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Goro, Gorino e il principio di Le Châtelier

29 ottobre 2016

Per una riflessione razionale su profughi, immigrati e Islam

 .

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Per leggere l’articolo pubblicato sulla Repubblica il 26 ottobre 2016, fare clic sull’immagine.

Potrei esordire in modalità paracula narrando il mio sdegno per le barricate erette dagli abitanti di Goro e Gorino per impedire  che nell’ostello di Gorino prendesse alloggio un pugno di immigrati, alcuni dei quali si suppone siano profughi, donne e bambini compresi. Così farei la figura dell’anima bella, ma è l’ultima cosa che mi sognerei di fare; in questo caso non posso nemmeno prendermela con i «pusher della paura che vendono odio in cambio di voti» (quest’espressione, che trovo assai efficace, si legge nella Repubblica del 28.08.2015, p. 34). Dovrei prendermela allora con la gauche caviar o con il business dell’accoglienza, o con l’Europa che non accetta l’idea che le coste dell’Italia siano a tutti gli effetti confini dell’Europa? Ma perché voler sempre gettare la croce su qualcuno, quando invece il vero problema è proprio quello di capire il fenomeno e di districare la matassa delle concause?
Questo è l’errore commesso dai parenti delle vittime (di un assassinio, di un incidente stradale, della malasanità ecc.), quando chiedono ai giudici di condannare il colpevole (ma quale?), “a prescindere”, senza andare troppo per il sottile. Avviene talora che la giustizia brancoli nel buio e che colui che è designato come colpevole sia, in realtà, soltanto un indiziato, l’unico che si sia riusciti a portare in aula. L’esigenza di una condanna del colpevole è sacrosanta, ma a monte si pone il problema di individuare il colpevole, quello vero e non un presunto colpevole, di là da ogni ragionevole dubbio. Dunque, quali sono le probabilità che l’indiziato sia veramente colpevole? Se, per esempio, sono inferiori all’80%, è giusto condannarlo?[1]
Insomma, non ce la sentiamo di condannare i cittadini di Goro e Gorino e concordiamo con quanto scrive Ezio Mauro nell’articolo del quale qui sopra riproduciamo titolo e fotografia:

Questa miscela fatta di spaesamento e solitudine, panico del presente e angoscia del futuro, si scarica facilmente e immediatamente sull’immigrato. Soprattutto nelle piccole comunità, e nel caso di anziani soli davanti allo spettacolo della paura moltiplicato dalle televisioni, c’è il timore di perdere il filo di esperienze biografiche condivise, che è quel che forma identità e comunità.

Disquisire se la reazione a caldo degli abitanti di Goro e Gorino, frutto di una «miscela di spaesamento e solitudine, panico del presente e angoscia del futuro», come scrive Enzo Mauro, sia in ultima analisi attribuibile più alla leggerezza di una sinistra fru-fru poco attenta ai bisogni e alle sofferenze dei cittadini, o al bieco cinismo di Salvini, o alle inadempienze dell’Europa, serve a ben poco; sarebbe oltretutto sbagliato, perché non considera la causa prima che induce le persone a lasciare il proprio territorio e migrare verso terre lontane. Diamo dunque per scontato che la pressione delle popolazioni in fuga dal proprio territorio di origine è una variabile del “sistema” mondiale e domandiamoci semmai se questa sia una variabile dipendente o indipendente e, nel caso in cui sia una variabile dipendente, domandiamoci come possa essere regolata.
Su Nusquamia abbiamo affrontato l’argomento a più riprese, come testimonia l’Appendice 2 in calce a questo articolo, contenente i nessi che portano a trenta articoli pubblicati nel corso degli ultimi due anni. Gli articoli si sviluppano a partire da queste premesse:

a) in un sistema chiuso, quale possiamo considerare la Terra, niente si crea e niente si distrugge (Primo principio della Termodinamica: per la sua definizione rigorosa in termini di calore, energia interna e lavoro, si veda l’Appendice 1);

b) in assenza di risorse che affluiscano all’Italia o all’Europa da altre regioni della Terra, l’Italia e l’Europa tenderanno ad assumere un nuovo stato di equilibrio che reagisca alla perturbazione imposta dall’esterno (Principio di Le Châtelier).

Queste due premesse sono asettiche, non-ideologiche, accettabili da chiunque: Aristotele le avrebbe classificate tra gli ἔνδοξα (éndoxa) cioè tra i «principi fondati sull’opinione […] accettabili a tutti, oppure alla grande maggioranza, oppure ai sapienti, e tra questi o a tutti o alla grande maggioranza, o a quelli oltremodo noti o illustri» (Topici, I, 100b.).
In particolare, dal  Principio di Le Châtelier discende che per contrastare la pressione esterna si assisterà naturalmente, anche senza l’intervento dei pusher d’odio e di paura – che semmai hanno la funzione di catalizzatore, come in una reazione chimica – a una ricomposizione degli “ingredienti” del contenitore rappresentato dall’Italia, o dall’Europa. In altre parole, parallelamente alla migrazione in Italia e in Europa di nuovi popoli, si profila una migrazione interna delle disposizioni d’animo della popolazione residente, una deriva in senso fascista. Cosa che del resto già osserviamo in tutta Europa: in Ungheria più che in Germania, ma la diffusione della peste è soltanto questione di tempo.
A questo punto il nostro ragionamento richiede l’inserimento di una terza premessa, di tipo ideologico, che potrebbe alienarci il consenso di una parte dei lettori: ma a noi interessa ragionare, poco c’interessa ricevere il plauso universale. Anzi, il plauso dei molti ci mette a disagio, ci fa pensare che dobbiamo aver commesso qualche brutto errore. Ecco dunque la terza premessa:

c) Non vogliamo vedere l’Europa inclusa in un universo concentrazionario fascista.

Riassumendo: la pressione migratoria è oggi come oggi un dato di fatto, per giunta la pressione migratoria, in assenza di iniziative nel contesto internazionale da parte dell’Italia e dell’Europa, è destinata ad aumentare. L’arrivo di sempre nuovi immigrati in una regione circoscritta della Terra determina un esaurimento delle risorse locali, in assenza di un meccanismo regolatore come quello esistente in natura: per esempio, il meccanismo preda-predatore studiato dal matematico Volterra (vedi premessa a). Il “sistema Italia” e, in ultima analisi, il “sistema Europa” assumerà allora un nuovo assetto, cioè un nuovo equilibrio, in modo da contrastare la pressione migratoria (vedi premessa b). È verisimile ipotizzare – e la fotografia dell’Europa politica di oggi conferma l’ipotesi – che l’Italia e l’Europa trovino un nuovo equilibrio in un assetto fascista. Se dunque la fascistizzazione dell’Italia e dell’Europa è un effetto e noi desideriamo allontanare l’incombenza di questo effetto (vedi premessa c), occorrerà agire sulle cause: non sulla pressione migratoria in sé, perché se così facessimo cadremmo in contraddizione con la premessa d, ma sulla causa della pressione migratoria. Sulla causa prima, naturalmente, che è duplice:

α) economica, determinata da catastrofi naturali, da condizioni precarie di sostentamento o anche da desiderio di raggiungere un livello di benessere come quello presentato dai mezzi di comunicazione di massa;

β) politica in senso lato, determinata da persecuzioni razziali, religiose ecc.

Cominciamo dalla seconda causa (β), che è quella per cui l’immigrato approdato in Italia, o in Europa, gode dello stato di “profugo”: v. la Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 relativa allo status dei rifugiati. Di proposito non entro nella disquisizione sulla differenza fra profugo e rifugiato, che darebbe ampio spazio al cazzeggio giuridico, essendo il nostro intendimento soltanto etico e razionale.
Ebbene, non soltanto la legge scritta, ma la legge morale che è dentro di noi («Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me»: così scriveva Kant) ci dicono che non possiamo sbattere la porta in faccia a un profugo. Dunque, poiché non possiamo accogliere un numero crescente di profughi, per le ragioni dette, dobbiamo pensare a eliminare le cause che costringono gli uomini a lasciare la propria terra e farsi profughi. Come abbiamo sostenuto, per esempio, nell’articolo L’Italia, i profughi, l’Is(is) e… Renzi, per agire sulle cause, contenerle e annientarle, occorrerà usare al meglio «i canali diplomatici, le sanzioni economiche (quando e se funzionano), la minaccia di guerra e, nel caso, la guerra stessa, nei limiti del possibile e senza farsi prendere la mano dai militari e dalle lobby che rappresentano i finanzieri e i pescecani, coloro che realizzano profitti di guerra».
Ora, poiché tutto vorremmo essere tranne che strateghi di farmacia (come diceva il buon Amendola, con riferimento alle farmacie d’un tempo, soprattutto in Italia meridionale), qui non diremo come si deve fare la guerra. Diciamo però – è una questione di logica – che non ha senso che l’Italia abbia un arsenale militare ma poi giochi a nascondino con la l’art. 11 della Costituzione. Perché, in assenza di una posizione rigorosamente pacifista (ma da quando in qua in Italia il rigore è di casa?) sarebbe giocoforza concludere che l’arsenale militare italiano serve soltanto per alimentare un giro di fatturazioni interne e internazionali. Salvo poi, all’occorrenza, fare un po’ di retorichetta sui “nostri marò”.
Ovviamente, la guerra alle cause politiche, in senso lato, che costringono un numero così grande di uomini ad abbandonare le loro case, s’intreccia con la guerra al terrorismo. Qui non c’è chi non veda la necessità di un patto di unità d’azione dell’Europa con la Russia, che fra l’altro è culturalmente parte dell’Europa, e che ha problemi simili: ovviamente, nessuno qui vuole mettere in non cale gli aspetti peggiori del regime autocratico di Putin, mi sembra evidente che non sia il caso di assimilarsi a personaggi come Giulietto Chiesa, il giornalista con baffi stalinisti, l’ambasciatore di Putin, il negazionista dell’11 settembre, apparentemente soltanto zuzzurellone, ma forse è qualcosa di più. Si tratta soltanto di far tesoro della lezione della Storia: se Churchill per sconfiggere il nazismo ritenne opportuno incontrarsi a Mosca con Stalin (1941), non vedo perché l’Europa del 2016 non potrebbe incontrarsi con la Russia per mettere fine al terrorismo di matrice islamica.
L’altra causa della pressione degli immigrati alle porte dell’Italia e dell’Europa è quella economica (α): potremmo consolarci pensando che non siamo obbligati ad accogliere gli immigrati economici, ma sarebbe un errore sottovalutare il fenomeno, che va comunque arginato, sia pure non con i mezzi postulati dall’emergenza del fenomeno dei profughi. Cioè, in questo caso, non c’è ragione di ricorrere, come mezzo estremo di difesa, alla guerra. Però qualcosa bisognerà pur fare. Anche in questo caso, non essendo strateghi di farmacia, ci guardiamo dal dire quel che bisogna fare. È evidente che la parola deve passare agli esperti che terranno nella dovuta considerazione la lezione dalla Storia.  Si ricorderà, per esempio, che per arginare la crisi economica che già allora tendeva ad essere globalizzante, Mussolini ritenne opportuno ricorrere ai buoni uffici di un suo antico compagno di lotte socialiste, a quel Beneduce che era un economista serio e che, prima di essere un economista, era un matematico. Era anche ebreo e massone: Mussolini dovette mettere a tacere i saputelli del suo partito che storcevano la bocca, ma quelli non erano tempi di “condivisione”, evidentemente. Anche quella era una situazione di emergenza: si trattava di «difendere il lavoro italiano» dalle mene della finanza internazionale; così Beneduce fondò l’Iri, impresa grandiosa che in seguito sarebbe stata ignobilmente affossata da Prodi. Analogamente, l’Europa dovrebbe progettare lo sviluppo economico delle aree del mondo depresse, nel suo interesse, oltretutto e con la possibilità di determinare una crescita economica interna, una volta tanto virtuosa, oltre che nell’interesse delle parti del mondo economicamente depresse.
Naturalmente, un disegno strategico così complesso, non sarà appaltato a economisti ruspanti, del genere di Claudio Borghi, nemmeno a sussiegososi economisti bocconiani, quelli che ci regalarono Mario Monti, ma a persone serie, responsabili, amici del popolo e non di Mammona (il dio del profitto in area mesopotamica e siriaca: se ne parla nel Vangelo). Cioè, se abbiamo bisogno dei giansenisti, o addirittura dei calvinisti, che almeno non siano finti giansenisti e finti calvinisti (come i bocconiani). Ma perché i calvinisti? Meglio i fisici. Non è un mistero per nessuno che «alla fine degli anni ’90, banche e fondi di investimento iniziarono ad assumere in massa giovani provenienti dai dipartimenti di fisica, privi di formazione economica ma abituati a simulare sistemi complessi al computer». [2] Ancora una volta, non sarà male a questo proposito ricordare il monito di Carlo Cattaneo: più ingegneri e fisici, meno avvocati. Anche se stento a crederci, continuo a leggere che nella sola Milano ci sarebbe un numero di avvocati pari alla metà di tutti gli avvocati di Francia. [3]

Bene, questo è il nostro ragionamento, che vuol essere una sintesi di quanto abbiamo scritto sparsamente in numerose altre pagine di Nusquamia: si veda l’Appendice 2, preceduta dall’Appendice 1 che fornisce un approfondimento di due delle premesse del nostro ragionamento. La lettura dell’Appendice 1 non è necessaria ai fini della comprensione del ragionamento qui sopra sviluppato; abbiamo indugiato nell’illustrazione del Principio di Le Châtelier più che nel Primo principio della Termodinamica, perché meno conosciuto.

 

Appendice 1

a) Il primo principio della Termodinamica

Prima analogia: l’Europa come una macchina termica – Possiamo paragonare l’Europa a una macchina termica, che schematizziamo come un sistema nel quale entrano risorse (il calore fornito dal combustibile che si trasmette alla caldaia), e dal quale esce lavoro, quello che aziona i biellismi che fanno sfrecciare una locomotiva, per esempio. In gioco c’è anche la cosiddetta energia interna (per saperne di più si veda il video qui sotto) che possiamo considerare una risorsa essa stessa, trasformabile in lavoro: ma per aumentare l’energia interna occorre la risorsa esterna, cioè il calore.
Ebbene, se all’Europa si richiede di produrre accoglienza (l’analogo del lavoro), occorre che entrino risorse economiche (l’analogo dell’energia termica). Certo, si può ricorrere all’energia interna, che però è una risorsa destinata a deperire, se non s’introduce nuova energia esterna (il calore, nella nostra analogia), e nemmeno sempre trasformabile in lavoro, cioè in accoglienza.
Vero è però che l’accoglienza può essere trasformata in risorsa, come si propongono di fare in Germania con i profughi siriani, dotati di ottimi livelli di scolarità, come sta facendo l’Italia con tanti immigrati che lavorano nelle officine, nelle stalle e nei campi, più o meno sfruttati. Ma se gl’immigrati nel sistema Italia non producono lavoro, e se l’Italia non è in grado (grazie anche ai sindacati) di metterli nelle condizioni di lavorare, l’accoglienza consumerà inevitabilmente le risorse interne, che non sono illimitate. Dunque il lavoro di accoglienza dovrà essere compiuto dai residenti. Di qui non si scappa.
Segue di qui la necessità che l’accoglienza, quale che essa sia, indipendentemente dal numero degli immigrati, sia sottoposta a un sistema di governo intelligente, non improvvisato, improntato a criteri scientifici.
Si noti che il primo principio della Termodinamica nasce con le macchine termiche, ma è un principio universale. Lo stesso corpo umano può essere assimilato a una macchina termica distribuita in tutte le nostre cellule in migliaia di forme differenti. Così si spiega, per esempio il ruolo dell’adenosina trifosfato (ATP), ragionando sugli scambi energetici che presiedono agli «eventi costruttivi nella cellula, come la costruzione di una proteina o la preparazione di un neurone per la trasmissione di un segnale». [4]

 

b) Il principio di Le Châtelier

Seconda analogia: l’Europa come un sistema chimico – Possiamo paragonare l’Europa a un sistema chimico composto di “reagenti” e “prodotti”: i prodotti nascono dalla composizione dei reagenti, ma non tutti i reagenti si sono uniti per formare dei prodotti. La reazione chimica può avvenire in due sensi, cioè i reagenti possono combinarsi per diventare prodotti e, viceversa, i prodotti possono scindersi e originare i reagenti allo stato libero. Quando un sistema chimico è in equilibrio, vi sarà un certo numero di reagenti e un certo numero di prodotti, e tale numero è stabile, finché non interviene una causa esterna che turbi lo stato di equilibrio, per esempio un aumento di pressione. L’aumento di pressione agente su un sistema chimico nella nostra analogia è l’equivalente della pressione demografica esogena, per fenomeno migratorio, agente sull’Europa. Ebbene, il principio di Le Châtelier, noto anche come principio dell’equilibrio mobile, ci permette di prevedere come un sistema all’equilibrio reagisce a perturbazioni esterne. Il principio afferma, infatti, che quando l’equilibrio chimico di un sistema è perturbato da un’azione esterna, il sistema reagisce in maniera da ridurre o annullare l’effetto della sollecitazione stessa, ristabilendo l’equilibrio.
Anche il principio di Le Châtelier ha un valore universale: opportunamente generalizzato (la reazione che si oppone all’effetto dell’azione), si applica a tutti i sistemi fisici, ed è l’analogo della nota legge di azione e reazione, cioè del terzo principio fondamentale della dinamica (o terza legge di Newton). Per esempio nei fenomeni di induzione elettromagnetica, quando un circuito elettrico chiuso è attraversato da un flusso magnetico variabile, il senso della corrente indotta è sempre tale da opporsi col suo effetto magnetico alla variazione di flusso magnetico che l’ha generata (Legge di Lenz). Fra l’altro, per rimanere nel seminato, il principio di Le Châtelier «sarebbe stato mutuato dal premio Nobel Paul Samuelson nel 1947 per descrivere l’influenza dei fattori esterni sugli equilibri economici». [5]
Si consideri per esempio nella figura qui sotto il recipiente a sinistra che contiene in tutto 18 molecole: 10 molecole sono di ossigeno, 5 molecole sono di azoto (ossigeno e azoto sono i reagenti), 3 molecole sono di ammoniaca (è il prodotto). Se abbassiamo lo stantuffo diminuisce il volume a disposizione delle molecole, dunque si manifesterà nel recipiente, quindi nel sistema in esame, un incremento ΔP della pressione. Le molecole da principio sono ancora 18, poi però, ben presto, come vediamo nel recipiente a destra, alcune molecole dei reagenti si aggregano: si ha la formazione di nuovo prodotto. Così avviene che il numero delle molecole diventi 14, cioè si ha un numero di molecole inferiore,  che esercitano sulle pareti del recipiente una pressione inferiore; conseguentemente il ΔP del nostro sistema è annullato.

reazione-dellazoto_ammoniaca

L’aumento iniziale della pressione ha spostato l’equilibrio del sistema, che ha reagito con la formazione di nuovo prodotto (ammoniaca); il sistema, cioè, ha trovato un nuovo equilibrio al livello di pressione precedente la perturbazione [6] con un numero inferiore di molecole in un volume inferiore.  

Questo è precisamente quel che avviene in Europa quando, in risposta a una pressione demografica migratoria crescente, si abbia la formazione di nuovo “prodotto”, finora presente soltanto in dosi sopportabili. Il risultato ultimo nel medio e lungo periodo è il profilarsi in Europa di una pericolosa deriva in senso fascista, in contraddizione con il postulato c) del nostro ragionamento.

Appendice 2 – Una selezione di articoli di Nusquamia su profughi, immigrati e Islam

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Profughi in Italia

Sempre a proposito di opposti paraculismi, cade a proposito un articolo di Cacciari

Immigrati alle porte dell’Italia: ma la questione ha una dimensione europea

Giuliano Ferrara sul Foglio: «Noi filistei pieni di amore dobbiamo pulire dove altri defecano e curare la scabbia. Stop»

Letto sul Foglio di Giuliano Ferrara: oltre il piano B di Renzi, che lascia a desiderare, ci sarebbe anche il piano G.

La via della ragione

Ancora a proposito di immigrati

Fermare la guerra: se necessario con la minaccia della guerra, o con la guerra stessa

Ancora sui nuovi esuli, cosiddetti migranti: da quando in qua la guerra si chiama “funzione educativa”?

Tutelare la pace con la guerra, o con le manovre di guerra, è davvero politicamente scorretto?

L’Italia, i profughi, l’Is(is) e… Renzi

La via della ragione, contro il sentimentalismo e la retorichetta

A proposito dei profughi. L’Europa, in almeno una cosa, ha ragione

Il fondamentalismo islamico e l’Occidente

La convivialità delle differenze: ripasso degli articoli precedenti

Si parla ancora di una moschea a Curno

Alzare lo sguardo, dalle tenebre della torbida politichetta alla luce della ragione serena

Noi non latriamo contro la cosiddetta moschea, ma la dott.ssa Serra avrebbe dovuto tenere un altro comportamento

Lettera aperta ai politici raziocinanti e alle autorità responsabili riguardo alla raccolta delle firme sulla cosiddetta moschea di Curno

I musulmani? In verità noi laici temiamo ancora di più i cattoprogressisti

Convivialità delle differenze: un trampolino per la dott.ssa Serra, una trappola per i cittadini curnensi

La via della ragione: se questa è la proposta del sindaco Gori per Bergamo, siamo d’accordo con Gori

Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno

Chiediamo alla dott.ssa Serra di non trascurare l’aspetto quantitativo della questione sul nuovo Centro culturale islamico

Gli amici del popolo non speculano sull’emergenza moschea, spuntata come un fungo a fini di lucro elettorale

La “nuova” moschea di Curno: resoconto per immagini di una speculazione politica miserabile

Lettera aperta a Giorgio Gori sulla “nuova moschea di Curno”

Il Pd sulla diceria della Nuova moschea

Una poetessa protofemminista (?) esorta i re d’Europa a far la guerra ai Turchi

P.S. – Ma i similprogressisti, invece di ammannirci le loro lezioncine di comportamento politicamente corretto in modalità di condivisione forzata, ingozzandoci delle loro bùbbole come fossimo oche all’ingrasso, quando si degneranno di riflettere sui termini reali del problema? Le loro lezioncine non ci fanno bisogno, sono pateticamente risibili, e dannose agli stessi similprogressisti: indignano gli uomini d’ingegno, sul popolo minuto producono un effetto contrario a quello per cui sono state congegnate. Tutt’al più piaceranno ai servi di Mammona e a coloro che si fanno incantare dalle lucette dell’aziendalismo.

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[1] Questo è il vero problema, il calcolo della probabilità di colpevolezza. Negli articoli dedicati al processo intentato a Bossetti abbiamo espresso la nostra costernazione per il fatto che in sede di cazzeggio giuridico si desse lo stesso peso all’esame del Dna e, per esempio, alle testimonianze dirette e indirette di una presenza del Bossetti nei paraggi della palestra di Yara in certe ore e in certi luoghi, il giorno del delitto, o il fatto che amasse i cani (argomento a favore) o che fosse incline in accordo con la moglie a una concezione di erotismo trasgressivo (argomento a sfavore).

[2] Andrea Capocci, Buchanan, l’economia stregata dalla fisica.

[3] Si veda il ‘Corriere della Sera’: Milano ha 20 mila avvocati (la metà di tutta la Francia).

[4] Peter Atkins, Il dito di Galileo, Cortina, Milano 2003, p. 168.

[5] Si veda A. Di Meo, Dalla qualità alla quantità: le vicissitudini dell’affinità chimica.

[6] La pressione di un gas non è altro che l’effetto complessivo degli urti delle sue molecole contro le pareti del recipiente: aumenta col numero delle molecole.

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51 commenti
  1. Speriamo che i “Nusquamia haters” non s’incazzino

    Traggo questa immagine dal pannello di controllo di Nusquamia, il diario (ma loro dicono “blog”) che non conta un cazzo, così dicono (sarà… ma vivo nel terrore che qualcuno mi invii la parcella dello psicanalista, attestante che il soggetto è in cura a seguito di disturbi della personalità, demoralizzazione e perdita della stima di sé, imputabili a Nusquamia). Ebbene, pare che ieri Nusquamia sia stato visitato da un internauta in Kenia. Gatto padano, odiatore di Nusquamia (da te definito “Latrina di Curno”) non t’“ingriffare”, prego!
    Intanto godiamoci questo “odiatore seriale” (serial hater, come i Nusquamia haters) impersonato da Crozza, forse il più riuscito dei suoi personaggi fittizi. Il suo nome in codice non è “gatto padano”, ma “Napalm 51”.

    P.S. – Questo Napalm 51 è definito C.C. seriale. Credo che “C.C.” significhi “Cacacazzo”, ma non ne sono sicuro.

  2. Una domenica di fine ottobre


    1. Sentiero del Pellegrino, in direzione Noli. 2. Ruderi della Chiesa di santa Margherita. 3. Il Lazzaretto. 4. L’Antro dei falsari alle ore 13 (ora solare), dal lato della montagna. 5. Pertugio di accesso all’Antro dei falsari. 6. L’Antro dei falsari.

    Ieri 30 ottobre era una splendida giornata in Ligura, i sentieri brulicavano di amanti della natura, ma non di quel genere antipaticuccio dei piccolo borghesi politicamente corretti. Qualcuno la natura la conosceva davvero, e non doveva nemmeno aver seguito un corso di aggiornamento della Regione. I ciclisti montani erano educati, frenavano e salutavano, mica come i buzzurri che transitano per l’alzaia dell’Adda, impiegati abituati a prenderla nel culo cinque giorni la settimana, ma poi il sabato e la domenica sfrecciano con compiaciuto sfoggio di maleducata determinazione a prender possesso della pista. Alcuni sostavano davanti ai cespugli di corbezzolo, ne tastavano i frutti, quelli rossi, per accertarsi se fossero maturi (le corbezzole però non erano beccate dagli uccelli, questo dimostrava che non erano mature). Il paesaggio è da mozzafiato, i pochi ruderi sono lì quasi come un memento mori, ed è giusto che sia così, contribuiscono alla bellezza. Poco prima della fine dell’escursione, c’è una diversione per l’Antro dei falsari. Il cartello indica una direzione sbagliata, perché schiodato, ma poco male: una signora bella, educata e non determinata ci aveva indicato il punto. Circa un’ora prima, poco prima del tratto che vediamo nella foto 1, un’altra signora, con un’espressione preoccupantemente luterana, si lamentava: eh, qui non è come in Trentino, lì ci sono cartelli dappertutto che ti dicono a quale km di strada ti trovi, quanto manca alla meta ecc. Ma a noi che siamo per il libero arbitrio, e non per il servo arbitrio, e che ci facciamo beffe della determinazione, sta bene così. Per entrare nell’Antro dei falsari si passa per un pertugio, ma non c’è pericolo, anche se forse il passaggio non è a norma di cacata carta, come vorrebbero i burocrati, e non si è nemmeno tenuto conto dei diritti delle nonne: una goduria!
    Lo sviluppo del sentiero in altura è di un po’ meno di 7 km; il ritorno, seguendo le frastagliature della costa, lungo l’Aurelia, è lungo un po’ meno di 5 km. Nell’immagine qui sotto, una vista a volo d’uccello del Sentiero del Pellegrino, ottenuta con Google Earth. Facendo clic sull’immagine, si apre una nuova finestra che consente di esplorare il tragitto nei dettagli, agendo opportunamente sulla rotella del topo elettronico (mouse).


    Lo sviluppo del Sentiero del Pellegrino tra Varigotti e Noli è stato ottenuto dal tracciato GPS n. 37 associato al libro: M. Tomassini, Sentieri di Finale, Ed. Versante Sud, Milano 2013. [*]

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    [*] Per avere la visualizzazione su Google maps a partire da un tracciato GPS reperibile in rete, solitamente in formato gpx: a) mediante Google Earth, si opera una trasformazione del tracciato dal formato gpx al formato kmz (Menu File >> Salva…); b) si apre Google Maps >> Menu >> clic su “I tuoi luoghi” >> clic su “Mappe” >> clic sulla scritta cerulea in basso “Visualizza tutte le mappe”; d) Appare l’elenco di tutte le mappe registrate nei “Tuoi luoghi”; >> clic sulla scritta in negativo su rettangolo orizzontale rosso “+ Crea una nuova mappa”; e) Appare una carta geografica dell’Europa e, a sinistra, un talloncino bianco e alcune scritte sotto il titolo “Mappa senza titolo” >> clic sulla scritta “Mappa senza titolo” per scrivere il titolo definitivo della mappa >> clic sulla scritta cerulea “Importa”; f) Si apre una finestra intitolata “Scegli un file da importare” >> trascinare nell’area rettangolare con perimetro tratteggiato il documento kmz (la traccia GPS); g) Si apre una finestra con il titolo precedentemente scelto per la mappa >> facendo clic sul menu a tendina a sinistra della scritta “Mappa base”, è possibile scegliere tra vari tipi di visualizzazione, compresa quella satellitare.

  3. Gandolfi non si presenta candidato alle amministrative del 2017. Però: a) la lotta continua, con altri mezzi (tremate, tremate!); b) il progetto in ultima analisi è quello di strappare la maschera ai politici indigeni
    In ogni caso, «Vaste programme», come ebbe a dire De Gaulle a proposito di quell’altro progetto: «Mort aux cons!». Ma è un programma bellissimo


    Per leggere il volantino in formato pdf, fare clic sull’immagine.

    Abbiamo aspettato a pubblicare questo volantino (si dice volantino, cazzo, e non flyer!) per evitare manovre di disinformazione dei soliti noti i quali, avendo appreso da Nuquamia che Gandolfi non ri candida sindaco, sarebbero andati a raccontare ai cittadini chissà quali balle. Abbiamo preferito che il volantino cominciasse a circolasse tra i cittadini, soltanto dopo l’avremmo divulgato in rete, proprio come avevamo promesso.

    Si profila una stagione politica assai interessante, perché anche a Curno, come in tutta Italia, i partiti godono del generale discredito dei cittadini, ma a Curno si dànno alcune condizioni per cui i politici indigeni, per quanto camuffati all’interno di liste civiche farlocche, ricevano la baia da parte dei cittadini. Vogliamo passare in rassegna la situazione?
    a) Il binomio Serra/Vito Conti ha esaurito la sua fase propulsiva, se mai c’è stata.
    b) Le varianti a Pgt ci restituiscono un’immagine dell’amministrazione attuale antitetica a quella che volevano inculcarci in regime di condivisione forzata: questo non è un paese bello da vivere; anzi, è vero tutto il contrario; con le nuove varianti del Pgt è orrido.
    c) Il profilarsi di un nuovo binomio, Gamba/Cavagna il vecchio, desta notevoli preoccupazioni. Bastava sentirli in Consiglio comunale, quando presentavano il progetto di Coworking solidale, con sussiego e quasi trasporto mistico: una cosuccia per cui mettono a disposizione dei locali per i giovani che non trovano lavoro a tempo determinato e non riescono a mettersi in proprio; ma loro l’hanno presentata come un fatto epocale, la creazione di una nuova Comunità (squit, squit!) che sarebbe stata poco meno che il Paradiso in Terra, una Repubblica felice come quelle dei gesuiti nel bacino delle Amazzoni, una Città del Sole come quella di Campanella, una Utopia felice (cioè una Eutopia), la Repubblica di Platone! Ma quando mai! Quando mai si sono visti un’aziendalista e un sindacalista che creano uno Stato! Il bello è che Cavagna il Giovane e la fasciofemminista, sprovvisti di idonei strumenti di giudizio critico (in realtà bastava aver letto Il signore delle mosche), hanno approvato, si sono detti felici dell’iniziativa! Anche se — ha detto il Cavagna tutto serio, con tono da statista — ovviamente, bisognerà “monitorare” la situazione.
    d) Il matrimonio della Lega nord (un tempo autonomista) con Fratelli d’Italia (eredi dei fasci), del quale prendiamo atto con la deposizione del nuovo simbolo della Ndoc- Nuova destra organizzata curnense è destinato a generare una prole contro natura. L’Italia sarà forse matura per il fascioleghismo, certo non lo è la terra bergamasca.
    e) La componente di Forza Italia della Ndoc è fortemente compromessa dal ruolo che ebbe Locatelli come elemento di punta della quinta colonna che metteva i bastoni fra le ruote del buon governo gandulfiano, nonché dalle brutte figure di Cavagna il Giovane. Non dimentichiamo che Locatelli era assessore nella giunta Gandolfi, fu alleato del Pedretti nelle sue azioni di contrasto permanente a Gandolfi (per esempio, a proposito del c.d. Ecomostro) e che il 19 marzo 2012 entrò in Municipio con la casacca di assessore, per uscirne con le insegne del congiurato, insieme al Pedretti e alla Serra.
    e) A Curno continua ad agirarsi lo spettro (politico) del Pedretti, e anche di questo si dovrà tenere conto.
    f) Della fasciofemminista abbiamo perso le tracce politiche (purtroppo non leggiamo più le sue importanti interviste sull’Eco di Bergamo: interviste con fotografia, sempre meritevoli di attenta considerazione, se non altro per gli studiosi del sistema d’informazione anglorobicosassone) ma se la Ndoc decide di imbarcarla si profila un vero e proprio spasso politico.

  4. Un format per spiegare il coworking solidale

    Ci permettiamo di suggerire alla dott.ssa Gamba (anche a Cavagna il Vecchio) il format ideale per illustrare la recente iniziativa di Coworking solidale. Il format è quello della trasmissione Misteri, condotto da Lorenza Foschini. Lei si presentava con abiti svolazzanti e bianchi, spesso erano vere e proprie vesti talari che la qualificavano ipso facto come una sacerdotessa del mistero. Per dare ulteriore credibilità alla sua comunanza di vita con le potenze del’occulto, calzava sandali di tipo francescano: dànno un’aria mistica a chi li porta.

  5. Il papa è libero di dire e fare quel che vuole. Noi siamo liberi di dissentire
    La legge della giungla, l’etica protestante e l’aziendalismo non ci piacciono. Semmai, che “dialoghino” loro, i protestanti, se dialogare non significa più mettere le idee a confronto, ma fare concessioni o, peggio, sottomettersi

    Leggiamo su Panorama che a Lund, in Svezia, «un applauso caloroso dai fedeli radunati nella cattedrale ha accompagnato la firma della dichiarazione congiunta luterano-cattolica da parte del presidente della Federazione luterana mondiale, Munib Younan, e di papa Bergolio. Subito dopo papa Francesco ha scambiato un abbraccio con l’arcivescovo primate della Chiesa luterana svedese, signora Antje Jackelen». Fin qui niente di male. Poi però leggiamo che papa Bergoglio ha affermato «Si deve riconoscere con la stessa onestà che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetrata da uomini di potere di questo mondo più che per volontà del popolo fedele». Giustamente il Messaggero interpreta le parole del papa così: «come dire che aveva ragione Lutero e non Papa Leone X che poi lo ha scomunicato».
    Siamo anche preoccupati per quanto leggiamo sulla Repubblica (le parole sono tra virgolette, dunque papa Bergoglio si sarebbe davvero espresso così:

    L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio. “Come posso avere un Dio misericordioso?”. Questa è la domanda che costantemente tormentava Lutero. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la questione decisiva della vita. Come è noto, Lutero ha scoperto questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di “solo per grazia divina”, ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio.

    Ma veramente la Chiesa aveva bisogno di Lutero per scoprire il Dio misericordioso del Vangelo? Francamente, questa mi sembra un’enormità. E, per dirla tutta, non capisco proprio questa fregola di unificazione con i luterani e non, per esempio, con gli ortodossi, che sono fra i cristiani di gran lunga i più vicini alla predicazione del Vangelo.


    A sinistra, il saggio di Erasmo da Rotterdam sul libero arbitrio, pubblicato nel 1524. Per sfogliare il libro di Erasmo, fare clic su De libero arbitrio διατριβή sive collatio per Desiderium Erasmum Roterodamum. A destra, la risposta di Lutero, sul servo arbitrio, pubblicata poco più di un anno dopo. Per sfogliare il libro di Lutero, fare clic su De servo arbitrio Martini Lutheri ad D. Erasmum Roterodamum.

    Le gerarchie della Chiesa protestante (o delle Chiese protestanti) e – soprattutto – quelle della Chiesa cattolica avranno le loro ragioni per disinteressarsi dei fondamenti dottrinari per cui si contrapposero nei secoli: per esempio potrebbero essere venute alla conclusione che gli uomini non hanno più bisogno di Dio e che le Chiese, se vogliono sopravvivere, devono operare una conversione della propria ragion d’essere: come la Samsung che da principio si occupava del mercato ittico e che adesso copre l’importante settore di mercato dell’elettronica di consumo; o come la Lega nord che all’inizio si occupava della questione settentrionale e che adesso con Salvini si propone come partito della nazione italiana. Però, francamente, da un lato, ci sentiamo presi per i fondelli se si pretende che quelle questioni dottrinali non fossero mai esistite e si derubrica la contrapposizione tra le Chiese a questioncelle di poco conto, da considerare con un sorriso di sufficienza, perché così richiede lo spirito di modernità. D’altro lato – e soprattutto – non ci sembra il caso di soffocare quel residuo di pensiero critico che ancora sopravvive nella coscienza degli uomini in questa parte del mondo slombata ed esangue, mettendo in soffitta la questione della predeterminazione, che è fondamentale nell’ideologia protestante e che ha sostanziato l’ideologia capitalista [*] oggi degenerata nella concezione aziendalista e consumista della vita.
    Anche se va sfatato il mito del capitalismo necessariamente protestante, perché semmai bisognerà ricordare che il capitalismo nasce in Italia, nel Medio Evo e in area cattolica, rimane il fatto che, come ha osservato Max Weber, il capitalismo si caratterizza per la pretesa di riformare la natura dell’uomo, il quale è portato ad arricchirsi, e questo è innegabile, ma per conseguire un fine non economico: piaceri, potere politico, bellezza. Invece nello spirito capitalistico la ricchezza serve per produrre altra ricchezza: questo, precisamente, è l’aspetto contro natura della mentalità protestante. La riforma protestante ha operato come una sterzata nel progresso della civiltà, un ritorno all’etica del Vecchio testamento, quella per cui la benevolenza di Dio si manifesta con il successo del “benvoluto”, e per giunta tale benevolenza è questione di pochi, del popolo eletto.
    Con la riforma protestante non esiste più — è vero — un popolo eletto stricto sensu, ma ci sono comunità di uomini eletti, e ci sono nel popolo uomini singolarmente eletti, cioè scelti da Dio, e tale benevolenza si manifesta, ancora una volta (anche) nella ricchezza. Ed è un popolo eletto quella comunità che si attiene alla moralità protestante: per esempio, si sentivano popolo eletto i puritani che si recarono in America a creare la nuova Gerusalemme: loro, e i loro discendenti. Sì, nello spirito protestante il povero è un disgraziato, nel senso letterale che è fuori della grazia di Dio; mentre se uno è ricco, vuol dire che Dio è con lui.
    Nella religione protestante non esiste più il sacerdote come amministratore del sacro: non c’è bisogno del sacerdote, semmai ci sarà un pastore, e non c’è neanche bisogno di una Chiesa che faccia da intermediario tra Dio e i fedeli, perché il rapporto del fedele con Dio è un rapporto diretto e ogni credente è sacerdote di se stesso. Perciò nella religione protestante le opere buone sono inutili ai fini della salvezza eterna. Semmai le buone opere, qualora si trovi la convenienza di farle, serviranno per mantenere l’ordine sociale. In sostanza – e anche questa è un’osservazione di Max Weber – mentre il cattolico prega Dio per ottenere qualcosa, il protestante ringrazia Dio per quello che ha già ottenuto. Se l’uomo è predestinato, allora non esiste un libero arbitrio, cioè la possibilità di essere artefici del proprio destino. Ognuno di noi è già destinato alla beatitudine o alla dannazione senza possibilità di modificare il disegno divino.
    Qui si pone la questione del peccato originale, che già secondo sant’Agostino avrebbe corrotto la nostra capacità di operare libere scelte, non condizionate, dal momento che «il peccato abita in me», come diceva san Paolo. Ed è qui che interviene Erasmo da Rotterdam il quale nel 1524 scrisse il suo trattato sul libero arbitrio, sette anni dopo l’affissione alle porte della chiesa del castello di Wittenberg delle famose 95 tesi di Lutero, il 31 ottobre 1517, quelle che papa Francesco ha voluto oggi celebrare, dopo 500 anni. Secondo Erasmo, Lutero sbagliava, perché è vero che il libero arbitrio è stato viziato dal peccato originale, ma esiste pur sempre nell’uomo un margine di libertà: se non ci fosse, dovremmo negare la giustizia e la misericordia divina. Un anno dopo, Lutero rispose ad Erasmo scrivendo un trattato sul servo arbitrio, nel quale insisteva sull’impossibilità per l’uomo di scegliere liberamente tra bene e male.
    Qui non c’è chi non veda quanto vi sia di reazionario nell’etica protestante. Parlo, ovviamente, da uomo laico, e osservo che al tempo della predicazione di Gesù (e il suo Vangelo è un libro bellissimo, quanto è terribile e barbarico il Vecchio testamento) la civiltà greco-romana aveva espresso il meglio di sé. Poiché i tempi erano cambiati, quella religione che aveva avuto una ragion d’essere per un popolo di pastori e predoni (così diceva Voltaire), doveva essere riformata. Gesù Cristo fece di più, operò una rivoluzione, proponendo agli uomini un nuovo patto con Dio. La sua religione cancellava alla radice la giustificazione di ogni tentativo di sopraffazione dell’uomo sull’uomo; allo stesso risultato era pervenuta nella sua evoluzione la civiltà greco-romana, tanto che di Seneca (che visse poco dopo Cristo, al tempo degli imperatori Claudio e Nerone) si disse che fosse un filosofo naturaliter cristiano.
    Ebbene, Lutero e Calvino, che ci ripropongono la barbarie del Vecchio testamento, cioè il ritorno alla logica di sopraffazione, sono reazionari perché contrastano l’evoluzione dell’uomo, che non è più una scimmia antropomorfa nella giungla. La natura dell’uomo non è più quella della scimmia, noi non siamo scimmie, la giungla non ci piace, neanche la sua legge, e l’etica protestante ci fa orrore.

    ———————————————————
    [*] Si veda Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo [1904-5].

    • Convivialità o non convivialità delle differenze?

      Come è noto, la dott.ssa Serra è fautrice, con le Acli di Bergamo, punta di diamante del cattoprogressismo fra «le genti del bel paese là dove ‘l sì suona», in attesa che Curno diventi “bella da vivere”, al dialogo interconfessionale. Perciò la dott.ssa Serra sarà sicuramente favorevole all’apertura di papa Bergoglio ai protestanti: speriamo soltanto che non pretenda di far condividere questa sua propensione ai malcapitati cittadini, come fece al tempo in cui accolse con tutti gli onori Vera Baboun, sindachessa betlemita, babau dei cattivi giudei, proposta alla condivisione dei curnensi. Già: nel dialogo interconfessionale, con alcuni si dialoga con maggiore slancio che con gli altri.
      Qui sopra vediamo un esempio di “dialogo” fra monaci cristiani di opposte fazioni, nella Basilica della Natività di Betlemme, dove è sindachessa l’ubiqua, cristiana (dice lei) e filopalestinese Vera Baboun. Si contrappongono nel dialogo cristiani greci ortodossi e cristiani apostolici armeni che, con i francescani, “gestiscono” la Chiesa.

  6. Cinque domande di Nusquamia alla dott.ssa Serra, la metà di quelle del tormentone di Repubblica a Berlusconi

    Un lettore di Nusquamia ci scrisse qualche giorno fa facendo presente che la variante del Piano regolatore che di qui a non molti giorni sarà presentata al Consiglio comunale di Curno per l’approvazione prevedrebbe l’equivalente di quella «colata di cemento» che Max Conti imputava Gandolfi nel 2011, come leggiamo nell’articolo di Bergamo news Conti (Pd): a Curno vero e proprio “sacco del territorio”.
    Algido per parte sua nel suo ultimo commento ci esorta ad andarci piano con le illazioni avventate, perché esiste la magistratura. Io intendo – correggetemi se sbaglio – che chi calunnia sarà denunciato.
    Noi infatti ci andiamo piano, perciò scrivevamo: «Voglio proprio sperare che l’amministrazione di similsinistra non si sia posta sulla cattiva strada che lei dice, tanto più che ho presente un intervento di Max Conti» (è l’intervento del quale si è fornito il nesso).
    Tutto ciò premesso, ci domandiamo, e domandiamo alla dott.ssa Serra:

    a) qual è l’incremento di volumetria edificabile consentita nella variante del Pgt (e, ovviamente, non consentita precedentemente)?
    b) è prevista l’edificazione in zone agricole? in caso affermativo, qual è la percentuale sul totale?
    c) quali sono le ragioni che hanno indotto gli attuali amministratori a incrementare la volumetria edificabile, se d’incremento si tratta?
    d) considerato che Max Conti rimproverava a Gandolfi «una specie di blitz, visti i tempi ristretti e il nessun coinvolgimento delle minoranze», in che cosa il comportamento dell’attuale maggioranza si qualifica, eventualmente, più virtuoso?
    e) considerato che Max Conti rimproverava a Gandolfi di aver «pianificato lo sviluppo del territorio sottraendo le operazioni più importanti ad una valutazione collegiale e a un giudizio degli attori del territorio», quali attori del territorio sono stati interpellati per questa variante del Pgt?

    Come si vede, non faccio alcuna illazione; inoltre queste domande non sono nemmeno pedrettesche: infatti, non suggeriscono una risposta che vada a tutto scapito dell’interpellato. Mi sono permesso di formularle perché ancor oggi, pensando alla stagione amministrativa passata, non capisco la ragione di tanto accanimento contro Gandolfi, in generale. E non capisco in particolare l’acredine urbanistica che esplose al tempo del cosiddetto Ecomostro, che poi non era per niente mostruoso, con buona pace del geom. Pedretti. E che fra l’altro non comportava nemmeno quella volumetria di 47.000 metri cubi che tanto scandolezzavano il gatto padano, il Pedretti e Max Conti, ma di 31.393 metri cubi. Si veda quanto scrivevamo poco più di quattro anni fa nell’articolo Amarcord sul c.d. Ecomostro: riassunto delle puntate precedenti.
    I similprogressisti con il Pedretti e con l’apporto “costruttivo” della stampa anglorobicosassone scatenarono l’inferno mediatico, con il bel risultato di impedire che entrassero nelle casse del Comune oltre 5.000.000 di euro in contanti. Oggi si mormora perfino – e spero proprio che non sia vero, perché lo scrive il gatto padano – che quel che con Gandolfi non era permesso (edificare nell’area dell’ex parcheggio Zebra) adesso sarebbe permesso, e non si capisce con quale vantaggio per i cittadini. Mi sono permesso di formulare queste domande, pur consapevole dell’indegnità di questo diario del quale autorevoli odiatori, come il gatto padano, ripetono che non conta un cazzo e che non lo legge nessuno. Inutile dire che, nel caso in cui effettivamente la variante del Pgt comportasse un aumento rilevante della volumetria edificabile, mi aspetterei dalla dott.ssa Serra e dall’architetto Conti che continuassero a presentarsi candidati, anche alle prossime elezioni amministrative: se non altro, per dare seguito al loro progetto di sviluppo del paese bello da vivere, che altri amministratori potrebbero incautamente lasciar cadere.

    • ALGIDO permalink

      Se Angelo Gandolfi si fosse degnato a venire in almeno una occasione ai lavori della Commissione PGT (sporadicamente intervenne il Geom Fassi) capirebbe che non c’è nulla che non sia stato già visto e raccolto dai lavori di ben due commissioni PGT..
      Una Tecnica e l’altra di tipo piu politico. [Veda il punto 1 del commento seguente. N.d.Ar.]

      E questa è una prima differenza rispetto ai tempi del Gandolfi.
      Ricordo inoltre che Gandolfi ereditò i lavori del PGT già ben avviati dalla giunta Morelli (assegnati all’arch Buzzi mi pare nel 2006)

      Gandolfi decise di cambiare urbanista, non ci fu alcuna condivisione [Veda il punto 2. N.d.Ar.] e nessuna commissione e alla fine il 17 marzo (40 gg prima del voto) cercò di portare in consiglio un PGT quello sì mai visto.
      La sua stessa minoranza gli si rivoltò contro.
      e cadde due giorni dopo. [Veda il punto 3. N.d.Ar.]

      L’amministrazione Serra ha portato in approvazione il PGT entro il 2012 (8 gennaio 2013) pena il commissariamento dello strumento urbanistico, fermo non si è mai saputo il perchè per 5 anni).
      Ha promosso i lavori di due commissioni che hanno lavorato quasi un anno, confermato l’urbanista e adesso ha pure approvato la variante promessa.

      Il tutto dopo aver portato in consiglio già da tempo il Masterplan commerciale (da tempo, come Cavagna fingeva di ignorare)

      Come le hanno detto ieri il consumo del suolo agricolo è pari a zero, in conformità alla legge regionale 31.
      Il resto lo ha capito. [Veda il punto 4. N.d.Ar.]
      Brutto che Gandolfi se ne sia andato dopo pochi minuti senza aver mai e dico mai partecipato ai lavori di una commissione e nemmeno alle riunioni dei capigruppo. [Veda il punto 5. N.d.Ar.]
      Tra l’altro sopratutto riguardo alla Brembo e al Comparto commerciale, il lavoro è in continuità con le abbozzate ipotesi del SUO pgt.

      Lo ha riconosciuto l’ex Assesore Carrara che infatti, dignitosamente, ha preferito l’astensione. [Veda il punto 6. N.d.Ar.]

      Che dire delle Minoranze che rappresentavano comunque il 52% dei cittadini di Curno?

      LA Carrara per la lista Consolandi (11% nel 2012) si è astenuta.
      Gandolfi (22% nel 2012) non ha partecipato al voto

      Cavagna (lista Pout Pourry 20%) ha votato contro, senza ben inteso aver capito nulla..

      A me è parso un successo, chiaro, del lavoro della Maggioranza. [Veda il punto 7. N.d.Ar.]
      Una bella differenza con la seduta del 17 marzo 2012,

      Non si votò lo strumento che altrimenti sarebbe stato bocciato, dato l’orientamento dei presenti.

      Questo io penso

      • La variante del Pgt e l’arte di aggiustarsi le cose a modo proprio

        Quando una donna è furba, si dà molto da fare, mette nel sacco marito e comari, gode intensamente di piaceri carnali procurati dal concubito con parecchi uomini, e nonostante ciò vuol far credere di essere una madonnina infilzata, di lei si dice, talvolta: «Eh, quella è proprio brava ad aggiustarsi i cazzi a modo suo!».
        Qualcosa di analogo potrebbe (dico: potrebbe) dirsi dei furbissimi similprogressisti curnensi: si dicono progressisti, ma poi sono aziendalisti; fanno professione di disponibilità al dialogo giovanneo, poi però sono prepotenti e superbi; avevano esordito “insegnandoci” (loro ci insegnano sempre qualcosa) che «il territorio è una risorsa preziosa e limitata», poi però con questa variante del Pgt hanno incrementato la volumetria edificabile del 30%. Se ho capito male quanto mi è sembrato di udire in Consiglio, correggetemi. Ma, in ogni caso, fuori le cifre se non è del 30%, qual è la percentuale di incremento?

        Caveat (in linguaggio di cazzeggio giuridico) – Stabilendo questa analogia tra similprogressisti e furbette aggiustatrici di verghe non intendo affermare che i similprogressisti maneggino, agitino e brandeggino membri turgidi di slancio vitale, protesi all’occupazione di un territorio cavo, poco importa quale. Come ho già spiegato in un’altra pagina di Nusquamia, c’è differenza tra similitudine e analogia. O, meglio, nell’analogia la similitudine non è tra le cose (o le persone), ma fra le strutture, perché stabilisce «una somiglianza di rapporti fra proprietà definite in ambiti diversi».

        Ciò premesso rispondo alle osservazioni di Algido nel commento precedente.

        [1.] Ammettiamo che Gandolfi abbia fatto malissimo a non partecipare alle due commissioni edilizie. Questo non significa che quel che la Giunta serrana ha stabilito (e che le commissioni potrebbero avere condiviso, per quel che ne so) sia stato fatto nell’interesse autentico del popolo. L’interesse del popolo doveva emergere nella presentazione della variante del Pgt, in Aula consiliare, non può rimanere sommerso nel giulebbe mistico delle riunioni di Commissione. Un po’ di trasparenza, diamine! Perché questo – non dimentichiamolo – è il punto fondamentale, l’interesse del popolo.
        D’altra parte Nusquamia ha espresso più volte scetticismo sulle commissioni edilizie indette dalla dott.ssa Serra: sia per i criteri con cui sono state composte, sia perché non è difficile ipotizzare che le commissioni edilizie, in assenza di una forte volontà di non farsi condizionare dagli attori del territorio, possono diventare camera di compensazione delle pulsioni degli stessi (teoricamente non ci sarebbe niente di male, basta saperlo e fare la tara) nonché palcoscenico di esibizione da parte di urbanisti dilettanti.

        [2.] La condivisione – sia pure in modalità coglionatrice, com’è quasi sempre la condivisione in politica – era un lusso che Gandolfi non poteva permettersi, stante il conflitto permanente fra le due anime del Pdl e tenendo conto della circostanza che le azioni di inceppamento della macchina amministrativa erano perennemente all’ordine del giorno, per iniziativa della quinta colonna che operava in sintonia con il Pedretti.

        [3.] La congiura serrapedrettista era nell’aria da tempo. C’erano stati diversi tentativi di eversione (vedi quello sventato in extremis dal volantino “Mammuzza”), finora falliti, per il clima di diffidenza tra i congiurati stessi, che Max Conti si sforzava di mettere d’accordo. Quando però il 17 marzo 2012 Gandolfi presentò il Pgt all’approvazione del Consiglio, finalmente i congiurati trovarono l’unità e fecero saltare l’ordine del giorno: era un sabato. Il lunedì successivo i congiurati serrapedrettisti misero a segno la decollazione di Gandolfi con il contributo determinante di Locatelli (assessore di Gandolfi!).

        [4.] Per stabilire se un suolo è agricolo (o “verde”) forse basta passeggiare per Curno, osservare e ragionare. Le carte ufficiali possono stabilire quel che vogliono, i gran sacerdoti, interpreti delle cacate carte, possono dire quel che vogliono, ma non possono andare contro la natura delle cose e la nostra intelligenza delle cose medesime. Come vede, ritengo necessario considerare le cose in maniera radicale (Pannella non c’entra: voglio dire “alla radice”). Al pensiero unico tecnoburocratico e aziendalistico occorre contrapporre un pensiero scientifico e radicale, questa è forse l’unica via di sicurezza, al punto in cui siamo. È ignobile il giochino per cui se un certo livello di diossina nelle acque di Milano richiederebbe, in base a certi criteri di buon senso, provvedimenti drastici che non si è in grado di intraprendere o non si vogliono intraprendere, allora si fa una legge per cui quei livelli sono invece perfettamente ammissibili. Cose che succedono in Italia, pretendere di cambiare le cose cambiandone il nome.

        [5] Ammettiamo che Gandolfi abbia fatto malissimo a lasciare il Consiglio. Questa circostanza non rende migliore la variante del Pgt.

        [6.] L’argomento della Carrara a dimostrazione, vuoi della continuità del Pgt serrano con quello gandulfiana, vuoi, soprattutto, la bontà del medesimo è debolissimo. Guardi, non avrei difficoltà a dimostrare perché, glielo risparmio. Se però lei dice che non capisce perché, sarò costretto a sciorinarle la dimostrazione.

        [7.] Un successo alla conta dei voti non dimostra che quel che si è votato rappresenti l’interesse del popolo. Ricordo ancora una volta che questo è il punto della questione. Bisognava dimostrare che i provvedimenti di variazione del Pgt sono a vantaggio, tutti e singolarmente, del popolo: ma non è stato dimostrato niente. Si è detto – è vero – che questa variante costituisce il naturale completamento delle premesse del Pgt approvato nel 2013 e addirittura delle premesse del Pgt gandulfiano (così avrebbe sostenuto anche la fasciofemminista!). È stato detto, ma non è stato dimostrato. Ma, a ben vedere, qui ci troviamo davanti ha uno scarto nel ragionamento. Perché se dobbiamo ragionare in termini di interesse del popolo, non vedo perché si debba insistere sulla continuità. Infatti, a rigor di logica, l’interesse del popolo potrebbe anche richiedere una discontinuità. Insomma non facciamo della continuità una mistica.
        Il problema, il vero problema, cioè il problema non mistificato, è stabilire se questa variante sia vantaggiosa per la comunità dei cittadini. Poco importa che esso sia in continuità con questa o quella premessa. Se vogliamo ragionare onestamente e onestamente schierarci con il popolo, dobbiamo verificare la sussistenza di un interesse comune per i cittadini, e quello soltanto. Così come poco importa che la variante sia conforme a una certa procedura simil-aziendalistica (con proiezione di slàid, grafici Excel che l’officiante di turno presenta come ostie custodite nella pisside ecc.), visto che noi amici del popolo non ci facciamo abbacinare dalle lucette dell’aziendalismo. Le procedure devono essere schiave della politica, cioè dei cittadini, e non viceversa.

      • P.S. – L’inutilità e — forse — la pericolosità delle commissioni edilizie è ulteriormente dimostrata dalla mostruosità di questa variante del Pgt, se è vero: a) che le commissioni hanno “condiviso”; b) che la Giunta serrana ha elaborato la sua variante a sua volta condividendo le indicazioni della commissione. Proprio un bel risultato!

  7. Angelo Gandolfi permalink

    Consiglio comunale, 3 nov. 2016
    Imponente variante al Piano di governo del territorio

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    Egregio sig. Sindaco,

    la lettura dei documenti relativi alla variante del Piano di governo del territorio desta perplessità, e non poche; se associamo tali perplessità a quelle che insorgono dalla circostanza che la variante è stata presentata d’improvviso, a ridosso di convocazioni concitate degli aventi diritto a esprimere un parere, quasi senza preavviso, e senza aver dato ai consiglieri di minoranza l’opportunità di un’attenta riflessione, l’incontro delle perplessità diventa sconcerto. Tanto più che siamo a circa sei mesi dalle prossime elezioni e che propriamente non si direbbe che le varianti proposte siano di poco conto.
    Vero è che proprio questo si rimproverava a me, quand’ero sindaco, da parte di alcuni dei consiglieri qui presenti – i più autorevoli, allora come oggi, anche se la lista di appartenenza ha cambiato nome: ma c’è una bella differenza, io avevo la necessità di difendermi dagli agguati della quinta colonna. I signori dell’attuale maggioranza, invece, per quel che ne so, non godono del privilegio di annoverare nelle proprie file una quinta colonna.
    A occhio e croce si direbbe che con questa variante del Piano di governo del territorio la dott.ssa Serra e l’arch. Conti abbiano inteso, come si dice, “consumare” aree verdi o libere del nostro territorio. E se poi nei vostri documenti avete usato le gherminelle della “neolingua” iconica, per cui alcune aree da cementificare sono indicate in color verde, ebbene questa non sarà un’attenuante, ma un’aggravante, sotto il profilo etico-politico. Ma, a parte le gherminelle, se osserviamo l’impatto di questa variante del Pgt, non so se complimentarmi per la vostra bravura nell’aggirare le leggi vigenti o considerare la vostra abilità come una vera e propria iattura per i cittadini. Anche perché non è dato capire dai vostri documenti quale sia lo scopo della «colata di cemento» che un autorevole rappresentante della cosiddetta sinistra curnense rimproverava a me, laddove io non me la sono nemmeno mai sognata.
    Eppure nel vostro programma elettorale, quello in cui promettevate di «compiere le scelte più opportune per rendere Curno un paese in cui sia bello vivere» non vi peritaste di scrivere che «un paese in cui è bello vivere è un luogo in cui il territorio è curato, tutelato, trasformato secondo una pianificazione partecipata e coordinata». Domanda. Dov’è la tutela del territorio, e dov’è la partecipazione?
    Avevate promesso di «valutare attentamente l’espansione delle edificazioni, nella coscienza che il territorio è una risorsa preziosa e limitata»: mi domando se veramente abbiate valutato; e, se avete valutato, penso che sia doveroso da parte vostra spiegare ai cittadini le ragioni di queste trasformazioni. Perché, se non siete in grado di dare una risposta – intendo una risposta vera, non evasiva – ci mettete nelle condizioni di applicare il principio del politico democristiano buonanima secondo cui «a pensar male si commette peccato, però…». Avevate anche scritto di voler «contenere la continua espansione della media e grande distribuzione commerciale», dunque devo dedurre che abbiate inteso dare una risposta alle esigenze di espansione di altre attività, piccole ma in espansione. Ma quanto piccole allora?
    Eppure solo un anno fa l’assessore Conti motivava lo stallo al Pgt con l’inversione di tendenza rispetto alle aree edificabili: si pensava addirittura a una loro riduzione, su richiesta di alcuni proprietari e imprenditori. Ecco invece che, dopo solo un anno, non solo non proponete una loro riduzione ma addirittura, a fine mandato, alzate la posta. Dopo otto anni di crisi economica generalizzata, con un mercato immobiliare allo stallo, avete pensato di consumare ulteriormente un suolo ormai saturo; per giunta, in contrasto con le direttive della Legge Regionale n. 31/2014 sul consumo di suolo in Lombardia, senza nemmeno spiegarci perché. A meno che non vogliate spiegarcelo oggi.
    Ma voi – mi riferisco a lei, dott.ssa Serra, e all’arch. Conti – lo sapete bene: l’unica scappatoia prevista dalla Legge intesa a contingentare il consumo del suolo, sia agricolo sia libero, è che le modifiche a piani attuativi esistenti e l’eventuale ampliamento, siano giustificate dall’espansione di attività esistenti, «purché siano state attuate le previsioni di espansione già previste nel Piano» (art. 2, punto 3). Allora, a parte il caso della Freni Brembo e quello della Città Mercato, quali espansioni sono previste nelle altre aree, la cui nuova edificabilità non sia in contrasto con le disposizioni regionali?
    Mi aspetto, anzi i cittadini si aspettano una risposta precisa, dettagliata, area per area. Non sto chiedendo niente di irrituale, niente di esagerato, non starò a girare il coltello nella piaga e ricordare che nel vostro programma elettorale avevate promesso di «attivare canali permanenti di ascolto e di discussione: forum on line, commissioni consultive, comitati di quartiere, eventuali blog». Sappiamo tutti che queste sono baggianate elettorali, non ci facciamo caso. Vi chiedo però il giusto, vi chiedo di giustificare nel dettaglio la nuova edificabilità di queste aree che a mio sommesso parere non dovevano essere toccate, se non a fronte di un vantaggio preciso e considerevole per i cittadini.
    Vi ricordo che quando non mi opposi – come mi si voleva costringere a fare – a che venisse presentato in Consiglio il progetto dell’arch. Bodega, che il geom. Pedretti aveva definito ecomostro, ci fu da parte di autorevoli consiglieri qui presenti un’alzata di scudi, in sinergia con il Pedretti e con Locatelli, giusto per citare due autorevoli uomini politici: eppure quel progetto era tutt’altro che mostruoso, aveva un indotto economico, non consumava territorio e avrebbe portato nelle casse del Comune oltre 5.000.000 di euro, con evidente vantaggio dei cittadini, perché con quei soldi si sarebbero potute fare cose utili e non parate mediatiche.
    Lo so, dott.ssa Serra e arch. Conti, che queste mie parole sono inutili, perché avete dalla vostra una maggioranza compatta. Ma se rinunciassi a parlare sarebbe come dire che è inutile la mia presenza (infatti, a ben vedere, lo è davvero), e che è inutile, in generale, la presenza in Consiglio di una opposizione raziocinante. Allora, se non altro per giustificare la mia presenza, vorrei rivolgere un appello ad alcuni consiglieri:
    – mi rivolgo al dott. Benedetti, che è un esponente della sinistra storica di Curno, che per formazione non è certo un aziendalista, essendo un medico; dal quale perciò mi aspetto che possa somigliare a Basarov, l’antieroe nichilista di Padri e figli di Turgeneev, o a quell’altro medico che conosciamo nello Zio Vanja di Checov: uomini pervasi di un forte sentimento di amore per il popolo;
    – mi rivolgo al consigliere Cavagna il Vecchio, che ha un passato di sindacalista, anche se oggi ha ceduto alla tentazione di “creare” con il coworking solidale, in collaborazione con la dott.ssa Gamba, una sorta di improbabile e aziendalistica Repubblica felice, una enclave in una “Curno bella da vivere” di là da venire: anche lui, con il suo passato, come può pensare di privare il popolo di quel poco di verde che avanza?
    – mi rivolgo alle due consigliere giovani, ricordando che dopo la vittoria elettorale la dott.ssa Serra espresse entusiasmo per la presenza nella squadra della sua amministrazione di un numero considerevole di donne e, in particolare, di donne giovani: ebbene, a voi chiedo di esprimere tutta la vostra gioventù e la vostra diversità;
    – mi rivolgo alla consigliera garbata Raimonda Rizzo perché dimostri che la sua sensibilità sociale si applica anche agli uomini, ai suoi concittadini, non meno che ai cani.
    Mi rivolgo a voi perché esprimiate un voto contrario a questa proposta di variante del Pgt, qualora la dott.ssa Serra e l’arch. Conti non siano in grado di dare risposte esaurienti (non evasive) riguardo ai vantaggi che deriverebbero ai cittadini, e solo ai cittadini, dalla concessione d’uso delle nuove aree in discussione.
    Faccio altresì voti perché la dott.ssa Serra e l’arch. Conti si presentino candidati alle prossime elezioni amministrative, perché possano dire alle malelingue: Honi soit qui mal y pense!

    Angelo Gandolfi
    già sindaco di Curno 2007-2012
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    • Il gatto padano è un copione spudorato. Vediamo se copia anche questo


      Bergamo post del 4 novembre, in edicola per una settimana dall’uscita: prima pagina con lo “strillo” dell’intervista a Gandolfi (a p. 40). L’articolo porta il titolo “Gandolfi non si ricandida. E Serra pensa di seguirlo”.

      Abbiamo più volte segnalato che il gatto padano è un saccheggiatore micidiale e impunito della rete, nel senso che copia articoli altrui e li attribuisce a se stesso. Oppure saccheggia articoli altrui, si fa bello di considerazioni degne di nota sotto il profilo del contenuto, e della cura dell’espressione italiana, che a lui manca “onninamente”: vedi Vocabolario della Crusca), non cita la fonte e fa passare il tutto per opera sua.
      Poiché lo conosciamo bene, anzi si potrebbe dire che l’abbiamo studiato e “notomizzato” (come a suo tempo abbiamo fatto con il Pedretti, come adesso con la Serra e altri fortunati oggetti d’indagine), per noi è facilissimo identificare a colpo d’occhio quello che non è farina del suo sacco. Quindi con una semplice ricerca in rete – quasi sempre – siamo in grado di identificare la fonte da lui saccheggiata. Naturalmente, non c’è niente di male se si trascrivono brani di articoli altrui, soprattutto se inseriti all’interno di un ragionamento. È invece truffaldino: a) prelevare brani degli articoli altrui, appropriarsi del contenuto, non citarli e firmare il pezzo ottenuto mediante saccheggio con il proprio nome o con il proprio simbolo (nel caso del gatto padano, con il proprio simbolo, che poi sarebbe il gattoleone); b) copiare di sana pianta tutto un articolo, pubblicarlo sul proprio diario e non indicare la fonte (all’inizio dell’articolo, come fa per esempio il Foglio di Giuliano Ferrara, o alla fine, dove comunque va riportato il nome dell’autore).
      Per farla breve, nel numero 250 del diario felino, a p. 2 si legge un articolo che non sarebbe neanche male: infatti non è farina del suo sacco. L’articolo s’intitola, nell’originale come nella copia, “Quaranta punti di domanda”, ed è stato prelevato dal diario di una diarista di nome Sandra. Il gatto padano ha cambiato soltanto una parola dell’articolo, un aggettivo al femminile, riferito appunto all’autrice. Per confezionare il suo falso, il gatto furbastro ha volto l’aggettivo al maschile. È il punto in cui l’autrice parla di Udine e scrive: «Camminando attraverso il centro storico mi sono fermata per un attimo sotto la Loggia del Lionello…». Il gatto padano scrive invece, visto che è tanto furbo: «Camminando attraverso il centro storico mi sono fermato per un attimo sotto la Loggia del Lionello…». A scanso di equivoci fornisco il nesso che consente al lettore di leggere in rete l’articolo copiato: Quaranta punti di domanda.

      Ecco, poiché il quotidiano Bergamo Post in edicola questi giorni (ma c’è anche un’edizione in rete: Bergamo post) riporta un’intervista a Gandolfi, perché il gatto padano non copia quest’articolo? Non mancano gli spunti di riflessione interessanti, tra i quali segnalo questi due:
      a) «Non esiste un buon governo di destra o di sinistra. Esiste il buon governo, quello che auspichiamo per Curno»;
      b) «A mio parere un sindaco, per quanto designato da un partito, deve comunque perseguire il bene del popolo».
      E così i signori che pretendono di intercettare il sentire di destra o di sinistra dei cittadini, per poi coglionarli e intascare una carriera nel partito o nelle istituzioni, sono serviti.

  8. Torrido permalink

    Leggo, con grande stupore, le affermazioni del sig. Algido circa l’avvenuta condivisione da parte delle Commissioni dei contenuti di questa mostruosa variante al PGT (conosco due componenti della commissione urbanistica che si sono molto ma molto arrabbiati dopo avere letto le farneticazioni del Gelato), di suoli agricoli che secondo lui non sono agricoli perché facenti parte del master plan (sarebbe interessante che il ns curioso Gelido ci spieghi cosa sia il masterplan poiché, avendo una certa passione per l’urbanistica, non ne ho trovato traccia in alcun manuale), di avvenute approvazioni del masterplan in consiglio comunale (sarei curioso di sapere data e numero di questa delibera).
    Potrei scrivere fiumi di parole per smentire il Freddo, per ora però mi limito ad osservare gli sviluppi (soprattutto dopo aver letto e riletto una legge regionale del 2014 sul consumo dei suoli) seduto sulla riva di un fiume, si sa mai che possa passare il suo cadavere (politico, si intende). La saluto e stia sereno sig. Algido.
    P.S.: se vuole mi rendo comunque disponibile da subito, viste le sue neanche tanto velate minacce, ad accompagnarla alla magistratura, magari passando prima assieme al Balzer per un buon caffè e un cornetto alla crema.

    [Messaggio del gatto padano doc, o di persona da lui ispirata (ancora c’è qualcuno disposto a farsi ispirare da lui? Beh, in effetti, il Pedretti per un certo tempo fu ‘ispirato’), con probabilità del 90%, inferiore a quella di attribuzione dell’identità mediante l’esame del Dna (‘Solum certum, nihil esse certi’). N.d.Ar.]

  9. ALGIDO permalink

    Ho visto un bel Gazebo M5S a Curno in piazza, stamane..
    Ad animarlo (anzi lo ha personalmente organizzato) il già 3 volte assessore all’urbanistica Angelo Fassi. Cui dobbiamo la gran parte delle scelte urbanistiche dal 2001 in poi. [Insomma… N.d.Ar.]
    Le voci allora erano vere. Il Gruppo di Gandolfi si è accordato per portare a Curno M5S.
    [Qualora il movimento pentastrale si affermasse a Curno, potremmo assistere a una disfatta e, più che a un disfatta, a una polverizzazione della politichetta curnense. Facciamo il confronto con Torino, ‘si pava licet…’. Torino era stata amministrata bene dallo spilungone Fassino, tuttavia la “ggente” era talmente disgustata dal ricordo, ancora vivo, dell’egemonia del binomio Fiat + Pci, nonché dall’albagia presente del Pd, che poi votò per la Appendino.
    A Curno l’insoddisfazione ha un fondamento ineccepibile, molto più cogente, perché la dott.ssa Serra ha instaurato una tirannide fatta di conformismo politicamente corretto, velleitarismo progettuale con sperimentazione ‘in corpore vili’ (il corpo della cittadinanza), cattoprogressismo, aziendalismo; ha riservato una grande attenzione alla ricaduta mediatica delle numerose iniziative ed eventi (ho forse bisogno di ricordare i pretesti di apparizione fasciata e tricolorata?), mentre è stata distratta quando si trattava di prestare occhi, orecchie e cuore alle esigenze autentiche del popolo. Il quale ha maturato la convinzione che tutto quel che si fa in questo paese sia pensato non per il bene comune, ma perché gli amministratori e in particolare la Serra accumulino benemerenze che fanno punteggio ai fini di un’affermazione personale, nel partito e nelle istituzioni. Perciò anche a Curno i cittadini sono propensi a un voto di protesta, con buone prospettive di non fare un salto nel buio. Sì, il M5S potrebbe conseguire l’obiettivo di porre fine alla tirannide serrana senza consegnare il paese alla Ndoc-Nuova destra organizzata curnense, che non ha idee, non ha uomini, non ha cultura politica. Questo è sempre stato nei nostri auspici, come ben sa chi ci segue da tempo. Da sempre ci siamo proposti di mandare gambe all’aria la politichetta curnense e condannare all’esilio i suoi rappresentanti: i quali, se proprio ci tengono a continuare la celebrazione dei loro riti, potrebbero con il Pedretti, già in esilio politico, lasciare Curno, imbarcarsi su una nave e approdare a un’isola del Pacifico, per fondare con le loro famiglie una Nuova Curno, come fecero i pellegrini inglesi in America.
    N.d.Ar.]

    Quanto alle scelte urbanistiche. Non ci sarà difficoltà a dimostrare che le scelte attuali sono ben diverse da quelle abbozzate (e in presentazione) proposte da Angelo Gandolfi. Con evidente diminuzione del consumo del suolo agricolo.
    Le carte (2009, 2013, e poi 2016) son lì da leggere.
    [Appunto, leggiamole: lei sostiene che con la giunta serrana si ha minor consumo di terreno agricolo? Ma lei non aveva affermato che questa variante del Pgt non comporta consumo di territorio agricolo? Mi sembrava che Gandolfi non avesse consumato terreno agricolo. N.d.Ar.]

    Non è credo un caso che membri (di nomina minoranze) delle commissioni abbiano mandato messaggi di ringraziamento alla amministrazione per il lavoro svolto.
    [Generico: chi sono costoro? Non è così che si argomenta. Lei avrebbe potuto dire che il sig. Tal dei tali, nominato in commissione da tale gruppo di minoranza si è complimentato, e in quali termini. Perché anche questo è importante, su che cosa e in quali termini. Io potrei complimentarmi con la ministra Boschi per la dolcezza del suo eloquio, per i modi garbati, i begli occhi e per la sua prorompente beltà callipigia, ma non è detto che approvi tutto quel che dice, anzi. Anche se lei con quella bocca (e con tutto il resto) può dire quel che vuole, a differenza di altre e di altri. Ma se qualcuno dicesse che ho approvato qualche cazzata detta dalla Boschi, non la prenderei tanto bene. N.d.Ar.]

    Comunque… Nusquamia non è avversa alle operazioni mimetiche?
    [Siamo contrari alle gherminelle politiche, quelle per cui uno si aggiusta i cazzi a modo proprio, pensando ai propri interessi materiali, alla propria carriera ecc. Siamo favorevoli a mandare gambe all’aria la politichetta curnense, sbeffeggiare il giornalismo anglorobicosassone ecc. Avviene, per la cosiddetta eterogenesi dei fini, che il movimento pentastrale possa essere il nostro angelo vendicatore. Vi ricordate quando dicevamo “Pagherete caro, pagherete tutto”? Ebbene, potrebbe essere venuto quel momento. Del resto, perché rinunciare a questa dolce vendetta? Sarebbe sbagliato, lo dice anche il brocardo latino: Iniuriam facias nisi vindices. Cioè, commetti un’ingiustizia se non poni rimedio al torto subito. Del resto, passando davanti al gazebo, pare che la dott.ssa Serra abbia detto: «Mossa intelligente, mossa intelligente!». Se lo dice la dott.ssa Serra… N.d.Ar.]

    Allora che dire dei cosiddetti “nuovi” M5S di Curno?
    [Tempo al tempo. N.d.Ar.]

  10. La Rivoluzione d’Ottobre e la rivoluzione matematica

    Mi è capitato di parlar male di Piergiorgio Odifreddi, noto divulgatore scientifico, il cosiddetto “matematico impertinente”: si veda Ne ultra crepidam sutor!, che è uno degli articoli più letti di Nusquamia, dopo “Il sindaco”, “la sindaco”, “la sindaca” o “la sindachessa”?. Però è quasi sempre interessante leggere quanto scrive o va dicendo un po’ dappertutto in Italia (io non vado a sentirlo per non gonfiare il suo ego, però mi càpita di sentire la registrazione delle sue conferenze, su YouTube).
    Per esempio oggi sulla Repubblica scrive qualcosa di interessante su un possibile nesso tra la Rivoluzione d’Ottobre e la matematica. Intanto la Rivoluzione d’Ottobre, a rigore, dovrebbe essere la Rivoluzione di Novembre: cominciò infatti la sera del 24 ottobre 1917, è vero, ma secondo il calendario giuliano, che la Chiesa ortodossa continuava ad adottare. Noi invece utilizziamo il calendario gregoriano, [*] e il 24 ottobre 1917 della Chiesa ortodossa corrisponde al 6 novembre 1917 per noi occidentali e, oggi, per i russi stessi. Fra un anno cadrà il centenario.
    Ora, il padre di Lenin, llja Uljanov, era un matematico, ed era discepolo di Nikolai Lobachevskij, l’inventore della geometria non euclidea, con il quale si era laureato all’Università di Kazan. La stessa università dalla quale lo studente Vladimir Uljanov, cioè Lenin, figlio di llja Uljanov, sarebbe stato espulso per aver partecipato a una dimostrazione antizarista.
    Quella di Lobachevskij fu senz’ombra di dubbio una rivoluzione: non sociale, ma matematica. Osserva Odifreddi che «senza la geometria non euclidea, ad esempio, Einstein non avrebbe potuto immaginare la relatività generale, e noi non potremmo usare i navigatori satellitari». Odifreddi, che è un po’ reazionario, conclude il suo articolo con queste parole: «le rivoluzioni politiche passano, quelle scientifiche restano». A me invece piace pensare che vi sia un nesso tra rivoluzione matematica e rivoluzione sociale; penso anche che, in generale, pur senza rivoluzioni, le trasformazioni sociali debbano essere pilotate da un pensiero scientifico e non cazzeggiante. Vedi Carlo Cattaneo e il suo Politecnico, «Repertorio mensile di studj applicati alla prosperità e coltura sociale», fondato a Milano nel 1839. Ho visto che vendevano una raccolta di articoli del Politecnico, in una bancarella di fronte al Palazzo della Ragione, Milano. Speriamo che Salvini non abbia ordinato ai suoi sgherri di acquistare il libro per strapparne le pagine e farne carta da culo. Si veda su Nusquamia il manifesto programmatico del Politecnico, e si faccia il confronto fra le parole di quell’uomo santo e le cazzate sparate quotidianamente da Salvini.

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    [*] Papa Gregorio XIII riformò nel 1582 il calendario giuliano, che nasce a sua volta da una precedente riforma del calendario, fatta da Giulio Cesare (!). I paesi protestanti per dispetto, non vollero accettare il nuovo calendario, anche se fondato su presupposti scientifici. Quando finalmente il calendario gregoriano fu adottato in Inghilterra, fu accolto malissimo perché, tra l’altro, operava un furto del tempo, o, perlomeno, così sembrava al popolo minuto.

    • Memento per il gatto padano

      Gatto padano, prova a leggere l’articoletto qui sopra, e vedi un po’ come dovresti fare, se ne sei capace. Cioè, potresti leggere un articolo e prenderne spunto (non è vietato: anzi…), potresti riportare tra virgolette le parole estratte dall’articolo e, ovviamente, citare l’autore e la fonte (per un eventuale riscontro); infine, potresti provare a dire qualcosa non dico intelligente, ma possibilmente non banale. È lecito battere il chiodo sempre sulla stessa cosa (modestamente, noi siamo specialisti nella tecnica del tormentone), ma introducendo opportune variazioni: Varietas delectat, come scrisse Antonio Salieri a commento dell’Armida, dramma per musica (1771). Potresti anche proiettare certe relazioni strutturali da un campo all’altro, come fece Goethe, per esempio, trasferendo il fenomeno delle affinità elettive dalla chimica all’erotismo: è un procedimento più che lecito, fondamentale talora nel processo creativo, sia in campo lettarario, sia scientifico. O anche introdurre chiose, prendere spunti per digressioni più o meno utili, più o meno prevedibili, come abbiamo fatto noi che da Lenin siamo passati a Cattaneo e da Cattaneo a Salvini. Tu invece che fai? Copi, copi spudoratamente, ti attribuisci l’opera dell’ingegno altrui. Vergogna, gatto padano!

  11. Maleducati! Hanno lanciato crisantemi alla Boschi

  12. Spunti di rifessione per la dott.ssa Gamba

  13. «Ogni sindachessa fa da battistrada ad altre sindachesse»: lo dice Vera Babun

    “Sorella” Vera Baboun, sindachessa di Betlemme, ha affermato:

    Every woman who becomes a mayor is taking the road not taken and opening that road for other women.
    Vera Baboun, mayor of Bethlehem

    La frase è riportata in un recente articolo del Guardian: Can cities be feminist? Inside the global rise of female mayors.
    Vedete, lo dicevamo, qualche tempo fa: la successione alla dott.ssa Serra spetta alla dott.ssa Gamba, in quota rosa (Cavagna il Vecchio si rassegni: così vuole la Costituzione materiale, a Curno e altrove). Lo dice — soprattutto –Vera Baboun, “Vera la terribile”, sindachessa instancabile, insediata dall’Autorità nazionale palestinese dei territori occupati, in quanto cattolica, perché venisse a fare pubbliche relazioni anti-Israele in Italia, paese apparentemente cattolico, apparentemente cristiano. L’attività di pubbliche relazioni della Baboun è stata fiancheggiata e gestita dalle Acli.
    La Baboun è doppiamente “sorella” della dott.ssa Serra, che l’ha accolta entusiasticamente a Curno, due anni fa e l’ha presentata alla popolazione nella sua veste ufficiale di madonna pellegrina: in quanto sindachessa, e in quanto studiosa del “gender”. Ai cittadini di Curno quando la madonna pellegrina palestinese si presentò al paese bello da vivere, non rimase che subire e condividere, condividere e subire, a meno che proprio non volessero essere considerati corpi estranei al consesso civile. Il similgatto padano scrisse che era colpevole non essere presenti a incensare (o “turibolare”: ecco, gatto padano, un esempio di uso corretto del vocabolo, in questo caso verbo e non aggettivo, e nemmeno sostantivo; impara, copione!) la sindachessa mistica, della quale qui sotto forniamo una foto, a passeggio con Cameron a Betlemme. Vabbè, la Serra si farà fotografare, fasciata e colorata, insieme con sorella Hillary, nella camera ovale, quella dove la Lewinski irrumava Bill (e, viceversa, la Lewinski fellava Bill; in inglese ormai lewinsky significa “pompino”; per esempio, in ambito aziendale: Betty gave the CEO a lewinsky and now she’s got that phatass corner office on the 2nd floor: “Betty ha fatto un pompino all’amministratore delegato e ha ottenuto quel fottuto ufficio d’angolo, al secondo piano”).

  14. Il destino politico della dott.ssa Serra dipende dalla vittoria di “sorella” Hillary


    Sorella Hillary ridanciana, come il solito, in un tipico atteggiamento strafottente, che fa di lei la donna più antipatica d’America. Eppure, forse, vincerà le elezioni. Tutta colpa di Trump.

    Immagino che la dott.ssa Serra segua minuto per minuto il travaglio di sorella Hillary. Com’è noto, i loro destini sono intrecciati. Ecco intanto un ritratto di sorella Hillary, che prelevo dal Foglio di Giuliano Ferrara:

    Avvocato, First Lady, Segretario di Stato, senatore e candidato dalla presidenza degli Stati Uniti. E’ nata a Chicago nel 1947, è moglie, mamma e nonna. Un caterpillar che sorride mentre ti sta strozzando. E’ il candidato più vincente-senza-dubbio-ma-anche-no della storia d’America. Wall Street la ama (e finanzia). Ha sostenuto la guerra in Iraq e in Afghanistan, poi si è pentita. Anche la guerra in Libia porta la sua firma, non si è pentita. E’ l’eroina dell’America del progresso, all’inizio degli anni Novanta fu tra i primi cento avvocati più influenti degli Stati Uniti e da allora non ha mai smesso di influenzare. Passa tra gli scandali come se fossero porte girevoli, una farfalla con le ali di titanio. Ha un problema con la gestione delle email e il capo dell’Fbi. Supererà anche questa (fatto). E poi, ne ha viste di peggio: ha sposato Bill Clinton nel 1975 e nel 1998 lo ha perdonato. Clinton su Clinton: “Bill e io abbiamo iniziato un discorso nella primavera del 1971, e più di trenta anni dopo non lo abbiamo ancora terminato”. Con Bill? Macché, Hillary ha iniziato un discorso con l’America. Lo finirà o continuerà?

  15. Metafore curnensi
    I pentastrali a Curno, lo sconcerto dei signori della politichetta, Carl von Clausewitz

    Si ha notizia della costernazione del Pedretti, il quale è stato informato della presenza di un gazebo a Curno recante il vessillo del movimento pentastrale.
    Ma il Pedretti ormai conta ben poco, dunque andiamo innanzi. Val la pena osservare, invece, che in generale, tutti i politici indigeni, nonché tutto l’indotto della politichetta (pupi e burattinai parimenti) sono in grandi ambasce. Poco meno di cinque anni fa avevano organizzato l’eversione dell’amministrazione Gandolfi, pensavano di vedersela nel maggio 2017 ancora fra loro, nel rispetto degli attori del territorio (che invece noi non rispettiamo, visto che sono così prepotenti), officiando imperterriti i soliti riti di coglionamento del popolo: tavole rotonde con Misiani, blitz di Salvini, interventi a tutta mascella di Alessandro Sorte, interviste e conigli mediatici, in realtà comunicati trascritti da giornalisti anglorobicosassoni, passerella finale alla televisione locale. Ecco invece entrare in gioco una variabile indipendente, che paventavano da tempo – è vero – ma che con il trascorrere dei giorni consideravano gongolanti un’eventualità sempre più improbabile. Invece no: ecco il gazebo, addirittura spunta Fassi, e al gazebo si è visto perfino Gandolfi, anche se i ruoli non sono definiti. Infatti non lo sono, e tali devono rimanere: indefiniti, finché ci piacerà che sia così. Rispondiamo ai cittadini, non agli inquisitori della politichetta (ma chi si credono di essere?). Del resto, siamo filosoficamente indeterminati (principio di Heisenberg), la determinazione per la determinazione è roba buona per le sciacquette e i mostri di Maria De Filippi.
    Lo sgomento dei politici indigeni è generalizzato, anche se per ora allo scoperto è uscito soltanto il Pedretti (bravo, 6+!), politicamente disoccupato con un gran desiderio di tornare nel giro della Nuova destra organizzata curnense, preceduto da una nota acidula e coperta, sotto traccia, di Algido.
    Il Pedretti riferendosi a Fassi e a Gandolfi, parla di “spazzatura” della politica curnense. Mah, forse avrà utilizzato una qualche neolingua che non conosco, per cui chi è onesto (Fassi, Gandolfi) è chiamato “spazzatura” e chi lo è un po’ di meno sarà detto “filantropo”. Che sia questo il populismo?
    L’Algido ha scritto che «ad animare [il gazebo c’era] il già 3 volte assessore all’urbanistica Angelo Fassi, cui dobbiamo la gran parte delle scelte urbanistiche dal 2001 in poi». Ho chiesto ad Angelo Fassi come stessero le cose; ho appreso così che fu assessore all’urbanistica una volta soltanto, durante il primo mandato. E che quel piano regolatore (credo che allora si chiamasse così) non fu una roba tirata per il capelli, e concitata, anzi quella roba fu “condivisa”, anche se allora non usava questa brutta espressione, con fini di mistica coglionante. Più in particolare, quel piano regolatore fu condiviso, se ho capito bene, da Vito Conti, attuale vicesindaco. Qui si pone il problema se aver contribuito, a vario titolo, alla stesura di un piano regolatore (oppure di un Pgt, oggi), sia un reato. Perché allora bisognerebbe mettere sotto accusa anche Vito Conti, per quel piano regolatore e soprattutto per questo Pgt attuale, cosa che io escludo che si debba fare, e che forse lo stesso Algido non voleva fare.
    Dunque, faremmo meglio a discutere, come ho proposto più volte in questa pagina, sull’effettiva utilità popolare di certi assetti del Piano generale del territorio. Qualcuno è in grado di dimostrare che la qualifica di nuovi terreni come idonei a interventi di edilizia privata risponde al progetto di bellezza intensiva di Curno, di sensibilità ecologica e amore generalizzato per il verde, tanto sbandierato dai serrani? E i cani, qualcuno si è preoccupato di che cosa possono pensare i cani di questi interventi?

    Da ultimo, non è peregrino domandarsi se questa uscita quasi simultanea del Pedretti e di Algido possa preludere a un ritorno al patto di unità d’azione dei signori della politichetta, e degli attori del territorio, naturalmente (ça va sans dire) contro ogni tentativo di riprogettare la politica senza tenere conto delle loro personali predilezioni, ma “al servizio del popolo”, come si diceva un tempo. Francamente, non credo che ciò possa avvenire, perlomeno non con la partecipazione del Pedretti: è un dato infatti acquisito, ormai da tutti, che a mettersi con il Pedretti c’è soltanto da perdere. Il Pedretti è un peso sulla coscienza politica dei signori della politichetta: tutti, nessuno escluso, sarebbero disposti a pagare somme favolose, pur di poter dire di non aver mai avuto che fare con il Pedretti. Si veda anche Roberto Calderoli, che pur di non incontrare il Pedretti abbandona Curno e Mozzo al loro destino.
    Dò invece per scontato che l’apparizione di questa variabile indipendente nell’agorà di Curno – parlo evidentemente del movimento pentastrale – genererà un’alzata di scudi e uno scandololezzamento generalizzato nei politici indigeni: ce ne darnno riscontro le loro boccucce atteggiate a culo di gallina.
    Diventando sempre più cattivi di giorno in giorno, i nostri avversari ci racconteranno — chi in termini soavemente ipocriti, chi con toni grevi — che Fassi apparteneva alla Lega nord, mostrando di ignorare che Fassi era un leghista autonomista e dal volto umano, mentre i suoi accusatori andavano a braccetto con il Pedretti (Marcobelotti non ha mai rivisto la posizione di Fassi e Donizetti, anche dopo che Pedretti teoricamente non contava più niente: questo è iol peccato originale della sua gestione). E dimenticheranno di dire che la Lega nord è un coacervo fascioleghista e, di fatto, un partito nemico del Nord. Ci racconteranno che Gandolfi fu del Pdl, facendo finta d’ignorare che lo fu per pochi mesi, quando la quinta colonna del Pdl e la componente schettineggiante e formigoniana dello stesso partito se le davano da orbi; e che quella temporanea iscrizione aveva il significato di una richiesta al direttivo provinciale del partito di porre termine al gioco al massacro, che invece continuò.
    Faranno finta di ignorare che noi resistenti siamo sempre stati contro i signori della politica; contro la doppiezza della politica stessa che ritiene normale agire in un modo, quando è alla luce del sole, e in un altro modo appena ha la possibilità di coglionare i cittadini, nelle camere segrete del potere; contro il pessimo servizio reso ai cittadini dalla stampa anglorobicosassone; soprattutto, siamo contro i similprogressisti che non sono per niente progressisti, ma un gruppo di potere ben organizzato, e siamo contro la sgangherata rappresentanza della destra, pessimamente organizzata, oggi confluita in una abborracciata Nuova destra organizzata curnense. Ci siamo sempre espressi perché Curno non cadesse dalla padella serrana nella brace dell’incompetenza politica di un Cavagna il Giovane (il discorso non cambia quando Cavagna il Giovane sarà sostituito da qualche personaggio usa-e-getta, con un profilo assimilabile a quello di un “Claudio Corti sindaco”).
    Ebbene, se il conseguimento dei nostri obiettivi è possibile con il movimento pentastrale, perché rinunciarvi? Solo perché qualcuno alla luce del sole fa la boccuccia a culo di gallina e qualche scribacchino nelle tenebre sta vergando un volantino anonimo? Carl von Clausewitz scrisse che «la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi». I resistenti amano la buona politica e sono in guerra praticamente da sempre: contro la politichetta, contro l’egoismo dei politicanti e contro la stampa anglorobicosassone. Vedere con simpatia la discesa in campo del movimento pentastrale per noi significa non solo continuare la guerra, ma continuare la guerra con un armamento che speriamo sia micidiale per i nostri avversari.

    Adesso, se volete, signori avversari più o meno (s)leali, scatenatevi pure.

  16. L’astuzia contadina del gatto padano
    Il gatto padano fa il furbo. Ma noi lo conosciamo come le nostre tasche, e avevamo previsto la sua mossa. Così il gatto s’intorta ulteriormente, tutto da solo

    In un commento precedente (Il gatto padano è un copione spudorato. Vediamo se copia anche questo) avevamo segnalato che il gatto padano, nonostante le nostre severe ma divertite diffide continuasse a copiare. Nell’articolo segnalato, perché si credesse che quella era farina del suo sacco, i gatto è arrivato a falsificare la concordanza del participio passato (nell’originale si leggeva “mi sono recata“, lui ha corretto “mi sono recato“). Già, perché noi, solo perché abbiamo avuto la fortuna di avere una buona eucazione (non è merito nostro, d’accordo) saremmo dei fessi, secondo lui: come nel romanzo di Panzini, Il padrone sono me, dove si parla del figlio del guardiano del podere, un contadinello furbetto che, divenuto grande, s’impossessa della proprietà dei padroni, troppo occupati a coltivare l’astronomia, la scienza e il socialismo umanitario, mentre lui, invece, guarda al sodo: sulla scienza e sui buoni sentimenti scorreggia volentieri.
    Peccato che, a differenza dei gatti che solitamente sono intelligenti, questo gatto padano sia testardo come un mulo. Insiste e imbroglia le carte. Ecco che cosa scrive, negando di essere stato pizzicato in un falso e aggiungendo falso al falso:

    Maestra, il Gatto Padano ha copiato di nuovo il compito! annuncia urbi et orbi il tenutario ing. [Aristide] della-sulla Latrina di Nusquamia. Probabilmente l’ing. [Aristide] non ha scaricato tutta la pagina dal momento che in fondo alla stessa c’è un link che porta alla pagina dell’originale.

    Ma c’è veramente questo link, cioè questo nesso che porta all’originale? Certo, adesso c’è, ma prima non c’era. Il gatto, che è contadinamente furbo, l’ha aggiunto adesso. Ancora una volta, lui si permette di fare così perché sinceramente convinto che noi siamo fessi, evidentemente. Peccato che si sia dimenticato di correggere quel participio passato («Qualche giorno fa mi sono recato a Udine…»). Coraggio gatto, correggi anche qui, e l’opera è completa!

    Era tutto previsto – Noi che conosciamo il gatto come le nostre tasche, avevamo previsto questa mossa (come del resto abbiamo previste altre gherminelle curnensi, più importanti, basandoci sullo studio psicologico dei personaggi, cosa della quale il Pedretti ebbe a lamentarsi in una sua denuncia). Perciò il giorno sabato 5 novembre abbiamo fatto una copia della pagina felina, a futura memoria, come attesta il talloncino del documento ottenuto con la funzione “Salva pagina con nome…”, accessibile dal menu “File” del cosiddetto browser, cioè del sistema di navigazione reziale. Ecco il talloncino:

    Se uno va a vedere la pagina felina, oggi, in effetti trova il nesso di riferimento all’originale, aggiunto or ora, come si è detto, e come si vede in questo dettaglio qui sotto:

    Ma il 5 novembre, quando abbiamo salvato la pagina che lì si trovava dal 1° novembre, il nesso non c’era, come mostra il totale della pagina felina:

    E il nostro commento porta la data del 5 novembre, appunto.

    Sì, lo so, adesso il gatto dirà che ho lavorato di Photoshop. Ma chi ci crede? Chi sia il gatto padano è ben noto, chi volete che gli dia credito? Così come è noto che Aristide si diverte a strigliare gli avversari, punirli e ridicolizzarli con le sole armi del ragionamento, senza insultare nessuno, senza falsificare un bel niente (il bello sta proprio qui), senza cazzeggiare e sempre con il sorriso della ragione a fior di labbra.

  17. Paginone con intervista alla dott.ssa Serra, sull’Eco di Bergamo

    Sull’Eco di Bergamo dell’8 novembre è pubblicato un paginone tutto serrano, al quale ha dato spunto la variante al Piano di governo del territorio di Curno, recentemente adottata. Curno — lo ricordiamo per i lettori forestieri — sarebbe il “paese bello da vivere” del quale la dott.ssa Serra è sindachessa. L’articolo è corredato da foto della dott.ssa Serra, non più sorridente, come siamo abituati a vederla da sempre, ed è firmato non da Remo Traìna, non da Fausta Morandi, la giovane giornalista — di area Pd, credo — che intervistò la Serra al tempo della diceria sulla moschea, ma da Lucia Ferrajoli, rotariana.
    L’intervista non contiene niente di nuovo, che già non sapessimo o non avessimo presentato su Nusquamia. Inutile ripetere le stesse cose. Come osservò un giorno Roberto D’Agostino, nell’epoca in cui tutto è già stato detto, alle volte la notizia non in è quel che viene scritto (nel giornalismo cartaceo) o detto (nel giornalismo televisivo), ma nella circostanza, o nel modo con cui si scrive o dice. Per esempio — ma questo è un caso limite — la Gruber parla della Leopolda, ma la notizia vera, almeno per alcuni, è sul modo con cui la Gruber sia eventualmente riuscita a nascondere le rughe sul collo. In quest’ottica di notizia circonstanziale esaminiamo l’incipit dell’articolo:

    «Finalmente abbiamo adottato la variante al piano di governo del territorio”. Il sindaco Perlita Serra sorride soddisfatta dietro la scrivania al primo piano del Municipio di Curno.

    Intanto ci complimentiamo con la giornalista che ha scritto “Municipio di Curno” e non “Casa del Comune”, come insistono a scrivere i similprogressisti. Ciò premesso, ci ha colpito il fatto che la dott.ssa Serra sorridesse. Non potendo mettere in dubbio l’osservazione della giornalista, osserviamo che da un po’ di tempo a questa parte, da almeno due sedute di Consiglio comunale, la dott.ssa Serra non sorride più. Con noi non sorride più, è come se si fosse imposta di non sorridere. Niente grandi risate dopo le osservazioni di Gandolfi, per esempio: ricordo un’occasione in cui Gandolfi accennò alla candidatura di Bergamo come capitale della cultura: la dott.ssa Serra rise sonoramente, piegandosi sulla scrivania e nascondendo il volto tra le braccia protese, ed era come se dicesse “Ragazzino, questo è un argomento mio, di queste cose mi occupo io, questo è il mio specifico: fatti in là, e lasciami lavorare!”; ultimamente, non abbiamo visto nemmeno un mezzo sorrisetto asseverativo, a mo’ di chiusa di sue osservazioni che, nelle intenzioni, devono essere assolutamente “condivise”, e il significato è questo: “La questione si chiude qui: basta, punto, non m’interessa!”.
    La stessa fotografia pubblicata sull’Eco di Bergamo (qui sopra) non ci presenta più la dott.ssa Serra trionfante, anche prima del trionfo, quella di cinque anni fa (vedi sotto): allora era più che sorridente, il look giovanile e determinato, lei tonica, palestrata, biciclettata, con foulard arancione.
    Improvvisamente, da un giorno all’altro, la dott.ssa Serra ci è parsa un’altra. E allora ci domandiamo che cosa possa essere successo. Una prima ipotesi è che la dott.ssa Serra sia veramente stanca, come già abbiamo avuto modo di osservare: se per caso a questa sua stanchezza, che potrebbe essere non solo politica, contribuisse un malessere corporale, sappia la dott.ssa Serra che non siamo delle bestie e che ce ne dispiace. Nella tenzone politica ci piace avere la meglio sul piano dialettico, certo non con le denunce, con lo spargimento di volantini anonimi e calunnie in generale, stringendo alleanze immonde o commissionando sortilegi e riti vudù.
    Rimane però l’altra ipotesi, quella che la dott.ssa Serra voglia trarci in inganno con un gioco di dissimulazione: che cioè, per mascherare precise ambizioni ad ampia gittata, anche internazionale, abbia scelto un look dimesso; avrebbe deciso di non dare nell’occhio, soprattutto adesso che i cittadini sembrano aver capito a che cosa mirasse il grande attivismo serrano, la raffica di eventi con retroterra politicamente corretto promossi dalla sindachessa a ogni pié sospinto, gl’interventi fasciati e tricolorati, puntualmente fotografati e doverosamente presentati sulla stampa anglorobicosassone, a ritmo incalzante. Ma la popolazione rimaneva sempre più perplessa: perciò la dott.ssa Serra e i suoi consiglieri d’immagine (Max Conti è uno di questi?) avrebbero stabilito che era venuto il momento di ribaltare il look. Beh, speriamo che non si arrivi a un look del genere “casalinga di Voghera”.

    • Alessia, IV liceo permalink

      @Perlita Serra
      @Massimo Conti

      Despicere
      to look down on
      nach unten aufblicken
      regarder de haut en bas
      mirar por encima de hombro

      • La simpatia, la superbia e il successo

        Credo che lei intendesse significare che sia la dott.ssa Perlita Serra sia Max Conti sono superbi e che chi di superbia colpisce di superbia perisce.
        Mi permetto tuttavia di fare una distinzione tra i due. Quella di Perlita Serra è una superbia con il botto, mentre Max Conti è uomo di superbia semplice. Infatti la dott.ssa Perlita Serra ritiene di essere perfetta così com’è e che niente debba essere messo in discussione nel suo modo di proporsi all’ignobile plebaglia, alla quale non rimane che sottomettersi, in modalità di condivisione forzata. Invece Max Conti in alcuni tratti del suo carattere mostra di rammaricarsi di non essere abbastanza simpatico e vorrebbe fare qualcosa per migliorare la propria immagine.
        Questa differenza di impostazione nasce – credo – dal fatto che la dott.ssa Serra può dirsi una persona arrivata, anche se la recente sconfitta di sorella Hillary Clinton in qualche modo ne ha appannato l’immagine. Ma, onestamente, chi può pensare che la famiglia Clinton abbia perso per sempre la sua capacità di influenzare i destini del mondo? Certo, la signora non è arrivata alla stanza ovale con il carrello dei disinfettanti, ma la famiglia non è per niente archiviata.
        Analogamente, anche sorella Perlita, dopo un iniziale vacillamento, dovuto alla ripulsa subita da sorella Hillary, potrebbe risorgere, e il look dimesso recentemente ostentato potrebbe essere – come abbiamo osservato in questa stessa pagina – solo una questione di tattica, mentre la strategia rimane quella di sempre.
        Di Max Conti invece non si può dire che sia “arrivato”: deve ancora arrivare. Fra l’altro, chi ha buona memoria ricorderà che Max Conti qualche anno fa esprimeva rammarico per il fatto che la sua generazione non arrivasse generalmente a toccar palla, con qualche eccezione: a quel tempo le eccezioni erano Roberto Pedretti e Cesare Zapperi, che con Max Conti formavano il magnifico trio dei provinciali bergamaschi alla conquista del potere ambrosiano. Ma le Parche lavoravano instancabili al filo assegnato ai tre uomini, senza tener conto delle loro ambizioni smodate, in particolare fu sorda a ogni tentativo di manipolazione Làchesi, la Parca che presiede al destino. Ed è così che le cose presero un’altra piega.
        Ancora non è chiaro se la dott.ssa Serra prenderà la strada di una irresistibile affermazione nel contesto istituzionale internazionale (non dimentichiamo che, fortunata lei, può vantare la cittadinanza svizzera), o se, qualora non si trovi niente all’altezza delle sue aspirazioni, si ritirerà sdegnata dalla vita pubblica e farà la nonna. Certo è che Max Conti – e non avrebbe tutti i torti – non può dirsi soddisfatto del confronto tra l’affermazione della dott.ssa Serra, proiettata verso traguardi spaziali, e la sua: tanto più che la presidenza di Bergamo Europa, da parte di Max Conti, si è dimostrata una specie di letto Procuste aziendal-sindacalista. Lui sognava una designazione di tipo culturale, si è dovuto accontentare di un incarico flaccidamente burocratico.

  18. Le nuove frontiere delle cultura: mangiare bene, mangiare tutti, mangiare giusto

  19. Sorella Hillary piange: gli osservatori politici a questo punto spostano la loro attenzione su sorella Perlita

    Hillary Clinton, la donna più antipatica d’America, improvvidamente candidata dai democratici per la corsa alla casa Bianca, contro il tamarro Donald Trump, ha perso. Immagino che a questo punto non subiremo più l’onta di quelle sue risate sguaiate, strafottenti, ormai consegnate alla storia come simbolo indisponente dell’arroganza del potere.
    E la dott.ssa Serra, quella dei sorrisetti asseverativi con i quali solitamente troncava ogni possibilità di replica (avendo lei il bastone del comando)? La vittoria di sorella Hillary avrebbe fatto gioco all’affermazione OltreCurno di sorella Perlita. Così non è stato. Non pochi osservatori politici a questo punto pensano che la dott.ssa Serra, qualora non le sia offerto un incarico politico e istituzionale all’altezza dele sue aspirazioni, possa sdegnosamente ritirarsi a vita privata e fare la nonna.

  20. Donald Trump è un tamarro, ma la colpa della sua elezione è tutta delle sciacquette PC (politicamente corrette)
    Sorella Hillary non ride più, il suo proclama di castrazione globale è rimandato sine die. Noi festeggiamo guardando un film di Lattuada

    • Alla faccia del gatto padano, di sorella Hillary, di Vera Baboun e di Martha Nussbaum
      Come diceva Brancaleone da Norcia: «Godiamo e pecchiamo!»

      Vi è piaciuto il film? Sì, lo so la qualità del video lascia a desiderare. Ma questa è l’unica versione completa disponibile (ce ne sarebbe un’altra in inglese, ma anche in quella la qualità del video è bassa). In compenso in rete si trovano gli spezzoni in buona qualità video:
      • Nastassja Kinski 01 (ma l’audio è in russo)
      • Nastassja Kinski 02 (l’audio è in italiano)
      • Nastassja Kinski 03 (in italiano)
      • Nastassia Kinski 04 (in italiano)
      • Nastassja Kinski 05 (in italiano)
      Insomma, con un po’ di pazienza, potete vedere tutto il film in buona qualità, e tutto in italiano, tranne i primi 24 min.

      Intanto, diamo un dispiacere al gatto padano (e un piacere a noi stessi) rivedendoci il quarto spezzone, vero e proprio oggetto di culto:

      Lasciate che il gatto padano si “ingriffi”; si vendicherà scopiazzando un altro articolo e pubblicandolo sul suo diario, a nome suo. Chissà che ce ne importa.

      P.S. – È sconsigliabile andare alla ricerca di foto e dichiarazioni recenti di Nastassja Kinski. Come dice l’Ecclesiaste (è un libro della Bibbia che però adesso, in ambito cattoprogressista chiamano Qoelet: per maggiori ragguagli chiedere alla dott.ssa Serra):

      Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci…

      • Nota che questo film non potrebbe essere ambientato al nostro tempo, adesso che la prova del Dna potrebbe fugare o confermare i dubbi dell’architetto di giardini, interpretato da Marcello Mastroianni. Va bene, gli avvocati di Bossetti direbbero in sede di cazzeggio giuridico che la prova non è conclusiva: dicono che la certezza dev’essere assoluta. Noi ci contentiamo di verità probabili (e, naturalmente, chiediamo una quantificazione della probabilità).

  21. ALGIDO permalink

    Algido ci scrive

    Preciso una cosa.
    Fassi è stato, a quanto mi riferiscono, assessore per la Lega Nord per 3 volte: durante l’amministrazione Gandolfi e prima durante le due amministrazioni Bianchi. Per certo quando era stato adottato il vecchio PGT era assessore all’Urbanistica. E le scelte le fece lui, (e le rivendicava) non Vito Conti.
    [Dunque non si può dire che Fassi sia responsabile dell’urbanistica di Curno e, soprattutto, che sia stato tre volte assessore all’urbanistica. N.d.A.]

    E trasformazioni di suolo “agricoli di nome e di fatto” ce ne furono, e tante, come ovunque, intendiamoci, la Legge 31 infatti ancora non esisteva. Niente di male, e rincaro. Lo è Vito Conti e lo fu, anche se non a Curno, ma ad Albano S. Alessandro Max Conti.
    [Assessori all’urbanistica? N.d.A.]

    Quindi ripeto nulla di male. Di strano c’è (ma certo non mi faccio togliere il sonno) che un Movimento che intende reclutare cittadini “vergini”, la ggente insomma, a Curno (ma si sapeva da tempo che c’erano questi contatti, Bergamo è da sempre luogo in cui le informazioni “sfuggono” chissà perchè sempre dal controllo ovviamente perchè uno le colga e le usi.) venga di fatto a coincidere o quasi con la lista Gandolfi.
    [Come stricto sensu esiste la verginità anteriore e quella posteriore, mi permetta di osservare che in politica, lato sensu, un conto è la verginità dall’aver militato in questo o quel partito, altro è la verginità di chi è sempre stato onesto. In questa accezione del termine, possiamo senz’ombra di dubbio affermare che Fassi e Gandolfi sono vergini. N.d.A.]

    Insomma, che il Fassi (3 volte assessore per la Lega Nord) o il Gandolfi (Sindaco di una coalizione Lega Nord, UDC, AN e Forza Italia, iscritto a Forza Italia e candidato alla Camera dei Deputati per l’UDC) siano vergini.
    Di questo passo (e non sto scherzando, perchè se ne parla per davvero, e son pronto a scommettere che qualcuno di costoro si infilerà in lista,.. chiunque dopo un periodo di stacco può essere reclutato dal M5S.
    [Essendo a conoscenza dei fatti, posso affermare categoricamente che né Angelo Fassi, né Angelo Gandolfi fanno parte o faranno parte di una lista elettorale M5S. N.d.A.]

    Infatti, e non a caso, in provincia correvano, in accostamento al M5S nomi noti a Curno…Pedretti, per esempio, i attesa della archiviazione del Processo per i rimborsi, altri Leghisti vecchi e nuovi, ex Rifondaroli (come il Candidato Sindaco a Treviglio) e perfino ex Democristiani di lunga navigazione.
    Gente ancora alimentata dalla passione politica (nulla di male) e mai rassegnatasi alla chiusura del proprio ciclo (come spesso accade in Italia). Io non giudico, non scaglio pietre per primo, mai, nemmeno stavolta.
    [Ecco, bisognerebbe proprio vedere questo, l’onestà in senso lato dei singoli, e la loro onestà intellettuale. Per esempio, per quanto riguarda Fassi, lei non dovrebbe dimenticare che la Lega nord delle origini fu un partito onesto, e che Angelo Fassi fu un uomo onesto della Lega nord. L’essere stato oggetto di attacchi furibondi da parte del Pedretti è per lui un titolo di onore. Per quanto riguarda Angelo Gandolfi, non credo che gli si possono rimproverare ignobili voltafaccia a fini di carriera, o alleanze disonorevoli: come ho già spiegato, si iscrisse al Pdl per arginare il logoramento messo in atto dalla quinta colonna di quel partito contro il suo buon governo e la possibilità di una sua continuazione. A titolo del tutto personale, io mi dichiarai contrario, perché avevo l’impressione che si librasse nell’aria il fallo inculante, come quello che vediamo nella statuaria pompeiana:

    Infatti, c’è poco da fidarsi, con certa gente. Anche la candidatura di Gandolfi per l’UDC in una singola stagione elettorale fu attestazione di gratitudine nei confronti di un partito che nella sua componente bergamasca maggioritaria non lo tradì mai (invece la componente minoritaria dell’UDC, quella del “blog dell’Udc”, per intenderci, era voluttuosamente impedrettata). Insomma, non credo che le mosse tattiche di Gandolfi possono essere messe sullo stesso piano delle mosse tattiche dei similprogressisti curnensi che da bersaniani che erano, saltarono sul carro di Renzi, appena fu chiaro che il bullo fiorentino si era insignorito del partito. N.d.A.]

    Poi però le conseguenze in questo nuovo corso del M5S si vedono, eccome se si vedono. Si passa dalle epurazioni (Parma: espulso Pizzarotti; il Sindaco di Gela: espulso), alla melassa di Roma (con personaggi discutibili continuamente imbarcati e scaricati dalla raggi, giunta in cui ancora non si sa chi comandi, vedasi l’affaire olimpiadi.
    Ai consiglieri, assessori e sindaci oggetti di indadini ovunque per abusi d’iuficio o peggio (Nogarin a Livorno, per esempio), fino all’ultima chicca.
    La raccolta di Firme false in Sicilia, proprio la regione in cui è per prima scoccata la scintilla su larga scala.
    E non sono pare solo sospetti, ma evidenze da una copiosa messe di mail intercettate e messe agli atti.
    Insomma,se son puri e vergini sono spesso incapaci
    se son bravi (e indipendenti, grosso difetto nel movimento) sono espulsi da Grillo
    se son trasformisti…..si vedrà. (ma in questo caso il Movimento diventa nè più nè meno un Partito Politico e che nessuno parli più di superiorità morale).
    Infatti l’obiettivo più che preservare la verginità del movimento, è quello (deciso e deliberato in direttivi a ogni livello) di avere un presidio in ogni comune, anche se le pretese di partenza sono evidentemente cambiate.
    Dove sono finite le critiche che Nusquamia sino a qualche mese fa riservava a Grillo? Archiviate, temo sull’affare di una convenienza politica..
    [Non ho niente da ritrattare riguardo alla posizione razionalistica di Nusquamia, la quale comportava, e comporta, una presa di distanza dall’esoterismo di Casaleggio e dalla mistica della società liquida, della rete e della banda larga. Lei però ricorderà che ho scritto di aver votato, due volte, per il movimento delle cinque stelle. E ho argomentato questa mia scelta con riferimento a un processo decisionale di tipo bayesiano, non ideologico come ragionamento, anche se con premesse ideologiche. Lo so che queste cose non vanno bene né per la sciura Rusina <8che non capisce un cazzo) e nemmeno per i gatti padani (che in parte non capiscono veramente, in parte non vogliono capire). Cosa vuole che le dica? Nessuno mi potrà convincere a far concessioni alla sciura Rusina, la quale finché se ne sta tranquilla, per me può dire quello che vuole. Ma se pretende di impormi la sua visione del mondo, degna di un microcefalo, mi sento in diritto di brandire la pompa del Flint inondarla di quel prezioso liquore (qui significa: liquido). In poche parole – non sto a ripetere tutto il ragionamento – si tratta di decidere scegliendo fra le probabilità del bene e le probabilità del male. Non solo, ma si tratta di ragionare in modalità scientifica e non di cazzeggio, ponderando le probabilità, alla luce dei teoremi sulla probabilità composta. N.d.A.]

    I fatti sembrano dimostrarlo [cioè, se ben capisco, secondo lei i fatti dimostrerebbero che qui a Nusquamia si invoca il diritto all’oblio, come fanno i similprogressisti che vorrebbero archiviare i giri di valzer con il Pedretti. N.d.A.], sta a Voi spiegarmi (e magari in modo convincente stavolta) che sbaglio.
    Ma sia chiaro, se un pezzo del CDX a Curno entra e usa il nome del M5S a me non importa un bel niente..
    La gente già commenta la stranezza e almeno un militante vero (un fanatico, a dire il vero, cui non farei amministrare nemmeno un condominio, ma puro) si è molto molto incazzato di chi ha visto al gazebo.
    [La invito a ponderare quanto affermò la dott.ssa Serra: «Una scelta intelligente, una scelta intelligente…». Infatti, se degli uomini onesti, in particolare Fassi, che fu della Lega, la quale a suo tempo non era per niente un partito di destra, ritengono opportuno continuare la propria battaglia di onestà all’interno del M5S contro il sistema delle famiglie, la mossa è davvero intelligente. Capisco che non piaccia al Pedretti, e nemmeno a Tarcisio, al gatto padano Doc, ai similprogressisti curnensi e alla Nuova destra organizzata curnense; capisco che la stampa anglorobicosassone possa sentirsi un po’ spiazzata, perché potrebbe fare i conti con l’effettiva possibilità che la camicia di forza che hanno sempre voluto far indossare ai sudditi curnensi non serve ormai più a niente, e che loro stessi sono inutili: ma l’operazione è nata proprio perché a loro non piacesse, proprio per niente. N.d.A.]

  22. Arkaceijev permalink

    Perlita Serra dopo l’esperienza da Amministratrice che farà??
    Due ipotesi:

    a) non si ripresenta.. e allora a 64 anni potrebbe fare altro.. Si parla del Seggio alle Nazioni Unite, o di un incarico umanitario nel Darfur, nel derelitto Sud Sudan.
    O altrimenti Ambasciatore presso San Marino, ancora non si sa..

    b) Ipotesi due: si ricandida. e allora il secondo mandato (come Sindaco o Capogruppo) terminerebbe a 69 anni.
    Crediamo sia donna di stoffa, di fibra, d’altri tempi.
    Forse però, a circa 70 anni credo che il riposo (Dopo 20 anni spesi in comune, come assessore, sindaco o consigliere di maggioranza) sarebbe la cosa da Lei più desiderata.
    [Si pone però il problema di un candidato sindaco alternativo alla dott.ssa Serra. Bene o male, con tutte le sue impuntature caratteriali (che le hanno nuociuto non poco), con tutto il suo conformismo che chiamare ideologico sarebbe troppo, essendo soltanto un conformismo politicamente corretto (noi socialisti scientifici non siamo alieni dall’ideologia), la dott.ssa Serra è pur sempre una persona che ha avuto un’educazione borghese, è in grado di parlare in italiano senza commettere strafalcioni, e – considerato che è una secchiona – può perfino permettersi il lusso di parlare di cose che fino al giorno prima non conosceva. Non credo che la dott.ssa Luisa Gamba presenti caratteristiche anche soltanto lontanamente apparentabili con quelle della dott.ssa Serra. N.d.A.]

    Un riposo fatto di concerti, mostre, impegni culturali e religiosi [non confondiamo la pietà religiosa con l’attivismo cattoprogressista. N.d.A.], di frequentazioni (nuovamente) con la Compagnia di Gesù, di viaggi di piacere e cultura.
    [Ah, la dott.ssa Serra frequentava la Compagnia di Gesù? Anch’io ero stato iscritto d’ufficio (da mia madre] alla Congregazione Mariana, che era una specie di Opus dei gesuitica: faceva da battistrada per i suoi addetti nelle carriere della cosiddetta e strafottuta società civile. Vi rimasi due anni, e imparai cose meravigliose. Poi però al liceo, studiando filosofia, decisi di non frequentarla più, dando a mia madre un dispiacere enorme: e non fu l’ultimo, credo, come quando mi rifiutai di iscrivermi a Giurisprudenza, perché lei voleva che divenissi un magistrato. Ma io ritenevo che non si potesse, e non si dovesse, essere magistrati in un mondo sbagliato. N.d.A.]

    Magari anche qualche visita guidata [beh, almeno quelle non fanno male a nessuno: N.d.A.] e, perché no, anche preparare le merende ai nipotini.
    Allora.. lunga Vita a Perlita.

  23. Arkaceijev permalink

    Magistrati in un mondo sbagliato?Mi pare che Lei abbia fatto una scelta giusta, esitono infatti anche magistrati nel MODO sbagliato,,… se l’avessi, come imputato, seduto sullo scranno del giudicante, data l’idea che mi son fatto sulla sua obiettività e sulla sua imparzialità., credo che tenterei l’evasione, la fuga all’estero.
    [Sono molto orgoglioso delle mie scelte giovanili e sono contento che lei le approvi. N.d.A.]

    Ma son solo barzellette. Chissà come mai lei (e non solo lei per la verità) si diverte a fare il toto candidatura della Lista Vivere Curno..
    Dove, come da regole di ingaggio condivise, alla fine del mandato si rimette la candidatura e si ridiscute insieme, non esistendo nessun automatismo. Così la Morelli nel 2002, nel 2207, la Serra nel 2012…
    Candidati? Perlita Serra, Vito Conti, Aldo Benedetti, Luisa Gamba, Claudio Cavagna, Miriam Rizzo, Max Conti [e i due teneri virgulti? Vedo che si è dimenticato dei due teneri virgulti. N.d.A.], più ovviamente qualche persona che si è aggregata al gruppo e sta crescendovi in seno.
    [La dott.ssa Serra si è imposta prepotentemente all’attenzione dei cittadini, ed è naturale che ci occupiamo parecchio di lei. Fu inoltre protagonista dell’eversione serrapedrettista: questa è una ulteriore ragione per continuare a occuparsi di lei, finché avrà voce in capitolo nella politichetta curnense. Non diversamente ci siamo comportati con il Pedretti, del quale ci siamo occupati assiduamente finché non è scomparso dall’orizzonte politico, non senza qualche merito nostro. Oggi come oggi non ci occupiamo del Pedretti come politico territoriale, ma del suo fantasma politico, perché questo ci fa giuoco per ricordare ai politici indigeni residui le loro colpe e i loro passi falsi. N.d.A.]

    Perché non ci dice qualcosa dei candidati le altre liste? degli sfidanti?
    [Ma a lei risulta che siano state depositate liste, da parte di chicchessia? Senza contare che – questo lei dovrebbe averlo capito – noi aspettiamo al varco le dichiarazioni dei politici di vecchio pelo e dei politici emergenti. Quindi ragioniamo, infine ne scriviamo. Sapendo che esiste Nusquamia, cercheranno di stare abbottonati fino all’ultimo. Ma il giorno del giudizio verrà comunque. N.d.A.]

    La lista “grande ammucchiata di destra” (dico così perchè ci sono, credo, 5 simboli diversi) e la Lista Cinquestelle per Gandolfi? (Che per onore di verità andrebbe chiamata Lista Nusquamia?)
    [Ricordo che Aristide non è iscritto al M5S, anche se guarda con interesse alla possibilità di mandare gambe all’aria la politichetta curnense, il sistema delle famiglie, gli attori del territorio, gli eventi in stile Minculpop, il giornalismo anglorobicosassone. Inoltre il movimento pentastrale non ha niente che fare con Nusquamia, e viceversa. Ognuno procede per la sua strada in perfetta autonomia. N.d.A.]

    Senza contare chi sta lavorando (secondo me senza possibilità di successo) a un’altra lista, gente di destra, che però da tempo si è allontanata dal gruppo che guida la destra a Curno.
    Non hanno un nome, non hanno un simbolo, nemmeno un candidato, forse non faranno una lista, ma ci sono, lo sanno tutti e peseranno.
    [Una convergenza della fasciofemminista con il Pedretti sarebbe cosa di grande spasso. N.d.A.]

  24. ALGIDo permalink

    Mi sento in effetti di dire (per quanto riferitomi di quarta mano) due cosette circa il progetto di Vivere Curno:

    Intanto che mi sembra che venga fuori una bella squadra che avrà come ciliegina sulla torta anche un’adeguata candidatura a Sindaco.
    [Che significa “adeguata”? La dott.ssa Serra si ricandida, o no? È come nel gioco dei petali della margherita: m’ama-non m’ama? In questo caso: nonna-non nonna? N.d.Ar.]

    Seconda cosa che per quanto riguarda la campagna elettorale. Colpi bassi, insulti, falsità, provocazioni, da Vivere Curno non ne verranno.
    [Meno male. Fino a poco prima che Gandolfi si ritirasse, davamo per scontato che ci sarebbero stati, ma chissà da chi. Non escludiamo che ci saranno, ma stiamo rendendo il còmpito più difficile agli attori della calunnia. Sarebbe sbagliato, però, attribuire i colpi bassi a uno solo soggetto politico. Per esempio, come abbiamo scritto a proposito della denuncia anonima per aggetto siffredico, denunce e lettere anonime possono nascerere con il concorso di più persone, come quella denuncia — vergata con il concorso di tre persone — che doveva rovinare Edmond Dantès; il quale, dopo 18 anni di detenzione ingiusta nelle segrete del castello d’If, evase, divenne il conte di Montecristo, e compì la sua giusta vendetta sui colpevoli. Quanto a Mercedes, la bella catalana, che a dire il vero non aveva complottato ma aveva comunque tradito, cominciando una nuova vita a fianco dei congiurati, fu risparmiata, anche perché ebbe il buon gusto di riconoscere la sua colpa e ritirarsi in solitudine a Marsiglia. N.d.Ar.]

    Certo, se dovessero venire, nessuno porgerà l’altra guancia, tuttavia è importante precisarlo.
    [Ovviamente, Nusquamia disprezza questi metodi, disprezza chi vi ricorre e disprezza chi mette in atto alla luce del sole strategie per lucrare sui colpi bassi sferrati da altri nelle tenebre. N.d.Ar.]

  25. Lei non sghignazza più (era ora). Lui gongola (speriamo che la smetta)

    Non ci piace l’aspetto gongolante di Trump. Non ci piacciono quelli che gongolano, come non ci piacevano i sorrisetti asseverativi della dott.ssa Serra, quando credeva di avere il mondo ai suoi piedi, di poter togliere la parola di bocca a tutti, come e quando le piaceva, mentre dai baluardi della stampa anglorobicosassone si sparava a palle incatenate contro Gandolfi.

  26. ALGIDo permalink

    Ah… l’America…che terra lontana e non del tutto da noi compresa…
    Se si fosse letta con attenzione (come oltre un mese fa ho ricordato ad amici iscritti e dirigenti del PD) una bella intervista a Clint Eastwood, beh, credo che avremmo letto la candidatura di Trump con una prospettiva più corretta. Non mi piace, ma non mi sorprende minimamente, e debbo dire che quella di Illary è una delle peggiori candidature possibili secondo me.
    Hillary Clinton: vicina al marito, poi contendente di Obama, sconfitta e segretaria di stato, poi candidata di tutti. Donna [uffa, con questa mistica delle donne al potere! N.d.Ar.], è vero, ma anche moglie di (e ricorderei la brutta usanza americana di tramandare da padre a figlio, da marito a moglie il potere, che dire dei Bush?)…
    Trump farà bene? non lo so, la cosa è molto incerta, è il rovescio della medaglia di scelte fatte di pancia. per sovvertire sistemi che, magari a ragione, si ritengano sbagliati. Qualcuno parla di rivoluzione, ma non tutte sono venute col buco, nella storia, e parlo delle ciambelle rivoluzionarie e Trump è un rivoluzionario miliardario che si appresta a nominare nelle camere dei bottoni moltri altri Tycoons..vedremo. Non mi piace ad esempio che si voglia porre mano alla riforma sanitaria. Inconcepibile per noi che milioni (decine di milioni) di persone siano senza copertura sanitaria, in pratica.. e potrebbero tornare ad esserlo.
    Poi credo che Trump sottovaluti una cosa, quando parla di riduzione dell’impegno militare nel mondo e di digfendere solo il perimetro USA in senso stretto, il fortino insomma. Magari è giusto, ma quell’impegno militare garantisce agli USA (che non sono più la maggior potenza economica mondiale, superati dalla Cina) una primazia su molti mercati che altrimenti non avrebbe. Insomma, l’economia USA e il suo successo ultimamente correvano solo sulla canna del fucile.
    Come quella Russa ad esempio, che non è tra le maggiori economie del mondo, non è nemmeno tra le 3-4 nazioni piu popolose, nè ha un primato tecnologico da proporre, nulla…. eppure, manu militari, ha ricominciato a contare anche adesso che il petrolio a prezzi bassi l’ha ridotta quasi sul lastrico. Percjhè ha dimostrato non solo di avere le armi, ma anche di usarle con disinvolture. Georgia, ce lo siamo dimenticati? Prima cecenia, poi Crimea e Ucraina dell’Est. E fuori zona in Siria, con la scusa di colpire l’ISIS stanno bombardando per lo piu i rivali di Assad.
    Le ricette semplicistiche sono sempre accattivanti, ma non sempre danno risposte. Tuttavia questo è il risultato e faremmo bene a prenderne atto senza isteria e cercare di migliorarci.

    • Sorella Hillary, ovvero Clintonia

      Fa specie sentire oggi tante parole di buon senso al riguardo di Hillary Clinton, della quale si sente dire quello che solo fino a ieri sarebbe stato politicamente scorretto non soltanto dire, ma anche dare a intendere che potesse essere pensato in libertà, e cioè che la signora: a) fa parte del clan dei Clinton; b) è femminista quanto basta per far scappare i pavidi maschi gambe all’aria e facilitare la propria carriera, nonché per pescare nel bacino elettorale delle donne sciocche, poi però quando si tratta di mostrare un briciolo di coerenza con i capisaldi del femminismo, non fa una grinza se il marito irruma le giovani stagiste (e non è difficile immaginare perché l’uno irruma, l’altra chiude un occhio); c) è espressione degli ambienti della più micidiale (leggi: omicidiale) finanza che celebra i propri lugubri riti a Wall Street; d) è legata a doppio filo con l’indotto del politicamente corretto, con raccapriccianti e micidiali risvolti politici, economici e finanziari: vedi per esempio la classificazione delle aziende secondo il protocollo del mercato Lgbt-friendly; e) è la donna più antipatica d’America; f) come Segretario di Stato è stata una ciofeca; g) le sue risate sguaiate sono indisponenti; h) è superba, presuntuosa e fondamentalmente stupida, anche se nessuno ha finora avuto il coraggio di dirglielo.
      Fa ancora specie constatare tale improvviso ravvedimento negli ambienti della similsinistra italiana, laddove a noi sarebbe riuscito più gradita un’autocritica. Non solo sarebbe riuscita più gradita alle nostre orecchie, ma sarebbe stato (o sarebbe: sono ancora in tempo) salutare alla similsinistra stessa, se non vuole crollare. Invece nell’analizzare la sconfitta della perfida sorella Hillary i personaggi della similsinistra si limitano ad affermare che gli americani non hanno considerato quanto grande fosse il distacco della superba Clintonia dal popolo (Clintonia: per far incazzare le femministe, il nome della moglie e ottenuto da quello del marito, come usa in latino, per cui da Canussius, marito, si ottiene Canussia, moglie; o anche nel russo dove da Bolkonskij, marito, si ottiene Bolkonskaja, moglie). Arrivano perfino a mettere sotto accusa Obama, che se non altro è un intellettuale di Chicago, non è mica un gatto padano, e non merita di essere messo sullo stesso piano della Clintonia.
      Venendo poi alle cose di casa nostra, cioè a Curno, paese che si pretende “bello da vivere”, fa specie che nessuno della similsinistra abbia mai voluto cogliere, e non colga nemmeno adesso, certi tratti comuni tra sorella Hillary e sorella Perlita, e non mi riferisco soltanto al fatto che sono entrambe nonne in carriera. In realtà, se appena fossero intelligenti, i similsinistri di casa nostra dovrebbero fare autocritica per non aver mosso un dito che fermasse la dott.ssa Serra nella sua folle corsa per l’affermazione, costi quel che costi, di se stessa e del suo verbo politicamente corretto, mostrando anche lei un pernicioso distacco dalle esigenze autentiche e dalle sofferenze del popolo.

      • Impariamo a diffidare dell’assertività e degli atteggiamenti burbanzosamente determinati
        È un trucchetto aziendalista che con la Clintonia — era ora! — ha fatto il suo tempo

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        Facendo clic sull’immagine è possibile vedere il filmato che mostra la Clintonia che mente in modalità assertiva. Più è assertiva, più è cazzuta, più si mostra donna determinata e con le palle, più mente.
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        Scrive il Corriere della Sera nell’articolo L’incubo virale di Hillary Clinton. «Ecco il video dove mente per 13 minuti» che il filmato mostra «in sequenza le dichiarazioni della candidata alla nomination democratica su diversi temi: dal matrimonio egualitario all’email coperte da segreto e finite sul suo server privato quando era capo della diplomazia americana». L’articolo, che è del 18 maggio 2016, prima che questa donna intrigante, cinica e falsa cedesse il passo al tamarro Trump si conclude con queste parole: «Il video non fa altro che confermare la sensazione che Hillary prenda posizione a seconda della convenienza in un dato momento politico. E questo la fa sembrare inaffidabile perché non sincera. Nella politica americana, a differenza di quella italiana, la menzogna è considerata una colpa grave. Ed è questo il punto debole su cui Hillary dovrà lavorare se vuole essere la prima donna presidente degli Stati Uniti d’America, forse semplicemente ammettendo di essere umana e di sbagliare, come tutti».
        Invece che cosa ha fatto Clintonia negli ultimi cinque mesi? Faceva la determinata, dai sorrisetti asseverativi è passata alle risate sguaiate, un pugno in un occhio per il cittadino intelligente (anche per i meno ibntelligenti); quando le porgevano una domanda imbarazzante, lei si sganasciava, credeva di essere un’intelligentona e sembrava che dicesse a tutti: tiè, tiè, tiè! Strafottente, indisponente, maleducata. Ebbene, è stata punita.

      • Gli sbagli della dott.ssa Serra

        E la dott.ssa Serra, ammetterà i suoi sbagli? Gliene ricordiamo alcuni:
        a) l’indifferenza etica, al tempo della tentata ispezione alla c.d. moschea di Curno, in modalità di provocazione, da parte del Pedretti;
        b) la mordacchia imposta a Gandolfi, quando l’allora sindaco del buongoverno denunciava nella sede più idonea, in Consiglio, le attività di disturbo continuato messe in atto dal Pedretti (si va dagli scarabocchi apposti sui documenti — del Comune! — che riportano il nome di Fassi al tentativo di scacciare Fassi e Donizetti dal Gruppo consiliare d’origine, essendo in quest’ultimo caso spalleggiato dalla stampa anglorobicosassone);
        c) la congiura serrapedrettista;
        d) la volontà pervicace di far condividere ai cittadini tutto quel che piace a lei (gli onori decretati a Vera Baboun, sindachessa betlemita portavoce del punto di vista antisraeliano dell’Autorità palestinese negli ambienti cattoprogressiti d’Italia non è che la punta dell’iceberg);
        e) la svolta aziendalista, per cui il popolo è soltanto massa da plasmare e “fidelizzare” (come si dice in linguaggio coglione), carne da condivisione (come in altri tempi carne da cannone), e in definitiva, irrilevante ai fini di una sua rappresentazione in fogli Excel; in questa concezione aziendalista è importante, invece, aver spuntato tutte le caselle (“fatto!”, come diceva Berlusconi) di un programma di attività tutto suo, strombazzato con ampio dispiegamento di slàid di PowerPoint, del quale il popolo ha appreso a diffidare, in misura crescente;
        f) la promozione intensiva della propria immagine (la foto di lei fasciata e tricolorata che officia la celebrazione dell’acquisto, da parte del Comune, di un’auto usata, non è che uno dei tanti esempi, anche se il più eloquente: quando Gandolfi le chiese conto in Consiglio del fatto, fra l’altro utilizzato a fini pubblicitari da parte della concessionaria automobilistica (articoli cosiddetti “redazionali” sulla stampa anglorobicosassone), la dott.ssa Serra rispose ridendo e affermando di essere lieta dell’evento. Infatti, nella foto appariva sorridente.

  27. “Spid”, per accedere a tutti i servizi della pubblica amministrazione. Ma l’inculata è dietro l’angolo
    Queste sono le cazzate tecnoburocratiche che tanto piacciono alle mezze calzette aziendalistiche, che di scienza e tecnica non capiscono una mazza

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    Facendo clic sull’immagine è possibile leggere l’articolo del Fatto quotidiano che spiega l’ultima, pericolosissima, inculata pensata da tecnoburocrati dei quali non ci fideremmo nemmeno se volessero controllarci la pressione delle gomme.
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    Matteo Renzi e Marianna Madia (ministra un tempo graziosa, per via soprattutto dell’acconciatura botticelliana) ne erano tremendamente orgogliosi: un sistema strombazzato come «facile, veloce e sicuro» per accedere a tutti i servizi on-line della pubblica amministrazione. Invece è un’inculata per noi cittadini, visto che per qualunque malintenzionato «ottenere lo Spid di qualcun altro è semplicissimo». Scrive Peter Gomez nel Fatto quotidiano oggi 13 novembre in edicola (p. 11): «il nostro Thomas Mackinson lo ha dimostrato con un video che in Rete sta facendo scalpore: basta scaricare da Internet una carta d’identità in bianco o già compilata (è presente, per esempio in molti curricula di amministratori di società quotate) e l’immagine di una carta dei servizi. Poi con un computer si inseriscono i dati della persona cui si ruba l’identità, si stampa il tutto e ci si appiccica sopra la propria foto».
    Tutto ciò è possibile perché gli uffici che dipendono da Marianna Madia, per accelerare la distribuzione delle identità, s’inventarono un sistema di rilascio anche attraverso il riconoscimento Web, “supportato”, come si dice in linguaggio coglione, dall’operatore di un call center privato. Varrà la pena a questo punto ricordare:
    a) Marianna Madia entrò in politica dalla porta principale in quanto a suo tempo fidanzatina del figlio di Napolitano, quindi «prima tessera del Pd», su precisa volontà di Uòlter Veltroni);
    b) l’affidamento di funzioni pubbliche a operatori privati, il cosiddetto outsourcing, che tanto piace alla dott.ssa Luisa Gamba, a Cavagna il Vecchio e alla dott.ssa Serra (per non parlare, immagino di Max Conti, in quanto aziendalista) è una gherminella perniciosa per i cittadini, una roba fa acqua da tutte le parti, in tutti i campi, e ormai da tempo; che cosa aspettiamo a spernacchiare l’outsourcing? O vogliamo fare come con Hillary Clinton, visto che hanno aspettato che fosse trombata alle elezioni presidenziali per scoprire che è una donna cinica, legata a doppio filo alla finanza micidiale, oltre che la donna più antipatica d’America e che pertanto non era il caso di candidarla? Con il senno del poi sono tutti bravi a dire le cose giuste. Ma il proverbio latino ci ammonisce: Stultum est dicere ‘putabam’.
    Invogliato dall’articolo di Peter Gomez, sono andato a leggere sul Fatto quotidiano un altro articolo che, in parole semplici e con un video molto efficace, sputtana le ubbìe tecnoburocratiche che tanto piacciono a coloro che di scienza e tecnica solitamente non capiscono un cazzo. Si veda Identità digitale (Spid), c’è un buco nella sicurezza.

    Chissà se il gatto padano è anche un esperto dell’Identità digitale, così come è esperto della banda larga, dell’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità digitale (l’ultima è che, secondo lui, il Bibliomostro dovrebbe diventare un presidio digitale a livello mondiale), oltre che gran sacerdote della mistica collegata agli acronimi e alle cazzate tecnoburocratiche. Beato lui: è facile per lui proclamarsi esperto di cose che non capisce, ed emettere oracoli. Da quando in qua i profeti e i mistici conoscono il beneficio del dubbio? Senza contare che il gatto si rivolge a persone che capiscono ancora meno di lui: il suo grande cruccio è di non esser divenuto esperto di diavolerie tecnoburocratiche al servizio della regina Perlita, perciò è incazzato con l’attuale amministrazione, dopo la luna di miele iniziale.

  28. La dott.ssa Serra è un sindaco “proattivo” [*] e aggiunge un’altra etichetta all’albo delle benemerenze

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    Un’immagine della dott.ssa Serra pubblicata sul settimanale Gente in edicola questa settimana.
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    Sì, la scuola della dott.ssa Serra è una scuola a misura di bambino, come leggiamo nella didascalia della foto, che qui sotto riportiamo per intero. D’altra parte, come abbiamo visto nel paginone dell’Eco di Bergamo con intervista alla dott.ssa Serra dedicato alla variante del Pgt, la zona commerciale sarà a misura d’uomo. Si veda in questa pagina l’articolo Paginone con intervista alla dott.ssa Serra, sull’Eco di Bergamo. E, immagino, la nuova sistemazione del mercato settimanale sarà, naturalmente, a misura di mercato. Ma perché dire “a misura di…”? Mi vengono in mente certi discorsi strampalati nelle assemblee sessantottine: «Cioè, compagni, nella misura in cui il Sim, cioè lo Stato imperialista delle multinazionali…». Eh, buona notte! Questi discorsi fanno quasi tenerezza, perché quelli che parlavano così, se non sono morti, oggi sono per lo più biecamente aziendalisti.
    Ma oggi — e su questo non ci piove — l’espressione “a misura di…” assume una precisa valenza aziendalistica. Del resto nei corsi per mongomanager si insegna “Quando una descrizione sfocia in una misura, la discussione cede il passo al calcolo”. Non dite che non è vero, altrimenti vi cito il libro e la pagina. “A misura di…” è espressione sc-scientifica e l’uso di parole sc-scientifiche conferisce ipso facto una pàtina scientifica a chi vi fa ricorso. Perlomeno questo è quello che pensano i politici e i mongomanager (e il gatto padano).
    Così si spiega la mania degli aziendalisti, ultimamente anche dei cattoprogressisti, sciaguratamente sempre più cattoluterani, di misurare tutto, soprattutto le cose inutili, per farci poi delle belle slàid (a Curno si chiamano Gamba-slàid): serve anche per distogliere l’attenzione degli osservatori dalle misure importanti, che sono poi la misura del profitto, del numero di operai da licenziare ecc. Ma i mongomanager considerano di cattivo gusto parlare di queste cose davanti agli altri, anche se proprio di questo si occupano, e per questo sono pagati; vorrebbero però che tutto sfumasse in una specie di messa cantata, recitata in linguaggio mongomanageriale.
    In generale, gli aziendalisti tanto più hanno la pretesa di essere scientifici, quanto meno capiscono di scienza. Ecco la ragione per cui la loro espressione abbonda di acronimi, termini inglesi usati a sproposito (o, meglio a proposito, per meglio coglionare il pubblico: vedi il co-working, che secondo la dott.ssa Luisa Gamba si deve dire così, in inglese: l’ha detto nella seduta di Consiglio comunale) e, infine ecco perché si compiacciono tanto dell’uso di espressioni come “a misura di…”, “a 360°” ecc.
    Naturalmente la dott.ssa Serra non è un mongomanager, però con la collaborazione della dott. Gamba (per meriti aziendalistici e in quota rosa probabile futuro candidato sindaco), ha impresso alla sua amministrazione una forte impronta aziendalistica, com’è dimostrato ad abundantiam dall’uso smodato di micidiali slàid veicolate dal programma computatrale PowerPoint.
    Tutto ciò premesso, riteniamo interessante riportare per esteso la didascalia pubblicata sul settimanale Gente:

    Curno: qui le lezioni saranno a misura di bambino. Perlita Serra, sindaco della cittadina in provincia di Bergamo, nei corridoi della nuova scuola elementare che sarà terminata entro l’anno. È una scuola sperimentale per consentire anche a bambini con gravi disabilità di frequentare le lezioni allo stesso modo degli altri compagni. Pavimenti in legno, vetrate colorate e tanto spazio verde con laboratori di orticoltura e cucina sono il fiore all’occhiello di questa struttura all’avanguardia, costata 4,5 milioni [di euri] e finanziata dall’amministrazione comunale.

    La foto ha l’aria di essere recente, considerato il nuovo look della dott.ssa Serra. Vuol dire forse che la dott.ssa Serra, in occasione dell’articolo ha messo la fascia tricolore nella borsetta (o, eventualmente, in una borsa di cuoio manageriale) e si è recata alla scuola per essere ivi ad hoc fotografata? Questo non possiamo saperlo; sappiamo però che la dott.ssa Serra ha aggiunto una nuova etichetta all’albo delle sue benemerenze.


    Albo di raccolta delle etichette Cirio: le casalinghe comperavano le scatole dei pelati, ne staccavano le etichette, le ritagliavano e riempivano l’album. Quindi, una volta completato, l’album veniva spedito alla casa madre che premiava le casalinghe “fidelizzate” (ma allora questo orribile vocabolo aziendalistico non esisteva) con un regalo gratificante.

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    [*] “Proattivo” è un termine del linguaggio aziendalistico. Per non appesantire l’articolo, ne parleremo un’altra volta. Ma se volete conoscere subito il significato di questa parolina magica (che fa il paio con quell’aggettivo, “empatico”, con il quale la dott.ssa Serra si è definita nel curriculum vitae) potreste utilmente rivolgervi a Max Conti e alla dott.ssa Gamba, che su queste cose la sanno lunga. Certamente più di me, che sono solo un osservatore, non praticante.

  29. ALGIDo permalink

    Com’è andato il Gazebo?

    Ero per coincidenza a salutare amici al Gazebo del PD e qualcuno è passato a chiedere dello strano connubio M5S-Fassi-Piga.
    E’ passata anche una delle referenti (non di Curno) del Gazebo m5S a fare domande..

    Perchè non è venuto a salutare?

    So che Max Conti lo ha fatto con i M5S anche se adire il Vero il Fassi lo ha salutato a denti molto stretti..

    • Perché strano connubio? Fassi è un amico da sempre. Aristide è politicamente di tendenza razionalista e libertaria (non uso l’aggettivo “libertino” per non prestarmi a malintesi, quando sia sostantivato), non è iscritto al M5S, né lo sarà. Ma, se il M5S presenterà una lista, il candidato sindaco avrà una struttura intellettuale e morale idonea e i candidati daranno ragione di ben sperare, perché deporre la speranza di atterrare il mostro tricipite, del quale abbiamo così spesso parlato su Nusquamia? Lei forse se n’è dimenticato, ma — è cosa ormai nota — qui non si dimentica niente. Abbiamo coltivato il sogno di mozzare le teste al mostro, e di dare una lezione al sistema d’informazione anglorobicosassone. Voi avete tutto, vogliete toglierci anche la felicità della lotta? V. Karl Marx: «La felicità è la lotta, e io non ci rinuncio».
      Ecco che cosa scrivevamo anni fa con riferimento a una situazione che fondamentalmente è sempre la stessa, a parte l’evanescenza di Stella, e, in basso una rappresentazione medievale del monstrum triceps, il mostro tricipite del quale si diceva, che ci piacerebbe abbattere:

      In ambito curnense, non dimentichiamo che c’è un mostro indigeno da sconfiggere: è il mostro tricipite, le cui teste sono il sistema delle famiglie curnensi, l’aziendalismo, e gli “attori del territorio”.
      Con un po’ di buona volontà non sarà nemmeno tanto difficile abbattere questo mostro. Il segreto sta nell’impedire il camuffamento. Loro vorranno fare discorsi astratti: i partiti, la destra, la sinistra ecc. (si veda la bacheca del Pd, dove si parla di Pdl e di Berlusconi, ma non si parla di Stella, Locatelli e Carrara). Noi invece parleremo in concreto, e non ci limiteremo a parlare di Stella, Locatelli e Carrara. Noi combatteremo perché tutto il sistema delle famiglie prenda la via dell’esilio, ricongiungendosi al Pedretti, che è già in esilio.

      Sono passato di fronte al banchetto del Pd, ma non ho visto facce note: c’era un signore con la barba sale e pepe e due giovani, forse (ma non ne sono sicuro) gli stessi che la Colombo aveva presentato come due speranze per la democrazia curnense e per i cittadini tutti (dunque, non solo per il Pd), e avrebbero partecipato alle sedute di Consiglio, ma non si videro mai più. Forse uno di questi due giovani virgulti prenderà il posto di Max Conti alla guida della sezione curnense del Pd? Max Conti allora che cosa farà? Quella presidenza di Bergamo Europa è stata soltanto un’offa e lui non avrebbe tutti i torti, se l’avesse presa a male. Anche la dott.ssa Serra è stata ingrata con lui: se la dott.ssa Serra si è seduta sullo scranno del sindaco, una parte di merito dev’essere attribuito a Max Conti, che fu il tessitore del patto serrapedrettista. Ma la Serra fece finta di niente, come se il merito fosse tutto suo. Lei ha posto pazientemente e perseverantemente le basi per la propria carriera, ma non ha mai messo una parolina buona negli ambienti che contano, e che lei frequenta, per la carriera di Max Conti. Insomma, Max Conti si è dovuto contentare di quella presidenza che, francamente, vale poco o niente.

  30. Il gatto padano e l’onestà “volumetrica”

    Il gatto padano nel n. 254 del suo diario, in un articolo intitolato ‘L’onestà tira e molla’ ha una gran voglia di parlar male della variante del Pgt recentemente approvata dal Consiglio comunale di Curno. Però — chissà perché, e avrà le sue ragioni — la prende alla larga: comincia a parlar male di Nusquamia, che per lui è la latrina di Curno, sostiene che l’onestà «si misura politicamente con ben altri parametri» che non quelli dei «soldi eventualmente recepiti dagli speculatori (che è eventualmente materia della magistratura)», e se la prende con Fassi e Gandolfi. Lui fa così, naturalmente, perché è molto furbo. Quindi, sempre prendendola alla larga, traccia la storia dell’attuale Pgt di Curno e della sua scaturigine dall’antico piano regolatore «fino all’ultima puttanata che sarebbe la prima variante […] del Pgt adottata dalla Giunta Serra». Infine l’affondo, che non c’entra niente con Nusquamia, con Fassi e con Gandolfi, ma è dedicato al vicesindaco e al sindaco.

    Intermezzo – Non voglio interrompere il flusso del ragionamento, perciò scrivo quanto segue in forma di “finestra” inserita nell’articolo (che nel linguaggio coglione dei grafici viene chiamata “box”). Due considerazioni dunque:
    a) almeno su un punto, effettivamente, il gatto padano avrebbe qualche ragione per essere “ingrifato” [*] e furibondo con Nusquamia: abbiamo dimostrato infatti che lui è un copione, ancora una volta, come tante altre volte, e la dimostrazione non dev’essergli andata a sangue; si veda in questa pagina L’astuzia contadina del gatto padano;
    b) a scanso di equivoci e per smentire eventuali capziose interpretazioni dei sedimenti che il gatto-pensiero potrebbe lasciare nelle menti più deboli, qui affermo decisamente che Fassi e Gandolfi sono persone pulite sotto ogni punto di vista e che in particolare non hanno mai percepito alcunché dagli attori del territorio, né in forma diretta (mazzette), né in forma indiretta (scambio di favori e, in particolare, triangolazioni di incarichi).

    Nella storia tracciata dal gatto padano del Pgt di Curno, poi approdato alla «puttanata» che dice il gatto, si parla di uno scontro tra Fassi e Pedretti che nascerebbe da un’impostazione urbanistica del Fassi di tipo statico, laddove quella del Pedretti sarebbe stata dinamica. Boh! Ah, sì? Sono queste le categorie di giudizio, “statico” e “dinamico”? Ovviamente, al solito, il gatto è oracolare, dunque dice e non dice. Però qualcosa dice, e lascia l’interpretazione al lettore: oh, quant’è furbo!
    Sia come sia, questo è il gatto-pensiero, senza — ça va sans dire — che il gatto si riferisca concretamente a qualcuno: «“Onestà” non è solo “non rubare” (che è il minimo sindacale: direbbe pure un qualunquista) ma c’è anche una “onestà ideologica”, c’è da domandarsi se voltare lo sguardo altrove sia ancora essere onesti oppure no. C’è da domandarsi se applicare la legge in un modo estensivo piuttosto che contenuto o addirittura riduttivo siano onesti e quanto “onesti siano” rispetto al messaggio che vendono». E chi dice di no? Ma il gatto fa questo discorso in un contesto dove comincia a prendersela con Fassi e Gandolfi e conclude con l’arch. Vito Conti, per cui uno potrebbe capire male. Ma lui non intendeva attribuire queste parole né a Fassi, né a Gandolfi, né a Conti: è chiaro o non è chiaro?
    Poi il gatto introduce il concetto di onestà volumetrica e porta l’esempio del proprietario di un terreno adibito a uso commerciale che ne chiede la trasformazione per uso residenziale. Il proprietario ci guadagna, ovviamente (cioè, dipende da come andava l’attività commerciale). Anche in questo caso: e chi dice di no? Però bisognerebbe essere chiari e domandarsi se e quando una tale operazione sia avvenuta. A che cosa e a chi si riferisce il gatto?
    Il gatto sostiene inoltre che nel bilancio ambientale ed energetico bisogna considerare anche il volume delle costruzioni e non soltanto la superficie sulla quale insistono. E anche questo non è sbagliato; è invece sbagliata la conclusione del gatto padano, secondo cui Gandolfi non potrebbe ergersi a difensore del verde. E invece sì: Gandolfi non ha consumato verde pubblico, né a norma di cacata carta, né soprattutto nella sostanza delle cose. Ancora una volta, bisognerebbe dimostrare quale sia l’impatto ambientale di questa o quella costruzione. Per esempio, riguardo al progetto dell’arch. Bodega, definito dal geom. Pedretti “ecomostro” e osteggiato parimenti dal gatto padano, dal Pedretti, dai similprogressisti e dalla quinta colonna del Pdl, il gatto padano è in grado di dimostrare la negatività del suo impatto ambientale? A meno che non sia quella puttanata che ho sentito all’assemblea cosiddetta cittadina (seh…) dei pedrettoleghisti, qualche anno fa, per cui l’ecomostro avrebbe, a loro dire, impedito la vista di Città alta. Certo, se metto il pollice davanti all’occhio destro e chiudo il sinistro, non vedo più Città alta. Ma a suo tempo non avevano detto che l’ecomostro non doveva essere edificato perché non erano stati sentiti gli “attori del territorio”?
    Ma ecco che ci approssimiamo al punto, lì dove il discorso felino vuole andare a parare. Solo che il gatto sentiva la necessità di dire e non dire e di affermare che, semmai, lui non ce l’ha con Vito Conti, ma con Fassi e Gandolfi, che però con la variante del Pgt non c’entrano proprio niente. Ecco dunque la zampata del gatto padano sulla variante del Pgt:

    Proprio per contribuire a riportare il bilancio energetico verso equilibri meno deteriori occorre l’“ONESTÀ” di mantenere il residenziale nei limiti della crescita reale (quindi fermarlo vista la sovrabbondante offerta) mentre per il commerciale basta «addensare» volumi inutilizzati o abbandonati in zone da ristrutturare, portandovi così nuovi capitali e «liberando» in questo modo gli spazi inutilizzati destinandoli a rinaturalizzazione.
    Le scelte politiche vanno spiegate e motivate alla popolazione e non giustificate coi “diritti acquisiti” come totem costituzionali. Occorre l’“ONESTÀ” di non raccontare solo i conti degli speculatori, ma anche i conti dei cittadini.
    Vito Conti e la sindaca Serra perché non “regalano” ai 7500 curnesi quei 300 mila metri cubi che regalano ai commercianti di via Fermi-Europa? Stimano forse che i curnesi non siano in grado di cavarci investimenti e occupazione meno di quanto sappiano fare quegli operatori che sono lì mummificati da mezzo secolo a riscuotere affitti?

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    [*] Vedi la canzone Te voglio bene assaje: «Pecché quanno me vide / te ’ngrife comm’ ’a gatto? / Nenne’ che t’aggio fatto?».

  31. Alcuni animalisti amano troppo gli animali. E si dimenticano degli uomini
    Non sono nemmeno bravi e buoni, come vorrebbero farci credere. Il Trota amava troppo i cani?

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    Facendo clic sull’immagine è possibile leggere l’articolo apparso sul Corriere della Sera il 9 marzo 2011.
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    Lo diceva già Bertrand Russell: i gatti sono bestiole deliziose, amare i gatti fa bene ai gatti e chi li ama. Ma se uno ama troppo i gatti è un mostro.
    I politici sentono il bisogno di dire ai quattro venti che amano gli animali: fanno così perché sperano di attirare su di sé l’attenzione degli animalisti e carpirne il voto. Addiritttura in un paese bello da vivere come Curno abbiamo assistito al tentativo di creare una lobby animalista, con spin off (come si dice in linguaggio coglione: cioè con una ricaduta) elettorale. Fanno il paio con quell’altra genìa di politici che si sbracciano per i nuovi diritti degli Lgbt, per intercettarne il voto. Alle volte vanno incontro a cocenti delusioni (vedi Alessandro Cecchi Paone). Più spesso ancora, quando i politici Lgbt-friendly, o anche Lgbt tout court, siano eletti, sono delusi i loro elettori, sia normoscopanti, sia alloscopanti: vedi i casi di Vendola e Crocetta.

  32. È il momento del trash
    Salvini rottama La Padania, lancia il settimanale Il populista, avvia un nuovo progetto «sovranista e popolare», cioè fascioleghista

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    “Strillo” di prima pagina nel giornale reziale ‘Il populista’, con il quale Salvini ha rottamato ‘La Padania’: il giornale cartaceo è stato già soppresso, Radio Padania libera sopravvive in certe zone d’Italia, giusto per coglionare gli elettori del Nord. Qui sotto, un articolo dell’Huffington Post dedicato al fenomeno di trash mediatico fortemente voluto da Salvini.
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    Non è un mistero per nessuno che Salvini abbia tradito l’impegno a occuparsi della questione settentrionale, che fino a non molto tempo fa era agitata, sia pure in maniera abborracciata, dalla Lega nord. Com’è noto, Umberto Bossi nasce dalla poesia dialettale e, pur provvisto di un certo sesto senso politico, la sua visione ideologica non andava oltre l’angusto orizzonte vernacolare. Fu studente di medicina, è vero, e per tre volte annunciò la laurea a genitori e fidanzata, ma nella sua ideologia del rigore scientifico non si è mai vista traccia. Preferiva l’identitarismo, che sarebbe fondamentalmente un’ideologia fascista, ma che in lui era temperata da un passato sessantottino. Ed è così che è andata in puttana una grande speranza, quella di uno sviluppo autonomo del Settentrione d’Italia, non impedito dai lacci e lacciuoli di una burocrazia feroce, stupida ai livelli bassi dei picciotti di sgarro, ma, purtroppo per noi, intelligente ai livelli alti: la strafottuta burocrazia, infatti, nemico giurato del progresso morale, civile ed economico del popolo, oggi diventa aziendalista, perciò si parla di tecnoburocrazia. Prendiamo dolorosamente atto della realtà, siamo andati oltre la migrazione al nord della linea delle palme, come diceva Leonardo Sciascia. La burocrazia, sposata con l’aziendalismo ha messo radici nei discendenti dei Celti: basta osservare la frenesia tecnoburocratica dell’amministrazione Serra, tutto questo turbinio di aria fritta (la Miniera, il coworking solidale, la «Rete delle Associazioni, Istituzioni e Gruppi Informali di Curno», le «Offerte di tirocinio Job In», l’ousourcing dei servizi al cittadino, i giri di valzer con Energheia ecc.) per rendersene conto.
    Come se non bastasse, adesso è arrivato Salvini, Salvini si è insignorito della Lega nord: alè!. Se Bossi, che pure aveva studiato medicina, aveva dato un calcio in culo al rigore del pensiero scientifico, Salvini per parte sua, che pure ha studiato al liceo classico, ha dato un calcio in culo all’umanesimo. Perciò si compiace di aver fondato un giornale trash che sfacciatamente s’intitola Il populista.

    Ma perché parliamo su Nusquamia di un giornale come Il populista che, se fosse cartaceo, faremmo fatica a toccare? Un po’ come certi giornaletti di pettegolezzi sparsi sul tavolinetto della sala d’aspetto del dentista, o su una poltroncina dal barbiere. Li prendiamo, poi però ce ne vergognavamo e speriamo che nessuno ci veda, diamo un’occhiata e rapidamente li rimettiamo dov’erano. Ecco, riteniamo che sia comunque utile fare la conoscenza con la triste realtà del Populista, per capire in anticipo quale sarà il tenore della campagna elettorale promossa dalla Nuova destra organizzata curnense. Qualcuno obietterà che però, tutto sommato, il nostro Marcobelotti, personalmente, non è un Bokassa e che, per giunta, la Nuova destra organizzata curnense è egemonizzata da Alessandro Sorte, mica dall’altro Belotti.
    Sì, ma proviamo a ragionare. Forse che non ci siamo accorti, ormai da un pezzo, che Alessandro Sorte ha intenzione di usare tutta la forza manducatoria delle sue mascelle per cannibalizzare la Lega nord? Semplice, Alessandro Sorte, legge il Populista, fa suoi gli argomenti trash e demagogici, e li gira a Cavagna il Giovane, che non a caso ci tiene ad essere l’erede del Pedretti. E il gioco è fatto. Ma allora, che gioco rimane da fare a Marcobelotti? Ahimè, non so se lui se ne sia accorto (secondo me sì, solo che non si decide a prendere una decisione), ma il suo ruolo è ormai quello dello specchietto per le allodole. Cioè, lui dovrebbe convincere gli Ur-leghisti che la Lega nord è quella di sempre. Peccato che sia vero tutto il contrario. Questa Lega nord (che già oggi tende a non chiamarsi più Lega nord) è esattamente il contrario di quella che fu, con tutti i suoi pregi, che inizialmente non erano pochi, e i suoi difetti, caratterizzati ultimamente da una crescita esponenziale.

    • Che fine hanno fatto i giornalisti della Padania?

      Pare che i giornaisti della Padania, dopo la chiusura del giornale cartaceo, siano con il culo per terra. Com’è noto, il quotidiano ufficiale del movimento, ‘La Padania’, è chiuso ormai dal 2014 e i suoi giornalisti sono in cassa integrazione (perlomeno fino a qualche mese fa: non ho notizie recenti). Sono incazzati per via del ‘Populista’, «il giornale online che ha per direttore Alessandro Morelli (consigliere comunale uscente a Milano e direttore anche di Radio Padania) e per condirettore lo stesso Matteo Salvini»: si veda La Lega apre il giornale online, ma fa arrabbiare i giornalisti della Padania, dove leggiamo inoltre: «I giornalisti cassintegrati della ‘Padania’ si rivolgono per l’ennesima volta a Salvini, che da tempo, nonostante le ripetute richieste, tace, almeno su questo fronte, e chiedono a gran voce: “Come la metti con i ‘tuoi’ lavoratori?”».

  33. Ma perché con la Boschi certa gente si comporta in maniera indegna? Un po’ di educazione, diamine!

    Non capisco tutta questa acredine contro la Boschi. O, meglio, la capisco benissimo, è frutto d’invidia per le doti naturali delle quali il buon Dio volle colmare la ministra callipigia. E non è solo questione di natiche, la bella ministra è dotata di una venustà che, pur incomprensibile a chi non abbia l’occhio, l’orecchio e la mente esercitati, è tuttavia detestata, proprio perché incomprensibile. Siamo di fronte a un fenomeno di razzismo, di paura irrazionale dell’“altro”. La contestano da “sinistra”, ma con una carica d’odio degna di un Salvini. Gli odiatori della Boschi sono forse in grado di percepire la dolcezza di modulazione della sua voce? Certo che no, ma sanno che quello è un modo diverso, innato in buona parte ma anche frutto di educazione, che loro non potranno mai eguagliare, perciò odiano. E che dire delle sue chiome («ch’oro forbito e perle eran quel dì a vederle»), di quegli occhi e – perché no? – di quelle natiche?
    E allora, per favore, dite pure che l’argomento, da lei portato, “Ah, se votate No allora sappiate che state insieme con i fascioleghisti” è un argomento del piffero: sono d’accordo con voi (io per esempio, votando per il No avrei difficoltà a stare insieme non solo con con i fascioleghisti, ma soprattutto con Stefano Rodotà, che sotto certi aspetti è peggio: almeno i fascioleghisti sono rozzi e ignoranti, non sanno quel che dicono, lui è un giurista colto, falso, narcisista e ambizioso). Dite pure che avreste apprezzato se si fosse dimessa per via di certe affinità familistiche: sono d’accordo con voi. Ma, davanti alla sua bellezza, giù il cappello! E, soprattutto, un po’ di educazione! Avete mai sentito dire alla Boschi “Basta! Punto! Non m’interessa!”? l’avete mai vista fare sorrisetti asseverativi (“Tiè, tiè!”)? impedire a qualcuno di parlare, troncare maleducatamente il discorso, o addirittura imporgli la mordacchia? No, certo che no. E allora perché volete impedirle di esprimersi? Lasciatela parlare, e imparate a godere, con gli occhi, con le orecchie e con la mente, delle cose belle del mondo!

  34. Bob Dylan non ritira il premio Nobel. Non basta: doveva rifiutarlo

    Non faceva meglio Bob Dylan a rifiutare il premio Nobel? E non solo perché, come disse George Bernard Shaw, possiamo perdonare Nobel per aver inventato la dinamite, ma non possiamo perdonargli quest’altra invenzione, il premio Nobel. No, non doveva accettarlo per non far parte anche lui di questa enorme impostura, che aveva ancora un senso quand’era un attestato di benemerenza massonica (e allora la massoneria era quasi una cosa seria, a parte l’esoterismo isiaco), ma oggi, e ormai da un bel po’, è paccottiglia “istituzionale” sputtanata. Basti pensare al premio Nobel per la pace: fu assegnato a Henry Kissinger, uomo intelligente — chi dice di no? — ma tutt’altro che pacifico; a Golda Meir, una donna con i baffi che aveva passato la vita a far la guerra, e magari faceva anche bene, ma che c’entra con la pace? a Yasser Arafat, quel furbacchione gran mestatore di petroldollari, il quale sarà un riferimento per la sindachessa betlemita Vera Baboun (e a fortiori per la sindachessa curnense Perlita Serra), ma qualcuno mi sa dire che cazzo c’entra Arafat con la pace? fu inoltre insignito del premio Nobel per la pace Obama, preventivamente, prima che facesse la guerra su istigazione di quella iena della Clinton: e sarà vero che Obama è un intellettuale di Chicago, mica un Salvini che scambia il participio per un gerundio («migranti? ma che significa migranti? per me è un gerundio!»: e bravo asino!), e nemmeno un gatto padano, ma perché dargli il premio Nobel “a prescindere”?
    Sono discutibii anche alcuni premi Nobel per la fisica, molti per esempio rimasero perplessi per l’assegnazione del Nobel a Rubbia. Non che Rubbia fosse un cazzeggiatore giuridico, questo no, ma si diceva che ci fossero altri fisici più meritevoli. E non dimentichiamo che i primi premi Nobel per la fisica furono assegnati a chimici che si erano occupati di fisica. La ragione? Beh, al tempo la chimica era una scienza massonica par excellence (basta leggere Il dottor Frankestein di Mary Shelley: il dottor Frankestein, che crea il mostro, non è un biologo, ma un chimico).
    In conclusione, ci saremmo aspettati che Bob Dylan desse un calcio, ma deciso, alle cazzate istituzionali; passi che queste miserie possano mandare in visibilio la dott.ssa Serra (che veste la fascia tricolore come un succedaneo del Nobel) o il gatto padano (che continua a sognare un’affermazione istituzionale, che non viene mai, perciò continua a inventarsi nuove identità, che lui prende molto sul serio: l’ultima è che avrebbe fatto il ’68: dove di grazia, forse a Nanterre, o alla Sorbona, visto che sarebbe «mezzo francese»?).
    Noi continuiamo a considerare con il massimo rispetto il gesto di Jean-Paul Sartre che nel 1964 rifiutò il premio Nobel, e con quale eleganza! Ecco che cosa scrisse per l’occasione:

    Les raisons personnelles sont les suivantes: mon refus n’est pas un acte improvisé, j’ai toujours décliné les distinctions officielles. Lorsque, après la guerre, en 1945, on m’a proposé la Légion d’honneur, j’ai refusé, bien que j’aie eu des amis au gouvernement. De même, je n’ai jamais désiré entrer au Collège de France, comme me l’ont suggéré quelques-uns de mes amis.
    Cette attitude est fondée sur ma conception du travail de l’écrivain. Un écrivain qui prend des positions politiques, sociales ou littéraires ne doit agir qu’avec les moyens qui sont les siens, c’est-à-dire la parole écrite. Toutes les distinctions qu’il peut recevoir exposent ses lecteurs à une pression que je n’estime pas souhaitable. Ce n’est pas la même chose si je signe Jean-Paul Sartre ou si je signe Jean-Paul Sartre, prix Nobel.
    […] L’écrivain doit donc refuser de se laisser transformer en institution, même si cela a lieu sous les formes les plus honorables, comme c’est le cas.

    Insomma, merda ai riconoscimenti istituzionali! Altro che sbandierare le super lauree conseguite per meriti nussbaumiani! Per motivi analoghi apprezziamo il rifiuto, da parte dell’economista (non bocconiano: merda ai bocconiani!) Thomas Piketty, della Legion d’onore; si veda Thomas Piketty refuse la Légion d’honneur.

    P.S. – Lo so, Bernard Shaw poi accettò il premio Nobel, anche se non lo ritirò personalmente. Ma teneva famiglia, in particolare una moglie, che in quanto attivista irlandese, ci teneva molto.

  35. Operazione nostalgia: dall’Ur-leghismo al Trota

    I cittadini italiani che avessero nostalgia del Trota, facendo clic sull’immagine soprastante possono accedere alla pagina di Internet “Renzo Bossi official”, che a sua volta concede l’accesso:
    a) al diario prosopobiblico del salmonide;
    b) ai suoi cinguettii Twitter (alcuni, degli anni passati, sono strepitosi)
    c) al suo profilo Instagram (che però è un profilo chiuso)
    d) alla pagina prosopobiblica della sua azienda agricola, “Tera nostra”, un’azienda per la produzione di culatelli identitari.

    Sempre in tema di nostalgia, si potrebbe visitare il diario di Monica Rizzi, che molti ricorderanno come assessore allo Sport della Regione lombarda, «madrina di Renzo Bossi», è vero, ma falsamente accusata — nel corso di una feroce faida tra buxisti e anti-buxisti per l’egemonia nel partito — di attività di dossieraggio per favorire l’elezione del pargolo. Fu costretta alle dimissioni, ma gli stessi compagnucci di partito che l’accusavano, sarebbero naufragati in inchieste giudiziarie. Il che le consentì di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e ironizzare sui 6.000 euro che il capogruppo regionale, Stefano Galli, si è fatto rimborsare («adesso dice per sbaglio») per il pranzo di nozze della figlia. Ebbe non piccola notorietà quando fu inseguita dalle Iene che le chiedevano ragguagli su una consulenza fornita alla Provincia (di Brescia, mi sembra) in quanto titolare di laurea in psicologia rivelatasi alla prova dei fatti farlocca.
    Comunque se voi ricordate soltanto questo di Monica Rizzi, dovreste aggiornarvi: recandovi al suo diario in rete capirete quale sia stata la sua “metanoia”. Dopo esser stata olivicultore biologico e biodinamico (ahi, qui sento odore di misticismo steineriano), adesso è «riflessologo plantare e terapista cranio-sacrale presso Naturopata Riza»; è anche «operatrice di Quanti-ka 1» che sarebbe una roba che serve per il «benessere psicofisico e la crescita spirituale con il riequilibrio energetico quantico». Insomma, gli esoteristi di Curno hanno di che leccarsi i baffi.
    Ovviamente, Monica Rizzi ama gli animali, e ci tiene a farlo sapere. Tutti quelli che hanno peccatucci da farsi perdonare vogliono a tutti i costi che si sappia che loro amano gli animali.

  36. Ragionare col culo

    Leggiamo questo scambio di battute:

    A – «Gandolfi dice che siccome lui coi piani integrati non ha occupato altro suolo «non» edificabile ma ha consentito “solo” la trasformazione sull’esistente, pretende il diploma di «difensore del verde».

    B – «È sbagliata la conclusione [di A], secondo cui Gandolfi non potrebbe ergersi a difensore del verde. E invece sì: Gandolfi non ha consumato verde pubblico, né a norma di cacata carta, né soprattutto nella sostanza delle cose».

    A – «Non abbiamo mai sostenuto che Gandolfi abbia approvato piani integrati insistenti su aree destinate a “verde pubblico”. Mi pare che [B] non sappia cosa sia il “verde pubblico”».

    B è Aristide. Provate a indovinare chi sia A.
    La tecnica di cazzeggio adottata da A prende il nome, tecnicamente, anche se lui non lo sa, di ignoratio elenchi.
    Nella sua rozzezza contadina A non se ne rende conto, ma il suo modo di ragionare è quello stesso del lupo con l’agnello. Disse il lupo all’agnello, quando si trovavano entrambi lungo lo stesso fiume, e il lupo stava più a monte: Cur turbulentam fecisti mihi aquam bibenti? (Perché m’intorbidi l’acqua mentre io bevo?». L’agnello risponde: Qui possum – quaeso – facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor (Come posso fare quello di cui ti lamenti, o lupo? L’acqua scorre da te ai miei sorsi). E allora il lupo: Ante hos sex menses male dixisti mihi (Sei mesi fa hai sparlato di me»). Risponde l’agnello: Equidem natus non eram! (In verità non ero nato). La storia poi finisce come sappiamo, il lupo non vuol sentire ragioni (Basta! Punto! Non m’interessa!) e divora l’agnello. Riuscirà A a divorare Gandolfi?

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