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Appunti di astronomia padana

15 giugno 2015

La costellazione di Erìdano

 .Caprarola_1575_Eridano

Palazzo Farnese, Caprarola: Sala del mappamondo. La realizzazione della villa fu affidata nel 1547 dal cardinale Alessandro Farnese il Giovane all’architetto Jacopo Barozzi (“il Vignola”). Gli affreschi della Stanza del Mappamondo, opera di Giovanni Antonio da Varese, furono terminati nel 1575. Le pareti della sala sono affrescate con le carte geografiche del mondo (compreso il Nuovo mondo), il soffitto è affrescato con la volta celeste. In questo particolare vediamo la costellazione di Erìdano, che è il nome greco del fiume Po: Fetonte è sbalzato dal carro del Sole, trainato da quattro cavalli, e precipita nel fiume Eridano. Ai piedi di Fetonte vediamo il disco incandescente del Sole.

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Scrivevamo qualche tempo sul carattere intrinsecamente reazionario del principio di identitarietà, e sulla sua pericolosità, non foss’altro che per l’insegnamento che ci offre la Storia, quando questo fetido principio fu abbracciato dal nazismo. Non è meno pericoloso anche a livelli apparentemente più blandi. Varrà la pena in proposito ricordare quel che ci mostrano numerosi esperimenti di psicologia: qualunque impiegato abituato ad obbedire e desideroso di far carriera, può trasformarsi in un aguzzino simil-nazista, se si sente autorizzato dal consenso e dalla benevolenza del “capo”. Il principio identitario, dunque, «quand’anche sia quello brandito dal bonario operaio milanese mangianebbia del buon tempo antico, che si contentava di tenere al suo posto il “terrone”», è comunque pericoloso. Ma ancora più pericoloso è quello del «dottorino con pretese sc-scientifiche.[1] Quello che prima ti parla dei piatti tipici cucinati dalla nonna, poi del dio Thor, quindi si lascia andare e, magari, gli scappa la croce celtica, o anche il saluto nazista» (si veda Contro il paradigma dell’identitarismo e la schiavitù del branco). Inutile ricordare, perché è cosa arcinota, che Umberto Bossi ebbe l’ambizione di essere il gran sacerdote di una mistica padana abborracciata che prevedeva matrimoni celtici, addobbi carnascialeschi in occasione del raduno sul «sacro prato» di Pontida e traffici di ampolline riempite alla sorgente del «sacro fiume Po», quindi portate in automobile fino a Venezia e, all’occorrenza, versate sulla capigliatura di Renzo «Trota» Bossi.

 Una mistica miserabile, si dirà, che, come quella nazista, faceva leva sull’istinto di appecoramento delle masse ma che, a differenza di quella, che si valse dell’apporto di uomini di cultura collaborazionisti, faceva perno sull’ignoranza: oltre a quella delle masse, anche, in primis, quella dei sacerdoti. Eppure il fiume proclamato sacro da Bossi in una cornice di impostura crassa ignoranza fu veramente sacro per il pio Virgilio. Il nome “Po” deriva dal lat. Padus fu infatti identificato con il mitico fiume Erìdano, che è un fiume mitologico, legato alla morte di Fetonte che vi precipitò.[2] Virgilio nelle Georgiche (I, 482), lo chiama “il re dei fiumi”: «fluviorum rex Eridanus»: è il fiume che scorre non lontano dalla sua Mantova. E che, a scanso di equivoci si tratti proprio del fiume Po, ce lo attesta il Petrarca in una sua lettera al Boccaccio.[3] Quali belle parole seppe trovare il Petrarca per descrivere le sorgenti del Po che nel 20º secolo sarebbero state profanate da Umberto Bossi e dai suoi dignitari per compiervi i loro riti blasfemi di impostura e coglionamento delle masse! Ebbene, riflettendo sugli scampoli di mistica padana tuttora persistenti (incoraggiati da Salvini per gettare fumo negli occhi dei leghisti settentrionali, così che non si accorgano della sua svolta fascista), andando con il pensiero all’abuso del nome del fiume Po perpetrato da Umberto Bossi, dai buxisti e, attualmente dagli Ur-leghisti (ma qualcuno – l’ho sentito con le mie orecchie – si è spinto a dire Erìdano, perché si capisse che era acculturato: peccato che sbagliasse l’accento, e dicesse “Eridàno”), ho pensato di rendere giustizia al fiume Po e di raccontare qualcosa del mito di Fetonte che precipita sul fiume Erídano. Più che sconfiggere l’ignoranza – impresa impossibile! – intendo vendicare il fiume Po, detto anche Erídano: ovviamente, per quel poco che vale Nusquamia e per quel poco che contano i suoi venticinque lettori.

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Il mito di Fetonte che guida il carro del Sole e precipita sul fiume Erídano

 Fetonte è figlio di Elio che è il dio del Sole, che ha il còmpito di portare la luce del giorno agli dèi e agli uomini: sorge all’alba dall’Oceano d’Oriente, di fronte al paese degli Etiopi, per tuffarsi la sera nell’Oceano d’Occidente, dove par che dimori in uno splendido palazzo. Poi, non si sa come, sul far del mattino si trova di nuovo in oriente. Per trasportare il Sole, Elio si serve di un carro trainato da quattro focosi destrieri bianchi. Fetonte chiede un giorno al padre di poterne guidare il carro, ma non riesce a tenere a freno i cavalli e a mantenere il carro lungo il corso assegnato al Sole. Il carro si avvicina pericolosamente alla Terra, incendiando le foreste e facendo scomparire le sorgenti del Nilo. A questo punto interviene Zeus (che per i romani è Giove) in persona, il quale scaglia un fulmine e fa precipitare l’incauto auriga nel fiume Erídano. Qui Fetonte viene sepolto e pianto dalle sue tre sorelle, che saranno convertite in pioppi e le cui lacrime diventano gocce d’ambra: una pietra che conserva il bagliore cangiante del sole e la trasparenza della lacrima. Il mito di Fetonte è raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio, che così descrive la sua caduta sull’Erídano (II, 319-324):

At Phaeton rutilos flamma populante capillos, volvitur in praeceps longoque per aera tractu fertur; ut interdum de caelo stella sereno etsi non cecidit, potuit cecidisse videri. Quem procul a patria diverso maximus orbe excipit Eridanus fumantiaque abluit ora.

Cioè:

Ma Fetonte, con il fuoco che gli devasta i capelli fiammeggianti, precipita vorticosamente, tratto nell’aria per lungo spazio; ed è come talvolta par di vedere una stella che cade dal cielo sereno, anche se non è caduta. Lontano dalla patria, in tutt’altra parte del mondo, è accolto dal grande Erídano, che ne inonda il volto infuocato.

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La costellazione di Erídano nella volta celeste

La volta stellata, le cosiddette stelle fisse, che prendono questo nome perché ruotano tutte insieme come se fossero appuntate sulla sfera celeste, a differenza dei pianeti che si spostano tra stella e stella, può essere interpretata in termini di costellazioni, cioè raggruppamenti di stelle. Naturalmente ognuno è libero di raggruppare le stelle come vuole e anche di dare un’interpretazione di ciascun raggruppamento. Così i Greci videro certe costellazioni, ma i cinesi ne videro altre. Come i pianeti per gli antichi Greci sono associati agli dèi principali che hanno sede nell’Olimpo, così le costellazioni sono associate a certi dèi secondari. Una di queste è, appunto la costellazione di Erídano: le stelle sono disposte secondo una linea ad andamento flessuoso, che descrive come le anse di un fiume. La figura che vediamo riprodotta all’inizio dell’articolo presenta un’interpretazione dell’interpretazione. Cioè gli antichi vedevano in quella costellazione fiume e stabilirono che quel fiume è l’Erídano: sovrapposero il mito alla disposizione delle stelle. Il pittore della volta della Stanza del mappamondo al Palazzo Farnese di Caprarola, ha sovrapposto al mito la sua rappresentazione pittorica. Gli antichi (e qui intendiamo gli antichi Greci) avevano raggruppato le stelle in 48 costellazioni: sono quelle del catalogo di Tolomeo, contenuto nell’Almagesto. Noi moderni ne conosciamo 88, quelle dei Greci, più quelle dell’emisfero meridionale. Ma chi si rechi a Palazzo Farnese e alzi lo sguardo al soffitto della Sala del Mappamondo, vedrà il cielo blu punteggiato di 50 costellazioni, due in più di quelle allora ufficiali. C’è una ragione, che è discussa in un libriccino ricco di notizie e ragguagli sull’astronomia degli antichi: La volta celeste della sala del Mappamondo nel Palazzo Farnese di Caprarola. Per avere una visione d’insieme delle costellazioni affrescate nella Sala del mappamondo, si veda questo interessante documentario:

Documentario realizzato dal curatore del sito Atlas coelestis, nei confronti del quale sono debitore anche per l’immagine di Fetonte precipitato sull’Erídano. Il documentario è dedicato alla memoria di Salvador Allende: ne sentiamo le ultime parole, pronunciate alla radio, mentre è in atto il colpo di Stato del generale Augusto Pinochet e il palazzo della Moneda, dove Allende è asserragliato, è bombardato dall’aeronautica: «¡Viva Chile! ¡Viva el pueblo! ¡Vivan los trabajadores! Estas son mis últimas palabras y tengo la certeza de que mi sacrificio no será en vano, tengo la certeza de que, por lo menos, será una lección moral que castigará la felonía, la cobardía y la traición». Colui che ha realizzato il documentario ha voluto che nella nostra memoria si imprimesse il suono di queste parole. A noi non dispiace udirle, a noi che – nel nostro piccolo – siamo nemici di ogni «fellonia, codardia e tradimento».

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Un metodo per imparare insieme le lingue e le cose (fra queste, l’astronomia)

Comenio

La Ianua linguarum reserata,[4] in una bella edizione elzeviriana pubblicata nel 1643. Il libro fu scritto dal grammatico e pedagogo Comenio in origine, nel 1631, per insegnare il latino agli studenti cechi. Dunque era un’edizione bilingue con il testo ceco che correva parallelamente a quello latino. Ben presto il libro, che rispondeva a un preciso ed efficace metodo di insegnamento delle lingue, fu tradotto per l’apprendimento del latino (e del greco) da parte di studenti di qualsivoglia madrelingua. L’edizione qui sopra mostrata, e che può essere sfogliata facendo clic sull’immagine, porta su tre colonne il testo latino, greco e francese. Comenio aveva maturato l’idea che le lingue non potessero essere insegnate senza relazione alle cose e alla conoscenza in generale.

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Adesso, nell’impresa disperata di colmare l’ignoranza degl’identitaristi padani,[5] vediamo quale posto avesse la costellazione di Erìdano nel sapere enciclopedico diligentemente classificato dal pedagogo Comenio. Sfogliando il libro, vediamo che è diviso in cento titoli, a ciascuno dei quali corrisponde a un argomento. Ciascun argomento è a sua volta sviluppato in un certo numero di paragrafi. Si va dalla creazione del mondo ai corpi celesti e di qui alla Terra e alle specie animali e vegetali che la popolano; quindi si considerano l’uomo, le parti del corpo, le facoltà mentali, le attività lavorative e gli svaghi; si passa alle istituzioni (il matrimonio, la Chiesa, i tribunali ecc.), alla scuola e al sapere che vi si apprende; di qui alle virtù che contraddistinguono un ragazzo costumato il passo è breve. L’opera termina con tre titoli dedicati alla Provvidenza divina, alla morte e agli angeli.

Se vogliamo inquadrare la costellazione di Erídano nel sapere enciclopedico dell’epoca, dobbiamo andare a pagina 5. Qui s’inizia il titolo IV, che è dedicato al firmamento. I paragrafi 31 e 32 stabiliscono quale sia la differenza tra le stelle e i pianeti. Segue la descrizione dei pianeti (paragrafi 33-42) e delle stelle fisse. Queste sono definite nel paragrafo 43 come stelle di diversa grandezza, dalla prima alla sesta, per un totale di 1022 stelle visibili. Segue la descrizione dei segni dello zodiaco ai quali sono attribuiti i nomi di esseri viventi, reali o fantastici. Però, oltre che nelle dodici “case” dello Zodiaco (dall’Ariete ai Pesci), le costellazioni si trovano anche fuori dello Zodiaco. Possono essere boreali, o australi. Ebbene, le costellazioni dell’emisfero australe — dice Comenio — sono quindici: la terza costellazione è quella di Erìdano: essa comprende 34 stelle, compresa la stella di prima grandezza che prende essa stessa il nome di Erídano. E così siamo arrivati alla pagina 12 del libro (vedi qui sotto).

Comenius, Ianua, p.12

Pagina 12 del trattato di Comenio, Ianua linguarum reserata, dove è menzione della costellazione di Eridano. Nelle pagine precedenti l’autore aveva fatto presente che le stelle fisse si spostano tutte insieme, solidalmente con l’ottava sfera (questa è a concezione geocentrica del firmamento, secondo l‘Almagesto di Tolomeo), ma che non tutte brillano con la stessa luminosità. Quindi, dopo aver descritto le stelle che si trovano nella fascia zodiacale, descrive quelle (conosciute) dell’emisfero boreale e australe, In particolare leggiamo: «[Sitae sunt extra Zodiacum stellae I. Boreales…]; II Australes: 1. In Ceto 22; 2. in Orione 38…; 3. in Eridano (fluvio Nilo) 34, ubi est primae magnitudinis Eridanus». Cioè: “[Si trovano fuori della fascia zodiacale le stelle: I. Boreali]; II. Australi: 1. nella Balena, 22; 2. in Orione, 38…; 3. nell’Eridano (fiume Nilo), 34, dove splende la stella di prima grandezza Eridano. Qui Comenio, identificando Erìdano nel Nilo, reca un dispiacere enorme a Umberto Bossi, il quale impose all’ultimogenito il nome di Eridano Sirio, e non senza ragione: è un nome che «richiama immagini che vanno dalle profondita’ dei fiumi fino al cielo, visto che Eridano è la personificazione del Po e Sirio è la stella più brillante del cielo»: si veda Bossi ha deciso: suo figlio si chiamera’ Eridano Sirio.

Qualora il lettore trovi difficoltà nello sfogliare il libro sopra segnalato (in realtà non è così difficile navigare nella finestra di Internet Archive, basta un po’ di pratica), potrà leggerne una trascrizione in formato di Internet (html) al seguente indirizzo: Ianua linguarum reserata. Immagino, in ogni caso, che il lettore, se è arrivato a leggere l’articolo fino a questo punto, non sia un padanista di stretta osservanza buxista o Ur-leghista. Quel lettore, ne sono sicuro, l’abbiamo già perso per strada. E la cosa non mi dispiace.

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Appunti per un trattatello di demistificazione padana

Gli appunti di astronomia padana fanno parte di un insieme di argomenti “padani”, perlopiù di tono demistificante, trattati in forma sparsa nelle pagine di Nusquamia. Raggruppati in questa tabella, potrebbero venire utili a qualcuno cui venisse l’uzzolo di scrivere qualcosa su argomenti di mistica padana, nell’economia di un progetto di demistificazione espressa in forma più strutturata di quanto non si sia fatto finora. Per il momento non scrivo niente. Però, ricordate quando il Pedretti non gradiva quel ch’io andavo dicendo sulla fascinazione carismatica che pretendeva di esercitare sul popolo bue, e che io negavo, e sul suo modo di ragionare a capocchia, in barba alla logica di Aristotele, in realtà, a qualsiasi sistema di logica? Lui disse: “Va bene, se proprio ti dà piacere scrivere su di me, scrivici pure un libro. Poco me n’importa”. Ebbene, poiché fui sfidato, pensai che fosse venuto il momento di scrivere la Pedretteide. Scoprii in seguito che non era vero che al Pedretti non importasse proprio niente. Tant’è che denunciò. E gli andò male.

Titolo Argomento
La Padania non esiste La Padania è un’invenzione buxista,un’ideuzza che poteva funzionare come certe sgrammaticature, volute, in pubblicità. Ma la storia non conosce la Padania: semmai offre numerosi argomenti di refutazione del concetto di Padania come entità storica e culturale.
Meticciato e indipendenza Non esiste un rapporto di consequenzialità necessaria e sufficiente tra identitarismo e indipendentismo.
La lezione del Cattaneo: anche parlando di dialetti, impariamo a far a meno della mistica Breve recensione del saggio del Cattaneo “Sul principio istorico delle lingue europee” e succinta bibliografia per uno studio dei dialetti scevro di misticismo identitarista.
Illuminismo lombardo: dalle tenebre della superstizione alla luce della ragione Considerazioni sulla temperie morale e la tensione intellettuale che avrebbero costituito il terreno di cultura del pensiero federalista del Cattaneo
La Transpadana regio, la Gallia togata e le popolazioni alpine Sul meticciato culturale nella pianura padana, e, in parte, nelle stesse regioni alpine. La politica non deve cannibalizzare l’antropologia e le tradizioni popolari.
Statisti, e non arruffapopoli, per l’Indipendenza I padri fondatori degli Stati Uniti d’America erano uomini di cultura e non poeti dialettali.
Indipendentismo? Siamo seri: sbarazziamoci della mistica e della retorica La questione settentrionale va affrontata sbarazzandosi della mistica identitaria. Prevalenza dell’aspetto strutturale, per porre correttamente il problema.
Contro il paradigma dell’identitarismo e la schiavitù del branco L’indipendentismo non va confuso con l’identitarismo: un’analisi antropologica dell’identitarismo.
Il culto delle radici: perché allora non tornare al paganesimo? L’identitarismo si presta al delirio dei profeti del fascismo (alcuni dei quali ebbero un ottimo retroterra culturale: per esempio, Julius Evola) ma oggi, soprattutto, si presta alle baggianate esoteriche e paganeggianti.
Mistica dell’identitarismo nella “tradizione atlantica” Differenza tra i nazisti che andarono nel Tibet alla ricerca di una sapienza, discutibile, ma con una tradizione autentica, e i leghisti xhe vanno ad accattare  elmi di latta con le corna di bufalo americano.
Romanticismo, esoterismo, identitarismo, nazismo Contro il populismo, soprattutto quand’è identitario; per l’autonomia del pensiero, affrancato dalle pastoie della tradizione. La baggianata dell’origine germanica del vocabolo Bèrghem.
Boccaccio bergamasco Traduzione in bergamasco (del ’500) della novella del Decameron sul re di Cipro e la donna di Guascogna, annotata da Antonio Tiraboschi. Considerazioni sull’opportunità che lo studio (serio) dei dialetti sia disgiunto dalla mistica dei dialetti.
Stabiliamo una volta per tutte che il “politicamente corretto” è “stronzo”, sia politicamente, sia impoliticamente Perché sembra brutto dire “dialetto” e par meglio dire “lingua”? Soprattutto, perché dobbiamo stare a sentire le baggianate politicamente corrette dei linguisti-fai-da-te? I criteri di classificazione stabiliti nell’Ottocento dai glottologi sono oggi presi d’assalto da professorini assatanati e in cerca di una sistemazione.
Il dialetto è un dato in ingresso, una concausa o un aspetto portante del progetto indipendentista? Pensare a un’indipendenza che abbia come fattore aggregante il dialetto o la cultura locale è ridicolo. Non basta l’esempio miserevole dell’unificazione d’Italia, fondata su un analogo pregiudizio linguistico-culturale?
I dialetti hanno i loro limiti espressivi: ma non c’è niente di male Considerazioni in margine a un’osservazione di Antonio Meneghello, autore dei Piccoli maestri. Alcune poesie sublimi sono state scritte in dialetto eolico, non per questo diremo che il dialetto eolico è una schifezza. Dunque, perché gli identitaristi pretendono che i loro dialetti siano lingue?
Il provenzale, una lingua nobile e sepolta, riportata alla luce dal poeta Mistral Un modo serio di affrontare il problema di far risuscitare una lingua sepolta, il provenzale
Politicamente scorretto, contro la retorica patriottarda L’esperienza dei Cantacronache e del Nuovo canzoniere Italiano: ovvero, quando la ricerca sulla cultura popolare è una cosa seria.
Quando la Svizzera federale temeva le mattane degl’identitaristi italiani La Svizzera è uno Stato federale, che prescinde completamente dal identitarismo. Tanto da temere l’aggressività dell’identitarismo italiano e da pensare, a suo tempo, a una guerra preventiva.
Altri identitarismi: dedicato a Salvini Un parallelo tra la Repubblica napoletana, neoplatonica, e l’illuminismo lombardo, imparentato con gli empiristi britannici.

Per un’analisi estesa alla mistica celtica e medievale della Lega nord, una mistica che trascende quella padana stricto sensu, si veda I Pacifici Celti Leghisti: Roma ladrona e la storia dell’antichità.

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[1] Così diceva Gassman, che impersonava il personaggio di “Er Pantera”, balbuziente, nel film I soliti ignoti del suo piano di rapina: «È sc-scientifico».

[2] La maggior parte degli scrittori antichi identificò Erìdano nel Po; altri lo identificarono nel Rodano (Eschilo); altri ancora lo collocavano nelle regioni dell’Europa settentrionale. Comenio, come si legge in questo articolo, lo identificò nel Nilo. Sia come sia, il nome Erìdano è greco: Ἠριδανός , che in gr. si pronuncia “Eridanós”; in latino il nome diventa Ērĭdănus, che si pronuncia Erídanus, con l’accento sulla “i”, per la legge del trisillabismo, essendo la vocale “a” breve (ă). Perciò in italiano diremo Erìdano e non Eridàno.

[3] La lettera s’inizia con queste parole: «Est ad Italie latus occiduum Vesullus ex Apenini iugis mons unus altissimus, qui, vertice nubila superans, liquido sese ingerit etheri, mons suapte nobilis natura, Padi ortu nobilissimus, qui eius e latere fonte lapsus exiguo, orientem contra solem fertur, mirisque mox tumidus incrementis brevi spatio decurso, non tantum maximorum unus amnium sed fluviorum a Virgilio rex dictus Liguriam gurgite violentus intersecat; dehinc Emiliam atque Flaminiam Venetiamque disterminans multis ad ultimum et ingentibus hostiis in Adriacum mare descendit». Cioè: “Nella parte occidentale dell’Italia, dalla catena dell’Appennino si leva il Monviso, un monte altissimo, isolato, che, innalzandosi con la sua vetta oltre le nuvole, si slancia nell’aria limpida. È una montagna famosa di per sé, famosissima per le sorgenti del Po che, sgorgato dal suo fianco con un rigagnolo, procede verso oriente, e subito gonfiatosi dopo un breve percorso per uno straordinario apporto di acqua, è definito da Virgilio non solo uno dei fiumi più grandi, ma il re dei fiumi. Taglia a mezzo la Liguria con la sua corrente impetuosa; quindi dividendo l’Emilia e la Romagna e il Veneto, scende infine all’Adriatico con molti e larghi sbocchi”.

[4] “La porta delle lingue dischiusa”.

[5] Sicuro di dare un dispiacere ai padanisti, farò presente che il trattato dell’astronomo e geografo greco Tolomeo, noto come l’Almagesto, dal lat. Almagestum, porta un nome arabo, perché l’opera di Tolomeo fu tradotta dal greco in arabo, quindi ri-tradotta, dall’arabo in latino, da Gerardo da Cremona nel XII sec. Questi si era trasferito per ragioni di studio nel Califfato di Cordova, dove a quel tempo fiorivano meravigliosamente le scienze e le arti. “Almagesto” deriva da alMagisṭī, dove riconosciamo l’articolo arabo al e la parola greca μεγίστη, “grandissima”. Cioè con “Almagesto” s’intende la grande raccolta degli scritti astronomici di Tolomeo. Il titolo originale dell’opera era Μαϑηματικὴ σύνταξις, “Raccolta matematica” (ma per “matematica” s’intendeva allora l’astronomia); già nell’antichità il titolo originario fu modificato Ἡ μεγάλη σύνταξις, “La grande raccolta”, in seguito Ἡ μεγίστη, “La grandissima”. Le costellazioni affrescate nel soffitto del Palazzo Farnese a Caprarola e descritte nel libro di Comenio sono quelle dell’Almagesto.

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From → Cultura, Pedretteide

38 commenti
  1. La mistica celtica sul viale del tramonto. Ma Salvini dà spago agli Ur-leghisti, per coglionare l’elettorato settentrionale


    Umberto Bossi traffica con un’ampolla falloide contenente l’acqua di Erìdano, il dio Po. L’ultimogenito di Umberto Bossi si chiama Erìdano Sirio.

    Consiglio vivamente la lettura dell’articolo I Pacifici Celti Leghisti: Roma ladrona e la storia dell’antichità che descrive le tappe del tentativo buxista di «invenzione della tradizione», poi azzerato da Salvini, che ha in mente un partito lepenista, con la benedizione di Putin.
    Nell’articolo si considera che, quando nel 1989 la Lega si affaccia alla ribalta nazionale, «il suo apparato propagandistico non contempla alcuna allusione ai Celti. Le due Leghe del Nord, cioè quella Lombarda e la Liga Veneta, si richiamavano esplicitamente non all’antichità, quanto piuttosto al Medioevo». Ma, per giustificare il distacco dal resto dell’Italia con motivi che non fossero solo di ordine fiscale, occorrevano motivazioni di carattere etnico (una scorciatoia che rivelò pericolosa). Nacque così la mistica padana che doveva fare della Padania una regione «comparabile al Quebec canadese, all’Irlanda del Nord o ai Paesi Baschi».
    Così, assoggettando il popolo a una mistica della quale sarebbe stato il papa, Bossi sarebeb divenuto il dominus del partito. Di fatto, come ebbe a dire la Pivetti (una volta tanto diceva giusto) «Bossi sta trasformando la Lega in una setta religiosa. Non fa più un discorso politico ma pseudomistico […] una pagliacciata che non cancella la gravità dell’offesa ai cattolici».
    La parte più interessante dell’articolo è quella che mette in relazione la mistica padana con quella nazista (fermo restando che la mistica padana è farsesca, quella nazista è tragica): «La Lega con la sua ampolla druidica, i riti pagani dell’acqua, le schiere di giovani camice verdi pronte a buttarsi nel fuoco per il loro leader carismatico hanno immediatamente richiamato alla memoria altre adunate, altre schiere di giovani, in camicia, però, bruna».
    Ottima anche l’analisi dei tentativi di inserimento, nella mistica pecoreccia di Bossi, di un’altra mistica, culturalmente ben fondata, quella dell’esoterismo: per cui si veda Le radici esoteriche del nazismo. Ciò avviene «per analogia all’antica tradizione ermetica iniziatica che, presente in Europa fin dal periodo rinascimentale, è riemersa con prepotenza durante gli ultimi anni dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento».
    L’articolo prosegue, ben documentato, per concludere che, a un certo punto, quando Salvini s’insignorisce del partito, i «celti leghisti non sono più funzionali alla sua propaganda: e infatti i simboli stessi fondanti della Lega delle origini (l’Alberto da Giussano ed il Sole delle Alpi) seppure restano nel simbolo elettorale passano in secondo piano rispetto al nome del segretario, Salvini, garante e propugnatore del “nuovo corso”».
    Manca tuttavia nell’articolo l’analisi della furbata di Salvini consistente nel praticare la politica del doppio binario. È quella per cui Salvini, mentre si allea con i fascisti di Sovranità, dà comunque spago agli Ur-leghisti padani, al fine di coglionamento dell’elettorato dell’Italia dettentrionale. Però, a dire la verità, non posso gettare la croce sull’estensore dell’articolo, che è stato scritto un anno fa. La politica del doppio binario è cosa recente, per Salvini, almeno. In realtà è roba vecchia, come quando Berlusconi si alleava con la Lega al Nord, e con Gianfranco Fini al Sud.

    • La rinoplastica di Erìdano

      L’Erìdano del quale parliamo, quello che ha fatto la rinoplastica, non è il dio Po, ma il figlio di Umberto Bossi. Fatti suoi direte: beh, vediamo: lui si è fatto la rinoplastica, un bel nasino nuovo di pacca, con i soldi della Lega.Così perlomeno si legge in un articolo del Fatto quotidiano, “Tanzania, Bossi e Tremonti erano d’accordo” Le parole di Belsito che inguaiano la politica:

      Le multe di Renzo, la plastica al naso di Eridano Sirio, il dentista di Umberto, la polizza di casa Bossi. Sono alcuni dei documenti contenuti nella cartellina sequestrata dalla cassaforte della Camera dell’ex tesoriere Francesco Belsito sulla quale si trova la scritta in grassetto “The Family”. All’interno della quale, in particolare, pesano i bonifici firmati direttamente da Umberto Bossi e destinati alla moglie. Ma anche un fax spedito dal geometra Pedretti dello studio di architetti di Curno: “Come da accordi il sottoscritto vi inoltra la fattura dell’impresa Coimber esecutrice dei lavori di impermeabilizzazione” della villa di Gemonio.

      Un altro organo d’informazione, Lettera 43, conferma la rinoplastica:

      Nelle carte dell’ex tesoriere Francesco Belsito si è trovata la ricevuta di un intervento di rinoplastica a cui si sottopose Eridano Sirio Bossi, il secondogenito di Umberto Bossi e Manuela Marrone.

      Inoltre si domanda se il naso nuovo di Erìdano sia opera del chirurgo delle Olgettine, più specializzato in altre parti anatomiche: è un dubbio alimentato dal fatto che il dott. Giacomo Urtis avrebbe avuto in cura Manuela Marrone, la moglie di Umberto Bossi. Si veda l’articolo Lady Bossi e la Lega di plastica, dove apprendiamo dell’esistenza del chirurgo delle Olgettine, detto anche «il medico del bunga bunga», noto «per aver rifatto la tettuta Nicole Minetti e altre Orgettine». Fra le sue clienti, inoltre, «Barbara Faggioli, Marysthell Garcia Polanco, Barbara Guerra, Aida Yespica, Raffaella Zardo, Belen Rodriguez e molte altre».

  2. Identitarismo e cultura

    Abbiamo accennato più volte alla circostanza che l’identitarismo non è necessariamente quello tutto rutti e scorregge, quello delle sciure Rusine, dei vecchietti avvinazzati e dei poeti dialettali e, nella migliore delle ipotesi, dei “ricercatori di Atlantidi”, come diceva — un po’ schifato –il razionalista Carlo Cattaneo (linguisti fai-da-te, vsitatori ignoranti di antichi miti e fondatori di improbabili nuovi miti esistevano anche ai suoi tempi).
    In realtà c’è stato, e c’è ancora, anche se marginale, un identitarismo provveduto culturalmente, ma non è quello dialettale dei leghisti di nostra conoscenza. È quello che aspira a instaurare un nuovo ordine su scala mondiale: quello nazista, per esempio, che prende le mosse dalla Società Thule, della quale furono esponenti di spicco Rudolf Hess, che fu il vice di Hitler, e Alfred Rosenberg , che fu l’ideologo del nazismo; ed erano uomini di vasta cultura. [*] Thule è l’isola mitica, ipotizzata come terra d’origine delle popolazioni germaniche: ebbene, la Società Thule intendeva rendere incisiva sul piano politico l’ideologia di un gruppo d’intellettuali nazionalisti e antisemiti che forgiarono una dottrina esoterica sulla superiorità degli ariani, con “interessanti” apparentamenti al buddismo tibetano e alla dottrina teosofica di Mme Blavatsky, fondatrice della Società teosofica. [**]
    In Italia, un esponente di primissimo piano del pensiero tradizionalista, difensore dell’identità europea e propugnatore di un imperialismo pagano du Julius Evola, una delle “intelligenze scomode del Novecento”. Vasta è la produzione letteraria, filosofica e politica di Evola, come pure la saggistica dedicata a Evola, come mostra questa pagina di ricerca nel catalogo Ibs. Si veda anche Julius Evola: l’altra faccia della modernità. Ma, attenzione, questa è roba che scotta. Per fortuna, va oltre le capacità intellettive degli Ur-leghisti.


    Raduno a rutto libero sul «sacro prato» di Pontida. Ma almeno i leghisti di stampo antico non erano pericolosi. Molto più pericolosi, per la tenuta della democrazia, sono i ruspanti fascio-leghisti salvineschi e i non meno ruspanti Ur-leghisti alleati di Salvini, ai quali è affidato il còmpito di dimostrare, se ci riescono, che non è vero che, nell’impadronirsi del partito, Salvini ne abbia stravolto lo statuto, in particolare l’«Art. 1 – Finalità. Il Movimento politico confederale denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord – Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana».

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    [*] Hess abbandonò l’Università quand’era sul punto di laurearsi in filosofia, per occuparsi a tempo pieno di politica. Ma gli studi a quel tempo erano seri e severi, il liceo era di prim’ordine. Non era ammesso il cazzeggio, men che meno era concesso laurearsi su Martha Nussbaum. Karl Marx, per esempio, si laureò con una tesi dal titolo Differenza tra la filosofia di Democrito e quella di Epicuro.

    [**] Rudolf Steiner fu un esponente di primo piano della sezione tedesca della Società teosofica. In seguito se ne allontnò per fondare la Società antroposofica, che continua a operare, tant’è che conta adepti perfino a Curno, paese sgarruppato a pochi chilometri da Bergamo.

  3. Maria Elena Boschi prossimamente a Bergamo


    Per leggere l’articolo, si faccia clic sull’immagine.

    Speriamo di non farci riconoscere. Se il meraviglioso ministro delel Riforme, la «fera bella e mansueta» [*] sarà intervistata dai soliti giornalisti anglorobicosassoni, siamo fritti, avremo perso la nostra reputazione. Uno dei pochi giornalisti degni d’intervistarla, forse l’unica, è Anna Gandolfi. Che però adesso, purtroppo, si legge meno spesso. Perché? Eppure è bravissima.
    Adesso immagino che Max Conti, per farci un dispetto, farà di tutto per farsi fotografare vicino vicino, un po’ come usava fare il suo amico Pedretti con il conte zio. Ma lei accetterà un simile obbrobrioso accostamento? Quella di Torre Boldone è una festa di partito; e, per quanto il partito sia mal ridotto (il 40%? cala, Trinchetto!), la festa non può diventare la location (come si dice in linguaggio coglione, cioè l’ambientazione) di una scena tratta dalla favola La bella e la bestia.

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    [*] Vedi il Petrarca, con riferimento alla sua Laura:

    Tempo verrà ancor forse
    ch’a l’usato soggiorno
    torni la fera bella e mansueta…

    • Non vale. Tutte le scuse sono buone per sbaciucchiare la Boschi
      (La mia è tutta invidia, ovviamente)

      Laura Boldrini ha appena proclamato il risultato delle votazioni sull’Italicum, ed ecco questi lumaconi, anche qualche lumacona, a dire la verità, non ci pensano due volte: si precipitano sulla Boschi per imbrattarla dei loro baci lubrichi. Anche il buon vecchio Bossi, che per l’occasione ha tirato fuori dal borsello uno dei gadget storici della Lega del buon tempo antico, un flacone del famoso profumo Dür.

  4. siamo tutti perdetti permalink

    Ohibò! Ma qua manca qualcosa… chi è il giudice istruttore? Ha davvero visto tutti i video su Youtube.com? Secondo me, no!
    http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/vilipendio-a-napolitano-e-montichiesti-18-mesi-per-umberto-bossi_1126777_11/

    [Mi piacerebbe leggere una cronaca dettagliata. Ma il Pedretti non si è presentato a discolpare il caro leader? Eppure fu lui, il Pedretti, a suggerire quell’espressione. Aspetto di leggere il Corriere della Sera, poi titeremo qualche conclusione. N.d.Ar.]

    • Schifato permalink

      Figuriamoci se si è fatto vedere il coniglio, e li chiamano gli “uomini” della Lega….
      A pensarci bene il loro comportamento cosa ha dell’uomo nel senso più elevato della parola?
      Ma non era quello che sbraitava che bisogna metterci la faccia!?
      Pure i rimborsi si beccavano per il loro “operato”
      Che gente squallida e insignificante, altro che scorreggie nello spazio.

      • Beh, ma siamo sicuri che il Pedretti voglia fare il pesce in barile? Chi ci dice che non voglia metterci la faccia? Forse ha già preso contatto con l’avvocato difensore di U. Bossi, gli ha consegnato una dichiarazione di assunzione di responsabilità, in merito al vilipendio al capo dello Stato. Molto semplicemente, il Pedretti avrà certficato che fu proprio lui a suggerire al caro leader che Napolitano rientrava nella categoria dei “Terroni”. Proprio come nella canzone che tanto piace, o piaceva a Salvini: «Senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani» (si veda “Canzone razzista, si dimetta”E Salvini lascia il Parlamento). Però, sia ben chiaro il Pedretti non s’entra con quell’altra storia, quella del Monti cui piacerebbe prenderlo in quel posto!

    • siamo tutti perdetti permalink

      Et voilà!

      http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_giugno_18/bossi-corna-napolitano-offese-monti-pm-chiede-1-anno-6-mesi-6841411e-15af-11e5-8c76-9bc6489a309c.shtml

      L’articolo ha anche una parte multimediale da youtube.com ma non fa vedere quello che metterebbe in ordine i fatti realmente avvenuti. Le persone si giudicano soprattutto dalle proprie azioni.
      Non si capiscono coperture così forti… Omissioni così importanti… Perchè?


      • Per leggere l’articolo del Corriere della sera, si faccia clic sull’immagine.

        Dunque è stata chiesta per Bossi la condanna di 1,5 anni. Permane il mistero: ma chi è il misterioso (??) suggeritore della battutaccia? Giro la domanda ai giuristi: se il suggeritore si costituisse, di quanto verrebbe alleggerita la pena di Umberto Bossi? E, in generale, domando un po’ a tutti: non farebbe bene il suggeritore a costituirsi?

      • Ma insomma: il suggeritore c’è o non c’è? Suspense! A quando lo scioglimento dell’angoscioso [*]quesito?

        Dunque, proviamo a riassumere: il sostituto procuratore di Bergamo, Gianluigi Dettori, chiede la condanna di un anno e sei mesi di reclusione per Umberto Bossi che il 29 dicembre 2011 alla festa della Lega Nord di Albino ha offeso pesantemente il Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, e l’ex premier e attuale senatore a vita Mario Monti. Il capo d’imputazione ipotizzato dal sostituto procuratore è «Offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica, con l’aggravante della discriminazione etnica, nonché vilipendio alle istituzioni».
        Ora, noi non c’intendiamo di giure, ma io credo che si potrebbe considerare l’attenuante dell’età del Bossi, combinata con gli esiti dell’ictus che ne ha stroncato il vigore fisico e verisimilmente ha colpito l’area del Broca dell’emisfero cerebrale sinistro. Se poi questi due fattori sono combinati con un terzo fattore, la circostanza che il Bossi reagisse in maniera sprovveduta al suggerimento di un militante che si trovava sul palco di Albino alla sua sinistra, ecco che il difensore legale del Bossi potrebbe chiederne addirittura il proscioglimento (no so se tecnicamente sia il termine giusto, non me ne vengono in mente di migliori). Dico questo con buona pace dei giornalisti anglorobicosassoni, i quali sanno benissimo che circola, insistente, la voce dell’incombenza di un suggeritore. Com’è che non se ne parla? Eppure, tanto per fare un esempio, quando si tratta di Bossetti, il giornalismo anglorobicosassone è prodigo di dettagli: pur di far clamore, si registrano tutte le affermazioni, e, quel ch’è è più grave, si mettono sullo stesso piano tutte le affermazioni, quelle degli investigatori, degli avvocati, di testimoni più o meno attendibili, dei parenti ecc. Addirittura i giornalisti (non parlo di quelli anglorobicosassoni in particolare) addirittura vanno a caccia di testimonianze, nel caso di Bossetti, diventano inquirenti. Niente di male, purché sia veramente giornalismo d’inchiesta, e non giornalismo come quello che vediamo nel film L’asso nella manica di Billy Wilder, con Kirk Douglas.
        Tornando a Bossi, noi non chiediamo ai giornalisti anglorobicosassoni di diventare giornalisti d’inchiesta. Chiediamo loro, più semplicemente, di voler considerare il Tg La7 delle ore 20.00 del 31.12.2011.

        Dunque, la presenza del suggeritore non è un’ipotesi, è una certezza. Del resto, leggiamo nell’articolo riportato a p. 4 del dorso bergamasco del Corriere della Sera di venerdì 19 giugno Gli insulti a Napolitano e Monti. “Condannate Bossi a 1 anno e 6 mesi”: «Naplitano nomen omen– aveva poi scandito il Senatur — non sapevo fosse un terun». Ma il video riportato nell’edizione in rete dell’articolo, un po’ accorciata, ci consente di dare la trascrizione esatta delle parole di Bossi:

        «D’altra parte, nomen omen. Napolitano… [pausa di Bossi] Uno che si chiama Napolitano… [altra pausa di Bossi] Ah! Eh?… [brusio e urla dal pubblico, nuova pausa di Bossi, più lunga] Ah, no! Non sapevo che l’era terùn».

        Cari giornalisti anglorobicosassoni, cari premi Pulitzer, secondo voi, perché Bossi si sarebbe espresso così, se non avesse sentito un suggerimento? Avete dunque un compitino facile facile da svolgere: cercate il suggeritore. Forse che il Bossi non merita l’attenuante?

        A conferma del fatto che la presenza del suggeritore è vox populi, ancorché non registrata ufficialmente dalla stampa anglorobicosassone, leggiamo per esempio nell’articolo di Bergamo news, nei commenti in calce all’articolo Offese a Napolitano, chiesti 18 mesi di reclusione per il senatur Bossi:

        Mario – Se la prendono con una persona anziana e malata, se veramente vogliono fare giustizia si guardi bene nei filmati, nel servizio del tg La7 si vede benissimo che uno in parte a Bossi gli mise in bocca quel insulto.Anzi è quella stessa persona che dovrebbe assumersi le sue responsabilità e aiutare Bossi. Ma oggi chiedere ad un carrierista poltronaro di avere uno scatto di dignità è troppo per questi Yesman vicini la capo di turno, per poi lasciarlo quando non serve più alle loro “carriere”.

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        [*] Spiegheremo in seguito perché “angoscioso” e per chi.

      • “Aiutino” ai giornalisti anglorobicosassoni che andassero alla ricerca del suggeritore padano

        Poiché m’immagino che qualcuno fra i soliti noti — gatto padano e similgatto padano in primis, con tutto il mesto seguito d’impedrettati — sia tentato d’intonare il solito lamento, e già mi par di sentire chi dirà “Uffa, che barba, che noia! Che noia, che barba!”, e chi dirà che questa è acqua passata, poiché sono a mia volta stufo di rintuzzare le solte critiche furbastre e mal poste, rimando a uno scritto precedente: Una risposta agl’impedrettati, che non vorrebbero che si parlasse del Pedretti. Insomma non sono stato io a metter la mordacchia a Gandolfi, per evitare che il Pedretti fosse inchiodato alle proprie responsabilità (politiche): è stata la dott.ssa Serra, che si apprestava a inaugurare quel nuovo corso di convergenze parallele che avrebbe sortito l’effetto della misteriosissima eversione dell’amministrazione Gandolfi, in base allo schema predisposto dai due Dioscuri, il Max Conti e il Rob Pedretti, lo schema che prende il nome di “patto serrapedrettista”.
        Parimenti, non sono io, certamente, colui che abbia un problema con il Pedretti, tanto da augurarsi un suo definitivo abbandono della scena politica, ma che è impotente a dire anche un mezzo “bah”. Non sono io, è il Marcobelotti.
        Infine, non sono io colui che debba far dimenticare la trama degli accordi con il Pedretti gestiti in nome del Pd; e non so quanto ai vertici del Pd fossero al corente della bella impresa, e quanto l’avrebbero approvata, se fossero stati interpellati. No, non sono io: costui è Max Conti.
        Non parlo del gatto padano, infine, che pretenderebbe di essere l’ago della bilancia della politica di Curno, non meno che delle stategie planetarie della Freni Brembo: suvvia, siamo seri!
        Quanto a coloro che dicono che è acqua passata, io dico che no. Dico che è acqua che deve ancora passare.

        Tutto ciò premesso, invito i meravigliosi e professionali giornalisti anglorobicosassoni, sempre rigorosamente al servizio del lettore, “senza guardare in faccia a nessuno”, men che meno guardando ai similprogressisti, al Pedretti e alla fasciofemminista, a dare un’occhiata ai seguenti articoletti dell’archivio di Nusquamia:
        Umberto Bossi sotto indagine. Ma quando offendeva l’onore del Capo dello Stato era malato, e qualcuno gli suggeriva le parole

        Pontida, 4 maggio: Pedretti riuscirà a salire sul palco dei big? Potrà farlo “se ci mette la faccia”

        Rimborsi pazzi alla Regione lombarda: condannati altri quattro consiglieri

        Le preoccupazioni del Pedretti

  5. Tacito: un rimprovero incombente su assessorucoli e politici indigeni. Per non parlare di Salvini e di Renzi
    Alla maturità classica, Tacito. Un testo difficile, non perché sia necessaria una grande conoscenza del latino, ma perché richiede spirito critico e un’educazione alla “religione della libertà” quotidianamente calpestata dai soliti noti

    Finalmente torna Tacito come autore per il tema di versione assegnato alla maturità classica. Peccato che sia capitato in un momento in cui i tentativi di fare della scuola la cinghia di trasmissione di un’ideologia politicamente corretta hanno fatto danni se non irreparabili, riparabili solo dopo decenni, se mai verrano riparati. Il fascismo, pur provandoci, in parte non era riuscito a far tanto danno, in parte non ci aveva provato più che tanto, visto che nutriva sani complessi di inferiorità nei confronti della cultura. Invece oggi le sciacquette scolastiche credono di potersi permettere tutto, e si compiacciono dei risultati. Si vedono, purtroppo: si consideri, per esempio, Lavaggio pornografico del cervello ai ragazzi, per estirpare i “pregiudizi” omofobi.

    Qualche lettore ricorderà che ci siamo occupati più di una volta di un tale prof. Malek, protagonista di un film, Il principio superiore, al quale abbiamo dedicato una pagina del sito Testitrahus: si veda Il principio superiore. Anzi, “Principio superiore” era il nomignolo che gli studenti avevano affibbiato al professore, per via di questa sua fissazione, per cui nella vita non si dovesse agire opportunisticamente (come teorizzano gli aziendalisti, per esempio) ma in base a un principio superiore, che egli desumeva dalla lettura dei classici, in particolare da Tacito e Seneca. Ma poi, educati a quella religione della libertà, alcuni suoi discepoli non esiteranno a morire da uomini, irridendo alla brutalità della Gestapo. Non è un caso che il prof. Malek avesse scelto per l’esame di maturità un brano di Tacito (Annales, IV, 34-35), dove si parla di un certo Cordo, vissuto ai tempi di Tiberio, che non accettò l’ignominia di un processo manipolato, perciò si lasciò morire d’inedia. Secondo Tacito questo fu il primo caso di applicazione della legge di lesa maestà a carico di chi mettesse per iscritto le sue opinioni. Ma per saperne di più, si veda la pagina di Internet sopra citata.


    Facendo clic sull’immagine si accede alla pagina di Testitrahus dedicata al “Principio superiore”.

    Pensare che perfino in un paese sgarrupato alle porte di Bergamo (si chiama Curno, e i suoi amministratori pretendono che sia “bello da vivere”) esistono assessorucoli e politici indigeni che pretendono di schiacciare il dissenso, eventualmente con il concorso dei giornalisti anglorobicosassoni. Non mettono a morte nessuno, ci mancherebbe. Però sono molto bravi nell’erigere muri di gomma. E continuano ad accarezzare il sogno di denunciare a destra e a manca. Almeno Tiberio era un imperatore: ma questi, che cosa ci rappresentano?

    Sia come sia, viviamo in un’epoca di decadenza. Prima questo mondo di merda crolla, meglio è. In ogni caso, il brano assegnato come prova di traduzione dal latino in italiano per gli studenti candidati a conseguire la maturità classica (2015), tratta della morte di Tiberio, descritta da Tacito nei suoi Annali. Non è un brano difficile per quanto riguarda la conoscenza della lingua latina, cioè la grammatica e la sintassi, direi che qui non c’è niente di difficile, è necessaria soltanto qualche attenzione in uno o due punti. Ma può essere difficile per chi abbia perso il gusto per l’analisi critica, o non l’abbia mai avuto, come purtroppo è il caso degli studenti. Non che tutti gli studenti siano un caso disperato. Per fortuna anche la peggiore delle scuole, anche il più sindacalizzato dei professori, con cattedra conseguita ope legis, non sono (finora) riusciti a conculcare l’intelligenza di chi è stato straordinariamente dotato da madre Natura. Però grande è il male che una scuola scassata e professori indegni possono fare alla massa degli studenti. Ed è questa la differenza tra la scuola di ieri e quella di oggi: ma è inutile insistere, il ragionamento ci porterebbe fuori strada. Come disse quel tale, tiriamo innanzi.
    Dunque, la traduzione della “Morte di Tiberio” secondo Tacito può essere difficile, è vero, ma per chi è superficiale, per chi è sciatto, per chi ha una mente flaccida, com’è flaccido un corpo sedentario. Ed è evidente che non parlo più degli studenti. È flaccida la mente di chi si nutre o è nutrito di slogan pubblicitari, aziendalistici e politicamente corretti. O di chi, come certi incorreggibili uomini politici, pretende che l’orgia del potere non abbia mai fine. A me, in verità, pare che siano sull’orlo dell’abisso. Quanto meno, lo spero.
    La difficoltà nella traduzione di questo brano consiste precisamente dapprima nell’assegnare un corretto significato ai vocaboli latini, quindi nel rendere idoneamente i vocaboli latini con altri vocaboli italiani. Bisogna capire prima quel che è scritto in latino, quindi pensare a un’espressione italiana che renda precisamente, o il più precisamente possibile, quel che l’autore intendeva dire. Insomma, non è che uno prima traduce e poi capisce. È vero esattamente il contrario: prima si capisce, quindi si dà una veste in italiano corretto a quel che si è capito in latino. Qui, purtroppo casca l’asino (non per tutti, s’intende):
    a) per capire correttamente, occorre pensare, proporsi diverse interpretazioni plausibili e scegliere quella che s’incastona al meglio nel contesto;
    b) per esprimere correttamente la frase latina in italiano, una volta che si sia capita la frase latina, è necessaria una buona padronanza dell’italiano. Mi limito ad affermare che è scandaloso quanto povera sia la conoscenza dell’italiano, ma questo è un altro discorso, anche questo. Non è questione soltanto di vocabolario, è questione di padronanza del linguaggio e di proprietà di linguaggio.

    Capire il latino in latino ed esprimere in italiano, in buon italiano

    Ebbene, per esaminare le possibili difficoltà di traduzione e di una corretta espressione in italiano, esaminiamo questo brano di Tacito, assegnato ai maturandi il 18 giugno. Il lettore troverà qui sotto il testo latino, quindi una nostra traduzione, che non si pretende debba essere quella dello studente: ma è quella che ci aspetteremmo da una persona educata alla religione delle libertà, cioè allo spirito critico, e con una buona padronanza dell’italiano. Il testo latino è desunto da un sito affidabile, Bibliotheca Latina. Infine, il terzo blocco di testo contiene alcune osservazioni sulle scelte effettuate nel lavoro di traduzione.
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    Tacito, Annales, VI, 50

    Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat. mutatisque saepius locis tandem apud promunturium Miseni consedit in villa cui L. Lucullus quondam dominus. illic eum adpropinquare supremis tali modo compertum. erat medicus arte insignis, nomine Charicles, non quidem regere valetudines principis solitus, consilii tamen copiam praebere. is velut propria ad negotia digrediens et per speciem officii manum complexus pulsum venarum attigit. neque fefellit: nam Tiberius, incertum an offensus tantoque magis iram premens, instaurari epulas iubet discumbitque ultra solitum, quasi honori abeuntis amici tribueret. Charicles tamen labi spiritum nec ultra biduum duraturum Macroni firmavit. inde cuncta conloquiis inter praesentis, nuntiis apud legatos et exercitus festinabantur. septimum decimum kal. Aprilis interclusa anima creditus est mortalitatem explevisse; et multo gratantum concursu ad capienda imperii primordia G. Caesar egrediebatur, cum repente adfertur redire Tiberio vocem ac visus vocarique qui recreandae defectioni cibum adferrent. pavor hinc in omnis, et ceteri passim dispergi, se quisque maestum aut nescium fingere; Caesar in silentium fixus a summa spe novissima expectabat. Macro intrepidus opprimi senem iniectu multae vestis iubet discedique ab limine. sic Tiberius finivit octavo et septuagesimo aetatis anno.
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    Traduzione

    Ormai il vigore fisico abbandonava Tiberio, ma non la capacità di dissimulare: la fermezza d’animo era la stessa, teso nelle parole e nel volto, nascondeva il venir meno delle forze, per quanto manifesto, con una cortesia talvolta affettata. Mutava spesso la residenza, infine si stabilì nella villa presso il promontorio Miseno, che era appartenuta un tempo a Lucio Lucullo. Qui fu chiaro che si avvicinava agli ultimi giorni. C’era un medico, di nome Caricle, noto per la sua scienza, che però abitualmente non aveva in carico la salute dell’imperatore, ma gli era prodigo di consigli. Questi, come se si dovesse allontanare per suoi affari, apparentemente come per deferenza, gli prese la mano e ne tastò il polso. Ma non lo trasse in inganno, perché Tiberio – non è chiaro se irritato e tanto più tenesse a freno l’ira – ordinò che si riprendesse il banchetto e stette a tavola più del solito, quasi che volesse rendere onore all’amico che se ne andava. Ma Caricle confermò a Macrone che lo spirito vitale dell’imperatore scivolava via e che non sarebbe durato più di due giorni. A questo punto tutto venne sbrigato in fretta: nei colloqui fra coloro che erano in presenza dell’imperatore e nei dispacci ai luogotenenti e all’esercito. Il 16 marzo il respiro era venuto meno e si credette che l’imperatore avesse posto termine alla sua vita mortale. Caligola si fece avanti per impadronirsi dei primi elementi del sistema di potere, con gran concorso di persone che si congratulavano: quand’ecco che si riferisce che a Tiberio è tornata la voce e la vista che chiamava i servi a portargli il cibo che avrebbe rimediato al suo mancamento. Dopo di che tutti furono colti da sgomento: ognuno fingeva mestizia o di non saper nulla, altri se n’andavano chi da una parte, chi dall’altra. Caligola impietrito nel suo silenzio dopo che aveva sperato il massimo si aspettava cose inaudite. Macrone senza scomporsi ordinò che si gettassero sul vecchio imperatore parecchie vesti e così venisse soppresso; e che si lasciasse quell’aula. Così Tiberio finì i suoi giorni, all’età di settantotto anni.

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    Commento alla traduzione

    Iam […] corpus, iam vires: in italiano non diremo mai “ormai il corpo, ormai le forze”; meglio “ormai il vigore fisico”, trattando l’espressione come un’endiadi.
    quaesita […] comitate: è una cortesia affettata, ricercata.
    in villa cui L. Lucullus quondam dominus: non diremo “in una villa della quale Lucio Lucullo fu un tempo padrone”, ma “una villa che era appartenuta un tempo a Lucio Lucullo”.
    arte insignis: l’ars qui è l’ars medica (come pure si diceva ars grammatica, ars logica), dunque non è arte e nemmeno mestiere, qui arte significa disciplina, scienza.
    regere valetudines: alla lettera, è “governare gli stati di salute (dell’imperatore)”, dunque varrà come avere in carico la salute (dell’imperatore).
    principis: non è il principe, ma l’imperatore, come del resto suggerisce il contesto e come si trova nel vocabolario
    per speciem officii: letteralmente, per l’apparenza di un ossequio, ma in italiano non è chiaro, e non è bello; potremo dire “come per deferenza”, dove quel “come per” rende per speciem, dove species letteralmente significa “aspetto”
    pulsum venarum attigit: letteralmente, “toccò la pulsazione delle vene”, però è chiaro che in italiano si dice “tastare il polso”
    fefellit: il soggetto è il medico, che non poté fare a meno che Tiberio si accorgesse dello stratagemma.
    labi spiritum: è lo spirito vitale che se ne va via.
    cuncta […] festinabantur: qui conviene rimanere nel vago, come’è vago Tacito; potrebbe significare che si affrettavano tutte le operazioni che si mettono in atto quando muore un imperatore; ma se lasciamo l’espressione nel vago intendiamo anche altre cose, e forse è proprio questo quel che voleva farci capire Tacito.
    septimum decimum kal. Aprilis (dove Aprilis sta per Apriles): qui possiamo decidere se conservare l’espressione latina o esprimere il giorno del mese come usiamo noi; però non dobbiamo commettere errori: se conserviamo l’espressione latina dobbiamo dire “16 giorni prima delle calende di aprile”, e non “17 giorni”, perché i romani nel fare questo tipo di calcoli con i numeri ordinali mettevano in conto anche il giorno di partenza; se invece vogliamo essere più moderni, dovremo scrivere “il 16 marzo”: infatti, il numero ordinale XVII deriva dal fatto che il giorno di 16 marzo mancano 15 giorni al 31 marzo, che però per i romani sono XVI; ma le calende di aprile si trovano un giorno dopo il 31 marzo, e perciò per i romani mancano XVII giorni alle calende di aprile. In realtà è meno complicato di quel che sembra: noi al liceo facevamo i conti sulla punta delel dita.
    interclusa anima: anima non è l’anima dei cristiani ma il respiro: dunque, “il respiro era venuto meno”.
    gratantum: qualcuno potrebbe essere tentato di dire “ma non c’è nel vocabolario!”: ma è il gen. pl. di gratans, participio presente del verbo grator, -atus sum, -ari.
    ad capienda imperii primordia: letteralmente, per afferrare i principi, gli elementi, del potere; cioè, Caligola intendeva fare quel che si conviene a chi comincia a manovrare le leve del potere; noi abbiamo tradotto “per impadronirsi dei primi elementi del sistema di potere”.
    et ceteri passim dispergi, se quisque maestum aut nescium fingere: qui bisogna immaginare come al cinema una scena in rapido movimento: ci sono quelli che vanno da una parte all’altra (e sono i ceteri, cioè “tutti gli altri”, che qui vediamo messi dapprima, laddove in italiano “tutti gli altri” verrebbero dopo), mentre quelli che sono in presenza dell’imperatore fingono mestizia o fanno finta di non capire.
    in silentium fixus: “fisso in silenzio” o “infisso nel silenzio” in italiano non si dice; però si dice “impietrito nel suo silenzio”.
    discedi: è un caso di passivo di verbo intransitivo, con significato impersonale, come per esempio leggiamo in Orazio Ventum est a Vestae, cioè “si giunse al tempio di Vesta”. Discedi è riferito a tutti i presenti; questa poteva essere una difficoltà grammaticale.
    ab limine: letteralmente, “dalla soglia”; abbiamo tradotto “dall’aula”; si potrebbe anche intendere “dalla dimora, dal palazzo” perché questo è un significato attestato di limen. Ma credo che Tacito si riferisse all’aula.
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  6. Questo non è uno scoop, perché si sapeva tutto. Ma si fingeva di non sapere
    È lui o non è lui? Ma sì, è lui. Il suggeritore di Bossi è il Pedretti, l’“amico” dei due Bossi, Umberto e Renzo

    Come si vede, quando Umberto Bossi offese Napolitano, ebbe un suggeritore, e quel suggeritore è il Pedretti. I giornalisti anglorobicosasoni l’hanno sempre saputo, tant’è che Repubblica scriveva:

    Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini partenopee di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.

    Si veda Bossi insulta Napolitano: “Terùn”. Finora il Pedretti ha goduto del soccorso anglorobicosassone. Ma quanto può durare ancora? In ogni caso adesso la parola spetta ai leghisti, quelli di provata fede, come pure i nuovi, alleati di Sovranità in Italia, e che per evitare l’emorragia di voti al Nord pretendono di non aver tradito gl’ideali padanisti. Marcobelotti chiederà al Pedretti di far qualcosa per scagionare il capo? Salvini, che premiò il Pedretti ultimamente, sul palco della Fiera di Bergamo, eserciterà sul Pedretti una sorta di persuasione morale? O faranno i pesci in barile?

  7. Pontida 2015: appello alla mobilitazione per il proscioglimento di Umberto Bossi

    Popolo leghista,
    Camicie verdi della rivoluzione tradita,
    Ur-leghisti coglionati da Salvini,

    qui è il comandante Ettorino che vi parla.
    Sappiate che, pur mantenuto dal “padrone” (o “papà”, come vorrebbe Berlusconi) Marcobelotti – che non può rifiutarmi gli alimenti a norma di cacata carta, in particolare a norma della Carta dei diritti del Cane, sottoscritta a Curno dalla dott.ssa Serra – ho deciso di farmi carico, virilmente, delle mie responsabilità. Sono maschio, io, a differenza di Efe Bal, [*] e sono stato profumato, fin da cucciolo, con il profumo leghista Dür.
    I cani hanno una loro dignità, non posso esimermi dal parlare. Vivendo con il mio padrone, infatti, e partecipando alle riunioni dei cacicchi leghisti, ho visto troppe cose, e ho ne udite troppe:

    Ho viste cose che voi Ur-leghisti (cioè leghisti della prima ora) non potreste immaginarvi: Lgbt da combattimento con il culo in fiamme al largo dei bastioni di porta Venezia, e ho visto i raggi S (il raggio della morte di Sovranità, il braccio politico di Casa Pound, alleata di Salvini) balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, dove si accede al regno sotteraneo promesso dagli dèi inferi a Salvini. Ho visto tutto questo, e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

    Ma, prima di morire, prima che le mie lacrime canine si trasformino in rivi e facciano un pantano dei giaridini delle vostre villette arredate con i nanetti di gesso, mi udrete parlare e abbaiare insieme. Ed ecco quel che ho da dirvi.

    –––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
    Ur-leghisti coglionati da Salvini!

    Umberto Bossi, il fondatore del nostro Movimento (con la “M” maiuscola), il capo carismatico, il nostro comandante, quello vero, mica Salvini, rischia un anno e sei mesi di galera. Tutto perché il 29 dicembre 2011 alla festa della Lega Nord di Albino ha dato del terrone a Giorgio Napolitano.
    E noi ce ne stiamo con le mani in mano? (Nel mio caso, con le zampe in zampa.) Oh, vergogna! Eppure siamo ancora in tempo per evitare l’ignominia di una condanna al nostro capo, siamo in tempo per ottenerne il proscioglimento.
    Infatti, il nostro comandante (quello vero) è avanti nell’età ed è malato, e – soprattutto – è stato individuato il suggeritore del nostro comandandante. Dunque abbiamo elementi che fanno dubitare seriamente della responsabilità di Umberto Bossi in merito al reato del quale è imputato.
    Finora il suggeritore non si è mai fatto avanti. Ma sappiamo – lo sappiamo tutti, l’abbiamo sempre saputo – che il suggeritore è il Pedretti, quello che si vantava delle palle, quello che – diceva – è con la gente e in mezzo alla gente, quello che “ci mette la faccia”. [**].
    Il punto è che Bossi, in realtà, non ha detto «Napolitano è un terrone». Bossi si è limitato a dire: «Ah, no! Non sapevo che Napolitano fosse un terrone». Dunque colui che ha detto che Napolitano è un terrone è il Pedretti. Bossi ha preso atto dell’affermazione del Pedretti.
    Il Pedretti, il suggeritore, è quello stesso che nelle interviste alla stampa anglorobicosassone dichiarava «Io, geometra e leghista ho lavorato per Bossi gratis e me ne vanto». E diceva di aver lavorato gratis «in virtù del fatto che era la casa del “capo”, in virtù dell’amicizia che mi lega sin dal 1986 con Umberto Bossi». E aggiungeva: «Anzi per me era un onore poter far qualcosa per Umberto Bossi». Ebbene, che dimostri la sua amicizia, e che faccia qualcosa.
    Ma il Pedretti, che potrebbe scagionare il capo, non si fa avanti. Ebbene, dobbiamo stanarlo. In pratica che cosa gli chiediamo, che cosa deve fare? Una cosa semplice semplice. Deve limitarsi a rilasciare una dichiarazione di assunzione responsabilità (piena o parziale? lo deciderà il giudice). Mostri dunque il Pedretti quelle famose palle che ha sempre preteso di avere.
    Ma il Pedretti — direte voi — se ne sta in tana, non parla. Ebbene, aiutiamolo a trovare il coraggio! Oggi, in particolare, 21 giugno 2015, oggi che è una giornata particolare. Oggi c’è il gran raduno leghista sul “sacro prato” di Pontida: raduno promosso da Salvini, certo, da colui che ha “deverdizzato” (così direbbe Maroni) la Lega. [***] Non fa niente: per gli Ur-leghisti, e per lo stesso Salvini che deve tenerseli buoni, e sfruttarli per bene, è pur sempre un “evento” di grande portata simbolica.
    È possibile che il Pedretti si faccia vedere a Pontida. Ebbene, allora circondiamolo, facciamogli un gioioso “presidio” tutt’intorno, una sorta di girotondo, e facciamogli firmare questa benedetta dichiarazione, che consegneremo all’avvocato difensore di Umberto Bossi (il quale, evidentemente, non sapeva del suggerimento, come pure se ne dev’essere dimenticato Umberto Bossi).
    E se il Pedretti non si fa vedere a Pontida? Facciamogli un gioioso presidio sotto le finestre di casa. Non abbiamo forse fatto un presidio davanti alla Prefettura di Bergamo, il 13 giugno, quello con la partecipazione di Roberto Maroni e Roberto Calderoli? Se non sbaglio, il Pedretti era presente. Ebbene, perché al prefetto sì e al Pedretti no?
    In fondo, se avremo costretto il Pedretti a trovare il coraggio di questo gesto, lui avrà dimostrato di avere le palle, ha tutto da guadagnarci. E non potrà che ringraziarci.
    Bau!

    F.to: il vostro comandante Ettorino, non più “cane” di Marcobelotti, ma libero pensatore Ur-leghista
    –––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

    [*] Amici della trans turca Efe Bal scritturata da Salvini: si veda Efe Bal: la transessuale turca con la tessera della Lega: “Se Salvini mi candida smetto di fare la prostituta”.

    [**] Si veda la Pedretteide, p. 17, che riporta quanto scrisse il Pedretti su Bergamo news: Aristide è definito «“frustrato” qualunquista senza palle. Vomita sentenze dal suo “pulpito”». Il Pedretti denuncerà Aristide, che però sarà prosciolto, mentre il Pedretti dovrà pagare le spese processuali. Si veda Aristide prosciolto in udienza preliminare, Pedretti condannato al pagamento delle spese processuali. Per via della sua abituale rodomontata, quella di attribuirsi “palle”, il Pedretti sarà chiamato “testitrahus”, cioè “trascinatore di palle”: così dicevano i comici dell’ariete, al quale nel periodo della monta lo scroto si riempie di liquido seminale e s’ingrossa, al punto da esser trascinato sul terreno.

    [***] Basta guardare la grafica della nuova comunicazione istituzionale della Lega.

    • Documenti, per infondere coraggio al Pedretti

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      1. Il Pedretti è amico di Bossi: dunque si faccia avanti per scagionarlo

      .


      Facendo clic sull’immagine è possibile leggere l’interessante dichiarazione di Roberto Pedretti.

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      2. Se si può “presidiare” il prefetto, perché non si può “presidiare” il Pedretti?
      .

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      P.S. – Per la foto del presidio alla Prefettura di Bergamo, ringrazio il gatto padano doc che ce l’ha inviata, credendo di recarci un dispiacere, con questo commento: «Intanto che voi vi trastullate in cazzate varie, il vostro beniamino era a meno di due metri del mitico Mar(r)oni alla manifestasiù de Berghem contra i nigher che spo:sa cola scabbia. Ghera quater gacc (mia padani ma bortolì) e lu l’é ol prim a sinistra col aiuei in ma». Com’è noto, i messaggi del gatto padano non sono pubblicati su Nusquamia: il gatto è stato espulso, per manifesta indegnità morale.

  8. Pontida 2015: Bossi non conta più niente, ma Salvini deve mettere un freno all’astuzia levantina

    Diciamo la verità. Salvini sperava di far trangugiare ai leghisti padani la sua astuzia da boy scout furbetto e tracotante. Roberto Calderoli, che è schierato con Salvini, ma che a differenza dei suoi seguaci è intelligente, ha capito l’antifona e afferma: «Lega nazionale? Piuttosto mi taglio una mano». Poi ha fatto il suo solito show: questa volta, però, niente banane.
    Cioè, Calderoli fa l’Ur-leghista: dice che la Padania esiste e che la Padania ha i suoi bravi diritti da rivendicare. E così convoglia i voti dei “padani” coglionati nel calderone fascioleghista. Lui ne è consapevole, ovviamente: è proprio questo quel che vuole. I coglionati, per definizione, non capiscono niente, applaudono èbeti, sono orgogliosi del loro Calderùl. Insomma, cornuti, mazziati e contenti.

    È significativo che a Pontida non si sia parlato della condanna richiesta per Bossi, un anno e sei mesi, per vilipendio al capo dello Stato. Cioè, ne sono sicuro, se ne sarà parlato, ma sottovoce. Salvini, il conducator crudele, a proposito di Bossi, che ha ricevuto recentemente un’ultima pedata, ma quasi indolore (riguardo alle purghe nel partito), afferma: «Bossi pugnalato? Non archiviamo e non pugnaliamo». E uno straccio di solidarietà, un tentativo di alleggerirne la posizione processuale? Nisba. Salvini è come Pedretti, tace. Eppure quale migliore occasione del raduno di Pontida per mostrare di che tempra sono i leghisti, di quale lealtà sono capaci, di quale senso civico, in senso lato? In particolare, si trattava di dimostrare il coraggio e la generosità dei leghisti bergamaschi; più ancora in particolare, dei leghisti bergamaschi premiati da Salvini.
    Noi non siamo buxisti, e mai lo fummo, e tuttavia votammo per la Lega, quand’era un partito pulito e antisistema, e un voto alla Lega aveva il significato di una scudisciata sul groppone della sinistra che aveva tradito la classe operaia. Ebbene, noi che mai fummo buxisti, perché ci piace ragionare, e non pensiamo che scorregge, rutti, paroloni, insulti, gadget, rodomontate e sparate mediatiche possano mai essere succedanei del ragionamento, noi diciamo forte: vergogna Pedretti, vergogna Salvini!
    Ieri, il giorno del raduno nel “sacro prato”, abbiamo spiegato perché questi signori dovrebbero vergognarsi (si vedano gli articoli qui sopra).
    Buona Padania a voi, Pedretti, Calderoli e Salvini! Merda!

  9. È morta Laura Antonelli, divina creatura e santa donna. Un parallelo con Romy Scneider

    Abbiamo di recente pianto la scomparsa di Lilli Carati, la signorina bene della commedia italiana scollacciata. Osservandone il bel culo, il medico libertino interpretato da Enrico Maria Salerno nel film Il corpo della ragassa, non può fare a meno di esclamare: «Razza padana, chiappa sovrana!». Si veda su Nusquamia Sit tibi terra levis, Lilith.
    Ed eccoci qui a ricordare Laura Antonelli, profuga istriana, professoressa di ginnastica, poi attrice dolcissima, tanto da meritarsi lei stessa di essere chiamata com’è nel titolo di quel suo film famoso — e nemmeno ignobile, direi — per la regia di Giuseppe Patroni Griffi: La divina creatura.
    Era una donna generosa, non sapeva negarsi a chi le chiedesse l’amore, per questo era una santa. Era gnerosa come fu generosa Romy Schneider, che morì tragicamente, probabilmente di suicidio, più che per un attacco cardiaco, come si disse. E il film che aveva girato un anno prima, Fantasma d’amore, di Dino Risi, sembrava compendiasse il lato tragico della sua vita.

    Laura Antonelli si è spenta a Ladispoli, a 73 anni, vittima delle persone che hanno profittato della sua generosità e del suo candore, vittima di interventi mal riusciti di chirurgia estetica che la deturparono per sempre e vittima di questa società di merda. Al loro confronto gl’interventi, credo ripetuti, patiti da Lilli Gruber sono capolavori, roba da presentare al Museo delle cere. Nella casa di Cerveteri di Laura Antonelli erano stati trovati 36 grammi di cocaina, la sua scorta per uso personale, ma fu condannata per spaccio. Fu prosciolta soltanto dopo «dieci anni di estenuanti processi». La divina Laura Antonelli, deforme per gl’interventi chirurgici e per la povertà, prostrata dalle disavventure giudziarie, depressa, imbrogliata da ogni sorta di profittatori, scivolava nel baratro, ogni giorno d’un passo.
    Lino Banfi aveva lanciato un appello perché anche a Laura Antonelli fossero riconosciuti i benefici della legge Bacchelli, dei quali aveva goduto Alida Valli, per esempio (altra divina creatura, anche lei istriana). Ma Laura Antonelli ormai non era più interessata alla vita. Confrontava la decadenza presente con la gloria passata e declinò l’offerta di aiuto con queste parole: «Ringrazio Lino Banfi e tutti coloro che si stanno preoccupando di me. Mi farebbe piacere vivere in modo più sereno e dignitoso anche se a me la vita terrena non interessa più. Vorrei essere dimenticata».
    Addio, Laura Antonelli! E grazie!

    P.S. – So che al gatto padano queto genere di commemorazioni dànno parecchio fastidio. Lui dice che sono offensive nei confronti della dott.ssa Serra. Ma come fa a saperlo? Non sarebbe meglio che la dott.ssa Serra scendesse dal suo piedistallo e ci dicesse lei stessa perché trova offensivo il nostro culto per la prima F, laddove non trova offensivo, né di cattivo gusto, tutto l’ambaradan Lgbt? Perché poi dovrebbe servirsi dei “buoni” uffici del gatto padano? Credo che abbia tutto da perdere. Dopo tutto, malgrado le derive femministe, malgrado l’ambizione e le impuntature caratteriali, la dott.ssa Serra mi sembra antropologicamente superiore al gatto padano. Perché dovrebbe scendere al livello delle bassure feline?

    • Nota per cinèfili padani, cispadani e transpadani

      I due film sopra citati, Il corpo della ragassa, di Pasquale Festa Campanile, tratto da un romanzo di Gianni Brera e magistralmente interpretato da Lilli Carati ed Enrico Maria Salerno, e Fantasma d’amore, film di Dino Risi interpretato da una struggente Romy Schneider e da un sempre misurato Marcello Mastroianni, sono entrambi ambientati a Pavia. I due film sono stati girati in un tempo in cui una laurea su Martha Nussbaum sarebbe stata inconcepibile. Ciò sia detto con buona pace della dott.ssa Bellezza, della dott.ssa Serra e del gatto padano, che non è “dott.” ma è molto, molto di più. Le strategie internazionali della Freni Brembo sono parto genuino del suo ingegno.

      • Testimonianza di Claudia Koll su Laura Antonelli

        Segnalo quest’intervista all’Ansa di Claudia Koll, che il grande pubblico conobbe al tempo in cui girò Così fan tutte, per la regia di Tinto Brass, e che oggi è impegnata sinceramente per i bambini dell’Africa, in particolare del Burundi: Laura Antonelli, la Koll: ‘Noi ex dive unite dalla fede.
        I lettori di Nusquamia sanno quanto grande sia il mio scetticismo, che spesso sconfina nel disprezzo, nei confronti di coloro che fanno le anime belle. Per taluni fare l’anima bella è quasi un mestiere: professano interiorità spirituale e, quel ch’è peggio, firmano appelli e partecipano a, o promuovono, manifestazioni pubbliche intese ad accreditarli come persone “buone”. Ma tutto ciò avviene, come dice Seneca, in apparatum, cioè per apparire. Vogliono apparire per far carriera. Se sono politici, lo fanno per raccattar voti negli ambienti cattoprogressisti, per esempio; più ancora, per entrare nei circoli che contano o per rafforzare la prpria posizione in quei circoli.
        Il pensiero corre immediatamente a Veltroni, per esempio, quello che doveva partite per l’Africa, ma che è sempre qui, e gira film di buon successo di critica: naturalmente. Oppure vien da pensare a Curno e ai suoi riti del fuoco (le fiaccolate) e alla voglia di confrontarsi con la sindachessa betlemita Vera Baboun.
        I circoli che contano, ricordo, non sono rilevanti sotto il profilo elettorale immediato, ma la loro importanza è enorme, altro che una manciata di voti, cattoprogressisti o d’altro genere! Sono quelli che stabiliscono le candidature nelle liste politiche e che assegnano i loro “benemeriti” alle cariche istituzionali di prestigio e di potere.
        Ebbene, in Claudia Koll non ho trovato niente della cialtroneria mediatica di tanti convertiti illustri, come Paolo Brosio, per esempio, niente dell’impegno sociale strombazzato mediaticamente da Veltroni, niente, più in generale, del buonismo di coloro che per apparire buoni a tutti i costi, ma senza pagare pedaggio, sono assimilabili a coloro che “fanno i sodomiti con il podice altrui”. No. Ho sentito Claudia Koll, ho visto i suoi occhi, so che è sincera. E, pur non avendo la sua fede, la rispetto.

      • La dott.ssa Serra ambisce a diventare deputato? Il gatto padano vorrebbe lavorare per lei

        Il gatto padano è stato da noi chiamato in causa (vedi sopra) come colui che probabilmente non avrebbe approvato la nostra commemorazione di Laura Antonelli. Infatti, non approva. In un lungo messaggio prvenuto a Nusquamia e — al solito — non pubblicato sostiene che, pur di fare un dispetto alla Serra, io fingerei di «celebrare una attricetta d’antan». Non manca di ricordarmi, anche questa volta, come già in altre occasioni, che impende sul mio destino una fine in stile piazzale Loreto («C’è sempre qualche lampione in qualche piazzale: non lo scordi mai»).
        Ma la parte più interessante dell’epistola è quella dove si dà per scontata una nostra — di Gandolfi e mia — invidia del pene, nei confronti della Serra: «Lei ed il suo sodale Gandolfi e la corte di Nusquamia avete nei confronti della Serra in quanto sindaco la più classica “invidia del pene”, propria di chi è privo di potere e lo invidia a chi ce l’ha. Con l’aggravante che la Serra è pure femmina e quindi al posto dell’uccella ha la figa. Potere della Serra doppiamente immeritato (secondo voi)». Tant’è, così conclude, che «è un fatto che la Serra molto probabil[mente] divent[erà] deputato, mentre il suo sodale non divent[erà] neppure più consigliere comunale alla prossima tornata: e questa, se non è invidia…».
        Com’è noto, il gatto padano è stato espulso da Nusquamia per manifesta indegnità. Il fatto che, nonostante non sia pubblicato, scriva così di frequente a Nusquamia mi fa pensare che copia di queste missive sia inviata alla dott.ssa Serra. Il gatto, cioè, vuol dimostrare alla Serra che lui potrebbe riuscire dove il povero Quantile è fallito miseramente. Potrebbe cioè svolgere lui il ruolo di anti-Aristide del quale il povero Quantile fu investito da Locatelli.
        Non credo tuttavia che nessuno abbia intenzione di dare al gatto padano questa mansione ufficiale e, soprattutto, di dargli i mezzi per costituire una centrale di disinformazione antiaristidea. I similsinistri hanno altri difetti: governano male, sono ambiziosi e per ambizione sono tutti proiettati oltre Curno. Ma non sono così fessi da fidarsi del gatto padano: se gli dài un dito, quello si prende la mano,e poi il braccio e poi chissà che.
        Possono tutt’al più compiacersi delle azioni di disturbo che il gatto padano riuscisse a mettere in atto contro Nusquamia. Ma si guardano bene dal farsi coinvolgere. Del resto, i similsinistri stanno ancora leccandosi le ferite del passo falso che commisero, quando si affidarono al Pedretti, per far fuori Gandolfi. Certo, riuscirono a farlo fuori con una congiura, ma stanno pagando caro quel passo falso, lo pagheranno sempre più caro.

        P.S. – La dott.ssa Serra potrebbe sempre smentire la voce, che corre sempre più insistente, di una sua possibile sistemazione oltre Curno: a Bergamo, in Lombardia, in Italia o — perché no? — nel mondo. Così si spiegherebbero il suo interesse per gli ambienti cattoprogressisti (quelli della «convivialità delle diffeenze»), la promozione di una fiaccolata, la sorellanza con Vera Baboun, la recita dei Salmi in piazza Dante con i Vip orobici, la stessa modalità di consegna di un’autovettura acquistata dal Comune, con tanto di cerimonia presenziata in fascia tricolore. Sono tutti passi importanti per affermarsi negli ambienti che contano, quelli che stabiliscono la cooptazione nei ruoli istituzionali. Però la dott.ssa Serra potrebbe smentire, a noi non rimarrebbe che prenderne atto. Semmai, quando rompesse il passo, glielo faremmo presente: è un nostro diritto (diritto normale, non diritto speciale, come quelli invocati per gli Lgbt). La dott.ssa Serra smentirà o — al solito — sarà sobria? Sì, però non fu sobrio il suo atteggiamento, quando poteva esserlo, al tempo della consegna della Toyota.

  10. Trasmettiamo alcuni messaggi speciali:

    • Laura Antonelli è una santa, Martha Nussbaum è una versiera. [*]
    • A Curno le palle dei megalorchidi [**] si afflosciano.
    • In un cavagno tre stretti cani stanno.

    ———————————————————
    [*] Trad. per i gatti padani: versiera = mestatrice; traduzione della traduzione: mestatrice = strega.
    [**] “Megalorchide”: dal gr. ὄρχις, testicolo, + μεγαλο-, tema e forma compositiva dell’agg. μέγας -άλου, “grande”.

    • Panka Rock permalink

      Si parla tanto di Ettorino.
      E Martino?
      Dicono abbia simpatie progressiste e per questo gli diano meno crocchette.
      Lo trovo profondamente sbagliato, ecco..

      • Ma Ettorino non è nella linea dell’Ur-leghismo paraculo alimentato dallo stesso Salvini, con tecnica levantina e democristiana. Ettorino è un Ur-leghista, è vero, ma in buona fede. Cioè lui non è disposto a portare l’acqua al mulino di Salvini. Lui vorrebbe che la Lega tornasse allo spirito delle origini. Qui sbaglia, secondo me: bisogna apprendere la lezione della Storia, prendere atto della complessità del sistema e postulare un indipendentismo su base scientifica e strutturale, un indipendentismo razionale, non più sentimentale. Ma questo è un altro discorso.
        Però Ettorino è in buona fede, ed è un’ottima cartina al tornasole per smascherare l’Ur-leghismo appecorato a Salvini. Nusquamia sarà ben lieta di ospitarne i proclami.

      • Più crocchette per Martino!

        Propongo che si proceda immediatamente a una manifestazione-presidio sotto il balcone nel quale Martino trascorre le sue tristi serate, perché sia adeguatamente rifocillato di crocchette.
        Anche i cani progressisti hanno bisogno d’amore: loro più degli altri. All they need is love, and some dog friskies, too.

    • Curno Libera permalink

      Contromessaggio speciale:

      ” A chi non conoscono abbaiano i cani “.

      • Altro che cani a sei zampe: c’è il pericolo di vedere circolare per Curno cani a due zampe
        Lo scisma curnense: i cani dell’associazione canina “Curno a sei zampe” saranno tutti divisi salomonicamente a metà?

        Ma, a proposito di cani. grande e angoscioso è l’interrogativo: che fine farà a Curno l’associazione per cani promossa da Locatelli & Marcobelotti?
        Com’è noto, tale associazione è stata promossa a seguito di una attenta ricerca di mercato – pare sia stata commissionata a Piepoli, quello che fa le indagini di mercato e crede di essere spiritoso – dalla quale risultava una falla nel sistema di coglionamento dell’elettorato, da parte della cosiddetta sinistra, mediante la costituzione di associazioni che coprissero ogni possibile campo di ogni possibile associazione tra esseri umani: dai collezionisti dei famosi “Gronchi rosa” (una speculazione filatelica di parecchi decenni fa che ha fruttato un bel conto in Svizzera ai promotori) ai sofferenti di ragadi anali.
        Ebbene, grazie anche al consiglio illuminato di Piepoli, pur non essendo aziendalisti perfetti come Max Conti e la dott.ssa Gamba, Locatelli & Marcobelotti pervennero alla conclusione che se la similsinistra aveva coperto ogni possibile forma di associazionismo in ambito umano, rimaneva scoperto l’associazionismo in ambito animale. Avevano in animo di scatenare un’offensiva micidiale, che di fatto iniziò con l’associazione canina, alla quale ben presto si sarebbero affiancate associazioni feline, avicole (con il contributo determinante del Pedretti), erpetologiche ecc. Nel frattempo però è avvenuto il grande scisma curnense: in pratica, la Lega nord ha sfanculato Cavagna il Giovane il quale a sua volta aveva sfanculato il buon Claudio Corti, nonostante tutto l’impegno che Cavagna il Giovane aveva messo per combattere la guerra che poi perse miserabilmente, la “guerra dei due Gandolfi”. O forse è stato sfanculato proprio per questo, perché non è capace di combattere in maniera un po’ più intelligente? Risponderà Marcobelotti, se vuole.
        Ebbene, lo scisma politico curnense si tradurrà in uno scisma all’interno dell’associazione canina? I giornalisti anglorobicosassoni – notoriamente, fra i migliori giornalisti di questo pianeta – sono molto interessati a conoscere l’evoluzione della situazione.

  11. LIbero permalink

    Dal bilancio del Pd si scopre che Renzi non versa nulla al partito, mentre l’ex segretario non vuol fare sapere la cifra sborsata. Si constata inoltre che molti fedelissimi del premier sono tra i più avari. Bersani si vergogna di dare soldi a questo Pd.

    • I politici del Pd sono taccagni. Lino Banfi dà una lezione di dignità ai politici coccodè, compresi quelli curnensi

      Non sapevo di questa storia dei politicanti del Pd taccagni, non dirò neanche che la davo per scontata. Ma, in fondo la cosa non mi meraviglia. Credono di essere tanto furbi, ma non lo sono abbastanza, Se fossero veramente furbi, arrafferebbero dal partito i posti di comando, di governo e di sottogoverno, ma si mostrerebbero generosi, darebbero laute mance al partito, per poi vantarsene, s’intende. Un po’ come Salvini che dà il sangue all’emoteca, ma vuol farcelo assolutamente sapere. Mica dà il sangue per niente, lui. Salvini è levantino: io dare sangue, ma tu fare coniglio mediatico.
      Comunque, a proposito di gesti disinteressati, ecco uno schiaffo morale dato da Lino Banfi ai politici indigeni, curnensi e non e, in generale, ai politici coccodè. In un biglietto lasciato in cucina, Laura Antonelli aveva scritto che, in caso di malore (o decesso?) dovevano essere avvisati suo fratello, Claudia Koll, Lino Banfi e uno dei parroci di Ladispoli. Lino Banfi ha detto che questa volta andrà ai funerali, visto che è stata Laura Antonelli a chiederglielo. Di solito — ha affermato Banfi — lui non va ai funerali delle persone celebri, perché poi si penserà che lui va a far passerella, per farsi notare.
      Ecco una bella lezione per i politici indigeni che sbavano per avere una foto sul giornale: sbavano e, in certi casi, tengono il giornalista anglorobicosassone al guinzaglio.

      • k8ng of bong permalink

        Max conti ha versato 1 milione al Partito.
        impoverendosi porello.
        ma per la causa..

      • Un milione di lire, immagino (non euro). Qualcuno, ma è un maligno, dirà che si sarà trarrato dell’acquisto di una carica. Un tempo usava far così. Ma non nel Pci, perlomeno prima di Occhetto. Dopo Occhetto, il marito dell’Alberici, non mi sento di mettere la mano sul fuoco.

    • Aweserra d'Avaris permalink

      Mi sembra semplice prudenza. Non vedo nulla di strano. Loro tutti son lì almeno per “risparmiare”.

  12. Una conversazione meravigliosa

    Se non avete tempo si sentirla tutta di seguito, fate come me: ascoltatene un pezzo, poi tornate indietro, o andate avanti. Insomma sfruttate al meglio la possibilità del cursore del sistema di riproduzione del video. Un po’ come si è sempre fatto con i libri. Chi ha detto che i libri debbano essere letti dalla prima pagina all’ultima, nell’ordine di numerazione delle pagine? Tanto per cominciare, se un libro a una prima ispezione sommaria si dimostra indegno, non va nemmeno letto, va lasciato sullo scaffale della libreria, cioè non va acquistato; oppure, se l’avete acquistato, considerate l’opportunità di buttarlo. [*]
    Anche prima dell’invenzione della stampa, quando i libri erano codici preziosissimi vergati negli scriptoria, usava aprirli a caso, e lasciarsi guidare da un’idea estemporanea. Così fece sant’Agostino quando a Milano sentì quella ragazzetta che cantava una canzoncina, che diceva Tolle, lege (cioè: “prendi e leggi”), e così fece, aprì a caso la Bibbia e ne trasse ispirazione per la sua conversione definitica; così fece il Petrarca sul Monte Ventoso, quando aprì a caso le Confessioni di sant’Agostino. Ma gli esempi sono innumerevoli.
    Dunque io consiglio agli uomini bennati, dal cui novero escludo i gatti padani, di ascoltare quest’intervista, perché è l’intervista di uno che, per educazione, non andrebbe mai a dire “Io ho le palle, io di qui, io di là, io ci metto la faccia ecc.”. Eppure questi che sentite nell’intervista è un uomo, una specie in estinzione, come dice Chrles Bronson a Henry Fonda in un film di Leone (C’era una volta il West).
    Se andate a “sfogliare” questa conversazione, non sentirete parlare di convivialità dlle differenze o di identitarismo (merda!) ma di argomenti come questi:
    • la buona educazione ottocentesca (detto senza ironia) di un padre scomparso quando Fini aveva 16 anni; l’anafettività della madre
    • la diffidenza per una borghesia ipocrita e perbenista, l’interesse per gli emarginati, la simpatia per gli omosessuali, quando vivevano nelle catacombe; adesso, invece — dice Fini — sono insopportabili
    • l’istintualità e le bizze della Fallaci
    • il cupio dissolvi di Pasolini
    • Berlusconi che, a differenza dei santoni della siistra, o cosiddetta sinistra, portava attenzione per gli altri, non foss’altro che per narcisismo
    • Montanelli che con Malaparte rappresenta un modello di giornalismo ormai non più imitabile, se non con esiti ridicoli, ma che perse il contatto con la realtà con il crollo della prima Repubblica
    • Feltri, che è un bravo giornalista, ma ha la moralità di una biscia
    • Pertini da vecchio, insopportabilmente narcisista e cattivo, anche rincoglionito (Nenni diceva: a me ha preso alle gambe, a lui la testa); ma i giornalisti contribuivano a metterci del loro, come quando atterrò un aereo che aveva a bordo Pertini e un giornalista culilinctorio scrisse: «l’aereo di Pertini è atterrato come tutti gli aerei» (quel che io chiamo solitamente «attitudine culilinctoria» è da Fini definita «lascivia laudatoria», e non è male
    • papa Francesco, al quale l’attitudine culilinctoria dei giornalisti reca un male che è già percepibile
    • il crollo dell’Occidente e le virtù dei “barbari”.

    ————————————————————–
    [*] Avevo acquistato un libro sulla vita di Marconi, per il quale ho un certo culto, per così dire. Mi era sembrata una cosa seria. In effetti lo era. Ma dopo che l’ho acquistato mi sono accorto che è pedante, è algido ed enumerativo, come potrebbe essere una tesi di laurea costuita collazionando cose già dette, manca un filo conduttore, mancano le idee. Adesso è in una scaffalatura, in seconda fila. Fra poco prenderà la strada della raccolta differenziata della carta.

  13. Magali Noël, un classico della biblioteca epicurea

    Ieri è venuta a mancare Magali Noël, «una delle muse di Fellini», come leggiamo un po’ dappertutto. Il suo nome è associato a quello di Gradisca, nel film Amarcord, del quale qui sotto vediamo uno spezzone

    Ma noi piace ricordarla, soprattutto, nella parte di Fanny, la ballerina generosa, dolce, dal cuore buono, nel film La dolce vita (la vediamo al min. 2:11 ss., qui sotto):

    Il gatto padano va su tutte le furie, quando noi ricordiamo queste icone della femminilità. Si fa interprete della dott.ssa Serra, la quale, ne siamo sicuri, neanche lei apprezzerà la nostra concezione libertaria della politica e della vita.
    Non capiscono la portata culturale della rievocazione di Lilli Carati, di Laura Antonelli e, adesso, di Magali Noël. Come non capiscono il ruolo di Catherine Spaak da giovane nel costume italiano, nell’immaginario erotico, nell’estetica e nel progetto di vita degli italiani. Con tutti i suoi riflessi politici, ovviamente.
    Ma io invito la dott.ssa Serra a riflettere (con il gatto padano l’impresa è disperata, perciò non l’invito nemmeno): che cosa facevano gli umanisti? Ebbene, non contenti del tempo in cui vivevano, uomini come Petrarca, Boccaccio e Poggio Bracciolini andavano a caccia degli antichi manoscritti, riportavano alla luce gli amati classici sepolti nella polvere delle biblioteche dei monasteri, non più frequentate. I classici venivano dati per perduti. Gli umanisiti li “liberavano” (così si espresse Poggio Bracciolini) dal carcere in cui si trovavano. Grazie agli umanisti, i classici avevano di nuovo la parola. Gli uomini migliori tornarono ad abbeverarsi alla sapienza degli antichi. [*]
    Perché dunque noi dovremmo negarci il piacere di abbeverarci alla fonte dell’eterno femminino, leggendo libri e vedendo i film che sono testimonianza di un mondo scomparso, ma vitale, non ancora castrato dalle banalità politicamente corrette?

    —————————————————–
    [*] Petrarca portò alla luce due orazioni di cicerone e il suo epistolario con Attico; a Bocaccio si deve la riscoperta delle Metamorfosi di Apuleio; a Bracciolini si deve l’opera più meritoria, l’averci restituito il De rerum natura di Lucrezio, un caposaldo della filosofia razionalista.

  14. Bossi sfanculato permalink

    Ecco che fine sta facendo il caro leader (caro solo quando era in sella), dove sono i molti rampanti cadregari che tutt’ora cercano di ritagliarsi una posizione (e che ne hanno assunte diverse negli anni)?
    Sono tutti indaffarati a sbrodolare per Salvini, l’uomo del Mezzogiorno, per una nuova poltroncina?

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_giugno_27/bossi-palco-festa-semi-deserta-pochi-applausi-risatine-platea-feb67fec-1ca8-11e5-b9b9-2371cb339323.shtml

    Pedretti era presente alla serata o era assente come al processo di Bossi per le offese a Napolitano?

    • Credo che il Pedretti sia un italiano perfetto. Gl’italiani saltano sempre sul carro del vincitore. Del resto MaxConti & Serra sono saliti sul cocchio di Renzi, o sbaglio? Sì va bene, adesso si dicono vicini a Misiani, che fu il tesoriere del partito al tempo della segreteria di Bersani. Ma a qualcuno risulta che Misiani sia schierato per una concezione umanitaria della politica, contro la concezione aziendalistica di Renzi? Certo che no. E allora, non stiamo a prenderci per le chiappe.
      Riguardo al tradimento di Bossi, i fedifraghi leghisti sono ancora peggiori. Potrebbero dite che hanno abbandonato Bossi perché la loro moralità non poteva accettare la deriva familistica del caro leader; ma non lo dicono, perché allora sarebbero costretti, per coerenza, a fare i conti con la moralità dei vincitori. Non dicono nemmeno che l’ipotesi federalista e autonomista su base identitaria è fallita alla prova dei fatti e, soprattutto, che la complessità del sistema richiede un’analisi scientifica e una proposta politica che discenda da quell’analisi. In altre parole, non più sparate mediatiche, rutti, scorregge e mistica vernacolare. No, i fedifraghi leghisti sono ancorati al peggio della Lega d’antan, ma stanno con Salvini, perché Salvini “vince e regna”. Vomitevole. Al solito, mi vergogno di essere italiano, visto che costoro rappresentano al meglio il peggio degl’italiani.

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