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Di cani, di cacate carte e di populismo

23 marzo 2017

Se la dott.ssa Serra non trova qualcuno in gamba (ma non la dott.ssa Gamba!) che le dia una mano, le macerie di Curno finiranno nelle mani di una classe politica impreparata, rissosa e politicamente pericolosa, tale da far rimpiangere la tirannide serrana

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Affissione_Moschea

Manifesti affissi a Curno il 23 marzo 2017, a cura della Ndoc-Nuova destra organizzata curnense. Ultimamente si sono dati il nome di “Obiettivo Curno” (un vecchio marchio della Quinta colonna del Pdl, cioè di Corti e Locatelli): noi preferiamo continuare a chiamarla Ndoc, perché così la chiamavamo prima, quando ancora erano alla ricerca di una denominazione “condivisa” (e prima che la Lega nord s’appecorasse a Locatelli, nonostante a suo tempo Marcobelotti avesse sfanculato Cavagna il Giovane, pupillo del Locatelli). Questo manifesto è stato affisso abusivamente in uno spazio riservato alle comunicazione del Comune, quindi è stato strappato dai vigili urbani (che oggi sciacquettisticamente usa chiamare “Polizia municipale”). Male, bisognava sbarrare i manifesti con una scritta obliqua recante la dicitura “Abusivo”. Adesso Cavagna il Giovane farà il martire, secondo la nota tecnica del ‘Chiagne e fotte’.

Manifesti Cavagneschi strappati

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1. Il falso sillogismo acchiappa-voti (ma, anche se non si conosce l’arte logica, è proprio da scemi cascarci)

curno-a-sei-zampe

Locandina (commovente) dell’Associazione Curno a sei zampe, ipersponsorizzata, come si vede dalla miriade di logo (fra questi, quello del Comune di Curno), dove è scritto a chiare lettere che «“Curno a sei zampe” è un progetto Curno oltre (FI) – Lega nord. Stupenda anche la ragione sociale: «L’integrazione del cane nella società, nel rispetto delle norme civili e morali». Dà da pensare che siano così solleciti delle norme civili e morali, nonché dell’integrazione del cane, gli eredi del Pedretti, che fu protagonista di un’ispezione pretestuosamente tecnica, in realtà una provocazione politica, sulla cosiddetta Moschea di Curno, in palese contraddizione con l’articolo 18 della Carta dei diritti dell’uomo, come abbiamo scritto a p. 55 della nostra Pedretteide e foriera di una guerra di religione della quale avrebbe fatto le spese la popolazione di Curno.

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Ci fu un tempo in cui la Ndoc-Nuova destra organizzata curnense non aveva niente da dire politicamente (se è per questo, neanche adesso) e ancora non era capitata la manna della “Maxi moschea”, che costituirà il cardine della loro campagna elettorale alle prossime amministrative. Avevano osservato che la dott.ssa Serra aveva creato una lobby delle associazioni con la funzione di catena di trasmissione del consenso elettorale e, invece di condannare e disprezzare quest’uso dell’associazionismo, pensarono di metter su un’ennesima patetica e lobbystica associazione, tutta loro. Scrivemmo a suo tempo in questo diario che c’è poco di che andare orgogliosi. Questa iniziativa canina infatti si muove sulla falsariga pedrettesca di captazione di pacchetti di voti e apparizioni mediatiche: un coglionamento bello e buono del cittadino.
Fondamentalmente, Locatelli & Pedretti svolgono questo falso sillogismo:

a. Il cane è amico dell’uomo, dunque del cittadino.
b. Noi siamo amici del cane.
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c. Pertanto noi siamo amici del cittadino.

Falso. Questo è un falso sillogismo, perché, a ben guardarlo, le due premesse (premessa maggiore e minore) mancano di un termine medio.
Ecco invece un esempio di sillogismo dove le due premesse effettivamente contengono un termine medio, lo stesso nelle due premesse:

a. Il cane è amico dell’uomo, dunque del cittadino.
b. Noi amiamo l’uomo, dunque il cittadino.
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c. Pertanto noi siamo cani.

Ma anche questo è un falso sillogismo, perché è vero che le due premesse contengono il termine medio (l’amare il cittadino), ma è sbagliato il sistema di costruzione del sillogismo, in quanto il termine medio “non è distribuito”, come si dice. Come pure è falso il seguente sillogismo, ben noto:

a. Socrate fischia.
b. La locomotiva fischia.
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c. Pertanto Socrate è una locomotiva.

La regola infranta nella costruzione del sillogismo, quella di distribuzione del medio, era dagli studiosi di logica medievali così codificata: «Aut semel aut iterum medius generaliter esto».  Questo esempio c’insegna a diffidare dei trucchetti di certi furbacchioni.
Dunque, non è vero che Pedretti e Locatelli, nonché l’appendice di Locatelli, cioè Cavagna il Giovane, siano amici del cittadino. A ben vedere, non sono amici del cittadino, e non sono amici del cane. Infatti:
1. Non sono amici del cittadino, perché c’è un’intenzione di coglionamento, con un falso sillogismo.
2. Non sono amici del cane perché si appropriano dell’immagine del cane, e ne abusano a fini elettorali.

Osserviamo infine che, adesso che sulla Ndoc è piovuta la manna della “maxi moschea”, si sono dimenticati dei cani e sguazzano nelle cacate carte, addirittura accampando la pretesa (assurda) di essere migliori del gatto padano in fatto di copropapirologia.

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2. Svolazzo continuato e aggravato di cacate carte a proposito del Pgt e delle sue varianti

Questo è un argomento che abbiamo trattato diffusamente su Nusquamia e, francamente, non me la sento di riprendere la questione da capo. I vecchi lettori sanno bene come la pensi e quanto ritenga ignobile il degrado della politica, che sarebbe un’arte nobile, al ignobile politichetta fatta di pettegolezzi, denunce anonime e cacate carte. Chi manca di idonee basi culturali, quasi che veramente chi non ha cultura non se la possa dare o, peggio ancora, pensando di colmare le lacune con trucchi volgari (ricorso estensivo ad acronimi, espressioni del linguaggio coglione aziendalistico, pose conformiste politicamente corrette) si trova quasi costretto a tuffarsi nelle cacate carte. Va bene, costui è padronissimo di sprecare la propria vita. Ma non può pretendere di trascinare noi nel suo merdaio, noi in particolare che abbiamo tutte le carte in regola per porre la dialettica al di sopra delle cacate carte. Si veda in proposito Superiorità della dialettica sulla copropapirologia. Insomma possiamo anche capire la disperazione culturale dei tecnoburocrati, ma un conto è capire la scaturigine della loro disperazione, altro è accettare di scendere sul loro terreno.
E non è soltanto una questione estetica. È fondamentalmente una questione di sostanza: non ho parole, per esempio, per esprimere adeguatamente quanto ripugni alla coscienza e all’intelligenza di una persona politicamente educata (diciamo così) il documento sottoscritto da Cavagna il Giovane dal titolo Interrogazione per avere chiarimenti in merito all’attuale grado di sicurezza degli edifici scolastici comunali, con copia per conoscenza al Prefetto di Bergamo. Hanno perfino avuto il coraggio di pubblicarle in rete. Bene, Cavagna il Giovane, pur di avere la soddisfazione di far volare cacata carta, «chiede, con estrema sollecitudine, in riferimento ai contenuti dell’art. 18 comma 3 del D. Lgs 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni, se gli edifici scolastici siano in possesso delle certificazioni di seguito indicate». E, se ho capito bene quand’ero presente nell’Aula consiliare, pretende di avere copia di ben 40 documenti. Tanto basta per paralizzare il Comune. La dott.ssa Serra, non del tutto fuori luogo, ha fatto presente che il procurato allarme è una cosa che non sta tanto bene. Ma – direi – non è così che si affronta la questione della sicurezza degli edifici scolastici. Perché se Cavagna il Giovane o anche un cittadino qualsiasi ha notizia di una carenza di sicurezza negli edifici scolastici riguardo a un preciso problema, a un problema vero e incombente (e non a 40 problemi insieme), si rivolge all’Ufficio tecnico. Soltanto quando abbia eventualmente maturato la convinzione che l’Ufficio tecnico traccheggia, si rivolge all’organo politico. E, ancora una volta, se costui è un amico dei cittadini, non ci imbastisce una questione politica, ma collabora perché si venga a capo della questione, tanto più se lui è un tecnoburocrate ed è in grado di suggerire alcuni provvedimenti. Se non sbaglio, la compagine della Ndoc è sotto lo stretto controllo dei tecnoburocrati.

Ma l’argomento all’ordine del giorno – anche in senso non metaforico, perché se ne parlerà oggi, nella seduta del Consiglio comunale del 23 marzo 2017 – sono il Pgt e le sue varianti. Qualcosa era nell’aria da tempo, ed è questa la ragione per cui scrivemmo nella pagina precedente di Nusquamia due articoli:

Nuova battaglia a suon di cacate carte (Pgt)

Se volete sapere dove Cavagna il Giovane e Locatelli vanno a parare, leggete il gatto padano

Noi non siamo copropapirologi, non siamo agrimensori e non siamo causidici. Perciò non entriamo nel merito delle carenze eventuali dell’operato dei similprogressisti nella stesura dei loro documenti. Ci limitiamo ad affermare due cose:

α. Siamo convinti che il miglior copropapirologo sulla piazza di Curno sia il gatto padano; dunque consiglieremmo tutti – maggioranza e opposizione – di andare a vedere che cosa ha scritto in proposito il gatto. Vale infatti il principio enunciato a chiare lettere nella pubblicità di un tempo, quando si chiamava réclame e non advertising (c’è una certa differenza: il termine francese strizzava l’occhio alla borghesia, che allora studiava francese e che tutto sommato aveva un’infarinatura culturale; il termine inglese piace oggi ai mongoaziendalisti allo sbaraglio e ai sottoproletari della cultura); il principio è il seguente: “Diffidate delle imitazioni”. Insomma, perché devo leggere Cavagna il Giovane, se il gatto padano ha già detto tutto? Proprio a proposito della variante del Pgt il gatto padano aveva scritto, in buona sostanza: io non denuncio nessuno, guardate però che qui c’è materia per denuncia. Ed è questo, se non sbaglio, il discorso che la Ndoc intende fare alla dott.ssa Serra. La quale a cacata carta risponderà con cacata carta, a cazzeggio giuridico con cazzeggio giuridico. Noi ascolteremo le parti, diffideremo – al solito – del cazzeggio tecnoburocratico e giuridico, ma contiamo di farci un’opinione. Ci rifiutiamo di farci un’opinione a scatola chiusa: questa per noi è una regola di vita, valida per le attività nobili dell’intelletto («Nullius addictus iurare in verba magistri», diceva il buon Orazio), figuriamoci per le cose che sono di pertinenza degli agrimensori, e che però potrebbero avere rilevanza sul buon governo: non abbiamo difficoltà ad ammetterlo.

β. In tema di Pgt, valgono per noi le considerazioni espresse nell’articolo Il Pgt di Gandolfi e quello della Serra. Il corollario di queste considerazioni si riassume in una domanda: Con quale coraggio Giovanni Locatelli, che bocciò in Aula consiliare il cosiddetto Ecomostro (il progetto dell’arch. Bodega che non piaceva all’agrimensore Pedretti, e a Curno gli agrimensori sono molto potenti) con la motivazione che non erano stati ascoltati gli attori del territorio (cioè, gli attori consociati), con quale coraggio Cavagna il Giovane, che è l’erede del Pedretti, pretendono che Gandolfi porti acqua al loro mulino? La differenza è evidente: Gandolfi operava per il buon governo, costoro tutto quello che fanno e dicono, lo fanno e dicono per avere un ritorno elettorale (o anche per sentirsi buoni, ed è una motivazione obiettivamente non trascurabile, ma che nella fattispecie mi trovo costretto, soggettivamente, a trascurare). Potrebbero anche avcere ragione — ripeto — sulle manchevolezze dei serrani, anche sotto l’aspetto delel cacate carte. Ma se esiste ancora qualcuno di sinistra, appena un po’, dovrà riconoscere che le pecche della dott.ssa Serra sono soprattutto da rilevarsi sotto il profilo politico. Detto in linguaggio serrano, sono pecche gravissime.

In ogni caso – e non è la prima volta che lo affermiamo – la presa di potere di Locatelli e Cavagna il Giovane dovrà essere paventata dai cittadini di Curno come peggiore della prosecuzione della tirannide serrana, anche in assenza di un ravvedimento da parte della dott.ssa Serra. E se il posto della dott.ssa Serra fosse preso dalla dott.ssa Gamba? Per il momento, lasciatemi dire: mamma mia!

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3. Populismo scatenato a proposito della Moschea

È un argomento ampiamente dibattuto su Nusquamia, perciò mi limito a rimandare a due brevi interventi:

La moschea e la cacata carta

La paura degl’islamici

E, soprattutto, a questi articoli:

Profughi in Italia

Goro, Gorino e il principio di Le Châtelier

I similprogressisti hanno tutto il potere che vogliono, ma comunicano malissimo

Lettera aperta a Giorgio Gori sulla “nuova moschea di Curno”

Questi articoli illustrano diversi aspetti della convivenza degli italiani e, in particolare, dei cittadini di Curno con gli islamici. Partono dal presupposto che i cittadini di Curno siano cattivi ed egoisti, come del resto lo stiamo diventando tutti, da che i valori cristiani, cioè i valori della morale naturale, sono stati estirpati e al loro posto sono stati innestati i valori aziendalistici. Sappiamo bene che la religione islamica vive in questi anni la sua stagione peggiore, non siamo ignari del terrorismo islamico che ancora cinque anni fa era considerato politicamente scorretto evocare. Siamo laici e diffidiamo della religione organizzata; del resto, essendo un po’ anarchici, diffidiamo di ogni tipo di organizzazione, perché l’organizzazione è nemica della libertà. Ma perché aizzare una guerra, come vorrebbero i fascioleghisti, per il momento con pretesti di cazzeggio giuridico, domani chissà, che farebbe male alla stessa plebe che sconsideratamente si facesse stritolare da una spirale d’odio nella quale, oggi come oggi, i vecchietti tremebondi e gli sbruffoni palestrati sovranisti sarebbero comunque perdenti? Perché c’è poco da fare, la nostra è una società di merda, noi siamo quelli che si preoccupano dei diritti del cane e si dimenticano dei diritti dell’uomo. Siamo perdenti, se pretendiamo di rappreesentare valori che in realtà non abbiamo. Gl’islamici invece hanno una struttura morale: non è la nostra, anzi non è quella che ci piacerebbe avere, ma hanno una struttura morale. E allora, se non abbiamo una struttura morale, se ci siamo ridotti a inseguire con la lingua penzoloni le “buone pratiche” Lgbt che la dott.ssa Serra somministra senza pietà, senza che nessuno abbia il coraggio di dire nemmeno mezzo “bah!”, se tolleriamo che nelle scuole insegnino ai ragazzi che non ci sono maschi e femmine, ma che c’è il gender, meraviglioso optional, non ci rimane che essere salvati dai “barbari”, come gl’italici furono salvati dai Longobardi. Dovremmo imparare, se non è troppo tardi, ad essere un po’ intelligenti, come fu intelligente l’Impero britannico, che non andava ad aizzare il risentimento delle minoranze/maggioranze (dipende dal punto di vista) ma procurava di formare una classe dirigente coloniale e indigena che quanto meno non fosse nemica. La differenza è che l’Islam è oggi dentro i confini dell’Italia, mentre l’India era fuori delle isole britanniche. Ma il discorso non cambia, si tratta in ogni caso di essere intelligenti. Così facevano anche i Romani, che addirittura adottavano gli dèi delle popolazioni sottomesse, e li collocavano nel Pantheon. Insomma, non esiste proprio che una persona intelligente e di ancorché mediocre cultura debba prendere lezioni da Salvini o da Cavagna il Giovane. Cose da pazzi!
Del resto, non posso fare a meno di dare un po’ di ragione agli islamici quando ci disprezzano, se noi versiamo lacrime sui cani e siamo insensibili agli uomini. Per questo stendemmo un nostro disperato e inutile appello alla ragione, consapevoli del fatto che la dott.ssa Serra ha sbagliato tutto imboccando la strada del politicamente corretto, che ha fatto innervosire i cittadini di Curno, già cattivi di per sé, rendendoli facile preda del populismo cavalcato senza ritegno dalla Ndoc. Si veda in proposito Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno.

So anche quanto sia difficile per la dott.ssa Serra fare un bagno di umiltà. Ma in assenza di questo ho paura che le cose si mettano molto male, non dico per i similprogressisti (dei quali poco mi cale) ma per i cittadini di Curno. E questa sarà la peggiore rovina che la dott.ssa Serra avrà lasciato dietro di sé, se veramente ha intenzione di fuggire da Curno: l’aver reso i curnensi più cattivi di quanto già non fossero. Ci vorrebbe un miracolo, qualcuno che sapesse fare un discorso semplice, un discorso razionale e umano. Un discorso come quello del barbitonsore interpretato da Charlie Chaplin nel film Il grande dittatore. E il riferimento è al Vangelo di San Luca, mica alle contorsioni mentali di quelli della Convivialità delle differenze (Acli di Bergamo), che pensano sempre di far bella figura quando parlano, invece fanno incazzare la gente.

66 commenti
  1. La Storia ci ammonisce: Curno non può cadere nelle mani di Cavagna il Giovane, Locatelli e Foresti

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    Una pagina dei Commentarii rerum memorabilium di Enea Silvio Piccolomini (III, 17 : p. 72) dove è fatta menzione di Bartolomeo Colleoni come “Bartolomeo di Pergamo”, città della Troade che in epoca ellenistica ebbe una straordinaria fioritura culturale. Come dire: Bergamo è una città nobile, al punto che gli umanisti non esitavano a paragonarla a Pergamo. Il Piccolomini ebbe da giovane una vita libertina e scrisse una preziosa operetta erotica, dal titolo ‘Historia de duobus amantibus’. Poi diventerà papa, con il nome di Pio II. L’immagine è tratta da un libro pubblicato nel 2007 e leggibile — parzialmente — in rete. Non si troverà mai nel Bibliomostro, quest’opera provincial-faraonica, inutile e buzzurra, ridicola testimonianza delle velleità politiche e sciacquetto-culturali di agrimensori che credono (e pretendono!) di essere forgiatori di cultura nonché fonte d’ispirazione come e meglio della musa callipigia qui sotto raffigurata.

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    Ho già scritto che sarà anche vero che Curno è un paese dove allignano cattiveria ed egoismo, lettere anonime, denunce, stili di vita grossier, un paese senza uno straccio di classe politica all’altezza della complessità del sistema, con una borghesia gretta che preferisce stare dalla parte del vincitore di turno invece di offrire il suo contributo (tecnico, almeno quello) a bonificare l’ambiente. Dunque — considerata di per sé — se Curno poi finisce nella mani di Cavagna il Giovane, di Locatelli e Foresti, e allora sarà tutto un turbinare di cacate carte e cazzeggio giuridico, portando alle estreme e più disastrose conseguenze la degenerazione della temperie politica avviata con piglio “isttuzionale” dalla Serra e dal Pedretti (lui si piccava di essere istituzionale, o ce ne siamo dimenticati?), uno potrebbe anche dire il classico “chissenefrega!”.
    C’è un punto però che abbiamo il dovere di considerare. Curno è un borgo di Bergamo, Bergamo è una città nobile e Bergamo non può tollerare che un suo borgo, ancorché il più sgarruppato, sia governato maldestramente, occupato da un manipolo di persone che sono l’antitesi, per esempio, di Thomas Jefferson, al quale si deve, in gran parte, la stesura della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati uniti d’America: un documento esemplare per chiarezza e onestà intellettuale. Non era certo una merdaccia di politicante: fu un uomo di tempra intellettuale fuori del comune: politico, scienziato e architetto. Derivava la sua energia intellettuale dalla lettura dei classici. Qui sotto, vediamo un libro da lui posseduto, le Vite parallele di Plutarco, aperte sull’introduzione alle Vite di Pelopida e Marcello.

    Sì, Bergamo non merita che Curno sia governata dalla Ndoc. Ce lo dice la Storia, che registra a centinaia gli esempi in cui gli umanisti, il fiore della cultura (mica quella dei clisteri di condivisione, dei Bibliomostri e delle Bibliomamme), se dovevano parlare di Bergamo, dicevano Pergamo. Nel brano presentato qui sopra il Piccolomini si riferisce ai fatti che sconvolsero Milano e tutto il Milanese dopo la morte di Filippo Maria Visconti (1447), che non lasciò eredi diretti eredi; dirò meglio, non avendo una discendenza, lasciò molti pretesi eredi che mossero in armi verso Milano, subito dopo la sua morte. Né costoro si fecere impressionare dalla costituzione della Repubblica Ambrosiana, il giorno seguente la morte del duca. Poi però, come sappiamo, l’avrà vinta Francesco Sforza che d’altra parte da qualche anno ormai si faceva chiamare Francesco Sforza Visconti, avendo sposato la figlia di Filippo Maria Visconti, dalla quale ebbe in dote alcuni feudi. Ecco che cosa scrive il Piccolomini e si noti che per dire “di Bergamo” scrive “Pergamensis” e non “Bergomensis”:

    Franci, qui audita morte Philippi manum militarem in Italiam miserant Mediolanum atque omnem Insubriam invasuri, virtute Bartholomei Pergamensis apud Alexandriam deleti sunt.

    cioé:

    I Francesi che, avendo udito della morte di Filippo [Maria Visconti] avevano inviato a Milano un drappello militare e si preparavano a invadere tutta l’Insubria [cioè, il Milanese] sono stati annientati ad Alessandria dal valore di Bartolomeo di Pergamo [Bartolomeo Colleoni].

    Scusate se sono andato giù pesante con gli agrimensori, sotto la quale denominazione raccolgo tutti i tecnoburocrati che pretendono di trasferire alla politica quelle loro tecnicuzze di ordinaria follia burocratica, con maggior successo coglionante degli aziendalisti, certo, perché un agrimensore maneggia rappresentazioni di cose concrete, mentre gi aziendalisti friggono aria. Il fatto è che ho visto quel manifesto sulla Maxi moschea, e non ci vuol molto a immaginare l’inferno che agrimensori e tecnoburocrati hanno intenzione di scatenare. Quand’anche fosse vero che a Curno si vuole costruire una Maxi moschea — qui mi rivolgo alle teste pensanti curnensi, quelle non cammellate — vi sembra questo il modo di comportarsi? Seminando cioè paura nei vecchietti rincoglioniti, andando incontro all’esigenza di razionlizzazione e compensazione dei complessi d’inferiorità degli emarginati (che non dovrebbero essere emarginati dai radical chic, d’accordo), dei sottoproletari culturali? Per fare che? Per raccogliere i voti, certo. Grazie, è la cosa più facile. Mi vien in mente Almirante, che passava per essere il fucilatore di Salò. Ebbene, lui aveva un elettorato pronto a votare per la pena di morte, avrebbe forse raddoppiato il consenso elettorale, se l’avesse proposta. Ma si guardò dal proporla.
    Avete visto — qui invece mi rivolgo a quelli della Ndoc — film come Kim, come Queimada? Beh, lì si mostra come l’Impero britannico affrontasse il problema della sedizione che serpeggiava nei loro domini. Come del resto incombeva sui Romani la rivolta degli schiavi (avete visto Spartacus, di Kubrick?) Come affrontavano il problema gl’Inglesi? In parole povere, coglionando i popoli, talvolta, ma mai prendendo di petto le situazioni scabrose. E molto meglio degl’Inglesi, seppero fare i Romani, che avevano il vantaggio di non essere protestanti. I Romani — non so se ci avete fatto caso — non erano razzisti, e non avevano paura del diverso. Sì, ma che cosa mi rivolgo a fare a voi? Non solo siete avidi di potere, ma siete perfino convinti di essere nel giusto. Anche la dott.ssa Serra era convinta di essere nel giusto, impartiva sorrisetti asseverativi a destra e a manca. Ma evidentemente non era nel giusto, se poi tutte queste sue “buone pratiche” rischiano di mettere il paese diversamente bello da vivere nelle mani di Cavagna il Giovane, Locatelli e Foresti.

  2. Se sul campanile di Curno fosse montata una telecamera panoramica rotante, la dott.ssa Serra farebbe un’inaugurazione fasciata e tricolorata
    E il gatto padano, non meno istituzionale, ci farebbe tutto un pallosissimo discorso agrimensurale sulla banda larga (della quale è paladino estremo, e della quale si dice esperto), sulle piste “pedociclabili” (così dice lui) che non ci sono, e sul Bibliomostro che c’è, ma è igniominiosamente esposto al degrado [*]

    Facendo clic sull’immagine si apre una scheda che mostra la panoramica di Trezzo (rotante, o con fermo immagine) alle diverse ore del giorno. Il sito Panomax presenta altre interessanti immagini panoramiche di località amene in Europa, compresa la Svizzera della dott.ssa Serra (immagini bellissime, qundo il tempo è bello).

    Cavagna il Giovane a questo punto potrebbe chiedere cinquanta certificati attestanti la sicurezza della messa in opera, anche alla luce di specifici articoli di tutela dell’equilibio psicofisico dei cani curnensi: qualcuno ha chiesto il parere dei cani? È stato indetto un referendum? E, se non è stato indetto un referendum, che cosa teme la dott.ssa Serra? E via con il cazzeggio giuridico, tutto un turbinare di cacate carte, perizie, memorie depositate all’Ufficio porotocollo del Comune, denunce e minacce di denuncia. Questo è il paese bello da vivere, ragazzi!

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    [*] Per ricuperare, almeno in parte, i soldi buttati per questo progetto pretenzioso e inutile, da tempo ne proponiamo una diversa destinazione d’uso. Siamo aperti a tutte le soluzioni: da un Centro congressi per riunioni (meeting, o meet-up) catto-ireniste (Convivialità delle differenze ecc.), esoteriche (steineriani di tutto il mondo), femministe, grilline ecc., a un centro di benessere e massaggi internazionali, servito da navette di collegamento rapido con l’aeroporto di Orio al Serio, ovviamente attrezzato con sauna Lgbt (per non essere politicamente scorretti). La Ndoc, come contropartita per le consulenze che riceve sottobanco dal gatto, ha deciso che il Bibliomostro deve essere assolutamente aperto, anche a costo di far sputare sangue ai malcapitati curnensi.

  3. LaSfiga permalink

    Bibliomostro e Maximoschea due opere sproporzionate per le esigenze dei cittadini di Curno, vuoi vedere che presto ce le ciucciamo entrambe (se rimane la sinistra ci toccano entrambe se ritorna Ndoc ci tocca il bibliomostro, in entrambi i casi siamo proprio sfigati).
    Un bel referendum su entrambe le questioni sarebbe la cosa più logica, ma la paura di trovarsi con il posteriore a forma di porta ombrelli, farà si che decideranno loro per il bene di tutti, in fondo il popolo e bue.

    • Il Bibliomostro è sicuramente un’opera faraonica. Della moschea non abbiamo capito quanto sia grande. Purtroppo le risposte finora fornite dalla dott.ssa Serra non sono state soddisfacenti. Eppure basterebbe snocciolare pochi numeri, ovviamente verificabili (non oracolari, non mistici): metratura, capienza, parcheggi disponibili in proporzione alla capienza, sistemi di repressione del parcheggio selvaggio, eventuale servizio di navetta verso altri parcheggi, a spese della comunità islamica. Del resto lo stesso problema si porrebbe per un Chiesa cattolica, se i cattolici andassero a messa. Ma la costruzione di una moschea è necessaria, perché se gl’islamici si riuniscono in un ambiente controllato e controllabile è un bene per tutti, e non solo per gl”islamici. Non ci vuole molto a capirlo. Guardi che io parlo da laico e miscredente: senza Dio, né patria né padrone. Inoltre non andrei mai a raccattare voti con metodi ripugnanti.

      • LaSfiga permalink

        Quando dice che una moschea serve, dimentica che ne esiste già una, ora rimane da dimostrare che serva grande quanto quella che hanno intenzione di aprire, è bene ricordare che in questo caso prima si è acquistato lo stabile e poi viene chiesto il cambio di destinazione d’uso, senza pensare male la cosa sembra strana come è strano il fatto che si tengano nascoste le metrature e quindi la sua capacità ricettiva. Concordo con lei che sia un bene che si riuniscano in un luogo controllato e controllabile del resto ha differenza di Salvini io penso che il concetto valga anche per i centri sociali.

        • La dott.ssa Serra è disponibile a un contradditorio sul tema della moschea?
          No alle interviste paracule, sì alla guerra delle idee

          No, non dimentico che esiste già una (moschea o centro culturale islamico: non mi presto al gioco di cazzeggio giuridico che disquisisce sulle differenze: cioè qui non ha senso disquisire).
          Il problema è semmai un altro: dare un’occhiata alle cacate carte (ahimè) e vedere se, laddove esiste già una moschea, possa esisterne un’altra e, in particolare, se sia possibile che il primo edificio (a Curno un sotterraneo, un realtà) adibito a moschea, possa poi continuare a conservare le funzioni d’uso precedenti la costruzione (se di costruzione si tratta) della nuova moschea. E, se non è consentito, quali funzioni di repressione siano previste e a carico di chi. Quali garanzie può dare la dott.ssa riguardo a queste cosucce e altre simili? Questo mi sembra il nocciolo del problema.
          La dott.ssa Serra mi è parsa finora alquanto evasiva: perché, certo, sono d’accordo con lei quando giudica spregevole il gioco politico al ribasso, in generale, praticato dalla Lega Nord ma qui a Curno, in particoloare, da parte di Curno Oltre, perché Alessandro Sorte si è proposto di cannibalizzare il voto della Lega e a Curno ha trovato in Cavagna il Giovane il successore del Pedretti. Ferma restando dunque la condanna del gioco al ribasso, che fa leva sulla paura e la cattiveria accumulata dagli emarginati (o i “dimenticati”, come usa dire: sono quelli dimenticati dalla Bergamo bene), rimane il fatto che non si possono prendere a pretesto le carenze politiche e culturali della Ndoc (che ci sono, e tante, perciò ci preoccupa l’ipotesi di una loro presa di potere) per far passare un pacchetto d’iniziative sulle quali è giusto vedere chiaro. Questo è possibile soltanto in un contraddittorio, perché né l’indignazione cattoprogressista della dott.ssa Serra né la mia laica e razionalista presa di distanza dal cazzeggio giuridico e dall’irenismo sciacquettistico potranno, di per sè, portare chiarezza al problema. Occorre mettere in campo una battaglia delle idee: altro che condivisione!
          In generale, non credo opportuno negare alla comunità islamica il diritto di costruirsi una nuova moschea. Quanto grande, è da vedere, in relazione a diversi fattori, per esempio la disponibilità di parcheggi nelle vicinanze. Sarebbe anche interessante sapere se qualcuno ha previsto le azioni di repressione da mettere in atto in caso di parcheggio abusivo.
          La dott.ssa Serra, per esempio, è disponibile a un contradditorio con i saggi di Nusquamia?
          Perché mi sembra evidente che di questo passo non si va avanti, se da un lato la dott.ssa Serra ci esprime la sua indignazione, dall’altro gli oppositori cazzeggiano giuridicamente e facendosi forti di un cazzeggino giuridico parlano di Maxi moschea e fanno le madonnine infilzate scandalizzandosi perché al momento della celebrazione del culto le donne sono separate dagli uomini: il che, dicono loro, sarebbe contro la legge italiana o, quanto meno, parecchio preoccupante.
          In generale, insisto sul fatto che più che gl’islamici i cittadini di Curno farebbero bene a temere l’improntitudine politica dei cattoprogressisti, soprattutoo quelli insediati nella stanza dei bottoni (come diceva Nenni). Vi ricordate quando la dott.ssa Serra accoglieva Vera Baboun, sindachessa cattolica di Betlemme, quasi fosse una madonna pellegrina degli anni ’50 del secolo scorso? Ma Vera Baboun non è una santa, è una che un mese sì e un mese no è in Italia a fare propaganda antisraeliana, infinocchiando le gerarchie cattoliche, parecchie delle quali sono liete di essere infinocchiate. Ora, noi sappiamo benissimo che alcune gerarchie cattoliche sono culo e camicia con i palestinesi; noi non dimentichiamo che (negli anni 80, se ricordo bene) tale mons. Hilarion Cappucci, arcivescovo cattolico e attivista siriano, fu intercettato dalla polizia israeliana alla guida di un’automobile di lusso il cui bagagliaio era stipato di armi per la resitenza palestinese. Proprio per questo i cittadini di Curno non dovrebbero essere trascinati a prendere posizione in contenziosi che meriterebbero ben altro che trasporto mistico-progressista: tanto per essere chiari, nel caso di Vera Baboun, il contenzioso riguarda il mancato guadagno degli albergatori di Betlemme che, obiettivamente, hanno subito un danno dal muro di deterrenza antiterroristica eretto dalgi israeliani. Sì, ma con tutti i problemi che travagliano il mondo e noi stessi, perché dovremmo mettere sugli altari Vera Baboun? La dott.ssa Serra ha una risposta plausibile da darci?

  4. Gli straventi del gatto padano

    Prima di tutto diciamo che gli “straventi” non sono quelli ai quali maliziosamente pensate.
    Non c’è numero del diario del gatto padano in cui non si parli di “straventi”. È questa un’espressione dialettale, tipica degli agrimensori padani, con la quale si denota una pioggia battente che per lo spirare del vento cade obliquamente, con un potere di penetrazione negli interstizi delle strutture tanto maggiore, quanto più è intensa l’azione del vento e alto il livello della precipitazione oraria. Il livello di precipitazione è espresso dalla cosiddetta “altezza pluviometrica” (misurata in millimetri: l’altezza pluviometrica di 1 mm corrisponde a 1 litro d’acqua caduto su una superficie di 1 metro quadrato). [*] Ma il bello è che al gatto padano piace usare questa espressione, della quale è molto orgoglioso, perché parto purissimo della sua mente agrimensurale, in tutti i possibili contesti e soprattutto con deriva di significato metaforico. Si veda Nuovo stravento sulla scuola elementare?.
    Nel numero precedente invece osa ancora chiamare il nostro nobile diario “latrina” — per questa ragione il gatto sarà presto puntito (tanto a lui piace essere punito, da quel che si è capito) — e attribuisce al suo estensore posizioni malevole e doppiogiochiste. Eh no, questo semmai era il gioco del gatto padano, un giorno con il Pedretti, poi con la Serra, alla quale offriva i suoi servigi come anti-Aristide (seh…) e dalla quale sperava prestigiosi riconoscimenti ufficiali, poi contro la Serra perché quei riconoscimenti non sono venuti. Comunque, ecco quel che scrive il gatto:

    Mentre il custode delLa Latrina di Nusquamia […] sta seguendo e consigliando questo raggruppamento che vede pentastellati allearsi col centrodestra e la Lega, nel suo blog invece ne paventa l’avvento al governo di Curno.

    Mettiamo in chiaro che avevo visto con favore la nascita a Curno di una terza forza politica che, raccogliendo il meglio del vissuto dell’Amministrazione Gandolfi e assumendolola ad esempio da imitare, per giunta senza la zavorra dei consiglieri, di certi consiglieri, che Gandolfi si era trovato tra i piedi, intavolasse con i cittadini un “patto di buon governo”. Osservo tuttavia con rammarico: a) che l’ipotesi di tale terza via stenta a decollare, e ho già spiegato che attribuisco tale fallimento all’inerzia e alla deplorevole “astuzia” della simil-borghesia curnense, sempre pronta a venire a patti con il vincitore del momento, ma restia a impegnarsi per una salutare liberazione del paese di Curno dalle mene della politichetta, manovrate da una classe “politica” (?) assolutamente inadeguata; b) che destano preoccupazione le prese di posizione di Angelo Fassi, lette su BergamoPost, al riguardo della moschea, in nome del M5S. Vi abbiamo letto considerazioni espresse in termini di cacata carta, nel cui merito non entriamo, non essendo noi né agrimensori né causidici. Ma non possiamo fare a meno di riflettere su due cose: la prima, che a ogni cazzeggio giuridico corrisponde un controcazzeggio giuridico, uguale e contrario; dunque aspettiamo di leggere le contromosse della dott.ssa Serra che, vogliamo sperare, non si asterrà dal rispondere; la seconda, che in ogni caso, quando ci si appella alla cacata carta, c’è comunque un intendimento politico, dissimulato quanto di vuole, ma c’è. Del resto, è quel che abbiamo sempre rimproverato alla Serra, al suo formalismo istituzionale: lei diceva che le cose stanno coì, a norma di cacata carta e tutto il resto punto, basta e non m’interessa. Noi dicevamo che non è proprio così, e che le cacate carte nascondono comunque un disegno politico. E che la maggior parte dei mali di questo mondo è perpetrata non contro la legge, ma in nome della legge. Nel libro di Silone Fontamara si legge proprio di questo: un ricco possidente fa firmare ai contadini analfabeti una carta, per cui lui può deviare l’acqua del fontanile di Fontamara verso i suoi campi. Questa palese ingiustizia, contraria ai Diritti del’Uomo, è compiuta a norma di cacata carta. I poveri cafoni rimangono senz’acqua, l’uomo di panza s’ingrassa a prezzo degli stenti dei contadini, potendo inoltre contare sui buoni uffici di un avvocato che fa il bello e il cattivo tempo: a norma di cacata carta, s’intende.
    Dunque le leggi alle quali il Fassi fa riferimento sono quelle bobomaronite le quali, com’è noto, sono state spuntate, almeno in parte, dalla Cassazione. In margine si pone il problema: quanto rimane in piedi dell’impianto bobomaronita? E una legge cassata in parte può aver vigore telle quelle, qual era stata varata nella sua interezza, meno la parte mutilata, oppure bisogna varare una legge nuova? Ecco che di bel nuovo si apre lo spiraglio al cazzeggio giuridico. Si veda Acqua nelle orecchie a Salvini?.
    Ma, insisto, perché Fassi ha fatto riferimento a norme di legge che oggettivamente — come si diceva un tempo, soprattutto in ambiente marxista — portano acqua al mulino salvinista? La mia risposta è che gli sia sfuggito l’aspetto ideologico di quelle norme di legge. E, in ogni caso, ritengo opportuno che i leghisti facciano i leghisti, i grillini facciano i grillini. Altrimenti facciamo un bel minestrone, come i cattoprogressisti delle Acli di Bergamo, che vogliono mettere insieme il diavolo e l’acquasanta, con questa loro benedetta “Convivialità delle differenze”.

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    [*] Poiché un litro d’acqua occupa il volume di un decimetro cubo (1 dm*3), 1 dm*3 / 1 m*2 = 1 dm*3 / 100 dm*2 = 1 dm/100= 0,001 m = 1 mm

    • Uno “stravento” ai raggi infrarossi

    • Elementi di cazzeggio e controcazzeggio giuridico, a proposito della moschea

      A coloro che volessero insistere a far schermaglie di cazzeggio e controcazzeggio giuridico a proposito della moschea, segnalo questa pagina d’Internet che riporta parecchi nessi ad articoli incentrati sul tema:
      Commenti alla decisione 63/2016
      A ogni buon conto, i cazzeggiatori sono avvisati: ci siamo dotati della collaborazione di “cani anti-cazzeggio”: come i cani (cani veri, per esempio quelli dell’Associazione ‘Curno a sei zampe’) anti-droga o anti-esplosivo sono addestrati ad annusare le valigie da stivare negli aerei e abbaiano se c’è qualcosa di sospetto, così i nostri cani (cani per metafora, dunque non è necessario stargli dietro con la paletta e il sacchetto porta-merda) annusano l’intendimento politico e ideologico dei cazzeggiatori, quindi abbaiano implacabilmente.

  5. Fate sentire questa Dichiarazione d’indipendenza della Padania a Salvini (anche a Marcobelotti)
    Comandante Ettorino, fai tu il punto della situazione!

    Beh, colui che ha scritto il discorso non era il Pedretti, e neanche Cavagna il Giovane (quest’ultimo, per ragioni anagrafiche: s’intende).

  6. Montalbano finalmente si distrae da Livia. Quella è una donna rompiballe, problematica e determinata


    Fare clic sull’immagine per vedere l’episodio.

    Questo non è uno dei migliori episodi della saga di Montalbano, ma ha il pregio di mostrarci il commissario Montalbano finalmente affrancato dalla tutela politicamente corretta di Livia, la fidanzata genovese cinofila e rompiballe.
    Facendo clic sul’immagine potrete guardare l’episodio, e godere con noi della fuga di Montalbano dall’inferno liviano.

    P.S. – Il nesso qui stabilito per vedere l’episodio è quello di Rai-Replay; dovrebbe essere rimosso dopo una settimana, ma non è da escludere che l’episodio sia visionabile anche dopo. La rete è piena di “fossili”, alcuni anche di qualità pregevole.

  7. La laurea della Madia c’insegna a far piazza pulita (era ora!) della mistica del “gender” femminile, delle superlauree e — speriamo presto — dei cacati attestati di frequenza dei corsi di aggiornamento
    Questo però non giustifica la pretesa degli agrimensori padani di occupare la stanza dei bottoni

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    Rimando all’articolo pubblicato sul Fatto quotidiano (fare clic sull’immagine), nonché alla messe di articoli pubblicati in rete, per invitare i lettori a non tollerare più i chicchirichì di esultanza tutte le volte che si assiste a una presa di potere, totale o parziale, delle donne. Non perché le donne siano inferiori, ma perché le donne non sno né superiori né inferiori. Bisognerà giudicare caso per caso del valore di chiunque, sia egli maschio, femmina o Lgbt. Insomma, speriamo di non leggere più articoli come questo:

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    Idem per le superlauree (non ci fidiamo: e non solo di quelle conseguite in Italia che notoriamente ha un sistema scolastico di merda); idem con patate per i corsi di aggiornamento, sia quelli di ambito statale e parastatale (servono a far “punti” che aumentano gli stipendi di impiegati spesso parassiti: dunque corsi di aggiornamento = oppressione del popolo) sia quelli per i mongomanager, che servono a mettergli il pepe sul culo e a renderli disponibili a calpestare la morale cristiana e naturale, pur di far carriera e, grazie al loro sgomitare, incrementare il fatturato dell’azienda.
    Insomma, impariamo a giudicare caso per caso, se siamo in grado di giudicare. E, soprattutto, non facciamoci tremare le mutande se ci annunciano una superlaurea o un corso di aggiornamento. Anzi, se uno sciorina troppi corsi di aggiornamento, è il caso che ci facciamo venire qualche sospetto.
    Questo però non giustifica la pretesa degli agrimensori che siano loro a prendere il potere, perché tanto “le lauree sono lauree di merda”. In primo luogo, perché non tutte le lauree sono di merda; mi limito ad osservare che possono essere di merda. Di gente seria, per fortuna, ce n’è ancora: sono quelli più intelligenti, più educati, meno determinati. Una cosa è certa, infatti: se uno è “determinato” (come Maria De Filippi vuole che siano i suoi mostri), le probabilità che ciurli nel manico, pur di affermarsi, sono elevate. Non mi stancherò mai di ripeterlo: diffidiamo della determinazione.
    Ma gli agrimensori — insisto — non possono e non devono arrivare alla stanza dei bottoni. Perché se un agrimensore in preda a delirio di potenza pensa di essere un uomo di cultura, o un grande architetto, o un grande economista, i danni che potrebbe infliggere alla comunità sono immensi. Dunque cerchiamo di valutare la competenza, l’intelligenza, l’onestà delle persone (e anche l’educazione, cioè la non-determinazione), non fidiamoci delle cacate carte e degli attestati e diffidiamo degli arrampicatori sociali.
    Marianna Madia a dir la verità non avrebbe avuto bisogno di arrampicarsi, per due ragioni: a) fu in origine la fidanzatina del figlio di Giorgio Napolitano, frequentava fin da principio, quand’era una bella ragazza con una splendida capigliatura botticelliana, [*] il giro della Roma bene; b) fu la “prima tessera del Pd”, per espressa volontà di Uòlter Veltroni (in concorrenza con Carlo De Benedetti, che diceva che la prima tessera fosse sua: buono anche quello!). Ma la determinazione non conosce limiti, come proprio a proposito della Madia, ebbimo modo di scrivere su Nusquamia.

    Mi sembra penoso l’articolo di Fabrizio Rondolino sull’Unità, lui che pure solitamente è persona arguta: La Madia vi porta in tribunale: amici del Fatto, vi farà bene. Ecco, la solita spregevole minaccia di denuncia. Invece di argomentare che la MAdia non ha copiato o che, avendo copiato, ha citato la fonte e per giunta che ha copiato poco (può dimostrarsi?) l’aria diventa pesante, agitata com’è da “straventi” (usiamo questa parola per far godere il gatto padano) di denuncia. Mah, vuol dire che Rondlino avrà avuto un calo di arguzia. Sentite che cosa scrive:

    La Madia ha replicato pubblicando su Facebook la sua tesi di dottorato e sostenendo che non ci sono “anomalie” perché “ogni fonte utilizzata è stata correttamente citata in bibliografia”.
    Per saperne di più, può essere utile leggere anche le dichiarazioni del direttore dell’Imt, Pietro Pietrini, al Corriere (non al Fatto) di oggi: “Le accuse sono infondate e nulla tolgono alla grande qualità di un lavoro finito su due riviste internazionali, in particolare sul Cambridge Journal of Economics” [e a noi, ovviamente, tremano le mutande: N.d.Ar.]. Pietrini non nasconde che “un’ingenuità la Madia l’ha commessa”, perché “in una piccola parte dei casi le fonti non sono indicate nel testo ma nella bibliografia”.
    Ma si tratta di “un dettaglio” e di “una prassi comune all’epoca” (la tesi è del 2008).[Ah, sì? cioè all’epoca copiare senza citare la fonte, come Quantile e il gatto padano era un “diritto aquisito”? Oh, bella! Cacchiolino! N.d.Ar.]
    Il caso, insomma, appare chiaro: nella sua tesi di dottorato, Marianna Madia ha indicato correttamente nella bibliografia tutte le fonti utilizzate, ma in un paio di casi s’è scordata di aprire e chiudere le virgolette all’interno del testo. Un errore, d’accordo: o per meglio dire una svista, “un dettaglio”. Il plagio è tutt’altra cosa… [Dunque, in termini di cacata carta, se non si chiama plagio, è tutto regolare. Ma come ragiona Rondolino? Si è forse trasferito a Curno? Boh! N.d.Ar.]

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    [*] Si veda questa foto a suo tempo pubblicata su Nusquamia:

    • Volete leggere la tesi di laurea di Marianna Madia?

      Eccola, l’ha pubblicata lei stessa su Facebook.

      M. Madia, Essays on the effects of flexibility on Labour market outcome

      Ma — non ci vuol molto per arrivarci — questo non dimostra che Madia non ha copiato, non dimostra che ha citato la fonte puntualmente ogni volta che ha copiato, non dimostra che ha copiato poco, anzi pochissimo. Pare che sia vero tutto il contrario. Altrimenti io scrivo un trattatello di estetica, per esempio, copiando abbondantemente da Benedetto Croce; quindi metto in bibliografia il suo Breviario di Estetica. Sarebbe tutto regolare, dunque, anche se non ho scritto che il Croce sostiene questo, io sostengo diversamente o in accordo con Croce questo e quello ecc. e faccio passare tutto per farina del mio sacco? Quasi ch’io fossi un Quantile (l’anti-Aristide ingaggiato nel 20012 da Locatelli) o un gatto padano: seh!

      P.S. – Vedo che qualcuno si attacca al caso Madia per mettere sotto accusa, ancora una volta, Maria Elena Boschi. No, la Boschi non c’entra, per favore non importunate la Boschi.

  8. Stroncature
    Martha Nussbaum, malefica «vestale del politicamente corretto» [*] colpisce ancora

    Copio & incollo:

    Al Macondo biblio cafè, giovedì 30 marzo, novità assoluta: il primo di una serie di aperitivi filosofici con una serata dedicata interamente al Simposio di Platone, a cura della Dott.ssa Paola Bellezza.
    La dott.ssa Paola Bellezza, dopo il diploma presso il liceo linguistico G. Falcone di Bergamo ha conseguito una laurea triennale in Filosofia a Milano con una tesi sulla visione etica di Martha Nussbaum.
    Ha concluso il suo percorso di studi con una laurea, con lode, presso l’Alma Mater di Bologna in filosofia politica con una tesi su Hobbes. Oggi lavora come educatrice ed è Assessora alle Politiche culturali, per l’inclusività e l’aggregazione sociale del Comune di Curno.

    [Proviamo a tirare le somme: scommettiamo che la dott.ssa Paola Bellezza si ricandida? N.d.Ar.]

    Peccato che Martha Nussbaum sia colei che ha operato un’enorme opera di mistificazione precisamente riguardo al Simposio di Platone, del quale la Bellezza ci parlerà — quis dubitet? — nella cornice della proposta etica del suo spirito guida. La Nussbaum arriva spudoratamente a citare il saggio di Kenneth Dover, che è una roba seria, per difendere i nuovi diritti dei suoi Lgbt. Ebbene, basta sfogliare il saggio di Dover (e leggere direttamente il Simposio, possibilmente in greco, come mi sentii in dovere di fare, perché certo non mi fido delle rimasticature politcamente corrette) per capire che l’omosessualità degli antichi greci, era pederastia, pura pederastia. Quella stessa che gli Lgbt “istituzionali” sussunti dalla Nussbaum, dalla dott.ssa Serra e dalla dott.ssa Bellezza detestano o, quanto meno, dicono di detestare. Si veda Greek Homosexuality.

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    Il papiro erotico di Torino, del quale si parla qui sotto.
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    Scrivevo su Nusquamia prendendo spunto dal papiro erotico di Torino e trattando dell’omosessualità del mondo antico, così diversa dal checcheggiare dei queruli Lgbt organizzati in lobby politiche e mercantili:

    L’arte greca e romana, com’è noto, ci offrono un’ampia documentazione di rapporti omoerotici, ancorché non riconducibili alla tipologia Lgbt. Diciamo questo con buona pace di Martha Nussbaum, patrona di Curno, la quale forza sia il ‘Simposio’ di Platone sia il fondamentale ‘Greek Homosexuality’ di Kenneth Dover, in modo da portare acqua al mulino dell’ideologia Lgbt-friendly, modellata su esigenze (diritti?) che il mondo antico disconosceva del tutto. Tant’è che per lo sculettamento il latino aveva due verbi diversi: ‘crissare’, se lo sculettamento è femminile, ed è piacevole, ‘cevere’, se lo sculettamento è di qualche anziano e disdicevole ‘pathicus’ (che sarebbe, con una punta di disprezzo, il prendìnculo, laddove il mettìnculo prende il nome di ‘paedico’).
    Com’è noto, l’omoerotismo del mondo greco latino era d’impronta fondamentalmente pederastica: un adulto con un giovane impubere. Potrà non piacere, ma così stavano le cose, e qui non c’è Martha Nussbaum che tenga. No alla mistificazione!
    Invece nel papiro erotico conservato al Museo egiziano di Torino (che, per la cronaca, l’Egitto reclama indietro), gli accoppiamenti illustrati sono rigorosamente fra persone di sesso maschile e femminile. Proprio così: sesso. Niente “genere” maschile e femminile, come pare che ci vogliano obbligare a dire. Ma noi moriremo continuando a parlare di sesso, quando sarà necessario parlarne; siamo resistenti anche riguardo alla “neolingua” che i burocrati del politicamente corretto vogliono farci ingurgitare, in regime di condivisione forzata. In culo al “genere”: ohibò!

    In un’altra pagina scrivevo:

    Quando la Nussbaum parla dell’omosessualità in Grecia se la tira parecchio, cita Platone e Kenneth Dover, ma ha l’aria o di non aver capito niente, o di ciurlare nel manico, con l’albagia di un vero “esperto” che si degna si spezzare il pane della scienza Lgbt a una platea d’incompetenti. Addirittura pizzica le corde del misticismo (ci ha fatto sapere di essersi recentemente convertita all’ebraismo: la Kabala e la numerologia sono di moda). Ma esperta de che?

    Volendo approfondire la questione, si veda quanto scrive la Nussbaum in Platonic Love and Colorado Law The Relevance of Ancient Greek Norms to Modern Sexual Controversies. All’illustre “filosofa” americana sfugge la natura intrinsecamente pederastica dell’amore socratico, e tutta la sua argomentazione è duplicemente fallace: una prima volta, perché lei argomenta ad verecundiam (si richiama all’autorità dei Greci, ma uno può sempre dire che non è tenuto da nessuna legge a riconoscere l’autorità dei Greci); è fallace una seconda volta, perché estende certi argomenti, che quand’anche fossero accettati per buoni, non possono essere estesi dal sottoinsieme, contenuto, all’insieme, contenente (tattasi della fallacia di definizione troppo ampia). Eppure è tutto chiaro, chiarissimo, già nel Simposio di Platone, citato dalla filosofa: che contiene il mito dell’ermafrodito, è vero, ma contiene soprattutto il discorso di Diotima, sulla differenza fra Amore celeste e amore volgare, ed è qui il nodo della questione dell’amore soratico. Che è amore pedagogico, eroico e rigorosamente da parte di un “maestro” nei confronti di un ragazzo impubere. È amore pederastico, quello che gli Lgbt dicono di aborrire. Ma l’amore checcheggiante non era ammesso fra i Greci e i Romani grecizzati (si veda per esempio Catullo, come tratta le checche; ma nello stesso tempo non gli dispiace di “comprimere” (questo è un vocabolo tecnico) lo schiavetto). Dovrebbe essere chiaro anche nel libro di Kenneth Dover, parimenti citato dalla “filosofa”. Boh! Ma la superdott.ssa Bellezza non poteva scegliersi come argomento della tesi di laurea una “filosofa politica” (diciamo così) un po’ meno femminista e un po’ meno pasticciona?

    Ecco comunque, per chi vuol soffrire, la conferenza tenuta da Martha Nussbaum su invito dell’”University of Chicago Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender (LGBT) Alumni Group”, cioè del Circolo degli studenti Lgbt dell’Università di Chicago:

    Termino con quest’osservazione. Mi sembra proprio roba da gente ignorante come capre, da gatti padani alla ricerca di marchette di merito culturale, andare in visibilio per quello che ha scritto Kenneth Dover al riguardo del Simposio di Platone (fermo restando che Dover è uno studioso serio, a differenza della Nussbaum). Semmai uno prima legge il Simposio, poi va a vedere che cosa ne dice Dover, in relazione alla rappresentazione nella pittura fittile del rapporto tra l’amante adulto (ἐραστής) e il fanciullo amato (ἐρώμενος), al suo significato nella pedagogia greca ecc.
    Se poi uno da K. Dover si butta su M. Nussbaum il rischio di precipitare nel nulla del politicamente corretto è assicurato.

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    [*] Così Martha Nussbaum è definita da Camille Paglia, femminista storica americana.

  9. Gli spinelli del Macondo di Milano

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    Biglietto dell’ATM – Azienda tranviaria milanese falsificato (vi si legge “Linee straordinarie metropolitane”). Nel fronte si legge “Vale uno spino”. Nel retro si legge che il progetto grafico è a cura dello studio “Aumma-Umma” e che il biglietto «è cedibile a chiunque stia rollando». Era un modo per il Macondo di farsi pubblicità.
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    Estraggo dal un articolo su Repubblica (Dalle utopie ai cocktail sulle ceneri del Macondo).

    Racconta Guia Sambonet, che apparteneva al nucleo storico dei fondatori e oggi è impegnata nel settore Spiritualità della Fondazione San Fedele di Milano [e te pareva, se non s’intruppava nella spiritualità cattoprogressista: N.d.Ar.] «[La sede del Macondo di Milano, fondato dall’ex di Lotta continua Mauro Rostagno] erano mille metri quadri di superficie, ottocento di scantinato, con affitto vincolato, libero subito. […] Macondo avrebbe ospitato i sogni di ciascuno. Doveva essere il prototipo di un centro polifunzionale. […] In occasione di un convegno di tre giorni dedicato all´”Arte di arrangiarsi”, vengono stampati, a scopo pubblicitario, e distribuiti i famosi finti biglietti del tram. Sono uno scherzo. Dei biglietti identici a quelli del tram, quelli che abitualmente venivano usati come filtro per gli spinelli, su cui è scritto «Linee Straordinarie Metropolitane». E la frase “Vale uno spino”. Sul retro si legge: “Il biglietto è cedibile a chiunque altro stia rollando”».

    P.S. – Il gatto padano avrà da dire anche su questo? O non l’ha capito che gli conviene tenere a freno quella sua linguaccia?

    • Ancora sul Macondo di Milano

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      L’irruzione della polizia al Centro sociale Macondo di Milano dà lo spunto — siamo nel 1978 — alla Notte, giornale microborghese della sera di bassissimo livello, diretto da tale Nino Nutrizio, di sparare un titolone in prima pagina. Dietro il titolo, ben poco, se non ciò che alla “ggente” piace leggere e “condividere”. In particolare, la Notte piaceva molto ai ragionieri e agli agrimensori milanesi, che costituivano la colonna portante della “maggioranza silenziosa”.
      Sui giornali che mentono e pescano nel torbido e sul clima di quegli anni c’è un bellissimo film di Marco Bellocchio, Sbatti il mostro in prima pagina, che consiglio a tutti di vedere. A tutti, tranne che ai gatti padani e ai rappresentanti della Ndoc. Io non lo vedo, adesso, ché tanto lo conosco quasi a memoria. Al tempo in cui girò questo film ancora Marco Bellocchio non s’era bevuto il cervello.

      Da non perdere l’interpretazione di Laura Betti (per la cronaca, vicina di pianerottolo di Pier Paolo Pasolini, con il quale si era anche sposata, per scherzo, in Messico: ma a lui non interessavano le donne e a lei, da un certo punto in poi, non interessavano più gli uomini). Qui è una professoressa nevrotica e determinata, appassionata di medicina alternativa, s’innamora di un suo studente e, poiché non è corrisposta, si vendica accusandolo di un delitto infame.

      • Il Macondo di Bergamo invece è più istituzionale, anzi è istituzionale. E vi suonano le nacchere

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  10. La feccia del popolo al potere

    Traggo da una Storia di Milano (che di proposito non cito, per il momento) questi dati relativi al 1449, un anno prima che Francesco Sforza s’insignorisse della città. Sono gli anni in cui, essendo Filippo Maria Visconti morto senza eredi diretti, Milano era appetita da molti pretendenti con titolo “colorato”, intendendosi per titolo colorato un titolo di minor pregio di un titulus verus, cioè a norma di cacata carta.

    Nel frattempo il governo della Repubblica Ambrosiana era passato dalla nobiltà alla plebe [cioè dai ghibellini ai guelfi, N.d.Ar.] ed essendo il Consiglio dei dodici, che di norma doveva reggere la città, tratto dalla feccia del popolo, la magistratura era esercitata da uomini ignobili e sconosciuti.
    […] Costoro, poiché sospettavano che la nobiltà, con la quale si erano urtati in varie occasioni, si accordasse con Francesco [Sforza], […] di notte aggredirono di sorpresa sette cittadini molto in vista, nobili e facoltosi, li uccisero e ne gettarono i corpi in piazza, spettacolo per la plebe. Tra costoro, benché completamente innocente, giacque supino e mutilato Giacomino Bossi , giovane fuori del comune, di costumi gentili, di discreta cultura e nostro buon amico [Giacomino non dovrebbe essere un antenato di Umberto e del Trota, se ne consideriamo la gentilezza di costumi e la cultura: N.d.Ar.].

    Milano fu quindi presa da Francesco Sforza, e non le andò poi così male. D’altra parte lo Sforza da ormai otto anni si faceva chiamare Francesco Sforza Visconti, avendo sposato una figlia di Filippo Maria Visconti, Bianca MAria: il che la dice lunga sulle sue ambizioni.

    A Curno, invece?

  11. – Carrara
    si candida, pur di entrare nel cono di luce dei riflettori di scena, e poco importa se la parte da recitare è modesta. Solo immagine, e le foto sono volutamente datate. Tuttavia i giornali le danno spazio, per qualità che sfuggono ai comuni mortali [certo, se non si è addentro ai meccanismi della grande stampa anglorobicosassone: N.d.Ar.].Per chi e perchè? Teatrino delle cere (ceroni)

    -Gamba
    in via di conferma la sua candidatura, Serra scoppiata e logorata, scappa e lascia un vuoto. Gamba tentativo maldestro e autolesionista per PD. La Bindi di Curno. Un regalo per Locatelli detto il Verdini. Vince? Poveri impiegati del comune in primis.

    – Pedretti
    leone da tastiera, combattuto, moscino e privo di spessore, finiti i gadget (costano troppo) quindi esaurito il suo repertorio intellettuale.
    Si candida o bleffa? Potrebbe. Opera circense, e Curno è il piazzale adatto

    • Pot-pourri di politichetta curnense
      Nostalgia e ricerca affannosa delle luci della ribalta. Il Pedretti presenta un simbolo, dice che è un pesce d’aprile, ma solo a metà

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      Riassumendo:
      • La fasciofemminista lascia intendere che si candida alla prestigiosa posizione di sindaco di Curno: sarà, ma la sua è una voglia pazza di luci della ribalta, e non certo per diventare sindaco di Curno, perché anche per lei Curno è solo un pretesto, per fare, cioè per fare qualcosa. Per fare che? Non importa, pur di fare, pur di non essere filosoficamente “indeterminati”. E viene in mente quel detto di Pascal: «L’infelicità dell’uomo deriva dall’incapacità di starsene tranquilli in una stanza». In realtà questa massima preziosa non vale soltanto per la fasciofemminista, tant’è che l’avevo già proposta con riferimento all’iperattivismo politicamente corretto della dott.ssa Serra.

      • Non se ne stanno tranquilli i tre paraguai della Ncd, che dopo essere stati frenetici sul tema dei cani hanno abbandonato il tema canino per quello che (non a torto) ritengono succulento e foriero dei voti delle sciure Rusine e delle vittime dei clisteri di condivisione similprogressista: il cazzeggio agrimensural-giuridico sulla moschea. E se gli dici che l’attentato al Ponte di Rialto è stato sventato grazie al controspionaggio, e che è meglio che i fedeli islamici preghino in una ambiente controllato, loro non capiscono: sia perché alcuni, pur potendo ragionare, non vogliono ragionare, gl’interessa solo arraffare voti, potere e meriti salvineschi, sia perché i più obiettivamente non gliela fanno.

      • La dott.ssa Serra sta preparando la fuga da Curno e per un po’ di tempo se ne starà tranquilla. Ma noi non ci fidiamo, temiamo fortemente che nell’OltreCurno vorrà far fruttare le benemerenze acquisite presso la Bergamo che conta plasmando come voleva lei i poveri cittadini di Curno. Noi saremo vigili, ne seguiremo le evoluzioni, se si agiterà. Se farà la nonna, invece: chapeau!

      • Se ne stanno tranquilli i grillini, e fanno male. Perché avrebbero pottuto cogliere risultati eccellenti se, senza scivolare nell’ipercinetismo dei politicuzzi di paese, si fossero un po’ dati da fare, se avessero fatto delle analisi, espresso delle proposte che non fossero le solite cazzate della rete, della banda larga (vedi gatto padano) e della società liquida. Invece mi sa che si sono fatti irretire in una manovra avvolgente e per loro inculante di cazzeggio agrimensural-giuridico, pretendendo di far concorrenza al gatto padano che in queste cose è maestro, e che collabora sottobanco con la Ndoc (la quale in cambio gli ha promesso l’attivazione dell’inutile, costosissimo e politicamente buzzurro Bibliomostro).

      • La Gamba vorrebbe darci a intendere che lei non è agitata (politicamente) ma noi sappiamo che è vero il contrario. Attendiamo slàid di chiarimento del suo stato d’animo e di presentazione del suo programma politico, spalmato di aziendalismo calato su trovatine di parrocchietta. Forse conosceremo una una nuova categoria dello spirito, il cattoaziendalismo, pochissimo cristiano, ovviamente, perché è notorio che i cattoprogressisti non credono in Dio, ma sono molto interessati alla gestione delle strutture della Chiesa.

      • Per chiudere in bellezza, osserviamo che finalmente si agita il Pedretti, in esilio politico irreversibile: quell’esilio che gli avevamo preconizzato sulla Pedretteide; ma lui invece di darci ascolto e ritirarsi dalla politica quand’era ancora in tempo per uscirne bene, volle denunciarci. La denuncia gli andò male, com’è noto, e le cose per lui cominciarono a precipitare. Adesso se ne esce con un logo, come se fosse in grado di mettere su una squadra in occasione delle prossime amministrative (oddio, se ci riesce, meglio). Dice che è un pesce d’aprile, ma solo a metà: «É stato un buon pesce d”Aprile… Ma solo per il simbolo! Per il resto no!». Come la fasciofemminista, vuol farci credere che ci sarà un suo ritorno. Sarà… Non sarà invece un pesce d’aprile, sarà un 19 d’aprile il giorno dell’udienza giudiziaria a Milano, per la questioncella dei rimborsi allegri: si veda Fioccano le richieste di pena per i consiglieri regionali allegramente rimborsati di spesucce simil-istituzionali.

      P.S. – A chi ritenga che sia crudele da parte mia girare il coltello nella piaga dei rimborsi allegri, ricordo che giace da qualche parte una denuncia di quattro anni fa, una seconda denuncia, contro la nostra persona. Il Pedretti era ancora potente, sperava di farmi stramazzare con una nuova denuncia, contando oltre tutto sul fatto che per lui, allora riccone, pagare l’avvocato non sarbbe stato oneroso come per me (il cittadino paga l’avvocato, in ogni caso, anche se poi viene prosciolto, e il querelante è condannato a rifondere le spese processuali: è quello che è successo la prima volta). Eppure il Pedretti lo sapeva che non doveva usare questo mezzo sleale, almeno con me, che ho studiato latino e greco e che possiedo una struttura morale; sapeva bene quanto io disprezzi la pratica della denuncia per venire a capo di questioni che molto meglio si risolverebbero facendo ricorso agli strumenti per ragionare. Insomma, sono costretto a difendermi, e per difendermi sono costretto a seguire le mosse del Pedretti passo passo ed essere, come disse il suo avvocato nell’arringa del processo dove l’ex politico territoriale era imputato di stalking uxorio — udienza alla quale assistevo, per la gioia del nostro — il «biografo del Pedretti». Beh, a dir la verità, il Pedretti non è l’unico politico curnense da me “notomizzato”. E che dire del gatto padano, che per me è un libro aperto?

    • Lettore permalink

      @MS
      Massimo Conti ci nega Maria Elena Boschi. Vuol dire forse che a Curno avremo la Bindi?
      [Mamma mia! Una Bindi o una simil-Bindi? Già, e quanto determinata? N.d.Ar.]

      Geniale, questa proposta: mai però come alcune delle esternazioni di Sgarbi.

      Quanto è sano e bello il politicamente scorretto

  12. ‘Viale del tramonto’: un film di Billy Wilder con William Holden, Gloria Swanson ed Erich von Stroheim
    A libera interpretazione curnense

  13. I cattoprogressisti non credono in Dio
    Gl’interessa soltanto l’occupazione delle strutture della Chiesa

    Se i cattoprogressisti non credono in Dio e si dànno da fare anima e corpo per lo spappolamento della struttura morale del popolo (quel che avanza della struttura morale e quel che avanza del popolo), se sono nei fatti — e non a parole, quando si tratta di recitare la parte delle “anime belle” — eticamente indifferenti, se si compiacciono dell’appecoramento e della sciacquettistica “convivialità delle differenze” e se, soprattutto, fanno carte false per essere “fichi” e ingranati con il “nuovo che avanza” in stile “amici della parrocchietta”, ebbene, allora si meritano questo manifesto dell’Unione Atei e Agnostici razionalisti. Qui si chiede l’evasione dall’ora di religione. Già, se ti capita un professore di religione che non più nemmeno un sacerdote, e che non crede in Dio e che ti propina panzane alla maniera del Dalai Lama (uh, com’è spiritoso, e com’è sempre sorridente!), perché l’ora di religione?
    Insomma che differenza c’è fra i cattoprogressiti e il Pedretti che distribuisce i crocifissi-gadget in Consiglio comunale, per far parlare di sé e raccogliere il consenso dei diversamente dotati intellettualmente? Spero che ricordiate quel triste episodio di politichetta curnense. Gli uni e gli altri usano la religione “in apparato” (in apparatum è una locuzione senecana), ma i cattoprogressisti si presentano meglio, solitamente. Sennonché alle volte il presentarsi meglio è un’aggravante. Consideriamo per esempio l’aziendalismo in salsa similprogressista. Sempre aziendalismo è, cioè un’offesa alla dignità dell’uomo, che invece di indiarsi, come pure potrebbe, secondo quanto afferma Pico della Mirandola (nel De hominis dignitate, appunto), si degrada alla condizione bestiale dei bruta. Preferiamo allora l’aziendalismo di rapina, l’aziendalismo criminale che, mostrandosi con la sua vera faccia, è ipso facto meno pericoloso.

    P.S. – La dott.ssa Serra, che è così progressista (dice), che cosa ne pensa? E la dott.ssa Gamba, che si appresta a prendere il testimone, lei che inaugurerà a Curno il filone del cattoaziendalismo (co-working solidale, I care come don Milani [*] ecc.: squit!) potrebbe proiettarci una slàid che ci presentasse il suo punto di vista?

    P.S. 2 – Naturalmente, non sono iscritto all’Unione Atei e Agnostici razionalisti. Intanto perché non sono ateo e perché, se sono agnostico, non vorrei però trovarmi gomito a gomito con qualche agrimensore che vuol fare il fico e si crede filosofo (come sa bastasse dirsi agnostici! pfui!). Ma, soprattutto, perché non mi appecoro, io.

    …………………………………………………..
    [*] Un altro sacerdote che non credeva in Dio.

  14. Perché presento questi video? Trovo che il repertorio dei ‘Sonatori della boscaglia’ sia interessante. O sarà perché i lineamenti, dolci e rotondamente garbati, della cantante Giorgia Tacconi, sono così rassicuranti? Qui non c’è pericolo di cunnus dentatus.

  15. Lettore permalink

    sempre a proposito di bellezza e intelligenza in politica, sono doti secondarie quando si possiede una forte carica di simpatia
    http://video.corriere.it/fedeli-riprende-giornalista-posso-chiederle-chiamarmi-ministra-o-complicato/0ceb87b8-1ba0-11e7-a7aa-d3cb5d83b09d
    Simpaticissima, sarà anche empatica come il sindaco di Curno in carica?
    Avremo la fortuna di vederle presto insieme proprio a Curno?
    Ma quando Noè ci porta in salvo?

    • La sciura Valeria da Treviglio è il mio incubo. Temo fortemente che sia presente all’inaugurazione della nuova scuola elementare di Curno, accanto alla dott.ssa Serra, alla dott.ssa Gamba neocandidata sindaco e forse anche accanto a Vera Baboun, sindachessa cattofemminista di Betlemme, che di solito, proprio in questa stagione accorre a Bergamo, in quanto autorevole membro della giuria dell’ArcVision Prize, una premiazione sessista organizzata dall’Italcementi (che probabilmente ha interessi in Palestina), riservata alle sole donne-architetto. In quanto esperta di architettura, come e più dell’agrimensore gatto padano, Vera Baboun non potrà mancare. Chissà quanti articoli culilinctorii si potrebbero scrivere, con Vera Baboun e la sciura Valeria a braccetto e, accanto a loro, la dott.ssa Serra asseverativamente sorridente e trionfante.

  16. La dott.ssa Gamba è il candidato sindaco – in quota rosa — degli aziendalsimilprogressisti
    Il collettivo femminista curnense “Martha Nussbaum” si dà appuntamento a Bologna, al Monte delle formiche

    Ecco, è successo quello che da tempo paventavamo: il candidato sindaco degli aziendalsimilprogressisti è la dott.ssa Luisa Gamba, gran proiezionista di slàid, portatrice di una visione cattoaziendalista con l’aggravante di voler dare un volto umano al truce aziendalismo. La sua ambizione è di imporre in regime di condivisione coatta una lettura dell’aziendalismo filtrata attraverso la lente deformante di don Milani. Il quale era un uomo cattivo – come si evince dalla lettura della sua corrispondenza con la madre – ma non gli si può negare il talento organizzativo. Invece la dott.ssa Gamba è colei che, dopo aver maturato cattivi rapporti nella macchina amministrativa del Comune, ha puntato tutto sull’esternalizzazione dei servizi. Un po’ come Prodi che, non riuscendo a governare il carrozzone dell’Iri (ché tale era diventato), ha deciso di venderlo in forma di spezzatino, oltre tutto deprezzandolo e infliggendo una grave perdita all’Italia (l’Iri era stato creato per difendere il lavoro italiano dalla speculazione finanziaria internazionale).
    Comunque la Gamba è in quota rosa, è naturale che la sua candidatura sia in perfetta sintonia con le aspettative del collettivo curnense “Martha Nussbaum”, patrona di Curno. In quattro e quattr’otto femministe ed Lgbt uniti hanno stabilito un grande incontro – o una festa di ringraziamento – al Monte delle Formiche, presso Bologna, per assistere a un’esemplare punizione del “maschio”, inteso come categoria negativa dello spirito.

    Lo spettacolo crudele dello sterminio dei maschi fu osservato dalle milizie del papa che muovevano guerra a Bologna (siamo nel XV secolo), allorché pretese di scrollarsi il giogo papalino, per diventare un libera Repubblica, come Firenze o Venezia. È questo un fenomeno ricorrente presso Bologna, sul Monte delle Formiche, dove a settembre migrano per il volo nuziale sciami di formiche alate, provenienti dall’Europa centrale. Dopo l’accoppiamento con le regine, i maschi cadono a terra morti. Ecco che cosa ne scrive un umanista (Enea Silvio Piccolomini, che diventerà papa con il nome di Pio II) che raccolse la testimonianza di un testimone oculare, al quale tuttavia sfuggì la connotazione sessuale del fenomeno:

    In agro bononiensi pirum quandam aridam ex minoribus formicis, pastus causa, complures ascenderant. Supervenere maiores non parvo numero, quae illas partim occiderunt, partim deiecerunt. Post duas ferme horas, tanta minorum formicarum vis excitata est, ut totus ager nigro tectus agmine videretur. Accessere stipatae omnes, et arboris undique stipitem circumdantes, paulatim ascendere coeperunt. Maiores formicae, ubi hostes adesse animadverterunt, conglobatae superne pugnam exspectaverunt. Postquam simul acies convenere, commisso proelio, maiores morsu rabido modo illas, modo istas e minoribus interemere; totque brevi spatio confecerunt, ut cadentium morientiumque cumulus ad piri radices non parvus in terra succreverit. Sed cum pertinacius instarent minores, semperque acies aciem premeret, vigintique aut plures unam ex hostibus circumdarent et, a tergo et a fronte pugnantes, nuda quoque latera confoderent, victae tandem maiusculae et ad unam omnes necatae, illati prius temere proelii poenas dedere. Haec acta sunt spectantibus Romanae Ecclesiae copiis, cum Petri cathedram Eugenius IV teneret.

    Traduco per i gatti padani, nonché per gli agrimensori e i tecnoburocrati che, pur sprovvisti dei requisiti minimi, pretendono d’insignorirsi di Curno, per farne un feudo di Alessandro Sorte:

    Nella campagna bolognese parecchie formiche, di quelle più piccole, si erano arrampicate, per nutrirsi, su un pero secco; sopraggiunsero in gran numero formiche più grandi, che ne uccisero una parte, e una parte buttarono giù. Dopo quasi due ore, accorse al richiamo una tale massa di formiche piccole, che l’intero campo sembrava coperto di un nero esercito. Avanzarono tutte a ranghi serrati, e, circondando da ogni parte il tronco dell’albero, a poco a poco cominciarono a salire. Le formiche grandi, accortesi della presenza dell’avversario, attendevano la battaglia dall’alto in formazione compatta. Dopo che i due schieramenti si affrontarono e attaccarono battaglia, le grandi uccisero ora queste, ora quelle delle piccole, mordendole rabbiosamente, e in men che non si dica ne fecero fuori tante che alle radici del pero crebbe per terra un gran cumulo di formiche che cadevano e morivano. Ma le piccole insistevano ostinatamente e c’era sempre una schiera che spingeva l’altra, e le formiche piccole erano in venti o più contro ognuna delle grandi: la circondavano, l’attaccavano davanti e dietro, infierivano anche ai fianchi scoperti; alla fine le grandi furono sconfitte e uccise tutte, una ad una, pagando così il fio della battaglia che temerariamente avevano cominciato. Questo accadde sotto gli occhi delle milizie della Chiesa di Roma, quando sulla cattedra di Pietro sedeva Eugenio IV.

  17. El Perro permalink


    Fare clic sull’immagine per leggere il comunicato della sindachessa. [N.d.Ar.]

    Alla fine sembra che la sindachessa di Curno si sia decisa a parlare chiaramente. Ci voleva proprio la campagna elettorale?
    Uffa… si muove sempre e solo se ha un tornaconto, mai che faccia qualcosa per spirito di servizio.
    Quando se accorgeranno gli elettori?

    [La dott.ssa Serra ha curato ossessivamente la propria immagine, finendo con il far male alla sua stessa immagine, che ai cittadini è apparsa peggiore della realtà. Perciò la dott.ssa Serra ha optato per la fuga-non fuga da Curno (come i tessuti-non tessuti). Fugge dalla responsabilità di ricandidarsi sindaco, ma si ricandida insieme con tutta la squadra vecchia dei ‘viveurs’, così da intercettare il voto del settore di mercato elettorale rappresentato dagli attori del territorio di secondo livello e dalle loro famiglie (per esempio, il sistema associazionistico, che è tutto controllato da loro, con l’eccezione dei cani; gli attori di primo livello sono gli operatori economici). Poi la dott.ssa Serra, verisimilmente, si sfilerà: o, in caso di vittoria, vorrà un assessorato? Non credo, perché allora avrebbe dovuto dire: sono stanca per fare il sindaco, ma arzilla per fare l’assessore. Invece ha detto che vorrebbe occuparsi dei nipoti. Non sappiamo che cosa ne pensino i nipoti, ma noi siamo alquanto increduli, pronti a fare ammenda della nostra malfidenza se, dopo un congruo periodo di tempo, apparirà che veramente la dott.ssa Serra ha rinunciato a svolgere ruoli d’importanza strategica, OltreCurno, dove possa imporre la propria volontà, zittire gli avversari (è la sua specialità) e dar mostra di determinazione (ruoli non necessariamente politici, non dimentichiamo il ventaglio dell’offerta cattoprogressista). N.d.Ar.]

    • ALGIDO permalink

      Buongiorno Aristide

      su 13 candidati, candidato Sindaco incluso ci sono:

      4 con almeno due mandati alle spalle in consiglio comunale: Benedetti, Conti, Serra

      4 con un solo mandato alle spalle: Bellezza, Rizzo, Cavagna, Gamba

      6 con nessun mandato alle spalle: Curto, Santacroce, Sims, Battaglia, Vitali, Rota

      Ciascuno poi faccia le sue valutazioni su una squadra che a mio giudizio è il corretto mix tra persone di grande esperienza amministrative, di qualche esperienza amministrativa e di nessuna esperienza amministrativa.

      A presto

      PS che mi dice del ultimo articolo di Bergamo Post?

      Fassi farà la lista ma senza simbolo m5s?

      Che vol dire?

      • A voler pensar male — qui mi limiterò a considerare il caso della dott.ssa Serra, diva ex machina — si dirà che la quondam sindachessa ha messo in atto un piano di fuga da Curno che però potesse dirsi di fuga-non-fuga: per chi ci casca, s’intende. La dott.ssa Serra da un lato fugge dalle proprie responsabilità, e non si candida sindaco. Sua è la responsabilità di aver messo in difficoltà l’attuale squadra di governo, grazie ai suoi eccessi di determinazione, albagia, pervicace volontà d’impedire all’interlocutore di parlare, somministrazione generalizzata di clisteri di condivisione; dall’altro però si ricandida come consigliera (assessore? dipende da che cosa riuscirà a spuntare OltreCurno), quasi per compensare il danno inferto alla sua parte. Si ricandida perché la sua presenza accanto a quella della dott.Gamba dovrebbe ottimizzare l’uccellagione elettorale nella riserva degli attori del territorio del secondo tipo (principalmente, il pascolo dell’associazionismo).
        Quanto alle facce nuove della coalizione dei viveurs, se è vero quel che ne scrive il gatto padano, che cioè vengono dal mondo associazionistico, francamente trovo ben poco di nuovo. Saranno “nuovi” com’è “nuovo” Cavagna il Giovane, del quale non posso immaginare niente di più vecchio, visto che è la reincarnazione del Pedretti, in peggio.
        Infine, per quanto riguarda Fassi, confesso che sono preoccupato. È evidente che è oggetto di pelosa attenzione da parte della Ndoc-Nuova destra organizzata curnense, com’è anche evidente che sprofonderà ogni giorno di più nell’inferno della Ndoc, se non si affretta a prendere opportuni provvedimenti di contrasto. Fassi si è espresso finora in senso grillino con due gazebo e con un volantino. Tutto qui. Dopo di che, per ben due volte consecutive l’abbiamo visto convergere — nelle dichiarazioni rilasciate a BergamoPost — con la Ndoc populista. Ci hanno preoccupato in modo particolare quegli appunti mossi alla dott.ssa Serra, di natura “tecnica”, cioè di cazzeggio agrimensural-giuridico al riguardo della moschea. Quando invece, sotto il profilo politico, si trattava di costringere la dott.ssa Serra a mettersi dalla parte dei cittadini di Curno. Invece di convergere con la Ndoc, Fassi avrebbe dovuto pretendere garanzie sulla costruzione della moschea cosiddetta nuova. Forse è caduto in una trappola, non so. Di fatto — questo è quel che conta — ha portato acqua al mulino della Ndoc che non vuole la moschea, in base all’assunto pire ça va, mieux ça est. Cioè se a Curno succedono grossi casini, per loro è grasso elettorale che cola, una moschea sotto tutela (com’è giusto che sia, e come chiedono gl’islamici moderati) non gli sta bene, perché così non lucrerebbero voti. Questi gran marpioni della Ndoc hanno voluto dare importanza a Fassi sotto il profilo “tecnico” (già, come se non conoscessimo l’impostura “tecnica”: o ci siamo dimenticati che il governo Monti era presentato come “tecnico”, e che tutto ciò che è inculante oggi viene presentato sotto mentite spoglie tecnico-giuridiche?) per trascinarlo nel loro inferno. Una volta compromessa l’onorabilità politica del Fassi, sarà per loro facile dire: vedete? il Fassi è con noi. Ergo anche Gandolfi è con noi, visto che Fassi si presentò come il continuatore ideale del buon governo di Gandolfi. Dunque los tres Paraguayos diranno: Gandolfi c’est moi! E se lo diranno, e qualcuno gli presterà orecchio, Gandolfi sarà sputtanato.
        Dunque io spero, per l’onorabilità politica di Fassi, che egli sappia congruamente prendere le distanze dalla manovra in atto, intesa a: a) cammellare nell’immediato e con pretesti tecnici, istanze elettorali a favore della Ndoc; b) nel futuro, accreditare l’esistenza di una quinta colonna salvinesca in seno ai grillini curnensi, in vista delle prossime elezioni politiche, regionali ed europee. Tutto a vantaggio di Salvini (e di chi tira le fila della manovra) e a detrimento dei grillini nonché — in primis — del Fassi stesso.

        • Visto nel diario di rete (blog) di Grillo

          Dunque non è vero che Grillo vorrebbe che entro il M5S prendesse corpo una quinta colonna operante agli ordini di Salvini. Nemmeno a Curno.

  18. I tradimenti di Montalbano. Livia se li merita, perché il suo essere politicamente corretta è un’impostura egoistica


    Facendo clic sull’immagine è possibile vedere l’episodio andato in onda su Rai uno ieri 10 aprile 2017, La pista di sabbia. Montalbano cede volentieri al capriccio di una donna che abitualmente monta a cavallo, lieto di levarsi a sua volta un capriccio. La donna è sposata a un uomo cattolico e comprensivo, la relazione del commissario con la bella donna apartiene al genere “una botta e via”, come si diceva in un film di Verdone.

    Non è la prima volta che Montalbano tradisce Livia e, francamente, mi sembra giusto. Ne abbiamo già parlato nell’articoletto Montalbano finalmente si distrae da Livia. Quella è una donna rompiballe, problematica e determinata
    Se dovessi soffermarmi su una sola delle caratteristiche sgradevoli di Livia messe in luce in modalità paracula da Camilleri (paraculo perché non ha il coraggio di prendere di petto l’argomento, ma semina indizi che la dicono lunga sul suo essere “fimminaro”), direi che è veramente insopportabile il suo eccesso di sensibilità. È una sensibilità di comodo, che le fa fare le smorfiettine e contestualmente mette a segno diversi obiettivi con un colpo solo: a) apparire politicamente corretta, il che (b) l’autorizza a sentirsi comunque buona, quando in nome della sua sensibilità, pesta i piedi, fa l’egoista (c) e d) in particolare, riesce (quasi) sempre a ottenere che si faccia quello che lei vuole, e solo quello.
    Ma il più bel tradimento di Montalbano, quel che ha recato il maggior piacere al lettore politicamente scorretto di Nusquamia l’abbiamo visto nell’episodio Il sorriso di Angelica, dove la fanciulla che porta il nome di colei che fe’ impazzire Orlano è interpretata da una stupenda attrice (e mannequin: si vede) siciliana.


    Facendo clic sull’immagine è possibile vedere l’episodio della serie ‘Il commissario Montalbano’ intitolato ‘Il sorriso di Angelica’.

    Proprio a proposito di questo episodio scrivemmo l’anno scorso, quando Il sorriso d’Angelica fu presentato in prima visione televisiva:

    Qui però casca l’asino della narrazione di Camilleri, che da un lato vuol essere siculo e fimminaro, dall’altro strizza l’occhio al pubblico “de sinistra”. Il punto è: come può una donna così problematica, così politicamente corretta, essere l’amante di un poliziotto? E, soprattutto, come può un poliziotto intelligente come Montalbano sopportare una donna così eccessivamente problematica, una che deve sempre e comunque rovesciare i suoi problemi sugli altri, coltivando il proposito, neanche tanto segreto, di vedere gli altri soffrire dei suoi problemi? Livia vede che Montalbano è felice e lo vuole rendere assolutamente infelice. Questo è quel che Camilleri vuol farci capire. Ma non vuol farci vedere Montalbano che la scaccia dalla sua vita, come pure avrebbe dovuto fare da tempo. Va bene, soffriamo insieme con Montalbano.

    Infine mi pongo la domanda: ma è corretto che un poliziotto, ancorché commissario, corra la cavallina con le belle femmine incontrate nell’esercizio delle sue funzioni? Mi sembra un tema idoneo a dar la stura ad ampio dibattito, in modalità di cazzeggio giuridico.

  19. Angelo Gandolfi permalink

    Comunicazione di Angelo Gandolfi in merito al Consiglio comunale del 23 marzo 2017

    La riunione di Consiglio comunale del 23 marzo 2017 aveva all’ordine del giorno un punto che era stato aggiunto a seguito di un’ultima richiesta parallela, ma non congiunta, di Cavagna il Giovane e mia: difatti due erano le Pec firmate separatamente, ma recanti lo stesso testo, elaborato da consulenti tecnico-giuridici che hanno individuato nel testo della variante al Piano di governo del territorio punti di criticità formali e sostanziali. Pur alieno dal culto della burocrazia, pur detestando il ricorso al Leviatano (il mostro burocratico) per nascondere e compensare carenze politiche e culturali, pur consapevole del fatto che le “cacate carte” (cito da Nusquamia) spesso è il cavallo di Troia di gherminelle ideologiche e furbate a copertura d’interessi mascherati, non posso tuttavia permettermi il lusso d’ignorarle. Perciò ho chiesto che si ponesse all’ordine del giorno la discussione e la votazione del summenzionato punto.
    La dott.ssa Serra ha ritenuto opportuno mettere all’ordine del giorno la metà di quel che ho scritto. Naturalmente ne ha il diritto, ma a questo punto ho preferito abbandonare l’Aula.
    Ciò premesso, faccio presente che il gruppo consiliare Angelo Gandolfi sindaco e il gruppo consiliare Obiettivo Curno non sono politicamente alleati, nonostante la convergenza su due documenti stesi, sotto il profilo tecnico, da un tecnico di mia fiducia (Angelo Fassi) e da Giovanni Locatelli già responsabile d’ufficio tecnico in Comuni della bergamasca, e con una consulenza giuridica neutrale.
    La convergenza tattico-operativa sul tema specifico del piano di governo del territorio non ha, per quanto mi riguarda, alcun significato politico, ritenendo, come sempre, un’ alleanza con il Gruppo Obiettivo Curno, per citare il sociologo tedesco Niklas Luhmann, un evento altamente improbabile.

  20. ALGIDO permalink

    Beh. Interessante… Altamente improbabile è diverso dal non fattibile..

    La cosa in sè merita un approfiondimento…

  21. ALGIDO permalink

    Buongiorno Aristide

    Ho letto il suo commento sul Fassi.. Molto interessante..
    E se alla fin fine la spiegazione fosse una e una sola??Semplice e terribilmente italiana insieme?
    TENGO FAMIGLIA…
    Che pensa della mia possibile (una tra tante) chiave di lettura?
    [Non la ritengo plausibile. Con tutte le mie forze, con tutto l’ottimismo della volontà (come diceva Gramsci, che però credeva più nel pessismismo della ragione) penso quello che ho scritto. Cioè, che Fassi sia stato fatto oggetto di una manovra avvolgente, che rischia di compromettere la sua buona reputazione politica. Penso anche che, appena avrà esaminato dappresso la questione in termini politici, non esclusivamente e riduttivamente agrimensural-giuridici, saprà esprimersi e rassicuraci. Come può Fassi farsi cammello d’istanze salvinesche? Lo scrisse lui stesso nel volantino, mi pare, o forse in una prima intervista a BergamoPost: quando il Pedretti applicava alla Giunta Gandolfi e in particolare agli assessori Fassi E Donizetti un pesante stalking politico, Fassi fece ricorso alle alte sfere della Lega nord, spiegò come stessero le cose a Curno. Il cuo cahier des doléances arrivò sulla scrivania delle persone giuste, che potevano prendere atto delle storture, ma fecero orecchie da mercante. Sapevano, sapevano tutto, il segretario provinciale della Lega nord, Bobomaroni e l’astro nascente Salvini. Che però preferirono lapace interna nel partito, piuttosto che affrontare il Pedretti. Fecero orecchio da mercante, e Fassi si avvicinò al M5S. Il fatto che la Giunta Serra abbia eventualmente fatto graziose concessioni a qualche attore del territorio del primo tipo (vedi quel 5% di edificabilità aggiunta, del quale il gatto padano continua a scrivere, in termini criptici di cazzeggio agrimensural-giurdico) potrà essere condannato finché si vuole, se tali oblazioni sussistono (cosa che allo stato delle cose non ho capito, aspetto di sentire gli avvocati delle due parti), ma niente può giustificare un effetto di trascinamento delle considerazioni agrimensurl-giuridiche sul terreno politico. Cristo diceva “Date a Cesare quel ch’è di Cesare, a Dio quel ch’è di Dio”. N.d.Ar.]

    Perchè se uno dopo tanti anni di Lega Nord poi si avvicina al M5S, con lo scopo dichiarato di fare una lista, cozza brutalmente contro lo statuto (nessun candidabile con due mandati alle spalle) che a volte è flessibile (vedi Genova) altre rigido (per chi non è del cerchio magico di Grillo Casaleggio, Di Maio e Di Battista) ma alla fin fine lì c’è stato l’inghippo.
    E in ultimo ritorna mesto (potrebbe tornare, sono dubitativo) all’ovile della estrema destra di Curno (chè questo è diventata) con in bocca un documento vergato di suo pugno..
    Potranno vincere [lei intende la Ndoc, evidentemente: N.d.Ar.], questo è possibile, rimettendo insieme tutti i pezzi del Puzzle.
    Ci mancano solo Gandolfi (che dubita ma non esclude) Pedretti e la Carrara. e poi tutto si chiude.
    [Lei dà un’interpretazione capziosa alle parole di Gandolfi che, tra l’altro, citava una locuzione presa in prestito da un sociologo. Guardi, Gandolfi possiede un bene preziosissimo, che è il suo nome di sindaco del buon governo, nonostante le bizze di molti suoi consiglieri, e la sua onorabilità. La Ndoc cerca oggi di ottenere da Gandolfi, con le buone, quello che non ottenne con le cattive, a suo tempo: chi ha buona memoria avrà ben presenti quei due interventi di Cavagna il Giovane in Consiglio, divinamente ispirati, finalizzati all’estromissione di Gandolfi dall’agone politico, per non parlare di certi altri dispettucci, non proprio di dozzina. Lei mi sa spiegare una sola ragione per cui Gandolfi dobrebbe svilire la sua onorabilità politica? In cambio di che cosa, poi, visto che — quanto meno — ha deciso di star fermo un giro? Se Gandolfi si sputtanasse, sarebbe il più bel regalo non solo alla Ndoc, ma a tutta la politichetta curnense, similsinistri compresi. Non facciamo gl’ingenui: non si tratta di un pacchetto di voti, la posta in gioco è levar di mezzo, per sempre, l’ipotesi di praticabilità di una politica nobile. Vogliono uccidere la speranza, è questo, forse, il delitto (politico) più grave. A questo punto il meno peggio diventa l’esecrabile cattoaziendalismo della Gamba. Nelle modalità che diremo. N.d.Ar.]

    Governare? Beh, per far quello non basta il pallottoliere, ma che importa?

  22. Ma veramente in seno al M5S è operante una quinta colonna salvinesca?
    Ci pare improbabile. Ma i grillini farebbero bene a non mettere il piede nella trappola messa lì da qualche furbacchione

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    Per leggere l’articolo, fare clic sull’immagine.
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    I fatti sono questi. In un suo messaggio prosopobiblico (cioè su Facebook), messaggio che in linguaggio coglione vien chiamato “post”, Luigi di Maio, quello in giacca e cravatta, l’Andreotti grillino, l’aspirante successore di Gentiloni, ha scritto:

    L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa Ue!

    Seguì un coro d’indignazione politicamente corretta, al quale Di Maio rispose correggendo il tiro: «La storia del 40 per cento di ricercati rumeni in Italia non la dico io: lo disse nel 2009 l’allora ministro rumeno della Giustizia Catalin Predoiu, dato confermato l’altro giorno dal procuratore di Messina Ardita». Segue il corollario: «Impariamo dai rumeni, che scoraggiano i delinquenti e attirano le imprese. È quello che voglio per il nostro paese».
    Siamo assolutamente d’accordo con il corollario, mentre affermiamo senza tema di smentita che il teorema iniziale (l’Italia che «importa il 40% dei criminali rumeni»), è un obbrobrio a rigor di logica, una cosa che non sta né in cielo né in terra; e un pessimo esercizio di populismo applicato al rendiconto elettorale.
    Da un punto di vista politico quel teorema è una gaffe (pare che non sia la prima, da parte del simil-Andreotti grillino); ma, soprattutto è un’offesa all’intelligenza di coloro che hanno cervello. Sarà forse anche per questo che coloro che hanno proclamato la loro indignazione politicamente corretta, perché non hanno cervello, hanno sbagliato tutto: anche loro. Hanno fatto come la dott.ssa Serra che, invece di prendere di petto Los tres Paraguayos che lanciarono con quel famoso articolo dell’anglorobicosassone Traìna la diceria della moschea, volle mostrare alle Acli di Bergamo quanto lei fosse politicamente corretta, e perse un’occasione d’oro per mettere l’avversario spalle al muro.
    Rileggiamo dunque il teorema di Di Maio, il politico alternativo giacca-e-cravatta. Lui scrive che «L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali», perché proprio questo avrebbe affermato il ministro della giustizia Catalin Predoiu.
    Ma che cosa ha detto veramente Catalin Predoiu? Eccolo: «Il 40 percento dei ricercati con mandato internazionale emesso da Bucarest si trova in Italia». E qui c’è una bella differenza. Sorvoliamo sul fatto che se quei criminali sono ricercati non è detto che si trovino veramente in Italia: è un argomento che potrebbe essere confermato o ridimensionato da dati statistici, dunque sorvoliamo. Come pure sorvoliamo che quell’affermazione si riferisce a una fotografia della realtà risalente al 2009. Lasciamo che a questi argomenti si aggrappino — maldestramente — i soliti cattoprogressisti, che — come la Serra — perdono di vista il cuore del problema, pur di apparire similprogressisti. Sorvoliamo, dunque e affrontiamo il problema per il verso giusto, a rigor di logica, con un esempio numerico.
    • La tabella dei crimini commessi in Europa ci dice che nel 2012 in Italia sono stati registrati 2.818.000 crimini e in Romania 308.000. [*]
    • Questo non significa che in Italia si trovino in carcere 2.818.000 criminali: no, sono 52.000, di cui 35.000 italiani. [**] Sono in carcere per traffico di droga, rapine, furto di autoveicoli, furto nelle abitazioni, crimini violenti ecc. Dunque il rapporto tra il numero dei crimini e quello dei criminali acclarati, per i quali si emette ordine di cattura, è dell’ordine di grandezza di 80:1.
    • Applichiamo questo stesso rapporto ai crimini in Romania: otteniamo 3.850 criminali. Poi però, consapevoli del fatto che in Romania la legge è più rispettata che in Italia e che gli autori dei crimini siano identificati meglio che in Italia, diciamo che i criminali identificati in Romania saranno 7.000.
    • Ma non tutti i 7.000 criminali si saranno recati all’estero. Molti saranno stati catturati e si troveranno nelle carceri rumene, diciamo la metà. Dunque 3.500 saranno andati all’estero e, poiché l’Italia è il paese di Bengodi, d’accordo, il 40% si troveranno in Italia, colpiti da un mandato di cattura internazionale, ma alla macchia. Dunque i “criminali rumeni” importati e non catturati sarebbero 40% x 3.500 = 1.400.
    • Ovviamente, c’è poco da essere orgogliosi di questi 1.400 criminali importati. Mi domando però se noi possiamo dirci così schizzinosi, noi italiani; e se Di Maio non sia consapevole, come lo siamo noi, che comunque questa nostra è una società di merda, anche perché lo Stato, quando non fa la voce grossa con i cittadini inermi, si fa tapino con i poteri forti, avendo ceduto ampi margini di autonomia alla delinquenza organizzata.
    • Sappiamo che il 40% dei rumeni all’estero si trova in Italia e che «in Italia vi sono 1,1 milioni rumeni (1,3 milioni contando anche i moldavi)» (fonte: Wikipedia). Bene, i “criminali” rumeni importati sarebbero in rapporto alla loro popolazione in Italia 1.400/1.100.000 = 0,13 %. Francamente non mi sembra il caso di fare tutto questo casino, perché questa è più o meno l’incidenza degl’italiani criminali sulla popolazione totale.

    Traiamo di qui due conclusioni:
    a) in Italia è più facile commettere reati che in Romania: e questo, a dire il vero, lo sapevamo da tempo;
    b) Di Maio ha procurato un allarme ingiustificato. Non che certi temi non possano essere affrontati, tutt’altro. Ma occorrerebbe occuparsene con spirito aperto, illuministico, con il sorriso della ragione a fior di labbra, come Diderot, e non a labbruzzi sottili e serrati, come Andreotti. E poi, faccia attenzione, il buon Di Maio, agli strumenti del ragionare, altrimenti mi scade ai livelli di un gatto padano o del Pedretti. La logica, un po’ di logica! Se i criminali rumeni sono X, quelli riparati all’estero saranno k × X, dove k è un opportuno fattore di riduzione desumibile dalle tabelle statistiche, e il 40% dei criminali rumeni riparati all’estero non sono 40% × X, ma 40% × k × X.
    È sintomatico che Roberto Calderoli, quel gran furbacchione, se ne sia uscito con queste espressioni: «Mai mi càpita di condividere qualcosa con Di Maio, ma sulla questione dei criminali romeni i numeri, forniti nel 2009 dal ministro della Giustizia di Bucarest e confermati dal procuratore di Messina, sono quelli e non ci sono santi, perché questi sono i numeri, numeri che parlano, dicendoci che il 40% dei ricercati dalla giustizia romena si trova in Italia».
    Insomma, il rischio che i M5S si faccia cammello di una quinta colonna salvinista c’è, come abbiamo visto anche nel caso curnense. Escludiamo che sia in atto una macchinazione che abbia infettato il delizioso paesino di Sant’Ilario (delizioso per via di Bocca di rosa, quella della canzone di De André; ma è anche la residenza di Beppe Grillo); escludiamo che da Sant’Ilario (Genova) la macchinazione sia approdata a Roma, e che da Roma sia salita ad Avellino, patria di Di Maio, quindi, veicolata da misteriosi emissari, da Avellino abbia planato su Curno, paese mefitico da vivere.
    Invito però tutti stare in guardia. Poiché Cristo disse che dobbiamo occuparci del prossimo, più che di cose remote, che ci dànno l’estro di fare le anime belle, rivolgo un pressante invito a Fassi perché non cammelli in seno al M5S istanze salvinesche.

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    [*] Vedi Crimes recorded by the police.
    [**] I detenuti romeni sono 2670, per reati commessi verisimilmente in Italia, da non confondere con quelli per cui è stato spiccato mandato di cattura da Bucarest.

  23. Sant’Ilario


    Abbiamo citato nel commento precedente il paesino di sant’Ilario, dove Beppe Grillo possiede un villone (24 vani, piscina interna ed esterna, prato all’inglese, vigneti e uliveti). Ma, in fondo, che c’importa? Per noi rimane il paesino alla cui stazione approdò Bocca di Rosa, e da quando lei mise piede in quella stazione ferroviaria, Sant’Ilario fu veramente bella da vivere!

  24. Boccadasse


    Facendo clic sull’immagine ci si connette alla pagina del sito Skyline che trasmette in diretta [*] le immagini di Boccadasse.

    Finalmente sono riuscito a recarmi a Boccadasse, che è il quartiere di Genova dove vive Livia, la fidanzata rompiballe di Montalbano. Mi trovavo sulla Riviera di Ponente, pensai che se mi affrettavo potevo fare una breve sosta, prima che il sole calasse del tutto. Presi l’autostrada, per far prima; sempre per risparmiare tempo, non studiai la strada in anticipo, come si dovrebbe fare, e come pure solitamente faccio, ma mi affidai al navigatore inglobato nel ficòfono (smartphone). Mal me ne incolse, perché fui indotto a passare per strade che, con il senno del poi, si rivelarono assurde (per la solita mania di imboccare il tragitto più breve, immagino). Ma non fa niente, arrivai all’imbrunire. E devo dire che l’impressione è stata ottima. Diavolo di un Camilleri, che ha voluto che quella stronza di Livia abitasse in un posto così vivace!

    La spiaggia lascia a desiderare, ma tutto sommato poco importa, in una prospettiva allargata, dove elemento qualificante del paesaggio è l’uomo. A un discepolo che gli domandava perché stesse sempre in città, Socrate rispose che era interessato soprattutto all’uomo. Per esempio, tu vai in uno di quei posti favolosi (? boh!) di Briatore (anche lui agrimensore), e trovi che sono frequentati da gente di merda. Bene, allora quei posti sono posti di merda.

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    [*] Ovvero, in linguaggio coglione, “in tempo reale”. Questo è il linguaggio che piace ai mongomanager e agli agrimensori mongoacculturati, che stravedono per gli acronimi, gli anglismi a capocchia e la banda larga. Il linguaggio coglione, secondo loro, è più sc-scientifico (come dceva Gassman nei Soliti ignoti). Ah, povera scienza!

  25. Su Camilleri, su Montalbano e sull’egoismo di Livia

    Ecco una carrellata d’impressioni nusquamiensi su Camilleri (con la sua fissa per le nordiche e il nascondimento similprogressista), su Montalbano (che è l’eroe progressista che Camilleri avrebbe voluto essere) e su Livia che veste di contenuti politicamente corretti il suo egoismo (si fa solo quel che vuole lei e, per il resto: punto! basta! non m’interessa! [*])

    L’immaginario erotico di Camilleri

    Montalbano: Il senso del tatto

    Montalbano è

    Montalbano

    Camilleri e la fissa per le donne nordiche

    Da Simenon a Camilleri

    Montalbano finalmente si distrae da Livia. Quella è una donna rompiballe, problematica e determinata

    I tradimenti di Montalbano. Livia se li merita, perché il suo essere politicamente corretta è un’impostura egoistica

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    [*] Come quando Livia dice: «Tu sai che cosa fare per farmi felice». Il che, tradotto, significa: «Ricordati che io sono egoista, ho il diritto di essere egoista, e che tu devi sempre fare quello che fa piacere a me». Si noti come Camilleri, di là dalle sue intenzioni, ci dia una chiave di lettura neanche tanto difficile da individuare: assegna a Livia tutte le carateristiche di una rompiballe insopportabile, ma Montalbano non le dice mai che è una stronza. Inoltre per portarci fuori strada, Camilleri presta le sue propensioni di “fimminaro” a Mimì Augello e fa di Montalbano l’eroe che lui avrebbe voluto essere. Proprio come fece Simenon (gran fimminaro anche lui), che presentò Maigret pudico all’inverosimile (Maigret ebbe una mezza tentazione con una cameriera nell’Affare Picpus, ma si riprese prontamente).

  26. Il filo diretto tra la Ndoc e il gatto padano
    E se invece il filo è contorto, non è che la cosa cambi aspetto. A Curno i grovigli, o i garbugli, o i “glommeri” (detto alla maniera di C.E. Gadda) sono merce usuale

    Scrive il gatto padano: «Il furbo gioco di Gandolfi di arrampicarsi sui vetri cercando di dimostrare che lui non starebbe assieme ai suoi vecchi elettori — centrodestra e Lega — ma che invece se ne starebbe ben da solo e lo dimostrerebbe mandando la stessa PEC alla sindaco Serra ma con due mittenze differenti… fa venire il latte alle ginocchia. Oltre ad essere una palese proposta di inciucio. Del tipo “parliamone tra di noi che siamo grandi”».
    Questo che scrive il gatto padano (il presunto doppio gioco di Gandolfi) è precisamente quel che si poteva dire, e che probabilmente il gatto padano o, meglio, qualcun altro avrebbe scritto su dettatura del gatto, se Gandolfi non fosse uscito con quel comunicato. Ma la mossa del gatto, e delle persone alle quali offre il suo “disinteressato” aiuto era prevista, ed è stata sventata per tempo. Perciò è incazzato. Come quando Max Conti s’incazzò per l’uscita del volantino “Mammuzza”. Il Pedretti aveva scritto un coniglio mediatico per Bergamo news, per sollecitare i partner della congiura serrapedrettista a far saltare Gandolfi in tempo utile per elezioni anticipate, senza che il Comune fosse commissariato. Le intenzioni del Pedretti (e dei similprogressisti a lui appecorati) furono intercettate e, per il momento, non se ne fece niente. Insomma, se poi non siete così furbi come credete, non prendetevela con noi.
    Riassumendo:
    a) È vero che vi furono incontri bilaterali di due delle tre opposizioni al regime serrano (con l’esclusione della fasciofemminista, dunque); tali incontri, a mio parere, comportavano qualche rischio per Gandolfi, il quale però se n’è tempestivamente sfilato. Del resto, è lo stesso Gandolfi che ci fa sapere che quegl’incontri ci furono e non c’è cacata legge che impedisca un incontro sul piano “tecnico”, riguardo a quell’eventuale oblazione del 5% di edificabilità aggiunta agli attori del territorio del primo tipo (che è questione ancora sub judice, e sulla quale molto scrive il gatto padano, al quale va il merito di averla sollevata). Il rischio di coinvolgimento in una manovra avvolgente intesa ad appropriarsi del bene più prezioso dell’esperienza gandulfiana (l’onorabilità politica) è ancor maggiore per Fassi, che in una sua dichiarazione a BergamoPost ha dato l’impressione di essere contiguo alla posizione della Lega nord riguardo alla moschea. È successo, insomma, quel che non doveva accadere, con un’“impaginazione” del dato tecnico fianco a fianco con quello politico. [*] Fassi, che riguardo alla moschea ancora non si è espresso apertis verbis, farebbe bene a sfuggire alla stretta del boa constrictor (c’è, non c’è? ai posteri l’ardua sentenza) quanto prima, vergando un documento esprimente esecrazione per il populismo reazionario di Salvini. Ho paura che Fassi, al quale conservo la mia stima, e del quale ricordo i torti ch’egli ebbe a subire dal Pedretti, da Bobomaroni e dal Salvini, abbia mostrato ingenuità, disattenzione, forse anche imperizia nell’identificare e smontare le bellurie retoriche con le quali l’operazione apparentemente innocente di «scambio d’informazioni» gli è stata presentata. Non dimentichiamo che, quando il Pedretti utilizzò per fini privati la linea di collegamento telefonico Telecom del Comune di Curno, con addebito del traffico telefonico e Internet al Comune per un importo di 7.778 euro, il giudice per le indagini preliminari accettò la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero, che ipotizzava – a favore del Pedretti – «l’eccesso di consumi telefonici per imperizia, negligenza o imprudenza». Non vedo perché a Fassi si debba negare quel che è stato concesso al Pedretti, tanto più che Fassi non trae da quest’operazione di incontro tecnico, con la trappola di un’attrazione politica, alcun vantaggio personale; anzi, rischia del suo. Ne va della sua onorabilità politica, intendo dire.
    b) Ed è anche vero che dopo quegl’incontri “tecnici” lo stesso documento, vergato a più mani, contenente l’accorata richiesta alla dott.ssa Serra di un dibattito pubblico, in Aula consiliare, nel corso di una seduta di Consiglio, è stato inoltrato per posta certificata da due mittenti diversi (il gatto scrive “mittenze”, perché nella sua ottica agrimensurale “mittenza” è più fine di “mittente”: boh! sul vocabolario il termine “mittenza” non c’è; ma com’è noto, il greve linguaggio mongotecnoburocratico predilige l’astratto e rifugge dal concreto e, se non trova l’astratto, se l’inventa). Tutto vero, ma come faceva il gatto padano a esserne così sicuro? Si è fidato di quel che ha scritto Gandolfi, lui che non si fida mai? Lui che s’inventa intenzioni riposte del Gandolfi? No, secondo noi ha avuto conferme interne.[**]

    La risposta alla domanda formulata in b) non può essere che la solita. Esiste un filo – diretto o contorto – poco importa, che lega il gatto padano alla Ndoc, e questo filo è stato stabilito quanto meno fin da quella famosa lettera al prefetto dove, a norma di cacata carta, si chiedeva al prefetto di prendere provvedimenti contro se stesso (!). Non dimentichiamo del resto che per lunga pezza il gatto padano fu insieme il “consigliori” e l’uomo delle pubbliche relazioni del Pedretti, in particolare per quanto riguarda l’erezione del Bibliomostro, ma non solo. Ci fa sorridere il tentativo del gatto padano di accreditarsi come uomo di sinistra. Forse lo fu, in gioventù, perché in altri tempi poteva succedere che a furia di ronzare intorno a gente “de sinistra” ci scappasse una qualche promozione sociale. Ricordo un amico ingegnere di Milano che spesso mi parlava di una contessina che abitava in uno dei pochi palazzi decenti di Corso Buenos Aires: si era innamorata di un operaio di Sesto San Giovanni, se l’era portato in casa, e lui la picchiava. Oddio, qualcosa di simile succede anche adesso, come quando i neo-Fantozzi della politica (gli “inferiori”) vanno a fare la corte a Giorgio Gori sperando di essere invitati a cena o anche soltanto di essere fotografati in sua compagnia, con la di lui bella moglie. Quel che è certo è che oggi, e ormai da un bel po’ di tempo, stando ai “si dice”, il gatto padano è tutto “istituzionale”, intus et in cute. Ci ha perfino voluto far credere di essere un consigliere stimato ed ascoltato da Bombassei. Francamente, non credo che Bombassei sia un acceso fautore del materialismo dialettico. I suoi baffi dicono tutto il contrario.
    Un giorno il gatto arrivò all’impudenza di scrivere di essere tesserato al Pd da più di venticinque anni, quand’è noto che il Pd fu costituito nel 2007. Ultimamente ha scritto di essere stato un “sessantottino” e, a riprova della sua “sessantottinità”, scrive che mentre «Carlo Leidi si serviva del laboratorio di Gianni Limonta per lo sviluppo e stampa, io appartenevo ai quei sessantottini che sviluppavano da soli la pellicola e stampavano da soli le proprie foto. Non c’era manifestazione di piazza dove non fossimo presenti a documentare». Insomma, lui, il gatto, era più bravo. Inoltre «Carlo fondava il Manifesto [siamo sicuri? io ricordo altri nomi: N.d.Ar.], noi c’eravamo politicamente vicini, ma “eravamo più libertari” […] anche sviluppando e stampando da soli le nostre foto». Porca puttana! Un consigliori del Pedretti, nonché portavoce delle istanze “culturali” del medesimo, nientemeno che “libertario”. Urca! O, come si dice nel Canton Ticino: Ciula!
    Scusate, ma voi vi fidate del gatto padano? Anche a trascurare tutte le occasioni in cui l’abbiamo pizzicato su Nusquamia, provate ad andare a vedere che cosa scrive di sé in una delle sue innumerevoli manifestazioni allotropiche: scrive di aver «frequentato il Liceo scientifico Lorenzo Mascheroni» di Bergamo (la pagina è stata registrata nel nostro archivio, non può essere smentita). Ma, a prescindere dal fatto che non è difficile cogliere nel gatto una certa putida (nel significato di “pedante”: vedi il lat. putidus) acribia agrimensurale, voi sapete quando il Liceo Mascheroni è stato fondato? Nel 1985. Proprio così, come si legge a p. 3 del documento Piano dell’offerta formativa: «Il Liceo Scientifico “Lorenzo Mascheroni” nasce nel 1985 per enucleazione dall’allora unico Liceo Scientifico cittadino, il “Filippo Lussana”, arrivato a dimensioni non più gestibili». Mi sembra tutto chiaro, a parte l’orribile linguaggio burocratico. [***]

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    [*] Vedi certi giornali negli anni ’70 del secolo trascorso, che impaginavano le notizie sindacali accanto a quelle di cronaca nera. Per effetto di trascinamento, se ne deduceva che le attività sindacali sono criminali.
    [**] La dott.ssa Serra non ha accettato tale rihiesta e, secondo me, non aveva tutti i torti. Se la richiesta contiene in termini abbastanza espliciti l’indicazione di eventuali implicazioni penali a carico della Giunta serrana, è chiaro che la dott.ssa Serra vorrà presentarsi preparata al dibattito, confortata dalla consulenza dei suoi avvocati. L’errore è stato a mio avviso quello di aver posto il problema in termini di cacata carta, anziché politici. Le cacate carte dovevano venire, semmai, dopo.
    [***] Niente di più sbagliato e, soprattutto, ridicolo di quell’«enucleazione». Nel linguaggio medico “enucleazione” significa una sorta di eviscerazione; in un contesto ermeneutico significa “messa a fuoco di un argomento”. Semmai si sarebbe dovuto parlare di “filiazione”. Merda dunque, ancora una volta, alla burocrazia!

  27. Ad fontes
    Da Marianna Madia al gatto padano (ma lui non ha la capigliatura botticelliana) e dal cazzeggio agrimensural-giuridico del gatto padano a un discorso finalmente umano, e senza slàid

    Il gatto padano scrive un articolo sulla variante renziana del Pgt curnense messa a segno dai similprogressisti. Nell’occhiello dell’articolo (se di occhiello si tratta) scrive: «Nella stessa variante di piano c’è l’industria 4.0 e c’è il commercio… 1.0».
    Ecco, queste espressioni trucemente bobomaronite (n.0, dove n = 1, 2, 3…) che nei cataloghi dei prodotti designano l’aggiornamento dei programmi di computer e l’innovazione dei preservativi all’ultimo grido sono le cose che piacciono da pazzi al gatto, agrimensore portatore di modernità globale, guru universale degli arcani tecnologici, che lui soltanto saprebbe interpretare. Per esempio, quando si firma Straliccio, è esperto di filtri per impedire che i disturbi di rete entrino negl’impianti di riproduzione dei suoni ad alta fedeltà (sapere di fisica acustica e di elettronica per i guru della mistica HiFi è inessenziale: gli basta sfogliare i cataloghi e sono ipso facto “esperti”). Abbiamo appreso di recente che il gatto fu esperto dei bagni di sviluppo e fissaggio prodotti dalla Fotochimica Ornano (il cui stabilimento si vedeva un tempo dai vagoni ferroviari nel tratto fra Lambrate e la Stazione centrale di Milano), e che pertanto come fotoreporter era più bravo di un notaio della Bergamo bene e radical chic, con il quale agognava di confrontarsi. Adesso è esperto di banda larga e di moneta elettronica, dice. Per non parlare dell’urbanistica, per cui una laurea in architettura honoris causa sarebbe un riconoscimento dovuto. Insomma, il gatto padano è un vero e proprio gagà del “nuovo che avanza”, del quale gli altri non capirebbero niente, mentre, se finalmente ci si decidesse a rivolgersi a lui, come a suo tempo fece il Pedretti, allora sì che Curno sarebbe un paese bello da vivere.
    Consapevole dei propri limiti, quando scrive, gli càpita spesso e volentieri di copiare, senza citare la fonte. Per dirla tutta, come abbiamo mostrato su Nusquamia, è arrivato ad attribuire a sé interi articoli presi di peso dalla rete, con modifiche minime; adesso però — grazie al nostro pungolo — si è dato una regolata, e fa così: prende un pezzo scritto da qualcuno che se n’intende, e lui ci costruisce intorno un suo articolo. Se è il caso, lo adatta alla realtà curnense.
    È quello che ha fatto nell’articlo dedicato alla variante del Pgt curnense il cui nocciolo è tratto dall’articolo di Federico Fubini Il flop degli investimenti e l’esodo dei giovani che frenano la crescita. Federico Fubini è un giornalista economico serio, direi: se non altro non spara le cazzate oracolari a presa rapida leghista di Claudio Borghi «Cicciobello» Aquilni, consulente gobale e “coach” (così di dice in linguaggio coglione) di Matteo Salvini in tutti campi dello scibile. E il gatto padano, inglobando gran parte dell’articolo di Fubini fa perfino bella figura: quello che lui dice di Curno sembra quasi una conclusione logica delle considerazioni (ragionevoli) formulate da Fubini riguardo all’Italia. Ma è veramente così?
    Per esempio, dice bene il gatto padano riguardo all’oblazione (da oblatum, supino di offero, che all’infinito fa offerre = ital. offrire), del 5% di “edificabilità aggiunta”, della quale sarebbero fortunati percettori gli attori del territorio del primo tipo? [*] Se ho capito bene, al riguardo l’agrimensore Locatelli si è ispirato all’agrimensore gatto padano.
    Non essendo né un agrimensore né un esperto di giure, mi limito a domandare ai signori similprogressisti (sì, proprio a loro): se oblazione c’è stata, grazie a tale oblazione Curno è sempre bella da vivere, è un po’ meno bella da vivere, o è vieppiù bella da vivere? Sono in grado i similprogressisti di darci una risposta in termini umani, senza cazzeggio agrimensural-guridico (che semmai vien dopo, nelle postille e nelle annotazioni)? Signori progressisti, io non dico che non dobbiate rivolgervi agli avvocati, visto che si è profilata (non da parte mia) la possibilità di un trascinamento della questione sul terreno giudiziario. Ma, per favore, abbiate la bontà di fare ai citadini un discorso umano, senza slàid. E parlate voi, non date la parola agli avvocati. Ché altrimenti i cittadini s’incazzano.

    …………………………………………
    [*] Gli attori del territorio del primo tio sono gli operatori economici, così detti per distinguerli dagli attori del territorio del secondo tipo (quelli del pascolo associazionistico).

  28. Idee per la campagna elettorale dei similprogressisti
    «Il babbo gode, la mamma stenta»: sarà questo l’inno ufficiale?

    Pensate che successo potrebbe essere. A Curno si costituisce il complesso “Cornetum victu splendidum” costituito dalle tre dottoresse politicamente corrette: dott.ssa Paola Bellezza, dott.ssa Perlita Serra e dott.ssa Luisa Gamba. Poi vanno in giro per i quartieri di Curno (e quelli di Bergamo, con soste prolungate alla Fara) ed eseguono La malcontenta canzone toscana della quale qui sotto riporto le parole. Dovrebbero essere vestite con le gonne lunghe, gonne talari, come le femministe degli anni ’70. Come tecnico del suono proporrei il gatto padano (lui è un grande intenditore di tecnica di riproduzione e registrazione del suono); conoscendo i miei polli, non faccio difficoltà a pensare che lui però vorrà essere chiamato Audio engineer; è la stessa cosa che “tecnico del suono”, ma la coglio-locuzione in idioma inglese è per il gatto di maggior soddisfazione. Va bene, facciamogli questa concessione.
    Se le tre dottoresse curnensi riusciranno a metter su il complesso, non mancheranno applausi, recensioni favorevolissime, interviste, conigli mediatici a schiovere, visibilità mediatica, contratti in esclusiva per esportare il “format” dello spettacolo in tutte le città d’Italia dove si senta il bisogno di un po’ di brio.

    ……………….. La malcontenta ……………………………..

    Dirindina la malcontenta
    babbo gode la mamma stenta
    babbo va a l’osteria
    mamma tribola tuttavia

    Babbo mangia l’erbe cotte
    mamma tribola giorno e notte
    babbo mangia e beve vino
    mamma tribola col cittino

    Babbo mangia li fagioli
    mamma tribola coi figlioli
    Babbo mangia il baccalà
    mamma tribola a tutt’andà

    Babbo mangia le polpette
    mamma fa delle crocette
    Dirindina la malcontenta
    babbo gode la mamma stenta
    [mamma oggi ha fatto gli gnocchi
    babbo ne ha mangiati troppi

    Mamma porta le mele cotte
    babbo allora le dà botte
    mamma piange e urla forte
    babbo allora le dà la morte]

    ………………………………………………………………….

  29. Salvini fedifrago (amche lui). La questione settentrionale è superata, dice
    Perciò Radio Padania deve essere sentita solo in quattro regioni del nord, a fini di uccellagione elettorale

    Non solo Radio Padania trasmette — via radio — soltanto in quattro regioni settentrionali, ma si sente sempre peggio o, addirittura non si sente più. Questo è il mio caso, che ascoltavo la lettura dei giornali il mattino sulla frequenza 91,50 Mhz (non tutti i giorni, ma abbastanza spesso, perché è una buona lettura; e il fatto che sia faziosa non mi disturba). Sì ci sarebbe la possibilità di ascoltarla sul canale 740 del digitale terrestre, o anche in rete, decodificando il flusso di segnale audio (“streaming”; fare clic qui)). Già, ma allora non è più radio, quella che si ascolta in automobile, per esempio, o quella che si ascolta a letto.
    Radio Padania veicola messaggi ancora settentrionali (o Ur-leghisti), ma i ripetitori coprono male, e sempre peggio, una parte esigua dell’Italia settentrionale; e, in ogni caso, se Radio Padania non è ascoltata, tanto meglio: così decise Le Salvinì (Marine Le Pen gli ha concesso il “Le” davanti al cognome), giusto quel minimo indispensabile per continuare a coglionare l’elettorato settentrionale che, votando per Salvini e per i suoi reggicoda, deve avere l’illusione di esprimere una propensione Ur-leghista. Ma è un’impostura.

  30. Parole di saggezza dell’uomo appenninico: “rottamato” sì, ma non omologato all’aziendalismo, non sputtanato
    E una lezione per Curno: non c’è albagia della dott.ssa Serra, aziendalismo della dott.sa Gamba o incpacità amministrativa degli aziendalsimilprogressisti che possano indurci a fare un’apertura di credito alla Ndoc. I tentativi di sputtanamento di Gandolfi (dando per scontata una sua omologazione alla Ndoc), tuttora in corso, falliranno miseramente

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    Facendo clic sull’immagine è possibile ascoltare uno stralcio ell’intervista di Pierluigi Bersani (Di MAartedì, 18 aprile 2017)
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    È proprio vero, alcuni uomini dànno il meglio di sé dopo che hanno perso la partita, sulla quale avevano scommesso. In letteratura gli esempi sono innumerevoli, ne cito appena tre: Dante che da “ghibellin fuggiasco” (come ebbe a dire il Foscolo, anche se Dante era guelfo di parte bianca) scrisse la sua Commedia; il Machiavelli che «s’ingaglioffa per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach» nel suo ritiro di San Casciano, perché ormai non è più segretario della Repubblica fiorentina, ma scrive un capolavoro, Il principe; Stendhal che che abbandona Milano, dove inutilmente aveva per tanto tempo atteso che il suo amore per la salottiera radical-chic Metilde Viscontini Dembowski fosse ricambiato, apprende a Parigi della morte dell’amata non amante e scrive un libretto preziosissimo, De l’amour.
    Ma anche in politica la sconfitta conferisce nuova saggezza. Occhetto, che era insopportabile quando imprimeva la svolta aziendalista al Pci e sbavava dietro Carlo De Benedetti, oggi non è certo un genio (chi i neuroni non li ha, non se li può dare), ma possiamo prestargli orecchio senza più disgusto. Uno che varrebbe la pena ascoltare è D’Alema, adesso che non ha più l’ambizione di sedere tra i grandi della Terra, e adesso che non si presta più a discutibili operazioni «umanitarie», perché l’uomo è intelligente di suo, non ha bisogno delle slàid della McKinsey. Quanto a Bossi, siamo in attesa di un suo sfogo liberatorio, anche se ho paura che, come Craxi, verrà meno al dovere catartico: dovere nei propri stessi confronti, ma soprattutto dovere nei confronti della Storia. [*]
    Ma ecco che Bersani ci ammonisce a fare i conti con l’opinione pubblica:

    Trump è stato votato, Erdogan è stato votato e se tirano un missile i sondaggi van su. Noi dobbiamo attrezzarci, a partire dalle nostre cose di casa, con delle campagne di opinione. Qui nel mondo o vien fuori un ‘68, o le cose vanno a catafascio. Si sente la necessità di un grande movimento di opinione fatto di tanta gente che la pensa diversamente [merda dunque all’aziendalismo, quand’anche fosse cattoaziendalismo, che ha obnubilato le coscienze! N.d.Ar.]. Non in un paese solo: in tanti paesi, per dire: “Non giochiamo alla guerra”.

    Così parla l’onesto Pierluigi Bersani, portatore di virtù appenniniche (tanto più che Salvini delle virtù alpine fa un uso culitergico, come Bossi a suo tempo faceva uso culitergico della bandiera italiana), colui che ha studiato latino con Rita Calderini, ed è laureato in filosofia con tesi di laurea non farlocca. Così parla uno che dopo aver commesso molti errori, è diventato un saggio.
    Bersani ha ragione, non si gioca alla guerra, anche se — come abbiamo scritto in altre pagine — è sbagliato, oltre che pavido, non rispondere alla violenza armata con la forza delle armi, laddove sia necessario (circa una settimana fa ci fu un articolo di Paolo Mieli sul Corriere della Sera, molto equilibrato e in controtendenza rispetto alla politica andreottiana che Gentiloni sembra voler rispolverare). Ha ragione, non si gioca alla guerra, se è per far schizzare i sondaggi, per lucro elettorale. Se guerra deve esserci, la decisione dovrà essere razionale, di una razionalità diversa da quella di un dottor Stranamore, di un Trump o di un Erdogan. Come quando Churchill diede un taglio ai tentennamenti di Chamberlain, che già gran danno avevano inferto all’Europa, e affrontò Hitler.
    Bersani afferma che, anche pensando alle cose di casa nostra, faremmo bene ad alzare lo sguardo, a considerare il panorama e la temperie politica tutt’intorno. Ha perfettamente ragione. Anche a Curno, faremmo bene a considerare bene la posta in gioco (“considerare”, dal lat. sidus -dĕris, “stella”, significa alzare lo guardo alla volta stellata, per riflettere; cioè, appunto, nella fattispecie, librarci al di sopra della palude della politichetta). Non possiamo precipitare nell’avventura della Ndoc, e non solo perché costoro non hanno una preparazione politica né, a quel che è dato si sapere, solide basi culturali, non solo perché poi si sbraneranno, come avvenne con l’amministrazione Gandolfi, senza però un Gandolfi che sappia domarli, ma soprattutto per un principio superiore, per cui rimando all’articolo Il principio superiore. Un film da non dimenticare. Perché Curno, con il miserabile pretesto della minaccia islamica che penderebbe sul capo dei curnensi, con i curnensi incattiviti dai “ragionamenti” di Cavagna il Giovane (l’abbiamo sentito con le nostre orecchie, in Aula consiliare, quando ancora la bataglia elettorale non era cominciata, figuriamoci poi), non diventi un paese che, lungi dall’esser bello da vivere, somigli pericolosamente a quel paesino descritto nel film Il nastro bianco, del quale ci siamo occupati nell’articolo La mordacchia, l’indifferenza etica e la banalità del male. Eppure noi avevamo messo in guardia la dott. ssa Serra, le avevamo perfino proposto una conspiratio bonorum, per contrastare il degrado etico-politico di Curno. Ma lei, piena di sé, con la solita albagia, fece orecchio di mercante al nostro grido di allarme. Adesso piange sul latte versato. Anzi, peggio, non piange nemmeno. Dice che, al solito, non ha niente da rimproverarsi, ha sempre ragione lei.

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    [*] Gatti padani e agrimensori di acculturazione abborracciata, cercate sull’Enciclopedia, alla voce “catarsi”.

  31. Ma i serrani, così aziendalisti, così superpremiati nel corso di cerimonie fasciate e tricolorate, sono veramente bravi amministratori? In particolare, riguardo alla variante del Pgt sono veramente i primi della classe?
    Il gatto padano non è di questo parere; Locatelli e Cavagna il Giovane aderiscono al punto di vista felino (come in altre occasioni: vedi Bibliomostro). Gandolfi chiede ragguagli. Della fasciofemminista niente si sa, per il momento

    In questi giorni si parla molto della variante di piano, ed era cosa facilmente prevedibile, considerato che avevamo notato il gatto padano in preda a singolare eccitazione, lui che è grande annusatore e scrutatore di cacate carte. In questo annusare e scrutare mette tutta la sua passione di agrimensore/giurista voluttuario/ciambellano dell’istituzione/architetto per meriti speciali e segreti. Noi non ci fidiamo delle sue conclusioni, ma se lui si muove, val la pena scoprire dove vuol andare a parare. Facciamo, cioè, come gli aborigeni in Australia che per sapere dove si trova l’acqua inseguono la volpe. Per avere un assaggio del nostro punto di vista si vedano gli articoli:
    Nuova battaglia a suon di cacate carte, del 27 febbraio 2017
    Se volete sapere dove Cavagna il Giovane e Locatelli vanno a parare, leggete il gatto padano, del 1° marzo

    Il secondo articolo commenta alcune considerazioni espresse dal gatto padano nel numero 322 del suo diario di rete (in linguaggio coglione: blog) che varrà la pena riportare, almeno in parte:

    Negli ultimi mesi la giunta Conti&Serra ha portato in consiglio comunale delle delibere che sommate ad altre non ci paiono del tutto corrette e bene ponderate. Insomma quando c’è fame di soldi si tende ad andare per le spicce e i documenti non sono valutati compiutamente.
    Una delibera non é solo l’espressione di una volontà di fare (cioé riscuotere 900 mila euro e più) ma deve anche essere sensata e corretta. Di quella correttezza che non scateni problemi.
    […] La Delibera [Delibera di Consiglio Comunale n. 75 del 22-12-2016; più Interpretazione autentica dell’art. 1.4 omissis: N.d.Ar.] consigliare per l’approvazione dello schema di convenzione del permesso di costruire convenzionato del Centro commerciale è anch’essa frutto della fretta della giunta Serra di portare a casa soldi per i numerosi confusi e discutibili progetti che hanno in crapa.
    […] Nella delibera manca una riga -importantissima- dove si precisa che l’incremento del 5% della SLP si applica in proporzione ai singoli interventi (sono parecchi quelli possibili) ma entro il limite dei 7.244mq. A ciascuno il suo insomma. Salvo che qualcuno ceda il proprio a terzi. Precisazioni che in delibera non si leggono.
    […] In buona sostanza di fronte a questa interpretazione «allargata» ciascun operatore potrebbe ingrandirsi di una superficie fino a +7.244 mq e … moltiplicando per enne (6?, 12?….) salta per aria tutto.

    Così parlava il gatto padano. Locatelli, Cavagna il Giovane e tutti gli altri intelligentoni sono venuti dopo. In altre parole, si tratta di capire se l’oblazione (da oblatum, supino di offero, che all’infinito fa offerre = ital. “offrire”), del 5% di “edificabilità aggiunta”, della quale sarebbero fortunati percettori alcuni attori del territorio del primo tipo, sia generalizzabile, o meno. Se è generalizzabile, è un bel pasticcio. Se invece è considerata non generalizzabile, siamo sicuri che i non-percettori dell’oblazione se ne staranno tranquilli? Naturalmente, sarebbe anche interessante capire se quell’oblazione è avvenuta con vantaggio o con smacco dei cittadini. Questi sono giochi a somma zero, mica come i giochini che pretendeva di fare Carlo De Benedetti, con quella cazzata della “sinergia”, quando diceva che grazie alla sinergia (una roba mistica, evidentemente: mistica aziendalistica) 2 + 2 può anche fare 5 (giuro che diceva proprio così, e i similprogressisti squittivano per la gioia).
    Ammettiamo che i non-percettori dell’oblazione s’inalberino. Che succede? Il Comune viene trascinato in una catena di contenziosi giudiziari? E le spese dei contenziosi ricadrebbero sulle spalle dei poveri cittadini? È mai possibile?
    L’ho scritto e lo ripeto: non sono un agrimensore con il pallino del giure (per fortuna) non sono neanche uno statista come Cavagna il Giovane crede di essere, ma non posso far finta di non aver letto quel che ha scritto il gatto padano, principe dei copropapirologi a Curno e dintorni, nel numero summenzionato del suo diario reziale:

    Questo è un blog e pertanto non segnaleremo nulla né alla Corte dei Conti né al TAR. Chi ha precisazioni da fare rispetto alla nostra posizione basta una mail e pubblicheremo (mica lunga come la Bibbia, però…).

    Oddio, il gatto padano non denuncia. Però a Curno, come Gandolfi ben sa, ci sono i denunciatori anonimi. Curno è il paese delle denunce, e delle denunce anonime. E i denunciatori anonimi sanno anche essere molto precisi: come nella denuncia che chiedeva la demolizione della serra del padre di Gandolfi. Quella miserabile denuncia contro Gandolfi padre, ceh doveva sbalzare il figlio dall’agone politico, era perfetta, sotto il profilo tecnico-giuridico, stilata da personaggi bene informati dei risvolti copropapirologici della questione, certo non da una fanciulla leggiadra con le mani di odalisca e gli occhi di cerbiatta. Scritta da un maiale tecnicamente provveduto, insomma. Si concludeva, fra l’altro, con questa postilla: anche se la denuncia è anonima, voi non potete non tenerne conto.
    Insomma la variante del Pgt curnense si presta a contenzioso giudiziario. Tant’è che all’ultima riunione dei capigruppo, quando Gandolfi e Cavagna il Giovane si presentarono con i “tecnici” Fassi e Locatelli, i similprogressisti si presentarono con l’avvocato. Ora, il mio punto di vista è che non si debba ricercare il male della Serra onde trarne un lucro elettorale, o per fare un dispetto al candidato sindaco Gamba, che dovrà pelare questa e numerose altre gatte. No, basta con la politichetta. È doveroso invece muoversi nella direzione che tutela i cittadini curnensi da ogni possibile colpo di coda giudiziario: aiutare — se non proprio costringere — la dott.ssa Serra a non cacciarsi in un culo di sacco.
    Se gli avvocati di una parte esprimono una certa tesi in linguaggio presumibilmente oracolare e gli avvocati dell’altra parte esprimono la tesi contraria in linguaggio parimenti e presumibilmente oracolare, voi permettete che avrei il gusto di sentire gli uni e gli altri? Dunque gli avvocati escano allo scoperto ed esprimano le loro opinioni in una seduta di Consiglio aperta, registrabile e registrata. Una volta la Serra andava pazza per questi riti di condivisione, partecipazione ecc., riguardo a cose tutte sue. Invece questa è cosa che riguarda le tasche dei cittadini, se devo prestar fede all’interpretazione del gatto padano.
    In alternativa, si potrebbe fare ricorso a un giudizio privato, o a una simulazione di giudizio pubblico (come si fa adesso per gli esami di maturità).

  32. Anche lei è madre di tre figli


    Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, 55 anni, alla quale è dedicata la storia di copertina del supplemento settimanale del Corriere della Sera, dove apprendiamo che anche lei, come la dott.ssa Gamba, è madre di tre figli. Si veda Barbara Jatta: «Aspetto il Papa in visita ai Musei Vaticani»

    Abbiamo visto un titolo di giornale sparato su sei o otto colonne (non ricordo con precisione e non ho conservato il ritaglio) che ci annunciava che la dott.ssa Luisa Gamba, candidato sindaco per la compagine dei viveur azendalsimilprogressisti di Curno, è madre di tre figli. Capisco adesso perché un certo prete (lo ricordo vagamente: pronunciando l’omelia domenicale urlava, diventava paonazzo, si eccitava evocando il peccato, faceva il pazzo, e non mi piaceva punto; con il senno del poi direi che soffriva di turbe sessuali) volesse candidare sindaco mia madre: madre di cinque figli, e laureata in Economia, ahimè, proprio come la Gamba.
    L’argomento della tesi di laurea di mia madre non era aziendalistico (non incombe sulla mia testa questo disonore), anzi direi che è interessante, considerando l’anno, XVII E.F.: Aspetti della politica economica della Russia sovietica. Mia madre raccontava sorridendo (non asseverativamente, ma dolcemente, nel mio ricordo) che il relatore l’aveva accopamgnata e presentata all’Istituto di cultura anticomunista, dove poteva trovare tutti i libri che le occorrevano. Ma erano libri seri, mica Martha Nussbaum. E lo svolgimento non era fazioso, non più che tanto, perché il fascismo, entro certi limiti, aveva soggezione della cultura, a differenza degli attori della politichetta d’oggi. Oggi qualunque assessorucolo alla cultura pretende d’imporre i suoi gusti: questo mi piace! quest’altro non mi piace! Allora non si sarebbero azzardati.
    In ogni caso mia madre non accettò la candidatura (per conto della Dc, ovviamente), sia perché la sua famiglia (e la mia, pro rata parte) è di tradizione risorgimentale e liberale, sia (credo, soprattutto) perché mio padre non avrebbe visto la cosa di buon occhio. Altri tempi.

    P.S. – Trascrivo dalla conclusione della tesi di mia madre: «[…] concludo col Chiar.mo prof. Oddone Fantini [*] che l’esperimento bolscevico ha dimostrato: 1° come sia irrealizzabile un’uguaglianza economica tra i cittadini; […] 3° come nella stessa Russia, sia pure in forma limitata, si sia sentito il bisogno di ritornare a un sistema di politica economica che tenga conto delle iniziative private e dei diversi valori individuali. […] La città marxista non è che un’utopia fra tante altre…». Questo non toglie che a p. 137 si legga: «Nella condizione dell’operaio sovietico deve pur riconoscersi qualche vantaggio, il primo dei quali è dato dall’assenza della disoccupazione…». E non mancano le lodi al sistema educativo.

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    [*] Oddone Fantini, relatore della tesi di mia madre, fu un mammasantissima dell’economia e il maestro di Federico Caffè, il professore di economia che sparì misteriosamente, dopo aver sistemato tutte le pendenze, aver pagato le bollette e versato i propri risparmi sul conto bancario del fratello. Federico Caffè Sparì nel nulla, verisimilmente per non essere più corresponsabile, sia pure indirettamente, dei mali che gli economisti — quelli che contano — infliggono all’umanità. E lui, che era un ometto piccolo, un po’ come Cuccia, contava alla grande. Passava per essere un economista di sinistra, in realtà era un keynesiano aderente al club un po’ massone della Banca d’Italia. Nessuno l’ha più visto dopo la scomparsa, tranne un suo allievo (ma sarà vero?). Invece nel film Le confessioni, di Andò (che ha girato film migliori), il presidente del Fondo monetario internazionale si suicida, perché malato di cancro ma soprattutto perché tormentao dal senso di colpa di una manovra economica che era sul punto di varare insieme con i ministri dell’Economia dei sette paesi più importanti, una manovra che avrebbe reso i paesi poveri ancora più poveri.

  33. Pro-cesso permalink

    Spese pazze. Anche Curno era “da bere”, ma non non è politicamente corretto dirlo.
    Perché? Non si sa. Indovinala, Grillo! [*]

    Leggo in rete articoli sull’udienza di ieri per il processo sui rimborsi allegri, talvolta frizzanti

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    Fare clic sull’immagine per leggere l’articolo sul Corriere della Sera.
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    Fare clic sull’immagine per leggere l’articolo sulla Repubblica.
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    A Curno tutto tace?

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    [*] Modo di dire che trae origine (forse) da un gioco di ragazzi, quando si poneva un grillo su un foglio di carta, su cui erano tracciati dei numeri, ai quali si assegnavano vari significati. Il grillo, spostandosi nel foglio avrebbe indicato ora questo ora quel numero. L’espressione si trova nei ‘Promessi sposi’ del Manzoni, che deve averla appresa a Firenze, quando vi si recò per sciacquarvi i panni, in Arno. [N.d.Ar.]

    • Curno bella da vivere o Curno da bere (perlomeno ai tempi d’oro)? La seconda, direi

      Nella Curno che oggi si pretende “bella da vivere” (la dott.ssa Serra ha osato recentemente ricordare questa infelice espressione, nella Relazione di fine mandato – periodo amministrativo 2012-2017) rammentare che Curno fu una Curno da bere (questo invece è vero, ed è dimostrato) è considerato politicamente scorretto, da tutte le parti. Non dimentichiamo:
      1) che il Pedretti fa parte di quel drappello di consiglieri regionali ai quali si contesta la riscossione di rimborsi non dovuti. Egli non volle rimborsare il rimborsato, adducendo la motivazione che non doveva rimborsare un bel niente, perché non evava fatto niente di male e che delle sue spese aveva informato il capogruppo. Dunque la colpa sarà stata al massimo del capogruppo, questa era la sua tesi, che però è stata rigettata dalla Corte dei Conti, che l’ha condannato in primo grado. Questo cui assistiamo adesso è il processo penale, la cui prima udienza è stata celebrata il 1° luglio 2015; la Regione lombarda chiede di essere risarcita del danno patrimoniale e d’immagine. Speriamo che la cosa non si trascini per le lunghe. Comunque la prossima udienza è fissata per il 10 luglio.
      2) E non dimentichiamo che tutti coloro che si occupano di politica a Curno si sono confrontati e alleati con il Pedretti, a vario titolo: la Lega che non ha mai trovato il coraggio di prenderne le distanze; il Locatelli che con lui fondò la lista cosiddetta civica “Curno oltre” e che come esponenente della quinta colonna gli fu sempre a fianco; la dott.ssa Serra che con l’indifferenza etica e la mordacchia ha preparato il terreno della congiura serrapedrettista; Max Conti che preparò la congiura serrpedrettista a stretto contatto con il Pedretti, consentendo così alla dott.ssa Serra di cascare dalle nuvole quando si parla, appunto, di congiura serrapedrettista; il gatto padano che ne fu il consigliori e il portavoce al tempo del Bibliomostro. Tutti impedrettati, tranne Gandolfi. Questo è precisamente l’aspetto più scandaloso della questione per quelli della Ndoc. Più che al pacchetto elettorale del Gandolfi (che non so nemmeno se esista) puntano alla distruzione della sua onorabilità politica, compromettendolo o lasciando credere che colui che è ricordato come il sindaco del buon governo stia dalla loro parte. Se Gandolfi è sputtanato, il gioco è fatto, così pensano i furbacchioni, perché allora veramente “uno vale uno”. Eh no! Col cavolo!

  34. Le confessioni, di Roberto Andò

    Questo è il “provino” come si diceva un tempo, e come ancora si dice — credo — in ambito edilizio (“un provino di calcestruzzo”), cioè un campione, una parte che possa essere significativa del tutto, del film Le confessioni. Oggi invece, in linguaggio coglione, si dice “un trailer”.
    Abbiamo parlato delle Confessioni in un commento precedente dedicato, in parte, alla dott.ssa Gamba, in quanto mamma pubblicizzata di tre figli e cattoaziendalista. Ma non è un film meraviglioso. Roberto Andò girò invece un piccolo capolavoro con Sotto falso nome. Non male anche Viva la libertà che come il film precedente affronta il tema della sostituzione d’identità e della fuga (sul tema della fuga da sé rimane insuperato Mon oncle d’Amerique, di Alain Resnais). Già in Viva la libertà risultava eccessiva e gigionesca l’interpretazione di Toni Servillo, fortunatamente però la sceneggiatura prevaleva sull’interpretazione gigiona. Non è questo il caso delle Confessioni: lo spunto iniziale — l’aspetto criminale dell’economia e la possibilità che un criminale abbia una resipiscenza — è interessante, poi però il film procede con lentezza, quasi senza narrazione, ma la lentezza non è giustificata da un’idea che pure dovrebbe trasparire, in assenza della narrazione. Non condanniamo la lentezza, anzi, abbiamo trovato avvincente la lentezza dell’Estate scorsa a Marienbad (un altro film di Resnais, uno dei primi): ma che arte! E c’era Albertazzi, nel pieno della sua capacità espressiva, mica Toni Servillo.
    Vero è che dove c’è Toni Servillo si scatena una macchina di pubbliche relazioni formidabile; forse Roberto Andò, in un momento di crisi creativa, pensò di ricorrere a Servillo per uscirne. Come Nanni Moretti che viveva un momento di depressione, che cercò di superare facendosi “girotondino”.

  35. Errata corrige

    In un commento precedente avevo scritto che un giornale orobico presentava enfaticamente la candidatura della dott.ssa Gamba alla carica di sindaco del paese bello da vivere su otto colonne. Mi sono sbagliato, il titolo era su quattro colonne, ma poiché su una riga avevo letto poche parole («assessore e mamma di tre figli») sono stato vittima di un’illusione ottica: ho attribuito l’enfasi del corpo dei caratteri che compongono il titolo al numero di colonne sulle quali l’articolo è distribuito. Comunque ho sbagliato: mi scuso con i lettori di Nusquamia, con il candidato sindaco [*] e con il giornalista Remo Traìna [**] autore dell’articolo sobriamente enfatico (o enfaticamente sobrio), dove l’enfasi è riferita al titolo che proclama la trismaternità della dott.ssa Gamba. Invece ai tempi dei Romani per dir bene di una donna si diceva che era univira, che cioè aveva avuto un solo uomo. Le vedove univirae godevano di grandissima reputazione.

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    [*] In linguaggio politicamente e boldriniamente corretto: “candidata sindaca”. La dott.ssa Serra all’inizio apponeva la sua firma sotto la stampigliatura «Il sindaco»; poi però, dopo il ruggito della Boldrini, si è subito adeguata. Si veda per esempio come firma la pubbliczione pre-elettorale Relazione di fine mandato – Periodo amministrativo 2012-2017, dove fra l’altro è dato leggere la chicca: «Ringraziamo di cuore tutti coloro che ci hanno aiutato a realizzare il nostro progetto “per un paese in cui sia bello vivere”». Ancora! Ma non si è accorta del male che si è fatta, tutto da sola, inventandosi questo slogan infelice del “paese bello da vivere”? Non l’ha inventato la dott.ssa Serra? Ah, no? E allora, fuori il copywriter!
    [**] Con l’accento sulla “i” perché il cognome è siculo. E poi basta con questa mania di ritrarre l’accento, come quando gli agrimensori male acculturati dicono èdile invece di edìle, àlici invece di alìci e Bènaco invece di Benàco. Invece Sàgula (che è pure nome siculo) si dice Sàgula e non Sagùla: vedi l’italiano sàgola. Uffa!

  36. Il Bibliomostro e i cani
    Nuova “astutata” della dott.ssa Serra per far mancare il terreno sotto i piedi a Locatelli e Cavagna il Giovane

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    Per godere l’intervista, fare clic sull’immagine.
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    Facendo clic sul’immagine è possibile godere l’intervista della dott.ssa Serra pubblicata sull’Eco di Bergamo. Manca la fascia tricolore, è vero, ma non il sorrisetto asseverativo, ancorché un po’ forzato. Come per dire: vedete? dicevate che io fuggo da Curno e invece non fuggo (tiè!), al massimo fuggo dalla carica di sindaco (mah…vedremo, vedremo che cosa c’è sotto); pensavate anche che non fossi più in grado di fare sorrisetti asseverativi, e invece eccone uno.
    Ma la cosa più divertente, dal nostro punto di vista, è che per la seconda volta la dott.ssa Serra si dà da fare per far mancare il terreno sotto i piedi a Locatelli e Cavagna il Giovane. Proprio come fece con i cani. Ricordate? Quelli erano partiti in quarta, avevano messo in piedi una cagnara propagandistica terribile: interrogazioni in Consiglio comunale dello statista Cavagna il Giovane perché qualcosa si facesse per i cani, fondazione dell’Associazione culturale, ma con ricaduta elettorale, “Curno a sei zampe” e tutto un parlare di cani, cani di qua e cani di là, foto di cani pubblicate sui “social media” (oh, yeah!); anche il cane del Pedretti, ovviamente, era della brigata. Poi la dott.ssa Serra, con abile manovra diversiva, ha attrezzato due aree dove i cani possono gioiosamente annusarsi i culo (dette “aree di sgambamento”: nomen omen?). A Cavagna il Giovane non rimase che presentarsi il giorno dell’inaugurazione dell’era canina curnense e lamentarsi perché anche lui non ebbe visibilità mediatica; ne aveva diritto, infatti, lui che fu un precursore — perlomeno a Curno — della cinofilia con ricaduta elettorale. E invece niente, dovette restarsene a becco asciutto.
    Ultimamente Cavagna il Giovane e Locatelli, con la benedizione del gatto padano (con il quale è verosimile ipotizzare che vi sia stato un “patto della crostata”, o qualcosa di simile: scambio di informazioni, consulenze agrimensural-giuridiche ecc.) avevano perfino inserito il Bibliomostro nella testata del loro Obiettivo curnense. Si veda la foto qui sotto:

    E Marcobelotti? Subisce, subisce tutto. Basta andare a vedere il sitarello Facebook del summenzionato Obiettivo (fare clic sull’immagine). Ebbene, l’Obiettivo dovrebbe essere anche della Lega, visto che il logo dell’Obiettivo contiene a sua volta quello della Lega: eppure è tutto un peana a Forza Italia. E la propaganda a favore di Alessandro Sorte, quello che vuole cannibalizzare la Lega e diventare sindaco di Bergamo, è appena cominciata.
    Quousque tandem, Marce?
    Cioè: fino a quando, Marcobelotti, [subirai]?

    • Una domanda delle cento pistole alla dott.ssa Serra

      Chi è l’attore del territorio (del primo tipo) che dovrebbe finanziare il completamento del Bibliomostro? E — soprattutto — sarà gradito al gatto padano? Non dimentichiamo che:
      a) il gatto padano è un attore del territorio del secondo tipo;
      b) anche degli attori del territorio del secondo tipo, parafrasando Gesù Cristo, si potrebbe dire: «maxima debetur proceribus regionis reverentia», cioè “agli attori del territorio è dovuto il massimo rispetto” (veramente Gesù diceva “pueris”, non “proceribus regionis”; e, per dirla tutta, Gesù prendeva a frustate gli attori del territorio del primo tipo, come quando cacciò i mercanti dal Tempio; e malediceva quelli del secondo tipo: gli scribi, cioè i cazzegiatori giuridici del tempo, e i farisei, campioni di perbenismo ipocrita, splendidi di fuori e putridi di dentro.
      E se il gatto padano fosse, sotto sotto, anche un attore del primo tipo? È un sospetto dal quale siamo stati toccati più di una volta, ma non disponendo delle prove sospendiamo il giudizio.
      Inoltre:
      c) la dott.ssa Serra è sicura che quell’attore del territorio che finaanzia il completamento del Bibliomostro incontri il gradimento della Ndoc-Nuova destra organizzata curnense? Anche questo è un punto delicato. La dott.ssa Serra sa benissimo che, per ragioni di continuità storica, la Ndoc è sensibilissima al tema degli attori del territorio. Infatti i serrani, che sono gli eredi degl’insiemisti di “Insieme per cambiare Curno”, e la dott.ssa Serra in primis, votarono compatti con Pedretti, Locatelli e Corti (e con la consigliera esoterica, scomparsa dalla scena politica) perché si negasse il nullaosta al progetto dell’arch. Bodega, dall’agrimensore Pedretti definito “Ecomostro”. La motivazione? Beh, non erano stati sentiti gli attori del territorio. Cosa, evidentemente, “gravissima”, per dirla in linguaggio serrano.

  37. Fanciulle dagli occhi di cerbiatta e dalle mani di odalisca
    Sorrisi sinceri vs. sorrisetti asseverativi

    Oggi, saranno state le nove di sera, ho fatto ritorno a casa con una disposizione d’animo felice. Per carità, niente di eccezionale; ma, come affermava il poeta (Baudelaire): «Heureux celui qui […] plane sur la vie, et comprend sans effort / le langage des fleurs et des choses muettes!». Insomma, chi non si fa possedere dal dèmone della determinazione e ha i sensi aperti ai piaceri della vita, soprattutto quelli sottili e silenziosi.
    Il fatto è che, uscito dalla stazione metropolitana di Cascina Gobba, in prossimità della quale avevo parcheggiato l’automobile, sono stato fermato da due ragazze velate. Velate in senso proprio, perché musulmane, com’era facile congetturare (e non nel senso metaforico usato in ambito Lgbt, dove “velato” è colui che è Lgbt ma dissimula le proprie propensioni sessuali).
    Mi si sono avvicinate per domandarmi da quale parte si trovasse la strada principale. Una di loro aveva un ficofono in mano: il loro problema, pensai, era quello di orientare la mappa del navigatore incorporato nel gingillo. Parlavano un italiano perfetto, mica come certi ben noti politici territoriali nostrani. Dissi che dalla parte dove si dirigevano c’era il parcheggio, quindi la tangenziale, dovevano perciò andare dalla parte opposta.
    Poi furono più esplicite: “Lei sa dove si trova la moschea?”. Devo confessare che quella domanda mi fece piacere: se si rivolsero a me, parlando di moschea, quello stesso nome che fa venire le convulsioni a Cavagna il Giovane, vuol dire che non avevo l’aspetto ferocemente determinato; non sono stato rovinato (non ancora) dalla frequentazione della peggiore politichetta di Curno, né l’essere stato denunziato dal Pedretti, zittito dalla Serra, offeso nella mia intelligenza dalle slàid della Gamba, messo a dura prova nella mia pazienza dalle sortite agrimensural-giuridiche della Ndoc, mi hanno reso turpe, se non altro nell’aspetto; spero anche nel cuore. Insomma, non sono una bestia, se quelle due fanciulle dalle ciglia inflesse, dall’espressione intelligente e dalle mani di odalisca osano chiedermi dove si trovi la moschea. Risposi che gliel’avrei detto volentieri, ma io non sapevo dove si trovasse la moschea. Allora mi mostrarono lo schermo del ficofono; lessi il nome della moschea, si chiama Moschea Mariam; vidi anche che dal punto in cui ci trovavamo alla moschea c’erano appena quattro minuti di cammino. Indicai la direzione da prendere. Una mi disse “Io vengo da Perugia”; l’altra “Io vengo da Bologna”. Pensai che fossero due studentesse. Mi domandarono se quella fosse una brutta zona. Dissi subito che no, non era una brutta zona; poi mi corressi, dissi: no, non particolarmente, non più che altrove. Mi ringraziarono, mi sorrisero, una si portò la mano al petto, con la palma distesa, mi fece come un inchino. Dissero qualche parola che non capii, doveva essere una formula, come quando noi diciamo (o dicevamo, prima l’aziendalismo facesse strame della buona educazione): “Dio ti benedica”. Andarono verso la moschea, io all’automobile, dall’altra parte.
    Questa è la ragione per cui sono rincasato con una disposizione d’animo felice. Ho incontrato due fanciulle educate, non determinate, sorridenti di un sorriso sincero, virginale, tutto il contrario del sorrisetto determinato e asseverativo con il quale la dott.ssa Serra pretende di zittirci e soggiogarci.

  38. Gli agrimensori, sempre più potenti (anche prepotenti?): per giunta pretendono di soggiogare Curno

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    Leggiamo sulla Repubblica:

    Le pratiche catastali e i rilievi topografici restano dominanti (il 45,6 per cento dei lavori fatti), ma scendono di tre punti rispetto a dieci anni fa. Nello stesso periodo si sono moltiplicate per quattro le certificazioni energetiche. E in generale si richiede l’intervento della figura per i test acustici, i rilievi architettonici, le dichiarazioni di successione, le pratiche fiscali e quelle burocratiche, la digitalizzazione delle procedure professionali. L’interlocutore non è più solo il Comune o la Regione, ma sempre più i condomìni, le imprese, l’autorità giudiziaria. Sono geometri sette consulenti dei tribunali su dieci.

    In pratica, questo Stato farraginosamente burocratico e sempre più tecnoburocratico obbliga il cittadino a ricorrere agli agrimensori, per sbrigare pratiche che lo Stato medesimo impone, a norma di cacata carta, per gonfiare e appesantire l’apparato oppressivo tecnoburocratico; senza contare che per lo più gli agrimensori forniscono ai malcapitati cittadini, a pagamento, servizi che lo Stato dovrebbe garantire ai cittadini, gratuitamente, considerata l’abnormità delle tasse pagate dai cittadini onesti. Stesso discorso vale per i commercialisti e per gli avvocati (nella sola Milano c’è la metà di tutti gli avvocati di Francia, così si dice). E se qualcuno mi viene a dire che tutto questo avviene per caso, e che non c’è malizia, io, provocato, rispondo incazzato che agrimensori, commercialisti e avvocati sono nemici del popolo.

    Come se non bastasse, gli agrimensori pretendono a Curno di fare il bello e cattivo tempo: vedi il Pedretti, a suo tempo il babau di Curno, vedi Locatelli con il suo pupillo Cavagna il Giovane (da termotecnico promosso ad agrimensore ad honorem, ma lui crede di essere uno statista); vedi, infine, il gatto padano, che pretende dall’Amministrazione un podio riservato a lui solo, per dar lezioni, in concorrenza con le attività ricreative dell’Oratorio, su vari temi culturali: paleontologia dei coccodrilli, riforma della lingua italiana, tecniche di pascolamento culturale dei cittadini, impatto delle nuove tecnologie (per non parlare della banda larga: squit!) sull’uomo del futuro, urbanistica dilettevole e politicamente corretta.

  39. Tommaso permalink

    Terza effe

    [Niente da eccepire, Virginia Raggi ha talento per le lingue. Qui ha una pronuncia invidiabile dello spagnolo, ma legge, e sembra di capire che si sia preparata (niente di male, ovviamente). In un filmato precedente, pubblicato su Nusquamia, l’abbiamo sentita esprimersi in inglese perfetto, e parlava estemporaneamente. N.d.Ar.]

  40. La manovra di coinvolgimento di Gandolfi nell’arrembaggio al potere da parte della Ndoc è fallita
    Viene ribadito il concetto: Gandolfi non è alleato di Locatelli e di Cavagna il Giovane

    Gandolfi l’aveva scritto su Nusquamia circa due settimane fa: vedi Comunicazione di Angelo Gandolfi in merito al Consiglio comunale del 23 marzo 2017.
    Il concetto viene adesso ribadito sull’ultimo numero di Bergamo Post, in edicola dal 21 aprile: così il tentativo di sputtanare Gandolfi è fallito, speriamo per sempre. I lettori di Nusquamia ricorderanno che appena ebbimo sentore che fosse in atto una manovra avvolgente e furbacchiona di coinvolgere Gandolfi e Fassi nella ricostruzione della destra curnense (previsione: in caso di vittoria, non passeranno tre mesi, e già saranno di nuovo a sbranarsi) dicemmo: attenzione! qui c’è odore di bruciato! La manovra prendeva spunto da certi passaggi indubbiamente controversi della variante serrana del Pgt e dall’opportunità (forse) di uno scambio d’informazioni tra Ndoc e Gandolfi, riguardo a questioncelle tecniche e di cacata carta, che potrebbero avere conseguenze perniciose per i cittadini. Fin qui tutto regolare.
    Poi ci parve che si volesse calcare la mano, che fosse scattata una trappola. Forse si voleva trasformare — con esecrabile spregiudicatezza furbastra — una giusta sollecitudine per il futuro dei cittadini, da parte di Gandolfi e Fassi, in un coinvolgimento dei due in una manovra per essi autoinculante, fino allo sputtanamento definitivo. Gandolfi rimase nel seminato iniziale, quello della variante del Pgt. Fassi purtroppo in una dichiarazione a Bergamo Post si fece prendere la mano, andò oltre il Pgt e la discussa oblazione del 5% di edificabilità aggiunta, che preoccupava in egual misura Fassi, Gandolfi, dalla parte dei cittadini, nonché Locatelli e Cavagna il Giovane, dalla parte dei cittadini e per creare un inciampo all dott.ssa Serra, alla quale vogliono strappare lo scettro (primo fra tutti, a onor del vero, sembrava preoccupato il gatto padano; o forse più che dalla preoccupazione, lui che è un attore del territorio, era animato da una strategia tutta sua); forse Fassi fu preso dall’entusiasmo di disporre di una consulenza a tutto campo, tessuta con argomenti più sottili (per ciò stesso, politicamente più pericolosi, in quanto decrittabili con difficoltà) di quelli enunciati maldestramente da Cavagna il Giovane in Consiglio. Gli argomenti dello statista curnense (si fa per dire) riprendevano quanto proclamato nella diceria della moschea dei primi gazebo, subito dopo un articolo sull’Eco di Bergamo pubblicato a febbraio, mi sembra, quindi ribadita nel primo manifesto elettorale della Ndoc: in una parola, la Maximoschea).
    Già il gatto padano cantava vittoria: Gandolfi è sputtanato! Ci fu la smentita su Nusquamia, ma il gatto fece spallucce. Anche lui, come i furbacchioni che hanno posizionato la trappola, deve aver pensato: tanto Nusquamia non la legge nessuno, non conta un cazzo. La speranza, per i furbacchioni, era che comunque lo sputtanamento procedesse, di bocca in bocca, perché non è vero quel che è vero, ma è vero quel che si riesce a far credere alla gente. Questa è la regola fondamentale della disinformazione.
    Ben venga dunque questa smentita ribadita su BergamoPost.
    Invito infine a riflettere, ancora una volta, che la manovra non era tanto quella d’impadronirsi dei voti dell’elettorato di Gandolfi (come all’inizio, per ben due volte, con le cattive, si provò a fare Cavagna il Giovane, essendogli stato commissionato il compito di sbalzare Gandolfi dall’agone politico). No, questa volta, si pretendeva di ottenere, con astuzia degna dei più consumati mercanti arabi del suk di Marrakech, di sputtanare Gandolfi. E con le buone! Cioè attirandolo in un tranello. Se si fosse riusciti a far credere che Gandolfi, che aveva defenestrato Pedretti, che aveva resistito fino allo stremo delle forze ai tentativi di sabotaggio della sua amministrazione messi in atto dalla Quinta colonna di Locatelli e Corti (Fausto), che cadde onorevolmente a seguito della congiura serrapedrettista (la quale doveva essere tanto disonorevole che non se ne seppe mai la ragione), si sarebbe stabilito il principio: Chi ha dato, ha dato, ha dato; chi ha avuto, ha avuto ha avuto. Siamo a Curno, siamo tutti eticamente indifferenti, siamo tutti furbacchioni; e se Gandolfi è sputtanato, noi allora siamo stinchi di santo. Sì, col piffero!

  41. Lo peste della determinazione fa nuove vittime a Curno
    La risposta aziendalsimilprogressista agli «under 25» (squit!) di Cavagna il Giovane, l’erede del Pedretti

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    Il giovane similprogresssita in carriera Marcobattaglia loda Bepi el memorioso, definendolo «incredibile». Forse non sa che Bepi el memorioso — come è dato udire nella canzone Contessa, qui interpretata dall’autore, Paolo Pietrangeli, insieme con la compagna Giovanna Marini — ha anche lui «gettato la bandiera rossa in un fosso». L’Italia è piena di fedifraghi. Anche Curno, a vario titolo. Molti — quorum ego — a causa di quest’attitudne degl’italiani al tradimento, si vergognano d’essere italiani.

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    Cominciano male, anzi malissimo. Sempre su BergamoPost apprendiamo che della lista aziendalsimilprogressista fa parte tale Marco Battaglia: 26 anni, neolaureato (in Scienze politiche), europeista convinto, anzi sfegatato (infatti, nella foto brandisce uno stendardo europeo) e «pare avere le idee ben chiare». In che senso? Nel senso che ha studiato Tito Livio e poi Machiavelli e il Tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler, che ha riflettuto a lungo sulla possibile convergenza del giusto e dell’utile postulata dai filosofi stoici, ha studiato Vilfredo Pareto, è stato a Parigi ad ascoltare le lezioni di Enrico Letta, nel senso che ha riflettuto sulla complessità dei sistemi socioeconomici e sulla complessità, soprattutto, dello ζῷον πολιτικόν (“animale politico”, secondo Aristotele) del nostro tempo e conseguentemente sulla necessità di indagare i nessi tra i sottosistemi e i diversi piani di realtà, e sulla necessità di stabilire opportuni anelli di retroazione per governare un sistema che sviluppa una sua intelligenza (e malvagità) che Cavagna il Giovane non potrà mai capire? E che lui invece, Marco Battaglia, può capire, perché non ha perso tempo sui libri di Martha Nussbaum, ma ha studiato Teoria dei sistemi? O forse questo suo aver chiare le idee significa solo che è arrivato precocemente alla conclusione che far politica è meglio che lavorare, o comunque aiuta a trovare i lavori buoni, e che a partire da questo assunto ha deciso che anche lui, come Cavagna il Giovane, nella lotta per la vita (“struggle for life”) sarà, dovrà essere “determinato”, come prescrive Maria De Filippi, detta «la sanguinaria» (copyright: D’Agostino), nei suoi talent show? È determinato? Orrore! O non sa che proprio grazie alla sua pervicace, ostinata e ostentata determinazione la dott.ssa Serra è precipitata in un abisso di impopolarità?
    Trasuda dall’articolo su Bergamo Post la “determinazione” di Marcobattaglia a costruirsi una carriera pattinando sui luoghi comuni dell’armamentario similprogressista curnense (europeismo acritico; associazionismo giovanile foriero di buone sistemazioni; la “coesione” dell’Unione europea, del partito, di tutto, assurta al rango di indice di qualità, a prescindere; i «grandi lavori» della giunta serrana). Come se non bastasse, il giovane virgulto afferma di aver conosciuto a Curno persone «incredibili» come Bepi (Bepi el memorioso, la cosiddetta memoria storica della sinistra di Curno) e Max Conti (il segretario della cellula del Pd curnense, desertificata). Ha detto bene, costoro sono davvero «incredibili». Di mio aggiungerei anche “formidabili”, ma nel senso che era sfuggito a MArio Capanna, colui che adesso si è sistemato come agricoltore biologico, quando definì i suoi anni come «formidabili».
    Ma il buon Marcobattaglia lo sa, o non lo sa, che Bepi el memorioso è colui che ha gettato la bandiera rossa nel fosso (come nella canzone Contessa di Pietrangeli: vedi il video qui sopra) e che ha consegnato il proprio partito, già Pci, poi Pds, poi Ds, poi Pd, agli aziendalsimilprogressisti rappresentati, appunto, da Max Conti, dalla dott.ssa Serra (che di suo ci ha messo il cattofemminismo) e dalla dott.ssa Luisa Gamba (cattoaziendalista e mamma di tre figli)? Il Pci avrà avuto i suoi difetti, ma nessuno potrà negare che fu un fattore di progresso civile e morale, anche economico, dell’Italia del dopoguerra, fino a Occhetto (escluso). Il Pci infatti, era l’erede, talora immeritevole, della tradizione umanitaria degli apostoli del socialismo: gente di sinistra e non “de sinistra”, gente che per essere di sinistra si spogliava delle proprie ricchezze, e diventava ricca e splendente di umanità. Tutto il contrario di quel che avviene oggi con i similsinistri, per giunta politicamente corretti e aziendalisti.
    Quanto a Max Conti, campione di aziendalismo in salsa curnense, con venature anche lui di cattoaziendalismo, mi lasci dire che costui è stato per lei un pessimo maestro. Max Conti sa benissimo che Nusquamia — che non conta un cazzo, d’accordo — vede come il fumo negli occhi la determinazione e l’ansia di visibilità, e non le ha detto niente? Attenzione, visto che Max Conti non le ha detto niente, glielo dico io: le nostre orecchie non tollerano le offese recate alla lingua italiana, tipiche di chi vuol fare il fico e si butta su espressioni ad effetto (così pensano). Le faccio grazia di tutte le occasioni in cui sono stato costretto a redarguire il gatto padano (per esempio, quando parla di “piste pedociclabili”, quando usa inutili e ridicoli acronimi, quando stravolge il significato dell’aggettivo (talora anche verbo) “turibolare”, quando scrive “redarre” invece di “redigere” ecc.) Rimanendo in campo aziendalsmilprogressista veda per esempio quanto ho scritto in Profughi in Italia:

    La dott.ssa Gamba, ha profuso a piene mani (almeno quindici volte) nel suo discorso l’avverbio “piuttosto” seguito da “che”, in funzione preposizionale di carattere disgiuntivo o additivo: questo è un cattivo vezzo dell’italiano regionale, che dall’Italia settentrionale si è diffuso su tutto il territorio dello Stato, isole comprese. I resistenti per un uso decente della lingua italiana condannano quest’uso, ma, come afferma la ben nota legge di Gresham, “moneta cattiva scaccia la buona”.

    P.S. – Immagino che Marcobattaglia, invece di tener conto di queste critiche di Nusquamia (che, ripeto, non conta un cazzo, così dicono i nostri avversari: ma allora perché si preoccupano?) vorrà fare come la dott.ssa Serra. Cioè farà finta di niente, e pretenderà che questo sia un atteggiamento “sobrio”. A parte il fatto che la dott.ssa Serra è stata tutt’altro che sobria nel promuovere la propria immagine, arrivando a inventarsi una cerimonia fasciata e tricolorata in occasione dell’acquisto da parte del Comune di un’auto usata, è opinione diffusa che la dott.ssa Serra abbia avuto tutto da perdere da tale malinteso senso di “sobrietà”.

  42. Pubbliche relazioni con il mondo palestinese. Quale fu il ruolo della dott.ssa Serra? Attivo, “proattivo” (come si dice nel gergo aziendalistico) o semplicemente intortato?
    Anche quest’anno a fine aprile avremo Vera Baboun? O l’abbiamo già avuta?

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    Vera Baboun, sindachessa cattolica di Betlemme, fa parte della commissione giudicatrice del premio sessista ArcVision Prize: è la terza da sinistra.
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    Recandosi al sito dall’ArcVision Prize – Women and Architecture non si capisce bene (non potrebbero farli meglio, questi siti?), ma pare proprio che Vera Baboun debba tornare in terra bergamasca, per l’assegnazione annuale del premio sessista ArcVision Prize, «premio internazionale di architettura per il sociale promosso dalla Fondazione Cav. Lav. Carlo Pesenti che, a partire dal 2013, premia ogni anno un architetto donna».
    Infatti Vera Baboun, sindachessa di Betlemme, e ricercatrice all’Università su tematiche afferenti al “gender”, fa parte della commissione aggiudicatrice del premio.
    Nel 2015 Vera Baboun, in occasione del premio sessista, profittò della sua presenza sul territorio bergamasco per spazzolare tutte le realtà cattoprogressiste del luogo, come è spiegato nel nostro articolo La “sussunzione” serrana della «convivialità delle differenze». Una delle tappe di questa madonna pellegrina della propaganda palestinese fu Curno, dove la sindachessa betlemita fu accolta trionfalmente dalla dott.ssa Serra. Vedi:

    A suo tempo avevo trovato in rete la notizia che i 1700 km della strada litornaea libica sono stati affidati congiuntamente all’Impregilo e all’Italcementi. Ma non so come poi le cose siano andate e, per dirla tutta, non so quali altri interessi abbia l’Italcementi nel mondo arabo, dove spesso la classe dirigente è palestinese. Mi sembra abbastanza evidente che vi sia una strategia. E la dott.ssa Serra? Perché si è cacciata in questo ginepraio e, soprattutto, perché ha voluto cacciarvi i suoi concittadini? Io ci andrei piano con queste aperture a iniziative manifestamente propagandische pur tenendo nella dovuta considerazione il fatto — come scrivevo tempo fa — «che alcune gerarchie cattoliche sono culo e camicia con i palestinesi. Non dimentichiamo che (negli anni 80, se ricordo bene) tale mons. Hilarion Cappucci, arcivescovo cattolico e attivista siriano, fu intercettato dalla polizia israeliana alla guida di un’automobile di lusso il cui bagagliaio era stipato di armi per la resitenza palestinese. Proprio per questo i cittadini di Curno non dovrebbero essere trascinati a prendere posizione in contenziosi che meriterebbero ben altro che trasporto mistico-progressista: tanto per essere chiari, nel caso di Vera Baboun, il contenzioso riguarda il mancato guadagno degli albergatori di Betlemme che, obiettivamente, hanno subito un danno dal muro di deterrenza antiterroristica eretto dalgi israeliani. Sì, ma con tutti i problemi che travagliano il mondo e noi stessi, perché dovremmo mettere sugli altari Vera Baboun?».
    Sono di questi giorni le polemiche riguardo alla partecipazione alla festa del 25 aprile della Brigata ebraica “Chativah Yehudith Lochemeth” che combattè per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Secondo alcune frange dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, gli ebrei dovrebbero però rinunciare alla loro bandiera con la stella di David, se vogliono partecipare alla sfilata commemorativa. Così i palestinesi non si offendono, loro che vedono la stella di Davide come il toro vede il drappo rosso, e come Cavagna il Giovane vede il minareto, che tuttavia a Curno non c’è. Eppure, come ha ricordato di recente l’Huffington Post, «Il Gran Muftì di Gerusalemme, amico personale del Fuhrer, nel 1943 fu inviato dai nazisti nei paesi balcanici per reclutare combattenti islamici e formare la 13 Waffen Gebirds Division SS Handschar, unità che si distinse particolarmente, insieme agli Ustashà di Ante Pavelic, in efferati crimini di guerra soprattutto verso le inermi popolazioni civili». E proprio oggi il Corriere della Sera ha pubblicato la foto del Gran Muftì di Gerusalemme a colloquio con Hitler (si veda Quei bimbi ebrei in fuga dal Gran Muftì e da Hitler).

    Scrive il Corriere della Sera, nell’articolo summenzionato, a proposito del maltrattamento della Brigata ebraica da parte degli ambienti della pseudosinistra filopalestinese:

    Dimenticare questo sfondo storico […] in una ricorrenza come il 25 Aprile apre le porte a una forma di falsificazione insopportabile, che rovescia i ruoli, quello della Brigata ebraica che proprio insieme agli inglesi partecipò militarmente alla lotta contro Hitler, e quello di un uomo che, finita la guerra, avrà una grande influenza nella negazione araba di un «focolare ebraico». Oggi quelle bandiere con la stella di Davide vengono oltraggiate, mentre non viene ricordato chi diede il suo appoggio allo sterminio del popolo ebraico voluto da Hitler. Un oltraggio che ci riguarda, e riguarda tutta la nostra storia.

    Ancora una volta ci domandiamo se, per questa sua sortita in appoggio alla propaganda filopalestinese impersonata da Vera Baboun, la dott.ssa Serra — e con lei gli ambienti cattoprogressisti della bergamasca — non debbano fare una salutare autocritica. Oltre tutto, gli ambienti cattoprogressisti non hanno gl’interessi dell’Italcementi nel mondo arabo (l’Italcementi è controllata oggi dalla HeidelbergCement, può darsi che il compito degl’italiani sia quello di fare da trait-d’union con il mondo arabo, come avviene sovente). Da dove nasce dunque questo grande interesse del mondo cattoprogressista per il mondo palestinese? Se non si tratta dele vecchie ruggini della Chiesa con lo Stato d’Israele, che cosa c’è sotto?

  43. Furbata di Marine Le Pen, in modalità simile a quanto aveva fatto la dott.ssa Serra.


    Salvini preferisce Marion a Marine (Le Pen): buongustaio. Marion è nipote di Marine. Però Marine ai suoi anni verdi era una birichina; del resto, lo si vede, anche adesso.

    Apprendiamo dai giornali che Marine Le Pen lascia la guida del Front National per poter assumere lo status — dice — di presidente di tutti i francesi: anzi di tutti i patrioti. Essere patrioti e, più ancora, patriottardi, è tornato di moda, anche in Italia, a cominciare dal non rimpianto presidente Ciampi fino all’esecrato e barbarico Le Salvinì con il seguito tragicomico di economisti zuzzerelloni (c’è da fare la fine del Venezuela, se appena toccano il timone della cosa pubblica); per non parlare dell’alluvione di melensa retorica al tempo dei “nostri marò”, evocati nel Consiglio comunale di Curno dall’inossidabile fasciofemminista (non si candida più? peccato!).
    Per i cittadini di Curno, perlomeno per quelli che non si sono bevuti il cervello, questa mossa della Le Pen è tutt’altro che inaudita. Anche la dott.ssa Serra, in prossimità delle elezioni amministrative del 2012, montò in sella a una bicicletta con balzo giovanile, e proclamò di aver lasciato la presidenza dell’assemblea provinciale del Partito democratico, per potersi dedicare tutta alla “sua” Curno. Al suo posto fu eletto il consigliere comunale di Bergamo Marco Brembilla, ma la cosa non andò giù alle donne del Pd le quali dissero che vigeva la regola non scritta per cui se una carica è coperta da una “persona” (così si dice in gergo politicamente corretto) di “gender” femminile, allora quello dovrà essere il gender della carica, in aeternum. Non ho più seguito la cosa, non so quale attualmente sia il gender associato a quella carica (a proposito, ma agli Lgbt, niente?).
    Sappiamo invece che poco dopo la metà mandato, la dott.ssa Serra scoprì che poteva anche occuparsi d’altro, oltre che della “sua” Curno. Perciò si sedette nel Consiglio provinciale di Bergamo, in quota Pd. Poi qualcosa non deve aver funzionato per il suo verso perché, scaduti i termini del mandato, non si è più ricandidata, o non è stata ricandidata. Questo vuol dire che la carriera della dott.ssa Serra nelle istituzioni, particolarmente nelle posizioni che fanno tanto politicamente corretto, è finita? Minime! Se la dott.ssa Serra non dovesse più avere una carica di comando, se non potesse più zittire avversari e collaboratori, e imporre agli “inferiori” (come nei film di Villaggio) le sue verità e le sue decisioni da condividere, rischierebbe la depressione. Non proprio come Totò in quel film dove svolge la parte di un generale a riposo, ma, si sa, la libido imperandi è difficile a quetarsi.

    Noi non abbiamo mai creduto che la dott.ssa Serra intendesse fare la nonna, pensavamo che puntasse a qualcosa OtreCurno e trovavamo strano che una donna così energica come lei abbandonasse Curno per metterla nelle mani, in caso di vittoria, di un’altra donna, ma meno energica, per non dire fragile come la dott.ssa Gamba (si prevedono scontri al calor bianco con il personale). Se la dott.ssa Serra lascia Curno — così pensavamo — è perché guarda a qualcosa di piùin alto. Avevamo perfino immaginato un suo insediamento al Palazzo di Vetro a New York, la presidenza di una commissione femminista a Bruxelles e perfino l’episcopato di Bergamo (sarebbe la prima donna vescovo in Italia, in quota rosa grazie all’appoggio delle Acli e in virtù dell’imminente trasformazione della Chiesa cattolica in Chiesa protestante). Perciò avevamo scritto di una “fuga da Curno”. La dott.ssa Serra però non ha voluto darci la soddisfazione di una fuga sic et simpliciter (o tout court), perciò ha optato per una fuga-non-fuga (come il tessuto-non-tessuto). Non si ricandida come sindaco, come pure sarebbe stato suo dovere (così a noi sembra, visto soprattutto l’impatto del Pgt sul paese un po’ meno bello da vivere), anche considerata una certa sua capacità e presenza (quando non s’incartoccia nel politicamente corretto), ma è nella lista dei candidati consiglieri. Potrebbe anche fare l’assessore. Poi però, appena spunta qualcosa d’interessante, possibilmente OltreCurno — zac! — state sicuri che la vedremo sistemata altrove: come, appunto, avvenne al tempo del suo passaggio alla Provincia, pur conservando la carica di Sindaco. L’incarico provinciale non era retribuito, è vero, ma era OltreCurno, finalmente; e poi, come dice il proverbio sciliano, «cumannari è megghiu ca futtiri».
    In ogni caso, accà nisciun’ è fesso. Seguiremo con attenzione gli sviluppi di carriera della dott.ssa Serra.


    La dott.ssa Serra nella campagna elettorale del 2012 si presentò con un look completamente rinnovato; promise inoltre un paese bello da vivere ed ecocompatibile: arancione in politica e verde per afflato ecologico. L’arancione è rimasto come colore istituzionale, anche se è dimostrato che porta sfiga (vedi le vicissitudini della Timoshenko; Pisapia, d’altra parte, che fra l’altro era una persona perbene, e che aveva adottato il colore istituzionale dell’inquietante signora ucraìna, non c’è più); invece il verde non è più il pensiero dominante, se è vero quel che si dice delle oblazioni di territorio agli attori del primo tipo (quelli del secondo tipo, invece, zitti e mosca).

  44. Politicamente scorretto
    Il commissario Montalbano si libera del fantasma di Livia


    A sinistra, Montalbano nell’episodio andato in onda il 24 aprile: L’età del dubbio. Insomma, è Montalbano, non è Gandolfi.

    Di bene in meglio. Anche nell’ultimo episodio andato in onda ieri — ultimo, credo, dell’ultima stagione della serie televisiva (2017) — il commissario Montalbano è stato liberato dal fardello di Livia, che Camilleri, l’autore delle storie, gli aveva imposto apparentemente senza ragione; in realtà perché lui, Camilleri, potesse sfondare nel mondo del politicamente corretto senza esser guardato in cagnesco dalle femministe. Camilleri, che è manifestamente un fimminaro, ma furbo, aveva capito tutto delle cose di questo mondo, e si comportava in conseguenza. Da un lato non poteva non mettere in campo la sua passione per le donne, in particolare per le donnine, che data dal tempo in cui bazzicava Parigi con la scusa che doveva studiare gli esterni della serie televisiva dedicata al Commissario Maigret; d’altra parte, se avesse messa in piazza questa passione per le donne e le donnine, si sarebbe fregato con le sue mani. Allora che fa? Presta le proprie passioni di fimminaro a Mimì Augello e del suo eroe, il commissario Montalbano, fa il succube, poco meno che evirato fisicamente, ma spiritualmente evirato, di una donna che — bontà sua — vive a un migliaio di chilometri di distanza: per la precisione da Porto Empedocle a Boccadasse (Genova), dove vive Livia, viaggiando in auto + treno + auto, sono 1055 km.
    Però adesso Camilleri ha raggiunto il successo, ecco dunque che progressivamente Montalbano si allontana sempre più da quella rompiballe : dapprima sono avventurette, debolezze d’un istante, roba tipo mordi-e-fuggi. Ma nell’episodio di ieri, all’inizio, Montalbano fa un sogno, immagina di essere morto e di partecipare di persona al proprio funerale. Anzi, riceve una telefonata da Livia che dice che sì, le dispiace, ma non può proprio recarsi al funerale del suo ventennale fidanzato. Si è presentata un’occasione, un altro uomo conosciuto a cavallo del decesso di Montalbano, non può certo permettersi di mancarla. Così nel sogno rivelatore, Livia appare per quello che è, come abbiamo scritto anche di recente, in questa stessa pagina: è una donna egoista, preoccupata soltanto del proprio benessere, una che pretende che tutto debba ruotare intorno alla sua singolare speranza di una quiete interiore che non verrà mai, perché è tutta agitata, peggio di un assessorucolo in carriera; usa la categoria del politicamente corretto e una sua millantata sensibilità, sempre bisognosa di un cicchetto di affetto, giusto per rompere i cabassisi ed esercitare uno stretto controllo sul povero fidanzato; ed è pure determinata: orrore! Insomma, è una stronza.
    Auguro a Camilleri, che finalmente si è liberato di una finzione (la presenza della rompiballe) impossibile all’interno di una finzione per il resto ben costruita (la storia di Montalbano), una pace interiore senza più il tormento che la repressione della sua vena autentica comportava.

  45. Non voto permalink

    Domani si verrà a conoscenza del candidato sindaco dell’area di centrodestra.
    Salvo colpi di scena, sono mesi infatti che hanno cercato disperatamente un candidato non appartenente alle varie segreterie, punteranno su Locatelli o Cavagna.Comprensibile il timore degli eventuali interpellati a rappresentare e ad amministrare a fianco di personaggi come Locatelli da voi soprannominato il Verdini di Curno e in più dover ascoltare da vicino la voce di Cavagna il giovane.
    Credo che il centrodestra stia facendo di tutto per regalare la vittoria al PD con la Gamba.
    Di Locatelli sappiamo tutto, geometra nel settore delle costruzioni, da assessore sgambettò Gandolfi e lui disse che fu per il bene dei cittadini, grande amico di Pedretti e tutt’ora erede del suo stile.
    Cavagna ha la fregola dell’arrivista in poco tempo ha bruciato le tappe, si scottò anche le mani con faccende più grosse di lui, potrebbe sempre dire che eseguiva solo degli ordini. Graziato da Gandolfi (gran signore).
    Sapete comunque chi ne esce vincente?
    Massimo Conti

    • Rispondo un po’ troppo concisamente, forse, ma spero chiaramente:
      a) ritengo la candidatura di Cavagna il Giovane alla carica di sindaco ancora più perniciosa di quella di Locatelli. Ed è facile spiegare perché: Locatelli lo conosciamo bene, ha diverse cose da farsi perdonare (la convergenza con Max Conti e Pedretti nella difesa del sistema degli attori del territorio del primo tipo accettati e certificati: vedi Ecomostro; il tradimento del rapporto fiduciario con il sindaco, senza nemmeno il preavviso degli 8 giorni (è un’espressione passata in proverbio). No, il Locatelli salì le scale del Municipio con la giacchetta di assessore e ne discese con il Pedretti e la Serra che dicevano «Vixit!», con riferimento a Gandolfi che “visse”, appunto, cioè non è più dei vivi, essendo stato liquidato (politicamente, per il momento) dalla congiura serrapedrettista. [*] Però Locatelli sa benissimo quello che ha fatto, ne è consapevole e vorrebbe che fosse tutto dimenticato. Gli piacerebbe riuscire a costruirsi una nuova immagine, un’immagine buonista: ama i cani, si professa sensibile al disagio degli anziani e dei malati di certe malattie difficili (forse anche io, veramente: solo che ritengo indecoroso farlo sapere agli altri, perciò non dico niente; soprattutto non direi niente quando fossi in campagna elettorale). Cavagna il Giovane, invece, non è consapevole di quello che ha fatto (la battuta di caccia grossa ai due Gandolfi, per esempio, giocata sui postumi di un’esecrabile denuncia anonima che doveva sbalzare Gandolfi dall’agone politico), ha voglia di fare — poco importa che cosa, pur di dare una stura alla sua determinazione — e, soprattutto, obbedisce. Bene, nel giorno della Liberazione non me la sento di ricordare quanto l’attitudine a obbedire sia pericolosa; oltre tutto, come diceva Moravia, quella fu una tragedia che nella sua malvagità ha perfino una sorta di dignità; sarebbe sbagliato paragonarla alla farsa della politichetta curnense. Eppure, l’attitudine all’obbedienza di Cavagna il Giovane mi preoccupa.
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      Vignetta satirica dove la scorreggia all’indirizzo dell’immagine del potere istituzionale è assimilata al reato di Alto tradimento. Per quel che ne sappiamo, Locatelli non ha scorreggiato, ma ha fatto di peggio.
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      b) Quanto a Max Conti, avrei bisogno di capire meglio. A meno che lei non intenda dire che, data la qualità della proposta politica della Ndoc (aspettiamo di conoscere gli uomini, di leggere i loro scritti, di sentirli parlare) finisce che avrà la meglio il Pd. Ma il Pd, mica Max Conti, che non ha fatto niente. Trovo inoltre preoccupante l’uscita pubblica di quello che ha l’aria di essere un pupillo del Max Conti, il giovane virgulto Marcobattaglia. Se Marcobattaglia sta a Max Conti come Cavagna il Giovane sta a Locatelli, andiamo male, direi. Molto male.

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      [*] Così — Vixerunt!, cioè “Vissero!” — disse Cicerone, quel gran trombone, dei catilinari che per suo interessamento avevano cessato di esistere. Ma almeno si sapeva perché i catilinari furono messi a morte: Catilina aveva provato a vincere le elezioni con le buone, gli agrari rappresentati da Cicerone gliel’avevano proibito, tentarono la strada della rivoluzione. Ma perché Locatelli, Serra e Pedretti misero a morte (politicamente) Gandolfi? Non l’hanno mai detto. Dev’essere una ragione vergognosissima.

  46. Il gatto padano scrive usque ad (è latino!) tre volte di seguito in uno stesso articolo
    Anche lui, come Locatelli, come il Pedretti e come tanti altri, vuol protesizzare la propria immagine?

    Scrive il gattompadano nel suo diario, a proposti di Vito Conti:

    In ventisette anni da consigliere comunale nel PCI usque ad PD [non] sono stati in grado di trovare un sostituto di Vito Conti.

    Accidenti, quanto è fico questo gatto padano! Vuol farci credere che non si aggira più tra i miasmi mefitici delle cacate carte, che per lui gli acronimi del linguaggio coglione, le paroline magiche (dice lui) come “percorso pedociclabile” e “straventi” sono solo un pallido ricordo? Adesso va a cercare le paroline latine. Ha sentito da qualche parte usque ad (“fino a”), perciò nell’ultimo articolo del suo diario ne fa un uso generoso. Ma dove l’ha imparato? Certo non al liceo Lorenzo Mascheroni che dice di aver frequentato, per ragioni anagrafiche non può essersi seduto su quei banchi. Forse che l’ha letto nella medaglia commemorativa qui sopra rappresentata? Quel gladio che trafigge il dorso del leone sta a significare la vittoria delle “Legioni Romane” (siamo al tempo del fascismo, precisamente il 1936) sul Leone di Giuda abissino. Ma quello è un leone, mica un gatto. E quand’anche fosse un gatto, a quale gioco vuol giocare il gatto padano? Non è più l’agrimensore che si è messo in testa di insegnare la cultura ai curnensi, officiando una sorta di replica delle sue esperienze all’Oratorio, quand’era fanciullo? (Vuole dimostrare che lui è meglio del prete, anche perché lui sa tutto — dice — della banda larga, che i parroci di campagna ignoravano, ai suoi tempi. Invece i preti moderni navigano in Internet, e non sempre seguono le rotte che portano ad maiorem Dei gloriam).

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