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Scoop vaticanista

25 giugno 2015

Papa Francesco nella prossima enciclica, che porterà il titolo Tamquam populorum nepenthes, annuncerà che la religione è l’oppio dei popoli

Dr House_

Il dott. House si colloca perfettamente nel solco del razionalismo. Il misticismo? Sono bùbbole. Curare il malato prima ancora che la malattia? Una fallacia sentimentale: chiaro che il buon medico raccoglie tutti gl’indizi di comportamento del malato, compresi quelli psicotici, dunque il malato è preso in considerazione, ma solo negli aspetti utili a studiare il fenomeno in esame. Questo è il metodo galileiano. È anche il metodo di Sherlock Holmes, del quale il dott. House è l’erede. Prima di lui, era il metodo del filosofo Francis Bacon, che catalogava gl’indizi nelle tavole delle presenze, delle assenze e dei gradi. Dopo di che si formulano le ipotesi, si fa l’esperimento. Ma anche quando ben poco poteva essere sperimentato, prima della nascita della Nuova scienza, e tutto era basato sull’osservazione e sul ragionamento (era fondamentale allora il ragionamento per assurdo), questo è il metodo del razionalismo classico. Si vedano Democrito, Epicuro e Lucrezio. Quest’ultimo, in particolare, è il campione insuperato del libero pensiero.
Rimane il fatto, però, che gli uomini hanno bisogno di Dio. Come scrisse Voltaire, se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo. Perché solo pochi uomini, come Voltaire, appunto, possono vivere senza Dio, né patria né padrone. Senza contare, poi, che Voltaire era un deista, postulava qualcosa di divino nelle leggi di natura. Ma c’è di più, gli uomini non solo hanno bisogno di Dio, hanno bisogno del sacro. Perciò mi domando se papa Francesco non faccia del male alla Chiesa e — soprattutto — all’umanità, se poi si presenta come un “papa buono”, un Dalai Lama argentino. Quando disse «Chi sono io per giudicare?» rimasi esterrefatto. Mi venne immediato pensare: «Tu sei il papa, tu sei il pastore che ha in carico la salvezza delle pecorelle».

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A Curno, paese sgarrupato a ovest di Bergamo, due politici locali, ma animati da grandi ambizioni di successo da cogliere nell’Oltrecurno – la dott.ssa Serra e Max Conti – sono ammanigliati con gli ambienti cattoprogressisti. Ebbene, secondo fonti ben informate, costoro sarebbero stati messi in allerta, in vista della prossima enciclica che sarà vergata da papa Francesco. Le medesime fonti affermano che, per dare una mano alla dott.ssa Serra, candidata a un posto di prestigio al Palazzo di vetro di New York, o in qualche benemerita commissione europea, gli ambienti che contano hanno scelto Curno come sede di una “fiaccolata partecipata”, informata a giubilo diffuso e a convivialità delle differenze. Per l’occasione il paese che si fregia della definizione di «bello da vivere» avrà l’onore di ricevere tre donne di primissimo piano nell’orbe del politicamente corretto: Martha Nussbaum, Vera Baboun e Hillary Clinton. La fiaccolata, guidata della dott.ssa Serra, che per l’occasione indosserà saio e sandali francescani disegnati da Fendi, sarà trasmessa in mondovisione e sarà “condivisa” da tutti i popoli del pianeta. Ed è così, in vista di questi preparativi, che è trapelata la notizia della nuova enciclica.
In buona sostanza, la nuova enciclica affermerà che la religione è l’oppio dei popoli (questo è il significato del titolo latino dell’enciclica: “Alla stregua dell’oppio dei popoli…”).

Ma com’è che siamo in grado di dare questa anticipazione ai lettori di Nusquamia? Il fatto è che nel sistema di comunicazione ad altissimo livello, che la dott.ssa Serra intrattiene con i massimi esponenti mondiali del politicamente corretto, si è aperta una falla, una specie di Serraleaks, tantè che i governanti-filosofi di Nusquamia sono in grado di annunciare questo passo di papa Francesco, con il quale intende porsi in sintonia ecumenica con il mondo non-cattolico. Chi non è cattolico, infatti, e ancor più chi è cattoprogressista, non sa che farsene del lascito della cultura ellenica, sul quale ha preso la parola, appassionatamente, Benedetto XVI nel suo famoso discorso Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni: è il testo dellallocuzione ai rappresentanti della scienza, (Ratisbona, 12 settembre 2006).
Ebbene, poiché alla Chiesa moderna non importa niente del lascito della cultura greco-latina, l’ultima enciclica del Papa, che prende il nome dalle prime parole, «Laudato si’», non solo non porta un titolo latino, ma non ne è prevista la traduzione latina. Se ci rechiamo al sito della Santa sede, troviamo il testo dell’enciclica in italiano (questa è l’edizione di riferimento, laddove in passato faceva testo la stesura latina), nonché le traduzioni in arabo, tedesco, inglese, spagnolo, francese, polacco e portoghese. Mi sembra giusto: l’enciclica si rivolge a un preciso mercato di riferimento, che non è certo quello di coloro che sappiano di latino.Laudato siiFacendo clic su questa immagine è possibile leggere il testo integrale – in italiano – dell’enciclica di papa Francesco, Laudato si’. Una volta entrati nel sito della Santa sede, è possibile prendere visione delle traduzioni in arabo, tedesco, inglese, spagnolo, francese, polacco e portoghese: sono per lo più lingue “coloniali”, a parte il tedesco, considerato che la Germania ebbe colonie in Africa, dove il tedesco non è più parlato. La traduzione in polacco è suggerita da cautele di ordine politico.

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Però, una buona notizia ci sarebbe: poiché la Chiesa cattolica ha deciso di dare un calcio al latino, per sempre, la prossima enciclica, che sarà di commiato definitivo dalla tradizione dei Padri della Chiesa, i quali sono in aperto contrasto con il “nuovo che avanza” (specialmente san Paolo), sarà scritta in latino. Un po’ come fa la mamma snaturata che abbandona i figli, e prima di eclissarsi con l’amante imbandisce una bella cenetta. E così crede di avere la coscienza a posto. Ecco perché il titolo sarà in latino. In ogni caso, questa sarà l’ultima volta che la Chiesa comunica in latino (d’altra parte, comunicazione con chi? forse con i gatti padani?).

Nota di terza F

 Ma che cosè questo nepente (o nepenthes) che figura nelle prime parole dell’enciclica? È un’erba medicinale, della quale fa menzione Omero, il quale scrive nel libro quarto dell’Odissea, ai versi 219-21:

Allora pensò unaltra cosa Elena, nata da Zeus:
nel vino di cui essi bevevano gettò rapida un farmaco,
che fuga il dolore e lira, il ricordo di tutti i malanni.

Ebbene, il «farmaco che fuga il dolore» (in greco: φάρμακον […] νηπενθές), è appunto il nepente. Qualche riga sotto Omero spiega come Elena sia venuta in possesso del nepente: gliel’aveva consegnato, Polidamna, sposa del nobile egiziano Tone: è noto che «la terra che dona le biade» – cioè, l’Egitto – «produce moltissimi farmaci», sia maligni sia benigni. In questo caso, il nepente è versato da Elena nel vino di Menelao e di Telemaco, perché dimentichino i torti subìti (fra l’altro, subiti per colpa di Elena, che notoriamente abbandonò il marito Menelao per seguire Paride a Troia, e così si spiega la guerra decennale che ne seguì).
Il nepente, perlomeno quello di Omero, in altre parole, può essere considerato un oppiaceo: per questa ragione l’estensore del testo latino del quale siamo venuti in possesso ha scelto di chiamarle nepenthes il farmaco dell’oblio. Delle proprietà di quest’erba , scrive Plinio (il Vecchio), onore e vanto della città di Como, nel 25º libro della sua Storia naturale:

Homerus quidem primus doctrinarum et antiquitatis parens, multus alias in admiratione Circae, gloriam herbarum Aegypto tribuit, cum etiam tum quae rigatur Aegyptus illa non esset, postea fluminis limo invecta. herbas certe Aegyptias a regis uxore traditas Helenae suae plurimas narrat ac nobile illud nepenthes oblivionem tristitiae veniamque adferens et ab Helena utique omnibus mortalibus propinandum.

Cioè:

E per la verità Omero, che è il capostipite dell’antica sapienza, mentre in molti suoi passi esprime grande ammirazione per Circe, assegna la palma delle erbe medicinali all’Egitto, anche se a quel tempo l’Egitto oggi irrigato del Nilo non era lo stesso, perché il limo vi si è depositato dopo. In ogni caso, Omero narra che alla sua Elena [cioè all’Elena dell’Odissea] le erbe medicinali d’Egitto furono consegnate in gran numero dalla moglie del re: fra queste, il nobile nepente che comporta l’oblio della tristezza e la remissione della mestizia. Ed Elena, dunque, lo diede da provare a tutti i mortali.

Il testo dell’inno di San Francesco

Per far dispetto agl’identitaristi che continuano a menarla con questa storia che «il mio dialetto non è un dialetto, ma è una lingua», perché i meschinelli, culturalmente sprovveduti, pensano che “lingua” sia meglio che “dialetto”, riporto qui di seguito il Cantico di frate Sole (ovvero: Laudes creaturarum), di san Francesco (il santo vero), da una cui strofe prende il nome l’enciclica di papa Francesco. Il Cantico è scritto in volgare umbro del XIII secolo e — cosa gravissima, per certi individui folkloristici di nostra conoscenza – non tiene conto dei suggerimenti dei neo-linguisti allo sbaraglio, i quali pretendono di classificare tutto e normalizzare tutto (la grafia, per esempio: è una loro fissazione), a norma di cacata carta.

Dunque, l’espressione di San Francesco è dialettale: forse che per questo è meno bella?

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual’è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

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From → Cultura

56 commenti
  1. La risposta di Brassens alla Chiesa che si sbarazza del latino
    Sans le latin la messe nous emmerde

    Nell’articolo di apertura di questa pagina abbiamo considerato che, a far data dall’emissione dell’ultima enciclica di papa Francesco, probabilmente non vedremo più encicliche scritte in latino. E va bene: a che cosa serve lamentarsi, se questo è “il nuovo che avanza”? Anche se poi viene naturale domandarsi perché mai “il nuovo che avanza” debba essere necessariamente una retrocessione, un’omologazione al peggio.
    Quanto all’abolizione del latino nella celebrazione della messa (teoricamente sarebbe sempre possibile celebrare la messa in latino, ma ci vuole coraggio, senza contare che bisogna saperla recitare), questa è roba ormai vecchia. Risale al Concilio vaticano II.
    Ora, è vero che l’abolizione del rito in latino non piacque a certe frange del pensiero cattolico ultras di destra,ma è anche vero che la cosa non andò giù a un anarchico come George Brassens.
    Ecco dunque le parole della sua canzone Tempête dans un bénitier che ha come ritornello l’affermazione disperata Sans le latin la messe nous emmerde, che possiamo provare a tradurre così, “Senza la messa in latino siamo nella merda (e siamo incazzati)”. Neanche a me l’abolizione del latino è andata giù, con rispetto parlando.

    Tempête dans un bénitier,
    Le souverain pontife avecque
    Les évêques, les archevêques,
    Nous font un satané chantier.

    Ils ne savent pas ce qu’ils perdent,
    Tous ces fichus calotins,
    Sans le latin, sans le latin,
    La messe nous emmerde.
    A la fête liturgique,
    Plus de grand’s pompes, soudain,
    Sans le latin, sans le latin,
    Plus de mystère magique.
    Le rite qui nous envoûte
    S’avère alors anodin.
    Sans le latin, sans le latin
    Et les fidèl’s s’en foutent
    O très Sainte Marie mèr’ de
    Dieu, dites à ces putains
    De moines qu’ils nous emmerdent
    Sans le latin

    Je ne suis pas le seul, morbleu
    Depuis que ces règles sévissent
    A ne plus me rendre à l’office
    Dominical que quand il pleut

    Il ne savent pas ce qu’ils perdent
    Tous ces fichus calotins
    Sans le latin, sans le latin
    La messe nous emmerde.
    En renonçant à l’occulte,
    Faudra qu’ils fassent tintin
    Sans le latin, sans le latin,
    Pour le denier du culte.
    A la saison printanière
    Suisse, bedeau, sacristain,
    Sans le latin, sans le latin
    F’ront l’églis’ buissonnière.
    O très Sainte Marie mèr’ de
    Dieu, dites à ces putains
    De moines qu’ils nous emmerdent
    Sans le latin.

    Ces oiseaux sont des enragés,
    Ces corbeaux qui scient, rognent, tranchent
    La saine et bonne vieille branche
    De la croix où ils sont perchés.

    Ils ne savent pas ce qu’ils perdent,
    Tous ces fichus calotins,
    Sans le latin, sans le latin,
    La messe nous emmerde.
    Le vin du sacré calice,
    Se change en eau de boudin,
    Sans le latin, sans le latin,
    Et ses vertus faiblissent.
    A Lourdes, Sète ou bien Parme
    Comme à Quimper Corentin
    Le presbytère sans le latin
    A perdu de son charme.
    O très Sainte Marie mèr’ de
    Dieu, dites à ces putains
    De moines qu’ils nous emmerdent
    Sans le latin.

  2. Di nuovo in Italia!
    Vera Baboun tace sugli attacchi terroristici tricontinentali

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    Facendo clic sull’immagine, è possibile leggere l’articolo pubblicato sul sito “Papaboys”.

    Dunque, tanto per cambiare, Vera Baboun era di nuovo in Italia. In realtà, è stata in Italia circa un mese fa, la cosa ci era sfuggita: ce ne scusiamo con i lettori, se non ne abbiamo dato tempestiva notizia.
    Ma cosa faceva in Italia, questa volta, l’inossidabile Vera Baboun? Ebbene, questa volta sì è recata a Torino in occasione dell’ostensione della sacra Sindone. Ma con un retroscena politico, evidentemente, che la accreditasse come operatrice di pace e le spianasse la strada a una carriera che si presenta sempre più luminosa. La signora Baboun, invece di pregare in silenzio, come ammonisce Gesù Cristo, ci ha fatto sapere di aver pregato e che in particolare ha pregato per «l’umanità tutta, perché sia capace di raggiungere la grazia della pace per cui il Signore Gesù ha sofferto tanto».
    Apprendiamo inoltre che nel corso di una conferenza stampa «il sindaco di Torino, Piero Fassino, e il sindaco di Betlemme, Vera Baboun, hanno firmato e presentato una lettera d’intenti propedeutica alla formalizzazione di un Patto di cooperazione tra la Città di Torino e la Città di Betlemme».
    A questo punto viene naturale domandarsi quale sia lo stato di parentela tra Betlemme e Curno, considerato che Vera Baboun e la sindachessa Perlita Serra sono “sorelle”.
    Stupisce però (o forse devo dire il contrario, che cioè non mi stupisce affatto?) che Vera Baboun non abbia profferito verbo al riguardo delle stragi di matrice islamica recentemente perpetrate. Non è la prima volta, del resto: tutte le volte che questi benedetti macometani ne combinano una delle loro (parlo dei macometani estremisti, ovviamente: ma perché quelli che non sono estremisti non alzano forte, fortissima, la loro voce?), Vera Baboun, che parla sempre di pace, tace. E allora smettiamola con questa ipocrisia: dica Vera Baboun che a lei sta a cuore la pace in Palestina, e che della pace nelle altre aree del mondo non gliene importa un fico secco. La cosa è perfettamente legittima. Ma allora, se così stanno le cose, non pretenda di fare la madonnina infilzata [*], non si faccia paladina della pace universale: per favore! Altro che per l’umanità tutta: mi sa che quella prega per la propria carriera.
    E adesso mi sembra già di sentirli, loro due, cioè Max Conti e la Perlita Serra; indossano un paio di sandali francescani, hanno un sorrisetto di compatimento stampato sul volto, tengono «le mani congiunte sotto il ventre, come sogliono tenerle i monaci, le dita tra le dita» [**] e mi dicono: «Eh, mio caro Aristide, si vede proprio che tu non capisci niente della mistica della convivialità delle differenze!».
    Perché il discorso sia perspicuo alla totalità dei lettori (a parte quelli di mente ottusa, dei quali non mi curo), faccio presente che quando recentemente Vera Baboun è stata portata in giro in terra orobica, come fosse una madonna pellegrina, ciò è avvenuto all’insegna della “convivialità delle differenze”.

    P.S. – Però, dato che ci siamo, perché non chiediamo un parere anche alla dott.ssa Serra, riguardo alla recente strage tricontinentale? Non è forse anche lei un’operatrice di pace, organizzatrice di processioni con fiaccole a testimonianza del suo impegno pacifista, ancorché astratto?

    ———————————————
    [*] È un manzonismo: così dice Perpetua, nei Promessi sposi, di Lucia che, con il promesso Renzo e con la madre Agnese, aveva architettato il tiro birbone di farsi unire in matrimonio da don Abbondio, contro la volontà del curato.

    [**] Cit. dalla Cognizione del dolore, di C.E. Gadda.

  3. Panka Rock permalink

    Papa Francesco parla alla gente, alla sua chiesa, anzi al popolo di Dio.
    Scegliendo un pontefice Sud Americano il Conclave ha sancito ciò che è evidente.
    I Cattolici sono la stragrande maggioranza in tutto il centro e sud america e una moltitudine in Africa.
    Ci sono importantissime presenza anche in Asia (Filippine ad esempio).
    In Europa siamo maggioranza in alcuni stati (Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Belgio Polonia Italia, Austria .
    Ma già in Europa Centrale i protestanti sono maggioranza, poi ci sono gli ortodossi.
    Insomma la chiesa ha scelto Francesco per parlare a questi fratelli cattolici, e Francesco sceglie toni linguaggio e argomenti consoni.
    [Insomma, lei sta dicendo che papa Francesco conforma la sua predicazione e il suo operato a criteri di marketing. Questo le sembra bello? Mi pare che Gesù facesse un po’ diversamente. Una delle pagine più belle del Vangelo (almeno per me) è quella in cui Gesù scaccia i mercanti dal tempio. E usò la frusta. In ogni caso non sono così fanatico da affermare che, in generale (e non parlo soltanto del papa ) non si debba tenere conto del principio di realtà. Ma a tutto esiste un limite, i valori fondamentali vanno salvati. N.d.A.]

    Il Discorso di Ratisbona di Ratzinger è stato senz’altro interessante elegante, importante, ma a che serve se non si arriva alla gente? se manca proprio la capacità di comunicare? e se in ultimo si lascia la curia in balia di lotte tra bande (ai limiti del criminale a dar credito a certe voci).
    Risultato? da Ratisbona alle prime dimissioni Papali dai Tempi di Celestino V. Che fece per viltade il gran rifiuto.
    [Credo che lei stia commettendo un errore: quello, precisamente, di confondere l’esigenza di correttezza dei contenuti con l’immediata comprensione dei contenuti medesimi. Non credo che la Transustanziazione (per la quale Galileo rischiò grosso, rischiò addirittura il rogo, se non avesse trovato amici che gli derubricarono l’imputazione, facendone un copernicano, invece che un eretico), la Santa trinità, per non parlare del concetto controverso di “supersostanziale” nell’espressione τὸν ἄρτον ἡμῶν τὸν ἐπιούσιον, sbrigativamente tradotta come “nostro pane quotidiano” siano concetti facili. Ma non mi risulta, per esempio, che la Chiesa abbia rinunciato al dogma della transustanziazione, per cui il pane diventa sostanza del corpo di Cristo e il vino diventa sostanza del sangue di Cristo. Se la sciura Rusina non capisce, questa non è una buona ragione per dire soltanto le banalità che quella vecchia sciagurata è in grado di capire.
    Io ho sempre saputo che il papa dice la verità di Santa madre Chiesa, e che compito dei sacerdoti è spiegare quella verità, se ci riescono; o persuadere i fedeli ad accettare quella verità.
    N.d.A.]

    Allora si riparte, ma non da Scola (era quello il nome atteso dalle truppe cammellate presenti in Piazza san Pietro, sarebbe stato un secondo grave e devastante errore, perchè uomo di CL e sempre autocentrato e autoriferito ed Europacentrico.
    [Francamente, anche io ho tirato un sospiro di sollievo, quando ho appreso che Scola non è stato eletto pontefice. Non sarebbe stato all’altezza della complessità del sistema. Ritengo invece che Bergoglio sia all’altezza, e continuo a sperare che stia praticando una politica gesuitica di dissimulazione onesta. Cioè, dapprima dice tutte le banalità possibili per piacere ai poveri di spirito. Poi però gli darà delle gran mazzate in testa.
    Il mio punto di vista è quello di un non credente che però riconosce la grande missione civilizzatrice della Chiesa e che soprattutto vorrebbe che la Chiesa cattolica, là dove può, continui a erigere un muro contro la barbarie dell’Antico testamento, proprio come volle Gesù Cristo. Di quella barbarie è portatore la “visione” protestante e lo strafottuto aziendalismo, che è una versione per impiegatucci e minus habentes dell’etica protestante del capitalismo. In America meridionale il protestantesimo avanza, e papa Francesco ne è consapevole, così come è consapevole del sincretismo religioso paganeggiante che prende sempre più diffusamente piede non nella sua Argentina, ma in Brasile. Mi spiego alcune sue mosse pensando che lui è un gesuita, come ho detto, e che queste mosse siano in risposta a quella realtà che lui conosce molto meglio di me.
    Tutto ciò premesso e concesso, tuttavia, non mi sembra questa una buona ragione per derogare dai principi. Apparentemente, se non ci saranno quelle nuove mosse, nelle quali continuo a sperare, mi sembra che estrapolando sic et simpliciter quel che il papa ha finora detto e fatto, la sua immagine si sovrapponga pericolosamente a quella del Dalai Lama. Un Dalai Lama gesuita, un Dalai Lama argentino, soprattutto un Dalai Lama molto più intelligente di quello vero. Perché, per dirla tutta, trovo desolante la stupidità e la banalità del Dalai Lama vero. Io non voglio offendere gli americani, però il Dalai Lama mi sembra un’americanata, senza nemmeno quel pizzico di simpatia che certe americanate possono suscitare.
    N.d.A.]

    allora Francesco…che parla a quella chiesa, a quei cattolici, a quei mondi.
    Se a noi europei non piace (e in certe comunità di base di quelle colte, qua e là si colgono mugugni) è perchè non siamo davvero convinti che un cattolico in Perù o in Congo conti quanto uno di Pontida o di Roma.

    Questo è il punto.
    E che un divorziato, o un Gay non abbiano i nostri stessi diritti.
    Preferiamo l’assurda pratica di recarci da divorziati, a messa in un altro paese per poterci comunicare (è il ridicolo consiglio che il Parroco di Arcore diede a Berlusconi, che con spirito replicò…scusi padre, ma non credo che passerei comunque inosservato ,,sa, nella mia condizione,.)
    Insomma. la realtà è quella ma lasciamola lì, sotto al tappeto, lontano dagli occhi.

    A Francesco non va di voltarsi dall’altra parte, e più in generale la chiesa sa che ormai il cuore del suo popolo (o forse il mercato dei cristiani) è laggiù, in quelle che una volta erano e missioni, che ora si fanno baricentro.

    Perfetta parabola di ciò il Brasile, prima colonia Portoghese, poi nazione indipendente e alla fine potenza economica che sta comperandosi tutte le principali aziende Portoghesi…
    E’ la globalizzazione bellezza.
    [Questo punto di vista fu aspramente criticato da Voltaire. “Se questo accade, allora è giusto che accada”: oh yeah! “Se Renzi prende tanti voti, allora ha ragione Renzi”: oh yeah! “Se Salvini spopola, allora ha ragione Salvini: oh yeah! In altre parole, non credo che noi si viva nel migliore dei mondi possibili. Credo fermamente che dobbiamo fare analisi corrette della realtà e studiare scientificamente il modo di modificare la realtà. Cioè, dobbiamo studiare i mali della società italiana e stabilire se vi siano margini di manovra per farla guarire. Se siamo convinti, come siamo convinti, che personaggi come Renzi e cime Salvini siano deleteri per l’Italia, dobbiamo agire sulle cause del loro successo (le rigidità del mercato del lavoro, l’immigrazione) cioè sulle cause del malcontento del popolo e sull’ignoranza del popolo medesimo, il quale ritiene, sbagliando, che due demagoghi come questi siano in grado di dare soluzione ai problemi. Io dico: basta con i puzzoni, basta con gli ambiziosi ignorantelli ai quali non perdoniamo niente, proprio niente, proprio perché sono stupidi e ignoranti (a Napoleone, invece potremmo perdonare molto), basta con lo spappolamento mentale e morale. In ogni caso, non voglio morire da idiota. N.d.A.]

    Alla Fine il Papa Argentino che viene dal Sud America è un Migrante di Origine italiana.. che ci aspettavamo che dicesse?
    [Nell’ultima enciclica di papa Francesco, che ho leggiucchiato frettolosamente, ma che mi propongo di leggere seriamente, ho letto parecchie cose interessanti, in senso antiaziendalista e contro l’impero di Mammona. Ma la guerra alla barbarie del Vecchio testamento e la necessità di spuntare le unghie alla Curia romana non implicano la necessità di sbarazzarsi dell’eredità di una teologia incardinata nel pensiero greco, quel pensiero che papa Ratzinger nel suo discorso di Ratisbona difese con argomenti ineccepibili.
    Insisto: a differenza dei similprogressisti, non ho la pretesa di insegnare niente papa Francesco. Non pretendo che lui faccia quel che a me piacerebbe che facesse. A dir la verità non pretendo niente. Sono preoccupato, questo è vero, per la decadenza della società occidentale. Ma tutte le civiltà hanno i loro cicli, così come anche la vita dell’Universo è destinata a scomparire. Stiamo entrando nell’era del politicamente corretto, della prevalenza del cretino. Bene, si accomodino: auguri e figli maschi! Qualche volta mi domando: ma dove sono i barbari? Voglio dire i barbari che possono salvare la nostra civiltà, come tante altre volte è avvenuto nel corso della storia. Purtroppo papa Francesco non è un barbaro.
    N.d.A.]

    • Galcazzo, Conte di Caiazzo permalink

      Il discorso di Regensburg, fondamentale e attualissimo? Costui non sa neppure cosa sia e in ogni caso non ne conosce certo i contenuti. Impossibili per lui.
      [Si riferisce alle parole di Panka Rock, immagino. Chi vuol leggere quel discorso, veda il nesso ipertestuale che ho riportato nel corpo dell’articolo di apertura di questa pagina: Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni (Ratisbona = Regensburg, 12 settembre 2006). N.d.Ar.]

      Ragiona come tutti i politicanti di Caiazzo (dell’epoca, ovviamente), per i quali l’abbassamento intellettuale e culturale era condizione efficiente il mantenimento del potere.
      Odiavano i colti e il libero pensiero, emarginandoli.
      Come in epoca più recente i comunisti.

  4. Itinerario culturale, da Laura Antonelli ad Antonio Fogazzaro


    ‘Piccolo mondo antico’, per la regia di Mario Soldati, interpretato, fra gli altri, da Alida Valli. Al minuto 31:12 assistiamo a una discussione tra i patrioti lombardi. Entusiasti per l’intervento del Regno di Sardegna nella guerra di Crimea, brindano alla guerra. L’alleanza con la Francia, la Gran Bretagna e il regno ottomano contro l’Impero russo era appena stata perfezionata dal Cavour, nel 1854. A questo punto, i patrioti non dubitano più della volontà del Regno sabaudo di sollevare la questione italiana in sede internazionale. Si domandano quale possa essere il nome del regno sabaudo allargato: non più Regno di Sardegna, dice uno dei convitati, ma Regno padano! Poi però, il conte Maironi, ispirato, suggerisce: «Italia!».

    Le due polesane – In una pagina precedente di Nusquamia abbiamo ricordato la recente scomparsa di Laura Antonelli, la «divina creatura», a nostro avviso una santa, più precisamente nel periodo di sua vita in cui, a sentire le prefiche del “politicamente corretto”, fu una peccatrice.
    Laura Antonelli era di Pola, come Alida Valli, anche lei una santa, perché – come ebbi occasione di scrivere in un’altra pagina di Nusquamia – la bella polesana «(o polatica, come si legge nei testi antichi, per “abitante di Pola”) non era una che cercasse la compagnia di un uomo influente». Tutto il contrario: al tempo in cui girava Piccolo mondo antico e il regista Mario Soldati si innamorò pazzamente di lei, non volle saperne dell’uomo importante ma «si sentì attratta da un uomo di più modesta condizione sociale». [*] Eppure lei era Alida Maria Altenburger von Markenstein und Frauenberg, in arte Alida Valli, appunto. Ricordavamo anche che «c’è una certa somiglianza nell’espressione del volto delle due, per esempio nella fronte a bauletto, come si vede in certe pitture del Cinquecento. A parte questo dettaglio, le due attrici, pur diverse, sono accomunate dalla medesima nascita e da un declino triste».
    Per un confronto tra le due eccellenti polesane, si veda anche Excursus (politicamente scorretto? speriamo di sì!) dalla seconda F alla prima F.

    Piccolo mondo antico (film) – Sull’onda dell’emozione per la morte di Laura Antonelli, dopo aver rivisto il film Divina creatura, sono andato a vedere se in Internet fosse ricomparso Piccolo mondo antico, interpretato dall’altra divina creatura, da Alida Valli. Questo film era fruibile in rete, qualche tempo fa, poi scomparve perché il gatto padano di turno, del quale una certa madre è sempre incinta, deve avere mandato a YouTube la solita lettera in cui, millantandosi procuratore legale del detentore dei diritti cinematografici, diffidava YouTube a continuare a mettere in rete il film. [**] Poi è ricomparso, chissà quanto tempo ancora rimarrà in rete. Consiglio tuttavia ai lettori di Nusquamia di scaricare la registrazione presentata qui sopra, prima che il solito frustrato, odiatore dell’eterno femminino, metta in atto l’ìnvido intervento di castrazione.

    Viaggio in Valsolda – Dopo aver ceduto alla tentazione di rivedere questo film, almeno in parte, considerato che lo conosco bene, ho trovato una buona scusa per recarmi di nuovo in Valsolda. Avevo letto che la villa di Fogazzaro a Oria in Valsolda, appunto, è stata aperta al pubblico sotto l’egida del Fai, che non è la Federazione anarchica italiana, della quale abbiamo parlato recentemente, ma il Fondo ambiente italiano, del quale è fondatrice e presidente onorario la terribile Giulia Maria Crespi, a suo tempo soprannominata da Montanelli «la zarina». [***]


    Villa Fogazzaro Roi, sulla sponda italiana del lago di Lugano. A sinistra, il giardino pensile; sotto la finestra centrale del prospetto della villa, l’imbarcadero, dove annegò Ombretta, nel romanzo ‘Piccolo mondo antico’.

    La villa, che si trova a 600 m dal confine svizzero, apparteneva alla famiglia della madre del Fogazzaro, e fu effettivamente la dimora dello “zio Piero” del quale leggiamo nel Piccolo mondo antico, che nella realtà si chiamava Pietro: ma non è una grande differenza. Ed era anche lui ingegnere ferroviario. Qui, nella villa dello zio Piero, si trasferì il protagonista del romanzo, il conte Franco Maironi, lasciato senza il becco di un quattrino dalla «nonna cattiva», la marchesa Orsola Maironi, indispettita per il fatto che il nipote avesse sposato una borghese di famiglia modesta, la Luisa interpretata nel film da Alida Valli.
    Questa era anche la casa dove il Fogazzaro, uomo tormentato e aperto a suggestioni religiose contrastanti, trascorse periodi molto felici della sua vita. Le descrizioni che leggiamo nel capolavoro del Fogazzaro, della villa, dei suoi giardini, del paesaggio, trovano puntuale riscontro nel sopralluogo che il viaggiatore curioso vorrà intraprendere.
    Un po’ tormentato, perfezionista al punto da sfiorare il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, fu l’ultimo proprietario della villa, il marchese Giuseppe Roi, il cui nonno aveva sposato una delle figlie del Fogazzaro. Il marchese, morto non molti anni fa, lasciò la villa al Fondo ambiente italiano, mettendo per iscritto in un testamento di 300 pagine le condizioni del lascito: la villa doveva essere conservata così come era stata lasciata, tutto è catalogato e descritto minuziosamente. Giusto per fare un esempio, il testamento descrive come deve essere apparecchiata la sala da pranzo, come debbano essere disposti i bicchieri e le posate, di quanti centimetri le posate debbano rientrare rispetto all’orlo della tavola, con quale periodicità il servizio di tavola debba essere cambiato, e come. Ho appreso questi particolari dalla dolcissima mystagoga (oggi diciamo “cicerone”, o “guida turistica”) che ci ha accompagnato nella visita alla villa, alternando le necessarie notizie di orientamento con la lettura di alcuni brani del libro del Fogazzaro. Aveva le membra tornite con garbo e gli occhi del colore delle more bagnate: prendo quest’immagine da Resurrezione di Tolstoj, il quale attribuisce questi occhi a Katjuša. Per evitare rappresaglie nei confronti della fanciulla ci tengo a dire che il giudizio di disturbo ossessivo-compulsivo è mio, e solo mio.


    Sala da pranzo della villa Fogazzaro-Roi, apparecchiata come prescritto dalle disposizioni testamentarie del marchese Giuseppe Roi.

    Era presente alla visita guidata un signore di 95 anni, che fu ospite della villa in quanto figlioccio di cresima del marchese Antonio Roi, primo erede della villa e zio dell’ultimo proprietario, Giuseppe Roi. Fu lui a spiegare alla fanciulla dagli occhi color delle more bagnate che il mobiletto che nella fotografia qui sopra si vede a destra, un po’ in ombra, del quale forse si è persa la chiave, serviva per il passaggio dei cibi dalla cucina.

    Prima di entrare nella villa, avevo fatto un giro di ricognizione nel paese, con le case addossate l’una all’altra e digradanti verso lo specchio d’acqua che prende il color verde delle piante che lo sovrastano. Mi aveva incuriosito il viottolo che corre parallelo alla sponda del lago, e un vecchio cartello del Touring Club Italiano mi ha indotto a fare qualche calcolo mentale. Nella foto qui sotto, di necessità piccola e di bassa definizione le scritte quasi non si leggono. Ma nell’originale che ho trasferito dalla macchina fotografica al computer si legge benissimo. Ecco che cosa vi leggiamo: «Touring Club Italiano / Giro della Valsolda / Albogasio km 0,5 / Lampo benzina superiore».


    Oria di Valsolda: la via acciottolata che vediamo in primo piano costituiva l’unica via di comunicazione terrestre con la Svizzera, prima della costruzione della strada statale 340 “Regina”.

    A occhio e croce, la targa del Touring Club risale agli anni 20, tutt’al più ai primi anni 30. Era questo il periodo d’oro della benzina Lampo, della quale vedo la pubblicità nella rivista del Touring Club Italiano Le vie d’Italia, quando il Touring Club Italiano non aveva ancora come pubblico di riferimento quello dei pensionati. Ma c’è un’altra ragione che mi fa datare agli anni 20-30 quel cartello. Il fatto è che, a seguito della campagna di italianizzazione dei nomi stranieri, nel 1938 il TCI cambia denominazione e da Touring Club Italiano che era diventa CTI, “Consociazione Turistica Italiana”. In ogni caso, risale a un periodo anteriore a quello di costruzione dell’attuale strada statale 340 “Regina”, che da Como porta a Menaggio, quindi flette a sinistra per Porlezza, fino alla dogana svizzera. La nuova strada “Regina” non va confusa, evidentemente, con l’antica Via Regina, che correva lungo la riva occidentale del lago di Como, fino in cima (Ponte del Passo).


    La Chiesa di Castello (una frazione del Comune di Valsolda, come pure Oria) è quella nella quale si sposarono Franco Maironi e Luisa Regey, nel romanzo di Fogazzaro. Nella foto qui sotto, una targa ricorda che Valsolda fa parte del circuito dei “Parchi letterari”; a sinistra in alto, la riproduzione di un bozzetto per il film che Mario Soldati trasse nel 1941 dal romanzo; è inoltre riportato un brano del libro che descrive il matrimonio segreto tra Franco e Luisa qui celebrato, a notte fonda.

    ———————————-
    [*] L’uomo fortunato al quale toccò in sorte di essere amato da Alida valli era l’assistente di Soldati, un medico che aveva gettato il camice alle ortiche per darsi al cinema. L’anno seguente sarà aiuto di Lattuada, dieci anni dopo firmerà il suo primo film da regista. Costui è Dino Risi, il maestro che firmerà film memorabili come Una vita difficile con Alberto Sordi, Il sorpasso, I mostri, Profumo di donna (preferibile, a mio parere, al remake che se ne fece in America, che pure è un capolavoro), La ciociara e il meno conosciuto Fantasma d’amore, interpretato da Romy Schneider e Marcello Mastroianni, del quale abbiamo parlato recentemente.
    Mario Soldati, innamorato pazzo, era gelosissimo della relazione di Alida Valli con il suo assistente.

    [**] Un ragazzotto australiano riuscì nell’intento, ma poi fu condannato. Si era spacciato per un legale di ABC, chiese a You tube di cancellare i video di tutta una serie televisiva. You tube ci cascò, così lui si sentì importante, e riuscì ad avere la prima eiaculazione che non lo facesse sentire in colpa, senza nemmeno il pericolo di diventare cieco. Poi però dovette pagare dazio: e non so se il dazio pagato compensasse adeguatamente il piacere di quella eiaculazione.

    [***] Il contrasto tra i due risale al tempo in cui la ricca ereditiera imperava al Corriere della Sera, della cui proprietà deteneva il pacchetto di maggioranza. I Crespi sono i ben noti cotonieri originari di Busto Arsizio, ai quali è intitolato il villaggio di Crespi sull’Adda. Giulia Maria crespi era parecchio radical chic: a suo tempo, a proposito di una sua amicizia con Mario Capanna, si pretese che fosse vero quello che era soltanto verisimile (il soggiorno in tenda, sapientemente arredata con mussole e lenzuola di lino finissimo, accampati nelle “lanche” del Ticino ecc.).

    • Alle grida strazianti e dolenti…

      Il film del quale abbiamo parlato nella noterella precedente, tratto dal Piccolo mondo antico di Fogazzaro, ci induce a riflettere su un’apparente contraddizione. Al cinema e in letteratura coloro che mostrano di avere una dirittura morale sono patrioti, mentre i quaquaracquà e i vigliacchi sono austriacanti. Certo – osserverà qualcuno – saranno cinema e letteratura di propaganda. Anche. E, in effetti, non c’è niente di più stomachevole di certi discorsi patriottardi, purtroppo tornati di moda a far data dal settennato di Carlo Azeglio Ciampi.
      Però, proviamo a riflettere sul fatto che è patriottica – spesso – non solo la letteratura culilinctoria, ma anche la buona letteratura, oserei dire la grande letteratura, soprattutto se penso a Piccolo mondo antico del Fogazzaro e alle Confessioni di un ottuagenario di Ippolito Nievo. A questo si aggiunga il fatto che effettivamente parteciparono al moto di unificazione d’Italia uomini degnissimi, uomini generosi, uomini che misero a repentaglio la vita, i propri averi, le carriere. Mica gli ambiziosetti di oggi, che si iscrivono ai partiti per far denaro, per sete di potere e per far carriera.
      La contraddizione sta proprio qui: com’è che uomini meritevoli del massimo rispetto, com’è che la grande letteratura si sono spesi per l’Italia unita, ma poi l’Italia si è rivelata, e non solo recentemente, un paese di merda? Dove hanno sbagliato?
      La mia risposta si articola in tre punti:
      a) l’amministrazione asburgica fu un’ottima amministrazione che però, al pari del governo della Serenissima, ebbe il torto di non intercettare la portata politica dei fermenti culturali dell’Ottocento;
      b) è naturale che la parte peggiore della società – gli opportunisti, i vigliacchi, i carrieristi – stiano dalla parte del potere;
      c) gli uomini generosi dell’Ottocento che con la penna e con i fatti si schierarono a favore dell’Italia unita sbagliarono – e di grosso – nel fare del principio identitario il cardine di un rinnovamento della società. Il Capitale di Karl Marx sarà scritto nel 1867, e non possiamo accusarli di non averlo letto. Ma già i padri fondatori del socialismo scientifico si erano espressi riguardo alle origini dell’ineguaglianza, e, quel che è più grave, alcuni dei patrioti italiani ne erano a conoscenza. Eppure scivolarono anche loro nella pania identitaria che essi stessi costruirono. Questa è la forza malefica dell’irrazionale.

      Dicevo che l’Italia ben presto mostrò di essere un paese di merda, appena dopo l’unificazione. Garibaldi l’aveva unificata sfoderando ex abrupto, d’improvviso, il motto “Italia e Vittorio Emanuele”. Alcuni garibaldini, che si erano imbarcati a Quarto, ma che erano di forti sentimenti repubblicani e anticlericali, abbandonarono la spedizione per promuovere uno stato di agitazione nella Romagna (le cosiddette Legazioni pontificie). Ma la maggior parte dei patrioti, pur di sentimenti repubblicani, si piegò a mettere l’Italia unificata nelle mani di Vittorio Emanuele.
      Seguì quel che seguì: i partigiani dell’Italia meridionale furono chiamati briganti, la stessa Lombardia patì l’ottusità dell’amministrazione piemontese. Il culmine dell’ottusità e della ferocia sabauda si toccò nel 1898, con la repressione dei moti popolari a Milano. È quel che sentiamo nella canzone posta in apertura di questo pezzullo dedicata al “Feroce monarchico Bava”, cioè a Bava Beccaris che prese a cannonate il popolo, uccise 80 cittadini e ne lasciò a terra altri 450, feriti. E fu anche premiato da re Umberto I, che gli assegnò la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia, e un seggio al Senato.
      Mio bisnonno fu un garibaldino, e un socialista. Mi domando se, quando accompagnava i socialisti bergamaschi a Milano per visitare in carcere Turati, reo di aver preso la parola contro la strage, si fosse reso conto di quella gran cazzata che fu un’Italia unificata sotto i Savoia.

  5. PANKAROCK permalink

    Papa Francesco, attenzione ai falsi amici! È gente che fa politica e che non vede una spanna oltre il tabulato del proprio fatturato politico
    [titolo di Aristide]

    Se non ricordo male dopo una delle encicliche di Benedetto XVI usci’ un articolo, credo sul foglio , circa la difficolta’ a scrivere lunghi documenti in latino.
    [Per rispondere a tono dovrei conoscere l’articolo, prendere conoscenza degli argomenti. Capisco che ci possa essere difficoltà a scrivere latino (e non è soltanto questione di conoscenza della grammatica e della sintassi) ma non vedo perché sarebbe più difficile scrivere un articolo di 10 pagine, invece che di una pagina soltanto.
    Non parlo di un articolo (pubblicato forse sul Foglio) che non conosco, preferisco parlare degli argomenti che conosco, solitamente agitati dai nemici del latino. Sono argomenti miserabili. Prendo atto semmai del fatto che tutte le scuse sono buone:
    a) poiché la sciura Rusina non capisce certi argomenti e certi linguaggi (e non li capirà mai, ma è un problema suo), secondo certi papa-boys, il papa dovrebbe dire soltanto banalità, in stile Dalai Lama;
    b) poiché il latino è una lingua «morta», allora non bisogna scriverla, men che meno parlarla: e allora, a Israele, non hanno forse fatto risuscitare la lingua dei loro libri sacri? Ebbene il latino è la lingua della teologia cristiana ed è la lingua della “via degli umanisti”, ed è la lingua nella quale si traducevano le opere di Cartesio, Newton e Galileo (quando non fossero state scritte direttamente in latino) perché avessero diffusione nella comunità scientifica. A meno che non si ragioni con la testolina degli aziendalisti, ecco alcune ottime ragioni per non far morire il latino. Cosa che negli Stati Uniti hanno capito benissimo, laddove in Italia l’insegnamento del latino, orrendamente mutilato, viene conservato soltanto per ragioni elettorali, per non alienarsi il voto delle professoresse che si troverebbero senza cattedra.
    N.d.A.]

    Mancherebbero le competenze…e se mancano in vaticano (unico luogo al mondo che ha un bancomat con le istruzioni in latino) figuriamoci fuori.
    [Se in Vaticano mancano le competenze (cosa della quale non sarei così sicuro) esistono però luoghi fuori del Vaticano, in Italia e nel mondo, dove le competenze sono di prim’ordine. Non vado oltre, in questa sede, perché sono consapevole della slealtà dei nemici del latino, e non ha senso che dica apertamente tutto il male che penso dei nemici del latino. Come vede, sono costretto, alla pari di Julien Sorel, a essere un po’ tartufo. In realtà non è che dissimulazione onesta, perchè non avvenga che gli uomini d’onore abbiano a subire il male da parte di chi non ha senso dell’onore. ‘Primum vivere, deinde philosophari’. E poi, se in Vaticano le competenze vanno scemando, questo avviene perché si è voluto che esse venissero meno. È stata una scelta politica, largamente pilotata – stando a quel che mi si dice – da monsignor Ravasi.
    Per esempio, la rivista ‘Latinitas’ che era stata fondata da Paolo VI per mettere a tacere il rimorso di aver pugnalato alle spalle il latino, e che era scritta tutta in latino, adesso ne ha fortemente ridimensionato il peso. In un’intervista rilasciata a Stefano Lorenzetto da Vittorio Ciarrocchi, un latinista che conosco da una vita, leggo che il primo fascicolo di ‘Latinitas’, nella nuova veste pilotata da mons. Ravasi, su 222 pagine, ne contiene solo 23 nell’antica lingua. Si veda
    ll latinista del Vaticano rimpiazzato da due atei. Rispetto al contenuto dell’intervista, ci tengo però ad affermare che, personalmente, sono un estimatore di Canfora e di Cacciari. Ma forse l’amico Ciarrocchi si è fatto trascinare dalla vis polemica, peralro giustificata dalla slealtà che si è usata nei suoi confronti. N.d.A.]

    Non ho letto l’enciclica. Ma lo faro’. Naturalmente anche la scelta di questi argomenti rientra in una visione non europacentrica di Francesco..la terra come bene comune {a noi magari sembra un tema strano ma esistono in Argentina intere singole private proprieta‘ grandi come una regione italiana) la deforestazione ecc. Ma laggiu’molti uomini vivono ancora dei frutti della propriaterra. O li raccolgono.
    La critica al capitalismo. Quello predatorio e iniquo di quei luoghi, ove la classe media non esiste….nulla e’ lasciato al caso nel Regno di Francesco..e di chi lo ha scelto.
    [Il capitalismo non è meno predatorio in Italia e in Europa di quanto sia in America meridionale. In ogni caso, la polemica di papa Francesco contro il capitalismo, contro l’etica protestante del capitalismo, contro lo strapotere della finanza e delle banche, è sacrosanta. Naturalmente, non bastano gli annunci o i gesti simbolici, come quello di portare appesa al petto una croce di latta invece che una croce d’oro. Si tratta di recuperare l’antica polemica cristiana contro l’avarizia, intesa come avidità, e non come l’avarizia di zio Paperone, avarizia che era considerata un vizio peggiore della lussuria. Ma oggi c’è l’aziendalismo, un mostro nato dalle nozze lesbiche dell’usura e dell’ignoranza. Mi riesce difficile pensare a qualcosa di più spregevole del vizio dell’aziendalismo. N.d.A.]

  6. Cavagna il Giovane si agita: ma a Forza Italia che cosa pensano di lui?

    Questi giorni i cittadini di Curno hanno ricevuto un volantino che reca in alto lo stemma di Forza Italia e in basso la firma “Cons. Paolo Cavagna”.
    Apparentemente, il volantino afferma lo sdegno del giovanile consigliere (recentemente sfanculato dalla Lega nord) per il fatto che l’Amministrazione Serra abbia «risposto in modo vago e inconcludente alla nostra interrogazione»: si riferisce all’opportunità di provvedimenti per ottenere che le autovetture transitino per via Trento a velocità moderata.
    In realtà, prima ancora che affermare il proprio sdegno, il consigliere Paolo Cavagna il Giovane intende affermare se stesso e imprimere un sigillo al suo (vero o preteso?) ruolo di rappresentanza di Forza Italia a Curno. E la fasciofemminista Sara(h) Carrara, allora? Non dimentichiamo che finora sia Locatelli sia Paolo Cavagna, detto “Cavagna il Giovane”, si presentavano sotto il marchio di “Curno oltre” con accanto il marchio, più piccolo, di Forza Italia. Invece, adesso, Cavagna il Giovane si presenta sotto le insegne di Forza Italia. È tutto regolare? C’è qualche giochino, sotto sotto?
    Ma il rappresentante di Forza Italia a Curno non era Locatelli? Vabbè, direte voi, ma Cavagna il Giovane è pur sempre membro di Forza Italia. Sarà… Intanto, noi che ci siamo sempre domandati se veramente il Locatelli fosse rappresentante di Forza Italia a Curno, ci domandiamo se veramente Cavagna il Giovane abbia ricevuto l’investitura ufficiale per parlare a nome di Forza Italia. Non che c’importi più che tanto di un partito che non è nostro, però – se mi metto nei panni dei responsabili provinciali del partito – penso che sconfessare Cavagna il Giovane, come ha già fatto la Lega nord, porrebbe le premesse per un giro di boa, parimenti abbandonando la fasciofemminista, anche lei teoricamente di Forza Italia, al destino giorgiamelonesco.
    Cavagna il Giovane fa interrogazioni, è vero, cerca di intercettare il malcontento del paese nei confronti della dott.ssa Serra. Ed è vero che non poche sono le ragioni di malcontento. Ma, in fondo, che cosa rappresenta Cavagna il Giovane? Se volgiamo gli occhi al recente passato, vediamo che: a) Cavagna il Giovane è colui che ha sfanculato il povero Claudio Corti e che al suo posto si è seduto nello scranno di consigliere comunale in nome di una lista promossa dal Pedretti e dal Locatelli; b) Cavagna il Giovane è colui che è stato sfanculato a sua volta dalla Lega nord di Curno; c) Cavagna il Giovane è colui che si è fatto promotore della “Guerra dei due Gandolfi” e che per questo verrà sempre ricordato, se insiste ad agitarsi.

    Da ultimo, perché dovremmo fidarci, se Cavagna il Giovane ci dice che lui rappresenta Forza Italia a Curno? Ebbene, ci piacerebbe leggere qualche documento dove la rappresentanza curnense della Lega nord – quale che ne sia il titolare, Locatelli o Cavagna il Giovane – fosse certificata. Voi dite che siamo malfidenti? Ma io vi rispondo gesuiticamente con un’altra domanda (i gesuiti vanno di moda): perché dovremmo fidarci? È da quel dì che noi ci domandiamo che cosa diavolo volesse rappresentare l’iniziativa di “Obiettivo Curno”. Avevamo percepito l’aria di bluff, e non ci sbagliammo. Si veda l’articolo Ma “L’Obiettivo Curno” è di Locatelli & Marcobelotti o del solo Locatelli? E Cavagna il Giovane da che parte sta?
    Qui sotto riportiamo l’immagine e la didascalia contenuta in quell’articolo.

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    Così appare il sito “L’Obiettivo”, a cura del Gruppo consiliare “Curno oltre – Lega nord” (che non esiste, semmai esiste il Gruppo consiliare “Claudio Corti sindaco”, nato per volontà di Locatelli e di Pedretti). Il sito appare, ancora a parecchi mesi dalla fondazione, mancante delle pagine dedicate, rispettivamente, al programma politico di “Curno oltre” (dove si capisce il ruolo di Locatelli) e a quello della Lega nord curnense (dove non si capisce quale sia il ruolo di Marcobelotti). Dunque si tratta di un situs interruptus. Facendo clic sull’immagine si perviene al sito teoricamente condiviso da Locatelli e Marcobelotti. Ma, in pratica, come stanno le cose?
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    Ci domandavamo, dunque, come stessero le cose. Ed ecco che i fatti – i fatti, e non i proclami, che sono cacata carta: se lo mettano in testa i nostri avversari, non ci facciamo coglionare dai proclami, noi – ci dànno la risposta. L’Obiettivo Curno era un bluff o, quanto meno, una fuga in avanti del Locatelli.
    Certo, è curioso il fatto che il sitarello Obiettivo Curno sia stato in piedi per tutto il tempo in cui era ormai evidente che esso rispondeva più che altro a un colpo di testa del Locatelli. E che continui a stare in piedi, a loghi intrecciati, adesso che Cavagna il Giovane è stato sfanculato della Lega nord.
    Io una risposta l’avrei: il sitarello è stato commissionato a una certa persona, che non è mai stata pagata. Si dànno quindi due possibilità: a) poiché quella persona non è stata pagata, non si ha il coraggio di chiedere il piacere di spegnere il sito; b) è stato chiesto quella persona di spegnere il sito, ma la risposta è stata “Dare soldi, vedere cammello”.


    Segnalo infine che nella pagina del Comune di Curno dedicata ai consiglieri, Cavagna il Giovane risulta tuttora rappresentante della lista “Claudio Corti sindaco”, con tanto di marchio contenente il sotto-marchio della Lega nord. Non è còmpito del Comune di Curno modificare il marchio di lista, anzi incorrerebbe in un grossolano errore, se lo facesse. Tant’è che a suo tempo il Pedretti, appoggiato da C(h)ristian Invernizzi, a quel tempo lungichiomato segretario della Lega nord provinciale, e dalla cellula impedrettata dell’Eco di Bergamo, chiedeva l’estrusione di Fassi e Donizetti dal gruppo consiliare intitolato, appunto, alla Lega nord: ma dovette tornarsene a casa con le pive nel sacco, come del resto altre volte, quando ha osato scontrarsi con noi.
    Sarebbe tuttavia corretto da parte di Cavagna il Giovane presentare un marchio opportunamente modificato. Tanto più che il Marcobelotti ha fatto una scelta politica, a differenza del Pedretti che faceva il prepotente. Cavagna il Giovane, però non si muove. Ci sarà bene una ragione. Beh, potrebbe dire che si è dimenticato di cambiare il marchio.

    Ultima considerazione: Cavagna il Giovane non sembra aver appreso la lezione che, bene o male – anche se più male che bene – hanno appreso sia i similprogressisti sia il Pedretti. Non conviene mettersi in mostra, se non si ha niente da dire: si espone inutilmente il fianco alla critica.

    • kmana'k urguru permalink

      Ho l’impressione che chiunque si metta sulle orme politiche del celebre politicante ex-boxista e falso-urleghista e le segua, cada in grave disgrazia: lui, infatti, è affetto da sfiga contagiosa. Contagiosa per tutti: piumati e cavigliati, come si è visto. Ma anche nobili sinistri.
      Amici e contagiati suoi: fatevi coraggio, serrate le fila e state in gamba!.
      Auguri. Iunius.

    • L.Z. Hindenburg permalink

      Lo schema del volantino è perdettesco, come da decenni avviene a Curno, per destra e sinistra, fascisti e comunisti, democristiani e socialisti. Nella sua immensa opacità, il P. ha saputo cogliere uno degli aspetti “qualificanti” la vita politica cittadina: la nebbia.
      Che però porta inevitabilmente allo schianto.
      A meno che…
      [Uno dei titoli di merito della comunicazione resistente è quello di aver rotto lo schema pedrettesco. Ci accusano di essere difficili, che non tutti capiscono, che non tutti leggono. Tutta invidia, credo. Non credo che quel che scrivono i similprogressisti, per esempio, sia più perspicuo. Non tutti capiscono? È normale che non tutti capiscano tutto. Ma se si capisce che noi siamo l’alternativa onesta, che non siamo peracottari, non assatanati di potere, non traditori, non demagoghi, allora abbiamo già colto nel segno. Non ho intenzione di scrivere un trattatello di retorica a uso dei politici, qui su Nusquamia: men che meno ad uso dei politici indigeni, politicanti di mezza tacca, ambiziosi e rotti a ogni compromesso. Mi limito ad osservare: dove sta scritto che nella comunicazione tutti debbano capire tutto? Alcuni messaggi pubblicitari estremamente raffinati, addirittura, inducono il percettore del messaggio a pensare di aver capito una certa cosa, mentre subliminalmente l’inducono a pensarne un’altra. Ma non è il nostro caso. Insomma, i demagoghi facciano il loro mestiere, noi facciamo il nostro, in due modi: a) rivolgendoci alla parte migliore della popolazione; b) rendendo migliori coloro che finora, pur non essendo malvagi, sono stati pigri e conformisti nel giudizio politico. N.d.Ar.]

  7. 90 gradi permalink

    Chi era in Consiglio un mese e oltre fa conosce le risposte alle domande patocche poste dal suddetto volantino.
    Ad esempio sa che il collegamento stradale di cui si parla è compreso nella convenzione del piano integrato approvato e in partenza.
    Compreso da tempo, come Vito Conti ha ricordato ai presenti.
    Il volantino ha quindi un contenuto pari a zero, risponde a logiche di marketing piuttosto elementari.
    [Sì, ma, come ho spiegato nell’articoletto precedente, non si tratta neanche di marketing elettorale per il partito, ma di marketing di Cavagna il Giovane pro domo sua. Secondo me, Forza Italia con Cavagna il Giovane perde le elezioni, e perde male (questo, se non sbaglio, è quel che ha capito anche Marcobelotti, il quale attende una risposta di Forza Italia, nel senso di una sconfessione del Cavagna, prima di eventualmente riprendere il “dialogo”); Forza Italia potrebbe invece perdere con onore sbarazzandosene il più presto possibile. Se entro due anni, di qui alle prossime elezioni, Forza Italia a Curno non riesce a individuare qualcosa di meglio, dopo Schettino, dopo il tradimento di Locatelli, dopo la quinta colonna e dopo Cavagna il Giovane, che si fece promotore della “Guerra dei due Gandolfi” e contestualmente si suicidò politicamente, la cosa migliore che potrebbe fare sarebbe di non presentarsi. La desistenza come espiazione e possibile redenzione. Vi ricordate il tempo in cui sussurravano a Gandolfi l’opportunità che facesse un passo indietro? Ride bene chi ride ultimo. N.d.A.]

    Non tanto cogito ergo sono, quanto piuttosto scrivo qualcosa ergo esisto.
    Tanto è lo stesso, non cambia un tubo di niente.
    [Certo, Cavagna il Giovane sente impellente l’esigenza di autoaffermazione, e si prende molto sul serio. Proprio come nei talent show. Il problema è quanto sia all’altezza della situazione e quante cose capisca, o sarà in grado di capire, in un ragionevole lasso di tempo. N.d.A.]

    • Bazar Latron permalink

      Non ho ben capito. Disinformato, certo. Colpevole? Pure. Dai!. Ma mi sa spiegare il piegato a 90° come è possibile che rientri in un piano attuativo di Curno e solo di Curno la sistemazione di una strada che fa da confine fra Mozzo e Curno, e per metà è di un Comune e metà dell’altro? Per “favorire” noi di Mozzo?

      • al Gandalfir billa'h permalink

        Se si riscontreranno irregolarità o errori, saranno fatti opportunamente valere nelle sedi e coi mezzi appropriati.
        Certamente non si ricorrerà a denunce anonime, tanto care a certa gentaglia.

  8. Se il papa rinuncia alla teologia innervata nel pensiero greco, se dà un calcio al latino e diventa un Dalai Lama (intelligente, però: almeno questo!), allora non si offenderà se metto sul piatto del giradischi questo vecchio “vinile”

    E voglio ben vedere che cos’ha da obiettare la Serra. Scusi, dove va allora a finire la “convivialità delle differenze”? E il dialogo giovanneo? Va bene, questi anarchici cattivoni vogliono impiccare con le budella dell’ultimo prete l’ultimo Renzi e l’ultimo Cordero di Montezemolo, ma un posto a tavola glielo si vorrà riservare, spero. Non vedo con quale logica si vogliano negare ai liberi pensatori i “diritti” che sono riconosciuti ai macometani.

    • Sacrosante risate

      «Il Vaticano brucerà, il Vaticano brucerà, con dentro il papa»: così recita una strofe della canzone anticlericale presentata nel commento precedente. A questa canzone fa riferimento una vignetta di Staino, all’interno di un articolo pubblicato su Repubblica: si veda Staino: «Con papa Francesco gli anticlericali sono in crisi». Nella vignetta però papa Francesco – mi sembra giusto – plaude all’incendio del Vaticano, ma con il papa fuori, non più dentro.

      • Galcazzo, Conte di Caiazzo permalink

        Dopo l’esperienza Obama, prima Nobel per la pace e campione di diritti umani, poi nella realtà impenitente guerrafondaio, disastroso diplomatico e, dal punto di vista europeo e non solo, uno dei peggiori presidenti della Storia degli Stati Uniti, credo che prima di eleggere a propria icona Papa Francesco, gesuita, i sinistri ci dovranno pensare due volte. La sindachessa certamente. E la aiuterà il Suo scritto.

        [Questa è precisamente la mia speranza. Che cioè papa Francesco, dopo aver ben bene e gesuiticamente intortato i similsinistri, quando questi avranno i piedi rosicchiati dai vermetti, per essersi recati a Betlemme da Vera Baboun avendo indosso sandali rigorosamente francescani, quando avranno le lingue irreversibilmente gialle per l’impegno smodato in attività culilinctorie nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche, quando cioè questi simpaticoni non potranno più tornare indietro, ricupererà la frusta con la quale Gesù Cristo scacciò i mercanti dal tempio e lascerà il segno del nervo fustigatore sulle chiappe di coloro che si erano illusi di uccellare il papa (e, a Curno, don Giancarlo): sulle chiappe di tutti, voglio dire, senza distinzione di “gender”: Olè! N.d.A.]

  9. E' lui o non è lui? permalink

    Leggendo oggi i commenti a margine di questa notizia apparsa oggi su Bergamo News, Processo Kyenge, Calderoli non c’è: il giudice nega il legittimo impedimento, mi son chiesto, ma questo Roby che risponde e difende Calderoli non sarà mica il Pedretti?

    Gigi scrive:
    Però intanto si è fatto la villa sui coli di Bergamo… Indovinate da chi era amministrato il comune che ha fatto la variante urbanistica? E dov’era l’opposizione?

    Prontamente interviene questo fantomatico Roby; è ben informato, a quanto pare, e scrive:
    L’ignoranza è una brutta bestia! Variante urbanistica? Ma quale? Ma dove? Nessuna variante urbanistica è stata fatta per l’abitazione di Calderoli. La casa era esistente ed è stata eseguita una manutenzione straordinaria. Prima di scrivere fesserie si informi.

    Lo stile cazzosissimo e l’ortografia non proprio esemplare riconducono tanto, molto a Pedretti

    Poi interviene un tale che si firma Pippo [il Pippo che si occupa di cose curnensi e mozzarde di solito è il gatto padano doc: N.d.Ar.] che pubblica un collegamento che fa ingrufare Pedretti:
    Piano casa, scontro sulla deroga per Calderoli

    Il Roby di cui sopra (chi sarà, chi non sara?) risponde ingrufato e anche ben informato su tutta l’operazione edilizia del Calderoli. Interessante anche il commento di Luca che sembra aver annusato odor di Pedretti a distanza [Ettorino non avrebbe saputo far meglio! N.d.Ar.]:
    Si potrebbero chiedere informazioni al geometra che ha seguito la pratica e i lavori per avere delucidazioni a riguardo. Parrebbe che sia lo stesso geometra che ha diretto i lavori di ristrutturazione per la casa di un altro big della Lega in provincia di Varese. A quanto pare un tipo molto attivo con i capi, finchè sono in sella, poi vanno altrove.

    Emerge un quadro interessante, peccato che i giornalisti orobici siano totalmente appecorati ai potenti di turno altrimenti, come in molte altre questioni, ci si potrebbe scrivere un bel pezzo.
    Spiholando poi nella rete, a partire dall’ argomento posto da Luca, ho trovato questo articolo:
    «Io, geometra e leghista ho lavorato per Bossi gratis e me ne vanto»
    Questo pezzo è bellissimo, emerge Pedretti in tutto il suo splendore:

    In virtù del fatto che era la casa del “capo”, in virtù dell’amicizia che mi lega sin dal 1986 con Umberto Bossi, non ho mai chiesto né riscosso un centesimo per il lavoro da professionista eseguito in qualità di progettista. Anzi per me era (e lo è ancora) un onore poter far qualcosa per Umberto Bossi.

    Che gran pezzo d’uomo questo Pedretti! Era presente anche al processo a Bergamo contro Bossi per gli insulti a Napolitano? Giusto per discolpare Bossi e dimostrare così tutto il suo valore.
    Ma come? Non ci mette la faccia?
    Pedretti, stiamo vedendo molto bene che pezzo d’uomo è lei e come è ancora ben tollerato dai suoi compari di partito. E questo ci dice molto.

    • La Lega nord si aspetta che il Pedretti si faccia coraggio e alleggerisca la posizione processuale di Umberto Bossi

      Forse è il caso di dare la parola a Ettorino. Lui potrebbe dirci se Marcobelotti ha fatto opera di persuasione morale presso il Pedretti perché l’ex politico curnense si presentasse al processo che vede imputato Umberto Bossi per vilipendio al Capo dello Stato, con l’aggravante di discriminante territoriale, e spiegasse le cose come stanno: cioè, la battutaccia sulla terronità di Napolitano è stata fatta dal Pedretti, Bossi l’ha semplicemente ripresa in forma dubitativamente ironica: «Ah! Non sapevo che fosse un terùn». Cioè, Bossi non si è dissociato dalla battuta del Pedretti, anzi, visto che teneva lui il microfono in mano, si è prestato a farsene strumento di amplificazione: questo è vero, verissimo, ed è documentato Ma la battuta è uscita in prima istanza dalla bocca del Pedretti. E anche questo è vero, ed è documentato.
      Il Pedretti dunque avrebbe potuto alleggerire la posizione processuale del Bossi. Ma non si è presentato per fare questa precisazione, doverosa per un uomo d’onore. Ed è qui che diventa preziosa la testimonianza di Ettorino, a meno che Marcobelotti in persona non voglio raccontarci come sono andate le cose. Il problema è: Marcobelotti, in qualità di segretario della sezione locale (Curno) della Lega nord, ha fatto opera di persuasione morale nei confronti del Pedretti, o non l’ha fatta? E, se ha fatto tale opera, com’è che il Pedretti non si è presentato? Quale scusa ha accampato?
      Mi viene in mente che potrebbe avere accampato la scusa dell’alluce dolente. Vi ricordate di quell’episodio della politica regionale, importantissimo, quando la stampa anglorobicosassone riferì costernata che l’alluce del Pedretti era stato calpestato da uno sciame di giornalisti che inseguivano la consigliera regionale Nicole Minetti, collega del Pedretti, la quale andava a rifugiarsi nei cessi del Pirellone? Ebbene, il Pedretti, del tutto casualmente, e non perché cercasse visibilità mediatica, si trovò in mezzo a quel tramestio; subì pertanto un pestone al piede che lo indusse a presentarsi alla guardia medica; quindi il pestone fu certificato dalla migliore stampa anglorobicosassone.
      Forse il Pedretti volentieri e con il cuore in mano sarebbe andato in soccorso del caro leader, però ne fu impedito da un improvviso dolore localizzato nell’alluce a suo tempo offeso dalla canea dei giornalisti. È un’ipotesi.
      Se così stanno le cose, il Pedretti è sempre a tempo per rendere la sua dichiarazione spontanea in occasione della prossima udienza. Rimane comunque un po’ strano il fatto che, per quel che è dato di sapere, la difesa di Umberto Bossi non abbia fatto trapelare niente, nelle indiscrezioni giornalistiche, riguardo alla circostanza attenuante per cui il fondatore della Lega nord si trovò a ripetere un’affermazione che in realtà era del Pedretti.
      Mi permetto a questo punto di riferire un episodio che mi riguarda, e che risale al tempo del liceo. Per farla breve, dirò che si era fatto un certo scherzo che non era piaciuto a un professore che teneva lezione in un’aula attigua alla nostra, che per un’ora era rimasta non presidiata. Il professore dell’aula vicina era andato a dire al preside che nella nostra aula qualcuno aveva suonato la tromba. Il preside trattò la faccenda come un episodio di guerra, annunciò l’imminenza di una rappresaglia e accettò che una delegazione di tre studenti trattasse le condizioni della resa. I tre si rifiutarono di fare il nome del colpevole ma tornarono in classe a riferire le condizioni del preside: o il suonatore di tromba si consegnava, e avrebbe subito la necessaria punizione, oppure tutta la classe avrebbe subito le conseguenze dell’ira presidenziale.
      Ebbene, tanto per cominciare, nessuno aveva portato una tromba in classe. Ma, in effetti, nella nostra classe e in quella vicina si era sentito chiaro e forte un assolo di tromba, sulle note del famoso motivo Ciliegi rosa. Il fatto è che a quei tempi ero abbastanza bravo nell’imitare il suono della tromba, appoggiando gli incisivi superiori sul labbro inferiore, e producendo in questo modo una sorta di pernacchio, modulato proprio come se fosse il suono di una tromba.
      Per evitare la rappresaglia nazista ai danni dei miei compagni, non ebbi un attimo di esitazione, mi consegnai alla vendetta del preside. Il quale mi assegnò la punizione classica, perlomeno a quei tempi, per reati di questo tipo: tre giorni di sospensione dalle lezioni e ritorno in classe accompagnato da un genitore. A quel tempo avevo 16 anni.

      Ordunque, Pedretti, caro Pedretti, si faccia coraggio!

      • Beppe Corti permalink

        Ho letto, noi siamo rimasti fedeli a Bossi, questo Pedretti è una vergogna!

      • Mana' mana' permalink

        Bossi come persona è intelligente e onesto, e prima della malattia anche molto capace. Però si è circondato di moltissimi Pederetti e suoi amici e simili. Ancora oggi questi qui mostrano i loro musi seduti sulle sedie. La Lega deve tagliarli. Lo sta facendo? Forse.

        • Il Pedretti è stato di recente insignito di un’onorificenza, da parte di Salvini: una targa, e una calorosa stretta di mano. Niente però mi leva dalla testa che Salvini per primo tirerebbe un sospiro di sollievo, quando sapesse che il Pedretti si è ritirato a vivere in Centramerica. Come del resto si sentirebbe sollevato Marcobelotti e lo stesso Roberto Calderoli. Ma allora che cosa aspettano? Eh, questi sono gli arcana factionis, da non confondere con gli arcana imperii, l’ignoranza dei quali ci impedisce di dare una spiegazione razionale alla crisi greca.
          Che ci sia del marcio in Padania, come Amleto affermava che fosse in Danimarca? Politicamente, s’intende.

  10. A parte il titolo, ci domandiamo, anzi vi domandiamo: è anche lui uno dei «nostri marò»?

    Noi non emettiamo verdetti di innocenza o colpevolezza. Facciamo voti perché il verdetto ci sia, nella sede appropriata, e vi si arrivi in tempi brevi. Siamo vicini al dolore della ragazza e dei suoi genitori. Meno chiasso si farà intorno alla vicenda, meglio è: soprattutto speriamo che non ci venga ammannito il solito cazzeggio, il solito triccheballacche.
    Apprendiamo dai giornali che Giuseppe Franco, sottufficiale di Marina, che ha ammesso di avere avuto un rapporto con la minorenne, avrebbe dovuto imbarcarsi sulla fregata Grecale in missione antipirateria nelle acque del Corno d’Africa. Dunque è un “marò”, o lo era (pare che sia stato destituito dall’incarico). Soprattutto speriamo che non ci vengano a dire che è un «nostro marò». Certamente non è un “mio” marò.
    In generale, piantiamola con la retorica dei «nostri eroi» e dei «nostri marò». Lasciamo parlare i fatti, per favore, o quel tanto dei fatti che è documentato e incontrovertibile. Su questi fatti ragioniamo, e il primo che cazzeggia e specula sperando in un tornaconto politico è un fellone.

    • I loro marò, i nostri maroni (rotti) permalink

      “Su questi fatti ragioniamo, e il primo che cazzeggia e specula sperando in un tornaconto politico è un fellone.”

      in sintesi una “merdaccia”

    • Marù permalink

      Per una volta daccordo al 1000% con lei.

      Che poi l’India stia sfruttando la faccenda per finalità di consenso interno è assolutamente intollerabile, ma si capisca quanto è successo, per favore.

      • Bisogna guardarsi dalla retorica, da quella buona, non meno che da quella cattiva. Io ho cominciato a studiarla al tempo dei sermoni del presidente della Repubblica Scalfaro. Leggevo i suoi discorsi stampati sui quotidiani culilinctorii, li ritagliavo, incollavo le colonne di testo a stampa su ampi fogli bianchi; quindi in margine ai fogli annotavo tutti gl’infami stratagemmi utilizzati dal gran trombone democristiano che tanto piaceva, a quel tempo, anche ai similprogressisti.
        Insomma, studiai la retorica non perché intendessi esprimermi retoricamente, come piacerebbe ad alcune sciacquette aziendaliste che ne studiacchiano senza profitto le tecniche più corrive, sperando di far carriera e incrementare il giro d’affari con trucchetti all’altezza del loro cervellino, ma perché volevo demistificarla, sia quella di alto livello dei grandi burocrati, sia quella miserabile dei rappresentanti di preservativi e dei politici indigeni (vedi i politicanti di mezza e infima tacca curnensi). Naturalmente, cominciai dalla retorica degli antichi (e da quale altra, sennò?), che era scritta da uomini sapienti che si rivolgevano a uomini liberi, e non a schiavi. La retorica dei mongomanager è roba per schiavi che si rivolgono ad altri schiavi.
        Tornando ai «nostri marò», sono sempre stato del parere che bisogna ragionare, indipendentemente dal fatto che i «marò» siano nostri, o altrui. Sono cittadino del mondo, l’identitarismo patriottardo italiano, regionale, di quartiere mi fa il solletico.

  11. marco B. permalink

    Sapete darmi delucidazioni su quanto mi raccontano amici cittadinidi Bergamo?
    Dopo il pessimo risultato alle amministrative 2014 e quello ancor peggiore del 2015, dove in alcuni comuni siamo a meno di 1/5 dei voti della Lega, Forza Italia, anzi Sorte in persona starebbe commissionando un sondaggio per capire come mai sono dati ormai, a Bergamo e provincia, stabilmente sotto al 10% e con un trend non positivo, dopo che solo 5 anni fa erano al doppio o al triplo di voti.
    Il sondaggio verrebbe fatto su una dozzina di comuni a campione tramite la società Euromedia della Ghisleri, sondaggista vicina a Berliusconi.
    Niente di strano dato che il PD per capire il sentiment sulla città di Bergamo, nel 2014 ha fatto lo stesso con la società di Nando Pagnoncelli.

    Sarò malato di dietrologia ma vedo un collegamento tra questo sondaggio e questa agitazione a Curno (e non solo) da parte di Forza Italia dopo anni senza nemmeno un volantino.
    Lei pensi che nel 2014 diversi circoli non hanno proceduto nemmeno a fare il tesseramento, per dirle del livello di vitalità.

    La domanda che pongo è questa:
    Curno è forse tra i comuni campione (che a quanto mi è stato detto dovrebbero essere segreti per garantire scientificità al sondaggio) e si vuole “pompare” il consenso?

    Cosa sa in merito?

    • Non ho notizie di prima mano, né di seconda. Delle quali comunque non mi fido. Semmai mi domando perché si diffondano: per indurmi a pensare che cosa? O a fare che cosa? Parlo da cittadino, ovviamente, e da libero pensatore.
      Mi fido di più della mia capacità di osservazione e di ragionamento, sgombri degli idòla fori [con l’accento sulla “o”, prego: N.d.Ar.], degli idòla specus [*] ecc. dei quali parlava il filosofo Francesco Bacone, filosofo vero, mica Martha Nussbaum, che Iddio l’abbia in gloria.
      Quel volantino di Cavagna il Giovane mi ha l’aria di una sortita dell’ambizioso giovanotto, più che del partito in nome del quale parla. Il quale partito, di per sé sderenato, se si affida a uno “statista” come Cavagna il Giovane va incontro a un rovescio col botto. Non dimentichiamo che Cavagna il Giovane ha promosso la Guerra dei due Gandoldi, è un politically dead man walking.
      Curno come laboratorio politico? Probabile. Il Sorte è ambizioso e, alla pari di Renzi e Salvini, è convinto che la “via americana” alla politica sia la via maestra della politica, con questi chiari di luna. La politica come marketing, in altre parole: tu fai un sondaggio, vedi le preferenze del tuo bacino elettorale e di quelli contigui e agisci in conseguenza, a presindere. Cioè, a prescindere dai contenuti. Sarà… Còmpito di noi resistenti è scompigliare le aspettative aziendalistiche dei zuzzurelloni dei fogli Excel, attingendo alle risorse di una razionalità superiore.
      Qualcuno tiene d’occhio Nusquamia? Sappiano che, viceversa, le loro mosse sono osservate da Nusquamia. Come sempre. E che il muro di gomma sarà sfondato, mentre i giornalisti anglorobicosassoni, se continuano così, tornando a casa non avranno il coraggio di guardare i figli negli occhi.

      ———————————————
      [*] Non sapete che cosa sono gli idola fori, gli idola specus ecc.? Non fa niente, rivolgetevi con fiducia alla dott.ssa Bellezza, anche se è portavoce del Martha-Nussbaum-pensiero. O anche alla dott.ssa (?) Sara(h) Carrara, che vanta studi «filosofici, giuridici, sociali». Non venite ricevuti da nessuna delle due? Beh, credo che Cavagna il Giovane, che ha studiato da statista, potrebbe con fare sicuro, come in un talent show, tenere un seminario sull’argomento. In prima fila, seduti come scolaretti, il Pedretti e i due gatti padani.

    • Aweserra d'Avaris permalink

      Si scrive Sorte, ma si legge Suerte (con l’accento sulla “e”, prego). Mala Suerte, per la precisione.

      • Viva Tsipras permalink

        Faccio notare come, appena toccato l’argomento “soldi e affari”, con lo strano presunto rifacimento da parte di privati di una pubblica strada intercomunale, la discussione è stata prontamente deviata sul solito Pedretti e poi sulle fantasiose mosse provinciali di un partito in dissoluzione e comunque di prossima chiusura.
        Deviazione volontaria, involontaria, necessaria o fuori rotta?

        • Ars longa, vita brevis

          Premesso che che per noi resistenti, abitatori dell’isola felice di Nusquamia, l’onore non passa mai di moda e che se il povero Umberto Bossi, vecchio e malato, è processato per vilipendio al capo dello Stato e da parte della Lega nord nessuno si fa avanti per indurre l’aitante Pedretti ad alleggerire la posizione processuale del caro leader, la cosa è degna di nota, tanto più che il Pedretti fu il bau bau di questo sciagurato paese (Curno):
          ciò premesso — dicevo — io dell’argomento “soldi e affari” non so niente. Se qualcuno sa qualcosa ed è in grado di produrre documenti incontrovertibili, di fare affermazioni giurate ecc. che evitino a Nusquamia una denuncia (visto che sono in tanti con il fucile spianato contro Nusquamia, per ragioni varie), ebbene, lo invito a esprimersi. Con l’avvertenza però che non si può costruire un discorso, neppure ipotetico, sulla base di una notizia senza uno straccio di riscontro: perché questo mi metterebbe nella condizione, come affermò Socrate nella sua apologia (lui era accusato di aver corrotto la gioventù ateniese), d’impegnarmi in uno σκιαμαχεῖν, cioè dovrei combattere con le ombre.
          Questa è, appunto, la differenza fra noi e i nostri avversari, che traggono vantaggio dalle denunce anonime. Noi non soltanto non ci prestiamo a denunce anonime, ma non ci piacciono nemmeno. Se per esempio, noi affermiamo che Pedretti fu il suggeritore di Bossi, lo diciamo apertamente (i nostri avversari sanno benissimo chi è Aristide), disponiamo delle prove schiaccianti e, all’occorrenza le mostriamo. Inoltre, poiché l’arte è lunga, ma la vita è breve, non intendiamo farci irretire senza costrutto in episodi come quello lamentato in una precedente pagina di Nusquamia: si veda La tecnica del cacheggia-e-fuggi nella disinformazione del gatto padano. Mi riferisco a un precedente in cui il gatto padano doc scrisse cose abbastanza gravi riguardo a una società, Enèrgheia (dott.ssa Gamba, per favore: l’accento va sulla terz’ultima sillaba, dal gr. ἐνέργεια!), che a noi sta abbastanza antipatica. Ma questa non è una buona ragione per dire cose false in proposito: bastano e avanzano le cose vere. Poi, quando sentì aria di denuncia, il gatto disse che io avevo falsificato il suo messaggio; allora dimostrai di essere in grado di indicare in modo incontrovertibile la prvenienza del messaggio e il suo contenuto preciso; infine, lui che è un grande giurista (ma mi faccia il piacere!), affermò in modalità di cazzeggio che il responsabile della calunnia, quando c’è calunnia, non è l’autore della calunnia, ma il titolare del giornale reziale (blog) che ha riportato la diceria, anche se il titolare ne ha preso le distanze e l’ha definita priva di fondamento. Ricordo però che, quando i giornali italiani ripresero le voci pubblicate sul Clarìn, giornale argentino, a proposito della povera Carfagna (quella santa! non sono sempre d’accordo con lei, ma almeno è bella e di buona famiglia, non è una zoccolante), non furono denunciati, visto che presero le distanze dalla dicerìa. Fu invece denunciata la Guzzanti che aveva dato credito a quelle voci.
          Ancora più in generale, dirò che Nusquamia non è la sede idonea né per denunce anonime, ma nemmeno per denunce. A noi piace soprattutto la guerra delle idee, i fatti sono per noi in subordine alle idee. Noi abbiamo rispetto per i fatti, non ci facciamo frastornare dalla retorica, dai proclami renzisti e salvineschi, men che meno dai volantini elettorali; eppure le idee per noi vengono prima dei fatti. Nusquamia vuol essere soprattutto un foglio ideologico.

  12. Viva la cultura greca, che è cultura universale. Merda ai demagoghi!
    In attesa dell’esito del referendum greco

    Attendiamo con animo imperturbato l’esito del referendum greco: imperturbato, perché sappiamo che quel che fa la differenza non è l’esito del referendum, ma le decisioni che si prenderanno nella “stanza dei bottoni”: uso un’espressione cara al vecchio socialista, socialista onesto, Pietro Nenni. Sì, lo so, era un socialista “carrista”, come usava dire, ma era un uomo probo. Uno che aveva la passione per la politica e non per il marketing della politica (merda a voi, similprogressisti aziendalisti!).
    Che cosa decideranno gli uomini nella stanza dei bottoni, non sappiamo. Spero solo che mettano in conto lo sputtanamento di tutta la mistica europeista che nascerebbe dal calcio in culo che darebbero alla Grecia, patria ideale di noi cittadini del mondo, nati per caso in Europa.
    Con questo non dico che abbiano ragione i politici greci che pretesero e forse pretenderebbero ancora di fare i furbetti. Dico che noi cittadini del mondo stiamo con i greci, è un’altra cosa. Proprio come stava con i greci Byron, il poeta (vero poeta, non poeta dialettale) che morì a Missolungi, in Grecia, per combattere a fianco dei greci che intendevano scrollarsi di dosso la tirannide dell’impero ottomano. Ecco, pensiamo che queste merdacce di burocrati, di aziendalisiti, di adoratori di Mammona e dell’euro, fetida moneta che puzza di scorreggia labronica (vedi Ciampi) e mortadella felsinea (vedi Prodi) sono peggio dei giannizzeri dell’impero ottomano. Altro che “Mamma, li turchi!”.
    E con questo non sto nemmeno dicendo che dobbiamo uscire dall’euro: sarò di questo parere quando avrò sentito un discorso convincente, fatto da qualcuno con studi scientifici seri alle spalle (meglio se un fisico, un ingegnere, un matematico), e non da un economista ben piazzato in un Ufficio studi, o in carriera in un Ufficio studi. Non ho intenzione di perder tempo con Borghezio, Salvini e Claudio Borghi Aquilini (quest’ultimo, per chi non lo sapesse, è un economista cattolico in carriera, in quota Salvini). [*]

    La canzone che sentiamo qui sopra s’intitola I ragazzi del Pireo; in originale, Τα Παιδιά Του Πειραιά, che tenendo conto della differenza di pronuncia del greco moderno rispetto a quello antico che abbiamo studiato nelle scuole (la cosiddetta pronuncia erasmiana) vien traslitterato come Ta pedia tou Pirea. La canzone, composta da Manos Hadjidakis (Μάνος Χατζιδάκις) vinse nel 1960 il Premio Oscar per la miglior canzone, figurando nel film Mai di domenica (Ποτέ Την Κυριακή, traslitterato Pote Tin Kyriaki), diretto da Jules Dassin, interpretato da Melina Mercouri. Possimao vedere il film qui sotto, con sottotitoli in inglese. Un film piacevolissimo, sul tema della puttana buona, un po’ come Irma la dolce. Quest’ultimo film ci presenta la Francia, e una puttana francese, con gli occhi di un americano. Il film Mai di domenica ci presenta la Grecia, e una puttana greca, con gli occhi di un americano innamrato della Grecia antica, che s’innamorerà della Grecia moderna.

    Testo originale della canzone Παιδιά Του Πειραιά

    Απ’ το παράθυρο μου στέλνω ένα δύο
    και τρία και τέσσερα φιλιά
    που φτάνουν στο λιμάνι ένα και δύο
    και τρία και τέσσερα πουλιά

    πως θα ‘θελα να είχα ένα και δύο
    και τρία και τέσσερα παιδιά
    όταν θα μεγαλώσουν όλα να γίνουν
    λεβέντες για χάρη του Πειραιά

    Ρεφραίν:
    Όσο κι άν ψάχνω
    δεν βρίσκω άλλο λιμάνι
    τρελλή να μ’ έχει κάνει
    από τον Πειραιά
    που όταν βραδυάζει
    τραγούδια μ’ αραδιάζει
    και τις πεννιές του αλλάζει
    γεμίζει από παιδιά

    Aπό την πόρτα μου σαν βγώ
    δεν υπάρχει κανείς που να μην τον αγαπώ
    και σαν το βράδυ κοιμηθώ ξέρω πως
    ξέρω πως πως θα τον ονειρευτώ

    πετράδια βάζω στο λαιμό και μια χά
    – και μια χά- και μια χάντρα φυλαχτό
    γιατί τα βράδυα καρτερώ στο λιμάνι
    σαν βγώ κάποιον άγνωστο να βρώ

    Όσο κι άν ψάχνω…

    Traduzione: I Ragazzi del Pireo

    Dalla mia finestra mando
    uno due tre e quattro baci
    che arrivando al porto diventano
    uno due tre e quattro uccelli

    Come avrei desiderato avere uno e due
    e tre e quattro bambini
    che crescendo diventassero tutti
    bei giovanotti per la gioia del Pireo

    Refrain:
    Per quanto cerchi,
    non trovo un altro porto
    che mi abbia fatto impazzire
    come il Pireo
    Che, quando si fa sera,
    mi snocciola canzoni
    e varia i suoi accordi,
    e si riempie di ragazzi.

    Appena esco dalla mia porta
    non esiste nessuno che io non ami
    e quando la sera vado a dormire, io so come
    so come, come fare per sognarlo.

    Piccole gemme mi appendo al collo e un amuleto
    un amuleto che mi protegge
    perché tutte le sere, quando scendo al porto,
    sto ad aspettare per trovare qualche sconosciuto.

    Per quanto cerchi…

    Conclusione
    • Viva la Grecia e la sua meravigliosa cultura!
    • Merda all’aziendalismo e agli usurai della finanza!
    • Merda ai politici greci e ai demagoghi italiani!
    • Morte all’identitarismo dei poveri di cultura!
    • Viva la ragione!

    —————————————-
    [*] Fra gli economisti no-euro, molto meglio Alberto Bagnai: se non altro è intelligente, e il suo sito Goofynomics è interessante. Ma Claudio Borghi è veramente un poveraccio. Claudio Borghi sta alla razionalità scientifica, con cui questi temi andrebbero affrontati, come Martha Nussbaum sta alla filosofia. Anzi, probabilmente è peggio di Martha Nussbaum: che è tutto dire.

    • Il mito della puttana buona

      Vi è piaciuta Ilya, la puttana buona nel film ‘Mai di domenica’? Ebbene, nel film qui sotto, in Mediterraneo, per la regia di Salvatores, potete far la conoscenza di un’altra puttana buona, anche lei greca. Il suo nome è Vassilissa.

      Nel film vediamo che il soldato semplice Farina si innamora di Vassilissa, anzi quando per i soldati italiani viene il momento di dar ritorno in patria, lui si nasconde, vuol rimanere nell’isola, dove sposerà Vassilissa. È una puttana? Ma che importa? L’Italia non gli rappresenta nulla, anzi per lui l’Italia è stato un paese di mrtda (già allora).
      Alla fine del film, fra i titoli di coda, leggiamo una citazione dal libro di Laborit, un ricercatore biologo che si è interessato di sociobiologia. Il titolo del libro è Elogio della fuga. So che questo parlare di puttane buone non va giù al gatto padano, il quale afferma che questi argomenti e queste espressioni sarebbero offensivi per la sindachessa. Ma guarda un po’, questi vogliono castrare tutto, proprio tutto che sia appena protuberante. Si veda la Guerra dei due Gandolfi, promossa da Cavagna il Giovane. Ma se ne pentirà.
      Al gatto padano non piacevano nemmeno le chiappette di quella fanciulla che c’invitava a leggere l’Unità. Anche quelle chiappette — diceva — sono offensive per la sindachessa italo-svizzera. Ma perché, proprio questi giorni il quotidiano fondato da Antonio Gramsci ha ripreso le pubblicazioni, sotto gli auspici del Pd, che è il partito della sindachessa.


      Chiappette allettanti, fotografate da Toscano in occasione del lancio dell’Unità, al tempo in cui la direzione fu assunta da Conchita De Gregorio. Si favoleggiò, a suo tempo, che le chiappette fossero quelle di Conchita, ma la cosa non appare verisimile. Ricordo infine che l’autore della campagna pubblicitaria, il fotografo Toscano, fu un allievo della scuola di Barbiana, quella di don Milani. Quindi non vedo perché queste chiappette dovrebbero suonare offensive per la dott.ssa Serra, se noi ogni tanto ne facciamo emergere la memoria. Se il gatto padano è disturbato dalla loro vista, questo è affar suo. È un suo disturbo che noi non vogliamo “condividere”. Noi ne siamo allietati, quasi come Tognazzi nel film La stanza del vescovo, a bordo della ‘Tinca’ sul Lago Maggiore. Il film è tratto da un romanzo di Piero Chiara, la regia è del grande Dino Risi..

      • Nuovi orizzonti, da altra posizione permalink

        Qui sopra si celebra e si ammira la vera bellezza femminile, ma i tempi per qualcuno sono cambiati.
        Una volta la Lega ai gazebo raccoglieva voti e firme per la libertà della Padania, oggi gli argomenti non sono proprio quelli di un partito indipendentista.

        http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_luglio_08/efe-bal-quasi-nuda-manifesti-pro-lega-militanti-disgustoso-d5e3eac2-2573-11e5-85c7-ee55c78b3bf9.shtml

        Maroni prima e Salvini adesso stanno sfanculando argomenti e anni di storia leghista, buona o cattiva che sia.
        Belotti Marco si dichiara secessionista mentre Salvini cerca voti al sud e cancella la secessione della Padania e Belotti tace e subisce, non pronuncia neanche una parola a riguardo.
        Vien da pensare che questo/a testimonial per le battaglie salviniane.sia pure gradito.
        A Pedretti non chiediamo niente, a lui gli va bene tutto, di quel che passa in partito in questo periodo, manco mugugna.

        p.s. forse questo spiega perchè lo slogan dell’avercelo duro è in disuso

        • I lavoretti di una meretrice turchesca

          @ Nuovi orizzonti, da altra posizione
          Se dicessi che sono indignato, per via della campagna acquisti della Lega imperniata sui lavoretti che una meretrice turchesca promette fra le righe e fra le rughe, mentirei. Ormai non mi stupisce più niente, se parliamo di trovate elettorali leghiste e non-leghiste. L’indignazione, infatti, nasce da un moto di sorpresa conseguenza di un fatto riprovevole, per lo più imprevisto. Non si può essere indignati permanentemente, ché altrimenti ci troveremmo davanti a un caso patologico di priapismo indignante. In altre parole, poiché le sparate mediatiche non sono l’eccezione, ma la regola, mi rifiuto di indignarmi. Semmai, disprezzo: già, perché il disprezzo, a differenza dell’indignazione, può essere permanente.
          Ma anche il disprezzo ha un limite. Si disprezza finché, in un modo o nell’altro, quel che è biasimevole è tuttavia sopportabile: come per esempio, il vezzo, nonché la disposizione ministeriale o comunale ecc., a norma di cacata carta, di chiamare il babbo e la mamma “genitore 1” e “genitore 2”, rispettivamente. Disprezzo questo vezzo politicamente corretto, ma non posso fare a meno di pensare che se c’è gente così bacata in testa cui la cosa sta bene, o che comunque non hanno il coraggio di esporsi e dire che è una stronzata pazzesca, facciano, peggio per loro. Loro moriranno idioti, io no. Ma ci sono occasioni in cui il disprezzo non basta, è troppo poco. Allora si passa alla guerra, alla rivoluzione: mors tua vita mea.
          Ecco a quali aberrazioni si arriva, una volta che si sia imboccata la via aziendalistica alla politica: per dirla tutta, Salvini non è l’unico a praticare queste schifezze, la Lega nord non è l’unico partito che si sia tuffato a corpo morto sull’aziendalismo, con la scusa del tramonto delle ideologie. In una concezione aziendalistica della politica le idee – quali che esse siano, buone o cattive – non contano proprio niente, contano i voti e i sondaggi di opinione che dicono giorno per giorno quale sia il pH uterino (o anale, o prostatico) dell’elettore, e, in funzione di quel pH uterino (o anale, o prostatico), Salvini e Renzi modulano le proprie trovate mediatiche. Come diceva Tina Pica, quasi mia parente: «Che schifo!». Così, se Efe Bal può portare voti al partito, e i compagni del partito non hanno niente da dire contro (faccio un nome a caso: se Marcobelotti non ha niente in contrario), ben venga Efe Bal: così la pensa Salvini. Tutto va bene, purché il fatturato elettorale aumenti: vanno bene i fasci (nel senso di fascisti), vanno bene i cani, va bene Efe Bal. Bella roba!

  13. Ha la stessa presunzione politica di Cavagna il Giovane
    Claudio Borghi, “economista” e propagandista porta-a-porta della Lega: oh yeah!

    Ho visto alcuni passaggi del dibattito televisivo che si è tenuto nello studio dell’emittente televisiva La 7, con un Claudio Borghi insopportabile, petulante, faccia da schiaffi e, sul piano dell’argomentazione politica, una nullità.
    Pretendeva di sapere tutto lui, faceva lo sbruffone e, se avesse avuto le tette, avrebbe detto di essere la reincarnazione di Cassandra. Mentana più d’una volta è stato costretto a farlo tornare nei ranghi, facendogli osservare a muso duro che non era il caso che il contadinello leghista presentatosi in studio con il vestito della festa alzasse la cresta, tanto più che certe cosucce che il Borghi pretendeva di aver detto in esclusiva erano state per dovere d’informazione messe in rilievo dallo stesso Mentana, in apertura del dibattito.
    Come Borghi faccia a credersi er mejo fico der bigoncio con la faccia che si ritrova, compresi gli occhi da pesce bollito e i labbroni, con quella sua espressione verbale penosa, con l’incapacità assoluta di svolgere un’argomentazione razionale, proprio non si sa. Lui non argomenta, afferma. È anche lui asseverativo: merda! O, meglio, si capisce benissimo: quando uno sa veramente qualcosa, sa anche di non sapere, come Socrate, e non fa il Pierino, non interrompe a sproposito, si sforza di tenere conto di quanto affermano gli interlocutori per svolgere una confutazione razionale. Non pronuncia oracoli. Claudio Borghi, invece, che evidentemente sa poco, può permettersi il lusso che nessuna persona che sappia qualcosa potrebbe permettersi: il lusso di pretendere di saper tutto.
    Oltretutto in studio erano presenti Mentana, Curzio Maltese, Cofferati, Bechis e Marco Damilano: i quali non saranno Einstein, ma appaiono tali al confronto del povero Claudio Borghi. Erano anche presenti la Bonafé, che non è un’aquila, e Quagliariello, che è un personaggio politicamente discutibile, ma che almeno non è un cretino e ha un po’ di cultura.
    Ma Claudio Borghi, no: per favore, Claudio Borghi mandatelo pure da Paragone, oppure all’Isola dei famosi. Ma, quando si cerca di fare un discorso serio, per favore non chiamatelo! Mi sembrava Cavagna il Giovane, quando se la tira da statista. Ostentava una gran sicurezza su una faccia da schiaffi (politici), fondata sul nulla (politico).
    Per vedere in versione integrale lo speciale di Mentana (la “maratona”) si faccia clic qui sotto:
    Speciale TgLa7 – La maratona di Atene

    • Comincia la sua carriera come agente di Borsa
      Borghi è ambizioso e asseverativo: impariamo a conoscerlo

      Qui Borghi parla come se avesse la vittoria in pugno, si vede già acculato sul seggio di Presidente della Regione toscana. Sarà invece riconfermato presidente della Regione, al primo turno, il candidato del Pd e presidente uscente Enrico Rossi, con il 48% delle preferenze. Borghi, sostenuto, oltre che dalla Lega, anche da quei burloni di Fratelli d’Italia, dovrà contentarsi del 20%, che comunque è un buon risultato, indice del malcontento che i similprogressisti toscani hanno seminato nella loro regione. Fra l’altro, si è registrato un crollo di affluenza alle urne, che si è attestata intorno al 48%: veramente poco, per una regione che fu “rossa” e adesso è similprogressista.

  14. In vigore in Spagna la “legge mordacchia”

    I governo di Spagna in nome della libertà (oh, bella!) da oggi può mettere la mordacchia agli oppositori, a norma di cacata, cacatissima carta. La Ley Mordaza, ovvero la nuova normativa sulla libertà di stampa, è diventata effettiva. Per avere particolari, si veda Spagna, ecco la ‘Ley Mordaza’: vietato manifestare se la polizia non vuole.
    Si veda anche quanto scrivemmo a suo tempo: Madrid. Meraviglioso corteo degli ologrammi di 17.857 manifestanti, contro la mordacchia.
    I gatti padani e la dott.ssa Serra, che impose a Gandolfi la mordacchia, per impedirgli di denunciare in aula consiliare le azioni di disturbo del Pedretti, hanno di che gioire.


    L’immagine qui sopra è tratta dall’articolo La mordacchia, l’indifferenza etica e la banalità del male che documenta in dettaglio la mordacchia imposta dalla dott.ssa Serra a Gandolfi, per difendere il Pedretti, allora suo protetto. Oggi invece — come tanti, del resto — fa finta di non conoscerlo.

  15. D’Alema: «Gli aiuti alla Grecia sono andati alle banche tedesche»

    Faccio presente tuttavia che secondo alcuni l’affermazione di D’Alema — «La Grecia, essendo un paese a rischio, paga tassi altissimi, il 15% » — non è corretta. Bisognerebbe controllare i dati alla fonte. Ma quale? Dove?
    L’ho detto e lo ripeto: non mi fido di coloro che, per mestiere, si occupano di economia. Sono (quasi) sempre al servizio di qualcuno e non hanno il senso dell’onore. Pretendono di essere scienziati, in realtà sono gli avvocati di qualcuno. C’è una bella differenza. Un avvocato è chiamato (“ad + vocatus“) a fare l’interesse del suo assistito, ed è giusto che sia così: per carità! Uno scienziato, invece, è uno che va a lla ricerca della verità. Sono cose che Platone spiegò benissimo, per esempio nel dialogo socratico Gorgia. Personalmente ho grande stima degli avvocati che, quando non sono in tribunale, depongono la toga e ragionano da scienziati. Se invece, fuori dal tribunale, pretendono di ragionare da scienziati, ma sono gli avvocati di qualcuno, allora m’incazzo, perché offendono la mia intelligenza.
    Insisto, perché dell’economia si occupino i fisici. Claudio Borghi, per esempio, è un ex agente di Borsa: e si capisce, da quel mix (come si dice) di aggressività e stupidità. Non mi fido di Borghi, che non ha la forma mentis dello scienziato e che è un uomo in carriera, ex agente di borsa.

  16. Piccola sparata mediatica su Facebook: ed è subito gaffe


    Rita dalla Chiesa voleva mostrarci quanto è buona, quanto sia allineata con il pensiero politicamente corretto. E, per un eccesso di zelo, per mancanza di spirito critico, per voglia di mostrarsi “impegnata”, non foss’altro che scrivendo su Facebook, è scivolata in una gaffe. Per saperne di più, fate clic sull’immagine.
    Insomma, con questo scivolone Rita dalla Chiesa mi sembra che si sia resa apparentabile, quasi, a quel tale Pedretti da Curno, già politico territoriale. Ma come! Proprio lei, così raffinata quando viene ripresa dalle telecamere con effetto flou, lei così attenta al bon ton e al politicamente corretto!
    Ricordo che il Pedretti, nel corso di una memorabile riunione di Consiglio — sempre in quel paese sciagurato di Curno — si mise in testa d’impartirci una lezione, e ci disse, e lo disse ben due volte, che l’Accademia della Crusca fu fondata in Italia ai primi del Novecento. Credo che confondesse l’Accademia della Crusca, fondata alla fine del Cinquecento, con la Treccani, il cui Istituto fu fondato nel 1925. Questo avveniva il giorno in cui il consigliere della quinta colonna, Fausto Corti, fratello del Claudio Corti poi sfanculato da Cavagna il Giovane, il Fausto Corti allora amico del Pedretti, presentava in Consiglio comunale una mozione per cui i letteratissimi consiglieri comunali di Curno chiedevano la creazione a Roma di un ente inutile che tutelasse la lingua italiana. E non aggiungo altro, perché ho già detto tutto il male possibile dei consiglieri e assessorucoli che invece di preoccuparsi del buon governo locale pretendono di occuparsi di cose più grandi di loro. Quella mozione è stata votata dal Consiglio comunale, che ha così impresso un marchio di ridicolo nell’album delle sue sedute.

  17. El Perro permalink

    Desidero con questa mia riportare alla ribalta di questo stimatissimo blog una situazione davvero angosciante per me e per tutte le bestie come me, che si sta paventando in questi giorni: la sofferenza di tutti i cani che in questi giorni di canicola non hanno un papà o una mamma che li protegga dal caldo torrido.
    Nel regolamento di Curno (paese stupendo per vivere da cani) dedicato ai nostri migliori amici non viene menzionato il diritto cagnesco di avere un clima adatto alle abitudini dei poveri cani; perciò vorrei che il vostro partito si adoperasse per fare una variazione al regolamento “REGOLAMENTO COMUNALE PER LA TUTELA ED IL BENESSERE DEGLI ANIMALI” dove si tenga conto anche del benessere climatico: i cani da slitta dovrebbero avere non più di 10°C, quelli da caccia temperatura varia, i pastori abruzzesi dovrebbero avere le loro pecore da accudire, i mastini napoletani mai meno di 20°. ecc.
    Ma siamo sicuri che tutti i cani hanno riscaldamento e raffrescamento adeguato?
    Non vedo perchè nel suddetto regolamento ci sono norme che regolano la procreazione (art.7 comma 6) mentre manca uno specifico articolo che ne tuteli il diritto all’aria condizionata o alla piscina sopra i 35°C.
    Poi, per favore, chiedete chiaramente (a me non rispondono) se l’articolo 13 si riferisce anche a parassiti o roditori, perchè in questo periodo entrambi abbondano a Curno e la parola “animali” è molto generica. Non penso che i topi si possano eliminare solo con le armi da fuoco o le trappole (ma ormai non ci cascano più… non sono mica leghisti o sinistri…)
    Vi ringrazio moltissimo di ascoltarmi e vi prego di renderci note le risposte dell’amministrazione curnens-elvetica.

    • Inviare una lettera all’indirizzo di posta elettronica di un smilprogressista è uno stupro?
      Sui diritti dei cani: uno schiaffo ai similprogressisti, ma è soltanto a fin di bene

      Lei, caro Perro, pone una questione di grande rilevanza, tanto maggiore in un paese come Curno che si fregia di essere bello da vivere, in particolare per i cani. Oltre a ciò, lei osserva – giustamente – che non esistono soltanto i cani: ci sono anche i gatti, i serpenti, gli iguana, i conigli e le galline, tanto per fare qualche esempio. “Condivido” (in senso non becero) anche questa sua osservazione: infatti se nella Fattoria degli animali di George Orwell tutti gli animali sono uguali, ma i porci sono più uguali degli altri, non vedo perché in questa bella fattoria che prende il nome di Curno, popolata di gatti padani, conigli mediatici ecc., le galline debbano essere meno animali degli altri e, dunque, godere di diritti inferiori.
      Comunque, per semplificare il discorso, per il momento occupiamoci dei cani. Non foss’altro che per il fatto che i nostri avversari hanno individuato nei cani una sorta di gallina dalle uova d’oro a fini elettorali, anche se, a dire il vero, i cani non partoriscono uova.
      Semplificando il suo ragionamento, potrei dire che il tema proposto verte fondamentalmente sui diritti dei cani, in particolare il diritto al benessere ambientale. Ma chi deve rispettare i diritti dei cani? Direi tutti, sia i soggetti di diritto privato, sia i soggetti di diritto pubblico. Considerato che i cani – per dirla con Berlusconi – posseggono un papà e una mamma, direi che in primis sono responsabili del benessere dei cani il papà e la mamma di ciascun cane. Questo però non significa che in una ben ordinata società, in particolare in un paese bello da vivere come Curno, le autorità possono disinteressarsi del benessere dei cani.
      Ecco, allora, ceh si pone il problema della repressione dei comportamenti del “genitore 1” e del “genitore 2” (mi sembra che Berluscono fosse politicamente scorretto parlando di “papà” e “mamma”) che non tengano conto del diritto al benessere da parte del cane. A cominciare, per esempio, dal diritto di vivere in un ambiente climatizzato, da stabilirsi caso per caso, a norma di cacata carta, secondo le indicazioni di un prontuario che invitiamo l’Amministrazione serrana a mettere a punto quanto prima.
      Una volta che sia stato redatto il prontuario, la polizia locale di Curno che, fra l’altro, di recente è dotata di auto a propulsione ibrida (un grande successo mediatico, grazie anche alla benedizione della sindachessa fasciata e tricolorata), potrà comminare le sanzioni ai “genitori” dei cani che saranno stati colti in flagranza di reato. Per verificare le condizioni ambientali nelle quali i cani vivono, i militi locali pattuglieranno le vie di Curno e procederanno a ispezioni stocastiche nelle case private e nei capannoni industriali. Ma come verificheranno, direte voi, su basi incontrovertibili, la violazione dei diritti del cane? Tanto per cominciare, andranno in giro attrezzati di due termometri e un igrometro: il primo termometro serve per accertare la temperatura dell’aria, il secondo serve per misurare la temperatura del cane, che dovrà essere esattamente quella stabilita a norma di cacata carta nel prontuario (dopo l’uso, il termometro per uso canino dovrà essere disinfettato con alcol metilico); l’igrometro serve per determinare l’umidità dell’aria.
      Qualcuno potrà obiettare che i militi del Comando di polizia urbana di Curno non hanno la professionalità idonea a fare queste verifiche. Scusate, ma che problema c’è? Non dimentichiamo che l’Amministrazione serrana è “culo e camicia”, come si dice, con la società Enèrgheia che, se già non esistesse, bisognerebbe inventarla. Ma, per fortuna della dott.ssa Gamba, è già inventata: si tratta di un’ “impresa sociale” accreditata presso la Regione lombarda (ah, beh; sì beh), operante precipuamente nell’ambito delle amministrazioni similprogressiste, specializzata in corsi di formazione aziendalisti. Non dimentichiamo che Enèrgheia si è resa benemerita a Curno per l’organizzazione di corsi per l’acquisizione di professionalità “codista”: corsi, cioè, per gli sfigati disoccupati che, invece di fare la rivoluzione, dovrebbero fare, secondo Max Conti, la Serra e la dott.ssa Gamba, la coda agli sportelli pubblici, per conto degli impiegati con stipendio garantito e protetto a norma di cacata carta sindacale, preferibilmente statali o del comparto pubblico, che non possono (più) assentarsi dal lavoro per fare le code, come al bel tempo antico, quando scendevano al bar a fare colazione, facevano la spesa ecc. Adesso gl’impiegati garantiti non stanno a fare un cazzo negli uffici pubblici, ma intanto devono starci.

      Ma che cosa possiamo fare noi resistenti per venire incontro alla giusta esigenza, messa in luce da Pedro, di garantire i diritti dei cani? Francamente, ben poco, anche perché – come sostengono i nostri nemici, e non solo – Nusquamia non conta un cazzo, non c’è nessuno che legga questo diario (a dire il vero a noi non risulta che le cose stiano propriamente così) e Aristide farebbe bene a trasformare Nusquamia in un organo goliardico e di denunce anonime. Così finalmente viene denunciato lui stesso [*] e si leva dai coglioni. Insomma, che la smetta di recare fastidio, dispetto e dolore ai signori dei partiti.
      Possiamo soltanto esercitare un’opera di persuasione morale. Per esempio, inviando via posta elettronica le considerazioni di El Perro, e questa stessa risposta, ai consiglieri del Comune di Curno. Per renderli più sensibili al tema qui sollevato, direi che la cosa migliore è inviare queste considerazioni al loro indirizzo privato di posta elettronica . E c’è una ragione. Molti di loro, infatti, considerano l’indirizzo di posta elettronica privato come sacro. Anzi, se uno come Aristide e come Gandolfi scrive loro all’indirizzo di posta elettronica privato («alla mail privata», così dicono indignati: squit, squit, squit!) loro s’indignano, protestano, fanno capire che potremmo perfino essere denunciati. Ma perché? Ho provato a pensarci, e sono arrivato alla conclusione che per loro, se uno di noi scrive all’indirizzo di posta elettronica privato, il gesto è «gravissimo», equiparabile a uno stupro. Dunque, inviando il messaggio all’indirizzo di posta elettronica privato, i nostri avversari similprogressisti sarebbero costretti a leggerlo, perché andrebbero alla ricerca di un pretesto per una denuncia. E così otterremmo di sensibilizzarli al tema proposto.
      Questa tecnica di rinforzo della memoria mediate terapia d’urto (in questo caso, il quasi-stupro di una missiva alla «mail privata», ohibò!) ci è stata suggerita dalla lettura dei buoni autori: scrive infatti Benvenuto Cellini nella sua Vita che un giorno il padre lo chiamò, gli mostrò una salamandra che se ne stava vicino al fuoco e gli diede uno schiaffo. Ma subito dopo il padre consolò il figlio con queste parole:

      Figliolin mio caro, io non ti do per male che tu abia fatto, ma solo perché tu ti ricordi che quella lucertola che tu vedi innel fuoco, si è una salamandra, quali non s’è veduta mai più per altri, di chi ci sia notizia vera ; e così mi baciò e mi dette certi quattrini

      ————————————————-
      [*] Vedi il tentativo del gatto padano il quale – rischiando lui stesso, ma in quel momento non se ne rendeva conto – ha inoltrato a Nusquamia affermazioni denunciabili, confidando sul fatto che non saremmo stati in grado di indicare in maniera incontrovertibile l’autore di quelle affermazioni e la provenienza del messaggio. A seguito della nostra reazione, per salvare capra e cavoli, negando l’evidenza, il gatto affermò che quel suo messaggio non era suo, ma frutto della mia fantasia e che, in ogni caso, se un gatto padano calunnia qualcuno e Aristide prende le distanze da quella calunnia e ne attribuisce la paternità (al gatto, in questo caso), il responsabile della calunnia non è colui che ha calunniato, ma colui che ha registrato la calunnia e ne ha preso le distanze.
      Sì, lo so, il gatto padano è il consulente del Pedretti, della Freni Brembo e della dott.ssa Serra, dice lui (di vero c’è soltanto che fu consulente del Pedretti, e che lo è ancora, talvolta, per intervalla insaniae; quanto al divenire il consulente della Serra, in ruolo di anti-Aristide, è la sua aspirazione, quasi un’ossessione, mica tanto segreta). Ma a tutto c’è un limite. O, meglio, ci sarebbe: la verità è che le sue smargiassate, il suo prendersi sul serio come operatore culturale, giurista ecc. ci fanno spanciare dal ridere. Certo, è cattivo, infido, pericoloso, ma è anche, per noi, motivo di tante, e buone, e sacrosante risate.

  18. Veri uomini e vere donne in Grecia


    Una ragazza greca dal viso pulito e non femministicamente “determinato” festeggia la vittoria referendaria del “No” alla proposta di “salvataggio” economico della Grecia formulata dai creditori.

    I politici greci sono dei furbacchioni, anche dei criminali, se pensiamo alle loro responsabilità per lo stato di indigenza nel quale versano i greci: già, perché le responsabilità sono soprattutto loro, non della Merkel. Infatti, se loro sono anticapitalisti, come vorrebbero farci credere, allora dovevano dire il fatto suo alla Merkel, senza, ovviamente arrivare all’eccesso di chiamarla “culona inchiavabile”. Pensando, per esempio, di non pagare i debiti ma costruendo parallelamente un’autarchia, facendo della Grecia un’isola di Nusquamia in grande. Ma ne sarebbero stati capaci? Io dico di no: che volete, sono politici, e sono furbi.
    Che senso ha fare i capitalisti con il capitale degli altri? Già, anche loro, come se fossero politici indigeni curnensi, hanno preteso di fare i froci con il deretano degli altri. Proprio così, come quando i politici indigeni di Curno vogliono completare il Bibliomostro curnense cavando il sangue ai cittadini, pur di mettersi in mostra, loro, pur di far carriera, per proiettarsi sulla scena politica nazionale e internazionale (con tanto di inaugurazione in fascia tricolore, con Martha Nussbaum, Vera Baboun, rappresentanze Lgbt, sfilate di cani ecc.).
    Ciò premesso, e proprio per questo, mi sembra importantissimo fare distinzione tra i politici greci e il popolo greco.
    Questa mattina leggevo il giornale in attesa che, alla trattoria intitolata alla “Fica dorata”, mi servissero il piatto che avevo ordinato, una piovra alla catalana, cioè con le verdure fresche. C’era a p. 11 del Corriere della Sera un articolo che avevo principiato a leggere malvolentieri, perché firmato da Aldo Cazzullo, che è un giornalista istituzionale, paludato, ambiziosissimo (basta guardare una sua fotografia, per capirlo) e culilinctorio quanto basta.
    Però l’argomento era interessante, come già denuncia il titolo dell’articolo, L’economia del baratto. Ho cominciato a leggere, saltando fra le righe, dell’esistenza di un centro di scambio dove «ognuno prende quello che gli serve, e lascia quello che non gli serve più». Mi è venuta in mente l’Argentina, dove con grandissima dignità uomini e donne hanno fatto a meno del merdosissimo dio denaro che manda in visibilio i nostri similprogressisti.
    Poi, andando avanti nella lettura, ho letto cinque righe che mi hanno commosso. Poiché sono contrario al sentimentalismo e ai sentimenti, anche ai miei stessi sentimenti, trascrivo le righe senza commentarle:

    Accanto hanno aperto il supermercato sociale, dove si fa la spesa a credito; talvolta a fine giornata passa una misteriosa signora vestita di nero e paga tutti i conti in sospeso: dicono sia la moglie di un miliardario.

  19. Succede in Grecia, durante i festeggiamenti post referendum
    Giornalista Rai baciato in diretta da avvenente fanciulla

  20. Un servo chiede aiuto a Gesù, che lo invita a ribellarsi
    Ma i similprogressisti vorrebbero cammellare Gesù

    Il testo parla di un servo che viene picchiato e maltrattato da un prepotente e chiede giustizia a Gesù; il quale gli risponde di farsi giustizia da solo, perché nessuno la farà al posto suo. Ecco la traduzione di due strofe:

    Un servo tempo fa dentro una piazza
    pregava Cristo in Croce e gli diceva:
    Cristo, il mio padrone mi picchia,
    mi tratta come un cane della strada,
    […]
    E Cristo mi risponde della croce:
    forse si sono spezzate le tue braccia?
    Chi vuole la giustizia, se la faccia!
    Nessuno ormai la farà più per te.

    Domenico Modugno ha tratto questa canzone, che s’intitola Malarazza, dalla poesia di un anonimo siciliano, pubblicata nel 1857 da Lionardo Vigo Calanna, marchese di Gallodoro, nella sua Raccolta di canti popolari siciliani. Le censura ecclesiastica, che avrebbe voluto impedire la circolazione della poesia, si rassegnò al successo. Per smorzarne l’impatto ribellistico, arrivò a elaborarne una versione edulcorata.
    In una pagina precedente di Nusquamia abbiamo presentato, al contrario, una versione non già edulcorata, ma “caricata” di questo invito di Gesù alla ribellione: si veda Il lamento del villano a Cristo e il lamento del leghista a Salvini.
    Insomma, i nostri similprogressisti squittiscono di gioia per questa o quella parola detta da papa Francesco. Hanno la pretesa di cammellare, ai fini di un loro merdaceo tornaconto elettorale, don Giancarlo, il papa e Gesù Cristo, addirittura! Ma che la smettano, una buona volta, e si vergognino di far ricorso a questi mezzucci. Si veda Gesù Cristo fu il primo socialista, non fu certo aziendalista.
    Gesù Cristo morì sulla Croce precisamente per suscitare negli uomini la ribellione contro i sepolcri imbiancati, quali sono i nostri similprogressisti. E loro, adesso, con azione cammellatrice a vasto raggio, un vero e proprio raggiro, con le Vere Baboun et simil., pretendono di uccellare il popolo nel nome di Cristo. Cose da pazzi!

  21. I cittadini soffrono, il Bibliomostro incombe
    Così la sindachessa ne fa un Centro culturale polivalente e fa carriera OltreCurno

    Leggiamo su Bergamo news la chiusa di un intervento della dott.ssa Serra, subito e solertemente interpellata a proposito delle opere pubbliche incompute. Poiché nella bergamasca le opere incompiute sono tre, e una di queste è la nuova scuola elementare di Curno, la dott.ssa Serra fa presente: «Speriamo di chiudere al più presto il primo lotto [dei lavori di completamento e adattamento della scuola elementare, N.d.Ar.], come previsto dal decreto #scuolenuove». Fin qui, tutto bene. Ma ecco in cauda venenum, il veleno nella coda: «La biblioteca invece è ancora ferma, ma senza un allentamento del patto di stabilità non abbiamo risorse da poter investire».
    Ma come, dico io, nonostante lo stato di sofferenza dei cittadini, al quale certo non porranno rimedio le baggianate escogitate di combutta con l’“impresa sociale” Enèrgheia [dott.ssa Gamba, mi raccomando l’accento!], quella che organizza corsi per “codisti”, e che adesso dovrebbe realizzare un meraviglioso progetto di job sharing, che speriamo non si risolva in un tentativo di greppia elettorale, l’amministrazione serrana continua a pensare al Bibliomostro? Cioè, se ci pensasse per alienarlo, in vista di altra destinazione d’uso, non avremmo niente da dire. Ma attivare quel baraccone inutile e neroniano in salsa neoprogressista, come abbiamo ampiamente dimostrato, con le inevitabili spese d’impianto e, soprattutto, di esercizio, è come sferrare un calcio sui denti dei cittadini. Con la pretesa, per sovrammercato, che i cittadini debbano condividere la decisione, cioè il calcio nei denti.
    Si veda Opere incompiute in Italia. Tre sono bergamasche, ma il ministero sbaglia.

    • Ai posteri i debiti permalink

      Il bibliomostro di Curno, il gioiello edilizio partorito dalla fervida mente di Pedretti durante il suo ventennio di onnipotenza.
      Dio ce ne scampi!

  22. Panka Rock permalink

    Com’è andata in consiglio? Motivi di lavoro mi hanno impedito di partecipare.

    • Il conflitto delle idee, perché le idee abbiano vita

      Pensavo che lei avesse un canale diretto con i grandi che siedono in Consiglio: mi riferisco, in particolare, all’arch. Vito Conti, alla dott.ssa Serra e alla dott.ssa Gamba.
      Oddio, per informazioni potrebbe rivolgersi anche alla dott.ssa Colombo, che ha l’aria di voler essere sempre così precisina, delegata alla trasparenza e, immagino, alla comunicazione con i miidia (così si dice in linguaggio coglione). I quali nel feudo curnense sono rappresentati da Isaia Invernizzi di Bergamo news e Remo Traìna (mi raccomando l’accento, il cognome è siciliano, e in Sicilia si pronuncia così) dell’Eco di Bergamo, giornalisti di rinomata professionalità anglorobicosassone. Il che significa, in primis, obiettivi e alieni da sentimenti antigandulfiani.
      A proposito, ieri la dott.ssa Colombo ci ha dato un saggio della sua acribìa, che non va scambiata per posa da secchiona: il fatto è che lei sta studiando per diventare un personaggio importante. Per il momento, quando parla, non si capisce granché: ma penso che potrà migliorare. Attribuisco infatti l’incertezza della sua comunicazione al fatto che è in carriera – anche lei: non se ne può più! Adesso riveste un importante incarico [*] tra i giovani del partito (Pd), ma un giorno sarà ancora più importante. Forse diventerà presidente di una fondazione, come D’Alema, che cominciò la carriera come figlio di D’Alema, dapprima pioniere, poi salendo di grado in grado la scala gerarchica divenne sempre più importante, fino al punto in cui volle diventare il Tony Blair italiano. A questo punto suscitò un vespaio di invidie e fu costretto a fare un passo indietro. Ma questa è un’altra storia.
      Però, dica la verità, lei vorrebbe leggere la cronaca di Aristide che, per quanto faziosa, forse proprio perché faziosa, è l’unica che le consentirebbe di capire qualcosa. Del resto, quand’ero studente e militavo a sinistra, sentivo la necessità, talvolta, di leggere i giornali della destra. Compravo tutte le settimane Rinascita che era la rivista politico-culturale del Pci, ed era di ottimo livello, come pure il Contemporaneo, una rivista del tutto culturale, anch’essa di alto livello (per dirla con Marcuse, una rivista di “alta cultura”: insomma, niente Martha Nussbaum), qualche voltaacquistavo alla libreria Feltrinelli di via Manzoni Les Temps modernes. Ah, dimenticavo: naturalmente, mi sciroppai anche i Quaderni piacentini, dove però c’erano articoli geniali, come le recensioni al vetriolo di Cesare Cases, un germanista con il dono della dialettica, che conoscevo fin dal tempo del liceo, quando ascoltavo certe sue conferenze. Invece Franco Fortini mi faceva incazzare; per non parlare del poeta Giovanni Giudici, che ebbi modo di conoscere abbastanza bene, per lo meno nelle sue debolezze (ma in lui non vidi mai nessuna grandezza), che era un narciso insopportabile e un arrampicatore sociale.
      Ebbene, mi abbeveravano a queste fonti, ma ero consapevole, già allora, che la verità – che esiste, ma non è detto che noi si riesca a coglierla – si manifesta nel conflitto delle idee. Perciò leggevo anche le cose di destra. Per esempio, mi recavo all’edicola della stazione di Lambrate, dove probabilmente non avrei incontrato nessuno che mi conoscesse, dove acquistavo il Borghese. Era una rivista di destra, molto raffinata, diretta da Longanesi, poi da un certo Tedeschi, mi sembra, ma sempre di grafica rigorosamente longanesiana; vi scrivevano ottime firme, come Indro Montanelli e Giuseppe Prezzolini. I quali oggi piacciono parecchio, in area similsinistra, ma a quel tempo erano considerati diavoli: voglio dire, dalla sinistra vera. E, se ci mettiamo nel punto di vista della sinistra vera, avevano ragione loro. C’era poi in questa rivista una rubrica dedicata all’antiquariato librario: non ricordo chi ne fosse l’autore, ma era un uomo di straordinaria cultura e vivacità intellettuale. Leggevo la rivista maledetta tutta d’un fiato, in stazione, poi la buttavo nel primo cestino della spazzatura che mi capitasse a portata di mano, perché nessuno mi cogliesse in flagrante reato di agitatore di un conflitto d’idee. Ma se non sono un aziendalista, se posso dirmi tutto sommato soddisfatto del mio iter culturale, lo devo proprio a Pòlemos, alla guerra che di tutte le cose è genitore, come diceva quel tale filosofo.

      ——————————————
      [*] Membro della Direzione provinciale, segretario dei Giovani democratici. Vedi Pd – Membri della Direzione provinciale

  23. Panka Rock permalink

    Va bene, ma non mi dice un gran che.
    La Colombo?
    Non Comment. non perchè abbia da ridire, ma perchè, in pratica, non la conosco quasi per niente
    Il suo impegno politico, a quanto so, si svolge lontano da Curno e nelle strutture giovanili provinciali, regionali e nazionali.
    In Amministrazione non so di cosa si occupi di preciso, trasparenza? pensavo politiche giovanili.

    • Un’erede della Pivetti a Curno?

      Ma lei dovrebbe saperlo, Nusquamia non è un organo di servizio pubblico. È un foglio ideologico, e fazioso. Oddio, se fosse soltanto questo, non darebbe così fastidio. Il fatto è che è un foglio, se non sbaglio, di una certa levatura politico-culturale, intellettualmente vivace, mai appecorato alle parole d’ordine à la page. Potrebbe dar fastidio, quando le sue parole «arditamente uscissero del bosco», come si direbbe parafrasando Petrarca. Che sia questa la colpa di Nusquamia?
      La Chiara Colombo somiglia sempre più a Irene Pivetti, quella prima maniera.

      Ieri sono arrivato in ritardo alla seduta di Consiglio, la mia cronaca sarà monca. Tempo al tempo.

  24. Panka Rock permalink

    Clara non Chiara, quella era la Leidi, di Pedrica Memoria.

    [Accidenti, ho commesso un errore. Bisogna che me lo infigga bene in mente. Chiedo scusa a Clara «Irene» Colombo. E voglia Iddio che non consideri questo mio errore, “Chiara” invece che “Clara”, come uno stupro, alla pari di un messaggio di posta elettronica inviato all’idirizzo privato, o a indirizzo considerato improprio (Gandolfi, se la memoria non mi falla, fu severamente rampognato, per averle scritto all’indirizzo registrato nel dominio d’Internet del Pd, invece che a quello del Comune di Curno).
    Spero in sostanza di non fare la fine di Abelardo, tutt’al più quella di Martino che, com’è noto, per un punto perse la cappa: è, appunto, la differenza tra una “i” e una “l”.
    Quanto all’«Irene» che ho aggiunto al nome con cui la Colombo è registrata all’anagrafe — per analogia alla Pivetti da principio vergine cattotalebana, poi cat woman, attualmente babbiona — faccio osservare che è un bellissimo nome, significa in greco “pace”. Può servire a smorzare le asperità di un carattere troppo determinato, ed è dunque di buon auspicio per la consigliera in carriera, perché possa cambare in meglio, in questi pochi anni che ha a disposizione, in cui potrebbe ancora realizzare una meritevole “metanoia”. Fra l’altro, non so come facesse una come la Pivetti a portare un nome così bello. Tutte le Irene che ho conosciute sono, o sono state, fanciulle graziose, educate e non determinate.
    N.d.Ar.]

  25. Panka Rock permalink

    La Pivetti ha tra l’altro una sorella (Veronica) molto simpatica e brava attrice televisiva.
    Una famiglia dalle interessanti sfaccettature.
    [Anche intelligente e colta, come ho desunto da un’intervista raccolta da un giornalista non anglororbicosassone. Mai, però, come Jeanne Moreau: bellissima, e con un’intelligenza da far venire i brividi. Non era una che, per sentirsi qualcuno, avesse bisogno di proclamare “L’utero è mio e lo gestisco io”. N.d.Ar.]

  26. Noooo, Ettorino nooooo! permalink

    Una sconfortante notizia, Ettorino ha regalato il suo foulard ad Efe Bal?
    Un segnale di condivisione? A breve vedremo un gemellaggio della sezione di Curno con il/la meritrice turca? Al prossimo gazebo?

    Ettorino in posa con il foulard celodurista:

    Efe Bal con lo stesso foulard celodurista (beh i leghisti possono sempre dire di avercelo duro, non avendo specificato per quale genere si inturgidisce):


    La foto è tratta dall’articolo — molto interessante — Manifesti, Efe replica ai leghisti postando gli sms con Salvini. Leggiamo nell’articolo: «Non si placa la polemica a distanza tra la base leghista ed Efe Bal. All’indomani delle critiche ai manifesti in cui compare nuda con il solo fazzoletto col Sole delle Alpi a coprirle il seno, la trans ha replicato sul suo profilo Facebook postando una foto, simile a quelle delle affissioni, in cui mostra il dito medio «dedicato ai leghisti indignati» con la frase: “Un gesto vale mille parole… Amo Matteo Salvini… Ho tanti amici nella Lega”». [N.d.A.]

    Mentre il suo padrone (oggi si usa dire papà) cerca di prendere le distanze e di mascherare il tutto con post inneggianti alla prima F:

    Mentre Salvini raccoglie tutto quello che passa pur di far cassa (voti) : parlamentari ex AN, rappresentanti del sud, cose turche, liste di estrema destra, visite nella Svizzera dell’estremo oriente (Corea del Nord) … la base leghista comincia a mugugnare (Pedretti non mugugna, anche lui tra l’altro è un rinomato collezionista e fruitore di foulard).

    La base mugugna e basta e Salvini lo sa, tant’è che fino adesso ha usato tranquillamente la ruspa solo per radare al suolo e seppellire gli ideali che fecero nascere e crescere la Lega.

    • La fica vuol essere rispettata nei fatti, e a me pare che la Lega 3.0, quella di Salvini, abbia mostrato un fin troppo evidente disprezzo per la fica, in senso proprio, e non nel significato gergale inglese registrato nell’Urban dictionary (si veda Contempt of cunt), dove tale disprezzo non è più quello del maschio contumace (dal lat. contemno, disprezzare, da cui l’ingl. contempt = disprezzo), ma quello della donna che non cura la sua fica, degradandola a immondo tafanaio.
      Mi sono accorto pochi istanti fa, quando sono andato alla ricerca dell’Elogio della fica pubblicato su facebook da MArcobelotti che lì vicino — voglio dire nella pagina Facebook — c’era, e c’è, una foto di Ettorino, verisimilmente ripresa durante una sua trasferta in Isvizzera, quando trasmette da Radio Monteceneri Didima. Ecco la foto che Ettorino ha passato al papà, con preghiera di pubblicazione prosopobiblica, corredata della didascalia: «Per gli amici di Nusquamia… Il Comandante Ettorino!».

      Beh, non apprezzo certo il silenzio aggravato e continuato di Marcobelotti sul caso Pedretti e sui nodi politici di fondo, con particolare riferimento a Curno, per esempio sul dominio esercitato dal gruppo Cürenberg: se si fa corifeo delle parole d’ordine calate dall’alto,che merito c’è? È quello che fa Max Conti, ed è anche quello che fa la dott.ssa Serra, solo che lei spera di confonderci, perché i potenti ai quali guarda non sono soltanto quelli del partito. Già, sono quelli che possono permettersi il lusso di dare ordini al partito (femministe, Lgbt, cattoprogressisti della “convivialità delle differenze” ecc.).
      Ciò premesso, non è la prima volta che osservo che Marcobelotti ha — almeno questo, e solo quando se lo può permettere — il senso dell’ironia, quello del quale sono assolutametne privi il Pedretti e la dott.ssa Serra.

    • Mi sorge un dubbio pazzesco. Ma se il fazzolettone leghista invece che da Ettorino a Efe Bal fosse transitato da Efe Bal a Ettorino? Ma è giusto? Sarà stato lavato, prima che venisse a contatto con il pelo di Ettorino? Già, perché se quello di Ettroino è il foulard di Efe Bal, chissà con quali e con quanti peli è stato a contatto, a quali usi è stato adibito: inorridisco al solo pensiero. Non so se l’associazione Curno a sei zampe esista ancora, dopo lo sfanculamento di Cavagna il Giovane. Però, se esiste ancora, non potrebbe tale associazione fare qualcosa, per impedire che il pelo di Ettorino possa albergare insetti foresti, provenienti da foreste pubiche non controllate? E come la mettiamo con la Carta dei diritti del cane, per la quale tanto si è spesa l’Amministrazione serrana?

      • Trasmettiamo alcuni messaggi:

        • Efe Bal… föra di bal!
        • Ehi Boniver, bonazza, la Lega è sempre armata, ma di manico! [*]
        • Numquid ego a te magno prognatum deposco consule cunnum velatumque stola? [**]

        —————————————-
        [*] Bossi, comizio di Curno, 26 settembre 1993.
        [**] “Forse che io vado cercando una fica che sia figlia di un gran console, e sontuosamente vestita?” (Orazio, Satire, I, ii, 69-70).

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