Skip to content

L’Italia, i profughi, l’Is(is) e… Renzi

14 ottobre 2015

Renzi vorrebbe accreditarsi statista, novello Cavour

—————————————————————————————————————————————-.

Bombardamenti in Siria_01Putin giuoca in Siria una campagna spregiudicata. L’intensità dei bombardamenti, dichiaratamente finalizzati a una soluzione politica nello scacchiere del Vicino oriente, è praticamente duplicata rispetto all’inizio delle operazioni. Le sortite aeree nell’arco di 24 ore, qualche giorno fa, sono state ben 55. Gli analisti militari ritengono probabile, a questo punto, un’offensiva di terra. Logica vorrebbe che Obama e Putin trovassero un accordo per debellare il califfato che ha proclamato guerra all’Occidente cristiano, Russia compresa. Ma, com’è noto, Obama tentenna per due ragioni: è stato insignito del premio Nobel per la pace e non vede di buon occhio l’appoggio della Russia al dittatore siriano Assad. Renzi, per parte sua, vorrebbe sedersi al tavolo del vincitore, come fece Cavour che spedì 18.000 uomini in Crimea, perché combattessero a fianco dei turchi, dei francesi e degl’inglesi schierati contro l’Impero russo. Cavour contava così di avere l’appoggio della Francia alle mire egemoniche in Italia della dinastia sabauda, e lo ebbe. Renzi pensa di conseguire un prestigio analogo, mettendo in atto ipocrite operazioni di peace-keeping in Siria e con qualche bombardamento in Iraq, per giunta il più tardi possibile.

—————————————————————————————————————————————-.

Su Nusquamia abbiamo trattato, a più riprese, il problema dei profughi e dell’atteggiamento che il governo italiano dovrebbe tenere, sotto un profilo razionale, alieno dalle suggestioni retoriche, dal calcolo elettorale e da intenzione servile nei confronti di chicchessia. Il punto di vista “nusquamiense” è stato espresso, in particolare, nei seguenti contributi:

Profughi in Italia

• Sempre a proposito di opposti paraculismi, cade a proposito un articolo di Cacciari

• Immigrati alle porte dell’Italia: ma la questione ha una dimensione europea

• Giuliano Ferrara sul Foglio: «Noi filistei pieni di amore dobbiamo pulire dove altri defecano e curare la scabbia. Stop»

• Letto sul Foglio di Giuliano Ferrara: oltre il piano B di Renzi, che lascia a desiderare, ci sarebbe anche il piano G.

Fermare la guerra: se necessario con la minaccia della guerra, o con la guerra stessa

Ancora sui nuovi esuli, cosiddetti migranti: da quando in qua la guerra si chiama “funzione educativa”?

Tutelare la pace con la guerra, o con le manovre di guerra, è davvero politicamente scorretto?

Qui di seguito provo a riassumere quanto ho scritto sparsamente quest’estate, opportunamente aggiornandolo agli ultimi sviluppi della situazione nel Vicino oriente, da che la Russia ha cominciato a bombardare certi suoi obiettivi, come vedremo, in Siria. Faccio presente che le posizioni qui argomentate sono espresse a titolo personale, senza pretesa d’impegnare i resistenti che – spesso – si recano a questo diario per trovarvi l’informazione negata dalla stampa anglorobicosassone, nonché un pizzico d’intelligenza, che è merce rarissima tra i professionisti della politichetta.

Aggiornamento – A dicembre sono tornato sull’argomento con questo articolo: A proposito dei profughi. L’Europa, in almeno una cosa, ha ragione.

Lo scoop del Corriere della Sera

Nel frattempo è avvenuto che il Corriere della Sera facesse uno scoop, uscendo in edicola il 6 ottobre con un titolo su cinque colonne: vi si annunciava che l’Italia avrebbe bombardato l’Isis [1] e si precisava, nel sommario, che il bombardamento riguarderà l’Iraq, e non la Siria.

italia-bombarda-isis-iraq-1Per leggere l’articolo fare clic sull’immagine.

Su questo scoop si è alquanto malignato: si è detto che la notizia doveva rimanere segreta e che è stata fatta trapelare di proposito per mettere in imbarazzo Renzi, costringerlo a precisare egli stesso e a far precisare da esponenti del governo che la decisione – sì… ma… però… — non è stata ancora presa e che comunque sarà presa dopo un passaggio parlamentare. In mancanza di notizie certe, e diffidando abitualmente di coloro che oracolarmente sempre “sanno tutto”, e mai sono in grado di provare o argomentare quel che dicono, sospendiamo il giudizio.
Noi, che non escludiamo a priori l’ipotesi di un intervento militare dell’Italia contro l’Isis, ci domandiamo, ovviamente, conoscendo il tipetto con il quale abbiamo che fare, quale sia il gioco di Renzi, e perché lo faccia. Potrebbe aver subìto un’iniziativa esterna (abbiamo sempre sostenuto che Renzi è uno “stallone ruffiano” [2]): in altre parole, potrebbe aver ricevuto una “proposta che non poteva rifiutare”; oppure, pur avendo subito un’imbeccata, potrebbe aver deciso di far buon viso a cattivo gioco. In ogni caso – questa è la nostra tesi, e non solo nostra, come vedremo – pare che il suo intendimento, neanche troppo nascosto, sia quello di farsi passare per uno statista di caratura confrontabile con quella di un Camillo Benso conte di Cavour. Scrivevamo a caldo in un commento pubblicato sulla pagina precedente di Nusquamia:

Matteo Renzi, che non è un genio, e che si diceva contrario a interventi militari contro l’Isis, opportunamente telecomandato, si trova a dover prendere atto delle decisioni che lui non poteva prendere, ma che altri hanno preso per lui: l’Italia interverrà militarmente contro l’Isis. Interverrà, si badi bene, mica per fare ‘peace-keeping’, come si dice con orrendo eufemismo, ma per fare la guerra, per bombardare.
Chi dunque fra gli elettori italiani si sentiva portato, se non altro per disperazione, a votare per la Lega, vedendo che l’Italia, opportunamente sollecitata, è un po’meno imbelle, tira un sospiro di sollievo e non vota più i zuzzerelloni leghisti.

Lasciamo però da parte Renzi, almeno per un momento, e vediamo quali siano le convenienze dell’Italia, in una visione d’insieme che vuol essere politica ma non miserabile.

Perché l’Italia non dovrebbe scartare a priori l’ipotesi di prendere le armi contro l’Isis

Angelo Panebianco il 14 settembre 2015 scriveva, in un contesto politicamente corretto – d’accordo – e centellinando le parole, che, così stando le cose, gli europei non possono più permettersi il lusso di stare con le mani in mano (si veda Rimettere i piedi per terra):

Più il tempo passa senza che gli occidentali siano capaci di scuotersi e di dotarsi di una strategia plausibile, più il loro spazio di manovra andrà a ridursi. Proprio in un’area così vitale per la sicurezza europea. […] Gli europei (con la parziale eccezione di francesi e inglesi) sembrano ormai largamente inconsapevoli del fatto che la pace, per durare, debba essere tutelata dalla forza e dalla volontà di usarla contro le minacce.

Panebianco dice benissimo, anche se poi queste parole che noi abbiamo estratto dal suo articolo sono per così dire annacquate da molte altre parole che vi stanno intorno e che, a nostro avviso, hanno il valore di un’offa gettata nelle fauci dei guardiani del politicamente corretto. Un titoletto come quello che leggete qua sopra (“Perché l’Italia dovrebbe…”) il Corriere della Sera non potrebbe permetterselo: ma sono cose che capiamo benissimo, siamo uomini di mondo, non siamo fanatici e non accusiamo nessuno.
Quel che ha scritto Panebianco si sposa benissimo con quanto scrivevamo nel luglio di quest’anno, nell’articolo Profughi in Italia, cit.:

Non dobbiamo commettere l’errore dell’Inghilterra la quale, per l’indecisionismo di Chamberlain, rischiò di essere distrutta dalla Germania, se le briglie del potere non fossero passate a Churchill e non fosse intervenuta l’America. Se Hitler minaccia la guerra, non devi aspettare che Hitler ti metta in ginocchio, prima di cominciare a fare la guerra. La guerra devi farla subito.

Ieri, 13 ottobre, Angelo Panebianco è tornato sull’argomento e affermava (si veda Per Renzi in politica estera verità senza eufemismi):

Chi crede che le ripetute minacce del Califfo contro Roma o che le immagini di San Pietro su cui sventolano le bandiere dello Stato Islamico, siano scherzi, boutade, non ha capito nulla. Spetterebbe a Renzi spiegare all’opinione pubblica come stiano davvero le cose. Il fatto che uno di solito così loquace non abbia trovato ancora le parole giuste per spiegare la verità agli italiani, non è di buon auspicio. Per noi, prima di tutto. Ma anche per la sua futura carriera politica.

Ma su questo articolo di Panebianco e sull’impietoso giudizio a carico di Renzi torneremo nel seguito. Cominciamo intanto a rintuzzare l’accusa, che dò per scontata da parte di certi non intelligentissimi avversari, che prendere atto del fatto che siamo in guerra ed eventualmente rispondere alla guerra con la guerra significherebbe essere guerrafondai.

Il punto di vista nusquamiense al riguardo della pace e della guerra

L’argomento “Se tu sei favorevole a un intervento militare contro l’Isis, allora sei un guerrafondaio” è destituito di fondamento. Tanto per cominciare, noi non “vogliamo la guerra”, semmai non siamo esponenti del fondamentalismo irenico (non siamo “pan-pacifisti”, come anche si dice, meno bene, ma più comprensibilmente), nel senso che non ripudiamo la guerra difensiva. Conseguentemente, così stando le cose, si vis pacem, para bellum. Del resto, qualcuno direbbe che fu guerrafondaio Churchill, il quale guardò in faccia la realtà, pose fine all’autolesionistico traccheggiamento di Chamberlain e prese le armi contro Hitler? Per dimostrare che chi è favorevole all’intervento militare contro l’Isis è un guerrafondaio, bisognerebbe aver dimostrato in via preliminare che: a) non è vero che lo Stato islamico vuole l’annientamento dell’Occidente cristiano (ancorché a parole soltanto: gli aziendalisti non sono certo cristiani); b) ci sono margini di intesa con l’Isis.
Guerrafondaio è chi vuole la guerra “a fondo”, costi quel che costi, appigliandosi a ogni possibile pretesto. Guerrafondaio è il fascista becero. Guerrafondaio è chi vuole la guerra perché pregusta il piacere di una rapida carriera sulla pelle dei soldati di leva mandati a morire per una patria che essi non sentono tale (vedi gli alti ufficiali sabaudi, nella Prima guerra mondiale) o di chi si ripromette profitti di guerra (vedi i “pescecani” della Prima e seconda guerra mondiale). Questi guerrafondai sono gentaglia che condisce le proprie ambizioni e i propri interessi con la retorica patriottarda.
Noi, al contrario, siamo razionali, internazionalisti e nemici giurati della mistica identitarista. Ma siamo anche del parere che se qualcuno ci muove guerra, per sterminarci o, quel che è peggio, per ridurci in stato di schiavitù, abbiamo il dovere di rispondere all’aggressione: in ultima analisi, anche ricorrendo alle armi. Lo so che è politicamente scorretto dirlo, ma non importa: affermo che occorre avere un atteggiamento virile, non effeminato. Uso di proposito un vocabolo – “effeminato” – che era impiegato da Giulio Cesare, quello stesso Cesare del quale Svetonio scrisse con una punta di malignità che era «marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti». [3] Eppure Cesare, per designare l’animo intrepido dei Belgi, all’inizio del suo Bello gallico, dopo aver affermato che la Gallia, nel suo insieme, è divisa in tre parti, una abitata dai Belgi, un’altra dagli Aquitani, la terza dai popoli chiamati localmente Celti e da noi Galli, scriveva:

Horum omnium fortissimi sunt Belgae, propterea quod a cultu atque humanitate provinciae longissime absunt, minimeque ad eos mercatores saepe commeant atque ea quae ad effeminandos animos pertinent important, proximique sunt Germanis, qui trans Rhenum incolunt, quibuscum continenter bellum gerunt. [4]

Un atteggiamento non effeminato, dunque, che però non va confuso con l’atteggiamento del gradasso, del soldato fanfarone, del baüscia. Anche perché siamo del parere che non potrà essere certo l’Italia, da sola, a sconfiggere il califfato: però l’Italia potrebbe svolgere un ruolo non effeminato nella guerra, quando si rendesse necessaria, in ambito europeo e sotto il controllo della politica. Ci mancherebbe altro che si lasciasse che la guerra fosse un affare di stretta competenza dei generali.
Abbiamo fatto presente nelle pagine precedenti di Nusquamia (v. Profughi in Italia, cit.) che un modo corretto e razionale di affrontare il problema dei profughi è tutto il contrario di quello che vorrebbero i fascioleghisti. Riassumendo: si richiede un atteggiamento non effeminato nei riguardi dell’eventualità di una guerra e insieme un atteggiamento soccorrevole nei confronti dei profughi. Però, come abbiamo osservato più di una volta, le risorse dell’Italia non sono infinite, anzi sono parecchio limitate. Nell’immediato è doveroso soccorrere i profughi, per spirito umanitario e cristiano; ma non meno doveroso, per la nostra sopravvivenza, è aiutarli, come talora essi stessi ci chiedono di fare, ad abbattere le cause per cui essi sono costretti a esulare.
In linea di principio, si tratta di collaborare a un progetto europeo che usi al meglio i canali diplomatici, le sanzioni economiche (quando e se funzionano), la minaccia di guerra e, nel caso, la guerra stessa, nei limiti del possibile e senza farsi prendere la mano dai militari e dalle lobby che rappresentano i finanzieri e i pescecani, coloro che realizzano profitti di guerra. Poiché spesso, anche se non esclusivamente, nella catena delle concause l’Isis è un agente di “malessere” determinante che costringe le popolazioni civili ad abbandonare il suolo sul quale sono nati e vissuti, si tratta – anche — di demoralizzare il “nemico”.
Qualcuno dirà che questo progetto europeo non esiste o esiste solo a parole. Bene, allora è venuto il momento di rivitalizzare tale progetto, se esiste, o di farlo nascere, se non esiste. Renzi, che se la tira da statista, che ci sta a fare? E la Merkel, vuol prendere atto del fatto che la Germania è tornata a essere una potenza mondiale e assumersene la responsabilità? Accogliendo gli acculturati profughi siriani, che potrebbero anche far comodo, la Merkel si è rifatta l’immagine, sfregiata dalla durezza usata nei confronti della Grecia. Ma l’emergenza internazionale richiede qualcosa di più che un’operazione di maquillage.

Il contesto europeo (compresa la “Santa Russia” di Putin) e i riflessi di politica interna

Renzi prende tempo e spudoratamente coltiva l’ambizione di far fessi tutti, quasi che fosse lui il dominus della situazione. Ma sta bluffando. Vorrebbe far fesso lo Stato islamico che, affascinato dalle sue parole, secondo lui, dovrebbe smettere di accarezzare il sogno di far saltare per aria Roma, dove ha sede il papa; vorrebbe far fessi gli alleati europei che dovrebbero far finta di non accorgersi del suo traccheggio; vorrebbe uccellare gli italiani che dovrebbero non accorgersi del fatto che lui non fa niente per arginare le cause dell’afflusso dei profughi.
Non ha nemmeno il coraggio di dire come stanno precisamente le cose, riguardo ai quattro Tornado italiani, dei quali è previsto l’impiego in base ad accordi forse da lui subiti, e con i quali dovrà fare i conti seriamente, con i fatti e non più con le parole: sì, o no. Ebbene, noi siamo convinti che questi quattro Tornado prima o poi prenderanno il volo, anche se non diamo per scontato che eseguiranno veramente azioni di guerra, sia pure nel solo Iraq.
Però, diciamoci la verità: questi quattro Tornado non fanno paura a nessuno; concretamente, non sono in grado di rovesciare le sorti della guerra che l’Isis muove con un certo successo contro il mondo occidentale, per giunta esercitando un notevole potere di fascinazione su ampie frange giovanili del mondo occidentale. Mi riferisco ai giovani che voltano le spalle all’Occidente e si arruolano nelle file dell’Isis. Li chiamano eufemisticamente foreign fighters, perché non si ha il coraggio di dire la verità e chiamare le cose con il loro nome. Ebbene, la verità è che esiste un vero e proprio esercito di ragazzi occidentali che hanno liberamente scelto di diventare volontari islamici: hanno preferito il virile fanatismo dei nemici dell’Occidente all’effeminato modus vivendi propugnato a casa nostra da una classe dirigente divorata dal dèmone del politicamente corretto.
Siamo costretti ad ammettere, con rammarico, che l’unico che abbia la caratura di uno statista, spregiudicato e intelligente, è Putin. Da un lato combatte l’Isis, perché il fanatismo islamico costituisce obiettivamente una minaccia per la “Santa Russia”, per il ricupero delle aree un tempo controllate dall’impero sovietico e per l’egemonia che intende stabilire nelle aree d’interesse, come vuole il nuovo progetto imperiale (sbocco sul Mediterraneo ecc.); nello stesso tempo, spaccia come intervento militare anti-Isis interventi di inequivocabile intendimento imperiale, per esempio il bombardamento dei ribelli siriani per mantenere in piedi il dittatore Assad.

—————————————————————————————————————————————-.

Bombardamenti in siria_02

Questa cartina va confrontata con qualla precedente, in testa all’articolo: presenta il quadro dei bombardamenti russi e della coalizione, quindici giorni dopo. Secondo l’amministrazione Obama, Mosca usa pretestuosamente la lotta al terrorismo per colpire, nelle province di Homs e Hama, i ribelli sostenuti dall’Occidente per contrastare Assad, sostenuto dai russi. Le aree della cartina con campitura grigia sono quelle controllate dall’Isis, quelle color fucsia sono controllate dai ribelli. I russi bombardano l’Isis ma, soprattutto, i ribelli che contrastano il regime di Assad.

—————————————————————————————————————————————-.

Obama per parte sua fa di tutto per non impegnarsi troppo, anche perché è un premio Nobel per la pace – un premio per giunta ricevuto in via preventiva, all’indomani della sua elezione, addirittura! – ma qualcosa sta facendo. Secondo parecchi osservatori e secondo il Council on Foreign Relations americano, gli Stati uniti non hanno voglia d’impegnarsi più che tanto: leggo, quindi copio & incollo che «da quando un anno fa è stata lanciata la campagna militare contro l’Isis, il Pentagono ha sganciato 43 bombe al giorno, mentre in Iraq nel 2003 ne lanciò 1039, in Afghanistan 230, in Kosovo 364 e in Iraq nel 1991, nella prima guerra, addirittura 6123».

Usa_bombardamenti neghittosiQuesta tabella, estratta da Comparing the Islamic State Air War with History documenta la modestia dell’impegno americano anti-Isis. Si veda anche Obama’s “Fake War” against the Islamic State (ISIS). The Islamic State is Protected by the US and its Allies.

La Francia scàlpita, del resto a suo tempo molto si diede da fare per rovesciare Gheddafi in Libia e, come in un gioco del domino, è possibile che in conseguenza l’Europa si mobiliti. Ma, salvo smentita, non esiste un coordinamento tra gli alleati europei, voglio dire un coordinamento serio, non basta indire riunioni finalizzate alla stesura di un comunicato stampa, e poi tutto finisce lì.ù
La Germania, come dicevo, ha fiutato l’affare dei profughi siriani e, addirittura si è rifatta l’immagine. Ma è una potenza mondiale e deve far fronte alle sue responsabilità. Non può continuare a trincerarsi dietro il paravento del politicamente corretto, che la rende vulnerabile ad attacchi come quello scatenato dall’affaire Volkswagen, che ha tutta l’aria di essere una polpetta avvelenata cucinata negli Usa.
I paesi nordici gravitano intorno alla Germania, l’Inghilterra finora è stata politicamente più vicina agli Usa che all’Europa, ma proprio l’emergenza dei profughi potrebbe essere la causa di un suo avvicinamento all’Europa, dove potrebbe essere tentata di svolgere un’egemonia in contrasto con la Germania.
Una cosa è sicura, l’afflusso dei profughi non riguarda solo l’Italia, riguarda l’Europa: sia pure con ritardo, sembra che se ne siano accorti, tutti. Ma non basta. Occorre fare qualcosa, qualcosa di serio, perché vale per l’Europa la considerazione che facevano l’estate scorsa a proposito dell’Italia, che per brevità riassumo in questi termini: “Le risorse sono limitate, il Primo principio della termodinamica (niente si crea e niente si distrugge) non è mai stato confutato, dunque per arrestare il fenomeno dobbiamo incidere sulle cause del medesimo”.

Il fascioleghismo, un nemico interno da sgonfiare

.

Salvini al teatro Brancaccio, Roma, acclamato dai “fasci” di Casa Pound.

Se i Tornado dell’Italia, dei quali si diceva sopra, di per sé sono irrilevanti nel bilancio della guerra all’Isis, se mai la si farà, l’Italia però ha bisogno dell’Europa, inforza dell’argomento fortissimo e inoppugnabile che le coste dell’Italia sono anche coste dell’Europa. Ma questa non è che la prima ragione per impegnarsi nella coalizione che dovrebbe muovere guerra all’Isis, se mai ci sarà una guerra, una guerra seria: a fianco degli europei e, ahimè, se necessario, insieme con la “Santa Russia”. Se gli Usa e l’Europa hanno un po’ di cervello, bisognerà pure stringere un patto con quell’uomo che non esitò a ricorrere a metodi criminali per levare di mezzo chi si opponeva al suo regime. Naturalmente, conservandogli tutto il disprezzo che si merita. Valgono in proposito le considerazioni e le cautele espresse in questo interessante articolo del Foglio: Ricordiamoci con chi ci alleiamo se ci alleiamo con Putin.
Ma c’è un’altra ragione per cui è conveniente che l’Italia s’impegni contro l’Isis, fermo restando, ovviamente, che il fanatismo islamico non agisce soltanto in Siria, fermo restando che la guerra non è l’unico modo di risolvere i problemi e che anzi, in via ordinaria, dovrà essere l’ultimo modo di risolverli. Fermo restando, anche, che spesso la guerra è una cosa troppo seria perché sia di pertinenza esclusiva dei generali e che ne abbiamo fin sopra i capelli della retorica patriottarda («I nostri eroi», «I nostri marò» e via dicendo). Ebbene, una buona ragione per impegnarsi contro l’Isis è che, se il governo non s’impegna, il morale degli italiani precipita a livelli infimi: precipita perfino il morale degl’italiani pensanti, per non parlare di coloro che, meno provveduti intellettualmente, diventano facile preda della campagna d’incitamento all’odio e fomentazione della paura promossa dai noti pusher fascioleghisti. I quali, dopo aver attizzato questi sentimenti, trasformeranno l’odio e la paura in consenso elettorale, finché il governo non lancerà agl’italiani segnali rassicuranti, qualcosa di meglio del fattore C (fattore “culo”) sul quale Matteo Renzi fa tanto affidamento. Scrivevamo qualche tempo fa:

Paraculismo è quello di Salvini, sempre attento al pH uterino, anale o prostatico dell’elettorato, sempre pronto a spararla grossa facendo leva sui sentimenti di insicurezza e sui complessi d’inferiorità della plebe, fermamente deciso a non dare alcun contributo alla soluzione del problema, non dico concreto, ma almeno ragionevole in linea teorica. Infatti più il problema s’incancrenisce, meglio va per lui, in base al noto adagio disfattista pire ça va, mieux ça est. In base al principio, cioè, del tanto peggio tanto meglio.

E se è vero che i leghisti di Bossi non costituivano un pericolo per la democrazia, nemmeno quando Bossi le sparava grosse (i fucili della Val Brembana ecc.), sarebbe tuttavia azzardato prendere sottogamba i fascioleghisti. Sul fatto che Salvini abbia una strategia, avrei qualche dubbio, considerato che il suo Miglio pare che sia l’«economista» Claudio Borghi, tuttologo onnipresente, sempre pronto a imprimere il suo personalissimo marchio «sc-scientifico» su tutte le panzane che racconta il capo. Ma credo che gli amici di Salvini, quelli di Sovranità, abbiano una strategia e, verisimilmente, collegamenti internazionali, tali da destare in noi un timore razionale, più che fondato: di tutto ha bisogno l’Italia, tranne che dell’affermazione di un perniciosissimo fascioleghismo. Si veda in proposito Il ritorno di Salvini a Roma, tra camicie nere e Tricolori, dove si legge, fra l’altro:

Salvini si infila una maglietta con la scritta: «Marò liberi». Abbraccio con Simone Di Stefano, leader di «Sovranità» e vice-comandante di Casa Pound (il capo vero e temuto, Iannone, come sempre, un passo indietro): «Cameratiii! Adesso silenzio!».
E cala un silenzio impenetrabile: L’ultima volta che Salvini scese a Roma, lo scorso 28 febbraio, in piazza del Popolo c’era un po’ più di libertà d’azione, c’erano anche i militanti di Fratelli d’Italia: ma stavolta Giorgia Meloni si è tenuta ben distante e così, ad ascoltare una voce che gira insistente, anche Marine Le Pen, la quale avrebbe deciso di non spedire più messaggi di saluto alle platee di Salvini, dopo aver appreso quanto siano nere.

Matteo Renzi non è Camillo Benso conte di Cavour. Speriamo però che si dia una mossa: almeno questo

Matteo Renzi avrà capito, si spera, che occorre lanciare qualche segnale rassicurante ai giovani che non trovano lavoro, ai meno giovani che l’hanno perso? Il governo e gli amministratori locali, certi amministratori locali, hanno dato l’impressione, talvolta, che esistesse una scala di valori tra gli uomini: in cima alla scala ci sono i privilegiati, i finanzieri, i Grands commis de l’État, cioè i boiardi di Stato e la burocrazia di fascia alta, poi vengono i banchieri e i bancari, i mongomanager, gli impiegati parassiti ma con diritti sindacali, infine vengono i profughi e, all’ultimo gradino della scala, proprio loro, gl’italiani che non trovano lavoro o che l’hanno perso.

I fascioleghisti aizzano gli italiani “marginali” contro i profughi, dicono che i profughi sono la causa del loro malessere e che sempre più lo saranno. Non è vero, naturalmente, ma la demagogia si fonda perlopiù sulla menzogna costruita, ad arte, su un fondamento di verità. In questo caso, la verità è che vale il Primo principio della termodinamica, come si diceva, e che i privilegiati tendono a far pagare la crisi di sistema ai non-privilegiati.
Un esempio classico di menzogna demagogica, una menzogna di grandissimo successo, fu il falso confezionato dalla Okhrana, la polizia segreta zarista, per gettare discredito sugli ebrei. Parlo dei Protocolli dei saggi di Sion, che furono un piatto forte della propaganda nazista a giustificazione dello sterminio degli ebrei. I Protocolli circolano tuttora nei paesi del Vicino oriente e in area islamica: in Libano sono il libro più venduto nella categoria dei “Saggi” e i testi scolastici dell’Arabia Saudita vi fanno esplicito riferimento, a riprova (!) del complotto sionista su scala mondiale.
Matteo Renzi, preso dall’amore per se stesso, avrà capito veramente quale sia la posta in gioco? Questo boy scout cattolico che ha voluto far parte del Grande gioco, [5] senza nemmeno capirci un granché, e che pretende di trascinare tutti noi in quel suo Grande gioco, per dar soddisfazione al suo protagonismo, si sarà reso conto della necessità di depotenziare le ragioni del possibile – ancorché parziale, per fortuna – successo del messaggio fascioleghista?
Secondo noi Matteo Renzi qualcosa ha capito, perché gliel’hanno fatto capire, ma non s’impegna abbastanza. Quelli della McKinsey dovrebbero preparargli qualche slàid sull’argomento, e farlo riflettere. In questo momento, finché non sarà ridotto a più miti consigli, e finché la McKinsey non gli avrà dato la dritta giusta, Matteo Renzi sembra più che altro interessato a svolgere un ruolo “storico” che dovrebbe portarlo, nelle sue intenzioni, ai massimi livelli nel contesto internazionale. A questo punto però riteniamo opportuno passare la parola a Scalfari, che secondo noi ha molto bene messo a fuoco le intenzioni di Renzi. Riporto dunque dalla “scalfaressa” della quale si diceva all’inizio (I protagonisti sono tre: Obama, Putin e Francesco) il seguente brano:

L’Italia entrerà in guerra contro il Califfato musulmano utilizzando i suoi quattro aerei Tornado di stanza ad Abu Dhab per bombardare le posizioni dell’Is in Iraq? O si tratta soltanto d’un cambiamento delle regole di ingaggio dei nostri avieri? Quale che sia il modo di gestire la questione, il nostro premier vuole che sia il Parlamento a decidere, quindi lui la vede come un atto di guerra vero e proprio perché questo gli torna utile. Se infatti l’Italia entra in guerra acquista con ciò il diritto di partecipare a pieno titolo alle riunioni dei Paesi che in quella guerra ci sono già, sia pure con ruoli diversi e talvolta conflittuali: Usa, Russia, Turchia, Francia, Siria, Iraq e dunque anche Italia.
[…] Il progetto di Renzi va avanti perché egli coltiva il disegno di essere un nuovo Cavour, quello che mandò i soldati piemontesi a combattere in Crimea per guadagnarsi la stima dell’Europa e della Francia di Napoleone III, con il fine di portare avanti l’obiettivo dello Stato italiano.
Renzi è dunque il successore di Cavour? Forse lo è di Berlusconi e nel frattempo ha adottato Verdini. Siamo alquanto lontani da Camillo Benso, da Garibaldi e da Mazzini.

Scalfari, come abbiamo scritto nella premessa di questa pagina, è contrario a un impegno militare dell’Italia: le sue ragioni sono esposte nell’articolo del quale il lettore trova qui sopra il nesso reziale. Ci premeva mettere in luce che Scalfari, cavallo di razza del giornalismo italiano, autore di “scalfaresse” memorabili, ha analizzato le ambizioni di Renzi senza farsi sviare, una volta tanto, da considerazioni di opportunità “ambientale”, e ha espresso il suo pensiero con cartesiana chiarezza, come gli è abituale (questo gli va riconosciuto): se non condividiamo il resto del suo articolo, noi che abbiamo in dispetto la “condivisione” costi quel che costi, e che amiamo la guerra delle idee, troviamo che la cosa non sia grave, proprio per niente. Tanto meno lo sarà per Scalfari.
Angelo Panebianco, invece, non esclude l’ipotesi di un intervento militare contro l’Isis: si veda l’articolo Per Renzi in politica estera verità senza eufemismi, cit., pubblicato sul Corriere della Sera ieri 13 ottobre 2015. L’articolo è pubblicato in prima pagina, come articolo di fondo, dunque tutto fa pensare che questa sia la posizione del Corrierone. L’articolo continua a pag. 30, dove il titolo è sovrastato da un vistoso occhiello, che non dà adito a dubbi: «L’idea che non si debba partecipare con azioni di fuoco alla guerra contro lo Stato islamico perché la Costituzione ce lo vieta pare propria di chi ancora non ha capito quale sia la posta in gioco, quali rischi correremo se non si riuscirà a fermarlo. Al premier tocca spiegarlo agli italiani».
Senza arrivare a dire che Matteo Renzi è un «bullo fiorentino» come disse Corrado Augias, o che è un pallone gonfiato, come in buona sostanza ha scritto Eugenio Scalfari, Angelo Panebianco sostiene che Matteo Renzi dovrebbe darsi una mossa:

In tempi di grandi emergenze occorrono leader capaci di dire la verità all’opinione pubblica e di trascinarsela dietro. È precisamente per questo […] che Churchill è passato alla storia come uno dei grandi statisti del XX secolo.
Il modo in cui Renzi ha deciso di trattare le questioni siriana e libica non convince. […] Non partecipando a tali azioni di fuoco della coalizione in Siria, ne restiamo membri di serie B. Corriamo rischi (i nostri aerei svolgono attività di intelligence) ma non partecipiamo a pieno titolo, col diritto di dire la nostra, all’attività decisionale della coalizione. Dall’altro lato, ci siamo dichiarati disponibili a guidare una rischiosissima missione militare (eufemisticamente descritta come ‘peace enforcing’) contro i gruppi armati che alimentano il caos libico. Come mai? Eppure è chiaro che le due cose sono interdipendenti, è chiaro che se non si riesce a indebolire lo Stato Islamico non sarà neppure possibile pacificare la Libia. E, inoltre, come mai, rinunciando a bombardare lo Stato Islamico, rinunciamo anche alla forza negoziale che quella partecipazione ci conferirebbe, per esempio, ai tavoli ove si decide come fronteggiare il flusso di profughi in fuga dalla Siria?

Qui, come si vede, il cerchio si chiude: se Renzi non contribuisce a debellare le cause dell’esodo dei profughi e, come scrive Panebianco, non acquisisce «la forza negoziale […] ai tavoli ove si decide come fronteggiare il flusso di profughi in fuga dalla Siria», se non contribuisce a demoralizzare i tagliagole che spargono il terrore nel Vicino oriente, saranno inevitabilmente e sempre più demoralizzati gli italiani considerati di serie B, che inevitabilmente diventeranno preda dello spargimento di odio e paura curato dai pusher fascioleghisti. E, a questo punto, voglio vedere quali slàid potrà inventarsi la McKinsey per tenere in sella il povero Matteo Renzi che, da stallone ruffiano che era, arrivò ad accarezzare il sogno di essere un gran cavaliere.

 ◊

————————————————————————————————————-

[1] Isis (Islamic State of Iraq and Syria), o Is (Islamic State) o Stato islamico.

[2] Lo “stallone ruffiano” è lo stallone che ha il compito di scaldare la cavalla, perché sia pronta a ricevere lo stallone di razza, che deve compiere il suo dovere senza stancarsi. Fuori di metafora, còmpito di Renzi è quello di far digerire agli italiani, in particolare all’elettorato di sinistra, quello che non avrebbe accettato da un Berlusconi.

[3] Questo però non autorizza gli Lgbt nostrani, sempre alla ricerca di nuovi diritti e riconoscimenti istituzionali, a fare di Giulio Cesare l’emblema della loro categoria. Non è questo il luogo per discettare dell’omosessualità del mondo antico, che non ha niente che vedere con quella proclamata dagli Lgbt.

[4] “Fra   questi popoli tutti, i più baldanzosi sono i Belgi che sono i più lontani dalla cultura e dalla civiltà della nostra Provincia [più o meno, l’odierna Provenza: N.d.A.]; molto di rado essi vengono visitati dai mercanti, i quali, perciò, non vi introducono le merci atte a rendere effeminato l’animo; confinano con i Germani d’oltre Reno e con essi sono continuamente in guerra” (Cesare, De bello Gallico, I, 1).

[5] Nel romanzo Kim, di Rudyard Kipling, il “Grande gioco” è quello dell’Impero britannico, inteso a contrastare le mire espansionistiche della Russia (a quel tempo era veramente la “Santa Russia”) in India. La Russia intendeva penetrare nell’India stringendo alleanza con le tribù dell’Afghanistan e del Tibet. Lo stesso Kipling fu una pedina del Grande gioco: si veda Il Grande gioco di Kipling che insegnò i trucchi del mestiere agli 007 britannici. Nel caso di Renzi, il tessitore del Grande gioco non è l’Impero britannico ma i circoli finanziari, e finanziatori, che lo tengono in pugno. C’è però un elemento in comune tra il Grande gioco britannico e quello di chi tiene le fila della politica di Renzi: la componente massonica. Con questo non intendo demonizzare i massoni, sulle orme della candida ex-staffetta partigiana Anselmi, democristiana di sinistra, ma quel che è giusto è giusto, quel che è di Cesare è di Cesare e quel che è di Verdini, è di Verdini.

Annunci

From → Altra politica

49 commenti
  1. Calderoli s’improvvisa difensore della Costituzione italiana

    Un po’ patetico questo Roberto Calderoli «istituzionale» che s’improvvisa difensore della Costituzione italiana (e dei suoi valori, immagino). Con la destra agita la Costituzione, con la sinistra una boccetta di olio di ricino, che lui dice di paventare per il futuro dell’Italia. Li brandisce con la stessa disinvoltura con cui qualche tempo fa, dal palco di Pontida, gigioneggiava con la banana («piccola però, perché a me le banane non piacciono»), la sbucciava, la mangiava e invitava tutti — cunctos et universos — a mangiare la banana a casa propria. Ah, che metafore!

    • Regione lombarda: tre arrestati (uno è il vice di Maroni), tredici indagati

      Un ex politico leghista commenta l’indagine giudiziaria a carico di Massimo Garavaglia, assessore al Bilancio della Regione lombarda, indagato per turbativa d’asta, con queste parole: «Difendiamo coloro che hanno dato e ancora oggi danno il loro tempo, il loro impegno alla Lega!».
      Eh no, un po’ di logica, per favore. Ammettiamo che l’indagine a carico di Garavaglia sia frutto di un errore: questo non significa che tutti i leghisti indagati e condannati, in vari gradi di giudizio, siano innocenti. Difendiamo, semmai, coloro che sappiamo per certo essere onesti. L’aver «dato» alla Lega, che significa? Che ci si è dati da fare? Ma se, pur avendo dato, un politico ha sbagliato, deve render conto non di quel che ha «dato», ma di quello dove ha sbagliato. Senza contare che, se non vado errato, sono parecchi i leghisti che hanno «dato», ma poi hanno ricevuto, e han ricevuto molto, e non dovevano ricevere. Perciò alcuni hanno restituito spontaneamente quel che hanno «ricevuto» (rimborsi allegri), altri sono stati condannati dalla Corte dei Conti a restituire quel che avevano «ricevuto» e a gennaio compariranno in giudizio (penale).

  2. Putin cammella la Chiesa ortodossa russa

    .
    Questo video è tratto dal Vladimir Putin Fan Club. Sarà bene tenere d’occhio questo sito, per capire qualcosa alla fonte, senza la mediazione di solerti pasticcioni, senza prestare orecchio alle (false) testimonianze di gente che fa affari in Russia, senza farsi coglionare dalle elucubrazioni di Giulietto Chiesa, il giornalista negazionista, quello che dice che le Twin towers sono crollate, sì, ma è tutta una montatura. Giulietto Chiesa è quello che scriveva gongolante il 25 settembre: «Fonti arabe e siriane confermano che gli aerei russi hanno cominciato ad attaccare pesantemente le colonne dello Stato Islamico. E’ finito il monopolio Usa-Israele sulla crisi medio orientale».
    Piuttosto che leggere Giulietto Chiesa, leggo Vladimir Putin: molto meglio, no? Però è anche vero che Giulietto Chiesa spesso e volentieri cede la parola, direttamente e ossequisamente, a Putin, come si vede percorrendo velocemente il suo diario reziale.
    Ovviamente, nessuno crede che dalla fonte putiniana scaturisca una verità limpida e al di sopra di ogni sospetto: scaturisce, evidentemente, la rappresentazione della realtà nella prospettiva putiniana. E a noi interessa quella rappresentazione. Quanto alla verità, sarà nostro compito dedurla dagli indizi, come sempre: la verità in politica è frutto di un’indagine, assimilabile a un’indagine criminale. In ogni caso, meglio sentire Putin che i discorsi di Claudio Borghi, il quale interpreta Salvini e parla con sussiego, come se fosse autorevole, addirittura uno scienziato.
    Ma perché associo il nome di Salvini a quello di Putin? Non sarà inutile ricordare (ne abbiamo già parlato su Nusquamia) che esiste l’associazione salvinesca “Lombardia-Russia”, la quale si definisce un’associazione «con idee molto precise che combaciano pienamente con la visione del mondo enunciata dal presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, nel corso del meeting di Valdai 2013 e che si possono riassumere in tre parole: identità, sovranita’, tradizione». Avete capito? “Sovranità”! Si veda:

    e si dia un’occhiata a questo articolo, anch’esso a suo tempo segnalato su Nusquamia:
    Lega e Russia, una storia di rapporti lunga 15 anni.
    In ogni caso, Putin è intelligente, è spregiudicato ed è anche uno statista. Ma i due Mattei che cosa sono? Ditelo voi, se volete: qui s’apre il dibattito.

    Quanto al cammellamento delle gerarchie ecclesiastiche, guardate come Putin opera alla grande. Altro che le letture notturne dei Salmi biblici in piazza! Altro che le fiaccolate con i sandali francescani ai piedi! Altro che la convivialità delel differenze! Putin bacia il pope, bombarda lo Stato islamico e, dato che c’è, estende i confini dell’Impero, alla faccia di Renzi, della Merkel e di Obama.

  3. Putin è intelligente, Renzi è furbo: e non è una differenza da poco

    Si legge oggi, 15 ottobre 2015, un’interessante risposta di Sergio Romano a un lettore che si domanda quali siano i reali obiettivi di Putin, visto che bombarda preferibilmente i ribelli siriani, anziché l’Isis, il nemico “ufficiale”. Si veda La strategia di Putin nella guerra civile siriana, a p. 49 del quotidiano. La risposta si conclude con queste parole:

    Il nemico ufficiale è l’Isis, ma l’obiettivo, per il momento, è quello di evitare che Bashar [‘Bashar al-Assad, figlio di Hafez al-Hassad, vecchio alleato di Mosca’: N.d.Ar.] venga sbalzato di sella troppo bruscamente. Non è sorprendente quindi che gli aerei russi, in queste settimane, abbiano colpito i nemici democratici dell’esercito siriano più di quanto abbiano colpito le formazioni della maggiore organizzazione jihadista. Combatterà più fermamente l’Isis quando sarà certo che nel grande negoziato sulla Siria, non appena comincerà, vi sarà un posto riservato alla Russia.

    Il pronostico è che Renzi, facendo il furbo, avrà vita breve. Putin invece, che è intelligente, avrà vita lunga, purtroppo. Quando poi Putin avrà spazzato l’Isis, nemico giurato dell’Occidente cristiano e, in particolare, di Roma, dove ha sede il papa, e della Russia cristiana della quale Putin ha raccolto le insegne, Putin godrà di grande prestigio in tutto l’Occidente cristiano. Ma Renzi dirà che è merito suo.
    Putin ha raccolto le insegne della Russia cristiana cme già a suo tempo Ivan IV il Terribile raccolse le insegne dell’impero bizantino, si proclamò Cesare (zar) e discendente dell’ultimo imperatore, Costantino XI Paleologo, morto durante l’assedio turco di Costantinopoli, che pose fine all’Impero romano d’Oriente. Putin, bontà sua, non si fa chiamare zar, ma ormai lo chiamano tutti così. Renzi dovrà baciargli la mano, come fece Berlusconi con Gheddafi (o gli bacerà la pantofola? non so, non m’intendo né di araldica né di cerimoniale: queste sono cose che appassionano le bas bleus similprogressiste). Ma Putin che, oltre che un uomo politico, è anche un ex militare, che è stato tenente colonnello del KGB, il potente servizio segreto russo, e che secondo Forbes, la rivista statunitense di economia e finanza, è l’uomo più potente del mondo, non si farà brutalizzare e uccidere dagli avversari tribali, come avvenne a Mu’ammar Gheddafi.

    Gheddafi fu ucciso dopo l’intervento militare di una coalizione internazionale caldeggiata soprattutto dalla Francia, tradito dallo stesso Berlusconi che gli baciava la mano. Circola la voce che a ucciderlo non fu un nemico tribale, ma un agente segreto francese infiltrato. Ma non c’è nientedi sicuro. La Francia aveva mire egemoniche nella zona e aveva interesse a far dimenticare certe strette relazioni (finanziamento della campagna elettorale) fra Gheddafi e Sarkozy.

    • Il ministro italiano della Difesa, Roberta Pinotti: di professione, indecisionista

      Si veda sul Sole 24 ore «Più carabinieri in Iraq, l’Italia c’è»

      Il ministro afferma: «Bombardare in Siria in sé e per sé non serve». Sfido chiunque a trovare uno che abbia detto “Dobbiamo bombardare in sé e per sé“. Non avrebbe fatto meglio il ministro a dire chi, secondo lei, è dell’idea di bombardare in sé e per sé? O non voleva accampare scuse per il suo indecisionismo e per quello di Renzi?
      Se leggete l’intervista, vedrete che lei è favorevole a tutto e al contrario di tutto e potete deliziarvi apprendendo che:
      • Lei sarebbe pacifista, però poi è stata convinta da Michelle Bachelet a fare, eventualmente, ricorso alle armi.
      • Bisognerebbe tagliare le spese sugli F35, però gli F35 servono, come serve l’Aeronautica militare (anche per fornire astronauti alle missioni spaziali!).
      • In Iraq per il momento i Tornado non entrano in azione, però «combattiamo l’Isis con convinzione» e mandiamo cento carabinieri in più, e abbiamo «offerto all’Onu una serie di competenze che abbiamo».

      Insomma, non ha detto niente. Della sua intervista si salvano due affermazioni (nel senso che sono affermazioni invece che un tira e molla):
      a) «La comunità internazionale riconosce la leadership italiana per quello che riguarda la Libia»: questo è, precisamente, l’oggetto dei sogni di Renzi.
      b) «Io faccio il tifo per una nuova Jalta: come Italia abbiamo sempre cercato – anche laddove ci sono stati momenti di tensione più forti – di portare al fatto che senza un dialogo con la Russia le crisi principali non si risolvono».
      Oddio, anche la seconda osservazione è parecchio generica. Ma è meglio di niente e a Roberta Pinotti non si può chiedere di più. In realtà sarebbe stato interessante chiederle il quando, il come e a quali condizioni. Non è detto che il giornalista (Giovanni Minoli) che non è anglorobicosassone, e non è nemmeno di primo pelo, non abbia provato a chiederlo.

    • Mentre l’Occidente, in particolare l’Europa, deve fare i conti con i giovani senza futuro, possibile quinta colonna dello Stato islamico
      L’Impero russo sarà costretto, forse, a venire a patti con l’Impero americano

      A proposito dell’aereo russo abbattuto nel Sinai, leggo in un articolo pubblicato sul Guardian, E se il gruppo Stato islamico avesse davvero abbattuto l’aereo russo nel Sinai?, leggiamo questa considerazione:

      Un attacco contro un aereo civile russo rappresenterebbe quindi un salto di qualità, e la rivendicazione dell’attentato da parte dello Stato islamico durante lo scorso fine settimana, per quanto generica, chiarisce che la Russa è considerata parte dell’“alleanza crociato-sionista” che secondo i jihadisti ha come scopo dividere, umiliare e assoggettare i musulmani di tutto il mondo.

      Insomma Putin è visto dai fondamentalisti islamici come lo zar della Russia cristiana, ed è sotto tiro. Anzi, è particolarmente sotto tiro. Dunque Putin potrebbe essere costretto a venire a più miti consigli, insomma a essere meno baldanzoso nel suo progetto di egemonia nel Vicino Oriente, e ai conseguenti atteggiamenti di calcolata provocazione nei confronti degl’imbelli (per il momento) americani. Conseguentemente potrebbe essere varato un piano di cooperazione efficace dei due imperi per far fronte al nemico comune, l’Isis. Il quale non solo è forte di armi, tecnologie d’avanguardia, ottime auto Toyota e petroldollari, ma può contare, di fatto, sulla presenza di una quinta colonna europea: sono i giovani senza futuro, figli di mamme in carriera, renitenti a riconosersi nei disvalori consumistici e aziendalistici dell’Occidente, giovani con la coscienza spappolata, in numero pericolosamente crescente.
      I terroristi, bene o male, hanno una struttura morale: terribile, barbarica, detestabile. Ma solida.

    • Samuele Pietra Dell'Acqua permalink

      In ogni caso Lei ha analizzato e anticipato su questo strano blog quanto poi drammaticamente riscontrato. Complimenti!.

      • Non siamo guerrafondai, non siamo nemmeno prendìnculi [*] politicamente corretti
        La via della ragione, contro il sentimentalismo e la retorichetta

        Il nostro commento qui sopra, che porta il titolo L’Impero russo sarà costretto, forse, a venire a patti con l’Impero americano, scritto da un razionalista nemico giurato del sentimentalismo e della retorica di cazzeggio, è del 6 novembre.
        L’eccidio perpetrato dai terroristi agli ordini del Califfato di Siria e Iraq è del 13 novembre.
        Di oggi, 18 novembre, è il breve commento di Samuele Pietra Dell’Acqua, che fa riferimento – immagino – alla rivendicazione da parte dell’Isis dell’abbattimento dell’aereo civile russo, corredata da opportuno e, credo, incontrovertibile materiale di prova.
        È pure di oggi la notizia che Francia, Russia e – pare – Usa bombardano la Siria: si veda Siria, caccia russi bombardano i pozzi petroliferi dell’Isis. Raid Usa contro le autobotti.
        Ora, mettiamo in chiaro che a noi non piace la guerra, soprattutto non ci piacciono i militari a cui piace la guerra. Non ci piace la retorica della guerra, non ci piace la retorica in generale, compresa quella sui “nostri marò”. Non ci piacciono i fascioleghisti, non ci piacciono gli sciacalli. Siamo contro il business della guerra. Ma non siamo nemmeno prendinculi politicamente corretti. Perciò, ormai da quest’estate, abbiamo insistito sulla necessità di una riflessione razionale e non sentimentale, non demagogica, non salvinesca, sul tema dei profughi e della lotta al terrorismo.
        Siamo consapevoli del fatto che le mani del tiranno Putin, con buona pace del suo “supporter” Giulietto Chiesa, grondano di sangue. Eppure siamo convinti che in questo tragico momento è necessario che Usa e Urss trovino un accordo per far fronte al nemico comune. È quel che sta avvenendo, pare: salvo smentite. Come fu giusto che Churchill prendesse il posto dell’imbelle Chamberlain e, alleandosi con Stalin, muovesse guerra alla Germania che intendeva stabilire la sua egemonia sull’Europa con la guerra. Perché alla guerra si risponde — anche — con la guerra; dunque non necessariamente con la guerra. Esistono infatti i canali diplomatici, esistono le sanzioni, esiste la minaccia di guerra, alla quale non seguirà necessariamente la guerra. Lo sappiamo, lo sappiamo. Ma se la guerra è in atto, alla guerra si risponde, eccome. Renzi ha un bel cazzeggiare in proposito, così stanno le cose.
        Insisto anche sul fatto che il fenomeno del terrorismo islamico, che fino a poco tempo fa per ragioni di correttezza politica non poteva essere chiamato “islamico” senza che le prefiche politicamente corrette levassero i loro strilli, non va attribuito ai fedeli di religione islamica indiscriminatamente.
        Aveva ragione, qualche giorno fa, Stefano Levi della Torre, un ebreo intelligente che fu uno dei dirigenti del ’68 nella facoltà di Architettura di Milano, [***] quando ci invitava a riflettere sul fatto che i terroristi islamici sono in realtà meno islamici di quanto si creda. Ci invitava a riflettere sulla componente di disagio giovanile dei terroristi “islamici” d’Europa. Anche io, nel mio piccolo, invitavo su Nusquamia a una riflessione sui foreign fighters che spuntano come funghi nelle stesse famiglie europee di tradizione cristiana. Ma queste famiglie europee in realtà non sono più né cristiane né europee, non sono nemmeno famiglie. Sono soltanto aggregati mostruosi di persone con una gran voglia di disgregarsi: uomini, donne ed Lgbt senza qualità, senza una struttura morale, facile preda del consumismo e dell’aziendalismo (la sifilide del nostro tempo), schiavizzati ed inebetìti [**] dal pensiero unico politicamente corretto. Qualche volta – e non è la prima volta che lo dico – mi vien fatto di pensare che gli islamici che ci disprezzano non abbiano tutti i torti. Hanno torto marcio, invece, quando si impancano a giudici e giustizieri di una società che non capiscono che, sotto sotto, ambiscono.
        Termino osservando, ancora una volta, che mi vergogno (politicamente) delle sparate al Consiglio comunale di un paese sgarrupato come Curno, dove avviene che un politico indigeno [dal lat. indigĕna, “che è nativo del luogo”] come Cavagna il Giovane, cavalchi l’eccidio terrorista islamico di Parigi come occasione idonea ad accreditarsi punti al borsino elettorale del paesello. E fa questo con la stessa improntitudine con cui maneggerebbe il joystick di un videogioco.

        ——————————————
        [*] Con l’accento sulla “i”.
        [**] Con l’accento sulla “i”: e non “inebètiti”, come ebbe a dire Tonino di Pietro.
        [***] Non bisogna commettere l’errore di confondere il ’68 allo stato nascente con le degenrazioni successive. In particolare il ’68 non va confuso con il ’77. Protagonisti del ’68 furono giovani di estrazione fondamentalmente borghese, con buoni e ottimi studi alle spalle e con il pallino della rivoluzione. Protagonisti del ’77 e successive degenerazioni, anche terroristiche, furono fondamentalmente dei desperados, culturalmente deprivati, usciti dalla scuola degli asini di quel tempo, voluta dal ministro dell’istruzione, democristiano “de sinistra” Misàsi. Molti di loro, purtroppo, avrebbero preso la strada dell’insegnamento o, comunque, dell’impiego pubblico. Dei due dirigenti teste-pensanti del ’68 ad Architettura uno, Stefano Levi della Torre (che allora si chiamava soltanto Stefano Levi), scomparve; riapparve parecchi anni dopo, aveva comprato una cascina e faceva il pittore. L’altro un giorno, con molta calma, mentre parlava con alcune persone che si trovavano con lui, aprì una finestra e si buttò giù nel vuoto, a capofitto. Così mi hanno raccontato, ma pare che questa non sia la versione ufficiale.

  4. Per favore, non fate adirare Maria Elena Boschi

  5. Con la legge di stabilità Renzi «fa una televendita»
    Ma — ohibò — in politica estera rivendica all’Italia un «ruolo guida», in Libia

    Si mette male per Renzi. Perlomeno così sembra a noi, salvo smentite da parte dei giornalisti anglorobicosassoni, dei due gatti padani e di Max Conti, che la sanno lunga e che sono molto più intelligenti di me. Per non parlare dell’universo politicamente corretto al quale fa riferimento la dott.ssa Serra, che si vale di un filo diretto con Martha Nussbaum e millanta un’investitura papale. Di Marcobelotti taccio, visto che lui abitualmente, di suo, tace, limitandosi a fare l’antenna parabolica del ripetitore dedicato alle trasmissioni a reti unificate di Calderoli e Salvini.
    Perché si mette male per Matteo Renzi? Beh, per il secondo giorno consecutivo il Corriere della Sera gli dedica un articolo di fondo dove lo si sprona a fare la persona seria. Altrimenti, sappiamo tutti come va a finire: se il Corriere della Sera si arrabbia… Per avere conferma di questo presupposto, chiedete a Berlusconi.
    Dell’articolo di ieri abbiamo detto sopra. L’articolo di oggi (si veda, anche in rete, La scelta di Obama (e l’Italia?)) è per la firma di Franco Venturini: prendendo lo spunto dalla decisione di Obama di prolungare la presenza militare americana in Afghanistan, passa, dopo qualche necessaria premessa, a esaminare la posizione dell’Italia, anzi la non-posizione dell’Italia, rappresentata — purtroppo — da Matteo Renzi. Il quale, come vediamo nel video qui sopra, è giudicato impietosamente da Renato Brunetta che, fino a prova contraria, fu un economista brillante e una “testa d’uovo”, come un tempo si diceva, del PSI. Ricordo ai più giovani che parecchi anni fa, al tempo dell’inflazione a due cifre, Renato Brunetta, brillante professore a Padova, si occupò intelligentemente del mercato del lavoro (oggi a Bergamo pare che se ne occupi Max Conti, ma la sua attività è coperta da segreto) denunciando e opportunamente dimostrando i danni che la scala mobile recava, più che all’economia, agli stessi lavoratori. Poi Brunetta è salito di giri, è diventato sempre più esuberante e ha sposato una stangona, ma è un fatto che lui può essere chiamato «economista»; quando invece mi si dice che Claudio Borghi, il «Miglio» di Salvini, è un economista, non so se piangere o ridere.
    Ciò premesso veniamo al dunque. Intanto nell’articolo di Venturini si dà per scontato che Renzi «non veda di buon occhio un nuovo impiego dei Tornado, anticipato dal Corriere il 6 ottobre scorso: è cosa risaputa. Oltretutto è in arrivo il Giubileo, e colpire l’Isis accresce il rischio di attentati». Ma un impegno con gli americani era stato preso, o almeno così ritenevano gli USA. Ma ecco l’affondo:

    In effetti, anche nella migliore delle ipotesi, la stabilizzazione della Libia (e dunque anche il controllo dei flussi migratori) è inconcepibile senza un certo uso della forza, in aggiunta a sanzioni e a strette creditizie ancora non operanti.
    […] Ma l’insistenza italiana per vedersi riconoscere un «ruolo guida» dopo l’eventuale raggiungimento dell’accordo (ma non della pace sul campo, questo è sicuro) lascia perplessi. A cosa sta pensando il nostro governo?
    […] Se qualcuno avesse in mente un ‘peace enforcing’ che sarebbe rischiosissimo e richiederebbe l’utilizzo di decine di migliaia di uomini per essere efficace, se si volessero occupare le coste, se si dovesse affrontare la testa di ponte creata dall’Isis (che ieri a Sirte ha imposto il niqab alle studentesse), se insomma per riportare l’ordine in Libia si dovesse fare la guerra a terra, avrebbero senso le nostre ripetute richieste?

    Insomma il cosiddetto ‘peace enforcing’ che, anche recentemente, il buon Renzi ha lasciato intendere che fosse la via italiana alla lotta ai tagliagole islamici (con il suo stomachevole seguito di retorica sui “nostri soldati” operatori di pace) è una roba seria e, se è seria, è anche una roba rischiosa. Non è cazzeggio, e non è detto che gli americani e i sodali europei, quando si verrà al dunque, siano disposti a farsi prendere per i fondelli. In altre parole ancora: o tu, Renzi, sei uno statista, o sei l’erede di Vanna Marchi. Tertium non datur. Lasciamo decidere ai similprogressisti se sia meglio per Renzi essere considerato l’erede di Berlusconi o l’erede di Vanna Marchi.

  6. Opportunista permalink

    La sferza di Bersani sulle chiappe di Renzi

    @ Max Conti
    @ Perlita Serra

    “Diventano tutti renziani? Spero per convinzione”
    Sembra un attacco frontale, come se si alzasse – se ce ne fosse bisogno – ulteriormente il livello della tensione all’interno del partito: “Spero che queste migrazioni siano legate a convinzione e non a opportunismo”.

    Vedi:
    Bersani: “Renzi non insulti l’intelligenza degli italiani. Chi ha 3mila euro ha sicuramente una carta di credito”

    [Il titolo è mio, come pure il riferimento esplicito all’articolo del ‘Fatto quotidiano’. “Esplicito” nel senso che il riferimento fornito dal resistente che ci ha scritto, nella forma “http://www.ilfattoquoti…” non ci faceva gustare il titolo, che è — direi — eloquente. N.d.Ar.]

    • Basta con la sobrietà. Max Conti esca allo scoperto

      In verità, a me pare che Bersani sia stato fin troppo buono con l’ambiziosissimo Renzi.
      Non dimentichiamo – e questo Bersani lo sa benissimo – che l’Italia ha di fatto rinunciato alla sovranità su aree importanti del territorio, che sono sotto il controllo della malavita organizzata. La quale in parte agisce contro la legge, in parte spadroneggia sotto l’usbergo di cacate leggi. Inoltre, sempre a norma di cacata legge, c’è una fetta considerevole di italiani che vive alle spalle dei concittadini: parlo di enti inutili, di consulenze inutili, di corsi di formazione inutili, di opere pubbliche inutili (talora anche dannose), parlo di mansioni impiegatizie inutili sia nel settore pubblico sia in quello privato, tutte però “regolarissime”, sempre a norma di cacata legge. Per non parlare poi degli esiziali “monager”, quelli che rovinano le aziende: teoricamente in concorrenza fra loro, di fatto sono solidali nel dissanguare le aziende, come le zoccole (un tempo) al momento della retata della polizia, tutte amiche, tutte coalizzate, tutte sante.
      Ebbene, Renzi non ha il coraggio di incidere il cosiddetto “bubbone”. Anche perché, in realtà, si tratta di tanti bubboni, di tante sacche di malgoverno e di sfruttamento criminale – dal mio punto di vista – degli onesti lavoratori.
      Renzi non ha il coraggio di incidere questi bubboni, nonostante le richieste che gli vengono da Bruxelles, dove non sono degli stinchi di santo, ma hanno una specie di immagine, di stampo luterano, da difendere. Renzi non ha il coraggio di fare quel po’ di pulizia che potrebbe dare un minimo di speranza agli italiani onesti. I quali sono notoriamente depressi, come testimoniano tutti gli stranieri che ci conobbero qualche decina di anni fa e che tornando in Italia quasi non ci riconoscono. Per usare un’espressione che non so quanto sarà perspicua ai gatti padani, gli italiani soffrono di atrabile, indifesi come sono dalle scorrerie della delinquenza organizzata e dalla prepotenza di una burocrazia che malgoverna a norma di cacata legge, ma costretti a dire che questo inferno politicamente corretto sia il migliore dei mondi possibili.
      Renzi non ha il coraggio di fare quel che dovrebbe fare, ma per aiutare gli italiani a essere un po’ meno depressi, decide di dare vitalità al mercato nero, facilitando la non-tracciabilità del denaro. Dunque, il mercato nero come valvola di sfogo. In questo senso ha perfettamente ragione Berlusconi, quando dice «Renzi mi copia».

      Per questa ragione penso che il problema dovrebbe essere affrontato in questi termini, finalmente non mistificati:

      Gli italiani sono depressi. Il mercato nero può essere un lenitivo, o anche una panacea, ai fini della ripresa economica?

      Francamente, non mi aspetto che Max Conti affronti il problema davanti ai cittadini di Curno, che sono i suoi concittadini: è o non è il responsabile del circolo Pd di Curno? Non mi aspetto che prenda iniziative non legate alla temperie elettorale e che non abbiano ricaduta sulla sua carriera. Soprattutto non mi aspetto che lui personalmente spieghi ai cittadini di Curno la svolta di Renzi, berlusconiana e anche un po’ leghista (Salvini era tutto no-euro, con la benedizione di quel Claudio Borghi che gli benedice tutto, adesso lo è un po’ meno, dopo i fatti di Grecia; Renzi decide di erodergli l’elettorato producendosi in una sceneggiata anti-Bruxelles). Però Max Conti, se proprio non se la sente di prendere la parola, potrebbe invitare a Curno l’on. Misiani.
      Come del resto non mi aspetto che Marcobelotti prenda posizione su argomenti caldi che potrebbero interessare gli elettori leghisti o, quanto meno, gli ex-elettori leghisti. Com’è noto, entrambi i segretari delle sezioni locali di partito (Pd e Lega nord) si limitano a svolgere il ruolo di antenne paraboliche installate lassù, sui ripetitori che diffondono i messaggi di partito. Max Conti e Marcobelotti si riconoscono dalla miriade di analoghe antenne perché sono orientati, come tutte le antenne paraboliche che si rispettino, in direzione del territorio di competenza, cioè Curno.
      Se però non se la sentono di esporsi con i cittadini di Curno, facciano una bella cosa: invitino a Curno a dibattere gli argomenti caldi del momento Misiani e Calderoli. Loro due sono intelligenti anche se – immagino – non potranno dare risposte pertinenti al caso particolare di Curno. Però devono essere presenti contemporaneamente: vogliamo la guerra delle idee (ci sono?), le assemblee cammellate ci disgustano.

      P.S. – Qualcuno può fornirmi gl’indirizzi di posta elettronica di Misiani e Calderoli?

      • Riccardi cuor di leone permalink

        Max Conti, coraggio, non condividi l’indirizzo di posta elettronica di Misiani con Aristide curnense?
        Rob Pedretti, coraggio, non condividi l’indirizzo di posta elettronica di Calderoli con Aristide curnense?

  7. Asca lama caiaffancala permalink

    Ah ah ahahahahahahah. Coraggio? di chi? M’è venuto anche il singulto. Lor signori mettono la faccia solo se è ben nascosta, possibilmente al buio. Meglio se intorno c’è qualche bravo a guardargli le spalle; ché senza di loro, nulla sarebbero: come nulla sono, tra l’altro.
    Signor Riccardi cuor di leone, proviamo a ragionare, vediamo quale sia e come si comporti uno che ha cuore, uno cioè che possa dirsi coraggioso. Troveremo che non è coraggioso chi cambia la casacca ogni qualvolta il vento partitico di convenienza cambia direzione; né possiamo considerare coraggioso chi non se la sente di assumersi le proprie responsabilità e scagionare, potendolo, chi è accusato di vilipendio nei confronti di un presidente della repubblica italiana: anche qui, si tratterebbe di metterci la faccia, frontale questa volta, sotto l’impulso incoercibile di un principio superiore. Veda lei.

    • Nenache lui è nato con un cuor di leone

      Così scrive il Manzoni del curato che non volle sposare Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, con tutto quel che ne segue, come leggiamo nei Promessi sposi: «Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone».
      Immagino che il gentile lettore qui sopra facesse riferimento all’episodio qui sotto inoppugnabilmente documentato:

      Si potrebbe, di grazia, conoscere il parere di Marcobelotti, in merito?

  8. Abbiamo individuato gli avatar di Max Conti e Marcobelotti: si trovano in Valcava


    Max Conti e Marcobelotti sono due antenne paraboliche che dal traliccio della Valcava ritrasmettono a Curno le parole d’ordine, le più generali possibili, dei rispettivi partiti. Quanto a discutere la linea del partito, in prima persona, con gli elettori, non ci pensano nemmeno. Non hanno fiducia nelle proprie facoltà comunicative, nemmeno in ambiente “cammellato”.

    Com’è noto, Max Conti e Marcobelotti, pur essendo a Curno i segretari delle sezioni locali di partito, rispettivamente, del Pd e della Lega nord, non si fanno vivi con i loro elettori per esporre in prima persona e dibattere con loro, in un confronto «aperto, democratico e costruttivo» i temi caldi del momento. Max Conti, per esempio, potrebbe tastare il polso del suo elettorato riguardo all’ulteriore svolta a destra che Matteo Renzi sembra deciso a imporre al suo partito; come pure, in ambito curnense, potrebbe spiegare l’azione di stimolo svolta da lui personalmente nei confronti dell’Amministrazione Serra per rendere sempre più penetrante il contributo dell’impresa sociale Enèrgheia (con l’accento sulla prima “e”, mi raccomando!), che fornisce all’Amministrazione l’opportunità di corsi per codisti, corsi di formazione per i disoccupati ecc.
    Marcobelotti, per parte sua, potrebbe raccogliere le opinioni del suo elettorato riguardo all’alleanza di Matteo Salvini con Berlusconi in ambito nazionale, di Bobomaroni con Alfano in ambito regionale e di Marcobelotti medesimo con Locatelli, Carrara e Cavagna il Giovane in abito curnense; dovrebbe cioè spiegare se lo sfanculamento di Cavagna il Giovane riguardi soltanto l’idoneità del determinato e giovanile consigliere a rappresentare la Lega nord nel Consiglio comunale di Curno, o se Cavagna il Giovane debba considerarsi sfanculato anche come possibile alleato al momento delle elezioni amministrative locali.
    Come abbiamo osservato più di una volta, Max Conti si fa vivo soltanto in occasione di qualche passaggio elettorale rilevante (elezioni europee, elezioni nazionali, elezioni regionali), sempre accompagnato – perlopiù da Misiani –, mai da solo e mai su temi curnensi. L’ultima volta in cui indisse un’assemblea cammellata, che volle far passare per “assemblea cittadina”, risale al tempo in cui si batteva come un draghetto, con il fuoco di copertura della stampa anglorobicosassone e in alleanza con il Pedretti, perché a Curno non si erigesse l’unico edificio che avrebbe dato una pennellata di dignità architettonica a questo sciagurato paese. Quel progetto da lorsignori fu bollato come un “ecomostro”: una della pagine più tristi dell’alleanza serrapedrettista.
    Marcobelotti invece non si presenta agli elettori né da solo, né accompagnato.
    Entrambi i segretari di partito, Max Conti e Marcobelotti, si limitano a svolgere la funzione di antenne paraboliche, orientate sul territorio di Curno (ah, il territorio! Squit, squit, squit!), per la diffusione delle parole d’ordine del partito sui temi i più generali possibili. Per esempio, Marcobelotti insiste sull’incombenza dei profughi e dei sans-papiers, nonché sulla necessità delle ruspe. Ci aspettiamo che le trasmissioni siano di qui a non molto vistosamente rinvigorite, per intensità di segnale e per numero dei messaggi irradiati, in occasione delle prossime elezioni amministrative. Il che, manifestamente, non è serio. Se nessuno si offende, si faccia il confronto con Nusquamia che tiene sotto controllo la temperie politica curnense – e non solo – giorno per giorno. Mica usciamo dai tombini sotto le elezioni, come il fiume Seveso a Milano, dopo gli acquazzoni, per intercettare il voto dei cittadini, raccontando ancora una volta la favola degli ideali del partito, o della lista farlocca, il cacato programma ecc.
    I politici indigeni “accompagnati” – No: contano gli uomini, il loro passato e il loro presente, e le qualità che possano far ben sperare del loro futuro: la serietà, l’interesse per la cosa pubblica (meglio che per la propria carriera, per esempio), l’intelligenza, la cultura. Le sortite elettorali sono un’impostura, i “Laboratori delle idee” che spuntano sotto elezioni e chiudono il giorno dopo la competizione elettorale (dove si è stati battuti) sono solo un gioco di destrezza, il presentarsi agli elettori accompagnati dal “padrino” di partito (ci ricordiamo di Max Conti accompagnato da Misiani, di Pedretti accompagnato da Bobomaroni, di Cavagna il Giovane accompagnato da Brunetta) offende l’intelligenza dei cittadini, che potrebbero cominciare a incazzarsi.

  9. Asca lama caiaffancala permalink

    L’argomento è proprio quello, mai preso in considerazione dal legale legalmente legalizzato legato.
    Marco b b balbuziente non lo sentirete mai. Siete troppo cattivi con il partito che comunica amore per i ”profughi” e predica pace e fratellanza; anche con il povero Pedro, a dire il vero, con colui che si nasconde dietro la sagoma del visconte zio, anche se poi non si è capito a quale gioco voglia giocare.
    [Quale che sia il gioco del Pedro, credo che né Marcobelotti, né il conte zio siano entusiasti: hanno l’aria di essere come paralizzati, e di subire. Per noi è grasso che cola. N.d.Ar.]

    Max? quel Max? eh ciao. Quando mai!? Appena ne avrà occasione, come gli altri compagnucci alchimisti più evoluti (trasformano le convenienze del momento, personali, in dottrina universale, sempiterna), senza pensiero e senza dignità, si mostrerà; ma lui, e gli altri, si mostreranno solamente se avranno la certezza della vittoria.
    E’ bene ricordare loro che non siamo statue di cera che si squagliano al calore della fiamma. Siamo quelli che in battaglia non mostreranno mai le spalle al nemico, perché non abbiamo paura della sconfitta [tutta da dimostrare, in questo caso: N.d.Ar.], ma del disonore. Combattiamo finché non avremo posto la verità sul piedistallo della vittoria; dopodiché, novelli Cincinnati, abbandoneremo, forse, il campo.
    Al simil gatto e al gatto, non dico nulla, stanno facendo molto bene il loro capolavoro.

    • Gatto padano sdegnosetto

      Com’è noto, non pubblico i messaggi del gatto padano (doc), espulso da questo diario per manifesta indegnità.
      Faccio presente tuttavia che non ha gradito la chiusa del messaggio precedente. Nel messaggio non pubblicato, con riferimento a quella, scrive: «Grazie per la citazione. Idiota».
      È altresì noto che in questo paese i leoni fanno difetto, voglio dire uomini con cuor di leone. Però è pieno di gatti, tutti malmostosi, tutti con la schiena inarcata, tutti che soffiano.
      Vabbè, ascoltiamoci El me gatt: parla di un gatto — questo però è un gatto metropolitano «insci bell, insci simpatich, negher e bianch, propri on belée», molto meglio del gatto padano, direi — sbudellato dall’esiziale Nineta, che è la cugina di città della malefica sciura Rusina curnense.

  10. Petos o pathos permalink

    A ciascuno il suo.
    Al posto brutta marmaglia.
    Puttana eva; -avanti avanti, avanti avanti; ma avanti dove. Siamo arrivati, siamo arrivati, siamo arrivati dove; siamo arrivati siamo arrivati. Marmaglia senza sangue.

  11. Petos o pathos permalink

    dal minuto 8 e 38 a 10 e 25, mi sembra di ricordare qualcuno. Interessante. Balasso presidente subito

    • Si dice: «Tutto il mondo è paese». Sarò più preciso e dirò: «Tutto il mondo è Curno».
      Attenzione però alle differenze. Nella scenetta qui sopra vediamo soggetti beta che s’improvvisano dominanti su altri soggetti beta, ricorrendo allo stratagemma si stringer loro le palle. Il caso curnense ci mostra anche il caso di soggetti alfa tenuti per le palle da soggetti beta. Peggio per loro: voglio dire, quei soggetti alfa dovevano pensarci due volte, prima di affidarsi ai soggetti beta, abbassando le difese e accettando di avere raporti non protetti. Non saremo certo noi a cavarli d’impiccio. Che se la vedano fra loro e si si annientano l’un l’altro: tanto di guadagnato. Come diceva mons. Ersilio Tonini, “io gooodo!” (o quasi).

  12. Asca lama caiaffancala permalink

    Esiste pure Leone cane fifone.
    [È vero, è un personaggio dei cartoni animati. N.d.Ar.]

    Esiste questo cane maltrattato dal padrone (padrone deficiente aggiungo io), e apostrofato come :-stupido cane-. Peccato che il cane sia di gran lunga più intelligente del padrone, talmente stupido da non rendersi conto di aver salva la vita grazie proprio allo ”stupido cane”.
    Che cosa voglio dire con tutto ciò? Il lettore “Riccardi cuor di leone” commenta; il sottoscritto commenta il commento, il gatto si sdegna. Quando il gatto si renderà conto, ed io con lui probabilmente, che tutto questo non porta a nulla e che anzi non se ne cava sugo, io resterò tranquillo, come sempre, mentre il signor gatto a furia di agitarsi si farà del male, finirà che inghiottirà sé medesimo [Un interessante caso di autofagia, dunque: N.d.Ar.].
    Il gatto padano-curnense è zuppo di cattiveria, troppa perché possa comprendere, ed è troppo iracondo per fornire un’imitazione plausibile dell’isteria da menopausa.

  13. Signor G permalink

    Cosa avrà voluto indicare il signor gatto con questa frase? «Grazie per la citazione. Idiota».
    E’ un rompicapo per cui non riesco darmi pace. Idiota inteso come? Idiota alla Dostoevskij?
    [Eh no! Il principe Myškin, l’idiota di Dostoevskij, era un essere sublime: si fece carico dell’imposibilità di essere cristiani coerentemente, fino in fondo; e, volendo forzare tale impossibilità, pervenne all’autodistruzione. Non possiamo paragonare, nemmeno per scherzo, quel personaggio tragico e meraviglioso, esponente di una problematicità universale, con il gatto padano doc, esponente di una piccineria identitaria, rappresentativa com’è della cattiveria associata all’astuzia contadina. Ecco un bel tema per l’assessorato alla cultura curnense: l’universalità della cultura e la regressione barbarica dell’identitarismo. Come affermava il filosofo Gadamer (vero filosofo, mica una Martha Nussbaum) la cultura «è l’unico bene che, diviso tra gli uomini, aumenta, invece di diminuire». Peccato che la dott.ssa Serra e la dott.ssa Bellezza intendano la cultura — anche loro, come gli Ur-leghisti di ieri e i fascio-leghisti di oggi — come qualcosa di molto identitario: la promozione dell’immagine della donna, in tutte le salse. Ecco allora le donne della Resistenza di qua, l’Annalisa Di Piazza di là, il sostegno alla cooperativa “Servire” per un progetto sull’identità di genere, la ricerca dell’amicizia con Vera Baboun, la tutela di Martha Nussbaum ecc.. N.d.Ar.]

    O il gatto intendeva un idiota alla carlona, alla maniera curnense?
    O, ancora, intendeva che il signor “Asca lama caiaffancala” è un povero ignorante carente di grazia esternatrice, quella che invece caratterizzerebbe il gatto oracolare?
    Come vede, caro signor Aristide e lettori attenti di questo amabile diario, l’interpretazione dell’oracolo felino fa appello alle facoltà intellettuali superiori.
    [Ma vale la pena interpretare gli oracoli? Per parte mia, da tempo mi rifiuto, per principio, di prendere in considerazione qualunque pronunciamento espresso in forma oracolare. Questo vale per il gatto padano come anche per persone apparentemente di livello superiore. Per esempio, per l’«economista» Claudio Borghi. Dopo aver letto — su ‘Libero’, mi pare — la sua ricetta economica per l’Italia, roba da spanciarsi dal ridere, sono stato sul punto di scrivere qualcosa. Poi però mi son detto: ma ne vale la pena? Certo, se questo «economista», che i leghisti ci presentano come professore di Economia all’Università Cattolica, fosse preso sul serio nei centri decisionali del potere reale, bisognerebbe fare i conti perfino con l’ambiziosissimo Claudio Borghi, il simil-Miglio di Salvini. Per il momento il pericolo non è alle porte, perciò possiamo ignorarlo. Smontarlo, del resto, non è difficile, proprio perché le sue affermazioni sono oracolari. Sarebbe sufficiente analizzare i passi (in linguaggio coglione: gli “step”) del suo ragionamento e uno, per uno, opportunamente connotare quelli che hanno riscontro con la realtà e quelli che sono stati da lui infilati come reali o verisimili, e che invece sarebbero tutti da dimostrare. Quindi si tira un rigo e si fanno i calcoli: si arriverebbe alla conclusione che la probabilità di verità di quel ragionamento oracolare si aggira, per esempio sul 15 %. Ma il calcolo di probabilità, fatto seriamente, richiede del tempo. E non vedo perché dovrei perdere il mio tempo per contrastare le cazzate che Borghi spara in un attimo, anche perché lui non ha niente da perdere. Anzi, più le spara, più entra nelle grazie di Salvini. Le stesse considerazioni fatte per le sparate oracolari di Claudio Borghi valgono per altre sparate oracolari che sento pronunziare a Curno. La risposta è sempre quella: gli oracoli sono respinti al mittente. N.d.Ar.]

    Se mi spremo le meningi, arrivo ad accarezzare l’ipotesi che il gatto intendesse riferire alla propria persona il titolo principesco [si riferisce al principe Myškin? N.d.Ar.] in un empito di poetico, quanto sciocco ‘transfert’ [peraltro ingiustificato, per le ragioni dette sopra: N.d.Ar.]. Ehm…, molto avveduto e scaltro, questo gatto, quasi come un coccodrillo provenzale.

    • Cari avversari del fronte unito e sleale antigandulfiano, fatevi una domanda e datevi una risposta

      Si veda il commento qui sopra. Siamo riusciti a fare un discorso serio a partire da uno spunto meschino, di matrice felina. Ecco, cari signori avversari, un procedimento opposto al vostro: voi partite dai grandi principi, dei quali vi lavate la bocca — libertà, solidarietà ecc. — per dire poi delle cazzate. Noi possiamo permetterci il lusso di prendere spunto dalle cazzate per fare un discorso serio. E adesso domandatevi perché e, se ci riuscite, datevi una risposta.

  14. Fanno leva sul terrore degli onesti (e ingenui) cittadini per le cacate leggi e la tecnoburocrazia

    Quello che vedete qui sopra è uno degli innumerevoli messaggi di posta elettronica che chiunque di noi riceve quotidianamente. Eccone il testo:

    La informiamo che il suo indirizzo e-mail non risulta ancora certificato secondo la norma ISO/IEC 36003, che e’ lo standard di riferimento internazionale per la gestione della sicurezza delle informazioni.
    Certifica il tuo indirizzo e-mail entro 24 h.
    Coerentemente con gli obiettivi aziendali di trasparenza verso la clientela, attraverso la certificazione, la Banca desidera inoltre fornire un’ulteriore elemento di valutazione dei servizi offerti.
    Cordiali saluti

    Così si permette che impiegatucci al servizio della delinquenza informatica continuino a raschiare il barile della scempiaggine civica. I cittadini, tartassati dall’Agenzia delle Entrate, o disoccupati, o tutt’e due le cose insieme, perché hanno perso il lavoro, vilipesi, frodati dalle macchinette mangiasoldi di Renzi e costretti ad assistere agli show di politici cinici che sciacallano sui fatti di cronaca (vedi il caso del pensionato di Vaprio, incauto assassino di un ladro in villa) nella speranza di passare — loro! — alla Storia, subiscono inoltre l’iniziativa dei tecnoburocrati, a norma di cacata legge. Loro però, i tapini che ci cascano, per non far la figura degli stupidi, si limitano a sporgere denuncia; ma non “condividono” la notizia della disavventura.
    Ma di che cosa ci meravigliamo? Facevano così anche le banche, quando subivano le effrazioni al Bancomat e i prendevano atto di prelievi consumati con carte elettroniche taroccate (famosi, un tempo, i prelievi seriali, nell’arco di pochissimo tempo, eseguiti presso sportelli Bancomat dislocati lungo direttrici di facile fuga): però le banche ostentavano “sobrietà”, quasi come i politici indigeni curnensi, per non dare l’impressione di non essere provvedute di sistemi antifurto efficaci. Una questione d’immagine, è ovvio.
    Ma, tornando ai messaggi di posta elettronica che richiedono agli onesti e ingenui cittadini di compilare certi loro moduli fallaci con l’indicazione dei dati bancari e d’altro tipo, qual è la molla utilizzata per superare l’ostacolo della diffidenza?
    Alle volte per attenuare le difese del cittadino gli si racconta che ha vinto un premio “esclusivo”: ma è un sistema che funziona poco, perché è noto che nessuno ti regala niente, anzi tutti pretendono di avere il diritto di portarti via qualcosa, a vario titolo.
    Molto meglio la tecnica che fa leva sul terrore dei cittadini nei confronti dell’autorità: ormai non solo nei confronti dell’autorità costituita, ma, soprattutto, nei confronti dei mongomanager, dei burocrati e dei tecnoburocrati, i più terribili. Per esempio, alle volte ti scrivono in nome dell’Agenzia delle entrate e, peggio ancora, di Equitalia.
    Nella comunicazione qui sopra, scrivono al povero cittadino che il suo indirizzo di posta elettronica non è ancora certificato a norma di cacatissima legge: «la norma ISO/IEC 36003, che e’ lo standard di riferimento internazionale per la gestione della sicurezza delle informazioni». Ecco, quelle come questa sono le norme che tanto piacciono ai similprogressisti, e ai gatti padani, naturalmente. Dopodiché all’onesto cittadino dovrebbero tremare le mutande, tanto più che gli viene intimato: «Certifica il tuo indirizzo e-mail entro 24 ore».
    Ma noi di Nusquamia e tutti i cittadini di buon senso sappiamo ormai da tempo che se c’è una cosa di cui bisogna diffidare sono proprio le leggi. Non diversamente sentivano i contadini lucani, dei quali Carlo Levi si è fatto interprete in Cristo si è fermato a Eboli. Il fatto è – come non ci stanchiamo di ripetere – che l’Italia è un paese di merda, perché quasi una metà degli italiani è nemica dell’altra metà. Una metà di questa metà degli italiani, che ci sono nemici, commettono i loro delitti operando nei settori in mano alla delinquenza organizzata, o comunque controllati dalla ’ndrangheta, per esempio. Mai sentito parlare, per esempio, del “businesse” dei lavori che richiedono ampio “movimento terra”? Qui lo Stato ha rinunciato a operare e dispiegare una salutare opera di sterminio, in stile prefetto Mori. L’altra metà dei nostri nemici commette quotidianamente i propri delitti sotto l’usbergo di cacate leggi, che lo Stato permette che siano usate per opprimere i cittadini invece che per rendere la vita dei “sudditi” più facile e sicura.
    È troppo chiedere alla dott.ssa Serra che si occupi di cose come queste, semplici semplici, calate nella realtà curnense, dimenticandosi almeno un po’ delle cerimonie fasciate e tricolorate, degli eventi Minculpop, delle processioni con le fiaccole in mano e i calzari francescani ai piedi, della promozione di una “matanoia” su scala curnense — per il momento; domani, su scala mondiale — nella percezione della tematica del “gender”? E così via dicendo (e zuzzurellando)?

  15. Sbigottito permalink

    Come ad esempio, l’amministrazione dovrebbe essere al servizio del cittadino anche quando si tratta di polizia municipale. Questo pomeriggio, verso le 16:30 circa, due auto della polizia municipale, (un tempo erano chiamati vigili urbani o solamente vigili) erano appostati sulla provinciale Villa d’Almè/Dalmine direzione Almè fronte Contiauto, con tanto di apparecchiature elettroniche.
    Causando code magistrali.
    Se solo volessero e se solo l’amministrazione glielo chiedesse (ai vigili) farebbe appostare loro nei pressi della rotonda alle crecette di Curno, dove gli imbecilli, provenienti da Ovest (Lecco) non rispettano mai il segnale di Stop imponendo il fermo a chi la precedenza ce l’ha di diritto. Ecco, lì sarebbe il caso di fare una cosa utile per la sicurezza. Ovviamente, come effetto collaterale, gli sfrontati che sfrecciano fottendosene del segnale di stop, verrebbero alleggeriti di una cospicua multa, giusta secondo me perché va a colpire l’arroganza di quel 50% dei cittadini figli di puttana che approfittandosi della bontà dell’altra 50% della popolazione si beano della loro merdosa vita.
    Gandolfi, durante il suo mandato, fece una giornata di prevenzione in questo ambito e per parecchio tempo, anche per passaparola, tutti i provenienti da quella direzione si abituarono a rispettare la regola che chi vede un segnale di arresto, DEVE fermarsi!!!

    • Nell’episodio del giovane Montalbano trasmesso lunedì scorso si disse che la strada dietro l’abitazione del commissario in occasione di una certa festa che vi si celebra, sull’arenile, prende il nome di “Tonnara”. Nella tonnara, com’è noto, c’è la camera della morte, dove i pescatori uccidono senza pietà i tonni, e le acque della tonnara diventano rosse per il sangue dei tonni trafitti. Analogamente, la gente va alla festa parcheggia in divieto di sosta e i vigili fanno una mattanza. Sempre nel telefilm, una vigilessa affermava che quella mattanza ripagava metà del bilancio comunale.
      Troppo spesso ci si dimentica che còmpito della polizia locale, in relazione al traffico automobilistico e alle automobili in genere, dovrebbe essere in primo luogo la prevenzione degi incidenti, la segnalazione dei pericoli ecc. Invece pare che piaccia assegnare ai “custodi pubblici” un ruolo analogo a quello delle macchinette mangiasoldi che tanto piacciono a Renzi, quelle che portano via i soldi ai pensionati ludopatici.
      Gandolfi si era preoccupato di sollevare gli agenti di polizia locale dal ruolo umiliante di esattori di multe automobilistiche? Non lo sapevo, ma la cosa non mi stupisce.

  16. Rileggendo oggi il messaggio precedente mi sono imbattuto in un refuso delizioso: vi si leggeva “sotto l’albergo di cacate leggi”. Così aveva capito il sistema di trascrizione della voce Naturally speaking: “albergo” per “usbergo”. L’errore è stato corretto. Chiedo scusa ai gatti padani che, naturalmente, sanno benissimo che cosa sia l’usbergo. Boh!

  17. Sbigottito permalink

    Ma i vigili urbani si chiamano così perché vigilano, o dovrebbero vigilare. Se dovessero spiccare multe a pioggia si chiamerebbero “sanzionatori urbani”

    Infatti i vigili dovrebbero coprire un ruolo importante di educazione alla civiltà stradale e di repressione dei comportamenti che nuocciono ai cittadini, che è una cosa diversa della repressione dei cittadini per far cassa [e consentire all’Amministrazione comunale di organizzare eventi Minculpop, per esempio. N.d.Ar.]. La repressione per far cassa determina un risentimento del quale fanno le spese i vigili, più ancora che gli Amministratori (come sarebbe più giusto). Alcuni cittadini, che si sentono vittime di agguati proditori e di mattanza impropria arrivano talvolta a meditare propositi di giustizia-fai-da-te [che ovviamente noi condanniamo: N.d.Ar.].
    Qualcuno arriva a pensare che i vigili siano persone frustrate che con la ferocia sanzionatoria cercano di compensare eventuali carenze, come se la Natura non li avesse dotati di qualità migliori. Sfido chiunque a cogliere uno sguardo intelligente negli occhi di chi affibbia una multa per eccesso di velocità all’incauto trasgressore che non si era accorto del feroce divieto collocato su un rettilineo, soltanto per far cassa. Questo non toglie che esistano vigili urbani che svolgono il propio lavoro con serietà, competenza e passione.
    [C’era un divieto, che gridava vendetta, sul rettilineo tra Vaprio e Cassano d’Adda. La strada è bella, larga, alberata a sinistra nella direzione verso Cassano, ma con gli alberi arretrati rispetto al margine stradale, dunque assolutamente sicura, quasi una strada napoleonica, e nessuno si aspetterebbe un limite di velocità fissato a 50 km/h. Io non ci cascavo, perché sapevo delle pattuglia appostata, e dove; ma appena la pattuglia si appostava, faceva una strage di automobilisti ignari. Adesso il limite c’è ancora, ma per via di una rotonda che serve l’ingresso al supermercato Bennet, il rettilineo è interrotto, gli automobilisti rallentano naturalmente: il Comune di Vaprio non li può più fregare. Grazie tante, gli amministratori locali hanno rinunciato a spremere gli automobilisti perché adesso ciucciano i soldi dell’ipermercato Bennet. N.d.Ar.]

    Perché i vigili di Curno si fanno schiavizzare dall’amministrazione comunale, perché non reagiscono? Conosco i vigili di Curno: non dirò chi (non svelerò le loro identità), alcuni anche personalmente, mi paiono persone per bene e ragionevoli. Forse per questo mi pare di scorgere nella loro espressione un velo di tristezza.
    “Il servo che non si ribella è peggio del padrone che lo comanda”. Questa bellissima frase l’ho letta in un libro di Nietzsche, a proposito della schiavitù alla quale gli uomini si sottomettono, quando si fanno pecore davanti ai lupi che minacciano le pene dell’inferno, in nome di un Dio crudele inventato lì per lì, per tenere soggiogati gli uomini che la Natura vorrebbe liberi.
    [Un libretto aureo sull’argomento è stato scritto da Étienne de La Boétie: ‘Discorso sulla servitù volontaria’. Tanto più è notevole, in quanto è stato scritto nel 1548. I libretto è stato ristampato per i tipi di “Chiare lettere” e contiene in appendice il ‘Saggio sull’arte di strisciare ad uso dei cortigiani’, di d’Holbach. Ma penso che certi giornalisti anglorobicosassoni che conosco, certi politici indigeni, che pure (purtroppo) conosco, non abbiano bisogno di leggerlo. Loro sanno per istinto quanto gli è necessario per menare la loro non invidiabile esistenza. N.d.Ar.]

    Quindi, alla larga il gatto padano et simil. Io ho studiato, leggo e studio ancora, e sempre. La frase non l’ho copiata da qualche bigliettino trovato nella carta stagnola che involge i cioccolatini.

    • Dà da pensare che un’amministrazione come quella serrana, fortemente improntata ai disvalori aziendalistici (fra l’altro, in palese contraddizione con la velleità di cammellare papa Bergoglio, a fini di dragaggio del consenso elettorale e di carriera) tenga in così poco conto la professionalità dei vigili urbani. In ambito aziendalistico, com’è noto, si sciacquano la bocca di continuo con questa parolina mistificatissima, la “professionalità”. Oh yeah!

  18. Art. 103 permalink

    Non oso pensare che i vigili di Curno e i dipendenti degli uffici comunali siano manager di se stessi, spero proprio di no.
    In generale, non abbiamo avuto modo di lamentarci di loro: né mancherà loro la nostra stima se troveranno il coraggio di ribellarsi e faranno prevalere il bene pubblico sulle sollecitazioni di un’amministrazione sgangherata.

    • È forse scandaloso chiedere che l’amministrazione comunale sia al servizio dei cittadini, e non degli amministratori?

      Immagino che il corpo dei vigili di Curno sia un sistema gerarchico, com’è giusto che sia. È naturale pensare che a ogni livello gerarchico competano specifiche autonomie e responsabilità. Ma alla gerarchia dei vigili, come pure a quella di tutte le “sezioni” dell’Amministrazione comunale è preposta la dott.ssa Serra in persona, che può essere considerata “il Grande timoniere” di Curno, come Mao lo era della Cina. Non dirò, invece, che la dott.ssa Serra possa esser detta il “Duce di Curno”, perché non trovo conveniente fare paragoni impropri: anche se il decisionismo serrano e la passione della sindachessa per gli “eventi” Minculpop, nonché la sua richiesta perentoria di “condivisione”, a tutti i livelli, hanno qualcosa del piglio ducesco. Ma, giusto per mettere i puntini sulle “i”, sarà bene ricordare che il decisionismo serrano è di impronta aziendalistica, e non mussoliniana.
      Ciò premesso, ritengo che bisognerebbe mettere in chiaro i margini di autonomia delle gerarchie e la possibilità che possano opporre un diniego a eventuali sollecitazioni superiori che impongano — come è nel caso di specie (uso un linguaggio dipietresco per ironia, e di proposito) — la mattanza degli automobilisti, giusto per far entrare un po’ di “piccioli” nelle casse del Comune.
      Mi associo, gentile lettore, alla sua richiesta che l’operato dei vigili urbani di Curno, come pure di tutta l’amministrazione comunale, sia al servizio dei cittadini e non degli amministratori. Accade infatti, talvolta, che gli amministratori non siano buoni interpreti degli interessi, dei bisogni, delle richieste e delle sofferenze dei cittadini. Gli amministratori serrani dànno per scontato che i cittadini siano ansiosi di ricevere dosi da cavallo di femminismo e lezioncine politicamente corrette. Ma, forse, gli amministratori del paese “diversamente bello da vivere” si sbagliano.

  19. Angelo Gandolfi permalink

    @ Max Conti

    Calabrinàs, A.

    • Francamente sono disorientato. Ho fatto una ricerca in rete, ma non ho trovato indizi attendibili, per costruirci un ragionamento (gli abitanti dell’isola felice di Nusquamia amano ragionare).
      Ho tovato però — e non so quanto tale ritrovamento sia pertinente — che esiste una pianta officinale, utilizzata per la confezione di preparati galenici: prende il nome di Manna calabrina. I suoi principi attivi hanno applicazione come emetico e purgante. Si veda Disputatio inauguralis medico-practica De variolis et morbillis</strong>.
      Ma… parliamo della stessa cosa?

  20. Angelo Gandolfi permalink

    Calabrinàs (accento tonico sulla quarta e ultima sillaba, variante di Calavrinass, Calcinaccio, in dialetto bergamasco).
    In particolare pezzo di calcina stato in opera nelle muraglie e risecchito dal tempo.
    Crodà ‘l calavrinass, lo staccarsi degli intonachi dai muri vecchi e umidi.

    A.

    PS
    Bianco della Merena!
    Perdonami, ovunque tu sia…

    • Ecodomus dei Conti Locatelli, coscienza ecologica da “condividere” e “flyer”

      Dunque non erano in causa le proprietà emetiche e diuretiche di una pianta officinale: meglio così.
      Ma perché associare i calcinacci a Max Conti? C’è qualcosa che non funziona nei fabbricati del piano di lottizzazzione Ecodomus, che sono radicati (ah, le radici, quelle che tanto piacciono ai leghisti: squit, squit, squit!) su terreni appartenuti, appunto, a Max Conti, Vito Conti e Giovanni Locatelli? A proposito, come vanno le vendite dei nuovi fabbricati in classe A? Dovrebbero essere il fiore all’occhiello del paese bello da vivere, insieme alla Toyota a propulsione ibrida del Comune, inaugurata dalla sindachessa con cerimonia fasciata e tricolorata (ormai abbiamo fatto il callo a questi “eventi”; e, se la cerimonia fosse stata, invece, un toga party “esclusivo”con la partecipazione di tutte le laureate di Curno, non avremmo fatto una grinza). Ah, dimenticavo di mettere nel novero delle mirabilia Corneti (per analogia con le mirabilia Urbis. cioè le cose ammirevoli dell’Urbe, ovvero di Roma, come potrebbe spiegarci il gatto padano doc, di cultura mostruosa: dopo di lui in fatto di cultura viene il Tarcisio) la centralina di ricarica delle automobiline elettriche. Un fiore all’occhiello, dicevo, perché il paese bello da vivere, grazie all’impegno della sua amministrazione, testimonia un impegno ecologista che in California se lo sognano. Oh, yeah!

      P.S. 1 – Il Bianco della Merena, al quale Gandolfi accenna, è colui che tradusse in vernacolo orobico il volantino bilingue distribuito da Gandolfi durante la passata stagione elettorale (“Volantino”: dalla zarina curnenese, della quale conserviamo vivida memoria, ordinariamente chiamato flyer, perché secondo lei è più fico dire così, immagino; non voglio credere che lei pensasse che flyer e volantino siano cose diverse e che pertanto sia opportuno tenere ben separati i due campi semantici. Infatti, era assessore alla Cultura e gli assessori alla cultura sono colti, anche se non necessarimante laureati con una tesi sull’etica di Martha Nussbaum.)

      P.S. 2 – Chi voglia saperne di più sul piano di lottizzazzione Ecodomus veda:
      Crisi del mattone? A Curno però c’è una “ripresina

      Operazione Ecodomus in via Curnasco. La guerra dei due gatti

      A Curno non ci sarà l’albero degli zecchini d’oro, però…

      «Là dove c’era l’erba ora c’e una città»: speriamo di no

  21. Pelo caprino permalink

    Confermo la descrizione. Residuo di cemento che con il trascorrere del tempo e per azione degli agenti atmosferici (in particolare delle componenti solforose) sull’intonaco assume colorazione nerastra e si sfalda in detrito. Scarto della lavorazione, materiale ammalorato, detrito. Unciù!..
    Azz
    [Goethe osservò come il calcare, in presenza dell’acido solforico sciolto nell’aria, si traformi in solfato di calcio idrato, liberando anidride carbonica. Pensando a questo fenomeno diede a un suo romanzo, ben noto — immagino — ai gatti padani, il titolo di ‘Le affinità elettive’. Tale fenomeno di degrado della pietra è ben evidente nelle statue di marmo all’aperto, che presentano le caratteristiche chiazze nere, come se ne vedono parecchie a Bergamo e soprattutto a Milano.
    Mettiamo bene in luce comunque, che le abitazioni Ecodomus sono perfette, resistenti agli agenti atmosferici, ideali per coppie giovani che, pur svolgendo un lavoro a Bergamo, stabiliscano di fissare la propria dimora in un paese “bello da vivere”. Poiché nella famiglia ideale per la quale queste abitazioni sono progettate la mamma è una donna borghese in carriera, è previsto uno spazioso posto macchina per il Suv della mamma, meglio del papà, perché la mamma non ha tempo, che accompagnerà il figlio alla scuola montessoriana di Bergamo, a lezione di piano, a equitazione, nuoto, palestra, arti marziali ecc., a tutto insomma, purché si levi dai piedi e non intralci la carriera dei genitori, idealmente renzisti.
    N.d.Ar.]

  22. Lettore permalink

    Gentile Aristide, un mio condomino oggi mi ha consegnato un ritaglio di giornale dal Corriere: “Anche la scienza conferma. Chi legge libri è più felice”. Il mio vicino di casa è un grande lettore di libri ma, se devo essere sincero, ha un aspetto tutt’altro che felice. Lui stesso mi ha detto che in quella ricerca, forse, c’è qualcosa che non quadra: probabilmente pensava a se stesso.

    • “Persuasori occulti” al servizio di un “evento” milanese pretendono di darci la ricetta della felicità

      Effettivamente, un articolo pubblicato il 21 ottobre sul Corriere della Sera afferma che «i poteri terapeutici della lettura» sarebbero dimostrati «scientificamente». Per la precisione, il Corriere della Sera afferma: «questa volta il tema è scientifico e un’indagine lo dimostra con numeri, dati e tabelle: leggere rende felici». Si veda Più emozioni e più felicità per noi. Anche la statistica premia la lettura.
      Ma andiamo a vedere quale sia questa presunta «scienza». Si tratta, a nostro sommesso parere, di una pseudoscienza, la scienza delle indagini di mercato che tanto piacciono ai mongomanager, con una spruzzatina più che evidente di pubbliche relazioni. Intanto l’indagine è stata commissionata in occasione di un “evento” (merda!) che viene fatto passare per culturale ed è invece commerciale. L’evento prende il nome di Bookcity. Inoltre apprendiamo dal Corriere della Sera che «la ricerca “La felicità di leggere” è stata voluta da Gems (gruppo editoriale Mauri Spagnol) [toh! N.d.A.] in occasione del suo decimo compleanno [ullalà! N.d.Ar.] e affidata a Cesmer, Centro di studi su mercati e relazioni industriali dell’Università di Roma Tre».
      Chi avesse ancora qualche residuo dubbio sul carattere “maledetto” di assoggettamento dell’indagine “sc-scientifica” a una campagna di pubbliche relazioni, consideri che «l’indagine “La felicità di leggere” [è stata] presentata sabato 24 ottobre a Milano al Castello Sforzesco alle 14.30 nell’ambito di BookCity. A seguire la premiazione del torneo “Io scrittore” [squit, squit, squit! N.d.Ar.]».
      Insomma, siamo a livelli quasi-curnensi (quasi, perché a Milanoi livelli curnensi se li sognano). Come quando un giovane psicologo – di nome faceva Maggioni – ebbe l’incarico dall’amministrazione serrana di tenere, il 15 dicembre 2013, una conferenza idonea a estirpare i «pregiudizi omofobici» che albergano, o potrebbero albergare, nell’animo dei cittadini di questo paese “diversamente bello da vivere”. [*]
      Il buon Maggioni proiettava slàid su slàid e insisteva parecchio sul fatto che tutto quello che lui andava dicendo avesse fondamento scientifico e rispondesse a definizioni, procedure e protocolli di questa o quella società psicanalitica della cui scientificità sarebbe proibito dubitare. Altrimenti saremmo eretici e nemici della scienza. Ma di quale scienza? Questo è il punto, perché l’atteggiamento scientifico, da che mondo è mondo, consiste proprio nel dubitare di tutto. Ricordo che:
      a) L’uomo razionale è tenuto a non giurare sulle parole di nessun maestro. Lo diceva già Orazio: Nullius addictus iurare in verba magistri. [**] Proprio da Orazio la Royal Society, che è una società scientifica seria, quella di Newton, tanto per intenderci, mica roba da sciacquette politicamente corrette à la Martha Nussbaum, trasse il suo motto: “Nullius in verba”, cioè “Sulle parole di nessuno” con quel che segue. I gatti padani non hanno capito? Ecchisenefrega, che studino o si nascondano. In particolare la Royal Society intendeva affermare il principio che la scienza della quale erano propugnatori era basata sulla razionalità e sul metodo sperimentale: la politica, la retorichetta, i trucchetti miserabili degli azzeccagarbugli, la religione e responsi oracolari sono banditi dal ragionamento scientifico.
      b) In generale, un ragionamento scientifico è tale se privilegia il dubbio e supera l’ostacolo della “falsificazione”, come c’insegna Popper, filosofo rigoroso (mica Martha Nussbaum, tanto per fare un esempio a caso) e come prima di lui ci mostrò un altro grande filosofo, al quale — precisamente — si ispirò la Royal Society: Francesco Bacone.
      Nella relazione del buon Maggioni presentata in forma di “evento” (così è scritto nel sito del Comune) alla Sala consiliare, non c’era nessuna dimostrazione, soltanto oracoli che non cessavano di essere tali perché inglobati in slàid che, secondo gli aziendalisti, avrebbero il potere di far tremare le mutande dell’uditorio.
      In ogni caso, sfido chiunque a dimostrare che leggere libri rende gli uomini più felici. E un’indagine statistica non dimostra questa felicità: tanto per cominciae, vorrei vedere quale sia il campione statistico, come siano state formulate le domande e, in particolare, mi domando se sia concepibile il metodo di appurare la felicità dei lettori abituali facendo la domanda: “Scusi, lei legge libri? ma lei è felice?”. Sarebbe come stabilire l’incidenza dei tumori alla prostata domandando: “Scusi, lei ha un tumore alla prostata?”, invece che facendo esami seri su un idoneo campione statistico o anche (meno attendibilmente, ma meglio che niente) spulciando i dati delle statistiche mediche.
      Se mi è permesso esprimere un’opinione, criticabile quanto si vuole ma non cialtrona, proprio perché non pretende di essere presa per oro di coppella, dirò, a costo di dare un dispiacere ai mongomanager delle pubbliche relazioni, che:
      a) è meglio non leggere, piuttosto che leggere libri brutti;
      b) leggere libri intelligenti e di spessore culturale, quando ciò avvenga con mente aperta e non per dimostrare agli altri che si sarebbe intelligenti e colti, e – soprattutto – assimilarli rende l’uomo migliore, perché ne reprime la parte bestiale e valorizza la sua parte divina;
      c) l’uomo intelligente e colto, proprio perché ha consapevolezza della stupidità e del male che lo circonda è solitamente più infelice dell’uomo sciocco, buzzurro, cialtrone e maligno;
      d) tuttavia vale la pena pagare lo scotto di un quid di infelicità, che tra l’altro è variabile e non è nemmeno scontato, pur di realizzare la parte divina che potenzialmente si trova in ciascun uomo; dove sta scritto che dobbiamo morire sghignazzando stolidamente? meglio morire da uomini se possibile lieti, non necessariamente ridanciani senza motivo (risus abundat in ore stultorum);
      e) più che nella lettura di libri consigliati dai persuasori occulti delle pubbliche relazioni, la felicità andrà cercata in una orgogliosa rivendicazione degli spazi di libertà, necessari allo sviluppo mentale quanto l’aria e l’acqua sono necessari alla sopravvivenza del corpo. In altre parole, la felicità andrà cercata in un atteggiamento verso la vita di tipo libertino.

      Merda agli aziendalisti! Merda ai servi delle pubbliche relazioni! Merda ai giornalisti sprovvisti di spirito critico!

      —————————
      [*] Si veda la «visualizzazione dell’evento» (sic!) nel sito del Comune di Curno, tuttora reperibile in rete, dove si legge: «Conferenza “Omosessualità: una serata di confronti”.L’Amministrazione comunale organizza una conferenza “Omosessualità: una serata di confronti” con lo psicologo e psicoterapeuta Mattia Maggioni e rappresentanti dell’Arcigay, aperta a tutti per combattere l’omofobia. Vi aspettiamo domenica 15 dicembre alle ore 20.45 in Sala Consiliare».

      [**] “Senza esser tenuto a giurare nelle parole di nessun maestro”.

  23. trols permalink

    http://www.ilsecoloxix.it/p/2015/10/22/AR4MnjPG-domiciliari_assenteismo_dipendenti.shtml?code=4572449969001&pag=1
    Malgrado Curno sia popolato da gatti e similgatti orobici e per nulla sassoni, mi e ci auguriamo tutti che dalle nostre parti non si diano casi simili di palese testimonianza della putretudine che fermenta in mansioni sindacalmente protette.
    Se così fosse, pregherei i cari lettori di contattare immediatamente, più che le forze dell’ordine, un costituendo comitato di disinfestazione. Come? Parliamone e, soprattutto, muoviamoci.

  24. trols permalink

    http://www.corriere.it/cronache/15_ottobre_24/inchiesta-assenteisti-sanremo-vigile-mutande-80097e18-79de-11e5-a624-46f9df231ebf.shtml?refresh_ce-cp
    Che scusa è secondo voi, questa del vigile: -Tanto io abito lì…-
    Questa è l’Italia e questo è l’attegiamento degli italiani. La colpa, inutile negarlo, non è solo dei profittatori, ma anche di coloro che sanno, e che fanno finta di non sapere.
    Forse che siamo ignari del marcio che c’è a Curno, anche se ancora non siamo riusciti a fotografarlo, come a Sanremo? C’è, c’è. Come ben sanno i gatti padani e similgatti; del resto sanno benissimo quale rigore etico caratterizzasse l’Amministrazione Gandolfi. Ma per astio antigandulfiano si accodavano al Pedretti, per esempio, nella sua battaglia contro il c.d. Ecomostro: piacque loro impedrettarsi, e con quale voluttà! Il marcio non li tocca — così pensano — dal momento che tocca gli altri, i deboli, i pensionati che stringono la cinghia, coloro che hanno perso il lavoro e che col cavolo lo troverano seguendo i corsi di formazione di Energheia. Il Similgatto come il gatto doc, preferiscono fare i rivoluzionari [ma de che? N.d.Ar.] nascondendo la testa sotto terra e lasciando scoperte le natiche.
    Morale!? occhio non vede, cu…ore non duole.
    I tempi stringono, e stridono.

  25. Ravensburger permalink

    Signor Aristide, lei giustamente spinge i gatti et simili, nel caso non capissero le raffinatezze che su questo diario si accumulano in varie potenze, a studiare, per comprendere; o a desistere dall’esprimere concetti male orecchiati o, spesso, triviali, se alla portata del loro intelletto.
    Ebbene, oggi tutti studiano. Mancano purtroppo i maestri, gli insegnanti, uomini veri che abbiano il dono di far comprendere e di stimolare l’apprendimento. Oggi abbiamo solo burocrati irresponsabili [e impuniti: N.d.Ar.] che per merito (spesso immeritato) di titolo accademico, castrano il discente e lo rovinano in maniera irreversibile. Risutato: i giovani studenti, privi di riferimenti, di esempi, di incoraggiamento, diventano arroganti e stupidi come gatti e barbe caprine.
    C’è un’antica novella cinese che discorre della sapienza.
    Una madre (sante donne) porta il figlio presso un vecchio saggio perché sia educato alla conoscenza di quanto è necessario per vivere in pace con la natura e con gli uomini. Il vecchio accetta l’incarico; l’adepto inizia a subissarlo di domande con fare sempre più arrogante. A questo punto il vecchio chiede al giovane si versargli da bere, perché ha sete. Il giovane riempie la tazza fino a farne traboccare il liquido, ma non gli fa cenno di smettere. Il giovane, indispettito per l’atteggiamento del vecchio, gli chiese perché non gli ordinasse di smettere di versare. Rispose il vecchio: – Ragazzo, tu sei come questa tazza, non imparerai mai nulla se prima non l’avrai svuotata di quanto vi si trova di superfluo.
    Ognuno si trovi la morale propria.
    [Bellissimo apologo. N.d.Ar.]

    Non serve studiare se chi ti insegna è peggio di te; oppure se l’insegnamento che ti offrono è di qualità infima.
    Sono orgoglioso di affermare che quel che so (che è molto poco), lo so per averlo appreso fuori della scuola. Non ho il pezzo di carta che attesti il curriculum scolastico, è vero, e questo può essere un problema, anzi è un problema. Nell’ottica tanto cara ai mongomanager, alle barbette caprine et gatti et leccaculi integrali il [cacato: N.d.Ar.] pezo di carta è importante, eccome! Eppure, guardandomi in giro, mi pare di poter affermare che oggi, per essere riconosciuto un coglione doc, devi avere un diploma o, meglio ancora, una laurea. Se con 110 e lode, meglio ancora, perché quando il punteggio è frutto di determinazione più che di amore per lo studio, il titolare può finalmente candidarsi al ruolo di aguzzino impareggiabile (pare oggi che le aziende non abbiano più bisogno di operai e tecnici bravi, ma di aguzzini). Intelligenza zero, ma efficenza elevatissima.

  26. Sbarcano a Orio al Serio e sembrano manager d’azienda

    Trascrivo da un articolo pubblicato su Io donna, il supplemento settimanale del Corriere della Sera (La prostituzione al tempo di Expo. Per le escort dell’Est l’evento è stato un business):

    «Delle ragazze che invece prenotano in quelli a 5 stelle non diresti mai che esercitano il mestiere più vecchio del mondo»: tailleur griffato, capelli raccolti, trucco sobrio. «Sembrano donne in carriera, eleganti manager d’azienda con la particolarità di avere corpi mozzafiato. Sono loro quelle che costano di più». I clienti sono disposti a pagare cifre che vanno «dagli 800 euro in su», ammette alla fine Katerina, un attimo prima di sparire nell’albergo dove alloggia per raggiungere il suo appuntamento. Dipende «da quanto tempo si passa insieme e dal tipo di “compagnia”». Che le escort siano appariscenti o no, i clienti danarosi in alberghi di lusso richiedono discrezione e «un concierge che sappia far bene il suo mestiere ed evitare inutili imbarazzi».

    Domanda: qual è la posizione al riguardo della dott.ssa Serra che nel Consiglio della Provinca di Bergamo svolge un ruolo di vigilanza sulla condizione dei lavoratori stranieri? La domanda non è peregrina, tanto più che è stata la dott.ssa Serra in persona a introdurre, nella sala Viterbi del Palazzo della Provincia in via Tasso 8, Bergamo, l’importante «percorso formativo rivolto primariamente al Coordinamento Provinciale Sportelli Immigrazione 2014/2015 e che vede l’accreditamento formativo per gli Assistenti sociali». Si veda Stranieri in provincia di Bergamo: temi emergenti e lavoro di rete tra le istituzioni. A me pare che non si possa rimanere indifferenti al fenomeno di “dazione mercenaria di sesso” (per usare una terminologia dipietresca), perché anche questo è un lavoro, che andrebbe — come si dice in linguaggio sociologico-burocratico — “monitorato”. Quale percorso formativo è previsto per gli assistenti sociali che, auspicabilmente, prenderanno in carico queste “straniere in provincia di Bergamo” fin dall’istante in cui sbarcano a Orio al Serio, dunque in terra bergamasca? L’impresa sociale Enèrgheia è stata attivata? Se non è stata attivata, che cosa si aspetta a farlo?
    La fasciofemminista che chiese, e ottenne, un’ordinanaza con la quale si faceva divieto di battere nel territorio di Curno (niente fellazione mercenaria da parte delle donne, niente irrumazione [*] da parte degli uomini), è disposta a tollerare che a pochi chilometri da Curno i clienti degli alberghi facciano richiesta di una “coperta” dell’Est europeo? Che cosa aspetta a chiedere perentoriamente di essere intervistata da Remo Traìna per chiarire il suo pensiero ed esprimere la sua indignazione al riguardo?

    ——————————————————–
    [*] Irrumazione è un termine riportato nei migliori vocabolari, dunque smettiamola una buona volta con questa lagna che la sciura Rusina non capisce, il gatto padano doc nemmeno, e neanche Tarcisio, nonostante la sua cultura mostruosa. E Bepi el memorioso? Chissà! Non vedo perché chi va cercando in rete foto di donnine e ometti scollacciati debba poi lamentarsi se è costretto a cercare sul vocabolario una parola della quale non conosce il significato. E vorrebbe costringere me ad esprimersi come si esprime lui. Non ne ha facoltà, come dice quel vecchio trombone televisivo, soprattutto non ne ha il diritto.
    In ogni caso — e poco m’importa che i gatti curnensi storcano il naso — ricorderò che “irrumare” deriva dal lat. ruma che significa sia “rumine” (da cui “ruminare”), sia mammella. Ma è la mammella della nutrice. Dunque nelll’accezione di significato utilizzata nella noterella qui sopra, “irrumatore” è colui del quale si può dire che allatta la fellatrice.
    Per stroncare le obiezioni del gatto padano (è capace di dire, come già altre volte, che m’invento tutto), di Tarcisio (un Pico della Mirandola padano) e degli altri uomini d’intelletto fine che albergano a Curno, trascrivo dalla voce Irrumo del dizionario dello Stephanus, riveduto dal Gessner (vedi), consultabile in rete, certo non nel buzzurro Bibliomostro, la seguente definizione:

    Irrumo – A “ruma”, id est mamma ductum verbum. Irrumat, quae mammam praebet. Sed vulgo obscenitatis extremae est.

  27. Gimmy permalink

    Lei signor aristide pone domande troppo complicate. Difficilissime in quanto imporrebbero risposte che, al contrario, dovrebbero essere semplici e chiare. Ma, sa, i politici nostrani non possono concedersi il lusso di mettere su carta quello che poi li inchioderebbe come spergiuri. A parole sono tutti e tutte proiettati all’umanesimo concentrato, alla difesa dei deboli; a parole sono buoni fino allo spasimo, in realtà sono peggiori di quelli stessi che, apparentemente, condannano.
    Quindi; chi è contrario/a, solitamente è a favore. Purché non si sappia.
    Visibilità, visibilità, visibilità…
    Visibilità cloacale.

  28. A.d.G. permalink

    Piccolo spunto di riflessione:

    “Per il contrattualismo, l’individuo cede spontaneamente una parte della sua assoluta libertà per assicurarsi una maggiore sicurezza sociale e personale. Questo contratto tra governati e governanti implica obblighi precisi per ambedue le parti e, nel momento in cui il patto viene violato, il potere politico diventa illegittimo; di conseguenza il diritto di resistenza e ribellione viene legittimato.”
    Cit. da di Roberto Bolzan su http://www.movimentolibertario.com

    Buona serata, prof. Aristide.

    • I governanti si dimenticano spesso di avere sottoscritto un patto con i cittadini, contraendo precisi doveri nei loro confronti. Questo perlomeno dovrebbe avvenire in democrazia o, meglio, come c’insegna Canfora, in regime di “isonomia”, dove cioè i cittadini sono uguali, tutti, davanti alla legge. Il concetto di democrazia, come viene usato oggi: a) differisce da quello dei Greci (si veda la famosa orazione di Pericle per i morti della Guerra del Peloponneso, mistificato da molti, in buona e in cattiva fede); b) nello stesso significato moderno risulta tormentato e distorto, un giorno sì e uno no, a fini di parte. Come quando, per esempio, si dice che il matrimonio Lgbt sarebbe postulato dlala democrazia. Perciò è bene mettere i puntini sulle “i”.
      Quando i governanti assumono il potere, pretendono di fare quel che vogliono, pensano che sia un loro diritto, e che il dovere dei cittadini sia “condividere”. Merda!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: