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Scandalosa Eco

31 gennaio 2016

inizio

Si parla ancora di una moschea a Curno

Traina_Moschea_gen 2016

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2016 sull’Eco di Bergamo, a firma Remo Traìna. Dell’articolo si trova in rete una versione ridotta: Una nuova moschea anche a Curno. Sindaco d’accordo, iter ancora lungo. La versione in rete non contiene l’incredibile intervista a Paolo Cavagna, che viene implicitamente presentato come rappresentante di tutta l’opposizione, anzi dell’“opposizione”, tout court.  Vero è che esiste, nei fatti, un patto di unità d’azione tra i due consiglieri Paolo Cavagna e Sara Carrara. Ma è altrettanto vero che non esiste alcuna convergenza tra i due e Angelo Gandolfi. Anzi, Paolo Cavagna ha manifestato in Consiglio comunale intenti bellicosissimi nei confronti di Gandolfi. Si noti che il Cavagna non solo non rappresenta l’opposizione ma è stato sfiduciato dal segretario della Lega nord di Curno, che con Forza Italia ha originato il gruppo consiliare del quale Cavagna è unico rappresentante. Tale gruppo si chiama «Claudio Corti sindaco» e non «Forza Italia e lista Claudio Corti», com’è scritto nell’articolo. I maligni potrebbero pensare a un principio di damnatio memoriae a carico di Claudio Corti, che fu candidato per iniziativa del Pedretti in quanto “ciclista e manager”, con lo slogan “Corri con me” e con distribuzione agli elettori di pacchi di “Caffè Corti”, in stile laurino. Dopo qualche tempo, Claudio Corti si fece da parte, come probabilmente era nei patti, fin dall’inizio: occorreva un nome usa-e-getta. Insomma, si pretende che Gandolfi non esista, eppure alle amministrative del 2012 la sua lista ha ricevuto parecchi consensi più di quella del Cavagna (879 contro 776; affluenza alle urne: 68%); inoltre, dopo la sconfessione della Lega nord, attualmente Paolo Cavagna rappresenta soltanto un drappello di sbandati. 

 

Riprendo l’argomento della moschea trattato in un commento precedente (vedi) a proposito di un eventuale e presunto colpevole silenzio di Gandolfi riguardo alla moschea. In sostanza scrivevo che qell’articolo più che il silenzio del Gandolfi testimoniava la faziosità del girnalista.
Ricevo da un lettore di Nusquamia il ritaglio dell’articolo, che mi conferma nell’iniziale intuizione che, se c’è qualcuno che dovrebbe darci qualche spiegazione (almeno così capiamo qualcosa), questi dovrebbe essere il giornalista dell’Eco di Bergamo che ha scritto l’articolo. Però vedo che se continuo su questo tono potrei farmi prendere la mano dall’indignazione, un sentimento che intendo tenere a bada: in generale, diffido dei sentimenti, anche quando si parla di politica. (Riconosco tuttavia che non tutti i sentimenti sono da buttar via. In ogni caso, i sentimenti cattivi devono essere repressi, di quelli buoni si deve avere pudore. Ci sono poi i sentimenti ambigui, tra i quali annovero quello dell’entusiasmo: esso è considerato positivamente, soprattutto nei corsi aziendali di cosiddetta formazione, in realtà di lavaggio del cervello, perché con l’entusiasmo si ottiene che il mongomanager renda di più, accantoni la morale cristiana e la buona educazione, si disinibisca e si renda disponibile a sbranare i concorrenti e inculare i consumatori.)

Bando ai sentimenti, dunque, e veniamo ai fatti:

  • Il 29 gennaio 2016 l’Eco di Bergamo pubblica un articolo, firmato da Remo Traìna (vedi l’immagine sopra), nel quale si dà conto del progetto di costruzione una moschea a Curno. Leggendo l’articolo non si capisce se si tratti effettivamente di una «nuova moschea», come recita il titolo, o di un centro culturale islamico, in sostituzione o in parallelo al precedente, allora già esistente a Curno. Credo che qui ci sia materia di discussione per gli azzeccagarbugli di destra e di sinistra, perciò converrebbe far chiarezza fin da subito. Naturalmente, nessuno pretende che Remo Traìna approfondisca. Segnaliamo però, a chi volesse sondare l’argomento, che è trattato in un articolo di Civiltà cattolica: si veda “Note sulla moschea” in Vi spiego io che cos’è una moschea.
  • L’articolo in questione contiene tutta una sezione dedicata a Forza Italia, che qui di seguito riproduciamo:

    Forza Italia contraria – Non sarà una decisione priva di contestazioni. Dalle minoranze arriva già il parere contrario di Paolo Cavagna, consigliere del gruppo «Forza Italia e lista Claudio Corti», che afferma: «Abbiamo presentato diverse interrogazioni e interpellanze sull’utilizzo della palestra da parte del Centro culturale islamico in occasione di incontri ai quali partecipano numerosi musulmani. Per noi l’utilizzo della palestra delle scuole medie a uso moschea è illegittimo, in quanto non si rispettano le norme antincendio, quindi problemi con l’assicurazione e non è la destinazione d’uso della palestra. Su questo continueremo a dare battaglia in Consiglio comunale. Inoltre siamo contrari a un’ipotesi futura di moschee nell’ex colorificio e riteniamo opportuna e corretta la proposta di indire un referendum nella popolazione, che è la forma più ampia di democrazia».

  • L’articolo sopra menzionato trascura di riportare il parere di Angelo Gandolfi, che fu sindaco del buon governo nella trascorsa amministrazione, e che proprio in relazione a un tentativo d’ispezione, in modalità di provocazione, presso il Centro culturale islamico — tentativo avviato da Roberto Pedretti, ma arrestato in extremis da Gandolfi — si trovò nella necessità di destituire il Pedretti dalla carica di vicesindaco e di levargli la delega alla sicurezza, della quale il “capo” leghista aveva inteso far uso a fini di visibilità mediatica, poco curandosi delle conseguenze di quel gesto provocatorio, nefaste per la pace sociale e religiosa di Curno: un’ispezione di venerdì, all’ora del culto!
  • Remo Traìna conosce bene i precedenti della cosiddetta moschea di Curno. Quella provocazione pedrettesca è nota anche all’Eco di Bergamo, che però, a suo tempo, da un certo punto in poi, preferì non informare i lettori dello stato delle cose. Infatti, la giornalista Sara Agostinelli era presente, quando Angelo Gandolfi in una concitata riunione del Consiglio comunale di Curno, il 29 dicembre 2009, protrattasi fino all’una di notte, espose le ragioni che lo portarono a levare le deleghe a Roberto Pedretti. La giornalista era presente, ma nessuno ebbe mai modo di leggere l’articolo che la giornalista avrebbe dovuto redigere, e che forse scrisse, ma non fu mai pubblicato. Pressioni dall’alto? Telefonatine di blanda persuasione? Forse: non dimentichiamo che al timone dell’Eco di Bergamo c’era allora Ongis, e che il giornale passava per essere di tendenza catto-leghista. Quanto alla giornalista, che è donna di sinistra, figlia di un noto esponente della sinistra orobica, desta meraviglia il fatto che non avesse detto nemmeno un “bah” di protesta, proprio lei che non dubitò di firmare un manifesto di esecrazione dello stato di fermo di un giovane fisico italiano a Copenaghen, arrestato nel corso di una manifestazione. E forse la giornalista aveva ragione di protestare per quel fatto danese. Ma perché protestare per un fatto avvenuto a 1.511 km di distanza dalla redazione dell’Eco di Bergamo, e non protestare per una censura, anzi per un furto di verità, riguardo a un fatto avvenuto a 6,5 km dalla sua postazione di lavoro? Si veda l’articolo Eloquenza della notizia negata.
  • Consideriamo adesso l’articolo che riproduciamo qui sotto, anch’esso firmato da Remo Traìna. L’articolo dà la parola al Pedretti e all’allora segretario provinciale Christian Invernizzi, che si erano messi in testa di scacciare Angelo Fassi e Maria Donizetti dal gruppo consiliare leghista del Comune di Curno, in quanto colpevoli di non aver obbedito alla linea del Pedretti, il quale oggi scrive che «Maroni è un traditore» ma allora proclamava «La Lega sono io!». Nel redigere l’articolo Remo Traìna si era ben guardato dal sentire il parere degl’interessati, cioè di Gandolfi, di Fassi e Donizetti. Anzi l’articolo era completo di uno «Spillo» che, qualora non si fosse capito, dimostrava la presa di posizione antigandulfiana della corazzata delle testate orobiche, cioè dell’Eco di Bergamo. Lo Spillo, in buona sostanza, invitava il Gandolfi a rimboccarsi le maniche, a occuparsi di Curno (come se Gandolfi non fosse stato colui che ha risanato il bilancio del Comune) e a non far caso alle bordate del Pedretti. Ma lo stesso articolo conteneva una nuova bordata: vi si leggeva infatti l’annuncio di azioni legali contro Fassi e Donizetti, rei di mettersi di traverso. Tali azioni non furono mai intraprese: anzi, il Pedretti così appassionatamente difeso nell’articolo, fu costretto a fare marcia indietro e a costituire un gruppo consiliare tutto suo.

Marketta_Pedretti_piccola

Facendo clic qui sopra è possibile richiamare un ingrandimento dell’immagine.

  • Sempre Remo Traìna è verisimilmente l’autore di questo pregevole articoletto, sottoscritto con la sigla R.T., dedicato a Sara Carrara che, come abbiamo visto, in Consiglio svolge un’azione parallela a quella di Paolo Cavagna, detto Cavagna il Giovane, per distinguerlo dal consigliere di maggioranza Claudio Cavagna, detto Cavagna il Vecchio:

 Richiesta di dimissioni_2 marzo 2014

L’articolo riporta le parole della Carrara:

Chiederò dopo questo gesto a Perlita Serra le dimissioni da sindaco, in quanto ha violato la democrazia da loro stessi vantata e mai applicata.

Ma questa era una notizia? Sarebbe stata una notizia tutt’al più una effettiva richiesta di dimissioni da parte della consigliera Carrara. Invece, a quanto pare, alla consigliera interessava soltanto il botto mediatico, tant’è che non ha mai chiesto le dimissioni della sindachessa. E l’Eco di Bergamo si è prestata al botto mediatico. Per approfondire il clima nel quale è maturato questo squallido episodio di politichetta curnense si veda Pretendono di essere un’alternativa “seria” alla dott.ssa Serra!

  • Non sappiamo invece chi sia l’autore di quest’altro splendido esempio di giornalismo anglorobicosassone, anch’esso dedicato a Sara Carrara, detta la fasciofemminista. Pensare che, in quest’occasione, siamo stati costretti a schierarci dalla parte della sindachessa, dott.ssa Serra! A tutto c’è un limite.

 Sarah Carrara showdown

L’articolo riporta un accorato grido di dolore della fasciofemminista, ed eccone la ragione: la palestra di un maestro di arti marziali non ha ricevuto, a suo tempo, la sponsorizzazione dell’Amministrazione. Nella prospettiva della fasciofemminista la mancata sponsorizzazione costituisce un fatto di gravità inaudita, tanto da indurla a rivolgere agli attuali amministratori l’accorata domanda: «Preferite che le donne vengano stuprate?». Scusate, signori miei, questo sarebbe giornalismo a servizio del lettore?

Ecco, questi sono i fatti. Secondo voi è troppo audace pensare che il giornalista Remo Traìna sia alquanto vicino a Forza Italia, soprattutto adesso che il Pedretti è fuori gioco, e che il buon Angelo Gandolfi non gli vada a sangue?
Mi domando anche se l’Eco di Bergamo abbia sposato la linea di Remo Traìna o se non vi si trovi invischiato, senza averne contezza. In ogni caso, sia Remo Traìna, sia l’Eco di Bergamo sono liberi di scrivere quello che vogliono. Ma noi siamo liberi di prendere atto del clima ostile. E con la documentazione che ho prodotto, più la rimanente che non  sarebbe difficile produrre, penso che i nostri avversari avranno un po’ di difficoltà ad affermare che, forse, soffriamo di complessi di persecuzione.

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297 commenti
  1. Il titolo di questa pagina

    Il titolo di questa pagina voleva riecheggiare quello del film Scandalosa Gilda, con Monica Guerritore e Gabriele Lavia. Purtroppo non ho trovato uno spezzone rappresentativo del pathos recitativo della Guerritore. Eppure avevo visto il film per intero, qualche tempo fa, su You tube, o tra i video Yahoo. Adesso su You tube c’è soltanto uno spezzone insignificante.
    Consoliamoci con quest’altra Gilda, che canta Put the blame on Mame. Non piace al gatto padano? Non fa niente, a noi piace. Per la cronaca, Sua Altezza Rita Hayworth (in quanto moglie dell’Aga Kahn) fu moglie per un breve periodo di Orson Welles, di un genio; e il suo sangue è per metà spagnolo. Questo spiega molte cose.
    Femministe, ciao! Quand’è che celebrate la vostra festa? Speriamo che sia una bella giornata, me n’andrò in qualche posto deserto, non comprerò i giornali, non guarderò la televisione e non accenderò il computer. E speriamo che a Curno non metta piede di nuovo quella Baboun, a farci la lezioncina politicamente corretta.

  2. Alzare lo sguardo, dalle tenebre della torbida politichetta alla luce della ragione serena
    Considerazioni in margine a un comunicato del Pedretti a geometria variabile

    Il Pedretti ci offre su un piatto d’argento (anche se non sembra) l’occasione per fare il punto sulla posizione etico-politica degli abitanti dell’isola felice di Nusquamia. Non mi perdo in svolazzi ed entro subito, come scrive Orazio, in medias res: oggi diremmo “vengo al nocciolo della questione”.
    Ebbene, qual è la questione da dirimere? Possiamo esprimerla in forma disgiuntiva: se sia meglio perdere l’onore e precludersi la strada alla buona politica accondiscendendo a pratiche di sollecitazione della parte bestiale che alberga in ogni uomo, anche in noi, evidentemente; o se non sia preferibile mantener fede ai propri principi e fare opera di persuasione presso il popolo a favore di un punto di vista razionale che, si badi bene, torna in ultima analisi a suo vantaggio.
    Scriveva dunque il Pedretti, dopo aver letto questa pagina di Nusquamia, che a Curno «mentre la sinistra vuole la moschea» Gandolfi e Aristide «continuano a fare gli scemi del villaggio…». Faccio presenti due cose:
    • I puntini di sospensione al termine del comunicato di guerra sono ancora del Pedretti, con il significato, abbastanza evidente: “E non dico tutto. Ché, se dicessi tutto, se ne vedrebbero delle belle!”. Bum!
    • Il comunicato del Pedretti, accompagnato da un’immagine che mostra un cartello di divieto stradale che però, invece di inibire il transito, proibisce una moschea, questa mattina portava l’intestazione: «Roberto Pedretti con Marco Belotti e altre 40 persone». Ritorno adesso alla pagina Facebook del Pedretti e vedo che l’intestazione è cambiata; adesso leggiamo «Roberto Pedretti con Chicco Reggiani e altre 39 persone». Ne deduciamo che il comunicato del Pedretti è a geometria variabile.
    L’intestazione del comunicato, quale che essa sia, non deve però trarci in inganno: non significa che il Pedretti si sia consultato con Marcobelotti e con altre 40 persone, o con Chicco Reggiani e altre 39 persone: significa soltanto che il Pedretti ha “etichettato” (ovvero, in linguaggio coglione, “taggato”) 41 persone, o 40, delle quali conosce l’esistenza su Facebook. Cioè, io non dico che quelle 41 persone abbiano una particolare simpatia per Nusquamia; mi limito a osservare che quelle 41 persone potrebbero non essere neanche tanto felici di trovarsi in compagnia del Pedretti. E, questa volta, sono io che non dico altro.
    Chi vuole saperne di più sulla tecnica levantina di coinvolgere altre persone nelle proprie scelte di vita ed eventualmente attrarle a fare insieme un tratto di percorso politico sfigato, può utilmente consultare questo articolo Come taggare su Facebook.
    Ma, se il Pedretti “tagga” X, lo stesso “X” che non gradisca essere “taggato”, può sempre “staggarsi” (scusate il linguaggio coglione). Per sapere come si fa, si veda Come staggarsi da una foto di Facebook. Il Pedretti non si offenderà, spero, se affermo che almeno due persone non hanno gradito di essere “taggate” da lui, e che fra queste due persone c’è Marcobelotti? Questa è logica, caro Pedretti: e lei dovrebbe sapere che con la logica non si scherza. Il Pedretti dovrebbe ricordare che gli andò male già una volta, al tempo in cui pretendeva di fare strame della proprietà transitiva dei predicati da un concetto reggente rispetto a un concetto dipendente. Meglio che non ci provi, almeno con noi.

    Ma, avendo sistemato il Pedretti, insisto un poco sul concetto che le questioni di principio sono importanti e che, seppur è vero che viviamo in tempi di merda dove l’immagine è tutto e per la visibilità mediatica (conigli mediatici, foto sorridenti, fasciate e tricolorate, in occasione dell’acquisto di un’auto usata ecc.) si accantonano i più elementari scrupoli di prudente sobrietà (quella vera), tuttavia per noi l’onore è un bene prezioso, oltre che uno strumento fondamentale per navigare indenni nel fiume della vita e morire bene. È importante, con buona pace degli ambiziosetti e delle ambiziosette. Ho già parlato su Nusquamia di quella pièce, Je ne veux pas mourir idiot.
    Nella fattispecie, ribadisco ancora una volta che se noi qui a Nusquamia ci occupiamo ancora della moschea, non c’è barba di “buon consiglio” che possa indurci a esprimerci in maniera scomposta, eventualmente per fare da battistrada a Salvini. Del resto qui a Curno non mancano coloro che, grazie alla moschea, sperano di fare una buona messe di pizini elettorali. Facciano, si accomodino: ma non pensino che noi facciamo il loro gioco, o che consentiamo alla dott.ssa Serra, o a Remo Traìna, di farci omologare.
    Sarebbe facile ricordare che la dott.ssa Serra, colei che a suo tempo definì il Pedretti “capro espiatorio”, quando fu sanzionato da Gandolfi per la sua ispezione provocatoria alla cosiddetta moschea, oggi si presenta come una campionessa della tolleranza religiosa. Sarebbe facile insistere sul fatto che a suo tempo la dott.ssa Serra vedeva nell’incidente della moschea un’occasione di rivincita antigandulfiana, perciò minimizzava, voltava la faccia dall’altra parte, nemmeno si accorgeva che il tentativo di ispezione del Pedretti avrebbe calpestato l’articolo 21 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo. Oggi invece vede nella costruzione della «nuova moschea» la possibilità di accreditarsi come la donna della “convivialità delle differenze”, con auspicate positive ricadute ai fini della lunga marcia nelle istituzioni OltreCurno. Sarebbe facile caricare a testa bassa la dott.ssa Serra, ma non lo facciamo. Spiacenti per il Pedretti, spiacenti per il Salvini, spiacenti per Cavagna il Giovane, spiacenti per la fasciofemminista.
    Invece, dopo avere raccolto qualche informazione (non sapevamo niente di questa nuova moschea, la dott.ssa Serra non ci aveva detto niente, ed è naturale che siamo stati presi alla sprovvista) porremo qualche domanda alla dott.ssa Serra. E se lei non ci risponderà, visto che è “sobria”, e che notoriamente non legge Nusquamia, non fa niente. Cercheremo anche senza il suo aiuto di capirci qualcosa. Una cosa è certa: abbiamo una storia (“Ognuno ha la sua storia”: lo dice anche una canzone di Gabriella Ferri) e un onore da difendere. E ci piace ragionare, dunque nessuno potrà chiederci di latrare contro la moschea. Semmai ci domandiamo se veramente la dott.ssa Serra abbia voce in capitolo, di là da quel che presumono il Pedretti e il suo successore Cavagna il Giovane; se da un punto di vista tecnico – tecnico, ripeto, e non politico, perché la Serra non deve fare politica travalicando il mandato istituzionale – la dott.ssa Serra abbia predisposto le cose a puntino, e quali siano le direttrici secondo cui intende muoversi sotto il profilo istituzionale.
    Insomma, noi non latriamo, sia perché non siamo cani ràbidi (con tutto il rispetto per i cani, che a Curno sono tendenzialmente più importanti degli uomini), sia soprattutto per una questione di principio. Avevo affrontato l’argomento delle questioni di principio in un articolo, al quale, se ricordo bene, ho fatto riferimento più di una volta qui su Nusquamia: Il principio superiore. Un film da non dimenticare. Nel film del quale si parla in quell’articolo — Il principio superiore, appunto –l’argomento è trattato in modo esemplare, ma già mi sembra di udire l’obiezione: bel discorso, davvero, ma è un ragionamento da fighetta, da ragazzini che hanno studiato al liceo classico, farcito com’è di citazioni di Tacito e Seneca. In effetti, quando vidi quel film, e segnò in parte la mia adolescenza, studiavo al liceo classico, che a quel tempo era anche un po’ classista. In parte è così, anche se viene voglia di dire: “Ad averne, di fighetta così!”. Credo che Tacito e Seneca siano un po’ meglio dell’ultimo modello di occhiali. E poi, scusate tanto, per caso questa obiezione non sarà un ennesimo tentativo di mordacchia? Una volontà di far scivolare in basso il discorso ai livelli bestiali delle trasmissioni della Maria De Filippis, con quei suoi giovinastri mostruosi e determinati? In fondo, dove sta scritto che i gatti padani, per esempio, siano esclusi dall’orizzonte del discorso di questo film? Nel film in questione, e nell’articolo stesso, Seneca e Tacito sono tradotti, ed esprimono concetti universali. Tutta la storia ha il valore di un apologo: in quanto tale, pur ambientata in Boemia, è vero, è universale, come universale è l’uomo, quando non s’impantani nel mongo-identitarismo.
    Ma ecco un altro esempio, sempre a proposito della questione di principio. Di recente ho ascoltato, nel corso di un certo numero di passeggiate, abbastanza lunghe, la lettura del libro Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Si dice che sia il più bel libro della letteratura americana del Novecento. E, veramente, è difficile leggere qualcosa che sia scritto insieme con tanta arte e con tanta umanità. Se ne parlo qui è perché Atticus, il personaggio del padre dell’io narrante, una signora che in età adulta rievoca tre anni della sua infanzia, è strettamente apparentabile a quello del professor Malek, nel film Il principio superiore.
    Atticus è un avvocato di provincia, rimasto vedovo, che provvede personalmente all’educazione dei due figli, Jem e Scout. Siamo nel profondo sud dell’America, in una cittadina dell’Alabama, negli anni della Grande depressione. Non tira aria buona per gli uomini di colore e l’avvocato Atticus è designato difensore d’ufficio di un nero ingiustamente accusato di violenza carnale. Lui accetta l’incarico, contro il parere dei parenti, che ritengono che l’accettazione danneggerà il “buon” nome della “famiglia”. La figlia è una bambina di nove anni, ha una grande fiducia nel padre, quello che non capisce se lo fa spiegare. Il padre le ripete che per capire gli altri bisogna mettersi nei loro panni. Nel dialogo che riportiamo qui di seguito Scout, la figlia, chiede ad Atticus perché si senta in dovere di accettare l’incarico, anche se probabilmente ne riceverà un danno e non è nemmeno sicuro che riuscirà a salvare l’imputato dalla sedia elettrica.

    “Vuoi dire che se non difendi quell’uomo, Jem e io potremmo non darti più retta?”
    “Più o meno.”
    “Perché?”
    “Perché non potrei più pretenderlo da voi. Vedi Scout, a un avvocato succede almeno una volta nella sua carriera, proprio per la natura del suo lavoro, che un caso abbia ripercussione diretta sulla sua vita. Evidentemente è venuta la mia volta. Può darsi che a scuola tu senta parlare male di questa faccenda, ma se vuoi aiutarmi devi fare una cosa sola: tenere la testa alta e le mani a posto. Non badare a quello che ti dicono, non diventare il loro bersaglio. Cerca di batterti col cervello e non con i pugni, una volta tanto… È una buona testa, la tua, anche se è dura a imparare!”
    “Atticus, vinceremo la causa?”
    “No, tesoro.”
    “Ma allora, perché…”
    “Non è una buona ragione non cercare di vincere solo perché si è battuti in partenza,” disse Atticus.

    Ecco, così ragiona un uomo di principio: “Non è una buona ragione non cercare di vincere solo perché si è battuti in partenza”. Nel nostro piccolo, anche noi siamo fatti così. Non la pensiamo come i mostri di Maria De Filippis, non latriamo come i cani, ragioniamo come gli uomini. Sarà anche vero che l’uomo, voglio dire “l’uomo e basta”, come viene definito in C’era una volta il West, il film di Sergio Leone, è una specie in via di estinzione, ma non vedo perché chi ha la fortuna di essere un uomo, un uomo e basta, debba essere invece un uomo sodomizzato dai mongomanager tenutari di un corso di formazione aziendale o perché debba essere un uomo-cane che abbaia nella direzione indicata da Salvini.
    Noi non abbaiamo contro la moschea, semmai chiediamo conto alla dott.ssa Serra del suo operato, anche in relazione alla moschea. La differenza dovrebbe essere evidente. Ma so bene che non posso pretendere che tutti capiscano, perché come diceva Atticus, càpita che gli uomini non capiscano, anche se normalmene sono brave persone, e si comportino anche come bestie, anche se normalmente sono brave personae. Come quando un gruppo di boscaioli era venuto sotto le finestre della prigione per linciare il nero, prima che venisse processato. Ma poi successe qualcosa, il capobanda ragionò con una bambina (era Scout, che prese il coraggio di salutarlo e gli ricordò che aveva invitato il figlio a colazione) e si ritirò. Anzi, di li a poco si sarebbe battuto in Camera di consiglio per l’assoluzione del nero. Gli uomini possono anche cambiare. Noi combattiamo perché gli uomini cambino in meglio, perciò non facciamo i conti elettorali con il pallottoliere. Merda!

    • “Staggarsi” dal Pedretti

      Acc! Qualcun altro si è “staggato” dal Pedretti. Da principio il comunicato di guerra del Pedretti recava l’intestazione: «Roberto Pedretti con Marco Belotti e altre 40 persone»; ieri l’intestazione era cambiata: «Roberto Pedretti con Chicco Reggiani e altre 39 persone»; oggi è «Roberto Pedretti con Chicco Reggiani e altre 38 persone». Sarebbe interessante “monitorare”, come si dice in linguaggio coglione (cioè, tenere sotto osservazione) le persone che si sganciano dal Pedretti (che si “staggano”, in linguaggio coglione) e le persone che il Pedretti via via inserisce, perché non si abbia la percezione del suo arretramento. Lui che ci teneva tanto, lui che si vantava dei consensi raccolti ai tempi eroici e che diceva ad Aristide «Tu sei uno»! Sic transit gloria mundi. Adesso è tutto un fuggi fuggi dal Pedretti. E io non credo nemmeno che sia vero che stia cercando una sistemazione a Fratelli d’Italia. Se invece mi sbaglio, è grasso che cola.

      • Quando Roberto Pedretti era “il Pedretti”

        Consiglio gli amici di Nusquamia a dare un’occhiata al “Gruppo Facebook” istituito a sostegno del Pedretti (noi continuiamo a chiamarlo così):
        Roberto Pedretti, consigliere regionale.
        Ecco la descrizione del gruppo: «Questo gruppo sostiene il consigliere regionale eletto il 29 marzo 2010 a Bergamo e in provincia, Roberto Pedretti». È interessante, direi: ci sono foto del Conte zio, notizie sul Trota, lanci di stampa su Yara Gambirasio, prese di posizione del Pedretti contro Benigni e trasmissioni dell’ente radiofonico di Stato (tutta roba che fa immagine), un cartoncino d’ auguri natalizi «all’insegna della tradizione» (squit!) ecc.

        P.S. – Ma il Pedretti è sicuro che gli convenga sfruculiare? Lui ha scritto su Facebook che noi saremmo «scemi de villaggio». Ma che figura ci ha fatto? Mah! Io non lo capisco proprio quest’uomo.

  3. Politicamente scorretto
    Il matrimonio è un’“inculata”: così dice il prof. Sgarbi

    Lunedì scorso Sgarbi partecipava a una trasmissione televisiva con Tommaso Labate e David Parenzo, parlavano del matrimonio Lgbt. Sgarbi a un certo punto ricorda una conversazione che ebbe anni fa con Franco Grillini, fondatore e leader storico di Arcigay. Grillini è un emiliano simpatico, “solare” (pare che si dica così), a tratti arguto. Ai tempi primordiali dei telefonini passava per essre il più grande esperto in materia, perlomeno tra i parlamentari (Grillini fu deputato), che si rivolgevano a lui prima di fare un acquisto, o quando avessero qualche problema.
    Sgarbi un giorno gli espresse il suo noto parere, per cui se due sono gay e per loro non esiste il vincolo del matrimonio, dovrebbero essere contenti, perché «il matrimonio è un’inculata». Pare che Grillini rispondesse: «Ma è proprio per questo che ci piace!».

    Si veda il seguente centone delle esternazioni di Sgarbi sul matrimonio:

    Parlo a titolo personale: sono perfettamente d’accordo.

  4. ALGIDO permalink

    In verità La comunità islamica vuole cambiare sede (non ho mai sentito parlare di Moschea per la verità)
    Si sa da anni, almeno 8.

    Quella attuale data oltre 30 anni e durante le tre amministrazioni di centro destra (tutte con dentro la Lega Nord per un totale di 15 anni) si è addirittura sviluppata crescendo.

    A quanto so stanno cercando un immobile alternativo (a Curno o fuori, per loro è lo stesso) anche da comperarsi, possibilmente in zone “tranquille”.

    Le domande vengono fatte, come tutte le pratiche di qualsiasi cittadino, alle amministrazioni competenti, che al momento non hanno la possibilità di dare risposte di alcun tipo (nè sì nè no) in forza di una legge regionale.

    Una risposta (anche perchè è obbligatorio per legge) va data a chiunque ne faccia domanda a Curno e in tutta Italia.

    Curioso che una location nata semi abusivamente 30 anni fa sia stata sempre accettata (da tutti, ripeto tutti) e una più idonea e meno impattante invece farebbe discutere.

    Ora io credo di essere il meno adatto a parlare perchè non ho particolari simpatie per l’Islam, anzi. Ma siccome non sono uno struzzo mi sembra che la posizione di accettare una situazione e non fare niente per cambiarla per 15 anni ma attaccare quando la comunità cerca, per vie legali, per normali procedure, pagando di tasca propria tecnici, proprietari di immobili, ecc. una sede adeguata sia un comportamento del tutto inaccettabile.

    Tra l’altro problemi vari ne hanno tutte le comunità religiose, a causa di questa legge.
    In tutta la provincia di Bergamo non esiste una Sinagoga, e adesso nemmeno potrebbe esistere (ma una piccola comunità ebraica c’è e deve andare a Milano per le funzioni) e similmente debbono trovare casa la Chiesa Rumeno-Ortodossa (Cristiana ovviamente) e anche altri.

    Ma se non ci ritroviamo daccordo nemmeno sulla libertà di culto, scusate, di che si discute?

    Si obietta di dover obbligare a recitare le funzioni solo in Italiano, per controllare Iman eventualmente fanatici o violenti.

    Di recente sono stato in una Sinagoga a Venezia e il tutto è in Ebraico, non ho capito nemmeno una parola. niente. Allora?

    E lo stesso in altre comunità, sono stato nella comunità evangelica del Ghana che volendo riprodurre (a quanto mi è sembrato) forse per sentirsi meno lontani da casa un piccolo Ghana procedono con la lingua natale.

    Idem Per le chiese di san Lazzaro e altre, frequentate da comunità Cattoliche Sud Americane. La messa e l’omelia in spagnolo.

    Ma di che vanno cianciando costoro?

    Andando al nocciolo (tanto per parlare, perchè a Curno non mi risulta ci sia il dossier moschea) vi chiedo e chiedo a costoro.-.
    Credete che le centinaia di migliaia di musulmani presenti in Lombardia saranno meglio disposti a integrarsi e vivere con noi senza poter pregare oppure se potranno pregare liberamente in luoghi idonei (che tra l’altro a differenza delle chiese pagherebbero loro?).

    Non nego che un problema di radicalizzazione esista.
    Ovviamente è molto più sentito in Francia (sono il quintuplo) o altrove, ma non lo trascurerei nemmeno qui.

    Il punto è come affrontarlo.

    La amministrazione di Curno ha scelto di non ignorare che a Curno esiste un centro islamico da 30 anni, ha voluto conoscerlo e ascoltarlo.
    La Curia predica il Dialogo..
    La scorsa settimana ho letto che il Cardinale Scola ha chiesto la possibilità di insegnare Islam anche nelle scuole (a dire il vero sono stupito, ma era sul corriere della sera) e non è certo un Cardinale dalle simpatie progressiste.

    Negare che esistono? e sia, credete che porteremo soluzioni sul tavolo? non credo.

    Nusquamia che ne pensa?

    • Noi non latriamo contro la cosiddetta moschea, ma la dott.ssa Serra avrebbe dovuto tenere un altro comportamento


      Lucrezia Collatina insidiata da Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma. Lo stupro di Lucrezia determinerà la caduta della monarchia, rovesciata da una sommossa popolare. Roma, come è noto, ebbe da principio un regime monarchico, poi divenne una Repubblica; infine Augusto introdusse il principato: conservò le strutture della repubbica, ma le esautorò, avocando le cariche repubblicane al ‘princeps’. Olio su tela di Tiziano (1576 : Gemäldegalerie der Akademie der Bildenden Kunst, Vienna).

      Algido ci dà informazioni che, almeno in parte, meriterebbero di essere verificate. Non sapevo niente dell’edificazione di questa «nuova moschea», ho chiesto a Gandolfi, neanche lui ne sapeva niente. Quel che sappiamo, l’abbiamo appreso dall’Eco di Bergamo, non sappiamo nemmeno quanto sia corretta l’informazione, a parte il virgolettato della dott.ssa Serra e quel che leggiamo nel titolo, che cioè la sindachessa è d’accordo sulla costruzione della moschea. Ahimè nel titolo si coglie una sfumatura di tirannide, quasi che non esistesse un Consiglio comunale, e che «io so’ io, voi nun siete un cazzo», come scriveva il poeta Belli. Ma la dott.ssa Serra potrà sempre dire che lei non intendeva dire così e che per esigenze giornalistiche ecc.: ma sì, noi siamo uomini di mondo, pur non essendo nati a Cuneo, siamo abituati a questo ed altro. Penso comunque – per quel che conta il parere di uno che non conta un cazzo – che la dott.ssa Serra avrebbe fatto meglio a informare il Consiglio comunale di questa richiesta, per smorzare sul nascere ogni tentativo di insorgenza politica pretestuosa. A meno che non volesse proprio questo. La dott.ssa Serra sa bene che in Consiglio siedono sia Cavagna il Giovane, erede del Pedretti e novello Goffredo di Buglione (per i gatti padani: crociato) in salsa orobica, sia Sara Carrara, di tendenza fasciofemminista, la dott.ssa Serra sa bene che entrambi hanno più di una volta manifestato insofferenza per gli alienigeni.
      Apprendere la notizia della possibile costruzione di una «nuova moschea» dall’Eco di Bergamo, per giunta in un articolo firmato da Remo Traìna, per noi non è stato bello, anche se, al solito non possiamo rimproverare niente alla dott.ssa Serra, qualora volessimo appigliarci a questa o a quella cacata legge; ma non vogliamo appigliarci. Sappiamo bene, per esperienza, che la similsinistra curnense, come del resto tutta la similsinistra italica, è molto attenta alla lettera della legge.

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      Digressione su Madonna Maria Elena Boschi – Per esempio, a norma di cacata legge Maria Elena Boschi, giusto per citare un attore della vita politica italiana la cui evocazione ci dà una certa gioia, è nella condizione di poter resistere agli attacchi che vengono sferrati alla sua gentile persona: proprio così, purché ragioniamo in termini di cacata carta, cioè di leggi, leggine, codicilli, pareri e consulenze profumatamente pagate ecc. Però, dal nostro punto di vista, se Maria Elena Boschi al portamento della sua bella persona avesse aggiunto l’ornamento delle dimissioni, avrebbe dato un esempio di virtù tale da meritare di essere ricordata negli annali della Storia, sullo stesso piano, quasi, di Lucrezia, l’infelice moglie di Collatino. Si veda il quadro di Tiziano Vecellio riprodotto in testa all’articolo.
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      Ma torniamo alla dott.ssa Serra. Io non so quanto ci fosse di intenzionale nel suo comportamento. Ma di fatto, è come se lei avesse voluto scatenare una reazione di pancia nel paese, ci godese e ci tenesse a mostrare che l’opposizione al suo regime è rappresentata dai soli Cavagna il Giovane e da Sara Carrara. Insomma, una riedizione mutatis mutandis (come direbbe il conte zio: quello del Pedretti, non quello di Max Conti) del patto serrapedrettista: a Curno esistono soltanto la similsinistra aziendalista, da un lato, e la destra, dall’altra, convergenti però, quando si tratti di puntellare il sistema di potere tràdito (vuol dire “tramandato”): la vergognosa canea mediatica suscitata congiuntamente dai due schieramenti in occasione del cosiddetto Ecomostro costituisce un esempio eloquente. La parola d’ordine, dunque è ignorare Angelo Gandolfi, oppure omologarlo ai due summenzionati consiglieri. Come se Gandolfi non fosse stato il sindaco del buon governo, come se non fosse politicamente rilevante, come se il suo prestigio politico non fosse – diciamo così – “ben altro”.
      Del resto, non è la prima volta che la dott.ssa Serra, dovendo esprimere parole di condanna nei confronti delle posizioni estremiste assunte dai consiglieri Cavagna e Carrara parla, genericamente, dell’“opposizione”. Così offende il Gandolfi, ma lei è contenta di farlo, evidentemente. Come se non sapesse che Angelo Gandolfi, da una parte, e i due, dall’altra, sono “antropologicamente differenti”, per usare un’espressione cara alla similsinistra radical chic (anzi, Eugenio Scalfari vantava addirittura la “superiorità” antropologica della sua parte politica).
      Qui è evidente che la dott.ssa Serra va a braccetto con il giornalista Remo Traìna, il quale dà un colpo al cerchio della dott.ssa Serra e un altro colpo alla botte di Forza Italia. E anche questo non è la prima volta che succede. Non ripeterò qui dettagliatamente quanto ho già scritto a proposito del valoroso giornalista anglorobicosassone: le trovate nell’articolo Un giornalista “pane al pane e vino al vino”. In breve, dalla lettura dell’articolo si evince la sollecitudine di Remo Traìna per Forza Italia, che vorrebbe strettamente apparentata con la Lega nord; nello stesso tempo rivendica con orgoglio la sua discendenza democristiana: questo fa sì che egli possa guardare con simpatia contemporaneamente alla dott.ssa Serra e alla nuova destra curnense.
      Come ho scritto – in maniera inequivocabile, credo – nell’articolo precedente, non è nostra intenzione latrare contro la moschea. Ribadisco la nostra differenza antropologica e politica rispetto alla nuova destra e ai suoi rappresentanti. Ma non ci dispiacerebbe che la dott.ssa Serra si degnasse di metterci al corrente dello status quaestionis: questa “cosa” che si vuol fare è un Centro islamico o una Moschea? Quale differenza c’è? Quale sarà la capienza del nuovo luogo di culto, se di luogo di culto si tratta? Esistono parcheggi idonei tutt’intorno? Ecc. Sperando che la sindachessa “Elvetica” non ci dica: Nusquamia ha fame di notizie? mandategli un libro di Annalisa Di Piazza. Un po’ come si dice che dicesse la regina Maria Antonietta, “l’Austriaca”: il popolo si lamenta perché non ha pane da mangiare? Dategli brioches!

      Concludo queste note con qualche osservazione rispetto a quanto scritto da Algido:
      • Sono d’accordo con lei sul fatto che se a Curno c’è una comunità di fede musulmana, è meglio che abbiano un luogo di aggregazione religiiosa (io non dimentico Voltaire: se Dio non eistesse, bisognerebbe inventarlo); se poi la dott.ssa Serra, che è una rappresentante di punta del Movimento per la convivialità delle differenze, vorrà intrattenere rapporti assidui con i capi della comunità musulmana, e svolgere un ruolo di garanzia e buon vicinato, noi non potremo che esserle grati;
      • La dott.ssa Serra è in grado di garantire il ruolo di mediatore della convivialità delle differenze, anche dopo che avrà assunto ruoli di rilevanza nazionale e internazionale OltreCurno?
      • Non sarò io a strapparmi i capelli se nei luoghi di culto si parla la lingua sacra di questa o quella religione, proprio io che lamento il fatto che il latino sia stato bistrattato dalla Chiesa cattolica; il grande Georges Brassens scrisse una canzone di protesta dove ricorre l’espressione: sans le latin la Messe nous emmerde, ma nessuno ha prestato orecchio a questo gigante, nel panorama della canzone del Novecento. A riprova di quest’affermazione, avrei un’esperienza recente da raccontare: in breve, il giorno di Natale, poco più di un mese fa, ho ascoltato una messa recitata in latino (rito antico ambrosiano), i canti erano meravigliosi, la chiesa era affollatissima, ma era una messa “tollerata”, punto propagandata, direi clandestina.
      • L’uscita del cardinale Scola è stata, a mio sommesso parere, del tutto infelice: gli uomini di Chiesa facciano il loro mestiere, i politici il loro.

      • Ho la certezza che il gatto padano doc non ha gradito l’intermezzo dedicato a Maria Elena Boschi. Soffre, lo so: ma almeno soffre in silenzio.
        Anche l’altro gatto padano, il simil-gatto, soffre. Le cose non prendono la piega che lui avrebbe voluto. Il conte zio Antonio Misiani è stato sgamato, la dott.ssa Serra tiene tutti con il fiato sospeso (si candida o non si candida?), BergamoEuropa langue (nonostante i 525 “likes” della pagina Facebook; il Pedretti è stato più bravo, si vede che ha un “filosofo Web”, come Salvini che gli ha dato una mano a raccogliere migliaia di “likes”).

  5. Il Pedretti si agita: bene, bene

    Il Pedretti si agita, copia da Nusquamia e spera di rientrare nel caravanserraglio della politichetta.
    È di oggi, 2 febbraio, un suo nuovo comunicato di guerra su Facebook. Chiaro, non ha niente da perdere, avendo già perso molto, direi quasi tutto. Un giorno dice di lasciare la Lega, afferma che Bobomaroni è un traditore, lascia intendere di essere disgustato dalla politica. Un altro giorno si ripropone come il tessitore di «una vera alternativa all’appiattimento sinistro di Curno». Un guanto di sfida a Marcobelotti e la speranza di tornare “in” Lega? In effetti, non ci risulta che la Lega nord abbia rotto ufficialmente i ponti con il Pedretti, né che gli abbia chiesto la restituzione della targa di benemerenza consegnatagli ufficialmente da Salvini, meno di un anno fa. Non hanno avuto il coraggio di prendere provvedimenti allora, adesso ne pagano le conseguenze.
    Ma non chiedete al Pedretti che cosa ha in mente di fare, perché lui ha in mente tutto e il contrario di tutto, pur di tenersi occupato, pur di non pensare: sottrarre Cavagna il Giovane all’influenza di Sorte (l’uomo forte di Forza Italia)? un patto d’azione con la fasciofemminista che, se si vedesse offrire il ruolo di prima donna, potrebbe anche “sacrificarsi”? una lista civica con Locatelli (ma con quale ruolo per Locatelli?). E la coerenza — dico io –, la fede negli ideali? Quali? Boh, Curno val bene una messa.
    È tutto molto incerto, ma il Pedretti ha almeno una certezza: «il burattinaio Piga, la Sindachessa e lo zombie Gandolfi giocano la stessa partita». Crede di aver pronunciato chissà quale sentenza memorabile, in realtà è un copione, ripete in parole sue quel che noi diciamo da sempre: la cosiddetta destra non toccherà palla, anche perché noi non vogliamo che tocchi palla. Non vogliamo che tocchino palla perché non hanno uomini all’altezza del còmpito, che è quello di governare un sistema articolato e connesso con Bergamo-città, per cui si richiedono esperienza di governo (possibilmente buongoverno), acume politico e intelligenza di sistema, competenze specifiche e cultura. Lo diciamo da sempre: abbiamo orrore del politicamente corretio serrano, delle parate Minculpop, dell’associazionismo lobbistico ecc., ma la Serra è politicamente mille volte meno perniciosa di quanto sarebbero Cavagna il Giovane e la fasciofemminista, tanto per fare i nomi di due personaggi che si agitano parecchio. Certo, il fatto che la Serra ambisca a una sistemazione OltreCurno rende la competizione elettorale parecchio interessante, ma non cambia granché la sostanza del ragionamento. A meno che la similsinistra non voglia candidare alla poltrona di sindaco un ragazzetto palestrato e ambiziosetto, opportunamente istruito e condizionato da due mesi di full immersion nei corsi di formazione organizzati da BergamoEuropa.
    Quanto alla Lega e Forza Italia, potrebbero salvare la faccia, almeno quella, qualora i direttivi provinciali si sbarazzassero dei rappresentanti indigeni e consentissero a Gandolfi di battere la similsinistra aziendalista. Sempre meglio che perdere con ignominia: grazie a una intelligente politica di desistenza, starebbero fermi un giro e potrebbero rimettersi in forze, ripartendo da zero. Ripartire adesso da zero, anche su scala locale, è impossibile, sia per la Lega (che si trova il caso Pedretti fra i piedi), sia per Forza Italia, che ha ereditato la gestione dimidiata del Locatelli.
    Il Pedretti dunque ha copiato da Nusquamia l’idea portante: la destra curnense è impresentabile. È lui il primo a riconoscerlo, d’altra parte è assai dubbio che il Pedretti, proprio lui, sia in grado di compattare una destra presentabile.
    Osserviamo infine che il Pedretti copia due espressioni nostre, per le quali non esigiamo diritti di copyright, in quanto libertari, ma sarebbe stato gentile citare la fonte:
    • sindachessa: si veda l’articolo “Il sindaco”, “la sindaco”, “la sindaca” o “la sindachessa”?, che è in assoluto l’articolo più visitato di Nusquamia, soprattutto all’estero (questo fa morire d’invidia il gatto padano doc);
    • l’uso del prefisso simil- (anche Cavagna il Giovane aveva utilizzato il concetto di similsinistra).

    Va bene, Pedretti, faccia pure. Più lei si agita, meglio è per noi.

    • Considerazioni in margine al dialogo fra i due Dioscuri
      Continuare a ragionare di politica con il pallottoliere? È una cacata pazzesca!

      Max Conti, fratello dioscuro del Pedretti, risponde al proclama di guerra dell’altro figlio di Leda in questi termini:

      Massimo Conti – Una visione fantasiosa della realta’..peccato che quotidianamente (basta leggere il blog della lista Gandolfi un giorno a caso) ci siano attacchi a me..al Sindaco Serra a Luisa Gamba e a Vito Conti..vengono anche accolti interventi tra lo sgradevole e l’insulto..idem per i volantini distribuiti sul territorio. restando ai fatti NEL 2007 la Lista Gandolfi vinse con la formula del pallottoliere (dentro tutti basta che perda la Morelli) e insediò una giunta con un vice sindaco…qualcuno di voi ricorda chi? sempre per restare ai fatti…e infine…ricordate se la formula del pallottoliere ha funzionato? Grazie amici.

      Mi limito a osservare due cose:
      • Nusquamia non è il blog della lista Gandolfi. È un diario ispirato al culto delle 3F che si diverte ad analizzare la politichetta di Curno e demistificare chi se la tira da statista, da fico, da salvatore della Patria, da campione del politicamente corretto ecc. Non nega di nutrire simpatia per l’esperienza di buongoverno di Angelo Gandolfi, nonostante la zavorra; auspica il trionfo della ragione sull’oscurantismo, della logica sul cazzeggio, anche in politica. Di solito gl’insulti sono censurati, ma è chiaro che esistono al riguardo sensibilità diverse, senza contare che, come scrive Orazio, quandoque dormitat Homerus. Càpita. Se sono passati insulti, di là da ogni ragionevole dubbio, chiedo sia data venia al moderatore che non ha esercitato una censura efficace. Procurerò che non succeda più. Ma non vorrei che passassero per insulti certi scherzucci di dozzina. Osservo che, in generale, un punto di vista razionale non ha bisogno d’insulti.
      • Finora i ragionamenti politici con il pallottoliere hanno funzionato, è vero. Ma non funzioneranno più. Si diceva, fino a ieri: i sondaggi accreditano ai “nostri” partiti (quelli delle liste farlocche) questi consensi, noi politici indigeni intercettiamo i consensi, e il gioco è fatto. Ma i ragionamenti con il pallottoliere non funzionano più oggi, hic et nunc, ora che i partiti sono sputtanati e le percentuali degli astenuti sono sempre maggiori. Non funzionano più quando qualcuno rovescia il tavolo e dice: cittadini, non fidatevi dei programmi che vi sventolano sotto il naso, ché sono solo cacate carte. Guardate in faccia coloro che pretendono di rappresentarvi: considerate quale sia il loro passato, analizzate le loro mosse presenti, le loro capacità e la loro intelligenza, e immaginate quale possa essere il vostro futuro, se costoro arriveranno al potere. Qui le cose per i politici indigeni curnensi si mettono male. D’altra parte non esiste una cacata legge che c’impedisca di considerare le responsabilità e le capacità politiche dei candidati, che sono personali; né si dànno le condizioni per un nuovo patto serrapedrettista.

      • In lode di Vito Conti

        P.S. al commento precedente – Quanto a Vito Conti, abbiamo sempre ammirato la pronuntiatio (vedi qui sotto) delle sue orazioni: niente insulti per lui, tutto il contrario. È vero, abbiamo detto che una sua eventuale candidatura alla carica di sindaco di Curno avrebbe delle controindicazioni: ma che c’è di male? L’arch. Conti ha messo insieme la precettistica dell’arte retorica antica con il metodo Stanislavskij. Che cosa si vuole di più? Certo, non l’amaro Lucano.
        Ecco che cosa si prescrive, per esempio, nel celebre trattato Rhetorica ad Herennium. Nei corsi miserabili per mongomanager dicono le stesse cose, trasferite su slàid spocchiose, come se questi precetti fossero farina del sacco dei tenutari dei corsi. Fra l’altro, uno si domanda come mai i mongomanager, quando parlano in pubblico, facciano cacare, nonostane i corsi. Ma ecco i precetti:

        Oportet igitur esse in oratore inventionem, dispositionem, elocutionem, memoriam, pronuntiationem. Inventio est excogitatio rerum verarum aut veri similium quae causam probabilem reddant. Dispositio est ordo et distributio rerum, quae demonstrat quid quibus locis sit conlocandum. Elocutio est idoneorum verborum et sententiarum ad inventionem adcommodatio. Memoria est firma animi rerum et verborum et dispositionis perceptio. Pronuntiatio est vocis, vultus, gestus moderatio cum venustate.

        Traduciamo l’ultima parte, che è quella che c’interessa: «La pronuntiatio, cioè l’azione scenica, consiste in un controllo idoneamente garbato della voce, del volto e dei gesti».

      • ALGIDO permalink

        Egregio

        Tempo fa sul vostro Blog si dava conto di certi tentativi di mettere insieme le forze, quali che fossero, a costruire una santa alleanza contro la sinistra in vista del 2017.
        [Santa alleanza? E poi con chi, forse con i politici indigeni? Impossibile. Infine, quale sinistra? Nego che la dott.ssa Serra, la dott.ssa Gamba, Max Conti, Cavagna il Vecchio (anche lui, nonostante il suo passato di sindacalista) siano di sinistra. Glielo dice uno che se ne intende. N.d.A.]

        Le voci che corrono sono le più disparate (nessuna in realtà ardita come quella emersa dalla pagina Facebook da lei riportata dove si prefigura un ruolo di fino tessitore per Roberto Pedretti cui vanno i miei saluti ed un sincero inboccallupo per questa nuova mission).
        Quali voci venivano riferite? le stesse che ho udito io e che hanno udito molti altri (molti tra i pochi cui interessa qualcosa delle amministrative del 2017).
        Eccole le voci…
        • Avvicinamenti tra le liste Corti (leggi Locatelli) e Consolandi (leggi Carrara e Innocenti) e questo in consiglio già è evidente.
        [Ma certo che le liste si uniscono. Non dimentichiamo tuttavia che sia la Carrara sia Cavagna il Giovane sono ambiziosissimi. Le probabilità di lacerazione del patto di unità d’azione e sbranamento politico fra le persone sono assai elevate. N.d.A.]

        • Avvicinamenti tra la Lega Nord e Lista Corti (questo si vede meno, ma qualcuno parla di rapporti mai rotti del tutto, mi sembra possibilissimo un riavvicinamento).
        [È chiaro che dovranno cercare di ricompattarsi. In ogni caso, come ho scritto più di una volta, anche uniti non toccheranno palla. N.d.A.]

        • Avvicinamenti tra la Lista Corti (non nella persona del Locatelli) e Gandolfi. Per cercare una consonanza o, alla peggio, una desistenza, in cambio di cosa? non si sa. Vero? Falso?
        [Ogni trattativa con i politici indigeni, più o meno mascherati da agnelli o da “illuminati”, è da escludere. La desistenza della Lega nord e di Forza Italia è una possibilità, ma è una decisione che spetta ai direttivi provinciali. Il punto di vista di Nusquamia è stato espresso molto chiaramente, più di una volta: per evitare un’ulteriore brutta figura, nonché una campagna elettorale che danneggerebbe non soltanto i politici indigeni ma che di riflesso danneggerebbe gli stessi partiti, dunque nel loro interesse, i direttivi provinciali potrebbero sconfessare i politici indigeni, i quali potrebbero anche costituire delle liste senza l’appoggio dei rispettivi partiti, ma così verrebbe meno il gioco tradizionale d’intercettazione del consenso, quale che esso sia, ai partiti (e a maggior ragione non toccherebbero palla). Prendere o lasciare. N.d.A.]

        Di sicuro lo scorso anno ho personalmente raccolto la confidenza di uno dei costruttori della Lista Corti che auspicava ciò. Temendo che altrimenti fosse difficile vincere. il ragionamento era questo…”quei 300-400 voti [ma sì, perché non dire 170, per esempio? N.d.Ar.] che ancora potrebbe raccogliere ci servono, non so come ma ce li dobbiamo annettere, parleremo ad Angelo. gli faremo capire…”
        Le voci, le garantisco, ci sono e per quanto so vengono dall’interno di certe liste, non dal bar e nemmeno dalla Lista Gandolfi, per la verità.
        Io sono come san Tomaso, ma se una cosa mi arriva da tre persone differenti differenti allora la voglio verificare.
        Poi si sa, certe voci magari vengono messe in giro apposta per vedere se qualcuno si fa aventi se reagisce, se mostra disponibilità.
        Sa come insegnano i maestri di tennis di fronte a situazioni difficili…”tu la pallina buttala di là, può darsi che non ritorni…”
        [Parlando in generale, non dimentichiamo che Locatelli e Cavagna il Giovane (anche Max Conti, ma questo è un altro discorso) hanno un occhio a Curno e l’altro a Bergamo. Io non metto in dubbio che Locatelli abbia millantato che sarebbe riuscito a far rientrare nei ranghi Gandolfi. Ma bluffava. Anche Cavagna il Giovane si agita parecchio, ma più che altro – anche lui – per far carriera nel partito, in quel che avanza del partito, o da qualche altra parte in quanto portatore di una proposta giovanilistica. Speriamo che non faccia la fine di quel similprogressista giovanilista che frequentava l’oratorio di Curno – scriveva sui diari reziali e subì pesanti sanzioni da parte del Pedretti – che è andato avanti per anni a sbraitare “Largo ai giovani”, finché un giorno si è accorto di essere vecchio, da sempre. N.d.A.]

        Ricordo a tal proposito che 4 anni fa, stavolta da ambienti della Lista Gandolfi (non ricordo se Nusquamia esistesse, forse aveva un altro nome) si parlò una frattura insanabile (o addirittura una lite) tra Massimo Conti e Perlita Serra.
        Motivo? la voglia di Massimo Conti di essere lui il candidato sindaco.
        Quando uscirono le voci, o meglio, quando vennero inventate (forse le inventò lei stesso, che ne dice?) quello che non poteva sapere Aristide è che Massimo Conti in una pubblica riunione aveva già promosso la candidatura di Perlita Serra dichiarando al contempo la totale indisponibilità per ruoli diversi a quello di Coordinatore del Circolo del PD [Allora: e adesso? N.d.Ar.].
        [Io ricordo diversamente. Che cioè Max Conti avesse avuto l’ambizione, peraltro legittima, di essere candidato sindaco, ma che poi avesse fatto buon viso a cattivo gioco. D’altra parte nessuno nega a Max Conti il grande merito (se di merito si tratta, dipende dai punti di vista) di essere stato il grande tessitore del patto serrapedrettista. N.d.A.]

        Caro il mio Aristide, le conviene non scommettere sul fatto che a destra si ritenti la grande ammucchiata (con cambio di nome, con qualche faccia fresca, ma dietro le quinte con le stesse persone)…
        [Questa non l’ho capita. A meno che lei non mi consigliasse di non far conto su una “grande ammucchiata”. E chi ci pensa? Lei ragiona nei termini della politica tradizionale, bavosa e anche un po’ cogliona, con i conti-zio (Maroni, Salvini, Misiani, Toti, Brunetta ecc.) che vengono a dar manforte ai politici indigeni, appoggiano la mano sulla spalla e il popolo bue che vota in conseguenza i politici indigeni. Ma i politici indigeni per primi dovrebbero vergognarsi di queste pratiche, ormai sputtanate. Lei ha in mente gli accordi tra i partiti, senza tenere conto del fatto che i partiti sono sempre più screditati, abbandonati, disprezzati; senza tenere conto del fatto che Forza Italia è lacerata a livello provinciale e che la Lega nord a Curno ha un problema grande come una casa, cioè l’aggirarsi per le strade di Curno dello spettro politico del Pedretti. E non dimentichi che lo spettro politico del Pedretti può essere ingombrante per la stessa similsinistra. Non capisco perché lei voglia costringermi a ragionare sulla base di presupposti che sono per me inaccettabili: e sono tali perché tutto lascia pensare che non abbiano fondamento. Mentre invece è ragionevole pensare a un elettorato tendenzialmente più maturo – diciamo pure meno coglione – che abbia finalmente capito quale sia il gioco di intercettazione del consenso da parte dei politici indigeni e che si rifiuti di confermare la propria fiducia a candidati dei quali conosce benissimo il passato, il cui presente non dà segni evidenti di resipiscenza e che lasciano presagire il peggio per quanto riguarda il futuro. Lei dà per scontato l’appecoramento del cittadino-elettore sia al blocco cosiddetto di destra sia al blocco cosiddetto di sinistra. Noi faremo di tutto per restituire i cittadini al pieno esercizio dei propri diritti; anche se, ovviamente, non neghiamo l’esistenza delle truppe cammellate. Ma perché considerare in partenza cammellati coloro che furono soltanto distratti, o disgustati, in mancanza di alternative? N.d.A.]

        A proposito, presto le chiederò ospitalità per un nuovo intervento. Oggetto: Quel che a destra non capiscono…due o tre parole su quel che sarà la gestione del territorio.
        [L’importante è che quando lei parla di “destra” faccia riferimento alla Lega nord e a Forza Italia. La prego di non includere in questa definizione i cittadini dell’isola felice di Nusquamia, che non sono di destra, né di sinistra, ma che guardano in alto, dove non giunge l’olezzo delle bassure della politichetta. N.d.A.]

        *************************************

        [Ultima mia osservazione. Non è per caso che lei ha voluto fare un sondaggio per conto del Locatelli, o addirittura del binomio redivivo (Pedretti + Locatelli)? Come vede, non ho avuto difficoltà a risponderle. Le domando anche perché nella sua disamina non abbia voluto nemmeno sfiorare il problema della Lega nord e il silenzio di Marcobelotti. Eppure nel gioco di contrasto agli eredi della tirannide serrana la Lega nord potrebbe a rigore accampare un qualche diritto di prelazione. E adesso mi risponda lei:
        • La dott.ssa Perlita Serra si ricandida, o non si ricandida? Facendo una lettura comparata del volantino del Pd distribuito in questi giorni e del giornale comunale tutto fa pensare che la dott.ssa Serra abbia preparato il terreno per far bella figura nella Bergamo che conta e passare il testimone a qualcun altro.
        • Nel caso in cui la dott.ssa Serra trovasse una prestigiosa sistemazione OltreCurno, quali sono i candidati sindaci del blocco di similsinistra? Max Conti? La dott.ssa Gamba? (Mamma mia!) Vito Conti? (ma, in tal caso, come la mettiamo con l’Ecodomus che, fino a non molto tempo fa interessava i cugini Conti e Locatelli? Si trasferisce tutto su un blind trust, o forse si è già provveduto in tal senso?). E se spuntasse il nome del dottor Benedetti? Almeno lui non è aziendalista, per quel poco che ne so: ma gli aziendalisti sono disposti a rinunciare al terreno conquistato e all’uovo che, da simil-cuculi, hanno posato sul nido della tradizione socialista e umanitaria? Voi aziendalisti state giocando presentemente in maniera pericolosa al nuovo giochino del “Piccolo Marchionne”, e ho paura che certi danni che avete inferto siano irreversibili. Un po’ come quelli dei quali fu responsabile Prodi che svendette l’Iri in modalità di spezzatino, privando l’Italia di uno strumento che in questi anni sarebbe stato preziosissimo per «difendere il lavoro dell’Italia», come era nelle intenzioni del suo fondatore, il mitico Beneduce, economista vero (cioè, non bocconiano), matematico, antico compagno di lotte socialiste di Mussolini, ebreo (se la cosa non reca fastidio a Vera Baboun) e massone. Mise in piedi un’impresa geniale, che poi è stato distrutta da un nefasto ed esiziale Mortadella.
        Sarà un piacere leggere una sua dettagliata risposta.
        N.d.Ar.]

      • P.S. – Suggerisco ad Algido, a coloro che obiettivamente non capiscono e a coloro che fanno finta di non capire, di rileggere il discorso che Atticus fece alla figlia Scout, nel libro Il buio oltre la siepe. Lo trovate in questa pagina: per trovar subito il brano, premete contemporaneamente i tasti “Ctrl” ed “F” e scrivete “Atticus” nella finestrella che si apre automaticamente, in risposta al comando. È il discorso di chi è irriducibile in base a un principio superiore. Irriducibile vuol anche dire incorruttibile.

  6. Se volete ridere, visitate il sito passeraceo


    Per visitare il sito passeraceo, si faccia clic sull’immagine.

    Corrado Passera fa concorrenza a Salvini? Ma come, questo è un uomo che ha cominciato con la McKinsey (e chi comincia con la MCKinsey è “uomo McKinsey a vita, com’è noto), è stato Amministratore delegato dell’Olivetti con quella volpe di Carlo De Benedetti, poi del Banco Ambrosiano Veneto, quindi delle Poste e della Banca Intesa; di seguito fonda l’Intesa Sampaolo (con la “m” e non con la “n”: Sampaolo e non Sanpaolo, come Sampiero), entra nel Consiglio di amministrazione della Bocconi (buoni, anche quelli! sarebbero i “giansenisti de noantri”), diventa Ministro nel Governo Monti (quello che doveva bocconianamente risolvere tutti i nostri problemi, perché “così vuole l’Europa”: squit, squit, squit!)…
    Ecco, un uomo così, così ricco di esperienza, così potente (e taccio della moglie, cazzutissima: altro che la Pascale!) si riduce poi a scrivere queste banalità, forse consigliato da qualche maître à penser, che gli ha spiegato che gli elettori sono come bambini e fondamentalmente coglioni:

    Ho maturato questa decisione perché amo Milano e sono certo che possa diventare una città meravigliosa, il modello per tutto il Paese.
    Con questa convinzione e con la consapevolezza, la mia storia lo testimonia, di essere in grado di realizzare questo ambizioso progetto, ho avviato in questi mesi la prima fase d’ascolto e dialogo con le persone nei vari quartieri della città.
    […] Dobbiamo cominciare a essere innovativi in tutti i campi, incluso quello politico, se vogliamo pensare in grande al futuro nostro e della nostra Città.

    Evito di fare paragoni con i proclami dei politici indigeni curnensi, per non offendere nessuno. Ma siamo lì.
    Merda!

  7. Premio-parentopoli a Curno? Forse. La visibilità per la fasciofemminista invece non è in forse, è cosa certa
    Senza contare che, di là dalla questioncella di politichetta curnense, c’è materia per interrogarsi sul ruolo della stampa anglorobicosassone


    Devo alla cortesia di un lettore di Nusquamia questo ritaglio di giornale (dall’Eco di Bergamo del 1° febbraio 2016, o giù di lì). L’articolo è sottoscritto questa volta con le iniziali Ed.Va.(Edmondo Varani?), non più con le iniziali R.T. (Remo Traìna?), come nel precedente “servizio” sul consigliere/sulla consigliera Sara Carrara, di tendenza fasciofemminista: l’articolo firmato R.T. è riprodotto in alto, in questa pagina. Anche l’articolo firmato Ed.Va. è illustrato con la foto della consigliera (lei un giorno chiese espressamente alla dott.ssa Serra di essere chiamata “consigliere”, e non “consigliera”; speriamo che ci perdoni): bene, l’immagine fotografica completa l’immagine mediatica, come negarlo?
    Leggiamo dunque nell’articolo che a Curno «scoppia un caso politico»: bum! Quando Gandolfi portò in Consiglio le prove che il Pedretti aveva predisposto l’ispezione alla cosiddetta moschea di Curno in modalità di provocazione, la giornalista dell’Eco di Bergamo, di tendenza similprogressista, era presente e ritenne che non fosse scoppiato proprio nessun caso politico, anzi non era successo niente, secondo lei, tanto che bucò la notizia, come si dice in gergo. Adesso invece la fasciofemminista fa scoppiare un caso politico! Bene: anzi, di bene in meglio. Ma ecco il caso politico: «il sindaco Perlita Serra ha assegnato al proprio figlio un premio in denaro come studente meritevole». La consigliera – che nell’articolo è denominata “consigliere”, il che fa pensare a un rapporto efficace tra la sorgente e il ricettore del messaggio – sostiene che «se pure il figlio fosse meritevole, si sia trattato di una scelta politicamente non opportuna». Forse qui la consigliera (ci perdoni, se noi continuiamo a chiamarla così) ha ragione anche se, come vedremo, abbiamo qualche dubbio sulla sua idoneità a dare lezioni di opportunità politica, ovvero di fair play, come si sente dire.
    Ma c’è di più: apprendiamo dal giornale che «è stato premiato [anche] il figlio dell’assessore Luisa Gamba». Beh, meno male che non hanno scritto “assessora”, perché questo è veramente brutto, così come è brutto sentir dire “sindaca”, termine che però in ambiente politicamente corretto va per la maggiore. Però, precisa il giornale, il premio assegnato al figlio dell’assessore Gamba sarebbe un «cadeau offerto da uno sponsor».
    Pare inoltre che «alcuni studenti altrettanto meritevoli ed in linea con i requisiti per ricevere il premio in denaro, a causa di tardiva richiesta, siano rimasti esclusi».
    Qual è il punto di vista di Nusquamia su tale questioncella di politichetta curnense? È presto detto:
    • Intanto prendiamo atto che l’assegnazione dei premi è avvenuta a norma di cacata, anzi cacatissima carta. Come dubitarne, del resto? Sappiamo bene che tutte, o quasi, le iniziative dei rappresentanti del blocco di potere della similsinistra curnense sono a norma di cacata carta. Dunque, non c’è di che muovere scandalo, se ragioniamo in termini di cacata carta.
    • Però è anche vero che gli uomini, in particolare gli uomini d’onore, non si limitano a ragionare in termini di cacata carta. Avviene infatti che il codice etico sia talora più esigente di quanto richiedono le leggi dello Stato. Questo è anche il punto di vista — udite, udite! — di Bobomaroni e Matteo Salvini, a proposito delle spese pazze dei consiglieri regionali (prendo atto delle loro affermazioni, e non commento, anche se l’argomento è divertente).
    Mi sento invece di interrogarmi in base a quale principio superiore (ne abbiamo parlato in un articoletto precedente) potremmo invece aver da ridire sull’accaduto, se non proprio condannarlo. Mi pare che si potrebbe far riferimento addirittura a due principi superiori: a) quello del disprezzo per i premi, per i titoli accademici, per gli attestati dei corsi di formazione et similia; b) quello del gioco leale, cosiddetto fair play.

    a) Il primo principio superiore, quello del disprezzo per gli attestati, per l’ostentazione dei titoli accademici, per le superlauree pubblicamente proclamate ecc., è, secondo me, un bellissimo principio. Posto che i due premiati non sono in condizioni di difficoltà economica, avrebbero potuto disprezzare il premio e nemmeno concorrere. Ma erano obbligati? Direi di no, visto che non hanno un retroterra libertario e anarchico come, per esempio, colui che scrive queste noterelle.

    Esempio di attestato di laurea appeso alla parete di una cantina. Per converso, ci sono mongomanager e funzionari pubblici che, avendo frequentato umilianti e sodomizzanti corsi di formazione aziendale, se ne vantano, e appendono gli attestati alle pareti dell’ufficio.

    Adesso domandiamoci se Sara Carrara possa fare riferimento a un principio di disprezzo anarchico. A noi sembra di poter rispondere negativamente, per due ragioni. La prima è che Sara Carrara è notoriamente di tendenza fasciofemminista, quindi tutto il contrario che anarchica; la seconda ragione è che Sara Carrara non disprezza per niente i titoli accademici, i riconoscimenti, le superlauree ecc. Infatti, ricordiamo bene che quand’era assessore con la precedente giunta, la porta del suo ufficio recava la targa “dott.ssa Carrara”. È anche vero che, se oggi andiamo a spulciare il curriculum vitae della consigliera nel sito del Comune di Curno, leggiamo che ella non vanta più la laurea, ma genericamente studi filosofici, giuridici, sociali. Non abbiamo nient’altro da aggiungere, essendo la questione politicamente sub judice, e non essendo noi il giudice.

    b) L’altro principio superiore, quello del fair play, non è meno importante del primo. Però, anche in questo caso, ci domandiamo se la dott.ssa (o non-dott.ssa) Carrara possa brandirlo con disinvoltura, soprattutto alla luce del suo patto d’azione con Cavagna il Giovane il quale, come ben ricordiamo, fece contro il consigliere Gandolfi, anzi contro i due Gandolfi, padre e figlio, un gioco che tutto si potrebbe dire, tranne che di fair play. Facendo seguito a una denuncia anonima infame che metteva in luce l’esistenza di un aggetto di entità siffredica nella sovrastruttura del negozio di Gandolfi padre, Cavagna il Giovane faceva indagini presso l’ufficio tecnico del Comune e in sede di Consiglio si domandava costernato come mai non si fosse proceduto ad azioni di demolizione, anche in assenza di una sentenza del Tribunale amministrativo regionale, essendo l’aggetto siffredico, anch’esso, sub judice. Perché poi? Perché se Gandolfi, demoralizzato, si fosse ritirato dall’agone politico, le probabilità che Cavagna il Giovane intercettasse il malcontento nei confronti del regime serrano sarebbero aumentate.

    Le considerazioni sopra riportate ci inducono a concludere in questo modo:
    • L’unico che potrebbe muovere obiezioni all’assegnazione dei due premi sarebbe il consigliere Angelo Gandolfi. Peraltro non so quanto valga la pena picchiare su questo tasto, perché sia la dott.ssa Perlita Serra, sia la dott.ssa Luisa Gamba sosterranno che è tutto a norma di cacata carta. Dunque sul piano istituzionale non c’è niente da fare.
    • Quanto al piano politico, da un lato questo intreccio parentale non ci meraviglia più che tanto: non ci meravigliano i cugini Conti, che ovviamente hanno il diritto di essere cugini e di essere magna pars della politica di Curno; non ci meraviglia Paola Bellezza, figlia dell’uomo politico Bellezza, che ovviamente ha il diritto di essere figlia e di intraprendere una gloriosa carriera politica, grazie anche alla sua scelta di campo femminista ed Lgbt. D’altro canto, più che questo modesto episodio di politichetta curnense, ci ha sempre dato da pensare il regime consociativo, indipendente dai rapporti di parentela, che ha visto uniti nel patto serrapedrettista la dott.ssa Serra e il politico leghista Roberto Pedretti; così come, anche se non ci ha meravigliato, pensiamo che fosse di ben altra gravità la canea mediatica a suo tempo sollevata trasversalmente da tutte le componenti antigandulfiane a proposito del cosiddetto Ecomostro.
    • Da ultimo, non possiamo non rilevare come l’Eco di Bergamo, che a suo tempo derubricava a lite di cortile il contenzioso tra Gandolfi e Pedretti, e che pubblicava uno “Spillo” ai danni di Gandolfi, invitandolo a non contrastare il Pedretti (v. quanto scritto all’inizio di questa pagina), oggi ritenga degna di risonanza orobica la questioncella sollevata dalla consigliera Sara Carrara. Come del resto ritenne degne di risonanza orobica le altre due questioncelle sollevate dalla medesima consigliera, per giunta pretestuose: sono quelle delle quali abbiamo parlato sopra, sulla mancata sponsorizzazione di una palestra di arti marziali femministe e sulla richiesta di dimissioni della sindachessa, minacciata ma mai messa ad effetto.

    Quae cum ita sint, omnibus in iure et in facto adamussim perpensis (è una formula giuridica: “Così stando le cose, avendo tutto soppesato accuratamente, sotto il profilo giuridico e di fatto”), riteniamo di non doverci più occupare di questo episodio poco commendevole di politichetta curnense e richiamiamo l’attenzione dei cittadini pensanti sul ruolo svolto nel passato dall’Eco di Bergamo come puntello del sistema consociativo di potere. Ci domandiamo altresì preoccupati quale sia il ruolo che l’Eco di Bergamo intende svolgere nel futuro.

    • Romana permalink

      Insisto nel ritenere che l’oscuramento giornalistico del Gandolfi, che forse dovrebbe farsi sentire ai vertici de L’Eco di Bergamo, è un chiaro appoggio al potere dei bersaniani ora renzisti di Curno, i quali costituiscono una vera e propria cordata a livello provinciale. Questo, in esatta corrispondenza con quanto avviene sul piano nazionale.
      Renzi-Mc Kinsey è ormai lontanissimo dalle sincere speranze che all’inizio, quand’appariva un semplice e coraggioso giovane sindaco, aveva suscitato in larga parte del paese, me compresa, e amplia spropositatamente la propria influenza alleandosi a entità che sempre più puzzano di massoneria, soprattutto finanza massonica.
      L’eliminazione di qualunque valida opposizione è il presupposto per il continuo allargamento del suo potere, ormai pericolo per la stessa democrazia e per le sorti del popolo italiano.

      • Sono d’accordo. La dott.ssa Serra in Consiglio, più di una volta, definiva “l’opposizione” il gruppo d’azione costituito dal binomio “Cavagna il Giovane & fasciofemminista”, con tanto di articolo determinativo. Come se loro fossero l’unica opposizione: semmai sono una parte dell’opposizione, quella che, essendo politicamente sbracata, fa comodo alla dott.ssa Serra.
        E se proprio — bontà sua — la dott.ssa Serra ammette l’esistenza dell’opposizione gandulfiana, la vorrebbe omologata a quei due. Evidentemente crede di essere furba, mentre noi saremmo fessi: vorrebbe far credere, poco per volta, oggi una parolina qui, domani una parolina là, con l’aiuto della stampa anglorobicosassone, che l’opposizione di Gandolfi sia parimenti politicamente becera. Invece l’opposizione di Gandolfi è seria, educata, sostanziata da argomenti di fatto e argomentata nel rispetto dell’intelligenza dei cittadini, senza ignobile captatio benevolentiae dei poteri forti, delle lobby associazionistiche e di quanto di peggio alberga — purtroppo — nell’animo umano, anche nel nostro. Con la differenza che noi cerchiamo di reprimere il male (in questi casi, “repressione è civiltà”, non dimentichiamolo).
        La stampa anglorobicosassone è sintonizzata con questa primaria esigenza serrana. Se la dott.ssa Serra insiste a voler omologare il Gandolfi al binomio summenzionato, ci costringerà a esprimere una severa reprimenda: una reprimenda politica, certamente, ma durissima nella sostanza, forse anche nei toni. Perché quello che stanno facendo grida vendetta – come un giorno sentii dire da un ingegnere della Val Seriana – «davanti al costato di Cristo» (voleva dire “al cospetto”, immagino).
        Non capisco perché la stampa anglorobicosassone intenda sputtanarsi così. Almeno la Serra è “furba”: ma la stampa anglorobicosassone non solo viene meno all’etica professionale, ma finisce con il farsi male da sola, se noi sapremo reagire. E reagiremo, come già stiamo reagendo, per il momento soltanto su scala di Nusquamia.

      • Facsmile permalink

        Lega nord? Non pervenuta. Fasciofemminista, Cavagna il giovane, altrimenti detto cavagnino, e Locatelli? Iniziative degne della sorte che avranno: la costruzione della moschea è attualmente vietata da Legge Regionale e non si capisce che senso abbia raccogliere firme al riguardo.
        Pedretti? Sempre ben collegato ai similprogressisti, con un patto che sembra non perdere efficacia.
        Tutti costoro sono obiettivamente alleati dei serrani: la desistenza attiva o passiva (gratuita?) l’hanno già fatta loro. Per questo la Augusta e i suoi connessi li reclamizzano sulla stampa locale.
        Dev’essere sbocciato l’amore col sistema di potere imperante.
        Non per nulla vanno dicendo che Gandolfi è d’accordo con la Serra: la prima gallina (azzurra, nera, verde…) che canta…

      • Facsmile permalink

        Faccio osservare che il mio nickname, come si dice in linguaggio coglione, non è “Facsimile”, appartente ad altro lettore di altra sponda, ma “Facsmile”, che vorrebbe essere riproduzione in linguaggio ugualmente coglione del romanesco “facce ride”.
        Perché la reclamizzata opposizione curnese fa veramente ridere, come la sderenata arroganza e protervia degli “eletti”.

        [Ne prendo atto. Avevo letto nei precedenti comunicati “Facsimile”, invece che “Fascsmile”, perciò avevo aggiunto il prefisso Simil-. Volevo evitare questioni di copyright, perché immagino che chi si è sempre firmato Facsimile in questo diario, sia orgoglioso sia dello pseudonimo, sia del contenuto dei suoi messaggi. Ma mi ero sbagliato leggendo. Quindi SimilFacs[i]mile torna Facsmile. A Cesare quel ch’è di Cesare… Oddio, Fascimile potrà lamentarsi che Facsmile è pseudonimo tale da indurre in errore, da far ritenere che l’autore del messaggio sia Facsimile, cioè lui, e non Facsmile. Però, a norma di cacata carta, è così. E poiché i similprogressisti sono, insieme al gatto padano doc, fautori irremovibili delle cacate carte, a Facsimile non rimane che subire. Cacata carta canta! Anzi, puzza! N.d.Ar.]

  8. 1992, una serie televisiva su Tangentopoli


    Un’inquadratura tratta dalla serie televisiva “1992”.

    La domenica sera è possibile vedere, sul canale La 7, la serie televisiva “1992”, dedicata all’anno-cardine di Tangentopoli. Chi è abbonato a Sky potrebbe già averla vista: fu programmata, se non sbaglio, l’anno scorso. Ma non è male che la serie sia riproposta al pubblico più vasto del digitale terrestre.
    Avevo visto per caso la prima puntata, il prodotto mi è sembrato di buona fattura, tant’è che ho continuato a seguirne le puntate successive: siamo arrivati all’ottava, domenica prossima verrà trasmessa la nona puntata. Se manco l’appuntamento davanti allo schermo della televisione, esiste la possibilità di un ricupero, collegandosi al sito di “La 7” e visitando la sezione “Rivedi La 7”.
    Manca in questo “prodotto” il giudizio politico, è vero, conseguentemente non possiamo non sorridere davanti alla lettura ingenua dei fatti, per cui Di Pietro appare come un eroe marsico con tanto di mascella mussoliniana, e niente si dice di Borrelli, magistrato raffinato e figlio di magistrato, pianista ed equite, niente sappiamo delle sue relazioni con il bel mondo, cioè con la malefica “società civile”, mentre Antonio Di Pietro si fa il culo giorno e notte mettendo insieme gli archivi informatici.
    Ritengo però che sarebbe sbagliato pretendere da una serie televisiva un giudizio politico. Se c’è, bene; se non c’è, vediamo la fiction, come si dice, per quello che è, e giudichiamola nel suo contesto. Insomma, evitiamo di scadere nello squallido “mi piace e non mi piace” caratteristico dei mongomanager ignoranti e degli assessorucoli in delirio di potenza.
    Giudicata nel suo contesto, direi che la serie televisiva è apprezzabile: in particolare, ho trovato pregevole e accurata la ricostruzione degli ambienti, sia quelli materiali, gli interni e gli esterni della “Milano da bere”, sia quelli che albergano nell’animo dei protagonisti. Non è male, per esempio, l’intuizione che il giustiziere marsico sia mosso da un impulso di vendetta sociale; l’ambiguità dell’ufficiale di polizia giudiziaria romano, già infiltrato negli ambienti malavitosi di Bologna, e che però a Milano non riesce a staccarsi dalla consuetudine del doppio gioco è presentata efficacemente: più che con gran paroloni, con accenni, con l’inquadratura, con il tono della voce. La cura dei particolari è notevole, credo proprio che a una serie televisiva non si possa chiedere di più.
    Questo è anche il parere della brava Mariarosa Mancuso che scriveva sul Foglio un anno fa: «Il giudizio storico sull’epoca naturalmente uno non se lo aspetta da una serie tv. Pare già un bel risultato essere usciti dal recinto asfissiante della resistenza, del sessantotto, della “meglio gioventù”. La più recente storia d’Italia è altrettanto ricca di storie che vale la pena di raccontare» (Vedi Correva il ’92. Tolti trucco, parrucco e Accorsi, la fiction (Sky) su Tangentopoli è coraggiosa).
    Una lettura di questa serie a petto di una passabile conoscenza del renzismo può essere illuminante, per inquadrare certi dettagli e certe fisime del renzismo, per esempio quella dell’ottimismo.

  9. ALGIDO permalink

    Le rispondo qui, per quel poco che so, per quei piccoli scampoli di informazioni di terza o quarta mano che mi arrivano.
    Del resto un volantino di invito è in fase di distribuzione sul territorio comunale, quindi..
    Lunedì 8 parte un percorso di costruzione del progetto amministrativo 2017-2022 (si vinca o si perda programma e candidati usciranno di lì).
    Ancora non è partito, ma alla fin fine lo schema è sempre quello.
    A quanto so nessuno si è sfilato dal progetto, (in fondo il voto sarà a maggio 2017, mancano almeno un anno e tre mesi).
    Se debbo basarmi su come sono andate le cose la volta scorsa (mi è capitato distrattamente di partecipare a qualche riunione) prima si analizzerà il percorso in essere (manca ancora il 25% del mandato).
    Poi si partirà con una serie di incontri, di qui uscirà un programma e solo in ultimo si chiederanno le disponibilità alle persone.
    La cosa mi appare logica perchè, poniamo un esempio, se uno mi chiedesse disponibilità a candidarmi, chiederei ma con chi e sopratutto… a fare cosa?
    Questi percorsi servono anche a conoscere ed intercettare persone nuove..
    La volta scorsa per esempio…
    Solo Vito Conti, Il Sindaco e Aldo Benedetti erano parte della precedente amministrazione.
    Luisa Gamba, Clara Colombo, Paola Bellezza, Claudio Cavagna e anche Miriam Rizzo mai erano stati in Consiglio Comunale.
    E anche i tre non eletti, Vitali, Catteruccia e Stefania Gamba erano volti nuovi.
    Molti di loro si avvicinarono durante questo “percorso” senza che prima nemmeno si sognassro di entrare in una amministrazione.
    Si parlò anche di Primarie, ma al dunque tutti chiesero a Perlita Serra di candidarsi e non si fecero, le primarie hanno senso se due candidati mettono in gioco una visione alternativa, se ce n’è solo uno non è che il contendente si inventa apposta.
    Fu, a detta di tutti, una bellissima esperienza.
    Come sempre prima di partire (fu così anche nel 2002 e nel 2007) nessuno si tira indietro e nessuno parte davanti agli altri (in questo senso le parole del Sindaco, che non conferma una ricandidatura, sono in sintonia con lo spirito del spirito del percorso, ma le assicuro che sarà nel gruppo e nel percorso, come tutti)
    In questo modo chiunque può sentirsi parte del progetto e poi di una squadra, ma funziona solo se i giochi non sono fatti alla partenza.
    Secondo me sarà una bella esperienza, peccato non potervi partecipare, ma se vuole la terrò informato e la ragguaglierò cammin facendo.
    I nomi da lei fatti sono tutti validi, ma adesso le assicuro sono tutti parte di una unica squadra, insieme a molti altri che nemmeno conosco e che verranno.
    Niente va dato per scontato ma alla fine, come sempre, credo che ci sarà un mix tra forze fresche e persone con esperienza.
    Almeno posso dire che in ambito progressista c’è una chiara idea di come prepararsi e come lavorare a costruire una squadra.
    MI dica lei se gli altri hanno in essere un progetto, a parte le voci di cui ho riferito..

    • Dunque, la dott.ssa Serra si ricandida soltanto se non trova niente di meglio

      La domanda era duplice: se la dott.Ssa Serra intendesse ricandidarsi, eventualmente anche accettando di vedersi rifiutata la proposta di candidatura, a seguito di un dibattito interno alla compagine similsinistra franco e democratico; e se nella compagine similsinistra si fossero già presi in considerazione i nomi del candidato successore alla dott.ssa Serra: in particolare se ci si sentisse orientati su un nome di ascendenza aziendalista o (meglio) di ascendenza socialista-umanitaria.
      Vedo che lei non mi risponde, ma capisco, essendo uomo di mondo, ancorché non nativo di Cuneo, [*] che lei non sia nella condizione di farlo. Dunque non faccio l’offeso. Però una cosa lei l’ha detta: che, cioè, la dott.ssa Serra non è stata categorica, non ha detto “Io non mi candido”.
      Innumerevoli indizi ci inducono a pensare che la dott.ssa Serra punti in realtà a incarichi OltreCurno, molto più prestigiosi. Ma non esclude di poter concorrere per un rinnovo dell’incarico di sindachessa, una prorogatio regni, nel caso in cui non trovi niente di meglio. Ma anche qui non c’è niente di nuovo, è quello che abbiamo sempre pensato.
      Lei non risponde alla domanda, è vero, ma ci dice altre cose, per esempio che nel paese bello da vivere è stato predisposto un «percorso di costruzione del progetto amministrativo 2017-22» e che questo «percorso» serve anche per «intercettare persone nuove». Fin qui ci arrivavamo, anche se un minimo di malizia c’induce a pensare che il corso serva a ratificare in gran parte decisioni prese nelle segrete stanze: sì, magari ci sarà qualche aggiustamento, ma la linea politica non nasce certamente dal basso. Fra l’altro, io personalmente non ci trovo niente di male, essendo favorevole all’eguaglianza dei cittadini davanti alle leggi, quello che gli antichi greci chiamavano isonomia e che oggi impropriamente si chiama democrazia, consapevole però che «tutto il resto viene dal Maligno», se posso esprimermi con una citazione evangelica. Sono contrario agli eccessi dell’assemblearismo, che registrano non già la volontà popolare, ma la volontà di chi è riuscito a controllare l’assemblea: proprio come le vostre assemblee cammellate, che presentavate come assemblee cittadine, finché non sono state demistificate dallo scrivente rompicoglioni. Non so se nella vostra scuoletta di partito parlerete anche di questo, cioè delle tecniche di manipolazione assembleare, ma fareste bene a parlarne. Luciano Canfora ha scritto cose eccellenti al riguardo. E Luciano Canfora è uno studioso marxista, una persona seria, mica una sciacquetta politicamente corretta come Martha Nussbaum.
      Lei scrive che «in ambito progressista c’è una chiara idea di come prepararsi e come lavorare a costruire una squadra». Posso convenire con voi che siete abbastanza versati in questo genere di cose: è l’unica cosa che mi rimane del vecchio Partito comunista, che a sua volta aveva ereditato il metodo dai gesuiti. Ma, per favore, evitate di chiamarvi «progressisti», almeno quando parlate con me, che vi conosco come aziendalisti e, ultimamente, assatanati nel nuovo trastullo, del gioco del “Piccolo Marchionne”; è finita, è vero, finita l’epoca in cui vi trastullavate con il gioco del “Piccolo architetto”. Mi domando però quando vi deciderete a crescere.
      Riassumendo:
      • in ambito similprogressista, in attesa che si liberi un posto di rilevanza nazionale o forse anche internazionale per la dott.ssa Serra (che è elvetica, non dimentichiamolo), si prende tempo; ma se la dott.ssa Serra intendesse ricandidarsi, essendo una femmina alfa, gli altri candidati si scioglierebbero come neve al sole, c’è da giurarlo. Dubito che i similsinistri esprimano un nome nuovo, anche se sarebbe interesse dei cittadini che trovassero una personalità culturalmente ben strutturata, non proveniente dall’impiego pubblico e dal mondo mongomanageriale, anche Lgbt (ma senza corsie preferenziali per donne ed Lgbt: per favore!), possibilmente con una formazione scientifica alle spalle;
      • i resistenti, che non sono né di destra, né di sinistra, hanno Angelo Gandolfi come candidato sindaco per la realizzazione di un buon governo senza aggettivi;
      • la Lega nord tace e teoricamente, stando a una dichiarazione ufficiale del suo segretario Marcobelotti qualche tempo fa, corre da sola; tuttavia c’è da dubitare che rimanga su questa posizione; inoltre è assai improbabile che sia in grado di esprimere un candidato sindaco spendibile, se non proprio credibile, a meno che non accolgano il Pedretti con il capo coperto di cenere, il quale troverà una nuova soluzione del genere “Claudio Corti sindaco” con distribuzione di caffè, buoni pasto e scarpe in regalo per gli elettori;
      • la fasciofemminista rappresenta soltanto se stessa, ma dovrà convergere con Cavagna il Giovane e, ovviamente, vorrà essere lei il candidato sindaco della destra curnense;
      • Cavagna il Giovane apparentemente è molto determinato, in realtà non sa ancora neanche lui che pesci pigliare, anche se rimane del parere che il candidato sindaco della destra curnense dovrebbe essere lui;
      • il Pedretti farà il diavolo a quattro per rientrare nel caravanserraglio della politichetta curnense, anche perché non ha più niente da perdere, ma è assai improbabile che possa avere voce in capitolo.

      —————————————————————–
      [*] Su Cuneo e gli uomini di mondo, si veda il seguente filmato:

  10. ALGIDO permalink

    Non solo le ho risposto, ma anche con dettaglio.

    Come già successo nel 2012 e nel 2007, tutto il gruppo riparte alla pari.

    Sono anzi sicuro che oltre i nomi da Lei posti in evidenza ve ne saranno altri e anche interessanti.
    Ci sono molti indizi che indicano che a Curno l’area “progressista ” non si sia dissolta, si vedrà.

    Quel che vorrà fare la Dott.ssa Serra se non dovesse ricandidarsi e rivincere non lo so e riguarda solo lei.
    Le prime elezioni post amministrative sarebbero nel 2018 (Regionali e Politiche) e 2019 (Europee)

    Magari sono esperienze interessanti, ma parecchio dispendiose dal punto di vista fisico ed emotivo.

    La Dott.ssa Serra si è già impegnata molto a livello partito: presidente della assemblea, Responsabile formazione, già membro della Assemblea Nazionale, e, in ultimo, Consigliere Provinciale con delega alla istruzione (anche se il ruolo è biennale e si conclude a settembre 2016.
    Oltre a ciò in Amministrazione (maggioranza e minoranza) dal 2002.
    Se dovesi scommettere qualcosa direi che o prosegue a Curno, comunità che conosce e che ama profondamente (credo ricambiata) oppure si dedicherà a fare la nonna.
    punterei più sulla prima ipotesi però.
    Se dovesse fare invece altre legittime scelte sare al contempo stupito, ma contento, perchè è donna valida e con esperienza.

    Ma ripeto, si vedrà, quel che è certo è che farà parte del progetto e con molto entusiasmo.

    Tra tutti gli altri, ha ragione lei: Marco Belotti è il più accreditato del mazzo o tra quelli meno screditati da precedenti esperienze.

    In fondo la Lega è ancora radicata; a Curno non conosco il pacchetto di mischia, ma ci sono senz’altro.

    E’ vero che come dicono alcuni, Marco Belotti non è di qui, nè nato nè cresciuto, nè legato dal lavoro a Curno, ma la Lega non si è fatta problemi a candidare Bianchi che nessuno conosceva (e che dopo l’esperienza è sparito) o la Pendezza (pure lei emersa e poi sparita).

    A presto,

    • La strategia (probabile) della dott.ssa Serra

      Mettendo insieme quello che lei ha scritto nell’intervento precedente con quel che leggiamo in questo, arriviamo a una conclusione parziale e, naturalmente, soltanto probabile. [*] La conclusione è la seguente:
      • la dott.ssa Serra non si candiderà alla poltrona di sindaco di Curno ma farà parte della lista similprogressista, che speriamo abbia il buon gusto di non cambiare il nome;
      • non solo non si candiderà al ruolo di sindaco, ma si batterà con tutte le sue forze e con tutto il sistema di relazioni (la Bergamo che conta, gli organi di partito, le Acli, il giornalismo anglorobicosassone, le associazioni lobbistiche ecc.) perché il sistema di potere similprogressista possa vincere le elezioni;
      • questo suo strenuo impegno verrà messo sul conto della generosità e dell’entusiasmo; premesso che noi razionalisti abbiamo in dispetto l’entusiasmo, faccio presente che in realtà la dott.ssa Serra combatterà, ancora una volta, pro domo sua; infatti:
      • se nel frattempo la dott.ssa Serra non avrà trovato una soluzione migliore OltreCurno, allorché si troverà seduta nel Consiglio comunale come semplice consigliera, avrà fatto la figura del Cincinnato, quasi (vedi Di Pietro, che passa, anche lui, per un Cincinnato); nel frattempo però la campagna delle pubbliche relazioni potrà presentarla come donna determinata e che a Curno ha fatto tutte quelle cosine che tanto piacciono all’ambiente similprogressista; le pagine 10-11 del giornale comunale di Curno (IV, 2) non dànno adito a dubbi, la dott.ssa Serra regna su Curno in funzione dell’acquisizione di punti che facciano aumentare il suo “rating”, in vista dell’assunzione di nuove e più importanti cariche istituzionali;
      • dopodiché, non dimentichiamo che le elezioni regionali, quelle politiche e quelle europee non sono per la dott.ssa Serra le uniche possibili occasioni di mettere a frutto i suoi talenti; ci sono altre cariche istituzionali di grandissimo prestigio e forse – qui potrei essere d’accordo con lei – conseguibili con un minore dispendio di energia, tanto più che, proprio in incarichi istituzionali solo apparentemente non politici, la dott.ssa Serra potrebbe giocare al meglio i suoi atout: è un politico navigato (questo nessuno lo nega), è elvetica (importantissimo, in caso di missioni internazionali) ed è donna, con un tocco di neo-femminismo e vicinanza al mondo degli Lgbt (indubbiamente questo è un vantaggio enorme: vedi anche a proposito dell’elezione del sindaco di Milano quelli che dicono “io voglio un sindaco gay” e quelli che dicono “io voglio un sindaco donna”).

      Di Marcobelotti parleremo un’altra volta, per non mettere troppa carne al fuoco.
      Continuo a negare che il sistema similprogressista che tiranneggia Curno sia veramente progressista.

      ——————————————-
      [*] Nota metodologica – Questa precisazione parrà a qualuno inutile, tanto più che è inusuale nel mondo della politica e in quello mongomanageriale, dove si richiedono certezze ed entusiasmo, precisamente le cose che noi razionalisti disprezziamo. Ma per noi, che ci rivolgiamo ai cittadini pensanti, è importante.
      Le conclusioni alle quali siamo arrivati sono basate sulla lettura del ta-tze-bao affisso alla bacheca del Pd e del corrispondente volantino del Pd che è in distribuzione nelle case di Curno, sulla lettura dell’ultimo numero del giornale comunale, “Curno in Comune” nonché dalla lettura dei due interventi di Algido in questa pagina di Nusquamia, in particolare da un’analisi “tra le righe” del secondo. Ma sono conclusioni probabili, senza nessuna pretesa di certezza oracolare. Come scriveva Plinio il vecchio, comasco e romano di cultura, dunque non coglionamente identitario: Solum certum, nihil esse certi, cioè l’unica certezza è che non c’è niente di certo. Com’è noto, gli oracoli e il cazzeggio non ci vanno a sangue. In realtà una differenza tra l’oracolo e il cazzeggio ci sarebbe, ma è soltanto di forma (il primo conciso, il secondo è verboso). Nella sostanza, sia l’oracolo, sia il cazzeggio sono congegnati per evitare l’espressione univoca del pensiero, così che le affermazioni non siano mai “falsificabili” nel senso popperiano del termine. Noi invece facciamo affermazioni chiare e comprensibili per tutti coloro che abbiano un minimo di conoscenza della lingua, e sono tutte falsificabili: il che non significa che siano di per sé vere o false, significa che gli argomenti possono essere impugnati ed eventualmente dimostrati come veri o falsi. In ambito scientifico è buona norma indicare la probabilità sia degli enunciati che figurano nei singoli passi del ragionamento (nel linguaggio coglione i “passi” prendono il nome di step), sia della conclusione. Qui però le variabili in gioco sono tante e tali, non ultime quelle psicologiche il cui complesso costituisce “il fattore umano”, che pare azzardato quantificare la probabilità. Ma se diciamo che la strategia della dott.ssa Serra qui sopra enucleata è probabile, evidentemente riteniamo che sia probabile più del 50%.
      Dovrebbe comunque essere evidente che abbiamo avviato uno studio approfondito della dott.ssa Serra, con lo stesso rigore con il quale a suo tampo abbiamo studiato il caso Pedretti. Con questo mi guardo bene dal mettere sullo stesso piano la dott.ssa Serra e il geom. Pedretti, ben me ne guardo. Parlavo del metodo d’indagine, tutto qui.

      • ALGIDO permalink

        Nooooo ooo
        E’ duro di comprendonio..
        Allora sarò più chiaro.
        Si parte tutti alla pari, Il Sindaco Serra come tutti.
        Io sarei pronto a scommettere con Lei che non sarà un semplice consigliera nel 2017, anzi, tuttavia non mi pare corretto anticipare le mie previsioni nei confronti di chi si avvicina solo ora al gruppo..
        Non le va bene un reportage step by step del percorso?
        A presto.
        Comunque al momento coi sono due candidati Sindaco sul tappeto su cui scommetterei una cena (oltre al Sindaco).
        Angelo Gandolfi e Marco Belotti
        Per il resto si vedrà.

      • Femmine alfa in politica

        Mi sembra che stiamo dicendo la stessa cosa. La dott.ssa Serra è una femmina alfa, e decide tutto lei, indipendentemente dal percorso della scuoletta di partito, che comunque sarà ferreamente dominata da lei. Nessuno si adombri, nessuno inarchi la schiena (neanche il gatto padano doc) per l’espressione “femmina alfa”: è un’espressione che ricorre frequentemente nella rubrica settimanale di Maria Luisa Rodotà, nel supplemento del venerdì del Corriere della Sera. E che la stessa Rodotà ha impiegato al riguardo delle donne in carriera politica: si veda Politica femminile.
        Maria Luisa Rodotà è la figlia intelligente di quel lumacone furbo, di Stefano Rodotà. Quando il padre, il giurista che il mondo c’invidia, fece il salto della quaglia dal Partito repubblicano al Partito comunista, Giancarlo Pajetta, uomo di conseguenza, faceva finta di non saperne niente e, finché poté, continuò a trattarlo a pesci in faccia, nelle Tribune politiche di allora, quelle condotte da Jader Jacobelli. Stefano Rodotà gli strzzava l’occhio, come per dirgli “Ma adesso siamo amici”, ma Pajetta andava diritto, e giù le rasoiate!
        Maria Luisa Rodotà è sincera, senza falsi pudori, anticonformista, provocatrice: per reazione al padre, come spesso avviene. Insomma, se la dott.ssa Serra è una femmina alfa, la colpa non è mia: tenetevela.

  11. Ur-leghisti del tempo eroico, quand’erano smutandati

  12. Zio permalink

    @ Algido

    Che lei sappia, il Saccogna di cui si parla nel volantino del PD è il figlio dell’ Assessore Gamba?

    • Marketing giovanilistico

      Spero che Algido voglia darci una risposta, quale che essa sia: com’è noto, la sobrietà, nell’accezione farisaica e curnense della parola, ci rende nervosi, sia pure moderatamente, e senza mai dimenticare che, se alla dott.ssa Serra si addice il sorrisetto asseverativo, quello che s’insegna nei corsi di formazione aziendale, noi preferiamo l’illuministico sorriso della ragione (che non s’insegna, per fortuna).
      Di mio aggiungo che, nel caso in cui veramente uno dei due “ggiovani” della rinvigorita force de frappe Pd-ina, similprogressista, fosse figlio dell’aziendalista dott.ssa Gamba, a fine di dissimulazione e per confondere le acque, egli potrebbe dichiararsi marxista-leninista.
      Per completezza d’informazione, ricordo che nel volantino del Pd si fa presente, come del resto si legge nel ta-tze-bao affisso alla bacheca del Pd curnense che «nel direttivo del Circolo [Pd di Curno] sono entrati due giovani, Marco Battaglia ed Andrea Saccogna, già da tempo attivi [sic N.d.Ar.]».

      Sempre in tema di marketing giovanilistico, mi sovviene un episodio della seduta di Consiglio comunale dell’8 luglio. Ne davo conto all’interno dell’articolo intitolato Profughi in Italia dedicato a più argomenti insieme, una sorta di “pastone” di resoconto di quel Consiglio:

      Pascolamento dei “ggiovani” – Quando la seduta di Consiglio sembrava volgere al termine, prima delle comunicazioni del sindaco, finalmente ho capito quale fosse il ruolo di due ragazzi che vedevo in prima fila: giovani, palestrati quanto basta, avevano l’aspetto di quei concorrenti sani e “determinati” che si vedono nello studio di Maria De Filippi: un po’ come Cavagna il Giovane, ma più robusti e più giovani (ormai Cavagna il Giovane non è più giovanissimo, essendo fra l’altro precocemente invecchiato, duramente provato dalla Guerra dei due Gandolfi, per non parlare dello sfanculamento da parte della Lega nord). Da principio avevo pensato che fossero due ragazzi “di destra”, collegati alla fasciofemminista. Invece fu proprio la fasciofemminista che disse di voler sapere qualcosa di più su quei due ragazzi che sedevano in prima fila: dal contesto capii che si era parlato della loro presenza all’inizio della seduta, quando non c’ero.
      Principiò a rispondere la dott.ssa Serra, la quale però fu bruscamente interrotta dalla dott.ssa Clara Colombo, che ci teneva a dire che quei due ragazzi sono sue “creature”, e che lei è molto orgogliosa della loro presenza. Voleva anche che si capisse che lei è importante, ohibò. Anche la dott.ssa Colombo parlava concitatamente, le parole si accavallavano, il periodare è anacolutico. Si è comunque capito che i due ragazzi sono la punta di diamante di un gruppetto che è stato pascolato proprio da lei, dalla dott.ssa Colombo – che ancora una volta si disse orgogliosa del suo operato, e lo diceva manifestando una somiglianza impressionante con Irene Pivetti – nell’ambito di un progetto di cittadinanza attiva che avrebbe dovuto avvicinare i giovani al Comune e alle sue tematiche (se ricordo bene, si è parlato di «under venticinque»: orrore!). Per parte mia, non posso fare a meno di esprimere disappunto per progetti come questo, intesi alla domesticazione dei giovani, facendone dei collaborazionisti. I giovani dovrebbero nutrire la speranza di un mondo migliore, sognare la rivoluzione. Dovrebbero parlare fra loro, invece di essere pascolati da un consigliere comunale che è membro della Direzione provinciale del Pd ed è segretario dei Giovani democratici. Altro che collaborare con le vecchie ciabatte della politica o con i giovani ambiziosetti che sognano di diventare vecchie ciabatte!
      Soltanto Julien Sorel poteva permettersi di sognare l’epopea napoleonica e insieme studiare da seminarista. Si proponeva di essere un po’ Tartufo, per dissimulazione onesta, ma in realtà non lo fu mai: tant’è che morirà da eroe (si veda in proposito ‘Il rosso e il nero’, di Stendhal). Ma se uno non è Julien Sorel, e si fa collaborazionista, sarà soltanto Tartufo. È la morte dell’anima. La fasciofemminista, dopo aver sentito la dott.ssa Colombo, si è comunque compiaciuta della presenza dei due ragazzi di aspetto promettente e ha espresso i suoi auguri personali di buon lavoro (quale?).

      • In attesa di una risposta di Algido riguardo al tenero virgulto Pd-ino, ascoltiamo una canzone greca

        Non so se ieri avete visto alla televisione il film I cannoni di Navarone. Io non l’avevo mai visto, perché quand’ero ragazzo vedevo soltanto film impegnati. Naturalmente facevo male, ma ero fatto così. Mica ero di sinistra per fare carriera nelle istituzioni, io. Mi ero perso un bel film, tutto sommato, con questa bella canzoncina: s’intitola Γιαλό Γιαλό, che vuol dire “lungo la spiaggia” (bis). L’io narrante si rivolge al mare perché non svegli con gli spruzzi la bella addormentata sulla riva. Bello, non c’è che dire.

        Ascoltiamo questa canzone, in attesa della risposta. Ora, non so se Algido vorrà sciogliere il quesito, se corrisponde a verità l’informazione che il “tenero virgulto” «già attivo» nel Pd curnense e cooptato nella scalata ai più alti fastigi istituzionali sia o non sia figlio della dott.ssa Luisa Gamba. (“Tenero virgulto”: un’espressione che piaceva a Walter Chiari, una reminiscenza scolastica o veterotestamentaria rotolata nelle battute del teatro di varietà.)
        Insomma, Algido o chi per esso — in generale, i similprogressisti — non commetteranno, spero, l’errore di uno sprezzante contegno di filistea sobrietà? Per favore, non siate avari di parole. Vero è che avete un filo diretto con Martha Nussbaum e con Vera Baboun, due mammasantissima del verbo politicamente corretto, ma non trattateci così, non lo meritiamo, vi assicuro. Esprimetevi, apritevi, comunicate. Se vuole, il tenero virgulto potrà scrivere qui su Nusquamia, esprimere le ragioni della sua militanza, del suo entusiasmo, della sua generosità. E dirci se per caso è figlio della dott.ssa Luisa Gamba, o negarlo. Sarà trattato con tutti i riguardi, garantisco. E se ci sarà qualche intervento su Nusquamia meno che rispettoso, nello stile del gatto padano quando esprime il suo rancore nei confronti di Aristide e Gandolfi, sarà spietatamente censurato. Siamo persone educate, umane (ci teniamo a non essere feroci aziendalisti, esternalizzatori di mansioni ecc.), aliene da ogni fanatismo, consapevoli come siamo di non possedere la verità. Anzi, non siamo nemmeno sicuri dell’esistenza stessa della verità (quella verità, l’episteme (ἐπιστήμη) nella quale Platone credeva, beato lui). Beh a parte i dati di fatto, quelli registrabili e documentabili, riguardo ai quali non ci piace essere presi per il naso.
        Coraggio, Algido, il pallino è nelle sue mani, non si tiri indietro. Non sia sobrio. O, se non vuole parlare lei, induca coraggio nel tenero virgulto. Altrimenti, come recitava un film, ci arrabbiamo:

  13. A.d.G. permalink

    Diritti e Natura

    Gent. Prof Aristide,
    mi permetto di intervenire nel suo diario con alcune brevi riflessioni che vorrei “gettare sul tavolo” di Nusquamia, esse mi sono sorte durante la lettura di alcuni articoli recentissimi ed interessantissimi.

    – E. Galli della Loggia in La vera radice dei diritti pone la questione della opportunità che i diritti sociali vengano decisi da una maggioranza in modo “democratico”, cioè a scapito del pensiero di una eventuale minoranza.
    I diritti per essere tali non dovrebbero essere riconosciuti da tutti come naturali? Un po’ come le Leggi naturali per i libertari. Si ha l’impressione che vengano invocati questi principii con il fine di raggiungere un obiettivo politico di falsa uguaglianza, non di confronto tra diversi.

    – Massimo Fini in I figli e la felicità non sono un diritto entra prepotentemente nel merito schierandosi a favore dei bambini: “[…] il bambino adottando […] ha diritto, non per legge divina come afferma Papa Bergoglio, ma per legge di natura, antropologica, ad avere, almeno sulla linea di partenza, un padre e una madre.”
    Ed è una riflessione interessante perchè si parla tanto di diritti degli omosessuali e delle coppie di fatto di poter adottare degli infanti ma ci si dimentica il bambino e i suoi diritti di essere umano: forse un bambino ha meno diritti di un adulto omosessuale? La genitorialità può essere considerata un diritto?
    Fini si esprime in modo netto e chiarissimo contro l’istituzione delle “unioni civili” tra eterosessuali:
    ” Se invece due eterosessuali vogliono avere tutti i diritti e i doveri del matrimonio, cosa impossibile per le coppie omosessuali, in Italia hanno a disposizione un istituto previsto dal Codice civile che si chiama, appunto, matrimonio. E quindi si sposino e la finiscano di rompere i coglioni.”

    – Luciana Piddiu in Io, atea, femminista e comunista, contraria al mercato di gameti si dichiara femminista e contraria al mercato, perciò si scaglia contro la “maternità surrogata”, frutto di un individualismo spinto, di consumismo agguerrito. Ella riferisce prezzi per un utero in affitto, come se fosse un listino prezzi di una concessionaria d’auto.
    Mi colpisce l’affermazione: “la con-fusione tra desiderio, questo sì legittimo e connaturato alla dimensione simbolica dell’essere umano, e bisogno, che attiene alla sfera della necessità”.

    Come avrà avuto modo di notare, caro Professore, il dibattito è molto vivace in questi giorni. Come sempre è molto difficile crearsi la propria opinione personale, oltrechè molto faticoso. Occorre tempo, pazienza, confronto e dedizione.
    Mi farebbe piacere conoscere la sua opinione su questi argomenti, per favore.
    Beata la sciura Rosina che non ha bisogno di ragionare, preda facilissima delle volpi del politicamente corretto e delle maestrine coglionatrici di menti.
    E’ giunto il momento di diffondere le informazioni vere e neutrali per favorire le riflessioni di ognuno.

    Grazie per la consueta ospitalità,
    A.d.G.

    PS: come si potrebbe spiegare la definizione di Luciana Piddiu: “comunista libertaria”? Non sono due definizioni in contrasto tra loro?

    • Ragioniamo sui cosiddetti “nuovi diritti”: senza chiedere permesso

      Lei ha posto correttamente il problema, tanto che mi sembra di aver ben poco da aggiungere. Sono ancora d’accordo con lei che sembra trovarsi più a suo agio nel sistema argomentativo di Massimo Fini. Scrivevo infatti venerdì scorso a un amico che mi aveva segnalato l’articolo del bravo giornalista milanese (padre toscano e madre russa, alla faccia della superstizione identitaria) sul Fatto quotidiano: «L’articolo di Fini sul Fatto quotidiano è quello sul diritto di adozione e il diritto alla felicità universale? Vedi I figli e la felicità non sono un diritto. Se è questo, l’ho letto e sono d’accordo. Qualcosa di simile scrisse sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia, martedì, che però mi è sembrato troppo rispettoso dell’opinione volgare (quella dei più: οἱ πολλοί, come si legge in Platone); perciò la sua argomentazione riesce meno chiara». [*]
      Aggiungerei inoltre che in tutto il discorso di Ernesto Galli della Loggia manca, a mio parere, un punto fondamentale, quello dell’ineluttabile linea di decadenza della società industriale cosiddetta avanzata. È stata la società industriale a plasmare la nuova morale, ma così plasmata la società industriale rischia di implodere. Questo sarebbe un discorso a parte ed è comprensibile che non sia stato introdotto nell’editoriale del Corriere della Sera: non bisogna mai mettere troppa carne al fuoco.
      Rimane il fatto che esiste una stretta connessione tra la decadenza della società industriale avanzata e la prevalenza del politicamente corretto (strettamente apparentata alla “Prevalenza del cretino”, come recita il titolo fortunato di un libro di Fruttero e Lucentini). Questo è uno dei temi fondanti della riflessione finiana, come ben sanno i suoi lettori. Nella fattispecie, si tratta del timore – talora perfino del terrore – di prendere posizione contro i soloni del politicamente corretto, che non si limitano a pensare come meglio piace loro (ne hanno, evidentemente, il diritto) ma intendono imporre il loro punto di vista a tutti, profittando del fatto che sono incistati nei gangli del potere, nell’informazione, nel sistema scolastico, nelle direzioni dei partiti e, come ben sappiamo, nell’amministrazione pubblica. In pratica, chi non è abbastanza intelligente, chi non ha abbastanza cultura e chi non è abbastanza coraggioso si appecora naturaliter, per indole connaturata alla sua persona, al pensiero unico politicamente corretto. Per non parlare poi dei giovanottini ambiziosetti che, non volendo condividere il destino di disoccupazione dei loro coetanei, e non avendo ricevuto da una scuola di merda gli strumenti del pensiero critico (che invece la scuola di una volta trasmetteva ai ragazzi, anche sotto il fascismo e nonostante il fascismo), si consegnano mani e piedi all’ideologia belluina aziendalistica, oppure cercano di emergere partecipando alle trasmissioni di Maria De Filippi o iscrivendosi a un partito.
      Oggi purtroppo va di moda la strafottuta “condivisione”, quella che il regime serrano vorrebbe imporre ai cittadini sfortunati del paese diversamente bello da vivere. La scuola di un tempo, che era buona scuola senza che avesse l’impudenza di definirsi tale, insegnava ai futuri cittadini che l’uomo realizza la pienezza delle sue facoltà superiori non già condividendo, ma pensando. (Ma sì, lo so, sotto il fascismo c’erano le maestrine con il pepe nel culo che veicolavano il verbo fascista: ma era lo stesso rigore degli studi che poi insegnava ai cittadini italiani, perlomeno ai migliori, a diffidare delle maestrine entusiastiche.)

      Come vede, essendo sulla stessa lunghezza d’onda di Massimo Fini, tendo a proiettare la questione dell’utero in affitto e dei cosiddetti “nuovi diritti” nel quadro della decadenza dell’Occidente e del conformismo intimidito dalla tirannide del pensiero unico politicamente corretto.

      Quanto all’ultimo punto da lei toccato, se vi sia contraddizione tra l’essere comunisti e l’essere libertari, la contraddizione è evidente, ed è grande come una casa. I comunisti obbediscono alla loro Chiesa; i libertari obbediscono al proprio principio superiore. Non a caso, infatti, una delle accuse più tremende che i comunisti ortodossi rivolgevano ai dissidenti era precisamente quella di essere “individualisti”.
      Ovviamente, essere individualisti nel senso aziendalistico, meschino e piccolo borghese è cosa schifosa. Altro però è essere individualisti quando non si riconosce altra autorità che il proprio onore. E non c’è chi non veda la differenza abissale.
      Dico questo con tutto il rispetto che dobbiamo al ruolo storico dei migliori tra i comunisti italiani e alle ragioni che li portarono a militare in un partito che chiedeva l’obnubilamento delle coscienze. Tuttavia non possiamo dimenticare gli orrori del comunismo sovietico né gli orrori dei quali lo stesso Togliatti, pur intelligentissimo, si rese responsabile, quando aveva domicilio all’Hotel Lux in via Gorkij a Mosca, una casa albergo dove visse quasi ininterrottamente – a parte alcuni periodi passati in Francia e Spagna – dal 1926 al 1944. L’argomento è interessante, ma ci porterebbe lontano. Vale anche in questo caso la regola di non mettere troppa carne al fuoco.
      Quanto ho scritto dovrebbe fugare l’accusa che talora mi è stata rivolta, più o meno tra le righe, di essere portatore di un’ideologia comunista. Per me essere di sinistra significa essere libertari e socialisti scientifici, nel senso che l’analisi dell’economia e dei fenomeni sociali deve avvenire su base scientifica e che il progresso della scienza deve essere indirizzato alla felicità dei popoli (senza tuttavia che la felicità sia un diritto). Detto questo, non nego in assoluto la mano invisibile dell’economia teorizzata dal liberoscambismo, affermo però che viviamo in una società industriale complessa, che richiede analisi nuove e strumenti d’intervento, o di non-intervento, nuovi. Adam Smith non poteva nemmeno immaginare una società come la nostra, come io vent’anni fa fa non sarei arrivato a immaginare le frotte di ragazzini nella metropolitana milanese (li osservavo costernato ieri), tutti con un ficofono in mano, tutti intenti a inviarsi messaggini, o anche a far qualcos’altro, purché simbioticamente con il ficofono. Tutti, tranne due tredicenni che si baciavano appassionatamente. Fortuna che non hanno inventato il lingua-in-bocca via ficofono, ma chissà…

      ————————————-
      [*] Per la gioia dei gatti padani riporto il testo originale del messaggio di posta elettronica: «Caput finianum in Facinore cottidiano impressum illud est de iure adoptandi et beatitudine firme omnibus consequenda? Vide I figli e la felicità non sono un diritto. Si hoc est, legi, probavi. Aliquid simile die Martis Ernertus Galli a Lobia scripserat in Tabellario vespertino, sed multorum opinionem (οἱ πολλοί, ut est apud Platonem) reformidare videbatur, hinc argumentum minus perspicuum evasit».

  14. La Renzeide
    Dedicato a Pepito el memorioso, a Cavagna il Vecchio l’esternalizzatore e al dott. Benedetti, che poteva essere Basarov, e non lo fu

    La Renzeide è una parafrasi della Badogliede, ed è cantata da Margot Galante Garrone, stupenda ragazza dei tempi della sinistra impegnata. Prima che la sinistra diventasse similsinistra, squallidamente aziendalista. La Badoglieide è un canto della Resistenza, già presentato su Nusquamia nell’interpretazione di Michele Straniero, fondatore insieme a Liberovici del gruppo musicale Le cantacronache, del quale Margot faceva parte.
    La strofetta piemontese, composta per Pietro Badoglio, si addice splendidamente anche a Renzi, tant’è che nel rifacimento di Margot è rimasta tal quale:

    «T’ l’as mai dit parei [*],
    t’ l’as mai fait parei,
    t’ l’as mai dit, t’ l’as mai fait,
    t’ l’as mai dit parei,
    t’ l’as mai dilu: sì sì
    t’ l’as mai falu: no no
    tutto questo salvarti non può

    Coloro che hanno rinunciato a combattere, hanno accettato la presa di potere degli aziendalisti e hanno portato nelle orecchie l’acqua al mulino di Renzi, ascoltino e arrossiscano!

    ——————————————————–
    [*] Nota di 3^ FParei in piemontese significa “lo stesso”: vedi il francese pareil. Deriva dal lat. volgare pariculus, una specie di diminutivo di par, “pari”; ed è curioso che sempre da pariculus derivi, l’italiano “parecchio”, con significato del tutto diverso. Ma in Dante “parecchio” aveva il significato di “pari” (v. «salendo su per lo modo parecchio // a quel che scende», Inferno, XV, 18-19).

    • El Perro permalink

      …perciò il piemontese è una lingua oppure è un dialetto?
      E se è considerata lingua di poesia musicale, il piemontese si può considerare anche una lingua scientifica, come il bergamasco, d’altronde?

      [Per rispondere al quesito bisognerebbe ricorrere alla consulenza di un neo-liguista allo sbaraglio, uno dei tanti, registrati nell’albo degl’identitaristi di “Rito celtico antico e accettato”. Pare che, come ci sono gl’islamici moderati e quelli fondamentalisti, una divisione analoga sussista tra gl’identitaristi celtici: alcuni celebrano il tempo sacro di ‘All Hallows’ Eve’ (Halloween) con zucche di plastica acquistate alla Coop, altri con zucche originali irlandesi, o anche proveniente dall’isola di Man ordinate via Internet presso un importatore di fiducia. L’isola di Man — ricordo — è quella dove i neopagani celebrano riti druidici segretissimi (con probabili siparietti sodomitici) e dove si trova una razza di gatti senza coda: ed è vero!
      Per parte mia, limitando il discorso al piemontese della ‘Renzeide’, direi che è un dialetto, e che non è nemmeno scientifico. Ma aggiungo che non c’è niente di male. Il delirio di chiamre “lingua” un dialetto e di pretendere che esso sia sc-scientifico mi sembra indice di deprivazione culturale del proponente: apparentabile, credo, alla passione per i ficofoni, le tavolette e i gingillini elettronici, in generale, di coloro che il buon Dio volle che nascessero in questa valle di lacrime intellettualmente meno dotati. O alla passione per l’araldica di certi sfigati.
      N.d.Ar.]

  15. “Canzone arrabbiata”, in attesa di una risposta di Algido

    Riassumo i termini della questione. Nella bacheca del Pd abbiamo letto un ta-tze-bao recante la seguente informazione:

    Nel direttivo del Circolo sono entrati due giovani, Marco Battaglia ed Andrea Saccogna, già da tempo attivi.

    In una precedente pagina di Nusquamia non abbiamo esitato a definire questa mossa autocompiaciuta e gongolante (glu glu glu…) del Pd di Curno come un episodio di “marketing giovanilistico”. Oltre a ciò, essa è un palese dispetto nei confronti di Giovanni Locatelli, il quale nel 2012 aveva messo in pista il suo Cavagna il Giovane, peraltro precocemente logorato dai giochini della politichetta: vedi la Guerra dei due Gandolfi. Come fu uno sgarbo l’iniziativa della Carta dei diritti del cane voluta dai similprogressisti, in contrapposizione all’Associazione “Curno a sei zampe”, altra iniziativa di Locatelli, messa a punto con Marcobelotti, prima dello sfanculamento di Cavagna il Giovane (ma l’Associazione “esapoda”, a proposito, che fine ha fatto? si sono spartiti i cani?).
    Bene. Fino a poco tempo non sapevamo niente dei due giovani virgulti cooptati ai fastigi della politica per iniziativa del Pd locale; e per merito intrinseco, naturalmente. Poi qualcuno ha spifferato che uno dei due potrebbe essere figlio dell’assessore dott.ssa Luisa Gamba. Sarà vero, non sarà vero? Abbiamo chiesto conferma ad Algido, che sembra ben informato delle cose Pd-ine. Al momento, lunedì 8 febbraio, h. 13 : 30, non è pervenuta alcuna risposta.
    Ma perché questa reticenza o — in linguaggio curno-serrano — “sobrietà”, che dir si voglia? Naturalmente, non c’è barba di legge che impedisca al figlio di un assessore di entrare nel direttivo del circolo del Pd, che è l’azionista di maggioranza della lista dell’assessore, “Vivere Curno”. Dunque, se la notizia ha fondamento, perché non confermarla? Se non la si conferma, si dà l’impressione che vi sia qualcosa di male in questo passaggio, mentre non c’è niente di male.
    Se invece la notizia è priva di fondamento, perché non smentire? Sperando forse che noi si faccia qualche passo falso? Non ne faremo.

  16. Nuovo messaggio di Ettorino

    Il conte zio, avanti a un tabellione [*] si è “disconteziato” (in linguaggio bobomaronita) nei confronti del Pedretti.

    L’ultima memorabile uscita mediatica del Pedretti, accanto al conte zio, risale a quest’estate. Ma non ha sortito l’effetto desiderato, quello di restituire il Pedretti a un ruolo, ormai improponibile, di protagonista della Lega orobica. Riassumiamo i fatti: il Pedretti legge sull’Eco di Bergamo, il 22 agosto 2015, un articolo che narra del caso di un pensionato, malamente sostentato da una magra pensione, rimasto senza casa. Ratto come la folgore, il Pedretti prepara un coniglio mediatico che appare sull’Eco di Bergamo la domenica successiva con il titolo Pensionato in cantina, Pedretti gli offre una casa. Ecco la dichiarazione del Pedretti: «La storia del pensionato senza casa sarà portata all’attenzione del senatore Roberto Calderoli alla Bèrghem Fest di Alzano». Messo con le spalle al muro e costretto a dare visibilità al Pedretti, Roberto Calderoli, il conte zio, dichiara: «Grazie al nostro militante storico Pedretti, che mette gratuitamente a disposizione un suo appartamento, un bergamasco in difficoltà riuscirà a sopravvivere dignitosamente. Ma la Chiesa e lo Stato dove sono?».
    Dunque, il pensionato riceverà le chiavi dell’appartamento: ma dalle mani del Caldedroli, come vediamo nella foto qui sotto. Al momento della consegna il Pedretti protende la mano, anche se le chiavi sono nelle mani di Calderoli. Si veda l’articolo Il Pedretti non voleva «strumentalizzazione politica» ma la consegna delle chiavi avviene in favore di macchina fotografica.

    Dopo questa mossa, il Pedretti pensava di tornare nelle grazie del conte zio, che invece proprio da questa mossa, a sorpresa, può essere stato indotto a “disconteziarsi” nei confronti del Pedretti. Adesso (febbraio 2016) ognuno va per la propria strada, il conte zio da una parte, ancora con la Lega e ormai in odore di santità; il Pedretti esule, come del resto avevamo preconizzato anni fa nella nostra Pedretteide. Infatti il Pedretti ha annunciato via Facebook la sua uscita dalla Lega nord. La quale, però, mantiene una linea di sobrietà, nella ben nota linea filisteo-curnesca. Sul caso Pedretti tace la Lega di lotta e di governo su scala italica, tace la sezione locale di Curno, che avrebbe fatto bene a prendere l’occasione al volo, riabilitare Fassi e Donizetti e risorgere a nuova vita. La sobrietà, lungi dall’essere una furbata, sarà il sudario deposto sulla maschera funebre dell’Ur-leghismo curnense. Non rimarrà che il salvinismo, ma è un’altra cosa, quello di Salvini è fascioleghismo.

    —————————–
    [*] = notaio.

    • Romana permalink

      Dal fideisticamente pedrettico e inserrato webgiornale Bergamonews apprendo che lo scorso 29 gennaio il politicamente defunto sarebbe stato invitato a intervenire a un problematico convegno indetto dall’associazione Terra nostra, riferibile alla signora Giorgia Meloni.
      In quella sede ha rilasciato al devoto intervistatore una breve dichiarazione che è stata immediatamente scolpita nella pietra (del Brembo) per essere tramandata alle generazioni future.
      A me è risultata un po’ troppo concisa e difficile, ma sicuramente è di gran pregio.
      Mi pare chiaro che cerchi quattro gatti (padani? neri? comunque spelacchiati) che gli stiano intorno quando impugnerà il “moschetto”. Che intanto spara tappi.
      La sua campagna elettorale (che certamente ci sarà) pare già delinearsi. Alla Pedretti…
      La Serra gli darà spago? Forse in parte sì.

      • Il Pedretti si guarda intorno e vede Giorgiameloni nel suo futuro
        La domanda a questo punto è: ma Giorgiameloni che cosa vede nel Pedretti?

        Diavolo d’un Pedretti! Avevamo licenziato da poche ore il comunicato di Ettorino quand’ecco ceh ci viene segnalato l’articolo di Bergamo news (e te pareva) Roberto Pedretti all’associazione Terra Nostra di Giorgia Meloni. Apprendiamo così che il Pedretti parla «da uomo libero con un pensiero libero», con la «la volontà di guardare oltre e poter continuare un impegno politico che vada oltre gli schieramenti». Insomma, lui non ha intenzione di abbandonare la politica e se la Lega non gli dà più le soddisfazioni che si merita, lui bussa ad altre porte. E le porte si apriranno. Non sanno in che guai (politici) vanno a cacciarsi, ma sono affari loro. A noi la Giorgiameloni non è mai piaciuta, un Pedretti come punizione a noi sta bene, anzi benissimo.
        Certo che andare dalla Meloni… Che delusione per il conte zio! E la mistica padana? I foularini verdi, i braccialetti di stoffa verde, i bermuda disinvoltamente portati d’estate, a imitazione del conte zio? Le bustine di zucchero distribuite a piene mani in Val Seriana, i gadget con qualche immancabile dettaglio caratterizzante in verde Lega, o anche con abili accostamenti cromatici, tono su tono, ma pur sempre variazioni sul tema del verde-Lega? E la caccia, gli uccellini da catturare come richiami vivi perché questa è la nostra cultura? E le radici? E il territorio? E i matrimoni celebrati in bergamasco? Vuoi vedere che adesso il Pedretti ha l’ambizione di celebrare i matrimoni in fiorentino illustre? Va bene, purché non sia lui il celebrante: pietà!
        E poi, come la mettiamo con la fasciofemminista? Quella di Terra nostra non è riserva di caccia della fasciofemminista? Ah, dimenticavo! Tanto poi si devono ricompattare, tutti insieme non proprio appassionatamente. Senza contare che non toccheranno palla.
        Suggerisco di rileggere il messaggio con cui il Pedretti ripudiava la Lega alle Idi (più o meno) di dicembre del 2015, visto che la Lega l’aveva abbandonato al suo destino senza nemmeno dirgli perché (beh, qui mi sento di dare un po’ di ragione a Pedretti). Leggiamo e meditiamo le sue parole (v. Pedretti ripudia la Lega:

        Maroni è solo un traditore che ha usato il movimento per arrivare calpestando tutti, umiliando gli uomini che hanno sempre lavorato per il movimento. [*]
        […] Non sarò più militante di un movimento che ha permesso a certi omuncoli di usare il movimento per le loro ambizioni senza preoccuparsi di non calpestare l’amicizia e la lealtà umana. Lascio cosciente di aver dato quello che ho potuto, spesso sbagliando, ma anche rinunciando. Sono certo che mio padre oggi condividerebbe la mia scelta. Scelta che non è di comodo, scelta che sarà certamente criticata da molti e strumentalizzata da altrettanti.
        Da uomo libero lascio. Non da perdente, non succube di un sistema che ha fallito.

        Capito? Il Pedretti lascia, ma ha preso la rincorsa. Adesso bisogna vedere se lo vogliono. Stando al giornalista anglorobicosassone Traìna, che è amico del Pedretti, la cosa non finisce qui. Ecco che cosa scrive a caldo, paternamente, nella stessa pagina di Facebook dove il Pedretti annuncia il divorzio:

        Remo Traina – Credo che la tua scelta sia il frutto di notti insonne… sicuramente ragionata e pensata e ammiro il coraggio della tua decisione che la interpreto come una voglia di voltare pagina. Ricordarti però che se continuerai a far politica, dovrai sempre fare i conti con uomini o donne che perseguono un’idea un progetto dimenticandosi delle persone che hanno vicino. e tu lo sai bene….

        Sono le parole di un saggio a un altro saggio. Commovente.

        —————————————
        [*] Ecco la colpa di Maroni: ha umiliato il Pedretti (N.d.Ar.).

      • P.S. – E se il Pedretti si muovesse su ispirazione di Salvini o, quanto meno, con il progetto di fargli cosa grata? Come se Salvini avesse detto al Pedretti: “Caro il mio Pedro, tu fammi fuori Bobomaroni e vedrai che non avrai di che pentirti”. In effetti, ricordo che, quando lavoravo per una multinazionale, un miserabile mi fece proprio questo discorso: “Lei mi faccia fuori Di Lorenzo, e il posto sarà suo”. Era quel ragioniere che poco per volta riuscì a far perdere le tracce del suo diploma e che a un certo punto si fece chiamare architetto: credo di averne già parlato. Io feci finta di non aver sentito, la cosa finì lì.
        Però, nel caso del Pedretti, se da un lato è giusto prendere in considerazione tutte le ipotesi di un possibile quadro motivazionale, d’altro lato non dobbiamo dimenticare che ogni affermazione dev’essere suffragata da dati di fatto, o da un ragionamento: non dico certo, ma quanto meno probabile. E noi non abbiamo alcuna evidenza che Salvini abbia fatto un tale discorso al Pedretti. Stiamo con i piedi per terra. Per la stessa ragione, non ha senso il seguente ragionamento:
        a) Soros, il finanziere internazionale (secondo alcuni, un pescecane della finanza), sta finanziando la campagna elettorale di Hillary Clinton.
        b) La dott.ssa Serra è clintoniana, in quanto donna, in quanto politicamente corretta e in quanto nonna…
        c) Dunque, la dott.ssa Serra…
        Ebbene, questo è un ragionamento che non sta in piedi, quand’anche le affermazioni a) e b) siano vere. Per poter affermare qualcosa in c) occorrerebbe riformulare a) e b) in modo da identificare un termine medio comune tra a) e b) e verificare che quel termine medio sia distribuito. Questa è l’arte del sillogismo studiata da Aristotele e approfondita nel Medioevo.
        Dunque niente ci autorizza a dire che il Pedretti agisce su mandato di Salvini, per far fuori Bobomaroni. Ma niente ci impedisce di ragionarci, e di raccogliere indizi idonei a corroborare quella che è soltanto un’ipotesi euristica.

  17. Per i più raffinati. Con la raccomandazione di non portare il libro in Municipio, a Curno: la dott.ssa Serra ha dato disposizione per il suo sequestro
    Carme in onore delle belle forme di Noemi (pretestuosamente ispirato alla vergine di Casoria)

    Estraggo dal libro di prossima pubblicazione:

    Membra cui, Noemi, uenustiora
    quam tibi? Cui par data forma dorso,
    bracchiis, ori, lateri, labellis
    uberibusque?

    E modellarum grege seminudo
    una pulpitum rapis in stuporem,
    elegans mouens sine labe corpus
    flexibus aequis.

    Quis tamen partem neget esse culum
    optimam tui? Tuus ille culus
    non gubernari probat uniuersum
    impere casu.

    Fulgidas mirare nates Noemis
    et nega. si uis, opus esse diuom:
    non modo ad faeces datur exituras
    scilicet anus.
    ………………..

    Tu libellula leuior, tribali
    morbidas curuas habitu tegente,
    ambulas tamquam Zephyri sublata
    flamine uerno.
    ………………
    Suaueolent crines tibi, colla, pectus;
    suaueolent tibi, reor, ipse cunnus.
    Forsan et culus tuus, o Noemi,
    balsama flagrat.

    Nota – Alvaro Rissa è lo pseudonimo adottato dall’autore, professore di greco a Genova, in memoria del «poeta contemporaneo vivente» introdotto da un maturando all’esame come “materiale allegato”, nel film Ecce bombo, di Nanni Moretti:

    Si veda Ricordate il poeta di «Ecce Bombo»? Ecco chi si nasconde dietro di lui

  18. Sott'olio permalink

    Bravo Pedretti!
    Hai messo il tonno (Marco Belotti) in scatola!

    p.s. Belotti salta giù dalla bici e pedala di gazebo che l’è mei

    • Certo, anche se poi si troveranno tutti nello stesso calderone — Marcobelotti, Cavagna il Giovane, Locatelli, il Pedretti, la fasciofemminista ecc. — non ci avranno fatto una bella figura. Cavagna il Giovane non sarà riuscito a portare a termine il progetto di buttare a mare l’ufficiale Gandolfi, giù dalla tolda del naviglio dell’Amministrazione curnense. D’altra parte, pur coalizzato, il fronte antigandulfiano non avrà toccato palla. Dopo di che, a sconfitta consumata, si sbraneranno fra loro, come le formiche nere e le formiche rosse quando le chiudi in una bottiglia e stai a guardare quel che succede. Dalla disfatta usciranno con le ossa rotta non solo i politici indigeni, ma anche le sezioni provinciali dei partiti. Il danno sarà irreversibile.

    • al Gandalfir billa'h permalink

      Belotti adesso ha sul collo il fiato dolciastro del defunto (politico): i gazebo son poca cosa. Se ha testa, la usi con freddezza.

      • A proposito di gazebo (della Lega nord)
        Marcobelotti e Pedretti: due cuori e un gazebo

        Si diceva che la Lega nord curnense non montasse più gazebo per paura che il Pedretti vi zompasse a mo’ di falchetto, si facesse fotografare e mandasse la fotografia alla cellula di Bergamo news che, per motivi che si sfuggono, non riesce a rompere il legame con l’ex politico leghista.
        Comunque, poiché noi di Nusquamia abbiamo il vizio della memoria, ecco due foto di paesaggio curnense, con gazebo, Pedretti e Marcobelotti. Sembra quasi il titolo di quel quadro — bellissimo — di Bernardino Luini: Sacra Famiglia con sant’Anna e san Giovannino.

        La prima foto risale al tempo della campagna elettorale a favore di Tentorio, perché il corpulento uomo politico bergamasco, che i manifesti della campagna elettorale presentavano felicemente affannato in una corsa grondante insieme metafora e sudore, s’insediasse nella poltrona di sindaco di Bergamo.

        Il Pedretti ha per le mani la foto del Tentorio che corre. Tentorio ha la lingua fuori, ma corre, e perderà la corsa. Sfiga volle che il sindaco di Bergamo sarebbe stato il marito di Cristina Parodi, con il quale la dott.ssa Serra recitò i Salmi, in piazza Dante.

        La seconda fotografia è più recente, risale a meno di un anno fa (12 aprile 2015, per la precisione).

        In una piazza desolata di Curno sono stati montati ben due gazebo a cura di Marcobelotti e di Locatelli, prima che Marcobelotti sfanculasse la rappresentanza in Consiglio di Cavagna il Giovane. I gazebo sono rigorosamente disertati dal popolo. Nelle due ore e passa in cui Gandolfi ed io siamo stati presenti, nessuno si è fermato, nemmeno a distanza, per leggere i cartelli. Due erano dedicati alla nuova scuola elementare: per capirci qualcosa bisognava leggerli di seguito, e non è detto che nemmeno così fossero pienamente comprensibili. Scrivevo allora su Nusquamia: «Ma i locatello-pedrettisti non potrebbero trovare un copywriter, cioè un estensore della comunicazione di propaganda, un po’ migliore?».

        Eh, bei tempi, quelli dei gazebo condivisi!

  19. El Perro permalink

    E se il Pedro fosse stato mandato dalla Serra come spia?
    E se il Pedro si fosse sacrificato come si sacrificò Mata Hari?
    E se il Pedro si stesse muovendo come un infiltrato all’interno del grande partito giorgiamelonista?
    E se il Pedro puntasse a sostituire la zarina ggiovane de no’antri durante la gravidanza?
    E se il Pedro fosse l’ingravidatore?
    E se il Pedro avesse pianificato tutto, insieme al conte zio?
    E se il Pedro… fosse al termine?

    • Romana permalink

      @al Gandalfir billa’h, El Perro, Aristides de Nusquamia.
      Il dato certo per tutti voi, dunque, e l’unico di cui tenere per ora conto, mi sembra essere la futura partecipazione attiva del politicamente defunto alla prossima tornata elettorale comunale, che rischia a propria volta di essere anche un funerale elettorale. Durante il suo svolgimento, more solito, cercherà di sollevare polveroni, contrapposizioni, allontanando dal dibattito ogni possibilità di analisi seria. Così cercando di rimettersi in gioco, “per il bene dei curnesi” (e soprattutto il suo).
      Per il raggiungimento dello scopo intraprenderà qualunque iniziativa, senza andare per il sottile, come da abitudine consolidata. Formulare oggi ipotesi di tal segno, mi sembra intempestivo. Altra certezza: il suo abbraccio sarà parimenti mortale.

      [Il Pedretti si agiterà, certo. Anche perché è politicamente disoccupato e, agitandosi, non ha niente da perdere, avendo già tutto perduto. Potrebbe avere qualcosa da guadagnare, se riuscisse a dimostrare che non è propriamente un “desperado” della politica. Ma è isolato, per il momento può contare soltanto sull’appoggio della cellula “amica” incistata a Bergamo news (ma quanto gli sia veramente “amica”, è tutto da dimostrare: forse, anche loro, vanno alla ricerca di un argomento di incontrovertibile efficacia, che consenta loro di sganciarsi). Non credo, comunque, che nella competizione elettorale prossima ventura il Pedretti intenda “metterci la faccia”, per usare un’espressione che gli piaceva parecchio, quand’era leghista e, anzi, proclamava “A Curno la Lega sono io! Punto! Basta!”. Non metterà la faccia per le stesse ragioni per cui non la mise nella competizione del 2012 (e non perché avesse un posto in caldo in Parlamento, come scrisse il gatto padano). Non mise la faccia, perché sapeva che sarebbe stato impallinato da Nusquamia: questo è un merito che ci ascriviamo.
      Probabilmente il Pedretti pensa di poter svolgere un ruolo di “pacificatore” dei dissensi in seno alla scombiccherata compagine della destra curnense, sogna una convergenza delle diverse anime destrorse in un progetto politico parimenti antiserrano e antigandulfiano.
      Non dimentichiamo infine — e questo è il dato fondamentale del problema — che il Pedretti può contare soltanto su se stesso e, tutt’al più, sulla cellula incistata a Bergamo news. Forse su un appoggio esterno del gatto padano, come vedremo in un successivo commento. Ma è un appoggio che, appena si manifesti, azzoppa la proposta pedrettesca: tutto dipende dal gatto padano, quanto se ne starà nascosto. Perfino Tarcisio Foresti, politico curnense di formidabile acume politico, tanto da meritarsi il titolo di Machiavelli curnense, non è più sulla stessa lunghezza d’onda del Pedretti. Qualcuno nella similsinistra potrebbe tifare per il Pedretti, è vero, ma sarebebro gli unici.
      N.d.Ar.]

  20. ALGIDO permalink

    La puoi condire con salse strane, ma zucca è, e tale rimane…
    Cioè, se uno nasce tondo non muore quadro, vale anche per i politici di Curno naturalmente.
    [Non è chiaro dove il discorso voglia andare a parare. Lei si riferisce al Pedretti? Vuol dire che è un cavallo di razza? Il Pedretti? O vuol dire che “buon sangue non mente” e che dunque non c’è da meravigliarsi se eventualmente il figlio della dott.ssa Luisa Gamba è adottato nel direttivo del circolo del Pd curnense, in qualità di promettente giovane virgulto (ammesso che l’informativa riguardo al legame matrilineare del “giovane virgulto” Andrea Saccogna sia fondata)? N.d.Ar.]

    Poi ognuno faccia quello che vuole chè il mondo è bello perchè è vario.
    Vale anche per Roberto Pedretti naturalmente.
    Ricordo che nella precedente Amministrazione aveva un ruolo importante Dante Maini. Soprannome: còercì (piccolo coperchio). Deriva dalla sua grande abilità a cambiare casacca: DC prima, poi PSI, poi IDV, poi Asinello di Prodi poi Forza Italia e poi PDL. C’è stato anche qualche passaggio in listarelle (tipo quella di Dini, ma non ricordo quale). Nessuno gli ha mai chiesto il perchè e il percome. Tutto perfettamente normale.
    [Oh, che bricconcello, questo Maini! A questo punto non mi meraviglio più, se in Consiglio votò per sbarrare la strada al cosiddetto Ecomostro, solidalmente con la similsinistra, con il Pedretti e con Locatelli. Nello spiegare le ragioni del suo voto contrario, esordì dicendo che Gandolfi avrebbe dovuto seguire i suoi consigli, e che lui gliel’aveva detto. Locatelli disse che non erano stati sentiti gli attori del territorio (a quel tempo l’espressione “attori del territorio” aveva ancora un suo carattere di sacralità, era impiegata anche da Max Conti; poi sarebbe stata sputtanata — modestamente — da Aristide). Vito Conti, più intelligente, non parlò di ecomostro, anzi disse che il progetto era bello, ma non era opportuno, disse. Tale difetto di opportunità non fu tuttavia intelligibile, nemmeno alla ponderazione delle persone intelligenti. N.d.Ar.]

    E poi perchè guardare la pagliuzza nell’okkio del Pedretti e non vedere la propria? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
    [E così assolviamo anche Cavagna il Vecchio che, da sindacalista che era, è diventato esternalizzatore di mansioni impiegatizie d’ordine e decisionali. N.d.Ar.]

    • al Gandalfir billa'h permalink

      Il patto serrapedrettista vedo che funziona ancora, e che i similprogressisti vogliono resuscitarlo: dopo il capro espiatorio adesso la pagliuzza… con quel che segue.
      Vorrei chiedere al gelataio: qual’è la trave negli occhi del Sindaco Gandolfi?
      Forse l’aggetto siffredico?

  21. Zio permalink

    Evidentemente Algido, che senbra sapere ogni cosa, nel caso di Saccogna è “ignorante”, nel senso che ignora chi sia la giovane promessa del Pidì curnese, dunque giro la domanda al coordinatore del PD di Curno, Presidente Massimo Conti, che non può non sapere, sempre che lui legga Nusquamia. In ultima analisi, se Massimo Conti, come la Serra, non legge Nusquamia, allora invierò la domanda formalmente al PD, chiedendo spiegazioni in merito.

    f.to Zio del nipote

    @ Massimo Conti
    Che lei sappia, il Saccogna di cui si parla nel volantino del PD è il figlio dell’ Assessore Gamba?

    [Giusto, mi associo. Anch’io chiedo formalmente a Max Conti se Andrea Saccogna è figlio della dott.ssa Luisa Gamba. Ammettiamo che Max COnti non lo sappia: in qualità di responsabile del Cricolo del Pd, essendo in contatto con il Saccogna, potrà sempre domandargli se lui, Andrea, è figlio di «Luisa Gamba in Saccogna», come si è letto nelle liste elettorali: si veda Curno, tutti i candidati.
    Dopo di che, sappiamo tutti che, quand’anche Andrea Saccogna sia figlio della dott.ssa Luisa Gamba, a norma di cacata carta è tutto regolare. Ma non esistono cacate carte che impediscano al libero pensiero di applicarsi alla realtà delle cose e trarre le conclusioni che vorrà, tanto più se tali conclusioni sono tratte rigorosamente, nel rispetto delle leggi dell’“ars argumentandi”, a partire da dati di fatto e principi assiomatici (‘endoxa’, secondo Aristotele) che non sono regolamentabili dalle cacate carte. Soltanto i regimi tirannici si arrogano il diritto di imporci le premesse del ragionamento.
    N.d.Ar.]

  22. Curno alternativa, cioè “Curno diversa”? Grazie, abbiamo già dato: ai “diversi”, ai “ggiovani”, alle donne, agli Lgbt, ai “nuovi soggetti politici”, alle “proposte innovative” ecc. Ci basta il buon governo.


    Per recarsi alla pagina di Curno alternativa di autori anonimi e latitanti (perché i promotori non si manifestano?) fare clic sull’immagine.

    .
    Ci siamo già occupati della fantomatica “Curno alternativa” in un precedente commento: si veda Marketing della politichetta o politichetta del marketing?.
    Scrivevamo allora:

    Prendiamo atto del fatto che questa “Curno alternativa” spunta fuori dal nulla e che Bergamo news ha voluto accreditarla come fonte di informazione.
    Potrebbe essere un’invenzione di Bergamo news, un modo – come si dice – di “catturae & fidelizzare” il lettore curnense, proprio come si catturano & fidelizzano i consumatori a qualche brand, come si dice in linguaggio coglione. Insomma, la testata Bergamo news sta facendo marketing per se stessa.
    Oppure Curno alternativa è l’iniziativa di qualche gruppuscolo che lancia – come si dice – un ballon d’essai e che cerca di catturare & fidelizzare in proprio un suo pubblico di lettori, per fini elettorali o commerciali.
    Si qualifichino, e poi ne riparliamo. Si ricordino anche che con noi non funzionano né la furbizia contadina (quella del gatto padano doc) né quella markettara (quella dei giovanottini ambiziziosetti). Se insistono, saranno smascherati.

    Non abbiamo da aggiungere niente a quanto scrivevamo. Possiamo soltanto precisare: questa Curno alternativa sa molto di gatto padano, con la consulenza del Pedretti: o, invertendo l’ordine dei fattori, sa molto di Pedretti, con la consulenza del gatto padano. Forse con qualche fotografia di Locatelli, che però non gode delle simpatie del gatto padano: a meno che non abbiano fatto la pace, nel frattempo. Ma non dimentichiamo le grandi doti di mediatore del Pedretti.

  23. ALGIDO permalink

    Avevo promesso una riflessione sulla mutata funzione del territorio e sulle errate convinzioni di taluni politici locali sul controvalore vero dell’impegno amministrativo, premetto che è una riflessione generale, che non è pensata su Curno, ma a seguito della conoscenza e della frequentazione di molti amici amministratori da molti anni (ormai a quasi 60 anni sono prossimo alla pensione)
    Attratti dalla avventura Amministrativa (ed è un bene credo) ma a volte si sospetta, per motivi del tutto errati.
    Andiamo con ordine…
    ..c’era una volta il mattone…
    Fino a 8-9 anni fa (e non prendo Curno a esempio: si potrebbe ragionare per tutti i comuni del Nord Italia allo stesso modo) i terreni edificabili venivano venduti a una quotazione che ha anche superato i 250-350 Euro/mc.
    Un comune come Curno , Ponte San Pietro, Mozzo, Treviolo, Pradalunga, Ponteranica, uno a caso di queste dimensioni) ogni variante generale o ogni PRG (ora PGT) deliberava un volume di circa 1 milione di mc (tra commerciale, artigianale e residenziale, s’intende) parliamo di entità intorno agli 8-10.000 abitanti.
    Il conto è presto fatto, si parla di 300 milioni di Euro. (50 milioni piu o meno)
    Ogni anno entrate in conto capitale per oltre 3 milioni di Euro, (ora in provincia non arrivano al 10% di quei valori.)
    Inoltre il valore del movimentato (i famosi 300 milioni) si è ridotto, ora al massimo sarebbero 200 milioni.
    Ma mentre prima erano soldi veri, perchè le case venivano realizzate e vendute subito (o magari anche prima, sulla carta come si dice), ora invece si tratta di meno soldi, e per di più “teorici” cioè non è detto (anzi è del tutto improbabile) che siano facilmente venduti questi immobili.
    Perchè questa premessa?
    Perchè fino a 7-8-10 anni fa questa torta attirava molti appetiti e in molti si affannavano a proporsi per amministrare un territorio, il PRG e i Piani di Intervento (allora Piani di Lottizzazione).
    Quale era l’identikit? Per lo meno di certuni Assessori in moltissimi comuni della provincia?
    Geometra (o simili) o impresario edile (ora si direbbe operatore) con interessi sul territorio.
    Io ad esempio fui, nel 1994, assessore di un comune (poco più grande di Curno) e fui il primo dal 1946 a non avere queste caratteristiche…infatti non durai e venni sostituito dopo 3 anni da un amico del Sindaco (se non erro un ingegnere calcolatore di CA).
    Ma non è nemmeno questo il punto, anche se facciamo bene a ricordarcelo per capire come mai in bergamasca, anzi, nel Nord Italia l’identikit dell’Amministratore è più o meno simile, o lo è stato fino ad alcuni anni fa.
    Ora però ci sono alcune novità:
    1) La crisi del mattone (i numeri sopra sono chiari, al momento i comuni introitano meno del 10% di quanto introitavano 8-10 anni fa dal cosiddetto mattone.)
    2) La nuova legge regionale che vieta il consumo dei terreni agricoli (a parte poche eccezioni per opere od operazioni di interesse sovracomunale difficili da addomesticare)
    3) Le sempre più stringenti leggi sulle incompatibilità (legate alla proprietà dei suoli ma anche alla progettazione)
    4) I social Network…una volta era facile per un Geometra-Assessore nel comune A, astenersi secondo la legge dal progettare, ma invece farlo nel Comune B, ove un analogo assessore (anche di partiti diversi, pecunia non olet) si astiene dal progettare ma lo fa nel comune A in una logica di scambio di favori. Adesso basta una soffiata su facebook o meglio ancora in anonimo su un blog e voilà. Scoppia il bubbone idem per i tecnici comunali, che arrotondano con sempre maggiore difficoltà la magra minestra del 27 del mese, vuoi per la concorrenza e la crisi vuoi per il rischio di un bel licenziamento.
    E il ritorno in termini di danaro (in quanto diaria percepita) in termini di riconoscibilità sociale o di possibile escalation politica?
    Modesto il primo (se poi a ricoprire il ruolo è un dipendente attivo la diaria va divisa per due), un Sindaco arriva a malapena allo stipendio di un operaio, al netto delle tasse, con responsabìlità enormemente superiori.
    Da ridere il secondo, ormai la figura dell’amministratore è assimilata a quella del monatto
    Improbabile la terza: Senato cancellato, Province cancellate o ridotte a enti di secondo livello (a diaria zero per presidente e consiglieri) posti in Regione ridotti già di quasi il 15% (da 90 a 80 consiglieri in Lombardia, ma non è finita)
    Nuovi partiti (ad es. M5S) a prendersi il 25% di questi posti. Insomma, fare l’escalation appare sempre più ardua, non proprio come vincere al totocalcio, ma quasi, come probabilità.
    E anche i posti pregiati sono meno pagati.
    In Regione da ora in poi si lavora senza vitalizio e a compensi ridotti.
    Resta, è vero, la camera ei deputati (ma il vitalizio resiste dopo i 60 anni ancora per poco, diventerà un versamento contributi e verrà corrisposto dopo i 65 anni)
    In una Provincia come Bergamo credo ci siano 9 deputati (tra tutti i partiti) su un milione e 50.000 abitanti.
    E prendere le preferenze (reintrodotte) costa fatica e soldi (si calcola da 50 a 100.000 Euro per una campagna elettorale, un anno di stipendio da parlamentare o Consigliere regionale)
    Insomma, stiamo parlando di ritorni altamente improbabili a fronte di investimenti cospicui e certi.
    Esiste, è vero, e direi per fortuna, una gran massa di idealisti, di servitori dello stato, della comunità, del popolo, che resistono agli sberleffi, alla indifferenza sociale, alla perdita di danaro, alla gogna mediatica…
    A loro va il mio plauso, spero il nostro plauso.
    Resta però un sospetto.
    Certi soggetti, lontani anni luce dalla figura dell’idealista servitore dello stato, i cambiatori di casacca, che vivono di sottobosco di operazioni immobiliari, perché si affannano? Perché brigano per controllare o tornare a controllare le leve del mattone?
    La festa è finita, di grasso che cola non ce n’è più, il sospetto è che certi carnevali non torneranno…viene perciò il dubbio che non ci sia contezza di ciò, che questa nuova realtà non sia stato affatto compresa..
    E forse è questo che frena il ricambio in certe formazioni politico-amministrative presenti un po’ in tutto il Nord Italia e che ripropone in eterno la solita broda insipida e indigesta.
    Ribadisco che si tratta di un discorso generale e non calato su Curno. Ma ci sta…

    • La qualità degli amministratori locali va precipitando verso livelli infimi. Il Pd è preoccupato (giustamente, nella sua componente responsabile, non avventurista). Noi siamo preoccupati anche di più

      Strano questo messaggio di Algido, anche se degno di considerazione.
      La prima osservazione che vien fatto di esprimere è che non sia farina del suo sacco e che l’analisi proposta sia frutto dell’elaborazione di un centro studi del Pd. Non dimentichiamo che il Pd non è fatto tutto di gente come Matteo Renzi, ma che conta anche persone serie, come per esempio Enrico Letta. Potremmo non essere d’accordo sulla politica di Enrico Letta, che si limitò a dare un’aggiustatina al motore dell’Italia, consapevole della impossibilità di cambiarlo, ma non possiamo, per onestà intellettuale, non cogliere la differenza tra un Enrico Letta e un Matteo Renzi.
      In particolare, poiché l’analisi riportata da Algido è calibrata sulla realtà bergamasca, con esempi di vita vissuta (che non sono di Algido) viene naturale pensare che essa sia maturata nell’ambito di un’associazione come BergamoEuropa, della quale Max Conti è il presidente. Quale che ne sia l’origine, val al pena considerarla seriamente. Non entro nel merito delle singole affermazioni, che andrebbero verificate, mi limito a osservare che manca la chiarezza espositiva e che c’è uno iato, o forse uno scarto, irrimediabile, quando la disamina passa dalla figura dell’amministratore-geometra a quella dell’amministratore anche non-geometra. Ma dal centro studi di un partito, oggi come oggi, chiedere la chiarezza espositiva è, onestamente, troppo. Sia come sia, per dare appigli certi al ragionamento, ho ritenuto opportuno riformularlo e riposizionarne i singoli passi (che in linguaggio coglione vengono detti “step”), nel modo qui di seguito indicato:

      ********************************

      • ogni Pgt nei comuni di 8-10.000 abitanti delibera, o deliberava un tempo, un volume di circa 1 milione di mc;
      • il valore venale di 1 milione di mc ammonta a 300 milioni di euri ca.;
      • anche in conseguenza dei mc deliberati dal Pgt, le entrate in conto capitale per i Comuni di 8-10.000 abitanti un tempo ammontavano, ogni anno, a 3 milioni di euri;
      • il notevole giro d’affari stimolava gli appetiti degli attori del territorio che brigavano perché gli assessori fossero geometri o comunque personaggi vicini al mondo del mattone;
      • conseguentemente personaggi anche modesti, ma comunque vicini al mondo del mattone, erano invogliati a intraprendere la carriera politica, nella prospettiva di diventare assessori (alcuni si contentavano di diventare tecnici comunali): il che avrebbe consentito loro di intrattenere proficui rapporti con gli attori del territorio;
      • oggi però le entrate in conto capitale ammonterebbero al 10% di quel che erano ai tempi d’oro: l’entità si aggira sui 300.000 euri;
      • per giunta i 300.000 euri sarebbero teorici, per via del c.d. “invenduto” (questo è un portato della crisi economica);
      • oggi inoltre le leggi renderebbero più difficile l’intrallazzo diretto, come pure quello in modalità di “triangolazione”, intesa come scambio di favori tra attori del territorio e assessori (o tecnici comunali) del Comune X che ricevono consulenze nel comune Y;
      • se dunque prescindiamo dalle “dazioni” in denaro (uso il linguaggio dipietresco), gli unici vantaggi che deriverebbero dall’intraprendere una carriera politica in qualità di amministratore locale (per geometri e non-geometri) sarebbero quelli di una carriera politica in sé e per sé: si comincia a far carriera in un Comune, con la speranza di approdare a incarichi più importanti, per esempio alla Regione o in Parlamento;
      • ma la carriera politica OltreCurno (nella fattispecie) oggi come oggi si limita al prestigio sociale, che per giunta è relativo, visto che i politici sono considerati poco meno che appestati; d’altra parte i benefici laterali (vitalizi ecc.) collegati alla carica in sé, quelli legali, sono oggi sensibilmente più esigui;
      • segue di qui che un uomo (o una donna) di valore non è invogliato a intraprendere la carriera politica; se è per questo, neanche un uomo (o una donna) che magari sia anche ignorante, ma che almeno è sveglio (visto che non c’è, o non ci sarebbe, trippa per i gatti);
      • dunque se ancora oggi molti si dànno da fare per diventare amministratori locali, questo è segno che non hanno capito quanto il quadro sia mutato rispetto ai decenni precedenti; essi, questi ambiziosi, non sono uomini di valore e non sono nemmeno svegli, dunque la politica è destinata a cadere nelle mani — salvo qualche doverosa eccezione — di persone rozze, ignoranti, di basso profilo sociointellettuale e fondamentalmente scemotte.

      ********************************

      Penso che la questione, riformulata in questi termini, metta in luce la preoccupazione, che è soprattutto del Pd, e neanche di tutti nel Pd, di reperire materiale umano appena decente. Basti pensare alla transumanza al Pd dei politici controllati da Cuffaro, detto “vasa vasa”: si dirà che queste sono cose siciliane, ma io sarei meno categorico. Quanto agli altri partiti, per esempio Lega e Forza Italia, penso che si ponganom meno scrupoli del Pd, che già se ne pone pochi, di fatto. Un conto sono le proccupazioni di un centro studi, altro la prassi. E che nessuno mi venga a dre che un partito è sano, perché il suo centro studi ecc. Sarebbe come negare i casi di pedofilia dei preti cattolici in Irlanda, dicendo che però padre Pio queste cose non le faceva.
      Credo che molte delle affermazioni qui sopra riportate meritino di essere verificate. Trovo anche semplicistica la conclusione, per cui in mancanza di benefici concreti oggi non sarebbe più conveniente intraprendere una carriera politica, facendo la gavetta come amministratori locali. Potrei essere d’accordo che il ventaglio delle occasioni è oggi meno ampio rispetto a quello dei tempi d’oro. Ma non dimentichiamo che, se si prosciugano le antiche sorgenti di guadagno, se ne individuano sempre di nuove. Faccio un esempio, il primo che mi viene in mente: lo stesso uomo politico che ieri lucrava sul controllo del mercato della frutta e della verdura, oggi potrebbe lucrare sui corsi di formazione. Esiste, piaccia o non piaccia, la criminalità dei corsi di formazione.
      Ma, soprattutto, mi sembra che l’analisi trascuri un aspetto importantissimo del quadro motivazionale che induce un giovane a darsi alla politica. A parte lo spettro della disoccupazione, dove mettiamo l’ambizione, che è tanto più dirompente, tanto più sfacciata, quanto meno si è intelligenti e quanto meno si è provvisti di cultura?
      Poiché l’analisi nasce nell’ambito di un partito politico, capisco la sua preoccupazione di non poter più contare su materiale umano di qualità almeno decente. Ci tengo a sottolineare però che ancora maggiore è la preoccupazione dei cittadini, perlomeno dei cittadini più avvertiti. Un partito politico bene o male può, o potrebbe, sbarrare la strada ai più ignoranti, ai più gretti, ai meno intelligenti. Se invece in sede locale si forma una lista civica di persone mediocri, assolutamente ìmpari al compito di amministrare la cosa pubblica, e i suoi componenti dispongono tuttavia di una rete estesa di legami familiari o sociali, chi potrà fermare costoro? L’unico modo di fermarli è precisamente quello che non piace ai tenutari della politichetta curnense: mettere in discussione le attitudini e le qualità personali dei candidati. I politici indigeni invece, compresi quelli che militano in questo o quel partito, ma si nascondono entro una lista farlocca, vorrebbero che la campagna elettorale si svolgesse a colpi di cacate carte, di programmi e di “ideali” (di libertà e libero mercato, per esempio, o di caramellose istanze della società civile) nei quali essi per primi non credono, ma sui quali confidano di far leva, ognuno come può. Ricorrono inoltre, chi più chi meno, ai buoni servigi della stampa anglorobicosassone; i destri infettano da bravi untorelli il paese con l’unguento viscido e maleodorante della paura e dell’odio ecc.; i similprogressisti, per parte loro, possono contare, oltre che sull’indotto scolastico, su una formidabile macchina di potere, articolata e capillare.
      Concludendo: se Algido si meraviglia del numero di coloro, e sono tanti, che insistono a darsi da fare per voler diventare amministratori di Curno, vuol dire che la sua meraviglia è mal posta. Senza voler buttar a mare in toto la sua argomentazione, prendo atto di alcune sue osservazioni, ma insisto nell’affermare che ha trascurato alcuni aspetti del quadro motivazionale, di importanza decisiva. I principali sono questi:
      • la persistenza di metodi di corruzione/concussione, troppo frettolosamente dati per spacciati: è sicuro Algido, o comunque l’estensore dell’analisi in questione, che il sistema della triangolazione sia venuto meno? Noi abbiamo al riguardo notizie diverse dalle sue;
      • la possibilità di trovare nuove fonti di guadagno, o nuovi benefici, diversi da quelli tradizionali;
      • l’ambizione.

      P.S. – Credo che il conte-zio Misiani farebbe bene a tenere conto di queste osservazioni.

      • Romana permalink

        E questo sarebbe il portato di un costoso centro studi misian-piddino, incistato in un’altrettanto costosa (utile a chi?) associazione bergamin-europea-mondial-curnese? Sfrontata dichiarazione del potere arrogante dei partiti, privo di scrupoli, con le mani ben affondate nel grasso che cola e in quello che purtroppo si continuerà a far colare, attingendo a nuove fonti di ciccia con metodi sempre più obbrobriosi e sofisticati. Basta saper leggere. Rimpiango persino i romantici vecchi ladri di polli di democristiana memoria.

        [In termini marxiani si direbbe: struttura e sovrastruttura. La struttura è quella che è: tradimento della stessa ragion d’essere della sinistra, aziendalismo spinto, esternalizzazioni a capocchia, patto serrapedrettista, appecoramento agli attori del territorio, l’amministrazione della cosa pubblica asservita a sogni individuali di gloria e carriere OltreCurno. La sovrastruttura è una pensosa riflessione sulla difficoltà di fare la buona politica, sul reclutamento della classe dirigente del partito e degli amministratori locali, sulla loro formazione mediante una scuola di partito che si pretende “di eccellenza”. Ma non c’è chi non veda la differenza: è come leggere il ‘Simposio’ di Platone in greco, da una parte; e poi sentire le baggianate che ne scrive Martha Nussbaum dall’altra. N.d.Ar.]

      • al Gandalfir billa'h permalink

        È il manifesto dell’idea dell’opprimente potere burocratico fatto politica. Lo svuotamento dell’essenza della società occidentale come maturata nei secoli.
        Al confronto, il pur pericolosissimo (per la Lega soprattutto) politicante defunto è una pagliuzza… pronta per essere usata.

      • ALGIDO permalink

        Vorrei fare alcune precisazioni, perchè se è vero che alcuni passaggi sono stati colti, è altrettanto veri che su altri, forse perchè scritti di getto (ma quale centro studi) si è generata confusione in lei e anche in qualche lettore cui non ho pensato scrivendo il post precedente.
        Mi domando anzi perchè si siano sentiti tirato in ballo, ma fa niente, me lo spiegheranno.

        Il ragionamento mi è venuto in mente pensando ad un passaggio del libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, forse perchè mio figlio lo sta leggendo proprio ora e mi è tornato sotto gli occhi dopo 25 anni..
        I libri sono messi all’indice, bruciati, e c’è qualcuno che si chiede stupito ….”ma perchè leggono”…

        Ecco la domanda sottesa al pastoso (e forse pesante) ragionamento di ieri è…ma perchè amministrano….
        Si tratta di una riflessione e di una domanda certamente provocatorie, ma credo poste con qualche fondamento.

        Da un lato ho portato mie esperienze personali (legate alle province di Bergamo, certo, ma anche di Brescia, di Lodi Varese e Lecco, di Verona e per un breve periodo Piacenza.
        Infine anche di alcune province della Toscana: Lucca e Massa.

        Non ho trovato sostanziali differenze, perchè il profilo dell’amministratore (almeno dell’amministratore delle cose di mattone) è stato simile per moltissimi anni.

        A dire il vero qualche differenza nel “sistema Toscana” c’è…ma non grandissime nei piccoli centri, forse lo è maggiore in quelli grandi.
        Per il resto stessa zuppa.

        Il profilo di questo amministratore va mutando (anche per gli stringenti obblighi di legge) chiaro che un geometra (o un ingegnere strutturista, o un architetto, non facciamo torto a nessuno) che assume una delega assessorile all’urbanistica e che si impegna per iscritto a non progettare più nel territorio ove amministra (e dove nel 90% dei casi traeva la propria clientela) per almeno 5 anni potrebbe entrare in difficoltà.

        E spesso infatti il profilo sta cambiando cambia…ma non sempre..

        Anzi, in alcuni casi mi raccontano addirittura di una irrefrenabile voglia di occupare queste posizioni.
        Mi chiedevo allora a voce alta il perchè…dato che me ne sfugge completamente il senso.

        La risposta che mi son dato è….”costoro non hanno capito che il quadro è mutato per sempre,,”per i motivi che ho scritto sopra, ma anche per altri.

        Curno non c’entra direttamente nel ragionamento, che voleva sottolineare che:

        – I centri decisionali, i centri di gestione del potere, i centri di movimentazione delle ricchezze non passeranno più dal mattone (mai come prima comunque) e muterà non solo il profilo dell’amministratore, (ora sono altre le competenze richieste, a tal proposito illuminante una recente riunione con Vivere Curno) ma anche dell’operatore immobiliare.

        Certa fuffa fai da te che solo sulla scorta del ragionamento “tanto si vende tutto” ha prodotto obbrobri sotto gli occhi di tutti, adesso è in crisi, non si vende e la leva che li poneva alla ribalta (un ambiguo intreccio con amministratori sospetto, fatto di incarichi professionali ove la progettazione era purtroppo degradata a elemento di scambio, con validi professionisti in giro e poco impegnati, solo così si può spiegare l’enorme volume di incarichi che venivano assegnati a progettisti poco illuminati e a dir poco meno qualificati..) è ormai inefficace.
        E ribadisco, vivaddio.

        Certo, difficile rassegnarsi a ciò e alle coseguenze di questa mutazione.
        Ho conosciuto un geometra che nel paniere della spesa, oltre ad auto di lusso, vestiti, cene fuori almeno 6 volte al mese per 4 persone, appartamento hollywoodiano, si permetteva perfino, negli anni d’oro, una puntata al mese in un casinò (non erano ancora i tempi delle sale slot) ove preventivava una perdita massima di 1,5-2 milioni di lire a botta, escluso pranzo e hotel.
        I soldi non crescono sulle piante…di dove venivano?
        Forse ereditati, o forse da quel sistema

        Chi lo può sapere..allora non esisteva lo spesometro o il redditometro, altrimenti…

        Dunque un altro profilo di amministratore,,, e sia il benvenuto

        Teniamo conto di un altro fatto.
        Chi prevede che il mercato del mattone riparta a breve non tiene conto di due cose:

        1) l’enorme volume di invenduto che è sul mercato…questo verrà smaltito prima che altro mattone venga realizzato, non al 100% ovvio, ma ci vorrà tempo per smaltire la “mappazza”

        2) l’immissione sul mercato di una enorme massa di immobili, per lo più appartamento che, a causa di insolvenze, sono in carico alle banche che non sanno cosa farsene.
        Si parla di oltre 1200 solo nella città di Bergamo, ma forse sono di più.

        Prima o poi le banche li collocheranno sul mercato questo deprimerà ulteriormente il mercato delle nuove costruzioni per qualche tempo.
        Anche perchè i prezzi a quanto mi ha detto il dirigente di una banca, saranno di “saldo”.

        Io aspetto con interesse, magari ci scappa pure l’affaruccio.

        Sui siti delle aste fallimentari sono visibili appartamenti anche a Curno, Mozzo, treviolo, carini alcuni, a prezzi ripeto, interessanti.

        Dunque perchè amministrano…

        Allora la risposta può solo essere per servire la collettività..per “servire il popolo”

        Va bene, voglio provare a crederci..qualcuno forse mi vuole suggerire “meglio che tu ci creda”

        Crediamoci allora, con concentrazione e cuore aperto.

        Grazie mille per l’ospitalità.

      • Va bene, ma non meniamo il can per l’aia

        Poiché sono fazioso (com’è giusto essere, quando si parla di politica e si è schierati) ma sono anche intelligente, con buona pace di qualcuno, non nego che questo suo nuovo intervento presenti spunti di riflessione interessanti. Il che non significa che sia d’accordo con la tesi per cui il mattone avrebbe perso, agli occhi dei politicanti, il suo appeal, come si dice in linguaggio coglione, cioè il suo potere di attrattiva, in italiano. Alle volte per smontare un ragionamento basta un controesempio. Il quale potrebbe essere presentato in forma gesuitica con una domanda, o anche con una serie di domande (com’è noto, i gesuiti hanno fama di rispondere a una domanda con un’altra domanda): e la ‘ndrangheta allora, forse che non ha niente che fare con il mercato del mattone? Forse che la ‘ndrangheta non ha registrato, proprio questi ultimi anni, una terribile espansione, proprio nell’Italia settentrionale? Inoltre chi ha detto che il mercato del mattone sia quello delle case di civile abitazione che, in effetti, è in grave sofferenza? Forse che gli ospedali, i palazzetti dello sport, le biblioteche, non sono costruiti in mattoni? E quand’anche si facesse un uso intensivo di altri materiali, in che cosa cambia il ragionamento?

        Osservo infine che lei per primo afferma che «Curno non c’entra direttamente nel ragionamento». Ecco, questo è un vezzo e, più che un vezzo, un vizio dei politici: entrambe le parole derivano dal lat. vitium, assumendo poi diverso significato. Cioè, si parte da un problema concreto, quindi si prende l’aìre (con l’accento sulla “i”), cioè si spicca il salto, verso temi astratti, rivolti ad altro. Così, parlando d’altro, si ritiene di aver affrontato un tema concreto. In quanto cultore della seconda F non ho niente in contrario al riguardo dei discorsi astratti, questo non significa però che mi piaccia essere preso per i fondelli. Tanto più che la capacità di astrazione dei politici è alquanto modesta: confondono il cazzeggio con l’astrazione filosofica. Costoro sono perfino a un livello inferiore a quello di Marta Nussbaum la quale, quando dice baggianate, ciurla nel manico e confida nell’ignoranza dei lettori. Invece i politici, quando raccontano baggianate, offendono l’intelligenza di chi li sta ad ascoltare, o perlomeno di una parte qualificata di chi è costretto ad ascoltarli.
        Lei ci fa sapere che in una recente riunione della scuoletta di partito di “Vivere Curno” si è affrontato il problema delle competenze richieste a un amministratore. Ebbene, questo è un tema molto caro agli abitanti dell’isola felice di Nusquamia. Bene avrebbe fatto la dott.ssa Serra a invitare gli abitanti dell’isola felice a quella riunione: quantomeno, Gandolfi ed Aristide. Certo, se la dott.ssa Serra non fosse così irrimediabilmente superba e, forse, anche poco sicura delle sue ragioni, tanto da essere maestra nel togliere la parola, con vario pretesto, a chi esprima concetti difformi. Ne sarebbe venuto fuori un interessante dibattito in utramque partem, invece della solita pappetta da condividere e ingurgitare.

  24. A volte ritornano permalink

    “che il Pedretti può contare soltanto su se stesso” [*]

    Sbagliato, può contare ancora sulla Lega di Salvini che non ha mai mosso un dito a riguardo.
    Chissà uno come lui può sempre tornare utile.
    [In effetti, il Pedretti è stato premiato da Salvini, nemmeno un anno fa, con una bella targa artistica. E adesso se la prende con Maroni, mica con Salvini: e questo può far piacere a Salvini. Insomma, potremmo trovarci di fronte a un caso da manuale, un caso di diversificazione del prodotto per ingannare il consumatore (l’elettore di area fascioleghista). Rimane il fatto che il Pedretti nel proclama delle Idi di Dicembre, destinato a passare alla Storia, annunciava il divorzio dalla Lega: ma è sufficiente un annuncio su Facebook? Voglio dire, è tutto regolare, a norma di cacata carta? Ai tempi dei Romani, per il divorzio bastava che il marito dicesse “Prendi le tue cose e vai”, oggi però le cose sono cambiate, ci vuole una sentenza. Dov’è la sentenza di divorzio? In effetti non c’è. N.d.Ar.]

    E non dimentichiamo la forte amicizia con Massimo Conti di Curno, insieme potrebbero dare continuità al patto serra-pedrettista.
    Vi stupite ancora?
    Ma ci rendiamo conto qual’è l’humus da dove sbocciano i “fiori” della politica di oggi?

    —————————————-
    [*] Una citazione da quanto scrivevo sopra: «Non dimentichiamo infine — e questo è il dato fondamentale del problema — che il Pedretti può contare soltanto su se stesso e, tutt’al più, sulla cellula incistata a Bergamo news». N.d.Ar.

  25. Il sito del Pd di Curno è una ciofeca

    Il sito del Pd di Curno è fermo al 5 maggio 2014, allorché il Circolo di Curno del Partito democratico invitò i cittadini a un confronto sul cosiddetto Jobs act che, alla luce dei fatti recenti, si è dimostrato esso stesso una solenne ciofeca.
    Segnaliamo — e questo non è un particolare “di picciol momento” — la presenza tra i relatori dell’on. Antonio Misiani, che sarebbe poi il conte zio del segretario del Circolo, il non ancora on. Max Conti. Slurp, slurp, slurp!
    Da un punto di vista grafico, poi, è peggio che andar di notte. Ma, dico io, visto che il Pd curnense è tutto proteso nel marketing giovanilistico, visto che abbonda di giovani virgulti e figli di galline bianche, non potrebbe affidar loro l’incarico di metter giù qualche contenuto decente, magari copiando da documenti esistenti, e commentandoli (eh, qui viene il difficile, anche perché tutto deve passare per il controllo della dott.ssa Serra). Non potrebbe dar vita a qualcosa che sia aggiornato, ingranato con i problemi del paese e possibilmente scritto in buon italiano?
    E, soprattutto, perché è stato in sonno per tutto questo tempo? A me viene in mente la risposta più ovvia: per disprezzo nei confronti degli iscritti (quanti sono?) e, in generale, nei confronti dei cittadini di Curno.
    Se volete, copiate pure da Nusquamia: ma fate qualcosa! Quel sito è indecente. Se il conte zio si accorge delle macerie, guardate che una bella ramanzina non ve la leva nessuno. E che figura fate fare alla dott.ssa Serra, proprio adesso che in America si tengono le primarie, e che la Serra si accredita in terra bergamasca come la Hillary de noantri? Anzi, meglio di Hillary…

    • Romana permalink

      La Hillary Clinton, araldo del mantenimento dell’impero statunitense a ogni costo, specie a spese degli europei, sta prendendo legnate alle primarie.
      È largamente invisa alla parte maggioritaria della popolazione, ormai ispano-africana e pur di tendenza democratica.
      Certi modelli sono al tramonto.

    • Romana permalink

      In effetti, la Clinton è legatissima ai vertici delle rappresentanze etniche ispaniche e afro-americane, la parte “debole” della popolazione, ma i suoi strettissimi rapporti con Wall Street la rendono largamente invisa anche a tale base etnica.
      Da osservare che, per certi aspetti, il duello elettorale in atto negli Usa potrebbe parzialmente anche leggersi come avente caratteristiche etniche, con tutte le conseguenze del caso.

      • Hillary Clinton sbriciolata nel New Hampshire. Sospiro di sollievo dei maschi, non più destinati alla castrazione

        Estraggo dall’articolo di Repubblica, che è possibile raggiungere facendo clic sull’immagine qui sopra:

        Il 74enne Sanders riesce a infliggere a Hillary Clinton un distacco enorme, dell’ordine di venti punti. Lei incassa la sua prima disfatta, la riconosce con fair-play e dichiara: “Sono abituata a cadere, per questo capisco la sorte di tanti americani, come loro mi rialzerò”. Per Sanders invece “è cominciata una rivoluzione politica, con la partecipazione di cittadini che non avevano mai fatto politica prima, il messaggio è che il governo del Paese appartiene a tutti i cittadini, non a un pugno di miliardari”.

        Parole sante quelle di Sanders. Noi siamo con Sanders, contro la castratrice e aziendalista Hillary Clinton, finanziata da Wall Street e dai pescecani della finanza.

        Mi dispiace per la clintoniana dott.ssa Serra, che però potrebbe fare un salto in America, per dare una mano a Hillary. Noi, naturalmente, non ci siamo dimenticati di Giovannina Melandri, cazzutissima ministra veltroniana e “zapatera”, la quale in occasione delle primarie della stagione passata, disse “Io ho la doppia cittadinanza, sono anche americana. Andrò negli Usa, farò la propaganda porta a porta, Hillary vincerà”. Andò, fece propaganda, Hillary perse. Per fortuna vinse Obama; in caso contrario, sarebbe stato un brutto colpo, un colpo secco di forbice, o in alternativa uno stritolamento micidiale, per i maschi non solo americani, ma di tutto il mondo. Hillary non perdona, deve far pagare al mondo intero (di sesso maschile) quel che lei ha perdonato al marito, obtorto collo, per tornaconto personale e ambizione politica. La Melandri era anche quella che credeva di essere bella e diceva che per una donna in carriera essere bella è un handicap.

      • Pappetta femminista di Giovannina Melandri, in ocasione di Expo 2015

        Abbiamo nominato la Melandri nel commento precedente, perciò abbiamo voluto aggiornarci su questa grande ministra zapatera, femminista, bella (dice lei), cugina di Giovanni Minoli, trascorre il capodanno nel locale di Briatore in Kenya, poi nega di esserci mai stata, poi però quando vengono portate le foto probatorie (lei balla scatenata, con il labbro pendulo) dice che sì, era lì, ma faceva del «turismo consapevole», ed era ospite della moglie di Vecchioni, la Colombo, già animatrice delle “girandole”, una versione femminista dei girotondini ecc. Ma sentiamo come parla, adesso che è tutta istituzionale, presiede il Maxxi di Roma (dice gratuitamente, ma poi si scopre che non è vero), sentiamo quali banalità dice, e con quale “determinazione”!

    • Proverò a leggere meglio, ma mi pare che il problema sia stato mal posto, da Luttazzi. In generale, o si è libertari, o non si è libertari. Ovvio che si può anche non essere libertari, è più dufficile immagiare che si possa essere libertari, sì, ma con le briglie. Scanzi sarà antipatico, ma è più lucido.

  26. Quando un giovane virgulto del Pd è figlio della gallina bianca
    Ma è tutto a norma di cacata carta, come del resto nel caso del figlio premiato della sindachessa

    Adesso è ufficiale. Apprendiamo da fonte attendibile, di là da ogni ragionevole dubbio, che Andrea Saccogna, giovane virgulto cooptato nel direttivo del Circolo Pd di Curno, come ci è stato comunicato con tono compiaciuto da Max Conti, effettivamente è figlio dell’assessore curnense dott.ssa Luisa Gamba.
    Naturalmente, Honi soit qui mal y pense, cioè “Sia svergognato colui che pensa male”. Queste sono le parole pronunciate dal re d’Inghilterra Edoardo III quando la propria amante perse la giarrettiera, nella frenesia di un ballo. Il re si precipitò a raccogliere il prezioso indumento femminile e ammonì i cortigiani perché non si lasciassero andare a lazzi e commenti poco riguardosi della Sua maestà. Anche noi, naturalmente, ci guarderemo dal sorridere: per non parlare poi degli sghignazzi, dai qauli ci asteniamo, èerché non ci si addicono. Non dimentichiamo che la cooptazione del giovane virgulto è inoppugnabile, a norma di cacata carta: non c’è norma dello Stato, non c’è norma nello Statuto comunale, non c’è norma nel codice di comportamento del Pd che impedisca la cooptazione in un direttivo di partito del comune X del figlio di un assessore nel medesimo Comune.
    Abbiamo il dovere di attenerci alla lettera di quel che ci è stato comunicato da Max Conti: Andrea Saccogna è stato cooptato nel direttivo in quanto «già attivo» nel partito. Voi siete liberi di non crederci, naturalmente; ma non avete il diritto di dire che le cose non stanno così e che, per esempio, il giovane virgulto è stato cooptato in quanto “figlio della gallina bianca”.

    Ma perché l’espressione “figlio della gallina bianca” è passata in proverbio? Erasmo da Rotterdam ci dà una spiegazione convincente nel suo Adagio 78 della prima centuria (cioè del primo centinaio) della prima chiliade (cioè del primo migliaio) dei suoi Adagia:

    Scrive dunque Erasmo da Rotterdam nei suoi Adagia che viene chiamato “figlio della gallina bianca” colui che è nato sotto felici auspici, e che tale espressione si trova in Giovenale («Quia tu gallinae filius albae»: 13, 141). Essa deriva dal fatto che i Latini definiscono bianchi gli avvenimenti felici e collocati sotto buoni auspici. Ma, soprattutto, il proverbio sembra alludere a una gallina bianca mandata dal destino a Livia Drusilla, che sarebbe stata la moglie dell’imperatore Augusto. Racconta dunque Svetonio che un giorno, mentre Livia visitava una certa sua villa a Veio, un’aquila rapì in volo una gallina bianca, una gallina che stringeva nel becco un ramoscello di alloro. Poi l’aquila lasciò cadere la gallina nel grembo di Livia. La quale fece allevare la gallina, che avrebbe dato una progenie numerosa e usò quel ramoscello di alloro come una talea, dalla quale crebbe un laureto, cioè un boschetto di allori, così rigoglioso che i futuri imperatori andavano lì per coglierne le fronde con cui celebravano i propri trionfi. Da questo episodio potrebbe essere nata l’espressione “figlio della gallina bianca” per intendere figlio di illustri genitori.

    Per i più raffinati riportiamo in nota [*] parte dell’Adagio di Erasmo.
    Così stando le cose, non ci rimane che augurare buon lavoro ad Andrea Saccogna, ricordandogli che proprio perché è un giovane virgulto, ci aspettiamo da lui orientamenti in seno al Pd non conformisti e, in particolare, non appecorati ai disvalori dell’aziendalismo, che è la sifilide del nostro tempo.

    Parimenti è del tutto a norma di cacata carta, dunque ineccepibile se si ragiona in termini di cacate carte, il premio attribuito dal Comune di Curno al figlio della sindachessa dott.ssa Perlita Serra. L’episodio è noto ai lettori di Nusquamia: ne abbiamo parlato nell’articolo Premio-parentopoli a Curno? Forse. La visibilità per la fasciofemminista invece non è in forse, è cosa certa.
    Leggendo la piccata risposta del Pd (vedi qui sotto) curnense mi sembra di capire che le quotazioni del giornalista anglorobicosassone Remo Traìna presso i similprogressisti siano in sensibile ribasso, visto che Remo Traìna avrebbe potuto sbilanciarsi un po’ meno nei confronti della fasciofemminista, presentata come paladina del fair play, con tanto di fotografia. Peccato, Remo Traìna aveva raggiunto un felice equilibrio, dividendosi equamente tra similprogresisti, Forza Italia e Pedretti, e mantenendo sempre un atteggiamente rigorosamente antigandulfiano. L’equilibrio si è dunque rotto? Irreparabilmente? Speriamo di sì. Ammesso che io gongoli, mi astengo da qualunque manifestazione esteriore di gongolamento.

    Non entro nel merito della questione della causa intentata dalla fasciofemminista al Comune, agitata nella risposta piccata del Pd. Tale causa è stata intentata dalla fasciofemminista «per essere scivolata con la propria auto su una lastra di ghiaccio all’incrocio tra via dei Caduti e via de Amicis». Poiché la causa rendeva la fasciofemminista «incompatibile con la carica di consigliere comunale, ha ceduto la causa alla madre, «che ha ricevuto un risarcimento per concorso di colpa [del Comune] di 2475 euri». Le espressioni tra virgolette sono tratte dalla risposta piccata del Pd, che si conclude con il seguente angoscioso interrogativo: «Vi pare che possiamo accettare lezioni di correttezza da lei?».
    Ebbene, anche nel caso della fasciofemminista, mi pare che l’escamotage da lei messo in atto per evitare l’incompatibilità della propria carica con la volontà di ottenere un risarcimento dal Comune sia ineccepibile, a norma di cacata carta. Anzi, ci tengo a sottolineare che non c’interessa entrare nella lettera delle cacate carte e soprattutto nello spirito di chi fa questioni di cacata carta. Queste sono questioni di politichetta, che disprezziamo. Il che però non significa, come sono costretto a ripetere da tempo, che ci piaccia essere presi per il naso.
    Sottolineo che la questione, dal nostro punto di vista, è impostata correttamente in questi termini:

    Cacata carta sì, o cacata carta no?

    Su questo punto, non abbiamo dubbi: cacata carta no.
    Perciò, riassumendo, pensiamo che la dott.ssa Gamba riguardo al figlio cooptato nel direttivo del Pd, la dott.ssa Serra riguardo al figlio premiato dal Comune di Curno e la fasciofemminista riguardo alla cessione della causa intentata al Comune siano tutte in una botte di ferro, se si ragiona in termini di cacata carta.
    Se invece si ragiona in termini di un principio superiore o anche, eventualmente, di più di un principio superiore, beh, per dirla con Benigni nel film Berlinguer ti voglio bene, davanti alle femministe, qui «s’apra il dibattito!». Ma senza cacate carte, per favore. Senza scadere nella politichetta, e senza confidare negli “aiutini” della stampa anglorobicosassone, che abbiamo in dispetto. Toh, avevamo cominciato questa pagina con la stampa anglorobicosassone, vedo che si avvia alla conclusione ancora con la stampa anglorobicosassone.

    ———————————-
    [*] «Contra, feliciter natum albae gallinae filium dicimus. Iuuenalis: Quia tu gallinae filius albae. Vel quod laeta atque auspicata Latini alba vocant, vel quod prouerbium alludit ad fatalem illam gallinam, de qua meminit Suetonius Tranquillus in Galba his quidem verbis: «Liuiae olim statim post Augusti nuptias Veientanum suum reuisenti praeteruolans aquila gallinam albam ramulum lauri rostro tenentem demisit in gremium. Cumque nutriri alitem ac pangi ramulum placuisset, tanta pullorum soboles prouenit, vt hodie quoque ea villa ‘Ad gallinas’ vocetur. Tale vero lauretum, vt triumphaturi Caesares inde laureas decerperent; fuitque mos triumphantibus, alias confestim eodem loco pangere».

    • Fossa lignea permalink

      Sembra finalmente svelato il grande compito di profondo mutamento sociale che Augusta si è dato, a propria imperitura memoria: creare a Curno uno specialistico allevamento di aspiranti professionisti della politichetta (o politicaccia) dell’oscuro mondo della similsinistra.
      Avremo per decenni incistati nella vita pubblica curnese un bel gruppo di brave persone.
      Adesso finalmente si capisce a cosa servirà quel cantiere edile posto in perfetto proseguimento del cimitero, chiamato scuola elementare.

      • Sulla scuola siamo rassegnati. Ma il Bibliomostro no! Proprio no!

        Direi di non tormentare i similprogressisti con la scuola elementare. Tanto s’intortano da sé, quando prendono la cetra e, come Nerone, cantano le bellezze di Curno più bella e più grande che pria! Quando soccomberanno, sepolti dal ridicolo, lasciamo che come Nerone, dicano: ‘Qualis artifex pereo!’. Cioè, quale artista muore con me! Lasciamo che finiscano questa scuola elementare, sperimentale [squit, squit, squit!], e “bellissima”. Semmai, vediamo che non impongano sugli omeri dei cittadini il giogo di quel ridicolo, burino, provinciale Bibliomostro! Che si decidano una buona volta, che sfruttino il giro delle conoscenze di Vito Conti nell’ambito degli attori del territorio, e che finalmente alienino quella costruzione velleitaria al migliore offerente: ne facciano quel che vogliono, un parcheggio di biciclette, una sauna Lgbt o, meglio, una sede di rappresentanza della Freni Brembo con annessa foresteria (il gatto padano si è sempre vantato di essere un consigliere, ascoltatissimo, della Freni Brembo, poco meno che un oracolo: provate a sentirlo). Insomma, che si trovi una soluzione conveniente per tutti, ma che lorsignori non facciano pagare ai cittadini i sogni di gloria della dott.ssa Serra in continuazione ideale con quelli del Pedretti! Questo proprio no. Siamo stufi! (Gatto padano, ci sei? Tanto lo sappiamo che leggi Nusquamia. Dunque non reagisci?)

      • Ano Hana permalink

        I compagnucci al potere hanno avuto una renziana visione: così come ha fatto il bulletto toscano partendo dal suo sconosciuto paesello, perché non creare un solido e colloso gruppo nel paese bello da vivere per dare la scalata alle più impensate vette, buttando giù chiunque osi intralciarne il cammino? Del resto, il capo è da sempre anche esempio vivente da imitare.
        Ma loro non hanno la Mc Kinsey alle spalle.

  27. Sorte, l’uomo di Bergamo forte, vuole Pdl e Lega uniti

    Li vuole uniti anche la Gelmini (genio della fisica delle particelle)?
    Anche Locatelli (un uomo per tutte le stagioni)?
    Anche Cavagna il Giovane (statista giovanile)?
    Anche la fasciofemminista (domatrice di giornalisti)?
    Anche il Pedretti (già nipote del conte zio Calderoli)?
    Anche il Tarcisio (già pasionario pedrettoleghista)?
    Anche il Marcobelotti (Talleyrand velocipedale curnense)?

    E allora, che cosa aspettano a unirsi? Coraggio, unitevi, c’è perfino un sitarello, quello di Curno pedretto-micio-alternativa che intende intercettare la maschia volontà dei fasci leghisti di combattimento. Ma esiste un fascioleghismo curnense?

    Qualcuno ha già depositato il “brevetto di disturbo” della nuova lista farlocca. Qui sopra, il sito della Curno pedretto-micio-alternativa.
    In basso, una missione che potrebbe essere affidata al Pedretti, ora che milita con Giorgiameloni: la deportazione di Aristide.

    • Nusquamia si dichiara disponibile a intervistare Tarcisio Foresti

      Ma, alla luce dell’iniziativa di Sorte, già erede di Saffioti, poi però figlio ribelle, come la mettiamo con lo sfanculamento di Cavagna il Giovane da parte di Marcobelotti? Non credo cne Sorte abbia preso quest’iniziativa, senza aver prima preso contatti e fatto accordi con la Lega.
      Sbaglio, o nella sezione leghista di Curno si naviga a vista? Anzi, si pedala a vista.
      Insomma, i cittadini di Curno vogliono conoscere la posizione della Lega curnense, in relazione sia al caso Pedretti, sia al sistema di alleanze in generale. A questo punto avanzo formale richiesta di ospitare su Nusquamia un’intervista a Tarcisio Foresti, in qualità (anche lui!) di memoria storica della Lega cuenense. Non un’intervista concordata, però, quella con le domande e le risposte gradite, come la famosa intervista in ginocchio di Giovanni Minoli a Bettino Craxi. No, parlo di un’intervista vera. Garantisco la massima correttezza, come pure la disponibilità in rete dell’audio dal quale l’intervista sarà sbobinata. L’intervista può aver luogo in qualunque luogo, possibilmente non sul ponte di Trezzo, preferibilmente in pianura.
      Come del resto ci piacerebbe intervistare l’altra memoria storica, Bepi el memorioso, in particolare sul modo come si è vissuta a Curno la transizione dal Pci di lotta al Pci berlingueriano e migliorista, e di qui al similprogressismo aziendalista.

      • Giulio Fustinoni permalink

        Ottima iniziativa quella di intervistare il Forrest. Da porre come pietra miliare nella storia della cultura politica di Curno ai tempi del dominio del prematuramente trapassato.
        Bisognerà fare giusta comunicazione: per esempio far ascoltare il cd dell’intervista durante una prossima frequentatissima manifestazione di Curno a sei zampe.

  28. Nino permalink

    Vita dura per i politicanti di Curno e dintorni, Nusquamia è un luogo di aperto dibattito e di scambio d’opinioni dove però i furbetti non la passano franca.
    Senza darle del cecchino, lei Aristide è implacabile.
    Mi sovviene il gioco “Acchiappa la talpa” dove al posto delle talpe ci metterei le teste dei vari personaggi di Curno che utilizzano la politica e i cittadini per farsi lustro personale e non altro.
    Vediamo un filmato che ci illustra bene il gioco:

    p.s. Aristide “daghe dentro” alla Wilhelm von Tegetthoff!

    [Grazie per l’incoraggiamento! Vedrò di farmi onore. Intanto osservo che la talpa di Curno pedretto-micio-alternativa (v. commento precedente) continua a far emergere il capo dalla tana, però non squittisce, non miagola, non vuole declinare le proprie generalità. Non so se le convenga. Noi segnamo tutto e, prima o poi, il conto va pagato. Non ci piacciono i volantini anonimi, non ci piacciono le denunce anonime, non ci piacciono nemmeno le talpe anonime. Ma sono talpe o zoccole? N.d.Ar.]

    • al Gandalfir billa'h permalink

      Curno sempre più “in vista” nel Pd: la dott. Clara Colombo non è soltanto consigliere comunale con deleghe ma anche segretario provinciale dei giovani Pd (pensa un po’…) ed è ora accusata di aver compiuto irregolarità nei tesseramenti in vista delle elezioni per la nomina del nuovo segretario “giovanile”, al rinnovo della cui carica è candidata. Nessuna relazione coi nuovi ingressi nel Pd curnese, sbandierati da Conti, Serra & C.?

      [La ringrazio per la segnalazione, che ho subito verificato. Dopodiché ho scritto l’articoletto che segue, che è anche merito suo. N.d.A.]

      • Marketing elettorale giovanilistico nel Pd, con ricaduta curnense


        Per leggere l’articolo di Bergamo news, fare clic sull’immagine.

        Leggiamo su Bergamo news di una controversia (ma qualcuno parlerà di uno scandaletto) in relazione alla prossima elezione del nuovo segretario provinciale dei Giovani democratici (Pd) di Bergamo, dei quali è attualmente segretario provinciale la dott.ssa Clara Colombo, consigliera Pd nel Comune di Curno. La quale, nonostante le polemiche, ha confermato l’intenzione di ricandidarsi. Scrive in particolare Bergamo news che «si respira aria di polemiche, segnale non proprio edificante per chi dovrebbe rappresentare il ricambio generazionale della classe politica, caratterizzato soprattutto da entusiasmo e ingenuità».
        Qui mi fermo per far presente che i cittadini dell’isola felice di Nusquamia, in quanto razionalisti, disprezzano l’entusiasmo, che significa “possessione divina”, come pure disprezzano l’ingenuità programmatica, cioè l’ingenua adesione all’appecoramento di “condivisione”, parte integrante del programma di affermazione del pensiero unico come postulato dalla tirannide serrana.
        Proseguendo nella lettura dell’articolo di Bergamo news, apprendiamo che alcuni esponenti dei “Giovani democratici” in seno al Pd avanzano il sospetto che siano state messe in atto gherminelle di controllo delle tessere, determinanti ai fini dell’elezione del nuovo segretario.
        Peraltro la dott.ssa Clara Colombo si dichiara “tranquilla” (ma la “tranquillità”, come a su tempo facemmo osservare al Pedretti, che si offese parecchio) non è condizione sufficiente per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. A dire il vero, neanche necessaria, perché uno potrebbe aver perso la tranquillità, e tuttavia essere innocente. Inoltre la dott.ssa Colombo nutre la certezza che gli organi competenti sapranno dimostrare la trasparenza dei tesseramenti.
        Ricordiamo che della dott.ssa Colombo ci siamo occupati (nuovamente) proprio in questa pagina di Nusquamia a proposito di due giovani virgulti che ella volle presentare nel corso della seduta di Consiglio comunale dell’8 luglio u.s. come giovani da lei personalmente individuati, interessati a seguire in Aula i pallosissimi lavori consiliari: li presentò in qualità di consigliere comunale e non di militante in carriera del Pd: come avrebbe potuto, del resto? La dott.ssa Serra l’avrebbe certamente bloccata, qualora vi fosse fondato motivo di ritenere che la Colombo prendeva la parola in qualità di rappresentante di un partito, e non di consigliera. Si veda quanto abbiamo scritto nell’articoletto Marketing giovanilistico, nel quale ci domandavamo se i due giovani virgulti presentati l’8 luglio u.s. coincidessero con i due giovani virgulti cooptati nella direzione del Circolo giovanile del Pd di Curno, come annunciato ai cittadini da un compiaciuto e gongolante Max Conti. Poi si scoprì che uno dei due giovani virgulti cooptati nella direzione del Circolo è il figlio della dott.ssa Luisa Gamba. Decidete voi se fosse il caso di gongolare.
        In questo stesso articolo avevamo azzardato una certa somiglianza, a nostro sommesso parere, tra la dott.ssa Clara Colombo e l’Irene Pivetti dei tempi d’oro, quando era presidente della Camera Dei Deputati, vestiva gli abitini color pastello ed era parimenti “ggiovane” e determinata. Poiché, pur essendo di destra, la Pivetti mostrava grinta femminista, piaceva anche ai similprogressisti teoricamente maschi, i quali quando si presenta l’occasione di praticare un po’ di masochismo, non si tirano mai indietro.

      • Aldo permalink

        Ma quella colomba lì non ha la delega alla trasparenza? Quale quella delle tre carte? Mandiamola a Napoli col col de magistri.

  29. Arturo permalink

    Gli esteti della sinistra curnense quanto l’elegante retorica pedrettiana abbinata a colpi bassi di personaggi di centro destra, personaggi molto ambigui per la coerenza politica, etica e morale nel proseguo e nel rispetto delle istituzioni, quando fervono a senso unico per la sanità mentale che li contraddistingue. Andando oltre Curno, essendo prima passati attraverso il paese bello da vivere, da via Fermi direzione Bergamo, mi sono trovato di fronte a una costruzione meravigliosa, talmente bella che naturalmente mi è sfuggita una esclamazione; finalmente un edificio che coprisse le colline bergamasche e le nascondesse alla vergogna del verde. Che schifo quelle colline, dal momento che non si potevano abbattere, i progettisti, con l’avallo delle istituzioni, han pensato bene di coprirle con l’Ecobello Cemento.
    Chi è in grado di spiegarmi perché il famigerato progetto (amministrazione Gandolfi) Bodega è stato bocciato come Ecomostro (con il bel risultato di impedire che entrassero nelle casse del comune oltre cinquemilioni di euro in contanti) mentre quel gioiello cementiero attuale è invece più bello? La cosa puzza non poco, lo scopriremo durante la prossima campagna elettorale? Vedremo…
    Altro motivo di poca umiltà sono invece le premiazioni dei pargoli in seno all’amministrazione Serrana. E’ un caso che proprio loro vincessero, in concomitanza con la casuale mancata iscrizione di altri studenti meritevoli per decadenza dei termini per presentare domanda? Ah! destino accidentale e beffardo!
    Le persone assennate, per evitare pubblicità negative, avrebbero rinunciato alla nomina come studente modello. Gli stessi genitori appartenenti a schieramento di partito, ubriachi di visibilità e per nulla sobri, non si sono neppure posti la vergogna del loro operato. Anzi, fieri del risultato ottenuto, cosa fanno! -lo pubblicizzano pure-. Fantastici. Un genitore normalmente savio avrebbe agito diversamente riconoscendo al proprio figlio la grandezza dell’impegno svolto scolasticamente, ma avrebbe ritirata la candidatura per non mettersi, anche in ridicolo, verso la popolazione. (che tanto è arrabbiata quanto delusa dei loro comportamenti). Nepotismo e aziendalismo di bassissima lega, oltretutto fasciata e tricolorata.
    Un dubbio. Questi ragazzi avranno pure meritato il titolo di miglior studente, ma il dubbio sorge spontaneo. Avranno meritato il voto assegnato o, essendo figli di chi sono, non potrebbero essere partiti avvantaggiati?
    [Su questa disparità delle condizioni iniziali nella competizione per la vita scrisse don Milani, nella sua famosa ‘Lettera a una professoressa’: il figlio del medico — scriveva, con certe venature di odio di classe con le quali peraltro non sono d’accordo — parte avvantagiato ed è ipso facto un nemico. Però, quando scriveva sulla disparità delle condizioni iniziali, don Milani, per quanto cattocomunista, antipatico e anche ambiguo, aveva ragione. Il bello è che i cattoprogressisti curnensi si rifanno a don Milani quando citano il suo “I care”, che in linguaggio coglione significa “Io m’impegno”. Ma almeno don Milani era di madre irlandese, o inglese, ora non ricordo. N.d.Ar.]

    Sicuramente meritevoli, ma ascoltando le persone di Curno indipendentemente dalle idee politiche, pare che il paese bello da vivere sia parecchio dubbioso. Perché? In un colpo solo, il sindaco e assessore inclusa, hanno messo d’accordo tutti: per una volta, sono riusciti a conseguire quello che mai era riuscito di fare a nessuno ,prima d’ora.
    Scusate per gli errori, non sono riuscito a rileggere e correggere.
    Cordialità

    • el Perro permalink

      Aspettiamoci anche il ritorno di riconoscimenti civili ormai in disuso.

      Fantozzi docet: Direttore Magistrale Gr. Ladr. Farabut. di Gr. Croc. Mascalz. Assas. Figl. Di Gr. Putt. Marchese Conte Piermatteo Barambani Megalom

  30. terza media permalink

    Perciò riassumendo:
    — il figlio della sindachessa premiato anche se frequentante studi a Bologna
    — il figlio dell’assessoressa non premiato solo perchè ritardo (neanche all’interno del comune le informazioni circolano correttamente…)
    — il figlio dell’assessoressa (è lo stesso di cui sopra?) viene presentato come “giovane virgulto” usando il Consiglio comunale come cassa di risonanza politica per il PD (e ci si meraviglia del fatto che le assemblee siano deserte…)
    [Questo, a dire la verità, è da accertare: i due giovani virgulti presentati in Consiglio dalla dott.ssa COlombo, consigliere comunale, coincidono con i due giovani virgulti cooptati nel direttivo del Circolo Pd di Curno, presentati da Max Conti, uomo di partito? Se non coincidono, vorrà dire che il mercato giovanilistico similprogressista può contare a Curno su ben quattro giovani virgulti; se coincidono, sono due virgulti che compaiono prima da una parte, poi dall’altra. Come le mucche nelle stalle della Valpadana, in occasione delle visite di Mussolini, e in favore di cinegiornale. Le portavano da una stalla all’altra, mentre Mussolini si spostava. Mussolini vedeva sempre le stesse vacche, ma aveva un buon motivo per essere orgoglioso dell’impegno del settore agrozootecico, sempre in favore di cinegiornale, naturlamente. N.d.Ar.]

    — la consigliera che fa da “tutor” a questi due nuove future stelle della politica, è la segretaria provinciale dei giovani democratici
    — il tesseramento giovanile del PD a Bergamo è sotto accusa per presunte irregolarità, con conseguenze probabili per le prossime elezioni del coordinamento, come i “grandi” insegnano…

    Quesiti:
    — non le sembra che a questi personaggi, e al loro “entourage”, è rimasto vivo il senso più puro del collettivismo, cioè “quel che è mio è mio e quel che è tuo è nostro”?
    — questa si può considerare libertà e isonomia?
    — è tollerabile che questo modo di intendere la politica basato sullo sfruttamento della mente (e dei denari!) della povera gente sia a norma di legge? Spudoratamente a norma di legge?
    — non le sembra il caso di diffondere il più possibile queste notizie? I cittadini hanno il diritto di conoscere questi fatti, chi sa e non dice è colluso, omertoso.
    [Sì, e dobbiamo farlo da par nostro, naturalmente. Con stile, e senza confonderci con Cavagna il Giovane o la fasciofemminista, perché noi abbiamo un passato da onorare e un sistema di valori che loro nemmeno si sognano. Non nomino Marcobelotti, perché pedala altrove. N.d.Ar.]

  31. La sconfitta di Hillary Clinton è un segnale (anche) per la dott.ssa Serra

    Maria Laura Rodotà è una donna e una giornalista intelligente, e non è colpa sua se è figlia di Stefano Rodotà. C’è oggi a p. 30 dell’edizione cartacea del Corriere della Sera un articolo degno di ponderazione. Lo si può trovare in rete facendo clic sul nesso: Hillary e il femminismo d’élite che non funziona più.
    Scrive dunque Maria Laura Rodotà, e non c’è bisogno che noi aggiungiamo alcunché di nostro, tanto il discorso è chiaro:

    A Portsmouth e dintorni, dove sono indebitatissimi se solo si iscrivono al college, non si sono appassionati/e a una donna dal successo globale e dal vasto patrimonio. Quasi nessuna si è identificata, o ci ha creduto. E per capire perché le democratiche del New Hampshire, di ogni età, hanno preferito votare per Bernie Sanders (con un margine dell’11%), basta fargli due conti in tasca. […] E così, in uno stato dove nel 2008 Hillary aveva vinto, a votarla sono state le donne con un reddito oltre i 200 mila dollari l’anno, in grado di apprezzare la sua competenza senza farsi venire una crisi di fegato per i suoi compensi da Goldman Sachs.
    […] Le disuguaglianze economiche e generazionali pesano più del femminismo: […] il femminismo per ceti medio-alti non funziona più.

    Capito? I problemi sociali, i giovani che non troavano lavoro e i cinquantenni che lo perdono non sono qusiquilie, come voi similprogressisti pensate, voi che vi trastullate a giocare al “Piccolo Marchionne”. Invece, ai tempi delle vacche grasse, giocavate al “Piccolo architetto”. A dire il vero il fallimento (per il momento soltanto parziale, ma che noi ci auguriamo inarrestabile) del neo-femminismo di Hillary Clinton non ricade soltanto sul regime neo-femminista e politicamente corretto della dott.ssa Serra: riguarda tutta la compagine similprogressista curnense, che più propriamente dovrebbe essere chiamata aziendalsimilprogressista. Cioè, quand’anche la dott.ssa Serra decidesse di non candidarsi alla posizione di futuro sindaco di Curno, ma soltanto di consigliere semplice, in attesa di una nomina più prestigiosa OltreCurno, non credo che i suoi eredi possano così facilmente sbarazzarsi delle macerie del politicamente corretto e dell’aziendalismo. Come se fosse soltanto polvere da nascondere sotto il tappeto. Parliamo delle macerie di quell’enorme edificio, vera e propria Fiera delle vanità, che la dott.ssa Serra volle erigere a dispetto dei cittadini curnensi, perché fosse vetrina delle sue attitudini a ricoprire importanti incarichi istituzionali OltreCurno.
    Anche Pericle promosse le opere pubbliche per consolidare e perpetuare la sua signoria, di fatto, su Atene. Ma costruì l’Atene di Pericle: i Propilei, il Partenone, i templi, la statua crisoelefantina (d’oro e di avorio, cioè) commissionata a Fidia. Invece questi hanno giocato al Piccolo architetto, adesso giocano al Piccolo Marchionne per fare che cosa? La Curno bella da vivere.

  32. Una “gazebata” per la raccolta di firme istituzionalmente irrilevanti ma con fermo proposito di uccellagione
    Il mistero della dichiarazione di Giovanni Locatelli a Bergamo news

    Leggevamo su Bergamo news, tre giorni fa (vedi Curno, l’opposizione: “Referendum per la moschea, parola ai cittadini”)

    […] Qualora si verificasse tale evenienza, l’opposizione, oltre a Curno Oltre anche Forza Italia col coordinatore Giovanni Locatelli, promette di chiedere “all’amministrazione di indire un referendum, con una raccolta firme prevista per la giornata di domenica 14 febbraio dalle 9.30 alle 12.30 in piazza Papa Giovanni XXIII a Curno, al fine di permettere alla cittadinanza di esprimersi circa l’opportunità della realizzazione di una nuova moschea. Precisiamo, comunque, che nessuno mette in discussione il diritto costituzionale della libertà di culto, ma che questo si debba realizzare all’interno di regole precise, che oggi, in Italia, non ci sono”.

    Precisazioni e dubbi:
    • fa ridere l’espressione «l’opposizione, oltre a Curno Oltre, anche Forza Italia col coordinatore Giovanni Locatelli…»; perché “Curno oltre”, scusate, che cos’altro è se non Giovanni Locatelli con la sua appendice giovanile, Cavagna il Giovane?
    • in quale cacata carta è scritto che l’opposizione consiliare al regime serrano è impersonata da Cavagna il Giovane e dalla fasciofemminista? Quella dei resistenti non è considerata opposizione? Forse perché siamo persone serie, aliene dalle sparate mediatiche, colte, educate e presentabili, con una cultura di governo e senza entrature anglorobicosassoni? Non è la prima volta che registriamo simili amnesie anglorobicosassoni: la cosa ci dà da pensare.

    Leggiamo oggi dell’iniziativa della “Gazebata raccolta firme pro referendum”, firmata dalla Lega Nord Cüren. È la stessa Lega nord di Marcobelotti? Com’è allora che Bergamo news ha accreditato il referendum a Cavagna il Giovane e Giovanni Locatelli? Cavagna il Giovane e Locatelli fanno i furbi? La raccolta delle firme avviene su due gazebo separati? Oppure Cavagna il Giovane e Marcobelotti saranno sotto lo stsso gazebo, ma “separati in gazebo”, invece che “separati in casa”?
    Oppure (ultima ipotesi) lo sfanculamento di Cavagna il Giovane è stato revocato? C’è forse lo zampino di Sorte, l’uomo della Bergamo forte? O addirittura della scienziata delle alte energie Mariastella Gelmini? In ogni caso:
    • Occhio al Pedretti.

    È probabibile che ne vedremo delle belle. E non parlo di posibili scontri con i centri sociali.

    P.S. – I collettori delle firme avranno poi il buon gusto di dirci quante firme avranno raccolto, e come intendano usarle? Se ho capito bene, Locatelli vorrebbe raccogliere le firme per costringere l’amministrazione a indire un referendum. Ma qual è a soglia di firme da raccogliere, oltre la quale l’amministrazione è costretta a indire un referendum? Voglio dire, a norma di cacata carta, perché i nostri spassosi avversari dovrebbero pur saperlo, che l’amministrazione serrana fa tutto a puntino, a norma di cacata, cacatissima carta. Anche il premio al figlio della dott.ssa Serra, per esempio, è ineccepibile, a norma di cacata carta. E se non ci sono i presupposti per procedere a norma di cacata carta, perché raccogliere le firme al gazebo? Per stendere le reti onde uccellare i cittadini, ovvio. Cittadini da usare come “richiami vivi”, nella migliore tradizione pedrettesca.

    • È lui l’artefice della riconciliazione tra Locatelli/Cavagna il Giovane e Marcobelotti? (se riconciliazione c’è stata)

      O l’artefice è stato il Pedretti? O il misterioso tenutario del sitarello della Curno pedretto-micio-alternativa?

      • Facsmile permalink

        Credo che appostandosi presso il o i gazebo si assisterebbe alla processione degli zombies della politicuzza curnese. E con rischi di qual Sorte…

    • Romana permalink

      Credo che lei abbia ragione: titillare la pancia del popolo e nel contempo mettere in piazza un piatto di miele che attiri come mosche(e) tutti i protagonisti del mondo curnese cosiddetto di destra. La raccolta di firme serve soprattutto per tale scopo.
      Volete che non accorrano tutti, anche Ululà, al quale le mosche(e) non piacciono perché potrebbero disturbarlo durante i suoi vocalizzi?
      Anche il Perdetti, però. ..

  33. el Perro permalink

    La sindachessa Serra è un modello per la pletora di maestrine che la attorniano e proteggono.
    Ma non tutte hanno il passaporto elvetico, anzi nessuna!
    Invidia mista ad ammirazione: diventare come lei per vivere tra la gente che conta.
    Vi ricordate il fortunato spot della Y10? Fece vendere tantissime Panda (prima serie) col vestitino elegante, il “voglio ma non posso”.

  34. Stefi permalink

    @Gatto et simil
    Ho notato il sindaco Gandolfi aggirarsi tra le vie del paese di Curno; in cappotto blu e sciarpa rossa. Aveva anche le scarpe, cosa avrà voluto significare quella sua passeggiata? e perché aveva una scarpa a destra e una a sinistra? Il suo incedere deciso era formato da un passo dopo l’altro, non due passi destri e tre sinistri, no; un passo dopo l’altro, per me sta escogitando qualcosa di memorabile.
    Inquietante…

    [Già, cose non dissimili scriveva ai tempi d’oro il gatto padano doc. Ma che fine ha fatto? È offeso a morte con la Serra, per due ragioni: a) perché non l’ha investito del ruolo di anti-Aristide, mettendogli a disposizione idonei mezzi di comunicazione, fondi segreti ecc., in occasione della prossima campagna elettorale; b) perché, dopo avergli lasciato coltivare qualche illusione, riguardo a un suo possibile ruolo di consigliori a tutto campo, la dottoressa angelica ha riconfermato la sua fiducia ai cugini Conti.
    Ebbene, il gatto padano non ha ancora elaborato il lutto, anzi per il dolore causatogli dalla ripulsa ha contratto una brutta malattia psicosomatica che sta cercando di debellare ingurgitando regolarmente un antico farmaco egiziano, a base di sangue di coccodrillo, fortemente lassativo. Per questa ragione è costretto a passare parecchio tempo fra le ortiche: ma questo è un piacere. Non è dato sapere quando tornerà a miagolare sui tetti di Curno.
    N.d.Ar.]

    • al Gandalfir billa'h permalink

      In effetti è proprio così: camminava vestito. Forse stava passando in rassegna i luoghi cari al gruppo di potere curnese (e non solo) del Pd, per poi recarsi a visitare quell’affascinante e misteriosa memoria storica che è la colombaia alla Marigolda.

      • Facsmile permalink

        Ma la colombaia non era la tana di Ululà e soci? Sta’ a vedere che fra colombi è scoppiato l’amore.
        Perché in verità la Lega non fa assolutamente nulla contro il regime serrano.

        [In realtà la Lega curnense latita, e non da oggi: dopo che è stato sostituito il mitico — e rimpianto, perch’era divertente — Tarcisio, ha adottato un profilo basso; quindi, quando la decadenza politica del Pedretti era sotto gli occhi di tutti, quando il conte zio diede manifesti segni di volersi sbarazzare di un’amicizia considerata ingombrante (politicamente), quasi che temessero i colpi di coda del Pedretti, la Lega nord a Curno è scomparsa: giusto qualche rilancio su Facebook dele parole d’ordine salvinesche. Marcobelotti pedala, ma non a Curno. Non hanno più montato gazebo, neanche quello, che pure era il loro piatto forte, per paura di aprire dei varchi al Pedretti, che né la Lega di Curno, né la Lega di Salvini ebbero mai il coraggio di affrontare in campo aperto. Finché alle Idi di dicembre il Pedretti annunciò di non essere più militante della Lega, e Dio sa che cosa significa un annuncio su Facebook, che il Pedretti può sempre far sparire. Adesso pare che la Lega nord di Curno monti un gazebo di raccolta delle firme “contro la moschea”: ma la cosa è poco chiara, e di proposito, credo. Marcobelotti ha dato su Facebook l’annuncio di una “gazebata” per non rimanere spiazzato dall’iniziativa di Cavagna il Giovane (apparentemente, l’iniziativa è sua), che è ‘naturaliter’ l’erede del Pedretti, per le ragioni che abbiamo illustrato più di una volta in queste pagine.
        Ma se Marcobelotti, che è stato sommerso tutto questo tempo, riaffiora adesso a fianco di Cavagna il Giovane, o in concorrenza con il summenzionato virgulto cocco di mamma (nel significato di quest’espressione adoprato da Antonello Trombadori nei confronti di Emma Bonino), perché costretto dalle circostanze, ebbene, mai emersione fu più infelice. Se fosse il Talleyrand che dice di essere, Marcobelotti si farebbe promotore di un volantinaggio in piazza, davanti al gazebo cavagnesco. Il volantino conterrebbe la “riabilitazione” di Fassi e Donizetti nonché la presa di distanza, ancorché tardiva, dal Pedretti; illustrerebbe quindi le ragioni per cui la Lega nord di Curno non aderisce all’iniziativa di Cavagna il Giovane, avendo la Lega nord di Curno chiuso con il pedrettismo, per sempre. Lo farà? Non credo, ma sarebbe per MArcobelotti, e soprattutto per la Lega nord di Curno, la mossa migliore.
        N.d.Ar.]

  35. Giovani democratici Pd-ini ammaestrati alla scuola dell’aziendalismo renzista

    Nel Pd bergamasco i “giovani democratici” sono aziendalisti. Così giovani e già con un futuro segnato. Cioè, non so se proprio tutti i giovani democratici bergamaschi siano aziendalisti. Ma tale è, o verisimilmente potrebbe essere, il loro futuro segretario/a (sarà la Colombo curnense, nonostante i dissapori interni e le accuse? vedi commento precedente sulle tessere che vanno e che vengono).
    Però, forse, non è detto, forse i giovani democratici fagocitati nella macchina del Pd incontreranno un saggio (non certo uno di quei contaballe “carismatici”, cioè impostori, che allignano nei corsi di formazione aziendale), un giorno. Quel saggio mosso a pietà, somministrerà loro la penicillina del pensiero critico, farmaco potentissimo e temutissimo dagli untori del fanatismo. E guariranno, con buona pace dell’etica protestante del capitalismo, che inchioda crudelmente gli uomini a una predestinazione che, per essere divina, non è meno crudele, e ingiusta, perché non prevede il ravvedimento (quello vero, mica il pentitismo furbacchione).
    Leggiamo su Bergamo news (Giovani democratici: sabato si vota il nuovo segretario) i profili dei due candidati alla carica di Segretario provinciale:

    Clara Colombo, 25 anni, laureata in Economia Aziendale. Consigliere comunale di maggioranza a Curno, iscirtta ai GD dalla loro fondazione e dal 2012 al 2014 mebro di segreteria con delega alla comunicazione, dal 2014 al 2015 segretario provinciale.

    Marco Bonomelli, 24 anni, laureando in Management, finance and international business. Consigliere d’Amministrazione presso l’Università degli Studi di Bergamo eletto con la lista UNI+. Iscritto ai GD dalla loro fondazione, membro di segreteria con delega Scuola e Università dal 2012 al 2014.

    Possibile che nel Pd non si trovi più un operaio, un artigiano, un ingegnere (come il mitico ing. Bordiga), un professore di filosofia (di quelli seri, voglio dire) ecc.? Possibile che siano per lo più aziendalisti, architetti di regime, gente compromessa con il mondo dell’impiego pubblico?

    Mi viene in mente quel vecchio romanzo, Irati e sereni, di Francesco Leonetti, dove si discuteva della superiorità dell’artigiano rispetto all’operaio: l’operaio è rivoluzionario, chi dice di no, ma l’artigiano ha una marcia libertaria in più, così si leggeva, se ricordo bene. Gli aziendalisti? Beh, a quel tempo erano più che altro ragionieri e non c’erano dubbi di sorta: erano considerati servi del padrone.

    • È stata scelta da Renzi per la scuola di partito
      Clara Colombo, segretario provinciale in pectore dei giovani democratici, guarda con fiducia a una carriera OltreCurno

      Apprendiamo, leggendo un articolo firmato da Benedetta Ravizza, pubblicato a pagina 23 dell’Eco di Bergamo di oggi 12 febbraio 2016, che la curnense Clara Colombo, risulta favorita nella corsa alla carica di segretario provinciale dei giovani democratici. La dott.ssa Clara Colombo a Curno è consigliere comunale con delega alla trasparenza e fa parte della maggioranza similprogressista fondamentalmente di indirizzo aziendalista. La dott.ssa Colombo è favorita nonostante sia chiacchierata per via della gestione “poco trasparente” delle tessere dei giovani democratici del Pd. È probabile che goda di buone protezioni nel Palazzo in quanto vicina alla potente dott.ssa Perlita Serra e in quanto appartenente alla corrente “Sinistra è cambiamento”, costituita da ex bersaniani diventati renzisti, più che determinati a far sentire il loro peso nel partito, nonostante siano considerati dai renzisti Doc soltanto “renzisti della seconda ora”.
      L’articolo di Benedetta Ravizza si conclude con queste parole:

      Per la cronaca Carretta [sarebbe colui che contesta a Clara Colombo una gestione poco trasparente delle tessere] e Colombo sono anche “compagni di banco”, tra i 300 giovani di tutta Italia selezionati per la scuola di formazione del Pd voluta da Matteo Renzi. Si sa mai che li aiuti a far pace.

      • el Perro permalink

        Curioso il fatto che la dott.ssa Clara Colombo a Curno è consigliere comunale con delega alla trasparenza, mentre viene accusata di una gestione poco trasparente del tesseramento.
        Ma cosa significherà per lei la parola “trasparenza”?
        Bellissimo l’inizio dell’articolo: “congresso dei giovani, politica vecchia”. Eloquente.

        [La dott.ssa Clara Colombo in questo suo inizio di carriera è determinatissima. Proprio come l’Irene Pivetti, quand’era piena di sacro entusiasmo ed era spalleggiata da Bossi. Speriamo che la Colombo non faccia la fine della Pivetti: non mi è mai piaciuta la determinazione della Colombo e la maniera in cui in Consiglio prendeva la parola contro Gandolfi, con stizza evidente. Ma augurarle di fare la fine di Irene Pivetti sarebbe troppo. Vogliamo fare un elenco dei politici più determinati degli ultimi anni di politichetta curnense? Eccolo, in ordine di micidiale determinazione: dott.ssa Perlita Serra, Cavagna il Giovane, dott.ssa Clara Colombo, dott.ssa (?) Sara(h) Carrara, dott.ssa Sara(h) Trabucchi. N.d.Ar.]

      • Aldo permalink

        La gà una trasparenza così trasparente che la ghè mia.

      • Giulio Fustinoni permalink

        Pare che, dopo i vivacissimi scambi di opinione in ambito Pd, certamente sobri, la trasparente si sia risentita per quanto scritto su queste pagine (che dice di non leggere), lamentando il fatto che vicende burocratiche interne al partito potessero essere in qualche modo sovrapposte al grande valore della sua missione pubblica.
        Se è così, ma va là!

        [Ah sì? Si è lamentata? Oh, la bricconcella! N.d.Ar.]

    • Diventerà presidente della Camera, come Irene Pivetti?
      Clara Colombo s’impone prepotentemente alla guida dei Giovani democratici del Pd

      Leggiamo su Bergamo news (v. Giovani Democratici, Marco Bonomelli ritira la candidatura a Segretario provinciale) questa sconsolata dichiarazione di Marco Bonomelli, che contendeva a Clara Colombo, determinata consigliera comunale a Curno, il ruolo di segretario provinciale giovanile:

      In questo congresso non vedo alcuna apertura al confronto, non vedo più prospettive di crescita ma vedo esclusivamente chiusure e prove di forza. Io a questo gioco non voglio partecipare. Per questo auguro alla futura direzione e al nuovo esecutivo buon lavoro, auspicando che si trovino a proprio agio in questa organizzazione o viceversa trovino il coraggio di cambiarla. Da parte mia ci sarà sempre apertura al dialogo e al confronto, purché sia diretto e nel merito dei contenuti.

      Possiamo sperare che Clara Colombo, così stando le cose, ritiri la propria candidatura? Sarebbe un beau geste, cioè un gesto nobile. Come sarebbe stato un beau geste quello della dott.ssa Serra, se avesse indotto il figlio laureato a Bologna a ritirarsi dalla competizione per il premio messo in palio dal Comune di Curno. Insisto tuttavia ad affermare che l’assegnazione del premio è del tutto legittima e regolare, a norma di cacata carta.

      • Giulio Fustinoni permalink

        Sulla perfetta regolarità dei premi ai figli delle galline bianche, Augusta e Luigina, avrei qualche dubbietto: mi piacerebbe rivedere tutto l’iter.
        [Ma no, credo che sia tutto a norma di cacata carta. Potremmo accusarle di non aver fatto il ‘beau geste’, questo sì; ma non sono tenute al beau geste, a norma di cacata carta. Possiamo dar loro la baia, perché avevano strombazzato che un Consiglio in rosa con tante donne, sarebbe stato meraviglioso, ma poi non sono state capaci, alla prova dei fatti, di mostrarci dove sarebbero migliori. Per il resto, penso proprio che siano in una botte di ferro.

        Né ci sentiamo di mettere in campo argomenti di invidia sociale, come quelli di don Milani: se i figli delle galline bianche sono bravi in quanto vissuti nel clima di privilegio dei borghesi “de sinistra”, ebbene, allora lo stesso essere bravi è una colpa. Meglio però stare alla larga. Non ho gran stima, lo riconosco, di don Milani. Quando tanti anni fa lessi le sue lettere alla mammetta, rimasi esterrefatto, pensando a quanto egoista e anche cattivo fosse quest’uomo. Però i similprogressisti curnensi hanno riesumato lo slogan “I care” di don Milani: già, fa fico
        . N.d.Ar.]

        Perché, vede ingegnere, accade come quando le damazze con fare di ripetitiva consuetudine indossano con trascuratezza un costoso vestito, simbolo della loro indiscussa superiorità: regolarmente si rompe la lampo.

  36. Paulo maiora canamus
    Lettera aperta ai politici raziocinanti e alle autorità responsabili riguardo alla raccolta delle firme sulla cosiddetta moschea di Curno


    Immagine rilevata dalla pagina di Facebook, approntata dalla Lega nord: Stop moschea a Curno – Gazebata raccolta firme pro referendum. In questa pagina si annuncia che la raccolta delle firme avrà luogo presso il gazebo della Lega nord in Via de’ Marchesi di Sant’Agata, dalle 9.30 alle 12.30.
    Stando alla dichiarazione di Locatelli, che è il tutore di Cavagna il Giovane (una specie di mini-conte zio), ci sarà un altro gazebo, sempre a Curno, in Piazza Giovanni XXIII; anche in questo caso la raccolta delle firme avrà luogo nell’orario dalle 9.30 alle 12.30. Si veda l’articolo (dal titolo parecchio infelice, perché rende un doppio servizio a Cavagna il Giovane e alla dott.ssa Serra, tutto a scapito dell’opposizione seria, competente e non sbracata di Gandolfi) Curno, l’opposizione: “Referendum per la moschea, parola ai cittadini”.
    Dunque la raccolta delle firme avverrà in gazebo separati? Oppure Marcobelotti e Locatelli si saranno messi d’accordo e raccoglieranno le firme insieme, sotto un unico gazebo? Ma in tal caso saranno “separati in gazebo”, oppure si saranno riconciliati? Non dimentichiamo che Cavagna il Giovane rappresentava in origine sia Forza Italia, sia la Lega nord, raggruppate sotto le insegne della lista “Claudio Corti sindaco”. La riconciliazione tra le due destre è precisamente quello che vuole — e che volle, sempre volle e fortissimamente volle — Alessandro Sorte, l’uomo della Bergamo forte, colui che che intende applicare su scala locale, qui a Bergamo, il modello bobomaronita e totesco che governa le regioni, rispettivamente, lombarda e ligure.

    Chiedo venia ai sodali di questo circolo di persone educate e intelligenti, idealmente collocate nell’isola felice di Nusquamia. Quanto agli altri lettori di questo diario reziale, quelli che leggono ma che negano di averlo mai letto, o quelli che, pur vedendo noi resistenti come il fumo negli occhi, sperano di carpire qualcuno dei segreti della nostra arte: ancorché essi siano comunque i benvenuti, non credo di avere alcun dovere nei loro confronti. Tanto meno dovrò chieder loro venia se, dopo che ci siamo divertiti a richiamare il modo ignobile con cui il gatto padano caccheggiava disinformazione in questo diario e altrove, ci occupiamo adesso di un tema grave, o che potrebbe diventare grave, e che comunque sarebbe grave ignorare. Come diceva Virgilio, paulo maiora canamus, cioè cantiamo (Virgilio si riferisce ai suoi versi) cose un po’ più importanti.

    *********************************************************

    Parlo della raccolta di firme che avrà luogo domenica prossima a Curno, intesa genericamente, e del tutto teoricamente, a contrastare la costruzione di una moschea e l’erezione di annesso minareto, come vediamo nell’immagine di sapore vagamente terroristico qui sopra riprodotta. In realtà tale raccolta di firme è finalizzata a dare visibilità mediatica a Cavagna il Giovane (se la raccolta di firme è quella annunciata da Giovanni Locatelli in una sua intervista a Bergamo news che del tutto scorrettamente ha individuato nel blocco destrorso che siede nel Consiglio comunale l’opposizione al regime serrano, come se Gandolfi non esistesse); ed è anche finalizzata a consentire a Marcobelotti di dimostrare a Salvini il suo impegno identitario. Tale impegno identitario, com’è noto, può essere inteso in senso lato, secondo convenienza politica; in epoca recente, si ebbe un’esplosione di mistica identitaria in Germania sotto il nazismo, ma essa può affermarsi — in particolare presso il popolo minuto e negli strati della popolazione culturalmente deprivati — entro qualunque ambito o aggregazione, vera o fittizia: i discendenti residuali degli abitanti del quartiere di Porta Cicca (= Porta ticinese) a Milano, i padani, gli abitanti del bel paese che sarebbe veramente tale se non avesse certi abitanti, ecc. Inoltre, se tale raccolta di firme è quella pubblicizzata da Marcobelotti nella sua pagina prosopobiblica (= Facebook), risponde all’esigenza del Marcobelotti medesimo di non farsi bagnare il naso da un pivello (politicamente parlando) come Cavagna il Giovane, che è sempre tutto serio e se la tira da statista, ma che a nostro sommesso parere dovrebbe leggersi qualche libro, se non proprio Tito Livio e Machiavelli, almeno alcuni libri sulla storia recente.
    Ebbene, chiunque abbia un po’ di sale in zucca e un po’ di esperienza – e, se non ha l’esperienza, abbia letto qualche libro, come sempre suggerisce Cacciari alle pollastre che pretendono di parlare di politica con lui – sa benissimo che la raccolta di firme curnense può diventare qualcosa di più che un’occasione d’oro da strumentalizzare in utramque partem, cioè da una parte e dall’altra, per fini ignobili di visibilità personale, secondo vari registri, da quelli più schifosi a quelli eleganti che tanto piacciono alle damazze radical chic. Chiunque abbia sale in zucca, un po’ di esperienza o anche abbia studiato sa che questa può essere un’occasione d’oro che potrebbe essere impugnata, certo non da Cavagna il Giovane, il quale crede che la politica sia un videogioco, ma da agenti provocatori. Perché il tema della moschea è oggi un tema caldo, e non è un tema solo curnense; al contrario, è un tema che i seminatori di paura e di odio agitano in tutta Italia, proprio in questi giorni, quando ancora non è cancellato il ricordo degli incresciosi fatti di Colonia, appena due mesi fa. Tali fatti sono stati attribuiti, credo giustamente, a gruppi organizzati di immigrati; meno correttamente si attribuisce a queste bande la religione musulmana. Credo che dovremmo farci venire qualche dubbio sul fatto che fossero quanto meno musulmani praticanti, visto che parecchi di loro erano ubriachi e che la religione di Maometto predica l’astinenza dall’alcol. E anche ammesso che fossero musulmani alcolisti, cioè cattivi musulmani, se fossero stati tenuti a freno da un’autorità religiosa, forse si sarebbero comportati meglio. Per questa ragione, e per qualcun’altra analoga, Voltaire sosteneva che se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo.
    A poco servirebbe che io qui discettassi sulla differenza che c’è tra un luogo di culto e una moschea e che sostenessi che se un “centro musulmano” «potesse aiutare gli emigrati a integrarsi nella società italiana locale e nazionale, con corsi adatti e altri servizi, sarebbe da incoraggiare, poiché lo scopo è di costituire insieme, emigrati e autoctoni, una società comune e solidale». Non ho le competenze necessarie e non ho l’autorità per discettare di queste cose; invito, semmai, i signori politici a informarsi presso le fonti più qualificate e a ragionare. Provino per esempio a dare un’occhiata a questo articolo pubblicato su Civiltà cattolica (17 marzo 2001, pp 599-603): Khalil Samir S.I., Che cos’è una moschea. Parlando in generale, direi che accusare i politici di essere ignoranti tutto sommato è sbagliato, perché se costoro si arrogano il diritto di rappresentare i cittadini e sono ignoranti, la colpa è dei cittadini che li hanno votati. Ma, cari signori politici, di una cosa possiamo accusarvi, e lo facciamo con piacere: non vi accusiamo di essere ignoranti, ma vi accusiamo di presumere di sapere qualcosa, quando invece siete ignoranti. Dunque, informatevi, studiate e poi una buona volta imparate a ragionare!
    Questo è dunque un aspetto qualificante della questione: si tratta di stabilire che cosa sia una moschea, se sia conveniente, o non sia conveniente, che gli immigrati siano soggetti a un vincolo religioso e quali patti convenga stringere, da parte delle autorità locali, con i responsabili della comunità religiosa.
    Ma oggi, qui e subito, c’è un problema immediato da affrontare, quello di eventuali disordini che possano insorgere in occasione della raccolta delle firme. Non pensiamo che questi disordini possano nascere per iniziativa di cittadini curnensi, quanto meno riteniamo che le probabilità siano basse. Altro è il discorso riguardo alla possibilità che i disordini possano nascere per iniziativa di provocatori che agiscono nell’ombra o comunque di lontano. Dunque i protagonisti dello scontro potrebbero essere non-curnensi, ma sarebbero cittadini curnensi a farne le spese, visto che lo scontro avverrebbe a Curno. Occhio dunque all’arrivo di cortei organizzati e occhio alle strategie di formazione a grappolo di gruppi di guastatori apparentemente non organizzati che per l’occasione si facciano vivi a Curno alla spicciolata. Ma questo, potrebbe osservare qualcuno, è un problema di ordine pubblico, e non saranno gli uomini politici e tantomeno Aristide a insegnare ai tutori dell’ordine le cautele da usare e i provvedimenti eventualmente da prendere, preventivi e repressivi. Giusto. Ma quello che noi chiediamo ai politici, quanto meno ai politici dotati di capacità raziocinante, è di non attizzare i carboni sotto le ceneri, men che meno di gettare benzina sul fuoco.
    Non chiediamo niente a Cavagna il Giovane e alla fasciofemminista, perché riteniamo disperato ogni tentativo di ricondurli alla ragionevolezza: da questa iniziativa di raccolta delle firme si propongono di ricavare un lucro elettorale, e di qui non si schiodano. Ci permettiamo però di chiedere alla dott.ssa Serra, memore di qualche erroruccio da lei commesso al tempo in cui a Curno un gazebo di Casa Pound fu dapprima inibito e poi permesso, di non far niente che dia occasione al binomio destrorso di levare al cielo queruli lamenti e fare il gioco che volgarmente prende il nome del “chiagne e fotte”. Non è ben chiaro se con loro ci sarà anche Marcobelotti a raccogliere le firme. È invece chiaro che Cavagna il Giovane, Sara Carrara (detta la fasciofemminista) e Marcobelotti hanno il diritto di raccogliere tutte le firme che vogliono, per quanto ridicola – forse, direi, anche politicamente spregevole – sia cotale loro raccolta di firme che, come abbiamo visto, teoricamente servirebbe a impedire la costruzione di una moschea a Curno, in pratica serve loro per fare il botto mediatico.
    Non ci riesce difficile immaginare che piacerebbe alla dott.ssa Serra fare qualcosa che la proponesse, ancora una volta, con nuovi pretesti, all’attenzione dei mezzi di comunicazione. Capisco che la tentazione sia grande, quella di apparire un sindaco “democratico” e mettersi in buona luce presso gli ambienti della Bergamo che conta con i quali intrattiene stretti rapporti e con l’aiuto dei quali intende proseguire nella sua irresistibile ascesa verso incarichi istituzionali rilevanti OltreCurno. Noi la invitiamo a recedere da tali velleità, una volta tanto, a non rispondere alle provocazioni e ad affidarsi alle autorità che hanno competenza ed esperienza, perché si eviti che Curno sia teatro di episodi incresciosi manipolati da burattinai più o meno occulti.

    • Samuele Pietra Dell'Acqua permalink

      RACCOLTA DI FIRME:
      Lei ed altri avete già sottolineato quanto tale raccolta di firme appaia inutile, priva di apparente significato e dalle finalità e conseguenze comunque vaghe e indeterminate: vige una legge regionale, fortemente voluta dalla Lega Nord, che impedisce oggi l’eventuale costruzione di una moschea, come esplicitamente e correttamente riconosciuto dalla stessa sindachessa.
      Oggetto della manifestazione e polemica politica dovrebbe essere, dunque, la dichiarazione ritenuta intempestivamente, irritualmente e forse indebitamente da lei espressa d’esser favorevole tout court all’edificazione: per diffondere tale presa di posizione politica del primo cittadino da parte di chi non è d’accordo, sarebbe bastato, per esempio, riprodurre il titolo del giornale locale, magari ingrandendolo e sottolineando la parte che interessa, e poi diffonderlo. Un preavviso alla popolazione di ciò che si paventa possa avvenire in un possibile e prossimo futuro. Il tutto accompagnato anche dalla presenza di gazebo, per carità, mancherebbe altro.
      La raccolta di firme, invece, richiederebbe di per sé uno scopo concreto, un’efficacia anche formale che in questo caso non ci sono: sa tanto di operazione strumentale, come rilevato più volte e sotto diversi profili in questo blog, di vuoto rito al quale i cittadini sempre meno partecipano e parteciperanno. Sarebbe stato più comprensibile riservare la raccolta di firme al momento in cui la Consulta si fosse eventualmente espressa in senso negativo nel giudizio costituzionale in corso e avente ad oggetto proprio la legge regionale di cui sopra: in quella circostanza i presupposti di base esisterebbero, anche se di essi il potere se ne è sempre poco democraticamente infischiato.
      Dunque, sic rebus stantibus, si può anche supporre che il dr Marco Belotti abbia voluto tenere distinta la sua manifestazione, all’indizione della quale si è magari sentito erroneamente strattonato dall’iniziativa “forzista”, da quella di altri in ragione dei differenti aspetti che possono oggettivamente evidenziarsi, tanto che le firme richieste potrebbero anche concernere argomentazioni e testi diversi gli uni dagli altri. Staremo a vedere.
      Rimane in ogni caso la mia decisa perplessità circa il metodo, comune a tutte le forze politiche o similari, di voler far firmare, carta di identità alla mano, la gente a tutti i costi riguardo ai più disparati argomenti e senza talvolta neppure sapere se quelle firme potranno minimamente avere un concreto e valido utilizzo. Non è esercizio di democrazia, non serve a nulla e irrobustisce il potere, specie quando sta dalla parte del torto.
      EVENTUALI FINALITA’ ULTRONEE:
      Lei, ing. Aristide, afferma col solito garbato sarcasmo, reso molto vivo da un po’ di goliardia, che “chiunque abbia un po’ di sale in zucca e un po’ di esperienza (e di cultura n.d.r.) sa benissimo che la raccolta di firme curnense può diventare …. un’occasione d’oro da strumentalizzare in utramque partem, cioè da una parte e dall’altra, per fini ignobili di visibilità personale, secondo vari registri, da quelli più schifosi a quelli eleganti che tanto piacciono alle damazze radical chic”. Voglio sperare, e mi auguro, che proprio per tale motivo e pericolo siano state tenute distinte le due manifestazioni: per evitare reciproche strumentalizzazioni, specie da parte di chi maggiormente voglia emergere, e renderne chiare le diversità di contenuto (se ci sono): staremo a vedere. Se così fosse, non sarebbe poi tanto male.
      Lei aggiunge, giustamente preoccupato, che “chiunque abbia sale in zucca, un po’ di esperienza o anche abbia studiato sa che questa può essere un’occasione d’oro che potrebbe essere impugnata … da agenti provocatori. Perché il tema della moschea è oggi un tema caldo, e non è un tema solo curnense; al contrario, è un tema che i seminatori di paura e di odio agitano in tutta Italia, proprio in questi giorni, quando ancora non è cancellato il ricordo degli incresciosi fatti di Colonia, appena due mesi fa. Tali fatti sono stati attribuiti, credo giustamente, a gruppi organizzati di immigrati; meno correttamente si attribuisce a queste bande la religione musulmana (per la verità, come chiunque può controllare, tutti i giornali tedeschi hanno rilevato che gli autori identificati appartenevano in soverchiante maggioranza a circoli islamici, presso di noi, in Italia, chiamati centri culturali n.d.r.)”.
      La sua è preoccupazione seria, e vi presto la dovuta attenzione: mi sembrerebbe però strano che si innestasse a Curno un tal ambaradan per la forse imprudente dichiarazione della sindachessa al giornale locale, recante un’intenzione la cui realizzabilità è oggi impossibile e tutta da verificare nel futuro. Va bene esser scemi, ma c’è un limite a tutto… Sarebbe un capestro, poi, per gli ambiziosi che vogliono emergere. Ecco anche perché ho voluto tener comunque distinte le possibili ipotesi sul perché “due gazebo”.
      Salvo che nell’ambito degli organizzatori vi sia qualcuno più imbecille degli imbecilli, sostanzialmente criminale, che nulla ha più da perdere in politica, che voglia innescare situazioni di guerriglia fra picchiatori di destra e altrettanto criminali sinistri: certo, la separazione delle due manifestazioni per la raccolta di firme potrebbe anche e a propria volta essere indizio di un timore in tal senso.
      LA MOSCHEA E I CENTRI CULTURALI CHE FUNZIONANO ILLEGITTIMAMENTE DA MOSCHEA:
      Lei giustamente rinvia alla lettura dell’articolo pubblicato su Civiltà cattolica (17 marzo 2001, pp 599-603): Khalil Samir S.I. (il più grande studioso di musulmanesimo vivente, come tale universalmente riconosciuto n.d.r.), Che cos’è una moschea. Chiunque lo legga capisce immediatamente che il problema c’è, ed è grosso: detto in brevissimo e per quel che qui può interessare, ogni moschea, ufficiale o di fatto, costituisce un sistema giuridico in sé, chiuso e impermeabile a forme di diritto diverse dalle proprie, che si colloca al di fuori dell’ordinamento dello Stato e spesso contro di esso, almeno sotto il profilo teoretico. Non per nulla, dopo decenni di tentativi, il mondo musulmano non è pervenuto ad alcun accordo con lo Stato, come invece avvenuto per tutte le confessioni cristiane e per altre religioni. Imbroglio clamoroso è, poi, affermare che la moschea è luogo di preghiera: lo è se il fedele la utilizza come tale, ma non è minimamente paragonabile alla funzione di una chiesa cristiana. Ora, pensare che una tale entità, proprio per la sua verificata e non ancora risolta parziale incompatibilità con l’ordinamento dello Stato, possa beneficiare di una scorciatoia, senza controlli, come invece avviene per le altre religioni, lasciata al mero apprezzamento di un sindaco e di una giunta (che non hanno nemmeno titolo per porre condizioni e stipulare accordi), credo ponga ben più di un problema fondamentale, che forse non rientra soltanto nell’indiscussa libertà di fede e culto, costituzionalmente tutelata. L’aspetto qualificante di cui Lei esattamente parla compete solo e soltanto allo Stato, il quale finora ha tenuto nascosta la testa sotto la sabbia. Ecco anche perché, nel vuoto normativo attuale, non è per nulla scontato, anzi!, che la mannaia della Corte Costituzionale cali sulla legge regionale cui sopra ho accennato.
      Dell’ignoranza di cittadini, organizzazioni di partito e similari, scuola, burocrati e politici, e della presunzione di sapere, credo sia opportuno parlare in altra sede.
      Condivido sempre e pienamente con lei l’invito alla ragionevolezza, ove ce ne fosse il bisogno.

      • Facsmile permalink

        Due osservazioni che non sono umoristiche anche se possono magari sembrarlo: 1) con quel po’ po’ di problemi che saltano fuori per la moschea, di tutti i tipi, anche urbanistici ed edilizi oltre a quelli che ha detto il tipo Lega qui sopra [forse c’è un refuso: non capisco: N.d.Ar.], la sindachessa a cuor leggero dice che se spettasse a lei lascerebbe fare. Evidente che a Curno sono gravissimi solo gli sporti di quaranta centimetri, che tutti sanno che sono nati da una sporca e “anonima” vendetta politica di nessuna consistenza tecnica. Il Gandolfi non starà molto simpatico [in realtà, per l’educazione di cuidiede prova, la disponibiità all’ascolto e la celerità dell’ingegno pare che abbia lasciato parecchi rimpianti, presso coloro che ebbero la ventura di lavorare con lui e nei cittadini non cammellati: N.d.Ar.], ma è una brava persona e come sindaco ha fatto bene i salti mortali.
        2) Sempre quelli dello sporto si prendono dei rischi così grossi a danno di tutti i concittadini per una frase detta a un giornalista, magari non troppo sveglio, che potrebbe anche aver capito male o scritto male il titolo? Siete da squalificare subito.
        Per il sig. Aristide:dicevate del silenzio del Belotti. Mi sembra che qui sopra [non capisco neanche questo: vuol dire in un messaggio precedente? Cioè Samuele Pietra dell’Acqua rifletterebbe il pensiero di Marcobelotti? Che cosa ne pensa Marcobelotti, in tal caso? N.d.Ar.] abbia fatto vedere che sa dire qualcosa. Bene!

      • Romana permalink

        In ogni caso la Serra non è certamente un’aquila e non ha le capacità che talvolta Lei, gentile professore, le attribuisce: con quel che sta succedendo a Bergamo per via della nuova moschea sfacciatamente promessa dalla locale giunta radical-chic e similsinistrorsa, non avrebbe mai dovuto rilasciare quella disgraziatissima intervista.
        I serrani di Bergamo, per colpa del loro peloso buonismo, ora si trovano a dover fronteggiare continui scontri, spesso coltelli alla mano, tra gruppi di islamici che vogliono mettere le mani in via esclusiva sulla nuova e non ancora esistente moschea.
        Questo per dire quanto purtroppo è vero quel che ha detto lo pseudobelotti. (o il Belotti in persona?).
        Richiamando tutti al senso di responsabilità, non posso tacere tuttavia che la fetta più grande di essa spetta alla signora sindachessa. Prego comunque che l’imbecille degli imbecilli si stordisca per due giorni e Dio protegga e preservi Curno.

      • La dott.ssa Serra ha anche qualche pregio

        Io veramente mi sono limitato a sostenere che la dott.ssa Serra è quanto meno decorosa, a differenza della maggior parte dei politici indigeni curnensi che si agitano per entrare nella stanza dei bottoni del paese bello da vivere. È decorosa non foss’altro che per l’educazione borghese: conosce il galateo, culturalmente non è sprovveduta, si esprime molto correttamente in italiano. Non ho mai sostenuto che è perfetta. Ma lei faccia il confronto tra la dott.ssa Serra e uno qualsiasi dei politici indigeni sui quali si appuntano i nostri scherzucci di dozzina: risulterà che, al confronto, la dott.ssa Serra li supera di parecchie lunghezze. Voglio dire che, pur non essendo per niente d’accordo con l’impostazione politicamente corretta della dott.ssa Serra, con la sua albagìa e con la sua ferma volontà di troncare e sopire ogni discorso che ai suoi occhi appaia difforme dal pensiero unico, tuttavia se io fossi curnense non mi sentirei disonorato di essere rappresentato da lei. Mentre, se sentissi parlare alla televisione qualcuno degli ambiziosi summenzionati politici indigeni, mi sentirei come sprofondare sotto terra.
        Vero è che, non essendo perfetta, la dott.ssa Serra, soprattutto ultimamente, ha commesso alcuni errori, che non sono nemmeno politici, ma che chiamerei meta-politici: per esempio, un eccesso di apparizioni mediatiche, alcune anche fasciate e tricolorate, in occasioni anche vilissime, come quando è stata consegnata al Comune un’auto Toyota usata, o quando si è installata una colonnina per l’alimentazione elettrica di auto a propulsione elettrica o ibrida.
        Sorvolo sulla mancanza di un beau geste in occasione del premio assegnato dal Comune al figlio della sindachessa. Riconosco che tale assegnazione è assolutamente a norma di cacata carta, ma devo dire che l’assenza del beau geste mi ha stupito. Se posso fare un esempio personale, ricordo che quand’ero studente universitario, fui incluso in un elenco di persone che potevano essere votate per un certo incarico: ebbene, non fui eletto perché mancava un voto, e quel voto era il mio: per mantenere fede alla mia educazione (borghese) non potevo certo votare me stesso. Non sono un gatto padano oggi, a maggior ragione non lo ero ieri.
        Ma veniamo alla dichiarazione rilasciata dalla dott.ssa Serra all’Eco di Bergamo. È quella che leggiamo nel ritaglio di giornale all’inizio di questa pagina di Nusquamia. Io non so se la dott.ssa Serra si sia lasciata prendere la mano, se si sia espressa esattamente come leggiamo scritto. Non so nemmeno se lei abbia dato al giornalista gli elementi per comporre quel titolo. Rimane il fatto che quel titolo è caduto come il cacio sui maccheroni, proprio sul piatto posato di fronte a Cavagna il Giovane. Quel cacio è caduto nel momento in cui Alessandro Sorte diceva a Giovanni Locatelli “Facite ’a faccia feroce!”, perché Alessandro Sorte aveva la necessità di gettare un ponte con la Lega nord: se necessario, passando sopra la testa di Marcobelotti. Bene, Giovanni Locatelli è andato da Cavagna il Giovane, il quale non aspettava che un’occasione simile per dimostrare a se stesso, a qualcuno in particolare che lui conosce e forse al mondo intero, che lui è “ggiovane” e determinato, quasi quanto il Pedretti ai tempi d’oro. Cavagna il Giovane è uno che non ha problemi, quando si tratta di dar pubblica esibizione di determinazione.
        Quando lei scrive che quell’intervista è «disgraziatissima», ha perfettamente ragione. Ma allora domandiamoci quale sia la scaturigine dell’articolo. La conosciamo? Direi di no. Però non siamo nati ieri e in questo paese si potrà pur ragionare, spero. E allora ragioniamo. Consideriamo che questo è il secondo scivolone giornalistico della dott.ssa Serra: il primo è quello della telecamera nascosta in un magazzino del Comune. Per allontanare da sé ogni sospetto, la dott.ssa Serra è stata costretta a nominare una commissione d’inchiesta (che ne è stato, poi?). Ma come mai il giornalista è venuto improvvisamente a sapere della telecamera? Qualcuno gli ha passato la notizia, evidentemente. Il giornalista, se non sbaglio, è lo stesso Remo Traìna che firma l’articolo che leggiamo in questa pagina; anche in questo caso, sempre per dovere professionale, non avrà potuto fare a meno di pubblicare la notizia, una volta venutone in possesso. Chi gliel’ha passata? In ogni caso, non credo che la dott.ssa Serra sia andata da Remo Traìna tutta gongolante per raccontargli: “Toh, guarda! C’è una pratica in corso per una sede ampliata di un Centro islamico e io sono tanto contenta!”.

        Lei scrive che Curno potrebbe diventare teatro di «continui scontri, spesso coltelli alla mano, tra gruppi di islamici che vogliono mettere le mani in via esclusiva sulla nuova e non ancora esistente moschea». Questo francamente mi sembra esagerato, non so su quali elementi lei fondi l’affermazione, a meno che non si riferisca a quanto abbiamo appena letto sulla moschea di via Cenisio, Bergamo. Quando invece affermavo che Curno, in occasione della raccolta delel firme, potrebbe essere teatro di episodi incresciosi innescati ad arte da agenti provocatori, non facevo altro che ragionare in base alla conoscenza di episodi analoghi dei quali è piena la storia recente, per non parlare degli episodi che caratterizzarono gli anni di piombo. Purtroppo, complice la crisi economica, la situazione in Italia è molto più grave di quanto non ci vogliano dare a intendere gli aziendalsimilprogressisti al governo, ottimisti quanto un pentolaio infoiato al pensiero delle provvigioni.

        Infine, non mi sembra corretto attribuire a Samuele Pietra Dell’Acqua il ruolo di portavoce di Marcobelotti, in assenza di un preciso pronunciamento da parte del Samuele e, soprattutto, da parte di Marcobelotti.

      • Romana permalink

        Sono quasi del tutto d’accordo con lei: nello specifico volevo far rilevare che mi sembra almeno strano e superficiale, se non poco responsabile, che la signora, a perfetta conoscenza della gravità degli scontri in atto nel centro culturale islamico di Bergamo per il controllo della costruenda moschea di via Cenisio possa esprimersi con allegra sufficienza (di là dagli eventuali equivoci giornalistici) in favore della costruzione di un’altra moschea per la notoriamente difficile comunità islamica che ha sede in Curno.

    • Fossa lignea permalink

      Hanno messo in piazza il loro banchetto (non due!), hanno dimostrato di essere uniti almeno nella raccolta di firme (ma cos’ha firmato la gente, si può sapere?), Belotti Marco ha scritto o fatto scrivere il giorno prima cose che lo distinguono dal Cavagnino, non ci sono stati incidenti, come quasi tutti pensavano, sembra che a firmare siano andati in tanti. Non si sa a cosa serviranno le firme, che tanto non servono mai a niente, ma anch’io avrei firmato se, quando sono passato, al banchetto, non ci fosse stato Ululà, che non mi sembra garanzia della serietà della manifestazione e neanche dell’estraneità del Perdetti. Anche se non butta niente, avrei firmato lo stesso, come tanti altri. In fondo, quel che ha detto Belotti o il suo delegato lo condividiamo in tanti.

      • Il disprezzo per il politicamente corretto non m’indurrà a gettarmi nelle braccia di Salvini

        Ma che cosa ha detto Marcobelotti? Poco o niente. Più che altro ha svolto, tutto questo tempo, la funzione di ripetitore delle parole d’ordine di Salvini. Anzi, direi che questo, soltanto questo, è stato: un ripetitore.
        Personalmente, non condivido un bel niente della posizione politica salvinesca. Salvini è una jattura per tutti noi, compresi gli sfortunati abitanti del paese bello da vivere. Certo, Salvini dice talvolta dirà anche delle cose giuste: grazie, ma chi non ne dice? Ammettiamo che Hillary Clinto un giorno, durante il suo frenetico girovagare elettorale, entri in un cesso e non trovi la carta igienica. Se dice che manca la carta igienica, dice una cosa giusta, no? Non per questo noi saremo d’accordo con il programma di castrazione di Hillary Clinton. Dunque se talora Salvini dice qualche cosa giusta, anche più di una, la dice solo per trarne un vantaggio per sé; come Renzi, del resto, che finalmente si è accorto che l’Europa non è un Moloch meritevole di appecoramento perpetuo, ma lo dice adesso, solo adesso, perché stiamo arrivando al redde rationem, per sottrarre voti a Salvini, e in parte per ragioni che non sappiamo. Bossi non era un campione di razionalità ma, almeno all’inizio, aveva la copertura del prof. Miglio. Salvini ha dietro quel ciccio bello di Claudio Borghi, un broker che dice di essere un economista. Salvini rappresenta una posizione populista, avventurista, perniciosissima per il futuro di questo paese dal quale vorremmo tutti fuggire, ma non possimamo. [*] Salvini non fa niente per liberarci, pensa soltanto a ottimizzare il suo tornaconto politico, in una prospettiva aziendalista.
        Secondo me lei andando a firmare al banchetto dei politicanti Sorte-forzisti e fascioleghisti avrebbe firmato i foglietti di Cavagna il Giovane (nominalmente tenutario della baracca, finché non gli daranno il benservito, proprio come i suoi amici diedero il benservito a Claudio Corti). E avrebbe fatto malissimo a firmare, perché si sarebbe prestato a un gioco miserabile.
        Io non pretendo che il punto di vista di Nusquamia sia quello giusto, ma dico che, se non altro, non è miserabile, perché non fa appello ai sentimenti, per giunta i peggiori che possano albergare nell’animo umano, ma alla ragione. Inutile che ripeta, nel dettaglio, quelche ho scritto centinaia di volte. Comunque:
        • il problema degli profughi e, in generale, degli immigrati, compresi quelli cosiddetti economici, è un problema che va affrontato in sede europea: le coste dell’Italia sono coste dell’Europa, dunque l’Europa faccia ilsuo dovere; però gli italiani devono smettere di fare i furbi, facendo i buoni con il deretano degli altri, cioè facilitando la fuga dei calndestini verso i paesi del Nordeuropa;
        • né l’Italia, né l’Europa sono in grado di accogliere un numero crescente di immigrati: lo nega il I principio della termodinamica;
        • per arginare il numero degli immigrati occorre intervenire sulle cause che determinano l’esodo;
        • la maggior parte degli immigrati, compresi quelli che sono all’origine di fatti criminali (cosa che mi guardo bene dal negare) non sono di religione musulmana;
        • non c’è niente di male, anzi è un bene, se gli immigrati di religione musulmana hanno una guida religiosa, e se le autorità locali italiane stabiliscono idonei e convenienti rapporti (convenienti per la comunità di accoglienza) con le autorità musulmane;
        • i problemi di politica internazionale, di intelligence (come si dice in linguaggio coglione: spionaggio, cioè) e tutela dell’ordine pubblico sono assolutamente al di fuori della portata di Cavagna il giovane e dei politici indigeni curnensi: per ragioni istituzionali, voglio dire. Mica sto dicendo che Cavagna il Giovane non è preparto, che dovrebbe studiare: ci mancherebbe! Lui è perfetto, così com’è, lu che è uno statista curnense.
        • riconosco che la similsinistra è responsabile, talora più, talora meno, del clima di paura e odio nel quale sguazza un uomo pericoloso per il destino dell’Italia come Salvini. Le fughe in avanti di coloro che vivono nel privilegio e si dicono di sinistra, i loro predicozzi, fatti da pulpiti dorati, i loro modelli di comportamento sono assolutamente irricevibili. Non per questo mi butterò nelle braccia di Salvini.

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        [*] Siamo prigionieri di uno Stato che dicono che è nostro, ma che ci tratta come se i politici, i burocrati, le maestrine ecc. fossero stati insediati dal governo provvisorio di occupazione di un altro Stato. Non tutti hanno la fortuna della doppia cittadinanza, come la sindachessa di Curno.

    • Fossa lignea permalink

      E poi dimenticavo di dire una cosa che ha fatto preoccupare tutti: ma quanti soldi che hanno questi musulmani. Sembrano poter pagare sempre tutto.

      [Beh, dov’è la meraviglia? I petroldollari che dominano in parte l’economia mondiale non vengono forse da regioni dove l’Islam è nato, le quali, com’è noto, esercitano una più o meno blanda egemonia sulla galassia islamica mondiale? Come crede che siano state pagate le Toyota dell’Isis? (Toyota? absit iniuria verbis!) N.d.Ar.]

      • Romana permalink

        A prescindere dal fatto che, diversamente da me, moltissimi hanno purtroppo ragionato e agito ugualmente a @Fossa lignea, come potrà confermarLe direttamente anche il Sindaco Gandolfi, che mi han detto ieri in giro di perlustrazione e dialogo coi cittadini, quel che @Fossa lignea intende forse segnalarLe non sono i petrodollari, dei quali ci interessa molto poco, non finendo essi quasi per nulla nelle nostre tasche, ma il fatto che, seguendo i dettami di @ALGIDO, cioè in ultima analisi di Max Conti, uno dei capi della scalata bersaniana-finto renzista al controllo del Pd provinciale (per ora), la moschea rappresenta un’occasione molto più appetitosa e invitante di una pur ghiotta lottizzazione. E senza neppur bisogno di troppe fastidiose evenienze urbanistiche, quali quelle che ha dovuto continuamente affrontare il Sindaco Gandolfi durante il suo mandato (Ecomostro docet) per risanare i conti dissestati dalla precedente amministrazione bersaniana, di cui questa è figlia.

      • Liberiamoci della tirannia del pallottoliere

        Ieri sera, di ritorno da Verona, sono stato a cena dal sindaco della eunomia [*], cioè del buon governo, Angelo Gandolfi. Ma non mi ha detto che ha visto moltissimi che firmavano. Mi ha detto che passando e ripassando ha visto sempre le stesse persone, tutte in piedi, ceh parlottavano e facevano muro intorno al gazebo, cambiando però posizione, come le mucche di Mussolini. Mi ha anche detto che Cavagna il Giovane menava vanto del successo dell’evento, così gli è stato riferito, ma i giovani in carriera dicono sempre così, per far contenta la mamma. Anche Berlusconi teneva molto alla mamma Rosa e senza la mamma non sarebbe diventato quel “grande” statista che è stato.
        Il giornalista anglorobicosassone Remo Traìna scrive di centocinquanta firme: non so se le abbia contate lui personalmente. Ma, in ogni caso, ammesso che siano centocinquanta, e che centocinquanta siano tantissime, che modo di ragionare è questo? Ancora una volta il pallottoliere? In ogni caso, le verità non si decidono a maggioranza, neanche con i numeretti che leggiamo nell’articolo di un giornalista solitamente equilibrato come Remo Traìna, purché non si tratti di Gandolfi, ché in tal caso lui dice: Gandolfi chi? Pare che la Serra fino a non molto tempo fa fosse molto contenta del Traìna, si dice adesso che abbia cambiato opinione. Ma il Traìna sembra non curarsene, e avrà le sue ragioni.
        Mi sembra interessante, invece, l’invito di Romana a considerare gli aspetti strutturali del problema. Per esempio, io sto facendo indagini per scoprire se ancora quest’anno Vera Baboun farà parte della giuria del premio sessita di architettura (per sole donne) indetto ogni anno dall’Italcementi; mi piacerebbe anche sapere dei rapporti, mediati e immediati, tra l’Italcementi e il mondo palestinese. Cioè, io non dico che post hoc, propter hoc, non dico in altre parole che bisogna trasformare un nesso di anteriorità in un nesso di consequenzialità, ma dico anche che nessun indizio dev’essere trascurato. La dott.ssa Serra è troppo igenua per pensare a queste cose, allora ci penso io.

        ——————————————–
        [*] Eunomia [gr. εὐνομία] è un termine che ricorre nel Discorso sul buon governo, tenuto ad Atene nel 594 a.C. dal legislatore Solone.

      • Giòsep str. permalink

        Lei ha ragione di volersi liberare dalla tirannia del pallottoliere. Proprio per questo occorre considerare con attenzione e rispetto, senza lasciarsi influenzare dai numeri, il parere di presunti centocinquanta cittadini, anzi, di ciascuno dei presunti centocinquanta cittadini che avrebbero apposto le loro firme… dove? in calce a cosa? in relazione a quale quesito o richiesta? con quale scopo? con quali certezze, di autenticità e di utilizzo? E poi, erano tutti cittadini di Curno o cittadini cammellati? O cittadini invisibili ai non-credenti nel(la) Sorte?Perché lo strano è che di qua e di là (area Gandolfi e area Conti-Pd) nessuno abbia visto tutta quella gente, salvo il grande Traìna, giornalista dalla vista telescopica. L’è un bel mistero, siòr Locatelli, che adesso toccherà a lei e a Belotti svelare.

        [Mi guardo bene dall’irridere ai personaggi uccellati. Questo è l’errore della similsinistra, che non ha mai voluto capire perché la “ggente” votasse per Berlusconi in schifosissimo doppiopetto e per Bossi in canottiera (il Trota ancora poppava dalla mamma, o apprendeva i rudimenti della politica dal Pedretti, quando fissò la residenza a Curno, negli anni dello studio «matto e disperatissimo»). Irrido invece agli uccellatori, di destra (cosiddetta: esiste anche una destra non risibile, magari reazionaria ed esoterica, ma almeno è una destra colta) e di sinistra (cosiddetta: questi similprogressisti sono distanti anni luce dalle istanze sociali della sinistra). A parte coloro che sono perduta gente (inutile perdere tempo con Ululà, per esempio), dobbiamo ragionare con tutti. E pensare, a differenza dei similsinistri, i quali pretendono di farci ingurgitare il pensiero unico, che la diversità è il sale della terra. N.d.Ar.]

      • Fossa lignea permalink

        Due gazebate in due domeniche: quella di oggi 21 febbraio è la ripetizione di quella di domenica scorsa o hanno voluto farla per rispondere alle domande dei cittadini o per dire qualcosa di nuovo, anche con un nuovo volantino? penso che sia interessante saperlo e sapere anche se ci è andata tanta gente.

  37. Anna permalink

    Sorte, l’uomo di Bergamo forte…
    Da quando ha appreso l’arte della politica, intesa come ingrandimento della propria missione, pare che di forte abbia riconosciuta solo la taglia. Mamma mia quanto si è ringalluzzito da allora. Irriconoscibile. Quanto stress acquisito.

    • Freccia azzurra permalink

      Anche per le dimensioni rispetto a prima, direi che si è riempito la pancia.

      • Freccia azzurra permalink

        Si è gonfiato di più ancora con le 150 firme che si è ingoiato: adesso avrà ancora più fame.

  38. Mantenere la rotta di navigazione di Nusquamia

    Mi permetto di chiedere ai lettori di Nusquamia, quelli che non ci sono ostili, di limitare, soprattutto oggi e domani, quando Curno potrebbe essere teatro di episodi incresciosi (speriamo di no) gl’interventi, più o meno scherzosi, che spostino l’asse del dibattito che abbiamo avviato in questa pagina. Non mi dispiacerebbe che Nusquamia mantenesse il carattere di palestra delle opinioni, espresse anche in maniera mordace (anzi, meglio, se il tono è mordace, così diamo la sveglia al giornalismo anglorobicosassone), ma impegnato, ancorato a temi pertinenti. Abbiamo affrontato in questa pagina alcuni argomenti che ritengo interessanti:
    • il tentativo da parte di Cavagna il Giovane di lucrare sui sentimenti di paura e odio alimentati da episodi che hanno riscontro obiettivo (i fatti di Colonia, per esempio, la mancanza di una politica coordinata europea nei confronti dell’immigrazione, nel rispetto del I principio della termodinamica); non abbiamo capito quale sia la posizione di Marcobelotti, combattuto tra l’esigenza di compiacere a Salvini e quella di differenziarsi da Cavagna il Giovane; temiamo altresì le sorprese della fasciofemminista, memori della sua presenza nel gazebo di Casa Pound, l’anno scorso;
    • il ruolo di Alessandro Sorte, che si presenta come l’uomo della Bergamo forte, con il sottinteso che sia lui stesso l’omo forte della situazione: Sorte potrebbe avere l’interesse a indurre Cavagna il Giovane a fare la faccia feroce a Curno, di modo che lui stesso possa mostrare a Maroni di non essere poi così distante dal populismo salvinesco, e ricucire lo strappo tra Forza Italia e Lega; a sua volta Maroni, per non essere giubilato da Salvini, potrebbe essere costretto a dare spago a Sorte, che fa la faccia feroce e induce Cavagna il Giovane a fare altrettanto;
    • i contorcimenti del Pedretti, abbandonato dal conte zio, e in vigile attesa di individuare uno spiraglio per il quale intrufolarsi e tornare a calcare le tavole del palcoscenico della politichetta, almeno quella curnense;
    • il ruolo nefasto della stampa anglorobicosassone, nella quale continua a essere attiva la cellula antigandulfiana: la novità adesso è che, se prima infiggeva spilli nelle chiappe di Gandolfi, adesso è negazionista: Gandolfi non esiste, l’opposizione in Consiglio sarebbe rappresentata, secondo loro, da Cavagna il Giovane e dalla fasciofemminista: godono i destri, gongola la dott.ssa Serra;
    • il carrierismo sfrenato, la “determinazione” nella lotta per il conseguimento delle cariche nel partito, il delirio di potenza e il nefasto aziendalismo della similsinistra curnense, sempre meno “sinistra” e sempre più sistema di potere.

    Come diceva Gesù Cristo: dite sì, se è sì; no, se è no; il resto viene dal Maligno.

  39. Rossano permalink

    ”-In questo congresso non vedo alcuna apertura al confronto, non vedo più prospettive di crescita ma vedo esclusivamente chiusure e prove di forza”-.
    Ma come, non vede alcuna apertura per il confronto? Non vede più prospettive di crescita? Allora non doveva rinunciare alla lotta, (solamente gli uomini lottano) e se voleva dar corda a un percorso umile formativo, avrebbe dovuto, coerentemente al logico pensiero, rinunciare ad appartenere al partito rendendo immediate le dimissioni. (Questo avrebbe fatto un uomo).
    Invece come si comporta? si mette da parte per favorire una rivale. Siccome penso male e quindi penso bene, credo si tratti solo di favori interni.
    Bellissima la frase qui sopra:-Come diceva Gesù Cristo: dite sì, se è sì; no, se è no; il resto viene dal Maligno.
    Non sono maligno, non fino a quel punto per lo meno, ma il dubbio è il sale del ragionamento.
    Penosi, giovani e penosi, giovani determinatissimi e penosi, solo certezze, quindi penosi.

    • Se il Pd è un partito-azienda, non meravigliamoci dei comportamenti aziendalistici, antieroici, dei suoi esponenti

      La dott.ssa Clara Colombo gode di santi in paradiso, come Irene Pivetti a suo tempo (il santo si chiamava Bossi). E il concorrente, cioè l’ex concorrente nella competizione per diventare segretario dei giovani democratici, che si è pavidamente ritirato, ha verisimilmente ricevuto un’offerta che non poteva rifiutare. Nicchia, lascia intendere che sarebbe un resistente, ma non resiste. Che cosa potevamo aspettarci di diverso, d’altra parte? È un aziendalista, anche lui, non è mica il prof. Malek, quello del film Il principio superiore, del quale abbiamo parlato più volte in queste pagine. Il prof. Malek, professore di latino e non di baggianate aziendalistiche, in nome di un principio superiore non accettava imposizioni, non patteggiava e con il suo esempio insegnava agli allievi che cosa significasse essere uomini, voglio dire veramente uomini. Alle volte bastano pochi uomini, anche un sol uomo, perché molti giovani — non dico tutti — diventino cittadini di nobile sentire e di coraggioso agire. Invece che cosa vediamo, tutti i giorni? Giovani ambiziosetti che seguono i corsi aziendali e le scuolette di partito, dove imparano a mettere da parte ogni scrupolo, a deporre la “morale naturale” (esiste, esiste: ed è, non a caso, quella stessa del Vangelo), perché la morale naturale è di intralcio alla carriera e quella carriera dev’essere messa al servizio della “mission” (merda!) aziendale, o di partito, che poi è la stessa cosa perché mai come adesso i partiti, e segnatamente il Pd, sono partiti-azienda, a gestione aziendale. Comunque, aspettiamo a parlare: può darsi che leggendo queste righe la dott.ssa Clara Colombo abbia una resipiscenza, e faccia il beau geste, cioè nobilmente si ritiri. Lo farà?

      • Dies nigro notanda lapillo [*]
        Trionfo, in mancanza di concorrenti, della consigliera Clara Colombo alla guida dei Giovani democratici nelle terre dei feroci Orobii (o Orumbovii)

        Si veda su Bergamo news Giovani Democratici: Clara Colombo confermata Segretario provinciale: con 36 voti a favore e 6 astenuti, Clara Colombo si riconferma Segretario provinciale dei Giovani Democratici di Bergamo, continuando a ricoprire la carica che occupava dal 2014. Non si capisce, apparentemente, a meno di non essere maliziosetti, perché l’altro concorrente si sia ritirato: ad ogni buon conto, al Bonomelli è subito stata offerta una carica di ripiego, che è stata prontamente rifiutata. La partita a poker non finisce qui, evidentemente, ma credo che non ce ne occuperemo più. Non possiamo tenere sotto tiro tutta la politichetta bergamasca.
        Per Clara Colombo si profila una carriera tutta in salita (diventerà presidente della Camera, come Irene Pivetti?), come del resto per altri due rappresentanti del sistema di potere della similsinistra curnense: la dott.ssa Serra, sindachessa elvetica del paese bello da vivere e consigliere con deleghe alla Provincia di Bergamo, con ottime entrature nella Bergamo che conta, in corsa per importantissimi incarichi istituzionali OltreCurno; e Max Conti, presidente di BergamoEuropa, un fortilizio dal quale gli ex bersaniani orobici intendono contrastare l’occupazione delle poltrone da parte dei renzisti della prima ora, al grido “Non saremo della prima ora, ma siamo renzisti anche noi, e più aziendalisti di voi!”.

        —————————————————————
        [*] Cioè, giorno da segnare con una pietruzza nera, secondo l’uso dei Romani — di origine etrusca, altri dicono trace — di segnare i giorni fausti e infausti, rispettivamente, con una pietruzza bianca o nera. Vedi anche Orazio (Odi, I, 36, v. 10: «Cressa ne careat pulchra dies nota», “… e che quel giorno non manchi di esser segnato in bianco”, perché il segno (lat. nota) era fatto con il bianco della creta (cressa).

      • El Mem. permalink

        Un tempo, nel vecchio e mai abbastanza rimpianto P.C.I., dove le mezze calzette non trovavano spazio e tu avresti ucciso per il partito, chi avesse voluto essere eletto a una carica voli…tiva come quella che burocraticamente è stata qui assegnata alla colombina bianca curnese avrebbe dovuto dare prova di volerla veramente, la carica, scannandosi con tutti all’interno della FGCI: perché così ci facevamo le ossa e imparavamo a romperle (fig.) agli altri, avversari o alleati che fossero.
        Come abbiamo saputo fare per quasi settant’anni.

      • Freccia azzurra permalink

        Giustamente lei osserva che il Pd è un partito – azienda. Azienda “mista”: i ricavi sono privati, i costi, tutti i costi possibili, sono pubblici.
        Sono però ancora gli stessi soggetti che dichiararono spietata guerra a Berlusconi perché inventore e a capo di uno “scandaloso” partito-azienda, di cui loro al tempo non erano provvisti.
        Berlusconi grande, straordinario e rivoluzionario uomo politico, dunque, che per la diffusione e ramificazione del suo potere si appoggiò, in una visione imprenditoriale individualista, come è nello stile lombardo, ai vari Mangano, Cosentino, Dell’Utri ed altri, coi quali aveva un rapporto personale diretto.
        E questo fu il suo errore, concependo l’azienda come aperta alla concorrenza di altri.
        I sinistri hanno costruito la medesima struttura, ma a norma di cacata carta, cioè precostituendosi regole di protezione. Giovandosi, poi, dei vari Greganti, Buzzi e Casamonica, probabilmente peggiori dei loro “contraltari”, ma non collegati da rapporti a livello diretto-personale bensì mediati da strutture parapubbliche che continuano a funzionare anche in loro temporanea assenza.
        Natura aziendal-totalitaria della complessiva organizzazione, insomma.
        A guidare tale complessa ed articolata macchina è stato chiamato un gruppo di odore massonico, non essendo più sufficiente un classico segretario di partito, divenuto antistorico, pur se pienamente consenziente al percorso.
        Il patto del Nazareno è stato un contratto aziendale in cui la parte totalitaria ha dissanguato quella privatistica, che ora non ha più nemmeno l’azienda, quindi, più nulla da dire.
        Ora, però, l’azienda totalitaria, l’azienda-Stato, il partito della nazione, essendo fine a se stessa, per sopravvivere non ha che da svenare del tutto la sottostante società. Mala tempora currunt.

      • Volevano una società di merda, l’obiettivo è stato raggiunto

        Avendo personalmente una storia di sinistra, pur aderendo al suo punto di vista, avrei aggiunto un’altra considerazione: crimine più grave ancora dei soprusi perpetrati all’interno di un sistema di potere, protetto da idonee strutture che oblitterassero (con due “t”, perché littera in lat. si scrive con due “t”) il sopruso medesimo, a norma di cacata carta, è il crimine di cancellazione dell’uomo. Per la similsisnistra aziendalista, tutto azienda e società civile, l’uomo, l’uomo vero, irriducibile al pensiero unico, è un sovversivo, un mostro da uccidere come un cane (un tempo si diceva così: adesso non so, forse esiste un’altra espressione caninamente corretta). Hanno cancellato, quasi del tutto, al dignità dell’uomo, sulla quale Pico della Mirandola scrisse un’orazione memorabile, il manifesto del Rinascimento: v. Oratio de hominis dignitate. Hanno talmente distrutto l’uomo, che non ci sono più uomini che possano contrastare il loro disegno di distruggere tutto ciò che è bello, tutto ciò per cui val la pena essere uomini. Non si può più fare la rivoluzione, per mancanza di uomini. Questa è una società di merda, e a lorsignori sta benissimo così. Dagli slide-show di Renzi ai piedi nudi della Serra: tutto cospira perché ai pochi uomini superstiti non dispiaccia morire, non più che tanto.

  40. porta aperta permalink

    Ma è già partita la campagna elettorale a Curno…?
    buon giorno Prof. Aristide. la seguo sempre con tanto interesse, un piacere leggerla.

    [Non so chi lei sia. Comunque, salute a lei!
    Più che la campagna elettorale, direi la lotta politica. Noi siamo sempre stati sulla breccia, ed è da sempre che teniamo sotto tiro i nostri avversari. Mica siamo coloro che si svegliano — e si agitano — soltanto quando c’è aria di elezioni. Soprattutto, non ci facciamo fare il calendario degl’interventi — anche elettorali — dai nostri avversari, che si arrogano il diritto di suonare le trombe di inizio corsa. Un diritto che non gli concediamo, come tanti altri diritti farlocchi. Loro non sono pronti a combattere, d’accordo, devono sentire i conti zii e gli attori del territorio, e aspettano di conoscere le occasioni di carriera in offerta speciale Oltrecurno — come candidato sindaco, dott.ssa Serra sì, dott.ssa Serra no, per esempio; oppure ricucitura o non ricucitura tra Forza Italia e Lega nord; possibilità per la Serra, italo-elvetica, di diventare presidentessa dell’Unicef; ecc. — ma a noi che ce ne cale? Noi siamo sempre pronti (in senso lato, non come intendeva Bossi, in senso stretto e itifallico — gatti padani: parola da cercare nel vocabolario! — rivolgendosi al ministro socialista Boniver, già cocca di Craxi, che proprio a Curno veniva dal senatùr apostrofata come “bonazza” e oggetto di plausibile desiderio).
    N.d.Ar.]

    • Facsmile permalink

      Quando si è in difficoltà e non si sa cosa rispondere e come argomentare si cerca sempre di buttarla in caciara, che per i partiti e i politicanti si chiama campagna elettorale (la quale dovrebbe invece essere una fase molto seria). Secondo manuale del perfetto e grigio burocrate di partito, @porta aperta (al conte Max?) esegue fedelmente e ossequiosamente. Cazzeggiando, vuole svilire lo sforzo intellettivo comunque compiuto dall’autore del diario e dai commentatori partecipanti, impegno del quale non sono minimamente capaci né lui né i suoi amichetti e amichette, come palesemente dimostra l’orrido notiziario comunale da loro compilato.
      In questo modo, inoltre, crede di aver assolto l’obbligo dei miserrimi politicanti della sinistra cordata curnese di dare risposta alle domande poste e spiegazioni ai problemi sollevati.
      Perché loro sono asseverativi. Qui non si aggiungono aggettivi qualificativi di tale atteggiamento. Fra una corrente d’aria e l’altra, li immagini “l’aperto”.

    • porta aperta permalink

      Sono un semplice cittadino Curnese Prof. Aristide, mi appassiona un po’ seguire le vicende politiche del mio paesello, devo dare atto che il suo Diario è sempre ben attivo e informa i cittadini, anche lontano dalle campagne elettorali.
      Gli altri invece pensano che gli elettori siano imbecilli, li salutano e corteggiano solo tre mesi prima delle elezioni. Lei no….è sempre interessato a farci capire e al bene comune con interventi precisi, informati, dettagliati e mai superficiali.
      Grazie per questo, la seguirò per tutta la campagna elettorale futura seguendo attentamente le sue indicazioni, almeno spero che lei seguirà attentamente l’evolversi di questi mesi, mai cosi incerti per Curno. Gente che va gente che torna o cerca di tornare…..io premierò chi ci è sempre stato e chi è stato cacciato dal palazzo comunale con l’inganno e il tradimento solo perché non scendeva a compromessi e voleva fare il bene del suo paesello.
      grazie davvero…!

      [Non so se sarò in grado di portare a termine il còmpito che lei mi attribuisce. Più modestamente — o più superbamente, dipende dall’ottica con cui la cosa è considerata — mi propongo, prendendo a pretesto la politichetta di Curno, di dimostrare che si può parlare nobilmente di cose ignobili, sia di quelle che appiano tali a prima vista, sia di quelle che si nascondono dietro le bellurie del politicamente coretto. Quella di Nusquamia è, per così dire, una sfida filosofica. N.d.Ar.]

      • porta aperta permalink

        Sarà in grado Prof. Aristide…certo con qualche difficoltà perché l’intelligenza, la memoria e la conoscenza danno fastidio a tanti politichetti Curnesi…!
        Lavorando in un grande Store di un centro commerciale a Curno vengo inevitabilmente a contatto con molta gente, mi è capitato di ascoltare che in Paese i nostri politichetti Curnesi sono un po’ preoccupati per le prossime elezioni (si preoccupano in largo anticipo) di alcune possibili liste di disturbo……o liste che potrebbero togliere voti ad uno o all’altro schieramento.
        Si stanno già muovendo…la paura fa 90…..!
        [Immagino che le liste di disturbo riguardino la destra scalcagnata e rissosa che Alessandro Forte, l’uomo forte, vorrebbe maschiamente soggiogare, mettendo in pista Cavagna il Giovane, opportunamente provvisto di pile Duracell. Boh, fatti loro. Tanto non toccano palla, in ogni modo. Diventa sempre più chiaro che la partita si gioca tra Gandolfi e gli eredi della tirannide serrana (la Serra, la Hillary de noantri, pensa a un ruolo istituzionale di prim’ordine OltreCurno: la politica dei piedi scalzi potrebbe costituire un punto di svolta nel ruolo internazionale dell’Italia, com’è nei voti di Renzi, per il rilancio della prassi andreottiana di buoni rapporti con i paesi del Mediterraneo, alla faccia dei paesi nordici). N.d.Ar.]

  41. Curno, sarai monda se monderai lo mondo!

    Domani sarò a Verona tutta la giornata, sarò di ritorno a notte inoltrata. Lunedì saprò quel che sarà successo. Speriamo che il buon Dio nella sua infinita bontà voglia perdonare i peccati dei curnensi, in particolare quelli dei suoi amministratori accanitamente aziendalisti, sedicenti “de sinistra”, e degli sconsiderati consiglieri fascioleghisti. In ogni caso, perdono o non perdono, che le colpe di costoro non ricadano sui cittadini!
    Su di me, che mi sono prodigato per stemperare i tentativi di provocazione, invoco la protezione e la riconoscenza della nota Madonna fiorentina; su Remo Traìna, autore del nefasto articolo, invoco una nuovoletta di pioggia, come la nuvola dell’impiegato che incombeva sul capo di Fantozzi. In alternativa, per allontanare la nuvola, potrà scegliere la pena alternativa di passare tre notti di tregenda, recluso nel Bibliomostro, in compagnia del gatto padano, senza possibilità di fuga.

  42. Politichetta della destra curnense_1
    Quando Marcobelotti sfanculava Cavagna il Giovane


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    Facendo clic sull’immagine qui sopra è possibile leggere il comunicato del 1° giugno 2015 con il quale Marcobelotti sfanculava senza troppi complimenti Cavagna il Giovane, lo statista di Curno (perlomeno, lui si prende sul serio, come se fosse uno statista). Prima che il comunicato scompaia, provvediamo a un tempestivo copia&incolla:

    Con la presente, il sottoscritto Marco Belotti, a nome e per conto della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, intende, a far data della presente, ritirare il proprio simbolo che componeva la lista Corti per Curno, rivendicando sin d’ora la totale indipendenza del movimento che rappresento rispetto al Consigliere che attualmente siede in Consiglio Comunale eletto nella lista Corti per Curno. È sottinteso che il Consigliere Paolo Cavagna non rappresenta più la Lega Nord poiché dissociata dalla lista Corti per Curno.

    A quel tempo tutti ci siamo detti: va bene, Marcobelotti sarà anche stato insediato alla guida della Lega nord di Curno, da Roberto Calderoli, per meriti dentistici, avrà anche un aspetto da orsacchiotto di pezza di formato gigante (in ogni caso, buono), eppure ha dimostrato carattere.

    • Politichetta della destra curnense_2
      Sorte dispiega maschia e irresistibile volontà di potenza sulla destra curnense. Marcobelotti fa buon viso a cattivo gioco e s’appecora. Ma l’articolo dell’Eco non stringe la questione

      L’incipit dell’articolo – Dunque, riassumiamo. Ieri 14 febbraio 2016 Forza Italia e Lega nord hanno raccolto un numero di firme che il giornalista anglorobicosassone Remo Traìna quantifica gongolante all’inizio di un articolo pubblicato a p. 16 dell’Eco di Bergamo. Ecco l’incipit dell’articolo:

      Centocinquanta firme in circa tre ore. È il bilancio dell’iniziativa organizzata ieri a Curno – con un gazebo in piazza papa Giovanni XXIII – da Forza Italia, Lega nord e lista civica “Curno oltre” (minoranza in Consiglio comunale), per chiedere all’amministrazione comunale d’indire un referendum popolare sulla realizzazione di una nuova moschea in paese.

      L’informazione è imprecisa. Infatti:
      a) il giornalista non ci dice se questo numero di papelli firmati gli è stato comunicato o se lui abbia avuto modo di verificare il numero delle petizioni firmate;
      b) esisterebbe una differenza tra “moschea” e “centro culturale islamico” ed è una differenza spesso indeterminata, che si presta a sottigliezze e infingimenti, per non dire cazzeggi, che fanno la gioia degli eredi dell’Azzeccagarbugli di Lecco, quello al quale Renzo portò i famosi e litigiosi capponi. Ma perché allora parlare di “moschea” come se una questione aperta fosse stata chius,a soltanto perché questa è la ferma e maschia volontà di Alessandro Sorte?
      c) l’espressione «indire un referendum popolare sulla realizzazione di una nuova moschea in paese» è infelice, perché si potrebbe capire che i firmatari vogliono che si costruisca una moschea, mentre invece vogliono che s’indica un referendum popolare che impedisca la costruzione di una moschea, con tanto di cartello all’ingresso di Curno “Comune de-moscheizzato”, in linguaggio bobomaronita. Del resto come non ricordare i vergognosi, sciacquettistici cartelli “Comune denuclearizzato”, che tanto piacevano agli amministratori ipercinetici e ignoranti “de sinistra”? Un obbrobio giuridico e linguistico. Coraggio, Traìna, studiamo un po’ d’italiano e di analisi logica: non fa male!
      Il pur bravissimo giornalista anglorobicosassone avrebbe dovuto scrivere, per essere chiaro: “… per chiedere all’amministrazione comunale d’indire un referendum popolare che stabilisca il divieto di realizzazione di una moschea in paese”. Ecco, così si capisce, e almeno si può ragionare. Ci vuole tanto?

      Gli argomenti “toppati” – Ma vediamo l’aspetto fondamentale di tutta la questione; sono stati “toppati”, come si dice, alcuni punti fondamentali, che un giornalista meno anglorobicosassone (di Gorgonzola, per esempio) non si sarebbe lasciato sfuggire:
      a) Al gazebo era assente Roberto Calderoli, già conte zio del Pedretti quando a Curno il Pedretti poteva dire “La Lega sono io!”; era assente la persona fisica, ma era anche assente la sua egemonia, probabile segno di una volontà del Calderoli di abbandonare Curno al suo destino, pur di non aver più che fare con il Pedretti, divenuto personaggio scomodo.
      b) Emerge la figura di un nuovo conte zio, determinante nella strategia della destra curnense: costui è Alessandro Sorte, l’uomo della “Bergamo forte” e, per la proprietà transitiva, egli stesso uomo forte: è stato lui a imporsi con maschia volontà alle rappresentanze locali di Forza Italia e Lega nord, presenti insieme al gazebo di Piazza del papa buono a Curno, sotto un gazebo sul cui fastigio garrivano accoppiate e quasi avvinghiate e compenetrate le bandiere di Forza Italia e della Lega nord.
      c) Marcobelotti, che aveva da principio annunciato un gazebo leghista in Via dei marchesi Terzi di Sant’Agata, ha fatto marcia indietro, classificabile nella categoria dei salti della quaglia, appecorandosi a Forza Italia dominata dalla maschia volontà di Sorte l’uomo forte. Dopo aver sfanculato nel giugno scorso Cavagna il Giovane, è stato visto ieri 14 febbraio mite contubernale del ministatista curnense, sotto il gazebo a bandiere unificate.
      d) Il Pedretti, con tutto che il suo fantasma politico si aggiri tuttora per le vie di Curno, non è stato visto né di persona né in fantasma.
      e) Non è stata avvistata nemmeno la fasciofemminista, il che dà ampia materia di riflessione (oltre che di divertimento, sapendo quanto sia fumina la fasciofemminista).

      Se fossi stato io il giornalista, avrei approfondito gli argomenti ai punti a), b), c), d) ed e): non sono dettagli, anzi costituiscono il cuore dell’interpretazione della giornata di ieri. Avrei incalzato in particolare Locatelli, che tra tutti dovrebbe essere il più informato. Non avrei nemmeno trascurato di sentire Tarcisio Foresti. Però, come si dice, Remo Traìna è Remo Traìna, e io non sono un cazzo.

      Virgolettati ossequiosi – Veniamo adesso alla parte centrale dell’articolo, costituita da un seguito di dichiarazioni virgolettate, come ci aspetteremmo di leggere in un comunicato stampa. I personaggi virgolettati, ma anonimi, sono nell’ordine:
      – soggetti genericamente indicati come “i promotori” (il che ci fa capire che il virgolettato è tratto da un comunicato stampa);
      – soggetti genericamente indicati come “le opposizioni”: anche questo termine non ha personificazione di sorta: lo stile è sempre quello del comunicato stampa.

      Titoli di coda – La chiusa dell’articolo è un puntiglioso elenco dei personaggi più ragguardevoli presenti al gazebo, indicati con nome e cognome, accompagnati dall’indicazione della forza politica di appartenenza e del ruolo politico da essi svolto. Essi sono:
      – il coordinatore comunale di Forza Italia a Curno, Giovanni Locatelli;
      — il segretario locale della Lega nord Marcobelotti;
      – il consigliere comunale di “Curno oltre” Paolo Cavagna;
      – il coordinatore leghista dell’isola e dintorni Tullio Angioletti;
      – Ariela Paganoni, responsabile dei giovani (quali, cioè di quale formazione politica? in quale ambito geografico? un po’ di precisione, diamine, soprattutto quando si tratta di giovani; essi a Curno sono un mercato ritenuto molto interessante dai politici indigeni);
      – Francesca Bugini, del comitato provinciale di Forza Italia.

      L’articolo di inchiesta giornalistica firmato da Remo Traìna si conclude con l’informazione che i tre promotori del referendum hanno comunicato l’intenzione di proseguire con la raccolta delle firme anche nelle prossime domeniche. Il pranzo è servito.

    • porta aperta permalink

      buongiorno Aristide,
      ho saputo che….un personaggio, a dire il vero neanche male, ex candidato in una lista perdente alle scorse elezioni, sta prendendo accordi con i vertici bergamaschi del M5S, per indire una cosidetta assemblea aperta a Curno, per capire se ci sarebbero i presupposti per una lista del M5S a Curno alle prossime elezioni. Lei, che è sempre ben informato, ne sa qualcosa…?
      se vuole in privato via mail le dirò anche chi è la persona promotrice.
      Fonte sicura, perché un mio caro parente ha partecipato ad una riunione bg del Movimento e quando hanno saputo che era di Curno gli hanno chiesto se era a conoscenza di tale iniziativa e se avesse intenzione di parteciparvi e di invitare gente a tale evento.
      Tra l’altro la persona in questione mi riferiscono abbia qualche simpatia per il vostro gruppo, parla in pubblico bene di lei e del dott. Gandolfi. Interessante…..! buon lavoro Prof…!!

      • Se la notizia avrà seguito, vuol dire che avremo finalmente un alleato nel denunciare il furto di verità — per non dire di peggio — spudoratamente perpetrato dalla stampa anglorobicosassone a danno dei giusti: parlo dei resistenti che si oppongono al regime Serrano e alla barbarica insipienza della cosiddetta destra.
        Non so quali accordi ci siano a monte, fra l’altro non necessariamente pilotati dall’alto. L’impressione è che esistano nelle redazioni gruppi di potere tollerati. Capisco, ma non mi adeguo. Forse i pentasiderei (meglio che “pentastellati”, per via di una considerazione di 3^F, che spiegherò; ma meglio ancora “pentastrali”) ci saranno una mano per il ripristino di un’ informazione — diciamo così — corretta? Nota bene: informazione corretta non è informazione offuscata in forma estesa, eventualmente anche a Gandolfi. Informazione corretta è quella per cui i giornalistij fanno il loro mestiere : se possibile, bene . O almeno benino.

      • Fossa lignea permalink

        Sono d’accordo: nel totale e melmoso (e merdoso) blocco della situazione da parte degli opportunisti e dei poltronai occorre dare spazio a tutte le forze politiche presenti sul territorio, specie quelle non compromesse con giochi di potere passati e presenti. Allora il quadro si farà comunque più chiaro e trasparente, almeno spero, senza aspettare la colombina e le menate sue. E forse si comincerà e riuscirà a far davvero sapere alla gente, che è stufa e incazzata, le cose come stanno.
        Si tratta di una questione di democrazia, cari nobili finti democratici, a Curno messa in pericolo dal patto serrapedrettista. Come altri, meglio di me, hanno detto, a partire da Aristide. Saluti.

      • Aldo permalink

        Giusto! Di qua tutti quelli che non vanno in Comune per il cadreghino, di là quelli che pensano solo a quello. La prossima elezione deve essere così. Di là ci metto di sicuro la sindaca, i conti, i cavagna, il locatellio, quell’altra là, figurarsi il pedretti. Di qua chi ci vuol stare anche il gandolfi che non ha mai rubato. Ci sta anche mia figlia.

      • Ano Hana permalink

        Certo che coi grillini di mezzo verrebbero sparigliate tutte le carte sul tavolo, con grandi problemi e imbarazzi per tutti, soprattutto per gli “scalatori”. In effetti ci aveva stupito che restassero assenti. Forse non avevano ancora trovato un referente affidabile in Curno.

      • Il pepe sul culo? No, grazie

        Bene, bene. Ragioniamo. Anzi, come diceva Leibniz: calculemus! Già, perché il ragionamento dev’essere un calcolo, mica uno scomposto agitarsi, un parlare tanto per parlare, o per impedire all’avversario di prendere la parola, o mostrargli di averla presa per primi: tiè!
        Alle volte su Nusquamia ci è stato rimproverato di non prendere posizione su voci che circolano nel paese, o di non essere abbastanza disinvolti nel cogliere le occasioni del momento, sporcandoci le mani in modo indecoroso, per esempio intercettando i sentimenti di fobia antislamica in funzione antiserrana. No, noi combattiamo contro la Serra con mezzi leali, ironia e sarcasmo compresi, anche se lei ha la pretesa assurda di trattarci da pezzenti, anche se lei ha preso il potere con le spalle coperte dal patto serrapedrettista. Noi riconosciamo che la similsinistra, in generale, e la dott.ssa Serra, almeno in parte (quei piedi nudi, in segno di sottomissione, non sono che la ciliegina sulla torta), hanno inconsapevolmente portato un contributo alla sedimentazione dei sentimenti di fobia antiislamica che eventualmente alberghino nel popolo curnense, che comunque hanno altre cause primarie, remote e recenti, diverse. Ma, avendo preso atto di questa triste realtà, senza sottometterci a nessuno, tenendo ai piedi le scarpe bene allacciate, conservando una posizione rigorosamente laica sulle questioni religiose, non cavalcheremo i sentimenti di paura e odio; è una questione di principio, non negoziabile.
        Questo è precisamente il nostro vanto: non c’interessa il mercato elettorale della perduta gente (quella c’è sempre stata, ed è fisiologico che esista, come del resto un certo livello minimo di corruzione è esso stesso sopportabile: il problema è che non sia superata la soglia di accettabilità). Vogliamo semmai coinvolgere coloro — e sono la maggioranza — che non ne possono più della tirannide serrana, che disprezzano l’arroganza dei partiti, delle liste farlocche e del sistema di potere dove le famiglie partitiche s’incontrano; c’interessa conversare con i cittadini che pretendono onestà, competenza, cultura di governo, cioè vogiamo stare con loro (“conversare”, dal lat. cum + versari), essere dalla loro parte. Un altro nostro vanto è quello di prendere bene la mira prima di sparare (politicamente), non sprecare munizioni (è la tattica di Garibaldi, il quale diceva che, se uno spara, deve colpire, altrimenti imbaldanzisce l’avversario che, invece, deve essere demoralizzato), non farci distrarre dalle azioni di diversione intese a farci perdere di vista l’obiettivo principale. Ma poi spariamo, anche tempestivamente, com’è noto. Solo che i tempi li decidiamo noi.
        Per esempio, perché dovremmo dare importanza al bluff di Cavagna il Giovane? Va bene, compare un articolo sull’Eco di Bergamo, e sappiamo che cosa pensare di quell’articolo. Questo andazzo degli articoli lottizzati e comunque sempre di area antigandulfiana prima o poi dovrà finire. Montano un gazebo, anzi due gazebo consecutivi? Perché dovrebbero tremarci le mutande? Assistiamo a una sortita di Forza Italia che cerca di portare via elettori alla Lega che, immagino, prima o poi si uscirà dal letargo. E se non si desta sono affari loro.
        Importa semmai aver ben presenti i termini della questione, che non cambiano, e non c’è bluff che tenga: Forza Italia e Lega nord non hanno a Curno uomini che possano presentarsi ai cittadini come idonei ad amministrare la cosa pubblica. Noi faremo del nostro meglio per dimostrarlo, a questo servono le munizioni. Appena escono allo scoperto, saranno impallinati (politicamente). Non spariamo alle ideologie, spariamo (politicamente) alle persone. Il popolo è stufo della tirannide serrana e non intende essere più usato per favorirne la carriera OltreCurno. Mi sembra evidente che, così stando le cose, l’unica alternativa credibile è quella di Gandolfi.
        Ma allora perché Cavagna il Giovane si agita tanto, se non toccherà palla? Lui non lo sa: ma ad Alessandro Sorte non interessa un bel niente della possibilità di consegnare Curno a Forza Italia, lui è il primo a non crederci. Ad Alessandro Sorte interessa fare un po’ di rumore, perché tra i suoi possibili elettori circoli ancora il suo nome, dopo le elezioni amministrative di Curno, quelle che perderà. Sempre che Forza Italia esista ancora, perché se Berlusconi crolla, quelli si sciolgono come neve al sole. Quanto a Cavagna il Giovane, penso che lo faranno lavorare parecchio ma, arrivati al dunque, lo scaricheranno. A meno che, guardandosi nelle palle degli occhi e dicendosi “Ma sì, tanto perdiamo!” non arrivino alla conclusione che è meglio far fare la figura del perdente a Cavagna il Giovane.

      • Romana permalink

        Ancora una volta sono quasi del tutto d’accordo con Lei.
        Farsi prendere da fretta e ansia, cattive consigliere, rischierebbe di inficiare la rigorosa opera di critica e sorveglianza etica da Lei mirabilmente intrapresa.
        Ciò non toglie che gli scenari sembrino improvvisamente modificarsi con rapidità dopo la stranissima, molto strana intervista concessa dalla sindachessa al prode Remo (non Romolo).
        È cosa da prendere nella dovuta considerazione.

      • Todo cambia? Benissimo

        Certo, lo scenario della politichetta curnense mostra qualche interessante novità. Ma noi resistenti non abbiamo niente da perdere, anzi. Siamo partiti da una situazione in cui avevamo tutto e tutti contro:
        a) Avevamo contro il Pedretti, ma lui che era il babau di Curno, è fuori gioco. Ricordo il giorno in cui ricevetti la notizia che il Pedretti mi aveva denunciato: lo seppi dalla giornalista similprogressista Sara Agostinelli, figlia del direttore del Parco Adda nord e stranamente (?) dalla parte del Pedretti: mi riferisco in particolare al furto di verità del dicembe 2009. La denuncia era di pochi giorni prima, lei mi telefonò perché preparava un articolo. Si meravigliò del fatto che non avessi un terrore panico, mi domandò come mi sentissi sapendo che ero denunciato dal Pedretti, e il tono di voce mi lasciava intendere che mi ero cacciato in un bel guaio. Mi chiese il numero del telefono cellulare, perché mi avrebbe ancora telefonato. Cosa che però non fece, forse rimase spiazzata nel constatare che qualcuno non avesse paura del Pedretti. Una tempesta del dubbio (come quella del Mazzini)? Chissà. Ad ogni buon conto, due giorni dopo quella telefonata la notizia della mia denuncia (per cui in seguito il Pedretti sarebbe stato costretto a pagare le spese processuali) si leggeva su Bergamo news, del quale a quel tempo era direttore Cesare Zapperi.
        b) avevamo contro il sistema di potere dei partiti con le loro liste farlocche, ma il partito di Berlusconi, già Forza Italia, quindi Pdl e ora nuovamente Forza Italia è in via di estinzione; il fenomeno Renzi sembrava imbattibile, ma ha la lingua fuori; la Lega ha lasciato che il fantasma (politico) del Pedretti si aggirasse per le vie di Curno e ne pagherà le conseguenze;
        c) avevamo contro il lobbismo delle associazioni, ma adesso che il loro ruolo è stato smascherato, sono costrette ad essere meno invadenti;
        d) gli attori del territorio, soprattutto quelli economici, che una volta godevano di uno status mistico, tanto che a proposito del cosiddetto Ecomostro Max Conti dalle pagine di Bergamo news si permetteva di accusare Gandolfi di non averli sentiti, di non essere stato ossequiente nei loro confronti, sono stati ridicolizzati nella loro pretesa di essere “più uguali degli altri”;
        e) sulla stampa anglorobicosassone abbiamo raccolto tali e tante testimonianze di scorrettezze nei confronti dei lettori che i colleghi dei giornalisti anglorobicosassoni antigandulfiani sono seriamente preoccupati per la propria onorabilità; la parola “giornalista” potrebbe avere a Bergamo la stessa valenza della parola “tassista” a Milano, al tempo delle indagini sulla strage di Piazza Fontana;
        f) il fronte delle maestrine [*]si va incrinando: l’atteggiamento della dott.ssa Serra di femmina alfa comincia ad essere avvertito come indisponente.

        Quanto all’articolo di Remo Traìna, ho già rilevato la sua tempestività in concomitanza con le giornate di orgoglio sortile (da Alessandro Sorte) organizzate a Curno da Locatelli e Cavagna il Giovane. L’articolo sulla cosiddetta moschea fa il paio con quell’altro articolo sulla telecamera nascosta. Entrambi gli articoli, dove la notizia è praticamente impalpabile, sembrano fatti apposta per molestare la dott.ssa Serra. Ed è questa la novità, perché finora Remo Traìna si era qualificato come antigandulfiano, è vero, ma per il resto si era equamente diviso tra Pedretti, Forza Italia e fasciofemminista. L’equilibrio adesso si è rotto, Remo Traìna sembra pendere tutto dalla parte di Forza Italia, tant’è che gli argomenti della dott.ssa Serra sono trattati sull’Eco di Bergamo da altri giornalisti. Per essere ancora più chiari, sembra che voglia sfruculiare la dott.ssa Serra. Non è chiaro se siamo davanti a un fenomeno di lottizzazione dei giornalisti, come alla Rai ai tempi d’oro, quando De Mita era intervistato soltanto dai suoi giornalisti di fiducia e piazzava uomini di Nusco, o della sua corrente democristiana, al Corriere della Sera e alla Rai; Craxi per parte sua aveva i suoi giornalisti di fiducia (come dimenticare l’intervista in ginocchio fattagli da Giovanni Minoli, ora passato in quota similprogressista?) e piazzava anche lui i suoi uomini di fiducia alla Rai, e così via.

        —————————
        [*] Digressione sui piedi delle maestrine – L’indotto scolastico è una voce importante del sistema di potere serrano. Grandi sostenitrici della Serra, in particolare, sono state le maestrine moderniste, le vestali custodi del sacro fuoco del verbo politicamente corretto scodellato ai poveri studenti indifesi. Sono quelle stesse che fanno spirito di patata con la locuzione simil-latina piedibus, per dire che i bambini vanno a scuola con l’autobus dei propri piedi; non sanno che in latino “a piedi” si dice pedibus. Per esempio, “Perlita Serra a piedi nudi” si dirà Margaritula Sera [con una “r”] nudatis pedibus, o anche Margaritula Sera intectis pedibus, se vogliamo ricorrere a una locuzione tacitiana. Così è a Curno, così a Bergamo dove il Comune ha addirittura aperto uno Sportello Piedibus, così a Trezzo sull’Adda (ovvio). Però nella civile Arenzano ho potuto leggere “Pedibus”, in corrispondenza di un punto di raduno dei bambini: finalmente! Mi è venuto allora l’uzzolo di vedere come dicessero a Milano, e ho tirato un sospiro di sollievo. Anche a Milano, città un tempo meravigliosa, dove si è stampata la prima grammatica greca, prima di quella famosa del Lascaris a Venezia, si dice “Pedibus”: v. Il Pedibus nelle scuole di Milano.

      • porta aperta permalink

        Buongiorno,
        non sono la Dott.ssa Serra.
        [Rimando il lettore, perché capisca, all’articoletto più in là in questa pagina:
        Chi è il lettore che si firma “Porta aperta”? Forse la dott.ssa Serra, demarchus discalceatus?. N.d.Ar.]

        Anche il Prof. Aristide può sbagliare (in effetti molto raramente, ma può capitare), mi hanno fatto molto piacere i commenti positivi suoi e di alcuni partecipanti a questo importante Diario.
        [Certo che posso sbagliare, ci mancherebbe. Anche se poi da laico inveterato, epicureo (nel senso nobile della parola: vedi Lucrezio) e voltairiano non commetterei mai l’errore di sottomettermi a qualsivoglia religione: mai e poi mai mi presenterei a un capo religioso a piedi nudi: né davanti ad un don Giancarlo né tampoco davanti a un’autorità islamica. Con tutto il rispetto per entrambi, s’intende. I quali, tra l’altro – ne sono sicuro – non si sognerebbero mai di chiedermi un gesto di sottomissione. N.d.A.]

        Porta Aperta non vuole manovrare proprio niente, davvero, vuole accendere un dibattito su quello che ha sentito in merito alla discesa in campo dei Grillini a Curno.
        [Se ho sbagliato mi scuso. Pensando male, seguendo cioè il consiglio di Andreotti, avevo pensato di “azzeccarci”. In altre parole, avevo pensato che lei volesse metterci il pepe sul culo, creando scompiglio e addirittura svolgendo un ruolo attivo. In ogni caso, lei non sarebbe l’unico. Ogni tanto ci pervengono notizie che pretendono di essere sconvolgenti, e che dovrebbero orientarci a buttarci ora nelle braccia di Salvini, ora in quelle della Gelmini, addirittura di venire a patti con Cavagna il Giovane! Ma noi ci rifacciamo all’esempio di Socrate, che in qualità di oplita partecipò a tre campagne militari della guerra del Peloponneso, e che mai arretrò: anzi salvò la vita al giovane Alcibiade, che da uomo fatto sarebbe divenuto stratego, cioè generale. Infatti, nel messaggio che ieri ho censurato, e che pubblico adesso, mi pareva di leggere tale proposito. Ecco il messaggio:

        Bene, grazie a tutti, a breve i dettagli dell’assemblea pubblica, solo un pó di pazienza, sto prendendo accordi.
        Grazie Aristide, grazie Angelo Gandolfi.

        Poco tempo fa, ragionando con Gandolfi, si diceva: burro nel culo di Maria Schneider, ma niente pepe nel culo nostro! N.d.A.]

        A volte le cose sono più semplici di quello che sembrano, non sempre si celano idee strane e manovre…l’uomo è più semplice di quello che crediamo.
        Ribadisco sempre più forte, dopo aver parlato anche ieri con un personaggio, l’idea di questa persona di preparare un assemblea a Curno per sondare il terreno. Senza troppe pretese, ma per capire se c’è spazio per… cercare di cambiare un po’ questo paesino (politicamente paesino)… che negli ultimi anni ha espresso un basso livello politico… sotto ogni aspetto a mio avviso. Unica eccezione il Sindaco Gandolfi (purtroppo dico sindaco Gandolfi e non tutta l’amministrazione Gandolfi, perché solo il sindaco aveva idee di buon governo, gli altri solite idee di ……amministrare senza ne capo ne coda….non guardando al bene dei cittadini…ma ad altro. Buona settimana Prof…!! sempre con stima..!
        [Su questo punto le dò ragione: non si possono mettere sullo stesso piano il sindaco Gandolfi e i suoi consiglieri di obbedienza partitica. Non va dimenticato tuttavia il contributo positivo portato all’amministrazione dai due assessori Angelo Fassi e Maria Donizetti, leghisti dal volto umano, perseguitati politicamente dal Pedretti e oggi disgustati – credo – dalla Lega nord: quella bobomaronita non meno che quella salvinesca. Se Marcobelotti al momento opportuno avesse pubblicamente riconosciuto i meriti di Fassi e Donizetti e condannato il Pedretti, la Lega non si sarebbe ridotta a un gruppuscolo di meno di quattro gatti, per giunta subendo l’umiliazione dell’iniziativa di cannibalizzazione della Lega, da parte del ministatista Cavagna il Giovane. Non riuscirei a immaginare un affronto peggiore! N.d.A.]

  43. ALGIDO permalink

    • prima considerazione..
    siamo davvero sicuro che il Facsimile degli ultimi interventi sia identico a quell’altro? al 99,99% direi di no. posso anche provarlo.
    [Si sera firmato “Facsmile”, divertendosi all’idea che noi potessimo intendere “Facsimile”. Ci cascai anch’io. I produttori cinesi di merci che vogliono far passare per europee ricorrono a un trucchetto simile, giocando sulla somiglianza dei marchi. Qui viene spiegata la differenza:

    N.d.Ar.]

    • Seconda considerazione… L’operazione di raccolta firme (loro scrivono di un grande successo, io sono passato due volte e solo i 5 del gazebo erano presenti, la verità starà nel mezzo) si presta ad alcune riflessioni, di forma e anche di meriti..

    a) Vediamo quelle di Forma… In merito alla richiesta (urbanistica) del centro Islamico (che, giova ricordarlo, nasce e si sviluppa durante i due mandati bianchi terminati nel 2002) si chiede un referendum.
    Già, perchè si mescolano due argomenti sperando che i Curnesi siano una massa di Idioti..
    La questione Moschea infatti riguarda Bergamo, il Comune di Bergamo.
    A Curno, come si è detto, durante le amministrazioni leghiste esiste un centro islamico..
    I Geometri del cdx e della lega per anni hanno sottolineato la non idoneità urbanistica e la non rispondenza alle normative della sicurezza, chiedendo un intervento..
    La Comunità Islamica che fa? (lo immagino, perchè non li conosco personalmente ma forse sarebbe utile farci due chiacchiere). Investe in un altro immobile idoneo, sperando di mettere daccordo tutti.
    Già, perchè in 20 anni mai un solo episodio di disturbo, disordine o violenza vene dalla comunità.
    Insomma, si chiede la regolarizzazione e poi quando la cantierano si cambia l’oggetto (ora la si chiama Moschea) e si raccolgono firme.

    b) Il referendum. Un referendum rispetto ad una legittima richiesta urbanistica sarebbe il primo a Curno. Ci sarebbe da ragionare anche su questo.
    LA disinformazione poi rientra in una categoria di pensiero “siete tutti un branco di idioti”. Una minoranza che poco ha fatto vole riprendere credito inventandosi una raccolta firme per un referendum.
    Ci provarono anche con la scuola, ma dato che in Giunta (e in consiglio) lo stesso identico progetto venne ratificato da un assessore che ora è tra gli ispiratori di Curno Oltre allora ci hanno forse ripensato, per evitare figuracce.
    Esiste ancora una corrente di pensiero che ritiene che in politica, e peggio in campagna elettorale, tutto è lecito, la menzogna in primis. Che esempio danno alla cittadinanza costoro? nessuno, svolgono anzi una importante (si fa per dire) funzione educativa. [Secondo costoro] è’ lecito deformare la realtà, inventarsi le cose, importante è farlo credere. Anche perchè da amministratori mai hanno preso in mano il dossier Centro Islamico. Nemmeno una volta (eccetto le quistioni [“quistioni” lo diceva Antonio Gramsci: credo che lei non possa permetterselo: N.d.Ar.] di regolamento).
    [La tecnica di sparare le palle, confidando sull’ingenuità di coloro che sono bersagliati dalla disinformazione è propria dei politici, è vero, ma è anche una tecnica aziendale. Tant’è che con il crollo delle ideologie, non a caso nel mondo occidentale concomitante con l’emergere di nuovi ceti sociali impiegatizi, felici e contenti della propria condizione schiavile, i tenutari dei partiti politici operano veri e propri trasferimenti di know-how dal mondo aziendale a quello politico. Basti per tutti l’esempio di Renzi e della McKinsey. N.d.Ar.]

    c) E sul concreto? Nessuno dice una cosa fondamentale. In Italia la preghiera, la libertà di culto, è garantita o no dalla costituzione? Direi di sì. E l’esercizio libertà di culto svolge anche una importante funzione di “stabilizzatore sociale.
    Se passa il messaggio che il milione e rotti di stranieri in Italia non possono esercitare la libertà di culto direi che la frattura (noi e loro) aumenterà e i problemi di sicurezza pure.
    Anche perchè non è che un referendum determina l’esodo di 100.000 persone dalla provincia, e meno male, dato che ci sono indispensabili per combattere la crescita demografica ormai negativa da 20 anni.
    [Ai punti precedenti aveva detto cose anche ragionevoli. Qui casca l’asino. N.d.Ar.]

    d) Poi una domanda agli scienziati di Curno Oltre.
    [No, scienziata è la Gelmini. Cavagna il Giovane è lo statista curnense. Locatelli invece è il miniconte zio di Cavagna il Giovane. Il vero conte zio dei forzitalioti è Sorte, l’uomo forte. N.d.Ar.]
    Sanno che la maggior parte dei frequentanti il centro Islamico di Curno (ed è la comunità islamica più numerosa qui insieme a quella del Senegal) sono marocchini?
    Il Marocco, il paese islamico probabilmente più Aperto, ove i cattolici possono esercitare il proprio culto, e sopratutto, unico paese stabile del Nord Africa, dove non viene alimentato il traffico di esseri umani e da cui non si parte, complice anche una costante ma lenta crescita economica (non hanno petrolio e forse non è un male a quanto vediamo),
    Inoltre nostro forte e affidabile alleato nella lotta al terrorismo. Un nostro importante partner commerciale economico e strategico ed elemento di stabilizzazione della regione.

    Ecco quali sono le condizioni al contorno e perchè credo che la raccolta di firme sia folle oltre che inopportuna.

    • Facsmile permalink

      Visto che @ALGIDO corrisponde a @Facsimile, se l’algido facsimile (quanta fredda impersonalità) fosse capace di lettura (che è cosa diversa dal saper compitare), avrebbe già trovato più sopra ampia e forse perfin simpatica spiegazione, senza nemmeno dover ricorrere alle pur pertinenti spiegazioni “cinesi”. Il tutto, sopra, condito da un sapido commento di Aristide.

      Già che disturbo, faccio semplicemente osservare l’impossibilità di mettere in rapporto la richiesta (urbanistica) attuale del centro Islamico e quella risalente al secolo scorso: allora fu giustamente autorizzato un centro culturale, di cultura islamica, oggi si sa che cosa sono (o sono diventati) nella sostanza questi centri: moschee. Manca solo il minareto.
      Bergamo vuole addirittura una moschea ufficiale, nel vuoto della legge, come ha spiegato il Belotti o lo pseudobelotti o chi diavolo è, ma la questione “moschea” non riguarda nei fatti solo Bergamo, il Comune di Bergamo. .
      A Curno astutamente si pensa, invece, di risolvere il problema con un’indolore regolarizzazione edilizia, senza nemmeno vantaggi economici per il Comune. E le osservazioni del Belotti che fine fanno? Nessuna risposta? Carta straccia? Il fatto che esista una legge regionale al riguardo non significa proprio nulla? Una pratica edilizia del Comune di Curno conta più di una legge regionale?
      E chi le ha detto che quella richiesta è legittima se non l’avete neppure esaminata?
      Non sono forse balle, queste, da campagna elettorale?
      Caro il nostro @ALGIDO (perché fa freddo e lei tiene sempre la “porta aperta”) Facsimile, che fa ridere lo stesso, non è a Curno che compete risolvere i problemi demografici, quelli del terrorismo e del commercio petrolifero internazionale e delle norme nazionali che regolano i rapporti con le religioni, tutte tranne l’Islàm.
      Lo spieghi agli scienziati del suo partito, il PD, ai Renzi, Bersani, Misiani, Martina & C.
      Lo spieghi a se stesso, a suo cugino, alla Serra, alla Colombo, alla Bellezza, al Cavagnone…
      Bergamo-Europa è questa roba qui? Ha ragione Aristide a prendervi…

      • ALGIDO permalink

        caro il mio coso….
        Un centro islamico non è una moschea.
        La Moschea infatti verrà fatta a Bergamo, checchè ne pensi Calderoli, che ha già pronto il diuretico per fare orinare un suino sul luogo prescelto. Lo ha detto lui stesso.
        Io sono credente e praticante, nella mia famiglia tra i parenti annovero pure dei religiosi. Non pretendo però di dire agli altri come si debbono comportare.
        Il centro islamico è nato nel 1996 e il sindaco era Bianchi e si è sviluppato negli anni, con un significativo processo di “consolidazione” nel 2000.
        Il Comune di Curno (ma chieda agli amministratori) non può e nemmeno vuole bypassare la legge regionale (che impedisce nei fatti la costruzione di luoghi di culto non cristiani). C’è un ricorso su questa legge, al termine del quale sapremo se è a sua volta “illegittima” o no. Nel frattempo mi permette di definirla anacronisctica, anche se appena nata.
        WE mi permetta di dirle una cosa. Se anche la legge si confermasse legittima, il Centro non sloggerà, credo (come non è sloggiato durante le tre amministrazioni di destra e Lega che ci hanno convissuto, inclusa quella che lo ha tenuto a “battesimo” per così dire). Resterà lì, senza nessun problema, con i suoi anacronismi o problemi di traffico o quanto si vuole.
        Da cristiano mi offende che altri, che si definiscono cristiani, vogliano impedire la nascita di luoghi di culto o addirittura promuoverne la demolizione (parole sentite con le mie orecchie) o che un ex ministro si porti un maiale a orinare sui prati.
        E non traggo forza dalle posizioni del Papa, del cardinale Scola (grande amico dei leghisti fino a un mese fa ora pure lui indigesto) del Vescovo di Bergamo o di Don Giancarlo, il Parroco di Curno (tutti deficienti? andiamoci piano). Lo penso partendo dalla mia coscienza e dalle mie convinzioni. Che a volte collimano con quelle delle gerarchie ecclesiastiche e a volte no, non sono loro a dettarmi la linea. Il Vangelo lo leggo da mè [senza l’accento, prego: N.d.Ar.] e poi magari mi confronto.
        [Attenzione, in ogni caso, a non scivolare nell’errore logico-filosofico che impropriamente viene detto di appello al “principio di autorità” e che più correttamente dovrebbe essere chiamato ‘argumentum ad verecundiam’. Cioè io dovrei aver vergogna di non trovarmi d’accordo con il pontefice, o con il cardinale Scola, o con il vescovo di Bergamo o, infine, con don Giancarlo. Questo argomento può essere usato qualora nella ricerca della verità, l’interlocutore che lei vuol convincere riconosca l’autotrità delle persone summenzionate. Ma se non la riconosce, il suo argomento cade miseramente. Dunque, per sostenere un’opinione a favore o contro la costruzione di una moschea, o di un centro islamico, dobbiamo cercare di trovare argomenti diversi da quello ‘ad verecundiam’. N.d.Ar.]

        Da uomo “di mondo” poi noto che respingere i processi migratori o la libertà di culto non porteranno ad alcun risultato, zero. Niente.
        [Argomento deboluccio: così non riuscirà mai a convincere chi vive nel terrore del diverso, soprattutto se la motivazione di costui deriva da un sentimento — spesso anche fondato — d’inferiorità intellettuale, culturale, morale o sessuale. Facendo leva su questi sentimenti, oltre che sul risentimento nei confronti dei privilegiati che giocano a fare i similprogressisti, Salvini ha fato il pieno di voti. N.d.Ar.]

        Le difficoltà non fermarono mia nonna, mio nonno, mio padre e i miei zii che sono andati alavorare all’estero, soffrendo ancherie e discriminazioni (mio nonno è pure dovuto rientrare dalla francia nel 1939 perchè ormai gli Italiani (non per colpa loro ovviamente) erano il nemico.
        Attenzione, non sono per l’anarchia, ma per il rispetto per le regole. Ecco, una legge che si propone di impedire la professione di religioni diverse dalla mia mi fa vomitare, sia detto naturalmente col massimo rispetto, e denota solo la povertà di vere argomentazioni a supporto.

  44. Rossano permalink

    Forza Italia e Lega, che si amano come fumo negli occhi, dopo che Marcobelotti decise (se fu lui a decidere, la chirurgia non sopraffina non ha nascosto i lembi da dove vengono tirati i fili) di abbandonare oltre Curno ritirando il simbolo, ora ce li troviamo avvinghiati come vecchie amanti per un punto in comune: Gandolfi, anche questa volta, esce dalla scena candidamente, lui aveva capito che la raccolta firme era solo uno specchietto per abbindolare ( amò turna) la popolazione di Curno, e lui a queste marchette non-ci-sta!… Poi Sorte che abbraccia l’idea di formare un gruppo FI/Lega tanto per acchiappare voti, una volta conquistati gli elettori, li sfanculerà come sfanculò il suo alleato, statista di prima grandezza, dove per ovviare alla preoccupante crisi economico sociale, per ovvi motivi celebra lo spazio canino a misura d’uomo. Io li voterò, perché spero che nel frattempo ci sia stata una dichiarazione di guerra intimataci da un paese straniero e che facciano prigionieri solo le menti eccelse che si sono autodistinte per capacità strategiche e logiche, non che grandi imbonitori di folle.
    Lega e forza italia di curno sono veramente al paradosso del ridicolo e questo fa buon giuoco a noi resistenti gran forgiatori di verità nascoste. Ce ne sarà per tutti, anche per chi, -[come scrisse il sig. Aristide]-, gettò la bandiera rossa nel fosso trasformandosi nei peggiori aziendalisti inculando i propri elettoei per proprio interesse. Qua nulla si dimentica.

  45. Circo lega permalink

    Conte zio, quotazioni in calo?

    http://www.lastampa.it/2015/11/03/italia/politica/caos-lega-in-piemonte-calderoli-boicotta-matteo-5nBaAOCuRJFDo9kiorp3UP/pagina.html

    https://www.lastampa.it/2016/02/14/edizioni/alessandria/lega-nord-lalessandrino-molinari-il-nuovo-segretario-piemonte-finisce-lera-cota-XUKB03nW4WrIU41bgD6PvI/pagina.html

    Anche il Pedro è stato abbandonato dal conte zio?

    Però Salvini difende Rixi e perchè non il Pedro, o forse sì?
    [La stessa cosa mi domandavo quando mi facevo la barba e sentivo alla radio della levata di scudi da parte di Salvini nei confronti dell’allegramente rimborsato consigliere ligure. Ho anche pensato che il Pedretti potrebbe trovare uno spiraglio per fare una sortita del tipo: “Il proclama delle Idi di dicembre? Su Facebook non è a norma di cacata carta, era tutto uno scherzo. Torno nella Lega, perché Salvini non può dirmi di no, e a Curno la Lega sono io! Marcobelotti, pista, arrivo io! Intanto il conte zio sta a guardare, sornione, mentre dà da mangiare al maialino lattonzolo un po’ di tartufi d’Alba. N.d.Ar.]

    Capitolo “Rimborsopoli” ligure. Il segretario del Carroccio ha parlato di Rixi, vice segretario del Carroccio e assessore alla Regione rinviato a giudizio. «Se so che qualcuno, nella Lega, sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel c… e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana. Si preoccupi piuttosto della mafia e della camorra, che sono arrivate fino al Nord».

    https://www.lastampa.it/2016/02/14/cronaca/salvini-a-torino-incredibile-laccoppiata-chiamparino-fassino-dpZ0cFXJ5TOCnCnVd9xx5K/pagina.html

  46. Politicamente scorretto
    Buone pratiche esoteriche

  47. Fantasma dell' opera permalink

    Un leghista e l’outsourcing: intervengono i carabinieri (repressione è civiltà!)

    [Il titolo è mio: N.d.Ar.]
    Leggo sul Corriere della sera che Fabio Rizzi, braccio destro di Maroni, è stato prelevato dai carabinieri e affidato a custodia cautelare. Un gruppo imprenditoriale avrebbe turbato in proprio favore l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici per la gestione in outsourcing di servizi odontoiatrici.
    [Outsourcing? Quella che piace tanto agli aziendalisti? Squit, squit, squit! N.d.Ar.]

    Leggo inoltre che l’operazione con la quale si sono trovati indizi probanti contro questo ennesimo leghista maronita non più al di sopra di ogni sospetto prende il nome di Smile.
    Mi domando se Facsmile che ultimamente ha scritto alcuni commenti su Nusquamia sia collegato con i servizi segreti che meritoriamente hanno contribuito a spazzare il pollaio di Bobo Maroni.

    • È un po’ di tempo che lo dico: attenzione ai corsi di formazione! E occhio all’outsourcing!
      Ricordo che le grandi truffe non si fanno in nome delle cose ignobili, ma in nome delle cose nobili. Pensiamo ai profitti di guerra, fatti in nome della “patria”.
      Ma perché l’outsourcing (o, in linguaggio appena un po’ meno coglione, “esternalizzazione”; ma meglio sarebbe parlare di “appalti”) sia considerata una cosa nobile, mi sfugge. Vuoi vedere che la ragione per cui usano paroline come outsourcing, global service, esternalizzazione è quella di far passare questa cosa per una cosa nobile? Merda! Ciula! Cacchiolino! (quest’ultima espressione è più delicata, credo). Già, “appalto” non suona bene, perché abbiamo nell’orecchio la locuzione “appalti truccati”. Ma se non è zuppa è pan bagnato.

      P.S. – Il consigliere con delega alla trasparenza Clara Colombo non potrebbe prendere di petto la questione degli stratagemmi linguistici impiegati per oscurare il significato delle parole? La trasparenza dei significati portati dalle parole è cosa importantissima e la consigliera Clara Colombo, che si appresta a diventare importantissima e che fra qualche anno potrebbe prendere il posto della Boldrini, non può trascurare una cosa importantissima, di sua pertinenza.

    • Facsmile permalink

      @ Fantasma dell’Opera
      I servizi segreti per una ladrata in perfetto stile pollaio lombardo? L’intento di far ironicamente ridere non è più soltanto mio. Ci si mettono anche i “fantasmi” con lenzuolo un po’ troppo trasparente.
      Piuttosto, per facce ride (per non piangere) ancora un pochino, a un’amica di mia cognata domenica scorsa è stato consegnato proprio dal cavagnino in persona un volantino dai contenuti almeno ambigui e con alcune grosse sciocchezze: ne può parlare? C’è anche da sghignazzare ululando.

      • Il volantino delirante di Cavagna il Giovane? È come l’abbaio di un botolo: molto rumore per nulla
        Però quella foto della dott.ssa Serra con i piedi ignudi ci ha messo allegria: grazie!

        Certo che si può parlare del delirante volantino. Cavagna il Giovane profitta del letargo di Marcobelotti per accreditarsi come gran stratego della destra curense. Ma de che? Fa parte di un partito in via di estinzione e bluffa spudoratamente, sapendo benissimo che dovrà fare i conti con la fasciofemminista e con Marcobelotti. Vero è che la fasciofemminista rappresenta soltanto se stessa, ma Marcobelotti, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare un pacchetto elettorale parecchio più consistente (in realtà ci sarebbe il problema, sempre aperto, del fantasma politico del Pedretti, un problema che va affrontato a parte). Cavagna il Giovane fa la voce grossa come se fosse un uomo di panza, ma la panza chi non ce l’ha non se la può dare, nemmeno se ha ricevuto il viatico da Alessandro Sorte, l’uomo forte. In ogni caso non toccherà palla, si rassegni.
        Se Alessandro Sorte fosse ragionevole, farebbe bene a levare la pila Duracell dall’apposito scomparto, accettando che Forza Italia stesse ferma un giro, a Curno. Perché se Cavagna il Giovane armeggia (significa: darsi da fare senza costrutto), non solo il partito non tocca palla alle amministrative locali, ma ne risulta logorata l’immagine alle future elezioni regionali, europee e politiche. Ragioni dunque, il determinatissimo e maschiamente volitivo Sorte. “Facite a’ accia feroce!” non è sempre la migliore strategia. Perlomeno, non a Curno, da qualche tempo a questa parte. Domandi a Pedretti, per ragguagli in merito.
        A scanso di equivoci: non mi riferisco, in particolare, all’ultima parte del volantino dove, a norma di cacatissima legge, tutta sua, il giovane virgulto forzitaliota stabilisce che sarebbe un reato dire, o anche solo mormorare, che un’affermazione della Forza Italia curnense sarebbe più perniciosa per i cittadini di Curno della stessa tirannide serrana. Ma certo che è più perniciosa, diamine! Soprattutto se il partito è a Curno rappresentato da lui. Che cosa gli fa presumere di essere all’altezza di guidare una coalizione destrorsa e litigiosa, con un passato vergognoso alle spalle e con un presente che non dà alcuna garanzia quanto a intelligenza politica, cultura di governo, attitudine a capire la complessità del sistema? La sua stessa impostazione populista, post-pedrettesca, questa sua concezione della politica come titillazione permanente dei riflessi pavloviani di un elettorato che si dà per scontato che sia decerebrato, dimostrano la sua inadeguatezza politica.
        No, non mi riferisco alla chiusa del delirante volantino. Mi riferisco al corpo del testo, sul quale tornerò con altri commenti.
        Però dopo che ho detto, e non credo di sbagliarmi, che il volantino è come l’abbaio di un botolo che abbia perso la preda (perciò nel linguaggio venatorio si dice “abbaio a perso”) devo riconoscergli un merito. Si sa che gli abitanti dell’isola felice di Nusquamia sono faziosi, ma intellettualmente onesti (e non solo intellettualmente, comunque). Ebbene, il merito del volantino è quello di averci presentato la foto della dott.ssa Perlita Serra velata, fasciata & tricolorata e coi piedi ignudi. È una foto straordinaria, da conservare nella collezione speciale, insieme alle foto della sindachessa che presenzia alla consegna di un’auto usata, ma “ecologica” (squit!), o che inaugura una stazione di erogazione di energia elettrica per autovetture “ecologiche” (squit!).
        Come laico e libero pensatore — un porcello della mandria di Epicuro, per dirla con Orazio — penso tutto il male possibile dell’adesione degli amministratori pubblici, in veste di pubblici ufficiali (come privati possono fare quel che vogliono) a iniziative e manifestazioni religiose. Proprio in questo diario abbiamo di recente avuto da dire sulla lingua protuberante di Bassolino che, fasciato e tricolorato, riceveva la Sacra particola; come pure sul sindaco partenopeo De Magistris che imprime il segno delle sue auguste labbra sulla teca contenente il sangue rappreso di san Gennaro. E mi domando: era proprio necessario che la sindachessa di Curno (fra l’altro, con doppia nazionalità, italiana ed elvetica, dunque anche co obblighi particolari nei confronti della patria elvetica) presenziasse a una cerimonia islamica a piedi nudi, fasciata e tricolorata? Io non dico che la sindachessa non dovesse partecipare. Mi domando soltanto se non avrebbe fatto bene a levarsi la fascia tricolore. Ma forse mi sbaglio: qui bisognerebbe sentire il parere di un giurista. Purché non sia Stefano Rodotà, perché di lui non mi fido.

      • Piedi nudi

        Sandie Shaw era chiamata “la cantante scalza” per la sua abitudine di cantare a piedi nudi.

      • Romana permalink

        Credo che Lei abbia ragione: il dr Marco Belotti, come giustamente preferisce essere chiamato, se ne sta defilato, cercando di tenere il piede in un numero imprecisato di scarpe, come è abbastanza tipico dei dipendenti pubblici di estrazione partitica, raramente cuor di leoni.
        Lo sciagurato volantino, però efficace e significativo per la foto riprodotta, è parto esclusivo di quelli dell’aggetto, e ne rispecchia la lunghezza di vista.
        Non è possibile e neppur moralmente lecito trattare argomenti tanto importanti e complessi in modo così volgare e di infima levatura.
        Se questo è il prodotto delle menti del partito, è ben conseguente la Sua previsione di definitivo disfacimento.
        Fa il paio con le produzioni qui assaporate di Bergamo-Europa, il “fondamentale” ente di Conti e Misiani (e forse anche di Serra, Colombo, Gamba, Bellezza, Saccogna & C.)

      • el Perro permalink

        La Serra appare sorridente ed abbronzata. L’aspetto e l’atteggiamento è proprio quello del tipico turista benestante di area germanica, in vacanza in nord Africa.
        E’ proprio vero che la miglior soddisfazione dei moderni similsinistri è il godimento nel procurare invidia. Il peggio danno della cultura consumistica, come diceva quel fascista di Pasolini 30 anni fa.

  48. A. Berg permalink

    @ Algido

    E così lei sarebbe per il rispetto delle regole?
    Questa è da ridere.
    E da chi sarebbero congegnate le regole che lei rispetterebbe?

  49. È uscito il nuovo numero della Rivista “Il Serrano”

    Il serrano” è l’organo d’informazione cartaceo dell’Associazione Serra International Italia. E’ una rivista trimestrale diffusa tra i soci serrani al fine di sostenere le vocazioni sacerdotali e spedita alle realtà istituzionali collegate con il Serra, in particolare alle Diocesi ed ai Seminari.

  50. arturo permalink

    @Algido
    Balle, la possibilità di professare il proprio culto religioso vada a professarlo in quei paesi dove appena accenna a una conversione diversa dalla propria religione non perdono tempo a scannarla come se fosse una capretta, timida e festante verso l’ara sacrificale. Troppo semplice proclamare libertà altrui quando con il deretano altrui si fa carriera. Nè!?
    C’è terrore tra la popolazione e se solo i politici (quelli veri) fossero veri politici gli islamici ci rispetterebbero sicuramente.
    [Lei enuncia un principio sacrosanto, di portata generale: farsi rispettare non è un’opzione indifferente, è un dovere. N.d.Ar.]

    Non mi risulta che ci sia stata un’alzata di scudi (mi riferisco alle fedi islamiche) per condannare gli eccidi e stragi in nome di un dio.
    [No, un’alzata generalizzata di scudi non c’è stata. Men che meno in certi paesi islamici che si dicono amici dell’Occidente e che però trafficano con l’Isis. Con quali soldi si armano i signori dell’Isis, con quali soldi comprano quelle magnifiche Toyota (squit, squit, squit!), se non con i petroldollari? Però alcune comunità islamiche in Europa hanno condannato il terrorismo di matrice islamica. In Occidente dovremmo fare una sorta di “Grande gioco”, come quello che faceva l’impero britanico nel subcontinente indiano: non pretendeva di cristianizzare costi quel che costi i nuovi sudditi, ma stabiliva buoni e proficui rapporti con la classe dirigente locale. Del resto questa era anche la politica dell’impero romano. Anche quella dell’America, finché la politica e lo spirito dei padri fondatori riuscì nonostante tutto ad aver la meglio sugli “gnomi di Zurigo” e i loro corrispondenti americani (gli gnomi hanno tunnel sotterranei, da un paese all’altro, da un continente all’altro, più o meno come quello che la Gelmini, quella scienzata, quella filosofa pazzesca, immaginò che esistesse tra Ginevra e il Gran Sasso). Non perderei tempo a parlare di queste cose con Cavagna il Giovane, ma mi piacerebbe discuterne con i lettori di Nusquamia più avveduti. In ogni caso, ragionare in termini di tornaconto elettorale immediato è semplicemente schifoso. Ho parlato in questa pagina di quel libro di recente pubblicazione che s’intitola ‘Il culo non esiste solo per andare di corpo’; ebbene, la testa non serve soltanto per trastullarsi con i videogiochi. E la politica non è un videogioco. N.d.Ar.]

    Algido, si faccia forte e provi lei a girare per le strade di alcuni paesi della bergamasca, di sera, con la propria moglie, amico, compagna oppure da solo, poi vedremo se la penserà ancora in maniera oracolare.
    Balle!!!

  51. Roba vecchia permalink

    La partecipazione dei giovani nella politica dovrebbe ringiovanire la politica.
    Ahimè succede esattamente il contrario. (vedi caso Colombo)
    Abbiamo giovani già vecchi e non più giovani che si dichiarano ancora giovani.

    [In particolare, che delusione i “ggiovani” politici curnensi. In che cosa differiscono dalle vecchie ciabatte della politica? N.d.Ar.]

  52. Negli anni di piombo c’erano gli “opposti estremismi”. Negli anni di merda, questi, assistiamo agli opposti opportunismi
    Uno spunto di riflessione per superare gli “opposti opportunismi”

    Negli anni di piombo c’erano gli “opposti estremismi”. Negli anni di merda, questi, assistiamo agli opposti opportunismi. Come quelli con cui i soliti noti vorrebbero che si affrontasse la questione, mal posta, della cosiddetta moschea curnense, sulla quale il giornalista anglorobicosassone Remo Traìna ha scritto un articolo di preriscaldamento, in occasione della gazebata vergognosamente elettorale di domenica scorsa. Ma noi ci rifiutiamo di ragionare a vanvera su una questione mal posta, che verte intorno a due temi fra loro intrecciati, l’immigrazione e l’Islam.
    Sulla questione degli immigrati ci siamo già espressi con dovizia di argomenti, proprio questi ultimi mesi. Quanto alla questione islamica, l’ipercinetismo di Cavagna il Giovane, pilotato da Locatelli, a sua volta pilotato da Alessandro Sorte, ci obbliga a occuparcene di nuovo, a otto anni di distanza dalla famosa ispezione (abortita) del Pedretti in modalità di provocazione. Quali sono gli opposti estremismi al riguardo della questione degl’immigrati e della questione islamica? Sono quelli dei similprogressisti, da una parte e dei fascioleghisti, dall’altra.
    I primi, innamorati di se stessi e della propria presunta bontà, dimentichi del precetto evangelico di amare il prossimo, poiché il prossimo gli fa un po’ schifo, preferiscono l’esotico. È come mangiar “biologico”: ci si toglie la fame, e poi si va di corpo, come tutti, ma mangiare “biologico” fa fico. I similprogresssiti dicono di avere una soluzione irenista per porre rimedio a problemi che non conoscono, e che non possono risolvere: viene il sospetto che facciano così per non affrontare i problemi che conoscono e che si potrebbero risolvere. I loro capi, in particolare, facendo i “progressisti” si costruiscono carriere irresistibili (c’è tutto un sistema di potere similprogressista), ammazzano la noia e trovano una scusa buona per usare i privilegi dei quali già godono, o che ambiscono di cogliere, senza nemmeno soffrire di complessi di colpa: ah, le fiaccolate con i sandali francescani! ah, la recita dei salmi tutti insieme, tutti fra noi, tra Vip!
    I fascioleghisti per parte loro, con la loro appendice di Forza Italia, partito in estinzione, come abbiamo scritto più volte, sono degli irresponsabili in tutto, tranne che quando si tratta di acchiappare i voti. Non hanno niente di plausibile da proporre, però a naso percepiscono il malessere della popolazione, sul quale lucrano, sperando di trasformarlo in una pioggia di papelli da infilare nell’urna elettorale. Quando dicono al popolo che soffre: guardate i similsinistri, vedete come sguazzano nel privilegio, e vi trattano da pezzenti! Tutto sommato hanno ragione. Ma hanno torto marcio, se presumono che un Salvini con quel suo “economista” saputello e “pozzettistico”, quel tale Claudio Borghi che sembra uscito da una commedia dialettale, possano essere una soluzione. La via d’uscita — lo ripeto per i duri d’orecchio — consiste nel buttare dalla finestra la retorica, la demagogia, il sentimentalismo, lo schifoso aziendalismo e nell’affrontare i problemi scientificamente. E non certo, e anche questo dev’essere ben chiaro, affidandosi a tecnici pseudogiansenisti (neanche giansenisti veri) oltre che servi dei padroni (non faccio nomi, tanto si sa chi sono), ma creando le condizioni, per esempio, perché gli scienziati lavorino per il popolo. Un clima di disprezzo per la retorica e di favore per la scienza. Ma, poiché non credo in una platonica Repubblica dei filosofi, affermo che dev’essere la politica a creare il consenso per un programma di rinnovamento che è in continuazione ideale con il Politecnico di Carlo Cattaneo.
    A Curno, poi, assistiamo al tentativo di Cavagna il Giovane di raccogliere costi quel che costi l’eredità del Pedretti: ne avevamo avuto il sentore al tempo dell’indizione della battuta di caccia grossa contro i due Gandolfi, ne abbiamo la conferma oggi con la ridicola raccolta delle firme anti-moschea. Forza Italia è un partito in via di estinzione, come dicevamo, Marcobelotti è in letargo, la fasciofemminista è scomparsa, apparentemente (ma risorgerà, questo è sicuro: tutto sta a stabilire come), il Pedretti affila le armi. Ed ecco che questo genio, Cavagna il giovane, dico, grazie anche al fuoco di copertura di Remo Traìna, occupa il campo, gongola, parla in mome della destra curnense della quale si è auto-incoronato reuccio. Addirittura si permette di rimproverare Gandolfi perché fonti a lui vicine, cioè Nusquamia, hanno osato affermare che niente potrebbe essere così sciagurato per il paese che un ritorno al potere della sgangherata e litigiosa destra curnense. Certo, l’ho detto e lo ripeto. Perché, forse che non lo si può dire? La Serra, se non altro, ha dietro un partito, qualcuno, qualche testa pensante, potrebbe perfino dirle: ma basta, dott.ssa Serra! Basta con le inaugurazioni fasciate e tricolorate delle auto usato, basta con le fiaccolate con i sandali francescani, basta con le comparsate cattoprogressiste, fasciate, tricolorate e addirittura a piedi nudi! Invece Forza Italia è una pappetta, non vedo come si potrebbe porre un freno alle ambizioni di Alessandro Sorte e Cavagna il Giovane. Al loro confronto Giovanni Locatelli, l’ex assessore fedifrago dell’Amministrazione Gandolfi, è un moderato.

    Infine, copio e incollo dal sito dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia il seguente comunicato. Credo che non dovremmo trascurare l’importanza di documenti come questo: senza troppe ingenuità, naturalmente, ma senza nemmeno la stolida ferocia di certi personaggi destri di nostra conoscenza.

    Con Parigi
    L’UCOII esprime la propria solidarietà e vicinanza al popolo francese in questi momenti drammatici. Condanniamo fremente il terrorismo cieco che colpisce persone innocenti seminando paura e terrore tra la popolazione. E sottolineiamo la necessità di unità e coesione di fronte a qualsiasi minaccia e fare prova della fermezza assoluta. Esprimiamo infine le nostre sincere condoglianze alle famiglie delle vittime e condividiamo con tutto il popolo francese il rammarico dolore.

    Izzeddin Elzir
    Presidente U.CO.I.I – ROMA

    Invito anche a leggere i documenti contenuti nella sezione News & eventi del medesimo sito (Ahimè anche gl’islamici si esprimono così, proprio come le nostre sciacquette similprogressiste: non sarebbe stato meglio scrivere “Notizie ed avvenimenti”?)
    Ebbene, ho trovato più moderazione nelle parole scritte da questi uomini di fede islamica che in quelle di Vera Baboun, la sindachessa neofemminista di Betlemme legata alla dott.ssa Serra da vincoli di “sororità”, la ricercatrice nella tematica del “gender” che dice di essere cristiana. Dite pure, che penso male, ma io non mi fido di Vera Baboun. Troppo in carriera, troppo pompata dal malefico sistema delle pubbliche relazioni. Veramente non mi fido molto neanche della politica di certi cattolici in Palestina. Sospetto in altre parole che Vera Baboun sia una pedina della strategia di penetrazione della lobby palestinese nel mondo occidentale. E non dico nemmeno che sia al soldo dei servizi segreti. Dico soltanto che qualcuno ne ha voluto fare una santa, lei non si pone domande, lei ci sta e gira l’Italia come una trottola, conferisce e riceve cittadinanze onorarie e nel frattempo ci racconta quanto sono cattivi gl’israeliani che si difendono dal terrorismo.
    Siamo sospettosi anche perché non dimentichiamo che monsignor Hilarion Capucci, arcivescovo cattolico siriano, «difensore della pace e dei diritti umani», nel 1974 fu arrestato dalla polizia israeliana perché «a bordo della sua limousine Mercedes, introduceva dal Libano alla Cisgiordania fucili automatici, pistole, esplosivo TNT, bombe a mano e munizioni». Ho citato da Wikipedia, che non è il Vangelo, d’accordo. Ma il problema non è la notizia, sebbene il fatto. E il fatto è provato.

    Dove vuol andare a parare il discorso? Al solito, sulla necessità del primato della ragione. Sia in politica internazionale, perché sarebbe disdicevole cadere nella rete tessuta da Vera Baboun, sia nella politica nazionale, perché ci mancherebbe altro che ci facessimo infinocchare da Claudio Borghi, sia a livello curnense, perché non saranno gli articoli di Traìna a impressionarci. Qualcuno, forse — i “compagni che sbagliano”, così si diceva una volta — si è fatto impressionare, e con lui dovremo ragionare. Altri fanno finta di essere impressionati, e vorrebbero impressionare noi; ma ci vuole ben altro.
    In generale, si tratta di spiegare al popolo, di destra e di sinistra, che questi politici indigeni, di destra e di sinistra, fanno soltanto un lavoro d’intercettazione della già discutibile cosiddetta destra e cosiddetta sinistra italica. Ma non sono nemmeno all’altezza di quei partiti. Del resto, i cittadini li conoscono, questi poltici indigeni. E, se li conoscono, perché dovrebbero votarli?

  53. ALGIDO permalink

    MMMM
    insomma
    leggere le intercettazioni in dialetto milanese, sentire queste oscenità (che fino a due giorni fa erano imputare ai non leghisti e non lombardi, geneticamente incapaci di farle da parte degli esponenti di verde vestiti) di leggi ad hoc nate per proteggere i prodotti lombardi e in realtà sfruttate da questi farabutti per truccare le gare e tagliar fuori competitor di qualità.
    Di vagonate di banconote da 500 in soffitta.
    Il principale collaboratore di Maroni, il Rizzi.
    E Maroni?
    Niente, non fa una piega.
    Coma le volta che nel 1994 firmò per una legge e dovette poi dire di essersi sbagliato, che lasicò la lega e poi si fece reintegrare in ginocchio.
    [Fa bene a ricordare questo episodio miserello della carriera politica di Bobomaroni. Dapprima disse e fece qualcosa, tutto sicuro di sé e con una determinazione che aveva poco da invidiare a quella del curnense Cavagna il Giovane (che tuttavia rimane insuperabile, quando è convinto di essere un grande piccolo statista). Quindi fece una marcia indietro precipitosa, appecorandosi a Bossi e quasi implorandolo: sì, ho sbagliato, puniscimi e, per favore, fammi del male!
    Questo episodio non è a conoscenza di tutti, alcuni l’hanno dimenticato, altri infine fanno finta di averlo dimenticato o perfino di non esserne mai stati al corrente. Immagino che coloro che oggi si dicono salvinisti, e che ieri furono bobomaroniti, si trovino in quest’ultima categoria. Sgarbi ai tempi d’oro, quando prendeva la parola nel corso di una strepitosa trasmissione televisiva postmeridiana, ne fece un tormentone: «Maroni sembra uno» diceva «in realtà i Maroni sono due, di solito sono sempre due». A quel tempo avevo appena principiato a votare per la Lega nord, in base alla teoria che non necessariamente si vota “per”, anzi in una situazione politicamente disastrata, in una società alla deriva, ha senso più che altro votare “contro”. Essendo un uomo di sinistra, non potevo certo votare per i partiti della similsinistra, perciò votavo per la Lega nord che almeno a quel tempo faceva un po’ di paura, prima che si omologasse e che producesse il Trota, il circolo magico, la lottizzazione dei posti che controllano i flussi di potere e di denaro, i disinvolti consiglieri regionali che tutti conosciamo. Bene, votavo per la Lega nord, ma tenevo in pochissimo prezzo il Bobomaroni. E non aspettai che me lo dicesse il Pedretti per irridere alla sua pulizia del pollaio.

    Si veda la seconda osservazione, in corsivo, qui sotto.
    N.d.Ar.]

    Ma la dignità certo leghismo d’accatto lo sa cos’è?
    Esiste l’istituto delle dimissioni, che pare sconosciuto a Maroni & C.
    Credo si possa dire una cosa però. Il tanto vituperato Pedretti [da chi? dai giudici? N.d.Ar.], sono mesi che scrive su facebook cose assonanti a quanto emerso. Non dico che le abbia anticipate, ma a rileggerle fanno un certo effetto. E forse il peggio deve venire.
    [Sì, ma il Pedretti ha detto che Bobomaroni è un traditore, mica che il suo entourage aveva le mani in pasta. Del resto, questo “libello di ripudio” del Pedretti è cosa recentissima, data alle Idi di dicembre 2015, com’è noto. Non ci risulta che il Pedretti denunciasse l’andazzo bobomaronita prima di ricevere la targa di benemerenza di Salvini, e neanche dopo, per un bel pezzo. E rimane aperta la questione: perché l’ha fatto? Lei dice che l’ha fatto per una motivazione eroica: bene, prendiamo atto del suo punto di vista, le ricordo tuttavia che sarebbero da considerare anche altre ipotesi. La scienza non avrebbe fatto i progressi che ha fatto, se non si fosse imparato a dubitare. Fra l’altro noi ricordiamo con ferma e divertita memoria il tempo in cui il Pedretti, ancorché con il viso un po’ tirato, si diceva ora bobomaronita, ora però sembrava essere vicino al caro leader insidiato dal procuratore legale (per conto della Avon) di Varese, poi ci ripensava ancora. E ammonì noi resistenti, lo ricordo benissimo: «Si dice maroniano, non maronita! “Maronita” è un’altra cosa». Grazie, Pedretti: ricevuto. Ma a noi piace dire maronita, o anche bobomaronita. Su Nusquamia ci divertimmo ad agitare il tormentone del salto della quaglia del Pedretti, come si legge, fra l’altro facendo clic sull’immagine qui sotto. N.d.Ar.].

    • al Gandalfir billa'h permalink

      Ancora, fortissimo, il patto serrapedrettista: Pedretti uomo eroico e sincero, bianco come una colomba, di quelle della piccionaia piddina: @ALGIDO ce ne ha dato la prova. Per lui, Pedretti è un loro uomo… da poter usare da loro… (e Tarci il suo profeta?)

  54. ALGIDO permalink

    sia lode a Pedro allora

    vedo che condividete anche voi…

    • Non so a Milano (appuntamento del 4 aprile [*]), ma a Curno il Pedretti avrebbe bisogno di un avvocato migliore

      Condividere che cosa? Certo, se il Pedretti afferma che Bobomaroni non è un’aquila, ha ragione. C’è però una differenza tra noi e il Pedretti: noi affermiamo l’assenza di acume ingegnoso nel Bobomaroni praticamente da sempre, il Pedretti ha sposato la tesi di un opportunismo del Bobomaroni (che è una cosa diversa, fra l’altro) soltanto alle Idi di dicembre, quando si è stufato di attendere che il partito gli trovasse una sistemazione e, dopo una notte insonne, ha vergato quel suo comunicato su Facebook. Il quale, tra l’altro, lascia il tempo che trova, in assenza di riscontri da parte della Lega nord. Evidentemente, in via Bellerio e dintorni, a Milano, hanno qualcosa da temere (politicamente) da parte del Pedretti; perciò sono anche loro (maledizione!) schifosamente sobri.
      Il fatto però che il Pedretti pensi male di Bobomaroni, sia pure con altre motivazioni, non significa che noi abbiamo qualcosa da spartire con lui sul piano ideologico, culturale e politico. Mamma mia! Sciò! Scrivevo qualche tempo fa qui su Nusquamia che anche Hillary Clinton potrebbe dire una cosa giusta, ogni tanto: per esempio entrando in un gabinetto e osservando che non c’è carta igienica. Se effettivamente non c’è carta igienica, Hillary Clinton ha ragione. Questo non significa però che noi siamo d’accordo con il suo programma di umiliazione e castrazione programmata dei maschi d’America e d’Europa, forse anche dell’Australia.

      Osservo inoltre – spero che non se n’abbia a male – che lei non ha l’aria di essere un buon avvocato per il Pedretti. Lei infatti ha sposato l’idea che il Pedretti abbia rotto i ponti con la Lega nord perché animato da sentimenti nobilissimi, forse anche eroici. Ma ha commesso l’errore di non dire neanche un motivo che dimostrasse l’eroismo del Pedretti e, soprattutto, non ha portato nessun argomento per demolire l’obiezione più ovvia che si può muovere a chi sostenga la tesi di un gesto eroico da parte dell’esule di Curno: quella di un risentimento per mancata carriera e visibilità. Io non dico che sia così, ma dico che se si ragiona, si devono considerare tutte le ipotesi plausibili.
      Perfino in ambito aziendale, nei mongo-corsi di formazione per mongo-manager desiderosi di perdersi nel flusso entusiastico di un lavoro schiavile – e, se non proprio desiderosi, quanto meno disposti ad appecorarsi – si insegna che per essere persuasivi occorre prevenire le obiezioni di un ipotetico avversario e opportunamente smontarle. In realtà i mongo-manager sono tutt’altro che persuasivi: solitamente dànno l’impressione di essere soltanto palloni gonfiati, oscenamente convinti che essere cafoni ed egoisti sia il modo migliore di trascorrere una vita inutile e soprattutto di merda, qual è la loro. Infatti, i mongo-formatori di quei mongo-corsi di mongo-formazione sono ignoranti con il botto, loro per primi non sono capaci di esprimersi. Più o meno, sono al livello di certi politici indigeni curnensi che ben conosciamo: orrore!
      Provo allora io a esprimere la ssotanza della questione, avendo avuto il privilegio di leggere pochi libri, ma buoni. Farò ricorso a poche parole, ma chiare, e senza mongo-proiezioni di mongo-slàid, riferendo quanto è scritto nel trattato Rhetorica ad Herennium, del quale ho già fatto menzione quando ho affrontato l’argomento degli artifici scenici messi in atto dall’arch. Vito Conti negli interventi da lui tenuti nel corso delle sedute del Consiglio comunale di Curno.
      Si legge dunque al capitolo I del prezioso trattatello che chi vuole difendere un punto di vista (nel suo caso, l’eroicità del comportamento pedrettesco) deve acconciamente principiare il discorso con un esordio che serve a ben disporre l’animo dell’ascoltatore (per esempio, è proibito fare il fico). Dovrà seguire la narrazione dei fatti o, quanto meno, dei fatti che si suppone siano accaduti (in questo caso, la sudditanza iniziale del Pedretti nei confronti del conte zio e il suo sentimento di abbandono, quando il conte zio decise di smettere di fare il gioppino bergamasco, e di svolgere un ruolo nazionale, che presentemente, tra l’altro, dà molto fastidio a Salvini, che si sente messo in ombra). Dopo la narrazione viene la cosiddetta “divisione” nella quale si chiarisce quello su cui si concorda e quello che è in contestazione. Seguono la conferma (confirmatio) e la confutazione: nel corso della prima si esprimono con fermezza (perciò si chiama “conferma”) gli argomenti a favore del punto di vista da dimostrare; nella confutazione, invece, si procede alla demolizione degli argomenti contrari. Segue la conclusione, nella quale l’oratore dovrà terminare il discorso adoperando una certa arte. [**]
      Mi piace ricordare infine che in un libro uscito una decina d’anni fa, o forse anche più, che ricostruiva la biblioteca del grande Galilei, si affermava, sulla base di riscontri oggettivi, che lo scienziato pisano possedeva e consultava il trattato della Rhetorica ad Herennium. Ma perché uno scienziato possedeva un libro di retorica, e per giunta lo usava? A parte il fatto che a quei tempi non era ancora stata consumata la scissura tra le cosiddette due culture, non sarà difficile capire la ragione per cui Galilei si provvedesse degli strumenti della retorica, pur disprezzandola. Il fatto è che nelle dispute filosofiche aveva che fare spesso con uomini molto scaltri, e anche colti, per esempio con i gesuiti (mica con MArtha Nussbaum): uno di questi era quel tale Orazio Grassi che, con lo pseudonimo di Lotario Sarsi, attaccò violentemente Galilei al riguardo della natura delle comete. Pur di vincere nella disputa, gli avversari di Galilei non si facevano scrupolo di usare colpi bassi. E allora che cosa fa Galilei? Adotta il principio, più volte citato qui su Nusquamia, stabilito dall’adagio “A brigante, brigante e mezzo”. Se l’avversario usa i trucchetti della retorica e io conosco la retorica, mi sarà facile strappargli la maschera.
      Ovviamente, quelle erano dispute di alto livello, mica le miserie della politichetta curnense, o le discussioni sindascali con tentativo di cazzeggio in alto, come in BergamoEuropa.
      Perché le ho detto tutto questo? Per dimostrarle, ancora una volta, aprendole uno spiraglio dal quale filtra qualche barlume culturale, quanto sia miserabile l’etica dell’aziendalismo e quanto sia intellettualmente spregevole. La prego, faccia circolare la voce tra gli aziendalsimilprogressisti curnensi. Che si vergognino, una buona volta e che si ravvedano, finché sono in tempo. Ma le speranze di un loro ravvedimento sono assai modeste, credo. Né d’altra parte il loro destino mi sta a cuore più che tanto. Mi piacerebbe salvare Maria Elena Boschi, questo sì. Ma, obiettivamente, l’operazione di salvazione della Madonna fiorentina sarebbe per me, temo, troppo coinvolgente sul piano emotivo ed esteticamente disdicevole: per colpa mia, s’intende.

      —————————————————————
      [*] Si veda Spese pazze al Pirellone, gli ospiti delle cene citati dalle difese: per i giudici lista da 1000 nomi

      [**] De Ratione Dicendi ad C. Herennium liber I, 4:

      INVENTIO in sex partes orationis consumitur: in exordium, narrationem, divisionem, confirmationem, confutationem, conclusionem.
      Exordium est principium orationis, per quod animus auditoris constituitur ad audiendum.
      Narratio est rerum gestarum aut proinde ut gestarum expositio.
      Divisio est, per quam aperimus, quid conveniat, quid in controversia sit, et per quam exponimus, quibus de rebus simus acturi.
      Confirmatio est nostrorum argumentorum expositio cum adseveratione.
      Confutatio est contrariorum locorum dissolutio.
      Conclusio est artificiosus orationis terminus.

      • Giulio Fustinoni permalink

        Mi rifaccio a un suo bel precedente commento riguardante gli opposti estremismi di un tempo.
        Ieri sera mi sono letto il volantino cavagnino, ho riletto i vari commenti, nessuno a sproposito, nemmeno quelli di Conti o di chi per lui, e mi sembra chiaro che tutti insieme i politicanti di Curno vanno verso una grande coalizione, modulare e a geometria variabile, nella diversa debolezza di ciascun soggetto politico.
        Unica possibile incertezza è data dallo strano, ondivago e silente atteggiamento del dr Marco Belotti, che appare destinato comunque, probabilmente, ad appecorarsi.
        Sulla “moschea”, falso problema, dal volantino emerge già la base di accordo. E tutti insieme si spartiranno i favori del potere.
        Povera Curno!

  55. Non è roba per geometri laureati permalink

    Bellissima risposta.
    Così a naso, da come non ragiona, a me non sembra che Algido abbia frequentato uno dei due licei, è probabile, ma può darsi che mi sbagli, che abbia fatto o ragioneria, magari a Ponte o geometra, ma se avesse fatto l’esperia dei tedeschi non sarebbe neppure male, dipende naturalmente dalla sua classe di nascita.
    Così a naso il modo di ragionare di Algido sembra quello tipico del pallone gonfiato che una volta diplomato in ragioneria o geometra, più o meno, si prende una laurea. Bum! Sciopat! Carta straccia.

    • «La peste dell’uomo è la presunzione di sapere»
      Lo disse Michel de Montaigne. Ma non dimentichiamo la sifilide dell’aziendalismo

      Prima di entrare nel merito del discorso, mi dico d’accordo con lei sull’apprezzamento positivo dell’Esperia, che fu una scuola eccellente (non fatemi dire «d’eccellenza», come si dice oggi, perché mi sembra un’espressione da sciacquette similprogressiste) negli anni del boom economico. Ma ho ragione di ritenerla eccellente anche oggi, o quanto meno in tempi recenti, se devo fare riferimento alla mia poca esperienza. Lei accenna giustamente all’origine tedesca della scuola, considerata ancora agli inizi del secolo trascorso la migliore in Italia per l’apprendimento della chimica. Questa – non dimentichiamolo – era la scienza principe nell’Ottocento e ai principi del Novecento, come oggi potrebbero essere la biologia molecolare o la scienza dei materiali: oggi il dott. Frankestein che costruisse il “nuovo Prometeo” sarebbe un biologo, ma nel romanzo di Shelley il dott. Frankestein era un chimico (attenzione: non confondiamo l’autore dell’ominide con la sua creatura). Un giorno, curiosando nella biblioteca di mio nonno, trovai un suo quaderno con gli appunti e gli esercizi di balistica, risalenti al tempo in cui studiava in quella scuola tedesca. Una roba da rimanere a bocca aperta: una grafia perfetta, le tabelle dove si riportavano via via i risultati del calcolo delle posizioni del proietto sembravano a stampa, invece che tracciate sul quaderno di uno studente con inchiostro color seppia.

      Venendo al dunque, mi permetto di spezzare una lancia in favore della “ignorantità”: ho conosciuto persone ignoranti e persone colte, alcune anche molto colte, però quelle che più mi hanno favorevolmente impressionato sono certe persone del popolo dotate di grande saggezza, e non parlo della saggezza astratta, parlo della saggezza che si confronta con le cose.
      Oggi, a dir la verità, ne incontro sempre meno: ma ho avuto la fortuna di passare una parte dell’infanzia in luoghi diversi e soprattutto in modo molto diverso da come vivo ora. Allora non me ne rendevo conto, ma adesso tornando indietro con il pensiero mi accorgo di aver fatto in tempo a conoscere uomini che vivevano come ai tempi di Omero. Quando il valore degli uomini si misurava dal loro essere uomini, appunto, e non da cacate carte: poco importa se sono attestati di qualche mongo-scuoletta aziendale o di partito, o se sono diplomi universitari. Del resto, come dimenticare quegli esami universitari facilitati dalla “dazione” (per dirla in linguaggio dipietresco) di favori sessuali, mi sembra di ricordare all’Università di Camerino? Omero racconta di Nestore «che di sua bocca uscièno più che mel dolci d’eloquenza i rivi», e l’eloquenza di Nestore era frutto di una vita ben vissuta, non attestabile da fogli di cacata carta.
      Oggi invece càpita a ogni piè sospinto d’incontrare uomini e donne, provvisti di diplomi e attestati che credono di sapere e in realtà non sanno niente. Ma questo, a dir la verità, è un male antico. Com’è noto, Socrate diceva di non saper niente e si meravigliava che tutti lo ritenessero sapiente. Finché si rese conto di essere sapiente in quanto sapeva di non sapere, mentre molti, per non dire i più – in particolare gli uomini politici – non sanno, ma credono di sapere. Proprio per questo, perché metteva in dubbio l’idoneità degli uomini politici a reggere le sorti della città, visto che non sapevano, Socrate fu messo a morte, nel clima di resa dei conti che seguì la guerra civile ateniese, dopo la cacciata dei Trenta e la restaurazione del governo “democratico”. Cioè, non fu messo a morte espressamente perché minava in maniera micidiale la pretesa idoneità degli uomini politici, tanto più che godeva di largo seguito: fu messo a morte con accuse pretestuose, come quella di far apparire buono quello che è cattivo, di corrompere i giovani e di introdurre nella città nuovi dèi. Ma la ragione per cui fu messo a morte era politica.
      Montaigne arrivò a sostenere, sia pure in tutt’altro contesto, nel corso di una polemica della quale qui non fa conto parlare, che «La peste dell’uomo è la presunzione di sapere. Ecco perché l’ignoranza ci è tanto raccomandata dalla nostra religione, come qualità propria alla fede e all’obbedienza».

      Concludendo in una prospettiva curnense, senza certo pretendere di confrontare l’Atene di Pericle e, successivamente, quella di Socrate con Curno, questo borgo sgarrupato a ovest di Bergamo che la dott.ssa Serra pretende che sia “bello da vivere” soltanto perché da lei tiranneggiato, e men che meno senza pretendere di confrontare con Socrate l’Aristide di Nusquamia (l’Aristide antico era un’altra cosa, e aveva fama di essere il più giusto dei Greci), che cos’altro facciamo noi se non affermare qualcosa di analogo, ancorché esso suoni scandaloso alle orecchie dei politici indigeni curnensi? Noi affermiamo, precisamente, che questi politici indigeni non hanno le qualità necessarie per avanzare la pretesa di reggere le sorti di Curno. In particolare alcuni politici indigeni curnensi hanno un passato vergognoso e un presente che non dà niente di che ben sperare. Nella chiusa del suo volantino delirante Cavagna il Giovane ha provato a scagliare su di noi l’anatema. La dott.ssa Serra è più furba, continua a fare la “sobria”, ma non so per quanto tempo ancora potrà permettersi tale sobrietà.
      Tra l’altro, io non darei per scontato che la stampa anglorobicosassone continui ad appoggiare insieme la dott.ssa Serra, la fasciofemminista e – ultimamente, toccando il diapason dell’entusiasmo – la nuova “Forza Italia” di Alessandro Sorte, uomo forte. Continuando a ignorare Gandolfi, anche se probabilmente Remo Traìna non ha più velleità di firmare in prima persona articoli antigandulfiani, la stampa anglorobicosassone si fa del male da sola. È anche possibile che Alessandro Sorte, uomo forte, all’ultimo momento imponga un doloroso arretramento a Cavagna il Giovane e insedi come candidato sindaco a Curno proprio Remo Traìna. Questo sarebbe veramente un bel colpo, soprattutto per Gandolfi.

  56. Nemo ad impossibilia tenetur
    Non c’è stato un “beau geste”, che però non è prescritto per legge, nemmeno nella costituzione cosiddetta “materiale”


    ‘L’Eco di Bergamo’, 17 febbraio 2016.

    Rispondevo a un lettore di Nusquamia che mi ha inviato questo ritaglio:

    Ricevuto, grazie. Insomma, a norma di cacata carta è tutto regolare.
    Infatti. Il salto di qualità consiste nel non ragionare più a norma di cacata carta.

    Il problema è stato impostato male dalla dott.ssa (?) Sara Carrara, che invocava una sorta di costituzione materiale e così giustificava il suo tentativo di sfruttamento elettorale della mancanza di un beau geste. La dott.sssa Serra ha avuto buon gioco a ricordarle che il beau geste non è prescritto nemmeno dalla costituzione materiale, tant’è che esiste un precedente (2007), che tuttavia non suscitò scalpore nella Carrara.
    Come suggerivano i filosofi antichi, quando si è di fronte a un dilemma — in questo caso: cacata carta o non cacata carta? — per uscire dal vicolo cieco c’è una soluzione: passare per le corna del dilemma. Riassumendo:
    a) condanniamo con una punta di malcelato disprezzo il tentativo della dott.ssa (?) Carrara di imbastire uno scandaletto sull’assenza del beau geste da parte della dott.ssa Serra (la quale, secondo la Carrara avrebbe potuto o forse dovuto indurre il figlio a non ritirare il premio o, meglio ancora, a non partecipare);
    b) prendiamo atto della non esistenza di un precetto della c.d. costituzione materiale, al riguardo;
    c) suggeriamo di passare per le corna del dilemma e di abolire, immediatamente, questi premi che ricordano tanto la Befana fascista, la quale se non altro aveva una finalità sociale. Ritengo miserabili questi premi, con tutto il seguito di buoni sentimenti, madrine, discorsetti, sorrisetti, buffetti sulle guance e mammette in deliquio. Merda ai premi!

  57. Sequoia permalink

    @ Aristide e a Non è roba per geometri laureati…
    Algido, Magari avesse studiato presso la scuola Esperia! Sicuramente non sarebbe arrogante con lode.
    Conosco chi frequentò quella scuola ai tempi della seconda guerra (mondiale, la specifica è per Algido), e poi altra persona che la frequentò appena terminata la seconda guerra (mondiale, la specifica è sempre per Algido, non che si confoda con la guerra dei Roses, il piccino). Il risultato era che, come dice Aristide, la preparazione era molto severa, ma allo stesso tempo eccellente.
    Chi sa di non sapere è umile, chi dice e crede di sapere è un imbecille gravido di preconcetti e atto al sopruso per assecondare i propri istinti bestiali che la buona scuola (quale) non ha saputo sopire.
    Algido, Algido, Algido, vuol vedere che forse ha colto nel segno? Secondo me, rivolgo questo mio pensier verso chi crede nelle divinità della natura, credo che algido possa rinascere in edera oppure in pierta. L’estetismo intellettuale rispecchia in lui.

  58. Anna permalink

    ”[-Dialoghiamo con gli addetti ai lavori e avviciniamo il nostro brand ad operazioni di placement-]”.
    Letto ciò, non ho avuta la forza di resistere di avere un or….o!…
    Che belle parole, quanta poesia e che aziendalismo da cordata.
    Sigaretta…e la rileggo!
    Abbiate pazienza, non è far perdere il tema, anzi, serve di complemento alle assurdità freddolose che il greco Algido pretende di far passare per buone le sue aziendalistiche idee da saccente conoscitore di comportamenti a gradualità variabile.

    • Parole, parole, parole… e poi un ottimo servizio, chiavi-in-mano (e dove, semmai?)

      Ho fatto una ricerca in rete e ho trovato il brano incriminato:

      Partecipiamo a produzioni giovani, supportiamo i talenti emergenti ma siamo anche in progetti più importanti. Dialoghiamo con gli addetti ai lavori e avviciniamo il nostro brand ad operazioni di placement.

      Queste amenità si leggono nella pagina Mondo Optima del mongo-sito Optima: vendono servizi telefonici, fornitura di gas ed elettricità, tutto in uno, chiavi-in-mano (e dove, semmai?). E in modalità di “global service” (squit!), come piace tanto a Rizzi, il braccio destro di Maroni che adesso è in carcere, per un eccesso di libidine nell’esercizio del global service. Già, il global service, ovvero la fornitura di servizi globali in dare, alla quale corrisponde l’esternalizzazione dei servizi in ricevere (chi esternalizza i servizi, riceve servizi: c’è sempre chi dà e chi riceve, come i mettìnculi e i prendìnculi). L’esternalizzazione è anche detta outsourcing, e piace molto agli aziendalsimilprogressisti. A Curno Cavagna il vecchio, che aveva un passato di sindacalista, si è riciclato come il Grande esternalizzatore: auguri!
      Sempre nella pagina segnalata leggiamo: «Abbiamo costruito un mondo di energia creativa, qui nascono idee e soluzioni sempre con il sorriso sulle labbra»; quindi: «E poi ci incontreremo all’optibar… segui le nostre interviste, guarda quanti amici brillanti passano da qui!». Infine: «Optima è un vero laboratorio creativo, siamo sempre in ascolto di chi ha lavorato, creato, prodotto e ispirato. Vogliamo raccontare la semplificazione e il talento, segui le nostre interviste e scopri centinaia di storie di successo». Oh, il successo! Squit, squit, squit!
      Ma come sono giovani, ma come sono fichi! Mi sembra di assistere a uno slide-show (squit!) di Renzi con un occhio di riguardo per le esigenze giovanilistiche di Cavagna il Giovane.
      Perché tutte queste parole? Per carpirti la firma, ovviamente, in cambio della quale ti sarà servito un ottimo prodotto, una fornitura di servizi globali, chiavi-in-mano (e dove, semmai?).

      • INC. COOL. 8 permalink

        La nostra “mission” è l’ IMMISSION Dove “INC.” sta per “Incorporated” “COOL” sta per “fashion” Ed Eight rappresenta il simbolo dell’ “INFINITO” Ma l’infinito è messo orizzontale!

      • L’aziendalismo è per definizione inculante, ma gli aziendalisti, che pretendono di essere inculanti quando si compiacciono di essere cafoni ed egoisti sono i saranno essi stessi inculati. Mi sembra giusto.

  59. Anna permalink

    Complimenti signor Aristide. Ambiente giovane ecc. tutto under 40 con volti sorridenti e gaiamante euforici. Video che immortalano attimi di estremo estro pulsore. Quanti giovani, quanto sono belli, quanto!? Il messaggio è:- i soldi sono tutto e il successo porta a essere il migliore di tutti su tutti:-. E l’ultimo chiuda la porta.
    Ne ho conosciuta di gente stupida, ma quanti ancora ne conoscerò e in quali concentrazioni.
    Sono stanca di vedere e sentire sciocchezze e ogni volta credo sia l’ultima e ogni volta dico a mestessa che non mi sarei più stupita di queste cose. Sbagliavo e sbaglio ancora…ogni volta mi si rizzano i capelli quando sento parlare in questo modo, è più forte di me, mi ripugna e reagisco con sempre maggior disappunto al disagio che provo vedendo quanta gente senza speranza e senza cultura umanistica si nasconde dietro al paravento del credo monetario. se tutto si svolge intorno al denaro effimero, vuol dire che siamo alla fine del mondo.

    • Romana permalink

      Credo si tratti proprio di un’economia effimera: basti considerare l’esplosione del settore dei servizi che, come dice la parola stessa, dovrebbero essere di supporto alla produzione e allo scambio di beni concretamente utili o necessari. In realtà i servizi sono diventati l’oggetto preponderante dell’economia, un a sé, spesso inutile o inefficace supporto di situazioni improduttive.
      Significativo è l’abnorme sviluppo delle cooperative di servizi nel pubblico e nel sociale, laddove di fatto si sfrutta l’ampliamento delle aree di povertà e di bisogno, anche con relativi scandali. Riflettere su questo pare ormai un’esigenza non procrastinabile.
      [Parole sante. N.d.Ar.]

  60. ALGIDO permalink

    Non vedo traccia del flyer di Forza Italia Curno Oltre.
    [Ne abbiamo parlato, limitandoci per il momento ad affermare che è delirante e che nella chiusa contiene un anatema, nei confronti di Gandolfi e Aristide, che ci fa ridere. N.d.Ar.]

    E che è? partita una nuova crociata?
    [No è Alessandro Sorte che ha detto ha Locatelli, che ha detto a Cavagna il Giovane: “Facite ’a faccia feroce!”. N.d.Ar.]

    Comunque si vede l’assenza di una guida Grafica dopo l’uscita della Lega.
    [Infatti, non c’è la mano di Marcobelotti. L’iniziativa dell’associazione canina era politicamente schifosa, ma devo ammettere che il manifesto era bello. N.d.Ar.]

    Le fotografie sono vecchie (dalla loro bacheca) di oltre 2 anni.
    [Lei parla anche della foto della dott.ssa Serra a piedi nudi? Possiamo avere ragguagli in merito? N.d.Ar.]

    Le “balle” superano le parti inutili.
    E c’è pure un attacco a Gandolfi, tacciato di essere “assenteista” e altro.
    Io l’ho letto al Bar, non mi è arrivato a casa, credo che la distribuzione vada a rilento.
    [Vedi risposta qui sotto. N.d.Ar]

    Pensavo meglio dopo 3 anni di assenza.
    [Da una campana fessa (incrinata: dal lat. fissus < findere) può venire soltanto un suono fesso. N.d.Ar.]

    • Leggiamo il volantino delirante di Cavagna il Giovane

      Il volantino delirante dove Cavagna il Giovane fa la faccia feroce, su mandato di Alessandro Forte, l’uomo forte, con la folle speranza di mettere Marcobelotti nell’angolo e costringerlo all’appecoramento, è leggibile nel sitarello di Forza Italia_Curno, facendo clic sul collegamento seguente: Volantino di Cavagna il Giovane, “’a criatura” di Curno.
      A proposito delle “ccreature”, piace ricordare il detto napoletano: «’A fessa è gghiuta ’mmano a ’e criature, ’a carta ’e musica ’mmano a ’e barbiere, ’a lanterna ’mmano a ’e cecate» cioè: “La fica è finita nelle mani dei bambini, la carta da musica in mano ai barbieri [la usano per depositare la schiuma per barba via via accumulatasi sulla lama del rasoio], la lanterna nelle mani dei ciechi”. Con questa espressione si indica la non idoneità delle persone a ricoprire gli incarichi loro affidati.
      Noi sosteniamo da sempre che Cavagna il Giovane non ha le qualità per pretendere di diventare sindaco di Curno, e nemmeno per svolgere un ruolo politico. Tant’è che, al momento giusto, c’è da giurare che Alessandro Sorte, l’uomo forte, gl’imporrà un doloroso arretramento. Ma non è che nella Lega possano contare su fior di uomini politici: il più navigato fra loro è il buon Tarcisio. Come dice Virgilio, ab uno disces omnes, cioè… Beh, immagino che la traduzione si trovi in rete. Ma attenzione a trovare la traduzione giusta: non sono responsabile di traduzioni inappropriate.

    • Facsmile permalink

      L’aziendal-coso (o cono) gelato, gonfio come un pallone, dice che il delirante volantino del cavagnuncolo contiene solo cose inutili e balle.
      Che coso abbia grossi problemi di lettura è già stato dimostrato, ma che non sia capace di vedere i problemi che stanno dietro le pur sconnesse elencazioni dell’Oltre non ce lo aspettavamo, specie da un candidato al soglio piddino.
      Il suo non argomentare è forse peggiore del delirio altrui: certe questioni si affrontano e si approfondiscono, e non si eludono magari facendo appello a sole convinzioni personali che, per logica, valgono tanto quelle di altri, cavagnino incluso.

      • Ma che cosa c’è di vero nella storia del funzionario ribelle? Fu veramente ribelle?
        Se Cavagna non ha detto il vero, va sculacciato. Chi può far luce sull’episodio? La dott.ssa Colombo, consigliera con delega alla trasparenza e in splendida carriera nel Pd

        Mi trovo seduto al tavolo di una locanda nel Golfo ligustico, per comporre questa risposta uso un ficòfono (= smartphone) non fichissimo, dunque mi trovo in condizioni disagiate, provo tuttavia a rispondere.
        1. Lei esordisce considerando il sottotesto dello pseudonimo, detto anche nickname, in linguaggio coglione. Algido ricorda la marca di gelati Algida. A mia volta osservo che Algida è un bellissimo nome per una marca di gelati, perché è un nome latino, come sono latine la marca automobilistica Audi (significa “Ascolta”) e la marca di impianti termotecnici Robur (= Forza): peccato solo che alla Robur, azienda orobica, abbiano — o avessero — una responsabile delle comunicazioni super-manager, determinatissima e micidiale. Oggi il mongomanager di turno non avrebbe battezzato la produzione dei gelati con il nome “Algida”, avrebbe forse preferito Coolida (dall’inglese “cool”, cioè ‘freddo’).
        Ignoro perché la persona fisica che scrive firmandosi Algido abbia scelto quello pseudonimo: in che cosa è algido, cioè freddo?
        2. Nel corpo del testo lei invita i lettori di Nusquamia, in generale, al rispetto del criterio di pertinenza e ad argomentare le proprie osservazioni.
        In effetti il delirante volantino di Cavagna il Giovane, nella sua banalità e aggressività non presenta problemi ermeneutici di sorta, tuttavia letto in filigrana e proiettato nel contesto (squallido) di riferimento, merita qualche attenzione a conferma di una diagnosi desolante della politichetta curnense.
        a. Abbiamo già osservato che nella chiusa contiene un anatema.
        b. Sempre nella chiusa è chiaramente avvertibile lo scandolezzamento per quanto abbiamo scritto, l’essere Cavagna il Giovane, per i cittadini curnensi, più micidiale della stessa dott.ssa Serra, anche a piedi nudi. Confermiamo, è proprio così. Piaccia o non piaccia.
        Osserviamo adesso:
        c. Il delirante volantino contiene un’affermazione circa un regime punitivo inflitto a un funzionario del Comune che suona “gravissima”, in linguaggio serrano, da qualunque parti la si consideri. Urge un chiarimento da parte della Iren-pivettesca consigliera con delega alla trasparenza, dott.ssa Colombo. E, nel caso in cui Cavagna il Giovane abbia mentito, una severa reprimenda, con sculacciamento. Come ai bei tempi, in cui la zarina curnense — anche lei determinata in modo micidiale — minacciava sculacciate a tutti i consiglieri del Pdl, compreso il venerando Maini, qualora non si fossero attenuti alla linea del partito, cioè la sua, o quella del suo cerchio magico, da lei proclamata al suono di “Deus lo volt” (una sorpiatura del latino Deus vult: prima di essere il motto della zarina curnense, fu il motto dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme).
        Attendiamo dunque una ferma, determinata e pivettesca presa di posizione da parte della summenzionato dottoressa. Non possiamo dimenticare, infatti, la lavata di capo che, pur esulando dai suoi compiti istituzionali, la dott.ssa Clara Colombo fece al povero Gandolfi, reo di aver parlato in Consiglio più dei cinque minuti consentiti dalle sacre carte, delle quali lei è custode, come le Vestali del fuoco sacro. Ebbene, la trasparenza è lo specifico della dott.ssa Colombo, dunque ci spieghi, siamo tutt’orecchi: noi non accusiamo la dott.ssa Serra di avere eventualmente preso provvedimenti punitivi contro un funzionario, poco importa se calceata o decalceata, cioè calzata di scarpe o a piedi nudi. Semplicemente prendiamo in parola i similprogressisti che affermano che questa è un’amministrazione meravigliosa perché con maggioranza donnesca (questo è un termine trecentesco e boccacciano: prima di protestare, le femministe s’informino, e studino!), esemplare perché politicamente corretta e di adamantina moralità perché trasparente: perciò chiediamo alla dott.ssa Colombo di far luce sull’episodio, di spiegarcelo. La dott.ssa Colombo e la dott.ssa Serra non vogliono informarci? Ancora una volta vogliono trattarci come pezze da piedi? Contano sempre sul fatto che noi per l’Eco di Bergamo — e, in particolare, per il giornalista anglorobicosassone Remo Traìna: con l’accento sulla “I”, per favore! — saremmo dei paria a petto di geni della politica come Cavagna il Giovane, la fasciofemminista e la stessa Serra, in particolare quando costei, fasciata e tricolorata, inaugura auto usate e pompe di rifornimento energetico? Evidentemente, siamo delle merde anche a confronto dello stesso Remo Traìna, al cui cospetto i due giornalisti dello Washington Post, quelli dello scandalo Watergate, che saranno mai? È evidente, se non fossimo delle merde, il grande giornalista anglorobicosassone si degnerebbe di sentire il nostro pareere, ogni tanto.
        Bene, facciano, facciano. Non lamentatevi poi se noi disprezziamo la politichetta curnense. Ma come vi permettete di trattarci da pezzenti? Chi siete? Dove appare la vostra nobiltà? Dateci qualche esempio, prego. A noi vengono in mente soltanto esempi a contrario. E, una volta tanto, non fate i prepotenti. Non provateci nemmeno.

      • Romana permalink

        Come sempre, un testo scombiccheràto (cioè: scritto malamente, scarabocchiato e scompigliato – aggettivo dall’etimo incerto; forse derivato di una variante di sgorbio o forse incrociato con il verbo onomatopeico schiccherare, ma forte e comunicativo, anche se dal significato un po’ nebuloso e oracolare, cui bisogna arrivare più con l’orecchio che con la ragione) offre innumerevoli spunti di critica e d’analisi, formali e di sostanza.
        Trovo che Lei, professore, abbia visto giusto nell’appuntare per ora la quistione (Boccaccio, Bembo, Saccheri, Coletti ed altri, oltre ad ALGIDO) del dipendente comunale da punire in quanto ribelle (in che senso?).
        [Già, ma perché Algido ama tanto dire “quistione”? A mia memoria, a parte l’italiano regionale della Toscana e della Sardegna, gli ultimi che in epoca recente (si fa per dire, perché si tratta del secolo trascorso) usarono questo vocabolo, “quistione”, invece di “questione”, con una qualche affettazione letteraria, furono Benedetto Croce e Antonio Gramsci. Mi domando però che cosa Algido abbia che fare con il filosofo napoletano, che fra l’altro scrive in maniera pressoché incomprensibile (e Togliatti, al tempo del secondo governo Badoglio, era costretto a correggerlo), dunque non credo che sia alla portata di Algido; o, cosa ancora più improbabile, con Antonio Gramsci, che fu un uomo di conseguenza, cioè tutto l’opposto degli aziendalsimilprogressisti dapprima bersaniani, ma soltanto per convenienza, quindi traditori di Bersani, ancora per convenienza. Adesso che sono renzisti, ma della seconda ora, sono impegnati a contendere i posti di comando ai renzisti della prima ora: il caso della consigliera giovanile Clara Colombo è sotto questo profilo emblematico. N.d.A.]

        Mi sembra cosa per nulla inutile, che forse subdolamente il gelido interlocutore del Suo diario vuol far rientrare fra le balle, senza darne spiegazione alcuna.
        Sarebbe opportuno, quindi, che presso i competenti uffici si ricercassero i relativi documenti e in Consiglio comunale se ne discutesse, se ne esistono i presupposti, magari in modo meno becero di quanto rappresentato nel volantino. E magari anche unificando per il caso le rispettive informazioni.
        La serietà del problema è evidente, specie quando si parla di regime serrano e di partito-azienda a vocazione totalitaria.
        Laddove si dimostrerà anche la prospettata continuità del patto serrapedrettista, mediante desistenza o grande coalizione che sia.

      • Ma che cosa voleva dire Cavagna il Giovane?

        Riguardo alla questione del funzionario del Comune di Curno che sarebbe incorso nei rigori della dott.ssa Serra e «rimosso dal suo incarico di funzione dirigenziale» (sono le parole di Cavagna il Giovane e di Giovanni Locatelli) vediamo esattamente che cosa si legge nel volantino delirante confezionato dalla sezione locale di Forza Italia (a essere precisi, il volantino porta anche il simbolo di “Curno oltre”: e non c’è chi non veda che, se non è zuppa, è pan bagnato):

        L’articolo apparso sull’Eco di Bergamo in data 29 01 2016 con titolo “Una nuova moschea anche a Curno-Il sindaco d’accordo” non ci ha certo sorpreso.
        [Grazie tante: quell’articolo ha tutta l’aria di essere un articolo “d’area”, per così dire; e non c’è chi non ne veda la tempestività in relazione all’iniziativa di gazebo + volantino dei forzitalioti curnensi, giusta (non è un refuso: dal lat. iuxta) le direttive di Alessandro Sorte, l’uomo forte, subito recepite da Locatelli, che le ha girate a Cavagna il Giovane, che le ha recepite e introiettate N.d.A.]
        Sapevamo di continui contatti tra il Comune e l’Unione delle Comunità islamiche di Curno per la realizzazione della moschea (apprendiamo che trattasi dell’ex colorificio Farina in via Manzù, nei pressi della località Crocette) e che, qualche mese fa, era stato respinto un progetto per la realizzazione della moschea da parte della Responsabile dell’Ufficio tecnico (che, pare, sia stata rimossa dal suo incarico di funzione dirigenziale).

        I due estensori del volantino prima dicono che il progetto della cosiddetta moschea sarebbe stato respinto dal Responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune. Poi, subito dopo, tra parentesi, scrivono che il medesimo funzionario è stato rimosso dalla funzione dirigenziale. Cioè, loro non dicono che il funzionario è stato rimosso dall’incarico perché avrebbe respinto il progetto, ma lasciano intendere — senza volerlo, naturalmente — che il funzionario sia stato punito perché non ha espresso parere tecnico favorevole sul progetto. Mi viene in mente il Pedretti che chiedeva l’ispezione alla c.d. moschea nell’ora e nel giorno del culto religioso, ma che poi diceva di non aver chiesto l’ispezione concomitantemente con il culto religioso (certo, e noi siamo scemi, evidentemente). I due insinuano la fallacia logica del post hoc, propter hoc. Ma loro diranno — lo so — che non volevano insinuare un bel niente. D’accordo: e io dico che non ho dubbi: loro non hanno insinuato di proposito. Ma di fatto hanno insinuato, e qui non ci piove.
        Non vi dico che cosa pensi di questo modo di esprimersi obliquo, permettendo che il recettore del messaggio verbale si infili in un tunnel mentale e capisca Roma per Toma: i lettori di Nusquamia possono indovinarlo, senza che mi sbilanci troppo. Riguardo ai tranelli del linguaggio e ai tunnel mentali, ha scritto cose eccellenti Massimo Piattelli Palmarini (L’illusione di sapere, Mondadori 1993).

        Per fortuna nel Consiglio comunale di Curno siede una consigliera con delega alla trasparenza. Costei è la dott.ssa Clara Colombo, di recente nominata, dopo ampio e democratico dibattito, responsabile dei Giovani democratici del Pd. A lei chiediamo:
        a) esiste depositato presso il Comune di Curno un progetto di moschea?
        b) risponde al vero il fatto che un progetto di un edificio destinato alla comunità islamica (moschea, Centro culturale islamico), è stato oggetto di rilievi sotto il profilo tecnico?
        c) è il progetto di una moschea o di un centro culturale islamico?
        d) i rilievi sotto il profilo tecnico sopra menzionati sono stati poi inglobati in un progetto modificato?
        e) il progetto, modificato o non modificato, è comunque depositato? quale dovrebbe essere il passo successivo dell’iter di approvazione del progetto?
        f) risponde al vero quanto si potrebbe intendere da una lettura affrettata del volantino di Forza Italia, che cioè il funzionario del Comune di Curno è stato privato della qualifica dirigenziale per aver mosso rilievi sotto il profilo tecnico, o anche sotto altri profili, al progetto di un edificio destinato alla comunità islamica di Curno?
        g) se il funzionario non è stato privato della qualifica dirigenziale in relazione al progetto dell’edificio propriamente o impropriamente definito “moschea” nel volantino sopra citato, per quale altra ragione è stato oggetto del provvedimento di ridefinizione in basso delle sue mansioni, se tale provvedimento effettivamente c’è stato?

        Confidiamo in una risposta non elusiva e nello spirito di “condivisione” del quale l’amministrazione serrana ha voluto fare un dono prezioso all’indirizzo dei suoi sudditi. È vero che la dott.ssa Serra potrebbe rispondere che la sua amministrazione ha ricevuto il mandato amministrativo dai cittadini e che lei può decidere quello che vuole. Tuttavia:
        a) gradiremmo che rispondesse la dott.ssa Colombo e che la medesima durante la risposta non fosse interrotta dalla dott.ssa Serra;
        b) non mettiamo in dubbio che la dott.ssa Serra abbia proceduto a norma di cacata carta, nel pieno e legittimo esercizio delle sue funzioni, anche quando ha rimosso il dipendente comunale dall’incarico (cosa che avrà fatto, immagino, non senza dolore ed encomiabili moti d’animo, di umana partecipazione per la sorte del funzionario); facciamo tuttavia sommessamente presente che, procedendo sempre e soltanto a norma di cacata carta, questa amministrazione risulta sempre più invisa ai cittadini.

  61. Chi è il lettore che si firma “Porta aperta”? Forse la dott.ssa Serra, demarchus discalceatus? [*]

    Ho scritto a Gandolfi il seguente messaggio di posta elettronica (“mail”, in linguaggio coglione):

    “Porta aperta” ha scritto finora cinque volte, è una nuova invenzione. Il concetto di “porta aperta” piace alla Serra, vedi la famosa intervista a Nando dalla Chiesa:
    «La formazione politica è la mia passione. Me ne ero occupata quando ero in segreteria, me ne sto occupando ora a Curno, un bel corso sulla “Città ideale”. Aperto a tutti, perché quella della porta aperta è la mia idea di vita. Ci partecipano in tanti, ci si è iscritta anche una consigliera leghista che viene sempre».
    Non ho pubblicato l’ultimo messaggio di Porta aperta che vedi in allegato perché è evidente il tentativo di manovrare Nusquamia, e Nusquamia non si fa manovrare. Questo diario accoglie opinioni, meglio se vivaci e di contrasto, ma non pubblica informazioni e affermazioni di manovratori occulti. Le opinioni possono essere espresse sotto pseudonimo, le manovre devono avere una paternità, altrimenti ciccia.

    —————————————–
    [*] Demarco (gr. δήμαρχος; lat. demarchus) era nell’antica Grecia il capo di un demo, e i demi erano le circoscrizioni amministrative nelle quali era suddivisa l’Attica. Nella Grecia moderna demarco è il sindaco. La dott.ssa Serra è inoltre definita discalceata (“scalza”) per analogia con le Carmelitane scalze, il cui ordine è, appunto, quello delle Carmelitae discalceatae. Presentarsi scalzi davanti a un’autorità è notoriamente segno di sottomissione. Per esempio, Enrico IV, imperatore del Sacro romano impero, si presentò a Canossa, dal papa Gregorio VII, scalzo, per farsi perdonare e ottenere la revoca della scomunica. Cosa che poi avvenne per intercessione di Matilde di Canossa. Ed è questa, appunto, la famosa umiliazione di Canossa (di qui l’espressione “andare a Canossa”). Non si capisce però perché la dott.ssa Serra si sia umiliata a nome di tutta la cittadinanza di Curno, invece che a titolo personale. Infatti quando prese parte a una cerimonia islamica, com’era nel suo diritto, si presentò a piedi nudi, fasciata e tricolorata. E questo è un po’ troppo.

    • I piedi nudi: esempio di armonia pedale sulle note di Vivaldi

      In rete si trovano anche danze turchesche, rigorosamente eseguite a piedi ignudi. Ho preferito non inserirle, per non far scivolare in basso il livello di questo diario: anche perché i piedi battono il tempo delle movenze del “bellico” (così scrive Dante, per “umbilico”, cioè ombelico).

    • Facsmile permalink

      Non sprechi energie a fantasticare.
      [Perché il lettore capisca, faccio presente che le parole seguenti sono da riferire al precedente commento: Chi è il lettore che si firma “Porta aperta”? Forse la dott.ssa Serra, demarchus discalceatus? N.d.Ar.]

      Caratteristiche: aziendalista barbuto dall’ambizione smisurata, giustamente da “effetto Serra”. Reperibilità: in Largo del’Impiccati, dove c’è un negozietto da vendo-oro che invece è la sede del circolo (però all’interno è rettangolare) curnese del P.D. Serve altro? Ah!, già!, dimenticavo: si fa chiamare anche freezer, algido, brividus o qualcosa del genere. Quando fa caldo si fa chiamare porta aperta e quando ha pretese da intellettuale scopiazza da tutte le parti e si fa chiamare facsimile. La quistione di codesta strana costumanza trovasi nel fatto che il suo rivale, che odia cordialmente, G., è omo schivo, forse per via della pelata, eppure d’altra levatura: di lui non tollera la superiorità intellettiva e culturale, comunque e dovunque si manifesti, anche d’arabo-vestuta. E pensa che agitarsi in prima fila fra le ballerine del can-can possa distoglier la folla dal marcar cotanta differenza.

      • In effetti, di proposito avevo sollevato il tema del cordone sanitario intorno a Gandolfi e del furto di verità. Questo è un tema tipicamente grillesco, perciò mi sarei aspettato una reazione del tipo: certo, è una schifezza! Vergogna! ecc.
        Si sa che i pentastrali hanno pochissima considerazione per il mondo del’informazione. Invece non c’è stata reazione. Io spero che Porta aperta, quale ch’egli sia, riprenda l’argomento e dica anche lui: sì, è una schifezza! ricordo benissimo i conigli mediatici del Pedretti! e quando il Pedretti e Max Conti, all’unisono, si fecero promotori di quella campagna mediatica contro l’Ecomostro! E Max Conti che scriveva di sacco del territorio, e glielo lasciavano scrivere, senza degnarsi di alzare la cornetta e sentire il aprere di Gandolfi. E sara Agostinelli, che è pure figlia del presidente del Parco Adda nord e che anche lei è laureata a Bologna! E come mai i figli dei Vip similprogressisti bergamaschi vanno a laurearsi a Bologna? Ecc ecc., in tono grillesco, un po’ sulle righe. Invece, niente, per il momento.

      • Porta aperta non si è più fatto vivo. Possibile che non abbia niente da dire sulla stampa anglorobicosassone? Strano.

  62. Dedicato alle maestrine solerti, agli assessorucoli ipercinetici e alle suffragette dell’associazionismo
    “Piedibus”? Ma non scherziamo! E se proprio si vuole scherzare sui piedi, occupiamoci dei piedi nudi della dott.ssa Serra

    Qui sopra vedete l’indicazione di un punto di raccolta dei bambini che andranno a scuola a piedi, invece che a bordo degli orrendi e cafoni Suv delle mamme procaci (nell’accezione latina del termine, cioè “insolente”, conservatasi nell’italiano letterario).
    La foto è stata scattata sabato scorso nella civile Arenzano, così apostrofata da quel vecchio trombone del Carducci: «O tra i placidi clivi, tra i cedri e le palme sedente // bella Arenzano al riso de la ligure piaggia». Ebbene, nella targa si legge “pedibus” e non “piedibus”. “Pedibus”, come si legge in Francia, dove tuttavia talora si legge anche “Pédibus”: ma qualcuno, più avvertito, fa osservare, giustamente, che il latino non vuole l’accento sulla terzultima sillaba, come pure in francese verrebbe naturale mettere. Segno che in Francia hanno la consapevolezza che quella è una parola latina e che con il latino non si scherza.


    Qui sopra indicazione del luogo di raccolta dei bambini nella Svizzera francese (“Pedibus” è scritto con l’accento acuto sulla “e”). In basso, analoga indicazione nella Svizzera italiana.

    Ora io mi domando se la sindachessa di Curno, la quale oltre che italiana è anche elvetica — non farebbe bene a suggerire o, meglio, imporre che si prenda esempio dalla civile Svizzera e dalla civile Milano, oltre che da altre numerose città e borghi civili italiani, invece che da Trezzo sull’Adda e da Bergamo.

    Merda allo sciacquettismo diffuso e politicamente corretto! Se hanno tanta voglia di scherzare sui piedi, si occupino piuttosto dei piedi nudi della dott.ssa Serra.

  63. porta aperta permalink

    Grazie Prof. Aristide, massimo accordo nel contenuto della sua risposta.
    Sono contento di aver cercato di spiegato quello che secondo me è la semplice realtà di un gruppo che sta cercando si capire se c’è spazio per programmare qualcosa di buono per il futuro.
    Da soli, in accordo con qualcuno di serio, vedremo cosa uscirà da questo incontro.
    Certo vederla nel pubblico sarebbe molto bello oltre che qualificante per l’assemblea.
    Grazie per l’ospitalità su Nusquamia, casa sua.
    Buon lavoro

    • I pentastrali daranno alla stampa anglorobicosassone la lezione che si merita?

      Dunque aspettiamo di leggere sulla stampa la comunicazione dell’assemblea consultiva, o fondativa. Sono curioso di vedere come i pentastellati (meglio però: “pentastrali” per la ragione qui sotto esposta) saranno carezzati dalla stampa anglorobicosassone. Molto dipende dalle analisi che faranno in merito i tenutari del sistema di potere, che si divideranno in due fazioni, quelli che sono sicuri di avere il controllo dell’elettorato, che dànno per scontato che sia tutto cammellato, e che pertanto diranno “ci conviene”; e quelli che sono consapevoli dell’insofferenza dei cittadini nei confronti del bluff di Cavagna il Giovane (che si è messo in testa di cannibalizzare la Lega) e delle mattane serrane, e che pertanto paventano una confluenza con Gandolfi.
      Ma soprattutto sono curioso di vedere come i pentastrali si rapporteranno alla stampa anglorobicosassone che finora si è divisa equamente tra il Pedretti, i serrani, Forza Italia e la fasciofemminista e ha mantenuto un rigoroso cordone sanitario intorno a Gandolfi e a un giornale come questo, Nusquamia, che è l’unico organo di analisi delle miserie della politichetta curnense, l’unico che faccia capire la grande terribile verità, un po’ come nella favola del vestito dell’imperatore: il re è nudo e i politici indigeni curnensi non sono degni di amministrare la cosa pubblica. Per giunta noi combattiamo gli avversari non già latrando, ma con il sorriso della ragione sulle labbra (come volevano gli illuministi, e come si fece ritrarre Diderot dal pittore Van Loo), con il potere corrosivo dell’italo aceto (così diceva Orazio), con l’intelligenza e la cultura che, chi non li ha, non se li può dare. Il che li fa impazzire di rabbia.
      La congiura del silenzio della stampa anglorobicosassone nei confronti di Gandolfi e lo strepito in favore dei nostri avversari, ora di questo, ora di quello, è illustrato, almeno in parte, in questa pagina; mancano tuttavia i micidiali e vergognosi conigli mediatici del Pedretti. Il risultato è stato un sistematico furto di verità perpetrato ai danni dei cittadini curnensi. “Furto di verità” porta il copyright di Giacinto Pannella, detto Marco: non ho difficoltà a rendergliene merito.

      In ogni caso, ripeto quanto ho espresso in un commento precedente: «Burro nel culo di Maria Schneider, ma niente pepe nel culo nostro!». In altre parole, calma e gesso: noi non ci agitiamo, sia perché da agitati non si ragiona bene, sia perché non è decoroso agitarsi. Piuttosto che correre scompostamente per salire sul treno della metropolitana che è lì lì per partire, aspetto cinque minuti e salgo sul prossimo. Al proposito ho avuto divergenze con alcune donne, ma sono sempre stato irremovibile: non mi agito e non mi faccio agitare.
      Dovremmo sempre avere presente che l’uomo è, o dovrebbe essere, un animale razionale, mica un cane che abbaia su incitamento di Salvini, o di Alessandro Forte, o per spirito di branco, sui temi politicamente corretti masticati dalla filosofastra Martha Nussbaum e “sussunti” dall’amministrazione serrana.
      Nel frattempo, semmai, come esercizio di riscaldamento dei muscoli (mentali), consiglio ai lettori di Nusquamia di rileggere l’articolo Il discorso di fine anno di Beppe Grillo: una rasoiata sul volto ipocrita e “sobrio” dei filistei, scritto al principio di quest’anno.

      Perché “pentastrale” è meglio di pentastellato – Riassumo qui i termini della questione del modo di denotare gli appartenenti al Movimento 5 stelle:
      pentastellato: è quello che va per la maggiore, ma sarebbe da evitare. Non è un termine molto felice, perché “pentastellato” deriva da una parola greca (πέντε, “cinque”) e da una parola latina, stella. Sarebbe bene che le parole di nuovo conio, se composte, derivassero da radici esclusivamente greche, o esclusivamente latine. Per esempio, diciamo ottimamente “binocolo”, da due radici esclusivamente latine (da bini, “due per volta” + oculus, “occhio”); altrettanto bene diciamo emiparesi, da due radici esclusivamente greche (da ἡμι-, “mezzo, metà” + πάρεσις “rilassamento”)
      Oddio, non mancano esempi di parole composte da una radice greca e una latina, ormai invalse nell’uso, alle quali dobbiamo rassegnarci, per esempio… (si vedano gli esempi nell’articolo Nota linguistica, a proposito del modo di evocare i grillini)
      pentasidereo: mica tanto bene, perché anche in questo caso vediamo una parola greca πέντε, “cinque”, accostata a una parola latina, sidus, “costellazione, stella”. Ma sarebbe meglio, qualora si dimostrasse che il lat. sidus è apparentato con il gr. σίδηρος, “ferro” (ricordando che al tempo della guerra di Troia il ferro era un metallo preziosissimo, cinque volte più dell’oro, perché l’unico che si conoscesse era di origine siderale: lo si raccoglieva dalle meteoriti piovute dalle stelle). Ma l’apparentamento non è dimostrato.
      pentastrale: questo termine è quello corretto (piacerebbe a D’Annunzio; non sappiamo se, eventualmente, possa piacere al Pedretti e ai suoi amici similprogressisti). Il termine è di ottimo conio, perché deriva dal radici greche: πέντε, “cinque” + ἀστήρ, “stella”.

      • Giulio Fustinoni permalink

        G. rende un sincero e affettuoso omaggio all’imponente e qualificatissimo lavoro svolto da Aristide, impensabile e mai avvenuto da nessun’altra parte sulla faccia di Terra Matre.
        [Non esageriamo, prego. N.d.Ar.]

        Ma adesso sta a lui personalmente mettere positivamente a profitto la enorme quantità di materiale culturale messo a disposizione, con tanti pro e contro, tante osservazioni e precisazioni, tanti avvertimenti e prudenti consigli.
        Potrebbe anche essere che altri studino queste pagine come si fa con un libro, in questo caso un compendio di politica, e ne traggano a loro volta vantaggio e profitto: in questo caso potremmo assistere finalmente a seri dibattiti e contrasti politici o addirittura a impensabili convergenze.
        [Faccio quello che posso e mi affido a pochi principi generali, che mi sforzo di ridurre a un numero minimo di assiomi. Di qui discendono i teoremi, dimostrabili a partire da quegli assiomi e da altri teoremi. Insomma, l’impianto dev’essere razionale. In questo momento non sento il dovere di pubblicare una serie di “Quaderni di Nusquamia”, anche se probabilmente finirò per raccogliere gli interventi più significativi pubblicati su Nusquamia (in realtà, gli indici degl’interventi) in una sorta di brogliaccio ipertestuale di parecchie pagine, opportunamente divise in capitoli. Ma è un brogliaccio, appunto, non non idoneo alla pubblicazione, ma utile strumento di lavoro e di lotta. Soprattutto durante la campagna elettorale. Ed è bene che quel brogliaccio rimanga in mani fidate. N.d.Ar.]

    • al Gandalfir billa'h permalink

      Anch’io, come l’amico Giulio, mi sono riletto l’articolo principale di Aristide, tutti i commenti seguenti, il delirio fatto volantino e il poco limpido testo che fa da preliminare spiegazione alla successiva raccolta di firme in calce.
      Ne ho tratto la convinzione, per Nusquamia, di una rotta possente e tranquilla, come quella di chi preferisce attendere un altro treno della metropolitana piuttosto che quello stipato all’inverosimile fermo presso la banchina. Possente, tranquilla e colta, nutrita di cultura dilagante, capace di travolgere ostacoli che vanno apparendo sempre più poca cosa.
      [Ho capito, lei fa dell’ironia. Guardi però che non ho detto che perdo il treno, ho detto che prendo il treno che voglio io, non quello che gli altri vorrebbero prendessi. Questo della fretta tanto per aver fretta è un tema caro a Lucinao Bianciardi, toscano immigrato a Milano: vedi ‘La vita agra’. E la storia che bisogna correre per prendere la metropolitana è una fissa delle donne milanesi. Paolo Conte si domandava: Ma perché le donne sono fatte così? E si rispondeva: Forse perché devono far la pipì (vedi la canzone Bartali). N.d.Ar.]

      E, nascosto in essa, un disegno strategico non previsto nè prevedibile, che ha fatto sobbalzare i miseri politicanti curnesi, tanto da costringere il sinistro aziendalista Facsimile-ALGIDO-portaaperta a fingersi un grillino. Non è cosa da poco.
      Questa complessiva e complessa pagina credo che verrà letta e riletta, probabilmente senza essere per lo più capita, dai mestatori locali, che hanno ancora il muso infognato nel patto serrapedrettista.

      • al Gandalfir billa'h permalink

        Stavolta ha capito male. Nessuna ironia. Un testo denso e di proiezione non solo localistica.
        La vita politica di Curno non ha mai visto e letto alcunché di simile. Che possa poi avere una forte presa sulla massa dei cittadini, dipende da altri fattori ed è problema diverso.
        Indubbio è che le piccole cavatine dei vari personaggetti in commedia e i loro minuscoli interessi da banco dei pegni sono stati messi a bagnomaria in un mare di valutazioni e osservazioni pertinenti, che li fanno traballare e “inumidire”.

      • Romana permalink

        Egregio professore,
        Credo che G. abbia ragioni da vendere, e non ci vedo ironia di sorta.
        Come far fruttare tanto mirabile sforzo e lavoro, credo sia compito non facile, che spetta innanzitutto a Gandolfi stesso.
        Ma, se ne avrà la forza, lo eseguirà con cura e dovizia di risultati.
        Si è avviata una contesa politica di tipo nuovo, certo spiazzante per molti.

      • La Lega nord è stata tirata per i capelli. Troppo tardi si è accorta della ferma e maschia volontà di Sorte di cannibalizzare la Lega di Curno ridotta dal Pedretti a un cumulo di macerie . Due domeniche fa Marcobelotti, Cavagna il Giovane detto anche Hannibal e Marcobelotti erano sotto lo stesso gazebo. Domenica scorsa i sortili forzitalioti e Marcobelotti albergavano in gazebo separati.
        Segno che i leghisti, anche se ridotti a mal partito dal Pedretti, non gradiscono più che tanto di essere cannibalizzati da Hannibal.
        In un tentativo disperato di tornare sulla scena politica, il Pedretti potrebbe dire: Cavagna il Giovane è un’imitazione, il vero Pedretti, l’originale, sono io!

      • Poiché abbiamo citato la canzone ‘Bartali’, di Paolo Conte, un ripasso non guasta:

      • Fossa lignea permalink

        Dunque qualche differenza, capìta già una settimana fa, c’è stata. Anche volantini o moduli per la raccolta di firme erano diversi?
        Tanto per capire.
        Forse il Belotti è meno “orsacchiotto” di quel che sembra, e dopo aver letto qui sul blog, ha messo in parte l’aspirante capo cavagnino, ma socio di minoranza, e forse neanche socio, in attesa di nuovi sviluppi di un quadro molto mobile. Perché lo strano è, come ha detto uno o una sopra, che a cominciare a sparigliare le carte è stata la Serra.

      • Perché i lettori capiscano il riferimento all’orsacchiotto, ricordo che scrivevo in un precedente articoletto dal titolo Quando Marcobelotti sfanculava Cavagna il Giovane (vedi):

        A quel tempo tutti ci siamo detti: va bene, Marcobelotti sarà anche stato insediato alla guida della Lega nord di Curno, da Roberto Calderoli, per meriti dentistici, avrà anche un aspetto da orsacchiotto di pezza di formato gigante (in ogni caso, buono), eppure ha dimostrato carattere.

        Mi permetto però di chiosare la sua affermazione per cui sarebbe stata la dott.ssa Serra a «cominciare a sparigliare le carte», esponendo una tesi diversa: tutto, secondo me, avrebbe origine della volontà di potenza di Alessandro Sorte. Uso il condizionale perché non pronunzio oracoli, potrei sbagliarmi; anzi, mi piacerebbe discutere la cosa da una parte e dall’altra: in utramque partem, come si dice, o come si diceva. L’esposizione della tesi richiede la seguente premessa.

        Premessa – Premetto che non intendo fare una difesa d’ufficio della sindachessa scalza che – riconosco – stiamo stuzzicando non poco questi ultimi tempi; ma siamo costretti a far così per il bene dei cittadini, in relazione a due considerazioni:
        a) in virtù dell’albagia della dott.ssa Serra, che lei chiama “sobrietà”, la quale per dirla tutta, ci tratta come pezzenti, dal momento che sistematicamente fa finta di non conoscere le obiezioni che noi muoviamo al suo regime politicamente corretto, come se la nostra non fosse l’opposizione di persone educate, ancorché pervase di spirito voltairiano, intelligenti, colte, e leali; e, cosa che dal nostro personalissimo punto di vista è ancora più grave, più di una volta ci ha posti sullo stesso piano di Cavagna il Giovane e della fasciofemminista;
        b) in virtù del cordone sanitario steso dalla stampa anglorobicosassone intorno ai resistenti che a Curno si battono per l’abbattimento del sistema di potere rappresentato solidalmente, di là dalle apparenze, dalla politichetta che tutti conosciamo, la quale da qualche tempo s’improvvisa giovanilistica e manda avanti i giovani virgulti, opportunamente dotati di pile Duracell, dalle quali ricavano l’energia di “determinazione”; còmpito dei giovani virgulti è fare esattamente le cose che facevano le vecchie ciabatte della politica, mutatis mutandis, compresi i nomi mutati che designano le varie liste civiche farlocche, promosse dagli stessi soliti noti.
        Del punto a) la dott.ssa Serra è direttamente responsabile; del punto b) è indirettamente responsabile, perché lei non ha fatto niente per contrastare il regime della stampa anglorobicosassone del quale lei stessa si è sistematicamente avvantaggiata, fino a poco tempo fa. Se poi ultimamente il giornalista Remo Traìna ha scritto due articoli che le hanno recato danno, quello sulla telecamera nascosta e quello sulla c.d. moschea e se un terzo articolo è stato scritto sul figlio premiato, il discorso non cambia. A parte il fatto che la dott.ssa Serra ha avuto possibilità di replica, mentre al tempo dell’articolo antigandulfiano del Traìna, al Gandolfi si riservavano spilli infissi sulle chiappe (vedi “Lo spillo” redazionale, che redarguisce Gandolfi), beh, vuol dire che il giocattolo si è rotto, temporaneamente, immagino, e che è saltata una molla, o più s’una, che ha colpito di striscio la dott.ssa Serra. Ma il giocattolo è suo, non nostro.

        Tesi – La premessa contiene la tesi, cioè il mio punto di vista su chi abbia innescato la folle corsa di Cavagna il Giovane. Uso l’espressione “folle corsa” che il padre Dante adopra per indicare l’avventura di Ulisse con l’evidente intento di mostrare quanto poco di magnanimo si possa riscontrare nel bluff del giovane virgulto della Forza Italia sortile. Ma ecco la mia tesi, che non pretende di essere oro di coppella, non è verità oracolare, ma è un punto degno di essere preso in considerazione, credo, portando argomenti a favore e contro.
        La tesi è che la folle corsa di Cavagna il Giovane che si è messo in testa di mettere sotto scacco la Lega nord e di cannibalizzare l’elettorato leghista non sia concordata con la dott.ssa Serra, tantomeno sia da lei benedetta: da quella stessa dott.ssa Serra — dico — che benedisse gli atteggiamenti di disturbo che il Pedretti ebbe a suo tempo nei confronti dell’amministrazione Gandolfi e che, come tutti ricordiamo, non batté ciglio al tempo dell’ispezione in modalità di provocazione alla cosiddetta moschea di Curno, promossa dal Pedretti. Anzi, a partire da quel momento, la Serra cominciò a coccolarsi il Pedretti, finché con lui organizzò il complotto serrapedrettista; quando Gandolfi tolse le deleghe a Pedretti, arrivò a sostenere il punto di vista – largamente condiviso da tutti i similprogressisti, compresa la professoressa Morelli – che il Pedretti fosse un “capro espiatorio”.
        Chi è allora colui che ha dato la carica a Cavagna il Giovane, chi è colui che nella catena delle cause può essere considerato il “motore primo”? La mia tesi è che costui sia Alessandro Sorte, l’uomo forte che ha preso atto – giustamente – del fatto che la Lega nord a Curno è stata messa in ginocchio dall’eredità del passato pedrettesco, mai rinnegata. La tesi – in realtà, una tesi probabilistica, dunque un’ipotesi – è che la catena delle cause e degli effetti debba essere pensata così:
        • la volontà di potenza di Alessandro Sorte che si è messo in testa di far polpette della Lega nord nella bergamasca;
        • l’individuazione di Curno come laboratorio politico nel quale si possa verificare la praticabilità dell’ipotesi di cannibalizzazione della Lega nord;
        • la disponibilità di Cavagna il Giovane a raccogliere l’eredità del Pedretti;
        • la disponibilità di Remo Traìna a scrivere un articolo sulla cosiddetta moschea di Curno che semini l’allarme nella popolazione e consenta – a tambur battente, si noti – a Cavagna il Giovane di montare un gazebo con l’iniziativa di distribuzione del volantino delirante e di richiesta alla popolazione di firmare la petizione di un referendum che giuridicamente non sta né in cielo né in terra.

      • Romana permalink

        Vedo che il bollitore culturale è in piena funzione e funge anche da depuratore, rimestando un po’ tutto, il buono e il meno buono.
        Lasciamo, dunque, perdere per un attimo la farlocca raccolta di firme del duo piumatissimo a colori cangianti Cavagna-Locatelli, più simile a una valutazione statistica interna o a una schedatura di fidelizzazione (e questo sarebbe altro motivo per separare i gazebo, anche se soltanto alla seconda tornata), e torniamo a parlare dell’augusto notiziario comunale [s’intitola ‘Curno in Comune’, dove si gioca sull’anfibolia Comune/comune: le anfibolie, cioè le ambiguità, piacciono parecchio alle maestrine: squit, squit, squit! M.d.Ar.], quella distribuzione cartacea multiuso epperò assai interessante per vari aspetti. Anche qui tralasciamo per un momento l’unico scritto ben leggibile, il Suo, esimio professore, pur firmato dal consigliere Gandolfi.
        [Non potrei dare una mano a Gandolfi, se lui non desse una mano a me per capire gli interessi che si nascondono dietro le parole alate e più che altro, cacate, della politichetta curnense. Dicevo oggi a una signora di aver letto anni fa un libro sui cani, sul concetto di dominanza, sull’educazione/repressione ecc., e di aver appreso nel corso di quella lettura molte cose sugli uomini. Perché dei cani si può, o quanto meno si poteva, parlar liberamente (oggi esiste l’associazionismo lobbistico canino: mancavano anche queste associazioni, per limitare ulteriormente la nostra libertà!). Invece quando parli degli uomini bisogna avere mille cautele. Così, addentrandomi nei meandri della politichetta di Curno, ho appreso molte altre cose, e non solo riguardo alla poltica, più o meno degenerata. Di questo sono grato a Gandolfi. Per esempio, è chiaro che la dott.ssa Serra si atteggia un po’ a Hillary Clinton (anche lei, ride sempre: ma che avrà semre da ridere?). Ma è anche vero che, conoscendo la dott.ssa Serra, capisco meglio Hillary Clinton, e tremo per i poveri americani. Noi siamo — ça va sans dire — per Bernie Sanders. N.d.Ar.]

        Del notiziario comunale rileviamo la squallida mediocrità: specchio sufficientemente preciso della capacità culturale del nostro popolo?
        Oggi ho ricevuto il bollettino parrocchiale, redatto anche da umili membri del Consiglio pastorale, e non posso negare che, pur nella diversa funzione, è molto più interessante, attento alla realtà locale, leggibile e di indirizzo (parecchio aclista) del costoso suo dirimpettaio. Certo favorisce in misura assai maggiore rispetto al Notiziario la riflessione e la discussione, anche politica, se si vuole.
        Perché un piattume, per non togliere vocali, come quello presentato, comunque innaturale?
        Di cosa è specchio?

    • Sì, ma non ditelo a Cavagna il Giovane. Lui è convinto che, con l’aiuto di Alessandro Sorte e del “kit” di propaganda di berlusconiana memoria, cannibalizzerà la Lega di Curno e farà polpette di coloro che osassero metterglisi di traverso. Vi ricordate Quantile, ingaggiato da Locatelli nel 2012, quello che diceva che avrebbe riempito l’Uci cinema di simpatizzanti e che avrebbe fatto polpette di Gandolfi e Aristide? Qualcuno sa quela fine abbia fatto?
      Per tirarsi su il morale, Cavagna il Giovane potrà ripassare questo video sortile (in stile di Alessandro Sorte, la mascella che stritolerà la Lega):

      Avete visto che messinscena? I forzitalioti sembrano gladiatori, la musica è a un dipresso quella del film Il Gladiatore, i “ggiovani” sono lì tutti schierati, tutti uguali, vestiti uguali, determinatissimi (“Facite ’a faccia feroce!”), al minuto 1:27 si vede inquadrato Cavagna il Giovane. Lui in queste americanate ci crede, diamine! Metterà a terra il gigante Marcobelotti, assumerà l’eredità del Pedretti, trionferà!
      Seh! Ma mi faccia il piacere!
      Ma intanto vediamo il Gladiatore, quello vero:

      • Facsmile permalink

        S’appropinqua il periodo pasquale che, com’è a tutti noto, è lasso temporale propenso agli sconvolgimenti, talora decisivi per la storia dell’umanità: così avvenne oltre duemila anni or sono in un ribollente anfratto del potente romano imperio.
        Non per nulla, anche per le reminiscenze bibliche a danno degli egizi, vi è il detto “Pasqua di sangue”: voglio perciò sperare, aderendo alle reiterate invocazioni di Aristide come dell’imam di Curno, che il locale mondo delle passioni politiche che si agita e talora danza attorno a questo diario si fermi a riflettere, legga, s’informi, ragioni, trovi gli spiragli per comprendere, aprire gli animi, pentirsi, e infine volgere occhi e cuore alla Misericordia, giungendo a stringere le mani del nemico, foss’anche Vera Baboun o perfino il Perdetti. Per cominciare con novellato spirto e disposizione.
        «Essere nella città/sentinelle che aprono il libro/per essere discepoli in agguato/di una parola, di un segno…vivere senza paura/nella città attraversata da violenza/abitare una casa di pace.». Curno come luogo finalmente ideale, con la sindachessa, sorridente nonna vecchierella, che accavalla punti di maglia sui ferri per riparare dal freddo giovani virgulti, giunti perigliosamente qui da terre caldissime e d’infinita libera bellezza: Il tutto in concordanza con la visione di un nostro grandissimo poeta.
        [Ho letto le parole citate (tra virgolette a uncino) in una pubblicazione delle Acli del 2014, presentata dal Mons. Beschi. È lui l’autore della poesia? N.d.Ar.]

  64. Lidia permalink

    Imbroglioni morbidi e imbroglioni aggressivi, la totale mancanza di pudore e la furbizia. E la sindachessa?

    Vedi:
    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/02/23/due-anni-di-governo-renzi-sartori-imbroglione-eletto-da-primarie-fasulle/483889/

    [La Serra che cosa vuole che dica? Lei è sobria, lei è eccellente, lei è svizzera, lei è nobile, mentre noi siamo pezzenti. Noi pezzenti però non avremmo premiato nostro figlio, avremmo fatto il beau geste. Non dico con questo che la dott.ssa Serra non dovesse premiare il figlio, ci mancherebbe. Semplicemente ci permettiamo di dire quel che altri non potrebbero permettersi di dire. E non chiedetemi di più. N.d.Ar.]

  65. Ma non c’è nessuno che li faccia ragionare?
    Cavagna il Giovane e la dott.ssa Serra sono determinati fino allo spasimo, ma sono meno furbi di quanto credono

    Com’è noto, i cittadini di Curno sono stati invitati da Cavagna il Giovane a firmare un modulo di «raccolta firme». Per facilitarne la lettura del modulo, riportato qui sopra, trascriviamo la formulazione della richiesta di referendum:

    Raccolta firme, ai sensi degli articoli 60-61 dello Statuto comunale, al fine di chiedere l’indizione di un referendum popolare avente ad oggetto: “Il Sindaco vuole consentire la realizzazione a Curno di una moschea ad uso dell’Unione delle Comunità islamiche: siete d’accordo?”.

    Per come il quesito è stato formulato, appare evidente che esso fa riferimento essenziale all’articolo firmato dal giornalista anglorobicosassone Remo Traìna e, in particolare, al titolo del medesimo articolo, dove si menziona esplicitamente un parere favorevole della sindachessa dott.ssa Perlita Serra alla costruzione di una «nuova moschea». Il titolo del formidabile articolo (“formidabile” nel senso latino di temibile, per la Serra, che non si aspettava questo tiro da parte del Traìna: chi l’avrà messo al corrente di questo favore serrano per le meschite islamiche?) recita infatti: «Una nuova moschea anche a Curno. Il sindaco d’accordo».

    Ma adesso veniamo alle cacate carte:
    • L’articolo 61 dello Statuto comunale prescrive che si possano indire referendum consultivi «in tutte le materie di competenza comunale» su richiesta di un «numero di elettori residenti non inferiore al 30% degli iscritti nelle liste elettorali». Bene: se ipotizziamo che il numero dei cittadini aventi diritto di voto assommi a 6.200 (non credo di sbagliarmi molto e, se sbaglio, il gatto padano, gran cultore delle cacate carte, mi corregga). Dunque per indire il referendum Cavagna il Giovane dovrà essere in grado di rastrellare, eventualmente anche con l’aiuto di Remo Traìna che potrebbe scrivere nuovi articoli,
    30% x 6200 = 1.860
    adesioni alla richiesta di referendum.
    • Il comma 2 dell’art. 61 dello Statuto comunale prescrive che «i referendum consultivi possono essere indetti per deliberazione del Consiglio comunale, che fissa il testo da sottoporre agli elettori». Qui avrei bisogno della consulenza dei grandi ermeneuti delle cacate carte. Però – correggetemi se mi sbaglio – mi sembra di capire che la formulazione dei termini in cui il referendum è espresso dipende anche dal Consiglio comunale. A dir la verità lo Statuto non è abbastanza chiaro al riguardo; tuttavia all’art. 4 si prescrive: «Il quesito da sottoporre agli elettori deve essere di immediata comprensione e tale da non ingenerare equivoci». E qui casca l’asino, perché c’è da giurare che la formulazione pensata dal ministatista Cavagna il Giovane non attraverserà il crivello (significa: filtro, setaccio) degli ermeneuti (significa: interpreti) delle cacate leggi.
    Dunque, se fosse stato più furbo, Cavagna il Giovane, invece di insistere a voler passare per ministatista e obbedire alla consegna di Alessandro Sorte, quella di mostrare una grinta terribile, avrebbe formulato il quesito in termini diversi. In altre parole ancora, la petizione che sta facendo firmare ai cittadini è soltanto una prova generale di forza. Cosa che Alessandro Sorte sa benissimo, ma che Cavagna il Giovane non sa, come non sa di essere uno strumento usa-e-getta del diabolico disegno sortìle.
    • Del resto i similprogressisti, che delle cacate carte sono sperimentati cultori, scrivono in un loro ta-tze-bao: «Se anche si decidesse di fare un referendum, il quesito dovrebbe necessariamente essere: “Volete che la comunità islamica presente a Curno dal 1996 cambi sede e si trasferisca in un immobile di sua proprietà senza alcun onere per il Comune?”».
    Qui veramente casca l’asino una seconda volta. Credo infatti che, da un lato, i similprogressisti abbiano facoltà di non accettare una formulazione del quesito in termini cavagneschi, oltranzisti e simil-pedretteschi (fra l’altro, penso che il Pedretti, che ha dimestichezza con gli avvocati, sarebbe stato in grado di produrre una formulazione migliore); ma non credo, d’altra parte, che i similprogressisti possano introdurre nella formulazione del quesito referendario i contenuti che vogliono loro; anche perché mi sembra evidente che agli islamofobici non importa un bel niente che la sede islamica dati dal 1996 e che il trasferimento della sede della comunità islamica avvenga senza onere per il Comune. Gli islamofobici, molto semplicemente, vogliono mandare un segnale ai maomettani, in particolare vogliono far sapere loro che non sono graditi.
    Se dunque la dott.ssa Serra fosse più furba, e non si fosse messa in testa di fare a tutti i costi, la suffragetta dei zuzzerelloni della “Convivialità delle differenze”, quelli stessi per cui recitò i Salmi, in un clima squisitamente orobico-vippesco, in piazza Dante; quelli per cui fece atto di sottomissione presentandosi scalza a un’autorità islamica, per giunta fasciata e tricolorata, potrebbe usare qualcuno degli argomenti che ci siamo sforzati di presentare qui su Nusquamia. Noi, infatti, siamo del parere che sia interesse dei cittadini stabilire buoni rapporti con la comunità islamica, visto che c’è. Abbiamo anche suggerito – ma non fatemi dire di più – che le autorità italiane (non dico la dott.ssa Serra, che è tutta sbilanciata in direzione di Vera Baboun e verso i zuzzerelloni della convivialità delle differenze) dovrebbero intavolare qualcosa di simile al “Grande gioco” dell’Impero britannico, che è leitmotiv del romanzo Kim di Rudyard Kipling.
    Mi rendo conto, però, che la dott.ssa Serra non sarebbe in grado di convincere gli islamofobici, proprio lei che non conosce il piacere del dubbio, che invece noi pratichiamo sistematicamente. Perciò le è molto difficile entrare nei panni dell’altro, visto che pretende che l’altro debba condividere il suo punto di vista, che lei dà per scontato che sia quello giusto. Alla faccia della convivialità delel differenze: ma i conti tornano, in realtà, se si pensa che esistono diferenze politicamente corrette e differenze politicamente scorrette. La nostra differenza rispetto alla Serra, per esempio, è politicamente scorretta. Perciò lei ci tratta da pezzenti. E non è che noi ci lamentiamo: anzi, ci diverte che ci tratti da pezzenti, così non abbiamo scrupolo a rispondere colpo su colpo. Come diceva Eraclìto, «Polemos [la guerra] è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dèi e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi». Merda, dunque, alla condivisione da ingurgitare come olio di ricino!
    Io non sostengo di poter convincere qualunque islamofobico, per esempio non proverei nemmeno a far ragionare un Pedretti o un Cavagna il Giovane. Però penso che con i cittadini di Curno, con la maggior parte di loro, si può parlare, si può ragionare, anche con gli islamofobici. Purché non si prenda la parola nel modo in cui parla solitamente la Serra, detentrice di verità politicamente corrette e perciò ipso facto, cioè automaticamente, indisponenti.

    • Fossa lignea permalink

      La risposta è peggio della richiesta: forse i due piumati lo sapevano o se l’immaginavano. E anche il dott. Marco Belotti. Con un volantino come quello sopra riprodotto, con un simile contenuto, i sinistri totalitari curnesi, oltre a essere cascati incredibilmente nel tranello, adesso il referendum sono praticamente obbligati a farlo. Intelligenti e furbi.
      [I similprogressisti indirebbero un referendum di loro inziativa, vuol dire? Non credo. Mentre se il referendum fosse d’iniziativa popolare, occorrerebbe una diversa formulazione.
      Ma prima di agitarsi a vuoto, a meno che non sia proprio questo quel che si vuol fare, bisognerebbe vedere quel famoso progetto depositato al Comune di Curno (è depositato? a quale tappa dell’iter procedurale si trova? la dott.ssa Colombo ce lo dirà?) e capire seriamente come impatta con la legge regionale “antimoschee” del febbraio 2015. Impatta o non impatta? Se impatta, perché Cavagna il Giovane si agita? Forse perché l’Amministrazione serrana non tiene conto dei vincoli di legge? Ma se è così, che c’entra il referendum? Bisognerebbe procedere per violazione della legge, è un’altra cosa. Ad Alessandro Sorte certo non mancano i legali. Bisognerebbe anche sapere se e fino a quando quella legge regionale avrà vigore. Insomma, la questione andrebbe affrontata seriamente. Né cavagnescamente, né serranamente. Insomma, usiamole le risorse di Alessandro Sorte! O meglio: usi Cavagna il Giovane di tutta la forza, di tutta l’intelligenza della quale Sorte è capace!

      Alessandro Sorte.

      N.d.Ar.]

      • Fossa lignea permalink

        Forse non mi sono spiegato abbastanza: verissimo tutto quello che lei dice. Burocraticamente e in Consiglio comunale Gandolfi e gli altri faranno quello che riterranno più opportuno.
        Si vedrà.
        Riguardo alla inutile raccolta di firme, con la risposta del PD, ancora più assurda, di fatto nella testa del popolo il referendum è già in corso fra due forze ben individuate e con oggetto semplice: “moschea sì”, “moschea no”, musulmani con potere uguale a quello dei cittadini di Curno vs musulmani ospiti da controllare, cosa che gli oltristi volevano ottenere per uscire dal pantano.
        Da adesso tutto si filtrerà attraverso quello schema, e non sarà facile far capire al popolo, che quello schema si è messo in testa, come ho potuto di persona verificare, tutto quello che lei giustamente ha detto.
        Staremo a vedere. Adesso è quistione, come dice quello là, di sottile azione politica fra la gente, che spetta soprattutto a Gandolfi, al quale ora si guarda.

      • Non sarà Alessandro Sorte a porre i termini della questione. Se cannibalizza la Lega, buon per lui. Ma noi non ci facciamo impepare il culo né da Sorte, né da quelli della Convivialità delle differenze

        Veramente, come dice lei, la questione si pone nei termini che Alessandro Sorte vorrebbe imporre con maschia volontà ai cittadini di Curno, per giunta con il retropensiero di cannibalizzare gli elettori della Lega nord? Faccio presente che esiste una via di uscita al falso dilemma “moschea sì / moschea no”. La via di uscita è quella laica e — se non è un peccato dirlo — illuministica. Quella per cui le moschee si possono erigere, ma nel rispetto delle leggi dello Stato, il che significa — anche — controllate dallo Stato, non nei contenuti dottrinari ma in quelli attinenti all’ordine pubblico. Vero è che lei scrive che il referendum è «nella testa del popolo», ma io avrei tre obiezioni da farle:
        a) ne siamo sicuri? siamo sicuri che il popolo è così stupido da essere appecorato o a Salvini (al quale in ultima analisi Sorte vuol fare le scarpe) o ai cattoprogressisti (visto che la dott.ssa Serra fa atto di sottomissione tricolorata alle autorità islamiche, avendo un occhio di riguardo per il mercato elettorale cattopregressista delle Acli di Bergamo, quelli della “Convivialità delle differenze”)?
        b) ammesso che il popolo sia oggi per metà appecorato ai fasciolegisti, per metà ai similprogressisti curnensi che disprezzano il popolo e hanno la testa soltanto per la propria progressione di carriera, qui nell’isola di Nusquamia siamo del parere che la buona politica consista nel trovare soluzioni: tutto il contrario che subire la tirannide dei sondaggi;
        c) lei scrive che «tutto si filtrerà attraverso quello schema»: questo sarebbe vero se si accettasse l’impostazione sortile e, in ultima analisi, salvinesca del problema; ma un uomo che sia un uomo combatte, non accetta di farsi dare la linea da Salvini o da Sorte (che vorrebbe fare di Cavagna il Giovane un Hannibal cannibalizzatore dell’elettorato leghista): oltre tutto, è una questione di dignità; e, se ha senso occuparsi di politica, un uomo che sia un uomo e che si occupi di politica, confida nella forza delle idee e nella propria capacità di persuasione. Infine, non darei per scontato che tutti gli uomini siano bestie, o stupidi, o bestie e stupidi insieme. Non capisco perché lei escluda a priori che si possa ragionare con il popolo. Semmai avrebbe senso vedere che cosa c’impedisce di ragionare con il popolo e, per esempio, inchiodare alle proprie responsabilità la stampa anglorobicosassone, con tutte le prevedibili conseguenze del caso.


        Alessandro Sorte e Bobomaroni. La domanda è: ma perché li hanno votati? E la tradizione della Milano illuministica? Il Caffè di Pietro Verri? Il progetto di Carlo Cattaneo coagulato nella rivista ‘Il Politecnico’ di mettere la scienza — e non il populismo, non il cazzeggio, non la retorichetta — al servizio del progresso materiale, civile e morale dei cittadini? Vuoi vedere che siamo ridotti a rimpiangere la Milano da bere? Cose da pazzi!

      • Fossa lignea permalink

        Forse ho sbagliato ancora, non essendo stato completo: il mio scritto parte dalla considerazione che la legge lombarda che vietava la costruzione di moschee è stata bocciata dalla Corte Costituzionale, per cui il problema diventa immediato. Probabilmente loro sapevano della cosa già domenica. Noi no.

      • Bobomaroni è un genio incompreso?

        Proprio, così la notizia è freschissima (sono le ore 11 del 24 febbraio). Perché i lettori abbiano ben chiaro il problema ecco il ritaglio del Messaggero che ci conferma nella nostra opinione di sempre: Maroni è un genio incompreso. Meglio però avrebbe fatto a impegnare la sua enorme intelligenza a favore dei cittadini lombardi, per esempio chiamando gli ingegneri del Politecnico di Zurigo a costruire un modello dinamico — non econometrico, non economico, non burocratico, ma di sistema — delle risorse della Lombardia, che consentisse di prendere in considerazione su base non squallidamente elettorale le diverse possibili (o impossibili) vie di uscita dal declino morale e civile di questa regione che tutto sommato, nonostante gli anni folli della Milano da bere, non meritava un presidente come Maroni. Non ci voleva molto per arrivare alla conclusione che una legge in contrasto con il dettato della Costituzione sarebbe stata bocciata dalla Corta costituzionale. Ma, evidentemente, a Maroni bastava la sparata mediatica.

        E quell’altro genio, l’Alessandro Sorte che fa, adesso? Dice a Cavagna il Giovane di continuare a fare la faccia feroce e di raccogliere le firme perché non si faccia quello che sarebbe anticostituzionale impedire che si facesse?
        Oh, Dio mio! Invoco una pioggia di merda sulla poltichetta curnense!

      • Cinguettio squallidino di Bobomaroni

        Io non escludo che qualcuno della c.d. sinistra possa anche aver urlato “Allah Akbar!”. Ma perché attribuire alla c.d. sinistra, fra l’altro aziendalista, un urlo che sarà sorto nel petto di certi militanti dell’estrema sinistra, non in quanto macometani, ma in quanto anti-sistema? La c.d. sinistra non ha Allah come Dio, ma il Denaro. O, per essere precisi, il dio bifronte Denaro & Potere.
        Bobomaroni fa disinformazione, ed è evidente che guarda al suo mercato elettorale.
        Come del resto guarda al suo mercato elettorale la dott.ssa Serra (in senso lato, il suo mercato elettorale comprende i “grandi elettori” della Bergamo che conta)..
        Ha buon gioco quindi il segretario lombardo del Pd, Alessandro Alfieri, dopo aver letto il cinguettio bobomaronita: «L’avevamo detto, Maroni è un pasticcione e fa leggi solo per motivi ideologici». Ma anche qui non sono d’accordo. Maroni avrebbe motivi ideologici? No, Maroni guardava al suo interesse, probabilmente delle moschee non gl’importa niente, neanche a lui. Ma gl’interessa — questo sì — raccogliere consenso tra i cittadini smarriti e impauriti, grazie allo spargimento di odio e paura da parte della Lega e grazie all’improntitudine della c.d. sinistra, che quando si tratta di fare del populismo, all’occorrenza non si tira indietro, con Matteo Renzi in prima fila, ma che sistematicamente è contro il popolo.

      • Ellie Siano permalink

        Trombonate politicanti a parte, degli uni e degli altri, attendiamo di leggere almeno il dispositivo della sentenza: potrebbero esserci sorprese in ogni senso, pur a fronte di una legge fatta come oggi si usa.
        Quel che è certo: sarà probabilmente una contesa politica intrisa di argomentazioni giuridiche e di procedure giudiziarie, col rischio che a pagarne il prezzo, anche economico, siano i cittadini.
        Gli ideologismi andrebbero lasciati a casa, in cantina se possibile.
        Ci vorrebbe buon senso da parte di tutti. Ma, visti i protagonisti, ci spero poco.

        [Cioè, dice lei, qui c’è ampia materia perché volino le cacate carte. Ma a favore di chi? Non certo della verità, né dei cittadini. Io rimango del parere che quando il discorso perde il mordente politico e ci si affida alle cacate carte, lì viene meno l’intelligenza dell’uomo, la dignità dell’uomo. Suggerisco, a proposito del Centro culturale islamico, una soluzione illuministica, come adombrata in un precedente messaggio, con buona pace dei fascioleghisti, che sono il riferimento dello stesso Sorte e di Cavagna il Giovane che è “agito” dal Sorte, nonché dei zuzzerelloni della Convivialità delle differenze, nei quali si riconoscono le Acli, e ai quali la dott.ssa Serra guarda con interesse — in senso lato, anche in termini di una sua irresistibile affermazione in ambito istituzionale. N.d.Ar.]

  66. Dedicato ai giornalisti anglorobicosassoni: sappiano che siamo incazzati

  67. porta aperta permalink

    caro prof. Aristide, eccomi,
    che dire della stampetta anglorobicosassone….. è stampetta ….non la guardo o quantomeno la guardo e non mi preoccupa, sono più interessato a capire se è meglio costituire un gruppo pentastellato o ascoltare i miei amici e cercare, insieme a tanta gente di buona volontà, un intesa con chi non è legato a sedie o omuncoli di partito (vedi Gandolfi puro da questo lato e anche da altri lati a dire il vero)…. l’assemblea che si sta cercando di indire va presa con calma come lei mi insegna professore, pensata ben costruita per evitare passi falsi che una volta fatti poi sono fatti.
    Manca ancora un poco alla tornata amministrativa, non ci dispiacerebbe anche un incontro informale, quattro chiacchiere esplorative con lei e con Angelo…!
    per il momento non mi faccia dire di più, so già che lei da astuto osservatore ha capito che siamo in buona fede, poi i fatti vedrà che evinceranno che lo sforzo non è solo apparire come fanno altri….ma cercare di costruire con chi è in grado di costruire.
    Lo so è tutto un poco confuso ma la situazione mi obbliga ad essere tale in questo frangente.
    Con stima

    • La maionese di Cavagna il Giovane è impazzita: se la mangino Cavagna il Giovane, Locatelli e Sorte. Buona digestione!

      Eppure rompere la conventio ad excludendum e costringere la stampa anglorobicosassone alle cordinate di un minimo di etica professionale (niente più markette e attacchi proditori collegati) è fondamentale.
      Si diceva, e di dice ancora, che nel villaggio globale (espressione di vecchio conio, ma sempre più pregnante, via via che passa il tempo) non contano i fatti, quelli che hanno avuto accadimento, e verificabili, ma quel che passa per i mezzi di comunicazione di massa, dove il vero e il falso assumono pari rilievo. L’ha detto la Tv? Beh, allora è vero; o, quanto meno, è come se fosse vero. Poi, lo so, non c’è soltanto la Tv, oggi, e non c’è soltanto Internet.
      Però, se vogliamo stare con i piedi per terra, a Curno le cose stanno così: se l’Eco di Bergamo parla di qualcosa che ti riguarda e, in seconda battuta, se lo dice Bergamo news, allora se non altro esisti. Se invece queste due testate non ti cacano nemmeno, come usa dire, non esisti. E, sempre stando con i piedi per terra, considerino i lettori il ruolo avuto dall’articolo sulla “moschea” nella preparazione della sortita di Cavagna il Giovane, con gazebo, volantino e quesito referendario: secondo il piano preordinato dall’astuto Sorte, quella era la mossa di apertura per la cannibalizzazione dell’elettorato della Lega nord. Se non sbaglio, però, la maionese è impazzita. Loro diranno che invece è buona: va bene, che se la mangino loro.
      In ogni caso, mi compiaccio con me stesso per aver detto immediatamente che, se Cavagna il Giovane metteva in atto il suo bluff, non era il caso che ci tremassero le mutande, e che poi c’impepassimo il culo di spontanea volontà; men che meno che ce lo facessimo impepare da altri. Se la vedano semmai Cavagna il Giovane e Marcobelotti, la cosa non ci riguarda. Inoltre divertiti ci domandiamo: se la sente a questo punto Alessandro Sorte di mandare avanti Cavagna il Giovane a stilare un nuovo quesito referendario, questa volta su base nazionale? Soprattutto, se Cavagna il Giovane “va a sbattere” (D’Alema profetizzò il crollo di Renzi in questi termini), è disposto Alessandro Sorte a risarcire i danni subiti da questa speranza giovanile della politichetta curnense?

      Lei avrà sentito parlare del test di Turing e del gioco dell’imitazione, per cui si cerca di capire se le risposte provenienti da un computer a certe domande sono pensate da un uomo o sono elaborate automaticamente da una macchina. E avrà capito che alcuni lettori di Nusquamia sospettano che Porta aperta sia in realtà Max Conti.
      Le ho fatto una prima domanda, sulla stampa anglorobicosassone, e ho riscontrato che Porta aperta è un po’ evasivo.
      Provo con una seconda domanda: che cosa pensa Porta aperta di Max Conti? In particolare: a) pensa che Max Conti abbia le qualità per candidarsi alla poltrona di sindaco di Curno? b) pensa che Max Conti sia ambizioso, e quanto? (prego evitare risposte evasive del tipo “tutti sono ambiziosi”); c) che cosa pensa dell’articolo di Max Conti pubblicato su Bergamo news che accusava Gandolfi di mettere in atto un sacco del territorio, visto che si era rifiutato di bloccare il progetto del c.d. Ecomostro, come insistevano i partiti, e che non aveva sentito i famigerati attori del territorio? (nota: gli attori del territorio sono famigerati solo adesso, dopo l’opera di demistificazione di Nusquamia; prima erano sacri). [*]

      ——————————————————
      [*] L’articolo può ancora essere letto in rete, anche se un po’ danneggiato dalle recenti modifiche all’impstazione grafica del sito di Bergamo news: Conti (Pd): a Curno vero e proprio “sacco del territorio”.

  68. Sequoia permalink

    @ Massimo Conti
    Si vergogni, si vergogni, si vergogni!!!…
    Aspettiamo una risposta da Gandolfi e si ritenga fortunato che non siamo nell’epoca secentesca. In quell’epoca gli oltraggi venivano lavati in altro modo, altro che la lingua nel sedere di giornalisti compiacenti e vice versa.
    Vergognoso e servo di partito!

    [Cioè, anche lei è del parere che Porta aperta sia lo pseudonimo (in linguaggio coglione: nickname) di Max Conti? Vedremo cone risponderà Porta aperta al simil-Test di Turing. Oddio, se è Max Conti, potrebbe arrivare a parlar male di Max Conti. Ma come? Qui si parrà la nostra capacità d’interpretazione. Se Porta aperta coincide con Max Conti, nel parlare male di Max Conti potrebbe fare come Fantozzi che, per mostrare che quell’autombile — la mitica Bianchina — non era sua, la prendeva a martellate. Ma cercava di dare martellate che facessero il minor danno possibile. N.d.Ar.]

    • Max Conti sarà punitore di se stesso?

      Ammettiamo che il pentastrale che scrive su questo diario con lo pseudonimo di “Porta aperta” sia Max Conti. Come il lettore ricorderà, noi abbiamo chiesto a Porta aperta di superare una sorta di Test di Turing, cioè per dimostrare che non è Max Conti, Porta aperta dovrà dire male di Max Conti. Aspettiamo di sentirci dire che Max Conti presidente di BergamoEuropa, organo ufficioso del conte zio Misiani, nonché cugino di Vito Conti, vicesindaco di Curno, non ha le qualità per ambire alla poltrona di sindaco di Curno; che è smodatamente ambizioso; e che la sua collaborazione con il Pedretti, al tempo in cui scatenarono la canea (oh, i cani! squit!) mediatica contro il c.d. Ecomostro è una testimonianza eloquente dello squallore della politichetta curnense.
      Ebbene, se Porta aperta e Max Conti coincidono, e Porta aperta dice male di Max Conti, ci troveremo davanti al caso di Max Conti che punisce Max Conti.
      Heautontimorumenos, cioè, in greco, “il punitore di se stesso” è il titolo di una commedia di Terenzio: è la storia di un vecchio che, pur avendo una torma di schiavi alle sue dipendenze, sta curvo a coltivare il campo, some se lui stesso fosse uno schiavo. Fa così per punirsi, perché aveva contrastato l’amore del figlio per una fanciulla, perciò il figlio è partito mercenario in Asia. Il vecchio continuerà a punire se stesso finché non potrà riabbracciare il figlio, se mai tornerà. La storia si svolge, come spesso nella commedia antica, costellata di colpi di scena: scambio di persone, riapparizione di una figlia che era stata abbandonata, un padre (un altro) che è costretto a pagare una prostituta al figlio, riapparizione del figlio innamorato che in realtà non era mai partito per l’Asia; segue il lieto fine.

  69. porta aperta permalink

    Buongiorno,
    rispondo molto volentieri alle sue domande, lo so che sono poste per cercare di capire chi sono o più facile chi non sono.
    Max Conti è il classico sinistro, nel senso stretto della parola, amichevole, intellettuale, pronto a giudicare piuttosto che a fare o proporre (più facile).
    Intelligente e istruito vuol mascherare il sentirsi superiore a tutto e a tutti, ma non ci riesce.
    [Oddio: intellettuale? intelligente? istruito? Non oserò dire il contrario, sarebbe troppo osare, ma, francamente, caratterizzare Max Conti con queste qualifiche primarie mi sembra alquanto ardito. N.d.Ar.]

    Sempre con quell’aria da filosofo che sa tutto ed ha una soluzione per tutto ma in realtà è il più fedele dei classici uomini di partito, per intenderci quelli che ti vogliono far sembrare che stanno operando per il bene collettivo ma in realtà tutto è frutto di un disegno che non programma da solo ma con i suoi alti uomini di partito, non di Curno per intenderci, unico suo prode fedele è il cugino del quale decanta le lodi a prescindere che è anni che siede a vario titolo in comune ma poco di buono ha fatto.
    [Ah, l’aria di Max Conti sarebbe quella di un filosofo? Si dice così? Com’è noto, la filosofia è la nostra seconda F, e noi abbiamo un’altra opinione della proiezione somatica della filosofia. A meno di non considerare filosofo uno come Martha Nussbaum. N.d.Ar.]

    E’ molto, molto ambizioso, ma non vuole che si dica o meglio non vuole che si capisca quanto è ambizioso. Il classico uomo di sinistra che fa e appoggia una politica di destra.
    Certo che potrebbe avere le qualità per candidarsi alla poltrona di Sindaco di Curno, ma si esporrebbe troppo, poi bisogna fare ed è difficile, non si candiderà mai…!
    [Secondo noi le qualità richieste al candidato sindaco sono: intelligenza politica e in senso lato, acume intellettuale e cultura quanto basta per comprendere la complessità del sistema, estraneità al sistema di potere curnense, onestà, cultura di governo. N.d.Ar.]

    Questione Articolo Bg News (eco mostro, prima di chiamarlo eco-mostro bisognerebbe guardarsi in casa e vedere il vero eco mostro che sono le opere insulse del csx, vedasi edificio fronte chiesa, un vero mostro in tutti i sensi). Semplicissimo il mio parere, non centra nulla il consumo del territorio o balle del genere (consumo di un area fatiscente sempre mezza allagata..? fortuna che non piove da secoli) il problema vero è che il buon Gandolfi aveva messo in piedi un operazione perfetta, ottimo progetto, remunerativo e conveniente per la collettività, risolutivo.
    Ma avrebbe fatto troppo una bella cosa e l’avrebbe fatta il Gandolfi, non va bene, poi si capiva che il Gandolfi era capace, non scherziamo, avrebbe fatto Bingo Gandolfi e tutti si sarebbero accorti delle sue capacità….non va bene Aristide, meglio farlo saltare mica che poi si dica ….ma guarda che bravo il Gandolfi. Tutto il resto, la fretta, gli immobiliaristi etc etc… sono tutte balle.

    Ho risposto un po’ di fretta causa lavoro, ma penso di aver reso l’idea.
    Ad avercelo uno come Angelo Gandolfi nei pentastrali…! visto che imparo subito dalle sue lezione Prof.Aristide.
    [Beh, in un Test di Turing l’equivalente di questa risposta sarebbe: “Vede come io, che sono una macchina, riesco a simulare bene il linguaggio e le risposte di un uomo”? N.d.Ar.]

    Con stima.

    • Spiacente, il Test di Max-Turing non è stato superato. Non esiste un limite al numero di tentativi di prove di superamento, il test continua finché non si sia raggiunta una “ragionevole certezza”; la ragionevole certezza, che non è certezza assoluta, si considera raggiunta quando le probabilità in un senso o nell’altro superano la soglia dell’85%.
      Come ulteriore prova, le suggerisco di farsi una domanda su Max Conti e di darsi una risposta. Tenga presente che nel computo delle probabilità si tiene conto dei risultati delle prove precedenti.

  70. porta aperta permalink

    il Max Conti è di sinistra….?
    NO

    • Gorbaciov, quasi un nemico dell’umanità. Certo un nemico della Russia

      @ Porta aperta
      Il test non è ancora superato, spiacente. Max Conti ha sempre detto che non è stato lui a buttare la bandiera rossa nel fosso. E qui ha anche ragione: è stato Pepito el memorioso a buttarla. Forse vi si è anche pulito il culo, come Bossi diceva di fare con la bandiera italiana. Perché poi? Per un piatto di lenticchie. [*]
      Il fatto è che Max Conti è orgoglioso di essere aziendalista, questo è l’aspetto più grave della faccenda. Se gli ricordiamo che lui non è di sinistra, in fondo gli facciamo un favore. Pensate che quei burloni di BergamoEuropa, “associazione benefica” della quale è presidente, tanto per dire che esistono e in vista dell’affondo dei traditori di Bersani, attualmente renzisti della seconda ora, per la conquista delle posizioni di potere nel partito e altrove, hanno indetto un convegnetto, Europa e Medio oriente dopo Parigi, dove prende la parola Roberto Savio, già democristiano, quindi uomo di panza negli organismi internazionali che si propongono di “agire” la politica tricontinentale; costui possiede la nazionalità italiana e argentina ed è «consigliere scientifico» di una fondazione messa in pista da Gorbaciov, da molti (quorum ego, per non parlare di Massimo Fini) considerato responsabile del collasso morale e culturale della Russia, che aveva ben altre prospettive di evoluzione se non ci avesse messo la zampino quest’uomo ambiguo, celebrato dalla copertina del Time come uomo dell’anno. Forse perché aveva reintrodotto la massoneria in Russia.

      Merda a Gorbaciov e alla sua zarina, la Raissa Gorbaciova, quella che quando venne a Milano si precipitò a far le spesucce in via Montenapoleone.
      E che dire di Max Conti, che con BergamoEuropa vorrebbe introdurre il gorbaciovismo a Bergamo? Mi domando inoltre dove voglia andare a parare il bocconiano conte zio di Max Conti, il Misiani, dando in appalto BergamoEuropa a personaggi come Roberto Savio.

      Quae cum ita sint, “così stando le cose”, consiglio a Porta aperta di provare con un nuovo “lancio” del Max-Turing test.

      —————————————————
      [*] Vabbè, dedichiamo a Pepito el Memorioso (in quanto pretesa “memoria storica” della sinistra curnense) questa canzoncina, così forse riece a mandar giù il dispiacere per non avercela data a bere:

  71. Vi diciamo dov’è finito il gatto padano

    Facendo clic sull’immagine, avete il privilegio di entrare nella tana del gatto padano: il sitarello della Curno pedretto-micio-alternativa.
    Ma è possibile che nessuno vi entri, che se ne stiano tutti alla larga? Non avrà mica la rogna, diamine! Scrivetegli qualcosa, almeno un “mi piace”, che oggi non si nega a nessuno. Me lo immagino in un campo di ortiche solo soletto, rosso in volto, con la tavoletta (tablet) in mano. Se vede che arriva un “mi piace” potrebbe liberarsi dell’incomodo fardello, lo fareste felice.

  72. porta aperta permalink

    Quindi Prof. Aristide…? nuovo lancio del Max-turing test..? che dovrei fare::? per convincerla che non sono il Max Conti..? ci mancherebbe altro….dio mio…!

    • Cioè lei ritiene che essere Max Conti sarebbe una cosa terribile, una disgrazia, una maledizione divina? Potrebbe indicarci tre ragioni la inducono a deprecare questa eventualità.

  73. porta aperta permalink

    disgrazia o maledizione divina un po’ troppo……una cosa terribile certamente.
    1) aziendalista
    2) politico inutile, incapace, solo chiacchiere
    3) altro che prima repubblica, questo è davvero un sognatore, ma in Italia non c’è più tempo per sognare.
    …mi piace questo lungo test, chissà mai se un giorno ne uscirò vivo….sempre dura confrontarsi con il professore.

    • I primi due argomenti addotti a motivare la ripulsa sono buoni. Il terzo è deboluccio. Vero è che essere un sognatore non è il massimo per un politico, ma è sempre meglio, per esempio, che essere vanesio. La Pira, il sindaco santo di Firenze, era un sognatore, e a me uno così non va proprio a sangue, eppure non credo che “sognatore” abbia sempre una valenza negativa, soprattutto nella percezione comune. Noi razionalisti diffidiamo dei sognatori e addirittura disprezziamo l’entusiasmo, sia quello dei mongomanager sia quello delle sciacquette della politica. Però, vedete, quello che per noi razionalisti, che siamo una minoranza, è spregevole, per la maggioranza — i più, hoi pollòi, come legiamo in Platone — è invece apprezzabile. Lo stesso dicasi per la determinazione, che però per la dott.ssa Serra, per Cavagna il Giovane e per la dott.ssa Colombo è una virtù, per noi un vizio da estirpare ed, eventualmente, da punire.
      Insomma, per via della percezione comune del significato del termine “sognatore”, Max Conti potrebbe addirittura vantarsi di essere un sognatore. Noi invece pensiamo che sia l’esatto opposto, molto attento alle alchimie del partito, alle convenienze immediate. Come quando ha tradito Bersani.

      Riassumendo: il terzo punto del test non va bene; provi a fare un nuovo lancio del Test di Max-Turing. Per esempio provi ad analizzare la natura del cattolicesimo di Max Conti che si dice cattolico e che, se non sbaglio, fa parte di qualche gruppo di preghiera.

  74. ALGIDO permalink

    Provo a dirlo io..
    A quanto capisco non è Max Conti questo “Porta Aperta”.
    [Uhm… la fonte è sospetta. N.d.Ar.]

    Anche Facsmile che scimmiotta Facsimile…

    Tentativi di intorbidire le acque… Sempre se le info che ho in mano sono di prima mano: pare che il CDX a Curno per aggregarsi (La parte afferente al capobastone storico ha già un suo candidato sindaco di cui è nota a pochissimi l’identità) si sia dimenticato di condividere con altroi le proprie iniziative. E qui casca l’asino: “Ah non mi coinvolgi se non a fatto compiuto?… e allora vincitele da solo le elezioni del 2017”.
    [Provo a tradurre il suo messaggio. Se non sbaglio lei qui ci sta dicendo che la Lega nord non ha per niente apprezzato le direttrici di assalto stabilite dallo stratego Alessandro Sorte, uomo intelligentissimo che ha la fortuna di valersi del contributo e della determinazione ingenua di Cavagna il Giovane.

    Alessandro Sorte, gran stratego della poltica forzitaliota lombarda, colto in un’espressione tipicamente celtico-determinata.

    A Cavagna il Giovane sarà poi chiesto di tirarsi indietro, proprio quando ormai aveva raggiunto la giumenta: questo è quello che noi avevamo ipotizzato ed è quello che avverrà, così mi sembra di capire, anche secondo le informazioni che le sono pervenute. N.d.A.]

    Poi magari tutto si aggiusta, ma pare che non siano partiti propriamente col piede giusto.

    PS – Caro Aristide, in occasione della recente scomparsa di Umberto Eco (ho letto solo ma 6 volte il Nome della Rosa libro che ha reso popolare il termine Penitenziagite, ad esempio) le chiedo un ricordo..
    E le chiedo anche, dato che i fatti rievocati nel suddetto libro cadono durante l’Illuminato e umanista pontificato di Jacques Deuzeè de Cahors (Giovanni XXII) se sia vero quanto riportato nel libro, cioè che per rendere più chiaro quanto fosse importante anche per la chiesa maneggiare il danaro, fossero stati prodotti dei crocefissi in cui Cristo morente staccava una mano dalla croce per portarla alla borsa del danaro che portava in vita.
    Non mi è riuscito di trovare immagini di siffatti crocefissi.
    solo lei mi può aiutare credo. Adios Amigos
    [Devo staccarmi dal computer: risponderò al poscritto, se posso, questa sera dopo le 23. N.d.A.]

    • Umberto Eco, l’Azione cattolica, il conformismo

      Ovviamente, si è molto parlato di Umberto Eco questi giorni: quello che sto per dire non l’ho letto da nessuna parte, ma non escluderei che qualcuno abbia affrontato l’argomento in maniera simile alla mia. Mi scuso in tal caso se non sarò stato originale.
      Di Umberto Eco direi che aveva molte qualità, a volte è stato geniale, altre mica tanto, ma la potenza del suo intelletto è fuori discussione. Peccato che mancasse di nobiltà, nel senso di magnanimità, per come la intendo io. È nato alle lettere e alla filosofia come uomo dell’Azione Cattolica, leggo che è morto da uomo laico; ma, nonostante la cultura enorme, nonostante la frequentazione di Parigi e la moglie tedesca, nonostante la bella casa a Foro Buonaparte a Milano, nonostante l’amicizia con Eugenio Scalfari o forse proprio per questo (parlo dell’amicizia con Eugenio Scalfari e con tutto il demi-monde similprogressista, traditore del laicismo rigoroso) non si è mai levato di dosso quell’aura di enfant prodige dell’Azione Cattolica. So che, se leggesse quello che sto per dire, si rivolterebbe nella tomba: ma in questo Umberto Eco non mi sembra molto diverso da Francesco Cossiga. Hanno preso due strade diverse, lo so.
      Adesso invece dico una cosa che a Umberto Eco farebbe piacere leggere, se la scrivesse qualcuno più importante di me: sotto più di un aspetto può essere paragonato a Cicerone. Erano entrambi dotati di una mente formidabile, ma ne hanno fatto talora un cattivo uso; in generale, non hanno usato le doti dell’intelletto, che entrambi ebbero grandissime, al servizio dell’umanità. La colpa di Cicerone fu l’ambizione: era nato burino, ad Arpino, ma ci teneva a passare per un patrizio romano. Perciò, pur comprendendo bene quello stesso che Cesare aveva capito benissimo, faceva finta di non capire: si erse a difensore della classe senatoria che si riempiva la bocca di belle parole ma che nei fatti viveva di usura e delle rendite dei latifondi. Perciò Catilina voleva fare la rivoluzione.
      La colpa di Umberto Eco fu il conformismo. Certo, gli piaceva épater le bourgeois, scriveva sul Manifesto con lo pseudonimo di Findus, ma questo non faceva di lui né un rivoluzionario, né un anticonformista. Non fu nemmeno “impegnato”, come pure un tempo andava di moda. Gli piaceva piacere, per giunta gli piaceva piacere a certi strati squalificati e decadenti della nostra società. Per esempio, al tempo della cosiddetta discesa in campo di Berlusconi, lui disse che in caso di vittoria dell’uomo di Arcore, avrebbe lasciato l’Italia. Ora, se dopo la vittoria di Berlusconi avesse veramente lasciato l’Italia, io mi sarei levato il cappello. Invece è rimasto nella sua bella casa di Foro Buonaparte, ha continuato a frequentare i soliti amici ecc. Insomma, si è comportato peggio di Veltroni, che aveva detto che sarebbe andato in Africa, e che invece si muove tra i salotti di Capalbio e quelli di Roma, e che però ha la scusante di essere un uomo politico: si sa che gli uomini politici sono spesso, quasi tutti, un po’ cialtroni.

      • ALGIDO permalink

        Non mi ha risposto circa il crocefisso.
        Se non sbaglio ne parlarono Ubertino da Casale e Michele da Cesena in un dibattito con Fra Guglielmo e altri ancora in preparazione all’incontro con il Cardinale Bertrando Dal Poggetto e la delegazione pontificia.
        [Non ne so niente, questa è la verità. N.d.Ar.]

  75. porta aperta permalink

    3) basta Aristide non li vogliamo più questi politicanti inutili, non servono, non producono idee, fatti, niente di buono, sono solo pieni di sé e basta, usano la politica per sentirsi qualcuno, per essere ammirati, ma si cantano e si lodano solo fra loro e le loro assurde associazioni che nascono come funghi per nulla (bergamo europa cose del genere)…..bastaaaa….ma dai…adesso mi fa arrabbiare …il motivo più forte è che non avendo fatto nulla lui e la sua famiglia mai per Curno perché mai dovrebbe farlo ora o più avanti.
    Dai prof. per favore non parliamone nemmeno più del max conti, siamo solo noi che ne parliamo, non merita, lasciamolo nel sue mondo di favole. Non si candiderà mai, non gli piacciono le brutte figure ….! Sarà il prossimo che a Curno farà la fine del Pedretti, e dovrà emigrare in qualche posticino con i suoi amici sinistroidi che gli assegneranno un posticino qualunque.

    • Max Conti e le etichette della dott.ssa Serra incollate sull’albo della raccolta Cirio-Pd-pc

      @ Porta aperta
      Credo che lei abbia scritto questo pezzo dopo aver letto soltanto la prima parte del mio commento; infatti, a un certo punto mi è scappato il dito, il commento è partito prima che potessi aggiungere le ultime righe che si leggono adesso.
      Riconosco in ogni caso che il nuovo terzo punto addotto a dimostrare la sua distanza da Max Conti è migliore del precedente, quello del “sognatore”. In particolare, trovo apprezzabile la messa sotto accusa delle associazioni che a Curno – e non soltanto a Curno – svolgono un ruolo liberticida.
      Non sono invece d’accordo sul fatto che non valga la pena continuare a parlare di Max Conti. A differenza di Cesare Zapperi e di Roberto Pedretti che con Max Conti, appunto, costituivano il terzetto dei magnifici provinciali all’assalto della città, Max Conti non è in esilio. È il fatto che sia l’unico sopravvissuto, voglio dire la consapevolezza che lui ha di essere l’unico sopravvissuto, lo rendono più pericoloso.
      Né, secondo me, va trascurato il fatto che Max Conti, che è genuinamente vanesio e che pertanto genuinamente talora pare sprovveduto, in realtà è abbastanza navigato nelle cose della politichetta. Tant’è che, analizzando i fatti, sono arrivato alla conclusione che a Max Conti, precisamente, la dott.ssa Serra debba parecchio per la sua irresistibile (o resistibile? si vedrà) carriera: da sindaco di Curno fa il diavolo a quattro per acquisire meriti presso il mercato elettorale dei cattoprogressisti e, soprattutto, presso gli uomini della Bergamo-bene che contano nell’assegnazione dei posti che contano a quelli che hanno ben meritato e incollato nell’album della raccolta Cirio-Pd-pc (dove “pc” significa politicamente corretto) un congruo numero di etichette.
      In altre parole, Max Conti ha preparato la presa di potere della dott.ssa Serra a Curno, in particolare operando a stretto contatto con il Pedretti, poi la dott.ssa Serra, in qualità di sindaco di Curno, si sta preparando tutta da sola la propria straordinaria carriera per l’assunzione di incarichi di prestigio OltreCurno. Incidentalmente, un numero crescente di persone trova indisponenti le ultime mosse della dott.ssa Serra, le interpretano come una fuga dalla realtà. In realtà le iniziative della dott.ssa Serra sono tutt’altro che astratte.

  76. porta aperta permalink

    non avevo letto tutto il suo messaggio.
    Troppo facile analizzare la natura del cattolicesimo di Conti Max.
    Li ci sono tanti voti e la gente piace chi va in chiesa.
    Concordo in pieno con lei che Conti Max è molto attento alle alchimie del partito e alle convenienze immediate.
    [Bene, bene. N.d.Ar.]

    • Facsmile permalink

      Bah! Se i grillini vogliono sostenere un’amministrazione pulita, distaccata da tutti i partiti, come in parte è stata quella che ha preceduto l’attuale vischiosità bersanian-renzista, che lo dicano apertamente attraverso i loro mezzi di comunicazione web, unica fonte da loro ammessa. Semplice.
      Che poi possano vedere in Gandolfi il simbolo di qualcosa del genere, appoggiato da formidabile cultura via web, e ne vogliano incontrare i protagonisti, sembra logico.
      Gli altri s’ innervosiscono? Altrettanto logico. Non ha gran forza di nervi e d’idee chi non digerisce l’ironia, come M.C.
      Moschea? L’atto di sottomissione dell’augusta a piedi nudi e in sari velato molto chic, fasciata e tricoloruta, è grave, molto grave, intollerabile, quasi repellente.
      Lei giustamente fa riferimento alle leggi dello Stato in materia, e non ha riguardi per l’operazione propagandistica serrana. Ho letto sopra che, però, son proprio le leggi che mancano: sembra sia proprio così. Per questo sussiste effettivamente il problema moschea, trattato col c… dai cestini per sorte dei berluscones (ma potrebbero avere qualunque altro padrino).

      • I musulmani? In verità noi laici temiamo ancora di più i cattoprogressisti

        Grillini e casaleggini su Nusquamia – Oddio, se i grillini (o i casaleggini, come ho sentito dire proprio oggi alla lettura dei giornali fatta da Barbacetto sul terzo programma radiofonico) intendessero farsi le ossa su Nusquamia, io non ci vedrei niente di male. Nusquamia in fondo è l’unico organo dove si parla di politica e – ahimè – della politichetta di Curno. E sarà anche vero che Nusquamia «non conta un cazzo», come si dice, e che «non la legge nessuno», ma intanto esiste, è l’unica ‘vox clamantis in deserto’, in questo deserto etico e culturale del quale si compiace il sistema di potere che fa il bello e cattivo tempo a Curno. Dunque se un grillino (o un casaleggino) vuol scrivere su Nusquamia, è benvenuto. Credo che le regole del gioco siano conosciute: ci piace la guerra delle idee, non ci spaventano le idee contrarie. Anzi quando le idee contrarie siano espresse con trasporto, soprattutto se sciacquettistico o anche oracolare, siamo particolarmente contenti. Non ci stanno bene invece tre cose: gli interventi subdoli con cacheggiamento di disinformazione, in stile gatto padano; il cazzeggio, per distrarre l’attenzione da temi importanti e considerati pericolosi; i tentativi di arrembaggio per dirottare la rotta di Nusquamia.

        Musulmani e cattoprogressisti: chi è più pericoloso? – Lei scrive: «Ho letto sopra che, però, son proprio le leggi che mancano». Fa riferimento, immagino, a leggi inerenti le istituzioni della religione musulmana. La quale, com’è noto, non ha una Chiesa. Sì, ho già sentito questa campana ma, francamente, prima di spendermi a favore di una “nuova legge”, vorrei sapere che cosa quella legge dovrebbe disciplinare. Per dirla tutta, non sono fanaticamente contrario alle nuove leggi, ma tutte le volte che sento parlare di “nuove leggi”, come pure di “nuovi diritti”, un po’ mi allarmo. E, com’è dovere di ogni persona con un po’ di senno, vorrei saperne di più. Certo non mi faccio impepare il culo da Cavagna il Giovane. E poi non vedo perché i cittadini di Curno dovrebbero mobilitarsi nei gazebo per una iniziativa promossa da un Cavagna il Giovane, sia pure “agito” da un uomo di formidabile intelligenza come Alessandro Sorte. Senza contare che al di sopra di Sorte c’è una donna di scienza come Mariastella Gelmini. Quanto ai leghisti, non ci sta pensando Salvini a una nuova legge? Se Salvini non lo facesse, mi meraviglierei: che cosa ci sta a fare allora il suo gran Mufti (gatti padani, cercate sul vocabolario), quel Claudio Borghi che irriverentemente qualcuno ha voluto paragonare a Beruschi, credo per la sua parlata padana.
        Infine – ma questo è un discorso che merita di essere trattato a parte – coloro che si fanno impepare il culo da Cavagna il Giovane farebbero bene a riflettere sul fatto che invece di tremare per le iniziative islamiche, dovrebbero paventare le iniziative cattoliche: ovviamente, parlo delle iniziative cattoprogressiste. I cattoprogressisti, infatti, fanno proprio quello che si dice che facciano i musulmani: usano la religione per fare altre cose. Com’è noto, la dott.ssa Serra si agita parecchio per ingraziarsi il mondo cattoprogressista nel quale ripone parecchie speranze per la progressione folgorante della sua carriera. Torneremo comunque sull’argomento.
        Insomma, Cavagna il Giovane è agito da Alessandro Sorte, mentre la dott.ssa Serra si agita da sola, recita i Salmi in piazza Dante con i VIP, si immischia in questioni di politica internazionale con Vera Baboun, promuove marce della pace, fa la guida turistica per le Acli, ultimamente abbiamo appreso costernati che ha fatto atto di sottomissione a piedi nudi davanti a un’autorità islamica. Se facesse tutte queste cose a titolo personale, sia pure in vista della coltivazione di un mercato elettorale (come quando fa la guida turistica per le Acli) non avremmo niente da dire. Se invece si muove fasciata e tricolorata, è tutta un’altra questione.

      • Romana permalink

        Gentile professore, una precisazione: da quel che ho capito e letto sopra, non servono nuove leggi. Le leggi ci sarebbero. Soltanto che, per legge, la loro applicazione passerebbe attraverso una o più convenzioni con lo Stato (vedi articolo su Repubblica di qualche tempo fa). Convenzione/i che i musulmani si rifiutano di concordare e sottoscrivere nonostante trattative in corso da decenni. Per cui per loro quelle leggi, che garantiscono l’ordine pubblico, a differenza di tutte le altre religioni non sarebbero ancora oggi applicabili. I musulmani vorrebbero, dunque, essere trattati come qualunque circolo del bridge. E questo è un problema evidente.

      • Cavagna il Giovane sarebbe l’ago della bilancia? Ma mi faccia il piacere!

        Se, in generale, non vi fosse bisogno di nuove leggi, tanto varrebbe chiudere il Parlamento. Non arriverei a tanto.
        So che si parla di una specie di Concordato con i musulmani, ma metto subito le mani avanti e mi professo ignorantissimo in materia. Non ci vuol molto tuttavia a capire che un Concordato non potrà esserci mai. E non soltanto perché, tanto per cominciare, i musulmani si dividono in sunniti e sciiti.
        Mi domando dunque che senso abbia chiedere una cosa impossibile, a meno che non si vogliano mettere fuori legge i musulmani soltanto perché un concordato con loro è impossibile.
        Penso però che tutti i cittadini dello Stato italiano, come pure tutti coloro che vivono all’interno dei confini dello Stato italiano pur non essendone cittadini, o che entrano a vario titolo nel territorio dello Stato italiano, debbano attenersi rigorosamente alle leggi dello Stato italiano. Propongo quindi che si applichino rigorosamente le leggi esistenti, e insisto sul “rigorosamente”. Per esempio, se io non posso prendere in moglie con i crismi della legge quattro donne contemporaneamente, non potrà farlo nemmeno un musulmano. Però un musulmano potrà vivere con quattro donne, che lui considererà mogli, se vuole, senza tuttavia i benefici della legge matrimoniale italiana
        Non escludo che si possa legiferare riguardo a certi aspetti particolari, ma bisognerebbe mettere in chiaro la materia da sottoporre ai vincoli di legge: una legge è un vincolo, prescrittivo o restrittivo. Perciò, essendo leggermente libertario, diffido della libidine di scrivere sempre nuove leggi e sono favorevole, semmai, a una semplificazione legislativa, ma seria, non come quella buffonescamente proclamata da Roberto Calderoli.
        In ogni caso, non mi sembra questa una materia che possa essere trattata con qualche costrutto nei gazebo curnensi o che i cittadini di Curno possano sviscerare discutendo con Cavagna il Giovane e con Tarcisio Foresti. Semmai i cittadini di Curno potrebbero chiedere a Cavagna il Giovane e a Tarcisio Foresti di investire della questione, rispettivamente, Alessandro Sorte, con la supervisione geniale di Mariastella Gelmini, e Christian Invernizzi, il lungichiomato, con la supervisione geniale di Claudio Borghi. E così i cittadini sono belli che fritti.
        Mi domando comunque – ed è una domanda assolutamente in buona fede, perché ignoro la risposta – che cosa proponga Salvini al riguardo.
        Insisto sul fatto che noi non ci si faccia impepare il culo e che non ci si metta improvvisamente a discettare di una questione complessa come i rapporti tra le comunità islamiche e lo Stato italiano soltanto perché Cavagna il Giovane ha montato un gazebo. Ne va della nostra dignità.

      • A.d.G. permalink

        Esimio Prof. Aristide,
        desidero esprimere la mia opinione avversa rispetto alla sua affermazione all’inizio dell’intervento qua sopra: premesso che nemmeno io vorrei chiudere il parlamento, siamo sicuri che tutta questa produzione di leggi e leggine varie sia necessaria per i cittadini? Oppure tutta questa iper legiferazione serve solo a mantenere un motivo di esistenza di parassiti sociali a tutti i livelli? Siamo sicuri che il parlamento, e i parlamentari, legiferino ad uso e servizio della collettività?
        In realtà a metà del suo scritto si corregge un po’ nei termini da me sopra enunciati.
        La resistenza che i cittadini sono tenuti a fare è proprio questa: contrastare il più possibile la creazione e applicazione di leggi che ostacolano la vita di chi vuole lavorare per accrescere la ricchezza della società, non per limitarla a favore di parassitismi.
        Ad esempio: nel comune di Curno, secondo lei, viene promosso l’intento di favorire l’efficienza del lavoro e dell’esistenza del cittadino da parte degli impiegati pubblici e degli amministratori?
        Mi scuso per la franchezza, ringrazio per l’ospitalità.
        A.d.G.

      • Ma è necessario un “Concordato” con le comunità islamiche?

        @ A.d.G.
        Effettivamente, il mio commento precedente esordisce con queste parole: «Se, in generale, non vi fosse bisogno di nuove leggi, tanto varrebbe chiudere il Parlamento. Non arriverei a tanto». Ma era per replicare a Romana che postulava la stesura di nuove leggi che regolino le relazioni tra lo Stato italiano e le varie comunità islamiche. Non volevo dare l’impressione di essere un fanatico.
        Vediamo dunque le cose nel contesto. Romana scriveva, criticando il mio scetticismo sulla necessità di varare sempre e comunque nuove leggi: «Da quel che ho capito e letto sopra, non servono nuove leggi. Le leggi ci sarebbero». In particolare, ero scettico sulla necessità di varare una sorta di Concordato con le comunità islamiche: la cosa in verità, oggi come oggi, mi sembra pressoché impossibile. In generale, un Concordato o, meglio, una Convenzione con una comunità religiosa, finisce con lo stabilire tutele e privilegi e altre cosucce ancora, che potrebbero anche chiamarsi privilegi. Ma se una Convenzione ad hoc non esiste, valgono le leggi dello Stato. Le quali – così scrivevo – ci sono e devono essere applicate rigorosamente.
        Dunque quel mio esordio serviva per attenuare una possibile accusa di carattere generale: quella per cui sarei contrario in assoluto alla stesura di nuove leggi. E, proprio come lei, non sono per niente sicuro che «tutta questa produzione di leggi e leggine varie sia necessaria per i cittadini». Tant’è che nel commento precedente scrivevo: «Per dirla tutta, non sono fanaticamente contrario alle nuove leggi, ma tutte le volte che sento parlare di “nuove leggi”, come pure di “nuovi diritti”, un po’ mi allarmo».
        Non sono contrario al dissenso, anzi sono del tutto favorevole alla guerra delle idee, chiare e distinte. Ma in questo caso credo che si sia trattato di un malinteso.

      • Samuele Pietra Dell'Acqua permalink

        @A.d.G., Romana, Facsmile, Fossa lignea, Aristides ed altri.

        Per esporre il mio pensiero cercherò di essere semplice, divulgativo, fino a correre il rischio di essere semplicistico. Come hanno affermato Romana, Facsmile e, indirettamente, A.d.G., nonché altri, le leggi al riguardo ci sono. Non c’è bisogno, ad avviso mio, degli esperti e di tutti gli esponenti delle forze politiche, di nuove leggi in materia, da approvare dal Parlamento (che è organo legislativo, ma che non è deputato a produrre un deleterio “fatturato” di leggi). Anzi, nel caso specifico, potrebbe essere comportamento fortemente destabilizzante.
        Aristides dice: che queste leggi si applichino, dunque, in modo rigoroso! Ed è qui che sorge il problema nei confronti delle diverse “confessioni” islamiche e degli islamici in generale, in Italia ammontanti ad alcuni milioni di persone.
        Le religioni pubblicamente professate in Italia non hanno avuto soggettiva difficoltà alcuna, finora, a stipulare convenzioni con lo Stato, come previsto dalla legge: vale per i cattolici, i luterani, i valdesi, i protestanti in generale, gli ortodossi, i cristiani armeni, credo gli stessi buddisti etc. Dette convenzioni, in sé, non sono affatto volte a “stabilire tutele e privilegi e altre cosucce ancora, che potrebbero anche chiamarsi privilegi”, bensì a regolare nel quadro dell’ordinamento giuridico dello Stato i reciproci rapporti bilaterali, da un lato garantendosi principi e valori fondamentali della società italiana, pure in rapporto alle diverse convenzioni stipulate o da stipulare con le altre professioni religiose, e dall’altro tutelando, anche sotto il profilo economico, quelle specificità che fanno parte del patrimonio di ciascuna religione. Non credo sia esatto chiamarli privilegi. Tutele sì. Talvolta assai discutibili, magari, ma tutele.
        Per esempio, è concessione convenzionata quella di imporre tasse e imposte particolari agli appartenenti alla comunità israelitica da parte degli organi che la sovrintendono.
        Effetto generale di tali convenzioni è consentire al meglio l’esercizio di quella libertà religiosa e di culto che è imprescindibilmente sancita dalla Costituzione.
        Detta libertà è parimenti e ovviamente tutelata anche per ogni altro culto, pur non convenzionato con lo Stato, che non sia contrario all’ordinato svolgersi della vita sociale: quale ne è, però, la differenza? Che, non essendo la “non-contrarietà” presunta a priori, va (o andrebbe) continuamente controllata e accertata dagli organi dello Stato, non essendovi organismi o meccanismi concordati che siano a ciò deputati o attraverso i quali essa possa efficacemente svolgersi. Userò qui, per chiarezza esplicativa, un termine inequivocabile nella sua valenza espressiva: setta. Non è appropriatissimo, anzi, ma nell’insieme e per il caso rende l’idea. Chi non è convenzionato viene (o dovrebbe essere) “trattato” dalla legge, almeno in teoria, più o meno alla stregua di una setta, pur in senso non appropriato (non conosco altra parola che possa ben sostanzializzare quello che a tutti gli effetti è un processo cognitivo a varie risultanze).
        Le leggi vigenti partono dal presupposto che nessuna grande religione possa aver ragioni, se non per minute e particolari convenienze, a non regolare i propri rapporti con lo Stato. Ciò che non avviene, e troppo spesso non conviene, riguardo alle sette o formazioni conducibili a tale concetto. Le quali, normalmente consistenti in relativamente piccoli gruppi di adepti, secondo la loro presunta e potenziale pericolosità sono tenute d’occhio e sorvegliate da vicino dai vari organi dello Stato a ciò preposti.
        Pare evidente, oltre che ridicola la sola ipotesi, che non si possono trattare allo stesso modo di una setta le numericamente imponenti e attive presenze musulmane in Italia: per questo si sono avviate da decenni da parte dello Stato italiano (e, contrariamente a quanto finora avvenuto per le altre organizzazioni religiose, non da parte delle comunità confessionali islamiche) trattative per addivenire alla stipulazione di convenzioni, come previsto dalla legge. Le comunità musulmane hanno sempre opposto netti rifiuti, adducendo le più svariate ragioni, soprattutto relative a non sempre chiare e accertabili divisioni interne al mondo islamico, che trovano quasi sempre origine in un “altrove”, spesso posto nelle terre (e, quindi, negli Stati) di provenienza.
        Gli appositi studi parlamentari per ciò approntati hanno, però, evidenziato che, di là dalle ragioni addotte, il rifiuto di accedere a convenzioni ha per noi ben altro significato e fondamento: le singole comunità islamiche italiane, compattate dagli imam delle rispettive moschee o para-moschee, si rifanno a leggi di origine coranica (sharià e sue varianti) che sono spesso incompatibili coi principi fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana e talora dalla stessa Carta dei diritti umani. Un esempio facile è quello relativo alla statuita disparità fra uomini e donne, specie sotto profili di dignità personale. Non solo: le moschee (che non sono luoghi di preghiera come le nostre chiese, ma sono anche e non necessariamente luoghi di preghiera) sono esse stesse ordinamenti giuridici a sé stanti, che non riconoscono altra legge se non quella di origine coranica che le regola: sono, come tali e perciò, incompatibili con l’ordinamento nazionale. Per questo ne fu, a suo tempo, vietata l’edificazione,salvo specifiche e singole autorizzazioni statuali (Roma, Segrate…). Pare evidente che tale loro tipicità, per poter almeno in parte essere mantenuta e ricompresa nell’ordinamento giuridico dello Stato italiano, va riconosciuta dallo stesso e stemperata dalle regole incompatibili con i princìpi fondamentali della Costituzione: a norma di legge, quindi, devono essere stipulate le relative convenzioni. Pena lo sprofondare nel settarismo, con le pur teoriche conseguenze.
        Garantire la libertà di culto è sacrosanto dovere di tutti (musulmani inclusi) così come garantire tutte le fondamentali libertà costituzionali: privilegiare l’un principio rispetto ad altro paritario, per di più dentro un quadro omogeneo quale è quello determinato dal problema “moschea”, sue varianti e derivate, è come introdurre in tali questioni fondamentali e spinose il gioco delle tre carte, di napoletana nobiltà
        Ad oggi, ogni comunità religiosa islamica in sé e per sé non riconosce, innanzitutto perché non può giuridicamente riconoscerla, l’autorità dell’organizzazione statuale italiana, se non subendola o profittandone per i benefici che ne può trarre. La mancata considerazione di questo complesso dato è forse quel che oggi si rimprovera alla dott. Serra.
        Non gradendo regole e controlli, le comunità islamiche si sono organizzate in cosiddetti “centri culturali”, in realtà moschee a tutti gli effetti, come il popolo da sùbito li ha denominati. Del resto, legittimamente gli islamici stessi si dichiarano comunità religiosa. Che come tale, con le sue particolarità e criticità, va considerata e rispettata. Ma anche come tale va trattata dall’Ente pubblico. Non come una qualunque polisportiva o circolo bibliotecario.

      • Né con le Acli della dott.ssa Serra, [*] né con i fasciolegisti
        La falsa questione della cosiddetta moschea curnense: un punto di vista laico

        Questo intervento di Samuele Pietra dell’Acqua, pur non menzionando esplicitamente il trasferimento del Centro culturale islamico di Curno in una sede più ampia, può essere inteso come prolusivo al dibattito che è alle porte: un dibattito penoso, se ben conosciamo i nostri polli.

        Il contesto – Com’è noto, tre domeniche fa Cavagna il Giovane ha raccolto l’eredità del Pedretti e ha montato un gazebo per la raccolta delle firme intese a costringere la dott.ssa Serra a indire un referendum contro l’insediamento di una cosiddetta moschea a Curno. Due domeniche fa la accolta delel firme è continuata, a gazebo separati, a cura di Cavagna il Giovane e di Marcobelotti. Tale richiesta delle firme avveniva a norma di una legge della Regione lombarda che è stata abrogata dalla Corte costituzionale. Dunque le firme raccolte (ma quante sono?) non servono a niente e il trasferimento del Centro culturale islamico ci sarà. A questo punto i “destri” di Curno faranno i diavoli a quattro, concentrando i loro sforzi su due punti fondamentalmente:
        a) la popolazione di Curno non vuole la “moschea”; in questo loro tentativo di sedizione avranno buon giuoco a sfruttare gli errori della dott.ssa Serra che ha posto male il problema e pretende di affrontarlo non da un punto di vista laico, ma dal punto di vista delle Acli di Bergamo, che hanno innalzato il vessillo della “Convivialità delle differenze”; [**]
        b) cavilli legislativi impliciti da ricercare nell’ordinamento legislativo dello Stato italiano, essendo venuto meno l’impedimento legislativo esplicito della Regione lombarda.

        Aspettiamoci dunque nuove e più o meno strampalate mosse tattiche di Cavagna il Giovane – al solito, “agito” da Alessandro Sorte – con Marcobelotti al seguito, costretto a subire l’iniziativa di Sorte, che oltretutto prevede la cannibalizzazione dell’elettorato leghista, sbandato e polverizzato dopo le scorribande pedrettesche.
        Bene, l’intervento di Samuele Pietra dell’Acqua ha il pregio di essere di ottimo livello, per questo varrà la pena ragionarci.

        Non c’è obbligo di convenzione, ma le leggi dello Stato vanno rispettate – Il ragionamento di Pietro Samuele dell’Acqua prende le mosse dalla constatazione che lo Stato italiano ha stipulato convenzioni con «i cattolici, i luterani, i valdesi, i protestanti in generale, gli ortodossi, i cristiani armeni, credo gli stessi buddisti etc.».
        Il passo successivo afferma che «chi non è convenzionato viene (o dovrebbe essere) “trattato” dalla legge, almeno in teoria, più o meno alla stregua di una setta». Qui non sarei d’accordo: semplicemente, avviene che gli appartenenti a gruppi confessionali non convenzionati hanno i diritti e i doveri di tutti i cittadini italiani, senza godere di tutele e trattamenti particolari o anche di privilegi (come avviene, per esempio, con i cattolici).
        Il terzo passo merita di essere esaminato da presso perché contiene una possibile anfibolia (= ambiguità di significato) nell’espressione «come previsto dalla legge». Si afferma infatti che «sono state avviate da decenni da parte dello Stato italiano […] trattative per addivenire alla stipulazione di convenzioni [con gl’islamici], come previsto dalla legge». Ora, che cosa vuol dire «come previsto dalla legge»? Può voler dire due cose:
        a) “nel rispetto delle leggi”;
        b) “le leggi prescrivono che si debbano stipulare delle convenzioni”.
        Ecco, io non so se Samuele Pietra dell’Acqua intendesse dire che le leggi prescrivono la stipula di una convenzione con le comunità islamiche (caso b). Penso di no. Ma, in ogni caso, penso che per andare avanti nella discussione bisognerebbe non dare niente per scontato. E se, come penso, le leggi dello Stato non obbligano le comunità islamiche a stipulare una convenzione, non è meno vero che i singoli appartenenti alla comunità islamica, sia pure non convenzionata, sono tenuti al rispetto delle leggi dello Stato. Pertanto, se a me è impedito sposare con i crismi della legge tre mogli, lo stesso impedimento vale per un residente in Italia di fede islamica, poco importa se cittadino o non-cittadino. Lo stesso ragionamento vale riguardo ai diritti delle donne eventualmente negati dai fedeli islamici: se di fatto sono negati e, più che negati astrattamente, se tali diritti sono conculcati, chi viola la legge dello Stato va incontro ai rigori della legge.
        Naturalmente, bisogna stare attenti a non ragionare alla maniera di Pedretti che si professa discepolo della Fallaci e dire, per esempio che nel Corano è scritto questo, ed è scritto quello. Anche nella Bibbia si trovano un sacco di schifezze e il Levitico (20, 13) prescrive: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro».

        Le moschee non sono come le nostre chiese, ma le nostre chiese somigliano sempre più alle moschee – Sono d’accordo invece con Samuele Pietra dell’Acqua quando afferma che le moschee non sono paragonabili alle nostre chiese. Con una precisazione, però: non sono paragonabili alle nostre chiese di qualche decennio fa, quando le nostre chiese erano popolate fondamentalmente da fedeli, soprattutto pie donne autenticamente timorate di Dio. Sono però paragonabili a certe chiese di adesso. Infatti, non possiamo non prendere atto del fatto che sia in atto da parte di gruppi di cattolici politicizzati in senso similprogressista il tentativo di trasformare le chiese cattoliche in qualcosa di più, tanto che non sembrerà assurdo il grido d’allarme perché le chiese attuali, dove non si prega più il Signore in latino, non si trasformino in qualcosa di analogo alle moschee. Ma forse è precisamente quello che vogliono i “gruppi di preghiera” vicini alle Acli, quelli stessi ai quali fa riferimento la dott.ssa Serra. E così il cerchio si chiude.
        Noi invece, che abbiamo un punto di vista laico, non vogliamo far chiudere questo cerchio. Noi riconosciamo ai fedeli musulmani il diritto di culto, ma chiediamo che essi rispettino le leggi dello Stato. Di fatto, ci risulta che molti di essi, con alcuni dei quali abbiamo avuto la ventura d’intrattenerci (ultimamente, una ragazza sardo-marocchina dagli occhi di cerbiatta, studentessa alla Cattolica di Milano), si sono impegnati a rispettare le leggi dello Stato.
        Ma, più che gl’impegni, contano i fatti. Dunque Cavagna il Giovane rispetti i musulmani, e i musulmani rispettino le leggi dello Stato.

        ————————————————–
        [*] Si veda Convivialità delle differenze: un trampolino per la dott.ssa Serra, una trappola per i cittadini curnensi
        [**] La dott.ssa Serra, sindachessa di Curno, è anche consigliera provinciale, con la delega strategica delle politiche per la scuola, l’adolescenza e l’integrazione; è inoltre un importante membro del Pd bergamasco e curando il mercato elettorale delle Acli potrebbe far bingo, in vista di sviluppi di carriera OltreCurno.

      • Precisazione: la questione della moschea è «falsa» perché posta come un falso dilemma

        Preciso, a scanso di tentativi d’interpretazione malevola, che nel titolo del commento precedente, «La falsa questione della cosiddetta moschea curnense: un punto di vista laico» si intende affermare che la questione è posta in termini falsi e che la soluzione sta nell’affrontarla da un punto di vista laico.
        Il problema della moschea purtroppo esiste, sia per lo zelo della dott.ssa Serra, che si è mossa nella maniera che più indisponente di così non poteva essere, secondo le direttrici delle Acli; sia, e soprattutto, direi, per il modo scomposto con cui Cavagna il Giovane vorrebbe accreditarsi leader di una sedizione popolare contro le leggi dello Stato. Entrambi usano la moschea (cosiddetta) come pretesto per la loro carriera, entrambi pensano che i cittadini di Curno siano pedine del loro gioco. In realtà, come sappiamo, Cavagna il Giovane è solo uno strumento di Alessandro Sorte. Quanto alla Serra, penso che con la sua resa senza condizioni alla “convivialità delle differenze” propugnata dalle Acli bergamasche, stia giocando più che altro in proprio, forzando la mano al Pd e all’uomo politico (Pd) di riferimento, che dovrebbe essere Misiani.
        Ecco perché la questione della moschea, posta nei termini della dott.ssa Serra (vedi Acli) e di Sorte (che ha dato incarico a Cavagna il Giovane di raccogliere l’eredità del Pedretti) è falsa. Tutta questa pagina di Nusquamia, la più ricca in assoluto di commenti, quasi tutti pertinenti, dimostra che non prendiamo sottogamba la questione, ma che ci rifiutiamo di accettarne l’impostazione della Serra e della destra d’ispirazione pedretto-salvinesca (visto che Sorte vuole così, per cannibalizzare l’elettorato leghista).
        • Che cosa dice la dott.ssa Serra, portavoce delle Acli? Lei dice: chi non è con me, sta dalla parte di chi vuole negare i diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica e dalla Carta dei Diritti dell’Uomo.
        • Che cosa dice Sorte, anzi, che cosa Sorte fa dire a Cavagna il Giovane? Chi non è con me, sta dalla parte della Serra, di colei che è andata a fare atto di sottomissione apiedi nudi davanti alle autorità islamiche.
        Cioè dicono la stessa cosa: o con me, o contro di me.
        Noi rifiutiamo l’imposizione di questo modo di porre il problema. È un falso dilemma e se la Serra e Cavagna il Giovane intendono che si debba sragionare su questa base, sono dei prepotenti. Invece sosteniamo un punto di vista laico, che non prevede lo zelo della dott.ssa Serra e non intende speculare sul disagio della popolazione — che è reale — per lucrarci elettoralmente. Ragioniamo, dunque; o, come diceva Leibniz, calculemus! Ricordo quel ho già affermato in un commento precedente: còmpito della politica è risolvere i problemi, non lucrarci in termini di raccolta di consenso e di carriera personale.

  77. ALGIDO permalink

    Porta aperta porti…. pazienza.
    Conosco Max Conti piuttosto bene e, credo, rispetto al suo giudizio mi appare più credibile quello di Aristide, pur viziato da una evidente antipatia e da un pregiudizio.
    [Vedo che lei usa la parola “pregiudizio” nel significato corrente, non etimologico, di giudizio non fondato su dati di fatto. Questo è l’uso corrente della parola, e non posso far altro che prenderne atto: anche se, però, con la parola “pregiudicato” che deriva da “pregiudizio” si intende designare una persona che è stata giudicata su dati di fatto e perciò condannata.
    Fermo restando che non è mia intenzione distorcere il significato delle parole, crearne di nuove o addirittura cambiare la grammatica italiana (come fanno i pubblicitari, gli aziendalisti e le femministe) le faccio osservare che è vero che io ormai mi sono fatto un giudizio di Max Conti, sulla base di un’analisi motivazionale dei suoi comportamenti, e che il giudizio globale discende da un insieme di giudizi particolari. Ma quei giudizi particolari non possono essere chiamati pregiudizi, come lei mostra di fare. Se dico che, per esempio, Max Conti è ambizioso, o che Max Conti è fatuo, o che non si è comportato signorilmente, diciamo così, suscitando con l’amico Pedretti la canea mediatica a proposito del cosiddetto ecomostro, le mie affermazioni sono frutto di un’analisi dei fatti, e non di pregiudizio. Mica faccio come Pasolini, che diceva “Io non ho le prove, ma so che le cose stanno così”. Non credo che Pasolini avesse una mentalità totalitaria, ma credo che questo modo di ragionare, anzi di non ragionare, sia l’anticamera di una deriva totalitaria. Come del resto, quasi sempre, la stupidità: e qui Pasolini dimostrò di essere uno stupido
    . N.d.A.]

    Prima di dirle la mia (poi magari mi sbaglio io sul giudizio, s’intende) voglio precisare che essendo il Contino totalmente indisponibile a correre per il ruolo di Sindaco di Curno, se l’obiettivo è tarpargli le ali, potete tranquillamente sparare in altro modo le vostre cartucce.
    [Contino? Questo è troppo. Lei vuol dire “contino” come si diceva “il continuo Leopardi”? N.d.A.]

    Max conti sognatore…mah.. a me non sembra.
    Nato, è vero, sotto il segno dei pesci, dove pare abbondino i sognatori, è perè baciato dall’ascendente capricorno, quindi uno strano mix tra un sognatore ed un arrampicatore sociale, come ebbe a predire l’astrologa quando nacque.
    Non sta a me dire se sia un giudizio azzeccato, ma mi pare una persona brillante, ma cinica, a volte quasi un nichilista..
    Sognatore…
    Frequenta, è vero, una comunità religiosa e ha voluto per la prole una educazione cattolica, convinto della bontà di quei valori ma aperta, attenta alle differenze, capace di ascoltare.
    [Dunque, stando a quel che lei dice, Max Conti non avrebbe imposto la mordacchia ad Angelo Gandolfi quando in Consiglio comunale enumerava le azioni di disturbo del Pedretti. La dott.ssa Serra, invece, e con lei i similprogressisti abbandonarono l’aula adducendo, ancorché pretestuosamente, il diritto al non-ascolto. N.d.A.]

    Anche lui si è riavvicinato alla chiesa recentemente; da piccino fece pure il chierichetto, ma disattese brutalmente il sogno della nonna che desiderava almeno un nipote prete, e per 20 anni in chiesa, salvo per funerali o altro, non mise più piede.
    Ora ci va, con lo spirito che Benedetto XVI chiese ai non credenti “muovetevi come se esistesse la possibilità che Dio ci sia” e questo fa, ma sulla fede è difficile capire, perchè di se e del suo intimo non parla quasi mai. Apparentemente aperto, per alcune sfere è riservato fino all’eccesso.

    Arrampicatore sì, ma più nel lavoro che nella politica [e, secondo lei, non ci sarebbe niente di cui vergognarsi, se si è arrampicatori? N.d.Ar.], se è vero che, non più tardi di 5 giorni fa (così ho sentito, va verificato) ha rifiutato un importante incarico a livello provinciale dopo gentile richiesta di un paio di parlamentari (e forse ha fiutato la patacca o la rogna)

    Disgrazia e maledizione divina, e per cosa? cos’ha fatto poi a Curno?
    Ha amministrato forse la cosa pubblica? Non mi sembra, bussate quindi ad altre porte.
    [E quello che Max Conti ha combinato con il Pedretti contro Angelo Gandolfi sarebbero dunque bruscolini? Tanto per parlare di cose concrete, l’aizzamento della canea mediatica a proposito del cosiddetto ecomostro e la tessitura del complotto serrapedrettista. N.d.A.]

    Quanto alla famiglia…questo figuro che si attribuisce il nome di “porta aperta” ricorda il Pedretti prima maniera.
    Che scrisse un volantino durante il primo anno della amministrazione Gandolfi (Bepi dovrebbe averne una copia) contro la famiglia Conti, rea di occupare posizioni di Potere.
    Andò a finire che il Pedretti fece la figura del bischero…
    Lasci stare quello che non conosce caro Porta Aperta.
    [È innegabile però che i due cugini Conti sono stati i due destrieri dei quali la dott.ssa Perlita Serra si è servita, e si serve, per celebrare il trionfo. Naturalmente, siamo in grado di cogliere le differenze. Sappiamo che Max Conti svolse un ruolo importantissimo nella congiura serrapedrettista, mentre adesso l’uomo del fare che consente alla dott.ssa Serra di dedicarsi con relativa tranquillità alla carriera OltreCurno è Vito Conti. N.d.A.]

    A Curno sono solo 2 i Conti che hanno un ruolo pubblico. Vito Conti e Massimo Conti. Nessun altro. E hanno il baricentro del proprio lavoro Fuori Curno (il piccolo Conti a Milano). Anche perchè la maggior parte nemmeno vivono più a Curno e i vecchi o sono morti o sono tra gli 85 ed i 90 anni di età.

    • porta aperta permalink

      @Algido
      …ma io non ho parlato male della famiglia Coni, o quanto meno non ho detto nulla di offensivo, ho solo scritto che da anni a vario titolo si occupano di Curno in amministrazione o in sede di partiti facendo poco o nulla di buono. Era riferito ai due cugini, non a tutta la famiglia.
      Legga meglio la prossima volta. Grazie

  78. Sequoia permalink

    Mi riferivo all’intervento di Conti su Bergamonews riguardo l’ecomostro e alla pinguedine dell’Ecomostro, misurata in metri cubi, tra l’altro inventati di sana pianta, dei quali si vaneggia nel suo scritto [in sinergia con i conigli mediatici e le iniziative buffonesche del Pedretti (magliette con impresso il diktat “No all’ecomostro!” comprese), ampiamente documentate da Bergamo news: N.d.Ar.]. Chi era il tergigiornalista di turno? Come se lor signori de sinistra non avessero mai accampato cubature, con annesse entrate straordinarie per pagare rette ordinarie.
    Racconta balle dunque alla terza potenza (quindi, balle cubate).
    Vergognosi! e vergogna!

  79. ALGIDO permalink

    AMBIZIONE E ASCENSORE SOCIALE

    Dato che ci siamo le rispondo qui.
    No. non mi pare una brutta cosa nè l’ambizione e nemmeno l’arrampicata (che vuol dire una salita sociale e di status economico ma direi generale) sociale.
    Il punto è come si fa.
    Se lo si fa in modo legittimo, rischiando di proprio, premiando e incentivando i collaboratori che contribuiscono a ciò, rispettando le regole, pagando al 100% tutte le tasse, direi che è cosa buona e giusta.
    [Quel che è legittimo non è necessariamente bello, né decoroso: N.d.Ar.]

    Nella fattispecie, se ho letto bene i dati il soggetto in quistione ha portato (non da solo evidentemente) a crescere la propria realtà imprenditoriale fino ad essere tra le prime in Italia (e lottando ad armi impari con multinazionali che operano anche qui) nel suo settore e dando da mangiare (inclusi se stesso e i suoi soci) a oltre 50 persone (se i dati di terza mano che ho sono corretti).
    Tutto alla luce del sole, tra poco sarà disponibile anche il bilancio del 2015,
    Forse è uno dei motivi di indisponibilità ad un impegno su Curno, in amministrazione (ma a dire il vero nessuno lo ha mai sollecitato e va benissimo così).
    [Si dice sempre così: io ho il mio lavoro nella società civile ecc. Per questa ragione io una cosa così non l’avrei mai detta, quand’anche fosse vera. Inoltra come la mettiamo con BergamoEuropa e con la sua “scandalosa” apertura gorbacioviana? Questa non è roba da società civile. Sento il tintinnare di chiavi delle casseforti dell’alta (si fa per dire) politica, quella imparentata con l’alta finanza. N.d.Ar.]

    Forse 12 ore di impegno quotidiano, per lo più a Milano, ma anche a Roma a Bologna e talvolta fortunatamente a Bergamo bastano e avanzano.
    Forse almeno due sabati lavorativi al mese sono sufficienti, per una persona che, va ricordato, ma forse lei lo sa già, ha subito non pochi e non lievi problemi di salite (fortunatamente in questo momento sotto controllo) e che veleggia verso i 50 anni (anzi se non sbaglio li compie tra poche settimane).
    Nulla da dire se uno non è ambizioso, se gli basta quello che ha.
    [Non faccia dell’ironia al riguardo di chi non ambisce e rifiuta la feroce legge della giungla teorizzata dagli aziendalisti. Fra l’altro non c’è niente di più contrario alla buona novella di Cristo dell’aziendalismo. Papa Francesco ogni tanto ce lo ricorda, e questa è una delle cose buone del suo pontificato. Voi similprogressisti tenetevi la vostra Martha Nussbaum, filosofastra neofemminista. Noi ci atteniamo al λάθε βιώσας di Epicuro, cioè “vivi nascostamente”. Se ci impegnamo in politica, non è per agitarci, ma per afflato umanitario e per dar guerra alla stupidità, certo non per agitarci indecorosamente, per apparire costi quel che costi, per lanciare conigli mediatici, per stringere discutibili alleanze e tramare complotti. N.d.Ar.]

    Nulla di male anche a nutrire ambizioni e a lavorarci in modo legittimo e rispettoso di leggi e persone..
    Le par poco?
    [Sì poco, pochissimo. Ci mancherebbe, se ci contentassimo delle leggi scritte dagli uomini. E le leggi di natura? E i il principio superiore? N.d.Ar.]

    • Sono in totale disaccordo riguardo all’ambizione riposta su obiettivi aziendalisti. Tutt’al più posso pensare che è un bene che vi siano persone alle quali piacciono certi lavori, pur necessari, che ci ripugnano.
      Un discorso a parte, ma che qui non voglio affrontare, perché a tutto c’è un limite, è se certi lavori siano necessari. Prendendo il discorso alla larga, faccio presente quello che va ripetendo il sociologo Domenico De Masi: i mongomanager e gli impiegati, quando va bene, lavorano al massimo cinque ore di lavoro utile. Ed è anche vero che si trattengono in ufficio oltre l’orario di lavoro: ma è lavoro inventato oppure lavorìo, cioè lavoro subdolo per far le scarpe agli altri.
      Riguardo al lavoro di selezione del personale, e sempre prendendo il discorso alla larga, penso che le società cosiddette di “cacciatori di teste” facciano un lavoro di razionalizzazione dell’esistente. In generale, penso che nelle aziende debbano comandare i tecnici, quelli veri, e non i mongomanager. Non a caso la media e la grande industria in Italia è con il culo per terra. Io non sono di quelli che teorizzano “piccolo è bello”. Però constàto che le aziende che funzionano sono quelle, piccole, appunto, dove c’è l’occhio del padrone. Non è scritto da nessuna parte che le cose debbano essere necessariamente così, ma così è di fatto. In Italia i mongomanager fanno soltanto danno.

  80. porta aperta permalink

    Grazie Prof. Aristide per l’ospitalità su Nusquamia, saggia fonte di informazione pulita e onesta della politichetta Curnese.
    Grazie per le belle parole, il M5S, ho parlato stamattina con un importante esponente del Movimento di Bg, chiederanno presto di incontrare il Dott. Gandolfi.
    W la Democrazia intellettuale di Nusquamia..!!!

    [Mah… Se son rose fioriranno. N.d.Ar.]

  81. Contro lo scassamento incombente della Festa della donna, tripudio maschilista politicamente scorretto
    Finalmente! La Pascale era una rompiballe, oltre tutto anche femminista e impestava la casa con i suoi cani puzzolenti

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    Facendo clic sull’immagine si accede all’articolo pubblicato sul ‘Fatto quotidiano’.
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    Leggiamo sul Fatto quotidiano che l’amicizia di Berlusconi per Lavinia, fanciulla acqua e sapone, vagamente somigliante a quella Noemi Letizia che fece perdere le staffe a Veronica Lario, «ha destabilizzato ulteriormente il suo rapporto con la (presunta) compagna Francesca Pascale, ha creato nuovo panico nel cerchio magico (“oddio, e ora chi è questa?… oddio, ci risiamo!”, le prime reazioni di chi gli sta vicino); e infine ha causato l’addio a Forza Italia del gruppo di giovani fondato dai fratelli capitolini Zappacosta, Luca e Andrea, per divergenze politiche e per “l’influenza negativa della vita privata”». Domanda: ma i due frateli capitolini non sapevano chi è Berlusconi? Lavinia dice di essere affascinata dal “carisma” di Berlusconi: questo per la verità poteva risparmiarcelo.
    Ma come non capire lo sfogo di Berlusconi costretto a subire la presenza di Dudù e altrei cani? Così ha sbottato il Berlusca: «Mi hanno rotto le scatole, puzzano, sporcano, mi tocca sempre tenere le finestre aperte per mandare via l’odore». Oh, finalmente!

    Abbiamo anche letto che Berlusconi è stato intercettato dagli americani, e che Obama non gli ha chiesto scusa più che tanto, come invece aveva fatto con la Merkel, anche lei spiata qualche tempo fa. Secondo me Obama avrebbe anche voluto scusarsi di più, ma è stato messo in riga da Michelle Obama che si era fatta tradurre questa intercettazione:

    • Ovviamente, ci teniamo a conoscere il pensiero di Alessandro Sorte e di Cavagna il Giovane su questa faccenda e sui rifessi che può avere sul partito. Anche Cavagna il Giovane a questo punto riterrà opportuno lasciare il partito? LO sapremo dopo che si sarà consulatato con Alessandro Sorte, che vediamo qui sotto immortalato in un’altra sua tipica espressione celtica:

  82. Doctor Gandalf ad Parnassum permalink

    @Algido

    Cito Aldigo: “Porta aperta porti…. pazienza. Conosco Max Conti piuttosto bene “.

    Risposta di seconda effe: ” Conosci te stesso noto […] curnense” dice Socrate, e non erra.

    • Non si vide mai un governo più nemico del popolo di questo, dai tempi di quello del marchese di Rudinì, quando a Milano l’infame Bava Beccaris a capo della sabauda marmaglia prese a cannonate il popolo.
      Questi vogliono farci vedere i sorci verdi, fanno a gara per infilarne una dietro l’altra, e tutte le loro iniziative, ormai, sono schifosamente aziendaliste e rigorosamente antipopolari. Si veda l’ultimo raduno a Bergamo della lobby di BergamoEuropa, presieduta da Max Conti, coordinato da un esponente della preoccupante fonazione gorbacioviana, legata a Soros e agli ambienti della finanza tentacolare.

      • Lisa permalink

        @ Max Conti
        @ Perlita Serra

        Che schifo:
        http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/28/banche-appello-di-confedercontribuenti-contro-la-strada-spianata-a-esproprio-case-migliaia-di-famiglie-in-ginocchio/2503042/

        E per fortuna che frequentate i gruppi di preghiera.
        Se c’è qualcuno che Gesù Cristo scaccerebbe immediatamente a colpi di frusta dal tempio è proprio Max Conti.

      • La similsinistra curnense e le Acli: ma che cosa ne pensa la sinistra di Curno, ammesso che ancora esista una sinistra?

        Credo che i gruppi di preghiera frequentati dalla dott.ssa Serra e da Max Conti siano di quel tipo ampiamente ecumenico che vanno sotto la denominazione di “cattoprogressisti”. Gruppi vicini, convergenti o anche coincidenti (dobbiamo prestare attenzione alle parole, non sia mai che ci taccino di mendacio) con quelli di “Molte fedi sotto lo stesso cielo – Per una convivialità delle differenze”, afferenti alle Acli e che non disdegnano di esercitare un’opera di persuasione morale nei confronti dei politici similprogressisti che intendano attingere voti al bacino elettorale cattolico.
        Si veda anche quanto abbiamo scritto nel commento precedente: Convivialità delle differenze: un trampolino per la dott.ssa Serra, una trappola per i cittadini curnensi, dove abbiamo analizzato il rapporto che itnercorre tra la dott.ssa Serra e le Acli bergamasche, che abbiamo riassunto nei seguenti punti:
        • Recita dei Salmi in piazza Dante
        • Apertura alle istanze di condanna di Israele, delle quali è portavoce Vera Baboun
        • Fiaccolata della pace
        • Visite guidate dei gruppi di fedeli conviviali e irenisti delle Acli
        • Visita di cortesia a piedi nudi presso un’autorità islamica, nello spirito di convivialità delle differenze.

  83. Sequoia permalink

    Oggi ho incontrato una persona che la pensa in maniera diametralmente opposta al sottoscritto. La persona di riferimento supera i cinquant’anni di quasi dieci. Di sinistra di primo pelo fin già dalla nascita e operatore statale.
    Furioso nei confronti del governo renzi, solo per il fatto che sia lì senza nessun consenso e furioso per il fatto che ha fatto più danni lui in pochi anni che Berlusconi in 20. La dice tutta sul morale delle persone e soprattutto sul sentire affettivo di chi per l’ennesima volta è stato travolto e ammazzato nel morale da una incapacità governativa, dove neppure il principe dei cretini non sarebbe riuscito a fare danno come in questi anni.
    Mi chiedo: ma chi ce l’ha messo renzi in questo pasticcio? chi ha voluto che ci fosse un ragazzino viziato a governare uno stato complesso come l’Italia? A chi giova tutto ciò!? e perché!?…
    Algido, impari e si istruisca, Bergamo/Europa se è, e se sarà come ho il sospetto, per lei saranno uccelli aspri. Garantito.
    Qualcuno potrebbe schiaffeggiare qualcun altro finché a furia di buscarle verrà arrestato per vagabondaggio.

    • Renzi, la dott.ssa Serra e Max Conti non hanno capito quanto il popolo è incazzato. Mica in astratto e genericamente : no, è incazzato in concreto, e proprio con loro.

      • Facsmile permalink

        Dice quello di Easytaly che i prossimi quattro anni saranno terribili, ancor peggiori di quelli paasati sempre sotto il regime massonico del re, del quale tutti costoro sono i più o meno remunerati servi.

      • Lei si riferisce a quel che ha affermato Oscar Farinetti, il furbacchione di Eatitaly, alla scuoletta di partito del Pd. Ma chi è costui, politicamente parlando, se non un’impostura del regime che chiamare renzista sarebbe sbagliato, considerato che Renzi è soltanto notoriamente lo stallone ruffiano di un sistema di potere che preferisce non mostrare il volto devastato dalle cicatrici della sifilide?
        Quando lei parla di regime massonico, allude precisamente a questo sistema di potere? Lei ne conosce il re (o il tiranno, direi)? Chi è? Beato lei che lo sa.
        Beh, Curno almeno in questo ha un merito. Se Cavagna il Giovane si agita, almeno sappiamo da chi è agitato: costui è Alessandro Sorte. Così come conosciamo i conti-zii per conto dei quali si agitano gli altri politici indigeni, o dai quali impetrano avanzamento di carriera nel partito e nelle istuzioni.
        La dott.ssa Serra è un discorso a parte, perché lei tratta personalmente con le massime autorità mondiali. La sua politica dei piedi scalzi nelle relazioni internazionali è paragonabile a quella del ping-pong inaugurata da Nixon, che pose fine alla guerra fredda con la Cina. Ma la politica del ping pong fu preparata dagli incontri segreti di Kissinger. Mi domando se la politica dei piedi nudi sia stata preparata da Max Conti, con i buoni uffici di Gorbaciov, con il quale BergamoEuropa, la fondazione lobbistica dei traditori di Bersani, sembra essere in buoni rapporti. Rimane aperta la questione: a profitto di chi si muovono Max Conti e BergamoEuropa? Che relazione intercorre tra BergamoEuropa e la dott.ssa Serra con i suoi piedi scalzi?

      • Meravigliosa Maria Elena Boschi

        Poiché abbiamo parlato della scuoletta di partito del Pd, dopo esserci stomacati venendo a sapere delle parole di cazzeggio di Oscar Farinetti, rifacciamoci la bocca, e rinfranchiamoci le orecchie e gli occhi ascoltando il miele delle parole e guardando le movenze leggiadre di Maria Elena Boschi:

        La visione della madonna fiorentina ci ripaga del cumulo di sciocchezze che la dott.ssa Bellezza e la dott.ssa Serra ci tengono in serbo come predicozzo “da condividere”, in occasione della micidiale Festa della donna.

  84. Paese di merda, il nostro, e paradisi di voluttà, lontani

    In Iran si vota. Vediamo per l’occasione donne bellissime, che immaginiamo non schifosamente aziendaliste, non carrieriste, non egoiste, non cattive come in questa società di merda si vorrebbe che fossero le donne, se donne si possono chiamare, per esempio, quelle che con mal dissimulato proposito d’insolenza si apprestano a celebrare la festa della donna. Della quale, per dirla tutta, non se ne può più. So che molti e molte la pensano come me, ma non possono permettersi il lusso di dirlo. Ma non vedo perché non potrei dirlo io che, sia pure a caro prezzo, ho pagato il riscatto e non sono schiavo.

    Tuffandomi negli occhi di queste donne iraniane mi piace pensare che sono persiane. E allora sogno di antiche civiltà, mi viene in mente il tempo in cui l’Islam non aveva conosciuto il suo medioevo e Gherardo da Cremona, insoddisfatto del sapere del suo tempo, quello del nostro medioevo, in questa parte del mondo, partiva per il Califfato di Cordoba, per apprendervi l’arabo e conoscere i tesori di sapienza che dal greco erano stati tradotti in arabo. E Gherardo li ritraduceva in latino: in particolare, traduceva l’opera astronomica di Tolomeo, che ancora oggichiamiamo con il nome arabo di Almagesto.
    Tuffandomi negli occhi di queste donne persiane — sì, persiane, non iraniane — penso a Sherazad che placa l’ira del re raccontandogli ogni notte una novella diversa, penso al conte di Montecristo che scelse di vivere alla maniera orientale, avendo conosciuto il male di questo mondo (il tradimento degli amici e l’infamia della detenzione nel carcere d’If, perché il giudice Gerard de Villeford doveva far carriera), ma anche il bene di una sapienza perfetta (grazie all’abate Faria, suo compagno di detenzione).
    Mi tuffo negli occhi di quete donne persiane, penso che vivo in un mondo di merda e politicamente corretto, mi viene in mente questa poesia di Baudelaire, come controveleno alle sciocchezze che con la benedizione della consigliera Bellezza e della sindachessa dott.ssa Serra ci verranno ammannite in occasione della sciacquettistica Festa della donna (a proposito, come la mettiamo con l’atto di sottomissione della dott.ssa Serra, a piedi nudi con fascia tricolore davanti a un’autorità islamica?):

    L’invitation au voyage

    Mon enfant, ma soeur,
    Songe à la douceur
    D’aller là-bas vivre ensemble!
    Aimer à loisir,
    Aimer et mourir
    Au pays qui te ressemble!
    Les soleils mouillés
    De ces ciels brouillés
    Pour mon esprit ont les charmes
    Si mystérieux
    De tes traîtres yeux,
    Brillant à travers leurs larmes.

    Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
    Luxe, calme et volupté.

    Des meubles luisants,
    Polis par les ans,
    Décoreraient notre chambre;
    Les plus rares fleurs
    Mêlant leurs odeurs
    Aux vagues senteurs de l’ambre,
    Les riches plafonds,
    Les miroirs profonds,
    La splendeur orientale,
    Tout y parlerait
    À l’âme en secret
    Sa douce langue natale.

    Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
    Luxe, calme et volupté.

    Vois sur ces canaux
    Dormir ces vaisseaux
    Dont l’humeur est vagabonde;
    C’est pour assouvir
    Ton moindre désir
    Qu’ils viennent du bout du monde.
    — Les soleils couchants
    Revêtent les champs,
    Les canaux, la ville entière,
    D’hyacinthe et d’or;
    Le monde s’endort
    Dans une chaude lumière.

    Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
    Luxe, calme et volupté.

    • Chissà che cosa capiranno di quel che ho scritto sopra Tarcisio e Cavagna il Giovane. E Alesandro Sorte, il nuovo “attore” della politichetta curnense? E chissà che cosa non crederanno di capire certi intelligentoni indigeni che credono di capire, come i due gatti padani curnensi.

  85. Convivialità delle differenze: un trampolino per la dott.ssa Serra, una trappola per i cittadini curnensi

    Ricordiamo che la “convivialità delle differenze” costituisce la portata principale dell’agape (= banchetto) delle Acli di Bergamo.
    Ricordiamo altresì che la dott.ssa Serra guarda al mondo della covivialità delle differenze come a quello che direttamente o indirettamente potrebbe favorire la sua carriera OltreCurno, verso incarichi politici e istituzionali ragguardevoli.


    “La convivialità delle differenze” è il motto dell’iniziativa Molte fedi sotto lo stesso cielo promossa dalle Acli di Bergamo.

    In nome della “convivialità delle deifferenze” la dott.ssa Serra:

    • Ha recitato i salmi in piazza Dante a Bergamo con i meglio Vip di Bergamo: si veda In piazza Dante arriva la tenda di Abramo: al via una maratona dei Salmi dove, a scanso di equivoci, si legge: «L’iniziativa, inedità per la città, viene proposta per la prima volta all’interno di “Molte fedi sotto lo stesso cielo”, la rassegna culturale organizzata dalle Acli provinciali bergamasche per promuovere la convivialità delle differenze».

    • Mercoledì 3 marzo 2015 la dott.ssa Serra ha accolto nella Sala consiliare di Curno Vera Baboun, sindachessa di Betlemme, propagandista di un sistema di pubbliche relazioni che chiede al mondo occidentale di condannare Israele che si difende dai terroristi. Il giorno 3 marzo comprendeva ben tre incontri bergamaschi dell’ipercinetica sindachessa betlemita: «a) ore 9:00, Vera Baboun incontra gli studenti del liceo Falcone di Bergamo; b) ore 18:00 incontro con il Sindaco di Betlemme Vera Baboun, Sala Consiliare Curno; c) ore 20:45 Al Cinema Conca Verde (Bergamo) Incontro con Vera Baboun, Sindaco di Betlemme. “Per una convivialità delle differenze”». Si veda Calendario del Progetto Terra santa.

    • Sempre nello spirito della convivialità delle differenze la dot.ssa Serra si faceva promotore di una fiaccolata, il 7 febbraio 2015, «contro la guerra e il terrorismo per la pace», in collaborazione con la Parrocchia di MAria Assunta, con la Rete delle Associazioni, Istituzioni e Gruppi informali di Curno (mamma mia! faccio presente che anche Nusquamia è un gruppo informale, ma non è stato invitato) e con Comunità islamica di Curno: si veda Breve passeggiata con fiaccolata. Fra l’altro, non si capisce perché “breve”: mal di piedi? In ogni caso, i cittadini venivano invitati a «partecipare alla fiaccolata portando una lampada, una torcia, una candela o altre fonti luminose». Grazie tante, ma che fiaccolata è?

    • Ancora per la convivialità delle differenze la dott.ssa Serra è animatrice delle visite guidate dei fedeli conviviali e irenici. Si veda l’opuscolo delle Acli (2013) Di generazione in generazione. Tra memoria e futuro, per una convivialità delle differenze dove a pagina 37 è annunciato il programma di visite guidate «alla scoperta di luoghi significativi di Bergamo e del suo territorio»: le guide sono Rosella Ferrari e Perlita Serra Bailo che accompagneranno gli aderenti in una riflessione «sull’eredità che ogni generazione lascia a quella successiva», eredità «di fede, di storia, di arte, di libertà».
    Si veda anche l’opuscolo delle Acli (2015) Nascere di nuovo, presentato sotto l’egida di “Molte fedi sotto lo stesso cielo. Per una convivialità delle differenze”, p. 77.

    • Infine, in un’occasione che per quanto ne sappiamo è segreta, ma della quale è trapelato qualcosa, per merito dell’iniziativa con la quale Sorte intendeva cannibalizzare l’elettorato legista di Curno, la dott.ssa Serra, in nome di tutti i cittadini di Curno, in quanto fasciata e tricolorata, ha partecipato a una cerimonia nel corso della quale ha fatto atto di sottomissione, a piedi scalzi, davanti a un’autorità islamica, come si vede nella foto qui sotto.

    Ora, passi se la dott.ssa Serra prendesse parte a queste e analoghe iniziative a titolo personale. Molte di queste però appaiono prese in nome del popolo di Curno: ebbene, è giusto?

    Infine, facciamo un’ultima considerazione su qesta bislacca espressione, sulla “convivialità delle differenze”. Ascoltiamo dapprima le parle entusiastiche di don Tonino Bello, al quale se ne deve il conio. Sentiamolo nel suo trasporto da “compagnucci della parrocchietta”, con pretesa di messaggio carismatico:

    E adesso vediamo come se le diano di santa ragione i monaci cristiani di opposte fazioni, nella Basilica della Natività di Betlemme: sì, a Betlemme, dove è sindachessa l’ubiqua e filopalestinese Vera Baboun. La zuffa che vediamo è tra cristiani greci ortodossi e cristiani apostolici armeni che, con i francescani, “gestiscono” la Chiesa.

    Mi domando se don Tonino Bello invece di predicare a me la “convivialità delle differenze”, non farebbe bene a predicarla ai cristiani che sono custodi della Basilica della Natività. Fra l’altro non è che nemmeno i francescani di colà siano da considerare stinchi di santo. E non fatemi dire di più, ma se qualcuno insiste, ebbene parlerò di un certo episodio poco onorevole di appecoramento alla violenza armata palestinese. Oltre tutto, ho studiato latino e greco e non vedo perché i zuzzerelloni della “convivialità delle differenze” debbano offendere la mia intelligenza. A maggior ragione, non vedo perché debbano offendere quella di chi non ha avuto tale privilegio: ché in tal caso si tratta di vera e propria truffa ai danni di coloro che, non per colpa loro, sono privi della casstta degli attrezzi per ragionare.

    In conclusione, altro che farci mettere il pepe sul culo da Cavagna il Giovane! Altro che farci pervadere da timor panico islamofobico, come vorrebbe Salvini, la volpe del deserto (morale) degl’italiani! I cittadini curnensi dovrebbero in primis aver terrore dei cattolici: parlo dei cattoprogressisti, ovviamente. Sono dei gran pasticcioni e si fano usare dalla dott. Serra in funzione della sua irresistibile (o resistibile?) carriera OltreCurno: non so però auanto i cattolici in generale siano tenuti sotto schiaffo dai cattoprogressisti, e quanto in particolare i cattolici curnensi siano consenzienti con le manovre spregiudicate della dott.ssa Serra, o se invece siano semplicemente degli sprovveduti.

  86. Sono fotogenico: una nuova espressione dell’uomo che asfalterà Marcobelotti

    Alessandro Sorte (lo vediamo a sinistra nella foto) ha un piano micidiale. Grazie alla grinta, alla determinazione e all’ambizione di Cavagna il Giovane, asfalta Marcobelotti che, pur di non affrontare la questione del Pedretti, si è dato al ciclismo di montagna, scomparendo affatto dall’orizzonte. Dopodiché cannibalizza l’elettorato leghista, quello residuale, sfuggito al campo di forza repulsivo pedretteco; fa a Gandolfi un’offerta che lui non potrà rifiutare, facendogli recapitare un presente avvolto in una pelle di puzzola, alla moda celtico-druidica; diventa il signore della scena politica curnense; sfancula Cavagna il Giovane e forse anche Locatelli; mette un uomo o una donna di fiducia come candidato sindaco; profitta dell’insofferenza della cittadinanza per il regime totalitario della Serra; finalmente s’impadronisce del potere. A questo punto, essendosi insignorito di Curno, potrà dare la scalata ai vertici del partito, tanto più che Forza Italia è in via di estinzione, non potendo più contare nei voti dei proprietari dei cagnolini, dei quali la Pascale aveva polarizzato l’attenzione.

  87. Addolorata permalink

    @ Facsmile
    Possiamo anche dire…chissenefrega? Tanto chi sta bene continuerà a stare bene e chi sta male peggiorerà la propria situazione a vantaggio di coloro che parlano in modo oracolare e poco chiaro. Vede Facsmile, se vuole dire delle cose le dica chiaramente con appropriati colpi bene assestati, se deve dire delle cose che lasciano ogni interpretazione a uso e consumo proprio, dov’è la notizia?
    Il signor Aristide, con pregi o difetti, simpatia o aantipatia, dice delle cose condivisibili o meno, ma con nomi, azioni e ragionamenti inappellabili se non si hanno dei contro-ragionamenti.
    Chi sono costoro? e il Re, il Re chi è? e i servi più o meno remunerati? chi sono?
    Bello scrivere perché ci si annoia, celandosi dietro uno sbadiglio protettivo, senza mai arrischiarsi di mostrare la propria intenzione. Su; dica.

    Essere nella città/sentinelle…

  88. Venghino siori.... permalink

    Ecco che torna un’altra madonna pellegrina ripescata da Salvini.
    http://www.corriere.it/politica/cards/irene-pivetti-carriera-una-donna-che-non-teme-debutti/1992_principale.shtml
    Con tutti questi numeri e comparse il Matteo fascio-nazionalista potrebbe inaugurare un nuovo ciclo (circolo) della politica italiana.

    Circo Salvini

    p.s. e Pedretti perché no nel circo di Salvini?Lui non ha tradito la Lega come fece la Pivetti a suo tempo, e poi con Pedretti i numeri da circo sono garantiti

    • El Perro permalink

      Venghino siori: più gente entra, più bestie si vedono!

    • Perché Pivetti sì e Pedretti no?

      Sono d’accordo. Perché Pivetti sì e Pedretti no? Va bene, la Pivetti è una femmina alfa, è dominante, ed è determinatissima. Scusate, ma a voi risulta che il Pedretti fosse meno determinato?
      A me risulta che è determinato: ha denunciato Aristide una prima volta, ed è tornato a casa con le pive nel sacco. Poi ha denunciato Aristide una seconda volta (2013), affermando che manipolerei notizie che riguardano la sua persona al fine di danneggiare la sua immagine pubblica. Manipolare? Proprio per evitare questa accusa mi sono sempre attenuto a documenti ufficiali, sia riguardo alle condanne di primo grado per stalking uxorio e della Corte dei conti per i rimborsi allegri, sia al procedimento penale in corso, sempre per i rimborsi allegri, per cui la prossima udienza è fissata al 4 aprile p.v. Tutt’al più il Pedretti potrebbe proclamarsi vittima di persecuzione giudiziaria. Ma come fa ad accusare me di voler danneggiare la sua immagine pubblica, che è danneggiata, semmai, da quelle due condanne?

  89. Addolorata permalink

    @Lisa
    Se tornasse in terra Gesù non esiterebbe un attimo a impugnare la frusta contro certa gente: costoro, risvegliatisi da un sonno placido e sicuro, vomitano sentenze senza curarsi di farsi capire; talmente ingarbugliati da tante parole che per capirne il senso avremmo bisogno di un [*] palombaro disposto a immergersi nelle oscure profondità del labirintico pensiero. Purtroppo, come dice una canzone di Guccini:- Dio è morto:

    … Aziendalisti, ascoltate con il cuore e poi andate e sodomizzatevi tra voi; e moltiplicatevi, se vi riesce!

    Lisa ha perfettamente ragione quando cita la reazione di un uomo santo, nonché figlio di Dio, che a un certo punto della sua esistenza, nonostante la sua infinita bontà, ha ritenuto che il tempo della pazienza fosse finito e che fosse opportuno passare ai fatti: ha imbracciato la frusta e, a destra e manca, ha sferzato le terga dei saputelli aziendalisti con il loro seguito di uomini in cerca di padroni.
    Bene fece Gesù e fece poco, secondo il mio personale punto di vista. In ogni caso Gesù fu il primo vero uomo (e lo dimostrano i fatti-positivi-) nella storia che mettesse a fuoco il dissidio insanabile tra il feticcio delle merci e l’uomo. Quando impugnò la frusta, il suo comportamento fu coerente con la predicazione.
    Quando la gente inizierà a rendersi conto ormai che siamo allo sbando e che se non ci riappropriamo dei nostri pensieri, se non iniziamo a ragionare con la nostra testa e non quella delle galline televisive tutte tette e culi e opinionisti presi per veri pensatori sociologici (solo perché hanno avuta la fortuna di partecipare a una trasmissione altamente qualificata, e qualificante, di Maria De Filippi) sputano le loro verità. Le loro verità, che non sono per nulla verità dal momento che sono nati e cresciuti in una verità virtuale.
    Come un certo Max che virtualmente si occupa del benessere delle persone, fondando Bergamo/Europa; o come l’amministrazione che istituisce lo Sportello lavoro, onde carpire usi e costumi dei senza lavoro, per raccogliere dati che verranno utili per il loro valore di statistica elettorale.
    Non aspettatevi di leggerlo nel Notiziario comunale: la verità è che è in atto una guera, tra i virtuosi del nulla e i virtuosi del fare. Battaglia durissima, ma vinceremo noi, e sapete perché!? Perché ormai s’è toccato il fondo, non abbiamo nulla da perdere e soprattutto perché vediamo la luce in fondo al tunnel che è il tunnel della bellezza, della cultura del libero pensiero e dei meriti, e l’amore per la verità. Pentitevi gente; pentitevi prima che sia troppo tardi.

    ———————————————————–
    [*] Citazione da uno studioso, a proposito della decifrazione dei frammenti di Eraclito (la cui opera fu erosa dal tempo e dall’incuria dei notabili). Ma Eraclito era Eraclito, Max è Max e Facsmile e allegra brigata suoi simili sono Facsmile e allegra brigata.

    • Un palombaro per la ripescare il significato oscuro di chi parla oracolarmente

      Questa storia del palombaro mi è piaciuta. Ho fatto una ricerca in Internet e ho trovato la fonte: sono le Vite dei filosofi di Diogene Laerzio. Leggiamo nella Vita di Socrate, II, 5, 22: «Si dice che Euripide gli [= a Socrate] abbia dato l’opera di Eraclito e ne abbia chiesto il parere e che Socrate abbia risposto: “Ciò che capii è eccellente: così pure, credo, quel che non capii, ma per giungere al fondo ci vuole un palombaro di Delo”».

      Giustamente nel commento precedente Addolorata ci fa presente che, però, Eraclito è Eraclito. Ed era difficile quando parlava di cose difficili, mica di politichetta. Qui a Nusquamia ci aspettiamo un minimo di chiarezza: insomma, niente discorsi oracolari.

    • Facsmile permalink

      Tranquillo, Aristides! Eraclito era Eraclito, Max è Max, io sono io, l’allegra brigata di miei presunti simili sono Facsmile e allegra brigata – magari familiari e occasionali amici -, i quali comunque hanno cercato di ragionare e far valutare posizioni anche diverse, lei è lei, e dice bene la sua, Gandolfi non dice, neanche in modo oracolare, ma va bene lo stesso. Cosa vuole di più? Siamo tutti contenti. Ciascuno è se stesso. E resta tale.

    • Facsmile permalink

      Mi perdoni, un’ultima cosa: per interpretare quello che per colei è diventato un indovinello, suggerisca ad @Addolorata di pensare al fatto che i savoia…rdi son sempre stati massoni, specie da vecchi. Come anche Umberto II… e figli e nipoti. La saluto.

      • Bergamo Europa si propone come un nuovo baluardo della massoneria?

        @ Facsmile
        Se posso permettermi di farmi interprete della sua affermazione, preciso, a uso dei lettori di Nusquamia meno “scafati”, che Umberto II [*] altri non è che il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. Circola infatti da tempo immemore la leggenda che Giorgio Napolitano sarebbe figlio di Umberto I di Savoia, dunque sarebbe fratellastro di Vittorio Emanuele di Savoia, quello che nella vita faceva il commerciante d’armi e che aveva il grilletto facile, quand’era in vacanza.
        Quanto alla massoneria dei Savoia, io sapevo un’altra storia, per cui non tutti i Savoia, esattamente, sarebbero massoni, ma tali sarebbero a generazioni alterne. In base a questa regola Vittorio Emanuele di Savoia, quello della sparatoria all’isola di Cavallo [**] effettivamente era massone; Umberto I non sarebbe massone, ma in realtà fu soltanto “il re di maggio”, perciò non è certo, forse invece era massone; Vittorio Emanuele III, detto “sciaboletta” non era massone; Umberto I di Savoia non conta, perché fu ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci a Monza, dove il re era presente per ragioni di fica; invece era certissimamente massone Vittorio Emanuele II.

        Ma, visto che parliamo di massoneria, vorrei presentare ai lettori di Nusquamia un angoscioso interrogativo, che li riguarda, in quanto concittadini di Max Conti, che è il presidente di BergamoEuropa: ebbene, BergamoEuropa ha promosso di recente un convegno, uno dei tanti dei quali non si sentiva assolutamente il bisogno, ma che servono per affermare l’importanza dei suoi promotori e spianare la strada alla loro carriera.

        Il convegno si è tenuto il 22 febbraio e intendeva sviscerare, sia pure con un certo ritardo, il seguente problema: “Europa e Medio oriente dopo Parigi”. Soprassediamo sul fatto che, probabilmente, sarebbe stato più giusto parlare di Vicino oriente: quello che per gli inglesi è il Medio oriente, spesso per noi è soltanto il Vicino oriente. E veniamo al dunque. Il fatto è che relatore del convegno era Roberto Savio, un personaggio importante della prima Repubblica italiana: già democristiano moroteo, quindi uomo di prima fila in certi organismi internazionali che noi non sappiamo bene a che cosa servano, ma loro lo sanno bene. Roberto Savio è stato presentato al pubblico bergamasco come «fondatore del World Social Forum di Porto Alegre, consigliere scientifico del World Global Forum fondato da Mikhail Gorbaciov. Ce n’è quanto basta perché l’iniziativa di BergamoEuropa abbia un vago sentore di massoneria, se pensiamo al ruolo di Gorbaciov nella transizione dell’Unione sovietica al sistema capitalistico, alla sua vicinanza ai circoli finanziari internazionali ecc. Si veda anche quanto abbiamo scritto nell’articolo Gorbaciov, quasi un nemico dell’umanità. Certo un nemico della Russia.

        Certo che i similprogressisti di casa nostra non smettono di stupirci. Spaziano dalle Acli agli ambienti vicini alla massoneria. Si noti che noi, a differenza dei cattolici alla maniera di quella bigottona di Tina Anselmi, ex staffetta partigiana e democristiana, non siamo coloro che ritengono che la massoneria sia il male assoluto. In fondo, la massoneria si propone esattamente le stesse cose alle quali ambiscono tutti i gruppi di potere: il controllo delle leve di comando. È quello che si propongono le cordate di potere anche le più buzzurre, ai livelli più buzzurramente provinciali. Inoltre, se volgiamo lo sguardo alla massoneria dell’Ottocento, non certo a quella del “materassaio”(così diceva Cossiga) Licio Gelli, non possiamo disconoscere alcuni meriti obiettivi della massoneria d’antan, a favore del progresso morale e civile dei popoli. Si pensi, per esempio, all’Umanitaria di Milano.

        ———————————-
        [*] Forse però Facsmile intendeva Umberto III, visto che Umberto di Savoia, quello che fu esule in Portogallo, prese il nome di Umberto II.
        [**] Si legga in proposito questo articolo della stupenda e brava Beatrice Borromeo: Il video che incastra Savoia.

  90. Addolorata permalink

    Dice quello di Easytaly che i prossimi quattro anni saranno terribili, ancor peggiori di quelli paasati sempre sotto il regime massonico del re, del quale tutti costoro sono i più o meno remunerati servi.
    [Penso che EasyItaly stia per Eataly, l’impresa a fini di lucro di Oscar Farinetti, che ultimamente si è improvvisato consigliori alla scuoletta di partito del Pd, quella dove Maria Elena Boschi ha deliziato l’uditorio della sua bella personcina: ne abbiamo parlato su Nusquamia. E Farinetti ha affermato, appunto, che i prossimi quattro anni saranno terribili, però noi con lottimismo… Insomma, un discorso stile Briatore, nell’imitazione di Crozza. N.d.Ar.]

    Mi perdoni, un’ultima cosa: per interpretare quello che per colei è diventato un indovinello, suggerisca ad @Addolorata di pensare al fatto che i savoia…rdi son sempre stati massoni, specie da vecchi. Come anche Umberto II… e figli e nipoti. La saluto.

    [Questo l’aveva scritto Facsmile. N.d.Ar.]

    Bene…ma questo cosa centra Easytaly con i savoia…rdi, e chi dice che la massoneria sia il peggior peccato della storia? La massoneria come la democrazia e in qualche rarissimo caso di dittatura può trovare accoglimento nel bene comune. Come tuttecose però, il mondo è popolato da persone e le persone non sempre sono quello che cercano di far credere. A volte sono il male per il male.
    Non prenderei tanto alla lettera quel che dice ”quello di Easytaly”. Chi va per strada lo sa da sè.
    [“Quello di Easytaly” è Farinetti o è colui che parlava di Farinetti? Non ci capisco granché N.d.Ar.]

  91. Addolorata permalink

    Penso anch’io si riferisse a Eataly, non ho fatto altro che riportare tal quale lo stesso lemma per non incorrere nell’errore di essere frainteso. Mi sono sbagliato. La frase viene introdotta da Facsmile e non da me, ho solo riportato e nella fattispecie l’ho surrogata per sottolineare che non tutto quello che dice il Farinetti sia oro colato.

    • Oscar Farinetti, un coglionatore similprogressista: sì, ma un “piccolo coglionatore”

      Farinetti vorrebbe essere il “gran coglionatore” del secolo XXI. Così era soprannominato l’antenato di un mio amico, che era medico, alchimista, cosmopolita (mica squallidamente identitario), poligrafo, principe tra gli esoterici nel circolo di Cristina di Svezia, la quale quand’era regina trasformò Stoccolma nell’Atene del nord e non si privò dei piaceri dell’amore tribadico (= lesbiche) con una dama di corte; quindi abdicò, si covertì al cattolicesimo e si tasferì a Roma, dove puttaneggiò mica male, ma sempre in un clima di raffinata cultura. A Roma aprì un teatro personale e nello scantinato attrezzò un laboratorio dove attendeva a esperimenti alchemici con il Bórri (pronunciare con la “o” chiusa: il mio amico ci tiene molto). Ma era una donna molto intelligente, altro che le sciacquette femministe che s’incontrano oggi a ogni piè sospinto.
      Su Giuseppe Francesco Borri sono stati scritti parecchi libri, e molti ne scrisse lui stesso, in latino. Ecco che cosa dice di lui Paolo Mieli, recensendo un ennesimo libro su questa figura esemplare e controversa d’intellettuale secentesco:

      A Strasburgo la sua fama di medico prese a crescere, accompagnandosi però a quella di “avvelenatore”. Ma fu ad Amsterdam che alcuni suoi successi, soprattutto in operazioni agli occhi, raggiunsero l’apice. I buoni esiti furono però anche qui offuscati da dicerie le quali volevano che egli “circuisse i più abbienti e i più ricchi in fin di vita, promettendo loro oltre alla medicazione di piaghe immedicabili e alla guarigione di mali inguaribili, una subitanea rigenerazione dopo la degenerazione corporea, cioè un’immediata riviviscenza oltretomba: una pronta resurrezione della carne senza dover attendere il Giudizio Universale”. Secondo Cosmacini che pure non nasconde o cerca di sminuire documenti che definivano il Borri come un “alchimista truffiere”, “gran coglionatore”, quel medico del Seicento, però, “con i suoi farmaci chimici e i suoi “segreti miracolosi” era un terapeuta nato, abile soprattutto a compensare le carenze della farmacoterapia con l’efficacia dell’ascolto, della parola, del gesto. I pazienti uscivano dalla sala delle sue visite soddisfatti di essere stati ascoltati, rassicurati, “curati”, e sentivano di star meglio, almeno per un po’. Ciò… contribuiva non poco alla sua fama di “curante”, compensando in questo campo le insinuazioni e le maldicenze a suo carico delle quali s’è detto”.

      Ma, se parliamo del Borri, stiamo parlando di un coglionatore di gran classe, di un uomo di cultura. Il papa non poté fare a meno che fosse relegato in prigione, a Castel sant’Angelo, però poi la sera lo faceva uscire e lo chiamava a sé, per godere della sua conversazione. Ma chi sarà mai al confronto il Farinetti, che crede di essere intelligente e, quel che è peggio, un intellettuale? Per usare un’espressione utilizzata dal Manzoni, ma che è del Seicento: “Al mezzo, vile meccanico!”. Dove per “meccanico” non s’intende quello che aggiusta le automobili.


      Oscar Farinetti: meglio lui o Alsessandro Sorte? Mah, forse è meglio Farinetti. Almeno Farinetti non si è messo in testa di trasformare Curno nel laboratorio dei suoi esperimenti politici. Però vien naturale porsi la domanda: se Farinetti dovesse fare a Curno — anche lui! — un esperimento politico analogo a quello che sta promuovendo Sorte, l’equivalente di Cavagna il Giovane chi sarebbe, secondo voi? Secondo noi, la persona ideale sarebbe la dott.ssa Clara Colombo. Ha grinta, determinazione, buone coperture in alto loco, perché «vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole», proprio come la dott.ssa Irene Pivetti ai suoi tempi d’oro.

  92. Istruzioni di Umberto Eco per prepararsi serenamente alla morte
    Basta convincersi che viviamo in un mondo di coglioni. E raggiungere la certezza che tutti sono coglioni, proprio tutti, soltanto poco prima di morire

    Mi ha telefonato un’amica, una professoressa di greco con una brillante conversazione. Parlando di svariati argomenti mi ha detto fra l’altro che su Internet potevo trovare una Bustina di Minerva scritta tempo fa sul settimanale l’Espresso da Umberto Eco: qui si legge di un non precisato maestro, un Socrate moderno, evidentemente, che conversa con un discepolo il quale non a caso si chiama Critone. Ho digitato qualche parolina nella finestrella di Google e ho trovato la “bustina”, cioè la trascrizione di quanto pubblicato sull’Espresso nel 1997: Umberto Eco: ‘Come prepararsi serenamente alla morte. Ne riporto l’incipit, contenente però un errore di trascrizione, del quale diciamo subito dopo:

    Non sono sicuro di dire una cosa originale, ma uno dei massimi problemi dell’essere umano è come affrontare la morte. Pare che il problema sia difficile per i non credenti (come affrontare il Nulla che ci attende dopo?) ma le statistiche dicono che la questione imbarazza anche moltissimi credenti, i quali fermamente ritengono che ci sia una vita dopo la morte e tuttavia pensano che la vita della morte sia in se stessa talmente piacevole da ritenere sgradevole abbandonarla; per cui anelano, sì, a raggiungere il coro degli angeli, ma il più tardi possibile.

    Il lettore sarà forse rimasto perplesso leggendo che moltissimi credenti «pensano che la vita della morte sia in se stessa talmente piacevole…». Non ha molto senso. Leggendo il resto e cercando di ricostruire il pensiero dell’autore, si capisce che Umberto Eco intendeva non “la vita della morte”, ma “la vita dopo la morte”. E forse questo è quello che era scritto nell’edizione a stampa dell’Espresso: siamo di fronte a un errore di trascrizione.
    A questo punto ho copiato la frase incriminata, l’ho inserita nella finestrella di Google: la ricerca metteva in evidenza numerose trascrizioni della medesima bustina. In sei casi su dieci affiorava lo stesso errore, il che significa che sono trascrizioni della trascrizione, quella rintracciabile all’indirizzo sopra segnalato.
    Possibile che in sei casi su dieci non si fosero accorti dell’errore? È possibile, è possibile. Ma che trascrivono a fare? Sono forse gatti padani che pretendono di essere “fichi”? La notizia buona è che in quattro casi su dieci il testo della bustina era corretto, anche se copiato da una fonte viziata da un errore (di trascrizione). Non tutti sono gatti padani.

  93. Politicamente scorretto
    Forse anche serranamente scorretto

    Pubblicato avantieri (29 febbraio) da Vittorio Sgarbi sulla sua pagina Facebook:

  94. Ma insomma, quand’è che il titolare del sitarello della Curno pedretto-micio alternativa si decide a “fare outing”? Chi c’è dietro?
    Così, ahimè, si dice in linguaggio coglione. In italiano non aziendalistico e non sciacquettistico: “si esterna”

    Ma dài, coraggio! Facci divertire!

    Provate a fare clic sulla linguetta “amici”: il sitarello vanta 122 amici, dice. Potevano anche dire 800, dato che c’erano. Dov’è il trucco? Come hanno fatto ad appropriarsi di queste identità? Possono dunque contare — anche loro, come Salvini — sull’aiutino di un “filosofo Web”? (Adesso li chiamano “filosofi”, e forse sono laureati su Martha Nussbaum, anche loro.) Vedo che tra gli “amici” c’è anche Angelo Fassi. Ma Angelo Fassi lo sa?

  95. I Conti senza patto: ahinoi, un nuovo convegno di BergamoEuropa
    Ma “i Conti” non sono i cugini Conti di Curno

    Ahinoi, ma era proprio necessario questo convegno? Non potevano vedersela fra loro, tra segretari comunali e dirigenti amministrativi del settore pubblico, nell’ambito dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani), per esempio? Niente impediva che un convegno promosso dai segretari comunali vedesse la partecipazione di uomini politici interessati a capire. Ma perché un organo politico come BergamoEuropa promuove un convegno per segretari comunali? (O vuoi vedere che adesso Max Conti ci dice che BergamoEuropa non è un organo “politico”, ma “tecnico”? Seh!) Fra l’altro, non esiste Internet? Non esistono le associazioni di categoria? Non ci sono gli organi d’informazione “dedicati”, come si dice, per addetti ai lavori? Eh no, non basta.
    D’altra parte, chi siamo noi per dire che quel che si è detto basta, e avanza? Come osiamo dire che un convegno è inutile, se non vi abbiamo partecipato? Evidentemente bisognava riunirsi, per vedere, per vedersi e per farsi vedere. Per contare, per muovere le pedine. Per avere un attestato di partecipazione e scrivere nel curriculum vitae che si è partecipato a un ennesimo convegno.
    Va bene, sopportiamo: tanto comandano loro. Così come sopportiamo la stampa anglorobicosassone. Comunque, riassumendo:

    • BergamoEuropa è un’associazione nata per favorire l’affermazione nel partito (Pd) e nelle istituzioni degli ex bersaniani, oggi renzisti, ma della seconda ora; i quali non intendono cedere il passo ai renzisti della prima ora (si veda il caso della dott.ssa Colombo che, pur ex-bersaniana, si è imposta ai renzisti della prima ora come segretaria dei “ggiovani” del Pd: il concorrente renzista della prima ora si è ritirato dalla competizione, la Colombo ha colto l’alloro in qualità di pretendente unico).

    • Presidente di BergamoEuropa è Max Conti.

    • I lavori del convegno sono introdotti da Antonio Misiani, conte zio di Max Conti.

    • Tra i quattro relatori del Convegno figura Antonio Purcaro, Segretario generale della Provincia di Bergamo, della famiglia dei segretari comunali Purcaro (si veda la presentazione ad Almenno san Salvatore del libro su Crescenzo Purcaro, definito per l’occasione «archetipo di Segretario comunale»), il quale vanta un curriculum vitae di tutto rispetto dal quale si evince che:
    — quando fu segretario comunale a Villa d’Almé, promosse e coordinò il progetto Coa, Comuni on line associati; a questo progetto aderì il Comune di Curno: se si ricorda alla similsinistra l’esperienza Coa, loro invocano il diritto all’oblio: “Eh, ma è roba vecchia! Perché parlarne?”;
    — fu segretario comunale a Trezzo sull’Adda e — questa è una mia precisazione — svolse opera indefessa, spostando a Roma le pedine necessarie perché il borgo abduano passasse dal rango di paese al rango di città: i maggiorenti di prosapia villica squittirono, i provinciali gonfiarono il petto, alcuni stipendi dei dipendenti comunali furono ipso facto aumentati;
    — dal suo curriculum vitae — di 24 pagine — apprendiamo che è «cultore» appassionato di materie giuridiche, sia nel corso egli studi universitari sia anche dopo:
    – cultore della materia di Diritto Regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo, anno accademico 2005/2006);
    – cultore della materia di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2006/2007);
    – cultore della materia di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2007/2008);
    – cultore della materia di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2008/2009);
    – cultore della materia di Diritto Costituzionale e di Diritto Regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2009/2010);
    – cultore della materia di Diritto Costituzionale e di Diritto Regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2010/2011);
    – cultore della materia di Diritto Costituzionale e di Diritto Regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2011/2012);
    – cultore della materia di Diritto Costituzionale e di Diritto Regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2012/2013);
    – cultore della materia di Diritto Costituzionale e di Diritto Regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2013/2014);
    – cultore della materia di Diritto Costituzionale e di Diritto Regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2014/2015);
    – cultore della materia di Diritto Costituzionale e di Diritto Regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo (prof. Silvio Troilo anno accademico 2015/2016).

    P.S. – Di buono c’è che non è «cultore» di Martha Nussbaum.

    • Il “top del top”? Se lo tengano!

      I cittadini dell’isola felice di Nusquamia non sono cultori di nessuna delle discipline delle quali il dott. Purcaro è esperto, avendole coltivate. Sono cultori delle 3 F: un po’ poco, diranno gli aziendalsimilprogressisti di BergamoEuropa, che puntano sempre “al top”, per dirla in linguaggio coglione, anzi “al top del top”, secondo Briatore nell’imitazione di Crozza.
      Sarà, Ma noi epicurei non amiamo far sfoggio di titoli e apparire fichi. Ci atteniamo al monito del Maestro: λάθε βιώσας, cioè “vivi nascosto”. Non siamo ricchi, tutt’altro, ma viviamo bene, con animo lieto, come recita una bella canzone che qui presentiamo nell’interpretazione di Joan Baez.

      Dedichiamo questa canzone a Max Conti e alla dott.ssa Serra che si consumano per raggiungere “il top del top”, mescolando il diavolo e l’acqua santa, l’aziendalismo e le Acli (che tuttavia non è detto che siano l’acqua santa).

    • La speranza è l’ultima dea

      Ho pubblicato sul sito di BergamoEuropa il seguente commento:

      Ho fatto una recensione preventiva del vostro convegno, su Nusquamia, un organo di controinformazione che intende superare il muro di silenzio che la stampa anglorobicosassone oppone alle analisi difformi, irrituali (gli unici riti previsti sono quello similprogressista, quello sortile — cioè, secondo Sorte — e quello fascioleghista; chi esprime un punto di vista razionale è trattato come un pezzente, cioè non esiste). La recensione s’intitola “I Conti senza patto: ahinoi, un nuovo convegno di BergamoEuropa” e può essere letta all’indirizzo d’Internet:
      https://nusquamia.wordpress.com/2016/01/31/scandalosa-eco/#comment-11841

      Si aprirà un dibattito “democratico” sull’utilità dei convegni, sulla pregnanza dei curriculum vitae, sul furto di verità perpetrato dalla stampa anglorobicosassone ai danni di Gandolfi? Ne dubito, ma la speranza è l’ultima dea.

      Posso soltanto confidare nell’intelligenza di Misiani, ammesso che legga questo commento. Dovrebbe essere chiaro alla dott.ssa Serra, a Max Conti (che è dottore anche lui, ma suona meglio “Max Conti”, tout court: spero che non ce ne voglia) e a Misiani, che finora ha dimostrato di essere il più intelligente della compagnia di giro similprogressista, ancorché bocconiano, che a Curno hanno sbagliato tutto. Misiani, in particolare, potrebbe convincere la dott.ssa Serra a presentarsi al prossimo Consiglio comumale a piedi nudi, propio come fece con l’autorità islamica. Così dimostrerebbe di essere umile — o “rispettosa”: così immagino che direbbe lei, la dott.ssa Serra — nei confronti del popolo di Curno, almeno quanto lo fu nei confronti della comunità islamica. È l’unico modo — intelligente e non sprovvisto di un guizzo di spirito — di tirarsi fuori dal culo di sacco in cui s’è infilata da sé, quando ha deciso di “vendere” il partito alle Acli, e dopo aver trascinato i cittadini di Curno su posizioni Acli-friendly (per dirla in linguaggio coglione: cioè di manifesto favore nei confronti delle posizioni assunte dalle Acli) senza fra l’altro aver nemmeno sentito il partito, per non parlare dei cittadini, che, notoriamente, contano meno del partito.

      • Chi semina vento raccoglie tempesta
        La dott.ssa Serra e la stampa anglorobicosassone ci trattano da pezzenti? Peggio per loro

      • ALGIDO permalink

        Che fa? ci va al convegno?
        [Penso che non andrò. Sono epicureo, mi piace godere e non mi piace soffrire. Se però cambiassi idea, e andassi al convegno, certamente mi verrebbe voglia di fare una domanda al Segretario provinciale Antonio Purcaro: avendo preso atto del suo micidiale curriculum vitae di ben 24 pagine, e sull’onda di un’ammirazione indescrivibile per il fatto che lui sia così assiduo cultore di materie giuridiche, mettendo inoltre da parte qualsiasi retropensiero o anche pregiudizio sulla burocrazia meridionale, gli porrei una domanda sul trattamento dei ‘municipia’ in epoca augustea, nella prospettiva, s’intende, del diritto romano e dell’evoluzione storica del ‘municipium’. Naturalmente, trovandomi davanti a un ‘monstrum’ di sapienza (in latino ‘mostrum’ non significa “mostro”, ma “prodigio”) gli porrei la domanda in latino. Per ogni evenienza, consiglio a Purcaro di ripassare il suo latinuccio. N.d.A.]

        PS – Ma Gandolfi di questa raccolta firme tarocca sulla moschea che non c’è (e altre falsità) che posizione prende???
        [Se la stampa anglorobicosassone non seguisse il precetto per cui noi resistenti saremmo dei pezzenti, già da tempo i cittadini di Curno conoscerebbero il pensiero di Gandolfi in merito. Che, immagino, dovrebbe essere un pensiero laico: né con la dott.ssa Serra che ha venduto il suo partito alle Acli, né con Cavagna il Giovane che, su indicazione del càllido Alessandro Sorte, raccoglie l’eredità del Pedretti e allestisce labili (gatti padani: cercate sul vocabolario) gazebo — “labili” sia in senso strutturale, sia nel senso che i presupposti giuridici non stanno né in cielo né in terra — nella speranza di cannibalizzare l’elettorato leghista.
        Il precetto di considerare noi resistenti alla stregua di pezzenti, a dir la verità, non nasce dalla dott.ssa Serra, che tuttavia l’ha fatto proprio. Nasce da tutto il sistema di potere curnense che da sempre ha considerato Gandolfi un corpo estraneo, da sopportare in silenzio, tutt’al più; e da trattare pubblicamente come non-esistente. Inutile che le ricordi tutte le occasioni di comportamento scorretto da parte della stampa anglorobicosassone, sia perché da lei sono conosciute benissimo, sia perché sono state ricordate anche in questa pagina di Nusquamia. È anche vero che il sistema dell’informazione anglorobicosassone, nei suoi riflessi curnensi, oggi conosce un’importante novità, che peraltro non cambia i termini della questione, cioè il furto di verità nei confronti del punto di vista laico sostenuto da Gandolfi.
        La novità consiste in quell’articolo sulla cosiddetta moschea, firmato da Remo Traìna, quello con il quale s’apre questa pagina, che ha recato un danno nei confronti della dott.ssa Serra che dire “grave” sarebbe troppo poco. In realtà il danno che quell’articolo di Remo Traìna ha recato alla dott.ssa Serra è un danno “gravissimo”, per dirla in linguaggio serrano. Finora il Traìna si era barcamentato tra Pedretti, forzisti e similprogressisti, mantenendo comunque una posizione fermamente antigandulfiana: ed erano tutti contenti, lorsignori. Poi qualcosa si è rotto nel sistema “ben temperato” degli equilibri della politichetta curnense. Remo Traìna ha rotto il passo, con due articoli, quello sulla telecamera nascosta e quello sulla c.d. moschea. La dott.ssa Serra ha provato a raddrizzare la situazione, ma il danno è fatto. Beh, vuol dire che la dott.ssa Serra sarà assistita da altri giornalisti. Francamente, pensiamo che per il buon Remo Traìna, la cosa butti male. Ma è anche vero che versa in età pensionabile e che potrebbe candidarsi con Forza Italia. Ma – insisto – questi sono problemi loro. Per noi non è cambiato niente: furto di verità era prima, per noi, furto di verità rimane adesso. Certo, la dott.ssa Serra potebbe indire un dibattito pubblico, che consentirebbe a lei di esporre il suo punto di vista, vicino alle posizioni delle Acli e, in particolare, ai zuzzerelloni della “Convivialità delle diferenze”, a Cavagna il giovane di ribadire la sua ferma opposizione al trasferimento del Centro culturale islamico, eventualmente in sediziosa opposizione alle leggi dello Stato, a Gandolfi di esprimere il suo punto di vista laico: né con gli irenisti della Convivialità delle differenze, né con la bestialità delle posizioni fascioleghiste, più o meno cannibalizzate. Ma la dott.ssa Serra se la sente? Noi pensiamo di no. Se però ci sbagliamo, saremo lieti di prenderne atto.
        N.d.A.]

  96. Un video da non perdere: Il centro del riutilizzo dei rifiuti a Curno

    Un video professionale, un esempio di giornalismo d’inchiesta. Quando parla la dott.ssa Gamba, si sente in sottofondo una musichetta celestiale.

    • Ma come bisognerà chiamare l’arch. Conti? Vice sindaco, o Vice sindaca?

      Gandolfi mi ha mostrato un invito della dott.ssa Serra all’inaugurazione del “Centro di riutilizzo [rimane in sospeso la specificazione di che cosa si riutilizzi, a scapito della chiarezza e del buon italiano] “La miniera – Chi cerca trova».
      Squit, squit!
      È firmato «Perlita Serra, sindaca». Proprio come vuole la “prassi” (squit!), o anche la “buona pratica” (squit!) politicamente corretto.
      Prima, se non sbaglio, la dott.ssa Serra si firmava “Perlita Serra, sindaco”. Vedi per esempio nel giornale del Comune “l’editoriale del sindaco” dove non solo leggiamo “sindaco”, maschilisticamente al maschile, ma leggiamo in calce [per i gatti padani: in fondo, in basso] “Perlita Serra, sindaco”. Orrore!
      Propongo alla dott.ssa Serra (anche se lei non legge Nusquamia) che dia immediato incarico alle consigliere Bellezza e Colombo [*] di correggere tutti i documenti del Comune dove appaia l’ignominosa attribuzione di “sindaco” alla sindachessa (“sindachessa” è meglio di sindaca, come credo di aver mostrato con argomenti filologicamente non spregevoli: vedi “Il sindaco”, “la sindaco”, “la sindaca” o “la sindachessa”?). Si provveda immediatamete a correggere tutte consimili attribuzioni nel sito del Comune. E che non succeda mai più, che la dott.ssa Perlita Serra sia chiamata “sindaco”. Ohibò!
      Piuttosto, si pone il problema: ma l’arch. Vito Conti dovrà essere chiamato “vice sindaco”, o “vice sindaca”?

      Squit!

      —————————————
      [*] Alla dott.ssa Bellezza in quanto femminista militante, all’occorenza anche rivoluzionaria (così ci diede a intendere) e alla dott.ssa Colombo, in quanto responsabile del settore Comunicazione nell’amministrazione serrana (così mi pare che si debba interpretare la fumosa delega alla “trasparenza”: se non questo, nel senso che fa traparire ciò che altrimenti sarebbe celato, che cos’altro vuol dire?), ultimamente promossa a furor di popolo rappresentante dei “ggiovani” democratici del Pd, nonché personaggio emergente di pivettiana determinazione.

  97. ALGIDO permalink

    Vito Conti è il Vito Conti e basta per dirla alla Nanni Moretti.
    Al massimo si potrebbe ripristinare il Titolo Nobiliare. C.te Vito Conti che suona anche meglio.
    [Eh, questa è grossa! Vogliamo vedere il papello che attesta il titolo di nobiltà di Vito Conti e, forse, anche di Max Conti. Prego spedire al mio indirizzo di posta privata. Prometto e giuro che lo pubblicherò, qualora risulti che Vito Conti sia effettivamente conte o anche, semplicemente N.H., cioè nobilis homo, quali furono Enrico Berlinguer (il nome è catalano, ma il titolo non risale alla dominazione aragonese; un suo antenato fu fatto nobile dai Savoia) e Alessandro Manzoni (che, in ogni caso, era figlio di un Verri, e non del Manzoni lecchese). Vogliamo il papello, vogliamo il papello! N.d.Ar.]

    Dato che è il primogenito e il più anziano dei cugini maschi dell’intera famiglia Conti spetta a Lui (maiuscolo).
    Se lo chiamerete Vice Sindaca giuro non vi leggerò mai più. C’è un limite a tutto.
    [Noi ponevamo un quesito. Lei ci risponde che Vito Conti non debba essere chiamato Vice Sindaca: ne prendiamo atto. Ma lei, avendo letto il nostro articolo su Nusquamia, cosa preferisce per la dott.ssa Serra? Sindaco, sindaca o sindachessa? N.d.Ar.]

    Sbaglio o avete saltato un post? Non piaceva? era impegnativo?
    [Al contrario. Non l’abbiamo saltato: semplicemente non l’abbiamo pubblicato a tambur battente. Era, ed è, oltre tutto, gradito, perché ci ha permesso di ribadire un concetto che ci sta particolarmente a cuore: quello della stampa anglorobicosassone che viene meno al suo dovere d’informazione, avendo mutuato dalla Serra il fattore NG (Nusquamia-Gandolfi), per cui noi resistenti saremmo dei pezzenti. Non riesco a capire a quale appiglio vogliano aggrapparsi la dott.ssa Serra e la stampa angorobicosassone, per permettersi tanta albagia: eppure ho studiato latino e greco, ho una buona conoscenza degli esempi di virtù romana e posso vantare una vita specchiatissima, mai e poi mai per ambizione, o per altra miserabile motivazione, avrei venduto mia madre a un nano, mai e poi mai sarei venuto meno al mio principio superiore. E, se fossi stato sindaco, o anche solo assessore, o consigliere comunale, non avrei fatto finta di niente, quando il Pedretti promosse quella famosa ispezione alla c.d. moschea in modalità di provocazione: avrei proclamato la sacralità dei Diritti universali dell’Uomo, perdiana! Se fossi giornalista, cambierei mestiere, piuttosto che consentire al furto di verità. E saremmo noi i pezzenti? N.d.Ar.]

  98. porta aperta permalink

    Curno in Movimento…..con Angelo Gandolfi Sindaco.
    Una speranza per me un augurio per i Curnesi, sarebbe ora ne avrebbero bisogna ma soprattutto apprezzerebbero l’operato perché questa volta sarebbe affiancato da una giunta seria e non accerchiato.
    Curno te lo auguro…!

    [Certo, senza più consiglieri fraudolenti, che il padre Dante colloca nelle Malebolge: VIII cerchio delì’Inferno, VIII bolgia).
    Se son rose fioriranno. Bisogna non abbassare la guardia, guardarsi sia dai “buoni consigli”, sia dai tranelli di coloro che sanno che siamo persone civili e che pensano che — perciò! — siamo anche fessi. Soprattutto dobbiamo guardarci dall’uso levantino che i soliti furbacchioni intenderanno fare — ne abbiamo già visto le avvisaglie — della stampa anglorobicosassone. Vedi la questione della cosidetta moschea: noi siamo contro la dott.ssa Serra che si è venduta il partito alle Acli in funzione del proprio progetto di carriera nelle istituzioni e, quel ch’è peggio, continua a inventarsi nuove scatole cinesi tecnoburocratiche per asservire i cittadini alle sue alzate d’ingegno, oltretutto facilmente decrittabili; ma siamo anche contro l’uso elettorale che Cavagna il Giovane intende fare del sentimento di disorientamento e paura del cittadino medio, pur di cannibalizzare l’elettorato leghista disorientato dal ricordo delle scorribande pedrettiste. Purtroppo non è difficile immaginare che la stampa anglorobicosassone, se proprio non potrà continuare a ignorarci, al momento opportuno cercherà di ricacciarci ora in questo, ora in quell’inferno.
    In generale, un politico serio individua i problemi, li affronta, cerca soluzioni. Non si limita ad annusare il culo degli elettori, come fanno i cani (ah, i cani! i diritti dei cani! le associazioni dei cani! squit, squit, squit!).
    N.d.Ar.]

    • Salvini fascio-marpion-leghista

      Visto, visto. E non commento nemmeno. Salvini si commenta da sé.
      E adesso sarebbe interessante sentire i giustificazionisti, quelli che ti dicono con fare saputo: “Sai, ragazzo, in politica bisogna far dei compromessi…”.
      Va bene, lo ammetto, si può anche uccidere (il tiranno: lo dissero san Tommaso, il filosofo Giovanni di Salisbury e il giusnaturalista Ugo Grozio); ci si possono sporcare le mani, alla faccia dei moralisti: vedi Le mani sporche, di Jean-Paul Sartre. Dipende, naturalmente, dalla posta in gioco.
      Se la posta è grande, si possono commettere gesti estremi. Va bene. A scanso di equivoci, mettiamo in chiaro che gli assessorucoli e i politicuzzi non intraprendono per definizione imprese grandi: dunque, a loro non è concesso nessun gesto estremo (o gratuito, come quello di Lafcadio: gatti padani, cercate su Wikipedia). Che se ne stiano tranquilli. Perciò si levino dalla testa che sia lecito vendere la propria madre a un nano, per una qualche miserabile ambizione di politicante indigeno.
      A livelli più elevati dell’assessorucolo, se parliamo della sindachessa italo-elevetica Serra, consigliera con delega di prestigio alla Provincia di Bergamo, pezzo da novanta del partito, anche lei avrebbe dovuto usare maggior cautela, prima di vendere alle Acli la tradizione socialista che lo sputtanatissimo Pd ha bene o male incamerato: quella era una tradizione fondamentalmente positivista, prima che marxista, per niente irreligiosa, anzi era talmente religiosa che faceva di Gesù il primo socialista e rimproverava ai preti l’essere servi dei padroni. E poi perché? Per cingersi del diadema della donna di successo, con la prospettiva di un’intervista su Vanity Fair.
      Infine, andando a livelli ancora più alti, al livello di segretario di parito, cioè al livello di Salvini (ma siamo sicuri che se il segretario è Salvini sia un livello elevato?) affermiamo che fare marchette elettorali da Maria De Filippi «la sanguinaria», è cosa che non possiamo compatire, né sopportare, né consentire: proprio no! Mai e poi mai! Come diceva Cicerone a Catilina: Non patiar, non feram, non sinam. Merda!

      • Quando la stampa anglorobicosassone non basta, s’è sempre Vanity Fair

        L’annuncio ufficiale dell’ingresso in politica di Giorgio Gori è stato dato via Vanity Fair.
        Avremo notizia delle prossime mosse della nostra sindachessa da Vanity Fair?

      • Secondo il Fatto quotidiano, Salvini piace al pubblico rincoglionito e Maria De Filippi lo sfrutta per aumentare l’audience
        Seguono alcune considerazione sull’idoneità di Cavagna il Giovane a svolgere il ruolo di statista

        Riporto la chiusa dell’articolo Salvini a C’è posta per te di Maria De Filippi: Greggio e Iacchetti fanno da spalla al comizio:

        Tutti conosciamo il potere della De Filippi e quindi anche il fatto che non è certo donna alla quale si impone qualcosa nei suoi programmi. Ma delle due, l’una: o Maria la Sanguinaria ha solo voluto sfruttare l’appeal televisivo di Salvini in un determinato settore di pubblico televisivo, fregandosene beatamente del rischio comizio e del messaggio politico; o qualcuno le ha chiesto di dargli spazio. Anche perché il centrodestra si sta giocando il tutto per tutto alle prossime elezioni amministrative a Roma (e i programmi della De Filippi sono romanocentrici anzichenò) e c’era bisogno di una spintarella.
        Se conosciamo anche solo un po’ il modus operandi defilippiano, l’opzione corretta è la prima. Resta il fatto, però, che per vincere Maria non ha bisogno di Salvini ed è davvero un peccato che ci sia cascata (o ci sia voluta cascare).

        Si noti che anche il Fatto quotidiano si compiace di denominare «Maria la Sanguinaria» la De Filippi, titolare dei due sciagurati programmi “C’è posta per te” e “Amici”, proprio come abbiamo fatto noi in un commento precedente. Ma il copyright – geniale – è di Roberto d’Agostino. Si veda l’articolo Maria la Sanguinaria è riuscita nel suo capolavoro: promuovere il modello del berlusconismo attraverso i santi (Saviano) e i fanti (Renzi) dell’era post-Silvio
        Mi domando a questo punto se Alessandro Sorte non possa mettere una buona parola per organizzare un’ospitata del nostro Cavagna il Giovane, in un programma della De Filippi, in modalità simil-Salvinesca, o come meglio parrà a lorsignori. Fin dal primo giorno che l’abbiamo visto, e sentito, abbiamo maturato la convinzione che Cavagna il Giovane sia un esemplare perfetto di “ggiovane” della “generazione Amici”. Oserei dire – e l’espressione non appaia esagerata – che Cavagna il Giovane è un esemplare archetipico della “generazione Amici”. Facevamo rilevare in un commento precedente che, sia pure in tutt’altro contesto, di burocrazia meridionale, Costanzo Purcaro è stato definito «l’archetipo del segretario comunale». Perché dunque noi non potremmo dire, in un contesto settentrionale, che Cavagna il Giovane è l’archetipo del “ggiovane” della “generazione Amici”? Infatti sia che si tratti di cantare, o di far piroette, o di competere per il primato politico, i giovani di codesta generazione hanno in comune la circostanza che non hanno alle spalle una scuola idonea a conseguire il traguardo al quale ambiscono, tuttavia la carenza di idonea preparazione è surrogata da una ambizione smisurata: sono tutti incredibilmente determinati a diventare famosi. E allora che cosa fa la nostra Maria la Sanguinaria? Tra le migliaia di postulanti sceglie coloro che abbiano qualche predisposizione, li sottopone a un addestramento intensivo, in stile scuola per marine, gli mette le pile Duracell, affianca loro un couch (come si dice in linguaggio coglione, cioè una sorta di guru aziendale) e li mette in pista con la consegna di combattere fino all’ultimo sangue, senza esclusione di colpi. Forse per questo è stata battezzata “Maria la Sanguinaria”.
        Ebbene, Cavagna il Giovane non è stato selezionato da Maria De Filippi, ma da Giovanni Locatelli; e non sappiamo se abbia seguito una scuola intensiva, in stile scuola per marine, nemmeno adesso che è “agito” da Alessandro Sorte. Però non glimanca la determinazione, guardate com’è serio, sempre, qualunque cosa dica. E come si prende sul serio! Rimane il problema se abbia le qualità di statista, perché questo è il titolo per il quale concorre. Poiché non ci fidiamo della selezione di Locatelli e della scuola di Sorte, spero che a costoro non dispiaccia se sottoponiamo il tenero virgulto forzista a un piccolo test. Ma quale, e come? Semplice: diamo a Cavagna il Giovane, che compete per il titolo di statista curnense, un brano del Machiavelli tratto dai Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. In particolare ci piacerebbe sentirlo disquisire sul tema «S’egli è meglio, temendo di essere assaltato, inferire o aspettare la guerra».

  99. La via della ragione: se questa è la proposta del sindaco Gori per Bergamo, siamo d’accordo con Gori
    Siamo invece contrari alle farneticazioni politiche di Cavagna il Giovane e alla visione mistico-conviviale (Acli-friendly) della dott.ssa Serra

    Estraggo dall’articolo Il sindaco Gori: “A Bergamo no alla super moschea, ma uno spazio serve” il seguente brano virgolettato (sono le parole del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori):

    «Il Comune di Bergamo ritiene indispensabile e urgente la realizzazione di un luogo di culto per i fedeli musulmani nella nostra città, alla condizione che sia garantito il rispetto delle leggi e delle procedure. Lo impone il rispetto della libertà religiosa sancita dalla Costituzione e lo suggerisce la necessità di assicurare il controllo del territorio e la sicurezza dei cittadini.
    L’alternativa è infatti la proliferazione di mini-siti di culto fuori dal controllo delle autorità, fonti di disagio per tutti i cittadini. La moschea dovrà sorgere in un luogo controllabile, accessibile, servito da parcheggi e al di fuori delle zone più densamente abitate. No alla cosiddetta “super moschea” che qualcuno ha paventato: l’eventuale moschea dovrà avere dimensioni proporzionate alle necessità dei nostri concittadini musulmani, non certo proporsi come polo di aggregazione di scala regionale o nazionale».

    In particolare, siamo d’accordo con questi punti messi in evidenza dal sindaco Gori:
    • il rispetto della libertà religiosa sancita dalla Costituzione
    • la moschea dovrà sorgere in un luogo controllabile, accessibile, servito da parcheggi e al di fuori delle zone più densamente abitate
    • l’eventuale moschea dovrà avere dimensioni proporzionate alle necessità dei nostri concittadini musulmani.

    Se qualcuno vuole raccogliere i frutti della seminagione di odio e paura della quale Salvini si mostra soddisfatto, salvo il fatto che, dopo aver gettato il sasso, va da Maria la Sanguinaria a fare il piacione e «nasconde», come si dice a Napoli, «la manetta», faccia pure, si assuma le proprie responsabilità e si abbia la nostra disapprovazione, per non dire di peggio.
    Per parte nostra, anche quando ci occupiamo di politica, che è roba screditata per colpa dei politicanti di Roma e dei politicuzzi provinciali, noi non dimentichiamo di essere uomini e non cani. Dunque non andiamo ad annusare il culo di chi, più o meno minus habens, se la fa addosso. Questo non significa però che siamo disposti a subire il clistere della condivisione. Perciò chiediamo alla dott.ssa Serra di mostrarci il progetto di assegnazione di una nuova sede al Centro culturale islamico.
    Noi non diciamo, a differenza di quanto si evince dall’articolo scritto dal giornalista anglorobicosassone Remo Traìna, che sia in atto un tentativo di costituire a Curno una moschea, quella stessa che Gori dimostra di non gradire a Bergamo (grazie a questo articolo Cavagna il Giovane si è riproposto di attirare i cittadini al suo gazebo come mosche alla carta moschicida). Ma affermiamo il diritto, nostro e dei cittadini, di conoscere i termini della questione e ribadiamo il nostro impegno, in ogni caso, a ragionare e non a latrare.
    Mettiamo in chiaro — e tale acribia non paia petulante ai nostri avversari simildestri e similsinistri, visto che loro sono quel che sono — che la nostra posizione è non soltanto quella del sindaco Gori, ma anche quella di San Tommaso. Cioè, intendiamo che il problema sia circoscritto e affermiamo che ci fidiamo soltanto dei nostri organi di senso e della nostra capacità di ragionare. In ogni caso, escludiamo il ricorso a organi di senso e strumenti di valutazione impropri.
    Niente promesse, dunque, niente condivisione e niente trucchetti. Quel che si ha decidere, lo si decida tenendo conto della ragionevolezza e del bene comune, senza precipitose fughe del discorso in senso Acli-friendly o di speculazione populistico-elettorale.

    • ALGIDO permalink

      Bene, vedo chge la questione è posta in modo corretto. Ho tra l’altro info di primissima mano da Bergamo (Il Vice Sindaco è un mio caro amico e l’ho visto proprio stamane) e a loro è del tutto evidente che a Curno si sia inventato un caso mescolando due progetti.
      [Io non darei per scontato che a Bergamo abbiano capito che cosa esattamente bolle in pentola a Curno. Dovrebbero conoscere la dott.ssa Serra altrettanto bene come la conosciamo noi e porsi conseguentemente alcune domande. Mi domando in altre parole se conoscano l’albagia e l’autoreferenzialità della dott.ssa Serra che la portano ad assumere posizioni tutt’altro che convenienti per lo stesso Pd. Mi riferisco alla pervicace volontà della dott.ssa Serra di trascinare il partito e i cittadini di Curno verso soluzioni politiche gradite alle Acli, convenienti alla dott.ssa Serra, ma non necessariamente convenienti al partito (Pd) e ai cittadini di Curno. N.d.A.]

      Il Centro islamico a Curno (che esiste dal 1996 e, magari per coincidenza, è nato e si è consolidato durante consigliature della Lega Nord) e la cosiddetta Moschea di Bergamo. Che riguarda la città e non Curno (ma secondo me all’Eco di BG sapevano dell’imbroglio ma hanno pubblicato lo stesso, a quanto so dietro sollecitazioni che prima o poi racconterò).
      [Questa pagina di Nusquamia è dedicata fondamentalmente al danno che ricevono i lettori della stampa anglorobicosassone e, in particolare, i cittadini di Curno, in relazione al fatto che l’informazione politica è stata “gestita” in regime di coabitazione lottizzata, finora abbastanza pacifica, tra il Pedretti (al presente rottamato), i similprogressisti e i forzisti. Quella contro Gandolfi è stata finora qualcosa di molto più che una ‘conventio ad excludendum’, o un furto di verità: abbiamo assistito a una vera e propria distorsione, a una forzatura della politica. In Consiglio la maggioranza similprogressista fa quello che vuole (e, come dice quel trombone televisivo, “ne ha facoltà”), la stampa anglorobicosassone riporta separatamente le opinioni dei similprogressisti, di Cavagna il Giovane ora fortemente sponsorizzato da Alessandro Sorte e della fasciofemminista. Gandolfi non esiste. In soldoni, questo significa che Gandolfi è limitato nella sua azione politica, perché qualunque suo gesto, qualunque presa di posizione possono essere non solo ignorati ma all’occorrenza, se proprio se ne deve parlare, presentati secondo il punto di vista dei suoi avversari, e solo di quello. Ma sbaglia chi pensa che Gandolfi sia l’unico a perdere qualcosa. Intanto ci perdono i cittadini di Curno, ma ci perde lo stesso Pd, in un’ottica non necessariamente e forzosamente serrana. Possibile che al Pd di Bergamo qualcuno un po’ intelligente non se ne sia accorto? La Serra sta facendo del male (anche) al Pd. Tornando al caso specifico, con l’articolo di Remo Traìna che ha dato la volata ai gazebo di Cavagna il Giovane, il giocattolino anglorobicosassone si è rotto, il sistema degli equilibri è saltato: come negarlo? Ma questa circostanza non muta di una iota quanto abbiamo affermato sopra. N.d.A.]

      A titolo di informazioni vi dirò che i fedeli islamici non sono gli unici che vogliono capire dove poter pregare. Ad esempio la chiesa ortodossa Rumena (la comunità più folta, anche se non si tratta di extracomunitari, come è ovvio) sta trattando per avere la chiesa dell’ex ospedale dove poter accogliere i fedeli, idem per altre chiese cristiane.
      Permane invece l’assenza di una sinagoga.
      Ora però che l’odiosa legge regionale è stata bollata come “illegale” e vorrei vedere, segnare la differenza tra il diritto di culto dei cattolici e quello di tutte le altre religioni mi pare insopportabile, so che si potranno muovere pure i nostri fratelli maggiori.
      [Non è chiaro: chi sono i fratelli maggiori? N.d.A.]

      Le idee degli altri, le loro convinzioni, si affrontano con la forza delle idee, non a colpi di carta bollata o di spranghe o di divieti.
      [Aggiungerei che gli arzigogoli degli azzeccagarbugli, sono talvolta più micidiali delle spranghe. Senza contare che spesso gli azzeccagarbugli lavorano per quelli stessi che usano le spranghe. Perciò insisto perché i problemi politici siano affrontati essenzialmente in sede politica. N.d.A.]

      Ricordo poi che stranieri presenti in provincia sono oltre 100.000.
      per lo più cristiani (sud americani e dell’est europa) ma anche islamici, buddhisti, indù (in particolar modo nella bassa bergamasca).
      A Curno per 8.000 abitanti abbiamo due chiese grandi e altre 2 piccole più alcune cappelle ove sporadicamente si dice la messa.
      I Cattolici praticanti a quanto comunica la CEI sono scesi in 15 anni dal 23% al 18% (dato del 2013 credo).
      Vogliamo ammettere che sia ultralegittimo che ciascuno possa poter pregare ( o non pregare come l’82% dei nativi cattolici) il proprio Dio?
      E rivendico che si tratti di uno straordinario metodo di “controllo” sociale e pace sociale.
      [Certo, questo è quello che Cavagna il Giovane non capisce, o non vuole capire. Ripeto quanto ho già espresso, credo più di una volta su Nusquamia, e comunque sicuramente in questa pagina: sosteneva Voltaire che se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo (a dir la verità, per tutta una congerie di ragioni: «Si Dieu n’existait pas, il faudrait l’inventer», in ‘Epître à l’auteur du livre des Trois imposteurs’, v. 22) Non tutti gli uomini possono permettersi di vivere senza Dio, né patria, né padrone. Io vivo così, ma non posso pretendere che vivano così tutti gli uomini. Anzi, ho paura che gli uomini non più timorati di Dio diventino delle bestie. Anche per questo sono un fiero nemico dell’aziendalismo, che per aumentare il rendimento sul lavoro degli impiegatuccio e dei mongomanager li vuole trasformati in belve umane. N.d.A.]

      Salvo storture ovviamente, che sono presenti ovunque Chi ha visto il film Spotlight ad esempio capirà meglio che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra.
      [Ho visto il film (fra l’altro, insieme a Gandolfi). Ed è chiaro che la Chiesa cattolica era in peccato gravissimo, e che soltanto in parte ha rimediato al male compiuto da molti suoi ministri. Ma non vedo come questa sua considerazione possa portare acqua al suo mulino che, se ho capito bene, è un mulino irenista, tendenzialmente vicino alle posizioni pro-Acli della dott.ssa Serra. Io penso che il problema debba essere affrontato in termini razionali, nell’interesse dei cittadini e nel rispetto dei Diritti dell’Uomo, quelli stessi che al tempo dell’ispezione del Pedretti (poi abortita, per merito di Gandolfi) alla cosiddetta moschea di Curno, in modalità di provocazione, non sembravano entusiasmare la dott.ssa Serra. Ed è qui che casca l’asino, anche volendo accantonare l’ipotesi che la dott.ssa Serra voglia realizzare a Curno ciò che Gori non vuole che sia realizzato a Bergamo. N.d.A.]

      • Ma è giusto che la dott.ssa Serra trascini il partito e, soprattutto, i cittadini sul terreno delle soluzioni politiche auspicate dalle Acli? I suoi elettori sono d’accordo?

        Questa foto è stata pubblicata da Roberto Caldiroli sulla sua pagina Facebook. Lui dice che sul palco, accanto alla dott.ssa Serra (a piedi nudi, come abbiamo rilevato più volte) c’è don Giancarlo (a piedi nudi anche lui?).
        Se è don Giancarlo, penso che abbia preso l’iniziativa in accordo con il vescovo.
        Ma la dott.ssa Serra, che entra nello specifico dei fermenti cattolici che si sono espressi a favore di una pasticciata “Convivialità delle differenze” (ne abbiamo parlato diffusamente su Nusquamia, prendendo posizione semmai per la dialettica delle differenze) non avrebbe fatto bene ad astenersi da questa kermesse irenista, conviviale e inequivocabilmente targata Acli? Il suo partito che ne dice? Al Pd sta bene di essere tirato per i capelli sul terreno delle Acli?
        A questo punto non posso non rispolverare il motto del luciferino Cavour: “Libera Chiesa in libero Stato”. E, a fortiori, direi, “Libera Chiesa — anzi, libere Acli — in libero Comune”. Il Comune di Curno dev’essere libero da ogni ipoteca religiosa.
        Cavagna il Giovane vorrebbe fare una speculazione politica, sul tema della cosiddetta nuova moschea, “a prescindere”. Noi non facciamo speculazioni di sorta, ma chiediamo alla Serra di stare nei ranghi; non indiciamo referendum a capocchia, con formualzioni cervellotiche, ma vogliamo sapere che cosa bolle in pentola. E non siamo disposti ad avallare pastette catto-progressiste ovvero, vista la stagione, un uovo pasquale che come sorpresa ci riserva uno scherzo da prete.
        Ci viene il sospetto che il problema per i curnensi non sia costituito dagl’islamici, che io credo siano per la maggior parte brava gente, ma dalle Acli, che usano gl’islamici in apparato, e dalla dott.ssa Serra che usa le Acli che usano gl’islamici. Dunque, quali sono i piani della dott.ssa Serra? Li “condivide” con noi, con i cittadini, o non li vuol “condividere”? O preferisce continuare a trattarci da pezzenti? Però, attenzione: la pazienza ha un limite.

  100. Festa della donna a Curno: tutto qui?
    Una modesta proposta, a costo zero: le femministe del collettivo Martha Nussbaum di Curno potrebbero convocare il collettivo di spernacchiatrici sannitiche, onde acconciamente speranacchiare il maschio orobico

    Ci siamo recati al sito del Comune di Curno per prendere atto degli “eventi” (squit!) in programma in occasione della Festa della donna che immaginavamo, anche quest’anno, celebrata nel “paese bello da vivere” in modalità di tripudio.
    Invece abbiamo trovato soltanto (ma forse non abbiamo cercato bene) la locandina di un cosiddetto Open Day dedicato alle donne, che potranno fare ricorso a prestazioni ginecologiche gratuite o scontate in occasione della festa. (Open day: evidentemente, parlare di “Giornata aperta” faceva schifo agli organizzatori: certo, si porrebbe il problema di stabilire che cosa significhi “aperta”, o “open” che dir si voglia, ed è appunto per questo che si esprimono il linguaggio coglione: per evitare che si capisca quanto deboluccia sia la mente dei propagandisti che s’inventano gli slogan e i titoli.) Fra l’altro, la locandina è firmata dalla Regione lombarda (cosiddetta “Regione Lombardia”), a conduzione sciaguratamente bobomaronita, con tanto di logo recante la rosa camuna, bianca in campo verde.

    Insomma, niente di originale, niente che sia targato “Perlita Serra” o anche “Paola Bellezza”: quest’ultima, laureata su Martha Nussbaum, è notoriamente la punta di diamante del femminismo curnense, con notevoli aperture Lgbt-friendly. Per maggiore sicurezza, ci siamo recati al sito della summenzionata Paola Bellezza che, in più di un’occasione, ci ha fatto intendere di essere una femminista rivoluzionaria: abbiamo buona memoria, ricordiamo la foto di quella scritta murale da lei pubblicata, «Le donne non sono una questione: le donne sono rivoluzione», l’abbiamo anche riprodotta su Nusquamia. Il risultato della ricerca nella pagina prosopobiblica della Bellezza è stato anch’esso deludente: in occasione dell’8 marzo la rivoluzionaria Paola Bellezza si è limitata a pubblicare questa vignetta, che mostra una donna procace, truccata e scosciata – insomma, “provocante” – che impartisce alle “sorelle” il seguente buon consiglio: “Non dovreste sentirvi male se vivete la vostra vita nel modo che vi piace”.

    E anche su questo ci sarebbe da dire, perché qui si proclama in buona sostanza il diritto all’egoismo: io faccio il cavolo che mi pare e me ne frego delle convenienze, del decoro, dell’educazione e, in generale, me ne frego degli altri. Taglio corto, perché non me la sento di sprecare in poche battute il discorso, attualissimo, sull’egoismo e sul senso del decoro.
    Insomma, tutto tace, sul fronte femminista curnense. Maliziosamente ci domandiamo come mai. Cioè, ci siamo fatti una domanda e ci siamo anche dati una risposta, maliziosa e forse anche presuntuosa (dirà qualcuno). Vuoi vedere che hanno avuto paura degli strali di Nusquamia? Già, perché in una precedente occasione avevamo fatto una piccola ricerca e avevamo trovato che certe femministe che erano venute a Curno e che avevano allestito uno spettacolo, a dir la verità non in Municipio, ma in un locale pubblico, e non sponsorizzate dalla dott.ssa Serra, facevano manifesta apologia del terrorismo delle Brigate rosse. Il messaggio (il nostro messaggio) era: andiamoci piano con il femminismo, anche perché Nusquamia potrebbe sempre fare qualche piccola inchiesta.
    Ma c’è un’altra interpretazione del silenzio femminista, ancora più maliziosa. Il fatto è, com’è noto, che la dott.ssa Serra è in relazione di amorosi sensi con le Acli: per loro ha recitato i salmi in piazza Dante, con loro ha invitato a Curno Vera Baboun, in sintonia con loro ha organizzato una fiaccolata della pace, per i gruppi delle Acli organizza visite guidate, in osservanza del precetto della Convivialità delle differenze, “sussunto” dalle Acli di Bergamo, la dott.ssa Serra si è presentata a piedi nudi davanti ha un’autorità religiosa islamica. Dunque la dott.ssa Serra potrebbe aver detto alla dott.ssa Bellezza che, per colpa di quei cattivoni di Nusquamia, quest’anno non possiamo celebrare la Festa della donna, come pure sarebbe giusto e degno fare. Ma la vera ragione è che la dott.ssa Serra non vuole dare una cattiva impressione alle Acli, cioè agli alleati in questo momento più importanti per il conseguimento dei suoi ambiziosi obiettivi di carriera.

    Ipotesi di spernacchiamento sannitico del maschio curno-orobico – Tutto sommato, ci dispiace che la dott.ssa Serra non abbia indetto alcun “evento” (squit!) di sapore femminista, da celebrare con pistolotto politicamente corretto, tutto da condividere, ovviamente, recitato in modalità fasciata e tricolorata. Ci ha privati di uno spazio di riflessione, di un pretesto per esercitare il diritto di cronaca, e di satira.
    Mi permetto allora, per quel pochissimo che vale, di formulare un mio modesto suggertimento, per movimentare, almeno un po’ la Festa della donna: pernacchie artigianali invece delle malefiche mimose, mimose consumiste, mimose finte, per giunta, di produzione industriale. Propongo che si convochi immediatamente a Curno una delegazione di donne sannitiche con il preciso incarico di spernacchiare, domani 8 marzo 2016, tutti i maschi curnensi che osino mettere il naso fuori di casa, dall’alba al tramonto, cioè dalle 6:46 alle 18:18. Questo arco di tempo per i maschi curnensi sarà quello del coprifuoco. Le spernacchiatrici faranno la ronda per le vie di Curno, divise in quattro gruppi, ciascuno con il suo banditore. Chi sarà stato trovato per strada senza apposito salvacondotto (per esempio, il dottor Benedetti e tutti coloro che svolgono un servizio di utilità pubblica) riceverà un primo avviso, preceduto da uno squillo di tromba del banditore: il malcapitato maschio sarà richiesto di scegliere tra pernacchie o Gamba-slàid. Seguirà un secondo squillo di tromba, dopo la risposta, o anche in assenza di rispota, dopo due minuti esatti, dopodiché il maschio curnense sarà riaccompagnato a casa a suon di pernacchie, se non avrà preferito subire la proiezione di 50 Gamba-slàid. Penso che siano meglio le pernacchie, comunque ognuno è libero di scegliere l’umiliazione che preferisce.
    Ma perché le pernacchie devono essere sannitiche, e dove andare a trovare gli spernacchiatatori professionisti? Ecco che ci sovviene la storia, secondo il resoconto che ci dà Tito Livio nella sua Storia di Roma. Narra dunque lo scrittore patavino che nel corso della seconda guerra sannitica i romani furono intrappolati dal nemico, tra due strettoie, e che furono sconfitti. I sanniti posero condizioni durissime per la resa: i romani sarebbero passati sotto un giogo, senz’armi (inermes) vestiti della sola tunica (singulis vestimentis), circondati dai nemici che, al contrario, sarebbero stati in armi e avrebbero ricoperto il nemico sconfitto di insulti (exprobrantes) e ne avrebbero fatto oggetto di lazzi (deludentes): cioè, i romani furono spernacchiati.
    Dove si sia svolta la battaglia che poi si concluse con lo spernacchiamento è incerto, e ancora oggi gli storici propongono diverse soluzioni: una delle ipotesi è che il teatro della battaglia sia collocabile tra due strettoie montane in prossimità, rispettivamente, di Sant’Agata dei Goti e la Rocca di Montesarchio.
    Ebbene, la nostra modesta proposta è che la dott.ssa Bellezza prenda immediatamente contatto con i gruppi femministi che in questa parte della nostra bella Italia hanno conservato la tradizione sannitica del pernacchio. Che le femministe sannitiche siano immediatamente convocate a Curno, convenientemente alloggiate e provviste di tutti i preparati dell’arte galenica idonei a rendere il pernacchio efficace. Dixi.

  101. Gatto padano, sappiamo che sei lì! Coraggio, fai outing, esci e combatti!
    Ma a che serve nascondersi?

    Gatto padano, è Aristide che ti parla! esci da quella tana!
    «E cerca di sparare… Cerca…»
    È una battuta sul finale del film Per qualche dollaro in più, la sentiamo all’inizio di questo spezzone:

  102. Angelo Gandolfi permalink

    @ Algido

    Martedì, 7 marzo h 11:53

    A: protocollo@comune.curno.bg.it

    Oggetto: Da protocollarsi

    Circolano in paese insistenti voci sull’ intenzione dell’ Amministrazione di autorizzare la creazione di un centro islamico di grandi proporzioni che dovrebbe soddisfare alle esigenze non soltanto dei residenti di Curno, ma anche di Bergamo e circondario.
    Chiedo pertanto al sindaco di Curno Perlita Serra di organizzare un incontro in Municipio tra i componenti della Giunta e i miei sodali per acquisire elementi di orientamento e conoscenza, in altre parole domande sui vari aspetti tecnici, così da potere avere un chiarimento di prima mano sulla volontà dell’ Amministrazione e da poterci formare un’opinione il più possibile informata sulle decisioni che si vogliono assumenre in una materia tanto delicata.

    Angelo Gandolfi

    PS
    In prima battuta, obblighiamo la Serra a tirar fuori le carte e impediamole di imbrogliarle.

    • A.d.G. permalink

      Gent.ssimo Angelo Gandolfi,
      coerenza vorrebbe che davanti a temi così grandi e potenzialmente condizionanti per i cittadini, si discutesse in una vera assemblea pubblica, non cammellata.
      Scelte di questo tipo sono da valutare approfonditamente, con metodo e non emozionalmente.
      Penso che il Suo apporto da libero pensatore possa essere molto utile, se non determinante, alla dott.ssa Serra.
      Cordiali saluti,
      A.d.G.

      • La mistica della condivisione finalmente ha trovato il suo banco di prova

        @A.d.G.
        Certo, sono sicuro che una campionessa della buona prassi di “condivisione” come la dott.ssa Serra non vorrà negarsi a un confronto con la popolazione di Curno.
        Così come non dubito – nel senso che non sono autorizzato a dubitare – che la dott.ssa Serra intenda che tale prassi sia “in dare”, come quando lei trasferisce ai cittadini i contenuti del suo programma per una Curno bella da vivere, ma sia anche “in avere”, qualora lei voglia porgere l’orecchio ai cahiers de doléances dei cittadini.
        Ma, in vista di un’assemblea pubblica, l’acquisizione degli elementi di valutazione, tecnica e politica, è un passo indispensabile. Credo che sia doveroso da parte della dott.ssa Serra confrontarsi con i rappresentanti dell’opposizione, della quale Gandolfi rappresenta l’anima razionale: pur consapevole del fatto che Cavagna il Giovane e la fasciofemminista più che altro agitano la questione della moschea a fini di lucro politico in senso populista, il mio garantismo mi fa dire che tutti, anche loro, hanno diritto a conoscere e, se vogliono, ad approfondire i termini della questione. Gandolfi ha chiesto un incontro per i suoi, dal momento che non può e non vuole stabilire un patto d’azione con i due consiglieri sopra menzionati. Oltretutto essi dispongono, insieme con la dott.ssa Serra, di canali privilegiati di comunicazione con la stampa anglorobicosassone, con la possibilità di veicolare all’opinione pubblica ciò che vogliono loro. Il che obbliga Gandolfi a una estrema cautela, come non è difficile immaginare. Niente impedisce, naturalmente, che la dott.ssa Serra voglia illustrare il suo punto di vista oltre che a Gandolfi, anche ai due consiglieri populisti.
        Dopodiché, avendo acquisito gli elementi di conoscenza, si potrà indire una riunione pubblica e ragionare, per chi voglia ragionare, o berciare, per chi ritenga che questa sia la strada da percorrere.

  103. Replica della dott.ssa Serra e contro-replica di Roberto Calderoli

    La dott.ssa Serra fa pubblicare oggi 8 marzo 2016, giorno della Festa della donna, una sua replica alle preoccupazioni del senatore Roberto Calderoli «sulla possibilità di realizzazione di una nuova moschea sul territorio comunale». In particolare, la dott.ssa Serra precisa che non si tratta di una nuova moschea, ma del semplice trasferimento della sede del Centro islamico da un edificio all’altro.
    Il busillis sta tutto qui: si tratta veramente di un «semplice» trasferimento del Centro culturale islamico da una sede all’altra? I cittadini di Curno sono allarmati per il fattore dimensionale, perché se la sede Centro culturale islamico passa da 400 a 4000 metri quadri, i maligni penseranno che la dott.ssa Serra voglia realizzare a Curno ciò che Gori non vuole che sia realizzato a Bergamo. Noi non intendiamo imbastire una cagnara a fine di lucro elettorale, non arriviamo ad affermare che la dott.ssa Serra intenda, precisamente, rendere tale servizietto a Gori, al Pd e alle Acli, fortemente paventato dai cittadini di Curno; non possiamo affermarlo, in mancanza di elementi certi, ma vogliamo acquisire elementi di conoscenza in merito. Speriamo che la dott.ssa Serra smetta una volta tanto di trattarci da pezzenti, con superbia “regale”, e ci dia l’informazione necessaria per ragionarci su.

    E adesso forniamo ai lettori di Nusquamia la prova provata del danno che la stampa anglorobicosassone può recare al corretto dispiegamento della dialettica politica. Finora la vittima designata è stato Angelo Gandolfi, come abbiamo ampiamente dimostrato in cinque anni di controinformazione e come abbiamo ricordato in questa pagina di Nusquamia.
    Ma ecco la nemesi storica: la dott.ssa Serra, che da sempre si è enormemente avvantaggiata dell’ostilità manifestata dalla stampa anglorobicosassone nei confronti di Gandolfi, questa volta passa dal ruolo di testimone compiaciuto del furto di verità a quello di vittima. Sì, come ho già osservato in qualche altro commento, quell’articolo del giornalista anglorobicosassone Remo Traìna ha enormemente danneggiato la dott.ssa Serra. Per converso, di quell’articolo si è immediatamente avvantaggiato Cavagna il Giovane, che ha subito montato il suo bravo gazebo di raccolta delle firme per un referendum che lui vorrebbe porre in maniera strampalata (anzi, voleva) e ha imposto la sua egemonia su Marcobelotti: o, quanto meno, ci ha provato. Naturalmente, il sospetto è che Cavagna il Giovane o, meglio, Alessandro Sorte per lui, non sia del tutto estraneo all’uscita di quell’articolo.
    Proprio perché è uscito quell’articolo, Roberto Calderoli sulla sua pagina Facebook ha buon gioco a replicare alla replica della dott.ssa Serra:

    «Peccato che proprio sullo stesso Eco di Bergamo [“stesso Eco”: meglio, “stessa Eco” perché “eco” al singolare è solitamente femminile; N.d.A.], appena quaranta giorni fa, il 29 gennaio per la precisione, la stessa sindaca [ohibò, anche lui dice così! N.d.Ar.] si dichiarava favorevole alla ‘nuova moschea a Curno’, come si vede dall’articolo allegato».

    In realtà, la dott.ssa Serra non ha mai parlato di una «nuova moschea», sulla quale sarebbe d’accordo: la dott.ssa Serra concorda sull’opportunità del trasferimento ecc., ed è un’altra cosa. Però l’Eco di Bergamo dice proprio questo, e di questo si fa forte il senatore Roberto Calderoli. Sarebbe proprio il caso di dire alla dott.ssa Serra: “Chi di Eco colpisce, di Eco perisce”.

  104. Arturo permalink

    C’è la possibilità che Gandolfi indìca (accento sulla ì, prego) un’assemblea pubblica sul trasferimento e ampliamento del Centro culturale islamico? Se non ci pensano i similprogressisti, la cosa non mi meraviglierebbe. Del resto, conservo il ricordo di quella assemblea pubblica sulla scuola, indetta proprio da Gandolfi, al tempo in cui era il sindaco del buon governo: lo fece a rischio di linciaggio ben organizzato dai cammellatori seriali, che vollero farne capro espiatorio di una situazione pasticciata ereditata dal precedente sindaco, professoressa Annamaria Morelli.
    [Io non ero presente a quell’assemblea, ma mi hanno raccontato di cose inverosimili e anche vergognose, tra i bramiti dei cammelli, le urla gutturali degli ascari, i ‘zaghrouta’ delle maestrine. Nota: i ‘zaghrouta’ sono le emissioni vocali modulate che sentite nello spezzone, presentato qui sotto. Con la differenza che queste che vedete e sentite sono tre brave ragazze, educate e non determinate, mentre le maestrine sindacalizzate, femministe e cammellate sono un pugno sullo stomaco. N.d.Ar.]

    Ora che quella legge cosiddetta anti-moschee, voluta da Maroni, è stata abrogata dalla consulta, la dott.ssa Serra, che intendeva in tutti i modi acquisire meriti presso l’Acli, ma che nello stesso tempo temeva la reazione dei cittadini di Curno, non può più prendere tempo, accampare scuse. Il bluff è smascherato, è obbligata a prendere posizione.
    Bravissimo Gandolfi che l’ha stanata, molto astuto Aristide che l’ha tampinata al limite di quanto sia sopportabile per una persona importante come la Serra. Fatto sta che l’amministrazione curnea fa la figura di quelli che fanno da scendiletto ai colleghi di Bergamo.
    Gori non vuole la moschea a Bergamo? Bene, benissimo. Ma questo non significa che la moschea debba essere costruita a Curno. Eh no, cari signori, Curno non è l’immondezzaio dei cugini di città. Curno è o non è un paese bello da vivere? Gi abitanti vorrebbero che tale rimanesse. Curno vorrebbe essere amministrato da amministratori senza secondi fini, persone che abbiano a cuore il bene della città e rispettosi del dignità dell’uomo. Imporre il giogo di un Centro culturale islamico sovradimensionato, o moschea, come anche si dice, per fini personali di carriera, per sdebitarsi nei confronti di qualcuno, per ricevere il plauso delle persone che contano, non sta bene. Se a fare questi giochini fossero persone ignoranti e decerebrate, la cosa non mi scalfirebbe neppure di striscio. Ma sappiamo che la dott.ssa Serra va orgogliosa dei suoi super laureati/e, dei suoi personaggi autoproclamatisi portatrici/portatori di un nuovo Verbo, in nome delle convivialità delle differenze. Proprio per questo ritengo prudente camminare rasente i muri, con spalle ben protette.
    [Un nuovo Verbo? Parlerei piuttosto di nuovi cataplasmi ideologici, di impiastri magici, del genere del “Balsamo Tigre” che si pretendeva facesse scomparire tutti i dolori: lo vendevano i ciarlatani nelle piazze. Ho fatto in tempo a vederli e, soprattutto, a sentirli: erano bravissimi a imbonire il pubblico campagnolo venuto in città a far compere. Oggi ho il sospetto che quel balsamo fosse soltanto vaselina; che cosa sarà, invece, la Convivialità delle differenze?
    A Radio Padania, però, ho sentito qualche mese fa la pubblicità del “Balsamo di marmotta”: marmotta delle nostre Alpi, naturalmente. Come siamo caduti in basso! Dalle tigri alle marmotte!
    N.d.Ar.]

    Questa sinistra non è di sinistra. I padri fondatori del comunismo italiano, per loschi che fossero (Berlinguer a parte) si suiciderebbero piuttosto che assistere a questo scempio. Ambiziosetti senza scrupoli. La destra non da meno. Che schifo.

  105. ALGIDO permalink

    Come tutte le cose anche la questione del centro islamico esistente da 20 anni a Curno va affrontata con ponderazione e freddamente.
    Il contrario di quanto la destra estrema e la Lega stanno facendo a Curno.
    Ci si chiede il perchè?
    E’ questa la domanda rilevante.
    [Non credo che ci voglia molto a rispondere. Forza Italia è in via di estinzione e Alessandro Sorte, prima forse di passare a nuove formazioni politiche, fa un estremo tentativo di affermazione personale, usando Curno come cavia e Cavagna il Giovane come centravanti di sfondamento, data la sua ostinata determinazione, tipica dei ragazzi della “Generazione Amici” (salvo il fatto che Cavagna il Giovane sarà fatto poi retrocedere, all’ultimo momento). Quanto alla Lega, a Curno è screditata, deve fare i conti con le macerie lasciate dalle scorribande politiche del Pedretti, tanto più che lo spettro politico del Pedretti continua ad aggirarsi per le vie di Curno. Si aggiunga a queste considerazioni che né Forza Italia né la Lega hanno uomini politicamente credibili. L’unico in grazia di Dio sarebeb Marcobelotti, quando però non fa il ripetitore curnense delle mattane di Salvini. N.d.Ar.]

    Io qualche idea me la sono fatta, dietro c’è una manona (non una manina) che detta tempi e modi, che deforma i risultati della sicurezza (chiedete al comando dei carabinieri di Curno qual’è la vera storia dei reati a Curno, la realtà è che un problema in tal senso non esiste e costoro (i destri) lo sanno molto bene).
    [Perché non ci fa sapere quale essa sia? Io ho detto la mia, accennando alla maschia volontà di potenza di Alessandro Sorte. N.d.Ar.]

    Chiedete se il centro islamico ha mai creato problemi (il centro siste dal 1996, il comandante è qui dal 1997, credo conosca bene la storia).
    Documentatevi, parlateci e poi capire.
    [Però lei sa benissimo che i problemi potrebbero nascere, qualora la dimensione del Centro culturale islamico fosse incrementata oltre una certa soglia, sulla quale si potrebbe anche discutere. Ma è inutile far finta che tale soglia non esista: è quella stessa soglia alla quale, seppure non specificata, ha fatto esplicito riferimento il sindaco di Bergamo. L’allarme che si diffonde nel popolo, opportunamente rinfocolato, l’allarme che la manina o manona, come dice lei, intende sfruttare populisticamente, nasce precisamente dal fatto che la questione è stata posta nel modo sbagliato dalla dott.ssa Serra, come una semplice questione di “diritti”. Tanto più i cittadini sono allarmati, e diventano preda di allarme, in quanto capiscono, per il momento confusamente, che per la Serra il primo principio della Termodinamica non esiste. Già, perché questa è la posizione delle Acli, alle quali la dott.ssa Serra si è avvinta, indipendentemente dal fatto che sia iscritta o non sia iscritta (anzi, se è furba, non è nemmeno iscritta): per le Acli l’Italia può accogliere un numero indefinito di immigrati e non esiste una soglia, un limite superiore, attibuibile a un Centro culturale islamico: per un prete invasato come don Tonino Bello, quello della “convivialità delel differenze”, in ogni caso “non c’è problema” E invece c’è: per esempio, c’è da fare i conti, piaccia o no, con l’egoismo dei cittadini che temono una svaltazione delle loro proprietà, se la loro zona di residenza viene islamizzata. D’altra parte, non era lei che diceva che è giusto essere ambiziosi (io dicevo che la cosa un po’ mi fa schifo)? Perché allora un cittadino non dovrebbe egoisticamente preoccuparsi del deprezzamento delle sue proprietà? La ragione, la riflessione storica, l’analisi sociologica della comunità dei residenti a Curno ci mostrano l’errore della Serra, qaundo imposta il problema nel modo che abbiamo visto, e ci fanno capire che il problema a Curno non sono gl’islamici, ma l’eccessiva apertura del suo sindaco a istanze confessionali, ancorché innovative, come vuole il progetto delle Acli di arrivare a un’unificazione delle tre grandi religioni monoteiste. Tanto più, in quanto le Acli possono essere un formidabile volano per la futura carriera del sindaco. N.d.Ar.]

    Ma la domanda è…
    Cui Predest?
    [Immagino che lei volesse scrivere ‘Cui prodest?’, cioè “A chi giova?”: sarà un errore di battitura, o di dettatura: càpita. N.d.Ar.]

  106. ALGIDO permalink

    Non scrivo sotto dettatura, il dubbio resa tra Cui e Qui, il Prodest è venuto male.
    Ma s’intende, non so il latino.
    [Non intendevo che lei scrivesse sotto dettatura di qualcun altro, ma che lei potesse usare un sistema di dettatura, come talora faccio io, che uso Naturally speaking; più spesso però uso la tastiera. No, non si dice ‘Qui prodest’ (qualche volta l’ho letto, però, più che altro in rete, nei c.d. blog), ma ‘Cui prodest’. N.d.Ar.]

    Ebbene, ho già accennato ai dati ufficiali della CEI.
    I praticanti (quelli che, anche sporadicamente vanno alla Messa anche solo qualche domenica all’anno) sono in calo da decennio.
    Ma recentemente sono in crollo.
    Ora vedremo se con Papa Francesco risaliranno, il dato (ho detto 2013, ma forse era 2014) è quello.
    A messa vanno 18 cattolici su 100.
    Erano 23 su 100 poco più di 10 anni fa.
    Insomma, non ostante (ad esempio a Curno) nuove e sempre più moderne chiese, oratori, centri di aggregazione, seminari mastodontici, i Cattolici praticanti calano.
    Col suo ragionamento si potrrebbe pensare il contrario.
    Chiesa più grande uguale più gente a messa.
    Centro silamico (o sinagoga o tempio, faccia lei) più grande uguale più afflusso. Ma questo non dipende dalle dimensioni del luogo di Culto.
    [È il suo ragionamento che non sta in piedi. Io mi riferivo al caso reale di molti fedeli islamici che non hanno luoghi dove raccogliersi, tant’è che spesso pregano per le strade, anche con il maltempo. Le Chiese cattoliche sono vuote perché sono tante e non ci sono fedeli cristiani per riempirle; alcune sono chiuse permanenetemente, com’è stata chiusa, per esempio, la Chiesa di santo Stefano a Milano, che ha riaperto i battenti da quando è diventata la parrocchia dei fedeli ispanici. Se il Centro islamico di Curno è grande, gl’islamici verranno a Curno da tutte le parti. Come sarebbero andati a Bergamo, se Gori avesse accettato una moschea sovradimensionata. Ma Gori è disposto ad accettare una moschea commisurata alle esigenze locali, non accetta una supermoschea, come ho scritto in questa stessa pagina. N.d.Ar.]

    Recentemente mi sono recato a Santa maria del Fiore a Messa, officiava l’Arcivescovo di firenze, i posti coperti da fedeli saranno stati il 15-20% del totale. Tutto dipende dalla utenza. che è quella. Solo che adesso è relegata in uno scantinato asfittico.
    [Se la comunità islamica locale trova una sistemazione adeguata, non possiamo che gioirne. Ma capisce anche lei che un afflusso di fedeli islamici da tutta la bergamasca che facessero di Curno una specie di San Giovanni Rotondo del’Islam creerebbe qualche problema. Mi sembra di capire che i cittadini di Curno non sono buoni samaritani, tranne qualcuno, che ci sarà di sicuro. N.d.Ar.]

    Prendiamo un altro esempio.
    La chiesa della Marigolda. I fedeli in calo, erano relegati nella palestra delle scuole Cittadini, con la chiesa nuova forse la Chiesa e il relativo oratorio sono diventati più frequentati?
    [No, perché le chiese della bergamasca sono tante e di fatto sovradimensionate rispetto al numero dei fedeli: i posti nelle chiese saranno cento volte superiori alle esigenze dei fedeli, forse anche più. Nel caso del Centro culturale islamico, avviene tutto il contrario: i Centri culturali tutt’intorno a Curno sono sottodimensionati, e un grande Centro culturale islamico a Curno sarebbe un polo di attrazione per i fedeli islamici del circondario. N.d.Ar.]

    Lo stesso di prima, mi creda, io ci abito praticamente davanti.
    Dell’oratorio non parliamone nemmeno (e sospetto che qualche soldarello lo abbia messo pure il contribuente, ma questo è altro ragionamento)
    Il punto è che la comunità di cittadini stranieri esiste, non esiste da ora, e si consolida.
    Anche gli immigrati di seconda e in alcuni casi di terza generazione (ormai italiani) continuano a professare le stessa fede di prima e cercano un luogo loro.
    Ci siamo forse dimenticati (pare di sì) le Case Italia, le chiese con messa in Italiano, i preti e le suore italiane presenti ovunque in Europa fino a pochi decenni fa?
    Da Cattolici Italiani ci siamo organizzati nello stesso identico modo quando serviva alle nostre comunità.
    Non è che mia figlia se si trasferisce, poniamo, in Israele, e i suoi figlio, diventino ebrei.
    Continueranno a essere cattolici e ad andare in chiesa.
    [Sì, si ricordi però che questo discorso non va fatto a me, ma ai cittadini di Curno. Io potrei andare per le strade e convincere forse i cittadini, singolarmente, conversando socraticamente con loro, sul valore della tolleranza. Ma se la dott.ssa Serra e le Acli gli preparano il trappolone di una islamizzazione del borgo, francamente la mia capacità di persuasione non varrebbe un fico secco. Perché i cittadini sarebbero imbufaliti e mi manderebbero a quel paese. In queste cose vale più che mai il principio di filosofia naturale ‘Natura non facit saltus’, e qui parlo della natura degli uomini. La natura può essere piegata, irreggimentata, come quando si costruiscono gli argini per contenere i fiumi; ma non si può andare contro natura, come quando si inverte il corso dei fiumi con costose opere d’ingegneria, come pure si è fatto in Cina; la natura poi si ribella, invariabilmente, scatenando cambiamenti climatici e catastrofi. Per non allargare il discorso non le parlo dell’utero in affitto, un altro esempio di “buona pratica” (a sentire lorsignorini e lorsignorine) contro natura. Dunque, per favore, niente trucchetti. N.d.Ar.]

    • A.d.G. permalink

      Esimio Prof. Aristide,
      Ne approfitto del suo spazio per una piccola provocazione sul tema della professione religiosa dei maomettani. Se la Chiesa Cattolica bergamasca ha un surplus di aree per i propri fedeli, se davvero la Chiesa italiana ritiene che si possano accogliere profughi senza limiti, perché non destinare qualche chiesa poco o pochissimo frequentata al culto mussulmano? Questo sì che sarebbe un gesto francescano.
      La Serra potrebbe benissimo essere il “tratt d’union” tra gli islamici e i cattolici.
      Resto molto sensibile al degrado del valore delle proprietà private nei dintorni della futura moschea/luogo di culto maomettano: quale diritto ha un sindaco di far perdere valore alle proprietà private dei propri cittadini? Sarebbe un grave errore non ascoltare anche gli interessi di costoro.
      Cordiali saluti,
      A.d.G.

      • Gli “amici di posata” nella convivialità delle differenze, le risate di Hillary Clinton, la soglia dimensionale del nuovo Centro culturale islamico

        Gli amici di posata – Riguardo al primo punto, sono perfettamente d’accordo con lei: la dott.ssa Serra potrebbe essere il trait d’union ideale per una convivialità tra rappresentanti delle istituzioni cattoliche e macometani. La Chiesa bergamasca, poiché di convivialità si tratta, potrebbe cominciare a imbandire le tavole. Cristiani conviviali e musulmani conviviali diventerebbero allora “amici di posata”, nel senso che i fedeli delle due diverse religioni condividerebbero le posate, cioè gli utensili che solitamente si usano per tagliare il cibo e portarlo alla bocca.
        Questi amici di posata non dovrebbero tuttavia confondersi con gli “omofoni”, nonché “omografi”, dei quali si legge in un bellissimo libro, scritto da Salvatore Satta, che fu professore di Diritto processuale civile a Roma, diede alla luce diversi libri , di diritto, ma un solo romanzo, e fu un capolavoro: Il giorno del giudizio. In questo libro gli “amici di posata” in realtà sono gli amicos de posada, dove posada significa in realtà “alloggio”: in sardo, in spagnolo e anche nell’italiano antico (anche il Foscolo). Spiega Salvatore Satta: “amici di posata” «perché non c’erano alberghi, e si aveva in ogni paese una casa ospitale, con diritto di reciprocità». Già, come ai tempi di Omero, quando la xenía (ξενία) era sacra e la violazione della sacralità della xenía poteva suscitare l’ira degli dèi. Così si spiega anche la guerra di Troia: Paride, quel dongiovanni da strapazzo, aveva violato l’ospitalità di Menelao insidiandone la moglie Elena. Ne seguì una guerra della durata di dieci anni.

        La tecnica della risata gratuita di Hillary Clinton – Nella seconda parte del suo contributo lei tocca un punctum dolens, che la dott.ssa Serra farebbe bene a non prendere sottogamba, magari prorompendo in una risata, come pare che faccia abitualmente Hillary Clinton, tutte le volte che le pongono una domanda imbarazzante, o che lei ritiene tale.

        Il fattore dimensionale del Centro culturale islamico – Ancora non ne sappiamo abbastanza per prendere una posizione precisa: in particolare, non sappiamo se il nuovo Centro culturale islamico possa effettivamente svolgere la funzione di un attrattore per i fedeli provenienti dall’entroterra bergamasco e da Bergamo città, qualora la sua dimensione superasse un certo limite superiore, che dovremmo stabilire, possibilmente senza ciurlare nel manico. Penso che in primo luogo dovrebbe essere la dott.ssa Serra a porsi il problema (e, nel caso, non offendersi se noi lo poniamo); in secondo luogo, penso che sia nostro dovere porre correttamente il problema, o quanto meno fare un tentativo, imponendo la ritirata a chi vorrebbe che si arrivasse a uno scontro sociale e religioso, in vista di un lucro elettorale, certamente, ma a scapito della convivenza pacifica dei residenti nel paese diversamente bello da vivere. In terzo luogo, spero che lo stesso partito al quale la dott.ssa Serra appartiene la convincesse, qualora se ne presentasse la necessità, a non tirare troppo la corda, perché una vittoria della dott.ssa Serra, se veramente non tenesse conto del principio di realtà, si tradurrebbe in una disfatta per il Pd, e non soltanto a Curno.

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