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Repetita juvant

14 dicembre 2015

Mingere, cacare, confricare lo culo

 .

Volantino_Bruegel_1

Volantino distribuito a Curno (dicembre 2015) dedicato alla superbia, alle ambizioni e all’impudenza del personale politico della cosiddetta sinistra curnense. Facendo clic sull’immagine è possibile visualizzare il volantino (in linguaggio coglione: flyer) in formato pdf.

 

Dell’argomento trattato nel volantino abbiamo già parlato in una pagina precedente di Nusquamia. Anzi, per dirla tutta, questo volantino nasce da quella pagina, opportunamente compattato e presentato nel linguaggio e nello stile opportuno per questo tipo di comunicazione. Conosciamo l’obiezione: «Eh, ma queste cose le avete già dette!». Contro-obiezione: «Ma dove sta scritto che non si debba tornare su alcuni punti cruciali e caratterizzanti della politichetta curnense?». In altre parole: esiste forse una cacata carta che impedisca la ripetizione di un concetto? L’esercizio di ripetizione, da sempre, è stato ritenuto importante, sia per la memorizzazione, sia anche per una riflessione approfondita. E se anche esistesse, noi non abbiamo sottoscritto quella cacata carta. Semmai ci atteniamo all’antico precetto, non meno salutare che antico: Repetita juvant, cioè: giova ripetere le parole e i concetti. Dunque, noi ripetiamo il concetto.
Ciò premesso, abbiamo ritenuto opportuno movimentare la presentazione del nostro sconcerto nei confronti dell’albagìa spudoratamente professata dai politici di parte similsinistra, con qualche considerazione pertinente al dominio della “terza F”: ed è per questo che il sottotitolo – una sorta di “catenaccio” inteso a stabilire un nesso con il mondo della terza F – recita, in linguaggio simil-brancaleonesco, le seguenti parole: «mingere, cacare, confricare lo culo». Non dimentichiamo che il linguaggio di Brancaleone era farcito di latinismi inframezzati a solecismi dialettali, con reminiscenze della lingua “volgare” di San Francesco e Jacopone da Todi.

Mingere – Questa è una voce dotta, usata talora ancor oggi in medicina, per significare l’azione dell’orinare (far la pipì). Deriva dal latino, come molte voci dotte ancora in uso tra i medici (per esempio, “concozione” per dire “digestione”, dal momento che si riteneva in antico che nello stomaco avvenisse una seconda cottura dei cibi). Anzi, dal latino mingĕre deriva il ben noto vocabolo siciliano “minchia”, che sarebbe poi l’organo deputato alla minzione; e da “minchia” derivano i vocaboli “minchione” e “minchionare”. Questa ipotesi, a nostro avviso plausibile, è contrastata però dall’altra ipotesi che fa derivare il vocabolo siculo dalla parola latina mentŭla, con la quale si designa il medesimo organo di cui sopra: i lettori di Nusquamia ricorderanno che abbiamo fatto ricorso qualche volta all’espressione “E adesso sono mentule acri”, giusto per introdurre una qualche variazione linguistica e non usare l’espressione usitata “c…i acidi”.
Ma come fa la parola “minchia” a derivare da mentŭla? In effetti, il passaggio è plausibile, anche se non certo. Nella parlata popolare mentŭla potrebbe essersi trasformato in ment’la, che poi sarebbe divenuto men’cla. Non esistono argomenti definitivi a favore della prima o della seconda ipotesi. È certo invece che nel primo caso “minchia”, derivando da mingĕre ha il significato di organo deputato alla minzione (maschile); nel secondo caso, invece, “minchia”, derivando da mentŭla indica un organo sporgente: la radice indoeuropea “men” designa infatti qualcosa di sporgente, di aggettante (ricordate l’aggetto siffredico di via Buelli che, per lungo tratto di tempo, è stato il rovello del consigliere determinato Cavagna il Giovane?). Si vedano per esempio “monte” e “mento” che, al pari della mentula, sono parti o corpi sporgenti.

Cacare – Che in buon italiano si debba dire “cacare” e non “cagare” è cosa per i lettori di Nusquamia ormai acclarata, perlomeno da che insistiamo ad appuntare il nostro libertario disprezzo alle cacate carte: un’espressione che abbiamo preso di peso da Catullo, come forse qualche lettore  ricorderà, per scienza propria o perché ne abbiamo parlato in passato, più di una volta. In particolare, viene naturale parlare di “cacate carte” quando certi furbacchioni mettono in campo le leggi e le leggine per sostenere che è giusto quello che invece è soltanto schifoso, perlomeno secondo la morale naturale (e cristiana, oserei dire, purché ci si riferisca alla predicazione evangelica e non alla barbarie del Vecchio testamento che tanto piace ai protestanti e ai loro discendenti degeneri, gli aziendalisti). Ma sentiamo il pensiero di Nanni Moretti in proposito:

 

Confricare – Questo è un vocabolo prettamente brancaleonesco. Deriva anch’esso dal latino: da cum + fricare, dove cum significa “con” e fricare significa “fregare”, “strofinare”. Sentiamo questo vocabolo nella scena del film L’armata Brancaleone, richiamata dall’immagine qui sotto. Brancaleone ha salvato l’infanta Matelda da un’aggressione di briganti di strada, ma non ha potuto salvare il suo tutore. Il quale, in punto di morte, facendo affidamento sulla parola d’onore di Brancaleone, che è cavaliere, gliel’affida perché sia portata in sposa a un tale Guccione.

 Armata_brancaleone_(10)

Matelda però è innamorata di Brancaleone, non vorrebbe andare in sposa a un uomo che nemmeno conosce. In questa scena Matelda, dopo essersi lavata al fiume, opportunamente riparata dagli sguardi indiscreti dei compagni d’arme di Brancaleone che vorrebbero scorgerne la lattea nudità, ascolta commossa e innamorata la triste vicenda di Brancaleone che fu privato dell’eredità paterna. Brancaleone le parla dandole le spalle e stendendo un mantello con le braccia spiegate, in funzione di paravento. Quando Matelda esce dalle acque, si avvolge nel suo mantello, lo bacia. Brancaleone fa sforzi sovrumani per mostrare indifferenza. Ma lei vuole sentire le sue mani sulla schiena e con voce quasi supplichevole gli dice:

– Confricami le spalle.

Il nostro eroe resisterà agli inviti reiterati di Matelda a non far conto della parola data al tutore, terrà a bada le tentazioni della carne e, come sa chi ha visto il film, male gliene incoglierà.

 ♣

Morale del racconto: ancora una volta abbiamo dimostrato che si possono fare discorsi anche seri a partire da cose umili o apparentemente spregevoli (in senso proprio e figurato), come il mingere, il cacare e lo sfregare il culo. Invito i nostri avversari a smetterla di prendersi così terribilmente sul serio, perché non c’è loro azione che, passata al vaglio impietoso di Nusquamia, non si presti a un’analisi motivazionale devastante. Ciò avviene non per nosra malevolenza, ma per l’improntitudine di lorsignori. Per esempio, non potrebbe la dott.ssa Serra porre un freno alle uscite fasciate e tricolorate, perfino al momento di consegna al Comune di un’auto, per giunta usata ? Sbaglio,  o queste cose nella sua Svizzera sarebbero inconcepibili? E allora, perché le fa in Italia? Grazie al nostro tormentone, penso proprio che finalmente la Serra abbia capito l’errore commesso. Ma è possibile che per capire abbiano bisogno delle nostre rampogne? Beh, contenti loro… Che si trastullino con Martha Nussbaum, se piace; che promuovano la letteratura “di genere”, visto che si sono dati questa missione (in linguaggio coglione: mission); invitino di nuovo Vera Baboun e Annalisa Di Piazza. Non siamo d’accordo, ma loro non sanno che farsene del nostro dissenso. Tutt’al più si diranno “amareggiati” perché noi non “condividiamo”. Cioè, pubblicamente dicono così. Ma dentro di sé ripetono, con il Belli, «Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo».
Era quel che ci diceva, in sostanza, il Pedretti, quando si faceva forte di tot preferenze, mentre «tu sei uno». Già. Come se il torto e la ragione fossero misurati dai raporti di forza. Ma vedete voi quante preferenze possa oggi vantare il Pedretti, che il partito ha ritenuto opportuno non candidare a nessuna carica elettiva.

 

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From → Stampati

99 commenti
  1. Bergamo news si trasforma, dice addio al Pedretti (finalmente!) e sposa la causa renzista

    Piccoli mongomanager crescono – Le testate giornalistiche reziali vanno tutte, poco per volta, mutando forma. Il lettore non ingenuo capirà che la metamorfosi non risponde all’esigenza di una migliore leggibilità da parte del lettore (ché, anzi, così metamorfosate, le testate reziali diventano sempre meno leggibili). L’intendimento è evidentemente quello di “fidelizzare” (puah!), il lettore, scassargli i marroni con la visione e — quel che è peggio — l’audizione coatta di messaggi pubblicitari. Questi ultimi, i messaggi audio, per fortuna, possono essere neutralizzati disattivando la riproduzione audio.

    Disattivazione dell’audio – Ma dovete disattivare la riproduzione dal computer e non dal mezzo di riproduzione inglobato nel sito: i mongomanager infatti hanno predisposto che tale disattivazione non sia possibile dalla finestra di riproduzione nel sito. La tastiera del mio computer presenta un tasto di disattivazione degli altoparlanti; se a voi manca questo tasto, la cosa migliore è disattivare brutalmente gli altoparlanti, premendo il pulsante elettromeccanico di spegnimento. Alla maniera antica, insomma.

    Bergamo news scende in campo – Consiglio a tutti i lettori di leggere l’articolo del giornalista anglorobicosassone Isaia Invernizzi: Ecco cosa abbiamo fatto a Bergamo: in 7 minuti il bilancio del sindaco Gori. Il giornalista però, come abbiamo visto in un precedente articolo di Nusquamia, preferisce definirsi «guardiano social» e «anarchico borghese». Si veda il noastro articolo Le perle del giornalismo anglorobicosassone e i colpi di coda del Pedretti.
    Questo non è l’unico articolo dedicato da Bergamo news alla “convenscion” della Leopolda. Gli altri articoli, facilmente rintracciabili in rete trascrivendone il titolo nella finestrella di Google sono:
    • Gori alla Leopolda: “L’unità del centrosinistra è lo schema vincente”
    • Gandi come Fassina: “Leopolda? Sono andato allo zoo con la famiglia”
    • Giorgio Gori alla Leopolda “Renzi ha predicato meno e fatto più di Berlusconi”
    • Matteo Renzi alla Leopolda: “Mai più larghe intese”.

    Ma torniamo all’articolo di Isaia Invernizzi. Qualora non si fosse capito che Bergamo news è schierato per Gori e, a fortiori, come si dice, per Renzi, il catenaccio, sotto il titolo, è eloquente: «In soli sette minuti Gori ha riassunto i progetti approvati. L’obiettivo? Dimostrare a tutti i colleghi sindaci che anche con poche risorse si possono portare avanti politiche innovative». Pensate un po’: «in soli sette minuti»! Squit, squit, squit! E anche qualche slurp. Pensate, leggiamo nell’articolo che «Gori non ha speso nemmeno una parola sulla situazione nazionale: ha scelto di raccontare cosa ha fatto la sua amministrazione da quando è in carica». Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui (come scriveva l’Ariosto)! A questo punto, se Gori e, in prospettiva,tutti gli ex bersaniani che si sono traghettati su Renzi (Perlita Serra, Max Conti ecc.) godono di una sponsorizzazione così forte, ma che bisogno ci sarà dell’Associazione BergamoEuropa, quella della quale assolutamente non si sentiva il bisogno, ma che Max Conti e Dino Pusceddu hanno comunque voluto mandare in giro per il territorio orobico, opportunamente attrezzata di pile Duracell? Proprio come certi giocattolini indistruttibili, perlomeno a sentire quel che ci racconta la pubblicità. Ecco, io m’immagino l’Associazione BergamoEuropa come una sorta di tamburino di latta, ma con motorino elettrico e pile Duracell, che va per le strade, fa un rullo di tamburo e proclama: Max Conti! Dino Pusceddu! Finché la gente non ne può più e magari li vota, per non trovarsi di tutti i giorni tra i piedi. Un po’ come quell’avvocato della novella di Pirandello, La giara, che aveva quel cliente litigioso, il padrone della giara, che tutti i giorni diceva “Sellatemi la mula!”, per recarsi dall’avvocato e rompergli i cabassisi. Finché, sperando di liberarsene, l’avvocato regalò al cliente litigioso un Codice penale.
    L’articolo di Isaia Invernizzi dopo un breve cappello di devota presentazione, prosegue riportando ampi stralci dell’intervento di Giorgio Gori, senza ccommento, senza analisi critica, senza sentire oppositori interni o esterni. Slurp! Propio come facevano, a parti rovesciate, con Gandolfi: ampio spazio agli antigandulfiani (pedrettisti e similprogressisti uniti nella lotta), nessuno spazio per Gandolfi.

  2. Foto di copertina del Libro delle facce di Paola Bellezza

    Questa che vedete qui sopra è l’immagine di copertina del libro delle facce (o Prosopobiblio, cioè Facebook) di Paola Bellezza.
    È l’immagine che figura in alcune locandine dello spettacolo femminista “Sebben che siamo donne – Storie di rivoluzionarie” (si veda per esempio “Sebben che siamo donne”. Silvia Baraldini e Paola Staccioli a Campobasso) presentato al Centro sociale Pacì Paciana di Bergamo il 10 ottobre, ma che Curno ebbe l’onore di presentare anche prima, il 5 ottobre 2015. Ma le femministe erano anche a Brembate, e a Trieste, naturalmente, perché il gruppone femminista è nato lì, se ho capito bene. Insomma, anche queste femministe fanno le madonne pellegrine, come la Vera Baboun, improvvidamente invitata dalla dott.ssa Serra a parlare in favore della causa palestinese, a Curno, poco dopo aver parlato, lo stesso giorno, dello stesso argomento al cinema La Conca verde, a Longuelo, a un tiro di schioppo da Curno. Quei giorni Vera Baboun faceva la madonna pellegrina per la bergamasca, scortata dagli uomini delle pubbliche relazioni che militano all’insegna della “Convivialità delle differenze”.

    Ma torniamo allo spettacolo Sebben che siamo donne: è ispirato all’omonimo libro il cui contenuto è riassunto nella recensione di Amazon in questi termini:

    Dieci militanti politiche (Elena Angeloni, Margherita Cagol, Annamaria Mantini, Barbara Azzaroni, Maria Antonietta Berna, Annamaria Ludmann, Laura Bartolini, Wilma Monaco, Maria Soledad Rosas, Diana Blefari) che dagli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio, in Italia, hanno impugnato le armi o effettuato azioni illegali all’interno di differenti organizzazioni e aree della sinistra rivoluzionaria, sacrificando la vita per il loro impegno.

    Le femministe di Sebben che siamo donne hanno anche il loro sitarello Facebook, naturalmente: si veda Sebben che siamo donne. Storie di rivoluzionarie.
    Ora, noi non ci scandalizziamo di niente, nemmeno dell’apologia postuma della lotta armata (vedi il sito Facebook). Ci domandiamo soltanto quanto sia opportuno che un esponente della giunta serrana, con la delega alla Cultura, si esponga così vistosamente, dando spago ai fossili di movimenti eversivi che funestarono la scena politica trent’anni fa, e più. Capisco l’ingenuità, capisco il sacro furore, ma a tutto c’è un limite. Qui si scherza col fuoco, in senso metaforico e proprio.
    Ci domandiamo quanto sia opportuno che la dott.ssa Serra dia una copertura, diretta o indiretta, a iniziative di questo tipo: a un femminismo cioè violento, che dicendosi eufemisticamente “rivoluzionario” (una parola depotenziata, tanto che è presente nella pubblicità, ma che può avere valenza eversiva, secondo il caso: vedi Casa Pound), cade nella tentazione di fare l’apologia di Mara Cagol.

    • Aldo permalink

      È la r(in)voluzione serrana, Bellezza!

      • Le brigatiste e i brigatisti rossi, e le loro zie “ggiovani”

        Sono esterrefatto: non posso non pensare al tempo infausto degli “anni di piombo”, quando i giovani di buona e istituzionale famiglia giocavano a fare i rivoluzionari (vedi per esempio il figlio del politico DC Donat Cattin), venendo a incappare in qualcosa più grande di loro; oltretutto, spesso, manovrato dai servizi segreti. Spesso questi ragazzi di buona famiglia erano protetti dalle zie: gli davano ricetto quando erano ricercati dalla plizia, li rifocillavano. Le zie si sentivano “rivoluzionarie”, soprattutto si sentivano “ggiovani”, quando andava bene ci scappava una scopata con l’amico del nipote.
        Fare di Mara (Margherita) Cagol un’eroina, come vogliono le femministe, a distanza di più di trent’anni dalla sua caduta sul campo, mi sembra proprio un’enormità, quand’anche della sua vita si possano individuare alcuni episodi “eroici”.


        La morte di Mara Cagol, durante un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine che liberarono l’industriale dello spumante Gancia.

        È, a mio avviso, una questione di opportunità. Di ben altri esempi di eroismo si avrebbe bisogno, oggi, da proporre a una gioventù strangolata dall’egoismo dei nonni sessantottini, costretti a vivere sotto un cielo – quello dell’Italia – dove l’intelligenza, quando non è morta, è perseguitata.
        E poi, di quale rivoluzione mi parlano queste femministe? Un socialista scientifico direbbe che rivoluzione è il rovesciamento dei rapporti di forza iniqui, è l’abbattimento delle roccheforti del privilegio, è la fine del feticismo delle merci. Gli anarchici dicevano un tempo che la loro rivoluzione si sarebbe conclusa con l’impiccagione dell’ultimo re a mezzo delle budella dell’ultimo prete. Ma i tempi sono cambiati, dobbiamo considerare che oggi il consumismo e l’aziendalismo sono la sifilide del nostro tempo. Contro questi due mali dobbiamo spendere tutte le nostre energie, rivoluzionarie e riformiste insieme.
        Il femminismo in realtà ha sulla coscienza milioni, decine di milioni di bambini infelici, sacrificati al feticcio delle merci e alla carriera delle mamme. Vengono in mente quei due versi di Virgilio, che aveva capito tutto riguardo alla felicità degli uomini. Essa nasce dal clima di serenità che ebbero da bambini, dal sorriso dei genitori:

        Cui non risere parentes,
        nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est.

        Qualcosa del genere scrisse anche Stendhal, nella sua geniale autobiografia, La vie d’Henri Brulard. Ma, se la mamma è in carriera, non ride al proprio pargoletto; non ride nemmeno il babbo, che è incazzato.
        Non mi sembra che si possa considerare progresso la violenta riduzione a tappetino dei maschietti, che le femministe e gli Lgbt possano calpestare a piacere, in una sorta di guerra di tutti contro tutti: bellum omnium contra omnes, come scrisse Hobbes. E, se non vado errando, la laurea di secondo livello della Bellezza (cosiddetta “magistrale”, in linguaggio aulico, come usa quando si vuole coprire qualche magagna, come il degrado dell’Università italiana) verte proprio su Hobbes, anche se non so che cosa di nuovo sia riuscita a trovare la nostra consigliera nussbaumiana, in questo filosofo (e matematico) britannico. Ma, più precisamente, dovremmo parlare di un bellum omnium feministriarum contra omnes mares, cioè di una guerra di tutte le femministe contro tutti i maschi.
        Secondo me, per porre un argine al malessere della società occidentale, avrebbe senso tornare insieme tutti, maschi e femmine, a una semplicità di vita tolstojana, ispirata ai principi della morale naturale e di quella evangelica, che le è consentanea. Un ideale di vita che tiene nel massimo spregio l’aziendalismo, che tanto piace agli esponenti di spicco dell’Amministrazione curnense. Che senso ha fare poltiglia dei maschietti, tanto più che i maschietti che subiscono la violenza femminista non si sono mai macchiati — essi stessi — di alcuna violenza? Avrebbe senso che tutti insieme, uomini e donne, combattessero contro la violenza degli uomini e delle donne che sono, di fatto, violenti. Decidendo caso per caso quando ci sia violenza, abbandonando cioè la prospettiva pansindacalista delle esagitate femministe. Perché la violenza è, oggettivamente, schifosa.
        Ma i maschietti ridotti a tappetino non giovano certo al progresso morale e civile della “comunità”: uso un termine che ultimamente viene sempre più impiegato, a sproposito, in ambito similprogressista. Gli islamici ci disprezzano per la capitolazione davanti alla violenza femminista: e, limitatamente a questo aspetto, non hanno tutti i torti.

  3. Artemide Rossetti permalink

    Cioè in giunta a Curno ci sono elementi inneggianti l’eversione rossa degli anni di piombo?
    [Non credo che abbiano inneggiato all’eversione rossa, ‘sic et simpliciter’. Troppo facile, e non è nemmeno “istituzionale”. Ma inneggiano al femminismo violento che, come abbiamo dimostrato — sia pure per ‘intervalla insaniae’ — si spende per un’apologia delle brigatiste. La cosa è più sottile e, francamente, non saprei se così è peggio o meglio. Del resto, la Bellezza non è nuova a questi ‘exploit’. Si veda quanto scrivevo in un commento di qualche tempo fa (v. Curno-politici su Facebook:

    Addirittura, arrivò a pubblicare un orribile graffito, o simil-graffito, delle “riot grrrl” (sarebbero femministe incazzatissime, peggio di quelle che “l’utero è mio e lo gestisco io”), con tanto di scritta ‘Ain’t no revolution without women’. E poi, quale rivoluzione? Ma siamo seri! Se vogliamo parlare di rivoluzione proviamo a rifletterne, per esempio, con i fratelli Taviani. Segnalo in proposito che di recente è stato pubblicato su You tube il film ‘San Michele aveva un gallo’.

    N.d.Ar.]

    Come può essere bello da vivere un paese guidato da elementi così?
    In questo modo si spiega da chi furono chiamati i simpatici elementi dei centri sociali quando Casa Pound fece il gazebo “blindato” a Curno.
    E pensare che questa “pasionaria” da happy hour lavora in mezzo ai bambini. Genitori, in piedi le orecchie!!

    • Aldo permalink

      Se fosse come benevolmente spiega il signor Aristide, bisognerebbe almeno dire che l’inconsapevole “sovversiva” è un pochino ignorantella in storia e politica.
      Professoressa Serra, niente di meglio per la cultura di Curno, che lei ha affidato all’altezzosa “bellissima”?

  4. Le comiche permalink

    Il bue che dà del ……

    http://www.bergamonews.it/2015/12/15/pedretti-ex-consigliere-regionale-lascia-la-lega-maroni-traditore/211367/

    E adesso?
    La copertura del conte zio è venuta meno?
    Max Conti è dunque l’erede di Pedretti per il territrorio di Curno?

    • Il Pedretti è un idealista?

      Gli uomini di potere a Curno, e non soltanto a Curno, hanno la fissa di passare agli occhi del popolo, più o meno bue, come idealisti. E il Pedretti fu un uomo di potere. O ci siamo dimenticati il tempo in cui faceva il diavolo a quattro per espellere Fassi e Donizetti dal gruppo consiliare della Lega nord, al quale apartenevano di diritto? Ci siamo dimenticati il tempo in cui aveva la stampa anglorobicosassone ai suoi piedi? È forse il caso che pubblichi, ancora una volta, quegli esempi disdicevoli di giornalismo appecorato?
      Adesso il Pedretti non è più un uomo di potere. Che lui potesse perdere il potere era cosa da noi auspicata. Ma il Pedretti, ancora nell’ultima denuncia che ha sporto nei miei confronti, due anni e mezzo fa (che fine ha fatto?) lamentava che io lo volessi esule. Beh, mi pare che in esilio ci sia andato da solo. Lui dice per motivi ideali: in questo caso particolare, forse sarà anche vero, chi sono io per giudicare (parafrasando papa Francesco)?.
      In sostanza, il Pedretti si accredita come Ur-leghista, cioè un leghista delle origini. Ops! Ma anche Marcobelotti è un Ur-leghista. Come la mettiamo?
      Comunque, prima di partire per sdegnoso esilio, il Pedretti si consoli, perché lascia a Curno due eredi:
      a) Cavagna il Giovane, per quanto riguarda l’agitazione dei temi di pancia di un elettorato che si suppone facile preda di suggestioni irrazionali;
      b) Max Conti, per quel che riguarda i rapporti fra attori del territorio e politica; è noto che gli attori del territorio (associazioni, fondazioni, imprenditori, operatori culturali ecc.) hanno bisogno di una sponda politica ben salda, di un approdo sicuro, di un interlocutore navigato. Tale fu il Pedretti a suo tempo, un geometra che, all’ombra del conte zio Roberto Calderoli, riusciva a tessere una campagna mediatica di contrasto contro il progetto dell’arch. Bodega. Tale è oggi l’amico del Pedretti, il dott. Max Conti, presidente dell’associazione BergamoEuropa e, dunque, figura istituzionale a tutto tondo, un attore politico abile nel muoversi nei meandri della politica, un attore che gode dell’attenzione benevola di Antonio Misiani.
      E adesso aspettiamoci che prendano la parola (ma la prenderanno?) due “soggetti” (ma non nel significato napoletano della parola) istituzionali decisivi per la politichetta curnense:
      a) Marcobelotti, Ur-leghista anche lui, che non ebbe mai il coraggio di prendere posizione contro il Pedretti quando era suo dovere farlo; e che se si esprimesse adesso farebbe una figura ancora peggiore. Si rassegni, dovrà portare la croce del Pedretti.
      b) I giornalisti anglorobicosassoni, quelli che tremavano solo che il Pedretti gorgogliasse qualche parola. E lo intervistavano, e gli pubblicavano i conigli mediatici e correvano quando lui li chiamava fuori dell’Aula consiliare di Curno, perché doveva dichiarare qualcosa; il Pedretti li chiamavava agitando l’indice, come a dire “vieni qui, vieni qui”, e loro correvano. I miei poveri occhi hanno dovuto vedere anche questo. Bene, i giornalisti anglorobicosassoni adessano si facciano onore: adesso, adesso sì, vale la pena intervistare il Pedretti; adesso bisogna sentire Fassi e Donizetti, e raccogliere le parole di Gandolfi riguardo alla questione dell’ispezione ala moschea in modalità di provocazione. E sentire Marcobelotti e Tarcisio Foresti che — ne sono sicuro — avrà molte cose da dire. Coraggio, giornalisti anglorobicosassoni, coraggio, miei prodi!

      • Il viatico di Traìna (con l’accento sulla “i”, prego: in Sicilia si dice così)

        Il Pedretti abbandona la Lega. Il Traìna, giornalista dell’Eco di Bergamo, interviene sulla pagina prosopobiblica del Pedretti e gli dà il seguente viatico:

        Remo Traina – Credo che la tua scelta sia il frutto di notti insonne… sicuramente ragionata e pensata e ammiro il coraggio della tua decisione che la interpreto come una voglia di voltare pagina. Ricordarti però che se continuerai a far politica, dovrai sempre fare i conti con uomini o donne che perseguono un’idea un progetto dimenticandosi delle persone che hanno vicino. e tu lo sai bene….

  5. Massimo permalink

    Al peggio non c’è fine; purtroppo.
    Chi non lo conosce non può che rattristarsi del triste annuncio, chi lo conosce invece!?…
    Spirito di lealtà verso Bossi? e allora perché al processo per vilipendio al capo dello stato non si è presentato innanzi la corte spiegando i motivi dell’innocenza dell’uomo incriminato? E perché non non ha denunciato prima il marcio in Danimarca?
    Comunque, mastro Salvini ha perso un’occasione d’oro per poter affermare di essere un vero capo… ha atteso troppo e chi attende troppo è perché prima deve spostare o arrangiare qualche suppellettile sospetto?.
    Mi spiace per Pedretti, ma chi di spada ferisce. Mi piacerebbe leggere di quali mostruosità parla contro i suoi ex capi.

  6. terza media permalink

    A me fa gran pena vedere una persona così ostinata nel perseguire i propri ideali, un politico che ha fatto della secessione e dell’autonomismo la propria ragione di vita.
    Fedele alle più elementari leggi naturali come il rispetto del prossimo, la centralità della famiglia, la proprietà privata; rigoroso con se stesso e con gli altri, votato al servizio della collettività, tanto da annientare se stesso per non pesare sugli altri.
    Mi viene in mente la storia del soldato giapponese che dopo anni di sopravvivenza nella foresta, scopre che la guerra è finita da molto e che il suo esercito ha perso. Il Pedretti ha lavorato sodo e nel totale silenzio, nell’anonimato a favore dell’indipendenza, della libertà e a difesa dei valori storici e tradizionale della sua terra. Adesso si è accorto che la guerra è finita.
    Ma vaff…

  7. Sobrietà curnense

    Sono le 19.30 del 16.12.2015. Il Pedretti ha dato la ferale notizia del suo abbandono della Lega nord, 22 ore fa; due ore fa il Marcobelotti ha aggiornato l’immagine di copertina della sua pagina prosopobiblica presentando la foto di una palla. E del Pedretti non ci dice proprio niente?
    Ho cercato di spronare la professionalità dei giornalisti anglorobicosassoni son questo modesto consiglio, pubblicato su Bergamo news (v. Pedretti, ex consigliere regionale, lascia la Lega: “Maroni traditore”):

    «A pensar male si commette peccato…», diceva Andreotti buonanima. Per evitare di commetter peccato, suggerisco un lavoro di scavo nel paese d’origine del Pedretti, Curno. Bisognerebbe sentire l’ex segretario cittadino della Lega, Tarcisio Foresti, l’attuale segretario cittadino, Marco Belotti e l’ex sindaco di Curno, Angelo Gandolfi.

    Salvini, che trovò il tempo di assegnare una targa di benemerenza al Pedretti, che il Nostro non rifiutò, non ha trovato il tempo di diramare neanche una noterella, meno di 140 caratteri. Roberto Calderoli tace. Maroni pure. Ci aspettavamo qualcosa di diverso?
    Comunque, se i giornalisti, per sobrietà, ovviamente, non vanno da Marcobelotti, Marcobelotti potrebbe andare dai giornalisti. Che cosa c’è che non va in questo ragionamento?

    • Tarcisio questa volta non ha di che lagnarsi. Ho invitato la stampa anglorobicosassone a intervistarlo. Siamo tutti ansiosi di conoscere il Tarcisio-pensiero.

      • I Pedretti boys (come i papa boys, si parva licet…)

        Per il momento il Tarcisio si limita a pubblicare su Facebook il collegamento all’articolo di Bergamo news, dove il Pedretti si accredita come «idealista» (ma l’idealista non era Locatelli? O te beata, Curno, patria d’idealisti!). Insomma, la foto del capo. Non mancano però le foto, tante foto di pecorelle. Tutte in attesa del buon pastore, immagino.
        Quanto a Marcobelotti, tace.
        Aspettiamo di leggere sull’Eco di Bergamo un approfondito articolo di Remo Traìna che ci faccia capire meglio e che, soprattutto, dia agio al Pedretti di esprimersi compiutamente, incalzato da un abile giornalista che “non guarda in faccia a nessuno”. [*]


        Facendo clic sull’immagine è possibile leggere un articolo di memorabile giornalismo anglorobicosassone, onore e vanto della testata orobica L’Eco di Bergamo.

        Ricordiamo ai nuovi lettori di Nusquamia che il Traìna è l’autore del memorabile articolo dal quale si evinceva che il Pedretti, nel pieno fulgore della sua potenza, dichiarava Fassi e Donizetti fuori gioco. Una bella lezione per Fassi e Donizetti e una bella lezione di giornalismo anglorobicosassone, non c’è che dire. E anche una bella lezione per Gandolfi, perché l’articolo era corredato di un simpatico “spillo” che invitava il sindaco del buon governo a non curarsi delle provocazioni del Pedretti. O gran bontà dei giornalisti anglorobicosassoni! Nell’articolo non si è ritenuto opportuno sentire il parere di Fassi, Donizetti e Gandolfi, contro i quali erano indirizzati gli strali. Pare che fossero tutti insieme in vacanza, irreperibili, in una località non coperta da campo elettromagnetico cellulare.

        —————————————
        [*] Per l’uso di quest’espressione, rimando i cruscanti Pedretti, Tarcisio e Traìna a questo articolo dell’Accademia della Crusca, appunto: Senza guardare in faccia nessuno o a nessuno?

  8. Considerazioni in margine all’esilio volontario del Pedretti
    Ma quanto sono traditori Salvini & Maroni? A Curno la Lega nord conoscerà la sua Caporetto?

    Il Pedretti parla del tradimento di Maroni, ma non fa menzione del Salvini: traditore anche lui, o non-traditore? Dice che alla Lega allignano i carrieristi, ma non dice chi. Qualcuno forse ci capisce qualcosa, ma noi che non siamo in possesso della chiave di decrittazione del messaggio pedrettesco, siamo costretti a prendere le parole del Pedretti alla lettera.
    E — pur consapevoli che la cosa possa dispiacere a qualcuno, perché accredita Nusquamia come un foglio serio, capace di analisi serie — mi trovo costretto a ricordare quanto qui si scriveva quasi tre anni fa, il 2 febbraio 2013 (si veda Tradire i traditori).:

    Forse meno grave, ma non meno politicamente ripugnante, è il tradimento degli ideali fondativi della Lega da parte di Maroni e di Salvini. I quali sanno benissimo, praticamente da sempre, chi sia Pedretti. Sanno dell’ispezione al centro culturale islamico in modalità di provocazione, fortunatamente sventata, ma cinicamente voluta dal Pedretti in spregio delle gravissime conseguenze che quella provocazione avrebbe potuto avere sui suoi concittadini. Maroni & Salvini sanno del contenzioso Pedretti-Fassi e delle gravissime ingiurie e soprusi subiti dal Fassi: il Pedretti somministrava quelle ingiurie in nome della Lega. Sanno anche che queste marachelle del Pedretti (spesso in tandem con il C(h)ristian Invernizzi) costeranno care alla Lega, se la Lega non si dissocia dal Pedretti, perlomeno finché è in tempo. Ma i due traccheggiano: pensano di essere furbi? Forse. Fanno finta di non sapere che il Pedretti si vanta di aver sempre “inculato” tutti. Cioè, non gl’importa un bel niente di essere “inculati”. Evitando di affrontare il Pedretti adesso, Maroni & Salvini gli aprono la strada al seggio di parlamentare europeo. Ma le ingiurie a Fassi rimangono, quelle non si cancellano.
    Sperano dunque, il Gatto e la Volpe della Lega, che sia il Pedretti a pagare le spese? Siete sicuri che Pedretti pagherà? Avete un foglio controfirmato? Io sono sicuro che il Pedretti ha predisposto tutto perché siate voi, Maroni & Salvini a pagare. Per paura di affrontare il Pedretti oggi, farete domani la figura dei prendìnculi (con l’accento sulla “i”, prego!). Non solo: per colpa vostra la Lega pagherà un prezzo ancora più salato.
    Questo traccheggiare del magnifico binomio della Lega 2.0 (quella che si è scelta un nome, tutto maroniano, da condom tecnologico, quella che doveva cambiare tutto e che niente ha cambiato), ci fa pensare il peggio, come abbiamo spiegato in una precedente pagina di Nusquamia: se Maroni & Salvini sono messi nell’angolo dal Pedretti, gatta ci cova. Le colpe di Maroni & Salvini saranno oggetto di un’accurata disamina in un articolo a parte che contiamo di pubblicare su Nusquamia.
    Conclusione: anche per quanto riguarda la Lega Nord, tutti i cittadini federalisti, proprio perché federalisti, evitino con cura di votare per la Lega, perché i due cari leader della Lega mistica e profilattica, la Lega 2.0 — parlo dei mistici sufiti Maroni & Salvini, naturalmente — abbiano modo di riflettere sull’errore di rinviare alle calende greche la soluzione del caso Pedretti. Infatti, sono venuti meno a un loro preciso dovere, sia nei confronti dei cittadini curnensi, sia nei confronti della Lega stessa.

    Conclusione. In Italia la Lega potrà anche andare con il vento in poppa: attenzione, però, perché i giochi non sono finiti e sull’one-man-show di Salvini potrebbe calare il sipario, per collasso del Salvini medesimo. E allora chi ci mettono al posto di Salvini? Borghi, forse? Speriamo di no, preferisco Renato Pozzetto). Tuttavia a Curno — indipendentemente dal fatto che il Pedretti vuoti il sacco o non lo vuoti — la Lega conoscerà la sua Caporetto. È insieme una previsione e una promessa.
    Quando Craxi andò in esilio volontario a Hammamet, molti si domandavano se avesse intenzione di vuotare il sacco. E, poiché non lo svuotava, molti non se ne capacitavano. Ma una cosa fu certa: l’esilio di Craxi fu la Caporetto del Partito socialista. Ora, è vero che Curno non è l’Italia. Ma noi non siamo ambiziosi come la dott.ssa Serra, come Max Conti, come Cavagna il Giovane. Una Caporetto della Lega nord a Curno sarebbe una soluzione soddisfacente.

  9. Massimo permalink

    Pedretti l’“idealista” [*]

    Credo che Pedretti, con questa mossa a sorpresa, fortemente studiata e sofferta (come scrisse un detergente per bassi glutei), abbia dato scacco ai vertici della lega. Cavolo, li ha sfanculati (come usa elegantemente dire lei, signor Aristide) tutti. Quindi, la lega è in dissidio con se stessa, ama i laboriosi ma scopa con i truculenti. Matrimonio perfetto dunque.
    Povero Pedretti, lui che ha sempre messo la faccia, lui che ha sempre difeso il bene del capo Bossi, esempio di pio lavoro e devozione al capo, anche quando il Bossi venne condannato per vilipendio al capo dello stato, Pedretti corse in sua difesa stracciandosi le vesti, ma bloccato dai bravi che lo obbligarono a far ritorno sui propri passi, allora salì sul terrazzino di Gemonio urlando all’abominio legislativo, ma nulla ancora.
    Distrutto nell’anima e nal cuore, lascia l’incarico in regione per approfondire le proprie radici, ché senza quelle non si va da nessuna parte. Lavoratore infaticabile per il bene del prossimo, anche oltre oceano, come quando promosse il diritto inalienabile per i diritti dell’uomo contro l’oppressione del Tibet facendo pendere dal muro maestro del Municipio di curno lo striscione ”TIBET FREE”. Grande!… Oppure quando decise di indire un’ispezione a sorpresa presso la moschea di Curno durante l’ora della preghiera e con donne al seguito, per verificare che tutto fosse in regola, per la sicurezza degli stessi musulmani. Grande.
    Abbiamo perso un vero statista, pervaso da spirito di sacrifizio e abnegazione per il bene del popolo sovrano. Sì, il Pedretti, vaso d’elezione di identità radicate nel territorio, ha saputo dire basta alla edificazione di ecomostri, affiancato da un illustre e magnifico esteta come Max Conti. Fu anche meraviglioso stratega nel disarcionare Gandolfi 40 giorni prima della decadenza naturale del mandato in abbraccio con l’insuperabile amico e magnifico esteta Max, appoggiato ai luogotenenti della quinta colonna. Grande.

    ———————————-
    [*] L’articolo è originale, il titolo è mio. [N.d.Ar.]

  10. L’emergenza Pedretti, balsamo per i similprogresssiti curnensi

    L’emergenza Pedretti potrebbe far gioire i similprogressisti curnensi, perché il nostro cono di osservazione si è spostato? Aspettino, prima di fare i salti di gioia. E non dimentichino che uno dei principali capi d’imputazione a loro carico è l’essere stati impedrettati.

  11. Facsimile permalink

    Cambia qualcosa? Non cambia nulla a Curno?
    Non lo sappiamo.
    La realtà è che le conoscenze, le relazioni, come le parti del maiale non si scartano mai del tutto.
    Pedretti ne aveva molte dicono e di importanti e qualche cosa gli è rimasto, scommetto.
    Belotti ne ha meno, anche per natura mite e prudente e anche perchè è a Curno da poco.
    Ma si sa che poi le cose mutano e certi “attori” si spostano.
    Nessuno gioisce, anche perchè il Pedretti si godeva la sua vita privata già da qualche tempo (beato lui).
    Ad ogni modo ora si è posto fuori dalla lega, che in lombardia va “giudiziariamente” incontro ad un anno parecchio complicato.
    E che sempre qui vive una lotta senza quartiere ra Bossiani e Maroniani (si veda la farsa delle Nomine all’ospedale di Treviglio)
    Comunque in soli 3 anni a essersi eclissati dalla vita politica di Curno sono molti personaggi che l’hanno dominata per decenni…
    Ora si parla di pedretti, ma vogliamo ricordare.
    Fassi
    Donizetti
    Salvi
    Stella
    Trabucchi
    Corti F.
    Corti C.
    Morelli
    Permettetemi poi un saluto (non ricordo se venne ricordato su Nusquamia, era il mese di agosto quando mancò) a Domenico Cangelli, pure lui per molto tempo in consiglio Comunale e Provinciale
    Insomma, se poi aggiungiamo alcuni personaggi defilati
    Domenghini
    Innocenti
    Locatelli G.
    Pare che il quadro si sia parecchio rinnovato dalle elezioni del 2012..

    [Ma il problema è: il Pedretti si è dimesso dalla Lega perché è un idealista, o per tutt’altra causa, o per il concorso di concause da acclarare? Poi bisognerebbe fare distinzione, “eclissato” è troppo generico. Così si rischia di fare di ogni erba un fascio. Quasi che si volesse gettare acqua sul fuoco della battaglia politica, e a noi piace il fuoco della polemica, mica siamo “sobri”, noi. Capisce anche lei, e lo capisce benissimo, che non si possono mettere sullo stesso piano Fassi e Pedretti. Anche perché Fassi è una perona mite, compra di tasca sua i gingillini elettronici ed è astemio, conseguentemente non pasteggia a Chardonnay: l’ho visto bere un bicchiere di latte in situazioni per me inconcepibili. N.d.Ar.]

    • Gambirasio permalink

      @ Facsimile

      Comunque in soli 3 anni a essersi eclissati dalla vita politica di Curno sono molti personaggi che l’hanno dominata per decenni…

      Scusa saputello ma se Trabucchi si è affacciata per la prima volta alla politica nei primissimi mesi del 2007 e ne è uscita nel 2012, come fai a dire che 5 anni e tre mesi sono decenni?
      I decenni li hanno fatti e li fanno ancora i tuoi amici Benedetti e Conti.
      Se questo è il tuo approccio ai numeri…

      Alà b….!

      Gambirasio PSI

  12. Arci permalink

    All’oracolare @ Facsimile…Faccio copia e incolla da messaggio precedente.

    Sto aspettando ancora le risposte del similfelix, nonché Fac simile, riguardo ai seguenti argomenti:
    a) Titolo del Libro.
    b) Come fa a esser certo che mi riferissi a Curno?
    c) Ha poi chiesto chiarimenti a Max Conti inerenti l’argomento Bergamo/Europa? È dispodto a dare le dimissioni da segretario cittadino del Pd nel caso in cui, all’esame dei fatti, risultasse che Bergamo/Europa è effettivamente una cordata di potere ambiziosetta?
    d) Come fa, caro lei, a conoscere così nel dettaglio le mosse politiche e le simpatiche abitudini di Gori?
    Per favore, risponda; tenga presente che se non ho risposta perdo il sonno e che, quando perdo il sonno, divento vendicativo: nel senso che, non sia mai, potrebbe succedere che non le rivolga più la parola.

    @ P.Bacco
    Già che siamo in trazione: perché P.Bacco non produce il documento imputato al Lussana?

    Poveracci questi Facsimile et P.Bacco. Che speravano?
    Nutro ancora speranza che entrambi diano risposte esaurienti. Ma so che non ne hanno il coraggio, sono talmente impacciati a nuotare in quel mare di m per non affogare tra i flutti m…..i me…….ti.
    Comunque spero ancora, attenzione, io però non vivo sperando!

    PP.SS.
    Metta anche qualche personaggio del vecchio PCI e attuale PD; prego. Tipo il cugino dei cugini, giusto, caro il mio sobrio utopista dell’abbandono memoriale.

    • Aldo permalink

      Sono le prove generali per la prossima “campagna” elettorale curnese dei “belli da vivere”: balle su balle. L’esperimento sc-scientifico Curnoboccalona, roba da disperati, è partito… e forse già finito.

  13. Gambirasio permalink

    @Facsimile

    Cito: Pare che il quadro si sia parecchio rinnovato dalle elezioni del 2012..
    E Vito Conti e Aldo Benedetti dove li metti?
    Questa è da ridere Marx, è proprio da ridere.

    Alà b….! [epiteto in “lingua” lombarda orientale: N.d.Ar.]

    Gambirasio PSI

  14. Osservatore permalink

    Ma Massimo Conti il segretario del PD di Curno, con quale criterio seleziona i suoi collaboratori/portavoce?
    L’ultimo, questo che si chiama Facsimile (già lo pseudonimo è tutto un programma), ci ha appena scritto (con tanta ingenuità?) i nomi che secondo lui appartengono al passato politico di Curno.
    Oh bella!
    Si deduce che bisogna cambiare pagina e Facsimile spiana la strada finalmente ad un nome nuovo, un volto fresco, un vergine della politica per Curno:

    Massimo Conti è il candidato ideale a sindaco di Curno.

    Quindi di riflesso chiedo all’onorevole Misiani:
    Con quale criterio seleziona i suoi collaboratori/portavoce sul territorio di Bergamo?
    Perchè tutto quello che succede a Curno in area PD si riflette su di lui, e qualche domandina sorge spontanea ai cittadini.
    Se il meccanismo e la scala gerarchica funzionano così, viene anche facile prevedere e capire quali siano gli obiettivi e le strategie dell’onorevole Misiani e del PD per Curno e dintorni.
    Semplicemente basta osservare le mosse di Conti e dei suoi brillanti portavoce.
    A proposito di mosse, e quelle in passato concordate con l’amico Pedretti?
    Non vorremo dimenticare vero?

  15. Il gatto padano doc (che è molto invidioso) e i gufi si rassegnino
    Curno merita, forse, politici indigeni migliori e giornalisti migliori

    Nusquamia ha di recente compiuto il quarto anniversario di vita e ha finora ricevuto 200.000 visite.
    Sarà bene però sgombrare il campo dagli equivoci: il numero delle visite è cosa importante, nessuno lo nega, ma non è un indice di qualità. Ammettiamo che siano pochissimi coloro che leggono Nusquamia, o quasi nessuno. L’importante è che sia letto dalle persone con cui val la pena intavolare un discorso, e che possono svolgere un ruolo trainante nella formazione di un’opinione pubblica laica, ingranata con la realtà e dotata degli strumenti intellettuali per comprenderla, onesta. Perdere per strada la sciura Rusina non è un dramma, perché questo non è un organo di bieca propaganda. Scadere ai livelli della miserabile politichetta curnense sarebbe una iattura, perché abbiamo bisogno di tutta l’intellienza, di tutta la cultura che sia sopravvissuta all’onda omologatrice del politicamente corretto dei similprogressisti e al beceropopulismo dei fascioleghisti. Se poi, come potremmo facilmente dimostrare, non è nemmeno vero che “tanto Nusquamia non lo legge nessuno”, tanto meglio, ovviamente.
    Potremmo incrementare le visite trasformando questo diario in un notiziario porno, o in una piazza virtuale per appuntamenti Lgbt, o di cazzeggio goliardico-vernacolare. Ben ce ne guardiamo. La verità è che siamo contenti di Nusquamia per quello che è, soprattutto da che abbiamo scacciato con la scopa il gatto padano e abbiamo preso provvedimenti contro il cazzeggio subdolamente inteso a screditare l’unico organo che tratti della politica di Curno a livelli non bestiali e non culinlinctori.
    Nusquamia sarà anche un organo fazioso e tagliente: è vero. Ma non dimentichiamo la qualità infima di certi nostri avversari, pensiamo alla schifezza della conventio ad excludendum messa in atto dalla stampa anglorobicosassone, pensiamo alle difficili condizioni con cui abbiam mosso i primi passi, alle denunce larvate e alle denunce esplicite, pensiamo alla superbia di gran parte dei similprogresisti che se la tirano oltre ogni decenza, ricordiamoci del Pedretti, di Quantile, vediamo come scalpita Cavagna il Giovane: il nostro sarcasmo, talora feroce, apparirà nella sua giusta luce, più che giustificato. Noi combattiamo con armi oneste, non abbiamo santi i paradiso né attori del territorio in terra, non vedo perché dovremmo rinunciare alle poche armi delle quali disponiamo, la cultura e l’intelligenza. Tanto più che la nostra onestà, il nostro orgoglio intellettuale, che c’impedisce di ricorrere a mezzi sleali, ci mettono in una condizione di inferiorità nei confronti dei nostri avversari, i quali fanno ricorso con disinvoltura alla menzogna, alla slealtà, alla stampa anglorobicosassone, agli attori del territorio. Quegli stessi mezzi che a noi ripugnano. Dicono che, per essere democratici, non dovremmo usare le nostre poche armi: marameo!
    Se le nostre parole sono rasoiate, l’avete voluto voi: ditelo ai vostri amici giornalisti anglorobicosassoni. Loro ne sanno qualcosa.
    Riassumendo, il nostro diario vuol essere insieme un organo di opinione indirizzato a persone che amano ragionare con noi, e un deterrente perché finalmente i nostri avversari depongano l’arma impropria dell’appiccicoso “giornalismo” di provincia. Curno merita, forse, politici indigeni migliori e giornalisti migliori. Gente che sia, ciascuno con le sue competenze, all’altezza della complessità del sistema Bergamo/Curno.

  16. Rossano permalink

    Giornalisti? a quali giornalisti si riferisce? ai Ferrara? Fini? Montanelli? Feltri? Augias? Angela? ecc…
    Oppure si riferisce a quelli che titolano la ricetta per avere aggiunto un posto a tavola al cospetto del referente glabro per usura eccessiva deretana?
    Se nessuno di quelli citati fanno al caso suo, credo preferisca la Parodi, (no, non la first lady, ella è troppo apolitica e signora per vendersi per così poco spazio), la signora della cucina, che è evidente la sua non praticità fra i fornelli, ma almeno non si prende sul serio e scherza su questa sua debolezza.
    Gli unici giornalisti che, grazie a lei, corrispondono a quell’ideale di indagine non possono essere considerati giornalisti, i giornalisti che conosco, hanno dignità e s’indignano quando svelano la non obiettività nei colleghi. Inconsciamente può accadere che un giornalista sia amico o conoscente della parsona interessata l’articolo da scrivere e puo capitare che addolcisca un po’ la frase se quella frase può ledere l’amicizia, ma da lì, fare un elogio alla coglionaggine, no! quello non mi era ancora capitato di leggerlo. (a parte i giornali di regime, lì esisteva l’obbligarietà, pena l’esilio o la morta).
    Conosco una persona che scrive per un giornale sportivo, pagato dalla società sportiva stessa. Non ho mai letto un suo articolo che *accarezzasse le gesta poco sportive della squadra. Spietato se la squadra sbaglia e ”sobrio” se la squadra vince e gioca bene, pur conoscendo personalmente gli atleti. Sono molti anni che utilizza questo suo modo di scrivere, non usa aggettivi scontati è scorrevole nella lettura e mai e poi mai ha avuto pressioni di nessun tipo da parte della società sportiva. Lui, il giornalista, dice, se non scrivessi a quel modo, non mi divertirei e se tentassero di provocarmi un cambiamento, me ne andrei immediatamente.
    Gli elogiatori della coglionaggine, invece, non provano disgusto verso loro stessi?

    • I giornalisti markettari dovrebbero rendersi conto che ogni bel gioco dura poco.

      • Aldo permalink

        Condivido. Non le sembra, inoltre, che l’aspirante sindaco misaniano, quindi, bersanian-renziano, cioè biscarpone, si sia dotato di una specie di Quantile 2, da allenare sul suo diario per le prossime battaglie? Quanto meno, significa che la teme.

        • I suggeritori di “buoni consigli”

          Per il momento sospendo il giudizio, in attesa delle prossime mosse. Lei allude, immagino, a colui che ci dava il “buon consiglio” di non prendere le distanze dalla malapolitica e di non denunciare parimenti la mediocrità dei politici indigeni e nazionali.
          Solitamente non seguiamo i buoni consigli, cioè le affermazioni oracolari carenti di dimostrazione. Coloro che ti dànno un “buon consiglio”, proponendoti di cambiare rotta, lo fanno in vista di un interesse proprio, o per conto terzi, ma con la speranza di una “provvigione” (in senso lato) per se stessi, o di un vantaggio vero o immaginario. La speranza di un vantaggio immaginario non rende meno sospetto colui che sibila il “buon consiglio” in forma oracolare.

  17. Trasparenza

    Mi sembra giusto rendere edotti i lettori del fatto che c’è stato uno scambio di messaggi SMS tra Max Conti e me.
    Tutto è cominciato quando Max Conti mi ha inviato un breve messaggio (mi pare che fosse scritto “Ha letto le news?”), in occasione della formalizzazione dell’esilio del Pedretti, peraltro da noi ampiamente preconizzato fin dai tempi in cui scrivemmo la Pedretteide e il Pedretti era il bau bau denunciatore di Curno.
    Nel rispondere affermativamente, che cioè ero al corrente dell’ineluttabile esilio del Pedretti, proponevo a Max Conti, in qualità di presidente di Bergamo Europa, di indire una tavola rotonda – come si dice – dove i segretari dei partiti che hanno rappresentanza a Curno mettessero sul tavolo le loro carte. Chiedevo di prendere parte al dibattito in qualità di rappresentante dell’unico organo d’opinione che si occupi di politica curnense.
    Max Conti mi ha risposto dicendo che se ne potrebbe parlare, ma scivolava su una mia possibile partecipazione in antagonismo al giornalismo anglorobicosassone. Rispondevo in questi termini: «Io proponevo tutt’altra cosa: un giro di orizzonte tra gli attori politici attuali, intervistati da due personaggi contrapposti, in stile “Otto e mezzo”, quello del buon tempo antico [con riferimento alla mitica trasmissione di Giuliano Ferrara, quando erano presenti insieme Ferrara e Gad Lerner]. Perché la cosa non sia un mortorio, uno dei due intervistatori faziosi dovrei essere io. Il giro dei politici e degli ex è di una noia mortale e non approda a niente”.
    Max Conti replicava: «Sentiamoci prima. Ok?».
    Rispondevo più esplicitamente e rendo pubblica la mia proposta: «Per fare una cosa seria devono prendere parte gli attori attuali, Max Conti, Marcobelotti, Locatelli e, se vorrà, il referente-stratega del partito della fasciofemminista. Per evitare che gli intervistati cazzeggino, e si producano in rimasticatura orobica di parole d’ordine di conti zii, dovranno essere interrogati, in controcanto, da un vostro giornalista anglorobicosassone e dal sottoscritto. Bisognerà sentire anche Gandolfi, naturalmente».
    Questa dunque è la mia proposta, fatta al presidente di un’associazione che si dice sollecita del bene pubblico, anche se noi abbiamo il sospetto che sia soltanto uno strumento di servizio per la carriera degli esponenti di una cordata di potere ex-bersanian-misian-renzista.
    Credo che non se ne farà niente, perché i giochi tra i signori della politichetta sono ancora in corso:
    a) in campo similprogressista, non è ancora deciso quale sia il candidato sindaco: com’è noto la dott.ssa Serra ambisce a un ruolo internazionale, per questo si occupa di politica estera e invita la Vera Baboun, emissaria della lobby filo palestinese;
    b) in campo leghista Marcobelotti, com’è noto, vive in apnea;
    c) in campo destrorso, Cavagna il Giovane si dà molto da fare ma la politica non è un videogioco, credo che anche a Forza Italia — con tutti i loro limiti — lo sappiano; parimenti si dà molto da fare la fasciofemminista, della quale peraltro non si sa nemmeno a quale partito oggi faccia riferimento.

    • Romana permalink

      Potrebbe essere invitato a rappresentare i giornalisti anglorobicosassoni proprio quel Cesare Zapperi a lei tanto caro, autore, fra l’altro, di un memorabile pistolotto agiografico della figura di Roberto Calderoli, debitamente riportato nella somma opera di quest’ultimo intitolata “Mutate mutanda” (editrice Foedus, 1994). Ad allora risale il legame fra i due. Quindi s’avrebbe la “fortuna” d’avere al tavolo un altro “memorioso”, anche per quanto riguarda le vicende di Curno.

      • Zapperi poteva essere il Bel Ami bergamasco, ma il sogno si è infranto
        Giornalismo anglorobicosassone: una case history, come si dice in linguaggio coglione, quello che piace agli aziendalsimilprogressisti

        Facendo riferimento all’opera giovanile del Calderoli della quale qui sopra riportiamo la copertina, lei afferma che vi figurerebbe – trascritto, immagino – un qualche contributo dello Zapperi. Non posseggo il prezioso volumetto, e non sono in grado di controllare. Ma se lo Zapperi fu benevolo nel passato, oggi sembra non esserlo più. Qualche volta è “sobrio”, come in questo recente articolo: Roberto Calderoli: «Così ho sfornato gli emendamenti». L’articolo è dell’agosto 2015, pubblicato sul Corriere della sera, del quale adesso lo Zapperi è collaboratore free lance (“lancia libera”, come i soldati di ventura; per il Pedretti: “free lance”, e non “lance free”!).
        Però, dopo essersi fatto ricevere dal Calderoli — credo, grazie anche ad antiche relazioni, quando Zapperi era il principe dei giornalisti anglorobicosassoni, nello stesso tempo, a un dipresso, in cui il Pedretti era il bau bau denunciatore di Curno — guardi che cosa scrive il nostro giornalista il 23 settembre: per il buon Calderoli è un servizio completo di barba e capelli. Si veda Spegniamo i riflettori su Calderoli: il paese non merita le sue burle, dove leggiamo:

        Bisognerebbe mettersi d’accordo una buona volta sull’atteggiamento da tenere nei confronti di Calderoli. Scusateci la brutale semplificazione: è un saltimbanco, un guitto che usa la politica come palcoscenico oppure è l’uomo che conosce alla perfezione i regolamenti parlamentari, che assolve al meglio la funzione di vice-presidente del Senato, che è considerato da molti un valido interlocutore su materie costituzionali? In questi anni ha dimostrato di saper essere l’uno e l’altro, una sorta di dottor Jekyll e mister Hide, con il quale di volta in volta abbracciarsi o litigare furiosamente.

        Ebbene, questo articolo non ha l’aria di essere culinctorio nei confronti di Calderoli. Anzi, dice cose che pensiamo in tanti: non sarà originale, ma è nel giusto. Càpita, anche allo Zapperi, che forse si trovava a Londra, quando Bergamo news pubblicò quel capolavoro di giornalismo anglorobicosassone su Aristide, e lui era il direttore.
        Ma adesso leggiamo quest’altro articolo, sempre dello Zapperi: Gori, la sfida è governare la città non darsi alla politica politicante. Dato che ci siamo, leggiamo anche gli altri articoli nella sezione dei Commenti del giornale reziale laRassegna.it: quelli dello Zapperi, voglio dire.
        Beh, è chiaro che lo Zapperi non è filoleghista, oggi. Ma neanche ieri, a dire il vero, solo q.b. (= quanto basta). Per “ieri” intendo il buon tempo antico, felicemente tramontato, quando il Pedretti era amico del Trota e il Trota era responsabile dei “miidia” lombardi. La mia impressione è che Zapperi sia similprogressista con forte caratterizzazione aziendalista.
        Nell’articolo citato sembra lanciare a Gori il seguente messaggio: Caro Gori, guarda che, se tu sei andato al potere a Bergamo, è perché ti abbiamo appoggiato noi, quelli della Bergamo che conta, quelli con gli sghei (il dané ecc: mi sembra giusto dare una connotazione vernacolare alla smania di ricchezza e di istituzionalità). Dunque, caro Gori, non appassionarti troppo alla politica ma amministra, secondo le linee guida concordate, e vedi di non deluderci.
        In altre parole ancora, credo che Zapperi sia rappresentativo di quella democristianeria che divenne socialista con Craxi e che dopo Mani pulite è similprogressista, con un occhio di riguardo per la Lega nord, in terra orobica (o ci siamo dimenticati della gestione cattoleghista dell’Eco di Bergamo, al tempo in cui era direttore Ongis?). Zapperi potrebbe essere in sintonia con l’ambiente dell’Associazione benefica BergamoEuropa, della quale è presidente il nostro Max Conti. Sempre che non siano in concorrenza. Tutti vogliono fare carriera con Renzi, oggi. Ma poiché sono in tanti, finiranno per prendersi a spintoni, c’è da giurarci. L’unica impassibile, apparentemente, è la Serra: impassibile nella sua sobrietà, forte della nazionalità svizzera, che le apre la strada a prestigiosi ruoli istituzionali internazionali.

        L’etica del giornalismo – Come che sia, sarei lieto di discutere con Cesare Zapperi sulla mistica della professionalità (“professionalità”: una parola distorta dai mongomanager, abusata, stuprata), in generale, e della professionalità del giornalista in particolare, e del suo inevitabile corollario etico e politico.

        • I corsi di formazione sono perlopiù baggianate e truffe. Vediamo almeno di renderli divertenti
          Mutate mutanda: un testo indispensabile per i corsi di formazione d’ogni tipo

          Qualcuno potrebbe procurarmi una copia del testo di avviamento alla conoscenza della politologia, Mutate mutanda? Ho cercato su Google libri, ma invano. Possibile che si trovi nella Biblioteca di Curno? Qualcuno che è iscritto al prestito bibliotecario curnense potrebbe ritirarlo e lasciarmelo per un giorno? In prima istanza, potrei scandire (si dice “scandire” e non “scannerizzare”: merda!) le pagine del contributo zapperiano, se c’è. Ma, con un po’ di pazienza, potrei scandire tutto il libro perché questo monumento all’identitarismo padano non cada ignominiosamente nell’oblio.

  18. Aldo permalink

    Credo sia un’ottima proposta [con riferimento alla proposta di tavola rotonda con due intervistatori faziosi contrapposti, in stile ‘Otto e mezzo’: N.d.Ar.]: intelligente, però. E in questo sta la difficoltà. Rinunciare alla mediocrità significa porsi in discussione, significa correre il rischio di mettersi a nudo. Vuol dire fare politica e non politichetta. Ma sarebbe un salto di qualità per Curno e per i curnesi. Anche su questo i politicanti verranno giudicati.

    • Processare politicamente la politica (e i politicanti)

      Sì, si rende necessario un processo alla politica e ai politicanti. I capi d’imputazione? Sono sotto gli occhi di tutti e sono noti a tutti. Ma, se proprio fa piacere, ad uso di coloro che han perso la memoria, sarò lieto di sobbarcarmi dell’incarico di redigere un elenco dei capi d’imputazione politica, da utilizzare nel corso del processo politico a questa merda di politichetta.
      Sono pochissimo pasoliniano, considero anzi disastrosa l’ideologia pasoliniana. E il fatto che Pasolini sia morto come è morto, orrendamente, vittima designata di un rito pagano turbolento e primitivo (mi ricorda la morte del protagonista del film Improvvisamente l’estate scorta: l’omosessuale Sebastian è lacertato e quasi divorato al culmine di una festa orgiastica che lui stesso aveva fomentata) non aggiunge né toglie niente all’ideologia di Pasolini. La sua ideologia, che ipotizza la purezza del mondo primitivo contadino e preindustriale, non sta né in cielo né in terra, non più dell’ideologia dell’identitarismo celtico-padano.
      Ciò premesso, Pasolini era un intellettuale, un intellettuale onesto, talvolta anche un artista. E aveva intuizioni gagliarde, come quella di un processo alla politica.
      Ebbene, proprio di un processo alla politica si ha bisogno. Merda ai politicanti e ai loro servi!

  19. Facsimile permalink

    E Gandolfi? verrà Processato anche l’ex Sindaco del Buongoverno? O lui vola sopra le parti??

    Eggià Perchè viaggiava sin da subito in “buona” Compagnia.

    Il Sindaco per la legge Italiana è il Dominus, lui è responsabile politico e legale degli atti..

    ma aveva pure un vice sindaco, assessori e consiglieri assortiti.

    O mi sbaglio?

    • Quello del Gandolfi fu un buon governo nonostante la zavorra di certi consiglieri
      Senza contare che Gandolfi non si è mai sognato di coinvolgere i cittadini in discutibili operazioni di politica estera

      @Facsimile
      Il merito di Gandolfi è stato precisamente quello di essere stato il sindaco del buon governo nonostante la zavorra di parecchi suoi consiglieri (in senso lato, compresi dunque certi assessori). Essere onesti e leali comporta, com’è noto, numerosi svantaggi. Ma consente di mantenere una linea di orgogliosa coerenza e fornisce il carburante di un sano disprezzo nei confronti dei politicanti al servizio dei potenti, nonché dei loro servi, sia dei politicanti, sia dei potenti. Un sano disprezzo che, spesso, fa miracoli.
      Affermando che Gandolfi era fin da principio in buona compagnia, probabilmente lei si riferisce ad Aristide. Ma che cosa vuole che le risponda? Non è colpa mia se i similprogressisti, invece, hanno avuto come sodale e compagno di trabocchetti, dapprima, e disarcionamento antigandulfiano, poi, il Pedretti. Non è colpa mia se si sono trovati un lunedì 19 marzo 2012 [*] insieme con il Pedretti e con la quinta colonna del Pdl a rassegnare le dimissioni alla chetichella, perché non hanno avuto il coraggio di chiedere le dimissioni del sindaco in aula: tanto più che, come si sarebbe poi dimostrato, avevano i numeri per votargli una mozione di sfiducia. Hanno preferito la via sleale per ragioni inconfessabili e inconfessate. Insomma, non è colpa mia se avete preso tutti insieme la cattiva strada, con compagnie politicamente cattive. Ebbene, tremate, perché tutto questo vi verrà rinfacciato!
      Lei dice che il sindaco è il dominus, avendo però l’accortezza di precisare che è il dominus «per la legge». E allora diciamola tutta. In pratica, spesso, il sindaco è solo un burattino dei signori della politica e degli attori del territorio. Precisamente quel che si voleva che Gandolfi fosse, e che non fu. Come si diceva sopra, Gandolfi è riuscito a realizzare il buon governo nonostante la zavorra.

      Lei afferma che Gandolfi «aveva pure un vice sindaco, assessori e consiglieri assortiti». E soggiunge: «O mi sbaglio?».
      No, lei non si sbaglia. Lei dice benissimo. Ma mettiamo bene in chiaro una cosa: il tentativo di ispezione alla cosiddetta moschea di Curno in modalità di provocazione fu iniziativa del Pedretti, l’ispezione fu sventata per merito di Gandolfi. Poi, com’è noto, i similprogressisti voltarono la faccia dall’altra parte, dissero che non era successo niente, che non valeva la pena parlarne, e che, se se ne parlava, questa era una lite di pollaio, schierarono la stampa anglorobicosassone, che per l’occasione gettò la maschera e operò un vero e proprio furto di verità. Pensate un po’, nebtre la stampa anglorobicosassone veniva meno al suo dovere d’informazione, i similprogressisti arrivarono a dire che il problema era un altro e che il Pedretti era un capro espiatorio di Gandolfi. Bella roba! Che schifo!
      In quell’occasione non si parlò di “convivialità delle differenze” – l’ultimo grido in campo simil-catto-progressista – perché la merdosissima convenienza della politichetta, ilico et immediate (non traduco) richiedeva che si mandassero al macero gli ideali con i quali lorsignori solitamente si sciacquano la bocca. Si ricordano degli “ideali” soltanto quando debbano mettere in campo qualche “pazziata”, in vista chissà poi di quale progetto e di quali ambizioni della dott.ssa Serra. La quale fa l’intelligentona, ma è più che probabile che sia caduta vittima dei raggiri dei servizi segreti, qualche volta abili nelle pubbliche relazioni. Per montare il caso mediatico della Vera Baboun — madonna pellegrina in tutta Italia, sempre in Italia, tutti gli anni e quasi tutti i mesi dell’anno — non escludo che servizi palestinesi e burloni della convivialità delle differenze abbiano potuto far ricorso alle arti di Francesca Immacolata Chaouqui, una public relations woman micidiale, molto quotata negli ambienti cattoprogressisti.


      Francesca Immacolata Chaouqui, la pierre e lobbista calabro-marocchina, coinvolta nella fuga di documenti riservati del Vaticano, assieme al monsignore spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda. Gli sta bene al Vaticano. Così imparano a foraggiare il meccanismo perverso, smutandato e cristianamente esecrabile delle pubbliche relazioni.

      Ricordo ai signori similprogressisti che non ci siamo dimenticati di quello scivolone commesso della dott.ssa Serra, quando ha coinvolto la popolazione di Curno in questioni di politica estera, imponendo appecoramento e condivisione, in occasione della campagna di informazione a senso unico promossa dalla lobby filopalestinese. Perciò ci hanno mandato Vera Baboun, la sindachessa betlemita, perché ci insegnasse che cos’è la pace. Ci diceva che gli israeliani sono dei cattivoni perché hanno preso provvedimenti contro il terrorismo palestinese e hanno perfino costruito un muro con i checkpoint. Mi risulta che dalle autorità israeliane Vera Baboun sia definita senza mezzi termini una “bugiarda”. Si veda Stop lying about Israel and Bethlehem. E non dico nemmeno che quel che affermano le autorità israeliane sia da prendere per oro colato. Dico soltanto che m’indigno se qualcuno mi vuole prendere per il culo, facendo leva sulla smania di protagonismo dei politici indigeni desiderosi di forzare gli angusti limiti dell’amministrazione locale.

      ——————————————–
      [*] Breve rievocazione della congiura – Sabato 17 marzo c’era stata la prova generale, in occasione della seduta di Consiglio comunale nel corso della quale Gandolfi, dopo mille difficoltà e avendo superato tutte le resistenze e i capricci di una compagine di governo riottosa, nonostante i bastoni fra le ruote (di Locatelli), nonostante gli sgambetti ecc., finalmente presentava il Pgt. Coloro stessi che due giorni dopo avrebbero rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere, votarono a risicata maggioranza un ordine del giorno che chiedeva la sospensione della presentazione del Pgt. Perché? Non si erano ascoltati a sufficienza gli attori del territorio, le associazioni cammellate ecc., non c’era stata — insomma — un’elaborazione “democratica”. Sì, buona notte! In pratica, perché non si era tenuto conto del parere delle persone che contano e che pretendono di contare. Qui c’è stata una perfetta convergenza del Pedretti e della Serra, che aveva posto la sua candidatura al posto di futuro sindaco e che si era imposta come «la più determinata» (così si diceva allora). Perciò si parlò di congiura serrapedrettista. Ma non va dimenticato che gli autori della congiura furono Max Conti e Pedretti, detti “i Dioscuri”: la dott.ssa Serra preferì cogliere il frutto della congiura, senza troppo esporsi e scegliendo per sé un ruolo di sobria madre nobile del paese che sarebbe risorto dalle ceneri come “paese bello da vivere”. Così diceva; ma le rovine sono sotto gli occhi di tutti.
      Prima della votazione dell’ordine del giorno castrante, la fasciofemminista, che faceva parte della compagine governativa, abbandonava l’Aula adducendo la motivazione di un appuntamento medico a Milano. Una volta castrato il Pgt, e avendo verificato con la conta dei voti che non ci sarebbero state defezioni, i congiurati si ripresentarono in Comune due giorni dopo, per firmare le proprie dimissioni ed ipso facto facendo cadere Gandolfi e determinando il commissariamento del Comune. Infatti, il fattaccio fu consumato 40 giorni prima della scadenza naturale del mandato affidato all’Amministrazione Gandolfi.

  20. Arci permalink

    @ Facsimile.
    Che stangàda!!!
    Le piace, eh?
    Già che ci siamo:
    le ricordo le quattro domandine, se le faccia suggerire da Max suo ispiratore.

    Faccio copia e incolla da messaggio precedente.
    Un po’ vigliacco però. Cacasotto tantissimo.

    Sto aspettando ancora le risposte del similfelix, nonché Fac simile, riguardo ai seguenti argomenti:
    a) Titolo del Libro.
    b) Come fa a esser certo che mi riferissi a Curno?
    c) Ha poi chiesto chiarimenti a Max Conti inerenti l’argomento Bergamo/Europa? È dispodto a dare le dimissioni da segretario cittadino del Pd nel caso in cui, all’esame dei fatti, risultasse che Bergamo/Europa è effettivamente una cordata di potere ambiziosetta?
    d) Come fa, caro lei, a conoscere così nel dettaglio le mosse politiche e le simpatiche abitudini di Gori?
    Per favore, risponda; tenga presente che se non ho risposta perdo il sonno e che, quando perdo il sonno, divento vendicativo: nel senso che, non sia mai, potrebbe succedere che non le rivolga più la parola.

    @ P.Bacco
    Già che siamo in trazione: perché P.Bacco non produce il documento imputato al Lussana?

  21. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    @Facsimile

    Dubbio di antica memoria cacciariana (da M. Cacciari):

    Con Max Conti si può parlare di Max Weber?

    • L’aziendalismo, sifilide del nostro secolo

      Immagino che la domanda di Doctor Gandalf sia provocatoria, e dico subito che non c’è niente di male a far domande provocatorie. Ben vengano, anzi. Abbiamo bisogno di provocazioni, i petardi sotto il culo dei burocrati, dei sindacalisti, dei signori e dei servi della politica, dei giornalisti anglorobicosassoni, degli ambiziosetti e di coloro che se la tirano, dei figuri biecamente istituzionali ecc., sono i benvenuti.
      Questa nostra società è in consunzione, moralmente slombata, debilitata da dosi da cavallo di politicamente corretto, quindi spolpata dai piranha. Sono costoro gli affaristi d’ogni genìa che, qui in Italia, in particolare, trovano opportuno operare le loro malefatte dietro lo scudo similprogressista. Non è un caso, del resto, che i bocconiani, che sono al servizio dei malfattori ma pretendono di essere d’ispirazione giansenista e così impersonare, almeno in parte, l’etica protestante del capitalismo, siano perlopiù individui senza scrupoli. Si prestano, infatti, a razionalizzare l’esistente, come si dice (se i gatti padani non capiscono l’espressione, studino) per ottimizzare il profitto di chi ne compra i servigi. E l’esistente, oggi, è rappresentato ormai in misura crescente da sovrastrutture parassitarie, mentre la produzione di beni reali è pericolosamente evanescente. In altre parole, è come se il capitalismo fosse tramontato, è finita l’epoca dei padroni delle ferriere, oggi il business si fa con gli strafottuti corsi di formazione (fumo negli occhi). Al posto del capitalismo c’è l’aziendalismo. Non comandano più gli ingegneri, ma i politici, i burocrati e i mongomanager. E le pubbliche relazioni, quella brutta roba smutandata e ampiamente spermatopoietica (nel senso che producono effusione di sperma) sono addirittura diventate una scienza. La insegnano, addirittura: nei corsi di formazione, naturalmente; perfino nelle Università, e chi si laurea a pieni voti invece di vergognarsi, se ne vanta. Laurearsi nelle cosiddette scienze della comunicazione, specie quando, gratta gratta, vanno a parare nelle spermatopoietiche pubbliche relazioni, è peggio che laurearsi su Martha Nussbaum, direi. Ed è tutto dire.
      Ma perché la domanda di cui sopra è una provocazione? (Una provocazione salutare, aggiungerei.) Non ci vuole molto, lo si dimostra in due passaggi:
      a) se si fa il nome di Max Weber, il pensiero corre immediatamente alla sua Etica protestante e lo spirito del capitalismo;
      b) se si fa il nome di Max Conti il pensiero corre immediatamente all’aziendalismo, del quale è un alfiere dichiarato: dopo che Bepi «el memorioso» ha buttato la bandiera rossa in un fosso, è venuto Max Conti che ha posto il suo uovo aziendalista nel nido del Pd, nipote bastardo del Pci, proprio come fanno i cuculi nei nidi dei passeracei.
      Dando per scontato che l’aziendalismo sia una forma degenerata del capitalismo, ecco che il nesso tra i due Max si stabilisce automaticamente.
      Ora, un discorso abbastanza interessante sarebbe proprio quello sulla natura malefica di questo aziendalismo; in particolare che cosa sia l’aziendalismo trasferito a Bergamo, città di tradizioni cattolicissime, e in Italia, paese del familismo amorale. Ometto tutti i passaggi di una possibile dimostrazione e arrivo alla conclusione: l’aziendalismo in Italia è una vera e propria peste, è la sifilide del nostro secolo. Il problema è quello di trovare una penicillina che l’annienti.
      Beh, se l’associazione Bergamo Europa non fosse una cordata di potere, questo precisamente potrebbe essere un tema da trattare: la degenerazione in Italia dell’etica protestante del capitalismo nella sifilide del nostro tempo. Un tema da dibattere, possibilmente, senza la tutela di Misiani. Il quale è anche intelligente, ma è un bocconiano: e questa è una circostanza non da poco, difficilmente perdonabile, in mancanza di un opportuno autodafé da parte di Misiani. E poi, anche se è intelligente, Misiani ha commesso un errore, proprio come l’ispettore Rock nella pubblicità della brillantina Linetti. Non alludo alla calvizie del deputato bergamasco, ma precisamente all’associazione Bergamo Europa, affidata alla presidenza di Max Conti.

  22. Questa è una risposta alle provocazioni femministe della consigliera Bellezza

    Piace alla dott.ssa Bellezza giocare col fuoco, con il femminismo “rivoluzionario” (ma de che?) delle Riot grrrl (ne abbiamo parlato in una pagina precedente di Nusquamia)? Bene, si accomodi, buon divertimento. Alla violenza femminista noi rispondiamo versando calde e gioiose lacrime con Ugo Tognazzi, in un empito di sincera commozione.

  23. Dicono che il Pedretti sia andato in esilio volontario perché la Lega nord era sul punto di espellerlo
    Non è vero: la verità è che la Lega nord non ha mai avuto il coraggio di affrontare il caso Pedretti


    Il Pedretti sul palco della Fiera di Bergamo, tra Bossi e Salvini, al momento della consegna della targa-premio, il 28 marzo 2015, in occasione del 30° della Lega di Bergamo. I premiati VIP della Lega nord erano 28, il Pedretti è uno di questi.

    Questo è il colmo. Vorrebbero farci credere che il Pedretti abbia annunciato le proprie dimissioni dalla Lega nord in quanto avrebbe maturato il fondato sospetto di una prossima espulsione. Una palla paurosa. Pura disinformazione.
    Allora, proviamo a ragionare. Questo è l’annuncio diramato dal Pedretti via Facebook, il 15 dicembre 2015, l’annuncio dell’esilio:

    Da uomo libero, che è cresciuto lavorando, che è cresciuto con la Lega, da uomo libero che ama la politica per quello che può dare e fare per il popolo, per ogni singolo cittadino, non mi sento più militante di questo movimento.

    Ma perché il Pedretti ha annunciato il suo esilio (fra l’altro, da noi ampiamente preconizzato fin dai tempi di pubblicazione della Pedretteide)? Le ipotesi che si possono fare in proposito sono tre:
    a) il Pedretti effettivamente è un idealista, come lui dice, e non è d’accordo con la linea pragmatica di Salvini, berlusconianamente appiattito sui sondaggi d’opinione;
    b) il Pedretti, ormai da un bel po’ di tempo è tenuto al margine del partito, che intendeva logorarlo, senza tuttavia avere il coraggio di prenderlo di petto: a questo punto il Pedretti, dopo aver passato una notte insonne, ha scritto quel che ha scritto di getto; si parva licet…, il gesto del Pedretti sarebbe in tal caso paragonabile a quello di papa Ratzinger che d’improvviso, senza consultarsi con nessuno, ha scritto di notte la sua lettera di dimissioni dalla carica di pontefice; quindi l’ha letta, il giorno dopo, ai cardinali, che non hanno capito niente perché la era scritta in latino, [*] finché una giornalista di un’agenzia di stampa, che ha fatto studi classici, e che aveva capito, non ha dato l’allarme;
    c) ipotesi innominabile: se ne può parlare soltanto in aree schermate con gabbie di Faraday e bonificate dalle intrusioni degli “orecchi elettronici”; su Nusquamia non se ne può parlare. [**]
    Si noti che, sia pure con probabilità diversa, queste tre ipotesi devono allo stato delle cose essere mantenute in piedi con pari dignità (che non significa probabilità), dal momento che una ipotesi potrà essere considerata l’unica spiegazione poddibilr solo quando le altre due ipotesi siano state scartate sulla base di evidenze logiche e sperimentali delle quali al momento non disponiamo.
    Fa specie però il fatto che si voglia mettere in campo una quarta ipotesi, a nostro parere del tutto cervellotica, che sarebbe poi quella riportata nel titolo di questo pezzullo. L’ipotesi cioè che il Pedretti abbia detto “Vado in esilio volontario, prima che siate voi a mandarmi in esilio”. È un’ipotesi cervellotica perché non si ha alcun riscontro di un procedimento in corso, avviato contro il Pedretti, e che fosse sulla dirittura di arrivo con l’esito di una espulsione del Pedretti. Dov’è il documento di espulsione, e quale data porta, e chi certifica quella data? Ma poi, perché la Lega nord avrebbe dovuto espellere il Pedretti, visto che si è sempre detto che il Pedretti è un militante esemplare, visto che la Lega nord, pur avendo acquisito tutti gli elementi per poter giudicare l’infondatezza dei comportamenti del Pedretti contro Fassi e Donizetti, ha sempre fatto orecchio di mercante? Inoltre, non è stata forse la lega bobomaronita e salvinista a premiare il Pedretti con una bellissima targa non molti mesi fa, al tempo dell’evento organizzato in occasione del 30º della lega? E, ancora nell’agosto di quest’anno, forse che la Lega nord si è rifiutata di consegnare quell’appartamento gentilmente concesso dal Pedretti in comodato d’uso a un pensionato sfrattato? E non ha concesso al Pedretti tutta la visibilità che voleva, quando lo ha fatto partecipare alla consegna delle chiavi e gli ha dato la possibilità di formulare la seguente storica dichiarazione?

    Noi la solidarietà non la facciamo a parole ma con i fatti e soprattutto noi aiutiamo i nostri concittadini, perché prima per noi vengono loro e non i clandestini appena sbarcati sulle nostre coste.

    Dunque, la Lega nord è sempre stata dalla parte del Pedretti e questa storia che il Pedretti sarebbe andato in esilio prima di essere cacciato dai vertici del suo partito è una balla paurosa che vorrebbe accreditare la figura di Salvini come quella di uno stratega geniale, mentre noi saremmo dei poveri coglioni. Quel democristiano di tre cotte che rispondeva al nome di Scalfaro: “Non ci sto!”. Io preferisco dire: “Accà nisciun’ è fesso».
    Qui sotto il filmato storico in cui il Pedretti suggerisce al caro leader, Umberto Bossi, quella tale irriguardosa espressione nei confronti del presidente Napolitano, tacciato di terronità.

    Nel settembre 2015 Bossi è stato condannato in primo grado a 18 mesi di detenzione per vilipendio al Capo dello Stato, ma il Pedretti ha taciuto, prima, durante e dopo il processo; parimenti la Lega nord ha rinunciato a fare qualunque azione di pressione nei confronti del Pedretti, perché si prendesse almeno in parte le proprie responsabilità di suggeritore.
    Osservo infine che, a dire il vero, il Pedretti non mi è parso proprio un idealista. E non credo che Salvini abbia titoli per qualificarsi come idealista, tanto idealista da aver deciso di mandare in esilio il Pedretti perché non si comportò lealmente nei confronti del caro leader.

    —————————————-
    [*] I cardinali d’oggi per lo più non amano il latino, anzi lo detestano, in particolare quelli che aderiscono al programma di de-ellenizzazione della Chiesa, condannato da papa Ratzinger. Il quale, com’è noto, è sbeffeggiato dai cattoprogressisti, che però prendono sul serio la Chaouqui. Tra la saggezza degli antichi, che si espressero in latino e greco, e la cui tradizione è stata mantenuta viva fino a non molti decenni fa, e le baggianate di Martha Nussbaum, preferiscono MArtha. Merda!
    [**] Questa ipotesi, se esplicitata, potrebbe essere come il battito d’ali di una farfalla che provoca un cataclisma nel bacino delle Amazzoni. Roba esplosiva, e pericolosissima.

    • Pedretti esule. Nella Lega nord si aprirà un dibattito franco e democratico?


      Facendo clic sull’immagine si accede alla pagina del diario di Marcobelotti dove è pubblicato questo commento.

      Ci sarà nella Lega nord di Curno un dibattito franco e democratico? Un ripensamento della strategia pedrettesca alla quale la sezione curnense fu inchiodata per anni, durante la geniale conduzione di Tarcisio? Una resipiscenza riguardo al perdurante silenzio tombale nel corso dell’attuale conduzione di Marcobelotti? Una sconfessione dei contenuti dell’intervista concessa dal lungichiomato Christian Invernizzi al giornalista anglorobicosassone Traìna? A proposito: ma quella era un’intervista?
      Cioè, in altre parole: Marcobelotti, Tarcisio, Dolci e Sàgula (mi pare che la Lega nord sia tutta qui) hanno deciso di restituire l’onore a Fassi e Donizetti? Per parte mia, ho provato a gettare un sasso sulla palude di sobrietà.


      Ma c’è un altro interrogativo che ci leva il sonno: Tarcisio rimarrà a Curno o seguirà il Pedretti condividendone l’amaro esilio? E, in subordine: il Pedretti godrà delle facilitazioni per i profughi? Ma come la prenderà Cavagna il Giovane, che per ironia della sorte è l’erede del Pedretti, e che — coerentemente con il lascito pedrettesco — pretende che la Serra con i profughi faccia la faccia feroce? (“Facite ’a faccia feroce!”) Ma come, la faccia feroce con il Pedretti, che fu compagno di congiura serrapedrettista? Non fia mai!

      • I giornalisti anglorobicosassoni non possono improvvisamente fare i “sobri” (merda! anche loro!) e disinteressarsi del Pedretti
        Per trovare il bandolo della verità, cominciamo a sentire il Tarcisio

        Ma è possibile che non si trovi uno straccio di giornalista anglorobicosassone che vada a intervistare il Tarcisio? Eppure lui, l’ex segretario della Lega nord di Curno, al tempo in cui il Pedretti regnava, è lì, a portata di mano, teso come una balestra, pronto a raccontarci le strategie della Lega nord di Curno e a far luce sul tormentato rapporto della Lega nord (prima buxista, quindi bobomaronita, infine salvinesca) con il Pedretti.
        Ecco una domanda, fra le tante, che il valoroso giornalista anglorobicosassone potrebbe porre a Tarcisio: ma com’è che se la Lega nord voleva espellere il Pedretti, adesso stanno tutti con le bocche cucite (compreso il Pedretti), si osservano e non parlano, come allo scopone scientifico, e considerano una provocazione gravissima il solo ricordo del loro passato impedrettato? Perché non hanno risposto alle dimissioni del Pedretti con un comunicato durissimo? Quando il Miglio prese le distanza dall’«ignorantità» della Lega identitaria e un po’ alcolica, Bossi non esitò un attimo a definirlo «una scorreggia nello spazio». E il Pedretti? Neanche un ruttino?
        Tarcisio, fai luce tu sui misteri della Lega curnense e, soprattutto, sul rapporto fra il Pedretti e la Lega federale. Perché rinunciare al quarto d’ora di celebrità al quale tutti, secondo Andy Warhol, avrebbero diritto? Coraggio, Tarcisio, questo è il tuo momento!
        Cari giornalisti anglorobicosassoni, voi che pubblicaste tutti i conigli mediatici del Pedretti, fino alla nausea, orsù, dateci sotto. Dimostrate il vostro valore! Parafrasando Dante: Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come pupi, ma per seguir virtute e canoscenza.
        Sangue di Giuda!

  24. Grande orazione di Maria Elena Boschi

    L’incipit dell’orazione di Maria Elena Boschi è degna di Demostene. Lei è brava e bella; bella e brava. Altro che i corsi di aggiornamento e lauree farlocche in cosiddette Scienze della comunicazione! Altro che i pannicelli caldi, le pubbliche relazioni, le caccavelle, i triccheballacche di cazzeggiatori a oltranza!
    Maria Elena Boschi si esprime bene per doti innate, per grazia nativa. Razionale, elegante, una proprietà di linguaggio ineccepible, niente bofonchiamenti e niente sorrisetti asseverativi. Mai le tre F, presenti tutt’insieme in una stessa persona, ebbero una rappresentazione così riuscita, mai evocarono un’armonia così divina. Fate un confronto tra l’orazione di Maria Elena Boschi, qui sopra, e quella del Pedretti, qui sotto, al tempo in cui il mondo ancora c’invidiava questo uomo politico, prima dell’esilio. Poi sappiatemi dire.

    • Il garbo della Boschi rintuzza le sgarberie degli sgarbati

      • Osservatore non partecipante permalink

        La Boschi è il grado zero dell’erotismo, andrei a cena con Carfagna (A. Scanzi)

        • Logica al femminile (ma non femminista: non esiste la logica femminista)

          Scanzi, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, è un maleducato.
          Premesso che lui può portare tutti gli anelli e gli orecchini che vuole, e che è libero di coltivare la sua «sindrome della soubrette» (parole sue: vedi Andrea Scanzi: non sono gay) non mi sembra proprio il caso di presentarlo come giudice autorevole dell’eterno femminino. Invece le sue analisi politiche sono spesso acute. Con tutto il rispetto per la sua intelligenza, non può impancarsi a novello Paride. Ricordo che Paride è colui che assegnò la palma della bellezza ad Elena. E Scanzi sarebbe colui che assegna la palma dell’erotismo, con tutti quegli anelli e quegli orecchini indosso? Il suo erotismo è ben singolare, in ogni caso non è il mio. Insomma, parli per sé.
          E poi perché aut Maria Elena Boschi aut Mara Carfagna? Propongo un breve ripasso di logica (quella che non piace ai politicanti):
          Autaut in logica è una disgiunzione esclusiva: se dico Aut A aut B, vuol dire che se prendo A non prendo B; e se prendo B, non prendo A; nella fattispecie, se prendo Maria Elena Boschi, non prendo la Carfagna, e viceversa.
          Vel… vel in logica è una disgiunzione inclusiva: se dico Vel A vel B, vuol dire che posso prendere A, o posso prendere B, ma posso anche prendere A e B.
          Et… et è in logica una congiunzione: se dico Et A et B, vuol dire che prendo insieme sia A sia B. Il che, applicato alla Boschi e alla Carfagna, mi sembra un po’ sfacciato, è una modalità di partouze.
          Propendo per un vel… vel, per una disgiunzione inclusiva, cioè.
          Chissà che cosa capirebbero la Sciura Rusina, o il gatto padano o un appecorato giornalista anglorobicosassone. Non vedo però perché dovrei abbassarmi a parlare pedestremente, e sparare cazzate, giusto perché le cazzate sono più comprensibili. Non esiste la dimostrazione “democratica” del teorema di Pitagora. Al massimo può esistere una dimostrazione più o meno chiara. Credo che la dimostrazione che ho dato dei connettori logici sia chiara, e che comunque non possa essere espressa a livelli pedestri o bestiali.
          Certo, potevo non parlare dei connettori logici. Ma perché non dovrei parlarne, se a me piace così? In base a quale cacata legge sarei tenuto a seguire il “buon consiglio” di non trattare un argomento alla luce della seconda F, che è uno degli elementi fondativi di Nusquamia? Bella roba! I connettori logici no e Martha Nussbaum sì? (Martha N. dice cose incomprensibili, lei sì: ma perché ciurla nel manico, mica perché è profonda. Ché — anzi — la filosofastra è di una banalità e superficialità sconcertanti, senza contare gli svarioni storici e filologici, come quando tratta della pederastia greca in favore della rivendicazione di nuovi diritti Lgbt.)

          • Scanzi demistifica il giovanilismo di Renzi

            Questo è lo Scanzi migliore. E se ha gusti sessuali un po’ strani, diciamo così, e non fa male a nessuno, che importa? Quando vediamo un film di Hitchcock, per esempio Notorius, mica pensiamo ai suoi gusti sessuali (molto discutibili, secondo noi: vedi le memorie di Mme Claude, tenutaria di un bordello di lusso): vediamo e ammiriamo il film, tutto qui.
            Noi abbiamo più di uan volta ironizzato sullo statista curnense Cavagna il Giovane, che ci tiene, appunto, a presentarsi come “ggiovane” (con due “g”). Scanzi dice che Renzi fa il “ggggiovane”, con quattro “g”.

  25. Marcobelotti su Facebook: lapsus calami an lapsus freudianus?

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    Marcobelotti riprende dal diario di Mauro Corona la cartolina natalizia che qui sopra pubblichiamo. Premesso che le parole sono di Mauro Corona, e non di Marcobelotti, certo è che le parole scritte sotto la foto del “ggiovane” Mauro Corona si prestano a un’analisi interessante, alla luce delel traversie della Lega nord curnense che, non avendo tempestivamente preso le distanze dal Pedretti (d’altra parte, se lo facesse adesso, non farebbe che peggiorare la propria situazione, a meno che non facesse un autodafé con tutti i crismi), rischia di andare incontro a un’esiziale Caporetto.
    Vogliamo dunque fare un’analisi della cartolina? Eccola:
    • Foto di Mauro Corona “ggiovane”, sportivo e probabile nonnetto iperattivo (questo è il momento dei nonni e delle nonne; vedi Hillary Clinton, e la Serra lo sa): beh, il Mauro Corona è un simpatico cialtrone, per esempio quando si fa intervistare in tenuta alpina con quella bandana da pirata: un’imitazione di Moustaki, al secolo Mustacchi, che divenne famoso dopo essersi scopato Edith Piaf (anche Yves Montand, al secolo Ivo Livi, del resto). Ma negli studi televisivi notoriamente la temperatura si aggira sui 30°, per via delle lampade. Dunque il Corona la smetta con questa sceneggiata rustica, che non incanta più nessuno, e si renda conto che è mediaticamente sovraesposto, e rischia di stufare.
    • Corona parla dell’opportunità di «spazzare via il superfluo». Non è che il Marcobelotti allude a un’operazione analoga da parte della Lega nord? Però attenzione, se volete sbarazzarvi del Pedretti adesso, ora che lui si ètirato fuori della Lega, siete fuori tempo massimo. Vi date la zappa sui piedi. Coltivate dunque la memoria dell’esule Pedretti e che la forza sia con voi.
    • Corona scrive: «Sedersi, abdicare, leggere, pensare…». Ecco, soffermiamoci sull’abdicare, che è evidentemente riferito al soggetto implicito della frase, a Corona, che ritiene opportuno sedersi e abdicare. “Abdicare”? Questa è la parolina magica che in politica si traduce in “desistenza”. Ebbene, la destra curnense, oggi tentata da fughe in avanti fascioleghiste, sa bene che non toccherà palla. Le prossime elezioni saranno vinte da Gandolfi o dai serrani. Se la destra curnense scende in campo, ci costringe a fare una campagna contro i partiti e le liste farlocche che essa rappresenta, o pretende di rappresentare. Dunque non solo perdono le elezioni, ma perdono anche la faccia, e creao un danno agli stessi partiti “italiani” che pretendono di rappresentare. Se invece sono convinti che la Serra (o i serrani, che sono ancor peggio della Serra) costituiscano una jattura per il paese diversamente bello da vivere, gli conviene desistere: alle elezioni politiche non vincono (non vincerebbero comunque), ma nemmeno perdono; ma, soprattutto, non fanno perdere la faccia ai partiti che pretendono di rappresentare.
    • Infine, Mauro Corona scrive: «godersela un tantino prima dello scacco finale». Scacco? Voleva dire precisamente “scacco”, o forse non intendeva “stacco”? Di solito gli sportivi parlano di “stacco finale”. Ma se proprio intendeva “scacco”, ecco che le parole coronate possono riferirsi magnificamente alla destra curnense, che va incontro a uno scacco, a meno che non prenda in seria considerazione l’opportunità di desistere. D’altra parte, onestamente, di quali uomini dispone che possano essere considerati degni di rappresentare questo paese diversamente bello da vivere? Quali competenze, quale cultura, quale capacità di comprendere la complessità del sistema? Come pensate che potranno resistere alla nostra impietosa analisi? Per avere informazioni al riguardo, rivolgetevi al vostro Pedretti.

    • Mauro Corona una fichitudine come quella di Moustaki se la sogna

      Moustaki era anche un uomo di cultura, e non è nemmeno stato l’unico a giacersi con Edith Piaf. Ma poi, chi siamo moi per giudicare? Edith Piaf era una grande artista e se fece da nave scuola al ventenne Moustaki, gli fece solo del bene. Si veda Le jour où je suis tombé dans les bras d’Edith Piaf.

      • La canzone più bella di Edith Piaf

        Edith Piaf sarà anche stata sessualmente irrequieta in tarda età, ma chi se ne frega? Fu un’artista meravigliosa.

        • Anche i gatti padani piangono. Forse

          Riuscirano i gatti padani a capire la grandezza della canzone di Edith Piaf? Chissà. In fondo, sono stati anche loro bambini, forse ci fu un tempo in cui videro il sorriso della mamma e furono umani. Provino ad ascoltare la canzone di Edith Piaf nell’interpretazione della Vanoni e vedano se hanno capito e sentito qualcosa.
          Anche Ornella Vanoni fu sessualmente intemperante, proprio come la Piaf. Fu iniziata al libertinaggio triste (una degenerazione del libertinaggio migliore, che è gioioso) da Strehler, anche costretta, come lei ci racconta. Il maestro la buttava nel cerchio di affannosi partouze (scopate di gruppo), di gran moda nella Milano borghese ma progressista del tempo. Però, in fondo, chi se ne frega? A differenza dei similprgressisti, che pretendono la condivisione del pensiero unico (serrano, hillaryclintoniano ecc.) e dei leghisti che sono pronti a gettarsi nel fuoco nel nome di Salvini e, quel che è peggio, vorrebbero Claudio Borghi al timone dell’Economia, noi illuministi, noi libertari, noi socialisti scientifici siamo tolleranti. Prendiamo dai singoli, e dagli stessi movimenti d’idee, il meglio; quindi lo rielaboriamo. Se chiedete a Tarcisio, lui vi spiegherà che questa attitudine intellettuale prende il nome di eclettismo. Non è quella brutta bestia che in altri tempi, quando la Vanoni partecipava ai partouze, si voleva far credere, nell’area culturale marxista.

          • Nusquamia è versatile. I nostri avversari non hanno argomenti e, per non far figure barbine, si sono dati la consegna della “sobrietà”
            Ma prima o poi dovranno esprimersi, e allora sarà tutto da ridere

            Chissà se ai nostri avversari piace l’agilità di questo nostro diario: siamo passati da Marcobelotti a Ornella Vanoni e, come direbbe l’intellettuale Tarcisio — una risorsa finora ingiustamente sottoutilizzata dalla Lega, nemmeno premiata da Salvini, a differenza del Pedretti — “tout se tient”. Vediamo i passaggi logici, da Marcobelotti a Ornella Vanoni :
            * Marcobelotti pubblica nel suo diario una cartolina di Mauro Corona;
            * Corona pensa di essere fico, forse ha anche velleità scoperecce, imita Moustaki, ma non è al livello di Moustaki;
            * Moustaki ebbe come nave scuola Edith Piaf;
            * Edith Piaf fu una grandissima interprete della canzone francese, e sessualmente vorace;
            * Anche Ornella Vanoni, al suo tempo migliore, fu una grandissima interprete, anche lei fu sessualmente intemperante.
            * Entambe hanno interpretato la canzone struggente dei due amanti suicidi nella camera di un albergo ad ore.

            Invidia? Locatelli e Max Conti si organizzeranno con un loro controdiario? Locatelli ci provò con il suo Laboratorio delle idee affidato alle cure di Quantile, e andò a finire come sappiamo: il Quantile, stracciato, si ridusse a minacciare pedrettesche denunce. Quanto a Max Conti, sappia che con il politicamente corretto non si va da nessuna parte
            E allora che fare? Denunciare? Cazzeggiare? Organizzare una quinta colonna cazzeggiante fra gli stessi resistenti? Non funziona, lo sapete benissimo. La stessa stampa anglorobicosassone, opportunamente massaggiata, sarà costretta a cambiare atteggiamento. Il buon Gàndola per primo si rende conto che mantenere in piedi la cellula angigandulfiana non è nel suo interesse. Anzi, se lo aiutiamo a disfarsene, non può che essercene grato.

    • Belotti pensiero? permalink

      Marco Belotti postando Mauro Corona tira una bella slurpatina a Salvini.
      Ah questi uomini della Lega che hanno bisogno di un capo da leccare per farsi notare

      http://www.ilgiornale.it/news/politica/lega-nord-matteo-slavini-vorrei-mauro-corona-ministro-dellag-1123869.html

      https://it-it.facebook.com/salviniofficial/posts/10151956514148155

  26. Devastazione di un luogo di culto islamico: lo statista Cavagna il Giovane si è pronunciato?

    Cavagna il Giovane, che nel videogioco della politica si è scelto l’avatar dello statista, esigeva che la dott.ssa Serra esigesse dai responsabili della comunità musulmana di Curno una presa di distanza dagli attentati terroristici di matrice islamica.
    Reciprocamente, entrando nelle coordinate politiche e mentali della “ggiovane” promessa di Forza Italia, Cavagna il Giovane avrebbe dovuto tempestivamente condannare la devastazione di un luogo di culto islamico ad Aiaccio. Non l’ha fatto? Male. Lo farà? È fuori tempo massimo.

  27. Facsimile permalink

    Ragazzi miei, fraterni amici di Nusquamia salve..
    Possano giungervi fervidi i miei auguri con le Migliori Intenzioni per il 2016..

    A presto

    • Timeo Danaos et dona ferentes


      Laocoonte.

      ‘Timeo Danaos et dona ferentes’: così dice Virgilio, o, meglio: così Virgilio fa dire a Laocoonte, che non si fidava del dono fatto dai Greci, il cavallo di Troia.
      Comunque, non fia mai che si possa dire che noi siamo maleducati, come quel cafoncello di Scanzi che ha attribuito un grado di erotismo zero a quella santa, a Maria Elena Boschi! Noi no, non oseremmo mai dire una cosa del genere, di nessuna donna, nemmeno della più scatenata, forsennata e crudele femminista. Nemmeno della virago più sfacciatamente iperclitoridea. Ma guardiamola, Maria Elena Boschi: si può dire una bestialità più grossa di quella di Scanzi? Se Scanzi mi càpita a tiro, lo schiaffeggio.

      Dunque, perché nessuno possa dire che siamo maleducati, ricambiamo gli auguri. Del resto, noi vogliamo i nostri avversari bene in vita, pugnaci, tutto il contrario che sobri, nell’accezione filistea del termine. Avete mai visto un gatto che si diverte con un topo morto?
      Vorremmo invece che la Serra fosse sobria nel senso nobile della parola: niente più inaugurazioni fasciate e tricolorate di un erogatore di corrente elettrica per auto elettriche e ibride, niente più cerimonie fasciate e tricolorate per l’acquisto di automobili di seconda mano. E, per favore, che non si faccia più infinocchiare dal sistema di pubbliche relazioni messo in piedi dai servizi palestinesi. Gratta gratta, vuoi vedere che le pubbliche relazioni della sindachessa betlemita Vera Baboun sono state messe in piedi dalla public relation woman calabro-marocchina Chaouqui, quella del monsignor Vallejo e dei baby doll dimenticati (ma c’è chi nega che ciò possa essere accaduto) in un albergo a Firenze? [*] Ricordo che la Chaouqui fu assoldata dai “cacciatori di teste” per far pubbliche relazioni per il Vaticano: orrore!

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      [*] Si veda Vatileaks, Balda insiste sulla notte d’amore con Chaouqui: “Dimenticò il baby doll in hotel a Firenze”. Ricordo che “Balda” è il Mons. Lucio Ángel Vallejo Balda.

      • Aldo permalink

        È calabro-egiziana, per quel che ne so.
        Non so se sia parente dell’omonimo deputato Pd.
        Comunque credo che Lei non sia lontano dalla realtà.

  28. Maroni non è da meno di Bossi e Berlusconi: ha anche lui il suo cerchio magico

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    Bossi
    Il cerchio magico di Bossi era perfetto: padre, madre, figlio e badante. Il padre è lui, ovviamente, il senatùr; la madre è Manuela Marrone, seconda moglie di Bossi, fondatrice della mitica «Scuola bosina» (si veda Fallita la «Bosina», la scuola della moglie di Umberto Bossi); il figlio è il Trota; la badante è — pare — Rosi Mauro, fondatrice di un fantomatico sindacato [*] e grande manovatrice del cerchio magico: si veda il video qui sotto

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    Berlusconi
    Berlusconi quante badanti ha? Dipende, nei momenti più felici ebbe le olgettine che gli spillavano i quattrini e poi andavano sparlando di lui, dicevano che ha le chiappe flosce. Adesso ha Maria Rosaria Rossi, a destra nella foto in basso, ma neanche la Pascale (a sinistra) scherza, nel tenerlo a bada: gl’impone sbaciucchiamenti ai cani, apertura ai nuovi diritti e alle buone pratiche Lgbt ecc. Berlusconi subisce e obbedisce. La Pascale — anche questa è cosa nota — svolge il ruolo di Vestale del cerchio magico, da che Berlusconi non può più far vestire da suora la Minetti, per poi benedirle le tette.

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    Bobomaroni
    E Bobomaroni? Sia ben chiaro: Bobomaroni non ha intenzione di farsi bagnare il naso da nessuno. Badanti forse non ne ha ancora, ma un cerchio magico pare proprio che l’abbia. Ne fanno parte la portavoce del “pensiero” bobomaronita e una superpoliziotta, così almeno riferisce il Fatto quotidiano: si veda Voti, trapani per tv e biglietti aerei: la superpoliziotta privata di Bobo Maroni.

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    Pedretti
    Ma ecco la notizia di immediato impatto curnense: Roberto Pedretti, com’è noto, ha annunciato via Facebook la sua fuoriuscita dalla Lega; in quel suo sfogo prosopobiblico ha parimenti dato del traditore a Bobomaroni. Adesso, con un nuovo messaggio impostato nel casellario di Facebook, propone ai lettori del suo diario la lettura dell’articolo del Fatto quotidiano, in versione cartacea. Venuto a conoscenza dell’articolo, infatti, l’esule curnense l’ha immediatamente fotografato con lo smartphone (o “ficofono”) dal quale non si stacca mai e pubblicato con gongolante compiacimento.
    C’è però una cosa che non ci torna: leggiamo, sempre sul Fatto quotidiano, che le due bobomaronian-cerchiste hanno trascorso «un weekend in Calabria ospiti dell’avvocato di Maroni e della Lega, Domenico Aiello». Ricordiamo inoltre benissimo di aver letto che lo stesso Domenico Aiello è l’avvocato di Frosio e Pedretti, rinviati a giudizio per i rimborsi regionali allegri, o, quanto meno, lo è stato. E ricordiamo bene che il Pedretti diede del traditore a Bobomaroni precisamente in relazione alla questione dei rimborsi allegri: si sentiva abbandonato dal partito. Dunque Ajello non è più il difensore del Pedretti? E se lo è ancora, perché l’avvocato calabrese, che è anche l’avvocato di Maroni, non ha messo pace fra i due?
    Dà notizia della condivisione dell’avvocato da parte di Bobomaroni e del Pedretti il seguente articolo del Corriere della Sera: Dal vino ai menù «Da Vittorio»: le spese dei consiglieri a processo.
    Un’ultima notazione: noi sapevamo che il Pedretti era bobomaronita, ricordiamo anche che il Bobo venne a Curno a far propaganda per la formazione d’ispirazione pedrettesca “Claudio Corti sindaco”, attualmente rappresentata in Consiglo comunale da Cavagna il Giovane. Il quale, pur sfanculato da Marcobelotti, ci tiene a dare di sé l’immagine del continuatore del Pedretti. Dunque?


    In occasione delle elezioni amministrative a Curno (2012), Bobomaroni accorse in fraterno aiuto alla lista “Claudio Corti sindaco” fortemente voluta, e gestita, dal Pedretti. Il Pedretti aveva fatto il salto della quaglia dal campo buxista a quello bobomaronita. Adesso vorrebbe tornare in campo buxista. Ma Bossi lo vorrà di nuovo con sé? Ricordiamo che Bossi non fu contento della ristrutturazione del terrazzino della villa di Gemonio, e lo disse pubblicamente; inoltre il Pedretti, che fu suggeritore di Bossi alla Bèrghem Fest, quando Napolitano si prese del “terrone”, non ha fatto niente per assumersi la sua fetta di responsabilità. Possiamo conseguentemente ipotizzare che Bossi, condannato — lui solo — per vilipendio al capo dello Stato, non sia stato molto contento.

    La vicenda del Pedretti dovrebbe essere chiarita, ma Marcobelotti è sobrio, non ci vuol dire niente. Tarcisio vorrebbe parlare, ma nessun giornalista anglorobicosassone vuol sentirlo. Ebbene, caro Foresti, se hai bisogno di sfogarti, noi siamo qui: sfogati pure, fiducioso: lèvati i sassolini dalla scarpa, una buona volta!

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    [*] Bobomaroni reclama (come vediamo nel filmato) “Voglio un sindacato vero!”. Lo dice con fare decisionista, molto sicuro di sé, determinato. Poco ci manca che aggiunga: Porca puttana! Come Fantozzi, quand’è incazzato. E adesso, con Salvini, come va il sindacato leghista? C’è un sindacato vero?

  29. Ragionando congiuntamente sulla prima e sulla terza F
    Una modesta proposta: smettiamo di chiamarlo “smartphone” e chiamiamolo “ficofono”

    Scrivevo nel commento precedente, a proposito dell’articolo sputtanante per Bobomaroni pubblicato sul Fatto quotidiano e subito ripreso e divulgato da un Pedretti gongolante nel suo diario in rete:

    Venuto a conoscenza dell’articolo, l’esule curnense l’ha immediatamente fotografato con lo smartphone (o “ficofono”) dal quale non si stacca mai e pubblicato con gongolante compiacimento.

    Dunque proponevo che dicessimo non più smartphone, ma “ficofono”. Perché? Semplice: smartphone deriva da smart + phone, dove phone sta per telefono, e smart racchiude questi significati: “sveglio”, “intelligente”, “elegante”, “alla moda” (si veda la voce smart del dizionario Oxford in rete). Ebbene, questi significati sono parimenti racchiusi dal vocabolo “fico”, usato come aggettivo e, conseguentemente, come predicato nominale. [*] Dunque smartphone può essere reso benissimo in italiano come ficòfono.
    A voler essere precisi, sarebbe ancor meglio chiamarlo “sicofono”, e mi spiego. “Fico” in italiano deriva da “fica”, che è l’organo femminile fino a non molto tempo fa assai apprezzato da coloro che all’anagrafe fossero registrati come di sesso maschile. Poi, come sappiamo, le cose sono cambiate, con la prepotente affermazione della lobby Lgbt, ma questo è un altro discorso.


    Canestro con fichi: affresco nella Villa di Poppea, Oplontis.

    La fica prende questo nome — dovrebbe essere evidente — per la somiglianza con il frutto del fico che, quando sia pervenuto a maturazione, s’apre e mette in evidenza una cavità succosa e rosacea. Ed è al femminile, perché l’organo è femminile, in italiano suona bene così. In latino invece la fica si diceva cunnus, ed è un termine maschile.
    Osserviamo che nel latino classico, la metafora del fico per indicare la vulva non esisteva; semmai, al plurale, e con tutt’altro significato metaforico, fici (“i fichi”) indicavano le emorroidi. Ma la metafora del fico maturo era usata dai Greci, che davano al frutto il nome di σῦκον (“sykon”), di genere grammaticale neutro.
    Bene, facciamo un passo avanti nel nostro ragionamento [**] e osserviamo che non è da escludere che i romani più colti, più eleganti, più “fichi”, appunto, ricorressero alla metafora greca; e lo dicevano in greco.
    Poi, come avviene sovente, anche coloro che non facevano parte della gioventù dorata romana, che parlava greco, anche gli ambiziosetti e i coatti dell’epoca, quelli che sbavavano davanti alle case dei signori, [***] presero anche loro a dire σῦκον, per dire “fica”: dicevano così per apparire fichi, appunto. Così nella tarda latinità la fica, che i Greci chiamavano σῦκον, divenne ficum (o ficus); quindi, passando all’italiano, divenne “fica”. Questo termine, diventando aggettivo, assunse (anche) il genere maschile: si dice fico, -a e, al plurale, fichi, -che.
    Ma perché sarebbe meglio dire “sicofono”, invece di “ficofono”? Per evitare di coniare una parola per metà latina e per metà greca. Per la stessa ragione per cui la parola “televisione” non è uno dei vocaboli più felici, anche se ormai è nell’uso comune, e — per carità! — ci guardiamo bene dal pretendere di cambiare il vocabolario, come pretendono le femministe, per ragioni di correttezza politica. “Televisione” non è un vocabolo felice, perché contiene una radice greca (“tele”) e una latina (“visione”).
    Tutto ciò premesso, rimane il fatto che, se dicessimo “sicofono”, la parola perderebbe la sua trasparenza di significato. Mi sembra dunque un buon compromesso dire “ficofono”: sempre meglio di smartphone.

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    [*] Ricordo che nell’espressione “Samantah è graziosa”, Samantah, oltre che un nome orribile, è il soggetto della frase; il verbo “essere” ha funzione di connettivo e prende il nome di “copula”; l’aggettivo “graziosa” è il predicato nominale.

    [**] Ragionare è bello, contrariamente a quel che pensa Salvini, che preferisce “twittare”, anche quando non è su Twitter, e contrariamente ai similprogressisti curnensi, che preferiscono proporre verità oracolari da “condividere”, o addiruttura seminari di rieducazione, con lo psicologo Maggioni che ci “libera” dai pregiudizi politicamente scorretti.

    [***] Vedi i provinciali orobici che sbavano e sognano di entrare nel salotto della Parodi, che è la “moglie del sindaco di Bergamo che ha sposato la Parodi”.

  30. Quando la dott.ssa Serra impose la mordacchia a Gandolfi, tutto sommato fu più elegante
    Roma, 2010: peggio che a Curno

    Questo show della Rosi Mauro si svolge al Senato della Repubblica italiana, che dovrebbe essere una roba seria, in occasione dell’approvazione di alcuni emendamenti al disegno di legge della Gelmini (buona, anche quella!) sulla scuola, cosiddetto ddl. Il presidente di turno è Rosi Mauro; il presidente del Senato Schifani farà ripetere le votazioni su dodici emendamenti erroneamente registrati come approvati dalla pasionaria-badante. Si veda Ddl Gelmini al Senato, scoppia il caos.

    Ma se il Pedretti dà del traditore a Bobomaroni ed è in manovra di avvicinamento a Bossi, vuol dire che Rosi Mauro potrebbe essere candidata a Curno? E Cavagna il Giovane, allora?
    Vogliamo sentire il parere di Locatelli, Marcobelotti, Cavagna il Giovane e la fasciofemminista sul tema: quale futuro per la destra curnense? Chi ci mette la faccia, e quale faccia? Tarcisio, se ci sei, batti un colpo!

    • Aurofulvo come Aurocastro? O come che cosa?

      Riguardo al contro-messaggio di Beppe Grillo, rispondo a parte. Qui mi preme domandare a Gianfranco di Aurofulvo se devo intendere Aurofulvo come un toponimo, cioè il nome di una località vera o immaginaria. Tale, cioè immaginario, era, per esempio, il nome di Aurocastro di Puglie, il feudo del quale Brancaleone avrebbe dovuto prendere possesso.
      Dato che ci siamo, ripassiamo l’epopea di Brancaleone, mostrando l’ingresso del nobile ma spiantato cavaliere nel castello di Auroastro, che nella realtà è la Fortezza delle Castella, nell’isola di Capo Rizzuto (Crotone). Brancaleone è accolto con gioia dagli abitanti del feudo, i quali sanno che ben presto saranno visitati dallo «nero periglio che vien da lo mare», cioè dai saraceni.

      Ma se Auro fulvo non è un toponimo che cos’è? Una cosa, o una metafora di una cosa? Ed è una cosa esistente, o un’idea della cosa? Come può insegnarci Paola Bellezza, che è laureata in filosofia e qualcosa oltre Martha Nussbaum dovrebbe aver studiato, Platone parlava di cavallinità e con essa intendeva non questo o quel cavallo, ma l’idea del cavallo, nel mondo delle idee. Analogamente, noi nusquamiensi parliamo spesso della fichitudine, intendendo non questa o quella fica, ma l’idea della fica, una sua generalizzazione, un suo distillato di essenza così sottile da essere volato dalla Terra lassù in alto, oltre la volta celeste, nell’Iperuranio. Così noi potremmo anche toccare questa o quella fica, ma la fichitudine resta intangibile.

      P.S. – Questo non è cazzeggio, non è un voler trascinare Nusquamia su un terreno improprio. Quanto è scritto qui sopra nasce da un intreccio della prima con la seconda F, ed è pertanto strettamente pertinente allo scopo fondativo di Nusquamia, che ha come insegna le tre F. Oltre tutto il livello culturale è, direi, abbastanza buono. Siamo distanti le mille miglia dal cazzeggio qualunquista e vernacolare con il quale talvolta si è cercato di lordare questo diario laico e libertario e, necessariamente, libertino quanto basta: tale è, se non altro, per far saltare la mosca al naso ai filistei del politicamente corretto.

      P.S. 2 – Nel film di Monicelli il soldato semplice Manigoldo, per metà longobardo (come dice il nome), per metà celta (a un certo punto, lo sentiamo dire “Scapuma!”), si mostra ingordo, vigliacco e stupido. È un evidente insulto all’identitarismo padano impersonato dagli Ur-leghisti curnensi, che invece sono intelligentissimi.

      • Il discorso di fine anno di Beppe Grillo: una rasoiata sul volto ipocrita e “sobrio” dei filistei

        Non male questo discorso di fine anno 2015 tenuto da Beppe Grillo: migliore di quello dell’anno scorso, direi. Infatti, quello dell’anno scorso era anche propositivo, Grillo faceva delle promesse, per esempio, dava a intendere che una soluzione della crisi potesse essere l’uscita dall’euro. [*] Una proposta velleitaria, non più proponibile nemmeno agli ultimi residui identitaristi arroccati nelle osterie, madidi di “frascatino”. Se n’è accorto perfino Salvini, che dopo che la Grecia è andata a sbattere sullo stesso tema, adesso se ne sta in campana, insieme a quel suo genio di Claudio Borghi, una cattiva imitazione di Renato Pozzetto.
        Invece quest’anno Beppe Grillo è stato distruttivo, la pars destruens è quella che gli viene meglio. Per esempio:
        • Non male la demistificazione di un presidente Mattarella che ci tiene a passare come una persona “normale”, “uno di noi”. Ci ricorda il vecchio Pertini, quando non era più il ragazzo coraggioso e il capo partigiano che fu, ma soltanto un vecchietto bizzoso e narcisista: il quale un giorno volle pagare di tasca propria il biglietto su un volo di linea Roma-Savona, e volle farcelo sapere. Uno come noi, dunque. Peccato che fra noi ci siano gli stupidi e gli intelligenti. E chi ragiona sa benissimo che il costo di un trasbordo aereo del Capo dello Stato è una parte trascurabile del costo globale del medesimo, compresi i “servizi alla persona” che non possono né devono essere soppressi, anche se paga il biglietto di tasca propria. Soprattutto, se Pertini voleva pagare il prezzo del biglietto, avrebbe dovuto avere il buon gusto di non farcelo sapere. Facendo il ganzo, invece, si è messo nelle stesse condizioni del Pedretti, che volle farci sapere di aver messo un suo appartamento a disposizione di un pensionato lombardo sfrattato. Un lancio promozionale, insomma. Conclusione: la retorica del presidente come “persona normale” è disgustosa. Preferiremmo avere un presidente un po’ al di sopra della media “normale”, tutt’altro che normale: per esempio, ci piacerebbe avere un Presidente della Repubblica scienziato. Uno che somigliasse un po’ meno a Pertini e un po’ più alla Merkel (che è laureata in fisica) e a Cameron, che s’ispira a Winston Churchill, non va a caccia dei voti delle Rusine.
        • Non male l’affermazione che l’Italia, lungi dall’essere un’espressione geografica, è invece un’espressione olografica. Il che l’ha portato ad esprimere l’esortazione: «Riprendiamoci il nostro corpo, riprendiamoci la nostra anima». Ci ricorderemo di questa esortazione, la facciamo propria fin d’ora. Altro che Martha Nussbaum, altro che il politicamente corretto, altro che la mistica associazionistica, altro che l’identitarismo, altro che che le caccavelle e i triccheballacche del populismo!
        • Non male, in generale, tutta la metafora dell’ologramma, anche se poi la rappresentazione visiva dell’ologramma, un Beppe Grillo senza gambe sospeso per aria, è stata un po’ povera. Con gli ologrammi si possono fare cose meravigliose, come fecero i resistenti in Spagna che manifestarono olograficamente contro la legge della mordacchia: ne abbiamo parlato nell’articolo
        In vigore in Spagna la “legge mordacchia”
        Qui sotto riproduciamo la manifestazione olografica organizzata dagli spagnoli, di impatto visivo notevolissimo: la manifestazione fu olografica, perché quella vera fu vietata pretestuosamente.

        • In generale, il Beppe Grillo senza Casaleggio è quello che più ci piace. L’abbiamo anche votato, sia pure turandoci il naso, in sintonia con il nostro modo di vedere le cose, per cui ha senso votare “contro”. Ma non nascondo che l’ideologia esoterica e totalitaria di Casaleggio, nonché un certo tipo di ignoranza diffusa tra alcuni rappresentanti dei pentasiderei, ci fanno paura. Riconosco volentieri, tuttavia, che qualche loro parlamentare ha mostrato di sapersi evolvere in meglio, politicamente e culturalmente.
        • Ricordo, di sfuggita, che anche noi resistenti abbiamo l’abitudine di lasciare il segno sul volto dei nostri farisaicamente sobri avversari: con questa differenza, però, che sostenendo Gandolfi possiamo vantare dalla nostra una cultura e una pratica di governo. Un passato che rivendichiamo orgogliosamente, che è il nostro vanto, a differenza dei nostri avversari, che si riducono a cambiar denominazione, nascondersi in sempre nuove liste farlocche e a invocare il diritto all’oblio. Ridicolo! Com’è noto, quello di Gandolfi fu il buon governo di Curno.
        —————————
        [*] Premesso che noi non abbiamo mai amato l’euro e che lo troviamo disgustoso in quanto continuiamo a sentirci il puzzo di mortadella felsinea e di scorreggia labronica, pensiamo tuttavia che una guerra agli assetti finanziari richieda un’impostazione scientifica e non populista. I problemi seri e difficili non si risolvono indicendo referendum e chiedendo il voto alle sciure Rusine e ai vecchietti alcolici. I problemi seri e difficili si risolvono chiamando persone serie e dotandole di strumenti idonei ad affrontarli.

  31. Arci permalink

    Anche i miei di auguri possano giungere a voi tutti, ivi incluso Mr. Facsimile.
    Che il nuovo anno gli porti tanta memoria dal momento che non ricorda di rispondere alle 4, dico quattro, domandine da lui sobriamente [e pervicacemente: N.d.Ar.] obliate.

  32. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    @Joannes Franciscus
    @Aristide

    Forse Gianfranco di Aurofulvo si riferisce a D’Annunzio che in Versilia eccitava le signore descrivendo «la nuca pallida, il braccio rotondo, la curva della bocca, l’oro fulvo della filigrana» della sua ultima eroina.

    • La filigrana di auro fulvo si riferisce alla prima F?

      Delle parole qui sopra riportate non ho trovato in rete che una citazione monca. Bisognerebbe leggere il periodo per intero e, naturalmente, nel suo contesto. Tuttavia trattandosi di D’Annunzio e tenendo presente quel che si legge nella citazione monca, che cioè D’Annunzio «eccitava le signore» con quelle parole, propenderei per interpretare «l’oro fulvo della filigrana» come quello dell’intreccio di peli pubici attraverso i quali gli occhi languidi del Vate contemplano il monte di Venere di qualche fanciulla e il sottostante antrum virginis: dobbiamo immaginare tali peli serici, cioè sottili come fili di seta, così da formare una filigrana, con riflessi d’oro e fulgidi (it. fulvo < lat. fulvus < fulgeo).
      Però, noi che rifuggiamo dai responsi oracolari, essendo oltretutto in questo caso particolare consapevoli della necessità di reperimento di ulteriori indizi, non affermiamo che questa sia l’interpretazione “esatta”: soltanto Mike Bongiorno, con tutto il candore della sua ignoranza, poteva immaginare che esistessero risposte “esatte” (questa osservazione non è mia, ma di Umberto Eco). Riteniamo però che tale interpretazione sia assai probabile.
      Se le cose stanno così, Aurofulvo non è un toponimo, ma è una metafora che rimanda dal contenente al contenuto, che in questo caso non è nemmeno un’idea iperurania, cioè residente nell’Iperuranio, ma una fica palpitante sotto gli occhi di un D’Annunzio commosso.

  33. Anche Laura Boldrini è sensibile al canto delle sirene lobbiste filopalestinesi

    Credo che sia a tutti noto il pellegrinaggio in terra d’Italia e orobica in particolare, di paese in paese, della sindachessa di Betlemme, Vera Baboun, con tutto un seguito di gemellaggi strampalati, dichiarazioni, comunicati stampa, comparsate sui giornali, squittii sul Web. Sono cose che abbiamo documentato con dovizia di particolari su Nusquamia. Se qualcuno mette in dubbio, gli faccio l’elenco del frenetico girovagare della Baboun: cattolica, dice lei, sindachessa di Betlemme (anche se per lo più è assente dalla sua città, è sempre in giro per il mondo, a far pubbliche relazioni), ricercatrice universitaria sulla tematica “di genere” e quinta colonna della lobby palestinese nell’Occidente cristiano.
    Apprendo con ritardo che la presidentessa della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, ha fatto molto di più: ha invitato a Montecitorio Mohamed Ahmed al Tayyeb, per una “lectio magistralis”, il 21 ottobre 2015, sul tema “Islam, religione di pace”. Apprendo con ritardo, ma mi pare giusto parlarne. Mohamed Ahmed al Tayyeb — ricordo — passa per essere il «Papa dell’islam maggioritario sunnita» ed è noto sia per il suo odio nei confronti d’Israele (ne chiede la distruzione), sia per il disprezzo per le donne (a norma di cacata carta, secondo lui, passibili di percosse da parte del marito, previa ammonizione, però). Si veda L’Imam di al Azhar, unità degli arabi contro nemico sionista. Su sua visita a Roma era scoppiato caso. Per fortuna la visita è stata annullata, per la vibrata protesta della lobby ebraica, dirà qualcuno: ma ben venga, se riece a mettere una zeppa a certe aberrazioni della similsinistra che, per giunta, comportandosi così, con zelo “pacifista” sciacquettistico, fa un regalo grande come una casa al demagogo Salvini (e, nel caso di Curno, a Cavagna il Giovane, alla fasciofemminista e allo stratega indigeno della Lega, che ancora non sappiamo per certo chi sia). [*]
    Uno che ha reagito immediatamente è invece Emanuele Fiano, un uomo politico del Pd, ma anche intelligente, nella vita privata di professione architetto, non bocconiano e non cazzeggiatore aziendalista, non passibile di farsi infinocchiare dal sistema di pubbliche relazioni filopalestinesi (il padre di Fiano fu deportato ad Auschwitz, lui per un anno è vissuto in un kibbutz a Israele).

    In questo video Emanuele Fiano fa presente di aver reagito immediatamente alla notizia della lectio magistralis “pacifista” di colui che vorrebbe distruggere Israele. Inoltre dice il fatto suo a Giulietto Chiesa, filoputiniano in Italia e propugnatore della teoria dell’attentato dell’11 settembre come complotto della Cia. Tony Capuozzo e David Parenzo, sempre in questo video, dicono cose di buon senso intorno a certe pretese delle quali nel paese sgarruppato, diversamente bello da vivere, è portavoce Cavagna il Giovane. Ma lui, lo “statista” curnense, non ci sente da questo orecchio: lui deve assolutamente fare le sue sparate, ha un’opinione così bassa delle persone che dovrebbero votarlo che, così pensa, se non le spara grosse, non lo votano più.
    .
    ————————
    [*] Così Salvini, che pure è alleato dei fascisti di Casa Pound, apertamente antisionisti, fa il figurone di dire finalmente cose giuste, implicitamente difendendo il diritto di Israele ad esistere, e a difendersi. Dico questo perché la dott.ssa Serra intenda: ma intenderà? Ah, dimenticavo: lei non legge Nusquamia. Comunque, voglio vedere se avranno il coraggio di invitare di nuovo Vera Baboun, a Curno, in occasione del suo prossimo tour primaverile in terra orobica: non dimentichiamo che la sindachessa betlemita è membro di una commissione della Italcementi che ogni anno assegna un premio a una donna-architetto nuova, un premio sessista; dunque sarà di nuovo qui, uffa!

  34. Grazie alla Gelmini e a Cavagna il Giovane, Alessandro Sorte, «uno che conosci», [*] non è mai stato così forte
    Maria Stella Gelmini, ex ministro, e Cavagna il Giovane, statista virtuale, insieme potrebbero fare grandi cose: a furor di popolo, vogliamo vederli al lavoro insieme

    Maria Stella Gelmini è Coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia, ed è un genio. In un comunicato stampa del 23 settembre 2011, da lei diffuso in qualità di titolare del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, esordisce parlando di un «avvenimento scientifico di straordinaria importanza»: fin qui è tutto giusto, o quasi. Sembrava che nel corso di un esperimento di lancio di neutrini dal Cern di Ginevra, captati dai laboratori installati al Gran Sasso dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare (ISFN), le particelle subatomiche avessero viaggiato a una velocità superiore a quella della luce. In realtà fu un abbaglio, ma di questo la Gelmini non è responsabile. Tutta gelminiana è invece l’affermazione seguente:

    Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

    Si veda Neutrini, l’epica gaffe del tunnel della Gelmini

    Cioè, sarebbe stato costruito un tunnel lungo ben 732 km, che avrebbe permesso ai neutrini di viaggiare da Ginevra al Gran Sasso, nelle viscere della Terra. Balla paurosa, perché i neutrini non interagiscono con la materia, e non hanno bisogno di alcun tunnel. In realtà lo stanziamento italiano (ma a quanto ammonta? ormai non ci fidiamo più di nessuna cifra) è relativo a un tunnel di 1 km, in territorio svizzero, utilizzato per il lancio di neutrini. Quello di 732 km è solo il “tunnel Gelmini”, forse se ne parlerà in un romanzo di fantascienza.


    Comunicato stampa chirografo della Gelmini: da lei subito fatto ritirare dalla rete, ne è avanzata comunque la testimonianza iconografica. Spiacenti per lei, qui si ricorda tutto. Se il comunicato fosse stato su supporto cartaceo, lei ne avrebbe mangiato l’originale e avrebbe dato incarico ai collaboratori di mangiarne tutte le copie. È andata bene a Cavagna il Giovane che per disciplina di partito avrebbe dovuto mangiarsene qualche centinaio. Qui c’è poco da ciurlare nel manico, è scritto proprio così: «Dichiarazione del Ministro Maria Stella Gelmini»

    Se mettiamo a confronto questo scivolone della Gelmini con quelli della Serra, ci sembra che la Gelmini abbia ampiamente superato la Serra. Ricordiamo i principali scivoloni della Serra:
    • Io, con i leghisti di Curno, mai e poi mai (nella famosa intervista a Nando dalla Chiesa, ancora rintracciabile in rete)
    • Pedretti è un capro espiatorio: l’affermazione apodittica, contenuta in una risposta ad Aristide, era in rete, nel sito degl’insiemisti (“Insieme per cambiare Curno”, poi –oplà — diventato “Vivere Curno”), quindi è stata ritirata, ma è tutto registrato
    • Mordacchia a Gandolfi
    • Complotto serrapedrettista
    • Accoglimento di Vera Baboun a Curno in qualità di madonna pellegrina della lobby filopalestinese.
    • Cerimonia fasciata e tricolorata in occasione della consegna al Comune di un’auto di seconda mano
    • Cerimonia fasciata e tricolorata in occasione dell’installazione di una centralina di erogazione di energia elettrica per auto a propulsione elettrica

    ———————————————————
    [*] Così si presenta nel suo sito: http://www.labergamoforte.it

    • La Gelmini non sarà un’aquila, però Aldo Busi dovrebbe darsi una calmata

      Davanti a un Formigli compiaciuto, perché la rissa televisiva aumenta l’ascolto, assistiamo a una rissa televisiva di consumata ovvietà. Fondamentalmente avrebbe ragione Busi, però c’è modo e modo. Busi voleva fare la sceneggiata, e l’ha fatta. Ma non l’ha nemmeno fatta bene.
      • Di Berlusconi ha detto: «Vada fuori dai coglioni, lui e tutti i suoi corìfei». Ebbene, si dice “corifèi” con l’accento sulla “e”. Ma come, il letterato Busi fa come Di Pietro, che disse “inebètito”?
      • Riferendosi alla gaffe della Gelmini che da Ministro del Miur parlò del tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso, dice Aldo Busi (due volte, con convinzione): «Lei è quella dei neurini del Gran Sasso. Ma che vada a lavorare!». Eh no, sono i “neutrini”, non i “neurini”.
      Busi inoltre le ha ricordato la laurea, in tono di rimprovero. Ma la Gelmini ha avuto buon gioco a ricordare che lei ha conseguito la laurea a Brescia, con 100/110, da studentessa-lavoratrice (ahi ahi, meno della Bellezza, forse anche meno della giornalista antigandulfiana Agostinelli, anche lei laureata a Bologna, anche lei figlia di un esponente della sinistra orobica). Ma la Gelmini si è dimenticata di dire che ha conseguito l’abilitazione per l’esercizio della professione a Reggio Calabria, un po’ distante da Brescia e da Desenzano. Avrà avuto le sue buone ragioni; e non dimentichiamo che la Gelmini è “determinata”. Si veda Da Brescia a Reggio Calabria. Così la Gelmini diventò avvocato.

  35. Mic permalink

    -”L’oro fulvo della filigrana”-
    Bellissima frase citata nel romazo, l’Innocente, di D’Annunzio appunto.
    Molto interessante e intrigante, oltre ad altre citazioni.
    I coglionazzi che stilano e compongono frasi celebri di uno e dell’altro autore non credo neppure leggano i romanzi di riferimento. La frase sopra riportata non la si troverà da nessuna parte, neppure su wikipedia.

    [Ma si riferisce alla prima F, direttamente o indirettamente? Se ha il libro sotto mano, può darci la citazione completa, così che capiamo di più? Ma è sicuro che sia L’Innocente? Abbiamo fatto una ricerca nell’edizione in rete del libro, ma non abbiamo trovato niente (si faccia clic sul nesso precedente). O forse ci sono diverse edizioni di questo romanzo? Se si tratta di prima F, sarà bene approfondire. La Biblioteca di Curno può essere utile ad allargare la ricerca? O, meglio, il gruppo di lettura animato dalla signora toscana con i capelli bianchi, quello che presentò il romanzo Lgbt-friendly della Di Piazza? N.d.Ar.]

  36. Sorte, «per la Bergamo forte», ma anche «uno che conosci», dice
    Ma qual è la politica di Sorte (e della Gelmini) per Curno? Secondo noi, Sorte dovrebbe farsi conoscere meglio

    Nell’articoletto precedente, dedicato alla Gelmini, abbiamo accennato di sfuggita a Sorte. Adesso approfondiamo: come abbiamo visto, la Gelmini, oltre che essere un genio, è anche coordinatrice regionale del suo partito, Forza Italia, ne è il “comandante”. Nell’ambito bergamasco Sorte è il subcomandante, il che significa che è il superiore diretto di Cavagna il Giovane, [*] che comincia la sua carriera, passin passino, ma “piucchedeterminato”: oggi una menzione su un articolo dell’Eco di Bergamo, dove è presentato come “ggiovane”, naturalmente, in occasione del congresso provinciale dell’orgoglio di Forza Italia, domani chissà. La politica è un videogioco, e Cavagna il Giovane è determinato. Peccato che Forza Italia sia prossima all’implosione, altrimenti chissà che carriera, quella del nostro statista virtuale.
    Ci domandiamo però se Sorte abbia ben valutato il ruolo svolto da Cavagna il Giovane a Curno, succeduto a Claudio Corti nel gruppo consiliare “Claudio Corti sindaco”, in occasione dello sfanculamento di Claudio Corti, che correva, in quanto corridore e manager, per conto di una lista civica abborracciata, messa su dal Pedretti. A sua volta sfanculato dalla Lega nord, Cavagna il Giovane si è distinto per aver indetto una caccia grossa ai due Gandolfi, padre e figlio, con interrogazioni e indagini nell’Ufficio tecnico del Comune, come abbiamo documentato in altre pagine di Nusquamia. Un modo singolare di fare politica, ma non inedita a Curno, perché questa fu la linea del Pedretti.
    Ma c’è dell’altro: Cavagna il Giovane ha impresso una sterzata alla presenza di Forza Italia a Curno qualificandosi di fatto come l’erede del Pedretti, per i contenuti delle interrogazioni e per la volontà di mettere qualche petardo politico, ai fini di un ipotizzato ritorno mediatico ed elettorale. Ma Forza Italia non era quel partito che voleva differenziarsi dala Lega nord? Così almeno abbiamo letto sui giornali. E, soprattutto, Sorte è sicuro di tenere sotto controllo la situazione a Curno? O, forse, sta facendo la politica dei due forni? Che punti sulla formazione di una “Nuova Lega nord” a Curno, capitanata dal Pedretti? Così si spiegherebbero gli atteggiamenti similpedretteschi di Cavagna il Giovane. Non dico che effettivamente le cose stiano così, mi limito a dire che mettendo insieme le pedine sullo scacchiere, l’ipotesi non è da scartare. Sarà Sorte a dirci, se vuole, quale sia la strategia curnense.
    D’altra parte, Sorte non è il delfino di Saffioti, colui che fu alleato del Pedretti nell’azione di logoramento di Gandolfi, sindaco del buongoverno a Curno? Si veda Onore a Claudio Corti. Ma perché Cavagna il Giovane si presenta come una meteora piombata su Curno dallo spazio, invece che una creazione del tandem Locatelli-Pedretti?.
    Sappiamo anche che Sorte improntò la campagna elettorale per un seggio regionale all’insegna dello slogan geniale “Sorte: la Bergamo forte”. Si veda il manifesto qui sotto.

    Dunque, se Sorte è un uomo forte:
    a) ammesso che non pratichi la politica dei due forni, faccia valere la linea dell’orgoglio di Forza Italia, e si differenzi dalla Lega nord; conseguentemente, metta in riga Cavagna il Giovane, riplasmandone l’immagine, perché non appaia l’erede del Pedretti;
    b) oppure dica apertamente che intende servirsi del forno della Lega nord, a Curno e dove siano mature le condizioni per una ripresa dell’alleanza con l’antico compagno di strada (e alleato di ferro al tempo della gestione Saffioti).
    Insomma, da uno che si chiama Sorte e che voleva una Bergamo forte, ci aspettiamo una presa di posizione forte e chiara, senza ambiguità di sorta.
    Vedo che il sitarello Forza Italia Curno – Organizzazione politica dopo essere stato in sonno per lunga pezza adesso è inzeppato di pezzulli che non sono altro che dei rimbalzi di notizie e notiziuole di partito. E che di tutto si parla tranne che di Curno e, soprattutto, delle strategie del partito per Curno. Ma così è la solita presa per i fondelli. Dite dunque chiaramente se volete ricucire il rapporto con la Lega nord, e con quale Lega, dite chi volete presentare come candidato sindaco (almeno cominciamo a divertirci), dite quale profilo politico intendete assumere: normale, frizzante, o tartufesco.

    —————————————–
    [*] Giovanni Locatelli, invece, già esponente della quinta colonna operante nel Pdl curnense, a suo tempo assessore fedifrago di Gandolfi, dovrebbe essere il segretario della sezione curnense di Forza Italia (i quondam formigoniani sono ormai fuori gioco): si è dato il ruolo di cinghia di trasmissione e intercettore di quel che avanza dell’onda berlusconiana che investì l’Italia, la pianura padana e le rive del Brembo. Intercettando l’onda (in realtà il riflusso), spera in una trasformazione alchemica dell’onda, o del riflusso, in preferenze elettorali per l’ennesima lista civica farlocca, in continuità con la peritura lista “Claudio Corti sindaco”.

    • Promemoria per i signori della politichetta

      Ci è parso di capire che Locatelli volesse far intendere ai vertici di Forza Italia di avere sotto controllo la situazione a Curno; in particolare, voleva fa credere che Gandolfi sarebbe stato riassorbito. Perciò abbiamo scritto l’articolo precedente, per fare chiarezza e perché i vertici di Forza Italia abbiano contezza dello stato delle cose.
      Le cose stanno diversamente da come Locatelli vorrebbe far credere loro: il centrodestra, o la destra con le annesse frange fascioleghiste, a Curno non toccheranno palla. Perché non dirlo? Sappiano dunque la Gelmini e Sorte che a Curno o vincono i serrani (la Serra si ricandiderà? lei vorrebbe saltare sul cocchio di una carica istituzionale migliore, ma è tutto da vedere) o vince Gandolfi. Tertium non datur.
      E anche questo va detto ben chiaro: meglio i serrani di questa destra curnense, che conosciamo bene, che i cittadini conoscono e che dovranno conoscere meglio.
      Ma noi faremo di tutto perché i serrani appaiano anch’essi quel che sono: aziendalisti, ambiziosi e fondamentalmente indifferenti al paese che vorrebbero governare. L’unico candidato sindaco di qualità che potrebbero presentare — sic stantibus rebus, oggi come oggi — è la Serra stessa, che però politicamente appare poco attraente, ha altre ambizioni e che comunque dovrà fare i conti con un passato impedrettato e con alcuni scivoloni, politici e sul piano del buon gusto.

  37. Locatelli e Cavagna il Giovane se ne fregano. Alessandro Sorte sa, ma fa finta di non sapere
    Marcobelotti ha sfanculato Cavagna il Giovane, ma Lega nord e Forza Italia continuano ad essere affratellati sull’Obiettivo Curno locatelliano


    Facendo clic sull’immagine si accede al sito locatelliano L’Obiettivo, degno erede del defunto “Laboratorio delle idee”, il laboratorio che non elaborava. Nato in occasione delle amministrative del 2012, prometteva una svolta epocale, ma chiuse i battenti il giorno dopo la batosta elettorale.

    .

    Quella che vedete qui sopra è una pagina recente dell’Obiettivo Curno, un sitarello le cui chiavi sono adesso nelle mani di Locatelli, a quel che ci è dato di capire (prima erano in quelle di Quantile, con il quale Locatelli deve aver trovato un accordo).
    Perché diciamo che le chiavi sono posseduta dal Locatelli? Il fatto è che a ottobre è uscito, dopo un lungo periodo di sonno, praticamente dal tempo delle elezioni europee, un nuovo articolo. È presentato sotto l’egida di Curno oltre, la formazione locatelliana che è riuscita ad aggiudicarsi il marchio di Forza Italia, dopo lungo tira e molla, conclusosi con l’uscita dal campo di gioco dello schettinista Stella.
    Se poi andiamo a vedere le informazioni di pagina, leggiamo: «shareaholic:article_author_name Giovanni Locatelli». Invece nelle pagine precedenti, prima che il sito andasse in sonno, autore degli articoli risultava “admin”, probabilmente il summenzionato Quantile.
    Dunque, Locatelli è entrato in possesso delle chiavi del sito, ma come si vede qui sopra, i marchi di “Curno oltre” con l’appendice dello stendardo di Forza Italia, e della Lega nord continuano ad essere affratellati. Vero è che la pagina della Lega nord è sempre stata vuota, salvo la locandina dell’associazione cinofila “Curno a sei zampe”, locandina che dovrebbe essere opera di Marcobelotti. Ma questo che cosa significa? Significa solo che, fin da principio, l’idea dell’Obiettivo curnense era stata concepita dal Locatelli, probabilmente con intenzioni egemoniche, e che Marcobelotti preferiva attendere, com’è nel suo carattere.
    Ma stiamo ai fatti, che sono i seguenti:
    1) Le chiavi del sito elettorale, nato in occasione delle elezioni europee, e che adesso riprende vita stentamente, in vista delle amministrative, sono passate da Quantile a Locatelli.
    2) Marcobelotti segretario cittadino della Lega nord, ha sfanculato Cavagna il Giovane e ha annunciato che la Lega corre da sola.
    3) Il sito “L’Obiettivo” (in origine “Obiettivo curno”) se ne frega e continua a porre fianco a fianco i marchi di Curno oltre (sottomarca a Curno di Forza Italia) e della Lega nord. Segno che se ne fregano:
    • Giovanni Locatelli
    • Cavagna il Giovane
    • Alessandro Sorte
    4) La pagina che L’Obiettivo riserva alla Lega nord continua a essere vuota, in attesa di qualcosa che succeda da quelle parti (una resa dei conti fra Marcobelotti e il Pedretti? una sfida all’OK Corral fra Tarcisio e il Dolci, o il Sàgula?). In ogni caso, è a disposizione, non è stata soppressa, come non è stato soppresso il marchio della Lega.
    5) Sull’Obiettivo locatelliano appare di recente un articolo inserito da Locatelli, intitolato Coda di paglia, contenente aspre rampogne alla Serra che non si è adeguata alle indicazioni di chiara matrice pedrettesca, formulate da Cavagna il Giovane in una sua interrogazione «intesa a consigliare la sindachessa ad esercitare prudentemente maggiori controlli nei confronti della Comunità Islamica». Insomma, la Serra non ha seguito i “buoni consigli” e loro se la sono presa a male. In realtà sapevano benissimo che non li avrebbe seguiti, ma stanno giocando la carta demagogica acchiappavoti, basata sui sentimenti di odio e paura sparsi a piene mani da Salvini.

    I nostri lettori, quelli che hanno cervello, hanno gli elementi sufficienti per imbastire un ragionamento. Non dico per conoscere la verità, ma per arrivare a conoscerla (è una cosa diversa: del resto è noto che a noi piace ragionare, non siamo oracolari, disprezziamo i trucchetti della retorica cazzeggiante), accostando ai dati di fatto sopra elencati altri elementi di conoscenza, acquisiti o da acquisire: è il metodo induttivo.

    • Così dicevano prima dello sfanculamento di Cavagna il Giovane: e adesso?
      «Gli amici della Lega nord […] naturali alleati» di Forza Italia

      Completiamo questa nostra inchiesta sulla destra curnense ricordando quanto scrivevano gli sforzisti curnensi, in occasione delle elezioni europee:

      Un particolare ringraziamento anche agli amici della Lega nord che, in queste elezioni europee, saranno su posizioni leggermente diverse da quelle di Forza Italia, ma, livello locale, sono sempre i naturali alleati.

      Questo è dato leggere nella pagina Facebook dell’Obiettivo Curno, che fu aperta in occasione delle elezioni europee, nella primavera 2014, e che lì è rimasta, tranne una notiziuola su una “Castagnata Forza Italia – Lega nord”, nel novembre successivo. Poi, il silenzio tombale.
      In occasione delle elezioni europee e della solita fugace passerella elettorale dei politici “di riferimento” — offensiva per l’intelligenza dei cittadini — accolti con trepidazione dai politici-ciambellani indigeni, Cavagna il Giovane fu presentato a Toti (lo vediamo nella foto qui sopra) e Brunetta: fu un momento di grande gioia per lui, fu perfino visto sorridere.
      Lo sfanculamento d Cavagna il Giovane da parte della Lega nord sarebbe arrivato un anno dopo: si veda La Lega Nord di Curno divorzia da Forza Italia Addio a livello nazionale?.
      Ma Cavagna il Giovane è “determinato”, non molla la presa. Anzi, da quel momento, ha caratterizzato la sua incisiva azione politica al Consiglio comunale curnense, con toni sempre più similpedretteschi. Anche la sua oratoria, non sempre perfettamente comprensibile a orecchie non avvezze a quel periodare e a quel’impostazione di voce, è d’impronta pedrettesca. Sorte aveva affermato — anche lui, con tono molto determinato — che Forza Italia non può appiattirsi sui temi della Lega nord. Ma Cavagna il Giovane, più hce appiattito, sembra preso da sacro zelo di coincidenza. Come la mettiamo, allora? Attendiamo dichiarazioni da parte di Locatelli, Marcobelotti, Cavagna il Giovane e Sorte. Che ci spieghino una volta per tute quale sia la loro strategia. La Gelmini invece è esentata dal fare dichiarazioni: il precedente dei neutrini e dl tunnel di 730 km tra Ginevra e il Gran Sasso d’Italia c’induce a diffidare dai suoi comunicati. In mancanza d’interventi chiarificatori, siamo autorizzati a sospettare che qualcuno dentro Forza Italia, anzi più di uno, faccia la politica dei due forni, pur giurando di servirsi da un forno soltanto.

  38. Rino permalink

    Chiedo venia: non sono riuscito a completare la lettura de L’Obiettivo. Troppo campanilistico e reazionario, gratuito e approssimativo nei particolari.
    [folto pubblico?] Ma se non c’era nessuno…
    Chiunque abbia scritto quelle cose doveva essere in preda a incoercibile eiaculatio.
    Premessa: il sindaco Serra non mi è particolarmente simpatico, devo però spezzare una lancia in suo favore. Consiglio vivamente i derstrorsi di andarsi ad ascoltare le registrazioni, per capire quale fu la risposta al consigliere di minoranza e perché. Il sindaco Serra venne attaccato con petulante fervore e, a mio avviso, con intendimento provocatorio, da parte del consigliere di minoranza (non era Gandolfi). In quel preciso contesto la signora Serra aveva tutte le ragioni per rispondere a quell’attacco, proprio come fece. Il cucciolo consigliere, ebbro dei fumi da lui stesso prodotti, non fece bella figura: tant’è, che anche il folto pubblico (ma n’doe) ebbe a ridere del suo intervento sgangherato.
    Ascoltate gente, ascoltate.
    Questo messaggio, non è indirizzato alla parte sana di questo diario, ivi compresa la sua persona caro Aristide. Si rivolge ai saggi intenditori che, malgrado mangino cacca a casa propria, quando sono invitati a cibarsi di cose genuine e di buon gusto, trovano da ridire e storcono la boccuccia.
    Buon Anno

  39. Forza Italia prossima al collasso. Cavagna il Giovane si rassegnerà? La fasciofemminista mangia la foglia e sta in campana


    Per leggere l’articolo, fare clic sull’immagine.

    Scrive il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari (la Repubblica) che «il partito del Cavaliere precipita al 9% su base nazionale, dunque sotto la fatidica soglia di galleggiamento del 10%». Ecco allora che «il drappo ormai lacero e stracciato (e perdente) di Forza Italia» dovrà essere abbandonato, come pare che lo stesso Berlusconi vada raccontando «nelle telefonate ricevute a cavallo di Capodanno».
    E così sono sistemati coloro che ragionano con il pallottoliere, quelli che dicono che Curno fondamentalmente è un paese di destra e che conseguentemente Forza Italia e Lega nord, quando riuscissero a ricompattarsi (e lo faranno, dicono) farebbero il pienone di voti. Dunque Gandolfi farebbe bene a non candidarsi; altri ancora, gli “amici del giaguaro”, sostengono che Gandolfi dovrebbe sputtanarsi al punto di appecorarsi a quel genio della Gelmini.
    Il fatto è però, che non solo la Gelmini non è un genio, ma l’impatto di Forza Italia va scemando precipitosamente; anzi, di qui a un anno e mezzo, quando ci saranno le elezioni amministrative, è probabile che Forza Italia sia del tutto implosa. O sarà implosa, o rimarranno le quisquilie. E il buon Locatelli sarà costretto a inventarsi una nuova lista civica farlocca che, non potendosi più chiamare “Claudio Corti sindaco”, potrebbe prendere il nome degli Osservanti, visto che loro hanno l’Obiettivo con cui osservano Curno. Ma, come affermava Galilei, per osservare le stelle, per sapere dove puntare il cannocchiale, occorre già avere un’idea del cielo stellato. Mi domando quali idee, quale ideologia e quale cultura abbia Cavagna il Giovane — intendendo la cultura stricto sensu, scilicet πολιτικῶς, seu etiam lato sensu — tale da consentirgli di indirizzare la sua osservazione su scenari obiettivamente degni di essere osservati, che non siano quelli, scontati, che tolgono il sonno alle vecchiette maldentate e ai minus habentes alcoolici, sconvolti dalla semina di paura e odio alla quale si applica indefessamente Matteo Salvini. Com’è noto, Cavagna il Giovane è, pedrettescamente, affascinato da questa semina.
    Dunque il “discorso del pallottoliere” non solo è largamente offensivo sia nei confronti dei cittadini, sia nei confronti di coloro che si propongono come alternativi alle pastette dei signori della politichetta, ormai ampiamente sputtanata; non solo non tiene conto della capacità propositiva e dialettica dei resistenti che potrebbero avere argomenti solidissimi e avvincenti; non solo non tiene conto della inadeguatezza della classe dei politici indigeni curnensi che pretenderebbero di intercettare un’onda destrorsa che di fatto non esiste più: il discorso del pallottoliere non ha nemmeno il conforto dei sondaggi, dei quali fino a poco tempo fa si faceva forte. Per giunta, quelli che ragionano con il pallottoliere hanno la pretesa che i sondaggi abbiano il potere di farcela fare addosso e che noi siamo dei perfetti idioti, incapaci di spiegare al popolo di Curno come qualmente stiano le cose e come qualmente la classe politica indigena sia totalmente inadeguata ad affrontare la complessità del sistema Bergamo/Curno. Abbiamo già affermato, e ribadiamo il concetto, che la campagna elettorale non si fa sui proclami, ma sulle capacità e le responsabilità personali di coloro che pretendono di amministrare il paese. Insomma, il “discorso del pallottoliere” è morto e sepolto.
    Osserviamo, dato che ci siamo, l’astuzia della fasciofemminista, la quale, pur essendo titolare di un gruppo consiliare affine a Forza Italia nella nuova versione gelminiana, quello dei berlusconiani di già ascendenza formigoniana, ha preferito non scrivere un suo contributo nell’ultimo numero del giornalino comunale. In realtà, gli argomenti non le mancherebbero, anche se strampalati: per esempio, le arti marziali in ambito femminista, il “pressing” nei confronti della dott.ssa Serra perché emetta proclami a favore dei «nostri marò», tali da far tremare le mutande ai giudici indiani ecc. Tuttavia ha preferito non esternarsi, e c’è una ragione. La fasciofemminista non solo sarebbe portata, considerato il suo retroterra ideologico, ad abbracciare il partito di Giorgiameloni, ma ha anche capito che Forza Italia è in declino. Meglio dunque starte in campana, per il momento. Un’altra tentazione è costituita da Marchini, che sembra affermarsi come astro nascente nella politica nazionale (oltre che essere fico, non è nemmeno stupido, ed è anche nipote di Simona Marchini). Insomma, la fasciofemminista sta a guardare, per eventualmente candidarsi alla carica di sindaco del centro destra curnense, come ultima spiaggia, quando finalmente la Lega nord abbia deciso di tornare a più miti consigli e abbia trovato una soluzione al caso Pedretti, che continua a pendere sulla sezione curnense come una spada di Damocle. Considerato che Salvini non è più Ur-leghista, ma fascioleghista, pur di essere candidato sindaco la fasciofemminista potrebbe anche iscriversi alla Lega nord o, quanto meno, essere candidata come indipendente, ma di destra tosta.

    • Simona Marchini, zia di Alfio Marchini: «Non voterò mai per mio nipote, se correrà con la destra»


      Riccardo Pazzaglia, «filosofo della quotidianità» e Simona Marchini, espressione della Roma migliore (ma qui canta in napoletano). La Roma peggiore è quella degli ambienti fascisti, come li vediamo nel film ‘L’odore del sangue’, verso la fine; o come abbiamo letto nelle cronache, a proposito del delitto del Circeo.

      Abbiamo accennato di sfuggita nel commento precedente che Alfio Marchini, probabile candidato del centrodestra alle prossime comunali di Roma, ma anche con ambizioni politiche a livello nazionale, è nipote di Simona Marchini, che ricordiamo come una simpatica signora di mezza età, un po’ fanée e finta oca nel salotto di Arbore, al tempo di Quelli della notte. Pare però che Simona Marchini non sia contenta della candidatura del nipote: si veda Simona Marchini: se Alfio si candida a destra non lo voto, mio padre si rivolterebbe nella tomba.

  40. La strategia del pallottoliere

    Nel commento precedente ho citato la strategia del pallottoliere, dando per scontato che si capisse a che cosa alludevo. Infatti, vi abbiamo già accennato, più di una volta: si veda per esempio I conti del similgatto padano sono fatti su un pallottoliere di cacca.
    Tuttavia, a scanso di equivoci, converrà ribadire il concetto: secondo alcuni latori di buoni consigli, e secondo alcuni amici del giaguaro, oltre che secondo il parere di alcune persone candide, le strategie politiche dovrebbero essere fatte tenendo davanti agli occhi un pallottoliere: a ogni formazione politica, lista farlocca o partito, corrisponde una fila di anellini. Quindi, per stabilire la strategia politica e capire chi vincerà e chi perderà, si spostano a destra tanti anellini quante sono le decine del numero X che esprime la probabilità percentuale di vincita di questo o quel partito o lista civica farlocca.
    Oddio, fin qui il ragionamento, per quanto tagliato con l’accetta, può ancora stare in piedi. Dove però la strategia del pallottoliere mostra la corda è precisamente nel computo delle probabilità di vittoria, dal momento che gli anellini sono spostati:
    a) in base ai risultati di elezioni precedenti, eventualmente – e questo è il colmo – non omogenee (elezioni nazionali o europee vs. elezioni amministrative locali);
    b) in base a sondaggi che, già se sono svolti a ridosso delle elezioni lasciano il tempo che trovano, figuriamoci a un anno di distanza dalle medesime;
    c) in base a scenari di guerra e sistemi di alleanze che sono dati come irremovibili e immutabili, laddove in politica tutto è possibile, compreso il crollo di alcuni personaggi chiave. [*]
    Inoltre la strategia del pallottoliere non tiene conto:
    d) della mobilità dell’elettorato e della sua propensione all’astensione quando sia schifato, più che dal comportamento delle formazioni politiche di campo avverso, precisamente dal comportamento delle formazioni politiche alle quali fino a poco prima considerate del proprio campo; [**]
    e) della qualità dei personaggi politici che si disputano le preferenze; [***]
    f) della capacità di qualcuna delle formazioni politiche di levare la maschera alle altre e di creare un moto di disaffezione, disprezzo, volontà punitiva. [****]
    Così stando le cose, capisco che qualche anima candida possa anche ragionare nei termini della strategia del pallottoliere, e su costoro non mi sembra il caso di infierire. Però se qualcuno che noi sappiamo essere più avvertito ci fa il discorso del pallottoliere, sappia che offende la nostra intelligenza.
    Sui punti d), e) ed f) ci siamo soffermati in altre pagine di Nusquamia, ma non è da escludere che vi si debba tornare. Tanto per mettere i puntini sulle “i”.

    ——————————————-
    [*] Vedi il Pedretti a Curno e Berlusconi in Italia. Per non parlare di Monti,che era in testa alle preferenze: sì, il bocconiano, il salvatore; adesso non viene più ricordato da nessuno, se non per dirne male. Di qui a un anno lo stesso Salvini potrebbe crollare, per sovraffaticamento fisico e mentale, visto che il suo è lo spettacolo di un solo uomo (one man show); mi taccio di quel suo simil-Miglio, tale Claudio Borghi che è lì lì per scoppiare, per ipertrofia del proprio ego. Renzi invece è un osso duro, ma potrebbe crollare per la nausea indotta nei cittadini dal suo ottimismo da pentolaio, dove ha largamente superato il modello, cioè Berlusconi; in ogni caso, dietro di sé ha la McKinsey e cordate di potere che fanno impallidire quella di BergamoEuropa (robetta provinciale, laddove Renzi opera su scala mondiale), a fianco dispone di qualche collaboratore capace.
    [**] A Curno coloro che hanno nel passato espresso la loro preferenza sia per Pdl-Forza Italia, sia per la Lega nord hanno mille ragioni per rimangiarsi il voto; d’altra parte chi è di sinistra autenticamente, cioè attento alla giustizia sociale, alla libertà, alle pari opportunità (non parlo delle donne, o delle donne soltanto: parlo di pari opportunità fra cittadini, così che non ci siano più cittadini più uguali degli altri, perché iscritti al sindacato o a certe associazioni) difficilmente potrà rinnovare la propria preferenza ai serrani.
    [***] A meno di un miracolo, quale mai personaggio riuscirà la destra curnense a tirare fuori dal cappello, che possa pretendere di gestire la cosa pubblica? Con quale esperienza, che non si sia dimostrata perniciosa? Con quale intelligenza politica? Con quale cultura (stricto sensu, scilicet πολιτικῶς, seu etiam lato sensu)? I similprogressisti oggi come oggi hanno soltanto la Serra come politico presentabile. La quale però ambisce di salire, come una regina, sul cocchio di cariche istituzionali più prestigiose. Fra l’altro, la Serra ha potuto contare sul lavoro dietro le quinte di Max Conti (tutt’altro che un bel lavoro, dal nostro punto di vista, ma rilevante, basti pendare ai rapporti intrattenuti con il Pedretti) e sulla consulenza di Vito Conti del quale tutto si può dire tranne che sia un fesso: si potrebbe anzi dire tutto il contrario, che è fin troppo scaltro. Ma poniamo che al posto della Serra, chiamata per esempio da Hillary Clinton a Washington o incaricata di qualche importante missione dall’Assemblea federale svizzera, si candidi la Gamba: sarebbe una catastrofe, una catastrofe aziendalista, ma pur sempre una catastrofe.
    [****] Siamo temuti dai nostri avversari soprattutto per la nostra capacità demistificatrice. Darebbero un occhio della testa, se riuscissero a metterci la mordacchia. Forse non si rendono conto che la stessa benevolenza della stampa anglorobicosassone nei loro confronti è destinata a venir meno, o quanto meno ad attenuarsi. Gàndola, per esempio, ha tutto l’interesse a riscattare il suo giornale da un passato antigandulfiano che non fa onore alla testata e che, visto in retrospettiva, è alquanto sputtanante. Non dimentichiamo infine che Isaia Invernizzi, di Bergamo news, si è definito «guardiano social» e «anarchico borghese», ed è una cosa che gli faremo pesare. Di Zapperi abbiamo perso le tracce (quasi) e comunque non credo che abbia voglia di farci del male.

  41. Il riconoscimento consegnato “pirsonalmente di persona” da Salvini a Pedretti
    La Lega ringrazia il Pedretti per “aver messo la faccia”? Noi ringraziamo la Lega per non avercela messa

    Questa che ammiriamo è la targa consegnata da Salvini al Pedretti, di sue proprie mani, in proprie mani del Pedretti. Se la Lega ringrazia il Pedretti, noi ringraziamo la Lega, per non aver voluto affrontare il caso Pedretti fin dai primissimi tempi, quando su Testitrahus scrivemmo una lettera ai dirigenti provinciali e federali, aprendo loro gli occhi sulla gravità del gesto del Pedretti che, facendo il sodomita con il deretano dei curnensi, aveva inteso ordire un’ispezione in modalità di provocazione alla c.d. moschea di Curno. Per lui la visibilità mediatica, per i curnensi lo spettro di una guerra di religione.
    In seguito abbiamo insistito sul carattere persecutorio — oggi si dice stalking, allora ancora non si diceva — del Pedretti nei confronti di Fassi e Donizetti, bollati come poltronai, irrisi perfino nei documenti interni del Comune di Curno, che venivano da lui scarabocchiati, lì dove appariva il nome dei “nemici” (è tutto documentato). Abbiamo fatto sapere alla Lega, in mille modi, che il Pedretti non poteva pretendere di modificare gli assetti dei gruppi consiliari del Comune di Curno, quando pretendeva che Fassi e Donizetti non facessero parte del gruppo consiliare che considerava sua proprietà. Aveva torto, tant’è che fu poi costretto a fondare un gruppo consiliare tutto suo, ma la Lega continuò ad appoggiare il Pedretti, minacciando per la “penna” di C(h)ristian Invernizzi di adire le vie legali (anche questo è documentato), con conigli mediatici e inteviste di comodo sulla stampa anglorobicosassone.
    Ultimamente, alla fine del 2015, il Pedretti ha fatto sapere di averne fin sopra i capelli della Lega, ha affermato che Bobomaroni è un traditore e ha manifestato il suo risentimento per essere stato abbandonato, dopo lo scivolone dei rimborsi regionali allegri.
    Fra l’altro, almeno in parte, il Pedretti avrebbe anche ragione. Se il problema sono soli i fondi allegri, perché abbandonarlo? Quasi quasi questa volta siamo dalla parte del Pedretti. La Lega è capace di mostrare la sua “superiorità” etica e antropologica soltanto nei riguardi del Pedretti e di pochi altri? Forza Pedretti, dunque!
    A quando un dibattito franco, leale e democratico della Lega nord di Curno sul caso Pedretti? Oddio, sarebbe fuori tempo massimo, ma non è che i problemi si risolvano lasciandoli decantare. Talvolta s’incancreniscono, e il Pedretti, se si agita, non ha niente da perdere, tutto da guadagnare. Allora, Marcobelotti, Daniele Belotti, Calderoli e Salvini, quand’è che vi cavate il dente? Siete sempre sicuri che la “sobrietà” paghi?

    • P.S. – Ma perché nella targa consegnata con slancio e commozione da Salvini al Pedretti non è scritto che l’ex uomo politico orobico fu vicesindaco nel 2007 e consigliere regionale nel 2010 ? Che male ci sarebbe a ricordarlo? Non capisco.

  42. Andreij permalink

    mah. bel ragionamento..
    due considerazioni..
    1) a Curno il cdx ha un solo personaggio interessante.. Belotti..che non e’ di Curno pero’…..anche il Bianchi non lo era. .alla fine fece molto male..ma vinse..
    altro materiale non ne vedo.
    il pedretti istintivobcom’e’ ha sempre capito la cosa èdi è votato capace di vincere le elezioni (le ha vinte lui quelle del 2007).
    facendo una martellante campagna elettorale.
    progetti amministrativi però no.

    2) il csx ha prodotto oltre ala serra anche un ex ottimo sindaco (Morelli) e poi per il 2017..Benedetti. V.Conti. Gamba..e magari pure altri..
    poi a differenza del cdx ha avuto la capacità di lavorare con chi nel paese lavora. non solo gli alpini (che tra l’altro sono declinati da che la leva non è più obbligatoria)

    persone c’è ne sono..e altre ne verranno fuori.

    la Carrara e’ peggio di Pedretti. e di chiunque altro.

    Cavagnino e’ solo ambizioso.

    insomma….

    le elezioni il cdx le può vincere
    …non sarà però capace di amministrare

    parere personale.ovvio

    • Mentre i politici indigeni curnensi navigano a vista, non sanno che pesci pigliare, e chi candidare, Angelo Gandolfi ha posto la propria candidatura
      I nostri avversari disprezzano gli elettori, non vogliono dire che cosa intendono fare? Non fa niente, ci siamo noi che analizziamo le loro mosse, le loro parole, i loro sospiri. Tutto sotto controllo, quasi un servizio pubblico

      Non sono sicuro di aver capito in tutto e per tutto il suo ragionamento perché in alcuni passaggi appaiono mende che immagino imputabili al sistema di trascrizione e che non mi sento di correggere, proprio perché si prestano a più di un’interpretazione. Insomma, in termini tecnici si direbbe che c’è il rischio di una “anfibolia”, anche se indipendente,probabilmente, dalla sua volontà. Per il significato del termine “anfibolia” consiglio di chieder lumi alla dott.ssa Bellezza la quale sarà anche femminista, ma è laureata in filosofia, ancorché in epoca posteriore a quella in cui presso la sua stessa università si laureò il gentiluomo piacentino, Pierluigi Bersani. Esprimo dunque le mie controargomentazioni, che potranno essere più o meno pertinenti, secondo che sia riuscito più o meno bene a intendere quel che lei voleva dire.
      * Sarei d’accordo con lei, quando afferma – in buona sostanza – che il Marcobelotti è l’unico esponente della Lega nord presentabile. A dire il vero, lo è molto meno quando si fa latore delle parole d’ordine del trucibaldo fascioleghista Salvini.
      *Totale disaccordo riguardo al ruolo del Pedretti svolto nel 2007, quando Gandolfi è divenuto, praeter expectationem, cioè di là da ogni aspettativa, sindaco del buon governo. La verità è che Lega nord e Forza Italia, poi divenuta Pdl, prima di tornare a chiamarsi Forza Italia, non sapevano dove sbattere la testa; poi venne il Maini che propose di candidare Angelo Gandolfi, che avrebbe aiutato una lega nord e una Forza Italia che non avevano candidati presentabili a vincere le elezioni. Il retropensiero era che, una volta vinte le elezioni, Gandolfi avrebbe fatto quel che volevano i signori della politichetta. Invece si sbagliarono, perché, come abbiamo spiegato altre volte, Gandolfi si comportò nei confronti dei mediocri signori della politichetta come Beckett, nominato vescovo da Enrico II d’Inghilterra quasi per ludibrio, il quale prese molto sul serio il proprio incarico e si rifiutò di fare il burattino del re. Dunque Gandolfi vinse le elezioni nel 2007 non per merito del Pedretti ma nonostante il Pedretti: ovviamente, parte integrante di questo ragionamento è la considerazione che il popolo di Curno era arcistufo della politica neroniana – la libido aedificandi, per esempio, come scrive Tacito – che caratterizzò la precedente sindachessa, Annamaria Morelli. Sarebbe sbagliato dare il merito al Pedretti e trascurare i meriti della Morelli, ancorché di segno negativo.
      *A parte il merito negativo sopra ricordato, qualche merito in effetti potrebbe essere attribuito alla Morelli, in particolare quello di non essere un’ipocrita. Inoltre se la cavava molto bene nei garbugli della politichetta. Ma credo che le facesse difetto una capacità di comprendere la complessità della realtà sociopolitica, industriale ecc. su base sistemica, invece che secondo le convenienze del tornaconto elettorale e della disciplina di partito.
      *Del dott. Benedetti non so molto, ma mi dicono che sia cerebrosus, che cioè prenda cappello facilmente e sia sprovvisto di senso dell’ironia (anche se probabilmente il suo senso dell’ironia supera quello della dott.ssa Serra, e non ci vuol molto); inoltre la sua figura mi sembra molto lontana da quella del medico-umanista che leggiamo, per esempio, in Turgenev e in Tolstoj. Dico così perché penso che un medico-umanista sarebbe un candidato sindaco ideale.
      *I cugini Conti sono attori del territorio e potrebbero candidarsi al seggio di sindaco soltanto qualora ponessero le loro ricchezze in un blind trust: proprio come si chiedeva a Berlusconi di fare, e come Berlusconi non fece mai. Tuttavia Vito Conti potrebbe continuare a svolgere il ruolo di consulente per il candidato sindaco della cosiddetta sinistra, proprio come fece e fa nei confronti della dott.ssa Serra.
      *Quanto alla dott.ssa Gamba, credo che esista diffusa la consapevolezza che una sua candidatura sarebbe disastrosa: non voglio essere scortese, ma mi pare proprio di capire che le faccia difetto capacità di dissimulazione, fondamentale in politica; ricordo anche che dissimulazione non significa ipocrisia: dissimulatio è la traduzione della parola greca ironia; l’ironia fa difetto alla dott.ssa Gamba più ancora che alla dott.ssa Serra, ed è tutto dire. Ha difficoltà a relazionarsi con il personale e, immagino, anche con i colleghi; più ancora della dott.ssa Serra, che è asseverativa nei sorrisetti, che le servono per mascherare un imbarazzo che il linguaggio del corpo tradisce fin troppo evidentemente, la dott.ssa Gamba è asseverativa in tutte le fibre del suo essere politico, nel confronto con punti di vista non omologati, quando appare concitata, e l’eloquio d’ingarbuglia, pessima ascoltatrice delle ragioni altrui e pochissimo appassionata alla battaglia delle idee, cioè alla dialettica.
      *Come abbiamo affermato in altre occasioni, la dott.ssa Serra ci pare, nel panorama degli attori della compagnia di giro similprogressista, l’unico personaggio che potrebbe superare una soglia di possibile accettazione da parte del pubblico, tenuto conto anche del ruolo che noi resistenti avremo nella campagna elettorale. Naturalmente, deve fare i conti con l’eccessiva autostima, la mancanza d’ironia, della quale si è detto, con le ubbie femministe e politicamente corrette, con la volontà politicamente prevaricatrice di aver sempre ragione e apparire. Queste caratteristiche non la rendono propriamente simpatica, ma so che a Sirtori c’è un guru che aiuta le persone – in particolare quelle devastate da un retroterra aziendalistico – a ricondizionarsi: il guru è convenzionato con le aziende bergamasche che vogliono plasmare i loro monager, pare che sia molto bravo. Ma credo che questi discorsi siano inutili, perché la Serra volle, e volle sempre e fortissimamente volle cariche istituzionali di maggior prestigio che quella di sindachessa di Curno. La dott.ssa Serra, che non è stupida, è la prima a capire quanto sia umiliante mettersi in posa davanti una macchina fotografica, per poi comparire fotografata in un articolo di stampa anglorobicosassone come colei che, fasciata e tricolorata, inaugura una stazione di servizio per l’erogazione di energia elettrica ad auto ibride et simil.
      *Ma la cosa migliore per i similprogressisti curnensi sarebbe trovare un personaggio nuovo, una persona intelligente che conosca le miserie della vita e della politica, pur non praticandole, con un adeguato retroterra culturale e una intelligenza sveglia che gli consenta di orientarsi nella complessità del sistema, che deve essere dapprima compresa, quindi governata. Questa persona dovrebbe avere passione politica, pur senza macchia di carriera politica, dotata di nativo e sacrosanto disprezzo nei confronti delle alchimie della politichetta politicante. Ovviamente, questa persona, che non ha esperienza, e che è meglio che non l’abbia, deve godere del supporto di chi invece ha tale strafottuta esperienza, e poco importa se colui che ha l’esperienza è un furbacchione di tre cotte. Se questo candidato ideale è intelligente, non farà difficoltà a fare la tara. Un consulente ideale, purché disposto a rimanere nell’ombra, sarebbe proprio l’arch. Conti.
      *Lei dice che il centrodestra potrebbe vincere le elezioni: io sostengo esattamente il contrario, che cioè non toccherà palla. Ho già spiegato perché e la rimando agli articoli precedenti. Se proprio i maggiorenti della Lega nord e di quel che resta di Forza Italia vogliono contrastare il dominio della dott.ssa Serra, o dei serrani, hanno davanti a sé una sola soluzione possibile, quella della desistenza: stanno fermi un giro, così da ricostituire le forze, in attesa di un’occasione più propizia.
      *Il nostro giudizio sulla fasciofemminista e su Cavagna il Giovane è fondamentalmente in sintonia con il suo.

      • Stefano permalink

        @ Andreij

        La Morelli un ottimo Sindaco, questa è da ridere, proprio da ridere caro il nostro Andreij.

    • Il candidato sindaco della similsinistra

      Scrive Andreij: « il csx ha prodotto oltre ala serra anche un ex ottimo sindaco (Morelli) e poi per il 2017..Benedetti. V.Conti. Gamba..e magari pure altri»: vedo che nomina Vito Conti, ma non Max Conti. Per non bruciarlo? Così si fa anche con i papi: colui che in pectore dovrebbe essere il nuovo papa non viene nominato. Ma ho già osservato che i cugini Conti in quanto attori del territorio dovrebbero porre le loro ricchezze in un blind trust, se vogliono concorrere (separatamente, s’intende) alla carica di sindaco. Quanto a Max, non credo che abbia, a differenza del cugino Vito, un profilo idoneo a rivestire una carica che richiede sempre più una capacità di ragionare per modelli, in una prospettiva di sistema. Curno, crisi o non crisi, è pur sempre il paese che subisce le decisioni prese a Bergamo. Non è che ci fidiamo ciecamente delle capacità politiche di Vito Conti, ma lui capisce, è tecnicamente adeguato; come pure — tanto per intenderci e fare un esempio — capiva le cose l’arch. Innocenti: nella giunta Gandolfi Innocenti e la fasciofemminista erano entrambi consiglieri, ma è chiaro che i due non potevano essere messi sullo stesso piano, tecnicamente. Naturalmente, altro è capire, altro prendere le decisioni giuste. Ovvio.
      Vedo che non è stato fatto il nome di Cavagna il Vecchio: ma neanche lui, con tutto il rispetto, sembra avere le caratteristiche che potrebbero metterlo al riparo della spietata analisi di Nusquamia.

      Insomma, o i similsinistri ricandidano la Serra (il che, fra l’altro, garantisce una campagna elettorale frizzante, nonostante i tentativi di sobrio “troncare e sopire”) oppure — meglio — scelgono un personaggio nuovo, di alto profilo etico-politico e intelettuale, intelligente e dunque capace di comprendere la politica, ma estraneo ai giochi della politichetta. Ovvio che la Serra dovrà comunque fare, anche lei, i conti con Nusquamia, dove non si dimentica niente.

      • Aldo permalink

        Mi sembra giusto che l’Andrea, uno dei “portavoce” del Max Conti, non nomini praticamente se stesso… Ma è sottinteso in quegli “altri”. Bruciato anche lui?
        Comunque, alla Serra io preferivo la Morelli, pure con tutti i guai combinati. Tirava giù santi dal cielo, ma almeno ci potevi parlare. E per le cose che non dava in mano agli altri, capiva se avevi ragione o no.

        • La Morelli era un po’ di sinistra, almeno un po’. La Serra è a-ideologica, è tutto e il contrario di tutto, la sua unica caratterizzazione è quella politicamente corretta, perché oggi la carriera — pare — si fa così

          La Morelli non aveva reciso, non del tutto, il filo rosso che la legava alla tradizione della sinistra: che è una tradizione nobile e umanitaria, con buona pace dei molti che non sanno o — quel che è peggio — dei pochi che saprebbero, ma fan finta di non sapere. Era una sinistra attenta alle sofferenze del popolo, che voleva educato, cioè portato per mano a una consapevolezza di sé e a una conoscenza di quel che è fuori di sé. Gli stessi comunisti, che volevano un popolo indottrinato e strettamete aderente ai propri dogmi, non potevano permettersi il lusso, tuttavia, di buttare all’aria quella tradizione nobile e umanitaria, autenticamente progressista: per la scienza, contro la retorica dei preti e degli avvocati dei padroni. Credevano nel progresso scientifico, pubblicavano il Calendario del popolo, del quale riporto qui sotto una copertina storica:

          Così il partito comunista, seminando la scienza, senza accorgersene, fecondava positivamente le anime dei giovani, le apriva ad accogliere i fermenti della libertà. Quanti uomini eccellenti non sono nati alla scuola del Partito comunista! A quella scuola, infatti, hanno imparato a pensare e a essere uomini, senza nemmeno accorgersi che sarebebro stati eretici, libertari, quando si fossero appassionati al pensiero. La stessa cosa avveniva nell’altra Chiesa, quella vera, la Chiesa universale cattolica, prima che morisse dalla voglia di confondersi con i luterani.
          Bene, questa era la sinistra. Ma che cos’è la similsinistra? Io la vedo come un fascio di opportunismi tenuti insieme dalle budella del politicamente corretto. Una gran schifezza, e un sistema di potere. La similsinistra si sbatte confusamente a destra e a sinistra, non è più nemmeno capace di parlar male dei cinepanettoni, adesso fa bocchini a Checco Zalone dopo essersi appropriata di Indro Montanelli, fascista intelligente e, secondo gli standard attuali, pedofilo. Ma non fa niente, si sono appropriati di Indro Montanelli. La similsinistra si dice femminista con Martha Nussbaum, cattolica con Francesco, palestinese con Vera Baboun, solidale con le Acli, aziendalista con Renzi.
          Quanto alla dott.ssa Serra, è l’incarnazione perfetta di questa similsinistra, della gauche caviar, Lgbt-friendly quando si tratta di abbandonarsi all’estasi della rete (la famosa rete Ready dell’arcigay bergamasca), ma anche (come Veltroni) pronta a recitare in piazza i Salmi della Bibbia, di quella Bibbia che racchiude parole di fuoco contro i sodomiti, parole crudeli, e che ci fanno inorridire, com’è crudele in generale tutto l’Antico Testamento (non il Nuovo), dove leggiamo (cfr. Levitico, 20, 13)

          Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.

          Ma la dott.ssa Serra non si cura di queste contraddisioni. Lei, per sua fortuna, non ha una dirittura di sinistra e vive tutte queste contraddizioni gioiosamente. Lei va dove la porta il cuore, ma è un cuore sensibile alle alchimie di potere. Mi aspetto che da un momento all’altro si dica clintoniana: le nonne al potere!

      • Aldo permalink

        Per me lei ha ragione. Lei spiega bene, ma io vado a naso, anche perché son cresciuto con l’altra parrocchia, quella dei preti, dove i comunisti e i socialisti erano scomunicati.
        A naso non mi sbaglio mai se dico che tutti questi qui di adesso sanno di poco. Lei li chiama schiaquette, io dico che sanno di poco, perché quelli di una volta, pensi alla Morelli, ma anche al Bepi, che delle volte tiravano le sberle, ma erano uomini.
        Io sono sicuro che quando il Gandolfi ha salvato Curno dai buchi fatti per idelogia, loro da sotto erano molto dalla sua parte. Non lo dicevano per disciplina del partito, ma lì stava l’errore che si paga ancora. Oggi a Curno avremmo una storia diversa, senza Pedretti e Conti e Serra. Pensatela come volete, ma io la vedo così. E ringrazio lei che mi ha fatto l’occasione di dire quello che tanti hanno pensato.

      • Grilli & cicale permalink

        In un primo momento si rimane esterrefatti per una discussione che riguarda fatti amministrativi di un relativamente piccolo Comune di dieci anni fa.
        Poi uno ci pensa e si rende conto che le ultime amministrazioni che nel bene e nel male hanno lavorato per Curno sono state quelle di Morelli e di Gandolfi.
        Quella attuale ha fatto lavori di partito, cioè lavori per il potere, zero per il paese. Lo si legge anche sul Notiziario comunale, costoso manifesto del nulla, da voi misteriosamente non commentato, dal quale tuttavia traspare il disagio dello stesso gruppo ora al potere.
        [Parleremo del notiziario, certo che ne parleremo. Aspettavo che lo pubblicassero in rete, chissà perché non l’hanno ancora fatto. N.d.Ar.]

        L’attuale amministrazione proclama anche temi interessanti, che però restano di facciata, perché i veri interessi sono altri.
        Serve una spinta nuova che vivacizzi la vita sociale di un paese che sembra morto, dove i giovani non hanno un reddito minimo per sperare di farsi una vita, un vero accesso alle nuove tecnologie, a fronte delle attività dei genitori che vanno cessando e ormai sono soltanto quelle di far le file in posta per riscuotere la pensione.
        [Direi che tutto il panorama della politichetta curnense è fondamentalmente squallido. La cosiddetta sinistra si fa in quattro per consolidare il prorio sistema di potere e favorire le carriere di certi suoi esponenti; la Lega nord di Marcobelotti non vuole affrontare il caso Pedretti e, per paura di trovarselo tra i piedi, non monta più nemmeno i gazebo, che erano il suo piatto forte; Locatelli va in giro dicendo che ha la destra curnense in pugno e che riassorbirà Gandolfi, e queste sono palle mostruose; la fasciofemminista non ha ancora deciso una collocazione partitica adeguata, e sta a guardare, limitandosi a sollecitare un intervento della Serra a gamba tesa, in ambito di politica estera, a favore dei “nostri marò”. Cavagna il Giovane fa il similpedretti e non vuole nemmeno ascoltare il nostro consiglio di farsi un paninazzo spalmato di pasta d’acciughe, prima dei suoi interventi in Consiglio, almeno così si capisce meglio quel che dice. Gandolfi è l’unico che mostra sollecitudine per le sofferenze del popolo; gli altri pensano di usare il popolo, e lo usano, e non è una differenza da poco. N.d.Ar.]

      • Giosepstr permalink

        @Facsimile
        @Andreij
        @Arci
        @Doctor Gandalf ad Parnassum
        Mi sembra che, specialmente dopo l’ultimo intervento, ci sia parecchio da discutere, eventualmente precisare, cucinare e mettere in tavola. Siete dentro le cose politiche di Curno: dite qualcosa di comprensibile e utile, almeno per i lettori del diario del sor Aristide, fra i quali c’è sicuramente anche l’abitante principale di via Julia Augusta.

        [E se le rispondessi che ci piacerebbe sentire il parere di Giosepstr? Bene o male le persone che lei cita si sono espresse. Lei potrbbe spiegarci, per esempio, perché la dott.ssa Serra non si decide a dirci se si candida, o meno. All’obiezione che non è apparsa alcuna intervista della Serra, con foto sorridente sul giornale, si risponde riformulando la domanda: perché la dott.ssa Serra si nega a un’intervista sorridente fasciata e tricolorata e chiarificatrice? Cavagna il Giovane è già quotato presso i broker di Londra? A quanto lo dànno? L’analisi dello scacchiere della politichetta dovrebbe consentire la formulazione delle prime ipotesi. N.d.Ar.]

  43. Revisore permalink

    @ Andreij

    La Morelli il Conti la Serra utilizzavano il 75% delle entrate straordinarie per pagare le spese correnti, una catastrofe finanziaria e particolarmente pericolosa, per fortuna è stato eletto Sindaco il Sig. Gandolfi che in due anni e mezzo è riuscito incredibilmente a portare allo 0% l’utilizzo delle entrate straordinarie per pagare le spese correnti. Vergogna Andreij.

    • Andreji permalink

      anche a bloccare il cantiere della scuola. con danni evidenti.. ne conviene?egregio revisore??

      [Cioè, lei vuole rivangare l’antica fola secondo cui Gandolfi avrebbe per cattiveria e odio preconcetto bloccato il cantiere della scuola?
      I similprogresisti curnensi adesso hanno come amica la dott.ssa Di Piazza, apprezzata scrittrice di romanzi Lgbt-friendly, che fu anche segretario comunale di Curno. Gandolfi ha ampiamento smentito le calunnie al riguardo, l’abbiamo fatto anche noi su Nusquamia. Se però i similprogressisti non credono alle nostre parole, perché non chiedono ragguagli alla Di Piazza? Non sarebbe difficile scoprire, grazie alla sua testimonianza di persona informata, che l’avversione per la nuova scuola elementare fu tutta del Pedretti, e che noi prendemmo tempestivamente le distanze dall’onda di sordo, irrazionale e leghista rancore nei confronti dell’iniziativa che doveva essere il fiore all’occhiello delle maestrine curnensi: una scuola d’impianto sperimentale, che avrebbe dato lustro a Curno e alle maestrine. Roba da imbastirci una carriera.
      Semmai ci faceva ridere l’agitarsi scomposto della similsinistra, sempre molto attenta all’indotto scolastico del loro sistema di potere. Ma, per favore, teniamo separate le variabili: l’astio del Pedretti, che — fra l’altro — è stato obiettivamente vostro alleato in poco lodevoli imprese, e la nostra posizione razionale, illuministica e poco propensa all’entusiasmo, allo zelo, all’appecoramento con ritorno elettorale e d’immagine: cose che, per definizione, sono indecorose, quand’anche siano in perfetta buona fede. E non sempre lo sono.
      N.d.Ar.]

  44. La memoria mistica e mendace della nuova scuola elementare, nell’immaginario similprogressista

    Estraggo da una precedente pagina di NUsquamia — Disinformazione sulla nuova scuola primaria di Curno — il seguente capitoletto:

    La volontà persecutoria del sindaco Gandolfi è una bugia
    La volontà persecutoria del sindaco Gandolfi nei confronti della scuola primaria è un mendacio costruito per deduzione indebita da una comunicazione dell’Ufficio tecnico del Comune alla ditta appaltatrice della costruzione, in data 22.10.2007, che palesava una volontà dell’Amministrazione di «valutare con attenzione la nuova destinazione da attribuire all’edificio». La stessa lettera fa riferimento a una riunione tenuta il 19 ottobre, alla quale il sindaco Gandolfi non ha partecipato e della quale non era stato informato. Si veda il verbale della riunione: Allegato 4. Hanno partecipato alla riunione il geom. Pedretti, in qualità di vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, la dott.ssa Di Piazza in qualità di segretario generale, l’arch. Maggioni responsabile dell’Ufficio tecnico, i sigg. Miotti, in rappresentanza della ditta appaltatrice, il geom. Paganessi, in rappresentanza della ditta subappaltatrice.

    Insisto: fate una telefonata alla Di Piazza, oppure vedetevi convivialmente. Dopo aver affrontato con lei la questione omerica, aver discusso di politica estera, aver disputato in utramque partem della possibilità di superamento della velocità della luce da parte dei neutrini e aver esaminato con acconci strumenti nussbaumiani i più recenti progetti di cattura delle onde gravitazionali, chiedetele della scuola elementare. Poi rivolgetevi con fiducia a noi, se volete ulteriori chiarimenti. Abbiamo sempre agito alla luce del sole, non peschiamo nel torbido, non stringiamo alleanze improprie, non ordiamo complotti. E rileggetevi sullo Schiaccianoccioline, dato che ci siete, quel che scrivemmo della scuola elementare, e implicitamente dei tentativi impropri di sabotaggio. Sapete bene che quella scuola nacque con magagne obiettive e, volendo, sapreste anche chi remava contro, e prendervela con costoro.

  45. Revisore permalink

    @ Andreij

    Rivolgersi in generale al fu Vicesindaco Pedretti, fu Segretario comunale a Curno Dott.ssa Di Piazza, fu responsabile ufficio tecnico Arch. Maggioni. Non guasterebbe in particolare una sua chiaccherata con la Rag. Angela Moretti, così le spiega in che stato la Morelli lasciò le casse comunali. Vada a trovarla e si faccia spiegare che cosa trovò al suo arrivo a Curno, si faccia dire anche della scuola elementare in costruzione e del relativo mutuo, c’era soltanto da piangere purtroppo. La Rag. Moretti è nota per la sua correttezza e schiettezza, per cui se ci andrà si prepari a ricevere dati che la deluderanno moltissimo in tema di Giunta Morelli.
    Del pasticcio della Coa lei non sa nulla vero caro il nostro Andreij? Lo sa chi era il Vicesindaco della Morelli e di chi è il papà? Per chiarezza di rapporto le darò una dritta. Papà Vicesindaco e Coa sono soggetti connessi. Si potrebbe andare avanti di brutto, non si offende vero Andreij?

  46. Antonio M. permalink

    Andreij, ma che scrivi? Dài, piantala di prestare il fianco a puntuali smentite e conseguenti figuracce!

  47. Protesto, ma sorrido

    Sì, protesto, ma sorrido. L’idea del patrimonio dell’umanità non è male, la condivido. Ma questa caricatura che vediamo nella prima pagina del Vernacoliere attualmente in edicola, non rende giustizia all’ideale di serena e composta bellezza della bella ministra similprogressista. La quale è anche un esempio di garbo sul piano della comunicazione: non bofonchiante come la destra curnense (abbiamo in mente due esempi da manuale), e senza l’apparato di sorrisetti asseverativi della dott. Serra, che creano una barriera tra l’oratore e l’uditorio. A riprova della mia affermazione, si veda la foto qui sotto.
    A Milano il Vernacoliere può essere acquistato, per quel che ne so, presso le edicole al mezzanino della metropolitana di Piazzale Piola e della fermata di Via della Moscova. Adesso mi aspetto che, per fare il fico, Max Conti ci faccia sapere che lo si trova anche in altri punti: certo, è possibile, chi dice di no?

  48. MozzoCurno: rispettivi sindaci trionfanti


    Facendo clic sulle immagini si accede alle rispettie pagine dell’Eco di Bergamo che dànno accesso alla visione delle interviste filmate.

    Queste erano le premesse. E dopo? Dopo queste due interviste ficcanti, subito dopo il tionfo, lo stesso giornalista potrebbe tornare sul campo, per due nuove interviste, aggiornate allo stato attuale dell’arte, di uguale impatto e simile potenza comunicativa.

  49. Massimo permalink

    Andeij, non è forse parente del simil gatto che in cerca di un’affermazione istituzionale busca masochistiche sculacciate? Sempre a menar il can per l’aia, ma perché non guarda il proprio orticello? È vero, l’erba del vicino, è più verde, ma solo perché ha maggior cura di sé, del proprio buon nome, e non perché la piglia per i fondelli. Metaforicamente, s’intende. Quindi, caro Andreij, se in futuro avrà notizie migliori, ci dia sotto. Ma si liberi dell’ansia di prestazione. Nella vita c’è di meglio che farsi bello con i propri amichi.
    Ho scoperto che chi si circonda di tirapiedi (avrei detto leccaculi, ma temo di venir censurato) non è un grande, è semplicemente uno stupido che pian piano viene divorato dal nulla del quale si è compiaciuto. Meglio soli che esser lodati da servi. Lei è un servo?
    [Ma il padrone chi è, allora? N.d.Ar.]

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