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Copropapiromachia in Aula consiliare

10 maggio 2017

Curno, 8 maggio 2017

………………………………………………………………………………………………………………………………………….Annales Volusii_Catullus 36

Una pagina della preziosa edizione aldina  (di Aldo Manuzio, cioè) dei Carmi di Catullo, stampata a Venezia nel 1561. Dal carme 36 di Catullo abbiamo tratto l’espressione “cacata carta”, che usiamo correntemente in questo sito per denotare i ferali documenti tecnoburocratici.  Essi sono oggetto di culto, annusati e considerati sacri dai peggiori fra gli uomini, quelli che non sanno e credono di sapere. Per costoro non contano le cose, non contano gli uomini, non contano le idee: le cacate carte sono la bussola del loro pensare, per quel che riescono a pensare, e del loro agire. Il poeta Catullo si rivolge a Volusio, un poetastro di genere epico, per raccontargli il voto fatto da Lesbia, la sua amante. Lesbia ha promesso che se il suo Catullo metterà giudizio, e smetterà di tormentarla con la sua lingua tagliente, farà un rogo del fior fiore dei peggiori poeti. Ed è chiaro che tra i versi abbruciati ci saranno quelli dello spregevole Volusio, la cui opera è definita da Catullo “cacata carta”, cioè cacca scritta. Alla fine del carme, Catullo prega Venere di accettare il voto e invita gli annali di Volusio ad accorrere al rogo che li aspetta. Per sfogliare l’edizione aldina, fare clic sull’immagine. Questo libro fa parte della Deutsche Digitale Bibliothek e ovviamente non si trova nel ridicolo Bibliomostro.
“Copropapiromachia” significa “battaglia di cacata carta”, dal gr. κόπρος, “sterco” + πάπυρος, “carta” + -μαχία, suffisso significante “battaglia”.

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Premessa

Ieri 8 maggio 2017 l’Aula consiliare di Curno è stata teatro di una copropapiromachia epocale: cioè, vi si è svolta una battaglia di cacata carta da iscriversi negli annali della politichetta curnense, una sorta di giostra agrimensural-giuridica dove si sapeva in partenza chi avrebbe perso, se non altro considerando i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione, e perciò, a nostro sommesso parere, inutile.
Tema dell’inutile giostra era la variante del Pgt per cui le minoranze unite avevano chiesto una seduta di Consiglio ad hoc, che sancisse il ritiro di certe decisioni contenute nella variante: sospensione di due delibere consiliari e di una delibera di giunta. Cosa che non è avvenuta. La convergenza delle tre minoranze rappresentate in Consiglio non era esente dal rischio di sputtanamento di Gandolfi, che però ha fatto presente per tempo la sua irriducibilità politica al blocco rappresentato dalla Ndoc-Nuova destra organizzata curnense.

Comunicato Gandolfi

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Esercizi di riscaldamento con il Bibliomostro

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Gamba_Biblioteca_Eco di Bg

Nella foto in alto: articolo pubblicato sull’Eco di Bergamo nel quale si legge: «per quanto riguarda la biblioteca, Gamba concorda sulla necessità di completare l’opera, ma aggiunge: “Il completamento della biblioteca è stato bloccato dall’amministrazione Gandolfi”».
Nella foto in basso, articolo pubblicato su BergamoPost nel quale leggiamo, virgolettata, la seguente affermazione della dott.ssa Gamba: «ma ho una perplessità: il completamento infatti della Biblioteca è stato bloccato dall’amministrazione Gandolfi».

Gamba_biblioteca_BergamoPOst

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Prima della copropapiromachia, Gandolfi ha presentato un’interrogazione alla dott.ssa Gamba e alla dott.ssa Serra, con il seguente quesito: veramente pensano quel che la dott.ssa Gamba ha affermato in sue dichiarazioni alla stampa, e che la dott.ssa Serra ha lasciato intendere nella tele-intervista rilasciata a Sky 24? Che cioè, rispettivamente, Gandolfi abbia «bloccato» il completamento della biblioteca (dott.ssa Gamba) e che il sindaco del buon governo, pur potendo già nel 2009 procedere al collaudo della biblioteca «in tempi brevi», abbia invece fatto il sornione per ben due anni e mezzo e non abbia compiuto un atto che si presume dovuto (dott.ssa Serra)?
Ebbene, la dott.ssa Gamba ha negato di essersi espressa in questi termini e ha letto la dichiarazione rilasciata a BergamoPost. Peccato che dalla stessa lettura della dott.ssa Gamba risultasse che aveva affermato quello che proprio lei, pochi minuti prima, aveva negato di aver mai detto. Ed è vero che la dott.ssa Gamba ha fatto presente anche altre cose, riguardo al superamento del patto di stabilità, da parte dell’Amministratore Gandolfi, per un importo di  420.000 euri (scrivo di proposito “euri”, invece di euro, per dare un dispiacere alla stramaledetta eurotecnoburocrazia che ci rompe i cabassisi anche sul piano linguistico). Ma questo è un altro discorso, da discutere anche alla luce del clangore di guerra che avrebbe portato all’eversione dell’Amministrazione Gandolfi (congiura serrapedrettista, la quale non è che l’ultimo atto di una sorda guerra pilotata dall’agrimensore Pedretti con il concorso della quinta colonna del Pdl), del criterio di prudenza amministrativa ecc. Però – è una questione di logica – portare la discussione su un altro tema, sul quale eventualmente si potrebbe anche avere ragione (ma non è questo il caso), non dimostra che si avesse ragione sul tema proposto e impudicamente scantonato. Più banalmente, la manovra di spostamento e distrazione dell’argomento è solo una gherminella sofistica. Roba da gatto padano, un’astuzia contadina che non ci saremmo aspettati dalla dott.ssa Gamba. Senza contare che i ritagli di giornale smentiscono la dott.ssa Gamba.
La dott.ssa Gamba poteva ammettere, in Aula, di essersi abbandonata qualche giorno prima a eccessi polemici nell’onda della concitazione elettorale, e non l’ha fatto (spero comunque che lo farà, possibilmente senza dire: mah, io però, in verità, io intendevo che…; spero che  dica “In Aula consiliare ho negato quel che avevo affermato due volte. Chiedo scusa”). Invece la dott.ssa Serra, rispondendo a Gandolfi che le chiedeva se anche lei fosse del parere che il Bibliomostro fosse stato bloccato dalla sua Amministrazione rispose asseverativamente che la dott.ssa Gamba non aveva detto così (oh, bella! ma i due ritagli di articoli sopra riportati dimostrano il contrario). La dott.ssa Serra ammetterà di essersi sbagliata? Se la conosco bene, non lo farà.
Riportiamo infine quanto affermato (asseverativamente) dalla dott.ssa Serra nell’intervista a Sky 24:

Nel 2009 l’impresa è liquidata, e il cantiere è stato consegnato all’Amministrazione [quella di Gandolfi, il cattivone: N.d.Ar.], che dovrebbe procedere in tempi brevi al collaudo. Cosa che invece non avviene: quest’opera praticamente conclusa non viene collaudata.

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La copropapiromachia

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copropapirologia-pre-elettorale_gatto-padano

Qui sopra, una pagina del diario del gatto padano che, annusando le cacate carte (cosa nella quale è indubbiamente maestro), ha fatto venire l’acquolina in bocca agli esponenti della Ndoc. Le osservazioni del gatto saranno poi sviluppate e ampliate in un documento di 13 pagine, frutto del lavoro di indagine sulle delibere consiliari e di giunta, da parte del tecnico-politico Locatelli (della Ndoc) e del tecnico-politico Fassi (degli Amici di Beppe Grillo 3.0), con la collaborazione di uno studio di avvocati. La copropapiromachia della quale l’Aula consiliare di Curno è stata teatro l’8 maggio 2017 si svolgeva intorno ai punti controversi posti in evidenza nei 13 fogli scritti fittamente, letti da Angelo Gandolfi e commentati, via via che la lettura procedeva, da Vito Conti e Perlita Serra. Angelo Gandolfi infatti, allarmato dai rilievi fatti all’amministrazione Serra nel milieu della Ndoc, aveva insieme con gli altri due rappresentanti della minoranza consiliare, presentato la richiesta di una seduta di Consiglio ad hoc. Al termine della lettura di Gandolfi, la dott.ssa Serra ha letto le contro-deduzioni del suo avvocato di parte. In questa sorta di processo, che si è concluso con una votazione che respingeva gli addebiti mossi all’Amministrazione Serra, mancava il giudice.

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La copropapiromachia s’inizia dunque con la lettura della pizza tecnogiuridica depositata in Comune, in vista del dibattito consiliare, e preparata da Locatelli, Fassi e dagli avvocati del pool antiserrano. Da questo ponderoso documento emerge una nutrita serie di punti controversi che hanno suscitato perplessità nelle minoranze, sia quelle di destra (Ndoc in purezza più fasciofemminista), sia quella in alto (Gandolfi). Perciò, come abbiamo anticipato, è stata richiesta una seduta di Consiglio ad hoc, che è stata accordata, onde esaminare e chiarire qui punti e ritirare la variante del Pgt, almeno in parte.
Via via che Gandolfi leggeva (per non far fare brutta figura ai proponenti), l’arch. Conti faceva le sue osservazioni; spesso interveniva anche la dott.ssa Serra, che appariva molto preparata, di là dalle aspettative di chi scrive, che però non ha difficoltà a riconoscere di essersi sbagliato. Entrambi fecero valere il proprio punto di vista con argomenti propri, talora anche facendo riferimento al parere del loro avvocato di parte.
A nostro avviso la controversia è stata impostata male, perché la pizza agrimensural-giuridica doveva essere integrata da un documento, e quello, e quello soltanto, avrebbe dovuto essere letto in Aula consiliare. Un documento che fosse non soltanto più agile e più comprensibile, ma soprattutto impostato politicamente. In assenza di tale documento, Gandolfi (che in spirito di amicizia e per fare un piacere a Fassi e agli avvocati che hanno collaborato alla stesura delle 13 pagine si è fatto carico della sua lettura, anziché demandarla a Cavagna il Giovane) è stato costretto a leggere la pizza tecno-giuridica. Peccato che né Gandolfi né, tampoco, Cavagna il Giovane fossero tecnici del mestiere, come invece lo è l’arch. Conti; parimenti nessuno dei due è esperto di giure, cioè di diritto. Perciò la controversia si è svolta come una sorta di processo, ma un prcesso anomalo, cioè senza giudice e in assenza dell’avvocato di parte Ndoc e senza che l’avvocato di parte Ndoc avesse preparato una memoria di taglio politico da leggere in Aula consiliare. Dunque, a nostro parere, tutta la questione è stata impostata male.
Gandolfi si è salvato con l’ironia e con alcune acute osservazioni che facevano riferimento alla sua sua passata esperienza amministrativa; ma quando, su richiesta dell’arch. Conti, si è trattato di entrare nel merito di certe affermazioni nel contesto agrimensural-giuridico, Gandolfi si è giustamente detto incompetente ed ha chiesto (inutilmente) che si sentissero i due tecnici presenti in aula, co-estensori della pizza tecnogiuridica: Fassi e Locatelli. Almeno loro, se proprio non si potevano sentire gli avvocati di parte, che pure avevano dato il “la” all’impostazione della controversia — anche questo va detto — che nei 13 fogli era affrontata in termini giuridici, ma con un’arrière pensée politica. La dott.ssa Serra ha negato che i due tecnici avessero facoltà di parola e, a norma di cacata carta, aveva ragione lei, visto che la richiesta era stata presentata da tre consiglieri, di cui due nella fattispecie erano seduti al tavolo del Consiglio, i quali, a rigore, sono da considerarsi compos sui, cioè capaci di intendere e volere. Questo dimostra, ancora una volta, l’opportunità, mancata, di un documento politico da leggere o interpretare in Aula, ma comunque un documento parallelo a quello agrimensural-giuridico.
Alla fine della lettura delle deduzioni racchiuse nel ponderoso documento, e della presentazione delle contro-deduzioni da parte di Conti e Serra, sempre la dott.ssa Serra ha letto le osservazioni dell’avvocato di parte, consulente del Comune: il quale, avendo raggruppato in diversi acconci capitoli i numerosi punti contestati dalle minoranze, a sua volta contestava tutte le deduzioni contenute nella pizza tecnoagrimensural-giuridica, capitolo per capitolo. Infine, come era del tutto prevedibile, e indipendentemente dal fondamento dei rilievi mossi all’Amministrazione Serra, la mozione è stata bocciata, con un rapporto tra maggioranza e minoranza pari a 7 : 2. Intanto si era arrivati, pesanti e dolenti, fino alle tre del mattino, o quasi.
Insomma, è avvenuto che Cavagna il Giovane e le truppe della Ndoc presenti in aula tra il pubblico, tornassero a casa con le pive nel sacco; la stessa sorte sarebbe toccata a Gandolfi, se non avesse avuto l’accortezza di trattare l’argomento con onesta dissimulazione. La fasciofemminista, per parte sua, era assente, come si sarà capito dalla lettura delle righe precedenti.

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In Aula consiliare il discorso doveva essere politico. Il cazzeggio giuridico doveva essere tenuto alla porta

Le pive nel sacco della Ndoc e, in parte, del povero Gandolfi, tirato per la giacchetta, non dimostrano tuttavia un bel niente. Non dimostrano cioè l’assenza di criticità – chiamiamole così – nella variante del Pgt proposta dai serrani. Dati i rapporti di forza e data la disparità di competenze – da una parte l’arch. Conti e la dott.ssa Serra, dall’altra Gandolfi e Cavagna il Giovane –, date anche le regole del gioco, l’Aula consiliare non era il luogo adatto per sviscerare una controversia tecnogiuridica. In Aula consiliare si deve fare politica, eventualmente a partire anche da dati di natura tecnogiuridica, ma mai facendosi prendere la mano. Il giure dev’essere ancella della politica, e non viceversa: la politica, cioè, che fa da cameriera del giure. In fondo, non è la prevalenza del cazzeggio tecnoburocratico forse quello che abbiamo sempre rimproverato a Cavagna il Giovane? Invece di far politica, che forse il tenero virgulto non sa fare proprio, nonostante tutta la sua determinazione, Cavagna il Giovane si è sempre fatto promotore di gran svolazzo di cacate carte, nella convinzione che quello fosse il suo dovere, come quando pretese di paralizzare l’Amministrazione con la richiesta di un numero incredibile di certificati tecnici riguardo alla sicurezza della beneamata scuola nuova di via Carlinga. Ma non è così che si fa politica.
Dunque il difetto della controversia sulla variante del Pgt alla quale abbiamo mestamente assistito stava proprio nel metodo. Meglio sarebbe stato, a nostro sommesso parere:

  1.  chiedere, sì, un dibattito consiliare, avendo depositato la pizza tecnogiuridica in Comune, e avendo opportunamente posto in allarme la maggioranza (all’insegna dell’“accà nisciun’ è fesso”): infatti la dott.ssa Serra aveva in mano il parere dell’avvocato; conseguentemente, dando all’Amministrazione la possibilità di correggere la rotta di navigazione (nella buona politica si agisce in favore del popolo e non per mettere l’avversario con il culo per terra);
  2. fare in Consiglio un discorso politico, con riferimento all’esistenza della summenzionata pizza tecno-burocratica, ma senza entrare nel merito degli arzigògoli giuridici, evitando di trovarsi nella condizione di dover scantonare, dal momento che l’impostazione è politica.

Paradossalmente, fra le cose dette da Cavagna il Giovane in maniera concitata, querimoniosa e non sempre comprensibile, una di quelle si prestava benissimo a costituire  l’esordio di un acconcio discorso politico. A un certo punto disse, sia pure con il tono sbagliato: «Ma voi avete fatto una campagna elettorale in bicicletta!».
Ecco allora la possibile scaletta di un discorso politico efficace, quello che avrebbe dovuto essere preparato con riferimento specifico, anche se non petulante, agli arzigògoli giuridici; un discorso che soltanto gli esperti del giure potevano preparare, e che Gandolfi avrebbe potuto interpretare con lo stesso impegno con cui ha letto la pizza tecno-giuridica di 13 pagine:

  1. Esordio: qui occorrerà disporre benevolmente l’uditorio ad ascoltare il seguito del discorso, al quale si potrebbe dare un’impostazione ecologista, visto che i serrani si sono presentati, nella scorsa campagna elettorale come nella presente, attrezzati di gadget colore arancione, e considerato che non ci hanno fatto grazia dei luoghi comuni della retorica che in linguaggio coglione viene detta “green”, cioè verde. Anche se poi i fatti contraddicono alle parole.
  2. Narrazione: qui converrà raccontare in breve la storia del passaggio dal piano regolatore al concetto di piano di governo del territorio, con brevi cenni alla gherminellea linguistica. Breve storia del Pgt di Gandolfi e dell’elaborazione a tappe forzate della variante del Pgt nell’ultima parte del regno della Serra. Mettere in luce l’inutilità delle commissioni edilizie, che tutt’al più potrebbero essere una camera di compensazione degli interessi degli attori del territorio, ma che non sono state nemmeno questo. In ogni caso, l’istituzione di organismi burocratici rigidamente controllati e lottizzati non costituisce la realizzazione dell’ideale di isonomia, cioè di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
  3. Divisione: qui bisognerà mettere in luce, senza ricorrere al linguaggio agrimensuralgiuridico, ma facendo riferimento ai paragrafi della pizza tecnogiuridica (che all’uopo saranno stati numerati) i punti controversi: se sono tre, se ne mettano in luce tre; se sono quattro, dovranno essere messi in luce, ordinatamente, quattro punti; ma senza svolazzi e senza cazzeggio giuridico. In ogni caso, la collaborazione dei tecnici e dei giuristi all’elaborazione di questa terza parte del discorso è indispensabile. Ovviamente, si dovrà esercitare un’opportuna azione di freno, perché l’aspetto giuridico non prevalga su quello politico.
  4. Trattazione (Confirmatio, Refutatio): nella prima parte della trattazione occorrerà esporre l’idea di piano di governo del territorio che era auspicabile, e che ancora lo è; nella seconda parte della trattazione si dovrà mostrare come le deliberazioni dei serrani siano in contraddizione non soltanto con l’idea auspicabile di Pgt, ma con gli stessi presupposti e i valori dei quali essi si dicono portatori. Anche qui, è necessaria la collaborazione dei tecnici agrimensurali e giuridici.
  5. Perorazione: qui occorrerà riprendere le premesse esposte nell’esordio e concludere in un crescendo di considerazioni sarcastiche sulle magnifiche sorti e progressive promesse dai serrani a petto di una ben più modesta realtà. In particolare, mettere brevemente in luce che lorsignori non sono progressisti ma, tutt’al più, aziendalsimilprogressisti. Le ultime parole saranno dedicate a Vera Baboun, che costituisce la prova provata che gli aziendalsimilprogressisti non hanno in mente il popolo di Curno, ma una loro collocazione ideale nell’empireo di OltreCurno.

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L’interpretazione politica

Ma allora a che cosa è servito l’“evento” protrattosi ieri fino a tarda notte? L’interpretazione non può essere che politica. Gandolfi e, a maggior ragione, Fassi sono stati attirati in una manovra che, a prezzo di un possibile sputtanamento dei medesimi, portasse acqua, apparentemente, al mulino della Ndoc; in realtà, a un progetto di egemonia destrorsa in ambito curnense (della quale non so quanto lo stesso Marcobelotti sia al corrente: immagino che, al solito, sia stato scavalcato), in vista delle prossime elezioni politiche nazionali, regionali ed europee.
Ma c’è di più. Mentre, per sua fortuna, come abbiamo detto, Gandolfi si è a suo tempo sganciato dalla manovra avvolgente, Fassi vi è rimasto invischiato, come testimonia quella sua intervista a BergamoPost nella quale manifesta un punto di vista convergente con quello della Ndoc (No alla cosiddetta moschea, in forza della legge regionale bobomaronita).

Moschea_Fassi_cacata carta

L’aspetto più ambizioso della manovra politica di “cattura” di Gandolfi e Fassi – qui viene il bello – consisteva in un tentativo di “internazionalizzare”, per così dire, il caso della moschea curnense, portando tutta la questione sul piano tecnogiuridico. Il che avrebbe consentito di fare della moschea di Curno una sorta di case history, come si dice in linguaggio coglione, cioè un caso paradigmatico estensibile a tutto il territorio nazionale, in tutti i Comuni dove la Lega nord intendesse contrastare l’esistenza dei centri culturali islamici. Questo, insomma, non sarebbe che uno dei tanti casi in cui i cittadini di Curno sono usati per il conseguimento di altri fini, per conquistare posizioni strategiche, o ritenute tali, OltreCurno (come dimenticare in proposito la visita fatta a Curno dalla Madonna pellegrina Vera Baboun?).
Riassumendo, quello cui abbiamo assistito ieri è stato l’esito di una manovra dalla quale Gandolfi ha preso le distanze, per sua fortuna, per tempo, con quelle sue dichiarazioni pubbliche, delle quali si è detto sopra. Ma la macchina era già avviata, dunque per salvarsi dallo sputtanamento Gandolfi ha dovuto far ricorso a tutte le sue risorse di intelligenza e ironia. Lo sputtanamento – ripeto – sarebbe stato quello di una sua convergenza con la Ndoc, tenendo anche conto che spesso in politica più importante dei fatti risulta la narrazione che si riesce a imbastire.
A parte l’esito politico della votazione del Consiglio di ieri, scontata per tutti, e a parte il fallimento della manovra politica di coinvolgimento di Gandolfi nelle strategie arcane e oltrecurnensi della destra, della quale si diceva, non dimentichiamo tuttavia che la pizza tecnoburocratica di 13 pagine esiste. Dio non voglia che faccia venire l’acquolina in bocca agli avvocati e che i cittadini di Curno debbano pagarne le particelle. Perciò invitiamo gli aziendalsimilprogressisti a non crogiolarsi sugli allori di una fin troppo facile vittoria e a usare, nei limiti dell’alto concetto che hanno di sé, del criterio di prudenza.

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Obiezione e contro-obiezione

Qualcuno potrebbe obiettare: «Ma come, Aristide, se tu credi in quello che dici, e se tu sei così bravo da poter scrivere – almeno, in parte – il discorso che occorreva fare in Aula consiliare e che i consulenti tecnogiuridici di Gandolfi, dandosi la zappa sui piedi, non hanno voluto fare, non hanno saputo fare o non hanno pensato di fare, perché non ci hai pensato tu? Perché non sei andato a sentire i consulenti tecnici, perché non li hai costretti ad esprimersi chiaramente, e politicamente in maniera efficace? Non potevi applicare il metodo maieutico e cavare loro dai denti quel che si doveva dire? Quel discorso potevi scriverlo tu. O, quanto meno, avresti potuto sviluppare in maniera un poco più estesa quella scaletta in cinque punti che ci hai presentato».
La contro-obiezione è quanto mai semplice: tutta la manovra, della quale quelle 13 cartelle scritte fittamente rappresentano un punto di approdo, è nata in ambito Ndoc. E Aristide non collabora con la Ndoc. Poiché fra loro non c’è più il Pedretti, posso anche parlare con i singoli; di almeno uno degli avvocati che hanno lavorato per la Ndoc posso considerarmi amico, se lui lo consente. Ma non potrò mai collaborare alla realizzazione di un’affermazione della Ndoc che farebbe di Curno la tessera di un mosaico esecrabile ad egemonia salvinista. I barbari veri salvarono, più di una volta, la civiltà italica. Questi barbari, invece, con il loro macchiettistico Claudio Borghi Aquilini, al posto di un più che dignitoso Brenno, non fanno che accelerare l’ineluttabile declino dell’Occidente, al quale già hanno contribuito, in gran copia e impietosamente, aziendalismo, sciacquettismo politicamente corretto e femminismo.

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51 commenti
  1. La disinformazione sul Bibliomostro ha le gambe corte
    La dott.ssa Gamba chiederà scusa a Gandolfi? Forse. E la dott.ssa Serra? Mah…

    Con riferimento a quanto scritto nell’articolo di apertura di questa pagina, al capitoletto “Esercizi di riscaldamento con il Bibliomostro”, mi domando se la dott.ssa Gamba chiederà scusa a Gandolfi, per aver negato, nel corso della seduta di Consiglio comunale dell’8 maggio u.s., di aver affermato quello che è scritto – virgolettato — in due articoli di giornale, quelli sopra riprodotti. E se chiederà scusa anche la dott.ssa Serra la quale, richiesta da Gandolfi se fosse d’accordo con la dott.ssa Gamba, negò a sua volta che la dott.ssa Gamba avesse affermato che «il completamento della biblioteca» fosse stato «bloccato» da Gandolfi.
    Dunque nessuna delle due dottoresse pensa che Gandolfi avesse fermato il completamento dei lavori. Però la dott.ssa Gamba l’ha detto, due volte, se dobbiamo prestar fede a due giornalisti. Secondo noi farebbe bene ad affrontare la situazione, anche perché è tenuta a rispondere all’interrogazione di Gandolfi. Non credo che possa dire «Basta! Punto! Non m’interessa!»; soprattutto, non le conviene dirlo. Che cosa allora potrà dire la dott.ssa Gamba?
    a) Io non ho fatto quell’affermazione, e quel che è scritto in due diversi giornali è parto della fantasia di due giornalisti diversi.
    b) Io ho fatto quell’affermazione. In effetti mi sono sbagliata, non ci sono atti, delibere e testimonianze che dimostrino che Gandolfi abbia bloccato il completamento, ma questa era la sua intenzione, dimostrata dal fatto che sussistevano 420.000 euri spendibili, perché sopra l’asticella del patto di stabilità, che di proposito non sono stati spesi.
    La risposta a) mi sembra alquanto improbabile. Temo che la dott.ssa Gamba sia tentata dalla risposta b), che però è un processo alle intenzioni.
    Ora com’è noto, nelle aule giudiziarie il processo alle intenzioni non è ammissibile: alle intenzioni devono corrispondere dei fatti; ma allora, se ci sono ifatti, si giudicano i fatti, che possono costituire indizi o prove del crimine. La legge, insomma, punisce il crimine, quand’è dimostrato.
    In politica, invece, il processo alle intenzioni è possibile: ci mancherebbe altro, ché altrimenti, se nel foro politico valessero le stesse regole dei procedimenti giudiziari, si ucciderebbe il dibattito politico. I giustizialisti vorrebbero che fosse così, ma farebbero bene a mettersi il cuore in pace: nelle democrazie occidentali avanzate non è così.
    Il processo alle intenzioni è dunque consentito in politica, con un’importante limitazione, quando il giudizio politico sull’intenzione si sposa con la diffusione di una notitia criminis, poco importa se il crimine è reale o presunto e se tale lo ritiene chi ne dà notizia, o qualcun altro. Questo mi sembra il caso di specie. Io non so se la dott.ssa Gamba intenda, o intendesse, attribuire a Gandolfi l’intenzione di evadere un atto dovuto, tale da comportare un danno erariale. C’è però chi la pensa così e addirittura minaccia di segnalare la cosa alla Corte dei Conti. Se la dott.ssa Gamba non lo sa, glielo dico io: nel n. 370 del diario del gatto padano, in data 30 aprile 2017, leggiamo:

    Segnaleremo la vicenda alla Corte dei Conti per l’enorme danno erariale che il loro [Gandolfi e i suoi assessori: N.d.Ar.] comportamento e quello eventuale dei successori [Giunta Serra: N.d.Ar.] hanno prodotto contro i cittadini. E la Corte dei Conti non sarà così gradevolmente “lente impelle in vas indebitum” delle vostre finanze. [*]. Come dice il proverbio: gode bene chi gode per… ultimo.

    Ora, io voglio sperare che la dott.ssa Gamba non operi in sinergia con il gatto padano, anche perché va bene la politichetta, ma a tutto c’è un limite. Però, a mio parere, farebbe bene a precisare che non solo non è del parere che Gandolfi abbia bloccato il completamento della biblioteca, vuoi con atti amministrativi, vuoi con disposizioni diramate a voce; dovrebbe precisare che non è nemmeno del parere che Gandolfi avesse quell’intenzione, che altri vorrebbe insinuare negli organi deputati all’amministrazione della giustizia, onde perseguire Gandolfi (o farlo perseguire) penalmente.
    La dott.ssa Gamba potrebbe invece adottare una terza linea:
    c) Chiedo scusa a Gandolfi per aver negato quello che invece ho dichiarato a due giornali. Non penso che Gandolfi abbia bloccato il completamento della biblioteca, e non penso nemmeno che nutrisse tale intenzione malevola. [Qui ci vuole un punto a capo, perché quando si ragiona tra persone bennate non si fanno giochetti sofistici, logicamente inammissibili, come quando si trasportano significati e giudizi da campi diversi, ancorché tangenti o parzialmente sovrapponibili, ma diversi].
    Ciò premesso, e avendo chiesto scusa, osservo tuttavia che esiste la questione di quei 420.000 euri spendibili nel 2011 e non spesi, in particolare non spesi per la biblioteca.

    Bene, con la risposta c) andiamo meglio. Ma la dott.ssa Gamba non può pretendere che quella storia dei 420.000 euri del 2011 debba essere presa per oro colato. Bisognerebbe infatti dimostrare:
    i) che quei 420.000 euri esistessero, fossero spendibili, e quando, e se fossero spendibili tutti o in parte, o se non fosse stato prudente averli in cassa a fronte di emergenze ragionevolmente paventabili (come quando il padre di famiglia, anche se ha i soldi in banca per acquistare l’automobile nuova, ne rimanda l’acquisto, perché con i tempi che corrono…);
    ii) che nella lista delle priorità d’impiego di quei 420.000 euri la biblioteca dovesse occupare il primo posto;
    iii) che veramente dopo la consegna del cantiere nel 2009, come afferma la dott.ssa Serra, si fosse potuto procedere in tempi brevi al collaudo della Biblioteca e che Gandolfi abbia omesso di farlo.

    Ecco, ammettiamo che la dott.ssa Gamba e la dott.ssa Serra siano in grado di dimostrare il fondamento dei punti i) e ii): diciamo così, per rendere spedito il ragionamento e arrivare all’argomento principale, perché in un ragionamento serio, a differenza di quanto avviene talora in sede di cazzeggio giuridico, si procede per eliminazione degli argomenti, e non per aggiunzione.
    Veniamo al dunque, cioè al punto iii). Il fatto è che:
    α) nel 2009 l’opera era tutt’altro che completa e il collaudo tecnico-amministrativo poteva essere realizzato solo dopo l’attivazione degli impianti tecnologici;
    β) che era aperto un contenzioso con la ditta Viola, perché gl’impianti fossero completati;
    γ) che nel periodo novembre 2009-gennaio 2012 Gandolfi si attivò a più riprese per acquisire i dati di una situazione ingarbugliata, per la riparazione delle anomalie, per il completamento della biblioteca e per il collaudo. Dopo di che ci fu l’eversione dell’Amministrazione Gandolfi per opera della congiura serrapedrettista, che rese Gandolfi un’anatra zoppa e favorì la presa di potere degli aziendalsimilprogressisti, ai quali passò il pallino di quest’opera sfortunata quanto inutile (ma questo è il parere di uno che ama la cultura, la quale è tanto più tutelata, quanto meno è oggetto di pelose attenzioni assessorili).
    δ) Gandolfi ha già acquisito parecchi documenti che dimostrano il fondamento dei punti α), β) e γ); altri ancora sono in via di acquisizione. Ma già quelli raccolti finora sono tali da fugare qualsiasi venticello di calunnia e disinformazione (il gatto padano eviti di chiedermeli, lui non è nessuno per accampare il diritto di vederli, semmai si rimangi quello che ha affermato; Gandolfi li presenterà quando, come e dove gli parrà opportuno).

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    [*] Il gatto padano, ha copiato da Nusquamia l’espressione lente impelle (leggibile in un graffito pompeiano) senza capire granché di quel che avevo scritto, in una “punizione” a lui irrogata, come dimostra la scombiccherata sintassi felina: in buona sostanza, il gatto vuol dire che la Corte dei Conti inculerà senza pietà i suoi nemici, rovinandoli finanziariamente. N.d.Ar.

  2. Denunciare a Curno: che passione!
    Ma il gatto padano ne ha anche per i similprogressisti

    Prima ancora di minacciare, di persona pirsonalmente, una denuncia alla Corte dei Conti a danno di Gandolfi ed, eventualmente, dei serrani, per colpevole inerzia adibita ai danni del Bibliomostro, come abbiamo visto sopra, il gatto padano aveva fatto presente il nero periglio che incombe sugli stessi serrani, riguardo sia alla variante del Pgt, sia alla nuova scuola elementare, fiore all’occhiello della Serra, di prossima inaugurazione a ridosso delle elezioni. Ne abbiamo già parlato nell’articolo Ma i serrani, così aziendalisti, così superpremiati nel corso di cerimonie fasciate e tricolorate, sono veramente bravi amministratori? In particolare, riguardo alla variante del Pgt sono veramente i primi della classe?.
    Scriveva dunque il gatto nel numero 322 del suo diario: «Negli ultimi mesi la giunta Conti&Serra ha portato in consiglio comunale delle delibere che sommate ad altre non ci paiono del tutto corrette e bene ponderate». Riguardo alla variante di Pgt anticipava quello che sarebbe stato il tema portante della pizza agrimensural-giuridica letta in Consiglio lunedì scorso. Riguardo alla scuola sollevava il problema dei danni all’edificio «con lo stravento del 26 giugno 2016» (“stravento” è espressione dialettale, in uso tra gli agrimensori padani, nel significato di pioggia battente, non più a perpendicolo, ma inclinata, per azione del vento; piace da pazzi al gatto padano). Tutto questo gli fa dire:

    Questo è un blog e pertanto non segnaleremo nulla né alla Corte dei Conti né al TAR. Chi ha precisazioni da fare rispetto alla nostra posizione basta una mail e pubblicheremo (mica lunga come la Bibbia, però…).

    Insomma, se non ci pensa lui, ci penserà qualcun altro. Capito signori aziendalsimilprogressisti? Che cosa aspettate a lisciargli il pelo?
    Invece riguardo a Gandolfi pare che voglia procedere di persona. E vabbè.

  3. La fasciofemminista scende in campo, con foto d’antan e marchiettino tricolore

    Apprendiamo con gioia la discesa in campo della fasciofemminista che getterà nella costernazione i desperados della Ndoc dei quali, come ricorderanno i lettori di Nusquamia, avevamo preconizzato che non avrebbero toccato palla. Lo dicevamo nel momento in cui opinavamo che Gandolfi avrebbe potuto uscire vincitore dalle elezioni amministrative del 2017, grazie al malcontento popolare suscitato dalla dott.ssa Serra e all’inaffidabilità politica e amministrativa dei desperados. Lo diciamo anche adesso, ora che Gandolfi ha deciso di non presentarsi, il che fece tirare un respiro di sollievo ai desperados; però poi Gandolfi si è rifiutato di farsi irretire nella maovra di cooptazione forzata da parte della Ndoc-Nuova destra organizzata (e disperata) curnense, oggi si avverte sempre più palpabile la loro disperazione, e non solo per la discesa in campo della fasciofemminista. Né è da escludere che si affaccino all’orizzonte nuove sorprese.
    Fa tenerezza leggere che fra i candidati della lista fasciofemminista c’è una studentessa che è anche una ballerina. Beh, se non altro, purché continui a fare la ballerina, non potrà fare il male che potrebbe recare a Curno il duo Marcobattaglia (candidato nelle liste di Vivere Curno) & Andrea Saccogna-Gamba (giovane virgulto del Pd di Curno), quando intendessero trascinare il paese bello da vivere in iniziative internazionali che consentirebbero loro di affermarsi nella struggle for life (sic! e squit!). Dovendo fare una graduatoria, direi però che Andrea Saccogna-Gamba è meno temibile, perché si percepisce in lui un retroterra di buone maniere borghesi, forse anche di understatement (che in buon italiano si direbbe tapinòsi). Invece Marcobattaglia la tapinòsi non sa nemmeno dove sia di casa. Basta dare un’occhiata al suo profilo prosopobiblico, di livello similpedrettesco, mutatis mutandis (come diceva il buon Calderoli, che se non altro è un artista patafisico).
    Per fortuna la fasciofemminista, ancorché costituisca un disturbo per i desperados, cosa che non ci dispiace affatto, non avrà mai voce in capitolo nell’Amministrazione di Curno. Lei si candida per avere, forse, un posto di consigliere che potrebbe avvantaggiarla nella sua vita politica OltreCurno e costituire un bonus per il merchandising nell’ambito del settore “lusso” in cui opera professionalmente, come si legge nel profilo depositato al Comune di Curno:

    Sara Carrara, nata il…
    Lavori: attualmente sellout-formazione nel settore del Lusso per casa madre francese
    Lavori precedenti: Store Manager, sell-out e formazione per casa madre Francese
    Studi: filosofici, giuridici, sociali [invece quand’era assessore di Gandolfi sulla porta del suo ufficio si leggeva: dott. Sara Carrara: ovviamente le due diverse indicazioni non si escludono l’una con l’altra; un coglioncino fresco di corso di formazione mongomanageriale potrebbe dire che ci troviamo di fronte a un caso di “OR inclusivo”: squit, squit, squit! N.d.Ar.]

    Costituisce altresì fattore di preoccupazione quel marchietto tricolore e triangolare del manifesto carrariense: ci tornano in mente gli amorosi sensi della fasciofemminista con Casa Pound e la sua ossessione per la tematica dei “nostri marò”. Tra l’altro, mettendo insieme i “nostri marò” e femminismo, corriamo il rischio di assistere inermi a comparsate curnensi della figlia di uno dei “nostri marò” che ha profittato dell’effimera notorietà del padre per averne anche lei, almeno un po’, e allora ha detto che lei è Lgbt, che nessuno può dire niente delle sue scelte e negarle i suoi diritti. Abbiamo già dato con Vera Baboun, che almeno ci risparmino la figlia di uno dei nostri marò.

  4. Scuola d’italiano per gatti padani

    Copio e incollo dal vocabolario Trecccani:
    Lisciare.
    1. a. Rendere liscia, cioè levigata, piana, ben distesa, forbita una superficie. […] lisciare il pelo al gatto, anche per carezzarlo.
    […]
    2. fig., a. Abbellire, rifinire con cura estrema […]
    b. lisciare una persona, adularla con fine interessato, per averne qualche vantaggio […].
    c. lisciare il pelo a qualcuno, lusingarlo, adularlo (non com.); con altro senso, per antifrasi, bastonarlo.

    Dunque lisciare il pelo al gatto significa in senso proprio accarezzarlo. Riferito agli uomini, “lisciare” in senso traslato può significare ammansirlo o, in senso estensivo ironico, bastonarlo.

  5. Il Pedretti pasteggiava con Chardonnay, e male glien’incolse. La Ndoc andrà avanti a birra: birra Desperados, però; chissà se avranno più fortuna

    • Questa canzone (“Desperado”) è troppo bella per essere l’inno dei Desperados curnensi

      Desperado, oltre che il titolo della canzone, è il titolo del film, il secondo della trilogia del Burrito western, che sarebbe l’equivalente messicano degli Spaghetti western italiani. Il burrito è una sorta di tortilla messicana. Il desperado della canzone non se la passa male: «Soy un hombre muy honrado / Que me gusta lo mejor / Las mujeres no me faltan, / ni el dinero, ni el amor». Non va trascurata comunque la differenza che corre, talvolta, tra desperado e desesperado. Nella canzone desperado sembra significare «que está dispuesto a todo»; invece i desperados curnensi sono tali in quanto «desesperados».

  6. Oggi 14 maggio 2017 si elegge il nuovo segretario della Lega nord. Quello in carica, Matteo Le Salvinì, è sfidato da Gianni Fava, assessore all’Agricoltura nella Regione lombarda, di osservanza bobomaronita. Hanno diritto al voto 14.000 militanti, noti comunemente come “militonti”.
    Ebbene, se io, comandante Ettorino, non avessi da tempo restituito la tessera di militante (e di tesserato), sdegnato per la svolta fascioleghista di Le Salvinì, oggi voterei per la Fava, pur condividendo con l’amico Aristide il giudizio di scarsa o punta considerazione per l’intelligenza diversa di Bobomaroni. Ma chi l’ha detto che si debba sempre votare “pro”? Come afferma Aristide, talvolta si è costretti, con il cuore in gola, a scegliere per il male minore, che è un altro modo di dire che ha senso votare “contro”.
    Invito dunque militanti che ancora abbiano in tasca la tessera della Lega nord, e che — giustamente — si vergognino di trovarsi dalla parte di Le Salvinì e del macchiettistico Claudio Borghi Aquilini, di lavare l’onta e votare per la Fava.

  7. Il successo di Le Salvinì è conseguenza diretta degli errori della similsinistra
    A Curno le ambizioni dei “ggiovani” similsinistri in carriera portano acqua al mulino di Le Salvinì

    Certo, ho affermato che conviene votare, “turandosi il naso”, per i similprogressisti (nessuno se n’avrà a male se uso quest’espressione montanelliana, visto che Montanelli — malgré soi — fu cooptato nell’Empireo del similprogressismo, per volontà espressa di una similsinistra ormai senza bussola ideologica e senza vergogna, costretta a navigare a vista).
    Però a tutto c’è un limite: per favore, non votate per l’ambiziosissimo Marcobattaglia. Un conto è l’ambizione di Napoleone che era un genio oltre che militare, anche politico, al quale tutto si potrebbe concedere, anche il delitto, come osserva Raskonlikov all’inizio di Delitto e castigo. Altro è l’ambizione “senza qualità” — loro preferiscono chiamarla “determinazione” — della quale dette prova a suo tempo il Pedretti, oggi replicata da Cavagna il Giovane (il figlioccio del Pedretti) e da Marcobattaglia. Costoro vanno fermati subito, finché si è in tempo. Poiché non sono geni, a loro non si perdona niente.
    Anche ad Andrea Saccogna-Gamba, similbocconiano e figlio di mamma, consiglieremmo una pausa di riflessione o, quanto meno, provi a scalare di una marcia. Provi a rileggere gli articoli di Altiero Spinelli sul Mondo di Pannunzio, visto che lui ancora non è un caso disperato come quello di Marcobattaglia, con il quale, ahilui, sembra muoversi in tandem; legga con noi (in latino) l’Utopia di Tommaso Moro; consideri se l’Europa così com’è non sia una schifezza. Sfido io che i monghi, che non capiscono un ette di niente, si entusiasmano per le panzane di Le Salvinì, il quale dice che bisogna uscire dall’euro. È un argomento complicatissimo, per parlarne occorrerebbe una mente capace di ragionare per modelli ed avere una visione sistemistica della complessità del sistema. Ebbene, l’alternativa a Salvini non sono i luoghi comuni del politicamente corretto, presentati al popolo come verità da “condividere”, o la retorica nauseabonda dell’Europa da prendere così com’è, con annessa mongo-euro-tecno-burocrazia, con le sue carriere pensate per i giovanottini ambiziosetti.
    Non meravigliamoci se Claudio Borghi Aquilini, uno che in fatto di assertività acritica dà punti alla dott.ssa Serra, dice di essere un esperto di economia e da “esperto” afferma che bisogna uscire dall’euro. Ecco, i monghi che normalmente non capiscono niente, finalmente capiscono le banalità della semplificazione asseverativa di Claudio Borghi (Aquilini: non dimentichiamo “Aquilini”, dovrebbe significare che lui è un’aquila), squittiscono e votano per Le Salvinì.
    Se Marcobattaglia e Saccogna Gamba insisteranno a voler coinvolgere i cittadini di Curno nei loro ambiziosi progetti europei, carichi di entusiasmo mai sfiorato dal dubbio dello spirito critico, e perciò stesso sospetto, l’Europa sarà vieppiù odiata (come a suo tempo l’euro, grazie a Prodi [*]) e i monghi voteranno per Le Salvinì.

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    [*] Disgustato dalla retorica sull’euro, affermavo che l’euro mi puzzava di scorreggia labronica (Ciampi) e mortadella felsìnea (Prodi).

    • Salvini resta segretario, con l’82,7 % di preferenze a favore
      Bossi dice che con lui la Lega è finita. Ma Salvini — generoso — dice che non caccerà Bossi dalla Lega

      Salvini aveva detto: «Se prendo meno dell’80% me ne vado». Ha preso l’82, 7 % e non se ne va. Non manda a casa Bossi, ma vuole mandare a casa la Boschi, mentre — la notizia è fresca di stampa — Berlusconi è garantista (beh, gli conviene; anzi, si è mosso tardi). E poi chissà quante altre “prevedibili novità”: già, perché i colpi di scena di Salvini sono tutti prevedibili.
      Se proprio Salvini vuole ammannirci una novità vera, annunci la formazione dei leghisti trans-padani, in analogia ai cattolici padani: fu questa un’antica intuizione di Bossi, per contrastare la svolta a sinistra dei “vescovoni”, come diceva lui.
      Nella foto in alto, Salvini con il (la?) transessuale turco(a?) Efe Bal. I trans-padani non vanno confusi con i transpadani, cioè con le popolazioni che abitano di là del Po (visto da Roma), dei quali hanno scritto Catone, Cesare, Cicerone e Plinio. Quei transpadani erano gente seria, su questi trans-padani non metterei la mano nel fuoco.

  8. Diventeranno famosi e potenti


    Andrea Saccogna Gamba, in qualità di rappresentante degli studenti, prende la parola davanti al Presidente Mattarella, a Bobomaroni, a Giogio Gori e vippame vario. Per vedere il filmato, fare clic sull’immagine.

    Trascrivo dall’Eco di Bergamo: «Affascinato dalla bellezza dell’aula, Mattarella ha preso spunto dai discorsi del rettore Remo Morzenti Pellegrini, dei rappresentanti degli studenti Andrea Saccogna, e del personale amministrativo dell’Ateneo, Rosalba Pellegrini, oltre alla lectio magistralis di Philippe Daverio; il Capo dello Stato ha sottolineato l’eccellenza dell’università bergamasca ecc.».
    Andrea Saccogna, come Chicco Testa, è nato per essere presidente. Studente di Giurisprudenza, è stato finora, in brevissimo tempo:
    • Presidente della Uni+, «lista indipendente, formata da studenti provenienti da diverse esperienze associative, il cui obiettivo è la rappresentanza studentesca per portare le istanze degli studenti all’attenzione degli organi di Ateneo e di dipartimento».
    • Membro del Consiglio di Amministrazione presso Università degli Studi di Bergamo
    • Presidente della Consulta degli Studenti presso Università degli Studi di Bergamo

    Chicco Testa, belloccio da sempre (da adulto, e già membro del Pci, prima di Occhetto e Veltroni, quand’era un partito serio, si compiacque di essere attore di fotoromanzi, facendo incazzare Pajetta), ambientalista d’assalto, era da principio contrario all’energia nucleare, alle centrali di produzione di energia elettrica policombustibile ecc. Con queste credenziali entrò nel Consiglio di amministrazione dell’Enel, cambiò idea sull’energia nucleare, fino a diventare il cane da guardia dell’opzione nucleare. Divenne presidente dell’Enel; quindi è stato presidente di Roma metropolitana e praticamente presidente di tutto. Passa molto tempo a Capalbio, borgo toscano che tempo fa aveva la pretesa di essere la nuova Atene, perché ci abitano loro, i Vip di regime. Adesso Chicco Testa si fa passare per “imprenditore”: boh…

    • El Perro permalink

      UNIPLUS (UNI+) è un nome che mi fa venire in mente le supposte antifebbrili… Che sia voluto questo nome?

      • Copywriter scalcagnati e slogan infelici
        Come esempio di slogan infelice: “Curno bella da vivere”

        Gli ambienti aziendalsimilprogressisti e i circoli dei giovanottini in carriera (quelli con le mamme-drago [*] alle spalle) hanno copywriter formidabili (cioè, da temere). Anzi, peggio : non ricorrono nemmeno a copywriter “formidabili”, ma veri, con un minimo di esperienza e senso critico; no, vanno dall’amichetta che studia alla Facoltà di Scienze (sic!) della Comunicazione, una delle vergogne dell’ordinamento universitario italiano; o, peggio ancora, poiché gli aziendalsimilprogressisti e i giovanottini ambiziosetti hanno un alto concetto di se stessi, s’improvvisano essi stessi copywriter: s’inventano una parola o un’espressione, se ne innamorano, squittiscono di piacere e zac! ecco che la stronzata è bella che partorita e subito somministrata.
        Non che i copywriter, tutti i copywriter, siano dei geni: alcuni sono disastrosi, soprattutto quelli del’Ufficio pubblicità delle aziende a conduzione padronale. Qui spesso il copywriter è il figlio del titolare, fresco di diploma di scuola fichetta, una di quelle “esclusive”, o reduce da un mongo-corso di formazione: costui non sa niente ma a tutti i costi vuole portare l’innovazione in un’azienda fino a quel momento florida (non penserete che Lapo Elkann sia un esempio isolato). Peggio ancora se il direttore dell’Ufficio pubblicità, autoproclamatosi copywriter, è la moglie giovane del titolare, assurta ai vertici aziendali, quindi al matrimonio, grazie al confezionamento di una una bomba micidiale di sesso e determinazione. Peccato che non possa far nomi, ma avrei sotto mano l’esempio di un’industrialessa bergamasca, a suo tempo intervistata da Cesare Zapperi, quand’era il principe dei giornalisti anglorobicosassoni. Si potrebbe scrivere su di lei una novella a metà strada tra Luciano Bianciardi (vedi La vita agra e Il lavoro culturale) e Parise (vedi Il padrone). Cioè, lei vuol far credere di essere un’industrialessa e che il marito sia poco più che una sua appendice. Il marito subisce, per amor di pace, anche perché non a torto pensa che gli convenga perdere i soldi negli eventi strampalati “progettati” dalla consorte intraprendente, e nelle ridicole invenzioni linguistiche da lei escogitate come in stato di trance, quando pensa di essere un copywriter, piuttosto che nella produzione dei beni industriali: almeno quella va salvata.
        Però, come negare che ci siano copywriter eccezionali? Sono i copywriter che lavorano nelle Agenzie di pubbicità, quelle vere (ci sono anche quelle finte). Sono stati geniali nell’invenzione del nome del prodotto: basti pensare a D’Annunzio che s’inventa l’amaro “Aurum” o i Grandi magazzini “La Rinascente”, o ad Armando Testa che s’inventa il “Punt e mes”.

        Oppure sono stati geniali nell’inventare un concetto, come quello che s’inventò “l’uomo Marlboro” (oggi sarebbe politicamente scorretto, ma allora funzionava, eccome) o Emanuele Pirella che mise insieme il sacro e il profano, le parole evangeliche e il culetto:

        Toscani (che fu un allievo di don Milani, non dimentichiamolo) riprese il concetto di mescolanza di sacro e profano in questa pubblicità dell’Unità, al tempo in cui ne assunse la direzione Conchita De Gregorio. Qualcuno disse che il culetto fosse il suo, di Conchita, ma non è vero. Profano, in questo caso, era ancora il culetto; sacre erano, invece, le qualità evocate dagli aggettivi attribuiti all’Unità nella sua nuova formula editoriale.

        I giovanottini ambiziosetti con le mamme drago alle spalle invece sono il più delle volte un disastro. E non solo loro. Pensate alla dott.ssa Serra, quanto si dev’essere compiaciuta di quel suo slogan elettorale “Per un paese in cui sia bello vivere”. Mi ricordo cinque anni fa, nel solito inutile servizio televisivo di presentazione dei candidati sindaci, a ridosso delle elezioni, che la dott.ssa Serra aveva trattenuto lo slogan per il suo ultimo intervento. Doveva essere una bomba, nelle intenzioni. Lei concluse l’elenco delle ragioni per cui la si sarebbe dovuta votare, proprio con queste parole: “Per un paese in cui sia bello vivere”. E giù un sorrisetto asseverativo davvero micidiale. Ecco, quello slogan, che noi per primi abbiamo ridicolizzato, sarà il tormentone di tutta la campagna elettorale prossima ventura. Sono sicuro che a questo punto la dott.ssa Serra vorrebbe non averlo mai detto. Ma lei non ci darà questa soddisfazione, di ammettere che fu un flop. No, tutto il contrario. Poiché detiene il telecomando della campagna elettorale della dott.ssa Gamba, anche costei sarà costretta a parlar della Curno bella da vivere. E così si fanno male da soli.

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        [*] Mamme-drago sono quelle che organizzano la propria vita, e quella dei loro figli, in funzione del successo nella vita dei loro pargoli, i quali a loro volta sono costretti a non deludere le aspettative della mamma drago. Tutto quello che la mamma drago fa, poco importa che la cosa appaia o sia nascosta, è pensata in funzione del successo del figlio, o della figlia. Anoressia e bulimia degli adolescenti sono l’esito indesiderato dello stato di pressione al quale sono stati sottoposti, fin da bambini. Il fenomeno delle mamme drago è all’ordine del giorno in Giappone. In Italia fu antesignana la mamma di Rossana Schiaffino, attrice di poco talento ma molto bella, il cui successo fu plasmato, passo dopo passo, dalla mamma, inseparabile, come mostra questo filmato d’epoca:

  9. Se la Boschi cadrà, dovrà ringraziare la quinta colonna del sistema di potere che l’ha promossa

    Nell’affaire c’è qualcosa che non ci convince. Si tende a dire che il silenzio di Ghizzoni, ex amministratore di Unicredit, sia eloquente, in particolare che il suo silenzio equivalga a un atto d’accusa. De Bortoli precisa che lui non ha parlato di “pressioni”, ma di “interessamento”. Una cosa è certa, la bella ministra ha da temere i falsi amici — l’immancabile quinta colonna: e chi non ce l’ha? — molto più dei nemici che combattono a viso aperto. Ma dove sta scritto che il silenzio di Ghizzoni equivalga a un’accusa? Semmai significa che non vuole scoprire le carte, che sta facendo il suo gioco. È un’altra cosa.
    Che la posta in gioco non sia proprio da leggere in termini di indignazione “democratica” per il conflitto d’interessi appare sempre più evidente. Abbiamo piacere che il Fatto quotidiano sia stato sfiorato dal dubbio. Vedi
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    Per leggere l’articolo, fare clic sull’immagine.
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  10. Cattolici padani: la risposta della Lega al cattoprogressismo

    Abbiamo accennato sopra alla possibilità di in movimento salvinesco di trans-padani, ora che i transpadani (da non confondere con i primi) non sono più di moda, avendo Salvini messo in soffitto Bossi e tutto l’armamentario celtico.
    • Prima domanda: ma i matrimoni celtici valgono ancora, o devono considerarsi abrogati?
    • I cattolici padani sono ancora una realtà viva? Cioè, Salvini li sussume, o non li sussume?

  11. Salvini fa la faccia feroce e sfancula Bossi

  12. Questa è la prima pagina del quotidiano ‘Libero’, diretto da Vittorio Feltri, oggi in edicola.
    Sarebbe interessante sapere se Marcobelotti, segretario della sezione curnense della Lega nord è: a) Ur-leghista, come ci pare di aver capito da alcune sue precedenti dichiarazioni, dove si diceva secessionista; b) bobomaronita; c) salvinista.
    Mi sembra evidente — anche in assenza di un intervento chiarificatore di Ettorino — che sarebbe un errore madornale confondere l’Ur-leghismo, cioè il leghismo delle origini, con il bobomaronismo. Il primo infatti, nonostante tutto, nonostante le debolezze sentimentali del Bossi e soprattutto la sua confusione mentale in merito all’identitariamo, retaggio celtico e culto druidico, ha una sua dignità politica. Il bobomaronismo è soltanto un tirare a campare, senza intelligenza e senza onore (nessuno avrà dimenticato le occasioni in cui Bobomaroni diceva una cosa, Bossi il giorno dopo la smentiva, Bobomaroni due giorni dopo, a sua volta smentiva se stesso). Il salvinismo invece è populismo patriottardo senza intelletto e senza cuore, senza nemmeno l’appiglio retorico di una grande nazione come la Francia, senza Marine Le Pen, e senza Marion: al loro posto, c’è Claudio Borghi Aquilini, e ho detto tutto.
    Pur astenendomi dal dare “buoni consigli” (Marcobelotti farà quello che vuole, non sono come quelli che volevano dirottare la rotta di navigazione della navicella di Nusquamia per farla approdare a malsicuri lidi fascioleghisti), mi corre l’obbligo di ricordare che Marcobelotti per parecchi anni tentennò sulla posizione da assumere riguardo al caso Pedretti. Messo alle strette si limitava a dire: eh, si dicono tante cose sul Pedretti…. E se ne lavava le mani, quando invece avrebbe dovuto prendere di petto la situazione e riabilitare immediatamente la memoria di Fassi e Donizetti. Adesso è troppo tardi e il tentativo di cooptare Fassi, ammesso che sia vero quel che si dice riguardo a manovre in atto per riavvicinarlo alla Lega, è prepostero. Io credo comunque che questa diceria su Fassi sia frutto di un lavorìo di disinformazione, in atto ormai da qualche mese; né mancherà a Fassi l’occasione di smentirla, tanto più che il suo prestigio ne soffre: a vantaggio, poi, di chi? Ci troviamo in un caso da manuale, in cui qualcuno si gloria di esser sodomita, come pare sia di moda, a prezzo però dell’integrità del deretano altrui.
    Sbagliò dunque Marcobelotti a traccheggiare, ché se avesse preso di petto la situazione nel momento in cui successe al mitico Tarcisio alla guida della scalcagnata sezione della Lega nord curnense, potrebbe oggi presentarsi alle elezioni con ben altro prestigio. Invece si è aspettato che la Lega nord e il Pedretti si mettessero d’accordo, per cui la Lega ignorò progressivamente il Pedretti, sempre più, nonostante i suoi ultimi tentativi in forma di patetici conigli mediatici, ormai da tutti “sgamati”, e il Pedretti annunciò di non riconoscersi più nella Lega, che non se la sentiva di fargli da scudo nella questioncella dei rimborsi allegri (vino Chardonnay, gingillini elettronici ecc. pagati dai cittadini lombardi).
    In questo gioco ebbero il loro guadagno sia la Lega nord, sia il Pedretti; ma il perdente fu proprio lui, il Marcobelotti, paralizzato, e costretto a subire lo sputtanamento della Lega nord senza batter ciglio (a parte lo sputtanamento della sterzata fasciolegista di Le Salvinì). Perciò Alessandro Sorte si è messo in testa di cannibalizzare la Lega.

    Infine, ci piacerebbe conoscere la posizione dei cattolici padani, dei quali si è parlato in un commento precedente (si veda anche il filmato You tube che mostra una sessione di RAdio Padania dedicata ai cattolici padani, appunto). Ma quanto c’è di evangelico in questi cattolici padani, se non sono capaci di dire nemmeno mezzo bah sulle esternazioni di Le Salvinì? Non credo che i cattolici padani siano più cristiani di quell’altro bel campione di cattolicesimo, i cattoprogressisti delle Acli di Bergamo, con i quali la dott.ssa Serra è pappa e ciccia. Infatti, può un aziendalsimilprogressista e, in generale, può un aziendalista dirsi cristiano? Lo nego recisamente.

  13. Montalbano disprezza le cacate carte

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    Facendo clic sull’immagine è possibile vedere l’episodio della serie “Il giovane Montalbano”: La prima indagine di Montalbano. Il dialogo qui sotto riportato può essere ascoltato a partire dal tempo 1 : 52 : 30.
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    Questa pagina, che s’apre con il doveroso omaggio a Catullo, dal quale abbiamo preso in prestito l’espressione di “cacata carta” non poteva non portare un’autorevole testimonianza a carico dei seguenti soggetti, imputati di cazzeggio giuridico et simil.:
    • copropapirologi annusatori (dei quali il gatto padano è il principe, fuori di dubbio);
    • cultori occasionali: tipicamente, i similprogressisti, che ricorrono alle cacate carte quando non sanno da che parte voltarsi, per impedire all’avversario di esprimersi ecc.
    • cultori incalliti: tipicamente, la Ndoc, in questa fase di rilancio; si illudono di mettere gli aziendalsimilprogressisti con il sedere per terra agitando le cacate carte come la muleta (il drappo rosso) davanti al toro, dimenticando che gli aziendalsimilprogressisti sono imbattibili proprio nello svolazzo delle cacate carte, in sinergia (ma sì, usiamo questo vocabolo stronzo, qui ci sta bene) con una fitta rette di legami istituzionali, che è cosa tutta loro;
    • strateghi della copropapirologia applicata: sono quelli che per qualunque problema politico sono pronti a trovare una soluzione “geniale” (così assicurano) formulata in termini di cacata carta.

    Esempio di strategia copropapirologica – A Curno, com’è noto, serpeggia la diceria della nuova moschea, anzi maximoschea: da un lato la Ndoc pretende di montare su una speculazione elettorale, facendo leva sulla disinformazione e la cattiveria dei curnensi; dall’altro la dott.ssa Serra e Pepito el memorioso dicono che il problema è un altro (e così rischiano di perdere le elezioni), rifiutandosi di analizzare le motivazioni per cui la plebe teme la moschea. La soluzione razionale sarebbe quella di demolire la disinformazione, lì dove c’è, analizzare gl’inconvenienti che obiettivamente la moschea potrebbe comportare, trovare le soluzioni. Ma da parte aziendalsimilprogressista si preferisce dire che è tutto a norma di cacata carta, quindi punto, basta e non m’interessa! Invece in area Ndoc vanno alla ricerca di consulenze copropapirologiche che, facendo leva sulla legge bobomaronita, della quale ci siamo già occupati, derubrichi il problema da politico, qual è, a una questione di cacata carta. Gli strateghi copropapirologici dànno ampie assicurazioni di essere in grado di far svolazzare a lor piacimento le cacate carte, come quel notaio del quale si legge nei Promessi sposi. Certo, ci sono le “grida” – così si chiamavano allora le cacate carte – ma le grida s’interpretano. Dunque se tu commetti un sopruso per conto di don Rodrigo, le cacate carte verranno in tuo aiuto; se invece subisci un sopruso (com’era il caso di Renzo Tramaglino) io m’incazzo, non ti aiuto e ti caccio in malo modo dal mio studio notarile.

    Mettiamo in chiaro – e non è la prima volta che lo affermo – che non sono contrario all’uso delle cacate carte. Sono invece contrario all’ipostatizzazione dei problemi in termini di cacata carta, alla riduzione della politica a svolazzo di cacata carta. Le cacate carte devono essere come la carta igienica: si usa, se serve, altrimenti non la si usa. E non si fa nessuna mistica copropapirologica.

    Ma veniamo a Montalbano. Dunque il giovane Montalbano s’imbatte nel caso di una ragazza che è stata rapita e violentata da un giovane, rampollo di una nota famiglia mafiosa. La violenta, poi la passa di mano ad altri: se lei parla, sarà uccisa. Il giovane finisce in carcere per altri fatti, in attesa di giudizio. La ragazza lo aspetta all’udienza con una pistola nella borsetta, ma il giovinastro, che sa delle intenzioni della ragazza, non si presenta: parlerà per lui l’avvocato, che è anche un onorevole, e otterrà il suo proscioglimento. Non essendo riuscita a ucciderlo, la ragazza racconta a Montalbano che lei aveva intenzione di uccidere un giudice, per conto del giovane mafioso, che fa passare per suo amante: questo è il piano B, una vendetta meno devastante, ma pur sempre una vendetta. Montalbano però, usando l’intelligenza, invece delle procedure (o della “prassi”, come anche si dice), riesce a ricostruire il caso e dimostra di essere un “uomo di giustizia”.

    Ecco la trascrizione del dialogo:
    Fazio (padre) – Della pistola di Viola, che cosa ne facciamo?
    Montalbano – La rubrichiamo come arma trovata per strada.
    Fazio – Con Lo Bianco?
    Mont. – Aspettiamo che torni, poi lei lo va a trovare con la scusa di controllare le armi. Così, come per caso, lei scopre il cassetto segreto, e lui passa i suoi guai.
    Fazio – Perciò è tutto a posto?
    Mont – Sì.
    Fazio – Però mettiamo in saccoccia tutte le regole. Dottore, come facciamo? Come nelle pellicole americane, dove lo sceriffo fa come minchia gli pare, solo perché da quelle parti ognuno la legge la fa per conto suo? Qui ci sono delle regole.
    Mont. – Avanti, Fazio! [Il sottinteso è: ma se le regole sono per i delinquenti, allora guardiamo la sostanza: N.d.Ar.]
    Fazio – Ah, lei la pensa così?
    Mont. – Così la penso.

  14. 17 maggio, giornata mondiale contro l’omofobia, ma siamo sotto elezioni: la dott.ssa Serra ha preferito non celebrarla
    Eppure al tempo dell’adesione del Comune alla rete Lgbt-Ready la dott.ssa Serra e la dott.ssa Bellezza non disdegnarono di accumulare punti nell’albo delle benemerenze similprogressiste


    La coppa Warren custodita al British Museum di Londra, presente nell’allestimento curato in occasione del cinquantenario del Sexual Offences Act. Rappresenta un adulto che copula con un adolescente il quale, per facilitare la dinamica della penetrazione, si regge a una cinghia, o fascia, pendente dall’alto. Uno schiavo, dietro una porta, spia le movenze dei due amanti.

    In Inghilterra l’omosessualità fu depenalizzata soltanto nel 1967, con l’approvazione del Sexual Offences Act. In occasione del cinquantesimo anniversario della legge il British Museum ha allestito una mostra, appena inaugurata, dal titolo Desire, love, identity: exploring Lgbtq histories. La “q” aggiunta ad “Lgbt” è l’ultimo grido in fatto di politicamente corretto: dignifica queer, cioè alla lettera, “strambo”, poi per anni significò “frocio”, tout court, infine il termine è stato rivalutato per includere tutte le possibili declinazioni di omosessualità, non inscrivibili nel campo Lgbt che — ricordiamo — significa “lesbiche, gai, bisessuali e transgenici”.
    Scrive il quotidiano sabaudo La Stampa che nell’allestimento londinese «ci sono le classiche icone della cultura gay: da Saffo a San Sebastiano, dal re Edoardo II all’imperatore Adriano con Antinoo. E ci sono anche pezzi espliciti, che raffigurano baccanali e scene di sesso tra adolescenti con lo schiavetto che spia dietro la porta, come la Warren Cup, una coppa d’argento data intorno al 10 d. C., vero capolavoro del voyeurismo. […] Ma il desiderio, come l’amore, non lascia tracce archeologiche. Si possono tentare intuizioni, ma è difficile decifrare il significato di un rapporto tra uomini o tra donne. Ne uscirete quindi con molte più domande di quando siete entrati, ma con una certezza: “L’amore che non osa pronunciare il suo nome” è sempre esistito, anche se sotto forme e manifestazioni diverse». “L’amore che non osa pronunciare il suo nome” è la definizione dell’amore omosessuale formulata da Oscar Wilde, che scontò due anni di carcere e lavori forzati per via della sua liaison con Alfred Douglas, poeta “uraniano” (la cui poetica, cioè, è di ambito omosessuale), denunciata dal padre di Alfred, marchese di Queensberry.
    Oltre a ciò oggi 17 maggio ricorre la “Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia”, ma la dott.ssa Serra e la dott.ssa Bellezza si sono dimenticate di celebrare idoneamente la giornata: eppure vollero, fortissimamente vollero, che il Comune di Curno e, a fortiori, tutti i cittadini di Curno, aderissero alla rete Lgbt-Ready. Con questa adesione la dott.ssa Serra si era impegnata, a nome dei cittadini di Curno, perché anche nel paese bello da vivere si svolgessero “buone pratiche” pro Lgbt; anche pro Lgbt con l’aggiunta della “q”, immagino, cioè pro Lgbtq. Dunque la dott.ssa Serra non solo avrebbe dovuto preoccuparsi, con le elezioni alle porte, d’inaugurare la nuova scuola elementare, ma avrebbe dovuto celebrare la giornata pro Lgbtq, in modalità fasciata e tricolorata. Mi sembra evidente che con questa loro negligenza la dott.ssa Serra e la dott.ssa Bellezza abbiano bellamente disatteso l’indicazione della sciura Valeria, ministro della Pubblica istruzione, la quale c’invita a non abbassare la guardia: «Le studentesse e gli studenti devono essere educati quali cittadine e cittadini responsabili e rispettosi dei diritti di ciascuna persona, fuori e dentro la Rete». Si veda Giornata contro l’omofobia, la sconvolgente mappa della discriminazione.
    Noi che siamo contrari al cyberbullismo, alle scorrerie delle baby gang ecc. e alla violenza in genere (compresa quella della mordacchia), siamo di parere del tutto opposto a quello della sciura Valeria. Siamo convinti cioè che facendo dei predicozzi a scuola si peggiori la situazione, senza contare che la scuola è fatta per insegnare l’italiano, il latino, la matematica ecc. Questo non significa che la scuola non possa far niente, anzi può far molto, e deve. La scuola deve formare i cittadini di domani, ma usando la cultura e l’intelligenza, mica la burocrazia delle circolari, dei predicozzi e dei corsi di aggiornamento inutili. Sarebbe auspicabile che i professori, invece di essere, come talora purtroppo avviene, belve sindacalizzate, prendessero sul serio il ruolo di educatori che hanno scelto liberamente di svolgere, ed educassero gli allievi umilmente, giorno per giorno e con l’esempio, alla religione della libertà e della tolleranza. Con l’esempio, appunto, e non con i predicozzi.

  15. Quos vult Iuppiter perdere dementat prius
    Considerazioni amare sulla dott.ssa Serra, Bepi el memorioso, Cavagna il Giovane e Marcobattaglia

    La dott.ssa Serra e Pepito el memorioso sostengono che la moschea costituisce una percentuale trascurabile, poco più che un infinitesimo di secondo grado dell’operato della sua amministrazione (“infinitesimi di secondo grado”: così direbbero i matematici, e state sicuri che il gatto padano pretenderà di sapere tutto sugli infinitesimi di secondo grado, come sui coccodrilli di Provenza ancora all’epoca di Augusto, come sullo “stravento” che gli piace tanto nominare, perché si compiace del vocabolo agrimensural-dialettale). Perciò, secondo loro, non vale la pena parlarne. E se rischiano di perdere, o di vincere con un margine risicato, poco importa. Furono granitici quando non vollero considerare l’ispezione pedrettesca alla moschea in modalità di provocazione per quel che era, e dissero che non valeva la pena interessarsene perché quella era una faida tra Pedretti e Gandolfi; altrettanto ostinati sono adesso nel non vedere che la Ndoc-Nuova destra organizzata curnense userà l’argomento della moschea come una clava. Di costoro dice un proverbio latino: Quos vult Iuppiter perdere dementat prius.
    Oddio, è probabile che gli aziendalsimilprogressisti vincano lo stesso, visto lo stato di disperazione dei desperados della Ndoc. Noi stessi, col la morte nel cuore, siamo costretti ad augurarci che vincano loro, i similprogressisti, perché la posta in gioco non interessa solo Curno; qui è in gioco una scelta di civiltà (peraltro pessimamente rappresentata dagli aziendalsimilprogressisti). La Ndoc, d’altra parte, così disperata sotto il profilo politico-culturale, non giustifica nessun compromesso politico, a petto di un’eccellenza amministrativa locale, che non esiste proprio. Certo, adesso i desperados si scoprono ecologisti, sono contro la cementificazione del territorio. Ma perché dobbiamo credergli? Nel passato dei candidati anziani non abbiamo visto niente che c’induca a credere in quel che dicono. E i giovani saranno ancora vergini, d’accordo, ma l’esperienza di Cavagna il Giovane è stata illuminante: si è avventato a mordere i polpacci di Gandolfi, senza che nemmeno lo conoscesse, non ha avuto pudore di raccogliere argomenti antigandulfiani nello sterquilinio di una denuncia anonima riguardo a un aggetto di entità siffredica della serra del padre di Gandolfi; quindi ha usato quegli argomenti per far fuori Gandolfi figlio. Così ha fatto, perché così gli chiedevano gli anziani.
    E noi dovremmo fidarci dei giovani, della loro purezza? Ma va là, non siamo nati ieri. Oggi come oggi sono portato a fidarmi (politicamente) di Locatelli, più che di Cavagna il Giovane. Almeno Locatelli ha dei peccati (politici) da farsi perdonare, Cavagna il Giovane pensa di essere senza macchia (politica). Comunque, tra vedere e non vedere, meglio non votare né l’uno né l’altro.
    Un discorso simile vale per gli aziendalsimilprogressisti: molto meglio la dott.ssa Serra, con tutti i suoi limiti di ostinata determinazione, albagia, volontà di prevaricazione ecc. che Marcobattaglia. La dott.ssa Serra, d’istinto, fa di tutto per non calpestare certi punti fermi dell’educazione borghese: sa che la sua immagine ne risulterebbe offuscata. Perciò fa finta di non essere al corrente di certe cose (questo, infatti, è un limite dell’educazione borghese: scavalcare con l’occhio ciò che non piace), perciò pone tutta la sua cura nell’impedire che la discussione esca fuori dal recinto dove si sente sicura; con la scusa della sobrietà, non vuole prendere in considerazione le osservazioni che formuliamo su Nusquamia, per esempio non tollera che le sia rimproverata la mancanza di coerenza. Sentendosi in pericolo, fa scattare l’arma micidiale del sorrisetto asseverativo, che preannuncia la chiusura dell’universo del discorso e, se necessario, brandisce la mordacchia. Ma noi conosciamo bene il significato di quel sorrisetto: significa che è in imbarazzo. Il che, in qualche misura, torna a suo onore: ha una coscienza che sarà anche una coscienza borghese, ma ce l’ha.
    Marcobattaglia invece deve ancora far carriera, e lui la vuol fare, costi quel che costi. E se deve fare, fa, senza nemmeno un mezzo sorriso imbarazzato. Ed è questo quel che ci preoccupa: quello che scrive sul suo profilo prosopobiblico per indurre la cerchia degli amici a votarlo, il suo essere europeista senza se e senza ma, la sua posizione tendenzialmente filopalestinese (eh, vuoi mettere: Abu Dhabi, la finanza degli Emirati arabi uniti; cosa vuole, cara signora, il futuro è lì) c’induce ad amare riflessioni. Per ragioni se non altro anagrafiche, Marcobattaglia non conosce i vincoli dell’educazione borghese, che sarà anche ipocrita finché si vuole, ma garantì un livello minimo di decenza alla classe politica del dopoguerra. Quando per esempio Togliatti diceva “Farò chiodare gli scarponi per prendere a calci in culo De Gasperi”, lo diceva, sì, ma controvoglia, perché si era sotto elezioni; ma preferiva correggere l’italiano barocco di don Benedetto Croce. Così come sposò, sì, ma controvoglia, Rita Montagnana, che era di condizione operaia, perché lui era il capo di un partito operaio, poi però s’infiammò di Nilde Iotti, di condizione borghese. Marcobattaglia non ha reti di protezione, e probabilmente non ne vuole avere. È convinto che in politica sia bene essere spericolati. Quanto allo “spirito critico” del quale si favoleggiava nel ’68, quello della scuola di Francoforte, al disprezzo marxiano per il feticcio delle merci e a quello situazionista per gl’infingimenti della società dello spettacolo, all’eroismo di Che Guevara, al sogno di una società liberata dalla schiavitù del lavoro grazie al progresso scientifico: ebbene, che roba sarà mai, per un MArcobattaglia? Ma sì — dirà Marcobattaglia — sarà roba che t’impedisce di far carriera. Però — dico io — se non si è giovani almeno quando si è giovani, che cosa si è, e che cosa si diventerà?
    Io ne ho conosciuti, di quelli che hanno dato un calcio alla carriera, ho conosciuto anche chi ha nascosto la laurea in un cassetto ed è andato in Germania a far l’operaio. E non era una cosa nuova neanche allora, perché ne avevo letto nei racconti di Cechov, in Dostoevskij, in Tolstoi. E quello che ha nascosto la laurea magari avrà fatto una brutta fine. Ma almeno era un uomo. Non c’è niente di più brutto che morire da stronzi: è un pericolo nel quale è possibile incorrere, se non si è mai stati giovani.

  16. L’epilogo della ‘Pedretteide’
    Sì, ma al gazebo della Ndoc (vedi sopra) manca il Pedretti

    Come dice la pubblicità: No Pedretti, no party. In altre parole, senza il Pedretti non c’è gusto. Nella foto del gazebo 2017 (vedi commento precedente) vediamo Marcobelotti e il Dolci con Locatelli, Cavagna il Giovane, la donna misteriosa passis capillis (l’abbiamo vista spesse volte tra il pubblico, al Consiglio comunale) e due giovani che non conosciamo. Dietro Marcobelotti, un’amica del comandante Ettorino.

    Nella foto sovrastante queste righe (maggio 2014) vediamo il Pedretti associato a Marcobelotti al tempo della campagna elettorale per la poltrona di sindaco di Bergamo: hanno in mano un foglio che illustra l’agilità di Tentorio, in corsa per la poltrona di sindaco di Bergamo: il destino cinico e baro volle che vincesse Gori.

    È appena di un mese prima (aprile 2014) questa foto dove il Dolci e Marcobelotti sono ancora insieme, ma senza il Pedretti. In compenso c’è il Calderoli: ubi maior minor cessat. Il Calderoli aveva deciso di prendere le distanze dal Pedretti?

    Ma il Pedretti è un osso duro, non sarà facile metterlo in mora. Ecco allora — vedi qui sotto — la targa consegnata da Salvini, personalmente, nelle mani del Pedretti (marzo 2015) per segnalati meriti resi dal noto politico territoriale curnense alla Lega Nord.

    Passiamo all’agosto 2015. Il Pedretti riesce a farsi fotografare per l’ultima volta insieme al Calderoli (vedi foto qui sotto), grazie a un coniglio mediatico. Aveva letto sull’Eco di Bergamo che un pensionato bergamasco era stato sfrattato; lui, invece, aveva libero un appartamento, liberatosi di recente e non senza un sospiro di sollievo. Il Pedretti allora scrive al giornale affermando che il senatore Roberto Calderoli in persona consegnerà le chiavi dell’appartamento al pensionato, il giorno successivo, o di lì a due giorni. Così il conte zio sarà costretto a farsi fotografare vicino al Pedretti. Scrive infatti il Pedretti: «La storia del pensionato senza casa sarà portata all’attenzione del senatore Roberto Calderoli alla Bèrghem Fest di Alzano». Il conte zio accusa il colpo, non può rifiutarsi, né tampoco mettere in piazza il dissenso con l’ex discepolo, sale sul palco, consegna le chiavi al pensionato. Ma quella sarà l’ultima volta, ohibò.

    Calderoli non ha apprezzato lo scherzo, il Pedretti si sente abbandonato, tanto più che la Regione lombarda, dove vivaddio la Lega conta qualcosa, si costituirà parte civile nel processo che vede imputati una cinquantina di consiglieri regionali, percettori di rimborsi allegri. Perciò il Pedretti appena quattro mesi dopo l’ultima volta con Calderoli, alle Idi del dicembre 2015 comunicherà di abbandonare la Lega. Se la prende in particolare con Bobomaroni, per ragioni evidenti; ma è anche un modo di parlare a nuora perché suocera intenda. Alla Lega nord tirano un sospiro di sollievo: hanno ottenuto quel che volevano, cioè la chiusura del caso Pedretti, senza andargli contropelo, cosa che non sarebbe convenuta a nessuno.

    ***
    Insomma, il Pedretti non è della partita della Ndoc. Anche nella Lega nord di Curno tirano un sospiro di sollievo. Ma la loro è una vittoria di Pirro, anzi non è nemmeno una vittoria, né per la Lega nord in generale, né tampoco per la sezione curnense della Lega nord.

  17. La dott.ssa Serra celebra il suo trionfo

    Per la dott.ssa Serra il 20 maggio sarà una giornata di trionfo, perché s’inaugura la nuova scuola elementare. Lei dirà che è una festa di tutti i cittadini: ma perché indire una cerimonia fasciata e tricolorata a ridosso delle elezioni? Non sarebbe stato meglio procedere a una consegna privata, diciamo per ragioni di opportunità politica?
    Giusto per ragionare pacatamente, consideriamo un esempio illustre, quello della tresca amorosa tra Clodio e Pompea, la moglie di Cesare. Il dittatore perpetuo ripudiò la moglie, ma nel processo che ne seguì (non era soltanto una questione di corna, era stato profanato un rito sacro) Cesare si disse convinto dell’innocenza della moglie. Gli chiesero allora perché la ripudiasse; la risposta fu «La moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto». Ecco, perché la dott.ssa Serra non ha voluto essere al di sopra di ogni sospetto?

    Per la stessa ragione abbiamo considerato di dubbio gusto che nella Relazione di fine mandato della giunta serrana, ovviamente a ridosso delle elezioni, a p. 3 figurasse una pagina dedicata al «Gruppo consiliare di Vivere Curno»: con soltanto i nomi e cognomi e la specifica delle competenze, d’accordo, e senza un testo che suonasse come un soffietto elettorale. Ma tutta la pagina potrebbe essere interpretata come soffietto elettorale. Questo è il punto, e per questo la pagina “non è al di sopra di ogni sospetto”.
    Mi dicono che ci sia una denuncia in merito, forse ne ha scritto l’Eco di Bergamo: non so, io non ho letto l’articolo. Ora, io non credo che ci siano gli estremi per una condanna in sede di diritto civile, dico però (spero che sia permesso) che non è stata una mossa generosa (nel senso di “nobile”) da parte dei serrani. Proprio perché a ridosso delle elezioni, bene avrebbe fatto l’Amministrazione a non mettere in vetrina i propri consiglieri tanto più che, se non sbaglio, tutti, tranne la Colombo, sono candidati alle prossime amministrative.

    Tornando al trionfo della Serra, spero che la sindachessa non pretenda di arrivare alla scuola elementare su un cocchio, in quanto regina, alla testa di una processione trionfale, con i nemici in catene esposti al pubblico ludibrio.

    L’importante è che la dott.ssa Serra non pretenda che Gandolfi sia presente al suo trionfo, possibilmente in catene. Il Gandolfi infatti è stato per lunga pezza considerato un nemico della scuola; analogamente adesso, guarda caso sotto elezioni, si pretende (da parte della dott. Gamba) che Gandolfi sia responsabile di aver bloccato il completamento della nuova biblioteca o che abbia omesso di collaudarla, pur potendo tecnicamente procedere al collaudo, a far data dal 2009 (dott.ssa Serra, nel filmato di TG 24) e pur disponendo della somma necessaria per finalmente aprire la biblioteca (ancora dott.ssa Gamba).
    Abbiamo confutato le affermazioni della dott.ssa Serra riguardo alla scuola elementare nell’articolo Disinformazione sulla scuola elementare di Curno, contenente il nesso al volantino disinformante, vergato dagli aziendalsimilprogressisti: L’edificio della nuova scuola primaria: un presente difficile, un futuro incerto, un passato vergognoso. La pagina di Nusquamia summenzionata contiene l’interrogazione presentata da Gandolfi in Consiglio, avente per tema proprio quel volantino diffuso tra la popolazione. Legga il lettore, e giudichi lui stesso.
    Insomma, non speri la dott.ssa Serra che Gandolfi si presenti spontaneamente in catene. Non se n’abbia a male se noi censureremo la retorica che eventualmente si vorrà imbastire sull’“evento”. E Dio non voglia che sia presenziato dalla sciura Valeria!

  18. Bossi era politicamente scorretto. Ma non era pericoloso

    MArgherita Boniver, alla quale Bossi “accenna” in questo filmato, fu a suo tempo moglie di Massimo Pini, socialista e craxiano di ferro (ebbe il buon gusto di non abbandonare Craxi quando il cinghialone cadde in disgrazia, in parte contraddicendo alla nomea di uomo di potere cinico e amorale che si portava appresso) co-fondatore della casa editrice Sugar Co., di indirizzo socialista, riformista e libertino. Anche la Boniver fu del Psi, dove ebbe il ruolo di Responsabile dell’Ufficio esteri e fu Responsabile per il Movimento per la liberazione della donna; anche lei amava il potere, da pazzi. Svolse parecchie importanti missioni internazionali e fu compagna dell’economista socialista Francesco Forte (e di molti altri, come scrisse maliziosamente D’Agostino, quello di Dagospia). Fu abbastanza fedele alla memoria di Craxi, pur con qualche ambiguità, perciò ha evitato le reprimende di Stefania Craxi, che dei figli di Craxi è colui che ha le palle. Fu deputata al Parlamento italiano per conto di Forza Italia, quindi del Pdl. Era una donna intelligente, ma una donna tremendamente di potere. Sarebbe piaciuta alla dott.ssa Serra per la sua determinazione.

  19. Slurp! pro domo sua (ovviamente)

    Trascrivo il commento culilinctorio pubblicato sulla pagina prosopobiblica di MArcoBattaglia, il candidato aziendalsimilprogressista, europeista allo spasimo, filopalestinese, determinatissimo, protetto e preferito dalla pre-sindachessa Luisa Gamba:

    Anche l’Eco di Bergamo ne parla: UN GRANDISSIMO OBIETTIVO RAGGIUNTO da Vivere Curno, grazie all’impegno di Perlita Serra, Vito Conti e tutti gli altri splendidi rappresentanti che ora sostengono Luisa Gamba per le elezioni comunali dell’11 giugno! Vota #viverecurno! Avanti con #luisagamba!

    Scrive così in risposta a una sollecitazione della Gamba che, a proposito della nuova scuola, così si esprimeva: «Un grazie speciale a Perlita e Vito che hanno avuto un ruolo fondamentale nel raggiungere questo importante traguardo. Grazie, grazie, grazie!».
    Riassumendo, il telecomando della campagna elettorale ce l’ha Perlita Serra: la dott.ssa Gamba, se riesce a raccogliere il voto dei cittadini — ed è probabile che ciò avvenga, per timore, giustificato, dei cittadini che il potere passi ai desperados della Ndoc — farà un grosso piacere alla Serra che a questo punto, dopo congruo lasso di tempo, spiccherà il balzo per l’OltreCurno; potrà inoltre facilitare la strada, per quanto è in suo potere, all’accoppiata di Anrea Saccogna Gamba e Marcobattaglia.
    Per chi non l’avesse capito, i due teneri virgulti vanno in tandem. C’è nell’aria un sentore di triumvirato, che farà seguito al regno breve della Gamba. Manca il terzo triumviro, è vero: che sia Max Conti, precedentemente già definito da Marcobattaglia “straordinario”, alla pari di Pepito el memorioso, la memoria storica di Curno? (Sì, la memoria storica del tradimento dei valori del socialismo umanitario, al posto dei quali sono state poste le uova malefiche dell’aziendalismo, un regresso spaventoso della civiltà a più di 2500 anni fa, prima del cristianesimo e della civiltà greco-romana).

    In un commento prosopobiblico precedente Marcobattaglia aveva accennato in forma simil-scherzosa al «futuro radioso che attende chi mi vota alle prossime elezioni». Sì, sempre in forma similscherzosa Annalisa Di Piazza, donna di potere burocratico e formidabilmente determinata, aveva scritto che il suo giallo Lgbt-friendly costituisce un superamento di Camilleri.
    Non so voi, ma queste cose non le voglio sentire nemmeno per scherzo. Morte alla determinazione! Viva l’indeterminazione, viva Heisemberg e viva il suo principio d’indeterminazione!

  20. Sorte da non perdere. Forse ci parlerà della “città fica”

    Oggi 20 maggio dalle 18.30 alle 19.30 sarà celebrato a Curno l’evento che porta il titolo suggestivo «Aperitivo / “Caffè in Piazza”».(“Piazza” con la “p” maiuscola non è da confondere con la Di Piazza, che fu potente segretario comunale a Curno, adesso autrice di un giallo Lgbt-friendly, credo anche poetessa).
    Nel corso dell'”evento”, che avrà luogo nella Piazza Giovanni vigesimoterzo, i cittadini potranno avere un saggio della dialettica di Alessandro Sorte che illustrerà ai giovani, ansiosi di essere ragguagliati sulle ultime novità e sottigliezze della politica, una concezione finalmente non più mascellare, non più populista della politica. Un po’ come successe a Roma quando venne Carneade, in qualità di ambasciatore, ma i giovani della Roma-bene sapevano che lui era un filosofo, in grado di dimostrare tutto e il contrario di tutto, volevano assolutamente sentirlo.
    Immagino che Sorte e Terzi siano i tessitori del progetto epocale che dovrebbe trasformare Curno da “paese bello da vivere” in “smart city”. Leggiamo infatti che i desperados, in barba al recente passato di alcuni membri della falange, hanno smesso ogni interesse per il mattone e — anzi — sono diventati animalisti, fanno le merende sull’erba (con la Terzi), forse sono anche vegani (o vorrebbero essere considerati tali); inoltre — risum teneatis, amici! — intendono «trasformare il territorio in una “smart city”»; infatti fanno sapere a Bergamo news che per questo progetto «esistono molte opportunità di finanziamento regionali che però l’Amministrazione attuale si è fatta sfuggire».
    Ah, Perlita, Perlita! Lei che pure è così ecologica, e che ha indetto una cerimonia fasciata e colorata per la consegna al Comune di un’auto usata, ma ibrida! E che si è fatta fotografare, sempre fasciata e tricolorata, e con micidiale sorrisetto asseverativo, davanti a un erogatore di energia elettrica per macchinine elettriche! A scusante della sindachessa c’è da dire che lei sarà potente a Bergamo (come negarlo?), ma non dispone delle entrature nella Regione lombarda (si dice Regione lombarda, cazzo, e non Regione Lombardia!) di cui dispongono i desperados, che possono contare su due pezzi da novanta, come Alessandro Sorte, che sarà il candidato sindaco destrorso di Bergamo, e Claudia Terzi, della quale si millantava, a suo tempo — lo ricordo bene — che era colei che avrebbe dato una mano a depetrettizzare Curno. Ma non se ne fece niente, erano tutte balle.
    Piuttosto, vorrebbe Cavagna il Giovane spiegarci con la facondia che lo distingue che cosa sarebbe questa “smart city”? Non sarebbe meglio dire “città fica”? Eppure alcuni dei desperados leggono Nusquamia, sanno bene in quale conto teniamo i sottoproletari della cultura che parlano di “smartphone”. Per noi è ficofono (smart, in ital >> elegante, brillante, in poche parole, “fico”).
    Posso dire che questa storia di trasformare Curno in una città fica (o smart city: addirittura city, nemmeno town!) mi sembra una cacata pazzesca? Peggio perfino della “Curno bella da vivere”, che la dott.ssa Gamba continua a evocare, perché vi è costretta, altrimenti subisce una scossa elettrica, attivata via telecomando dalla dott.ssa Serra. Non se n’abbia a male Sorte, non se n’abbia a male Locatelli, soprattutto non se n’abbia a male Cavagna il Giovane, il Bismarck de noantri: ma questa “smart city” è proprio una cacata pazzesca. Se gli aziendalsimilprogressisti avessero un po’ di senso dell’ironia, farebbero subito un manifesto elettorale con Paolo Villaggio al cineforum, mentre elèva il suo grido tranchant e liberatorio. Quasi quasi il manifesto glielo preparo io, e glielo regalo: purché possa scrivere in calce “Votate per chi volete, ma non per Marcobattaglia”. Però, per non commettere ingiustizia, dovrei preparare anche un manifesto con uno slogan pepato (ne avrei in mente uno) a carico dei viveur, purché possa scrivere in calce “Votate per chi volete, ma non per Cavagna il Giovane”.
    La determinazione nun ce piace. Vedi: «Tommasì te piace ‘o presebbio?» «Nun me piace».

    • Qualcuno ha sentito Sorte? Com’è stata la sua dialettica? Travolgente?
      E della città fica, cioè della prospettiva per Curno di diventare fica grazie ai fondi regionali che arriveranno copiosi — Joannes Locatelli dixit — qualora la vittoria arridesse ai desperados, ha detto qualcosa? Sì, però, dico io: occhio all’inculata. Se c’è un fondo regionale di 100, per utilizzare il quale devo spendere 300 essendo subordinato a un progetto che — per esempio — interessa soltanto la Brambillona, io dico che è meglio rinunciare a quel fondo regionale. Insomma, grazie al fondo regionale, mi troverei a spendere 300 per una cosa inutile o che comunque non vale 300.
      Mi viene in mente la Di Piazza, potente e intraprendente segretario comunale a Curno, che era entusiasta per un fondo regionale che sarebbe stato impiegato per un’iniziativa di squisito sapore burocratico. Ill fondo, ahimè, fu acquisto, quindi fu dato se ricordo bene un incarico esterno a qualcuno, poi si fece un convegnetto nel quale prese la parola la zarina di Curno. La qualità della vita a Curno non migliorò, anzi si ebbe un inutile accrescimento dell’entropia dovuto a ipercinetismo burocratico e assessorile: un contributo curnense all’accelerazione della morte termica dell’Universo. Merda!

  21. Perlita Serra: «Oggi è festa per Curno»

    Questa è la didascalia ufficiale, nella pagina di Vivere Curno:
    «Siamo qui in diretta, oggi, sabato 20 maggio, per seguire il discorso del nostro sindaco, la dott.ssa Perlita Serra, che inaugura la nuova e meravigliosa scuola di Curno! Avanti con #viverecurno! Avanti con Luisa Gamba».
    Attenzione alla Boldrini, però. Avete scritto “il nostro sindaco”, invece dovevate — dico, dovevate — scrivere “la nostra sindaca”. Avete mancato di rispetto istituzionale, vi rendete conto?

    • Come che sia, ringraziamo la dott.ssa Serra che ha evitato di sollecitare l’intervento della sciura Valeria alla “festa di Curno”. Sarebbe stata una cosa di pessimo gusto.
      A proposito, non é che adesso la dott.ssa Gamba, mal interpretando un ordine del telecomando della Serra, si mette in testa d’indire una nuova festa, la festa del 20 maggio curnense?

  22. I nuovi mostri sono antichi, e Ornella Muti, quand’è antica, è assai pregevole

    Quello che vediamo qui sopra è un episodio del film I nuovi mostri, di Dino Risi. Il tema è antico: un terrorista che deve perpetrare una strage usa una terza persona, inconsapevole, come portatore di morte. Vedi per esempio il romanzo di Conrad, L’agente segreto. Ma qui tutto è giocato sulla bellezza mozzafiato di Ornella Muti, quand’era bella, anzi bellissima. Dicevano che non sapesse recitare: macchisenefrega, dicevo io, che andavo anche a vedere delle cacate pazzesche (ricordo un filmaccio con Eleonora Giorgi, faccia-da-schiaffi) pur di vedere Ornella Muti. Non tutti i suoi film erano però delle cacate: ho un ottimo ricordo di Cronaca di una morte annunciata, di Francesco Rosi, dove tra l’altro ha recitato in spagnolo, e non è stata doppiata.
    Adesso, un po’ come Stefania Sandrelli, recita la parte della nonna-che-scopa (o comunque, la recitava, ancora una decina d’anni fa). Peccato, ha rischiato di sciupare un bel ricordo. È anche buddista, adesso, ma faccio finta di non saperlo. Quasi sicuramente ama da pazzi i cani ed è probabile che sia vegana.
    Del tutto insopportabile invece la figlia di Ornella Muti, tale Naike Rivelli, che soffre di evidenti scompensi per eccesso di emulazione (impossibile) con la madre e che vuole stupirci parlandoci di sesso, anzi del suo sesso, con penchant tribadico. È una delle tante persone che sperano di risolvere i propri problemi sbattendoli in faccia agli altri; e non hanno un amico o un prete (già, ma i preti, molti preti, sono oggi affaccendati in altre cose) che gli spieghi che i problemi, quei problemi edipici e comunque legati all’infanzia infelice, sono dei singoli, e che vanno affrontati singolarmente.
    Quanto al sistema di fare un attentato su un aereo utilizzando un mangiadischi regalato all’ultimo momento a chi sta salendo su un aereo, è noto che i chimici del terrore hanno messo a punto micidiali miscele splosive compatibili con i computer portatili e le tavolette: perciò nei voli provenienti da nove scali ddell’Africa e dell’Asia e diretti negli Stati Uniti sarà consentito di portare con sé solamente il telefono cellulare. Si veda Usa, Trump vara l’Electronics ban: stop a laptop e tablet in cabina per chi vola da 8 Paesi islamici. E l’Uk segue la Casa bianca.
    Insomma, che cosa credono di avere inventato questi nuovi terroristi? Ma perché non si vedono questo film con Ornella Muti; o, in generale, perché non vedono i film con Ornella Muti (quand’era giovane, però)?

  23. Bagno di folla: libera, cammellata o comandata?
    Ma la tecnica di motivazione dell’apparato dei viveur è vecchia come il cucco, e non funziona

    La didascalia nella pagina prosopobiblica di Vivere Curno è questa: «Un bagno di folla per la nuova scuola! Pronti a incominciare!».
    Come il solito enfatica, con punti esclamativi, autocelebrativa. Retorica vecchiotta, che sortisce l’effetto contrario a quello proposto, che sarebbe quello di dare la carica, tenere su il morale della truppa. Sono tecniche che non si usano più nemmeno per motivare i venditori porta-a-porta della Folletto aspirapolveri.
    Magari il responsabile della pagina Facebook di Vivere Curno è un giovane, uno di quelli di buone speranze: cioè di cattive speranze, perché viviamo in un paese di merda, e allora, tra vedere e non vedere, uno cerca di sfondare nella vita mostrandosi determinato con Maria De Filippi, o si dà alla politica.
    In ogni caso: i viveur mi consentirebbero di fare due chiacchiere con il loro copywriter? La loro comunicazione è disastrosa, subiscono gli assalti dei desperados al riguardo della moschea senza rispondere al fuoco: sono anche convinti di essere furbi! Come quando uno dice: vedi, quello mi ha detto che la mia è una pubblica moglie, mica mia soltanto, come io credevo, ma io ho mantenuto la calma, non ho reagito. Ebbene, non potrei consegnare qualche munizione — alla luce del sole — al copywriter entusiastico e sprovveduto?
    Vediamo nella foto la dott.ssa Serra che si accosta all’on. Misiani, al quale fanno riferimento i Pd-ini curnensi, già bersaniani: ma anche Misiani fu bersaniano, se ricordiamo bene. Sicuramente l’on. Misiani è venuto all’inaugurazione di propria volontà. Ma i bambini? Concorrono al “bagno di folla” per propria autonoma decisione o sono stati pascolati?

  24. Una foto eloquente

    Una foto eloquente, che ci aiuterà a interpretare i risultati delle elezioni amministrative di Curno, che avranno proclamato sindaco la dott.ssa Luisa Gamba. Votata obtorto collo, d’accordo, ma la sua lista sarà quella che avrà raccolto la maggioranza delle preferenze, nonostante il cattivo ricordo lasciato dalla superbia e autoreferenzialità della dott.ssa Serra, che detiene il telecomando della strategia elettorale dei viveur, tanto più che la dott.ssa Gamba non intende ripudiare quell’andazzo: non subiremo più il sorrisetto asseverativo — è vero — ma udiremo sciabolate verbali all’indirizzo dell’avversario (comunque, meglio le sciabolate del sorrisetto asseverativo: sono più sincere); nonostante le slàid e i fogli Excel usati pour épater le bourgeois (come a suo tempo il gatto padano, con agrimensurale baldanza, pretendeva di stupirci con gli acronimi, finché gli abbiamo fatto passare il vizio); nonostante l’aziendalismo, che da strisciante diventerà imperante; nonostante il circo dei corsi di formazione di Enèrgheia (si pronuncia Enèrgheia, dal gr. ἐνέργεια, cazzo, e non Energhèia: se volete usare una parola greca e conservare il suono greco, almeno pronunciatela bene; altrimenti prendete la traslitterazione latina Energīa che, per la legge del trisillabismo, essendo la “i” lunga, pronuncerete Energìa); nonostante Marcobattaglia che si muove spavaldamente, come se fosse il figlio della gallina bianca; ecc.
    Ciò premesso, vincerà la Gamba. Ma poi bisognerà fare i conti.

  25. I fendenti agitati in aria dalla dott.ssa Gamba
    Meno fendenti, più dialettica!

    Precisazione – Meglio precisarlo, a scanso di equivoci. Le sciabolate verbali della dott.ssa Gamba, alle quali si accennava nel commento precedente, non sono argomenti dialettici che inchiodano l’avversario cazzeggiante. Come quando per esempio il Pedretti diceva di non aver chiesto l’ispezione della moschea al momento della preghiera. Non l’aveva chiesta, diceva il càllido agrimensore, perché lui non aveva detto: “Fate l’ispezione al momento della preghiera”. Allora tu gli mostri che lui ha chiesto l’ispezione il venerdì a mezzogiorno, e che il momento della preghiera è precisamente il mezzogiorno del venerdì; ergo il Pedretti non avrà detto “al momento della preghiera”, ma il fatto da lui richiesto doveva essere compiuto al momento della preghiera. Il che può essere dimostrato in vari modi: applicando il principio di transitività dei predicati dalla proposizione implicante alla proposizione implicata, o anche graficamente, mediante i diagrammi di Venn ecc. Roba da far andare in pappa la testa dei gatti padani,; ma, mi dispiace per loro, così stanno le cose. Né costoro hanno il potere di dire: “Mi oppongo, vostro onore!”. A che cosa vorrebbero opporsi, a ciò che va oltre le loro facoltà di ragionamento? Non è ammissibile, almeno per il momento. Forse lo è nella Corea del Nord, o lo era nel Cile di Pinochet. Ma non è consentito in Italia, per quanto questo sia un paese di merda, oggi. Ma fu il paese di Virgilio, san Tommaso, Dante, Petrarca, Boccaccio, Galileo, Ariosto, Machiavelli e, ultimamente, di Lagrange (era piemontese), Galileo Ferraris, Marconi (per metà irlandese, però, come don Milani), Segrè, Fermi. Mica gente che cazzeggia.
    No, le sciabolate della dott.ssa Gamba rischiano di essere sciabolate a vuoto: fendono l’aria, fanno rumore, ma sono di momento dialettico scarso o nullo (gatti padani, cercate sul vocabolario questa accezione del vocabolo “momento”). Non dico sempre, per carità, credo che in più di un’occasione, quando agitava la scimitarra eristica (gatti padani, cercate sul vocabolario “eristica”) davanti a Cavagna il Giovane, la dott.ssa Gamba avesse ragione, in ultima analisi, salvo il fatto che per aver ragione del Bismarck curnense sarebbero bastate tre-quattro proposizioni espresse in forma pacata, senza menar fendenti. Sarebbe stato più elegante.
    Ma nel caso di Gandolfi, la dott.ssa Gamba fece veramente molto rumore per nulla (in inglese: Much Ado About Nothing, che è il titolo di una commedia di Shakespeare). Ricordate? La dott.ssa Gamba aveva dichiarato «Il completamento della biblioteca è stato bloccato dall’amministrazione Gandolfi». Il che non è vero e, se non è vero, è falso. Però la dott.ssa Gamba potrebbe dire: va bene, Gandolfi non ha dato disposizioni precise in merito, ma queste erano le sue intenzioni. Ebbene, non solo la mossa è dialetticamente irricevibile (il processo alle intenzioni? ma siamo pazzi?), ma si può dimostrare, e sarà dimostrato, che non è vero che la Biblioteca fosse pronta per essere collaudata al momento della consegna (come ha lasciato intendere la dott.ssa Serra nell’intervista rilasciata alla giornalista di Sky 24), e nemmeno un bel po’ di tempo dopo; e non è vero che quei 420.000 euri al di sopra dell’assicella del patto di stabilità fossero spendibili tutti e dovessero essere spesi — per la parte che era spendibile — per la Biblioteca. A meno che la Biblioteca, detta anche Bibliomostro, perché rispondente a una certa visione della cultura, agrimensurale e buzzurra (una visione mostruosa, appunto), non fosse un’emergenza. Ma non lo era. È ben vero che siamo in clima elettorale, ma dove sta scritto che sotto elezioni non si è più tenuti al rispetto della logica?

  26. Toh, si rivede Gianni Letta. Il nipote tornerà da Parigi?
    Ma intanto ascoltiamo la Boschi, che è sempre un bel vedere e un bel sentire

    Lupi somiglia tremendamente alla figlia di Fantozzi. Gianni Letta è sempre più cardinalizio. La giornalista Latella è molto in carriera e molto istituzionale, perciò non aspettatevi molto da lei. Quello che vedete a destra non è uno di quei moretti veneziani che si vedono effigiati in statua all’ingresso di certe case borghesi di cattivo gusto: è Di Maio. Credo che abbia il permesso di soggiorno in regola e Salvini non avrà niente da dire, spero.

  27. Salvini a Curno giovedi, alle 17.30: parlerà ai pensionati che hanno paura del “nuovo che avanza”, li spaventerà ancora di più e li massacrerà raccontandogli un fracco di balle

    Salvini sarà a Curno giovedì prossimo alle 17.30. Ho controllato le previsioni del tempo, il cielo dovrebbe essere sereno, dunque “il capo” potrà contare su un bagno di folla, anche lui, come la dott.ssa Serra; ma la sua folla non saranno i ragazzetti accompagnati dalla maestra, ma sciure Rusine e pensionati, quelli che hanno paura dei negher. E se all’appuntamento con Salvini, a quell’ora, non sarà presente la popolazione attiva, meglio.
    Alle sciure Rusine, ai vecchietti alcoolici, a tutti coloro che sono infelici per il fardello di complessi d’inferiorità varii (principalmente inferiorità sessuale e intellettuale) Salvini dirà che bisogna avere paura, ma tanta tanta. Racconterà che lui, proprio lui, è il prode cavaliero che allontanerà e annienterà “lo nero periglio che viene da lo mare”, come ingiungeva la cartapecora di Brancaleone. Insomma Curno come Aurocastro, e i desperados come l’Armata Brancaleone.

    Le Salvinì dirà ai pensionati che se fanno una vita di merda e le loro badanti trombano con tutti tranne che con loro, la colpa oltre che dei negher è anche dell’euro, e promette un’uscita dall’euro non solo indolore, ma salvifica. Ciò è possibile, certo, perché gliel’ha detto Claudio Borghi Aquilini, che è un grande economista, uno con una testa così.
    Anche Salvini, come Sorte, prometterà ai curnensi una stazione ferroviaria, rotonde per snellire il traffico, perfino una metropolitana, quando Curno sarà diventata una “cità fica” (smart city, in linguaggio coglione), soldi dalla Regione a schiovere (purché votiate bene, però) e tante altre cose divertenti.
    Però sarà vero che Salvini racconta un sacco e una sporta di balle; non è una balla invece che la vita della ggente in Italia è sempre più una vita di merda. Se la passa bene chi vive d’infame speculazione finanziaria, se la passano bene i mongomanager che mandano in rovina le aziende, se la passano bene quelli che lavorano nel sottobosco della criminalità o che fanno mestieri di dubbia onorabilità, come per esempio le pubbliche relazioni con ingoio, se la passa bene chi vive di politica e potrà avviare i figli a belle carriere. Invece gli operai hanno subito ogni sorta di razionalizzazione, gl’impiegati continuano a non fare un cazzo, gli artigiani e i professionisti hanno ai polpacci i birri dell’Ufficio dell’Entrate, sono demotivati. I pensionati ciucciano per lo più pensioni non meritate, ma si lamentano lo stesso, hanno paura di morire e vivono torementati dal nulla di una vita di merda vissuta all’ombra di diritti fasulli.
    Ecco, rivolgendosi alle sciure Rusine rincoglionite dalla televisione e adesso attrezzate di ficofono, ai pensionati alcoolici, ai giovani che un lavoro non lo cercano più, perché tanto è tempo perso, con buona pace di Enèrgheia, agli emarginati schiacciati dal peso dei loro complessi d’inferiorità, sessuale e intellettuale, Salvini parte dalla fotografia di questa mesta realtà, ed è una fotografia reale, alla quale la similsinistra è stata tradizionalmente indifferente. Sono stati i fedifraghi della similsinistra a ridurre gli uomini in stato di larve, e adesso li disprezzano. Al danno si aggiunge la beffa. Solo ultimamente, a dire la verità, e bontà loro, sembrano accorgersi degli emarginati. Sì, dicono che se ne sono accorti: ma che cosa fanno, e che cosa sono in grado di fare?
    Ecco, la fortuna politica di Salvini nasce dal malessere autentico degli emarginati, del quale dovrebbe occuparsi la sinistra, se ancora esistesse una sinistra. L’Italia è un paese di merda anche e principalmente per il tradimento della sinistra. Questa è la realtà che Salvini vede bene e sulla quale monta un castello di balle, senza aver la capacità di risolvere nessuno dei problemi. Sicuramente Le Salvinì si compiacerà del manifesto dei desperados: «La sinistra vuole la Maxi moschea a Curno. E tu?». Quei fessacchiotti della similsinistra sono troppo occupati a dirsi quanto sono belli, quanto son bravi e, soprattutto, pensano alle loro carriere (penso, in particolare, ai “ggiovani” assatanati). Salvini ne profitta e racconta le sue balle.
    Però Prosperini, quando si occupava dei negher, era più divertente di Salvini:

    Vi ricordate di Prosperini? Era consigliere regionale per la Lega, poi passò ad An. Ebbe poi qualche disavventura giudiziaria, fu arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta per appalti sulla pubblicità televisiva della Regione lombarda quand’era assessore regionale allo Sport, ai Giovani e al Turismo. Per queste imputazioni ha chiesto e ottenuto il patteggiamento. In seguito è stato oggetto d’indagini per traffico d’armi verso l’Eritrea e condannato a quattro anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per tre anni. Si veda: Armi ed evasione fiscale, condanna a 4 anni per l’ex assessore Prosperini.

    Comunque — ripeto — Prosperini era almeno divertente. Salvini non lo è per niente.

  28. Umberto Bossi fischiato dalle truppe cammellate di Salvini

    Dunque, al Congresso federale di Parma è avvenuto che Bossi, il quale aveva criticato dal palco Salvini, fosse fischiato dalle truppe cammellate in platea. Si veda Congresso Lega, Salvini: “Prima gli italiani”. Fischi e urla per Bossi.
    Pare che la cosa sia dispiaciuta al Pedretti che, dopo esser stato buxista di ferro, aderì alla svolta bobomaronita, quella delle scope e del pollaio da ripulire, ma non fu ripulito un bel niente, fu solo un colpo di mano di Maroni, ex ministro dell’Interno; in seguito il Pedretti aderì anche alla svolta della svolta, quella salvinista e disse: vabbè adesso Savini è un patriota italiano, ma il quadro politico è cambiato, dunque che male c’è? Poi però quando cominciò a sentirsi scaricato dalla Lega, il Pedretti se la prese con Bobomaroni, che si impancava a moralista; il presidente geniale della Regione lombarda affermava che, insomma, questi rimborsi allegri dei consiglieri regionali sono uno scandalo, e che lui è l’uomo delle scope, dunque… Beh, sul moralismo di Bobomaroni, frutto forse di un’operazione a Casablanca, il Pedretti avrebbe anche un po’ di ragione. Adesso il Pedretti, catoneggiando a sua volta da moralista, se la prende con le truppe cammellate salviniste e scrive nella pagina prosopobiblica:

    Chi fischia IL CAPO é solo un coglione italiota!
    Ci sono troppi militonti che quando nasceva la Lega, quando IL CAPO dava la vita per il movimento, loro non sapevano ancora far pipì se non nel pannolino…
    Troppi leccaculo in cerca di poltrona…
    Fischiate pure merde… la vostra puzza si sente ovunque.

    Ma allora perché a suo tempo il Pedretti non difese a spada tratta il suo Bossi? Perché non gli fu vicino, quando tutti fuggivano il fondatore, e il Pedretti era ancora, o credeva di essere, un politico territoriale di tutto tondo? L’Umberto se ne andava mesto alle feste della Lega, ogni tanto diceva ‘Padania!’, giusto per sollecitare i riflessi pavoloviani degli astanti, e in effetti ancora li suscitava (invece a Parma nessuno si è commosso), l’Umberto era solo, e il Pedretti non c’era. Sono cose che abbiamo puntualmente rilevato su Nusquamia, dove c’è materiale per redigere un agile pamphlet dal titolo: “La Buxeide. Ovvero la solitudine del capo”.
    Ma, soprattutto, dov’era il Pedretti il 18 giugno 2015, quando si è celebrato il processo per vilipendio a Napolitano e Monti? Il pubblico ministero ha chiesto 18 mesi di reclusione per Umberto Bossi. Del suggerimento del Pedretti non si è fatta parola e, soprattutto, il Pedretti non si è presentato a discolpare il capo, ad assumersi le sue responsabilità. Eppure era stato il Pedretti a suggerire a Bossi la battutaccia sulla terronità di Napolitano, come vediamo nel filmato qui sotto.

    Il 21 settembre Bossi sarà condannato a 18 mesi per vilipendio al Capo dello Stato, proprio come aveva richiesto il pubblico ministero: vedi Bossi condannato a 18 mesi per vilipendio a Napolitano.
    E il Pedretti? Sobrio (a Curno sappiamo bene che cosa significa esser “sobri” in politica: ce l’ha insegnato la dott.ssa Serra). Beh, le truppe cammellate avranno mancato di rispetto nei confronti del fondatore, non dico di no, ma non si sono comportate come san Pietro, prima che cantasse il gallo. Voi mi direte che paragonare Bossi a Cristo è troppo. Sì, ma non sono io a pensare che Bossi fosse un dio, non l’ho mai pensato: riferisco il pensiero dei militanti di allora. Adesso invece adorano Salvini, come a suo tempo le guardie rosse adoravano Mao. A quando il libretto verde delle massime di Salvini, con prefazione di Claudio Borghi Aquilini?

  29. Questo invece è l’annuncio del tradimento di Giuda Iscariota, nel film di Pasolini

  30. Giovedì 25 l’happy hour per i pensionati curnensi è alle 17.30

    Poiché i pensionati non sono vegani (e nemmeno animalisti) e tendono ad essere alcoolici, spero che Salvini offra loro qualcosa di meglio di una merenda sull’erba del futuribile parco Brembo, dove fra l’altro si corre il rischio d’incontrare il gatto padano che vi coglie l’asparagina (cioè, non so se questa sia la stagione giusta, ma ricordo che lui scrisse un giorno che si dilettava di cogliere l’asparagina, dalle parti del Brembo).
    Dovendo andare sull’alcoolico, per l’happy hour dei pensionati la birra “istituzionale” della Ndoc direi che va benissimo. Quel quid di tequila sarà molto apprezzato.
    Ma perché i pensionati? Beh, Salvini viene alle 17.30, poi deve scappare a Milano. Ma Efe Bal non c’entra, anzi pare che Efe Bal sia molto delusa, forse non è più leghista. Si veda Il trans Efe Bal ricatta Salvini: “Ho degli sms…”. Peccato, era un ottimo esempio di trans-padanità.

  31. Anche l’occhio vuole la sua parte


    Maria Elena Boschi e Ivanka Trump si incontrano a Villa Taverna, residenza romana dell’ambasciatore Usa.
    .

    ————————- S’i’ fosse foco, di Cecco Angiolieri ———————–

    S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo;
    s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
    s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
    s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

    s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,
    ché tutti cristïani embrigarei;
    s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
    a tutti mozzarei lo capo a tondo.

    S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
    s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
    similemente faria da mi’ madre,

    S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
    torrei le donne giovani e leggiadre:
    le vecchie e laide lasserei altrui
    .

    …………………………………………………………………………..

    Femministe vecchie e laide, scassacazzi e portatrici di sfiga: sciò, sciò!

  32. I deretani dei cittadini curnensi minacciati da irritanti clisteri di condivisione europeista

    Cari cittadini, avendo letto sul Corriere della Sera di ieri 24 maggio che l’attuale direttrice del Marketing territoriale del Comune di Milano, Claudia Ferrazzi, bergamasca, è in procinto di lasciare Palazzo Marino per far parte dello staff di Macron, sono arrivato alla conclusione che sul vostro deretano pende la minaccia di somministrazione forzata, via clistere, di condivisione europeista.
    Forse non avrete dimenticato che tra i candidati dei viveur curnensi c’è un certo MarcoBattaglia, giovanotto ambiziosissimo, che si è mosso tra i primi in questa campagna elettorale, nella convinzione di essere figlio della gallina bianca. Opportunamente intrufolatosi negli organismi periferici della tecno-euro-burocrazia che hanno proteso i loro tentacoli nella terra degli Orumbovii (come si legge nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio: cioè, gli Orobi), si è presentato all’opinione pubblica come colui che farà di Curno un paese più europeo; inoltre, perché non vi siano dubbi in proposito, si è fatto fotografare in posa di sventolatore del vessillo europeo, come abbiamo mostrato nella precedente pagina di Nusquamia:

    Voi vi domanderete che cosa c’entra con l’ambizioso giovanotto la signora bergamasca, rampollo della Bergamo bene, di recente approdata per la seconda volta a Parigi, dopo essere già stata e vertici del museo del Louvre e avendo maturato un’esperienza all’Accademia di Francia a Villa Medici (Roma), nonché all’Unesco. C’entra, c’entra. La Ferrazzi infatti, esponente della Bergamo bene e figlia del noto cardiochirurgo Ferrazzi, fa sapere alla giornalista Maddalena Berbenni che «quella di Macron era una proposta che non poteva rifiutare». Infatti in una precedente intervista del 2013 pubblicata sull’edizione romana del Corriere della Sera, opportunamente riportata nell’articolo della Berbenni, ci faceva sapere che lei «fin da bambina aveva appeso la bandiera dell’Europa nella cameretta. Un segno del destino».
    Bene, o non vedete che cos’ha fatto l’astuto MarcoBattaglia? Lui non si limita ad appendere, lui addirittura la bandiera europea la sventola. E adesso che sappiamo che Claudia Ferrazzi ha percorso in un battibaleno le tappe di una carriera ciascuna delle quali, presa singolarmente, potrebbe fare l’invidia della dott.ssa Serra, ora che sappiamo, in particolare, che aveva appeso la bandiera dell’Europa alle pareti della sua cameretta, il giovane MarcoBattaglia – c’è da giurarlo – non sta nella pelle. Non solo lui vuole, fortissimamente volle, far carriera, e per questo è pronto a mettere in atto un piano di somministrazione forzata di clisteri europeisti ai cittadini curnensi, dei quali clisteri possa menar vanto nelle sedi opportune; bene, ora sappiamo che non è soltanto lui che vuole la sua carriera, ora sappiamo che Dio lo vuole: Deus vult! anzi, come dicevano i crociati, Deus volt!
    Oddio, le condizioni di partenza di MArcoBattaglia non sono precisamente uguali a quelle della Ferrazzi: lui, per esempio, si è messo a sventolare la bandiera più tardi di quando la Ferrazzi ha affisso il vessillo europeo alla parete della sua cameretta. Inoltre MarcoBattaglia non ignora che nella struggle for life dovrà stare attento a non intralciare la carriera di Andrea Saccogna-Gamba, destinato comunque ad arrivare primo: «Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare», come dice il padre Dante. Va bene, ma perché demoralizzarsi? Sacconi-Gamba potrebbe decidere di far carriera in un altro ambito. In ogni caso, parafrasando Archimede: datemi la determinazione, e vi solleverò il mondo.

  33. La cultura, i manager, le carriere


    Dal film Nosferatu: metafora della cultura data in pasto agli assessorucoli, ai mongomanager e agli agrimensori con ubbìe culturali. Gli ultimi sono i più pericolosi: si veda il Bibliomostro di Curno, partorito dal sodalizio intellettuale di due menti agrimensurali.

    Abbiamo scritto sopra che Claudia Ferrazzi ha bruciato le tappe di una carriera fulminante. Per quel che ci è stato dato leggere:
    a) ha maturato un’esperienza all’Accademia di Francia a Villa Medici (Roma);
    b) ha lavorato per l’Unesco;
    c) è stata ai vertici del Museo del Louvre;
    d) è stata direttrice del Marketing territoriale del Comune di Milano;
    e) è entrata a far parte dello staff di Macron, per occuparsi di cultura (speriamo bene: la cultura data in pasto ai manager è come Isabelle Adjani nelle braccia di Nosferatu: vedi il film, qui sopra; va bene che la Ferrazzi sarebbe una manager di buona famiglia, [*] ma non possiamo considerare questa condizione una garanzia assoluta; anzi, diventa un’aggravante, se la Ferrazzi non riga diritto).
    E poi, chissà quante altre cose ha fatto, e che noi non sappiamo: diavolo di una donna laureata in Relazioni pubbliche e Scienze politiche allo Iulm!
    Abbiamo anche scritto che ciascuna di queste tappe, da sola, potrebbe essere l’approdo della dott.ssa Serra, dopo un congruo periodo di permanenza a Curno, per esempio in qualità di vicesindaco con delega al telecomando della giunta crurale (dal lat. crus, cruris: “gamba”). Ma forse, ripensandoci, è troppo poco. Bisogna vedere come butta nel Pd, cioè chi fra sei mesi comanderà nel partito. È probabile che la dott.ssa Serra non abbia rinunciato alla speranziella di un seggio nel Parlamento europeo.
    Ma la cosa più bella sarebbe che, mettendo a frutto le sue entrature nel mondo cattoprogressista, la dott.ssa Serra diventasse vescovo di Bergamo. Sarebbe la prima donna-vescovo d’Italia: e giù allora interviste sui giornali, interviste alle televisioni di tutto il mondo, summit internazionale sulla questione “di genere” nella Chiesa cattolica, moderato in co-conduzione da Perlita Serra e Martha Nussbaum. Nusquamia vedrebbe con piacere questo “evento”, saremmo tutti in un brodo di giuggiole.

    Comunque, sull’esempio della Ferrazzi, cari MarcoBattaglia e Andrea Saccogna-Gamba, vi esorto a mettercela tutta! Studiate bene tutti i passi da compiere, avendo cura che abbiano tutti una valenza istituzionale. Sono finiti i tempi del pensiero critico, della “demistificazione” del potere. Questi sono tempi di mistificazione, chi demistifica è perduto, e non fa carriera.

    ………………………………………………………..
    [*] I manager/monager più pericolosi sono quelli venuti su dal niente, i quali, non avendo avuto — spesso — un’educazione adeguata, non hanno freni inibitori che li trattengano dal compiere sistematicamente il male; pur di far carriera procedono come panzer, senza pietà, senza far prigionieri, e senza rispetto per le donne e i bambini. Anzi, quando all’assatanamento carrieristico si accompagni il proposito di una vendetta sociale, infieriscono sulle vittime o, quanto meno, vanno alla ricerca di vittime per sfogare finalmente le proprie frustrazioni e complessi d’inferiorità. Il proverbio ammonisce saggiamente: Quand la merda la monta in scagn o che la spuzza o che la fa dagn.

  34. Domanda (giratela a Salvini, se volete)

    Salvini non ignora che prendendo la parola a Curno, parla nel cuore del feudo elettorale del Pedretti, detto “Pedro”. Perlomeno, di quello che fu il feudo elettorale del noto politico territoriale, “angelo decaduto” della Lega, senza peraltro che mai la Lega ne sanzionasse la decadenza (o la caduta).
    Salvini sa bene chi sia Angelo Fassi. Salvini è stato messo al corrente, a suo tempo, della gestione autocratica della sezione della Lega nord curnense, assoggettata alla volontà di potenza del Pedretti. La Lega Nord ha ricevuto ampia documentazione al riguardo, raccolta da Fassi e inoltrata a via Bellerio. Tale documentazione — si diceva — pervenne all’attenzione del consigliere regionale Terzi: è vero, o era una bufala? E, se non era una bufala, perché non si è aperto un dibattito? In altre parole, perché la questione “Pedretti” è stata insabbiata?
    Salvini sa, o dovrebbe sapere, che a Fassi fu negato il rinnovo della tessera della Lega nord per esplicita volontà del Pedretti. Salvini sa che anche Bobomaroni sapeva, ma che Bobomaroni si comportò come se non sapesse, quando nel 2012, in occasione della campagna elettorale, si presentò a Curno per dare una mano al “suo” Pedretti.
    Ciò premesso, domando: Salvini è venuto a Curno per restituire l’onore a Fassi e Donizetti? Ovvero, pur essendo venuto a Curno, preferirà essere “sobrio” al riguardo della questione Pedretti?
    Ebbene, sappia il buon Salvini che l’esempio della dott.ssa Serra ci ha insegnato a pensare tutto il male possibile di siffatta sobrietà politica. Anche perché noi designiamo tale sobrietà con altri vocaboli: fuga, per esempio.

  35. Salvini dunque ha parlato. Io non c’ero; da alcuni resoconti frammentarii, da riscontrare e opportunamente comporre, onde trarre qualche conclusione da consegnare alla storia, risulterebbe:
    • la presenza del mitico Tarcisio Foresti
    • l’assenza del comandante Ettorino, manifestamente disgustato
    • la presenza dei due Belotti a destra e a sinistra dello Spirito santo, cioè di Salvini, il genio che con l’aiuto di Claudio Borghi Aquilini porterà l’Italia fuori dall’euro e allora sì che assisteremo alla rinascita civile, economica e morale dell’Italia! Senza bisogno di modelli di simulazione dinamici, fottendosene della razionalità, mettendo in non cale i principi fondamentali della filosofia naturale, senza bisogno di cultura (che non è quella degli assessori e degli agrimensori male acculturati) ma giocando abilmente di cazzeggio giuridico. Per risolvere i problemi, infatti, basta semplificarli; e la plebe applaude.
    • la presenza di un centinaio di curnensi, dei quali non è stato possibile rilevare il tasso alcoolico, in assenza di idonei apparati di telemetria medica
    • la presenza di un centinaio di extracurnensi, venuti a sentire Salvini nello spirito con cui si va a Lourdes, per curare gli acciacchi (Salvini è un leader taumaturgico?).
    • l’assenza dei teorici che sostengono che i desperados al potere sarebbero la migliore delle soluzioni possibili e comunque una jattura minore del mix di vecchio (Serra, Conti, Benedetti, per esempio) e nuovo (giovani ambiziosi, come Marcobattaglia, per esempio), all’insegna dell’ambizione “condivisa”, che la dott.ssa Gamba governerà come può (male cioè, perché è difficile che riesca a non implodere, dunque la giunta potrebbe in tempi brevi cessare d’esistere, ci sarebbero nuove elezioni, con nuovi “soggetti politici”; tutto sommato, la soluzione migliore: no Gamba, no Locatelli, no bad politics).

    Ovviamente Salvini ha parlato dello nero periglio che viene da lo mare, cioè dell’immigrazione. Pare anche che voglia sbarcare in Sicilia e alla testa dei suoi volontari marciare su Palermo, novello Garibaldi; il quale però, se non altro, era un comandante vero, e un vero uomo, grande estimatore e degustatore assiduo della 1^ F: non a caso, odiatissimo da Cavour, e questo torna a onore di Garibaldi, considerato che il conte era un grandissimo figlio di puttana, ma intelligente. Se odiava, aveva le sue buone ragioni.

  36. Curno esoterica
    Il santone Osho invocato dalla fasciofemminista come testimonial della sua campagna elettorale, all’insegna del “cambiamento”


    Il santone Osho fotografato accanto a una delle sue 99 Rolls-Royce. A chi gli domandava che cosa facesse di quelle 99 auto buzzurre rispondeva candidamente: «Non ho neanche il tempo di guidarle tutte! Sono una sfida, un simbolo. Sono una delle cose più inutili ma sono anche il simbolo della ricchezza. Volevo dimostrare che si può essere ricchi e spirituali e che non c’è contraddizione tra le due cose».

    Leggiamo nel fascicolo di Bergamo post in edicola questa settimana il seguente appello ai cittadini formulato da Sara Carrara, meglio nota ai lettori di Nusquamia come la fasciofemminista, che riproduciamo qui sotto. (Si noti che adesso, però, per esigenze di uccellagione elettorale, la Carrara presenta la sua lista come «né di destra, né di sinistra»: ma allora, come la mettiamo con gli antichi amori con il circolo di Ezra Pound, puntualmente documentati su Nusquamia? E quell’afflato patriottico, e molto di destra, se si pone mente alle circostanze che portarono i due in carcere, manifestato per i «nostri marò», per i quali la fasciofemminista chiedeva in sede di Consiglio comunale l’ostensione di uno stendardo di solidarietà, dal balcone del Municipio? E, infine, che cosa vuol dire quella fascia tricolore nel logo di Curno cambia?

    Posta in calce alla comunicazione istituzionale, quella fascetta ha tutta l’aria di essere quel che nella tecnica pubblicitaria prende il nome di payoff, una versione povera della peroratio della retorica classica, adattata al cervellino dei mongomanager e alla loro modesta, anzi inesistente, cultura). Ecco dunque l’appello della fasciofemminista:

    Spesso [i cittadini] si sentono lontani dalla politica, e noi in questo li capiamo. Il cambiamento fa sempre paura, perché si lascia una strada certa per una incerta. Ma, come dice Osho, la vita è cambiamento. Chiediamo ai cittadini di Curno il coraggio di cambiare».

    Va bene, a parte il problema, di non picciolo momento, che varrebbe la pena considerare (l’osservazione vale anche per i similprogressisti, ovviamente), caso per caso, se il cambiamento è in peggio o in meglio, ci domandiamo esterrefatti perché la fasciofemminista abbia voluto ricorrere all’autorità di Osho, che è un noto ciurmadore esoterico (gatti padani: cercate sul vocabolario il significato della parola “ciurmadore”). Scusate, miei cari signori “cambisti”, ma non vi pare che Curno abbia dato abbastanza, in fatto di esoterismo? L’esperienza della consigliera esoterica al tempo in cui era sindaco Gandolfi, colei che voleva introdurre gli «dèi falsi e bugiardi a Curno», non ci è forse bastata? O forse la presenza a Curno di uno zoccolo duro steineriano — radicata anche istituzionalmente — è considerata insufficiente a soddisfare l’ampio spettro di domanda esoterista che si dà per scontato caratterizzi il paese diversamente bello da vivere? In effetti, gli steineriani doc sono ricchi, e come tali sono maggiormente inclini a votare per la dott.ssa Serra. Cioè, ci sarebbero anche gli steineriani con le toppe metaforiche sul culo che sperano di entrare nel giro buono degli steineriani ricchi: sentendosi disprezzati, potrebbero rivolgersi a un’offerta esoterista alternativa, se non altro per vendetta. Forse la fasciofemminista vuole incidere su questo spicchio del mercato elettorale?
    Si noti, fra parentesi, che gli esoteristi sfigati sono l’analogo dei “teti” (gatti padani: cercate la parola sul vocabolario, con riferimento all’antica Atene) della galassia similprogressista, i quali pur essendo “inferiori” rispetto ai papaveri della Bergamo bene, ambiscono tuttavia, e sbavano, di esserne cooptati, perciò si dànno molto da fare nel sottobosco della politica.
    Si veda quanto scrisse due anni fa Massimo Fini, a proposito dell’impostura esoterista, nell’articolo Metti Osho al posto del maschio:

    Non conosco donna, fra i trentacinque e i cinquantacinque anni, che non sia attratta dall’esoterismo, da Osho, da Milarepa o, le più colte, da Gurdjieff. E’ una cosa che ha poco senso perché si tratta di esperienze interiori che possono essere vissute solo là dove quelle religioni o filosofie orientali sono nate e si sono sviluppate e non possono essere esportate e sostituite da letture (“Il Tao detto non è il vero Tao”) o da guru e Illuminati più o meno improvvisati e spesso non innocenti trasferitisi in Occidente.
    […] E così invece del Principe Azzurro (nonostante tutto un po’ romantiche lo sono restate) [le donne] si trovano di fronte quello che l’uomo in realtà è sempre stato: un bambino (“Ricordati che in ogni uomo c’è sempre un bambino che vuole giocare” scrive Nietzsche). E ne sono deluse. Ecco perché molte donne e molti uomini d’Occidente sono attratti dall’Isis. Le prime per trovare un maschio propriamente detto, i secondi per ritrovar se stessi.

    Non sfuggirà all’attenzione del perspicace lettore di Nusquamia che Osho, che si pretende un “illuminato” e che fu un grande scopatore, teorizzò l’importanza dell’energia sessuale per il conseguimento dell’equilibrio (delle masse occidentali squilibrate e da lui coglionate, aggiungerei); il sesso sarebbe lo strumento divino per il conseguimento dell’amore, che sarebbe un superamento del sesso, ma comunque da esso imprescindibile. Dunque, prendendo le distanze dalla concezione socratica, trobadorica, stilnovistica e petrarchesca dell’amore, Osho ritiene che senza sesso non vi possa essere amore. (Gatti padani: cercate sul vocabolario il significato dell’aggettivo “trobadorico”, da non confondere con “trombadorico”, visto che Osho era uno scopatore.)
    Né tampoco sfuggirà al lettore il richiamo all’amore, quello stesso predicato da Osho, che appare nel “santino” della fasciofemminista, in calce a una sua immagine “vintage”. Si noti anche il richiamo al tricolore italiano nell’alternanza dei colori verde, bianco e rosso dello slogan “Cambiamo Curno”. Siamo di fronte a un nuovo sincretismo, dunque, per cui convivono nella comunicazione elettorale di Curno Osho e sentimenti patriottardi (gatti padani: cercate sul vocabolario il significato della parola “sincretismo”). Ma come si fa a dire che Curno non sia bella da vivere? Oddio, forse da bere, se il vino è Chardonnay.

    • ALGIDO permalink

      Uhhmmm

      sbaglio o Verdirosi, il Paolo Uccello degli anni 2000 era o è un seguace di Osho? sfogliando il catalogo ragionato delle sue opere mi vien da dire di sì.
      Osho osho, chissà perchè questo santone ha bucato lo schermo

      • Guardi che se in sogno mi apparisse Voltaire in persona e mi dicesse: Ho sbagliato tutto, sono diventato discepolo di Osho; perciò rinnego la mia attività libellistica, rinnego il Trattato sulla tolleranza, rinnego il mio interesse per la fisica di Newton, rinnego La pulzella d’Orléans (splendido poema anticlericale in ottava rima, pubblicato clandestinamente e copiato a mano in migliaia di copie pochi giorni dopo la circolazione dei primi esemplari, in seguito magistralmente tradotto in italiano da Vincenzo Monti); ebbene, io risponderei a Voltaire che l’aura profumata dei Campi Elisi deve avergli fatto male. Rimango fedele al Voltaire razionalista irriducibile. Per me Osho è tutt’al più una chiave per capire il disagio della civiltà, una delle tante: non m’interessa Osho, ma la psiche di coloro che si affidano a Osho. Ho avuto la fortuna di fare alcune buone letture in gioventù, quelle che ti formano la mente. Non sono agitato, non ho massi che gravano sulla mia coscienza, non sono angosciato da complessi d’inadeguatezza culturale, non ho bisogno di Osho per calmarmi e darmi un tono. Per la stessa ragione non sento il bisogno di andare a vedere tutte le mostre, tutti i musei, o di vedere i film di cui si parla, e leggere i libri segnalati nelle classifiche della Repubblica. Osservando, gustando e ragionando so io dove devo andare, quali film vedere, quali film leggere. Non ho bisogno di Osho e non ho bisogno del Bibliomostro, che lascio volentieri alle sciacquette semiacculturate.

  37. La cultura, perché sia viva, o anche soltanto sopravviva, deve essere difesa dall’arrembaggio degli assessorucoli e dagli idiots savants
    Bouvard e Pécuchet, entusiasti e pasticcioni, fallirono in tutto e combinarono disastri. Ma almeno pagavano di tasca propria

    Torno su un argomento che mi è caro, quello del danno recato alla cultura, a ogni piè sospinto, dalle mezze calzette, dai villani rifatti, dai dilettanti smaniosi di ricevere riconoscimenti istituzionali, ancorché miserabili. Lo spunto ci è dato questa volta da una notizia di cronaca politica. Ripeto, non ho niente contro l'”ignorantità”, che anzi mi è simpatica; non sopporto però gli asini che pretendono di essere autorevoli in campo culturale, specie quando per imporsi usano mezzi sleali. Vediamo dunque la notizia, alla quale facciamo seguire un commento.

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    La notizia – Rossanna Interlandi, 54 anni, ex assessore regionale all’Ambiente nella giunta di Raffaele Lombardo, «è entrata a far parte di un lungo “discepolato” dell’Ordo Virginum, scegliendo cioè di vivere per tutta la vita la verginità “per il regno dei cieli”». Così leggiamo nell’articolo del Corriere della Sera, dove correttamente si fa menzione dell’ordine monacale che va sotto il nome di Ordo virginum, cioè Ordine delle vergini. Invece nel titolo leggiamo “Ordo virginorum”, come se — per il fenomeno che prende il nome di ipercorrettismo — il titolista fosse un agrimensore male acculturato, che sapeva della desinenza latina in –orum (come il latinorum che Renzo Tramaglino rinfacciò al pavido don Abbondio), e costui si fosse sentito in dovere di correggere virginum in virginorum, come la sua modestissima cultura gli suggeriva. Già, ma vĭrgo -gĭnis è sotantivo della III declinazione, non della II, come sarebbe il caso dell’aggettivo neutro (sostantivato) latinum, che al genitivo plurale fa latinorum, appunto.

    Ecco che cosa succede a dare spago certi personaggi male acculturati: anche la composizione di un titolo, direi in particolare l’invenzione di un titolo, richiede intelligenza e cultura. Nel caso in esame si è preferito affidarsi a una mezza calzetta, e il risultato è quello che abbiamo visto. Ebbene, impariamo a difenderci dall’attivismo scomposto delle mezze calzette.
    A Curno imperversa un gatto padano, agrimensore male acculturato, che pretende di dettar legge in fatto di cultura (chissà poi perché): ambisce a un assessorato esterno, nella sciagurata ipotesi di vittoria di Locatelli, capofila della lista cosiddetta civica (in realtà dominata dalla mascelluta presenza di Alessandro Sorte) della Ndoc, la Nuova destra organizzta curnense. Si sente in credito, e in fondo ha anche ragione. Vi ricordate quella manovra per cui sul collo della dott.ssa Serra, sindachessa, avrebbe dovuto calare la mannaia del prefetto? (Ma forse dovevo dire, boldrinianamente, “la prefetta”. Sì, col cavolo!) Cavagna il Giovane in Consiglio minacciò tuoni e fulmini, scrisse al prefetto, e chissà ancora a quali altri organismi istituzionali; ma non succedette nulla. Ebbene l’inadempienza della sindachessa, che non aveva presentato il bilancio di previsione nei termini dovuti, era stata segnalata da principio dal gatto padano, nel corso di un’annusatina di cacate carte, come lui stesso si è lasciato scappare, non senza una punta d’orgoglio (giustificato: lui è il gran maestro della molto discutibile scienza copropapirologica). E tutta questa storia, ingarbugliata a norma di cacata carta, della variante del Pgt che presenterebbe gabbole impugnabili in sede di contenzioso legale, da che cosa nasce se non da un’intuizione giuridica del gatto padano? Gli avvocati di parte locatelliana, di fatto, hanno messo in bella le intuizioni del gatto, maturate dopo diuturno annusamento delle cacate carte. Se ambisse all’assessorato alle cacate carte, il gatto avrebbe anche ragione. IL guaio è che ambisce alla cultura, e questa sarebbe una tragedia.
    Ma il gatto è astuto, perciò dissimula il suo apporto alla Ndoc, e la sua aspirazione, eventualmente a divenirne il gran ciambellano, come a suo tempo con il Pedretti. Nello stesso tempo fa capire alla similsinistra che, in caso di loro vittoria, ambirebbe a ricoprire un ruolo istituzionale nella gestione della Nuova biblioteca (Bibliomostro, cioè). In particolare, vorrebbe progettare “eventi”: se non gli gettano in bocca l’offa istituzionale, farà il diavolo a quattro, con gran svolazzo di cacate carte, perché lui è uno che di cose ne sa, e tante. Poiché è probabile che le elezioni siano vinte dagli aziendalsimilprogressisti, non ci rimane che far voti perché sappiano resistere alle pressanti e copropapirologiche richieste del gatto padano.
    Pensando alle pretese culturali del gatto, in senso lato (compresa la paleontologia dei coccodrilli), urbanistiche, naturalistiche, politiche vengono in mente, per associazione d’idee, Bouvard et Pécuchet, autodidatti e dilettanti di tutto. Ma almeno loro pagavano di tasca propria, per essere precisi le loro iniziative strampalate erano pagate dai proventi di un’improvvisa eredità. Invece il gatto padano vorrebbe che le sue idee geniali (ma perché proprio le sue?) fossero pagate dai cittadini.

  38. Uno di loro diventerà ricco e famoso: indovinate chi

    Foto commovente di due ggiovani curnensi “determinati doc” con consigliere regionale Jacopo Scandella. I due ggiovani sono Marcobattaglia, candidato nella lista di Vivere Curno, sbandieratore assiduo di vessillo europeo, europeista acritico, filopalestinese verisimilmente di tendenza Vera Baboun; l’altro è Andrea Saccogna Gamba, studente-presidente con un grande futuro davanti a sé, di presidenza in presidenza: c’è una sdraio allo stabilimento Ultima spiaggia di Capalbio che l’aspetta. Beh, c’è riuscito Chicco Testa, deve riuscirci anche figlio mio.

  39. Intemperanze della fasciofemminista: è acqua passata?

    Oggi, mentre dal pannello di controllo di Nusquamia ripulivo il sito delle bozze di articoli conservate in memoria (ma non visibili al navigatore reziale), mi è capitata sotto gli occhi la bozza di un articolo dedicato a uno scontro al calor bianco tra la fasciofemminista e la dott.ssa Serra, che ci ha indotto, una volta tanto, a prendere le parti della dott.ssa Serra. L’articolo è stato pubblicato, ed è consultabile facendo clic sul seguente nesso:
    Intemperanze della fasciofemminista.
    Ecco, mi pare che la fasciofemminista, pur facendo pubblicare nel materiale di persuasione al voto una sua foto vintage, offre tuttavia una immagine politica nuova: né di destra, né di sinistra, ma con lo sguardo rivolto all’insù (Sgarbi presentava così la sua proposta politica; quindi — si parva licet… — anche Gandolfi; adesso — si minima licet… — anche la fasciofemminista).
    Insomma la fasciofemminista non è più di destra? È una mite esoterica seguace di Osho? E allora come la mettiamo con i comportamenti presentati da quell’articolo di Nusquamia, che poi non risalgono nemmeno a tanto tempo fa? Dovremo dire che è acqua passata? Già, così diceva la sindachessa Morelli, quando le si ricordava la Coa, una roba avveniristica, molto tecnoburocratica e sacrosanta. Certo uan cosa sacra, perché Curno, che decollava per la Grande bellezza, poteva vantare i “suoi” computer adibiti alla mappatura del territorio: squit, squit, squit! Fra l’altro, in linea di principio, l’iniziativa avrebbe anche potuto essere una cosa seria, se il progetto fosse stato partorito da ingegneri olimpici di stampo antico, invece che telecomandata da trafelati tecnoburocrati, gran friggitori dell’innovazione. La Coa fu un flop, come è ben noto, 300.000 euri sprecati. Ma la sindachessa Morelli diceva che non valeva più la pena parlarne, era acqua passata. La stessa cosa si dirà, immagino delle iniziative tecnoburocratiche della dott.ssa Serra e della dott.ssa Gamba, quando si sarà arrivati alla resa dei conti.
    Ma tornando alla fasciofemminista, visto che ‘Curno cambia’ non è di destra, né di sinistra, dovremmo forse archiviare il suo passato di destra? In tal caso, addirittura, sarebbe di cattivo gusto rievocare quel passato di destra? Già, ma chi stabilisce che cos’è di buon gusto e che cosa di cattivo gusto? I tenutari della politichetta sostengono che la discussione politica dovrebbe limitarsi ai temi enunciati nei comunicati ufficiali, nel programma, nelle interviste che non sono interviste ma, tutt’al più, rielaborazione dei comunicati. Insomma, ci si dovrebbe limitare a considerare le cacate carte, attenendosi a quanto vi è scritto: tutto il resto sarebbero soltanto “attacchi personali”: già ma che significa “personale”? Attaccare singolarmente, e politicamente, il singolo che chiede il voto personalmente e singolarmente, per sé, è forse un illecito? Un conto è dire di qualcuno che è orbo: quand’anche fosse vero, non sta bene. Altro è dire che costui sia, eventualmente, politicamente fedifrago, o che imbastisce una rete di iniziative sollecite della propria carriera politica, più che del bene pubblico; o che i fatti della sua azione politica male si accordano con le promesse, e con le premesse.
    Ecco, noi abbiamo un’altra idea dell’impegno politico: la demistificazione, in un contesto degradato come quello curnense, ne è gran parte.

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