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Uomini, e non sciacalli

16 novembre 2015

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La Marsigliese contro il nazismo e contro il terrorismo Isis. Sequenza dal film Casablanca: la città fa parte del Marocco francese; la vicenda si svolge al tempo in cui la Francia è governata dal regime collaborazionista di Vichy, filonazista. Molti cittadini profughi da diverse parti dell’Europa occupata dalla Germania si trovano a Casablanca in attesa di un visto che consenta loro di recarsi nell’Europa liberata. Chi riesce a procurare quel visto (le «lettere di transito») potrà prendere l’aereo per Lisbona: ma il visto è merce rara, e si paga a caro prezzo nel mercato clandestino.
In questa scena vediamo il capitano francese Renault che, per quanto servo degli occupanti, non può impedire che nel locale di Rick s’intoni la Marsigliese. È la stessa Marsigliese cantata con voce sommessa oggi in tutta la Francia, dopo il minuto di silenzio osservato, a mezzogiorno in punto, in ricordo dei caduti dell’eccidio ordito dai terroristi agli ordini del califfato islamico di Siria e Iraq (Isis).

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Seduta di Consiglio comunale a Curno: che Iddio ce la mandi buona – Oggi, 16 novembre 2015, a mezzogiorno in punto si è osservato in Francia un minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attentati terroristici di venerdì sera, a Parigi. I terroristi erano agli ordini del califfato islamico al quale la Francia ha risposto nell’unica maniera – purtroppo – possibile: muovendo guerra alla guerra. L’alternativa era tra il subire, e subire sempre di più, e il reagire. Poiché tertium non datur, la Francia ha deciso di reagire.

Oggi, sempre 16 novembre 2015, nello sgarrupato paese di Curno, che gli attuali governanti pretenderebbero “bello da vivere”, ci sarà una seduta di Consiglio comunale, programmata da tempo. Ebbene, lo dico subito, papale papale: ho una gran paura che qualche modesto politico locale, profittando della carica di consigliere, colga l’occasione per far discorsi pretestuosi sull’accoglienza dei profughi. Per favore, risparmiateceli. A ogni buon conto, per prevenire il malessere che mi prenderebbe alla bocca dello stomaco, qualora dovessi sentire certi prevedibili e nauseanti discorsi, mi presenterò in Aula consiliare provveduto di una confezione di farmaco antiemetico.
Dobbiamo levarci dalla testa che i problemi geopolitici su scala mondiale, il collasso etico del mondo occidentale ecc., possono trovare soluzione per intervento di ipercinetici amministratori locali e che tutti abbiano una gran voglia di starli a sentire. Il fatto, poi, che si trovi qualche giornalista che li intervista su argomenti il più delle volte banali ma comunque quasi sempre trattati approssimativamente e in maniera che più banale di così non si può, ci dà da pensare sulla qualità del giornalismo più che sull’obiettiva rilevanza del politico indigeno che tanto si agita per apparire sui mezzi di comunicazione di massa. Compito degli amministratori locali infatti, come osserva Cacciari, è governare le realtà locali, e governarle bene, sempre che ci riescano e che siano all’altezza della situazione. D’altra parte il loro parere, che quasi sempre non è nient’altro che la ripetizione pedissequa, per giunta abborracciata e spesso bofonchiata, delle parole d’ordine del partito, non solo è ininfluente, ma non interessa nessuno.
Penso che la dott.ssa Serra farebbe bene a chiedere, in apertura di seduta, che si osservasse un minuto di silenzio per i morti dell’eccidio, che noi piangiamo in quanto uomini: uomini e basta, senza attribuzioni etniche, religiose o d’altro tipo. Dopodiché dovrebbero cominciare i lavori del Consiglio. Non si insisterà mai abbastanza sul fatto che còmpito degli amministratori locali è, appunto, amministrare le realtà locali. E non far pistolotti per “comprare” (dal lat. comparare, nel senso di “procurare”, “acquisire”) il consenso elettorale, o per far bella figura nel partito, negli ambienti che contano, con la mammetta o anche semplicemente con se stessi.
Scongiuro Paolo Cavagna (per noi “Cavagna il Giovane”) e Sara Carrara (per noi “la fasciofemminista”): Vos oro atque obsecro, risparmiateci le vostre considerazioni in merito, le vostre “fallaciate” (da Oriana Fallaci). Sono cose scontate, più che prevedibili, le conosciamo a menadito. Il vostro còmpito è contribuire alla buona amministrazione del paese, se proprio dovete mettervi in mostra, organizzate una castagnata o una festa dello gnocco fritto, ma lasciate perdere questa “splendida” occasione. Se quel che vi chiedo pare a voi un sacrificio troppo grosso, prendete esempio da Marine Le Pen, novella Giovanna d’Arco, molto apprezzata negli ambienti fascioleghisti italiani che sono i vostri stessi ambienti, se non sbaglio, o ai quali comunque siete molto vicini (sfido chiunque a dimostrarmi che Salvini non è un camaleonte fascioleghista). Lei, Giovanna, cioè Marina, è “sobria”, almeno per il momento; poi si vedrà.

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Una lezione per i politici indigeni: l’onore e la razionalità prima di tutto – Scena finale di Casablanca. Rick, interpretato da Humphrey Bogart, rinuncia all’amore che portava, e che porta ancora per Ilsa, interpretata da Ingrid Bergman: vi rinuncia a favore di un altro amore, un amore più grande, quello per la libertà e la giustizia calpestate per ogni dove dai nazisti. Perciò la restituisce al marito Lazlo, sa fin troppo bene che Lazlo è un dirigente di primo piano della Resistenza europea e che ha bisogno di Ilsa. E lo spiega benissimo, in questa scena finale, al momento dell’addio. Dunque il senso dell’onore, alimentato da un principio superiore, e la razionalità, sempre vigile e sempre in guardia contro i sentimenti, prevalgono sull’amore. Dopo l’addio, Rick entra anche lui nella Resistenza. Vi entra perfino il capitano Renault, riscattando una vita mal vissuta da militare corrotto e servo dei tedeschi. Le ultime parole di Rick a Ilsa, sulla pista dell’aeroporto, valgono mille pistolotti. Anche perché non càpita spesso di sentire pistolotti di esortazione all’essere attivamente uomini, voglio dire uomini e basta. Purtroppo si sentono sempre più spesso – e non se ne può più – pistolotti che esortano alla passiva “condivisione”.

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From → Altra politica

161 commenti
  1. Il pensiero neo-pedrettista di Cavagna il Giovane

    È successo quel che temevamo: Cavagna il Giovane si è prodotto in una mozione infarcita delle banalità più ovvie, più viete (gatti padani, cercate il vocabolo nel dizionario), più tossiche del repertorio fascioleghista. E ha cavalcato l’eccidio parigino compiuto dai terroristi mobilitati dal califfato islamico di Iraq e Siria. Proprio quello che non doveva fare, per le ragioni che abbiamo esposto sopra; più in generale, anche per una questione di buon gusto. E quel che non è di buon gusto, spesso, è disgustoso.
    Inoltre ha letto tre interrogazioni della fasciofemminista che non era presente nell’Aula consiliare, modulate su tonalità fascioleghista, oviamente: interrogazioni che il determinatissimo Cavagna il Giovane disse di condividere.
    Ma non mettiamo troppa carne al fuoco. Vediamo i punti-cardine del Cavagna-giovanil-pensiero espresso nel corso di una mozione che prendeva le mosse dall’eccidio parigino. Ma che cosa aveva da dire Cavagna il Giovane al riguardo dell’eccidio parigino? Niente, naturalmente, se non cose sentite mille volte: alcune anche giuste, per carità, come quando ha affermato che il governo Renzi è un governo che non è stato eletto dagli italiani.
    Ma che c’azzecca? Niente, ma il Cavagna giovanile doveva — al solito — agitarsi, dveva far vedere (a chi? a Forza Italia o al Pedretti?) che lui è un duro. Ma duro de che? Ma mi faccia il piacere! Questo modo di far politica è, a mio sommesso parere, mostruoso (dal lat. monstrum, come si dice di cosa che, mostrata, desta meraviglia). E se un politico indigeno prende a pretesto l’eccidio parigino per accreditarsi come statista in un consesso deputato a occuparsi dell’amministrazione locale, se costui vuole a tutti costi farci sapere come la pensa sugli equilibri geopolitici mondiali, io sono assalito dalla nausea (nausea politica, s’intende). Naturalmente considerazionei analoghe valgono anche per i similporgressisti. Ma bisognerà dire che in questa occasione — almeno in questa — la dott.ssa Serra è stata “sobria”, nel senso buono della parola.
    Almeno Cavagna il Giovane avesse fatto un discorso con un capo e una coda, o anche soltanto un discorso piacevole. Come piacevoli risultano, quasi sempre, per esempio, le orazioni di Vito Conti, del quale apprezziamo in modo particolare l’actio. [*]. Niente di tutto questo.
    Fra l’altro, proprio riguardo all’actio, avevamo consigliato a Cavagna il Giovane di fare gargarismi prima di venire in Consiglio, o di mangiare fette di pane spalmate di pasta d’acciughe. Perché quando parla si capisce ben poco, di là dal gorgogliare delle parole; mentre, se legge, è come andar di notte. Comunque, ecco quel che sono riuscito a capire, ecco i punti salienti del Cavagna-giovanil-pensiero, espresso nella seduta di Consiglio comunale del 16 novembre 2015. Il discorso, molto asseverativo, in stile di slàid di PowerPoint, prendeva a pretesto la strage parigina e può essere così riassunto:
    • è illusorio pensare che il terrorismo non ci riguardi
    • non esiste un Islam moderato
    • il multiculturalismo è un’utopia
    • l’Islam ha una visione del mondo diametralmente opposta alla nostra

    E bravo il nostro Cavagna il Giovane! Avevamo proprio bisogno che lui proferissequeste sentenze: ci ha illuminati! Ma veniamo alla parte meno generica della sua orazione con pretesa di memorabilità:
    • l’amministrazione comunale di Curno è confusa e non ha capito quel che avviene in questo mondo, da una decina di anni a questa parte
    • il governo Renzi non è stato eletto dagli italiani
    • l’amministrazione comunale di Curno dovrebbe chiedere alla comunità islamica locale di collaborare nella lotta al terrorismo
    • la presenza della polizia locale a Curno dovrebbe essere intensificata e capillare
    • l’amministrazione comunale di Curno dovrebbe procedere a controlli sistematici di identità sui profughi.

    Faccio notare che nel riportare il Cavagna-giovanil-pensiero ho un po’ migliorato l’espressione linguistica, quel tanto che basta per non abbassare il tono di Nusquamia, notoriamente attento alle questioni di terza F. Concludo osservando che Cavagna il Giovane può a buon diritto essere considerato l’erede del Pedretti, e non soltanto sotto il profilo dell’impegno antigandulfiano.
    Ma dove vuole andare a parare? Dovrebbe dircelo lui stesso. Ma poiché lui non ce lo dice, facciamo la seguente ipotesi: Cavagna il Giovane sa benissimo di essere stato sfanculato da Marcobelotti, ma resiste perché sa anche che, prima o poi, Lega e Forza Italia dovranno ricompattarsi. E spera che Forza Italia abbia potere contrattuale sufficiente da imporsi alla Lega nord. Pia illusione, ovviamente, ma lui — forse — ci spera. In tal caso, avendo lui incontrato Totti e stretto la mano a Brunetta, il candidato sindaco dovrebbe essere proprio lui.
    La seconda ipotesi, forse più realistica, è che lui speri che il Pedretti levi di mezzo Marcobelotti. Allora i conti tornerebbero, perché si riproporrebbe l’alleanza del 2012 e – allora sì – il candidato sindaco del rassemblement fascioleghista sarebbe proprio lui. Intanto si comporta come se fosse il figlio (politico) del Pedretti.

    –––––––––––––––––––––––––––––––––
    [*] Nei trattati di retorica si legge che all’oratore si richiedono queste attitudini: inventio, dispositio, elocutio, memoria e actio. Non ho tempo per soffermarmi a spiegare tutto, semmai ci torneremo. Basti dire che l’inventio e la dispositio di Vito Conti lasciano a desiderare, l’elocutio è buona, la memoria scarsa, ma il suo forte è l’actio, perché ha una recitazione teatrale. Invece Cavagna il Giovane è una schiappa in tutto.

  2. Facsimile permalink

    Ma…
    o il volantino di cui si parla dov’è?

    Nessuno che io conosca l’ha ricevuto..

    che fa… non pubblica???

    • Che io sappia, la Marigolda è stata tutta spazzolata. Max Conti ha ricevuto quattro copie. L’asse urbano Morelli-Serra-Pedretti pure. Ma può darsi che la “penetrazione”, come si dice in linguaggio di marketing, sia andata avanti. Non ho parlato di “ficcamento”, perché consapevole del significato panormita della parola («ficcano» gli uomini, ma anche le donne).
      Per il momento non pubblico in rete il volantino (in linguaggio coglione: “flyer”), per creare suspense,[*] aspettativa, desiderio di conoscenza.

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      [*] Nota di terza F: si scrive suspense, e non suspence, e si pronuncia sëspèns, e non con l’accento sulla prima sillaba.

  3. Facsimile permalink

    Ho alfine letto il volantino.
    Niente, non dice assolutamente niente.
    Per chi, anche saltuariamente legge il blogghino sono cose già lette e rilette. quindi che lei ha già scirtto e riscritto…
    [Appunto, niente di nuovo per chi legge quello che lei chiama «il blogghino», che poi sarebbe quella cosa che voi non riuscireste mai a fare. Ma nuovo per il popolo. E tanto basta: N.d.Ar.]

    Filone Toyota (amò turna)
    Filone “sfruttamento immagine papale” (a ridaje)
    Infine pure uno strafalcione.
    La citazione esatta non è “ho scritto Giocondo” ma “ho scritto joe Condor”.
    Se ricordo male voglia perdonarmi.
    [Lei si riferisce a un antico Carosello, un cartone animato incentrato sul personaggio di Joe Condor. Ma si chiamava “Joe Condor” (da “Giocondo”, appunto) precisamente per ricalcare quel modo di dire, preesistente: «Guarda che qui [e ci si toccava la fronte con il pollice, con ampio gesto orizzontale, come a mostrare una scritta inesistente] non c’è mica scritto Giocondo!». Ricordo che diceva così il mio compagno di banco alle scuole medie: si chiamava Frediani, un furbetto di tre cotte. N.d.Ar.]

    Sempre umile servo suo
    [Adesso, non esageriamo. Non sono un padrino, sono per voi similprogressisti e aziendalisti una «lapide di pietra garibaldina» e detesto il servilismo. N.d.Ar.]

    • La «lapide di pietra garibaldina»

      Nel commento precedente si fa parola di una “lapide di pietra garibaldina”. L’espressione è una citazione colta, dall’Inno a Oberdan: anche se, a dire il vero, linguisticamente è un po’ zoppicante, perché la lapide è essa stessa una pietra (dal lat. lapis) e solo in seguito, in italiano, “lapide” significò una pietra recante un’iscrizione. Poiché l’iscrizione può essere commemorativa, ecco che, per traslato, la “lapide” può significare un ricordo durevole, se possibile perenne. Questo, precisamente, intendeva affermare l’autore della canzone.
      Intendeva che il ricordo di Guglielmo Oberdan, l’irredentista triestino che attentò alla vita di Francesco Giuseppe, morto impiccato nella Caserma grande di Trieste il 20 dicembre 1882, vivificato da quello delle imprese garibaldine, avrebbe forgiato una gioventù vigorosa che avrebbe strozzato l’«austriaca gallina». Ecco le parole nel loro contesto:

      Vogliamo formare una lapide
      Di pietra garibaldina.
      A morte l’austriaca gallina.
      E noi vogliamo la libertà.

      Ed ecco la canzone:

      Ciò premesso, ritengo che l’amministrazione austriaca fosse, tutto sommato, ottima. Ritengo anche che il sacrificio dei garibaldini e degl’irredentisti come Oberdan sia stato inutile. Come anche mostra il film Noi credevamo, che prende atto del fallimento di un’idea che fu generosa, almeno sul nascere. Ma avremo modo di tornare sull’argomento, perché abbiamo in canna un articolo il cui titolo sarà Un paese di merda.
      Nel film Noi credevamo il pensiero di un “patriota” meridionale che aveva speso la giovinezza per coronare il sogno di un’Italia bella, colta e degna del suo grande passato, e che prende atto dell’infrangersi del sogno, si riassume con queste parole: «L’Italia di oggi è gretta, superba, assassina».

  4. Facsimile permalink

    Una notazione tecnica.
    Saputo che era stato distribuito il volantino l’ho cercato, trovandolo nella raccolta differenziata della carta in casa.
    Nello stesso giorno erano stati infatti fatti almeno due volantinaggi “commerciali” e il vostro flyer ci è finito in mezzo, la COLF lo ha confuso con il resto della pubblicità.
    Se non avessi saputo di doverlo cercare non lo avrei mai trovato e quindi letto (ecco magari non avrei comunque perso nulla, ma non è questo il punto).
    In effetti graficamente non è appariscente e si confonde con altri volantini (immobiliari sopratutto, ma anche molto altro).
    [Se lo dice lei, che è un intenditore… Purché lei non sia un intenditore di grafica come il suo amico Pedretti è un “intendente” (così diceva Galilei) d’inglese (si ricorda il Tibet free?) o di architettura (si ricorda la cagnara mediatica sull’Ecomostro?). Provi a esporsi: mi dica che i volantini del Pd sono belli, più belli, anzi meravigliosi. E mi porti qualche esempio, se ci riesce. N.d.Ar.]

    FYI

  5. Facsimile permalink

    Io ho informato che è finito nella raccolta differenziata, potevo anche essere contento che molti volantini fossero finiti (e ne ho certezza) in quel modo.
    Tuttavia pur non condividendo un rigo del volantino lo considero comunque un contributo al ragionamento; che vada nella raccolta differenziata (perchè in casa siamo ligi ed ecoorientati), o nella spazzatura, non mi fa piacere.

    [Veramente avevo chiesto un giudizio estetico sui volantini del Pd, posto che, a suo giudizio, lo stile del volantino dei resistenti richiamerebbe quello dei venditori di miserabili villette per uomini sprovvisti di cultura, del tipo sindacalisti traditori della classe operaia e mongomanager: sa, quelle villette con giardinetto da arredare con nanetti di gesso e posto macchina per il Suv con cui la pornomoglie accompagnerà il figlio alla scuola montessoriana. N.d.Ar.]

  6. Simil facto permalink

    Credo che il flemmatico signor Facsimile attribuisse troppa importanza al volantino; perché? Perché prima scrive di non averlo ricevuto, poi di averlo ricevuto, ma la colf, ignorantemente lo ha gettato nei rifiuti insieme ad altri messaggi di pubblicità:-tipo supermercati:-. (visto facsimile, non è difficile omettere i nomi dei vari supermercati in loco per non validare alcuni gruppi piuttosto di altri come markette pubblicitarie?).
    Purtroppo per lei, Aristide ha ragione. Contesti lo stile, se può e, già che c’è, contesti pure la sostanza; non può comunque contestare il disagio dei poteri forti (che conosciamo) e tanto meno soffocare le risate dei cittadini, ai quali non sfugge l’inamovibilità di alcuni dirigenti curnensi, attaccati alle sedie che contano, in ambiti presidenziali, con il collante più tenace che ci sia.
    Io, ad esempio, non avevo ricevuto il volantino, abitando in una zona del paese dove credo non siano ancora passati per la veglia; quindi, ho chiesto ad un amico (marigoldese) se lui invece lo avesse ricevuto. Devo ammetttere che il titolo mi è sembrato geniale (altro che storie trite e ritrite) e mi ha attratto, poi il dipinto, strepitoso, e le specifiche non fanno una grinza. Cos’è che a lei non è piaciuto e perché? Fossi anch’io dell’altra sponda come lei (politicamente parlando) non esiterei a dimostrarmi ammirato da tanta eloquenza. Mi porrei delle domande, una fra tutte;-come posso confutare quanto scrivono questi sacrileghi? E’ la risposta che è difficile. Almeno credo.

  7. Informatore permalink

    @ Facsimile

    Cito: “Nello stesso giorno erano stati infatti fatti almeno due volantinaggi “commerciali” e il vostro flyer ci è finito in mezzo, la COLF lo ha confuso con il resto della pubblicità.”

    Sì, è vero, tranquillamente, è una cazzata.
    I resistenti curnesi volantinarono di domenica, in tarda mattinata e nel primo pomeriggio.
    Quel giorno non ci fu alcun volantinaggio commerciale e le buche delle lettere di quasi tutti i cittadini erano fortunatamente libere da qualsivoglia pubblicità del venerdì o del sabato.
    In ogni caso avverto che lei conosce ” molto benissimo ” la Serra, il Benedetti, Cavagna il vecchio, il Pedretti, la Colombo, la Gamba e Max Conti. Chieda pure a loro se hanno ricevuto o meno il volantino del Cacaverant.

  8. Aldo permalink

    Il volantino l’ha ricevuto o no? Ma come si permette la governante di sottrarle l’informazione che le consentirebbe di realizzare strepitosi risparmi sulle merci che la globalizzazione impone? E come ha fatto a scoprire che la governante lo ha buttato nella differenziata? Pe me lei sta improvvisando, per me sapeva del volantino e incolpa la povera ”serva” di un gesto che mai si sarebbe permessa di compiere. Quindi, o lei mente sapendo di mentire, oppure mente per dare a credere che il volantino non ha sortito effetto alcuno su di lei. In entrambi i casi, non riesce a nascondere il disagio e, non riuscendo a nascondere l’imbarazzo, la getta in sciapa ironia.
    [Ricordo una domestica, quand’ero bambino, la quale, dopo aver ascoltato le parole di qualcuno che credeva di essere stato spiritoso, ed era invece penoso, diceva «Spirito di patata!» Lo disse a un pittore che era venuto a fare dei lavori a casa nostra, e che tra una pennellata e l’altra le faceva la corte. Ero piccolo, ma avevo capito quanto basta. N.d.R].

    Non so in quale zona di Curno lei viva, ma le assicuro che in tutti e quattro i punti cardinali, il riso abbonda sugli scarni volti dei curnensi che sono stati offesi e denigrati dall’attuale amministrazione. Come la farsa delle tasse non aumentate nell’anno 2015. Ma stiamo scherzando, questa è una presa in giro bell’e buona, non dite però che nei tre anni precedenti, le avete aumentate ai massimi livelli e questo pur avendo trovato il bilancio in perfetto ordine e senza debiti. Figuriamoci se l’aveste trovato diroccato come l’ebbe trovato Gandolfi…(il quale risanò il debito senza mai aumentare le tasse a nessuno e portando migliorie amministrative): ora saremmo già commissariati.
    Non ricordo chi glielo chiese, ma poi, si è informato sulla buona missione del Conti per la presidenza di Bergamo/Europa? Ha verificato se i proclamati intenti missionari rispondono alla realtà delle cose?

  9. .
    Brutte notizie per i gatti padani e per i gufi del “Tanto Nusquamia non lo legge nessuno”

    Leggo sul pannello di controllo di Nusquamia che il numero dei contatti di Nusquamia è stato oggi ragguardevole, determinando un’impennata del grafico statistico. E non si parla del numero d’interventi, ma del numero di lettori. Ma, in fondo, non c’interessa più che tanto raggiungere traguardi di “gradimento” purchessia. Ci interessa raggiungere i lettori che capiscono e gettare le fondamenta per la nascita di un’opinione pubblica qualificata. È una tecnica gesuitica, se così piace chiamarla, ed è molto efficace. Ma noi non siamo gesuiti, anche se da ragazzo, prima di dichiararmi platealmente “agnostico” (a quindici anni!) avevo frequentato la Congregazione mariana gesuitica, una specie di Opus Dei, ma intelligente.

  10. Carla Mel Tyres permalink

    No capito. Cosa detto nel Consiglio comune? Affari?

  11. Simil facto permalink

    Ma, quando scrive, (Facsimile) scrive con una maschera per non riconoscersi e per non farsi riconoscere? A noi non interessa la faccia (a me sì, a me sì, il mio dramma è che in base al contorno del viso, dei lineamenti e delle espressioni, riesco a centrare l’intima realtà di chiunque; siccome nessuno conosce questa mia capacità, che qualcuno troverà sconveniente, mi astengo dall’esprimere giudizi sconfortanti su una moltitudine di esseri immondi), a noi interessa la vibrante assertività dello scritto che stride con la rabbia che affoga nel turbinìo della forzata calma. Che le roda, lo si riconosce anche ad andatura lesta.
    Per associazione d’idee ed esperienze, m fa venire in mente una mia (ex) cara concubina che per far ricadere su di me la colpa dell’azzardo, aveva l’abitudine di esclamare:-no dai, no dai:-. Non le dispiaceva però. Vale anche per lei?

  12. Vergognarsi (politicamente) per conto terzi

    Nel commento pubblicato in un’altra pagina di Nusquamia, La via della ragione, contro il sentimentalismo e la retorichetta facevo questa amara riflessione:

    Termino osservando, ancora una volta, che mi vergogno (politicamente) delle sparate al Consiglio comunale di un paese sgarrupato come Curno, dove avviene che un politico indigeno [dal lat. ‘indigĕna’, “che è nativo del luogo”] come Cavagna il Giovane, cavalchi l’eccidio terrorista islamico di Parigi come occasione idonea ad accreditarsi punti al borsino elettorale del paesello. E fa questo con la stessa improntitudine con cui maneggerebbe il joystick di un videogioco.

    • L’erede del Pedretti

      Come reagiranno i similprogressisti alle sparate “istituzionali” di Cavagna il Giovane, che ha raccolto l’eredità del Pedretti?
      A mio modo di vedere dovrebbero farlo con poche parole, ma (politicamente) taglienti, come la lama di un rasoio. Ma sapranno trovare le parole (poche, per carità!) e, soprattutto, ne avranno il coraggio, considerata la loro contiguità con il Pedretti, che aveva chiesto l’ispezione alla c.d. moschea di Curno in modalità di provocazione, e che tuttavia poté contare sull’indifferenza etica dei similprogressisti sopra citati e sul furto di verità da parte della stampa anglorobicosassone?

  13. .
    Senza parole (bastano quelle della canzone)
    .

    • .
      La Marsigliese è politicamente scorretta?

      Se prestate orecchio alle parole della canzone, sentirete, più di una volta:
      «qu’un sang impur abreuve nos sillons»: l’auspicio, cioè, “che un sangue impuro abbeveri i nostri solchi».
      Il “sangue impuro”, nel contesto storico, non è quello dello straniero, contro il quale semmai inveisce il nostro (brutto) inno nazionale, ma quello dell’aristocrazia, quello di chi vuole abbattere la Repubblica francese. Più che allo straniero, il riferimento è alla quinta colonna indigena.
      Insomma, l’inno è bello così com’è, io non cambierei una virgola.
      Però, che sia il caso di porre il quesito alla dott.ssa Serra, la massima esperta in territorio orobico (e non solo) in fatto di correttezza politica?

  14. Perlita Serra: «Siamo molto lontani dal poter finire la biblioteca»

    Sul sito di Radio popolare è “fruibile” un’intervista della sindachessa Perlita Serra che esprime il suo rammarico per il fatto di non poter spendere quei 700.000 € che, a suo dire, sarebbero necessari per avviare l’esercizio della biblioteca (lei dice «chiudere»). Eppure quei 700.000 € ci sarebbero, in cassa, ma sono bloccati dal Patto di stabilità. Si veda:
    Radio popolare_La mappa 2/Curno.

    Ricordiamo che la costruzione di questa pretenziosa struttura data al 1997: avrebbe dovuto essere un monumento alla gloria del Pedretti, la Serra vorrebbe che diventasse un monumento alla propria gloria, trasformando l’antiquata struttura in un faro di diffusione del verbo politicamente corretto. Ma è sicura la dott.ssa Serra che 700.000 € sarebbero sufficienti per mandare avanti il Bibliomostro? Ha messo nel conto le spese di esercizio (riscaldamento, personale ecc.)? E chi le paga? Lei dice che Curno avrebbe bisogno di un auditorium: ne siamo sicuri, alla luce del fatto che Curno dista 6,5 km dal centro di Bergamo?
    Tutti fanno sacrifici, a Curno e in Italia. E la Serra non lo vuol proprio fare questo sacrificio, consistente nel rinunciare a un progetto velleitario e inutile? Se l’attuale biblioteca ha bisogno di un maggior numero di posti a sedere o di nuovi spazi per il deposito di libri, non potrebbero bastare quei 400.000 € che, al momento dell’intervista, erano nella disponibilità del Comune? E che non ci vengano a dire che è impossibile. In tempo di guerra — e questo è un tempo di guerra — si aguzza l’ingegno. Per esempio, durante la guerra a Milano le vetture pubbliche andavano a carbonella. Insomma, questo è un periodo di lacrime e sangue. Dunque piangano e sanguinino i progetti velleitari e ambiziosi! Mi sembra doveroso, in una prospettiva di buon governo.

    • Sconforto permalink

      Da radio popolare del 28/10/2015 apprendiamo che la biblioteca è completa al 95,50 e che servono 700.000 euro per completarla.
      Dalla delibera del consiglio comunale n. 34 del 08/07/2015 apprendiamo che per il completamento della biblioteca servono 337.952 euro.
      In entrambi i casi non ci sono cifre per la successiva gestione (forse è meglio così)
      Lo sconforto è tale che è impossibile commentare la cosa (speriamo che per la nuova scuola i conti li abbiano fatti altri visto che si parla di milioni di euro).

  15. A.d.G. permalink

    Gentile Prof Aristide,
    ascoltando la registrazione dell’intervista alla “sindaca” elvetico-determinatissima non ho potuto trattenere un sorriso. La sindachessa parla del patto di stabilità come una inevitabile jattura. Non ammette (non lo farà mai) che tutti questi soldi servono per mantenere in vita un apparato statale allo sfacelo e inutile. Milioni di persone in Italia vivono del frutto di espedienti di simile natura, di regole assurde illibertarie, di denari (sotto forma di tasse) guadagnati da lavoratori e aziende private, frutto di scelte e rischi propri. L’assurdo è che questi sindaci (e sindache) non si ribellano realmente e fattivamente a queste regole penalizzanti, dichiarando come un “mantra” che la colpa è del patto di stabilità. Si limitano a parlarne tra la gente. Non utilizzano esperienza e competenza per proporre alternative vere. Non sfruttano conoscenze e rapporti personali con la “gente che conta” a favore del bene della popolazione. Come se questo patto (“patto” perciò un accordo?) fosse una Legge Naturale irrinunciabile, e non una regola messa lì per penalizzare e umiliare chi vuole fare una buona economia. Ecco, io ho profondo disprezzo per questi metodi di circonvenzione delle menti dei più deboli. Perchè solo i più deboli si lasciano abbindolare da queste giustificazioni. Solo i più deboli e i meno dotati non si accorgono di quanto sono presi in giro da politici simili. Altro che aiutare gli ultimi.
    Quando vedrò i sindaci fare delle azioni di reale contrasto al governo centrale che schiaccia i loro talenti, allora potranno avere la mia ammirazione. Altrimenti il dubbio che non abbiano talenti mi rimane. E’ necessario andare alla base dei problemi, non perdere tempo ed energie a considerare situazioni conseguenti il problema ma non il problema stesso. Ci vuole profondità e non superficialità.
    Grazie per l’accoglienza.
    A.d.G.

    • Quando le conviene, la sindachessa piuccheistituzionale è anche anti-sistema

      Proprio così: la sindachessa è parte integrante di questo sistema, un sistema oppressivo che si dice democratico ma che tratta gl’italiani che lavorano peggio di quanto sarebbero trattati da un governo straniero che avesse occupato militarmente il “territorio” (squit!); un sistema che mantiene i suoi pezzi sempre più sconnessi con il patto di stabilità, appunto, e mille altre tagliole e gherminelle, compreso l’infame gioco d’azzardo nelle sue varie declinazioni: una nuova tassa, pesantissima, la “tassa sui cretini”. La dott.ssa Serra fa tanto parte di quel sistema che ambisce a farne sempre più parte, adoperandosi in ogni modo per piacere a coloro che contano e che possono “nominarla” nei posti che contano: proprio così, si potrebbe anche parlare, in linguaggio cafone, di “nomination”, ma ho pudore a esprimermi come i mongoletti delle trasmissioni televisive, quelle di Gori, della sanguinaria Maria De Filippi ecc. Anzi, quanto più si avvicina il tempo delle elezioni (amministrative comunali, amministrative regionali, politiche europee ecc.) tanto più si intensifica l’attività intesa a compiacere ai papaveri di Bergamo città, con tanti saluti ai cittadini di Curno, eventualmente anche a scapito dei cittadini di Curno.
      Dunque, la sindachessa fa parte di quel sistema, vuol farne sempre più parte ma, venendo al punctum dolens del Bibliomostro, del quale aveva promesso in campagna elettorale l’attivazione, come parte integrante del pacchetto “Curno bella da vivere”, ci fa sapere quanto è «rio e fello». [*] È un modo di mettere le mani avanti, credo; a meno che lei — così istituzionale, sempre alla ricerca delle occasioni, anche le più strampalate, per mostrarsi fasciata e tricolorata — non voglia raccontarci la favoletta che, invece, lei è anti-sistema. Cioè, lamentandosi del patto di stabilità, applicherebbe la tecnica del chiagn’-e-fotti.
      Ma poi, il patto di stabilità non esiteva già al momento in cui, in campagna elettorale, prometteva la dolce vita ai cittadini curnensi? Il Bibliomostro, come dicevo, avrebbe dovuto essere un punto qualificante di quella dolce vita. Siamo amareggiati dalla predicazione politicamente corretta, ma lei dice che la nostra vita dovrebbe diventare dolce. Il miracolo è alle porte! Sarà…
      Insomma, quante volte devo ripeterlo? Accà nisciun’ è fesso.

      —————————————-
      [*] Così dice il Boccaccio, nella sua Teseide, del volto della frode.

  16. Tormentone
    Un incontro entusiasmante per i burocrati, palloso per i libertari, presso la Provincia di Bergamo

    Ne abbiamo già parlato, ma l’ “evento” è così rilevante da meritare un richiamo. Dunque, venerdì 20 novembre 2015, presso lo “Spazio Viterbi” nel Palazzo della Provincia di Bergamo (via T. Tasso 8) si terrà un pallosissimo convegno dal titolo sindacal-accattivante: “Le figure professionali dell’educatore e del pedagogista”. Sottotitolo ancora più accattivante: “Qualifica, formazione e attività lavorativa nella rete dei servizi alla persona”.
    Niente paura, però: se non avete capito che cosa siano i “servizi alla persona”, sarete anche degli ignoranti, ma consolatevi pensando che non siete i soli. Rimane il fatto che potrete anche aver letto tutto Platone in greco, come il cardinal Ravasi dice di aver fatto al tempo della sua maturità, ma siete — siamo — comunque degli ignoranti, al confronto, per esempio di Max Conti che è ’o Presidente dell’associazione benefica (o cordata di potere?) Bergamo Europa, che patrocina il palloso convegno. Ecco il messaggio implicito che ci mandano: “Lasciate perdere Platone e leggete piuttosto Martha Nussbaum, Vera Baboun e i comunicati sindacali, per favore!”.
    L’orario dell'”evento”? Dalle 14.15 alle 17.30: perfetto per chi lavora nel comparto pubblico e si reca al convegno con permesso sindacale. Magari fanno anche “punti” per il progresso di carriera.
    I relatori? Beh, c’è il fior fiore della tecnoburocrazia di nomina politica, nonché tutto un brulichio di sigle sindacali: ANEP, ANPE,APEI, CGIL, CISL, UIL. Infine — udite, udite! — le conclusioni dell’evento sindacal-politico, ma anche “sc-scientifico”, saranno tratte da Max Conti, ’o Presidente.
    Ma quante cose è questo Max Conti? Citiamo a memoria: attore del territorio, segretario della sezione locale del Pd, Presiente di BergamoEuropa e, adesso, anche pedagogista. Scrivevo in un pezzo precedente che «se Massimo Conti trae le conclusioni su un convegno dedicato alle figure professionali dell’educatore e del pedagogista, vuol dire che è una persona importante e che sicuramente è preparato: sul Pestalozzi, sulla Montessori, su Lombardo Radice e — che Iddio stramaladica le sciacquette che parlano in suo nome! — su Piaget». Si veda L’Associazione BergamoEuropa determinata a penetrare il mercato similprogressista.
    Diavolo di un Max Conti! E pensare che noi l’avevamo preso sottogamba. È più importante del Pedretti, più importante dello Zapperi, con i quali aveva costituito il gruppo dei “Magnifici tre provinciali”. Speriamo che non scivoli, come sono scivolati gli altri due provinciali, suoi coetanei, che si erano messi in testa di soggiogare il mondo, partendo da Bergamo.

    • Facsimile permalink

      Gli consiglierò di toccarsi i “coglioni” se mi autorizza a farlo Aristide.
      Sempre strisciante e servilmente suo

      • Non serve toccarsi i coglioni. Serve un autodafé, altrimenti l’ira degli dèi si abbatterà sugli empi


        Il tempio di Marte Ultore (ultore = vendicatore) fatto erigere da Augusto a ricordo della sconfitta inflitta ai cesaricidi, Bruto e Cassio.

        Non chiedo condivisione, anzi sollecito gli avversari a controbattere apertamente e lealmente quel che dico (invece di complottare e usare colpi bassi per levar di mezzo chi osa ribellarsi); parimenti invito i gufi ad articolare obiezioni ragionevoli, invece di cazzeggiare; figuriamoci se chiedo ad alcuno di strisciare. Oltre tutto, non è neanche un bel vedere. Strisciavano sul pavimento, a quel che si dice, sia il pittore Salvador Dalì, sia il matematico Kurt Gödel: ma solo poco prima di morire, quand’erano ormai impazziti, forse per eccesso di genio.
        Sì, toccarsi i coglioni è meglio che niente. Lo diceva anche il filosofo idealista (don) Benedetto Croce: «Non è vero, non ci credo, ma mi provvedo». E si dava una grattatina.
        Io non so se Pedretti e Zapperi si siano toccati i coglioni: forse sì, quando si avvidero che buttava male. Ma meglio avrebbero fatto a rinunciare ai sogni di gloria e, una volta che si fossero accorti degli errori commessi, avrebbero dovuto farsi da parte, o chiedere scusa, o fare tutte le due cose insieme. Insistettero, e furono puniti da Marte ultore (che significa “Marte vendicatore”).
        Anche Max Conti dovrebbe un giorno prendere il coraggio e raccontarci quel che sa e non vuol dirci: per esempio, a) le prove generali per far cadere il sindaco Gandolfi in tempo utile per evitare il commissariamento del Comune (manovra intercettata e mandata a monte grazie al volantinaggio “Mammuzza”); b) l’orchestrazione della campagna mediatica a proposito del cosiddetto Ecomostro; c) la decisione estrema di far cadere Gandolfi 40 giorni prima della scadenza naturale del mandato, con una nuova prova generale il 17 febbraio 2012, quando s’impedì la presentazione del Pgt, nel momento in cui finalmente la cosa sarebbe andata in porto (prova riuscita, perché Locatelli uscì allo scoperto e la fasciofemminista si ricordò di avere un appuntamento irrinunciabile con il medico); d) la congiura concretizzatasi nelle dimissioni volontarie dei consiglieri, per impedire che Gandolfi concludesse onorevolmente il proprio mandato e presentasse da posizioni di forza i risultati eccellenti del proprio mandato, nonostante gli obiettivi limiti politici e culturali di alcuni, e non pochi, componenti della sua giunta.
        Noi riteniamo che Max Conti abbia avuto un ruolo decisivo in tutte queste manovre, in virtù dei suoi eccellenti rapporti con il Pedretti, che a quel tempo era il dominus del potere reale a Curno. Del resto, né Max Conti, né Perlita Serra ci hanno mai voluto raccontare le motivazioni di quel gesto estremo, il complotto e le dimissioni in massa di similprogressisti, pedrettisti e quinta colonna. Hanno chiamato sobrietà la loro “reticenza”. A questo punto, siamo autorizzati a pensare il peggio. Che abbiano agito così perché non potevano sopportare che il sindaco governasse con una maggioranza lacerata, come pure hanno detto, è falso (anche se la lacerazione è cosa verissima). Se fosse stato vero, avrebbero presentato una mozione di sfiducia in aula consiliare. Dunque è falso e, come c’insegnano i logici, ex falso sequitur quodlibet.
        Conclusione: siamo autorizzati a pensare il peggio. C.v.d.

  17. .
    Curno-Mozzo: una razza, una faccia
    Perché allora la sindachessa Serra lamenta l’assenza di un Auditorium a Curno ?

    Nell’intervista a Radio popolare, la sindachessa di Curno Perlita Serra lamentava che a Curno non ci fosse un auditorium. In aggiunta alla considerazione che Curno dista 6,5 km dal centro di Bergamo, scusate, ma Mozzo che cos’è? Mozzo ha un auditorium, o sbaglio? A qualcuno risulta che l’Auditorium di Mozzo sia impegnato tutte le sere e che, qualora i fratelli curnensi ne chiedessero l’agibilità, la richiesta sarebbe ipso facto cassata? Non vogliamo dire che Mozzo è un paese — quello sì — bello da vivere, non foss’altro che per la posizione, perché è soleggiato ed è immerso in un paesaggio stupendo? Vabbè, non diciamolo, se la sindachessa non vuole. Ma non possiamo nemmeno dire che Mozzo è merda. In ogni caso, qualcuno può negare che Curno e Mozzo siano «una razza e una faccia»?
    Inoltre, quanto dista l’Auditorium di Mozzo dalla casa della sindachessa? Non ho voglia di fare i calcoli con Google maps, ma credo che non disti molto di più del tratto che separa la casa della sindachessa dal Bibliomostro. Forse anche meno. Dunque?
    Insomma, anche di qui si evince quel che sosteniamo da tempo: la sindachessa vorrebbe il Bibliomostro come trampolino di lancio per la sua carriera, dal momento che un attimo dopo l’inaugurazione, con cerimonia fasciata e triclorata, ovviamente, il Bibliomostro diventerebbe un faro per la diffusione urbi et orbi del messaggio politicamete corretto, neofemminista, Lgbt-friendly. E, a cavallo del fascio di luce similprogressista proiettata dal Bibliomostro, la sindachessa approderebbe direttamete alle Nazioni unite, al cui vitreo palazzo dovrebbe approdare anche la collega in sorellanza neofemminista Vera Baboun.
    A proposito, che dice Vera Baboun dell’eccidio di Parigi? Ho provato a infilare nella finestrella di ricerca di Google “Vera Baboun Paris terrorist”: non è comparso niente che fosse pertinente. Ma Vera Baboun non era venuta a Curno a “sensibilizzarci”, a spezzare il pane della condivisione, a insegnarci quel che — evidentemente — ignoravamo, riguardo alla pace, con la scontata appendice di una condanna di quei cattivoni d’Israele che ragionano con la propria testa, invece che con la sua?

    • la mozzese d.o.p. permalink

      Mozzo è un paese paesaggisticamente bellissimo, non c’è dubbio.
      Devo però correggere una svista: la foto sopra è della biblioteca di Mozzo, quella inaugurata da Bossi in persona, nei tempi d’oro del potere leghista.
      [Grazie della precisazione. Mi aveva tratto in inganno la foto pubblicata in un articolo dell’Eco di Bergamo: Mozzo: acquerelli, poesie e musica. Sabato 17 all’auditorium delle medie. Per fortuna non avevo apposto la didascalia che dicesse “qui è l’Auditorium di Mozzo”. N.d.Ar.]

      Il vero auditorium è presso la Scuola statale Brolis che è anche la sede dell’Istituto Comprensivo di Curno (!!).

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      La capienza dell’auditorium [mozzardo: N.d.Ar.] è di circa 250 persone:
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      Anche a Mozzo l’attuale amministrazione è arancione, un po’ più scalchignata e raffazzonata, ma arancione, con evidenti sfumature rosso vivo.
      Alcuni spunti per capire quanto è vivace l’ambiente rispetto a Curno:

      Il vicesindaco di Mozzo: “Potrei fare del male a Salvini”, è polemica

      Mozzo, l’opposizione sugli smartphone in Comune: “Quanti soldi sprecati

      Mozzo, tensione tra vigili. Il sindaco Pelliccioliritira le pistole

      Mozzo, fuori 2 assessori, il sindaco: “Scelta dura ma necessaria”

      • Merda! Un paese così bello e un’Amministrazione così brutta!
        Sfido io che la dott.ssa Serra si dà tante arie e ambisce a una sistemazione politica di livello internazionale, a fianco della madonna pellegrina Vera Baboun, e provveduta di filo diretto con la pasticciona (culturalmente e ideologicamente) Martha Nussbaum, la vestale del PC (P.C. inteso come Politically Correct, come talora usa scrivere negli Usa: così si espresse, a proposito della neofemminista diversamente intelligente M. Nussbaum, la femminista storica e intelligente Camille Paglia).

      • A proposito di Camille Paglia e Martha Nussbaum

        Poiché l’amministrazione serrana è fortemente improntata ai principi sessisti nussbaumiani e non c’è praticamente giorno che, su impulso della dott.ssa Serra e per indefesso sbattimento della consigliera Bellezza, non sia celebrato con una qualche iniziativa neo-femminista — così ho appreso, esterrefatto, alla fine dell’ultima seduta di Consiglio comunale, nello spazio delle “comunicazioni del sindaco” — varrà la pena dare le coordinate di quel giudizio tagliente della Camille Paglia sulla MArtha Nussbaum. Scrive dunque la prima sulla seconda (si veda Camille Paglia Explained:

        Paglia has called feminist philosopher Martha Nussbaum a “PC diva”, and accused her of borrowing her ideas without acknowledgement. She further contends that Nussbaum’s “preparation or instinct for sex analysis is dubious at best”

        Sullo sciacquettismo radical-chic della similsinistra, parimenti condannato da Camille Paglia, si veda sul Corriere della Sera Camille Paglia: la sinistra ha stravolto la definizione di arte

      • Il colore arancione non è più di moda. Porta sfiga

        Scrive la Mozzese doc: «anche a Mozzo l’attuale amministrazione è arancione». Vero, però l’arancione non è più di moda. La Serra si faceva fotografare in bici, con foulard arancione, perché Pisapia aveva vinto le elezioni assumendo come coloro istituzionale l’arancione. E la Timoshenko in Ucraina era stata la Giovanna d’Arco della rivoluzione arancione. Però adesso Pisapia, che è intelligente, non vuole a nessun costo ricandidarsi, la Timoschenko è stata processata, condannata e incarcerata per malversazione dei fondi pubblici. Insomma, il colore arancione porta sfiga. Non credo che oggi la Serra sia tanto propensa a dirsi arancione. Infatti, non si parla più di questo colore: sobrietà, ohibò! Penso che così facciano anche gli arancioni mozzardi.
        Colore arancione, addio!

  18. .
    Segnalazione

    Segnalo dal sito del Foglio questo articolo:

    Quanto è colta (e ridicola) la Parigi celebrata da Fazio e Gramellini.

    Gramellini è sudaticcio, leggiamo. Ma un po’ sudaticcia pare che fosse tutta la trasmissione, che non ho vista, ma non faccio fatica a credere che l’ironia dell’autore dell’articolo, Andrea Minuz, sia ben collocata. Estraggo un brano dall’articolo:

    Nello zapping frenetico e angoscioso di questo fine settimana pensavamo di averle viste tutte. Poi ci siamo imbattuti in Rubini e Bentivoglio che leggono brani dal “Passagenwerk” di Walter Benjamin. Fazio che dice “luogo della flânerie per eccellenza”, strizzando l’occhiolino allo spettatore con il dottorato in Letteratura e autorizzando tutti gli altri a buttarsi su Salvini, in collegamento da Vespa su RaiUno. Di là si sciorinavano i numeri del ministero degli Interni, di qua si leggeva Hemingway. Parigi festa mobile, Parigi oh cara. Incorniciati nel prologo del ministro Gentiloni, sfilano il direttore dell’École normale supérieure, Marc Mezard, il corrispondente di Libération, Eric Jozsef, Marc Augé, Paolo Giordano, Geppi Cucciari.

    L’ironia non è alla portata di tutti, immagino che la sciura Rusina non ci capisca una mazza. Macchisenefrega della sciura Rusina. Continui a votare per la Lega, o per il Pd: non per questo ci stracceremo le vesti. Tanto voterebbe comunque per costoro: la sciura Rusina è “cosa loro”, ed è meglio che stia con loro. Così noi eviteremo di comprometterci con lei, non avendo contratto alcun impegno, siamo liberi di seguire la strada migliore. La quale, apparentemente, è quella meno agevole, ma solo all’inizio, oltre tutto; ma è la strata giusta, in tutti i sensi.
    Ciò premesso, non possiamo trascurare di osservare che Fabio Fazio sarà anche un lecchino — e questo non glielo toglie nessuno — però ha fatto un bel po’ di progresso, sotto il profilo culturale, dal tempo in cui faceva le imitazioni, le vocine di Yoghi e Bubu ecc., nei suoi verdi anni. Spaccia banalità, è vero, ma lui si è acculturato al punto che non abbiamo paura di dire (e perché non dovremmo?) che le sue banalità sono rivestite di una patina culturale. Sempre meglio che i borborigmi dei politici indigeni curnensi. Penso che non sia un mistero per nessuno: Fazio ambisce a svolgere in scena il ruolo che fu di Mike Bongiorno, tuttologico e per famiglie “a modo”: in versione politicamente corretta, s’intende, in sintonia con i tempi che corrono.
    Comunque si è acculturato, dicevamo. Questo significa che non tutte le speranze sono perdute per i gatti padani. Studiate, leggete, frequentate persone migliori: potrete anche voi, forse, come Fazio, arrivare a un traguardo di migliore espressività, con un retroterra di conoscenza che vi levi di dosso quell’aria di dilettanti allo sbaraglio. Lo stesso discorso vale per l’erede del Pedretti, Cavagna il Giovane. Almeno un po’ dovrebbe migliorare, si spera.

  19. Cacciatore permalink

    Cosa intendeva dire con :-toccarsi i coglioni?:- Voleva forse dire che se tocchiamo i coglioni, questi porteranno fortuna a chi li struscia? Eh ciao, ma sa Facsimile quanti coglioni esistono nel paese bello da vivere? Uno di questi, ed è il principe dei coglioni, è un esimio… [censura: N.d.Ar.] di grande presunzione e con grandi aspettative culturali. Quello lo toccherei molto volentieri, sempre che intendesse dire questo però quando scriveva, toccandosi i coglioni.
    Purtroppo, ho identificato solo quello, di primo impulso. probabilmente ce n’è altri.

    • Il mito del dèmone stolto nell’agro cornetense

      Altro che, ce n’è, e a josa. Sia perché così è un po’ dappertutto — si sa, stultorum mater semper gravida, come dice la saggezza popolare, quand’è saggezza e non superstizione: “la madre degli stolti…” — sia, soprattutto, perché un dèmone stolto, scacciato dal consesso dei dèmoni maligni, si aggirava, nella notte dei tempi, quando ancora gli uomini si nutrivano di bacche e di ghiande, fra i tuguri dell’agro cornetense. Il dèmone possedeva le donne (poiché siamo in epoca pagana, era ancora un dèmone, e non un demonio) ma, invece di possederle sodomiticamente, come gli altri dèmoni, le possedeva di fronte. Avveniva che le donne fossero ingravidate. Così si spiega come nel paese diversamente bello da vivere abbondino gli stolti i quali, in particolare, pensano di avere attitudine per la politica. Essi sono tutti imparentati e sono la discendenza di quel dèmone.
      Ma la politica dovrebbe essere “scienza politica”, come diceva Socrate che fu mandato a morte, fondamentalmente, per aver sostenuto questa tesi. Se coloro che si occupano di cavalli — diceva — sono esperti di cavalli, e coloro che costruiscono o governano le navi sono esperti di navi, di che cosa sono esperti i politici? Anche noi ci domandiamo, parimenti, si parva licet…: ma dov’è la scienza dei politici indigeni curnensi? Alle volte dico: studiate, mondate la bruttura dell’ignoranza, dei luoghi comuni identitari, delle frasette cazzeggianti che ripetete come un mantra a imitazione dei vostri capi. Ma, in realtà, non so quanto serva che costoro imparino a parlare senza bofonchiamenti, si applichino ai libri, studino. Ricordate la parabola del seminatore? Alcuni semi cadono sulla terra fertile: i semi germoglieranno, cresceranno le pianticine e queste daranno frutto. Ma se i semi cadono su terra arida, o sulla roccia…

  20. Ma l’erede del Pedretti capirà?

    Com’è noto, Cavagna il Giovane è l’erede del Pedretti, sia per la pervicace volontà di molestia antigandulfiana, [*] sia perché ha deciso di cavalcare i sentimenti peggiori che, purtroppo, albergano in noi tutti, e su quelli far leva per ricevere consenso elettorale. Forse spera che Marcobelotti sia tolto di mezzo dal Pedretti; tanto il Pedro non ha niente da perdere: perché non dovrebbe provarci? In tal caso il Pedretti nominerebbe Cavagna il Giovane candidato sindaco. E la fasciofemminista? Beh, le conviene prendere la strada di Roma e decidere fra Marchini e Giorgiameloni, visto che, a sentir lei, è così richiesta (vedi una sua dichiarazione al Corriere della Sera, al tempo della discesa in campo di Passera).

    ————————————
    [*] Quella del Pedretti è documentata nella relazione che Gandolfi intendeva leggere in Consiglio, quand’era sindaco dello sgarrupato paese; ma similprogressisti, pedrettoleghisti e quinta colonna gl’impedirono di proseguirenella lettura della relazione. Abbandonarono l’aula (dicembre 2011) e, di fatto, gl’imposero la mordacchia. Un copione che si ripeterà il 19 marzo 2012, quando la medesima eteròclita formazione rassegnò in massa le dimissioni Si veda La mordacchia, l’indifferenza etica e la banalità del male .
    L’astio antigandulfiano di Cavagna il Giovane, che lo induce a raccogliere lo strascico di una velenosa denuncia anonima per aggetto (di 40 cm) di una sovrastruttura dell’esercizio commerciale del padre di Gandolfi, la quale sovrastruttura, pur insistendo su terreno proprio, si presume non allineata a norma di legge con le case di via Buelli (e, in ogni caso, non sarebbe l’unica) è documentato nell’articolo Cavagna il Giovane, portavoce della slealtà del fronte antigandulfiano. Varrà la pena ricordare le parole del similgatto padano, con le quali ci rimproverava il fatto che reagivamo alla ripresa, da parte di Cavagna il Giovane, della stagione di caccia grossa contro i Gandolfi, padre e figlio:

    Si parla di 40 cm. io credevo che tutto lo spazio espositivo fosse abusivo, perchè.in effetti ha l’aria di un’aggiunta posticcia (mi perdoni il tecnico progettista, che dubito fosse Renzo Piano).
    Insomma, come dicono a Napoli, con stò abuso c’avete scassatùmazzo.

    Secondo il similgatto padano non dovevamo reagire. Perché no? Mah, ci sarà qualche cacata carta che stabilisce che ai “notabili” di Curno è concesso tutto, e che al popolo non rimane che subire. E perché non lo jus primae noctis? Ah, dimenticavo, quello prevedeva soltanto il sesso maschile e quello femminile, non tiene conto della teoria dei “generi”. Dunque non è politicamente corretto.

  21. .
    Merda alla convegnistica!
    Con BergamoEuropa Max Conti fa carriera, i partecipanti fanno la raccolta punti

    Avevamo il sospetto che BergamoEuropa fosse una cordata di potere. Ma come può rendersi benemerita una cordata di potere? Elementare, Watson: promuovendo incontri che “fidelizzino” (come si dice in linguaggio markettaro) i partecipanti al “brand” (cioè al marchio, che è di proprietà dell’aziendalista-politico Max Conti e del sindacalista-politico Dino Pusceddu, rispettivamente presidente e direttore).
    Insomma i partecipanti sono fidelizzati a Max Conti e Dino Pusceddu. Perché la fidelizzazione sia implacabilmente agglutinante, sono previsti gli «attestati di partecipazione» che i convenuti, quando siano dipendenti di aziende pubbliche, mostreranno ai datori di lavoro. Come minimo, risulterà che hanno partecipato al convegno (che si teneva in orario pomeridiano) in modalità di permesso retribuito. Alcuni lo meteranno in cornice, lo appenderanno alle pareti dell’ufficio (pubblico): come si vedeva nell’ufficio del segretario comunale Di Piazza (oggi apprezzata scrittrice di un giallo Lgbt-friendly, a Curno). Altri scriverano nel curriculum vitae di aver partecipato al convegno: e questi sono “punti”, bellezza! Finché non verrà il giorno in cui l’esaminatore dirà: “Ah, tu mi presenti tutti questi corsi, questi convegni? Vuoi forse impressionarmi, ovvero prendermi per i fondelli? Ebbene, adesso ti interrogo e mi svolgi qualche esercizio. Se te la cavi, bene. Altrimenti prendi quella porta, e non farti più vedere!”.
    Sì, ma questo è solo un sogno.

    • C.te Max permalink

      Mica e’ finita
      .oggi altro bel convegno a Bergamo. ….allez

      • .
        Frenesia convegnistica di BergamoEuropa
        Lei si riferisce a questo convegno?
        Quali diritti civili a bergamo

        Non so se sia proprio questo, perché non vedo indicazione di data. In ogni caso, siamo al completo! Giorgio Gori (che non più lo spindoctor di Renzi, ma non vuol esser messo da parte), Misiani, Arcigay…
        Ma chi glielo fa fare a Misiani? Già porta la colpa di essere laureato alla Bocconi, perché aggiunge sale alle sue piaghe? Boh, indagherò.

        Tanto per cambiare, si parla di Lgbt. Ma lo sapete anche voi, gli omosessuali seri non vogliono essere intruppati, vogliono essere lasciati in pace. Vi rimangono le zoccolette, le carnevalate, i boa di struzzo viola. Contenti voi… Quando da ragazzi leggevamo di Alcibiade che si diceva innamorato di Socrate, il quale aveva l’aspetto di un Sileno, ma la cui voce, le cui parole lo estasiavano e lo inducevano al pianto, ci meravigliavamo, un po’, è vero. Ma la cosa non ci sembrava schifosa. Se invece penso al sindaco panormita Orlando avvolto nel boa di struzzo, non posso fare a meno di consentire con i greci raffinati che ammettevano la pederastia, è vero, ma disprezzavano gli atteggiamenti checcheggianti.

        Se però non si tratta di questo convegno — che risulta essere celebrato sotto l’egida di BergamoEuropa — a quale altro convegno fa riferimento?
        Sia un po’ più preciso, diamine!
        Quale sarà il ruolo diMax Conti? Se si tratta di Lgbt, sarà ancora lui a trarre le conclusioni? È un esperto anche di Lgbt?

  22. Cacciatore permalink

    Nei film di Fantozzi e Fracchia, (sempre di Villaggio si intende) i suoi padroni e addirittura gli ignorantissimi servi del padrone non che colleghi gli dimostravano e si dimostravano in tutta la loro schifosità di carriera, addirittura cercando, e trovandolo nel povero personaggio interpretato da Paolo Villaggio, il loro capro espiatorio sortendo un sortilegio rasente l’esorcismo per nascondere le proprie meschinità culinctorie. Purtroppo è anche vero che non tutti sono all’altezza di cogliere la schifosissima ambizione degli ambiziosi per cui sia disposti a tutto pur di far carriera, anche di prenderlo in quel posto. Dicevo: Fantozzi, nel film riceveva una grande offesa, perché lui, o egli che dir si voglia, una dignità l’aveva, lo apostrofavano così:-Fantozzi, lei non è un uomo, lei è una merdaccia!…
    [Aveva cioè la dignità della merdaccia: in questi tempi pravi perfino la ‘merdaccia semplice’ ha la sua dignità; sono schifosissime invece le merdacce in carriera, tipicamente i mongomanager che rovinano le aziende e non esiterebbero a passare sul cadavere del fratello, o a vendere la propria madre a un nano, pur di potersi affermare, comprare il Suv per la pornomoglie e procurare un nanetto digitale da collocare nel giardino con mongoprato all’inglese. Nd.Ar.]

    Aggiungo io, quelli che approfittano del loro prossimo, [e, profittando della sua igenuità, hanno l’ardire di vantare benemerenze cristiane, proprio loro che sono sepolcri imbiancati! N.d.Ar.] non sono nemmeno da considerarsi ”merdacce” no, quelle no, le merdacce hanno uno scopo nobile se lo consideriamo nel cercho della vita organica. Quelli sono, sono… ma cosa sono!?
    [Prima o poi pubblicherò l’elenco delle maledizioni scagliate da Gesù Cristo contro i sepolcri imbiancati, contro gli scribi e i farisei, contro i filistei, contro coloro che si presentano come agnelli e dentro sono lupi. Altro che cammellare il papa! Eppure il papa è stato esplicito con l’ex sindaco di Roma: Marino, non provarci nemmeno, a cammellarmi! – N.d.Ar.]

  23. Mi konos permalink

    @ Facsimile
    Siccome ella è una riproduzione e quindi un falso, non si vergogna di essere un falso discutibile?
    E poi, che linguaggio è il suo che stona con la voce impropriamente virens!?

  24. M.B. permalink

    Al presidente di Bergamo-Europa, Massimo Conti.

    Chi di Pedretti ferisce, di Pedretti perisce.

  25. Arci permalink

    Credo che al simil gatto sia stato esemplare lo jus primae noctis e temo anche il post…
    Non è possibile considerare la casualità dell’azione, il pensiero vuole la sua parte e onorevolmente la concederemo. Voglio dire che se lo jus primae noctis fu e post retrogrado pure, non è stato un caso isolato, ma idolatrato fino allo spasmo, richiamando mugolii pervasi da scarsa attrattività.

    • La tradizione cristiano-giudaica vs. la cultura greca


      ‘Hava Nageela’, canzone israeliana cantata da Harry Belafonte.

      Spero che il similgatto non se n’abbia a male. Fra i nostri lettori c’è un artista che prende le parole, le sposta, le rivolta, ne studia le assonanze e ti fa un discorso. Non siamo ai livelli del grammelot Di Dario Fo, ma quasi. In questo caso tutto nasce dallo jus primae noctis, che avevo citato come esempio di sopruso (anche se di prevedibile godimento per il signore che se ne valeva, forse anche per la contadinella).
      Avevo ipotizzato che i notabili di Curno, i soliti noti che trovi in partiti diversi, ma solidali nel tenere in stato di schiavitù il popolo, rivendicassero per sé oltre che il diritto all’oblio, anche quello di far tutto quel che passa loro per la testa, comprese le azioni più sleali. Per giunta senza pagar dazio. Che è ancor peggio dello jus primae noctis. Scrivevo: «Secondo il similgatto padano [noi resistenti] non dovevamo reagire». E concludevo «Mah, ci sarà qualche cacata carta che stabilisce che ai “notabili” di Curno è concesso tutto, e che al popolo non rimane che subire. E perché non lo jus primae noctis? Ah, dimenticavo, quello prevedeva soltanto il sesso maschile e quello femminile, non tiene conto della teoria dei “generi”. Dunque non è politicamente corretto».
      Ed ecco che il nostro lettore, che è un artista, e che forse è tesserato Arci (ma non Argigay, voglio sperare: e non perché abbia qualcosa contro la sodomia, ma perché sono contro l’appecoramento dei sodomiti in greggi organizzate e cammellabili politicamente) affronta il tema dello jus primae noctis in chiave Lgbt.
      Ma perché insistere sul tema Lgbt? Scusate, la domanda non va rivolta a noi, ma a lorsignori similprogressisti, che ci stanno facendo una malattia. Stravedono pr la tematica Lgbt. Sapevamo della dott.ssa Serra che ha indotto la dott.ssa Bellezza ad asservire il Comune di Curno alla lobby Lgbt, con l’adesione del Comune alla rete Lgbt-Ready, e l’impegno verso “buone pratiche” Lgbt. Abbiamo appreso di recente che BergamoEuropa indice un convegno sui nuovi diritti Lgbt con la partecipazione dell’on. Misiani, il capocorrente al quale fanno riferimento i similprogressisti curnensi, ex bersaniani, ma desiderosi di far carriera sotto Renzi, senza farsi bagnare il naso dai renzisti della prima ora. Noi ci limitiamo a dire: ma insomma, lasciate in pace questi sodomiti, non tormentateli!
      Comunque, per bilanciare questo trasporto verso la sodomia, che è uno dei tratti caratterizzanti della mollezza di una società in disfacimento, mi è sembrato giusto pubblicare la meravigliosa canzone israeliana presentata qui sopra. C’è, implicito, un invito a considerare che lo Stato d’Israele è tutto il contrario dell’Europa: è uno stato coraggioso, che vuol vivere e non si fa irretire nelle fanfaluche politicamente corrette.
      Ricordo infine che in area cristiana, prima dell’avvento dei cattoprogressisti, la sodomia era severamente conndannata (vedi san Paolo, vedi sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che non è soltanto l’autore di Tu scendi dalle stelle, ma è anche un dottore della Chiesa). Tale condanna è un portato della tradizione giudaica, introiettata dal cristianesimo. Invece in area greca — e anche questa è cosa nota — la pederastia (cioè l’amore di un adulto per un ragazzo poco più che pubere) era tenuta in gran conto, mentre era disprezzata l’omosessualità fra persone adulte. Quando i romani si dirozzarono, acquisirono anche questo aspetto della cultura greca. Nemmeno gli umanisti disdegnarono la pederastia: anzi la parola “umanista” compare per la prima volta in una satira dell’Ariosto, che ironizzava sui maestri “umanisti”, che palpano gli allievi. Poiché Firenze era la capitale dell’umanesimo, la pederastia da un certo punto in poi venne chiamata “vizio fiorentino”. Ma, con buona pace di Martha Nussbaum, la pederastia “colta” di tipo greco, non ha niente che fare con l’omosessualità praticata fra adulti e, a fortiori, cioè a maggior ragione, con le carnascialate Lgbt.

  26. A costo di fare un dispetto a Vera Baboun e a Perlita Serra
    Boicottiamo i boicottatori: no agli euroburocrati che vogliono emarginare Israele


    “Non à la bureaucratie”: era uno slogan del ’68. Nel concreto, oggi diciamo “No all’euroburocrazia”.

    Trascrivo dall’articolo Boicottiamo i boicottatori, pubblicato sul Foglio, giornale fondato da Giuliano Ferrara:

    Per la prima volta in settant’anni, l’Europa marchia i prodotti del popolo ebraico. La Commissione di Bruxelles ha intrapreso il primo passo verso il boicottaggio delle merci israeliane prodotte al di là della Linea Verde del 1967. Ci sono duecento contese territoriali nel mondo, dalla Crimea invasa dalla Russia al Tibet sotto dominio cinese fino a Cipro. Ma soltanto Israele subisce questo folle trattamento che mira ad aumentarne l’isolamento nell’opinione pubblica internazionale.

    Si veda:
    Ue, via libera ala tracciabilità delle merci provenienti dagli insediamenti ebraici
    Se il bollino vale solo per Israele

    Insomma, la lobby palestinese ha aperto una breccia nel cuore dei burocrati europei: e, forse, non ci voleva molto. Va, bene, sorvoliamo sul tesoretto di Arafat, sulla kefiah di Mario Capanna e sul pestaggio dello studente israeliano da parte dei suoi katanga (ricordate? io sì, io ricordo tutto), sorvoliamo sui petroldollari e veniamo al dunque. Bene, all’insegna del “Stellette di Davide, no grazie”, il Foglio apre un «comitato di solidarietà anti boicottaggio per promuovere la vendita di prodotti israeliani e invitare ad acquistare ciò che l’Europa vuole invece follemente marchiare».

    In fondo all’articolo citato c’è un talloncino (elettronico) da compilare con nome e cognome e indirizzo di posta elettronica, per esprimere dissenso nei confronti della provocazione euroburocratica.
    Noi che non accettammo la provocazione architettata dal Pedretti (e sventata da Gandolfi) di un’ispezione alla c.d. moschea di Curno nell’ora del culto religioso, a riguardo della quale i similprogressisti curnensi non fecero una piega, non accettiamo adesso la provocazione dei burocrati europei cammellati dalla lobby palestinese.
    Io ho firmato, a costo di dare un dispiacere ai similprogressisti curnensi, i quali non faranno una piega, immagino, neanche al riguardo di questa provocazione eurocratica. Non dimentichiamo che, per volontà della dott.ssa Serra, sono pappa e ciccia con Vera Baboun, venuta a Curno come ambasciatrice di pace. Della Baboun, sindachessa betlemita, invano ho cercato parole di condanna dell’attentato di Parigi. Eppure fece il giro delle sette chiese, Curno compresa, veicolata dall’organizazione Molte fedi sotto uno stesso cielo: per una convivialità delle differenze, un’«iniziativa promossa dalle Acli». Se vi recate a questa pagina e fate “clic” sul talloncino “Visita a Crespi sull’Adda”, vedrete che la dott.ssa Serra collabora con questa associazione (e non solo in occasione della gita a Crespi sull’Adda). Niente di male naturalmente, in sé e per sé. Ma la dott.ssa Serra è un personaggio pubblico, ed è anche in carriera. Come esercizio intellettuale, provate voi a trarre le conclusioni.

    PS – a) Gatti padani et simil.: siete pregati di non cazzeggiare, questo è un articolo serio; b) similsinistri curnensi: sì, continuate a fare i “sobri”, tenetevi ben stretta la vostra Vera Baboun che non ha alzato la voce, non più che tanto, nemmeno quando è stato dato fuoco al monastero dei cristiani maroniti, nella sua città. Eppure, quando si tratta di parlare contro Israele la lingua ce l’ha, eccome se ce l’ha! Ma da voi similprogressisti curnensi, da voi che pretendete di cammellare il papa e le istituzioni cattoliche, che cos’altro possiamo aspettarci, se non la stramaledetta vostra solita “sobrietà”? Troncare e sopire, sopire e troncare… Eh, ma i nodi verranno al pettine, prima o poi!

  27. Arci permalink

    La ringrazio per avermi aggettivato come artista, ma non lo sono.
    Agli squallidi e svergognati possessori di gran raccolte di peli pubici salivati. Noi non ci siamo mai — mi correggo: io e pochi altri non mi sono e non ci siamo mai — adeguati allo squallore morale (o “etico”, se vogliamo usare una parola greca) di taluni personaggi.
    Una domanda per lei signor Aristide:-Com’è possibile che certe persone si comportino in modo che a noi farebbe vomitare? Siamo sconcertati, e un dubbio ci attanaglia fino alle viscere: come fanno queste persone, che hanno frequentato, immagino, le stesse nostre scuole, oratori, palestre ecc. a essere così? Com’è possibile che esistano schifezze di tal fatta, per me abominevole, ma che, a quel che vedo, non suscita repulsione in altri?
    Insomma, mi domando se costoro, che hanno comportamenti abominevoli, nonché coloro che sono indifferenti, tanto da ritenere “normali” certi comportamenti, appartengano al genere umano o anche solo al regno animale? Dico “animale” perché pare, da una ricerca, che anche gli animali abbiano una coscienza. Personalmente ci credo poco, ma preferisco pensare che ce l’abbiano, loro, vista l’incuria di alcuni umani per comportamenti legati allo sfanculamento.

    • Per spiegare come due persone diverse, a parità di educazione ricevuta, possano riuscire l’uno una persona degnissima, l’altro peggio che una bestia, si potrebbe ricorrere alla teoria pitagorica della metempsicosi, cioè della trasmigrazione delle anime. Ma io ci credo poco, è una teoria senza fondamento scientifico. Ci ha provato la psicanalisi, che non è “scientifica” (come ha dimostrato Popper), ma che ambisce al metodo scientifico: questa teoria ci aiuta a capire, pur non possedendo la perfezione delle grandi teorie scientifiche (per esempio, quella sulla deriva di continenti) o dei principi universali (per esempio, quelli della termodinamica).
      Ma dove sta scritto che noi pidocchi dell’Universo, possiamo accampar la pretesa di afferrare la verità? È molto più ragionevole contentarsi, caso per caso, di una certa approssimazione alla verità. Mettendo insieme quel poco che sappiamo della genetica, in particolare al riguardo dell’incontro dei geni recessivi, e dei meccanismi della psiche umana, per il momento dobbiamo riconoscere il peso, ancorché non cogente, del patrimonio ereditario e, soprattutto, l’importanza dei fattori comportamentali. Alcune cose le sappiamo da sempre: già Virgilio diceva “infelice il bambino che non conobbe il sorriso dei genitori” (così si spiega il disastro dei figli di mamme femministe), Freud ci ha aiutato moltissimo a capire di più. Gli epigoni di Freud hanno aiutato, ma poco.

  28. Leonora permalink

    ” non suscita repulsione in altri? ”

    Eccome se la suscita in altri, e sono moltissimi, solo che lui non lo sa e loro non glielo dicono.

    • Farmaci antiemetici contro l’identitarismo straccione, l’ignoranza, lo sciacallaggio

      Comportamenti politici sleali, doppiogiochisti, narcisistici, demagogici e sbracati per delirio di potenza o altra patologia dell’Io possono effettivamente indurre senso di malessere alla bocca dello stomaco, effetto revulsivo sulla pelle ecc. Perciò in un commento precedente scrivevo che mi accingevo a partecipare a una seduta di Consiglio comunale curnense opportunamente provvisto di una scorta di farmaco antiemetico, nel caso in cui la mia sensibilità e la mia cultura fossero state offese da stronzate identitariste, discorsi demagogici, sciacallaggi vari sull’eccidio perpetrato dai terroristi di matrice islamica, a Parigi. Se non si è in grado di affrontare il problema in maniera seria e senza rimasticature trite e offensive del’intelligenza di chi ha intelletto, è meglio tacere. E, in ogni caso, costituiscono sede idonea per parlare di queste cose la piazza, in senso buono (qualora esistesse la civiltà della libera discussione in piazza: che, ovviamente, non esiste a Curno, e non esiste più in tutta Italia), le colonne di un giornale, le pagine di un diario reziale serio, un circolo culturale non cammellato (cioè non costituito come paravento di una cordata di potere) ecc. Certo non il Consiglio comunale di Curno.

  29. Riflessioni in margine a un esercizio di cazzeggio di Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera
    La strategia del cazzeggio per neutralizzare Nusquamia. Ma è acqua passata

    Il cazzeggio di contenimento (nei confronti di Nusquamia) – Qui a Nusquamia – non fo per dire – di cazzeggio ce n’intendiamo. I lettori ricorderanno che ci fu un tempo in cui gli interventi di cazzeggio abbondavano, spesso provenienti dalla medesima fonte, che si affacciava a questo diario con pseudonimi diversi per sostenere punti di vista convergenti verso il duplice obiettivo:
    a) dimostrare che, a prescindere dalla situazione disastrosa della Lega curnense, Salvini tuttavia, da che ebbe rivoltato la Lega nord come un calzino (dice lui) rappresenta una speranza per l’Italia;
    b) indurre Gandolfi a “fare un passo indietro”, cosa che potrebbe avvenire in due modi: b1) Gandolfi si ritira dalla competizione; b2) Gandolfi si sputtana stringendo un accordo con quella stessa Lega nord e quella stessa Forza Italia (Pdl) che fecero vedere i sorci verdi sia a Gandolfi sia al popolo di Curno, e che non dànno segni di resipiscenza.
    Alla base di questo ragionamento c’era l’idea, in sé e per sé neanche sbagliata, che se Gandolfi si fosse ritirato o avesse accettato di fare una mossa autoinculante, le probabilità di rovesciamento del regime serrano sarebbero state elevatissime. Infatti, com’è noto, la dott.ssa Serra, per quanto “empatica” (così almeno è scritto nel suo curriculum vitae) non è considerata dai cittadini come estremamente simpatica. D’altra parte, qualora la dott.ssa Serra fosse chiamata a ricoprire più alti incarichi, come pare sia suo fermo intendimento, ogni altro candidato sindaco “succedaneo” (è un termine del linguaggio merceologico ed economico) renderebbe la coalizione similprogressista ancora più passibile di sconfitta.

    L’alternativa di “destra” alla Serra è peggiore dello stesso regime serrano – All’ipotesi di una ricostituzione dell’unità della destra abbiamo sempre risposto in questi termini:
    a) Il problema del buon governo – e non soltanto a Curno – è improponibile in termini di contrapposizione tra cosiddetta destra e cosiddetta sinistra; infatti i politici indigeni cavalcano le categorie di destra e sinistra soltanto per intercettare il consenso di cittadini, che essi sperano siano ancora schierati a destra e a sinistra, come se i cittadini non avessero capito che le categorie di destra e di sinistra, svuotate del loro significato, sono usate per fine di impostura.
    b) Anche a voler porre la questione in termini ideologici, l’unità delle destre significherebbe l’egemonia della Lega nord; d’altra parte, precisamente volendo ragionare in termini ideologici, niente si potrebbe trovare di più politicamente ripugnante del fascioleghismo di Salvini.
    c) Infine, e questo è il punto più qualificante del ragionamento, se ci mettiamo dalla parte del popolo di Curno, prescindendo dagli interessi di bottega delle camarille locali e dalle ambizioni dei politici indigeni, dobbiamo domandarci se sia più importante rovesciare la dott.ssa Serra o assicurare allo sgarrupato paese di Curno il male minore possibile, qualora non sia praticabile la strada del bene. Certo, i smilprogressisti ragionavano in questi termini, quando pensarono che il rovesciamento di Gandolfi fosse una priorità assoluta. Noi abbiamo il dovere di ragionare meglio.
    Che la strada del bene, con una candidatura di Gandolfi posta né a destra né a sinistra ma al di sopra della miseria della politichetta curnense e delle ambizioni dei suoi politici indigeni, non sia praticabile, è cosa tutta da dimostrare. È evidente che torneremo su questo argomento, che qui non trattiamo perché ci preme arrivare alla conclusione, che è la seguente:
    d) Tra la vittoria della dott.ssa Serra, o di un suo succedaneo, e la vittoria di una coalizione egemonizzata dalla Lega nord, dove per giunta Forza Italia è rappresentata da Cavagna il Giovane, il male minore è costituito dalla vittoria del rappresentante similprogressista.
    Non sarò certo io a prendere la parola in favore della dott.ssa Serra e di Max Conti; considerato tutto quello che vado scrivendo su Nusquamia in proposito, penso proprio di non aver bisogno di spendere parole per dimostrare quanto poco apprezzi il regime serrano. Ma la vittoria della “destra” costituirebbe per il popolo di Curno un esito ancora più pernicioso.
    Noi rimproveriamo alla dott.ssa Serra l’uso strumentale delle leve istituzionali, i suoi errori, quando è lei a prendere l’iniziativa, come pure mille altre cose che non sto qui a ripetere; tuttavia devo riconoscere che in certi passaggi amministrativi fondamentali, quando finalmente la dott.ssa Serra si ricorda che il suo compito è amministrare Curno e non promuovere “eventi”, dispone di una rete di protezione, costituita da un insieme di relazioni, di conoscenze tecniche e da un minimo di cultura di governo.
    Se guardiamo la “destra”, se consideriamo gli esponenti che a Curno ambiscono a entrare nella stanza dei bottoni, c’è da mettersi le mani sui capelli. Niente cultura di governo e niente cultura politica: quanto agli altri tipi di cultura, stendiamo un velo pietoso.

    Cazzeggio istituzionale – Arrivati a questo punto, non posso fare a meno di spiegare quale sia stato lo spunto di questo articolo. Il fatto è che questa mattina, quando facevo colazione al bar, gli occhi mi caddero sull’editoriale del Corriere della Sera, oggi (24 novembre 2015) firmato da Aldo Cazzullo. Si intitola Ribellarsi nel nome di Valeria, e fa riferimento alla cerimonia funebre che si celebra in piazza San Marco a Venezia, con rito civile, per la morte di Valeria Solesin, vittima della strage terroristica di Parigi.
    Ebbene, Aldo Cazzullo è riuscito a scrivere tutto un editoriale senza dire niente, a parte le banalità d’ordinanza, che sono ancora peggio del niente. Non ci aspettavamo granché da Cazzullo, sapevamo che non sarebbe stato all’altezza di Pericle che commemorava gli ateniesi caduti nel primo anno della guerra del Peloponneso. Sapevamo che Cazzullo è un giornalista “istituzionale”, nazional-popolare (vedi il suo libro, tempestivamente pubblicato nel 2010, Viva l’Italia). Tuttavia è riuscito a meravigliarci, perché meglio di così non poteva cazzeggiare.

    Cazzeggi a confronto – Qual è la differenza tra il cazzeggio di Cazzullo e quello che doveva dirottare la navicella di Nusquamia dal suo percorso di navigazione? Semplice, quello di Cazzullo è istituzionale. Invece quello che doveva ridimensionare Nusquamia era di tipo goliardico e vernacolare. Qualcuno potrebbe pensare che, in qualità di parte offesa, dovrei considerare il cazzeggio anti-Nusquamia più detestabile. No, per antica piega mentale anarchistica, considero più detestabile il cazzeggio “istituzionale”, quale che esso sia, dunque a prescindere dal povero Cazzullo, che è sempre così trafelato, con la pelle un po’ lucida, come quella di tutti gli ambiziosi: vedi Gramellini ma, soprattutto, l’Irene Pivetti dei tempi d’oro, quando indossava i tailleur color pastello, faceva la maestrina, bacchettava (e piaceva alla c.d. sinistra della c.d. società civile) e inutilmente copriva il lucore della pelle con ciprie rosa che lasciavano il segno.

  30. Facsimile permalink

    Sempre alto il livello del diario.

    Colgo fior da fiore..

    Com’è possibile che certe persone si comportino in modo che a noi farebbe vomitare? Siamo sconcertati, e un dubbio ci attanaglia fino alle viscere: come fanno queste persone, che hanno frequentato, immagino, le stesse nostre scuole, oratori, palestre ecc. a essere così? Com’è possibile che esistano schifezze di tal fatta, per me abominevole, ma che, a quel che vedo, non suscita repulsione in altri?
    …. comportamenti abominevoli, nonché coloro che sono indifferenti, tanto da ritenere “normali” certi comportamenti, appartengano al genere umano o anche solo al regno animale? …

    se non sbaglio .la negazione dell’appartenenza al genere umano è alla base della shoa..

    Mi corregga..
    Ma ricordo di abver letto un libro in cui un nazista di fronte al figlio che mostrava turbamento di fronte alle percosse di un ebreo asseriva…

    ” vedi figliolo… questi non sono,,,veramente esseri umani….”

    A quanto pare ARCI che non considera taluni abitanti di Curno veramente degni di appartenere al genere umano ha idee molto chiare.

    Essere abominevoli e che generano solo ripulsa..

    Non siamo (mi scusi il termine) dalle parti dell’istigazione all’odio? (domanda inutile…siamo esattamente in quell’ambito)

    Farei una piccola verifica se fossi in lei….

    Un conto sono le calunnie del gatto, un conto la negazione della appartenenza al genere umano di chi non la pensa come noi.

    Suo repellente e abominevole sub umano (per avvicinarmi allo stile del suo nuovo e aulico pupillo)

    • Precisazione logico-filosofica

      Pubblico il commento di Facsimile tal quale, senza nemmeno dare la connotazione di “testo citato” ai primi due blocchetti, seguiti dalle sue considerazioni (a partire da “se non sbaglio la negazione…”). Così evitiamo di questionare sulla manipolazione dei testi.

      Caro Facsimile, in effetti le parole da lei riportate sono parole forti, anche se non necessariamente rivolte a lei, che per noi è un avatar di nome “Facsimile”. Come del resto sono avatar, cioè persone fittizie, tutti coloro che intervengono in questo diario, avatar senza corrispondenza dichiarata e biunivoca tra nome d’avatar e persona fisica. L’unica corrispondenza biunivoca acclarata, dichiarata e biunivoca è quella tra Aristide e Claudio Piga. È cosa nota, da quando Bergamo news, sotto la direzione di Zapperi, pubblicò telle quelle (espressione francese, non usata dai mongomanager, dunque non cogliona) la denuncia sporta pochi giorni prima dal Pedretti. Contestualmente fece sapere a tutti che Aristide è Claudio Piga, per giunta fece conoscere a tutti, lippis et tonsoribus (cioè ai cisposi e ai barbieri, ma l’espressione vale più o meno come i nostri “cani e porci”) quale ne fosse il domicilio: città di residenza (Trezzo, per sommo di provincialismo, grazie all’opera burocratica e indefessa dell’ex segretario comunale Purcaro, si fregia del titolo di città), via e numero civico. Il che consentì a un militante leghista d’invitarmi, via “blog dell’Udc”, reiteratamente, al suicidio, cosa che avrei dovuto realizzare buttandomi giù dal ponte di Trezzo. Ma, almeno allora, sembrava normale che un giornale anglorobicosassone pubblicasse il mio indirizzo e che, facendo leva su queste informazioni, un militante leghista si sgolasse per indurmi al gesto fatale. E l’invito non era indirizzato a un avatar, ma proprio a Claudio Piga, visto che l’identità era stata così autorevolmente, cioè anglorobicosassonicamente, rivelata, e che c’era di mezzo il ponte di Trezzo.
      In ogni caso non ho difficoltà ad ammettere che siano state pronunciata parole molto forti, all’indirizzo di personae varie (persona in lat. significa “maschera”), senza che si conoscesse il nome dell’attore impersonato (della persona fisica, cioè, che porta quella maschera). Non ho parimenti difficoltà ad ammettere che quelle parole forti potessero investire l’avatar “Facsimile”.
      Mi sembra tuttavia azzardato, e affrettato il ragionamento:
      A afferma che B ha (forse) comportamenti appartenenti al regno animale, più che a quello umano.
      • La negazione di appartenenza al genere umano di altri umani, classificabili come B, è alla base della shoa, cioè del genocidio degi ebrei perpetrato dai nazisti
      • Dunque A è un nazista.

      Lei corre troppo. Le ricordo che a Cuba per decenni i nemici di Castro sono stati chiamati “gusanos”, cioè vermi. Eppure a nessuno è venuto in mente di paragonare Fidel Castro a Hitler. Fidel è stato un autocrate, è vero, dannatamente carismatico (per me, razionalista, è poco meno che una colpa) e poco rispettoso dei diritti civili, compresi quelli degli Lgbt (non furono calpestati i nuovi “diritti speciali” degli Lgbt, quelli cioè delle “buone pratiche” curnensi, ma proprio i diritti civili, quelli della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, che sono una cosa seria). Ovviamente non sono d’accordo con Fidel che calpesta i diritti civili, quando li calpesta, ma non posso dire che sia un nazista.
      Fidel chiamava gusanos i nemici del castrismo in quanto eticamente indifferenti allo stato di schiavitù in cui versava Cuba precedentemente sotto il governo corrotto di Fulgencio Batista, quando l’isola era un bordello per i divertimenti proibiti dei mafiosi e per le trasgressioni dei borghesi Wasp (bianchi, anglosassoni e protestanti) dei vicini Usa.
      Se dunque a Curno esistono uomini politici eticamente indifferenti (uomini politici, e non “razze”, o anche categorie di cittadini che la pensano diversamente), concordo con lei che chiamarli “gusanos”, o “serpi” o anche, come ho scritto io stesso ultimamente “lupi travestiti da agnelli”, equivale a una manifestazione di disprezzo (peraltro politico). Guardi però che “lupi travestiti da agnelli” è un’espressione evangelica. Veda Matteo, VII, 15-21:

      Attendite a falsis prophetis, qui veniunt ad vos in vestimentis ovium, intrinsecus autem sunt lupi rapaces. A fructibus eorum cognoscetis eos; numquid colligunt de spinis uvas aut de tribulis ficus? Sic omnis arbor bona fructus bonos facit, mala autem arbor fructus malos facit; non potest arbor bona fructus malos facere, neque arbor mala fructus bonos facere.
      Omnis arbor, quae non facit fructum bonum, exciditur et in ignem mittitur. Igitur ex fructibus eorum cognoscetis eos.

      Cioè:

      Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi. Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

      Ha letto bene? Gesù Cristo invita il popolo a guardarsi dai falsi profeti. Ma chi sono costoro? Sono gli scribi e i farisei, com’è pecisato nello stesso sermone. Ebbene, gli scribi e i farisei sono l’equivalente dei politicanti ipocriti che fanno le anime belle, si dicono depositari della verità e intanto attendono alle loro carriere, che è l’unica cosa che gli sta a cuore. Addirittura Gesù Cristo paragona i falsi profeti ad alberi che producono frutti cattivi, e quegli alberi sono «tagliati e gettati nel fuoco». Ovviamente, è giusto gettarli nel fuoco, altrimenti Gesù non avrebbe portato questo esempio. Orbene, lei se la sente di affermare che Gesù Cristo era un nazista?
      Se non ha capito quest’ultima parte del ragionamento, che effettivamente è “brachilogico”, cioè formulato concisamente, lo svolgo passo passo in modalità “macrologica”, cioè per esteso. Non ha che da chiedere. Per me è un piacere affrontare discorsi logico-filosofici seri: tutto il contrario delle fumisterie nussbaumiane e di cazzeggio curnense.

  31. Non ho letto il pezzo scritto da Cazzullo, uno dei motivi che mi impongo di osservare è quello di non sfogliare i quotidiani, non quotidianamente, questo perché voglio confrontare le notizie a distanza di qualche settimana di distanza tra un articolo e l’altro. un’altro motivo è quello che le notizie che ci vogliono iniettare nello spirito come veleno è solo un proclama alla paura e quindi di fare sottostare in soggezione psicologica la popolazione per meglio comandarla a guisa di marionette. Non è tanto di cazzeggio che si deve parlare, dobbiamo ammettere che fino ad ora, chi ha avuto il coraggio di dire e scrivere cose forti e vere sotto la propria personalissima responsabilità è proprio a lei che va il merito e a lei soltanto signor Aristide, e solamente lei. Tutti gli altri, me incluso, dicono, scrivono, e dicono di fare, ma lo dicono dal lato comodo della loro poltrona, al calduccio e lontano dal vero inferno che è la vita di sopravvivenza. Ci si vanta di conoscenze altolocate che farebbero vacillare anche gli alti vertici istituzionali se solo venissero divulgate certe marachelle. (mi chiedo, e perché non lo dicono, o meglio, non ditelo, ma fatelo). Il problema è che chi vuole fare il rivoluzionario, non lo farà mai se prima non ha provato a patire il dramma della perdita del lavoro, dello sfratto o della confisca dei beni, devastati atrocemente nel corpo e nella mente, chi subisce un vuoto universale che premia solamente chi ha potere di fare ciò dove la burocrazia, bramosa e assetata, non cesserà mai di adoperare. Troppo facile pontificare contro questo o contro quell’altro schieramento se poi tornando nelle proprie case ci si rintana convinti di aver adempiuto al proprio compitino e ci si addormenta con il lieto pensiero di aver detto una cosa giusta. Non ho nessuna ricetta a riguardo, riguardo a come e cosa fare per evitare il cazzeggio di turno, non ho neppure il coraggio di fare qualcosa per evitare il disfacimento della nostra millenaria cultura. Hanno impiegato migliaia di anni per portarci, noi italiani, al livello culturale che ci ha visti primeggiare nel mondo fino ai primi del novecento, massimo fino al millenovecentosessanta. Guardiamoci ora…

  32. Arci permalink

    @ Facsimile
    a) L’aulico pupillo le dice:-pupillo a chi…e di chi? Pupillo na sega:- E poi è lei?
    b) Cosa le ha fatto credere che mi riferissi a Curno?
    c) Istigazione all’odio?
    d) Con riferimento al suo consiglio: “Farei una piccola verifica se fossi in lei”, rispondo con un altro consiglio: si faccia un esame di coscienza)
    e) Lei dicfe: “Un conto sono le calunnie del gatto, un conto la negazione della appartenenza al genere umano di chi non la pensa come noi”. Sbagliato, non nego l’appartenenza al genere umano di chi non la pensa come noi. Anzi, la diversità di vedute crea vivacizza il dibattito, che può essere a muso duro anche nel rispetto dell’altro soggetto, che in questo caso è una persona; fosse anche un topo, vale la stessa cosa. Quello che affermo è che mi fa vomitare chi si approfitta della buona fede del prossimo per trarne meschino vantaggio personale. Questo mi fa schifo. E adesso corra dalla mammina a farselo spiegare. Pupillo a me. Pfui…

    Bravo…livello sempre alto, vede che quando vuole le cose le comprende? Allora cerchi di comprendere anche quello che è stato scritto. Ah; sicuramente lei a scuola sarà stato un genio in matematica. E in italiano?
    Aggiunga che ho scritto anche :- :-. se l’era scordato?

    Come sempre tende a deviare il discorso. Dove trova scritto ch’io sia favorevole allo sfacelo umano? Trovo che il divario tra detto e fatto sia improponibile.
    Le consiglio di rileggere attentamente il pezzo da lei incriminato e malvagiamente interpretato. Non ho scritto che odio il genere umano, però detesto chi si maschera dietro una buona azione.
    E poi, faccia attenzione alle parole. Tutto da rifare, direi. Lei ha preso fischi per fiaschi. Rileggendo quanto scritto, si accorgerebbe, forse, che intendevo esattamente l’opposto di ciò cui lei asserisce di aver colto. Quindi, essermi buscato del nazistello, a me fa sorridere: nulla di più lontano dal vero. Lei piuttosto, perché non sorride? No, no! non neghi, lei non sorride!

    Vede caro Facsimile, lei dice, fra l’altro, di aver letto in qualche libro la frase pronunciata da un nazista in presenza del figlio: ebbene, dica almeno il titolo no? Vuole fare il fico con me per dimostrare che ha letto?
    Se, malauguratamente lei si fosse riconosciuto in quanto ho scritto a proposito di persone di poco pregio, mi spiace, non era mia intenzione stendere un ritratto così vicino alla realtà. Trattavo la questione nella maniera più generale possibile e, come a volte accade, se uno non vuole nascondere la testa sotto terra, le cose le coglie non lontano dalla propria abitazione. Si impara molto osservando, sa?

    P.S. – Ha fatto verifiche sull’autenticità della buona azione di Max Conti riguardo Bergamo/Europa? Che, cioè, quell’iniziativa sia a sfondo umanitario e nulla più? Se dovessero esserci dei sottoprodotti, tipo avanzamento di carriera, secondo lei l’uomo politico presenterebbe le dimissioni da ogni incarico, sia politico, sia altruistico? Se non lo facesse, non sarebbe più credibile agli occhi della popolazione. Non crede?
    Istigazione all’odio, io. Suvvia sia meno comico. Tuttavia, mi rendo conto di essere, con l’avanzare del tempo, sempre meno tollerante nei confronti della stupidità.

  33. Arci permalink

    @Facsimile
    Scrivere in maniera maldestra, non è difficile. Ha notato con quanto garbo scrissi ”pupillo na sega”? Ora, voglio sperare che non si sia adirato quando mi sono avvalso del suo stesso stile, con la stessa eleganza. Ho voluto appropriarmi del suo nobile intervento, come quando con fare sdegnoso, lei mi accusava di cose mai dette. Lei sì, però. Provi invece, usando la sua mente, così pesicace, a controbattere. Senza però inventare nulla e cercando di rimanere aderente al testo, senza divagazioni astruse. Con espressività.

  34. Facsimile permalink

    Guardi. se il suo post non è stato cancellato è lì da leggere.
    Scrittura maldestra?
    E’ lì da leggere, ripeto.
    In verità sembrava proprio alla ricerca di una escalation di termini via via più…incisivi (o forse volutamente offensivi)?

    Ritrattazioni ridicole se ne sono già avute dal gatto padano.
    In ogni caso prendo atto che taluni interventi vengono pare censurati, altri invece, chissà perchè trovano sempre accoglienza e cittadinanza nel diario

    • Ἀλωπεκίζειν πρὸς ἑτέραν ἀλώπεκα
      In latino: Cum Vulpe vulpinare (“Sii volpe con le volpi”)
      In italiano, come diceva Pertini: “A brigante, brigante e mezzo”

      Veramente il gatto padano doc non ha ritrattato un bel niente. Ha affermato che quel che lui stesso aveva scritto, proprio dal suo computer, era mia invenzione di sana pianta; e diceva il falso, naturalmente. Quando ho prodotto le prove della provenienza del suo scritto, insistette affermando che avevo lavorato di Photoshop. Ma una perizia seria fatta da periti seri (niente società a gestione mongomanageriale, prego!) smonterebbe in un baleno le sue falsità. Faccio anche presente — e non è cosa di piccolo conto — che il gatto padano doc si riferiva a pastette da lui immaginate e fatte passare per vere, messe in atto, secondo lui, da persone fisiche realmente esistenti e non da avatar, la cui esistenza è fittizia.
      In questo diario più che censurati, non sono pubblicati gl’interventi di cazzeggio, quando siano orchestrati e coordinati a fini di arrembaggio e dirottamento della navicella di Nusquamia, nonché quelli — tutti — del gatto padano, espulso dal sito per manifesta indegnità. Ma il gatto padano doc, da un po’ di tempo, non ci scrive più: peccato, perché era divertente, per noi che avevamo il privilegio di leggerlo. Se il gatto non scrive più, ciò significa che ha rinunciato alla speranza di ricevere l’incarico di coordinatore della comunicazione antigandulfiana, al servizio dell’adorata dott.ssa Serra: lui scriveva a noi, ma in copia mandava comunicazione a chi di dovere, con la postilla implicita: “Vedi come io potrei dare una lezione a questi signori?”. Ma erano “lezioni” ridicole, facevano male più che altro al “maestro”, e ancor più male avrebbero fatto a chi si fosse affidato alle sue arti calunniatrici e contadinescamente astute. Perciò i similprogressisti hanno rinunciato all’ipotesi di ricorrere ai suoi servigi: una possibilità tutt’altro che cervellotica, se si pensa che avevano accettato un acccordo con il Pedretti, dunque perché non accordarsi anche col gatto? Poi però hanno fatto quattro conti, e hanno scoperto che mettersi col gatto non gli conveniva. Una volta tanto hanno calcolato bene.
      Faccio pesente, infine, che questo diario, pur occupandosi (anche) delle miserie della politichetta curnense, è tendenzialmente filosofico e innestato nella tradizione umanistica, oltre che in quella del razionalismo e del socialismo scientifico. Cioè è attrezzato per volare alto. Anzi, credo di non presumere troppo se affermo che questo diario è stato l’unico luogo dove fosse possibile leggere analisi serie e intelligenti sui meccanismi palesi e soprattutto occulti della politica curnense. L’unico fuori del coro, l’unico filosofico (intendendo per filosofia qualcosa di più serio delle bùbbole nussbaumiane), l’unico “progressista”, se ancora questa parola ha un significato, purgato dall’infezione politicamente corretta, liberato dall’assedio degli agenti dell’aziendalismo, che è la sifilide del nostro tempo.
      Perché allora siamo così acri nei confronti dei nostri avversari? Per la ragione, tutt’altro che difficile da capire, che i nostri avversari sono evasori etici, carrieristi, spregiatori degl’interessi del popolo di Curno, quel popolo che in nome della “condivisione” vorrebbero irreggimentare in riti che non fanno bene al popolo, ma fanno bene alla carriera dei promotori. I nostri avversari fanno ricorso ai mezzi più sleali, valendosi eventualmente di una struttra occulta, come quando — in équipe — pensano, stilano e mettono a effetto denunce anonime, come quando spargono volantini anonimi, come quando cammellano il papa (non dovrebbero nemmeno provarci), come quando non si risparmiano niente e non ci risparmiano niente, pur di apparire, azionando tutte le possibili leve istituzionali, che sono lì per ben altri e forse più nobii fini, che dare visibilità ai politici indigeni. Infine, basta guardare come usano i giornalisti anglorobicosassoni. Inutile che porti nuovamente gli esempi, dei quali conservo la documentazione, opportunamente classificata. Se poi qualcuno dice che non è vero… Sappiamo bene quali bei servizietti siano stati resi dai giornalisti anglorobicosassoni a Gandolfi: furto di verità nel dicembre 2009, campagna fiancheggiatrice del Pedretti che voleva espellere dal Gruppo consiliare di appartenenza Fassi e Donizetti, orchestrazione della campagna mediatica contro il c.d. Ecomostro, “rivelazione” dell’indirizo di casa di Aristide ecc.
      E noi dovremmo rinunciare ad essere sarcastici, taglienti come il filo di un rasoio nei confronti dei nostri avversari? Che costoro imparino, semmai, a essere leali, che rinuncino a usare spudoratamente della disponibilità dei giornalisti anglorobicosassoni, che si dimostrino degni, che siano finalmente uomini (uomini in tutto e per tutto, uomini e basta, come sentiamo in un flm di Sergio Leone). Dopo di che possiamo cominciare a parlare serenamente e mettere da parte il nostro disprezzo. Ma prima dovete chiedere scusa.

  35. P. Bacco permalink

    Buongiorno.
    Forse sarete contenti di sapere che il volantino recentemente distribuito ha destato la curiosità di una studentessa di liceo di Curno.
    Sulle prime non aveva capito né di che né di chi si parlasse. ha quindi deciso di fare con il suo gruppetto di compagni di classe (Liceo Lussana di Bergamo, classe III) una analisi del testo.
    Il risultato, che un amico mi ha portato (papà di un ragazzino di Ponte san Pietro che ci ha lavorato), è a dir poco esilarante.
    Ma sono le piccole note a margine a essere delle piccole perle.
    Le due cose più gustose sono ipotesi sullo scrivete formulate da questi adolescenti (che a quanto mi han detto poco o niente sanno di Curno, la loro vita è tutta a Bergamo).
    “…individuo che, per motivi non chiari, nutre in modo assai evidente invidia delle persone che critica nel volantino….”

    Ancora più esilarante la nota a margine circa la vettura Toyota.

    “…un volantino politico in cui oltre 1/3 dello spazio è occupato a parlare di una vettura Toyota, ma si può??….)

    Ancor più divertente quanto emerso da una analisi fatta da un ragazzetto parte del gruppo che ha la passione delle auto.
    Ha fatto una sua ricerca..(bontà sua…)
    “…Chi scrive non deve mai aver letto in vita sua un numero di quattroruote, si chiede perché non comperare un veicolo italiano… a quanto risulta al momento non è in commercio nemmeno un solo veicolo ibrido italiano, ma prima di scrivere il volantino non poteva informarsi ?…”

    Le farei avere l’originale che contiene anche altri commentini e le parti sottolineate.

    Beh. per lo meno avrà la soddisfazione che qualcuno non solo lo ha letto, ma anche analizzato con cura.

    • Volantino analizzato

      Veramente non ci siamo occupati della vettura Toyota, la cui qualità non mettiamo in dubbio, come anche riconoscono autorevolmente i terroristi dell’Isis, che usano soltanto fuoristrada Toyota (abbiamo pubblicato le foto su Nusquamia). Ci siamo occupati dell’opportunità, anzi della scandalosa inopportunità di una cerimonia fasciata e colorata per l’acquisto di una Toyota usata: un toga party con gli aderenti alle associazioni cammellate sarebbe stato, se non altro, più divertente.
      a) Potrebbe inviare una scansione del volantino commentato all’indirizzo: aristidecurnense@tiscali.it? Sarei lieto di pubblicarlo.
      b) L’analisi del volantino è stata fatta nell’orario delle lezioni del liceo Lussana? Con un professore che coordinava il lavoro di analisi? Guardi che non dico questo per querelarmi (che significa in questo caso “lagnarmi”, e non “sporgere querela” presso i carabinieri), la mia è pura curiosità.
      c) il professore che ha coordinato l’analisi del volantino è disposto ad invitarmi al liceo Lussana per una conversazione con gli studenti? Una conversazione non pallosa, senza slàid di PowerPoint, sugli strumenti di analisi del testo e, in generale, sugli strumenti del ragionare? Potrei cominciare dal film con Clark Gable, “Accadde una notte”, che ci aiuterebbe a inquadrare il metodo di ricerca degli argomenti, con un accenno a san Tommaso; quindi capiterebbe a fagiolo almeno un cenno a Bacone (Francesco, non Ruggero) e alla Royal Society; la conversazione terminerebbe con la presentazione di alcuni sofismi e fallacie logiche. Sarebbe — le assicuro — una conversazione più interessante delle vostre ramanzine politicamente corrette con obbligo di condivisione.

      P.S. – Niente paura: mi sono già incontrato con i ragazzi del Lussana, due volte, per questioni latineggianti. Pensi che, molti anni fa, con un amico tedesco, m’incontrai con gli studenti del liceo Dante di Firenze, quello frequentato da Renzi (oh, Renzi! squit, squit,squit!). Se ricordo bene, abbiamo parlato della katàbasis di Enea, nel VI libro dell’Eneide.

  36. Arci permalink

    @ Facsimile.
    Un nome, una certezza. Il post che lei dice è ancora al suo posto, caro. Non ho bisogno di leggerlo dal momento che fui io, il sottoscritto, a scriverlo. Anche lei l’ha letto, certo: peccato che non abbia inteso un’acca. Voto: 2. Dovrà impegnarsi di più, se vorrà essere credibile agli occhi della mamma e dei suoi amici.
    Il pezzo è ancora al suo posto, vede? Visto bene? Ebbene, anche qui ha preso una cantonata, quando affermava che Aristide censura per nascondere le prove.
    A proposito; ha poi chiesto chiarimenti a Max Conti inerenti l’argomento Bergamo/Europa?
    [Cioè BergamoEuropa è o non è una cordata di potere? N.d.Ar.]

    E, ancora: si ricorda il titolo del libro che asserisce di aver letto sul bimbo di un padre nazista?
    Non tiri in ballo il gatto doc. potrebbe arruffare il pelo sentendosi tirato in mezzo.
    [Il gatto padano doc, per dirla in linguaggio massonico, è “in sonno”. N.d.Ar.]

    Spiacente, lei ci dà l’impressione di essere senza argomenti, a quanto pare.
    Quanto alla mia modesta persona, sono a disposizione, ma solo dirà cose interessanti; solo se non distorcerà pensieri esistenti e non s’inventerà pensieri inesistenti. Se non si offende, dirò che lei manca di fantasia, di capacità argomentativa, che scarsa e ingarbugliata appare.
    Rilegga prego, rilegga il post. Se non s’impegnerà seriamente e con profitto adeguato, rischia la bocciatura.
    Infine, lei scrive:-alla ricerca di una escalation di termini via via più…incisivi (o forse volutamente offensivi)?:-
    Oh bella, dunque sarei colui che va alla ricerca… di che cosa? Dell’escalation! Stupendo! Che fantasia, che spasso! non pensavo che ci fosse ancora qualcuno che usasse la parola -escalation-. Si pronuncia con lettera sssibilante, strisciante . Sim sala bim.

    .

    • As time goes by, una canzone filosofica

      Accidenti, è vero, Facsimile ha parlato di escalation. Era una parola di moda al tempo in cui Celentano cantava Svalutation. Un giorno, mi trovavo nel negozio della Gbc di via Petrella a Milano, per via di quella mia antica passione radiotecnica, c’erano due commesse dietro il bancone che si facevano gli occhi dolci. E una disse, davanti a me e ad altri (ma se ne rendeva conto?): «Ah, se la gente sapesse della nostra situation!». Capito? Con anni di anticipo sulla moda del linguaggio coglione dei mongomanager, due modeste commesse della Gbc avevano scoperto che la merda può essere nobilitata, se invece che merda, tu dici che quella è shit. L’inglese, soprattutto se usato da chi non lo conosce, “nobilita”, dicono.
      Ma dico di più. Se Facsimile avesse l’enorme competenza anglistica dell’amico Pedretti (amico non mio, ma di Facsimile, immagino) avrebbe potuto usare un vocabolo ancora più impressionante, o “ficcante” (ma non nell’accezione panormita del termine). Avrebbe potuto parlare di ‘ejaculation’, che significa sia “esclamazione”, sia “eiaculazione”. Ecco la definizione da vocabolario:

      ejaculate, verb
      1. When a man ejaculates, semen comes out of his penis
      2. old-fashioned or literary to suddenly shout or say something, especially because you are surprised.

      Eppure l’inglese è una lingua meravigliosa, se non è quello dei mongomanager, che poi non è neanche inglese, quello; quello è meno che scorreggia loffia (la peggiore) ed è disprezzato dai britannici educati. Sentite com’è bello l’inglese di questa canzone, As time goes by. La canzone è del 1931, ma il mondo la conobbe dopo il film Casablanca, del quale ci siamo già occupati. È la canzone che Ilsa (Ingrid Bergman) chiede a Sam: la canti ancora, perché quella era la canzone del tempo felice. Io non smetto di meravigliarmi, quando penso che un film girato senza troppe pretese e con pochi soldi, Casablanca, appunto, sia diventato un capolavoro. Penso anche che una canzone che prende ironicamente lo spunto dallo sconcerto intellettuale destato dalla teoria di Einstein (vedi le parole, digitando in Google “As time goes by lyrics”) è riuscita una stupenda canzone filosofica, con parole così belle. Invece Martha Nussbaum, che si prende così sul serio, che dice di essere filosofa, è capace di raccontarci le più solenni cazzate con la serietà e la determinazione come di chi pretende che la sua paccottiglia sia oro di coppella. A questo punto non mi stupisco più di niente.

  37. Simil facto permalink

    Leggendo lo scoop del volantino analizzato al liceo, vengono in mente queste cosiderazioni:
    a) lei, l’autore dello scoop, forse, è il simil gatto quindi amico di Max Conti; la notizia è forte e, per non fare la figura dello sfigatto, la porta per primo per fare il fico con i suoi amichi.
    b) oppure è una bufala, per far cadere in tentazione il signor Aristide.
    c) III° liceo definirlo un ragazzino è a dir poco ridicolo da parte sua.
    d) riguardo all’auto le ha sapientemente risposto il signor Aristide.
    e) se i futuri cittadini del futuro radioso dell’Italia sono giunti a quella conclusione, ahi ahi ahi, vuol dire che la scuola italiana non serve a nulla;
    [Un mio amico, professore in un liceo della Campania, quando s’imbatteva in un allievo particolarmente brillante, gli consigliava di ritirarsi e studiare per conto proprio: perché non rovinasse la propria intelligenza in una scuola politicamente corretta finché si vuole, ma di merda: N.d.Ar.]

    f) invidia? Coloro che scrissero il volantino saranno certamente invidiosi. Di chi? Ma come, non lo sapeva che il volantino è scritto a più mani. Che delusione…
    Ma siam sicuri che lei non sia lo stesso che si firma Facsimile? L’astio e l’invidia coniugato allo spasmo dei nervi, tutti, del suo corpo la identifica come tale. Posso sbagliarmi, però tutto fa pensare in questo senso.
    Ad esempio, ci fu un tentativo alquanto astratto di un certo Facsimile che, in onore del volantino, andava urlando (scrivendo) che la colf inavvertitamente l’aveva gettato nella spazzatura differenziata. Il volantino, infatti, sarebbe stato assimilato alla pubblicità becera. Prima però lo stesso Facsimile aveva negato d’averlo ricevuto. (Cioè: Facsimile prima di dire che la colf gettasse il volantino nella spazzatura aveva detto di non saperne nulla, e come mai poi d’incanto se ne andò alla ricerca del volantino se non ne sapeva nulla?). Ada balòss. Comunque questo accadde secoli fa. Ma siam proprio sicuri che lei non è lui? Bah!

  38. Sobrietà similprogressista

    Sono andato a vedere la casella elettronica indicata sopra, in un commento precedente, perché P. Bacco m’inoltrasse il volantino annotato del quale aveva fatto parola. È quella una casella di posta elettronica “dedicata”, come si dice: cioè dedicata alle cose curnensi. Qui pervengono le notifiche dei messaggi inoltrati a Nusquamia che consentono la rintracciabilità dell’autore. Ed è così che il gatto padano doc., qualora insistesse nell’affermare che il suo messaggio non è suo, ma una mia invenzione, potrebbe essere incastrato.
    Bene, in quella casella non ho trovsto niente. Né d’altra parte P. Bacco, che probabilmente coincide con Facsimile, che è uno degl’innumerevoli stati allotropici del similgatto padano, ha ritenuto opportuno precisare alcunché su Nusquamia. Poteva dire: non sono in grado d’inoltrati il volantino per questa e questa ragione, poteva dire quel che voleva. Ma non ha detto, è stato “sobrio”. Ma ormai sappiamo bene che cosa pensare di codesta vostra sobrietà, signori similprogressisti e signori politici indigeni: della vostra sobrietà pensiamo tutto il male possibile. Vorreste farla passare per astuzia contadina, ma non è nemmeno quella: Bertoldo, quello di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, era simpatico, cosa che non si può dire di voi. Invece nella migliore delle ipotesi, la vostra sobrietà è pavida fuga dal principio di coerenza, nel peggiore è evasione etica; in mezzo c’è tutta un gamma di casi intermedi, perché la vostra sobrietà è camaleontica, pur senza raggiungere i traguardi di sfacciato camaleontismo di Salvini e di Renzi.
    Analogamente, nonostante le reiterate richieste inoltrate da Nusquamia, nessuno ci ha voluto precisare il fine di BergamoEuropa: associazione benefica, come voleva farci intendere il similgatto padano, o cordata di potere, come sosteniamo noi? Parimenti sobri sono nel sitarello di BergamoEuropa (vedi, facendo clic sul nesso ipertestuale): se vi ci recate, vedrete pubblicate due mie punzecchiature, una a proposito della presentazione di un libro, che fu annullata — dicono — per sopravvenuti impegni parlamentari di Misiani e Fiano, come se la presentazione di un libro avesse bisogno della tutela degli uomini del Pd: cose da pazzi! L’altra punzecchiatura riguarda l’altro convegno — burocratico, con la partecipazione di tutte le sigle sindacali — per “educatori e pedagogisti”, definiti come “figure professionali”. Ohibò, e merda! “Professionale”, evidentemente, suona molto bene alle orecchie degl’ignorantucci che non sanno che cosa significa professionista, dal lat. profiteri (artem liberalem), dal che si evince che un operatore a stipendio fisso tutto può essere tranne che un operatore “professionale”. Nella punzecchiatura mi domandavo quali fossero le competenze di Max Conti, ’o presidente di BergamoEuropa, visto che proprio lui avrebbe tratto le conclusioni del convegno.
    Ebbene, le punzecchiature sono ancora lì. Nessuno dei Bergamoeuropeisti (candidati, forse a un seggio europeo con il voto degli orobici) ha risposto, neanche Max Conti, neanche per dire che io sono un pezzo di merda e che loro, invece, sono il sale del mondo. Loro sono “sobri”.
    Ora, è vero che ho espulso da Nusquamia il gatto padano doc e che a un certo punto mi sono stufato, quando mi accorgevo che, provenienti da una stessa fonte, fioccavano i commenti di arrembaggio e cazzeggio che cercavano di sputtanare il carattere engagé e culturale di Nusquamia. Serviva per lanciare un messaggio (a chi?): “Non state a sentire quelli di Nusquamia. Nusquamia non conta un cazzo e vi si cazzeggia che è una bellezza”. A parte queste eccezioni, ho pubblicato tutti i commenti del similgatto, per esempio, e, in genere, tutti i commenti dissenzienti e ostili, rispondendo sempre. Penso che non vi sia bisogno che porti gli esempi: basti per tutti quello di Quantile, che scriveva su Nusquamia cose che lui riteneva dirompenti: furono tutte pubblicate, gli si rispose e Quantile tornò sui suoi passi con la coda fra le gambe. Spesso, se non sbaglio, sono riuscito a consolidare il mio punto di vista, proprio grazie ai commenti di dissenso o anche ostili, confutando l’avversario e argomentando le mie buone ragioni.
    In breve: a me fa schifo essere “sobrio” in quella maniera che si è detta, perché se fossi sobrio a quella maniera avrei l’impressione di essere schifoso io stesso. Invece i nostri avversari ci provano: cioè provano a scalfire l’impianto di Nusquamia, poi se la dànno a gambe. Che roba! Così faceva il gatto padano, all’inizio. Per esempio, scriveva cose cattivissime e false firmandosi Straliccio. E, come Straliccio, veniva incastrato e sputtanato. Allora per un po’ di tempo non si faceva vedere. Poi però ricompariva, firmandosi Pippo, o Pluto.

    • Sono le 15 : 21 del giorno 26 nov. Nella casella di posta elettronica sopra segnalata non trovo alcun riscontro dell’ipotizzato volantino, commentato in una scuola del Lussana, o prova dell’effettiva esistenza del commento medesimo; né qui su Nusquamia trovo alcun riscontro o considerazioni aggiuntiva che inducano a prestar fede alle parole di P. Bacco. Forse il lavoro di analisi — lavoro di gruppo sotto la conduzione di un insegnante similprogressista? — è stato svolto per davvero, ma come si fa a credere al gatto, in mancanza di indizi probanti? Lui non se n’avrà a male, se ci rifiutiamo di credergli sulla parola. Quando, per parte nostra, affermiamo qualcosa, per esempio che la c.d. sinistra intende cammellare il papa, o quando descriviamo la passione della dott.ssa Serra per le cerimonie fasciate e tricolorate, lo facciamo a ragion veduta e, perlopiù, pubbichiamo i documenti a suffragio della nostra tesi. Nessuno potrà mai dire che siamo dei mentitori. Voglio ben vedere…

  39. Essere Lgbt in Birmania

    Ecco un film che non dovrebbe sfuggire all’attenzione dell’ensemble politicamente corretto curnense che impone al popolo del paese bello da vivere i contenuti da condividere. La proiezione del film potrebbe essere una “buona pratica”? Non so: chi sono io per decidere che cos’è una buona pratica e che cosa non lo è? Soltanto la Serra può dirlo.
    Comunque, se il film verrà proiettato a Curno, lo vedrò volentieri. Sono stufo di vedere film italiani girati da qualcuno che è inevitabilmente parente di qualcuno. È un po’ di tempo che guardo con attenzione alla produzione — anche minore — di altri paesi: paesi vitali, politicamente scorretti, spesso vitali perché politicamente scorretti. Anche questo film potrebbe essere interessante, perché girato da italiani in una realtà diversa, per il momento politicamente scorretta. Dico potrebbe: prima di esprimere un gudizio, bisognerebbe vederlo.
    Estraggo dal sito MyMovies la seguente recensione:

    Il matrimonio al centro di ‘Irrawaddy Mon Amour’ è un atto politico che rappresenta tanto la rivendicazione di un diritto quanto la combattiva affermazione di una comunità LGBT strenuamente attiva in un territorio “al di fuori del mondo”: a Kyauk Myaung, villaggio per lo più fatto di capanne di bambù e legno, la transessualità e l’omosessualità sono accettate grazie al coraggio di persone che hanno scelto di essere se stesse, creando, in sintesi, una comunità in cui possano convivere quanti sono stati cacciati dalle proprie famiglie o dai propri luoghi di origine.
    […] Con una macchina da presa che sta appresso ai personaggi, Irrawaddy Mon Amour si concentra sulle loro storie, cerca (e spesso trova) momenti di sospensione poetica, mancando tuttavia quell’incontro con l’approfondimento etno-antropologico di una cornice così distante e sconosciuta. Sebbene il fulcro sia rappresentato dalle lotte per il riconoscimento di un diritto, si vorrebbe sapere sempre di più sulle ritualità mostrate, sulle conseguenze della decisione dei due protagonisti, in definitiva, su un quadro politico-generale che, a conti fatti, sfugge.

    Per una visione d’insieme nel contesto socioculturale si veda Irrawaddy mon amour, tre registi italiani raccontano uno dei primi matrimoni gay in Birmania.

    Però, se il film viene presentato a Curno, e non trovate una persona intelligente che sappia parlarne, vi prego, proiettatelo senza pistolotti da condividere. Evitateci le “opinioni ricevute” e politicamente corrette. Insomma, se Nanni Moretti diceva «No, il dibattito no!», io dico «No, il Maggioni (psicologo) no! La di Piazza (autrice di un giallo Lgbt-friendly) no!».

    • Servizio pubblico (quasi) per i cinefili

      È possibile vedere il film di cui sopra, gratis, soltanto oggi, giovedì 26 novembre, alle 21.30, prenotandosi sul sito di Mymovies. I posti a disposizione nella sala virtuale sono 600, Nel momento in cui mi sono iscritto il mio è il 251° posto.
      Per prenotarsi, accedere alla Sala virtuale di MyMovies.

      • Ho visto il film. In realtà è un filmetto, molto banale: una favoletta scipita, con lieto fine, consistente in un matrimonio Lgbt celebrato da monaci buddoprogressisti (l’equivalente, in quella cultura, dei preti cattoprogressisti). Questo non toglie che il film fosse interessante, non come film, ma come documentario etnologico, dove troviamo accostati gli smartphone e la lingua pali, che è lingua sacra, come lo era da noi il latino, ed è lingua assai simile al sanscrito, la lingua che mantiene tutte, o quasi, le caratteristiche dell’antico indoeuropeo, dal quale discendono le lingue del ceppo germanico e le nostre lingue classiche (latino e greco). Però la narrazione di ciò che nel film c’è di interessante dobbiamo scriverla, o immaginarla, noi. Quella presentata nel film fa pena.

  40. Arci permalink

    Un’ultima cosa, me lo permette? Mi ero scordato di domandare a Facsimile: perché è così sicuro ch’io mi riferissi al paese di Curno, quando non l’ho neppure citato, neppure per sbaglio? Coda di paglia!?
    Approfitto dell’occasione, visto che siamo in tema di ”amarcord”, per ricordarle che è sempre in sospeso quella questioncella, che potrà affrontar con chi vorrà lei, sia chiaro. Cioè: ha poi chiesto chiarimenti a Max Conti inerenti l’argomento Bergamo/Europa?
    Si ricorederà che fra parentesi quadre si leggeva: [Cioè BergamoEuropa è o non è una cordata di potere? N.d.Ar.]
    ESATTO, LA DOMANDA ERA APPUNTO QUESTA, COME DA PRECEDENTE GENTILE RICHIESTA. Ma Facsimile fece della sobrietà uno scudo, tacque per esigenza di copione.
    Legga, studi, si rifaccia al metodo umile (non commetterò l’errore di esortarla all’uso del metodo scentifico). Impari l’umiltà. Non faccia come il suo oracolo, che prima scrive e espone proclami, poi quando qualcuno gli fa notare di aver fatto la figura del peracottaio, piccato risponde, ma poi ritira il proclama. Tardi, ma lo ritira, intanto (nel frangente) noi lo abbiamo immortalato. Ahah…ah!
    E, ancora: si ricorda il titolo del libro che asserisce di aver letto sul pargolo di quel tale nazista?
    Non tiri in ballo il gatto doc. potrebbe arruffare il pelo sentendosi tirato in mezzo.
    [Il gatto padano doc, per dirla in linguaggio massonico, è “in sonno”. N.d.Ar.]
    Ho fatto il copia e incolla perché a furia di ricordare a chi deve ricordare mi sono rotto le palle di scrivere.

    [Ho l’impressione che Facsimile non abbia voglia di rispondere. Penso che andrà “in sonno” anche lui, se già non è in letargo, come il gatto padano doc, sempre per dirla in linguaggio massonico. (Quando uno, pur non figurando negli elenchi ufficiali, continua a essere un membro della fraternità massonica, e non dà segni apparenti di vita, si dice che è “in sonno”.) N.d.Ar.]

  41. La denunica di Salvini a carico di Dario Fo? Pare che sia una bufala. Non è una bufala, però, che Salvini ignori la grammatica italiana


    In rete circola questo apprezzamento di Salvini su Dario Fo, con minaccia di querela, ma è un falso: così scrive Jacopo Fo, figlio del premio Nobel, in Io difendo Salvini: il post contro mio padre è un falso. Lo scambio di battute autentico è riportato in Dario Fo: “Matteo Salvini cinico che sfrutta gli ignoranti”. La risposta: “Sei un poveretto…”

    Accidenti, quella bufala interreziale poteva essere vera. Come le imitazioni di Crozza: il suo Bersani era più vero di Bersani, tanto che il Bersani vero s’ispirava all’imitazione di Bersani. Così, vedendo quel falso, mi ero domandato: «E se ricordo che Salvini disse “migrante è un gerundio”, e ne traggo la conclusione naturale, che lui ingora la grammatica italiana (e latina) che pure avrebbe dovuto ben conoscere — almeno la grammatica! — quando frequentava il liceo classico Manzoni di Milano, lui che fa, mi denuncia?».
    Ci sono cascato, questa mattina. Poi questo pomeriggio ripensando all’assurdità, da parte di Salvini, di offendersi e minacciare denunce se qualcuno dice che i suoi seguaci sono “proseliti”, ho voluto capire di più, e mi sono imbattuto nell’articolo di Jacopo Fo.
    Però la storia del participio scambiato per gerundio è vera. Incrociando questa notizia vera con gli apprezzamenti veri di Dario Fo, qualcuno ha architettato il “post” falso di Salvini sopra riportato. A proposito del gerundio, si veda Matteo Salvini, gaffe sulla grammatica: “Il migrante è un gerundio”. E su Twitter si scatena l’ironia.
    Per la precisione, queste sono le parole di colui che vanta tanti proseliti (se diciamo “proseliti”, possiamo contare sull’impunità? Speriamo di sì), dette al giornalista Porro, nel corso della trasmissione Virus:

    Questo vocabolo nuovo inventato dalla Boldrini qualche anno fa… Sono clandestini! “Migranti” è un gerundio: quando migri, sei un migrante. Quando stai qui per due anni non sei un migrante sei un clandestino che campa a scrocco del prossimo.

    Dunque Salvini è ignorante della grammatica italiana, quella stessa che lui, proprio lui, dovrebbe sapere a menadito, avendo studiato oltre che la grammatica italiana alle medie, quella latina e greca al liceo. I modi del verbo, gerundio e participio, si trovano anche in latino e in greco. E “migrante” è un voce del verbo “migrare, coniugato nel modo del participio presente, e non del gerundio. Suggerisco a Salvini d’iscriversi a questo Corso d’italiano per stranieri, dove la differenza tra gerundio e prticipio è acconciamente spiegata.
    Va detto però, a onor del vero, che la dizione di Salvini è abbastanza buona. A certi politici indigeni che conosco suggerisco di iscriversi sia al corso d’italiano, sia a un corso di dizione, perché il loro bofonchiamento, oltre che a tratti incomprensibile, è anche insopportabile.
    Se diciamo che è ignorante della grammatica, il buon “carismatico” Salvini non se n’abbia a male. Socrate non diceva sempre che l’unica cosa ch’egli sapesse era che per certo non sapeva niente? Perciò pensava che i politici ne sapessero più di lui. Ma, interrogandoli, si accorse che i politici ne sapevano ancor meno di lui, che pure non sapeva. E i politici gliela fecero pagae cara, lo mandarono a morte. Salvini si contenterà di chiedere una pena misurabile in schifosissimi euro?

    • La sobrietà non è una malattia esclusiva dei similprogressisti

      È troppo chiedere una presa di posizione in merito da parte degli ammiratori di Salvini? Non sto a disturbare quel genio di Claudio Borghi, il “Miglio” di Salvini, quello che si vanta (anche lui!) di un 110 e lode. Mi basterebbe sentire il pensiero di:
      • Marcobelotti
      • l’erede del Pedretti, Cavagna il Giovane. Ricordo che questi ancora non si è esternato (non ha “fatto outing”, in linuaggio coglione), ma la sua speranza è che il Pedretti operi un ribaltone nella Lega curnense, mettendo in non cale il Marcobelotti: a questo punto, con un colpo di scena degno di un videogioco, il candidato sindaco sarebbe proprio lui, Cavagna il Giovane. E poiché Salvini ama il Pedretti, e reciprocamente il Pedretti ama il Salvini, segue che Cavagna il Giovane è, quanto meno, molto vicino al Salvini, come del resto si deduce dai suoi interventi durante le sessioni di Consiglio comunale, d’inconfondibile impronta fascioleghista.
      Se avessi qualcuno come figura di riferimento in campo politico e mi facessero rilevare un suo scivolone, non avrei difficoltà a dire che quello è stato uno scivolone. Ed è qui che si vede la differenza fra l’uomo libero e l’uomo appecorato.
      In verità non ho figure di riferimento politico ma ho, per esempio, grandissima considerazione per Ugo Foscolo, come letterato e come uomo. E se uno, come quel pettegolo del Tommaseo, si compiace di far sapere che il Foscolo ha detto “Fèstina lente”, sbagliando l’accento (si dice Festìna lente, con l’accento sulla “i”, e significa “Affrettati lentamente”, un po’ come “Adelante con juicio”), io direi che Foscolo ha sbagliato accento. Mica farei il sobrio sdegnosetto. In effetti, il Tommaseo riferì la cosa, compiaciuto, al Manzoni, il quale fece lo spiritoso e malignamente rispose: “Ah! L’avrà imparato in Svizzerà!” (con l’accento sulla “a”). Il Manzoni si riferiva a un pettegolezzo che circolava a Milano, riguardo a un’avventura avuta a Zurigo da Ugo Foscolo con Metilde Dembowski, una damazza milanese (il cognome da nubile era Viscontini), radical-chic, riparata anche lei a Zurigo. Ma la Dembowski era andata a Zurigo per dar tregua alla sua tormentata vita sentimentale, Foscolo aveva fatto tappa a Zurigo nella via per l’esilio, verso Londra. Perché Foscolo era un uomo d’onore e preferì l’esilio al servaggio nei confronti dei nuovi padroni di Milano.

      • Per piacere ai suoi, Calderoli spara cazzate. Se non le spara, non piace
        E la Lega di Curno, invece?

        Nell’articolo di Jacopo Fo sopra citato, che non è neanche un articolo meraviglioso, ma che nella fattispecie andava citato, c’è un passaggio che non riguarda Salvini, ma Calderoli. Jacopo Fo non dice che è lui, ma da altre fonti, che hanno ricevuto direttamente la botizia da Franca Rame, la madre di Jacopo, sappiamo che proprio di lui si tratta: del Calderùl. Ecco il brano:

        Quando mia madre era al Senato si accorse che un leader leghista, di quelli famosi per le sparate più becere e razziste, era in realtà di una bravura pazzesca quando gli capitava di presiedere le assemblee del Senato. Mia madre era una tipa molto spiccia e quindi andò da lui e gli disse: “Senta, da come presiede le assemblee, vedo che lei è una persona molto abile e intelligente ed è pure corretto… Mi spiega allora perché fa delle dichiarazioni così imbecilli? Non può essere che lei pensi veramente quel che dice!”.
        E lui: “Vede, signora Rame, se in televisione dico cose intelligenti nessuno se ne accorge. Se invece sparo una cazzata ho le prime pagine di tutti i giornali…”.

        La cosa, anche se Jacopo Fo fa il misterioso, è somunque arcinota, da tempo, tant’è che se ne è parlato perfino su Nusquamia: si veda Franca Rame e Roberto Calderoli.
        Domanda: Marcobelotti, Sàgula, Dolci e Cavagna il Giovane (l’erede del Pedretti) che cosa pensate di questa esternazione del Calderoli, uscitagli dal cuore in un empito di sincerità?
        Avete il coraggio di dire, anche voi, che la Lega nord spara cazzate per piacere alle masse inebetite dalla predicazione identitaria e frastornate dalla svolta fascioleghista? Oppure voi, a differenza di Calderoli, non dite mai cazzate? Per favore, non siate sobri; sapete bene quanto sia schifoso un certo tipo di sobrietà. Rispondete!

  42. Un excursus (quasi) culturale di terza “F”
    Dalla pronuncia di “mojito” ai fascioleghisti

    Non sono un accanito bevitore, però ogni tanto non mi dispiace ordinare un mojito al bar. Eppure, tutte le volte che lo faccio, e pronuncio correttamente la parola, mi sento rispondere «Come?». A questo punto dico «moìto»: vengo immediatamente capito e il mojito è servito.
    Però la pronuncia è quella presentata nel video qui sopra.
    In questa pagina, Cambridge Dictionary Online/Mojito, vediamo come anche agli inglesi e agli americani si suggerisca di “aspirare” la semi consonante “j”.
    Dopo aver sentito la pronuncia inglese e americana, sarebbe interessante sentire da Marcobelotti, che è un appassionato di aperitivi, quale sia la pronuncia suggerita ai leghisti, che — ricordiamo — nel “territorio” padano (“territorio”: squit, squit, squit!) si dividono in due categorie:
    a) leghisti identitari di ceppo antico, detti anche Ur-leghisti, ancora legati alla mistica celtica, pronti a sfidare a duello chiunque affermi che il bergamasco è un dialetto e non una lingua (al massimo, dicono i più raffinati, il bergamasco sarebbe un dialetto di un’altra lingua, che sarebbe il “lombardo orientale”, che è una roba che si sono inventata loro); gli Ur-leghisti hanno il compito di coglionare i vecchietti avvinazzati (ma simpatici, come quelli cantati da De André) e i giovani sbandati (potrebbero essere feroci), frutto malsano di questa società di merda e politicamente corretta, per portare acqua al mulino fascioleghista di Salvini;
    b) leghisti del nuovo corso fascioleghista di Salvini, anch’essi identitari, ma nella nuova accezione salvinesca, cioè italiota, convergente in Italia con Giorgiameloni (“I nostri marò” ecc.), in Francia con Marina Le Pen, nella Santa Russia con l’autocrate Putin.
    Tornando al mojito, ricordo che questo nome è in origine un diminutivo di mojo, che è una variante di moje, che in castigliano è una salsa per intingoli; moje a sua volta deriva da mojar, cioè “bagnare, per ammorbidire”, che a sua volta deriva dal lat. medievale mollare, derivante dal lat. classico mollire che significa, appunto, “ammollire”, “rendere cedevole” e, anche “effeminare”. Infatti, riferito a un uomo, mollis equiavaleva a pathicus, che sarebbe un Lgbt, di varietà prendìncula.

    P.S. – Riuscirà mai Max Conti, nel trarre le conclusioni dei convegni di BergamoEuropa, quelli che poco per volta dovrebbero fare da battistrada alla carriera di Max Conti e Dino Pusceddu e, in generale, rafforzare la corrente di Misiani, a mescolare il dolce del mojito all’utile della fonolinguistica? (Utile, sì: la fonolinguistica potrebbe, opportunamente applicata, dirozzare i politici indigeni, i quali finalmente imparerebbero a parlare; e le nostre povere orecchie non saranno più tormentate dai loro barbarici bofonchiamenti.)

    • Marco Belotti permalink

      Però potrebbe anche organizzarlo un bell’aperitivo!!!

      • Penso che la persona più idonea a organizzare un aperitivo in terrazza sia Max Conti. Lui è presidente della prestigiosa associazione BergamoEuropa, che indice “eventi” con aperitivo.

  43. Europa anno zero viene presentato a Gardone Riviera, senza la tutela del Pd e di Max Conti

    Com’è noto, Eva Giovannini doveva presentare il suo libro Europa anno zero a Curno, venerdì 13 novembre, il giorno stesso della strage di Parigi. Con tutto che la strage ancora non fosse avvenuta (in ogni caso, era a Parigi), la presentazione del libro fu annullata, all’ultimo momento, per sopravvenuti «impegni parlamentari» di Misiani e Fiano, deputati lombardi del Pd. Così abbiamo letto nel sito di Bergamo Europa, ma ci crediamo poco, anche perché è poco verisimile che impegni parlamentari trattengano due deputati a Roma, il venerdì.
    Senza niente togliere alle capacità dei due uomini di partito, [*] era proprio necessario che quella presentazione avvenisse con la loro tutela? Chiaro che no. Tant’è che a Gardone Riviera, oggi 28 novembre, nella Sala Consiliare del Municipio (loro scrivono Municipio, e non Casa del Comune, vivaddio!), alle 17 : 50, il libro è presentato senza reti di protezione, in tutta libertà. Si veda Europa anno zero: Presentazione del libro con l’autrice Eva Giovannini.
    Insomma, più passa il tempo, più si corrobora il dubbio che Fiano e Misiani non siano venuti a Curno perché quell’associazione, BergamoEuropa, a ben pensarci, non gli scompifferava proprio. Ma llora perché sopprimere la presentazione del libro a Curno? È stato Max Conti a deciderlo? La presentazione a Gardone Riviera è la prova provata che l’autrice non ha bisogno dell’obrello di protezione di BergamoEuropa. Anzi, se non c’è, è meglio.

    ——————————
    [*] In particolare senza niente togliere ai meriti di Fiano, che è architetto e buon “loico”, cioè capace di ragionamento sottile (vedi Dante: «forse tu non pensavi ch’io loico fossi». Di lui apprezziamo l’impegno antifascista, sentito e reale, non di maniera, giusto per coglionare gli elettori. Notiamo con piacere che, a differenza della dott.ssa Serra, l’arch. Fiano non è uno che si adagi facilmente a inghiottire le giuggiole di pubbliche relazioni filopalestinesi di Vera Baboun, sindachessa di Betlemme e ricercatrice universitaria sulla tematica del “gender”.

    • BergamoEuropa, un’associazione neonata, già vittima della sfiga?

      In merito al deplorevole episodio per cui venerdì 13 novembre fu annullata all’ultimo momento la presentazione a Curno del libro Europa anno zero, di Eva Giovannini, riassumo lo stato delle cose, ricostruito in base alle informazioni a noi ultimamente pervenute:
      a) la presentazione del libro avrebbe dovuto svolgersi presso la Sala civica Cattaneo di Curno, alle 21, su iniziativa di BergamoEuropa; sul tema proposto, il ritorno dei nazionalismi, sarebbero dovuti intervenire l’autrice del libro, l’on. Misiani e l’on. Fiano. Il coordinamento sarebbe stato curato dal giornalista Franco Cattaneo. Gli ascoltatori avrebbero ricevuto i saluti di Max Conti, presidente di BergamoEuropa.
      b) 50 minuti prima dell’inizio della manifestazione, su BergamoEuropa viene pubblicato un trafiletto che annuncia l’annullamento della presentazione del libro, «a causa di sopravvenuti impegni parlamentari dei deputati Antonio Misiani ed Emanuele Fiano».
      c) risulta che il 13 novembre 2015 si sia tenuta presso la Camera dei deputati una seduta inerente la conversione in legge delle misure urgenti per la finanza pubblica e che effettivamente a tale seduta abbiano partecipato gli onorevoli Misiani e Fiano, come si legge nel resoconto stenografico.
      d) La seduta è terminata alle 18.15. Dunque ci sarebbe stato il tempo di prendere un taxi, recarsi all’aeroporto e arrivare a Curno in tempo per intervenire alla presentazione, sia pure con qualche ritardo, più che giustificabile. Partivano per Milano un volo EasyJet (h. 20) e due voli Alitalia (20 e 20.30). Non credo che sarebbe stato difficile per due onorevoli trovare posto.
      e) Poiché la disdetta è avvenuta all’ultimo momento, la giornalista autrice del libro si trovava già a Milano, poco prima dell’orario indetto per la presentazione curnense: attendeva di portarsi a Bergamo, dove avrebbe fatto tappa prima di approdare al paese bello da vivere, cioè a Curno.
      f) Da noi interrogata sul perché non avesse presentato il libro a Curno, la giornalista rispose che la presentazione era saltata perché coloro che l’avevano invitata non potevano essere presenti.
      g) Abbiamo preso atto di questa risposta, dissimulando il nostro stupore: ci è sembrato elegante non infierire sull’incolpevole giornalista. Ci piacerebbe invece mettere spalle al muro Max Conti, peccato che sia così sfuggente. Ma è fin troppo evidente che si potrebbe obiettare, come già abbiamo fatto su Nusquamia, che la giornalista e scrittrice non aveva bisogno della tutela di Misiani e Fiano, per presentare il suo libro. Risulta anche strano che l’associazione BergamoEuropa sia identificata nelle figure dei due parlamentari Misiani e Fiano. E se, invece, considerato che l’associazione BergamoEuropa ha mosso i primi passi con così cattivi auspici, avvenisse che Misiani e Fiano non vogliono più saperne di Bergamo Europa?
      h) In ogni caso l’evento (come oggi si dice) avrebbe potuto aver luogo in presenza del giornalista e del Max Conti, che è autorevole presidente dell’associazione, oltre che segretario della sezione locale del Pd.
      i) A noi non passerebbe mai per la testa di pensare che Max Conti sia da considerare alla stregua di un cameriere di Misiani. Perciò continuiamo a non capire perché si sia annullata la presentazione, che avrebbe potuto a nostro sommesso parere aver luogo comunque, grazie alla presenza prestigiosa di Max Conti.
      i) Ci rammarichiamo della mancata presentazione a Curno, che avrebbe potuto dare esca a interessantissime considerazioni sul ruolo storico di mediazione con la Lega nord svolto dal summenzionato Max Conti, al tempo in cui fu sindaco del buon governo Angelo Gandolfi.

  44. Un modo di far politica che offende la nostra intelligenza
    Salvini individua i problemi, e ci fa della propaganda. Fiano glielo ricorda

    Nel titolo abbiamo scritto che Salvini offende la nostra intelligenza. Parimenti offendono la nostra intelligenza quelli che negano l’esistenza del problema. Perché la nostra intelligenza non sia offesa, dovremmo sentire discorsi dove i problemi sono correttamente individuati e per cui riceviamo ragguagli plausibili sullo stato di avanzamento dei lavori per una loro effettiva risoluzione. Francamente non sappiamo che cosa sia peggio, le guasconate di Renzi o il populismo cencioso di Salvini. In realtà, in certi momenti ci disgustano di più i leghisti, in altri i renzisti. Il nostro malessere ha andamento fluttuante nel tempo, secondo l’ultima cazzata, sparata ora da uno, ora dall’altro.
    Intanto, prendiamo nota di quel che si legge in sovraimpressione alla fine del filmato. È una dichiarazione di Maroni, del 2011: «La proposta che io ho fatto di procedere alla realizzazione del villaggio della solidarietà di Mineo è un modello di eccellenza che può mostrare all’Europa come si fa». Maroni si riferisce al Cara (Centro di accoglienza dei richiedenti asilo) di Mineo (Catania). Ed è Maroni che nomina come soggetto attuatore Giuseppe Castiglione. Gran bella figura di monager di nomina politica, per giunta bobomaronita, questo Castiglione. Si veda in proposito Mafia Capitale, Giuseppe Castiglione indagato per il Cara di Mineo. Il braccio destro di Alfano è sottosegretario all’Agricoltura.
    Ma dài, Salvini: se l’Italia fosse un paese serio, né tu ti daresti l’importanza che ti dài, fiancheggiato per le questioni “teoriche” (!!!) da quel tuo Miglio-robot, quel tale Claudio Borghi, né il sistema mediatico ti darebbe il ruolo di primadonna: solo perché, cinicamente, come ben fece vedere Sideny Lumet nel film Quinto potere, grazie a Salvini aumenta l’audience.


    Allocuzione televisiva di Howard nel film Quinto potere. L‘indice di ascolto della trasmissione schizza alle stelle. Come si vede, Salvini non ha ancora raggiunto la verve comunicativa di Howard. Migliorerà, col tempo? Salvini però stia attento, nella finzione di Quinto potere avviene che, quando l’ascolto di Howard si sarà notevolmente abbassato, il management (come si dice in linguaggio coglione, cioè la direzione) della società televisiva decida di commissionare a un gruppo terroristico il suo assassinio, in diretta.

  45. Cazzeggio, puro cazzeggio di BergamoEuropa

    BergamoEuropa, la nuova associazione prestigiosamente presieduta da Max Conti, oltre che un profilo Facebook ha anche un profilo Twitter. Potevano non averlo? ¡Claro que no! Loro sono moderni, sono aziendalisti, sono ingranati nel sistema dei “social miiidia” (mezzi di comunicazione sociale).
    Vado a vedere il profilo Twitter: e che ti trovo? Trovo il montaggio di quattro fotografie sormontate da un titolo che non dice niente, assolutametne niente (vedi sopra), ma che vorrebbe lasciar intendere chissà che, rimanda a un’idea di potenza dell’associazione, una potenza enorme. Una specie di Spectre bergamasca, da far impallidire il potere finora gestito dalla Curia, ma sotto traccia. No, loro vogliono uscire allo scoperto, vogliono affermarsi. Sissignori, hanno tradito Bersani, sono renzisti e vogliono affermarsi. Quelle quattro foto, con quel titolo, senza nessun testo a seguire, sono un pugno nello stomaco. Ma un pugno salutare: così hanno pensato, immagino, gli animatori dell’associazione.
    Pensate un po’: loro “elaborano politiche”. Quali? Per conto di chi? Boh! Ma questo è il bello! Loro elaborano e noi dobbiamo tremare! Inoltre prendono atto della “forte presenza degli operatori del settore”: quali? presenti dove? e chi dice che la “forte presenza” sia comunque da valutare positivamente? E se fosse appecoramento? Se la forte presenza fosse indizio di una delle malattie che devasta il corpo dell’Italia malata (strapotere della burocrazia e dei sindacati, nella fattispecie)?
    Infine, che fanno questi geni di BergamoEuropa in risposta alla “forte presenza”? Loro “velocizzano l’elaborazioe delle politiche”. Velocizzano? In italiano non aziendalistico si direbbe “accelerano”.

    Insomma, quest’ultima trovata di BergamoEuropa (porta la data del 20 novembre) è cazzeggio, cazzeggio puro. Ma chi è il responsabile del sito? Chi firma gli ordini di servizio?

  46. Qui Martha Nussbaum non è ancora passata (almeno per ora)

    Lund è una città svedese e ancora oggi la cerimonia di conferimento del titolo di dottore di ricerca prevede un “passaggio” latino. [*] Il video qui sopra è tratto dal film Il posto delle fragole, di Ingmar Bergman: vediamo il prof. Isak Borg che riceve un attestato di merito in quanto “jubilarius”, avendo cioè compiuto cinquant’anni di esercizio dell’arte medica ed essendosi distinto per aver messo a punto nuovi strumenti d’indagine medica. Chi vuole – ma non è roba per gatti padani – può vedere lo spezzone direttamente nel sito di You tube, dove è riportata la trascrizione della parte latina della cerimonia.

    In cauda venenum – Ho fatto una ricerca in rete e ho constatato con piacere che Martha Nussbaum, per il momento, a Dio piacendo, non è approdata a Lund. Neanche Vera Baboun, nella sua frenetica campagna di pubbliche relazioni filopalestinesi. [**] Ho visto soltanto che un gruppo Facebook intitolato agli “Human Rights Studies” della Lund University pubblicizzava una conferenza della girovaga Nussbaum, a giugno, ma a Copenhagen: la conferenza era seguita da un rinfresco.

    —————————————————————-
    [*] Vedi The Doctoral Degree Conferment Ceremony.
    [**] Ci penserà la dott.ssa Serra a mettere in riga i reprobi e a far loro condividere il verbo neofemminista e filopalestinese?

  47. Ma non era stato sfanculato da Marcobelotti?
    Cavagna il Giovane insiste a presentarsi con le insegne della Lega nord

    L’Obiettivo Curno, che è stato in sonno per circa due anni, si è ridestato. Nonostante Cavagna il Giovane sia stato sfanculato da Marcobelotti, l’Obiettivo curnense si presenta con le insegne abbinate di Lega nord e Curno oltre, con annessa bandierina di Forza Italia (così si leva via prima, in caso di evanescenza totale di Berlusconi), e Cavagna il Giovane si comporta in tutto e per tutto come l’erede del Pedretti. Che sia stato sfanculato, è un fatto: si veda il comunicato del 1° giugno La Lega nord abbandona il Consiglio comunale, dove leggiamo che «il Consigliere Paolo Cavagna non rappresenta più la Lega Nord poiché dissociata dalla lista Corti per Curno». Invece l’Obiettivo curnense associa, e come se associa!
    Dunque, è come se Cavagna il Giovane dicesse che dello sfanculamento subito lui se n’impipa, e che semmai è proprio lui a sfanculare il Marcobelotti: ovviamente da solo non gliiela farebbe, dunque si fa forte di certe alleanze, già strette o che comunque dà per scontate. Come? Beh, non è difficile capire che c’è aria di congiura. Ci sarà una resa dei conti nella Lega nord? Fra chi? Provate a indovinare. Il proverbio latino dice Quieta non movere, cioè “Non smuovere ciò che sta in pace”. Ma, in questo caso, potremmo anche dire Inquieta non movere, cioè se loro si agitano, lasciamo che s’agitino. Questo è come cacio che cade sui maccheroni, è una manna: e non parlo per noi resistenti; no, parlo per il popolo di Curno che finalmente ha un quadro ben chiaro davanti agli occhi.
    Fate clic sull’immagine qui sopra, vedrete che lo scritto “Coda di paglia” è di scuola pedrettesca. Del resto, non è la prima volta che lo scriviamo, Cavagna il Giovane è l’erede del Pedretti: per il modo di parlare, talora di difficile intellezione, per i toni, per i temi trattati e per la campagna antigandulfiana, contro i due Gandolfi, a proposito di quell’aggetto siffredico che fu oggetto di una denuncia anonima. Inutile che stia a spiegare tutto da capo, perché la materia è nota, in tutta la sua miseria.
    Non fo per dire, ma le nostre antenne avevano intercettato il subbuglio nascente già un anno fa. Si veda Situs interruptus, dal quale estraiamo questa foto che mostra Cavagna il Giovane nel momento del trionfo, circa due anni fa, con Toti e Brunetta. Però pare che, adesso, tra Toti e Brunetta non corra buon sangue. Cavagna il giovane che fa? E come si accorda con il Pedretti?

    In ogni caso, Marcobelotti, stai attento! Ercolino ha preso posizione?

  48. la mozzese permalink

    Ogni occasione è buona per mettersi in mostra.
    Sembra che sia stata un’associazione a fare tutto ma quale migliore occasione per sorrisi, fasce tricolorate, parroci e consiglieri regionali?
    Avanti con i punti Cirio…
    Scelga lei la foto che le piace di più.

    http://mozzonews.com/2015/11/28/mozzoabilitare-convivendo-inauguarata-una-casa-per-noi-questa-mattina/

    • Due sindaci con una fava

      Lei mi invita a scegliere una fotografia, ed è evidente che scelgo quella pubblicata qui sopra. La pubblico senza commenti, perché credo che parli da sola.
      Dal mio punto di vista, libertario e “scientificamente” socialista, non solo Paolo Pelliccioli, sindaco di Mozzo, e Perlita Serra, sindachessa di Curno, hanno il diritto di “portare avanti” questo e altri “prog[g]etti” di ambito sociale, ma è un loro dovere. Così come, in generale, è doveroso mettere da parte le preoccupazioni e i divertimenti (nel senso di “diversioni”) di carriera, per profondere tutte le energie, che nel caso della dott.ssa Serra sappiamo essere enormi, nell’attuazione del buon governo.
      In questo caso, si trattava di attrezzare un alloggio per adulti disabili. È un’iniziativa alla quale non si può che plaudire. Immagino che le disabilità cui si fa riferimento siano quelle fisiche. Come ulteriore passo in avanti, suggerirei alle due amministrazioni, quella curnense e quella mozzarda, di pensare in un prossimo futuro a una casa-alloggio per degenti con disabilità psichiche. Com’è noto, il numero di malati psichici è in pericoloso aumento (ci asteniamo da ogni considerazione polemica sulle cause: femminismo, aziendalismo ecc.) e una casa-alloggio avrebbe collocazione ideale nell’aprico paese di Mozzo. È noto infatti che il disagio psichico può essere alleviato dall’influenza benefica dei raggi solari, che stimolano la produzione di serotonina.
      Tutto ciò premesso, non capisco perché un’iniziativa di per sé lodevole debba poi essere coronata da sbandieramenti, ostensioni di fasce tricolorate, pistolotti di condivisione, intervento di un “deputato parlamentare”, ovviamente di sesso femminile, e aperitivo. Non dico che non ci debba essere un’inaugurazione. Ebbene facciamola, ma nel rispetto dell’intelligenza dei cittadini intelligenti (non sembra, ma anche loro hanno i loro diritti: perché drvono esser sempre presi a calci sui denti?), con senso della misura, o “sobrietà”, per usare una parola che va di moda. Ovviamente parlo della sobrietà vera, e non di quella farisaica ostentata da chi teme il confronto dialettico e — spesso — fa professione di evasione etica.
      Consideriamo per esempio l’incipit della locandina, curata dal Comune di Mozzo, che annuncia la presentazione dell’evento:

      Il Sindaco Paolo Pelliccioli e la Giunta del Comune di Mozzo presentano il percorso che ha portato all’individuazione e messa a disposizione di un appartamento comunale dedicato a progetti di residenzialità e autonomia rivolti a persone adulte con disabilità.

      È un modo sbracato di esprimersi. Sarebbe stato più sobrio esprimersi così:

      Il Sindaco Paolo Pelliccioli e la Giunta del Comune di Mozzo presentano la recente iniziativa di una casa-alloggio per adulti disabili.

      Oltre che più sobrio, sarebbe stato più comprensibile. Che bisogno c’era di intortarsi parlando di un «percorso che ha portato all’individuazione e messa a disposizione di un appartamento comunale»? È chiaro che se tu presenti un’iniziativa, ne illustri – se vuoi – la storia. Però questi signorini, gli estensori della locandina, sono aziendalisti, si compiacciono di usare parole come “percorso”, “individuazione” e “messa a disposizione”. Secondo loro, questa scelta sciagurata di parole che ammiccano a un sostrato aziendalistico coglierebbe la sostanza del messaggio e sarebbe, inoltre (!), sc-scientifica. Si noti poi l’espressione “persone adulte con disabilità”: un inutile, lezioso e schifosetto giro di parole per non dire “adulti disabili”: è evidente l’ansia di prestazione politicamente corretta.
      Merda! Mi sa che i mozzardi hanno un copywriter più bravo perfino del copywriter collettivo operante a Curno, dove – forse per paura di Nusquamia – si sono ridotti a fare tutto in sordina. Anche se, di tanto in tanto, non resistono, non ce la fanno più a contenersi, a trattenere il parto del loro esibizionismo: allora chiamano un giornalista anglorobicosassone al quale commissionano un bel paginone sulla stampa orobica. Pur consapevoli del pericolo di sputtanamento, fanno i loro conti, considerano i pro e i contro: i pro consistono nella risonanza mediatica, i contro consistono nello sbeffeggiamento di Nusquamia. Quando dunque non ce la fanno più a starsene buonini, decidono che vale la pena correre l’alea dello sputtanamento. E partoriscono. Si consolano dicendo che “tanto Nusquamia non la legge nessuno”.

    • Enti locali permalink

      Una ride sempre, l’altro non parla, entrambi son disastri.
      Che coppia

  49. .
    Giuliana De Sio attacca la «nostra» Cristina Parodi
    .

    Leggete voi stessi l’articolo pubblicato su Hffington Post, facendo clic sull’immagine.
    Immagino lo sdegno nel settore politicamente corretto della similsinistra orobica.
    Come si permette la De Sio si lanciare frecciatine all’indirizzo di Cristina Parodi? Per esempio, a un certo punto dell’intervista mette alle corde la sgnora Gori, della gauche caviar europea e, in contesto internazionale, obamiana (vi ricordate il vestitino in stile Michelle?), con queste parole:
    «Tu eri una hippie? Non credo proprio, io ti inquadro in maniera diversa».
    Parodi si difende: «No, ho vissuto in una comune con delle mie amiche».
    «Ah, allora prendevi il thè con le amiche», replica la De Sio.

    Max Conti non fa parte della gauche caviar, ma aspira — è cosa nota — a entrarvi; adesso, grazie alla prestigiosa presidenza di BergamoEuropa, il traguardo sembra vicino, ma è necessario fare anora qualche mossa, di quelle giuste. Un modo per forzare gli argini potrebbe essere quello di reagire alle parole della De Sio con un duro comunicato, in qualità di presidente di BergamoEuropa. Meglio se protesta anche a nome della dott.ssa Serra, che però non è obamiana, ma hillary-clintoniana, come abbiamo altre volte osservato. Ma tutto fa brodo, meglio in ogni caso protestare anche a nome della dott.ssa Serra.

    • Facsimile permalink

      A dire il vero la fondazione che presidia l’aria Goriana esiste da oltre due anni e si chiama Innovabergamo. Presidente tale Betelli, se non vado errando.
      [Sì, ma perché in un partito aziendalista non dovrebbe valere il principio di diversificazione degli investimenti? Il Pd, che vuol essere un “partito della nazione”, proprio come la Democrazia cristiana d’infausta memoria, avrà pure le sue correnti, o no? Dunque perché meravigliarsi se nel Pd bergamasco coesistono due cordate di potere della stessa area, e chissà quant’altre ancora? Chi si sente escluso da una corrente, ne crea una tutta sua. ‘Nihil sub sole novi’.
      Ho visto che l’associazione InnovaBergamo ha celebrato un convegno al Teatro Donizetti: si veda Open data, nuove opportunità per cultura e musei? Convegno di Innova Bergamo. Ebbene, ironia della sorte vuole che si fossero radunati nell’Aula Tremaglia, intitolata a quello stesso Tremaglia che con grande scandolezzamento dei benpensanti scrisse un giorno, su carta intestata del Ministero, «Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza». Buttiglione era stato sfiduciato dal Parlamento europeo per le sue gravi affermazioni sui gay peccatori e “disordinati”: una battaglia persa in partenza. Conoscendo la sensibilità del Pd bergamasco per i nuovi diritti degli Lgbt, non potevano riunirsi i un’aula di nome meno infausto?
      N.d.Ar.]

      InnovaBergamo copre uno spazio diverso (la città, almeno per ora) e non la provincia e parte dalla più dura e pura ortodossia renziana (almeno all’inizio) e, ultimamente, appare in sonno, dato che è stata usata sopratutto per sostenere la candidatura a sindaco della città di Bergamo nella primavera 2014, oltre che come Think Tank (si scrive così?)
      Quanto al caviale, so per certo (me lo hanno riferito amici comuni) che preferisce di gran lunga il lompo.
      [Sono cibi viscidi, non mi piacciono, come non mi piacciono le ostriche, come tutte le cose e gli esseri animati viscidi, compresi gli uomini. N.d.Ar.].

      Tratterebbesi allora di Lompo Gauche più che di Caviar gauche.
      tanto le dovevo per sua informazione..

      Sub Umano servo suo.
      [Non si tiri giù… N.d.Ar.]

  50. .
    Docenti abilitati imbufaliti. Hanno subito una dura selezione, ma la «buona scuola» di Renzi li mette sullo stesso piano dei non abilitati
    .


    Video realizzato il 13 novembre 2015 mentre si svolgeva una manifestazione davanti al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur).

    Estraggo da un articolo di qualche tempo fa, ma sempre attuale, TFA, il vizietto italico della sanatoria colpisce ancora:

    I TFA (Tirocini formativi attivi) prevedono una dura selezione iniziale, costituita da una prima prova pre-selettiva nazionale (60 domande a risposta chiusa) preludio ad altre due prove, una scritta e un’altra orale. Una volta superate le prove d’ingresso, gli aspiranti docenti sono tenuti a frequentare corsi disciplinari e pedagogico-didattici, un tirocinio di 475 ore oltre a dover sostenere un esame finale.

    Non dimentichiamo che questi laureati, dopo aver superato una selezione che ha eliminato il 90% dei partecipanti (quelli che non avevano merito) hanno dovuto sborsare 2500 euro di tasse per il Tirocinio formativo attivo.
    Si veda anche Buona Scuola, perché la politica non deve dimenticare gli abilitati TFA.
    Che cosa ne pensa Max Conti, presidente di BergamoEuropa e responsabile dell’area Lavoro nel Pd provinciale bergamasco? Niente dibattito con condivisione a seguire? Si avrebbe bisogno di un dibattito che desse voce, più che alle associazioni cammellate (o non solo a quelle), al “Coordinamento Nazionale TFA”. Un dibattito vero, non farisaicamente “sobrio”. Sì, campa cavallo…

    • La “buona scuola” di Renzi è peggiore perfino delle “buone pratiche” della dott.ssa Serra
      Che Iddio stramaledica la “buona scuola” di Renzi

      Le “buone pratiche” della dott.ssa Serra non sono così devastanti come la “buona scuola” di Renzi. Alle buone pratiche si può porre rimedio, possono anche essere dimenticate, perlomeno nei casi fortunati, anche se non sempre. I danni della buona scuola di Renzi sono irreversibili, sempre.

  51. Arci permalink

    Non credo alla casualità, tanto meno alle coincidenze: anche se, in maniera molto subdola, accadono. Però, che la Parodi si abbigli in guisa della signora Obama! Mi viene prima da ridere e poi da provar pena. Ma come, una signora di siffatto intelletto…
    [E per giunta, con quello straccetto indosso! Gli storici che vorranno occuparsi di Cristina Parodi e di Giorgio Gori potranno fare riferimento a questo “documento” chiarificatore: Cristina Parodi: “L’abito di Michelle Obama? L’ho comprato apposta su eBay e l’ho pagato 60 euro”.
    A proposito, come vestirà la dott.ssa Serra quando scenderà in campo per la sua intronizzazione in qualche carica istituzionale di prestigio mondiale? Le elezioni presidenziali negli Usa si terranno nel 2016: se per disgrazia dell’Occidente dovesse vincere Hillary Clinton, iperclitoridea e gran castratrice (ma non ci sono altri concorrenti, oltre quel demagogo buffonesco, quello con la parrucca di Geppetto, tale Donald Trump?) la Serra, c’è da giurarlo, indosserà tailleur-pantalone alla maniera di Hillary, ma con sandali francescani.
    N.d.Ar.]

    Riguardo a Facsimile, avete notato che ricorre a termini riconducibili al linguaggio di Nusquamia? La frase sotto riportata da un intervento di Facsimile dice quel che dice e cioè:
    “InnovaBergamo copre uno spazio diverso (la città, almeno per ora) e non la provincia e parte dalla più dura e pura ortodossia renziana (almeno all’inizio) e, ultimamente, appare in sonno”.
    In sonno, capite? In sonno, come Aristide ha messo in rilievo in questo diario, è un’espressione del linguaggio massonico: essere in sonno significa:-stare in rimessa:-. Ma Facsimile usa questa espressione in senso figurato, o in senso proprio? Vuoi vedere che vuol farci sapere che l’attuale sindaco è stato appoggiato dalla massoneria?
    [Non ho prove per affermare che Gori fosse appoggiato dalla massoneria. E poi quale? Quella del Grand’Oriente d’Italia? E di quale loggia, che è un po’ come dire, di quale corrente? Non è un mistero per nessuno che, al tempo delle primarie del Pd, a Bergamo avesse preso corpo un’eteròclita cordata di potere che metteva insieme imprenditori cattolici e imprenditori “laici”, finora vicini al Pdl, ma che avvertivano il crollo prossimo venturo di Berlusconi, brasseurs d’affaires, agenti di pubbliche relazioni (a proposito, avete visto, in margine a Vatileaks, che avevo ragione quando mettevo in luce l’intreccio tra pubbliche relazioni e pompini?), fornitori di corsi di formazione tarocchi ecc. Costoro, tutti insieme ammucchiati, nonostante le diverse aree di prvenienza partititica (Pd, Pdl) facevano il tifo per Gori, e per Renzi. Vi ricordate il discorso della Marianna tenuto da Gori in favore di Renzi? Io lo ricordo benissimo, e ricordo che la cordata di potere bergamasca, simil-massonica, per Gori e per Renzi cadeva in deliquio. Volevano la testa di Bersani, ma non per ragioni politiche; era un gioco di potere interno al Pd e trasversale alle famiglie bergamasche, una roba tutto loro; insomma volevano sbarazzarsi dei bersaniani. Molti di loro però non avevano messo in conto che Bersani sopo la sconfitta sarbbe stato tradito dai bersaniani e che gli ex bersaniani avrebbero fatto ressa davanti all’uscio di Renzi, che li avrebbe accolti con il ghigno del vincitore stampato sulla bocca presuntuosetta N.d.Ar.]

    Caviale? Lompo? Tutto buono e tutto fa schifo, a chi piace e chi no.
    Facsimile, che fa, svicola? adesso però la prego…
    Prego, può rispondere a queste domandine, prima di sgattaiolare.
    Ricorda?… Trascrivo mediante copia e incolla:

    Un’ultima cosa, me lo permette? Mi ero scordato di domandare a Facsimile: perché è così sicuro ch’io mi riferissi al paese di Curno, quando non l’ho neppure citato, neppure per sbaglio? Coda di paglia!?
    Approfitto dell’occasione, visto che siamo in tema di ”amarcord”, per ricordarle che è sempre in sospeso quella questioncella, che potrà affrontar con chi vorrà lei, sia chiaro. Cioè: ha poi chiesto chiarimenti a Max Conti inerenti l’argomento Bergamo/Europa?
    E, ancora: si ricorda il titolo del libro che asserisce di aver letto sul pargolo di quel tale nazista?

    [Ho applicato qui sopra lo stile di citazione, così si capisce meglio. Però, come ho già scritto, non credo che Facsimile abbia intenzione di rispondere. E, se risponde, risponderà in modalità di cazzeggio. In questi anni di esperienza curnense ho imparato che è impossibile un confronto-scontro con i nostri avversari. O scappano (sobrietà e/o cazzeggio) o minacciano denunce (vedi Quantile, per esempio) o denunciano (vedi Pedretti: due volte). Però non dobbiamo rammaricarcene, perché i nemici, come pure gli amici, vanno presi per quello che sono. Sarebbe sbagliato volerli cambiare. Questo perlomeno è quello che penso, in una prospettiva gioiosamente e libertinamente indeterminata. N.d.Ar.]

    P.S. – Ma come fa a sapere tutte queste cose riguardo a Gori, -slurp, slurp – e non sa cosa accade in casa propria?

    • Facsimile permalink

      Due film: il bambino dal pigiama a strisce e l’altro la caduta degli dei di Luchino Visconti.
      Lì troverà le risposte.
      [Risposta a che cosa? Immagino che lei alluda all’aneddoto del pargolo del nazista, che però diceva di aver letto in un libro. Lei mi ricorda il gatto padano doc che, con fare parimenti oracolare, sosteneva che un certo vocabolo che lui si compiaceva di usare in continuazione — “turibolare” — fosse oro di coppella. Io gli dicevo che in italiano si dice “turiferario”, lui insisteva. Io gli chiesi: come, dove, con quale significato? Lui rispose riportando il nesso (in linguaggio coglione: il link) alla pagina del libraio reziale Ibs che presenta i libri del giurista e polemista progressista Franco Cordero. E così, secondo lui, si sarebbe dimostrato che “turibolare” è colui che agita il turibolo. [*]
      Va bene che lei è il similgatto, ma questa non è una scusante. Eh no, non si fa così. Non sta bene, senza contareche se voi gatti usate queste tecniche con un nusquamiense siete perdenti in partenza. E adesso faccia ricorso a tutte le sue risorse intellettuali e senta quel che le dico. Se per esempio parliamo di termodinamica, che è una cosa seria, mica Martha Nussbaum, e ti domando perché il coefficiente di dilatazione adiabatica (γ, “gamma”) è maggiore dell’unità, devi rispondermi che γ è uguale al rapporto fra calore specifico a pressione costante e calore specifico a volume costante, e sviluppare il ragionamento, fino ad arrivare alla conclusione. In maniera meno educata, ma formalmente corretta, anche se necessita di una verifica (perciò è meno educata, anche perché non mi fido dell’interlocutore) potresti rispondermi: vedi U. Amaldi, ‘La fisica di Amaldi’, Zanichelli, Bologna 2007, vol. II, p. 151. Abbia pazienza, noi razionalisti non sopportiamo il linguaggio oracolare, che è l’anticamera dell’impostura. Forse, per essere più precisi, è un’impostura con la pretesa — assurda! — di non essere smascherata. Ma, come non mi stancherò di ripetere, il linguaggio oracolare per noi nuquamiensi è un colpo basso, non fa parte delle regole del gioco, ed è severamente sanzionato.

      ————————————–
      [*] Si veda la risposta a Cliofeci. N.d.Ar.]
      .
      .
      Alla domanda su Bergamo Europa : lo scopo è semplice e chiaro, il progresso dell’umanità.
      [Bum! E l’umanità progredirebbe mettendo sotto tutela l’autrice di un libro sui nazionalismi (se non c’è Misiani non parli) e organizzando un convegno fumoso di argomento pedagogico con la partecipazione della miriade di sigle sindacali che infestano il campo, alle quali il Pd vorrebbe gettare l’offa della propria benevolenza? Il progresso si promuove indicendo un convegno dal titolo “La scuola dei professori sapienti per gli studenti che studiano”, insomma la scuola non più come stipendificio e catena di trasmissione del pensiero unico politicamente corretto. N.d.Ar.]

  52. Luca permalink

    Negli scritti di Facsimile, credo sia quello che voi chiamate similgatto padano, emergono chiaramente dei tratti che conducono ad una figura femminile.
    Non capisco, è un uomo che si fa aiutare da una donna nello scrivere?
    [Facsimile potrebbe risponderle che in fondo in ogni uomo, da sempre, c’è stato qualcosa di femminile (vedi i capezzoli); parimenti, in ogni donna sono ravvisabili tratti maschili (vedi il clitoride che, secondo certi manuali ad uso dei confessori, consultabili in rete per chi sappia di latino, è in alcune donne talmente sviluppato da consentire loro di praticare sodomia). Orbene, se questa commistione di “generi” un tempo era una mera possibilità, adesso, con le buone pratiche caldeggiate dall’amministrazione serrana, diventa poco meno che un dovere. N.d.Ar.]

  53. Arci permalink

    Manca l’ultima risposta riguardante Curno…Come fa a esser certo che mi stessi riferendo a curno? il che non è vero? lo ha pensato solo lei.
    Entrambe le risposte precedentemente date sono assolutamente insufficienti, lacunose e semplicistiche. Voto 0.

  54. Rossano permalink

    Un mio caro amico di Curno, Francesco, il cui figlio frequenta, toh!…, il liceo Lussana (non legge Nusquamia però) informato da me in riferimento ai fatti raccontati da P. Bacco, mi disse che avrebbe chiesto al figlio di effettuare qualche indagine in proposito. A distanza di qualche giorno, (il figlio è molto timido, per questo si sono resi necessari diversi giorni, doveva armarsi di coraggio) torna con una bella sorpresa: avendo sentito i suoi conoscenti e, indirettamente, per passaparola, anche altri, sarebbe arrivato a questa conclusione. Al liceo Lussana, effettivamente, si procede all’analisi di testi vari (quotidiani, riviste, ma soprattutto di drammi dell’antica Grecia): ma non s’è trovato riscontro della’analisi del volantino, quella citata dal P.Bacco. È possibile che gli studenti abbiano mentito? Perché? Per togliersi d’impaccio, ma proprio tutti?
    [Pare che Bacco avesse per la mani una copia del volantino con, a margine, alcune notazioni «divertenti»: così diceva. Gli avevo comunicato un indirizzo di posta elettronica (una “mail”, come si dice in linguaggio coglione: per esempio, “dàmmi la tua mail”, “scambiamoci le mail” ecc.) perché cortesemente mi inoltrasse una scansione della stessa. Niente: P. Bacco è stato “sobrio”. Tutto come previsto. N.d.Ar.]

  55. Leonora permalink

    P. Bacco è un raccontaballe?
    [O un cazzeggiatore. A meno che egli non sia in grado di dimostrare il fondamento della sua “ferale” notizia. Secondo lui alcuni giovani del Lussana avrebbero costituito un gruppo di analisi del volantino gandulfiano, quello che strappava la maschera ai similporgressisti curnensi; l’analisi si sarebbe conclusa con un giudizio negativo. La cosa, si badi bene, potrebbe anche essere avvenuta, pilotata da un professore similprogressista. Cosa che peraltro non farebbe onore al Lussana, se così fosse. Potrebbe essere, per esempio, un aderente al gruppo dei zuzzerelloni della “convivialità delle differenze”, quelli che spupazzavano la Vera Baboun che faceva propaganda filopalestinese. Ma… ‘glissons!’ Non è questo il problema, né ci spaventa un eventuale giudizio negativo. Anzi, non è proprio un problema. Rimane la curiosità: se P. Bacco cazzeggia, perché cazzeggia? In ogni caso, possiamo sopravvivere e, al momento opportuno, morire senza venire a capo della questioncella. N.d.Ar.]

  56. Mr. Groucho permalink

    @ Mr. Double face?
    It’s Under shit!

    • Undershit? Dovrebbe essere lo strato inferiore di uno tsunami di merda (shit tsunami), come quando si verifica lo scoppio di una fognatura. Però non capisco il contesto.

  57. Mr. Groucho permalink

    Mr. Double face, penso sia riconoscibile a distanza, anche per il modo con cui interpreta il principio di sobrietà.
    Avrò certamente errato nel scrivere undershit: intendevo ”ambiziosamente” dire:-cacasotto:-.
    [L’una cosa (il cacar sotto) non esclude l’altra (lo tsunami di merda). La definizione di tsunami di merda si trova nell’Urban dictionary, che per gli anglofoni è come il Borzacchini, per chi si diletta di vernacolo labronico. Non so che cosa ne pensi la dott.ssa Serra, ma anche questa è cultura. In ogni caso, sempre meglio di Martha Nussbaum & Vera Baboun N.d.Ar.]

  58. A Curno non si fa così! permalink

    Il responsabile del PD di Curno prenda una posizione netta su questa intollerabile pubblicità!
    Basta!
    Punto!

    http://www.corriere.it/tecnologia/15_novembre_20/post-omofobo-bufera-melegatti-scuse-non-abbiamo-autorizzato-d60d5844-8f90-11e5-bb0e-f8f4aecfe338.shtml

    Ops….Max non quella posizione….

    • A.d.G. permalink

      Interessante pubblicità, ripete la stessa solfa della pubblicità di una nota azienda parmense di qualche anno fa.
      Ma è mai possibile che non si possa esprimere un giudizio positivo a favore della eterosessualità senza che si venga tacciati di omofobia? Chi si può offendere per una frase così: “Ama il prossimo tuo come te stesso…basta che sia figo e dell’altro sesso”?
      Perciò i casi sono due: 1- se qualcuno si esprime con favore all’omosessualità si può parlare di eterofobia? 2- non si può parlare di orientamento sessuale “tout court”?
      Eppoi: la frase sopra viene ritenuta “non inclusiva”? Cosa vuol dire, che è obbligatorio essere inclusivi?
      Questi sono atteggiamenti che minano la libertà delle persone di esprimersi positivamente a favore di qualcosa.
      Siamo sotto assedio, le libertà sono sempre meno, bisogna resistere!

  59. A.N. permalink

    Perchè invece di tante stupidate non ci contate su del contatto che viene avanti tra Locatelli e Gandolfi? (ormai le voci sono meno isolate di prima dell’estate)
    [Ah sì? Possiamo avere particolari, aggiornamenti, considerazioni in merito? Grazie. Io non ne so niente, credo nemmeno Gandolfi. N.d.Ar.]

    Il sogno del Locatelli è chiaro ed evidente da tempo (lo ha detto più volte):
    Visto che questi coglioni della giunta Serra non hanno eliminato Gandolfi per via giudiziaria per l’abuso edilizio allora scatta il piano b: farselo amico e correre insieme.
    [Ma Locatelli, non ha mai preso in considerazione l’ipotesi di fare un passo indietro? Un’uscita di scena onorevole, cioè. A chi vuol più bene, al partito, o a se stesso? E, se gli sta a cuore il partito, non gli converrebbe fare un quinquennio sabbatico, così che quel (poco) che resta del suo partito si rifaccia una verginità? Sia Giovanni Locatelli sia Marcobelotti, inoltre, dovrebbero stare con gli occhi ben aperti. Cavagna il Giovane vuol essere l’erede del Pedretti, o sbaglio? Dal loro punto di vista, per ragioni diverse, i due non hanno niente da perdere, qualunque cosa facciano. Per loro la politica è un videogioco, la posta in gioco è il potere. N.d.Ar.]

    Su un altro tavolo il Locatelli lavora per ricucire con il Belotti (ma il gruppo del Belotti memore di 8 anni di convivenza burrascosa non ci sta).
    [O aspetta che Marcobelotti sia fatto fuori da qualcuno? N.d.Ar.]

    Con la Carrara i giochi sono già fatti.
    [L’avevamo capito. N.d.Ar.]

    Parlateci di questo, non di queste cretinate.
    [Quali cretinate, di grazia? N.d.Ar.]

    Scommetto un dollaro che rifarete la lista insieme, con qualche scusa.

    E di 5 anni di Nusquamia non resterà che carta igienica, temo.
    [Piacerebbe, eh? Non dimentichi il proverbio dell’Italia centromeridionale: “Dove c’è gusto, non c’è perdenza”. N.d.Ar.]

  60. Mic permalink

    Solo per gli anglisti progressisti, professionisti conto terzi e per gli illuministi presidenziali:-
    “Upside down, boy, you turn me”.

    [Cioè, se bene interpreto: “Tu, ragazzo, mi rivolgi tutta, sottosopra”. È una canzone di Diana Ross, che vediamo qui sotto. Mi domando se quest’idea di un ragazzo che fa girare come una trottola una fanciulla non sia “esclusiva”, e politicamente scorretta. N.d.Ar.]

  61. terza media permalink

    “…inside out and round around!” 1980
    Dal punto di vista linguistico si deve notare che questi sono modi di dire tipicamente comuni nelle lingue anglosassoni, totalmente assenti in italiano.
    La Serra dovrebbe essere maestra… nella linguistica.
    Eppoi Diana Ross è anche di colore. (se si sapesse che fosse anche LGBT sarebbe quasi un dio, no?!)

  62. A.N. permalink

    Non credo che siamo tutti cretini.
    Ormai si vota tra un anno e mezzo.
    Se il Locatelli confida che il lavoro di ricucitura è partito e che riguarda anche il Gandolfi allora qualcosa di vero c’è.
    Un ragionamento elementare.
    “i suoi 300 voti li porta, se si presenta da solo rischia di rivincere la sinistra, se li prendiamo noi invece la cosa può andare”.

    Non ho capito però la pretesa di cavalcare l’abuso (non so se la denuncia parta da quel gruppo, ma la strumentalizzazione ho idea che sì) e pretendere che però sia la giunta Serra a fare il lavoro sporco.

    Ma…

    La capacità di fare uno più uno’ NO???

    Allora si punta a una operazione di ricucitura.
    farsi da parte? non sa di che e di chi parla

    • I conti del similgatto padano sono fatti su un pallottoliere di cacca

      Nella sua frase «Non credo che siamo tutti cretini» il soggetto sottinteso è “noi”, ma non è chiaro a chi il pronome personale di prima persona plurale si riferisca. Nel caso in cui lei si riferisse ai cittadini, ebbene, sembra che i cittadini non siano più servi dei partiti, contrariamente a quello che lei sembra credere e che – immagino – spera. Basti riflettere al successo del Movimento delle cinque stelle, che ha incamerato il voto di milioni di cittadini che si sono scrollati dalla groppa il giogo dei partiti tradizionali.
      Lei dice che Locatelli «confida»? Ebbene, continui a confidare, se vuole, ma tra il confidare del Locatelli e la decisione di Gandolfi di non aver niente che fare né con il Locatelli, né con Cavagna il Giovane, né con la fasciofemminista io penso che debba prevalere il libero arbitrio di Gandolfi: lei non trova? Oppure c’è una cacata legge che voi antigandulfiani vorreste imporre alla parte migliore di questo sgarrupato paese, per cui non soltanto si possono usare i mezzi più sleali per contrastare la buona politica di Gandolfi, non soltanto gli si può mettere la mordacchia, lo si può far oggetto di campagne diffamatorie, messo in non scale dalla stampa anglorobicosassone e reso bersaglio di denunce anonime, ma addirittura gli si nega il libero arbitrio? In ogni caso, non c’è bisogno che le ricordi il conto che noi facciamo delle cacate leggi. Senza contare che, se Gandolfi all’ultimo momento stringesse un accordo con Locatelli sarebbe sputtanato a vita. Lei mi sa spiegare perché Gandolfi dovrebbe sputtanarsi? Per far piacere a Locatelli? Per far piacere a qualche altra cordata di potere che ha in mente di fare affarucci a Curno, quand’anche fossero soltanto strafottuti corsi di formazione?
      Sarebbe più ragionevole che Forza Italia, per quanto ridotta al lumicino, qualora volesse evitare di essere politicamente ridicolizzata, ritirasse Locatelli e Cavagna il Giovane dalla lizza e stesse ferma per un giro, come nel gioco dell’oca. Se avesse dei militanti presentabili (ma li ha?), potrebbe sottoporli al giudizio di Gandolfi: qualora avessero superato l’esame (quadro motivazionale e scarto degli ambiziosetti, cultura generale, espressione linguistica, competenze specifiche ecc.), potrebbero essere inclusi nella sua lista civica, che non è di destra, né di sinistra, ma che guarda in alto. Dunque senza pretese di egemonia. La lista civica di Gandolfi è parimenti aperta agli uomini di sinistra (non aziendalisti, non “de sinistra”), che siano solleciti del bene pubblico e non delle proprie carriere. Una lista popolare, senza il populismo schifoso dei fascioleghisti, senza la zavorra delle associazioni cammellate.
      Lei scrive: «I suoi 300 voti li porta». Lei a che cosa si riferisce? A dire la verità la lista di Gandolfi riportò 879 voti, alle elezioni amministrative del 2012. È vero, i similprogressisti ne riportarono 1889. Ma molta acqua è passata sotto i ponti. Lei veramente pensa che il ricordo del buon governo di Gandolfi si sia cancellato? O pensa che la consapevolezza dell’indifferenza della dott.ssa Serra per i problemi dei cittadini, coniugato con un grande interesse per la propria carriera e per le proprie fisime neofemministe, con la sua passione di apparire costi quel che costi, e di produrre sulla pedana del circo mediatico sempre nuovi “eventi” in stile Minculpop, possa venire meno all’ultimo momento? O pensa che d’improvviso la dott.ssa Serra da “empatica” che era possa diventare simpatica? O che il tradimento di Giovanni Locatelli possa essere dimenticato? O che la caccia grossa indetta da Cavagna il Giovane nel corso della “Guerra dei due Gandolfi” sia stato soltanto del folklore? Pensa che cinque anni di Nusquamia siano merda? O che Aristide sia da mettere sullo stesso piano di un gatto padano? Comunque, si consoli, lei non è l’unico che ragiona in questo modo, con il fetido pallottoliere dell’appecoramento elettorale in mano. Non si accorge che gli anelli di quel pallottoliere sono fatti di cacca? Quel pallottoliere non solo è merdoso, ma non funziona. Noi no, noi non ragioniamo così, con il pallottoliere di cacca, e nessuno può costringerci a ragionare in quel modo.
      Quanto alla pretesa di «cavalcare l’abuso», cioè di metter paura a Gandolfi il Giovane, prima con la vigliaccata della denuncia anonima a carico di Gandolfi il Vecchio, quindi con le scorrerie di Cavagna il Giovane nell’Ufficio tecnico e in Consiglio comunale, non solo non si capisce perché mai l’Amministrazione serrana dovrebbe fare – come dice lei – il lavoro sporco, ma non si capisce neanche come avrebbe potuto farlo. La Guerra dei due Gandolfi fu una mossa sleale sul piano politico e pragmaticamente suicida per i suoi promotori.
      Lei dice che Locatelli e Cavagna il Giovane non hanno intenzione di farsi da parte. Avrà ragione lei, che conosce Locatelli meglio di me: non dico di no. Ma io avanzavo l’ipotesi che Forza Italia troverebbe la sua convenienza, qualora lo convincesse a farsi da parte. Ovviamente Forza Italia è libera di fare quel che vuole. Però le cose stanno così, prendere o lasciare: o si tiene Locatelli e naufraga; oppure si libera di Locatelli e Cavagna il Giovane e, se non altro, l’onore è salvo. In fondo dico la stessa cosa che dicevo quasi cinque anni fa, mutatis mutandis, s’intende: se la Forza Italia d’allora, che allora si chiamava Pdl, avesse seguito la nostra indicazione di ritirare Stella, che schettineggiava, e avesse voluto prendere in mano la situazione, trovando un accordo con Gandolfi, si sarebbe potuta qualificare come un partito serio e avrebbe potuto ricostituire la propria verginità, molto meglio che facendo una trasferta a Casablanca.
      E la Lega nord, dirà qualcuno? Beh, La lega nord aveva a Curno un galantuomo e una gentildonna, che rispondono al nome di Fassi e di Donizetti. Essi hanno subito da Pedretti quel che tutti sappiamo, con la connivenza delle gerarchie della Lega nord: l’altro Belotti, Calderoli, Maroni e Salvini, per non parlare di quel tale Christian Invernizzi. Provi a fare lei il seguito del ragionamento, tenendo presente che non siamo dei traditori.

      • Tradire i propri elettori è suicida, tanto più che vivo è il ricordo del buon governo gandulfiano, sempre maggiore il rimpianto

        Aggiungo, in particolare, che non siamo traditori dell’elettorato. Il quale sputerebbe Gandolfi in un occhio — e avrebbe ragione — se stringesse un patto con Locatelli, accettando di essere preso per il naso da una Forza Italia per giunta ridotta al lumicino. Perché dovrebbe svendere il suo onore, il suo prestigio, la memoria (uso una parolina che piace ai similprogressisti) del suo buon governo?
        Questo è quel che i dispensatori di “buoni consigli” non hanno capito o, meglio, fanno finta di non capire. I giochi politici sono a somma zero: se c’è uno che vince, l’altro perde. A meno di non credere ancora nella balla paurosa delle cosiddette sinergie, quelle delle quali parlava il finanziere italosvizzero Carlo De Benedetti. Lui, il grande giocoliere, affermava che, grazie alle strafottute sinergie, 2 + 2 non fa più 4, ma 2 + 2 = 5. Sangue di Giuda! Infatti, abbiamo visto come sono andate le sue sinergie. Anche qui i giochi sono a somma zero: lui, Carlo De Benedetti, è diventato sempre più ricco, l’Olivetti è stata smantellata, migliaia di posti di lavoro sono andati in fumo, una tradizione industriale azzerata per sempre (in linguaggio coglione si direbbe anche: “una tradizione di eccellenza industriale”, perché ai coglionazzi aziendalisti, ai sindacalisti e ai politicuzzi in carriera “eccellenza” piace parecchio).
        Senza contare che un’amministrazione ancora guidata dalla dott.ssa Serra è il minor male possibile, a petto di un’amministrazione guidata dai fascioleghisti alleati con gli scampoli di Forza Italia, più o meno mascherati. Ma se non è zuppa è pan bagnato: se sono i soliti noti, o le protesi dei soliti noti, senza cultura di governo e senza cultura tout court, che cosa possiamo aspettarci da costoro? Meglio allora la Serra, nonostante la sua ambizione — fra l’altro, frustrata, se si contenterà di fare ancora il sindaco di Curno, lei che è cittadina svizzera e che doveva andare al Palazzo di vetro! –, nonostante la feroce politica “culturale” sessista, nonostante l’indifferenza per i bisogni dei cittadini (a parte quelli che s’inventa lei, e che sono finalizzati a “ben altro”). Almeno la Serra non bofonchia, anche se sorride troppo, si esprime in buon italiano e può contare su una rete di protezione, di competenze tecniche, sue e non sue, che eviterebbero a Curno di scivolare nel baratro dell’improvvisazione, dell’ignoranza e dell’avventurismo fascioleghista. Senza contare — non mi stancherò mai di ripeterlo — che contano gli uomini, e che negli uomini del centrodestra curnense, nei soliti noti, non è il caso di riporre fiducia politica alcuna. Le responsabibilità e le capacità sono personali e nel decidere il profilo dell’Amministrazione dobbiamo valutare le persone, mica leggere i proclami. Mi fanno ridere, quando parlano di “libertà”. Ma come osano?

        In conclusione, tradire i propri elettori è suicida. Tanto più in un caso come quello di Curno, in cui gli elettori dei similprogressisti sono assolutamente delusi dall’attivismo della Serra, quando si tratta della sua carriera, e dalla sua inerzia, quando si tratta di prendersi a cuore il bene e– purtroppo — le sofferenze dei cittadini. Mi sembra evidente: coloro he votarono per la Serra, e che sono, nonché delusi, indignati, non voterebbero certo per i fascioleghisti. Del resto, noi non commetteremo l’errore che commise la similsinistra, fino a Renzi, quello di pensare che gli elettori di Berlusconi e della Lega fossero dei delinquenti o, nel migliore dei casi, dei minus habentes. No, gli elettori di Berlusconi e della Lega erano, per lo più, gli esclusi della grande abbuffata progressista. Tali sono, ancora oggi, gli elettori della Lega nord: sbagliano a dare la fiducia a Salvini, dietro cui non c’è niente (Claudio Borghi è peggio del vuoto pneumatico), ma i problemi di coloro che votano per la Lega sono problemi veri: problemi, appunto, trascurati dala cosiddetta sinistra, problemi ai quali la mistica di Claudio Borghi (usciamo dall’euro ecc.) non può dare soluzione. Ma questo è un altro paio di maniche,i problemi sono problemi veri. Renzi l’ha capito (o l’hanno capito per lui quelli della McKinsey) e, facendo promesse assurde, non mantenute e che mai manterrà, si è pappata una parte dell’elettorato che fu berlusconiano, deluso da Berlusconi, divenuto marionetta delle olgettine; l’altra parte se l’è pappata Grillo. Dunque, perché gli elettori di Curno, quelli che nel pallottoliere di merda dei dispensatori di buoni consigli sono classificati “di sinistra” o “di destra”, non dovrebbero manifestare simpatia per Gandolfi? Tanto più che Gandolfi, a differenza di Renzi, non è manovrato da poteri forti e, a differenza dei grillini, ha cultura di governo e conosce i suoi polli. Vivo è il ricordo del buon governo di Gandolfi, sempre maggiore il rimpianto.

  63. Arci permalink

    Non posso parlare per Gandolfi, ma credo di dire una cosa ovvia nell’affermare che Gandolfi è assai uomo o, in ogni caso, quanto basta per escludere che possa sottoscrivere un patto d’azione con un fedifrago politico come Giuda politicamente Iscariota.
    [Già, magari sulla falsariga del patto serrapedrettista! N.d.Ar.]

    Sto aspettando ancora le risposte del similfelix, nonché Fac simile, riguardo ai seguenti argomenti:
    a) Titolo del Libro.
    b) Come fa a esser certo che mi stessi riferendo a curno?
    c) Ha poi chiesto chiarimenti a Max Conti inerenti l’argomento Bergamo/Europa? È dispodto a dare le dimissioni da segretario cittadino del Pd nel caso in cui, all’esame dei fatti, sicultasse che Bergamo/Europa è effettivamente una cordata di potere ambiziosetta?
    d) Come fa, caro lei, a conoscere così nel dettaglio le mosse politiche e le simpatiche abitudini di Gori?
    Per favore, risponda; tenga presente che se nn ho risposta perdo il sonno e che, quando perdo il sonno, divento vendicativo: nel senso che, non sia mai, potrebbe succedere che non le rivolga più la parola.

  64. Rossano permalink

    @ P.Bacco
    Sto aspettando perbacco! Cialtrone dalla doppia faccia: facce gemelle, mica l’una diversa dall’altra.
    [Come quella di Giano bifronte. N.d.Ar.]

    Si discolpi o mostri il compitino che le era stato assegnato. Altrimenti tutti, e dico tutti, tutti sapranno che lei è pavido e contaballe (non che sia una novità). Qui non si scherza, qua si discute di cose serie e se lei è abituato a raccontare scempiaggini ai suoi tirapiedi, sappia che qui non si tergiversa; al massimo si mette alla berlina chi fa il sobrio o crede d’essere furbo.
    [Cioè, P. Bacco non ha il diritto, sancito da chissà quale cacata legge — ma quante cacate leggi hanno costoro! — di menare il can per l’aia. N.d.Ar.]

  65. Rossano permalink

    Giano era un dio.
    Bifronte perché gettava uno sguardo all’interno e nello stesso istante anche all’esterno della casa.
    P. Bacco con tutta la forza e sagacia dimostrata in campo, tutto potrebbe dimostrare tranne che l’essere un dio.
    Intendevo in una maniera meno idilliaca.
    Avevo un amico che per senso di autoironia naturale, diceva di sé:-[quando nacqui siccome nacqui podalico, i medici ebbero a dire che i nascituri fossero gemelli]:-. Da qui”facce gemelle”.

    [I bambini podalici nascono di culo, anziché di testa: giusto? N.d.Ar.]

  66. Mary permalink

    Approfitto dell’ospitalità del ben noto diario; codesto diario.
    Una domanda se mi è permesso; a cosa è dovuta la potatura anti estetica e totalmente inutile di carpini in zona Sport più? chi ha autorizzato quell’atto di sfregio contro la natura, meritevole di bestemmia? Chi s’è permesso e chi si prende la responsabilità di tanto abominio!?
    Già hanno levato di mezzo la protezione acustica (collinetta voluta da Gandolfi sindaco) contro suoni e vista del centro sportivo. Ora, grazie alla potatura, i vecchietti di Curno invece di stare guardare i lavori dietro le staccionate, dalle fessure (ma le staccionate non ci sono più, perché l’attività edilizia è ferma), potranno ammirare le natiche delle clienti in esibita vetrina sportiva, nella cornice di un’architettura che anche il più sobrio degli architetti “avrebbe” approvato.
    [Qual è l’età delle clienti? Siamo sicuri che quelle natiche siano sempre ammirevoli? C’è una protezione anti-scorregge, almeno quella? N.d.Ar.]

    Ma questo non era un paese bello da vivere? E allora, perché commettere atrocità di questo tipo? Ma come, l’amministrazione attuale, così attenta [dice lei: N.d.Ar.] ai bisogni dei più deboli, “sensibile” al verde pubblico [meno “sensibilità” e più razionalità, dico io: N.d.Ar.], sempre lesta a far proclami autoreferenziali, perché non si è opposta alla schifezza amputatrice?
    [Forse perché potare è un po’ amputare, cioè castrare. Ed è nota l’attitudine sessista di questa amministrazione, femminista ed Lgbt-friendly, nemica del “genere” maschile e favorevole alla castrazione di tutto ciò che è castrabile: oggi i gatti e gli alberi, domani chissà (il sesso loro lo chiamano “genere”: dicono che così è più corretto, politicamente). N.d.Ar.]

    Hanno voluto fare un favore a un amico atavico? Schifezza per schifezza, allora dovrebbero abbattere anche quella m…a di scuola elementare inutile.
    [Consiglierei di non infierire sulla scuola elementare. Altrimenti fanno la lagna e tornano a cacciar balle su Gandolfi che sarebbe stato nemico della scuola elementare. Sanno benissimo — ed è documentato — che in proposito ci fu una riunione segreta, nel senso che Gandolfi, quand’era sindaco, ne fu tenuto all’oscuro, e anche questo è documentato. Si veda in particolare il punto 5 dell’articolo di Nusquamia Disinformazione sulla nuova scuola primaria di Curno. Il segretario comunale sapeva, il sindaco non era stato chiamato a partecipare, venne a sapere della riunione a cose fatte. Leggete il punto 5, leggete i nomi di chi ci partecipa e provate (o proviamo) a ragionare [*]. N.d.Ar.]

    Ah…complimenti per aver fatto seccare e quindi morire i pineti e le specie arbustive della precedente amministrazione. A pensar male si commette perccato, si dice. Ma vien naturale domandarsi che cosa ci sia dietro.

    —————————————————–
    [*] Ecco il punto 5 di quell’articolo [N.d.Ar.]

    5. La volontà persecutoria del sindaco Gandolfi è una bugia
    La volontà persecutoria del sindaco Gandolfi nei confronti della scuola primaria è un mendacio costruito per deduzione indebita da una comunicazione dell’Ufficio tecnico del Comune alla ditta appaltatrice della costruzione, in data 22.10.2007, che palesava una volontà dell’Amministrazione di «valutare con attenzione la nuova destinazione da attribuire all’edificio». La stessa lettera fa riferimento a una riunione tenuta il 19 ottobre, alla quale il sindaco Gandolfi non ha partecipato e della quale non era stato informato. Si veda il verbale della riunione: Allegato 4. Hanno partecipato alla riunione il geom. Pedretti, in qualità di vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, la dott.ssa Di Piazza in qualità di segretario generale, l’arch. Maggioni responsabile dell’Ufficio tecnico, i sigg. Miotti, in rappresentanza della ditta appaltatrice, il geom. Paganessi, in rappresentanza della ditta subappaltatrice.

  67. Rino permalink

    P.Bacco è dunque un contaballe? Ma veramente?… Che tristezza, un appaltatore di cazzeggio con una predilezione tutta sua per la narrazione del falso. Max Conti è consapevole che i suoi tifosi sono di quella pasta? Che vanto!

    [Credo che Max Conti sia indifferente, come naturale conseguenza della “sobrietà” che lo caratterizza. N.d.Ar.]

  68. Aguzzio permalink

    Solecismi pedestri
    Sono un cittadino di Bergamo, Europa, mondo. Da tempo leggo i vari commenti su questo sito ed ora decido di contribuirvi perché, come tanti cittadini ed elettori, mi sento sempre più preso in causa. I dotti spunti di Aristide inducono a continue riflessioni filosofico- politiche, ma i voli aulici sono spesso sviliti in solecismi pedestri da parte di qualche Arci di turno. Il presente ha bisogno di responsabilità morale e i cittadini lo chiedono a gran voce. Non permetta, illustris ac praeclarus Aristides, che un’eccessiva visione utopica della politica, ed è lei dopo Bergson a insegnarcelo, ceda il passo, “si appecori”, alla violenza e alla prevaricazione.
    Salvaguardiamo Curno dalla stàsis interna e non costruttiva.

    • La “moderazione” degl’interventi su Nusquamia: censura poca, ma sorveglianza assidua

      Per parte mia, non posso evitare di confessare i miei limiti. Spero soltanto che i nostri discorsi, talora le dimostrazioni, non siano precisamente “aulici”, come lei dice. Consapevole come sono del fatto che da parte dei nostri avversari c’è una voglia matta di denunciarci, cerco di documentare, quanto più è possibile, quel che vado dicendo. Riconosco che talora sono sarcastico, siamo sarcastici. Ma se i signori delle famiglie curnensi non profittassero in maniera spudorata dei rapporti di forza a loro favore (vedi l’uso che hanno fatto, e fanno, della stampa anglorobicosassone), se non fossero così sprovvisti di senso del decoro (il che conferisce loro il vantaggio di poter sferrare colpi bassi a cuor leggero, cosa che noi per educazione e impostazione etico-politica non faremmo mai: vedi denunce anonime, mordacchie, impudìchi connubii ecc.), se non fossero così presuntuosi, volentieri deporremo il sarcasmo. Ma non vede come sono sfuggenti, come sono farisaicamente sobri? Saremmo ben lieti di uno scontro dialettico, ma loro preferiscono sobrietà, cazzeggio e colpi bassi.
      Ed è vero che questo sito s’intitola Nusquamia, cioè Utopia. Ma siamo costretti a parlare di Utopia e collocare le nostre idee in un’isola sconosciuta, fuori dalle rotte commerciali, per ragioni di autotutela. Non abbiamo mai fatto mistero della nostra passione per la razionalità e la concretezza. Tutto il contrario di chi professa le belle idee per fare la brutta politica. Tutto il contrario dell’impostura.
      Penso che i cittadini possano salvaguardare Curno molto meglio di quel che potrebbe fare Nusquamia che, come il papa, non ha divisioni da schierare (Stalin si domandava di quante divisioni disponesse il papa). Vedo molto distanti dall’impegno — non dico militante: dico impegno e basta, un po’ di impegno — il terzo stato curnense, gli artigiani, i professionisti non di regime, gl’intellettuali. È un peccato, perché potrebbero dare un contributo prezioso e rendere più vivibile un paese diversamente bello da vivere come Curno.
      Quanto agl’interventi di Arci et simil., la poltica di Nusquamia è stata quella di pubblicare sempre tutto, tranne i contributi del gatto padano doc, espulso per manifesta indegnità, e gl’interventi di deliberato e ben riconoscibile cazzeggio, che intendevano svilire Nusquamia e additarlo ai benpensanti come iniziativa bagattellare. Naturalmente posso sbagliarmi nel giudicare il significato dei contributi e nello stabilire la soglia di sopportazione. Ma à la guerre comme à la guerre. C’è sempre una Vera Baboun — lo so — che dice che gli israeliani sono cattivi, se costruiscono un muro di contenimento, e trovano una Perlita Serra che le dà ragione. Mi domando solo se abbiano cambiato parere, dopo l’eccidio di Parigi. Penso di no. Analogamente, si parva licet, anche io ho eretto un muro di contenimento, ma solo per certi interventi. Quelli di Arci non cancellano quel che di buono andiamo scrivendo su Nusquamia, ammesso che scriviamo qualcosa di buono. Erano più pericolosi gl’interventi di arrembaggio e cazzeggio d’impronta goliardica e vernacolare, che spuntavano inevitabilmente quando si toccavano temi seri (e a certi signori, che non si degnavano di prendere il toro per le corna, poco graditi).

  69. Facsimile permalink

    Mi firmo fac simile e quindi rispondo di fac simile, non mi si attribuisca altro, per favore.
    Lo scorso anno avevo chiesto lumi circa una similare potatura (che non mi piace affatto). Ebbene, era stata pretesa daì i vigili urbani (rami troppo vicini alla sede stradale, venne invocato il codice della strada (in via fermi, se non erro).
    Brutta a dire il vero, come convenne un amministratore (o il sindaco).
    [Una causa “tecnica” si trova sempre. Tutto sta a vedere se è vera. Proprio ieri un amico mi parlava di una potatura selvaggia dei pioppi dalle parti di Porta nuova, a Milano. La vera ragione? Gli alberi sono stati potati, pare, prima che le foglie cadessero copiose nella sede stradale, perché ci sono gli stronzi (non si capisce perché siano sempre così importanti) che provano un fastidio terribile, nel vedere le foglie a terra, soprattutto se, come càpita una volta al mese, sono “mestruati”. Potando gli alberi, si eliminano le foglie, gli stronzi sono felici, il problema è risolto. O no? Certo, se comandano gli stronzi, il problema è risolto. Tutto sta a vedere se è giusto che gli stronzi siano più importanti dei non-stronzi. Chi ha fatto il servizio di leva ricorderà certi superiori che, a norma di cacatissimo regolamento, perdevano il bene dell’intelletto, se avessero visto una foglia nel cortile. Si veda anche Poveri alberi a Milano: la potatura selvaggia nel piccolo spazio verde di via Grassini.
    Nel caso di Curno, bisognerebbe vedere se la polizia municipale [*] si è limitata a chiedere una potatura, o hanno chiesto una potatura selvaggia.

    —————————————–
    [*] Polizia municipale, e non polizia locale, cazzo! Che significa locale? di quale luogo? Se dici “municipale”, s’intende che sia la polizia che ha giurisdizione nel territorio — squit! — del Comune. Si è sempre detto così, prima dello sciacquettismo linguistico al potere, ed era meglio così. N.d.Ar.]

    Quanto alla protezione acustica da cosa e per cosa sia stata pretesa ai tempi non lo so.
    Di fronte allo sport piu infatti ci sono una strada a scorrimento e ingresso alla zona commerciale e una attività industriale (la SEI Laser mi pare).
    Di case nemmeno l’ombra.
    Sembrava più utile a proteggere la privacy del centro che per qualsiasi altro scopo.
    [Del centro sportivo, cioè. Leggendo affrettatamente, avevo inteso il centro del paese, non mi raccapezzavo. N.d.Ar.]

    Il risultato fu che, a regime, all’interno del centro la sera era difficile parcheggiare (la collinetta aveva sottratto spazio a una fila intera di parcheggi.
    Passando stamane si può notare che la collinetta c’è, pur ridimensionata, che è stata ripiantumata a perfetta regola d’arte (oddio, diciamo bene) e che questo consente di non avere piu la fila di park sulla strada, ma dentro al centro, che mi sembra una bella cosa da fruitore della pubblica via.
    [Ho capito: bisognava creare posti auto, venire incontro alle esigenze dei gestori del centro sportivo, non irritare i cittadini tripponi alla ricerca del corpo perduto e che però vogliono parcheggiare vicino vicino, di quelli sempre “tonici” e fanatici della perfetta forma (soprattutto questi) che frequentano il centro sportivo, e che votano. E che sono esigentissimi, accampano diritti ecc. Vecchio problema. Mi domando se non ci fossero soluzioni alternative al ridimensionamento della collina, ed è una domanda in perfetta buona fede, perché non conosco la situazione. N.d.Ar.]

    Se come parte finale aggiunge che, come risulta allo scrivente, per poter far questo innanzi verrà realizzata (a spese del imprenditore dello sport piu) un tratto di pista ciclabile, allora mi pare che il cerchio si chiuda bene.

    • Arianna permalink

      Vergogna!

    • Aldo permalink

      @ Fac simile
      Quindi, c’è una nuova convenzione con lo Sport Più? E, pista ciclabile, foglie che non cadono più dalla strada nel terreno privato e collinetta a parte, cosa c’è scritto d’altro? Non se ne sapeva nulla.

  70. Facsimile permalink

    adesso pure Aguzzio (o aguzzino scritto di fretta??), con latinismi e forbitismi (lo ha invitato lei?)…,ma uno che ha studi tecnici (a parte il suo inseparabile ARCI, odiatore di turno) e digiuno di greco e latino potrà continuare a frequentare il Blog?

    [Certo che può. Questo blog è libertario, non impone niente. Anche se non accetta imposizioni: per esempio, il pensiero unico politicamente corretto, che teme il confronto con punti di vista difformi, come il diavolo l’acqua santa, ma impone mordacchia e pretende condivisione. Siamo anche del parere che l’aver fatto studi tecnici non sia titolo sufficiente per imporre un livellamento verso il basso. Se si ragiona, occorre ragionare seriamente, nel rispetto delle regole della logica. Non costituisce, evidentemente, una colpa il non aver studiato Parmenide, Zenone, Aristotele, la logica medievale, Ruggero e Frqancesco Bacone, Bayes, Frege ecc. Ma, se uno non sa ragionare, farebbe bene a procurarsi la cassetta egli strumenti del ragionare; in ogni caso, sappia che niente lo autorizza a usare i colpi bassi: la menzogna, le calunnie, le denunce anonime, i giornalisti anglorobicosassoni.
    Fra l’altro, dove sta scritto che chi sa abbia necessariamente appreso quel che sa a scuola? In questas scuola di merda, per giunta? Pur avendo frequentato un liceo del quale non posso lamentarmi, quel che so, quel poco che so, l’ho appreso per lo più fuori della scuola. In ogni caso, nessuno potrà costringere me, o chiunque altro, a scendere ai livelli infimi della sciura Rusina e del gatto padano doc, di accomodarmi al fraseggio asseverativo di Salvini, di ascoltare senza sghignazzare le lezioncine di Claudio Borghi, di prendere sul serio Cavagna il Giovane che gioca alla politica come se la politica fosse un videogioco. E, in particolare, nessuno potrà costringermi a calibrare la mia facoltà di ragionamento secondo moduli compatibili con il pensiero gallinaceo di Martha Nussbaum.
    N.d.Ar.]

  71. Facsimile permalink

    Il proprietario non ha trovato soluzioni alternative (a quanto so, dato che anticamente frequentavo la palestra, ora troppo cara per le mie povere tasche).
    Ha tentato accordi con tutti i parcheggi vicini, non ne ha trovati e alla fine ha dovuto (di fronte alle rimostranze di cittadini, vigli e credo amministrazione, seccati dal parkeggio selvaggio in su la via) aprire il portafoglio e ridimensionare la collinetta, risagomarla, ripiantumarla, asfalrate interno ecc. ecc. insomma, alle brutte ha dovuto aprire il portafoglio.
    [Ma dove sta scritto che i tripponi e le culone abbiano diritto al parcheggio selvaggio? Che parcheggino decentemente dove è consentito parcheggiare, diamine, e che usino il cavallo di san Francesco! Sono o non sono sportivi? N.d.Ar.]

    • Arianna permalink

      Dal parcheggio di fronte alla Zebra allo Sportpiù ci vogliono meno di 90 secondi a piedi, l’altro Sportpiù è in città accanto al Coin, non credo che la Giunta Gori sia in procinto di fare alcunché di urbanisticamente distruttivo per la clientela dello Sportpiù in città, la quale naturalmente parcheggia relativamente lontano dalla palestra. Perlita Serra vergogna!

  72. Arci permalink

    Anch’io sono cittadino di Bergamo, Europa, Mondo. Però non credo di averla mai incontrata, me ne sarei accorto.
    Perché si sente chiamato in causa? Dài, la smetta, inutile cambiare nome se l’abito è sempre lo stesso; del resto, anche cambiando l’abito, non si cancellano le tracce. Un buon segugio, con un buon olfatto, riconosce il profumo della persona fisica. Ma fingiamo che lei non sia lui. Punto e basta!
    Sono Arci: parla di me, vero? Vorrei che mi spiegasse perché vorrebbe censurato il sottoscritto. Perché non prova lei a confutare ciò che vado affermando? Con argomenti credibili ed efficaci, ovviamente.
    Sono anni lo scriviamo, su questo diario, proprio ciò che i cittadini chiedono a gran voce: qui si ha bisogno di responsabilità morale e, aggiungo io, di -etica-. E invece lei dice che dovrei essere censurato. Lei esprime una sentenza di condanna, senza che niente si sappia dell’imputazione, come se lei avesse privilegi particolari, tutti suoi: un lasciacondotto per dire quello che vuole o un attestato di benevolenza divina. Perché non ragionare, invece, in alternativa al decreto oracolare? si faccia delle domande e faccia delle domande: se le domande sono intelligenti e il dosaggio quello giusto, la risposta potrebbe essere altrettanto intelligente. Ad esempio, a un certo personaggio, avevo posto poche e innocenti domandine. Lui, sobriamente, risponde come nelle rispostine tipo patente di guida.
    Siccome di domande non se ne sono mai poste, voi, lei, ponete imposizioni.
    Utopia della politica? Forse non s’è reso conto del servizio fatto a Curno dalla politica curnense. Allora bisogna iniziare da molto lontano.
    Consigliare censure nei confronti di chi pone dei quesiti ragionati, portando esempi efficaci contro proclami degl’illuminati come dicessero verità assolute, lei dice, e poi?
    Devo darle ragione riguardo all’ultimo rigo:… Salvaguardiamo Curno dalla stàsis interna e non costruttiva…esagero? ampliamo allora il raggio a:-Bergamo, Europa, Mondo!

  73. Cultore permalink

    Esempio di prima effe:

  74. Mary permalink

    «Lo scorso anno avevo chiesto lumi circa una similare potatura (che non mi piace affatto). Ebbene…»
    Balle!?

  75. Aguzzzio permalink

    … Brevis esse laboro / obscurus fio, sectantem levia nervi / deficiunt animique; professus grandia turget; / serpit humi tutus nimium timidisque procellae. […]

    Mi sforzo d’esser breve / e divento oscuro; inseguo l’eleganza e perdo nerbo, slancio./ Mi propongo il sublime e ottengo enfasi; sono troppo prudente / e timoroso nell’affrontare le difficoltà e striscio terra terra.

    Orazio, Ars poetica 25-28

    • Merda al linguaggio oracolare!

      Probabilmente questa citazione manca di una spiegazione, che Aguzzio ha scritto (non vedo perché dovrei dubitarne), ma si è persa nel flusso dei dati pervenuti a Nusquamia.
      Immagino che Aguzzio volesse fare un discorso contro il parlare oracolare, perché proprio di questo ci parla Orazio nella sua Arte poetica, un lungo carme di 476 versi, conosciuto anche come l’Epistola ai Pisoni.
      Vedete che cosa succede quando il diavolo ci mette lo zampino. Aguzzio, probabilmente, voleva venire in nostro soccorso, facendo un’intemerata contro chi si esprime in maniera oracolare. Però, essendosi persa per strada la sua intemerata, è avvenuto che lui stesso apparisse oracolare. Che senso avrebbe, infatti, piazzare su Nusquamia una citazione senza spiegare perché e che cosa significa, e senza che nessuno sia in grado di capirci alcunché?
      Proviamo allora a rileggere questi versi dell’Arte poetica di Orazio nella bella traduzione di Enzo Mandruzzato, che abbiamo già avuto l’occasione di lodare su questo diario come traduttore ottimo di Catullo:

      Amici miei, padre e figli degni di lui, [*] come inganna gran parte di noi poeti il miraggio del “Ben fatto”. Lavoro per essere breve, divento oscuro: cerco la levigatezza, perdo nerbo e slancio. Aspiro al sublime, ottengo la gonfiezza; assolutamente sicuro, timido della bufera striscio per terra.
      (vv. 24-28)

      Insomma in questa parte della sua epistola, dove si trattano vari aspetti dell’arte poetica e si espongono i precetti del bel comporre — per esempio, congruenza, pertinenza, mai fare il passo più lungo della gamba, scrivere ordinatamente ecc. — Orazio ci dice, fra l’altro, che scrivere oscuramente è proprio una grande schifezza.
      Cioè, come non ci stanchiamo di scrivere su Nusquamia: Merda al linguaggio oracolare!
      Ecco, così la citazione di Orazio, inserita in un preciso contesto e onestamente spiegata, mi sembra chiara. Ma Aguzzio proprio questo intendeva dire, immagino, anche se poi a qualcuno è sembrato che volesse essere oracolare e sfruculiare Nusquamia, come se si fosse inventata una nuova modalità di cazzeggio.

      —————————
      [*] in questa poesia, che è, come abbiamo visto, un’epistola ai Pisoni, Orazio si rivolge a L. Calpurnio Pisone Frugi e ai suoi due figli.

  76. Arci permalink

    Sono convinto di non averla mai incontrata (Facsimile). Se per una stranissima coincidenza l’avessi incontrata, l’avrei scavalcata. Sono altrettanto convinto che lei sia piccolo piccolo, la dimostrazione di quanto vado scrivendo è che cerca la lite piuttosto che il leale scontro dialettico. Lei fa il sobrio (Aristide mi scuserà se uso un suo vocabolo che da qualche tempo viene utilizzato per additare i fuggiaschi dell’etica civile, spesso anche dell’onore) nella speranza che cada tutto nel dimenticatoio? O per essere fico? ma nel senso greve del significato.
    Stiamo invece sul tema, da lei trattato degli studi tecnici (sempre in modo molto limitato, perché lei getta il sasso e aspetta che qualcosa accada). Cosa intende per studi tecnici? Tecnica meccanica? tecnica della meccanica mentale? tecnica del judo? tecnica del pianista?, tecnica dello studio comportamentale? ragioneria?
    Il sapere di greco e di latino non fa l’uomo intelligente, dipende dall’uso che se ne fa: buono o cattivo. Io dico che se uno prova astio nei confronti del genere umano, se è animoso, e non si corregge, finché è in tempo, diventerà sempre più astioso, sempre più animoso. E non c’è latino e greco che tenga.
    L’energia vitale si contorcerà a tal punto che l’unica via di salvezza sarà la rieducazione spirituale monacale. Non si fa così lo sapeva? Sapere di greco e di latino dimostra grande attenzione alla cultura e verso la propria conoscenza assetata di sapere. Chi non sa di greco e di latino, non necessariamente è uno stupido, diverso è il comportarsi da stupidi e dire cose eternamente stupide.
    [Perfettamente d’accordo. Se da un lato non possiamo non condannare l’esistenza di assessorati alla cultura finiti nelle mani di assessorucoli ignoranti (quelli del “mi piace e non mi piace”: ma come osano?), se riteniamo una jattura l’aver abbandonato in Italia e in Europa la via segnata dagli umanisti e, in generale, il disinteresse istituzionale per quel che il filosofo Marcuse chiamava l'”alta cultura”, d’altro lato non possiamo non condannare i tromboni parassiti che usano una cultura male assimilata per proteggere i privilegi (vedi l’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria) o per alzare una improbabile cresta, in difetto di più virile potenza. Perciò Erasmo da Rotterdam, scrisse un libro feroce — ‘Ciceronianus’ — contro coloro che spaccano i marroni e prescrivono a tutti Cicerone, come fosse una medicina, ma non sono in grado di fare un discorso con un capo e una coda. Il ciceroniano di Erasmo — si chiama Nosopono — è un perfetto coglione: comincia a scrivere una lettera su un certo argomento, ma vorrebbe che fosse ciceroniana. Per voler essere ciceroniano a tutti i costi, si contorce, scrive, cancella e scrive ancora, finché si accorge che la lettera non tratta l’argomento che voleva trattare, ma tutt’altro argomento. Insomma è un coglione.
    Chi, riguardo agli studi classici, dice e scrive stronzate, è obiettivamente (come si diceva ai tempi del vecchio Pci) un nemico degli studi classici. Prendiamo per esempio la fola che il latino insegnerebbe a ragionare. È una balla; ben altri argomenti, e migliori, e pertinenti, si potrebbero portare in difesa del latino e per esortare allo studio del latino. Io ho studiato latino, è vero (spero che non sia una colpa, come invece è, secondo me, laurearsi su Martha Nussbaum); però da ragazzo, e ancora per un po’ di tempo, sono stato appassionato di radiotecnica. Ebbene, ho imparato a ragionare riparando gli apparecchi radio delle zie.
    N.d.Ar.]

    Lei, come il suo alter ego P.Bacco avete la sfrontatezza di spararle talmente grosse che vi fate smascherare in quattro e quattr’otto. Vedi la storia di Sport più che fa il bello e cattivo tempo perché i cultori dello sport non trovano parcheggio. Ma che sportivi sono? Mh… La potatura delle piante perché? Mh… La collinetta smembrata? Mh… Quanti parcheggi ha guadagnato il signor Sport più? 50? 100? Di più o di meno? Ma è valsa la pena danneggiare in maniera irreparabile pante di così bella forma?
    Si scandalizzi da solo.
    [Fra l’altro, parrebbe che quella collina fosse prescritta da un urbanista e facesse parte integrante di una convenzione, così mi sembra di aver capito. Ma ne so ancora troppo poco per esprimermi. Certo, fa specie sentire coloro che si stracciavano le vesti perché il c.d. Ecomostro avrebbe impedito la vista dei colli (certo, se chiudi un occhio e metti una noce davanti all’altro, non vedi più i colli), accettare a cuor leggero lo sbancamento di quell’elemento paesaggistico della Curno diversamente bella da vivere. Montarono su una feroce campagna mediatica contro l’Ecomostro, che era un ottimo progetto che avrebbe riqualificato un’area che era ed è rimasta una schifezza, adesso invece una collinetta che doeva ingentilire un paesaggio urbanisticamente discutibile può essere sbancata a cuor leggero, in modalità fra l’altro poco chiare. Ma come sono speciali, questi signori similprogressisti. Contano sul servilismo della stampa anglorobicosassone, immagino. E se la pacchia dovesse finire? N.d.Ar.]

    Notata la differenza tra me e lei? Io argomento, non sono e non voglio essere sobrio.

    P.S. – Per favore:- risponda alle domandine, ma con gli argomenti. Poi cercherò di scavalcarla e dimenticarla. Promesso. Ah, lo dica anche ai suoi alter ego. Cavolo, l’ho scritto in latino: noo, e adesso cosa accadrà?

    • Aldo permalink

      Appunto. Cerco di dire ancora quel che dicevo prima. Tutti quei nuovi lavori allo Sport Più cambiano la precedente convenzione e per farlo serve una nuova convenzione. Dov’è? Cosa c’è scritto dentro? La spiegazione di Facsimile non sta in piedi. Non è questione di aprire il portafogli ma di nuovi accordi col Comune di Curno. Come mai non se ne è saputo niente?

  77. Aguzzino permalink

    Scusate, ma capita spesso che Nusquamia si ingorghi e si sovraccarichi. In effetti la mia citazione oraziana era seguita dal diniego del truculento linguaggio oracolare, ma Aristides ha chiarito talmente egregiamente l’inghippo tecnico, che non c’e’ bisogno di dilungarvisi.

  78. Angelo Gandolfi permalink

    Quel fu “movimento paesistico” era un’ ottima idea dell’ urbanista del Comune, arch. Simonetti, accolta, come tutti sanno, molto favorevolmente dall’ Amministrazione Gandolfi per via del primo, e fors’anche unico, tentativo di decoro urbanistico sulla più che “infernale” via Fermi. Cito, non a caso, le sue testuali parole: “movimento paesistico”. A quel tempo l’arch. Simonetti era anche consigliere provinciale del Pd, e, attualmente, è ancora Urbanista del Comune di Curno (confermato dall’ Amministrazione Serra dopo la nomina a suo tempo a cura del sindaco Gandolfi). Primo e unico tentativo di decoro urbanistico sulla “splendida” via fermi letteralmente distrutto dalla Giunta Serra. Bravi, bravi somari! Complimenti a Perlita Serra, all’ arch. Vito Conti, a Claudio Cavagna, a Luisa Gamba e a Miriam Rizzo. Per giustizia distributiva i miei migliori complimenti anche per il Pd di Curno, in particolare per il suo coordinatore Massimo Conti (anche perché dubito fortemente che sarà in grado di prendere le distanze dall’ attuale scempio urbanistico commesso dalla sua subita e coordinata compagna di partito).

    • La collina del disonore

      La cosa mi puzza. Un “movimento paesistico”, oggetto di una convenzione, fermato, scapitozzato, sbancato solo per venire incontro alla lobby dei panzoni e delle culone che vogliono parcheggiare davanti all’ingresso della palestra? E poi costoro non sono sportivi? Che male gli fa, se compiono quattro passi a piedi? Mi puzza anche che vogliano dare la colpa alla polizia municipale; non credo proprio, non ci credo. Anzi, visto che la dott.ssa Serra ha insediato una commissione d’inchiesta per l’intallazione di una telecamera (a che serve, visto che si sa tutto, o che si potrbbe sapere tutto con normali interventi amministrativi?), suggerisco che s’insedi immediatamente una commissione d’inchiesta che acclari le responsabilità di chi ha ideato, autorizzato, realizzato e osservato — senza tuttavia intervenire — lo scempio urbanistico. Oggi si cntentano di una collina, la Collina del disonore, come recita il titolo di un vecchio film — domani chissà? E pensare che costoro sono gli stessi che montarono l’ignobile campagna mediatica sul c.d. Ecomostro. Come diceva Tina Pica: Che schifo!
      Ma Renzi non era quello che doveva rottamare? Ebbene, che cosa si aspetta a rottamare Perlita Serra e Max Conti? Il Pd di Bergamo è al corrente di queste schifezze?

      • La collina del disonore_2

      • .
        Se il Pd è sputtanato, anche sul fronte urbanistico, non è colpa nostra
        Sensibilità urbanistica del Pd di Curno: dopo aver orchestrato una campagna mediatica contro il progetto dell’arch. Bodega, Max Conti tace sullo sbancamento del «movimento paesistico» dell’arch. Simonetti
        .

        Questo è l’articolo solertemente pubblicato da Bergamo news in cui Max Conti accusa Angelo Gandolfi di architettare un sacco nel territorio. L’articolo è corredato dall’immagine di una macchina per far soldi, in stile Las Vegas, che costituisce una metafora dell’arricchimento immediato e favoloso (chi sarà mai il riccastro?), verisimilmente legato alla realizzazione di un progetto che avrebbe dato un po’ di decoro a un’area urbanisticamente miserabile; oltre a ciò, il progetto avrebbe fatto entrare nelle casse del Comune la sommetta di 5 milioni di euro, sull’unghia. Max Conti detestava questo progetto, anche sull’onda di una sua personale indignazione estetica “condivisa” con l’amico geometra Roberto Pedretti, che non ebbe remore a definire “Ecomostro” il progetto di un architetto famoso nel mondo.

        Quello che vedete qui sopra è il celebre articolo con cui Max Conti, segretario della sezione Pd di Curno, in “sinergia” con l’amico Roberto Pedretti, allora dominus della Lega nord a Curno e dintorni, intendeva seppellire un progetto di notevole pregio, un progetto che avrebbe riqualificato un’area di esemplare miseria urbana (direi anche umana) del circondario di Curno; ma che, a loro dire, non s’aveva da fare. E che non si fece, perché loro due avevano deciso così, erano potenti (Max Conti lo è ancora, anzi lo è di più) ed erano riusciti a pilotare la quinta colonna che insidiava l’Amministrazione Gandolfi con una lenta azione di erosione dell’iter di presentazione del progetto in Consiglio e, successivamente, gettando la maschera. Cioè, all’ultimo, votando apertamente contro. Secondo loro, Gandolfi avrebbe dovuto fare il diavolo a quattro per non presentare il progetto in Consiglio e, poiché costoro pensano anche di saper ragionare, addussero le motivazioni più fantasiose. Il Pedretti diceva che l’edificio progettato dall’architetto Bodega avrebbe impedito la vista dei colli, per chi transitasse su quel tratto di strada sgarrupata (anche il campanile della Chiesa di Curno impedisce la vista dei colli, se mi metto dietro il campanile), ma non ci fu uno straccio di giornalista anglorobicosassone che rilevasse il ridicolo di quell’affermazione. Non meno divertente era la motivazione di Max Conti che, se non ricordo male, fu “condivisa” dal Locatelli, assessore fedifrago, nella mozione di voto contrario espressa in Consiglio.
        In particolare, Max Conti non fu certo “sobrio” in quel pezzo d’indecoroso giornalismo anglorobicosassone, almeno in quell’occasione: parlò di sacco del territorio e lamentò che la presentazione in Consiglio del progetto non fosse stata sottoposta preventivamente a un giudizio degli “attori del territorio” (squit, squit, squit!). Se non ci credete, fate clic sull’immagine qui sopra e leggete con i vostri occhi tali enormità. Oppure fate clic qui: Conti (Pd): a Curno vero e proprio “sacco del territorio”.
        Naturalmente, la stampa anglorobicosassone non si è mai curata di sentire le ragioni di Gandolfi. Ci ha pensato Nusquamia con il seguente articolo, che suona come un atto d’accusa insieme all’inconsistenza politica dei due Dioscuri, cioè di Max Conti e Rob Pedretti, ancora una volta insieme contro il Gandolfi, [*] e alla “cedevolezza” della stampa alle suggestioni di cellule incistate nelle redazioni. Mi domando che cosa aspetti la direzione di Bergamo news, come pure quella dell’Eco di Bergamo, a sbarazzarsi di queste cellule che hanno sputtanato quelle testate oltre i limiti della decenza. Ecco comunque la nostra risposta alla montatura mediatica (si veda Riflessioni sull’ecomostro, dopo un’assemblea di pochi cittadini (rispetto ai 6.151 aventi diritto di voto)

        Ricordo che [il cosiddetto Ecomostro] non sacrificava un solo fazzoletto di verde al benedetto “territorio” comunale (leggi: suolo). Eppure hanno scatenato l’inferno mediatico:
        a) da una parte, il Pedretti cacheggiava conigli mediatici sulla stampa anglorobicosassone compiacente, si presentava in diversi luoghi “topici” con la maglietta “No all’ecomostro”, indiceva un’assemblea che pretendeva essere cittadina […] che condannava l’ecomostro in nome della sensibilità estetica ed ecologica del Pedretti medesimo;
        b) d’altra parte faceva eco al Pedretti il Max Conti, lui stesso presente su Bergamo news con conigli mediatici “dedicati” [cfr: a) A Curno il sindaco usa due pesi due misure; b) Conti (Pd): a Curno vero e proprio “sacco del territorio”).
        In generale , il Pedretti e la cosiddetta sinistra consentivano nell’affermare che il piano Bodega non poteva essere attuato perché non erano stati ascoltati gli “attori del territorio” (che Iddio li abbia in gloria!).
        Oggi che i nodi sono venuti al pettine […] sappiamo che cosa pensare di tutta la faccenda. Alcuni aspetti della questione del piano Bodega irresponsabilmente e per ragioni di bieca politichetta bocciato dall’asse Serra-Pedretti, con l’apporto della quinta colonna (che Iddio abbia in gloria anche la quinta colonna!) sono presentati nel manifesto inserito in questo articolo.

        ——————————————
        [*] Prima o poi dovremo ricordare quell’articolo pubblicato sul bloghetto della sezione del Pd di Curno, quello in cui Max Conti dava del nazista a Gamdolfi. A dire il vero si rese conto di averla fatta grossa, anche perché si venne a sapere che Gandolfi non l’aveva presa bene e aveva preso dei provvedimenti, idonei a certificare l’accusa: senza far denunce, ma a futura memoria. Il proclama infamante scomparve dal sitarello.

  79. Dante permalink

    Massimo Conti e Roberto Pedretti, ancora oggi inseparabili, quanti incontri e quante storie da raccontare.

    [Fanno tenerezza. N.d.Ar.]

  80. Unforgettable permalink

    Mi perdoni Aristide, ma su quell’orribile sporchissimo parcheggio (sorge il dubbio che l’amministrazione serrana lo trascuri di proposito) utilizzato minimamente dai cittadini di Curno, l’attuale amministrazione guidata dal PD che tanto osteggiò l’edificio di allora non sta forse valutando delle proposte per edificare stupende costruzioni per dei venditori di carne trita e/o venditori di chincaglieria cinese?
    Il silenzio di Pedretti e della sua compagine, finto guidata da Marco Belotti, sulla questione la dice lunga sull’intimità che lo lega al suo amico Massimo Conti.
    Amici per la pelle non si rompono le palle.
    Ma Misiani approva tutto questo?

    [Forse Misiani non sa. Se sapesse, ammesso che non sappia, interverrebbe? Non sono in grado di valutare, per il momento. N.d.Ar.]

  81. Aguzio permalink

    A chi passa le sue giornate a studiare e ricercare movimenti, frasi, post e foto degli avversari politici ricordo di stare attento a non cadere nell’αὐτὸς ἔϕα ( ipse dixit) a forza di citare e ricitare i soliti noti. La politica negativa ha effetti contrari e può per assurdo rafforzare i candidati uscenti perché in fondo fa nascere dubbi crescenti su chi e’ meno conosciuto e meno osservato al potere. Basta con questa controdemocrazia

    • Merda al linguaggio oracolare! Bis

      @ Aguzio
      Chi è colui che «passa le sue giornate a studiare e ricercare movimenti, frasi, post e foto degli avversari politici»? È forse Aristide? E, se è lui — che in effetti ha appena riproposto all’attenzione dei lettori un celebre pezzo di giornalismo anglorobicosassone antigandulfiano — perché non dirlo?
      Ecco, questo del dire e non dire è precisamente il linguaggio oracolare, quello che non abbiamo esitato a definire “merdoso”. Cioè, io dico una cosa, dando per scontato che quella cosa designi X o si riferisca a Y. Poi, però, se butta male, dirò invece che volevo dire Z. Come quel famoso oracolo dato a un soldato (che non sto a tradurre, anche perché ne abbiamo già parlato: Ibis redibis non morieris in bello. Il responso dell’oracolo poteva significare sia “morirai in guerra” sia “non morirai in guerra”.
      Perché non ci dice a chi si riferisca lo strale? Sarebbe un modo per andare avanti nel dibattito, si potrebbe argomentare se valga la pena, o meno, insistere sulle responsabilità personali dei politici e sulla loro degnità. Se lei vuole mettere in dubbio la linea di Nusquamia, lo faccia apertamente, prego. Non abbiamo certo paura dello scontro dialettico. Neanche del cazzeggio, a dire il vero. Però il cazzeggio ci fa schifo.
      Se uno ha visto con anticipo, e bene, la piega delle cose, costui dovrebbe essere messo sullo stesso piano di chi non ne ha azzeccata una? Vuol dire forse che, giorno dopo giorno, dovremmo stendere un velo d’oblio su tutte le contraddizioni, tutti i passi falsi compiuti dai partiti e dalle famiglie curnensi, sia di cosiddetta destra sia di cosiddetta sinistra? Vuol dire che si dovrebbe far politica non già considerando le responsabilità politiche personali, ma in astratto, sulla base di cazzeggi teorici ed oracolari, e prendendo per buoni i proclami, i convegni cammellati, le interviste-comunicato stampa della stampa anglorobicosassone?
      Lei dice «la politica negativa ha effetti contrari»: può dimostrarlo? Penso proprio di no. Abbiamo esempi recenti che dimostrano, purtroppo — e insisto sul purtroppo — che è vero tutto il contrario. Grillo, Salvini e le due Le Pen non le bastano come controargomentazione? Avrei capito se lei avesse voluto metterci in guardia contro i pericoli di un’opposizione al potere di tipo populista, irrazionale, identitarista, nazionalista, fascista. Ma se lei si riferisce a noi resistenti, non c’è pericolo. Non dimentichi che la nostra opposizione ha solide base razionali e che Gandolfi è stato sindaco e conosce — come già ebbi modo di scrivere — i suoi polli. Se i poteri forti di Bergamo, dopo il crollo del Pedretti, decidono di puntare su Max Conti, non abbiamo le fette di prosciutto sugli occhi: ce ne accorgiamo, eccome se ce ne accorgiamo!
      Lei mette in campo «dubbi crescenti su chi e’ meno conosciuto e meno osservato [? N.d.Ar.] al potere» che potrebbe rafforzare i serrani o la loro prossima trasformazione allotropica. Dubbi su noi antagonisti che non abbiamo mai ceduto alle suggestioni (i famigerati “buoni consigli”) degl’imbonitori del suk della politichetta? Noi che abbiamo un sistema di pensiero solido, coerente e limpido, di consistenza cristallina? Noi che siamo irriducibili alla merda della politichetta e che abbiamo in dispetto il merdoso linguaggio oracolare?
      A me sembra che i dubbi crescenti, da parte dei cittadini, riguardino l’operato dei serrani, traducibile, a voler essere buoni, in questi due punti, almeno questi: indifferenza per i cittadini e impegno orgasmico e sfacciato per la propria carriera.
      Dei fascioleghisti per il momento non parlo, perché sul “territorio” (squit!) sono da un bel po’ in apnea, a parte le fughe in avanti del Pedretti; aspetto di vedere la prima mossa a Curno. Mi limito a osservare che Marcobelotti da un po’ di tempo, precisamente dopo lo sfanculamento di Cavagna il giovane, tace, non volantina, non monta gazebi. Segno che c’è maretta; è verisimile che non monti gazebi perché non vuole che il Pedretti vi s’intrufoli. Vediamo adesso, dopo la vittoria delle due Le Pen, che cosa succederà nella Lega curnense. Ettorino per il momento tace, ma fonti bene informate asseriscono che abbia le idee molto chiare.

  82. .
    Assisteremo ad analogo scatenamento a Curno?
    .

    Dunque le due Le Pen hanno stravinto in Francia.
    Il personaggio della micropolitica curnense più vicino a Marine Le Pen — mi dispiace per Marcobelotti, mi dispiace per Cavagna il Giovane, l’erede del Pedretti — è la fasciofemminista Sara(h) Carrara. Ma la fasciofemminista ha ambizioni di carriera nazionale e transnazionale, appena un gradino sotto quello della Perlita Serra. Se, a furor di Lega nord, sarà designata candidato sindaco dalla destra curnense (ma lo sarà? noi speriamo di sì: è più divertente del serioso Cavagna il Giovane, con quella sua mutria istituzionale, come quando si è tutti immersi in un videogioco), si degnerà di scatenarsi in un ballo frenetico con Marcobelotti, a imitazione del duo Le Pen/Salvini?
    Ettorino, in tal caso, che cosa penserà?

  83. A Max Conti non [gli] frega proprio niente dei cittadini di Curno
    Il bloghetto della sezione Pd di Curno è fermo al maggio 2014

    La prima domanda che uno si pone osservando questo sitarello abbandonato è perché Max Conti, del quale è nota l’indifferenza per i cittadini di Curno, si sia mobilitato per un “confronto” (adesso piace chiamarlo così) sul cosiddetto Jobs act, da tenersi a Curno, alla sala Cattaneo. Ricordo che quella sala dalla dott.ssa Serra non è considerata degna di un paese bello da vivere come Curno (chissà perché non è degna), e perciò, anche per questo, bisognerebbe costruire, a spese dei curnensi, il Bibliomostro. A spese dei curnensi, capito? E mica, coem sarebbe giusto, a spese di coloro che si propongono di realizzare nel Bibliomostro “eventi”, manifestazioni Minculpop e “convenscion” che ne favoriscano la carriera.
    La risposta al quesito (come mai Max Conti ecc.) è elementare: l’incontro promosso da Max Conti con la partecipazione — tanto per cambiare — dell’on. Misiani, si è tenuto a Curno il 5 maggio 2014 e, guarda caso, il 31 dello stesso mese si sarebbero tenute le elezioni regionali. Dunque, si trattava di tirare la volata al Pd. Se non ci fosse stata la scusa del c.d. Jobs act, se ne sarebbe trovata un’altra. Non che abbiamo qualcosa in contrario, ci mancherebbe. Però è singolare che il circolo del Pd, più ancora di quello della Lega nord, che è tutto dire, sia muto quando si tratta di informare i cittadini della vita di partito, inerte quansi tratti di promuovere qualcosa (va bene che ci pensa la Serra, come sindaco di Curno) o quando si tratti di dar la parola agl’iscritti e ai cittadini, salvo poi destarsi improvidamente, quando si tratti di rastrellare voti. Qui invece, qui sì, ci sarebbe qualcosa da dire. Per farla breve, esprimiamo il concetto con queste poche parole: a Max Conti non interessa proprio niente dei cittadini di Curno.
    Come dicevmo, partecipa all’incontro, per conto del Pd, l’onorevole Antonio Misiani, che è un po’ il conte zio di Max Conti. Anzi, si può stabilire la seguente proporzione:
    Misiani : Max Conti = Calderoli : Pedretti
    che si legge “Misiani sta a Max Conti come Calderoli sta a Pedretti”.
    Com’è noto, Max Conti è presidente dell’associazione BergamoEuropa che è sorta di recente, precisamente, intorno alla figura di Antonio Misiani, del quale Max Conti è il garante territoriale.
    È altrettanto noto che Max Conti se ne impipa dei cittadini di Curno, ma è molto attento alla propria progressione di carriera.
    Per dimostrare la verità di questa affermazione, sarà sufficiente sfogliare le pagine del bloghetto: basta fare clic sull’immagine sopra riportata.

    Per non fare un torto a nessuno, osserviamo che anche il bloghetto “Obiettivo Curno” è stato lungamente in sonno, precisamente – anche lui – a far data dalle elezioni regionali. Ricordiamo che l’Obiettivo Curno è l’erede di quel famoso “Laboratorio delle idee” locatelliano che non elaborava un bel niente e che chiuse i battenti subito dopo la sconfitta elettorale.

    La cosa singolare è che questo Obiettivo curnense insiste a presentarsi con il marchio della Lega nord vicino vicino a quello di Curno oltre (quest’ultimo si fregia di uno straccettino rigidamente sventolante, un ricordo della bandierina di Forza Italia contenuta nel kit del propagandista di fede berluscona che l’ex cavaliere fece preparare per i partecipanti alle convènscion berluschine. Eppure Cavagna il Giovane è stato sfanculato da Marcobelotti, come osserviamo nell’articolo Cavagna il Giovane insiste a presentarsi con le insegne della Lega nord.

    • Aritmetico permalink

      Vale a dire che Max Conti è uguale a Misiani fratto Calderoli moltiplicato per il Pedretti?

      • Misiani : Max Conti = Calderoli : Pedretti

        Perché Pedretti non finisca al denominatore (non fia mai!), conviene moltiplicarlo subito

        Max Conti è uguale a Pedretti per Misiani fratto Calderoli

        cioè

        Max Conti = (Pedretti x Misiani)/Calderoli

  84. Teatro alla Scala, 7 dicembre: Giovanna d’Arco
    Anna Netrebko, soprano, è la protagonista della prima alla Scala

    Dopo tante brutte cose, e il ricordo di tante brutte cose, dopo tanti bofonchiamenti, ristoriamo la vista e porgiamo alle orecchie suoni migliori.

  85. Bingo! permalink

    @Unforgettable e Aristide, avete fatto centro.

    Ad Aguzio gli s’è arricciato tutto il prepuzio.

    “Come dicevmo, partecipa all’incontro, per conto del Pd, l’onorevole Antonio Misiani, che è un po’ il conte zio di Max Conti. Anzi, si può stabilire la seguente proporzione:
    Misiani : Max Conti = Calderoli : Pedretti”

    La palla passa ora a Misiani, staremo a vedere se intende continuare a coltivare il Pedretti di “sinistra”.
    Oltretutto Pedretti era quel che era ma almeno aveva una sua intelligenza ed era anche divertente, mentre Conti non diverte, e per replicare su Nusquamia a chi mette in dubbio le sue qualità politiche si affida a personaggi di scarsissimo valore che incamerano figure barbine a raffica.

    Insomma a Curno cambia eventualmente il colore (?) del referente territoriale, ma il giochino è sempre lo stesso. Eppure i cittadini poco per volta volta si stanno stancando dei soliti giochetti.

  86. .
    Curno-Parigi-Curno
    I socialisti francesi indicano la strada ai partiti che a Curno hanno sbagliato tutto
    .

    Marine le Pen promette di far strame dei socialisti francesi. I quali, per non essere travolti, non del tutto, adottano la politica della desistenza. Un esempio da imitare, forse, anche a Curno ‘si parva licet componere magnis’, se cioè si possono paragonare le miserie di Curno alla grandezza di Parigi.
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    Curno può essere paragonata a Parigi? Certo che no! Però c’è una decisione presa dai dirigenti del Partito socialista francese che, secondo noi, dovrebbe essere presa seriamente in considerazione dai dirigenti provinciali della Lega nord e di Forza Italia. L’analogia consiste nel fatto che i socialisti si rendono conto del pericolo che Marine Le Pen possa stravincere in due regioni della Francia e scelgono il male minore, desistendo. Loro in ogni caso non vincerebbero e, se non desistessero, Marine Le Pen trionferebbe. Scriveva ieri 7 dicembre 2015 il Corriere della Sera:

    Il segretario del partito socialista al potere, Jean-Christophe Cambadélis, ha subito chiesto ai suoi uomini del Nord e in Côte d’Azur, arrivati in terza posizione, di ritirarsi nella speranza che gli elettori di sinistra facciano convergere i loro voti verso il candidato del centrodestra, impedendo così la vittoria del Front National.

    Dal punto di vista della cosiddetta destra – Ebbene, i dirigenti provinciali (Bergamo) della Lega nord e di Forza Italia devono fare i conti con la realtà. Esiste la lista civica di Angelo Gandolfi, che i loro rappresentanti locali hanno sperato in tutti i modi – diciamo così – di “scoraggiare”. Ma Angelo Gandolfi non è scoraggiato, non ha accettato i “buoni consigli”, dunque Angelo Gandolfi c’è. Quindi si dànno due casi:
    a) o le prossime elezioni amministrative sanciranno il ritorno al buon governo con Angelo Gandolfi;
    b) oppure vincono i serrani, ovvero una loro nuova trasformazione allotropica (trasformazione poco decorosa, aggiungerei, arrivati a questo punto, considerato che per confondere le acque hanno già una volta cambiato il nome della coalizione, da “Insieme per cambiare Curno” a “Vivere Curno”).
    Non esiste una terza possibilità: tertium non datur. In altre parole ancora, Lega nord e Forza Italia possono ricompattarsi finché vogliono, presentarsi uniti con i mal di pancia, ma in ogni caso non toccano palla. Lasciamo che dicano che la colpa è di Gandolfi che gli mette il bastone tra le ruote. Invito le direzioni provinciali di questi due partiti alla concretezza e a considerare che essi portano al piede non una palla, ma due palle:
    i) gli errori del passato, quando la Lega nord non ha fatto niente per mettere un freno al Pedretti, e quando Forza Italia (allora Pdl) non ha tenuto a freno le intemperanze della quinta colonna e le faide interne al partito;
    ii) gli errori del presente: da parte della Lega nord, perché non ha restituito l’onore ad Angelo Fassi e Maria Donizetti, evidentemente con tutte le conseguenze politiche annesse; da parte di Forza Italia, perché ha dato il simbolo a Locatelli; da parte di entrambi, perché non sono stati capaci di mandare avanti una rappresentanza politica locale all’altezza della situazione.
    Riguardo al secondo punto (ii), può darsi che la colpa non sia tutta della direzione provinciale della Lega nord e di Forza Italia, rispettivamente. Può darsi che, obiettivamente, non esista la possibilità di un ricambio della rappresentanza politica locale. L’idoneità politica è un po’ come il coraggio e, come leggiamo nei Promessi sposi, «Il coraggio, uno non se lo può dare». Una ragione in più per desistere, a meno che Lega nord e Forza Italia non vogliono fare la figura, ancora una volta, dei peracottari.
    Se confermano la fiducia ai politici locali, Forza Italia e Lega nord si fanno male da soli. Meglio dunque, come nel gioco dell’oca, stare fermi un giro e cercare di darsi una rappresentanza locale più credibile. Ma questo può essere il frutto di anni di lavoro, dopo oportuna desistenza. Una classe politica idonea non s’improvvisa, senza contare che occorrerà prendere le mosse da uomini di qualità (politica, culturale ecc.): che, a loro volta, non sono così facili da reperire. Noi, che abbiamo imparato a conoscere i nostri polli, siamo del parere che, oggi come oggi, non ci sia trippa per i gatti, cioè per i partiti. Dunque, meglio desistere. E non è la prima volta che lo diciamo: si veda l’articolo seguente.
    Conclusione: ammettiamo che, per la Lega nord e per Forza Italia, Gandolfi sia un male. Se è vero, come dicono, che vogliono rovesciare l’egemonia dei serrani sospinti da un anelitoideale e che l’ipotesi di una permanenza dei serrani al timone di Curno sia una iattura tremenda, scelgano tuttavia il male minore. Desistendo, hanno la certezza del male minore. Scendendo in lizza, hanno la certezza, dal loro punto di vista, del male peggiore. Questa è la lezione dei socialisti francesi che dovrebbero prendere in considerazione, a nostro sommesso parere.

    Dal punto di vista dei resistenti, che non guardano né a destra né a sinistra, ma in alto – La teoria del male minore si applica, ovviamente anche ai resistenti. Il punto di partenza del nostro ragionamento è il dilemma enunciato sopra: a) o la spunta Gandolfi, oppure, b) la spuntano i serrani. Così stanno le cose, se Gandolfi scende in lizza.
    Ma i nostri avversari di destra pretendono che Gandolfi prenda in considerazione l’ipotesi di non scendere in lizza. In tal caso l’alternativa sarebbe: a1) o la spunta la destra curnense, oppure, b1) la spuntano i serrani. Peccato che i nostri avversari di destra non abbiano fatto i conti con l’oste e non abbiano preso in considerazione quello che, se avessero senno, saprebbero ormai da tempo:
    Dovendo scegliere tra la destra, per giunta così maldestramente rappresentata da politici locali del calibro di Locatelli, Cavagna il Giovane e (non se n’abbia a male) Marcobelotti, per noi il male minore è costituito dai serrani.
    Perché i serrani costituiscano, tutto sommato, il male minore è stato ampiamente argomentato nelle pagine precedenti di Nusquamia. Per evitare di ripetere cose già dette, rimandiamo il lettore a due articoli, riportati in questa pagina:
    I conti del similgatto padano sono fatti su un pallottoliere di cacca
    Tradire i propri elettori è suicida, tanto più che vivo è il ricordo del buon governo gandulfiano, sempre maggiore il rimpianto.

    Scrivevamo in particolare nel secondo articolo:
    Un’amministrazione ancora guidata dalla dott.ssa Serra è il minor male possibile, a petto di un’amministrazione guidata dai fascioleghisti alleati con gli scampoli di Forza Italia, più o meno mascherati. Ma se non è zuppa è pan bagnato: se sono i soliti noti, o le protesi dei soliti noti, senza cultura di governo e senza cultura tout court, che cosa possiamo aspettarci da costoro? Meglio allora la Serra, nonostante la sua ambizione — fra l’altro, frustrata, se si contenterà di fare ancora il sindaco di Curno, lei che è cittadina svizzera e che doveva andare al Palazzo di vetro! –, nonostante la feroce politica “culturale” sessista, nonostante l’indifferenza per i bisogni dei cittadini (a parte quelli che s’inventa lei, e che sono finalizzati a “ben altro”). Almeno la Serra non bofonchia, anche se sorride troppo, si esprime in buon italiano e può contare su una rete di protezione, di competenze tecniche, sue e non sue, che eviterebbero a Curno di scivolare nel baratro dell’improvvisazione, dell’ignoranza e dell’avventurismo fascioleghista. Senza contare — non mi stancherò mai di ripeterlo — che contano gli uomini, e che negli uomini del centrodestra curnense, nei soliti noti, non è il caso di riporre fiducia politica alcuna. Le responsabibilità e le capacità sono personali e nel decidere il profilo dell’Amministrazione dobbiamo valutare le persone, mica leggere i proclami. Mi fanno ridere, quando parlano di “libertà”. Ma come osano?

    E, se è vero, com’è vero, che contano gli uomini, qualcuno mi sa dire perché i cittadini dovrebbero dare fiducia al Locatelli, del quale è noto il comportamento fedifrago? Qualcuno mi sa dire perché i cittadini dovrebbero dare fiducia a Cavagna il Giovane, che ha dimostrato di tenere in spregio la dialettica politica riducendola a una sorta di tenzone tra avatar, come nei videogiochi? Com’è noto, nei videogiochi, nella realtà virtuale, si possono fare cose terribili, senza che mai scorra una goccia di sangue. Ma nella vita reale non è così: e se tu indici una caccia grossa ai due Gandolfi, andando a cercare appigli nell’Ufficio tecnico e facendo interpellanze in Consiglio comunale per punire un nemico, che fiducia possono riporre in te gli elettori, soprattutto quando noi avremo spiegato bene come stiano le cose? Qualcuno mi sa dire perché i cittadini dovrebbero dare fiducia a Marcobelotti, che, nonostante tutto il tempo che ha avuto a disposizione, non è stato capace di restituire l’onore a Fassi e Donizetti? Qualcuno mi sa dire quali alternative le sezioni locali possano presentare ai politici sopra menzionati? Con tutto il rispetto, può essere il Tarcisio Foresti, già segretario della sezione locale della Lega nord, una soluzione proponibile ai cittadini?
    Dunque, quid plura? Cioè, che bisogno c’è di altre parole in aggiunta? Queste sono le nostre condizioni: o prendere o lasciare. I nostri avversari dichiarati e i gufi che vorrebbero indurci a patti disonorevoli con i nostri avversari di destra ne prendano atto.

    Spero di essere stato chiaro, fermo restando che queste sono le considerazioni di Aristide, che è un libero pensatore, non suscettibile di essere sottoposto all’impedimento della mordacchia.
    Se qualcuno non è d’accordo, libero di esprimere il proprio dissenso. Sono graditi interventi di dissenso aperti, chiari, non oracolari, non subdoli, non cazzeggianti.

  87. .
    Appendice
    Invito alla desistenza rivolto a coloro che dicono di voler spezzare l’egemonia serrana
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    Sono consapevole che ad alcuni i nostri esercizi di memoria non piacciano. Per noi, invece, sono un dato irrinunciabile. Noi ricordiamo e ricorderemo. Riporto qui di seguito due nostri interventi che mettevano in luce l’opportunità di una desistenza da parte della cosiddetta destra curnense, visto che temono tanto l’egemonia serrana. La quale non garba nemmeno a noi. Ma più ancora che la Serra, più ancora dello stesso Max Conti, ci fa paura l’eteròclita compagine di centrodestra curnense. Hanno un passato politicamente molto discutibile, un presente incerto, un futuro politicamente inquietante.

    Scritto il 1° luglio 2015 in risposta a “90 gradi” – Secondo me, Forza Italia con Cavagna il Giovane perde le elezioni, e perde male (questo, se non sbaglio, è quel che ha capito anche Marcobelotti, il quale attende una risposta di Forza Italia, nel senso di una sconfessione del Cavagna, prima di eventualmente riprendere il “dialogo”); Forza Italia potrebbe invece perdere con onore sbarazzandosene il più presto possibile. Se entro due anni, di qui alle prossime elezioni, Forza Italia a Curno non riesce a individuare qualcosa di meglio, dopo Schettino, dopo il tradimento di Locatelli, dopo la quinta colonna e dopo Cavagna il Giovane, che si fece promotore della “Guerra dei due Gandolfi” e contestualmente si suicidò politicamente, la cosa migliore che potrebbe fare sarebbe di non presentarsi. La desistenza come espiazione e possibile redenzione. Vi ricordate il tempo in cui sussurravano a Gandolfi l’opportunità che facesse un passo indietro? Ride bene chi ride ultimo

    Dall’articolo del 26 agosto: Il centrodestra curnense in pillole – I papaveri del centrodestra di Bergamo potrebbero sfanculare Locatelli e Cavagna il Giovane, come ho già scritto, e rivolgersi a Gandolfi per consiglio, onde evitare gli errori del passato e studiare un’uscita di scena onorevole. Ma in una prospettiva non-inculante (per Gandolfi), perché non è possibile che chi ha dimostrato totale inadeguatezza politica, chi ha sbagliato tutto subendo a suo tempo l’iniziativa pedrettesca, pretenda poi di condurre le danze. Non credo però che, anche sfanculando Locatelli e Cavagna il Giovane, il centrodestra abbia a Curno grandi prospettive di affermazione politica. Ormai i buoi sono scappati e, se veramente i papaveri (o ex papaveri) credono in quel che dicono di professare (nella libertà, nell’opposizione al pensiero unico politicamente corretto ecc.) farebbero bene a promuovere una nobile desistenza in funzione antiserrana.

  88. I “ggiovani” di Forza Italia alla “convènscion” di Bergamo
    Commovente dichiarazione di Cavagna il Giovane all’Eco di Bergamo

    Sull’Eco di Bergamo è apparso un articolo sui giovani del Pdl dal titolo I giovani: «Voglia di impegnarsi»: si veda sotto. E te pareva: figurati se i “ggiovani” vispi come usa essere vispi in un videogioco, cioè vispi così così, dicevano la verità: “Voglia di carriera”. L’articolo è stato scritto in occasione dell’adunata dei forzitalioti (adunata che però preferiscono chiamare “convènscion”) alla Fiera Nuova di Bergamo, il 5 dicembre u.s.
    Pare dunque che «la nuova generazione di forzisti [sia] convinta che il partito può e deve rinascere». Scusate la pignoleria linguistica, indirizzata più che altro al giornalista: sarebbe stato opportuno usare il congiuntivo: “possa e debba rinascere”, essendo quella dei “forzisti” una convinzione e non un dato che si possa dare per certo.

    Il caso di Rozzano come pretesto mediatico – Oddio, l’assenza del congiuntivo ormai non ci stupisce più, ci siamo abituati, come del resto non ci stupisce la dichiarazione, più che banale, del “ggiovane” Stefano Benigni, consigliere comunale a Bergamo e coordinatore cittadino. Cavalca anche lui la bufala di Rozzano, così fa felice la Gelmini, precipitatasi nel Bronx della metropoli pastrufaziana per cavalcare la bufala mediatica, e ivi cantare, con evidente intento strumentale, “Tu scendi dalle stelle”. Sì, proprio così, la Gelmini è un genio. Vi ricordate? Lei è quella che, in qualità di Ministro della Pubblica istruzione ci deliziò con la storiella del tunnel scavato tra Ginevra e il Gran sasso; si veda Tunnel tra il Cern e il Gran Sasso. Gaffe della Gelmini, risate sul Web. Dichiara il pensoso e “ggiovane” Stefano Benigni: «penso alla sicurezza […] e penso alla difesa delle nostre tradizioni. Penso al caso di Rozzano, dove il centro sinistra è sceso in piazza per difendere il preside che ha deciso di vietare i canti di Natale». È una palla che il preside abbia vietato i canti di Natale: semmai non ha «aderito alla richiesta di due mamme [cielline, aggiungo io] che avrebbero voluto entrare a scuola nell’intervallo mensa per insegnare canti religiosi ai bambini cristiani». Francamente, se fossi preside io, anch’io non permetterei che l’ora di ricreazione o l’intervallo di mensa siano farciti di contenuti religiosi, ideologici o politicamente corretti. Un po’ di laicità perdiana, e. soprattutto, giù le mani dai bambini, come non ci stanchiamo di ripetere anche in ambito curnense, a proposito di certe “buone pratiche” che si vorrebbero introdurre nella scuola secondaria, addirittura nelle ore di lezione. Si veda La difesa del preside di Rozzano: “Non ho cancellato il Natale, bufera mediatica per nulla”. Ma la politica lo attacca.
    Non per fare l’intelligentone (d’altra parte non è colpa mia se i politici sono diversamente intelligenti e, più che altro, opportunisti, quando si tratta di visibilità mediatica). Una impostazione razionale del problema richiederebbe che si mettesse in luce l’opportunità che le sciacquette progressiste non si prodigassero a portare in bocca agli islamici, come cani da riporto, l’omaggio di una cancellazione di sé (mi ripugna parlare di identità, un termine che oggi ha assunto una connotazione tipicamente fascista). Fra l’altro, pare che agli islamici non importi proprio un fico secco, se noi rinunciamo ai canti di Natale. E poi, scusate, ma quale sarebbe l’identità cristiana della quale blaterano gli identitaristi? Scusate se copio e incollo (questa non è farina del mio sacco): «Bestemmiano, pagano il sesso, evitano di pagare le tasse, odiano gli stranieri, ma guai se gli togli il presepe ed il crocifisso. Strano». Comunque, insisto: prendetevela con le sciacquette similprogressiste, non prendetevela con gli islamici. Non è proprio il caso. Invece, l’episodio di Rozzano ha dato il pretesto ai soliti pusher di odio e paura per montare la solita intemerata tanti-islamica, con citazioni a proposito e sproposito della Fallaci, per esempio. La Fallaci non è il mio guru.
    Ma il bello è che i forzitalioti dicono di non essere al rimorchio di Salvini. Raccontatene un’altra, prego.

    La banalità del giovanilismo – Commovente poi, nella sua ingenuità e nel suo essere assolutamente scontata, la dichiarazione di Paolo Cavagna, che poi sarebbe il nostro Cavagna il Giovane: «I giovani hanno voglia di impegnarsi, di distinguersi dalla Lega e dal centro-sinistra. C’è un buon rapporto con i senior [leggi: con il tutor Giovanni Locatelli], i giovani sono solo la punta dell’iceberg, ma si lavora insieme». Ecco, questo è un punto che nessuno oserebbe mai mettere in dubbio. Ci mancherebbe! E bravo, ilnostro Cavagna il Giovane! A Cesare quel che è di Cesare e a Giovanni quel che è di Giovanni. Noi, semmai, mettiamo in dubbio il fondamento delle ambizioni di Cavagna il Giovane.

    Come diceva Napoleone, la migliore difesa è l’attacco. Perciò, in vista della solita reprimenda, e prima che pervengano a Nusquamia i sensi dello “sfruculiamento in forma dubitativa”, espongo quanto segue, in forma di tormentone (vedi sotto), per ribadire il concetto di parresìa (= libertà di parola) nusquamiense. Nel caso specifico, lo sfruculiamento in forma dubitativa sarebbe il seguente: “Non crede, caro Aristide, che lei, dando rilievo a quel che ha dichiarato — istituzionalmente, s’intende — Cavagna il Giovane, gli stia in realtà facendo pubblicità?”. No, non lo credo. Vorrei mettere in rilievo il fatto che Curno avrebbe bisogno di qualcosa di meglio di Cavagna il Giovane. Però, a dire la verità, e a maggior ragione, si avrebbe bisogno di qualcosa di meglio della Gelmini. E non ditemi che faccio pubblicità alla Gelmini. Francamente fra queste due leonesse non saprei proprio chi scegliere: la Gelmini o la Santaddecché?
    Ed ecco il trafiletto:

    Tormentone – Spero di essere stato chiaro, fermo restando che queste sono le considerazioni di Aristide, che è un libero pensatore, non suscettibile di essere sottoposto all’impedimento della mordacchia.
    Se qualcuno non è d’accordo, libero di esprimere il proprio dissenso. Sono graditi interventi di dissenso aperti, chiari, non oracolari, non subdoli, non cazzeggianti.

  89. Vado al massimo permalink

    Ma dove è sparito il prepuziente?
    Il più figo di tutti, che per essere più figo ha bisogno del referente politico, uno importante, s’intende, per avanzare di casella.
    In Italia abbonda e si accresce la categoria dei linguagialla, in disperato bisogno di riscatto.
    Ma ci si riscatta leccando il deretano a qualcuno?
    No di sicuro, ma potrebbe essere una passione incontenibile.

  90. Sequoia permalink

    Ha detto giusto, -[è un bisogno]- e come tale è un istinto primordiale che lega l’umano antropologico alla catena sociale dell’animale preistorico. Sempre e comunque in evoluzione.
    [Si riferisce al bisogno che si avrebbe a Curno di politici locali un po’ meglio di Cavagna il Giovane e in Italia un po’ meglio della Gelmini? N.d.Ar.]

    Per alcuni primati l’evoluzione è più lenta, mentre per altri, dal momento della scoperta del fuoco, la pratica indicata da lei non è più consigliabile, perché il fuoco, oltre a riscaldare, emette chiarore e luce, rischiara gli ambienti diciamo, ed i profili somatici e ”identitari” si fanno più marcati rispetto al buio che regnava fino a prima dell’avvento riscaldatore.
    E poi, una volta finiti i deretani, cosa si fa, si ricomincia?

  91. .
    In politica si può ragionare: anzi, si deve
    Ecco un istogramma [*] che fa giustizia del cazzeggio di cento talk show

    Quello che qui vedete è un istogramma pubblicato a p. 8 del quotidiano La Stampa di oggi 9 dic. 2015. Serve per illustrare la tesi esposta nell’articolo La crisi economica e non il terrorismo, il motore del Front. Esso mostra, infatti, che il consenso raccolto da Marine Le Pen è direttamente proporzionale al tasso di disoccupazione. La lunghezza delle barre orizzontali di colore turchese rappresenta il consenso pervenuto al Fronte nazionale in diverse aree geografiche della Francia. Quella delle barre orizzontali di colore rosso rappresenta il tasso di disoccupazione nelle medesime aree. [**] Ebbene, risulta che il consenso è direttamente proporzionale al tasso di disoccupazione. Uno studente di liceo – forse anche uno studente delle scuole medie – può rilevare che con buona approssimazione il consenso dei nazionalisti francesi è linearmente proporzionale al tasso di disoccupazione. Il che significa che si può stabilire una relazione di questo tipo:
    consenso = k · disoccupazione
    dove il puntolino centrato verticalmente — “·” — indica il segno di moltiplicazione, come usa nelle formule matematiche.
    Fra l’altro, a Parigi che è stata ripetutamente colpita dal terrorismo di matrice islamica (questo va detto, anche se non è politicamente corretto), il Fronte nazionale francese ha riportato uno striminzito 9,7 %, a petto del 40 %abbondante riportato nell’area geografica che registra il maggior tasso di disoccupazione. Dunque, il successo riportato da Marine Le Pen è in relazione alla crisi economica. E così i pusher di paura e di odio sono serviti.

    Devo aggiungere nuove parole perché il discorso sia più chiaro? Vi ho riflettuto, e sono arrivato alla seguente conclusione:
    a) chi è intelligente ha già capito, e non c’è bisogno di altre parole;
    b) chi è stupido, o in malafede, o pur non essendo assolutamente stupido tuttavia è inebetito da fattori psicologici cogenti, che gli fanno preferire il cazzeggio al ragionamento, non capirà di più, o meglio, se aggiungo parole; infatti, notoriamente, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.
    Semmai, come corollario a questa analisi della realtà, razionale e bella, oserei dire, per l’assenza di orpelli cazzeggianti e retorici, domandiamoci perché nelle aree dove c’è maggiore disoccupazione i cittadini abbiano votato per Marine Le Pen. A me sembra evidente: quello è stato un voto di protesta nei confronti di Sarkozy e, soprattutto, della sinistra francese che, seduta comodamente nelle terrazze, tra un aperitivo e una tartina al caviale, si è dimenticata dei disoccupati, si è dimenticata del problema sociale. I cittadini francesi non hanno aderito a un nazionalismo becero, per quanto riveduto e corretto in senso laico da Marine Le Pen, rispetto all’impostazione originaria ereditata dal padre. I cittadini hanno votato contro la pseudosinistra fanfarona, politicamente corretta finché si vuole, ma indifferente alle sofferenze del popolo.

    Qui, secondo me, c’è materia di riflessione per la similsinistra italiana e perfino per quella parodia di similsinistra che alligna in certi paesi – per esempio, Curno – dove si pratica sistematicamente l’indifferenza etica, dove si fanno carte false per cammellare il papa, ma dove di fatto Dio è morto, perlomeno nel cuore dei politici locali più ambiziosi. Quanto più la dott.ssa Serra si dà da fare per inculcare nei cittadini, in regime di condivisione coatta, i suoi contenuti neofemministi e politicamente corretti, tanto più i cittadini si sentono abbandonati, tanto più si esasperano, tanto più diventano facile preda della demagogia orribile e populista del fascioleghista Salvini. Tanto più – horresco audiens! cioè, inorridisco al sentirlo – i cittadini potrebbero perfino prestare ascolto alle parole querule del neo-statista curnense Cavagna il Giovane, l’erede del Pedretti. Quello stesso Pedretti che la similsinistra curnense investì del ruolo di angelo vendicatore, perché il Gandolfi aveva osato soffiargli il posto; e poi lo coccolò e infine sul suo ordito intrecciò i fili della trama del complotto antigandulfiano. Per fortuna che ci siamo noi a contrastare con argomenti solidi e credibili l’avanzata fascioleghista (che è un pericolo serio) e perfino le ambizioni di Cavagna il Giovane (che non è un pericolo serio, ma troviamo divertente occuparcene). Quando la similsinistra, per quanto “simil”, farà il suo dovere? Consideri il bullo fiorentino: tutto sommato è stato ben consigliato, se non altro fa finta di preoccuparsi del popolo. Misiani, a sua volta, non potrebbe consigliare i similsinistri curnensi?

    —————————-
    [*] Istogramma = diagramma a barre orizzontali o colonne (verticali). Le slàid degli aziendalisti sono spesso istogrammi, ma loro preferiscono chiamarli “slàid”, essendo notoriamente e spavaldamente orgogliosi della propria ignoranza.
    [**] Sono indicate con un asterisco le regioni dove il Front National è arrivato primo.

  92. Un articolo difficile, forse: gatti padani, sciò!
    A proposito dei profughi. L’Europa, in almeno una cosa, ha ragione

    Non ci piace questa Italia – Come i nostri lettori sanno, siamo orgogliosi della cultura italiana espressa nei secoli, oltre che dai suoi “spiriti magni” (Dante, Boccaccio, Petrarca, gli umanisti…), anche dalla sua frastagliata popolazione (con vicende alterne, s’intende: ma non si può negare che in Italia esistesse una cultura diffusa, una cultura orale, d’accordo, quella che lasciò stupefatto Montaigne nel suo viaggio in Italia). Tuttavia non amiamo l’Italia: per essere più precisi, non amiamo “questa Italia”, che per come è governata, anzi per come non è governata, in parte abbandonata alle scorribande della delinquenza organizzata, non esitiamo a definire un “paese di merda”.
    Non ci piace questa Europa – Stesso discorso vale per l’Europa: ci riconosciamo in Galileo, in Erasmo da Rotterdam, in Francesco Bacone, ringraziamo il cielo che ci ha mandato Shakespeare, abbiamo un culto tutto particolare per Stendhal, tributiamo riconoscenza indelebile a Dostoevskij e a Ingmar Bergman. Eppure questa Europa non ci piace: non ci piace l’Europa dei mercanti e degli usurai, ci fanno ribrezzo gli eurocrati, abbiamo sempre detto che l’euro puzza di mortadella felsinea e di scorreggia labronica.
    La via della ragione: l’esempio dell’euro – Ma, come tutte le persone ragionevoli, sappiamo distinguere. Il fatto che non ci piaccia quest’Europa non ci spinge a dire a che dobbiamo, arrivati a questo punto, uscire dall’euro, con tutto che abbiamo sempre combattuto fieramente la mistica dell’euro. Sarà anche perché non dobbiamo rastrellare voti come l'”economista” Claudio Borghi, lo yes-man di Salvini, colui che dice di essere sicuro che si può uscire dall’euro felicemente, e che così fanfaronando ha fatto il pieno di voti in Toscana. Noi invece non ne siamo così sicuri. Pensiamo che l’euro dopo l’incensamento felsineo (Prodi) e la mistica labronica (Ciampi) sia ben misera cosa, però pensiamo che per abbandonare l’euro occorra un piano di uscita credibile, messo a punto da economisti seri, possibilmente coadiuvati da ingegneri sistemisti. Non ci bastano i procalmi propagandistici di un politico ambizioso, che si è occupato di alcuni problemi laterali di economia (la Borsa milanese, gl’investimenti nel mercato dell’arte ecc.). Se è per questo, non ci fidiamo nemmeno degli economisti eccellenti, soprattutto se bocconiani, quelli che non ne azzeccano una. No, vogliamo un ragionamento, vogliamo vedere gli scenari di simulazione su modelli sistemistici dinamici. Vogliamo serietà. Dicevamo questo anche prima che i proclami anti-euro di Tsipras cadessero nel ridicolo. Claudio Borghi faccia l’imbonitore con i minus habentes, con noi non funziona.
    Un’Europa diversa per affrontare l’emergenza dei profughi (cosiddetti “migranti”) – Avendo premesso che questa Europa non ci piace, affermiamo tuttavia la necessità che si faccia un’Europa diversa: non dico per ragioni culturali, perché la cultura non ha bisogno di essere ratificata da cacate carte. No, credo che l’Europa sia necessaria in una prospettiva geopolitica. Ne abbiamo parlato a più riprese, quando abbiamo affrontato il problema del flusso di profughi che approdano alle coste dell’Italia (fermo restando che i profughi arrivano in Europa seguendo anche altre rotte, marine o terrestri). Abbiamo ribadito quel che pensiamo al riguardo in un articolo di consuntivo, pubblicato il 14 ottobre: si veda L’Italia, i profughi, l’Is(is) e… Renzi. Proviamo a riassumerlo, in tre punti:
    a) Il problema dei profughi in Italia è, ed è sempre stato, un problema europeo, anche quando sembrava che fosse soltanto un problema dell’Italia, della Grecia o della Spagna. Per la semplice ragione che l’Italia, la Grecia e la Spagna sono sponde dell’Europa.
    b) Il Primo principio della Termodinamica non è mai stato smentito. Esso afferma che niente si crea e niente si distrugge, il che significa che in ogni ragionamento e decisione occorre tenere conto dell’entità delle risorse e del fatto che esse sono limitate. Ergo l’Europa non può accogliere un numero di profughi illimitato.
    c) La guerra non è l’unico modo di risolvere i problemi, anzi dovrebbe essere l’ultima ratio. Però, può talvolta venir comodo ricorrere alle minaccia di guerra e, all’occorrenza, può essere necessario far la guerra sul serio (ho scritto “necessario”). O non è bastato l’esempio dell’imbelle Chamberlain, per fortuna sostituito da Churchill?
    Analogia: l’Europa come una macchina termica – Possiamo paragonare l’Europa a una macchina termica, che schematizziamo come un sistema nel quale entrano risorse (il calore fornito dal combustibile che si trasmette alla caldaia), e dal quale esce lavoro, quello che aziona i biellismi che fanno sfrecciare una locomotiva, per esempio. In gioco c’è anche la cosiddetta energia interna (si veda il video successivo) che possiamo considerare una risorsa essa stessa, trasformabile in lavoro: ma per aumentare l’energia interna occorre la risorsa esterna, cioè il calore.
    Ebbene, se all’Europa si richiede di produrre accoglienza (l’analogo del lavoro), occorre che entrino risorse economiche (l’analogo dell’energia termica). Certo, si può ricorrre anche all’energia interna, che però è una risorsa destinata a deperire, se non s’introduce nuova energia esterna (il calore, nella nostra analogia), e nemmeno sempre trasformabile in lavoro, cioè in accoglienza.
    Vero è però che l’accoglienza può essere trasformata in risorsa, come in Germania si propongono di fare con i profughi siriani, dotati di ottimi livelli di scolarità, come sta facendo l’Italia con tanti immigrati che lavorano nelle officine, nelle stalle e nei campi, più o meno sfruttati. Ma se gl’immigrati nel sistema Italia non producono lavoro, e se l’Italia non è in grado (grazie anche ai sindacati) di metterli nelle condizioni di lavorare, l’accoglienza consuma risorse, che non sono illimitate. Dunque il lavoro di accoglienza dovrà essere compiuto dai residenti. Di qui non si scappa.
    Segue di qui la necessità che l’accoglienza, quale che essa sia, indipendentemente dal numero degli immigrati, sia sottoposta a un sistema di governo intelligente, non improvvisato, improntato a criteri scientifici.
    Si noti che il primo principio della Termodinamica nasce con le macchine termiche, ma è un principio universale, si applica anche ai processi biologici, per esempio.
    Conclusione – Rimane il fatto che, in ogni caso, oggi come oggi, l’Europa non può accogliere un numero crescente d’immigrati. Nememno la Germania, che ha un’economia vivace e che non è costretta a mantenere una brurocrazia vergnosa, come avviene in Italia.
    Dunque, in attesa di un governo scientifico dell’Italia, il problema è come arginare il flusso degli immigrati: ma intelligentemente, certo non sparando sugli immigrati. La soluzione, come non ci stanchiamo di ripetere, è quella di agire sulle cause, utilizzando tutti i possibili canali d’intervento: la diplomazia, le sanzioni, la guerra.
    Ahimé, adesso Renzi dice che non si fa la guerra a cuor leggero: grazie tante, lo sapevamo. Ma lui conosce qualcuno che abbia detto questa enormità? Vuol dire che Francia, Germania e Inghilterra fanno la guerra a cuor leggero? Certo che vuol dire questo, ma non ha il coraggio di dirlo. Già, come se quelli fossero scemi. Così non va, così fa soltanto la figura del peracottaro. E la fa fare anche a me, cosa che proprio non mi garba. Se è per questo, caro Renzi, sappiamo anche che la guerra è una cosa troppo seria perché sia affidata ai generali. Siamo dubbiosi sulle cosiddette “missioni di pace” dell’Italia, “gestite” da uomini che teoricamente non dovrebbero mai sparare, salvo che qualche volta potrebbe scappargli. Non siamo guerrafondai, ma nemmeno scemi. Perciò Renzi la smetta di fare il furbetto, perché ci costringe, ancora una volta, a vergognarci di essere italiani. Come dicevano i francesi, Les Italiens ne se battent pas. Renzi conferma l’adagio.

    L’Europa ha ragione a rampognare l’Italia furbetta – Tutto ciò premesso almeno in un punto, finalmente, ci sembra che l’Europa abbia ragione, quando apre — pare — una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per non aver raccolto e inserito nel sistema Eurodac le impronte digitali dei “migranti” richiedenti asilo. Com’è noto, fra l’altro, l’Italia faceva la furbetta consentendo agl’immigrati senza documenti di scappare verso il Nord Europa, non avendo fatto niente per identificarli. Si veda la nota d’agenzia Migranti: l’Italia nel mirino Ue per impronte non prese.
    Ora, sarà anche vero quel che dice Alfano, che cioè «l’Europa non può chiedere a noi tutti gli hot spot [cioè, “punti caldi”: espressione eufemistica con cui si designano i centri d’identificazione degli immigrati: N.d.A.] se non si dà una mossa». Ma se gli italiani hanno fatto i furbetti, se Renzi inciste a fare il furbetto, come se lui fosse veramente intelligente e gli altri fessi, io mi sento a disagio. Quanto ad Alfano, com’è che si rende conto del problema soltanto adesso, quando sull’Italia pende la minaccia di una procedura d’infrazione? Come se non sapessimo che i cosiddetti hot spot sono tutt’altro che ben visti dalle forze imprenditoriali, per esempio, con le quali Alfano deve fare i conti: elettoralmente, e non solo. Si veda Augusta. Un secco no all’Hot Spot migranti dal Comitato Portuale. “Improponibile”.
    A dirla tutta, anche la Grecia sembra neghittosa a procedere all’identificazione degli immigrati, anche la Grecia fa la furbetta, limitandosi ad assistere i richiedenti asilo sbarcati sulle sue coste e ad agevolarne lo spostamento verso il confine macedone (dopo essere stati trasferiti dalle isole ad Atene e poi a Salonicco). Perciò la Grecia rischia di essere sospesa da Schengen, come si dice, cioè dalle facilitazioni previste dagli accordi di Schengen che regolano la libera circolazione nell’Europa senza frontiere interne. Si veda Come ti butto fuori la Grecia da Schengen.

  93. Aguzio permalink

    La politica negativa ha effetti contrari certamente! Almeno dalle campagne elettorali del 2001.
    Demonizzare l’avversario non sortisce affatto l’effetto di spostare voti dalla propria parte, ma casomai fa allontanare ancora di più gli indecisi dalla politica. Tendenzialmente quelli che hanno cambiato giudizio sull’avversario demonizzato non sono diventati elettori del campo politico avversario, bensì si sono disaffezionati e poi… parlar male di qualcuno non significa automaticamente essere visti come il male minore. Se l’attacco poi scivola sul personale l’effetto boomerang e’ garantito, Berlusconi docet

    • I principi non possono essere barattati per un piatto di lenticchie

      Insisto: per poter dare una risposta pertinente, avrei bisogno che le sue accuse – se sono accuse – siano formulate chiaramente. E lei stesso dovrebbe dirci, non dico la propria identità anagrafica, perché questo non fa parte delle regole del gioco, ma la propria identità ideologica. Cioè, dovrebbe dirci da che parte lei sta e perché noi sbagliamo. Come affermava Socrate nell’apologia, cioè nella difesa che pronunciò per se stesso al processo che si sarebbe concluso con la sua condanna, non si può «combattere con le ombre». Lei dice e non dice e, ancora una volta, si esprime in maniera oracolare. Sia chiaro: queste sue considerazioni sulla politica negativa sono rivolte a noi? Siamo noi quelli che fanno una politica negativa?
      Mettendo insieme questo suo intervento con uno precedente, firmato con lo stesso pseudonimo (beh, almeno così si ragiona: sempre meglio che ribadire lo stesso attacco a Nusquamia da dieci fonti coincidenti ma con pseudonimi diversi), risulta che:
      a) lei ci accusa di svolgere una «politica negativa» e insiste sul fatto che la politica negativa sia controproducente;
      b) secondo lei, l’esempio di Berlusconi dimostra che la «politica negativa», cioè la demonizzazione dell’avversario, come poi lei stesso precisa (ma le due cose non coincidono, come vedremo), dimostrerebbe l’assunto, cioè che la politica negativa sia controproducente.
      Scrivevo in un intervento precedente:

      Lei dice «la politica negativa ha effetti contrari»: può dimostrarlo? Penso proprio di no. Abbiamo esempi recenti che dimostrano, purtroppo — e insisto sul purtroppo — che è vero tutto il contrario. Grillo, Salvini e le due Le Pen non le bastano come controargomentazione?

      Mi ero dimenticato di portare l’esempio di Trump, del quale proprio ieri ho sentito uno sconcertante elogio pronunciato da Claudio Borghi, il “Miglio” di Salvini. Apparentemente, l’unico esempio in cui la politica negativa non ha funzionato sarebbe quello di Berlusconi. Qui – mi scusi – bisognerebbe mettere i puntini sulle “i”: politica negativa e demonizzazione non sono la stessa cosa, anche se è vero che la demonizzazione rientra in un piano di politica negativa. Ma la politica negativa non è demonizzazione; la politica negativa, per esempio come la pratichiamo noi, può essere una difesa intransigente e nobile di principi che non possono essere barattati.
      L’argomento Berlusconi richiederebbe che si aprisse un capitolo a parte: sarà sufficiente qui affermare che, è vero, da principio la demonizzazione di Berlusconi non ha pagato. Ma lei non sgusci via dal problema: mi dica se invece non sia attualmente pagante la politica negativa di Grillo, di Salvini, di Marine Le Pen e di Trump. Si ricordi anche che io no mi compiaccio di quelle politiche negative. Dico solo che se le circostanze mi costringono a prendere posizione contro Salvini e, su miserrima scala locale, contro Cavagna il Giovane, non c’è barba di monito contro la politica negativa che mi faccia recedere.
      Lei equivoca anche sugli “attacchi personali”. Un conto sono gli attacchi personali che fanno riferimento a difetti fisici o a predilezioni sessuali (come quelle di Bill Clinton, qui saepius Monicam irrumavit), altro sono gli attacchi politici personali.
      Noi pratichiamo attacchi politici personali convinti come siamo che le responsabilità politiche siano personali. Ci rifiutiamo di fare una battaglia politica basata sui proclami e sulle dichiarazioni pubbliche. Facciamo invece delle analisi alla ricerca delle cause del comportamento politico e svolgiamo la nostra battaglia sui risultati di tali analisi.
      Non ha senso affermare che i nostri attacchi a Salvini, per esempio, sono “attacchi personali”. Memori del film Il nastro bianco, siamo consapevoli della necessità di individuare per tempo i segni di degrado etico-politico. Il fascioleghismo di Salvini ci è estraneo, è una questione di principio. E non c’è barba di convenienza politica locale che possa farci recedere. I principi non possono essere barattati per un piatto di lenticchie. Le quali lentichie, fra l’altro, potebbero anche essere avvelenate.

  94. Anna permalink

    @ Marco e a Belotti, sempre sia l’original trade.
    Bellissimo. L’aperitivo, bellissimo.
    Io però, io invece, non parteciperò, non consumerò. Ma almeno non correrò il rischio di essere violentata in compagnia di ingurgitori di ‘ognissìa’. E adesso, non andate a ncercare, non spiluccate la rete nella speranza di trovar significato ed etimo della parola. Non è difficile capire.
    Predicano il nulla per far colpo sulla gente ingenua, fatta oggetto di discorsi fumosi, tutti da condividere, dove l’amaro dello sfruttamento della buona volontà individuale è cosparso dal miele della partecipazione. Preferisco non partecipare ai riti dei predicatori improvvisati, spregiatori del bene universale e comune.
    Sono stanca, me ne vado. Conosco Max, non mi sembra cattivo come lo descrivete voi. Però, da quando trattate di vari argomenti ho iniziato a controllare i suoi passi, devo dire che in qualcosa lo avete ben inquadrato. Alla prossima.

  95. Ancora sui profughi: Claudio Borghi, il “Miglio” di Salvini, e Cavagna il Giovane, l’erede del Pedretti

    Ieri sono capitato per caso su quella trasmissione televisiva orribile, si chiama La gabbia. Giuro che è vero, quella trasmissione per me è un piatto indigesto, non sopporto la pretesa di fichitudine di Paragone (il brutto che diventa bello), non sopporto l’urlo, la maleducazione, la sovrapposizione delle voci e il cazzeggio come elementi caratterizzanti del cosiddetto format, cioè della formula, del programma.
    Bene, capitatoci ieri per caso, ho sentito, a discorso iniziato, un’assurda apologia del leader emergente negli USA, quel tale Trump con la parrucca di Geppetto: Trump se ne è uscito, ultimamente, con la proposta di negare l’accesso al patrio suolo dei fedeli islamici. Colui che si è speso a favore di Trump era Claudio Borghi, il ben noto “economista”, il simil-Miglio che imprime il marchio di conformità sc-scientifica alle sparate di Salvini.
    Non sto a discutere la proposta di Trump, né i criteri di misurazione della fede di coloro che facciano richiesta di entrare negli Stati Uniti. Ridicolo. Con tutto che sia preparato ormai a tutto, ho trovato sconcertante l’intervento di Claudio Borghi, sia per il contenuto, sia per i toni.
    Potrei dire che con quella faccia rotondetta mi ricordava Pozzetto; potrei aggiungere che, essendomi allontanato dal televisore, ma continuando a sentire l’audio, ebbi come un’illuminazione: «Ma questa è la voce di Renato Pozzetto, proprio la voce di Pozzetto, nel film “Io sono fotogenico”». Potrei dirlo, ma è meglio che non lo dica, altrimenti qualcuno dice che sferro attacchi personali. La cacata legge non vuole.
    Dico invece che le posizioni di Claudio Borghi sono irriducibili al sistema di valori nei quali sono stato educato, e mi sono educato. Si esprimeva un po’ meglio di Cavagna il Giovane, è vero, ma, se non è zuppa, è pan bagnato.

    A proposito di Cavagna il Giovane, mi è stato riferito che la dott.ssa Serra si è lamentata, riguardo a certe intemperanze del consigliere comunale curnense, del fatto che «le opposizioni» non siano in grado di «comprendere» certe cose elementari e di per sé evidenti.
    Eh no, qui bisogna precisare, immediatamente e prima che la cosa precipiti, che un conto è l’opposizione di Gandolfi, altro è l’opposizione di Cavagna il Giovane. Poiché il discorso della dott.ssa Serra si riferiva alle posizioni di Cavagna il Giovane sui profughi, e poiché Cavagna il Giovane è manifestamente l’erede del Pedretti, su questo e altri temi, sarà bene ricordare che fu Gandolfi a destituire il Pedretti, dopo che venne alla luce il suo tentativo di ispezione alla moschea di Curno, in modalità di provocazione. E che a quel tempo la dott.ssa Serra fece lo gnorri, minimizzò, arrivò a dire che il Pedretti era un «capro espiatorio» che avrebbe consentito a Gandolfi chissà quali peccati (suoi, del Gandolfi). Infine, poco per volta, il Pedretti fu un gradito compagno di strada nel corso di più di un’impresa antigandulfiana.
    Immagino che sia interesse della dott.ssa Serra dimenticare l’impegno del Gandolfi contro l’intolleranza religiosa appuntata sui fedeli di religione islamica; immagino anche che sia interesse della dott.ssa Serra mettere Cavagna il Giovane e Gandolfi nello stesso calderone. Così Gandolfi fa la figura del bau-bau.
    Ma non è certo interesse del Gandolfi essere messo nello stesso calderone di Cavagna il Giovane, o in quello dei fascioleghisti che, a quanto pare, l’ambizioso consigliere comunale curnense vorrebbe “superare a destra”.

  96. .
    Anniversario per Nusquamia e mentule acide per i nostri avversari

    Ricevo sul pannello di controllo di Nusquamia la comunicazione qui riprodotta. Dunque, oggi cadrebbe il quarto anniversario di Nusquamia, pare che mi sia registrato il 10 dicembre 2011. Poi non ci ho scritto niente, per più di un mese. Il 29 gennaio 2012 volevo vedere come funzionasse, come s’inserissero testo e immagini e ho scritto una pagina tratta dall’Utopia di Tommaso Moro: si veda Nusquamia, seu Utopia. Penso che al momento non l’abbia letta nessuno; credo, neanche dopo.
    Il 17 febbraio ho scritto il secondo articoletto: Il c.d. Laboratorio delle c.d. idee curnensi (toh!).
    Poi, poco per volta, ho scritto sempre più frequentemente. Sono anche venuti i commenti, i primi frequentatori del diario sono stati i due gatti. Allora pubblicavo tutto, rispondevo a tutti, anche se — come scrisse apertissimis verbis il gatto padano doc, i commenti erano intesi a farmi “deragliare”. Ma non mi sembra che ci siano stati deragliamenti. Tentativi di deragliamento sì, minacce di denunce sì, ma nessun deragliamento. Poi ci sono satati gli assalti. A quel tempo ero molto buono, pubblicavo tutto, salvo che per tutelare la “linea” di Nusquamia, decisi di convogliare certi contributi monotematici nella Stanza di Giuseppe e gl’interventi di cazzeggio nel Salotto della nonna Speranza. Insomma, non ci piace la Serra che vorrebbe cammellare le gerarchie cattoliche, ancor meno il cammellamento ci piace se siamo noi a esser cammellati.
    Oggi Nusquamia è l’unico giornale che parla della politica di Curno, è l’unico Osservatorio, l’unico Obiettivo, l’unico Laboratorio, con buona pace di Locatelli, che ha provato a contrastarci con Quantile (che fine ha fatto?), trovandosi con un pugno di mosche in mano.
    Gl’interventi cazzeggianti, che volevano screditare Nusquamia agli occhi di certi osservatori politici, sono ormai ridotti a livelli sopportabili, il livello culturale di Nusquamia è alto, siamo pronti alla pugna, che combatteremo lealmente e intrepidamente. Proprio com’era nei voti.
    I politici indigeni lo sanno, sono costretti a moderare le proprie pulsioni, anche se capisco che quando gli scappa, gli scappa. Ma poi sono redarguiti, qualche volta sbeffeggiati, tanto da ridursi a reclamare, con tono querulo, il ridicolo diritto al’oblio. Che non esiste. Pensino anche che si avvicina il tempo in cui la stampa anglorobicosassone sarà costretta a rompere l’assedio. E allora saranno per lorsignori mentule acide.

  97. .
    Qualcuno è andato a trovarli?

    Se qualcuno è andato a trovarli, che impressione ne ha riportato? Ci piacerebbe trovare risposta a questi interrogativi:
    • Il Pd curnense come sta ad aziendalismo? Sempre più aziendalista?
    • Come sperano di coniugare l’aziendalismo antiumanitario con la politica sfacciata di cammellamento del papa e delle gerarchie cattoliche?
    • Si è soltanto cazzeggiato su falsi problemi, o di là dalla portata dei politici indigeni, o si è anche parlato di Curno?
    • Se si è parlato di Curno, si è venuto a sapere se la Serra si ricandida o se preferisce aspettare una nomina di sacerdotessa dell’Osservatorio politicamente corretto alle Nazioni unite? (Come è noto, con l’appoggio della Bergamo-bene e del sistema di pubbliche relazioni dei burloni della Convivialità delle differenze, facendo leva sul cammellamento del papa e considerando anche che è sindachessa, consigliere provinciale e cittadina svizzera, la Serra abbandonerebbe volenteri Curno per ricoprire incarichi megagalattici.)
    • Se la Serra ricoprirà incarichi megagalattici, Max Conti si candida alla carica di sindaco di Curno? O concorre direttamente, bruciando le tappe, a un seggio del Consiglio di rappresentanza dei Lombardi o, addirittura, a una poltrona nel Consiglio degli Europei?
    • C’era Misiani, il conte zio di Max Conti?
    • La dott.ssa Serra era presente, o si è limitata a far esporre su un altare collocato in Via de’ marchesi Terzi di sant’Agata Vien dal piano la sua sciarpa tricolorata d’ordinanza, custodita in una teca di vetro, in stile Sacra Sindone?
    • Si è parlato della collina del disonore?
    • Si è parlato di BergamoEuropa?

    • Mi domando se il partito e i cittadini siano «entrati in contatto» (vedi proclama qui sopra), com’era nei voti di Max Conti, e come.
      BergamoEuropa avrà un ruolo nel sistema di pubbliche relazioni tattili? Alla carriera di chi sono finalizzati tali sullodati contatti?

  98. Arci permalink

    @ Facsimile…
    Sto aspettando ancora le risposte del similfelix, nonché Fac simile, riguardo ai seguenti argomenti:
    a) Titolo del Libro.
    b) Come fa a esser certo che mi riferissi a Curno?
    c) Ha poi chiesto chiarimenti a Max Conti inerenti l’argomento Bergamo/Europa? È dispodto a dare le dimissioni da segretario cittadino del Pd nel caso in cui, all’esame dei fatti, risultasse che Bergamo/Europa è effettivamente una cordata di potere ambiziosetta?
    d) Come fa, caro lei, a conoscere così nel dettaglio le mosse politiche e le simpatiche abitudini di Gori?
    Per favore, risponda; tenga presente che se non ho risposta perdo il sonno e che, quando perdo il sonno, divento vendicativo: nel senso che, non sia mai, potrebbe succedere che non le rivolga più la parola.

    @ P.Bacco
    Già che siamo in trazione: perché P.Bacco non produce il documento imputato al Lussana?

    Poveracci questi Facsimile et P.Bacco. Che speravano?
    Nutro ancora speranza che entrambi diano risposte esaurienti. Ma so che non ne hanno il coraggio, sono talmente impacciati a nuotare in quel mare di m per non affogare tra i flutti m…..i me…….ti.
    Comunque spero ancora, attenzione, io però non vivo sperando!

    [Giusto. Nel film ‘Mediterraneo’, il sergente Lorusso, interpretato da Diego Abbatantuono a un certo punto se ne esce con la battura “Chi vive sperando muore cacando”. Sarebbe un po’ qualunquistica, lo so. Ma questo era, precisamente, il sergente Lorusso, che credeva nell’Italia fascista: all’inizio del film, perlomeno. Alla fine del film lo vediamo, invecchiato, nell’isola greca dalla quale smaniava di fuggire, quand’era un fascistello baldanzoso. Ma adesso che è vecchio e saggio, lo vediamo affetare le melanzane con il soldato Farina, nell’isola. Il soldato FArina era colui al quale l’Italia non aveva dato niente, mentre nell’isola aveva trovato la dolce puttana Vassilissa. Lorusso ammetterà di esserci sentirsi tradito dall’Italia, perciò se n’era fuggito. Il film si conclude con una citazione dal libro di Laborit, l'”Elogio della fuga”.
    Come cantava De André, “Dai diamanti non nasce niente, dalla merda nascono i fior”. Siamo partiti dalla merda, siamo pervenuti al tema della fuga, culturalmente tutt’altro che irrilevante. C’è un bellissimo film, ispirato alle teorie di Laborit che — anche nell’edizione italiana — s’intitola ‘Mon oncle d’Amerique’: vi si parla di aziendalismo, stress e della fuga dall’aziendalismo e dalle situazioni di stress. Fino a non molto tempo fa si trovava, per intero, su You tube. Direi che questa è cultura un po’ meglio del giallo Lgbt-friendly di Annalisa Di Piazza, che tanto piacque ai nostri similprogressisti. Ma la Serra da questo orecchio non ci sente. Lei confonde la cultura con la coltura delle rape, innaffiate con il concime della condivisione.
    N.d.Ar.]

  99. Prima i fascisti, poi i democristiani, oggi i similprogressisti: la congiura perché l’Italia sia un paese di merda

    Con riferimento a quanto pubblicato nel commento precedente, ecco due scene del film Mediteraneo. Il soldato Farina sapeva da sempre che l’Italia è un paese di merda. Il sergente Lorusso insisteva che l’Italia è un grande paese, che il futuro è radioso. Nella scena finale del film vediamo il soldato Farina, il tenente Lorusso e il tenente Montini: si ritrovano nell’isola di Castelrosso (Megisti, nell’Egeo, di fronte alla costa turca), ormai ben convinti, in un clima di perfetta condivisione, che l’Italia dapprima fascisticamente corretta, quindi democristianamente corretta e infine similprogressisticamente corretta era e rimane un paese di merda. La salvezza è una sola: fuggire dall’Italia.
    Vediamo adesso una scena intermedia del film. Guardate bene gli ultimi minuti del video: bellissimi. Non è roba per politici indigeni assatanati, è roba forte, per uomini veri.

  100. Cavagna il Giovane e Sara Carrara hanno precedenti illustri. Che siano santi anche loro, come il monaco Zenone?
    Esercizio di condivisione

    Vediamo in questo spezzone di film, tratto dall’Armata Brancaleone, come il giudeo Abacuc “condivida” con i cristiani il sacramento del battesimo.
    Avete notato la smorfia di orrore del monaco Zenone, quando apprende che Abacuc è «giudìo»? Sembra quella di Cavagna il Giovane, se gli dite che a Curno vive una comunità di fedeli islamici. In realtà l’ha sempre saputo, ma fa così per esigenze di copione.
    Apettiamo che si pronunci la fasciofemminista. Ma dov’è? È andata in India per liberare, con un’azione di commando, uno dei «nostri marò»? Vi si è forse recata insieme con quel maestro di arti marziali, da lei citato in un suo severo intervento di rampogna pronunciato in Consiglio? La palestra del maestro non aveva ricevuto la sponsorizzazione dell’Amministrazione, cosa che nella prospettiva della fasciofemminista era gravissima, tanto che in un memorabile pezzo di giornalismo anglorobicosassone lei domandava, preoccupata, agli attuali amministratori: «Preferite che le donne vengano stuprate?».


    Un articolo del quale l’Eco di Bergamo, nave ammiraglia della flotta anglorobicosassone, è particolarmente orgogliosa. L’articolo, oltre che la dichiarazione della fasciofemminista, presenta anche la sua foto, nel rispetto delle sacre regole del giornalismo locale.

  101. Aguzio permalink

    Ormai che sol Aguzio
    vi stimola il prepuzio,
    voi similprogressisti
    e fascio femministi
    Vi fate un panettone
    con Aristide istrione?
    Un brindisi finale
    e poi tenzone abituale!!

  102. Aguzio permalink

    Chi è il Justin Trudeau o il Janis Varoufakis del nostro paesello? Dopo i video dei balli sfrenati e le presunte erezioni della Lega, propongo di scegliere per sex appeal i nostri candidati vecchi e nuovi.
    [Non so niente delle erezioni della Lega. Perché, ce l’ha sempre duro? Da vent’anni a questa parte, sempre in piedi? Beh, questo è un caso evidente di priapismo. Anche Mussolini che ne soffriva, al pari di D’Annunzio, quand’era a Villa Feltrinelli conobbe tuttavia una remissione del doloroso morbo. Invece i leghisti no? N.d.Ar.]

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