Skip to content

Intemperanze della fasciofemminista

13 agosto 2016

Una modesta proposta per la dott.ssa Serra: non ne faccia una questione di lesa maestà, ma argomenti con la logica e sciolga il nodo politico, se non è uno “gnommero” [*]

.

Fasciofemminista vs. sindachessa

Il mattino del giorno 12 agosto (ieri) era possibile leggere nella bacheca della lista “Consolandi: una scelta per Curno” (bella scelta!), attualmente gestita da Sara Carrara,  il ta-tze-bao d’accusa nei confronti della dott.ssa Serra che vediamo nella foto a sinistra. Già nella notte dello stesso giorno il ta-tze-bao  era scomparso: si veda la foto a destra, scattata alle 2 del mattino, oggi. Ricordiamo che la lista Consolandi rappresentava l’area cattolica del Pdl: gli ex formigoniani sono d’accordo con le intemperanze della fasciofemminista? Poiché prima o poi saranno abbandonati restando ridicolmente con un palmo di naso [**] (non credo che vi siano dubbi al riguardo), non converrebbe loro prendere le distanze subito, se ancora esistono? O preferiscono schettineggiare, ancora?

.

Dal Paese bello da vivere, 13 agosto – Nella bacheca della lista Consolandi venerdì 12 agosto si legge che «il sindaco manda in mensa con i bambini uno spacciatore».
Escludo categoricamente che il sindaco abbia assoldato uno spacciatore, sapendo che è uno spacciatore, e che l’abbia destinato a prestar servizio tra i bambini o a stare insieme ai bambini. Non posso invece escludere che uno spacciatore si sia intrufolato in questo ambiente, per prestarvi servizio retribuito o volontario (non so), o anche a titolo di persona bisognosa di sussistenza, se si recava alla mensa soltanto per consumarvi un pasto.
Ma allora perché la fasciofemminista si esprime a quel modo? Semplice,  perché fa la furba.  Ed è singolare che la fasciofemminista, che è titolare del gruppo consiliare, da che Consolandi si è ritirato dalla carica, abbia ritenuto opportuno completare la sua “informativa” ai cittadini (diciamo così) stampando la notizia apparsa nel sito dell’Eco di Bergamo: Italiano col coltello e tunisino col bastone. Lite per la cocaina: «Qualità scadente».
La notizia del quotidiano orobico riferisce che effettivamente il 2 agosto a Curno c’è stata una lite tra un italiano e un tunisino; e che il tunisino fosse uno spacciatore è vero, perché è quel che risulta da una perquisizione dei carabinieri, che hanno trovato in suo possesso 5 g di cocaina, un bilancino e 460 euri. Non è scritto tuttavia che la sindachessa «ha mandato in mensa con i bambini uno spacciatore», e non c’è niente che lo faccia intendere. Pertanto non si capisce perché la fasciofemminista abbia allegato lo stralcio di giornale interreziale. A meno che lei non si reputi anche filosofa, e pensi di averci fatto un ragionamento che tecnicamente si direbbe “entimematico“. Sì, un par di balle, perché anche nel ragionamento entimematico la verità delle premesse e la correttezza del ragionamento vanno verificate. E non è questo il caso. Sara Carrara, “la fasciofemminista” per gli amici di Nusquamia, presume troppo di sé e, soprattutto, offende la nostra intelligenza: sarà perché, mentre qualche anno fa vantava sulla porta dell’ufficio assessorile la targa “dott.ssa Sara Carrara”, adesso con malcelata modestia ci fa sapere nel suo curricuum vitae di essere informata a studi «filosofici, giuridici, sociali». Oddio, ci saremmo anche abituati, ma dove sta scritto che si può offendere impunemente l’intelligenza di chi possiede gli strumenti per ragionare? Come disse Cicerone (un po’ tromboneggiando) a Catilina: non feram, non patiar, non sinam. Insomma, non lo sopportiamo proprio.

Adesso ragioniamo
1. Ammettiamo che sia vero che uno spacciatore si sia intrufolato tra i bambini. È vero dunque che quel signore è uno spacciatore.

2. Adesso ammettiamo che sia vero  che quel signore sia stato reclutato dalla sindachessa, o anche da un membro della sua amministrazione.

Segue di qui che la dott.ssa Serra ha reclutato uno spacciatore nella  consapevolezza  che fosse tale? No di certo. E allora? Beh,  Non ci vuol molto: la fasciofemminista ricorre al linguaggio pregiudizievole, così da poter affermare, eventualmente, in sede giudiziaria: Ma io mica ho detto che la sindachessa ha reclutato uno spacciatore, ho detto  che lì, nella scuola, c’era uno spacciatore,  e questo è vero. Ho detto che quell’individuo è stato reclutato dalla sindachessa (ma non ho detto che lei sapesse che spacciava), e anche questo è vero. Furba, no?
Mi ricorda il Pedretti che predisponeva l’ispezione della cosiddetta moschea curnense, al momento del culto degl’islamici di Curno e dintorni, un certo venerdì a mezzogiorno, che era – toh! – l’ora del culto; ma poi diceva di non aver detto “l’ora del culto”, lui aveva detto “venerdì, a mezzogiorno”. Cazzeggio giuridico in salsa curnense: già, perché a Curno abbiamo un Pedretti e una fasciofemminista che credono di essere più abili, come sofisti, di Gorgia da Lentini. E un Cavagna il Giovane che quando scrive al prefetto crede di essere Ulpiano. Esaminiamo dunque la frase con la quale la fasciofemminista maramaldeggia:

Il sindaco manda in mensa con i bambini ‘uno spacciatore’.

Ci troviamo davanti a un caso tipico di anfibolia, cioè di ambiguità di significato, secondo la caratterizzazione grammaticale che si dà alla parola “uno”. La proposizione può essere infatti tradotta parimenti con ciascuna di queste frasi, che dicono due cose diverse:

A – «Il sindaco manda [in realtà ha mandato, o mandò: N.d.Ar.] in mensa con i bambini ‘un tale’ che poi il 2 agosto è risultato essere uno spacciatore». In questo caso nell’espressione ‘uno spacciatore’ “uno” in sede di analisi logica va inteso come complemento oggetto; grammaticalmente è un pronome indefinito, come quando si dice “Ha telefonato uno che voleva parlarti”; e “spacciatore” è un elemento della proposizione con funzione di apposizione. In altre parole ancora, secondo questa interpretazione, sarebbe come dire «Il sindaco mandò [usiamo il perfetto, con buona pace dei celti, perché l’azione è compiuta e si dà per scontato che lo spacciatore non si aggiri più tra i bambini: N.d.Ar.] in mensa qualcuno che in seguito ha spacciato droga, a Curno». E  questa, se non sbaglio, è la verità dei fatti, ed è quello che eventualmente la fasciofemminista sosterrà di aver detto, in sede di cazzeggio giuridico, per evitare di essere accusata di diffamazione. [***]

B – «Il sindaco manda [in realtà ha mandato, o mandò: N.d.Ar.] in mensa con i bambini ‘uno spacciatore’ e sapeva che costui era (ed è, come è stato dimostrato) uno spacciatore». In questo caso in sede di analisi logica  tutta l’espressione ‘uno spacciatore’  va intesa come complemento oggetto e ‘uno’ grammaticalmente ha valore di articolo indeterminativo. Se la fasciofemminista intendeva dire questo, la proposizione è manifestamente diffamatoria: com’è ragionevole supporre, alla dott.ssa  Serra si possono fare altri addebiti, ma non quello di mandare spacciatori fra i bambini.

Ma allora, che cosa intendeva dire la fasciofemminista? Qui vine il bello, lei intendeva dire qualcosa di ambiguo, e ha detto qualcosa di ambiguo. Qui è la sua furbizia: furbizia quasi contadina, come quella del gatto padano doc (il gatto padano affine è un po’ meno furbo, e ce ne dispiace: ci piaceva di più, quand’era più furbo, era più divertente). Se le conviene, la fasciofemminista dice A, ma non si preoccupa se qualcuno possa intendere B. Siamo chiaramente nel caso di una fallacia di linguaggio pregiudizievole, quando cioè «alcuni termini di un enunciato sono connotati emotivamente per suggerire un giudizio di consenso o dissenso».

Conclusione – Di solito quando la Serra è attaccata, si difende malissimo,  perché ne fa una questione di lesa maestà. Invece è qui, soprattutto, una questione di logica. Saprà la dott.ssa Serra trovare il tono giusto? Per parte mia, se lei vorrà usare questi argomenti forgiati nella fucina di Nusquamia, non ho alcuna obiezione ‘pregiudiziale’ perché ne faccia uso, non dirò nemmeno mezzo bah per rivendicarne il copyright o anche la sola paternità. Poiché sono un uomo d’onore, e lei lo sa (è una cosa che reca parecchio fastidio ai nostri avversari), può essere sicura della mia parola. Semmai faremo i conti in separata sede, quando le ricorderemo che lei gongolava, quando scherzetti del genere di quello che subisce adesso dalla fasciofemminista venivano usati contro Gandolfi, e a lei stava bene che si facessero.
Perché metto l’argomentazione a disposizione della dott.ssa Serra? Semplice, perché per quanto ai miei occhi sia detestabile l’universo politicamente corretto rappresentato egregiamente dalla dott.ssa Serra, per quanto sia diffidente del “bel mondo” da lei frequentato (che conosco e che ho ripudiato da adolescente, e in seguito ho sempre mantenuto fede ai miei principi: non tengo vigne a mare e non ho casa a Capalbio), per quanto non sia così ingenuo da credere che tutto ciò che è a norma di cacata carta sia giusto e santo (anzi…), ritengo che obiettivamente il “metodo Carrara”, come pure il “metodo Cavagna il Giovane”, contigui al “metodo Pedretti”, siano espressione  di insipienza politica, testimonianza di impotenza politica e promessa di un futuro disastroso per Curno, e non solo nell’ipotesi sciagurata (e improbabile) che s’impadroniscano del potere. Perché vediamo quel che fanno, ma non sappiamo dove intendano fermarsi.
Invito Marcobelotti a esprimersi sul “metodo” e, in ogni caso, prego Iddio (è un modo di dire, ma in fondo io credo che Dio esista, anche se non mi sembra decoroso intrupparmi con quelli della Convivialità delle differenze) perché illumini i cittadini di Curno.
Per fortuna vivo a Trezzo sull’Adda, forse voterò ancora per la Lega nord, perché almeno non sono stati amministratori scellerati. Quanto alla similsinistra di qui, proverò a informarmi meglio sulla loro validità politica recente, ma a suo tempo erano perfino più improvvidi dei serrani: maestrine scatenate, in poche parole.  Eppure Trezzo è una città, e questo è stato il grande merito [mah!] del segretario comunale Purcaro, tecnoburocrate di vaglia (mi dicono che sia il padre spirituale della Coa) e “cultore” assiduo di discipline giuridiche varie, tutte segnalate nel suo curriculum vitae; [****] adesso lavora alla Provincia di Bergamo, con la dott.ssa Serra. È stato invitato da Max Conti come relatore in un convegno di BergamoEuropa orientato alle problematiche degl’impiegati statali.

 —————————————————————–

[*] V. Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana: «Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo. Ma il termine giuridico «le causali, la causale» gli sfuggiva preferentemente di bocca: quasi contro sua voglia».

[**] C’è chi sostiene che “rimanere con un palmo di naso” non sarebbe espressione da dire davanti alle educande (d’altri tempi, s’intende): significherebbe infatti “rimanere con tanto di pene proteso… e inutilizzabile”.

[***] Il ragionamento non cambierebbe se invece di “uno” avessimo trovato “un”. Se la fasciofemminista avesse scritto «Il sindaco manda in mensa un venditore di cocaina» (qui “un”, invece di “uno”), secondo questa interpretazione la fasciofemminista in sede di cazzeggio giuridico potrebbe sempre dire: «Ma io intendevo che il sindaco avesse mandato con i bambini un tale che poi si scoprì che era un venditore di cocaina». Vale il principio che, quando si cazzeggia, dobbiamo aspettarci di tutto. Un po’ come in logica vale il principio Ex falso sequitur quodlibet.

[****] Si veda in proposito I Conti senza patto: ahinoi, un nuovo convegno di BergamoEuropa.

Annunci

From → C.d. idealisti

18 commenti
  1. Meminisse juvat: perché Sara Carrara è “la fasciofemminista”


    Marzo 2014: Curno è blindata, in occasione della presenza dei gazebo di Casapound. Nella stessa giornata c’è stata una manifestazione dei “fasci” e una contromanifestazione dei centri sociali di Bergamo, ma non si è arrivati allo scontro fisico.

    Estraggo dall’articolo Casapound a Curno: un corpo estraneo pubblicato su BgReport:

    Non risultano chiari i rapporti tra CasaPound e la consigliera Sara Carrara, che per loro si è esposta in prima persona. La consigliera di minoranza oggi era presente e ha partecipato al presidio della formazione neofascista. Non ha neppure disdegnato la provocazione quando i ragazzi antifascisti hanno intonato cori a ricordo di Davide “Dax” Cesare.

    Io quel giorno ero in piazza e posso testimoniare che non solo Sara Carrara era genericamente ai gazebo, ma che era seduta a un gazebo con delle carte davanti e una penna in mano, e davanti a lei c’erano persone che probabilmente dovevano apporre delle firme. Aveva un tono imperioso, se la tirava parecchio e aveva l’aria come di chi fosse il comandante in capo.

    Intermezzo, con il partigiano Pedro – Ricordo anche che quel giorno, in quella piazza, parlavo con un signore anziano che mi era stato presentato da Gandolfi, non lontano dal gazebo: ricostruivamo il percorso di Mussolini dalla Questura di Como a Menaggio, poi il suo tentativo di sconfinamento in Svizzera, il tornare sui suoi passi e proseguire con la colonna di soldati tedeschi, finché fu riconosciuto dal partigiano Bill («Ghè chi el Crapùn»). Questo è un argomento che un po’ conosco, c’è il problema della discordanza tra le testimonianze del partigiano Pedro (che era un nobiluomo fiorentino) e del partigiano Bill (lombardo, come abbiamo visto). Io, con Massimo Fini, tenderei ad accreditare la versione di Pedro (quello fiorentino, non quello curnense). Parlavamo educatamente, quel signore mi diceva cose interessanti, scambiavamo le opinioni. Ma la Carrara, come ci vide parlottare, si alzò dallo scranno di comando, si precipitò come un’aquila, prese per un braccio il signore, che cercava di resistere, lo allontanò da me con vigorosa determinazione. Io dissi: «Ma questa è maleducazione!». Lei rispose: «Sì, è maleducazione!». Peccato, se avesse detto “Me ne frego!”, sarebbe stato più in stile.

    Com’è noto, Sara Carrara, la “fasciofemminista” aveva annunciato la richiesta di dimissioni della dott.ssa Serra, che non aveva accordato in prima istanza l’autorizzazione al montaggio dei gazebo, concessa poi per una data successiva, quella in cui si sono svolti i fatti che narriamo. Oddio, non disponeva dei requisiti tecnici per chiederle, cioè i due quinti di rappresentatività in Consiglio da parte dei proponenti l’eventuale richiesta di dimissioni. Infatti non le chiese mai. Ma non fa niente, l’importante era farci su un coniglio mediatico che, naturalmente, non le fu negato. Non poteva mancare il coniglio mediatico del Pedretti, che a quel tempo si agitava ancora mica male, il quale fece ventilare l’ipotesi — addirittura! — di interrogazioni parlamentari. Una questione miserabile, insomma, con una dott.ssa Sera alquanto sopra le righe, un po’ troppo, e molto attenta — al solito — alla propria immagine, e una fasciofemminista scatenata. Se ne possono trovare i tasselli, via via che la questione s’ingarbugliava, nei commenti all’articolo Ezra Pound. Per una lettura del fatto a mente fredda si veda Pretendono di essere un’alternativa “seria” alla dott.ssa Serra!.

    Forse questi richiami ai recenti subbugli della politichetta curnense potrebbero dar conto, a coloro che fanno finta di non capire, perché per noi la consigliera Sara Carrara sia “la fasciofemminista”. D’altra parte non mi risulta che a lei dia noia l’esser annoverata tra i fasci. E ad Antonio Pennacchi, lo scrittore, che pure è di sinistra, non dispace essere fasciocomunista.

  2. E il nuovo soggetto politico curnense?

    Già, possibile che il Nuovo soggetto politico curnense non abbia niente da dire, nemmeno in questo frangente? Noi abbiamo fiducia e pazienza. Cioè: aspettiamo fiduciosi. Ma non è possibile che il Nuovo soggetto politico si limiti ad annunciare la propria disponibilità a creare una lista di disturbo (già, nei confronti di chi?) e poi se ne stia defilato, aspettando di vedere chi vince. Certamente non lo farà.
    Da un nuovo soggetto politico ci aspettiamo baldanza, generosità, piglio giovanile (sono favoriti i “ggiovani” e le nonne; i nonni no, perché le nonne terribili li han fatti rincoglionire). E, soprattutto, coraggio: vogliamo vedere il cuore buttato oltre l’ostacolo, come si dice. Niente manfrine, insomma, niente tatticismi come le vecchie ciabatte della politica, niente gadget e carabattole di pubbliche relazioni, come i mongorampanti berlusconiani dei tempi “eroici”, quelli con il kit del candidato. E niente società parallele, per carità: pane al pane e vino al vino. E allora coraggio, Nuovo soggetto politico! La sparata della fasciofemminista non potrebbe dare il destro per uscire allo scoperto, per presentarsi, per esporre il programma, la squadra, i riferimenti culturali?
    Attenzione però: se il Nuovo soggetto politico entro — diciamo — una settimana se ne uscirà con la battuta “Abbiamo scherzato”, e si ritira in buon ordine entro una settimana, ancora ancora sarebbe sopportabile. Ma se si ritira quando si sarà accorto che il piano d’attacco non era praticabile, e allora e solo allora dirà “Abbiamo scherzato”, non pretenderà mica che gli crediamo. Lui dirà “Abbiamo scherzato”, noi diremo “Avete fallito”.

  3. Di percorsi pedociclabili, di turiferari e di coccodrilli: il gatto padano ci delizia

    A distanza di qualche giorno dalla pubblicazione della pagina precedente di Nusquamia (Il percorso “pedociclabile” lungo il fiume Brembo), il gatto padano affine risponde, con la presunzione di averci risposto per le rime. Perciò abbiamo rimpolpato quella pagina con le considerazioni seguenti, per completezza dell’informazione sulle imprese feline. Copio & incollo:
    .
    .
    Il gatto fa il solito discorso, in stile di cazzeggio giuridico (anche lui, come Cavagna il Giovane e la fasciofemminista, si ritiene particolarmente ferrato sotto questo rispetto). Cioè dice: io ho sbagliato, hai sbagliato tu; dunque pari siamo. Peccato però che:

    a) come non mi stanco di dire ai cazzeggiatori giuridici, gli errori e le colpe devono essere “pesati”; lasciamo che il principio dell’equipollenza degli errori sia invocato dai difensori di Bossetti e giriamo pagina (con questo non dico che io so per certo che Bossetti è colpevole, mi limito a osservare che la difesa di Bossetti sotto il profilo dell’ars argumentandi fa acqua da tutte le parti);

    b) io non ho sbagliato un bel niente e lo strafalcione del “percorso pedociclabile” è del gatto padano affine: è suo, è tutto suo ed è tipicamente suo, visto che gli piace “parlar strano”, per giunta con la pretesa di dettar legge.

    Sostiene il “gatto padano affine” che nel Codice della strada si leggerebbe «percorso promiscuo pedonale e ciclabile», e che questo sarebbe il modo corretto di designare una pista ciclopedonale. Ma dove sta scritto che noi dobbiamo usare la lingua burocratica? Il Codice della strada può prescrivermi i comportamenti stradali, certo non l’uso corretto della lingua italiana: ci mancherebbe! Ricordo che qualche anno fa si fece un gran parlare, e un gran trambusto mediatico, sulla necessità che i burocrati si esprimessero in italiano perspicuo e corretto, cioè si dava per scontato che dovesse valere il principio opposto: erano i burocrati a doversi dare una regolata, e non viceversa. Naturalmente, non se ne fece niente, i burocrati continuano a esprimersi nella solita maniera schifosa, con l’aggravante, però, che il linguaggio burocratico tende sempre più a diventare tecno-burocratico e mongomanageriale. Per esempio, con abbondanza di acronimi i quali, come parecchi decenni fa osservava il filosofo Marcuse (mica Martha Nussbaum, seh!), sono perlopiù uno strumento d’impostura.
    Avendo stabilito come premessa del suo ragionamento questa sua personalissima stortura mentale, quello della prevalenza anche linguistica della cacata carta, il gatto padano affine conclude:

    Un percorso “pedociclabile” quindi è una dizione altrettanto inesatta quanto la “pedonal-ciclabile” perché il Codice della Strada non le definisce così.
    Quindi liberi tutti.

    Cioè, appunto, traducendo:

    Io ho detto “pedociclabile” che sarà anche uno strafalcione, ma tu non hai usato le parole del Codice della strada. Pertanto abbiamo sbagliato tutt’e due e pari siamo.

    Un par di balle! Io mi rifiuto di addentrarmi in un percorso pedociclabile, con il rischio d’incontrare schifosissimi pedociclisti. Suggerisco a tutte le mamme di non mandare mai i loro figli nelle piste “pedociclabili”. Semmai nelle piste “pedonal-ciclabili”, se proprio si vuole dare precedenza linguistica ai pedoni (e non capisco perché) o, meglio ancora, nelle piste “ciclopedonali”, come scrisse il giornalista anglorobicosassone Remo Traìna che, una volta tanto, ne ha azzeccata una.

    E adesso viene il bello – Come se non bastasse, il gatto padano affine, che vuole che noi siamo sempre di buon umore, si prodiga per dare una mano al gatto padano Doc riguardo ad alcune cosucce che non gli sono mai scese giù:

    • “Turibolare” – Il gatto padano affine mi accusa di «permetter[mi] di criticare nientemeno gli aggettivi di Franco Cordero». Io non mi sono permesso di criticare né Franco Cordero, né i suoi aggettivi. Ho invece criticato, più di una volta, il gatto padano Doc che usava sistematicamente la parola “turibolare” come sostantivo, nel significato di “turiferario”, che sarebbe colui che agita il turibolo e incensa. Scriveva per esempio Cliofeci (vedi), che è uno degli innumerevoli stati allotropici del gatto padano Doc, rimbeccando un lettore di Nusquamia: «Così si iscrive pure lei al novero dei turibolari della coppia Gandolfi Piga», cioè di coloro che incensano Gandolfi e Piga. Avrei un certo numero di esempi ancora da produrre, nel caso in cui il gatto padano intendesse negare, rendendosi platealmente ancora più ridicolo.
    Fra l’altro, per renderlo edotto del fatto che si dice “turiferario” e non “turibolare”, con riferimento a colui che incensa, ho anche pubblicato la riproduzione di un quadro che rappresenta un angelo turiferario che, essendo efebicamente grazioso, farebbe bene a non avventurarsi mai nei percorsi pedociclabili, perché i pedociclisti potrebbero equivocare sul significato della parola. Si veda: Pista “pedociclabile” (v. gatto padano affine) o pista “ciclopedonale” (v. Remo Traìna)?
    Riguardo a Franco Cordero, io non so se veramente abbia usato la parola “turibolare” nel modo del gatto padano, cioè come sostantivo, ma se anche l’avesse fatto, questo non toglie che usare la parola “turibolare” come sostantivo sia uno strafalcione. Ma (toh!) non a caso il gatto padano affine, che crede di essere furbo, adesso sostiene che Franco Cordero gli avrebbe insegnato l’uso di questa parola come aggettivo: ma il gatto l’ha usata sistematicamente come sostantivo, o sbaglio? Certo che non sbaglio, semplicemente il gatto cerca di fare il furbo all’uso contadinesco e curnense.

    • Coccodrilli – Scrive il gatto padano affine che io sarei «un esperto di coccodrilli che scientifica [?] da vikipedia sui tempi della loro fine in Europa». Premetto che non sono un esperto, ma se il gatto padano s’inventa che lo stemma della città di Nîmes presenta un coccodrillo perché al tempo in cui i romani la colonizzarono, quella regione era infestata dai coccodrilli, e per giunta ce lo dice con supponenza, come insegnandoci una cosa che noi ignoriamo e che invece dovremmo sapere, allora mi salta la mosca al naso. Dovevo forse lasciargli passare uno strafalcione del genere e non ricordargli che quel coccodrillo era un ricordo della campagna d’Egitto nella quale avevano militato i veterani ai quali erano state assegnate quelle terre di Provenza? Si veda l’articolo di Nusquamia Coccodrilli.
    Il gatto padano mi accusa di aver copiato da Wikipedia. A parte il fatto che le figure di monete romane coniate a Nemausus (è il nome della colonia romana, oggi Nîmes) non le ho prelevate da Wikipedia, così come non ho prelevato da Wikipedia le tavole che ho pubblicate nell’approfondimento In margine al dibattito coccodrillesco: scala dei tempi geologici, il ragionamento da fare è tutt’altro, ed è semplice semplice. Ammettiamo che io abbia copiato da Wikipedia (il che non è vero): guardi, signor gatto, che il ridicolo è tutto suo, che commette certi strafalcioni che potrebbe evitare se lei, proprio lei, si desse la pena di consultare Wikipedia.

    In ogni caso, mi sento in dovere di ringraziare i gatti padani che ci deliziano prima con le loro trovate e i loro strafalcioni, poi quando insistono e pretendono d’aver ragione: con il che il nostro divertimento s’accresce. Grazie, gatto padano Doc (quello che scriveva sui diari degli altri, ed era più sfacciato, oltre che falsificatore abituale), grazie, gatto padano affine (che scrivendo in un diario suo, dove mette la faccia, ci va un po’ più cauto: ma poi fa egualmente le figuracce, manco fosse Cavagna il Giovane)!

  4. La stampa anglorobicosassone non parla della sortita della fasciofemminista

    Cioè così stanno le cose al momento in cui scrivo. Beh, c’era da aspettarselo. Proviamo a ragionare:

    • Da un lato, la dott.ssa Serra che ha una cura meticolosa della propria immagine, e che si fa fotografare fasciata e tricolorata quando il Comune acquista un’auto ibrida usata, come pure quando viene installato un punto di rifornimento energetico per auto a propulsione elettrica, avrebbe potuto farsi intervistare, stigmatizzando il comportamento della fasciofemminista.

    • D’altro lato la dott.ssa Serra non gradisce che abbia risonanza la notizia di quel tunisino senza fissa dimora che a suo tempo ebbe la possibilità di consumare un pasto alla mensa scolastica, ancorché non in mezzo ai bambini. Pensa che i cittadini non capirebbero: non nutre grandi speranze dei cittadini, pensa che siano peggiori di quel che sono, e non ha nemmeno fiducia in se stessa, nella sua “empatia” e capacità di trascinamento delle masse.

    Alla fine, la seconda considerazione stata preponderante. Ed è qui che la dott.ssa Serra si sbaglia, qui si è sbagliata ancora una volta. Infatti la fasciofemminista farà di tutto perché la cosa si sappia. E se anche i conigli mediatici saranno bloccati, ci penserà il passaparola, anzi la fasciofemminista farà la vittima, se la diffusione della notizia, che lei vorrebbe si propagasse senza ostacoli tra gli elettori, le sarà negata.
    In realtà la dott.ssa Serra avrebbe fatto meglio a inviare un comunicato alla stampa alla stampa anglorobicosassone, precisando lo stato delle cose, e così giocando d’anticipo, impedendo alla fasciofemminista di ricamarci sopra; ma soprattutto avrebbe dovuto condanare il “metodo”: una sconfessione della politichetta, fatta di colpi sleali ed eventualmente di poco credibili espressioni “scandolezzate”.
    Noi non pensiamo che i cittadini debbano essere sottoposti a un martellamento di “eventi” propagandistici, siamo contrari ai clisteri di condivisione, ma siamo del parere che i cittadini abbiano diritto a capire, più che con la coercizione, con la presentazione di esempi virtuosi e, nel caso, perversi. I cittadini sappiano dunque che il modo di far politichetta, che fu già del Pedretti, e che adesso è di Cavagna il Giovane e della fasciofemminista, è — a dir poco — politicamente esecrabile.
    In questo caso particolare potremmo perfino tollerare che la dott.ssa Serra si facesse intervistare da quella giornalista giovane con gli occhiali, che è vicina al mondo del Pd. Purché senza fotografia: lo tolleriamo, per il bene del paese.

    Sia come sia: ancora una volta, Nusquamia rimane l’unico organo la cui lettura consenta si capire qualcosa delle nequizie politiche di questo paese diversamente bello da vivere.

    • Osservatore scientifico permalink

      @ Perlita Serra
      @ Sara Carrara

      Tutti gli studi scientifici concordano nel dare un allarme ancora troppo sottovalutato: il testosterone medio dell’uomo nelle società avanzate sta diminuendo, anno dopo anno, generazione dopo generazione, in modo costante ed inesorabile. Tutto ciò porta una seria conseguenza: femminilizzazione delle società.

      • Contro il femminismo determinato e violento

        Ho il sospetto che nel porre il quesito lei intendesse attirarmi in un tranello, nella speranza cioè che ingenuamente mi esponga su posizioni antifemministe biecamente reazionarie.
        Peccato però che io sia un uomo di pace e che il mio antifemminismo sia progressista, contro questo femminismo, cioè contro la sua violenza nei confronti del maschio, della natura e della famiglia. Condito con la salsa similprogressista del politicamente corretto, il femminismo ha prodotto effetti devastanti che sono sotto gli occhi di tutti: la determinazione aziendalistica delle donne in carriera, la legittimazione del desiderio consumistico e, in ultima analisi, la decadenza dell’Occidente. Ma non ho niente contro le donne che, insieme con gli uomini, fanno parte a pieno diritto del progetto di vita “eutopico” (la buona utopia, come quella che vige nell’isola felice di Nusquamia). Ma il femminismo è un’altra cosa, è quanto di più regressivo e antiumanitario si possa concepire, è nemico delle leggi di natura ed è responsabile in tutta Europa di milioni di bambini infelici destinati, per carenze affettive, a diventare psicopatici depressi (alcuni dei quali diventeranno violenti, pericolosi per la società) o, nella migliore delle ipotesi, immaturi vita natural durante.
        Il calo del testosterone nella popolazione italiana è un dato – come si dice – clinicamente testato, fin dal dopoguerra. Ma non sarei tanto sicuro nel porre la relazione di causa ed effetto come l’ha posta lei. Lei dice che il calo del testosterone è responsabile della femminilizzazione della società. Io non dico di no, ma dico che potrebbe anche darsi il caso contrario: che, cioè, l’avanzare del femminismo determini un calo del testosterone. In termini politicamente scorretti potremmo dire che il femminismo “ammoscia”. Oddio, a questo punto ci sarebbe un discorso lungo e articolato da fare, affrontato tra gli altri dall’analista Claudio Risé, ahimè di scuola junghiana: in gioventù era parecchio progressista, quando aveva lo studio in piazza Santo Stefano a Milano e faceva tracciare ai bambini alcuni disegni sulla sabbia, in certe aiole con cui aveva attrezzato lo studio, disegni che lui prontamente interpretava; oggi credo che sia su posizioni di destra “eroica”. Comunque, nell’economia di questa breve e approssimativa risposta, mi limito a portare l’attenzione sulla pressione crescente esercitata sui bambini e sugli adolescenti dalle femministe incistate nei posti di comando e istituzionali, tipicamente nella scuola. I bambini e gli adolescenti di sesso maschile sono invitati a mettere in stato di accusa perenne il proprio pisello e soprattutto a disprezzare le virtù virili (due parole che non a caso hanno la stessa radice: vir, l’uomo maschio). Per reazione a questa pressione, alcuni tra i ragazzi, purché attrezzati culturalmente, non trovano di meglio che coltivare un eros di carattere “olarrenico”, cioè tutto tra maschi, con esclusione totale delle donne, ma parimenti senza alcuno scivolamento nel cattivo gusto dei diritti Lgbt. Un numero considerevole di coloro che all’anagrafe sarebbero maschi non sono oggi più né maschi né femmine: sanno che “sarebbero” maschi, ma hanno paura che si sappia in giro e sono – giustamente, fra l’altro – considerati degli scemotti dalle coetanee. Un numero parimenti considerevole di giovani intellettualmente poco dotati o arrivisti preferisce intrupparsi tra gli Lgbt, nella speranza – ormai è quasi una certezza – di avere una vita facile, se rinunciano ad essere maschi: avranno maggiori opportunità di lavoro e nessun ostracismo negli ambienti che contano, quasi tutti similprogressisti. Coloro che sono maschi nel senso nobile della parola (non sto parlando evidentemente dei macho e degli stalker che, tra l’altro, sono perlopiù sessualmente e mentalmente impotenti) sono ormai uno sparuto drappello in via di estinzione.

  5. “Curno alternativa” scompare per la seconda volta


    Facendo clic sull’immagine si dovrebbe pervenire al sitarello: appare invece una segnalazione di errore.

    Ci eravamo già occupati di “Curno Alternativa”, un’iniziativa fluttuante, che da principio sembrava una comproprietà del gatto padano e del Pedretti, poi parve che il Pedretti ne fosse estromesso, e poi ancora non ci si capì più niente. Si veda Notizia strepitosa! “Curno alternativa” muore, ma risorge come “Curno alternativa Alternativa”.
    Non si è mai capito se “Curno alternativa” voglia, o volesse, essere la denominazione ufficiale della Ndoc, la Nuova destra organizzata curnense. Si sa che è di nuovo scomparsa, probabilmente per sopravvenuti dissidi tra gli “azionisti”. Ricomparirà?
    Il marchio è in vendita? Potrebbe essere acquistato dal Nuovo soggetto politico curnense, l’importante è che il prezzo sia trattabile, così da presentare margini di manovra inculante; pare che il retrogusto d’inculata sia un must (per dirla in linguaggio coglione) della politichetta curnense.

  6. Conservatrice permalink

    @Osservatore scientifico
    @Aristide

    Tutto ciò porta “non solum” femminilizzazione della società, “sed etiam”: calo demografico dovuto all’infertilità, aumento di ansia e depressione, obesità dilagante, aumento di tumori e rischio cardiovascolare, impotenza e deficit erettile, crisi economica e politica.

    • Il maschio nella giungla femminista e capitalistica

      Accidenti, lei mette molta carne al fuoco. I mali da lei enumerati probabilmente non hanno come unica causa il femminismo, che dev’essere considerato semmai una concausa. Il problema andrebbe affrontato con i metodi di indagine delle scienze naturali, nel quadro di una ricerca delle cause con metodo induttivo, i cui cànoni furono descritti da John Stuart Mill nel suo Sistema di logica (1843): analisi per concordanza, differenza, residui e variazioni concomitanti. Ma già il filosofo Francesco Bacone aveva proposto il sistema delle tre tavole: delle presenze, differenze e variazioni. Sono cose che la fasciofemminista che vanta studi filosofici, oltre che giuridici e sociali, dovrebbe sapere bene.
      Se vivessimo in un mondo migliore, non paralizzato dalla preoccupazione del politicamente corretto, il femminismo sarebbe studiato in sede accademica (anche) con questi criteri. Altro che Martha Nussbaum, sulla quale ha sprecato il suo tempo la consigliera dott.ssa Paola Bellezza!
      Un discorso a parte meriterebbe la questione se un mondo devastato dal politicamente corretto vada bene alle donne. Ebbene, a occhio e croce, io direi proprio di no. Tant’è che le donne sono sempre più scontente e, nella speranza assurda di mettere un freno al loro malessere, sono costrette ad alzare il tiro. Ma così il sistema va in risonanza, fino al collasso.
      C’è una via d’uscita all’inferno della coesistenza belligerante dell’uomo e della donna che caratterizza il nostro tempo, perlomeno in Occidente? Direi di sì, ma richiede una rivoluzione non da poco, una sorta di rivoluzione copernicana. Si tratta di riconoscere il carattere sostanzialmente reazionario, oltre che violento, del femminismo il quale, contro ogni ragionevolezza, continua ad accampare la pretesa di essere progressista. In realtà il femminismo, ossessionato com’è dall’acquisizione di spazi di potere sempre maggiori e dal controllo dei consumi da parte delle donne, è innervato nella logica capitalistica: quella stessa che per rafforzarsi è costretta a fare strame del patrimonio di secoli di civiltà e che, senza fare troppi complimenti, spinge gli uomini (maschi, femmine ed Lgbt) a regredire poco per volta, ma sempre più velocemente, alla legge della giungla.
      Nel cammino della civiltà si era arrivati a un punto in cui gli uomini si dimostravano sempre meno disponibili ad aver parte nei sortilegi capitalistici e sottomettersi alla logica perversa della produzione e del consumo coatti. Il ’68 fu una tappa fondamentale di questa ribellione. Ecco allora che, per fiaccare la resistenza degli uomini che prendevano coscienza dei propri bisogni reali, spesso divergenti da quelli della logica capitalistica, è stato scatenato l’esercito di riserva prima delle donne, quindi anche degli Lgbt, con tanto di oggettistica al seguito, vacanze, locali e, soprattutto, abitudini di consumo. E sarà anche vero che c’è un certo numero di “maschi” che spende in prodotti di bellezza e che accarezza sogni di potere mongomanageriale: ma bisogna vedere fino a che punto costoro siano “maschi” e, in ogni caso, anche coloro che lo sarebbero sono ormai al traino, senza rendersene conto, di una concezione della vita modellata su esigenze femminili. I maschi sono come i viaggiatori in un vagone un tempo agganciato al treno della civiltà, che poi qualcuno di notte ha sganciato e nuovamente agganciato a un altro treno, quello che porta al baratro. Anche le donne a dir la verità, perché le donne sono vittime del femminismo e del politicamente corretto, non meno degli uomini. Quando i viaggiatori che credevano di essere sul treno della civiltà si renderanno conto che quello non è il loro treno, ma un altro, sarà troppo tardi.

      In poche parole, per porre fine all’inferno bisognerebbe riconoscere il carattere reazionario e troglodita del femminismo, riprendere il cammino della civiltà ripercorrendo le vie esplorate dagli umanisti, dagli scienziati e dagli apostoli del socialismo scientifico.

      Conosco l’obiezione, banale: ma come la mettiamo con il feminicidio (mi raccomando: si scrive con una “m”), con i maschi violenti e con i molestatori seriali (cosiddetti stalker)? Esistono, chi dice di no? Abbiamo già accennato in un commento precedente che i maschi violenti e molestatori sono fondamentalmente perlopiù impotenti, sia sessualmente, sia mentalmente. La maggior parte degli stupri, soprattutto quelli sfociati in un delitto, sono esito della rabbia di un maschio impotente. E allora bisognerà esaminare la causa di tanta impotenza e il perché di tanta rabbia. Sarà necessario esaminare il ruolo della pornografia: non in termini moralistici, ma socioeconomici, senza trascurare cioè che la pornografia è un’impresa capitalistica le cui merci sono destinate a un mercato di massa, un’impresa che nulla ha che fare con il libertinismo del buon tempo antico, che oltretutto era appannaggio delle élite intellettuali.
      Lungi dunque da me affermare che la causa dei mali di questo mondo è il femminismo, e che le donne debbano essere mantenute in soggezione perché in giro ci sono degli psicopatici (che semmai vanno repressi o quanto meno idoneamente contenuti): mi limito a mettere in luce il malessere della società e a proporre un discorso un po’ meno rozzo di quello che si sente nei talk show con partecipazione di femministe d’assalto e di maschietti che di pensieroso hanno soltanto l’aspetto, quando ce l’hanno, pavidamente preoccupati di non incorrere negli strali dei tutori e delle tutrici del verbo politicamente corretto.

  7. Càpita che Cacciari perda le staffe con le belle donne

    Tempo fa publicammo un video nel quale si assisteva a un Cacciari che perdeva le staffe con Lara Comi, invitandola a studiare, prima di prendere la parola su cose che non conosce: fermo restando che la Comi è una bella donna, nel merito aveva ragione Cacciari.
    Anche qui Cacciari perde le staffe, verso la fine però anche Aessandra Moretti si spazientisce e accusa Cacciari di protagonismo. Anche qui, fermo restando che la Moretti è una bella donna, nel merito ha ragione Cacciari.

    Riuscite a immaginare Cavagna il Giovane, la fasciofemminista e il gatto padano (doc, o affine, o anche similgatto) alle prese con Cacciari?
    Propongo alla dott.ssa Serra un dibattito a Curno con la partecipazione dei cinque personaggi summenzionati: Cacciari contro tutti, insomma. Se vorrà invitare anche Maria Elena Boschi gliene sarò grato dal profondo del cuore. Però guai a chi manca di rispetto alla Madonna di Arezzo: un conto è il dissenso politico, ma la bellezza e la gentilezza della persona devono essere assolutamente salvati. Al riguardo sono come Renato nel film di Tornatore, che difendeva Malèna a oltranza, contro tutte le malignità e contro tutte le apparenze:

    Buona visione: vi consiglio di scaricare il video, prima che al gatto padano venga in mente di scrivere a You Tube una letterina dispettosa dove, millantando di essere un rappresentante legale della casa produttrice, chieda (notare il congiuntivo, che prospetta un’eventualità) l’immediata rimozione del filmato. Mostrate il film ai fratelli minori, ai figli e ai nipoti, come antidoto alla campagna di intimidazione e frantumazione del desiderio maschile richiesta a gran voce dai collettivi femministi.

  8. “Buone pratiche” di condivisione: voce & fica del buon tempo antico
    Quando Martha Nussbaum la malefica ancora non imperversava e Hillary Clinton (che andrà al potere per colpa di Trump il tamarro) non vomitava risate sgangherate, dappertutto e a sproposito

    Nusquamia non impone niente, non è uno strumento di repressione o anche soltanto autoritario (sia perché non è in condizione di esercitare alcuna prepotenza, sia — soprattutto — perché, al contrario, è un organo libertario), non pretende nemmeno di essere “empatico” (che è una brutta roba, buona per aziendalisti e persone insicure in cerca di un “coach”). Lungi dall’imporre clisteri di condivisione, propone all’attenzione dei suoi lettori l’ascolto di un potpourri di esecuzioni di Marie Laforêt che ebbe una voce bellissima, occhi incantevoli e che fu fichissima. Consiglio al min. 11 : 38 l’ascolto di Cicerenella. Certo, Beppe Barra è — come dire? — più coinvolgente (vedi sotto): manca però di fichitudine, credo.

  9. Tiziano L. permalink

    @Osservatore scientifico
    @Aristide
    @Conservatrice

    Non c’è da meravigliarsi: la crisi del maschio è ormai “pianificata ad arte” per renderlo più docile e remissivo nei confronti dei governi (che ci stanno togliendo molti dei diritti guadagnati con il sangue dagli uomini delle generazioni precedenti) e per farne un consumatore perfetto.

    • Nello scontro tra due gigantesse, la paralisi della dott.ssa Serra c’induce a una riflessione sul femminismo
      La sintesi efficace formulata da un lettore di Nusquamia

      Questa pagina s’apre con un articolo di fondo dedicato allo scontro tra due gigantesse del femminismo curnense: la dott.ssa Perlita Serra e la fasciofemminista. Quindi in alcuni commenti si è analizzato il metodo usato dalla fasciofemminista per scalzare dal trono la sindachessa elvetica, che tuttavia non reputa Curno degna essere amministrata elveticamente (ma questo è un altro discorso, sul quale torneremo). Per parte nostra, abbiamo dimostrato l’inconsistenza logica di tale “metodo” nonostante gli studi filosofici, giuridici e sociali che ultimamente sono stati vantati da colei che ancora qualche anno fa, più modestamente (forse), era annunciata dalla targa come “dott.ssa Sara Carrara”.
      Abbiamo anche posto in evidenza l’abituale incapacità della dott.ssa Serra a difendersi efficacemente, quando sia attaccata dalla Nuova destra organizzata curnense (Ndoc) con il “metodo” pedretto-cavagno-carrariense. Tale incapacità nasce dalla cura eccessiva dell’immagine con la quale la dott.ssa Serra fin dall’inizio del proprio mandato volle caratterizzarsi: era quella, ed è, l’immagine di una donna determinata, proprio come vuole il codice di comportamento neo-femminista (che, rispetto al femminismo storico delle origini, presenta una forte coloritura aziendalista).
      Dunque, sia considerando la scaturigine del manifesto imbarazzo della dott.ssa Serra a difendersi da attacchi che potrebbero essere liquidati sul piano politico con poche sprezzanti battute, se lei non fosse paralizzata dal femminismo, sia prendendo atto dello scontro fra le due gigantesse del femminismo locale, il discorso non poteva non cadere sul femminismo in generale.
      Cade a fagiolo, a questo punto, l’intervento di Tiziano L. Lei, caro lettore, ha formulato una sintesi efficace delle considerazioni che abbiamo via via snocciolato, senza peraltro pretendere noi stessi di essere depositari della verità, ma semplicemente andandola a cercare con il lume della ragione. Lei è pervenuto a una formulazione della questione in termini materialistici, non astrusamente ideologici, non più sovrastrutturali. Questa, precisamente, mi pare la strada da percorrere, che non intendo ingombrare occupandola con nuove parole, a questo punto inutili.
      È vero però che la questione potrebbe essere approfondita, qualora il collettivo Martha Nussbaum, che fa finta di non sapere dell’esistenza di Nusquamia, uscisse allo scoperto ed esponesse le proprie ragioni. Noi non mettiamo la mordacchia a nessuno, anche se, com’è noto, non ci piacciono gl’interventi subdoli intesi a dirottare Nusquamia dalla sua rotta, eventualmente trascinandola nella rada paludosa, e di olezzo incerto, del cazzeggio: con quelli abbiamo deciso di essere implacabili. Preferiamo lo scontro frontale agli agguati, perché a noi piace la dialettica degli opposti.
      Anzi, mi domando se, per iniziativa dell’associazione “benefica” BergamoEuropa, non sarebbe il caso di tenere a Curno un pubblico dibattito sul tema, ovviamente con la partecipazione del conte zio Antonio Misiani, che Max Conti invita invariabilmente a Curno, per tutte le occasioni importanti. Potrebbe essere una buona occasione per un’autocritica da parte della dott.ssa Serra.
      Saranno parimenti graditi gl’interventi delle “teste d’uovo” del Nuovo soggetto politico curnense (Nspc), se ci sono teste d’uovo. Se non ci sono, potrebbe farsi adottare dal gatto padano.

  10. Mamma mia, c’è la Mazzamauro (Sig.na Silvani)!

    Ieri guardavo una vecchia cassetta della serie del Commissario Maigret, La vecchia signora di Bayeux, la rivedevo a circa vent’anni dall’acquisto. Era in un buono stato di conservazione, tutto sommato, nonostante la mia incuria (non sono un fanatico, ossessionato dalla cura delle automobili e delle cose; per giunta sono fatalista: se per una certa cosa, o anche persona, è venuto il momento finale, amen!).
    Quale non fu la mia sorpresa nel riconoscere al min 32 : 10, la micidiale signorina Silvani, quella che faceva sospirare l’impiegato-massa Fantozzi, mentre invece la dava a quel verme di impiegato in carriera, quel ragioniere, o geometra, con prospettiva di diventare mongomanager a furia di leccar culi, tale Calboni, uno con i baffetti da scopatore, come il procuratore similprogressista Ayala.
    Fantozzi però — questo non va assolutamente trascurato — ebbe nella sua vita di merda un momento di eroismo, quando si ribellò al clistere di condivisione “culturale” della Corazzata Potemkin: e lo dice uno che ritiene quel film davvero un capolavoro; ma non esiste che nelle aziende, o in Comuni diversamente belli da vivere, come Curno, qualcuno si permetta d’infliggere al prossimo cisteri di condivisione.
    Ho trovato che l’episodio che ho visto ieri via cassetta VHS puo essere visionato anche su You tube — gatto padano permettendo — e lo propongo ai lettori di Nusquamia. È stupenda la lentezza della trasposizione televisiva, commoventi gli esterni girati in economia, lodevole il buon gusto nella ricostruzione di certi interni, testimonianza di una borghesia con parecchi difetti, molto egoista, ma che almeno aveva basi culturali solide.

    Per rifarsi la bocca, anzi gli occhi, dopo aver visto la sig.na Silvani, propongo la contemplazione di una foto di scena del film Gorky Park, dove vediamo accanto a Lee Marvin, losco trafficante di ermellini, dei quali l’Unione Sovietica aveva il monopolio, la bella Irina, studentessa siberiana ribelle, interpretata dall’attrice polacca Joanna Pacula?

    Conoscete Joanna Pacula? È di una fichitudine placida, degna di grande rispetto e ammirazione da parte degli uomini migliori (niente gatti padani). Sospetto che sia una santa. Purtroppo su You tube Gorky Park non è visionabile, c’è solo un provino. Ho rivisto il film di recente, so che ai cultori del giallo violento, quello con sangue e stupri, il film non è piaciuto più che tanto. Io invece trovo che sia un prodotto ottimamente confezionato e ben costruito quel suo finale, alla maniera di Casablanca (il confronto è immediato, e non era facile superarlo): adesso dobbiamo lasciaci, tu vai in America, tu devi andare, ma io resto in Russia perché sono un patriota; però ti amo e forse un giorno… Quelle ultime sequenze le ho studiate, le ho viste un paio di volte, mi pare che non ci sia nemmeno una sbavatura. Certo, la giallista Di Piazza, già segretario comunale di Curno, a suo tempo segnalata dal Pedretti ma oggi vicina al Pd, avrebbe preferito che il poliziotto buono, Renko, fosse un Lgbt; anche la dott.ssa Serra, immagino. Ma a me il film è piaciuto così.

  11. Una poetessa protofemminista (?) esorta i re d’Europa a far la guerra ai Turchi
    Dedicato alle dott.sse Perlita Serra, a Paola Bellezza e a tutti gli esponenti del collettivo Martha Nussbaum di Curno


    Presunto ritratto di Veronica Gàmbara, di anonimo fiammingo.

    Veronica Gàmbara (1485-1550) è una poetessa lombarda che scrisse versi petrarcheschi passati per il colo del Bembo. È molto apprezzata in ambiente femminista, solo perché donna: su di lei si scrivono articoli per lo più inutili; immagino che sia oggetto di qualche tesina per “laurea breve”, non meno inutile (“inutile” si riferisce sia alla tesina, sia alla laurea). Si veda:

    Il Cinquecento in arte, la nascita del femminismo

    In realtà la Gàmbara fu pochissimo femminista. Infatti non praticò la “buona pratica” di fare guerra al marito, che era il signore di Correggio, oggi semplice Comune in provincia di Reggio Emilia, ma un tempo assai importante, fino a diventare un Principato. Non solo Veronica Gambara amò il marito finché lui fu in vita ma, da poetessa, dopo la sua morte, gli dedicò i sensi dei suoi non spenti trasporti amorosi. Vedova, vestì sempre di nero, per tutta la vita, da donna costumatissima; similmente dovevano vestire tutti i cortigiani, alla corte di Correggio (fu lei ad amministrare lo Stato, dopo il caro estinto).


    Il suicidio di Didone, in una tela del Guercino nella quale è presentato l’episodio narrato da Virgilio nel IV libro dell’Eneide: come si vede (o si dovrebbe vedere: dipende dalla qualità della visualizzazione su computer), Didone è trafitta da una spada, quella stessa che le era stata donata da Enea, senza peraltro che l’eroe e rubacuori troiano intendesse indurla al suicidio. Didone si uccide mentre le navi troiane sono già al largo, distesa sulla pira che aveva fatto preparare dalla sorella Anna, alla quale è rivolta, con il pretesto di voler fare certi riti magici. Il quadro mostra Cupido che vola via, lontano da Didone che muore.

    Sulla porta dei suoi appartamenti privati Veronica Gàmbara fece incidere questi due versi, tratti da Virgilio, gli stessi con cui Didone esprimeva fedeltà al marito Sicheo (a parte il tragico amore concepito per il vagheggino Enea, un profugo dei Greci d’Asia):

    Ille meos primus, qui me sibi iunxit, amores
    abstulit, ille habeat secum, servetque sepulchro.

    Cioè: “Lui, che primo si prese il mio amore, e che si unì a me, quell’amore se l’abbia con sé, e lo conservi nel sepolcro”.

    Lombarda, ma non identitaria, in quanto persona colta, [*] la Gambara sapeva di latino e di greco ed è comunque, facendo la tara di un certo petrarchismo convenzionale, un personaggio interessante, suscettibile di una lettura non sciacquettistica. Si vedano in proposito Veronica Gàmbara, la poetica del tutto e Under the Sign of Dido: Veronica Gambara (1485-1550), Life, Letters, and Poetry.


    Pietro Aretino, bestia nera delle femministe, qui ritratto dal Tiziano.

    Veronica Gambara fu contemporanea dell’Aretino, del quale ci siamo occupati a più riprese in questo diario, anche nella pagina precedente. L’Aretino, com’è noto fu «poeta Tosco, / che d’ognun disse mal, fuorché di Cristo, / scusandosi col dir: “Non lo conosco”!». Eppure da principio non si sentì di dir male della Gambara, anzi si pretese innamorato e mise la sua penna salace al servizio di lei: «Da lui verran gli schermi e le difese, / che usar potrete contra il morso amaro / de fiero tempo: ei vi sarà riparo / verso le gravi sue pungenti offese», così scrisse di se stesso, mettendo la sua penna al servizio della Gambara. Poi qualcosa dev’essere andato storto, perché in un suo “pronostico” scritto in occasione dell’incipiente 1534 anticipava, tra le altre profezie, che Isabella di Mantova «partorirà in senectute sua, senza copula maritale, e un simile miracolo farà la signora Veronica Gambara, meretrice laureata» (v. Cesare Marchi, L’Aretino, Rizzoli 1989, p. 163). Ricordo che i pronosticierano uno dei tanti modi con cui l’Aretino sferzava a sangue i contemporanei, soprattutto quando si attribuivano virtù mistiche.
    Piace terminare queste noterelle dedicate alla poetessa lombarda con questo carme con il quale l’imperatore del Sacro Romano impero Carlo V. e il re di Francia sono esortati senza mezzi termini a far guerra ai Turchi:

    Vinca gli sdegni e l’ odio vostro antico,
    Carlo e Francesco, il nome sacro e santo
    Di Cristo; e di sua Fe vi caglia tanto
    Quanto a Voi più d’ ogn’ altro è stato amico.

    L’ arme vostre a domar l’ empio nemico
    Di lui sian pronte, e non tenete in pianto
    Non pur l’ Italia, ma l’Europa, e quanto
    Bagna il mar, cinge valle o colle aprico.

    Il gran Pastor, a cui le chiavi date
    Furon dal Cielo, a Voi si volge, e prega
    Che de le greggi sue pietà vi prenda.

    Possa più de lo sdegno in voi pietate,
    Coppia reale, e un sol desio v’ accenda
    Di vendicar chi Cristo sprezza e nega.

    Cioè, in parole povere, Carlo V e Francesco I depongano l’inimicizia e vadano a combattere i Turchi: ché gliene saranno grati non solo l’Italia, ma tutta l’Europa e in primis il pontefice di santa madre Chiesa («il gran pastor») perché è arrivato il tempo di «vendicar chi Cristo sprezza e nega».
    Piacerà questa vibrata esortazione alle neofemministe curnensi?
    Inoltre mi domando: quale sarà la posizione del Nuovo soggetto politico curnense intorno ai temi trattati in questo breve scritto (femminismo, guerra santa e guerra di difesa ecc.).
    Ricordo che la posizione di Nusquamia è stata presa in termini razionali e politicamente scorretti in una serie di articoli di esattamente un anno fa. Si veda:

    Profughi in Italia

    Sempre a proposito di opposti paraculismi, cade a proposito un articolo di Cacciari

    Immigrati alle porte dell’Italia: ma la questione ha una dimensione europea

    Giuliano Ferrara sul Foglio: «Noi filistei pieni di amore dobbiamo pulire dove altri defecano e curare la scabbia. Stop»

    Letto sul Foglio di Giuliano Ferrara: oltre il piano B di Renzi, che lascia a desiderare, ci sarebbe anche il piano G.

    La via della ragione

    —————————————————-
    [*] L’identitarismo è nella maggior parte dei casi una sorta di rifugio, o nicchia protettiva, di chi si sente troppo povero di spirito e troppo ignorante. Troppo pigro per esercitare l’intelletto e con lo studio riscattare la propria condizione d’inferiorità, costui, volendosi sentire qualcuno, scopre di avere in realtà una cosa tutta sua, l’identità; e dice che quell’identità è una cosa grandissima. Per esempio, se è lombardo, non gliene frega niente dell’illuminismo lombardo, non sa nemmeno che cosa sia, e non fa niente per esserne degno. Ma dice che lui, con tutta la sua ignoranza, in quanto lombardo è un grand’uomo. Analogo discorso si può fare per tutti gli aspetti della bellezza e della cultura lombarda che questo minus habens ignora.

    • Mi offro volontario per punire la Boschi

      Ho capito, la Boschi dev’essere punita. Bene, mi offro volontario per punirla, così avremo la certezza che niente sia fatto in violazione dei diritti dell’uomo, dei quali sono rispettosissimo: non ho mai predisosto ispezioni nei luoghi di culto in modalità di provocazione, come il Pedretti, mai ho imposto a veruno la mordacchia, come fece la Serra, per difendere il Pedretti. Inorridisco all’idea che la Boschi, che è così gentile ed educata, possa essere punita con metodo pedretto-cavagno-carrariense, e faccio istanza su cacata carta (come piacerà ai similprogressisti, al gatto padano, forse anche al nuovo soggetto politico curnense) per essere incaricato dell’ingrata incombenza punitiva.

  12. Quando ancora c’era la fica, prima che si avverasse la tremenda profezia
    L’aveva pronunciata entrando al Bar Grillo, un ex casino, uno studente di architettura: “Ragazzi, il culo di oggi sarà la fica di domani”

    Ricordo ancora come fosse oggi quel giorno, quando — saranno state le due del pomeriggio o poco prima — Gianfranco, per gli amici “Dedo”, studente di architettura, un friulano spilingone che sarà stato alto un metro e novanta, annunciò con fare teatrale, un po’ alla maniera di Vito Conti: «Ragazzi, ho un annuncio da farvi: il culo di oggi sarà la fica di domani».
    Noi che eravamo sul punto di recarci a sentire le tristi esercitazioni politecniche (comunque meglio l’elettrotecnica e la scienza delle costruzioni, che il cazzeggio giuridico, o Martha Nussbaum), rimanemmo costernati. Chi era in piedi si sedette di nuovo, chi aveva avuto l’intenzione di alzarsi si sentì incollato alle poltroncine di quel vecchio casino di via Pascoli, Milano, frettolosamente riciclato come bar per studenti (in realtà avevano conservato le camere, perché i cumenda un paio di volte l’anno ci tornavano, organizzavano dei festini: in barba alle vigenti leggi, tanto più che la maîtresse godeva di protezioni in alto loco, essendo stata la mantenuta di Tamburini, l’editore dei libri del Politecnico).
    Nacque un affrettato dibattito, interrotto perché proprio bisognava andare alle esercitazioni, mai più ripreso. Preferimmo non affrontare la realtà che tragicamente si profilava, pur consapevoli della sua ineluttabilità. Come del resto testimonia la nequizia del tempo presente.
    In ogni caso, il processo di eviscerazione del maschio è avvenuto gradualmente, qui e là sussistevano ridotte di resistenza (Nusquamia è una delle ultime). Nella programmazione televisiva una di queste ridotte era costituita dai programmi dei quali era autore Gianni Boncompagni, al quale si deve, tra l’altro, Non è la Rai, un programma che mandava in bestia le femministe.
    Qui sopra presentiamo la “ballerina di Siviglia” che tra l’altro era una ragazza di Vicenza, se ricordo bene, ma vestita alla spagnola. Era un tormentone, appariva in tutte le puntate della trasmissione Macao della quale era autore Boncompagni, appunto: sempre la stessa canzoncina, sempre la poltroncina girevole, sempre quel meraviglioso sorriso. Il significato del tormentone era il seguente: la fica c’è, esiste, e finché c’è fica, c’è vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: