dell’ufficio chiusa: per entrare, bisognava bussare).
Intanto, mettiamo in chiaro che, utilizzando la foto del sindaco di Curno fasciato e tricolorato, contornata da ampio redazionale, la Toyota ha fuor di dubbio inteso promuovere una campagna di pubbliche relazioni. Nel momento in cui formulammo la prima interrogazione il quadro non era completo. Oggi siamo in grado di completarlo precisando che, a nostra notizia, tale campagna si è articolata in quattro passi:

– redazionale pubblicato su Bergamo news l’8 maggio 2015;
– redazionale pubblicato sull’Eco di Bergamo l’11 maggio 2015;
– redazionale pubblicato sul supplemento domenicale dell’Eco di Bergamo il 17 maggio 2015;
– redazionale pubblicato sul Corriere della Sera il 20 maggio 2015.

Osserviamo di sfuggita che i primi due redazionali presentano un testo identico, il che sgombra il campo da ogni dubbio riguardo al fatto che essi siano effettivamente tali, cioè redazionali e non articoli d’informazione a servizio esclusivo del lettore; il terzo redazionale presenta piccole variazioni rispetto al testo unico dei due precedenti. Peraltro i primi tre redazionali non si distinguono dagli articoli ordinari, come pure sarebbe stato – diciamo così – “opportuno” (ma, evidentemente, non possiamo farne carico alla dott.ssa Serra). Il quarto redazionale invece è correttamente connotato come tale, sia per l’aspetto grafico sia anche per la stampigliatura soprastante: “Le aziende informano”. Onore al Corriere della Sera!
Non ne facciamo una questione di etica della comunicazione, sia perché la cosa non riguarda la dott.ssa Serra, e non riguarda questo Consiglio, sia perché ormai non ci meravigliamo più di niente. Parecchi decenni fa Guy Debord, nell’incipit del suo libro La società dello Spettacolo, trasferiva dalle merci allo spettacolo un concetto espresso nel Capitale da Karl Marx e scriveva: «Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli».

 Alla luce di quanto qui sopra esposto, domando alla dott.ssa Serra:

  1. Se è al corrente del fatto che in Svizzera, un paese dove cittadini sono tali, e non sudditi, la Toyota pubblicizza i vantaggi dei suoi modelli di autovettura a propulsione ibrida senza far leva sulla pulsione dei sindaci e degli amministratori a mostrarsi benemeriti della nobile causa di tutela della natura, mostrando ai citadini di aver scelto un’autovettura cosiddetta “ecologica”, in particolare acquistando un’autovettura ibrida della Toyota.
  2. Se è al corrente del fatto che la Toyota, pur praticando in Italia una politica di pubbliche relazioni diversa da quella che ritiene opportuno dispiegare in Svizzera, tuttavia ha concesso le sue autovetture ibride a sindaci ed amministrazioni in comodato gratuito o addirittura le ha donate.
  3. Se ha fatto i passi necessari presso la Toyota per ottenere la donazione dell’autovettura Auris Hybrid, come l’hanno ottenuta, per esempio, i sindaci di Milano, Viterbo e Rivalta di Torino. A nostro avviso, il sindaco Serra avrebbe avuto ottimi argomenti per mettere sul piatto della trattativa la sua autorevolezza di sindaco, di consigliere provinciale, di cittadina svizzera e di persona influente nel milieu bergamasco.
  4. Se intende prendere parte a nuovi analoghi “eventi”, nelle forme che riterrà più opportune, ma comunque fasciate e tricolorate, e con analogo riscontro mediatico, a favore di altre concessionarie d’auto (per par condicio) e di altri operatori commerciali che esercitano la propria attività nel Comune di Curno: mi riferisco al punto f) della risposta alla precedente interrogazione, dove la dott.ssa Serra si dice «lieta» di contribuire «ad incrementare le vendite del concessionario Toyota di Curno».

Curno, 8 giugno 2015

———————————————————————————————————————————————————–

Annunci
48 commenti
  1. k8ng of bong permalink

    Niente di nuovo? Toyota a parte s’intende. Non ero in consiglio e non so ae mi aon perso qualcosa.

    • Gli opposti paraculismi

      L’assenza della fasciofemminista ha fatto della seduta di Consiglio di ieri una riunione abbastanza tranquilla. Se fosse stata presente, avrebbe fatto fuoco e fiamme, allorché la dott.ssa Serra chiese la condivisione su un documento di reprimenda nei confronti di Maroni che, com’è noto, ha fatto il bau bau, nei confronti dei sindaci che avessero accolto profughi e migranti. Gandolfi non ha rifiutato la “condivisione” (nel pronunciare questa parola, la dott.ssa Serra ha avuto un attimo di esitazione, cosapevole dell’abuso del termine), ma ha chiesto una pausa di riflessione. E ha fatto bene.
      In effetti, a parte il discredito che Maroni ha accumulato, sparata mediatica dopo sparata mediatica, la questione va inquadrata nel contesto degli opposti paraculismi (una volta si parlava degli opposti estremismi). Da un lato, c’è chi come Salvini conta di fare il pieno di voti facendo il cattivo a oltranza e facendo leva sui sentimenti di insicurezza e sui complessi d’inferiorità della plebe (sentimenti e complessi che hanno un loro oggettivo fondamento, si badi bene, ancorché sfruttati cinicamente dal conducador fascioleghista); dall’altro c’è chi nella cornice di un buonismo anch’esso elettoralmente pagante, in altri ambienti, s’intende, per esempio in quelli cattoprogressisti, ma soprattutto di un buonismo pagante in termini di carriera, presenta pacchetti di accoglimento a scatola chiusa e in aperta contraddizione con il Primo principio della Termodinamica. Per non parlare poi del principio generale di razionalità, che non è quella della banalità del foglio Excel. Bene comunque ha fatto la dott.ssa Serra a far menzione della Carta dei diritti dell’Uomo, quella stessa che non ci siamo stancati di riproporre prima su Testitrahus, poi su Nusquamia quando lei stessa, e con lei i similprogressisti curnensi, facevano orecchi di mercanti al riguardo dell’art. 18. Facevano così per astio antigandulfiano, incamminanosi sulla strada del patto serrapedrettista, sul quale inutilmente invocano il ristoro dell’oblio.

      Anche la dott.ssa Gamba è stata tranquilla.
      Niente slàid: Vito Conti e Cavagna il Vecchio, che pure avrebbero avuto qualche pretesto per una “fuitina” con slàid, vi hanno rinunciato, e gliene siamo grati.
      La questione della Toyota non andrebbe presa sotto gamba: sorrisetti di maternale compatimento, tentativi di troncamento e sopimento non servono. Anzi, sortiscono l’effetto contrario.

      • Sempre a proposito di opposti paraculismi, cade a proposito un articolo di Cacciari
        «La Lega fa un’operazione becera, però non si affronta un esodo biblico, come fa Renzi, mettendoci una pezza»

        La risposta di Renzi a Maroni che fa il bau bau al riguardo del flusso migratorio in Italia (si veda Governatori del Nord contro immigrati) è stata molto dura. La dott.ssa Serra, come abbiamo visto in un commento precedente, ha proposto alla condivisione dei consiglieri di maggioranza e minoranza una sua riflessione allineata a quella di Renzi. Immagino che anche Max Conti si stia attivando in tal senso, se già non si è attivato: com’è noto, sia la dott.ssa Serra, sia Max Conti sono molto attivi nel mostrarsi renzisti, loro che furono bersaniani — o comunque contrari all’ascesa di Renzi, quando essa appariva ancora reistibile — e che aspirano a stringere un patto di cuginanza con Gori. Ma, secondo alcuni osservatori della politichetta locale, non lo fanno a fini di carriera, lo fanno per dare un futuro al Bibliomostro.
        Ma ecco un’intervista di Massimo Cacciari a Repubblica che, da uomo di sinistra, ma intelligente e come colui che non ha bisogno di far carriera nel partito e negli ambienti che contano, afferma che la lettera di Maroni ai prefetti contro l’accoglienza degli immigrati è un’ altra miserabile strumentalizzazione del centrodestra, è vero, ma il povero Bobomaroni in fondo è solo un Bobomaroni, non val la pena prendersela con lui più che tanto. Si agita anche lui, è vero, ma i veri responsabili del caos vanno cercati in «Europa. Quella dei Cameron. O quella della Spagna, che sui barconi direttamente spara. Gli inglesi nemmeno vogliono sapere dove sta il Mediterraneo».
        Sempre a proposito del povero Bobomaroni afferma: «Quel che va dicendo Maroni lascia il tempo che trova. Inapplicabile. Che coerenza e credibilità può avere, del resto, uno che da ministro dell’Interno ha firmato e approvato la ripartizione degli immigrati fra le varie regioni, e oggi afferma il contrario?».
        E ancora: «È inutile giocare alle anime belle, fare appello solo e soltanto alla categoria della solidarietà. Certo, l’accoglienza è un dovere anche morale, ma la solidarietà è l’ultimo anello, viene in fondo, dopo una lunga catena di interventi fin qui tutti mancati».
        Cacciari lamenta che non ci sia stata «nessuna politica di partnership con i paesi dell’altra sponda del Mediterraneo. Anzi, interventi militari [*] e bombardamenti, appoggiati dal nostro paese, che hanno reso la situazione ancora più esplosiva. Nessun tentativo di stringere rapporti sul posto per tentare di sgonfiare le ondate dei profughi. Nessuna capacità di selezionare gli ingressi nel nostro paese, anche perchè di nuova forza lavoro l’ Italia ha bisogno, vista la natalità a tasso zero. Niente di niente»
        Infine Cacciari ci invita ad aprire gli occhi: «Gli sbarchi invece di fermarsi si moltiplicano in modo vertiginoso. In quanti sono dall’ altra parte in attesa di salire sui barconi? Un milione, due, tre? La convivenza in certe zone delle nostre città diventa sempre più complicata. E per forza che la gente se ne lamenta, si sente sempre più insicura. E sappiamo che tipo di reazioni può innescare il sentirsi minacciati, le ronde e le spedizioni. L’ assenza di sicurezza può diventare letale per la democrazia. Il politico deve tenerne conto».
        Il testo integrale dell’intervista si trova in: Cacciari: “Accoglienza immigrati, democrazia a rischio se manca la sicurezza”

        —————————————–
        [*] Questo è forse l’unico punto in cui avrei formulato diversamente la questione. Cioè avrei fatto una differenza tra interventi militari opportuni e interventi militari a capocchia. Non che sia favorevole agli interventi militari come strumento d’elezione per risolvere le questioni internazionali, tutto il contrario. Sono contrario alla retorica militaresca, al business dell’indotto militare, allo stipendificio militarista, al’ipocrisia della cosiddetta “missione di pace”, quando poi si bombarda; mi infastidiscono le parole di circostanza, e ipocrite, sull’«eroismo dei nostri soldati», come se non andassero nelle zone di guerra ben retribuiti e a prescindere dal fatto che fossero veramente eroi. Il fratello di mio nonno è morto sul Carso, ferito e poi disperso, perché sulla barella nella quale lo trasportavano moriroo lui e i portantini. Non credo che fosse un eroe, ma è anche certo che non era pagato 4.000 euro al mese, e fischia.
        Ciò premesso, ritengo che le missioni militari possano essere il male minore. Non ricordo più quale personaggio nel Rosso e il nero di Stendhal affermava: “Ne ucciderei tre, per salvarne quattro”. Ma è un tema da trattare seriamente, tenendo sempre a mente che “la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla nelle mani dei generali”. Il che non significa che debba esere affidata a uno come Renzi.

      • Immigrati alle porte dell’Italia: ma la questione ha una dimensione europea

        Non abbiamo mai fatto mistero del disprezzo che nutriamo per le posizioni demagogiche della Lega, in particolare dopo la svolta fascio-leghista di Salvini. La Lega, peraltro, non è detto che dica sempre tutte cose sbagliate: ma la tecnica dei ciurmadori, dei demagoghi e dei politicanti levantini è proprio questa. Dire alcune cose giuste, sulle quali ricevono un consenso che non gli si può negare, e aggiungervi delle gran corbellerie. Così il consenso delle anime semplici si trasferisce dalle cose giuste alle corbellerie. E, guarda caso, ai ciurmadori interessano le corbellerie, mica le cose giuste. Ebbene, a noi non interessano le corbellerie della Lega e, in particolare, ci fanno schifo due cose:
        a) la svolta fascioleghista di Salvini;
        b) il fatto che, a differenza di Mussolini, del quale peraltro non è degno di leccare la suola delle scarpe, Salvini non è in grado di educare le masse, di migliorarle; anzi, ne aizza gl’istinti peggiori, le induce a essere sempre peggio. Mussolini era consapevole del lato spregevole degli istinti plebei, li sfruttava, ma si sforzava anche, com’è noto, di educare la plebe, di fare di un popolo di vigliacchi un popolo di eroi. In questo fu aiutato, inizialmente, da una donna ebrea di grandissima cultura e straordinaria intelligenza, Margherita Sarfatti. Il mito della “terza Roma” nasce da lei. [*] Mussolini affermava che «la massa per me non è altro che un gregge di pecore»; e, ancora: «La folla ama gli uomini forti, la folla è femmina». [**] Invece Salvini dice, e pensa, giorno dopo giorno, quel che, secondo i sondaggi, la plebe amerebbe sentirsi dire. Non c’è chi non veda la differenza.

        Un’altra cosa della quale non abbiamo mai fatto mistero è che noi siamo favorevoli alla conservazione dei ricordi. E non parliamo della cosiddetta “memoria storica” (che è una stupidata, una trovata linguistica, una delle tante, delle quali sono orgogliose le sciaquette similprogressite: come quando si dice che Bepi el memorioso sarebbe la “memoria storica” della sinistra di Curno. Sì, te la dò io, la memoria!). Ovviamente, a noi sta a cuore la memoria senza aggettivi, quella per cui se uno ha detto o fatto qualcosa di male, ma pretende di essere una brava persona, noi glielo ricordiamo, finché non avrà fatto ammenda. Poi, forse, poiché siamo buoni, dimenticheremo. Ma, colui che ha fatto del male, si levi dalla testa di avere il dirito all’oblio.
        Ebbene, in questo caso ci piace ricordare che il 24 settmbre 2014 ci eravamo occupati della questione degl’immigrati, dell’atteggiamento assunto al riguardo dalla Lega nord e di un modo corretto — a nostro aviso — di affrontare il problema. Si veda l’articoletto Salvini proclamato “santo” • La struttura morale degl’immigrati del quale riportiamo qualche stralcio:

        […] Bisognerebbe ragionare, allora e capire che non si sfugge alla ferrea legge stabilita dal Primo principio della Termodinamica: niente si crea, niente si distrugge. […] Nessuno nega che le fasce sociali più deboli si sentano minacciate dal numero esorbitante di immigrati clandestini e senza lavoro presenti in Italia, che in un modo o nell’altro “si arrangiano” per sopravvivere. Non solo si “sentono”, ma, di fatto, “sono” minacciate, a differenza di tanti progressisti di casa nostra, che vivono nei quartieri esclusivi, sorvegliati e blindati, per cui è facile ostentare superiorità e sobrietà: come coloro che si fanno apologeti della sodomia, ma con il deretano degli altri.
        Proprio perché l’Italia è in crisi — e in attesa che i nodi siano sciolti pacificamente o vengano al pettine — è chiaro che l’Italia non solo non ha capacità di accoglienza infinita, ma ha già superato la soglia delle sue possibilità di accoglienza. Dunque occorre varare una politica di respingimenti, senza cannoneggiamento preventivo, evidentemente, di pari passo con una politica di intervento (economico, militare ecc.) nei paesi che sono sorgente di flusso migratorio. Il problema ha tipicamente una dimensione europea (si consideri, fra l’altro, che i migranti approdano in Italia con il sogno di raggiungere paesi più ricchi; se rimangono in Italia, per lo più questa sistemazione è considerata provvisoria, in una vita che è provvisoria per tutti, ma per gli immigrati molto di più). Dunque bisogna chiedere e pretendere un intervento europeo: l’Europa ha finora funzionato male e facendoci del male, che impari a funzionare bene, per il bene di tutti.
        La mia impressione è che la Lega nord, sia per piccineria intellettuale della sua classe dirigente (questa mi sembra la causa principale), sia per cinismo (il disagio nei confronti degli immigrati porta voti) sia poco interessata a trovare una soluzione razionale, preferisce raccogliere il consenso in piazza e alimentare un clima di conflitto fra “italiani” e “immigrati”. Cioè la Lega si comporta nei confronti delle masse popolari disagiate come il sindacato qualche decennio fa, per esempio, a Bagnoli: preferiva fare le lotte per la conservazione dei posto di lavoro, ormai improponibile, mai e poi mai avrebbe acconsentito a trasformare gli operai in artigiani, in risposta alle esigenze di sviluppo agroalimentare e turistico. No, preferì lucrare, finché fu possibile, sulla disperazione degli operai che dovevano mantenere la famiglia. Tutto doveva rimanere come prima; poi però, l’impianto fu chiuso, perché quella produzione è oggi caratteristica dei paesi in via di sviluppo.
        Non sono assolutamente d’accordo con il razzismo inevitabilmente strisciante, tutte le volte che il corpo sociale di un paese (che a stento chiamerei nazione, nel caso dell’Italia) si sente “invaso” dagli immigrati. Quello italiano è un popolo decadente, non ha nessuna ragione di sentirsi superiore, anzi, per dirla tutta, a me sembra un popolo, oltre che depresso, inferiore. Sto diventando razzista al contrario. Gli immigrati, in generale, hanno una struttura morale che fa difetto agl’italiani; le loro famiglie, quando finalmente riescono a metterne su una, sono generalmente famiglie ordinate, le femministe non hanno ancora fatto presso di loro i danni irreversibili che hanno inferto alla società italiana.

        ——————————————–
        [*] «La terza Roma si dilaterà sopra altri colli lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno»: citazione di un discorso di Mussolini scolpita su una facciata del Palazzo degli Uffici all’Eur.

        Sul bibliomostro leggeremo una frase della Serra? Comunque, sia la Serra, sia Salvini, non riusciranno mai a erigere opere di regime come quelle del ventennio. Dove trovano i collaboratori?

        [**] Si veda l’intervista rilasciata Emil Ludwig in Tre ritratti di dittatori: Hitler, Mussolini, Stalin.

      • Agosto 1906: 400 emigranti italiani a bordo del Sirio trovano la morte nel mare


        I corpi di alcuni emigranti italiani sulla spiaggia di Cartagena, sulla costa di Murcia, Spagna. Secondo il Lloyd i morti furono 292 ma il bilancio fu contestato dalle controparti che, accusando gli armatori d’aver caricato più persone di quante dichiarate, stimarono le vittime tra le 440 e le 500.

        La nave salpò da Genova il 2 agosto 1906 sulla rotta transatlantica per il Brasile, Uruguay e Argentina. Il 4 agosto la nave passò di fronte a Capo Palos, sulla costa mediterranea della Spagna, dove si incagliò su uno scoglio e affondò. Molti passeggeri furono scaraventati in mare, altri rimasero prigionieri del relitto, molti altri trovarono la morte nelle scialuppe di salvataggio, che affondarono per il soverchio peso. A bordo erano imbarcati 120 passeggeri di prima e seconda classe e oltre 1200 emigranti: «la suburra della terza classe, i poveri che avevano venduto tutto per pagarsi il viaggio, sistemati in grandi cameroni ricavati nei corridoi delle stive per un totale di 1290 posti» (così si legge in un giornale dell’epoca). Qui sotto, una copertina della Domenica del Corriere, disegnata da Beltrame.

        Ascoltiamo infine la “canzone di strada” Il tragico naufragio del vapore Sirio, diffusa in particolarenell’Italia settentrionale;

  2. k8ng of bong permalink

    Il Cristo dell’Amiata Davide Lazzeretti. Tra Dolcino e il Che Guevara. Tra Garibaldi e Gesu’ Cristo. Ma non tra Grillo e Salvini. Ascendero’come quasi ogni anno al monte Labbro e poi in visita ad Arcidosso. Lei e’ bravo a studiare il contesto e ad approfondire. Qualcuno fa risalire al Lazzeretti una delle molte paternita’ del Socialismo. Abbiamo anche noi a Curno il nostro Lazzeretti? Magari proprio Lei Aristide..

    • È un tentativo di classificazione, stabilendo chi sia a sinistra e chi a destra? Come nel film Maledetti vi amerò?
      A occhio e croce, mi pare che non funzioni. Concedo che Gesù, il Che e Garibaldi (nonostante l’amicizia per Vittorio Emanuele, compensata però dall’odio per Cavour e Ricasoli) siano iscrivibili (o, meglio, “inscrittibili”) nell’area di sinistra. E non v’ha dubbio che Salvini e Grillo o, meglio, Casaleggio siano inscrittibili nell’area di destra.
      Ma come s ipossano collocare fra Dolcino e il Cristo dell’Amiata a sinistra proprio non saprei. Erano fondamentalmente mistici e punto rivoluzionari. Semmai erano dei rivoltosi, è un’altra cosa. Gesù realizzò una rivoluzione, che fu tradita, ma che grazie al tradimento lasciò un’eredità che sopravvive, nonostante l’aziendalismo, che è il vero nemico della Buona novella, mica Maometto. Anche Garibaldi (che non è quello delle agiografie) realizzò qualcosa, che più che rivoluzione chiameremo eversione, basata sulla baggianata nazionalistico-identitaria. Lui tradì gli ideali di Mazzini e fu a sua volta tradito e beffato. Ma era in buona fede, e amava sinceramente il popolo, a differenza di quelle carogne dei Savoia. Io, che un po’ l’ho studiato, posso affermare che Garibaldi è inscrittibile nell’area di sinistra. Infine, il Che: figura meravigliosa, l’antiaziendalista par excellence. Ha perso la guerra, la sua guerra, ma ha affermato e dimostrato la dignità dell’uomo, e non è cosa da poco..

      • k8ng of bong permalink

        Non intendevo e non m’importava porre la quistione in termini destra o sinistra. Ma in termini di carica rivokuzionaria o innovativa.
        [Non interessa a lei, abbia pazienza, ma interessava a me. Tanto più che avevo capito dove il discorso voleva andare a parare N.d.Ar.]

        E elude la quistione centrale.
        [Cioè, secondo lei, io, sul mio diario, dovrei fare il suo gioco, per cui lei pretende che io sia un mistico? Ma quando mai! N.d.Ar.]

        Aristide Lazzeretti… mia facia mia raza. Come dicano in Grecia. Su. Parliamo un poco di Lei..magari le mando un mio personale profilo sulla sua persona. Ironico come sempre. Ma si aveli e ci dica…
        [Se lei vuole la guerra, sono sempre pronto. Ma, la avverto, a suo rischio e pericolo. Le sia d’esempio la sorte del suo amico Pedretti. N.d.Ar.]

        [Ma perché scrive “quistione” e “dicano” con funzione di presente indicativo (e non congiuntivo)? Perché vuol farsi passare per toscano? Ti conosco, mascherina! Cambiare IP e abboracciare qualche paroletta alla maniera toscana non è condizione necessaria né sufficiente per sfuggire all’immediata intercettazione e agnizione. N.d.Ar.]

  3. Appello ai giornalisti anglorobicosassoni

    È abbastanza probabile che di qui a non molto la dott.ssa Serra si mobiliti per ottenere un’intervista, possibilmente a piena pagina, sull’Eco di Bergamo. Il pretesto c’è, ed è la presa di posizione di Bobomaroni che fa il bau bau e minaccia di prendere provvedimenti nei confronti dei sindaci che accettino la presenza di nuovi immigrati. Ma la presenza di un pretesto per un’intervista non giustifica l’intervista stessa, soprattutto se l’intervista favorisce un solo politico, o una sola parte politica, arrecando al politico o alla parte politica un vantaggio indebito.
    In effetti, un pretesto ci sarebbe. In una comunicazione del sindaco presentata nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale di Curno, un paese che da un momento all’altro dovrebbe finalmente diventare “bello da vivere”, la dott.ssa Serra ha fatto presente il carattere minàce della presa di posizione bobomaronita, verisimilmente contraria agli ordinamenti statutari della Repubblica. Fra l’altro, almeno su questo primo punto della comunicazione della dott.ssa Serra, noi siamo d’accordo. Il Bobomaroni ha voluto fare la sua solita strombazzata mediatica, pur consapevole dei limiti oggettivi delle sue possibilità di intervento.
    Dunque la dott.ssa Serra potrebbe limitarsi a rispondere picche a Bobomaroni, in sede istituzionale, e non sui mezzi di comunicazione. Inoltre, sempre in sede istituzionale, se fossimo al suo posto esprimeremo moderato disprezzo per il ricorso intensivo a sempre nuove sparate mediatiche.
    Ma perché finirla qui – dirà la dott.ssa Serra – se c’è la possibilità di apparire sui giornali? Tanto più che all’amministrazione serrana piace apparire e che la stessa dott.ssa Serra, dopo essere stata rampognata dal consigliere Gandolfi per l’apparizione in veste di testimonial (sia pure involontaria) in una campagna pubblicitaria della Toyota, si è detta lieta di contribuire a incrementare le vendite del concessionario Toyota di Curno. Insomma, non ha espresso rammarico per quella sua apparizione fasciata e tricolorata. Noi, invece, saremmo favorevoli a una maggiore sobrietà.
    In generale, la dott.ssa Serra, dal suo punto di vista, avrebbe due buone ragioni per apparire:
    a) qualora dovesse essere costretta dalle circostanze a ricandidarsi per la carica di sindaco di Curno, questa nuova intervista si aggiungerebbe alle precedenti e ne rafforzerebbe l’immagine (“costretta dalle circostanze”, in quanto i similprogressisti oggi come oggi non sono in grado di produrre una candidatura migliore: sconsigliabile quella di Max Conti, perdente quella della dott.ssa Gamba);
    b) qualora il partito (Pd) facesse il suo nome per importanti cariche istituzionali a livello provinciale (per esempio, nel settore dei diritti della donna e degli Lgbt, o in quello della pace nel mondo: soprattutto quando sciaguratamente andasse in porto la rivitalizzazione del Bibliomostro, da trasformarsi in Tempio del politicamente corretto), nazionale (un seggio in Parlamento?), o anche internazionale (al Palazzo di vetro, all’Unesco, ecc.). L’ipotesi delle cariche istituzionali di prestigio è quella più gradita alla dott.ssa Serra, che non è meno in carriera della sua coetanea, e parimenti nonna, Hillary Clinton.

    Tutto ciò premesso, ricordiamo ai signori giornalisti anglorobicosassoni che:
    1. Curno è un paese strategicamente assai importante per l’economia bergamasca, fra l’altro in virtù della sua vicinanza al nuovo ospedale e per le possibilità di espansione delle attività commerciali di Bergamo in questa direzione. Sentire sempre e comunque la dott.ssa Serra riguardo ai più svariati argomenti, da quello della cittadinanza attiva, alla pace nel mondo, e adesso alla (giusta) reazione alla tracotanza bobomaronita equivale a darle in ogni caso una posizione di vantaggio che altera le regole del gioco nella competizione politica.
    2. La consigliera fasciofemminista Sarah Carrara, che ultimamente è stata oggetto d’interviste da parte dell’Eco di Bergamo riguardo a questioni marginali, per non dire pretestuose, non è l’opposizione all’amministrazione serrana del Comune di Curno. Se proprio si vuole sentire Sarah Carrara, vale semmai la pena domandarle se continua a riconoscersi nella componente formigoniana del Pdl, in rappresentanza della quale sede in Consiglio, o se non si senta più vicina a Giorgiameloni, considerato che quasi tutti i suoi interventi ultimamente avevano un sapore decisamente affine alle posizioni della fratellanza italiana di Giorgiameloni.
    3. Un altro consigliere di opposizione è Cavagna il Giovane, il quale si è distinto ultimamente per una sua battaglia antigandulfiana (un’interrogazione e richieste di chiarimenti all’ufficio tecnico del Comune) in merito a un aggetto di misura siffredica di una sovrastruttura del negozio intestato al padre di Angelo Gandolfi, già sindaco del buon governo e attualmente consigliere d’opposizione. Varrebbe la pena intervistarlo su questo argomento, come pure sulle ragioni che hanno indotto il segretario della locale sezione della Lega nord a sconfessarlo come rappresentante della sua parte politica.
    4. L’opposizione seria, intelligente, scevra di sparate mediatiche e razionalmente fondata su un’esperienza di buon governo durata cinque anni (– 40 giorni) è rappresentata a Curno da Angelo Gandolfi. Stupisce che Angelo Gandolfi venga sistematicamente ignorato dalla stampa anglorobicosassone, tutte le volte che s’intervista o si dà la parola agli operatori della politica (o politichetta?) di Curno. Non sarebbe male, tra l’altro, che la stampa anglorobicosassone chiedesse conto, sia a Gandolfi, sia ai suoi avversari, del complotto che comportò il disarcionamento del sindaco Gandolfi 40 giorni prima la scadenza del suo mandato naturale, nel 2012.

    • k8ng of bong permalink

      Dunque due note: 1) ho usato prendano perche’ effettivamente sono in Toscana e mi divertono queste espressioni. Ricordo Elio Toaff e perfino Ciampi. Pure in circoatanE ufficiali. E’ piu’ tipico di Livorno che di Firenze.
      2)il termine quistione mi piace e lo uso quanto mi pare. Sino a che mi va… Se vuole censurarlo faccia
      [Ma no, perché dovrei censurare? In un’altra occasione avevo osservato che “quistione” è vocabolo usato, oltre che da Benedetto Croce, da Antonio Gramsci. E Antonio Gramsci, per essere comunista, si era fatto begli anni di galera. Mica era iscritto al partito per far carriera. Lascio alla sua intelligenza la conclusione del ragionamento. N.d.Ar.]

      Confondere le tracce? Ma se l’ho gia’ usato..e questo non centra mulla ccon il Tpscano. Direi di no.
      Quistione intervista. Non e’ prevista
      .tuttavia ae la suggerisce..
      [Non ho capito: chi dovrebbe intervistare chi? A suo tempo sia il Pedretti sia Max Conti proposero che Nusquamia intervistasse gli attori della politichetta curnense. Perché mai? Non vi bastano i bravi, solerti, colti e intelligenti giornalisti anglorobicosassoni? Nusquamia ammette di essere fazioso, e tuttavia è un giornale nobile. Altri giornali, che si dicono di “informazione” o di “opinione”, sono faziosi pur dicendosi al di sopra delle parti, e non so quanto ciò sia nobile. Insomma, a ciascuno il suo. Nusquamia è, e intende rimanere, un organo di lotta, con una sua caratterizzazione irriducibile laica, progressiva, demistificatrice. Altro che una “cosa” con spazi “democraticamente” gestiti!
      Ma forse, a ben pensarci, lei si riferisce all’intevista alla Serra! Però, buon Dio, si esprima più chiaramente! Beh, se l’intervista non ci sarà, meglio. Forse non ci sarà anche perché abbiamo previsto la mossa.
      N.d.Ar.]

      Ppi ai [= poi si, immagino: N.d.Ar.] decida. Perlita Serra sottosegretario o sindaco di Curno? Ogni volta lei la prpietta au uno scranno diverso. Ma ha elemento o tira a indovinare?
      [Non ho riscontri obiettivi. Quanto alle voci che eventualmente mi pervengano, per antica abitudine le prendo con le pinze. Mi fido di più dell’osservazione e delle risorse del pensiero analitico. Ebbene, l’analisi delle mosse della Serra mi dice che la dottoressa punta a qualcosa d’altro, di più ecumenico che lo scranno di sindachessa. Anzi, il ragionamento, alla maniera di Auguste Dupin, m’induce a ritenere che per la Serra il doversi ricandidare alla carica di sindaco equivarrebbe a una sorta di ‘capitis deminutio’, nel significato corrente dell’espressione (e non in quello dell’ordinamento giuridico romano). N.d.Ar.]

      Mi spiace di qvwrla colta sul vivo. Mi andava cje Lei si raccontasse un poco. Non le piace? Provvederemo. Erroro di battitura. A josa
      Ma ho le mani incremate e la sabbia dappertutto. Perdonatemi
      [Io raccontarmi? Ma è roba che facevano gli ex di Lotta continua, da un certo punto in poi. Facevano le riunioni di autocoscienza, mettevano le viscere sul banchetto, si raccontavano. Scrivevano orribili poesie. Scoprivano i sentimenti. Molti, dopo esser stati bombaroli divennero mistici. Quel che è peggio, in perfetta buona fede.
      Ebbene, non è dignitoso. Meglio allora Corrado Simioni, se non altro, perché personaggio romanzesco, degno della penna di un Alexandre Dumas, o di quella di Conrad. Già membro della gioventù socialista, Corrado Simioni fu additato da Craxi come il Grande vecchio delle Brigate rosse. Prima di passare alla clandestinità fu manifestamente vicino alle componenti cattoliche del dissenso che sarebbero confluite nelle Brigate rosse. A Parigi fondò la scuola di lingue Hypérion che gli serviva di copertura per le attività rivoluzionarie, su scala internazionale, di “Superclan”. In questo periodo sarebbe stato, appunto, il Grande Vecchio. Poi tornò a bazzicare con i cattoprogressisti, fu intimo dell’Abbé Pierre. Infine si ritirò in Provenza, o giù di lì, dove morì buddista. Era il più intelligente di tutti i mistici da strapazzo e continuò a essere il più intelligente anche da mistico, ma ritengo che non credesse in niente di tutto ciò che disse di professare nelle diverse tappe della sua vita.
      Per parte mia, non sono intelligente e nemmeno diabolico come Corrado Simioni. Tuttavia credo di essere un po’ meglio dei mistici da strapazzo, come pure dei cattoprogressisti e degli ometti che si sono fatti ridurre in poltiglia dalle femministe, gente che va a cercare l”ubi consistam’ nei gruppi di autoanalisi o che si trastulla con la convivialità delle differenze. Perciò non metto le mie viscere sul banchetto.
      Lei minaccia di «provvedere»? Penso che lei possa provvedere ben poco. Ma perché rivolge questo invito a raccontarsi, proprio a me, che sono sobrio (nel senso nobile della parola, dunque non alla maniera dei filistei) e non a Max Conti? Sono sicuro che a Max Conti piacerebbe raccontarsi: ovviamente non prenderei per buono quel che dice. Ma qualcosa ne verrebbe fuori. Non fo per dire, sono abbastanza bravo nell’individuare i segni rivelatori dell’ambizione e delle pulsioni segrete.
      N.d.Ar.]

      • k8ng of bong permalink

        Max era Max…ed era la persoma piu’ schiva e riservata del mondo..e vi ama tutti

      • Sì, buonanotte, Max non c’è più,, anzi Max c’è ed è resuscitato, ma non è più lo stesso. Frequentando i cattoprogressisti ha fatto l’esperienza di una “metanoia”, adesso è puro come un giglio e quei giochini politici con il Pedretti non li fa più. Dice. Ma io non mi fido. Quanto meno, si sottoponga a un esorcismo compiuto da don Zauker in persona, poi ne riparliamo.
        null

      • k8ng of bong permalink

        Ricordo la striscia in questione. Ma si parla di pigliarlo in culo (parlando con rispetto) e non di altro..
        ho diversi albi monografici su Zauker. Se vuole li mwtto a sua disposizione.
        [Ah, sì? E la signora maestra, cioè la dott.ssa Serra, non gliel’ha sequestrati? Almeno li ha messi al sicuro, così da renderli irreperibili alle ronde curnensi del politicamente corretto? N.d.Ar.]

      • Franco B. permalink

        Parafrasi piangete sopra voi e il vostro paese bello da vivere.

        La Serra chiede una mano al Conti per porre rimedio al suo tallone di Achille comunicativo: la simpatia. Conti è senz’altro un facilitatore di mestiere, attento e preparato, ma quanto a simpatia ed empatia, non so a chi dare la palma, a lui o alla Serra.
        Tre anni dopo, il punto debole della sindaca di Curno – e del suo Commissario – è sempre lo stesso: quando tentano di fare gli spiritosi, provocano lacrime, quando tendono alle lacrime, fanno scoppiare larghe risate, quando cercano di attrarre hanno l’effetto dell’ortica.
        Ma la Serra e il Conti hanno la testa dura, ci riprovano continuamente.
        Se ci sono cose che non vanno, non vogliono che glielo si dica. Il silenzio, lo scantonamento e l’oblio sono, secondo loro, il sistema più utile per riparare gli errori – soprattutto quelli che vanno a danno dei cittadini. E intanto si preparano a nuove sfide personali e di carriera.

      • Lo scivolone della Toyota? Cosa fatta capo ha

        La pervicace volontà di apparire e il patto di amicizia con il milieu anglorobicosassone si rivolgeranno contro il binomio Serra & Max Conti. Proprio come è successo al Pedretti, che si è reso ridicolo con i suoi conigli mediatici.
        Adesso nell’ambiente serrano si rosicchiano le unghie per lo scivolone sull’argomento Toyota, già mi par di sentirli: ah, ma che insistete a fare, in fondo che cosa ha fatto la Serra di male, dite sempre le stesse cose, non rispettare il diritto all’oblio; e, ancora: non è bon ton rimproverare alla Serra la fascia tricolore in una fotografia pubblicitaria che sfido chiunque a dimostrare che sia stata fortemente voluta dalla Serra, o anche semplicemente voluta.
        Sì, ma noi da una sindachessa così attenta alle cento sfumature della politica, paladina della cittadinanza attiva e della società civile, e per giunta lei stessa svizzera, ci saremmo aspettati una maggiore sensibilità, un’analisi non banale dei meccanismi di pubbliche relazioni, un atteggiamento più sorvegliato e, in generale, una sobrietà militante. Cioè un impegno a non apparire oltremodo, oltre la giusta misura.
        In ogni caso, lo scivolone sulla Toyota c’è stato e, come ricorda Dante nel ventottesimo dell’Inferno «cosa fatta capo ha». Più precisamente, Dante riferisce quest’espressione a un tale Mosca dei Lamberti, a proposito di una certa vendetta, dalla quale sarebbe nata l’inimicizia a Firenze fra guelfi e ghibellini:
        […] « gridò: “Ricordera’ ti anche del Mosca,
        che disse, lasso!, ‘Capo ha cosa fatta’,
        che fu mal seme per la gente tosca”
        .

      • Sindaci e automobili
        Fassino infigge uno sguardo protuberante nella scollatura di una modella: ma non reca turbativa alla libera concorrenza nel mercato automobilistico

        È recente la polemica sulla sindachessa di Curno, paese sgarruppato alle porte di Bergamo che gli attuali amministratori pretendono sia “bello da vivere”. All’origine della polemica, l’apparizione fasciata a tricolorata della sindachessa, dott.ssa Serra, accanto a un’automobile regolarmente pagata dal Comune, nel corso di una “cerimonia” di consegna che si sarebbe potuto evitare, in una foto utilizzata dalla casa automobilistica a fini di pubblicità e pubbliche relazioni.
        Ma ecco un altro sindaco, il sindaco di Torino, anch’egli fasciato e tricolorato, fotografato accanto a un’automobile, anche lui. Ma, in particolare, in questa foto, tutto si può dire di Fassino, tranne che possa aver reso un favore a una casa automobilistica, a scapito di altre. Fassino si limita a orientare il cono visuale sulla scollatura di una modella, con sguardo sobriamente “protuberante” (come narra Brassens degli sguardi degl’invitati alle nozze dei genitori, e lui suonava l’armonica come fosse un organo da chiesa). Trascrivo dal Corriere della Sera:

        Fassino, con le principali autorità, era stato invitato all’inaugurazione di un’esposizione all’aperto del Museo dell’automobile. Dopo aver tagliato il nastro, il sindaco ha camminato lungo il percorso tra gli stand delle automobili. E, qui si è trattenuto, svelando un sorriso, nell’osservare, a un certo punto, o l’auto di pregio dietro di sé, oppure, la modella che, davanti alla vettura, mostra due gambe lunghissime coperte “solo” da un vestitino nero corto e scollato.

        Niente da eccepire, in questo caso, sul comportamento del sindaco Fassino, che non ha recato turbativa alla competizione in regime di libera concorrenza fra le case automobilistiche.

      • La Parietti parla, Santanché ride. Reazione della Parietti: «Ma che cacchio ridi?»
        Ma, in una situazione analoga, Gandolfi è stato più signorile

        È successo alla trasmissione televisiva Anno zero, allorché Alba Parietti ha fatto presente: «Il Pil italiano è salvo anche grazie all’8,7% degli immigrati che lavorano nel nostro Paese». Quindi, rivolta a Di Pietro: «Quello che hai fatto da magistrato non è servito a nulla, visto quello che è successo dopo. Forse gli italiani sono mafiosi». Fra l’altro, una volta tanto, Alba Parietti, che crede di essere un’intellettuale per essere stata per qualche tempo compagna del filosofo bolognese Stefano Bonaga, del quale avrebbe sussunto la sapienza, ha detto una cosa giusta. Per tutta risposta la Santanché, deputata di Forza Italia, ride all’indirizzo della Parietti, che sbotta: “Ma che cacchio ridi?”

        Anche la dott.ssa Serra ha riso, prolungatamente e rumorosamente (non limitandosi a un sorrisetto muto) quando Gandolfi ha letto la sua seconda iterrogazione a proposito della cerimonia di consegna della Toyota e della sua ricaduta mediatica: ha riso per quasi tutta la lettura dei quattro quesiti posti alla fine dell’interrogazione. Ma Gandolfi ha sopportato, non ha detto “Che cacchio ridi?”.

      • Osservatore permalink

        A volte si ride per dissimulare tensione ed imbarazzo, e la Serra ride spesso.

      • Sì, possiamo affermare, senza tema di errare, che la dott.ssa Serra è ridanciana.

      • Anna Maria sindaca permalink

        Ride bene chi ride ultimo:

      • Castelfranco Veneto permalink

        Senza bussola

        Si dice che caratteristica del post-ideologico Matteo Renzi sia assorbire facilmente le opinioni degli interlocutori, ma senza una precisa bussola che orienti il risultato può risultarne l’influsso di istanze e concezioni del tutto opposte. Manca appunto una visione che non sia quella in cui il leader giustifica il potere solo per il fatto di esercitarlo. Spero che tutto questo passi in fretta!

      • Alberto permalink

        La campagna d’inverno del ministro

        Per ora ad Alfano va ancora bene. Gli immigrati sono accampati nelle strade e nelle stazioni ferroviarie. Ma che succederà quando saranno molti di più e arriverà l’inverno? Ci chiederà di aprire le porte delle nostre case?

      • Antonio permalink

        Negli ultimi anni, a fronte di un incremento dell’inflazione che in Italia è stato del 20,5 per cento, l’acqua è aumentata del 79,5 per cento, i rifiuti del 70,8 per cento, l’energia elettrica del 48,2 per cento, i pedaggi autostradali del 46,5 per cento, i trasporti ferroviari del 46,3 per cento, il gas del 42,9 per cento, i trasporti urbani del 41,6 per cento, il servizio taxi del 31,6 per cento e i servizi postali del 27,9 per cento. Tra tutte le voci analizzate, solo i servizi telefonici hanno subito un decremento: -15,8 per cento, ma si tratta di compagnie private, non di servizi pubblici. Piddini Conti Serra: vergogna.

      • Giorgio permalink

        Al limite dell’accoglienza

        Gentile Aristide, sono rimasto senza parole di fronte alle immagini dei profughi alla Stazione Centrale a Milano. Ancor più senza parole di fronte a quei politici che continuano a ripetere che bisogna accogliere. Non c’è bisogno di essere razzisti per capire che non c’è più spazio e che chi lo dice di certo non lo fa perché nutre sentimenti di odio verso queste persone. Al contrario, il cuore si spezza nel vedere soprattutto donne e bambini abbandonati per terra. E siccome noi non possiamo dare più nulla, meglio spendere e spendersi per aiutarli nei loro paesi.

      • Anche oggi Bobomaroni è riuscito a non dir niente. E riguardo a Salvini fa la saponetta

        Oggi, 14 giugno, Maroni è stato intervistato da Lucia Annunziata, nel corso della trasmissione televisiva “In 1/2 ora”. Lucia Annunziata è stata abbastanza complimentosa, si è guardata bene dall’incalzarlo: solo a un certo punto, appene appena, quando voleva far dire a Bobomaroni che Bobomaroni è un po’ meno esagitato di Salvini. Ma Bobomaroni non sarà un’aquila, è vero, ma non è nemmeno un pollo (oliticamente), così sprovveduto da mettersi contro il conducator (pare che si pronunci con l’accento sull’ultima sillaba: “conducatór”; la parola è tronca, come se in italiano si dicesse “conducitór”), il demagogo Salvini.
        In generale, è stato saponetta un po’ su tutto. Ha detto cose di buon senso, è vero, talmente di buon senso che si può affermare che non abbia detto niente. Qualcuno dirà: ma no, una cosa l’ha detta, quando ha auspicato che si insediasse un centro di accoglienza in Libia. Va bene, va bene: ma da un ex ministro dell’Interno, da un “governatore” della Lombardia (anche l’Annunziata dice così, ma è una baggianata: la carica rivestita da Bobomaroni è quella di presidente, quella di governatore non esiste) ci aspetteremmo qualcosa di più. Intanto: chi organizza il centro di accoglienza: l’Italia? l’Europa? E poi, come lo si organizza? D’imperio, forse, sottraendo quote di sovranità al governo libico? Oppure collaborando con il libici? Con il governo o con le tribù? E poi chi paga?
        Cioè, non dico che il centro di smistamento profughi in Liba non sia possibile. Tutt’altro. Addirittura in un articoletto precedente su Nusquamia ho accennato alla necessità, eventualmente, di un intervento militare: non contro la Libia — quello è stato già fatto, con i risultati che sappiamo — ma contro i governi che perseguitano i cittadini ai quali, quando approdano alle nostre coste, siamo costretti a dare la patente di profugo o esiliato politico.
        Ripeto: da un grande personaggio come Bobomaroni mi aspetto grandi proposte — roba fine, roba da scienziati — mica alzate d’ingegno da Bar Sport.
        Qualcuno dirà: ma tu, Aristide, stai proponendo un intervento militare. No, io non propongo l’intervento militare. In una articoletto precedente ho provato a pensare agli scenari possibili: iniziativa europea, iniziativa diplomatica, intervento militare. Ho ipotizzato l’intervento militare non perché mi piace la guerra, anzi proprio perché non mi piace, però si vis pacem para bellum; e ho posto la condizione che non fosse il solito itervento militare all’italiana, in stile “i nostri eroi”, “i nostri marò” ecc. Senza retorica, insomma. Ma, proprio per evitare di far chiacchiere da bar Sport, non dico oracolarmente quel che si deve fare, non affermo ostentando sicurezza — magari anche un sorrisetto asseverativo — che si deve installare un centro di smistamento profughi in Libia, se non ho il quadro della situazione, se non ho un’idea del costo dell’operazione ecc. Invece Maroni potrebbe informarsi, se volesse, e se fosse Quintino Sella. Ma lui è soltanto Bobomaroni.

      • Giuliano Ferrara sul Foglio: «Noi filistei pieni di amore dobbiamo pulire dove altri defecano e curare la scabbia. Stop»

        Oggi 15 giugno Giuliano Ferrara scrive un articolo che porta il titolo apparentemente sibillino ma, soprattutto, provocatorio: «Noi filistei pieni di amore dobbiamo pulire dove altri defecano e curare la scabbia. Stop». In pratica, Giuliano Ferrara fa una presa d’atto dello stato di decadenza dell’Italia e ne trae le conseguenze. Scrive infatti, con riferimento ai “migranti” (un termine che, riferito agli uomini, suona come un neologismo politicamente corretto): «Bisogna subire l’invasione e smetterla di pensare e di dire che c’è un’alternativa». Poi aggiusta il tiro:

        Le alternative in realtà ci sono e sono due e solo due. La prima è sparargli [sparare sugli uomini, sulle donne e sui bambini che approdano all’Italia: N.d.Ar.], ma […] non è minimamente praticabile. […] L’altra soluzione è impervia, sarebbe quella giusta in linea teorica, ma non siamo disponibili, perché ha un costo politico, civile e sociale superiore al diffondersi della paura […]. La soluzione è la guerra. […] L’Islam politico fanatizzato e tutto il resto non si curano se non con la terapia militare e politica dell’intervento forte, di natura imperiale. Ma siamo noi, potremo mai tornare ad essere “interventisti” o addirittura “imperialisti”? No. […] Programma troppo vasto e faticoso. Stop. Meglio la scabbia, che si cura con poco, all’Asl.

        Si noti che Ferrara non scrive che dobbiamo fare la guerra. Afferma però che ci troviamo davanti ad una tragedia che si potrebbe risolvere soltanto facendo la guerra. Con ogni evidenza Ferrara è del parere (anche se non lo dice) che per fare la guerra intanto bisogna volerla; poi bisogna saperla fare; infine occorrono le risorse per farla. Dunque… Riassumendo:
        a) al Bar sport qualcuno potrebbe dire che bisogna far la guerra, come se fosse una cosa possibile, che lui ha capito bene, e che gli altri non capiscono;
        b) i leghisti che conoscono i loro elettori, consapevoli del fatto che, al pari degli altri “italici”, non brillano per spirito marziale, fanno intendere che, se fosse per loro, si potrebbe anche sparare sui migranti (basta ascoltare radio Padania, e non solo le telefonate dei vecchietti e delle casalinghe); oppure, in alternativa, per bocca di Bobomaroni, mettono sul piatto soluzioni di fantasia, e comunque a livello delle discussioni da Bar sport, compreso il generico e un po’ ipocrita, in mancanza di opportune specificazioni, “Aiutiamoli a casa loro”, come dice il Pedretti (non se se vi ricordate di costui);
        c) i similprogressisti hanno una fifa boia dell’avanzata elettorale della Lega nord, perciò prendono tempo e farfugliano soluzioni di volta in volta impraticabili, senza tema del ridicolo (come quando qualcuno di loro pensò di bombardare i porti dai quali salpano i pescherecci che imbarcano i profughi) o connotate da grandissima e deliberata imprecisione (come il recente “Piano B” minacciato da Matteo Renzi, che attendiamo di conoscere meglio: al solito, non ci fidiamo degli annunci);
        d) chi dispone degli strumenti per ragionare, come Ferrara, è costretto a esprimersi secondo i canoni della “dissimulazione onesta”, nella consapevolezza che potrebbe essere sbranato dai demagoghi degli “opposti paraculismi”, sui quali ci siamo brevemente intrattenuti in un precedente commento pubblicato qui su Nusquamia.

        La soluzione ragionevole sarebbe quella che oggi appare impraticabile. Ma non mi si venga a dire che, poiché oggi è impraticabile, sarebbe eretico parlarne. Un’Europa non più dei mercanti e dei burocrati (che Iddio li stramaledica!), ma dei cittadini [*], un’Europa armata (com’è armata la Svizzera, che tutela la pace con le armi), un’Europa decisa a svolgere un ruolo proprio e non asservito agli interessi del dio Denaro, un’Europa che nello scacchiere geopolitico abbia i numeri per minacciare la guerra, per poi magnanimamente non farla, perché avrà argomenti buoni per farsi rispettare. Un’Europa che per arginare l’esodo alle sue coste (le sponde dell’Italia sono sponde dell’Europa) abbia la volontà, la capacità e le risorse per mettere fine alle cause dell’esodo. Un’Europa con una vocazione imperiale? Forse.

        ————————————————
        [*] Preferisco quest’espressione, “Europa dei cittadini” all’espressione “Europa dei popoli”, per via delle sue reminiscenza arcaiche di stampo gollista o di quelle recenti di un neo-identitarismo petulante e nazionalistico. Anche in questo caso, non sarà inutile considerare che la Svizzera è uno Stato federale, che rispetta l’identità e le tradizioni delle sue etnie, ma che non intende essere espressione, come Stato, di nessuna etnia.

      • Rollandin, presidente della Valle d’Aosta: «La questione dei migranti deve essere affrontata a livello europeo»

      • C.R. 7 permalink

        Mi sembra che sia stata omessa o dimenticata da tutti l’alternativa piu’ probabile: l’Europa esclude lo Stato che ritiene mafioso, che fa dell’emigrazione un guadagno “drogato” per la criminalita’ che lo controlla, e cosi’ restringe i suoi confini politici. I mari italici, a quel punto, non sono piu’ confini europei ma soltanto quelli di uno Stato controllato dalla criminalita’ organizzata, oggettivamente avulso dall’Europa. L’Europa definisce cosi’ poco alla volta i suoi confini territoriali politici indipendentemente dalla sua stessa geografia fisica, di fatto su base morale, di una coesa maggioranza morale, prescindendo dai suoi contenuti. Lo dice un piccolo imprenditore che sta a sua volta onestamente guadagnando qualcosa sulla pelle dei cosiddetti migranti, dando loro ospitalita’ a pagamento, e un pochetto sa quel che dice. E sa quanto oscuro sia da anni il meccanismo, in mano alle cooperative comuniste e alle organizzazioni dei preti, massicciamente appoggiate dai mezzi blindati della burocrazia.

      • C.R. 7 permalink

        Anticipo possibili considerazioni. Non per niente adesso chiamasi apertamente mafia questo sistema, espressione naturale dei partiti se non addirittura del partito per eccellenza. Mafia che e’ parte integrante delle funzioni essenziali dello Stato.

      • Ma è anche pericoloso chiamare “mafia” qualcosa che è consustanziale al funzionamento dei partiti. Anche in questo caso sono contrario ai giochetti linguistici, alle cosiddette anfibolie delle quali, secondo i resoconti un po’ faziosi di Platone, abusavano i sofisti quando discorrevano con Socrate.
        La mafia è mafia, i partiti sono i partiti. Il che non significa che i partiti siano una cosa buona.

      • Willy Wonka permalink

        Credo di aver compreso chi possa essere -k8ng of bong-. Lo stile oracolare e oratoriale pare quello del nostro incommensurabile giacintus miao senior, alias ”gatto padano”.
        [Mi piace “oratoriale”, cioè da oratorio. Senza riferimento all’Oratorio di Curno, comunque, che se non sbaglio, non è frequentato dal similgatto. Lui, con la dott.ssa Serra, frequenta altri oratori, quelli dove c’è la possibilità (e la speranza, da parte del similgatto) d’incontrare gente importante, quelli della “convivialità delle differenze”. Sì, però, ha un bel tirarsela da gran statista, manco fosse Cavagna il Giovane: una speranza della politichetta curnense, scioltasi come cera sul fuoco dell’ambizione che lo indusse a farsi carico della “Guerra dei due Gandolfi”, che non era nemmeno sua.
        Sì, il similgatto se la tira da statista, frequentando e sperando di frequentare gli oratori cattoprogressisti à la page, ma il livello culturale è sempre quello. Il riferimento è dunque quello dei compagnucci della parrocchietta. [*] N.d.Ar.]

        Però dice delle cose vere, se lette al contrario e se le esprimesse in modo corretto. Dette così che senso hanno se poi ognuno di noi le potrebbe interpretare a piacere.

        ————————————————————–
        [*] Qui sotto, il compagnuccio della parrocchietta si agita e si mette in mostra per far bella figura con la signorina Margherita, con risultati disastrosi. (N.d.Ar.]

      • Letto sul Foglio di Giuliano Ferrara: oltre il piano B di Renzi, che lascia a desiderare, ci sarebbe anche il piano G

        Leggiamo in prima pagina sul Foglio di martedì 16 giugno un articolo di Maurizio Crippa che porta il titolo Alfabeto per guerra giusta. Sommarietto: «Diciamolo: il piano B di Renzi per i profughi lascia a desiderare. Meglio contrattare (economicamente) con l’Europa una gestione militare del fronte sud fatta in proprio. Coraggio e fantasia. Un’idea: Pianosa». Ed ecco l’incipit dell’articolo:

        Sgranocchiate tutte le prime lettere dell’alfabeto, compresa la E di emergenza, resta solo il piano G. Esattamente: lettera G, come guerra. Varcare il mare in armi e andare a mettere ordine sulla quarta sponda – ipotesi del resto abbozzata, ma subito ritirata, dal governo già in febbraio. Contando su alleati fidati e anche senza impossibile mandato Onu. Qualcosa di più robusto e concreto dei campi profughi “a casa loro” ipotizzati da Bobo Maroni, ex ministro leghista dell’Interno, che oggi guida la fronda con un eccesso di faciloneria. Il piano G, come ognuno sa, ha due pronunce diverse. La G dura, quella teorizzata da Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri: «Una politica estera aggressiva, la ricerca del casus, la pressione sugli alleati occidentali, la willing coalition per dare ordine al disordine africano e mediorientale». Poi c’è la G dolce, che significava accettare il dato di fatto che la guerra già esiste e come tale va gestita, logicamente e logisticamente. In mezzo al mare e qui.

        L’articolo prosegue così:

        Il piano G duro ha i costi veri di una guerra. Di natura militare, umana ed economica. […] Eppure, di fronte all’abbandono (tradimento) da parte dei partner europei, c’è da assumersi la responsabilità di un piano G. Chiedere alla Francia – che ha un dovere di vicinanza e di coste bagnate dallo stesso mare – o alla Gran Bretagna, che è lontana ma in quel mare un ruolo possiede, di intervenire insieme, willing coalition o altro che sia.
        […] Renzi incontrerà François Hollande e David Cameron nei prossimi giorni, all’Expo. Dovrebbe, tanto per iniziare, sorridere meno che a Putin. [Questo punto non è molto chiaro, credo che siano saltate qualche parolina e una virgola: Renzi dovrebbe essere grintoso? N.d.Ar.] L’alternativa è affidarsi al proverbiale lato B, di recente già parecchio sculacciato.

        Simpatica questa chiusa dell’articolo, con menzione del “lato B”: noi pensiamo a quello di Maria Elena Boschi, bello e abbondante. Forse domani sul sito del Foglio apparirà l’articolo per intero, così come oggi è apparso per intero l’articolo di Ferrara che si leggeva ieri nell’edizione cartacea. Varrebbe la pena, infatti, leggere tutto l’articolo. Se apparirà in rete, ne daremo il nesso ipertestuale.
        Speriamo che il similgatto padano non venga a dirci che quest’articolo è un’apertura a favore della saggezza di Renzi. Ma se lui dirà questo, noi ne prenderemo atto, in base a quell’antico adagio che parla di asini strigliati e di ranno sprecato.

      • Non ho capito la storia del «guadagnare qualcosa, onestamente, sulla pelle dei poveri migranti»: ma forse non voleva dire quel che ho inteso io.
        L’ipotesi che l’Europa voglia escludere l’Italia dai suoi confini politici merita di essere presa in considerazione. Penso che nei prossimi giorni qualcosa di questa intenzione, se c’è, dovrebbe venire a galla.

      • Panka Rock permalink

        E io sono d’accordo con Guliano Ferrara.
        Del resto tutti (e dico tutti) anche di fronte ad una emergenza tidotta rispetto a questa han fatto lo stesso.
        [Precisiamo: lei intende “lo stesso che va facendo Renzi”. N.d.Ar.]

        Che ci sia Maroni o Alfano sempre la stessa zuppa.
        Raccolta in mare e riallocazione sui territori.
        [Precisiamo: lei per “territori” intende le regioni d’Italia. N.d.Ar.]

        Segnalo un eccellente articolo di oggi su l’Eco di Bergamo.
        Possiamo anche invocare i respingimenti, ma tutti sappiamo essere assolutamente impraticabili.
        E dove poi? In LIbia? paese dilaniato dalla guerra civile? In Siria? In Iraq?

        La soluzione facile e “pulita” non c’è. credo sia questo il senso dell’articolo di Giuliano Ferrara.
        [Lei la butta in politichetta, cioè vuol far dire a Ferrara che l’operato di Renzi è ottimo e abbondante. Le sfugge l’ironia e la “dissimulazione onesta”. “Ironia” è una parola greca e il suo equivalente latino è ‘dissimulatio’, appunto. Se non sbaglio, vi abbiamo già accennato, anche a proposito di una certa incapacità di ironia, attiva e passiva, da parte dei nostri avversari, gli antigandulfiani, un po’ tutti. N.d.Ar.]

        Piantiamola di star dietro a chi grida e cerchiamo le soluzioni ai problemi.
        [Ma il senso dell’articolo di Ferrara è il contrario di quel che gli attribuisce. Ferrara afferma che, facendo così come facciamo (come fa Renzi), i problemi non si risolvono. La soluzione sarebbe quella “imperialista”, ma non ne siamo capaci, né in Italia (figuriamoci!), né in Europa. Il nostro atteggiamento è simile a quello di Chamberlain, a petto della furia nazista (poiché molti sono stupidi di natura, altri, i contadinamente “astuti”, fanno finta di esserlo, preciso: i nazisti in questa analogia non sono i profughi, ma chi li mette in fuga). Però dopo Chamberlain venne Churchill. Ad averne! N.d.Ar.]

      • k8ng of bong permalink

        Imperialismo italiano? Una contraddizione in termini. Dopo l’impero romano ci fu quello da operetta del duce. Vedo che fatica a cogliere l’ironia dell’elefantino. Anni di esercizio aiutano

      • Ferrara escludeva che l’Italia potesse darsi un destino imperiale. Quella imperiale sarebbe secondo Ferrara, appunto, la soluzione giusta in linea teorica, ma impraticabile in linea di fatto. D’altra parte, si sa, come dicono i francesi con una punta di disprezzo, e purtroppo hanno ragione, «La plupart des hommes politiques italiens ne combattent pas pour des projets, mais pour des intérêts» e, addirittura, «Les italiens ne combattent pas». In altre parole, abbiamo politici di merda e siamo vigliacchi.
        Lei dice che io non avrei capito? Cioè non ho capito che Ferrara scriveva un elogio di Renzi? Mi domando se lei abbia mai praticato l’ironia, la litote e l’antifrasi.
        Immagino che colui che capisce l’ironia e che può vantare anni di esperienza ermeneutica nella lettura della politica italiana e dei notisti di politica italiana sia lei. Auguri!

      • k8ng of bong permalink

        Renzi qui non entra in giuoco. E’ l’italietta dei chiacchieroni. Dei 60 milioni di commissari tecnici che non sarebbero capaci di vincere una partita con il Turkmenistan a ossere l’ oggetto dell’articolo.
        [Se lo dice lei… Ma non ha senso discutere più che tanto sulla corretta interpretazione dell’articolo di Ferrara? Lei vorrebbe che Ferrara fosse un dispensatore di banalità? Sia: come dice quel trombone fascista travestito da progressista, quello che appare ancora in televisione (l’ho visto per caso ieri sera, appena un attimo, e tanto è bastato perché ne rimanessi disgustato): “Ne ha facoltà”. N.d.Ar.]

        Joi 69 milioni di coglioni senza palle. Altro che imperialismo.
        [Non ho capito. N.d.Ar.]

        Se non l’ha colto… Forse ce l’ha con la lega e con chi dalle parti di FI si appecorona. A occhio.
        [Non si capisce quale sia il soggetto della prima frase. Conseguentemente non si capisce tutto il resto. Anche a non voler andare troppo per il sottile, l’individuazione grammaticale delle parti del discorso è importante ai fini della comprensione del discorso medesimo. Guardi che la prima grammatica fu scritta da Dionisio Trace il quale, più che alle strutture grammaticali, era interessato ai significati del discorso precisabili, appunto, con l’individuazione di tali strutture. Perlomeno, così si dice. Uno che, come lei, aspira a diventare uno statista, queste cose dovrebbe saperle. Non è pensabile che la politica continui a essere “gestita” (per usare una brutta espressione femminista, e lo fo di proposito) da personaggi che ignorano certe sottigliezze, oggi fondamentali, e certi strumenti del ragionare. N.d.Ar.]

        Coerentemente con gli articoli degli ultimi 2 mesi almeno.
        [Gli articoli di chi? N.d.Ar.]

      • Ragioniamo, anche se non è di moda

        Lo so, ragionare non è di moda. Pare che nei cosiddetti talk show la cosiddetta audience cali, se si ragiona. E i due arruffapopoli, i due Mattei, fanno a gara a chi la spara più grossa. Inoltre, poiché anche in politica vale la legge di Gresham, “Moneta cattiva scaccia la buona”, ecco il povero Bobomaroni che, per non essere da meno di Salvini, fa il bau bau, senza sapere quel che dice; ecco anche Angelino Alfano che parla come se fosse il Ministro degl’Interni responsabile di un governo responsabile.
        Ma anche se non è di moda, noi ragioniamo lo stesso. Ebbene,quando si ragiona e si ragiona su fenomeni misurabili, come si può prescindere dalle misure? Forse che quando ci mettiamo in viaggio non guardiamo il livello del carburante nel serbatoio dell’automobile? Avendo misurato, agiamo di conseguenza. Così, se la misura di livello del carburante ci dice che abbiamo un’autonomia di appena 35 km, non esitiamo un istante a recarci al primo distributore, e facciamo il pieno.
        Si dirà che non tutti i fenomeni, non tutte le grandezze sono misurabili esattamente. Va bene, allora si fa una stima. E, quando si fa una stima, è fondamentale non prendere fischi per fiaschi, non sgarrare sull’ordine di grandezza. Per esempio, quanto dista casa mia dal campanile della Chiesa? Non lo so, esattamente. Forse 1,5 km, forse 2 km. Certo non 15 km, o 20 km: cioè, l’ordine di grandezza è quello dei chilometri, e non delle decine di chilometri.
        Ebbene, quando si parla dell’emergenza profughi & nuovi immigrati (sono due cose diverse) sconcerta la leggerezza, la colpevole assenza di ragionevolezza, da parte un po’ di tutti, in particolare dei politici. Sconcerta il fatto che non si tenga conto degli ordini di grandezza che, opportunamente confrontati, dovrebbero orientare il processo decisionale.
        In particolare, si tratta di stabilire l’ordine di grandezza dell’esodo in atto verso le sponde del Mediterraneo (e non solo) e confrontarlo con le risorse disponibili, avendo cura di ragionare su grandezze omogenee, in relazione a piani d’intervento possibili.
        Troppo complicato per le testoline dei nostri politici, per i due Mattei arruffapopoli e per i loro reggicoda? Vero, troppo complicato, ma questa non è buona ragione per non ragionare, semmai è un’ottima ragione per disprezzarli, come meritano.
        Concludendo, sconcertano queste due sproprzioni:
        a) la sproprzione tra l’entità dell’esodo e quella delle risorse disponibili;
        b) la sproporzione tra la complessità del problema e le capacità intellettive dei politici che hanno in mano il pallino: sono capacità che sfiorano l’idiozia.

  4. Giovanni permalink

    Trenta denari per il PD

    Disposizioni contenute nella bozza di regolamento di tesseramento al Pd: «Il costo della tessera è fissato nella cifra di 30 euro, quota minima. La validità dell’iscrizione è subordinata all’effettuazione delle procedure di conferma tramite mail o sms». Dal 2016 dovrebbe arrivare a casa il modulo precompilato.

  5. Messaggio speciale permalink

    Max non è Marx
    [Beh… Voglio ben vedere. A maggior ragione, se questo è un messaggio di Radio Londra, o, meglio, di Radio Monteceneri, da dove trasmette Ettorino: il messaggio non si discute. N.d.Ar.]

  6. Gesù Cristo fu il primo socialista, non fu certo aziendalista

    Mi dispiace per la dott.ssa Serra, per Max Conti e per la dott.ssa Gamba. Devono smetterla di ciurlare nel manico, e voler mettere isieme il diavolo e l’acqua santa, i fogli Excel e la convivialità delle differenze. Anche perché il programma Excel non è riducibile alla baggianata di qualche slàid, e perché la convivialità delle differenze del cattoprogressista ed entusiastico don Tonino Bello sfiora l’impostura.
    C’è pochissimo Cristo nelle fiaccolate similprogressiste e politicamente corrette. Invece gli autori di questa canzone, Michele Straniero e Fausto Omodei, che passavano per mangiapreti, manifestano un sentimento di pietà cristiana che i similprogressisti in carriera si sognano.
    Uffa! Merda!

  7. Politicamente scorretto, contro la retorica patriottarda

    Questa canzone, raccolta a Cologno al Serio, e alla fine del secolo trascorso inserita nello spettacolo Ci ragiono e canto, a cura del Nuovo canzoniere italiano, per la regia di Dario Fo, riuscirà a stemperare i sentimenti patriottardi dei similprogressisti italici? Dopo aver celebrato l’ingresso dell’ITalia in guerra (la prima guerra mondiale: cose da pazzi!), l’ultima dei similprogressisti è che hanno indetto una festa della birra e che chi porta un tricolore sbevazza gratis. La discutibile iniziativa è opera dei Pd-ini di Torre Boldone.
    Il Nuovo canzoniere italiano raccolse il frutto di interessantissime e serie ricerche etnomusicologiche (serie, perché scevre di sovrastrutture mistiche e cazzeggianti in senso identitaristico) che negli anni ’60 erano pervenute a maturazione, a partire dalle prime indagini di Ernesto De Martino, quando gli etnomusicologi battevano le campagne d’Italia, con il registratore Gelosino a tracolla (che però aveva bisogno di una presa di alimentazione elettrica: le difficoltà di approvvigionamento trovavano soluzione caso per caso).
    In particolare, il Nuovo canzoniere italiano è l’erede diretto del gruppo torinese dei Cantacronache, nato per impulso di Michele Straniero e Fausto Amodei, gli autori del canto presentato qui sopra, quello dei morti nella zolfara, con l’apporto di Roberto Leydi (escludo che abbia che fare con l’ex consigliera esoterica) e Nadia Mantovani.
    Michele Straniero, che aveva organizzato in occasione del Festival dei due mondi di Spoleto uno spettacolo di canzoni contro la guerra fu denunciato per vilipendio delle Forze armate. La pietra dello scandalo, in particolare, fu la canzone O Gorizia, tu sei maledetta, che ascoltiamo nell’interpretazione di Nadia Mantovani:

    Altri tempi,quelli in cui i progressisti, quelli veri, erano antimilitaristi. I similprogressisti d’oggi sono contro la guerra, ma anche (veltronianamente) per la guerra. Organizzano le fiaccolate per la pace, ma non chiudono occhio, pensando ai “nostri marò”.
    Ascoltiamo adesso Fausto Amodei che canta la Badoglieide, che però non è canzone sua, la cantavano i partigiani ai quali non andava di esser coglionati così a buon mercato e negavano a Badoglio il diritto all’oblio, ricordandogli le occasioni in cui fu un porcaccione, nel suo “vissuto politico” passato:

    Infine, ecco la Renzeide, cantata da Margot sulla falsariga della Badoglieide:

    Margot faceva parte del gruppo dei Cantacronache: conserviamo di lei, quand’era giovinetta, un ricordo dolcissimo.

    • Basta con i rutti e le scorregge Ur-leghiste
      Identitaristi ignoranti e reazionari: giù le zampe dalla cultura popolare

      Chi fosse interessato a gustare il frutto del lavoro di etnomusicologi seri, con rigorosa esclusione di neo-linguisti allo sbaraglio, [*] un lavoro alieno da fughe per la tangente identitarie, furbesche, reazionarie e troglodite, può trovare su You tube la trascrizione del disco in vinile, 33 giri, inciso nel 1966, contente le registrazioni dello spettacolo Ci ragiono e canto, del quale si diceva sopra.
      Le registrazioni sono divise in sei video, rintracciabili facilmente: basta inserire nella finestrella di ricerca “Il Nuovo Canzoniere Italiano – Ci ragiono e canto 2” (oppure: 3, 4, 5, 6). Ecco comunque il primo video, vontenente i seguenti brani:
      Le dodici parole della verità: canto enumerativo religioso raccolto in Piemonte, di origine medievale, in realtà diffuso in tutta Europa;
      Sunt content de vess al mund: canzone popolare diffusa nella zona tra Cremona e Bergamo, su un impianto musicale ottocentesco;
      Da cannu semmu nati: canto aforistico gallurese su un tema musicale di origine sacra;
      Nana bobò: ninna nanna raccolta a Chioggia;
      Canto dei battipali: cantilena veneta, per dare il ritmo al lavoro degli operai;
      Ninna nanna a sette e venti: nenia diffusa in Val d’Arno.

      ————————————-
      [*] Quelli che il bergamasco è una varietà del Lombardo orientale, che è una lingua e non un dialetto, e che Bèrghem è vocabolo di origine germanica: oh yeah!

      P.S. 1. Similprogresssiti, traditori del popolo, infami aziendalisti, vergognatevi! 2. Ur-leghisti, servi di Salvini e ignoranti, vergognatevi anche voi!

    • SwissLeaks

      Per capire meglio, varrà la pena ricordare che l’articolo del Foglio qui sopra citato fa riferimento al cosiddetto SwissLeaks: lo scandalo nasce quando un ingegnere informatico, Hervé Falciani, italo-francese, che lavorava per la HSBC Private Bank (Ginevra), consociata della HSBC Holdings plc, uno dei più grandi gruppi bancari del mondo, ha rivelato, producendone le prove, che il summenzionato gruppo bancario ha fatto operazioni in Svizzera, nel 2006-07, per un ammontare di 180,6 mld di euro, opportunamente resi volatili all’imposizione fiscale dei paesi d’origine (europei), dove i redditi erano stati accumulati. Poiché gli acronimi ci stanno notoriamente antipatici, per via della loro programmatica intenzione inculante, specifichiamo che HSBC significa Hongkong and Shanghai Banking Corporation.
      Attualmente Falciani collabora con il partito politico Podemos per combattere l’evasine fiscale in Spagna.

      Tutto ciò premesso, francamente non capisco dove l’articolo del Foglio voglia andare a parare. Forse doverei andare a vedere altri articoli, scritti sullo stesso argomento, sullo stesso giornale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: