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Pretendono di essere un’alternativa “seria” alla dott.ssa Serra!

22 settembre 2015

Parole, parole, parole… Le sparate mediatiche della fasciofemminista, di Cavagna il Giovane e del Pedretti

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Curno blindata_piccola

Facendo clic sull’immagine è possile richiamare sullo schermo un suo ingrandimento.

Abbiamo trovato in un articolo dell’Eco di Bergamo di più di un anno fa – risale al marzo 2014 – tenuti insieme, stretti stretti, come in un fascio mistico, i tre esponenti più in vista della “destra curnense”. Spero che il Tarcisio, il Dolci e il Sàgula non se n’abbiano a male, se mi esprimo così.
Marcobelotti che cosa ne pensa? Sono questi i suoi alleati? Perché è chiaro che sia Cavagna il Giovane, sia — a maggior ragione — la fasciofemminista stan facendo di tutto per non lasciarsi sfuggire la sperata messe di voti che il fascioleghista Salvini vuol raccogliere abbondante dal seme della paura e dell’odio che va spargendo a piene mani. Vogliono partecipare anche loro all’agape mistica (chiamala così, questa schifezza!). Dunque, anche se Marcobelotti ha sfanculato Cavagna il Giovane, anche se il Pedretti gli fa perdere voti (visto che non riesce a liberarsene), dovrà fare buon viso a cattivo gioco, nella speranza di far “massa critica”, al momento delle elezioni (peccato che, in ogni caso, anche con quegli alleati, non gliela faccia comunque). Quanto alla fasciofemminista, Marcobelotti potrebbe perfino subire una telefonata che gliela imponga come candidato sindaco. Lei ci tiene parecchio, si capisce, e non lascerà niente d’intentato, pur di non farsi sfuggire l’occasione della sua vita, userà le armi segrete che neanche Giorgiameloni, quella della Garbatella…
Ma perché Marcobelotti non parla, perché invece di svolgere la funzione di antenna parabolica in cima a un traliccio, quello del ripetitore radiotelevisivo del “network” di Salvini, perché invece di ritrasmettere i messaggi di Salvini non fa un’analisi della situazione curnense e non ci fa sapere quale sia la politica che lui vede per Curno? Beh, in questo non è solo. Anche Max Conti è il ripetitore della linea renzista del partito. Lui non si occupa di Curno, questo paese è troppo poco: per lui! Max Conti pensa alla carriera diplomatica.

I fatti del marzo 2014 sono noti: Casa Pound, che con la sua sottomarca “Sovranità”, alleata del fascioleghista Salvini, aveva chiesto l’autorizzazione per montare un gazebo a Curno. Tale autorizzazione fu da principio negata, per ragioni di ordine pubblico, così affermò la dott.ssa Serra. Fu però concesso a casa Pound di montare il gazebo in data successiva (se ricordo bene, una settimana dopo). Concomitantemente con la gazebata neo-fascista, però, la dott.ssa Serra indisse quello che in altri tempi si sarebbe chiamato un “presidio antifascista”. Si sarebbe chiamato, appunto.

Digressione sugli aziendalsimilprogressisti curnensi – Pensare che un’amministrazione fondamentalmente aziendalista come quella di Curno sia percorsa da fremiti antifascisti è poco credibile. Mettiamola in altri termini: costoro sono fondamentalmente e convintamente aziendalisti. Tuttavia non rinunciano a racimolare voti anche nel settore di mercato elettorale del quale stancamente – e a torto, a nostro avviso – fanno parte coloro che oggi non si vergognano a dirsi di sinistra. Ma è chiaro che la giacchetta di sinistra sporadicamente indossata dai nostri aziendalisti è pretestuosa, così come sono pretestuosi i sandali francescani che indossano in occasione delle fiaccolate. Ormai non ingannano più nessuno: quando non raschiano il barile del consenso con ritorno elettorale (vedi il movimentismo associazionistico) si impegnano ai limiti della resistenza umana per riscuotere approvazione negli ambienti che contano ai fini di un ritorno di immagine personale. Questo ritorno di immagine è un bonus prezioso — ma che dico: indispensabile! — per la progressione di carriera nel partito e nelle istituzioni.

Ma torniamo allo “scandalo” del gazebo di Casa Pound che subì l’affronto di una contromanifestazione antifascista.

La dichiarazione di guerra della fasciofemminista – Cominciamo dalla fasciofemminista che, proprio nel corso dell’ultima riunione del Consiglio comunale si disse avversa alla democrazia. Per giunta, a suffragio della sua arcinota simpatia filofascista, chiamò sul banco dei testimoni Platone e Aristotele. [*] A sproposito, naturalmente.
Però, a ben pensarci, che cosa ci sta a fare la consigliera dott.ssa Bellezza? Lei ha la delega alla cultura ed è laureata in filosofia. Possibile che in questo paese sgarrupato, in questo borgo di Bergamo che si pretende “bello da vivere”, e che per molti aspetti è uno sfregio alla bellezza di Bergamo, la “cultura” sia soltanto un pretesto per far propaganda, possibile che il campo della cultura sia usurpato dalle pubbliche relazioni, come quando si invitò Annalisa Di Piazza a presentare la sua recente fatica letteraria – un libro giallo, Lgbt-friendly – solo perché si dicesse che lei aveva presentato il libro in una sede istituzionale, nella Sala consiliare di Curno, tacendo però che il pubblico consisteva di tre persone, di cui due cammellate? In Consiglio, al Comune, un consigliere sproloquia di filosofia e si fa finta di non aver sentito? Spero proprio che la dott.ssa Bellezza voglia comunicarci un suo breve ma tagliente intervento. Tagliente come una rasoiata. Se sarà una cosa ben fatta, saremo lieti, una volta tanto, di “condividerla”.
Ecco dunque il pensiero della filosofeggiante fasciofemminista, al secolo Sara Carrara, che nel suo curriculum vitae vanta studi «filosofici, giuridici, sociali» e che nel corso della passata amministrazione aveva fatto apporre alla porta del suo ufficio comunale una targa con la stampigliatura «dott.ssa Carrara»:

Non faccio parte di Casa Pound [strano, noi avevamo l’impressione che comandasse, al gazebo di Casa Pound; ma è anche vero che lei vuol far credere a tutti che è una femmina dominante, anche quando non domina affatto, anzi: N.d.A.], ma ho voluto tutelare il loro diritto sancito dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti dell’uomo, che è stato negato e leso dal sindaco. […] Chiederò le sue dimissioni, scriveremo alle autorità.

E poi, che cosa è successo? Niente. Gandolfi chiese in Consiglio alla dott.ssa Serra se avesse ricevuto richiesta di dimissioni, la dott.ssa Serra negò di aver mai ricevuto comunicazione in merito. E chi altri avrebbe dovuto ricevere tale richiesta? Insomma, la fasciofemminista voleva visibilità mediatica. La cosa triste è che la visibilità sia arrivata, ma che nessuno, tranne noi, che siamo notoriamente dei rompicoglioni, abbia chiesto conto alla fasciofemminista dell’incredibile sparata. A nostro avviso, se i giornalisti si prestano a riportare le sparate mediatiche dei politici, dovrebbero poi tornare alla carica, per informarci degli sviluppi della situazione, o della sparata mediatica.

Cavagna il Giovane esprime indignazione da tutti i pori – Poteva Cavagna il Giovane stare tranquillo e lasciarsi sfuggire l’occasione per mostrarci la sua determinazione di leader della destra curnense? Non ancora sfanculato da Marcobelotti, eccolo esibirsi in nome sia di Curno oltre (cioè di Forza Italia, come osserva il giornale orobico) sia della stessa Lega nord: «Il gruppo consiliare “Curno oltre (Forza Italia) – Lega nord” condanna fortemente l’istigazione all’odio sociale emerso chiaramente da una contromanifestazione caldeggiata dal sindaco Perlita Serra e dalla sua amministrazione». Per essere precisi, quel «gruppo consiliare» è costituito dal solo Cavagna il giovane e per giunta non si chiama “Curno oltre – Lega nord”, ma “Claudio Corti sindaco”: si chiama così ancora adesso, dopo che Cavagna il Giovane ha sfanculato Claudio Corti e dopo che Marcobelotti ha sfanculato Cavagna il Giovane.

Il Pedretti è il più drastico – Pedretti chiede al giornale orobico un posto tutto per sé e, forte dello stretto legame che lo apparenta con Nunziante Consiglio, ormai più che con il conte zio, annuncia il più drastico dei provvedimenti: «Faremo un esposto per procurato allarme e un’interrogazione parlamentare».
Dov’è l’interrogazione parlamentare? Non c’è, naturalmente. Ma voi che cosa vi aspettavate?

Basta. Vi risparmio le conclusioni. Però io dico che è terribile che un paese dell’importanza di Curno – più che per la consistenza numerica, per gli interessi economici che vi gravitano, per esempio in virtù della sua vicinanza al nuovo ospedale – possa essere rappresentato, per quanto remota sia tale possibilità, da personaggi di questo calibro.

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[*] Forse non vale la pena dare una risposta articolata più che tanto. Per quanto riguarda Aristotele si veda La concezione della politica di Aristotele e la democrazia.
Per quanto riguarda Platone, il discorso è più complesso, nel senso che è innegabile, come osservò Popper, che la sua concezione politica sia totalitaria. Ciò premesso, bisognerà osservare che noi usiamo una parola greca, “democrazia” per indicare quello che presso i greci si diceva “isonomia”, cioè, alla lettera, “uguaglianza [dei cittadini] davanti alla legge”. Si tratta, dunque, di ragionare ceteris paribus. Infatti, la democrazia per i greci antichi significava la tirannia della plebe, ben diversamente da quel che intendiamo noi. È naturale che qualunque greco antico fosse contrario alla δημοκρατία, per la stessa ragione per cui noi detestiamo il populismo di Salvini e dei demagoghi arruffapopoli. Ma la δημοκρατία che, traslitterata, suona “democratia” non va confusa con la democrazia come la intendiamo noi moderni.
Pertanto, una volta riconosciuta la natura totalitaria del pensiero politico di Platone, come doveroso, non vedo proprio come si possa invocare il nome di Platone per portar acqua al mulino fascista siacquettistico, ingnorante e borgataro (quello classico, se non altro, contava fior d’intellettuali “maledetti” nelle sue file, le “intelligenze scomode del Novecento”), o – peggio ancora – a quello fascioleghista (che, come intellettuale, deve contentarsi di Claudio Borghi). Per dirla in breve, con riferimento, per esempio, al nazionalismo che impazza nei cuori dei fascioleghisti, sarà sufficiente ricordare che Platone era discepole di Socrate, il quale un giorno diede questa risposta a chi gli chiedeva di quale nazione fosse (per essere precisi, a quale demo appartenesse): «Io sono del mondo». Si riteneva infatti «abitante e cittadino del mondo», come riferisce Cicerone nelle Tuscolane, V, 37:

Socrates quidem cum rogaretur, cuiatem se esse diceret, ‘mundanum’ inquit; totius enim mundi se incolam et civem arbitrabatur.

Altro che l’identitarismo, con il quale i coglioni credono di rivestire la loro nullità, nella speranza che nessuno si avveda  della loro natura infelice, inutilmente drappeggiata con un abito di sconcia ignoranza!

107 commenti
  1. Dov'è il suggeritore (dicasi gobbo)? permalink

    A proposito di Pedretti che ultimamente si agita e cerca di stare a galla come può.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/disse-terun-napolitano-bossi-condannato-18-mesi-208096

    http://www.bergamonews.it/politica/bossi-condannato-maroni-%E2%80%9Cvergogna-una-sentenza-politica%E2%80%9D-208103#comment-518582

    Adesso tutti vicini a Bossi a sentenza avvenuta.

    Ma non potevano aiutare Bossi prima quando si poteva?

    Marco Belotti guarda che il puzzone è proprio sotto casa, un po’ tradino forse ….

    • Ma è possibile che la difesa di Bossi non sapesse?

      Leggo su Bergamo news:

      Per l’avvocato della difesa, Matteo Brigandì, i fatti avvennero in un clima “politicamente pesante, di astio” e all’interno di una “situazione di natura politica coerente con l’attività svolta” da Bossi e ha chiesto quindi che il Tribunale “valutasse l’insindacabilità dei fatti”.

      Francamente, mi sembra strano che Bossi non ricordasse di aver avuto un suggeritore, e che la sua difesa lo ignorasse: si veda il video qui sopra. Eppure far presente l’intervento di un suggeritore sarebbe stato un’attenuante molto migliore di quella invocata dalla difesa. Boh, misteri della Lega! Se a loro sta bene così, e se sono tutti contenti così, che senso ha che noi ci sgoliamo a proclamare la verità incontrovertibile dei fatti? In fondo, questo non assistiamo che a un ennesimo episodio della prevalenza del cazzeggio suo ragionamento. Di che ci meravigliamo, dunque?

  2. Forse non tutti i leghisti sanno…


    Facendo clic sull’immagine si accede al commento di Marcobelotti e al controcommento del resistente.

    Forse non tutti i leghisti sanno del suggeritore. Perciò può essere stato opportuno — chissà! — pubblicare questo commento al commento sul diario prosopobiblico del Marcobelotti. Adesso non possono dire di non sapere. Beh, diranno che non hanno letto…

  3. Trasmettiamo un nuovo messaggio speciale:

    «Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone» (A. Manzoni, ‘I promessi sposi’, cap. I).

    • Già: perché chi poteva dare una mano al caro leader si è tirato indietro? Il Pedretti scrive: «Ovviamente all’amico Umberto va tutta la mia solidarietà per questa condanna». Siamo in molti a domandarci se non avesse potuto fare qualcosa di più.

      • Contromessaggio speciale permalink

        garanti
        non credibili
        di cose contestate [*]

        …ἀπίστους ἀμφισβητουμένων… βεβαιοτάς.

        ————————————
        [*] Se traduciamo ἀμφισβητουμένων come “controverse” tutto il brano risulta più comprensibile. In effetti si tratta di un brano, tratto da una testimonianza resa da Polibio, una delle tante, sull’insegnamento di Eraclito. Si veda il commento qui sotto. [N.d.Ar.]

        • Lo storico greco Polibio contro il cazzeggio oracolare. E cita Eraclito

          Eraclito ha fame di essere oscuro, eppure ecco una testimonianaza che ci dice quanto — anche lui — avesse in dispetto il cazzeggio.
          Intanto mi complimento con il lettore di Nusquamia per la dotta citazione, della quale sono riuscito a trovare riscontro, dopo qualche difficoltà iniziale. La cercavo tra i frammenti del poema di Eraclito sulla natura, invece era fra le testimonianze raccolte da Diels-Kranz.
          Precisamente, quel che abbiamo letto sopra è l’estrapolazione di quanto scrive Polibio, uno storico greco, sull’attendibilità delle testimonianze riguardo ai fatti storici. Ed è qui che cita Eraclito:

          Non sarebbe opportuno, riguardo alle cose che non conosciamo, servirsi della testimonianza di poeti e mitografi, come facevano nella maggior parte dei casi quelli che vissero prima di noi, allegando garanti non degni di fede intorno a cose controverse. [*]

          Cioè, se si discute intorno a un fatto storico, [**] bisogna fare riferimento a documenti attendibili. Non si possono portare testimonianze non degne di fede, pretendendo per giunta che siano autorevoli, solo perché così si è espresso un poeta o un affabulatore.
          Nella politichetta curnense salta sempre fuori qualcuno che dice di aver saputo per certo… Ma le prove? Se non ci sono le prove, o un ragionamento serio con allegato indice di probabilità della conclusione del ragionamento, è cazzeggio oracolare.

          ————————————
          [*] 22 A 23 – POLYB. IV 40 οὐκ ἂν ἔτι πρέπον εἴη ποιηταῖς καὶ μυθογράφοις χρῆσθαι μάρτυσι περὶ τῶν ἀγνοουμένων, ὅπερ οἱ πρὸ ἡμῶν περὶ τῶν πλείστων, ἀπίστους ἀμφισβητουμένων παρεχόμενοι βεβαιωτὰς κατὰ τὸν Ἡράκλειτον. (“22 A 23” è l’indice di classificazione dei frammenti dei filosofi presocratici e delle testimonianze sui medesimi raccolti da H. Diels e W. Kranz (Die Fragmente der Vorsokratiker). Si veda Ancient philosophy source.

          [**] A maggior ragione quando si parla di merdosa politichetta italica (dell’Italia d’oggidì), orobica o addirittura curnense (merdosissima, questa).

  4. Viva la lega quella vera. permalink

    Gli ex amici quando Bossi era il capo, erano disposti a tutto, pur di farsi belli in faccia, senza far distinzione tra faccia e sedere… Gran traditori, pare che adesso si dimentichino di essere stati loro, proprio loro, a consigliare di dare del terrone a Napolitano, appena se ne presentasse l’occasione.
    Ma che tipo di avvocati ha Bossi, che neppure hanno preso in considerazione il video che scagionerebbe il ”povero” Bossi.
    Se Salvini aveva una piccolissima speranza di far fuori il Pedro (“far fuori”, politicamente parlando), ora gli sarà impossibile. Alla faccia di chi è convinto che Salvini abbia una strategia superiore per escluderlo.
    Pedretti non se n’è reso ancora conto, ma lo stanno sfruttando per poi sacrificarlo in maniera esemplare. Oppure, Pedro è così bravo a stringere le redini del potere (o le palle di qualcuno) che veementemente ce lo ritroveremo in regione. Lombarda.
    Salvini deludente come le sue uscite banali istiganti l’odio tra i poveri. Intanto lui guadagna soldi e posizioni. Tra i fessi.

    • “Salvate il soldato Pedretti!” Perché?

      L’ipotesi che il Pedretti abbia argomenti (politici: e quali altri, semmai?) per tenere per le palle Bossi, Calderoli e Salvini è suggestiva, e costituirebbe, per così dire, la quadratura del cerchio. Cioè, forse anche in base al ragionamento che comunque Bossi non sarebbe andato in galera, si è preferito mettere in atto una linea difensiva che non chiamasse in causa il ruolo del Pedretti come suggeritore.
      Perché dico questo? Il fatto è che il video qui sopra mostra che non è vero che Bossi udisse l’epiteto di “terùn” da parte del pubblico: lo udì, questo è vero, ma da parte del Pedretti. E al Pedretti si rivolge — il video lo mostra benissimo — quando risponde: «Ah no! Non sapevo che l’era terùn!».
      Conclusione: non è vero che Bossi prendesse atto di quel che diceva il pubblico, è vero invece che affermò, in forma ironica, la terronità di Napolitano, proclamata dal Pedretti. Udì quel che poi avrebbe detto. e lo udì dalla viva voce del Pedretti (due volte) che stava alla sua sinistra, e non dal pubblico. E questa sarebbe stata una bella attenuante: questa sì!
      Quel che scrive l’Eco di Bergamo sulla linea adottata dalla difesa di Bossi, se confrontato con il video, ci lascia non poco perplessi:

      Tornando […] al merito delle contestazioni, la difesa ha cercato di attenuare le responsabilità dell’imputato. Il gesto delle “corna” sarebbe stato involontario: «Lo ha fatto mentre reggeva il microfono», ha sostenuto Brigandì [il difensore di Bossi: N.d.A.]. «Quanto al terùn, non fu lui a dire quella parola, ma qualcuno nel pubblico a cui Bossi rispose: “Non sapevo che Napolitano lo fosse”».

      Questo è cazzeggio puro, e quel che dice il difensore non è vero: Bossi quella parola l’ha detta. Ma che fa la difesa di Bossi: ci prende per fessi? Il difensore di Bossi non ha visto (e udito) il video? Bossi non si ricordava più del suggeritore? È stato forse ipnotizzato e convinto che qualla voce venisse dal pubblico? Mistero! Uno dei tanti misteri della Lega nord. Ma il video non dà adito a dubbi o cazzeggio di sorta.

  5. Luciano permalink

    Qui si scrive di prima, seconda e terza effe per poeti e filosofi.
    Qui non si scrive di prima, seconda e terza effe per gatti e similgatti padani.

    • Beh, se la comunità felina di Curno ha gusti, interessi e aspirazioni diverse dalle nostre, la cosa non mi dispiace affatto. Invece delle 3F, loro coltivano le 3C. Ma non fraintendemi: intendevo dire la carriera (nel partito, nella mitica Frenibrembo ecc.), la correttezza politica, la condivisione. Vogliam mettere, a fronte delle nostre gloriose 3F? Comunque, a ognuno il suo.

      • Carlo permalink

        2A Effe

        Libertà Libertà Libertà
        Dalla schiavitù del denaro
        Dal lavoro
        Dalla religione

        • In questo caso “F” sta per freedom, cioè per libertà? E “2A” che cosa significa?
          O vuoi vedere che questo è un “messaggio speciale”? Beh, purché la sorgente non sia Putin. Quello è il meno indicato a parlare di libertà.

      • Precisazione – In un breve commento qui sopra accennavo alle 3C coltivate dalla colonia felina curnense. E riguardo alla prima C (“carriera”), scrivevo: « Ma non fraintendemi: intendevo dire la carriera (nel partito, nella mitica Frenibrembo ecc.)». Preciso che chi è ossessionato dall’idea di fare carriera nel partito, in particolare Oltrecurno — parallelamente alla dott.ssa Serra — è il similgatto padano. Quanto alla “mitica Frenibrembo” preciso che il riferimento, ironico, è al gatto padano (doc), non perché lui lavori alla Frenibrembo o per la Frenibrembo, ma perché questo è quel che lui vorrebbe farci credere, che cioè lui sia un importantissimo consulente della Frenibrembo per quanto riguarda gli assetti territoriali e le strategie di investimento, Ricerca & Sviluppo e chissà quant’altro (forse anche riguardo all’arredo degl’interni?). Sono tutte balle, naturalmente, come la storia che lui sarebbe per metà francese, come i debiti fuori bilancio che a suo dire Gandolfi avrebbe lasciato in eredità all’amministrazione serrana, come il fatto che quel che lui scrisse a Nusquamia riguardo a interessi di Max Conti nella società Enèrgheia (che Iddio l’abbia in gloria) non sarebbe parto di un suo piano di dinformazione, ma un mio falso, una “fotoscioppata”, come disse lui, come la storia che i suoi antenati francesi avrebbero dovuto difendersi dai coccodrilli che, in epoca augustea, avrebbero infestato gli acquitrini della Provenza ecc. Balle su balle, cattiverie su cattiverie, falsificazioni, totale assenza di onore. Lui continua a proporsi come scudiero della Serra, ma la Serra si guarda bene dal rovinarsi la carriera dendogli spago.

  6. Carlo permalink

    2A = seconda (Effe)
    ovvero
    Filosofia (marxiana)

    [ah, ho capito: 2A come 2^; F come filosofia.
    Quanto alla religione, ripeterò con Voltaire che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo; ma è anche vero che da che mondo è mondo ci sono stati i furbacchioni che hanno fatto della religione il puntello del proprio potere. A livelli infimi, e curnensi, basti osservare come certi politici aziendalisti all’occorrenza si intrufolino nelle iniziative Acli all’impronta della baggianata della convivialità delle differenze.
    La convivialità delle differenze a Bergamo – Da ragazzino per due anni feci gli esercizi spirituali con i gesuiti. Ma erano persone di cultura, e per niente paraculi, allora. Si sarebbero vergognati di parlare di convivialità delle differenze. Invece la dott.ssa Serra ci va a nozze, con questi burloni: con quelli della convivialità delel differenze, intendo dire. Invita la Vera Baboun, che il giorno stesso in cui venne a Curno, qualche ora prima, si era esibita alla Conca verde, a Longuelo: e Vera Baboun era una pedina dei burloni della brigata convivale.
    Prima ancora la Serra aveva recitato i salmi in piazza, insieme al vippame orobico, e anche questa era un’iniziativa degli stessi burloni. Burloni riguardo ai contenuti, però quando si tratta di tessere una trama di potere appaiono un po’ meno burloni. Sono determinati e hanno una macchina di pubbliche relazioni micidiale.
    : N.d.Ar.]

  7. Viva la lega quella vera. permalink

    Credo sia un recitativo estratto dal liberto di Marx.
    2A Effe non so a cosa si riferisca, però immagino siano le rimanenti estratte dalle 3 Effe.
    Marx la sapeva lunga sulle 3 Effe, solo i gatti non sanno cosa farsene. Credo intendesse questo.

  8. Giorgia M. permalink

    Sono rientrato da poco da un viaggio di lavoro nell’est Europa. Sapete che da loro la crisi si combatte con la solidarietà di vicinato? Da noi invece si fa a gara a chi lo mette in quel posto al primo sprovveduto. Solidarietà a parole, ma nei fatti è tutto una presa in giro.
    Cambiando argomento,In un precedente intervento il simil gatto chiede se ci è mancato, vista la lunga assenza, io credevo fosse una donna quella che scriveva, visto lo stile; pazienza. Ma se il suo intervento è tutto lì, senza argomentazione e senza nessuna attribuzione politica, beh, se quello era il suo intervento migliore, ha fatto bene a starsene in silenzio tutto quel tempo.

    [Credo che il similgatto, o qualcuno a lui vicino, abbia intenzione di candidarsi sindaco per la compagine aziendalsimilprogressista, che forse avrá la spudoratezza di cambiare nuovamente nome. Se si candida, sarà costretto ad assumere una veste di dignità istituzionale, con bocccuccia a culo di gallina ecc. Insomma non può più concedersi il lusso di scrivere su Nusquamia.Lui dirà di aver ricevuto pressanti richieste di candidarsi, visto che la dott.ssa Serra ambisce a un posto in Parlamento o, meglio ancora, a una carica istituzionale a livello mondiale. E così si spiega tutto questo suo interesse a occuparsi sempre d’altro, quasi mai dei cittadini di Curno. Per essere precisi, la dott.ssa Serra prende a pretesto i cittadini di Curno per raggiugere traguardi tutti suoi. Se riuscirà a trasformare il Bibliomostro in una sede permanente dei Nuovi diritti e del Politicamente corretto, le speranze di raggiugere i fastigi della visibilità a fini di carriera si fanno concrete. Altrimenti si vedrà.
    Però, a dir la verità, neanche Max Conti si è occupato dei cittadini di Curno. Come del resto Marcobelotti, si è limitato al ruolo di antenna parabolica: trasmette ai cittadini paro paro le direttive di partito e fa sapere ai vertici del partito di essere uno su cui possono far conto
    . N.d.Ar]

  9. Fulvio permalink

    La sindaca\o Serra non perde il vizio. Festa e tromboni mediatici al cospetto di aria fritta. Ma com’è possibile che una persona, vedi giornalista, scriva un articoletto buffo per quanto riguarda la colonnina atta la ricarica elettrica del paese bello da vivere.
    -primo) quante auto elettrice ha il paese di Curno?
    -secondo) a chi giova tutto ciò?
    -terzo) chi è lo sponsor di tutto questo?
    -quarto) dove è situata la colonnina è terreno pubblico?
    -quinto) perché è perennemente bardata di tricolore se poi non fa nulla per la gente del paese?
    -sesto) ma che schifo di paese è il paese di Curno se queste persone si adoperano solamente per far del bene a loro stessi senza curarsi del bene comune?

    • Ancora pubbliche relazioni: uffa!

      Sì, ho visto l’articolo del giornalista Traìna (con l’accento sulla “i”, prego: in Sicilia si dice così; e Alfonso Traìna è il nome di uno dei più grandi latinisti contemporanei). Forse il buon Traìna doveva farsi perdonare quell’altro articolo sulla telecamera nascosta in un magazzino del Municipio. Un argomento destinato a scivolare in una sobrietà tombale, immagino. Coraggio Traìna: non poteva con l’occasione sollecitare nuov dichiarazioni della dott.ssa Serra? Eventualmente incalzandola su un aspetto oscuro della sua precedente dichiarazione? La dott.ssa Serra o sapeva della telecamera o non sapeva. Se sapeva, chi ne ha ordinato la collocazione, e con quale intendimento? Ecco la domanda da porre. Se non sapeva, come fa a essere sicura che servissse a sorvegliare le merci e non, per esempio, il personale? E se sorvegliava le merci, perché il personale non ne era al corrente? (L’articolo parla di una telecamera “nascosta”).

      L’articolo sulla colonnina di alimentazione delle auto elettriche è ampiamente documentato, con tutti i nomi e cognomi al posto giusto, completo di dichiarazioni assessorili, elogio del prodotto e ampia menzione del responsabile della comunicazione e del sales account (ullalà! e che sarà mai? Cioè, del funzionario commerciale addetto alle vendite) della FCS Mobility, la società che ha tirato le fila di tutta l’operazione e della quale gli assessori si sono presi il vanto. Con foto della sindachessa fasciata e tricolorata, naturalmente. Era proprio necessario?
      Spero che non sia un reato affermare che la “bolla” curnense di pubbliche relazioni ha superato il limite della nostra personalissima sopportazione. E adesso dite pure che sono schizzinoso, e che le pubbliche relazioni sono una benedizione di Dio. Merda!

  10. Dialogo non giovanneo con Marcobelotti

    In risposta a un mio precedente commento riguardo al Pedretti che non muove un dito per scagionare il caro leader accusato e poi condannato per vilipendio al capo dello Stato, scrive il Marcobelotti (si veda Dialogo non giovanneo):

    Parbleu!!! che onore!!! un commento ufficiale dell’Ing.Claudio Piga… io credo che i consiglieri bisogna saperseli anche scegliere… e non era certo obbligato ad ascoltarlo, no? quindi doppia colpa!

    Mia risposta:

    Nel commento di Marcobelotti non è chiaro il soggetto della proposizione “Non era certo obbligato ad ascoltarlo”.
    La ‘lectio facilior’, considerato l’argomento dibattuto, vuole che il soggetto sia Umberto Bossi. Ed è vero che Umberto Bossi non era obbligato ad ascoltare il Pedretti, sempre che quel pronome personale – “lo” – debba riferirsi al Pedretti. [*] E allora viene fin troppo facile osservare che il problema non è se sia grave o meno l’aver ascoltato il “consiglio”, o “suggerimento” del Pedretti.
    Il problema è se i leghisti di Curno giudicano corretto il comportamento del Pedretti che avrebbe potuto attenuare l’imputazione a carico di Umberto Bossi, rivendicando la paternità dell’affermazione di “terronità” di Napolitano. Tant’è che l’avvocato del caro leader disse che Umberto Bossi aveva raccolto l’indicazione di terronità proveniente dal pubblico, limitandosi a ripeterla, senza necessariamente farla propria. Sì, ma si guardò dal dimostrarlo.
    Se invece il Pedretti avesse preso contatto con l’avvocato o se lo stesso Pedretti, grazie anche agli agganci che continua ad avere con il mondo del giornalismo anglorobicosassone, avesse pubblicamente assunto la paternità di quell’affermazione, avrebbe probabilmente attenuato l’imputazione mossa a Umberto Bossi e, soprattutto, avrebbe ben meritato agli occhi dei compagni leghisti.
    Il Pedretti, per esempio, avrebbe potuto mostrare, registrato sull’i-Pad comprato con i soldi del contribuente lombardo, il seguente video:

    ——————————-
    [*] Esprimersi chiaramente e un dovere, oltre che un segno di cortesia nei confronti dell’interlocutore. Oltretutto l’espressione chiara, non oracolare, rende immune la sorgente espressiva dall’accusa di cazzeggio. Credo che questa non fosse l’intenzione di Marcobelotti. Ma ricordo che tipicamente cazzeggiante è – precisamente – il linguaggio oracolare. L’esempio classico è quello dell’oracolo interpellato da un soldato che si apprestava a partire per la guerra. L’oracolo rispose: ‘Ibis redibis non morieris in bello’, che può essere interpretato in due modi: 1) “Andrai e tornerai, non morirai in guerra”; 2) “Andrai, non tornerai: morirai in guerra”. Così l’oracolo ha sempre ragione, ma questo è cazzeggio puro.

    • Dialogo non giovanneo_2


      Facendo clic sull’immagine è possibile leggere il diverbio, nel senso di “dialogo”, non giovanneo (dal lat. ‘diverbium’, < ‘dis’ + ‘verbum’, che è un calco del greco διάλογος).

      Risponde Marcobelotti, cazzeggiando (proprio come il suo predecessore, il compianto Tarcisio):

      Che noia Claudio, dai lei mi aspetto molto di più!

      Ecco la controrisposta (vedi il profilo Facebook di Marcobelotti):

      E così, ancora una volta, si scantona. Il problema è:
      a) L’atteggiamento del Pedretti è esemplare?
      b) Se non è esemplare, è almeno irreprensibile?
      c) Se non è irreprensibile è forse poco nobile?
      d) Se non è poco nobile, è forse ignobile, per uno che disse sempre di essere uno che “ci mette la faccia”? Perché non ce la mette adesso? Secondo me è sempre in tempo.

      Infine, qual è la posizione della Lega nord sul caso Pedretti?
      Lei dirà Uffa che noia, che barba che noia. Ma non è una risposta. Se dice così, è cazzeggio. Lei lo sa bene. Ma dovrebbe anche sapere che di qui non si fugge; “Hic Rhodus, hic salta” (per la spiegazione, v. Wikipedia).

      • L’ostentata “sobrietà” del Pedretti

        Intanto il Pedretti fa finta di niente. Ma non era lui quello che “ci metteva la faccia”? Ohibò, che fine ha fatto la faccia di Pedretti? Perché non dice: «Sì, sono stato io a passare la battutaccia al caro amico Umberto, proprio come si vede in quello spezzone mostrato da Aristide. Ebbene, e con questo? Mi assumo ogni responsabilità, non sono mica uno che fugge, io». Poteva dire questo, il conte zio sarebbe stato cotento di lui, i giornalisti anglorobicosassoni che l’hanno sempre appoggiato avrebbero tirato un sospiro di sollievo, avrebbero potuto dire: «Vedete, noi appoggiavamo un uomo, un uomo vero. E non abbiamo niente di cui vergognarci». Ma il Pedretti non ha parlato, non ha detto quel che tutti si aspettavano che dicesse, quello che sarebbe stato suo dovere dire. Parla d’altro, cazzeggia. Come cazzeggia Marcobelotti, che giudica tedioso il nostro appello perché anche a Curno, come a Bettola di Piacenza, affiori l’Uomo.
        Il Pedretti si è limitato a intensificare, su Facebook, la sua attività di ripetitore di Calderoli. Solitamente è tutt’altro che sobrio ma, in questo caso, noblesse oblige… Ma de che?
        Guardi invece Mussolini, che si assunse «la responsabilità politica, morale e storica di tutto quanto è avvenuto», cioè dell’omicidio di Matteotti.
        Bene, qui, a Curno, o in Val Seriana, nessuno ha ucciso nessuno. Si è soltanto dato del terrone a Napolitano. E il Pedretti non vuole assumersi la responsabilità — o, diciamo, la co-responsabilità — di aver dato del terrone a Napolitano? Ahi ahi, Pedretti, Pedretti… Ma che fine ha fatto la tua faccia? Dov’è andata?

  11. alà besoc permalink

    I leghisti quelli veri sono duri e puri? coraggiosi e per la gente tra la gente? Complimenti all’atto di coraggio di Pedretti che malgrado la sua stretta e affettuosa amicizia che lo lega a Bossi da lunga vita ormai, alla prima occasione lo trdisce spudoratamente alle spalle e con lui anche il buon vecchio\giovane segretario di Curno che non se l’è sentita di affermare quanto si va dicendo sul comportamento del silenzio pedrettifero. Ah…segretario, ahh…leghisti. Che pena mi fate, avete la bocca larga quando c’è da guadagnarci, ma quando dovete dimostrare il vostro coraggio a difesa dell’onore vi voltate dall’altra parte tradendo miseramente.
    Per fare un parallelo, anche Cesare è stato tradito dai suoi amici, oltre a tutti dal suo figlioccio. ma Cesare era dominatore del mondo e loro speravano di prendere il potere su di lui. Voi, a parte il potere del pollaio e del terrazzino di Bossi, che potere avete? Vergognatevi 1000 volte e mille volta ancora.

  12. alà besoc permalink

    Vedete? io non ho faccia da libro [o “libro delle facce”, cioè Facebook: N.d.Ar.] ma a quanto pare, la tecnologia viene abusata per servizi demenziali. Lo abbiamo visto leggendo la saggezza degli interventi del popolo seguace della Carrara in riferimento all’elogio alla ballezza del politico belloccio, oltre ai mistici intervenuti con bramosa fame di presenza.
    [Il politico belloccio è Alfio Marchini, nipote di Simona Marchini, che gli è zia. La fasciofemminista lo conobbe vent’anni fa e vorrebbe rinovare la conoscenza. Così abbiamoappreso dai “social media”. Forse l’ha già rinnovata. N.d.Ar.]

    Marco Belotti non smentisce se stesso né tanto meno mostra di allontanarsi dalla via tracciata da altri: da buon seguace esaudisce.
    [Seguace di Tarcisio! Queste sono soddisfazioni, per il buon Tarcisio. Spero che, fiero di questo riconoscimento, come minimo, il “topanta” del “topanta” di Calderoli offra una cena a Marcobelotti, al Pedretti, al Sàgula (mi raccomando l’accento: in Sicilia si dice così) e al Dolci. Non commetta l’errore di invitare il conte zio, perché se tanto mi dà tanto, farà le mostre di non conoscere nessuno dei sopra nominati. Nemmeno il Pedretti, del quale non ha gradito lo scherzetto della casa da assegnare in comodato d’uso al pensionato orobico sfrattato, quello con ascendenze golasecchiane: il Pedretti fece la sparata mediatica, pur di tornare sulla scena, il Calderoli fu costretto ad abbozzare, ma non gradì lo scherzetto. N.d.Ar.]

    Colui che scrisse una lettera in italiano corretto, non ricordo in questo momento dove sia lo scritto, non l’ha scritta lui. Ormai ne sono certo. Vista l’incongruenza tra quello scritto e il pensiero testé manifestato, è irriconoscibile.
    Meglio Tarcisio, lui almeno — anche esagerando e spesse volte sbagliando — lui metteva passione. Purtroppo anche lui come altri, non si è reso conto di essere schiavo di esseri senza scrupoli.
    [Altro elogio per il Tarcisio. Ma che cosa vuole di più, il Tarcisio? Spero non un Amaro lucano. O è capace di commuoversi, anche lui, alla vista di quel contadino con le uose? N.d.Ar.]

    • Simona Marchini

      Poiché abbiamo nominato Simona Marchini, zia di Alfio Marchini, il politico che piace alla fasciofemminista, godiamoci una Simona Marchini d’annata, questa volta in versione partenopea (ma lei è romana doc).

  13. Militante permalink

    Suggerire il vocabolo Terùn a un uomo malato come Bossi e non assumersi la responsabilità del suo suggerimento, che schifezza, vergogna! Per colpa sua un uomo malato e gran benefattore di cacasotto si è preso un anno e mezzo…

  14. Franco permalink

    Non ho capito se la Lega è in calo, e se lo è, perchè?
    Come è possibile che Renzi cresce e così pure Grillo?

  15. Internazionale permalink

    Dicono che il capitalismo stia fallendo, lei sig. Aristide cosa ne pensa?

    • Eh, sarebbe un bel tema, da trattare diffusamente. Ma sono in partenza, non posso dilungarmi.
      Prima o poi scriverò una pagina sull’argomento, ispirata all’ultima eciclica del pontefice, Laudato sì…, quella che non ha una versione ufficiale latina, e non è nemmeno stata tradotta in latino: si veda la pagina delle Encicliche di Francesco nel sito del Vaticano).
      Mi fanno ridere gli aziendalsimilprogressisti che vogliono cammellare papa Francesco. Quell’enciclica contiene un’esplicita condanna non soltanto del capitalismo di rapina, ma della concezione aziendale della vita, delle pubbliche relazioni ecc., di tutto ciò per cui stravedono i serrani, in particolare la dott.ssa Gamba, Max Conti e la stessa dott.ssa Serra, che pretende di tenere il piede in due staffe, quella aziendalistica e quella dei burloni della convivialità delle differenze. Detto fra parentesi, immagino che quei burloni pretendano di essere anticapitalisti. Ma non sappiamo che farcene di quell’anticapitalismo fatto di squittii e che per sopravvivere ha bisogno del capitalismo. L’anticapitalismo per essere efficace necessita di una visione scientifica, che va di là dalle possibilità di comprensione di quei burloni.

      • Artemide Rossetti permalink

        Burloni o no, tutti i seguaci degli aziendalisti renziani dell’ultim’ora sono stati anti capitalisti negli anni 80, quando D’Alema aveva i capelli lunghi e tuonavano contro gli imperialisti americani. Adesso, dopo l’avvento di Veltroni “l’americano” del fine anni 90, e dopo il governo guerrafondaio di D’Alema, sono tutti diventati amici degli americani.
        Guarda caso proprio dopo una decisa crescita in dimensioni e potere dello stato nei confronti di concorrenza e riduzione drastica della libertà economica dei cittadini, sotto forma di pressione fiscale.
        La finanza mondiale si è mangiata pure i comunisti. Cioè sono tutti dei venduti! Fausto “cachemire” Bertinotti docet.

  16. Marina permalink

    Fifone Fifone 3.000 volte Fifone

  17. La ditta FCS Mobility installa una stazione di rifornimento per auto elettriche, la sindachessa inaugura

    Con riferimento alla notizia riportata qui sopra, l’installazione a Curno di una stazione di ricarica per auto elettriche, o ibride, compresa la mitica Toyota del Comune, ecco la sindachessa fasciata e tricolorata che brandisce la pistola di ricarica e istituzionalmente inaugura l’impianto. Accanto a lei, gli assessori Rizzo e Cavagna il Vecchio (in Consiglio siedono due Cavagna, che distinguiamo come Cavagna il Vecchio e Cavagna il Giovane: sarebbe, il secondo, quello politicamente petulante; analoga distinzione si faceva, per esempio, per i due Plinii di Como).
    La fotografia è in campo stretto, il più stretto possibile. Questo non ci impedisce di percepire che ad assistere all’inaugurazione non c’era proprio nessuno, tranne la Serra, i due assessori cammellati e il portavoce della FCS Mobility che, almeno lui, faceva il proprio mestiere: pubbliche relazioni.
    Chi è la quinta persona che vediamo sullo sfondo, a destra? Perché non indire un concorso a premi per la sua individuazione? Sarebbe una cosa simpatica e “democratica”.

    • Stradef..endo permalink

      Lei Aristide non coglie che in questa foto c’è un messaggio subliminale, quasi in codice: la maglietta blu del consigliere è dello staff dell’evento Stradafacendo, la kermesse del “quanto siamo bravi noi associazionisti”. Lui è uno di noi, il Comune è con noi, noi siamo al potere in Comune. Noi siamo il Comune e la Serra è la nostra guida.
      Adesso coglie?

      [Colgo, colgo: N.d.Ar.]

    • Fotostidio permalink

      Ma chi è il cane che fa una foto così mediaticamente importante, mettendosi controluce rispetto ai soggetti? Oppure è un gatto?
      Che pasticcioni!

      • Non saprei, ma non dimentichiamo che loro sono molti intelligenti. Una ragione ci sarà, e anche se non c’è, sapranno trovarla. Chissa che, per trovarla, non abbiano bisogno di un aiutino del gatto padano. Speriamo di sì, così almeno ci divertiamo.

  18. Arridatece er Tarcisio!

    Trascrivo dal Corriere della sera, 25 nov. 1996 (Roma liberata. Giustizia all’ italiana):

    Nel giugno 1944 fu costituita una commissione di ufficiali alleati per esaminare la posizione dei fascisti. Con risultati scandalosi.
    […] Durante l’ occupazione tedesca di Roma Gigli aveva continuato a cantare e spesso andavano ad ascoltarlo anche il generale Maeltzer e i suoi ufficiali. Colpevole di questo reato, venne licenziato dal Teatro reale dell’ Opera e per fortuna la prese come andava presa: “Avendo cantato per i tedeschi scoprii con grande stupore di essere diventato un traditore”.
    Poi tocco’ a una donna, non si sa bene accusata di che, tranne d’ essersi mostrata spesso con il colonnello Dollmann. Figlia di Stefania Rossi, la proprietaria della famosa pensione di Piazza di Spagna dove Dollmann abitava, si chiamava Bibi, era l’ amante del principe Ruspoli e l’ elegante ufficiale tedesco, noto omosessuale, si serviva in pubblico di lei per evitare pettegolezzi. Bibi lo assecondava e questa fu la sua colpa, agli occhi degli epuratori.
    […] Mettere sul lastrico centinaia di famiglie per punire padri o fratelli d’ essere stati iscritti al partito non serviva certo alla popolarita’ degli Alleati a meno ancora alla sua [= del generale Poletti, nominato dagli Alleati governatore della città di Roma: N.d.Ar.]. Erano gia’ apparse sui muri le scritte famose: “Aridatece er Puzzone”, come a dire che si stava meglio con Mussolini.

    Ebbene a Curno in testa alla sezione della Lega nord c’era Tarcisio Foresti, negli anni d’oro della signoria pedrettesca; adesso c’è Marcobelotti. Perché hanno fatto fuori Tarcisio, se poi la politica di Marcobelotti è quella stessa — acquiescente — di Tarcisio? Guardate come Marcobelotti scantona, appena si tocca il tema scottante del Pedretti. Sa benissimo che con il Pedretti perde voti, ma se lo tiene stretto: perché? Fra i due, cioè fra Marcobelotti e Tarcisio, però, c’è una grande differenza: Tarcisio, se non altro, era divertente. Dunque si stava meglio con Tarcisio.
    Arritadece er Tarcisio!

  19. “Ceo”, la mistica aziendale, le cacate carte, la mistica dell’auto ibrida

    Leggiamo, un po’ da tutte le parti, che «il numero uno di Porsche, Matthias Müller, è stato chiamato a sostituire il Ceo dimissionario, Martin Winterkorn». Oh dio mio, scrivono tutti — ma proprio tutti — “Ceo”, e a noi dovrebbero tremare le mutande! Ma che sarà mai, questo Ceo?
    Beh, non ci vuol molto: “Ceo” è l’amministratore delegato, che nell’inglese americano si dice Chief executive officer (e, in acronimo, Ceo), nell’inglese dei britanni si dice Managing director (in acronimo, Ad) e, in italiano, appunto, Amministrtore delegato.
    Ma quando la pianteranno con questa neolingua che, a passi da gigante, va affermandosi in una società totalitaria, oltre che di merda, dove la fanno da padroni miserabili aziendalisti, di crassa e acclarata ignoranza e, oltre tutto, privi di uno straccio di struttura morale? Gli immigrati ahnno perlopiù una struttura morale, gli aziendalisti ne sono privi, e se ne vantano. E i giornalisti, quando la smetteranno di essere servi di questa ideologia aberrante e degradante, quando torneranno a scrivere “amministratore delegato”?
    Del resto, lo scandalo della Volkswagen e associati non ci sarebbe stato se non fosse invalso il culto delle cacate carte e se ignorantissimi mongomanager non avessero preso il posto degli ingegneri di buon stampo antico. I quali avranno avuto molti difetti — in particolar essere duri di cuore — ma se non altro avevano un senso dell’onore. E non avevano bisogno delle cacate carte.
    Per un mongomanager “inculare” è titolo di merito, per un ingegnere di stampo antico il merito stava nel lavoro ben fatto, eseguito a regola d’arte, senza nessuna concessione ai falsi postulati dalla retorica, dell’immagine, delle pubbliche relazioni, delle procedure tecno-burocratiche. Voi ve lo immaginate un ingegnere uscito dalla penna di Jules Verne che s’inventa un sistema per diminuire le emissioni degli ossidi d’azoto di un motore automobilistico, quando l’auto sia montata sui rulli di un banco di prova? Per esempio l’ingegnere Cyrus Smith, quello dell’Isola misteriosa? O il capitano Nemo, lo scienziato, nonché principe indiano, quello di Ventimila leghe sotto i mari? O, passando a un caso concreto, riuscite a immaginare Wernher Von Braun, l’ingegnere tedesco progettista delle V2 tedesche e lo stratega delle imprese spaziali americane, che cazzeggia come un un addetto alle pubbliche relazioni? No, tutto questo non è nemmeno immaginabile. Mentre è facilissimo immaginare un mongomanager che impiega tutto il suo tempo a mettere a punto tecniche inculanti.
    Del resto, adesso i tedeschi pagano pesantemente le truffe dei mongomanager, ed è giusto che sia così, se non altro perché sui mongomanager cali, una volta per tutte, una cappa di diffidenza e disprezzo. Quello che meritano, in sostanza.
    Tutto ciò premesso, vogliamo dirlo una volta per tutte che questa storia degli NOx, cioè degli ossidi di azoto, è una cacata pazzesca? Infatti non sono velenosi e non derivano dai carburanti, ma dal riscaldamento dell’aria. I motori Diesel ne producono più dei motori a benzina perché aspirano più aria. Ma, a volerla dire tutta, questa storia degli NOx è una fissa degli americani, trasferita sulle cacate carte e, in quanto tale, sacralizzata. Ma è pur sempre una cacata pazzesca.
    E poi chi l’ha detto che le auto elettriche, o quelle ibride, come la Toyota sulla quale la dott.ssa Serra ha voluto impiantare una campagna di pubbliche relazioni micidiali, non inquinano? Non saranno inquinate le strade attraversate dalla Toyota, quando funziona a trazione elettrica, ma sono inquinati altri punti del pianeta, quelli dove si produce l’energia elettrica. Non è forse la maggior parte dell’energia elettrica prodotta da centrali termoelettriche?
    Va bene, poi c’è l’energia elettrica prodotta sparando nelle turbine i vapori dell’acqua riscaldata nelle centrali elettronucleari. Ma voglio vedere la dott.ssa Serra che si vanta del fatto che la “sua” Toyota funziona con energia elettrica acquisita presso la “sua” centralina. La voglio sentire con le mie orecchie, vantare che quell’energia è pulita perché di origine nucleare. Come minimo, se dice questo, le strappano le etichette dei punti di merito incollati con la Coccoina sull’album delle benemerenze Cirio-Pd. Un bel guaio.
    A proposito delle stronzate che si dicono sui motori Diesel, a norma di cacata carta, si veda sul Corriere della Sera «Il diesel un rischio? Anche le ibride barano sui test». Capito? Anche le ibride!

    • Luciano permalink

      Cito: Per un mongomanager “inculare” è titolo di merito

      Per la c.d. sinistra curnense mongomanageriale la rivoluzione proletaria passa anche il buco del culo.

      • Luciano permalink

        Refuso

        La rivoluzione proletaria passa anche per il buco del culo.

        • Mi trovo in un eremo, lassù in Valcamonica. Non ci sono più monaci, ma il rispetto per il luogo m’impedisce di fare commenti salaci. Fino a lunedì pomeriggio, poi tutto riprende come prima. In ogni caso — ci tengo a dirlo — non sono qui a praticare la convivialità delle differenze. Semmai per suscitare lo spirito critico e promuovere la guerra delle idee. No alla condivisione!

  20. Imparate permalink


    Oggi sarebbe impensabile immaginare un ritorno alla luce di un tempo.

  21. S.A. permalink

    Finalmente riesco a leggere l’articolo pubblicitario del comune di Curno in accordo e per merito del giornalista più variabile possibile. Ho notato che cita pure il vice sindaco all’inaugurazione della colonnina, ma in foto non appare. Non è stupido il vice sindaco e con ciò mi par di capire che la manfrina dell’auto celebrazione a lui non va. Spero che il grande giornalista, dopo l’erezione, non abbia acceso la sigaretta che tanto volgare fa.
    E’ vero che al mondo, chi per bisogno, chi per cmpiacenza (come scrive Pirandello), alcuni sono disposti a far violenza alla verità e alla propria indole. Suggerisco tuttavia al nostro bravo giornalista di osare, almeno un po’. Ma che vada a fare indagini, ad esempio e non faccia la figura di chi riporta tutto quanto sotto dettatura.
    E poi la assessora Rizzo che tanto buona e tanto cara appare, come fa a dire che -l’energia elettrica è energia pulita-. Ma cazzo…come crede che la producano l’energia elettrica?
    Forza signora Rizzo, almeno lei, non si lasci inchiodare senza lottare, creda la metà della metà di quello che cercano di inculcarle nella mente. Come dice Mughini;-aborrisca-, abbia in orrore quel modo di fare politica che è ad uso personale.

    • Giornalismo anglorobicosassone

      Dell’articolo pubblicato sull’Eco di Bergamo che testimonia l’impegno dell’amministrazione serrana per la conservazione della biosfera ho soltanto una foto scattata con un gingillino. Potrebbe qualche resistente farne una scansione, o una foto, ma senza errori di parallasse?
      Penso che pubblicare quell’articolo, aggiungendolo alla collezione delle grandi inchieste del giornalismo anglorobicosassone, sia poco meno che doveroso, da parte nostra.
      Abbiamo delle eccellenze, come oggi usa dire, nel “territorio”. Perché dunque non dar loro il giusto merito?

      Nel frattempo, rimaniamo in attesa dei seguenti approfondimenti giornalistici:
      a) che fine ha fatto la richiesta di dimissioni, minacciata dalla fasciofemminista a carico della sindachessa Perlita Serra? Una volta che il giornale ha dato la notizia (con foto della fasciofemminista? Non ricordo), è naturale che i lettori vogliano sapere come poi è andata a finire. Urge doppia intervista, alla fasciofemminista e alla sindachessa.
      b) Come si trova il pensionato bergamasco nella casa che il Pedretti gli ha concesso in comodato d’uso, e che lui, il politico che ci mette la faccia, avrebbe voluto consegnare sobriamente, senza ritorno mediatico, senza che la mano sinistra sapesse quel che ha fatto la destra? Avrebbe voluto, ma gli è scappato il coniglio mediatico.
      c) Un’intervisra alla dott. Serra sulla telecamera “nascosta”, che appiani le difficoltà e sciolga i nodi interpretativi, forse le contraddizioni, di una sua precedente dichiarazione rilasciata all’Eco di Bergamo. Forse però quella dichiarazione fu raccolta maldestramente.
      d) Un’intervista alla dott.ssa Serra, a Max Conti e a Marcobelotti su come vedano il futuro di Curno. La dott.ssa Serra si ricandida alla carica di sindaco, o non si ricandida? E se non si ricandida alla carica di sindaco, a che cosa si ricandida? Max Conti spieghi la strategia del Pd riguardo a Curno. Marcobelotti, eventualmente aiutato dal Pedretti, se lo ritiene opportuno, spieghi la strategia della Lega nord. Nessuno si lamenterà se non viene intervistato Gandolfi, perché si sa che lui non è all’altezza del grande giornalismo anglorobicosassone. Insomma, se lo trattano così, la colpa è sua.
      e) Essendo ormai inconfutabilmente acclarato che fu il Pedretti il suggeritore di Umberto Bossi, che si è beccato la condanna di 18 mesi di reclusione per aver dato del “terrone” a Napolitano, si rende becessaria un’inchiesta sulla lega nord di Curno, con interviste al Pedretti medesimo, al Marcobelotti segretario della sezione locale, alTarcisio, ex segretari, nonché al Sàgula e al Dolci. Come spiegano e come giudicano il silenzio del Pedretti? Suggerisco che il titolo dell’inchiesta sia il seguente: “Dai conigli mediatici ai conigli in purezza”.

      Insomma, facciamo vedere a quei pischelli, ai giornalisti anglosassoni, che il giornalimo anglorobicosassone non ha niente da imparare da loro.

  22. S.A. permalink

    Ah…la fretta. L’articolo, oltre ad essere ossequioso era anche ”journalism assault”. Ma non mancavano parole commoventi su suolo italiano, nazione italiana. L’articolo è scritto in italiano, ma al suo interno, per darsi una importanza maggiore, abbonda di frasette in anglomongofigo, per esempio:-[Sales Account – La Sistemazione di Ricarica EASY PAY (meravigliosa) RES(ource) Light. Che bellooooooooo.
    A proposito, se per il fabbisogno di ricarica completa dell’auto il tempo massimo è di sei ore, cosa deve fare l’autista nel frattempo? Lascia l’auto incustodita e se ne va oppure si siede e aspetta che qualche giornalista d’assalto lo colga e lo intervista?
    Sempre nell’articolo si evidenzia il fatto che il pieno è gratuito, e fin qua tutto bene, ma se è gratuito, qualcuno pagherà perché ciò avvenga: ebbene, chi è il benefattore? L’azienza fornitrice di impianto o l’amministrazione bella? Se chi offre il pieno gratuito è l’amministrazione, col cappero che è gratuito: sono i cittadini che pagano e quindi l’inculata è servita.
    Attenta signora Rizzo, le stanno prendendo le misure.

    • Luciano permalink

      Dunque si diceva bene poc’anzi quando si affermava che per i mongosimilaziendalprogressisti curnensi cosiddetti di sinistra la rivoluzione proletaria passerebbe anche per il buco del culo?

      • Tutto sta a intendersi sul significato delle parole. “Rivoluzione”, nel significato moderno della parola (in antico designava un moto circolare, chiuso su se stesso), mi sembra una parola troppo grossa, ancorché transitante per il podice. Per me una rivoluzione è qualcosa che scardina il sistema di potere, con un forte contenuto sociale. La rivoluzione sessuale non rientra in questa definizione e non fa parte del programma di rinnovamento improntato alla razionalità del socialismo scientifico.

  23. Il sindaco di Roma voleva cammellare papa Bergoglio? Beh, qui a Curno non abbiamo ragione di meravigliarci

    Premessa – Sui giornali leggiamo che Ignazio Marino, sindaco di Roma, avrebbe tentato di cammellare il pontefice, in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie a Filadelfia, nella maniera che tutti sappiamo: se non la sappiamo, possiamo apprenderla facendo clic sull’immagine qui sopra e accedendo all’articolo del Corriere della Sera.
    Non abbiamo intenzione di infierire sul povero Ignazio Marino che, di suo, e tutto da solo, si sta facendo del male quanto basta per venire incontro, nel migliore dei modi possibili, al fortissimo desiderio dei suoi amici-nemici renzisti, i quali lo vogliono vedere asfaltato. Se la vedano tra loro, anche se invito tutti a ragionare e a non dimenticare che, se Marino è improvvido, molti dei suoi nemici sono collusi con la delinquenza.
    Sotto questo aspetto, il caso Marino mi sembra paragonabile a quello dei dati di emissione atmosferica delle automobili Volkswagen truccati: noi non approviamo i mongomanager che truccano i dati, ma questo non ci impedisce di ragionare e, conseguentemente, di disprezzare insieme sia i mongomanager sia, soprattutto, la mistica dell’automobile ibrida.

    Lo stato delle cose – Stiamo dunque ai dati del problema: pare che Marino volesse accreditarsi come un papa-boy, ed è certo che papa Bergoglio si è espresso in questi termini: «Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro lo hanno invitato […] Lui si professa cattolico ed è venuto spontaneamente». Cioè, detto papale papale – come si dice – il pontefice non ama essere cammellato. Prego, il lettore intelligente di Nusquamia di osservi quanto vi sia di sferzante nell’espressione: «Lui si professa cattolico». Bene, così mi piace. Viva la sferza! La usava anche Gesù, con i mercanti nel Tempio.
    Ebbene, la tentazione sarebbe di dire che se Marino si professa papa-boy, la dott.ssa Serra vorrebbe essere papa-girl. Questa sarebbe la tentazione, ma non lo dico: non arrivo a tanto. Certo è, però, che sia la dott.ssa Serra, sindachessa del paese “diversamente bello da vivere”, cioè Curno, borgo sgarrupato di Bergamo, sia Max Conti, responsabile svagato della locale sezione del Pd, hanno in più di un’occasione mostrato la ferma intenzione di cammellare il pontefice e il parroco di Curno.
    Scrivevamo non molto tempo fa (si veda I similprogressisti curnensi cacano sul mondo, pisciano contro la luna, strofinano il culo alla porta:

    Ma la cosa che più indigna – anzi, indignerebbe: ormai non ci stupiamo più di niente – è la pretesa dei similprogressisti curnensi di “cammellare” addirittura papa Francesco. “Cammellare” nel senso di cambiare le carte in tavola con destrezza e impudenza, per fare di papa Francesco un “testimonial” elettorale in favore della propria volontà di potenza. “Cammellare” nel senso che costoro mettono il cappello sulle parole del papa: l’operazione, di per sé sgradevole, indipendentemente dal colore politico di chi si fa promotore della furbata, è anche una manifesta offesa all’intelligenza dei cittadini, i quali sanno bene quanto poco siano cristiani questi similprogressisti. La loro ideologia infatti è fondamentalmente aziendalista e il loro comportamento è quello stesso degli scribi e dei farisei contro i quali Gesù Cristo scagliava le sue maledizioni.

    Le prove di questo tentativo di cammellare il pontefice della Chiesa cattolica e il parroco di Curno sono state portate abbondantemente in parecchie pagine di Nusquamia, compresa quella dalla quale abbiamo estratto il brano qui sopra, dove viene presentato un manifesto del Pd di evidente intendimento cammellante.
    Auspico che il parroco di Curno, sull’esempio del pontefice, prenda le distanze dagli aziendalsimilprogressisti, quando ancora una volta si «professeranno» cristiani, sia perché il loro aziendalismo è in contraddizione con l’afflato umanitario dell’enciclica Laudato sie, mi’ Signore, sia – soprattutto – perché gli aziendalsimilprogressisti non possono e non devono permettersi di cammellare il pontefice, proprio loro che adesso fanno le madonnine infilzate e si preoccupano del diritto degli islamici a pregare il loro Dio: Ma quando il Pedretti volle con il pretesto di un’ispezione interrompere la celebrazione del culto religioso un giorno di venerdì, nel momento stesso in cui veniva celebrato, non ebbero una parola di condanna per quell’episodio – fortunatamente soltanto un tentativo – di inaudita gravità sotto due aspetti: sia perché avrebbe potuto innescare una sorta di guerra di religione nell’abitato di Curno, sia perché in palese contraddizione con l’articolo 18 della Carta dei diritti dell’Uomo.
    In altre parole, gli aziendalsimilprogressisti di Curno evitino di «professarsi» cristiani in pubblico, non sappia la loro mano sinistra quel che fa la destra. Facevamo la stessa considerazione a proposito del Pedretti il quale, consegnando in pubblico le chiavi di un suo appartamento a un pensionato bergamasco sfrattato, voleva accreditarsi come uno che commette un “bel gesto”. In realtà quello fu un pessimo gesto, considerato in una prospettiva romana e cristiana. In altre parole ancora, gli aziendalsimilprogressisti, notoriamente impedrettati, evitino di continuare a comportarsi come il Pedretti.

    • La politichetta di Renzi vs. la politica di Obama

      In generale, mi fido poco — anzi, pochissimo — di quel che dice Soros. Lui parla e agisce fondamentalmente in vista del proprio guadagno: per noi, che siamo schierati con il popolo, non è il massimo. Questo non toglie che alcune sue affermazioni siano condivisibili: non perché così ha detto Soros, del quale non ci fidiamo, ma perché alle medesime conclusioni eventualmente è arrivata un’analisi indipendente dagli interessi di Soros. Fra l’altro, il titolo dell’articolo, a mio parere, non riflette efficacemente il tono dell’intervista.
      E poi che significa che «l’economia italiana potrebbe in realtà crescere più in fretta del resto d’Europa»? Su quale base? “Potrebbe” non significa niente. È un’espressione oracolare, nel senso che l’uso del condizionale non esclude che possa succedere proprio il contrario. C’era bisogno di essere Soros per dire una cosa del genere? Anche io, senza essere un ginecologo, posso sempre dire: “Signora, lei potrebbe un giorno avere un figlio”.
      Comunque, non dimentichiamo che a favore di Renzi gioca il fattore “C” (il fattore “culo”): vedi per esempio il ribasso del barile di petrolio. Obama forse sarà costretto a sputtanare quel suo premio Nobel — preventivo — per la pace e si deciderà a muover guerra all’Is, già Isis (ma per vincerla veramente, questa guerra, dovrà intercettare il flusso dei rifornimenti all’Isis, per esempio dovrà soggiogare l’Arabia saudita: ci riuscirà?). Se Obama si decide a far la guerra, una guerra vera e senza cazzeggio, Renzi avrà trovato chi gli risolve una porzione notevole del problema dei profughi e magari lui dirà che però, veramente, in fondo, lui la guerra non l’avrebbe fatta, e che semmai i “nostri” (merda!) soldati, i nostri “eroi” (merda!) fanno peace-keeping (merda!)…; inoltre credo che i consiglieri di Renzi, quelli per i quali lui è solo lo stallone ruffiano, stiano pensando a prendere seriamente in considerazione l’emergenza degli italiani senza lavoro. Non foss’altro che per contrastare Salvini, Bonanno et al., che di mestiere fanno i pusher d’odio e di paura. Insomma, visto che Renzi non fa la rivoluzione, o le riforme improntate a scientifica razionalità, finirà con il fare male e in modalità becera le cose che Letta avrebbe fatto meglio e più civilmente (neanche Letta è un rivoluzionario, non è neanche Quintino Sella, ma almeno non è indecoroso).
      Dunque, l’Italia potrebbe far meglio. Grazie tante, anche la Germania di Weimar avrebbe potuto far meglio. Poi però venne Hitler. E l’Italia, comunque, rimane un paese di merda. E sappiamo chi ringraziare. Non dico chi, altrimenti i coglioni e le femministe si arrabbiano.

  24. yuppye permalink

    Ricordare per capire. In ogni caso, serve per capire


    Fare cli sull’immagine per leggere l’articolo pubblicato sull’Eco di Bergamo il 24 aprile 2013. Questa immagine come pure il titolo sono “redazionali” (qui usato come aggettivo; invece i “redazionali”, come sostantivo, sono le famigerate markette per cui giornalisti ed editori disonesti propinano ai lettori informazione pubblicitaria gabbandola come “informazione al servizio del lettore. [N.d.Ar.]

    Trascrizione dell’articolo:

    Fiamme nel cantiere delle scuole. Curno, c’è il sospetto del dolo
    Potrebbe essere di natura dolosa l’incendio divampato sabato notte all’interno del cantiere della nuova scuola primaria, da alcuni anni abbandonato. L’allarme ai vigili del fuoco è stato dato dai cittadini che abitano nelle vicinanze e hanno notato fumo e fiamme nel cantiere di via Carlinga.
    Sul luogo dell’incendio sono arrivati i pompieri con le autopompe e l’autoscala: hanno attaccato il fuoco, lavorando alcune ore per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza il cantiere, verificando che non ci fossero focolai che potessero riaccendere l’incendio.
    Nella giornata di lunedì è stato effettuato un sopralluogo sul cantiere da parte dei carabinieri, con la polizia Locale, il personale dell’ufficio tecnico e gli amministratori. È stato verificato che un’ala dell’edificio in costruzione è stata danneggiata dalle fiamme. L’intervento dei vigili del fuoco, inoltre, ha comportato la demolizione di murature per fermare l’incendio.
    Nei prossimi giorni i tecnici faranno una stima dei danni provocati dall’incendio e il sindaco Perlita Serra presenterà denuncia contro ignoti ai carabinieri della stazione di Curno.
    Leggi di più su L’Eco in edicola mercoledì 24 aprile

    Commento (tipicamente) curnense:

    Qualcuno saprebbe dire com’è poi andata a finire la vicenda?
    E poi, perché la sindaco Serra ha sporto denuncia verso ignoti solo dopo il sopralluogo?
    Infine, perché Gandonfi era in piazza con la cartelletta gialla quando il suo colore preferito è un altro?

    • Marx non Carlo permalink

      @similgatto o similpedretti

      La superficie più divertente della terra è per noi quella della faccia umana.

      • Similgatto padano e aziendalismo

        Se non è Karl Marx, sarà Groucho Marx, immagino. L’aforisma è forse di Groucho Marx? O lei si riferisce alla straordinaria somiglianza del similgatto padano con Groucho Marx, in quella foto dove l’indimenticabile interprete del cinema americano del primo Novecento indossa un paio di occhiali con montatura spessa? Se non sbaglio, abbiamo pubblicato quella foto.
        Comunque, ci mancano i commenti del similgatto padano. Lui cercava di sviare l’argomento, o di sminuire il ruolo di Nusquamia: quello attuale, modesto in termini elettorali ma abbastanza ficcante e destabilizzante per i rappreentanti della politichetta istituzionale; e quello che potrebbe avere in prospettiva, temutissimo.
        Anche il similgatto padano — ma non è il solo: fra gli altri, ricordiamo il gatto padano doc, finché gli fu concesso di scrivere su questo augusto diario — si proponeva di lanciare il messaggio: ma sì, va bene, leggete pure Nusquamia, ma non prendetelo sul serio. Non vedete come noi cazzeggiamo, per evitare che abbiano rilievo i nodi sensibili delle questioni qui trattate? Gl’interventi seri dovevano annegare nel mare del cazzeggio: così speravano di deturpare l’immagine di Nusquamia.
        Ciò premesso, ci mancano gl’interventi del similgatto, che avevano il ruolo che nei controlli automatici hanno gli anelli di retroazione (mi scusino i gatti se tocco quest’argomento, che abitualmente non fa parte dell’armamentario dei politicanti e degli azzeccagarbugli): nella teoria dei sistemi, servono a tenere il sistema sotto controllo e ne garantiscono la stabilità.

        A dir la verità, anche gli aziendalisti talora, soprattutto nei mongo-corsi di aggiornamento con profusione di slàid, indispensabili per chi non è capace di fare un discorso a braccio, ricorrono al concetto di anello di retroazione. E non dimentichiamo che il similgatto padano è un aziendalista. L’anello di retroazione è solitamente chiamato dagli aziendalisti “loop”, mentre la retroazione per loro è il “feedback”. Anzi, con il feedback costoro gargarizzano parecchio. Ma dicono così per sentito dire. Ovvio che non capiscano un cazzo di controlli automatici, dicono così per cazzeggiare e per far tremare le mutande ai mongo-managerini che subiscono l’immancabile mongo-corso di aggiornamento. [*] Questi corsi sono manifestamente sovrastrutturali, come si direbbe in linguaggio marxiano: servono per razionalizzare quello che veramente conta, cioè la struttura. Il fine non dichiarato, ma vero, del corso di aggiornamento, mistificato con le paroline strane (loop ecc.) e innaffiato di slàid, è lo sviluppo nel mongo-manager di un’attitudine inculante, senza che il miserabile provi schifo per il suo ruolo e per se stesso. I mongo-corsi servono per svuotare le coscienze, per far regredire l’uomo allo stato ferino, dove vige la legge della giungla. Perché nel mondo degli affari, nel mondo delle “relazioni umane” (oh, yeah!) è così. E se per caso affiora nel mongomanager, nonostante il lavaggio del cervello, un qualche scrupolo, ebbene, il mongo è addestrato, come un cane, a rimuovere lo scrupolo dicendo a se stesso: «Come, io sarei un figlio di puttana, un negriero, un truffatore? Ma no, via, io ho la strategia che mi hanno insegnato, con tutti i loop al loro posto, proprio come abbiamo visto nelle slàid». Merda!

        —————————————
        [*] Ricordo che la dott.ssa Annalisa Di Piazza, al tempo in cui era segretario comunale a Curno, andava pazza per i corsi di aggiornamento. Adesso la dott.ssa Di Piazza è apprezzata — dalla Serra — scrittrice di un libro giallo Lgbt-friendly (il commissario è Lgbt), presentato nella Sala consiliare di Curno a un pubblico non propriamente numeroso: la dott.ssa Serra, la bibliotecaria, una signora toscana con i capelli bianchi. Poi è entrato in sala il sottoscritto, buon ultima la dott.ssa Bellezza. Giudichi il lettore quanti fossero gli uditori cammellati. Sotto certi aspetti, sia pure in campo avverso, ero cammellato anch’io. Intendo dire che l’unico cittadino semplice — credo — interessato alla proposta culturale serrana era la signora con i capelli bianchi, che sedeva a destra della Serra. Interloquivano con la Di Piazza la Serra e la signora con i capelli bianchi (credo che siano amiche), mentre la bibliotecaria, che è pars magna della legazione orobica di un’associazione filosofica, filosoficamente preferì non compromettersi.

  25. Nel Pd gli aziendalisti la fanno da padroni
    E con questo? Noi non dimenticheremo

    Dedicato ai traditori del popolo e della classe operaia, che per giunta vorebbero cammellare il papa. Fanno così per facilitare la propria carriera.

  26. A Roma come a Curno, si pretende di cammellare il papa: orrore!
    Mons. Paglia: Marino si è imbucato e ha fatto «una figura da bischero»

    Copio e incollo da Repubblica:

    Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, monsignor Vincenzo Paglia, cade nella rete della Zanzara: la trasmissione di Radio 24 condotta da Giuseppe Cruciani fa contattare il presule da un finto Matteo Renzi. Al telefono Paglia commenta le polemiche dopo il viaggio del sindaco di Roma Ignazio Marino a Philadelphia e dice: «Ha fatto l’imbucato, una figura di bischero. E il “numero uno” si è imbestialito».

    Bisogna dire, a onore del vero, che a Curno i tentativi di cammellamento delle gerarchie cattoliche sono stati più intelligenti: perlomeno, per quanto riguarda la dott.ssa Serra e la sua strategia di attenzione nei confronti delel Acli e della “convivialità delle differenze” (recita dei Salmi in pubblico insieme con i Vip, Vera Baboun, fiaccolate). Invece il manifesto cammellante pubblicato nella bacheca del Pd — immagino a cura di Max Conti — appare francamente risibile (adesso se ne accorgono tutti, con il senno del poi; ma, come dice Sgarbi, la differenza tra la persona intelligente e quella stupida è che la prima capisce subito; lo stupido capisce, se capisce, soltanto dopo).

    • Il manifesto cammellante del Pd di Curno

      Riproponiamo all’attenzione del lettore il manifesto cammellante nei confronti del papa affisso alla bacheca della sezione curnense del Pd.

  27. Gli aziendalsimilprogressisti sgomberino il campo, che la smettano una buona volta di usurpare lo spazio della sinistra

    Questo canto è dedicato al “Trenino della Leggera”, sul quale viaggiavano i lavoratori, mica i mongomanager. Copio e incollo dal sito Canzoni contro la guerra:

    Si chiamava così, quel treno, perché i suoi viaggiatori non avevano niente o quasi. Nella valigia o nella sporta che si portavano dietro, c’erano un tozzo di pane, una mela e un paio di scarpe sfondate. Racconta Caterina Bueno, che raccolse questo canto a Stia, in provincia di Arezzo, nei primi anni ’60: “Il treno che agli inizi del secolo portava i lavoratori stagionali attraverso tutto la regione fino in Maremma, veniva chiamato il “Trenino della leggera”, dove “leggera” era un termine dispregiativo e canzonatorio con cui si indicavano i disoccupati, gli stagionali o comunque gli emigranti che, poverissimi, viaggiavano “leggeri” con una sola sporta…”. Il treno, dunque, era la “Leggera” perché il bagaglio di chi vi viaggiava era fatto di niente; ma in quel treno, come in tutti i treni dei lavoratori, si cantava.

    Dedico questa canzone agli aziendalsimilprogressisti, traditori del popolo e a Curno alleati del Pedretti, per lo meno quando si trattò di scalzare il sindaco del buongoverno, Angelo Gandolfi. E non vollero mai spiegarci perché si alleassero con il Pedretti. Gatta, o gatto, ci cova.

  28. “Ma che freddo fa”, una canzone di Nada ideale come colonna sonora dei film

    Un mese fa, o poco più, al cinema Capitol di Bergamo ho visto il provino che vedete qui sopra. Alle immagini si accompagnavano le note e le parole della canzone Ma che freddo fa, cantata da Nada. All’anagrafe il nome completo della cantante è Nada Malanima; quando nel 1969 si rivela al Festival di Sanremo, proprio con questa canzone, ha appena 15 anni.
    Vediamo Nada qui sotto nella sua prima esibizione sanremese, un po’ goffa, ma notevole. Sembra uno scricciolo, ma ha una voce potentissima; inoltre la canzone è bella, non c’è che dire: sia la musica, sia le parole. Queste sono di Franco Migliacci, che è l’autore di Nel blu dipinto di blu, una felice invenzione surrealista.

    Ebbene, questa canzone, nella versione originale che avete sentito qui sopra, è parte integrante, spesso portante, della colonna sonora di un numero incredibile di film, spesso anche stranieri. L’ultimo in ordine di tempo è quello al quale abbamo accennato.
    Faceva soridere quella ragazzetta di provincia (da Gabbro di Rosignano Marittimo, provincia di Livorno) proiettata nel mondo delle lucette di Sanremo. Per dirla tutta, sembrava un brutto anatrocolo, con una voce bellissima. Ma tre anni dopo, nel 1972, torna a Sanremo, ed è un cigno. È proprio una bella ragazza, una bellezza che sarebbe piaciuta ad Antoine Doinel, il personaggio di Baci rubati di Truffaut (e altri film ancora): aveva l’aspetto acqua e sapone di una ragazza di buona famiglia, gentile, educata, non determinata. La vediamo qui sotto:

    A questo punto Nada è pronta per il teatro fiorentino: la vediamo qui nel ruolo della figlia di un fiaccheraio, nella commedia musicale L’acqua cheta. Ai sui tempi, il fiaccheraio era interpretato da Odoardo Spadaro. Nell’edizione riportata qui sotto il fiaccheraio Ulisse è interpretato da Gianrico Tedeschi, che è milanese, ma se la cava bene. Stinchi, il servo, è Renzo Montagnani. Nada sostiene la parte di Anita, che si sente dare della fraschetta solo perché non nasconde i sentimenti; la sorella Ida, invece, fa la sostenuta, vuol passare per una santerella, in realtà è un’acqua cheta, una che fa le sue cose, e neanche tanto buone, di nascosto. Mi dispiace che, non disponenedo del Dvd che a suo tempo procurai dopo una paziente ricerca, dobbiate contentarvi di quest’edizione in rete, la cui qualità lascia a desiderare. Si veda, per esempio, al tempo (1 : 15 : 00):

    Alla fine degli anni ’70 nella vita di Nada succede qualcosa. È come se avesse cambiato guardaroba, e indossasse abiti nuovi, certo, ma stregati. Non è più la ragazza di buona famiglia, diventa procace (nel significato latino di procax), quasi sfrontata. La sentiamo qui sotto in una canzone — Ti stringerò — del 1982: ma l’esecuzione è del 2008.

    Le parole sono di Nada e non dico che siano sconcertanti: affermo soltanto che contraddicono all’immagine della Nada d’antan:

    Cammina avanti, vai / ché adesso vengo anch’io./ Amore — dài — spingi sul gas. / Il caldo della pelle mi fa veder le stelle. / Esplodi anche tu insieme a me / […] A-a-amore spingi forte sul mio cuore: / non m’importa, io non sento dolore / voglio tutto il tuo amor.

    Insomma più di così forse proprio non si potrebbe dire, se lo spettacolo è per un pubblico senza restrizioni di età, in fascia protetta.
    Nada oggi ha cambiato genere musicale, è un po’ rock e un po’ canatautoriale, possiede un vigneto e assaggia del suo vino. L’anno scorso è venuta a Bergamo, ma non sono andato a vederla. A me piaceva quando era come sarebbe piaciuta ad Antoine Doinel. La vediamo qui sotto in un’esecuzione, del 2010, di quella stessa canzone dalla quale abbiamo preso le mosse: Ma che freddo fa.

    Giudicate voi.

  29. Felice permalink

    Il manifesto appeso alla bacheca del PD di Curno è roba da culattoni, metaforicamente parlando. Perché solo chi ragiona con il c..o (“natiche”) può affiggere una cosa così schifosa obbrobriosa; chi può pensare che l’aver nominato il Papa comporti il diritto di proclamare che Dio sta dalla sua parte?
    Poveraccio e meschinello colui che porse il didietro per aver pochi minuti di gloria, senza nemmeno trarre beneficio dal suo smutandamento. Però, pare che di minuti di gloria ne sia desideroso e forse è per questo che è alla continua ricerca del miglior momento di gloria. Perciò persevera nella ricerca. A posteriori.

    [Se quello che lei dice è vero, aveva ragion quel mio collega di Università. Cioè, quasi-collega, perché studiava architettura e tra studenti d’ingegneria e architettura non correva buon sangue: tutta invidia, da parte degl’ingegneri, per la fica che ad Architettura abbondava ed era roba di prima qualità, era fica profumata. A Ingegneria invece… Ebbene, questo quasi-collega un giorno entrò al Grillo, un ex casino di lusso, in via Pascoli, e annunciò: «Ragazzi, sapete che cosa vi dico? Il culo di oggi è la fica del domani!». Perché dico questo? Perché una volta di certe storture mentali si diceva che fossero uterine; e la stessa parola “isteria” deriva da ὑστέρα, “utero”. Lei invece mi dice, credo correttamente, che chi non sa ragionare, sragiona con il culo. Ma gli Lgbt non si offendono? N.d.Ar.]

  30. Sandrino permalink

    Ma se i nuovi manager hanno questa malattia che è la mongomanagerite, ciò sta a significare che la scuola ha fallito nell’insegnare loro a far uso del libero arbitrio, o la capacità di utilizzare l’intelletto, che si pretende “coltivato nelle aule scolastiche”. I nuovi manager, ignoranti di scienza, fanno tuttavia ragionamenti, come lei li definisce: -sc-scientifici-.
    [Proprio così, come diceva Gassman nel film “I soliti ignoti”: il quale era balbuziente, e diceva di avere un piano “sc-scientifico”. I mongomanager, per darsi un tono e per facilitare la penetrazione della loro impostura, pretendono di avere una scienza, quella delle loro supponenti mongo-slàid. Ma questa è roba vecchia, roba da stregoni. La scienza, quella vera, non s’impone, non è oracolare. Inoltre — non dimentichiamolo mai — il progresso scientifico è basato sul dubbio. I mongomanager invece abbondano di certezze, che s’impongono fra loro, in modalità d’inculata circolare (o “spintria”, vi abbiamo già accennato) e che pretendono d’imporre agli altri. N.d.Ar.]

    Ci sono due possibilità: o i corsi per manager mongomongo vengono frequestati da persone spietate mascherate da buone, come se volessero imparare a far buone azioni, oppure sono riti celebrati da coglioni griffati che si credono autorizzati a dare il peggio di sé al servizio dei pochi che li sfuttano. Ovviamente in questo ultimo caso, godono del supporto di angeli purificatori denominati:-mongo motivatori-.
    Due piccole domande, rivolte a lei ed eventualmente ad altro/a che si senta di rispondere.
    Perché esistono i manager? Quali capacità hanno, come possono pretendere di migliorare la produzione se non hanno mai svolto mansioni pratiche, tipo gavetta?
    [Sull’argomento si potrebbe scrivere un libro. Lo scriverei, anche, se non sapessi in partenza che sarebbe ignorato. Un conto è scrivere un libro Lgbt-friendly, come furbescamente ha fatto l’ex segretario comunale di Curno, Annalisa Di Piazza, altro è scrivere un libro di demistificazione autentica.
    Comunque, in breve: volendo fare un discorso un po’ serio, bisognerebbe distinguere fra manager e manager. In particolare tra il manager americano, per esempio, che è un uomo al quale si chiede di essere responsabile, e che solitamente è tale, e il manager italiano, che solitamente è una persona irresponsabile quando si tratti di affrontare razionalmente i problemi della produzione, come lei diceva. È irresponsabile perché nessuno gli chiede di essere responsabile, in maniera intelligente. Mi diceva una ragazza dell’ufficio Iva di Bergamo che ebbero un manager che fu ritenuto un grande perché aveva risparmiato una bella sommetta nell’acquisto dei materiali di ufficio. Ebbe un premio di produzione e avanzamento di carriera. Quindi andò a guadagnare ancora di più da un’altra parte. Peccato che già un anno dopo i faldoni acquistati con tanta sagacia risparmiatrice fossero sfasciati e che ben presto se ne dovessero acquistare di nuovi. Dunque l’azienda aveva subito un danno. Però di queston danno non c’è traccia, mentre rimane traccia del “risparmio” conseguito. Ma questo è solo un esempio.
    Mi riesce difficile riassumere in due righe quello che dovrebbe essere un capitolo del libro che non scriverò mai. L’argomento è la mistica manageriale. Ci provo, però: ebbene la mistica manageriale, che non è prerogativa della sola Italia — c’è anche nei paesi anglosassoni, parallelamente allo svlimento dell’alta cultura, come osservava il filosofo Marcuse, che non è Martha Nussbaum — è tuttavia particolarmente perniciosa in Italia, perché nasce dall’innesto dell’etica protestante del capitalismo in un contesto di familismo amorale. Infatti, l’Italia ha i manager più schifosi del mondo.
    N.d.Ar.]

    Perché lei ce l’ha tanto contro i manager che sono il fulcro luminoso della nostra grande patria? Per globalizzazione, patria = mondo.
    Io ne conosco alcuni: sa che li producono in serie? Ho il sospetto che facciano un copia e incolla e poi li mandino nel circuito.
    [In breve: ce l’ho contro la supponenza e la disumana ferocia manageriale perché ho avuto la fortuna di fare alcune buone letture da ragazzo, perché ho imparato a dubitare di tutto (al liceo mi chiamavano “lo scettico blu”) e perché, pur essendo un cattivo cristiano, sono tuttavia affascinato dall’etica del Vangelo. La ferocia manageriale è quanto di più lontano si possa concepire dalla bellezza del Sermone della montagna di Gesù Cristo. N.d.Ar.]

  31. Luca permalink

    No, noi Lgbt non ci offendiamo. [*] Abbiamo intelligenza quanto basta per giudicare caso per caso e prendere le distanze dalle mezze calzette che parlano a misura della loro pochezza intellettuale.
    Mi spiego. Le nostre predilezioni e i nostri comprtamenti, sono dettati dalla natura e non dal profitto. Perciò non intendiamo essere accomunati a persone senza scrupoli tipo quelli a cui vi riferite.
    Ormai è diventato un luogo comune anche tra noi, etichettarci amichevolmente come “culattoni”. Il problema, un grosso problema, è che i politicanti usurpano d’autorità la diversità che sta solo dentro di loro. Per quel che mi riguarda, sento di essere una persona che respira, provo emozioni, a volte ragiono; e se mi trovo in un corpo non mio, so anche che provo sentimenti come qualunque altra persona e non per questo mi sento diverso. Anzi, mi sento più normale di chi si proclama difensore dei diritti dei diversi. Parlo per me e per gli amici e amiche che frequento: questo modo di etichettarci non viene dal popolo, ma dall’alto. Serve per creare differenze che non esistono sul piano umano.
    Esistono anche gli stupidi che esagerano, fanno ricorso a un campionario di espressioni denigratorie per etichettarci come esseri abominevoli. Fanno così soprattutto quando sono in branco e su di giri (alcool ed eccitanti vari). Il o la signora Felice, credo intendesse affermare ciò che affermo da tempo: ci sono persone che a cuor leggero rinunciano a una tenuta etica, e fanno così per la buona ragione che non hanno etica e intelletto. La dignità è morta, come la loro anima. A questo punto, la loro bussola, l’unica bussola, è il tornaconto personale [per esempio, riguardo alla carriera politica in ambito similprogressista e alla possibilità di trovare più facilmente lavoro, nel mondo della moda, in quello del teatro, del divertimento organizzato ecc: N.d.Ar.]. Il bello è che, per quanto squalificati, certi politicanti pretendono di dirti che cosa fare; poi però sono i primi a fare esattamente l’opposto di quel che dicono che si dovrebbe fare.
    Noi presunti diversi [“cammellati” dai politicanti: N.d.Ar.] siamo nati nel modo che ho già trattato. Non per questo pretendiamo l’omologazione come vorrebbe chi pelosamente si fa paladino degli Lgbt. Siamo talmente così poco diversi che non abbiamo difficoltà ad ammettere che anche fra noi ci sono le mele marce. Per non parlare di quelli sfrontati, tipo Luxuria. Non molti però.

    ——————————————
    [*] In risposta alla domanda di Aristide, in un commento precedente: «Lei invece mi dice, credo correttamente, che chi non sa ragionare, sragiona con il culo. Ma gli Lgbt non si offendono?» [N.d.Ar.]

  32. Maurizio Crozza, come già Paolo Villaggio, ci spiega il ruolo dei mongomanager: quello, precisamente, che i sociologi tacciono
    L’impostura monageriale e la presenza dell’INC. COOL.8

    Ieri ci siamo soffermati su Nusquamia — e non è la prima volta — sull’impostura manageriale. Dicevamo che l’aziendalismo e la mongomanagerialità, che dell’aziendalismo è la quintessenza, sono sc-scientificamente preposti alla buggeratura, a qualunque livello: buggeratura dei dipendenti nel mondo del lavoro e delle relazioni umane, buggeratura del consumatore, buggeratura degli azionisti dell’azienda ecc.
    In una precedente pagina di Nusquamia avevamo inoltre spiegato che l’italiano “buggerare”, come del resto l’inglese “to bugger” deriva da “bulgaro”: allignava un tempo fra i bulgari una delle tante forme di eresia cristiana e gli eretici — anche questa è cosa nota — tendono immancabilmente alla pratica attiva e passiva della sodomia. Anzi, sovente la passione sodomitica è la causa scatenante dell’eresia, l’eresia non è che una giustificazione (o “razionalizzazione”, come anche si dice) a posteriori. Per un fenomeno linguistico dove la figura retorica della sineddoche s’incrocia con quella dell’antonomasia, è avvenuto che i bulgari fossero poi evocati indistintamente come buggeroni, o bucaioli.
    Dunque i mongomanager tendono — e non ne fanno mistero, anzi alcuni ne menano vanto — alla buggeratura, attiva e passiva. Questo significa che per essere un buon stupratore, il mongomanager dev’essere stato a sua volta stuprato (come avviene nella psicanalisi: lo psicanalista dev’essere stato psicanalizzato). Proprio ieri, in particolare, si faceva l’esempio dei formatori e dei formati nei corsi di aggiornamento per mongomanager. Il managerino ambiziosetto che vuol far carriera stuprando i clienti, o i dipendenti ecc., deve accettare, a sua volta, di essere stuprato dal mongomanager “formatore”.
    Ebbene, mentre ieri mattina noi scrivevamo quete cose, è avvenuto che ieri sera Maurizio Crozza affrontasse il problema della sodomizzazione del consumatore. Sullo sfondo si vedevano, in controluce, un gruppo di dieci persone posizionate “a buoritto” (a bucoritto, come di chi debba ricevere una visita di cortesia) mentre Crozza esordiva con queste parole: «Buonasera, e benvenuti nel nostro mondo un mondo fatto solo di idee. L’incredibile mondo della INC. COOL. 8., dove “INC.” sta per “Incorporated”, “COOL” sta per “fashion”, ed Eight sta per il gesto atletico. Quale? Quello dell’inculèit».
    Ma è inutile che spenda altre parole: il video presentato qui sopra non ha bisogno di spiegazioni e conferma Maurizio Crozza nel ruolo che fu di Paolo Villaggio. I due genovesi hanno il merito di dire quello che i sociologi prezzolati e i giornalisti tendenzialmente enogastronomici e comunque markettari non vi diranno mai: alcuni perché raccontando balle e nascondendo la realtà delle cose ci campano, chi più, chi meno lautamente; altri perché sono oggettivamente stupidi, e le miserie della concezione aziendalistica della vita non le vedono nemmeno. Beati loro!
    Max Conti e la dott. Gamba, propugnatori dell’aziendalismo curnense, come replicheranno a queste nostre osservazioni? Promuoveranno un dibattito, “apriranno” (come dicono lorsignori: cioè, “indiranno”, in buon italiano) una tavola rotonda, inviteranno Bombassei e Misiani? Chi chiameranno a esporre la tesi dell’anti-aziendalismo? Papa Bergoglio? E, soprattutto, i due aziendalisti curnensi prenderanno la parola, in prima persona? Non c’è da sperarci, perché la loro sobrietà è tombale. Chiedere loro di esporsi politicamente è impresa disperata. Un po’ come chiedere a Marcobelotti di pronunciarsi sul caso Pedretti.

  33. Li vedo nella mmm permalink

    Stia tranquillo signor Aristide. Né l’uno né l’altra e null’altri si pronuncerà riguardo la sua richiesta di dibattito. Si sentono troppo forti e protetti per dovere dare testimonianza a chicchessia della loro posizione politica, senza contare la paura di fare una brutta figura. (In compenso conosciamo la posizione del simil gatto.)
    Gli altri, in generale [gli aziendalsimilprogressisti, immagino: N.d.Ar.] sono tappetini scendi letto che ambiscono alla strofinatura. Che le cose stiano così, che siano totalmente estranei ai problemi impellenti del paese “bello da vivere” (così dicono), è testimoniato dai fatti. Sono indifferenti e cacasotto.
    Consideriamo il caso pietoso e stravagante del sindaco di Roma: se l’è presa con il Papa che, a suo dire (a dire del Marino), non avrebbe dovuto commentare la sfrontata e petulante notizia dell’invito da parte del Bergoglio (tutti lo tirano per la giacchetta come fosse un pupazzo, perciò io lo chiamo per nome, come fosse un vicino di pianerottolo). Scherzo ovviamente: il Santo Padre ha avuto l’intelligenza di smentire la ”puttanata” conclamata dal professorone Marino, il quale riteneva che fosse stato il Santo Padre a invitarlo al suo cospetto, in quel degli iuesei.
    A Curno succede la stessa cosa, se ti difendi dalle angherie sinistre, vieni percepito come anarchico, mentre le loro truppe di mongocammelli, invece, sono percepite come libertarie.
    [Da quando in qua gli aziendalisti, i burocrati, i cultori delle cacate carte sono libertari? E da quando sono libertari i loro appecorati e/o cammellati seguaci? È vero però che hanno la pretesa di cammellare tutto e tutti: gli Lgbt, il papa, le associazioni, il mondo della scuola, le istanze ecologiste, il sottobosco animalistico, l’eresia steineriana ecc. Dunque lei potrebbe aver ragione: non è da escludere che qualcuno di costoro pretenda in cuor suo di essere, alla maniera di Veltroni, aziendalista sì, ma anche libertario. Aspetto di leggere un’intervista di questo tenore, graziosamente concessa al giornalista Traìna, poi facciamo i conti. N.d.Ar.]

    Non si angusti per l’assenza dei politici curnensi dal dibattito politico: non li sentirà mai prendere la parola, se non in ambiente protetto, quello del recinto di casa: e anche lì saranno soltanto belati caprini.

    • Belati caprini


      (Dopo aver fatto clic la prima volta sulla freccia bianca in campo rosso, i belati caprini si sentono automaticamente, dopo qualche secondo: non è necessario fare altri clic.)

      Belati caprini come questi?
      In realtà molti politici curnensi non belano nemmeno. Quanto meno, non belano di suo. Funzionano soltanto come ripetitori di parole d’ordine formulate negli ambienti dove si decide delle loro carriere. Si sentono sotto tiro, hanno paura di sputtanarsi da soli, se fossero appena un po’ originali e prendessero iniziative di interesse locale; temono di essere smentiti dai fatti o di dire delle corbellerie, che noi resistenti gli faremmo pesare. Perciò sono sobri, fanno solo i ripetitori. Ripetitori belanti, come dice lei. Oppure, se prendono qualche iniziativa, quel poco che fanno è immancabilmente di chiaro intendimento culilinctorio, nei confronti degli ambienti — partitici e non — dove di decide delle loro carriere.

  34. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    Rai com’era una volta

    • In versione jazz, invece, ma con lo stesso uso della voce (è la colonna sonora del film I sette uomini d’oro, scritta da Armando Trovajoli):

      C’era un gruppo vocale francese molto bravo, che esguiva musica classica a questo modo, ma non riesco a ricordarne il nome.

      • Qualcuno potrebbe dire che però questi due brani potrebbero non piacere alla sciura Rusina, dunque non dovrebbero essere proposti al pubblico televisivo.
        Giusto: ecco una buona ragione per irrorare abbondantemente la sciura Rusina di Flit, se dice che non le piace, che non capisce, che bisogna tener conto della sua cultura identitaria ecc. Se la sciura Rusina rompe, ebbene, a morte la sciura Rusina! Odio tutte le vecchie signore (come cantava Gianni Meccia). S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui, / torrei le donne giovani e leggiadre: / e vecchie e laide lasserei altrui (come scrisse Cecco Angiolieri). Viva la fica profumata!

  35. Fulvio permalink

    Viva!…

  36. Sandrino permalink

    Sì, però, a quell’epoca, il maestro Gazzelloni e la urlatrice Mina facevano a pugni per la generazione a conflitto.
    [Cioè, facevano a pugni in quanto rappresentanti di due generazioni conflittuali? Gazzelloni poteva essere considerato un “matusa”, come allora si diceva, da una Mina “ggiovane” e non ancora esule volontaria a Lugano? N.d.Ar.]

    Gazzelloni e Mina però andavano a braccetto per moderno modo di pensare e guadagnare e per una questione di reciproco rispetto (per la bravura di esecutore musicale dell’uno, per la simpatia suscitata nelle plebi da parte dell’altra). Li accomuna sicuramente la capacità di superare le difficoltà di esecuzione di timbri vocali e strumentali.
    Oggi, basta essere un idiota qualsiasi e tutti plaudiranno all’idiota. Perché? Perché l’idiota suscita un meccanismo di identificazione nel suo simile.
    [Cioè, se bene interpreto il suo pensiero, la differenza fra oggi e ieri starebbe in questo: gli idioti, consapevoli della propria idiozia (generalmente, è proprio così), ieri non pretendevano di dettar legge, non accampavano diritti; c’era spazio conseguentemente per le persone dotate di genio e talento naturale. Oggi invece gl’idioti, pur consapevoli della propria idiozia, accampano diritti, non accettano il confronto con le persone d’intelletto superiore e pretendono — in campo musicale, per esempio — che gli esecutori siano essi stessi degli idioti. Solo così può innescarsi il meccanismo d’identificazione che si diceva. Mi sembra una teoria meritevole di considerazione. Propongo che si tenga nella Sala consiliare dell’inglorioso Municipio di Curno un incontro con la popolazione sul tema: ‘I diritti degl’idioti’. N.d.Ar.]

  37. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    @ Aristide

    Les Swingle Singers
    Parigi 1962, Londra attualmente

    • La sigla di Quark nella televisione di servizio pubblico

      Certo: adesso mi sovviene. Quel coro andava sotto il nome inglese di The swingle singers, ma erano francesi. Ebbero grande popolarità in tutto il mondo e, in particolare, erano negli orecchi degl’italiani che seguissero il programma Quark di Piero Angela. Erano loro, infatti, gli esecutori della sigla del programma, l’Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach. Sì, il bel programma di Angela, laico e dedicato alle persone intelligenti, con buona pace della sciura Rusina la quale, se non capiva, peggio per lei.
      A quel tempo la televisione italiana era veramente una televisione di servizio pubblico. Una televisione che migliorava il pubblico, invece di abbindolarlo, imbottirlo di pubblicità e rincoglionirlo. Oggi continuiamo a pagare il canone, perché siamo obbligati a pagarlo in forza di cacate leggi, ma la televisione della Rai è soprattutto televisione di marketta. Si salvano Montalbano, Alberto Angela, figlio di Piero Angela, Corrado Augias e certe trasmissioni di RAi 5 e Rai Storia, messe in onda, però, con questo messaggio subliminale: “Per favore non guardateci, non guardate queste trasmissioni, perché c’è ben poca pubblicità, e nemmeno orientata ai consumi di massa. Non c’è pubblicità perché gli inserzionisti pubblicitari piazzano i loro “buoni consigli” nelle trasmissioni spazzatura, tra un urlo di Landini e una becerata di Salvini, tra una Clerici e una D’Eusanio. Noi il business (’o businesse) lo facciamo con Rai 1, Rai 2 e Rai 3, perciò, per favore, guardate i mongoprogrammi su questi mongocanali”. Così parlò il mongomanager.

      • Licio permalink

        Precisazione di terza effe: ” mongo ” è in romanesco sinonimo di ” stronzo ”
        Precisazione di cacata legge: Aristide in romanesco non parla non scrive

        • Riguardo alla conoscenza delle lingue, e dei vernacoli, si fa distinzione fra competenza attiva e passiva. Del romanesco ho una passabile competenza passiva, ma nessuna competenza attiva, perciò non mi esprimo in romanesco.
          Riguardo al sostantivo “mongo” , talora anche usato come aggettivo, sia in posizione attributiva, sia in posizione predicativa ci terrei a fare una breve considerazione. Nego che il suo uso sia biasimevole, in quanto politicamente scorretto. Se è politicamente scorretto, è tale soltanto in virtù di una cacata legge sancita da personaggi ridicoli ai quali non rivonosciamo il ruolo di nomoteti, o legislatori.
          Perché è vero che “mongo” deriva da “mongoloide”, termine con cui un tempo si designavano coloro che per la presenza di un cromosoma in più nel proprio patrimonio genetico, avessero, eventualmente, difficoltà nella sfera dei rapporti affettivi e intellettivi. Quel termine fu presto considerato politicamente scorretto, perciò a un certo punto si disse “Down”, finché anche questo termine fu considerato politicamente scorretto, e così via.
          Ma è anche vero che “mongo”, soprattutto nell’italiano regionale di area milanese, ha perso ogni riferimento alla sindrome che oggi – domani chissà – prende il nome di “trisomia 21”. Proprio come “cretino”, che in origine significava “cristiano”, ma nel significato di “povero Cristo”, cioè di poveraccio da compatire, anche perché scarsamente dotato di facoltà intellettive. Deriva dal provenzale crétin che significa “cristiano”, appunto. Quando uno dice “mongo”, intende designare un cretinetti, che però vorrebbe passare come uno provvisto di un lasciapassare, che lo autorizzerebbe a dire le cazzate più madornali, senza pagare pedaggio. Come i mongomanager, appunto.
          Ma petché dire “mongo” e non “cretinetti”, appunto? Ma per ragioni eufoniche, suvvia! Cioè, perche suona bene. Volete metter, mongo-manager (o, meglio, mongomanager) , con cretinetti- manager? È una question di 3^ F: non sentite come la parola scivola bene? Come “giornalista anglorobicosassone”, o come ” Marcobelotti”.

        • Riguardo alla conoscenza delle lingue, e dei vernacoli, si fa distinzione fra competenza attiva e passiva. Del romanesco ho una passabile competenza passiva, ma nessuna competenza attiva, perciò non mi esprimo in romanesco.
          Riguardo al sostantivo “mongo” , talora anche usato come aggettivo, sia in posizione attributiva, sia in posizione predicativa ci terrei a fare una breve considerazione. Nego che il suo uso sia biasimevole, in quanto politicamente scorretto. Se è politicamente scorretto, è tale soltanto in virtù di una cacata legge sancita da personaggi ridicoli ai quali non rivonosciamo il ruolo di nomoteti, o legislatori.
          Perché è vero che “mongo” deriva da “mongoloide”, termine con cui un tempo si designavano coloro che per la presenza di un cromosoma in più nel proprio patrimonio genetico, avessero, eventualmente, difficoltà nella sfera dei rapporti affettivi e intellettivi. Quel termine fu presto considerato politicamente scorretto, perciò a un certo punto si disse “Down”, finché anche questo termine fu considerato politicamente scorretto, e così via.
          Ma è anche vero che “mongo”, soprattutto nell’italiano regionale di area milanese, ha perso ogni riferimento alla sindrome che oggi – domani chissà – prende il nome di “trisomia 21”. Proprio come “cretino”, che in origine significava “cristiano”, ma nel significato di “povero Cristo”, cioè di poveraccio da compatire, anche perché scarsamente dotato di facoltà intellettive. Deriva dal provenzale crétin che significa “cristiano”, appunto. Quando uno dice “mongo”, intende designare un cretinetti, che però vorrebbe passare come uno provvisto di un lasciapassare, che lo autorizzerebbe a dire le cazzate più madornali, senza pagare pedaggio. Come i mongomanager, appunto.
          Ma petché dire “mongo” e non “cretinetti”, appunto? Ma per ragioni eufoniche, suvvia! Cioè, perche suona bene. Volete metter, mongo-manager (o, meglio, mongomanager) , con cretinetti- manager? È una question di 3^ F: non sentite come la parola scivola bene? Come “giornalista anglorobicosassone”, o come ” Marcobelotti”. “Mongomanager” , “giornalista anglorobicosassone” e “Marcobelotti” sono invenzioni linguistiche di scaturigine eufonica.

  38. Sandrino permalink

    Ha colto nel segno. Centro pieno.

    • Mongo

      1. Dice così riguardo al non luogo a procedere invocato per coloro che dicono “mongo”, e che gli aziendalsimilprogressisti vorebbero mettere sul banco degli accusati, con l’imputazione di scorrettezza politica?
      Comunque, guardi che il gatto padano (doc) non gradisce che si esprima apprezzamento per Nusquamia. Potrebbe arrabbiarsi, e se lui si arrabbia a noi resistenti viene una fifa boia.

      2. Devo forse ricordare che Mongo è un personaggio — terribile — del film di Mel Brooks, Mezzogiorno e mezzo di fuoco? Lo vediamo qui sotto:

      Insomma, abbiamo trovato un’espressione efficace per mettere sotto accusa l’inettitudine e il parassitismo dei monager. Ed ecco che gli aziendalsimilprogressisti, con tanto di coda di paglia, vorrebbero metterci la mordacchia, con il pretesto che “mongo” non sarebbe politicamente corretto. Ma con quale autorità cacano le loro sentenze? Era forse politicametne corretto il lavoro di copertura da essi svolto per coprire le azioni di disturbo antigandulfiano — in Consiglio! — del Pedretti? Era politicamente corretta l’indifferenza etica da essi spudoratamente mostrata, allorché il Pedretti provò a fare quella benedetta ispezione alla c.d. moschea, in modalità di provocazione? (I similprogressisti, allora non ancora aziendalsmilprogressisti, [*] addirittura dissero che la destituzione del Pedretti era pretestuosa, che gatta ci covava!). Furono politicamente corretti la mordacchia imposta a Gandolfi perché non denunciasse in Consiglio le azioni di disturbo del Pedretti e il patto serrapedrettista che era il corollario di quella mordacchia?

      ——————————————————————————–
      [*] La svolta in senso aziendale dei similprogressisti avviene smaccatamente quando nel 2012 la c.d. lista civica “Insieme per cambiare Curno” cambia nome e si presenta come “Vivere Curno”. Da questo momento, con la benedizione di Max Conti e della dott.ssa Gamba, diventano aziendalsimilprogressisti. Hanno cambiato il pelo, e aumentato il vizio.

  39. Mezzogiorno e mezzo di fuoco_segue

    Sempre a proposito di Mezzogiorno e mezzo di fuoco: questa che vediamo è una riunione conviviale (qui il termine è usato correttamente) di cow-boy che mangiano fagioli, non è una riunione di leghisti identitari. E non c’è nemeno il gatto padano (doc). Astenetevi — vi prego — dalle battute facili, del genere “convivialità dei peti” ecc.
    A proposito della sbalestrata locuzione di “convivialità delle differenze”, inventata dall’entusiastico don Tonino Bello e sussunta dagli ambienti cattoprogressisti bergamaschi, ricorderò ancora una volta che il convivio è un convito, un banchetto. Deriva dal lat. convivium, che è l’equivalente del συμπόσιον greco (“simposio), con una piccola sfumatura semantica: i romani mettevano in rilievo il fatto che nel convivio si vive insieme, i greci che si beve insieme, come dice l’etimologia dei due termini. In ogni caso, “convivio” non vuol dire “vivere insieme”. Anche il Convivio di Dante intendeva essere un “banchetto di scienza” per i non letterati, e non un vivere insieme, quasi un’ammucchiata.
    Ho notato che nello stesso errore di attribuire alla parola “convivio” il significato di “vivere insieme” è caduto, circa una settimana fa, un docente dell’Università di Bergamo, in un articlo di fondo (o di spalla?) sul dorso bergamasco del Corriere della Sera.

  40. Francesca permalink

    Ho letto poco fa che due manager della Air France sono stati rincorsi dai dipendenti e hanno rischiato di essere linciati.

  41. Panka Rock permalink

    Ultimamente intervengo poco e leggo di più.
    qualcosetta di nuovo arriva vedo, ma ancora non leggo del primo blocchetto che la destra sta coagulando.
    Zona ex 5a colonna.
    Poi c’è la Lega che si sente forte e vorrebbe provare a vincere da sola.

    Vedremo sei i due blocchi si uniranno a formare una nuova gioiosa macchinona da guerra.

    Naturalmente non durerebbero, ma per ora giudichiamo i cartelli elettorali

    • La politichetta di Curno in pillole

      Provo a riassumere la situazione, per come riesco a vedere le cose puntando il cannocchiale dall’antro abduano sul palcoscenico di tavole marce dove si “agisce” la politichetta curnense.

      1. Mini-ammucchiata berlusconiana ed ex berlusconiana.
      1a) I formigoniani che a Curno facevano capo alla famiglia del nonno imperiale sono scomparsi, nel senso che non hanno voglia di combattere, ormai da tempo, non hanno truppe e non hanno ufficiali.
      1b) La fasciofemminista teoricamente dovrebbe rappresentare quel che resta della force de frappe (ohibò!) del nonno imperiale, ma non ci crede nessuno. Lei, la fasciofemminista, è aperta a ogni possibile soluzione purché si faccia il suo nome come candidato sindaco della rinascente destra curnense. La quale dovrebbe rinascere dalle proprie ceneri, anche se la cosa appare pochissimo naturale, come la sfinge che rinasce dalle proprie ceneri, appunto, e che prima caca e poi spinge. In realtà la fasciofemminista ha il cuore che batte per Casa Pound e per Giorgiameloni, adesso la tira per le lunghe, ma prima o poi dovrà fare “outing”, come di dice, cioè dovrà esternarsi. Le sue sparate mediatiche passate, lungi dal costituire per lei un punto di forza — considerato anche il totale sputtanamento del giornalismo anglorobicosassone — incombono come un boomerang sulle sue smodate pretese di carriera politica, un boomerang che vanificherà le telefonate che la fasciofemminista intende far arrivare a Marcobelotti, perché costui subisca la sua candidatura.
      1c) Cavagna il Giovane nella sua improvvida baldanza giovanile assume in Consiglio, in tandem con la fasciofemminista, posizioni più leghiste della stessa Lega nord, nella speranza di essere, anche lui, candidato sindaco e di poter arrivare al potere con i voti leghisti. I precedenti animalistici e la persistenza del sitarello Obiettivo Curno non gli porteranno bene.
      Ciò premesso, non possiamo non considerare che:
      a) la formazione berlusconiana è in Italia implosa e che verisimilmente con l’eclisse totale di Berlusconi i berlusconiani conteranno come il due di picche quando la briscola è a fiori;
      b) a questo punto, il buon Cavagna il Giovane insieme con la fasciofemminista, con o senza telefonate di appoggio, saranno costretti a inventarsi la solita lista civica farlocca con coglionamento del popolo e ampio sbandieramento di amore per i cani, professione di fede liberale e orrore per l’avanzata dell’Islam in Italia. Peccato che sia Locatelli sia Cavagna il Giovane abbiano pessimamente meritato della considerazione politica dei cittadini, in particolare per la slealtà dei loro comportamenti antigandulfiani. E queste sono cose che non si dimenticano. Quanto alla fasciofemminista, sarà sufficiente ricordare che gli appoggi che riuscirà a trovare nell’OltreCurno non sono tali da cambiare di un ette il quadro politico e il sistema dei consensi in ambito curnense.

      2. Blocco leghista
      Marcobelotti, che ha sfanculato Cavagna il Giovane, dovrà tuttavia incontrarsi con Cavagna il Giovane e con Locatelli nella speranza di racimolare i residui voti dei loro familiari, per raggiungere la massa critica che dovrebbe consegnargli le chiavi del borgo infelice di Curno. Marcobelotti, ovviamente, conta di intercettare il consenso che oggi come oggi Salvini va riscuotendo in Italia, grazie all’iperattivismo del leader milanese, con ampio spargimento dei semi della paura e dell’odio nei confronti dell’extracomunitario. Però alle elezioni amministrative manca più di un anno e mezzo e, bene o male, l’altro Matteo, l’orrido Matteo Renzi, avrà fatto in tempo a mettere in atto una campagna di disinnesco degli ordigni piazzati da Salvini, per il quale non vedo un grande futuro politico. Non è infine da dimenticare che Marcobelotti si trascina al piede il caso Pedretti. Lui, Marcobelotti, farebbe volentieri a meno del Pedretti, l’ideale sarebbe che il Pedretti prendesse un volo per il Centroamerica, ma non ha il potere per obbligarlo all’esilio. E questo è un grave handicap per Marcobelotti.

      3. Aziendalsimilprogressisti
      Gli aziendalsimilprogressisti sono a Curno in deciso recesso. È acclarato che la dott.ssa Serra sarà anche empatica, come ha scritto nel suo curriculum vitae, ma che a pochi risulta simpatica. L’amicizia sfacciata della stampa anglorobicosassone le si ritorcerà contro, come pure la ricerca compulsiva di occasioni propizie per apparire in pubblico. Devono comunque farci sapere se la dott.ssa Serra veramente intende non più candidarsi. Secondo noi è chiaro che la Serra è alla ricerca di una sistemazione di prestigio, e meno faticosa, OltreCurno. Ma quali sarebbero i candidati alternativi, e attendibili, che la similsinistra curnense si sente di gettare nell’agone? Se la dott.ssa Serra non riesce a mettere a segno qualche iniziativa per farsi conoscere come donna salvifica, le speranze di avanzamento di carriera OltreCurno svaniscono. La dott.ssa Serra in tal caso potrebbe essere obbligata dagli esponenti del suo stesso partito (il Partito democratico) a ricandidarsi. Per lei candidarsi nuovamente sindaco di Curno sarebbe una soluzione di ripiego, ma sempre meglio di niente. Sono in pochi, tranne una stretta cerchia di loro familiari, a credere che Max Conti o la dott.ssa Gamba potrebbero riscuotere un qualche successo, in alternativa alla Serra.

      4. Resistenti
      Gandolfi, che pure è privo di entrature anglorobicosassoni, non dispone di truppe cammellate e non può valersi della seminagione di paura e odio da parte di pusher al suo soldo, rappresenta una valida alternativa al sistema delle famiglie curnensi: è rimpianto dalla popolazione e ha alle spalle un’esperienza di buon governo e risanamento del bilancio del Comune, attuati spesso in contrasto con i consiglieri della sua giunta, che teoricamente avrebbero dovuto assisterlo nella gestione della cosa pubblica, nel corso del suo mandato elettorale.

      In ogni caso, i “cartelli elettorali” mai hanno contato così poco come adesso. La politica si fa confrontandosi con i cittadini e non con gli ufficiali in disfatta dei partiti tradizionali, quelli stessi che verisimilmente si affretteranno ad abbandonare le divise per indossare abiti civili. Mentendo per la gola sulle loro buone intenzioni, i soliti noti pretenderanno di ingannarci intruppandosi in liste civiche farlocche. Ma troveranno pane per i loro denti.

      • MaForse permalink

        Se Gandolfi si ricandida senza avere l’appoggio di tutto il centro destra (cosa improbabile per non dire impossibile) la sinistra vince anche se candida un manico di scopa.

        • No, l’oracolo no! Ancora!

          Non se n’abbia a male, ma la sua affermazione è oracolare, perciò mi trovo costretto a bacchettarla. Lei sa bene che noi di Nusquamia pubblichiamo quasi tutto, tranne le epistole del gatto padano, che è stato scacciato da questo diario per manifesta indegnità, tranne i messaggi-trappolone che vorrebbero o potrebbero dare àdito a denunce e tranne i messaggi di cazzeggio, soprattutto quelli virali originati da una medesima fonte, intesi a deturpare l’immagine di Nusquamia e a dirottare la sua navicella in transito nelle acque della politichetta curnense.
          Premesso dunque che noi pubblichiamo quasi tutto, pubblico il commento, ma non posso fare a meno di farle osservare che lei dà per scontato un dato che è tutto da dimostrare, che cioè gli scornacchiati e tabescenti politici iscrivibili nell’area di centro destra abbiano un seguito elettorale.
          Oggi come oggi, e a maggior ragione domani, l’unico partito che possa vantare un seguito elettorale nell’area di destra è la Lega nord. Ma, attenzione, proviamo a ragionare:
          a) in sede nazionale, la Lega nord ha raggiunto l’acme quest’estate, grazie alla campagna salvinesca d’incitamento all’odio e di fomentazione della paura; d’ora in poi non potrà che scendere a quota inferiore, sia per le ragioni esposte in un articolo pubblicato lunedì sull’Eco di Bergamo (Salvini, la panna montata e la città di Milano), sia soprattutto perché Matteo Renzi, che non è un genio, e che si diceva contrario a interventi militari contro l’Isis, opportunamento telecomandato, si trova a dover prendere atto delle decisioni che lui non poteva prendere, ma che altri hanno preso per lui: l’Italia interverrà militarmente contro l’Isis. Interverrà, si badi bene, mica per fare peace-keeping, come si dice con orrendo eufemismo, ma per fare la guerra, per bombardare. Si veda L’Italia pronta a bombardare Isis in Iraq. Chi dunque fra gli elettori italiani si sentiva portato, se non altro per disperazione, a votare per la Lega, vedendo che l’Italia, opportunamente sollecitata, è un po’meno imbelle, tira un sospiro di sollievo e non vota più gli zuzzerelloni leghisti.
          b) Adde huc (cioè: aggiungi che) in Lombardia il patto d’azione Maroni-Salvini non solo scricchiola, ma lascia trapelare gli scricchiolii.
          c) Si consideri infine, e non è cosa di poco conto, che la Lega nord di Curno è impedrettata.
          Secondo me ce n’è abbastanza per poter affermare che le “divisioni” curnensi del c.d centro destra, anche a volergli associare i fascioleghisti, sono tutt’altro che temibili. Soprattutto perché non hanno generali, tutt’al più qualche drone.
          Quanto al manico di scopa eventualmente candidato dalla sinistra, come dice lei, ho l’impressione che i resistenti abbiano risorse sufficienti per combattere qualsiasi manico di scopa. E non parlo di truppe cammellate, entrature nel sottobosco anglorobicosassone, infiltrazione ed egemonia nel mondo dell’associazionismo, cammellamento delle gerarchie cattoliche et simil. Parlo di risorse intellettuali oggi operanti in una congiuntura favorevole.
          In ogni caso, c’è manico e manico. Intanto rimane il quesito di fondo: premesso che la Serra non è un manico di scopa (almeno lei!), che fa la Serra? Lascia o raddoppia? E poi la Serra non sarà un manico di scopa, ma anche lei ha i suoi peccatucci (politici) da scontare. Altro che! E se è vero che la Lega è impedrettata, i similprogressisti, fino a prova contraria, sono inserrati. O che fanno? Forse che per sfuggire alla morsa, per non pagare il dazio dell’inserramento, cambiano denominazione ancora una volta?

  42. MaForse permalink

    Non se n’abbia a male, ma la sua risposta anche se non mi soddisfa non sento il desiderio di bacchettarla, rimane il fatto che le elezioni si avvicinano e per battere la sinistra, cosa che mi renderebbe felice [ne è sicuro? N.d.Ar.], ci vuole una proposta credibile che non ho ancora avuto il piacere di leggere in questo suo diario.
    [Una proposta credibile? Più semplice di così… La proposta è il buongoverno di questo disgraziato paese, senza secondi fini, senza ‘arrière pensée’, o retropensieri (‘arrière pensée’, al singolare, perché in italiano si dice “gli sport” e non gli “sports”), senza usare i cittadini di Curno come scudi umani o come scalandrone per montare sull’aereo della speranza che porta verso ambite carriere OltreCurno.
    Premesso che io non sono Gandolfi, il quale è libero di pronunciarsi come e quando crede, penso che un punto di forza del suo programma elettorale sarà proprio il fatto di essere un programma senza promesse acchiappa-gonzi. Una e una sola (come si dice in geometria) sarà la promessa e non è per i gonzi, ma per i cittadini pensanti, che meritano il nostro rispetto: quella del buongoverno, sulla scia del buongoverno della passata amministrazione Gandolfi, questa volta però senza quinta colonna, senza capricci e, auspicabilmente, senza tradimenti. La promessa del buongoverno contiene implicitamente la garanzia che non si faranno tutte le brutte cose che su Nusquamia non ci stanchiamo di condannare, da qualunque parte vengano, e che lei sa benissimo, credo.
    N.d.Ar.]

    Le uniche cose che leggo sono volte a mettere in cattiva luce altri soggetti politici (se lo meritano) cosa che va bene se prima o poi si mette sul piatto qualcosa.
    [Lei dice “mettere in cattiva luce”, io dico mettere in luce la loro inadeguatezza. Se vogliono la fiducia dei cittadini, devono essere all’altezza della complessità del sistema che dicono di essere in grado di governare. Non si può continuare a uccellare l’elettorato limitandosi a fare un lavoro d’intercettazione: tu cittadino sei schierato con il partito X, oppure approvi quel che è scritto nel programma della lista cosiddetta civica Y, io rappresento il partito X o sono rappresentante della lista Y, dunque tu dovrai votare per me o per la mia lista. No, mettiamoci in testa che i programmi elettorali, un po’ da sempre, e soprattutto adesso dopo il tramonto delle ideologie, sono solo cacata carta. Conta la personalità dei singoli candidati, la loro cultura, sempre che ne abbiano una, la loro idoneità a rappresentare i cittadini. E se i candidati hanno un passato politico criticabile, non vedo perché non se ne dovrebbe tenere conto. In mancanza di autocritica, revisione, aggiustamento di tiro, ma sotto gli occhi di tutti, i comportamenti passati sono imprescindibili per un giudizio politico. Quando ci si reca all’urna per eleggere un uomo, o una donna, o un Lgbt, il giudizio è personale, non è un giudizio astratto. Lo so che si vorrebbe far passare la legge per cui non sarebbe politicamente corretto esprimere giudizi sulle attitudini delle persone. Ma per noi quella è solo una cacata legge, una delle tante, meritevole di irrisione. N.d.Ar.]

    Ps: non ho capito la frase “ Lei sa bene che noi di Nusquamia pubblichiamo quasi tutto…” forse voleva anticiparmi l’esclusione del suo diario, se i commenti non saranno di suo gradimento?
    [I giudizi difformi sono benvenuti e graditissimi. Credo nella dialettica degli opposti, perciò vado alla ricerca di punti di vista in opposizione al mio, o ai miei, perché dalla guerra delle idee nascono talvolta cose anche egregie (dalla guerra, e non dalla condivisione!). Soprattutto quando sono espressi lealmente e senza cacheggio di disinformazione, del tipo: “Mi può dire, caro Aristide, che cosa faceva Gandolfi in piazza della Libertà a Bergamo con una cartelletta gialla?”. Mi dànno fastidio — questo è vero, e non è la prima volta che lo dico — i commenti, soprattutto virali, che vorrebbero abbassare il tono di Nusquamia per screditare un lavoro politico e intellettuale che è frutto di un impegno assiduo e paziente di anni. Apprezzo il dissenso aperto, disprezzo il lavorìo di logoramento ai fianchi. Ma non mi sembra che questo fosse il suo intendimento. N.d.Ar.]

  43. In poche parole

    Provo a riassumere in poche parole, e povere, il messaggio dei miei ultimi commenti: se veramente nelle segreterie dei partiti residuali del centrodestra e nello stesso Moloch salvinesco fascioleghista si ritiene di dover voltare pagina a Curno, e scalzare la “sinistra”, sconfessino i loro rappresentanti locali, e accettino di stare fermi un giro, come nel gioco dell’oca. In ogni caso, con questi rappresentanti locali non toccano palla, e fanno brutta figura. Li inducano dunque a fare un passo indietro. Uso la stessa espressione che usavano nei cofronti di Gandolfi, più di un anno fa, nel febbraio 2014, quando Locatelli si apprestava a lanciare il suo Obiettivo Curno, «a cura del Gruppo consiliare Curno oltre – Lega nord», il cui fossile è ancora possibile “ammirare” in Internet. Nel frattempo Marcobelotti ha sfanculato Cavagna il Giovane, pupillo di Locatelli; ma è vero che adesso Cavagna il Giovane fa di tutto per piacere alla Lega nord: con il consenso del Locatelli, oppure si è messo in proprio? Il fossile dell’Obietivo Curno non viene buttato in discarica, credo, per dissensi intervenuti con Quantile, che verisimilmente ne detiene le chiavi.
    Ho scritto qui sopra: «se veramente […] si ritiene di dover voltare pagina a Curno, e scalzare la “sinistra”…». Scrivendo così non ho fatto altro che riportare un loro modo di vedere le cose, espresso nei termini con cui sussurravano a Gandolfi i loro “buoni consigli”. Questo non significa che sia d’accordo nell’attribuire agli aziendalsimilprogressisti la nobile patente della sinistra: nobile, se penso alla tradizione di socialismo umanitario che Occhetto mise in non cale e che Renzi ha rottamato. Gli aziendalsmilprogressisti sono i peggiori nemici di quella nobile tradizione. Il fatto che, come il cucùlo, abbiano deposto le loro uova malefiche nel nido della sinistra costituisce un’aggravante e non fa velo alla nostra capacità di analisi politica.

  44. Anarchico borghese?

    Questo che vedete è il talloncino della pagina Twitter di Isaia Invernizzi, giornalista di Bergamo news: si definisce “anarchico borghese”.
    Non intendo discutere sull’associazione dei due termini, “anarchico” e “borghese”, che alcuni diranno essere un ossimòro. Lo è, in effetti: questo non toglie che alcuni ossimòri possano essere invenzioni linguisticametne efficaci,a volte tutt’altro che stolte (ossimòro, in lat. acute stultum, deriva da ὀξύς, “acuto” e μωρός “stolto”): ne troviamo un bell’esempio nella locuzione italiana “un silenzio eloquente”, che contiene, spesso, un giudizio sferzante.
    No, non m’impressiona l’ossimòro. M’impressiona che Isaia Invernizzi si definisca «guardiano social» su Bergamo news. Un po’, a dire il vero, m’impressionerebbe l’espressione stessa, angloitaliana; ma, anche questa volta, transeat. M’impressiona più che altro la congerie di attribuzioni: e mi domando come uno che è «anarchico» (un ribelle, insomma), «borghese» (nel senso nobile della parola, immagino, com’era borghese Thomas Mann, per esempio), «guardiano» (cioè sentinella indomita, come nel mitico giornalismo anglosassone) e per giunta «social» possa sentirsi in pace con se stesso lavorando a Bergamo news. Ricordo, per brevità, tre peccatucci diBergamo news dai quali Isaia Invernizzi dovrebbe prendere le distanze:
    a) i redazionali privi di idonea stampigliatura identificativa e connotazione grafica, utili per fare differenza tra redazionale e articolo d’informazione: come quello Toyota, quello famoso con la dott.ssa Serra fasciata e tricolorata, per esempio;
    b) gl’innumerevoli conigli mediatici del Pedretti, nella stagione d’oro del politico territoriale orobico;
    c) l’articolo che riproduceva paro paro i termini della denuncia del Pedretti a carico di Aristide, tempestivamente pubblicato pochi giorni dopo la presentazione della denuncia, con tanto di nome all’anagrafe e indirizzo completo di Aristide: città di residenza, via e numero civico:

  45. Conto alla rovescia il pelocaprino trema. permalink

    Con quella faccia un po’ così
    quell’espressione in po’ così
    che abbiamo noi
    prima di andare a Bergamo, laggiù,
    che ben sicuri mai non siamo
    che quel posto dove precipitiamo
    non c’inghiotte e non torniamo più.
    [Ho modificato due parole per ragioni metriche, forse. N.d.Ar.]

    Canzone meravigliosa scritta e edita da un magistrale Paolo Conte (non conti, conti non c’azzeccherebbe un c…o) interpretata da un maestro bistrattato, Bruno Lauzi. Bistrattato perché da bravo artista, l’artista non è ammanigliato a destra o a sinistra. E, per quel che mi risulta, se non sei dell’ovile di sinistra… non hai titoli per essere considerato essere, quindi sarai -bistrattato-, appunto.
    Piccola divagazione per dire che tale è la faccia, quale è l’uomo!?

    • Bruno Lauzi fu un esponente esimio della scuola genovese. Scrisse canzoni meravigliose, come questa che presentiamo qui sotto, ‘Il poeta’. Si dice che la canzone fosse stata composta per Luigi Tenco, che morì suicida, proprio come il poeta del quale qui si narra. Ma non è vero. Lauzi aveva composto la canzone qualche anno prima, ma la tenne nel cassetto, perché non aveva avuto il visto della censura: per la questione del suicidio, appunto.

  46. Roma batte Curno
    Noblesse oblige: Chardonnay per il Pedretti ma, per il prof. Ignazio Marino, Amarone della Valpolicella, ohibò!

    Qui sopra leggiamo, sull’Huffington Post (fare clic sull’immagine) di una bottiglia di vino «istituzionale» allegramente e istituzionalmente consumata in compagnia di due commensali da Ignazio Marino, del costo di 55 euro. Ma c’è di meglio. Quando è presente nella lista dei vini, e in abbinamento al filetto di manzo, lui beve Amarone.
    Ma vediamo come Marino si sia dato la zappa sui piedi, tutto da solo, tra gli sghignazzi dei suoi nemici renzisti. Aveva detto: “Ma insomma, è tutta una montatura mediatica contro di me. Le mie erano cene istituzionali, porterò gli scontrini e si sgonfierà tutto”. Li ha portati, e se ne sono viste delle belle.
    Oh, santa ingenuità di questo rappresentante paradigmatico della stramaledetta, strafottuta “società civile”! Che ci sia una montatura mediatica sarebbe anche vero. Certo, si vuole parlare a tutti i costi di Marino, e delle sue spesucce miserabili (sul piano etico) per far dimenticare l’altro. Così come si parla di “Mafia Capitale”, come se fosse un’emergenza, invece di parlare di ordinaria malapolitica, dove il Pd è immerso fino al collo. Così, fatti fuori i Casamonica, tutto torna come prima. Eh no, merda! Analogamente, Renzi vuole focalizzare l’attenzione su Marino: ci si leva Marino dai piedi, e tutto torna come prima.
    Questo non toglie che Marino sia un impunito (nel senso romanesco di “sfrontato”), e anche un po’ coglione, nella sua impudenza. Oltre tutto, era già incappato in un incidente del tutto simile, una questione di rimborsi allegri, negli Usa: si veda Ecco la lettera con cui Pittsburgh smonta punto per punto la versione di Ignazio Marino.
    Apprendiamo dunque che per i suoi pasti «istituzionali» il prof. Ignazio Marino, sindaco di Roma, «quando ha voglia di mangiare specialità della cucina romana» sceglie quasi sempre il ristorante “Archimede sant’Eustachio”; se invece preferisce «gustare il pesce, si reca al ristorante “Sapore di mare”». Entrambi i ristoranti sono vicino a casa sua. Tutto pagato con la carta di credito del Comune. Nel primo ristorante «con un senatore e un suo accompagnatore lo scorso sei marzo ha speso 160 euro per due bottiglie di Amarone». Di veda Gli scontrini di Marino alla Corte dei Conti.

    In fatto di rimborsi allegri il Pedretti, al confronto di Marino, non è nessuno. E se è vero, come scrive il Corriere della Sera (si veda Quelle note spese dallo chardonnay al cavo da due euro), che il Pedretti comprava «vino, Chardonnay o Cottafava, in un noto locale di Curno, per circa 810 euro», almeno l’importo unitario delle bottiglie di vino non raggiunge gl’importi del prof. Marino. Il quale potrà invocare, forse, lo stato di necessità appellandosi al comma “noblesse oblige” di una cacata legge che non conosciamo.

    P.S. 1 – Ho cercato su Bergamo news un analogo articolo, dove si parli delle spese allegre di Marino rapportate a quelle dei consiglieri bergamaschi della Regione lombarda. Ho cercato, ma non ho trovato. Eppure a Bergamo news vantano fra i giornalisti un «guardiano social»: così si definisce Isaia Invernizzi. Peccato, avrebbe potuto darci un saggio di giornalismo anglorobicosassone, onesto, sferzante, ben documentato. Non è detto che non lo faccia, appena troverà il tempo.

    P.S. 2 – Credo che i due gatti padani, miagolando fa loro e con i loro amici, troveranno disdicevole questo articolo, diranno che contiene un attacco personale, invocheranno la cacata legge del diritto all’oblio e via dicendo. Cioè, secondo loro, saremmo tenuti al rispetto del patto di non belligeranza sottoscritto tra loro, tra i notabili delle famiglie curnensi. Tutt’al più, secondoloro, sarebbero ammesse scaramucce istituzionali, più che altro sotto elezioni, nel solco delle linee guida dei partiti e degli attori del territorio. E i volantini anonimi, le denunce anonime, gl’intrighi antigandulfiani? Diranno che è acqua passata, immagino. Col piffero! Sia ben chiaro che noi non siamo parte di quel rassemblement e non abbiamo sottoscritto alcun cacato patto.

  47. Anniversari

    8 ottobre 2015
    L’8 ottobre del 1967, 48 anni fa, Ernesto «Che» Guevara venne catturato in Bolivia. Era ferito alle gambe, il giorno successivo sarebbe stato ucciso. Le autorità boliviane pensarono di fare una cosa intelligente diffondendo la fotografia del Che adagiato su una vasca dell’obitorio: speravano di demoralizzare gli avversari. Ma quella foto (la vediamo qui sopra) fece il giro del mondo e la somiglianza del Che con il Cristo morto del Mantegna, conservato alla Pinacoteca di Brera, con quello scorcio prospettico, ne fece un’icona inquietante.

    Al Che è dedicata la canzone Hasta siempre del cubano Carlos Puebla, scritta in occasione della pubblica lettura, da parte di Fidel Castro, della lettera indirizzatagli dal Che, con la quale annunciava l’intenzione di esportare la rivoluzione nel mondo. La canzone è un saluto affettuoso, intriso di tristezza per la dipartita del Che e orgoglio per le imprese compiute nella Sierra Maestra prima, nella Battaglia di Santa Clara, poi.

  48. Sobrietà

    Ho dato un’occhiata alle pagne Facebook di Marcobelotti e Pedretti.
    Di solito, quando il Pd è in difficoltà, loro non mancano di farlo notare. Adesso il Pd è nella merda, tanto più che Marino ha annunciato le dimissioni, lasciando intendere, però, che ci sarà un regolamento dei conti.
    Com’è noto, Marino viene fatto cadere (più precisamente, viene costretto alle dimissioni) prendendo a pretesto i rimborsi comunali allegri. Ma Roberto Pedretti, già condannato in primo grado dalla Corte dei Conti a rifondere il corrispettivo dei rimborsi allegri (regionali, questa volta) a suo tempo percepiti, non gira il coltello nella piaga. A fortiori, come si dice, non gira il coltello nella piaga (del Pd) nemmeno Marcobelotti. E te pareva…
    Si veda sul Corriere della Sera Rimborsi pazzi, condannati altri quattro consiglieri.
    La prima udienza del procedimento penale intentato contro i consiglieri regionali lombardi chiamati sul banco degli accusati per i rimborsi pazzi è stata celebrata il 1° luglio 2015. La seconda udienza era fissata per il 15 settembre. Svolta in un’aula bunker, l’udienza è durata pochi minuti, giusto il tempo di assegnare il processo a giudici diversi da quelli di fronte ai quali era cominciato. Dunque il processo è rinviato a nuova data, fissata per il 12 gennaio 2016. Si veda Spese pazze in Regione: cambiati i giudici, il processo è rinviato.

    P.S. – Ma poi Marino parlerà? Magari! Ricordo il tempo quando Craxi viveva, esule fuggitivo, a Hammamet (se fosse tornato in Italia, sarebbe finito in carcere). E noi tutti speravamo che, da laggiù, si levasse i sassolini dalla scarpa: l’Italia ci avrebbe guadagnato. Insomma, muoia Sansone con tutti i filistei. Ma i filistei l’ebbero vinta, Craxi non parlò, maledizione!

  49. Peculato

    Trascrivo dal Corriere della Sera di venerdì 9 ottobre 2015, p. 2:

    Peculato – Per il Codice penale è il reato commesso da un pubblico ufficiale, o dall’incaricato di un pubblico servizio, che si appropria di denaro o di altro bene mobile altrui, affidatogli in ragione delle sue funzioni. È il caso, per esempio, di un sindaco o di un consigliere regionale che utilizza i rimborsi spese per pagare cene private o iniziative che non hanno alcuna giustificazione legata al ruolo istituzionale rivestito.

  50. Remo Traìna «guarda con favore alla militanza in un partito»
    Un giornalista “pane al pane e vino al vino”

    Un resistente mi segnala un pezzullo di Remo Traìna (vedi), noto giornalista anglorobicosassone, pubblicato il 17 luglio nella pagina del suo libro di facce (Facebook).
    Il giornalista si dichiara pensoso del «futuro di Forza Italia, del centro destra, della politica italiana, in generale». Ci fa sapere di essersi avvicinato a Toti, durante una manifestazione pubblica, di avergli chiesto ragguagli, ma di non aver avuto risposta soddisfacente. Suggerisce che Berlusconi debba «avere coraggio di dar spazio ad altre persone e poi fare il padre che dà consigli. Semplicemente ricreare i club o sezioni, fare i congressi in ogni paese e città sino al congresso nazionale per eleggere i vertici del partito». Considera che «alle elezioni comunali il centro-destra và [ahi ahi, quell’accento! N.d.Ar.] in ordine sparso 2, 3 4 liste e si perde: vedi: Curno, Mozzo, Valbrembo, Boltiere…».
    A questo pezzullo seguono messaggi d’incoraggiamento. Noi, senza però menomamente tremare, ci domandiamo: e se Remo Traìna si candidasse? Beh, non abbiamo problemi: gli risponderebbe il giornalista resistente Romolo Spintoni, come già avvenne nel passato (qualche lettore si ricrderà, forse).

    Ma non è finita. Rispondendo a un amico che gli passa la palla, Traìna tira in porta, poi sarà quel che sarà:

    Berlusconi lo dica che Salvini è il leader, e così ci confrontiamo e si può costruire un cammino comune per i problemi del nostro Paese. Inutile tenere nascosto bisogna essere chiari nelle scelte….

    Ecco infine l’intervento del “nostro” Max Conti che, nel gioco delle parti, fa finta di meravigliarsi:

    Io invece non mi meraviglio. Penso a quell’articolo del Traìna sulla telecamera nascosta in un magazzino del Comune di Curno. Credo che la dott.ssa Serra non abbia gradito, neanche qualcun altro. A proposito, com’è andata a finire? Già in un commento precedente suggerivo l’opportunità, dopo l’annuncio, di un minimo di approfondimento: giornalismo anglosassone, e non anglorobicosassone. Ma, più che altro, ci pareva di capire che per qualcuno sarebbero state “mentule acri”: si veda Ma a Bergamo news non si fa parola della «telecamera nascosta». E adesso per qualcuno sono “mentule acri”. Provate a rileggere l’articolo, fatevi una domanda e datevi una risposta (marzullescamente parlando).

  51. Greta e Vanessa: dunque, fu pagato un riscatto?

    Copio e incollo dal sito di Rai news: si veda Siria: per il riscatto di Greta e Vanessa pagato un riscatto da 11 milioni di euro.

    11 milioni euro. Questo il riscatto che sarebbe stato pagato per il rilascio di Greta e Vanessa, le due ragazze italiane rapite in Siria lo scorso anno. Lo dicono fonti giudiziarie di Aleppo, secondo cui una delle persone coinvolte nel negoziato è stata condannata per essersi intascata circa metà dell’importo.
    […] Greta e Vanessa sono state liberate lo scorso 15 gennaio dopo oltre 150 giorni di prigionia. Originarie una di Besozzo, in provincia di Varese, l’altra di Brembate, nel bergamasco, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, 20 e 22 anni, quando sono state rapite erano al loro secondo viaggio in Siria in poco meno quattro mesi. Vanessa studia mediazione linguistica e culturale all’Università di Milano, dove ha cominciato a imparare l’arabo oltre all’inglese. Greta è volontaria della Croce Rossa ed era già stata in missione in Africa.

    Il ministro Gentiloni a suo tempo aveva affermato, come da copione, che le voci di pagameto di un riscatto «erano solo illazioni». Alla Farnesina, come da copione, tuttora «non risulta nulla di quanto asserito». Agli atti risultano la sentenza del tribunale di Aleppo e l’inchiesta dell’emittente araba al Jazeera che ha diffuso il documentario significativamente intitolato The Hostage Business:

    Naturalmente, la sentenza del tribunale di Aleppo e l’inchiesta di al Jazeera non sono oracoli. In mancanza di riscontri e approfondimenti, non andranno prese per oro colato. Spero però che nessuno ci venga a dire che l’ipotesi di pagamento di un riscatto è obbligatoriamente cervellotica. Almeno questo.
    Invece i pirati somali si sarebbero contentati di 525.000 $ per il rilascio di Bruno Pellizzari e della sua compagna Deborah Calitz, rapiti della Tanzania a fine 2010 e liberati nell’estate del 2012. All’epoca si disse che la loro liberazione fosse avvenuta grazie a un blitz della polizia somala; l’allora ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, disse, come da copione: «Escludo che sia stato pagato un riscatto».
    La voce che Greta e Vanessa siano state violentate dai rapitori non ha riscontro oggettivo o soggettivo, men che meno che abbiano avuto rapporti consenzienti con i medesimi, come incautamete affermò l’ex ministro Gasparri, il quale dava per scontato che le due volontarie fossero cadute vittime della cosiddetta sindrome di Stoccolma. Sia come sia: se non è politicamente scorretto, varrebbe la pena sottolineare l’inopportunità che persone inesperte, soprattutto se donne, si addentrino a cuor leggero nella tana del lupo. Abbastanza correttamente, d’altra parte, le due ragazze, tornate incolumi dalla brutta avventura, hanno chiesto scusa ai genitori e all’Italia. Si veda Greta e Vanessa, l’abbraccio con i genitori. «Chiediamo scusa all’Italia»..

  52. Raimondo permalink

    Stiamo tranquilli. Il giornalista che il mondo ci invidia, ma non lo lasceremo mai andar via, è troppo prezioso in ambito anglomongoorobicosassoicogiornalistico.
    Egli (Traìna) dice che non è mai stato né apartitico né neutro, su suggerimento incalzante, ma non troppo, di un certo Massimo Conti. E’ bravo questo Massimo.
    Perforza non è apartitico, non pare che i partiti li abbraccii tutti? ops, c’è stata una folata di vento, la bandiera ha cambiato verso per caso?

    • Il giornalismo anglorobicosassone ci tratta da malfattori

      Noi scherziamo, abbiamo scherzato e continueremo a scherzare sul giornalismo anglosassone o, per esere precisi, paludato di anglosassone obiettività: i fatti separati dalle opinioni o — meglio ancora, ma io direi peggio — un giornalismo senza opinioni. Vorrebbero che noi ci scappellassimo davanti alla loro “professionalità”. Ma noi, che saremmo poco propensi a scappellarci davanti al mitico giornalismo anglosassone, figuriamoci se ci scappelliamo per quello anglorobicosassone. Come se non avessimo imparato a conoscerli, certi giornalisti, a cominciare dalla mitica Sara(h) Agostinelli, colei che era presente alla riunione di Consiglio, dove Gandolfi esponeva le ragioni della destituzione del Pedretti dalla carica di vicesindaco. Ma nessuno vide mai un articolo di resoconto della movimentata seduta di Consiglio. Meglio ignorare, sopire e troncare, troncare e sopire. Sobrietà. Tutto questo avveniva a 6,5 km dalla redazione del suo giornale e, ripeto, la giornalista era presente, ed era presente per dar conto della seduta di Consiglio. Nessuno vide l’articolo e se anche lei lo scrisse, non fu pubblicato, e la giornalista non protestò, in nome della dignità della professione ecc. In compenso firmò un manifesto di solidarietà per un giovane ricercatore triestino che era stato tenuto in stato di fermo, a Copenhagen, per aver partecipato a non so più quale manifestazione. Tra i firmatari di quel manifesto figuravano persone famose, è importante firmare i manifesti, non dico di no. Ma è anche importante spiegare perché il Pedretti è stato desitutito, tanto più che a quel tempo, sotto la direzione di Ongis, l’Eco di Bergamo faceva di tutto per dire del Pedretti, spesso per dirne bene, come ben sa il buon Traìna (con l’accento sulla “i”, mi raccomando!).
      Il giornalismo anglorobicosassone ha sempre trattato Gandolfi come un virus da debellare (un “malfattore” come dice quella canzone anarchica che riproponiamo qui sotto), conseguentemente si è dato il ruolo di antibiotico, ma viribus unitis, cioè con l’unione delle forze “sistemiche” schierate in campo. Poco importa che Sara(h) Agostinelli fosse figlia di un importante uomo della sinistra bergamasca (fra l’altro, mi dicono che è una persona seria), e che sia lei stessa donna di sinistra: in quella fattispecie non aveva problemi a dare una mano al Pedretti, era normale, tutto normale, come quando si somministrano due medicine insieme, basate su principi diversi, ma convergenti all’estirpazione del male.
      Non ci commuoverà dunque qualche scaramuccia che eventualmente nasca fra i due schieramenti di cosiddetta sinistra e di cosiddetta destra, come pure fra i rispettivi giornalisti di riferimento e fra i giornalisti e i politici indigeni: ma è cosa poco probabile, perché cane non morde cane, indipendentemente dalla razza. Del resto, non ha senso prendersela più che tanto con il Traìna che, se non andiamoerrati, obbedisce a logiche non propriamente sue, talora ne è perfino vittima. Non ce l’abbiamo con lui, ce l’abbiamo con il “sistema”; a lui chiederemmo soltanto di essere un po’ meno “sistemico”, nei limiti del possibile, niente di più: cosa che avremmo parimenti chiesto a Sara(h) Agostinelli, se non fosse poi scomparsa.
      Il Traìna sarebbe dunque, preferibilmente, un ex democristiano conservatore, e rivendica una sua coerenza di ex democristiano nelle file del centrodestra. Che dire? Ne ha facoltà, come dice quel trombone televisivo, di area un tempo dalemiana, quando si trattò di raggiungere certi traguardi; adesso sarà renzista, immagino. Ma di che ci meravigliamo? La cosiddetta sinistra è piena di ex democristiani, o comunque di scuola democristiana, basti considerare lo scout cattolico Renzi. La famiglia è la stessa. Questi non saranno mai al servizio del popolo e hanno un nemico in comune: una visione disincantata della realtà, laica e razionale, dove l’onestà ha pienezza di significato, essendo l’onestà parente povera dell’onore. Per noi l’onore non sarà propriamente tutto, ma è quasi tutto. Perciò siamo indigesti a lorsignori, e ne siamo felici. Se parlassero bene di noi, cominceremmo a preoccuparci. E poi, scusate, quale onestà? Quella dei partiti e degli uomini politici che si dicono onesti? E noi dovremmo credergli sulla parola? Seh! Come la storia che “non abbiamo pagato un riscatto per Greta e Vanessa”.

      • Scaturigine libertaria dei resistenti curnensi

        Se avete prestato attenzione alle parole del Canto dei malfattori, qui sopra, avrete notato come questo canto, composto nel lontano 1891, si adatti benissimo alla situazione curnense. Già perché la sopraffazione del potere, la mistica con la quale si vorrebbe che la sopraffazione fosse “condivisa” e sopportata cambia i panni, ma è sempre la stessa. Si considerino in particolare queste tre strofe, che abbiamo commentato velocemente, in corsivo e tra parentesi quadre:

        Chi sparge l’impostura [il becchime per uccellare i cittadini…: N.d.Ar.]
        avvolto in nera veste [a quel tempo… oggi, invece, portano la divisa “politicamente corretta”; all’occorrenza, sandali francescani: N.d.Ar.]
        chi nega la natura [ai nostri avversari piace andar contro natura: N.d.Ar.]
        sfuggiam come la peste.

        Sprezziam gli dei del cielo [contro la mistica! N.d.Ar.]
        e i falsi lor cultori [i sacerdoti dell’oracolo mistico: N.d.Ar]
        del ver squarciamo il velo [sì, la demistificazione! N.d.Ar.]
        perciò siam malfattori.

        […] Leggi dannose e grame [le “cacate carte”: N.d.Ar.]
        di frode alti stromenti,
        secondan sol le brame [sono assatanati e ambiziosi: N.d.Ar.]
        dei ricchi prepotenti.

        • Il matrimonio era un «inferno coniugale», secondo Tolstoj
          Oggi — peggio ancora — è un inferno politicamente corretto

          Contro il matrimonio

          Sempre dal Canto dei malfattori estraggo queste altre due strofe, dove si prende posizione contro il matrimonio come istituzione regolamentata da cacate leggi. Oddio, personalmente non sarei del tutto d’accordo, perché penso che se il matrimonio fra un uomo e una donna ha senso, lo ha come istituzione, e non come vincolo d’amore (queste sono romanticherie perniciosissime). Perlomeno, un tempo le cose stavano così. Oggi però, considerata l’ansia istituzionale degli Lgbt e alla luce delle leggi punitive e con effetto retroattivo che si vogliono irrogare a danno del maschio (l’ultima, se non sbaglio, riguarda il periodo di congedo per la cura dei neonati) trovo che il matrimonio eterosessuale sia un pessimo affare. Lo lascerei agli Lgbt, ai quali non oso dire “Auguri e figli maschi!”, come usava una volta: mi limito a formulare auguri semplici.
          Ebbene, anche in questo, nell’irrisione al matrimonio sotto l’egida di cacata legge, il Canto dei malfattori risulta di straordinaria attualità. Ecco le due strofe che dicevo: la prima costituisce aperta apologia di libero amore, dal quale discenderebbe l’inutilità dei postriboli, proclamata nella seconda strofe.

          Amor ritiene uniti
          gli affetti naturali
          e non domanda riti
          né lacci coniugali

          Noi dai profan mercati
          distor vogliam gli amori,
          e sindaci e curati
          ci chiaman malfattori.

  53. Mentre le reliquie della destra curnense ex berlusconiana registrano la diserzione degli ascari e la fuga dei cammelli
    Una notizia che ha commosso le truppe cammellate curnensi della Lega e del Pd

    La spiaggia di San Rossore un anno fa è stata ripulita con impiego di cammelli dromedari, potenti mezzi di trasporto biologici e politicamente corretti. Oltre che biologici, i cammelli impiegati alla bisogna sono — udite, udite! — di casa, sono tasselli imprescinibili della cultura locale.. Apprendiamo infatti che a san Rossore sono presenti ormai da tre buoni secoli, dal 1622 al 1944. Adesso si pensa di ripopolare l’area di dromedari, detti anche cammelli arabi, o cammelli indiani.
    Questo c’induce a sostenere che colà, in Toscana, il dromedario (il cui nome latino, secondo la classificazione del Linneo, è Camelus dromedarius) è una bestia identitaria (a questo punto: squitti di piacere da parte degl’identitaristi lombardi, in particolare bergamaschi e curnensi).
    Ricordo infine, per la goduria dei fascioleghisti di osservanza salvinesca, che l’Italia vanta una nobilissima tradizione di truppe cammellate, come testionia il francobollo qui sotto illustrato.

    • Hanno perso la mamma: saranno adottati dal Comune di Curno?

      Ecco un’idea per l’amministrazione serrana, sempre alla ricerca di pretesti per apparire sui giornali, celebrare inaugurazioni, farsi fotografare con micidiali sorrisi in occasioni ufficiali, fare la parte del leone in articoli mozzafiato del noto giornalista anglorobicosassone Traìna.
      I due camelidi cuccioli che vedamo nella foto hanno perso la mamma. Ebbene, alla luce anche della Carta dei diritti degli animali adottata dal Comune di Curno, non trovate che sarebbe cosa sana e giusta, equa e salutare, che il Comune di Curno adottasse i pargoli e che gli animalisti curnensi si avvicendassero al disbrigo delle mansioni di allattamento?

  54. Un argomento di 3^F, contiguo alla mistica dell’identitarismo
    Geniale presentazione acustica degli accenti regionali

    In realtà, prima di Edoardo Mecca, un analogo e forse più impegnativo slalom tra i dialetti — anche sotto il profilo linguistico, oltre che acustico — era stato affrontato dall’attore Enrico Brignano,come si può verificare recandosi alla pagina Tutti i dialetti delle regioni d’Italia in soli 2 minuti: la prova dell’attore Edoardo Mecca è da applausi.

  55. Perché L’Isis fa uso pressoché esclusivo di auto Toyota?

    Il quotidiano La stampa riporta la seguente notizia:

    Il Dipartimento del Tesoro americano è alla ricerca di informazioni da Toyota per capire come mai l’Isis ha a disposizione un così gran numero di Suv e pick-up della casa automobilistica giapponese. Veicoli che ha trasformato in mezzi da combattimento. Lo affermano i media Usa, precisando che è stata avviata un’indagine in merito.

    Si veda: Perché L’Isis usa solo auto Toyota?. In effetti, nel filmato presentato in questa pagina si vede un numero impressionante di Toyota in dotazione all’Isis.
    Mi domando se qualche esponente dell’amministrazione serrana, che è in ottimi rapporti con la Toyota, sia in grado di dare una risposta all’angosciante quesito. Si potrebbero icrociare le iformazioni reperite in loco, presso il concessionario curnense della Toyota, con quelle acquisibili utilizzando il canale privilegiato istituito tra Curno e Betlemme: com’è noto, la sindachessa di Curno, Perlita Serra, è amica della sindachessa di Betlemme, Vera Baboun. E la Vera Baboun qualcosa deve pur sapere.

  56. Ci saranno ricadute curnensi?
    Fuga di notizie dal Vaticano: e c’è chi parla di un “nuovo Vatileaks”

    Nel diario del noto vaticanista Sandro Magister leggiamo una lettera di critica dei metodi del Sinodo sulla famiglia, firmata da tredici cardinali. La lettera sarebbe stata consegnata a papa Francesco lunedì 5 ottobre, all’inizio dei lavori del Sinodo dal cardinale George Pell. I firmatari erano tutti presenti in aula.
    C’è grande fermento in Vaticano, è evidente; però il cardinale Angelo Scola afferma: «Io non ho firmato niente, ci stiamo confrontando con grande armonia e serenità. Non ci sono partiti, al Sinodo». Vero, però è anche vero che tredici cardinali hanno firmato e che America, la rivista dei gesuiti di New York, non solo conferma tutto, ma approfondisce l’argomento.
    Poiché a Curno i serrani pretendono di cammellare le gerarchie ecclesiastiche, ci sentiamo in dovere di tenere informati i lettori sui fermenti vaticanisti che i serrani probabilmente intendono distorcere a proprio vantaggio, perseguendo due fini (due piccioni con una fava): a) catturare il consenso dell’elettorato cattolico; b) segnalarsi, a fini di carriera personale, negli ambienti che contano come possibili candidati a coprire tutti e possibili i ruoli che contano in ambito orobico, regionale, ausonico, europeo e mondiale. Poiché non ci piace ragionare a vanvera, rimandiamo alla lettera, che porta la data del 12 ottobre 2015, pubblicata da Sandro Magister: si veda Tredici cardinali hanno scritto al papa. Ecco la lettera. Vi si legge, tra l’altro:

    La mancanza di una partecipazione dai padri sinodali alla composizione della commissione di redazione ha creato un notevole disagio. I suoi membri sono stati nominati, non eletti, senza consultazione. Allo stesso modo, chiunque farà parte della redazione di qualsiasi testo a livello dei circoli minori dovrebbe essere eletto, non nominato.

    Sia come sia. A questo punto ci domandiamo se, a seguito dei fermenti testimoniati dallo scoop di Sandro Magister, assisteremo a riflessi curnensi. Per esempio, ci sarà anche quest’anno una lettura dei Salmi da parte della dott.ssa Serra, in un consesso di VIP orobici, e quali salmi saranno letti dalla dott.ssa Serra?
    La dott.ssa Serra, alla luce delle “buone pratiche” Lgbt che la giunta serrana si è impegnata a mettere in campo, in nome dei cittadini curnensi, coglierà la palla al balzo per chiedere una precisa presa di posizione vaticana in favore della famiglia Lgbt e chiederà che, onde levare di mezzo ostacoli ormai vecchi, superati, stantii, si proceda senza frapporre indugi a una revisione della Bibbia, per esempio di questo passo del Levitico? (cfr. Levitico, 20, 13):

    Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.

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