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Aziendalsimilprogressisti vs. Ndoc, e la ricerca del male minore

26 aprile 2017

La dott.ssa Serra ha ragione su alcuni punti, su altri nicchia, su un punto ha decisamente torto

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Curno_Moschea

Nel corso della trasmissione ‘Dalla vostra parte’ al min. 11:15 (fare clic sull’immagine per vedere il filmato) prende la parola MarcoBelotti: afferma che esiste una moschea abusiva e che da una moschea abusiva non può discendere una moschea legale, e questa è un’affermazione destituita di fondamento logico (al posto di un nesso necessitante si produce un nesso logico che non è un nesso, e non è neanche logico). Afferma anche che la metratura della c.d. moschea è sproporzionata al numero dei cittadini: in questo caso l’affermazione non è cervellotica in sé, ma senza il sostegno di prove (le cacate carte, il comune senso del pudore ecc.) il ragionamento, nella migliore delle ipotesi, è da considerarsi “entimematico” (gatti padani, cercate la parola sul vocabolario). Locatelli poi fa presente che non è soltanto questione di metratura, ma anche di disagi recati alla popolazione per carenza di parcheggi: questo, invece, è un argomento ben posto, sul quale l’amministrazione similprogressista non ha mai fornito risposte. Poi interviene, e il discorso precipita a livelli infimi, l’esponente di Forza Italia Artina il quale, spalleggiato da Locatelli e Marcobelotti, mentre Cavagna il Giovane continua a tacere, ma esibisce una splendida mutria (gatti padani: idem c.s.), parimenti determinata e istituzionale), afferma che la moschea non s’ha da fare, perché comporterebbe per la pacifica e stupidotta comunità di Curno il pericolo d’importazione del terrorismo. È vero invece tutto il contrario: i fedeli islamici sono meno passibili d’essere arruolati come foreign fighters o, in generale, come militanti del terrore islamico, se non sono più cani sciolti, ma si raccolgono in una struttura controllata. Abbiamo illustrato questo punto di vista in parecchie pagine di Nusquamia, le abbiamo riassunte nel paragrafo ‘Populismo scatenato a proposito della Moschea’ della precedente pagina del nostro diario: Di cani, di cacate carte e di populismo.
Qui sotto, la risposta della dott.ssa Serra all’offensiva della Ndoc, di chiara impronta fascioleghista (fare clic sull’immagine per leggerla).

serra_moschea_2017-04-121

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Scrivo questa pagina prima che la Ndoc-Nuova destra organizzata curnense presenti, questa sera, la propria squadra di candidati all’assalto del Municipio di Curno, difeso dalla compagine aziendalsimilprogressista nominalmente capitanata dalla dott.ssa Gamba, peraltro senza troppa convinzione, perché consapevoli dei propri peccati. Ma non ho bisogno di leggere i nomi per esprimere il mio punto di vista, frutto di una decisione non tormentata, questo no, ma che non avrei mai voluto prendere. Invece di dilungarmi in un giro di parole per poi, quasi vergognandomi, presentare la decisione, andrò direttamente in medias res, come suggerisce Orazio nella sua Ars poetica. Ebbene, a mio giudizio, tra i due mali che incombono sui cittadini di Curno, il crudele e ipocrita aziendalsimilprogressismo e il feroce irresponsabile avventurismo della Ndoc, è meglio che vincano i primi.
Non ci vuol molto per capire che, se vincessero i secondi, Curno diventerebbe un porto franco per spacciatori di odio e violenza di ogni risma, una vera ghiottoneria per Salvini, in relazione alla questione della c.d. Maximoschea, gestita dalla dott.ssa Serra in maniera che peggio di così non poteva andare. Infatti, la dott.ssa Serra si è preoccupata soprattutto e quasi esclusivamente di dimostrare che lei è molto cattoprogressista, in sintonia con le Acli di Bergamo e con i zuzzerelloni della “convivialità delle differenze”. Invece di spegnere i focolai di menzogna e, a livelli più sottili, ma non meno pericolosi, di cazzeggio giuridico, la dott.ssa Serra mirava a incollare i talloncini di benemerenza similprogressista sull’albo di raccolta simil-Cirio (è una metafora, si capisce).

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Album raccolta Cirio
Albo di raccolta delle etichette Cirio: le casalinghe comperavano le scatole dei pelati, ne staccavano le etichette, le ritagliavano e riempivano l’album. Quindi, una volta completato, l’album veniva spedito alla casa madre che premiava le casalinghe “fidelizzate” con un regalo gratificante. I politici indigeni (e non solo la Serra che, anzi, grazie alla sua educazione borghese, è un po’ meglio degli altri), invece di operare nel modo più opportuno per il bene pubblico, usano il loro potere decisionale per dare soddisfazione alle proprie ambizioni di carriera e aggiungere sempre nuove marchette all’albo di raccolta dei punti di benemerenza politica e negli ambienti che contano.

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Ciò premesso, e detto tutto il male possibile della compagine similprogressista e della stessa dott.ssa Serra (vedi i suoi eccessi di determinazione, l’albagia, la pervicace volontà d’impedire all’interlocutore di parlare, la somministrazione generalizzata di clisteri di condivisione al popolo inerme), dopo aver proclamato il fallimento dell’esperimento serrano, che voleva fare di Curno un “paese bello da vivere” (anzi, per colpa della Serra, Curno potrebbe diventare una Curno da bere, ma per la Ndoc) non possiamo esimerci dal dire che sulla diceria della moschea, nelle linee di fondo, ha ragione la dott.ssa Serra. Tutta la campagna elettorale sarà un gioco al massacro imperniato su tale diceria (mamma li turchi! arriva la Maximoschea, con il minareto e il muezzin; e gl’islamici violenteranno le suore, le nostre donne e anche i preti, come i marocchini nel film La ciociara). Una diceria conveniente a Salvini e ad Alessandro Sorte, che tutto potrà essere tranne che nell’interesse dei poveri cittadini di Curno, pasturati da Locatelli e Cavagna il Giovane, e uccellati da quei due. Perciò noi proclamiamo che il male minore sono proprio loro, i postserrani, con tutto il loro armamentario [*]  politicamente corretto.
A differenza degli “attori” della politichetta curnense, tutti impedrettati tranne Gandolfi, noi abbiamo un onore da difendere, abbiamo un principio superiore che ci obbliga a impegnarci a non lavarci le mani. Noi non siamo eticamente indifferenti, come furono la dott.ssa Serra e tutti i similprogressisti (quando non erano ancora diventati aziendalsimilprogressisti: peggio ancora), al tempo dell’ispezione alla c.d. moschea, ordinata dal Pedretti e fortunatamente abortita, in modalità di provocazione. Cinque anni di battaglie combattute generosamente a bordo della navicella di Nusquamia, che ha sempre mantenuto la sua rotta nonostante le denuncie pedrettesche, e i numerosi tentativi di dirottamento e di arrembaggio, ci autorizzano a proclamare i serrani come male minore, senza che nessuno possa pensare e, peggio ancora, dire, che consumiamo un inciucio. Ché, se dicesse questo, sarebbe un gaglioffo. Né mancheranno le rappresaglie contro chi volesse al riguardo seminare disinformazione. Gatto avvisato, gatto salvato.
Riassumendo, vediamo dove, riguardo a questo che sarà il tema portante della battaglia elettorale, la dott.ssa Serra abbia ragione, dove nicchia e dove ha torto. Riportiamo perciò alcune sue frasi, trascritte dalla risposta su Bergamo news, di cui sopra.

La dott.ssa Serra ha ragione – «Sulle paure e sulla vita della gente non si può scherzare, né si può speculare per meschini interessi elettorali. Questi sono temi che esigono rispetto e verità, prima di tutto.
Alcuni esponenti della lista “Obiettivo Curno” hanno tentato di cavalcare la paura e l’ondata di emozione seguita ai recenti attentati; vorrebbero usare il terrorismo come un’arma nella competizione elettorale. Per questo hanno diffuso una serie di menzogne, con l’obiettivo di fomentare odio e paura». Bene, qui la dott.ssa Serra ha ragione. Peccato soltanto che non sia stata chiara fin dall’inizio, come abbiamo avuto occasione di rimproverarle, più di una volta, cominciando dal gennaio 2016. Ma lei non ha mai risposto, per via della ben nota albagiache è uno dei suoi tratti caratteristici. Si vedano a titolo di esempio gli articoli:
Scandalosa Eco
Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno

La dott.ssa Serra nicchia – Una questione sulla quale ha nicchiato, fin dall’inizio è quella del disagio dei curnensi quando il venerdì si materializzi un concorso di automobili “islamiche” nel loro bel paese. Ora, indipendentemente da quanto grande sia tale disagio, la dott.ssa Serra dovrebbe fare i conti con il disagio percepito, e c’è da star sicuri che la Ndoc farà di tutto perché la percezione sia massima, attizzerà senza scrupoli il fuoco dell’intolleranza, facendo leva sulla cattiveria e sull’ignoranza dei cittadini marginali (il successo di Trump non le ha insegnato niente?). Infatti, l’unico argomento non cervellotico di quella trasmissione populista che abbia presentato qui sopra è stato quello del Locatelli (probabilmente lui legge Nusquamia), proprio in relazione ai parcheggi. Scrivevamo ultimamente: «Le risposte finora fornite dalla dott.ssa Serra non sono state soddisfacenti. Eppure basterebbe snocciolare pochi numeri, ovviamente verificabili (non oracolari, non mistici): metratura, capienza, parcheggi disponibili in proporzione alla capienza, sistemi di repressione del parcheggio selvaggio, eventuale servizio di navetta verso altri parcheggi, a spese della comunità islamica. Del resto lo stesso problema si porrebbe per una Chiesa cattolica, se i cattolici andassero a messa. Ma la costruzione di una moschea è necessaria, perché se gl’islamici si riuniscono in un ambiente controllato e controllabile è un bene per tutti, e non solo per gl’islamici. Non ci vuole molto a capirlo». Si veda anche il nostro accorato appello alla ragionevolezza, rivolto in particolare alla dott.ssa Serra: Chiediamo alla dott.ssa Serra di non trascurare l’aspetto quantitativo della questione sul nuovo Centro culturale islamico. Ma è come se la dott.ssa Serra prendesse gusto a far incancrenire il quadro politico già gravemente compromesso (per colpa sua, della sua determinazione, della sua albagia). Poiché la Serra nicchia, non si meravigli se i cittadini si fanno prendere dal panico e se, a livelli superiori, la questione è posta in termini di cazzeggio giuridico, sul quale si veda La falsa questione della cosiddetta moschea curnense: un punto di vista laico.

La dott.ssa Serra ha torto – «Non dobbiamo fare però l’errore di sovrapporre il terrorismo alla religione islamica, religione professata da miliardi di persone in maniera pacifica e non violenta, così come è prescritto nelle loro scritture». Avete letto bene? La dott.ssa Serra sostiene, in linea con le Acli di Bergamo, che fondamentalmente la religione islamica sarebbe pacifica. Qui bisogna distinguere tra i fedeli islamici, che per la maggior parte, soprattutto quelli residenti in Italia, sono pacifici, e la religione. No, quella religione, come del resto la religione del Vecchio testamento, è tutt’altro che pacifica. Se dite che non è vero, guardate che, per quanto riguarda il Corano, vi snocciolo tutto quel che ha scritto Magdi Allan e, per quanto riguarda il Vecchio testamento, quel che ha scritto Voltaire. La religione del Corano, come quella del Vecchio testamento, è a misura delle popolazioni che vivevano in uno stato semibarbarico secoli fa. È invece pacifica la religione cristiana anche se non sempre, anzi raramente, i Cristiani furono pacifici. [**] Cristo si fece garante di una nuova alleanza con il Dio degli Ebrei e, se non si hanno le fette di prosciutto sugli occhi, sarà facile riconoscere che Cristo venne in un momento storico in cui la civiltà greca, poi greco-romana, avevano impresso un salutare guizzo di vitalità e progresso alla civiltà dell’uomo. Come ci si poteva crogiolare ancora nella barbarie e nella crudeltà del Vecchioi Testamento, dopo aver gustato, anche se solo per sentito dire, le delizie della civiltà greca? La civiltà islamica avrebbe conosciuto la sua epoca d’oro quando anch’essa, qualche secolo dopo, venne a contatto con la civiltà greca. Sullo splendore culturale del Califfato di Cordoba abbiamo scritto nel già menzionato Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno, dove anche troviamo le parole che possono concludere questo paragrafo:

Ma non dobbiamo pensare che tutti gl’islamici pratichino le schifezze del Corano, così come non possiamo pensare che tutti i cristiani e gli ebrei pratichino le schifezze del Vecchio testamento. Voglio proprio vedere la Serra, che si dice cattolica e che frequenta le Acli, se si dice d’accordo con quanto è scritto nel libro del Levitico (20, 13) che prescrive: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro». Sarà anche scritto nella Bibbia, ma non credo che la dott.ssa Serra si sia mai attivata per mettere a morte un Lgbt, proprio lei che ha assoggettato i cittadini di Curno ai “suoi” precetti politicamente corretti, sottoscrivendo fra l’altro, in nome dei cittadini, l’adesione del Comune di Curno alla rete Ready, Lgbt friendly.

Infine, vorrei invitare i lettori di Nusquamia, i più pazienti, probabilmente, ma anche provvisti di idonei strumenti intellettivi e culturali, a considerare la cornice entro la quale ho maturato la convinzione che tra i due mali, quello similprogressista è il minore. Non mi dilungo in altre parole, sarà sufficiente fornire due nessi ipertestuali.

1. Il principio superiore

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Per leggere l’articolo, fare clic sull’immagine.

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2. La scelta di Sophie: perdere entrambi i figli, o uno solo

Una donna si sente dire da un ufficiale tedesco: mi piaci, vorrei andare a letto con te. Siamo ad Auschwitz: la donna che finora era stata muta, finalmente parla: dice che è polacca, non è ebrea e crede in Cristo. Visto che è polacca, l’ufficiale le propone un patto: quello di salvarsi e salvare uno dei suoi bambini, uno solo. E così lei fa. Nella concitazione sacrifica la bambina. La morale è che nella vita reale le scelte possono essere dolorose, ma non scegliere potrebbe essere peggio. Così anche noi, con la morte nel cuore, abbiamo deciso che è meglio se vincono gli aziendalsimilprogressisti. Dopo di loro, forse, la vita potrà riprendere. Invece, in caso di vittoria della Ndoc, dopo di loro, è il diluvio.

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[*] Forse a qualche agrimensore sommariamente acculturato piacerebbe parlare di paraphernalia? Potrebbe così fare il fico con gli altri agrimensori, peggio ancora di lui. Peccato che questa parola latina ci sia rimbalzata dal vocabolario inglese, con un supplemento di storpiatura operato da noi italiani; in latino significava tutt’altra cosa, certo non “armamentario ridicolo e inutile”. Dunque diffidiamo degli stronzetti del marketing che ci parlano di parahernalia: un nome che, nel contesto markettaro e aziendalistico, diventa un termine, uno dei tanti, del linguaggio coglione.

[**] Come dimenticare, per esempio, lo scempio che la folla cristiana inferocita fece di Ipazia, filosofa neoplatonica di Alessandria d’Egitto, figlia del grande matematico Teone? A capo di quei fanatici c’era addirittura il vescovo Cirillo: raccolsero sulla spiaggia le conchiglie e con quelle la scarnificarono. È stato anche girato un film su di lei, che mi sono rifiutato di vedere, perché d’impostazione femminista. Per condannare il fanatismo della plebe non ho bisogno di suggerimenti femministi.

17 commenti
  1. Yulia Timoshemko: quando l’arancione porta sfiga
    Ma gli aziendalsimilprogressisti insistono con il color arancione


    Yulia Timoshenko ex premier ed eroina della Rivoluzione arancione in Ucraìna, al tempo del suo fulgore di splendida cinquantenne [*]. Quando la dott.ssa Serra scelse nel 2012 il colore arancione per la sua Armada Invencible, aveva come riferimento, precisamente, la Timoshenko: donna, donna determinata, donna in carriera, prima donna premier ecc. I guai per la Timoshenko allora erano appena cominciati; in seguito la Giovanna d’Arco ucraìna non avrebbe goduto nemmeno del conforto femminista..

    Riassumo i fatti: nel 2011 la Timoshenko fu condannata a 7 anni di carcere per aver esercitato pressioni su un accordo per la fornitura di gas con Putin. Ricoverata in ospedale a seguito di una malattia alle vertebre, rifiutò le cure dei medici ucraini, perché temeva di essere eliminata. Nel 2014 ci fu una rivolta popolare a Kiev, a seguito della quale il presidente Viktor Janukovyč è deposto (e lui fugge in Rusia): a questo punto la Tymoshenko esce di prigione e si trasferisce in Germania per curare la sua malattia che la costringeva su una sedia a rotelle. Tornata in Ucraìna [**] attualmente è il capo dell’opposizione e si dà parecchio daffare per un intervento del presidente Trump, che però prima di intervenire (come?) ha dichiarato di voler prendere tempo, perché ancora non ha ben capito che cosa succede in Ucraìna (non avrebbe tutti i torti, se fosse uno di noi; ma lui è il presidente degli Stati uniti, o no?).
    Meraviglia che la Timoshenko non goda della simpatia delle femministe, perché il suo personaggio si presterebbe ottimamente a impersonare il ruolo della vittima di un complotto maschilista. Forse, a parte la cazzata del maschilismo, dati gli interessi in gioco (forniture di gas, turboeconomia ed economia criminale) l’ipotesi di complotti e contro-complotti è tutt’altro che peregrina. Però nel 2014, dopo che la Timoshenko fu liberata, le femministe di Femen, quelle che manifestano a seno nudo (quando non allargano le gambe smutandate davanti alla Gioconda, al Louvre) hanno manifestato contro la Timoshemko, a Parigi; affermavano che la Timoshenko è un burattino manovrato da Putin: si veda Femen a seno nudo davanti alla Tour Eiffel: “Timoshenko nuovo pupazzo di Putin”. Vuoi vedere che le femministe sono manovrate dai servizi segreti? Neanche questa è un’ipotesi da scartare. Ma in questo caso non sarebbero quelli di Putin che, com’è noto, sono lanciatissimi in tutto il mondo, in particolare in Italia, più ancora in particolare presso la Lega nord e certi giornalisti negazionisti (11 settembre, uso dei gas in Siria, per cui si veda, Parenzo vs Giulietto Chiesa. “Sai cosa è il gas sarin? Sei pagato da Assad”.

    Conclusione: gli aziendalsimilprogressisti curnensi sono proprio sicuri che la scelta del colore istituzionale arancione sia, ancora oggi, una scelta felice? Nel 2012 era una scelta paracula, oggi pare una scelta sciagurata. In politica l’arancione è come il viola, nel mondo del teatro: porta sfiga.

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    [*] Nel 2009 fu definita la leader più sexy del mondo.
    [**] Nota per i gatti padani e per gli agrimensori di cultura abborracciata: si pronuncia Ucraìna, con l’accento sulla “i”.

  2. Ultime sul Bibliomostro

    Ieri è andato in onda, sul canale Sky24, un breve reportage sulla Biblioteca di Curno, meglio nota come Bibliomostro. Ma lo si può vedere anche in rete: fare clic sull’immagine: la Serra ride, ride sempre, il Conti gesticola, il Fassi dice che la ditta Iola non ha consegnato i certificati per gl’impianti, ma la conduttrice mostra una lettera della Iola costruzioni dove la medesima afferma di aver consegnato al direttore dei lavori, ing. Armando Armondi, tutte le dichiarazioni e i certificati relativi agl’impianti, elettrici e e meccanici, previsti dalla legge. Secondo me, per uscire dall’impasse, se proprio si vuole andare a fondo della questione, bisogna dare l’incarico al gatto padano, grande annusatore di pratiche agrimensural-giuridiche, perché le scovi al più presto. Mi domando perché la ditta costruttrice, che scrive al Comune di Curno nella persona del responsabile dell’Ufficio tecnico, non abbia allegato copia dei documenti. O l’ha fatto? In ogni caso, sarà còmpito del gatto padano trovarli. In cambio della sua opera annusatrice, propongo che gli sia eretta una statua, come questa, però quello che vediamo non è il gatto padano, ma Behemot, il gatto del romanzo Il Maestro e Margherita (la statua si trova a Kiev).

    A sentire la Serra, tra una risata e l’altra, sembra che la colpa dello stallo della biblioteca sia degli altri: immagino, soprattutto, di Gandolfi. Dice che lei non ha potuto far niente per via del patto di stabilità. Sì, ma il patto di stabilità c’era anche per Gandolfi, che in più aveva i debiti da risanare. Invece la Serra si è trovato un bilancio risanato. La verità è quella Biblioteca spropositata è una mostruosità, una roba inutile, come abbiamo dimostrato. Dunque la vera colpa fu quella di aver avviato questo progetto provincialmente pretenzioso e pretenziosamente provinciale, e di non averlo dismesso quando ancora si davano le condizioni favorevoli per farlo. Dovrebbe essere destinato ad altro uso: per esempio, casa di riposo per Lgbt in disarmo. L’arch. Conti ci ha detto che questo mostro, pur senza funzionare, viene a costare sui 100.000 euri l’anno. Sarebbe interessante sapere quanto costerebbe tenerlo aperto: spese d’impianto (luce, riscaldamento ecc.), assicurazioni, manutenzioni, personale ecc. E a che cosa servirebbe, quali servizi offrirebbe che fossero davvero necessari alla comunità e che non siano già offerti superlativamente dalla vicinissima Bergamo o, parlando propriamente di libri, dal prestito della Rete bibliotecaria bergamasca. O mi volete raccontare la favoletta delle difficoltà di comunicazione tra Curno e Bergamo? Di grazia, perché tali difficoltà esiterebbero solo per i libri, e non esistono per i balocchi e i profumi del consumismo selvaggio?

    • Spunti per una discussione sul Bibliomostro
      Dopo i clisteri serrani di condivisione sui più svariati argomenti, incombe sulle natiche dei curnensi il clistere dei clisteri, il più doloroso

      Aziendalsimilprogressisti, gatto padano e gli esponenti tutti della Rifondazione destrorsa (Ndoc) curnense convergono sulla necessità d’imporre ai curnensi le spese del Bibliomostro, opera inutile nata per dare la stura alle ambizioni di politicuzzi provinciali e ultimamente riesumata dalla Serra, con opportuni adattamenti, perché diventi un centro d’irradiazione del verbo politicamente corretto. Nessuno di costoro però è in grado di spiegarne l’utilità, a parte i soliti pensierini melensi farciti di retorica femminista e politicamente corretta o dell’idea di cultura quale può avere un agrimensore male acculturato (fin qui non ci sarebbe niente di male), ma che pretende di imporre agli altri la sua idea di cultura: questo invece è gravissimo, come un tempo usava dire la dott.ssa Serra. Soprattutto non dicono quanto verrebbe a costare quest’opera faraonica in un paese come Curno che più brutto di così non potrebbe essere, e che dista appena 6 km da una città bellissima come Bergamo, con un’offerta culturale addirittura sovradimensionata (per ipercinetismo assessorile e avarie ragioni che qui non mette conto di narrare). Senza contare che, per quanto riguarda il prestito bibliotecario, l’attuale biblioteca di Curno Curno fa parte di una meravigliosa rete di 230 biblioteche aggregate nei cinque sistemi bibliotecari intercomunali della provincia (della quale chi scrive è utente, parlo con cognizione di causa).
      Può essere utile, per fare il punto della situazione, rileggere due articoli di Nusquamia, pubblicati cinque anni fa:

      Il turboprogetto della nuova Biblioteca di Curno: e se ne cambiassimo la destinazione d’uso?

      Il turboprogetto della nuova Biblioteca di Curno_2: Google libri, un’alternativa al salasso dei curnensi

      Invito i giornalisti che scriveranno sul Bibliomostro a non limitarsi a riportare le prevedibili dichiarazioni dei politici indigeni poco disposti a ragionare e più che altro volenterosi d’imporre le proprie scelte e strategie, ma ad approfondire l’argomento con spirito critico.

  3. Locatelli è il candidato sindaco della Ndoc

    Locatelli è il candidato sindaco della Ndoc, ma della squadra che si presenta con Locatelli non si sa niente. Vuol dire che le trattative sono ancora in corso. Il discorso di presentazione di Locatelli ha fatto riferimento alla promessa della dott.ssa Serra di fare di Curno un paese bello da vivere e, a tratti, nella critica alla Serra e alle sue arrière-pensée, ricalcava alcune cose leggibili su Nusquamia. È mancata la pars construens, in particolare sono mancate le garanzie ai cittadini che a) i componenti della squadra di governo, in caso di vittoria, non si sarebbero sbranati; b) dipongano delle competenze idonee a capire e governare la complessità del sistema. Pare di capire che Cavagna il Giovane farà parte della lista dei candidati, e questa non è una buona notizia (o è una buona notizia, secondo il punto di vista: dalla parte dei cittadini, o dalla parte degli avversari della Ndoc). Si è molto insistito sulla c.d. Megamoschea; si è accennato a un possibile patto tra Gori e Serra, perché Curno subisca quel che Gori non vuole a Bergamo.
    Nulla si sa della fasciofemminista, che aveva annunciato a Bergamo Post di volersi candidare con una lista tutta sua.

  4. Tommaso permalink

    Sara vero?

    Vedi:


    Per sentire l’intervista, fare clic sull’immagine.

    • Non saprei se Marcelle Padovani abbia ragione, forse nel lungo periodo, sì. Ma allora il quadro politico sarà diverso, perlomeno così spero.
      So però che la Padovani, quando scriveva su Le nouvel Obserbateur era una donna bellissima, di origine còrsa, che spesso si affacciava alle mie fantasie di adolescente.
      In seguito avrebbe sposato il sindacalista Bruno Trentin.

      • P.S. – Ho appena ascoltato l’intervista della Padovanì, della quale non sono riuscito — ahimè — a trovare una foto del tempo quand’era splendida e intelligente: rilevo che, a differenza di tante sue coetanee dell’intelligentia di sinistra, sclerotizzate nel politicamente corretto, pateticamente femministe nel ricordo del passato radioso, quando potevano permettersi di proclamare “l’utero è mio e lo gestisco io”, dice tuttora cose intelligenti. Fa piacere ogni tanto trovare eccezioni alla regola di prevalenza del cretino.

  5. Vedetta lombarda permalink


    Per leggere l’intervista, fare clic sull’immagine. [N.d.Ar.]

    • Marina Berlusconi, donna-manager, che parla di libri e cultura mi fa pressoché lo stesso effetto del gatto padano, agrimensore, che pretende d’insegnarmi la cultura e afferma oracolarmente che chi non vuole il buzzurro Bibliomostro ha in dispetto la cultura. Dice.

  6. Modesto suggerimento agli aziendalsimilprogressisti, generalizzabile a tutti gl’impedrettati di Curno
    Poenitentiam agite! (ovvero: Penitenziagite!)

    Farebbero bene gli aziendalsimilprogressisti a leggere Nusquamia, dove potrebbero trovare — tra una sferzata e l’altra meritata dai politici indigeni di tutte le apparteneneze partitiche — utili spunti di critica nei confronti dalla Ndoc-Nuova destra organizzata curnense. Si facciano furbi, come fa il Locatelli il quale, dove può, attinge da Nusquamia: come avevamo osservato commentando il primo volantino elettorale della Ndoc.
    È venuto per loro il momento di deporre l’albagia serrana, che tanto male ha fatto non solo al paese, ma agli stessi aziendalsimilprogresisti. Naturalmente, gli argomenti di Nusquamia avrebbero un’efficacia tanto maggiore se i post-serrani, guidati con passo incerto dalla dott.ssa Gamba (sotto lo sguardo vigile e impediente della dott.ssa Serra), volessero finalmente fare un’autocritica, con lo sguardo volto al passato: allora sì che potrebbero incalzare la destra rifondata con animo sereno e con libertà di parola, non più appesantiti nell’argomentazione dalla coscienza degli errori commessi.
    Ieri dicevo più o meno le stesse cose a un esponente di Forza Italia: per guadagnare credibilità presso il popolo, dovrebbero fare un autodafé, anche loro. Ma credo che da quest’orecchio non ci sentano. Anche loro, come i serrani, vorrebbero l’oblio. Invece Curno avrebbe bisogno di un rito di espiazione. E non è la prima volta che lo affermo. Questo concetto era già presente nella Pedretteide, al tempo in cui la dott.ssa Serra colpevolmente chiudeva un occhio sulle marachelle del Pedretti, con il quale avrebbe ordito la congiura serrapedrettista, per non parlare della quinta colonna del Pdl.

    Per leggere la Pedretteide, fare clic sull’immagine.
    Infatti, nell’immagine di copertina si illustrava, appunto, un rito di espiazione nell’antica Roma. Questa era la didascalia, all’interno del fascicolo:

    Rito di purificazione nell’antica Roma mediante sacrificio di un maiale, di un ariete e di un toro (suovetaurilia). In questo rilievo in marmo, conservato al Museo del Louvre, Parigi, è presentata la fase precedente il sacrificio, la circumambulatio. La cerimonia serviva a placare la divinità offesa: per esempio, quando un tempio fosse stato distrutto, o anche per la purificazione rituale della città (rito dell’amburbium). Ma Curno come potrà essere purificata dall’empietà del gesto provocatorio di Pedretti?


    Insomma, o voi che foste impedrettati: poenitentiagite!

  7. Luisa Gamba: tutto va ben, madama la marchesa: Curno è veramente un paese bello da vivere
    Boh! Sarà…


    Per visionare la videointervista della dott.ssa Gamba, fare clic sull’immagine.

    • El Perro permalink

      perciò la sig.ra Luisa Gamba è una candidata Sindaco e non un candidato Sindaca. Che l’abbiano capita? Oppure anche loro si sono persi nel mieloso politicamente corretto?

      [Di solito rigano diritto, perché sanno bene che la dott.ssa Serra sarà spietata con chi deroga dalle norme del politicamente corretto. A sua volta la dott.ssa Serra si è adeguata senza frapporre indugi al ruggito della Boldrini, che pretendeva d’insegnare al papa che si dice “diacona” e non “diaconessa”, come pure si è detto per secoli. Tale e tanto è il delirio di potenza femminista!
      Però, appena non sono più sorvegliati dall’occhiuta dott.ssa Serra, anche i migliori sbagliano, ed ecco che scivolano nel terreno ereticale severamente condannato dal binomio Serra-Boldrini.
      N.d.Ar.]

  8. «Un taglio internazionale all’Amministrazione di Curno»: “Cala Trichetto, cala Trinchetto!”

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    Marcobattaglia, l’equivalente “de sinistra” di Cavagna il Giovane, attuale consigliere di minoranza nell’Amministrazione presieduta dalla dott.ssa Serra: si noti come Marcobattaglia, con consumata determinazione, tiene sempre lo sguardo rivolto alla telecamera. Marcobattaglia e Cavagna il Giovane si troveranno insieme nel Consiglio comunale della prossima Amministrazione? ‘Quod Deus avertat!’.
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    Attenzione, Marcobattaglia, a non fare la fine di Cavagna il Giovane! Troppa determinazione fa male. La determinazione, se c’è, semmai va dissimulata: anche se poi, con i saggi di Nusquamia, lei càpita male. Pare che abbiano antenne sensibilissime: appena si accorgono che qualcuno è troppo determinato, oltre i limiti della decenza, lo tengono sotto tiro, ne osservano le mosse, le studiano, le notomizzano, trovano i nessi tra le parti. Insomma, sono cazzi acidi. Non faccia come il Pedretti, che credeva che bastasse “volere” per poi “potere”. Eppure lui partiva da una posizione di potere, ma perse tutto per strada, per eccesso di confidenza nelle proprie capacità che, tra l’altro, non esistevano. Il consiglio è di essere un po’ umile, e di studiare.
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    In generale, consiglierei a coloro che intendano accostarsi alla politica, tra le numerose possibilità di compiere questa manovra di avvicinamento, di iscriversi a un gruppo di lettura dell’Utopia di Tommaso Moro, costituitosi a Bergamo. È un modo di riflettere seriamente, puntualmente, e criticamente, sull’Optimus status Reipublicae: l’iniziativa non ha fini di propaganda o, peggio, fini inconfessabili e ambiziosetti. Tutt’altra cosa, rispetto alla ‘Città ideale’, la scuoletta di partito messa su dalla dott.ssa Serra nel 2012, per farsi poi eleggere candidato sindaco ed entrare in contatto con alcuni pezzi da novanta dell’intelligentia (e poi da loro farsi intervistare: vedi l’intervista a Nando dalla Chiesa, che la dott.ssa Serra aveva invitato a una conferenza della scuoletta). Poiché il testo dell’Utopia è letto e commentato in latino, è richiesta una buona conoscenza della lingua, quale si può conseguire avendo frequentato con profitto un liceo (liceo vero). Insomma, mi dispiace, ma niente gatti padani: sarebbe un’inutile perdita di tempo, senza speranza di redenzione.


    Xilografia nell’edizione di Basilea (1518) dell’Utopia di Tommaso Moro. Il titolo completo è ‘Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia’. Sono qui rappresentati Tommaso Moro, che in qualità di ambasciatore si era recato nelle Fiandre, per incarico di Enrico VIII re d’Inghilterra, Pietro Gillis, un umanista amico del Moro (e di Erasmo da Rotterdam) e Raffaele Itlodeo. All’uscita dalla Messa, ad Anversa, Gilles presenta a Moro Raffaele Itlodeo. Costui era un portoghese che, al seguito di Amerigo Vespucci, aveva viaggiato nel Nuovo Mondo. Poi però non aveva fatto ritorno in Europa con il Vespucci, ma aveva cominciato a viaggiare per conto suo. Fu così che capitò nell’isola di Utopia. Moro invita i due a continuare la conversazione a casa sua, lì dove aveva preso alloggio, ad Anversa. Ed è qui che li vediamo nella vignetta, dove è anche rappresentato, in disparte, Ioannes Clemens, che era il segretario di Moro e il precettore dei suoi figli. Nella prima parte del libro, in forma di dialogo, si discute dello stato delle cose in Inghilterra, dei mali che contribuiscono all’infelicità del popolo (le guerre con impiego di mercenari, la distruzione delle campagne trasformate in pascoli, perché vendendo la lana ai mercanti fiorentini i proprietari terrieri facevano più soldi ecc.) e ci si domanda come si potrebbe migliorare lo stato di cose. Nella seconda parte del libro Itlodeo racconta come lui abbia visitato veramente una società perfeta, quella di Utopia e ne descrive l’organizzazione. Tra l’altro, nell’isola di Utopia la proprietà privata è abolita.

    Nota – Nella corrispondenza con Erasmo da Rotterdam (in latino, come usava tra gli umanisti), Tommaso Moro accenna all’opera che va scrivendo come Nusquama (che è la latinizzazione del nome greco Utopia, peraltro coniato dallo steso Moro); in seguito, altri umanisti preferirono parlare di Nusquamia, per ragioni di congruenza con vocaboli similmente conformati. Questa è dunque la ragione per cui questo diario s’intitola Nusquamia.

  9. Paroloni a proposito del Bibliomostro
    Chi sarebbe il fascista?

    Com’è noto, ho sempre considerato una buzzurrata l’idea di una Megabiblioteca a Curno. Ne ho riassunto i motivi qui sopra, non mi sembra il caso di aggiungere parole (vedi Spunti per una discussione sul Bibliomostro). Merita invece riportare quelle del gatto padano, tanto perché si abbia un’idea del livello di finezza dialetica di questo agrimensore che vorrebbe insegnarci — lui — che cos’è la cultura. Poiché non gradisce il nostro punto di vista, scrive:

    Il prestito funziona se ciascun comune da il proprio contributo e la biblioteca non è il mercato dove passa di mano qualche etto di carta stampata.
    Ma un saiotto fascista queste cose non le può capire.

    Ma che va dicendo? Il prestito a Curno non funziona? Vuol dire che il prestito interbibibliotecario funziona soltanto se Curno si attrezza con il Bibliomostro? Ebbene, basta recarsi al sito della Biblioteca di Curno per conoscere la verità. Vedi:
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    Fare clic sull’immagine per accedere al sito della Biblioteca del Comune d Curno.
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    Qui si legge:

    Consultando il catalogo, sempre dal sito della rete bibliotecaria provinciale di Bergamo, puoi facilmente trovare e prenotare tra i c.a. 600.00 documenti, 18.000 e-Book, 28.000 video, 18.000 risorse elettroniche della Provincia di Bergamo, distribuiti nelle oltre 240 biblioteche che hanno aderito al nuovo software di gestione Clavis.

    Cioè, il catalogo delle 240 biblioteche della bergamasca è a disposizione dei cittadini di Curno, senza necessità di costruire il Bibliomostro. In altre parole ancora, il prestito a Curno funziona, “a prescindere” (direbbe Totò) e il gatto mente sapendo di mentire, pur nella consapevolezza che sarà punito, per questo suo ennesimo cacheggiamento di disinformazione.
    Ma è bellissima la conclusione per cui, se uno contrasta l’oracolo del gatto padano, sarebbe un fascista. Non è proprio il caso che stia qui a raccontare troppe cose, basterà un accenno a pochi fatti recenti, facilmente dimostrabili, e dimostrati:
    a) al tempo glorioso dell’erezione del Bibliomostro, il gatto padano è stato l’uomo delle pubbliche relazioni del Pedretti al quale inoltre ha tenuto bordone durante i tentativi reiterati di rovesciamento dell’Amministrazione Gandolfi;
    b) chi scrive ha affrontato il Pedretti quando questi era il babau di Curno, e pressoché tutto il sottobosco politico di Curno minimizzava, parlava d’altro, se si trattava di considerare la gravità del gesto del Pedretti, che si era attivato per un’ispezione alla c.d. moschea di Curno in modalità di provocazione; io combattevo, vox clamantis in deserto; il gatto padano, invece, dov’era?
    Io non dirò che il gatto padano è un fascista. Ho sempre pensato che non si debba abusare di questo termine, senza contare che non tutti i fascisti sono spregevoli. I fascisti eroici e quelli che hanno pagato di persona non sono spregevoli; semmai spregevoli sono i fascisti piccolo borghesi, i miserabili funzionari arrivisti, quelli della banalità del male, coloro che hanno assistito alla deportazione degli ebrei voltando gli occhi dall’altra parte, i profittatori di guerra e quelli che furono reggicoda dei nazisti. Mi domando come il gatto padano, questo agrimensore male acculturato, e con pochissimi meriti nel suo recente passato che possano dirsi sia pur blandamente progressisti (a meno che non fosse progressista il Pedretti!), possa dare del fascista a me.

    • Dodicesima punizione per il gatto padano

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      Affresco pompeiano staccato dalla Casa del Re di Prussia, a Pompei (la vediamo qui sotto), consevato nel Gabinetto segreto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Vi si legge la scritta “Lente impelle”, cioè “Spingi piano”: sono le parole della prostituta rivolte al cliente che la penetra ‘in vas indebitum’.

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      Questa punizione meritata dal gatto padano, per aver egli osato scomodare paroloni onde insultare il titolare di questo nobile diario che con argomenti solidi si sforzava di dimostrare la natura velleitaria del Bibliomostro collocato a Curno, fa leva sul sentimento di correttezza politica, quello stesso che lui utilizza per romperci i cabassisi, o per intima sua pulsione. La quale, per intima che sia, non l’autorizza comunque a romperci i cabassisi.
      Ecco dunque un affresco pompeiano “strappato” (è un termine tecnico) dalla Casa del Re di Prussia, così denominata perché il Re di Prussia — Federico Guglielmo III — era presente nel 1822 alle operazioni di scavo che la portarono alla luce. Rappresenta un caso di sodomia (che, in generale, è tale quand l’effusione del seme avvenga in vas indebitum, come ci siamo sforzati di spiegare ai gatti padani e agli agrimensori male acculturati), laddove una prostituta viene poosduta more ferarum. Dove sta la scorrettezza politica? Mi pare evidente: se si fosse trattato dell’inchiappettamento di un cinaedus (sarebbe un Lgbt passivo) la raffigurazione sarebbe stata politicamente corretta. Ma qui si tratta di una donna (così pudica che indossa lo strophium, una fascia che aveva la funzione di reggipetto): questo, invece, come osserverebbe il gatto padano, giustamente, dal suo punto di vista, è politicamente scorretto. Molto scorretto.
      Non dimentichiamo, infine, questa lezione di politicamente corretto ante litteram tratta dal film Maledetti vi amerò: «La penetrazione è di destra, mentre i preliminari, invece, sono di sinistra, tranne che per il pompino che, invece, è di destra».

      Il gatto padano sarà d’accordo?

  10. giornata piena alle primarie PD….

    che dire di Fassi e della scelta do Gandolfi ???

    • Moschea e variante Pgt
      Similprogressisti: attenzione ai colpi di coda con impulso di cazzeggio agrimensural-giuridico

      @arkajcev
      Giornata “piena” in che senso? Grande affluenza?
      Inoltre, quale secondo lei sarebbe la scelta di Fassi e Gandolfi? Può essere più preciso? Fassi è stato — parzialmente — vittima di una manovra avvolgente che lo vuole assimilato alla Ndoc, come si evince da una sua presa di posizione espressa tempo fa su BergamoPost, che avanzava l’ipotesi di incongruità della concessione di agibilità del Centro culturale islanico (cosiddetta Maximoschea, secondo la Ndoc) a petto della normativa bobomaronita. Il che sarà anche vero — non dico di no: non sono agrimensore né tampoco cazzeggiatore giuridico –, ma non si capisce perché Fassi, come portavoce del pavimento pentastrale, dovesse (o debba ancora) farsi latore di tale doglianza, che altri cazzeggiatori giuridici, tra l’altro, ritengono priva di fondamento, come abbiamo mostrato su Nusquamia, con tanto di nessi ipertestuali.

      Quanto a Gandolfi, l’ex sindaco del buongoverno ha scritto sia su Nusquamia sia su BergamoPost che non ha intenzione di barattare la propria onorabilità con qualche sorrisetto gratificante (ma inculante) dapprima, quindi di compatimento. Ben è vero che Remo Traìna, giornalista anglorobicosassone dell’Eco di Bergamo, ha voluto scrivere che Gandolfi era presente alla presentazione del candidato sindaco della Ndoc, ma ha preferito tacere della sua presenza alla presentazione dei componenti della lista capitanata dalla dott.ssa Gamba, sotto la stretta sorveglianza della dott.ssa Serra (se la Gamba fallisce, la Serra sarà veramente costretta a fare la nonna). Ma di che cosa ci meravigliamo? Vabbè, Traìna avrà voluto favorire Locatelli e, francamente, siamo gli ultimi a stupirci (come non ricordare quell’articolo del 26 gennaio 2016 che diede la stura alla diceria dell Moschea?) Ma questo non dimostra niente, se non — forse — che sono tuttora in atto manovre di trazione della giacchetta di Gandolfi.

      Poiché lei che scrive verisimilmente è espressione della compagine aziendalsimilprogressista, mi permetto di osservare che fareste bene a prendere tutte le precauzioni del caso riguardo all’adozione della variante del Pgt: ché [scritto con l’accento acuto significa “perché”], se quella variante sarà adottata con procedura d’urgenza, come pure la cacata legge consente, tanto maggiori saranno le conseguenze per chi l’approvi, qualora possa essere impugnata legalmente; gravi sarebbero anche le conseguenze per la comunità di Curno.
      Abbiate la bontà di considerare che quella sorta di diffida che avete ricevuto da parte di Fassi e Locatelli redatta con il concorso di consulenti giuridici non sprovveduti è una bomba a orologeria piazzata sotto il vostro scranno. O voi siete veramente sicuri del fatto vostro, come ha recentemente affermato l’arch. Conti, che ha parlato di una sorta di validazione in sede provinciale e regionale, e allora fate bene a dormire sonni tranquilli. Oppure state bluffando, o anche soltanto sottovalutando il potenziale distruttivo del cazzeggio agrimensural-giuridico che potrebbe far seguito all’esplosione di quella bomba. Io non so quali probabilità avrebbe il Comune di Curno di uscire indenne da una contestazione legale, o quali probabilità avrebbero gli attori del territorio — quelli che si considerassero danneggiati da quella variante — di spuntarla in una causa intentata al Comune. Ma so che gli agrimensori e gli avvocati avrebbero tutto da guadagnare ad aizzare un contenzioso giuridico, perché loro in ogni caso incasserebbero la parcella. Dunque studiate bene l’incartamento e — vi prego — mettete al riparo voi stessi e i cittadini di Curno dal contenzioso agrimensural-giuridico. Di voi non m’importa granché, dei cittadini di Curno invece m’importa. Soprattutto mi dà fastidio che l’apparato agrimensural-causidico [*] trovi una nuova fonte di guadagno a spese della comunità.
      Lo sapete, o non lo sapete, che il gatto padano ha sul suo tavolo tutto l’incartamento? Abbiate la compiacenza di osservare la foto che ha pubblicato nel suo sito reziale, qui sotto riprodotta:

      Sapete che cosa significa quella foto? Che lui, il gatto, sa tutto (beh, è stato lui a lanciare l’allarme) e che dispone di tutta la documentazione. E voi non avete paura?

      ……………………………………………………..
      [*] Dal lat. causĭdĭcus, ma si dice anche in italiano: “causidico”. Ogni tanto ci piace ricuperare parole italiane di immediata gemmazione latina, come fedifrago, dal lat. foedĭfrăgus, e non capisco proprio perché taluni prendano cappello.

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