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Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno

10 marzo 2016

Un appello alla ragione, alla dott.ssa Serra e al Pd, in attesa di saperne di più (non ci fidiamo di quel che leggiamo sull’Eco di Bergamo)

 


Preludio dedicato alla destra poujadista curnense, con pochissima speranza che sia letto e capito
Il debito culturale dell’Occidente nei confronti della civiltà arabo-persiana (con buona pace dei mongo-identitaristi)

 Astrolabio padano

Astrolabio “padano” (1560) realizzato da Christoph Schissler, importato in Italia dalla Germania dal principe Mattias de’ Medici nella prima metà del XVII secolo, conservato nel Museo della Scienza di Firenze. Contiene un solo timpano per le latitudini 45° e 48°, corrispondenti alla pianura padana e alla Baviera.

L’astrolabio non è che una delle innumerevoli testimonianze del debito contratto dall’Occidente nei confronti della civiltà islamica, sia per il ricupero della civiltà greca, sia per il contributo originale portato al progresso della civiltà universale. L’astrolabio fu inventato dai Greci fondamentalmente per determinare l’altezza degli astri sull’orizzonte, ma ebbe tali e tante applicazioni da meritarsi la denominazione di «gioiello matematico». Esso fa riferimento alla concezione tolemaica dell’Universo, quale è descritta dall’astronomo greco-alessandrino Tolomeo, nella sua opera astronomica, Almagesto,[1] che tuttavia, al tempo del nostro Medioevo, quasi più nessuno era in grado di leggere in greco, e che l’Occidente conobbe grazie alla traduzione araba, a sua volta ri-tradotta in latino.
In particolare, l’astrolabio si diffuse in Europa dopo la conquista islamica della Spagna e della Sicilia, grazie alla traduzione latina di trattati arabi, come quello dell’astronomo ebreo-persiano Masha’allah ibn Atharī (conosciuto in Occidente con il nome latinizzato di Messala o Messahalla).

Messala

Un’illustrazione di Albrecht Dürer per la traduzione latina di un trattato di Messala sulle sfere celesti. Messala è l’autore di un trattato sull’astrolabio, tradotto in latino con il titolo De compositione et utilitate astrolabii (1150 ca.), al quale si ispirò Geoffrey Chaucer, l’autore dei Racconti di Canterbury, per un trattatello (1392) che è il più antico documento tecnico-scientifico in lingua inglese. Un cratere della Luna porta il nome di Messala.

Scrivevamo in una precedente pagina di Nusquamia che il mondo occidentale è debitore di molte conoscenze mutuate dalla civiltà islamica, che è araba e persiana. Mettevamo inoltre nel dovuto rilievo il fatto che l’Islam dei nostri giorni non è quello che fiorì nella stupenda città di Esfahan in Persia (tra l’altro, oggi semidistrutta dalla guerra contro l’Iran scatenata da Saddam Hussein), non quello del califfato di Cordova dove operò l’ebreo Mosè Maimonide, che gettò un ponte tra la filosofia greca e quella cristiana, fondamentale per lo sviluppo della nostra civiltà; sempre a Cordova operò Averroè, citato da Dante nella sua Commedia insieme ad Avicenna (entrambi siedono nella «filosofica famiglia»): quello stesso Averroè più volte invocato come lume di sapienza da Guglielmo di Baskerville nel Nome della rosa di Umberto Eco.
Ricordavamo inoltre che un “padano” come Gherardo da Cremona, insoddisfatto del sapere al suo tempo reperibile in Padania, partiva per il Califfato di Cordoba, per apprendervi l’arabo e conoscere i tesori di sapienza che dal greco erano stati tradotti in arabo. E Gherardo li ritraduceva in latino: in particolare, traduceva l’opera astronomica di Tolomeo, che ancora oggi chiamiamo con il nome arabo di Almagesto.


Tre premesse per un ragionamento corretto

Non abbiamo attualmente (10 marzo 2016) per le mani praticamente niente che ci consenta di farci un’idea di che cosa ci sia dietro il prospettato Centro culturale islamico sul quale Cavagna il Giovane vorrebbe costruire le sue fortune elettorali. Tutto il cancan è nato da un articolo del giornalista anglorobicosassone Remo Traìna pubblicato sull’Eco di Bergamo: ma è evidente che la “narrazione” di Cavagna il Giovane, ancorché autorevolmente “agito” da Alessandro Sorte, non può bastarci. Tanto più che tutta l’“operazione moschea” mostra un chiaro intendimento di lucro elettorale, da una parte, e di imposizione dell’egemonia di Cavagna il Giovane su Marcobelotti, d’altra parte. Si veda la pagina precedente di Nusquamia: Scandalosa Eco.
In ogni caso, a parte gl’intendimenti populistici di Cavagna il Giovane che si propone di suscitare il panico (politico) tra i cittadini di Curno per poi passare all’incasso elettorale, qualcosa dietro c’è, sicuramente. E se è vero che non ci facciamo impepare il culo e non ci buttiamo a corpo morto tra le braccia della meschinella destra curnense, perdendo il nostro onore (in favore poi non si sa di chi e perché), tuttavia gl’indizi dell’esistenza di qualcosa ci sono, e sono – come si dice – palmari, cioè evidenti. Speriamo soltanto che non sia niente di grosso, come si dice che sia. A riprova del fatto che qualcosa effettivamente bolle in pentola c’è che la dott.ssa Serra è uscita allo scoperto: per minimizzare, attenuare, ma senza tuttavia troncare il discorso. Dunque, qualcosa bolle in pentola. Si veda Replica della dott.ssa Serra e contro-replica di Roberto Calderoli.
Molte cose devono essere appurate, approfondite: se è vero che la comunità islamica ha acquisito questo o quell’edificio, ovvero capannone; quale sia la destinazione d’uso dell’edificio o capannone; se sia prevista una modifica della destinazione d’uso e come s’intenda procedere a tale modifica; quale sia la dimensione (superficie e volume) dell’edificio o capannone acquistato; se esista un progetto di riqualificazione; quale sia la capienza dell’edificio o capannone; se le dimensioni dell’edificio o capannone siano proporzionate alle necessità della comunità islamica di Curno, o invece sovradimensionate, in vista di un utilizzo allargato alle comunità islamiche limitrofe; ecc.
In attesa di acquisire i dati necessari per un ragionamento completo, cominciamo con l’esaminare tre premesse indispensabili, disponibili nell’immediato: quando avremo acquisito i nuovi dati, costruiremo le nuove premesse. Dopo di che, si spera, tireremo una riga sotto le premesse, e arriveremo alla conclusione del ragionamento completo. Con buona pace di chi pensa che noi, uomini d’onore e razionalisti, ci si faccia impepare il culo per parlare a vanvera e agitarsi scompostamente, facendo ora il gioco di Cavagna il Giovane (in sede curnense), ora quello di Salvini (con l’internazionalizzazione della questione OltreCurno). Ecco le premesse:

a) Rifiuto della paura dell’Islam (oggi detto islamofobia) – Oddio, in quanto laico dovrei dire che a me la religione dell’Islam non garba proprio. Così come non mi garba il Vecchio testamento (mentre sono innamorato del Nuovo). Però sappiamo che quando si parla di “islamofobia” s’intende, più che il terrore dell’Islam, il terrore degli islamisti. Ed è qui che casca l’asino, perché non si vuole tenere conto del fatto che gl’islamisti sono per la maggior parte persone perbene. A tale aspetto della questione è dedicata la prima parte dell’articolo (punto 1).

b) L’ambizione della dott.ssa Serra – Nel ragionamento, che ancora dobbiamo fare in forma compiuta, in attesa dei dati mancanti, sul rinnovamento del Centro culturale islamico, un aspetto fondamentale è quello dimensionale. Ora, a noi pare che la questione sia stata posta dalla dott.ssa Serra nel modo sbagliato, come una semplice questione di “diritti”. Cioè, la dott.ssa Serra ha sposato, e non da oggi, la posizione delle Acli per le quali, in barba al Primo principio della Termodinamica, l’Italia può accogliere un numero indefinito di immigrati e non esiste una soglia, un limite superiore, attibuibile a un Centro culturale islamico. La ragione, la riflessione storica, l’analisi sociologica della comunità dei residenti a Curno ci mostrano che il problema a Curno non sono gl’islamici, ma l’eccessiva apertura del suo sindaco a istanze confessionali, ancorché innovative, come quelle agitate dalle Acli. Tali istanze, a nostro parere, devono rimanere fuori della porta del sindaco.
D’altra parte le Acli possono costituire un volano formidabile per le ambizioni di carriera della dott.ssa Serra. A questo punto quell’ambizione cessa di essere un fatto privato della dott.ssa Serra, ma riguarda tutti i cittadini. A tale aspetto della questione è dedicata la seconda parte dell’articolo (punto 2).

c) Per evitare di essere buggerati e per lasciare le Acli con un palmo di naso, adottiamo la strategia di Giorgio Gori – Ammettiamo che la dott.ssa Serra voglia buggerarci. Forse non è così, e noi siamo troppo maliziosi. Però, in mancanza di ulteriori informazioni, e non potendoci dire soddisfatti di quel poco che è trapelato dall’Eco di Bergamo, né parendoci esauriente la replica della dott.ssa Serra al senatore Calderoli, men che meno potendo dare per scontato tutto quello che dice Cavagna il Giovane con il solo fine di gettare allarme nella popolazione, abbiamo il dovere di prendere in considerazione anche questa ipotesi.
Ebbene, nel caso (al momento attuale, ancora da dimostrare) che la dott.ssa Serra volesse buggerare noi e con noi i cittadini di Curno, noi le opporremo la linea di resistenza adottata da Giorgio Gori a Bergamo. E voglio vedere quali obiezioni la dott.ssa Serra potrà muovere al “Metodo Giorgio Gori”. A questo aspetto della questione è dedicata la terza parte dell’articolo (punto 3).

1. La libertà religiosa è inviolabile, la demonizzazione dell’Islam è sciocca

Intanto, cominciamo con il liberare il campo da un ridicolo tabù politicamente corretto, oltre tutto pernicioso per lo sviluppo del pensiero critico (ma i detentori del potere politicamente corretto proprio questo vogliono, la narcotizzazione delle menti). I lettori di Nusquamia ricorderanno che, fino a pochi giorni prima degli attentati terroristici del 13 novembre 2015 a Parigi, parlare di “terrorismo islamico” era politicamente scorretto. Non si poteva dire e chi avesse infranto il tabù rischiava di essere sbranato dalle maestrine politicamente corrette. Invece il terrorismo islamico esiste, eccome! Così come esistono la mafia siciliana, la ’ndrangheta calabrese, la camorra campana, la Sacra corona unita pugliese ecc. questo non significa che tutti i siciliani sono mafiosi, che tutti i campani siano camorristi ecc. Analogamente gl’islamici, tutti gl’islamici, non possono e non devono essere identificati con i terroristi islamici, che sono pochi. Io sono italiano (purtroppo) e se qualcuno vuole schiacciarmi nel ruolo di mafioso, mi salta la mosca al naso. Ma se fossi siciliano, e vivessi in un paese di mafia, forse dovrei usare qualche cautela nel non dichiararmi mafioso, pur non essendolo. Bene, chi ha orecchie per intendere intenda.
D’altra parte è innegabile che il Corano sia pieno di schifezze. Se è per questo, anche il Vecchio testamento è pieno di schifezze, come osservava il buon Voltaire: non foss’altro, per il motivo che l’antica religione giudaica fu stabilita per un popolo di pastori e di predoni. Ma non dobbiamo pensare che tutti gl’islamici pratichino le schifezze del Corano, così come non possiamo pensare che tutti i cristiani e gli ebrei pratichino le schifezze del Vecchio testamento. Voglio proprio vedere la Serra, che si dice cattolica e che frequenta le Acli, se si dice d’accordo con quanto è scritto nel libro del Levitico (20, 13) che prescrive: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro». Sarà anche scritto nella Bibbia, ma non credo che la dott.ssa Serra si sia mai attivata per mettere a morte un Lgbt, proprio lei che ha assoggettato i cittadini di Curno ai “suoi” precetti politicamente corretti, sottoscrivendo fra l’altro, in nome dei cittadini, l’adesione del Comune di Curno alla rete Ready, Lgbt friendly.
Insomma, una premessa fondamentale del nostro ragionamento è il bando delle proposizioni irrazionali e sentimentali, compresa quella che postula negl’islamici, in toto, la ferocia che è dei soli terroristi. Anzi, come abbiamo mostrato nella premessa di questo articolo, l’Islam ha avuto il merito di promuovere – in altri tempi, è vero – il progresso della scienza, portando contributi di prim’ordine, e di aver aiutato l’Europa a uscire dal suo Medioevo.
Non ci sfugge, naturalmente, la circostanza che l’Islam viva nel presente il suo Medioevo; perciò ci auguriamo che l’Islam possa conoscere il suo Rinascimento, proprio come lo si ebbe in Italia e poi in tutta Europa, quando si voltò pagina e si ritornò a coltivare la sapienza degli antichi. Il nostro augurio è che gl’islamici possano tornare ai fasti e allo splendore della loro antica civiltà.

2. Perché consideriamo l’ambizione della dott.ssa Serra pericolosa per Curno

Gli attacchi cosiddetti personali – Prevengo l’obiezione che qualche intelligentone vorrebbe brandire come una clava, o trasformare in mordacchia per tapparci la bocca. Ci viene rimproverato di muovere attacchi personali. Ma da chi ci viene rimproverato? Da coloro che finora hanno fatto un lavoro di intercettazione del sentire politico generico dei cittadini, ai quali dicevano: “Tu sei del Pd? Bene, allora tu devi votare per coloro che rappresentano il Pd in questo paese, in particolare devi votare per me perché appartengo al tuo stesso clan familiare, faccio parte della tua stessa associazione ecc.”. Idem con patate per i candidati della Lega nord e di Forza Italia. Fanno tutti un lavoro di intercettazione, si fanno forti del partito, anche quando sono intrufolati in una lista farlocca, perché – tanto – tutti sanno a quale partito appartengano i candidati in cerca di voti, anche quando siano mascherati, e condiscono la postulazione del voto con promesse elettorali.
Bene, è venuto il momento di rompere questo schema; il quale sarà anche conveniente per lorsignori, ma è tutt’altro che conveniente per i cittadini che ormai da tempo hanno scoperto il bluff, si rifiutano di andare alle urne oppure votano per i pentasiderei. D’altra parte, non ci stanchiamo di dire, ormai da tempo, che le responsabilità politiche sono personali, dunque il voto riflette – e deve riflettere – un’aspettativa riposta sul candidato al quale è andata la preferenza. Che senso ha per un cittadino votare per il partito del postulante, se poi quello stesso cittadino avrà che fare non con il partito e con i suoi esponenti migliori, ma la mezza calzetta che ha postulato il voto? Segue di qui la necessità di fare un bilancio del passato politico di ciascun candidato, di esaminare le sue attitudini all’assunzione di incarichi di responsabilità, la sua intelligenza politica, la sua cultura. Se poi l’esame si conclude con un giudizio di insufficienza – politica, s’intende – e il risultato dell’esame lo si vuol chiamare attacco personale, ebbene chiamiamolo allora attacco personale. Ma è un attacco politicamente sacrosanto. Mettiamoci in testa che non c’è niente di male.

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Bene, se noi esaminiamo il passato remoto (parliamo di cinque anni fa) della dott.ssa Serra, e se consideriamo il passato prossimo, impattiamo immediatamente su un’ambizione smisurata. Com’è noto, la sindachessa è un pezzo da novanta del partito, dove ha ricoperto incarichi di responsabilità, è consigliere provinciale con una delega importante su un tema, quello dell’integrazione, che afferisce direttamente al problema del nuovo Centro culturale islamico curnense, ama molto la visibilità mediatica: tutte le sue mosse sembrano convergere in direzione di un rafforzamento dell’immagine personale, più ancora che nel partito, negli ambienti che contano, in vista di una brillante carriera di donna di successo.

Toyata_Serra

La dott.ssa Serra cerca insistentemente la visibilità mediatica, sotto vari pretesti. Qui sopra: l’acquisto di un’autovettura a propulsione ibrida, usata, è stato pretesto per una cerimonia presenziata dalla sindachessa fasciata e tricolorata. L’immagine è poi circolata nella stampa anglorobicosassone in maniera poco meno che virale, perché l’“evento” è stato in seguito sfruttato a fini promozionali.

Ma la cosa che più ci preoccupa della dott.ssa Serra è la sua contiguità con le Acli che possono essere un formidabile volano per il successo della sua carriera politica. Ovviamente non entriamo nel merito del “progetto” delle Acli, anche interessante sotto il profilo culturale, quello dell’unificazione delle tre grandi religioni monoteiste. Ma è un progetto confessionale, che dovrebbe stare fuori dalle porte del Municipio di Curno, senza contare che queste brave donne fanno i conti senza l’oste. Ci limitiamo a osservare che il progetto si svolge all’insegna della “Convivialità delle differenze”, mentre la sua gestione, ipercinetica, entusiastica e spontaneista, nonostante la migliore buona volontà, nonostante i contributi di Lella Costa e delle signore della Bergamo bene, sa di parrocchietta. Una ragione di più perché ci diciamo preoccupati, se la dott.ssa Serra ne trasferisce i contenuti nell’azione di governo.

Messaggio entusiastico di don Tonino Bello, guru della “Convivialità delle differenze”. Facendo clic sull’immagine qui sotto si accede al sito “Molte fedi sotto lo stesso cielo. Per una convivialità delle differenze”. Invito i lettori a fare un giro di perlustrazione, perché gli spunti di riflessione (o di rammarico, secondo i punti di vista) certo non mancano.

moltefedi_2013

Che la carriera politica della dott.ssa Serra s’intrecci strettamente con le Acli è dimostrato, a titolo di esempio, dai seguenti fatti, tutti targati Acli:

• Recita dei Salmi in piazza Dante

• Apertura alle istanze di condanna di Israele, delle quali è portavoce Vera Baboun

• Fiaccolata della pace

• Visite guidate dei gruppi di fedeli conviviali e irenisti delle Acli

• Visita di cortesia a piedi nudi presso un’autorità islamica, nello spirito di convivialità delle differenze.

Si veda quanto abbiamo scritto in proposito nell’articolo Convivialità delle differenze: un trampolino per la dott.ssa Serra, una trappola per i cittadini curnensi, dove altresì si possono attivare i collegamenti ipertestuali ad alcune testimonianze.
Ebbene, adesso mettiamo insieme queste tre considerazioni:

1) secondo le Acli, in una bottiglia da un litro possono stare un litro d’acqua o anche 22 litri o 54 litri, che sono le misure di una damigiana media e una damigiana grande, o anche il contenuto di più damigiane; fuori di metafora, non si dovrebbero porre limiti alla capienza di un Centro culturale islamico; anzi, se qualcuno osa parlare di una soglia, cioè di un limite superiore: su di lui anatema!

2) La dott.ssa Serra è molto vicina alle Acli e le Acli possono essere un volano formidabile per la sua carriera di donna di successo.

3) La dott.ssa Serra è ambiziosa, pertanto dovendo scegliere tra il bene dei cittadini e il bene di un consolidamento delle sue aspettative di carriera, qualora agisse come le chiedono le Acli, potrebbe scegliere per la seconda opzione.

In soldoni, spendendosi per le Acli, la dott.ssa Serra potrebbe trarre un vantaggio in termini di voti depositati nelle urne elettorali (per esempio, al momento delle elezioni del Parlamento europeo o del Consiglio regionale lombardo) o di consenso negli ambienti della Bergamo che conta che designano le persone che contano nei posti che contano (in vista dell’insediamento in testa a importanti istituzioni controllate dalle Acli su scala locale, per esempio l’Unicef, o anche su scala nazionale, per esempio al Ministero della Difesa, che in tutta Europa tende ad essere a “quota rosa”). Viene perciò naturale domandarsi se la dott.ssa Serra non sia naturalmente portata a favorire le Acli, a scapito dei cittadini. Francamente, saremmo molto più tranquilli se:
i) la dott.ssa Serra non fosse ambiziosa;
ii) se laicamente la dott.ssa Serra non desse alle Acli il ruolo di guru collettivo della Giunta (le Acli come Casaleggio?).

Insomma, per dirla con uno slogan: “Libere Acli in libero Comune”. L’argomento è approfondito nella pagina precedente, in particolare nei commenti:

  1. I musulmani? In verità noi laici temiamo ancora di più i cattoprogressisti
  2. Ma è giusto che la dott.ssa Serra trascini il partito e, soprattutto, i cittadini sul terreno delle soluzioni politiche auspicate dalle Acli? I suoi elettori sono d’accordo?

Ostracizzare l’ambizione – Questa nostra condanna dell’ambizione a qualcuno potrà sembrare sopra le righe. Già ci pare di sentire le parole di qualche gatto padano che pretende di essere il Grillo parlante (queste sono le metamorfosi curnensi, altro che quelle di Ovidio, o quella di Kafka!): “Gratta gratta, tutti gli uomini politici sono ambiziosi; una mano lava l’altra ecc.”. Bene, ammettiamo che sia vero: non mi sembra un argomento idoneo a farci cambiare parere. Siamo “uomini di conseguenza”, quel che pensano i più (οἱ πολλοί, “hoi polloi”, come si legge in Platone e in Tucidide, cioè le masse) ci interessa sul piano sociologico, certo non come indicatore di un valore di verità.
Come non ricordare a questo punto l’istituto dell’ostracismo, con il quale i cittadini ateniesi si difendevano dagli ambiziosi? L’ostracismo prevedeva che si potesse mandare in esilio preventivo, per dieci anni (!) – previa votazione, s’intende – chiunque fosse caduto in sospetto di rappresentare un pericolo per la città. Un po’ crudele, lo riconosco, e giuridicamente discutibile, infatti a Roma non si praticava l’ostracismo. Ma non è questo il punto, volevo solo dimostrare quanto l’ambizione possa essere pericolosa in sede politica (e non solo, a dire la verità, nonostante l’apologia che ne fanno gli aziendalisti).
L’ostracismo si diceva così perché nella votazione dell’ingiunzione di esilio si scriveva il nome del malcapitato su un coccio, che in greco si dice ostrakon (ὄστρακον).

aristide-di-lisimaco_ostrakon1

Coccio (ostrakon) con il quale si propose l’esilio per Aristide, figlio di Lisimaco (V sec. a.C.). È stato trovato nel letto del fiume Erídano (toh!), ed è ora conservato al Museo archeologico del Ceramico di Atene. Effettivamente, Aristide, che pure era considerato il più giusto dei Greci, fu ostracizzato.

3. Il “metodo Giorgio Gori”. Per non essere buggerati, seguiremo le orme di Giorgio Gori, sindaco di Bergamo

Abbiamo affermato di non aver niente in contrario a un trasferimento del Centro culturale islamico a un’altra sede, più dignitosa, come si è detto. Anche più ampia, perché no? Il benessere della comunità islamica di Curno è nell’interesse di tutti i cittadini di Curno, compresi quelli che una volta erano cristiani e che oggi sono consumisti e aziendalisti. Il problema si pone se quella sede, trasferita e ampliata, è tuttavia ampliata oltre una soglia dimensionale, superata la quale il nuovo Centro costituisce un problema. È inutile far finta che tale soglia non esista: è quella stessa soglia alla quale, seppure non specificata, ha fatto esplicito riferimento il sindaco di Bergamo, come vedremo. E nel caso in cui a Curno dovessimo difenderci da una buggeratura (aspettiamo, prima di fare affermazioni apodittiche, di vedere, nero su bianco, il progetto di trasferimento del Centro islamico che, spero, la dott.ssa Serra non vorrà negarci), la linea di difesa e di attacco (se necessario) sarà quella tracciata da Giorgio Gori, il quale ha detto «A Bergamo no alla super moschea»: si veda Il sindaco Gori: «A Bergamo no alla super moschea, ma uno spazio serve». Ebbene anche a Curno noi diremo:

A Curno no al super Centro culturale islamico

D’altra parte Curno è o non è un “paese bello da vivere”, secondo la vulgata serrana? O che cos’altro è?

Ragioni di preferenza per il “Metodo Giorgio Gori” – Credo he il metodo Gori sia quello vincente, in questo momento. Se sarà necessario, lo adatteremo, ma non vedo perché dovremmo farci impepare il culo, e buttarla in caciara, come ho non mi stancherò di scrivere e come ho spiegato, credo abbastanza chiaramente, nell’articolo La via della ragione: se questa è la proposta del sindaco Gori per Bergamo, siamo d’accordo con Gori.
Buttarla in caciara non gioverebbe ai cittadini di Curno (un conto è la guerra delle idee, che ci piace; altro sono le piazzate, che aborriamo); in secondo luogo questa “prassi” non è da noi, anzi ci fa schifo; in terzo luogo sarebbe un modo di fare il gioco dei fascioleghisti che, tra l’altro, se ne fregano della prima premessa che abbiamo qui sopra posto in evidenza, la premessa a). Peggio ancora, potremmo cercare la visibilità mediatica su scala sovracurnense, OltreCurno, e portare in bocca a Salvini, come cagnolini ammaestrati, il dono di una matassa di garbugli legali, accuse e disquisizioni sottili, ricorsi e contro-accuse, che non approderebbero a niente, ma che farebbero del caso della cosiddetta moschea di Curno un caso nazionale, con grande sollazzo di Salvini e scorno dei curnensi.
No, non credo che sia questa la strada giusta. Se vogliamo mettere le Acli alla porta, dobbiamo impedire alla dott.ssa Serra di farle entrare. Ma noi non abbiamo la forza di imporre un bel niente alla dott.ssa Serra. Non possiamo certo farle “una proposta che lei non possa rifiutare”, né farle trovare la testa mozzata del cavallo, o di qualche altra bestia, come abbiamo visto nel film Il padrino (doveva servire a convincere il produttore ad accettare la partecipazione di un certo cantante nel ruolo di attore co-protagonista in un film da fare: la leggenda metropolitana vuole che il cantante fosse Frank Sinatra che si sarebbe fatto raccomandare pesantemente dal Padrino per avere un ruolo nel film Di qui all’eternità).
Insomma, non possiamo usare sulla dott.ssa Serra un’autorità che non abbiamo, men che meno faremo ricorso a metodi sleali, che tanto piacciono ai nostri avversari, come quando ricorrono all’arma impropria del giornalismo anglorobicosassone; so che i nostri avversari traggono profitto della nostra attitudine a “essere uomini”, e se la ridono; non per questo verremo meno alla consegna di mai degradarci ai livelli infimi della politichetta curnense. Ebbene, non ci daremo per vinti, non useremo la forza, ma l’intelligenza. Vuol dire che trarremo vantaggio da un’autorità con la quale la dott.ssa Serra, bene o male, deve fare i conti e davanti alla quale, anche se obtorto collo, deve chinare la testa. Parlo dell’autorità del suo partito, del Pd e del suo potente referente in terra di Bergamo, Giorgio Gori: il quale, a differenza di Misiani, è renzista della prima ora.

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È troppo presto per dire come partitamente intendiamo applicare il Metodo Giorgio Gori: tutto dipende dalle carte custodite dalla dott.ssa Serra che prima o poi dovremo conoscere e che sottoporremo a un’attenta analisi. In ogni caso, terremo per fermi i punti che sono stati messi in evidenza nell’articolo La via della ragione: se questa è la proposta del sindaco Gori per Bergamo, siamo d’accordo con Gori, cit., e che qui riassumiamo:

• Il sindaco Giorgio Gori afferma l’inviolabilità della libertà religiosa sancita dalla Costituzione, e il sindaco Giorgio Gori è un uomo d’onore, come dice Marco Antonio del cesaricida Marco Giunio Bruto, nell’orazione funebre per Gaio Giulio Cesare, nel Giulio Cesare di Shakespeare. Noi siamo d’accordo con il sindaco Giorgio Gori.

• Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori afferma che la futuribile moschea di Bergamo dovrà sorgere in un luogo controllabile, accessibile, servito da parcheggi e al di fuori delle zone più densamente abitate, e il sindaco Giorgio Gori è un uomo d’onore. Parimenti noi affermiamo che il trasferimento del Centro culturale islamico di Curno debba presentare caratteristiche in tutto e per tutto analoghe, cioè debba sorgere in un luogo controllabile, accessibile, servito da parcheggi e al di fuori delle zone più densamente abitate. Può darsi che il piano predisposto dalla dott.ssa Serra, sindachessa di Curno, risponda a queste caratteristiche: in tal caso ci congratuliamo con la dott.ssa Serra. Qualora invece la dott.ssa Serra, per compiacere alle Acli, avesse pensato di forzare a Curno i limiti che Giorgio Gori ha posto per la realizzazione della moschea di Bergamo, invitiamo il partito della dott.ssa Serra, il Pd, a convincerla ad assumere una posizione analogamente ragionevole. Anche perché, nel caso in cui la dott.ssa Serra si facesse portatrice di istanze diverse e prevaricatrice nei confronti dei suoi concittadini, per compiacere alle Acli e in definitiva a se stessa (in vista della sua lunga marcia nelle istituzioni) a Curno, sotto la spinta di forze politiche spregiudicate, la situazione potrebbe diventare ingovernabile e il Pd sarebbe

• Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori postula che l’eventuale moschea debba avere dimensioni proporzionate alle necessità dei concittadini musulmani di Bergamo, e il sindaco Giorgio Gori è un uomo d’onore. Parimenti noi postuliamo che il Centro culturale islamico di Curno abbia dimensioni proporzionate alle necessità dei residenti musulmani di Curno. Qualora invece la dott.ssa Serra, per compiacere alle Acli, avesse pensato di forzare a Curno i limiti che Giorgio Gori ha posto per la realizzazione della moschea di Bergamo, invitiamo il partito della dott.ssa Serra, il Pd, a convincerla ad assumere una posizione analogamente ragionevole.

♣ ♣ ♣

[1] Il grande trattato astronomico-matematico di Tolomeo è conosciuto con il nome di Almagesto, in latino Almagestum. Questo è il nome imposto dai traduttori latini medievali, dall’arabo al-Magisṭī, una traslitterazione del superlativo femminile greco μεγίστη (“meghisti”), che significa “grandissima”, preceduto dall’articolo arabo al. In realtà in origine il trattato s’intitolava Μεγάλη μαϑηματικὴ σύνταξις τῆς ἀστρονομίας («Grande raccolta matematica di astronomia»); a μεγάλη fu poi sostituito il superlativo μεγίστη.

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From → Altra politica

85 commenti
  1. Allarme Baboun
    La sindachessa betlemita Vera Baboun, portavoce internazionale della lobby filopalestinese, si aggira di nuovo per l’Italia

    Vera Baboun, che l’anno scorso fu pascolata dalle Acli a Bergamo e dintorni, e che fu accolta a Curno dalla dott.ssa Serra, si aggira di nuovo per l’Italia. Trascrivo dall’articolo Convivialità delle differenze: un trampolino per la dott.ssa Serra, una trappola per i cittadini curnensi il tracciamento degli spostamenti frenetici della Baboun in terra bergamasca, nella sola giornata del 3 marzo 2015, organizzati dalle Acli:

    Mercoledì 3 marzo 2015 la dott.ssa Serra ha accolto nella Sala consiliare di Curno Vera Baboun, sindachessa di Betlemme, propagandista di un sistema di pubbliche relazioni che chiede al mondo occidentale di condannare Israele che si difende dai terroristi. Il giorno 3 marzo comprendeva ben tre incontri bergamaschi dell’ipercinetica sindachessa betlemita: «a) ore 9:00, Vera Baboun incontra gli studenti del liceo Falcone di Bergamo; b) ore 18:00 incontro con il Sindaco di Betlemme Vera Baboun, Sala Consiliare Curno; c) ore 20:45 Al Cinema Conca Verde (Bergamo) Incontro con Vera Baboun, Sindaco di Betlemme. “Per una convivialità delle differenze”».

    Pare che l’8 marzo 2016, due giorni fa, si trovasse al cosiddetto Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo, per l’assegnazione di un premio sessista di architettura, riservato alle donne: si veda Le signore dell’architettura in gara: tecnologia e molta, molta sostenibilità.

    Il 9 marzo si trovava a Rocca di Papa: si veda L’associazione Città per la Fraternità incontra il sindaco di Betlemme: ‘Il vostro un modello da esportare in Israele e Palestina’.

    Il 10 marzo, cioè oggi, è stata segnalata a Pavia: si veda Vera Baboun sindaco di Betlemme: “Finché ci sarà un muro intorno a Betlemme esisterà un muro intorno alla pace”.

    Il 12 marzo si troverà a Manfredonia: si veda La sindaca di Betlemme a Manfredonia.

    E a Curno? Possibile che Vera Baboun non abbia fatto una capatina a Curno? Spero almeno che le due sindachesse si siano incontrate in forma privata, per esempio a Dalmine, in occasione del conferimento del premio sessista.

  2. ALGIDO permalink

    Interessante.. Ma essendo denso e lungo ho necessità di rileggere per meglio metabolizzare…

    Alcuni punti di partenza però li condivido.

    Tranne una cosa… Non mi risulta che il SINDACO Serra sia vicina alle ACLI.

    E’ Cattolica, molto fedele, assai praticante, un tempo scriveva pure sul bollettino parrocchiale (mi pare si chiami Oykia) fin quando qualcuno, durante la passata amministrazione non disse che sembrava inopportuno (non Gandolfi, forse qualche persona vicina all’ex parroco Don Angelo) che un consigliere comunale di minornza scrivesse sul bollettino (o magari leggesse le scritture durante la messa). chissà poi perchè.
    Per evitare polemiche con dispiacere di Don Giancarlo (si stimano e condividono un certo approccio alla fede) interruppe la collaborazione.

    In passato ha frequentato comunità religiose a Bergamo e animato (insieme al marito prematuramente scomparso) un centro Culturale ove il cattolicesimo ci mette lo zampino.

    Non ha il profilo di chi (come certi adepti della Compagnia delle Opere) frequenti la chiesa per trarne vantaggio, tutt’altro.

    Solo non capisco cosa c’entrino le ACLI.

    • Lei dice «non so che cosa c’entrino le Acli». Un buon terzo di quello che ho scritto discende dalla constatazione che la dott.ssa Serra è dentro il gioco delle Acli. Badi bene, non ho detto che è iscritta e nemmeno che dentro di sé le Acli le piacciano “un sacco”. Dico che fa parte di quel gioco, e ho portato numerosi indizi, approfonditi nell’articolo Convivialità delle differenze: un trampolino per la dott.ssa Serra, una trappola per i cittadini curnensi. A questo articolo ho fatto riferimento, per nn dilungarmi in troppi particolari.
      Se si fida di me, le dirò che l’anno scorso la dott.ssa Serra ha accompagnato un gruppo di anziani delle Acli (cioè, non so se fossero programmaticamente anziani, ma nella foto sembravano anziani, tutti con diritto di voto) in visita a Crespi sull’Adda, e che quest’anno, credo, o alla fine dell’anno scorso, ha accompagnato un altro gruppo Acli a Milano. Io ho messo insieme un certo numero d’indizi, è il mio dovere, e ho tratto una conclusione che ha valore probabilistico. La probabilità che la dott.ssa Serra faccia parte del gioco delle Acli non sarà del 100%, d’accordo, ma già questi due indizi escludono che siano dello 0%, come sostiene lei. E non ci sono solo quei due indizi. La visita a piedi scalzi resa alla comunità islamica è tutta Acli-friendly, per dirla in linguaggio coglione, tutta orientata, cioè, in favore delle posizini delle Acli. A proposito, ma anche don Giancarlo era a piedi nudi? Voglio dire proprio nudi, senza nemmeno un calzino che pudicamente velasse la nudità delle dieci dita?
      Mio nonno era direttore di miniera, e ho sempre sentito dire in casa che se vedeva un operaio scalzo s’incazzava come una biscia. Teoricamente sarà stata anche una questione di sicurezza: non si va scalzi in un cantiere. Ma io so che non sopportava l’oscenità dei piedi nudi: era un borghese di stampo antico, con molte durezze oggi inconcepibili.

      • ALGIDO permalink

        Non so se Don Giancarlo fosse scalzo.
        [Ma come, Perlita Serra sì (voglio dire con procace ostentazione di tutte le dita dei piedi) e don Giancarlo no? Non è giusto! Protesto! N.d.A.]

        Ogni luogo di Culto ha le sue regole. Ricordo che mio suocero mi raccontò di essere stato redarguito durante la visita di una chiesa ortodossa di Kiev perchè in postura sbagliata, e nemmeno capì il perchè.
        [Non so quale postura avesse assunto il suocero, ma sono comunque d’accordo con il pope di Kiev. In generale, sono favorevole al massimo rigore, perlomeno là dove abbia senso essere rigorosi. Secondo me, uno può andare a ciabattare quanto vuole nella Piazza degl’Impiccati di Curno, portando gli orrendi sandali infradito e mostrando un numero ncredibile di dita per piede. Ma se uno osasse salire per le strade del Castello di Praga così oscenamente calzato e con tutte quelle dita impudicamente esposte all’aria, dovrebbe essere schiaffeggiato la prima volta e, se recidivo, imprigionato. N.d.A.]

        Nelle mie visite in Sinagoga devo immancabilmente mettermi la kippà. altrimenti non posso entrare. E così via.
        Ci siamo dimenticati (ero piccolo direi anni 70) che nei paesi le donne andavano in chiesa col velo? Nei banchi a sinistra (a destra gli uomini).
        [Io ricordo, certo, ma che c’entra? N.d.A.]

        Ora pare preistoria, ma allora?
        Non so come si regolino i Buddhisti, non sono mai entrato in un tempio. Ho un amico Buddhista che mi fa entrare scalzo in casa, ma non credo c’entri.
        Don Giancarlo (Come il Vescovo Francesco, come gli Arcivescovi di Venezia e Milano, come Sua santità Papa Francesco, senza alcuna dissonanza) predicano il dialogo e l’accoglienza.
        [Questo che cosa c’entra con i piedi nudi esibiti dalla dott.ssa Serra? N.d.A.]

        E male scrivono su Nusquamia i male informati.
        Quest’anno per sostenere poveri e diseredati la Curia ha alienato importanti proprietà immobiliari in città alta, oltre tutto il resto. E i migranti sono accolti molto spesso in strutture della Chiesa (ad es. a Botta di Sedrina, 15 km da Curno).
        Ho l’impressione che questa nuova modalità di approccio della chiesa non piaccia a molti. Quelli come Maroni, quelli del family day, i Pandolfini di turno, quelli dell’Opus dei.
        Vorrebbero opporsi alle unioni civili o ai matrimoni Gay (e qui apprezzano il Papa) ma non piace il messaggio di accoglienza e attenzione ai deboli o le critiche al capitalismo selvaggio.
        [In realtà papa Francesco si è anche espresso contro l’aziendalismo e il carrierismo, fu uno dei suoi primi discorsi pubblici, davanti agli allievi della scuola di nunziatura apostolica. Quel bel discorso mi fece dimenticare per un attimo il gesto plateale di disfarsi della croce d’oro e di indossarne una di latta. Quasi che tutti i pontefici precedenti fossero stati delle merde. N.d.A.]

        Temo che non si possa scegliere alla carta quel che fa comodo. Non posso scegliere quali comandamenti rispettare o cosa mi piaccia o non mi piaccia, come i mafiosi.
        Ovviamente ricorda le parole di Don Mariano Arena, il mafioso de “il Giorno della Civetta”…”la chiesa è bella perchè ciascuno ci sta dentro a modo suo…
        Non penso funzioni così.

        [Il tema in discussione era però il seguente: se fosse opportuno o meno che la dott.ssa Serra si presentasse a un incontro religioso, a fianco di don Giancarlo, fasciata e tricolorata in rappresentanza di tutti i suoi concittadini. Non sarebbe stato meglio soprassedere e invitare l’autorità islamica in una sede decorosa, dove non fosse necessario mostrare tutte le dita dei piedi? Comunque, il fatto che la dott.ssa Serra avesse i piedi nudi, in fondo, è accessorio: anche se poi a noi è piaciuto ricamarci sopra. Ma, visto che la dott.ssa Serra tiene tanto all’immagine, non le sarà dispiaciuto se ci siamo occupati di questo intrigante dettaglio.
        Lei ha scantonato e ha parlato d’altro. Secondo me, in realtà, quel gesto di umiltà della dott.ssa Serra è stato inopportuno e così credo che la penserebbe un francese, abituato a vivere in uno Stato laico. Cose del genere credo che non succedano in Svizzera, della cui cittadinanza la dott.ssa Serra porta giustamente il vanto. In Svizzera può anche succedere che un sindaco si rechi a una cerimonia di Bahai (una setta religiosa sincretistica, fondata dal profeta persiano Bahá’u’lláh, i cui adepti sono solitamente molto ricchi), ma lo fa a titolo personale, senza le insegne della Confederazione elvetica
        . N.d.A.]

      • Discorso di Nanni Moretti sulle scarpe e sui piedi

    • Algido dice bugie: fu una precisa scelta di don Angelo, approvata dal Consiglio pastorale, di evitare che qualunque persona fosse direttamente o anche indirettamente implicata nella politica curnese scrivesse sul bollettino parrocchiale. Consigliere di minoranza o maggioranza o altro non c’entra un tubo. Forse c’è addirittura un verbale.
      Infatti nessuno di quelli scrisse più.
      E io sono ancora oggi d’accordo. Lasciamo stare il nostro bollettino, per piacere.

  3. Arci permalink

    …[Per evitare polemiche con dispiacere di Don Giancarlo (si stimano e condividono un certo approccio alla fede) interruppe la collaborazione.]…
    Che significa?……………..
    Attenzione alla risposta!!!

  4. Rossano permalink

    @Algido
    Non diciamo baggianate.
    Don Giancarlo non aspira a balzi di carriera, non è un canguro aziendalista ed è troppo umile e troppo intelligente per farsi turlupinare da agenti mascherati. Chi di voi sta mettendo le pezze per nascondere pertugi più ampi!? Cercate di coinvolgere il parroco? Attenzione, è un terreno molto pericoloso. Attenzione, noi siamo come pretoriani romani al servizio del ragionamento e della lealtà. Non fateci scavare; quando scaviamo, cerchiamo e troviamo di tutto. Algido, in quale buco s’è cacciato?

    P.S.
    Luogo di preghiera di 2300 mt quadri. Si rende conto che a differenza rispetto al precedente luogo di preghiera?
    [Se veramente la superficie del prospettato nuovo Centro islamico è di 2300 mq, dobbiamo domandarci, applicando il “Metodo Giogio Gori”, se il sindaco di Bergamo, facendo le debite proporzioni, accetterebbe a Curno questa pezzatura. Comunque, aspettiamo di saperne di più. N.d.Ar.]

    Quale flusso di gente potrà attirare questa dimensione? Ne nasceranno disagi per la popolazione di Curno?
    [Non sarà male ricordare che il sindaco Gori parla di «libertà religiosa sancita dalla Costituzione», di «necessità di assicurare il controllo del territorio e la sicurezza dei cittadini» e della necessità di allontanare «fonti di disagio per tutti i cittadini. La moschea dovrà sorgere in un luogo controllabile, accessibile, servito da parcheggi e al di fuori delle zone più densamente abitate. No alla cosiddetta “super moschea”…». La dott.ssa Serra è d’accordo? N.d.Ar.]

    Il detto:-prevenire è meglo che curare:- non lo ha mai sentito nominare? Ha una vaga idea di quanta gente andrà in quel bel paese da vivere per pregare (vista la superficie) da tutta la provincia? Gori non la vuole, la curia non la vuole, la dottoressa Serra sì? come mai?
    Ho fiducia nell’intelligenza di don Giancarlo, non molta nell’ambizione della curia bergamasca. Troppo frequentata male e da mala gente.
    [In generale, penso anch’io che don Giancarlo farebbe bene a non farsi strumentalizzare. E il Pd farebbe bene a non farsi tirare la giacchetta dalla dott.ssa Serra e dalle Acli. Quelli delle Acli, quando si fanno prendere dall’entusiasmo, si cacciano nei pasticci. Avete notato che, pur aggirandosi per l’Italia, di nuovo anche quest’anno, la micidiale Vera Baboun, sindachessa di Betlemme, quelli delle Acli quest’anno non se la pascolano più? Eppure l’anno scorso tutta la campagna delle pubbliche relazioni l’avevano curata proprio loro, le Acli, e avevano fra l’altro portato la Baboun dalla dott.ssa Serra. Quest’anno invece niente. Forse alle Acli si sono accorti con ritardo della manovra di politica internazionale della quale la Baboun è una pedina, peraltro consapevole. Ma non accorgersi delle manovre per tempo è abbastanza grave, e non c’è scusante di estasi bacchica — sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalle parole di don Tonino Bello — che tenga. Io, a naso, avevo capito subito che cosa ci fosse dietro Vera Baboun. In ogni caso, care pie donne delle Acli, Stultum est dicere ‘putabam’. N.d.Ar.]

  5. ALGIDO permalink

    Prima 4000 mq, poi poco più di 2000. non c’è male, in due giorni si sono già dimezzati.
    Poi magari si scopre che l’edificio ha anche altre finalità o altre porzioni dedicate ad altro e così via.
    [Appunto, quali altre finalità? Prescritte da chi? Vincolate da un progetto? Approvato da chi? La parola delle Acli non basta, quelli fanno scherzi da prete. Le dichiarazioni all’Eco di Bergamo, men che meno. Anzi, colgo l’occasione per ribadire l’esigenza che all’Eco di Bergamo si decidano a garantire ai curnensi un’informazione non lottizzata e non pregiudizialmente antigandulfiana: è ora di smetterla. Ci fidiamo di più dei musulmani. N.d.Ar.]

    Voglio sapere.

    • Lei dice “Voglio sapere”, e forse sa. Noi invece non sappiamo, tutto quel che sappiamo è che la dott.ssa Serra, da un lato, ci dice che si tratta di un semplice trasferimento (ma c’è un progetto? è approvato? da chi?), dall’altro lato c’è chi vorrebbe impeparci il culo e spingerci nel baratro del fascioleghismo, che nella variante curnense è stato sussunto dai forzitalioti, che si sono messi in testa di cannibalizzare l’elettorato leghista.
      Ed è questo, precisamente, che corremmo sapere: la superficie del nuovo Centro, il progetto di riqualificazione dell’edificio che lo accoglierà, se c’è, e altro ancora. Non siamo a caccia di miserabile lucro elettorale, non cerchiamo spregevole visibilità mediatica, non portiamo l’acqua nelle orecchie a Salvini. Ma non siamo fessi, e non ci piace essere trattati come fessi, oltre che come pezzenti. Vogliamo sapere. Del resto, credo di essere stato chiaro. La nostra posizione è quella stessa di Giorgio Gori. Perciò scrivevo all’inizio di questa pagina: «Molte cose devono essere appurate, approfondite: se è vero che la comunità islamica ha acquisito questo o quell’edificio, ovvero capannone; quale sia la destinazione d’uso dell’edificio o capannone; se sia prevista una modifica della destinazione d’uso e come s’intenda procedere a tale modifica; quale sia la dimensione (superficie e volume) dell’edificio o capannone acquistato; se esista un progetto di riqualificazione; quale sia la capienza dell’edificio o capannone; se le dimensioni dell’edificio o capannone siano proporzionate alle necessità della comunità islamica di Curno, o invece sovradimensionate, in vista di un utilizzo allargato alle comunità islamiche limitrofe; ecc.». Più chiaro di così…

  6. Rossano permalink

    Credo proprio che, sia la dr.ssa Serra, sia il coordinatore piddino, entrambi ex lodevol bersaniani già amarcord renziani, ma gorianamente illuminati:- tengano paura:-. Sì, paura di accartocciarsi nel modificare la destinazione d’uso di un edificio esistente, apportando una variante al piano di governo al territorio, perché sia destinato ad uso di culto, diversamente dallo stato attuale. Ebbene, il capannone è adibito a superficie artigianal/commerciale, e tale rimanga.
    I bravi musulmani non ne avranno male, dal momento che nessuno gli avrà posto promesse diverse.
    La legge è legge e tutti uguali siamo al cospetto delle leggi. Spero. E se invece le promesse ci furono; saran c…i [diciamo pure ‘mentule’: N.d.Ar.] amari per chi fu spergiuro in barba alle leggi.
    [Lei solleva due problemi diversi: le promesse che la dott.ssa Serra possa aver fatto alla comunità islamica; e se la dott.ssa Serra abbia facoltà di cambiare la destinazione d’uso di un edificio, menando fendenti e colpi di maggioranza. Io non so quali promesse eventualmente siano state fatte dalla Serra (per conto dei cittadini o per conto delle Acli?), e non mi fido delle voci, tanto più che le voci potrebbero essere frutto di animosità, calcolo elettorale, disperazione (sì, ci sono anche i ‘desperados’). Però penso che la dott.ssa Serra sappia benissimo che, se ha fatto grandi promesse e procede d’ufficio a cambiare la destinazione d’uso di un capannone in relazione a promesse smodate, come dice lei (ma si tratta di un capannone?) dovrà fare i conti con un popolo imbufalito, se tanto mi dà tanto. Se cioè parto dal presupposto che i curnensi non sono buoni samaritani (ma non sono buoni samaritani nemmeno quelli che si dicono buoni, se è per questo) e che Cavagna il Giovane potrebbe anche essere musulmano nel segreto del suo cuore, ma è talmente ambizioso che non si lascerà sfuggire l’occasione di scatenare tutti i suoi cani (ah, i cani! l’associazione Curno a sei zampe!) per fare una cagnara epocale. Insomma, se le voci che circolano fossero vere, la dott.ssa Serra si troverebbe oggi tra Scilla e Cariddi. Una posizione non invidiabile, da non dormirci la notte.
    In realtà la dott.ssa Serra avrebbe una via d’uscita, che sarebbe quella di ridurre l’entità delle promesse, sempre che le voci dicano il vero. Riducendo l’entità delle promesse, potrebbe mettere Cavagna il Giovane spalle al muro. La tecnica consiste nel farlo sputtanare quanto basta per un po’ di tempo, quindi nel fargli un’offerta che lui non possa rifiutare, pena lo sputtanamento questa volta non del Cavagna, ma di Forza Italia, di quella Forza Italia che Alessandro Sorte, l’aquila orobica, pretende che abbia un volto differente da quello della Lega. Ma per fare questo gioco la dott.ssa Serra dovrebbe essere un po’ meno superba e un po’ più dialettica.
    N.d.Ar.]

    Io sono tranquillo, noi siamo tranquilli, qualcun altro un po’ meno tranquillo sarà.
    Ci si dica dunque quanti metri quadrati sono, dopo di che sarà nostra cura informare chi di dovere.
    Gli ex leghisti, come gli internauti forzisti non sanno che pesci pigliare pur di farsi notare, sarebbero disposti al suicidio collettivo pur di far parlare di sé, inventano violenze e agiscono sul terrore inconscio delle povere persone per racimolare qualche voto. Noi, io, facciamo mente sui passaggi che distintamente ci portano a ragionare. La storia, signori miei, è il presente e futuro della civiltà e chiudere gli occhi davanti al problema non significa cancellarlo. Qualcuno l’ha fatta grossa e adesso non sa più da che parte girarsi.
    I voti sono poca cosa se li paragoniamo alla capacità di dover e volere governare bene. Qualche esempio? Accendete la televisione o aprite i giornali…tutto l’opposto.

  7. Nuove (non ufficiali) sul prospettato nuovo Centro culturale islamico di Curno
    Chiediamo alla dott.ssa Serra di non trascurare l’aspetto quantitativo della questione sul nuovo Centro culturale islamico

    Apprendiamo da un articolo pubblicato oggi 12 marzo 2016 sull’Eco di Bergamo che l’attuale Centro culturale islamico dovrebbe trasferirsi nell’ex colorificio. Stando al quotidiano, l’edificio insisterebbe su un’area di un migliaio di metri quadrati, che con l’area circostante (non edificata, immagino, o, quantomeno, questo è quel che si lascia pensare) assommerebbe a 3.700 metri quadrati.
    Il quotidiano non ci dice quanti sarebbero i fedeli islamici di Curno che abitualmente si recano al Centro, ma lascia intendere che sarebbero alcune centinaia; leggiamo infatti: «Spazi che potrebbero ospitare alcune centinaia di persone». Sorge allora la domanda: quanti sono i fedeli islamici residenti a Curno?
    L’acquisto dell’edificio sarebbe già stato effettuato, per un importo di 775.000 euro, ma i permessi non sarebbero ancora stati formalizzati. Oddio, non è strano tutto questo? Vuol dire che ci sono state delle promesse: quali?
    La dott.ssa Serra riconosce che «la questione è da approfondire sul piano tecnico», e che «sarebbe auspicabile una maggiore diffusione sul territorio delle strutture»: il che, tradotto in italiano comprensibile, significa che la dott.ssa Serra, sarebbe lieta se i fedeli islamici trovassero accoglienza in altri Centri culturali dislocati in altri Comuni, ma se tali centri non esistono, il Centro culturale islamico di Curno potrebbe svolgere un ruolo di supplenza. A proposito della necessità di un’area di parcheggio, afferma che «il nuovo edificio ha degli spazi che potrebbero servire a questo scopo», ma il discorso è al condizionale. Sembra che tutto sia lasciato alla buona volontà dei frequentatori del nuovo Centro islamico, che potrebbero parcheggiare l’auto entro quel perimetro, se gli piace, oppure potrebbero parcheggiarle anche fuori, se l’area del parcheggio deve essere utilizzata diversamente. Mah…

    Può darsi che ci sbagliamo, ma ci pare che la dott.ssa Serra voglia fare la furbetta. Forse non se ne rende conto, perché per lei è normale trattarci da pezzenti, e la sua superbia le dice che è giusto fare così: ma facendo trapelare notizie con il contagocce sui giornali, con la mal riposta speranza d’indurci a “condividere” il suo punto di vista, quasi che lei parlasse divinamente ispirata, offende la nostra intelligenza. Varrà la pena allora ribadire alcuni concetti fondamentali e mettere in chiaro che:
    a) Noi resistenti di Nusquamia siamo lontani le mille miglia dalle posizioni rancorose e islamofobiciche dei fascioleghisti, nonché dalle alzate d’ingegno di Cavagna il Giovane che ha raccolto l’eredità del Pedretti e che si propone di cannibalizzare l’elettorato leghista di Curno, che conserva il ricordo delle scorribande pedrettesche (elettorato che i forzitalioti locali dànno, non senza fondamento, per sbandato).
    b) Non solo non siamo islamofobici, ma siamo grandi ammiratori della civiltà arabo-persiana, della quale abbiamo detto all’inizio di questa pagina di Nusquamia.
    c) Riconosciamo volentieri che i fedeli musulmani hanno una “struttura morale” che gli abitanti di quella disgraziata parte del mondo che prende il nome di “Occidente” non hanno. Da noi i valori cristiani, anche in coloro che si professano fedeli di Cristo, sono stati stracciati, sostituiti dai disvalori consumistici ed aziendalisti. I fedeli islamici sono, rispetto a noi, largamente immuni da questi mali. Inoltre hanno la fortuna di non conoscere la stortura mentale del “politicamente corretto” e la devastazione del femminismo: così si spiega, forse, che un intellettuale rigoroso come Pietrangelo Buttafuco abbia abbandonato la religione cristiana, oggi così tragicamente prendìncula, per abbracciare la fede islamica (si veda Io che di mio sono saraceno). Noi non siamo d’accordo con Buttafuoco, ma possiamo capirlo, così come crediamo di aver capito, anche se non la condividiamo, quell’affermazione perentoria che è dato sentire nel film La via Lattea, di Buñuel: «Il mio odio per la scienza e il mio orrore per la tecnologia finiranno per condurmi all’assurda credenza in Dio» (parlo a titolo personale: sono deista, come Voltaire, e penso che la scienza debba essere al servizio dell’uomo invece che della finanza).
    d) Ciò premesso, la realizzazione di un Centro culturale islamico sovradimensionato, cioè al di sopra di una soglia — che sarà il caso di stabilire seriamente, invece di cincischiare — comporta innegabilmente un disagio sociale, quello stesso che il sindaco di Bergamo Giorgio Gori si guarda bene dal negare: anzi, afferma – come abbiamo mostrato in questa pagina — che la futuribile moschea di Bergamo «dovrà sorgere in un luogo controllabile, accessibile, servito da parcheggi e al di fuori delle zone più densamente abitate». La soglia dimensionale di un Centro islamico curnense dovrà essere stabilita ricorrendo ai soli strumenti della ragione e tenendo conto del principio di realtà, mettendo alla porta gli conducenti delle ruspe-giocattolo di Salvini, ignorando le convulsioni di Cavagna il Giovane e ricordando agli agit-prop delle Acli che quando si ragiona non c’è posto per le bellurie retoriche cattoprogressiste.
    e) Poiché siamo ragionevoli, non islamofobici, ma nemmeno fessi, stando sulla linea difensiva di Giorgio Gori, possiamo concedere che il nuovo Centro culturale islamico di Curno sia un po’ più grande di quello attuale. Si tratta di stabilire quanto. La dott.ssa Serra ciurla nel manico quando parla di un «semplice trasferimento» e quando pone la questione in termini qualitativi. No, la questione va affrontata – anche – in termini quantitativi, e la dott.ssa Serra lo sa benissimo, anche se vuole portare il discorso da un’altra parte. E allora ragioniamo:
    – chiamiamo X la capienza del Centro culturale islamico attuale;
    – chiamiamo k un fattore di proporzionalità da applicare alla capienza attuale, tale che, moltiplicato per X ci dica qual è la capienza del prospettato nuovo Centro culturale islamico, che chiameremo Y; sia cioè:
    Y = k·X
    dove il puntolino è il segno di moltiplicazione.
    Si tratta dunque di stabilire:
    — quale sia la capienza attuale (non dovrebbe essere difficile stabilirlo, intendendo per “capienza” il numero di fedeli islamici che trovano posto nel Centro culturale islamico);
    — quale sia il fattore di proporzionalità che determina l’incremento della capienza: per esempio, se si è d’accordo che tale capienza possa essere superiore del 10 %, il fattore k sarà 1,1; se si è d’accordo che la capienza possa essere superiore del 20 %, il fattore K sarà 1,2.
    f) se rimaniamo attestati sulla linea di difesa del “Metodo Giorgio Gori”, appare evidente che per Curno sarà sopportabile, senza «disagio» (come dice Giorgio Gori) dei cittadini un fattore k = 1,1, o anche k = 1,2; mentre un k pari a 2 o addirittura 3 si traduce in evidente «fonte di disagio» (così si esprime Giorgio Gori); ma questo non è il solo aspetto quantitativo da considerare: uno dei numerosi aspetti quantitativi da considerare, è, per esempio, quello dei posti auto.

    Così stando le cose, ci dica la dott.ssa Serra se “condivide” o no l’impostazione del problema che proprio Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, ritiene la più opportuna e ragionevole. Se non è d’accordo, lo dica. Ma, per favore, non abbia la pretesa di prenderci per il naso, perché non è proprio il caso.

    P.S. – Qualche furbacchione sarà tentato di rispondere a questo articoletto nella solita modalità di cazzeggio, attaccandosi a questa o quella frase e pretendendo così di aver dimostrato che ho impostato male il problema. Cioè qualcuno mi ricorderà che in origine Buttafuoco era un militante di destra; un altro mi rimprovererà di aver usato il termine “bellurie” (che pure ho usato in un contesto facilmente intuibile, perché se parlo di bellurie della retorica, è evidente che parlo della schifezza di infiocchettare con belle parole un discorso di poco pregio); un terzo mi ricorderà i tagliagole dell’Isis, che qui c’entrano come i cavoli a merenda; un quarto vorrà ricordarmi che io sarei un misogino, solo perché qui e in altri scritti ho deprecato il contributo del femminismo alla tristezza dell’Occidente. Naturalmente, si può parlare di questi aspetti del discorso, anzi è bene che se ne parli. Ma senza per questo pretendere di aver inficiato l’assunto, l’importanza dell’aspetto quantitativo della questione. Se qualcuno ritiene che l’aspetto quantitativo sia trascurabile, lo dica, e provi a dimostrarlo, se ci riesce. Insomma, ripeto: la dott.ssa Serra si riconosce nella linea di Giorgio Gori, nella quale noi ci riconosciamo, e conseguentemente pensa che esista un limite quantitativo superiore alla capienza del nuovo Centro culturale islamico? Qual è allora questo limite superiore (ovvero, quali sono i valori di X e di k?).
    In un disperato tentativo di cazzeggio, qualcun altro potrebbe domandarmi: scusa, Aristide, se ritieni preminente l’aspetto quantitativo, perché non hai parlato direttamente di quello e soltanto di quello? La risposta è fin troppo semplice: dovevo marcare in maniera evidente la distanza da Salvini, Alessandro Sorte, per non parlare di Cavagna il Giovane, che peraltro non mi sembra che abbia fatto il più pallido tetativo di ragionamento: a lui interessano i voti. Arf! Ma una risposta ancora migliore sarebbe quella gesuitica, cioè una risposta formulata in forma di domanda: perché, scusa, dove sta scritto che io debba esprimermi come piace a te, preferibilmente a livello pedretto-cavagnesco?

  8. Eterogenesi dei fini: Cavagna il Giovane voleva fare una cosa brutta; eppure, al contrario, potrebbe nascerne una bella

    Per “eterogenesi dei fini” si intende la circostanza per cui uno pensa di fare una certa azione — bella o brutta, poco importa — per conseguire un certo risultato, poi però succede che non si produca quel risultato, ma uno del tutto diverso e, soprattutto, imprevisto.
    Mi pare che in questi giorni, a proposito della vexata quaestio del nuovo Centro culturale islamico ci troviamo di fronte, appunto, a un caso di eterogenesi dei fini. I gatti padani non capiscono? Chissenefrega, così si chiama e così la chiamo io. Come dice sempre Cacciari alle sciacquette di insipida e diarroica loquela: ma che state a dire? Studiate, piuttosto! (Ahimè, lo disse anche a Lara Comi, e bisogna dire che aveva ragione). Riassumiamo dunque i fatti.
    1. La dott.ssa Serra zitta zitta, quatta quatta, pensa di poter mettere i suoi concittadini di fronte al fatto compiuto di un nuovo Centro islamico maggiorato di un fattore k che ancora non conosciamo, ma che si sospetta di entità considerevole. Perché altrimenti l’operazione avveniva all’insaputa, per esempio, di Gandolfi?
    2. Dal perimetro del Municipio parte una soffiata, a Cavagna il Giovane, o a Locatelli.
    3. I due forzitalioti avvertono il determinato e maschiamente volitivo Alessandro Sorte.
    4. Alessandro Sorte muove le sue pedine e sull’Eco di Bergamo esce l’articolo del giornalista anglorobicosassone Remo Traìna.
    5. L’articolo di Traìna serve di volano alla campagna raccatta-voti di Cavagna il Giovane, il che gli consente, fra l’altro, ancorché sfanculato da Marcobelotti, di ricondurre all’ovile proprio Marcobelotti, “pirsonalmente di persona”, come direbbe Catarella.
    6. La campagna di Cavagna il Giovane fa leva sull’islamofobia e sulle paure generalizzate dei curnensi, alcune peraltro anche fondate. Il fine è quello di fare il pieno di voti e poco importa al giovane “statista” se va a puttana la pace sociale. Anzi, quanto peggio, per lui, tanto meglio. Tant’è che non fa niente di concreto per fermare la Serra, a parte l’ideuzza scontata di una petizione sgangherata di referendum, priva di agganci concreti e plausibili, formulata in termini tragicamente ridicoli, verrebbe la voglia di dire. Lo statista curnense, esponente della “Generazione Amici”, vuole la caciara, dalla quale spera di ottenere un lucro elettorale. Questo, dal nostro punto di vista, di amici del popolo, è a dir poco esecrabile.
    7. Però — qui fa capolino l’eterogenesi dei fini — l’allarme suscitato da Cavagna il Giovane costringe la dott.ssa a fare le prme mezze ammissioni, a snocciolare qualche dato, che non prenderemo necessariamente per oro colato. Ma non finisce qui, la vera buona azione, non prevista da Cavagna il Giovane, deve ancora venire.
    8. Ed ecco la buona azione, anzi, eccole, le buone azioni (sono due); adesso che abbiamo elementi quasi sufficienti, appena avremo completato il quadro, potremo fare ben due buone azioni:
    9. Possiamo chiedere al Pd di intervenire, in favore dei cittadini curnensi, ma in realtà nel suo stesso interesse, a dare una calmata alla dott.ssa Serra che, quando si mette in testa una cosa, punta i piedi e “non guarda in faccia a nessuno”, tanto più che la volontà di fare la politica delle Acli sembra fare aggio su ogni altra considerazione. Tanto che sorge il sospetto che la dott.ssa Serra usi i fedeli musulmani nella prospettiva di una affermazione personale, in primis in termini di prestigio.
    10. Se riusciamo a ridurre a più miti consigli la dott.ssa Serra tarpiamo le ali a Cavagna il Giovane e arrestiamo sul nascere più che prevedibili interventi a gamba tesa del fascioleghista Salvini.

    Insomma, dapprima la dott.ssa Serra pensava quatta quatta di mettere tutti nel sacco. Poi Cavagna il Giovane pensò che creando il panico a Curno avrebbe avuto tutto da guadagnare, tant’è che non gli passò nemmeno per l’anticamera del cervello di far qualcosa per fermare la Serra. Qui però interveniamo noi che faremo tutto il possibile per ridurre la dott.ssa Serra alla ragione, nel rispetto, come si dice, del principio di realtà.
    Ultima considerazione: in tutto questo cancan ci rimettono — anche — gli stessi residenti curnensi di religione islamica, visto che c’è il rischio che i curnensi doc (boh!) se la prendano con loro. Ma noi mostreremo ai cittadini che non devono temere i fedeli musulmani, ma le Acli con questa loro mattana della Convivialità delle differenze, e la dott.ssa Serra che si è messa in testa di compiacere loro, costi quel che costi, di là da ogni ragionevolezza.

  9. Rossano permalink

    No, non ho scritto che fu la dr.ssa Serra, sindaco in quota PD di Curno, paese bello da vivere, a fare promesse. Ho scritto che probabilmente ci fu qualcun altro che avrebbe potuto fare promesse di tal genere. Altrimenti non si spiega il perché di tanto affaccendarsi.
    [Sì, ma non dimentichiamo che alle elezioni amministrative del 2012 la dott.ssa Serra si è presentata come a un ballo in maschera, con l’addobbo di “Vivere Curno”; altrimenti, se trascuriamo questo particolare, la dott.ssa Serra si arrabbia: N.d.Ar.]

    Quando però dr.ssa Serra, sindaco in quota PD di Curno, paese bello da vivere, destinò a una cerimonia islamica l’aula magna della scuola media Giovanni Pascoli di Curno paese bello da vivere, allora sì, allora dr. Serra agì di sua iniziativa.
    [Era l’aula magna o la palestra della scuola? O non era uno spazio all’aperto? O quello spazio all’aperto era (anche) lo spazio della palestra? Nel filmato che apparve nella pagina facebook del Pedretti mi pare che i fedeli fossero all’aperto. A proposito, la dott.ssa Serra disse in Consiglio, rispondendo a un’interrogazione di Cavagna il Giovane, che c’era una denuncia per quel filmato, in quanto ripreso da una postazione non autorizzata. Che fine ha fatto la denuncia? Non che la cosa mi entusiasmi, le denunce non mi entusiasmano mai. Ma conosco abbastanza bene il significato dell’espressione “C’è una denuncia!”. Il Pedretti diceva di Aristide: “Io quello l’ho denunciato!”. Un giornalista mi riferì di essersi sentito dire questo dal’ex politico curnense; d’altra parte, che male c’è? In fondo era vero, però il Pedretti non aveva detto l’esito della denuncia, che il giornalista sapeva. N.d.Ar.]

    Snaturò lo spazio della stessa a uso ci culto e di preghiera. Potremmo anche noi allora fare una bella mozione e stabilire che la casa della dr.ssa Serra già sindaco in quota PD di Curno, paese bello da vivere, sia destinata a uso di culto e di preghiera altrui. Non si possono cambiare le carte in tavola. C…o!!!
    A Bergamo non c’è la possibilità di professare la propria religione e pregare ognuno il proprio Dio? Ammettiamo che sia così: ma perché venire a Curno? Noi non vogliamo fare da zerbini a Gori.
    [Se veramente Curno dovesse diventare la sede dei musulmani rifiutati da Gori, se fossi musulmano mi arrabbierei con Gori e insisterei per pregare a Bergamo. N.d.Ar.]

    I vizi restano vizi propri e nessuno deve farne le spese per i viziosi*.

    —————————————–
    * Viziosi e ambiziosi sono egualmente pericolosi, soprattutto se indifferenti agli effetti dei loro vizi e della loro ambizione sul prossimo. Caz.o!!!

  10. Chi si occupa — adesso — della c.d. moschea all’Eco di Bergamo

    Prendiamo atto con piacere che Remo Traìna non si sta più occupando della cosiddetta moschea di Curno, dopo l’articolo che ha fatto di volano per la campagna raccatta-voti di Cavagna il Giovane. Quell’articolo ha recato un grande dolore alla dott.ssa Serra, per ragioni comprensibili. E non è piaciuto punto neanche a noi, per altre ragioni, anch’esse facilmente comprensibili.
    Adesso della questione della moschea si occupa Fausta Morandi (vedi foto). Avendo sentito il parere della dott.ssa Serra (Pd) e del geom. Locatelli (Forza Italia), e dopo aver dato conto della posizione del dott. Roberto Calderoli (Lega nord), non sarebbe male che documentasse il punto di vista razionale dei resistenti curnensi rappresentati in Consiglio dal dott. Gandolfi (ex sindaco del buon governo, titolare di una lista civica indipendente, non velata).
    All’occorrenza, ma comunque in separata sede, Fausta Morandi potrebbe anche sentire il parere del consigliere Sara Carrara, senza trascurare di domandarle l’appartenenza partitica attuale, che continua a rimanere un mistero per i curnensi, nonché le ragioni che l’hanno spinta a non chiedere più le dimissioni della dott.ssa Serra, che pure erano state anunciate con gran rullo di tamburi mediatici, attraverso un articolo a lei espressamente dedicato, sempre sull’Eco di Bergamo, firmato R.T. Grazie.

    f.to Aristide, per conto di un gruppo di cittadini solleciti della libertà di stampa in terra orobica

  11. BergamoEuropa: sobrietà a oltranza, ovvero la tecnica del muro di gomma

    BergamoEuropa, come sappiamo, è l’ennesima associazione della quale non si sentiva assolutamente il bisogno. Anzi, poiché è un’associazione che si propone di fare lobbying a favore degli ex bersaniani orobici, poi traghettatisi sulla sponda di Renzi, ma che devono superare lo sbarramento dei renzisti dela prima ora, noi consideriamo l’esistenza dell’Associazione come potenzialmente pericolosa. Come quasi tutte le associazioni, del resto, che, invece di promuovere il progresso morale e civile della comunità di apartenenza, si propongono di rendere i propri associati, e in particolare i loro capintesta, “più uguali degli altri”, come si legge nella Fattoria degli animali di George Orwell. Perciò se vengo a sapere di una nuova associazione, da Curno a sei zampe a BergamoEuropa, tra vedere e non vedere, mi metto una mano davanti e una dietro.
    Ebbene, ultimamente BergamoEuropa ha promosso un convegno che più inutile di così nn poteva essere, sulla ricaduta del Patto di stabilità sulle finanze degli Enti locali. Di questo argomento s’è parlato a josa, in tutte le salse, da tutti i punti di vista: giuridico, politico ecc. Esiste, com’è noto, l’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani, riferimento privilegiato e molto burocratico di tutti i segretari comunali, che ha la sua rivista, il suo sito, riccamente articolato (compresa la sezione “Le donne sindaco”), ha perfino la sezione “Anci giovani” (e te pareva!) e arriva all’impudenza — udite, udite! — una sua politica culturale (i burcrati fanno cultura: ohibò!). Dunque che bisogno c’era di questo convegno, se non alla cosiddetta sinistra per marcare il territorio della burocrazia amministrativa orobica? Tanto più che il cappello ce l’ha già messo sopra, eccome, e da sempre.
    Che tristezza! La sinistra, quando esisteva una sinistra, era antiburocratica. Un motto del ’68 francese era “No alla borocrazia”. Invece la similsinistra è tutta burocratica, pretende di soffocare il popolo rovescinadogli addosso tonnellate di cacatissime carte, delle quali losignori s’inebriano.
    Ecco dunque che il 5 marzo indicono a Bergamo questo convegno inutile, uno dei tanti convegni inutili, dove prende la parola il dirigente di una fondazione (squit!) dell’Anci (toh!) che si ocupa di “studi, analisi e proposte in materia di finanza locale”.
    I lavori del convegno sono introdotti da Antonio Misiani, che è il conte zio dei similprogresisti curnensi. Poi prenderà la parola, fra gli illustri relatori, Antonio Sebastiano Purcaro, un uomo che potrebbe — anche lui — considerarsi archetipico della benemerita categoria dei segretari comunali.
    Dopo tanto battere di grancassa, dopo che i burocrati di terra, di cielo e di mare (!) di Orumbovia si sono aggruppati, hanno stretto patti segreti e si sono fatti rilasciare gli attestati di partecipazione, dopo che hanno ottenuto un articolo compiacente sulla stampa anglorobicosassone, tutto tace. Ma non c’è da meravigliarsi, fanno sempre così. Loro creano l’evento, poi quel che sarà sarà. E intanto appiccicano le marche personali di benemerenza burocratico-similprogressista nell’Albo di carriera, concepito con criteri simili a quelli che informarono l’Album di raccolta delle etichette Cirio.
    L’11 marzo mi permisi di entrare nella pagina Facebook di Bergamo Europa, formmulando la seguente interrogazione:

    Come è riuscito il convegno? È emersa una chiara volontà di sottoporre i burocrati a processo, fare tabula rasa e costruire una nuova Italia con i burocrati ridotti al minimo indispensabile, secondo il programma di Carlo Cattaneo “meno avvocati, più ingegneri e fisici”? Sono stati denunciati i tentativi di cazzeggio delle amministrazioni locali che se la prendono con il patto di stabilità che tarpa le ali ai burocrati e ai politicuzzi in carriera? Il segretario provinciale Antonio Sebastiano Purcaro ha dato prova della sua straordinaria cultura, essendo egli notoriamente “cultore” di discipline giuridiche ai massimi livelli burocratici? I partecipanti hanno avuto il loro attestato di partecipazione al corso?

    L’interrogazione è rimasta senza risposta. La chiamano “sobrietà”.

  12. Strada selciata interdetta ai ciclisti montani e ai cani iscritti a “Curno a sei zampe”

    Percorrendo il sentiero che vediamo nella foto a sinistra, si vedono e si sentono, con la vista e con l’odorato, il timo, la santoreggia, il rosmarino, la lavanda. Quando il cielo è terso e il mare limpido, il fondo marino presenta le sue “ciappe” (significa: “piatte”, cioè pietre piatte): hanno l’aspetto di lastroni posati sulla sabbia e sono concrezioni rocciose di sabbie marine, cementate dall’acqua calcarea di sorgenti sommerse. Più in là, guizzano i delfini e, ancora oltre, nel cosiddetto Santuario dei cetacei, soffiano, quando ci sono, capodogli e balenottere.
    Dovendo scendere a piè del colle nella direzione mostrata dalla fotografia, si prende una strada lastricata, costruita nel XII secolo dai monaci benedettini che introdussero la coltura dell’ulivo in questa parte d’Italia, la Liguria, come anche in altre parti: per esempio in Val d’Aosta che nel Medioevo aveva un clima più mite, e i vecchi ulivi sono acclimatati, e vegeti, mentre non sarebbe pensabile di impiantarvi l’ulivo, oggi. Forse fra qualche decennio se, come dicono i catastrofisti, il riscaldamento globale sarà impietoso con noi mortali.
    Scendendo per quel sentiero lastricato si sfiorano i muri di contenimento del terreno che hanno garantito per secoli la sopravvivenza dei terazzamenti. Anche da un punto di vista ingegneristico, c’è da rimanere a bocca aperta. A quel tempo non abbondavano nella fiera delle vanità i superlaureati come quelli che vantò la dott.ssa Serra, o anche si auto-vantarono, non c’erano nemmeno i superpremiati, eventualmente figli delle galline bianche. Però la gente stava a sentire le persone intelligenti e sagge. Mica esistevano gli assessorucoli che dicevano: “Sì, mi piace! Mi piace, ho detto!”. Oppure: “Non mi piace!”. O anche: “Mi piace e non mi piace”. Questi scellerati non hanno paura di bestemmiare: “Facciamolo! Lui lo vuole! Deus lo volt!” (quest’ultimo è il motto dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che la zarina curnense fece proprio). Insomma, quando comandavano i saggi monaci, invece degli assessori assatanati, l’equivalente di una Piazza degli Impiccati curnense sarebbe stato cosa inconcepibile.

    Osserviamo infine che, prima di inoltrarsi sul selciato della mulattiera, un cartello perentorio (foto a destra) bandisce i ciclisti montani, detti mountain biker, in linguaggio coglione. Anzi, per essere ancora più coglioni: mountain bikers, con la “s” finale, come “gli sports” (Renzo Arbore ci aveva fatto un tormentone).
    A destra del cartello, un pannello serigrafato declina il divieto nei suoi aspetti burocratici: pene per i trasgressori ecc. Un poscritto ammonisce che non sarà tollerato il passaggio di cani iscritti all’associazione raccatta-voti “Curno a sei zampe”, fatta eccezione per Ettorino, che è stato iscritto forzosamente. Ma lui, che è un cane intelligente, non voleva prestarsi all’impostura.

  13. porta aperta permalink

    La gente in generale è stanca, la gente di Curno idem, troppe manfrine di tutti.
    Serra incandidabile: troppo vanitosa, mira in alto non agli stracci di un Paese come Curno.
    Serra incandidabile2: fuori dal mondo, persa nei suoi sentieri di città alta fra le nuvole, fuori dalla realtà quotidiana di Curno e della gente.
    Incandidabili: Conti Zio, Conti Max, Locatelli, Carrara, Pedretti, tutto il PD e tutto il Cdx, qui addirittura nessun commento, si commentano da soli.
    L’unico credibile è il Dott. Gandolfi, serio, preparato, onesto, libero da qualsiasi gioco, intellettuale ma non sulle nuvole, benissimo calato nella realtà della gente.
    Io sto spingendo con Bergamo per fare, se lui d’accordo, una lista con lui al comando attorniato da gente valida onesta e altrettanto preparata.
    La gente capirà velocemente tutto e agli altri resterà una campagna elettorale solo di chiacchiere e la gente, tranne un paio di famiglie nostalgiche di uno e dell’altro schieramento, non li cagherà nemmeno (scusate il francesismo).
    [Essendo di scuola morettiana, avrei preferito “cacherà”. Ma non sono fanatico, accetto la sonorizzazione della consonante velare, che da “c” diventa “g”: vedi Bossi e la sua “gabina” elettorale. Quel che non perdono sono invece le sciacquette che parlano a sproposito, convinte però di dire cose di valore, e pregnanti, oltre che ‘à la page’. Allora ben venga Nanni Moretti che schiaffeggia la giornalista-sciacquetta: «Ma come parla! Io non parlo così! Chi parla male, pensa male, e vive male!»; ben venga Cacciari che le manda a fare in culo. N.d.Ar.]

    Gandolfi Sindaco per un Paese che sarà più bello da vivere, ma soprattutto nella realtà, non solo a parole, un Paese in Movimento, dove i trafficoni non avranno spazio e finalmente si vedrà qualche opera degna e qualche soldo in cassa da investire nella sicurezza.
    Tutti gli altri arrivisti capaci solo di screditare Angelo perché non all’altezza di capirne la nobiltà, piano piano andranno in esilio, l’oblio loro meritato, non resisteranno 10 anni nell’oblio e Curno sarà finalmente libera da omuncoli.
    Amen

    [A coloro che continuano a nutrire la convinzione che i cittadini siano schiavi dei partiti e, quel ch’è peggio, schiavi di questi politici indigeni — incapaci, fragili caratterialmente e politicamente, intellettualmente e culturalmente — rispondo con un antico brocardo: «Nihil perfectum est dum aliquid restat agendum»; cioè, “Nulla è compiuto quando rimane ancora qualcosa da fare”. Certo, se non si combatte, si perde. E allora c’è il rischio che il paese sprofondi nella depressione aziendalsimilprogressista, senza valori, senza virtù e senza speranza; o che prendano il sopravvento le vecchie ciabatte della politica, magari mandando avanti un ragazzino della “Generazione Amici” (per il momento: poi lo sfilano, e lui soffrirà). Ma se si combatte, se si ha fiducia nelle proprie idee, se si butta al fuoco il pallottoliere dei pavidi, si vince. Abbiamo già ottenuto l’esilio del Pedretti (e non c’è Curno pedretto-micio alternativa che possa revocarne l’esilio); ma era anche l’osso più duro. Mandare in esilio il resto dell’allegra brigata dei politici indigeni è il prossimo passo, e non è neanche così difficile. Se si combatte. N.d.Ar.]

    • porta aperta permalink

      Concordo Prof. Aristide,
      combatteremo.

      • Ipotesi su Porta aperta

        Il primo messaggio di Porta aperta è del 13 febbraio 2016. Giusto, in apertura del gioco, un cenno di saluto: «Ma è già partita la campagna elettorale a Curno…? buon giorno Prof. Aristide. La seguo sempre con tanto interesse, un piacere leggerla». Al che rispondevo: «Non so chi lei sia. Comunque, salute a lei! Più che la campagna elettorale, direi la lotta politica ecc.».
        Abbiamo ricevuto altri diciotto messaggi da Porta aperta, tutti smaccatamente progandulfiani: il che, francamente, ci ha lasciati un po’ perplessi. E se fosse in atto un tentativo di farci sbilanciare? Noi potremmo gongolare, per poi essere spernacchiati: fra l’altro, giustamente, qualora fossimo fatui come certi personaggi di nostra conoscenza. Beh, non abbiamo mai gongolato. Però, in base al principio dell’eterogenesi dei fini, sul quale abbiamo speso qualche parola in questa pagina, diremo che non tutto il male vien per nuocere: quand’anche Porta aperta fosse un agente provocatore, ci ha comunque permesso di mettere a segno qualche considerazione delle nostre. Naturalmente, come avrà notato il lettore, siamo stati guardinghi, bene attenti a non inciampare, se putacaso qualche corda venisse tesa all’improvviso, mentre procediamo.
        Nel corso dei diciotto messaggi finora pervenuti, Porta aperta si è aperto un po’ (l’apertura di Porta aperta è un bisticcio di parole voluto) ma, in realtà, non più che tanto. Ci ha detto che è in cantiere una discesa in campo dei grillini, e che lui è in contatto con il movimento nascente (a Curno), anzi avrebbe una qualche voce in capitolo. Ma, soprattutto, abbiamo capito che Porta aperta è un lettore di Nusquamia puntuale, globale, attento alle sfumature.
        Quindi, se è un agente (in questo caso, “agente”, e non “attore”: agiscono entrambi, ma c’è differenza, come tra “amante” e “amatore”), dobbiamo dire che sta facendo un buon lavoro. Rimane il problema: per chi lavora questo agente? Potrebbe lavorare in servizio permanente per un’organizzazione, come Vera Baboun per l’Autorità Nazionale Palestinese; oppure potrebbe lavorare in proprio, come l’agente Joubert nei Tre giorni del condor (avte visto questo film meraviglioso? spero di sì).
        Cominciamo con la prima ipotesi: agente al servizio di qualcuno. I lettori ricorderanno che il primo sospettato fu Max Conti, o un amico di Max Conti. Sottoposto al nostro nostro “Max Turing Test”, Porta aperta, per fugare l’ipotesi di essere l’alter ego di Max, ha scritto che Max Conti è «aziendalista, inutile, incapace, solo chiacchiere». Ottimo risultato: se Porta aperta è Max Conti, certo dev’essere stata dura, per lui, riuscire a scrivere queste cose. Se invece era un incaricato di Max Conti, mi sa che si è rotta un’amicizia.
        Veniamo alla seconda ipotesi, quella dell’agente in proprio. In tal caso il sospettato è il gatto padano, che sappiamo lettore attentissimo di Nusquamia, un’iniziativa che suscita in lui un’invidia pazzesca, come si evince da una facillima interpretazione di certi suoi malevoli interventi, quando ancra gli era concesso di metter piede nella nobile isola di Nusquamia e cacheggiare sui suoi prati fioriti. Lui, il gatto, dice che Nusquamia è una cloaca, ma intanto non ci dorme la notte, perché lui non riuscirebbe mai a fare una cosa del genere: già, perché il suo specifico sono le malignità, i colpi bassi, la disinformazione. Oppure le cacate carte, che lui annusa inebriandosene. Insomma, lui gode delle bassure della politichetta, delle meschinità paesane, ma poi pretende di dare lezioni su come si debba stare al mondo. Cose da pazzi!
        Dunque, se Porta aperta non se n’ha a male, gli chiediamo di superare una nuova prova, il Micio-Turing Test. Ameno così noi ci divertiamo: non so il gatto, che però è abbastanza vanitoso da godere anche quando si parla male di lui. Oddio, a dirla tutta, è anche masochista: gli piacciono i nostri colpi di scopa, ma soprattutto il suo sogno è di essere preso a frustate dalla dott.ssa Serra in tenuta da cat-woman, con giubbotto di pelle ornato di borchie metalliche. Porta aperta conosce bene il gatto padano doc, come ha mostrato di conoscere perfettamente molti altri animali del bestiario di Nusquamia. Ecco dunque la prima prova del Micio-Turing Test, che verte sulla psicologia del gatto: come si spiega l’anticlericalismo di maniera del gatto? Come dobbiamo interpretare la sua delusione per l’amore non corrisposto della Serra? Alla luce di quali possibili traumi infantili?

  14. Cani e gatti

    P.S. al commento sulla strada selciata interdetta ai cani tesserati politicamente – Vi ricordate, a proposito di cani e associazioni canine, del tempo in cui il furore canino aveva raggiunto l’acme, e i “destri” curnensi stravedevano per i cani, in mancanza della moschea, che sarebbe venuta solo adesso come pretesto di caccia al voto? E quelle indimenticabili, esilaranti pagine di Facebook? Ancora Cavagna il Giovane e Locatelli non avrebbero reso le loro pagine prosopobibliche impenetrabili agli sguardi indiscreti dei potenziali nemici: in pratica, temendo le rasoiate di Nusquamia, quando si accorsero che Aristide le leggeva e le commentava, le blindarono; come del resto anche Max Conti. Da un certo punto in poi le loro pagine recarono la scritta funerea “Per vedere cosa condivide con gli amici, inviagli una richiesta di amicizia”. E così chissà quanti contatti hanno perso, ma dovevano avere una fifa boia, perciò hanno messo lo zip all’imene.
    Però, prima della blindatura, nelle pagine Facebook summenzionate era tutta una graziosa cagnara: Marcobelotti (che peraltro non ha blindato la pagina Facebook) mostrava cagnolini e, a dir la verità, ha continuato a mostrarli, se non altro dimostrando che non aveva niente di cui vergognarsi; Cavagna il Giovane, non ne parliamo; Locatelli, pure. Ma il caso più eclatante era quello del Pedretti. Abbiamo scoperto quel che nessuno si sarebbe mai aspettato: ebbene sì, il Pedretti ama i cani! E, naturalmente, pubblica foto di cani. Ma se il Pedretti amava i cani, perché adesso non li ama più? Non vedo più foto di cani.
    Una risposta possibile è che adesso il Pedretti ami i gatti. Vi ricordate il gatto padano doc? Ci fu un tempo in cui fu il consulente del Pedretti. Poi volle rivestire questo medesimo ruolo con la Serra, anzi arrivò a concepire un folle amore per la proposta politica della Serra. Sognava di diventare lo scudiero della Serra: umile, prostrato e, se necessario, a piedi scalzi. Invece con lui la Serra avrebbe usato gli stivaloni, ma al gatto stava bene così: che lo fustigase pure, il dolore è piacere!
    Avviene però che i i grandi amori si trasformino poi in dispetto, o anche in rancore, se non sono corrisposti. È precisamente quel che è successo al gatto padano. Il quale, oggi, potebbe tornare a miagolare per il Pedretti. Chissà! Intanto vediamo gli sviluppi del sitarello della Curno pedretto-micio alternativa. Vedremo, e rideremo.

  15. Rimonta leghista: ri-sfanculamento di Cavagna il Giovane?

    E così Cavagna il Giovane è servito: di barba e di capelli. Avevano ricevuto una soffiata all’interno del Municipio di Curno, lui e Giovanni Locatelli: la soffiata, com’è noto, riguardava il trasferimento dell’esistente Centro culturale islamico in altra sede, verisimilmente più ampia. I due, invece di fare chiarezza sullo stato delle cose (visto ceh avevano ricevuto la soffiata) e invece di risolvere il problema in favore dei cittadini di Curno, hanno pensato di mettere a profitto l’informaazione in proprio favore e contro l’interesse dei cittadini di Curno. L’interesse dei cittadini sarebbe che i politici risolvessero i problemi e non che ne creassero di nuovi: invece, da una parte, la dott.ssa Serra, apparentemente, vuole favorire un’espansione del Centro culturale islamico per fare un piacere alle Acli e a se stessa, per ragioni di carriera OltreCurno, delle quali abbiamo già ampiamente parlato; d’altra parte, la sgarrupata destra curnense alza il tiro e si fa promotrice di un clima di allarme, come se la dott.ssa Serra fosse un dio, come se non potesse essere contrastata nelle sue ambizioni. Non feceo nemmeno un tentativo di fermarla: ed è fin troppo evidente perché. Per questa destra sgarrupata e impresentabile, quanto peggio vanno le cose, tanto meglio.
    Come non ci stanchiamo di ripetere, la strada giusta è quella della ragione. Dunque, bisogna combattere per costringere la dott.ssa Serra alla ragione, usando l’astuzia della volpe e la forza del leone (e non è detto che la forza sia la nostra: potrebbe essere quella dello stesso Pd, il quale potrebbe anche non essere contento di essere trascinato dove la Serra vuol portarlo).
    Ma che cos’è questa destra sgarrupata curnense? Ebbene, quando Cavagna il Giovane e Giovanni Locatelli si sono precipitati da Alessandro Sorte e hanno promosso il cancan che conosciamo, cominciato con l’articolo del giornalista anglorobicosassone Remo Traìna che ha fatto da volano alla kermesse dei gazebo, si proponevano di cannibalizzare l’elettorato della Lega nord, sbandato dopo le note scorribande pedrettesche (il 4 aprile, se non sbaglio, si terrà una nuova udienza del processo penale per i rimborsi allegri, per cui il Pedretti è già stato condannato in prima istanza dalla Corte dei Conti). Marcobelotti, che aveva sfanculato Cavagna il Giovane, [*] è stato costretto a fare buon viso a cattivo gioco, ma deve essersela legata al dito. Soprattutto se la sono legata al dito i cacicchi del partito. Ma intanto Cavagna il Giovane faceva la figura di avere imposto la propria egemonia a Marcobelotti; Cavagna il Giovane, che ambisce al ruolo di erede del Pedretti, poteva dire, anche lui, proprio come pare dicesse il Pedretti, quando si vantava delle sue imprese: “L’ho inculato!”. Quanto poteva durare il grande bluff?
    La locandina che abbiamo pubblicato qui sopra è la risposta al bluff cavagnesco: e non c’è chi non veda la tempestività di tale incontro, apparentemente e pretestuosamente culturale, dal titolo sciacquettistico, con giochino di parole degno delle più smutandatate maestrine similprogressiste: “Immigrazione e (dis)integrazione”. Ohibò! Qui ci vorrebbe Nanni Moretti, o quanto meno una sua controfigura, che schiaffeggiasse come si meritano tutti coloro che s’inventano questi titoli, queste insegne, questa robaccia da analfabeti di ritorno, con l’aggravante della pretesa fichitudine. Integrazione/(Dis)integrazione: che bello! Stupendo! Quasi-pedrettesco: squit, squit, squit! O anche “Curno in comune”, dove si può leggere “comune”, o anche “Comune”: squit, squit, squit!
    Intervengono all'”evento” culturale promosso sull’onda del panico suscitato dal Centro culturale islamico maggiorato, come vorrebbe la linea Acli-Serra:
    • Souad Sbai, introdotta nella locandina come “Presidente dell’associazione della comunità marocchina delle donne in italia”; ma noi sappiamo che è una giornalista e politica italiana, già del Pdl, poi a fianco di Gianfranco Fini nell’avventuristica impresa di Futuro e Libertà, quindi reduce nel Pdl, infine aderente alla Lega nord.
    • Toni Iwobi, presentato come responsabile per l’immigrazione nel partito della Lega nord: ma noi sappiamo che è nigeriano e che, con tutto il rispetto, lui è lì come testimonial, in vista di un’operazione mediatica, per narcotizzarci e farci dimenticare quanto sia pericolosa la proposta lepenista-populista di Salvini. Iwobi è stato scelto per la stessa ragione per cui Berlusconi imbarcava nel partito e nel governo donne “laureate e di bell’aspetto” (come la Minetti?), per la stessa ragione per cui l’imitatore Matteo Renzi imbarcò anche lui donne “ggiovani” e talora di straordinaria bellezza come Maria Elena Boschi, per la stessa ragione – infine – per cui il Pedretti e Giovanni Locatelli scelsero come candidato sindaco di Curno Claudio Corti, in qualità di “ciclista e manager”. Un’operazione mediatica e dal nostro punto di vista assai discutibile. È inutile che Salvini cerchi di tapparci la bocca affermando a proposito di Iowbi: «Se qualcuno definisce ipocrita questa operazione è perchè il vero razzismo sta a sinistra». Ma guarda un po’: adesso dovremmo andare a lezione da Salvini: cose da pazzi! Comunque, visto che è così bravo, Salvini provi a dimostrare come la protasi di questo periodo deriva dall’apodosi. Mi sa che farà una brutta figura, come quando disse che “migrante” è un gerundio (e qualcuno commentò: «Bene, allora Salvini è un ignorando». Roba da pazzi!
    • Daniele Belotti, che almeno è lì per fare il suo mestiere, e per cercare di ripristinare la leadership della Lega nord riguardo alla questione della moschea, mettendo in un angolo Cavagna il Giovane. Qualunque cosa dica il Belotti, anche la meno condivisibile dal nostro punto di vista, almeno lui sarà sincero. Il problema è la cosiddetta moschea, dunque che si parli della moschea senza troppi cazzeggi “culturali”. Tanto lo sappiamo tutti che a Cavagna il Giovane a Daniele Belotti non importa un bel niente della “liberazione delle donne” del mondo islamico, se non come strumento propagandistico.
    • Infine, dulcis in fundo, il dibattito “culturale” sarà moderato da Renato Farina, presentato come «editorialista del Giornale»; ma noi sappiamo che Farina è un cattolico integralista. Francamente, fa ridere che il dibattito culturale incentrato sul pericolo dell’integralismo islamico sia moderasto da un oltanzista come Farina, l’ex agente segreto Betulla, reo confesso di attività di disinformazione. Si veda Farina confessa: con i servizi dal ’99. “In via Nazionale la vera base di Pollari”. Mi sembra che il “cólto pubblico e l’inclita guarnigione” delle truppe cammellate di Curno siano ampiamente presi per i fondelli: più che dall’agente Betulla, dai politici indigeni, che almeno potevano informarsi, e organizzarsi un po’ meglio.

    ———————————————
    [*] Sullo sfanculamento di Cavagna il Giovane si veda Quando Marcobelotti sfanculava Cavagna il Giovane, che riporta il testo originale dello sfanculamento, prima che scompaia dal sito della Lega nord.

  16. porta aperta permalink

    buongiorno prof,
    lusingato per tanta sua considerazione, si sono suo fan, suo e di Angelo ha capito proprio bene, lei capisce anche cose ben più complicate, quindi questa è stata di facile comprensione.
    generalmente sono sincero (ogni tanto qualche bugia bianca) e voglio esserlo anche con Lei ora.
    Non sono in grado di spiegarle l’anticlericalismo di maniera del Gatto, davvero non sono in grado mi creda.
    Più facile capire la delusione d’amore non corrisposto della Serra.
    Li il gatto (sembra ma non è così acuto) ha fatto male i suoi calcoli, secondo me dimostrando di conoscere poco la Serra.
    Ha cercato di farle capire che lui fosse utile, che con lui come diplomatico poteva essere tutto più digeribile, che lui è bravo, colto, preparato…….non ha fatto i conti con La superbietà (anche se la dottoressa vorrebbe sembrare il contrario ma ne io ne lei ci caschiamo….ci mancherebbe) della sindachessa, col sentirsi onnipotente……la questione è semplice , il Gatto era innamorato e pensava di essere corrisposto se non per convenienza, invece non è stato considerato…..facile….perché la dottoressa vuole essere brava solo lei e quelli bravi le danno molto fastidio ( Gandolfi docet).
    Non sono il Gatto, ma prersto (promesso) dovrò per forza dichiararmi a lei.
    Con stima.

  17. Da sfanculante (attivo) a sfanculato (passivo)
    Bobomaroni che sfanculò Bossi, è lui stesso a rischio di sfanculamento

    Trascrivo dal Corriere della Sera:

    «A ognuno il suo mestiere». Matteo Salvini commenta così l’intervista rilasciata da Roberto Maroni al Corriere della Sera nella quale il governatore lombardo afferma che la scelta del candidato sindaco di Roma doveva essere lasciata a Berlusconi. «Quella di Giorgia Meloni – dice ancora Salvini – è la candidatura più forte possibile. Se Berlusconi converge, meglio per tutti». E su Maroni: «Io sono orgoglioso di come Maroni fa il governatore in Lombardia, Zaia in Veneto. A ognuno il suo mestiere».
    Non è la prima volta che Maroni e Salvini esprimono idee diverse sulle alleanze. Il governatore è per esempio da sempre sostenitore di un centrodestra che includa anche i moderati di Ncd (che infatti governano con lui in Lombardia), mentre il segretario del Carroccio ha più volte ripetute di non voler intese con Alfano e Lupi.

    Nota di terza F sui participi, i gerundi, la coniugazione attiva e quella passiva
    In ogni caso, attenzione alla grammatica: mi rivolgo in particolare ai militanti leghisti, solitamente di cultura mostruosa (soprattutto se penso a Tarcisio, non posso che inchinarmi davanti a tanta dottrina, sagacia e intuito politico), ma che sbagliano a giurare sul verbo di Salvini. Il quale, com’è noto, un giorno affermò: «Ma insomma, perché poi chiamarli migranti? Per me “migrante” è un gerundio. Stop». In realtà il gerundio del verbo “migrare” sarebbe “migrando”, mentre “migrante” è un participio (presente). Perciò qualcuno ebbe buon gioco a dire che “ignorante” è un participio, ma se Salvini confonde i participi con i gerundi, vorrà dire che di Salvini diremo non già che è un ignorante, ma che è un ignorando, se a lui fa piacere così. E, sicuramente, in fatto di grammatica e di cultura generale, veramente Salvini è da ignorare, cioè “ignorando” (che però, a essere precisi, in questo caso è un gerundivo, una eredità del latino sporadicamente presente nell’italiano, in parole come “reverendo” ed “educanda”).
    Nello specifico, facciamo presente che “sfanculante” è un participio presente ed ha valore attivo. Invece, “sfanculato” è un participio passato, con valore passivo, come sempre nei verbi attivi.

  18. Sfanculamenti di casa nostra
    Un anno fa Marcobelotti sfanculava Cavagna il Giovane. Rileggiamo l’atto ufficiale di sfanculamento (qui è tutto a norma di cacata carta)

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    Facendo clic sull’immagine si accede alla pagina della sezione locale (Curno) della Lega nord nella quale è ancora leggibile lo sfanculamento di Cavagna il Giovane pronunciato il 1 giugno 2015 da Marcobelotti.

    Tra un anno, Forza Italia e Lega nord contano di presentarsi insieme alle elezioni: la fasciofemminista se ci sta ad andare con Curno oltre/Forza Italia, bene. Se invece non ci sta, meglio. Con quale candidato sindaco, prego, si presenteranno Lega nord e Forza Italia unite? Un altro candidato usa-e-getta? E, nel caso, peraltro impossibile, in cui andassero al governo, hanno stabilito un termine post quem sarà lecito evaginare (= sguainare) i pugnali, come ai bei tempi, in vista della lotta all’ultimo sangue per il controllo del “territorio”?
    Insomma, la Lega nord e Forza Italia cominciano a fare prove generali di riappacificazione, perlomeno davanti agli occhi del popolo bue, che è invitato a vedere insieme – sporadicamente, sotto lo stesso gazebo – Giovanni Locatelli, Cavagna il Giovane, Marcobelotti e perfino la fasciofemminista (più che caldamente invitata, sopportata).
    Si noti in ogni caso che Giovanni Locatelli e Cavagna il Giovane continuano a tenersi stretto il marchio di Curno oltre. Invece il simbolo di “Claudio Corti sindaco” è stato rottamato da un pezzo; e non vi dico del simbolo di Consolandi – Una scelta per Curno: è finito nel magazzino delle scope, insieme alla targhetta “dott.ssa Sara Carrara”. Mi sembra evidente che Cavagna il Giovane e Locatelli temono fortemente l’evanescenza del partito–madre, Forza Italia, perciò si tengono stretto il marchio di riserva. Maneggiando i due simboli contemporaneamente, secondo convenienza, possono presentarsi con la parrucca di Forza Italia, o con la parrucca di Curno oltre. Per il momento indossano, l’una sopra l’altra, le due parrucche insieme.
    Comunque, poiché noi siamo quelli che non dimenticano niente, riproponiamo all’attenzione dei lettori l’atto ufficiale di sfanculamento di Cavagna Il Giovane stilato in data 1 giugno 2015 da Marcobelotti:

    Con la presente, il sottoscritto Marco Belotti, a nome e per conto della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, intende, a far data della presente, ritirare il proprio simbolo che componeva la lista Corti per Curno, rivendicando sin d’ora la totale indipendenza del movimento che rappresento rispetto al Consigliere che attualmente siede in Consiglio Comunale eletto nella lista Corti per Curno. È sottinteso che il Consigliere Paolo Cavagna non rappresenta più la Lega Nord poiché dissociata dalla lista Corti per Curno.

  19. Incontro dei resistenti con la giunta serrana

    Sono le 23.40 del 16 marzo, mi trovo in un pub nell’area dell’Uci Cinema, insieme a ungruppo di resistenti, reduci da un incontro con la giunta serrana.
    Avevamo scritto a caldo, tempo fa, che non accettavamo di farci impepare il culo da un articolo del giornalista anglorobicosassone Remo Traìna, perciò siamo andati a reperire informazioni alla fonte. Tireremo le conclusioni da questo giro d’orizzonte, ovviamente torneremo sull’argomento.
    Pare che Locatelli, Cavagna il Giovane e il loro boss abbiano sparato palle spaziali. Il giornalista anglorobicosassone Rmo Traìna ha innescato una turbativa dell’ordine pubblico: naturalmente, snza volerlo. Però potrebbe chiedere scusa ai cittadini, al meno questo.

  20. mozzese d.o.p. permalink

    Ohibò, cosa succede? I governanti di Curno hanno deciso di dare notizie solo a chi vogliono loro? E gli altri? Possono fare così? Condivideranno quando le decisioni saranno prese, sulla testa dei cittadini?
    Era presente anche il giornalista Traina?
    Io non credo che un giornalista scriva involontariamente qualcosa, semmai si lascia abbindolare da illusionisti in malafede. Questo sarebbe ancora peggio, visto quello che scrive.
    Brutto mestiere quello del giornalista, cosa si deve fare per campare, eh?!

    • Prime considerazioni a caldo, dopo l’incontro con i serrani
      Gli amici del popolo non speculano sull’emergenza moschea, spuntata come un fungo a fini di lucro elettorale


      In primo piano, a sinistra, ubicazione attuale (in un seminterrato) dell’attuale Centro culturale islamico. In piano medio, sempre a sinistra, il capannone acquistato dalla comunità islamica.

      Comincio dalla fine: no, il giornalista anglorobicosassone Remo Traìna non era presente, lui che con il suo articolo in data 15 gennaio diede la stura alla campagna elettorale di Cavagna il Giovane che ha deciso di cavalcare la questione della “nuova” moschea come un’occasione irripetibile. Com’è noto, Cavagna il Giovane e Locatelli rappresentano un partito che perde i pezzi per strada, loro lo sanno benissimo: tant’è che si presentano sia sotto l’egida di Forza Italia, nel caso che il partito sopravviva, per intercettare il voto di coloro che in forma residuale si riconoscono nella formazione berlusconiana, sia sotto l’egida di Curno oltre.
      Varrà la pena ricordare che l’articolo di Remo Traìna del 15 gennaio comincia con queste parole:

      Non solo via San Fermo. Spunta un altro edificio destinato, nelle intenzioni dei fedeli musulmani, ad ospitare un luogo di preghiera.

      E uno che cosa capisce? Il lettore capisce, se non sta attento, che a Curno esiste un Centro culturale islamico e che proprio lì di fronte nascerà una “nuova” moschea. E che magari la “moschea” di Curno sarà a compensazione di quella che Gori non vuole sia edificata a Bergamo, perlomeno in posizione e di capienza tali da recare disagio alla cittadinanza.
      Intanto nel paese corrono voci catastrofiche, ben oltre le dichiarazioni centellinate da Cavagna il Giovane, o da Locatelli. Ed era naturale, anche prevedibile, che le voci s’ingrossassero. Tant’è che non mancarono coloro che fermavano Gandolfi per strada per ottenere assicurazioni; altri cercavano di impeparci il culo e spingerci su posizioni salvinesche, di sfruttamento elettorale del disagio e della paura che serpeggia nel paese.
      Nell’interesse del popolo, e per amore della verità, occorre tornare alla ragione. Ebbene, quel che avrebbero dovuto fare Remo Traìna, Cavagna il Giovane e Giovanni Locatelli, nel nostro piccolo, vorremmo farlo noi, con le nostre modestissime forze, nonostante la conventio ad excludendum dell’Eco di Bergamo nei nostri confronti. E allora, in attesa che Gandolfi acquisisca gli atti e che si possa arrivare a conclusioni sensate utilizzando gli strumenti della ragione e avendo le carte sotto gli occhi opportunamente millimetrati:
      • stabiliamo il significato della parola “nuova” [moschea, Centro culturale islamico]: non significa, a quel che ci è stato detto, “ulteriore”, ma “altra, diversa”;
      • la distinzione tra “moschea” e “Centro culturale islamico” — confesso — sfugge al mio captus mentis, cioè alla mia capacità di comprensione, ma mi domando se valga la pena cazzeggiarci più che tanto, come quando nel processo a Bossetti la difesa chiese l’escussione di 700 testi che dovevano dire di non aver visto Bossetti quel certo giorno; a meno che qualcuno mi spieghi quale sarebbe la ricaduta, in termini pratici, sui cittadini di Curno, qualora fosse una moschea e non un Centro culturale islamico, come assicura la Serra;
      • il capannone è stato acquistato, mentre l’ambiente sotterraneo nel quale presentemente gl’islamici si radunano, in affitto, dovrebbe essere liberato;
      • il progetto di ristrutturazione del capannone è stato depositato con la seguente suddivisione in ambienti: spazio dedicato al culto, aule per la scuola coranica (se ricordo bene) e la scuola di lingua araba, servizi; tuttavia è tutto fermo, in attesa di conoscere le motivazioni con cui la Consulta ha bocciato la legge regionale n. 2 del 2015 (legge “anti-moschee”);
      • chiaro è il nostro punto di vista: siamo dalla parte del popolo, ci ripugna l’idea di lucrare sulle sue paure che demagoghi più o meno abili, più o meno spregiudicati, riescono a infondere nella massa che, come diceva Mussolini, «è donna»; [*] peraltro riconosciamo che molte paure sono fondate, ma allora l’amico del popolo vorrà rimuovere le cause della paura, invece di andare gongolante all’incasso elettorale, e, addirittura, fomentarle.

      Conclusione provvisoria, in attesa dell’acquisizione degli atti e di raccogliere le informazioni che diano materia alla formulazione delle premesse di un ragionamento compiuto:
      • riteniamo che sia vergognoso il tentativo di Cavagna il Giovane di attizzare una “emergenza moschea” con il duplice fine: a) trarne un lucro elettorale; b) mettere nell’angolo Marcobelotti e cannibalizzare l’elettorato leghista, accreditandosi come l’erede del Pedretti;
      • riteniamo che la dott.ssa Serra rispondendo a più riprese sull’Eco di Bergamo all’articolo di Remo Traìna e a tutto il cancan che ne è seguito, abbia sbagliato la strategia di comunicazione: invece di ridimensionare la portata dell’allarme con argomenti di buon senso e razionali, ha lasciato l’impressione di volersi accreditare come persona determinata e di principi irremovibili, ma così di fatto ha creato una spaccatura tra l’amministrazione e il popolo (alle volte conviene tenere per sé i principi e comportarsi in conseguenza, senza ostentazione);
      • siamo amici del popolo e riteniamo che esso debba essere tutelato: a) dalle ambizioni della dott.ssa Serra, che ci tiene a mostrare la sua contiguità con le Acli e con le mattane della “Convivialità delle differenze”: siamo del parere, com’è noto, che la diversità sia il sale del mondo e crediamo nella guerra delle idee;
      • siamo amici del popolo e riteniamo in particolare che il popolo di Curno non debba oggi essere trascinato in una pretestuosa campagna anti-moschea, così come nel 2009 non ebbimo un attimo di esitazione a condannare il tentativo di ispezione alla cosiddetta moschea di Curno da parte del Pedretti, in modalità di provocazione; siamo contrari alla vecchia provocazione, e alla nuova, perché convinti che il popolo di Curno non solo non abbia niente da guadagnare da un clima di conflittualità con la comunità di fede islamica, ma anche che non meriti di essere trattato come minus habens da politici indigeni di non affidabile caratura politica e culturale;
      • siamo amici del popolo e riteniamo di dover tenere gli occhi aperti sulle decisioni che la dott.ssa Serra vorrà prendere in nome dei cittadini, in modalità super-determinata; nello specifico della cosiddetta nuova moschea di Curno, dovremo tenere sotto controllo, per esempio, i passaggi di modifica del Pgt, la formulazione degli atti burocratici depositati o da depositare, le conseguenze di ciascuna decisione. In generale, avremo presente il benessere dei cittadini di Curno, che non va confuso con il benessere di chi, sulla pelle dei residenti di fede islamica, dichiarandosi amico o nemico, secondo personale convenienza, intenda plasmarsi una carriera politica.

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      [*] «La massa ama gli uomini forti, la massa è donna»: vedi E. Ludwig, Colloqui con Mussolini, Mondadori, Milano 1932, p. 65.

  21. Berlusconi e la Pascale (risum teneatis, amici!) oggi si accorgono che Giorgiameloni è fascista

    Avrete sicuramente letto la dichiarazione di Berlusconi: «Penso che Salvini sia fatto mal consigliare dai suoi, e si sia fatto trascinare in una logica di scontro locale. I leghisti di Roma sono tutti ex fascisti…». Ma come, se non bastasse eccovi l’autorevole pensiero della Pascale, che ha deciso di non farsi spodestare da Lavinia, l’ultima fiamma giovanile di Berlusconi, con un faccino pulito, e di continuare a impestare la casa dell’ex-Cav con i suoi cagnolini puzzolenti: si veda Francesca Pascale contro Giorgia Meloni: «È una fascista moderna».

    Eppure Giorgiameloni è stata ministro delle politiche “ggiovanili” in un governo guidato da Berlusconi: dunque Berlusconi la conosceva bene; anche la fidanzata ufficiale dell’ex cavaliere del lavoro, la Pascale, che gli si è attaccata come una cozza, doveva saperlo. Dovevano sapere che Giorgiameloni fu, oltre che babysitter di Fiorello, dirigente del movimento giovanile di Alleanza nazionale (AN: una sottomarca del Movimento sociale italiano, a fini di coglionamento dell’elettorato semi-moderato), poi deputato sempre per AN.
    E la stessa Giorgiameloni ha un bel prendere le distanze da Alemanno (si veda la foto qui sotto), adesso che finalmente le pentole sono state scoperchiate.

    Davanti a questo tntativo patetico di ricostruzione della verginità politica, Alemanno ha buon gioco ad affermare che «fino all’ultimo giorno della mia amministrazione Fratelli d’Italia ne ha fatto parte con numerosi esponenti: un assessore con deleghe molto importanti, il presidente di Ama, l’amministratore delegato di Risorse per Roma e, fino a qualche tempo prima, anche il presidente di Atac insieme a tanti altri».
    Seh, e adesso fa la santerella! Come se non bastasse, il meglio fico del bigoncio della Lega nord, Salvini naturalmente, la rivaluta, come punta di diamante di una integrità etico-politica tutta da ridere.

    Insomma, qui stanno a prenderci per i fondelli. Ma che vanno cianciando Berlusconi e la Pascale, quella che gli si è attaccata come una cozza? Mi sa che Berlusconi voglia fare con Giorgiameloni qualcosa di simile a quel che fece con Gheddafi: prima gli bacia la mano, poi lo bombarda. Vergogna!

    P.S. – Ma perché, a proposito della moschea, noi dovremmo farci impepare il culo da Cavagna il Giovane, il giovane virgulto che si è messo in testa — forse in virtù di doti che riesce benissimo a nascondere — di fare carriera nel partito di Berlusconi? Almeno Berlusconi ci diverte. Cavagna il Giovane con il suo squalliduccio, sconclusionato e giuridicamente farlocco referendum raccatta-voti e con il tentativo di cannibalizzazione dell’elettorato leghista ci fa cascare le braccia.

  22. ‘Meminisse juvat’: ovvero, il vizio della memoria
    Berlusconi prima bacia la mano a Gheddafi, poi lo bombarda: ovvero, Berlusconi non è un uomo d’onore

    C’è qualcuno — un giornalista dell’Espresso — che ha fatto un lavoro veramente meritorio: ha messo insieme i titoli di giornale che riassumono l’evoluzione del rapporto Berlusconi-Gheddafi. Di qui si deduce che — quanto meno — Berlusconi non è un uomo d’onore. Il sospetto cade anche su parecchi suoi seguaci. Si veda:
    Una vera, grande storia italiana

    • Il baciamano e i piedi nudi

      Abbiamo accennato nel commento precedente al baciamano con cui Berlusconi si è umiliato davanti a Gheddafi. L’ha fatto per tutelare gl’interessi italiani in Libia. La cosa un po’ ci fa ridere, ma un po’ dovremmo essergli grati, sempre che gli interessi italinai in Libia siano i nostri interessi e non quelli di qualche furbacchione.
      Berlusconi, in ogni caso, potrebbe giustificarsi come la dott.ssa Serra, che si è presentasta a piedi nudi davanti a un’autorità religiosa islamica. E poi disse: Eh, ma da loro si usa così, il mio è stato un gesto di rispetto.
      Però, se io se sapessi che sono obbligato a presentarmi a piedi nudi in un certo luogo, non ci vado. E se devo incontrare quella persona, la incontro in un’altra sede. O gli spedisco un telegramma, se proprio devo congratularmi per una qualche ricorrenza religiosa. Col cavolo che mi metto a piedi nudi!
      E poi, era proprio necessario, il nudo integrale, che è il massimo dell’umiliazione? Capisco che uno si tolga le scarpe, per non portare la sporcizia del “mondo”, alla quale accenna questo brano del Vangelo (Matteo X, 11-16):

      In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città. Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

      Insomma, io capisco benissimo il significato, nella civiltà antica, di togliersi i calzari. Potrei anche togliermi le scarpe, in circostanze eccezionali. Ma mi terrei le calze (possibilmente non i calzini bianchi che Di Pietro rese famosi, quelli che lui comprava in corso Europa a Milano e che avrebbero fatto inorridire le signore della Milano bene, non fosse che a quel tempo a Di Pietro si perdonava tutto). Certo non mi metto a piedi nudi, anche perché sono perfettamente consapevole di non avere i piedini che Gina Lollobrigida giovinetta (oggi insopportabile, per le cose che dice) graziosamente agitava seduta di traverso sull’asinello Barrò, o sui quali ballava la “saltarella”, un «ballo di cafoni, che però ci vuole fiato», nel film Pane amore e gelosia:

  23. Dedicato a Cavagna il Giovane (basta vedere sempre la De Filippi!)
    Scuola di formazione politica: 1. L’espansione islamica

  24. La “nuova” moschea di Curno: resoconto per immagini di una speculazione politica miserabile

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    Il capanone (a sinistra, campo medio) acquistato dalla comunità islamica: la dott.ssa Serra assicura (vedi l’Eco di Bergamo) che si tratta di un semplice trasferimento, cioè i locali di via Manzù saranno abbandonati. Dunque se si parla di un nuovo Centro culturale islamico (o “moschea”, come piace dire), “nuovo” va inteso come “diverso”, e non come “in aggiunta”.

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    Moschea secondo i fascioleghisti (l’immagine è pubblicata nella pagina facebook Stop moschea a Curno – Gazebata raccolta firme, organizzata dalla “Lega Nord Cüren”; si veda anche la pagina No moschea a Curno, probabilmente di distrurbo (elettorale), che ha l’aria di essere stata messa su dal Pedretti.
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    Articolo di Remo Traìna del 29 gennaio: sbatte già nel titolo il concetto di “nuova” moschea, giocando sull’equivoco: “nuovo” significa “diverso” o “in aggiunta a”? Questa dev’essere una trovata linguistica di Alessandro Sorte, che è intelligentissimo, passata a Traina e sussunta da Locatelli e Cavagna il Giovane nella formulazione del quesito referendario. Ma è concesso a uno statista come Cavagna il Giovane giocare sulla anfibolìe (così si chiamano le ambiguità di linguaggio), come un qualsiasi avvocatucchio “paglietta” (così si dice a Napoli degli avvocati che cazzeggiano a livelli infimi)?

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    Articolo di Remo Traìna del 15 febbraio.

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    Referendum prima versione, senza il simbolo elettorale della fasciofemminista, e con formualzione del quesito referendario giuridicamente farlocca.

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    Referendum seconda versione, con eguale formulazione giuridicamente farlocca del quesito referendario, ma “arricchito” del simbolo elettorale della fasciofemminista (ricordo che i formigoniani del Pdl sono passati ad Alfano, e mi domando se i formigoniani del Pdl, oggi alfaniani, siano d’accordo con la fasciofemminista).

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  25. A.d.G. permalink

    Gentile Professor Aristide,
    molto interessante la sua rassegna stampa visibile qua sopra. Noto però con rammarico che Lei non ha menzionato la reazione dell’attuale amministrazione di fronte a tutta questa agitazione. Non vedo manifesti, non vedo volantini, non vedo articoli di giornali locali, non vedo interviste. Come può essere che tutto questo “bailamme” venga ignorato dalla dott.ssa Serra? Forse anche loro sono d’accordo sul caos attuale?
    A presto,
    A.d.G.

    • Mi trovo non già nell’antro abduano, ma al tavolino di un bar, dove una stupenda fanciulla numidica mi ha ministrato un Pernod. Dunque non dispongo dell’elaboratore elettronico (computer), nemmeno di una tavoletta elettronica (tablet), ma di un ficòfono (smartphone). Non posso pertanto fare un ragionamento argomentato con la presentazione di prove e documenti, com’è nello stile nusquamiense, alieno dal cazzeggio e dall’apoditticità oracolare.
      Ciò premesso, prometto che tornerò sull’argomento, dopo che avrò sentito che cosa dirà la dott.ssa Serra in coda alla seduta di Consiglio comunale di martedì p.v.; nelle comunicazioni del sindAco, immagino.
      Posso anticipare che a mio avviso la dott.ssa Serra si sta muovendo malissimo, fra l’altro contro l’interesse del suo stesso partito, oltre che dei cittadini. Il fatto è che la dott.ssa Serra dà l”impressione di essere più interessata alla sua immagine di donna determinata e pro-Acli che alla soluzione dei problemi.

    • Mi trovo non già nell’antro abduano, ma al tavolino di un bar, dove una stupenda fanciulla numerica mi ha ministrato un Pernod. Dunque non dispongo dell’elaboratore elettronico (computer), nemmeno di una tavoletta elettronica (tablet), ma di un ficòfono (smartphone).

  26. Notizie ai naviganti sul mondo dell’informazione orobica


    Il giornalista anglorobicosassone Isaia Invernizzi (vedi foto qui sopra) non è più a Bergamo news. Da un mese circa lavora all’Eco di Bergamo: si veda Ultim’ora: colpaccio dell’Eco di Bergamo, ecco Isaia Invernizzi, geniale cronista classe 1987. Qui viene presentato come un «genio»: destinato anche lui a una brillante carriera, come Cesare Zapperi? (Le ultime notizie lo darebbero non più alla redazione del dorso bergamasco del Corriere, ma a Milano, sempre per il Corriere: ma com’è che la sua firma si è rarefatta? Una volta tutti i Vip erano suoi, nel senso che li intervistava lui e nessun altro, soprattutto in campo economico.) Non ci eravamo accorti che fosse un genio, però ci risulta che sia, o quanto meno fosse, antigandulfiano.
    Se diamo un’occhiata alla sua pagina facebook si vede che ci tiene a essere fico, e che si sente molto in carriera. Dev’essere uno di quelli come Algido — mi sembra — che si vantano di essere ambiziosi. Nel suo profilo tweeter si definisce «guardiano social» e «anarchico borghese»: e non ti ho detto còtica! Certo che un po’ di understatement (che con parola italiana, di nobile origine greca, si dice “tapinòsi”) non guasterebbe.
    Vedremo se migliorerà, ma ho qualche dubbio, è molto gasato ed è innamorato di sé.


    P.S. – Segnaliamo che Anna Gandolfi (foto qui sopra), brava e intelligente, non lavora più al dorso bergamasco del Corriere dela Sera, ma è trasferita a Milano. Com’è noto, il dorso bergamasco è attualmente sottoposto a un’operazione di tosatura delle spese.
    In basso, foto di De Bortoli con Cesare Zapperi, al tempo del massimo fulgore della carriera zapperiana.

  27. Nuovo messaggio di Ettorino: ma chi è il burattinaio anonimo?

    Piantar baracca e burattini significa «Lasciar che tutto vada in malora, abbandonare all’incuria, o per malanimo o per dispetto». Ma allora che ci stanno a fare i burattinai?

    [Provo a interpretare il messaggio di Ettorino che, analogamente ai messaggi di Radio Londra, ha un signifiato metaforico, sconosciuto ai più, ma trasparente ai pochi ai quali è destinato.
    Ebbene, in questo caso, come in numerosi altri casi, il messaggio di Ettorino è indirizzato a Marcobelotti. Ed ecco il suo significato:
    • Marcobelotti, che cosa pensi del sito Curno alternativa e chi è, secondo te, il burattinaio?
    • Marcobelotti, che cosa pensi del sito No moschea a Curno; in che cosa differisce dal sito Stop Moschea a Curno – Gazebata raccolta firme? Di questo sito leggiamo che è «Organizzato da Lega Nord Cüren». Ma chi è, secondo te, il burattinaio del sito anonimo (“indipendente”? sì, va bene, tanto siamo tutti fessi!) No moschea a Curno?
    N.d.Ar.]

    • Tre domande a Marcobelotti

      Sono state poste a Marcobelotti tre domande: due da parte di Ettorino (vedi sopra) e una mia:

      • Renato Farina, già agente del Sismi, nega a scoppio ritardato di essere l’agente Betulla
        Ma in fondo, non è che le cose cambino granché. Piuttosto, perché Farina non ci aiuta a capire gli arcani dei servizi segreti? La Lega nord è spettatore o protagonista?


        Copertina del libro “Renato Farina, alias agente Betulla”, scritto dallo stesso Renato Farina.

        Per completezza d’informazione, precisiamo che Renato Farina, dopo aver dichiarato di essere l’agente Betulla e aver ammesso di aver ricevuto 30 mila euro di un pagamento a titolo di «rimborso spese forfaittario» da parte dei servizi del Sismi, ha poi detto che sì, ha lavorato per il Sismi, ma non con il nome di battaglia “Betulla”. Ma perché questo voltafaccia? In un’intervista a Paolo Liguori, [*] Nicolò Pollari, direttore del Sismi in pensione, disse che sì, va bene, Farina ha lavorato per i servizi, ma il nome di copertura della sua attività di disinformazione (falsa intervista a due magistrati, sbolognata ai servizi come vera) non era Betulla. Insomma, se lo dice Pollari, allora Farina non è più Betulla: ubi maior, minor cessat. Lo dice anche il proverbio, mi sembra evidente. Si veda l’articolo Renato Farina non è ‘Betulla’. Aiuto, ci cade un mito!. L’articolo è di Barbacetto, che in effetti ha un modo di porgersi un po’ strano, dovuto — credo — al fatto che ha studiato in Seminario. Vittorio Sgarbi disse che è culo, ma non è vero; fonti attendibili mi dicono che è vero tutto il contrario.

        Ciò premesso, ricordiamo che il 7 aprile Renato Farina sarà moderatore di un dibattito “culturale” sull’integrazione impossibile di cristianesimo e islamismo: io gli darei ragione, ma farei un ragionamento tutto diverso e, soprattutto: a) non mi farei strumentalizzare dalla Lega e dal Pdl (Farina è approdato al Pdl, credo che sia deputato); b) non bisogna confondere l’irriducibilità delle religioni con l’impossibilità di convivenza dei fedeli di religioni diverse, se lo Stato si fa rispettare.
        Del resto, in altri tempi cristiani ed ebrei convivevano con i musulmani, in grande armonia, che non era la sciocchina “convivialità delle differenze”, ma la dialettica delle idee: per esempio, nell’Andalusia musulmana, fino alla cacciata dei mori, nel 1492. E, ancora oggi, cristiani, ebrei e musulmani convivono pacificamente in Marocco.
        Dunque, l’integrazione non è necessaria e l’alternativa all’integrazione non è necessariamente la disintegrazione. Sì, ma un discorso del genere si può fare con un leghista identitario, o con Cavagna il Giovane? Penso proprio di no, loro se ne fregano della Storia e della Ragione. Infatti, alla serata “culturale” del 7 aprile, non a caso, interviene Daniele Belotti. E la cosa più grave è che gli interventi “culturali” serviranno a preparare quello politico-culturale di Daniele Belotti (ma sì, anche culturale: ormai tutto è cultura, tranne che l’alta cultura, che alle sciacquette non piace, in quanto politicamente scorretta).

        Avendo rinunciato a parlare seriamente del rapporto fra le religioni e di quello tra fedeli di religioni diverse (sono due cose diverse, come abbiamo visto), rimane il problema, che è serio, ma immagino che neanche di questo si possa parlare con politici assatanati di visibilità e di consenso facile: i servizi segreti tengono sotto controllo l’insorgenza di focolai di intolleranza religiosa? Renato Farina, convocato dai leghisti, può dirci qualcosa, in qualità di esperto?
        Ma, soprattutto, nasce la preoccupazione: non è che i servizi, per svolgere una funzione che in linea di principio non contestiamo, si servono invece di certi burloni della Lega, come a suo tempo si serviriono di Farina? Perché, se è così, apriti cielo!
        Marcobelotti che cosa ne pensa?

        —————————————————————-
        [*] Paolo Liguori, già membro del gruppo extraparlamentare degli Uccelli, quelli che tennero sequestrato Moravia per tre giorni a casa sua, devastandone l’arredo e sbafando tutto quel che c’era da sbafare. In questo gruppo, e fuori del gruppo, Liguori era conosciuto come “Straccio”, per via di una certa incuria corporale; quindi approdò a posizioni cattoliche oltranziste, con Comunione e Liberazione, come Farina (che però aveva un passato meno disordinato: anzi, ordinatissimo).

      • Renato Farina: chi l’ha invitato?

        È stato Daniele Belotti a volere Renato Farina come moderatore del dibattito “culturale” leghista? Forse su indicazione di Salvini?
        Oppure Renato Farina faceva parte di un pacchetto di pubbliche relazioni preconfezionato, come Vera Baboun, ospitata l’anno scorso dalla dott.ssa Serra, con tutti gli onori e con la cittadinanza costretta a “condividere”?
        Ricordo che Vera Baboun, propagandista dell’Autorità Nazionale Palestinese, nella primavera 2015 intasò con la sua presenza tutta la bergamasca, secondo il ruolino di marcia delle pubbliche relazioni confezionato dalle Acli. Quest’anno la Baboun ci ha risparmiati, si è limitata a presenziare (a Dalmine) alla premiazione sessista (premi per sole donne) “arcVision Prize – Women and Architecture”. Poi se n’è andata a Pavia e in città dell’Italia centrale e meridionale non ancora “spazzolate”.

        P.S. – Sono indeciso se sia preferibile ascoltare Renato Farina in un dibattito curnense con prevedibili contributi teorico-pratici di Tarcisio Foresti o Antonio Sebastiano Purcaro, cultore di materie giuridiche, in un convegnetto di BergamoEuropa moderato dal presidente Max Conti. Forse è meglio sentire Farina, sperando però che Foresti prenda la parola.

  28. Scuola di formazione politica: 2a unità di studio. Anche questa puntata è dedicata a Cavagna il Giovane
    Lo scontro di civiltà: un punto di vista non salvinesco, intelligente quanto basta e politicamente scorretto

    Questa è materia per riflettere: non è necessario aprire subito la bocca per dire “Mi piace, non mi piace”. Non siamo dalla Maria De Filippi, qui prima si ragiona, dopo si parla.
    Personalmente non sono d’accordo con tutto quel che dice Buttafuoco, ma almeno ascolto un discoso ben fatto, senza Gamba-slàid, con argomenti ben ordinati, e non banali, un’esposizione lucida e intelligente. Un discorso che non pretende di essere “condiviso” (orrore!).
    Ricordo che la prima puntata del corso accelerato di formazione politica, ad personam, è pubblicata in questa stessa pagina: fare clic sul nesso ipertestuale Scuola di formazione politica: 1. L’espansione islamica.

    • Considerazioni a consuntivo, dopo aver sentito Buttafuoco

      Avete sentito Buttafuoco? Non pretendo di farne il riassunto, mi limito a mettere in luce l’incipit e la chiusa del suo discorso.

      • All’inizio, Buttafuoco mette in luce come in questa parte marcia del mondo, cioè nell’Occidente (per il prevalere del consumismo e dell’aziendalismo, aggiungo io) è evidente il proposito — che in realtà è qualcosa di più che un proposito, è una prassi, direi — di «annientare tutto ciò che rifulge della luce del sacro». Certo, Buttafuoco, convertitosi all’Islam, ricorre a una nozione, quella del “sacro”, che chi è laico tende a scartare, o tutt’al più ricupera con qualche trucchetto linguistico, come quando si parla di “religione della libertà”.
      Ma Buttafuoco ha ragione nel denunciare l’annientamento del sacro, perché il sacro è — piaccia o non piaccia — connaturato all’uomo; e se io ne posso fare a meno (o presumo di poterne fare a meno), non per questo pretenderò di privarne gli uomini che stavano molto meglio, quando nutrivano rispetto sacro per i precetti di una religione, quella cristiana, il cui Vangelo prescrive con parole ed esempi efficacissimi il rispetto della morale naturale (male fece la Chiesa postconciliare a mettere il Vecchio testamento nelle mani di gente che non ci avrebbe capito niente, o avrebbe capito quel che voleva).
      Chi invece ha voluto estirpare il sacro? Gli aziendalisti, per i quali l’ambizione non deve avere freno di sorta, perché bisogna vendere, bisogna creare nuovi bisogni, bisogna fottere il consumatore. E quanto più sei ambizioso, più vendi e più fotti, più ti sei stordito con i gingillini consumistici e con i simboli di stato, più ti sei ubriacato di slogan miserabili letti sulle slàid che ti proiettano nel corso di umilianti corsi di formazione e aggiornamento, quanto più sarai stato feroce con i tuoi simili, tanto più sarai finalmente regredito, senza avvedertene, allo stato della bestia. Ma così avrai fatto felice il tuo padrone, che ti avrà detto che sei stato bravo, e tu come un cane sarai a tua volta felice, in quanto coglione, di aver fatto il suo piacere. Sarai diventato predatore senza scrupoli, convinto di essere civile perché hai comprato i ninnoli della civiltà, perché dici stronzatine politicamente corrette: in realtà senza niente sapere, o quasi niente, del cammino della civiltà. Sì, peggio di quel fariseo del quale dice Gesù Cristo, quello che si vantava a voce alta, nella sinagoga, della sua bontà, perché aveva fatto l’elemosina, e tutti dovevano saperlo.
      La differenza tra un uomo di fede (di fede autentica), non devastato dai valori dell’aziendalismo, e un laico che la ragione ha posto al ripare dall’impostura, in primis quella aziendalistica, non è così grande come si crede: l’uomo di fede (fede autentica, mica quella di chi s’intrufola nelle Acli) ha un atteggiamento di umana benevolenza nei confronti dei sui simili perché vincolato dal timor sacro d’infrangere i precetti della sua religione (che gl’impedisce di essere feroce, come gli aziendalisti), noi laici ci sentiamo affratellati agli uomini, pur senza vincolo di sangue (siamo “filadelfi”), sotto il vincolo di un patto d’onore, liberamente sottoscritto, senza la coercizione del timore della morte. Sul timore della morte e il sentimeto del sacro il discorso si farebbe lungo: mi limito a ricordare che la lettura del poeta latino Lucrezio costituisce ancora oggi un caposaldo fondamentale al riguardo.

      • Dopo aver fatto tutto un discorso sulla guerra di civiltà, sull’onore (bellissima la parentesi su Shamil il Santo, al quale lo zar Alessandro rese l’onore delle armi: si veda l’articolo sulla Repubblica Il terrore dei russi, dello stesso Butttafuoco), dopo aver accennato al “Grande gioco” tra l’impero britannico e quello russo (noi stessi ne abbiamo parlato, più di una volta, su Nusquamia), il brillante oratore musulmano conclude affermando che per combattere il terrorismo occorre: a) lottare contro l’ignoranza; b) mai farsela dare a bere.

      Ma Cavagna il Giovane capirà? Lui che pretende di essere statista senza aver studiato, lui che si beve tutte le panzane che possono essergli utili per una brillante carriera (in quale partito? Forza Italia è in disfacimento) e che pretende di darla a bere — lui stesso — ai suoi concittadini?

  29. Tra Tarcisio e Pedrito non mettere il dito.

    [Spiegazione: vedi il messaggio del Pedretti nella sua pagina Facebook con allusivo chicco di caffè. Ma Tarcisio come risponde? E Marcobelotti che posizione prende? E, soprattutto: ma come si permette il Pedretti di scrivere cose di siffatto tenore? (Nota per i gatti padani: il tenore non è un cantante d’opera, almeno qui.) N.d.Ar.]

    • Parto pilotato permalink

      Marcobelotti non può rispondere, lui è figlio.
      Figlio di quanto consumato tra Pedretti e Tarcisio negli anni che furono.
      Sarebbe irriverente prendere parole contro la carne della propria carne.
      Comunque prima di prendere posizione si deve prima confrontare con il conte zio.
      Che sia afono per questo?

      [Chissà se Tarcisio ha voglia di fare quattro chiacchiere, di aprirsi, di sfogarsi. Ci dichiariamo pronti a raccogliere su Nusquamia le sue impressioni, i suoi ricordi. Coraggio Tarcisio, potresti diventare immortale. N.d.Ar.]

  30. Odalisca a piedi nudi

  31. 22 marzo 2016: Curno, seduta di Consiglio comunale

    Domani 22 marzo, alle 20.30, si terrà la prima seduta di Consiglio comunale dopo la bolla mediatica della c.d. moschea lanciata da Cavagna il Giovane e Locatelli, con il concorso dell’Eco di Bergamo e su indicazione di Alessandro Sorte. Immagino che la dott.ssa Serra vorà parlarne nelle comunicazioni del sindaco, in fine di seduta (l’argomento non è all’ordine del giorno). Facciamo voti perché la comunicazione sia razionale e non asseverativa: potrebbe perfino presentare un’immagine, una sola, possibilmente per esempio quella foto di Google Earth, pubblicata da noi su Nusquamia. Proiettando una sola immagine (che lorsignori si ostinano a chiamare slàid) e semmai minacciandone ulteriori, senza però proiettarle, in funzione di deterrente, e rinunciando alle consuete pose asseverative, la dott.ssa Serra potrebbe conseguire il traguardo di una comunicazione efficace. [*]
    Immagino che la dott.ssa (?) Carrara, [**] se presente, vorrà dare battaglia sul premio che la dott.ssa Serra, in qaulità di sindaco di Curno, e in nome dei cittadini di Curno, ha assegnato a uno studente del quale è madre. Ribadiamo quel che abbiamo già scritto: a) la premiazione è assolutamente conforme alla cacata carta (“cacata carta” è un’espressione colta mutuata dal poeta latino Catullo); b) troviamo quanto meno disdicevole che Sara Carrara abbia profittato delle sue aderenze all’Eco di Bergamo per montare uno scandaletto paesano, tanto più che è tutto regolare; c) però, considerato che la dott.ssa Serra ha spesso osato trattare noi resistenti come dei pezzenti, noi a questo punto osiamo affermare che ci saremmo aspettati da lei un beau geste, cioè l’esercizio di una nobile dissuasione nei confronti del figlio, perché non partecipasse alla tenzone dei meglio fichi del bigoncio curnense, o rinunciasse al premio, nel caso in cui il figlio avesse partecipato a insaputa della madre.
    Immagino che Cavagna il Giovane, more solito, vorrà dar battaglia e avrà da dire su tutto, marcando idealmente lo spazio politico della seduta consiliare. Gli faccio nuovamente presente l’opportunità di fare gargarismi prima di venire in Consiglio, o di mangiare fette di pane spalmate di pasta d’acciughe. Perché quando parla si capisce poco, le parole sembrano gorgogliare alla maniera del Pedretti, a scapito di una chiara intellezione da parte del pubblico, sempre interessato al Cavagna-pensiero.

    Infine, immagino che la dott.ssa Serra vorrà congratularsi con la dott.ssa Clara Colombo, di recente nominata, dopo ampio e democratico dibattito, responsabile dei Giovani democratici del Pd. Lei non intendeva assumere l’incarico, anzi voleva ritirarsi dalla competizione ma è stata costretta ad accettare l’onore e l’onere, su insistenza dei suoi giovani colleghi. Così mi sembra di aver capito. Ma, se vuole, la dott.ssa Colombo ci spiegherà lei stessa le tappe del suo sacrificio.

    —————————————————————–
    [*] Noterella per la dott.ssa Gamba – Per favore, nessuno mi parli della differenza tra efficacia ed efficienza, come si legge nei libercoli aziendalisti: potrei reagire in maniera incontrollata, come Nanni Moretti, quando la giornalista sciacquetta gli parlò di “trend”, in linguaggio coglion-aziendalistico, appunto. L’efficacia misurerebbe la qualità e l’efficienza la quantità? Intanto osserviamo che “efficienza” è una cattiva traduzione, nei manualetti aziendalistici, dell’inglese efficiency, che in italiano si dice “rendimento”. E poi che cos’è questa follia? Da quando in qua la qualità si misura? Gli aziendalisti che scimmiottano la scienza con il loro linguaggio sc-scientifico, dimenticano che il cammino della scienza è segnato dallo sforzo continuo di passare dalla qualità alla quantità. E se gli aziendalisti, in base ai loro criteri, quasi sempre discutibili, decidono di assegnare dei parametri alla qualità — come quando si stabilisce che Vienna è al primo posto nella classifica mondiale per la qualità della vita, mentre Milano occupa il 41° posto (di Curno non si sa niente), ebbene la qualità ha ceduto il passo alla quantità.
    In altre parole ancora: una qualità parametrata è una quantità. E se invece non è parametrata, ed è un sentimento, una “vibrazione” mistica, perché voler stravolgere il concetto di rendimento (quel che loro chiamano “efficienza”, traducendo malamente l’inglese efficiency) che in fisica è il rapporto tra l’energia ricavata (per esempio il lavoro compiuto da una macchina termica) e l’energia spesa per compiere quel lavoro (in una macchina termica, il calore)? Come diceva lord Rutherford, la fisica è l’unica vera scienza, il resto è collezione di francobolli.
    Leibniz inoltre affermava che, quando una descrizione sfocia in una misura, la discussione cede il passo al calcolo. E gli aziendalisti hanno poco da cazzeggiare.

    [**] Leggendo il curriculum vitae non si capisce se è laureata, o meno; però quand’era assessore con Gandolfi la targa infissa alla porta d’ingresso del suo ufficio recava la scritta “dott.ssa”. Il curriculum vitae recita: «Studi: filosofici, giuridici, sociali». Poteva almeno scrivere “cultore di discipline filosofiche, giuridiche, sociali”, riprendendo un’espressione cara al segretario della Provincia di Bergamo Antonio Sebastiano Purcaro, come leggiamo nel suo curriculum vitae, dodici volte. “Cultore” suona bene; credo inoltre che abbia una qualche significato burocratico che a me tapino sfugge, ma c’è, sicuramente. Max Conti, che lavora nel settore dei cacciatori di teste, potrebbe spiegarci l’arcano. (Mi domando sempre quali strumenti usino i cacciatori di teste per la loro caccia.)

    • Il cazzeggio aziendalista sull’efficacia e l’efficienza


      Una variazione sul tema della differenza tra efficacia ed efficienza: l’efficacia sarebbe quella aziendale, l’efficienza quella del singolo dipendente-schiavo. Tra l’altro, gli aziendalisti dovrebbero mettersi d’accordo, perché per ogni aziendalista che hai la disgrazia d’incontrare, ti vien scodellata una diversa definizione.
      .

      Riprendo quanto ho esposto per sommi capi nella noterella al commento precedente presentando una slàid (come dicono loro) rubata dalla rete, che illustrerebbe la differenza tra efficacia ed efficienza, nel linguaggio mistico aziendalista.
      Riassumiamo il problema:
      a) Nell’italiano corrente esiste la parola “efficienza” che è il sostantivo astratto derivato dall’aggettivo “efficiente” (a sua volta participio pres. dal lat. efficere, nel significato di “produrre un effetto”). Dunque l’efficienza è l’attitudine a conseguire l’effetto che ci era prefissi di raggiungere.
      b) Nel linguaggio aziendalista e in certi libercoli tecnici mal tradotti dall’inglese si intende per efficienza quel che in buon italiano si dice “rendimento”. Infatti, in inglese il rendimento si dice efficiency. Nel linguaggio rigoroso della fisica il rendimento è il rapporto tra l’energia ricavata (per esempio il lavoro compiuto da una macchina termica) e l’energia spesa per compiere quel lavoro (in una macchina termica, il calore). In ogni caso, è un rapporto numerico tra due quantità.
      c) Gli aziendalisti, che sono gran cazzeggiatori, scimmiottano il linguaggio rigoroso della fisica, con risultati penosi: il loro linguaggio è solo sc-scientifico, cioè un’impostura. Perciò introducono la parolina “efficienza”, con valenza mistico-cazzeggiatrice.
      d) In italiano esiste anche la parola “efficacia” che (vedi il vocabolario Treccani) significa la «capacità di produrre pienamente l’effetto voluto, e l’ottenimento stesso dell’effetto». Dunque il campo semantico di efficacia ed efficienza è ampiamente sovrapponibile, con la differenza che l’efficienza designa l’idoneità a produrre un effetto, prima che l’effetto sia stato raggiunto; l’efficacia indica ancora l’idoneità a produrre l’effetto desiderato, dopo che l’effetto è stato conseguito.
      e) Agli aziendalisti piacciono i giochini di parole, come pure alle maestrine, del resto, perciò si sono inventati nuovi significati da attribuire a efficienza/efficacia in contrapposizione. La differenza principale, come abbiamo visto, sarebbe che l’efficienza designerebbe un’attitudine in termini di quantità, l’efficacia in termini di qualità. Ci sono altre variazioni sul tema, evidentemente, perché il cazzeggio non ha mai fine, una volta che si sia presa quella cattiva strada. Qui sotto, un altro esempio di cazzeggio sull’antinomia mistica, nel titolo stesso di un libro dedicato ai mongo-manager, “Efficacia ed efficienza di una leadership etica”:

  32. E adesso speriamo che Cavagna il Giovane e la fasciofemminista si astengano dallo sciacallaggio politico sui morti di Bruxelles


    In questa vignetta, pubblicata oggi 22 marzo su Le Monde, i 130 morti di Parigi, caduti a seguito del’attacco jiahadista del novembre scorso sono accomunati ai 23 i morti dei due attacchi che hanno colpito stamattina l’aeroporto Zaventem e la metro Maalbeek a Bruxelles. «Il tricolore francese (blu, bianco e rosso) ha un braccio attorno alle spalle di quello belga (nero, giallo e rosso), nell’atto di consolarlo» (notizia Ansa).
    .

    Gli attacchi di Bruxelles non hanno niente che fare con l’erigenda moschea di Curno (fra l’altro, non si erige un bel niente: in Comune è depositato un progetto di riconversione di un capannone industriale).
    Se proprio si vuol fare un discorso sulle cause del terrorismo islamico, che è islamico, sì, con buona pace dei similprogressisti che fino a non molto tempo fa consideravano politicamente scorretto l’accostamento di questi due vocaboli, ci si dovrebbe porre qualche domanda, riguardo a questioncelle di politica internazionale. Per esempio, sull’alleanza dei potentati occidentali con gli Emirati arabi e con quanti finanziano il terrorismo islamico. O sulle responsabilità della monarchia belga: si vedano gli articoli I finanziatori del Califfatto e Il patto dietro all’islamizzazione di Bruxelles. Ma sarà bene mettere in luce che le responsabilità della monarchia belga non possono essere messe sullo stesso piano dei piedi nudi della dott.ssa Serra, che pure deploriamo.
    Ci auguriamo inoltre che la dott.ssa Serra sappia rispondere a tono a eventuali tentativi di sciacallaggio politico, facendo un discorso razionale, di demolizione dei presupposti cervellotici di strumentalizzazioni in chiave curnense, rinunciando ad accreditare la propria immagine di donna determinata e pro-Acli e spiegando con un discorso semplice, limpido, senza sorrisetti asseverativi e senza slàid, come lei intenda essere dalla parte dei cittadini. Meno determinazione, meno “condivisione” da far ingurgitare ai cittadini, meno aziendalismo, più compassione per i cittadini.

    • A.d.G. permalink

      Gent. Prof. Aristide,
      lo sciacallaggio dei politici in queste ore è vergognoso.
      Trovo invece interessante un articolo dove si parla di strategia e non di proclami: http://www.linkiesta.it/it/article/2016/03/22/il-terrorismo-nasce-in-europa-e-si-batte-come-negli-anni-di-piombo/29707/
      Un pensiero agli abitanti di Brussel che stanno passando ore tristi e preoccupanti.
      Cordiali saluti,
      A.d.G.

      • Il “grande gioco”

        Ho letto con attenzione l’articolo che lei ci ha segnalato. Sì, dobbiamo leggere articoli come questo, e altri ancora. Sto cercando, nei ritagli di tempo, di leggere qualcosa di intelligente nei resoconti giornalistici che è dato trovare in rete, per intero o in forma compendiaria. Per il momento ho letto cose scontate, anche se poi le cose scontate – come del resto i luoghi comuni – non sono necessariamente false. Ma il problema è quello di individuare il nocciolo del problema, un po’ come fanno gli scienziati i quali, nello studiare un fenomeno naturale, sfrondano l’essenziale da tutti gli “accidenti”, nel senso di “accadimenti accessori”. In questo, precisamente, consiste l’esperimento (di laboratorio e non).
        Cioè, nella ricerca razionale delle cause si procede tutto il contrario di quanto si fa nei talk show dove, invece di sfrondare, si aggiunge; dove si va a sentire il parere del benzinaio, del taxista e della professoressa (con tutto il rispetto), dove ci rendono edotti dell’ultimo sondaggio di Pagnoncelli, del quale non c’importa un fico secco, perché a noi interessa ragionare, se non proprio scovare la verità. E la verità non è stabilita dalla maggioranza dei voti: la verità è o non è, indipendentemente dal parere dei più.
        Capisco anche che qualcuno prema per impeparci il culo e farci partecipi del “Grande cazzeggio”. Ma a noi che ce ne cale? Il cazzeggio sarà tutt’al più il suo gioco, non certo il nostro. Ecco, questa espressione mi fa venire in mente il “Grande gioco”, del quale parla Angelo Buttafuoco nello spezzone che abbiamo presentato in questa pagina qualche commento fa. Il Grande gioco è quello nel quale si confrontavano nell’Ottocento l’impero britannico e quello russo, per il controllo di aree strategiche del continente asiatico. Qualche lettore di Nusquamia si ricorderà forse che anche noi abbiamo parlato del Grande gioco, con riferimento al romanzo Kim di Rudyard Kipling. Si veda Cavagna il Giovane e la dott.ssa Serra sono determinati fino allo spasimo, ma sono meno furbi di quanto credono, dove scrivevamo:

        Noi, infatti, siamo del parere che sia interesse dei cittadini stabilire buoni rapporti con la comunità islamica, visto che c’è. Abbiamo anche suggerito – ma non fatemi dire di più – che le autorità italiane (non dico la dott.ssa Serra, che è tutta sbilanciata in direzione di Vera Baboun e verso i zuzzerelloni della convivialità delle differenze) dovrebbero intavolare qualcosa di simile al “Grande gioco” dell’Impero britannico, che è leitmotiv del romanzo Kim di Rudyard Kipling.

        Ecco, a parte il fatto che Buttafuoco, in quanto uomo fondamentalmente di destra anticapitalista, tende a simpatizzare per l’impero russo (che, se non altro, è l’erede dell’Impero romano d’oriente: e qui ha ragione) rimane il fatto che nel romanzo di Rudyard Kipling (che fu lui stesso agente segreto britannico) l’impero inglese svolgeva un suo “Grande gioco”, e lo svolgeva bene. Invece l’Europa non svolge nessun grande gioco (in favore degli europei) e si fa giocare dai grandi gruppi finanziari, che poi spesso e volentieri sono quelli stessi che lucrano sul conflitto di civiltà. Il quale, secondo il nostro modesto parere, non sarebbe di per sé una cosa negativa, con buona pace dei zuzzerelloni della Convivialità delle differenze. Ma un conto è la guerra delle idee, altro sono le stragi dove i manovali dello stragismo, i bambini–tagliagole e via cantando sono soltanto burattini, come quel povero mentecatto del quale leggiamo nel romanzo di Conrad L’agente segreto, a sua volta manovrato da un agente segreto di mezza tacca che lavorava in Inghilterra per conto di uno degli imperi centrali. Il mentecatto doveva far saltare l’osservatorio di Greenwich perché venisse meno la politica di accoglienza da parte dell’Inghilterra nei confronti degli esuli politici di quell’impero.
        Può sembrare un discorso difficile, non nego che possa esserlo, almeno per qualcuno. Ma se da un lato è criminale cazzeggiare su cose semplici e renderle indebitamente complicate per il gusto e il mestiere di coglionare il prossimo, non è meno colpevole pretendere di ridurre la complessità della realtà a formulette buone per il coglionamento elettorale dei cittadini. Una descrizione della complessità della realtà richiede un’attenta e complessa ricognizione del reale.
        Intanto propongo ai lettori di Nusquamia un recente contributo di Massimo Fini, giusto per ragionare. Poi so bene che qui Fini non ha considerato che il terrorismo islamico esiste anche, per esempio, nelle Filippine. Non so come lui rispondeebbe a questa obiezione. Sarò lieto di pubblicarla, se qualcuno mi aiuta a torvare la risposta di questo milanese intelligente e anarcoide, figlio di madre russa e padre italiano, un giornalista toscano epurato dal fascismo dapprima, quindi dai giornalisti diventati antifascisti per convenienza, dopo il crollo del regime, che non tolleravano che Fini padre fosse un testimone vivente del loro passato fascista. Si faccia clic sull’immagine qui sotto:
        .

        P.S. – Sempre per A.d.G. Noto che lei preferisce Brussel a Bruxelles. Assistiamo a un confronto tra Kultur e Zivilisation, come già sosteneva Kant e poi tanti altri?

  33. Che fine ha fatto “Curno alternativa”?


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    Vi ricordate il bloghetto “Curno alternativa”? Ebbene provate voi stessi, cari lettori di Nusquamia, a fare clic sull’immagine che qui sopra vi presentiamo, come pure su quelle presentate nelle pagine precedenti. Se prima facendo clic venivate portati a visitare il sito del bloghetto, adesso vi si presenterà il cartello:

    Insomma, come nella battaglia navale, anche in questo caso possiamo dire: affondato! Scrivevamo qualche tempo fa, e non ci sbagliavamo:

    Oppure Curno alternativa è l’iniziativa di qualche gruppuscolo che lancia – come si dice – un ballon d’essai e che cerca di catturare & fidelizzare in proprio un suo pubblico di lettori, per fini elettorali o commerciali.
    […] Con noi non funzionano né la furbizia contadina (quella del gatto padano doc) né quella markettara (quella dei giovanottini ambiziziosetti). Se insistono, saranno smascherati.
    […] Questa Curno alternativa sa molto di gatto padano, con la consulenza del Pedretti: o, invertendo l’ordine dei fattori, sa molto di Pedretti, con la consulenza del gatto padano. Forse con qualche fotografia di Locatelli, che però non gode delle simpatie del gatto padano: a meno che non abbiano fatto la pace, nel frattempo. Ma non dimentichiamo le grandi doti di mediatore del Pedretti.

    • Notizia strepitosa! “Curno alternativa” muore, ma risorge come “Curno alternativa Alternativa”


      Per accedere al sitarello, fare clic sull’immagine.

      Non sappiamo quando esattamente sia morta Curno alternativa, e quali scazzi ne abbiano determinato la chiusura. Sappiamo però che la sua resurrezione, con il nome di “Curno alternativa Alternativa”, che interpretiamo come un’alternativa alla “Curno alternativa” precedente, è avvenuta alla mezzanotte del 24 marzo.
      Questa nuova edizione non ha tutta la caterva di amici della precedente, almeno per il momento. Oggi, a 11 ore dal lieto evento, sono appena quattro: due sono Giovanni Locatelli e Marcobelotti, gli altri due sono di complemento. Viene logico pensare che questa Curnoalternativa Alternativa voglia essere il laboratorio (squit! come il Laboratorio delle idee quantilesco?) della prossima lista civica farlocca della destra curnense. E che questa volta il Pedretti non abbia le chiavi del sitarello in condivisione.
      All’anonimo “cultore” (come il Purcaro, già segretario comunale archetipico, ora segretario provinciale ancora non archetipico in questa categoria) della nuova edizione del bloghetto io dico che ho visto, certo, ho visto che hai scritto «Per vedere cosa condivide con gli amici, inviagli una richiesta di amicizia». Sì, ma qualcosa dovrai pure pubblicare in chiaro, se vuoi la visibilità mediatica che la precedente edizione contava di avere, con il contributo di un giornalista “amico” di Bergamonews (la testata reziale orobica, in effetti, aveva ripreso una o due notiziole). Dunque sei sotto tiro. Auguri!

      • Questa sera controllo il neositarello “Curnoalternativa Alternativa” e leggo «Qualcuno ha cancellato il nostro lavoro e siamo tornati», Seh, e noi sulla fronte abbiamo scritto “Giocondo”! Dite la verità, invece: avete avuto uno scazzo, avete chiuso e avete ricostituito il sito con nome un po’ variato, a un indirizzo diverso, avendo avuto l’accortezza di non dare la chiave d’accesso alla persona con la quale avete avuto uno scazzo.
        Ma perché non fate “outing”, perché non dite chi siete? Fate come i frocioni che siedono in Parlamento e che non vogliono esternare la loro frociaggine, provocando l’indignazione di Luxuria e di Alessandro Cecchi Paone?

  34. Miseria della politichetta e nobiltà mancata di un discorso che non è stato fatto
    Cronaca di un Consiglio comunale di provincia. Una cavagnata di brutte figure per Cavagna il Giovane


    Tradizionale cestino in castagno detto “cavagno”.

    Definizione di “cavagno”, dal Dizionario della Lingua Italiana di Niccolò Tommaseo, il più importante dizionario italiano dell’Ottocento, stampato nel 1861-1879.
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    Il 22 marzo è la data alla quale è intitolato il Corso 22 marzo di Milano, in memoria dell’ultima delle “Cinque giornate” del 1848. Per Curno invece il 22 marzo 2016 sarà un giorno da dimenticare o comunque da considerare infausto: dies nigro notanda lapillo, come direbbero i nostri antichi, e come abbiamo già avuto occasione di spiegare su Nusquamia.
    Ma perché una giornata da dimenticare, o infausta? Per tre ragioni fondamentalmente: la prima, per il comportamento di Cavagna il Giovane, a metà tra l’indisponente e il ridicolo, essendosi il giovane virgulto politico speso parecchio per accreditarsi come uomo di Stato, secondo i voti del suo mentore Giovanni Locatelli e del super-mentore Alessandro Sorte; la seconda ragione per rendere dimenticabile questo 22 marzo curnense sono state le uscite plateali della fasciofemminista, come il solito alla ricerca di effetti speciali; la terza ragione, per l’occasione, a nostro avviso imperdibile, che la dott.ssa Serra avrebbe avuto di pronunziare un discorso nobile e definitivo che mettesse spalle al muro l’agitarsi scomposto del binomio Cavagna il Giovane/fasciofemminista, e che lei, invece, si è lasciata sfuggire con politicamente colpevole nonchalance.

    Schermaglie fasciofemministe – Ma procediamo con ordine. La seduta comincia con uno show, come si dice, della fasciofemminista, articolato in una serie di interrogazioni a raffica, che hanno toccato argomenti di vario punzecchiamento nei confronti dell’amministrazione serrana; ma erano punture con l’unico ed evidente scopo di affermare la prepotente personalità della consigliera (che però vuole essere chiamata “consigliere”): insomma, bisognava mettere agli atti che lei è politicamente attiva. Varrà la pena ricordare che il verbo “agitarsi” è la forma intensiva del verbo “agire” e che chi molto agisce, e armeggia, si agita. Gli argomenti toccati dalla fasciofemminista, al secolo Sara Carrara, sono stati i ritocchi (chiamiamoli così) del mansionario dell’Ufficio tecnico, i criteri di accertamento di provenienza non furtiva del materiale conferito alla “Miniera” di recente costituzione a Curno, i criteri di divulgazione del bando dei premi che il Comune di Curno assegna ai meglio fichi del bigoncio scolastico curnense. Né poteva mancare – ahinoi – la speculazione politico-elettorale sulla strage di Bruxelles. Infine – e te pareva – quasi dulcis in fundo, la “moschea” di Curno.

    Esercizi di riscaldamento con le interrogazioni – Alla fasciofemminista subentra Cavagna il Giovane che interroga la maggioranza su tasse e tributi comunali e osservazioni varie di piccolo momento ma degne comunque di un grande statista.
    Gandolfi riprende l’argomento del mansionario dell’Ufficio tecnico, finalmente in tono costruttivo, non querulo. Duetta con Vito Conti sul vantaggio che l’Amministrazione ha già ricavato o che ricaverebbe in futuro dalla sostituzione dell’architetto precedentemente titolare del ruolo di responsabile di quell’ufficio con il geometra subentratole. A meno che il geometra non possa essere considerato una specie di Altafini, in grado di risolvere la partita in favore dell’amministrazione in questo breve scorcio di tempo in cui assume le redini dell’Ufficio tecnico.

    La messa cantata aziendale della dott.ssa Luisa Gamba – Finito il giro delle interrogazioni e delle osservazioni sulle interrogazioni, entra in campo la dott.ssa Luisa Gamba che svolge una lunga relazione sul Dup, il Documento unico di programmazione. Il discorso è scandito dalla proiezione delle famose Gamba-slàid che, per essere onesti, questa volta sono state realizzate un po’ meglio di quelle che ci hanno rattristato in precedenti sessioni del Consiglio comunale: finalmente le scritte sono leggibili. Il tono dell’esposizione è enfatico, la dott.ssa Gamba officia i riti della sacra celebrazione con manifesta soddisfazione: questa volta, a parte un minimo di concitazione che non è nostra intenzione negarle, appare preparata e, per così dire, “gasata”. È evidente che ha posto la propria candidatura alla successione della dott.ssa Serra e che spera di sfangarla.
    Noi, in generale, non ci aspettiamo niente da una proiezione di slàid; tuttavia non possiamo esimerci dal rilevare che la dott.ssa Gamba non è riuscita a convincerci, principalmente su questo punto, che poi doveva essere il clou della presentazione: che l’amministrazione serrana sia la migliore delle amministrazioni possibili. Però ci ha confermato, senza che ormai da tempo noi avessimo alcun dubbio in merito, che nell’amministrazione serrana tutto – almeno apparentemente – si svolge in base a procedure “implementate” (oh, parolina sublime! ovviamente usata dalla dott.ssa Gamba) e convalidate facendo ampio ricorso a criteri spendibili come aziendalisti e forse financo sc-scientifici.

    Fasciofemminista e Cavagna il Giovane, viribus unitis – Terminata l’esposizione della dott.ssa Gamba, segue – riguardo alla presentazione testé terminata – un carosello di nuove punzecchiature da parte di Cavagna il Giovane e della fasciofemminista, in sgangherata sinergia (viribus unitis, appunto, cioè a forze congiunte): commissionì sì e commissioni no; le assemblee pubbliche e di quartiere; il palco (non ho capito quale) che fa schifo, così dice Cavagna il Giovane, e la via Roma che è squallida. Vito Conti segnala che a proposito della via Roma c’è un’azione legale in corso, ma non si è capito perché. E così via, finché si arriva a un tentativo di gazzarra sulla cosiddetta moschea. La dott.ssa Gamba s’impone e dice che prima si passeranno in rassegna le osservazioni sui punti della sua esposizione, poi semmai si parlerà della cosiddetta moschea.

    La gazzarra sulla moschea – Cavagna il Giovane e la fasciofemminista non mollano la presa. La dott.ssa Serra interviene, ma poco efficacemente, pur dicendo qualche cosa giusta: nessuno a Curno vuole la lotta sociale, al contrario dovrà essere ricercata la coesione che riguarda non solo i rapporti tra cittadini di religioni diverse, ma anche quelli fra, per esempio, i cittadini portatori di handicap e i cittadini «normodotati». Il concetto di “normodotato” desta qualche perplessità nel pubblico.
    A questo punto Cavagna il Giovane decide di andarci giù duro: torna a parlare della cosiddetta moschea e dice che l’Amministrazione prende in giro i cittadini. Vito Conti risponde che Cavagna il Giovane «dice balle». A questo punto il Conti si cimenta in un’orazione che, una volta tanto, non si perde in ghirigori e che pertanto non è scevra di una qualche efficacia. Illustra per sommi capi l’iter di presentazione del progetto della cosiddetta moschea, fa presente che è fermo perché, a suo tempo, bloccato dalla legge n. 2 del 2015 (legge anti-moschee); la legge è stata abrogata, in quanto anticostituzionale, ma si è in attesa della motivazione della sentenza della Consulta. E poi, in che senso questa moschea dovrebbe essere considerata “nuova”? In realtà si tratta del centro culturale islamico che si sposta in una nuova sede: dunque è “nuova” la sede, non è “nuova” la moschea, nel senso che al Centro culturale islamico preesistente non si aggiunge una nuova struttura. Morirà, se morirà il vecchio Centro culturale islamico e nascerà, se nascerà, un nuovo Centro culturale islamico. La dott.ssa Serra afferma che non si tratta di una “moschea” ma di un “Centro culturale islamico” (il nostro modesto parere è che non conviene avventurarsi più che tanto in queste sottigliezze giuridiche, se proprio non vi si è costretti). Vito Conti afferma che non è giusto trattare il popolo come bestie (penso che si riferisse al popolo curnense intellettualmente “normodotato”) e osserva che Cavagna il Giovane prende l’abbrivio da una manipolazione della verità, trasforma quella manipolazione in un assioma, dopodiché si butta a capofitto nelle sue accuse, mentre con il telecomando del videogioco fa risuonare nell’aria le trombe della campagna elettorale.

    L’occasione mancata della dott.ssa Serra – Vito Conti aveva dunque cominciato un discorso che non sarà stato proprio quello di Marcantonio in occasione della sepoltura di Cesare, ma che tuttavia non mancava di qualche fiore dialettico e retorico. A lui è subentrata la dott.ssa Serra, per analizzare la genesi della diceria della “nuova moschea”. Un’analisi indubbiamente necessaria, peccato che la dott.ssa Serra sia riuscita a rovinare tutto. Peccato, perché aveva cominciato bene, mettendo sotto accusa l’Eco di Bergamo, e fin qui aveva ragione da vendere. Ma ha sciupato l’argomento forse più importante, degradandolo a un episodio di lesa maestà. Così si è giocata la possibilità di fare, una volta tanto, un discorso “alto”: un discorso stringente, implacabile contro la miseria della politichetta, nobile nelle premesse e nella conclusione. Un discorso nobile che avrebbe dovuto concludersi con il trionfo della ragione sulle farneticazioni della superstizione animalesca seminata e favorita dal fronte “nazionale” fascioleghista (dico “nazionale” a ragion veduta, dopo la svolta imposta da Salvini alla Lega nord, della quale si è proclamato “stratego autocrate”, quasi che lui fosse il nuovo Alcibiade, ma un Alcibiade che non ebbe mai la fortuna di essere discepolo di Socrate).
    Tanto più è deplorevole questa incapacità della dott.ssa Serra di cogliere nel segno, di imbroccare l’argomento, in quanto appare evidente in lei l’ambizione di assurgere al sublime. Il fatto è che la dott.ssa Serra ha del sublime un’idea sbagliata. Pretende di coglierlo – e questo è veramente il colmo – celebrando i riti della mistica istituzionale, che prevede la congruenza dell’agire politico-amministrativo con le cacate carte di una burocrazia che, per essere oggi informatizzata, non è meno ottusa di quella borbonica di sempre; come se non bastasse, il sublime serrano prevede una spruzzatina di “condivisione”, che i curnensi avvertono sempre più per quello che è, cioè una imposizione dolorosa di contenuti ispirati, secondo convenienza, alla crudeltà dell’aziendalismo e al buonismo delle Acli. Come dire: il diavolo e l’acqua santa, anche se poi avrei qualche dubbio sulla santità delle Acli.
    Ma – dico io – se proprio nutre l’ambizione del sublime, la dott.ssa Serra farebbe meglio a imprimere ai suoi discorsi il marchio di una forte caratterizzazione etico-politica, possibilmente laica, mi permetto di aggiungere. Tirare in ballo don Milani con il suo I care (tra l’altro, una scopiazzatura di una scopiazzatura, visto che Veltroni celebrò un congresso all’insegna dell’I care, e non gli portò bene), troppo facile cavarsela con l’appecoramento alla “Convivialità delle differenze” di don Tonino Bello, sussunto dalle Acli,

    Il discorso che la dott.ssa Serra non fece, nel momento giusto e nell’occasione giusta – Presentiamo qui di seguito l’articolazione del discorso nobile che la dott.ssa Serra non fece e che, a nostro modesto parere, avrebbe dovuto fare nell’interesse dei cittadini di Curno e del suo stesso partito.
    a) Come esordio, la dott.ssa Serra avrebbe potuto prendere le mosse da un’analisi del potere di suggestione dell’ammiraglia della stampa anglorobicosassone, l’Eco di Bergamo, tanto maggiore su una popolazione spappolata come quella di Curno, che è fondamentalmente un quartiere dormitorio di Bergamo.
    b) Quindi avrebbe potuto esporre lo stato della questione sulla cosiddetta moschea, nei termini in cui è stato presentato ieri da Vito Conti e qualache gionro fa da noi stessi, su Nusquamia.
    c) Avrebbe potuto mettere in evidenza i due aspetti della questione che intende trattare: le responsabilità politiche della stampa anglorobicosassone e le responsabilità politiche di Cavagna il Giovane.
    d) Avrebbe potuto mostrare come lo stato della questione è stato proposto ai lettori dell’Eco di Bergamo e in particolare ai lettori che sono cittadini di Curno, mettendo in evidenza ciò che è chiaramente falso, per esempio nel titolo, è ciò che induce il lettore a farsi un’idea sbagliata della realtà.
    e) Avrebbe potuto: i) presentare il modo in cui Cavagna il Giovane si è avvantaggiato dell’articolo pubblicato sull’Eco di Bergamo; ii) fare un’analisi delle dichiarazioni di Cavagna il Giovane ai giornali e dei contenuti dei suoi volantini; c) considerare alcune delle voci circolanti nel paese che sono da mettere nel conto dei precedenti punti i) e ii), in base al principio logico ex falso sequitur quodlibet. (A proposito delle voci circolanti nel paese, sabato scorso mi trovai a Bergamo a parlare con una persona che vive e lavora a Bergamo, ma ha la residenza a Curno, come tanti. Mi disse che una delle voci circolanti in paese è che la dott.ssa Serra si sia convertita all’islamismo.)
    f) Avrebbe potuto concludere, dopo aver fermamente condannato il caso particolare di mala informazione riguardo alla moschea, nonché la spregiudicatezza politica di Cavagna il Giovane, con una dura requisitoria contro la stampa anglorobicosassone. Le ultime parole del suo discorso avrebbero dovuto essere la formulazione, chiara e distinta, di una richiesta perentoria: per il rispetto dei cittadini dei quali è sindaco, la dott.ssa Serra avrebbe dovuto richiedere che la stampa anglorobicosassone rispetti i fondamenti dell’etica del giornalismo. Si noti che, se la memoria non ci inganna, qualche anno fa la dott.ssa Serra recitò i Salmi della Bibbia in piazza Dante, insieme a Gandola, direttore dell’Eco di Bergamo.
    Ebbene, tutto questo non è successo. La dott.ssa Serra si è persa nei dettagli: per esempio, ci ha intrattenuto sulla lettera di rimostranze da lei inoltrata all’Eco di Bergamo, «senza richiesta di pubblicazione». Poi però un articolo c’è stato, ma intanto il danno è stato fatto, la bolla mediatica è stata congegnata e messa a segno. Ma non è che se mettono da parte il povero Remo Traìna, il problema della correttezza de’informazione può considerarsi risolto. Se la dott.ssa Serra avrà ottenuto di essere intervistata da un giornalista della sua area politica, non si illuda la dott.ssa Serra di aver fatto gli interessi dei cittadini; in realtà non avrà fatto nemmeno i propri interessi, se non in minima parte. Non dimentichiamo che lo stesso Remo Traìna potrebbe essere vittima di una macchinazione, prima che carnefice.
    Eh no! La dott.ssa Serra aveva per le mani un ottimo pretesto per mettere in riga una pratica giornalistica esecrabile, quella dei comunicati stampa trasformati in interviste, quella dei giornalisti “dedicati”: ma se l’è lasciata deplorevolmente sfuggire. Avrebbe potuto esigere che la cittadinanza di Curno non sia uccellata e tratta in inganno da manovre politico-giornalistiche discutibili, avrebbe potuto richiedere la demolizione delle cellule e delle cordate interne che nei giornali fanno un gioco in contrasto con l’interesse del direttore non meno che dei cittadini. Insomma, non più giornalisti dedicati al personale politico, o ai partiti, o ai ristoratori ecc., ma giornalisti dedicati ai cittadini, come vuole la sana etica del giornalismo.
    Non nascondo che il rispetto dell’etica del giornalismo è precisamente quello che chiediamo noi: con la differenza, però, che noi non contiamo niente (siamo trattati come pezzenti sia dalla dott.ssa Serra, sia dai giornali), mentre la dott.ssa Serra è sindachessa di Curno, è consigliere provinciale con la delega strategica sull’integrazione, è pezzo da novanta nel suo partito. E mica t’ho detto cotica! La dott.ssa Serra avrebbe potuto far sentire la sua indignazione – giusta e non simulata indignazione, una volta tanto – nel consesso più idoneo, nel consiglio comunale di Curno, e non l’ha fatto. Basta, è andata così.

    L’aspetto strumentale del referendum – La schermaglia sulla moschea sembrava terminata, invece Cavagna il Giovane torna alla carica: e la destinazione d’uso del capannone industriale dove il Centro culturale islamico si trasferirà? È tutto regolare? Sì, risponde Vito Conti. Ma ormai il motorino di Cavagna il Giovane è di nuovo caldo, perciò il ministatista curnense ritorna alla questione del referendum moschea sì/moschea no: i lettori ricorderanno che noi abbiamo definito questo referendum farlocco, sotto il profilo giuridico. Duellando con Vito Conti, Cavagna il Giovane arriva ad ammettere, a denti stretti, che quel referendum di per sé non può cambiare lo stato delle cose, ma conclude affermando – udite, udite! – che anche se farlocco nella sua formulazione, e giuridicamente inconsistente, quel referendum è un banco di prova della democrazia; e se l’Amministrazione serrana non vuole referendum, non è democratica.
    Vito Conti fa presente che non c’è referendum che possa abrogare i diritti costituzionali. Allora entra in campo la fasciofemminista: butta la questione in caciara, affermando che a lei questa Costituzione non piace. La dott.ssa Serra ribadisce che la Costituzione potrà anche non piacerle ma, finché c’è, la fasciofemminista è tenuta a rispettarla. Cavagna il Vecchio a questo punto si ricorda che lui era un uomo di sinistra, un tempo, anche se adesso fa parte di un’amministrazione aziendalista e lui stesso ha assunto il ruolo di grande esternalizzatore, perciò fa presente che la Costituzione è figlia della Resistenza che ha cancellato il fascismo per sempre. La fasciofemminista replica che non è detto: si vedrà, così dice.

    Una cavagnata di brutte figure – La seduta di Consiglio riprende abbastanza pacatamente con la discussione dei punti all’ordine del giorno. Tutto tranquillo, dunque, finché Cavagna il Giovane non osserva che nella proposta di delibera mancano gli allegati. Vito Conti osserva che gli allegati ci sono. Cavagna il Giovane insiste. Vito Conti gli dice di leggere bene, si alza, deposita gli allegati sotto gli occhi di Cavagna il Giovane, che però continua a parlare facendo riferimento a un suo brogliaccio. Non gli tornano i conti. È uno spettacolino degno di Crozza: assistiamo alla guerra delle cacate carte. Vito Conti riprende l’incartamento e lo porta al segretario comunale, il quale legge l’elenco degli allegati nella delibera e constata che gli allegati ci sono.
    Scontrandosi con Vito Conti su altri punti dell’ordine del giorno che richiedevano una votazione in Consiglio, lo spettacolino si ripete sempre uguale: questa sezione della seduta di Consiglio comunale, è insieme una replica delle precedenti e un’anticipazione delle seguenti. Vito Conti si trova costretto a correggere Cavagna il Giovane sul significato dei termini (per esempio, in seguito, allorché si parlerà di “contenzioso”), a mostrargli come più di una volta abbia inteso Roma per Toma; lo invita a non farsi trasportare a trarre conclusioni da petizioni di principio, a leggere attentamente le delibere, a informarsi meglio. A un certo punto, rivolgendosi a Giovanni Locatelli, che è il mentore di Cavagna il Giovane, e che è presente nell’aula consiliare, Vito Conti lo invita a preparare meglio il suo pupillo. Mi volto per osservare la reazione di Locatelli e colgo un’espressione, come per dire “Ma io non c’entro niente, il pupillo ha fatto di testa sua”. Non credo che sia del tutto vero. Ma credo che qualcosa di vero ci sia, perché Cavagna il Giovane si è veramente messo in testa di essere uno statista ed è così determinato da pensare di non aver bisogno, ormai, di essere istruito più che tanto.

    Colpo di scena – Al penultimo punto all’ordine del giorno c’era una mozione presentata dal solito Cavagna il Giovane che sollecitava l’installazione di dispositivi idonei alla riduzione della velocità dei veicoli transitanti per la via Trento. La dott.ssa Serra ha fatto presente di essere al corrente degli incidenti in questa arteria che molti automobilisti prendono in velocità, onde evitare i rallentamenti sulla ex SS 342 Briantea; ovviamente sa che c’è scappato un morto. Ma sa anche che non ci sono risorse per provvedere in modo diverso da come si sta facendo, intensificando la presenza della polizia municipale (che anche a Curno, immagino, chiameranno polizia locale: uffa!); d’altra parte ultimamente pare che non un singolo euro sia stato speso nemmeno in lavori di asfaltatura. Non si è speso, dice la dott.ssa Serra, perché i soldi non ci sono. Cavagna il Giovane con il suo solito fare indisponente da giovane virgulto in odore di investitura di statista, si domanda se almeno qualcuno abbia pensato alla gravità della situazione. Cavagna il Vecchio risponde piccato esponendo tutte le varie ipotesi prese in considerazione, quelle che sono state scartate e quella che si potrebbe mettere in atto, qualora si reperissero le risorse. Cavagna il Giovane non molla l’osso, domanda quanto costerebbe questo e quanto costerebbe quell’altro e sostiene che i problemi non si risolvono mandando la polizia municipale a battere le strade e metter le multe (siamo anche noi ferocemente contrari al sistema di far cassa tendendo agguati agli automobilisti lungo rettilinei sui quali sono stati posti divieti di velocità ad hoc: ma non mi sembra questo il caso).
    Come che sia, si arriva al momento della votazione. Ed è chiaro che non è bello votare contro una mozione che è a favore della sicurezza stradale. Ma i soldi non ci sono. Quando si vota, Vito Conti risulta assente. Votano a favore della mozione, oltre che Cavagna il Giovane, Gandolfi e la fasciofemminista. Votano contro la dott.ssa Serra, il dott. Benedetti, l’assessore Rizzo. Si astengono la dott.ssa Luisa Gamba, Cavagna il Vecchio, la dott.ssa Clara Colombo e la consigliera nussbaumiana dott.ssa Paola Bellezza. La dott.ssa Serra coglie a colpo d’occhio il risultato della votazione e dice a voce bassa, ma non così bassa perché non sia percepita da Gandolfi che siede al tavolo dei consiglieri, «Furboni! Così la mozione passa».
    A questo punto insorge la dott.ssa Paola Bellezza che dice: «Ma io ho votato contro!». Piccola bagarre. Gandolfi fa finta di meravigliarsi e grida “Vergogna!”. La dott.ssa nussbaumiana grida a sua volta, all’indirizzo della fascifemminista: “Noi siamo persone serie!”. Però il segretario comunale, che nel Consiglio svolge funzione di notaio, stabilisce che la mozione di Cavagna il Giovane è stata approvata. Vabbè, dice qualcuno, tanto i soldi non ci sono.
    Rimane il problema di come effettivamente abbia votato la Bellezza. Io non posso dir niente perché al momento della votazione non guardavo da quella parte. Ma Gandolfi, che nell’emiciclo sedeva esattamente di fronte alla Bellezza, afferma che la Bellezza si è astenuta. E allora che cosa è successo? È successo che la dott.ssa Bellezza, come del resto la dott.ssa Colombo, spesso e volentieri sia assente col pensiero, che semmai è intento alla lettura dei minuscoli caratteri del gingillino elettronico (tavoletta o ficòfono). La dott.ssa Bellezza e la dott.ssa Colombo, le due “ggiovani”, sanno bene che i giochi della politichetta curnense non sono nelle loro mani ma in quelle dei colleghi anziani, che in una concezione giovanilistica e renzian-rottamatrice, potrebbero anche essere considerati vecchi rincoglioniti. Insomma loro sono lì giusto per votare al momento opportuno: ogni tanto alzano gli occhi, per capire quale sia il punto della situazione, poi tornano a sprofondarsi nel loro gingillini. Per stabilire come votare, per il sì oppure per il no, sarà sufficiente guardare i colleghi di coalizione. Insomma, si comportano come le tricoteuse al tempo della Rivoluzione francese. Normalmente avevano gli occhi chini sui ferri del lavoro a maglia, li alzavano soltanto quando la lama della ghigliottina calava sul capo del condannato, o per applaudire le mozioni giacobine, come recita la didascalia della figura qui sotto.

    Che cosa è successo dunque questa volta? Semplice: La dott.ssa Bellezza invece di guardare come votava la dott.ssa Serra, ha guardato alla sua immediata sinistra: ha visto che Cavagna il Vecchio si asteneva, e si è astenuta anche lei.

    Aziendalisti senza leadership – Arriva il momento delle risposte alle interrogazioni. Gandolfi chiede ragguagli sul Global service, che sarebbe poi l’esternalizzazione di certi servizi comunali. Si ha la netta percezione che l’Amministrazione avesse con i propri dipendenti qualche difficoltà. E dire “qualche” forse è poco. È noto che la dott.ssa Luisa Gamba rinunciò alla delega di responsabile politico del personale, che fu assunta dalla dott.ssa Serra. In altre parole, la leadership (come si dice in linguaggio coglione, cioè la capacità di coordinare e comandare un gruppo di persone in un contesto aziendale o militare) della dott.ssa Luisa Gamba non ha funzionato. Sulla leadership sono stati scritti innumerevoli libercoli che chiunque abbia un minimo di studi umanistici alle spalle e abbia leggiucchiato qualcosa del pensiero critico francofortense, nonché chiunque sia provvisto di intelligenza e buona volontà, non può che disprezzare generosamente, ed è peraltro disprezzo dovuto.
    La dott.ssa Serra ha provato a imporre la sua leadership: tuttavia, nonostante la sua “empatia”, della quale si fa esplicita menzione nel curriculum vitae (empatia è un altro termine che tanto piace agli aziendalisti), neanche lei è riuscita a venire a capo dei problemi, che noi non conosciamo, ma che è evidente che ci sono stati e forse ci sono ancora. Si è dunque arrivati allo scontro: e così si spiegano gli avvicendamenti all’Ufficio tecnico, il Global service e tante altre delizie che, per quanto infiocchettate, opportunamente interpretate e inserite in Gamba-slàid, non possono ingannare l’intelligenza di un osservatore “normodotato”. Ma la dott.ssa Serra getta acqua sul fuoco. Vito Conti, abbastanza intelligentemente, invece di negare l’esistenza del problema e di pretendere la sottomissione dell’uditorio ottenuta mediante la somministrazione di sorrisetti asseverativi che sortirebbero, come quasi sempre, l’effetto contrario, dichiara: «Non nego che il nostro Ufficio non credeva in questo progetto. Però avevamo bisogno di tempi che rispettassero la programmazione, ergo abbiamo provveduto diversamente». Alla fine la dott.ssa Serra fa buon viso a cattivo gioco e conferma quanto affermato da Vito Conti. Però, a dire la verità, non abbiamo capito molto sulle ragioni del contendere, forse non dovevamo nemmeno capire.

    Altre battute degne di nota – Quando Cavagna il Giovane torna sull’argomento dell’utilità del referendum, la dott.ssa Colombo gli fa presente che l’argomento non è all’ordine del giorno: così afferma, tanto più che di recente è stata nominata rappresentante dei giovani democratici del Pd bergamasco e che dunque qualcosa doveva pur dire. E l’ha detto. Cavagna il Giovane inveisce: «Che cavolo dici?». La fasciofemminista, ringalluzzita da questa ripresa della gazzarra, accusa la dott.ssa Serra di aver impedito a casa Pound di raccogliere le firme. La dott.ssa Colombo ribadisce che neanche questo è all’ordine del giorno. Anche qui, sembra di assistere a uno spettacolino di Crozza. Cavagna il Giovane a questo punto lancia in campo la palla della sicurezza, che è sempre un argomento a effetto. La dott.ssa Serra invita a far distinzione tra sicurezza reale e sicurezza percepita. Cavagna il Giovane insiste, ma la dott.ssa Serra gli ricorda i limiti del proprio mandato, e invita il giovane virgulto a rivolgersi a un colonnello dei carabinieri, del quale non ricordo il nome. La fasciofemminista ci fa sapere di aver già parlato con il colonnello, ma non ci dice di che cosa ha parlato.

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    La seduta di Consiglio comunale del 22 marzo è sciolta poco prima delle due di notte. La dott.ssa Serra appariva provata, fin dall’inizio. Invece la dott.ssa Gamba era pimpante, forse perché ha strappato di recente alla dott.ssa Serra la promessa che il candidato alla successione sul trono serrano sarebbe stata proprio lei. Oltretutto sarebbe in quota rosa. Forse: ma non escludiamo colpi di scena.
    I consiglieri, nonché il sottoscritto che si è sciroppato tutta la seduta di Consiglio comunale, hanno ricevuto in omaggio un opuscolo di 60 pagine recante il titolo “Bilancio sociale. Il Comune al servizio dei cittadini”. Leggiamo nel colophon: «Ideazione, progettazione e redazione: Luisa Gamba».

    • La sindachessa, lievemente ma regalmente alterata: «Furboni! Così la mozione passa»

      Ricevo da Gandolfi la precisazione: la dott.ssa Serra, rivolgendosi a coloro che nella seduta di Consiglio del 22 marzo si astennenro dall’esprimere un parere positivo o negativo sulla mozione cavagnesca, esclamò «Furboni! Così la mozione passa», e non «E bravi! Così la mozione passa». Ho provveduto a correggere il testo del resoconto non anglorobicosassone.
      Avevo inoltre scambiato la dott.ssa Colombo con l’assessore Rizzo (mi scuso con la Rizzo) nel rendiconto della votazione. Dunque, la consigliera nussbaumiana Paola Bellezza, sollevando gli occhi dal gingillino come le tricoteuse parigine con il lavoro a maglia, ha colto limis oculis, cioè con la coda dell’occhio, a sinistra e a destra, che si astenevano sia Cavagna il Vecchio sia la determinatissima e pivettiana dott.ssa Colombo. Ed è così che la nussbaumiana curnense si è astenuta: speriamo che nel frattempo sia stata perdonata dalla dott.ssa Serra. Riassumendo: votano contro la dott.ssa Serra, il dott. Benedetti, l’assessore Rizzo. Si astengono la dott.ssa Luisa Gamba, Cavagna il Vecchio, la dott.ssa Clara Colombo e la consigliera nussbaumiana dott.ssa Paola Bellezza. Che però dirà di aver votato contro.

      • el Perro permalink

        Un consiglio comunale frizzante, spumeggiante. Peccato non vengano registrati e/o trasmessi in streaming. C’era pubblico?

        Ci sono informazioni interessanti per il futuro circa la Gamba e la Serra: Gamba candidata sindaca e la Serra al Secretariat Building?
        E il resto dei viveur?

      • Pubblico scarsisissimo. Nessun giornalista anglorobicosassone.
        Però erano presenti: Giovanni Locatelli, segretario della sezione curnense di Forza Italia; Emanuele Artina, commissario politico di Forza Italia, incaricato della tessitura sortile dell’unità della destra curnense; Marcobelotti, segretario della sezione curnense della Lega nord, pensieroso ma inerte (il conte zio abbandona Curno al suo destino? E Pedretti, sarà proprio necessario prendere posizione, e quando?).

  35. porta aperta permalink

    Tristezza infinita la seduta del Consiglio dal suo riassunti, spiace che lei debba sorbirsi spettacoli tanto squallidi.
    Buona Pasqua

  36. Alberi di Giuda

    Gli alberi di Giuda fioriscono in concomitanza con il l’anniversario del tradimento consumato da Giovanni Locatelli, il quale il 19 marzo 2012 mentre ancora rivestiva la carica di assessore della Giunta Gandolfi, contribuì in maniera determinante al disarcionamento del sindaco del buongoverno, aderendo alla congiura serrapedrettista. Le ragioni della congiura non si sono mai sapute, nessuno ha mai detto: abbiamo fatto cadere la Giunta, quaranta giorni prima della scadenza naturale del mandato, per questa e per questa ragione. Non c’è stata trasparenza, non c’è stata condivisione, niente di niente. Perciò siamo autorizzati a pensare il peggio.
    Non credo che Locatelli si presenterà candidato alle prossime elezioni amministrative. Neanche Pedretti, per altre ragioni. Ma entrambi vorranno avere un ruolo di back office, come si dice nel linguaggio coglione dell’organizzazione aziendale (in italiano: di retrosportello). Beh, noi siamo pronti.
    La foto non è stata scattata a Curno, dove l’albero di Giuda è pianta sacra (ricordo che sacer in latino ha il duplice significato di sacro ed esecrabile), ma a San Gervasio (Comune di Capriate san Gervasio, BG).

  37. Ascolto gratuito

    Sono capitato per caso su questo video mentre cercavo aggiornamenti sullo stato mentale di Marie Laforêt, traumatizzata (anche in senso fisico) da un’esperienza esoterica. Era bellissima, con una vita molto interessante. Dopo tredici anni di matrimonio che lei dice felice, all’improvviso il marito, persona raffinata e insospettabile, compie uno scarto, getta la maschera — dice lei — e assume di punto in bianco una seconda personalità, quella dell’iniziato a una setta esoterica, L’ordre du Temple solaire, con addentellati nel mondo della criminalità, della finanza e del commercio d’armi. Ha scritto un libro su quest’esperienza, poi è invecchiata male, come molte donne che furono bellissime.
    A noi piace ricordarla così, mentre canta questa ninnananna yiddish:

    Attrice e cantante, Marie Laforêt era intelligentissima, bellissima e femmina:

    Adesso Marie Laforêt ama molto i cani.

  38. Claudia Koll contro la pornografia dell’immagine, che non è soltanto quella del corpo
    Gli aziendalisti e i politici assatanati di visibilità sono anch’essi prostituti

    Non entro nel merito della conversione di Claudia Koll e dell’esperienza mistica che improvvisamente ha determinato nella sua vita una “metanoia”, cioè un rovesciamento della propria mente, nel modo di considerare la vita, compresi i suoi aspetti quotidiani, anzi precisamente quelli.
    Ma trovo molto interessanti le sue parole, contro la pornografia, che non è soltanto quella del corpo, quand’anche si trattasse di soli piedi nudi.
    “Pornografia” è un termine di origine greca, che però nella lingua italiana è importato dal francese: in origine significava uno scritto o un’immagine concepita per stimolare un’eccitazione sessuale.
    Tuttavia il suo campo semantico, cioè l’insieme dei significati che si possono attribuire a questo termine, si è progressivamente allargato. Per quanto impropria possa essere tale dilatazione dei significati, non possiamo che prenderne atto. Inoltre dobbiamo riconoscere che talora tale estensione è efficace. Per esempio, chiamare “box” l’autorimessa di una singola vettura è abbastanza infelice, perché usiamo una parola che nessun inglese utilizzerebbe con questo significato. Insomma, siamo dei burini. Un inglese direbbe garage, specificando, se è il caso, che si tratta di un double/single/two-car/one-car garage. Ma parlare di pornografia in senso lato, per condannare il culto sfrenato dela propria immagine, l’ambizione che addirittura in ambito aziendalistico è teorizzata come una virtù, è quanto mai azzeccato. Infatti, quest’uso estensivo del termine ci riporta alla sostanza del problema: il mongomanager assatanato che diventa una belva umana, o anche un coglioncino presenzialista, i politici che scalpitano per essere intervistati costi quel che costi, con tanto di fotografia, in tutte le salse, e con tutti i pretesti, sono pornografi. Perché? Perché si prostituiscono (in latino: prostant venales, cioè sono in vendita) e, precisamente, “pornografia” deriva dal greco πόρνη, “prostituta”.
    A ben guardare, nei conigli mediatici, nei saggi di giornalismo enogastronomico, nelle markette in generale c’è invariabilmente pornografia, in senso lato. C’è la volontà di allettare, di destare l’attenzione: proprio come fanno le prostitute (o i prostituti). Le prostitute vogliono allettare i sensi, i mongomanager e i politici ambiziosi vogliono allettare il consenso. Perciò le prostitute venivano anche chamate, in antico, lupae, perché ululavano, per attirare l’attenzione dei possibili clienti. Ma la sostanza è sempre quella, la squallida sostanza della prostituzione.
    Comunque, visto che è Pasqua, ascoltiamo Les Trois Cloches, canzone interpretata da Edith Piaf e dai Compagnons de la Chanson:

    La canzone narra della vita di un uomo scandita dal suono della campana di una vecchia chiesa nel villaggio di un fondovalle svizzero. Ricorda i momenti fondamentali, “di passaggio”, della vita di Jean-François Nicot: la nascita, il matrimonio, la morte.
    Ma di dove tirava tutta questa voce, meravigliosa, quello scricciolo di Edith Piaf? Era anche una mangiatrice d’uomini.
    A ogni buon conto, non si illudano i nostri avversari che con la Pasqua Aristide sia divenuto “buono”, come piacerebbe loro, cioè fesso. Anzi, sappiano che è in cantiere una lettera aperta a Gori: si consolino, i similprogressisti e i fascioleghisti (compresi i berluschini residuali, che si sono appiattiti sul fascioleghismo per cannibalizzare l’elettorato leghista), dicendo a se stessi che “tanto Nusquamia non conta un cazzo”.

  39. Ol Broegna permalink

    Chèsta sé che l’è oena bèla e bràa scèta, mia chèle dò gasùse de la scèta del Colombo e del Belèsa, forsa Angel pistangèl, profeta canù, mia che la sidèla la roedèle soel sidèl:

    Ardif ché che spetacol de dòna:

    [Le grazie di questa vergine rutena mi hanno indotto a versare lacrime di intrattenibile commozione. La bellezza ucciderà la determinazione? Volesse il cielo! N.d.Ar.]

    P.S. di 3^ F – Se non sbaglio, il bergamasco sidèla, che qui leggo per la prima volta, deriva dal latino situla. Alla faccia degl’identitaristi che vanno in visibilio per le scorregge celtiche. [N.d.Ar.]

  40. Memorie di un curnense permalink

    @Max Conti
    @Perlita Serra

    La memoria fa di noi degli uomini.
    Se non l’abbiamo, non siamo altro che animali.

    • Una strategia per allontanare da Curno il pericolo fascioleghista

      Penso che il suggerimento di coltivare la memoria, rivolto ai due rappresentanti Pd-ini di Curno, similsinistri in salsa di “società civile” (che Iddio stramaledica l’impostura della società civile!), impepati quanto basta al gusto delle Acli (con il suo strascico di buffonesca convivialità delle differenze) cada nel vuoto.
      I due summenzionati Pd-ini non amano fare “memoria locale”, cioè ripercorrere i luoghi della memoria, quelli dove si ripongono i ricordi che si vogliono sempre a portata di mano. Anzi, hanno provveduto a sbarazzare i “luoghi” di tutti i ricordi ingombranti: vedi per esempio la loro reazione di indifferenza etica di fronte al tentativo, promosso dal Pedretti, d’ispezione in modalità di provocazione presso la c.d. moschea di Curno (quella “antica”, in opposizione alla “nuova”, come si legge nell’articolo del giornalista anglorobicosassone Traìna [con l’accento sulla “i”, prego: in Sicilia si dice così, e il cognome è siciliano]).
      Gandolfi aveva defenestrato il Pedretti perché quell’ispezione, così congegnata, costituiva una manifesta violazione dei Diritti dell’Uomo. Ma da parte della similsinistra curnese, non ancora a quel tempo del tutto aziendalistica, ma già messa su una cattiva strada, si mossero dapprima accuse esplicite a Gandolfi, che secondo loro avrebbe defenestrato il Pedretti in difesa di interessi immobiliari, invece che dei Diritti dell’Uomo; poi le accuse furono più sfumate, ma non meno sfacciate: il babau politico di Curno sarebbe stato destituito in quanto capro espiatorio, come per cancellazione di altri peccati (gandulfiani, ovviamente) non esplicitati; infine — e questa è la cosa più vergognosa — con la complicità della stampa anglorobicosassone, la similsinistra pretese di stendere una cappa di plumbeo silenzio su tutta la faccenda. Ancora, come se non bastasse il silenzio stampa, la dott.ssa Serra pensò bene di aggiungervi la celebre mordacchia, sulla quale non mi attardo, perché a tutti nota, anche se molti fan finta di non saperne niente.
      Il bello è che, aggiungendo impostura a impostura, pretesero che l’evasione etica fosse testimonianza di loro precipua e indiscutibilmente “signorile” sobrietà. Con motu proprio la dott.ssa Serra stabilì che noi resistenti dovessimo essere trattati come pezzenti: in perfetta sintonia con la nomenclatura della politichetta, la stampa anglorobicosassone pubblicò un celebre “spillo” redazionale che ammoniva Gandolfi, perché mai più osasse ritornare su argomenti che potessero recare dispiacere insieme al Pedretti e alla similsinistra, che accarezzavano il sogno di un colpo di mano congiunto, per far fuori l’odiato Gandolfi. Lo spillo redazionale fu concepito all’epoca in cui l’ammiraglia del giornalismo orobico era governata dal direttore cattoleghista Ongis, e figurava inserito in un articolo firmato dal giornalista anglorobicosassone Remo Traìna (toh!).
      Bene, oggi la similsinistra curnense, a proposito della montatura mediatica sulla “nuova moschea”, parla in nome della Costituzione e dei Diritti dell’Uomo. E come lo fa? Goffamente, male, con tanto di coda di paglia, con errori di comunicazione madornali. Perciò abbiamo in mente, come abbiamo già annunciato, di scrivere una lettera aperta a Giorgio Gori, che di comunicazione s’intende: perché dia una mano alla dott.ssa Serra, soprattutto perché gli errori della Serra non ricadano sui cittadini di Curno (in realtà i suoi errori ricadrebbero anche sui cittadini di Bergamo). Che cosa è in gioco? Beh, il pericolo è che Curno cada nelle mani di un manipolo di persone incapaci, spregiudicate nello spargere la mala semente del populismo, la paura e l’odio: persone sprovviste di cultura politica (per tacere del resto), gente che non conosce l’arte del governo, e che nemmeno si pone il problema, interessata soltanto a impadronirsi dell’arce curnense per poi, nella migliore delle ipotesi, improvvisare una qualche forma di governo abborracciato, le cui leve sarebbero affidate a dilettanti allo sbaraglio.
      Ma perché rivolgersi a Gori? Lo spiegherò con un’analogia. Quando finalmente quel babbeo di Chamberlain passò la mano, Churchill, avendo capito il pericolo rappresentato da Hitler, arrivò a prendere accordi con Stalin. Era prioritario abbattere Hitler, non Stalin, con il quale i conti sarebbero stati fatti in seguito (dell’attività criminale di Stalin si sapeva, ma ancora non se ne conosceva la portata). Esorto chi legge queste righe a leggere bene e, nel caso, a studiare il concetto di analogia: nei libri di logica. [*] Vedrà che esiste una differenza tra analogia e similitudine. Ebbene, noi non diciamo che i fascioleghisti, che in conseguenza degli errori della Serra potrebbero prendere il potere a Curno, sono come Hitler; non diciamo che noi siamo come Churchill; e non diciamo che i similsinistri aziendalisti di Curno sono come Stalin (ci mancherebbe: come sosteneva Concetto Marchesi, sommo latinista, Stalin aveva una sua tragica grandezza). [**] Ma noi ci permettiamo di stabilire un’analogia fra quella struttura storica e la struttura microstorica di Curno. Ricordo che, precisamente, un’analogia comporta una «similitudine tra strutture: ciò che viene affermato in un ambito si trova proiettato in un altro ambito». In particolare l’analogia «non è una semplice similitudine, ma una somiglianza di rapporti fra proprietà definite in ambiti diversi». Insomma, non fate come il Pedretti che mi aveva accusato di paragonarlo a Mengele: io mi ero limitato ad affermare che Mengele affermava di sentirsi la coscienza tranquilla, riguardo agli esperimenti condotti in Iudaeorum corpore vili. E che il sentirsi la coscienza tranquilla, come parimenti affermava il Pedretti nell’ambito dell’ispezione alla c.d. moschea, non è un argomento che possa dimostrare l’irrilevanza del caso in esame (rispettivamete, gli esperimenti e l’ispezione).
      L’analogia fra la macrostruttura e la microstruttura ci induce a ritenere che Giorgio Gori possa — debba, direi — intervenire in aiuto della dott.ssa Serra, perché la situazione non precipiti. Poi, a parte, faremo i conti con la similsinistra.

      ——————————————————-
      [*] Ottima, per esempio, l’Introduzione alla Logica di Copi-Cohen (il Mulino, Bologna 1997, pp. 465 ss.).
      [**] Ricordo che Concetto Marchesi, miglior siciliano di Remo Traìna, fu rettore dell’Università di Padova fino al 1943, quando le Università erano luoghi di alta cultura: non vi si studiava la “proposta etica” della filosofa neofemminista Martha Nussbaum né eisteva il corso di laurea nelle cosiddette Scienze della Comunicazione. Quindi, dopo aver rivolto un coraggioso appello ai giovani, Marchesi espatriò clandestinamente in Svizzera.

  41. Maschio convinto permalink

    @Al Broegna
    Bella, elegante, caparbia, ma non determinata. Una femmina marziale con l’arma della sensualità. Altro che le baggianate femministiche della risolutezza come arma di seduzione. Pussa via! Meglio soli.

  42. Dieci anni fa moriva Alida Valli

    Ci piace ricordarla con la galleria d’immagini qui sopra, tratte dal Terzo uomo, girato con Orson Welles, per la regia di Carol Reed, quando l’attrice polesana (come Laura Antonelli) s’apprestava a vivere la sua splendida maturità. Giovanissima, aveva preso parte a numerosi film della serie dei telefoni bianchi. Nel film di genere “collegiale”, Ore 9: lezione di chimica, recitò la parte della studentessa innamorata del professore fascinoso, dopo di che divenne la “fidanzatina d’Italia”. Ma nel 1941 recitò una parte intensa in un film che oserei dire perfetto, Piccolo mondo antico, per la regia di Mario Soldati, tratto dal romanzo di Fogazzaro, uno dei più belli della letteratura italiana. Sarebbe un errore liquidare il romanzo, o il film, come di “genere risorgimentale”, perché a me pare che nel libro, e anche nel film, si trovi se non proprio tutto, molto della vita: molto di quello che varrebbe la pena sapere, e comprendere, molto dei moti dell’animo di uomini che siano uomini veri, anche quando sbagliano, ma veri (e non sfridi e tappabuchi aziendalistici).
    Alida Valli era una donna vera, con un carattere forte, ma non determinata, non stronza. Tanto fu poco determinata, che gli amici si dovettero adoprare perché in vecchiaia le fosse riconosciuta la “pensione Bacchelli”.
    La sua canzone Ma l’amore no, evoca paradisi di sensualità indeterminata. Non a caso nel film di Tornatore, Malena, la musica di quella canzone si accompagna alla visione della Bellucci in sottoveste sfrigolante e piedi nudi, regalando allo spettatore momenti di autentico e coinvolgente piacere sinestetico.

    Il gatto padano s’incazza per quello che abbiamo scritto? Meglio così. Ecco comunque Monica Bellucci per il nostro (non il suo) piacere:

  43. Quando gli uomini erano uomini

    Più volte abbiamo lamentato l’assenza totale di femminilità, per non dire la sgradevolezza, delle femministe, delle donne che menano vanto della propria determinazione, invece di vergognarsene e, semmai, far di tutto per nasconderla, come usava un tempo fra le persone bene educate, uomini e donne. Con il rischio che si vada a parare nel discorso che non ci sono più le mezze stagioni, le fragole non hanno più il sapore di una volta ecc.
    Beh, per par condicio, bisognerà dire che non ci sono neppure gli uomini di una volta. Oggi, per esempio, gli uomini si vantano di essere ambiziosi, teorizzano che nel consorzio civile si debbano cancellare secoli di civiltà e cortesia, e reintrodurre la legge della giungla (l’homo homini lupus): perciò nei corsi di formazione si insegna, in buona sostanza, che il cliente debba essere “inculato”, che nella lotta aziendale per assurgere a una qualificazione schiavile superiore, ovviamente sempre rimanendo schiavi, anzi essendo ancora più schiavi, tutti i mezzi siano leciti. Lo stesso discorso vale per i politici, soprattutto di mezza tacca; i quali, per esempio, non esitano a buttarsi a capofitto nella pornografia della visibilità mediatica.
    Eppure fino a non molto tempo, tra le persone civili, non era ammesso vantarsi di comportamenti facilmente riconducibili ai vizi capitali. Non so se avete presente Peter Lorre: aveva la faccia dell’uomo infido, subdolo, o quanto meno gli riusciva bene interpretare questo ruolo. I personaggi nei quali si calava (Ugarte in Casablanca, Cairo nel Mistero del falco, che vediamo qui sotto: entrambi i film hanno Humphrey Bogart come protagonista) erano schifosi, e tali dovevano essere nell’economia della narrazione.

    Una volta era così: se uno è schifoso, mica gli dai la medaglietta, mica gli dici che è bravo. Uno che è schifoso, senza senso dell’onore, uno che è una merda lo disprezzi. Non dico “Punto!”, perché pare che questa espressione sia una specialità delle donne determinate. Noi razionalisti non facciamo affermazioni apodittiche, non siamo oracolari, dunque non c’è bisogno di questa espressione odiosa (e anche cafona). Semmai, portiamo gli argomenti, li mettiamo ordinatamente in fila, indi traiamo la conclusione. E invece di dire “Punto!”, diciamo “C.v.d”, cioè come volevasi dimostrare.
    Nel cinema italiano uno che interpretò quasi sempre la parte dell’uomo, del vero uomo, senza aggettivi, senza superlauree ecc. fu Amedeo Nazzari. Lo vediamo nello spezzone qui sotto, tratto dal film Quelli della montagna (volendo, su You tube c’è il seguito del film, a puntate), girato con la supervisione di Alessandro Blasetti.

    Fu un film di propaganda (fascista), certo, come furono film di propaganda (comunista) quelli del sommo regista russo Ėjzenštejn. Ma se abbiamo un po’ di sale in zucca, dopo aver riconosciuto che sono film di propaganda, eviteremo noi stessi di far propaganda a buon mercato — la nostra meschina propaganda — e procederemo nell’analisi. Dunque, fermo restando che non possiamo paragonare il film di Vergano (il regista del film con Nazzari) con i capolavori di Ėjzenštejn, rimane il fatto che il film con Nazzari non è nella sostanza un film fascista. La vita degli alpini è presentata senza sbruffonate, in maniera convincente e lascia una traccia di umanità, tutto il contrario della bestialità: fascista, salvinesca o mongomanageriale, poco importa; soprattutto, la figura interpretata da Nazzari, per niente eroica da principio, ma alla ricerca di un riscatto, quasi quella di un personaggio conradiano, è convincente, per niente banale. Amedeo Nazzari ci mostrerà che cos’è un uomo. È anche interessante il caso della gelosia retrodatata di Nazzari per l’ex fidanzato della moglie, che lei ebbe quando i due protagonisti ancora non si conoscevano; fra l’altro, l’ex fidanzato è morto in guerra. La gelosia devastante per il ricordo, o soltanto la possibilità che il ricordo possa esser presente nel cuore della persona amata, costituisce l’elemento scatenante di un duello mortale descritto da Merimée nel racconto Le vase étrusque.

  44. Dopo lo scazzo, Curnoalternativa 2.0 langue
    Fa seguito all’articoletto un’appendice sulla miseria della Nuova destra unita curnense

    Curnoalternativa 2.0 langue. C’è stato uno scazzo intornoa a questa sigla che probabilmente doveva fare da battistrada, nelle intenzioni del promotore/promotori, alla nascita e al consolidamento della Nuova destra unita di Curno. Colui che alimentava di notiziole e fotografie il sitarello Curnoalternativa 1.0 è stato espulso (ecco lo scazzo!); peccato che il tenutario delle chiavi di Curnoalternativa 2.0, dopo essersi inventato la palla dell’assalto informatico alla precedente edizione, sapendosi sotto tiro, da parte di Nusquamia, a questo punto sia rimasto elingue, cioè senza parole. Ha paura di esporsi e, soprattutto non ha nemmeno gli spunti e le fotografie che il socio espulso gli procurava. Perciò si è ridotto a riprendere il video propagandistico di Vivere Curno gentilmente pubblicato dall’Eco di Bergamo, ripreso direttamente dal sitarello di Vivere Curno.
    Scrivevamo in un precedente commento (si veda Notizia strepitosa! “Curno alternativa” muore, ma risorge come “Curno alternativa Alternativa”):

    Questa nuova edizione [di Curnoalternativa] non ha tutta la caterva di amici della precedente, almeno per il momento. Oggi, a 11 ore dal lieto evento, sono appena quattro: due sono Giovanni Locatelli e Marcobelotti, gli altri due sono di complemento.

    Ebbene dal momento in cui abbiamo scritto quel commento non è cambiato niente, salvo il fatto che si è aggiunto un nuovo “amico di Facebook”. Dunque il tenutario di Curnoaltrnativa 2.0 è con il culo per terra? Ma di chi è quel culo?

    Miseria della Nuova destra unita curnense – Intanto vediamo come sia messa la Nuova destra unita curnense, come comunichi:
    Forza Italia Curno è ferma al 14 febbraio di quest’anno: stanno decidendo le modalità di rottamazione di Cavagna il Giovane, dopo le recenti brutte figure?
    L’Obiettivo Curno (facebook) è fermo alle elezioni europee del maggio 2014, quando Brunetta e Toti fecero un salto elettorale a Curno, accolti da Locatelli e Cavagna il Giovane con loro immortalati in immagini scattate in favore di macchina fotografica (ah! la pornografia della visibilità mediatica!), nonché alla comparsata elettorale della Castagnata di Forza Italia – Lega nord, con la partecipazione speciale di Tarcisio, del 22 novembre.
    L’Obiettivo Curno (sito Html) ha continuato a mostrare uniti i marchi di Lega nord, Forza Italia e Curno oltre (una sottomarca locale di Forza Italia), anche dopo lo sfanculamento di Cavagna il Giovane. Fra l’altro non c’è stato un contro-comunicato di Marcobelotti (Nuntio vobis gaudium magnum, Fisci illius Minoris memoriam noniam damnari), perciò teoricamente è ancora sfanculato.
    Curno a sei zampe, sitarello ricco di fotografia di cani costretti a prostituirsi per subdolo e orribile calcolo elettorale dei loro padroni, è fermo a una notiziola dell’11 dicembre 2014, ripresa da Repubblica, di folklore canino
    Stop moschea a Curno ecc. è la controffensiva di Marcobelotti al tentativo di cannibalizzazione dell’elettorato leghista da parte dell’intelligentissimo Alessandro Sorte, che può contare sulla force de frappe costituita da Giovanni Locatelli, inqaulità di Gran Ciambellano, e da Cavagna il Giovane, in qualità di guastatore (sempre che non guasti se stesso).
    No moschea a Curno, paginetta d’ispirazione pedrettesca, langue, in attesa di nuovi spunti da parte del giornalista anglorobicosassone Remo Traìna.
    Lega Nord Cüren è ferma all’8 marzo, quando Roberto Calderoli ha fatto un blitz al gazebo della Lega, per apporre una firma al quesito farlocco contro la “nuova moschea” e montarci su un coniglietto mediatico; è da notare che il Calderoli si è limitato a una fuitina, per non correre il pericolo che il Pedretti gli si parasse davanti e di essere fotografato accanto a lui; né si sono viste foto di Calderoli a braccetto di Marcobelotti, come a confermare che Calderoli, che sta rifacendosi l’immagine, intenda non aver più niente che fare con Curno, che potrebbe detruparne l’immagine rinnovata.

    Insomma, questi della Nuova destra unita curnense si svegliano soltanto quando c’è da razzolare voti. E quando si svegliano, pur di raspare consenso, sono incontenibili, raccontano le palle più spudorate e si abbandonano ai riti peggiori della pornografia mediatica.

    • Opportunamente massaggiato da Nusquamia il sitarello Curnoalternativa 2.0 pubblica due cosucce

      Oggi 31 marzo 2016 vediamo pubblicate sul sitarello di Curnoalternativa 2.0 alcune fotografie che illustrano microepisodi di degrado urbano. Credo però che siano sfuggiti all’occhiuto estensore/redattore due o tre preservativi abbandonati nell’area del mercato.
      E con questo? Che cosa vuol dimostrare il tenutario del sitarello? Perché piuttosto non esce allo scoperto e non dice con chi intende schierarsi? Sì è liberato del Pedretti, chiudendo la precedente versione 1.0 e aprendo la nuova, smagliante edizione. Questo l’abbiamo capito. E adesso? Torna a fare la corte alla dott.ssa Serra?

  45. La Lombardia 27° cantone della Svizzera?

    Dal diario di Gad Lerner:

    Operazione Lombardia” è il titolo di una fiction della TV svizzera realizzata da Fulvio Berlusconi che ha ottenuto un grande successo di ascolti. Il filmato è stato trasmesso all’interno di “Storie”, ed ha fatto record di share, ben il 34%. La fiction parte da una dichiarazione vera del consigliere federale – un membro del governo – svizzero, Ueli Maurer, esponente di spicco della destra populista Udc/Svp. Il consigliere federale aveva detto nella primavera del 2012 che ”annettere la Lombardia per noi non sarebbe un problema. La Lombardia rappresenta circa il 90% del totale di tutti gli scambi commerciali con il nostro paese”.

    Però, attenzione! Come si dice in linguaggio coglione, questa è una fiction, cioè finzione: ovvero, frutto di immaginazione, con qualche pizzico di verità documentabile. Così che non sai mai dove finisca la finzione e cominci la realtà, o viceversa. Oddio, ma non è così che operano i favolisti, i gran tessitori di balle che spacciano per oro di coppella? Con la pretesa, per giunta, che noi gli si debba credere sulla parola. Il gran coglionatore, com’è noto, non è colui che dice sempre e sistematicamente il falso, ma colui che abilmente mescola il vero con il falso.
    Secondo me i giornalisti italiani che hanno recensito questa parodia di documentario ci hanno capito ben poco, limitandosi a passare sul computer un comunicato stampa, sempre lo stesso, cucendo molto e incollando di proprio ben poco. Anche perché, secondo me, non hanno nemmeno visto tutto il documentario da loro così poco diligentemente recensito.
    Insomma, si sono comportati come certi giornalisti tristanzuoli di nostra conoscenza. Il comunicato stampa da loro scopiazzato è uscito dalla Rsi-Radiotelevisione svizzera italiana; poi però proprio nel sito della Tsi si trova un articolo che avrebbe potuto aiutare i nostri giornalisti “geniali” a capire quello che nessuno ha scritto: che, chiaramente, quella cena elegante ad Arcore, con il funzionario svizzero che si rende simpatico prestandosi al gioco dell'”uomo preservativo” è una palla colossale. Di qui sarebbe dovuto nascere il dubbio che fosse una balla totale la testimonianza del funzionario svizzero che vive nascosto in Sudamerica per paura di ritorsioni, come pure l’esistenza stessa del funzionario svizzero. Ma nessuno dei recensori vi ha accennato. Ecco invece che cosa si legge nel sito della Rsi, peraltro sopravanzato da numerosi altri articoli “di pubbliche relazioni”, che si prestano al gioco di prostituzione della realtà:

    Il mockumentary insomma è un genere nobile, consolidato e ben rappresentato, però molto difficile da fare in maniera credibile e non sterile. […] Ovviamente un’invenzione assoluta, che la trasmissione Storie ha commissionato a Bernasconi con l’intenzione di sorprendere, stupire, divertire e far riflettere il pubblico su un’eventualità che qualcuno, qua e là, ha evocato davvero.
    […] Altre interviste semplicemente farlocche a un fantomatico funzionario federale e a un rappresentante della Lega italiana. Un vero giornalista del TG (Lorenzo Buccella) a condurre l’inchiesta. E una serie infinita di indizi sparsi per far intuire allo spettatore che di burla si tratta (il più gustoso: l’elenco di quattro regole di integrazione del cittadino lombardo neosvizzero).

    (Dal sito della RSI – Radiotelevisione svizzera italiana: Mockumentiamo la (se)cessione.)

    • Tecniche di coglionamento benevolo e malevolo: dal documentario svizzero (c.d. “mockumentary”) alla montatura populistico-mediatica sulla moschea di Curno

      Il documentario di realtà fittizia presentato qui sopra costituisce un caso di studio meritevole di essere analizzato per spendere qualche parola sulle tecniche di coglionamento dei lettori di giornali, degli spettatori televisivi, dei fruitori della rete, delle giurie dei tribunali e dei cittadini ingenui, in generale, facile preda delle tecniche di manipolazione dell’informazione, disinformazione e cazzeggio.
      L’argomento è interessante e vasto, noi ci sforzeremo di trattarlo in breve, evitando preamboli e disquisizioni teoriche ed entrando direttamente nel vivo del problema (in medias res, come dice Orazio), a partire dal documentario svizzero, che è un caso esemplare, oltretutto ottimamente confezionato.
      Il documentario mescola, come abbiamo visto, realtà e finzione, perciò nel comunicato stampa della Rsi-Radiotelevisione della Svizzera italiana è definito “mockumentary”. Chi l’ha visto per intero, si sarà accorto che esso si divide in due parti:
      a) nella prima parte la realtà “vera” e la realtà “falsa” sono montate, cioè frammentate e disposte con arte, come se fossero le premesse di una argomentazione scientifica, senza che gli argomenti falsi abbiano la minima connotazione di falso: cioè, gli argomenti falsi sono verisimili;
      b) nella seconda parte assistiamo ancora a un sandwich (tramezzino) di vero e di falso, con la differenza che gli elementi falsi sono connotati da certi indizi che dovrebbero mettere sull’avviso lo spettatore non completamente sprovveduto, anche se non smaliziato come potrebbe essere il lettore di Nusquamia.
      Ma è proprio la prima parte quella più interessante. Immaginiamo, infatti, che il documentario sia presentato in due puntate, in due diverse serate. Ebbene, lo spettatore ingenuo, anche se non del tutto stupido, avendo visto soltanto la prima parte, potrebbe facilmente abboccare. Infatti, gli elementi falsi sono verisimili. Invece un lettore di Nusquamia non abboccherebbe perché per prima cosa si domanderebbe come mai quel documentario presenti informazioni di grandissima rilevanza, delle quali non si è mai sentito parlare, senza un’adeguata cornice di presentazione, sullo stesso piano di altre informazioni del tutto scontate. Naturalmente, quelle informazioni potrebbero anche essere vere, ma come mai proprio le informazioni più scottanti sono buttate lì con nonchalance?
      Insomma, il lettore avvertito di Nusquamia prende nota delle informazioni verisimili, ma non abbocca: prima di arrivare alla conclusione che il documentario, o quanto meno la sua prima parte, vorrebbe dare per dimostrata (una trattativa in corso per la cessione della Lombardia alla Svizzera) verificherà le informazioni cruciali che si dànno per scontate e delle quali, a quanto pare, sono a conoscenza soltanto gli autori del documentario. Se quelle informazioni non sono verificabili, nisba, non si abbocca.

      D’altra parte, il coglionamento politico non avviene mai spiattellando un’insieme d’informazioni tutte false, ma invariabilmente mescolando il vero con il falso, più o meno abilmente, secondo la capacità del coglionatore e secondo l’ingenuità dei coglionandi, cioè di coloro che devono essere coglionati. Prendiamo il caso della moschea di Curno, dove, come abbiamo abbondantemente dimostrato in questa pagina di Nusquamia e nella precedente, si assiste a una sinergia mediatico-populista: l’articolo pubblicato sull’Eco di Bergamo per la firma di Remo Traìna, ha gettato il sasso e ha fatto da volano sia al volantino di Cavagna il Giovane, sia alle voci di paese. Tale sinergia ha accreditato un triplice falso:
      • è falso che a Curno debba sorgere, secondo i piani della dott.ssa Serra, una “nuova” moschea (il titolo dell’articolo firmato da Remo Traìna lascia intendere che la “nuova moschea” si aggiunga all’esistente Centro culturale islamico);
      • è falso che si tratti di una “moschea” rispondente ai canoni dell’immaginario popolare, con tanto di minareto (come abbiamo visto nella propaganda fascioleghista);
      • è falso che la “nuova moschea” insista su un’area enorme (come volevano le voci di paese, che a dir la verità non si fermavano a questo: ma sorvoliamo…).
      Tutto questo è dimostrato nell’articolo La “nuova” moschea di Curno: resoconto per immagini di una speculazione politica miserabile. Dunque, quando su iniziativa di Alessandro Sorte Cavagna il Giovane si gettò nell’agone per assumere l’egemonia della Nuova destra rinata di Curno e cannibalizzare l’elettorato leghista, facemmo bene noi a dire: calma e gesso, verifichiamo il fondamento delle affermazioni di Remo Traìna, della propaganda fascioleghista e delle voci sparse ad arte nel popolino, ragioniamo e, a ragion veduta, vediamo di trarre una conclusione. Ci rifiutavamo di farci, come scrivemmo, “impepare il culo”. E avevamo ragione a non farcelo impepare, perché, come abbiamo visto, si trattava di una bufala populistico-mediatica. Tale bufala:
      a) offende la nostra intelligenza e quella dei cittadini;
      b) è conseguenza non soltanto della spregiudicatezza di Cavagna il Giovane e dell’intelligenza (enorme) di Alessandro Sorte, ma anche del modo totalmente sbagliato di porre la questione sul tappeto (o di non porla) da parte della dott.ssa Serra; la strategia sbagliata della dott.ssa Serra è dovuta alla concomitanza di tre cause: i) componenti caratteriali (determinazione ecc.); ii) ambizione di una carriera OltreCurno (per cui si è ritenuto necessario compiacere oltremodo alle Acli); iii) comunicazione inefficace;
      c) ci induce a trovare una diversa modalità di presentazione della questione ai cittadini, in tutt’altri termini, diversi da quelli della dott.ssa Serra, non ancorati a nostre personali ed egoistiche prospettive di carriera, ma senza nessuna concessione ai postulati cervellotici e squallidamente populistici dei fascioleghisti.

      Adesso c’è di nuovo che conosciamo le motivazioni della Consulta che ha bocciato la legge regionale 2 del 2015, la cosiddetta legge “anti-moschee”: Maroni, il callido Bobomaroni, dice che non è vero niente e che la legge regionale non è stata dichiarata incostituzionale, se non in due punti secondari, due su otto, dunque Bobomaroni batte Renzi 6 a 2. Dice. Va bene, lasciamo Bobomaroni pascersi della sua intelligenza e ragioniamo su Curno: mi sembra di capire che probabilmente, in attesa della riformulazione della legge anti-moschee, promessa da Bobomaroni, il trasferimento del Centro culturale islamico alla nuova sede possa essere messo in forse, in futuro, da considerazioni di tipo urbanistico: il capannone nel quale il Centro culturale islamico dovrebbe trasferirsi è idoneo a norma di Pgt? E, se non è a norma, chi ha la possibilità di metterlo a norma? Con quali strumenti? La Regione lombarda può arrogarsi un diritto di veto? Insomma, la questione diventa squisitamente politica, come del resto è sempre stata, fin dall’inizio: ma qui a Curno si pretendeva di farne una questione giuridica. In un certo senso, meglio così: se la questione viene posta nei termini che non so quanto siano reali, ma che comunque sono quelli con cui è agitata dai politici fascioleghisti, è molto probabile che si riducano i margini del cazzeggiamento giuridico. Per esempio, la sentenza della Consulta rimuove l’argomento ostativo per cui un Centro culturale islamico non potrebbe costituirsi a Curno, considerato che non esiste un accordo quadro tra lo Stato italiano e la comunità di fede islamica.

    • Non so se avete notato il delizioso refuso nel diario di Gad Lerner (che ho copiato e incollato, senza modifiche maliziose): lo trovate sotto la presentazione del documentario svizzero (documentario di realtà fittizia). Gad Lerner scrive che il regista è Fulvio Berlusconi, invece che Bernasconi.

      • El Perro permalink

        Eh, no!
        Lerner è colto, intelligente, “de sinistra”, radical chic e pure ebreo: non ha fatto nessun errore, lui è parte dell’azione di coglionamento a servizio della sinistra di alta moda.

        [L’ha detto; è intelligente, e anche qualcosa di più. Però credo che quel suo errore — Berlusconi per Bernasconi — fosse dovuto a stanchezza, o al sistema di dettatura, che non aveva in memoria Bernasconi e ha interpretato Berlusconi, il nome più si approssima per pronunzia a quello dettato (succede anche a me, qualche volta, in casi analoghi, con il rischio di commettere errori risibili, se non li còlgo per tempo). Lei ha detto “ebreo”? Ma lo sa che Carmen LLera, l’ultima moglie di Moravia, una spagnola dagli amori turbinosi e cornificanti, raccontò in un suo libro di aver aver avuto tra i suoi molti amanti (uno di questi era il leader della comunità drusa libanese, Jumbalatt) un ebreo libanese ma italiano, di virilità irrequieta e prepotente, e che molti pensarono, facendo quattro conti, proprio al Gaddo nostro? Veda La carne è debole e Gad è infedele. N.d.Ar.]

    • Open school days

      @Porta aperta
      Va bene, ho capito. Se uno fa clic sul nesso ipertestuale, vedrà la seguente immagine:

      La quale significa – appunto – “porta aperta”.
      Vedo che questa stessa immagine è utilizzata dall’Ufficio delle entrate nel tentativo disperato di dimostrare che i suoi impiegati non sono aguzzini, ma amici del popolo delle partite Iva. Sempre la stessa immagine è utilizzata dal preside-manager del Liceo classico statale Pio Albertelli di Roma, che immagino dedicato ai ragazzi buoni fichi del bigoncio romano (se non proprio meglio fichi), a fini di marketing didattico, come se l'”offerta didattica” fosse l’ultimo tipo di preservativo con i sonagli. I presidi-manager, infatti, oggi si fanno carico di incredibili – e disonorevoli, dal mio punto di vista – operazioni di reclutamento. In questo caso, il liceo in questione avrà le porte aperte in occasione di certi giorni che, con linguaggio coglione (e te pareva…) sono stati denominati Open school days, nel corso dei quali i genitori e gli alunni della terza classe di scuola media di primo grado potranno visitare il liceo e assistere a simulazioni di lezioni nei laboratori.
      Per fortuna a Curno non ci sono licei, altrimenti la dott.ssa Serra avrebbe fatto il diavolo a quattro perché anche a Curno ci fossero simili Open school days, la dott.ssa Gamba avrebbe preparato le slàid e Max Conti avrebbe organizzato un “evento” promozionale con Bergamoeuropa.

  46. Uè! Adesso c’è anche Alessandro Sorte

    I lettori ricorderanno che avevamo speso qualche parola sul Convegno promosso della Lega nord in collaborazione con Forza Italia e con Curno oltre (l’abbinamento di questi due marchi è un’astuzia di Locatelli: nel caso in cui Forza Italia nel 2017 sia evaporata, gli rimane Curno oltre, che oggi è una sottomarca curnense di Forza Italia e che domani potrebbe presentare come una lista autonoma).
    Di nuovo c’è che il numero dei relatori al desco del dibattito si è allargato, assegnando a Forza Italia un ruolo (quasi) paritetico, pur essendo il convgno nato su iniziativa della Lega nord, con relatori d’area. Il moderatore del dibattito è sempre Renato Farina, uomo al di sopra di ogni sospetto, il cosiddetto ex-agente Betulla.
    In particoloare, prenderà la parola Alessandro Sorte, colui che a Bergamo sta lanciando l’operazione di orgoglio berluschino e che ha deciso che Curno sia il laboratorio politico della rinsaldata collaborazione tra leghisti e berluschini. Salvini fa finta di nicchiare, ma è d’accordissimo: molto semplicemente, sta differenziando il prodotto (leghista) secondo le necessità del mercato, proprio come faceva la vecchia Dc.

    Non fatevi ingannare dal tema del dibattito che leggete in cartellone. Si parlerà in realtà soprattutto della moschea di Curno. Spero che Max Conti intervenga al dibattito, insieme con le teste d’uovo dell’associazione Bergamoeuropa. Un’occasione da non perdere. Il massimo sarebbe che intervenisse la dott.ssa Serra in persona.

    • Lega nord e Forza Italia, si inseguono, si annusano, poi l’uno supera, l’altro prende la rincorsa, si fermano, si annusano… e così via

      Questa è la locandina precedente: parliamo sempre del convegno curnense moderato dall’ex agente Betulla (come tale si è presentato Renato Farina, in un libro autobiografico; oggi ammette di aver lavorato per i servizi segreti, ma non con quel nome di copertura).
      Si veda l’articolo Rimonta leghista: ri-sfanculamento di Cavagna il Giovane?, che prendeva in considerazione l’ipotesi di un ri-sfanculamento di Cavagna il Giovane. Attenzione, l’ipotesi non è ancora da scartare, non del tutto, forse è soltanto una questione di tempo, e di persone. Lo sfanculatore potrebbe non essere più Marcobelotti, ma Sorte in persona. Immagino che ad Alessadro Sorte sia giunta eco delle brutte figure che Cavagna il Giovane riesce a cumulare in un lasso brevissimo di tempo, e che — decisionista com’è — si appresti a provvedere lui stesso.


      Alessandro Sorte: l’uomo che metterà in riga la destra curnense, riconducendo sagacemente l’origine dei suoi mali all’impedrettamento. Rampognerà Marcobelotti con parole sferzanti, per non aver preso di petto il “caso Pedretti”, rimprovererà a Locatelli il patto d’azione con il Pedretti e il tradimento assessorile al tempo della Giunta Gandolfi, indurrà Cavagna il Giovane a un autodafè per aver raccolto l’eredità del Pedretti nell’azione antigandulfiana e per punizione obbligherà il giovane virgulto ad ascoltare i suoi interventi (suoi, cioè del virgulto) nell’Aula consiliare di Curno.


      Renato Farina, moderatore dello straordinario convegno culturale che si terrà a Curno il 7 aprile p.v., con la partecipazione di Daniele Belotti e Alessandro Sorte, a garanzia della tenuta culturale del dibattito. Si veda Renato Farina riammesso nell’Ordine dei giornalisti. L’agente Betulla era stato radiato dopo il caso Abu Omar.

  47. Oggi è il 1° aprile, il Pedretti dice che va in esilio sui Colli Euganei

    Scrive il Pedretti in un messaggio (vedi) affidato a Facebook:

    Cari amici di Facebook, dopo questi ultimi mesi un poco agitati, dopo tanti anni di impegno politico e professionale, ho deciso di ritirarmi per un tempo ancora indeterminato, in un luogo in cui riflettere, pensare e meditare che sia più consono al mio stato d’animo.
    Sono certo che capirete, a qualcuno farà certamente piacere non avermi fra i piedi.

    In verità il Pedretti non ci ha detto quale dovrebbe essere il suo buen ritiro, fa il misterioso, però ne pubblica la foto. IL luogo è stato subito identificato; infatti, la foto da lui pubblicata è stata prelevata dalla rete, all’indirizzo:
    http://www.collieuganei.it/sentieri/sentiero-monte-ricco-monte-castello/

    A noi peraltro risulta che il 4 aprile il Pedretti dovrebbe o potrebbe trovarsi a Milano, in occasione del ‘maxidibattimento’ a carico di 46 consiglieri ed ex-consiglieri della Regione lombarda, imputati per le note vicende dei rimborsi gonfiati. Si veda:
    Spese pazze al Pirellone, gli ospiti delle cene citati dalle difese;
    Rimborsi in Regione, a processo anche cinque bergamaschi.

  48. Il Municipio di Curno ospiterà una serata organizzata dall’Arcigay

    Il gruppo Arcigay di Bergamo/Cives (immagino che “Cives” sia un sottogruppo: si sono nobilitati con un nome latino: cives = cittadini; e gli altri che cosa sono?) terrà il 16 aprile nella Sala consiliare del Municipio di Curno un convegno sull’Hiv, un morbo che un tempo affliggeva con particolare virulenza la comunità sodomitica, oggi in proporzione — pare — molto meno. Ecco il comunicato stampa:

    Dal Gruppo Salute:
    Venerdi 15 aprile si svolgerà in Sala Consiliare [si dice “nella” Sala consiliare” e non “in” Sala consiliare: cazzo! N.d.Ar.], presso il Municipio di Curno in piazza Papa Giovanni XXIII, un dibattito sull’ HIV.
    Si parlerà della diffusione dell’hiv, di prevenzione, di pratiche a rischio e si risponderà alle domande che verranno rivolte al Gruppo Salute.
    Vi daremo maggiori informazioni in seguito, Maurizio.

    Auguri, e figli maschi (se ci riuscite).

  49. Un altro convegno di Bergamoeuropa, del quale non si sentiva il bisogno
    Ma il bisogno lo sentivano loro, i burocrati e i politici, e tanto basta

    BergamoEuropa, col patrocinio dell’Università degli Studi di Bergamo e con la collaborazione del Gruppo solidarietà del Liceo Scientifico Statale Mascheroni di Bergamo, promuove il convegno “Ridurre lo spreco alimentare generando nuove opportunità” (vedi). Vi aspettiamo sabato 2 aprile presso l’Aula Galeotti dell’Università degli Studi di Bergamo.

    Sarà presente quel che resta del Gotha similprogressista bergamasco. La tavola rotonda sarà moderata da una «Docente di Sociologia dei Consumi». Ma com’è che non leggiamo in cartellone il nome di Max Conti? Voglio sperare che sia presente: altrimenti che cosa è nata a fare l’associazione “culturale” Bergamoeuropa?

  50. In margine alla cronaca del processo a carico di Bossetti
    Il cazzeggio non è un diritto, e fa leva sul principio sbagliato dell’equivalenza di tutti i punti di vista e di tutte le testimonianze

    Ogni tanto càpita che ci giunga una notizia confortante. Càpita di leggerla in margine alle cornaca nera, o ai rendiconti giudiziari, ma è una di quelle notizie che ci fanno tirar un sospiro di sollievo, che ci fanno dire che la logica non è morta. Non ancora, e non del tutto.
    Apprendiamo così dal Corriere della Sera che la difesa di Bossetti aveva convocato 711 testimoni, i quali avrebbero dovuto dire che quel certo giorno non videro né Yara né il Bossetti. A dir la verità, neanch’io vidi niente. “Già, ma tu non ti trovavi dalle parti del Centro sportivo di Brembate sopra, né al Centro sportivo né nelle vie limitrofe. Tu stavi a Trezzo sull’Adda”, dirà quacuno. Contro-obiezione: d’accordo, ma il fatto che X, pur trovandosi dall’ora Y all’ora Y + 15 min da quelle parti, non abbia visto niente, dimostra forse che il fatto, cioè il rapimento di Yara, non è avvenuto, quanto meno da parte del Bossetti? Ma che modo di ragionare è questo? Tutt’al più si potrà dire che, se un certo numero di persone non ha visto un fatto, sarà nostro dovere registrare questo indizio. In ogni caso però tale indizio, omnibus perpensis, cioè avendo soppesato tutti i fattori rilevanti, continuerà a essere di rilevanza modesta, o minima, anche se sono 711 a dire più o meno la stessa cosa. Mentre la probabilità che le tracce di Dna estraneo rilevato sul corpo di Yara siano di Bossetti sono elevatissime. Salvo il fatto che quel Dna sia stato trasportato, per esempio perché qualcuno aveva rubato gli attrezzi di lavoro del Bossetti e, dopo averli maneggiati, rapì Yara. Ma anche questa circostanza avrà una probabilità, dunque indaghiamo e, come diceva Leibniz, calculemus: cioè, calcoliamo.
    La difesa di Bossetti sembra ignorare, e forse ignora del tutto, anche in buona fede, non dico di no, due concetti molto importanti: quello della rilevanza della testimonianza e quello della media ponderata, che in verità, più propriamente dovremmo chiamare il concetto di probabilità composta (di colpevolezza/innocenza). Ho introdotto l’epressione “media ponderata” per semplificare il discorso al massimo, per dire che fattori diversi che comportano o comporterebbero lo stesso risultato non hanno tuttavia la stessa efficacia. Per esempio, chi si nutre quotidianamente di carote tende ad avere la carnagione più scura; ma credo che siamo tutti d’accordo, se dico che una settimana al mare, d’estate, abbronza la pelle molto di più che un anno di carote mangiate a pranzo e a cena. Per cui, incontrando d’estate una persona abbronzata che mangia abitualmente carote, non diremo che il colore della sua pelle dipende per il 50% dalle carote e per il 50% dal sole d’estate.
    In pratica, nel caso di Bossetti (si veda Solo 10 testimoni a difesa per Bossetti. La Corte: «Gli altri 100 sono inutili») la difesa di Bossetti aveva da principio richiesto l’escussione di 711 testimoni che avrebbero dovuto dire quella stessa cosa, riguardo a un fatto di rilevanza contenuta o minima; poi la Corte d’Assise li aveva ridotti a 160; adesso sono divenuti 10, in quanto «sovrabbondanti, non pertinenti, irrilevanti». La difesa invece contava sul fatto che sentire 711 volte la stssa testimonianza su un fatto irrilevante contasse di più che sentire una sola volta la tesimonianza di un circostanza di rilevanza enorme. Noi sappiamo però che quando la rilevanza si attenua e una testimoianza comincia a essere irrilevante (o inaffidabile, in certi casi), lì comincia il cazzeggio. Scrive il Corriere della Sera:

    Nella premessa dell’ordinanza la Corte dà lezione di diritto: «L’imputazione formulata dal pm, sotto il profilo fattuale, costituisce il confine e il perimetro di quanto si deve accertare giudizialmente». Come dire che si sta processando Bossetti quindi non ha senso allargare ad altri scenari e introdurre testimoni che non aggiungono nulla. Vengono così esclusi i frequentatori del centro sportivo di Brembate Sopra e le persone che la sera della scomparsa di Yara giravano nelle vie limitrofe.

    Io non me la sento di escludere in assoluto che Bossetti sia innocente. Ma escludo che, abusando della facoltà di cazzeggio, la difesa renda un bel servizio a Bossetti. Oltre un certo limite, il cazzeggio diventa indisponente.

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