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Lettera aperta a Giorgio Gori sulla “nuova moschea di Curno”

4 aprile 2016

Nel momento del pericolo, una conspiratio bonorum contro la regressione allo stato ferino, quando l’uomo era lupo per ogni altro uomo

Traina e piedi nudi

Egregio dott. Gori,
è probabile che sia giunta alle sue orecchie la diceria, propalata ad arte, per cui Curno sarebbe destinata a ospitare una «nuova moschea»: così ha scritto l’Eco di Bergamo; così alcuni politici locali hanno voluto che si dicesse; così, purtroppo, si dice, senza andare troppo per il sottile, mescolando il vero con il falso e giocando sul significato dei termini (per esempio, “nuovo” può significare “in sostituzione di” o anche “in aggiunta”).
Secondo tale diceria, la dott.ssa Serra, sindaco di Curno, spingerebbe per la costruzione di una moschea in questo infelice borgo, per levare le castagne dal fuoco al sindaco di Bergamo che con dichiarazioni pubbliche ha affermato che non tollererebbe l’insediamento a Bergamo di una moschea sovradimensionata rispetto alla comunità dei fedeli residenti in città. Dicono i “bene informati” – in realtà, i disinformatori – che la «nuova moschea» di Curno sarebbe di dimensioni enormi, con funzione di raccoglitore dei fedeli islamici che gravitano intorno a Bergamo.

Gori_moschea

Ciò premesso, bisognerà anche dire che all’esplosione mediatica della diceria la dott.ssa Serra ha contribuito di suo, con iniziative improvvide, come quando ha partecipato a una manifestazione della comunità islamica di Curno, scalza: così ha evocato, indirettamente, ma prevedibilmente, l’episodio dell’imperatore Enrico IV che a Canossa si presenta scalzo al cospetto del papa Gregorio VII, del quale invoca il perdono. La dott.ssa Serra, infatti, iscritta al Pd, lo stesso di Gori, oltre che sindaco di Curno e consigliere nella Provincia di Bergamo, è notoriamente assai vicina al mondo delle Acli bergamasche che hanno fatto della cosiddetta Convivialità delle differenze l’insegna del loro impegno sociale. E laddove, a nostro modesto avviso, un po’ di laicità non avrebbe guastato, la dott.ssa Serra ritenne di dover trasferire nell’azione di governo alcune suggestioni di matrice Acli.
A questo si aggiunga la circostanza che la strategia di comunicazione della dott.ssa Serra nell’azione di contrasto della diceria è stata del tutto inefficace. Invece di afferrare il toro per le corna e denunciare l’impostura per quello che è, nel corso di un’intervista riparatrice il sindaco di Curno ha dato l’impressione di voler tutelare la propria immagine molto più che la comunità dei cittadini, compresi quelli di fede islamica, che hanno tutto l’interesse a una convivenza pacifica. Abbiamo così letto sull’Eco di Bergamo, a distanza di poco tempo, due articoli: il primo era contro la dott.ssa Serra e in favore di quel che resta del partito di Forza Italia, che intende cannibalizzare l’elettorato leghista frastornato dalle vicissitudini di un ex-consigliere regionale, signorotto locale, valvassino di Roberto Calderoli, già dominus della sezione locale del partito, e leghista fino a pochi mesi fa. Il secondo articolo era invece in favore della dott.ssa Serra. Ma la tecnica degli articoli contrapposti è perdente, per due ragioni: la prima, perché nell’immaginario popolare il primo articolo ha lasciato traccia indelebile, e non solo perché la prima impressione è quella che conta; la seconda ragione è che dall’articolo “amico” traspariva fin troppo evidente un tratto caratteriale della dott.ssa Serra, che non ha giovato all’argomentazione: la volontà, cioè, di apparire incoercibilmente determinata. A nostro parere molto meglio sarebbe stato prendere la parola davanti al popolo e umilmente mostrare la fotografia qui sotto.

 c.d. Moschee

A sinistra in basso, ubicazione (in un seminterrato) del Centro culturale islamico attualmente operante a Curno (indicato dalla freccia orizzontale). Sempre a sinistra, il capannone acquistato dalla comunità islamica (indicato dalla freccia verticale): contrariamente alla diceria, a) la «nuova» moschea è in realtà una moschea dislocata, b) non è per niente “mega”, c) forse non è neanche una moschea (la questione della differenza tra Centro culturale islamico e moschea è ardua e va giudicata caso per caso: la legge “antimoschee” è stata bocciata dalla Consulta; Bobomaroni ne ha promessa una nuova: vedremo).

 .

Non credo che i cittadini di Curno siano al corrente di tutte le mosse della dott.ssa Serra intese a coltivare il bacino delle Acli, che è molto più che una banale riserva elettorale: avere rapporti di alto livello con le Acli a Bergamo è come frequentare certe terrazze a Roma, dove si conoscono le persone che contano, si intrecciano relazioni che contano e si creano le premesse per arrivare a ricoprire incarichi che contano. D’altra parte alla dott.ssa Serra riesce sempre più difficile nascondere la stanchezza – anche il tedio, credo – che il mestiere di sindaco segna inevitabilmente chi lo esercita senza fidarsi granché dei collaboratori, e perciò si sobbarca di un carico di lavoro spropositato. Ovvio che pensi a una sua collocazione OltreCurno, preferibilmente a capo di un’istituzione prestigiosa, meglio ancora che come consigliere regionale o parlamentare europeo.

Così si spiegano molte iniziative della dott.ssa Serra, prese in nome dei cittadini di Curno, ma in tutto e per tutto proiettate OltreCurno: come quando si è buttata nell’agone delle relazioni internazionali facendo gli onori di casa a Vera Baboun, sindaco cattolico di Betlemme ed esponente dell’Autorità nazionale palestinese, una spina nel fianco di Israele. (Le pubbliche relazioni della Baboun erano curate dalle Acli.) I cittadini di Curno non sanno tutto, ma pare ragionevole pensare che qualcosa sospettino; proprio per questo sono indotti a dar credito – santa ingenuità! – alle voci più fantasiose di un programma di islamizzazione del paese; nonché di una conversione all’Islam (!) del sindaco.
Queste dicerie, se non sono contrastate e refutate immediatamente ed efficacemente, sono destinate a fare presa su una comunità disorientata, esposta alle incertezze del “nuovo che avanza”, che ai più pare una grande schifezza, e forse hanno anche ragione. Nella speranza di lenire il proprio disagio un numero crescente di persone potrebbe essere indotto ad assumere il “farmaco” (cioè, il veleno) della predicazione fascioleghista, veicolata da una destra indigena alquanto ignara dei fondamenti dell’arte del governo e spregiudicata in proporzione. Infatti costoro montano gazebo per la raccolta di firme di un referendum giuridicamente inconsistente, ma politicamente preoccupante, se non facciamo niente per arginare lo spaccio della paura e dell’odio.
D’altra parte, sarebbe sciocco misurare la pericolosità del richiamo della giungla e dell’incombenza di uno stato permanente di diffidenza tra comunità diverse, basandoci sulla sola lettura dei documenti ufficiali, che i politici indigeni hanno l’accortezza di redigere in termini moderati quanto basta (si fa per dire). Più preoccupanti sono le voci sparse dagli untorelli che – chi per calcolo, chi per disperazione, assimilabile a quella degli immigrati di seconda generazione, nella banlieue di Bruxelles – non mancheranno di prestare opera malefica di avvelenamento del clima sociale.

Così stando le cose, ci rivolgiamo a Giorgio Gori nella sua duplice veste di sindaco di Bergamo e di esperto di comunicazione. Come sindaco di Bergamo, perché valuti il pericolo che Curno diventi teatro di un ben triste esperimento di disgregazione sociale: un’occasione ghiotta per la destra populista e un possibile focolaio di infezione per la grande Bergamo. Come esperto di comunicazione, perché metta a disposizione della dott.ssa Serra idonee risorse di analisi politica ed elaborazione di una comunicazione efficace. Siamo avversari politici della dott.ssa Serra, questo tuttavia non ci impedisce di esaminare lucidamente la realtà delle cose. E non è una buona ragione per rimanere inerti.

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37 commenti
  1. Di gazebo in gazebo: l’epifania della politichetta

    La campagna elettorale è in vista, la cosiddetta sinistra curnense, un po’ Acli e un po’ aziendalista, e la Nuova destra unita, ancorché in forma abboracciata, si manifestano in piazza. Come? Ma nel tabernacolo, ovviamente. Ricordo che tabernaculum in latino è propriamente la tenda militare, in particolare quella del comandante («tectum castrense, quod veluti taberna quaedam fit»). Nella Vulgata, cioè nella traduzione latina della Bibbia, viene chiamato “tabernaculum” il santuario portatile degli Ebrei, che poi è diventato il tabernacolo, non più portatile, delle chiese cristiane.
    Insomma, il tabernacolo è sacro. E così intendono che sia i nostri politicanti quando allestiscono i loro gazebo, cioè i loro tabernacoli. Ed è così che ieri in due luoghi acconciamente sacri, nello spazio sacro dei rispettivi tabernacoli, abbiamo assistito all’epifania della similsinistra e della destra abborracciata (epifania vuol dire “apparizione”, non necessariamente della befana).
    Uffa, questi tabernacoli, o gazebo che dir si voglia! Come che sia, c’erano, perciò Gandolfi e Aristide hanno ritenuto opportuno fare un salto. Abbiamo consegnato ai nostri avversari copia della lettera aperta a Giogio Gori, scambiando qualche parola con alcuni di loro, tranne che con Locatelli e Cavagna il Giovane, che non erano in vena. Quest’ultimo in particolare aveva un aspetto particolarmente buio (chissà poi perché). Alla dott.ssa Serra abbiamo esposto con sincerità il nostro punto di vista, ben noto ai lettori di Nusquamia: nella competizione elettorale, soprattutto nelle elezioni amministrative, non è ammessa la maleducazione, non sono ammessi i colpi bassi, ma gli attacchi possono e devono essere personali, perché chi si candida a una carica pubblica è una persona reale, solitamente del posto, perché gli errori politici sono personali, le qualità politiche sono personali, l’idoneità a risolvere i problemi è personale, la cultura è personale; in generale, perché un candidato è una persona, e non un drone del partito.
    Un capitolo a parte meriterebbe il nostro incontro con Tarcisio, il mitico e rimpianto Tarcisio, figura di spicco dell’ intellighenzia curnense. Però, poiché lui mi ha consigliato di essere sintetico, se voglio essere letto da lui (ma è così sicuro che voglia essere letto da lui?), non mi attarderò più che tanto. Mi limito a riferire che secondo il Tarcisio-pensiero, Curno è un paese di merda. L’ha detto più volte, sono sicuro di non essermi sbagliato. E la curnensità, la mistica curnense, le “nostre radici”? Boh! Scusate, ma così l’identitarismo va a farsi benedire! Non c’è più religione, nemmeno religione identitaria.
    Si noti che sia la similsinistra sia l’abborracciata Nuova destra curnense si guardano bene dal dire ai cittadini chi intendano candidare alla carica di sindaco. Visto che stavano nel tabernacolo, quale occasione migliore per aprirsi sinceramente? Invece niente. La similsinistra prende tempo, dicendo che la loro sarà una decisione democratica e partecipata, al termine di un percorso ecc. La destra abborracciata non sa che pesci pigliare, Cavagna il Giovane vorrebbe essere proclamato candidato, ma mi sa — anche a giudicare dalla sua faccia buia — che nello stesso partito le sue quotazioni siano in ribasso.

  2. Il processo a carico dei consiglieri regionali lombardi per rimborsi allegri procede sussultoriamente
    Noi aspettiamo, abbiamo pazienza da vendere

    A proposito del processo a carico di 56 consiglieri regionali lombardi (molti ex consiglieri, ma anche alcuni attualmente in carica) imputati per le cosiddette “spese pazze”, apprendiamo da fonti di agenzia (la notizia è di tre ore fa) che «i giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano hanno ammesso come parte civile l’amministrazione regionale, escludendo Codacons e le altre associazioni che ne avevano fatto richiesta». Com’è noto, tali spese, cosiddette pazze, sarebbero state rimborsate con fondi regionali anche se del tutto estranee al mandato politico dei consiglieri. L’amministrazione regionale aveva chiesto di entrare nel processo per chiedere i danni a tutti quei politici che «ad oggi non hanno ritenuto di adempiere al rimborso volontario». Ricordo tuttavia che coloro che sono stati renitenti ai rimborsi volontari, vi sono stati costretti forzosamente, in virtù di una sentenza di condanna da parte della Corte dei Conti (di primo grado, ma operativa immediatamente).
    Gli avvocati dei consiglieri ed ex consiglieri imputati hanno ritenuto opportuno citare un numero spropositato di testimoni, fino a 1800. Un po’ come nel processo a carico di Bossetti, allorché gli avvocati dell’imputato chiesero l’escussione di ben 711 testimoni, ma la Corte d’Assise di Bergamo ritenne opportuno procedere a un salutare scapitozzamento. Riguardo ai “nostri” consiglieri regionali (“nostri”? sì, bella roba!), nuovo rinvio: la decisione sull’ammissione dei testi e altre prove è prevista per il 19 aprile.
    Ricordiamo le fasi di questo processo penale:
    • La prima udienza del procedimento intentato contro i consiglieri chiamati sul banco degli accusati per i rimborsi pazzi è stata celebrata il 1° luglio 2015.
    • La seconda udienza, fissata per il 15 settembre 2015, si è svolta in un’aula bunker, ma è durata pochi minuti, giusto il tempo di assegnare il processo a giudici diversi da quelli di fronte ai quali era cominciato. Il processo è rinviato a nuova data, fissata per il 12 gennaio 2016.
    • Il 12 gennaio del 2016 il processo è stato rinviato ancora di tre mesi, per la data del 4 aprile (oggi).
    • Il 4 aprile 2016 si è affrontato il tema dell’ammissione dei testi: come si è riferito sopra, dovremo aspettare il prossimo 19 aprile. Altre udienze sono previste per il 18 e 26 maggio e per il 9 e 29 giugno.

    • O Pedro ricordi? permalink

      Pesante eredità per Marco Belotti, chissà se mai riuscirà a far dimenticare la figura di Pedretti.
      Pedretti che non finisce mai di sorprenderci, spesso e volentieri è pure divertente come in questo passaggio su Facebook

      Pedretti difende Bossi, bene, bravo, bis!

      Pedretti sorge spontanea la domanda, lei dov’era quando Bossi veniva processato per un’infelice battuta su Napolitano?
      http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_settembre_22/offese-monti-napolitano-bossi-condannato-con-polemica-7a937daa-6131-11e5-9c25-5a9b04a29dee.shtml

      Pedretti chi suggeri l’infelice battuta a Bossi?
      Vediamo se questo video ci aiuta a capire meglio:

      Vede Pedretti se alle parole (post su Facebook) non seguono i fatti, o valgono poco le parole o vale poco la persona che le ha dette (per di più se scritte).

      Complimenti!

    • Spese pazze, il Pirellone sarà parte civile. La politica non si fa al bar o al ristorante

      Copio e incollo dal sito del Codacons la trascrizione dell’articolo pubblicato oggi 5 aprile 2016 sull’Eco di Bergamo:

      «La politica non si fa al bar o al ristorante, o magari in qualche montagna o al mare. Si fa nelle sedi istituzionali». Ne sono convinti i pm milanesi Antonio D’ Alessio e Paolo Filippini che, dopo aver esaminato ogni singola voce di rimborso, sono pronti a chiedere il conto (processualmente parlando) [*] ai 56 consiglieri regionali (molti ex, ma anche alcuni attualmente in carica) attualmente sotto processo davanti alla decima sezione del Tribunale penale di Milano per i reati di peculato e truffa nell’ ambito del cosiddetto affaire «Rimborsopoli» e, cioè, l’ inchiesta sulle presunte «spese pazze» rimborsate con fondi regionali anche se ritenute estranee al mandato politico dei consiglieri nel corso della legislatura 2010-2012. Tra di loro figurano anche 5 esponenti politici bergamaschi: la rappresentante della Lista Pensionati, Elisabetta Fatuzzo, ancora in carica; e gli ormai ex Giosuè Frosio (Lega), Roberto Pedretti (Lega), Marcello Raimondi (Pdl) e Carlo Saffioti (Pdl). Contro questi ultimi quattro (più altri 27 «colleghi») è stata ammessa ieri la costituzione di parte civile da parte di Regione Lombardia. «L’ amministrazione regionale si è limitata a chiedere i danni solo a quei politici accusati di aver utilizzato complessivamente oltre 3 milioni di fondi pubblici assegnati ai singoli gruppi regionali per spese personali – o comunque non funzionali all’ espletamento del mandato -, che ad oggi non hanno ritenuto di adempiere al rimborso volontario», ha spiegato ieri l’ avvocato Antonella Forloni, rappresentante dell’ avvocatura regionale. In altre parole, per gli imputati, come Elisabetta Fatuzzo, che hanno provveduto al risarcimento prima dell’ apertura del dibattimento, il Pirellone ha rinunciato a costituirsi come parte offesa. Per la cronaca, il Tribunale penale di Milano ha ammesso come parte civile solo l’ amministrazione regionale, mentre ha escluso il Codacons e le associazioni Codici nazionale e Codici Lombardia. • Luca Testoni.

      Di mio aggiungo che pare ridicolo da parte dei consiglieri renitenti, che cioè non hanno rimborsato motu proprio, dire che hanno seguito il regolamento (quale? è una legge dello Stato?) o le indicazioni del capogruppo (e chi è questo Carneade?). Un consigliere regionale non è uno scolaretto, è un legislatore ed è compos sui, cioè padrone di se stesso, capace di intendere e di volere. Un consigliere regionale dovrebbe arrivarci da sé: non si spendono 30.000 euri (sì, “euri”, alla faccia degli euroburocrati) in ricariche telefoniche, vino Chardonnay e gingillini elettronici. Cioè, si può spendere anche di più, ma di tasca propria. Qualche consigliere non lo sapeva? Va bene, anche io sono entrato un giorno in zona a traffico limitato, a Cernusco sul Naviglio. Era una sera d’inverno, pioveva e il l’illuminazione stradale lasciava a desiderare; non feci caso al cartello di divieto. Avevo sbagliato, e ho pagato. Poiché non sono maleducato, non dico “Punto!”, ma è comunque chiaro che la questione non è suscettibile di ripresa dialettica.

      Noterella di colore curnense – La dott.ssa Serra un tempo diceva: “Punto! Basta! Non m’interessa!”. Adesso, per fortuna, non lo dice più: credo che sia un merito di Nusquamia. Invece la fasciofemminista nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale, ha detto ben tre volte, battibeccando con i rappresentanti della similsinistra, a chiusura di certe sue affermazioni: “Punto!”. Sono stato costretto a redarguirla pubblicamente, dal pubblico: “Basta! Non di dice “punto”! Non se ne può più!”
      ——————————————
      [*] Infatti, i consiglieri lombardi che si sono rifiutati di rimborsare spontaneamente le spese pazze, sono stati già condannati dalla Corte dei Conti, e di fatto hanno dovuto versare le cifre contestate, immediatamente dopo la sentenza di primo grado. Si veda Rimborsi pazzi alla Regione lombarda: condannati altri quattro consiglieri.

  3. Marco Belotti - Lega Nord Curno permalink

    Ho letto con interesse il documento che mi ha consegnato di persona. In parte potrei anche condividerlo, ma una cosa mi ha lasciato perplesso. Durante il consiglio comunale ho avuto modo di parlare con il dott. Gandolfi riguardo la moschea (o centro culturale che dir si voglia). Non credevo alle mie orecchie mentre parlava, tanto più che scherzando, gli ho pure “virtualmente consegnato” una tessera da sostenitore della Lega Nord. Come mai non si trova traccia di quelle parole nel documento stampato? Due pesi e due misure? Paura di esporsi? Guardi Aristide, io non ho paura delle mie idee e nemmeno di quelle di nessun altro, sono sempre stato aperto ad un confronto, acceso finchè si vuole purché leale e SINCERO… forse non è questo il caso.

    • Perché anche i lettori capiscano, provo ad aggiungere un tassello mancante alla sua ricostruzione. Poi lei aggiungerà il suo.
      Il tassello che è in mio possesso (tassello, nel senso di elemento di conoscenza) è quanto mi ha riferito Gandolfi. Mi ha detto che, essendosi assentato temporaneamente dai lavori del Consiglio per recarsi nella ritirata (com’era scritto un tempo nelle carrozze ferroviarie, traducendo dal latino secessus, da cui l’it. “cesso”), la incontrò alla macchina distributrice di bevande e generi di conforto. Qui — così mi disse Gandolfi — ebbe uno scambio di vedute con lei, dal quale fu favorevolmente impressionato, non avendo trovato in lei niente di pedrettesco (dal Pedretti lei non prese le distanze, e questo fu il suo torto: non è una questione personale, ma di metodo e di sostanza), né tampoco alcunché del cinismo salvinesco. Gandolfi mi disse che anche lei, a sua volta, trovò ragionevole quanto le fu espresso. Io stesso penso che lei sia una persona ragionevole, tutt’altro che aggressiva o sgradevole sul piano personale, anzi educata e non determinata (la determinazione, comunque disdicevole e filosoficamente riprovevole, oltre un certo limite, diventa una forma di maleducazione).
      Adesso lei potrebbe aggiungere, se vuole, il tassello mancante, la traccia di quelle parole.
      Nessuno di noi nutre sentimenti di disprezzo nei confronti degli elettori leghisti che, a differenza di Salvini, non sono costituzionalmente cattivi. Qualcuno, è vero, ha riflessi pavloviani, ma quale partito non ha elettori pavlovianamente determinati o determinabili? Io stesso, da uomo di sinistra — non ne ho mai fatto un mistero — ho votato per parecchi anni per la Lega nord, finché non ho conosciuto il Pedretti, e l’ho fatto in base a un ragionamento a prova di cazzeggio.

  4. Angelo Gandolfi permalink

    @Marco Belotti

    Rispondo volentieri a Marco Belotti, confermando quanto ho espresso in forma confidenziale fuori dell’aula del Consiglio comunale, a lui in persona e a Emanuele Artina. In sostanza quelle mie parole erano il succo di un mio prossimo intervento in Consiglio. In linea generale, non potendo e non dovendo anticipare ai similprogressisti tutto il contenuto dell’intervento, e raccogliendo il monito della dott.ssa Serra, la quale in quella seduta del Consiglio comunale espresse il principio ‘à chaque jour suffit sa peine’, cioè “ogni dì ha il suo affanno”, affermo che la difesa dei cittadini di Curno dovrebbe a mio avviso articolarsi in questi quattro punti:

    – non cedere al ricatto morale, per cui se noi chiediamo garanzie inerenti la buona riuscita del trasferimento del Centro culturale islamico, dovremmo essere annoverati tra coloro che tendenzialmente negano il diritto di culto;

    – affermare, al contrario, che la nostra posizione è quella stessa del sindaco di Bergamo Giorgio Gori;

    – scoraggiare la dott.ssa Serra dal farsi promotrice di iniziative intese ad acquisire meriti similprogressisti, ma poco convenienti per la cittadinanza di Curno;

    – stabilire il punto fermo per cui Curno non deve importare gli eventuali disagi rifiutati dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori.

    A scanso di equivoci mi sembra opportuno chiarire che sono contrario ad assumere, direttamente o indirettamente, l’eredità del Pedretti, il quale con il noto tentativo di ispezione della cosiddetta moschea di Curno (2009) in modalità di provocazione, avrebbe innescato un clima di disagio sociale, conveniente per lui, ma deleterio per la cittadinanza. Marco Belotti non avrà difficoltà a riconoscere che questa mia posizione è in tutto e per tutto coerente con quella da me tenuta in qualità di sindaco di Curno, allorché “defenestrai” il Pedretti, cioè gli levai l’incarico di vicesindaco e gli tolsi le deleghe assessorili. Tale tentativo di provocazione – e anche questa è cosa nota – lasciò indifferente la cosiddetta sinistra di Curno, che preferì ipotizzare una ragione diversa e poco confessabile del mio operato: si parlò perfino di un dissidio di natura urbanistica. In particolare, la dott.ssa Serra a quel tempo definì il Pedretti “capro espiatorio” (cose da pazzi).

    • Considerazioni di 3^ F sul proverbio citato dalla dott.ssa Serra
      Segue un’appendice sul gatto padano 2.0

      Qui sopra Gandolfi ha riportato un’espressione proverbiale francese, enunciata dalla dott.ssa Serra nella seduta di Consiglio comunale u.s. Beh, noi non siamo d’accordo con molte cose della dott.ssa Serra, con la sua determinazione (ohibò, un attacco personale?), con la sua ansia di politicamente corretto, con il suo mescolare il sacro e il profano (attacco personale, ma di rilevanza politica, immagino), ma almeno non dobbiamo vergognarci per causa sua, come ci vergognammo quando il Pedretti espose il drappo “Tibet free”. E tremiamo all’idea che al governo di Curno possano avere accesso “personaggetti” che scambiano per cultura le pillole assunte nelle presuntuose scuolette di partito. Ma noi siamo qui anche per questo, per impedire la presa di potere dell'”ignorantità”.
      Bene. Con riferimento all’espressione della dott.ssa Serra — à chaque jour suffit sa peine — vorrei riportare una considerazione di 3^ F, riassumendo quanto scrissi in un vecchio articolo (due anni fa) di Nusquamia. Si veda I soliti ignoti imbrattano la bacheca di Gandolfi, già sindaco del buon governo.
      Il proverbio della dott.ssa Serra è una traduzione dal Vangelo di san Matteo:
      Ảρκετὸν τῇ ἡμέρᾳ ἡ κακία αὐτῆς (Mt 6, 34).
      La parola greca κακία in realtà significa sia il male, sia la malignità. Perciò l’espressione francese, come pure quella italiana “Ogni dì ha il suo affanno”, nonché la traduzione CEI “A ciascun giorno basta la sua pena” rendono solo in parte la ricchezza di significati dell’originale. Molto meglio la traduzione latina di san Girolamo, perché — scrivevo — restituisce il senso del versetto greco, è concisa, musicale e sentenziosa:
      Sufficit diei malitia sua.

      I dispensatori di buoni consigli e il gatto padano 2.0 – Oddio, dovrò chiedere scusa a Tarcisio e a tutti gli altri dispensatori di buoni consigli, perché scrivo cose che non suscitano il loro interesse e non li invogliano alla lettura? Ma dove sta scritto che Nusquamia è un organo di propaganda e che si è proposto di “penetrare” (come si dice in linguaggio markettaro) il mercato elettorale? Ho sempre scritto, e lo ribadisco, che Nusquamia si rivolge a un pubblico pensante e che intende essere una palestra per esercitare le qualità intellettive superiori, se possibile. Poi è anche un contenitore di analisi e, all’occorrenza, una sorta di schedario della miseria della politichetta curnense: vero, e se questa è una circostanza che reca fastidio ai “notabili” di sempre, alle vecchie ciabatte della politica, eventualmente attrezzati con protesi giovanili, beh, tanto di guadagnato.
      Per essere ancora più chiari: costoro parlano male di Nusquamia, dicono che è troppo difficile, che vi si scrive troppo, che insiste troppo su certi argomenti e che dunque “ben altri” argomenti dovrebebro essere trattati ecc. Ma la verità è che Nusquamia gli dà fastidio proprio per quello che è. Varie sono le motivazioni del fastidio, in realtà neanche così varie, riconducibili fondamentalmente a due: l’invidia e il timore che da questo contenitore possa prender corpo una campagna elettorale micidiale per i vecchi notabili e le loro protesi giovanili.
      Il gatto padano doc avrà a questo punto — immagino — il suo solito travaso di bile e scriverà che Nusquamia è una «latrina». Perlomeno, così scrive il gatto padano 2.0 (ma non su Nusquamia perché vale per il gatto 2.0 il bando decretato per il gatto 1.0), che immagino imparentato con il gatto padano 1.0, che si è dato fuoco come un bonzo, pare. Per farla breve, il gatto padano 2.0 scrive che Nusquamia è una latrina, poi però copia i concetti e le espressioni di Nusqumia. Ecco due esempi:

      • «Non è politica comperare una costosa auto ibrida per appuntarsi una medaglia sui media locali e far finta di nulla circa il fatto che…».

      • «Si stimava che la Giunta Serra diventasse un positivo laboratorio per la formazione e preparazione di una classe dirigente giovane e invece si verifica che più che una “giunta” trattasi di una “caserma” dove nessuno apre bocca… E solo per raccattare un po’ di voti oltre Curno».

      Come si vede, mentre il gatto padano 1.0 era innamoratissimo della dott.ssa Serra, il gatto padano 2.0 è con lei graffiante. Io stesso, che sono un esperto di gatti padani, mi trovo in difficoltà, per il momento, a trovare il bandolo della matassa.

    • E il similgatto padano?

      Strano che non si sia sentita la voce del similgatto padano. Di solito, quando si tratta di strategie curnensi, lui ha sempre qualcosa da dire.
      Sta bene? Speriamo di sì. Io auguro sempre buona salute agli avversari. I lettori ricorderanno che ho scritto, più di una volta, “lunga vita al Pedretti!”. Chiaro che gli auguro lunga vita anche nel nostro interesse. È una spina nel fianco del conte zio, che vive nel terrore di essere fotografato insieme con lui, ancora una volta. Ed è una spina nel fianco di Salvini che, poco più di un anno fa, gli ha consegnato di sue proprie mani, “personalmente di persona”, una bella targa d’argento, o di peltro, o forse di latta, non ricordo. Poi quell’ingrato del Pedretti alle idi del dicembre 2015, non molto tempo dopo il suo ultimo coniglio mediatico da leghista (la consegna in comodato d’uso di un suo appartamento, a un pensionato sfrattato: la consegna è avvenuta in favore di macchina fotografica, con un tocco di signorilità), ha annunciato che non si riconosceva più nella Lega
      Anzi, mi viene in mente che ho tutta una collezione di foto del Pedretti con il conte zio, vicini vicini. Forse qualcuna anche osé, quando i due d’estate indossavano i bermuda e mostravano le gambe. E se facessi come Corona, che si faceva pagare il ritiro delle foto ritenute compromettenti? Il conte zio quanto è disposto a pagare?

  5. Coltivato in serra, non Bio permalink

    Poveretta la dott.ssa Serra si purgherà il Pedretti, e il loro patto, anche quando sarà presidente dell’ONU.

  6. De Luca e il Pd: «Operazioni nostalgia: più che problemi politici, problemi prostatici»

  7. Alessandro Sorte, Daniele Belotti e l’ex-agente Betulla intrecciano a Curno un discorso “culturale”
    Ma dietro l’angolo c’è l’impostura della cosiddetta moschea di Curno: accà nisciun’ è fesso

    Ma voi ve li immaginate Alessandro Sorte e Daniele Belotti, quanto possano essere interessati ai diritti delle donne e a un approfondimento culturale sul ruolo dell’Islam e dei suoi rapporti con la civiltà europea?
    È vero che sono spalleggiati da Renato Farina, che si compiacque di presentarsi in un suo libro come l’agente segreto Betulla, salvo poi smentire non già che fosse un uomo dei servizi (lo era), ma che il suo nome di battaglia fosse “agente Betulla”. In effetti, penso che Renato Farina potrebbe dar loro una mano, è uno che ha fatto buoni studi, ma non so quanto Alessandro Sorte e Daniele Belotti, per non parlare dei politici indigeni di Curno che hanno commissionato (o hanno subito, dipende) l’iniziativa, siano interessati a un discorso pacato.
    Per amore di verità bisognerà dire che la gherminella di dare una veste culturale a un’iniziativa di sapore politico è una specialità della cosiddetta sinistra, oltre che del vecchio Pci che, all’occorrenza, si serviva dei cosiddetti “utili idioti”: ma lo facevano con stile, mica erano aziendalisti, quelli. Tanto per fare un esempio, ricorderò che quando Vera Baboun fece un giro di propaganda, anche a Curno, in favore dell’Autorità nazionale palestinese e contro Israele, l’iniziativa politica fu presentata sotto l’egida pacifista e culturale: tant’è che il similgatto padano scrisse, proprio su Nusquamia, che chi non aveva abboccato doveva sentirsi in colpa.
    Tornando ai nostri eroi, mi limito a riassumere lo stato della questione:
    • Un bel giorno, un giorno di gennaio, di punto in bianco, apprendiamo dall’Eco di Bergamo che Curno dovrebbe ospitare una “nuova” moschea, e che il sindaco dott.ssa Perlita Serra è d’accordo.
    • È stata creata una bolla mediatica, come abbiamo ampiamente documentato in questo giornale, per consentire a Cavagna il Giovane di presentarsi come lo “stratego autocrate” (manco fosse Alcibiade!) di un’offensiva elettorale che gli avrebbe consentito di cannibalizzare elettorato leghista, frastornato dal passato pedrettesco della sezione locale della Lega nord. In altre parole, Cavagna il Giovane si presenta come l’erede del Pedretti: non soltanto nell’agitare la questione della presenza islamica a Curno, ma anche assumendone il metodo (si vedano per esempio le sue iniziative antigandulfiane in Consiglio).
    • La bolla mediatica fa da volano alla raccolta di firme per l’indizione di un referendum giuridicamente farlocco, ma politicamente foriero, nelle intenzioni dell’astutissimo Alessandro Sorte e del più che determinato Cavagna il Giovane, di una messe elettorale promettente.
    • Marcobelotti, che aveva sfanculato Cavagna il Giovane, si trova costretto a tornare nei ranghi e subisce l’iniziativa di una Forza Italia che a Curno si presenta come un calco della Lega pedrettesca.
    • Per riprendere il controllo della situazione, la Lega nord decide di indire un convegno simil-culturale, sciacquettisticamente intitolato Immigrazione e (dis)integrazione, che presenta in cartellone: l’on. Souad Sbai, presidente dell’Associazione della comunità marocchina delle donne in Italia e soprattutto parlamentare della Lega nord; Toni Iwobi, responsabile dell’immigrazione per la Lega nord; Daniele Belotti, in qualità di intellettuale atalantino. I tre sono coordinati dall’agente Betulla. Questo è il cartellone presentato inizialmente:

    • Ma Alessandro Sorte non è uomo che si faccia mettere i piedi sulla testa: è o non è l’uomo dell’orgogio forzista, Sorte, l’uomo della “Bergamo forte”? Sa bene che la sezione leghista curnense è con il culo per terra, sempre per via del passato pedrettista, nonché di un presente parecchio compromesso con quel passato. Perciò, senza frapporre indugio, con il decisionismo che lo caratterizza, s’impone e ottiene che il cartellone sia modificato come vediamo in testa a questo articolo. Al convegno “culturale” prenderanno parte anche Alessandro Sorte e Paolo Franco, in modo da riequilibrare la situazione in favore di Forza Italia. In realtà l’equilibrio non è ancora perfetto: ma il compito dell’agente Betulla sarà proprio questo, stabilire un equilibrio perfetto.

    Tutto ciò premesso, posso dire che mi cascano le braccia? Abbiamo una Nuova destra curnense senza idee e senza uomini in grado di assumere il governo del paese, per mancanza obiettiva di cultura di governo e forse di cultura in senso lato, ma che un po’ bluffando e un po’ giocando pesante spera di arrivare nella stanza dei bottoni. Non avendo argomenti politici, si sono buttati dapprima sui cani: non potendo contare sulla forza delle idee, si sono buttati sul sentimentalismo cinofilo (questo avveniva ai tempi d’oro di Dudù). Perciò costituirono un’associazione raccatta-voti (Curno a sei zampe) che poi si è disgregata, vuoi perché nel frattempo Cavagna il Giovane è stato sfanculato da Marcobelotti, vuoi perché anche l’amministrazione serrana, essa stessa in mancanza di idee (di sinistra), ma in perenne agitazione quando si tratta di cosucce politicamente corrette, ha provveduto alla stesura di una Carta dei diritti del cane. Poi quelli della Nuova destra hanno scoperto che la comunità islamica aveva acquistato un capannone a Curno per trasferirvi il proprio Centro culturale e hanno montato l’impostura della moschea. E vi sono buttati a corpo morto, abbandonando i cani al loro destino, almeno per il momento.

    Tentativi di tirare Gandolfi per la giacchetta – Non so, forse mi sbaglio, ma l’intervento di Marcobelotti in questa pagina mi sembra un caso tipico del tirare per la giacchetta. Se Marcobelotti è d’accordo con Gandolfi rigardo all’analisi dell’azione di governo della dott.ssa Serra, e ritiene anche lui che il modo di rapportarsi alla comunità islamica da parte della dott.ssa Serra, a piedi scalzi e all’insegna della Convivialità delle differenze, come vogliono le Acli, lasci parecchio a desiderare, di qui non discende che Gandolfi debba essere d’accordo con l’impostazione del problema della c.d. moschea, partorita da Alessandro Sorte con il contributo di Locatelli e Cavagna il Giovane. Anche perché il discorso potrebbe essere rovesciato: Marcobelotti potrebbe essere d’accordo con l’impostazione di Gandolfi, che prescinde dalla montatura elettorale. Per Gandolfi la moschea non è un motivo di campagna elettorale succedaneo dei cani: mi sembra evidente.
    Questa nuova destra ha raccolto l’eredità del Pedretti e, così pare di capire, pretenderebbe di coinvolgere Gandolfi nell’assunzione di tale eredità. Così Gandolfi si sputtana per sempre e regala alla destra curnense quel che nessuno è riuscito finora a ottenere: né l’infame denuncia anonima a carico del padre di Gandolfi, né il tiro di fuoco della stampa anglorobicosassone prona ai similprogressisti, al Pedretti e a Forza Italia, né l’agitarsi scomposto in Consiglio di Cavagna il Giovane, che in ben due occasioni si è fatto promotore di una campagna intesa a sbalzare Angelo Gandolfi dalla scena politica, in quanto pericoloso concorrente.
    Sfido chiunque a portarmi un solo motivo per cui dovremmo chiudere un occhio sull’impostura della cosiddetta nuova moschea. Mettere fuori giuoco i serrani a Curno dopo che la dott.ssa Serra avrà spiccato il balzo per l’occupazione di importantissimi ruoli istituzionali OltreCurno potrebbe essere una risposta al complotto serrapedrettista che mise subdolamente fuori giuoco Angelo Gandolfi nel 2012. Ma non può essere un obiettivo assoluto: non siamo aziendalisti, abbiamo — vivaddio — una struttura morale. Per esempio, siamo tutti d’accordo che il conseguimento di tale obiettivo non può essere realizzato con un assassinio. Un gradino più in basso, il conseguimento della vittoria elettorale non può essere condizionato all’assunzione dell’eredità pedrettesca che, come abbiamo più volte sostenuto, significherebbe creare un clima di tensione sociale, prima ancora che religiosa, insopportabile per il benessere dei cittadini di Curno.
    Dunque, ragioniamo. Se noi condanniamo la dott.ssa Serra la quale orienta la sua azione di governo al conseguimento di traguardi di successo personale OltreCurno, a maggior ragione dobbiamo condannare la Nuova destra curnense che, con l’impostura della cosiddetta moschea, intende creare un clima di tensione dal quale trarre un personalissimo vantaggio elettorale, a danno della pace della comunità dei cittadini. Per ottenere poi che cosa? Per ottenere che al posto della dott.ssa Serra si insedi al governo di Curno qualcuno che ci obbligherebbe a rimpiangere la dott.ssa Serra? Bella roba!

  8. Identitarismo alpino: una testimonianza

    P.S. – Abbiamo l’impressione che si tratti di uno scherzo. Complimenti comunque al burlatore.

    • El Perro permalink

      Io non mi scandalizzerei davanti ad una situazione classica di imprenditoria famigliare bergamasca, anzi, padana. Negli anni 70 si creavano le officine meccaniche nei garage, adesso i bordellini in casa. Tutto in nero contro lo stato che non permette la libera iniziativa personale.
      La naturale propensione al lavoro bergamasca, unite alla parsimonia dello sfruttamento totale delle risorse di spazio disponibili e accomunate dalla collaborazione famigliare, dimostrano che si può fare grande economia e business anche parlando in bergamasco, lingua scientifica per antonomasia.
      Non dimentichiamo anche la grande apertura culturale dei bergamaschi, da sempre accoglienti verso coloro che hanno provenienze diverse, cito dal video “maruchì” e “terù”, infatti la lingua bergamasca utilizza numerosi di questi vezzeggiativi gentili anche per altre etnie nel mondo: “senguegn” e “nigher” i più diffusi.
      Inoltre vedo una situazione che potrebbe diventare sempre più diffusa nelle nostre famiglie dilaniate dalla crisi economico-morale dei governi di sinistra, il classico esempio di come possono essere utilizzati, e rimessi nel ciclo economico, i famosi 80euro dati ai lavoratori.
      (Per i pensionati ci vorrebbe qualche euro di più degli 80 per poter passare in farmacia prima di andare a trovare la Maria a Seriate.)
      Speriamo che questi esempi nascosti di bergamaschità vengano fatti emergere dai sottoscala e vengano eretti ad esempio per tutti, in difesa della cultura della nostra terra.

  9. Ma il divorzio di Marcobelotti da Cavagna il Giovane è sempre attuale?
    Se Marcobelotti prima sfancula, poi si riconcilia ma non smentisce lo sfanculamento, diventa inaffidabile

    Sullo sfanculamento di Cavagna il Giovane abbiamo scritto in abbondanza; per non rifare tutta la storia e ledere i timpani delicati di Tarcisio, delicati come quelli di una ninfa leggiadra, rimando il lettore a quanto abbiamo scritto in Un anno fa Marcobelotti sfanculava Cavagna il Giovane. Rileggiamo l’atto ufficiale di sfanculamento (qui è tutto a norma di cacata carta). Riporto comunque il succo della questione, il comunicato di sfanculamento:

    Con la presente, il sottoscritto Marco Belotti, a nome e per conto della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, intende, a far data della presente, ritirare il proprio simbolo che componeva la lista Corti per Curno, rivendicando sin d’ora la totale indipendenza del movimento che rappresento rispetto al Consigliere che attualmente siede in Consiglio Comunale eletto nella lista Corti per Curno. È sottinteso che il Consigliere Paolo Cavagna non rappresenta più la Lega Nord poiché dissociata dalla lista Corti per Curno.

    Del resto, su Nuquamia abbiamo riportato fedelmente quanto si legge — ancora oggi 6 aprile 2016 — nel sito della Lega nord di Curno: si veda Comunicato – La Lega nord abbandona il Consiglio comunale.
    Ma c’è di più, oltre l’arido comunicato. Su Bergamo news Marcobelotti precisa:

    E’ una decisione presa all’unanimità [grazie, sono tre gatti, quattro compreso il Pedretti, ancora leghista al momento dello sfanculamento: N.d.Ar.] e condivisa da gruppo Lega Nord. Usciamo dal Consiglio Comunale ma saremo presenti sul territorio e da ora comincia un nuovo lavoro per le prossime elezioni comunali”. Alla domanda se questa decisione, annunciata proprio alla vigilia delle elezioni amministrative non sia un chiaro segnale agli alleati di Forza Italia, Belotti risponde: “La nostra è una decisione presa in linea con l’andamento nazionale, Forza Italia è alleata al Partito Democratico, noi ci smarchiamo da questo modo di fare politica. Abbiamo una nostra identità e sapremo dimostrarlo ai cittadini.

    Ebbene, dico io, Marcobelotti, che sembra essersi riappacificato con Cavagna il Giovane dovrebbe smentire il divorzio e comunicare ufficialmente ai suoi iscritti, nonché ai lettori di Bergamo news che il dissidio è stato sanato.
    Ricordo che Marcobelotti, non avendo trovata traccia di alcune parole, che aveva scambiato informalmente con Gandolfi fuori dell’Aula consiliare davanti alla macchina del caffè, nella lettera aperta a Giorgio Gori che domenica scorsa gli avevamo consegnato brevi manu, si domandava se da parte nostra si usassero due pesi e due misure. Ma, senza impancarci a maestri di bon ton — ci mancherebbe, a noi il bon ton fa schifo, semmai siamo paladini dell’onore — ci verrebbe fatto di dire che Marcobelotti non fa una bella figura, se non prende posizione sullo sfanculamento di Cavagna il Giovane. Il giovane virgulto è dunque sfanculato o non è (più) sfanculato? E se non è più sfanculato, perché la cassazione dello sfanculamento non viene debitamente notificata? Il gatto padano — voglio dire anche il gatto padano 2.0 — che tiene molto alle cacate carte, in mancanza di notifica ufficiale, inorridisce. Vi prego, Marcobelotti, Sàgula e Dolci (i tre gatti), non fatelo per me, fatelo per il gatto padano, ma dite qualcosa. Parafrasando dalla liturgia della Sacra Messa: Ligarii, dicite, verbo et sanabitur ipsius (felis padani, scilicet) anima; cioè: “Leghisti, parlate: e con una parola sarà salva l’anima di costui (del gatto padano, cioè).
    Se i tre dell’Ave Maria non dicono niente e si fanno vedere ai gazebo con Cavagna il Giovane, come se niente fosse, Marcobelotti diventerebbe inaffidabile, come il pastorello della favola che gridò “al lupo, al lupo!”, e non era vero. Poi quando il lupo si presentò per davvero, lui gridò “Al lupo!”, ma nessuno gli venne più in soccorso.

    P.S. – Tra l’altro, se non si fa chiarezza immediatamente, Alessandro Sorte potrebbe arrabbiarsi di brutto. Vedete voi stessi, nella foto qui sotto, quanto sia determinato:

    Alessandro Sorte, il taumaturgo al quale si deve la ricomposizione della rissosa Destra curnense (taumaturgo significa “operatore di prodigi”; dal gr. ϑαυματουργός < ϑαῦμα, "prodigio" e ἔργον, "opera").

  10. Una foto destinata a diventare famosa: i geni bobomaroniti di via Fabio Filzi, Milano
    Quasi come quella dei “ragazzi di via Panisperna”, Roma


    Avete riconosciuto Alessandro Sorte? E quella signora sulla destra non è Tiziana Maiolo, già esponente di Rifondazione comunista, quindi approdata a Forza Italia?

    Teniamo a mente questa fotografia, perché sarà riprodotta in tutti i libri di storia. Così come nei libri di Storia della scienza è riprodotta la fotografia in bianco e nero qui sotto, quella dei “ragazzi di via Panisperna” che nell’Istituto di Fisica dell’Università di Roma impressero un impulso fondamentale allo studio della struttura dell’atomo. Enrico Fermi lascerà l’Italia dopo il decreto delle leggi razziali e costruirà a Chicago il primo reattore nucleare. Fondatore della scuola di via Panisperna fu Orso Maria Corbino, fisico, che fu Ministro della Pubblica istruzione prima del fascismo e Ministro dell’Economia Nazionale con Mussolini, pur non essendo iscritto al partito fascista. Altri tempi, quando l’Università italiana non conosceva il disonore della laurea in cosiddette Scienze della comunicazione, una laurea su Martha Nussbaum sarebbe suonata come una bestemmia e una come la Gelmini sarebbe stata improponibile come Ministro della Pubblica istruzione.


    I «ragazzi di via Panisperna» Oscar D’Agostino, Emilio Segré, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Fermi.

  11. Bobomaroni sulle orme di Cota

    Scrivono Rocco Gargano e Roberto Trussardi, avvocati e fondatori di Micromega Bergamo e de L’Altra Bergamo (v. «Moschea. Inammissibile il referendum. E Gori ha sbagliato»:

    Per quanto riguarda la Lega, niente di nuovo sotto il cielo: come al solito si propone come il partito dell’intolleranza e, ignorando la Costituzione Italiana che all’art. 19 garantisce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, propone un referendum che vorrebbe cavalcare a meri scopi propagandistici soffiando sul fuoco della paura e del sospetto.
    Occorre dire che un referendum che avesse ad oggetto la realizzazione di una moschea a Bergamo, anche se solo consultivo, sarebbe semplicemente inammissibile perché teso a negare la libertà di culto ad una parte consistente della popolazione e dunque palesemente contrario ai dettati della Costituzione Italiana (come d’altronde venne evidenziato a chiare lettere in occasione del disegno di legge n. 1246 del 2008, proposto dall’On. Cota e mai approvato, che disponeva che la costruzione di moschee venisse sottoposta a referendum popolare).

    Ecco, io di questo progetto di legge del Cota non sapevo niente. E il giurista Maroni che dice di avere in canna una nuova legge regionale, per cui la «realizzazione» di una nuova moschea può essere negata dal sindaco, e che se il sindaco non la nega si può comunque indire un referendum popolare che neghi il permesso di «realizzazione»? Siamo sicuri? A leggere bene, sembra di capire che il referendum può negare la realizzazione in relazione agli aspetti urbanistici. E qui si apre, evidentemente, ampio spazio al cazzeggio. Ma fino a un certo punto. Comunque, aspettiamo di vedere la nuova legge bobomaronita, poi ci ragioneremo. Cavagna il Giovane invece sembra avere fretta, e non è difficile immaginare perché: vuole battere i concorrenti sul tempo.
    Mi domando però: un referendum popolare può abrogare o quanto meno andare contro un articolo della Costituzione? Faccio un esempio: l’art. 15 della Costituzione stabilisce che «la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge». Mi domando se il giurista Maroni possa varare una legge regionale che faccia aggio sulla legge dello Stato. E se una legge bobomaronita possa stabilire la facoltà per i sindaci (leghisti) di istituire un ufficio di lettura preventiva della corrispondenza indirizzata a cittadini dai sindaci medesimi ritenuti sovversivi.
    Se Bobomaroni e i uoi geni al potere (altro che i fisici di via Panisperna!) potessero legiferare come vogliono, questo sarebbe fuori di dubbio il migliore dei mondi possibili vagheggiato da Pangloss, nel Candido di Voltaire.
    Domando infine al giurista Maroni, con riferimento anche alla cosiddetta “nuova moschea di Curno”: che cosa significa “moschea”, e come pensa di stoppare la gherminella della differenza tra Moschea e Centro culturale islamico? E che cosa significa “realizzare” una moschea? Trasferire un Centro culturale islamico da una locazione a un’altra significa “realizzare una moschea”?
    Oddio, mi fuma la testa! Però i giuristi bobomaroniti, eventualmente con un aiutino del gatto padano 2.0, espertissimo di cacate carte, potranno gettare opportuna luce sulla questione.

    E se, invece, parlando sul serio, provassimo a ragionare? Se pensassimo a disinnescare le tensioni, invece che buttare benzina sul fuoco? Beh, allora si scoprirebbe che l’impostura della cosiddetta nuova moschea curnense è esecrabile e spregevole. Ma che è sbagliata anche la politica dei piedi scalzi della dott.ssa Serra (non dirò “parimenti sbagliata”, ma “anche sbagliata”, perché sono consapevole, come ogni persona ragionevole, dell’importanza dei fattori di scala). Invece di negare o anche minimizzare il disagio per la popolazione, vogliamo metterci intorno a un tavolo e discuterne? Secondo me bisognerebbe discuterne sia con i rappresentanti della comunità islamica, presentandoci al colloquio convenientemente, decorosamente e laicamente calzati, con buona pace delle Acli, sia con le autorità dello Stato italiano (lo Stato bobomaronita non esiste), alle quali abbiamo il diritto e il dovere di rivolgerci, soprattutto quando si paventi l’innesco di una situazione di grave disagio sociale.

  12. ALGIDO permalink

    Non sono sparito, ma ultimamente mi sono dovuto assentare per problemi personali (spero superati, ma tocchiamo ferro) e anche professionali.
    Mi fa piacere che abbiate documentato che la faccenda della Moschea è una montatura. ne ho avuto contezza sentendo amici che amministrano la città di Bergamo in un recente momento di commemorazione per le stragi di Bruxelles.
    [Abbiamo fatto noi quel che avrebbe dovuto fare la dott.ssa Serra. Non arrivo a dire che la dott.ssa Serra avesse interesse a dare spago alla destra populista, qui a Curno simulacro della Lega pedrettesca, per fare lei un figurone similprogressista, soprattutto negli ambienti OltreCurno, dove la cosa si sarebbe venuta a sapere. In base all’assunto ‘pire ça va, mieux ça est’: no, questo è troppo, sarebbe eccessivo perfino per una persona determinata come la dott.ssa Serra. Ma perché non si è difesa un po’ meglio? Ecco, questo mi domando. Fra l’altro voi similprogressisti avete un partito alle spalle, avete entrature eccellenti nella stampa anglorobicosassone, mica come noi,’vox clamantis in deserto’, che la stampa anglorobicosassone è stata educata a trattare come pezzi di merda, fin dal tempo in cui la cronaca politica di Curno era appaltata a Sara Agostinelli, giornalista similprogressista in irresistibile carriera (poi però…). Sarebbe stato doveroso da parte della dott.ssa Serra dimostrare l’impostura, e dimostrarla bene. N.d.Ar.]

    A quanto pare comunque anche a Bergamo non ci sarà una vera moschea, e non per le proteste dei leghisti.
    Ma almeno a Bergamo una discussione sulla moschea c’è stata, a Curno nemmeno quella, non è mai stata sul tavolo.
    Ora chiedo.
    1) il cdx di Curno è cosciente che il Centro Culturale Islamico è nato e si è sviluppato nel corso delle prime due amministrazioni Bianchi?
    2) perchè allora andava bene e ora spostato di 30 metri (non per modo di dire, 30 metri effettivi) non va più bene?
    3) perchè nessun assessore della Giunta Gandolfi (di quelli che adesso animano il cdx ) pose la questione sul tavolo nel quinquennio 2007-2012?
    Infine la questione secondo me è sbagliato che sia posta sulle spalle di una singola amministrazione, va aperto un dibattito più ampio.

    Se è vero che la comunità non annovera solo residenti a Curno (di cui una buona fettina cittadini italiani, perchè non ricordarlo?) ma anche di paesi limitrofi dove sono insediati a vivere anche più numerosi (a Curno complice il costo degli alloggi gli extracomunitari son sempre stati pochi).
    Mi pare che si voglia scaricare un tema grande e sovracomunale su una amministrazione per cinici problemi di consenso.

    Infine la raccolta firme sulla sicurezza.
    A quanto pare chi ha raccolto sa che non esiste un problema sicurezza a Curno (hanno chiesto info e sono state loro date, circa 8 mesi fa), ma se n’è fregato sperando di non essere sgamato.
    Male.
    Molto male, siamo ai limiti del rato di “procurato allarme” e non fregandosene dei danni collaterali questa campagna indirettamente mette in cattiva luce anche le forze dell’ordine presenti a Curno che da 20 anni svolgono un eccellente lavoro sul territorio.
    Una nota di Colore poi.
    La Dott.ssa Serra ritratta scalza… una foto della seconda parte del 2012, vecchia quasi 4 anni.
    Che ricorrentemente da 2 anni viene ristampata.. ma non hanno davvero altri argomenti oltre alla Moschea finta e ai cani?.
    [Il fatto che quella foto sia vecchia (non lo sapevo, ma l’avevo sospettato, esaminando certi particolari) non rende meno inopportuno quel gesto. La politica del ping pong di Nixon fece da battistrada all’apertura delle relazioni con la Cina. La politica dei piedi scalzi della dott.ssa Serra farà piacere alle Acli, ma è stata uno scivolone. Così come è stata inopportuna l’apertura di credito a Vera Baboun: gradita forse, anche questa, alle Acli, ma improvvidamente movimentista e politicamente inopportuna. Quanto ai cani, è stata una passione improvvisa e travolgente, a far data da Dudù. Del resto, neanche la similsinistra è restata indifferente al “bau di dolore” (parafrasando Cavour, nientemeno!) che si levava dalla comunità canina, della quale si conculcavano — pare — i diritti. N.d.Ar.]

    Ah già la sicurezza. ma verranno smascherati presto temo.
    E dovranno rendere conto.
    Infine una notazione: secondo quasi tutti i sondaggi non è la sicurezza sui nostri territori il tema più sentito, ma il lavoro, il reddito, i servizi, ecc. ecc.
    Poi viene la sicurezza (anche perchè non siamo nè nella Locride e nemmeno a Scampia ringraziando il Cielo).
    Perchè allora ribaltare l’agenda? secondo me per due motivi, il primo è la mancanza di idee e il secondo è la mancanza di voglia di lavorare per risolvere temi difficili e faticosi..

    Allora avanti con le trovate.
    Ricordate quale fu l’unico slogan contro Pisapia nella campagna ballottaggi a Milano del 2011?
    Si parlava di alternativa tra ordine e legge e Zingaropoli.
    Qualcuna ricorda chi vinse le elezioni?

    • ElPerro permalink

      Attenzione al comportamento dei destrorsi curnetensi: dopo il “bau-bau” sul pericolo moschea a Curno, e quando sarà chiarissimo a tutti che non verrà costruita una moschea con minareto annesso, i fascioleghisti diranno che è tutto merito loro se la moschea non sarà costruita a Curno.
      Non dimentichiamo che Gori a Bergamo ha tolto loro il pallino sul “no moschea”.

      [Già: Alessandro Sorte, con la consulenza dell’agente Betulla, chissà quali strategie ha in mente: senza contare che Cavagna il Giovane, seguendo il consiglio di Aristide, sta leggendo (in latino) la prima deca di Tito Livio e le riflessioni in merito del Machiavelli. Abbiamo che fare con avversari formidabili, callidissimi. Sarà interessante ragionare sul rilievo mediatico che l’evento sortile saprà suscitare. N.d.Ar.]

  13. N

    Cavagna il Giovane è determinato, ormai non lo ferma più nessuno: sarà una lotta fino all’ultimo cane (i cani della Curno esapoda), fino all’ultimo coniglio mediatico (sulla meschita curnense). Se necessario, fino all’ultimo gatto (i gatti vengono buoni per riti celtici di propiziazione della vittoria).

    • Se Cavagna il Giovane s’impegna, a Curno sarà il diluvio: della moschea non rimarrà pietra su pietra, forse neanche di Curno
      Pioveranno cani e gatti: così si dice in inglese. E Cavagna il Giovane diventerà famoso: per la pioggia di cani

  14. Novità sulla riunione cavagnoleghista presiduta dal’agente Betulla?

    Qualcuno potrebbe ragguagliare Nusquamia? Nel momento in cui scrivo tutto quel che ho davanti agli occhi è una foto scattata all’Aula civica: la parola spetta a Marcobelotti, che infatti parla. Ma Alessandro Sorte se n’impippa, armeggia su un ficofono (smartphone).

    È stato trovato un nesso tra la tematica canina e la montatura della moschea? Remo Traìna ha in canna un nuovo articolo, a testimonianza della sua vocazione di segugio al servizio del migliore giornalismo d’inchiesta? Ci sarà un ‘intervista ad Angelo Gandolfi? E, a nostra volta, possiamo pubblicare un’intervista con Tarcisio Foresti? (Invitiamo Tarcisio a farsi vivo, al più presto.)
    Si è riuscito a sapere quale sia l’orientamento dei servizi di cosiddetta intelligence? Ecco una domanda che mi sarebbe piaciuto porre all’agente Betulla, che è fuori campo ma che è seduto anche lui al tavolo presidenziale; per la cronaca, si trova a sinistra nella foto. Vuoi vedere che sono divisi in due tronconi, gli uni vicini alle Acli, gli altri vicini alla Lega? Beh, se così fosse, nihil sub sole novi.

  15. Chi di uccello ferisce ... permalink

    Sarà questo il motivo della sua agitazione?
    Affidamento ai servizi sociali?
    Ma stiamo scherzando, dal destreggiamento con bottiglie di Chardonnay al maneggiare pappagalli di un centro per anziani?
    E’ pur sempre vero che il pappagallo è un uccello, tutto torna.

    http://www.bergamonews.it/2016/04/08/rimborsopoli-al-pirellone-nicoli-cristiani-patteggia-altri-2-anni-per-lui-ipotesi-servizi-sociali/220456/

    • In mancanza di un’ideologia, e di un pensiero forte: tordi, pappagalli e cani

      Dai tordi ai pappagalli? Non male, in effetti. Certo sarebbero meglio i tordi, ma troppa grazia, se poi si potesse scegliere l’uccello, o passare dall’uccello al pesce (il sarago, per esempio [*]). O ancora, con passaggio analogico, come nei testi di assunzione e reclutamento, dall’uccello al cane di riporto, e dal cane ri riporto al cane generico. E già, perché qui interverrebbero le associazioni di volontariato canino e fra tutte la più benemerita, quella della Curno esapoda (cioè a sei zampe).


      La ministra berlusconiana Michela Vittoria Brambilla, detta la Brambillona al tempo delle sue comparsate in TV, sgambata e con sfrigolanti calze autoreggenti, ama molto i cani. Qui la vediamo mentre fa il bagno a Cesenatico, con alcuni dei suoi cani. Lei e la Pascale (la “mamma” di Dudù) indussero Berlusconi a lanciare un proclama perché «i nostri club si interessino a trovare un papà (!) e una mamma (!) ai 150.000 cani che sono prigionieri nei canili municipali». L’appello fu prontamente accolto da Locatelli e Cavagna il Giovane. Siamo spiacenti tuttavia di non poter comunicare ai lettori il numero delle adozioni: il dato non è pervenuto.
      Segnaliamo tuttavia che gli animatori del club curnense, nonché associazione di volontariato e filosofia canina “Curno a sei zampe” hanno abbandonato i cani al proprio destino, come quelli che partendo per le vacanze abbandonano i cani in autostrada. Ultimamente si sono buttati a corpo morto sulla questione della “nuova moschea di Curno”, con il contributo qualificante di Alessandro Sorte, per quanto riguarda il progetto strategico, à la von Clausewitz, e, ultimamente, dell’agente Betulla, per quanto riguarda gli aspetti di politica estera. Minchia! Questi sono proprio dei maghi!

      ———————————————-
      [*] Vedi il detto napoletano “Tene a saraca rint a sacca” = Tieni il pesce (sarago) nella tasca.

  16. I similprogressisti curnensi, anch’essi in mancanza di un pensiero forte, giocano al piccolo medico
    Il Municipio di Curno ospiterà un dibattito sulla peste sodomitica

    I similprogressisti curnensi mancano anch’essi di un pensiero forte, per non parlare di un’ideologia. Fondamentalmente aziendalisti, avendo ripudiato i valori dell’umanitarismo socialista e pur di non occuparsi dei problemi veri, pur di non dire e non fare cose di sinistra, si buttano scompostamente su mille cosucce, tutte all’insegna del politicamente corretto e della stramaledetta impostura della società civile. Hanno perfino sottratto a Cavagna il Giovane il tema del sentimentalismo canino (del che lui si è pubblicamente lamentato); in compenso hanno il monopolio della tematica Lgbt.
    Ecco allora che poiché il Gruppo salute dell’Arcigay di Bergamo mostra grande interesse per il Sida, cioè per l’Aids, che adesso però chiamano Hiv, hanno pensato di portare in dono all’Arcigay la favolosa “location” del Municipio di Curno, che ospiterà un «dibattito» sull’Hiv (e ha un bel gridare Nanni Moretti: «No! Il dibattito no!»). Ecco il comunicato ufficiale:

    Venerdi 15 aprile alle 20,45 si svolgerà in Sala Consiliare, presso il Municipio di Curno in piazza Papa Giovanni XXIII, 18 un dibattito sull’ HIV.
    Si parlerà della diffusione dell’Hiv, di prevenzione, di pratiche a rischio e si risponderà alle domande che verranno rivolte al Gruppo Salute.

    Nota di 3^ F -In buon italiano si dovrebbe dire Sida, e non Aids. Sida è l’acronimo di Sindrome di immunodeficienza acquisita: così dicono gli spagnoli, che hanno rispetto per la propria lingua. Le sciacquette del politicamente corretto in Italia invece hanno preferito l’acronimo inglese: Aids < Acquired immunodeficiency syndrome. Ma oggi, per il fenomeno d'ipercinetismo caratteristico dello sciacquettismo politicamente corretto, si preferisce parlare di Hiv < Human Immunodeficiency virus, in realtà scambiando la causa per l'effetto.
    Viene naturale a questo punto porsi la domanda: perché le sciacquette del politicamente corretto hanno questa mania di non chiamare le cose con il proprio nome, e di cambiare motu proprio gli stessi nomi che a loro piacciono tanto? Bella domanda! Ed ecco la risposta: a) per mancanza di cultura; b) perché pensano di ingannare gli altri e se stessi. Nel caso di specie (come dice il curnense Antonio Di Pietro, quando vuole impressionarci), il nome Aids trascinava nell’immaginario popolare l’idea che tale morbo fosse la “peste dei sodomiti”. Parlando adesso di Hiv invece che di Aids, pensano di contribuire a una concezione più corretta (politicamente corretta) del fenomeno. Merda!

    • Il “dio preservativo”: se ne parlerà al Municipio di Curno?

      Oggi 15 aprile, come abbiamo annunciato, il Municipio di Curno ospita un evento Lgbt-friendly, nel senso che è organizzato in collaborazione con l’Arcigay di Bergamo, in ottemperanza al protocollo d’intesa tra il Comune di Curno e la Rete Ready, Lgbt-friendly. Si parla della prevenzione nei confronti del Sida (Aids, in linguaggio corrente) e della pericolosità del virus di immunodeficienza umana (fanno bene a dire “umana”, perché secondo la vulgata, non so quanto attendibile, il virus sarebbe stato incubato dalle scimmie). Insomma si parlerà del preservativo. Don Gallo, il prete di strada genovese — ricordate? — a un certo punto parve più un sacerdote del preservativo che di Santa Romana Chiesa.
      Leggiamo da fonti di agenzia che «otto nuove infezioni su dieci da Hiv sono dovute a rapporti sessuali non protetti». A fronte di questo dato «dagli 11,1 milioni di confezioni vendute in farmacie o para-farmacie nel 2007 si è passati ai 9,3 milioni del 2014 (– 16%)». Anche nei supermercati le vendite di preservativi sono in calo; aumentano invece le vendite a prezzi scontati: «Segno positivo solo per i preservativi acquistati nei discount: +13% nel 2014». D’altra parte pare che il prezzo dei preservativi sia in costante aumento.
      E pensare che a Londra ci sono ben 847 centri che distribuiscono gratis i preservativi. E a Curno?
      Mi domando inoltre se, intendendo Curno qualificarsi ai primi posti nelle graduatorie di “Comune riciclone” (guardate che non mi sono inventato io l’espressione), non si potrebbe istituire, nell’ambito dell’iniziativa curnense “La miniera delle vecchie cose” un’unità di ricondizionamento dei preservativi usati, che sarebbero poi venduti al pubblico a prezzi scontati, o anche regalati, come a Londra, con tanto di foglio di garanzia: proprio come fa la Apple con i suoi computer ricondizionati. Ecco una “buona pratica” che ci permettiamo di suggerire all’amministrazione curnense, e che potrebbe speditamente essere operativa, con il concorso delle migliori menti aziendaliste della similsinistra curnense. Per il ricondizionamento dei preservativi si potrebbe pensare a un trasferimento di know how, riciclando i macchinari utilizzati per la pulitura delle trippe, con acqua ossigenata e soda caustica.

      • Bulgari permalink

        Сърцето на Лайънс

        Vedi:

        [Cioè, questi leoni maschi si sono improvvisati Lgbt per non recar fastidio alle femmine, che sono gravide. Mah… Sarà vero? Speriamo che gli Lgbt della sezione Martha Nussbaum di Curno non si esaltino e che non ci ammanniscano una seconda conferenza di estirpazione dei nostri pregiudizi omofobici. Da condividere, ovviamente: e chi non condivide con la Serra, peste lo colga! Con proiezione di slàid di leoni della savana e di leoni brembani in pose imbarazzanti. Pietà! N.d.Ar.]

  17. Circolo di Vienna permalink

    Ottant’ anni fa Moritz Schlick viene assassinato sulle scale dell’università, per mano di uno studente di estrema destra.

    • Positivismo logico e anarchismo epistemologico

      Devo essere sincero: non sapevo della morte violenta di Moritz Schlick, sapevo tutt’al più dell’emigrazione della Scuola di Vienna, in Inghiltera o negli Stati uniti.
      Posso spendere qualche parola sull’argomento? Ovviamente, con il permesso del gatto padano 2.0 e di Tarcisio.
      Da giovane, molto giovane, avevo preso una sbandata per il positivismo logico, dopo una ancor più giovanile sbandata per Bertrand Russell. Non capivo tutto quel che leggevo, ma mi sforzavo di farmelo piacere, in particolare le riflessioni di Rudolf Carnap. Poi però mi parve che il loro rigore, per quanto pregevole nello specifico dei loro studi, finisse per amputare molta filosofia (e, con buona pace di Carnap, vera filosofia) e, quel ch’è più grave, molto della vita stessa. Popper afferma che Platone, Marx e Freud sono sono agli antipodi del pensiero razionale e scientifico, essendo le loro affermazioni non falsificabili (ovvero “oracolari”, come diciamo qui a Nusquamia). Vero, verissimo. Verissimo anche quel che dice di Platone, che cioè il suo è un pensiero totalitario. Questo a dir la verità l’avevo capito da principio, quando avevo letto la demistificazione operata da Bertrand Russell a carico del sistema di pensiero di Jean-Jacques Rousseau. Se era totalitario il concetto di “volontà generale” in Rousseau (credo che Stalin vi abbia attinto), a maggior ragione lo è quello di Platone. Eppure, quante cose non ci hanno insegnato Platone, Rousseau, Marx e Freud! Parimenti, grandi sono i meriti del positivismo logico.
      Per farla breve, adesso la mia bibliotechina di Bertrand Russell è in seconda fila; pure in seconda fila è l’Enciclopedia del pensiero filosofico di Ludovico Geymonat, che si diceva allievo della Scuola di Vienna (ma i maligni affermavano che Geymonat era passato a Vienna, ma di qui ad essere un iniziato, ce ne correva). Ma non potrei mai affermarmi un discepolo dei grandi sopra nominati, sia perché non sono degno, sia perché, come scrive di sé Orazio in un’epistola, non mi sento nullius addictus iurare in verba magistri, cioè non mi sento tenuto a giurare nelle parole di nessun maestro. L’insegna della Royal society, la società scientifica improntata al sistema di pensiero del filosofo Francesco Bacone è precisamente “Nullius in verba”, con evidente riferimento a Orazio. Pur non chiamandoli “maestri” ho per i pensatori che ho nominato un gran rispetto: beh, costoro non sono mica Martha Nussbaum, è evidente.
      Amo il metodo, ma non voglio esserne schiavo. Se qualcuno mi fa un ragionamento scombiccherato, credo che sia doveroso demolirlo. Nella vita esiste anche altro, oltre il rigore del ragionamento, e la stessa ricerca scientifica, lo stesso ragionamento hanno bisogno di uno spazio di estrosità, forse anche di follia, dove l’imprevedibile, lungi dall’essere un incidente spiacevole, è invece bene accetto. Oh, felici quei tre principi di Serendip (che poi sarebbe Ceylon, oggi Sri Lanka) che toccavano la verità senza cercarla! (Spero che nessuno, a parte i gatti padani, pensi che qui voglia fare l’elogio del cazzeggio: no, il cazzeggio è spregevole, perché è la parte emersa della coglioneria, talvolta, o dell’impostura, talatra; o di tutte due le cose insieme).

      • E.M.G. - MI permalink

        Ho letto con interesse il suo excursus: pur senza aver tanto letto e studiato trovo di immediata comprensione il fatto, da tutti sperimentabile, che l’uomo deve cercare di superare ogni termine fisico. Ragione per la quale è sorta la poesia, arte dissolvitrice del tempo, per mezzo della quale l’uomo potè aggiungere i suoi miracoli a quelli della natura. L’uomo seppe produrre anche l’inesplicabile e l’eterno: il linguaggio della fantasia. E tutto ciò la sola ragione non può spiegare. Se potesse spiegare, mai sarebbe apparsa all’alba del mondo moderno la storia di Odisseo, traccia confusa di perdute apparizioni ricomposte dalla fantasia, splendida risalita della memoria agli orizzonti del mattino, dove già si spiegava il manto del dolore.

      • L’uomo che «deve cercare di superare ogni termine fisico» non è, immagino, quel Marcobelotti del quale lei stesso scrive in un commento della pagina successiva. O il suo commento, forse, si riferisce ai meriti e demeriti del positivismo logico: ma non vedo il nesso. Oppure vuol aprire un dibattito su un altro argomento ancora? Già, ma quale argomento? Non mi è chiaro, in nessuno dei tre casi prospettati. Che il suo sia un esercizio di cazzeggio?

      • Per una lettura non sciacquettistica del famoso aforisma di Wittgenstein

        La frase di Wittgenstein, “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere” è citatissima e soprattutto abusata: rischia di fare la fine dei pensierini che si trovavano togliendo la carta ai Baci Perugina. Non se ne può più. Nella vulgata delle maestrine questa frase è interpretata più o meno come un monito a tacere, piuttosto che parlare a vanvera, se non si sanno le cose. Il che non è sbagliato, per carità: quante volte non abbiamo sentito Massimo Cacciari spazientirsi davanti ha un interlocutore ignorante che tuttavia pretenda di fargli la lezioncina, per giunta prendendo fischi per fiaschi? Massimo Cacciari e Vittorio Sgarbi hanno ragione, quando perdono la pazienza a petto dell’esibizione di un’ignoranza saccente.
        Rimane il fatto però che da un uomo intelligente come Wittgenstein, quale che sia il giudizio che si voglia dare della sua vita privata e della sua stessa filosofia, non ci aspettiamo che nel Tractatus logico-philosophicus scrivesse qualcosa che, per quanto condivisibile, tuttavia è banale.
        Infatti, Wittgenstein non voleva dire quello che intendono le maestrine più o meno acculturate dopo una proiezione di slàid micidiali.
        Leggiamo in proposito in un saggio di Dario Antiseri (Ragioni della razionalità, II, p. 317) che a sua volta riporta il pensiero di P. Engelmann, curatore delle Lettere di Ludwig Wittgenstein:

        Tutta una generazione di allievi potè considerare Wittgenstein un positivista, perché egli aveva qualcosa di enorme importanza in comune con i positivisti: aveva tracciato la linea di separazione fra ciò di cui si può parlare e ciò di cui si deve tacere, cosa che anch’essi avevano fatto. La differenza è soltanto che essi non avevano niente di cui tacere. Il positivismo sostiene – questa è la sua essenza – che ciò di cui possiamo parlare è tutto ciò che conta nella vita. Invece Wittgenstein crede appassionatamente di tutto ciò che conta nella vita umana è proprio ciò di cui, secondo il suo modo di vedere, dobbiamo tacere.

        Sostiene ancora Engelmann che Wittgenstein nel suo Tractatus non si è dato il compito di «parlare di ciò che non si può sottoporre ad una rappresentazione logica: il suo compito (quello della filosofia secondo il suo metodo) è quello di creare nuove regole per l’analisi logica della realtà. Ecco perché di tutto ciò che non si può parlare si deve tacere». Insomma, «oggetto dello studio sono i fatti che accadono, dunque i mondi oltresensibili della metafisica non rivestono più alcuna importanza, poiché non accadono nella realtà».

        P.S. – E la “filosofa” Martha Nussbaum che cosa ne penserà? Boh! E poi, perché dobbiamo curarci di lei, tanto più che non ha l’aria di essere un filosofo? Direi proprio di no, Martha Nussbaum è una filosofa, neofemminista.

  18. “Buona scuola” e buone pratiche
    Spogliarello di una professoressa similprogressista

    Estraggo dal Tirreno (si veda “La prof del Gramsci Keynes fa lo spogliarello in classe”):

    Il gruppo studentesco Azione Giovani [di Prato] ha diffuso nella tarda serata di ieri, 8 aprile, un video nel quale si vede quella che viene definita una docente dell’Istituto Gramsci Keynes di via di Reggiana mentre fa una sorta di balletto sexy dietro la cattedra, di fronte agli studenti, e alla fine si tira su la maglietta mostrando il reggiseno.

    La preside tuttavia rettifica: «Non si è trattato di uno spogliarello, il video è stato girato durante la ricreazione, l’insegnante stava ballando e si è alzata la maglietta. Ho inoltrato alla professoressa un richiamo disciplinare e ora aspetto la sua risposta». Questa sì che è una “buona scuola”!
    E pensare che il preside del mio liceo, avendo visto lui stesso, o essendogli stato riferito (non ricordo) che due allievi si baciavano nella piazzetta antistante l’edificio scolastico, ritenne opportuno sospenderli dalle lezioni, con l’obbligo di tornare dopo tre giorni accompagnati dai genitori. La misura abituale delle sospensioni era sempre quella, tre giorni, come so per esperienza personale, in relazione al reato di parresia, cioè di dire quel che pensavo, proprio davanti al preside!
    La dott.ssa Serra ha messo la mordacchia a Gandolfi, che aveva osato prendere la parola al riguardo delle azioni di disturbo del Pedretti (a quel tempo angelo della Serra, se così posso esprimermi, non ancora decaduto, e comunque “capro espiatorio”, sempre a detta della Serra), ma non l’ha obbligato a presentarsi in municipio accompagnato dal sig. Costanzo. La dott.ssa Serra è buona.

  19. Maria Elena Boschi politicamente non è una santa. Ma perché infierire?

    Certo, Maria Elena Boschi politicamente non è una santa. Come potrebbe esserlo, se è ministro del governo Renzi? Non sto a discutere se il governo Renzi sia il peggiore della Repubblica «fondata sul lavoro», perché bisognerebbe stabilire i criteri di giudizio, derivare da questi criteri opportuni parametri e stabilire un criterio di valutazione parametrico. Un lavoro inutile, buono per farci il solito convegnuccio, forse, con tanto di resoconto del giornalista d’area, piegato “a buo ritto”, le stomachevoli interviste ecc. Vi risparmio anche la battuta per cui questa Repubblica, più che sul lavoro, ha l’aria di essere basata sulla supercazzola.
    Me la caverò ribadendo quel che dissi fin dal’inizio, e che oggi riconoscono, ancorché sommessamente, perfino i renzisti, per sommo di pertinacia e di arroganza: Matteo Renzi sta all’Italia come lo stallone ruffiano sta alla giumenta. Còmpito di Renzi è scaldare la giumenta, perché lo stallone di razza non si affatichi, ed eventualmente non si prenda i calci in faccia, se la giumenta non ha voglia. Ecco, questo è il momento in cui Renzi sta prendendo i calci in faccia. Ma lui insiste, perché questo è il suo compito: scaldare e poi essere tratto indietro, o prendersi i calci in faccia, lui. Lo stallone di razza, invece, quello che non deve sciuparsi — credo che sia chiaro — sono i poteri forti, come dicevamo al tempo in cui, per il bene dell’Italia, noi ci permettemmo di tifare per Bersani. Perciò trovavamo disgustoso il trasformismo dei similprogressisti curnensi che essendo aziendalisti, cioè per definizione sprovvisti di principi, che non siano quelli di ottimizzazione del fatturato, saltarono sul carro del vincitore, da bersaniani che erano. Non che Bersani sia all’altezza del suo (e nostro) tempo, non che Bersani abbia quella celerità d’ingegno e attitudine a pensare per modelli che forse ha Enrico Letta (che comunque ha i suoi limiti, dovuti all’educazione curiale: vedremo comunque, quando sarà di ritorno da Parigi). Però Bersani , almeno, è un gentiluomo piacentino, Renzi è un bullo.
    E se Maria Elena Boschi è ministro con Renzi, in particolare se la madonna fiorentina è uno dei pochi ministri che contino qualcosa nel governo del pentolaio, non mi può fare certo la santerella. Infatti non lo fa, e noi gliene siamo grati. Gli altri ministri, com’è noto, contano come il due di picche quando la briscola è a spade, un po’ come nell’Amministrazione serrana, dove bisogna fare soltanto quello che piace alla Serra. Però i ministri asserviti se la tirano come se avessero qualche margine decisionale: il caso più evidente è quello della Pinotti, ministro della Difesa, che ogni tanto vorrebbe anche farci sapere che lei sarebbe pacifista. Ma intanto firma tutto quello che vuole Renzi, pardon, quel che vogliono i poteri che manovrano Renzi: dal catering per i “nostri eroi” che operano all’estero, ma in missione di pace, dice, ai droni: anch’essi pacifici, ovviamente.
    Dunque, pariamo male della Maria Elena Boschi, perché fa parte del governo Renzi, perché è un ministro importante ed è colpevole (politicamente) in proporzione alla sua importanza, perché essendo consustanziale al governo Renzi condivide con esso l’arroganza del potere, e perché le responsabilità sono personali, come ci sforziamo di spiegare ai politici indigeni curnensi.
    Dunque, parliamone male: ma senza godere, per favore. La sua bellezza e per il suo stupendo eloquio non devono togliere niente alle sue responsabilità — personali, appunto — ma non devono nemmeno aggiungere niente. Altrimenti ne facciamo un’altra Malèna, quella del film di Tornatore, stupendamente interpretata da Monica Bellucci, che aveva la colpa di essere incredibilmente bella.

    • La prospettiva di una lunga estate nel corso della quale saremo costretti a vedere un numero incredibile di dita dei piedi bitorzolute, grosse come porri o sottili come spaghetti, convergenti o divergenti, e comunque in oscena dissonanza rispetto all’armonia dell’universo, è tutt’altro che piacevole.
      Se fossimo talebani, manderemmo in giro ragazzetti fanatizzati con l’ordine di mozzare le dita impudiche. Non siamo talebani e sopporteremo con animo equo questa ulteriore offesa al buon gusto. Naturalmente, ci sono piedi nudi e piedi nudi. In un precedente commento di Nusquamia ricordavo «i piedini che Gina Lollobrigida giovinetta (oggi insopportabile, per le cose che dice) graziosamente agitava seduta di traverso sull’asinello Barrò, o sui quali ballava la “saltarella”, un “ballo di cafoni, che però ci vuole fiato”, nel film Pane amore e gelosia». Si veda Il baciamano e i piedi nudi.

  20. Meminisse juvat
    Il «discorso della Marianna» di Giorgio Gori, pro Renzi, a suo tempo pubblicato su Nusquamia


    Il “discorso della Marianna” di Giorgio Gori può essere letto posizionando il puntatore del mouse sulla testata di Nusquamia, in corrispondenza della scritta A – Divagazioni e approfondimenti, quindi facendo clic sulla voce “Documenti”.

    .
    Ci sono coloro che non capiscono e coloro che fanno finta di non capire, perché così conviene. Per esempio, c’è chi ha fatto finta di non capire che la nostra lettera aperta a Giorgio Gori non è un’apertura politica al Pd di Giorgio Gori, ma una presa di distanza dalle posizioni ireniste e fortemente improntate allo spirito della “Convivialità delle differenze” di matrice Acli, sulle quali la dott.ssa Serra ha investito parecchie energie. Sono cose che abbiamo documentato, e che non stiamo qui a ripetere. Giorgio Gori potrebbe porre un freno all’attivismo della dott.ssa Serra; un attivismo pericoloso, che in ultima analisi porterebbe acqua al mulino del fascioleghismo, proprio qui a Curno. Capisco che la dott.ssa Serra sia proiettata al compimento di una carriera OltreCurno, ma noi dobbiamo pensare a Curno. Dobbiamo impedire che il potere cada in mano di un manipolo di persone irresponsabili e senza cultura di governo che, agitando ieri la questioncella dei cani, oggi l’impostura della moschea, lascerebbero i cittadini in braghe di tela.
    Questo è dunque il significato della nostra lettera aperta: del resto, basta leggerla.
    Dunque non siamo noi coloro che possono dirsi in sintonia con la sinistra al caviale di Giorgio Gori, per non parlare di quella brutta “cosa” rappresentata da Matteo Renzi. Ma gli argomenti di Giorgio Gori per impedire la costruzione di una moschea sovradimensionata a Bergamo sono gli stessi che possiamo usare noi a Curno per impedire eventuali fughe in avanti della dott.ssa Serra. In altre parole, un modo per tenerla sotto controllo.
    Perché dunque voler sostenere, contro ogni evidenza, che noi saremmo gli amichetti di Gori? Tant’è che quando il 18 dicembre 2012 un lettore inviò a Nusquamia l’intero “discorso della Marianna”, ci guardammo bene dal pubblicarlo sulla pagina corrente. Tale pubblicazione, infatti, sarebeb stata interpretata come un’apertura di credito nei confronti di Renzi. Per non essere scortesi aprimmo una sezione di Nusquamia ad hoc, e precisammo a chiarissime lettere che non era nostra intenzione fare di Nusquamia il portavoce di Giorgio Gori. Si veda il contributo di Mss RM & Romana. A scanso di equivoci, nella pagina dedicata al discorso della Marianna si trova scritto: «I documenti qui di seguito pubblicati non riflettono necessariamente le opinioni dell’estensore di questo diario in rete (vulgo: blog)».

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