Skip to content

Il salotto di nonna Speranza

Salotto di nonna Speranza_2

Il salotto di nonna Speranza, nella villa “Il meleto”, ad Agliè canavese, residenza estiva del poeta Guido Gozzano.

.

.

Chi non ricorda l’incipit dell’Amica di nonna Speranza, la poesia di Guido Gozzano?

Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone,
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)

il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti,
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,

un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
gli oggetti con mònito, salvericordo, le noci di cocco,

Venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po’ scialbi,
le stampe, i cofani, gli albi dipinti d’anemoni arcaici,

le tele di Massimo d’Azeglio, le miniature,
i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,

il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone
e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,

il cùcu dell’ore che canta, le sedie parate a damasco
chermisi… rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!

Ebbene, perché non potremmo permetterci il lusso di avere anche noi un salotto? Sapete com’è, Nusquamia è nato come «Diario di controinformazione e demistificazione della miseria curnense intronizzata»: così è scritto nella testata, e tale vuol essere, un organo battagliero. Doveva essere – ed è — una reazione al furto di verità perpetrato dai giornalisti anglorobicosassoni e culilingui, e c’erano mille ragioni per farlo, com’è testimoniato negli articoli afferenti alla sezione di questo diario intitolata al Giornalismo anglorobicosassone. Coerentemente con quanto dichiarato nella testata, i lettori sanno che ci facciamo vanto di non essere ipocritamente sobri, ma onestamente faziosi. Siamo pugnaci, e combattiamo a viso aperto.
Siamo pugnaci anche negli excursus culturali, che non sono mai d’apparato, mai tromboneschi, mai culilinctori (cioè intesi a ingraziarci questo o quel potente), come avviene sovente, ma finalizzati alla demistificazione dello sciocchezzaio che si arricchisce di giorno in giorno, per merito soprattutto dei due principali filoni del pensiero coglione: a) il politicamente corretto; b) l’aziendalismo. Flaubert aveva cominciato a por mano al suo Sciocchezzaio ( Dictionnaire des idées reçues ou Catalogue des opinions chics ) ma lasciò incompiuta l’opera, che fu comunque pubblicata postuma, ed è lettura piacevolissima. Ma oggi sarebbe un grosso tomo e richiederebbe una squadra di redattori (intelligenti), incaricati di esplorare l’universo della bestialità sciacquettistica e pubblicare gli aggiornamenti periodici, a ritmo trimestrale.
Siamo pugnaci anche quando trattiamo argomenti riconducibili alle 3F che figurano nel vessillo di Nusquamia, cioè alla Fica, alla Filosofia e alla Fonolinguistica. Alla fica, perché l’universo politicamente corretto ha in uggia la fica (sorvoliamo sulle cause…), e noi siamo contro la miseria del decadentismo politicamente corretto; la filosofia, perché ci dà gli strumenti di demistificazione; la fonolinguistica, perché non sopportiamo la volgarità del potere, esercitato con crudele voluttà da villani rifatti: ebbene, costoro si travestono in varie fogge, più o meno ingannevoli, spesso si sono dati una ripulita con i corsi di formazione (con scialo di slàid di PowerPoint),  ma poi si tradiscono, cioè si manifestano per quel che sono, proprio sotto l’aspetto fonolinguistico.
Il fatto che siamo pugnaci non significa che non apprezziamo la pace, la vita contemplativa. Tutt’altro. Siamo però costretti dalle circostanze a essere combattenti, e combattiamo: tutto qui. Ben vengano comunque i momenti in cui la tensione del combattimento si rilassa: si faccia pure della conversation générale, come dicono con una punta di ironia i cugini francesi. Se però, nel bel mezzo della pugna, s’introduce un argomento salottiero c’è il rischio di allentare la tensione della quale si diceva. E se, improvvisamente, com’è successo nel mese di agosto 2013, in appena due pagine di Nusquamia si concentra un numero straordinario d’interventi salottieri, dove intervengono personaggi desiderosi di intavolare un discorso circoscritto a temi propri, non pugnaci, ecco che qualcuno potrebbe pensare a un’azione di sabotaggio. E un lettore occasionale di Nusquamia si farebbe un’opinione sbagliata del diario. Naturalmente, “honni soit qui mal y pense”: il fatto è che un numero straordinario d’interventi salottieri finisce per esercitare un effetto di censura additiva, obliterando lo “spirto guerriero” che “rugge” in Nusquamia (mi sono permesso di parafrasare Foscolo).
Per dirla alla maniera di Lenin, dunque, “Che fare”? Forse esercitare una censura sottrattiva? Abbiamo trovato una soluzione migliore: abbiamo creato un’enclave nell’isola di Nusquamia, che abbiamo intitolato “Il salotto di nonna Speranza”, dove ci si può liberare dell’armatura, si può camminare a piedi nudi, non c’è più la triste necessità di guardarsi sempre le spalle. I lettori di Nusquamia, ovviamente, possono inoltrare i loro commenti a questa pagina, sulla quale abbiamo trasferito parte dei commenti “salottieri” che figuravano nelle due pagine alle quali accennavo: Questa è una risposta al ta-tze bao della bacheca del Pd e, dopo che questa pagina è pervenuta a saturazione, La mordacchia e la repressione psichiatrica. Abbiamo così ottenuto il duplice effetto di asciugare (in parte) le due pagine, e di non perdere nessuno dei commenti finora pubblicati.

Buona lettura, o rilettura.


Agosto 2013

Esempi d’interventi “salottieri” catapultati in due pagine di Nusquamia, concentrati in due settimane d’agosto

.

.

 

Cantador

L’aurora inonda il cielo

di una festa di luce,

e riveste la terra

di maraviglia nuova.

Fugge l’ansia dai cuori,

s’accende la speranza:

emerge sopra il caos

un’iride di pace.

Così nel giorno ultimo

l’umanità in attesa

alzi il capo e contempli

l’avvento di Giustizia.

All’aurora annunziamo la tua cura,

la tua verità nella notte buia.

Le opere tutte delle tue mani

gioia danno a noi e a chi giusto sente.

Giuseppe

Torniamo al tema della Giustizia, che mi pare si stia qui giustamente ponendo sotto varie e in qualche modo apprezzabili forme letterarie, anche scherzose. E facciamolo richiamando proprio le parole pronunciate da Papa Francesco durante il Suo soggiorno brasiliano, visto che a esse si riferisce il ta-tze bao in questione.

Se non ho male ascoltato, il Papa ha sostenuto che sulla strada bella del Vangelo ci s’incammina per attrattiva verso Gesù e non per sforzo o per applicazione propria: a frequentare tale via sono chiamati tutti, e tutti possono venirci, con le loro fragilità e le loro debolezze. Non piccole congreghe di iniziati, dunque, con le carte presuntamente e pretestuosamente in regola, ma le moltitudini, le comunità intere, anche quella curnense, dove ognuno è un tesoro più prezioso di tutti i PIL del mondo. Diciamo, allora, che le istituzioni, parola di cui taluno si riempie troppo spesso la bocca senza saper di preciso in quale e quanta parte sia stata tradita la loro funzione, dovrebbero essere anch’esse elementi coadiuvanti della “salvezza” della società alla quale ineriscono, “salvezza” che è perseguibile solo se viene primariamente riconosciuta la loro natura di “servizio”.

Esse principalmente non si ringiovaniscono o aggiornano con i lifting da beauty farm della politica, dove magari si ripete come un mantra quanto sia bello vivere anche in un luogo dove potrebbe non esserlo affatto, e neppure con ardite operazioni di ingegneria o chirurgia istituzionale, ma innanzitutto riabbracciando la loro natura di mysteria lunae, cioè di realtà che camminano nella Storia splendendo non di luce propria ma di quella, da aiutare a crescere, delle comunità al cui servizio sono destinate.

Ogni volta che nelle istituzioni, e nelle persone che vi stanno, si eclissa questa auto-coscienza esse pretendono, nella migliore delle ipotesi, di costruirsi da se stesse, e così diventano ogni volta più autoreferenziali e si indebolisce la loro necessità di “servire”: smettono di essere strumento per finire con l’essere “amministratrici”, da Serve si trasformano in pressoché incontrollati Controllori delle libertà altrui. Gli effetti? Le criminali teorie naziste e social-comuniste dovrebbero pur aver insegnato qualcosa al riguardo. In tal modo comunque, per la prevedibile situazione attuale, apparati e iniziative d’impianto a essi accessorie finiscono per fare velo e ostruzionismo al lavorìo fecondo delle libertà individuali, che sono alla continua ricerca di singoli “bocconi” di verità, com’è nel loro destino. Verità che infine, poco alla volta, divengono sempre patrimonio di tutti… e che non vengono mai tempestivamente dispensate o distribuite dalle istituzioni…

Il servizio delle istituzioni, nell’ora presente, si misura non nella produzione di ipotetici anatemi di vario genere, con la creazione di corrispondenti nemici, ma nel saper uscire nella notte dove vagano come in un biblico esodo i cittadini, per camminare assieme a loro in quest’ora tremenda di implacabile belligeranza. Senza dimenticare nessuno, contrastando finalmente quella “cultura dello scarto e dello spreco” che costituisce il feroce distillato dei processi di disumanizzazione in atto nella nostra società, dei quali le istituzioni, volenti o nolenti, costituiscono il necessario mezzo, attuato soprattutto quando, a fini di presunta efficienza, fanno uso di penetranti sistemi di burocratizzazione delle vite altrui.

Giòsep str.

Nel momento in cui il “nobile” ta-tze bao del PD eleva giustamente e in modo illuminante a livello vaticano i contenuti della poesia, scritta con preveggente acume il giorno 19 giugno 1997 dal grande poeta Alessandro Pedretti della Val Trompia, mi sembra doveroso qui riproporla:

Carnevalem

Poco! Poco alla volta! Gridavano.

e cercavano il pane

a mezzo alle macerie:

carnevale sapiente

mascherato di risate

e fragori;

con la pelle che cadeva giù

dietro alle ossa:

ci truccavano così.

Giòsep str.

Eh, no! A chiusura della prima parte e in apertura della seconda parte del dibattito mi sembra indispensabile illuminarlo con una immane fatica del 31 marzo 1997, scritta dal grande poeta Alessandro Pedretti della Val Trompia:

Né ancora settant’anni compiuti

E come l’acqua

così correvo veloce un po’,

un po’ lenta e come

l’acqua scivolando fluendo

qua e un po’ là; e

come l’acqua che

nessuno coglieva e mai

un po’ ne avrebbe colto

nemmeno, correvo

ed avevo settant’anni

né ancora compiuti:

e come tutti si aveva la forza

di cambiare ogni giorno faccia alla vita

e ogni giorno di più rifarne un’altra,

come non fossimo mai cresciuti…

Giòsep str.

Constato che la temperatura si è riscaldata in attesa dell’apparizione del Gandolfi sul sagrato di S.Maria Assunta in Curno per parlare al popolo, visto che non usa questo strumento di comunicazione (Nusquamia), se non per dire quasi nulla (peraltro di solito non parla nemmeno a sparargli, perché è un tipo timido e piuttosto riservato).
Per raffreddarla, riporto una rinfrescante composizione, scritta il giorno 12 dicembre 1996, del grande poeta Alessandro Pedretti della Val Trompia:

Guarda…

Guarda,

fuori

cade la pioggia,

e la nebbia

accenna a svanire

per le grandi gocce

che la portano via.

E l’infinito torna

dentro la mia fantasia.

Bella e gradevole!

Diversa…mente

@Kamella Scemì: Credo che il pensiero della nota teologa ortodossa, turca di nascita e sposata con un armeno, ospite della nostra amata terra bergamasca per ragioni “aeroportuali”, della quale ricordo una splendida lectura Dantis a Milano (parla correntemente sei o sette lingue), con tanto di disamina del concetto di libertà, vada in qualche modo “completato”, o meglio, possa essere ampliato richiamando sia il pensiero di Isaiah Berlin, russo inglese ebreo, come amava definirsi, nativo di Riga (1909 – Oxford 1997), vissuto a San Pietroburgo ed emigrato in Inghilterra, sia quello dell’altrettanto grande prof. Salvatore Natoli, già ordinario di filosofia teoretica all’Università di Milano Bicocca.

Sono entrambi personalità che non riferiscono tutto a una visione centrale, a un sistema più o meno coerente o articolato, con regole che li guidano a capire, a pensare e a sentire – un principio ispiratore, unico e universale, il solo che può dare un significato a tutto ciò che essi sono e dicono –, ma sono capaci anche di perseguire molti fini, talora o anche spesso disgiunti e contraddittori, pur senza mai travalicare princìpi da loro ritenuti ineludibili.

Il problema in questione, così come affrontato e trattato da @Kamella, lo si può vedere anche in una duplice prospettiva. Una è quella della «libertà negativa», definizione berliniana, e delle sue innegabili conquiste. Spiego innanzitutto in cosa essa consiste: Berlin distingue tra una libertà positiva (che è la libertà di: libertà di fare o di essere qualcosa) e una libertà negativa (che è libertà da: libertà dalle intrusioni altrui nel mio agire). La libertà positiva non è mera capacità di fare qualcosa: è, piuttosto, una forma di autodeterminazione, di agire in maniera non eterodiretta. La libertà positiva deriva dal desiderio dell’individuo di essere padrone di se stesso. A tutta prima, la libertà positiva e quella negativa possono sembrare alquanto vicine tra loro, nella misura in cui la prima si identifica con l’essere padroni di sé e la seconda si risolve nel non trovare ostacoli nelle proprie scelte. Se però volgiamo lo sguardo alla storia, ci accorgiamo che queste due forme di libertà hanno avuto sviluppi ben diversi e, a ben vedere, conflittuali. Infatti, la libertà negativa è stata propugnata dai politici liberali, quella negativa dai socialisti. E non è un caso. L’uomo nella storia ha dovuto principalmente e periodicamente emanciparsi da comandi che reprimevano la sua soggettività e gl’impedivano di scegliere quello che la sua intelligenza gl’indicava. Ci sono processi storici e situazioni in cui alcuni uomini condizionano l’agire di altri. Ora, c’è un tipo di libertà “impediente” – secondo Hobbes lo Stato moderno nasce da questo – dove c’è un potere che impedisce agli uomini di distruggersi, c’è un’interdizione che costringe coloro che vogliono essere nocivi agli altri a non farlo; ma ci sono anche poteri che non permettono all’uomo di realizzare le proprie potenzialità, oppure lo tengono schiavo per sfruttarlo. La storia della modernità, nella sua dimensione più positiva, la possiamo chiamare storia dell’emancipazione, nel senso che i soggetti hanno allargato sempre di più l’ambito della loro decisione. Uno di questi esiti è la democrazia, nella sua forma più corretta, in cui nessuno ha il diritto di restringere la libertà di un altro, ma si discute insieme per decidere la tutela delle reciproche libertà. Questo è insomma il successo, innegabile, della libertà negativa: si sono rimosse le costruzioni autoritarie che impedivano agli uomini di vivere liberamente e di confrontarsi su un piano di parità circa le loro scelte.

Ciò che stupisce nell’accaduto dell’ultimo Consiglio comunale di Curno è che il tentativo di “emancipazione” dal polemico controllo dell’unica opposizione esistente nell’aula è avvenuto non attraverso una contestazione formale delle presunte ragioni presentate dall’oppositore ma attraverso un tentativo di imbavagliamento, che ricorda i processi sovietici e che, sotto il profilo logico-temporale, costituisce il presupposto per un voto acritico, che è negazione della democrazia stessa. Questo l’aspetto gravissimo, assurdamente “condiviso” da taluni sedicenti democratici, che confligge con lo stesso concetto di pluralismo, che è umile ammissione dell’impossibilità di determinare univocamente che cosa si debba fare o evitare, ed è l’efficace antidoto per ogni forma di autoritarismo e ogni tipo di uniformità imposta dall’alto (dallo Stato, dal Partito piuttosto che dal Sindaco, ecc.). In altri termini, ciò che è mancato quella sera a Curno è un po’ di scetticismo, sapientemente unito a una buona dose di tolleranza. A tal proposito, l’adagio del perfido Talleyrand – “sourtout pas trop de zèle” – suona assai più auspicabile e più umano rispetto alla pericolosissima pretesa di uniformità del virtuoso Robespierre, specialmente in un’epoca di avanzato sviluppo tecnologico capace di produrre strumenti, ora anche economici e burocratici, di distruzione.

Altra cosa, però, è porsi sul piano della «libertà positiva», che non è semplicemente libertà dalla costrizione, ma l’essere liberi per fare qualcosa. Per il bene o per il male. Io non posso essere privato della libertà, però, nel momento in cui scelgo, posso essere uno che fa un cattivo uso della libertà. Anche qui c’è un paradosso: l’uomo è libero di scegliere, perché può fare anche il male. Ma se fa il male, la sua diventa una libertà distruttiva. La ragione per cui un uomo non può compiere certi atti non è quindi perché “non li può fare”, ma è perché praticando il male arriva al punto in cui distrugge la possibilità stessa di decidere. Se si guarda la cosa dal punto di vista dell’intenzione del soggetto, la libertà per il bene diventa, quindi, quasi una necessità, perché non si può andare contro la natura. Come dicevano già gli antichi: se vai contro la tua natura alla fine la paghi. Oggi il vero problema è decidere che cosa è bene e che cosa è natura.

E non mi sembra che questo problema si sia posto alle menti dei contendenti, soprattutto di quelle di chi ha optato per la via “psichiatrica”, di social-comunista memoria.

San Giuseppe V.

Mi piacerebbe completare le riflessioni di @Kamella e @Diversamente un po’ alla mediterranea, spostando l’attenzione sul piano sociale: nelle nostre società cosiddette liberal-democratiche siamo abituati a raccontarci un’incondizionatezza della libertà che poi si scopre non essere tale per la maggior parte della popolazione, mentre lo è per i potenti, legittimamente o criminalmente tali. La libertà si scopre essere per la maggior parte di noi una libertà vigilata a causa di strutture politiche, economiche, finanziarie, ossia di dimensioni che ci travalicano fin nei più minuti e intimi dettagli della nostra esistenza. E non siamo nemmeno condizionati in modo eguale, pur fra soggetti in libertà vigilata: c’è anche fra costoro un’asimmetria tra chi si può permettere spazi di libertà in funzione dei propri mezzi e delle proprie posizioni e chi invece non può. Una libertà disuguale che satura le relazioni sociali di conflittualità. Ben aveva lasciato intendere a suo tempo d’averlo capito quel Maffeis, quello che chiamavate di continuo al telefono, che auspicava almeno una ricomposizione di certe conflittualità. Zygmunt Bauman afferma che «nella modernità liquida» la libertà che viene promessa o attesa si rivela spesso un miraggio: senza la sua «forma», «la libertà negativa mostra cioè tutto il suo vuoto». Quello che è successo in Consiglio comunale a Curno è esattamente la dimostrazione di quanto vado dicendo: quel vuoto ha consentito comportamenti nazi-comunisti. Ecco, su questo vorrei concentrarmi rispetto a quanto detto da @Diversamente, perché occorre, a mio avviso, abbassare quell’aspetto teorico tanto ben illustrato all’asfalto “battone” dei fatti. E qui mi riallaccio a quel che @Kamella ha detto e che io, seguendo Bauman, condivido: concentriamo l’attenzione sulla crisi antropologica in corso, che è una sorta di inversione dei tre beni fondamentali che Kant aveva individuato e ordinato: prima il bene dell’anima, poi il bene politico, infine il bene del corpo. La società contemporanea vede invece al primo posto il bene del corpo, che è l’asset principale della libertà oggi: chi ha il potere, anche in un paesino come Curno, se lo vuol tenere stretto, e se lo perde sta male, perché esso è una proiezione “fisica”, del corpo, dell’animale che si è, dell’animale “libero” che si vuole essere. Viviamo nella società delle tre “s”: sesso, soldi, successo. E ruberie attraverso il potere della politica politicante, a qualsivoglia livello.

Dovremo ripensare questa gerarchia. Il bene non può ridursi a bene del corpo nell’accezione appena citata. Dev’essere un bene che coinvolge anche gli altri, un bene del “noi”, ma anche un bene capace di porsi in un orizzonte di trascendenza. Perché, rifacendomi a un detto napoletano: si può vivere senza sapere perché, ma è molto complicato….

Aristides de Nusquamia

Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem

Il contributo che leggiamo qui sopra riprende alcuni concetti espressi in un articolo pubblicato sull’Avvenire il 6 agosto 2013: L’uomo? È in libertà vigilata, in vista dell’incontro (cosiddetto “meeting”) di Rimini che avrà come tema l’“Emergenza uomo”. Contiene punti di vista rispettabili, che tuttavia avrei qualche difficoltà a inglobare nella mia personale visione, diciamo così, illuministica. Ovviamente, non c’è niente di male: dicevano gli antichi quot capita tot sententiae. E qui su Nusquamia non vige la costrizione, qui non c’è condivisione forzata, come invece pretenderebbe di fare la dott.ssa Serra nello sciagurato Comune di Curno. Però è anche vero che Nusquamia ha una sua linea di pensiero onestamente fazioso, talora irriducibile, altre volte aperta a un moderato sincretismo.

Fra l’altro, riconosco che molte fra le affermazioni qui sopra riportate sono perfettamente condivisibili: laddove, per esempio, Eugenio Mazzarella, ordinario di Filosofia teoretica all’Università degli Studi di Napoli, citato implicitamente nel contributo qui sopra, cita a sua volta Zygmunt Bauman. Come non essere d’accordo sull’inanità di certe libertà nella società moderna, quella che Bauman definisce “liquida”? Trovo tuttavia che gli stessi concetti fossero espressi in una cornice più chiara, più razionale (a me, incidentalmente, più congeniale), dalla scuola critica di Francoforte.

Francamente, ho qualche difficoltà a vedere la realtà delle cose (la decadenza dell’Occidente, la logica del dominio pseudoscientista, ma in realtà aziendalista, lo svuotamento degli spazi di libertà con la banalizzazione della libertà stessa ecc.) con gli occhiali colorati di Bauman. Non nascondo inoltre – è un mio limite – di nutrire un pregiudizio negativo sul concetto di modernità liquida, perché mi sembra che introduca nuove variabili per l’analisi della dinamica dell’esistente, là dove io sarei del parere che entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. Un altro corno del mio pregiudizio negativo nasce dal fatto che intorno al concetto di “democrazia liquida” sbandierato da Grillo & Casaleggio, si è montata una colossale mistificazione, della quale mi rendo conto che Baumann non è responsabile: semmai ne è soltanto vittima. Così come Goethe, che fu un sincero, appassionato e acuto cultore della philosophia naturalis, non può essere ritenuto responsabile dei vaneggiamenti esoterici di certe sciacquette steineriane, ignoranti come capre.

Tuttavia tale è la mia propensione demistificatrice, nonché il terrore di diventare strumento di gruppi di interesse che, intorno al concetto di “democrazia liquida” si erano proposti di fare un grosso business, in particolare infinocchiando le amministrazioni pubbliche, che ritengo opportuno, sia pure temporaneamente, finché Grillo & Casaleggio non avranno avuto il fatto loro, tenermi alla larga da Bauman.

Armentarga

Cavolorum! Vediamo di chiudere le potenti disquisizioni degne di questo diario con il grido di dolore, esistenziale e protestatario, che mette i brividi, del grande poeta Alessandro Pedretti della Val Trompia:

BLOOM

Proprio così, fantastico! Altro che De Gregori: ricorda le ancestrali filastrocche che vengono da linguaggi antichi ormai scomparsi (aoliolé che tamusé, che taprofita lusinghé, turilem blem blum, turilem blem BLOOM) e che sopra Carona, dove ora abito, fanno affiorare le loro immortali testimonianze.

[Preferirei De Gregori. N.d.Ar.]

Turo Locatelli della Merena

Sì, ferie iniziate. Dai! Andiamo in vacanza a rintemprarci, divertendoci a riflettere, come siamo soliti fare. La testa, infatti, deve essere sempre in ordine e 6 x 6 deve sempre fare 36, come dice la zia Maria. A risentirci alla prossima discussione che, magari, avendo il computer con chiavetta birichina a portata di mano, potrebbe iniziare anche dopodomani sera, dopo il viaggio di trasferimento.

Io vado a Metaponto. Che mi dite? Magna Grecia, magna soprattutto.

C.T.G.

Vedo che la compagnia teatrale sta smontando: torniamo pure noi dalle parti di Serena Dandini per un progetto nuovo di spettacolo satirico. Le confermiamo, ingegner Aristide, che i testi qui scritti e apparsi sono venuti molto più intensi e spontanei di quelli che si debbono spremere per la satira televisiva: è stata un’esperienza eccezionale, quale mai avremmo creduto. Ovviamente, la battaglia satirica continua…, in quanto i computer esistono anche per questo.

Ol Nibalo

Roncobèl… sòta l’Arera, à la nòsta ègia cà de montagna..

Giusto Finazzi, Migro

Io resto a Bergamo, con qualche passeggiata a San Vigilio e sulle Mura. Resto in contatto con voi se c’è da alimentare la discussione, la satira e sistemare il copione.

Rosy La Verde

Per orientarci nel labirinto dei commenti a questo articolo credo sia necessario, oltre che pertinente, accendere la luce del grande maestro umbratil-ulivetano, che sa fare e dire tutto, specie con tratti pittorici che sembrano sempre quelli, ma non è vero, il quale così si rivolge ai giovani nell’ultima sua grande opera:

“Il mondo dell’arte oggi è un MANICOMIO… Per questa ragione mi presento da solo per avvicinare i giovani alla VERITÀ creativa. Ho sempre odiato l’intermediario, che vende opere d’arte adulando, incoraggiando, frodando. Mille esempi son qui citati. Ho una cultura teatrale ed ESOTERICA, per cui scrivo di mio per dare le chiavi di lettura a ogni quadro.., Mio malgrado, forse, sono diventato un poeta… Ma sempre nella sintesi, per non annoiare nessuno!… La noia viene a me, quando guardo le avanguardie e leggo chi le sostiene… Mi dichiaro un SIMBOLISTA.

Mi spiego: nel tempo ho inventato i miei simboli, quali la sciarpa, la tela nella tela, le maschere, i sipari, le luci accese, il vecchio, il viandante, l’uomo. Tutto il mio mondo pittorico è rivolto a lui, a questo sconosciuto sul pianeta Terra ne combina di tutti i colori!… E a questo proposito: cosa è l’arte nel nostro tempo?!

Dirò: per me e per l’uomo delle caverne, l’arte è e sarà sempre il primo linguaggio che parla tutte le lingue… meraviglioso: senza averle studiate!… E allora? Come la mettiamo con le avanguardie di oggi? Come ti parlano? BASAGLIA aveva ragione quando chiuse i manicomi, perché i FOLLI sono fuori, a piede libero… Giovane, stai sempre attento! Io ritengo che l’uomo è artista quando riesce a fare quel gradino che lo libera dagli altri… solo.

In questo modo potrà essere chiamato MAESTRO… ma quando non ci riesce, è un COPISTA! E ora pensate: quanti copisti troviamo nelle avanguardie… se fai un taglio, hai fatto un Fontana; se fai un buco, un Burri…

Appresso a questi esempi: fiumi di parole da parte di quei furbastri che impongono l’informale, l’astratto e la TRANSavanguardia. Insomma, non se ne può più dell’INGANNO GIORNALISTICO, di questi castrati dell’intelletto!… Le tele sporcate appartengono solo all’obitorio… Ogni avanguardia è destinata all’oblìo!… Ai furbastri il compito di seguire il FUNERALE DELL’IPOCRISIA… La VERITÀ nell’arte vive nella creatività costruttiva, nella ricerca dell’ignoto, e nel sapere manifestare e dipingere DENUNCE MOTIVATE. Questo è il dovere dell’artista: dare al mondo il suo talento DIPINGENDO IL PROPRIO IMMAGINARIO ed esaltando la favola della vita.

Per concludere: è auspicabile che questi grandiosi artisti (SEMPRE VIVI ANCHE DA MORTI) e i loro seguaci, imbrattatele di ogni luogo e nazione, VADANO PRESTO A LAVORARE, A COLTIVAR PATATE…(povere patate…), e così pure i furbastri, con tutte le loro assurdità scritte per usurpare, per sentenziare, per ingannare il mondo dell’arte.

Bisogna leggere Bargellini per la storia dell’arte, bisogna leggere Osho per la storia dell’anima e Thich Nhat Hanh per capire la pace. Così ho scritto e sempre parlato. Per l’arte e per un mondo migliore. PASSATE PAROLA”.

Nella metafora, quanti spunti e argomenti, vero? Una raddrizzata alla “barca”, che fa tanto bene a noi e anche alla psiche nostra e altrui…

La poesia che segue, intitolata “Il castello”, ve la risparmio per un’altra volta.

Aristides de Nusquamia

In un precedente commento avevo preso in considerazione il pensieroso profilo politico del dott. Consolandi, oggi istituzionalmente ammucchiato sulla giunta serrana nel Comune di Curno, pur facendo parte di uno dei due relitti nei quali si è divisa la nave del Pdl: dunque teoricamente sarebbe all’opposizione. Avevo scritto che il dott. Consolandi è un politico di risulta e un ex Dc. Sul primo punto non ho niente da aggiungere, sul secondo devo precisare che il consigliere è invece ex Pci.
Per non versare aceto sulle ferite del Consolandi e dei serrani (il primo consigliava a Gandolfi una visita psichiatrica, facendo seguire al monito l’urlo “Ci hai rotto i coglioni!”, la Serra, presidente del Consiglio, sobriamente e altezzosamente ignorava), non aggiungo altro. Lorsignori potrebbero metterla sul piano della cacata carta, dire che è vergognoso che io abbia sbagliato sigla di partito:dicano pure, ma a loro rischio e pericolo. Pur avendo oggettivamente sbagliato nello scrivere la sigla, non ho difficoltà ad ammetterlo, mi sento in una botte ferro, perché posso contare sulla schifosa sobrietà dei nostri avversari politici.

Rosy La Verde

Signor Aristide, La ringrazio di cuore (cuore verde, naturalmente. L’Umbria non è forse per definizione il cuore verde d’Italia?) per la come sempre onesta precisazione che integra il dibattito sollevato dagli ultimi due articoli.

Ma la ringrazio soprattutto perché, con finezza, ha confermato, come io e il mio grande Maestro ulivetan-umbratile volevamo significare ai lettori, specie ai giovani, che la Supercazzola, nelle sue più varie versioni, con accentuazione di parole opportunamente diverse, è parte sublime della grande letteratura, anzi, è pure parte della mistica e della profezia. Grazie, signor Aristide, per la pubblicazione del mio commento, ricopiatura del grande insegnamento dell’incomparabile Factotum e grandioso novello Figaro (per stare in tema).

Sbiliguda!

Adriana Marussia Vezzera

Comincio a capire l’ironia, non facile e piuttosto complicata, di Rosy La Verde come di Adamavatar, di Eleuterio e di quello str… di Giòsep Str., personaggi diversi che ben si adattano ad alcune delle persone che hanno salutato su questo sito prima delle meritate vacanze e che ho abbastanza facilmente riconosciuto, fra le quali il mitico Anteno del baretto di San Vigilio e la notissima astrologa Luigia.

È quasi certo che un gruppo di “matti” come voi, di una vivacità intellettuale veramente unica, ben difficilmente lo psichiatra di corte, il Capo Supremo Curnese e i loro leccascarpe riusciranno a farli tacere, internandoli.

È anche vero, però, che persone così diverse, pochissime delle quali abitano ancora a Curno, con altrettanta difficoltà potranno incidere direttamente nella vita politica del paesello, vita che va seguita giorno dopo giorno, parlando in continuazione con la gente, al bar come al mercato, in centro come alla Manigolda, rinfocolando temi, alimentando il racconto popolare e la sua autoconsapevolezza, svelando il trucco della Supercazzola, usato dalla Serra, persona in gamba, e dai suoi per l’ennesima volta e che è retaggio delle oppressive abitudini social-comuniste. Solo così un’azione culturale raffinatissima come la vostra può aspirare a innescare un movimento di popolo, germe sostanzialmente da coltivare e diffondere, non tenendolo ristretto nel “buco” curnese. … Ma voi purtroppo siete spesso lontani, vivete lontani, i vostri principali interessi sono altrove e Curno è più che altro un quartiere-dormitorio. Vedete Curno soltanto come un irresistibile ed istruttivo palcoscenico educativo, con una funzione analoga a quella che essenzialmente caratterizza il teatro nelle culture anglosassoni (non anglorobicosassoni nonché enogastronomiche).

Cosa bellissima, certamente, ma che per non cadere nel divertissement, sia pure di altissimo livello culturale, deve essere innervata da consistente azione politica, come quella che avete condotto durante l’amministrazione Gandolfi, quando, in una situazione economica assai più difficile, avete realizzato opere pubbliche, non avete aumentato le tasse, come invece fanno questi terribili giocolieri dei conti pubblici, e soprattutto avete azzerato lo spaventoso deficit comunale (ricordo. dell’ammontare di 8.500.000,00 euro, ottomilionicinquecentomila euro), causato dalle follie, a dir poco, ancora dei sinistri, pur sotto altro nome.

Avanti con l’ironia, dunque, che è fantastica, ma non consentiamo ai sinistri, chiusi nella serra riscaldata (nonostante il caldo, hanno qualche brivido!) di aver buon giuoco e prevalere standosene semplicemente zitti e buonini, buonini… Perché quella luce culturale che avete portato possa infine illuminare tutti i curnesi…

Quisa Invertemata Viendalbrembo

A ecco che lo sapevo io che erano quelli della parocchia a tenersi l’ombrello. Ma adesso cancello il trivio e torno al bivio che lì ci sono tanto belle cose che piacciono molto al signor Aristide.

Rosy La Verde

Sbiliguda! Come promessovi, a integrazione del discorso a più voci (pesantino) che poco sopra si è sviluppato, faccio dono della grande poesia intitolata “Il castello”, che spiega l’arte intesa come messaggio (spiegazione del Maestro, ovviamente):

Il castello

L’immaginazione

costruisce castelli:

il mio è fatto

di tele bianche.

Su queste corro.

La luce che porto

cerca

quel mistero

che anche il vento

nasconde.

Nello spazio

grida il silenzio.

È un ponte,

un passaggio,

un attimo,

una eternità.

Siamo tutti

spettatori

e interpreti

della scena:

“L’uomo”

è il soggetto.

Vale anche per l’arte della politica?

Chiediamolo a Gandolfi!

Blinda!

Giòsep str.

Ululà, quale pericolosissimo nemico politico, viene rinchiuso dai social-comunisti nel gulag ricavato nella casetta del latte di donizettiana memoria.

A forza di ululare e bere latte (non ha bisogno di Gardol per scaricarsi) attira l’attenzione di un infermiere a caso che passava di lì, che gli domanda: “Chi ti ha chiuso lì dentro?”. “La politica ideologizzata e marcia” risponde in modo accorato (e poco comprensibile, se non per gli habitués) l’ingiustamente gulaghizzato. “È proprio vero che ormai puzza in modo insopportabile”, replica l’altro. E si ritira nella colombaia a meditare…. .

Giòsep str.

Mi sembra pertinente e asseverante la particolarità di questo articolo, che è molto vario, esprimente la verve degli amici miei, tognazziano e pure bivio, perché costituisce anche la prosecuzione dell’articolo precedente, proporre la celeberrima e stimolante poesia di quello strordinario poeta che è Jesuino Pede-Retti detto El Pedrosa della Val Troncio:

Pulizia

Stuzzica… denti. Uno!

Raimondo Vianello stette in bagno per due giorni, dopo averla udita declamare…

 

Aristides de Nusquamia permalink

Chi ha nominato il troncio? Eccolo, in un piccolo capolavoro di umorismo territoriale:

.

Giòsep str. permalink

In effetti, grande Aristide, la Val Troncio, dicitura molto locale e localistica, è indicata sulle cartine topografiche come Val Clavicola.
Per scusarmi, elargirò ai lettori una dinamica e impaziente poesia dell’immenso poeta Jésuino Pede-Retti detto El Pedrosa della Val Clavicola chiamata anche Troncio:

Wroom!

Colpisce proprio!

 

Rosy La Verde

Come mi pareva d’aver già detto o lasciato intuire prima del bivio, anzi, del trivio [Dove la strada si bipartisce, o si tripartisce? Non è chiaro. N.d.Ar.], la supercazzola è un genere letterario a sé, fondamentale per i politicanti anche di infimo livello come quelli curnensi, ai quali è molto caro.

Un esempio? Non ricorrerò questa volta alle sublimi visioni del Maestro ulivetan-umbratile. Basterà leggere con attenzione il nuovo manifesto della sezione PCC del PD, affisso dai gemelli siamesi Max e Memorioso. La lettura va fatta seguendo le indicazioni di Aristide e facendo qualche ulteriore osservazione topica. Divertitevi!

Quisa Invertemata Viendalbrembo

Sono una new entry, come diciamo noi moderni aggiornati. Sono un bel po’ di anni che sono andata via da Curno, e mi ha fatto piacere scoprire Nusquania, prima di tutto perché ho risentito tanta gente lontana e che vedevo in maniera diversa. Da piccolina quante giocate che ho fatto col Turo, poi quando andavo a scuola a Bergamo tutte le volte che andavamo su dal Teno, al baretto, a San Vigilio, e solo adesso so che si chiamava Anteno. Ho capito chi è la Luigina, l’astrologa (parente di quella degli oroscopi di Canale 5?), che abitava alla Marigolda, col suo tendone sul terrazzo pieno di pianeti, che adesso mi pare di vedere ogni tanto qui a Turbuldù, che era l’astrologa ufficiale della Lega, dei due Pedretti, del Bianchi, del Domenghini, che aveva fatto le carte al Bossi e al Calderoli, e portava in giro i volantini.

Ho riconosciuto la Marussia, che conoscevo da giovane, che non sapevo che si chiamava Adriana, anche perché con quel nome lì a Bergamo ce ne sono solo due, lei e sua zia, che mi sembra che era la moglie di un onorevole della DC.

Ero andata via volentieri da Curno, chèl fopù lé, ma poi ho capito come tanti che ci ero attaccata, e mi dispiace leggere cose non belle, che però non sono dei curnesi veri, quelli che conoscevo io, magari un po’ ignoranti ma non messi sotto il partito: quelli che fanno guai sono degli immigrati.

Però c’è da dire che se clicco su Curno, viene fuori subito Nusquanìa, e in nessun paese si discute della politica come a Curno. E mi dicono tutti che non è una cosa normale, con tutte quelle bellissime poesie e quei versi salmistrati che su wikipedia non spiega cosa sono.

Comunque signor Aristide se mi lascia dire ogni tanto qualcosa sono contenta di parlare con lei.

Io poi sono una ciacolona. Buongiorno, Quisa. Buonferragosto, che è la festa di Curno.

Aristides de Nusquamia

Mi scuso per la brevità nella risposta. Scrivo scomodamente da un gingillino elettronico (acquistato con i miei soldi, mica con quelli dei lombardi, come quel politico trombato curnense). Il luogo è ameno, mi trovo in un promontorio proteso sul lago, spazzato dalla breva e affacciato a luoghi cari a Stendhal e a noi stendhaliani. A Griante nacque Fabrizio del Dongo (ma Stendhal scrisse “Grianta”).
Leggeremo più che volentieri le sue epistole, maxime se lei non farà combutta con chi insiste perché  Nusquamia cambi linguaggio o metodo, o argomenti, fermo restando che ognuno è libero di pensare quel che vuole. Ma  Nusquamia ha il diritto di essere quel che è: siamo favorevoli alla battaglia delle idee, ma non al dialogo giovanneo, per cui uno dovrebbe cambiare rotta (essendo di fatto dirottato), per dimostrare di essere un adepto della cultura dell’ascolto, quella stessa che — nelle intenzioni della Serra — avrebbe dovuto piegare Gandolfi, con appecoramento agli attori del territorio.
Carissimi saluti, dunque. Mi affretto all’imbarcadero, per recarmi dall’altra sponda del lago, dove mi attende Gandolfi. Quindi ci recheremo alla taverna delle callipigie, dove ordineremo Chardonnay, com’è nostro costume, ovviamente  pagato con denaro della nostra scarsella.

Quisa Invertemata Viendalbrembo

Buon appetito, allora! Mi dimenticavo di dire che un’altra persona in tanta carne e poche ossa che ho visto e che è lei che mi ha detto del suo sito quando le ho detto che ero di Curno è la signora Kamella, che è venuta qui a fare una conferenza sui milioni e milioni di asassinati in Russia dai socialcomunisti e dai loro complici perché ortodossi e solo per quello. E io che pensavo che Hitler fosse il peggio. Comunque è lei che mi ha parlato del signor Aristide.

Ho poi scoperto da lei cosa vuol dire Lgbt, che io pensavo fosse una roba di Legambiente.

Non sapevo che fosse una roba così, però non pensavo neanche che la Serra fosse con quelli là.

Non ho capito però la storia del linguaggio di Giovanni. Centra qualcosa il Vangelo, che io non ho capito bene? La saluto e buona bevuta. Quisa.

Anteno da San Vigilio

Vengo chiamato in causa da questa signora che non ho riconosciuto (tanti erano i giovani della mia età che frequentavano il baretto) e che comunque ringrazio per esser entrata a far parte della compagnia dell’arte, molto assortita, che l’Angelo Gandolfi ha saputo mettere insieme. Aveva questa grande capacità, l’Angelo, fin da quando eravamo al Conservatorio, e anche dopo.

Dunque, spiego la storia del mio nome: mio padre, che era di Padova, che amava molto, più che l’Iliade, la vicenda umana di Schliemann (quanti libri!) e che era convinto che le donne fosse meglio rimandarle alla famiglia d’origine (e fece così con sua moglie, che è anche mia madre e si chiama Elena), mi impose “logicamente” il nome di Anténore.

Poiché però la profonda cultura dei frequentatori del baretto era concentrata sulle antenne che erano state non da molto collocate in San Vigilio, sulle quali “ondeggiavano” le prime trasmissioni delle radio private, convinzione di tutti era che il mio nome fosse un omaggio a quelle antenne libere.

In bergamasco “antenna” si dice “antèna”, e poiché sono un maschietto, ecco fatto, diventai per tutti l’Anteno. Ma, sempre in bergamasco, per il maschile si preferisce l’articolo “ol” piuttosto che una elle apostrofata, sentita come femminile, e poco alla volta divenni “Ol Teno”.

Devo dire che non è finita qui: ultimamente è venuta da me una compitissima signorina, alla ricerca, per la sua tesi di laurea, di alcuni testi teatrali con annesse fotografie (recitavo spesso una parte ricalcata sulle gags di “Vianello vestito da donna”, con enormi e spaventose labbra dipinte di viola, allora ridicolissime e che oggi sarebbero invece persin piccole), mandata da un tizio che le aveva detto di informarsi dove fosse andato a vivere “chèl chi ciamàa ol treno, o ergot del gener”. Si è presentata esordendo molto garbatamente: “Signor Treno…”

Chissà come si rivolge agli apparecchi volanti della Ryan Air. O al Freccia Rossa…

Giòsep str.

Cara signora Quisa, lei che sa tanto di buono, di casareccio (non Casaleggio, per carità!), di massaia rurale, lei che ha scoperto l’esatto (siamo sicuri?) significato di Lgbt,

lei, insomma,

lo sa che a Curno, quando un bambino mostrerà predisposizione per la musica, non si potrà più dire che ha orecchio?

Io resto a Bergamo, con qualche passeggiata a San Vigilio e sulle Mura. Resto in contatto con voi se c’è da alimentare la discussione, la satira e sistemare il copione.

Armando Merelli, ol Tòsech

Gli amici se ne vanno… in vacanza, e io resto qui, salvo qualche domenica a Vertova, dai miei. Ciao a tutti.

.

.


Annunci
68 commenti
  1. Musica da salotto permalink

    @Aristide e @frequentanti il salotto della nonna

    Vedi:

    Milano austriaca comunque, nonostante l’unità d’ Italia:
    Giulio Ricordi e la raccolta dei racconti della nonna.

    Saluti e complimenti per i vostri esercizi di bravura.

  2. Prurigine politicamente corretta

    Cito dal Foglio di Giuliano Ferrara, che a sua volta cita dal Fatto quotidiano (che avrà pescato la notizia chissà dove):

    Yelena Mizulina, parlamentare russa, a capo della Commissione per la famiglia [costituita tra i membri della Duma, la Camera bassa dell’Assemblea federale russa: N.d.Ar.], ha annunciato una legge contro il sesso orale, perché «pratica sessuale non tradizionale».

    A ogni buon conto, faccio presente che il sesso orale era illegale in 18 degli Stati uniti d’America, prima della depenalizzazione, avvenuta nel 2003. [*] Mi domando come facessero a reprimere il “reato” consumato fra marito e moglie entro le pareti domestiche.

    ————————————————————–
    [*] Si veda Strange laws: «For instance, oral sex is illegal in 18 states. Alabama, Arizona, Florida, Idaho, Kansas, Louisiana, Massachusetts, Minnesota, Mississippi, Georgia, North and South Carolina, Oklahoma, Oregon, Rhode Island, Utah, Virginia and Washington D.C. consider people who give or receive oral sex to be criminals. In Georgia, those convicted of oral sex can be charged with no less than one year and no more than 20 years imprisonment».

  3. Marco Farina permalink

    Ho dato un’occhiata ai commenti del salotto di nonna Speranza. Così a caldo penso che da buona parte degli interventi viene fuori una nuova forma di nuovo umanesimo, di cui tutti noi abbiamo un grande bisogno. Mi sembra che vi sia desiderio di resistenza e nello stesso tempo di fiducia. Mi sembra che le resistenza, che non traspare soltanto dai commenti del salotto, ma da tutta la testata, sia resistenza contro il declino e la decadenza che ci circondano. Per quanto riguarda la fiducia, mi sembra che vi sia voglia di un futuro migliore. Sì, concetto ovvio. Ma alla base di un futuro migliore ci sarebbero alcuni valori fondamentali, che dovrebbero venire soprattutto dalla storia della nostra civiltà, ma resi moderni per carità, altrimenti qualcuno dirà che sono un nostalgico. Bisognerebbe tornare a leggere quello che hanno scritto i nostri grandi della cultura, della chiesa, dell’ impresa, della scienza, della letteratura, della politica, della filosofia, della medicina e del diritto.

    • Giuli permalink

      Sono d’accordo, peraltro talvolta mi chiedo se il mio destino non sia di contemplare cercando di capire. Con l’età comincio a comprendere sempre più le ragioni di chi sceglie la clausura fuggendo le distrazioni. Credo, e questo è la vera ragione dell’esistenza di questo salotto, che poche esperienze siano paragonabili a godere della bellezza insieme agli amici, forse qualcuno ricorderà la meraviglia provata a Pienza o a Sant’Antimo. Anche solo per questo ricordo resterò legata a chi era con me. Forse in questo si trova ancora il germe della vera amicizia. Spero di non essere stata troppo melensa, so però per certo che lei capisce ciò che ho detto.

  4. Per una concezione umanistica: anche su Nusquamia (perché no?)

    DisputationesC

    Cristoforo Landino, “Disputationes Camaldulenses” (manoscritto conservato alla Biblioteca apostolica vaticana): incipit del libro e tavola dipinta da Francesco di Giorgio Martini. Federico da Montefeltro è qui insolitamente rappresentato rivolto a destra, dal lato sfregiato da una ferita riportata in un torneo: questa, dunque è una rappresentazione falsata, non essendovi traccia della ferita. A destra del duca, probabile ritratto dell’autore del libro (secondo altri, invece, è l’autore della tavola). Una pregevole edizione di questo dialogo, stampata a Strasburgo nel 1508, può essere letta in rete. Si veda Christophori Landini Florentini libri quattuor…, pp. 13 ss.

    Secondo me bisognerebbe distinguere.
    Nel salotto di nonna Speranza ci sono due tavolini: al primo si siedono personaggi che hanno casa in città e hanno un eloquio sorvegliato; al secondo conversano liberamente i parenti di campagna, che amano fare discorsi tendenti al grassoccio, ma non scipiti, perché furono urbani anche loro, prima che si rusticassero.
    I personaggi di città fanno discorsi elevati, evitando tuttavia di entrare nel vivo della battaglia che gli abitanti dell’isola di Nusquamia sono costretti, loro malgrado, a sostenere contro una coalizione di attori del territorio, falsi progressisti avidi di potere, servi degli attori del territorio ma superbi come se invece fossero gran signori, giornalisti culilingui, plebe di clientes inetti a lavorare, che vive di ciò che i politici si degnano di mettere nella loro sportula. Sono gli stessi che, quando non si trovano nel salotto di nonna Speranza, e si trovano mescolati con i cittadini Nusquamesi, cercano di sviare il discorso, di dirottarlo su “altri temi”. Prendono a pretesto una parola, un concetto, quindi scappano per la tangente.
    I parenti di campagna, per parte loro, non fanno mistero del fatto che loro non vogliono proprio sentir parlare della guerra in corso. Piace loro dare e ricevere il saluto, informarsi delle vacanze, parlarsi addosso, comporre carmi bucolici, motteggiare. Quanto all’impegnarsi, non vogliono proprio saperne.
    Avrà notato che contributi di carattere umanistico non mancano nel corpus maius di Nusquamia. Sono contributi “impegnati”, direi, precisamente nel solco della tradizione umanistica (non tutti, evidentemente), anche quelli sviluppati traendo a pretesto la sequenza di un film, o un film intero. Tale tradizione umanistica, nel senso che intendo dire, è espressa mirabilmente nelle Disputationes camaldulenses, una sorta di dialogo socratico scritto da Cristoforo Landino, sul tema della vita attiva e della vita contemplativa. Ebbene (copio e incollo dal sito Italica della Rai) qui «Landino arriva a proporre un ritratto del sapiente (l’umanista) lontano dagli impegni materiali e astratto nelle sue contemplazioni, svincolato da un ruolo e da una funzione precisa nella compagine sociale, il quale però non vivrà nell’isolamento ma sarà utile con il consiglio e l’esempio alla comunità». In altre parole, ci si può occupare di politica anche senza essere politicanti, anche senza essere politici di mestiere. Ma poiché la politica è un’arte nobile, con buona pace della cosiddetta e stramaledetta “società civile” e con buona pace dei “politici” assatanati di potere, visibilità, pubblici riconoscimenti, fichitudine generica ecc., non ci sarà persona nobile che intenda sottrarsi all’impegno politico.

  5. Cattolico padano permalink

    @Giuseppe

    Scusa Giuseppe, ti offendi se ti dico “meno Chiesa, più Gesù”?

  6. Giuli permalink

    Caro Aristide, ho vissuto a Mondavio, in un palazzo la cui parte più recente viene proprio attribuita al genio di Francesco di Giorgio Martini, mi sono persa nella bellezza di quei posti, poi però mi sono recata ad Urbino e da sola all’interno del palazzo ducale mi sono dimenticata financo che giorno fosse nello studio intarsiato di Federico e poi dinnanzi alla città ideale, e davanti al tratto di Raffaello. Catalaneamente mi è sorta una domanda: è meglio viver come bruti o servire virtute e canoscenza. Ogni altra discussione è sofisma.

    [Ho visto anch’io lo studio e le tarsie del Palazzo ducale di Urbino: il mio sogno sarebbe di vederlo ancora, possibilmente in una ventosa e luminosa giornata d’inverno, come la prima volta.
    Non solo è meglio seguir virtute e canoscenza, ma, in tutta conseguenza, argomenterei che è meglio vivere un giorno da leone, libero nella savana ancorché presto morituro, piuttosto che cento giorni da appecorato, maxime se si tratta di ignobile, mediocre, disonorevole “condivisone” serrana.
    N.d.Ar.]

    • Un sogno libertino del Machiavelli

      A proposito di virtute e canoscenza, ecco un sogno che Machiavelli raccontò di aver fatto. Lo raccontò a un gruppo di amici che si erano raccolti al suo capezzale, sapendone imminente il trapasso.

      Raccontò che aveva in sogno incontrato due gruppi di persone. Il primo di cenciosi, di sudici, morti di fame, miserabili, pazzi. Domandò chi fossero. Gli dissero che erano i beati del Paradiso, come annunciato dalle Scritture: “Beati pauperes spiritu, quoniam ipsorum est regnum caelorum” – il Regno dei Cieli nelle mani dei poveri in spirito. Nel secondo vide invece personaggi di nobile aspetto, aria severa, in vesti curiali e reali. Riconobbe Platone, Plutarco, Tacito. Domandò anche a loro chi fossero. I dannati dell’Inferno, risposero: “Sapientia huius saeculi inimica est Dei” – siccome è la sapienza del mondo a Dio nemica. I due gruppi sparirono, nel sogno di Machiavelli si fece il vuoto. E una voce allora gli domandò con chi volesse andare – ora che dalla sua terra di desolazioni e delusioni stava per sfuggire. “Rispose che preferiva andarsene all’Inferno coi nobili spiriti a ragionare di stato piuttosto che in Paradiso con quei cenciosi di prima”.

      Roberto Ridolfi, Vita di Niccolò Machiavelli.

  7. Santeno dès grandes lavronnes permalink

    Avendo la tessera storica del TTB penso di potermi accostare al salotto di questa nonna che, alimentata da una virtù teologale e anche se vecchia e ridotta a fiammella in fin di vita, ha ancora il potere di accendere falò che infiammino l’intera società, a differenza di assurde teorie che hanno bruciato e distrutto l’umanità, fortunatamente oggi ridotte in cenere (anche se ancora profondamente amate da qualcuno, come i “nobili” bobibersani di turno).
    Trovo profondamente vero quel che dicono Marco Farina e Giuli: si devono trovar le strade per far attecchire la pianta di un nuovo umanesimo, magari anche partendo, con fedele e amorevole cura, dal leggiero (ma mica tanto) salotto di nonna Speranza. Sono prospettive, per carità, prospettive diverse…

    • Immagino che Ttb significhi Teatro tascabile di Bergamo, e non Tutto tranne Berlusconi: credo che l’acronimo sia stato coniato nella zecca di Giorgio dell’Arti, autore di una pregevole biografia di quel figlio di buona donna ch’era il conte di Cavour. Ma almeno era intelligente, il conte.
      A proposito di persone intelligenti e diversamente intelligenti, mi vengono i sudori freddi, pensando alle ultracoglione sparate mediatiche prossime venture, dagli spalti della Bèrghem Fest. Ci racconteranno quanto è cattivo lo Stato centrale (ma allora perché non ci avete liberato dei balzelli burocratici, quando eravate al governo? Non avete mosso un dito, cialtroni!), ci diranno dello Stato da riformare e da segare (abbiamo visto come, con il ministro Calderoli travestito da pompiere che si esibiva in un numero di cabaret, simbolicamente incendiando i fasci di cacate leggine che avrebbe dovuto incendiare sul serio). Ci ricorderanno che esiste una questione settentrionale: grazie, lo sappiamo benissimo, e non accettiamo lezioni dai coglioni; ma voi che cosa avete fatto, quand’eravate al governo? Avete organizzato lo sketch dei tre ministeri alla Villa reale di Monza. Ma vi rendete conto che continuando a dire cazzate su cazzate evocate l’apparizione di un nuovo Gaetano Bresci? (Visto che siamo a Monza.) E la macroregione? No, per carità, sentire parlare di macroregione da parte di quel genio incompreso di Bobomaroni sarebbe come se quel tale ex politico curnense, ora militante semplice e factotum calderoliano, prendesse a parlarci del problema della sinusia, cioè della consustanzialità della natura umana e divina nel Cristo. Pietà!

  8. Spiù permalink

    Sempre per informazione salottiera: lo sapevate che “per caso” alcune amministrazioni comunali facenti capo al partito leghista, fra le quali a suo tempo Albino, affidarono la redazione del loro PGT agli architetti Manzoni di Curno, con studio in via Fermi? Secondo voi il Pedretti non ne sa nulla? E se per caso ci fosse anche al riguardo qualche intreccio dall’altra parte, quella dei “nobili” e “notabili” bobibersaniani, magari proprio con il presunto e/o apparente nemico e/o rivale? (uso e/o in omaggio alla loquela del filosofo comico di Piacenza & famiglia che tiene). Saluti. Il nostro è un altro mondo…

    • Beh, no, direi che questa non è informazione salottiera. Qui c’è una volontà d’impegno, tutto il contrario dell’evasione salottiera.
      Sabato scorso ho introdotto il Salotto di nonna Speranza per evitare che un numero impressionante d’interventi evasivi, concentrati in due settimane del mese di agosto in due pagine di Nusquamia, distogliessero l’attenzione dai temi “impegnati” di Nusquamia, per effetto di censura additiva. È stata un’operazione di salvataggio, in particolare per poter continuare a parlar male dei tentativi di entrismo renzista nel Pd (in realtà di aziendalismo della peggior specie) e per mettere a nudo l’insipienza della proposta bobomaronita, tanto più che — lo diciamo nello spirito del conte di Montecristo, per cui chi sbaglia paga — Bobomaroni ha lasciato qui a Nusquamia un conto da pagare. Soprattutto, ho creato il Salotto di nonna Speranza perché Nusquamia continuasse a essere quello che è, un luogo dove si discutesse delle ragioni della nostra resistenza politica. Perché la superfetazione di interventi di carattere privato, non impegnato, evasivo non denunciasse Nusquamia come luogo poco idoneo a quel dibattito delle idee che soprattutto ci sta a cuore.
      Avevo anche segnalato come nel salotto di nonna Speranza ci fossero due tavolini, uno “convenientemente” urbano, come usa nei salotti borghesi; l’altro, d’impronta vernacolare, era quello dei cugini di campagna, che d’altra parte mostravano di essere contenti così, parlando fra loro e parlandosi addosso (io ti consosco, tu sei il cugino di quello…, ma dove vai in vacanza? ecc.). Mi è venuto in mente che questa dicotomia tra impegno ed evasione possa richiamare quell’altra famosa dicotomia fra ciò che è di sinistra e ciò che è di destra: la doccia è di sinistra, la vasca da bagno è di destra; in materia di fruizione venerea, i preliminari sono di sinistra, però la fellatio (ma nel film Maledetti vi amerò vien detta “pompino”) è di destra.

      Nota: il film Maledetti vi amerò (1980) è di Marco Tullio Giordana, ed è un film bellissimo. Marco Tullio Giordana è anche il regista di La meglio gioventù (2003), un film comunque degno di esser visto, ma tendente al polpettone “de sinistra”. L’altro film era “di sinistra”.

  9. Spiù permalink

    E magari, sempre per informazione salottiera, perché non si va a vedere se c’è qualcosa del genere anche “dall’altra parte”, quella dei bobibersani curnesi e loro assimilati, magari con qualche strano intreccio?

  10. A proposito dei politici che fanno cabaret

    Scrivevamo nel commento precedente, a proposito della miseria della proposta bobomaronita: «abbiamo visto come, con il ministro Calderoli travestito da pompiere che si esibiva in un numero di cabaret, simbolicamente incendiando i fasci di cacate leggine che avrebbe dovuto incendiare sul serio». (Calderoli, da gran furbacchione, teoricamente è bobomaronita anche lui. In realtà tiene il meno intelligente conducător, del partito sotto schiaffo: il putiferio suscitato ad arte, quando ha insultato il ministro Kyenge è un caso da manuale). [*]
    Sia come sia, aspettiamo a piè fermo le sparate dagli spalti della Bèrghem Fest, commenteremo a tempo opportuno. In ogni caso, non confondiamo il cabaret politico, che ha la sua dignità, con il cabaret fatto da sgangherati uomini politici. Vi ricordate per esempio, il numero di Calderoli che diceva di aver semplificato la farragine di cacate carte e che opprimono gl’italiani? Eccolo:

    Una cazzata pazzesca: si veda l’articolo di Gian Antonio Stella Leggi bruciate e incomprensibili. L’orrenda pira di Calderoli, del quale qui sotto riportiamo l’incipit.

    L’aspirante dannunziano Roberto Calderoli ha fatto un miracolo: denunciata la presenza di 29.100 leggi inutili, ne ha bruciate in un bel falò 375.000. Fatti i conti, lavorando 12 ore al giorno dal momento in cui si è insediato, [il Calderoli ha individuato] più di una [legge inutile] al minuto: lettura del testo compresa. Wow! Resta il mistero dell’ingombro di quelle appena fatte.

    Non solo il Calderoli ha una capacità di lavoro (e di ragionamento) mostruosa, ma anche il Parlamento italiano avrebbe una capacità di lavoro mostruosa. Osserva Travaglio che se le leggi (e atti normativi) inutili sono 375.000, allora il totale delle cacate carte (utili e inutili) darebbe 536.000 leggi. Ma intanto: sono leggi, come si vede nell’allestimento del numero di cabaret (c’è scritto “375.000 leggi inutili”)? Tremonti in un libro del 2009 scriveva che le leggi (pur sempre vergate su carta cacata e cacatissima) sono meno di 150.000. Comunque, prendiamo per buona questa cifra di 375.000. Ebbene, poiché lo Stato unitario ha 150 anni di vita, ciò significa che il Parlamento lavorando sempre (in realtà in tempo di guerra era chiuso) quattro giorni la settimana avrebbe prodotto 7,8 leggi (e atti normativi) inutili al giorno.
    Scusate, però, ma Berlusconi quando fa cabaret è molto più bravo. Rivediamoci – al min. 10 : 28 – il numero della pulitura della sedia sulla quale s’era appena acculato il giornalista discepolo di Montanelli (dice lui) Travaglio:


    .

    La sparata mediatica del Salvini
    Nel momento in cui scriviamo, abbiamo appena letto la sparata di Salvini che fa il “rivoluzionario”. Sì, adesso che sono sputtanati, Salvini, colui che non ha mosso un dito per fare una cosa che era fattibile e che era un suo dovere fare (sanzionare il Pedro, factotum calderoliano), ci dice che dobbiamo fare la rivoluzione. Peccato che la rivoluzione sia una cosa seria, mica una sparata mediatica: dunque, non è roba per bobomaroniti. Dice il Salvini: «Tenetevi pronti a dare calci e scappellotti ai dirigenti, ai burocrati». Ah sì? E quando eravate al governo? Guarda, Salvini che io le tasse le pago tutte da me, senza intermediazione di commercialisti: preparo le dichiarazioni via computer, le invio mediante Internet, pago egualmente le tasse via Internet. Ebbene è un inferno, e ogni anno è sempre peggio. Ogni anno devo procurarmi ben cinque programmi (UnicoOnLine, IrapOnLine, FileInternet, ModelloF24OnLine, Gerico, più i cosiddetti plug-in). Io stesso ho scritto una traccia per la compilazione dei moduli e l’esecuzione dei calcoli, che ogni anno diventa più ponderosa, sono arrivato a 18 pagine in formato A4, scritte con interlinea semplice). Guarda, Salvini, che se tu mi fai il rivoluzionario e dici che bisogna sparare ad alzo zero contro i burocrati, io m’incazzo di brutto. Perché ci stai prendendo per il culo: voi non avete fatto niente, quando potevate, nei limiti di quel che potevate, per dare una lavata di capo ai burocrati. Quello che tu dici a rutto libero potrei dirlo io, che ho visto il mostro crescere, ingigantirsi: quel mostro che mi toglie il pane di bocca e che vuol rendermi la vita impossibile. Ma tu, Salvini, fai solo squallido cabaret: vergognati, soprattutto tu, che sei un po’ più intelligente di Bobomaroni.

    – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –
    [*] Conducător è il titolo con il quale Ceaușescu, dittatore rumeno, amava essere designato. Bobomaroni non è un dittatore, nella Regione lombarda conta quanto il due di coppe quando la briscola è a bastoni, però dentro il partito, dove conta qualcosa, con facoltà di epurazione, fa le viste di essere cattivissimo. O si è con Bobomaroni o si è contro Bobomaroni. Sì, ma che cosa significa essere con Bobomaroni? Qual è il pensiero bobomaronita?

  11. Una riflessione del Machiavelli sulla prima F di Nusquamia

    MAchiavelli_Prima F

    Parlando dello scandalo di Finmeccanica [★] e, in generale, del sottobosco di puttane e pubbliche relazioni che la fanno da padroni nel nostro sistema di cosiddette relazioni industriali, abbiamo già avuto modo di osservare che è falsa, falsissima, l’opinione attribuita al segretario fiorentino, secondo cui «il fine giustifica i mezzi». Che il fine giustifichi i mezzi è opinione del Pedretti e della dott.ssa Serra, ma non del Machiavelli: perlomeno, non nel modo che gli si attribuisce da parte di chi si è macchiato di cattive azioni (politiche) e invoca l’autorità del Machiavelli per giustificarsi. Si veda Considerazioni sul Machiavelli, l’aziendalismo e le pubbliche relazioni.
    Inoltre, proprio in questa pagina, qui sopra, abbiamo riportato un sogno libertino del Machiavelli.

    Ma non è di questi argomenti che vogliamo intrattenervi oggi, in questo salotto. Qui intendiamo riportare un’interessante riflessione del Machiavelli, a proposito della prima F di Nusquamia, con la quale abbiamo inteso fregiare il nostro vessillo (la ragione? per il carattere eversivo e politicamente scorretto della prima F, maxime adesso che si avvera la profezia di quel mio collega al Politecnico, studente di Architettura, il quale proclamò un giorno al Grillo, un ex casino di via Pascoli, Milano, poi trasformato dall’oscena maîtresse, che ancora sedeva alla cassa, in bar con ampia veranda sul giardino: «Vedrete, ragazzi, che il culo di oggi sarà la fica di domani»).
    L’antefatto della riflessione del Machiavelli è il seguente. Francesco Vettori, ambasciatore della Repubblica fiorentina presso la corte pontificia, scrive una lettera al Machiavelli, dove gli racconta di essersi giaciuto con Costanza, giovane leggiadra e di non specchiata virtù, che la madre ruffiana offriva ad uomo vecchio e ripugnante. Ma Francesco ritiene cosa più conveniente che Costanza si giaccia con lui, che ne trae grande diletto. Infatti, scrive all’amico che costei è «galante, piacevole, motteggievole, sempre ride…». Insomma, non è mica una di quelle donne determinate! Però il Vettori non può fare a meno di esprimere un principio di rimorso. Lui ha superato i quarant’anni, Costanza ha meno della metà dei suoi anni, inoltre è sposato, e ha due figlie da maritare. Insomma, forse quel giacersi con Costanza, per quanto piacevole, non fu cosa del tutto conveniente.
    Ma ecco che il Machiavelli, in una lunga lettera che s’inizia con l’intestazione in latino (Magnifico oratori florentino Francisco Vettorio apud S. Pontificem suo observandissimo) e prosegue in lingua toscana, rincuora l’amico ed esprime gagliardamente il suo pensiero:

    Alla vostra io non ho che dirvi, se non che seguitiate l’amore totis habenis [*], et quel piacere che voi piglierete hoggi, voi non lo harete a pigliare domani; et se la cosa sta come voi me l’havete scritta, io ho più invidia a voi che al re di Inghilterra. Priegovi seguitiate la vostra stella, et non ne lasciate andare un iota [**] per cosa del mondo, perché io credo, credetti, et crederrò sempre che sia vero quello che dice il Boccaccio [***]: che gli è meglio fare et pentirsi, che non fare et pentirsi.
    Addì 25 di Febbraio 1513.

    ———————————
    [★] Un argomento sul quale preferisco non insistere, perché sono state minacciate querele a destra e a manca. E quelli hanno fior di avvocati.
    [*] A briglia sciolta.
    [**] Lettera dell’alfabeto greco, graficamente di minor ingombro, e il segno più semplice, fra tutte le lettere dell’alfabeto. Per traslato, “uno (una) iota” significa “un’inezia”.
    [***] Decamerone, Giornata III, novella 5: «si è egli meglio fare e pentere, che starsi e pentersi».

    ________________________________

    Infine, non raccomanderò mai abbastanza la lettura o la visione, della Mandragola (1518) del Machiavelli, che è una delle migliori illustrazioni del dovere, dell’imperativo etico, di punire con la beffa gli stolti. Di impianto plautino e terenziano, questa commedia è il capolavoro del teatro del Rinascimento, con spunti tratti dalla novellistica italiana (si sente l’influenza del Boccaccio). È godibilissima anche sotto il profilo linguistico, con qualche difficoltà peraltro superabile leggendo un’edizione annotata, o ricorrendo a Internet (per esempio, “botta” è il rospo; “gnaffe!” significa “in fede mia!”; “guagnele” sono i Vangeli (“giurare per le sante guagnele”); “commettere” che si faccia qualcosa significa dare l’ordine che si faccia.

    Questa edizione, riportata su You tube, è a mio vedere migliore di quella dove lo stolto, pedante e beffato messer Nicia è interpretato da Mario Scaccia: lui è bravo, bravissimo, ma c’è qualcosa di corrivo nell’edizione della quale posseggo il Dvd. Inoltre trovo insopportabile il fatto che nell’edizione interpretata da Scaccia abbiano eliminato il colore toscano della lingua. Nelle note di regia allegate al Dvd (o negli inserti, adesso non ricordo bene) i responsabili dello scempio accampavano non so quali scuse “culturali”, la verità è che avevano inteso tenersi buona la malefica sciura Rusina, come se la sciura Rusina, ingozzata del panettone del Pedretti, avesse voglia di vedersi La Mandragola del Machiavelli. Cose da pazzi.

  12. Guardiano Sopito permalink

    Toc toc; è permesso? Silenzio, assordante silenzio, nella stanza vuota suona solamente il sommesso ronzio dei timpani di quando il silenzio sordo e carico di tensione accresce…riprendo fiato e di rimando: è permesso?;- nulla, nel salotto vuoto solo odori di vissuto pregnanti di quello che una volta fu odore di fumo acre, antico ma buono.
    Allora prendendo coraggio per l’audizione che si dovrà tenere a breve mi diletto nella recita, schiarisco la voce eeee via.

    Sergio Tulium Catilina
    nétavi culum con carta vilina
    carta vilina si rumpavi
    ditum in culum penetravi

    Terminata che fu mi accorsi che la signora nonna “pelosa” era nascosta dietro le tende sonnecchiosa che destatasi dal mio slancio vocal recitatio esclama:- vuoi un sigaro?
    Impaurito mi sveglio:-era un sogno.
    Morale:
    Le nonne non sono pericolose ma a volte vorrebbero imporsi come se le loro vite fossero le meglio vite vissute non tenendo conto delle esigenze o particolarità dei nipoti.
    Ecco perché mi sono svegliato dal sonno..[tutta colpa del sigaro].

  13. Baci rubati in Egitto

    Bacio rubato

    Baci rubati è il titolo di un film di Truffaut, del quale abbiamo fatto parola su Nusquamia, in altra occasione. Ma questo bacio rubato, in una pubblica via del Cairo (credo), in Egitto, è molto di più: senza volerlo, è uno schiaffo che lascerà l’impronta sul volto dei custodi dell’ortodossia islamica (ogni paese ha il suo modo di essere politicametne corretto). Il bacio è “rubato”, nel senso che è stato fotografato verisimilmente senza che i due ne sapessero niente, mica come i baci di Occhetto e dell’Alberici, pubblicati dall’Espresso, con i due in posa, perché si sapesse in giro quanto Occhetto, il proto-Renzi, fosse “fico”. Speriamo che i due ragazzi non vengano identificati.
    Scrive il Corriere della Sera, dal quale ho tratto la foto (che ha fatto rapidamente il giro della rete):

    Una cosa è certa: da quando l’attivista Ahmad El Gohary ha pubblicato l’immagine (anonima) su Facebook, oltre a ricevere decine di “mi piace”, è stato bombardato da commenti furiosi: “E’ contro l’Islam!”, “Andranno all’inferno”, “Sono atei”.

  14. Per la gente, in mezzo....dalla gente permalink

    Finalmente una calda cadrega per le sue attuali irrequiete areate terga

    @Olgettina, errepriva
    [Queste osservazioni fanno riferimento al messaggio inviato da Olgettina, errepriva, nel quale si rifrisce dello sconcerto di Bossi nei confronti del Calderoli Roberto che non apprezza i “pantaloncini bollenti” delle fanciulle in fiore, che ne mostrano le splendide gambe, preferendo il Calderoli ostentare le sue. Anche i famigli del Calderoli mostrano le gambe, con la scusa che è estate, che i bermuda sono “trendy” e convogliano piacevoli venticelli all'”anguinaia”, così come certe polo convogliano i medesimi venticelli alle “ditella” [*]. N.d.Ar.]
    .
    Natiche areate?
    Per un “apprezzato” politico a fine carriera, mi permetto di suggerire un servizio utile che potrebbe rendere alla cittadinanza.
    In piazza del Comune o presso il Bibliomostro, va benissimo, magari a giorni alterni.
    Sono sicuro che sarebbe un incentivo all’uso ecologico della bicicletta in paese da parte di molti curnensi, che potranno così ricambiare i servigi ricevuti nel tempo dall’ex eletto.

    p.s. tenete a debita distanza i gatti, potrebbero interferire nelle manovre e procurare danni aggiuntivi alla struttura.

    ———————————————
    [*] Chi voglia approfondire l’argomento e sapere che cosa siano l’anguinaia e le ditella, può fare riferimento a questo brano (fare clic sul nesso) che ne mostra l’uso presso il Boccaccio, il quale all’inizio del Decameron descrive la peste che afflisse Firenze nel 1348 (e non nel 1948, come si legge all’inizio della pagina: è un refuso, evidentemente).

    • Ecco un esempio di commento veramente degno del Salotto di nonna Speranza. Il quale, come qualcuno di voi ricorderà, presenta due tavolini: intorno al primo si raccolgono i convitati di senno fino; al secondo troviamo i ridanciani parenti di campagna. C’è da osservare che al tavolo “urbano” gli argomenti trattati sono — è vero — disimpegnati, nel senso che non fanno riferimento esplicito alla lotta di liberazione della quale le pagine del corpus principale di Nusquamia sono l’eco, ma non mancano i riferimenti indiretti, lasciati all’intelligenza del lettore.

    • Cecco permalink

      Ho mica capito bene ma a Curno la fanno davvero quella cosa lì?
      Begli sporcaccioni, ma non avevano detto che doveva essere un paese dove che è bello vivere?
      A meno che qualcuno non ci piaccia così e gli altri della cittadinanza si accodino.
      Se fossi un lgbt ci penserei su un attimo prima di fare accordi a Curno guarda come può andare a finire!

    • Guido 'Andate a cagare" Calderoli permalink

      Ah ah ah! Vado subito a montare i cerchi da 30″!!!!

    • Allegrezza infinita permalink

      Finalmente anche su questo blog si può parlare liberamente dei sacrosanti diritti all’utilizzo del proprio B-side.
      Noi abbiamo sofferto moltissimo la condizione di doverci nascondere dal resto della società e dai pregiudizi. Sì, perchè è frutto di ingiusto pregiudizio considerare tutti gli LGBT come invertiti, sodomiti o stranamente scopanti. Abbiamo il nostro orgoglio e lo dimostreremo!
      Ben vengano iniziative come quella dell’efficace video qui sopra.
      In queste ore stiamo aspettando che l’assessoressa o delegatessa al “Comune sessualmente libero di Curno” ci convochi per presentarci, attraverso numerose e pallidissime slaid, il progetto della biciclettata di domenica prossima (Stradefecando, Stradafischiando, Strafottendo… non mi ricordo, scusate) e daremo prova di come possiamo rendere alla Comunità un servizio fondamentale come il parcheggio delle biciclette!
      La nostra profonda e convinta attitudine alla condivisione sarà dimostrata dal fatto che ci doneremo in forma totalmente gratuita alla collettività intera.
      In via del tutto confidenziale le posso rivelare, Carinissimo Sig. Aristide, che stiamo ingegnando anche un sistema esclusivo di bloccaggio delle ruote nell’incavo natico, a prova di ladro!

      Spero dunque di riuscire ad incontrarla domenica, dolcissimo Aristide!
      PS: posso chiamarla Ary?
      [Lei si sta allargando, e io mi sto stringendo. N.d.Ar.]

  15. Cicci permalink

    Senta Aristide, il problema del gruppo di persone che scrive su codesto blog è che siete ancorati ad un pensiero vecchio, noi progressisti invece – e lo dice la parola stessa – siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che possa migliorare la vita delle persone, eliminare le discriminazioni insomma far sì che ognuno abbia le stesse opportunità. Abbiamo a cuore anche la soddisfazione psichica e sessuale dei lgbt e proprio per questo auspichiamo il moltiplicarsi delle iniziative che il video mostra nella loro interezza. Solo un piccolo appunto, per evitare che la scelta del ciclista sia influenzata da razzistiche preferenze personali che discriminano chi non può ricevere la ruota , proporrei di bendarlo così che sia la sorte a decidere chi sarà il fortunato o la fortunata a poter godere di quel momento d’estasi! per evitare ancora che chi si è inginocchiato speranzoso possa sentirsi frustrato perché viene individuato nel genere, io eviterei di chiamarli uomo o donna e passerei al più politicamente corretto persona che dovrebbe connotare ognuno, Questo sì che sarebbe un paese dove è bello vivere, libero da pregiudizi e pronto ad accogliere, Solo un’ultima considerazione all’inaugurazione del porta biciclette credo che sarò assente sia mai che mi vogliono usare come dimostratore!

    • Vedo che anche lei, come me, è preoccupato per la diffusione delle «buone prassi». Si potesse almeno sapere in che cosa esse consistono. Quel che sappiamo per certo è che «il Comune di Bergamo, sottoscrivendo la Carta degli intenti della Rete [la Rete Ready, quella di contrasto alla discriminazione anti Lgbt: N.d.Ar.], s’impegna a diffondere politiche di inclusione sociale a livello locale ed a diffondere le “buone prassi”»; sappiamo che il consigliere Bellezza, nel corso del Consiglio comunale del 29 luglio, ci ha informato di aver preso contatto con l’Arcigay [*] di Bergamo nell’ipotesi di un «progetto di aggregazione» che verisimilmente ricalca quello del Comune di Bergamo; sappiamo infine che il mondo Lgbt non è alieno da «prassi» tribadiche, sodomitiche, bisessuali e di metamorfismo sessuale. E, insomma, noi normoscopanti ci aspettiamo da parte del consigliere Bellezza qualche chiarimento. In che cosa consistono queste buone prassi da diffondere? Sono prassi condivise? È possibile non condividere? La mia educazione e la mia morale sono di matrice giudaico-cristiana e nessuna di quelle prassi mi s’addice.
      Fra l’altro, proprio ieri leggevo il Boccaccio, che fa differenza fra la «lussuria naturale» e la «lussuria sodomitica». Boccaccio è politicamente scorretto? Le copie del Decameron saranno a Curno bruciate, in piazza degl’Impiccati? Magari chiamano il Calderoli con il lanciafiamme, come mostrava di fare con le “leggi inutili”, in quel famoso filmato cabarettistico e autopromozionale.

      ——————————————————-
      [*] Però a Bergamo c’è anche l’associazione Arcilesbica XX (ne abbiamo dato notizia in un’altra pagina di Nusquamia: si faccia clic sul nesso): perché il consigliere si è rivolto all’Arcigay e non anche all’Arcilesbica? Noi avevamo capito l’Arcilesbica XX si fa carico di tutta la problematica Lgbt, in particolare per quanto riguarda la rete Ready. Si è sbagliato il consigliere Bellezza nel dare la comunicazione di iniziativa “aggregante”? Non abbiamo capito bene noi i quali, per quanto bastantemente esercitati nell’ermeneutica dei testi antichi, siamo stati superficiali nell’interpretare le istanze del mondo Lgbt? O per caso il consigliere Bellezza è scivolata nel peccato di discriminazione fra gay e lesbiche? Insomma, io non ci capisco più niente: chiedo lumi agli esperti e — in primis — al consigliere Bellezza. Chiedo al consigliere Gandolfi di presentare al prossimo Consiglio un’interrogazione, con richiesta di chiarimenti, sia sull’eventuale discriminazione fra gay e lesbiche, sia — soprattutto — sul modo corretto d’intendere le «buone prassi».

      • Guido 'Andate a cagare" Calderoli permalink

        @Riccardo. Ne prendo una!

  16. A Mosca un corso di formazione per l’insegnamento di “buone prassi” di fruizione venerea da parte dei normoscopanti

    Mentre aspettiamo da parte dell’Amministrazione serrana qualche parola che rassereni gli animi di coloro che sono preoccupati e attendono a chiappe strette gli sviluppi dell’iniziativa annunciata dal consigliere Bellezza, la quale il 29 luglio comunicava di aver preso contatto con l’Arcigay di Bergamo, perché Curno avesse parte attiva in un processo d’integrazione, verisimilmente finalizzato (come a Bergamo) all’introduzione di “buone prassi”, la cui diffusione è postulata dai santoni del mondo Lgbt: in particolare, mentre ci si domanda in che cosa consistano codeste prassi, ecco la notizia che a Mosca, rompendo gl’indugi e senza infingimento alcuno, si dànno esempi concreti di “buone prassi”. Apparentemente, inziative del genere vanno nella direzione auspicata dagl’intellettuali del mondo Lgbt. Rimane tuttavia il dubbio se le buone prassi, postulate dal mondo Lgbt, con il quale il Comune di Curno ha preso contatto, siano inclusive , o esclusive. Se sono inclusive, tengono conto delle esigenze dei normoscopanti, ormai ridotti al lumicino, e costretti a vivere nelle catacombe, perché sentono come imminente un’era di persecuzione, come i cristiani al tempo di Diocleziano. Si veda l’articolo dedicato al corso di formazione rutenico (un corso di formazione regionale? ci sono anche a Mosca?): Mosca, la scuola di sesso orale apre i battenti.
    Ecco, ci aspettiamo che il consigliere Bellezza ci offra, doverosamente, e non già per degnazione (mi sembra evidente), tutte le delucidazioni in merito.

    • Мы все русские permalink

      Le “buone prassi” sono sempre quelle di chi sta parlando, ovvero il consigliere Bellezza (cognome descrittivo, immagino) si riferisce alle “buone prassi” in tema fisiologico-sessuale del mondo lgbt. Da parte mia sono più propenso alla “scuola di Mosca”.
      Chiediamo che, nella logica dell’aggregazione e dell’inclusione, vengano prese in considerazione anche queste “buone prassi”, d’altronde arrivano dalla terra da dove la sinistra, riferimento e faro illuminante dell’attuale amministrazione, ha sempre attinto esempi ed esperienze politico-comportamentali, non si possono ignorare. Chiediamo che una delegazione di curnensi vada in avanscoperta, per il bene della causa e della cittadinanza, e che poi condividano le “buone prassi”.

      • Mi domando se i corsi che si tengono in Russia possano ricadere sotto la denominazione di “Corsi di formazione”, “Corsi di educazione permanente”, “Corsi di aggiornamento” ecc.: tutte cose che vanno molto di moda. Prima del segretario attuale, Curno ebbe la fortuna di avere una segretaria comunale molto determinata e in linea con le moderne tendenze evolutive della burocrazia, che stravedeva per i corsi di formazione.
        Ricordo che or non sono molti anni nella Regione Campana s’istituirono corsi di formazione per veline (non si chiamavano proprio così, ma la sostanza era quella). [*] Qualora corsi di formazione sulle tecniche di fellatio, improntati a una didattica mutuata dal modello rutenico, possano ricadere sotto quelle voci, la Regione lombarda potrebbe bagnare il naso alla Regione campana, mostrando di far meglio e di più, con piglio insubre e anche — perché no? — austroungarico. Il corso per veline tenuto in Campania prevedeva «600 ore di lezione, suddivise in 180 di teoria e 420 di pratica». Vedano gli esperti di didattica fellatoria se sia opportuno mantenere questo rapporto fra il monte ore dedicate alla teoria e quello dedicato alla pratica: eventualmente si mettano in contatto con i colleghi russi.
        Ricordo altresì che nel corso della precedente amministrazione la consigliera fasciofemminista curnense ottenne che si mettesse ai voti, e si approvasse a larga maggioranza, un bando di espulsione delle puttane peripatetiche che professavano lungo una direttrice stradale in territoiro curnense. Ebbene, questi corsi potrebbero contribuire a disincentivare il puttaneggio, sia a Curno, sia in tutta la Lombardia. Tenuti nella prestigiosa sede dell’Ecomostro a cura di bibliomamme volontarie (ah! santità del volontariato!), potrebbero valorizzare quella babilonica struttura. Infatti, con i tempi che corrono, la Regione lombarda non potrebbe realizzare un corso in ogni Comune: l’Ecomostro, in una prospettiva di econnomie di scala, di sinergia virtuosa, e via dicendo in linguaggio aziendalistico, si presenta come sede ideale per una iniziativa di così alto momento (ohibò).
        P.S. – I corsi di formazione ai quali qui si accenna sono rigorosamente non Lgbt, considerato che il mondo Lgbt ha i suoi canali, i suoi spazi di agibilità Lgbt, le sue “buone prassi”.

        ————————————
        [*] Si veda sul Corriere della Sera:
        Corsi regionali per diventare «veline». Il sottotitolo dell’articolo recita: “Iniziativa della Campania. Fondi europei per un milione e 280mila euro. Ci saranno 97 posti”.

      • Er-minio permalink

        Attenzione che la “fellatio-school” potrebbe rientrare nei programmi lgbt. Vogliamo negare il diritto agli omosessuali di frequentare corsi di perfezionamento?? Allora siamo discriminanti!
        A proposito di orgoglio bergamasco: http://www.bergamonews.it/cronaca/miss-trans-italia-2013-%C3%A8-alessia-di-bergamo-guarda-le-sue-foto-179869
        Non aggiungo altro…

      • 1. De arte fellandi – Eh no, gli Lgbt hanno i loro spazi di agibilità, le loro buone prassi, i loro luoghi (per esempio la movida gay alla quale accenna l’articolo che lei ci segnala). Sarò all’antica ma, per non sbagliare, mi rifaccio a Dante, che separa i sodomiti dagli altri peccatori:

        Dante colloca i sodomiti nel terzo girone del VII Cerchio dell’Inferno, costretti a camminare nel sabbione rovente sotto la pioggia di fuoco, e dice che sono più numerosi delle altre schiere di anime (bestemmiatori, usurai). A loro sono dedicati i Canti XV-XVI dell’Inferno e Dante spiega che sono divisi in diverse schiere, a seconda della categoria sociale o professionale cui appartennero in vita.
        (dal sito La Divina commedia

        2. De tribadibus, pathicis, ambiguis, versatilibus (= Lgbt)– Apprendiamo dall’articolo qui sopra segnalato che il concorso Lgbt è stato dedicato a don Gallo:

        A precedere la 21esima edizione del concorso interamente dedicata alla memoria di Don Andrea Gallo, sacerdote da sempre schierato nella battaglia per i diritti della comunità GLBT, la consegna di un riconoscimento a Domenico Chionetti, segretario della Comunita’ di San Benedetto al Porto di Genova da parte dell’organizzatrice Regina Satariano e del Sindaco di Viareggio Leonardo Betti, il quale ha annunciato che s’impegnerà affinché il Viale Europa, strada simbolo della movida gay di Torre del Lago, venga intitolato al sacerdote scomparso lo scorso 22 maggio.

        Madrina del concorso è stata Alba Parietti, che «ha ricordato l’amico Don Gallo paragonando la sua figura a quella di Papa Francesco che ha recentemente aperto la Chiesa ai gay». La madrina, che è stata compagna per un certo tempo del filosofo bolognese Stefano Bonaga, e che da allora crede di essere lei stessa una filosofa di certo spessore intellettuale (per influsso sessuale?) si è dichiarata lei stessa “trans” «per la capacità del popolo transgender di portare avanti grandi battaglie al fine di mantenere la propria identità». Anche noi normoscopanti vorremmo mantenere la nostra identità, ma adesso si caldeggia, fra i pensatori più “avanzati”, una legge per cui noi poveri normoscopanti dovremmo stare molto attenti difendere le nostre posizioni e la nostra identità: una parola di troppo, e ci sbattono in galera. In prospettiva, essere normoscopanti non è un reato, ma scrivere un’apologia della naturalità della normoscopata diventa rischioso. Finora parlare di rapporti sessuali contro natura non era politicamente corretto. Secondo gli auspici di certi politicanti e associazioni (ah! santità dell’associazionismo!) «operanti nel territorio», come si dice in linguaggio coglione, dovrebbe divenire reato, a norma di cacata carta.

  17. Esoterismo efficace? permalink

    Capperi Aristide legga qui:
    Congo, villaggio dei Kyenge prega per Calderoli
    «Sia liberato dallo spirito malvagio»

    http://www.corriere.it/politica/13_settembre_24/villaggio-kyenge-prega-per-calderoli-video-settimanale-oggi_c475f55c-2537-11e3-bae9-00d7f9d1dc68.shtml

    Noi stiamo qui a pensarle tutte per come liberarci dalle calderolate e pedrettate e i relativi danni conseguenti, mentre in Congo hanno forse trovato una efficace soluzione.
    Loro danno per scontato che Calderoli è o è stato posseduto da uno spirito malvagio, che forse anche Pedretti sia stato posseduto?
    Io però propongo, per sicurezza, di non mandare in Congo le foto, bensì l’originale.

    • Molto interessante il video. Leggiamo che il Calderoli è stato invitato in Katanga: c’è il pericolo che ci vada sul serio: lui ne è capace, magari si diverte, senza contare che così avrebbe adeguato riscontro mediatico. In compenso potrebbe prodursi qualcosa di divertente, qualora il Calderoli si porti appresso il fido Pedretti. Il quale, stordito dalle danze tribali e schiacciato dal pensiero delle gatte da pelare in patria (il pm Dettori potrebbe chiedergli conto di quel suggerimento dato a Bossi sul palco della Bèrghem Frècc 2011, riguardo alla “terronità” di Napolitano), vedendo un microfono e una telecamera, vi si precipita e mette il disco del suo discorso preferito: “La Lega è con la gente, in mezzo alla gente”. La gente che circonda il Pedretti applaudirebbe e gli esprimerebbe gratitudine con baci e doni, che il Pedretti non sdegna. Infine, commosso per le manifestazioni di affetto, visto che in patria non è aria per lui, il politico territoriale collassato potrebbe decidere di trascorrere colà, in Katanga, il meritato esilio. Anche il Roberto Calderoli sarebbe contento, perché finalmente si libera di questo factotum, sempre più ingombrante (il tanto agognato oblio sarebbe sancito dalla distanza e dalla rottura dei legami). Fra l’altro lì in Katanga il Pedretti potrebbe trovare un’appagante mammella istituzionale. Tutto è bene quel che finisce bene. Come riflesso di questo fatterello africano, a Curno si registrerebbe il decadimento dalla carica di segretario della sezione locale della Lega del Marco «Colgate» Belotti.

  18. Coraggioso! permalink

    Questo signore non merita la cittadinanza onoraria di Curno.
    Troppo classico e all’antica, a Serra & c. non garba, loro sono “moderni”.
    Mah!?

    http://www.corriere.it/cronache/13_settembre_26/barilla-no-spot-omosessuali-famiglia-sacrale_f9506e70-268f-11e3-a1ee-487182bf93b6.shtml

    • Ancora sulle cacate carte Lgbt
      Item de cacatis chartis ad pathicos p(a)ediconesque “festivos”, tribades, ambiguos neconon versatiles tuendos

      Afferma Guido Barilla:

      Non lo farei [uno spot con una famigliola omosessuale], non per una mancanza di rispetto agli omosessuali, che comunque hanno il diritto di fare quello che vogliono e ci mancherebbe altro, però senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica. Nella quale la donna, per tornare al discorso di prima, ha un ruolo fondamentale, è il centro culturale di vita strutturale di questa famiglia.

      Se passasse quella legge per la quale il mondo dell’associazionismo (ah, santità dell’associazionismo!), gli attori del territorio (che Dio li benedica!), la cosiddetta società civile (loro sì che sono raffinati e antropologicamente superiori!), gli amici di don Gallo (ah, il suo cappello sulle ventitré, il suo sigaro!) e, come se non bastasse, Alba Parietti (intellettuale per meriti speciali) si agitano tanto, un’affermazione del genere potrebbe essere considerata un’invito all’odio “di genere”, assimilabile all’odio etnico? Ecco di che far lavorare le meningi dei cultori di cacata carta: ma, secondo me, meno ce n’è di cacate carte, meglio è. Tanto più che ognuno va al sacco delle cacate carte, le annusa e prende quella che più gli conviene. Proprio come fece l’Azzeccagarbugli. Basta, non se ne può più di queste leggi che si sovrappongono, si contraddicono e si prestano, in pratica, a ogni possibile gherminella. Grande Napoleone, che le abolì tutte, e stabilì il civilissimo Codice napoleonico!

      • A.d.G permalink

        Potenza dello schifosissimo politicamente corretto: il Barilla ha purtroppo dovuto rettificare una parte del suo esprimere di ieri. Stavo per apprezzare il coraggio (ma dovrebbe essere una libertà, per diamine!!) di dire come la pensa. Ho letto di prese di posizione contro l’azienda Barilla, minacce di boicottaggi (tra cui i soliti politicamente ed eticamente insignificanti SEL) ma nessuno che abbia fatto una equazione concreta e logica: se Barilla=famiglia naturale, non-Barilla=famiglia contro natura?
Non ci rendiamo conto che stanno applicando la mordacchia per legge anche in questo ambito sociale, ci stanno vietando di esprimerci liberamente. Dobbiamo davvero aspettare l’arrivo di un nuovo Napoleone per poter stare meglio?

    • Nuove aperture permalink

      http://www.corriere.it/cronache/13_settembre_27/dario-fo-a-barilla-ora-faccia-spot-con-famiglia-di-tutti-i-tipi_62e82d66-2779-11e3-94f0-92fd020945d8.shtml

      [Il problema è: e se Barilla non si adegua, che succede? Beh, è sotto tiro, non è difficile prevedere che cosa succeda: ci smena nelle vendite. I monager stan facendo riunioni su riunioni, proiettano slàid di PowerPoint e gli dimostrano sc-scientificamente come andrà a finire, se non segue i buoni consigli. Sarà costretto ad adeguarsi. Speriamo di non vederlo con un boa di struzzo viola intorno al collo, come abbiamo visto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando Cascio (Cascio: non dimentichiamo “Cascio”). N.d.Ar.]

  19. Barilla nel mirino delle associazioni Lgbt: Buitoni sciacalla
    .

    CasaBuitoni

    La Barilla ha scatenato le ire delle associazioni Lgbt (e adesso diciamo tutti in coro, con la Serra, con MAx Conti e con il consigliere Bellezza, volgendo gli occhi al cielo: «Ah! sacralità dell’associazionismo!»), per le affermazioni di Guido Barilla, considerate omofobe e come tali passibili di sanzione penale, qualora passasse la legge invocata dal mondo dell’associazionismo, dalla società civile e via cantanto, cioè dai gendarmi del politicamente corretto.
    E la Buitoni che fa? Sciacalla. La Buitoni è concorrente della Barilla e ha un suo profilo Facebook. Ovvio, oggi chi non è nel Prosopobiblio è come se non esistesse (sono contento di non esistere).
    La premessa è che la Buitoni si è inventata una “Casa Buitoni”, nella quale i consumatori gonzi dovrebbero trovare lenimento alla prpria infelicità: una scopiazzatura del Mulino bianco che, per conto della BArilla, si erano inventati quei due furbacchioni di Gavino Sanna e Francesco Alberoni (il primo è un pubbliciatario antipatico ma intelligente, il secondo è il noto sociologo pigliatutto).
    Bene, ciò premesso, ecco la Buitoni fa la furbata di pubblicare su Facebook una foto della Casa Buitoni, con le porte simbolicamente aperte e la scritta «A casa Buitoni c’è posto per tutti». [*] Ma non basta, gli ometti PR (= Public relations) della Buitoni si attaccano al telefono, alla tastiera del computer e ai gingillini elettronici per mettere al corrente della trovata i colleghi PR (o PPR, come abbiamo scritto altrove) e i giornalisti, che spesso sono PR anche loro. Con preghiera di divulgazione e pubbliczione, ovviamente. Il gioco è fatto: adesso il mondo Lgbt sa che la Buitoni non è omofoba. Vi è piaciuto il giochino? A me no, se penso a quel che c’è dietro: sento l’odore dello sterco del demonio, cioè del denaro, come in tutte le operazioni PR, del resto. Sì, quelle che ci regalano “emozioni”: più siamo rincoglioniti, più ci emozioniamo. Grazie agli alti lai “politicamente corretti”, all’indignazione del mondo delle associazioni e degli attori del territorio, la Buitoni incasserà, in prospettiva, centinaia di migliaia di euro forse milioni, se gli ometti delle PR ce la mettono tutta.
    Sì, ma non crederanno quelli della Buitoni di essere gli unici intelligenti! Ecco allora che gli ometti e le donnacole delle PR (o PPR) di altre aziende pensano di sfruttare l’occasione. Copio e incollo dal giornale la Repubblica:

    La polemica [gay contro Buitoni] è stata ripresa dalle pagine web di tutto il mondo, e si è trasformata in un caso industriale. Sulla propria pagina Facebook la Buitoni, una dei principali concorrenti della Barilla, ha scritto: “A casa Buitoni c’è posto per tutti”. E sulla stessa scia si sono inseriti anche i concorrenti della Garofalo: «Le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta».
    Anche Ikea ha detto la sua. Come prima azienda ad aver inserito famiglie omosessuali negli spot: «Tutti devono essere rispettati. In Ikea stessi incentivi alle famiglie uomo donna o gay», ha dichiarato Valerio di Bussolo, il responsabile relazioni esterne. In casa Barilla intanto, nonostante il comunicato di scuse del patron, la situazione è nera.

    Il quotidiano Libero pubblica la vignetta che vediamo qui sotto e un articolo in cui Mattias Mainiero si incarica di difendere Guido Barilla:

    Permettete una battuta, tanto per sdrammatizzare? In Italia, per vivere tranquilli e non prenderla in quel posto lì, bisogna essere gay o almeno filo-gay. Non basta più neppure specificare: ognuno fa ciò che vuole, ognuno è libero di pensarla come crede, ma ame piace la famiglia tradizionale. Bisogna dire: non mi piace la famiglia tradizionale, mamma e papà non esistono più, al loro posto Genitore 1 e Genitore 2. E scendendo per li rami ecco Biscotto 1 e Biscotto 2, Rigatone 3 e Pennetta 4. Attenzione al Biscotto 5, è quello che di solito fa di testa sua emette a rischio certe parti, anche perché è un biscotto solo di nome (o soprannome). Ci siamo intesi.

    A questo punto: gridolini indignati della Serra e di MAx Conti. Il consigliere Bellezza, che ha già preso contatti con il mondo Lgbt in nome del Comune di Curno e, in una prospettiva di condivisione, di tutti i cittadini di Curno, potrebbe presentare una mozione di condanna di Guido Barilla, con esortazione al boicotaggio dei suoi prodotti.
    Voi direte: ma che c’entra con Curno, perché in un Consiglio comunale ci si dovrebbe occupare di queste cose? Beh, intanto c’è il problema dell’«inclusione sociale» che, declinato in vernacolo Lgbt, è un problema tipicamente curnense. C’è poi il precedente di quella mozione a favore della lingua italiana, votata baldanzosamente dal Consiglio comunale di Curno, a larga maggioranza.

    BArilla sotto assedio

    ———————————————-
    [*] Si veda la scritta, sotto la foto, accanto al logo della Buitoni.

  20. A.d.G permalink

    Non c’è dubbio che la guerra è -e sarà!- tra leggi naturali e finti bisogni fisiologici, libertà di pensiero e pensiero conformistico, leggi matematiche e diritti acquisiti, rispetto delle idee altrui e pensiero discriminante. Come Lei diceva bene poche righe sopra: alle armi!
    Quali armi? La logica, la riflessione, l’osservazione, il confronto leale.
    Contro che cosa? La condivisione cieca, il conformismo strisciante e l’ipocrisia.
    Una rivoluzione, insomma, dove ogni individuo venga portato nella condizione di saper riflettere e prendere le proprie decisioni autonomamente e responsabilmente. Proprio come l’obiettivo principale di una famiglia nei confronti dei propri figli. Tutto qua.
    Leggendo sul Corriere di oggi, nelle lettere a Sergio Romano, viene citato il movimento degli Apoti, anno 1922. (“La società degli Apoti il diritto di «non berle»”)
    Non è forse il filo conduttore di questo diario, la demistificazione e la controinformazione?
    La storia si ripete, speriamo non esattamente!

    A.d.G

    • La società degli àpoti (o degli apòti?)

      La pagina di Romano di solito è una delle prime alle quali dò un’occhiata, e che talora leggo (anche perché ho l’abitudine di sfogliare i giornali cominciando dall’ultima pagina, e quella di Romano è abbastanza verso la fine). Ma oggi non l’avevo vista, lei mi ha invitato a guardare meglio: la ringrazio.
      Romano di tanto in tanto ritorna sull’argomento, su questa società ideale, fondata da Prezzolini, della quale scrisse Montanelli e alla quale accennammo anche noi, si parva licet…, qui su Nusquamia: si veda: Il punto di vista degli àpoti curnensi al Consiglio comunale (Curno, 28.09.12).
      Dato che ci siamo, riportiamo un brano di Prezzolini, strettamente pertinente:

      Noi potremmo chiamarci la Congregazione degli Apoti, di ‘coloro che non la bevono’, tanto non solo l’abitudine ma la volontà di berle, è evidente e manifesta ovunque… Di gente che vuole agire.. il nostro paese ne ha abbondanza. Dove difetta è nel resto: la coltura, la vera intelligenza (da non confondersi con la furberia)…, la educazione intellettuale e morale, il senso profondo e largo dell’umanità… Se noi avremo questi valori umani, i partiti, che non li hanno, sentiranno per forza questa influenza. Insomma non dovrebbe essere il nostro un lavorare di pura intelligenza ma tenere alquanto della fede nel lavoro stesso e partirsi dalla convinzione che così si collabora a qualche opera universale.

      —————————————————————————————————————————————
      Nota linguistica – Trattando qualche tempo fa l’argomento della Società degli apoti, Romano scrisse “apòti”, con l’accento sulla “o”, mentre io tenderei a dire àpota (al pl. àpoti). Il fatto è che il termine, pur essendo di conio greco, non esiste, né in greco antico, né in greco moderno, dunque non possiamo controllare. Quel che sappiamo è che deriva da α (alfa privativo, = “non”) + πότης (“bevitore”): dunque il problema è se a un orecchio greco suonerebbe meglio ἅποτης ο ἁπότης. Però c’è una cosa strana: il Dizionario Zingareli suggerisce la pronunzia “apòta”, ma poi si contraddice. Ecco lo Zingarelli:

      apòta [vc. dotta, dal gr. ápotos ‘che non (a- priv.) beve (dal radicale po- del v. pínein ‘bere’)’; 1922] s. m. e f. (pl. m. -i)
      * (lett.) Chi non è disposto a credere ingenuamente a qualsiasi cosa, a prestare fede a chiunque.

      Come si vede, lo Zingarelli attribuisce correttamente la data di nascita del termine al 1922 (è la data dello scritto di Prezzolini). Poi però, traslitterando, afferma che a un orecchio greco la parola di nuovo conio suonerebbe come “ápotos” (sarebbe “apotes”, in verità, < ἅποτης), cioè in greco l'accento cadrebbe sulla prima sillaba, come direi io. Non capisco allora perché in italiano l'accento dovrebbe scivolare sulla sillaba di mezzo, nemmeno se volessimo pronunciare la parola alla maniera latina (un antico romano avrebbe detto "àpota"). Dello Zingarelli (parlo delle recenti edizioni commerciali) mi fido poco. Proverò a chiedere a chi ne sa più di me.
      Un'altra possibilità è, come afferma Romano, che la parola "apoti" fosse, nelle intenzioni di Prezzolini, «un neologismo greco-latino composto dall’alfa privativa della lingua greca e dal verbo latino "potare", bere». Cioè, deriverebbe da α (alfa privativo, = "non") + pōtus (= "che ha bevuto"). Come si vede, la “o” di potus è lunga, per questo si dovrebbe pronunciare apòto, se questa fosse la derivazione da prendere in considerazione. Derivazione che peraltro ritengo meno probabile, anche perché il conio sarebbe di una lega di minor pregio. In questo caso al singolare farebbe “apoto” e non “apota” (come invece afferma, a mio parere, correttamente lo Zingarelli).

  21. Giuli permalink

    La vicenda Barilla è più eloquente e vera di qualsiasi studio sociologico o analisi dei costumi.
    La minoranza di coloro che hanno fatto delle loro scelte sessuali e di vita una bandiera esibita con sempre crescente arroganza quasi fosse un titolo di vanto, prevale sulla maggioranza di coloro che invece non hanno tale inclinazione.
    Qui pare che i discriminati non siano gli omosessuali ma viceversa coloro che continuano a credere che la famiglia fondata sul rapporto tra uomo e donna sia la base della società, non ho parlato volutamente di matrimonio perchè quello è un capitolo a parte.
    Attendiamo gli esiti di questa incredibile vicenda per comprendere a pieno ciò che sarà!

    • C’è adesso chi parla dell’avanzata, nemmeno tanto strisciante, di un sentimento di eterofobia. Io comunque metto le mani avanti: non chiedo la galera per chi dice “la famiglia tradizionale mi fa schifo”, oppure “inorridisco soltanto al sentire le parole di babbo e mamma, invece che genitore 1 e genitore 2”. Per me questi allegroni (posso tradurre così il politicamente corretto “gay”, quel che un tempo si diceva sodomita?) possono dire quel che vogliono. Qualora però fossi discriminato perché insisto a dire babbo e mamma, mi rivolgerò fiducioso al giudice, perché sono sicuro che il codice penale e civile contengano appigli sufficienti per sanzionare una simile porcheria. Gli omosessuali intelligenti non chiedono leggi speciali ma, giustamente, chiedono che sia applicata la legge, laddove siano discriminati o fatti oggetto di vessazioni inammissibili per qualunque cittadino, quale che sia il suo orientamento sessuale.
      Altro che “buone prassi”. Vuole per cortesia il consigliere Bellezza, che ha preso contatti con il mondo Lgbt (così ci riferì a fine luglio, nella sede istituzionale del Consiglio comunale di Curno), dirci a che punto sono le trattative, e che cosa intende fare in proposito l’illuminata amministrazione serrana? Ci sono “buone prassi” in vista? Quali? Questa iniziativa di contatti con il mondo Lgbt è un’iniziativa “condivisa”?

  22. Ti faccio una cassa così.... permalink

    Il comune di Curno fa parte della rete degli Lgbt, la prestigiosa rete Ready

    Ultime notizie (si veda la pagina Facebook di Vivere Curno, datata 26 settembre)

    Anche Curno è READY: membro della rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti diacriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Perché Curno sia un paese in cui sia bello vivere per tutti.

    Stai a vedere che la giunta Serra ne sa più una del diavolo?
    Altro che autovelox!
    Per sostenere le casse comunali, si legga Prostituzione, Ciserano fa cassa. Una vera raffica: oltre 200 multe [nesso di richiamo ala pagina dell’Eco di Bergamo, introdotto dal pannello di controllo di WordPress: N.d.Ar.]

    Restando in attesa di una regolamentazione del crescente mercato definito anche “il lubrificante della società” alcuni comuni si stanno portando avanti con la promozione commerciale. Intanto osserviamo che l’amministrazione di Curno pastura con l’apertura verso le nuove “buone prassi”. Dobbiamo aspettarci che, una volta fatto di Curno un centro inclusivo di condivisione allegro e allargato, scatti poi la richiesta del pedaggio per prassi meno buone?
    [In effetti, pare che a Ciserano, le prassi siano di carattere eterosessuale, dunque politicamente poco corrette: N.d.Ar.]

    In caso affermativo, sarebbe un modo alternativo e dinamico per sanare le casse del comune con nuovi introiti derivanti da nuovi esercenti e prestatori d’opera.
    Ci aspettiamo una nuova assemblea pubblica con nuove slaid, per informare la popolazione sul nuovo comparto merceologico, con grafici e disegni esplicativi.
    Visto la locazione delle prestazioni si potrebbe denominare il progetto:
    “Stradafacendo, per un paese più bello da vivere”
    In caso di avverse condizioni meteorologiche le prestazioni verranno fruite presso il BiblioMostro finalmente operativo a basso impatto gestionale, e i clienti entreranno passando sotto l’insegna recante il motto del suo ideatore e promotore:
    “Per la gente, in mezzo a tanta gente”.
    Altro che casetta dell’acqua con tesserine, i cittadini in cerca di qualcosa di frizzante avranno finalmente un luogo aggregativo dove darsi all’approfondimento culturale delle nuove “buone prassi”.

    Insomma, gli sforzi economici e i tagli ai servizi chiesti ai cittadini di Curno in 18 mesi non saranno vani.
    Ricordiamo che ai bimbi è stato tolto il pullmino per la scuola, in cambio del Bus della strada che fa scuola.
    Come l’aumento di 50 centesimi al pasto domiciliare degli anziani, serve a garantire la copertura assicurativa dei nuovi esercenti, con la formula “Gold One” tutto compreso.
    L’aumento dell’IMU permetterà la costruzione di un nuovo edificio all’ingresso del paese, al posto dell’Ecomostro, come a monito (o come richiamo) per i cittadini curnensi e per chi vi entra.
    Si veda L’offic-Cina del brutto: quando distruggere è meglio che costruire.

    Sede fallica
    Questa è la nuova sede (fallica) del più importante quotidiano cinese. Serrapedrettisti e quinta colonna del Pdl, soggiogati dalle argomentazioni estetiche e dal prestigio intellettuale del geom. Pedretti, si espressero contro il progetto dell’edificio multipiano progettato dall’arch. Bodega, ribattezzato (da loro) Ecomostro. L’edificio doveva sorgere nell’area del parcheggio Zebra, che invece negli intendimenti del geometra che il mondo c’invidiava (oggi un po’ meno) doveva diventare un’area attrezzata per le feste paesane. Un edificio così potrebbe incontrare la loro approvazione? [N.d.Ar.]

    Non trascuriamo il fatto che il progetto dell’edificio sostitutivo dell’Ecomostro ha ricevuto pieni apprezzamenti da un geometra esteta del paese, che ha chiesto espressamente di avere l’ufficio sulla sommità della poderosa struttura.
    I tagli alle associazioni sportive e non, permetteranno lo svolgimento di orgogliose e colorate parate per manifestare allegramente in tutto il paese, gli storici carri di carnevale verranno convertiti all’uso.
    [Lei sta pensando al Carnevale di Rio, con partecipazione di esponenti del mondo Lgbt? O anche, più modestamente, a quella sfilata carnascialesca tenuta a Palermo, in occasione della giornata dell’orgoglio Lgbt? N.d.Ar.]

    Il rinnovato, con metodica e tempismo perfetto, ed efficiente nuovo servizio rifiuti, godrà dell’apporto di nuovi operatori ecologici forniti dalla sezione locale della Lega, con i suoi scopatori orobici, guidati dal sempre muto “Colgate Belotti” che armati di ramazza garantiranno pulizia ed ordine con allegre ronde dotate di foularini.
    I locali della mancata seconda farmacia diventeranno l’opportuna sede del mondo Lgbt.
    L’associazione delle Botteghe cederà vetrine per esporre le nuovi merci, per un commercio equo, sobrio e solidale, anche a Km 0, ma qualche centimetro è garantito.
    Vedete tutto quadra, come un incastro perfetto.
    Manca solo ora di nominare qualche referente a Curno che rappresenti il mondo Lgbt, meglio di genere maschile, magari due ben affiatati che talvolta s’incontrano, anche al di fuori del contesto politico come ci hanno fatto sapere, semplici visite di cortesia.
    Per concludere, si temeva in questo proclama del profilo Facebook di Vivere Curno:
    “Un nuovo inizio, una nuova alba per Curno”
    che ci fosse una deriva greca come Alba dorata, state tranquilli curnensi qui di greco è rimasto solo la pratica “go greek”.
    Come scritto sopra, è inclusiva:per tutti!
    Punto! Basta! Cittadini, READY! Position!
    Riguardo a “position”, si riveda:

    • E Mozzo? sarà forse da meno? A quando il colpo di mano?
      Alla faccia della condivisione, comunque. A Curno hanno fatto tutto loro. Il consigliere Bellezza, la poveretta, è stata incaricata di prendere contatto con l’Arcigay, e questo ce lo disse nella seduta di Consiglio del 29 luglio. Non ci disse, e non condivise, che Curno avrebbe aderito alla rete Ready. Ma noi l’avevamo capito, come abbiamo scritto su Nusquamia. E non ci vuole molto, perché lorsignori sono prevedibili.
      Comunque, stiamo attenti a non prendercela troppo con il consigliere Bellezza: lei è stata mandata avanti, ma colei che poi “fa punti” negli ambienti che contano è la dott.ssa Serra: menzione speciale per meriti Lgbt.
      Vuoi far carriera, vuoi vendere i tuoi prodotti, vuoi esplorare un bacino elettorale che saprà esserti riconoscente? Ebbene, considerato che i normoscopanti non “fanno opinione” a sé e sono tolleranti, mentre gli Lgbt fanno opinione (sono organizzati sul “territorio”) e sono alquanto intolleranti, fai bene i tuoi conti, considera le tue convenienze e non trascurare di arruffianarti gli Lgbt (in generale, è bene arruffianarsi tutti gli attori del territorio). I normoscopanti non reagiscono, ma gli Lgbt, che hanno una memoria di ferro e che sono “attori del territorio”, si ricorderanno di te.
      Attenzione però alle cantonate: domandate ad Alessandro Cecchi Paone, che alle elezioni fu trombato, perché impostò la campagna elettorale sulla tematica Lgbt, invece che su temi politici.

      • Mozzese doc permalink

        Aristide, Lei provoca.
        Lei desidera sapere se a Mozzo hanno già preso contatto con l’Arcigay;
        se hanno già mandato avanti i delegati del Sindaco Pelliccioli con l’obiettivo di aggregare tutti, indistintamente, senza chiedere loro se hanno interesse all’aggregazione;
        se vorranno spendere la carta del buonismo lgbt per potersi vantare di un politicamente corretto alla massima elevazione;
        se ambiscono, insomma, a fare la migliore figura possibile senza prendere decisioni serie e ragionate che favoriscano la libertà e il benessere della popolazione.
        Da quel poco che si può vedere nella Amministrazione mozzarda, è chiarissimo che il Sindaco non è determinato e nemmeno decisionista come l’omologo di Curno, non ha fatto “orgogliosamente il ’68”, non è un insegnante in aspettativa: è un Sindaco “boy-scout”, un bravo esecutore, non è il trascinatore e nemmeno l’intellettuale.
        A Mozzo tutto viene deciso da dietro e il sindaco viene mandato avanti… direi telecomandato! E rigorosamente e tricoloratamente fasciato. I decisionisti sono altri, a loro volta indirizzati da personaggi di spicco provinciali.
        Perciò ci sarà sicuramente una chiara politica aggregativa anche nei confronti dei diversamente e allegramente (gay) scopanti. E’ solo questione di tempo, arrivano sempre un po’ tardi, ma non si preoccupi: vedrà che anche qui spunterà un “consigliere Bellezza” che verrà buttato in avanscoperta, solo che qui sarà un maschio… magari già “introdotto” nell’ambiente.

      • Curno Lgbt-izzata

        Insomma, se ho capito bene, Mozzo ha tempi più lunghi, ma anche Mozzo è destinata a scivolare nel pensiero unico, nella neolingua, nella condivisione forzata, nella spirale incantatrice del politicamente corretto e, fatalmente, nelle “buone prassi” Lgbt. Le quali nessuno sa che cosa siano, ma intanto incombono, e tolgono il sonno ai timorati di Dio.
        Invece a Curno non ci sono stati problemi. La sindachessa è determinata, qui non c’è “attrito di primo distacco”, non c’è ponderazione, alla faccia della condivisione. Qui “condivisione” non significa che i cittadini decidono e la sindachessa condivide, significa che la sindachessa decide e i cittadini condividono: attenzione, dunque al senso della freccia di “condivisione”. La sindachessa ha detto Fiat lux, proprio come Dio nella Genesi (che le sciacquette dicono “il” Genesi, è più postconciliare) e luce è fatta. Curno, per dirla in linguaggio bobomaronita, è Lgbt-izzta (ellegibitizzata). La Serra ordina, la Bellezza ubbidisce, i curnensi subiscono. Ma poi condividono, nel senso che Facebook informa i cittadini che sono Lgbt-izzati, e tutti insieme porteranno questa croce, la condivideranno.
        Questo è l’unico progresso che la dott.ssa Serra riesca a concepire: cosucce da società civile, orpelli politicamente corretti, indignazioni che fanno far punti in certi ambienti similprogressisti. Prendere le distanze dal Pedretti, a suo tempo e poi anche dopo, quando quotidianamente il Pedretti praticava lo stalking politico? Ma no, per carità, non ci conviene, l’impegno politico, quello vero, non “fa punteggio”, e poi il Pedretti ci fa comodo. Ma che schifezza questo similprogressismo!

      • Alfio permalink

        @Mozzese doc
        Pelliccioli è un bravo ragazzo ma è in ostaggio agli esponenti del pd di Mozzo, se loro decidono di fare una cosa(e ne abbiamo già viste) si fa e bsata lui subisce zitto troppo zitto.
        In particolare il vice darebbe anima e corpo al partito farebbe questo ed altro, ne sono sicuro,bisogna solo aspettare e vedere stanno vivendo ancora di rendita della passata amministrazione, credo che i guai veri salteranno fuori con l’anno nuovo.
        Non era certo il cambiamento atteso a Mozzo e molti lo hanno gia capito

      • Ma siamo sicuri che l’adesione di Curno alla rete Ready sia regolare, a norma di cacata carta?

        Profittando dell’inerzia della macchina amministrativa, suggerirei ai cittadini di Mozzo un’azione preventiva, in modo da impedire colpi di mano, come è avvenuto a Curno. Cioè, chi di dovere, potrebbe fare questo discosro: sappiamo che l’azione lobbyistica intesa a cooptare le amministrazioni comunali nella rete Ready è in corso ed è potente. I Comuni della bergamasca stanno capitolando (Levate, Osio Sopra, Arzago D’Adda, Bergamo e — adesso — Curno). Noi non vogliamo capitolare sic et simpliciter, vogliamo discutere, se non dispiace. Fra l’altro, ci domandiamo se l’adesione alla rete Ready non comporti cessione di sovranità popolare a un organismo burocratico. Insomma, parliamone.

        Invece, riguardo al colpo di mano a Curno mi domando se sia tutto regolare. Com’è che a Bergamo c’è stata ampia discussione in Consiglio comunale, conclusasi — è vero — con l’adesione all’iniziativa Lgbt, ma comunque c’è stata discussione? Se leggo quanto scrive il sito Arcigay di Bergamo, e se loro non si sono espressi male, o io ho frainteso, l’adesione alla rete Ready è stata oggetto di discussione in Consiglio. A Curno, invece, nessuna ampia discussione: la Serra decide, la Bellezza annuncia il 29 luglio la presa di contatto con l’Arcigay, Facebook proclama il 26 settembre che Curno ha aderito alla rete Lgbt. Mi viene il dubbio che questa adesione del Comune di Curno, annunciata via Facebook, sia una furbata della Serra. Chi ha deciso, e per conto di chi? In quale Consiglio comunale è stata presa quella decisione: sembrerebbe che tutto fosse deciso, prima del Consiglio del 26 settembre. Ma poi c’è una regolare ratifica, stesa il 26 settembre? Si veda in proposito un mio commento successivo.
        Bisognerebbe inoltre esaminare i termini dell’adesione e verificare che l’adesione alla rete non comporti, anche nel caso di Curno, cessione di sovranità popolare. Ecco che cosa scrive il sito dell’Arcigay bergamasca:

        Il Comune di Bergamo ha approvato, con larghissima maggioranza, l’adesione alla rete Ready: la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

    • Palermo è una città accogliente (dice Leoluca Orlando Cascio), Curno è «un paese in cui è bello vivere per tutti»

      Palermo_gaypride 2013

      Questa istantanea è stata scattata in occasione della “storica” manifestazione panormita del 22 giugno 2013, che ebbe come madrina la Cucinotta. Trattasi del Gay pride 2013. Leggiamo sui giornali:

      Alla partenza dal Foro italico hanno sfilato 21 carri carichi di gente che ballava e cantava, drag queen, donne e uomini in costume e bandiere variopinte accanto a quelle rosse di Rifondazione comunista. In testa al corteo il sindaco Leoluca Orlando, accanto al governatore pugliese Nichi Vendola e al leader di Rifondazione Paolo Ferrero, ma anche a Franco Grillini e a Vladimir Luxuria. Sudatissimo, ma in giacca e cravatta malgrado la canicola del sole palermitano [veramente Leoluchino è sempre sudato: N.d.Ar.], il primo cittadino del capoluogo siciliano ha rivendicato il ruolo di Palermo come «città accogliente».

      Ricordo in proposito che:
      a) in occasione del Gaypride 2013 Leoluca Orlando Cascio ha vezzosamente indossato, pubblicamente, un boa di struzzo color fucsia
      Orlando_boa di struzzo
      b) intervistato di recente sul problema della spazzatura della città da lui amministrata, spazzatura che in prossimità dell’elegante stazione balneare di Mondello si sviluppava ad agosto per decine e decine di metri lineari, con cumuli di altezza fino a tre metri, Orlando Cascio risponde (testualmente): «Passo il tempo a denunciare l’inciviltà di molti miei concittadini» e si proclama «leader di una minoranza culturale».

      Sul profilo Facebook di Vivere Curno leggiamo che adesso, grazie all’adesione alla rete Ready, Lgb-oriented (per dirla in linguaggio coglione, cioè propensa al mondo Lgbt) Curno è «un paese in cui è bello vivere per tutti». Un po’ poco, e un po’ moscio, rispetto al proclama panormita pronunciato dal suo sindaco ipercinetico.

      In ogni caso, la dott.ssa Serra, si sente anche lei leader di una minoranza culturale? Le ricordo, però, che quando trotterellava dietro al Pedretti per disarcionare Gandolfi, il 19 marzo 2013, il leader era Pedretti.
      Inoltre: a quando un bel Gay pride “condiviso” anche a Curno? Se Orlando indossò il boa di piume di struzzo, lei come si addobberà? Non vorrà mica imitare la Pivetti?

      • Curno Ready

        A scanso di equivoci, perché i sigg. similprogressisti non dicano “Macché colpo di mano, l’annuncio dell’adesione “condivisa” dei cittadini di Curno alla rete Ready-Lgbt era solo uno scherzo”, ecco l’annuncio su Facebook, autorevolmente timbrato dal logo di Vivere Curno. E adesso vediamo se hanno il coraggio di ritrattare, come fece Max Conti quando pubblicò il ta-tze-bao che diceva “Signori del provinciale Pd, signori parlamentari orobici, adesso venite a Curno e spiegatemi, a me pirsonalmente in persona, perché Prodi è stato impallinato”. Si accorse dello scivolone, dopo la segnalazione su Nusquamia, e prestamente si recò in via dei marchesi Terzi di sant’Agata Viendalcolle, aprì la bacheca del Pd, strappò il manifesto e se lo mangiò sul posto.
        Insisto: vogliamo sapere chi ha trattato l’adesione alla rete Lgbt, a nome di tutti i cittadini di Curno. Si può vedere l’atto di ratifica di tale adesione? Questa adesione è stata ratificata dal Consiglio comunale? Sembrerebbe di no, perché il messaggio è stato inoltrato a Facebook alle 12.09 il 26 settembre, lo stesso giorno del Consiglio comunale, parecchie ore prima che incominciassero i lavori. (Non ero presente al Consiglio, vedremo poi i verbali.)
        Nel caso in cui l’adesione alla rete non sia stata ratificata dal Consiglio, chiedo a chi di competenza se essa, che impegna politicamente tutti i cittadini, possa sfuggire al controllo democratico del Consiglio comunale, dove siedono i rappresentanti della popolazione con diritto di voto. Cioè: è normale declassare un atto politico ad atto amministrativo?

  23. Missing permalink

    @Aristide
    “Le ricordo, però, che quando trotterellava dietro al Pedretti per disarcionare Gandolfi, il 19 marzo 2013, il leader era Pedretti.”

    Pedretti davanti, dietro tutti quanti, sul primo carro allegorico della parata a lanciare foularini multicolor e braccialetti ai cittadini di Curno ce lo vediamo benissimo.
    In effetti ad aprile 2012 ha lanciato pacchi agli elettori e in cambio ha ricevuto picche.

    CaffèCorti
    [Parla della distribuzione del caffè Corti, immagino: un episodio vergognoso. N.d.Ar.]

    Che piano piano i curnensi afferrino la realtà?

    p.s. – Se Pedretti lanciasse tablet e smartphone quasi quasi correrei il rischio di andare alla parata.
    [Eh no, i tablet, e anche le bottiglie di Chardonnay, sono “istituzionali”: così affermava in memorabili interviste il politico oggi sbriciolato, non più territoriale, ma di terriccio. Cioè, per il popolo bue vanno bene braccialetti di stoffa, panettone, caffè Corti e, non dimentichiamolo, le famose bustine di zucchero magico-esoterico, distribuite nelle valli al tempo della campagna elettorale per un posto regionale. N.d.Ar.]
    Zucchero_Pedretti
    [Si noti lo sguardo da falchetto. Era baldanzoso, allora, al tempo del sodalizio fra i tre provinciali orobici: coetanei, “determinati”, ognuno nel suo campo d’azione, davano la scalata al potere. Con motivazioni diverse: il primo sognava un ruolo istituzionale, caldo, rassicurante, per sempre; il secondo aveva un sogno di fichitudine assoluta, voleva brillare in società; il terzo aspirava a essere simpatico, sognava di diventare una sorta di Bel ami orobico, solo che avesse avuto le labbra meno sottili. Non c’era rivalità fra loro, all’occorrenza si scambiavano qualche favore. Chi sono i tre provinciali? Ohibò, i lettori dovrebbero saperlo: sono il Pedretti, il MAxConti e lo Zapperi. I primi due si sono persi per strada, il terzo non desiste dal sogno. N.d.Ar.]

  24. Cicci permalink

    Mamma che diario piccolo borghese! siete obnubilati dalla vostra contrarietà alla nuova società, libera da pregiudizi aperta alle diverse esigenze. Meritoria è l’iniziativa della nostra coraggiosa Bellezza.
    E lei Aristide che continua a menarcela chiedendo quali siano le buone prassi, ma non capisce quanto bello possa essere tornare a Curno per l’happy hour, uno spritz insieme ai miei amici transgender in piazza e poi via ci si scatena in danze senza freni. Da quel momento vale tutto, ogni occasione è buona per trasgredire.
    Anche le nonne che a forza di bere caffè Corti non riescono più a dormire si lanciano, si aprono a nuove consuetudini.
    Pensi quanto noiosi sono questi eterosessuali,così ordinari,hanno in testa sempre una sola cosa, sempre quella da millenni.
    Noi invece sfiliamo,cantiamo,balliamo, portiamo allegria e colore ovunque.
    Se ne faccia una ragione la nostra scelta è attrattiva i nostri costumi si diffonderanno sempre più.
    Poveri conformisti, quando Curno sarà come Mykonos, sarà ancora più bello viverci, convertitevi, lasciatevi andare siete ancora in tempo anche la vostra vita sarà migliore

    • Eppure ci sono nonne — diciamo così — tradizionali che tremano all’idea che le “buone prassi” siano quella cosa lì, e che i nipoti possano farne le spese. E non venitemi a dire che sono nonne “clerico-fasciste”: no, non lo direte, perché voi progressisti in salsa di società civile neanche conoscete quest’espressione, che invece usava moltissimo ai tempi del mio liceo, quando noi impegnati — sì, impegnati, cioè filosoficamente e politicamente faziosi — ci saremmo vergognati di essere schifosamente sobri, o a dirci “progressisti” nei riguardi dell’allegrezza del culetto.
      Fra l’altro, con il senno del poi, non mi risulta che i clericofascisti, da noi allora così detestati, abbiano inoculato nella società (quella civile e incivile) quella tabe, quei germi di putrefazione che i cattocomunisti avrebbero sparso a piene mani. Ah, se avessi la penna di Dante, saprei io che cosa scrivere di questi progressisti al profumo di cosiddetta società civile, di questi cattocomunisti che fanno le sedute spiritiche evocando la presenza di padre Turoldo e di don Gallo: li distribuirei praticamente in tutti i gironi dell’Inferno: insieme a padre Turoldo e a don Gallo, ovviamente. Altro che cristiani!

  25. Frik und Frok permalink

    Hallo!
    Noi essere due amanti di Natura, noi avere di larghe Orizzonti, noi essere di Ritto luterano, noi essere partiti da Svizzera da Cantone Alpenzello famoso per il nostro bello Natura.
    Noi essere scappati da Kontrollo di Guardie Svizzere per trovare di vostro Paese bello da vivere.
    Noi avere visto vostro bello Parcheggio e vostro bello Paese è Ready, anche noi essere Ready
    Noi quando arrivare, noi volere conoscere bene famosa Coppia Roby e Max da Curno per fare Gemello con nostro Paese Gais.
    Gais è uno bello Paese da vivere, tanto Natura, tanto Verde, tante Mucche con tanti Campanacci con Battacchio bello tipico da vedere, dopo avere ospitato Roby e Max essere corretto fare Gemello con loro e vostro Paese Curno. I nostri Ospiti sempre fare giro in Bici con noi per conoscere meglio nostre Tradizioni.
    Noi avere pensato Titolo in inglese per fare Gemello i due Paesi : “Curno like Gais”
    Noi tra poco arrivare con nostra Bici, Sig.Aristide prego fare vedere nostra Foto in basso per capire come noi siamo.
    http://www.rincoboys.org/ARCHIVIO%20NEWS%20ANNI%20PRECEDENTI/NOTIZIE%202010/TREKKING%20PER%20NUDISTI.htm

    ciclonudisti
    [Questa è la foto dei ciclonudisti presentata nella pagina della quale qui sopra si fornisce l’indirizzo d’Internet. N.d.Ar.]

    Molte grazie per vostra Ospitalità, tanti Saluti cari.
    Tschuss!

  26. Jessica permalink

    Aho Aristide, nun vedo ne pedali ne sellino, ma n’dove se reggono sti du …..oni?

  27. Severo permalink

    Immagino che abbiate notato la somiglianza con i bipedi curnesi. Ora, se vogliamo discriminare, questo non è luogo né intenzione ma, nemmeno a farlo a posta, sembrano quei due bravi amici che si incontrano sinistramente nelle tenebre della notte.
    Comunque fanno una bella coppia.
    Occhio agli sberloni, la sculacciata è ammessa.

  28. Galup permalink

    Forse ho notata la somiglianza con qualcuno di familiare, almeno credo:
    Quello davanti è M e quello dietro è P, sembrano felici, beati loro. Volete scommettere che la bicicletta è quella della sindaco/a S?
    Però è strano che alla luce del sole e su di un prato erboso, colmo di buche si siano cimentati in queste peripezie eroiche. Quasi quasi.
    Bricconcelli

    • Poiché Curno è ormai un paese (non so quanto felicemente: o forse sì?) Lgbt–izzato, spero che nessuno se n’abbia a male, se di tanto in tanto ci capita di fare un po’ di ironia su propensioni tribadiche, lussuria sodomitica, “buone prassi” da introdurre nell’agro curnense, onde opportunamente scuotere il popolo dall’apatia, dirozzarlo, fecondarlo. Sì, perché il popolo è come un campo che necessita di essere concimato: e quale letame migliore potrebbe trovarsi, se non la condivisione? Solo così potremo sperare di cogliere frutti maturi, succosi e sapidi, che qualifichino Curno, di là da ogni ragionevole dubbio, come un “paese bello da vivere”. Milano era una Milano da bere, ai tempi di Craxi? Ebbene, sotto il regime della Serra Curno sarà un paese bello da vivere, grazie anche alla condivisione e all’adesione alla rete Ready degli Lgbt.
      Fra l’altro, si è ottenuto l’importante risultato che a Curno nessuno possa più offendersi se gli si dà del culattone. Infatti, “culattone è bello”: se qualcuno sentendosi dare del culattone si offende, ebbene, costui è un reazionario. Fra l’altro c’è un precedente: una starlette del mondo dello spettacolo negò di avere avuto una relazione con un tale, tanto più — disse costei — che quel tale è gaio (in linguaggio corrente: gay). Quel signore prese cappello e denunciò la starlette. Ma il giudice disse: ebbene, che male c’è? Lei, signore, indipendentemente dal fatto che sia gaio o che non sia gaio, forse vuol sostenere che la gaiezza è una cosa disdicevole? Mi dispiace, la sua istanza non è accolta.

      Il Pedretti, al tempo in cui praticava quotidianamente stalking politico contro l’Amministrazione Gandolfi — cosa che avveniva con malcelato compiacimento dei similprogressisti, i quali dicevano che Gandolfi avrebbe dovuto subire, altrimenti sarebbe parso che lui facesse liti di pollaio — probabilmente aveva sentore del fatto che Curno sarebbe stata di qui a non molto Lgbt-izzata, perciò pubblicò questa divertente vignetta, dove si ipotizzava un bacio velato tra “Ga & Pi”:

      strana coppia

      Cioè, la lussuria sodomitica non era ancora stata sdoganata, ma lui, che ha uno sguardo da falchetto (si veda la foto sulla bustina di zucchero esoterico che fece distribuire come simpatico gadget nelle valli) aveva capito tutto. [*] Sapeva che non c’era niente di male a dare del sodomita a qualcuno. Uno che, a Curno, nel sacro suolo Lgbt-izzato di Curno, si sentisse dare del sodomita potrebbe ragionevolmente rispondere: «Io sodomita? Ah, grazie! Ma lei è troppo buono, com’è gentile! Però, sa, io ho ancora tanto da imparare. Mi sono iscritto a due corsi, uno all’arcigay, l’altro all’arcilesbiche, e tutte le sere mi collego alla rete Ready, così sono sempre aggiornato. Ma, soprattutto, da che ho fatto questa scelta di vita, da che sono tutto Lgbt, intus et in cute, mi è venuta una sete di conoscenza che mai e poi mai avrebbe potuto impadronirsi di me, quando mi occupavo di problemi sociali, strutturali, di cose serie, insomma, come dicono quelli che non capiscono niente. Aveva ragione quell’amico di Aristide, il quale un giorno entrò trionfante in un bar [**] e proclamò: “Ragazzi, il culo di oggi sarà la fica del domani!”».

      —————————————
      [*] Però adesso non ha più lo sguardo da falchetto: la lontananza dalla mammella istituzionale l’ha gettato in uno stato di prostrazione. Una vera e propria crisi di astinenza.

      [**] L’episodio è autentico. “Il grillo”, così si chi si chiamava il bar, si trovava in via Pascoli, Milano, a un tiro di schioppo dal Politecnico, che allora era tutto in piazza Leonardo. Era un ex casino, del quale fu tenutaria l’amante di Tamburini, l’editore dei libri severissimi e in odore di giansenismo del Politecnico. Si trovava in una villetta, della quale erano accessibili al pubblico l’atrio, dov’era stato collocato il bancone del bar, la grande sala al pianterreno e il giardino dietro la sala. Era invece assolutamente proibito salire al primo piano, dove ancora si conservavano le camere per gli “ospiti” (normoscopanti), arredate con gusto assiro-milanese e rigorosamente provviste, tutte, di bidet. Era proibito andarvi, ma noi più di una volta abbiamo curiosato, eludendo la sorveglianza di Nicola, che allora faceva il cameriere, ma chissà che mestiere faceva prima. Era uno slavo alto quasi due metri, largo come un armadio, con uno sguardo ottuso e feroce. Con tutto che i casini fossero stati chiusi da quel dì, ogni tanto al Grillo si organizzavano ancora dei festini, riservati a vecchi milanesi bavosi e pieni di soldi. Così almeno si diceva.

  29. P.S. permalink

    Vi piace scherzare!
    Ma ora basta!
    Punto!
    Ci stiamo preparando con il nostro nuovo gruppo!
    Siete avvisati!
    Altro che aziendalisti!

    http://www.foto-divertenti.it/esercito-sadomaso/

    • Non mi è chiaro se costoro rientrino nella categoria Lgbt, o se invece rispondano a un’altra sigla. Mi domando inoltre se abbiano una rete che tuteli la loro diversità (anche se poi mi viene il dubbio che a lungo andare, anche grazie a un’opera di capillare penetrazione nel corpo sociale, i “diversi” saremo proprio noi, i normoscopanti, costretti a celebrare la memoria della prima “F”, quella del buon tempo antico, nelle catacombe). Nel caso in cui abbiano una rete, che cosa aspetta la dott.ssa Serra a imporre al consigliere Bellezza l’immediata presa di contatto con costoro, intavolando accordi per l’adesione del Comune di Curno alla loro rete?

  30. Visita a Chiavari

    Oggi mi sento in vena salottiera, ma non aspettatevi che per l’occasione mi vesta di panni qualunquisti (sono sempre stato engagé, intendo morire engagé: tutt’al più potrà avvenire che, in una parentesi salottiera, la tensione dell’impegno si allenti).
    Entrando dunque nel Salotto di nonna Speranza, mi è venuto l’uzzolo di raccontarvi che sabato scorso sono stato a Chiavari, che fra le città d’Italia è una di quelle che meglio conserva, superbamente (in senso buono, non serrano) e orgogliosamente, la sua fisionomia cittadina.
    Non tutte le città hanno una fisionomia cittadina: per esempio, Milano non è più una città, semmai è una metropoli, con un centro spopolato, senza cittadini, e frequentato semmai da markettari, pubblicitari, bancari, monager e altre specie non umane. Non so se siano sopravvissuti, dietro via Torino, quei tre negozi del Meazza. Se ci sono ancora, saranno oggi a conduzione monageriale, per cui tutto è fatto a membro di segugio, e l’unica cosa che importi è il “rispetto delle procedure”. Vendevano tendaggi, tapparelle, passamanerie, utensìli (se è sostantivo, l’accento va sulla “i”), minuterie metalliche e mille diavolerie per la casa: chi vi entrava era accolto da commessi competenti, non sindacalizzati, vestiti di camice blu, im grado di risolvere qualunque problema. Anche Bergamo tende a non essere più una città. Invece Lodi e Monza conservano le caratteristiche di una città: ma Lodi è piccolina e Monza è periclitante, come città-città. Secondo me la città più città di tutte è Chiavari. Se ho bisogno di qualcosa e non voglio perdere troppo tempo, vado a Chiavari: e non sembri un’esagerazione.
    La storia di Chiavari è interessantissima: l’impianto urbanistico è ancora quello medievale, molte sono ancora le case di quell’epoca. Non mancano però signorili edifici rinascimentali e nell’Ottocento si è costruito dignitosamente Ma, soprattutto, nessuno sciagurato architetto o geometra ha pensato di fare a Chiavari qualcosa che somigli, nemmeno di lontano, alla Piazza degl’Impiccati di Curno. Già quei quattro chilometri di portici sono una meraviglia: sono popolati da cittadini veri, da uomini vivi. Tutto il contrario di Bergamo alta, che è svuotata di cittadini veri, e che, soprattutto d’estate, è intasata da torme di turisti-zombie, che oscenamente vanno ciabattando in brache corte, con impudica ostensione di gambe storte, tanto più ostentate, quanto più sono storte.
    Sono appassionato di orti botanici (all’Orto botanico di Cagliari, lussureggiante, odoroso e sistemato ad arte dalla prof.ssa Mameli, madre di Italo Calvino, passai ore di struggente bellezza, al tempo in cui preparavo l’esame di maturità), e Chiavari, che è una città civile, possiede un orto botanico, con le specie arboree acconciamente classificate, ben curato: è annesso alla villa Rocca, su una collinetta che incombe sulla città vecchia. Vi si può salire con un ascensore. Ma io consiglio alle persone bennate di prendere la stradina sulla sinistra, perché a un certo punto ci s’imbatte in una pianta di mirto. Come i gatti padani non sanno, questo arbusto è sacro a Venere, dunque alla prima “F” di Nusquamia: perciò, nella via per l’orto botanico, mi sono fermato davanti al sacro arbusto (che vediamo dietro a Venere, al centro della Primavera del Botticelli) e mi son nutrito delle sue bacche asprigne. Quindi ho passato due o tre ore di piacevole lettura ai piedi del tempietto pompeiano che vedete qui sotto:

    Villa Rocca

    Conosco abbastanza bene Chiavari, ma questo particolare mi era sfuggito. Guardate la foto qui sotto e leggete l’indicazione stradale. Lo so, la foto non è delle migliori, l’ho scattata in condizioni di luce sfavorevoli, con un gingillino elettronico (che ho pagato di tasca propria, mica come i gingillini che il Pedretti si fa acquistare dalla Regione lombarda). Però, se aguzzate gli occhi, leggerete “Via dei Gandolfi”.

    Via dei Gandolfi

    • Ivano permalink

      Libreria Gandolfi

      [Interessante: la libreria esiste ancora? N.d.Ar.]

      • Rispondo per ripicca.

        Caffè Gandolfi

        L’ideale sarebbe acquistare un libro alla libreria Gandolfi, a Bologna, prendere l’aereo e leggerlo a Glasgow, al Caffè Gandolfi. Però io, che non ho il pepe nel culo come le vecchie carampane che sono sempre in viaggio per mete lontane, preferisco andarmene a Chiavari, sedermi a quel bar di via de’ Gandolfi e dare un’altra occhiata a quel libro di Odifreddi su Lucrezio. Odifreddi dovrebbe essere contento.

  31. Lettore permalink

    In Francia: onore alla prima F

    http://video.corriere.it/prof-licenziata-video-musicale-sexy-dovra-essere-riassunta/924d2832-42da-11e3-bd09-5fafe7fa6f7b

    [Nomen omen (non traduco, perché è un’espressione sdoganata da Bossi in persona, a proposito di Napolitano, che — disse — non a caso si chiama Napolitano: e il Pedrtti, con logica ferrea, ne trasse la conclusione: «Napolitano è un terrone!»): la professoressa di cognome fa Bonazzola. È divertente che sia educatrice in un collegio cattolico nel sud della Francia. Non è il mio tipo, però porta bene i sui cinquant’anni. N.d.Ar.]

  32. Omaggio a una "F" permalink

    Gandolfi, un nome una garanzia

    Altro che ripicca……

    http://www.fanpix.net/gallery/barbara-gandolfi-pictures.htm

    • Barbara Gandolfi: altro che i gadget pedretteschi!

      Gandolfi_Belmondo

      Questa è Barbara Gandolfi, insieme al mitico Jean-Paul Belmondo.
      Il Pedretti, nel corso dell’ultima campagna elettorale, aveva distribuito il pacco del caffè Corti, imitando maldestramente la tecnica del comandante Lauro, che nel dopoguerra distribuiva prima la scarpa destra, poi la scarpa sinistra, dopo le elezioni, in caso di successo. [*] Lo stesso Claudio Corti, a ben pensarci è stato utilizzato come gadget vivente.
      Vedete, Angelo Gandolfi poteva usare questo supergadget, poteva portare Barbara Gandolfi superpopputa in piazza degl’Impiccati. Non potendo portarla di persona nella piazza che gli architetti di mezzo mondo c’invidiano, avrebbe potuto installare davanti al Municipio, per la gioia della dott.ssa Serra, un cartellone gigante, dove la popputa Gandolfi invitasse la popolazione a votare per il sindaco del buon governo. Più o meno come l’Anitona di Fellini, popputissima, invitava a bere più latte.
      Ma il Gandolfi (Angelo) non ha fatto ricorso a questi mezzucci, che comunque avrebbero polverizzato i miserabili gadget pedretteschi.

      Anitona
      Facendo clic sull’immagine è possibile vedere l’episodio girato da Fellini (“Le tentazioni del dottor Antonio”) per il film Boccaccio ’70. La pubblicità del latte, per opera dell’allusiva Anitona, sconvolge il bacchettone dottor Antonio. Ogni epoca ha i suoi bacchettoni: e ce l’hanno tutti contro la prima F.
      È delizioso, all’inizio del filmato, quel bacchettone con l’accento pugliese: si prende molto sul serio — come certi rappresentanti della politichetta di Curno, che credono di essere chi il cardinale Richelieu, chi il cardinale Talleyrand e chi il cardinale Alberoni — e mentre sentenzia con la bocca le frasette politicamente corrette, con il culo esprime tutt’altro genere di sentenze, cioè scorreggia. Per chi non l’avesse capito, Fellini dice che i democristiani e i bacchettoni papisti sono scorreggioni.
      Quando ad avere il potere era la Democrazia cristiana, almeno esistevano Fellini e Flaiano, esisteva un cinema vitale, non tutti gl’intellettuali erano lecchini, insomma c’era la speranza che qualcosa cambiasse.
      C’era la satira: ci si difendeva, e si menava anche qualche fendente. Invece adesso è tutto fermo. Se non sei “politicamente corretto”, tutti — ma proprio tutti — fanno la boccuccia a culo di gallina, quando parli, sempre che non riescano a metterti la mordacchia. In ogni caso, sei un reprobo. Quelli che dovrebbero fare opposizione si sono castrati da soli, come i sacerdoti di Cibele.
      In un paese alle porte di Bergamo, a Curno, c’è una dott.ssa Serra che costringe senza colpo ferire i cittadini alla condivisione, anche perché la stampa, di scuola orgogliosamente anglorobicosassone, è, con pochissime eccezioni, piegata a squadra, ‘a buho ritto’: perciò a Curno se ne fanno di cotte e di crude, ma si parla sempre d’altro.
      Tutto, teoricamente, è permesso, purché non si affrontino i problemi reali. Eppure Nusquamia offrirebbe qualche spunto di riflessione, credo. Anche per questo abbiamo avuto cura di difenderci da tutti i tentativi di dirottamento della navicella di questo diario, che vuol essere — anche — un luogo di discussione politica. Perciò la nostra è una satira “impegnata” e rifugge dall’essere una satira qualunquista. Perché nessuno dica: eh, ma quelli sono zuzzerelloni, la politica si fa da un’altra parte. Eh no, qui si fa politica: non ditemi che è politica quella di chi caccia balle in modo serioso, o baldanzoso. Non ditemi che è politica quella di Bobomaroni, o di Matteo Renzi. Semmai noi ci permettiamo cavalcantiana leggerezza, piaccia o non piaccia.

      Ma noi resistenti del phrontisterion che cosa possiamo fare contro l’appiattimento, il livellamento al basso, contro la prepotenza del regime di ammucchiata istituzionale? Niente, decidono tutto loro, se la cantano e se la suonano. Diranno che l’unica opposizione che conoscono è quella della Sarah Carrara e dell’esordiente Cavagna il giovane. La sobrietà impedisce loro di prendere in considerazione altre posizioni. Ma quella della Sarah Carrara e del Cavagna il giovane non è un’opposizione efficace, e non è neanche un’opposizione, c’è da giurarci. Del resto non siamo opposizione efficace nemmeno noi, nel senso che non possiamo portare a effetto un bel niente, è già tanta grazia se possiamo dire qualcosa qui su Nusquamia (ma il Pedretti, a suo tempo, chiedeva la soppressione di Testitrahus per via giudiziale: non dimentichiamolo). È come se non esistessimo, sul piano dell’impatto con i cittadini, perché la nostra voce è istituzionalmente soffocata. Ma almeno abbiamo una testa che funziona, e siamo onesti, ancorché faziosi: siamo faziosamente onesti, e non ipocritamente sobri.
      Non esistendo spazio per l’opposizione, in termini reali, non ci rimane che prenderli a gabbo. Diciamo, per esempio, che nelle riunioni di Consiglio comunale, fra i due mali, preferiamo la scorreggia alla masticazione della gomma americana. Cioè, se un consigliere della maggioranza è nervosetto, scorreggi pure, ma non mastichi la gomma americana. Almeno questo si potrà dire, o no? Oltre tutto la scorreggia è di sinistra, la gomma americana è di destra.

      —————————
      [*] Ma il comandante aveva anche altre doti. Le donne volevano toccarlo ed esclamavano: “Cumandà, vui tenite ‘o pescione!”.

      • Sergio T. permalink

        Eh bravo Aristide!Ora che mi ero deciso a partecipare dopo anni ad un consiglio comunale del mio paese, adesso mi si prospetta di respirare non l’aria del volo alto delle idee e del buon amministrare, ma i risultati delle fermentazioni intestinali dei consiglieri e assessori.
        Che schifo, così si disincentiva la partecipazione dei cittadini, l’immagine che ne esce è veramente schifosa.

        [Dunque, lei è un cittadino di Curno. Ebbene, finché, non troveremo il modo di mettere sul giradischi un piatto nuovo, la musica è sempre quella: loro decidono, loro non fanno quel che dovrebbero fare (amministrare ‘sic et simpliciter’: ma è roba che fa loro schifo), e fanno quel che non dovrebbero fare (ripromettendosi visibilità e carriere nel partito). E al popolo non rimane che “condividere”. Zitti e mosca! O che cosa vogliamo di più?
        Veramente vorremmo (al condizionale) tanto: tanto di più, in rapporto al nulla attuale. Cioè, meno manfrine, meno passerelle, meno sportelli farlocchi, meno commissioni di nani e ballerine, meno Lgbt e più amministrazione, cioè buona amministrazione, tale da rendere gli amministratori invisibili, come diceva — pare — Borges.
        N.d.Ar.]

  33. Provocazione al tavolo di conversazione urbana del Salotto di nonna Speranza

    Il salotto di nonna Speranza, come si è ricordato sopra, è stato a suo tempo istituito perché vi confluissero i commenti a Nusquamia che, in senso lato, potremmo dire di carattere goliardico.
    Ricordo che nell’estate 2013 cominciarono a farsi sempre più frequenti commenti di persone che sembravano conoscersi bene (ammesso che fossero più persone e non una sola persona) che, invece di usare più comodi mezzi di comunicazione sociale, intendevano usare Nusquamia per parlarsi addosso (io ti conosco, tu sei il cugino di quello…, ma dove vai in vacanza? ecc.), agitando fatti personali e temi avulsi da quelli nusquamiensi. Per dirla tutta, sembrava quasi che volessero metterci il bastone tra le ruote, specie quando Nusquamia toccava certi argomenti (politici).
    Ma noi, che da un lato non volevamo venir meno al senso dell’ospitalità, ma che nello stesso tempo volevamo conservare a Nusquamia il suo carattere “pugnace” e politicamente impegnato, trasferimmo gli interventi goliardici nel salotto di nonna Speranza, all’uopo attrezzato con un tavolo di conversazione per i “cugini di campagna”.
    Questo non toglie che nel salotto di nonna Speranza ci sia un tavolo di conversazione urbana, dove si discute liberamente, ancorché senza lazzi goliardici, di umanità varia: ed è intorno a quel tavolo, tanto per intenderci, che è nata l’iniziativa di proporre la visione di una registrazione teatrale della Mandragola di Machiavelli (vedi).

    Provocazione politicamente scorretta
    Ebbene, al tavolo di conversazione urbana è avvenuto un giorno che un tale tirasse fuori dalla tasca della giacca un foglietto piegato in quattro e che, avendolo dispiegato sul tavolo, ne leggesse il contenuto:

    L’aurora della giovinezza della quale ancora s’imporporava il volto di queste fanciulle – quell’aurora alla quale ero ormai estraneo, alla mia età – illuminava tutto davanti a loro, e, come nel tratto fluido di certi pittori primitivi, metteva in risalto i particolari più insignificanti della loro vita, su un fondale d’oro. Per lo più, gli stessi volti di queste fanciulle si confondevano nella luce vermiglia e diffusa dell’aurora, dalla quale ancora non si stagliavano contorni netti. Non si vedeva che un colore ammaliante che non lasciava discernere il profilo che sarebbe apparso di lì a qualche anno. Il profilo di adesso non aveva niente di definitivo, poteva essere niente di più che una somiglianza passeggera con qualche membro defunto della famiglia al quale la natura avesse reso questa gentilezza, in forma di ricordo. […] Le fanciulle non sono che massa duttile di una materia impastata istante per istante dall’impressione passeggera che predomina. Ciascuna di loro, così si direbbe, è di volta in volta come una statuetta di spensieratezza, o di broncio giovanile, di tenerezza, di stupore: e la statuetta modellata ha un’espressione sincera, compiuta, ma fuggitiva. A questa plasticità si deve molto della varietà e del fascino della gentilezza che una fanciulla può avere al nostro riguardo. […] Ma queste stesse gentilezze, a partire da una certa età, non comportano più alcuna morbida transizione su un volto indurito dalla lotta per l’esistenza.

    Terminata la lettura, quel signore che nonostante il tono pacato della voce e i modi gentili, e per niente affettati, sotto il ciuffo che ogni tanto gli calava sulla fronte, e che lui ricomponeva rapidamente, mostrava due occhietti vispi, da furetto, domandò: «Che cosa ne dite?».
    Mostrò di voler prendere la parola una signora, una signora nel fiore degli anni, di forme tornite: la voce era limpida, e con quella sua voce, gentile e sensuale, usava dar pronte risposte, o “motti” che — come scrive il Boccaccio: anzi, come il Boccaccio fa dire a Lauretta nel suo Decamerone – devono tuttavia avere natura «cotale, che essi come la pecora morde deono così mordere l’uditore, e non come ‘1 cane». Cioè, i motti devono essere mordaci, ma non devono essere rabbiosi.
    La bellezza della signora l’esponeva a frequenti assalti da parte di uomini non sempre all’altezza di quella e, soprattutto, indegni di lei per educazione e cultura. Perciò era fama che costoro venissero, senza troppi riguardi, precipitati giù dalle mura alle quali avventatamente avevano accostato le loro macchine d’assedio. Gli ometti si vendicavano dicendo che la bella signora avesse inclinazioni tribadiche; i meno prevenuti concordavano nell’affermare che lei aveva tutte le ragioni di questo mondo a voler respingere gli assalti. Non è da escludere che ad alcuni di questi difensori fosse toccata la fortuna di coglierne le grazie: difendendo il buon nome della signora e non menando vanto della propria conquista, si mostravano degni del favore ricevuto.
    Da una sfumatura dell’espressione della signora, si capiva che la lettura non era stata di suo gradimento. Poiché era intelligente, si guardò dal mettere in stato d’accusa il testo, con l’imputazione di essere politicamente scorretto. Come premessa, disse che non intendeva castrare nessuno. Quindi parlò dello scrittore Nabokov e del film che Kubrik trasse dal suo romanzo, Lolita; parlò del regista Salce che gira La voglia matta con una Catherine Spaak diciassettenne, e di Lattuada che addirittura con la stessa attrice, quindicenne, apre il film I dolci inganni con un lungo sogno erotico di questa ragazzina, dedicato all’architetto amico del padre; e lo stesso Lattuada girerà con Nastassja Kinski Così come sei, che, anche lei, ha una storia con un architetto maturo, e si chiama anche lei Francesca, come la protagonista dei Dolci inganni; e Francesca si chiamava anche la protagonista della Voglia matta. Dopo l’elencazione di questi esempi, eravamo curiosi di sentire la conclusione, imprevedibile, perché la signora non è una sciacquetta.
    A questo punto, profondendosi in mille scuse per l’interruzione, prese di nuovo la parola il provocatore, quello che ci aveva letto il brano:
    «Signora,» disse tossicchiando, con fare sinceramente premuroso «non è mia intenzione essere maleducato, ma prima che lei arrivi a concludere il suo discorso, per il rispetto che le porto e perché io stesso non venga accusato di fare un gioco sleale, mi corre l’obbligo di far presente che quel che ho letto è una traduzione dal libro di Proust À l’ombre des jeunes filles en fleurs». Chiese permesso, si alzò per andare a prendere un volume dalla tasca del cappotto, che infatti appariva alquanto sformata. Posò il libro sul tavolo, era il quinto volume dell’opera monumentale À la recherche du temps perdu, l’edizione Gallimard del 1919. L’aprì alla p. 171. E disse, rivolto a tutti: «Vedete, è tutto scritto qui. Le fanciulle in fiore delle quali parla Proust sono in realtà una banda di ragazzetti; la fanciulla, in particolare, per cui Proust spasima, e che nel libro porta il nome di Albertine, era nella vita un tale Alfred Agostinelli. Il quale però non è parente della giornalista che bucò la notizia del Pedretti messo spalle al muro da Gandolfi nella seduta di Consiglio comunale curnense del dicembre 2009».
    «Lei voleva dimostrare» disse la signora «che in campo Lgbt è permesso ciò che altrimenti sarebbe proibito?».
    «Forse, ma sono fermamente convinto che lei sarebbe l’ultima delle persone a cacciarsi in quest’aporia», disse il provocatore levando la bella signora dall’imbarazzo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: