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Chi siamo

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Nusquamia ha cominciato le sue pubblicazioni con un testo fittizio, tratto dall’Utopia di Tommaso Moro: vedi Nusquamia, seu Utopia, pubblicato il 29 gennaio 2012. Cioè quel testo era vero, ma fittizio nel senso che serviva di pretesto per fare una prova d’impaginazione sulla piattaforma di WordPress. E il sito prese il nome da quel testo. Tutto cominciò, insomma, da un ghiribizzo informatico, tanto che soltanto il 17 febbraio pubblicai ancora qualcosa, una noterella politica che, essendo in rete, poteva essere divulgata fornendone il nesso (link) nei messaggi di posta elettronica. Questo fu l’inizio; poi da cosa nacque cosa.

Quando mi resi conto che Nusquamia diventava veramente un diario in rete (cosiddetto blog), stabilii che dovesse essere all’insegna del motto: «I’ non m’appecoro». Per essere più espliciti, volendolo connotare Nusquamia per appartenenza a un genere, si potrebbe azzardare che esso è un diario libertario; o “libertino”, come anche si sarebbe detto un tempo, ma con un significato diverso da quello oggi comune. Molto semplicemente — e scusate se è poco — Nusquamia si sforza di combattere la “prevalenza del cretino” (per usare una fortunata locuzione di Fruttero e Lucentini) e il conformismo del politicamente corretto, con il fermo proposito di mai cadere nel becero; tutt’al più indulgeremo a qualche compiaciuta provocazione nei confronti delle damazze “de sinistra”,  alle quali riesce assai difficile sopportare di essere osteggiate da sinistra, con argomenti nobili, che non si prestino ad essere liquidati come “superati”, “inqualificabili” o anche “fascisti”. Ma se talora siamo provocatori, ciò avviene per reazione, e per diritto di rappresaglia: come dire, “A brigante, brigante e mezzo”, un adagio che piaceva a Pertini; oppure, possiamo dire con Erasmo «Cum vulpe vulpinare tu quoque invicem». In generale, non ci piacciono gli atteggiamenti squadristici, come quando si pretende di uscire vincitori da una disputa, non per avere correttamente usato gli strumenti del ragionare, ma per squalifica arbitraria dell’avversario, esito d’improvvido delirio di potenza, in quanto “non è dei nostri”.
Altro bersaglio di Nusquamia, oltre alle damazze “de sinistra” sono gli ambiziosi senza qualità, senza cultura, senza educazione, di qualunque fede e superstizione politica o culturale. In questo senso, soprattutto agl’inizi, Nusquamia, che è un diario, fu una sorta di continuazione di un sito posto in rete da chi scrive parecchi anni fa: Testitrahus, nato per demistificare la politica di potenza di un politico territoriale, del quale si chiedeva l’esilio politico. Tale proposito è stato effettivamente messo a segno nel maggio 2012, a seguito di una lotta di liberazione per la quale il sito Testitrahus e questo diario, Nusquamia, hanno avuto un ruolo propulsivo e determinante. Due volte siamo stati denunciati, due volte siamo stati prosciolti. Abbiamo dovuto battagliare, e la cosa non ci è dispiaciuta; per due volte abbiamo dovuto pagare un avvocato, questo invece ci è piaciuto meno, ma siamo comunque orgogliosi di aver combattuto per una causa nobile. Si vedano i seguenti documenti: Pedretteide_parte I e Pedretteide_parte II.
Parimenti, non ci dispiace di esserci occupati di politica locale, parecchio nei primi anni di esistenza di questo diario, poi sempre meno, con il passare degli anni. Abbiamo affilato le armi e adesso che ci occupiamo d’altro speriamo di non doverle più usare. Ma le armi rimangono affilate.

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La scelta del nome “Nusquamia”

Furono gli umanisti a introdurre il vocabolo Nusquāmia (dal lat. nusquām, “da nessuna parte”): una latinizzazione di Utopia (che significa la stessa cosa, una realtà che non è da nessuna parte).
Del resto la stessa parola “utopia” è una forma in qualche modo latinizzata, per la penna di Tommaso Moro, quando nel 1516 scrive la sua Utopia, sui costumi e gli ordinamenti di certi uomini che vivono in in’isola fuori del mondo conosciuto (la ou greca [= non] diventa “u”; il suffisso greco eia viene latinizzato ‘ia’; in mezzo, top[os] = luogo]. A dire il vero, nella sua corrispondenza con Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro scriveva Nusquāma (senza la “i”), ma solitamente nel mondo dei latinisti per lo più si latinizza in Nusquāmia.
Guillame Budé, umanista francese, in alternativa a Utopia, suggeriva la parola Udepotia (per significare qualcosa che non esiste in nessun tempo); corrispondentemente la parola latinizzata Nusquamia sarebbe diventata Numquāmia. Tutto dipende dal significato che si vuole attribuire a “utopia”: cfr. The Utopia of sir Thomas More. In Latin and English, Oxford University Press, 1895, p. XL.

Aristides de Nusquamia

 

Nota – Dell’Utopia e del suo autore si è anche scritto in questi articoli:

 L’Utopia di Tommaso Moro

• Nusquamia (= Utopia), l’isola che non c’è, governata con saggezza da deisti che vorrebbero diventare cristiani

• Il libero pensiero nella tradizione umanistica, prima dell’illuminismo

• Tommaso Moro non confondeva il papa con il Dalai Lama, la figlia parlava latino

 

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