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Escursione archeologica in Liguria, lungo la via Julia Agusta_1

7 gennaio 2016

Premessa In una precedente pagina di Nusquamia, intitolata Via dai miasmi della politichetta (vedi) ci eravamo soffermati sulla necessità – talora cogente, insopprimibile – di lasciarci alle spalle i fetori della politichetta curnense (Curno è un paese sgarruppato a ovest di Bergamo), della quale pure siamo costretti a occuparci in questo diario. Via dunque dai gatti padani, via dall’identitarismo becero, razzista e alcolico, via da una concezione sciacquettistica della cultura che a Curno ha come vestale Martha Nussbaum, quella che non capisce niente ma scrive molto, via dall’associazionismo lobbistico sul quale si è costruita una mistica stomachevole, via dagli “eventi” serrani spacciati per culturali. Avevamo promesso di intrattenere i lettori migliori di Nusquamia con la descrizione di una passeggiata archeologica in Liguria, qui la onoriamo. E promettiamo una seconda puntata archeologica, sempre in Liguria, sempre lungo la via Julia Augusta, ma più in là, nel tratto tra Albenga ed Alassio.

La via Julia Augusta nella Val Ponci

 Calvisio

L’escursione archeologica alla ricerca dei cinque ponti della via Julia Augusta s’inizia a Calvisio: si parcheggia l’automobile nell’area che vediamo in basso a destra, si passa sul ponte gettato sul torrente e si sale lungo il percorso indicato in rosso. L’immagine in alto è ottenuta da Google Earth, installato su un computer da tavolo. Tuttavia, disponendo di un gingillino – tavoletta (tablet) o ficòfono (smartphone) – e usando il programma “Le mie mappe”, collegato a Google maps, anche sul ficòfono è possibile ottenere un tracciato soddisfacente, proiettato sulla mappa satellitare di Google (si veda l’immagine qui sotto), invece che su Google Earth. Il tracciato Gps, in formato kml, è stato reperito in rete, con un po’ di pazienza, quindi è stato importato su Google maps.

Ficofono

Chi da Varigotti si reca a Finale Ligure incontra da principio il borgo di Finalpia. Qui precisamente (o quasi) scendeva la via Julia Augusta: e di qui possiamo salire per vedere quel che ne avanza: cinque ponti romani, due dei quali sono ancora in buono stato. Leviamoci dalla testa però l’idea di riuscire a vedere la sede stradale, addirittura la pavimentazione: fra l’altro, la Julia Augusta in questo tratto non è lastricata, ma glareata (come vedremo in seguito). Dovremo contentarci di seguire il sentiero 421, che vediamo qui sotto, proiettato su una mappa tridimensionale di Google Earth, lungo il quale si trovano i primi quattro dei cinque ponti romani della Val Ponci.

sentiero-421-su-google-earth

In quest’altra immagine di Google Earth, una vista a volo d’uccello (un uccello che vola alto) del sentiero 421 (in rosso). Vediamo inoltre l’indicazione del borgo attuale di Varigotti; lungo la costa, verso ponente, osserviamo la passeggiata da Varigotti a Finale Ligure: a sinistra in basso si riconoscono i moli del porto di Finale. Vado Ligure, dove la Julia Augusta lascia la costa, si trova in alto a destra, dietro Bergeggi.

La via Julia Augusta a rigore comincia a Vado ligure (per i romani Vada Sabatia, o Sabbatorum Vada): qui c’era un presidio militare, qui c’era il porto, e qui terminava la Via Aemilia Scauri che cominciava a Luni (per i romani: Luna), a poca distanza da Pisa, dove finiva la via Aurelia. In seguito però la Via Julia Augusta, in quanto via consolare, inglobò la Via Aemilia Scauri.

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La Via Aemilia Scauri, che sarà inglobata nella Via Julia Augusta

La via Aemilia Scauri (109 a.C.) portava alla Liguria aggirando gli Appennini, ed era questo l’unica cosa da fare, in un’epoca in cui non esistevano le tecnologie attuali di traforo stradale. Perciò si partiva da Luni, si toccava Parma, quindi si svoltava a ovest verso Piacenza, si proseguiva per Tortona (in latino: Derthona) e per Acqui Terme (Aquae Statiellae); superato il colle di Cadibona, si toccava finalmente la costa, a Vada Sabatia. In seguito, quando nel 13 a.C. l’imperatore Augusto ordinò che si tracciasse una via che “avvicinasse” la Gallia a Roma, la via Aemilia Scauri fu inglobata nella via Julia Augusta.

via_julia_augusta_aemilia-scauri_aurelia

Viabilità da Roma alla Riviera di Ponente, al tempo di Augusto: da Roma a Pisa (Pisae) si viaggia lungo la via Aurelia; si imbocca quindi la bretella da Pisa a Luni (Luna) e per la via Aemilia Scauri (in rosso) si arriva fino a Vado (Vada Sabatia): da Piacenza (Placentia) a Vado la via Aemilia Scauri sarà inglobata nella via Julia Augusta. Ma la via Julia Augusta (in in color fucsia), in senso stretto, comincia a Vado e di qui prosegue lungo la costa, fino alla Gallia Narbonenese, che cominciava subito dopo Nizza.

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Da Roma alla Gallia Narbonense, per la Via Aurelia  e la Julia Augusta

Il progetto della Via Julia Augusta nasce quando Augusto Augusto consolida l’impero, nel 13 a.C.: per collegare via terra Roma con  la Gallia Narbonense occorre tracciare una nuova via consolare: una via che risponda, cioè, a certi standard, così diremmo oggi, per esempio, per quanto riguarda la sua larghezza (la latitudo legitima). Naturalmente, si sarebbero utilizzati e ampliati tracciati e strade sterrate già esistenti. Ebbene, fino a Pisa non c’erano problemi, perché vi si arrivavaper la via Aurelia, che inizialmente (nel III sec. a.C.) collegava Roma con Cerveteri e poi fu prolungata fino al porto di Pisa, prima che fosse interrato.
Le difficoltà cominciano nel tratto da Pisa a Luni, sempre che vi si voglia arrivare in linea diritta; il terreno era infatti paludoso, dunque o si proseguiva via mare, oppure si faceva un lungo periplo. Quando però nel 56 a.C. Giulio Cesare ebbe la necessità, in vista delle guerre nelle Gallie, di rendere i collegamenti più veloci, si costruì una deviazione collinare, della quale fu incaricato il figlio di Emilio Scauro, quello che aveva collegato Luni con Vado ligure.
Ma da Vado ad Albenga? Bene, superata le difficoltà del tratto tra Pisa e Luni, una volta arrivati a Vado (in pratica, a Savona) si presentava un nuovo ostacolo: tra Vado Ligure (o Vada Sabatia, se vogliamo usare l’antico toponimo) e Albenga (Albingaunum) e di qui alla Gallia Narbonense, volendo seguire l’orlo della costa, e nemmeno necessariamente al livello del mare, si frappongono le falesie di Capo Noli e delle rocce del Malpasso, a picco sul mare, tra Capo Noli e Varigotti. Anche in questo caso, occorre aggirare l’ostacolo. O si abbandona la strada e si prosegue per nave, per approdare a Finale, dove la via Julia Augusta – finalmente via consolare, nel rispetto di tutti gli standard – si snoda seguendo il profilo della costa, o si ci s’inerpica per la montagna. Il tratto di Julia Augusta nella Val Ponci, dove sono i cinque ponti, grosso modo fiancheggiato dal sentiero 421, serve appunto a riportare la Julia Augusta al mare, dopo l’aggiramento delle falesie. Non è un caso che la valle si chiami Val Ponci, anticamente Vallis Pontium, cioè Valle dei Ponti. E il torrente che vi scorre prende il nome di Ponci.

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I cinque ponti della via Julia Augusta

 Ma dove passava esattamente la via Julia Augusta, nel tratto tra Vado e Finale? Cinque ponti romani ne attestano l’esistenza; per il resto, però, dobbiamo contentarci di fare ipotesi.
Avanza qualche dubbio – tanto per cominciare – al riguardo degli standard “consolari” di questo primo tratto della via Julia Augusta. Ce lo fa capire l’orografia del luogo, da Vado a Finale, come vediamo nella mappa qui sotto. Con questo intendiamo dire che non doveva essere propriamente a scorrimento veloce, e che il transito dei mezzi pesanti doveva avvenire non senza difficoltà, o addirittura non vi passavano proprio.

 oruxmaps_sentiero-421

In questa cartina vediamo in alto a destra la posizione di Vado ligure; in basso a sinistra, Finale Ligure. Riconosciamo il tratto di strada litoranea tra Capo Noli e Varigotti e quello tra Varigotti e Finale Ligure, dei quali abbiamo decantato le meraviglie. Il nastro grigio che vediamo in alto corrisponde allo sviluppo dell’autostrada; è inoltre indicato il sentiero 421, lungo il quale s’incontrano cinque ponti dell’antica Via Julia Augusta.

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  Römischer_Reisewagen.JPG

Poteva un veicolo come questo transitare agevolmente sul tratto della Julia Augusta che si snoda lungo la Val Ponci? Abbiamo qualche dubbio, ma la verità è che ne sappiamo troppo poco. Il dubbio rimane, ma è saggio sospendere il giudizio.
In ogni caso non è detto che proprio tutti, dovendosi recare a Colonia Augusta Nemausensis (Nîmes) transitassero di qui: la navigazione di piccolo cabotaggio continuava a essere un’alternativa. I legionari no, loro marciavano sui cinque ponti con il loro bagaglio, stipato in uno zaino a rete (sarcina), che portavano appeso a una forcella appoggiata alla spalla, e che poteva arrivare a pesare 40 kg.
Quanto alla mancanza di tracce evidenti della sede stradale, a parte i ponti, possiamo spiegarla osservando che la strada non era necessariamente e dappertutto lastricata: nel suo sviluppo collinare si adagiava, almeno in parte, sulla roccia, ed è ragionevole pensare che fosse glareata, che cioè il fondo stradale fosse costituito da ciottoli di fiume compattati, sovrastati da un battuto di terra e ghiaia. I tratti pianeggianti invece, a valle, verso Calvisio, dove oggi si coltiva la vite, sono verisimilmente interrati; in ogni caso, non è difficile pensare che il materiale lapideo sia stato smosso dagli eventi naturali, asportato e variamente riutilizzato per mano dell’uomo. Ma, a parte qualche breve tratto, dove il fondo stradale è identificabile, in mancanza di riscontri certi, stabilire lo sviluppo del tracciato non è affar semplice. Un buon metodo d’indagine potrebbe essere ipotizzare una pendenza massima del 12-15% e studiare come possa adagiarsi su questa orografia un nastro stradale rispondente a tale specifica, tenendo per fermo che dovrebbe comunque passare per i cinque ponti.

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L’escursione archeologica

Per vedere i cinque ponti, nell’ordine in cui li incontrerebbe un soldato che vi transitasse nella direzione che porta a Roma la cosa migliore è farsi trovare il mattino dalle parti di Noli, o Varigotti, o Finale ligure: nell’ultimo caso, però, meglio Finalborgo, perché d’estate Finale ligure è invivibile, intrisa com’è d’impiegati in mutande per le strade e mongomanager che hanno la barca al porto turistico. La partenza è da Finalpìa, un borgo di Finale ligure. Anzi, per guadagnare un po’ di tempo, conviene lasciare l’automobile a Calvisio, sul fondovalle del torrente Sciusa: si vedano le due foto pubblicate in testa all’articolo. L’escursione comincia dal ponte sul torrente, su per la Val Ponci, per una strada campestre, che, dopo qualche chilometro, diventerà un sentiero, occasionalmente canale di scolo delle acque, come vediamo qui sotto:

 Sentiero 421

Incontriamo il primo ponte prima di imboccare il sentiero, ancora nel tratto di strada sterrata: è il Ponte delle Fate, è quello meglio conservato, ancora utilizzato dai contadini e da coloro che vanno a pernottare presso un agriturismo, un po’ oltre.

1. Ponte delle FatePonte delle Fate.

Il ponte successivo è il Ponte Sordo: ne avanzano un tratto della spalla (mentre il resto è crollato insieme con l’arcata) e la rampa di raccordo al livello stradale prima e dopo il ponte. Testimonia come con il trascorrere del tempo i corsi d’acqua abbiano preso altre direzioni, il paesaggio sia mutato, alcuni avvallamenti siano stati colmati, altri se ne siano formati. Questa è una delle ragioni della difficoltà di trovare tracce evidenti, affioranti, dell’antica Via Julia Augusta.

2. Ponte sordo.JPG
Ponte Sordo.

Fra questo ponte e il successivo finalmente s’intravvede qualcosa della sede stradale della via Julia Augusta, per un tratto di circa 30 m: il fondo strada, largo 4 m, è quello di una via glareata, nel senso che si diceva sopra.

3. Ponte di Voze_2
Ponte Muto.

Il Ponte Muto (o di Voze) è decisamente meglio conservato: scavalca non il rio Ponci, fra l’altro non sempre affiorante, perché la roccia locale – la Pietra di Finale – sulla quale diremo qualche parola, è suscettibile di erosione, tant’è che numerose sono nell’area le grotte e frequenti i fenomeni carsici.
Osserviamo a questo punto che la tecnica costruttiva è uguale per tutti i cinque ponti: tutti ad una sola arcata, segnata da una ghiera costituita da una duplice corona di conci radiali. Il nucleo della struttura è in opera cementizia, rivestita da un paramento in blocchetti lapidei regolari disposti in filari legati con malta. Questa tecnica costruttiva, che ha riscontro in altri ponti romani in Provenza, ha indotto qualche studioso a ritenere che essi siano in realtà di epoca adrianea, e non augustea. In effetti l’imperatore Adriano nel 124 d.C. ordinò il rifacimento della via Julia Augusta. Quale che sia la datazione dei ponti, tenimao per fermo quanto si diceva sopra, che cioè la via di comunicazione con la Gallia fu sistemata da Augusto intorno al 13 a.C.

 4. Ponte dell'Acqua_mio
Ponte dell’Acqua.

Il quarto ponte, il Ponte dell’Acqua, è ancora in piedi, anche se privo delle spalle, delle quali vediamo a terra alcuni conci: gli altri saranno spariti chissà dove.

I quattro ponti qui finora presentati sono realizzati in pietra locale, la “pietra di Finale”, la cui formazione risale a 25 milioni di anni fa ca., per deposizione dei gusci degli organismi che vivevano nel mare che sommergeva queste terre. Dunque, una pietra calcarea.
Il paramento del quinto ponte, invece, il Ponte di Magnone, non è più costruito in pietra di Finale, ma con blocchi di arenaria, una pietra anch’essa sedimentaria, ma i cui granuli sono di origine mineralogica, come pure il cemento che li tiene uniti. In effetti, sulla sommità del colle la natura della roccia non è più calcarea, o comunque non è solo calcarea.

5. Magnone.JPG
Ponte di Magnone.

Devo però essere sincero: questo ponte, semidistrutto, io non l’ho trovato, e la foto che vedete qui sopra non è mia. Ho pensato che avrei potuto trovare il ponte prendendo un sentiero laterale, sulla sinistra, al termine dell’escursione; era un sentiero, ammesso che quella traccia fosse un sentiero, scosceso e impedito dagli arbusti, ne ho anche fatto un pezzo ma, per quanto mi sforzassi, e mi sporgessi, non sono riuscito a scorgere tracce utili. Inoltre ero affamato, perciò sono tornato sul sentiero 421, che di lì a poco termina davanti a una chiesetta di campagna, alla quale si arriva anche in automobile, seguendo una strada tortuosa che s’inizia a Spotorno.
Ma avevo lasciato l’automobile a Calvisio: dopo aver consumato una parca colazione, su un ospitale sedile a fianco della Chiesa, a disposizione dei pellegrini, sono disceso a piedi. Poi, tornato a casa, ho visto che il Ponte di Magnone è indicato su Google maps e ho constatato che effettivamente si trova nella direzione che avevo pensato.

I ciclisti montani – Lungo questo sentiero ho incontrato parecchi appassionati di bicicletta montana (in linguaggio coglione: MB, acronimo di Mountain bike): lo percorrevano in discesa, tutti, tranne uno, con l’aspetto del soldato semplice Maramaldo, nell’Armata Brancaleone di Monicelli. Poiché ho l’abitudine di salutare, non mi riuscì difficile capire che erano quasi tutti stranieri; uno dei pochi italiani mi venne alle spalle precipitosamente, mentre scendevo, quasi mi investì, ma si scusò, con inconfondibile accento bergamasco: «Scusa, non t’avevo visto!». Così si espresse, ma in italiano, e non in “lombardo orientale” che, secondo gli zuzzerelloni identitaristi, nonché linguisti allo sbaraglio, sarebbe una lingua e non un dialetto. Anche una lingua scientifica, dicono.[1]
Quell’unico che faceva il sentiero in salita era invece un tedesco. Ma nel tratto in cui lo vidi, un tratto aspro, pietroso e cosparso di pietre rotolanti, in realtà avveniva che non riuscisse a fare di seguito che due o tre pedalate;  poi bruscamente balzava dal sellino e posava i piedi a terra, con le gambe divaricate (non so se battesse i testicoli contro qualche asta della bicicletta: se sbattevano, doveva essere stoico, perché non lo udii mai urlare); quindi ci dava ancora dentro con qualche pedalata e rimetteva i piedi a terra. E così via. Insomma, una gran rottura di testicoli, in senso proprio e figurato.

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[1] Fu un identitarista Ur-leghista a farmi questa esilarante rivelazione sul bergamasco come lingua scientifica. Io avevo sempre pensato che l’italiano fosse – anche – una lingua scientifica, perché in questo nobile idioma si sono espressi Galilei e Redi, tanto per fare due esempi. Perciò domandai all’identitarista con quale fondamento potesse asserire che il bergamasco – o il lombardo orientale, che sarebbe la “lingua” a cui afferirebbe il bergamasco, qualora proprio si volesse considerare il bergamasco un dialetto, per graziosa concessione degl’identitaristi – è una lingua scientifica. Lui mi disse di aver tradotto per Wikipedia la voce “Anno luce”, dall’italiano in Lumbàrt Orientàl: si veda An lüce. Mi cascarono le braccia, e non se ne parlò più. L’Ur-leghista sullo stesso piano di Galilei e del Redi, anche se non è uno scienziato! E perché poi? Perché ha tradotto una voce sc-scientifica (sc-scienza balbuziente, come Gassman nei Soliti ignoti, sempre di Monicelli) per Wikipedia! Forse anche due, o tre! Mamma mia! E che tremore di mutande!

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104 commenti
  1. Carla Mel permalink

    Sono i posti del mio viaggio di inizio matrimonio con mio povero marito a Finale e Nizza. Suo nonno di madre era proprio di Calvisio. Noi eravamo in casa bella in cima al paese.
    Posti bellissimi e lei dice sempre cose interessanti e particolari che mio povero marito non sapeva. I ponti per ello erano quelli dei pastori.
    Mi saluti ormai per sempre l’Italia e Bergamo e la sua Università.

  2. al Gandalfir billa'h permalink

    Via Julia Augusta Serra?

    [Diamo tempo al tempo. Quando la Serra avrà occupato le poltrone di prestigio per le quali tanto si è data da fare, farà ottenere a Curno un finanziamento per una sistemazione avveniristica del lungobrembo, per esempio con pagode del politicamente corretto, pagode delle buone pratiche Lgbt ecc. Il finanziamento sarà esigibile a due condizioni: a) che il progetto sia firmato dal gatto padano, nominato architetto ad honorem per decreto congiunto di Hillary Clinton e Martha Nussbaum; b) che il lungobrembo sia intitolato alla dott.ssa Serra. Via Julia Augusta Serra mi sembra un’idea da prendere in considerazione. N.d.Ar.]

    • Aldo permalink

      Fossi lei organizzerei una bella gita con la Serra nei bei posti che ci ha fatto vedere, gliela conta su giusta e quando la Serra vede che la strada è titolata a lei, tutta pomposa resta lì sotto uno dei ponti romani a metterla giù dura con quelli del posto che se la gustano un po’.
      Però se la vuol lasciare anche sul Brembo, che cambia nome col suo, la lasci anche lì che va bene lo stesso.

      • Potrei organizzare la gita, perché no? Ma non credo che la dott.ssa Serra accetterebbe di buon grado l’idea di un ‘escursione che comprenda tra i partecipanti la mia persona. Ma anch’io avrei una condizione da porre, che cioè rinunciasse a portare nel tascapane il suo corredo di mordacchie.

  3. Prima i cani, adesso la Mountain bike
    Vedremo il Pedretti pedalare? Hoc erat in votis

    Segnalo questo commento pubblicato sulla pagina prosopobiblica di Marcobelotti

  4. Facsimile permalink

    Dotto e meraviglioso pezzo.
    meritevole della massima attenzione.
    lo rileggerò una seconda volta.
    ottimo
    buon week end

    • Intellettuali curnensi

      Non merito i suoi elogi, sono consapevole dei miei limiti. Di questi limiti è anche consapevole la dott.ssa Serra — e non posso darle torto — la quale all’indomani del trionfo elettorale si vantava di aver una giunta di tante donne, tutte laureate, alcune anche superlaureate. Anche adesso la si sente dire dott.ssa di qui e dott.ssa di là. Però in una nota inviata a Gandolfi qualche giorno fa, essendo dalle circostanze costretta a nominarmi, e sentendosi schifata dalla bisogna, mi ha strappato le mostrine del miserabile titolo accademico, mi ha chiamato “sig. Piga”. In effetti i titoli accademici sono merda, soprattutto al giorno d’oggi (ma non al tempo in cui si laurearono mio padre e mia madre). Ha ragione la dott.ssa Serra, fa benissimo a considerarli merda. Ci sono titoli accademici che addirittura sono titoli di disonore, per esempio quelli che sfociano nelle attività di pubbliche relazioni, notoriamente spermatopoietiche e sordide, allorché la fellatio è praticata senza vocazione e in vista di un affare, o del potere. Ma perché solo il mio titolo sarebbe merda? Questo è quel che non capisco.
      Penso che l’articolo archeologico che si legge in questa pagina, se fosse stato firmato da Annalisa Di Piazza, l’intellettuale di riferimento della similsinistra curnense, dopo Martha Nussbaum, s’intende, o da Remo Traìna (con l’accento sulla “i”, prego), per non parlare dello Zapperi, sarebbe venuto molto meglio. Beh, anche Cavagna il Giovane, però, o Tarcisio…

  5. al Gandalfir billàh permalink

    In effetti, egregio prof. dr ing. Piga, i titoli Lei se li è sudati e ne ha più volte e in situazioni diverse mostrato l’intrinseca valenza, anche mediante la redazione di questo diario. A quel che lei scrive, pare, però, che la dr Serra, laureata in lingue straniere con “predilezione” per il francese, che ha insegnato per anni nelle scuole medie inferiori, ritenga che quei titoli possano essere usati soltanto allorché si versi nello “specifico”, cioè quando essi abbiano una ricaduta immediata sull’argomento che si sta trattando o sulle circostanze in cui occasionalmente ci si trova. Quindi, versandosi nello specifico in politica e amministrazione pubblica, non si dovrà più chiamare la sindachessa con l’appellativo di dottoressa se non allorché si parli in francese o si discuta di ciò che alla cultura francese è collegato. Idem per le altre dottoresse o pseudo tali presenti in Consiglio comunale, Gandolfi incluso, ovviamente, che laureato lo è comunque davvero. Avremo tanti signori, signore e signorine a eccezione del segretario comunale, che è dottore nell’esercizio delle sue funzioni: questo per sovietica concezione pseudodemocratica o per piccineria, secondo il mio giudizio di buon senso e non da laureato.
    P.S.: ho scritto appositamente “prof.” perché so dei corsi da lei tenuti presso l’Università di Cagliari e presso la celeberrima Fondazione Olivetti, tenuto conto del fatto che anche la signora Serra si lascia chiamare indebitamente “professoressa”.

    • La dott.ssa Serra è libera di avere le sue predilezioni, né possiamo condannarla per questo
      Ma noi siamo altrettanto liberi di interpretare i suoi gesti e le sue gesta

      In fondo, se la dott.ssa Serra ha le sue predilezioni, chi siamo noi per poterla condannare? (Uso di proposito questa espressione francescana, perché vedo che va di moda.) Questo è un aspetto del problema.
      L’altro aspetto del problema è vedere il significato dell’operazione di degradazione dei titoli delle persone che ci sono antipatiche, quando il “dott. X” per esempio, diventa il “sign. X”. Una tecnica che usava anche Emilio Fede.
      Ebbene, non esito ad affermare che è un’operazione perfettamente lecita, per cui neanche sotto questo aspetto ho alcunché da rimproverare alla dott.ssa Serra. Non c’è ragione per cui debba prendere cappello, tanto più che disprezzo i titoli accademici, soprattutto l’ostentazione dei medesimi, come quando in pieno Consiglio comunale a Curno la dott.ssa bellezza volle farci sapere che era laureata con il massimo dei voti. Non protesto sia per coerenza sia perché non è certo un reato chiamare “sig. X” il dott. X, par quanto sia evidente il moto di stizza.
      Però, per parte sua, la dott.ssa Serra non può impedirmi di ragionare. E il ragionamento mi dice che io devo esserle molto antipatico: altrimenti mi avrebbe nominato con il titolo, come fa con le “sue” dottoresse, o anche senza titolo, come usa tra persone che si conoscono abbastanza, tanto da rendere inutili i preliminari accademici. Come usa, per esempio, tra colleghi negli uffici, o riferendosi a personaggi politici. Obama, per esempio, è un fine intellettuale di Chicago, ma a nessuno verrebbe in mente di chiamarlo dott. Obama. Se però qualcuno lo chiama “il sig. Obama”, questo è segno che Obama gli è antipatico. Non credo di sbagliarmi su questo punto, che potrei dimostrare riportando un numero sufficiente di esempi.
      Come pure si potrebbe mostrare con dovizia di esempi, che la sindachessa elvetico-curnense preferisce “conversare” con il Pedretti: nel senso primario della parola “conversare”, dal latino cum + versari, cioè stare insieme, nella fattispecie politicamente. Meglio il Pedretti – o il geom. Pedretti, se si preferisce – che Aristide, il quale è un uomo di sinistra e costituisce un rimprovero vivente nei confronti della similsinistra, detta anche gauche caviar, sinistra al caviale. (“Rimprovero vivente” è un’espressione tratta dai Demòni di Dostoevskij, che vanno pronunciati “Demòni” e non “Dèmoni”, come si sente dire: si veda la bella edizione Einaudi.)


      Un rappresentante francese della gauche caviar, candidato alla presidenza della regionw Île-de-France.
      .
      —————————————————————————-
      .


      Gramsci il quale, se le dott.sse Bellezza e Serra non se n’hanno a male, è un po’ meglio di quella burlona di Martha Nussbaum, esorta allo studio. Il problema è: c’è speranza per i gatti padani, o per i candidati alla poltrona di sindaco che la destra curnense tirerà fuori del cappello pochi giorni prima delle elezioni? Voglio dire, c’è speranza se studiano? Beh, tutto sta a vedere che cosa studiano, se hanno voglia di studiare, e se sono capaci di studiare.
      .

      Quel professore di Cagliari che ‘al Gandalfir billàh’ (un ammiratore macometano di Gandolfi? Sunnita o sciita?) menziona è verisimilmente un mio omonimo. Io a Cagliari ho solo frequentato il liceo, come ho ricordato in un articolo di Testitrahus: Ricordo di Aristide (quello vero); e in un articolo breve di Nusquamia: Ricordi di liceo, che presenta il portone d’ingresso di quel liceo con accanto la lapide in onore di Gramsci che esorta allo studio, per rendere migliore la società.
      In generale, non posso fregiarmi, né voglio, del titolo di “prof.”: le conferenze in qualche liceo (compreso il liceo Dante di Firenze, dove ha studiato Renzi) e i corsi di formazione nei quali sono stato relatore, in ambito aziendale o anche per gli insegnanti di latino, non fanno di me un professore con diritti sindacali, con tutti i crismi e a norma di cacata carta.
      Io non credo che sia vero quello che sostiene Jean-Jacques Rousseau, per cui l’uomo nascerebbe libero e buono. Però mi piace pensare di essere nato libero e vorrei morire da uomo libero. Perciò non mi interessano i titoli accademici. Ma non sono un fesso e se qualcuno mi chiama con ostentazione “il sig. Piga”, so bene come interpretare la sua espressione. Fermo restando che costui (o costei) è libero di dire così. Come ripetefino alla nausea quel tale Michele Mirabella (ed è evidente che se dico “quel tale”, il Mirabella non mi è simpatico, non ho paura di confessarlo): ne ha facoltà. A proposito, Mirabella (non dirò “il sig. Mirabella”, perché ho già speso l’espressione “quel tale”, e non sta bene esagerare) è professore — per meriti dalemiani — di “Sociologia della Comunicazione: Teorie e tecniche dei mezzi di comunicazione di massa” presso l’Università’ di Bari. È stato anche insignito della laurea honoris causa in Farmacia (si veda Elisir / Michele Mirabella). E così, con Mirabella, il cerchio si chiude. Posso dire “Merda”? O è politicametne scorretto?

      • al Gandalfir billa'h permalink

        Il suo omonimo prof. Piga risulta aver tenuto cicli di conferenze presso il museo egizio di Torino quale esperto di protosemantica di scritture antiche, come da corso precedentemente svolto presso l’università di Cagliari.

      • Un quasi-omonimo, credo. Un altro quasi-omonimo, presidente della Consob, democristiano e ministro con Fanfani e con Andreotti, trovò una morte dolce, credo, a Cortina d’Ampezzo, fra le braccia di una donnina allegra.

  6. Ancora sulla Boschi, titolare di un Patrimonio dell’Umanità

    Trascrivo dall’ultimo numero del Vernacoliere, del quale ci siamo già occupati:

    Ce lo volevano levà di sotto l’occhi, quer popò di ’ulo della Boschi!
    E la banca d’Etruria di vì, e ’r babbo della Boschi di là, e ’r su’ fratello di sopra, e ’r confritto d’interessi di sotto…
    E ’nzomma, a sentì tutti ve’ critioni la povera Maria Elena se ne doveva andà, ’un si doveva più guardalla andà ’nsueggiù ar governo e ’n parlamento, che poi era l’ùnio modo di tené la gente attaccata ar televisore, in que’ momenti!
    – Babbo, corri, c’è la Boschi!
    – Gonnella o pantaloni?
    – È uguale, ’r culo è sempre véllo!… Guarda ’ome si move, dé!… Zitto, c’è mamma!
    – Ma vi levate di lì, maiali?! Babbo e figliolo uguale, sai, du’ ’iappe e capiscano più nulla!
    – Tò, e tanto è la zoppa di Montinero! [*] Una ministra delle riforme ’osì, l’hai bell’e ritrovata!
    Macché, tutti ’nvidiosi, all’opposizzione! Tutti a urlà dimissioni…
    […] Ma cià penzato l’Unesco, a levà ’ragnoli dar buo! Che, riunito di volata perapposta, ha diarato ’r culo della Boschi patrimonio dell’umanità! E mìa come monumento solo! Anche come sito naturale!
    Uno di que’ posti, ’nzomma, che quando te ci vai, boia, che buo d’eccezionale ’mportanza curturale e naturale! Che armonia di forme, che veduta mozzafiato! Tipo la Torre di Pisa o ’r Domo di Firenze, tanto per capissi! O sennò Portovenere, o le Dolomiti, per capissi anche dippiù!
    Dice, dè, e tutto ver benddidìo in un culo solo?!
    Sissignori, noi si pole! Siamo italiani, noi, la terra de’ più be’ monumenti di sasso ma anche di ciccia, ché!
    Tantevvero ora ’r culo della Boschi è doventato ’r cinquantaduesimo patrimonio dell’umanità italiano, e seddiovole ’un lo possano più toccà!
    Ner senso polìtio, s’intende!

    ——————————-
    [*] Personaggio della tradizione poplare livornese. si veda La “Zoppa di Montinero”, il mito pisano di Facebook vuol lasciare

  7. Arci permalink

    @ Facsimile…
    Sto aspettando ancora le risposte del similfelix, nonché Fac simile, riguardo ai seguenti argomenti:
    a) Titolo del Libro.
    b) Come fa a esser certo che mi riferissi a Curno?
    c) Ha poi chiesto chiarimenti a Max Conti inerenti l’argomento Bergamo/Europa? È dispodto a dare le dimissioni da segretario cittadino del Pd nel caso in cui, all’esame dei fatti, risultasse che Bergamo/Europa è effettivamente una cordata di potere ambiziosetta?
    d) Come fa, caro lei, a conoscere così nel dettaglio le mosse politiche e le simpatiche abitudini di Gori?
    Per favore, risponda; tenga presente che se non ho risposta perdo il sonno e che, quando perdo il sonno, divento vendicativo: nel senso che, non sia mai, potrebbe succedere che non le rivolga più la parola.

    @ P.Bacco
    Già che siamo in trazione: perché P.Bacco non produce il documento imputato al Lussana?

    Poveracci questi Facsimile et P.Bacco. Che speravano?
    Nutro ancora speranza che entrambi diano risposte esaurienti. Ma so che non ne hanno il coraggio, sono talmente impacciati a nuotare in quel mare di m per non affogare tra i flutti m…..i me…….ti.
    Comunque spero ancora, attenzione, io però non vivo sperando!

    • Dubito che lei possa ricevere una risposta. Ho dubitato fin dal primo momento. Tale evasione dai propri doveri, dalle proprie responsabilità e dal comune senso del pudore viene chiamato da lorsignori “sobrietà”.
      Mi ha sorridere (ma non asseverativamente) la Serra che nell’ultimo giornale del Comune scrive di sobrietà, come se non conoscessimo la loro sobrietà. Ma, secondo voi, è sobrio indire una cerimonia fasciata e tricolorata in occasione della consegna al Comune di un’auto di seconda mano? Io quella roba — indecorosa, appunto, per come vedo le cose — la chiamo con un altro nome.

  8. Figandol permalink

    @Perlita

    Dovrebbe prendere a modello Socrate o Goethe; ma s’immagini un Goethe senza l’opera scritta!

    • L’uomo, quando non sia regredito allo stato bestiale, è un animale ideologico
      Excursus ideologico: dalla Serra alla Boschi

      Non mi è chiaro. D’accordo, Socrate non lasciò niente di scritto, Goethe invece sì. Allora immaginiamo un Goethe che si esprime a viva voce, e che altri ne trascrivano le parole e i fatti memorabili. A questo punto i due diventano confrontabili? Beh, volendo, si trova sempre un comun divisore, anche più di uno, se è concesso introdure un concetto che è ricordo di matematica delle scuole medie. E se Perlita è la Perlita Serra, sindachessa elvetico-curnense, perché dovrebbe prendere a esempio il filosofo greco e il poeta, scrittore e drammaturgo tedesco (ma anche scienziato, con côté massone)? Socrate è un pilastro della cultura occidentale, Goethe è un esempio interessantissimo di felice meticciato culturale, alieno dalla ridicola mistica delle radici: tra cultura classica e i fermenti romantici, tra Italia e Germania. Goethe coniò, tra l’altro, l’espressione “anime belle”, che va a pennello alle sciaquette similprogressiste, sempre a modino, se di tratta di essere politicamente corrette.
      Credo però che la Serra sia autarchica: nel senso che vive del suo mondo, e che nel suo mondo trova tutto quel che serve: per quanto riguarda l’aspetto ideologico, le carabattole dei luoghi comuni del politicamente corretto; per quanto riguarda l’azione politica, i portatori sherpa che le preparano la strada a una luminosa carriera (svolse la funzione di sherpa tibetano, per esempio, Max Conti, che s’incaricò di tessere l’ordito della congiura serrapedrettista), le associazioni da usare come mazze lobbistiche, le relazioni con la Bergamo che conta, quelle che nominano le persone che contano nei posti che contano.
      La Serra vive nel suo mondo, attorniata dalle sue dottoresse, una sorta di guardia del corpo. Tutto quel che non conduce alla sua carriera è da lei ignorato: per non parlare di chi osa muoverle delle critiche. Lei fa come Emilio Fede, che mostrava di non conoscere le persone sgradite. Se non piace il paragone con Emilio Fede, ecco un esempio meno plebeo: Enzo Siciliano, il raffinato scrittore amico di Moravia e Pasolini, da presidente della Rai ebbe uno scontro con Michele Santoro. Quando gli fecero una domanda su Michele Santoro, appunto, lui rispose: «Michele chi?». Così è fatta la Serra, lei ignora gli avversari, ignora le critiche, ignora la coscienza critica: prendere o lasciare. Io, che non sono “sobrio”, che cioè non sono ipocrita, prendo, anatomizzo, osservo, ragiono, traggo le mie conclusioni.

      P.S. – Ho scritto “la Serra”, come usa fare con le personalità politiche — per esempio: “la Boschi”, che Iddio la benedica! [*] — mica ho scritto “la sig.ra Serra”.

      ———————————————————————-
      [*] Mi sembra una vigliaccata prendersela con la Boschi perché è bella, così chi ne parla male assume visibilità ad alto valore aggiunto, sarà intervistato ecc. Io non dico che il padre della Boschi sia uno stinco di santo, me ne guardo bene. Io dico che tutto il mondo delle banche è marcio, e che sono tutti colpevoli, dai massimi dirigenti giù giù, fino a quasi tutti gli impiegati, che fanno carriera se fregano il cliente-utente-consumatore. Sono nostri nemici e, quando si è in guerra, si spara contro il nemico, tutti. E se ti trovi davanti soltanto soldati semplici, che ti aggrediscono, spari anche sui soldati semplici. Si abbia il coraggio di dire “Merda alle banche!”. E alla Boschi, se necessario, semmai si ricordi che non è bello quel che il padre ha fatto; ma se lo si dice alla Boschi, si dica la stessa cosa a tutti coloro che per rapporti familiari, personali o d’altro tipo hanno che fare con professioni, mestieri e mansioni eticamente sospette (le banche, le pubbliche relazioni, le associazioni lobbistiche ecc.).

  9. La sinistra del Tuca Tuca permalink

    “Come pure si potrebbe mostrare con dovizia di esempi, che la sindachessa elvetico-curnense preferisce “conversare” con il Pedretti: nel senso primario della parola “conversare”, dal latino cum + versari, cioè stare insieme, nella fattispecie politicamente. Meglio il Pedretti – o il geom. Pedretti, se si preferisce – che Aristide,”

    E altroché che preferisce di gran lunga conversare con Pedretti, prima, durante e dopo!
    Anche Massimo Conti ha avuto (e ancora ha) un gran affiatamento con Pedretti, anche se ora corre dietro a Marco Belotti che è più indifeso e disarmato e per questo conquistabile.
    Insomma questo povero Pedretti ha avuto rapporti con tutta la sinistra di Curno (perdonatemi l’uso improprio della parola sinistra, meglio similsinistra) e vedete che fine ha fatto il povero Pedretti!?
    Sedotto e abbandonato.

    Pedro se ci sei batti un colpo ma anche tre o quattro a chi ti ha usato come un cencio!

    p.s. Antonio guarda che va mica tanto bene qui a Curno il tuo PD

    • Janbigol permalink

      Esorcismi curnensi (Curno è esoterica, come Praga e Torino)
      [il titolo è mio, il resto è doc: N.d.Ar.]

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      1. @Pedretti (sola, perduta e abbandonata)

      Vedi, onde esorcizzare il querulo rimpianto:

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      2. @ Max Conti («Ridi pagliaccio…»)

      Vedi, onde esorcizzare “il vietato ”

      —————————————————————————

      3. @Gatto Padano alias Leonbestia (non Leoncavallo, as G. Puccini dixit)

      Vedi, onde esorcizzare il Caparezza (nella sua accezione meno attiva e di non poco supina):

      —————————————————————————

      4. @ Sindaco Angelo Gandolfi

      Vedi, onde esorcizzare…

      [onde esorcizzare colpi sotto la cintola, nuove denunce anonime, birbanterie anglorobicosassoni? Queste ultime non credo: in particolare, non credo che Gàndola intenda continuare a dar corda alla cellula antigandulfiana incistata nella redazione: N.d.Ar.]

      —————————————————————————

  10. Dovrebbe essere arrivato al capolinea. Perlomeno, si spera
    Giornalismo anglorobicosassone politicamente solerte

    In un breve commento qui sopra, ma anche altrove su Nusquamia, abbiamo espresso la speranza che il giornalismo anglorobicosassone si desse una regolata, moderasse la sua spiccata antipatia antigandulfiana. D’altra parte, il gioco è scoperto, testimoniato da una congerie di elementi documentali. Non credo che sia interesse delle testate anglorobicosassoni insistere. Sono anche del parere che certe sbrodolate fossero attribuibili, più che al direttore, a una cellula autonoma, non incoraggiata, ma tollerata: come del resto succede nelle migliori testate, Corriere della Sera compreso.
    Si legga qui sotto, oltre che l’articolo principale, «Lo spillo» redazionale in esso incastonato. Di fatto, è un’ammonizione al sindaco Gandolfi («un consiglio agli amministratori di Curno…»: così si legge). Gandolfi era a quel tempo oggetto degli attacchi del Pedretti solidamente con gli assessori Fassi e Donizetti, che l’allora potente consigliere regionale Pedretti pretendeva di scacciare dal gruppo consiliare della Lega nord, peraltro senza riuscirci: fu costretto a creare un gruppo consiliare tutto suo, condiviso con Chiara Leydi. La quale poi scomparirà dalla scena politica (com’è nel suo diritto: ma non possiamo fare a meno di pensare che sia stata parecchio delusa dal suo partito, come tanti, come quasi tutti).
    L’articolo, che vuol essere un “aiutino” al Pedretti, riporta l’avvertimento di C(h)ristian Invernizzi: «Se Fassi e Donizetti vogliono persistere nelle loro posizioni andremo per vie legali». Cosa che non avvenne mai, ma il giornale non ne diede notizia, né si mostrò interessato a seguire la vicenda, eventualmente sentendo l’altra campana, cioè Gandolfi.
    Sul giornalismo anglorobicosassone si veda anche l’articolo pubblicato su Testitrahus: Giornalismo politicamente solerte.


    Facendo clic qui sopra è possibile richiamare un ingrandimento dell’immagine.

  11. Facsimile permalink

    Due considerazioni.
    La Dott.ssa Serra si sarà dimenticata del titolo.
    Una svista…
    [È probabile. Una svista subliminale. Ma le sviste hanno un loro significato, come il linguaggio del corpo. Insisto sul mio disprezzo per l’ostentazione dei titoli, ma non posso fare a meno di ragionare sul significato delle omissioni, siano esse volontarie o involontarie. Di qui non si scappa. N.d.Ar.]

    Oddio, la Carrara non l’ha mai chiamata Dottoressa, ma pazienza.
    [Mah, quand’era assessore si leggeva sulla targa della sua porta il titolo di “dott.ssa”; adesso nel sito del Comune di Curno si professa ornata di «studi filosofici, giuridici e sociali». Non so se sia meno o di più che una laurea; in ogni caso, non è roba da poco; immagino che abbia il suo peso, quando porrà la propria candidatura a sindaco di Curno, per conto della Nuova Destra Unita (NDU) di Curno. N.d.Ar.]

    Ho spesso a che fare con professionisti di altri paesi del mndo. In genere si usa il Tu, spesso con il nome proprio, nessun titolo o cose del genere. Molto frendly.
    [Vedi mio commento a seguire. N.d.Ar.]
    Il Titolo è un uso solo nostro.

    Ho conosciuto anche un paio di persone che desideravano essere chiamate con e nominate con il Titolo nobiliare. [meritano il pernacchio: N.d.Ar.]
    Non usano piu dal 1946, ma che mi costava?

    Quanto al Vernacoliere, secondo me la vera miniera (oltre a qualche copertura) sono le strisce interne:
    Il Troio
    Don Zauker (non piu edito)
    Luana la Babysitter
    talvolta la famiglia Guagliotti.
    Il primo però è il piu centrato
    I Fondi del Cardinali a volte mi stufano invece.
    [Io prediligevo i personaggi di Luana (il bamboccio fascista che accudiva, Màicol, ricorreva a tutti gli espedienti per vederne il roseo frutto proibito, senza mai riuscirci) e il Bibliotecario. N.d.Ar.]

    • Il “tu”, il “lei” e il “dott.” nel mondo dei mongomanager

      Riprendo l’argomento affrontato sopra, quello dell’“allocuzione» (il darsi del tu o del lei), aggiungendo un’osservazione di vita vissuta al riguardo del complesso del titolo nel mondo dei mongomanager.

      1.
      Nel mondo anglosassone la seconda persona singolare coincide con quella plurale: “you”. Le differenze sono tuttavia marcate da altri “segnacoli”: per esempio, chiamare una persona per nome equivale a darle del tu. Anche in latino ci si dava del tu. Per arrivare alla terza persona singolare, corrispondente al nostro “lei”, bisogna aspettare il II-III sec. d.C., quando si cominciò a dire, rivolgendosi all’Imperatore, “Tua celsitudo”, cioè “La tua altezza”, coniugando il verbo alla terza persona singolare. In italiano, del resto, si cominciò a dire “lei”, “ella” solo nel Cinquecento.

      2. All’Olivetti c’erano dei ragionieri che avevano fatto carriera nel Marketing, erano diventati mongomanager. Allora, quando conoscevano un laureato con il quale avrebbero collaborato, dopo appena cinque minuti dal primo incontro, immediatamente gli proponevano che ci si desse del tu: così non erano obbligati a chiamare “dott.” il laureato ed erano esentati dall’essere chiamati “rag.”.
      Così poi sarebbe stato più facile farsi chiamare “dott.”, quando si fosse persa memoria dei loro primi passi. Anche loro, come i politici indigeni curnensi, confidavano nell’oblio. Un personaggio molto importante, del quale non oso fare il nome, perché senza scrupoli e vendicativo, era un ragioniere tirolese che aveva fatto carriera nella filiale di Amsterdam. Qui aveva aiutato la Casa madre a organizzare una mostra sui meriti “umanistici” dell’Olivetti (che poi erano del solo Adriano; già al tempo della presidenza di Visentini l’aria era cambiata: per non parlare del finanziere elvetico Carlo De Benedetti). Il ragioniere, molto ambizioso, alto e sempre vestito di nero, in stile Aramani-becchino, e con voce da prete, si era dimostrato molto sveglio. Perciò fu chiamato alla direzione delle Relazioni industriali, a Milano, perché continuasse a dar prova di solerzia organizzativa. Avendo che fare con architetti, finì che si fece passare per architetto, ma poco per volta. Quando lo conobbi, ancora non osava. Poi, una decina di anni dopo, incontrai una bella ragazza, che lavorava in uno studio di architettura a Padova, il quale aveva avuto certi incarichi dall’Olivetti. Arrivammo a parlare del ragioniere tirolese, ma la fanciulla patavina dalla fulva, fluente e odorosa chioma, era convinta che colui fosse un architetto, anzi non voleva neanche credermi, quando ne rivelai il titolo. Appresi fra l’altro che non vestiva più di nero, ma portava graziosi panciotti, coloratissimi: penso, alla maniera di Philippe Daverio.

  12. Il liguaggio del corpo: ma se la dott.ssa Serra si ricandida, o no, dovremo capirlo dal linguaggio del corpo?

    In questo video vediamo l’analisi del linguaggio del corpo di Matteo Renzi e di quello di Maria Elena Boschi. Concordo che la Boschi appare provata, ma non mi sembra che abbia cambiato granché espressione, nel momento in cui diceva “Non abbiamo scheletri nell’armadio”. Se aveva paura, l’aveva fin dal momento in cui è cominciata la registrazione. Riconosco comunque di essere fazioso: pur non soffrendo della sindrome di coloro che “vedono nudo” attraverso le vesti di colui o colei che gli sta di fronte (come in un celebre film con Manfredi: Vedo nudo, appunto), confesso che quando vedo Maria Elena Boschi mi commuovo. Proprio come in quel film con Tognazzi e la Muti, La stanza del vescovo, tratto da un romanzo di Piero Chiara.
    Ma, tornando al linguaggio del corpo, e facendo la tara di certe esagerazioni, è pur vero che esso è significativo del non detto. Spesso, se uno è reticente, o se è un mentitore, le sue parole non servono a niente e gli unici brandelli di verità ci vengono dall’analisi del corpo. Anche le azioni del corpo — ovviamente guidate da una mente inconsapevole, come del resto i gesti, le posture ecc. — sono significative: Freud affermava che, perlomeno nella società viennese del suo tempo, una donna che dimentica le chiavi di casa è infelice in quella casa.
    Abbiamo già osservato — più di una volta — che i sorrisetti asseverativi della dott.ssa Serra hanno per lo più un significato ben preciso: esprimono il suo imbarazzo nel fare affermazioni nelle quali lei per prima non crede, o nel giustificare azioni che vorrebbe non aver mai compiuto. Come quando, a un Gandolfi che in Consiglio le obiettava l’inopportunità della cerimonia fasciata e tricolorata per l’acquisto di un’auto usata, tanto più che così veniva meno l principio delle pari opportunità dei commercianti di Curno, rispose che lei era «lieta» di contribuire «ad incrementare le vendite del concessionario Toyota di Curno». E mentre diceva questo, sparava al pubblico un bel sorrisetto asseverativo, segno inequivocabile di disagio. Dentro di sé avrebbe voluto sprofondare, di fuori appariva sicura di sé, sorridente, per giunta asseverativamente.

    P.S. – Ho appena visto alla televisione Maria Elena Boschi, intervistata dalla labbrona, da Dietlinde Gruber (Dietlinde: all’anagrafe è registrata così), e ancora una volta mi sono commosso. Sono lieto di essermi commosso. Mi sono commosso per la Boschi, mica per la labbrona.

  13. Vedo nudo

    Ecco il film al quale si accennava sopra:

  14. Anna permalink

    @ Facsimile
    Balle, non è vero che all’estero in genere si usa il tu. Si dà il caso che abbia avuto ed abbia ancora qualche contatto lavorativo all’estero, e vedo che loro hanno le loro forme di cortesia, il lei o il voi, a parte l’inglese che ha “you”, una specie di modello unificato tu/voi. Non parliamo poi degli orientali, che fanno un uso del lei quasi cerimonioso. Poi a fine lavori, sono capaci pure di darti una ” pacca ” sulla spalla. Almeno quelli che ho incontrato e conosciuto io.
    [Al centro massaggi cinesi di Curno quale forma di cortesia usava? N.d.Ar.]

    Però è vero, il titolo di dottore non è neppure preso in considerazione. [Adesso non esageriamo: in certe situazioni culilinctorie gli americani dicono “doctor”, io stesso mi sono sentito dare del “Dr.”. La cosa mi meravigliò, perciò me ne ricordo ancora, avvenne nel Minnesota. N.d.Ar.]

    [Riguardo all’inglese, varrà la pena precisare: nell’inglese antico esiste il pronome personale di 2^ pers. singolare, ‘thou’; ma nell’inglese moderno il pronome ‘you’ è insieme pronome di 2^ pers. singolare e di 2^ pers. plurale, dunque in inglese (moderno) non è possibile darsi del tu; ‘thou’ (come soggetto) e ‘thee’ (come complemento oggetto e nei casi indiretti) esiste solo nell’inglese antico e in quello liturgico, che è parimenti antico. Per maggiori ragguagli, rivolgersi al Pedretti, noto anglista brembano. N.d.Ar.]

  15. Curno-Colonia

    I fatti di Colonia sono oggettivamente rilevanti. Non è rilevante invece, anche perché largamente prevedibile, il giudizio che la fasciofemminista e Cavagna il Giovane possono dare dei medesimi fatti. Ma non ci vuol molto per capire che tali fatti possano costituire un’occasione ghiotta di rastrellamento di consenso presso le fasce di popolazione marginale sulla quale abbia attecchito la mala semenza dell’odio e della paura nei confronti del “diverso”.
    Nessuno dica che le nostre illazioni sono gratuite: esistono precedenti prese di posizione dei due esponenti della Nuova destra unita di Curno, ancorché concorrenti come candidati unici del rassemblement in questione. Sono tutti documentati; carta canta.
    Ci domandiamo se la dott.ssa Serra abbia previsto l’attacco dei due: penso di sì, perché largamente prevedibile. Ci domandiamo anche se la dott.ssa Serra sia riuscita a elaborare, insieme con la falange delle sue dottoresse, una risposta adeguata. Su questo abbiamo qualche dubbio, anche perché sappiamo che la dott.ssa Serra si è intortata nel discorso della “convivialità delle differenze”, per ragioni che abbiamo già esaminato e che qui non fa conto ripetere.
    L’attacco che i due potrebbero scatenare ha queste due premesse fondamentali:
    a) a Colonia nella notte di Capodanno le donne sono state fatte oggetto di violenza da parte di maschi in branco o isolati;
    b) i maschi in branco o isolati che hanno molestato e fatto violenza sulle donne sono perlopiù immigrati.
    Questi sono i fatti, e se la fasciofemminista li ricorda, con Cavagna il giovane al seguito, non ha senso negare, attenuare o – nello stile caratteristico della similsinistra curnense – sopire e troncare.
    Ma da premesse vere, come insegna la logica, possono trarsi conclusioni sbagliate, o perché si ragiona male, o perché nel ragionamento si introducono altre premesse, di solito luoghi comuni sottaciuti ma spacciati per veri (nel caso di ragionamento cosiddetto “entimematico”).
    Anche se largamente prevedibili, non mi soffermo sulle possibili conclusioni del duo destrorso curnense (Nusquamia è un diario ideologico, non è un toto-Cavagna). Ma esprimo preoccupazione per la capacità, da parte della sindachessa e della sua falange di dottoresse, di dare una risposta adeguata. Tanto più che loro non leggono Nusquamia e tengono in pochissimo conto le analisi di Aristide («il sig. Piga»). Le quali analisi saranno anche politicamente scorrette, ma sono solitamente inossidabili, virilmente inoppugnabili, proprio perché niente concedono allo sciacquettismo imperante e perché non impedite dalla volontà di compiacere a questo o quello (conti zii, la Bergamo che conta ecc.) per fini di carriera.
    Mentre apprendiamo preoccupati della formazione in Europa di ronde anti-immigrati, nello stesso tempo non possiamo non riflettere sulle ragioni di disagio dell’Europa occidentale, sulla sua decadenza, i suoi terrori, i suoi complessi di inferiorità. Non possiamo non riflettere sui complessi di superiorità che il mondo islamico nutre nei confronti del nostro mondo slombato, privo di una struttura morale: dal loro punto di vista, giustificati.
    La violenza subita dalle donne a Colonia è un fatto reale, non va né minimizzato, né sommerso da una valanga di giaculatorie politicamente corrette. Per evitare che il fascioleghismo in Italia costruisca una ignobile campagna di accaparramento elettorale del disagio obiettivo dei cittadini, che va rispettato, occorre mettere in campo tutto il rigore del ragionamento, del quale siamo eventualmente capaci, e tutto il vigore di prese di posizione etico-politiche e conseguenti comportamenti responsabili, sempre più necessari.
    La dott.ssa Serra sarà in grado di mettere i piedi per terra, una volta tanto, pensando un po’ più ai cittadini e un po’ meno alla sua collocazione nell’empireo del politicamente corretto?

  16. Aldo permalink

    Curno alternativa. In che senso? Nuova farloccata pedretto-politicante? I quattro dell’oca curnese? Per ora si occupa soltanto di semafori spenti. Su Bergamonews, naturalmente.

    • Marketing della politichetta o politichetta del marketing?

      Lei si riferisce a questo articolo-non-articolo pubblicato su Bergamo news:
      Curno e quel semaforo spento da anni.

      In questo articolo si parla di un semaforo che non funziona: una delle tante cose che non funzionano, come per esempio non funziona, o funziona a senso unico, l’informazione anglorobicosassone. E non è che noi siamo contenti se il semaforo non funziona. Così come non siamo contenti – anzi, siamo disgustati – dal modo con cui si muove l’informazione anglorobicosassone, spesso al servizio di qualcuno, quasi mai al servizio del lettore.
      Però, pur senza dare in escandescenze, pur senza meravigliarci (e perché dovremmo meravigliarci? abbiamo visto di peggio), prendiamo atto del fatto che questa “Curno alternativa” spunta fuori dal nulla e che Bergamo news ha voluto accreditarla come fonte di informazione.
      Potrebbe essere un’invenzione di Bergamo news, un modo – come si dice – di “catturae & fidelizzare” il lettore curnense, proprio come si catturano & fidelizzano i consumatori a qualche brand, come si dice in linguaggio coglione. Insomma, la testata Bergamo news sta facendo marketing per se stessa.
      Oppure Curno alternativa è l’iniziativa di qualche gruppuscolo che lancia – come si dice – un ballon d’essai e che cerca di catturare & fidelizzare in proprio un suo pubblico di lettori, per fini elettorali o commerciali.
      Si qualifichino, e poi ne riparliamo. Si ricordino anche che con noi non funzionano né la furbizia contadina (quella del gatto padano doc) né quella markettara (quella dei giovanottini ambiziziosetti). Se insistono, saranno smascherati.
      Che siano un’iniziativa di BergamoEuropa? A Max Conti l’ardua sentenza.

  17. Gola profonda permalink

    Gandolfi prossimo sindaco di Curno.
    Giungono rumors di un lavorio che procede serrato.
    E che tendea ricomporre un puzzle del cdx ma bonificato.
    Senza Pedretti (e va beh)
    Senza Stella.

    Ma con Ferruccio e Belotti.

    Ma Locatelli e P. Cavagna? Ci staranno o no?.

    Sui rimi due pero’ (Belotti e Innocenti) golaprofonda dice che dubbi non ce ne sono.

    Mi confermate o mi smentite?

    • La dott.ssa Serra non vuole dirci se si candida, Marcobelotti è in apnea, il Pedretti potrebbe agitarsi, Locatelli e Cavagna il Giovane sono marginali, la fasciofemminista sogna di regnare sulla destra come la Serra regna sulla similsinistra

      Credo che questi rumores se li sia inventati lei (rumores: in lat. si dice rumores; in linguaggio coglione invece ha ragione lei, si dice rumors; e in italiano si dice “pettegolezzi”).
      Inoltre lei commette un errore: lei pensa che Gandolfi sia il candidato sindaco di un movimento di destra o di centro-destra, come si dice con un velo di ipocrisia. Si sbaglia: Gandolfi non intende fare opera di intercettazione della “grande politica”, da opportunamente trasformare in politichetta su scala curnense. Men che meno intende intercettare il voto dei cittadini che siano preda della paura e dell’odio seminati dal fascioleghismo, né intende intercettare i pensierini simil-liberisti (ma de che?) espressi dalle frattaglie di berlusconismo. Gandolfi non intende intercettare un bel niente, a differenza dei politici indigeni locali e delle loro liste cosiddette «civiche», in realtà farlocche, vecchie e nuove. Intende liberare i cittadini dall’ipoteca del terrore e dell’odio seminati dal fascioleghismo e dalle catene del politicamente corretto imposte ai sudditi dalla sindachessa, regina crudele come Maria Antonietta «l’Austriaca», e dalla sua falange di dottoresse. Riassumendo:
      • Stella non ha voluto salire per quella biscaglina e ancora oggi se ne pente amaramente;
      • non si hanno notizie di impegno politico da parte di Ferruccio Innocenti, uomo non privo di difetti, come tutti noi del resto, ma intelligente;
      • il Pedretti potrebbe mettere su una lista di disturbo all’insegna del “Muoia Sansone con tutti i filistei”: in realtà, non ha nulla da perdere, né abbiamo intenzione di fare le meraviglie, sia che lui si dia da fare, sia che si adagi nella mesta condizione di esule;
      • Marcobelotti è, al solito, in apnea, non monta più i gazebo per paura di trovarsi il Pedretti tra i piedi e attende disposizioni dal Colle (quello di Mozzo); e se il conte-zio decidesse di disinteressarsi di Curno e di trasferirsi nel Monferrato per sfuggire alla morsa del Pedretti?
      • Locatelli e Cavagna il Giovane hanno i dromedari senza scorta d’acqua.

      Smentiamo tutto.

    • Lingua lunga permalink

      Ma Locatelli e P. Cavagna? Ci staranno o no?.
      Sangue di Giuda! L’ Iscariota!

    • Aldo permalink

      @Gola profonda (mica tanto)
      Un riconoscimento indiretto della similsinistra a Gandolfi, come unica personalità in grado di contendere alla Serra il primato.
      E questo è già un fatto da valutare.
      [La similsinistra, ancora un anno fa, preferiva non prendere in considerazione l’ipotesi di una candidatura di Gandolfi. Tifava sottobanco per coloro che facevano arrivare a Gandolfi il “buon consiglio” di “fare un passo indietro”: così — dicevano i “buonconsigliori” — finalmente la destra avrebbe potuto rovesciare i serrani (dico i serrani e non la Serra perché, com’è noto, la dott.ssa Serra aspetta di cogliere una migliore occasione OltreCurno, se ci sarà: ma questo attendismo equivale a far tante puzzette in faccia ai cittadini quanti mesi dovranno trascorrere fino allo scioglimento della riserva serrana).
      Ma i similsinistri sapevano bene che quella destra, questa destra, è impresentabile. Quando fu chiaro quel che da sempre si è detto, che cioè per i cittadini di Curno sarebbe stato meglio subire la Serra, piuttosto che questa destra pasticciona e impresentabile, si fece circolare la voce di un Locatelli gran tessitore di una ricucitura con Gandolfi: precisamente, quel che avrebbe fatto comodo alla similsinistra, perché avrebbe comportato un immediato sputtanamento del Gandolfi. Anche questa manovra è fallita. Adesso fanno i conti con un Gandolfi non sputtanato, mentre loro cercano di prendere tempo, perché non sanno ancora chi candideranno sindaco. Nella bacheca del Pd si compiacciono di ricordare la litigiosità della giunta Gandolfi. Bene, si tirano la zappa sui piedi, perché quella litigiosità dei subordinati — hanno tutti un nome, il popolo li conosce — testimonia l’impegno di Gandolfi per il buongoverno. Non c’era “condivisione” di pateracchi, dunque. Adesso che sono orfani del Pedretti, che veniva comodo per certe imprese antigandulfiane, per la similsinistra cominciano a essere, come si dice o si potrebbe dire, “mentule acri”.
      N.d.Ar.]

      Un indice di insicurezza, se non di parziale sbandamento, nelle file della similsinistra, ancorata a vecchi e immutabili schemi.
      Ed anche questo sarebbe un fatto da valutare.

  18. Promemoria per la stampa anglorobicosassone


    Facendo clic sull’immagine è possibile leggerne un ingrandimento.

    Abbiamo scritto — e qui ribadiamo il concetto — che non abbiamo intenzione di continuare a essere trattati a pesci in faccia dalla stampa anglorobicosassone. Perciò pubblicheremo periodicamente, sempre aggiornandolo, il quadro sintetico di quanto bolle nella pentola della politichetta curnense.
    Poi vedremo come va a finire, se ancora avranno il coraggio di redigere articoli culilinctori per alcuni, di ammonizione per gli altri, come ben sappiamo e come abbiamo ben documentato. In fondo, è interesse della stessa stampa anglorobicosassone non sputtanarsi più che tanto, ora che tutto è sotto gli occhi di tutti.

  19. Angelo Gandolfi permalink

    @ Gola profonda

    Sì, è vero, tranquillamente, è una cazzata.

    • Mi sembra evidente il tentativo della similsinistra di rinchiudere Gandolfi nella gabbia di una cosiddetta destra cosiddetta anticomunista e liberista sì, così dicono, ma “alle vongole” (a proposito: ma dove stanno i comunisti? almeno loro erano persone serie, i loro errori erano grandiosi). Una destra spappolata, se parliamo delle frattaglie berlusconiane. O una destra mostruosa, se parliamo del fascioleghismo di Salvini.
      Mi dispiace per Mara Carfagna, che ancora si spende per questa destra, e che è una brava ragazza: ma non basta essere di buona famiglia, e non una “vaiassa” (cosa che comunque apprezzo): bisogna anche avere l’intelligenza politica. E lei, che ha avuto come pigmalione Bocchino, politicamente non è stata propriamente un’aquila. Altrimenti avebbe scelto un pigmalione migliore. Aristide, per esempio, sarebbe stato felice di esserlo.
      Mi dispiace per la Carfagna, dunque. Invece riguardo alla Gelmini, che ultimamente imperversa un po’ dappertutto, alle televisioni e sui giornali, mi sento di rincarare la dose: non sopporto quel suo modo di parlare così sicuro di sé, quella mimica facciale, quel tono strozzato da maestrina, come se dietro di lei ci fosse un pensiero politico forte, un ragionamento implacabile e stringente, come se ci fossimo dimenticati quello scivolone nella galleria di neutrini tra Ginevra e il Gran Sasso.
      Insomma, consiglio a Gola profonda, che immagino di similsinistra, come pure alla Gelmini, di andare a raccontare le loro fole alle zoccole di Badino. Qui non funziona.

      • Francesco Filippo permalink

        V -Eccedenza di seduzione, sedizioni eccellenti

        Lingua lunga o gola profonda?
        Se Clinton se la fosse inculata, forse lei avrebbe tenuto la bocca chiusa.
        Philip Roth, ‘La macchia umana’

      • Una modesta proposta per la “Festa della donna” p.v.

        In effetti, ho controllato, è tutto vero: quel che leggiamo è scritto in esergo all’inizio del cap. 5 del libro Streghe, madonne e sante postmoderne: eccedenze femminili tra cronaca e fiction, a cura di Monica Baroni. Propongo che in occasione della prosima festa della donna si apra un dibattito in Aula consiliare precisamente su questo tema. Una questione posta in questi termini, con ricorso al periodo ipotetico del III tipo, quello dell’irrealtà (“Che cosa sarebbe successo se X non avesse…”) costituisce un esempio da manuale di questione cosiddetta “controfattuale”. Chiedete alle dottoresse della falange della sindachessa, se non credete alla mia parola.
        Mi permetto dunque di suggerire questo titolo per la locandina della festa della donna, da distribuire in tutti i locali di Curno:

        Una questione controfattuale:
        Quid si Monicam Clintonius paedicasset, neque irrumasset?

        Con traduzione italiana, ovviamente.
        Su questa importante questione si potrebbe aprire un dibattito in un clima di autentica e non simulata condivisione tra maschi e femmine. Finora l’otto marzo è stato il pretesto per una sorta di regolamento di conti, con umiliazione del maschio, in un clima di ostilità e separazione tra opposti “generi”, voluto dalle femministe più radicali. Invece con questo dibattito si potrebbe aprire una linea di dialogo tra sessi (pardon! “generi”!) contrapposti.
        Questo non significa però che si debba rinunciare in tuto e per tutto all’umiliazione del maschio. Alla fine del dibattito si potrebeb dare campo alle spernacchiatrici sannitiche, eredi di quei Sanniti che spernacchiarono i Romani alle Forche caudine. Le spernacchiatrici, rgolarmente retribuite a norma di cacata carta con delibera comunale, hanno il mandato di riversarsi per ls strade di Curno, e l’obbligo di spernacchiare qualunque cittadino di Curno, di sesso presumibilmente maschile, che capiti a tiro di pernacchio.
        Insomma, semel in anno licet insanire.
        Propongo che in chiusura di giornata, a notte fonda, s’apra un nuovo dibattito, questa volta aperto alle sole donne, con la partecipazione della scrittrice Annalisa Di Piazza: basta il pernacchio a punire il maschio curnense? La delegazione mista Lgbt-femminista di Curno potrebbe dimostrare clemenza per i poveri maschi curnensi, ormai ridotti allo stato larvale. Così l’otto marzo potrebbe chiudersi in Bellezza.

  20. Ma che fine ha fatto BergamoEuropa?

    L’associazione BergamoEuropa — un’associazione lobbistica? una cordata di potere? e se non questo, che cosa? — lo scorso autunno si presentò prepotentemente alla ribalta orobica con tre iniziative:
    a) La prima iniziativa è megagalattica: il direttore dell’Associazione, Dino Pusceddu, presenta BergamoEuropa in via Tasso a Bergamo, il 26 ottobre, alla presenza del Gotha tecnoburocratico bergamasco. Max Conti, Direttore dell’Associazione, chiude i lavori: lui è la ciliegina sulla torta.
    b) Per venerdì 13 novembre è prevista la presentazione del libro “Europa anno zero”, che però è rinviata sine die, all’ultimo momento. Scusa ufficiale: gli onorevoli Fiano e Misiani (il conte zio di Max Conti), considerati indispensabili, sono stati trattenuti a Roma da impegni parlamentari. Eppure l’autrice del libro era felicemente già approdata a Bergamo, o a Milano, non ricordo: fu lei stessa a dirmi che lei era disponibile, ma mancava chi l’aveva invitata; scusate — dico io — ma Max Conti non è proprio nessuno? Perché rimandare la presentazione? Mistero.
    c) Il convegno sulla figura professionale dell’educatore e del pedagogista (una roba sindacale, insomma) programmato per venerdì 20 novembre, almeno questo, si è tenuto.

    Insomma, noi ci aspettavamo che ogni venerdì ci fosse un “evento”. Immaginavamo il suo presidente, Max Conti, in gran spolvero. Invece niente. La pagina Facebook langue, quella dei cinguettii Twitter, pure. Si incontrano di nascosto? Stanno valutando chi candidare alla poltrona di sindaco di Curno, nel caso in cui Perlita Serra sia chiamata a più alti e nprestigiosi incarichi OltreCurno? Forse alle Nazioni Unite? Forse consulente elvetica per la campagna elettorale di Hillary Clinton? (Attenzione, l’altra volta, quando poi vinse Obama, andò in America a portarle soccorso la Giovannina Melandri: ve la ricordate? È colei che diceva che essere belle per una parlamentare è un handicap. Ma Hillary perse. Poi però la Melandri fu piazzata alla presidenza del Maxxi, nacque uno scandaletto sul suo stipendio, non la si sente più, ma lei esiste, lei è radical chic, come la Serra, ed è sempre una donna di potere.)
    Ma perché dopo questo rullare di tamburi, dopo questo strepitoso ingresso sulla scena mediatica lo scorso autunno, adesso dalle parti di BergamoEuropa tutto tace? Il sistema si è incrinato? Se la sono avuta a male perché sono stati “sgamati” da Nusquamia? Eppure, come sostengono molti autorevoli commentatori, Nusquamia non lo legge nessuno e, per dirla tutta, non conta un cazzo.

    Insomma, non vorranno mica i signori di BergamoEuropa ridursi al rango di un”Laboratorio delel idee” qualsiasi? Mi riferisco al “Laboratorio delle idee” messo su da Locatelli con il supporto tecnico (e non solo) di Quantile, il Laboratorio che non elaborava, e che chiuse i battenti il giorno successivo alla sconfitta elettorale.

    • Gola profonda permalink

      Mi pare che si sia perso l’appuntamento con Tizianotreu. Fa niente.

      • La coesione: l’ultima delle paroline mistiche della similsinistra

        Sì, ma quella riunione con Tiziano Treu del 17 nov. 2015 (argomento: Jobs Act) era promossa dal Circolo 2 del Pd di Bergamo.
        Che il Circolo 2 di Bergamo sia in relazione con BergamoEuropa è cosa più che probabile. Anche perché la similsinistra, in generale, e non solo quella curnense, mena parecchio vanto del suo essere “coesa”. Pretende di essere coesa anche quando sono fratelli coltelli; ma è anche vero che fanno di tutto per regoolare i conti in casa. Come nella comunità cinese di via Paolo Sarpi a Milano.
        Bel vocabolo, la coesione, pregno di reconditi significati mistici. Merita un tormentone, anche perché vedo che nella bacheca del Pd di Curno si insiste parecchio sulla “coesione”. Ma se insistono troppo, finirà che la coesione farà la fine ci certi altri concetti mistici della similsinistra:
        • la condivisione: oh, yeah!
        • la sobrietà: oh, yeah!
        • gi attori del territorio: oh, yeah!
        • la convivialità delle differenze (sbandierata in occasione dell’ostensine della Baboun): oh, yeah!
        e adesso, appunto:
        • la coesione: oh yeah!

  21. Langue anche l’organo locatelliano “Obiettivo Curno”

    Per par condicio dobbiamo dire che langue anche l’altra iniziativa del Locatelli, l’Obiettivo Curno. Sono fermi alle elezioni europee del 2014, quando Locatelli e Cavagna il Giovane si mobilitarono per mostrare ai big del partit che loro non erano semplici intercettori di voti, ma erano, anzi, sorgenti di voti per il partito, cioè per Forza Italia. Tutto questo avveniva prima dello sfanculamento di Cavagna il Giovane da parte di Marcobelotti. Poi però c’è stato il mese scorso un aggiornamento del sito dell’Obiettivo che non osserva: la pagina facebok è ferma al 2014, ma il sito comprende un articolo nuovo, nella pagina di Curno oltre, la formazione locatelliana che altro non è che una sottomarca di Forza Italia. In questo sito Forza Italia e Lega sono ancora, ostentatamente, affratellati.
    In effetti Berlusconi si dice favorevole all’ammuchiata. Infatti una terza iniziativa locatelliana, “Forza Italia-Curno”, riporta gongolante la notizia di un accordo segreto tra Berlusconi, la Lega e Giorgiameloni. Per questa occasione la formazione giovanilistica di Cavagna il Giovane riporta la foto “giovanile” e mascellare di Berlusconi (cerone e lacca non ringiovaniscono l’immagine, la penalizzano):

    Facendo clic sull’immagine si accede al sito di Forza Italia Curno.

    Ma non crediate che questo sitarello l’abbia fatto Locatelli: i contenuti sono quelli del kit elettorale di Sorte, che infatti trovate ampiamente citato. E, se Locatelli bluffa, Sorte bluffa due volte. A leggere il sito, sembra che Sorte tenga per i coglioni la Lega nord, ma non credo che le cose stiano così.

  22. Ermeneutica curnense_1
    La coesione della similsinistra curnense? È come le pinne – gialle – del tonno pescato negli oceani


    Qui sopra, il ta-tze-bao del Pd curnense che si compiace di ricorrere all’argomento di marketing elettorale della “coesione”.Se però si ha un po’ di sale in zucca, non ci vuol molto a riconoscere nell’argomento della coesione una fallacia di cazzeggio, del tutto analoga a quella delle pinne gialle nel marketing del tonno in scatola. Qui sotto, un tonno dalle pinne gialle.

    Il circolo cittadino del Pd di Curno, presieduto da Max Conti, che è anche il presidente di BergamoEuropa, l’associazione della quale ci siamo occupati sopra, e che ambisce a un seggio nel Consiglio della Regione de’ Lombardi, espone un nuovo ta-tze-bao in via dei Marchesi Terzi di Sant’Agata Vien dal Monte.
    Il ta-tze-bao insiste parecchio sul tema della “coesione”, che è l’ultimo parto della produzione mistica curnense. Leggiamo infatti i seguenti pensierini:
    • «Curno non è più simbolo di litigiosità e cattiva amministrazione, ma di operosità e coesione…» (si allude al Pedretti e a Locatelli nella giunta gandulfiana, come se il loro remare contro non tornasse a onore di Gandolfi).
    • Vige «un’ottima armonia all’interno della Giunta, del gruppo Vivere Curno ed anche di chi il gruppo lo sostiene [sic], come il Circolo del Pd».
    • Il Circolo del Pd opìna che tale «coesione dipenda anche dalle molte iniziative rivolte ai nostri concittadini…».

    Dunque, la coesione è ottima e abbondante. Ci limitiamo a due considerazioni:
    • Applicando l’antico brocardo Excusatio non petita, accusatio manifesta, viene il dubbio che in realtà esista qualche scricchiolio nella compagine della similsinistra curnense. Ed è naturale che sia così, visto che la dott.ssa Serra ha la pretesa di inglobare tutte le possibili anime, «dal cedro all’issòpo», come si legge nella Bibbia, alla maniera della vecchia DC. Noi non siamo quelli che riportano i pettegolezzi, che pure sono giunti alle nostre orecchie: dunque, sorvoliamo. Però, per favore, lorsignori non pensino che siamo fessi.
    • L’argomento della “coesione” all’interno della similsinistra è un tipico argomento di marketing. Un argomento di cazzeggio, per la precisione. Come quando un produttore di tonno in scatola di punto in bianco ha cominciato a parlarci di “tonno dalle pinne gialle”. In realtà al consumatore non interessa sapere se il tonno ha le pinne gialle, interessa che il tonno sia buono. Tanto per cominciare, il tonno a pinne gialle non è pescato nel Mediterraneo ma negli Oceani, mentre il consumatore italiano, probabilmente, sarebbe più contento di mangiare tonno di passo locale, che ha fama di essere migliore. Però, insisto: il tonno a pinne gialle di una certa marca potrà anche essere buono. Ma chi se ne frega se le sue pinne sono gialle? D’altra parte i signori del marketing, che sono dei furbetti, più dei provinciali gatti padani curnensi, si guardano bene dal dirci che il tonno dalle pinne gialle è il migliore, perché direbbero il falso. Però mettono in circolo il cazzeggio delle pinne gialle. [*]
    Analogamente i similprogressisti curnensi cazzeggiano sull’argomento della “coesione”. Intanto, tale coesione è tutta da dimostrare; ma, soprattutto, i cittadini vorrebbero sapere se l’amministrazione serrana è una buona amministrazione, a prescindere dalla coesione. Il nostro giudizio è che, pur non essendo disastrosa, quale potrebbe essere un’amministrazione in mano a un’ammucchiata di fascioleghisti e forzitalioti curnensi, quella similprogressista è tuttavia un’amministrazione assai distratta, molto più attenta alla carriera dei suoi esponenti che ai bisogni e alle sofferenze dei cittadini.

    —————————
    [*] In realtà il tonno migliore è il Thunnus Thynnus, o tonno rosso; quello a pinne gialle (in inglese: Yellofin tuna) è il Thunnus Albacares, la cui carne e di colore rosato: sarebbe quella che si taglia con un grissino (altra cosa della quale non ci frega niente). È pure rosata la carne del tonnetto striato (Skipjack Tuna, in inglese) che, a differenza del tonno a pinne gialle, al pari del tonno rosso, transita per il Mediterraneo. A noi piace il tonno rosso cosiddetto “di corsa” (e non “da corsa”: attenzione, gatti padani!), alla faccia del marketing di cazzeggio. Merda! E affanculo il marketing!

    • PS – Scommetto che la dott.ssa Serra muore dalla voglia di sapere se i cittadini riceveranno un volantino con queste considerazioni. Antonio Misiani, il conte zio di Max Conti, sarà contento delle prodezze del nipote? Tanto più che, se leggiamo bene il ta-tze bao, appare evidente che esso non è stato scritto per i cittadini di Curno, ma per il conte zio. È come se dicesse: vedi, conte zio Misiani, quanto siamo fichi noi a Curno? Pensa — si parva licet componere magnis… (oddio, magari Max Conti non dice proprio così) — che cosa potremmo fare alla Regione lombarda o — perché no? — a Bruxelles-Strasburgo.

  23. terza media permalink

    @Aristedes de Nusquamia
    Domanda inutile questa alla Serra: lei non legge Nusquamia e le dottoressine che la circondano (la guardia del corpo), non leggono i blog, neanche loro.

  24. Andreij Bolkonskij permalink

    Il volantino che avete pubblicato è una bozza. domani credo ci sarà quello definitivo, con i dati e le date corrette.
    Domanda.
    [Lei si riferisce a quanto abbiamo scritto su BergamoEuropa, credo: lì abbiamo riportato alcune date. Certo non si riferisce al commento al ta-tze-bao. Ma a questo accennavo, quando dicevo che quel pezzullo potrebbe diventare materia di un volantino. Ma, finché non vola, non è un volantino. Alla zarina curnense piaceva dire “flyer”, perché così deve aver sentito dal grafico. Flyer deriva dal verbo ‘to fly’, che significa “volare”, appunto. Ma vuoi mettere, se dici ‘flyer’? È tutta un’altra cosa, diventa una roba mistica. Comunque perdono volentieri alla zarina, considerato che è stata portata fuori strada dal grafico, che faceva il fico dicendo “flyer”, e che Curno è notoriamente un paese, sgarruppato, d’accordo, nonostante la “bella” nuova scuola elementare, ma anche esoterico. N.d.Ar.]

    Immagino che non vi dispiaccia se “urbanamente” anche persone di pensiero diverso lascino, di tanto in tanto, loro considerazioni sul vostro Dario (per dirla alla Rasputin).
    [Tutt’altro. Sono favorevole alla guerra delle idee (oddio, non è che i nostri avversari siano ideologici più che tanto, ma non fa niente…). Mi infastidiscono, invece, e non è la prima volta che lo faccio presente, gl’interventi di cazzeggio, quelli che vogliono portare altrove il discorso, nonché quelli con le domande di stile pedrettesco (perché non dite questo e non vi occupate di quest’altro? perché Gandolfi quel giorno aveva la giacca abbottonata? ecc.). In generale, ho in dispetto la slealtà, preferisco un avversario dichiarato a un interlocutore neutro, ma subdolo. N.d.Ar.]

    Come mai però chi lo fa viene sistematicamente fatto oggetto di scherno (se va bene) o peggio degli insulti di un individuo che recentemente ha preso gusto a chiamarsi ARCI e prima ha usato credo non meno di 200 pseudonimi?
    Alla fine uno si smonta. strano, non credevo fosse questo l’obiettivo, cioè di allontanare i contributi. A meno che contengano minacce o cose simili.
    [Vale il principio di responsabilità personale. Rispondo di quel che scrivo e, per mia tutela — non lo nascondo — censuro negli scritti altrui le espressioni che si prestano a ritorsioni contro Nusquamia, che ha i suoi nemici naturali, gli bastano, e ne avanza. N.d.Ar.]

    Ah già, quelle si possono pubblicare purchè rivolte contro gli avversari.
    [Si sbaglia. Veda per esempio gli articoli di Quantile e del gatto padano doc (finché non è stato espulso), indirizzati precisamente contro la mia persona e pubblicati senza che toccassi una virgola. Ma che fine ha fatto Quantile? Lo trovavo divertente, e non solo io. Anche il gatto padano, che fine ha fatto? Noi non lo pubblicavamo, ma lui aveva l’abitudine di scriverci qualcosa, tutti i giorni, e di mandare copia di quel che scriveva, credo, alla dott.ssa Serra, o a qualche attore del territorio. Sperava così di essere incaricato di sferrare un’offensiva fino all’ultimo sangue, contro di noi. Ma gli è andata male, non ha avuto nessun incarico, perciò non ci scrive più. Gatto padano doc: se ci sei, batti un colpo! La tua cattiveria ci manca! N.d.Ar.]

    Come le improbabili invettive di ARCI o le losche e fraudolente insinuazioni di AZ (detto il Gatto Padano)
    Mi rendo sempre più conto che quella di Nusquamia si sta trasformando in una occasione mancata, non ostante creda che non fosse proprio quello l’obiettivo.
    [Nusquamia, mi spiace per lei, vola alto, o abbastanza alto, nei suoi articoli di fondo; vola anche alto, o abbastanza alto, nella maggior parte dei suoi commenti. Il suo filone è quello della demistificazione della politica politicante, l’irrisione dello sciacquettismo delle ‘bas-bleus’ (così in francese; in inglese: ‘blue stockings’; in italiano: sciacquette, appunto), dello sberleffo indirizzato al politicamente corretto. E non è colpa mia se i similprogressisti scivolano nello sciacquettismo, con l’aggravante dell’albagia (cioè, se la tirano, quando invece dovrebbero camminare dimessamente, muro muro). Talvolta il tono, apparentemente, sfiora l’osceno, ma solo perché è oscena, ai nostri occhi, la mistica delle sciacquette. E, come diceva Pertini, “A brigante, brigante e mezzo”. In ogni caso, ci guardiamo dallo scadere nel pecoreccio. Perciò preferiamo dire “a membro di segugio” invece che “a cazzo di cane”, “mèntule acri” invece di “cazzi acidi”, “fica” invece di “figa” ecc. Un giudizio su Nusquamia non può non tenere conto della slealtà dei nostri avversari, e non parlo soltanto di quelli peggiori, quelli che scrivono lettere e volantini anonimi, per esempio. Parlo anche dei similprogressisti, che hanno fatto uso spudorato delle entrature nella stampa anglorobicosassone. La quale, fra l’altro, è per lo più di bassissimo livello. Passi l’aver contro la stampa. Se non altro, però, avremmo diritto a essere contrastati da persone degne di noi; invece la stampa anglorobicosassone di concerto con il sistema di potere curnense, che è trasverale, ha offeso sistematicamente la nostra intelligenza. E questa non è acqua fresca, questa non ve lo perdoniamo, qui prima o poi ci sarà una resa dei conti. È noto che qualsiasi numero reale, rapportato allo zero, comporta un risultato infinito; e che, dividendo un numero intero (dico così per semplificare: per esempio 12) per un numero decimale (per esempio 0,083, che è l’approssimazione di 1/12) si ottiene un risultato maggiore del numero dato (12 diviso 1/12 equivale a 12 x 12 = 144). Ebbene, se lei rapporta Nusquamia alla stampa anglorobicosassone, il risultato appare gigantesco. Pertanto l’obiettivo di Nusquamia, che fin da principio si è proposta di contrastare la stampa anglorobicosassone, sul piano delle idee, s’intende, mi sembra perfettamente raggiunto. Ma non è merito nostro, il merito è dell’infimo livello della stampa anglorobicosassone. Nostro merito semmai è stato quello di esserci messi di traverso, di resistere. N.d.Ar.]

    Saluti e buon we

    • Romana permalink

      Per l’esperienza e il rispetto maturati nel tempo nei confronti del professor Aristide, col quale mi trovo quasi sempre in contrasto, non essendo da Lui particolarmente gradito il mio pensiero, e da renziana della prim’ora, segnalo al “caro compagno Andrea”, contraddittorio renziano comunque della second’ora, che codesto diario è secondo me vera e autentica opera d’arte del professor Aristide, al secolo ing. Claudio Piga da Trezzo sull’Adda,. Sempre secondo me, nuovo modello espressivo con dignità letteraria costruito utilizzanfo anche contributi altrui, ma che resta essenzialmente evoluta ed eruditissima manifestazione di una visione soggettiva che aspira a una singolare ma concreta realizzazione.
      Interessante opera d’arte, dunque, singolare e primigenia, oltre che ennesima dimostrazione del fatto che la necessità di libera manifestazione del proprio libero pensiero è incomprimibile nella natura umana, opera d’arte, o d’artigisnato artistico, se si preferisce, da prendere in attenta considerazione come tsle e quale patrimonio culturale di una comunità. Da preservare, studiare e salvaguardare nel tempo a favore della stessa locale comunità medesima.
      E questo mi sembra sia soprattutto compito di una buona, sana e onesta amministrazione, che anche con tale parametro è da giudicare: perché la bellezza delle concrete realizzazioni culturali, anche se curiose e di parte politica opposta, va primariamente promossa e resa fruibile per il bene di quella comunità. Pur con tutte le eventuali cautele generate per ovvia piccineria.
      Da laureata insegnante di scuola superiore ormai in pensione, non professoressa, lancio la problematics proposta e la grido da questo luogo virtuale, anche perché è comportamrnto manchevole nella scuola, laddove sarebbbe invece elemento essenziale perché la scuola possa effettivamente definirsi tale nel suo significato più profondo e pregnante.

      • Contro il pensiero unico, contro il dialogo giovanneo, contro la convivialità delle differenze

        La ringrazio per le cortesi parole di apprezzamento. Devo tuttavia precisare che non è vero che il pensiero della prof.ssa Romana non mi sia «particolarmente gradito».
        Come ho scritto anche ad Andreij Bolkonskij, ben venga la guerra delle idee; e non soltanto delle idee, anche delle valutazioni politiche.
        Cioè se Andreij scrive, in termini espliciti, non oracolari e non cazzeggianti, per esempio, che lui è favorevole all’utero in affitto, io che sono contrario al comodato d’uso isterico (cioè, uterino), esprimo il mio parere, portando i miei argomenti, se ne ho. Non c’è ragione di pensare che provi un particolare fastidio se Andreij è intervenuto su tale argomento, sostenendo un punto di vista difforme dal mio. Semplicemente, non sono d’accordo con la sua posizione.
        Ci siamo dimenticati che per lo sviluppo della civiltà occidentale fu fondamentale il conflitto delle idee: Jacob Burckhardt parlava in proposito di “agonismo greco”, e si riferiva alle idee, appunto. Nelle civiltà orientali è diverso, ma nella nostra civiltà le cose stanno così.
        Ecco perché mi sono permesso di irridere più volte all’ecumenismo, al dialogo giovanneo e, ultimamente, alla convivialità delle differenze. Infatti:
        a) l’ecumenismo diventa omologazione, oggi più che mai temibile, perché le tecnologie rendono attuabile, nel tempo di un batter d’ali di farfalla, l’attuazione di una distopia come quella adombrata da George Orewell nel romanzo 1984.
        b) Il dialogo giovanneo comporta che se due persone si trovano su posizioni diverse, sia poi necessario incontrarsi a metà strada: la ragione e la storia del pensiero scientifico ci dimostrano che la verità può anche trovarsi a un estremo.
        c) La convivialità delle differenze, oltre che essere una concezione sciacquettistica sul nascere, è pericolosissima, perché invece di postulare la coesistenza (sacrosanta) delle differenze, pretende che esse siano conviviali, cioè gioviali, in altre parole che non vi sia conflitto tra posizioni diverse. Questo è ancora peggio del dialogo giovanneo, che se non altro ammetteva che possa esservi conflitto.
        Ora, io non dico che tutti debbano come me essere appassionati di dialettica, affermo però che commette un errore chi confonde la passione e il metodo del confronto conflittuale delle idee con l’insofferenza per posizioni diverse dalla propria. È vero tutto il contrario: la dialettica ha bisogno di idee contrarie, altrimenti langue.

        Tutt’altro discorso è quello contro il modo oracolare, subdolo e cazzeggiante di contrastare le opinioni espresse dal titolare di questo diario. Ma di questo abbiamo già parlato, credo anche abbastanza chiaramente, e non mi sembra il caso di insistere.

      • Romana permalink

        A tal punto Le propongo un argomento molto attuale, in cui non mi ritengo sufficientemente ferrata, anche per le pesanti lacune date dall’impostazione dell’istruzione scolastica italiana, università inclusa.
        Lei ha scritto: “Ci siamo dimenticati che per lo sviluppo della civiltà occidentale fu fondamentale il conflitto delle idee: Jacob Burckhardt parlava in proposito di “agonismo greco”, e si riferiva alle idee, appunto. Nelle civiltà orientali è diverso, ma nella nostra civiltà le cose stanno così.”. Concordo.
        Vogliamo allora parlare del metodo di formazione del pensiero critico, essenziale nella nostra civiltà, in riferimento alle civiltà islamiche?.
        Sarebbe cosa molto utile e spazzerebbe via parecchi luoghi comuni e semplicismi che ammorbano i dibattiti sui media, contribuendo anche alla chiarificazione politica in tema.

      • Ma la civiltà araba fu una grande civiltà. “Fu”, appunto


        Qui sopra, riassunto per immagini del film ‘Medicus’: una produzione tedesca tratta da un romanzo di Noah Gordon. È la storia di un inglese che si reca in Persia, nell’XI secolo, dunque dopo la conquista araba, per studiare medicina con il famoso medico (e astronomo e filosofo aristotelico) Avicenna. Poiché quella scuola può essere frequentata soltanto da persiani e da ebrei, si fa circoncidere e si presenta come ebreo. Apprende così i segreti della scuola medica più avanzata nel mondo [*] e lui stesso porta importanti contributi alla medicina: individua l’origine del contagio della peste (le pulci dei topi) e, dissezionando il cadavere di un zoroastriano morto di appendicite, identifica la causa del male e mette a punto la tecnica chirurgica di asportazione dell’appendice, quella stessa che gli consentirà di salvare la vita allo Scià. Ma il giovane inglese e il suo maestro Avicenna, sospettati di negromanzia, dovranno fare i conti con l’oscurantismo degli imam. L’Islam è diviso in due tronconi: quello illuminato, protetto dallo Scià, e quello fanatico e oscurantista che fomenta una ribellione contro lo Scià. La storia si conclude con il suicidio di Avicenna e il ritorno dell’inglese in patria.

        Per affrontare un tema nel quale sono pochissimo ferrato, la prendo un po’ alla larga. Il filmato qui sopra presenta un film tedesco che ho visto una sera alla televisione, tornato a casa un po’ sul tardi, che però ho trovato appassionante: se non altro, per la ricostruzione degli ambienti. Il film può aiutarci a riflettere sulla grandezza della civiltà araba. Il più famoso scienziato dell’Islam fu Avicenna, che non a caso Dante fa sedere nella «filosofica famiglia», insieme con Averroè (anche lui musulmano), tra i filosofi latini e greci. Il mondo occidentale, com’è noto, è fortemente debitore nei confronti della civiltà islamica, che è araba e persiana.
        In parte credo di aver già risposto al nocciolo della questione da lei sollevata, in un’altra pagina di Nusquamia, dove mettevo in luce la differenza tra la civiltà greca e quella caldea. I filosofi e i matematici greci attribuivano a sé certe scoperte scientifiche e acquisizioni culturali, anche quando non fossero stati del tutto originali: basti considerare il teorema di Talete, che il filosofo greco importò in Grecia dopo un viaggio presso i sapienti d’Oriente. Invece la scienza caldea era di tipo sacerdotale, iniziatica, e i sacerdoti erano spesso figli di sacerdoti. Nella scienza caldea il merito andava alla casta, in quella greca andava all’individuo. La storia del pensiero scientifico e filosofico dimostrerà la superiorità del metodo greco, basato sull’agonismo, piuttosto che sulla fecondità della tradizione.
        Ciò premesso, non posso ignorare la cornice della sua domanda, che s’incastona in un’altra questione, impellente, spesso distorta a fini di propaganda politica, talvolta mal posta anche in buona fede: come si spiegano i palpeggiamenti di Colonia, nella notte di Capodanno? Ecco dunque, per quel poco che conta, come vedo le cose. Sono il primo a dire che quei fatti criminali non devono essere minimizzati, non è certo il caso di troncare o sopire. Ma vediamo, se è possibile, di non essere banali, vediamo di volare alto, al di sopra dei miasmi della politichetta, dove l’aria è pura, fuori delle rotte di volo dell’uccello padulo, dove non arrivano i miagolii dei gatti padani, i ragli fascioleghisti, i bofonchiamenti di giovanottini ambiziosetti.
        Ieri alla trasmissione Otto e mezzo condotta da Dietlinde Gruber, detta Lilli, c’era una specie di sacerdotessa islamica la quale disse che i musulmani che palparono le cosce e le tette delle donne tedesche, e usarono loro violenza, non dovevano poi essere dei buoni musulmani, anzi non dovevano nemmeno essere musulmani considerato che erano ubriachi. Un (buon) musulmano, infatti, non solo non si ubriaca, ma non beve. L’argomento non è peregrino, l’ho anche apprezzato, ma devo riconoscere che la sacerdotessa, pur brava nello svicolare, non ha detto tutto quello che valeva la pena dire. Senza pretendere di dire io quello che sarebbe valso la pena dire, mi permetto di far presente che la scaletta di un discorso non cazzeggiante dovrebbe comprendere questi punti:
        a) L’Islam che noi conosciamo non è quello che fiorì nella stupenda città di Esfahan in Persia (tra l’altro, oggi semidistrutta dalla guerra contro l’Iran scatenata da Saddam Hussein), non quello del califfato di Cordova dove operò l’ebreo Mosè Maimonide, che gettò un ponte tra la filosofia greca e quella cristiana, fondamentale per lo sviluppo della nostra civiltà; sempre a Cordova operò Averroè, citato da Dante e più volte invocato come lume di sapienza da Guglielmo di Baskerville nel Nome della rosa. Sono troppo ignorante per poter affermare che oggi non esiste un Islam illuminato. Però, anche a voler fare la tara a quel che si legge sui giornali, è innegabile che il mondo sia oggi pervaso da una reviviscenza islamica oscurantista.
        b) Tutte le religioni, o quasi, quale più e quale meno, portano il seme della violenza. Sia perché i loro stessi testi fondamentali sono intrisi di violenza o di incitamento alla violenza (il Corano e l’Antico testamento non fanno eccezione), sia perché chi ha una fede ha parimenti la certezza di essere nel giusto e questa certezza può essere – dico “può” – foriera di violenza. Il Vangelo, a differenza dell’Antico testamento non incita alla violenza e non contiene porcherie. Il che non impedì che un’orda di cristiani fanatici, guidati dal vescovo Cirillo, facesse strazio delle carni di Ipazia, filosofa platonica ad Alessandria d’Egitto: in quanto eretica, naturalmente.
        Nello stesso tempo le religioni hanno svolto un ruolo di civilizzazione dell’uomo, tanto che Voltaire sosteneva che, se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo. E anche questo è un fatto, di qui non si scappa.
        c) La barbarie rintracciabile nei libri sacri di certe religioni non comporta necessariamente una naturale tendenza alla violenza, o allo stupro, nei seguaci di quelle religioni, come Borghezio vorrebbe darci a intendere. Per esempio, non mi risulta che gli israeliani o i cristiani siano “naturalmente” portati alla violenza, nonostante la violenza dei loro libri sacri. Ci sono dei violenti, è vero, ma la loro violenza è inscrittibile nella sfera psicopoatologica, e non religiosa.
        d) Non ha senso condannare questa o quella religione positiva, ha senso reprimere e prevenire la violenza che discenda direttamente da certi presupposti religiosi o che pretestuosamente fa riferimento a quei presupposti. Tanto più non ha senso condannare una religione positiva, come l’Islam, che conta un miliardo di adepti in tutto il mondo.
        e) Invece di proporre una sciacquettistica “convivialità delle differenze” avrebbe senso fare un discorso sulla tolleranza, che non esclude la guerra delle idee; ma la guerra delle idee, nello spirito agonistico greco, dal quale muove tutto il nostro discorso, non comporta lo spargimento di sangue, nemmeno l’odio. Anzi, la guerra delle idee, come nelle danze rituali dei Maori, serve a prevenire la guerra vera. Si osservi che il discorso della convivialità delle differenze potrebbe esasperare gli animi, proprio come si esasperarono gli animi dei milanesi che abitavano le case popolari di Baggio (le cosiddette «case minime», in zona Via Forze armate), quando sentivano il cardinale Martini che predicava una società multietnica e multirazziale. Il discorso della tolleranza è un discorso complesso, che qui non oso affrontare, ma che spero di affrontare nel futuro.
        f) Noi occidentali faremmo bene a svolgere nei confini del mondo islamico una politica simile al “Grande gioco” svolto dall’Impero britannico nel subcontinente indiano (si veda il romanzo Kim di Rudyard Kipling). Dal nostro Grande gioco potrebbe derivare la rinascita della civiltà islamica, nell’interesse della pace nel mondo e del progresso morale, sociale e scientifico della nostra stessa civiltà. Non dimentichiamo che la nostra società è marcia e che gli islamici non hanno tutti i torti a disprezzarci. Anzi, non esiterei ad affermare che questo nostro mondo politicamente corretto è spregevole, indegno di essere vissuto: tanto che molti giovani italiani ed europei, decidono di spogliarsi degli stracci della nostra civiltà per indossare le uniformi dell’Isis, e morire. La loro idea è che è meglio morire da uomini che vivere una vita spregevole, politicamente corretta. Questo però non autorizza i popoli più vitali di noi e di religione islamica, a palpare le donne tedesche (o italiane) scandalosamente, dal loro punto di vista, liberate e in libera uscita (cioè non accompagnate, come sarebbe norma nei paesi arabi, per esempio). Il loro altissimo livello di testosterone, a confronto di quello dei giovani occidentali terrorizzati e disarmati dal femminismo, non è una scusante.

        Tutto quello che ho qui sopra esposto sia detto con buona pace degli identitaristi fascioleghisti, che ancora una volta gramscianamente invito a studiare. Invito parimenti i similprogressisti ad abbandonare i luoghi comuni sciacquettistici e a ragionare rigorosamente, avendo presente il bene pubblico e non la propria carriera all’insegna del politicamente corretto.

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        [*] La Scuola medica salernitana, già esistente nell’XI secolo, fiorirà tuttavia nel XII secolo, quando si diffusero in Europa le traduzioni dall’arabo in latino dei testi a loro volta tradotti dal greco all’arabo. L’Europa ristabilì così il contatto — anche se non ancora la continuità, per la quale bisognerà aspettare l’Umanesimo — con la scienza e la filosofia greca.

      • Il fondamentalismo islamico e l’Occidente

        Il fondamentalismo islamico pone a noi occidentali due problemi:
        • il rispetto del corpo della donna (anche quando è “liberata”);
        • il rispetto della volontà popolare espessa mediante meccanismi democratici (ancorché mistificati).
        Un po’ per pigrizia, ma soprattutto perché consapevole dei miei limiti, cedo volentieri la parola a Vittorio Sgarbi, per quanto riguarda il corpo delle donne, e al politologo Giovani Sartori, per quanto riguarda la democrazia. La fonte del primo contributo è un video registrato nel corso della trasmissione televisiva Virus, condotta da Maurizio Porro, che lavora al Giornale, già di Indro Montanelli, oggi di Alessandro Sallusti (che, a detta di Feltri forma con la Santanché la coppia come Olindo e Rosa); quella del secondo contributo è ancora il Giornale, già di Montanelli ecc.: non ho trovato l’articolo in rete, mi limito perciò a trascrivere quanto ho sentito questa mattina nel corso della lettura dei giornali durante la trasmissione radiofonica Prima pagina (facendo clic, si ascolta la lettura dei giornali di oggi, 17 gennaio 2016).
        Spero di non sentire l’argomento rozzo e sgradevole, come tutto ciò che è politicamente scorretto: “Ah! Ma questo è scitto sul Giornale! Non m’interessa! Punto! Basta!”. Neanche a me il Giornale piace più che tanto, ma penso che si debba ragionare con gli organi deputati ai processi mentali, e non con organi impropri. Vediamo dunque i due contributi.

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        1. Vittorio Sgarbi sul corpo delle donne


        Per ascoltare Vittorio Sgarbi, fare clic sull’immagine.

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        2. Giovanni Sartori sulla democrazia

        Ecco la trascrizione di quanto è stato riportato nella lettura dei giornali di Prima pagina:

        Che illusione pensare di integrare l’islam: «La sinistra non affronta il problema. E ora siamo al disastro».
        Ci siamo illusi di poter integrare l’Islam. Ma chi fa corrispondere legge e fede non può vivere in pace nel mondo democratico. La sinistra si rifiuta di riconoscere il problema: siamo in guerra e in guerra si prendono decisioni drastiche».

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        Bene, mi sembra che il problema sia stato ben posto, come si dice. Dopo di che, sarà nostro dovere ragionare rigorosamente, invece di agitarsi alla maniera di Salvini, che prende pretesto da problemi reali, dei quali — e anche questo è vero — la similsinistra porta colpa, o una parte di colpa, per poi arraffare il massimo consenso elettorale. Salvini sragiona perché pensa a se stesso; noi invece abbiamo il dovere di ragionare correttamente, sia per il rispetto che dobbiamo a noi stessi, sia perché abbiamo in mente il bene pubblico e non l’uccellagione degli elettori (vedi Salvini) o la propria carriera all’insegna del politicamente corretto (vedi i similprogressisti curnensi). In un ragionamento onesto dovremmo prendere in considerazione i seguenti punti:
        • Il nesso tra violenza dei precetti religiosi e i comportamenti dei suoi adepti può essere spezzato: basti citare l’esempio della dott.ssa Serra, che è Lgbt-friendly, legge i Salmi della Bibbia in piazza Dante, ma non farebbe mai — ne sono sicuro — quello che la stessa Bibbia le prescrive, cioè mettere a morte gli Lgbt: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro» (Levitico, 20, 13).
        • Non tutto l’Islam è fondamentalista, esiste un Islam moderato, che è nostro dovere far emergere.
        • Nell’interesse dei fedeli islamici che piangono i figli andati a morire con l’Isis, e non sono per niente contenti, e nel nostro stesso interesse, dobbiamo stroncare sul nascere, o comunque smorzare, le provocazioni anti-islamiche motivate da complessi d’inferiorità (morale, intellettuale e sessuale) e volontà di arraffo politico-elettorale: mi riferisco ai fascioleghisti, evidentemente.
        • Sempre nell’interesse di noi tutti, dobbiamo mettere bene in chiaro la differenza tra tolleranza e integrazione. L’integrazione, quale che sia il soggetto da integrare (noi o loro, non fa differenza) è l’anticamera della violenza del pensiero unico.
        • Qualora l’interpretazione della legge coranica (non dimentichiamo che il Corano, come la Bibbia, e a differenza di un libro di matematica, va interpretato) fosse in contrasto con la nostra legge, la comunità dei cittadini italiani (anche quelli che sono italiani contro voglia, come noi stessi: parlo per me) ha il diritto e parimenti il dovere di chiedere il rispetto delle leggi dello Stato italiano. In altre parole, non bisogna aver paura di reprimere atti e comportamenti illegali, solo perché qualcuno, che ritiene di essere più uguale degli altri, pretende di interpretare le leggi dello Stato in chiave politicamente corretta.
        • A Curno, in particolare, i cittadini dovrebbero fare opera di persuasione sulla dott.ssa Serra perché rinunci al postulato della “convivialità delle diffeenze”: se insistesse, la Serra avrebbe a Curno un ruolo analogo a quello svolto a Milano dal cardinale Martini, ma così si corre il pericolo di dare spago ai fascioleghisti, cosa che a noi non aggrada (il successo della Lega nord, a Milano-città, anche in aree culturalmente non degradate, è attribuibile in parte ai pasdaran del cardinale Martini). Che dunque la Serra si faccia furba, come talora si fa furbo Matteo Renzi, per esempio riguardo alla polemica antieuropea: così sottrae voti ai leghisti.

        Come vedete, mi sono sforzato di dimostrare che, senza essere sciacquettisticamente e politicamente corretti, si può ragionare, ed evitare di scivolare nel baratro etico-politico di Salvini, di Borghezio, di CasaPound, della Giorgiameloni (non nomino Forza Italia, che è al lumicino, nonostante i patetici tentativi di rilancio di Berlusconi, della Gelmini, di Sorte, di Locatelli e del giovane virgulto curnense; inoltre Forza Italia non è ufficialmente su posizioni fascioleghiste).
        La fasciofemminista, Cavagna il Giovane e Marcobelotti (che politicamente è sempre più svagato, e questo va a suo onore, a parte qualche pubblicazione d’immagini di ruspe, per dovere d’ufficio) siete avvisati: «¡No pasarán!».

      • Aldo permalink

        Dopo quello che lei ha spiegato a me mi sembra in modo chiaro, la roba non deve finire lì. Quelli della sinistra e della destra e della lega e anche gli altri adesso dovrebbero dire la loro su una cosa così importante.
        Se no, quello del Conti che parla sempre cosa fa? Il cazzegio, come lo dice lei.
        [Lei scrive che «la roba non deve finire lì»: lei intende la preferenza dei cittadini pensanti? Certo che no! Penso che non valga la pena muovere un dito per soffiare da sotto il naso dei similprogressisti l’indotto scolastico, o quello delle associazioni lobbistiche (che, fra l’altro, non va sopravvalutato). Quella è perduta gente. Come pure non val la pena correre dietro alle sciure Rusine, perché ieri Pedretti e la Leydi la ingozzarono di panettone, domani altri “soggetti politici” (cattivi soggetti, in realtà) potrebbero ingozzarla di Pandoro, quello identitario, s’intende. Ma gli altri no, il 40% degli astenuti abituali , i lavoratori onesti, i giovani che non trovano lavoro, come pure i cinquantenni che l’hanno perso e non possono nemmeno andare in pensione, gli operai, gli artigiani, gl’intellettuali, la parte sana e non parassitaria della popolazione sarebbero pazzi a consegnarsi a questa similsinistra semipresentabile (dipende…) e a questa destra impresentabile.
        Mi piacerbbe sentire che argomenti hanno da mettere in campo e quali uomini da presentare, nell’ordine: Max Conti, Marcobelotti e Locatelli. Volendo, se proprio ci tengono, si presentino, si esternino cioè — facciano “outing”: una volta tanto usiamo anche noi questo orribile linguaggio! — la fasciofemminista (in quale schieramento si riconosce?) e Cavagna il Giovane (quanto di Pedretti c’è in lui? per rendere scorrevole l’elocuzione, gli consiglio preventivamente un paninazzo spalmato di pasta d’acciughe).
        N.d.Ar.]

      • A.d.G. permalink

        Gentile Prof. Aristide,
        nella sua risposta qua sopra (dal titolo:” il fondamentalismo islamico e l’Occidente), trovo un concetto che viene spesso dimenticato dagli strumenti di comunicazione di massa italiani, mi riferisco alla certezza della pena. Certezza di una pena che ristabilisca una moralità di comportamento che è ormai insperabile al giorno d’oggi. Siamo nel paese dove lo scontrino fiscale non fatto viene severamente punito mentre il corrotto amministratore di soldi pubblici viene rimesso in libertà oppure non punito. Non parliamo poi di chi ha utilizzato fondi pubblici (ricordiamo che con fondi pubblici si intendono ricchezze prodotte dal cittadino pagatore di tasse) per propri porci comodi. In paesi un po’ più civili, chi vìola la legge è certo che venga punito, soprattutto perché la legge è quasi sempre una legge vera, condivisibile, riconosciuta dai cittadini come giusta in quel paese. Quanto ha influito il “vizio” cattolico del perdono e la remissione dei propri peccati?
        Mi piacerebbe inoltre (se lo desidera e se non è troppo “off topic”) un approfondimento sul suo sentimento di “italiano contro voglia”: lei ritiene di appartenere a nessuno stato oppure ad uno che non esiste?
        Ringrazio per la continua accoglienza,
        A.d.G.

      • Sull’incertezza della pena

        Certo, l’incertezza della pena e la lungaggine dei procedimenti giudiziari fanno dell’Italia un paese spregevole. Fra l’altro, sbagliano coloro che affermano che la piccola delinquenza costituisce un “quid” trascurabile, e che tutti gli sforzi andrebbero concentrati sui pesci grossi della criminalità. Come se parti considerevoli del paese non fossero già controllate dalla delinquenza organizzata, compresa la Lombardia, con buona pace di Bobmaroni. E per giunta non si vede una via d’uscita, pare che la tutela della criminalità organizzata sia un dato ineludibile.
        In generale, sono contrario a tutte le amnistie, agli indulti, agli stratagemmi di elusione della pena e al giustificazionismo sociologico. Anni fa mi sorpresi nel trovarmi d’accordo con Di Pietro, anche lui contrario a uno dei tanti indulti ai quali si ricorre accampando pretesti umanitari, in realtà perché le carceri scoppiano, per varie ragioni: fra queste, la prima, perché lo Stato non riesce a prevenire, dissuadere e reprimere il crimine in tempo utile; la seconda, la lunghezza dei tempi di carcerazione preventiva; la terza, perché la delinquenza paga, in questo paese, più che in altri, ed è talmente diffusa che, se una piccola prcentuale di delinquenti incappa nelle maglie della Giustizia, tale piccola percentuale è sufficiente a intasare le carceri.
        Ma i piccoli crimini sono sotto gli occhi di tutti e la loro immediata e giusta punizione intanto ha valore deterrente nei confronti, in primis, della piccola criminalità che, se viene sfoltita, non sarà più terreno di coltura della grande criminalità; in secondo luogo, se i cittadini hanno la certezza che la trasgressione della legge è punita, avranno l’impressione di essere veramente cittadini di questo Stato, e non sudditi; anche se poi – com’è noto – l’idea di un “patto sociale” tra i cittadini che rinunciano alla propria libertà in favore dello Stato è una pia menzogna, spesso una menzogna schifosa.
        Da quel che ho detto sopra qualcuno potrebbe capire che in Italia sono puniti i grandi crimini e non i piccoli crimini. Ahimè, non facciamoci illusioni: qualche volta lo Stato fa la faccia feroce, non dico di no, ma i piccoli crimini, quelli che infastidiscono i cittadini perché sono sotto i loro occhi, alla pari dei grandi crimini che i cittadini non vedono, sono largamente impuniti, come del resto testimoniano le relazioni dei Procuratori generali all’inaugurazione dell’anno giudiziario.
        Quanto all’essere un «italiano contro voglia», ribadisco quanto ho affermato in altre occasioni. Nutro un amore sconfinato per la cultura che comunemente si dice “italiana” ma che, a ben vedere, è cultura universale: sia perché fecondata da altre culture, sia perché è presto diventata patrimonio di tutta l’Europa. Ma proprio l’amore che porto per la cultura cosiddetta italiana mi spinge a disprezzare l’Italia di oggi. Ciò premesso, devo confessare che mi sono sempre sentito cittadino del mondo.
        Un discorso a parte meriterebbe la questione settentrionale, che è una questione reale, anche se non se ne parla nei talk show. In margine al successo della Lega nord dei primi tempi ci fu la speranza che la questione arrivasse a soluzione. Poi le cose sono andate come sono andate. Dopo che Bossi stroncò Miglio, la speranza si affievolì parecchio; si continuò a bofonchiare di Padania, è vero: Buona Padania di qui, e Buona Padania di là, e matrimoni celtici, ed elmi cornuti ecc. Ma erano solo esercizi d’identitarismo zuzzurellone. Tra l’altro, non riesco a immaginarmi uno come Miglio che traffica con i riti celtici e le zucche di Halloween. Poi ci fu la baggianata della pulizia del pollaio proclamata da Bobomaroni, infine si è scivolati nel fascioleghismo.
        Eppure la questione potrebbe riproporsi, per iniziativa dei giovani che sono all’estero, alleati con i giovani che in patria sono trattati a pesci in faccia. In patria, già: per modo di dire, perché questa Italia è una matrigna sfasciata e sfondata, stuprata dalla delinquenza organizzata, dai potentati finanziari, dalle cordate di potere, dai sindacati in rappresentanza delle masse impiegatizie inerti, dai burocrati, dai percettori di rendite parassitarie; una baldracca orrendamente truccata con sulla faccia due dita di cerone politicamente corretto. Penso a una sorta di Governo in esilio dell’Italia settentrionale, un governo serio dotato di strumenti di analisi idonei a interpretare gli scenari attuali e a elaborare le proposte di scenari alternativi, un governo che studi le mosse del governo italiano e che su base scientifica (e non identitaria: per carità!) ne dimostri la crudeltà, l’ottusità e la totale inettitudine ad affrontare la complessità del sistema, e infonda la speranza di un autentico patto sociale, o di qualcosa che vi somigli.

  25. Ermeneutica curnense_2
    Il Circolo Pd di Curno mette le mani avanti: se la dott.ssa Serra non si ricandida…

    Trascriviamo dal ta-tze-bao affisso nella bacheca del Pd curnense, in Via dei Marchesi di Sant’Agata ecc.:

    Questa coesione, questo grandissimo lavoro, permetteranno a chiunque nel 2017 succeda all’attuale amministrazione, di lavorare su un terreno solido, sgombro di liti, denunce, opere bloccate, strumenti urbanistici fermi al palo ecc.
    Chi amministrerà dal 2017 troverà una macchina che finalmente funziona, con tante iniziative in atto e molti progetti davvero “cantierabili”, oltre ad una organizzazione del lavoro funzionale agli interessi dei cittadini.
    […] Il giudizio del Circolo di Curno del Pd su questi primi tre anni e mezzo del mandato amministrativo è estremamente positivo.

    E adesso proviamo a trarre una conclusione che, in mancanza di ulteriori indizi, è solo provvisoria, ma è pur sempre una conclusione allo stato delle cose plausibile. La conclusione provvisoria è che la dott.ssa Serra non rinnovi la propria candidatura; o, in alternativa, che il Pd gradirebbe che la dott.ssa Serra non partecipasse alla competizione.
    Infatti, il ta-tze-bao prende atto della discussione avviata in seno al Gruppo consiliare “Vivere Curno” e nello stesso tempo lascia intravvedere il timore che il pallino del discorso cada in un non meglio specificato ambito di cosiddetta “società civile”. Ma, com’è noto, lo stesso Pd pretende di essere “società civile”, almeno dai tempi di Veltroni in poi.
    Vediamo i passi del ragionamento, del quale esplicitiamo il “non detto”:
    • si esprime plauso all’Amministrazione Serra;
    • se ne rileva insistentemente il carattere “coeso” che è, evidentemente, merito soprattutto del Pd e del segretario cittadino;
    • quindi il ta-tze-bao lascia intendere che alla guida della prossima amministrazione non ci sia più la dott.ssa Serra.
    Cioè, non lo dice espressamente, ma non possiamo fare a meno di leggere in questa chiave due espressioni, una di seguito all’altra:
    • «chiunque nel 2017 succeda all’attuale amministrazione…»
    • «Chi amministrerà dal 2017 troverà una macchina…».

    Insomma, a buon intenditore, poche parole. Se la dott.ssa Serra non si ricandida, il candidato dovrà essere ancora un uomo del Pd, come la Serra, d’altra parte. Capisco che la dott.ssa Serra prima di dichiarare apertamente che rinuncia a una nuova candidatura voglia essere sicura di una carica istituzionale prestigiosa OltreCurno. Però a noi sembra evidente che il ta-tze-bao di Curno, che è pur sempre un documento del Pd, la obblighi ad accelerare l’iter decisionale. Del resto, non credo che i cittadini di Curno apprezzino che la dott.ssa Serra rivendichi il diritto di decidere senza correre rischio, a parte quello della competizione elettorale.

  26. Ermeneutica curnense_3
    Marketing elettorale giovanilistico: Max Conti batte Giovanni Locatelli 2:1 (o, forse, 4:1)

    Nel ta-tze-bao affisso alla bacheca del Circolo Pd di Curno leggiamo che «nel direttivo del Circolo sono entrati due giovani, Marco Battaglia ed Andrea Saccogna, già da tempo attivi [sic]».
    E così Giovanni Locatelli, che si era inventato il più che giovanile e determinatissimo Cavagna il Giovane, statista curnense in pectore, è bello che servito.
    Tra l’altro, ci sovviene un dubbio. Ricordiamo bene, anche se non ricordiamo i nomi, che la dottoressa Clara Colombo, nel corso di una seduta di Consiglio comunale, presentò due giovani che dichiarò di avere individuato nell’ambito di un progetto democratico «volto a» promuovere una politica inclusiva dei giovani ecc. Solito bla-bla, insomma. Sono questi gli stessi giovani entrati nel Direttivo del Circolo Pd di Curno? Non credo, perché l’iniziativa di Clara Colombo era istituzionale, anche se inequivocabilmente “de sinistra”; i due giovani menzionati nel ta-tze-bao, invece, sono impegnati in un partito.
    In ogni caso però, che i due giovani siano gli stessi che ci furono presentati in Consiglio, o non lo siano, mi pare evidente che in fatto di marketing elettorale giovanilistico Max Conti batte Giovanni Locatelli.
    E che Dio ce la mandi buona. Guardate dove è approdato Cavagna il Giovane, nella sua scomposta campagna antigandulfiana: si è ridotto a far male, da giovane virgulto, facendosi per giunta pizzicare, dunque sotto gli occhi di tutti, quel che le vecchie volpi della politichetta facevano meglio (mi riferisco alle sue inchieste d’informazioni, presso l’Ufficio tecnico, relative a una possibile demolizione — parziale, credo — di una sovrastruttura dell’esercizio del padre di Gandolfi, siffredicamente aggettante).

  27. I fatti separati dalle opinioni
    Il ta-tze-bao del Pd in Via dei Marchesi Terzi di Sant’Agata ecc.

  28. Arci permalink

    @Andreij Bolkonskij
    Oh come sono dispiaciuto che a lei non siano piaciuti i miei interventi. Mi fa troppo onore citandomi come uno dei 200 pseudonimi, sono un po’ pochi, saranno almeno 1000, così è meglio? 100.000 non ci crede nessuno, forse solo Facsimile che per altro sto ancora attendendo qualche sua risposta su vecchie dicerie, pare, oppure P.Bacco?
    Mi dica dove ho insultato e a chi il mio insulto è stato indirizzato, non inventiamo per favore. Qui, su questo diario, chi inventa le spara talmente grosse che egli stesso stenta a credere le fandonie che asserisce…
    Invettive di Arci? a chi??? Se poi lei scrive che uno si smonta, certo che si smonta, è normale che si smonti quando legge certe notizie riguardante l’inettitudine di alcuni personaggi, di chiara fama, indifendibili a mio parere, sotto l’aspetto delle responsabilità proprie e di carriera. Qua non si inventa nulla, qua si denuda la falsa speranza di coloro che si credono infallibili sperando di farla franca, ma a lei, interessa il parere di persone che scrivono come antidoto alla furbizia? Ma se questo diario non lo legge nessuno, tranne i soliti cinque o sei con almeno 200 pseudonimi cadauno.
    Guardi ad esempio Gola profonda. Ma le pare che Gandolfi si candidi ancora? e con il centro destra? Suvvia, vede caro Bolkonskij, come dice Aristide, i tentativi di cazzeggio vengono immediatamente sradicati. stia attento che se a Gandolfi gli si dice di candidarsi con il centro destra, stia tranquillo che farà l’esatto opposto, si candiderà con il PD non prima di aver preso seggio a Bergamo/mondo. Non lo sapevate? Mondo èh, non terra, Mondo.
    Chiedo scusa, quanto a pseudonimi, non credo di essere in testa alla classifica, guardi il gatto padano,… il simil gatto poi, servono con dovizia i particolari?
    E poi dice che si smontano, non ho scritto nulla di offensivo, ma son convinto che troverà da ridire su qualcosa. Lo dico e lo ripeto ribadendolo per l’ennesima volta. Il confronto è il sale della vita e la conoscenza ne è il sapore, però quando si vedono comportamenti molto ambigui a fini logici (per alcuni) perché così dev’essere perché in altro modo non saprebbero fare altrimenti, noi da questa parte siamo come pretoriani, non abbiamo nulla da guadagnare, ma non abbiamo neppure nulla da perdere, abbiamo solo l’obbligo verso noi stessi di abbracciare l’onestà senza mollarla mai a cavallo di una morale pulita senza nessun secondo fine se non quello di fare del bene a fin di bene. A noi di andare a pubblicizzare la concessonaria gratis con tanto di articoli sui quotidiani, non ce ne importa nulla, come non ci importa nulla della colonnina a carica elettrica con la balla dell’energia pulita (con tanto di articolo giornal linguistico). Con cosa viene prodotta l’energia pulità?
    Alla prossima
    Buonanotte

  29. In Amazzonia la tribù Awà allatta gli animali. E a Curno?

    Segnalo questa notizia, tratta da DailyGreen:

    Una delle particolarità che rende la tribù Awà davvero unica, e che testimonia l’incredibile compatibilità con l’ambiente in cui vivono, è il loro rapporto con la fauna che li circonda e di cui si prendono cura: le madri del villaggio allattano al proprio seno i cuccioli degli animali rimasti orfani, tra cui più frequentemente le scimmie urlatrici e quelle cappuccine. Gli stessi animali sono considerati veri e propri membri della “comunità”: vengono allevati come figli e addestrati a rendersi utili per il fabbisogno della tribù, aiutando così gli uomini durante la caccia o recuperando per loro della frutta direttamente dagli alberi più alti!

    Curno è notoriamente un paese bello da vivere (ancorché “diversamente bello”), ha una forte vocazione animalista e ha perfino stilato una carta dei diritti degli animali.
    La mia modesta proposta è che si dia immediatamente mandato all’impresa sociale Enèrgheia perche si tenga un corso di formazione di allattamento umano degli animali. Tutto a norma di cacata legge, e nel rispetto di protocolli approvati in sede internazionale, se possibile controfirmati da Hillary Clinton (il Comune di Curno è anche a vocazione clintoniana).
    Non trascurerei tuttavia l’eventualità di un allattamento umano di cittadini indigenti o maldentati, come del resto avveniva un tempo, e come è attestato da numerosi documenti. Si veda il quadro qui sotto, di Rubens, intitolato Caritas romana, ispirato a un racconto edificante dello storico romano Valerio Massimo.

  30. Martha Nussbaum riesce a mettere d’accordo Giuliano Ferrara e Paolo Flores d’Arcais
    Da giovani furono entrambi rivoluzionari: il primo movimentista, il secondo trotzkista. Da adulti non sopportano la confusione mentale della sedicente filosofa

    Giustizia è fatta. Sul numero del Foglio oggi (18 gennaio 2016) in edicola c’è un articolo di Giuliano Ferrara dedicato a Paolo Flores d’Arcais: per dirla tutta, un elogio dell’avversario di sempre. Già, perché il «giacobino libertino» è proprio lui, Paolo Flores d’Arcais.
    Nell’articolo Giuliano Ferrara si compiace della capitolazione dell’avversario e scrive: «Insomma, che un giacobino, un darwinista, uno scientista, un libertario, un democratico radicale, un membro del Club azionista di Repubblica – cioè il mio avversario diretto da tempo immemorabile – faccia per me una parte del lavoro di ricapitolazione dei nostri giudizi storici, intorno ai quali il giornale è nato ed è vissuto e vive, è un bel farci contenti».
    Ma se Ferrara gongola, noi non godiamo meno. Infatti, pare che Paolo Flores d’Arcais, a suo tempo vicino ai delicati “girotondini”, nel suo libro La guerra del sacro. Terrorismo, laicità e democrazia radicale abbia irriso alla sacralità di Martha Nussbaum, della quale siamo stati costretti a occuparci, in quanto patrona in pectore dello sgarrupato paese di Curno, che però pretende di essere «bello da vivere», secondo l’infelice slogan coniato dalla dott.ssa Serra.
    Guardate, sono talmente soddisfatto che non ritengo valga la pena aggiungere una parola. Trascrivo le parole di Ferrara:

    Con mia piena soddisfazione Flores bistratta, senza ineleganze alla Trump, anche Martha Nussbaum, filosofa amerloque (copyright Matzneff [*]) che si porta nel politicamente correttissimo, che teorizza il multitutto iperculturale e dimentica Thomas Jefferson: filosofa che ha idee piuttosto confuse e molto ben confezionate per un pubblico di confusi. Roba da premio Nobel, glielo commineranno di sicuro, sezione “Chimica della storia”.

    Ottima anche questa irrisione al premio Nobel, che è di per sé abbastanza sputtanato, perciò non loderemo mai abbastanza Jean-Paul Sartre che lo rifiutò: attribuirlo a Martha Nussbaum per meriti filosofici (per giunta!) sarebbe come assegnarlo alla Gelmini per meriti scientifici nel campo della fisica.
    Ciò premesso, devo dire che non sono molto d’accordo con Ferrara quando afferma che la vera scaturigine dell’odio dei fondamentalisti islamici nei confronti dell’Occidente sia il nostro essere cristianamente misericordiosi e diversamente credenti rispetto al credo coranico. Non nego la componente di odio prettamente religioso, ma penso che Flores d’Arcais abbia un po’ di ragione (mi dispiace doverlo ammettere), quando afferma che lo scontro è tra la religiosità esasperata dei fondamentalisti islamici e la nostra irreligiosità. Probabilmente l’odio religioso è coniugato con l’odio per la laicità e con il timore che l’Occidente infetti la loro concezione morale dei rapporti familiari.
    Credo anche che i fondamentalisti sbaglino quando ci fanno più illuministi di quanto non siamo (magari lo fossimo!), ma se loro sono oscurantisti, detestano i lumi della ragione e commettono l’errore di considerarci illuministi, sbaglieranno — certo — ma questo è un dato del problema: non è meno vero, solo perché a noi non piace. Né possiamo trascurare l’aspetto di moralità spiccia, quotidiana per così dire, in relazione soprattutto al corpo della donna. Ma di questo abbiamo già parlato: basti dire che i fondamentalisti temono il potere di seduzione del modello occidentale, e questa è un’altra ragione per odiarci.
    Dopodiché – lo ripeto ancora una volta – attenzione a non trarre le conclusioni sbagliate da un insieme di premesse corrette. Cioè, ricordiamoci che non solo devono esere corrette le premesse, ma deve essere corretto il ragionamento (nel senso di “rigoroso”, e non “politicamente corretto”), senza scimmiottare il fascioleghista Salvini [**], per non parlare dei suoi replicanti orobici. E anche di questo abbiamo già parlato.

    ——————————
    [*] Amerloque: così in francese si designa, con una punta di disprezzo, per niente celato, tutto ciò che è importato dall’America del Nord. È un po’ come dire “yankee”. In italiano esiste da tempo il termine “americanata”.
    [**] Il successo di Salvini nasce dai suoi ragionamenti scombiccherati, che tuttavia fanno presa su un pubblico devastato dai programmi della De Filippi e dai talk show televisivi. Salvini parte da premesse alle volte corrette (non sempre, però), per arrivare a conclusioni sbagliate. Se la cosiddetta sinistra non avesse una coda di paglia lunga così, e se annoverasse uomini dotati di mentalità “scientifica”, metterebbe in luce le fallacie del ragionamento populista di Salvini. Invece preferisce gettare benzina sul fuoco, come si dice, sproloquiado di convivialità delle differenze, e di simili amenità, politicametne corrette.

    • P.S. – La dott.ssa Serra diffonderà alle agenzie una nota di vibrata protesta, contro questa “aggressione” nei confronti di Martha Nussbaum (immagino che lei dica così, com’è tipico di chi vuole la condivisione a tutti i costi, e non apprezza la guerra delle idee, cioè la dialettica)? Se lo fa a titolo personale, niente da dire. L’importante è che non coinvolga l’intera popolazione di Curno, come quando legò mani e piedi i concittadini ai placet dei circoli Arcigay e Arcilesbica di Bergamo, al tempo dell’adesione dell’Amministrazione serrana alla rete Lgbt-Ready. Proprio non ne poteva fare a meno? Ah, dimenticavo, queste sono direttive che vengono dall’alto: vedi 17 gennaio 2014: Conferenza “Quali Diritti Civili a Bergamo?” con Antonio Misiani.

  31. Addolorata permalink

    Servi dei servi.
    Morte ai coglioni.
    Sarà una strage e la putritudine ammorberà l’mondo.
    [Eh, non sarà così facile, fare una strage, tanto più che siamo contrari allo spargimento di sangue. E i nostri avversari, anche i più subdoli, vedendo la mala parata, saranno capaci di dire che loro sono nostri amici, da sempre. E che anche loro hanno avuto, da sempre, un pessimo concetto della stampa anglorobicosassone. Non dimentichiamo la lezione della storia, Chi era fascista, divenne antifascista; qualche volta arrivò alla sfacciataggine di epurare, da antifascista. chi invece era stato antifascista per davvero: l’antifascista falso accusava di fascismo l’antifascista vero. È quel che vediamo nel film ‘Gli anni difficili’, girato da Luigi Zampa nel 1948, prima della vittoria della Dc, in clima di libertà, quando certe cosucce scomode ancora si potevano dire. In seguito, dopo Mani pulite, Giuliano Amato, braccio destro di Craxi, divenne uomo di punta dello schieramento di similsinistra, al quale parimenti approdò molta democristianeria, ancorché “de sinistra”. E adesso vediamo che chi era bersaniano si professa renzista. Così gira il mondo. Ma questa non è una buona ragione per rinunciare a cambiarlo.
    P.S. – Spero tuttavia vivamente di non vedermi il gatto padano doc tra i piedi, che fa le fusa e con la coda all’insù. Questo è troppo.
    N.d.Ar.]

  32. La convivialità delle differenze: ripasso degli articoli precedenti


    Nella primavera 2015 Vera Baboun, sindachessa di Betlemme e ricercatrice universitaria sulla tematica del “gender” si è sottoposta a un vero e proprio tour de force, tutto all’insegna della convivialità delle differenze, come vediamo su questo talloncino pubblicato nel sito delle Acli di Bergamo. Fare clic sull’immagine, per accedere al sito.

    Prima dell’epifania (cioè, dell’apparizione) di Vera Baboun nessuno a Curno, tranne la dott.ssa Serra, che guarda con interesse alle Acli bergamasche, sapeva niente della convivialità delle differenze. Poi l’espressione si è imposta prepotentemente all’attenzione dei valorosi giornalisti anglorobicosassoni che però, more solito (cioè, com’è loro costume) non hanno approfondito l’argomento, salvo scrivere articoli di apparato: la convivialità delle differenze di qua, la convivialità delle differenze di là ecc. Insomma, la solita minestra riscaldata, e giornalisticamente indigesta.
    Ed è stato allora che noi, assumendoci un còmpito che avrebbe dovuto essere stato svolto dala stampa anglorobicosassone, abbiamo svolto una piccola inchiesta e abbiamo presentato ai lettori di Nusquamia un insieme di articoletti idonei a demistificare il concetto. Ecco dove ci siamo occupati di questa divertente espressione, sulla quale i similprogressisti hanno puntato parecchio, quasi che fosse un abracadraba, una parola con facoltà di “incantamento”. Chi si avvicini adesso al pensoso concetto di convivialità delle differenze, può leggere co profitto i seguenti articoli:

    Abbiamo scoperto dove nasca questa «convivialità delle differenze»; contiene il rimando alla registrazione della voce chioccia ed entusiastica di don Tonino Bello, inventore della locuzione “convivialità delle differenze”;

    La “convivialità delle differenze”: inutile pretendere di capire, è un mistero; e tale deve rimanere , su Vera Baboun, su Tonino Bello e sul significato di “convivialità”;

    Mezzogiorno e mezzo di fuoco_segue, ancora riguardo al significato di “convivialità”

    Si vedano inoltre:
    • l’articolo Per una convivialità delle differenze;
    • il documento Nascere di nuovo, intestato a: “Molte fedi sotto lo stesso cielo. Per una convivialità delle differenze”. A p. 77 comincia l’elenco delle visite guidate, «alla scoperts di luoghi significativi di Bergamo e del suo territorio», accompagnati da Rosella Ferrari e Perlita Serra Bailo, guide turistiche.

    Maestri nelle pubbliche relazioni – Tornando a Vera Baboun, sindachessa di Betlemme e Gran maestra della convivialità delle differenze, oltre che ricercatrice nella tematica del “genere”, varrà la pena fare un cenno alla sua solerzia di apostolo della causa palestinese in ambito cattoprogressista. Nella sola giornata del 4 marzo è stata segnalata:
    • alle 9:00, al liceo Falcone di Bergamo;
    • alle 18, alla Sala consiliare di Curno, ricevuta dalla dott.ssa Serra, collega della Baboun in quanto sindachessa e neofemminista;
    • alle 20:45 al Cinema Conca Verde.
    Ma non basta, l’Ufficio preposto alle Pubbliche relazioni della Baboun ha messo in cantiere tutto un fitto calendario d’incontri in terra orobica (del quale abbiamo parlato su Nusquamia, passim: vuol dire qua e là), un calendario che passerà alla storia come case history nel suo genere, dove “genere” va inteso non come “sesso”, alla maniera delle femministe e degli Lgbt, ma come “categoria” (case history, cioè storie esemplari: così dicono nei corsi di formazione per Pubbliche relazioni).

  33. Addolorata permalink

    Strage metaforica.
    La nauseabonda aria sarebbe la conseguenza di quanti, numericamente parlando, saranno (me inclusa) tra i coglioni/e estirpati/e dalle loro nefande imbecillità. Non sono così crudele da augurare la fine di tutto, però la curiosità di vedere quanti saranno i superstiti, sì, quella sì mi piacerebbe.
    Tra le fila dei coglioni/e ci metto i furbastri, i falsi furbastri, gl’intelligentoni pseudo, profittatori, turlupinatori, azzecca garbugli, gatti, similgatti, stregoni, poltronari, quelle e quelli che vivono di luce riflessa, politicamente corrotti, gli onesti accaniti, i disonesti, i masochisti, ecc.In pratica tutti coloro che creano disagio al proprio prossimo danneggiandolo con cura e diligente volontà. Agl’ignoranti per fin di bene; la fame.

  34. Vedremo permalink

    Non vedo l’ora di assistere alla nuova campagna elettorale, per assistere al disvelamento dei misteri, sinistri e destri, del sistema curneo; e per vedere come si presenteranno gli attori della politica locale, razziatori di ideologie improbabili e percettori di benefit carrieristici, se gli riesce.
    Destra, sinistra, centripeti e centrifughi, filosofe e dog party.
    Beato Gandolfi che almeno, grazie allo spione, tutti e tutte sanno che ha un aggetto multi centrimetroso di 40 centimetri.

    • Quando usciranno allo scoperto?

      Credo che i nostri avversari intendano scoprire le loro carte solo all’ultimo momento. Per il momento stanno a vedere, muovono le pedine nel modo che potrebbe essere gradito ai partiti di riferimento, senza trascurare le prospettive personali di carriera OltreCurno, nei partiti medesimi o — meglio — nelle istituzioni: i partiti vanno e vengono, le istituzioni rimangono. Lo stesso mandato elettorale (alla Provincia, alla Regione lombarda, al Parlamento italiano, al Parlamento europeo ecc.) può essere rinnovato, o trasformarsi in una buona presidenza di ente controllato, una buona sinecura ecc. Guardate Razzi: secondo voi uno come lui resterà senza lavoro?
      Per il momento i nostri avversari sono “sobri”. Forse anche perché sanno di essere sotto tiro e che tutto quel che dicono sarà usato contro di loro. Preferiscono dunque tacere, riguardo ai temi dei quali varrebbe la pena parlare. Semmai indicono “eventi” (mi riferisco ai similprogressisti), ma è un’altra cosa. O fanno il copia&incolla delle parole d’ordine e degli slogan dei partiti. E non è che il traccheggio giovi loro granché. Sappiamo che non hanno idee e non hanno uomini presentabili, non più che tanto, con l’eccezione del Pd, forse, che però dovrebbe rinnovarsi e sottrarsi all’egemonia dei cugini Conti (sì, lo so: l’arch. Conti non è iscritto al Pd, ma voglio vedere che cosa sarebbe il Pd di Curno, se non ci fosse l’arch. Conti).
      Però questo traccheggiare dei nostri avversari offende l’intelligenza dei cittadini. Vogliamo sapere, e subito:
      • se la dott.ssa Serra intende riproporre la propria candidatura alla carica di sindaco;
      • nel caso in cui la dott.ssa Serra trovi collocazione OltreCurno, se Max Conti sarà il candidato sindaco dell’area similprogressiste che finora si è riconosciuta nella dott.ssa Serra;
      • se la Lega nord intende fare la pace con Forza Italia;
      • se Forza Italia intende fare la pace con la Lega nord;
      • quale posizione la Lega nord vuole assumere sul caso Pedretti, sia che il Pedretti formi una lista di disturbo, all’insegna di “Muoia Sansone con tutti i Filistei”, sia che il Pedretti desista;
      • se la Destra Unita Curnense intende candidare alla poltrona di sindaco uno di questi due aspiranti: Sara(h) Carrara o Cavagna il Giovane;
      • quale ruolo la Destra Unita Curnense intenda assegnare a Casapound nella campagna elettorale.
      • quale ruolo Marcobelotti intenda ritagliarsi;
      • se a Curno esistano ancora i liberisti formigoniani, un tempo pigramente capitanati da Stella;
      • se la Lega nord curnense continua ad afferire al conte zio Roberto Calderoli o se, com’è più probabile, il noto uomo politico orobico decida di lavarsi le mani riguardo al caso Pedretti e al paese «bello da vivere» (copyright: Perlita Serra) in generale. In altre parole: arrangiatevi!.

  35. Ripasso sulla pretenziosa destra e sulla cosiddetta sinistra, in prospettiva curnense

    Con riferimento ai ragionamenti che si fanno qui sopra sulla miseria dell’offerta politica curnense (mi riferisco alla politica politicante, alla politichetta) varrà la pena dare un’occhiata a questo articoletto del 24 novembre scorso: La strategia del cazzeggio per neutralizzare Nusquamia. Ma è acqua passata. Per comodità de lettore ne riporto uno stralcio:

    Il problema del buon governo – e non soltanto a Curno – è improponibile in termini di contrapposizione tra cosiddetta destra e cosiddetta sinistra; infatti i politici indigeni cavalcano le categorie di destra e sinistra soltanto per intercettare il consenso di cittadini, che essi sperano siano ancora schierati a destra e a sinistra, come se i cittadini non avessero capito che le categorie di destra e di sinistra, svuotate del loro significato, sono usate per fine di impostura.

    E, ancora:

    Tra la vittoria della dott.ssa Serra, o di un suo succedaneo, e la vittoria di una coalizione egemonizzata dalla Lega nord, dove per giunta Forza Italia è rappresentata da Cavagna il Giovane, il male minore è costituito dalla vittoria del rappresentante similprogressista.
    Non sarò certo io a prendere la parola in favore della dott.ssa Serra e di Max Conti; considerato tutto quello che vado scrivendo su Nusquamia in proposito, penso proprio di non aver bisogno di spendere parole per dimostrare quanto poco apprezzi il regime serrano. Ma la vittoria della “destra” costituirebbe per il popolo di Curno un esito ancora più pernicioso.
    Noi rimproveriamo alla dott.ssa Serra l’uso strumentale delle leve istituzionali, i suoi errori, quando è lei a prendere l’iniziativa, come pure mille altre cose che non sto qui a ripetere; tuttavia devo riconoscere che in certi passaggi amministrativi fondamentali, quando finalmente la dott.ssa Serra si ricorda che il suo compito è amministrare Curno e non promuovere “eventi”, dispone di una rete di protezione, costituita da un insieme di relazioni, di conoscenze tecniche e da un minimo di cultura di governo.
    Se guardiamo la “destra”, se consideriamo gli esponenti che a Curno ambiscono a entrare nella stanza dei bottoni, c’è da mettersi le mani sui capelli. Niente cultura di governo e niente cultura politica: quanto agli altri tipi di cultura, stendiamo un velo pietoso.

    Insomma, non so se ancora Locatelli vada raccontando ai suoi referenti provinciali che la situazione è sotto controllo e che lui è in grado di mettere nei ranghi Gandolfi. Sappiano i “padri provinciali” che quelle furono balle, e che sono balle. Idem con patate per quanto riguarda la possibilità di trovare un accordo con i fascioleghisti, sempre che quel che avanza della Lega curnense si riconosca nelle mattane di Salvini.
    Faccio presente — lo dico a uso di coloro che fanno finta di non capire — che i cittadini di Curno farebbero bene a diffidare di coloro che nel passato diedero prova così mediocre di sé, che nel presente sono “sobri”, cioè filistei, e che si propongono nel futuro — come sempre, del resto — d’intercettare l’andazzo delle previsioni elettorali su scala nazionale e regionale. Suggerisco che nel dibattito politico che prima o poi ci sarà, a ridosso delle amministrative, il problema sia posto in termini corretti non mistificati: buon governo o malgoverno? Quali garanzie di buon governo possono dare gli aspiranti rappresentanti dei cittadini che nel passato li rappresentarono male e/o che, per quanto riguarda il futuro, non dànno adito a ben sperare? Possono chiamare, se vogliono, i conti-zio, fare dibattiti alla sala civica o addirittura in Aula consiliare, ma questo è il problema, di qui non ci si schioda. Come dicevano gli antichi: Hic Rhodus, hic salta! (cioè, gli antichi dicevano un po’ diversamente, questa è la formulazione di Karl Marx; vuol dire: “Se tu dici di essere in grado di spiccare un salto da un piede all’altro del Colosso di Rodi, fa conto che qui siamo a Rodi, e salta!”.
    Quale di costoro può reggere il confronto con il Gandolfi del buon governo?
    Insomma, mi dispiace per i politici indigeni che ancora una volta, penseranno di far intervenire a Curno i rispettivi conti-zio, come “testimonial”: vi ricordate il Pedretti che chiamò a Curno Bobomaroni, quello stesso del quale adesso dice che è un traditore? Qui non c’è conte zio, o lord protettore, che tenga, qui si ha un bel nascondersi dietro liste civiche farlocche. La competizione politica verte, com’è giusto che sia, sul personale. Per essere precisi, non c’interessa sapere se qualcuno porta la gobba, ci mancherebbe. Ma importa valutare se coloro che si candidano a rappresentare i cittadini sono persone degne di fiducia, preparate, intelligenti, in grado di cogliere la complessità del sistema, capaci di resistee al canto delle sirene ingaggiate dagli attori del territorio.
    La presenza dei conti-zio ci infastidisce, e offende l’intelligenza dei cittadini. E voi, cari avversari, vi prego, non offendetevi, se useremo parole molto dure nei confronti di questa tecnica di uccellagione. Evitate di chiamare a Curno Bobomaroni, Salvini, Giorgiameloni, Toti, Gelmini, Misiani, Vera Baboun, Luxuria ecc. Potreste dare la stura al risentimento dei cittadini.

  36. Ci era sfuggita, ma rimediamo immediatamente
    Questa ci era sfuggita: Vera Baboun e Leoluca Orlando insieme. Leoluca passa con indifferenza dal vezzoso boa di struzzo fucsia alla stola betlemita, portata compuntamente come un paramento sacro

    Sì, quello che vedete è lo stesso Leoluca Orlando che abbiamo ammirato graziosamente cinto nel collo da un boa di piume di struzzo color fucsia (il color “fucsia sodomitico”), in occasione dell’evento “Palermo Pride 2013”. [*] In questa foto lo vediamo ieratico, mentre indossa la stola betlemita, manifestamente imparentata con la kefiah, a mo’ di paramento sacro.

    Trascrivo da Voci del Vicino Oriente:

    Nella sede di rappresentanza del Comune di Palermo a Villa Niscemi, i Sindaci di Palermo e Betlemme, Leoluca Orlando e Vera Baboun, hanno firmato il patto di gemellaggio tra le due città. Erano presenti alla cerimonia anche l’Ambasciatore della Palestina in Italia S.E. Mali Al Kaila, il vicepresidente della Fondazione Giovanni Paolo II in Terra Santa Abuna Ibrahim Faltas, il direttore della Fondazione Angiolo Rossi, il Presidente del Centro Padre Nostro Maurizio Artale. Le due amministrazioni si impegnano, con questo gemellaggio, a favorire i rapporti di amicizia e fratellanza, promuovendo studi e ricerche comuni e programmi di cooperazione anche di natura commerciale e turistica attraverso un accordo di cooperazione decennale. «Il senso di questo gemellaggio – ha detto il Sindaco Leoluca Orlando – è ribadire che Betlemme è una città punto riferimento per il mondo e per l’umanità intera e che Palermo, in qualche modo, vuole collegarsi con questa storica città cercando di apportare una contaminazione positiva. Insieme possiamo costruire un mondo diverso e migliore a difesa dei diritti di tutti e di ciascuno».

    Beh, ma Curno che figura ci fa al confronto? Vabbè, intanto il «paese bello da vivere» (copyright: Perlita Serra) è entrato nel giro “buono” e, come trasportata da un tappeto magico, seduta a gambe incrociate alla maniera orientale, la stessa dott.ssa Serra è entrata a far parte in un nuovo settore del giro “buono”: grazie a Curno, naturalmente.
    Ma che cosa c’è dietro l’ipercinetismo della Vera Baboun? Una lettura critica dei fatti ci induce a ritenere che la sindachessa Vera Baboun sia poco meno che costretta a girare freneticamente per il mondo, in particolare in Italia, per promuovere gemellaggi, far conferenze, insignire premi ed esserne insignita, avviare progetti scolastici in condivisione tra Betlemme e città gemellate (poveri studenti betlemiti!) et similia. Il format di questi “eventi”, da quel che è dato capire, è sempre lo stesso, come usa fare nelle pubbliche relazioni, con la tecnica di rinforzo dell’immagine. In pratica, Vera Baboun deve garantire la sopravvivenza della comunità cristiana a Betlemme, questo lo si capisce bene. E che la comunità cristiana di Betlemme, come in tutto il Vicino Oriente, sia in pericolo, è cosa arcinota, come si può leggere anche in questo articolo del Foglio: Padre Pizzaballa: “I leader islamici sono stati timidi nel denunciare l’abominio che è in corso”. D’altro lato però, per quanto costretta, Vera Baboun ci sta provando gusto.
    Ora, noi capiamo tutto, ma a tutto c’è un limite. Abbiamo letto (da fonte israeliana, lo diciamo subito, così evitiamo che ce lo rinfaccino) che Vera Baboun è stata minacciata dalle autorità palestinesi. [**] Ce ne rammarichiamo, e capiamo la sua posizione: non siamo delle bestie. Però non ci piace che Vera Baboun venga a raccontarci la balla che la comunità cristiana di Betlemme va assotigliandosi per colpa d’Israele. In realtà si assottiglia da quando l’Autorità nazionale palestinese ha il controllo militare della città.
    Concludedo, non riusciamo a digerire che si offenda la nostra intelligenza, quando ci si vuole far ingurgitare la balla di Betlemme vittima di Israele. E non vedo perché la dott.ssa Serra, che è sindaco di Curno, debba impelagarsi in certe questioni di politica estera, in concorso con gli ambienti cattoprogressisti: dei quali voglio sperare che si facciano prendere per il naso in buona fede.
    Per parte nostra, da voltairiani impenitenti, esortiamo la dott.ssa Serra e i circoli cattoprogressisti a farsi un po’ più furbi. Non dico che debbano essere astuti in maniera bieca, alla maniera di coloro che sono “contadinamente astuti”, o come il maligno gatto padano doc. Ma un po’ di malizia, qualche riserva mentale, un minimo di cautela, almeno quella, mi sembra d’obbligo, soprattutto quando si trattano i problemi del Vicino Oriente. Come ammonisce il vecchio adagio latino: Cum vulpe vulpinare (“Sii volpe con le volpi”).

    —————————–
    [*] Ecco la foto:

    [**] Si veda Bethlehem’s Female Mayor Faces Smears, Threats.

    • Nicola G. permalink

      In senato è passato ieri il DDL sulla scuola con obbligatoria l’educazione gender. Manca ancora però il passaggio alla camera. Passa parola. Manda mail alla ministra Giannini: “Sono contraria al DDL sulla scuola in quanto contiene l’educazione gender obbligatoria e ne chiedo il ritiro immediato”. stefania.giannini@senato.it Facciamo girare. Ognuno lo inoltri ad almeno 5 contatti e raggiungiamo entro oggi un milione di adesioni! Facciamoci Forza!

      • Per distruggere il mostro politicamente corretto occorre creare un clima di terrore per la coglionaggine

        Quello che leggiamo qui sopra è un appello che vediamo circolare in rete, in modalità di passaparola (in inglese, per i più raffinati, visto che non è ancora inglese aziendale: word of mouth), nei diari di rete (in linguaggio semicoglione: blog), nei notiziari (in linguaggio coglione: news) militanti ecc.
        Ma, spulciando la rete — e non ci vuol molto — vedo anche che da parte similprogressista si nega che si voglia rendere obbligatoria l’«educazione gender» e si sfidano i resistenti a trovare un appiglio che giustifichi il loro allarme. Dicono anche che la parola “gender” non è impiegata. Questo naturalmente non significa niente: se io fossi un consulente delle femministe e degli Lgbt, farei loro questo discorso: “Attenzione, la parola “gender” è sputtanata; perciò quando dovete veicolare i vostri contenuti, evitate di usarla, così non create allarme”. Peraltro da parte similprogressiste si riconosce che c’è un paragrafo che suscita l’allarme dei «bigotti» e che tuttavia è frainteso. Ecco il paragrafo:

        … Integrare l’offerta formativa dei curricoli scolastici di ogni ordine e grado con l’insegnamento a carattere interdisciplinare dell’educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea.

        Ora, io non ho approfondito l’argomento, non conosco gli antecedenti e gli accidenti (che non sono quel che i gatti padani pensano) però mi sembra che quell’espressione — «l’insegnamento a carattere interdisciplinare dell’educazione di genere» — effettivamente si presti, con l’aiuto del solito “esperto” inculante, un Azzeccagarbugli moderno, a essere molto di più che acqua fresca. I similprogressisti dicono che è acqua fresca e che i «bigotti» (così dicono) si allarmano per niente. Già, ma allora che ci sta a fare? Se è acqua fresca si può anche levare, o no? Io mi domando: ma che cosa sarà mai codesta «educazione di genere»? Dove se ne trova la definizione? Certo non nel Diritto romano, o nel Codice napoleonico. Credo neanche nei libri di Rousseau, del Pestalozzi o della Montessori, nemmeno in quelli del famigerato Piaget. A parte la Nussbaum, che non gode della nostra stima, dove possiamo trovare una definizione attendibile e concreta dell’educazione di genere?
        Ripeto, non sono esperto di queste cose, né intendo entrare nel merito, perché sono cose che un po’ mi disgustano. Però mi permetto di dare, una volta tanto, un buon consiglio a chi ha volontà ed energie per combattere la decadenza del mondo occidentale che io invece, così stando le cose, lascerei scivolare nel baratro. Per poi costruire sulle sue rovine un mondo nuovo, se ci riusciamo. Infatti, come si può pensare di costruire qualcosa su questa melma?
        Il mio consiglio è questo: se avete volontà ed energie per contrastare il declino, fatevi furbi, studiate il nemico, mettetevi nei suoi panni, entrate nel suo cervellino. Eventualmente, per ragguagli sul metodo Stanislavskij, per quanto riguarda gli aspetti della comunicazione, rivolgetevi a Vito Conti. Soprattutto, evitate di apparire rozzi, perché ve la faranno pagare. Misurate le parole e pensate, prima di parlare. Quindi, dopo che avrete trovato la formulazione giusta, disponete le vostre parole come a formare il filo di un rasoio. E assestate la rasoiata: perdincibacco!
        Mandare le letterine al ministro non serve a niente, figurati se si prende paura. Però potete lasciare il segno delle vostre parole sul volto dei colleghi, delle maestrine, degli assessorucoli, dei vicini di casa, e di chiunque salga in cattedra per impartirvi lezioncine similprogressiste. Mostrate loro che possono, sì, imporsi con la brutalità dei grandi numenri dell’universale coglionaggine, ma che voi nella singolar tenzone, con lo schiaccianoci della logica e la forza dei vostri principi, potete frantumare le loro ideuzze. Devono avre paura di voi, devono scappare; e, quando non scappano, per aver ragione di voi, dovranno ricorrere alla forza. Ma avranno perso, comunque, e a maggior ragione. Dunque, il primo passo è essere sempre vincitori nella singlar tenzone. Quindi si tratterà di accumulare una massa critica, tutta di persone preparate. In questa guerra ogni soldato deve combattere per il suo fazzoletto di terra, per il momento di mercenari non si parla nemmeno.
        Io non so se nei meandri ministeriali abbiano partorito un disegno di castrazione del maschio. Dico che quel progetto non può essere arginato dalle letterine, come vorrebbe il tentativo di passaparola di cui sopra. E i parlamentari, direte voi, che ci stanno a fare? E io rispondo, gesuiticamente: secondo voi, i parlamentari sono all’altezza delle vostre aspettative? Bisognerebbe invece creare le condizioni per cui la singolar tenzone divenisse lotta di molti. Ma non riguardo alla leggina sull’educazione di genere, che è solo un dettaglio: no, riguardo alla prevalenza della luce dell’intelligenza sulle tenebre della coglioneria politicamente corretta. Questo deve essere il riferimento comune a tutte le battaglie di contrasto alla decadenza. Ma qui devo tornare a un passo precedente del ragionamento: è meglio contrastare la decadenza o, addirittura, non sarà meglio favorirla, per poi ricominciare da zero?
        Questo schema di ragionamento lo applicherei anche alla questione della famiglia. La famiglia tradizionale non esiste più o, quando esiste, è una copia slabbrata, e una grandissima fregatura. Dunque, perché difenderla? A me vien voglia di dare una mano agli Lgbt.

  37. Giulio Fustinoni permalink

    Che la dott. Augusta Serra Perlita sia la personificazione dell’albagia della Bergamo-bene, masochisticamente subita dai ciambellani curnensi, [*] e presentata ai cittadini come insegna regale e manifestazione di predilezione divina, è cosa assai probabile. Nulla toglie che dentro di sé possa essere la persona più schiva del mondo, anche se non credo proprio.
    [Qui mi sembra che si giochi sul significato della parola “persona”: quello corrente nella lingua italiana, e quello orginario della parola latina ‘persōna, ae’, indicato al numero I nel dizionario latino del Lewis and Short (si veda la voce persona: N.d.Ar.]

    Invece di lasciarla sulla riva a rimirarsi le onde del Bremboserra a lei dedicato, come suggerisce @Aldo, la affiderei comunque alla comunità pastorale ligure e, nella sua assenza, proporrei alle associazioni da lei beneficate e santamente protette di promuovere una colletta per far dipingere una serie di quadri della santa da esporre nelle chiese e cappelle di Curno ai fini di una pubblica venerazione.

    ———————————————
    [*] Sarebbe interessante sapere che cosa pensa di tutto questo agitarsi cattoprogressista Claudio Cavagna del quale mi pare di aver udito, un giorno, in margine a una seduta di consiglio comunale, una professione di fede agnostica. E Paola Bellezza? Non credo che che sia di area cattolica, considerato che il cattolicesimo è la bestia nera del femminismo e che la dott.ssa Bellezza fa professione di “femminismo rivoluzionario”. O era solo uno scherzo? Un caso a parte, com’è noto, è quello della Serra che è neofemminsta “ma anche” (alla maniera di Veltroni) cattoprogressista. Ma lei, si sa, è un asso pigliatutto.[N.d.Ar.]

    • Non so se la dott.ssa Serra possa essere santificata. Io non m’intendo granché però, se non sbaglio, per il processo di beatificazione e di santificazione, occorrerà per prima cosa sentire il parere del parroco della comunità dove il candidato beato o santo è vissuto. E tutto mi fa pensare che don Giancarlo non sia per nietne contento del tiro che Max Conti e la dott.ssa Serra gli hanno giocato, al tempo dell’ostensione dela sindachessa Vera Baboun in qualità di madonna pellegrina. Hanno fatto credere che Vera Baboun fosse poco meno che una santa, un’operatrice di pace. Invece, come Nusquamia ha mstrato ai suoi sparuti lettori (così dicono i nostri avversari, aggiungendo che Nusquamia nn conta niente, che non è all’altezza della loro superiore conoscenza delle cose di questo mondo ecc.), Vera Baboun è una pedina del gioco di pubbliche relazioni filopalestinesi. Io non so se la dott.ssa Serra sia stata una vittima di questo gioco, o fosse consenziente. So che, in ogni caso, avrebbe fatto bene a tenere i cittadini di Curno alla larga da una questione controversa di politica internazionale (le relazioni talora burrascose tra lo Stato di Israele e l’Autorità palestinese) e, ancor più avrebbero fatto bene a non coinvolgere in questa proiezione internazionale della Giunta serrana «il Consiglio comunale dei bambini [poveretti! N.d.Ar.], tutti i sacerdoti e le suore opperanti a Curno, un bel blocco dei gestori dell’oratorio». Questo non sta bene. E credo che, a questo punto, don Giancarlo se ne sia accorto, e non abbia proprio gradito di essere stato attirato in trappola. Perciò non credo che darà il suo parere positivo alla causa di beatificazione della dott.ssa Serra.

      Un po’ di ripasso – Perché nessuno osi affermare che parlo a vanvera, o che m’invento i fatti, le citazioni tra virgolette ecc., ecco che cosa scriveva il Salice piangente, notoriamente vicino alla sindachessa e al Pd (oltre che al Pedretti, a suo tempo), nel commento del 5 marzo 2015:

      Ancora una volta…gli assenti hanno inesorabilmente torto.
      [“Questa è buona: noi che non ci siamo fatti infinocchiare siamo nel troto. Invece coloro che sono stati messi nel sacco dalle pubbliche relazioni internazionali del fronte filopaestinese sarebbero dalla parte della ragione: buona questa!” N.d.Ar.]

      Ieri era presente tutta la maggioranza, il Consiglio comunale dei bambini, tutti i sacerdoti e le suore opperanti a Curno, un bel blocco dei gestori dell’oratorio.
      […] Il Sindaco di Betlemme (che per chi non lo sapesse è una donna Cristiana) non ha propinato nessun edulcorato messaggio melassoso e caramelloso, ma ha parlato a una platea attonita di una realtà drammatica…
      […] Nella zona nel 1948 i cristiani erano la maggioranza (si trattava di una enclave cristiana in una zona araba) adesso i più sono fuggiti. E ha chiesto aiuto. non finanziario, ma di scambi, di vicinanza, di visite, di sblocco dell’isolamento, della prigionia.

      Ecco, Salice piangente ha ripetuto quello che dice Vera Baboun, che girando come una trottola per il mondo e, in particolare, in Italia, va ripetendo quel che l’Autorità palestinese sostine, precisamente quel che le autorità israeliane contestano. Sostengono le autorità israeliane che i cristiani sono messi in fuga dai paelstinesi, e che Israele è l’unico paese di quell’area dove i cristiani possono professare la loro fede senza essere disturbati.

  38. Pedretti non pedala più? permalink

    Aveva ragione lei Aristide e da tempo
    Sembra proprio che Pedretti sia stato abbandonato al suo misero destino, i suoi “amici” di partito lo tengono a distanza come se fosse un portatore di peste bubbonica.
    Per la prima volta leggiamo su Facebook un Marco Belotti (forse ora libero di esprimersi?) che controbatte a Pedretti

    Pedretti è molto nervoso ultimamente su Facebook, posta continue critiche al partito Lega e ad alcuni suoi esponenti, ma sono solo le sue ultime cartucce.
    Non vedremo più il Pedro di una volta, piano piano cadrà nell’oblio

  39. Di rinvio in rinvio

    Il Pedretti è un esule in patria ma, proprio perché non ha niente da perdere, potrebbe tentare un gesto disperato e punitivo nei confronti dei caporioni della Lega nord che mostrano di averlo abbandonato al suo destino.

    Ricordiamo che il 15 settembre 2015 si tenne la seconda udienza del processo a carico di 56 tra ex e attuali consiglieri lombardi accusati a vario titolo di peculato e truffa per le presunte ‘spese pazze’ coi rimborsi regionali. L’udienza si svolse nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi (Ucelli con una “c”, gli uccelli da adibire a uso di richiami vivi non c’entrano!), e durò pochi minuti, il tempo di assegnare il processo a giudici diversi da quelli di fronte ai quali era cominciato. Il processo fu rinviato al 12 di gennaio 2016.
    Anche il 12 gennaio è passato. Bene, la terza udienza si è tenuta questa volta nell’aula bunker di piazza Filangieri, di fronte al carcere di san Vittore. Bene: apprendiamo dai giornali (i pochi che ne hanno parlato: la stampa anglorbicosassone tace) che il processo è stato nuovamente rinviato, di altri tre mesi (il rinvio precedente era di quattro mesi), al 4 aprile p.v. Gli avvocati difensori hanno presentato una lista di più di mille testimoni che dovrebbero essere sentiti. Cinquantasei imputati e mille testimoni: non è male. Se abbiamo capito bene, i giudici devono stabilire quali testimoni valga la pena sentire.
    Faccio presente, a scanso di equivoci, che il difensore del Pedretti non ha chiesto la testimonianza di Aristide, che si sente un pochino offeso (l’avvocato del Pedretti, e di Frosio, al tempo della puntata precedente, era Domenico Ajello, che è poi l’avvocato di Maroni e della Lega: è sempre lo stesso? Ricordiamo che Maroni adesso, secondo il Pedretti, è un «traditore».).


    Per leggere l’articolo, fare clic sull’immagine.

  40. E il conte zio?

    È un po’ presto per dirlo. Ma, a una lettura preliminare degl’indizi — con ragionamento induttivo, quindi probabilistico, non “oracolarare” — si direbbe che il conte zio Roberto Calderoli abbia intenzione di lavarsi le mani, sia del Pedretti, sia anche, a scanso di equivoci, della Lega nord di Curno.
    Par di capire che Roberto Calderoli stia pensando di consegnare ai posteri un’immagine di sé un po’ migliore di quella che lui stesso si compiaceva di attribuirsi.
    L’immagine rinnovata di Roberto Calderoli è quella di un politico estroso, provocatore, politicamente scorretto, ma patafisico e intelligente. Sono in molti a riconoscergli una non comune abilità tecnica nella navigazione tra i meandri maleodoranti delle leggine della politica politicante; inoltre non dimentichiamo che, intervistato da Sabelli Fioretti, Luciano Violante arrivò a dire che l’avversario con il quale sarebbe andato volentieri a cena era proprio il Calderoli, e Violante è intelligente, non è mica Veltroni; e Franca Rame, moglie del premio Nobel Dario Fo, riconobbe a Calderoli qualità di cortesia squisita, tutto il contrario della ruvidezza che tanto piace ai suoi elettori, come quando sbuccia le banane dal palco di Pontida (banane «piccole», però: ipse dixit). E, per quel poco o quasi nulla che conta il nostro parere, dirò che a tratti nel Roberto Calderoli affiorano i segni di un imprinting famiiare che è di tutto rispetto.
    Dunque, se Roberto Calderoli intende procedere a un aggiornamento o, piuttosto, a un restauro d’immagine, perché dovrebbe mostrare di aver qualcosa che fare con la Lega di Curno? È suo interesse dire: arrangiatevi!

  41. Prove generali di condivisione

    Attenzione: questo è un brano del film La via lattea, di Luis Buñuel; la maestra che vedete sul palco non è la dott.ssa Serra, e le ragazze che invocano l’anatema sugli eretici non appartengono al Consiglio delle ragazze e dei ragazzi di Curno. E gli eretici non sono i resistenti curnensi, coloro che non ne vogliono sapere né della neolingua che si vorrebbe imporre al “Paese bello da vivere” (copyright: Perlita Serra), né di condivisione, né del nuovo Galateo riformato e politicamente corretto.
    Insomma: calma e gesso! Non facciamo la rivoluzione per un falso allarme. Ma facciamola, questa rivoluzione, e per una giusta ragione!

  42. Angelo Gandolfi permalink

    Contro l’infamia, per l’amicizia

    Vedi:

    [Piccola precisazione: i “nègher” dei quali si fa menzione in questa canzone non sono quelli che ossessionano Salvini e la cui dieta alimentare, secondo Calderoli Roberto, è prevalentemente a base di banane; sono invece i repubblichini, cioè i fascisti, il cui colore politico è il nero, appunto. N.d.Ar.]

    • È vero, in Virgilio si legge «Durate, et vosmet rebus servate secundis», cioè “Perseverate, e conservatevi in attesa di eventi prosperi”. Più concisamente, così traduce Luca Canali: “Resistete e serbatevi alla fortuna”; invece, con svolazzi poetici, così suonava la traduzione in uso nei licei d’un tempo: “Soffrite, mantenetevi, serbatevi / a questo, che dal ciel si serba a voi, / sì glorïoso e sì felice stato” (qui c’è la spiegazione del verso dell’Eneide, sempre che uno capisca l’italiano del Cinquecento; la traduzione è d Annibal Caro, al quale si deve anche la pregevole composizione letteraria nota come la Ficheide, della quale però nessuno ci fece parola, quando sedevamo sui banchi di scuola).
      Queste citate da Renzi sono dunque le parole con cui Enea infonde coraggio ai compagni scoraggiati, profughi (anche loro!) da Troia (in Turchia), diretti alle sponde dell’Italia (anche loro!), ma ostacolati da mille pericoli; il fato vuole che nel Lazio, a Roma, risorga il regno di Troia.
      Renzi dice che Virgilio è il secondo poeta italiano: e vabbè. Se lo sentite bene, aggiunge una “e” in fondo alla parola vosmet, che vuol dire “voi”, “voi stessi”. Ma potrebbe essere un vezzo toscano, perché in Etruria si diceva, e si dice ancora, “icse”, quando si debba pronunciare la lettera “x”.
      Io direi che possiamo perdonare Renzi. Una volta che non proietta una di quelle strafottute slàid di PowerPoint, come gli aziendalisti curnensi, non mi sembra proprio il caso di gettargli la croce addosso, o anche di sfotterlo con tocco leggero, di dirgli che vuole fare il fico ecc. Certo che ha voluto fare il fico, ma per fare il fico è stato costretto, suo malgrado, a dire merda all’aziendalismo: una volta tanto.
      Speriamo soltanto che, a questo punto, Max Conti non pensi di fare il verso a Renzi. Meglio se non lo fa. E la Serra? Accoglierà Vera Baboun con un discorso latino? Direi che è meglio se Vera Baboun non mette più piede in Sala consiliare: ormai è “sgamata”, abbiamo capito tutti quale sia il suo ruolo, subdolamente propagandistico, a favore dell’Autorità palestinese. Semmai la dott.ssa Serra e la dott.ssa Baboun potrebbero vedersi fra loro, in privato, quando immancabilmente Vera Baboun sarà di ritorno in Italia, a marzo, nell’intorno della festa della donna: la sindachessa betlemita infatti fa parte della commissione aggiudicatrice del premio sessista ArcVision Prize indetto dall’Italcementi, riservato alle donne architetto. L’Italcementi ha in corso importanti forniture nei Paesi arabi: per esempio i 1700 km della strada litornaea libica sono stati affidati congiuntamente all’Impregilo e all’Italcementi (non so però quale sia lo stato attuale dei lavori).

      • Aldo permalink

        Vuoi vedere che per somigliare a Renzi quelli di Curno si mettono a studiare il latino o a copiare citazioni sbagliate?
        Ma la Serra sa il francese…

        [Beh, se la dott.ssa Serra citasse gli autori giusti, i più bei nomi dell’illuminismo e del socialismo francese, per esempio, o un classico del pensiero libertino come lo Chorier, finalmente s’inizierebbe un circolo virtuoso. Basta con la meschinella, cattoprogressita convivialità delle differenze, basta con le giaculatorie pronunciate con la boccuccia atteggiata a culo di gallina, basta con le slàid miserabili e aziendaliste di PowerPoint. Coraggio, lanciamo la pietra oltre l’ostacolo! La dott.ssa Serra potrebbe anche citare il testamento di Jean Meslier dove leggiamo:

        Je voudrais, et ce sera le dernier et le plus ardent de mes souhaits, je voudrais que le dernier des rois fût étranglé avec les boyaux du dernier prêtre.

        Cioè: “Vorrei — e questo saràil mio desiderio più ardente — vorrei dunque che l’ultimo dei re fosse strangolato con le budella dell’ultimo prete”. Ecco un bell’argomento di discussione: si può vivere senza Dio, né patria, né padrone? Cioè, senza “condividere”, dunque in contrasto con il pensiero unico serrano?
        Naturalmente, chiediamo alla dott.ssa Serra di risparmiarci l’Abbé Pierre, che sospettiamo possa piacerle, in quanto cattolico “de sinistra”, ambiguo e istituzionalmente pasticciato: altrimenti il diavolo scacciato dalla porta rientra dalla finestra. Non dimentichiamo che Corrado Simioni fu il vicepresidente della Fondazione Abbé Pierre e che Corrado Simioni è quello che passa per essere il Grande vecchio delle brigate rosse, in rapporto con vari servizi segreti ecc.
        Pur di cogliere nella dott.ssa Serra un afflato umanitario, un sorriso proveniente dal cuore, invece che un sorriso asseverativo come da manuale del perfetto aziendalista, un evangelico sentimento di compassione per le sofferenze dell’uomo, invece dell’algida e femminista determinazione di scaturigine protestante, una generosa disponibilità per i “diversi” non partecipi del minestrone politicamente corretto, in alternativa a un progetto di dominio istituzionale su un universo concentrazionario, ci basterebbe poco, un gesto simbolico, che so io, una citazione da un film di Truffaut. Per esempio, queste parole, tratte da ‘Jules e Jim’: «Soffri? E invece io non soffro più. Non bisogna soffrire tutti e due insieme: quando smetterai tu, comincerò io». Seguite da un bel ragionamento, naturalmente: senza però rimasticature politicamente corrette (qui viene il difficile).
        N.d.Ar.]

  43. Osservatore permalink

    @ Aldo
    @ Aristide

    Vi ricordo che la Serra è quella che, avendo Gandolfi citato Borges in un’interrogazione, ha definito Borges medesimo un emerito imbecille. La Serra ha usato un termine simile, ma la sostanza non cambia. Cose da pazzi.

    • Sì, ricordo, ero presente in Aula consiliare. Borges afferma che il migliore amministratore è quello del quale i cittadini non ricordano il nome. Perché solitamente è ricordato chi ha fatto il male, mentre si ha la tendenza a dimenticare chi ha fatto il bene. Dunque, in soldoni, niente interviste anglorobicosassoni, niente conigli mediatici, niente cerimonie fasciate e tricolorate in occasione dell’acquisto di un’auto usata, niente foto con sorrisetto asseverativo, in posa fasciata e tricolorata, davanti a una pompa erogatrice di energia elettrica per le auto a propulsione elettrica o ibrida. Niente ipercinetismo assessorile, in generale. Perché è vero che queste apparizioni saranno ricordate, ma saranno ricordate come volontà di apparire, dunque il giudizio sarà negativo.

      • al Gandalfir billa'h permalink

        Anche il Notiziario credo verrà ricordato come tale.
        Manca ancora di adeguato elogio.

        [Non mancherà: tempo al tempo. Tanto qui, com’è noto, non si dimentica niente. Lasciamo i nostri avversari sulla graticola, così hanno il tempo di riflettere ed, eventualmente, di gettare la spugna. Per esempio, Cavagna il Giovane e Max Conti sono sempre convinti di avere caratteristiche idonee perché osino candidarsi alla poltrona di sindaco? Non parlo poi della fasciofemminista, alla quale mi limito a chiedere: in quale formazione politica si riconosce? N.d.Ar.]

  44. Il Pedretti non avrebbe tutti i torti, però…


    Per vedere il servizio del TG5 sui consiglieri valdostani assolti, si faccia clic cull’immagine.

    Il Pedretti nella sua pagina di Facebook pubblica questo video che, a occhio e croce, dovrebbe risalire al marzo 2015. La notizia non è freschissima eppure, ancor oggi, c’è di che rimanere allibiti. È avvenuto infatti nella primavera dell’anno scorso che in Valle d’Aosta il Giudice per le indagini preliminari mandasse assolti ventiquattro consiglieri regionali: tutti assolti dai reati di peculato o di finanziamento illecito dei partiti. Assolti, anche se «hanno pagato biglietti aerei (anche per i familiari), cene più o meno luculliane, divise da calciatori, rimborsi dei propri contributi previdenziali, feste e lotterie, oltre ad aver contribuito al sostegno dei giornali di partito. Ma due anni di indagine della Procura (che si è avvalsa della guardia di Finanza) non sono serviti, perché le spese dei gruppi consiliari regionali fossero giudicate illegittime» (vedi Rimborsopoli, in Valle d’Aosta tutti assolti). Assolti perché? Per il fatto che «i consiglieri regionali non sapevano di commettere un illecito».
    Oddio, le sentenze si rispettano, però penso che sia consentito stupirsi, proprio come si stupisce il Pedretti: la Procura aveva chiesto trent’anni complessivi di condanne, un annetto per ogni imputato, facendo la media.
    Il Pedretti — dicevamo — pubblica questa notizia dell’anno scorso il 14 gennaio di quest’anno, con il seguente commento laconico:

    Giustizia italiana? C’è chi in Lombardia è a processo avendo rispettato le regole…

    Tutto qui. Beh, non è difficile immaginare che il Pedretti alluda a se stesso, quando fa menzione di coloro che in Lombardia pur «avendo rispettato le regole» sono sotto indagine. Infatti, il Pedretti scrive il 14 gennaio e proprio due giorni prima si è celebrata a Milano una nuova sessione del procedimento penale in merito ai rimborsi allegri, per i quali lui stesso è stato condanato, in primo grado, dalla Corte dei Conti: si veda Rimborsi pazzi, condannati altri quattro consiglieri. Ma, come abbiamo visto, il processo penale è stato nuovamente rinviato, al 4 aprile.
    Bene, premesso che la sentenza valdostana ci ha lasciati alquanto perplessi, e pur condividendo, conseguentemente, l’analoga perplessità del Pedretti, facciamo presente che:

    a) Forse non è proprio incontrovertibile che in Lombardia chi è attualmente sotto processo «abbia rispettato le regole». Di quali regole parliamo, infatti? Un consigliere regionale non è forse un legislatore? Certo che lo è, infatti c’è una legge che consente l’uso degli uccellini come richiami vivi, che porta come prima firma proprio quella del Pedretti, se ricordiamo bene. Ora, un legislatore regionale è compos sui, cioè normalmente è capace d’intendere e di volere. E se, per esempio, compera un gingillino elettronico con i soldi dei cittadini lombardi, dovrebbe sapere che quella non è una spesa necessariamente e «indissolubilmente legata» all’attività istituzionale. E non vale l’argomento, che pure è stato usato: ma io ho chiesto al capogruppo se potevo comprare, lui mi ha detto che potevo. No, caro consigliere regionale, tu sei un legislatore, tu sei compos tui e tu dovevi sapere che con i soldi dei cittadini non si comperano gingillini, non si compera Chardonnay, non si affrontano spese telefoniche aggiuntive ecc.

    b) Il Pedretti si ricorderà di aver trascurato, per un lungo tratto di tempo, di comporre il codice “46”, che avrebbe dovuto identificare l’uso privato della linea telefonica Telecom assegnata al Comune di Curno e che il Comune si vide addebitato un importo di 7.778 euro, per traffico telefonico/dati nel periodo giugno 2007-maggio 2009. È vero che il Pedretti restituì la somma, ma poiché vi fu una denuncia, il giudice per le indagini preliminari accettò la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, che ipotizzava – a favore del Pedretti – «l’eccesso di consumi telefonici per imperizia, negligenza o imprudenza».

    Insomma, pur dando ragione al Pedretti che si meraviglia della sentenza valdostana, noi abbiamo un motivo di merviglia ulteriore: che sia proprio il Pedretti a meravigliarsi.

  45. Un’idea perché Curno diventi fichissima, e un buon pretesto per un’altra inaugurazione fasciata e tricolorata, interviste, fotografie e passerelle mediatiche varie
    Segue una considerazione sull’evanescenza del gatto padano

    Suggerirei che la megarimessa per biciclette venisse localizzata in prossimità della megabiblioteca, spavaldamente eretta per iniziativa pedrettesca e coccolata dall’Amministrazione serrana, detta anche Bibliomostro. I bergamaschi e i milanesi che non vorranno privarsi dell’emozione di fuire del bibliomostro potanno venie qui in bicicletta e parcheggiarla in sicurezza, avendola dotata di opportuno microchip di riconoscimento.
    I costi dell’installazione? Non c’è da preoccuparsi, pare che si possa accedere a un finanziamento regionale. La regione contribusce con X euri, il Comune quindi tassa a morte i cittadini per reperire i 2000·X euri mancanti al completamento del progetto (2000·X si legge “duemila per X”). Certo, basta non dirlo ai cittadini, che invece dovrebebro essere grati all’Amministrazione che ha dato loro l’opportunità di condividere un progetto grandioso che conferisce visibilità al paese e ai suoi amministratori.
    Suggerirei comunque che, in occasione della cerimonia fasciata e tricolorata si desse la parola al gatto padano, se non altro per risarcirlo delle opportunità mancate, in fatto di Bibliomostro e di progetti grandiosi intesi a trasportare a Curno la sede dell’Unesco.

    Ma che fine ha fatto il gatto padano? – Diciamo la verità, siamo preoccupati per lui. Vero è che l’abbiamo scacciato da Nusquamia, per manifesta indegnità: chi vuole, può capacitarsene dando un’occhiata ai titoli di Nusquamia che gli sono dedicati (cfr. Gatto padano). Ma è anche vero che per lunga pezza, fino a novmbre dell’anno scorso, più o meno, ha continuato a scriverci, quasi quotidianamente, con la pretesa di rispondere tono su tono a quanto esternavamo. Ma una copia di quel che inviava a Nusquamia — così ci disse lui stesso — andava a certe altre persone che sapeva lui. Fra queste persone è probabile che ci fosse la dott.ssa Serra.
    I lettori ricorderanno che il gatto fu uno strenuo sostenitore della Serra durante la campagna elettorale del 2012, arrivò a invitarla — a più riprese — a stampare due manrovesci sulle gote di Gandolfi e Aristide: il che sarebbe stato sufficiente, secondo il gatto, a metterli in riga. Insomma, il gatto padano sperava di diventare lo scudiero della dott.ssa Serra, si prodigava per assumere il ruolo di capo della segreteria politica della Serra, non solo durante il regno curnense, ma nel seguito della sua sfolgorante carriera nelle istituzioni regionali, nazionali, europee, mondiali.
    Ma la Serra non è stupida: mai e poi mai avrebbe affidato al gatto padano l’incarico di contrastare i resistenti curnensi in nome suo. Chissà quali pasticci avrebbe combinato il gatto; e poi, chi si fida di lui? Senza contare che i resistenti, qualora fosse di dominio pubblico che il gatto è lo scudiero della Serra, ne uscirebbero rinforzati.
    A questo punto il gatto si è offeso: non con noi, naturalmente (perché mai avrebbe dovuto?) ma con la Serra, che ha preferito continuare ad appoggiarsi ai cugini Conti, invece che spodestarli, cedendo il seggio di gran Consigliori al gatto padano, appunto.
    E pensare che il gatto era disposto ad accettare tutto dalla Serra, anche qualche scudisciata, anche qualche colpo di scopa ben assestato. Anzi, le sofferenze per lui non sarebbero state sofferenze, sarebbe state puro piacere. Al gatto piace il tocco determinato della Serra, autorevole ma anche autoritario. Scrivevo qualche mese fa:

    Al gatto piace prendere i colpi di scopa sul groppone. Come dice la bizantina sadomasochista (la “zia Teodora”) in quel famoso episodio dell’Armata Brancaleone, per lui «piacere e dolore sono tutt’uno». Se la dott.ssa Serra volesse frustarlo, questo sarebbe per lui il non plus ultra della voluttà. Tutta Curno risuonerebbe dei suoi miagolii di piacere.

  46. Gli operai dell’Ilva di Genova
    Striscione in latino contro il bieco aziendalismo dei mongomanager

    «Pacta servanda sunt», “I patti vanno rispettati”, recita lo striscione che apre il corteo dei lavoratori Ilva, partiti da Piazza De Ferrari per raggiungere il consiglio regionale che oggi si riunisce in seduta straordinaria per affrontare il caso Ilva, lo ribadiscono a gran voce i lavoratori che urlano ‘ il posto di lavoro non si tocca’ ma anche ‘Ilva genova’ a ricordare la specificità di uno stabilimento, quello di Cornigliano, che ha completato la riconversione, ma che non riesce a ripartire per colpa della situazione generale dell’ilva. »Questa città sembra aver dimenticato che dieci anni fa abbiamo chiuso l’area a caldo per una questome ambientale a fronte della garanzia di occupazione e di reddito”, ricorda Bruno Manganaro, segretario Fiom» (vedi Ilva, lavoratori in Regione: “Il Governo rispetti i patti”.

    I coturni dei capitalisti e gli zoccoli degl’immondi aziendalisti – Renzisti e servi della barbarica etica protestante del capitalismo sono serviti. Però i similprogressisti del nostro tempo — tempo di merda — non si montino la testa. La pur barbarica e belluina etica protestante del capitalismo ha una sua tragica e malefica dignità. Invece i pentolai alla maniera di Renzi e gli aziendalisti di piccolo cabotaggio alla maniera dei similprogressisti di Curno non possono ambire ai coturni dei tragici; si contentino degli zoccoli della commedia, e siano chiamati “zoccolanti”. Gli attori tragici calzavano i coturni, più alti; gli attori della commedia portavano gli zoccoli.
    Poiché parliamo di coturni e di zoccoli, vedi quanto scrive Plinio il Giovane in una sua lettera, a proposito delle sue due ville sul Lago di Como, una incassata in una gola, in posizione eminente, l’altra lungo la riva del lago (più o meno dov’è oggi la Villa Olmo: perlomeno, così si dice), alle quali aveva dato il nome di Tragedia e Commedia, rispettivamente:

    Lungo le rive del lago posseggo molte ville, ma due sono quelle delle quali, più di tutte, mi compiaccio; ma anche mi dànno di che riflettere. Una sorge su una rupe e guarda il lago dall’alto, l’altra lo sfiora. Perciò quella la chiamo “Tragedia”, questa dico che è la “Commedia”. Quella infatti è come se poggiasse sui coturni, questa sugli zoccoli. Questa si affaccia al lago più da vicino, quella ha una vista sul lago più ampia.

    Nessuna di queste ville va confusa con la Villa cosiddetta Pliniana (XVI sec.), a Torno, sempre sul lago di Como: prende questo nome perché vi si trova una sorgente intermittente, descritta da Plinio e visitata da Leonardo, sempre curioso dei fenomeni naturali.

    Villa pliniana a Torno.
    ————————–
    [*] «Huius in litore plures villae meae sunt, sed duae maxime ut me delectant, ita exercent.Altera imposita saxis lacum prospicit, altera lacum tangit. Itaque illam “tragoediam”, hanc appellare “comoediam” soleo; illam, quod quasi cothurnis, hanc quod quasi socculis sustinetur. Haec ad lacum propius spectat, illa lacum latius inspicit» (Epistularum liber IX, 7).

    • Facsimile permalink

      ero certo che avrebbe notsto lo striscione dei sindacati

      [E io spero che si sia capito l’apologo dei coturni e degli zoccoli. Posso anche dire “merda” o “cazzo”, talvolta ( lo dice anche la dott.ssa Serra, mi dicono [*]). Ma mi rifiuto di esprimermi in linguaggio pedrettesco. Se si vuol capire, si capisce. N.d.Ar.]

      —————————————————-
      [*] Non c’è niente di che meravigliarsi. Dire “cazzo” fa progressista. È passato il tempo in cui Zavattini fece scalpore dicendo “cazzo!” nel corso di una trasmissione radiofonica. Ci sono sacerdoti, com’è noto, che se c’è da dire “cazzo!” non si tirano indietro. Anche a voler dimenticare il mitico padre Eligio, mi pare che non avesse problemi don Gallo, il genovese prete di strada noto anche come propagandista dei condom, buoni per tutto, anche per mescolare l’olio e l’aceto da versare sull’insalata; non ne ha tuttora don Mazzi che, se deve esprimere un parere negativo su Salvini, non si limita a rinfacciargli il cinismo, il patto di fratellanza con i fascisti, il populismo becero, l’assenza di un programma credibile e di gregari presentabili. Questo è quel che facciamo noi; don Mazzi no, lui dice che se vede Salvini va al cesso. Ma come siamo ingenui noialtri, che abbiamo in mente i curati del buon tempo antico, quelli con il tricorno in capo e che sapevano di latino! N.d.Ar.]

  47. Romana permalink

    Serra, serra sed manus tolle..
    Credo che possa andare veramente bene come idea plurivalente e primo esempio di slogan engagé e à la page per la campagna elettorale prossima da parte dei similprogressisti arcobaleno.

    [Lei vuol dire, forse, che per attuare i loro prog[g]etti grandiosi i similprogressisti metteranno le mani nelle tasche dei cittadini, e che dunque ci saranno nuove tasse? Questa pare la tendenza. Perciò noi temiamo i progetti grandiosi. Ieri in televisione, commentando lo sceneggiato “1992”, quando Cirino Pomicino se ne usciva con un meraviglioso “perdincibacco!”, tutto sommato aveva ragione di Pietro, che aveva in sospetto le Grandi opere della Prima repubblica. Ma erano altri tempi, lo sa anche Di Pietro.
    Comunque, forse no, su scala micro-orobica, perlomeno, qui a Curno, basta tagliare i servizi sociali, magari perché “ce lo chiede l’Europa”, o perché così vuole “l’iniquo patto di stabilità”. Però l’Europa non ci chiede di mantenere servizi e funzioni che sono considerati utili, solo perché elettoralmente paganti, o perché proponendo certi servizi, funzioni ed “eventi”, i promotori entrano nel cerchio magico di coloro che sono degni di essere candidati a ricoprire incarichi istituzionali. Forse no. Ma questo non c’impedisce di fare scongiuri, quando pensiamo alla spada di Damocle che pende sul nostro capo: parlo del Bibliomostro. Come diceva don Benedetto Croce, io se sento parlare ancora del Bibliomostro, dico: «Non è vero, non ci credo, ma mi provvedo». E giù una grattatina.
    N.d.Ar.]

  48. Identitarismi

    Della mistica dei dialetti che si pretende siano lingue ci siamo occupati più volte: spesso scherzosamente, come quando abbiamo ricordato, circa una settimana fa, quel burlone che pretendeva che il bergamasco (o, quanto meno, il Lumbàrt Orientàl, così diceva), fosse una «lingua scientifica»: infatti, diceva con un sorrisetto asseverativo come di chi mente sapendo di mentire, lui aveva tradotto per Wikipedia la voce “Anno luce”, in Lumbàrt Orientàl. In questa lingua fantasiosa, che dovrebbe stare al bergamasco come il sanscrito al latino e al greco, “anno luce” fa an lüce (scritto in ottemperanza alle cacate leggi dell’ortograféa ünificàda del Lombard oriental, perché non si pensi che non vi sia, anche per queste cose, una burocrazia ad hoc).
    Altre volte ci siamo occupati dei dialetti più seriamente, per esempio quando abbiamo esaminato i criteri di divisione delle lingue e dei dialetti: quelli seri, mica quelli degli sfigati apprendisti stregoni. Si vedano al riguardo:
    • “Lo studio dei dialetti dev’essere separato dalla mistica dei dialetti” in Traduzione in bergamasco (del ’500) della novella del Decameron sul re di Cipro e la donna di Guascogna.

    Romanticismo, esoterismo, identitarismo, nazismo

    Non sarà male, infine, dare un’occhiata ai fondamentali Appunti di astronomia padana contenenti uno specchietto riassuntivo dei nostri interventi in fatto di mongoidentitarismo.

    Concludo ricordando due punti fondamentali, sui quali abbiamo insistito parecchio, o quanto basta:
    • non eiste la cultura “in purezza”, la cultura è per definizione bastarda;
    •come affermava Hans-Georg-Gadamer, la cultura è l’unico bene che, diviso tra molti, si accresce, invece di diminuire.
    Viva dunque l’uomo, l’uomo universale, fabbro della sua fortuna, al quale ogni suolo è patria, perché con sé porta tutto quel di cui ha bisogno. E, come esempio di ricupero di una lingua e studio delle tradizioni locali, si assumano esempi nobili come quello di Mistral, perdicibacco! I piccoli mestatori politici ambiziosetti con “esperto” sfigato al seguito, vadano a quel paese! Si veda Il provenzale, una lingua nobile e sepolta, riportata alla luce dal poeta Mistral.

  49. Arturo permalink

    @ Facsimile
    Guardi che Aristide non si era accorto, siamo stati noi, in stile similgatto e gatto, contattarlo personalmente avvisandolo dello stelo [telone? N.d.Ar.] latino. Ma è possibile tutto ciò!?
    [Veramente l’avevo visto a un telegiornale serale, mentre giacevo semisonne sdraiato su una scomoda poltrona in vimini (scomoda, perché dev’essere scomoda: nell’antro abduano non esistono divani, non esistono pantofole e il mattino ci si lava il torso con l’acqua fredda). Vedendo lo striscione, mi sono destato e ho pensato che la notizia meritava di essere rilanciata. Cosa che ho fatto il giorno successivo: ho trovato in rete l’immagine che vedete pubblicata, l’ho opportunamente ridimensionata su base di 450 pixel, l’ho pubblicata e commentata. N.d.Ar.]

    Suggerisco la lettura di questa meraviglia giornalistica tutta italiana [quale? N.d.Ar.] e la politica del politico più politico di altri e quindi migliore di tutti.
    [Chi è questo politico? N.d.Ar.]

    Questi sono Politici e Italiani in cui non mi riconosco, neppure sotto tortura. Merda ai coglioni, o morte ai coglioni? Fatto sta che siano imbrattatti di merda o avvolti dalla libertà mortale, il mondo vacillerebbe senza punti di riferimento.

    • Rouhani e la Venere capitolina


      Al min. 6.30 Crozza parla della visita del predidente del’Iran e della Venere capitolina sottratta al suo sguardo: «È diventata una scarpiera Ikea per non offendere Rouhani»

      Rouhani nella comunicazione cui fa riferimento il commento qui sopra non ha detto niente, se l’è cavata dando la colpa ai giornalisti. Va bene che quella dei giornalisti è una delle categorie più screditate, come sosteneva Montanelli, ma a tutto c’è un limite: far passare per una montatura giornalistica l’obiettivo incapsulamento delle statue la cui nudità potesse offendere un esponenente ragguardevole dei fedeli di Macometto, è un po’ troppo. Le statue sono state incapsulate, questo è un fatto. Forse, Rohani non ha nemmeno chiesto il loro incapsulamento: chi dice di no? Non siamo nati ieri, sappiamo come funzionano certe cose. Del resto quando un giornalista anglorobicosassone ignora Gandolfi, mica lo ignora perché ha ricevuto una telefonata. In questo caso, i giornalisti non possono nemmeno essere accusati di zelo. Hanno fatto il loro mestiere, mostrando l’incapsulamento e la rimozione dei gruppi scultorei che presentassero puppe e culi ignudi, suscettibili di sbirciatina in occasione dell’incontro istituzionale tra Matteo Renzi e il presidente dell’Iran Rouhani in Campidoglio.

      Piccola domanda maliziosa: scusate, ma la Maria Elena Boschi al Rouhani gliele fate vedere?

      • Gabrielle à la chemise ouverte: si trova al Museo di Teheran

        Questo ritratto di Renoir si trova al Museo di Teheran: precisiamo tuttavia che non è esposto al pubblico; per vederlo, occorre un permesso speciale.
        Per la barba del Profeta!

  50. Diamo a cesare quel ch’è di Cesare


    Facendo clic sull’immagine si accede alla pagina del periodico satirico Lercio che riporta la ferale notizia per Bossetti: essere portato dalla Franca Leosini, la micidiale conduttrice del programma televisivo ‘Storie maledette’.

    Per dovere professionale siamo costretti a visitare in rete i luoghi d’incontro (i cosiddetti “sòscial miiidia”), i notiziari, le videoteche. Vorremmo infatti sapere:
    a) La dott.ssa Serra si ricandida o non si ricandida? Si rende conto che il tenere segreto il suo piano di abbandono di Curno per intraprendere una carriera OltreCurno suona offensivo per i curnensi? Lei è libera di non ricandidarsi, ovviamente, ma lo dica. Pretendere, da un lato, che i cittadini “condividano” e si conformino al pensiero unico serrano e, dall’altro, tenere i cittadini all’oscuro del suo ambizioso progetto non sta bene.
    b) Qual è la reazione della Lega nord e, in particolra, del circolo di Curno della Lega nord, all’esilio volontario del Pedretti? Qualcuno dice che il Pedretti fosse in procinto di essere espulso, già pochi mesi dopo l’attestato di benemerenza ricevuto da Salvini. Ma è vero? Si può vedere il documento di espulsione e, in particolare, possiamo vedere quale data porti?
    c) In quale data Lega nord e Forza Italia faranno pace?
    d) Marcobelotti continuerà a essere il segretario della Lega nord di Curno, nel 2017?
    e) A quale formazione politica fa riferimento la fasciofemminista?
    f) La destra curnense ha veramente intenzione di candidare Cavagna il Giovane? Se è vero, la campagna elettorale sarà una pacchia.

    Questi sono alcuni dei temi e alcune delle persone che teniamo sotto controllo. Non c’è da meravigliarsi se ogni tanto diamo un’occhiata alla pagina Facebook di Marcobelotti. So anche che alcuni di coloro che sanno di essere sotto tiro non gradiscono che noi renitenti al conformismo politicamente corretto si vada a controllare: così si espressero il Locatelli e il Pedretti. Però, ragazzi miei, non si può avere insieme la botte piena e la moglie ubriaca. Voi volete comunicare i vostri pensieri al vasto pubblico, o sbaglio? Ebbene, allora dovete sopportare che io m’informi sui vostri contenuti.
    Ed è così, curiosando sulla pagina di Marcobelotti, cercando — peraltro invano — di trovarvi tracce di una presa di posizione nei confronti del Pedretti, che mi sono imbattuto in una pubblicazione reziale che non conoscevo. Si tratta del periodico satirico Lercio, che pubblica soltanto notizie false.
    Marcobelotti ci presenta dunque la notizia di un gruppo di volontariato (ah, come a Curno: squit, squit, squit!) che, in ocasione del c.d. Family Day, invece di fare lobbing per conto terzi, promuove se stesso. Sono un gruppo di amici, tutti normoscopanti, disponibili a trombare le donne (perciò si chiamano i “trombamici”). L’esercizio della loro attività (ma c’è un ente che ne certifichi la qualità?) si svolge su base gratuita e volontaria, perché le donne siano meno incazzate, e per dare un futuro migliore alle prossime generazioni. Se le mamme sono rilassate, i figli crescono sani. In particolare, Marcobelotti riporta questa notizia:
    «Chiediamo riconoscimento giuridico». Trombamici sfilano in corteo .
    La notizia è pubblicata su Lercio, appunto, un foglio che ha l’aria di essere labronico, come il Vernacoliere, del quale ci siamo già occupati, a proposito dell’iniziativa di proclamare il culo della Boschi patrimonio dell’Umanità, per intercessione del’Unesco, con il quale la dott.ssa Serra è in ottimi rapporti. Ma c’è chi dice che Lercio sia una costola del comico televisivo Daniele Luttazzi: qualcuno se lo ricorderà, perché fu vittima dell’editto bulgaro di Berlusconi. Ecco, a questo punto non mi rimane che riconoscere a Cesare quel ch’è di Cesare. È stato Marcobelotti a farmi conoscere il periodico, che ho sfogliato in rete, l’ho tovato politicamte scorretto ed elegante, cioè quanto di meglio si possa sperare. Perciò ringrazio Marcobelotti.
    C’è una cosa però che non mi quadra. Come fa Marcobelotti a mettere insieme la tetraggine della Lega nord, sia quella del Pedretti, sia quella del Salvini, con l’impertinenza anticonformista di Lercio?

  51. Mentre a Curno fervono i preparativi per la Festa della donna
    Promemoria per la dott.ssa Bellezza e la dott.ssa Serra, in vista della Festa della donna

    Mi permetto di ricordare alla dott.ssa Bellezza e alla dott.ssa Serra che papa Francesco si è espresso contro la «cosiddetta teoria del gender». Ad essere maligni, questa potrebbe essere la ragione per cui adesso, in modalità paracula, le femministe e gli Lgbt preferiscono non usare la parola “gender”, come abbiamo mostrato sopra: si veda Per distruggere il mostro politicamente corretto occorre creare un clima di terrore per la coglionaggine. [*] Ma io invito i resistenti, i renitenti al conformismo politicamente corretto, a non farsi fregare: non accusate più i buccinatori [**] del pensiero unico di parlare di “gender”, perché loro negheranno di usare questa parola. E, forse, hanno anche ragione (se si riferiscono ai tempi recenti). Andiamo invece alla sostanza delle cose e, se vi accorgete che vi vogliono uccellare con le parole, fate loro sentire il taglio del vostro rasoio dialettico (che non è un nuovo tipo di rasoio elettrico, lo dico per i gatti padani).
    Però, potrebbe darsi il caso che alla dott.ssa Bellezza non importi un fico secco delle parole di papa Francesco. Ma la dott.ssa Serra, per parte sua, non può permettersi questo lusso, stanti i suoi noti rapporti con gli ambienti cattoprogressisti di Bergamo, determinanti per la sua carriera OLtreCurno. Dunque: subisca!
    Consideriamo in particolare queste parole del Pontefice di Sacra romana Chiesa:

    Io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, lo è per tutti, non solo per i credenti.

    Sono le parole che potete ascoltare dalla sua viva voce nello spezzone video qui sopra riportato e che è possibile leggere nel sito del Vaticano: si veda Udienza generale, 15 aprile 2015.
    Ecco, ne tenga conto la dott.ssa Serra: non perché vi sia obbligata da qualche cacata legge, ma perché sappia che non si possono servire due padroni: Dio e Mammona, diceva Gesù Cristo. Ma nemmeno papa Francesco e quell’esponente dello sciacquettismo intellettuale, quella Martha Nussbaum che ormai un po’ tutti abbiamo imparato a riconoscere per quel che è: dopo la femminista intelligente Camille Paglia (che la definì «PC diva», cioè “vestale del politicamente corretto”, anche il quondam girotondino Paolo Flores d’Arcais.
    Per parte mia, riprendo quel che scrivevo in un precedente articolo di Nusquamia (Politicamente scorretto. Il disagio dell’Occidente in relazione al femminismo ):

    [Grande] è il disagio derivante dall’evanescenza delle specifiche identità sessuali maschili e femminili, prevaricata da una vulgata politicamente corretta che sfacciatamente professa indifferenza verso il dato naturale biologico. Ed è proprio questa l’indifferenza alla quale fa riferimento papa Francesco nelle accorate parole sulla «cosiddetta teoria del gender».

    Varrà la pena osservare, infine, che i disastri del politicamete corretto cadono come il cacio sui maccheroni del piatto elettorale del quale un politico spregiudicato come Salvini intende abbuffarsi. Scrivevo, sempre in quell’articolo:

    [Grande è parimenti] la «ferita che il femminismo ha inferto al mondo occidentale. [Ne consegue] un grande disagio per la comunità di coloro che in altri tempi si sarebbero chiamati “maschi” e che oggi, nella più benevola delle ipotesi, potrebbero essere chiamati “pecchioni”. Ma, come mette in luce Claudio Risé, il disagio non è soltanto nella popolazione maschile, è strisciante, e ancor più devastante, in quella femminile. È un disagio generale che, come avviene sovente, si traduce in aggressività, maschile e femminile. Tale disagio è una concausa del successo che ride ai movimenti populisti: intendo soprattutto la Lega nord, guidata dallo spericolato Matteo Salvini, e il Pd del quale si è insignorito il catto-aziendal-berlusconian-populista Matteo Renzi. Una concausa, evidentemente non è la causa: ma può giocare un ruolo paritetico con le altre cause. Per esempio, nel caso degli elettori che la Lega nord vorrebbe uccellare, il disagio psicologico non è da meno rispetto al disagio materiale, derivante dal fatto che “le plebi” sono trattate a pesci in faccia dal governo centrale.

    ——————————————————————————————————————–
    [*] Con riferimento all’appello del quale si fa menzione in quell’articolo, credo che gli estensori abbiano peccato d’ingenuità. Invece di parlare di “gender”, per poi farsi rispondere dai pifferai del pensiero unico politicamente corretto che in quel disegno di legge nessuno si è sognato di parlare di “gender”, avrebbero fatto meglio a riprendere esattamente le parole del testo in via di approvazione. Noi a Nusquamia solitamente facciamo così, siamo molto oculati nella scelta delle parole, ed è difficile prenderci in castagna. Solo uno come il Pedretti poteva pensare di fregarci, infrangendo la ferrea legge della proprietà transitiva, e mal glien’incolse.
    [**] Gatti padani, cercate nel vocabolario, e ringraziatemi per lo stimolo a una migliore conoscenza dell’italiano, lingua quasi perfetta, con buona pace degli sfigati identitaristi, improvvisati glottologi allo sbaraglio. A proposito, Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è professore ordinario di Glottologia e Linguistica: dunque, andateci piano con il Lombàrt Orientàl. Potreste sentirvi dire che non esiste e che non è mai esistito, e che il bergamasco, il bresciano ecc. non sono lingue, ma dialetti. Ancora, che il bergamasco non è nemmeno una lingua scientifica (questo è il colpo più duro a sopportarsi, pare).

  52. Emilio permalink

    Sentite bene:

    • Putiniani di destra e di sinistra
      Finale a sorpresa con Claudio Borghi, il Miglio di Salvini

      Maurizio Blondet non è uno stupido, ma va preso con le pinze. È (perlomeno era, e credo che sia ancora) un cattolico di destra, molto di destra, in odore di antisemitismo. Fa pendant con Giulietto Chiesa, è il suo equivalente di destra, ammesso che sia di sinistra uno come Giulietto Chiesa, quello che sostiene che gli attacchi alle torri gemelle sono un complotto tutto americano (e altri aggiungono che gli ebrei che vi si trovavano furono fatti evacuare prima, misteriosamente informati). Guarda caso, convergono entrambi nel tessere lodi di Putin. Poiché non sono un complottista, non avendo le prove, mi guardo bene dal dire che Giulietto Chiesa e Maurizio Blondet sono protesi di Putin. Mica ragiono come Pasolini che diceva:

      […] Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. […] Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

      Cose da pazzi! Mi dispiace, non è così che si ragiona. Anzi, così dicendo si sragiona. Semmai si dice: guardate, io sto costruendo un ragionamento basato su questa e questa premessa. Queste premesse non sono sicure, sono solo probabili. Dunque la conclusione del ragionamento è probabile al tot percento.
      Le certezze degli oracoli mi deprimono, perché penso che dopo secoli di pensiero critico, dopo che gli eroi del libero pensiero si sono prodigati contro le tenebre della superstizione, dopo Lucrezio, dopo Galileo, dopo Einstein, dopo Popper, siamo ancora a sentire gli oracoli. Dirò di più, le certezze mi fanno schifo.
      Ma, tornando a Blondet: è di destra, è antisemita ed è oracolare. Ed è anche filoputiniano. Ce n’è quanto basta perché costui sia lontano le mille miglia dal pensiero libertario dei saggi reggitori di Nusquamia. Ciò premesso, io sto ad ascoltare Blondet, – perché no? mica mi spaventa un pensiero diverso dal mio, non sono come i similprogressisti che impongnono la mordacchia, o la vorrebbero imporre – e riconosco che Putin ha la caratura di uno statista.

      Claudio Borghi salverà l’Occidente? – Forse non sono bene informato ma, quale che sia l’esito delle elezioni americane, saranno mentule acide per l’America: chi hanno da contrapporre a Putin? Forse la Hillary Clinton, la femminista-nonna in carriera? Forse Trump, quel gaffeur ignorante con la parrucca di Geppetto? Per non parlare dell’Europa. Ma, adesso che ci penso, non potrebbe uno come Claudio Borghi, il Miglio di Salvini, quel genio, svolgere il ruolo di eroe dei due mondi, e salvare insieme l’America e l’Europa? Almeno ci divertiremmo, mentre l’Occidente crolla. Un po’ come quando Nerone suonava la cetra mentre Roma bruciava, come si vede nei film di genere “peplum” (ma sono tutte balle montate su dalla propaganda cristiana e anticesarea). Ieri nel corso di un’orribile trasmissione televisiva, Rondolino paragonava Claudio Borghi al comico Beruschi. Non sono d’accordo. Secondo me Brghi somiglia a Renato Pozzetto, nel film Io sono fotogenico.

  53. Romana permalink

    Curno avrà una moschea. Così riporta la stampa locale. La sindachessa è d’accordo. In sostituzione di quella di Bergamo o in aggiunta? Non si sa. Con quali limiti e valutazioni? Non si sa.
    La sindachessa nulla argomenta oltre i soliti luoghi comuni.
    Del resto, lei non è abituata ad argomentare, in quanto è soltanto assertiva, per arroganza o per qualche povertà al riguardo. Però, su temi così scottanti, servirebbe qualcosina di più.
    A meno che, per incomunicabili motivi interni al suo retroterra, stia preparando uno scenario da “après moi, la deluge”.
    Stupisce, poi, che l’unica opposizione citata dalla stampa sia quella del Cavagnino, che rappresenta se stesso e il piumato e forse i rispettivi familiari.
    Quindi, anche Gandolfi e la Lega sono genericamente del parere della sindachessa?
    Se fosse così, penso che almeno saprebbero dare spiegazioni più soddisfacenti, anche perché io stessa le accoglierei con molta attenzione.

    • Mi sembra di capire che lei rimproveri alla Lega e a Gandolfi di non essere presenti nei resoconti di stampa e nelle inchieste di approfondimento anglorobicosassone, che non ho visto, e che non commento.
      Non mi trovo nell’antro abduano, non sono in grado di leggere i pregevoli fogli che fanno l’invidia della grande stampa nazionale, ma non vedo perché dovrei dubitare della sua parola. Ma proprio quel che lei dice, secondo me, torna a onore di Gandolfi. La stampa anglorobicossasone ha ritenuto uile sentire la campana della dott.ssa Serra e addirittura di sentire Cavagna il Giovane, che è l’erede del Pedretti sia nelle iniziative di inequivocabile sapore antigandulfiano, sia nell’evocazione di improbabili azioni di contrasto dell’Islam. Tsé, il nuovo crociato, il Goffredo di Buglione! La stampa anglorobicosassone non ha ritenuto opportuno sentire Gandolfi, che pure di cose ne avrebbe da dire, e molte, e onorevoli. Aveva paura che Gandolfi rievocasse la famosa ispezione del Pedretti? E che implicitamente la dott.ssa Serra si trovasse nella condizione di dover chiedere scusa ai cittadini? Ebbene, non solo la stampa anglorobicosassone ha perso un’altra occasione per riabilitarsi ma, memore dei buoni rapporti con il Pedretti, in esilio, si rivolge al suo successore. Bel colpo! Complimenti!
      Quanto a Marcobelotti, agli occhi degli anglorobicosassoni, evidentemente, non valeva la pena sentirlo. Perché? Forse pensano che il Locatelli abbia in mente di ricostituire il vecchio tandem con il Pedretti. Loro sanno tutto, mentre noi versiamo nell’ignoranza di così notevole iniziativa? Cioè la stampa anglorobicassone tifa per il Pedretti, ancora? E il conte zio che fa, subisce? Si pasce di tartufi d’Alba innaffiati di Barolo, alla faccia di chi si contenta di “assaggini” enogastronomici, con Chardonnay comprato all’Euromercato? Mah, quanto alla possibile manovra locatelliana, io ero fermo a quella rivendicazione di orgoglio berluschino, in contrapposizione alla Lega e, a fortiori, al Pedretti: mi pare, quando Gelmini (ah, la Gelmini, quella scienziata!) e Sorte (ah! l’uomo della Bergamo forte!) convocarono gli Stati generali forzitalioti-orobici. Se però i politici indigeni locali, intercettori dei voti a Forza Italia e Lega, decidono di rimettere in pista la vecchia carretta del 2012, con il vecchio stendardo ritoccato, cioè facendo sparire il nome di Claudio Corti (ah! grande invenzione pedrettesca, questa del ciclista-manager, con lo slogan “Corri con me”!), si accomodino. Sperano di intercettare, evidentemente, come sempre, il consenso che i cittadini dovrebbero conservare ai partiti di riferimento, e di riempire la carretta dei pizzini elettorali. Ma s’illudono. Noi insegneremo ai cittadini che, quando si vota per una persona, la preferenza va a quella persona, prima che al partito. Dunque… Beh, provino lorsignori a trarre le conseguenze. Quanto si sentono idonei? E quanto pensano che sia “nuovo” il volto di Cavagna il Giovane? Noi su quel volto abbiamo visto disegnate, e profonde, le rughe delle vecchie maschere della politichetta, e non ci siamo sbagliati.

  54. Dedicato ai similprogressisti traditori del socialismo umanitario, servi dei potenti e mestamente zoccolanti

    Abbiamo spiegato in un precedente “lancio” su questo diario che:

    aziendalista : capitalista = commedia : tragedia

    Poiché nel teatro antico gli attori della tragedia calzavano i coturni (specie di stivaletti, con la suola spessa) mentre gli attori della commedia portavano gli zoccoli, possiamo designare gli aziendalisti come “zoccolanti”. Gli zoccolanti aziendalisti non vanno comunque confusi con i Padri osservanti minori, detti “zoccolanti” dell’Ordine dei Francescani. Questi ultimi erano uomini pii, altruisti, lavoratori. Avevano fatto una scelta di vita povera, perciò furono chiamati fraticelli, o anche zoccolanti, perché da principio ottennero di ritirarsi in un eremo che sorgeva su un terreno arduo e sassoso, infestato dai serpenti. Portavano gli zoccoli, abbastanza alti, per difendersi dai serpenti.
    Gli zoccolanti aziendalisti, invece, sono empi, egoisti, socialmente parassiti e con smanie di grandezza, nonostante il retroterra culturale arido, che dovrebbe indurli a più miti consigli. Si eccitano assistendo alla proiezione di slàid con i grafici di PowerPoint, che su di loro hanno l’effetto del Viagra. Perciò le convènscion aziendalistiche spesso si concludono in orge consumate in alberghi appositamente attrezzati per il turismo congressuale. Le orge prevedono ongi tipo di accoppiamento, tra i vari sessi (primo, secondo e terzo: o anche più, secondo la moderna teoria del “gender”). Avviene talora che dal mucchio orgiastico si separino gruppi di maschi che si dispongono dapprima in circolo, uno dietro l’altro. Intanto le slàid di PowerPoint sono proiettate a ritmo frenetico. Quando l’eccitazione ha raggiunto l’acme, il circolo si stringe, i maschi si compattano e si compenetrano, formando una catena disposta lungo un circolo di diametro inferiore (diminuisce lo spazio tra maschio e maschio, dimibuisce la circonferenza, pertanto diminuisce proporzionalmente il diametro): ovviamente, ciascun inculante è anche inculato. Nel momento in cui il circolo si contrae, per la compenetrazione dei corpi, l’ambiente risuona solitamente del caratteristico “ciac, ciac, ciac…!”, come postula la legge di Gay-Lussac. Secondo la testimonianza di Svetonio (Tib. 43), di cose simili, ma senza intendimenti aziendalistici, si dilettava l’imperatore Tiberio, nel suo ritiro caprese:

    Secessu vero Capreensi etiam sellariam excogitavit, sedem arcanarum libidi∣num, in quam undique conquisiti puel∣larum & exoletorum greges monstrosique concubitus repertores, quos spintrias appellabat, triplici serie connexi invicem incestarent se coram ipso, ut adspectu deficientes libidines excita∣ret.

    Coloro che si accoppiano a catena, chiusa o aperta, prendono il nome di “spintriae”, come si legge in questa precisa definizione: «Spintriae igitur sunt qui velut annuli spinteris inter se cohaerentes Veneri vacant» (F.C. Forberg, De figuris Veneris, Catinae, s.d., p. 170). Come si diceva, le spintriae possono essere aperte o chiuse: «Possunt ita cohaerere duplici serie tres, ut medius sit fututor vel paedico, ante puella vel pathicus, pone paedico» (Ibid.). Ma gli aziendalisti si dilettano perlopiù di catene chiuse.

  55. L’orgia dei potenti e le orgette degli aziendalisti


    Incisione tratta da un classico della letteratura libertina: Monuments de la vie privée des douze Césars, d’après une suite de pierres gravées sous leurs règnes, Sabellius, Capri, 1782. [*] È un commento alle vite dei dodici Cesari scritte dallo storico Svetonio, fazioso certamente, ma lepido e comunque scrittore di vaglia. L’incisione mostra l’imperatore Augusto che si concede qualche licenza con Terenzia, moglie di Mecenate; il quale, per rispetto nei confronti dell’imperatore, finge di dormire. Quando però qualcun altro si permise di allungare le mani sulla moglie, pare che Mecenate dicesse: «Non omnibus dormio», cioè, “Mica dormo per tutti”.

    Abbiamo accennato nel commento precedente a un possibile intrattenimento trasgressivo tra aziendalisti in trasferta: dopo essersi sciroppate alcune centinaia di slàid di PowerPoint ed essersi abbuffati a spese degli azionisti delle rispettive ditte delle quali sono schiavi (ma loro dicono di essere monager), nel dpo-cena si sparano ancora un po’ di slàid di PowerPoint, si eccitano e copulano in modalità di spintriae.
    Va bene, ci siamo divertiti a prendere un po’ in giro questi poveretti: ma non pensiate che la realtà sia così difforme dalla proiezione fantastica. È noto che il potere è tendenzialmente orgiastico, e non parlo di Berlusconi e di Putin: parlo in generale.
    Ma non si pensi che l’orgia degli aziendalisti abbia alcunché di gioiosamente libertino: è una roba tetra, così com’è tetra l’ideologia aziendalista, tutta slàid di PowerPoint, cazzeggio senza fine, convegni dove ti dànno in dotazione schifosissime borse di plastica con stampigliato il logo convegnistico; gli aziendalisti non conoscono sprazzi di intelligenza, servili come sono, appecorati ai disvalori aziendali. Drogati ideologicamente – talora anche chimicamente, per aumentare il rendimento – credono di contare qualcosa, in realtà stringono un pugno di mosche. Sono destinati a morire, come tutti, ma in modo infame. Invece non tutti muoiono in modo infame.
    Penso che dovremmo avere compassione di Berlusconi, che si è ridotto a farsi ricattare dall’ultima delle olgettine, solo perché qualcuno più furbo di lui aveva capito che “Berlusconi non vuole che si dica che va a puttane”, e che questo è il suo punto debole. Ma Berlusconi è un uomo finito, perciò è giusto ed è umano avere compassione. Non possiamo invece avere compassione per gli aziendalisti, quando ci si mostrano tutti pimpanti, determinati e, all’occorrenza, cazzuti, perlomeno nel comportamento, nel modo di fare.
    Concetto Marchesi, il grande latinista, a proposito del crollo del mito di Stalin, scrisse: «Tiberio, uno dei più grandi e infamati imperatori di Roma, trovò il suo implacabile accusatore in Cornelio Tacito, il massimo storico del principato. A Stalin, meno fortunato, è toccato Nikita Krusciov». Svetonio, anche lui contrario al potere dei Cesari, cioè degli imperatori romani, ma di indole più pettegola, ci svelò le magagne di Tiberio, i suoi costumi depravati e il suo modo di eccitarsi con le spintriae, come abbiamo visto nel commento precedente. Svetonio non è un grande scrittore come Tacito, è soltanto un buono scrittore.
    Ebbene, Berlusconi non è degno di Tacito, ma potrebbe essere descritto da uno Svetonio redivivo. Ma gli aziendalisti? Per gli aziendalisti ci vuole qualcuno come Tonino Di Pietro, lui saprebbe come trattarli, se volesse. Ma ho paura che non voglia, neanche lui.

    ————————-
    [*] L’indicazione del tipografo e del luogo di stampa è falsa, come sempre del resto, quando si tratta di letteratura libertina. Pare che il tipografo fosse Le Clerc, che esercitava la sua arte a Nancy. Piacque indicare Capri perché l’isola è quella dove l’impertore Tiberio praticava il libertinaggio. Del resto Capri fu meta, nel Settecento e nell’Ottocento, di turismo sessuale omofilo-pedofilo. Anche nel Novecento: si veda L’Exilé de Capri, di Roger Peyrefitte.

    • Aldo permalink

      M’interessa sapere il giro delle inc….. che lei vede a Curno e gli allegri del giro…tondo.

      • A domanda risponde

        Lei mi pone una domanda, e a domanda rispondo. L’immagine che vede qui sopra, della quale i resistenti curnensi conservano l’originale, è la trasposizione su cartoncino della visione onirica di un pittore di vaglia, con il quale ci eravamo intrattenuti a discorrere dell’orgia del potere curnense, seduti in un pub di fronte alla Chiesa di Camogli, una notte di vento superbo e mare fragoroso (il pub si chiama “La mancina”, forse il nome ha un suo significato).
        La catena inculante qui sopra rappresenta, in particolare, un’orgia di politici importajnti, non necessariamente indigeni, attori del territorio (compresi i rappresentanti più in vista delle associazioni lobbistiche) e VIP a vario titolo solidali per vincolo carnale e per il comune interesse di mantenere in piedi il sistema di potere curnense. Con loro non troverà però gli aziendalisti di piccolo calibro, i mongomanagerini, gli entusiasti, gli affabulatori del linguaggio coglione. Non sono abbastanza importanti, pur essendo dato loro agio di copulare, anche loro in modalità propria delle spintriae. Ma copulano a parte: come nei cenoni delle famiglie d’una volta, quando si apparecchiava una tavolino separato, per i piccini.
        Ma di che cosa ci meravigliamo? Curno è un paese di terragna ascendenza sulla quale si sono innestati — ma solo recentemente, parliamo del dopoguerra — apporti di civiltà più evolute, perlomeno in apparenza. Sul suo “territorio” (come piace dire agl’identitaristi: squit, squit, squit!) sopravvivono culti pagani, più o meno abilmente dissimulati e perfino inglobati in riti che pretendono di essere cristiani. Sul tale sostrato ereticale, tollerato e perfino incoraggiato dall’alto, ci siamo intrattenuti in queste pagine, più d’una volta, e non fa conto insistere.
        In particolare, il sostrato pagano di Curno concede pochissimo alle divinità olimpiche, mentre le divinità ctonie, sotteranee e infernali, sono tenute in gran considerazione. Queste divinità richiedono culti e sacrifici orgiastici, com’è noto. È noto altresì che Curno, in ragione di quel che si è detto sopra, è un paese esoterico. E non c’è chi ignori lo stretto nesso esistente tra eresia e sodomia, perlomeno nell’immaginario collettivo. Abbiamo già spiegato l’origine della parola “buggerare”, in italiano, o del verbo “to bugger”, in inglese: significava in origine “fare come i bulgari”, e i bulgari evavano fama di essere eretici e, in quanto eretici, di praticare sodomia. Dunque “buggerare” significava in origine “sodomizzare” e, per metonimia, imbrogliare: infatti la sessualità anale (passiva o attiva) è assunta come metafora dell’imbroglio (subito o praticato).
        Ma l’immaginario collettivo prende talvolta consistenza materica e, per così dire, carnale, quando la pulsione sodomitica vada alla ricerca di una giustificazione superiore: si parlerà in tal caso di “sodomia razionalizzata”. Ed è così, per farla breve, che parecchi sodomiti si ritrovano eretici, o esoterici: il che poi, per un buon cristiano, è la stessa cosa.
        Riassumendo, in un paese scristianizzato come Curno, o cristiano solo in apparato (come quando, in altri tempi, ci si faceva vedere in Chiesa con la lingua fuori, oscenamente protuberante, a prender la Comunione: una celebre foto del sindaco Bassolino nella Cattedrale di Napoli vale mille parole) il culto pagano per le divinità infernali è all’ordine del giorno. Esse sono evocate per due ragioni: per coronare un disegno di potere e per giustificare la propensione sodomitica. A ulteriore e pretestuosa giustificazione della pratica sodomitica i più furbi soggiungono: “Sono gli dèi ctonii che ci chiedono la pratica sodomitica”, che è un po’ la variante del nauseante luogo comune in politica: “Ce lo chiede l’Europa”.

  56. Cristiani d’apparato

    Non ho trovato, purtroppo, la foto di Bassolino con l’enorme lingua protesa a ricevere la Comunione. Ne parlavo nell’articoletto qui sopra. Ho trovato in compenso la foto di Bassolino che bacia la teca del sangue rappreso di san Gennaro, prima del miracolo. Però qualcuno potrebbe dire, come i similprogressisti curnensi quando ricordiamo le loro magagne: “E vabbè, ma è acqua passata!”. Acqua passata? Ecco allora la foto di De Magistris, attuale sindaco di Napoli, che fa la stessa cosa di Bassolino, fasciato e tricolorato:

  57. Molto bella, interessante e chiara la descrizione del tour. I miei complimenti.

    [Ho sulla scrivania del calcolatore la bozza semidefinitiva della descrizione di un secondo tratto della via Julia Augusta, da Alassio ad Albenga: molto più riposante, non fosse per il brivido (modesto, tutto sommato) di dover superare una frana; ma soprattutto, paesaggisticamente incantevole e di maggior soddisfazione archeologica. Avrei pubblicato l’articolo la settimana scorsa, se non fossi stato costretto a occuparmi della questione della moschea. Grazie per le espressioni di apprezzamento. N.d.Ar.]

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