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Profughi in Italia

11 luglio 2015

È un problema serio, da affrontare razionalmente. La storia dovrebbe aiutarci a capire che la soluzione non è quella fascioleghista, non è nemmeno quella buonista delle anime belle (che talvolta non sono per niente belle)

 

L’Eremo di santa Caterina del Sasso Ballaro, sul Lago Maggiore.

Confesso di essere stato indeciso, fino all’ultimo, se andare alla seduta di Consiglio comunale a Curno due giorni fa, l’8 luglio 2015, o invece trattenermi sul Lago Maggiore. Mi trovavo a Santa Caterina del Sasso, nei giardini di quell’eremo al quale ho accennato di sfuggita in una precedente pagina di questo diario: si veda Basta con la sobrietà! Purtroppo l’aria non era tersa come si vede nella foto qui sopra, c’era parecchia afa, su tutto il lago incombeva una caligine spessa. Sempre meglio, però, che stare a Curno, paese brutto e moralmente sciagurato, teatro di atti proditori, pattugliato da corvi che indirizzano lettere anonime, riserva di caccia grossa per le battute promosse da Cavagna il Giovane a danno dei due Gandolfi. Ma, se non fossi andato, chi mi avrebbe messo al corrente delle manovre in atto? Tanto più che Gandolfi non sarebbe stato della brigata: la seduta avrebbe dovuto tenersi il giorno 6, e per quella data si era tenuto libero, invece fu procrastinata all’8 luglio, quando si trovava a parecchie centinaia di verste di distanza. Dunque se dovevo intercettare i tiri birboni, se volevo assistere al circo Carrara (“Carrara”, nel senso della fasciofemminista), se intendevo essere testimone dei disperati tentativi di Cavagna il Giovane di affermarsi come Pierino-lo-statista, se volevo infine assistere alla recita con tanto di sorrisetti asseverativi della dott.ssa Serra, dovevo farmi coraggio e recarmi nel paese dal vivere leggiadro, come promesso dal programma elettorale della dott.ssa Serra.

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Una lunetta sbiadita, che induce a riflettere

Quando, poco prima della chiusura dell’Eremo, feci visita alla chiesa, capii che era mio dovere andare a Curno. Infatti la lunetta che vedete riprodotta qui sotto, m’indusse a pensare ai profughi siriani, nordafricani ecc. che probabilmente sarebbero approdati a Curno, prima o poi. Sapevo, o credevo di sapere, che la Serra ne avrebbe parlato. Ma come? Lei che pure frequenta gli ambienti cattoprogressisti, avrebbe avuto il coraggio di impostare il problema in termini cristiani? Pare infatti che sia di moda arruolare il pontefice come testimonial elettorale; ma parlare da cristiani e – a maggior ragione – agire da cristiani pare un’impresa impossibile, per i più, soprattutto per quelli che vogliono che si sappia, a tutti i costi, che sono cristiani.

 

L’immagine reca la scritta Sitivi et dedisti mihi bibere, cioè “Avevo sete e mi desti da bere”. [1] Il latino non è quello di Cicerone, ma che importa? Sono le parole del Vangelo in un punto dove Gesù parla del suo ritorno, alla fine del mondo, esorta alla vigilanza, narra la parabola delle vergini stolte e prudenti, poi quella dei talenti; e conclude il discorso enunciando il concetto fondamentale della sua predicazione: l’amore degli uomini, che Gesù considera propri fratelli, e l’amore fra gli uomini. Ma il discorso era cominciato – non dimentichiamolo – con le maledizioni indirizzate ai farisei, contro gl’ipocriti che si attengono ai precetti delle cacate carte e si dimenticano dell’uomo: «serpenti, razza di vipere, come potreste evitare la condanna dell’Inferno?». Leggendo sulla lunetta quelle poche parole, ma così pregnanti, come non pensare ai profughi che questi giorni abbandonano le loro case perché qualcuno ha reso impossibile che la vita continuasse lì dove sono nati? La dott.ssa Serra come ne avrebbe parlato? Conoscendola (politicamente), pensai che si sarebbe barcamenata tra l’esigenza, da un lato, di tutelare la propria immagine “progressista”, quella che spiana la strada a una carriera OltreCurno (pare che la dottoressa ci tenga molto), e, d’altro lato, l’esigenza di tenere buona una popolazione che lei non volle educare, con l’esempio, allo spirito di tolleranza. Quando a Curno si fece strame dell’art. 18 dei Diritti dell’uomo, in occasione del ben noto tentativo d’ispezione della cosiddetta moschea di Curno in modalità di provocazione, il venerdì della preghiera, la dott.ssa Serra tacque, come pure tacque la stampa anglorobicosassone che le faceva bordone. [2] Non ci voleva molto per arrivare alla conclusione che la dott.ssa Serra avrebbe affrontato il problema dei profughi, come di fatto avvenne: nella precedente sessione di Consiglio comunale aveva chiesto ai consiglieri di minoranza “condivisione” su un suo documento di condanna delle sparate mediatiche di Bobomaroni, che minacciava di chiudere il rubinetto di improbabili erogazioni della Regione lombarda ai Comuni. [3] Premesso che le affermazioni del “rifondatore” della Lega nord erano ridicole, tanto che di lì a poco il rifondatore se le sarebbe rimangiate, il fatto è che il documento conteneva dell’altro. Chiedeva l’adesione a un punto di vista serrano, perciò l’approvazione di una sua parte (la condanna delle sparate di Bobomaroni) avrebbe comportato il pericolo di un’approvazione del tutto. Gandolfi saggiamente fece presente che il documento meritava un’attenta lettura e che la sua risposta sarebbe stata formulata per iscritto. I cittadini leggeranno la risposta sul prossimo notiziario comunale.

Accaldato dopo esser salito, sotto un sole impietoso, su per i 220 gradini scavati nella rupe, arrivato al livello stradale, avendo trovato l’unico bar chiuso e inutilmente cercato una fontanella nei paraggi, salii sull’automobile. In via eccezionale attivai l’impianto di aria condizionata. Me n’andai a Laveno, lì vicino; sopo essermi rinfrescato in un bar del lungolago gestito da cinesi molto occidentali, finalmente mi misi sulla strada per Curno.

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Cronaca — scapitozzata — della seduta del Consiglio comunale curnense dell’8/7/2015

La decisione era ormai presa. Eppure, recandomi alla seduta di Consiglio comunale curnense ero preda di un segreto conflitto tra il senso del dovere e il senso estetico. Non sarebbe stato piacevole assistere, ancora una volta, ai ridicoli conati di Cavagna il Giovane di accreditarsi come statista; non mi sorrideva l’idea di assistere a un nuovo show della fasciofemminista Sara(h) Carrara che parla ispirata dei “nostri marò” e sposta le pedine per traghettarsi dall’area Berlusconi a quella Giorgiameloni. Arrivai a Curno a seduta ormai cominciata, da circa un’ora, e forse c’era una ragione.

Previsione di bilancio – Quando entrai nell’aula consiliare, la rag. Rizzo snocciolava le cifre della previsione di bilancio 2015 (credo che si chiami così). Mi è sembrata più preparata del solito, dunque non capisco l’espressione malmostosa, facilmente leggibile sul volto sia della dott.ssa Serra, sia della dott.ssa Gamba. Tra l’altro, le immagini proiettate – che la rag. Rizzo si ostina a chiamare slàid – una volta tanto erano leggibili. Dopo la presentazione delle cifre a cura della rag. Rizzo, spesso interrotta dalla dott.ssa Serra per puntualizzazioni talvolta anche necessarie, non dico di no, la sindachessa ha dato un’interpretazione politica alle azioni intraprese dalla meravigliosa amministrazione serrana, alla luce del programma elettorale di “Vivere Curno”. Il quale, com’è noto, promette una “Curno bella da vivere”:

Facendo clic sull’immagine è possibile leggere il programma elettorale della (cosiddetta) lista civica “Vivere Curno”.

La dott.ssa Serra non poteva certo sorvolare sull’infelice promessa: meglio, avrebbe potuto farlo, ma sarebbe poi stata bacchettata da noi rompicoglioni. Perciò ha enunciato lo slogan della grande bellezza curnense, a denti stretti, il più velocemente possibile, confidando che nessuno facesse in tempo ad analizzare il suono delle parole e a decrittarne il contenuto. Ma noi, che siamo di orecchio fino, abbiamo inteso fin troppo bene. La dott.ssa Serra ha snocciolato i cinque punti del programma (una comunità-paese, un paese aperto al futuro, un paese aperto al mondo, un paese che si prende cura delle persone e del territorio, un paese in cui tutti i cittadini sono protagonisti della vita politica), illustrati con dovizia di «slàid», e ha concluso “sc-scientificamente” che tutto va ben, madama la marchesa. Oddio, quanto al Bibliomostro, la dott.ssa Serra ha riconosciuto che non è detto che la promessa elettorale di una solerte attivazione possa essere mantenuta: bisogna vedere se si troveranno degli sponsor. Per parte nostra, insistiamo perché il Bibliomostro trovi un’altra destinazione d’uso, anche perché il problema non è soltanto quello di trovare i fondi per terminarlo, e così consentire alla dott.ssa Serra di fare bella figura nel partito e negli ambienti che contano, presentando il Bibliomostro come un centro culturale polivalente, ma quello di sostenerne le spese di esercizio. Alla giustificazione politica dell’operato dell’Amministrazione, di indubbio interesse, svolta con piglio sicuro, professionalità e buon eloquio da parte della dott.ssa Serra, [4] hanno fatto seguito gl’interventi dei consiglieri/assessori della maggioranza. L’arch. Vito Conti si è espresso con la consueta facondia teatrale, il che non significa che quel che ha detto fosse tutto perspicuo, ma almeno non ha fatto ricorso a slàid inutili, lo si ascoltava volentieri.

«Piuttosto che» – È intervenuta più volte la dott.ssa Gamba, che ha profuso a piene mani (almeno quindici volte) nel suo discorso l’avverbio “piuttosto” seguito da “che”, in funzione preposizionale di carattere disgiuntivo o additivo: questo è un cattivo vezzo dell’italiano regionale, che dall’Italia settentrionale si è diffuso su tutto il territorio dello Stato, isole comprese. I resistenti per un uso decente della lingua italiana condannano quest’uso, ma, come afferma la ben nota legge di Gresham, “moneta cattiva scaccia la buona”; si veda Uso di “piuttosto che” con valore disgiuntivo. La dott.ssa Bellezza ha parlato dei prossimi appuntamenti culturali, ma la sua esposizione concitata mi ha impedito di fissare nella mente le occasioni di elevazione culturale, graziosamente elargite dall’amministrazione serrana. Ho capito soltanto che nell’intorno di Ferragosto sarà celebrato un “evento” di carattere religioso, ed era evidente che la consigliera nussbaumiana non ne era entusiasta: un “evento” è veramente tale solo se partecipano Arcigay ed Arcilesbica. Queste associazioni sono state comunque nominate dalla Serra, ma al gran galoppo, nella speranza che nessuno sentisse.

Pascolamento dei “ggiovani” – Quando la seduta di Consiglio sembrava volgere al termine, prima delle comunicazioni del sindaco, finalmente ho capito quale fosse il ruolo di due ragazzi che vedevo in prima fila: giovani, palestrati quanto basta, avevano l’aspetto di quei concorrenti sani e “determinati” che si vedono nello studio di Maria De Filippi: un po’ come Cavagna il Giovane, ma più robusti e più giovani (ormai Cavagna il Giovane non è più giovanissimo, essendo fra l’altro precocemente invecchiato, duramente provato dalla Guerra dei due Gandolfi, per non parlare dello sfanculamento da parte della Lega nord). Da principio avevo pensato che fossero due ragazzi “di destra”, collegati alla fasciofemminista. Invece fu proprio la fasciofemminista che disse di voler sapere qualcosa di più su quei due ragazzi che sedevano in prima fila: dal contesto capii che si era parlato della loro presenza all’inizio della seduta, quando non c’ero.
Principiò a rispondere la dott.ssa Serra, la quale però fu bruscamente interrotta dalla dott.ssa Clara Colombo, che ci teneva a dire che quei due ragazzi sono sue “creature”, e che lei è molto orgogliosa della loro presenza. Voleva anche che si capisse che lei è importante, ohibò. Anche la dott.ssa Colombo parlava concitatamente, le parole si accavallavano, il periodare è anacolutico. Si è comunque capito che i due ragazzi sono la punta di diamante di un gruppetto che è stato pascolato proprio da lei, dalla dott.ssa Colombo – che ancora una volta si disse orgogliosa del suo operato, e lo diceva manifestando una somiglianza impressionante con Irene Pivetti – nell’ambito di un progetto di cittadinanza attiva che avrebbe dovuto avvicinare i giovani al Comune e alle sue tematiche (se ricordo bene, si è parlato di «under venticinque»: orrore!). Per parte mia, non posso fare a meno di esprimere disappunto per progetti come questo, intesi alla domesticazione dei giovani, facendone dei collaborazionisti. I giovani dovrebbero nutrire la speranza di un mondo migliore, sognare la rivoluzione. Dovrebbero parlare fra loro, invece di essere pascolati da un consigliere comunale che è membro della Direzione provinciale del Pd ed è segretario dei Giovani democratici. Altro che collaborare con le vecchie ciabatte della politica o con i giovani ambiziosetti che sognano di diventare vecchie ciabatte!
Soltanto Julien Sorel poteva permettersi di sognare l’epopea napoleonica e insieme studiare da seminarista. Si proponeva di essere un po’ Tartufo, per dissimulazione onesta, ma in realtà non lo fu mai: tant’è che morirà da eroe (si veda in proposito Il rosso e il nero, di Stendhal). Ma se uno non è Julien Sorel, e si fa collaborazionista, sarà soltanto Tartufo. È la morte dell’anima. La fasciofemminista, dopo aver sentito la dott.ssa Colombo, si è comunque compiaciuta della presenza dei due ragazzi di aspetto promettente e ha espresso i suoi auguri personali di buon lavoro (quale?).

Profughi a Curno – Da ultimo ci sono state le comunicazioni del sindaco, [5] il quale ha esordito facendo presente che avrebbe detto qualcosa che avrebbe recato dispiacere alla “signorina” Carrara (non era dott.ssa? Quand’era assessore, durante l’amministrazione precedente, sulla porta della sua stanza si leggeva “dott.ssa Carrara [6]). Va bene, ho capito – così ho pensato tra me e me – adesso la dott.ssa Serra ci parla dell’accoglimento degli immigrati a Curno. Così è stato. La dott.ssa Serra ha preso l’argomento alla larga, per arrivare alla conclusione che verisimilmente Curno ospiterà tre profughi, in tempi brevi, in strutture private e senza oneri per i cittadini. Era palpabile l’imbarazzo della dott.ssa Serra che si è trovata da sola a prendere atto di una decisione che non è sua, ma del prefetto, una decisione che sa impopolare, ma che si sente di dover difendere. Da sola, senza nemmeno la sperata condivisione di Gandolfi, e senza nemmeno poter affermare che la non-condivisione è una cosa becera. Come abbiamo affermato altre volte, la carriera della Serra OltreCurno dipende dalla tenacia con cui difenderà le posizioni genericamente similprogressiste: a voler essere precisi, trattandosi di solidarietà nei confronti dei profughi, in realtà si tratta di essere un po’ più progressisti e un po’ meno similprogressisti. D’altro lato, però, che cosa ha fatto la dott.ssa Serra per educare il popolo curnense a una visione cristiana, non aziendalistica e – anzi – proprio perché cristiana, antiaziendalistica? A nostro parere, niente. Come non ci siamo stancati di ripetere più e più volte, il comparto similprogressista a Curno si è dato molto da fare per cammellare le istituzioni cattoliche e, in un vero e proprio delirio di potenza, si è messo in testa di cammellare lo stesso papa Francesco. La dott.ssa Serra ha recitato i Salmi in piazza Dante, ma perché così si trovava insieme con un drappello di Vip orobici, [7] tenuti insieme da un mastice discutibile come quello della “Convivialità delle differenze”. Ha organizzato fiaccolate per la pace, in sintonia con i cattoprogressisti: ma giusto perché questo è un rito del fuoco, dà visibilità e raccoglie consenso. Ha accolto a Curno con tutti gli onori Vera Baboun, sindachessa di Betlemme, portata in giro per la bergamasca da quei burloni della “Convivialità delle differenze” come una madonna pellegrina: giusto perché la Baboun è una donna in carriera, tant’è che non è mai a Betlemme, è sempre in giro per il mondo a dare e ricevere premi, a pattuire cittadinanze onorarie, impegnata in cose che “fanno immagine”. Vengono in mente le parole di Gesù (Matteo, XXIII, passim):

Sulla cattedra di Mosé si sono seduti gli scribi e i farisei, quindi tutto quello che vi insegnano, fatelo e osservatelo; ma non imitate le loro azioni perché essi insegnano, ma non fanno. […] Fanno tutte le loro azioni per essere ammirati dagli uomini: […] Ambiscono di sedere al primo posto nei banchetti e nelle sinagoghe, di essere salutati sulle piazze ed essere chiamati dalla gente “Maestri”! […] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta, del finocchio e dell’anice e tralasciate le cose più gravi della Legge: la Giustizia, la Misericordia e la Fede. Bisognava praticare quella senza omettere queste. Guide cieche che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello!

Mi viene in mente che la dott.ssa Serra, quando si trattava di condannare quel tentativo d’ispezione della cosiddetta moschea di Curno in modalità di provocazione, quando avrebbe potuto con l’esempio lanciare un messaggio di tolleranza e di cristiana fraternità (“fraternità”, perdiana, e non convivialità!), in concreto e senza il plauso del mondo Vip, guardò dall’altra parte e lasciò Gandolfi da solo come un cane, a contrastare la vendetta politica del Pedretti. Anzi, di lì a non molto avrebbe impedito a Gandolfi di esprimersi a proposito delle azioni di disturbo del politico territoriale: dopo aver imposto a Gandolfi la mordacchia (si veda La mordacchia, l’indifferenza etica e la banalità del male), la Serra avrebbe sottoscritto con il Pedretti un patto di rovesciamento del sindaco del buon governo. Insomma, prendendo il discorso alla larga, la dott.ssa Serra ha informato l’esiguo pubblico, nonché i suoi stessi consiglieri che ancora non ne erano al corrente, di esserci incontrata non molte ore prima con il prefetto di Bergamo. Ha raccontato quel che si legge sul Corriere della Sera Troppi profughi nelle valli. Il prefetto: «La Bassa ci aiuti». Quindi ha provato a quantificare il numero dei profughi che arriveranno a Curno: tre, forse. Ma, perlomeno nel momento in cui lo diceva, penso che la dott.ssa Serra non avesse contezza del numero esatto, come neppure il prefetto, considerate le variabili in gioco. In ogni caso, piaccia o non piaccia, le cose stanno così, questa fu la conclusione della dott.ssa Serra, davanti all’esiguo pubblico. Forse, però in altri ambiti, si dirà contenta e vogliosa di fare altro e di più: però quel che dirà negli ambienti che contano, a noi non è dato sapere. In una cosa dobbiamo dare ragione alla dott.ssa Serra: le cose stanno così, il sindaco non può sottrarsi all’ingiunzione prefettizia. E, se si tratta di tre profughi, non è certo la fine del mondo, anche se la cosa non piace alla fasciofemminista, che penserà di ricamarci su un po’ di visibilità mediatica, se tanto mi dà tanto.

Fascioleghismo in salsa curnense – A questo punto è stato fin troppo facile intercettare sguardi d’intesa tra la fasciofemminista seduta alla scranna consiliare, e Marcobelotti, il segretario locale della Lega nord, che sedeva tra il pubblico in ultima fila. Non so che cosa abbiano intenzione di fare, anche se posso immaginarlo. È roba prevedibile, anzi più che prevedibile. Non dimentichiamo che fino a tre settimane fa il rappresentante di Marcobelotti nel Consiglio comunale era Cavagna il Giovane, poi sfanculato dallo stesso Marcobelotti. Cavagna il Giovane non era presente nella seduta consiliare di avantieri. Vien naturale pensare che la fasciofemminista si prepari a dare il benservito al nonno imperiale, per approdare alla sponda fatale di Giorgiameloni. D’altra parte Giorgiameloni e Salvini sono in sintonia praticamente su tutto. Domandiamoci a questo punto quale candidato sindaco potrebbe esprimere la destra curnense, in un disperato tentativo di arrivare al potere. Beh, il convento non ha granché da offrire. In ogni caso, non credo che sia proponibile la figura intellettualmente sfaccettata del Foresti, nemmeno il Sàgula, nemmeno il Dolci. Cavagna il Giovane è sfanculato, rimangono Marcobelotti, che nella sua pagina Facebook si presenta come Sindéc Colgate Talleyrand Curnense, e Sara Carrara, che non ha mai fatto niente per sopire questa sua ambizione (come ha affermato nella seduta di Consiglio dell’altro ieri, è importante che si parli lei). I due stringono dunque un patto d’azione da perfezionare secondo lo sviluppo degli eventi. Il pranzo è servito. Anche il nonno imperiale è servito per le feste.

La posizione di Nusquamia sui profughi

Nusquamia si è espressa sul problema dei profughi ultimamente abbastanza spesso, via via che il clima si faceva più rovente. Al solito, il nostro punto di vista è ancorato al principio di razionalità che intendiamo strettamente congiunto con una visione umanitaria, non aziendalistica, della vita. Questo fa sì che ci sentiamo lontani le mille miglia da quelli che abbiamo chiamato gli “opposti paraculismi”. Paraculismo è quello di Renzi che tira a campare, non vuole vedere l’entità del problema, spera che glielo risolvano gli altri o che il problema si afflosci, come per miracolo. Se poi è costretto a prendere posizione, fa lo sbruffone, s’inventa cose improponibili, come andare a bombardare i pescherecci in casa d’altri, senza nemmeno dichiarare la guerra. Oppure s’inventa quella baggianata del piano B, consistente nel preparare cacate carte che consentirebbero ai profughi sbarcati in Italia di varcare le frontiere nazionali e sciamare per l’Europa. Paraculismo è quello di Salvini, sempre attento al pH uterino, anale o prostatico dell’elettorato, sempre pronto a spararla grossa facendo leva sui sentimenti di insicurezza e sui complessi d’inferiorità della plebe, fermamente deciso a non dare alcun contributo alla soluzione del problema, non dico concreto, ma almeno ragionevole in linea teorica. Infatti più il problema s’incancrenisce, meglio va per lui, in base al noto adagio disfattista pire ça va, mieux ça est. In base al principio, cioè, del tanto peggio tanto meglio.

Una soluzione curnense per il breve periodo – Abbiamo anche spiegato perché non ci troviamo in sintonia con la dott.ssa Serra. Lei al riguardo dice anche cose giuste, talvolta, come quando si richiama alla Carta dei diritti dell’Uomo; però l’abbiamo vista all’opera in diversi passaggi politici, ormai da un po’ di tempo, e abbiamo ragione di stare sulla difensiva. Ci preoccupa non tanto quello che dice, ma quello che non dice, essendo indotti a pensare che quello che lei fa possa rispondere, anche in questo caso, a un fine diverso da quello pubblicamente professato. Ci preoccupa la sua superficialità. Ci preoccupa il suo cinismo politico, del quale diede prova con l’indifferenza etica al tempo della famosa ispezione, fortunosamente sventata da Gandolfi. Insomma, temiamo che la dott.ssa Serra presenti qualche analogia con gli scribi e i farisei dei quali parlava Gesù, che si sono seduti sulla cattedra di Mosé e dicono anche bene, ma non dicono tutto e spesso non fanno bene, o non fanno abbastanza. Attenzione: abbiamo scritto «qualche analogia», non abbiamo parlato di coincidenza. Fino all’età di 23 anni sono stato vegetariano, il che consentirebbe di istituire un’analogia tra me e Hitler, che pure era vegetariano. Ma io non sono Hitler.
Facciamo un esempio. Secondo la dott.ssa Serra, se Curno accetta i profughi, che fra l’altro è costretta ad accettare, lei si dice contenta e la questione finisce qui: Punto! Basta! Non m’interessa! Così acquisisce meriti, incolla nuove etichette nell’album della raccolta Pd-Cirio, progredisce nella sua carriera politica e istituzionale. Quindi torna a pensare alla sua carriera, alle parate Minculpop, alle relazioni internazionali con Vera Baboun ecc.
Invece, secondo noi, se Curno accetta i profughi, che d’altra parte è costretta ad accettare, la cosa non finisce qui. Non deve finire qui. Bisogna farli lavorare, ed è evidente che non sto parlando di lavoro forzato. Bisogna fare qualcosa analogo a quel che ha fatto, stando a quel che leggo, il sindaco di Esino Lario: ne parleremo fra poco. Ora, la dott.ssa Serra può contare sulla felice circostanza che nel paese bello da vivere operano due aziendalisti di chiara fama, molto vicini a lei: uno è Max Conti, che è segretario della sezione locale del Pd e che nel Pd provinciale riveste un incarico di coordinamento con delega al lavoro; l’altro è la dott.ssa Gamba, famosa per le slàid e per il suo tentativo di rivoltare come un calzino il mansionario del Comune di Curno, trasformando ciascun impiegato in avatar di un foglio di Excel. Perché non ricorrere alle loro competenze, per fare qualcosa di concreto ed esemplare? Qualcosa che possa trovare idonea eco mediatica, proprio come piace alla dott.ssa Serra?
Ebbene, è venuto il momento di passare dalla teoria ai fatti. Se Max Conti e la dott.ssa Gamba sono aziendalisti, unendo le forze, viribus unitis, come si dice, e le intelligenze, potrebbero insieme mettere a punto un sistema esemplare di organizzazione delle persone in arrivo a Curno, quando siano in età lavorativa; e non penso soltanto ai lavori socialmente utili, dei quali peraltro si sente un bisogno crescente: no, penso a un fervore di iniziative, a una creatività diffusa, a una fioritura di start-up (cosiddetti) coordinati dai due aziendalisti. Il tutto con impiego di procedure informatizzate, fogli Excel triccheballacche, slàid, in un tripudio, in un frullo ipercinetico che potrebbe essere orobico-epocale. Si potrebbero commissionare a Zapperi articoli di giornalismo anglorobicosassone da far crepare d’invidia tutta Fleet Street. Non dimentichiamo, infine, che un punto di forza dell’amministrazione serrana è il rapporto privilegiato, “culo e camicia”, intrattenuto con Enèrgheia, un’impresa sociale accreditata presso la Regione lombarda, di professionalità al di sopra di ogni sospetto. Dunque tirarsi indietro, lavarsi le mani, limitarsi a un accoglimento puro e semplice, e incollare etichette nell’album Pd-Cirio sarebbe poco meno che un delitto. Il fior fiore del similprogressismo curnense, in particolare la dott.ssa Serra, la dott.ssa Gamba e Max Conti non possono tirarsi indietro. Facciano qualcosa. Dio lo vuole! Deus vult!
Quanto all’alloggio da assegnare ai profughi, che la dott.ssa Serra prevede all’interno di strutture private finanziate dallo Stato, e non dal Comune, mi permetto sommessamente di ricordare che esiste l’edificio inutilizzato del Bibliomostro, che aspetta di essere finalmente adibito a qualcosa di buono e utile. Infatti, se i profughi oggi sono tre, quanti potrebbero essere tra un anno, o tra due anni? Quale migliore sistemazione che nel Bibliomostro?

Una soluzione europea per il lungo periodo – Però le considerazioni qui sopra formulate hanno valore, direi, soltanto nell’immediato e nel breve periodo, in una situazione di emergenza dove la solidarietà è doverosa. I profughi (che non capisco perché ci si ostini a chiamare “migranti”) sono costretti ad abbandonare regioni dell’Africa e del Vicino oriente, per la buona ragione che lì per loro non c’è possibilità di vita. Ma, se il flusso migratorio continua a questi ritmi, non sarà più possibile vivere nemmeno qui, né per loro, né per noi: ce lo dice il primo principio della termodinamica che, nella sua formulazione più semplice, afferma che niente si crea e niente si distrugge. In altre parole nemmeno in Italia, che per tutto il Medioevo e il Rinascimento fu il paese più ricco del mondo, le risorse possono essere create dal nulla.
Dunque, bisogna agire sulle cause che impongono ai profughi approdati in Italia e in Europa l’abbandono della patria. Vediamo di essere concreti: mettiamoci in testa che la solidarietà migliore che noi si possa dare ai profughi e a coloro che ancora vivono in certe regioni tormentate del mondo, destinati a morire, se rimangono, o a diventare profughi per sfuggire alla morte, è quella che contrasta efficacemente le cause dell’esodo. In ultima analisi, la soluzione del problema potrebbe essere la guerra. O la minaccia di una guerra: si vis pacem, para bellum. Il che non significa che si debba muovere guerra a cuor leggero, men che meno in modalità di impostura, alla quale noi italiani siamo tristemente abituati, come quando si fa la guerra, e la guerra viene chiamata “missione di pace”. Ma non dobbiamo commettere l’errore dell’Inghilterra la quale, per l’indecisionismo di Chamberlain, rischiò di essere distrutta dalla Germania, se le briglie del potere non fossero passate a Churchill e non fosse intervenuta l’America. Se Hitler minaccia la guerra, non devi aspettare che Hitler ti metta in ginocchio, prima di cominciare a fare la guerra. La guerra devi farla subito.
Insisto: non affermo che dobbiamo partire per la guerra ilico et immediate, dico che dobbiamo accettare che nell’universo del discorso entri l’ipotesi della guerra. Del resto, ha ragione Cacciari quando lamenta che nessun tentativo è stato fatto per «stringere rapporti sul posto e tentare di sgonfiare le ondate dei profughi. [Non c’è stata] nessuna capacità di selezionare gli ingressi nel nostro paese, anche perché di nuova forza lavoro l’Italia ha bisogno, vista la natalità a tasso zero». Il guaio è che in certi casi, stabilire rapporti di collaborazione è obiettivamente impossibile. Ma è stato criminale non stabilirli, quando potevano essere stabiliti. È anche evidente che il problema ha una dimensione europea, non foss’altro che per il fatto che gli immigrati approdano in Italia coltivando la speranza di trovare da lavorare nel resto dell’Europa: lo sanno anche loro, che in Italia non c’è lavoro, perché l’Italia è un paese decadente un paese agonizzante, paralizzato dalle baggianate politicamente corrette. Dunque, se non fosse il paese dei due Mattei, l’Italia dovrebbe chiedere e pretendere un intervento europeo: l’Europa ha finora funzionato male, facendosi del male e facendoci del male. Che impari, finalmente, a funzionare bene, per il bene di tutti. Se però non siamo capaci di prendere le decisioni giuste, se l’Europa rinuncia a svolgere un ruolo di potenza mondiale, quale lo stanno giocando l’America, la Russia e la Cina, allora ha ragione Giuliano Ferrara che così titola, alquanto provocatoriamente, un suo articolo sul Foglio: Noi filistei pieni di amore dobbiamo pulire dove altri defecano e curare la scabbia. Stop. [8]

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Il caso di Esino Lario

Qui sopra, Chiesa di san Vittore a Esino Lario (760 ab., 960 m s.l.m.): ai lati del portale, i busti in bassorilievo di Pio XI e dell’abate Stoppani, il fondatore della paleontologia lombarda. Entrambi alpinisti provetti, fecero di Esino Lario la base logistica delle escursioni al gruppo delle Grigne. Qui sotto a destra, l’iscrizione sotto il busto dello Stoppani ricorda che fu autore dell’importante trattato Les pétrifications d’Ésino, contenente la descrizione dei depositi fossiliferi di Esino, datati al triassico superiore. A sinistra, confessionale in legno intagliato, tradizionale, senza aria condizionata e osceni ammennicoli. All’interno del confessionale ancora nel 1996, quando scattai la foto, si leggeva un cartiglio che serviva di promemoria per il confessore. Elencava i casi per cui la somministrazione del sacramento dovesse essere sospesa, in attesa di un esame da parte delle gerarchie ecclesiastiche milanesi: un penitenziere di grado superiore, immagino. Eccone la trascrizione: «Tabella casuum reservatorum Diocesi Mediolanensi, ex decreto archiepiscopali : 30 Decembris 1916 / 1. Perjurium in judicio utriusque fori. / 2. Injuriosa et gravis percussio parentum. / 3. Prostitutio filiae vel uxoris vel pupillae. / 4. Incestus in primo gradu consanguinitatis et affinitatis. / Nihil obstat quominus imprimatur. Mediolani die 5 Aprilis 1917 / IMPRIMATVR / In Curia Archiep. Mediolani, die 5 Aprilis 1917». [9]

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Scrivevo sopra che anche nella bergamasca bisognerebbe pensare a qualcosa di analogo a quel che ha fatto il sindaco di Esino Lario. Me ne aveva parlato un amico, che lo conosce. Del sindaco e di Esino si è anche occupato recentemente un articolo a piena pagina del Giornale: Esino, il borgo di 700 anime diventa capitale di Wikipedia. Ebbene, che cosa ha fatto il sindaco? Semplice: Esino Lario, nonostante conti appena 760 abitanti, da maggio 2014 ospita 44 immigrati, se ricordo bene provenienti perlopiù dal subcontinente indiano. Il sindaco ha trovato modo di impiegarli in lavori socialmente utili, per esempio nei lavori boschivi. Ho trovato un articolo di Nando dalla Chiesa, pubblicato di recente sul Fatto quotidiano [10] dove si legge che il sindaco ebbe «l’idea più scandalosa di questi tempi e da queste parti: “trasformare la presenza dei rifugiati in opportunità per il paese con lavori socialmente a vantaggio di tutti”».
E pensare che a maggio, al tempo delle elezioni, erano saliti a Esino Lario Salvini, in persona, e l’assessore della Regione lombarda, Antonio Rossi, cooptato da Bobomaroni al seggio di assessore allo Sport per meriti canoisti (credo che sia un olimpionico). Ed è chiaro perché i due furbacchioni fossero saliti ad Esino Lario. Il ragionamento era: se ci sono tanti immigrati in un paese così piccolo, allora c’è la possibilità di fare il pieno di voti. Ma gli abitanti non si sono fidati, hanno preferito dar fiducia all’ingegnere (il sindaco, Pietro Pensa, è ingegnere), invece che al demagogo.
Ma la cosa non finisce qui. Siamo in Italia, o no? Ecco allora che qualche furbacchione (un altro tipo di furbacchione: vedrete che facevo bene, qui sopra, a parlare di “opposti paraculismi”) ha ragionato in questo modo: toh, Esino Lario, un paese di 700 abitanti ospita 40 immigrati e nessuno protesta. Vuoi vedere che in quel paese sono anche un pochetto fessi? Così qualcuno – non ho capito se il prefetto o il sindaco di Lecco, o forse tutt’e due insieme – hanno avuto la brillante idea di mandare a Esino altri 30 immigrati. Cioè, questa sarebbe l’intenzione. Ma il sindaco non ci sta. Anche perché sembra che l’accoglimento dei nuovi immigrati sia una furbata, un business per il proprietario di una struttura abbandonata e pignorata per somme ingenti. Il business di qualcuno non può essere il criterio di assegnazione degli immigrati. Così dovrebbe essere in una prospettiva razionale. Però siamo in Italia, si sa. Anche se di qui la Svizzera non è così lontana, manca tuttavia quella sana repressione della furbizia che opera in Svizzera, fondamento del buon governo: me ne faccio sempre più convinto con il passare degli anni e dei giorni.

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[1] Val la pena riportare il contesto: «Esurivi enim, et dedistis mihi manducare; sitivi et dedistis mihi bibere; hospes eram, et collegistis me; nudus, et cooperuistis me; infirmus et visitastis me; in carcere eram, et venistis ad me» (Matth., XXV, 35-36). Cioè, “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; sono stato senza tetto e mi avete ricoverato; mi sono trovato ignudo e mi avete vestito; sono stato malato e mi avete visitato; sono stato in carcere e siete venuti da me”.

[2] Sull’indifferenza etica dei similprogressisti curnensi, che però fanno le madonnine infilzate, e sulla loro pretesa di “cammellare” papa Francesco, si veda il volantino: Il Pd di Curno mette il cappello su papa Francesco.

[3] Alla richiesta di condivisione da parte della dott.ssa Serra abbiamo accennato nel contributo alla discussione nusquamiense Gli opposti paraculismi. La risposta di Gandolfi alla richiesta di condivisione sarà pubblicata nel prossimo numero del notiziario dell’Amministrazione serrana, prossimamente in distribuzione a Curno, luglio 2015.

[4] Ancora una volta, non posso fare a meno di osservare che la dott.ssa Serra è la prima della classe, quanto a capacità di esprimere il proprio pensiero (elocutio) e anche – perché no – quanto a capacità di organizzarlo (inventio, dispositio). Anche l’arch. Vito Conti è bravo, ma gli càpita di perdersi nell’intreccio dell’azione teatrale. Fra l’altro, la Serra ultimamente è riuscita a contenere il numero dei sorrisetti asseverativi, che rendevano meno credibili le sue affermazioni.

[5] In una precedente pagina di Nusquamia, affrontando l’argomento della femminilizzazione del termine “sindaco”, ho argomentato che, se si designa la carica in sé, il partito migliore da prendersi è continuare a dire “il sindaco”; se invece il sostantivo che designa la carica si trova in posizione attributiva, direi, con buona pace delle incursioni femministe in campo linguistico, saccenti e senza costrutto, che si possa dire correttamente “sindachessa”, per analogia con l’attuale “presidentessa” e con “giudichessa”, attestato da fonti storiche e letterarie. Si veda “Il sindaco”, “la sindaco”, “la sindaca” o “la sindachessa”?, che è in assoluto l’articolo più letto di Nusquamia, soprattutto all’estero.

[6] Nel curriculum vitae della Carrara leggiamo che ha alle spalle «studi filosofici, giuridici, sociali». Perciò direi che dovremmo tutti chiamarla “piucchedottoressa”, per analogia al tempo piuccheperfetto della coniugazione dei verbi latini: con due “c”, per via del fenomeno di cosiddetto raddoppiamento sintattico.

[7] Si veda su Bergamo news In piazza Dante arriva la tenda di Abramo: al via una maratona dei Salmi dove leggiamo che la dott.ssa Serra era in ottima compagnia: hanno partecipato alla “maratona” (a proposito, non si poteva trovare un nome migliore?), dopo il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi: il Presidente della Provincia di Bergamo, Matteo Rossi; il filosofo Telmo Pievani; il pubblico ministero Carmen Pugliese; il presidente del Tribunale di Bergamo Ezio Siniscalchi; il direttore dell’Eco di Bergamo Giorgio Gandola; Savino Pezzotta ecc. Infine, dulcis in fundo, il Salmo 150 è stato letto dal Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori (squit, squit, squit!).

[8] Abbiamo svolto queste stesse considerazioni, in forma più distesa, in quattro articoli pubblicati precedentemente su Nusquamia:

• Sempre a proposito di opposti paraculismi, cade a proposito un articolo di Cacciari

• Immigrati alle porte dell’Italia: ma la questione ha una dimensione europea

• Giuliano Ferrara sul Foglio: «Noi filistei pieni di amore dobbiamo pulire dove altri defecano e curare la scabbia. Stop»

• Letto sul Foglio di Giuliano Ferrara: oltre il piano B di Renzi, che lascia a desiderare, ci sarebbe anche il piano G.

[9] “Tabella dei casi riservati alla Diocesi di Milano, per decreto arcivescovile (30 dicembre 1916): 1. Giuramento falso in giudizio, nel foro ecclesiastico o in quello civile / 2. Percosse ai genitori gravi e oltraggiose / 3. Prostituzione della figlia o della moglie o di una minorenne / 4. Incesto con parenti di primo grado, consanguinei o acquisiti / Nulla osta a che si stampi. Milano, 5 aprile 1917 / Si stampi / Stamperia dell’Arcivescovado. Milano, 5 aprile 1917”.

[10] L’articolo s’intitola Pietro, l’Asterix del villaggio prealpino assediato dalla Lega e si trova in rete. Ma, se ho capito bene, l’indirizzo d’Internet è dinamico: per leggere l’articolo, conviene inserirne il titolo nella finestra di Google e seguire le solite indicazioni di rintracciamento.

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36 commenti
  1. O profughi d’Italia

    Il titolo dell’articolo con cui s’apre questa pagina di Nusquamia, Profughi in Italia, dove la preposizione “in” denota il complemento di moto a luogo, è ispirato al primo verso di una famosa canzone composta dall’anarchico Pietro Gori, O profughi d’Italia, dove la preposizione “di” denota il complemento di moto da luogo. Di questa canzone, divenuta ben presto l’inno dell’internazionalismo libertario, Pietro Gori compose le parole, nel 1895, dopo l’espulsione dalla Svizzera alla quale fa riferimento l’altra sua canzone, ben nota, Addio Lugano bella; la melodia è un adattamento della “Figlia campagnola”, canzone popolare toscana.
    La canzone è conosciuta con il nome di Stornelli d’Italia: forse però, più che alla composizione poetica dello stornello, che in Toscana è una strofe di tre versi, un quinario e due endecasillabi, il titolo allude, per assonanza, a un possibile ritorno dei profughi, come annunciano questi due versi: «Ma torneranno Italia i tuoi proscritti / ad agitar la face dei diritti».

  2. Il Pedretti si agita e fa il piagnina

    Il pretesto – Su Bergamo news di ieri, sabato 11 luglio, appare un coniglio mediatico del Pedretti. Secondo me, dovremmo guardarci dal dargli troppa importanza. Infatti, se un tempo i conigli mediatici pedretteschi — petulanti, pretestuosi, a raffica — erano un complemento del ruolo di preminenza che oggettivamente il Pedretti esercitava nell’area orobica, e dunque misuravano l’entità di quel potere, oggi che il Pedretti è un “Roberto senza terra” (o “senza territorio”, se così piace), i residui conigli mediatici ne misurano l’isolamento. Tutt’al più testimoniano la sua volontà di uscirne. Per dirla con Briatore, “il sogno”.
    Si veda: “Io, accusato ingiustamente dalla Cisl di sfruttare una badante straniera”. In sostanza, in questo coniglio pubblicato su Bergamo news e firmato dal Pedretti, l’ex politico territoriale lamenta il fatto di essere stato coinvolto in una causa di lavoro, per cui una collaboratrice domestica di nazionalità bulgara, assistita dalla Cisl, gli aveva fatto la richiesta di una liquidazione esorbitante, di cinquemila euro. Si andò per le vie legali e il giudice diede ragione al Pedretti. Inoltre il Pedretti lamenta di aver dovuto «pagare le spese processuali di parte».
    Credo che la rilevanza politica di questo episodio sia minima o anche nulla: se avesse avuto un qualche spessore politico, perché il Pedretti non tirò fuori il caso quando, tra l’altro, godeva di un potere enorme e da questo caso, se è un caso politico, avrebbe potuto ricavare smalto politico, considerato che vinse la causa?

    Rilevanza politica: nulla – Ha invece, a mio parere, una qualche rilevanza, anche se non politica, il fatto che il Pedretti prenda a pretesto un’inchiesta di Bergamo news (“Bergamo senza immigrati” [*]) per ricamarci un coniglio mediatico. Parlare di “rilevanza politica” è decisamente troppo, tanto più che il coniglio non risulta rilevante nemmeno sotto il profilo della politichetta territoriale.
    Il punto è che i vertici del partito (Lega nord) non ritengono opportuno collocare il Pedretti nella condizione di concorrere a cariche elettive, ormai da un bel po’. A parte la targa (d’argento? di tolla?) che gli è stata assegnata quest’inverno da Salvini, l’ex-consigliere regionale non gode più, da parte del partito, di riconoscimenti morali, men che meno di riconoscimenti sostanziosi (incarichi retribuiti). Questa è in sostanza la nostra interpretazione: il Pedretti è diventato un personaggio scomodo, in particolare per Marcobelotti a Curno e per il conte zio, cioè Roberto Calderoli, lassù nel maniero di Mozzo. Lo tengono in ghiacciaia, ma lui non ci sta e cerca di rompere l’isolamento. Il significato del coniglio mediatico sta tutto qui. Insomma, non prendiamo lucciole per lanterne. Questo coniglio non è niente rispetto, per esempio, ai conigli a raffica – fra l’altro, anche in collaborazione con Max Conti – per impedire che a Curno venisse edificato il cosiddetto “Ecomostro”. Questa, al confronto, è robetta.

    “Fare il piagnina” – Fa sorridere il fatto che il Pedretti faccia il piagnina riguardo a quelle che lui chiama le «spese processuali di parte», e che probabilmente sono le spese che lui ha affrontato per pagare l’avvocato. Ma non è questo quello che ho sempre detto io quando il Pedretti mi denunciò, perse la causa, fu condannato a pagare le spese processuali ma io comunque dovetti pagare l’avvocato? Scrivevo – virilmente però, facendone una questione etico-politica, senza fare il piagnina – che trovavo discutibili, sotto il profilo morale, due cose: a) il fatto che quando qualcuno è deboluccio in fatto di dialettica, vada alla ricerca di una rivincita sul piano giudiziario, sporgendo una denuncia; b) il fatto che uno come il Pedretti, che allora aveva possibilità economiche soverchianti rispetto alle mie, si permettesse il lusso di denunciarmi, correndo il rischio di perdere, come di fatto avvenne, avendo però la soddisfazione di darmi una lezione in termini di perdita economica.

    Denuncia che viene, denuncia che va – Dato che siamo in tema di denunce, domando al Pedretti che fine abbia fatto quella sua seconda denuncia, presentata il 28 maggio 2013 al Comando della stazione dei carabinieri di Curno. Io non ne ho saputo più niente. Gli risulta che sia stata archiviata? Oppure lui stesso l’ha ritirata, alla luce del fatto che verisimilmente la sua capacità di spesa oggi non è più così preponderante in rapporto alla mia? Infatti, se il Pedretti intendeva farmi del male costringendomi a sborsare nuovi soldi per l’avvocato, per difendermi (e verisimilmente vincere) una seconda volta, a questo punto quella stessa sommetta, che anche lui dovrebbe sborsare per l’avvocato, più le spese processuali (molto probabilmente), potrebbero fare del male a lui, questa volta.

    ———————————————-
    [*] Vedi, per esempio, Senza immigrati: 20mila anziani bergamaschi perderebbero la badante.

    • Inviato a Bergamo news: chissà se pubblicano

      Fra i commenti inviati a Bergamo news in calce al coniglio pedrettesco, ce n’è uno del gatto padano, che quando scrive a Bergamo news, a volte, per mimetizzarsi si firma con il nome di un cane, Pluto. Ecco qui sotto quel che scrive il gatto-cane e il mio commento al commento:

      Pluto – RP non è’ un cittadino qualsiasi ma un ex consigliere regionale tra le altre cose accusato di avere usato male i rimborsi spese. Lo credevo più’ furbo. Fossi stato leghista avrei fatto fare mensilmente la paga alla Cgil cosi’ a fine rapporto la badante si sarebbe rivolta alla cisl e sai che divertimento?! Adesso il suo amico Aristide Nusquamia chissà’ che peana gli mette!

      Aristide – Aristide, qui sopra citato, ha espresso il suo punto di vista nell’articolo pubblicato su Nusquamia: “Il Pedretti si agita e fa il piagnina”. Vedi https://nusquamia.wordpress.com/2015/07/11/profughi-in-italia/#comment-10562

  3. Una calda estate permalink

    Ma pensa un po’ il Pedretti vuol farci sapere che ancora esiste.
    Pedretti quindi utilizza ancora Bergamo News per lanciare un coniglietto malconcio per raccontarci un suo fatto privato che gli è accaduto, come abbiamo letto:
    http://www.bergamonews.it/opinioni/io-accusato-ingiustamente-dalla-cisl-di-sfruttare-una-badante-straniera-205716

    Povero Pedretti è arrivato al punto di portarci a conoscenza di faccende domestiche pur di far parlare di sè, e quali saranno gli argomenti della prossima notizia?
    – la coda dal medico per un’unghia incarnita?
    – il caldo di luglio che gli pezza le camicie?
    – il calcio mercato della sua squadra?

    Vede Pedretti lei è stato un personaggio che si è accollato ai potenti di turno in cerca di visibilità, è stato candidato anche alle europee ed eletto consigliere nella più importante regione d’Italia e per vent’anni ha fatto il bau bau di Curno.
    A noi cittadini non interessano le sue unghie, a noi interessa sapere come si è comportato e cosa ha fatto durante i suoi mandati per il bene dei cittadini che per questo l’hanno votata.

    Ebbene Pedretti lasci stare la domestica e perchè non ci racconta come è andata il primo luglio a Milano?

    http://www.bresciapuntotv.it/videos/649_servizi/116687/?refresh_ce&scroll=0

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/07/01/news/rimborsi-118065230/

    http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2015/07/01/regione-parte-civile-contro-31-politici_727fca4f-6269-4304-b1fe-ffb5494246c7.html

    Ma come? Prima cerca la visibilità mediatica per lanciare la sua fervida attività politica e adesso rifugge nel silenzio?
    Ma non si fa così Pedretti!!!

    Pedretti basta fare il tiramoccoli, fuori le palle e ci metta la faccia come lei ripeteva anni addietro, racconti ai suoi concittadini, nonchè elettori, come procede uno dei suoi iter giudiziari.
    Ci racconti come ha utilizzato i denari messi a disposizione dei contribuenti alla regione Lombarda, su dai!

    E visto che domani si apre il processo a Bossi e famiglia se vuole raccontarci qualcosina anche di questo….


    Per leggere l’articolo, fare clic sull’immagine.

    “L’accusa riguarda oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici, ottenuti con rimborsi elettorali, che sarebbero stati usati dalla famiglia Bossi per pagare multe per migliaia e migliaia di euro, la laurea in Albania di Renzo e i lavori di casa a Gemonio.”

    Prenda la parola lei, perchè se aspettiamo che Marco Belotti finisca di fare il tonno e ci fornisca una sua opinione in merito alle sue peripezie (come più volte richiesto) … campa cavallo!

    [Toh! Avevo appena finito di scrivere l’articoletto qui sotto, ed ecco che è arrivato il suo “penetrante” contributo. Del resto, non intendo far mistero ai lettori del fatto che l’autore di questo contributo è colui che mi ha messo sulla buona strada per redigere l’articolo leggibile qui sotto.
    A proposito di “redigere”: si dice “redigere” e non “redarre”, come lessi anni fa in un proclama del Comune di Trezzo sull’Adda, che adesso, da quando è diventata città per indefesso lavorio burocratico-istituzionale del segretario comunale Purcaro, della famiglia dei segretari comunali Purcaro operanti nella bergamasca, scrive su tutte le carte possibili “Città di Trezzo sull’Adda”. Non sono mai stato nei cessi del Municipio di Trezzo, però nutro il non ingiustificato sospetto che la carta igienica rechi costì la stampigliatura “Città di Trezzo sull’Adda”.
    N.d.A.]

    • Quello che la stampa anglorobicosassone non dice, ve lo racconta Nusquamia

      Devo alla segnalazione di un lettore di Nusquamia la notizia che a Milano si è dato il via al processo a carico di 57 consiglieri ed ex consiglieri regionali «accusati di avere presentato rimborsi ingiustificati per pranzi, cene e “altri servizi di presunta rappresentanza” tra il 2008 e il 2010″” Si tratta dei consiglieri che hanno ritenuto di non rimborsare le cifre dovute». Per saperne di più, si veda l’articolo sulla Repubblica: Milano, “spese pazze” dei consiglieri: via al processo, Pirellone parte civile.
      Non solo: la Regione lombarda si è costituita parte civile contro 26 dei 57 consiglieri. Sono quelli che di propria volontà non hanno rimborsato le somme contestate (tra questi c’è il “nostro” Pedretti, il quale ha sempre affermato di aver usato le somme per fini istituzionali e che riteneva di non dover restituire un bel niente, anche perché la restituzione avrebbe comportato un’ammissione di colpevolezza). Però – e qui viene il bello – i consiglieri renitenti al rimborso hanno comunque dovuto rifondere la Regione, essendo stati condannati dalla Corte dei conti. Ricordo che una condanna della Corte dei conti, già in primo grado, comporta l’immediata esecuzione della sanzione. Ma di questo avevamo già informato i nostri lettori: si veda Rimborsi pazzi alla Regione lombarda: condannati altri quattro consiglieri. Questa notizia, da noi fortunosamente ripescata sul Corriere della Sera, nel dorso milanese, fu fatta passare in cavalleria dalla stampa anglorobicosassone: anche questa! Ecco l’articolo che gli orobici non lessero sulla stampa del cuore:


      Facendo clic sull’immagine è possibile ottenere l’ingrandimento dell’immagine scandita (dal dorso milanese del Corriere della Sera, 16 febbraio 2015).

      Adesso io non sto ad arzigogolare, non mi domando, e non vi domando, perché la stampa anglorobicosassone sia renitente a dare notizie riguardo ai consiglieri orobici. Semplicemente, ne prendo atto. Magari i giornalisti anglorobicosassoni, che sono molto più bravi, più intelligenti e più “professionali” (oh, yeah!) di me, potranno darvi una spiegazione soddisfacente: oh yeah!
      Rimane il fatto che i comaschi sono stati messi al corrente di questo processo, per esempio, da una loro emittente televisiva locale:

      Neanche i bresciani sono rimasti ignari di questo processo: si veda 01/07/2015: Aperto il processo sui rimborsi facili in Regione

      I bergamaschi invece, a meno che non siano lettori della Repubblica, non ne hanno saputo niente. In particolare, non hanno trovato notizia di questo processo i lettori abituali di Bergamo news, né quelli dell’Eco di Bergamo, nemmeno i lettori del dorso bergamasco del Corriere della Sera, che solitamente è meno “protettivo” nei confronti dei nostri eroi.

      A chi si fosse perso le puntate preedenti, ricordo che tutto era cominciato così, nel 2012:

      La prossima udienza del procedimento penale intentato contro i consiglieri chiamati sul banco degli accusati per i rimborsi pazzi è fissata per il 15 settembre.

    • Esprimetevi, perdiana!

      @ Una calda estate
      Sì, sì! Vogliamo sentire il parere di
      • Marcobelotti
      • Tarcisio
      • il Sàgula (la parola è sdrucciola: mi raccomando)
      • il Dolci.
      Basta con la funzione di propagandisti e agenti monomandatari della Lega 3.0. Non è da voi, che siete intelligenti e facondi, riempire le tasche dei possibili clienti di volantini della casa madre (la zarina curnense direbbe ” i flyer”; secondo molti, in primis gli aziendalisti, flyer è più “professionale”: oh, yeah!). Ribellatevi, voi non siete i forzati del gazebo! Non siete concessionari di un marchio, per quanto prestigioso vogliamo ammettere che sia il marchio fascioleghista (fra l’altro non potete nemmeno contare su un testimonial di lusso, fasciato e tricolorato, come la Toyota per le sue auto) e la Lega 3.0 non è un prodotto da piazzare sul mercato (o lo è?).
      Avete un cervello, avete una lingua, avete una mimica espressiva (chi non conosce quella di Tarcisio?). Dunque, esprimetevi, una buona volta! I cittadini di Curno vogliono sapere.
      A proposito, perché avete sfanculato Cavagna il Giovane? I cittadini di Curno che non leggano Nusquamia, cioè tutti i cittadini tranne gli happy few [*], non ne sanno niente.
      E la fasciofemminista, vi piacerebbe come candidato sindaco?

      ———————————————————————–
      [*] Vedi W. Shakespeare, Henry V:
      We few, we happy few, we band of brothers;
      For he to-day that sheds his blood with me
      Shall be my brother

  4. Trasmettiamo un messaggio speciale:
    «I cittadini di Curno vogliono sapere».

    • Nuovi messaggi speciali

      I messaggi, per essere efficaci, dovranno essere trasferiti su iPad certificato dalla Regione lombarda, connesso via Bluetooth al supercalcolatore “Enigma Boh” installato nel maniero di Mozzo, residenza del conte zio. Dopo qualche nanosecondo l’iPad certificato presenterà la traduzione dei messaggi in idonee istruzioni per il montaggio mistico dei gazebo a Curno.
      L’iPad certificato (e rimborsato) dalla Regione lombarda, prodotto in serie limitata e numerata ad uso esclusivo dei consiglieri regionali lombardi, è corredato di software sofisticato a prova di hacker. Di più non è dato sapere, l’iPad ‘lumbard’ essendo classificato come “oggetto mistico”.

  5. Calendario delle udienze notevoli (Lega nord)

    • 14 luglio 2015 (oggi), Milano: processo a carico di Umberto Bossi, dei figli Renzo e Riccardo e dell’ex tesoriere della Lega Belsito, accusati di appropriazione indebita per le presunte spese personali con i fondi del Carroccio. L’accusa riguarda oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici, ottenuti con rimborsi elettorali, che sarebbero stati usati dalla famiglia Bossi per pagare multe per migliaia e migliaia di euro, la laurea in Albania di Renzo e i lavori di casa a Gemonio (notizia Ansa).
    Aggiornamento – La difesa di Bossi proclama l’indifferenza del caro leader alle questioni venali, nonché la sua totale estraneità al riguardo dei fatti imputatigli. L’udienza è aggiornata al 9 settembre.

    • 15 settembre 2015, Milano: seconda udienza del procedimento penale intentato contro i consiglieri regionali lombardi chiamati sul banco degli accusati per i rimborsi pazzi.

    • 22 settembre 2015, Milano: per questa data sono attese la difesa e (probabilmente) la sentenza del processo per vilipendio a Napolitano e Monti intentato a Umberto Bossi. Il caro leader produrrà come attenuante il fatto di aver raccolto un suggerimento del Pedretti?

    • Settembre rovente permalink

      Bossi e i suoi rimborsi elettorali

      Aristide aggiunga per cortesia anche questa data:

      “Per ora, davanti all’ottava sezione penale, si è tenuta l’udienza di smistamento. Il processo vero e proprio inizierà il 9 settembre prossimo.”

      http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/07/14/news/truffa_sui_rimborsi_elettorali_la_difesa_bossi_mai_occupato_di_soldi_non_sa_neanche_il_costo_del_pane_-119042061/#gallery-slider=34391996

      “Nel dibattimento milanese i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini contestano agli imputati oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici, ottenuti con rimborsi elettorali, che sarebbero stati usati dalla famiglia Bossi per pagare le spese più varie. Tra queste multe per migliaia e migliaia di euro, la fattura del carrozziere, l’ormai famosa laurea in Albania di Renzo ‘il Trota’ e i lavori di casa Bossi a Gemonio.”

      Doveroso seguire e far sapere ai cittadini come volgeranno questi processi, che si sappia per prendere le giuste distanze dagli eventuali colpevoli.

      • Quanto sono coraggiosi i capitani coraggiosi della Lega nord? Urge presa di posizione dei leghisti curnensi

        Se lorsignori sono furbetti, noi non siamo scemi. Ricordo bene, quando Bobomaroni e Salvini proclamavano che la Lega nord era vittima delle malversazioni di Belsito e della gestione oculata e seria (i rimborsi sono allegri, ma la gestione è seria) del conto segreto che portava l’identificativo The family. Ebbene, se la Lega nord è vittima, perché non si è costituita parte civile?
        Altro particolare, tutt’altro che trascurabile. Questi processi a carico di “politici” leghisti — ma il discorso non cambia se i “politici” avari, nel senso antico della parola, cioè avidi, appartengono ad altri partiti — ci insegnano a giudicare non solo i “politici” in causa, direttamente, ma l’ambiente nel quale hanno operato, dove verisimilmente contano di operare ancora.
        Come reagisce quell’ambiente? È sobrio? Dice che è acqua passata, e che chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto? Beh, come potete sperare di sfuggire al nostro giudizio, e al nostro disprezzo?
        Quando si è trattato di espellere dal partito Efe Bal, quella povera meretrice turchesca, la Lega nord 3.0, la Lega di Salvini non ci ha pensato due volte. Eppure era stata incoraggiata/incoraggiato (è un Lgbt di specie transgenica, sono un po’ confuso al riguardo della flessione del verbo) dallo stesso Salvini, se non altro a esibirsi come leghista. Poi ha esagerato? Ma che mai avrà fatto, in fondo non ha fatto altro che portare alle sue naturali (ehm…) conseguenze le sue premesse, ben note a Salvini. Insomma, come disse Gesú a proposito di quell’adultera che il popolaccio voleva lapidare, chi è senza colpa scagli la prima pietra. E io di colpe ne vedo tante. Altro che prendersela con la povera meretrice turchesca! Complimenti, a questi “capitani” coraggiosi! Ho detto coraggiosi? Pfui!.
        Invece vedete come vanno cauti, sul piano giudiziale, con Belsito.

  6. Contro chi vuole “cammellare” papa Francesco

    Leggo soltanto adesso questo articoletto di Giuliano Ferrara:
    Se è anti gender questo Papa non piace

    Ne propongo la lettura, ancorché in ritardo sulla data di pubblicazione, perché il tema è più che mai attuale. Come il felice [*] lettore di Nusquamia ben sa, noi non vediamo di buon occhio che l’attuale pontefice dia spago a miserabili rappresentanti della débauche occidentale, i quali si compiacciono della decadenza della tradizione cristiana innestata sulla cultura greco-romana, più o meno come Nerone si compiaceva dell’incendio di Roma, e lo cantava sulle note della sua cetra (questa perlomeno è l’immagine tràdita di Nerone, anche se dubito che risponda al vero).
    Ciò premesso, osservo che un giorno sì e un giorno no il pontefice ci ricorda che non c’è niente di più schifoso dell’ideologia aziendalista. Hanno dunque una bella “faccia di tolla” i similprogressisti di casa nostra, intrisi e drogati di aziendalismo, quando pretendono di cammellare papa Francesco.

    ——————————————-
    [*] “Felice”, perché appartenente agli happy few, il che non significa però che le sciure Rusine prevarrano, perché più numerose dei lettori di Nusquamia (con buona pace di chi gufeggia: Ah, ah! Ma dove credete di andare? Tanto Nusquamia non lo legge nessuno!).
    È un ragionamento del cavolo. Un conto è la nostra ferma volontà di non concedere un’unghia a quanto di più bestiale alberga nel cuore della plebe. Altro sarebbe essere insensibili al grido di dolore che si leva dal popolo. Sono due cose diverse, che certi individui — troppo furbacchioni, o troppo ignoranti — vorrebbero far coincidere. La guerra all’ignoranza e alla superstizione ha come bersaglio chi fa leva sull’ignoranza e sulla superstizione, certo non chi ne è vittima.

  7. Afa • Appello ai politici curnensi: meno sparate mediatiche, più sobrietà

    L’afa, più che la colonnina di mercurio — quella che nei termometri d’un tempo indicava la temperatura — m’induce a lasciare l’antro abduano e sbrigare le mie faccende e attendere alle mie letture all’ombra di alberi ampiamente frondosi. Oddio, non è che si possano sbrigare tutte le faccende, perché i computer con schermo come quello del gingillino “Kindle”, che si legge in piena luce ancora non si sono. Dunque, niente disbrigo di faccende che richiedano l’utilizzazione di computer, ancorché portatili, cosiddetti laptop. Neanche oggi scriverò granché. Potrei usare il gingillino-tavoletta, ma non è la stessa cosa.

    Appello per la sobrietà – Spero che i nostri avversari non ne profittino per fughe in avanti, sparate mediatiche e sbruffonate varie. Non hanno ancora capito che non conviene agitarsi? Faccio due esempi:

    • Ci eravamo proposti di parlare del Pedretti il meno possibile, essendo arrivati alla conclusione che il politico territoriale curnense sia arrivato al capolinea della sua affannosa carriera politica. Infatti, per un pezzo non ce ne siamo più occupati, limitandoci a ricordare l’impedrettamento a coloro fra i politici indigeni curnensi che oggi fanno finta di non aver mai conosciuto il Pedretti. Ma ecco che il Pedretti, per rompere l’isolamento, se ne è uscito con quella storia pretestuosa della sua badante: parlo dell’ultimo coniglio mediatico su Bergamo news.
    La nostra risposta è stata durissima. Non solo abbiamo sottolineato la pretestuosità del coniglio mediatico, ma siamo stati costretti a ricordare che c’è stata recentemente un’udienza sulle spese regionali allegre e delle quali allegramente si è percepiito il rimborso, che il Pedretti è stato uno dei percettori di quei rimborsi, che lui si è rifiutato di restituire i rimborsi ma è stato condanato dalla Corte dei conti a rimborsare, e che la Regione lombarda si è costituita parte civile nei confronti di coloro che, come lui, sono stati renitenti al rimborso. Ecco — dico io — il Pedretti non avrebbe fatto meglio a starsene tranquillo?

    • Guardiamo anche quel che ha combinato la sindachessa dott.ssa Perlita Serra. Nella sua intervista pre-elettorale a Nando della Chiesa (La professoressa di francese che sfida la Lega nella “Padania”) si vanta, si pronuncia a favore del coraggio e della generosità, dice che lei con la Lega nord mai e poi mai (però il 19 marzo 2012 tra Pedretti e Gandolfi non ha dubbi: trotterella dietro il Pedretti per rassegnare le dimissioni dalla carica di consigliere e far decadere l’odiato Gandolfi), infine — udite, udite! — non si perita di vantarsi ancora a proposito della sua auto: «Guardi la mia auto, un politico leghista ne avrebbe orrore: una Fiat Punto a metano. Capisce? Piccola, italiana ed ecologica». E poi che ti fa? Celebra la consegna al Comune di Curno di un’auto Toyota (straniera, ohibò!) con una cerimonia alla presenza dei fotofrafi. Lei è fasciata e tricolorata e la fotografia della cerimonia sarà usata per la pubblicità dell’autovettura all’interno di articoli redazionali sia sulla stampa anglorobicosassone (Bergamo news, l’Eco di Bergamo: dove però i redazionali sono presentati come articoli di giornalisti professionisti al servizio del lettore) sia sul Corriere della Sera.
    Ebbene, neanche in questo caso la nostra reazione si è fatta attendere.

    È nota la propensione della fasciofemminista alle sparate mediatiche. Sia lei, sia i politici indigeni tutti, sia i giornalisti anglorobicosassoni che si prestano a fare delle loro testate la cassa di risonanza dell'”evento” mediatico, studiato a tavolino dai politici locali, sanno le regole del gioco: a coniglio mediatico segue, a stretto giro di posta, il contro-coniglio mediatico.

    • Lettore permalink

      Cliccando sul link dell’intervista non appare nulla se non il solito messaggio di errore: sarei molto curioso di leggere cosa ha combinato la Serra, sono un lettore di sinistra, se è lecito dirlo.

      • La dott.ssa Serra si vanta di acquistare prodotti nazionali, ma organizza una cerimonia per l’acquisto di una Toyota, prodotta da una nota casa automobilistica estera

        Ha ragione. Nell’articoletto precedente ho “rinfrescato” il nesso: adesso dovrebbe funzionare. Se invece le difficoltà perdurassero, veda la trascrizione dell’articolo, che a suo tempo pubblicammo in rete (nel caso in cui qualcuno facesse qualcosa per far sparire i documenti compromettenti: magari in nome al cosiddetto “diritto alla privacy”):
        La professoressa di francese che sfida la Lega nella “Padania”_2.

        Se lei veramente è un lettore di sinistra, spero che si sia guardato bene dal votare per i similprogressisti, perlomeno in ambito curnense. Non riesco a immaginare qualcosa di più ferocemente nemico del progresso della falange aziendalsimilprogressista curnense che, come il cucùlo, ha deposto le uova nel nido della tradizione socialista e umanitaria e intanto promuove se stessa con una serie di iniziative ridicole tutte fuffa e immagine; e intanto incolla le etichette che fanno “punti” nell’album dela raccolta punti Cirio-Pd.

  8. Rosario Crocetta? Nel Pd si attaccano a questa telefonata per levarselo di mezzo. Meglio avrebbero fatto a non imbarcarlo mai

    Si dice che Crocetta non abbia detto nemmeno mezzo “bah!” alle parole del suo discusso medico personale, quel tale Tutino venuto fuori dal nulla, ma molto importante, in base a logiche che, al solo pensarci, ci fanno venire la pelle d’oca.
    Adesso al Pd fan le verginelle, le madonnine infilzate, convocano l’esecutivo, si agitano in modalità prepostera, ne chiedono le dimissioni. Si veda Il Partito democratico vuole le dimissioni di Rosario Crocetta. La bufera dopo la telefonata con Tutino su Lucia Borsellino.
    Quanto al medico di Crocetta, il dott. Tutino primario di chirurgia plastica, medico curante di Antonio Ingroia, dei boiardi della pubblica amministrazione e dei big della politica locale (i politici indigeni) si veda Sicilia, arrestato il medico di Rosario Crocetta
    Rosario Crocetta — sarà bene ricordarlo — vinse nell’ottobre 2012 le elezioni che avrebbero designato il presidente della Regione siciliana. Era stato candidato da Pd e Udc. Vinse con il 30,5% dei voti a favore, mentre la maggioranza degli elettori si asteneva (52,6%). Lui, dopo la vittoria disse: «Con me cambia la storia», i similprogressisti squittivano di gioia, tutti.
    Però, scusate tanto, noi razionalisti, a differenza dei Pd-ini, non abbiamo avuto bisogno di ascoltare la telefonata per esprimere un giudizio sprezzante nei confronti di Crocetta. Tant’è che non ci scandalizziamo nemmeno: scandalizzatevi voi, razza di ipocriti, sepolcri imbiancati!
    Per giudicare Crocetta ci bastò sentirlo parlare e fu tutt’uno con il senso di nausea che ci pervase, al sentire quella sua retorica melensa, politicamente corretta. Che schifezza la sua retorica per signorine di cattiva famiglia, al confronto della retorica del grande retore e filosofo Gorgia, Gorgia di Lentini, l’antica Λεοντῖνοι, una colonia greca in Sicilia! Insomma, se almeno la retorica di Crocetta fosse stata quella di un intellettuale della MAgna Grecia! Ma no, lui si presentava come un poeta, e la sua era una retorica per maestrine dalla lacrimuccia facile e con un retroterra culturale devastato dalla predicazione politicametne corretta.
    Ci bastò sentirlo, e saperlo poeta, memori del monito di Carlo Cattaneo: più ingegneri e fisici, meno avvocati. Per non parlare dei poeti, specialmente se poeti dialettali: pussa via!
    Ci viene in mente quell’episodio, quando Battiato venne licenziato da Crocetta, in quanto politicametne scorretto. Ma che cosa aveva detto Battiato di così grave? Aveva espresso un concetto quasi lapalissiano, direi: «Queste troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. E’ una cosa inaccettabile, sarebbe meglio che aprissero un casino». Si veda Battiato “licenziato”, Crocetta revoca incarico dopo offese al Parlamento.
    A seguito di quest’alzata d’ingegno di Crocetta scrivemmo l’articolo La questione della pornocrazia in Italia.
    L’argomento venne poi approfondito in alcuni commenti a seguire (vedi).

  9. Lettore permalink

    La professoressa di francese che sfida la Lega nella “Padania”_2.
    Ho letto l’intervista: è una schifezza!

    f.to Lettore di sinistra

  10. Tutino è il discusso medico del discusso presidente della regione siciliana Crocetta
    Antonio Ingroia, ex pm, ex leader di Rivoluzione civile, precisa: Tutino non è mai stato il mio medico personale

    Leggiamo sul Corriere della Sera di oggi sabato 18 luglio 2015, edizione cartacea, p. 13, la seguente precisazione di Ingroia, a proposito di Tutino, primario di chirurgia estetica a Palermo, di recente arrestato per truffa, falso e peculato: «Non l’ho presentato io a Crocetta e non è mai stato il mio medico personale, anche se lo conosco e l’ho frequentato». E aggiunge: «[Tutino] mi sostenne inizialmente, ma gli negai la candidatura e i nostri rapporti si raffreddarono».

    E così Antonio Ingroia cadde dalla padella nella brace.

  11. Il Pedro furioso permalink

    Aristide ha visto ieri Pedretti come si è scatenato su Facebook!?
    Si è messo a fare il piccolo Salvini, forse uno degli ultimi tentativi per cercare consensi e credibilità all’interno di un partito oramai monotematico sugli immigrati.

    Il linguaggio è tipicamente salvinesco, o è Salvini che ha imparato il pedrettesco???
    ma chi ha filmato e perchè era lì e a che titolo?
    Ma adesso che hanno sfanculato il giovine Cavagna chi porterà in consiglio le istanze pedrettesche?
    E di questo passo la Curno a sei zampe aprirà anche ai maialini da passeggio?
    Caldissima estate a Curno.

    • In effetti, il video sembra ripreso da un terrazzino della scuola media. Mi domando se l’accesso a quel terrazzino sia libero, una volta varcato il cancello di accesso allo spazio recintato della scuola. Due sono i casi:
      a) l’accesso è intercettato da una porta con tanto di serratura: in tal caso, come mai, in orario di chiusura della scuola, l’accesso non era sbarrato?
      b) l’accesso non è intercettato: per esempio, si arriva al terrazzino da una scala esterna. In tal caso, il Pedretti, o chi per lui, si è recato al terrazzino travestito da Lawrence d’Arabia?

      Ricordo che Cavagna il Giovane, in una pausa tra una posta e l’altra nel corso della sua affannosa battuta di caccia grossa per l’abbattimento dei due Gandolfi aveva presentato un’interrogazione sulla concessione degli spazi pubblici dell’agro curnense ai fedeli di religione macometana, in occasione delle loro feste e ricorrenze. La Serra aveva risposto che era tutto a norma.

      • Per entrare nelle grazie di Salvini, il Pedretti titilla i sentimenti di paura, l’insicurezza e i complessi di inferiorità dell’elettorato leghista
        Il Pedretti forza l’isolamento e pubblica un video allarmistico sulla presenza di fedeli islamici nell’area della scuola media G. Pascoli di Curno


        Facendo clic sull’immagine è possibile vedere il video amatoriale che il Pedretti ha pubblicato sulla sua pagina prosopobiblica (Facebook). [*]

        Dunque, dopo aver azzerato i precedenti contenuti del suo diario prosopobiblico, da lui stesso ritenuti — verisimilmente — compromettenti, e dopo aver pubblicato pensierini melensi (Osho compreso: per chi non lo sapesse, gran coglionatore esoterico), foto di cani (senza collare di radiolocalizzazione: meglio così, onde evitare l’addebito di stalking canino) e cosucce varie, il Pedretti fa un’azione di sfondamento disperato: lacera la cortina di oblio dietro la quale, nelle intenzioni della Lega nord 3.0, dovrebbe starsene tranquillo e costruirsi una nuova vita, non più ancorata ai fasti del partito e pubblica il video che vedete qui sopra. Il video, girato da un terazzino della scuola media curnense, è corredato del seguente lapidario commento:

        Palestra scuole medie di Curno! Ecco come la giunta di sinistra utilizza gli spazi dei Curnesi! ‪
        #‎ruspa
        #‎curno‬ ‪
        #‎stopinvasione

        Insomma, il Pedretti lascia intendere che quel che succede a Curno è “gravissimo” (per dirla in linguaggio serrano)Inoltre, pur nella concisione del messaggio, strizza l’occhiolino a Salvini, perché vi inserisce due aggregatori tematici, cosiddetti hashtag, [**] di chiara ispirazione salvinesca. Essi sono: #‎ruspa;‬ ‪#‎stopinvasione. Il terzo aggregatore tematico, ‪#‎curno,‬ rimanda a uno spazio Web di annunci economici gratuiti, in forma di “redazionali”, uno spazio un po’ sfigato, per il momento frequentato da personaggi vicini alla cosiddetta destra curnense.
        Valgono anche per questa azione di sfondamento del Pedretti le considerazioni che abbiamo fatto a proposito del coniglio mediatico pubblicato sul compiacente Bergamo news, a proposito della causa di lavoro che egli ebbe con la badante. Cioè, il Pedretti è stato messo nel congelatore, ma lui non ci sta, chiama a raccolta i suoi, spera che qualcosa succeda.
        In particolare, gli zebedei del Pedretti sevono essersi agitati, animati da moto circolare alternatamente orario e antiorario, quando apparve quella foto del Marcobelotti, con la quale il segretario della Lega nord curnense è immortalato accanto al cosiddetto “comandante” Salvini. Una volta le foto accanto ai maggiorenti del partito se le faceva fare il Pedretti, e lui le pubblicava. Quando ha visto la foto di Marcobelotti con i forchettoni in mano accanto a Salvini, pure lui provvisto di forchettone, il Pedretti non ci ha visto più e ha pubblicato questo video. Marcobelotti, tiè!
        E Marcobelotti, che cosa ha fatto? Beh, non gli è rimasto che abbozzare, far buon viso a cattivo gioco: ha ripreso il video del Pedretti e l’ha riproposto nella sua pagina prosopobiblica: Pedretti, tiè! Insomma, Marcobelotti non ha l’intenzione di farsi scavalcare a destra dal Pedretti.
        Comunque – insisto – non diamo soverchia importanza alle sortite del Pedretti, semmai teniamo sotto osservazione le mosse degl’impedrettati.

        Qualche notizia sul Ramadan [***] – Vale la pena, invece, fare qualche considerazione sul Ramadan, di carattere generale:
        • Questo video, se – come immagino – è recente, illustra un gruppo di fedeli macometani che festeggiano il Ramadan, il mese di digiuno e preghiera che ricorda l’annuncio a Rivelazione fatta dall’angelo Gabriele a Maometto.
        • Poiché il tempo dell’anno è misurato dagli islamici in maniera diversa da quella con cui la misuriamo noi “infedeli”, che siamo ormai (quasi) tutti adeguati alla riforma del calendario operata da Gregorio magno, il mese di Ramadan è da considerarsi una “festa mobile”, nel senso che varia di anno in anno. Fra l’altro, l’anno islamico presenta un numero di giorni inferiore rispetto al nostro, in virtù del fatto che il nostro anno è solare, il loro è lunare. Se per noi questo è l’anno 2015, per loro è l’anno 1436, visto che calcolano gli anni dall’Egira (622: quando Maometo abbandonò La Mecca) e che scandiscono i giorni secondo il ciclo mestruale (o lunare). In breve, quest’anno il Ramadan cade nei giorni compresi tra il 18 giugno e il 17 luglio.
        • Com’è noto, nel mese di Ramadan i musulmani sono tenuti ad astenersi — dall’alba al tramonto — dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali. Non sono ovviamente, ammesse opere cattive e pensieri cattivi, nel senso che peccare con opere e pensieri in questo periodo è più grave che in altri periodi. Questa necessità di non peccare nemmeno con il pensiero è presente anche nell’atto di penitenza che si recita nella celebrazione della messa cattolica: «Confìteor Deo omnipotènti et vobis, fratres, quia peccàvi nimis cogitatiòne, verbo, òpere et omissiòne».
        • Nel periodo di Ramadan i fedeli musulmani, dovendo stare digiuni dall’alba al tramonto, possono tuttavia consumare due pasti: il Sehr, prima del sorgere del sole, e dopo il tramonto, l’Iftaar.
        • La religione musulmana è molto rigorosa e il calcolo dell’ora in cui è ammesso consumare i due pasti è regolato sull’ora locale. Il calcolo oggi è facilitato dalle nuove tecnologie di comunicazione. Ecco dunque, per i musulmani sunniti e sciiti, che praticano il digiuno con qualche sfasatura di orario, i tempi del Ramadan, calcolati giorno per giorno: si veda Curno Ramadam timings.
        Ecco, così il Pedretti, il Tarcisio, il Marcobelotti, la fasciofemminista e Cavagna il Giovane sapranno finalmente come regolarsi per scontare i propri peccati (politici, ovviamente).
        • Come si vede, nel sito sopra segnalato, i tempi del Sehr e del Iftaar sono tabulati secondo le prescrizioni della scuola hanafita (sunniti: colonna di sinistra) e della scuola jafarita (sciiti: colonna di destra).

        ———————————–
        [*] Dal gr. πρόσωπον, “faccia”, ovvero — in ingl. — face + il gr. βιβλίον, “libro”, ovvero — in ingl. — book. La lingua italiana, con buona pace degli aziendalisti similprogressisti, delle femministe zuzzurellone, per non parlare dei leghisti di cultura mostruosa come Tarcisio, accetta soltanto parole di origine latina o greca. Non tollera parole barbariche, che non siano state accettate dagli stessi romani. Per esempio, di origine celtica è il nome delle bracae, cioè le brache, perché soltanto i celti le portavano. Infatti la Gallia transalpina che si sarebbe chiamata narbonense, o anche Provincia, cioè la Provenza, dove i celti rimasero bracati, prese il nome di Gallia bracata. Invece la Gallia “civilizzata”, la Gallia cisalpina, con i suoi milanesi, bergamaschi, bresciani ecc. prese il nome di Gallia togata).
        Insomma, lo dico a prova di gatto padano: non sono ammessi né i vocaboli barbarici, tal quali, né tampoco neologismi italiani modellati su conio barbarico. Sono ammesse tutt’al più parole francesi, spagnole, tedesche o anche inglesi, purché riferite a un contesto culturale: come per esempio gli happy few, che rimandano a Shakespeare, o i philosophes, che rimandano all’Illuminismo francese, o lo Sturm und Drang, che è il nome di un movimento culturale tedesco. Sono invece da respingere e da considerarsi vomitevoli tutte le espressioni inglesi di chiara matrice sciacquettistica (come il gender) o aziendalistica (come la road map).

        [**] L’hashtag è una parola, o un’espressione, con funzione di etichetta (che in inglese si dice tag) preceduta dal cancelletto # (in inglese: hash). Dunque un hashtag è un aggregatore tematico che rimanda a uno spazio Web dove è trattato un tema specifico.

        [***] Fornendo queste scarne notizie intendiamo svolgere un’opera di supplenza nei confronti della dott.ssa Serra, che, pur fautrice della convivialità delle differenze, si limita a percepire la rendita di questo suo aperturismo, ma non ci dice niente sulle differenze. La dott.ssa Serra dovrebbe riflettere sulla circostanza che l’ignoranza è, se non la madre, la levatrice delle guerre, in particolare delle guerre di religione. Dunque che cosa aspetta a celebrare a Curno, insieme alla dott.ssa Bellezza, un corso sulla storia e la cultura dell’Islam?

  12. Un monito per i politici indigeni curnensi

    E, soprattutto: niente sodomie con il deretano degli altri. Piace la sodomia? Ebbene, mettete in gioco il deretano vostro.
    Ma il bello è che i politici indigeni curnensi non fanno proprio niente di buono. Scambiano per bene fatto agli altri quel che fanno per se stessi, per il proprio progresso di carriera.

  13. Il gatto padano, improbabile paladino della dott.ssa Serra, vs. Cavagna il Giovane, che voleva “eliminare” il “concorrente” Gandolfi

    Riceviamo dal gatto padano un commento indignato a proposito di quel che abbiamo scritto sull’incoerenza della dott.ssa Serra che, in un’intervista pre-elettorale, si faceva paladina dell’industria automobilistica “nazionale”, ma due mesi fa ha indetto una cerimonia di celebrazione dell’acquisto di un’auto “straniera” da parte del Comune del quale è sindachessa.
    Dichiarava la dott.ssa Serra in clima pre-elettorale (siamo ne 2012): «Guardi la mia auto, un politico leghista ne avrebbe orrore: una Fiat Punto a metano. Capisce? Piccola, italiana ed ecologica». Cioè, che cosa voleva dire la dott.ssa Serra? Voleva dire: Io non sono come quei cafoni della Lega nord (e di Forza Italia) che si mettono in mostra a bordo di quei loro Suv, quei brutti Suv con i vetri neri, così che loro possono vedere gli altri senza esser visti dagli altri. Roba che nemmeno nel film Il padrino: semmai nella serie televisiva dei Soprano.


    Una scena con Suv tratta da un episodio della serie televisiva dei ‘Soprano’. Non è difficile accorgersi che il regista insiste a inquadrare il marchio dell’automobile, una Ford. La cosa non ci deve meravigliare: le case automobilistiche fanno ampio ricorso alla tecnica dei “testimonial” e dei redazionali a fini di propaganda. Il “testimonial” in questo caso è un personaggio della serie dei ‘Soprano” (mica male, come testimonial!). La presenza insistente del marchio della Ford equivale a un redazionale in un articolo di giornale, cioè a una pubblicità regolarmente pagata e fatturata, ma che, agli occhi dello spettatore (e del lettore) da coglionare non deve apparire tale.

    Fra l’altro, se la dott.ssa Serra voleva lanciare un segnale di disprezzo nei confronti di questi costosi e pretenziosi baracconi – voglio dire i Suv — non ho remore a dirmi d’accordo con la dott.ssa Serra. Però, se uno disprezza i Suv: in primo luogo non li compra, in secondo luogo non ricorrere a perifrasi per esprimere il proprio disprezzo. Fa precisamente come facciamo noi: io dico che disprezzo i Suv.
    Invece che cosa fa la dott.ssa Serra? La dott.ssa Serra si vanta, e già questo non sta bene; inoltre non avendo il coraggio di esprimersi contro il Suv cafone, butta il discorso sul patetico sentimento nazionalistico: lei acquista “italiano”. Cioè, fa della retorichetta nazionalista: non dimentichiamo che mentre la vera sinistra era internazionalista, la pseudo sinistra, soprattutto a far data dalla presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, questo bancario adorato dalla similsinistra, è diventata nazionalista (in senso italocentrico): un po’ per fare dispetto alla Lega nord, ma soprattutto perché, avendo perso i valori della sinistra, vanno accattando tutto quello che trovano per strada, pur di poter dire che loro hanno un “sistema di valori”.
    E adesso veniamo al gatto padano il quale, com’è noto, è stato espulso da Nusquamia per manifesta indegnità. Per rendersi conto dello spessore politico di costui, basta recarsi alla sezione di Nusquamia intitolata, appunto, “Gatto padano”: è cattivo, rancoroso, narcisista, ignorantuccio e, soprattutto, è un grande cacheggiatore di disinformazione. Neanche questa volta, dunque, pubblicherò il suo commento ma, per il diletto del lettore, ne riporto un brano. Scrive dunque il gatto padano:

    Aristide ignorante, in malafede, diffamatore. Se lei legge [vedrà che la vettura acquistata dal Comune] è tale per cui «il sistema Full Hybrid della nuova Auris…». Adesso lei dica quale auto italiana sia dotata di tali caratteristiche. Come al solito estrapola e modifica le cose per le sue porche nefandezze.

    Insomma – dice il gatto padano – l’autovettura acquistata dal Comune si raccomanda per il suo essere “ecologica”. E chi dice di no? Guardate, sono perfino disposto a passare sopra la mistica ecologica e vengo al nodo della questione. Quel che noi abbiamo da rimproverare alla dott.ssa Serra si articola nei seguenti punti:

    • La dott.ssa Serra ha celebrato la consegna al Comune di Curno di un’auto Toyota (straniera, ohibò!) con una cerimonia alla presenza dei fotografi, fasciata e tricolorata. A nostro sommesso parere, questa cerimonia non si aveva da fare. Noi preferiamo uno stile sobrio (nel senso autentico di questa parola, non mistificato), ovvero “svizzero”. Desta sorpresa il fatto che la dott.ssa Serra, che pure è svizzera, sia così poco svizzera nei suoi comportamenti pubblici.
    • In quell’intervista pre-elettorale la dott.ssa Serra si è vantata di essere vicina al popolo che lavora e geme, il popolo che non può permettersi l’acquisto di costose auto straniere: sempre a nostro sommesso parere, non sta bene vantarsi. La vicinanza al popolo viene dimostrata giorno per giorno nei fatti, non viene proclamata con argomenti, tra l’altro, debolucci. Se i similprogressisti sono vicini al popolo, perché sono così spudoratamente aziendalisti?
    • In quell’intervista la dott.ssa Serra introduce un argomento nazionalistico che per noi, internazionalisti da sempre, non è un argomento, è solo retorica ciampesca (da Ciampi, colui che con Prodi fondò in Italia la mistica dell’euro).
    • Visto che la dott.ssa Serra ha una visione nazionalistica dei criteri di acquisto delle automobili, avrebbe potuto farci sapere che la scelta accordata a un’auto straniera era dettata da cause di forza maggiore, considerato che non era possibile operare una scelta di acquisto nazionalista.
    • Poiché la fotografia della dott.ssa Serra che, fasciata e tricolorata, presiede alla cerimonia di consegna è stata utilizzata a fini pubblicitari all’interno di redazionali commissionati dalla Toyota alla stampa anglorobicosassone e al più rigoroso Corriere della Sera, avremmo apprezzato una presa di distanza da parte della dott.ssa Serra, che però non c’è stata, neanche dopo l’interrogazione di Gandolfi. La dott.ssa Serra ha risposto evasivamente, in tono di imbarazzata “superiorità” (ma, se c’è una cosa che assolutamente non può permettersi, è proprio l’atteggiamento di superiorità: in che cosa sarebbe superiore?).

    E ora domandiamoci perché il gatto padano ci invii questi commenti. Ripeto quello che ho già scritto: il gatto padano spedisce verisimilmente questi documenti non soltanto a noi, ma anche a qualcun altro (così ci ha fatto sapere lui stesso). Lo fa con un intento preciso: si candida come anti-Aristide nel corso della prossima campagna elettorale, vorrebbe che gli fosse affidato ufficialmente un giornale, un diario reziale, un incarico “istituzionale” (squit, squit, squit!). Rimane il problema: ma chi si fida di lui? Certo, finché agisce sotto traccia, fa comodo. Ma per quanti errori abbia commesso la similsinistra curnense, non credo che intendano commettere quello di mettersi nelle grinfie del gatto. Oppure lo facciano: sarà un vero spasso.
    Rimane però un problema, come indurre Gandolfi alla desistenza, con le buone o con le cattive. La similsinistra vorebbe farlo fuori, perché Gandolfi è il rimprovero vivente alla loro inettitudine. La destra fascioleghista vorrebbe farlo fuori perché è consapevole dell’insofferenza crescente nel paese nei confronti dell’amministrazione serrana: i tapini coltivano la speranza, forse non del tutto infondata, di cogliere la voluttà del potere, qualora si trovasse un modo di eliminare Gandolfi. Se non ci fosse Gandolfi a denunciare la inadeguatezza tecnico-politica, per non parlare dei loro mezzucci demagogici, il popolo potrebbe votare per loro, pur di disfarsi dei riti Minculpop e della superbia della similsinistra e, soprattutto, della sua incapacità di interpretare le esigenze del borgo. Il fronte antigandulfiano le ha pensate tutte per eliminare Gandolfi, Aristide e coloro che senza infingimenti intendono contrastare l’egemonia del gruppo Cürenberg che tiene sotto il suo tallone Curno controllando trasversalmente la cosiddetta sinistra e la cosiddetta destra. Speravano che dopo il disarcionamento di Gandolfi, grazie anche all’aiuto della stampa anglorobicosassone, tutto rientrasse, che Gandolfi si ritirasse e che Nusquamia chiudesse i battenti. Invece le cose non sono andate così.
    A suo tempo il furioso Quantile cercò di accreditarsi come anti-Aristide; quindi, essendo andato a sbattere, minacciò denunce. Anche il Pedretti sporse denuncia (la seconda) ma poi non se ne fece più niente, per sua fortuna, oserei dire.
    Quanto a Gandolfi, è noto che Cavagna il Giovane presentò dapprima un’interrogazione che, fra le righe, evocava lo spettro dell’incompatibilità di Angelo Gandolfi a sedere in Consiglio comunale, per via del contenzioso con il Comune a proposito dell’ormai famoso aggetto siffredico. Quella era chiaramente, come scrivemmo, un’interrogazione in Gandulfium. In seguito si venne a sapere che Cavagna il Giovane chiedeva all’Ufficio tecnico ragguagli e chiarimenti in merito a tale contenzioso, meravigliandosi altresì che la persistenza di tale scandaloso aggetto siffredico non avesse comportato drastiche misure di abbattimento. Quando Gandolfi in consiglio mostrò le carte, Cavagna il Giovane se la prese a male, s’intortò vieppiù. In seguito sarà sfanculato da Marcobelotti ma, francamente, non siamo in grado di affermare se ci sia un nesso fra la Guerra dei due Gandolfi e lo sfanculamento.
    Come spiegare il comportamento petulante di Cavagna il Giovane, che si è da solo scavato la fossa politica? Da un lato egli desiderava che fosse portato a compimento il proponimento di colui che, con una denuncia anonima, si era lagnato dello scandaloso aggetto siffredico. Ma soprattutto – questa è la nostra interpretazione psicologica – Cavagna il Giovane intendeva tener fede alla concezione del suo ruolo nel consesso del Consiglio comunale curnense. Non dimentichiamo che Cavagna il Giovane, per quanto digiuno di scienza politica, ci tiene molto a presentarsi “ggiovane”, determinato, uno statista in erba insomma, molto sicuro di sé e, in una parola, “cazzuto”. Proprio come i giovani che vediamo nei programmi televisivi ideati e animati dalla maschia e cazzutissima Maria De Filippi (da Dagospia definita “La sanguinaria”: si veda Maria «la sanguinaria» regina del minimal nel circo delle passioni).
    Ebbene, è proprio così: nei talent show della De Filippi, come pure nel Grande fratello televisivo, i concorrenti hanno un obiettivo primario, quello di eliminare gli altri concorrenti. Cavagna il Giovane confonde il Consiglio comunale di Curno con un talent show e vede in Gandolfi un concorrente da eliminare. Come volevasi dimostrare.

  14. Mozzese permalink

    Disgusto e schifo nel vedere amministratori che si lasciano condurre da pulsioni infantili e poi danno la colpa a Salvini (che stinco di santo non è!)
    In ogni caso: “la colpa non è mia”.
    E, se possibile peggio: “non uso più FB” come dire che non ho abbastanza intelligenza per filtrare le pulsioni che arrivano dalle ghiandole atte a produrre testosterone: dalle palle alle dita direttamente.
    Pensate a quanta gente sta vivendo e guadagnando (soldi, visibilità e “punti cirio”) sulla questione migranti/clandestini/profughi.
    Nulla succede per caso nella società moderna…

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_luglio_20/potrei-far-male-salvini-bufera-vicesindaco-pd-df065f9a-2eb5-11e5-820a-d82a668b1363.shtml

    http://www.afcformazione.it/leadership-management/scusite-la-malattia-del-momento/

    • Un vicesindaco ipercinetico e adolescenziale

      Ubiali, vicesindaco similprogressista di Mozzo, bontà sua, ammette di aver «commesso almeno un paio di errori».
      A dire il vero, quei suoi errori, che vorrebbe minimizzare, ma non cancellare, perché grazie ad essi ha raggiunto una visibilità altrimenti giammai raggiungibile, certo non per meriti culturali, o per acuità d’ingegno (che a un sommario esame appare alquanto ottuso) sono riconducibili a un medesimo morbo, o tabe, o lue che dir si voglia: l’ipercinetismo assessorile, che a Curno conosciamo bene. Come dimenticare infatti l’ipecinetismo del Pedretti? Era ipercinetico al tempo in cui era potente — quando tutti, chi più chi meno, avevano paura di lui (tranne noi resistenti) — e ha sprazzi di immotivata motilità anche adesso, che politicamente è un dead man walking. Adesso sfrutta le residue entrature nel sottobosco anglorobicosassone per farci sapere che lui ha avuto una causa di lavoro con la badante, per esempio. Si fionda sulla rete di collegamenti Facebook costruita al tempo del suo dominio per far sapere urbi et orbi che lui trova scandaloso che il suolo della palestra della scuola media curnense sia stato calpestato dagl’islamici in occasione del Ramadan. Fra l’altro, ci viene un dubbio: che il Pedretti sia un Web-filosofo, come quello sfigato di Verona che si fa in quattro per far salire alle stelle il numero di “mi piace” in risposta alle sparate salvinesche?
      Così, non avendo trovato un maiale lattonzolo da portare al guinzaglio, [*] con il quale fare un giretto d’ispezione (a lui paicciono le ispezioni, si sa: è un po’ ispettore), il Pedretti riprende con il telefonino la riunione (o la fa ripredere) e mette il tutto in rete. Clap, clap, clap! Così il Pedretti spera di uscire dal congelatore dove è stato lasciato dal partito, ai fini di ibernazione perpetua. Lui vuole tornare a sedersi alla mensa degli Dèi. Dubito che ci riuscirà.
      E che dire della dott.ssa Serra, sindachessa di Curno? Anche a lei piace apparire, ma con pretesti istituzionali, e, soprattutto, nel mondo che conta. È in attesa di “nomination”, come si dice nel gergo orribile di certe trasmissioni televisive, e la “nomination” che la Serra va cercando tra i Vip noti e meno noti, ma potenti, sempre gli stessi, quelli che si vedono sempre negli stessi luoghi, nelle stesse occasioni, nelle stesse piazze dove recitano i Salmi in nome della “convivialità delle differenze”. Negli ambienti del vippame orobico, insomma.

      Mettiamo in chiaro una volta per tutte che noi apprezziamo la sobrietà vera, la sobrietà “svizzera”. L’ansia di apprire, che gli assessori di comunità-paese come Curno (squit, squit, squit: così dice la Serra, ohibò) “condividono” con politici indigeni e politici nazionali [**] un po’ ci disgusta. Forse più che un po’, ma non vorrei fare la figura dell’indignato speciale. Il 52-enne Ubiali, che adesso pretende di essere solo un adolescente sbadato e insicuro, una di quelle vittime di questa società di merda, sbavante sul gingillino elettronico appena regalatogli dalla mammetta in carriera e in minigonna, moderatamente vogliosa, nonché Suv-dotata, può consolarsi pensando di essere in buona compagnia. Non è l’unico che la fa fuori del vaso su Facebook. Questa non è però una buona ragione per sfuggire alla severità del nostro giudizio. Merda!

      ——————————————–
      [*] Si veda La Lega con un maiale contro la moschea.
      [**] Sulla scena nazionale i campioni di quest’ansia di apparire, in questa strafottuta società dello spettacolo sono i due Mattei: che Iddio li abba in gloria!

      • Mozzese permalink

        Solo un piccolo appunto: il gingillino elettronico è stato comprato con i soldi pubblici dei cittadini mozzesi, magari l’avesse avuto in regalo dalla mammetta! Ancora più grave.
        Come ci si libera da questi figuri? Solo resistendo?

        http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/13_gennaio_28/mozzo-telefonini-moderati-vodafone-smartphone-2113741485877.shtml

        [Ha fatto benissimo a ricordare questo squallido episodio di tracotanza paesana. I similprogressisti di Mozzo, al pari dei similprogressisti di Curno, devono metterselo bene in testa: qui si ricorda tutto. Avete fatto il male? Chiedete scusa, se possibile in ginocchio. Ma se non chiedete scusa, noi continueremo a girare il coltello nella piaga. Il cosiddetto diritto al’oblio, di per sé discutibile riguardo a certe cose un po’ più serie, certo non esiste per le vostre cazzate. Che saranno ricordate. Sappiate, signori similprogressisti, che il fuoco di copertura della stampa anglorobicosassone del quale avete finora goduto, non è detto che sia eterno. I giornalisti anglorobicosassoni sono consapevoli, loro per primi, che non possono continuare così. Messi di fronte al fatto compiuto, di fronte ai loro articoli culilinctori — proprio come faceva la donna di servizio di mia nonna con i gatti: se quelli sporcavano in salotto, lei ne strofinava il muso sul piscio — hanno imparato a vergognarsene. Tornando a casa, non hanno più il coraggio di guardare i familiari negli occhi. La pacchia è finita, o quasi. N.d.Ar.]

      • Romana permalink

        In ogni caso, un bersaniano di cemento armato, di rare purezza e durezza (in tutti i sensi) sinistro-sindacale, che bersaniano è coerentemente sempre rimasto (premiato anche lui a suo tempo dal comico piacentino, e ripremiato di recente), ma che, con altrettanta serietà, ha mantenuto anche l’amicizia con Maria Antonia, regina di Curno, in quanto risalente a tempi precedenti la conversione renzista di quest’ultima, che è, invece, bersaniana di plastica, anche se all’occorrenza pur sempre bersaniana.

      • Sinergie similprogressiste Curno / Mozzo

        Lei si riferisce al vicesindaco di Mozzo, immagino. È stato bersaniano? La cosa non mi stupisce, era bersaniana anche la dott.ssa Serra, era bersaniano Max Conti. Non perché condividessero la visione umanistica di Bersani, ma perché Bersani era in quel momento a capo della segreteria. Adesso che comanda Renzi, che esprime il peggio della tradizione democristiana, innaffiata di americanismo q.b. (= quanto basta), con la benedizione toscano-massonica di Verdini, questi sono renzisti. Non hanno problemi a fare il salto della quaglia, beati loro. Loro stanno dove si sente il profumo del potere, sono dei buongustai.
        Mi domando se le intelligenze similprogressiste di Mozzo e Curno, unite in un sol fascio, e con il contributo determinante della dott.ssa Gamba, di Max Conti ed Enérgheia (naturalmente) abbiano già approntato un piano congiunto di accoglimento dei profughi, nonché di assegnazione di coloro che sono in età lavorativa, a un piano di inserimento in un sistema di lavori socialmente utili. Per la loro sistemazione si potrebbe pensare al Bibliomostro, che finalmente servirebbe a qualcosa. Il Bibliomostro potrbbe prendere il nome di “Centro di accoglienza don Tonino Bello”. Questi è il prete entusiastico che coniò la baggianata della Convivialità delle differenze. È una baggianata che fa a pugni con la purezza della lingua italiana, ma piace tanto alla dott.ssa Serra.
        Nota importante: il gatto padano si è detto d’accordo, pare, sulla nuova destinazione del Bibliomostro. Il suo parere, com’è noto, è molto importante, per i similprogressisti. Ma c’è di più, pur di stare insieme alla dott.ssa Serra, il gatto si è detto disponibile a cantare con lei, ogni venerdì sera, sotto gli spalti del Bibliomostro, il duetto miagolante rossiniano:

      • Avremo anche a Curno una cat woman?

        Alle volte ci dimentichiamo che esiste un prototipo della donna determinata, sicura di sé, cazzuta. Proprio come pare che vada di moda a Curno. Troppo spesso ce ne dimentichiamo, io stesso me ne dimentico, talvolta, e faccio ammenda. Ebbene, costei è Irene Pivetti: partì da posizioni cattoliche rigorosissime, e lei dà a vedere di essere ancora in quelle posizioni, anche adesso che non veste più quei suoi abitini da collegiale, color pastello, ma posa da cat woman, con giubbino in lattice, borchie e frustino. Ma la foto che vedete qui sopra sarà di otto anni fa, e la Pivetti è nel frattempo progredita parecchio. Eccola qui sotto, in una sua apparizione nel mondo del marketing e delle pubbliche relazioni a un certo “Festival del Fitness”, a Roma. Pensare che fu presidentessa della Camera, faceva la maestrina e bacchettava tutti. “Dalla mutria istituzionale alla seriosità markettara!”, dirà qualcuno, con tono scandalizzato. Eppure, siamo sicuri che la mutria istituzionale debba essere presa sul serio? Noi dell’isola felice di Nusquamia ci siamo sempre fatti beffe delle pose istituzionali. L’evoluzione “politica” (?) della Pivetti ci dà ragione. Attenta cara Boldrini, attenta!

        Sia come sia. La Pivetti è il prototipo della donna determinata, cazzuta. Scommetto che al gatto padano piace, e tanto. Il suo sogno è la Serra: va bene, lo sappiamo. Pur di starle vicino, pur di esserne dominato, è disposto a lavorare gratis nel suo ufficio elettorale, dodici ore al giorno. Soprattutto adesso che la Serra si proietta sulla ribalta internazionale. E lui farebbe vedere i sorci verdi ad Aristide, lui sì. (Renzi ieri era a Betlemme, dove si è incontrato con Abu MAzen. E la sindachesa betlemita Vera Baboun? Le avrà portato un messaggio privato della sua amica e collega, Perlita Serra?)
        Nonostante l’amore incondizionato per la Serra, ho i miei buoni motivi per ritenere che il gatto padano si accontenterebbe della Pivetti. Quel frustino è una tentazione troppo forte.

      • Serrate le porte o quel che volete permalink

        Complimenti, signor Aristide, ci ha azzeccato in pieno. La Pipetti e la Serra hanno fra loro una somiglianza, persino [nella mimica facciale], che fa impressione.
        Stai a vedere che a Curno crediamo di avere la sindachessa Serra, detta anche Maria Antonia Etta, e invece abbiamo la Pipetti travestita da Maria Antonia Svizzera. D’altra parte in un Comune Lgbtizzato è possibile.

      • La somiglianza che lei trova tra la Pivetti, che fu la terza carica dello Stato (sì proprio lei!) e la Serra, che è proiettata a una carriera internazionale credo sia dovuta alla determinazione. Buffon affermava che “lo stile è l’uomo”: Le style, c’est l’homme même (‘Discorso sullo stile’, pronunciato da Buffon in occasione della sua cooptazione fra gli accademici di Francia: 1753). Ebbene, nel caso delle donne in carriera, oserei affermare che “la determinazione è la donna”.
        I francesi chiamavano Maria Antonietta «l’Austriaca»; in effetti, era Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, figlia di Maria Teresa d’Austria. La chiamarono così per via del fatto che si disinteressava del popolo francese, che ormai avrebbe dovuto essere il suo popolo; ma la regina manteneva nei confronti del popolo un atteggiamento pervicacemente superbo. Qualcuno a Curno chiama la dott.ssa Serra «la Svizzera»?

        A dire la verità, ho trovato un’ancora più forte — e preoccupante — somiglianza con la Pivetti nella consigliera similprogressista Clara Colombo, in particolare quando — nel corso dell’ultima riunione di Consiglio — ha rivendicato a se stessa il merito di aver pascolato due giovani promettenti in un itinerario di partecipazione attiva tra i misteri dell’amministrazione curnense (fu bersaniana anche lei, se non sbaglio: e adesso?).

      • Che Iddio ci protegga dalle nequizie della società dello spettacolo!

        A proposito dei due giovani pascolati dalla consigliera neo-determinata Clara Colombo, ai quali ho accennato qui sopra, posso esprimere un voto? Ebbene, io spero, spero fortemente che la loro partecipazione ai riti similprogressisti curnensi — pallida e ridicola imitazione dei riti mussoliniani di partecipazione al regime — non li abbia a segnare irreversibilmente, non li rovini; spero che non diventino due insopportabili Cavagna il Giovane (ne abbiamo uno, forse non per molto, e ce ne avanza), con le dovute differenze, ovviamente: cioè, in questo caso, simil-sinistri, invece che berluschini. Ma egualmente ambiziosi, con un’alta considerazione di sé, come sono quei giovani pimpanti e con le pile Duracell, depilati e grintosi, come si vedono nei talent show e nel Grande fratello televisivo.

      • buongustaio permalink

        Bei tempi quando “le svizzere” erano solo le polpette di carne trita schiacciate, gli odierni “hamburgers”…
        [Già, e non capisco perché oggi le chiamino “hamburger”. O forse una ragione ci sarebbe, ma credo che vada oltre l’intelligenza del cittadino medio: “svizzere” erano i medaglioni di carne trita, cotti in padella o alla piastra, quelli buoni e aromatizzati come ce li preparava la mamma, quando le mamme non erano in carriera. Hamburger sono i medaglioni che i poveri bambini trangugiano in ambienti americanizzati a livelli infimi di americanizzazione, [*] invogliati da mamme in carriera che non hanno voglia di cucinare. Dunque, la differenza tra la “svizzera” e l'”hamburger”, secondo questa teoria, starebbe tutta nella qualità della mamma: mamma amorevole e non in carriera (svizzera), o mamma determinata e in carriera (hamburger). Adesso voglio sentire le grida di esecrazione del collettivo femminista-Lgbt Martha Nussbaum. Prego, fiato alle trombe! N.d.Ar.]

        —————————————-
        [*] Non ce l’ho contro l’America, ma contro la gestione del marchio americano (in linguaggio coglione: il “brand”), ai livelli più degradanti, per opera di markettari, aziendalisti, assessorucoli che assegnano alle loro iniziative nomi inglesi, perché appaiano “americane”. Fra l’altro, una volta su due, infilano strafalcioni e fanno violenza alla lingua inglese. Per esempio, la “ludobaby”: squit, squit, squit!

  15. Dedicato alla dott.ssa Gamba

    Scrivevamo, nell’articolo di apertura di questa pagina, facendo la cronaca di una riunione di consiglio comunale curnense: «È intervenuta più volte la dott.ssa Gamba, che ha profuso a piene mani (almeno quindici volte) nel suo discorso l’avverbio “piuttosto” seguito da “che”, in funzione preposizionale di carattere disgiuntivo o additivo: questo è un cattivo vezzo dell’italiano regionale, che dall’Italia settentrionale si è diffuso su tutto il territorio dello Stato, isole comprese».
    Mi sono imbattuto casualmente in una pagina del sito Scripta volant dove con garbata ironia si redarguiscono gli sfregiatori dell’italiano (una lingua quasi perfetta, con buona pace degl’identitaristi che vorrebbero pisciarci sopra) e non ho resistito alla tentazione di riportare l’immagine che vedete qui sopra. Spero di non sentir più l’espressione “piuttosto che”, usata a sproposito, nelle “orazioni” consiliari curnensi.

    Per il significato di “locuzione preposizionale” si veda Preposizionali, locuzioni

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