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Non “convivialità” delle differenze, ma coesistenza e scontro dialettico

19 luglio 2017

La “convivialità delle differenze” dei cattoprogressisti non solo è una panzana, ma può esacerbare gli animi, in particolare quelli dei disperati che votano “populista”. Meglio un confronto fra i modi di sentire diversi su base laica: fa bene alla cultura, e non solo

 

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Maometto affrescato nella Cappella Bolognini di S. Petronio, Bologna: il profeta è rappresentato ignudo con il corpo squartato mentre un demonio l’afferra per la testa e lo lega con dei serpenti. I cattoprogressisti considerano politicamente scorretta questa rappresentazione, che vorrebbero “purgare” con qualcosa di analogo alle mutande imposte agli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina.

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Le pagine di cronaca, i politici (soprattutto di tendenza destrorsa),  i notisti politici, il maître à penser Saviano, l’andreottiano Di Maio (del M5S) non parlano d’altro: immigrazione, “i taxi del Mediterraneo” e, gratta gratta, l’Islam. E se non ne parlano loro, ci pensano Salvini e Meloni (oltre a Casa Pound, ovviamente). Di solito le cose che si dicono da una parte e dall’altra sono scontate; di nuovo c’è soltanto che, con ritardo di almeno due anni, è finalmente emerso l’argomento che le coste dell’Italia sono coste dell’Europa e che il problema dei profughi dovrà essere affrontato in sede europea. Finché c’è l’Europa.

 

Politicamente scorretto? No, razionale!

Sono cose che abbiamo trattato da tempo in articoli dedicati e interventi sporadici. Le abbiamo scritte quando suonavano controcorrente, mentre adesso, quale più, quale meno, hanno l’aria di essere allineate con la nuova vulgata di Renzi e di Di Maio, i quali sono molto preoccupati di un eventuale successo della destra. E hanno ragione.
I lettori di Nusquamia sanno in ogni caso che non è vero, che noi siamo tutt’altro che allineati con Renzi. Men che meno pretendiamo che Renzi si sia accorto di certe cosucce dopo che ne abbiamo scritto noi: ci mancherebbe! La motivazione di Renzi è la paura di perdere la partita, questo è chiaro. Dirò di più: certe nostre prese di posizione potrebbero apparire fin troppo moderate: in effetti, sono moderate, ma lo sono sempre state, in quanto fondate su principi razionali (vedi in particolare l’articolo Goro, Gorino e il principio di Le Châtelier).
Ad ogni buon conto, riteniamo opportuno riportare, ancora una volta, una selezione di articoli di Nusquamia su profughi, immigrati e Islam. C’è chi a Curno invoca il diritto all’oblio (la dott.ssa Serra e Locatelli, per esempio), noi invece siamo orgogliosi del nostro operato e di quel che abbiamo scritto tempestivamente, quando era il momento di parlare, e non dopo. Perché a dire le cose giuste sono bravi tutti, ma dopo. Diceva il Manzoni che del senno del poi sono piene le fosse.

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Profughi, immigrati, Islam su Nusquamia

• Profughi in Italia

• Ancora a proposito di immigrati

• Ancora sui nuovi esuli, cosiddetti migranti: da quando in qua la • guerra si chiama “funzione educativa”?

• Sempre a proposito di opposti paraculismi, cade a proposito un articolo di Cacciari

• Immigrati alle porte dell’Italia: ma la questione ha una dimensione europea

• Giuliano Ferrara sul Foglio: «Noi filistei pieni di amore dobbiamo pulire dove altri defecano e curare la scabbia. Stop»

• Letto sul Foglio di Giuliano Ferrara: oltre il piano B di Renzi, che lascia a desiderare, ci sarebbe anche il piano G.

• Tutelare la pace con la guerra, o con le manovre di guerra, è davvero politicamente scorretto?

• Fermare la guerra: se necessario con la minaccia della guerra, o con la guerra stessa

• La via della ragione

La via della ragione, contro il sentimentalismo e la retorichetta

• Alzare lo sguardo, dalle tenebre della torbida politichetta alla luce della ragione serena

• L’Italia, i profughi, l’Is(is) e… Renzi

• Goro, Gorino e il principio di Le Châtelier

• A proposito dei profughi. L’Europa, in almeno una cosa, ha ragione

• La convivialità delle differenze: ripasso degli articoli precedenti

• I musulmani? In verità noi laici temiamo ancora di più i cattoprogressisti

• Convivialità delle differenze: un trampolino per la dott.ssa Serra, una trappola per i cittadini curnensi

• Il fondamentalismo islamico e l’Occidente

• Una poetessa protofemminista (?) esorta i re d’Europa a far la guerra ai Turchi

• Si parla ancora di una moschea a Curno

Noi non latriamo contro la cosiddetta moschea, ma la dott.ssa Serra avrebbe dovuto tenere un altro comportamento

• Lettera aperta ai politici raziocinanti e alle autorità responsabili riguardo alla raccolta delle firme sulla cosiddetta moschea di Curno

• La via della ragione: se questa è la proposta del sindaco Gori per Bergamo, siamo d’accordo con Gori

• Lettera aperta a Giorgio Gori sulla “nuova moschea di Curno”

Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno

• Chiediamo alla dott.ssa Serra di non trascurare l’aspetto quantitativo della questione sul nuovo Centro culturale islamico

• Gli amici del popolo non speculano sull’emergenza moschea, spuntata come un fungo a fini di lucro elettorale

• La “nuova” moschea di Curno: resoconto per immagini di una speculazione politica miserabile

• Il Pd sulla diceria della Nuova moschea

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Però, a ben pensarci, non è che a noi di Nusquamia faccia piacere essere allineati con Renzi. Non ci consola l’avere invocato per primi, in qualità d’indegni discepoli del socialismo scientifico e della tradizione illuministica impersonata da Carlo Cattaneo, l’autorità del Primo principio della Termodinamica (che è una legge di natura, non è una cacata legge). E poco importa che Renzi non abbia ancora parlato del principio di conservazione della materia e dell’energia: prima o poi lo farà, e pretenderà addirittura di essere fico, quasi quanto un gatto padano curnense quando scrive Imho (= in my honest opinion, cioè “a mio sommesso parere”), e tutti dovrebbero rimanere a bocca aperta, avendo sentito questa buzzurrata.
In ogni caso, stare, sia pure apparentemente, in compagnia del bullo fiorentino è per noi sgradevole. Perciò abbiamo pensato di scrivere qualcosa di politicamente scorretto, per mettere i puntini sulle “i” e marcare le distanze. Qualcosa che assolutamente dovrebbe dispiacere ai zuzzerelloni della “convivialità delle differenze”, alla dott.ssa Serra che è un esponente di punta delle Acli di Bergamo che si entusiasmano al solo sentire evocare tale “convivialità”, ai giovani conformisti del Pd di Curno che hanno capito l’aria che tira, che cioè «l’Islam politico cerca di scacciare gli ebrei anche da Israele, con l’aiuto dell’Unesco e dell’Europa silente», come titolava il Foglio di Giuliano Ferrara questo lunedì 17 luglio. Insomma invoco, come si vedrà, il diritto a dir male di Maometto, affermo che non bisogna muovere un dito per mettere le mutande al Maometto di san Petronio, mi compiaccio di leggere il XXVIII canto dell’Inferno di Dante che strapazza Maometto. E, tanto per recare un primo dispiacere ai “convivialisti”, riporto le parole del politologo Sartori, che oggi (toh!) comincia a piacere ai similprogressisti, specialisti nel salire sul tram in ritardo, e solo quando è (per loro) opportuno:

Ci siamo illusi di poter integrare l’Islam. Ma chi fa corrispondere legge e fede non può vivere in pace nel mondo democratico. La sinistra si rifiuta di riconoscere il problema: siamo in guerra e in guerra si prendono decisioni drastiche

Si noti che Nusquamia ha tutte le carte in regola per essere politicamente scorretta, in particolare riguardo all’Islam. Infatti (vedi l’elenco di articoli e interventi sopra citati):

• Abbiamo rivendicato il diritto degl’islamici a riunirsi a Curno in preghiera in un loro cosiddetto Centro culturale, invece che stare culo all’aria nelle strade.

• Non abbiamo esitato ad esprimere la nostra ammirazione per la grande stagione della civiltà islamica e abbiamo ricordato su Nusquamia, più di una volta, «il tempo in cui l’Islam non aveva ancora conosciuto il suo medioevo e Gherardo da Cremona, insoddisfatto del sapere del suo tempo, quello del nostro medioevo, in questa parte del mondo, partiva per il Califfato di Cordova, per apprendervi l’arabo e conoscere i tesori di sapienza che dal greco erano stati tradotti in arabo. E Gherardo li ritraduceva in latino: in particolare, traduceva l’opera astronomica di Tolomeo, che ancora oggi chiamiamo con il nome arabo di Almagesto».

• Prendo la parola in nome di un pensiero forte, razionale, che è un po’ la cifra di Nusquamia: come diceva il Cattaneo, più fisici e ingegneri, meno avvocati. Cioè basta con la retorica: anche quella di registro elevato, per non parlare della retorica da strapazzo.
Come esempio di retorica da strapazzo, si senta lo starnazzo di don Tonino Bello (credo che sia lui l’inventore della formuletta della “convivialità delle differenze”) del quale scrivevo su Nusquamia che «è un sacerdote movimentista, pochissimo tradizionale, pochissimo tomista, ma paganamente entusiastico (dal greco ἐνθουσιασμός < ἐν + θεός + οὐσία, “posseduto dall’essenza del dio”, come nei riti dionisiaci), come piace alle Acli, ai cattoprogressisti e alle cattofemministe». Sentiamo e inorridiamo:

Ma è possibile affrontare dei problemi seri e la stessa cattiveria dei curnensi (che è un problema serio) con questi toni da parrocchietta? Beh, quando la dott.ssa Serra chiamava a Curno la sindachessa di Betlemme Vera Baboun, e la presentava come una santa, lo faceva accettando un pacchetto di pubbliche relazioni confezionato dalle Acli di Bergamo, quelli delle “Molte fedi sotto uno stesso cielo”, nel nome della “convivialità delle differenze”, appunto.

Le Acli di Bergamo organizzarono due anni fa un’iniezione di convivialità delle differenze di tutto rispetto. La dott.ssa Serra rispose entusiasticamente all’appello, i cittadini di Curno subirono in silenzio.

 

• Non è da trascurare, infine, che fummo in prima linea a combattere contro il tentativo d’ispezione della c.d. moschea curnense, in modalità di provocazione, architettato dal Pedretti nel 2008 (se la memoria non c’inganna). Proclamavamo con virile fermezza il rispetto per i Diritti dell’Uomo, la dott.ssa Serra taceva, era indifferente. I convivialisti latitavano. Non abbiamo la coda di paglia, perciò non abbiamo bisogno di andare nelle moschee a fare discutibile esibizione di piedi nudi, quasi come atto di sottomissione, come fece la dott.ssa Serra e come qui sotto vediamo fare da parte della dott.ssa Boldrini:

La dott.ssa Boldrini e i suoi piedi nel corso della visita della presidentessa della Camera dei Deputati alla moschea di Monte Antenne, Roma.

 

Certo, come ebbimo occasione di scrivere, «l’Islam d’oggi, quello almeno che noi conosciamo, non è l’Islam che fiorì nella stupenda città di Esfahan in Persia, non quello del califfato di Cordova dove operò l’ebreo Mosè Maimonide, che gettò un ponte tra la filosofia greca e quella cristiana, fondamentale per lo sviluppo della nostra civiltà». Sempre a Cordova operò Averroè, citato da Dante e più volte invocato come lume di sapienza da Guglielmo di Baskerville nel Nome della rosa». A Esfahan, ricordiamo, insegnava il più famoso scienziato dell’Islam, Avicenna, che non a caso Dante fa sedere nella «filosofica famiglia», insieme con Averroè (anche lui musulmano), tra i filosofi latini e greci.
L’Islam non è più tutto questo. Ma proprio di questo Islam varrebbe la pena parlare, e istituire con gl’islamici di oggi non uno scontro di civiltà, ma uno scontro dialettico. La dialettica non ha mai fatto male a nessuno, anzi. Perché non provarci, ognuno pro sua virili parte? (Per i gatti padani: la pars virilis non è il membro maschile, ma il ruolo di ciascuno, “uomo per uomo”: vedi l’avverbio lat. viritim.)
Teoricamente nel paese bello da vivere (Curno) dell’Islam dovrebbe/potrebbe occuparsi il giovane Pd-conformista MarcoBattaglia. Ma, secondo voi, sarà capace di farsi portatore di un pensiero forte – più precisamente, di un pensiero laico – con il quale tuttavia, ahilui, non si fa carriera? O non preferirà muoversi nel solco tracciato dalla dott.ssa Serra che pretese la condivisione dei cittadini di Curno del culto tributato a Vera Baboun, portavoce della lobby palestinese in Italia? Dovrebbe esser chiaro che per chi vuol fare carriera nella mongo-tecno-buro-eurocrazia europea un pizzico di polemica contro Israele, giusto q.b. (= quanto basta) non guasta, anzi, è gradito. E l’Unesco sarebbe d’accordo (oh, le istituzioni! squit, squit, squit!). È vero, i similprogressisti sono stati costretti ultimamente a prendere le difese di Emanuele Fiano, deputato Pd con delega per le Riforme, del quale è stato detto che «le sopracciglia le porta così per coprire i segni della circoncisione» (un modo per dirgli che è una testa di cazzo), ma c’è da scommettere che dimenticheranno presto tutto. Torneranno quanto prima filopalestinesi. Il futuro d’altra parte, soprattutto per i giovani ambiziosetti, sulla scia di Briatore, sono gli emirati arabi. E quando ci dicono che l’agrimensore Briatore gli fa schifo, non fidiamoci: o abbiamo dimenticato l’esempio di Giovanna Melandri? Diceva che lei da Briatore mai e poi mai, poi girò la sua foto mentre ballava scatenata in un locale del Briatore in Uganda, con il labbro inferiore pendulo, per il troppo godere.

 

Il Maometto a san Petronio, Bologna

S. Petronio, la celebre basilica di Piazza Maggiore a Bologna è perennemente tenuta sotto osservazione: anzi, per essere più precisi, è militarizzata. Tre anni fa i servizi segreti del Marocco passarono ai colleghi italiani un’informativa che consentì di sventare in extremis un attacco terroristico che si proponeva di vendicare Maometto collocato all’inferno nella Cappella Bolognini. Vedi L’Isis voleva colpire San Petronio.

La Cappella Bolognini di San Petronio presenta tre pareti: in quella centrale sono raffigurate le storie di S. Petronio, nella parete destra vediamo le storie dei Re Magi, infine la parete di sinistra è a sua volta divisa in due parti: la parte superiore rappresenta il Paradiso, quella inferiore l’Inferno: ma è un Inferno perfino peggiore di quello dantesco, più grossolano, meno intellettuale. Ed è qui che si trova il Maometto politicamente scorretto: che sia lui è certo, perché sotto la sua figura leggiamo Machomet (si veda la foto in alto, all’inizio dell’articolo).

L’Inferno della Cappella Bolognini a san Petronio, Bologna. Maometto è rappresentato disteso su una rupe, a destra di Lucifero, in alto. Si veda il particolare nella foto in alto, all’inizio dei questo articolo. Ricordiamo che la pagina precedente di Nusquamia presenta all’Inferno sia la dott.ssa Serra, sia il consigliere fraudolento che ordì la manovra che accreditava quote di prestigio gandulfiano a Locatelli (che aveva l’assoluta necessità di far obliare l’episodio fedifrago). Fassi che fu così ingenuo da rimanere impigliato nella manovra di nobilitazione indebita della Ndoc, è collocato nell’Antinferno. Vito Conti, Cavagna il Vecchio e Paola Bellezza si trovano in Purgatorio.

 

Il Maometto di Dante

Nella Divina Commedia il Profeta è rappresentato come uno scismatico, perché circolava la leggenda che Maometto fosse stato dapprima cristiano e che, non essendo riuscito a diventare papa, avesse fondato una religione tutta sua, mescolando la religione di Cristo con quella di Mosè. Perciò secondo Dante Maometto non è un eretico, ma uno scismatico: si trova nella nona bolgia dell’VIII cerchio dell’Inferno, in compagnia del cugino Alì, suo genero e successore come Califfo, primo Imam della setta degli Sciiti.

 

Illustrazione di Gustave Doré per l’Inferno di Dante: Maometto rivolge la parola a Dante e Virgilio.

 

Perché sia chiara la descrizione — politicamente scorretta — che Dante ci offre di Maometto, cominciamo con la parafrasi del Canto XXVIII dell’Inferno, vv. 22-33 (la prima parte, fino a “culo”, è presa dal Sapegno):

Una botte, per aver perduto uno dei pezzi che ne formano il fondo, non appare così rotta e sfasciata come io vidi uno che appariva spaccato dal mento al culo (il Sapegno però, chissà perché, scrive “bacino”). Le budella gli pendevano in mezzo alle gambe e dalla fenditura del corpo apparivano le interiora e lo stomaco, tristo sacco che trasforma in merda il cibo che vi è ingerito. E mentre io sono tutto intento a osservarlo, Maometto mi guardò a sua volta e si aperse il petto, dicendo: “Vedi come io sono spaccato, vedi come Maometto è storpiato! Davanti a me vedi Alì che procede piangendo, spaccato nel volto, dal mento all’attaccatura dei capelli.

Leggiamo adesso direttamente i versi di Dante, dove però le parole “difficili” sono seguite sa una spiegazione fra parentesi quadre:

Già veggia [= botte], per mezzul [è la doga mediana del fondo della botte] perdere o lulla [una delle due doghe laterali], / com’io vidi un, così non si pertugia [non è così sfondata], / rotto dal mento infin dove si trulla [= si scorreggia]. / Tra le gambe pendevan le minugia [= le budella]; / la corata [= le interiora] pareva e ‘l tristo sacco [= lo stomaco] / che merda fa di quel che si trangugia. / Mentre che tutto in lui veder m’attacco, [= fisso lo sguardo] / guardommi e con le man s’aperse il petto, / dicendo: “Or vedi com’io mi dilacco! [= come sono dilaniato] / Vedi come storpiato è Mäometto! / Dinanzi a me sen va piangendo Alì, / fesso [= spaccato] nel volto dal mento al ciuffetto [= all’attaccatura dei capelli].

Infine, leggiamo Dante senza più salvagente:

Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
com’io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.

Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e ‘l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.

Mentre che tutto in lui veder m’attacco,
guardommi e con le man s’aperse il petto,
dicendo: “Or vedi com’io mi dilacco!

vedi come storpiato è Mäometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

 

 

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52 commenti
  1. Un caso particolare di “convivialità delle differenze”

    Quello che vediamo è un caso particolare di convivialità delle differenze: monaci cristiani di opposte fazioni se le dànno di santa ragione, nella Basilica della Natività di Betlemme: sì, a Betlemme, dove è sindachessa l’ubiqua e filopalestinese Vera Baboun. Per la precisione, la zuffa è tra cristiani greci ortodossi e cristiani apostolici armeni che, con i francescani, “gestiscono” la Chiesa. E pensare che la Baboun viene a predicare la pace a Curno! Qui sotto, la Baboun a un incontro di “frati godenti” (così scrive Dante) a Palermo.Uno dei frati godenti è Leoluca Orlando Cascio (non dimentichiamo “Cascio”, come ammoniva Cossiga).

  2. ALGIDO permalink

    Forse andrebbe capita una cosa, chi sono i migranti di oggi. Questo per comprendere con qualche dato in piu perchè si pongono problemi di integrazione e perchè si rischia di vedere due realtà, quella dei discorsi ufficiali e delle elite e quella dei migranti in carne e ossa.
    Mio padre migrò, mio nonno migrò, rispettivamente in Svizzera e Francia, i miei zii migrarono. Già, perchè la provincia di Bergamo negli anni 20 e 30 (nel caso dei nonni) e le sue montagne erano luogo di emigrazione. In Europa sopratutto. Perchè qui eravamo quasi alla fame. Nel dopoguerra, anni 50 lo stesso.
    Tornarono tutti tranne uno zio, che si sposò e visse tutta la vita lassù, erano migranti economici che si spostavano per cercare condizioni di vita dignitose, non per fuggire a guerra o altro.Insomma, gente semplice che sarebbe andata lassù a fare muratore, contadino o, nel caso del nonno, taglialegna nei boschi.
    Cosa facevano lassù, senza sapere se non poche parole della lingua, con pochi soldi in tasca, nessuna conoscenza dei luoghi (e molta diffidenza dei locali, infatti non tutti i parenti ricordano con piacere l’esperienza). Frequentavano solo altri Italiani.
    Si sappia che fino a 10 anni fa in Belgio e Francia erano presenti “Missioni Cattoliche Italiane” con preti e suore italiane a vivere e animare la comunità dei nostri concittadini, come fossimo in africa o sud america. Mia zia (suora ora 90 enne e rientrata in Italia) è stata 20 anni in Francia e 10 in Belgio. Ora queste istituzioni sono inutili, ma siamo dovuti passare alla terza e quarta generazione di migranti per registrare una vera integrazione. E tra l’altro tutti cattolici, che però, al pari dei Sud Americani che vivono a Bergamo, gradivano sentire anche la messa nella madre lingua.
    Questo per dire che non ragioniamo mai sulla composizione sociale dei migranti. Gente povera, che non conosce lingua e cultura, che tra l’altro ha altra religione (a parte i sud americani) .
    Chi o cosa li aggregano? Beh, un luogo di integrazione (ma solo per gli uomini) è il lavoro, per i bimbi la scuola) (mi è capitato di andare a un’udienza in tribunale in cui la parte lesa era un signore marocchino, a tradurre in fluente italiano per il giudice era il figlio 14 enne), altrimenti diventa il luogo di culto, intorno al quale di solito ci sono negozi alimentari (anche i sud americani hanno una sorta di quartiere e Bergamo) bar, ristoranti. per sentirsi a casa forse, non so, tutto questo mondo lo confesso mi è estraneo, anche se cerco di capirlo.
    Le donne è difficile che si integrino, anche se ho assistito a un fenomeno strano. La moglie del muratore che abita nella palazzina di fronte (con scarsissima conoscenza della lingua e probabilmente già analfabeta in patria) ai miei genitori si è integrata, parla e si confida con le donne, le piu mature tra l’altro, che abitano nelle due palazzine, gente over [“Over”? Orrore! N.d.Ar.] 70 anni. Abituate e cresciute nei nostri cortili in cui le donne e gli uomini facevano vite separate. E, strano, l’hanno accettata e le vogliono bene e lei da loro si sente accettata, si danno del tu, si danno consigli, cose semplici. Tra queste donne anche la moglie di un noto leghista del luogo.
    Ma restano questi migranti gente semplice, povera e senza molto da perdere. Ecco perchè a volte i ragionamenti e i discorsi “alti” che si rifanno alla cultura cristiana dell’accoglienza, alla costituzione o altro, rischiano di non inquadrare il problema, perchè qui arriva la fascia più povera disperata e senza nulla da perdere, perchè in patria a malapena potevano mangiare ed entrano in relazione o conflitto con i “nostri” poveri o comunque con gli strati meno abbienti.
    Questo il mio primo contributo, ma dopo riflessione vorrei integrare. Il problema non è nelle gustose e splendide raffigurazioni di Maometto nelle chiese Italiane, sugli affreschi,, ma è nella realtà del quotidiano. Infatti ad esempio Berlusconi che tuona contro i migranti ha tra i piu fidati soci in affari Tarek Ben Ammar, arabo Tunisino mi pare, che lo aiuta a fare affari con gli arabi, lucrosi affari… Si pone un problema di cultura o religione in nostro ex cavaliere? a occhio e croce no, pecunia non olet.
    E nemmeno se ne faceva il tesoriere della Lega Belsito, che trafficava con uomini d’affari africani (credo della Tanzania) investimenti in pietre preziose per le finanze del partito.
    Nella comunità del business che si incontra negli hotel 6 stelle o sugli yacht non esiste il problema dell’integrazione, è tra i poveri che si scatena la guerra e questo vanno ascoltati, non blandito con discorsi alti o imbrogliati con propaganda populista.
    Vivere insieme ci è sempre toccato (anche da ospiti in passato) ci tocca e ci toccherà, non è buono per nessuno vivere in una torre d’avorio.
    Ho giusto letto le parole di Zaia sui 510.000 Extracomunitari che lavorano in veneto. Ci servono, sono integrati e non si toccano, ha detto. Ecco, si riparta da Zaia. (ma non da Salvini)

    • Metà dei guai in Italia nasce dalla dittatura del politicamente corretto, l’altra metà dal dominio della finanza criminale
      Urge un processo al politicamente corretto e – speriamo – una sua condanna

      Credo che il suo ragionamento debba essere ribaltato: lei in fondo sta ragionando da Pd-ino pentito, come uno cioè che prende le distanze dalle mattane similprogressiste di questi ultimi decenni, che hanno concimato il terreno per l’affermazione dei populismi di Salvini e Grillo. Peccato che questa sia la stessa posizione di Renzi, che ha il terrore di uscire fuori gioco, vede che Grillo ha dato una sterzata in senso destrorso e non trova di meglio che sterzare anche lui a destra. E questa è la stessa posizione di tutti i Pd-ini, compresi – naturalmente – i giovani conformisti del Pd di Curno.
      Dunque, nihil sub sole novi. Sarebbe tutto un altro discorso se lei invece di fare un discorso così generico, volesse nel concreto esaminare quali siano i punti deboli della nuova posizione destrorsa assunta da Renzi. Considerato inoltre che in questo diario si parla spesso di Curno come di un modello sperimentale idoneo a verificare ipotesi applicabili su scala maggiore, avrebbe senso che lei esaminasse gli errori commessi dalla dott.ssa Serra, la quale ha trascinato il gruppo di “Vivere Curno” su un terreno di cosiddetta “sobrietà” che alla prova dei fatti si è dimostrato pernicioso, tant’è che la dott.ssa Gamba ha vinto le elezioni per il rotto della cuffia.
      Non basta concedere oggi, finalmente, quando però ormai è troppo tardi, che in fondo i problemi agitati da Salvini sono reali. Certo che sono reali, e lui ci sguazza. Bisognerebbe proporre soluzioni un po’ diverse che una sterzatina a destra con implicita una richiesta di oblio dei danni inferti al paese dalla tirannia del politicamente corretto. Quel politicamente corretto che lei pudicamente designa come «i ragionamenti e i discorsi “alti” che si rifanno alla cultura cristiana dell’accoglienza, alla Costituzione o altro», e che «rischiano di non inquadrare il problema». Certo che non inquadrano il problema, che postula di essere analizzato e, se possibile, risolto in termini razionali. Ma allora perché non cominciare con il dare alle cose il loro nome? Perché non parlare, per esempio, dell’egemonia catto-progressista? Il politicamente corretto a Curno fu rappresentato dalla dott.ssa Serra e a causa della dott.ssa Serra i similprogressisti furono sul punto di perdere le elezioni. La qual cosa a noi non sarebbe nemmeno dispiaciuta, qualora le elezioni fossero state vinte da un Gandolfi; ma certo non potevamo consentire a Locatelli e alla sua squadra di desperados, perlopiù senz’arte né parte, di arrivare al timone dell’amministrazione di Curno: perciò affermammo che la dott.ssa Gamba costituiva il male minore.
      Dunque, visto che stiamo parlando di Curno, bisogna affrontare il problema della dott.ssa Serra, stabilire che la sua politica di sobrietà fu perniciosa, e pubblicamente affermare che non ci sarà più ipocrita sobrietà ma generoso, nobile e intelligente scontro dialettico. Soprattutto ci dovrà essere l’impegno a non favorire la carriera della dott.ssa Serra verso un posto di consigliere regionale: perché non possiamo correre il rischio di essere dominati dalla dott.ssa Serra da una posizione di forza. Quindi lo slogan dei similprogressisti curnensi, “Dott.ssa Serra santa subito”, deve diventare “Dott.ssa Serra nonna subito”.
      Non si possono rimandare i conti con il politicamente corretto, tanto più che la metà dei disastri di questa povera Italia, che ormai stento a chiamare “nostra”, nasce dalla tirannia del politicamente corretto; l’altra metà nasce dallo scorrazzare impunito dei pirati della finanza criminale: sia quelli che talora, e del tutto occasionalmente, siedono sul banco degli imputati, sia, soprattutto, quelli che operano sotto l’albergo delle cacate leggi.
      A che serve, infine, dire che Zaia e meglio di Salvini? Certo che lo è, tant’è che a suo tempo non ci peritammo di pubblicare (mi sembra su Testitrahus) un romanzo di fantapolitica nel quale si favoleggiava di una possibile rivoluzione dell’Italia settentrionale nata da un gesto dello Zaia, del quale ci facevano ridere le giacchette striminzite, ma nel quale riconoscevamo qualche possibilità di aggregazione del sentimento di separazione dell’Italia settentrionale. Ma poi non se ne fece niente.
      Dunque se Zaia afferma che l’economia italiana si vale in maniera non irrilevante del contributo di lavoro portato dagli immigrati, come non essere d’accordo? Ma è banale: ancora una volta rischiamo di cadere nel conformismo dei giovani virgulti del Pd. Si tratta invece di andare avanti e dire quello che i giovani virgulti si guarderanno bene dal dire: che cioè in Italia circola e ciondola un numero enorme di immigrati i quali potrebbero anche lavorare. Invece non lavorano, si dice anche perché i sindacati non vogliono che lavorino; si dice anche perché le lobby dell’assistenza vogliono che sia così; e poi si dicono anche tante altre cose. Ma, a parte quel che si dice, e che non sempre può essere dimostrato, il dato obiettivo e dimostrato è che esiste un numero straordinario di immigrati che non lavorano. E questo non va bene. Perché potrebbero trovare impiego in quelle realtà per cui, tra l’altro, perlopiù, non esiste nemmeno un mercato del lavoro, ma che sono realtà che richiedono l’intervento dell’uomo: per esempio, di rimboschimento, di manutenzione e ricostruzione dei borghi abbandonati, di manutenzione stradale ecc. Si potrebbe mandare un prefetto Mori a fare una strage di camorristi e ‘ndranghetisti, sterminare le organizzazioni criminali e risanare la coltivazione dei campi affidandola a cooperative finalmente pulite, composte da immigrati vecchi sottratti al caporalato e immigrati nuovi che entrano in un circuito produttivo virtuoso.
      Fra l’altro, non siamo nemmeno così cretini da prendere per buona la prossima mossa dei politicanti politicamente corretti, che sarà quella di dire: corsi di formazione per tutti! Merda! Sappiamo benissimo che in Italia l’organizzazione dei corsi di formazione è perlopiù truffaldina. Dunque si tratta di ragionare partendo da una fotografia non truccata dell’esistente e con un progetto serio – possibilmente elaborato da fisici e ingegneri e non da quei coglionazzi di economisti fichetti di scuola bocconiana, quelli che non ne hanno mai azzeccata una, per non parlare di quel sedicente economista, controfigura di Renato Pozzetto, che prende il nome di Claudio Borghi Aquilini.
      Si badi bene: con queste poche parole non pretendo di aver offerto una soluzione del problema: mi sono limitato a mettere in luce due punti – due punti soltanto – che dovrebbero costituire le premesse per un ragionamento serio. Quello che i conformisti del Pd, giovani e meno giovani (ma il fatto che i giovani siano conformisti è particolarmente disgustoso) non affrontano, non vogliono affrontare e forse non sanno affrontare.

  3. Leggere l’Utopia di Tommaso Moro

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    Qui sopra, BergamoPost, 21 luglio 2017, p. 28. In basso, frontespizio dell’edizione dell’Utopia di Tommaso Moro pubblicata a Glasgow nel 1750 conformemente all’edizione di Basilea del 1518, che per più di due secoli è stata l’edizione di riferimento. La prima edizione, contenente però numerosi errori, fu pubblicata nel 1516 a Lovanio, e fu subito seguita dall’edizione parigina del 1517. La prima traduzione dell’opera è in italiano, a cura di Ortensio Lando: precede di tre anni la traduzione inglese del 1551, a cura di Ralph Robinson.

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    Il fascicolo di BergamoPost in edicola questa settimana, a partire dal 21 luglio, contiene un’intervista all’autore di questo diario reziale che, ovviamente, qui non riporto, per non privare il lettore del piacere (o dispiacere) di leggerla su carta.
    Mi limito ad aggiungere una precisazione inutile per i puri di spirito, ma utile per stroncare sul nascere una lettura tendenziosa della chiusa dell’intervista, dove si legge: «Ci vorrebbe un pensiero forte, ci dovrebbe essere qualcuno nell’amministrazione della dott.ssa Gamba che sfogliasse le pagine del Politecnico di Cattaneo e qualcuno che leggesse con noi l’Utopia di Tommaso Moro. Quest’anno ne abbiamo letto la prima parte…».
    Si potrebbe obiettare che l’Utopia uno potrebbe benissimo leggersela da solo o anche – se è in cerca di sventura – in compagnia di un agrimensore male acculturato. In effetti, nessuno impedisce che si possa leggere l’Utopia anche così. Nell’intervista però, per ragioni di brevità, si è omesso di precisare — ed è questo il punto — che è stato costituito un gruppo di lettura in una delle belle biblioteche del sistema bibliotecario della provincia di Bergamo, dove l’Utopia, appunto, è letta in latino.
    Un’altra possibile obiezione sarebbe che l’Utopia potrebbe essere benissimo letta anche in italiano: la traduzione, purché buona ed esente da fraintendimenti (come pure ce ne sono, qualcuno è presente perfino in una recente traduzione inglese pubblicata a Cambridge) consentirebbe un’analisi sottile degl’intendimenti dell’autore, della temperie politica del tempo in cui scriveva nonché una riflessione sui presupposti del buon governo: sono illuminanti per esempio le considerazioni sul pericolo costituito dall’esistenza stessa di un esercito di professione, sull’uso intelligente di un sistema di premi e punizioni per mettere un freno ai furti, sugli effetti deleteri di un’economia pilotata dalla finanza. Già al tempo di Moro, infatti, esisteva una “globalizzazione”, quella del mercato della lana, che prometteva ai proprietari terrieri (“attori del territorio”) profitti molto elevati: conseguentemente i campi coltivati venivano trasformati in pascoli, i contadini cadevano in miseria, il paese correva il pericolo di gravi disordini sociali.
    Vero, l’Utopia potrebbe essere letta in italiano, anche da soli, anche in maniera molto intelligente, non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscerlo. Ma a noi piace leggerla in latino (spero che non sia proibito), alcuni di noi hanno per le mani la copia di un’edizione del Settecento, che si trova in Internet Archive e, ovviamente, non nel Bibliomostro: più difficile a leggersi, forse, per esempio per via dell’interpunzione che allora era diversa da quella moderna, ma che consente di esercitarsi in un intelligente lavoro d’investigazione e riflessione. Una professoressa (di fisica) che frequenta il nostro gruppo afferma che, avendo letto la traduzione italiana, le càpita – talvolta, non sempre, ovviamente – di non capirci granché. Invece, dopo che quel brano di difficile interpretazione è stato letto in latino, e se ne è fatta l’analisi considerando il significato delle parole, delle juncturae (cioè del modo con cui sono associate le parole) e della struttura del periodo, talora complessa, pare che tutto diventi chiaro. Infatti nella traduzione in una lingua moderna si è costretti, spesso, a spezzare il periodo, “sciogliendo l’ipotassi in paratassi”: cioè i legami di dipendenza tra i membri del periodo sono spezzati, ed è allora giocoforza ricorrere a un insieme di proposizioni coordinate. Ed è qui che l’interpretazione può essere meno efficace nella trasmissione del pensiero.
    Varrà la pena infine ricordare che “Nusquamia” è il corrispondente latino della parola greca “Utopia”, “Nessun luogo”: ma entrambe le parole, quella latina e quella greca, sono di conio del Moro. Per essere precisi, Moro scriveva Nusquama (dal lat. nusquam, “da nessuna parte”); gli umanisti in seguito parleranno di Nusquamia, per analogia con espressioni locative simili.

  4. ALGIDO permalink

    Si può vedere l’articolo in altro formato?
    Non si legge bene così

    [Infatti, l’articolo non si legge, quell’immagine è solo uno “strillo”. Immagino che lei sia fuori Curno e non possa acquistare BergamoPost in edicola, a Curno o a Bergamo. Beh, può aspettare, se fa ritorno al paese bello da vivere in settimana, tanto più che quanto si legge in questa pagina di BergamoPost non suona certo inedito a un lettore di Nusquamia. Anzi dica pure: uffa che noia, che barba, che noia! N.d.Ar.]

  5. La comunicazione sgradevole di “Vivere Curno”
    A metà strada tra lo starnazzamento da parrocchietta di Don Tonino Bello e le urla di Vanna Marchi

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    Fare clic sull’immagine per leggere in formato Pdf il manifesto-promemoria pubblicato su Nusquamia nel giugno 2012, a ricordo di uno dei momenti più bassi della politichetta curnense. Si era formata nel dicembre 2011, all’interno del Consiglio comunale di Curno, una maggioranza eteròclita egemonizzata dall’agrimensore Roberto Pedretti, a quel tempo Ras della Lega curnense; facevano parte dell’ammucchiata, oltre alla Lega Nord, la similsinistra curnense e la quinta colonna del Pdl, costituita da Fausto Corti e Giovanni Locatelli, attualmente Líder Máximo della Ndoc curnense (noti anche come i desperados); vi si aggregò inoltre Dante Maini, il quale come motivazione “politica” affermò che Gandolfi aveva avuto il torto di non sentire il suo buon consiglio. Tutti gli altri bocciarono il progetto dell’arch. Bodega – qualificato dall’agrimensore Pedretti come “ecomostro” – con la motivazione pretestuosa che non si era tenuto conto del parere dei potentissimi attori del territorio, peraltro non specificati. A quel tempo si parlava ancora di “attori del territorio” con compunzione mistica e grande tremore di mutande. Fu Nusquamia a demistificare il concetto, come pure fu demistificato il concetto di “assemblea cittadina” usato come pietra contundente per sovvertire le leggi della democrazia. Sia il Pd, sia la Lega nord, infatti, avevano indetto assemblee di truppe cammellate, che però chiamavano assemblee cittadine, per fare adeguate pressioni su Gandolfi che, secondo loro, non avrebbe dovuto presentare il progetto in Consiglio, per evitare ai signori consiglieri di uscire allo scoperto e di essere costretti a recitare il ridicolo mantra “tu non hai ascoltato gli attori del territorio”. La miseria dell’alzata di scudi contro il cosiddetto ecomostro che vide alleati Pedretti, Locatelli (oggi nemici) e similsinistra è documentata nell’articolo Riflessioni sull’ecomostro, dopo un’assemblea di pochi cittadini (rispetto ai 6.151 aventi diritto di voto).
    Non sarà inutile ricordare la qualità del progetto dell’arch. Bodega che, tra l’altro avrebbe fatto entrare nelle casse del Comune la sommetta di cinque milioni di euro. Peraltro i similprogressisti di Vivere Curno, avendo sentito gli attori del territorio, stabiliscono oggi che si può fare di molto peggio, per un pugno di dollari. Ma loro possono: come diceva il re in un sonetto del Belli: «Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo, / sori vassalli bbugiaroni; e zzitto».

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    C’è qualcosa di tremendamente sgradevole nella comunicazione di Vivere Curno. Che ne eravamo accorti già nel corso della campagna elettorale, preferimmo per il momento non parlarne, anche perché poteva trattarsi di un momento di entusiasmo panico passeggero, la solita sbornia elettorale. Invece la sbornia continua: altro che, se continua! Fino alla nausea. Perché non si dica che sto contando fole, invito il lettore a fare un giro nel sito Facebook di Vivere Curno (fare clic sul nesso).
    Bene: che cosa salta agli occhi? Non c’è bisogno di essere Sherlock Holmes per trovare tracce, fin troppo abbondanti, che non esito a definire nauseanti, di punti esclamativi, alternate con un petulanti “ecco qui” ed “ecco là” (ci manca il “signore e signori”, davanti ad “ecco qui” ed “ecco là”). Sembra che debbano vendere il tronchetto magico del mago Do Nascimento, si sente che dànno del tu al lettore e che il tono è quello urlato di Vanna Marchi o quello, ma solo un gradino più in basso, dello starnazzamento entusiastico di don Tonino Bello, quello della “convivialità delle differenze”. Un clima da parrocchietta in mobilitazione permanente, ma una di quelle parrocchiette, in cui hanno preso l’immagine di Gesù Cristo e l’hanno incollata al coperchio del cesso. Una parrocchietta moderna, progressista, “europea”, insomma.
    Presento qui di seguito alcuni esempi disgustosi della comunicazione di Vivere Curno nell’epoca crurale. Il copywriter di questi orrori dovrebbe essere il MarcoBattaglia del quale ci vantiamo di aver capito tutto già nel corso della sua prima intervista, quella dove si presentava come colui che avrebbe reso vieppiù europeo il paese bello da vivere; e, per dimostrare la buona volontà, sventolava il vessillo europeo.

    MB 1 – È in corso il primo consiglio comunale della nuova amministrazione! Il Sindaco Luisa Gamba ha appena annunciato la composizione della giunta e le deleghe di ogni assessore e consigliere. Ora i consiglieri di Vivere Curno leggeranno insieme le linee programmatiche!

    MB 2 – Ecco a voi il nuovo sindaco di Curno, Luisa Gamba!

    MB 3 – Ecco il nostro #programma! Abbiamo cercato di coniugare la #continuità dell’esperienza di questi cinque anni e l’#innovazione garantita dall’apporto di nuove risorse, idee ed energie, per continuare a costruire #insieme un paese in cui sia bello vivere!

    MB 4 – La giunta Serra è sempre impegnata per regalarci un paese che sia davvero bello da vivere! Eccovi gli ultimi aggiornamenti sui lavori in corso a Curno: tutela dell’ambiente, sicurezza, nuove strutte scolastiche, piste ciclabili e un’intensa riqualificazione del territorio 😊 avanti così!

    Oggi poi, o ieri (forse) appare un comunicato firmato dalla dott.ssa Gamba, ma che ha l’aria di essere stato vergato dalla penna un po’ scassata del copywriter MarcoBattaglia. Un comunicato che ha dell’incredibile. Qui si osa nominare il cosiddetto ecomostro, per cui la similsinistra serrana avrebbe il dovere di appendersi un macigno al collo e gettarsi dall’alto di una rupe, e che la simil sinistra crurale avrebbe tutto l’interesse a dimenticare. Invece ne parlano, come se niente fosse. Oh, quanto sono sfacciati! È vero che mi sono imposto, e non solo da che mi occupo delle cose di Curno, un atteggiamento di filosofica imperturbabilità, tuttavia lasciatemi dire che è proprio da fessacchiotti, da parte di MarcoBattaglia, tirar fuori questo argomento. E la dott.ssa Gamba non fa bella figura affidandosi a MarcoBattaglia, che ha dimostrato più di una volta di essere facilmente latore di uscite improvvide. Leggiamo nel pezzo firmato dalla dott.ssa Luisa Gamba, ma probabilmente steso dall’ineffabile MarcoBattaglia:

    LG – La struttura che verrà realizzata rappresenta il miglior compromesso possibile in termini urbanistici: sarà infatti grande un quinto rispetto alla mastodontica struttura ipotizzata ai tempi dell’ammistrazione Gandolfi (ricordate l’eco mostro??).

    Nello stesso sito MarcoBattaglia, questa volta firmandosi con il suo nome, ribadisce il concetto:

    MB 5 – Anzi, la struttura che verrà realizzata sarà grande un quinto del celebre edificio noto ai più come “ecomostro”.

    Ebbene, sia la dott.ssa Gamba, sia MarcoBattaglia ci dicono che l’edificio che sorgerà nell’area che l’agrimensore Pedretti, quand’era il Ras di Curno, voleva dedicata alle feste popolari («E daje de tacco e daje de punta, oh quant’è bbona la sora Assunta») è appena 1/5 dell’edificio progettato dall’arch. Bodega. Scusate, è permesso ridere? Sarebbe come dire che il romanzo giallo ed Lgbt– friendly dell’ex segretario comunale di Curno, Annalisa Di Piazza, è appena 1/5 dei Promessi sposi del Manzoni. Come si dice a Bergamo: e allora?

    Sempre a proposito del progetto Bodega e del nuovo progetto d’insediamento edilizio nell’area che il noto agrimensore curnense voleva dedicata alle feste popolari, è interessante analizzare una dichiarazione di Giovanni Locatelli a BergamoPost del 21 luglio 2017: «Come mai la precedente società, Plintos srl, che avrebbe edificato su quell’area circa 32.000 m³ (progetto bocciato dalla sinistra in Consiglio comunale) avrebbe pagato ben € 700.000 per la trasformazione dell’area da parcheggio privato ad uso pubblico in area privata a tutti gli effetti, mentre adesso l’amministrazione Gamba ha regalato, senza chiedere nemmeno un euro la trasformazione dell’area da uso pubblico a piena proprietà al nuovo operatore?». Beh, a parte la polemica sul valore dell’area, varrebbe la pena ricordare che quel progetto fu bocciato non soltanto dai similprogressisti serrani, ma anche da Locatelli.
    Sì, d’accordo: immagino l’obiezione. Locatelli potrebbe risponderci che lui è contro la colata di cemento. Ci punge tuttavia vaghezza di chiedere all’agrimensore Locatelli da quando in qua lui è contrario alle colate di cemento. Esiste un terminus post quem? E prima, perch non era contrario al cemento? Ma poi, che cos’è questa storia dell’essere contrari al cemento (o al mattone)? Una persona ragionevole direbbe che c’è cemento e cemento, mattone e mattone, ambiente e ambiente. Un conto è una rotonda progettata a membro di segugio a Greve in Chianti, altro è la stessa rotonda trasportata nella grande bruttezza di Curno. Quello che a Greve in Chianti è insopportabile a Curno potrebbe passare per un capolavoro. Qui non si capisce più niente, sembra che siano andati tutti a Casablanca, destra e sinistra. Quelli che erano per il mattone (destra) adesso sono contro il mattone e quelli che erano contro il mattone (similprogressisti che, capitanati dalla dott.ssa Serra, fecero la campagna elettorale in bicicletta, a dimostrazione della loro ferrea volontà ecologica) adesso sono a favore del mattone.
    Va bene, va bene, sappiamo anche questa. Voi similprogressisti, che già foste serrani e che oggi siete crurali, avete fatto la concessione di far costruire una mangiatoia nell’area dell’ex prcheggio Zebra per completare finalmente il Bibliomostro. Sappiamo anche che la fisionomia del Bibliomostro sta mutando verso nuove forme e nuove destinazioni d’uso. Abbiamo appreso di recente – se non sbaglio, sull’Eco di Bergamo – che il Bibliomostro costituirà un’interessante propaggine delle scuole elementari, forse anche dell’asilo. Mi domando se sia stato chiesto ai migliori architetti un’idonea progettazione degli armadi per i vasini per la pipì e la popò dei bambini letterati. Si potrebbe perfino indire un concorso internazionale, così fate contento il gatto padano. Insomma, la montagna ha partorito un topolino!

  6. Incazzatissimi

    Mi sa che più di un odiatore di Nusquamia sarà incazzatissimo, essendogli stata sbarrata la strada del cazzeggio denigratorio. Comunque c’è da giurarci che ci proveranno lo stesso, ma gli verrà male. In fondo, però, che gli frega? Di solito gli odiatori di Nusquamia sono persone senza onore. Sarei lieto di conoscere qualcuno che contraddicesse a questa regola.

  7. Amarcord: quando a Curno erano tutti ciclisti
    E chi non era ciclista sbaciucchiava i cani

    Che fine hanno fatto i ciclisti di Curno? Claudio Corti, ciclista e manager, invitava i curnensi a fare simpatiche corse in bicicletta. La dott.ssa Serra pure. Pare che volessero fantozzizare i loro concittadini.

    La dott.ssa Serra si presentava, oltremodo giovanile e oltremodo determinata a cavallo della bicicletta attrezzata con finimenti arancione (allora quel colore era di moda, adesso porta sfiga, in politica). Ed effettivamente mi dicono che saettasse per le vie di Curno in bicicletta, ratta (i ratti non c’entrano) come la folgore, e tutti dicevano: oh, ma quanto è ecologica la nostra sindachessa! Lei sì! E poi come dimenticare il tripudio fasciato e tricolorato, nonché politicamente corretto, e forse anche con un tocco di cattofemminismo, quando il Comune acquisì un’auto usata e ricondizionata (usato sicuro, credo)? E l’auto era a propulsione ibrida! Ecco allora che a Curno squittivano tutti, se non proprio tutti, almeno le truppe cammellate: similprogressisti, zoccole e pantegane, tutti insieme. L’aria vibrava di un intenso squittire compiaciuto, all’insegna delle magnifiche sorti e progressive serrane.
    Adesso, con la benedizione della Serra, e con la post-benedizione crurale, pare che nell’area dell’ex parcheggio Zebra debba sorgere una megamangiatoia per impiegati e i desperados coatti dei centri commerciali, dove i medesimi si recano a trovare un ubi consistam, e non lo trovano mai: naturalmente. Però la mangiatoia servirà a completare il buzzurro Bibliomostro, perciò Serra (che non molla la presa, sempre con un occhio all’OltreCurno), Gamba e Marcobattaglia vorrebbero che, anche questa volta, i cittadini squittissero: per la gioia, ovviamente.
    Eh no, dico io, e lo dice anche l’Ecclesiaste. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante, un tempo per uccidere (ohibò!) e un tempo per guarire,
    un tempo per demolire e un tempo per costruire, un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare (giusto, come voleva il Pedretti, durante le feste popolari: «E daje de tacco e daje de punta, oh quant’è bbona la sora Assunta»). E, aggiungo io, c’è un tempo per squittire, e un tempo per il pernacchio.


    Si noti lo slogan in basso, d’intelligenza mostruosa: «L’integrazione del cane nella società, nel rispetto delle norme civili e morali». Sembra che l’abbia inventato la Pascale e abbia poi costretto Berlusconi a sottoscriverlo, per punizione, il giorno in cui improvvidamente il Berlusca si lasciò andare e disse che lui odiava Dudù, che è anche culattone, e che appena la Pascale usciva, aveva l’abitudine di spalancare le finestre, per liberare la casa dal lezzo canino.

    E i cani? Che fine hanno fatto i cani? Oh, crudele Locatelli! Oh, crudele Cavagna il Giovane! Avete usato i cani come un tampax: li avete inseriti a forza nella vostra campagna elettorale, li avete sporcati, li avete gettati. L’unico che si è mostrato un po’ umano, almeno un po’, nei confronti dei cani è stato Marcobelotti. Lui almeno continua a nutrire Ettorino di crocchette, anche se sa benissimo che il comandante Ettorino dissente radicalmente dalla politica Ndoc-friendly del suo padrone.

  8. Dedicato ai giovanottini ambiziosetti e conformisti del Pd, tendenzialmente culilinctori, aziendalisti e nemici del popolo
    Questi rivoluzionari della setta dei Fratelli sublimi non fecero i conti con il principio di realtà (non avevano letto Cattaneo), ma non erano delle merde

    Allonsanfàn è forse il migliore dei film dei fratelli Taviani, insieme al Sole anche di notte. Ne abbiamo già parlato su Nusquamia, ma varrà la pena tornarne a parlare, per ricordare ai giovani-nati-vecchi del Pd che in politica si possono avere anche degli ideali, la politica non è necessariamente merda, conformismo, boccuccia a culo di gallina, ipocrisia, carrierismo, sputtanamento.
    Il giovane Allonsanfàn, che dà il titolo al film, è il figlio del capo della setta rivoluzionaria dei Fratelli sublimi, morto suicida, quando prende atto del fallimento degli ideali del gruppo. Fulvio, il discepolo intelligente della setta (interpretato da Marcello Mastroianni), viene catturato dalla polizia e torturato, non fa i nomi dei complici, ma viene rilasciato.
    I compagni credono che Fulvio abbia tradito, poi si ricredono. Gli consentono di curarsi, a casa sua, nel Veneto (ma nella finzione cinematografica la villa della famiglia di Fulvio Imbriani è la Villa Amalia di Erba), perché è gravemente malato. Poi lo vengono a prendere, ma Fulvio ormai non ha voglia di continuare: con quella gente, poi, che crede di trovare nella rivoluzione sociale una soluzione a personalissimi problemi personali (ognuno il suo). Ma i compagni sono tenaci, vanno a scovarlo. Fulvio, che ha dedicato la vita all’ideale, ormai non crede più nell’ideale, gli basterebbe vivere un po’ della vita che non ebbe mai. Perciò tradisce i compagni settari che gli si sono abbarbicati, e che si sono messi in testa di sollevare le plebi del Meridione, grazie alla conoscenza dei luoghi di un certo Vanni Peste, un contadino disperato e bandito dalle sue terre, dove ha commesso delitti efferati.
    Il contadino insegna loro la tartantella e loro, i settentrionali democratici, vogliono essere come le plebi da liberare, ballano anche loro la tarantella, come vediamo nella parte finale d questo spezzone.
    È bravissimo in questo film Bruno Cirino, che fu un grane attore di teatro, morto prematuramente (fratello, ohibò, di Paolo Cirino Pomicino, politico napoletano e democristiano, intelligentissimo). Vediamo Bruno Cirino nel ruolo del rivoluzionario «entusiasta», al min. 1: 47, quando legge il proclama alle plebi che, però, faranno a pezzetti gli agenti della rivoluzione; lo vediao ancora al min. 6 : 52, al centro della scena, quando balla la tarantella che è stata insegnata ai Fratelli sublimi da Vanni “Peste” (l’unico meridionale in quel drappello rivoluzionario settentrionale).
    Ecco, i giovani conformisti del Pd, vedano un po’ questo film, e imparino a vergognarsi del loro conformismo. Non che si abbia il diritto di sbagliare come i Fratelli sublimi, non dico questo: anzi, si ha il dovere di non sbagliare. Ma un conto è sbagliare perché si nutrono degl’ideali, altro è sbagliare mettendosi dalla parte dei nemici del popolo, per fare carriera o anche solo per sfuggire allo spettro della disoccupazione.

  9. Scanzi è insopportbile, però è intelligente

    Alla Festa dell’Unità di Milano Maria Elena Boschi e Giuliano Pisapia si sono abbracciati. Al colmo della cattiveria, quasi fosse un gatto padano curnense in un momento di crisi d’invidia, quando perde il controllo sociale e diventa Hannibal Lecter, Andrea Scanzi scrive che Pisapia «ha il carisma di un battipanni in saldo».
    Comunque è un’invidia tutta particolare, perché a Scanzi la Boschi non piace: l’erotismo di Scanzi, per sua stessa ammissione, è podofilo (ho scritto podo-). Ricordo che non molto tempo fa il giornalista con gli anelli e gli orecchini opinò che la Boschi fosse «il grado zero dell’erotismo»: va bene, dillo che non ti piacciono le donne, e facciamo prima. Poi però, subito dopo, perché di lui non si pensasse che è un Lgbt, affermò che andrebbe a cena con la Carfagna (direi però che bisognerebbe sentire il parere della Carfagna, che in passato conobbe di meglio, compreso Bocchino, che fu il suo Pigmalione, l’unica persona intelligente tra i finiani). Abbiamo già parlato di quest’infelice apprezzamento della Boschi su Nusquamia, siamo perfino stati costretti a dare allo Scanzi del cafoncello, visto che ha osato tanto.
    Continuando a commentare l’abbraccio del ringalluzzito Pisapia con la Boschi di placida bellezza, Scanzi rincara la dose: «Al tempo del fascismo quelli come Pisapia si chiamavano fiancheggiatori, al tempo del renzismo è probabilmente sufficiente chiamarli paraculi». Ed ecco infine un poscritto al curaro:
    P.S. – Quando parlo di “Pisapia e derivati”, penso a quelli che al tempo di Bossi e Berlusconi giocavano in tivù ai Che Guevara, e ora che hanno Berlusconi come leader giocano ai Ghedini in cachemire. Gad Lerner, per dirne uno.

    Beh, bisognerà dire che Scanzi con tutti quegli orecchini e quegli anelli ci fa un po’ impressione, e che è antipatico come pochi. Ma non si può dire che gli manchi il talento, compreso quello linguistico. Quello del quale è assolutamente privo il gatto padano, che vorrebbe fare il fico ma scivola sulle bucce di banana, soprattutto quando pretende di spiccare il volo dalla palude delle cacate carte, che sono il suo specifico, e pretende di avere voce in capitolo nelle questioni che richiederebbero ben altro talento e ben altra cultura. La quale tanto più è libera è s’accresce, quanto meno assessorucoli e agrimensori pretendono d’ingabbiarla. Ripeto quel che ho già scritto: «Un Bibliomostro dato in gestione a ipercinetici e perciò sudaticci assessorucoli, che pretendono di mettere le mani sulla cultura, è cosa vomitevole, insopportabile. Sutor, ne ultra crepidam! cioè, “Offellee fà el tò mesté”. Agrimensori padani, a cuccia!»

  10. Le cacate carte dell’Azzeccagarbugli
    Dedicato ai copropapirologi curnensi: sia a quelli (pochi) di fascia alta, grandi maestri di cazzeggio giuridico; sia anche a quelli di fascia bassa (molti), che a Curno sono per lo più agrimensori


    Prima puntata dello sceneggiato televisivo (1967) dei Promessi sposi del Manzoni. L’incontro di Renzo con l’Azzeccagarbugli è presentato nel tratto che va dal min. 32.00 al min. 45.05. Questa riduzione televisiva si raccomanda per l’estrema fedeltà al testo. La sceneggiatura è stata curata dallo stesso regista, Sandro Bolchi, in collaborazione con Riccardo Bacchelli. Renzo Tramaglino è interpretato da Nino Castelnuovo, l’Azzeccagarbugli da Franco Parenti. Lucia Mondella è interpretata da una giovane, e meravigliosa, Paola Pitagora, prima che diventasse buddista.

    La storia è conosciuta: don Rodrigo nota Lucia all’uscita dalla filanda, mentre la vergine lombarda s’intrattiene vezzosamente con le amiche, e se ne invaghisce. Peccato che Lucia, maliziosetta con gli occhi birichini, abbia un fidanzato, l’onesto operaio Renzo Tramaglino: un operaio tessile, che è come dire un operaio specializzato.
    Don Rodrigo manda i suoi bravacci per intimidire don Abbondio (e non ci vuol molto) perché il matrimonio tra Renzo e Lucia, promessi sposi, non si celebri più: così, pensa il maiale, Lucia potrà dedicarsi tutta alla sua libidine. Don Abbondio non vuole dire le ragioni per cui sono sorti tanti impedimenti alla celebrazione del matrimonio, impedimenti che snocciola a Renzo esterrefatto, in incomprensibili esametri latini. Renzo, giustamente, s’incazza. Ma la verità non tarda a venire a galla. Spunta il nome di don Rodrigo, potentissimo Ras del borgo, tanto più che può contare sulla protezione del conte zio (che però non è Roberto Calderoli).
    Lucia pensa addirittura di lasciare il borgo, per sfuggire alla persecuzione/stalking scatenata dai suoi occhi dolci; ma ecco che interviene la madre Agnese: «Io son venuta al mondo prima di voi; e il mondo lo conosco un poco. Non bisogna poi spaventarsi tanto: il diavolo non è brutto quanto si dipinge. A noi poverelli le matasse paion più imbrogliate, perché non sappiam trovarne il bandolo; ma alle volte un parere, una parolina d’un uomo che abbia studiato… so ben io quel che voglio dire. Fate a mio modo, Renzo; andate a Lecco; cercate del dottor Azzeccagarbugli, raccontategli… Ma non lo chiamate così, per amor del cielo: è un soprannome. Bisogna dire il signor dottor…».
    Ecco allora che Renzo va dal dottor Azzeccagarbugli, per farsi levare d’impaccio. Entrando in uno stanzone si trova di fronte una parete «coperta da un grande scaffale di libri vecchi e polverosi: nel mezzo, una tavola gremita d’allegazioni, di suppliche, di libelli, di gride [cioè, di cacate carte: N.d.Ar.]».
    Renzo viene al dunque: «Mi scusi, signor dottore. Vorrei sapere se, a minacciare un curato, perché non faccia un matrimonio, c’è penale». Renzo vuole giustizia, cioè vuol essere aiutato dall’Azzeccagarbugli a punire, o far punire, colui che ha minacciato il curato, perché il suo matrimonio non fosse celebrato.
    Ma l’Azzeccagarbugli, capisce un’altra cosa, che cioè Renzo sia egli stesso un bravo, venuto da lui, l’Azzeccagarbugli, per continuare a commettere ingiustizia, grazie a un’abile manipolazione delle cacate carte: cosa nella quale l’Azzeccagarbugli – modestamente – si riconosce maestro. E dice: «Ah! ah! Vi siete però fatto tagliare il ciuffo. Avete avuto prudenza: però, volendo mettervi nelle mie mani, non faceva bisogno. Il caso è serio; ma voi non sapete quel che mi basti l’animo di fare, in un’occasione». Cioè “Fidati di me, ché io sono figlio di puttana quanto basta per tirarti fuori d’impiccio, quale che sia il crimine da te commesso”. Per capire l’accenno al ciuffo, varrà la pena osservare che il ciuffo, appunto, era il segno distintivo dei bravi.
    Renzo però non può far a meno di replicare: «In verità, da povero figliuolo, io non ho mai portato ciuffo in vita mia».
    L’Azzeccagarbugli si spazientisce, perché gli sembra che questo bravo, cioè Renzo, sia reticente: «Se non avete fede in me, non facciam niente. Chi dice le bugie al dottore [cioè all’avvocato: N.d.Ar.], vedete figliuolo, è uno sciocco che dirà la verità al giudice [si dà per scontato che còmpito dell’avvocato sia aiutare l’imputato a mentire: N.d.Ar.]». Cioè, “Io sono il figlio di puttana, il mio mestiere è imbrogliare le carte: tu, caro, figliolo, devi collaborare, e dirmi tutto. Poi ci penserò io a far trionfare l’ingiustizia”.
    Finalmente però la cosa si chiarisce. Dice Renzo: «Oh! signor dottore, come l’ha intesa? l’è proprio tutta al rovescio. Io non ho minacciato nessuno; io non fo di queste cose, io. […] La bricconeria l’hanno fatta a me; e vengo da lei per sapere come ho da fare per ottener giustizia. […] Quel prepotente di don Rodrigo…».
    Finalmente l’Azzeccagarbugli capisce, perciò comincia a incazzarsi: «Eh via! Che mi venite a rompere il capo con queste fandonie? […] Andate, andate; non sapete quel che vi dite: io non m’impiccio con ragazzi; non voglio sentir discorsi di questa sorte, discorsi in aria. […] Io non c’entro: me ne lavo le mani [solita indifferenza etica: una caratteristica portante della politichetta curnense: N.d.Ar.]. Imparate a parlare: non si viene a sorprender così un galantuomo». Cioè l’Azzeccagarbugli è un figlio di puttana, ma poiché è stato interpellato per porre rimedio a un sopruso commesso da un signorotto, si sente offeso in qualità di “galantuomo”. Certo, certo: galantuomo delle cacate carte. Noi, naturalmente (speriamo che sia ancora concesso) abbiamo tutt’altra idea dell’uomo probo, cioè del galantuomo.

    Meditate, copropapirologi curnensi, meditate…

  11. MarcoBattaglia non va d’accordo con il latino

    Abbiamo già segnalato un primo scivolone di MarcoBattaglia in stile similpedrettesco. Il Pedretti — come ben ricordano i lettori di Nusquamia, quanto meno i più affezionati — voleva fare il fico con l’inglese, ed espose lo striscione “Tibet free” che, secondo lui, significava “Tibet libero”: perciò i curnensi sono ancora lo zimbello dei vicini dell’Isola, tanto più che il Pedretti era allora vicesindaco, se non sbaglio.
    Dunque il primo scivolone latinista di MarcoBattaglia, uno dei suoi tanti tentativi goffi di apparire fico, si registra quando copia & incolla un commento intitolato “Notitiae quae non erant” che, secondo lui, vuol dire Fake news. Peccato che le “notizie”, in questo senso, in latino non si dicano notitiae, ma nuntii. E fake in latino si dirà falsus. Dunque: nuntii falsi. Direte che l’espressione non è uscita dalla fervida, e un po’ gaffeuse, mente di MarcoBattaglia, che dunque sarebbe senza colpa. Sbagliato; lui voleva fare il fico con un’espressione latina, dunque è colpevole. Che volesse fare il fico col latino è ulteriormente dimostrato dal secondo scivolone.
    Il secondo divertente incidente nel quale è incorso lo sbandieratore Curno-europeista è un’altra copiata&incollata, da un sitarello che s’intitola “Anticae viae” che, secondo i suoi tenutari, e secondo MarcoBattaglia, dovrebbe significare “antiche vie”: vedi MarcoBattaglia, scivolone del 22 luglio. Peccato che anticus in latino significhi “anteriore” (vedi la preposizione ante e l’avverbio antea). Semmai esiste in latino antiquus, che ha però un campo semantico assai più esteso dell’italiano “antico”. “Antiche vie” si direbbe meglio Priscae viae, o Priscae stratae: mai e poi mai ‘Anticae viae’, che significa “vie che stanno davanti”.
    Due modeste proposte:
    a) MarcoBattaglia smetta di fare il fico stabilendo nessi tra il suo sito Facebook e siti con nomi e titoli latini in evidenza (oppure, prima di lanciarsi in queste “ficate” sottoponga l’espressione latina all’esame di una persona affidabile; avendo cura però che sia intrinsecamente affidabile, e non a norma di cacata carta, magari con bollino Erasmus/Orgasmus [*]);
    b) meglio ancora, la dott.ssa Gamba affianchi a MarcoBattaglia un tutore permanente, sia quando scrive per conto di Vivere Curno e soprattutto per conto dell’Amministrazione curnense, sia anche quando scrive in proprio, ma in pubblico: qualcuno che ponga un freno alla sua volontà di fichitudine estrema, costi quel che costi, coi bei risultati che vediamo; lasciate che si sfoghi mettendo i punti esclamativi nei comunicati del Pd e di Vivere Curno (abbondiamo, come diceva Totò: abundandis in abundandum); ma che lasci in pace il latino!


    La comunicazione che la dott.ssa Gamba ha improvvidamente affidato a MarcoBattaglia abbonda di sventagliate di punti esclamativi. C’è da rimanere storditi. Che sia questa una tecnica insegnata nelle scuole di formazione dei monager di domani? In particolare, dei monager della mongo-tecno-euro-burocrazia? In tal caso i punti esclamativi dovrebbero avere il valore di un segno di distinzione e fichitudine, come i punt’e virgola nella lettera che Totò detta a Peppino di Filippo. Questa volta il punto esclamativo lo uso io: Dio mio, ti ringrazio per l’esistenza di MarcoBattaglia! Come nuovo personaggio di Nusquamia (in linguaggio coglione: ‘new entry’) promette benissimo. È una specie di manna piovuta dal cielo.

    ……………………………………………………………
    [*] Secondo il gatto padano, tutto quel che si fa a Curno dovrebbe essere sottoposto a certificazione, a norma di cacata carta e possibilmente garantito da un bollino Erasmus/Orgasmus o, quando si tratti di opere architettoniche e urbanistiche, o comunque afferenti ad ambiti disciplinari dei quali lui si dice esperto (banda larga, sistemi di registrazione e riproduzione del suono e delle immagini, biblioteche ecc.), avendo sentito il parere di una commissione internazionale: presidente della commissione ovviamente, dovrà essere il gatto, oppure Bombassei (in tal caso il gatto dovrà essere vicepresidente). Curno merita molto di più che essere soltanto europea, come vuole MarcoBattaglia. La dimensione di Curno — così vuole il gatto, con sentenza oracolare — deve essere mondiale: dalle stalle padane alle stelle del Cosmo.

  12. ALGIDO permalink

    Secondo me dovrebbe essere Lei il precettore del suddetto.
    [Lei vuol dire che dovrei fare da tutore del MarcoBattaglia, per impedirgli di fare brutte figure? Mah, mi sembra un connubio improbabile: come lei ben sa, io sono anti-istituzionale, MarcoBattaglia invece è assetato d’istituzionalità, in particolare quella in salsa mongo-tecno-euro-burocratica. Inoltre, essendo la mia una prestazione professionale, verisimilmente impegnativa, quindi costosa: a chi dovrei girare la parcella? (MarcoBattaglia una ne fa e cento ne pensa: come si dice in inglese, lui è una ‘dynamo’: che non è una dinamo, ma una “energetic, hardworking, forceful person”, quasi quanto la dott.ssa Serra, che è anche lei una ‘dynamo’). N.d.Ar.]

    A proposito, ho letto Bergamo Post, l’ho anche acquistato.
    [Mi sembra di capire che l’abbia fatto a malincuore. Non sapevo che fosse di braccino corto. N.d.Ar.]

    Credo ci saranno altre interessanti puntate dopo quella del Pedretti e la Sua Eccellenza. La prossima le piacerà, ne son certo.
    [Vedo che lei dispone d’informazioni di prima mano. Provo a indovinare:
    Ipotesi αLa dott.ssa Serra annuncia la sua discesa in campo per l’assunzione di un importante incarico OltreCurno. Che intenda diventare papessa e candidarsi alle primarie per l’elezione al soglio pontificio? Eh, non l’ha pensata male, la nonna-ragazzina furbetta. Pare proprio che il prossimo papa sarà eletto “democraticamente”, e non più per ispirazione divina nel Conclave dei cardinali, e che debba essere in quota rosa. Del resto di che cosa ci meravigliamo? Non so se ha letto, e se i lettori in generale ne sono al corrente: il direttore dell’edizione argentina dell’Osservatore romano è un pastore battista. Prima che Cavagna il Giovane si emozioni per la notizia, ma a torto, precisiamo che un pastore battista non è un cane, ma un sacerdote, appartenente alla classe dei cristiani, genere dei protestanti, specie dei battisti.
    Ipotesi βMax Conti lascia la guida della sezione curnense del Pd, per dedicarsi all’insegnamento della prestigiosa disciplina che va sotto il nome di Mistica aziendalistica: così ci pare di capire osservando una sua recente “foto di copertina” su Facebook, tant’è che ci siamo domandati se per caso abbia intenzione di fare qualcosa in collaborazione con Chiara Leydi che fu consigliera esoterica durante l’Amministrazione Gandolfi. L’insegnamento potrebbe essere impartito in collaborazione con la società Enèrgheia, «Impresa Sociale Srl in qualità di Ente Accreditato ai Servizi al lavoro e alla Formazione», che si pronuncia Enèrgheia e non Energhèia come dicono la dott.ssa Serra e la dott.ssa Gamba. Non credo che vi sia conflitto d’interessi, così almeno mi pare, per quel poco ch’io capisco di cacate carte.

    Ma se Max Conti lascia la sezione del Pd, chi ne prenderà la guida? Lo sbandieratore di vessilli europei MarcoBattaglia o l’aspirante Trota, Andrea Saccogna-Gamba? In ogni caso, sarà la solita sbobba di aziendalismo, turbo-conformismo e cattoprogressismo, questa volta servita con il ketchup del giovanilismo. E la Clara Colombo, che era determinatissima, quasi quanto l’Irene Pivetti d’antan, prima del Brambillino (secondo me, ci sono forti somiglianze)? Che fine ha fatto la Clara Colombo? N.d.Ar.]

    • Fuori strada eccellenza, fuori strada. Spendo volentieri per libri dischi e giornali. Anzi, non la considero nemmeno una spesa, ma un divertimento. Leggo di tutto, ovvio.
      [Male: non si legge “di tutto”. Dice l’adagio latino: ‘Non multa, sed multum’, nel senso che è bene leggere molto di quel che è buono, e non molte cose prese a casaccio, giusto per essere conformisticamente “informati”. Io per esempio di Martha Nussbaum ho letto giusto l’essenziale per smascherarne l’impostura, e dare un dispiacere alla dott.ssa Serra, passando per la dott.ssa Bellezza, che ha sprecato il suo tempo a laurearsi sulla Nussbaum. Mi sono sciroppato, è vero, l’impostura nussbaumiana che pretende che il rapporto omoerotico tra le checche stagionate Lgbt d’oggidì sia assimilabile a quello dell’amore cosiddetto socratico che si stabiliva tra un adulto e il discepolo impubere nell’antica Grecia. Ben mi guardo tuttavia dal perdere tempo a leggere i deliri della Nussbaum sulle ‘humanities’, che lei vorrebbe far passare per un nuovo umanesimo. Sì: marameo! N.d.Ar.]

      È lei che si mostra attaccato ai soldi: invece di appoggiare con generosità una giusta causa (fare da precettore allo sbandieratore) ne fa una quistione [“quistione” lo diceva Gramsci: ma lei che c’entra con Gramsci? N.d.Ar.] di pecunia. Ovvia, oggiu’. Non si fa così.
      [Ma raddrizzare le gambe ai cani è impresa disperata, richiede molta fatica, insomma qui non vale l’adagio ben noto nell’Italia centro-meridionale: “Dove c’è gusto non c’è perdenza”. Inoltre se MarcoBattaglia paga di tasca propria, o è consapevole che il partito paga per lui, l’insegnamento risulterà più efficace. Perché gli psicanalisti si fanno pagare tanto, soprattutto quelli delle signore borghesi? Loro dicono che non è per avidità di denaro, ma per rendere la terapia più efficace.
      Sono contento comunque che lei non sia taccagno. Pensi che per anni non ho più frequentato il ristorante dell’albergo accanto a casa mia, con tutto che la cucina fosse abbastanza buona. Il fatto è che era infestato da mongomanager: gente venuta dalla merda e seduta su uno scranno, avevano espressioni stolide, feroci e volgari, da villano rifatto, manacce che tradivano il duro mestiere dei nonni, parlavano a voce alta, e di lavoro, e allora cercavano di darsi un tono, come avevano appreso a fare nei corsi di formazione cafon-truffaldini, ed erano dotati di telefonini con suonerie buzzurre che squillavano di continuo. Per giunta guardando la carta dei vini la commentavano, da mongo-intenditori: pur di sembrare raffinati erano pronti a passare per culattoni (come Luchino Visconti, che è stato pur sempre un discendente dei Vice comites di Milano). Ma la cosa più grave è che questi villani, dopo aver fatto di tutto per passare per conti e duchi (come se le loro facce, le loro mani, le loro voci non denunciassero fin troppo la prosapia plebea), arrivati al redde rationem, non pagavano di tasca propria, ma si facevano intestare il conto alla ditta. Roba da vomitare. Adesso pare che siano scomparsi, non li ho più visti, o forse ho cambiato orari io, o li hanno cambiati loro. Perciò qualche volta torno ad attovagliarmi volentieri in quel posto, anche se il rischio-cafone non è del tutto rimosso. Gli americani, per esempio, sono temibili: parlano in tono insopportabilmente asseverativo, manco fossero la dott.ssa Serra, e a voce alta. Anche i russi, all’occorrenza, non scherzano.
      N.d.Ar.]

      • ALGIDO permalink

        Leggere di tutto. Mi scusi, ma difendo il punto: dai giornali (on e off line) Il Foglio, Il Corriere e la gazzetta, oltre a Repubblica ma solo on line, una sfogliata a l’Eco che arriva in ufficio.
        [Se lei legge il Foglio, dovrebbe sviluppare un certo spirito critico, un’attitudine a esser bastian contrario, al nonconformismo. Come mai non si nota niente di tutto questo in quello che lei scrive? N.d.Ar.]

        Riviste, abbonamento al National geographic e Quattroruote, ma anche Wired [mah, roba per agrimensori che vogliono fare i fichi, mostrandosi in linea con gli ultimi ritrovati della tecnica digitale: sfido io che Massimo Fini scrive oggi sul Fatto quotidiano un articolo ingiusto contro la scienza; certo, se si permette che un agrimensore contaballe si faccia passare per un esperto di banda larga… N.d.Ar.], dipende, non sempre. A volte riviste musicali. E poi libri naturalmente. Ora ho in lettura Memorie di una casa di Morti, la Biografia di Joe Strummer [per sapere chi sia, ho dovuto cercare ragguagli in rete: N.d.Ar.] e un libro dal titolo il lavoro senza lavoro, almeno mi pare sia quello il titolo [Forse Il futuro senza lavoro, o Lavorare gratis, lavorare tutti, del sociologo Masi, adesso vicino al M5S. N.d.Ar.] Anche qualche rivista di architettura, tanto per rilassarmi. Inoltre da 15 anni abbonamento a LIMES, ottimo e abbondante.
        [Ma se lei legge una rivista di architettura, si è provveduto del benestare dell’agrimensore gatto padano? Guardi che in mancanza di quel nullaosta, lei passa un brutto guaio. N.d.Ar.]

        Bergamo Post sulle prime mi ha fatto una pessima impressione, o meglio le locandine gridate e sostanzialmente “inventate” che però non dipendono da qual ragazzo, che mi pare una buona pasta, a nome Busi, che scrive di Curno e dintorni. Dalla lettura di Bergamo Post (che ha il formato di un quotidiano ma è un settimanale) si capisce bene che la proprietà è di Percassi. Non credo che ci sia uno spazio tra l’Eco di Bergamo e il Corriere con inserto Bergamo, ma posso essere smentito. MI dicono che la versione cartacea venda molto poco [i BergamoPost? Perché, esiste forse un’edizione digitale? N.d.Ar.].

        Il Gatto Padano pubblica foto di donne discinte? Magari gli fa bene, incoraggiamolo.
        [Mah, credo che ci troviamo davanti a un caso disperato: N.d.Ar.]

        La visione di un bel fondoschiena, per me che sono un devoto ammiratore di Tinto Brass credo possa fargli bene [al gatto? ne dubito. N.d.Ar.], nient’altro che bene.
        [Dunque, se lei conosce Tinto Brass, avrà presente Così fan tutte, dove la parte di Fiodiligi è interpretata con molta arte da Claudia Koll, che adesso è una santa. Ma era una santa anche prima, secondo me. N.d.Ar.]

        a presto

  13. Risposta al gatto padano


    Foto di donna ignuda, prelevata dalla rete. Questa foto ha relazione con il testo dell’articoletto qui sotto. Invece le foto osé pubblicate dal gatto padano sono fuori contesto. È possibile ipotizzare nella strategia del gatto padano un tentativo di formazione subliminale, nella nostra mente, di un giudizio fallace?

    Il gatto padano da un po’ di tempo impagina nel suo diario foto di donne ignude, senza alcuna relazione con il testo: il diario s’intitola “A.guardare.alle.colline” (è scritto così, e anche questa dev’essere una figata, nelle intenzioni, perlomeno). Non abbiamo paura delle cattiverie che scrive nei nostri confronti, perciò invitiamo i lettori a darci un’occhiata. Nel diario felino si leggono:
    — molti articoli trasposti da altri giornali (una specie di servizio ridotto di ritagli di stampa);
    — alcuni suoi articoli (articoli del gatto, firmati con l’iconcina del gatto-leone, cioè del gatto che crede di essere un leone), fondamentalmente conformisti e politicamente corretti, che dovrebbero accreditarlo come personaggio istituzionale;
    — alcune sue noterelle d’impianto megalomane, dove chiede per Curno, con tono saccente di agrimensore male acculturato, commissioni e concorsi internazionali, sinergie cosmiche, bollini di qualità Erasmus/Orgasmus per tutto, anche per le piastrelle del cesso cimiteriale ecc.;
    — un numero non esiguo di sue considerazioni, frutto di annusamento di cacata carta, condite di balle colossali, nelle quali si avverte la presenza del dèmone della denuncia;
    — una rubrichetta fissa dedicata alla Latrina di Nusquamia (così lui chiama questo diario che ha il torto di negare dignità culturale agli sforzi del gatto di accreditarsi più di quello che è, un agrimensore male acculturato, un pasticcione, un megalomane e un iracondo; ora, è vero che Quasimodo era anche lui un agrimensore, e Montale era un ragioniere, ma costoro mai si misero in testa di essere di più, mai ragionarono da agrimensore e ragioniere, e studiarono duramente, onde migliorarsi).

    Alcune delle foto delle donne ignude pubblicate dal gatto padano sono alquanto osé. Non so se abbiano la funzione di portarci fuori strada, come dicevo sopra, o semplicemente quella di accreditare il gatto come gran fico intenditore di fotografia, o semplicemente di attirare l’attenzione. Nel caso in cui il gatto pubblicasse le foto osé per accreditarsi come fico, noi diciamo: embè? che ci vuole? Basta recarsi al sito Instagram mulpix o al sito Flickr, per esempio, e si trovano tutte le foto di donne ignude che si vogliono: come quella che pubblichiamo qui sopra. Ma questa foto non è gratuita, serve a dimostrare una tesi, e il nesso con il testo è evidente. Invece — ripeto — perché il gatto padano pubblica le foto delle donnine ignude?

    • Giuliano permalink

      “Foto di donna ignuda, prelevata dalla rete.”
      Di nome Sempronia immagino: donna libera, istruita nelle lingue e nel canto, lussuriosa, mezza vacca e mezza santa, dotata di spirito.
      Questa sì che è un buon esempio di prima effe e non quelle zoccole che pubblica il gatto padano, noto scorreggione curnese.

      • Nicola G. permalink

        Urca, se la faceva con le persone per bene Catilina. Sempronia, l’alleata di Catilina, sarà stata veramente così figa? Se così fosse io dico che se la meritava. Catilina era un uomo fiero e indomito.
        Vediamone la morte, non si sa mai che sia di buon esempio per qualche coglionazzo curnese:
        ” Catilina dopo che vede sbandate le truppe e sé stesso rimasto con pochi, memore della stirpe e dell’antica sua dignità, si getta tra i più densi nemici e lì combattendo è trafitto “.
        Va bene tradotta così la frase dal latino Maestro Aristide? Fine

      • Sono dei dettagli. Avrei tradotto quel memor pristinae suae dignitatis come “memore del suo antico onore”, consapevole peraltro che “onore” può essere in latino, secondo i casi, dignitas (come qui), o decus o talora, più semplicemente, nomen. Quel in confertissimos hostes incurrit, invece che “si getta fra i più densi nemici”, che in italiano suona un po’ strano, l’avrei tradotto “si scaglia contro la schiera serrata dei nemici”; conservando cioè del verbo composto in-currere il significato di “in” (correre, scagliarsi contro) e in quegli hostes confertissimi, che letteralmente suona “nemici densissimi”, che in italiano per lo più non si dice, conserverei il concetto di “disposti assai densamente”, ma invece di “nemici disposti assai densamente”, direi “la schiera serrata dei nemici”.
        Ma è ancora Sallustio a dirci la cosa più bella, riguardo all’autenticità della ribellione dei catilinari, quando scrive che Fere quem quisque vivos pugnando locum ceperat, eum amissa anima corpore tegebat. Pauci autem, quos medios cohors praetoria disiecerat, paulo divorsius, sed omnes tamen advorsis volneribus concidebant. Cioè «Ciascuno da morto [amissa anima] ricopriva col suo corpo pressoché la stessa posizione che aveva assunto [quem locum ceperat] in combattimento [pugnando]. Alcuni, che la coorte pretoria aveva sparpagliato [disiecerat] perché si trovavano al centro [medios], caddero un po’ discosto [paulo divorsius], ma [sed… tamen] tutti caddero via via [concidebant] feriti al petto [advorsis volneribus: lett. “con le ferite in avanti”]». Cioè non soltanto mantennero il posto che era stato loro assegnato, non soltanto non gli venne in mente di fuggire via via che vedevano i compagni morire (questo è il significato di quell’imperfetto concidebant), ma nemmeno quando sentirono approssimarsi l’ultima ora pensarono per un attimo di voltare le spalle. Lo dice Sallustio che era un nemico dei catilinari!

        Sempronia forse non era una santa, ma era una donna intelligente e libera. E, per essere libera, non aveva bisogno di andare a zoccolare con le femministe. Altro esempio di donna libera, molto libera, è Clodia, che sarebbe da identificare con la Lesbia cantata, amata e a tratti odiata da Catullo. Cicerone la descrive come una puttana radical chic, colpevole tra l’altro di incesto con il fratello Clodio. Ma c’è poco da fidarsi, perché Cicerone parlava da avvocato, in difesa del suo amico Marco Celio Rufo, ch’era stato lui stesso amante di Clodia, e che da Clodia era stato denunciato.

  14. ALGIDO permalink

    Claudia Koll… E se fosse stata più santa prima?
    [È questo il mio sospetto. Le donne che regalano felicità agli uomini sono delle sante: sia che lo facciano carnalmente, come la Bocca di rosa cantata da De André, o Alida Valli (che si concesse al giovane e sconosciuto Dino Risi, aiutoregista, quando sul lago di Porlezza si girava ‘Piccolo mondo antico’, e Mario Soldati, impazziva di gelosia e di sdegno: ma come, la dà a un inferiore?); sia che regalino momenti di gioia sublimata, come Joséphine Baker che ai tempi di mio nonno usciva ignuda da un cesto, coperta soltanto di un casco di banane (ma non dimentichiamo che l’esordiente scrittore Simenon fu da lei generosamente mantenuto), come Laura Antonelli, Lilli Carati (per la quale abbiamo scritto un commosso ricordo in occasione della recente scomparsa, suscitando lo sdegno del gatto padano), e come Claudia Koll, appunto. N.d.Ar.]

    Io conformista? A dire il vero ho da vedere già scaricato in TV il film, tratto dal romanzo di Moravia, di Bernardo Bertolucci. Il quale mi piace, in genere, ma temo sia un poco datato, forse ideologico, lo vedrò in ogni caso. Lei ne ha inserito recentemente uno spezzone, lo avevo scaricato anche prima. A Bernardo in alcuni casi (sopra a tutti Berlinguer ti voglio bene, uno dei migliori film del 900 erroneamente considerato un film comico) preferisco Giuseppe, recentemente scomparso.
    [Non si può negare che Bertolucci fosse un grande: era cinico, all’occorrenza anche un po’ cialtrone, ma nella vita quotidiana. Dobbiamo però tenere separata l’opera dall’uomo. ‘Il conformista’ è un’opera perfetta, senza sbavature: nella ricostruzione degli ambienti, soprattutto, e nella trasposizione ed elaborazione dello spunto moraviano: si agisce politicamente, talora, perché c’è un nodo esistenziale da sciogliere, o da recidere. Questo stesso tema troviamo in ‘Dreamers’, un film del quale ho già parlato in queste pagine, e che, a mio parere, ha qualche debito nei confronti di un romanzo meraviglioso, ‘La conspiration’, di Paul Nizan. L’ultimo Bertolucci, quello di ‘Io e te’, è penoso: càpita, in vecchiaia, quando non ci si ferma in tempo. Un po’ come la Sandrelli, che continuando a recitare, e interpretando la parte della “nonna che scopa”, o della donna bella di dentro, sta rovinando un mito. Fu grande invece nella ‘Chiave’ di Tinto Brass. N.d.Ar.]

    Del resto se lei analizzasse anche gli pseudonimi talvolta scelti a caso, talvolta no, utilizzati sul suo diario potrebbe farsi un’idea meno schematica delle persone che bazzicano ormai da 5 anni Nusquamia.

    Conformista Andrej Bolkonskij? oppure Jacques Deuzé de Cahors, o Jean Bedel ? Non direi proprio, forma e sostanza, bene e male, ipocrisia o no. Hanno tutti e tre (ma ce ne sarebbero altri, anche Algido ha in sè un tratto distintivo) qualcosa in comune. Il principe Andrej la noia per i riti triti e ritriti di una certa società, Jacques de Cahors in un certo senso è l’opposto di Bergoglio, Bokassa invece è lo specchio fedele della personalità narcisistica dei nuovi leader mondiali (e locali, alcuni sindaci credono di governare il proprio paesucolo come un piccolo feudo) che sviluppano addirittura il culto della personalità, portato a caricatura naturalmente, in fondo in fondo l’incoronazione di Bokassa la vivrebbero volentieri da protagonisti. In questo caso non penso a Curno, però.
    [Qui lei offende la mia intelligenza e il mio spirito di osservazione. In primo luogo, perché lei pretende che io giudichi un personaggio da quel che mi vuol dire e non da quello che io capisco. Un po’ come quando Locatelli mi dice che lui è contro la “colata di cemento” della variante del Pgt: anch’io sono contro la colata di cemento e, soprattutto, contro i giochini per cui si fa passare per verde pubblico qualche aiola, ma non per questo voterò per Locatelli, perché ho capito delle cose riguardo alla Ndoc, che lui non mi dice. In secondo luogo lei pretende che io dimentichi quel che so fin troppo bene e del quale l’archivio della mia mente fornisce ampia conferma, che che cioè il sottobosco del potere, come pure la palude aziendale, pullulano di personaggi che pretendono di avere la botte piena e la moglie ubriaca: cioè, vivono una vita conformistica, assumono posizioni politiche, aziendali e istituzionali conformistiche, ne succhiano tutti i vantaggi; nello stesso tempo però ti sussurrano che loro però, coltivano ben altre letture, hanno ben altre frequentazioni, nutrono ben altri sogni ecc. E la ‘constantia sapientis’, della quale scrisse Seneca? E il principio superiore, del quale abbiamo scritto su Nusquamia, più di una volta? E l’onore? Boh — si dirà — sono delle zeppe che frenano o impediscono la ricerca del denaro, la conquista del successo o, più semplicemente, il tirare a campare, quando si è giovani, e magari si è laureati con una laurea anche a pieni voti, ma che non vale un fico secco, e c’è il pericolo di dover portare le pizze a domicilio. E allora conviene essere conformisti. A un livello direi elevato, sono conformisti i personaggi che vediamo nel film ‘La terrazza’, di Ettore Scola. Ma più disgustosi ancora sono quelli che vorrebbero farci credere che loro sono “quasi” come i personaggi della terrazza: arrampicatori sociali, gente “de sinistra” (è una locuzione che prendo a prestito da Giuliano Ferrara), e che sono tali perché sanno che lì c’è il potere, che in quell’ambiente si decidono le carriere.
    Credo di essermi espresso, anche su Nusquamia, contro il culto di Pasolini: non ne condivido la deriva irrazionale, certi suoi ragionamenti mancano di ogni logica, sono aberranti e diseducativi. Eppure non posso negare coerenza all’uomo, non posso non levarmi il cappello davanti alla morte che egli stesso si è cercata. Disprezzo la sua Alfa 2000 metallizzata, usata come attrattore per i ragazzotti sottoproletari che erano la passione di Pasolini, e sui quali aveva imbastito una mistica assurda. Eppure era autentico, non era un conformista. Quella sua brutta poesia (così lui stesso la definì) contro i manifestanti borghesi e sedicenti rivoluzionari di Valle Giulia, dalla parte dei poliziotti figli dei proletari meridionali, contiene un nucleo di verità che sarebbe sbagliato circoscrivere a quel momento storico: dicendo per esempio che i giovani di oggi fanno schifo, sono infetti di aziendalismo e Maria-de-Filippismo, non sono nemmeno capaci di ribellarsi ecc. Dica così chi è in malafede; ma chi è in buona fede e sa ragionare coglierà in quella brutta poesia, se non altro, lo scarto non-conformista. Detta fuori dai denti, Pasolini inorridirebbe se venisse a sapere di MarcoBattaglia e Andrea Saccogna-Gamba. Per non parlare delle cattofemministe “à la” dott.ssa Serra. La quale invece — ne sono sicuro — pretenderebbe di essere una la cui vita politica, sobrietà compresa, riscuoterebbe l’approvazione di P.P. Pasolini
    N.d.Ar.]

    Il Foglio mi piace, tra l’altro credo sia letto all’80% da un elettorato di sinistra che vuole avere anche un punto di vista alternativa a La Repubblica, al Corriere o, peggio, al Fatto Quotidiano.
    [Su questo sono d’accordo. N.d.Ar.]

    • ALGIDO permalink

      L’altro ieri, l’avrà letto, è morto Pino Pelosi, l’omicida di Pasolini, lui ragazzo di Borgata. L’ho sempre immaginato come un Ninetto Davoli al contrario, stessa origine, stesso humus, ma destini diversi con un solo punto o comune: Pasolini.
      [E l’anno corso è morto un altro pasoliniano, Franco Citti, che sarebbe divenuto anche regista, e che qualcuno avrebbe chiamato il “Rimbaud delle borgate”. Era ridotto su una sedia a rotelle, forse per questo se ne uscì con nuove clamorose rivelazioni sulla morte di Pasolini: il complotto fascista, la criminalità finanziaria che il suo romanzo postumo ‘Petrolio’ avrebbe dovuto spiattellare (comunque, in generale, sono d’accordo: la finanza è per buona metà criminale e l’altra metà… Ma queste sono cose delle quali i similprogressisti conformisti, aziendalisti e servi dei padroni si sono dimenticati; figuriamoci se Marcobattaglia intende rovinarsi la carriera denunciando la criminalità finanziaria che condiziona certe mongo-decisioni europee). Già Laura Betti, all’indomani dell’assassinio, aveva parlato di complotto. Ma in fondo era banale, e ci vorrebbero delle prove, o degl’indizi, e un bel ragionamento: tutte cose delle quali Laura Betti non era capace. Tra l’altro, non escludo l’ipotesi di un complotto, e di una trappola tesa attraverso Pelosi detto “la Rana”, e della quale potevano essere al corrente anche altri ragazzi di vita. Non lo escludo proprio. Ma perché Franco Citti se ne uscì tardivamente a fare rivelazioni che avrebbe dovuto fare subito, tanto più che Pasolini era un suo amico, e che a Pasolini doveva tutto? In mancanza di riscontri, penso a un tentativo d’innesco di circo mediatico, giusto per dargli una mano con i soldi racimolati con le interviste. Comunque, quella è robetta, rispetto al circo mediatico che gira intorno all’omicidio di Yara Gambirasio. Quel circo è diventato una macchina per far soldi: temo che i suoi organizzatori, con il concorso dei beneficati (alcuni dei quali potranno così far fronte alle spese affrontate a vario titolo), faranno di tutto per mantenerlo in vita il più a lungo possibile. O c’è qualcuno così ingenuo da pensare che tutte le comparsate televisive, le interviste ai giornali (che fanno aumentare la tiratura, con conseguente maggiore introito pubblicitario) siano al servizio della verità e del lettore? N.d.Ar.]

      • Caterina permalink

        Sabaudia terrasanta!

        Vedi:

        [Si osservi che all’inizio di questo interessante documento la musica è tratta dalla colonna sonora del film, ‘Così come sei’, più volte citato in questo diario per la straordinaria fichitudine della sua interprete, Nastassja Kinski (si veda, per esempio, quanto abbiamo scritto in Musiche da film_2). Mi domando se l’autore del documento ne fosse consapevole, tanto più che questo film è considerato politicamente scorretto ed è — di fatto — proibito in Italia. Il Dvd in Itaia non viene venduto. Allora ho provato a ordinarlo in Germania, ma il sistema di Amazon mi diceva che non è possibile ordinarlo in Italia. Per superare l’ostacolo, ho dovuto chiedere a un amico che lavora in Germania di acquistarmene una copia.
        Ricordo infine che sulle dune di Sabaudia, qui sopra calcate da Pasolini, Catherine Spaak, allora splendida reginetta del Mercato comune (così fu definita), pose le sue bellissime chiappe e consumò — nella finzione cinematografica — l’amore di una notte con un Tognazzi che interpretava la parte di un ingegnere di mezza età, il quale da quell’incontro trarrà una lezione memorabile. Invece per Catherine Spaak dopo quella notte, semplicemente, cominciava un altro giorno. Era la morale che cambiava.
        N.d.Ar.]

      • Ancora su Pasolini

        Lascia perplessi l’affermazione di Pasolini, secondo cui Sabaudia sarebbe l’espressione di una realtà paleoindustriale e rustica: credo che il suo odio per il neo-capitalismo (più ancora che per il capitalismo) gli facesse da filtro, tanto da non vedere che il fascismo costituiva una razionalizzazione intelligente delle esigenze di affermazione del capitalismo nella realtà italiana. Era una razionalizzazione intelligente perché teneva conto del principio di realtà, in particolare della realtà sociale degli italiani, del sostrato rurale (questo sì) e del momento storico. Mica come i coglionazzi ignoranti aziendalisti che imperversano oggi, con le loro formulette, le loro procedure avulse dalla realtà (ma tutte da “condividere”, e chi non condivide è un eretico), i loro mongo-corsi di formazione (come se non bastasse, perlopiù truffaldini). La verità però è che il fascismo fu in continuazione con l’Italia liberal-giolittiana, dopo lo iato della prima guerra mondiale, ma tenendo conto dei suoi effetti, sociali ed economici, tra cui i profitti di guerra dei cosiddetti “pescecani” (Giolitti, come non si stancava di ricordare Salvemini, faceva il galantuomo, ma usava i “mazzieri”, per facilitare la raccolta del consenso).
        Ciò premesso, anche questo filmato mostra quanto sostenevamo precedentemente, che cioè, nonostante tutto, in particolare nonostante i presupposti irrazionali del suo pensiero, freudianamente ancorato alla corporalità, Pasolini è indubitabilmente un uomo autentico. Tutto si può dire di lui tranne che fosse uno sporcaccione, perlomeno intellettualmente. Era un anticonformista. Pasolini coglie la bellezza di Sabaudia, le assegna un significato forse discutibile (per noi Sabaudia è bellissima, ma per ragioni in parte diverse) e non ha paura di affermarlo, laddove sarebbe consigliabile, in quanto politicamente corretta, una “sobrietà” di tipo serrano. Pasolini non nega che Sabaudia fosse un’opera fascista. Anzi vede nel fascismo una cosa giustissima, che non abbiamo mancato di sottolineare noi stessi, nel nostro piccolo. Vede cioè che pur essendo il fascismo un regime di criminali, non commise tuttavia crimini così gravi come il neocapitalismo, che al tempo di Pasolini poteva dirsi tout-court consumistico, considerato il ruolo del feticcio delle merci (è un concetto marxista, tuttora valido). Abbiamo messo in luce più di una volta che il fascismo aveva soggezione dell’alta cultura, per cui non osò, per esempio, aggredire l’istruzione superiore, anzi la migliorò (pur obbligando i professori a giurare fedeltà al regime, cosa che essi fecero in massa: non lo ignoriamo). Invece oggi qualunque assessorucolo si permette di parlare di cultura, agrimensori male acculturati pretendono addirittura di redigere prog[g]etti culturali (vedi le sbruffontate intorno al Bibliomostro), ministro della Pubblica istruzione è una sindacalista, in generale la scuola è di merda, usata truffaldinamente per trasmettere contenuti non scolastici, solitamente politicamente corretti, profittando del fatto che gli studenti non possono scappare. Insomma, come diceva Pasolini, oggi il sistema è formalmente democratico, ma commette crimini che il fascismo non si sognava di commettere. Ma almeno al tempo di Pasolini esisteva ancora un pensiero critico, un pensiero forte e la pestilenza capitalistica attaccava l’umanità servendosi del consumismo come veicolo principale d’infezione. Oggi la peste del consumismo aggredisce l’uomo in sinergia con la sifilide dell’aziendalismo.

        Per restare in ambito curnense, e a dimostrazione del nonconformismo di Pasolini, a petto del conformismo dei sedicenti progressisti che pretendono oggi d’insegnarci la via, la verità e la vita: ma voi ve l’immaginate una dott.ssa Serra che denuncia gli aspetti criminali della scuola italiana, il degrado dei licei, le Università ormai di quartiere, pur di moltiplicare gl’incarichi, i corsi di laurea inutili, la cazzata dei corsi di laurea 3+2, le lauree in filosofia conseguite senza conoscere il greco, la mistica dell’Erasmus/Orgasmus come fuga dalla realtà ecc.? o un Marcobattaglia che denuncia i crimini della mongo-euro-tecno-burocrazia?

      • Ripasso

        Fa sempre bene ripassare i due capolavori sopra menzionati, La voglia matta di Luciano Salce e Così come sei di Alberto Lattuada. Sono film politicamente scorretti, ci piacciono anche per questo. E che Iddio si protegga dalle reprimende del gatto padano (che, a dire la verità, ci divertono parecchio).
        Può darsi che per vedere correttamente questi film, come pure il documento di Pasolini, dobbiate installare nel vostro c.d. browser l’estensione che prende il nome di “HTML5 di YouTube”.

  15. Amarcord


    Queste due immagini non hanno bisogno di molte parole. La prima riguarda il Pedretti, candidato dalla Lega nord a un seggio nel Consiglio regionale lombardo. Noi ci eravamo inutilmente adoperati perché la Lega nord non commettesse questo errore, e su Testitrahus avevamo esposto alcune ottime ragioni. Ma non vollero ragionare. È vero, poi però non lo hanno ricandidato, ma hanno fatto di tutto per tenerselo buono, perché il Pedretti non dicesse tutto quello che sapeva. Infatti, com’è noto, non è che i moralizzatori del partito fossero tutti degli stinchi di santo. Gli hanno perfino dato una targa al merito; sì, ma ci vuole ben altro. In ogni caso, il Pedretti non ha sollevato la cortina che occulta i retroscena politici, alla fine hanno stipulato una sorta di gentlemen’s agreement: la Lega nord ritira il suo appoggio al Pedretti nella disavventura giudiziaria per il rimborso allegro dello Chardonnay e dei gingillini elettronici (e così crede di fare una bella figura), il Pedretti annuncia che si ritira dalla Lega nord (e così crede di fare una bella figura, anche lui); però, bocche cucite da una parte e dall’altra; e chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto, scurdammoce ’o passato ecc. Si noti, qui sopra, che il Pedretti è definito «molto vicino a Calderoli», ed è vero. Cioè a quel tempo il Pedretti era molto vicino a Roberto Calderoli (noi avevamo scritto che ne era il “topanta”, usando un’espressione tratta dal Satyricon di Petronio). Oggi invece il Pedretti non è più vicino al Calderoli; soprattutto il Calderoli non si sente vicino al Pedretti.
    Qui sotto, invece, un ricordo del Salvini padanista: com’è noto, Salvini ha dato un calcio in culo alla speranza di riscatto dell’Italia settentrionale, che era un’idea per niente sbagliata, quando fosse sostanziata da analisi rigorose: di qui avrebbe potuto nascere — forse stava per nascere, ai tempi di Miglio — un programma scritto da persone serie (e non da poeti e tecnici del cazzeggio giuridico, che avrebbero soffocato un’idea sana nei miasmi dell’identitarismo, del misticismo, delle cazzate celtiche ecc.). Il comandante Ettorino non ha dubbi: Salvini è un fedifrago. Pare che Marcobelotti della Lega nord (o come diavolo si chiamerà) di Curno non se ne sia accorto.

    • Anglista permalink

      Elio Chinol, una vita tra Shakespeare e provincia
      [Questo articolo pervenuto a Nusquamia è scopiazzato da ‘Repubblica’, e non sappiamo perché ci sia stato inoltrato. Ma ci ha dato il destro per alcune osservazioni interlineari sul neo-concetto buzzurro di “eccellenza”, tipico della neolingua che piace agli agrimensori male acculturati. N.d.Ar.]

      Elio Chinol, il letterato trevisano che è morto ieri, a settantaquattro anni, nell’ Ospedale di Padova, apparteneva alla consorteria degli accademici arguti.
      [Oddio, questo «ieri» sarebbe in realtà il 2 settembre 1996. N.d.Ar.]

      Era un anglista di fama, professore alla Sapienza [un anglista vero, dunque, mica come il Pedretti curnense, quello del ‘Tibet free’ : N.d.Ar.]. Le sue passioni comprendevano Milton e Shelley, Conrad e Poe. Uno dei suoi saggi giovanili è dedicato al pensiero di S. T. Coleridge. Si era dato a tradurre Shakespeare, da ‘Antonio e Cleopatra’ a Macbeth, da ‘Pene d’ amore perdute’ ai ‘Sonetti’, appena usciti da Laterza. Piacevole conversatore conviviale…
      [Cioè, essendo una persona di cultura, e sicuro della propria cultura, non è un iracondo ed è piacevole conversatore conviviale (ecco il termine “conviviale” usato a proposito, mica come lo usa lo starnazzante don Tonino Bello). Chinol non è un agrimensore male acculturato che vorrebbe dimostrare che lui, ancorché agrimensore, potrebbe fare il paiolo ad architetti e urbanisti di scala orobica e più, fino a Norman Foster, del quale non parla male solo perché si considera la sua reincarnazione curnense; e potrebbe insegnare, contro il parere di chi ha studiato latino e greco (che non vorrebbe che la cultura fosse deturpata da iniziative buzzurre di basso profilo assessorile), che cos’è la cultura e come essa possa essere animata, vivificata e spalmata tra le genti padane (non solo tra i curnensi) grazie all’erezione di un Bibliomostro costoso, inutile e buzzurro, concepito dalla sinergia di due menti agrimensurali. E se soltanto gli dessero ascolto, Curno sarebbe tutta a banda larga, ci sarebbero giardini pensili come nell’antica Babilonia, attraversati da “piste pedocicalbili”, tunnel sotterranei per lo smaltimento del traffico, sistemi di trasporto delle merci via acqua; i giovani curnensi sarebbero indirizzati alle grandi scuole d’eccellenza (“eccellenza” va molto di moda, negli ambienti culturalmente sottosviluppati, ma con le lucette del nuovo che avanza [*]) perché Bergamo per Curno è troppo poco, tutto quel che si fa a Curno dovrebbe essere deciso previa istituzione di commissioni internazionali o anche in seguito a bandi di concorso internazionali; inoltre si dovrebbe pensare a corsi di mongo-formazione obbligatori (ovviamente, formazione d’“eccellenza”) e i neo assunti del Comune e i collaboratori delle molteplici iniziative che dovrebbero nascere intorno al Bibliomostro dovrebbero essere targati con il bollino di qualità Erasmus/Orgasmus. N.d.Ar.]

      Chinol amava rievocare una sua lunghissima trasferta di studio nell’ austera Inghilterra […] ma che è autentica e vitale”.
      [Non trascrivo tutto il testo che ci è stato inviato, perché il contributo del misterioso lettore è letteralmente copiato&incollato da un antico articolo di Repubblica, reperibile in rete: vedi Elio Chinol, una vita tra Shakespeare e provincia N.d.Ar.].

      ………………………………………
      [*] Si veda nella mongo-rivista ‘Wired Italia’ che si auto-definisce «il miglior magazine al mondo (vedi), l’articolo d’impianto culilinctorio sull’eccellenza enogastronomica, che s’inizia enfaticamente
      (che l’enfatico e conformista MarcoBattaglia voglia dare alla sua comunicazione lo stile di Wired? squit!) con queste parole: «Si è svolta ieri sera “L’Unica Cena” di Vanity Fair, ospitata all’Hangar Bicocca di Milano all’ombra dei monumentali Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer. La serata, all’insegna dell’eccellenza italiana nel mondo, ha visto protagonisti gli chef Andrea Berton, Carlo Cracco, Ernst Knam e Davide Oldani che per la prima e unica volta hanno condiviso i fornelli, cucinando insieme per 300 ospiti in onore di Gualtiero Marchesi – primo italiano a ricevere nel 1986 le tre stelle Michelin -, nella cui cucina milanese i 4 hanno imparato il mestiere vent’anni fa, prendendo poi ognuno la propria strada con i grandi insegnamenti del Maestro». Vedi “L’Unica Cena” di Vanity Fair.

      Morale: chi dice “eccellenza” dice buzzurro.

  16. Schifobucolico permalink

    Nessuno ha ancora detto e scritto che fine hanno fatto i cinquemilioni di euro che sarebbero stati incamerati dall’ allora eco mostro di Gandolfi per beneficio dei curnensi?… e quanti ne sono entrati o entreranno nelle casse a beneficio sempre dei pecoroni curnensi con il nuovo entusiasmante progetto zebra, che anzichè utilizzare mostri utilizza tonnellate di cemento e ferro? a chi giova tutto ciò?

  17. Beppe permalink

    Penso che alcuni del centro destra con alcuni del centro sinistra, trovandosi al centro, abbiano optato per il bene dei paesani facendo il bene anche dei propri amici, come giusto che sia. Tuttavia, chi di noi, trovandosi nei panni (empatici) di coloro che hanno potere decisionale, non favorirebbe i propri amici nella graduatoria del mattone al di là e al di qua della giungla calcestruzia separata dal fiume d’ asfalto che è la briantea equatoriale? Per il bene della comunità, anche se il popolo non lo comprende mette daccordo tutti, ma proprio tutti e soltanto chi è restato, con grande sprezzo del dovere nei gangli del potere conosce la vera sofferenza del confronto nelle suddivisioni interne.
    Ora che s’ è preso sapore delle cose e il gusto ci guadagna, chissà quante belle cose vedremo in futuro. Il popolo ne sarà grato.

    • La Ndoc che denuncia la “colata di cemento” non ci convince. E la comunicazione crurale fa acqua da tutte le parti

      Rispondo ai due commenti precedenti: sincero il primo, ingarbugliato il secondo (ma di proposito, così da dire e non dire insieme).
      Questa storia che in realtà la Ndoc e — meglio — alcuni suoi avrebbero da guadagnare dalla variante del Pgt, apparentemente contrastata in campagna elettorale con aspre prese di posizione contro la “colata di cemento” l’ho già sentita. Però, senza uno straccio di ragionamento, potrebbe rimanere un’accusa campata per aria.
      Per esempio, si potrebbe azzardare l’ipotesi (tutta da dimostrare, però; quanto meno si dovrebbe produrre qualche indizio che possa metterci sulla strada della ricerca della verità) che la Ndoc faccia il gioco che facevano un tempo i post-sessantottini, sopratutto quelli delle classi sociali subalterne, parcheggiati all’Università dalla legge Misàsi: latravano contro i borghesi, per potersi intrufolare nelle case dei borghesi. Però — ripeto — fuori le prove, o quanto meno gl’indizi.
      Per parte mia ribadisco quello che ho affermato a più riprese:
      a) La levata di scudi contro il c.d. Ecomostro, progettato dall’arch. Bodega e non da un agrimensore velleitario pervaso di buzzurra megalomania, è uno degli episodi più squallidi della politichetta curnense di questi ultimi dieci anni. Si rimproverava a Gandolfi di non aver impedito che la proposta arrivasse in Consiglio, perché arrivando in Consiglio, com’è arrivato, gli amici degli “attori del territorio” (mai specificati, ma da loro invocati) non fossero costretti a gettare la maschera, come furono costretti a fare. Votarono contro il c.d. Ecomostro i similprogressisti (e Max Conti pubblicò sul compiacente Bergamo news un coniglio mediatico dove si accusava Gandolfi di «sacco del territorio»), la Lega pedrettista, la quinta colonna del Pdl (Fausto Corti e Giovanni Locatelli attuale Líder Máximo della Ndoc curnense) e Dante Maini (che accampava ragioni sue, tutte particolari, e rimproverò Gandolfi in Consiglio di non aver voluto sentire i suoi buoni consigli).
      b) la storia che il c.d. Ecomostro fosse tale perché di volumetria eccessiva è una cazzata pazzesca, per varie ragioni. Le principali sono:
      b1) Curno non è Greve in Chianti e non è Cortina d’Ampezzo, dunque qualora fossero stati previsti anche 60.000 metri cubi, invece di 33.000, poiché edificati a Curno e in quell’area desolata e disumana, purché l’edificio fosse stato dignitoso e non velleitario, non c’era ragione di “scandolezzarsi”: e poi, da parte di chi? Mi volete presentare questi raffinatissimi esteti, vogliamo vedere quale sia il loro spessore culturale? Mi vengono in mente il Pedretti e il Tarcisio che a una festa in piazza a Curno (si cantavano le canzoni dei Pooh, se ricordo bene) indossavano le magliette “No all’Ecomostro”, sperando di essere fotografati, e forse furono anche fotografati. Mi viene in mente che alcuni curnensi, intelligentissimi, dissero che l’Ecomostro impediva la visione delle colline (non si vedono nemmeno da Piazza Vecchia, a Bergamo: embé? ma con la differenza che da Piazza Vecchia non si vedono comunque, mentre da Curno, se proprio non ti metti sotto l’Ecomostro, le vedi. E le vedi anche se eviti di metterti il pollice davanti all’occhio, come fanno i piloti d’aereo per non vedere il Sole.
      b2) il progetto del c.d. Ecomostro era un progetto di qualità, per niente velleitario; era inoltre un attrattore di nuove occasioni per Curno: vedi per esempio gli ambienti progettati nella prospettiva di una domanda indotta dal nuovo ospedale.
      c) La comunicazione di Vivere Curno ed Pd di Curno, adesso che è sindachessa la dott.ssa Gamba comincia a dimostrarsi disastrosa. La dott.ssa Serra, che aveva la coda di paglia, pretese la sobrietà. Invece la dott.ssa Gamba che — credo, in buona fede — ha fiducia nella bontà delle scelte serrane (oltre che nelle capacità del suo consigliere per la comunicazione MArcoBattaglia), parla, ma sbanda. Come quando disse che Gandolfi aveva impedito l’ultimazione del Bibliomostro, ma poi si corresse e disse che sì, Gandolfi non aveva impedito, di fatto però l’aveva impedito, perché non aveva speso quella sommetta, spendendo la quale il progetto velleitario sarebbe stato compiuto (e neanche questo è vero: quel filmato dove la giornalista “dimostra” con una fotocopia prelevata da una pila di documenti, avuta chissà come, che tutto era pronto per il collaudo è un esempio di deplorevole disinformazione). In particolare, riguardo al c.d. Ecomostro la dott. Gamba ha ribadito il mongo-concetto che per Curno e, in particolare, per quell’area fuori della grazia di Dio, 33.000 metri cubi di costruzione edilizia dovevano essere considerati un pugno nell’occhio, tant’è che vanta per le nuove costruzioni alternative al c.d. Ecomostro una cubatura di un terzo inferiore. Già, ma che cosa si costruisce? Una mangiatoia per i coatti dei centri commerciali e un bazar di merci a prezzi scontati (cosiddetto discount), se ho capito bene. Intendiamoci: se la comunicazione crurale è disastrosa, a me fa piacere. Dico soltanto che quella serrana era più furba, riducendosi a documenti da “condividere”, proclami e conigli mediatici che promuovessero l’immagine della Serra. Ma non si entrava mai nei problemi, che dovevano essere investiti di aura mistica. Invece la Gamba pretende di parlarne, e si affida a Marcobattaglia, con il bel risultato che la comunicazione crurale è disastrosa.
      d) Non mi convince l’alzata di scudi della Ndoc contro la “colata di cemento”, sia perché non credo nella sollecitudine ecologica della Ndoc (da quando sono “puri”?), sia perché un paese così brutto come Curno e in particolare quell’area così brutta di Curno non meritano tanto sdegno. Mi vengono in mente le «vergini dai candidi manti, rotte di dietro ma sane davanti». Semmai quell’area schifosa poteva essere valorizzata dal progetto dell’arch. Bodega; cosa che non credo avvenga con la costruenda mangiatoia per coatti e con il bazar di merci miserabili e articoli per la casa (si parla di detersivi). In altre parole, l’alzata di scudi della Ndoc era strumentale, preludeva a ben altro disegno. Era questo quel che intendeva Beppe?

      • ALGIDO permalink

        una differenza per la verità c’è.
        Il cd Ecomostro era operazione immobiliare “speculativa” e la società promotrice risulta sia andata anche in fallimento.
        Come del resto è fallita, a opera degli stessi operatori la cosiddetta operazione Montessori, cantiere sempre chiuso da un anno per il fallimento di cui parlavo, con alle spalle gli stessi operatori.
        Non è la prima operazione promossa (ma anche bocciata) dalla precedente amministrazione i cui operatori sono falliti.
        Questa del parcheggio zebra una, la seconda (grave perchè doveva portare alle casse la realizzazione di una rotonda di raccordo tra briantea e statale Dalmine – Villa d’Almè) quella di via Lungobrembo (con edificazione di stecca alta 4 piani i affaccio parco del Brembo, l’operazione non aveva le gambe era scombiccherata, e infatti mai partirà) la terza quella del progetto dell’architetto Botta con le famose torri di 24 piani (e relativa denuncia con richiesta danno da 2 milioni che, chissà perchè, si beccò il PD).
        Adesso come adesso è assurdo (e si è visto dai succitati fallimenti anche inutile) promuovere operazioni di stampo speculativo, che non prevedano già chiaramente chi entra e cosa farà, e il miniprogetto attuale (mini rispetto sia alla prima ipotesi dei 45 e rotti mila metri cubi del piano Bodega sia a quello ridimensionato) ha già ben chiaro chi userà l’immobile e per fare cosa, in coerenza con la vocazione del comparto ovviamente.

        Bello l’edificio Bodega? a me non piaceva ma non l’ho mai detto (e nemmeno mi risulta l’abbia mai detto Max Conti o Vito) perchè il punto non era quello e perchè non mi sento titolato a giudicarlo a livello estetico..

        L’ha detto a suo tempo il Pedretti facendo un parallelo con l’operazione Autostrada, un sedicente centro direzionale-hotel che a oggi, a parte un ristorante e la Coop (che sta dimezzando gli spazi, dato che non lavora) è desolatamente vuoto e inutile ma copre ormai irreversibilmente la vista di città alta.

        Le operazioni immobiliari (secondo me) vanno avanti se sono chiare, se è chiaro chi le propone e chi le usa.

        Alle spalle del piano Bodega, una operazione facciamo finta di 35.000 mc (ai valori del tempo circa 10-12 milioni di euro ) c’era una società con capitale sociale 10.000 Euro in cui il 90% era in mano a uno sconosciuto cittadino slavo (le visure sono rintracciabili), che garanzie? nessuna, infatti tutto è finito in burletta.

        L’uso successivo? non si sa, le premesse per restare vuoto come quello dell’autostrada c’erano tutte.

        Non ho citato l’altro fattaccio che riguardava quell’area, cioè il presunto (ma mai provato in effetti, va detto) tentativo di corruzione di uno degli operatori nei confronti di un politico locale che lo denunciò.
        La cosa non fu provata e tutto si chiuse così, quindi lasciamola stare, magari non fa proprio una bellissima impressione, ma tant’è.

        Quanto al sacco del territorio, va inquadrato nelle operazioni promosse allora (se non da Gandolfi, da qualcuno in maggioranza); vediamole queste operazioni.

        1) Il cosiddetto SUAP di via Ruffilli (operazione bocciata in consiglio comunale, con uscita dall’aula di parte della maggioranza (i pagnoncelliani ovviamente ) e voto contrario di tutti alla fine, anche di chi la spingeva)

        2) Il PI Lungobrembo sopra citato

        3) Il PI Briantea I

        4) il Piano Bodega

        5) Le torri di Botta

        6) altre operazioni minori

        Tutte operazioni (qualcuna a buon fine come il PI Briantea, il PI Lungobrembo e alcune minori) e altre fallite gia in seno alla maggioranza.

        Tutte comunque gestite (chissà il perchè) fuori da un PGT che era in gestazione e che la vecchia maggioranza in 5 anni mai completò), quello si rimproverava e quello fu l’oggetto della battaglia, non il fatto che un edificio fosse bello o brutto

        Quanto alle illazioni di questo Beppe, beh, se fosse piu preciso invece di fare la figura del Pirla ci aiuterebbe a capire, non trova anche Lei Aristide?

        PS delle operazioni sopra stanti ho voluto dire le cose chiare e alla luce del sole, quelle verificabili; le illazioni (talvolta anche convergenti) su tutte le manovre di retrobottega, raccolte a Curno (ma anche fuori Curno, ed è sorprendente) non documentabili non le voglio scrivere, ma ci sono, e non poche.

      • Che errore, tornare a parlare del progetto dell’arch. Bodega!
        L’alzata di scudi contro quel progetto fa degli aziendalsimilprogressisti dei sepolcri imbiancati e della politichetta curnense un recinto di furbastri sudaticci alla fiera del paese

        Lei afferma che il c.d. Ecomostro sarebbe stato un’«operazione speculativa». Ma che cosa vuol dire? Ragionando in termini di terza F, e parlando di affari, “speculativo” può voler dire:
        a) proteso a realizzare il maggior profitto futuro (chi “specula” è uno che sta molto attento nel guardare gli eventi presenti e soprattutto futuri, dal lat. speculor);
        b) proteso a realizzare profitto senza scrupoli, con eventuale danno della comunità, spesso sul filo dell’illegalità (come quando, appunto, si parla delle coste italiane devastate dalla speculazione edilizia).
        Allora le domando:
        a1) Lei, che è un aziendalista, se la sente di dire che un operatore commerciale debba intraprendere qualcosa senza riguardo al proprio interesse?
        a2) Lei se la sente forse di dire la Plinthos S.p.a. intendesse operare a Curno sul filo dell’illegalità?
        Per andare avanti nel ragionamento, more Socratico, dovrei avere una risposta. Ammettiamo che lei mi abbia dato la risposta e andiamo avanti. Lei afferma che la Plinthos è fallita, cosa ch’io non so, ma posso ammettere come vera. E allora le domando: qualcuno degli attori del territorio graditi ai similprogressisti e ai politici indigeni “istituzionali” (Pedretti, Max Conti e Locatelli compresi) non ha mai portato i libri in tribunale o non è mai fallito?
        E quand’anche i “vostri” attori del territorio fossero stati tutti baciati dalla fortuna, faccio comunque presente che:
        a) al tempo la Plinthos non era fallita, e niente faceva capire che sarebbe fallita; i famosi cinque milioni di oneri di qualità sarebbero comunque andati al Comune di Curno, pena la nullità dell’eventuale deliberazione, con buona pace del Pedretti, del Max Conti, del Locatelli e anche di Dante Maini (che, pur non essendo parte integrante della quinta colonna, vi si buttò a corpo morto: cioè votò anche lui contro la delibera di adozione del piano, poiché non erano stati sentiti i misteriosi “attori del territorio”);
        b) l’operatore Plinthos, attore del territorio esordiente, non gradito al sistema dei politici di professione curnensi, potrebbe esser fallito anche in virtù (se di virtù si tratta) della levata di scudi del summenzionato blocco anti-Ecomostro (politici indigeni, stampa anglorobicosassone, misteriosi “attori del territorio” che non sarebbero stati ascoltati).

        Quanto all’operazione Montessori, che non so che cosa sia, ma che immagino afferente in qualche modo alla Plinthos, se è fallita, che c’entra con l’Ecomostro? Lei se la sente di dire, per esempio, che se la Lancia Dedra si rivelò una schifezza, allora sono una schifezza tutte le auto della Lancia e – dico di più – tutte le auto prodotte dalla Fiat, che controlla la Lancia? (spero che l’analogia sia chiara).
        Lei porta quindi due altri esempi che dimostrerebbero le colpe dell’Amministrazione Gandolfi. Della rotonda non so niente, e se lei dice che l’operatore è fallito, io le dico, alla maniera di Tonino Marsico: e che ci azzecca con l’Ecomostro? Provi a fare un ragionamento, senza insinuare; non faccia, insomma, come fa d’abitudine il gatto padano (vedi il dubbio dal quale è tormentato, riguardo ai documenti del Bibliomostro, che Fassi e Gandolfi si sarebbero mangiati: ha perfino minacciato denunce “inculanti”).
        So qualcosa di più invece della c.d. Porta Ovest di Bergamo, della quale esisteva una proposta elaborata dall’arch. Botta. Ricordo che stava a cuore al Pdl di osservanza formigoniana e che ci fu una sgradevole – dal mio punto di vista, visto che sono fiero avversario dell’aziendalismo – campagna di pubbliche relazioni concretizzatasi in una doppia pagina dell’Eco di Bergamo che, a insaputa di Gandolfi, dava per scontata un’operazione che richiedeva di essere analizzata ed eventualmente autorizzata. Fu un gravissimo sgarbo istituzionale, come dire: noi attori del territorio e noi politici indigeni siamo noi; tu, Gandolfi, e tu, cittadino di Curno, non conti un cazzo (vedi il sonetto del Belli: «Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo, / sori vassalli bbugiaroni; e zzitto»). Dopo questa manovra di “pressing” (come si dice in linguaggio coglione) Gandolfi reagì duramente, e della Porta Ovest non si parlò più (come nel film Jules e Jim, a proposito di un certo disdicevole episodio).

        Lei afferma che «promuovere operazioni di stampo speculativo, che non prevedano già chiaramente chi entra e cosa farà» è riprovevole. E daje! Che significa “speculativo”? Poi aggiunge che «il 90% [del capitale della Plinthos: N.d.Ar.] era in mano a uno sconosciuto cittadino slavo». Di che cosa si meraviglia, proprio lei che è un aziendalista? Lei è sicuro che un gatto padano (non io, che abitualmente non annuso le cacate carte), volendo, non potrebbe inventarsi alcuna insinuante considerazione riguardo a qualche operatore che invece è nelle grazie degli aziendalsimilprogressisti? (Vedi Dante: «Taïde è, la puttana che rispuose / al drudo suo quando disse “Ho io grazie / grandi apo te?”: “Anzi maravigliose!”»). Io però, che non sono il gatto padano, le domando: forse che i “vostri” attori del territorio sono imprenditori quaccheri, come a Nantucket gli armatori del Pequod, la nave baleniera di Moby Dick? (A proposito dei quaccheri, non dico di più per non espormi più che tanto, ma spero che alcune persone intelligenti capiscano. Non è mio costume essere misterioso, ma devo difendermi con un minimo di dissimulazione onesta.)
        Quando al progetto dell’arch. Bodega, non ne farei una questione di “mi piace-non-mi-piace”; le ricordo tuttavia che l’arch. Vito Conti lo definì in Consiglio “bellissimo”, ma poi votò contro, perché non erano stati sentiti gli attori del territorio, quelli buoni (a quel tempo la Plinthos non era fallita, e nessuno disse che sarebbe fallita o che qualcuno l’avrebbe fatta fallire).
        Sorvolo sul «fattaccio» del «presunto (ma mai provato in effetti, va detto) tentativo di corruzione di uno degli operatori nei confronti di un politico locale che lo denunciò», ma preciso che il politico locale è un politico locale ben noto, attualmente in esilio (politico), senza più il salvagente del conte zio: il Pedretti. Osservo infine che Curno non è in Isvizzera, né in Germania. C’è una sentenza che scagiona il denunciato.

        Il «sacco del territorio» denunciato da Max Conti in un suo celebre coniglio mediatico sul compiacente Bergamo news (vedi Conti (Pd): a Curno vero e proprio “sacco del territorio”) riguardava in verità il cosiddetto Ecomostro. Ma poiché lei ha avuto l’improntitudine di citare altri – secondo lei – peccati gandulfiani (Suap, Piano integrato del LungoBrembo ecc.), ebbene, varrà la pena ricordare che si trattava di operazioni di riqualifica di aree degradate, laddove la mangiatoia per i coatti del Centro commerciale e il bazar di imminente costruzione nell’area dell’ex parcheggio Zebra, se non saranno anche delle schifezze in assoluto (non so, e comunque voglio essere buono), certo non possono paragonarsi al progetto dell’arch. Bodega (e non parlo di “bellezza”, perché pare che l’agrimensore Pedretti e altri agrimensori curnensi la sappiano lunga in tema di bellezza, ma parlo di un apporto di qualità allo sviluppo del paese).

        Infine, il metodo di Beppe è miserabile. Che perlomeno porti degli indizi, se non proprio delle prove.

        Concludo affermando che, se io avessi commesso un errore come quello di Max Conti, quando parlò di «sacco del territorio», avrei trovato un modo intelligente per far retromarcia, invece di chiedere ai suoi amici di battere sul chiodo. In altre parole, hanno sbagliato la dott.ssa Gamba con l’ineffabile MarcoBattaglia a ricicciare la storia dell’Ecomostro, ma lei, Algido, che voleva raddrizzare le gambe ai cani, non mi pare che abbia fatto un bel lavoro.

      • «Non se ne parlò più»

        Nel pezzo precedente ho ricordato un’espressione della voce fuori campo che raccorda gli episodi di Jules e Jim, film di François Truffaut. La citazione esatta (alla fine dello spezzone presentato qui sopra) è «Del tuffo non si parlò più». Il tuffo, come la manovra di persuasione forzosa da parte di un “attore del territorio” nei confronti di Gandolfi, via doppia pagina sull’Eco di Bergamo al servizio del lettore (forse), era un episodio disdicevole, del quale sarebbe stato meglio non parlare più. Cioè, apparentemente le cose stavano così.

  18. Nicola G. permalink

    @Aristide

    Julien Sorel è dal vescovo. Il vescovo si accorge che Julien ha un’ ottima padronanza del latino. Dal vescovo Julien riceve un dono: le opere di Tacito in otto volumi. Dono molto particolare per un seminarista. Ma perché Tacito e non, per esempio, sant’ Agostino?
    [Penso che il vescovo fosse un buon psicologo. Pensava che uno come Julien Sorel fosse meglio tenerselo buono. Del resto la prospettiva dell’eroe stendhaliano era quella che negli anni ’70 si sarebbe detta “entrista”, un po’ come quella, per niente eroica però, anzi volgare e schifosetta, dei cattoprogressisti, ai quali non importa niente del messaggio evangelico, ma sono determinati a impadronirsi delle strutture della Chiesa. Julien Sorel, avrà pensato il vescovo, potrebbe persino fare del bene alla chiesa, in un’ipotesi di eterogenesi dei fini, perché di troppo gesuitismo si muore. Ma, come sappiamo, il progetto entrista di Julien Sorel fallirà: sognava l’epopea napoleonica e insieme studiava da seminarista, per dissimulazione onesta. Questo però non fa di Julien Sorel un abietto conformista, non era insomma, come direbbe Jean-Paul Sartre, un salaud, cioè uno sporcaccione. Julien Sorel era un eroe. N.d.Ar.]

  19. El Perro permalink

    Cemento, pilu e cemento armato!

    Tutto per il benessere dei cittadini, cibo sano, cibo naturale a “KM 0”, salvaguardia del patrimonio naturale del paese.
    Scommetto che gli sponsor principali di questi “attori del territorio” sono i coltivatori locali e le i Gruppi di Acquisto Solidale.
    Avrei visto bene un bel parco con alberi e siepi, “dog free”, giochi per bambini e prati per i genitori…

  20. Ma come: e a Curno, niente?

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    Fare clic sull’immagine per leggere l’articolo.
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    E pensare che abbiamo un Bibliomostro praticamente inutile. Non si potrebbe pensare a una sua riconversione d’uso, almeno in parte?

    P.S. – Non dimentichiamo, d’altra parte, che l’Amministrazione serrana si è impegnata, a nome di tutti i curnensi, perché fossero messe in atto “buone pratiche” Lgbt. Destinare il Bibliomostro a buone pratiche Lgbt non è forse una buona pratica? Qui s’apre il dibattito. Siamo in attesa di sentire il parere di MarcoBattaglia, responsabile istituzionale della comunicazione crurale (quello del gatto padano, che prevediamo iracondo, e che lui vorrebbe fosse posto su un piatto di pari “istituzionalità”, ma non lo è proprio per niente, non c’interessa).

  21. Luca L. ex curnese permalink

    @Algido

    Uno che ragiona così male non può essere una brava persona.

    • La retorica? Meglio farne a meno. Ma che almeno sia di buona qualità

      Più che altro Algido si arrampica sugli specchi. Come attenuante ha dalla sua che non è l’unico e, rispetto alla dott.ssa Serra, ha il pregio di provare a imbastire un ragionamento; si sforza. Si capisce che la ricerca della verità non lo appassiona, perciò la sua argomentazione abbonda di proposizioni connotate emotivamente, ‘pro domo sua’, evidentemente. Si potrebbe dire che gli piace la retorica, ma anche questo è sbagliato; oppure, quanto meno, bisognerebbe dire che gli piacerebbe essere δεινὸς λἑγειν, questo sì, come dicevano malevolmente di Socrate i suoi avversari, cioè “terribile nel parlare”, ma manca della tecnica. E sarà dura per lui apprendere, temo. Perché quei “pacchetti” di mongo-corsi per mongomanager e venditori servono a ben poco; in realtà servono più che altro a dare la carica al servo aziendale, o al capo dei servi (che è il servo peggiore), perché sia maleducato e determinato, perché insomma faccia il figlio di puttana, ma senza rimorsi, senza che si senta figlio di puttana. Ma è un’altra cosa.

      Consideriamo l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che fu un abilissimo rètore (nel senso peggiore della parola) e un grandissimo figlio di puttana. Tanto per cominciare quello, mentre di fatto non diceva niente che dimostrasse l’assunto (solitamente si trattava d’infiocchettare uno scampolo di pensiero trombone), tuttavia parlava come un libro stampato: i lunghi periodi delle orazioni di Scalfaro erano ricchi d’incidentali senza che mai il malnato perdesse il filo del discorso, caratterizzati da una struttura sintattica complessa, fortemente ipotattica. Questo gli consentiva d’inserire delle frasette ad affetto, di nessuna rilevanza razionale, è vero, ma che nell’uditorio impreparato, poco portato all’osservazione e sprovvisto degli strumenti di analisi del discorso, lasciava l’impressione che avesse ragione lui. Fondamentalmente la retorica di Scalfaro procedeva per aggiunzione, era di tipo cosiddetto asiano, in altre parole ampollosamente barocca.
      Di tutt’altro conio e, direi, di misero conio e con parecchia “mondiglia” (come dice Dante: gatti padani, cercate la parola sul vocabolario), era la retorica di un altro personaggio che credeva di essere un grande retore, senza esserlo, ed era invece era un viscidone, fornito di un ego ipertrofico: parlo dello Stefano Rodotà recentemente scomparso, e che noi abbiamo l’ardire politicamente scorretto di non rimpiangere. Aveva ragione Giancarlo Pajetta, che con lui non voleva nemmeno parlare. Rodotà aveva la pretesa che la sua retorica fosse di tipo cosiddetto epidittico, in realtà era basata sull’abuso della fallacia cosiddetta ‘ad baculum’: cioè, stai attento a quello che dici, perché io sono un grande giurista, e ti bacchetto (‘baculus’ è la bacchetta), come e quando mi piace. Quando scendeva nella mischia politica, Rodotà assumeva le posizioni più discutibili; però in sede “sc-scientifica” era invece precisino, e molto contenuto. Perciò quando in sede politica qualcuno gli rimproverava una posizione avventata, lui con quella faccia triste, con quella sua insopportabile mutria istituzionale, si rifugiava nella ridotta accademica, si meravigliava dell’accusa e diceva piccato: ma come, se io scritto questo e quello già dieci anni fa! Vai dunque a vedere quella rivista! Già, e noi siamo tutti fessi.

      Tornando ad Algido, dovrebbe capire che non basta pretendere di fare un discorso retorico, per fare un discorso retorico ben fatto. Se fosse così semplice, tutti sanno parlare, ma quanti sanno esprimersi con un minimo di efficacia e gradevolezza? Tutti, o quasi, sanno scrivere, ma quanti scrivono decentemente? Insomma, Algido dovrebbe studiare la retorica, ma quella seria, ed esercitarvisi. Ma con chi, a Curno? Con Tarcisio, forse? Così, cioè affinandosi con l’esercizio, facevano alcuni giovanotti nel ’68, quelli più sagaci: si ponevano l’un l’altro una questione, poi la discutevano in utramque partem, cioè da due punti di vista contrastanti. E così affilavano le armi della dialettica. Però, ripeto, non è facile, e non è da tutti.
      Un tempo ascoltavo Radio radicale, quando trasmettevano a notte fonda i processi famosi. C’erano certi avvocati, soprattutto di scuola napoletana, che erano di una bravura mostruosa. Grandissimi figli di puttana, ma bravi. Oggi invece, se segui certi processi, assisti a prestazioni azzeccagarbugliesche che fanno venire il latte alle ginocchia. Tanto per cominciare, se un avvocato proprio ci tiene a svolgere il ruolo inculante (cosa che, personalmente, ritengo spregevole), dovrebbe stare attento a non darlo a vedere. Invece si vede immediatamente, fin dal primo cazzeggio, che punta a inculare, gli esce la bava agli angoli della bocca, tanta è la voglia d’inculare.
      Così sono anche gli uomini politici che oggi passa il convento.

      (Ho nominato sopra la dott.ssa Serra, che abbiamo studiato a fondo, e della quale studiamo le prossime mosse, perché non ci fidiamo delle sue parole, quando disse che voleva fare la nonna. Quanto alla dott.ssa Gamba, è ancora sotto osservazione.)

      • Luca L. ex curnese permalink

        Perduta gente.

        [Oscar Luigi Scalfaro e Stefano Rodotà sono già all’Inferno.
        Teoricamente potrebbero evitare l’Inferno la dott.ssa Serra (ma dovrebbe portare il cilicio e salire il colle di Mozzo, tutti i giorni, d’estate e d’inverno, a piedi nudi), la dott.ssa Gamba (ma dovrebbe organizzare in Piazza degl’Impiccati uno spettacolo luddista di distruzione dei proiettori di slàid, seguito da autodafé e abiura dell’aziendalismo), Algido (ma per riscattare il suo passato agrimensurale, prima, e aziendalista, poi, dovrebbe dare segni di evidente contrizione mediante digiuni e pratica assidua dell’autoflagellazione), e MarcoBattaglia (che dovrebbe però girare per Curno, ogni giorno, per almeno un’ora, sbandierando un vessillo dove sia scritto “Merda a quest’Europa”, portando inoltre al collo un cartello dove si legga ben chiaro: “I giovani-non-giovani assatanati di carriera, senza idee e senza ideali, sono degli sporcaccioni”).
        Del gatto padano non fa conto parlare: vive di suo, e da vivo, un pochissimo invidiabile e tormentato Inferno personale.
        N.d.Ar.]

    • ALGIDO permalink

      Beh, è libero di pensare ciò che vuole naturalmente

      registro che a oltre 5 anni da quell’episodio (l’ennesimo che ha segnato la disgregazione di quella amministrazione) resta difficile qui ragionare in modo “normale”.

      Allora. niente di male sulle operazioni speculative, che , attraverso il cambio di destinazione di un bene generino un profitto (talora ingente) al proprietario del bene.
      Peccato che si erano avanzate perplessità sia sull’effettiva titolarità del bene che sulla trasparenza della proprietà che sulla solidità della stessa.
      La fidejussione, come dice Aristide si escute, e se non si escute allora l’operazione non si fa.

      Però adesso nel PGT si trovano molte operazioni che non hanno più e gambe per andare (economiche e per la trasformzanione ormai definitiva del mercato)

      decine, forse centinaia di migliaia di metri cubi fermi, e opere correlate che quindi non partono.
      In un caso addirittura la fidejussione non venne chiesta (grave secondo me)

      Adesso il mercato come dicevo è cambiato, nella sola Provincia di Bergamo ci sono (era sul giornale due mesi fa) circa 110.000 immobili vuoti e invenduti.

      A Curno Idem.

      Qualcuno però queste perplessità le aveva messe in luce, chiedendosi il perchè non fosse affrontato tutto in un quadro organico.

      L’architetto Innocenti disse che a volte con PI (e fuori dal PGT) si poteva ottenere di più.

      sarà, ma a oggi nessuna di quelle operazioni (tranne una piccola porzione del PI Briantea I (stralciata da quella complessiva) è partita e alcune sono definitivamente crollate.

      Non è forse meglio rispondere alle esigenze di chi già commercia o produce a Curno, garantisce continuità al parco commerciale (talmente vicino a Orio da rischiare la necrosi, per usare un termine caro a Vito Conti) e sopratutto impiega (tra produttivo e commerciale) circa 3500 pp tra indotto e diretto?

      A me pare di sì.

      Quella operazione (al pari di altre in tutta la provincia e nella regione, a Lecco ce n’è una identica a firma addirittura di Renzo Piano) non aveva senso, come quella delle tori di Botta.

      Naturalmente è una mia opinione e accetto un confronto, un pò meno l’insulto).

      • Pezo el tacón del buso
        Il processo postumo al progetto dell’arch. Bodega, con argomenti preposteri

        Mi limito ad osservare che, nonostante tutti i tentativi di diversione del tema della discussione, introducendo nuovi spunti polemici rispondendo ai quali ci si allontanerebbe dalla questione di fondo, essa – cioè, la questione di fondo – rimane sempre la stessa: ci fu un tempo in cui si volle dapprima impedire a Gandolfi di presentare all’attenzione del Consiglio la proposta di edificazione del progetto dell’architetto Bodega, quindi poiché non si riuscì a impedirglielo (tra l’altro, Gandolfi sarebbe andato contro la legge se avesse obbedito ai veti che gli venivano perfino dall’interno della sua scassata maggioranza), si organizzò una levata di scudi trasversale per giustificare quel che poi sarebbe avvenuto in Consiglio, cioè la bocciatura del progetto. È verisimile ipotizzare che gli “attori del territorio”, sempre allora invocati, e mai specificati – parlo ovviamente degli attori del territorio certificati ed accettati dal sistema di potere curnense – traessero motivo di compiacimento da tanto zelo combinato, orientato alla demonizzazione del cosiddetto Ecomostro.
        Oggi, a posteriori, si vorrebbe dimostrare che esistevano già allora tutte le premesse per bocciare quel progetto. Peccato che allora l’unico argomento fosse quello del mancato “ascolto” degli attori del territorio: un’espressione che allora andava parecchio di moda, prima che fosse sputtanata – come del resto meritava – su queste pagine reziali.
        In linea di principio, pur non essendo un aziendalista, com’è noto, e nemmeno un liberomercatista, mi sembra sospetto che assessorucoli e politici indigeni pretendano di essere arbitri del possibile successo di questa o quella iniziativa imprenditoriale. Darei per scontato che un imprenditore sia compos sui, sino a prova contraria: a meno, per esempio, che siano provati suoi legami con l’ambiente malavitoso ecc.
        Faccio sommessamente osservare che se un imprenditore fallisce, spesse volte ciò avviene non perché fosse un cattivo imprenditore, ma perché è stato oggetto di una manovra a tenaglia perché levasse il disturbo. Si dà perfino il caso di alcuni imprenditori falliti che furono dei resistenti e degli eroi. Con questo non sostengo che l’imprenditore della Plinthos fosse un eroe, lo dico soltanto perché sia evidente, sotto il profilo logico, l’irrilevanza dell’argomento, sul quale si è ampiamente diffuso recentemente il gatto padano, con ampio spargimento di disinformazione. [*]

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        [*] Come quando il gatto è arrivato a dire che Aristide sarebbe in relazione con l’Udc, con la quale pare fosse in relazione l’imprenditore della Plinthos. L’argomento del gatto è il seguente: ci fu un tempo in cui Aristide scriveva sul diario (cosiddetto blog) dell’Udc, poi il diario dell’Udc chiuse, ed ecco apparire Nusquamia. Dunque Aristide…: così lascia intendere il gatto. Peccato che il gatto padano sappia benissimo: a) che l’Udc era divisa in due tronconi, uno dei quali era favorevole al Pedretti, ed era quello che “gestiva” il diario dell’Udc (l’altro troncone sostenne lealmente Gandolfi e, pur nella sua irrilevanza politica, fu l’unico dei partiti che non lo tradì); b) che Aristide dava parecchio fastidio al Pedretti; e che verisimilmente il blog è stato chiuso per compiacere al Pedretti, come dà ad intendere una excusatio non petita del titolare del diario: «Chiariamolo una volta per tutte: nessuno ci hai mai chiesto di chiudere il blog, nemmeno Pedretti!» (si veda Blog Udc chiuso per davvero). Queste cose il gatto padano le sa benissimo e, se scrive quel che scrive, lo fa soltanto per seminare disinformazione, confidando che gli altri, giustamente, non sappiano niente di queste cose. Gli piace giocare, come se fosse un disinformatore dei servizi segreti: invece è stato soltanto un coturnio, come dicevano i greci antichi e passerà alla storia della politichetta curnense per essere stato un uomo del Pedretti, al tempo del velleitario e alquanto buzzurro progetto “culturale” del Bibliomostro.

  22. Nicola G. permalink

    @Algido, che, con buona probabilità, studi liceali non fece (ma potrei anche sbagliarmi): che approfondisca Dante almeno, se proprio non può leggere in latino Ovidio o Tacito, visto che lui si vanta di leggere ” di tutto “.

    Chi fa studi liceali Ovidio lo incontra prima di tutto leggendo Dante. La Divina commedia, infatti, pesca a piene mani dalle Metamorfosi. Dante (nel canto XXV dell’ Inferno, la trasformazione dei ladri), gareggia scopertamente in bravura con il predecessore, dando a sé, con una celebre formula la palma ( ” Taccia […] Ovidio […] io non lo ‘ nvidio ” vv. 97-99).

    • Strafottenza degli agrimensori

      Vedo che anche lei, come me, mal sopporta la sfacciataggine degli agrimensori che pretendono di dettar legge a Curno. Aveva cominciato l’agrimensore Pedretti, che si era messo in testa, insieme a un altro agrimensore, di tristo e noto nome, di addomesticare i curnensi con un’idea – un’idea tutta sua, anzi tutta loro – di cultura: come se non bastasse il formidabile apparato deterrente del quale il politico territoriale curnense faceva sfoggio, allora, denunce ed entrature nel sistema dell’informazione anglorobicosassone comprese.
      Fu così che nacque la sciagurata idea del Bibliomostro, il cui aspetto più pericoloso non stava nel fatto di essere un onesto contenitore di libri (magari!), peraltro inutile, ma nel prog[g]etto culturale (seh…) che avrebbe dovuto promuovere. [*] Ebbene, noi non abbiamo niente contro gli agrimensori, purché stiano al loro posto. Non accettiamo però di nemmeno prendere in considerazione proposte “culturali” provenienti da fonte agrimensurale. Siamo del parere che la cultura stia bene dov’è: gli agrimensori, come pure gli assessorucoli devono imparare a rispettarla: che non se ne occupino proprio! La cultura non si accresce stuprandola, ma rispettandola. È anche vero, però, parlando in generale, che la cultura in Italia, che pure è patria dell’Umanesimo e che ha dato i natali a Galileo, viene ogni giorno offesa da personaggetti d’ogni risma e da iniziative le più strampalate. D’altra parte, se l’Italia ha come ministro della Pubblica istruzione una sindacalista, perché dovremmo meravigliarci se poi un agrimensore male acculturato pretende di parlarci di “eccellenza” (parola vomitevole, piace molto ai buzzurri con le lucette) del Bibliomostro curnense?

      Ciò premesso, penso che gli agrimensori – perlomeno quelli inoffensivi – debbano essere aiutati a capire, perciò mi permetto di spiegare il contesto al quale lei, gentile lettore, fa riferimento.
      Dante, che nel suo viaggio tra la perduta gente si trova nella settima bolgia dell’ottavo cerchio infernale, quella dei ladri, lancia una sfida agli antichi che scrissero di metamorfosi: taccia il poeta Lucano – dice – e taccia Ovidio, perché a questo punto lui descriverà non già una metamorfosi semplice, come fecero loro, ma una doppia metamorfosi, per essere precisi una metamorfosi incrociata. Vediamo infatti un serpente (sapremo che è il ladro Agnello) a quattro zampe che si avventa su un dannato (tale Buoso de’ Donati), spicca un balzo e lo trafigge nell’ombelico, rimanendogli attaccato. A questo punto la coda del serpente si biforca (’l serpente la coda in forca fesse), mentre il ferito congiunge i due piedi e le gambe gli si incollano (Le gambe con le cosce seco stesse / s’appiccar sì, che ’n poco la giuntura / non facea segno alcun che si paresse). Intanto la coda bipartita del serpente assume la forma delle gambe che il dannato non ha più. Anzi le braccia del dannato di forma umana rientrano dentro il corpo, mentre le zampe anteriori del serpente si allungano e diventano braccia. Quelle posteriori, invece, si attorcigliano e diventano un pene (lo membro che l’uom cela), mentre il pene dell’altro dannato, si divide in due, quindi il cazzo bifido si trasforma in due zampe di serpente. Insomma, il dannato di fattezze umane diventa un serpente, e il serpente, che è un dannato anche lui, prende la forma umana. Quando i due si staccano, la trasformazione continua: la testa del dannato che aveva fattezze umane si affusola, le orecchie si ritraggono all’interno, come le corna di una lumaca (Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, / e li orecchi ritira per la testa / come face le corna la lumaccia), e così diventa il muso di un serpente; il muso di serpente dell’altro fa spuntare le orecchie e il naso, le labbra si inspessiscono quanto basta per assumere un aspetto umano. Quindi il serpente se ne fugge sibilando per la triste valle, mentre la bestia fatta uomo gli corre dietro e gli sputa addosso (L’anima ch’era fiera divenuta, / suffolando si fugge per la valle, / e l’altro dietro a lui parlando sputa).

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      [*] Questo era anche, mutatis mutandis, l’intendimento della dott.ssa Serra, quando prese il potere, almeno inizialmente: il Bibliomostro avrebbe dovuto essere un faro di diffusione del verbo politicamente corretto e una vetrina d’iniziative che avrebbero dovuto promuovere l’immagine serrana nel mondo. Poi non se ne fece più niente. La dott.ssa Gamba, se non altro per rispondere all’iniziativa di Locatelli, in campagna elettorale, a favore di un rilancio del Bibliomostro in vista di un non meglio precisato progetto “culturale” (mah!), ha “sussunto” il Bibliomostro e ha fatto sapere che il suo completamento sarà possibile a fronte della costruzione della mangiatoia nell’ex parcheggio Zebra, in alternativa al progetto dell’arch. Bodega, dall’agrimensore Pedretti definito Ecomostro. Che cosa sarà il Bibliomostro, in effetti, non è dato sapere: molto dipende dal potere di condizionamento della dott.ssa Serra. Si dànno per scontate comunque le sinergie con la nuova scuola elementare. E fin qui passi. Ci fanno paura, invece, i prog[g]etti in stile Minculpop, che suonano per lo più a sfregio della cultura. Ma che progettano a fare? Possibile che non siano capaci si starsene tranquilli e amministrare il paese diversamente bello da vivere, come pure sarebbe loro dovere fare? Più buon governo e meno progettazione, per favore! Anzi, nessuna progettazione. Grazie.

  23. Non tutti i gatti sono malefici
    Alcuni sono amabili, in particolare sono amati dalle micine, e lasciano un ottimo ricordo di sé

  24. ALGIDO permalink

    Sommessamente
    Le ricordo Aristide che quella dell’ascolto degli attori è cosa che lei continua ad attribuirmi. Ma mai l’ho scritta.
    [Cioè lei non è d’accordo con Max Conti che in un aticolo-coniglio mediatico su Bergamo news scrisse: «Tutte queste operazioni secondo noi debbono essere discusse solo e soltanto nell’ambito del PGT, che senso ha pianificare lo sviluppo del territorio sottraendo tutte le operazioni più importanti ad una valutazione collegiale e ad un giudizio degli attori del territorio (cittadini, associazioni, ecc). Così è solo una presa in giro…» (vedi Conti (Pd): a Curno vero e proprio “sacco del territorio”. Beh, questa è una notizia, perché vuol dire che lei prende le distanze da Max Conti. N.d.Ar.]

    Le ricordo però, che il “bellissimo” [sono le parole dell’arch. Vito Conti, che tutto è, tranne che stupido: N.d.Ar.] progetto fu oggetto di almeno due (se non 3, ma 2 sono sicuro) pareri negativi da parte della commissione edilizia di Curno. Che tutto era fuorchè “rossa”.
    [E io le ricordo che non aderisco alla mistica istituzionale della commissione edilizia. Lo scrissi a suo tempo: la commissione edilizia, se ben congegnata, può essere la camera di compensazione degl’interessi di privati cittadini, ma le posizioni della commissione edilizia non rappresentano un giudizio inappellabile in merito al bene comune; in una sua denuncia (la seconda), il Pedretti ritenne che, per aver deto questo, fossi incorso nel reato di lesa maestà istituzionale. Beh, vedremo. Fra l’altro, io penso che i privati interessi abbiano diritto di cittadinanza, ma mi rifiuto di accettare che, perfino in un paese scassato come Curno, tutti i cittadini siano uguali, ma che alcuni cittadini, ancorché associati in gruppi d’interesse, siano più uguali degli altri: sono questi gli attori del territorio, divisi in due categorie, quelli primari (operatori economici) e quelli secondari (associazioni ammanicate). Ho già ampiamente argomentato questo punto di vista, al tempo in sui si agitava la mistica delle cosiddette assemblee cittadine. Dimostrai che erano asemblee cammellate e da quel momento non se ne parlò più. Ricordo che in quell’occasione Vito Conti, che ha una marcia in più, riconobbe (in Consiglio, ma non ricordo bene a che proposito) che il mio punto di vista era degno di essere preso in considerazione. Infine, non ho mai accusato i similsinistri di essere “rossi”, semmai li accusati di essere traditori degl’ideali che furono dei “rossi”. N.d.Ar.]

    E ancora come mai componenti rilevanti della grande armata della maggioranza (passi per Pedretti e Leidi già in rotta) ma anche Corti e Locatelli (che sono una delle due anime dell’attuale Obiettivo Curno) e perfino il Pagnoncelliano Maini si defilarono?
    [Non faccia l’ingenuo: lei sa benissimo che Corti e Locatelli facevano parte della quinta colonna del Pdl, che si riconosceva in Saffioti, mentre gli altri erano pagnoncelliani di scuola formigoniana; e non sarò io a doverle insegnare che la politica è marxisticamente sovrastruttura, ovvero epifenomeno: se ci sono due politiche, vuol dire che ci sono due strutture. Quanto a Maini, è verò che si comportò difformemente dal suo gruppo, e avrà avuto ragioni strutturali tutte sue. Ma non si aspetti da me ch’io faccia pettegolezzi, senza uno straccio di prova. N.d.Ar.]

    Non si guardi a quello che fa la minoranza quando la maggioranza si riduce (in quel caso, e non fu il solo) a minoranza.
    se le idee non sono condivise dall’organo tecnico consultivo (la Commissione edilizia) e poi nemmeno dalla maggioranza di che stiamo parlando?
    [Uh, la condivisione! Lei si dimentica l’affermazione di Rino Formica, che era un ragioniere, è vero, ma che frequentando uomini di valore (a quel tempo ce n’erano ancora, in particolare nel Psi, prima che divenisse una S.p.A.) aveva spiccato il balzo, raggiungendo una vetta d’intelligenza delle cose, la quale gli fece dire che «la politica è merda e sangue». E se è merda e sangue ai massimi livelli, che cosa vuole che sia ai livelli di Curno? E poi l’argomento che la maggioranza di Gandolfi fosse scassata, che argomento è? Io l’ho sempre detto. Torna ad onore di Gandolfi, semmai, che fosse sindaco del buon governo nonostante l’Armata Brancaleone con la quale doveva fare i conti. Questo è quello che si dice a Curno, ancora a cinque anni di distanza, questo è quel che si riconosce a Gandolfi da alcuni esponenti illuminati della similsinistra, per non parlare del popolo di sinistra, che ha votato la Gamba, considerata una protesi della dott.ssa Serra, ma solo perché non poteva certo votare per Locatelli. Ma il popolo di sinistra, lei lo sa meglio di me, è deluso: deluso e incazzato. N.d.Ar.]

    Stessa solfa col PGT.
    [Per favore, non mi consideri un iniziato della mistica del Pgt: sono un libero pensatore laico, non sono miserabilmente istituzionale, non sono un copropapirologo, non sono un gatto padano. “Iniziato” in greco si dice ‘mýstēs’ (μύστης), che deriva da μύω, che significa “chiudersi (con gli occhi)”, così da vedere non la realtà che è, ma un’altra realtà, la realtà mistica, appunto, solitamente messa in campo da un furbacchione\impostore; dal verbo μύω deriva “miope” (μύωψ), che è colui che strizza gli occhi per veder meglio. Lo so che voi aziendalsimilprogressisti curnensi, per non parlare dei desperados, non avete dimestichezza con il libero pensiero, avete ambizioni istituzionali perché dell’istituzione v’interessa il valore aggiunto del potere, e solo quello. Non a caso vi sentite a vostro agio con il cattoprogressismo clericale, che è la negazione della Buona novella di Cristo. Proprio ieri nel dormiveglia, a tarda notte, sentivo a Radio radicale un bellissimo discorso del migliore Marco Pannella, il quale affermava che i clericali in realtà sono atei, perché servi di Mammona (così disse Pannella), a loro interessa il denaro, il potere, interessa sedere negli organi istituzionali, nei Municipi (sì, disse proprio così, mica nella Casa del Comune: merda a voi stupratori della lingua italiana!). Cosa volete che importi a costoro del messaggio rivoluzionario di Cristo che prendeva a frustate i mercati nel Tempio? Gli aziendalsimilprogressisti vogliono occupare le istituzioni e sguazzare nel potere. N.d.Ar.]

    Che senso ha portare un PGT in votazione sapendo già di aver contro i soliti (con l’aggiunta di Sara Carrara che non era presente al voto) questo ci deve dire. Non altro caro amato e buon Aristide.
    [Quando tutto sembrava perduto, ed era forse veramente perduto, e nessuno osava gettare la maschera, servì per vedere se, e fino a che punto, Locatelli avrebbe osato remare contro. Ebbene, “Lo sventurato osò”. Attenzione, nessun allarme: questa è una parafrasi dai ‘Promessi sposi’, che narra di un un giovane scellerato, Egidio, il quale abitava accanto al convento di Gertrude, la monaca di Monza, e le rivolse la parola, per poi attentare alla sua purezza: «Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall’empietà dell’impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose» (‘Promessi sposi’, cap. X). Il grande mistero che dovrebbe essere spiegato, da lei Algido e non da me Aristide, è quello del ruolo giocato dagli attori del territorio del primo tipo nella congiura antigandulfiana: quelli certificati e accettati, quelli che nessuno metterà nelle condizioni di fallire, anche perché non sono quaccheri. Tanto più che la partecipazione del Pedretti e di Locatelli era “a perdere”: o, quanto meno, le probabilità che vincessero con quella loro scassata lista “Claudio Corti sindaco” erano minime a petto delle probabilità degli aziendalsimilprogressisti che potevano contare sulla formidabile macchina da guerra elettorale degli attori del territorio del secondo tipo. A quel tempo Locatelli non aveva nemmeno l’associazione dei cani e il Pedretti, che tanto si era speso, era già incamminato sul viale del tramonto.
    Non è lei, caro Algido, che dovrebbe dare spiegazioni? Qui è come per la tragedia di Ustica: ancora nessuno ci ha spiegato quali fossero i termini del patto serrrapedrettista, e quale fosse il ruolo di mediatore svolto da Max Conti. Il quale, dopo tutta quella fatica, dopo aver spianato la strada alla Serra in vista del consguimento dei massimi riconoscimenti istituzionali, si vedrà premiato con una modesta presidenza di BergamoEuropa: una roba che poi si è occupata del sindacalismo peggiore, quello del parastato. Mentre ben altre erano le aspettative di Max Conti, lui voleva una promozione culturale. Oggi è costretto ad assistere alle grandi manovre della sua beneficata, forse a vederla sedere alla destra di Gori nel Consiglio della Regione de’ Lombardi: ma anche più, perché no? Altro che fare la nonna! E lui, Max Conti, è costretto a smarronarsi con il parastato, a fare i salamelecchi a MarcoBattaglia e ad assistere alle manovre di Andrea Saccogna Gamba che sta aspettando che venga un coccolone a Chicco Testa per occupare la sua sdraio nello stabilimento balneare ‘L’ultima spiaggia’, a Capalbio.
    N.d.Ar.]

    • ALGIDO permalink

      Lei scrisse un pezzo su Max Conti… “due o tre cose che so di lui…” usando come titolo quello di un film.
      [Sì, sono andato a rivedere quel pezzullo del quale mi ero dimenticato: Due o tre cose che so di lui (Max Conti). Devo dire che sono d’accordo con me stesso. Grazie tante, dirà qualcuno. No, mica tanto: certe cose che ho scritto in anni giovanili le riscriverei, se potessi. La tesi potrebbe ancora andare (non sono diventato uno sporcaccione e neanche un idiota: non ancora), ma ci sarebbero da limare l’argomentazione, e il modo di esporla: l’esperienza non è tutto, ma serve.
      In quel pezzullo mi sembrano importanti due punti, in forma di esortazione: «si ponga fine al sistema di potere delle famiglie curnensi e si rinasca a vita nuova!»; «i partiti sopravvissuti prendano in seria considerazione l’idea di un “podestà”, cioè candidino uno che non sia di Curno, estraneo alle beghe della politichetta e al sistema di rappresentanza dei poteri forti impersonato dalle famiglie». Beh, in particolare riguardo al secondo punto, se invece di Locatelli la Ndoc avesse incaricato un podestà, che pure hanno cercato (se è vero che l’hanno cercato, se cioè non è una finta di Locatelli), avrebbero potuto vincere le elezioni. L’insofferenza per la dott.ssa Serra e il timore che l’amministrazione crurale potesse essere condizionata ancora dalla Serra era — ed è tuttora — grande, sconfinando in un sentimento di rassegnata angoscia.
      N.d.Ar.]

      Una cosa non sa, non la sa perchè non lo conosce bene, inoltre forse non sa quale sia l’abominevole modalità di fare politica finalizzandola solo alla propria esposizione personale. A Max Conti non importa un bel niente di avere un ruolo per fare politica.
      La politica si può fare e si fa anche da posizioni defilate, anzi, si hanno le mani molto più libere e nella libertà si ottiene di più (in termini squisitamente politici, si capisce)
      Ha rifiutato la candidatura nelle liste a Curno (anzi, ha anticipato ogni tipo di proposta sgomberando subito il campo) si è messo al servizio a Bergamo già dal 2013 di un amico (che ha un ruolo oggi di primo piano nella Giunta cittadina) e poi in Segreteria e nel gruppo del lavoro (lasciando, da responsabile, che altri che bramavano di averlo, avessero il proprio tornaconto mediatico).
      Bergamo Europa lo stesso, proprio per questa natura dai due parlamentari presenti e dagli altri ha ricevuto la proposta alla presidenza.
      Anzi, le dirò di più, il Conti negli anni si è dimesso almeno 3 volte dai vari ruoli, ricevendo il fermo rifiuto delle dimissioni, “aspetta la fine del mandato” ecc. ecc.
      Nessuno al mondo è piu contento di lui di avere la sua Privacy [orrore! come diceva Moretti alla giornalista-sciacquetta: «Ma come parla, lei!» N.d.Ar.], di non essere intervistato dai giornali, di avere la libertà di dire e fare ciò che vuole.
      [Mah, mi viene in mente quella favola di Fedro che, prima di essere di Fedro, era di Esopo: «Fame coacta vulpes alta in vinea / uvam adpetebat, summis saliens viribus. / Quam tangere ut non potuit, discedens ait: “Nondum matura est; nolo acerbam sumere”». Insomma, la volpe con ogni sforzo cerca di spiccare il balzo, più di una volta, verso l’uva che pende dal pergolato (‘uvam adpetebat, summis saliens viribus’: che i suoi tentativi fossero ripetuti lo deduciamo dall’uso dell’imperfetto ‘appetebat’, invece del perfetto ‘appetiit’); quindi allontanandosene (‘discedens’), ci mette una pezza sopra, dicendo che l’uva, tutto sommato, non è ancora matura (‘nondum matura est’). Lei dovrebbe fidarsi della mia intuizione psicologica: che è fallibile, lo riconosco, ma che raramente mi ha tradito. C’è in Max Conti un’ansia di fichitudine tremenda. Poi, non so di che si lamenti. Max Conti faceva parte del trio dei magnifici tre provinciali, coetanei e allora all’incirca quarantenni, che dovevano conquistare la città e raggiungere i sommi onori, più o meno come MarcoBattaglia e Andrea Saccogna-Gamba oggi, questi ultimi con qualche anno in meno. I tre provinciali erano Max Conti, Rob Pedretti e Cesare Zapperi, e Max Conti pareva il più sfigato, poi però le cose sono andate diversamente, se non sbaglio. Max Conti ha dovuto contentarsi di BergamoEuropa, è vero, ma non gli è andata così male, se confrontiamo i risultati con le premesse. N.d.Ar.]

      Forse [Max Conti, scilicet (gatti padani: cercate ‘scilicet’ nel vocabolario; si dice anche in italiano: N.d.Ar.] legge quotidianamente Nusquamia e se potesse ne alimenterebbe anche il dibattito, non lo fa, ma credo che lo farebbe.
      Aristide? perchè non parlarci? un luogo di scambio in fondo no?
      Altri non lo hanno capito, ma proprio dalla lettura di queste pagine[cioè, di Nusquamia: N.d.Ar.] ha tratto secondo me spunti anche sul come muoversi [Il soggetto della proposizione è Max Conti, immagino: N.d.Ar.].
      [Se è vero quel che qui è scritto, che cioè Max Conti legge Nusquamia, questo non può che recare un immenso dispiacere alla dott.ssa Serra, della quale è ben nota la pretesa di sobrietà. Leggere Nusquamia non è sobrio e, probabilmente, è peccaminoso. Quanto alla possibilità che Aristide s’incontri con Max Conti o con suoi emissari, penso che debba essere esclusa tassativamente. C’è chi: a) ha calcolato l’importo della “colata di cemento” che sta per investire Curno a seguito della variante del Pgt, quella che tanto ha scandolezzato le anime candide della Ndoc; b) constàta che Aristide ha affermato che tra la Ndoc capitanata da Locatelli e gli aziendalsimilprogressisti crurali in continuazione con la tirannide serrana, sarebbero — ahinoi — preferibili i secondi; c) ergo ha ipotizzato che Aristide possa essere ricompensato mediante incarichi professionali in modalità di triangolazione, di un valore proporzionale all’importo della colata di cemento e al contributo di Aristide al semi-successo crurale (ma quale contributo, se si afferma sistematicamente che Nusquamia non conta un cazzo?). Un incontro di Aristide con Max Conti o con i suoi emissari sarebbe visto, e soprattutto spacciato, come una presa di contatto in vista della definizione della mazzetta o della triangolazione. Insomma, il gatto padano pare che abbia fatto scuola. N.d.Ar.]

      Senza voler fare dei paragoni improbabili, Kutuzov è forse il personaggio che gli [cioè, a Max Conti: N.d.Ar.] piace di più, non un generale in cerca di medaglie o titoli. Un uomo al servizio, che alla bisogna però fa quel che deve fare per far vincere una squadra.
      [In effetti, un confronto con il principe, nonché generale, Kutuzov descritto da Tolstoj in ‘Guerra e pace’ mi sembra parecchio improbabile. Altrimenti, di questo passo, va a finire che il gatto padano, e i suoi imitatori, pretendono di essere Machiavelli. N.d.Ar.]

      Non ne sono certo, ma le anime belle potrebbero avergli chiesto anche un lavoro di raccordo e contatto con tutti, belli e brutti, buoni e cattivi, in disgrazia e in auge. E perchè non farlo? si fa e serve. [Mah, lei vuol dire per spirito di servizio… N.d.Ar.]
      Questa è (anche questa meglio) la politica, che non si fa su Facebook o Twitter o dove accidenti ancora si posta con infaticabile demenza.

  25. ALGIDO permalink

    Allora, lei dice una cosa a me e io una a lei, sempre per conoscenze di terza mano, ovvio.
    Per cominciare no, non sono in disaccordo con Max Conti, il PGT infatti “obbliga” a sentire tutti gli attori, e infatti poi con la Giunta Serra una duplice commissione si fece, in quella Tecnica e sopratutto quella Politica con dentro Associazioni partiti cittadini, ecc. ecc.
    Gandolfi non lo fece, o meglio istitui una commissione senza mai convocarla, di fatto sarebbe stato, se approvato, un PGT Impugnabile secondo me, ma se non a norma di cacata carta, per lo meno nello spirito.
    Quando lei parla di attori mi vengono in mente gli immobiliaristi e i mediatori immobiliari, per questo reagisco, nel senso sopra indicato dal conti invece sono d’accordo a coinvolgerli.
    A proposito, non ho mai capito perchè Gandolfi si prese la briga di fare un corso e superare un esame per poter esercitare la professione di “Agente Immobiliare” anche se poi non la attivò, non me lo vedo a farlo.
    Bizzarro che la notizia (come al solito) venne spifferata alle minoranze (e forse anche ad altri) da ex membri della maggioranza, restava (così mi dissero) da fare la sola visura. ed era tutto vero in effetti.
    Un Musicista, un Sociologo, un Esteta, perchè vuole fare l’agente immobiliare?è una domanda a cui non mi sono mai dato risposte, non mi pare una professione tagliata per Angelo. ma magari mi sbaglio.
    Lei chiede a me lumi.. in realtà a quanto so tutto è stato semplice e al 99% conseguenza delle sole dinamiche della Amministrazione Gandolfi.
    Le voci di dissidi (poi verificatesi centrate) si insinuarono ben prima della defenestrazione del Pedretti, ai tempi di un viaggi a Londra di Gandolfi, un viaggio di studio 8ma non ricordo, son passati quasi 10 anni)
    Poi con l’Affaire Pedretti tutto andò a rotoli, (la minoranza c’entrava ben poco.
    Si , perchè oltre alla spaccatura nella Lega (se Fassi non avesse accettato le deleghe forse la crisi l’avrebbe superata qualla amministrazione, il tempo rimargina, invece ci fu un colpo di mano e tutto andò a puttane) c’era quella in Forza Italia.
    L’ala pagnoncelliana spingeva a tutta forza (E GLI ALTRI NON CAPIVANO IL PERCHE) su alcune operazioni immobiliari:
    1) Piano Bodega
    2) Suap via Ruffini
    3) PI Lungobrembo
    alle altre sembravano meno interessati, ma su quelle atteggiamento intransigente, ed ecco che si crea una crepa con gli esclusi Locatelli e Corti. oltretutto il Corti esautorato (una totale idiozia politica) dal ruolo di Capogruppo, cosa che manteneva un minimo di equilibrio.
    Insomma le minoranze osservano il suicidio politico della Maggioranza e che fanno? naturalmente mettono il dito nella piaga, capiscono che qualche cosa non torna, ma ai tempi non tutto (molte cose verranno esplicitamente dette o ammesse solo dopo la sconfitta elettorale).
    L’unico elemento di distonia poco comprensibile è il rivoltone di Maini. Ora va detto che il soggetto era già abituato a contorsioni e cambi di casacca, al punto di essersi meritato negli anni 90 il soprannome, non proprio positivo di “coercì” (coperchietto) colui cioè che per convenienza era un coperchio capace di chiudere molte pentole. Forza Italia, ma prima DC, PSI, e altri, se non sbaglio per un breve periodo perfino l’Asinello di Prodi. Insomma, c’erano precedenti di disinvoltura politica, ma quel ribaltone mi stupì, solo dopo mi diedi una spiegazione, diciamo così prosaica, non altro aggiungo perché sono solo mie proiezioni.
    Così come non compresi l’assenza della Carrara dalla votazione del PGT.
    Come vede nessun complotto, solo il suicidio politico della maggioranza, lento e inesorabile, perchè durato quasi 4 anni.
    Ora tocca a Lei

    • Risposta ad Algido

      • Si possono usare gli attori del territorio del secondo tipo per fare un omaggio (anche la manovra della nave di Schettino era un “omaggio”) agli attori del primo tipo.
      • Non sono contrario al Pgt, sono contrario alla mistica del Pgt; a fortiori sono contrario alla mistica delle commissioni edilizie. D’altra parte, a dire il vero, non sono contrario nemmeno alla burocrazia: a detta degli esperti quella di Maria Teresa d’Austria e, in generale, quella dell’amministrazione austroungarica era ottima (altro è l’ottusità politica dei governanti). Se poi qualcuno si aggiusta la burocrazia come pare che facciano certe donne furbette, delle quali si dice che “si aggiustano i cazzi come piace loro”, beh, non chiedetemi l’appecoramento (alla burocrazia, alle cacate leggi). Piuttosto che appecorarmi, mi faccio uccidere. Anche i Pgt possono essere aggiustati, per non parlare delle commissioni edilizie che già sul nascere – spesso – sono frutto di un aggiustamento.
      • Se qualche collega della giunta gandulfiana ha «spifferato» a qualche similsinistro che il sindaco aveva a suo tempo conseguito il patentino di agente immobiliare, beh, non è difficile capirne il significato: un anticipo di quel che sarebbe venuto dopo (partecipazione fedifraga alla congiura serrapedrettista, interrogazioni di Cavagna il Giovane ecc.): in inglese si chiama character assassination. Ricordo che se uno deve prendere mazzette e mettere in atto triangolazioni (io ti faccio un piacere qui, tu mi fai un piacere là) non s’ha bisogno di patentini a norma di cacata carta. In ogni caso, voi similprogressisti, voi politicamente corretti affermate che se uno è un prendìnculo sono fatti suoi, e questo è uno dei casi in cui sono d’accordo con voi (l’importante è che i prendìnculi non accampino diritti propri, cioè privilegi). Se Gandolfi fece gli esami per conseguire quel patentino, e mai in seguito esercitò l’attività di agente immobiliare, non saranno fatti suoi?
      • Lei in sostanza afferma che il Pdl (allora i berlusconiani erano Pdl) a Curno era diviso in due tronconi, e che ciascun troncone poteva essere marxianamente considerato la sovrastruttura di una struttura socioeconomica. Ma perché dare per scontato che i similprogressisti, che ben presto sarebbero divenuti aziendalsimilprogressisti, non siano essi stessi il riflesso di una struttura socioeconomica? E perché dare per scontato che siano impossibili partecipazioni tra una struttura socioeconomica e l’altra? È quello che genericamente, con espressione felicissima, D’Alema chiamò “inciucio”. Ed è quel che avvenne con l’Ecomostro prima, poi con il rovesciamento del tavolo al momento della presentazione del Pgt il 17 febbraio 2012, infine con l’eversione dell’Amministrazione Gandolfi, due giorni dopo, mediante il trucchetto delle dimissioni di massa dei consiglieri (minoranza similprogressista, Lega di scuola pedrettista, quinta colonna del Pdl con il contributo determinante di Locatelli, che pure ancora indossava la divisa di assessore di Gandolfi, e sfilamento strategico in extremis della fasciofemminista, presente da principio, poi assente al dunque).
      • Ho letto quanto ha scritto il gatto padano nel numero 455 del suo diario e soprattutto sono andato a visitare i collegamenti riportati in calce. Ho appreso dati che ignoravo e, una volta tanto, sia pure a fin di male, il gatto è stato utile: è quella che si chiama l’eterogenesi dei fini. In pratica, convengo che ci siano aspetti tutti da chiarire nell’operazione “Montessori” che ha come protagonista l’operatore che aveva presentato il progetto dell’arch. Bodega. Ma a quel tempo tutto ciò doveva ancora accadere: l’alzata di scudi contro il c.d. Ecomostro aveva motivazioni “altre”, che poco avevano che fare con il candore delle anime belle. Infatti, si parlò di ascolto mancato degli attori del territorio. Del resto, la campagna montata contro Gandolfi nasceva dal fatto che Gandolfi avesse osato portare la proposta in Consiglio, il che avrebbe costretto la politichetta curnense a giocare a carte scoperte. Si faceva finta d’ignorare che Gandolfi avrebbe risposto personalmente, in sede penale, del rifiuto di portare in Consiglio la proposta. Al solito, piacque fare il gioco del sodomita con il deretano altrui.
      • Visto che ho menzionato quella pagina del diario felino, mi corre l’obbligo scrivere che trovo stomachevole quanto afferma il gatto padano a proposito di una mia pastetta con l’Udc, da lui data per certa («evidente»): «Quindi lo “scambio” tra Udc, Gandolfi e Piga è evidente anche da questa chiusura/apertura dei due blog [il gatto si riferisce al blog dell’Udc e a Nusquamia, rispettivamente]: chiudiamo il nostro (blog) e vai avanti col tuo». Per esprimere il mio disprezzo, intimerò al gatto quel che si legge nei Promessi sposi (così viene apostrofato Lodovico, non ancora padre Cristoforo: [*] «Nel mezzo, vile meccanico; o ch’io t’insegno come si tratta coi gentiluomini» (dove il meccanico non è quello che ripara le automobili).

      ………………………………………………………………………..
      [*] Sì, lo so, colui che provocò padre Cristoforo, e che fu ucciso dal frate cappuccino, quando ancora non era frate, era tutt’altro che un gentiluomo. Qui non stabilisco un’analogia, mi limito a esprimere, con espressione acconcia, il fastidio per la petulanza di un agrimensore male acculturato, con pochissima dimestichezza con le leggi dell’onore, che farebbe bene a rimanere nel suo specifico, nell’annusamento delle cacate carte, cioè, dov’è imbattibile. Si veda Il disprezzo: quando ci vuole, ci vuole.

      • Ci sarebbe molto altro da dire. Oltre la Montessori, e credo (ne sono persuaso) che di quella manovra costruita per fare quell’operazione Gandolfi fosse una “vittima”.
        Ma ribadisco, anche allora in controluce si vedevano i bacilli che ne infettavano il corpo. Riascoltatevi l’intervento in consiglio di Vito Conti: faticoso, lo so, perché si trattava di consigli lunghi e verbosi, che finivano di notte (erano anche belli). Ma le bobine registrate ci sono.

      • Affidabilità vera e affidabilità a norma di cacata carta

        Mah, se lei ci trascrivesse quell’intervento, sarebbe un altro paio di maniche, ché lei sa bene che nessuno si prenderà la briga di affrontare la burocrazia della richiesta di ascolto, quindi di ascoltare, infine di trascrivere. Senza contare che, se lei si riferisce alla seduta di Consiglio che ricusò il piano di attuazione del progetto dell’arch. Bodega, io ero presente. Non ricordo che Vito Conti dicesse, “Stai attento, Angelo, perché qui c’è puzza di bruciato, se appena sollevi la pietra, troverai un verminaio”. No, io sentii dire da Conti che il progetto era bellissimo, ma che non erano stati sentiti gli attori del territorio. Così disse il Conti, così disse il Locatelli. Il Maini aggiunse che Gandolfi non solo non aveva sentito gli attori, ma non aveva sentito nemmeno lui, il Maini. Anzi, esordì con queste parole, paternalisticamente: Tu non mi hai voluto dare ascolto, caro Angelo. Queste parole le ho bene impresse nella mente, perché mi parvero una cazzata paurosa: non mi puoi dire “tu non mi hai ascoltato”, semmai mi dici le buone ragioni per cui questo progetto non s’ha da attuare.
        Così la storia dell’ascolto degli attori del territorio: anche quella è una cazzata mostruosa, per quanto codificata in qualche cacata legge regionale (a suo tempo ho controllato, c’era scritto veramente così: bisogna ascoltare gli attori del territorio). Beh è una gherminella introdotta dal legislatore per consentire ai politicanti di fare i loro giochini. Se al potere ci fossero ingegneri come Quintino Sella e intellettuali come Carlo Cattaneo, invece che BobiMaroni et simil., queste scappatoie da azzeccagarbugli non sarebbero tollerate, sarebbero disprezzate ed ‘ipso facto’ espunte.
        L’impressione generale è che l’alzata di scudi contro il progetto Bodega fosse motivata dal fatto che l’operatore non apparteneva al cerchio magico degli operatori accettati e certificati in ambito curnense, e non dall’opacità dell’aspetto finanziario dell’operazione.
        Parlando in generale, lei metterebbe la mano sul fuoco riguardo a tutti gli operatori che hanno partecipato alla realizzazione dell’Expo di Milano, proprio tutti? Eppure sono accettati e certificati.
        Mi viene in mente un amico di Bergamo, che abitava in una bella casa di piazza Mascheroni, e che purtroppo non è più fra noi, il quale lavorava in un’azienda di cavi telefonici. Mi diceva che la sua era un’azienda seria, perciò sottoponevano la produzione dei cavi a due tipi di controlli: quelli seri, i controlli degli ingegneri; e quelli per i coglioni, cioè quelli tecno-burocratici, a norma di cacata carta. Inutile dire che i secondi servivano, purtroppo, per essere presenti sul mercato, partecipare alle gare d’appalto ecc. Ma quelli veramente necessari, tecnicamente ed eticamente, erano i primi.

  26. Ecco come si fa: dedicato ai conformisti MarcoBattaglia e ad Andrea Saccogna-Gamba
    Dirigente del Pd, disgustato da Renzi, butta la tessera del Pd nel cesso

    Altro che i punti esclamativi della comunicazione di Vivere Curno. Avanti qui e avanti là! E un bel punto esclamativo, mi raccomando! Anzi, due punti esclamativi! Abbondiamo. Come diceva Totò a Peppino de Filippo: Abundandis in abundandum!
    Sullo squallore della comunicazione di Vivere Curno si veda quanto abbiamo scritto il 21 luglio:
    La comunicazione sgradevole di “Vivere Curno”

    e il 23 luglio:
    MarcoBattaglia non va d’accordo con il latino

    Merda!

    • Anche io ero.presente. Mi capitò di vedere le visite camerali di quelle società (a dir poco strane), di essere presente quando in consiglio Vito Conti espresse i suoi dubbi sulla identità reale dei proprietari e sulla loro solidità patrimoniale.
      Non era nell’intervento di Vito unica argomentazione, ma era tra quelle.
      Aggiungo un particolare che avrei di prima mano capito in seguito
      [Voleva aggiungere qualcosa? Questo è il messaggio pervenuto: tronco. N.d.Ar.]

      • Guardi che allora i similprogressisti, proprio di quella opacità patrimoniale avrebbero dovuto parlare, se opacità c’era. E io li avrei seguiti nel ragionamento perché, come lei dovrebbe aver capito, sono una persona onesta. E allora si sarebbe fatto un bel discorso sull’opacità e sulle gherminelle, sulle scatole cinesi dei pacchetti finanziari, e sulle colpe degli azzeccagarbugli (a mio vedere, enormi) che dànno una copertura a norma di cacata carta praticamente a tutto, a quel che è giusto e soprattutto a quel che è ingiusto.
        Invece il discorso sul cosiddetto ecomostro si articolò su due punti:
        a) la volumetria eccessiva, che addirittura avrebbe impedito la vista dei colli di Bergamo, ed era un argomento non meno ridicolo della pretesa dell’agrimensore Pedretti di voler chiamare così il progetto dell’arch. Bodega (in termini brutali: se aggiungi un chilogrammo di merda a un quintale di merda, ammesso che il progetto dell’arch. Bodega fosse merda, non puoi dire di aver rovinato il quintale di merda);
        b) il mancato ascolto degli attori del territorio che, per chi avesse orecchie sensibili ed esercitate, suonava come un disco rosso all’ingresso nel santuario curnense di un attore con accettato e certificato. Nel coniglio mediatico di Max Conti, per esempio, da me spesse volte citato, non si parla di tale opacità.
        E se anche si è parlato di tale opacità, com’è che nel dibattito pubblico, allora, non se ne parlò? A me è sfuggito, per esempio. E se per caso mi è sfuggito per colpa mia, sono pronto a farne ammenda. Ma se invece se ne è parlato sottovoce, a mo’ di “brevetto di disturbo”, un po’ come faceva Stefano Rodotà che magari su qualche rivista, letta da nessuno, diceva anche le cose giuste, ma nelle prese di posizione pubbliche ad uso delle sciacquettistiche anime belle avallava le peggiori banalità del politicamente corretto: beh, guardi che con me non funziona. Ho sempre disprezzato l’astuzia levantina del “giurista” Rodotà, e non solo a proposito della legge sulla cosiddetta privacy, della quale fu garante, che non garantì praticamente nessun cittadino comune, ma garantiva moltissimo i privilegiati. Stefano Rodotà lo sapeva, ma taceva; non fece mai niente per raddrizzare lo stato delle cose. Merda a lui, dunque, anche se è morto! Non sono d’accordo con l’adagio De mortuis nihil nisi bonum. Se uno è stato un ipocrita, soprattutto quando si pretende di farne un santo, bisogna dire che fu un ipocrita.

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