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Finalmente si sono svegliati

Tardi e maldestramente, ma infine si sono svegliati

 

MaxiMoschea_VivereCurno

 

È più di un anno che glielo dicevamo: guardate, signori aziendalsimilprogressisti, che proprio voi che credete di essere così fichi, così ingranati con i riti della società dello spettacolo, voi amici sfegatati di Vera Baboun (gran maestro nel coglionamento della rete dei cattoprogressisti), ebbene, proprio voi così autoreferenziali e presuntuosetti, sul piano della comunicazione siete poco meno che una chiavica!
E non dicevo così per insultare, lo dicevo – anzi — con rammarico: se riguardo alla questione della cosiddetta moschea, anzi della cosiddetta maximoschea non vi date una mossa, se non rispondete a tono alla diceria della moschea innescata da quel famoso articolo (29 gennaio 2016) dell’anglorobicosassone Traìna, se insistete ad alzare il vessillo serrano dell’albagia e dell’ipocrita sobrietà, finisce che i destri della Ndoc-Nuova destra organizzata curnense vi daranno filo da torcere. Titilleranno salvinescamente gl’istinti peggiori dei vostri cittadini, che di per sé non sono stinchi di santo.

 

Traina_Moschea_gen 2016

 

I saggi dell’isola di Nusquamia non possono assistere indifferenti alla prevalenza dei signori della Ndoc. Anche se almeno due con i quali abbiamo avuto occasione di conversare, sono persone civili e ragionevoli, presi singolarmente. Ma nella massa? Beh, non ci vuol molto a capire che l’uomo dà il peggio di sé proprio quando è servo di uno di questi due fattori, o di tutt’e due insieme: l’autorità dei capi (in un sistema gerarchico o carismatico) e l’autorità della massa. Può allora capitare che qualcuno senta odori strani, ma preferisca non indagare, non fare domande e non porsi domande. Mia madre, che era studentessa a Roma sotto il fascio, non si accorse che alcuni professori e colleghi dell’Università scomparivano improvvisamente, alla spicciolata, e non si videro mai più. Cioè, se n’accorse, ma doveva essere scattato qualche meccanismo che impediva di ragionarci. Dovette passare un congruo numero di anni, prima che si rendesse conto che quegli scomparsi erano ebrei: si ritiravano in punta di piedi, forse qualcuno si vergognava di non essere un borghese a tutto tondo (càpita), chi poteva riparava all’estero. Del resto, non tutti gli ebrei sono bottegai con il naso adunco: vedi Il giardino dei Finzi Contini, di Bassani. Ebbene, noi, che non siamo eticamente indifferenti, e che siamo tuttora sconcertati dell’indifferenza etica della dott.ssa Serra al tempo della tentata ispezione in modalità di provocazione architettata dal Pedretti, a danno della cosiddetta moschea e per maggiore sua gloria mediatica, non potevamo sopportare la prevalenza della Ndoc. Per una questione di principio, ma per un principio superiore, non negoziabile, dove nessun compromesso è possibile: non possiamo rinunciare alla nostra civiltà (che non è quella delle radici, anzi è sradicata, perché vuol essere libera e universale). La nostra è una sorta di religione della libertà, ma senza sacerdoti, senza oracoli, senza appecoramento. L’abbiamo spiegato, abbiamo ribadito il concetto, alla bell’e meglio, su Nusquamia: nonostante i gatti padani, nonostante i tentativi di arrembaggio, nonostante le denunce e le minacce di denuncia, nonostante l’albagia e la conventio ad excludendum. Sul principio di coerenza non ci sono margini di manovra, qui non c’è astuzia o ribalderia levantina che tenga.
Arrivo alla conclusione di un ragionamento le cui premesse sono sparse nelle numerose pagine di questo diario reziale: Salvini va fermato subito, prima che sia troppo tardi. Su scala orobica, anche Alessandro Sorte, che vuole cannibalizzare l’elettorato della Lega e che è pronto ad essere più realista del re. Su scala curnense, va fermato Cavagna il Giovane, che abbiamo già visto all’opera, quando si è pretestuosamente scagliato sui due Gandolfi, padre e figlio, facendo perno politico su una deplorevole (diciamo così) denuncia anonima.
Insomma, l’abbiamo detto e lo ribadiamo: meglio se vincono gli aziendalsimilprogressisti, che sono il male minore e con i quali, semmai, faremo i conti dopo. Sorveglieremo le smanie autoreferenziali degli ambiziosetti, non ci faremo distrarre dalle manovre diversive intese ad oscurare i passi della dott.ssa Serra per una sua definitiva consacrazione istituzionale, seguiremo il cursus honorum di Andrea Saccogna Gamba, di presidenza in presidenza (proprio come Chicco Testa), il quale nella calvinistica, ma ormai introiettata dai cattoprogressisti, struggle for life parte “dracomatronalmente” avvantaggiato.

Ma ecco che finalmente i crurali (cioè la squadra che la dott.ssa Serra ha messo insieme per la lista della quale è nominalmente titolare la dott.ssa Gamba: dal lat. crus, cruris, “gamba”) sembrano essersi svegliati. Che sia intervenuto qualcuno dal Pd provinciale di Bergamo? Forse l’on. Misiani, che è mediamente più intelligente? O, addirittura, da Roma/Milano, l’on. Fiano che certo non ha digerito gli amorosi sensi tra le due sindachesse Serra e Baboun, quando la Baboun era impegnata a coglionare mezza Italia cattoprogressista a favore della lobby palestinese?
Come che sia, gli aziendalsimilprogressisti curnensi, un po’ tardi, ma hanno reagito alla campagna di disinformazione sulla maximoschea, che rimane l’arma più micidiale della propaganda Ndoc. Quell’altra storia di cacata carta sulla variante del Pgt appassionerà Locatelli, che è un tecnoburocrate, appassionerà anche Cavagna il Giovane, perché se gli dicono “appassionati”, lui si appassiona. Ma, per come la questione è stata posta, con rilevanza assoluta della cacata carta, in assenza di una adeguata e mordace narrazione politica, non fa presa sull’elettorato.
Del resto, non fo per dire, ma proprio questo dicevo nella riunione del 28 aprile in una delle due sale civiche curnensi, quella in cui i crurali si presentavano al popolo: “Rispondete all’offensiva della Ndoc, ascoltate la popolazione, fate almeno un manifesto. O non avete visto il manifesto della Ndoc?”. La dott.ssa Serra (cattofemminista, cattoaziendalista ed exemplum imitandum di determinazione) e Pepito el memorioso (che si pretende la memoria storica della sinistra curnense: seh! bella memoria, quella del tradimento dei valori della tradizione umanitaria del socialismo, consumato a favore dell’aziendalismo incalzante!), si dissero contrari a dare una risposta. «Noi non scendiamo al livello della Ndoc», dissero in buona sostanza. Ma chi ha detto che bisogna scendere a quei livelli? Replicai che bisogna replicare con intelligenza.
È intelligente la risposta che vediamo in apertura di pagina? A ben vedere, mica tanto, anche se è meglio di niente. Ecco due errori fondamentali:

a) L’esordio è controproducente, oltre che risibile. Si legge infatti, in alto, “Per un paese in cui sia bello vivere”. Lo so, bisognava dare un contentino alla dott.ssa Serra, che ha inventato questo slogan giustamente ridicolizzato. Ma così, cari signori aziendalsimilprogressisti, vi date la zappa sui piedi.

b) È anche sbagliata la furbata di dire «Vivere Curno non vuole la Maximoschea». Sì lo so, perché poi aggiungerete: “Perché non esiste nessuna Maximoschea in cantiere”. È un’espressione truffaldina, perché assume significato diverso, secondo come viene letta, un caso tipico di “anfibolia”, come il responso di quell’oracolo: Ibis redibis non morieris in bello (ne abbiamo già parlato su Nusquamia). Il trucco sta nel significato della parola “volere”: può una persona sana di mente volere una cosa che non esiste, e, addirittura, metterla in atto? Ma figuriamoci se quelli della Ndoc, per non parlare della plebe, che non ha studiato logica o latino, sarà in grado di sciogliere il nodo o, per meglio dire, la furbata. Quelli della Ndoc avranno buon gioco a replicare, anche loro facendo i furbi: come sarebbe questa storia che la Maximoschea non c’è? Per noi c’è, eccome se c’è, ed è prevista a norma di cacata carta (per essere più efficaci, forse diranno proprio così, sdoganeranno l’espressione nusquamiense e catulliana di “cacata carta”). E voi direte, che invece non è così ecc., come in un ordinario e miserevole cazzeggio giuridico. Inoltre c’è da giurare che se sarà la dott.ssa Gamba a prendere la parola, sarà un disastro.

Posso permettermi di dare un consiglio ai signori sapientoni aziendalsimilprogressisti?

Potete ancora salvarvi, in particolare riguardo all’errore b) se questo primo vostro manifesto di reazione alla diceria della moschea sarà seguito – ma immediatamente, senza perdere un attimo di tempo — da un secondo, in cui spiegherete quell’espressione infelice, populista e improntata ad astuzia levantina (o contadina, alla maniera del gatto padano): “Vivere Curno non vuole la Maximoschea”. Se lasciate le cose come stanno, se non ponete rimedio, sarete accusati di aver usato un’astuzia pedrettesca, come quando il Pedretti sapeva che il venerdì ci sarebbe stata la preghiera degl’islamici, alle 12, e volle che si facesse un’ispezione il venerdì alle 12; ma diceva che lui non aveva ordinato l’ispezione all’ora del culto, voleva perfino che due funzionari del Comune sottoscrivessero  questa sua affermazione barrando la casellina del Sì, o quella del No.

forzature_pedretti

Con questo documento il Pedretti chiede a due funzionari de Comune una testimonianza a suo favore, in forma alquanto perentoria – al fine, dice, di evitare «inutili polemiche ed eventuali azioni giudiziarie». Tale testimonianza dovrebbe comportare una ricostruzione dei fatti a sé favorevole, riguardo alla sua richiesta d’ispezione al Centro culturale islamico, in modalità di provocazione. Il fatto risale al tempo in cui era vicesindaco e assessore alla sicurezza. Una furbata che fu smontata con inoppugnabile argomentazione logica nell’opuscolo Pedretteide, che indusse il Pedretti a denunciare Aristide, per poi non ottenere un nulla di fatto ed essere, anzi, condannato a pagare le spese processuali.

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Ma, cari signori aziendalsimilprogressisti, le furbate levantine come questa di dire che “noi siamo contrari alla maximoschea perché non c’è nessuna maximoschea”, se non correte immediatametne ai ripari, sono controproducenti: funzionano soltanto se non sono smascherate. Quando sono smascherate, si ritorcono contro chi le usa. Guardate il Pedretti. O guardate l’Enel, che proprio questi giorni, dopo aver fatto importunare le casalinghe e i pensionati da call center truffaldini, oggi si affanna a dire che non lo farà più.
Non arriverò a propormi come copywriter in comodato d’uso, anche se — mi vergogno a dirlo — nella mia vita preterita sono stato copywriter (a mia scusante: per due anni soltanto). Non mi propongo di aiutarvi per due ragioni: la prima, che vi so troppo superbi per accettare che qualcuno sappia ragionare ed esprimersi meglio di voi; la seconda, che la solita maestrina pretenderebbe di ritoccare il testo un po’ qui e un po’ là, giusto per dire che mancava il suo tocco d’artista; insomma sarebbe l’equivalente della pisciatina di marcatura del territorio dei cani (oh! i cani! che amore!): e così rovinerebbe l’efficacia dell’impianto comunicativo. Ma a me i lavori fatti a membro di segugio (oh! i cani!) non piacciono proprio. Dunque, sbrigatevela voi, e non abbiate remore a dare un dispiacere alla dott.ssa Serra e a Pepito el memorioso. In ogni caso, già con questo manifesto, avete sconfessato, di fatto, la loro linea d’ipocrita sobrietà. Ed era ora. Dunque, sviluppate il ragionamento, esprimetelo in acconce parole e, come vi esortavo il 28 aprile, combattete con il popolo e per il popolo! Che non è quello delle conventicole cammellate, delle associazioni telecomandate e nemmeno quello fittizio del giornalismo anglorobicosassone lottizzato e passacarte.

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Copropapiromachia in Aula consiliare

Curno, 8 maggio 2017

………………………………………………………………………………………………………………………………………….Annales Volusii_Catullus 36

Una pagina della preziosa edizione aldina  (di Aldo Manuzio, cioè) dei Carmi di Catullo, stampata a Venezia nel 1561. Dal carme 36 di Catullo abbiamo tratto l’espressione “cacata carta”, che usiamo correntemente in questo sito per denotare i ferali documenti tecnoburocratici.  Essi sono oggetto di culto, annusati e considerati sacri dai peggiori fra gli uomini, quelli che non sanno e credono di sapere. Per costoro non contano le cose, non contano gli uomini, non contano le idee: le cacate carte sono la bussola del loro pensare, per quel che riescono a pensare, e del loro agire. Il poeta Catullo si rivolge a Volusio, un poetastro di genere epico, per raccontargli il voto fatto da Lesbia, la sua amante. Lesbia ha promesso che se il suo Catullo metterà giudizio, e smetterà di tormentarla con la sua lingua tagliente, farà un rogo del fior fiore dei peggiori poeti. Ed è chiaro che tra i versi abbruciati ci saranno quelli dello spregevole Volusio, la cui opera è definita da Catullo “cacata carta”, cioè cacca scritta. Alla fine del carme, Catullo prega Venere di accettare il voto e invita gli annali di Volusio ad accorrere al rogo che li aspetta. Per sfogliare l’edizione aldina, fare clic sull’immagine. Questo libro fa parte della Deutsche Digitale Bibliothek e ovviamente non si trova nel ridicolo Bibliomostro.
“Copropapiromachia” significa “battaglia di cacata carta”, dal gr. κόπρος, “sterco” + πάπυρος, “carta” + -μαχία, suffisso significante “battaglia”.

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Premessa

Ieri 8 maggio 2017 l’Aula consiliare di Curno è stata teatro di una copropapiromachia epocale: cioè, vi si è svolta una battaglia di cacata carta da iscriversi negli annali della politichetta curnense, una sorta di giostra agrimensural-giuridica dove si sapeva in partenza chi avrebbe perso, se non altro considerando i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione, e perciò, a nostro sommesso parere, inutile.
Tema dell’inutile giostra era la variante del Pgt per cui le minoranze unite avevano chiesto una seduta di Consiglio ad hoc, che sancisse il ritiro di certe decisioni contenute nella variante: sospensione di due delibere consiliari e di una delibera di giunta. Cosa che non è avvenuta. La convergenza delle tre minoranze rappresentate in Consiglio non era esente dal rischio di sputtanamento di Gandolfi, che però ha fatto presente per tempo la sua irriducibilità politica al blocco rappresentato dalla Ndoc-Nuova destra organizzata curnense.

Comunicato Gandolfi

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Esercizi di riscaldamento con il Bibliomostro

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Gamba_Biblioteca_Eco di Bg

Nella foto in alto: articolo pubblicato sull’Eco di Bergamo nel quale si legge: «per quanto riguarda la biblioteca, Gamba concorda sulla necessità di completare l’opera, ma aggiunge: “Il completamento della biblioteca è stato bloccato dall’amministrazione Gandolfi”».
Nella foto in basso, articolo pubblicato su BergamoPost nel quale leggiamo, virgolettata, la seguente affermazione della dott.ssa Gamba: «ma ho una perplessità: il completamento infatti della Biblioteca è stato bloccato dall’amministrazione Gandolfi».

Gamba_biblioteca_BergamoPOst

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Prima della copropapiromachia, Gandolfi ha presentato un’interrogazione alla dott.ssa Gamba e alla dott.ssa Serra, con il seguente quesito: veramente pensano quel che la dott.ssa Gamba ha affermato in sue dichiarazioni alla stampa, e che la dott.ssa Serra ha lasciato intendere nella tele-intervista rilasciata a Sky 24? Che cioè, rispettivamente, Gandolfi abbia «bloccato» il completamento della biblioteca (dott.ssa Gamba) e che il sindaco del buon governo, pur potendo già nel 2009 procedere al collaudo della biblioteca «in tempi brevi», abbia invece fatto il sornione per ben due anni e mezzo e non abbia compiuto un atto che si presume dovuto (dott.ssa Serra)?
Ebbene, la dott.ssa Gamba ha negato di essersi espressa in questi termini e ha letto la dichiarazione rilasciata a BergamoPost. Peccato che dalla stessa lettura della dott.ssa Gamba risultasse che aveva affermato quello che proprio lei, pochi minuti prima, aveva negato di aver mai detto. Ed è vero che la dott.ssa Gamba ha fatto presente anche altre cose, riguardo al superamento del patto di stabilità, da parte dell’Amministratore Gandolfi, per un importo di  420.000 euri (scrivo di proposito “euri”, invece di euro, per dare un dispiacere alla stramaledetta eurotecnoburocrazia che ci rompe i cabassisi anche sul piano linguistico). Ma questo è un altro discorso, da discutere anche alla luce del clangore di guerra che avrebbe portato all’eversione dell’Amministrazione Gandolfi (congiura serrapedrettista, la quale non è che l’ultimo atto di una sorda guerra pilotata dall’agrimensore Pedretti con il concorso della quinta colonna del Pdl), del criterio di prudenza amministrativa ecc. Però – è una questione di logica – portare la discussione su un altro tema, sul quale eventualmente si potrebbe anche avere ragione (ma non è questo il caso), non dimostra che si avesse ragione sul tema proposto e impudicamente scantonato. Più banalmente, la manovra di spostamento e distrazione dell’argomento è solo una gherminella sofistica. Roba da gatto padano, un’astuzia contadina che non ci saremmo aspettati dalla dott.ssa Gamba. Senza contare che i ritagli di giornale smentiscono la dott.ssa Gamba.
La dott.ssa Gamba poteva ammettere, in Aula, di essersi abbandonata qualche giorno prima a eccessi polemici nell’onda della concitazione elettorale, e non l’ha fatto (spero comunque che lo farà, possibilmente senza dire: mah, io però, in verità, io intendevo che…; spero che  dica “In Aula consiliare ho negato quel che avevo affermato due volte. Chiedo scusa”). Invece la dott.ssa Serra, rispondendo a Gandolfi che le chiedeva se anche lei fosse del parere che il Bibliomostro fosse stato bloccato dalla sua Amministrazione rispose asseverativamente che la dott.ssa Gamba non aveva detto così (oh, bella! ma i due ritagli di articoli sopra riportati dimostrano il contrario). La dott.ssa Serra ammetterà di essersi sbagliata? Se la conosco bene, non lo farà.
Riportiamo infine quanto affermato (asseverativamente) dalla dott.ssa Serra nell’intervista a Sky 24:

Nel 2009 l’impresa è liquidata, e il cantiere è stato consegnato all’Amministrazione [quella di Gandolfi, il cattivone: N.d.Ar.], che dovrebbe procedere in tempi brevi al collaudo. Cosa che invece non avviene: quest’opera praticamente conclusa non viene collaudata.

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La copropapiromachia

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copropapirologia-pre-elettorale_gatto-padano

Qui sopra, una pagina del diario del gatto padano che, annusando le cacate carte (cosa nella quale è indubbiamente maestro), ha fatto venire l’acquolina in bocca agli esponenti della Ndoc. Le osservazioni del gatto saranno poi sviluppate e ampliate in un documento di 13 pagine, frutto del lavoro di indagine sulle delibere consiliari e di giunta, da parte del tecnico-politico Locatelli (della Ndoc) e del tecnico-politico Fassi (degli Amici di Beppe Grillo 3.0), con la collaborazione di uno studio di avvocati. La copropapiromachia della quale l’Aula consiliare di Curno è stata teatro l’8 maggio 2017 si svolgeva intorno ai punti controversi posti in evidenza nei 13 fogli scritti fittamente, letti da Angelo Gandolfi e commentati, via via che la lettura procedeva, da Vito Conti e Perlita Serra. Angelo Gandolfi infatti, allarmato dai rilievi fatti all’amministrazione Serra nel milieu della Ndoc, aveva insieme con gli altri due rappresentanti della minoranza consiliare, presentato la richiesta di una seduta di Consiglio ad hoc. Al termine della lettura di Gandolfi, la dott.ssa Serra ha letto le contro-deduzioni del suo avvocato di parte. In questa sorta di processo, che si è concluso con una votazione che respingeva gli addebiti mossi all’Amministrazione Serra, mancava il giudice.

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La copropapiromachia s’inizia dunque con la lettura della pizza tecnogiuridica depositata in Comune, in vista del dibattito consiliare, e preparata da Locatelli, Fassi e dagli avvocati del pool antiserrano. Da questo ponderoso documento emerge una nutrita serie di punti controversi che hanno suscitato perplessità nelle minoranze, sia quelle di destra (Ndoc in purezza più fasciofemminista), sia quella in alto (Gandolfi). Perciò, come abbiamo anticipato, è stata richiesta una seduta di Consiglio ad hoc, che è stata accordata, onde esaminare e chiarire qui punti e ritirare la variante del Pgt, almeno in parte.
Via via che Gandolfi leggeva (per non far fare brutta figura ai proponenti), l’arch. Conti faceva le sue osservazioni; spesso interveniva anche la dott.ssa Serra, che appariva molto preparata, di là dalle aspettative di chi scrive, che però non ha difficoltà a riconoscere di essersi sbagliato. Entrambi fecero valere il proprio punto di vista con argomenti propri, talora anche facendo riferimento al parere del loro avvocato di parte.
A nostro avviso la controversia è stata impostata male, perché la pizza agrimensural-giuridica doveva essere integrata da un documento, e quello, e quello soltanto, avrebbe dovuto essere letto in Aula consiliare. Un documento che fosse non soltanto più agile e più comprensibile, ma soprattutto impostato politicamente. In assenza di tale documento, Gandolfi (che in spirito di amicizia e per fare un piacere a Fassi e agli avvocati che hanno collaborato alla stesura delle 13 pagine si è fatto carico della sua lettura, anziché demandarla a Cavagna il Giovane) è stato costretto a leggere la pizza tecno-giuridica. Peccato che né Gandolfi né, tampoco, Cavagna il Giovane fossero tecnici del mestiere, come invece lo è l’arch. Conti; parimenti nessuno dei due è esperto di giure, cioè di diritto. Perciò la controversia si è svolta come una sorta di processo, ma un prcesso anomalo, cioè senza giudice e in assenza dell’avvocato di parte Ndoc e senza che l’avvocato di parte Ndoc avesse preparato una memoria di taglio politico da leggere in Aula consiliare. Dunque, a nostro parere, tutta la questione è stata impostata male.
Gandolfi si è salvato con l’ironia e con alcune acute osservazioni che facevano riferimento alla sua sua passata esperienza amministrativa; ma quando, su richiesta dell’arch. Conti, si è trattato di entrare nel merito di certe affermazioni nel contesto agrimensural-giuridico, Gandolfi si è giustamente detto incompetente ed ha chiesto (inutilmente) che si sentissero i due tecnici presenti in aula, co-estensori della pizza tecnogiuridica: Fassi e Locatelli. Almeno loro, se proprio non si potevano sentire gli avvocati di parte, che pure avevano dato il “la” all’impostazione della controversia — anche questo va detto — che nei 13 fogli era affrontata in termini giuridici, ma con un’arrière pensée politica. La dott.ssa Serra ha negato che i due tecnici avessero facoltà di parola e, a norma di cacata carta, aveva ragione lei, visto che la richiesta era stata presentata da tre consiglieri, di cui due nella fattispecie erano seduti al tavolo del Consiglio, i quali, a rigore, sono da considerarsi compos sui, cioè capaci di intendere e volere. Questo dimostra, ancora una volta, l’opportunità, mancata, di un documento politico da leggere o interpretare in Aula, ma comunque un documento parallelo a quello agrimensural-giuridico.
Alla fine della lettura delle deduzioni racchiuse nel ponderoso documento, e della presentazione delle contro-deduzioni da parte di Conti e Serra, sempre la dott.ssa Serra ha letto le osservazioni dell’avvocato di parte, consulente del Comune: il quale, avendo raggruppato in diversi acconci capitoli i numerosi punti contestati dalle minoranze, a sua volta contestava tutte le deduzioni contenute nella pizza tecnoagrimensural-giuridica, capitolo per capitolo. Infine, come era del tutto prevedibile, e indipendentemente dal fondamento dei rilievi mossi all’Amministrazione Serra, la mozione è stata bocciata, con un rapporto tra maggioranza e minoranza pari a 7 : 2. Intanto si era arrivati, pesanti e dolenti, fino alle tre del mattino, o quasi.
Insomma, è avvenuto che Cavagna il Giovane e le truppe della Ndoc presenti in aula tra il pubblico, tornassero a casa con le pive nel sacco; la stessa sorte sarebbe toccata a Gandolfi, se non avesse avuto l’accortezza di trattare l’argomento con onesta dissimulazione. La fasciofemminista, per parte sua, era assente, come si sarà capito dalla lettura delle righe precedenti.

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In Aula consiliare il discorso doveva essere politico. Il cazzeggio giuridico doveva essere tenuto alla porta

Le pive nel sacco della Ndoc e, in parte, del povero Gandolfi, tirato per la giacchetta, non dimostrano tuttavia un bel niente. Non dimostrano cioè l’assenza di criticità – chiamiamole così – nella variante del Pgt proposta dai serrani. Dati i rapporti di forza e data la disparità di competenze – da una parte l’arch. Conti e la dott.ssa Serra, dall’altra Gandolfi e Cavagna il Giovane –, date anche le regole del gioco, l’Aula consiliare non era il luogo adatto per sviscerare una controversia tecnogiuridica. In Aula consiliare si deve fare politica, eventualmente a partire anche da dati di natura tecnogiuridica, ma mai facendosi prendere la mano. Il giure dev’essere ancella della politica, e non viceversa: la politica, cioè, che fa da cameriera del giure. In fondo, non è la prevalenza del cazzeggio tecnoburocratico forse quello che abbiamo sempre rimproverato a Cavagna il Giovane? Invece di far politica, che forse il tenero virgulto non sa fare proprio, nonostante tutta la sua determinazione, Cavagna il Giovane si è sempre fatto promotore di gran svolazzo di cacate carte, nella convinzione che quello fosse il suo dovere, come quando pretese di paralizzare l’Amministrazione con la richiesta di un numero incredibile di certificati tecnici riguardo alla sicurezza della beneamata scuola nuova di via Carlinga. Ma non è così che si fa politica.
Dunque il difetto della controversia sulla variante del Pgt alla quale abbiamo mestamente assistito stava proprio nel metodo. Meglio sarebbe stato, a nostro sommesso parere:

  1.  chiedere, sì, un dibattito consiliare, avendo depositato la pizza tecnogiuridica in Comune, e avendo opportunamente posto in allarme la maggioranza (all’insegna dell’“accà nisciun’ è fesso”): infatti la dott.ssa Serra aveva in mano il parere dell’avvocato; conseguentemente, dando all’Amministrazione la possibilità di correggere la rotta di navigazione (nella buona politica si agisce in favore del popolo e non per mettere l’avversario con il culo per terra);
  2. fare in Consiglio un discorso politico, con riferimento all’esistenza della summenzionata pizza tecno-burocratica, ma senza entrare nel merito degli arzigògoli giuridici, evitando di trovarsi nella condizione di dover scantonare, dal momento che l’impostazione è politica.

Paradossalmente, fra le cose dette da Cavagna il Giovane in maniera concitata, querimoniosa e non sempre comprensibile, una di quelle si prestava benissimo a costituire  l’esordio di un acconcio discorso politico. A un certo punto disse, sia pure con il tono sbagliato: «Ma voi avete fatto una campagna elettorale in bicicletta!».
Ecco allora la possibile scaletta di un discorso politico efficace, quello che avrebbe dovuto essere preparato con riferimento specifico, anche se non petulante, agli arzigògoli giuridici; un discorso che soltanto gli esperti del giure potevano preparare, e che Gandolfi avrebbe potuto interpretare con lo stesso impegno con cui ha letto la pizza tecno-giuridica di 13 pagine:

  1. Esordio: qui occorrerà disporre benevolmente l’uditorio ad ascoltare il seguito del discorso, al quale si potrebbe dare un’impostazione ecologista, visto che i serrani si sono presentati, nella scorsa campagna elettorale come nella presente, attrezzati di gadget colore arancione, e considerato che non ci hanno fatto grazia dei luoghi comuni della retorica che in linguaggio coglione viene detta “green”, cioè verde. Anche se poi i fatti contraddicono alle parole.
  2. Narrazione: qui converrà raccontare in breve la storia del passaggio dal piano regolatore al concetto di piano di governo del territorio, con brevi cenni alla gherminellea linguistica. Breve storia del Pgt di Gandolfi e dell’elaborazione a tappe forzate della variante del Pgt nell’ultima parte del regno della Serra. Mettere in luce l’inutilità delle commissioni edilizie, che tutt’al più potrebbero essere una camera di compensazione degli interessi degli attori del territorio, ma che non sono state nemmeno questo. In ogni caso, l’istituzione di organismi burocratici rigidamente controllati e lottizzati non costituisce la realizzazione dell’ideale di isonomia, cioè di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
  3. Divisione: qui bisognerà mettere in luce, senza ricorrere al linguaggio agrimensuralgiuridico, ma facendo riferimento ai paragrafi della pizza tecnogiuridica (che all’uopo saranno stati numerati) i punti controversi: se sono tre, se ne mettano in luce tre; se sono quattro, dovranno essere messi in luce, ordinatamente, quattro punti; ma senza svolazzi e senza cazzeggio giuridico. In ogni caso, la collaborazione dei tecnici e dei giuristi all’elaborazione di questa terza parte del discorso è indispensabile. Ovviamente, si dovrà esercitare un’opportuna azione di freno, perché l’aspetto giuridico non prevalga su quello politico.
  4. Trattazione (Confirmatio, Refutatio): nella prima parte della trattazione occorrerà esporre l’idea di piano di governo del territorio che era auspicabile, e che ancora lo è; nella seconda parte della trattazione si dovrà mostrare come le deliberazioni dei serrani siano in contraddizione non soltanto con l’idea auspicabile di Pgt, ma con gli stessi presupposti e i valori dei quali essi si dicono portatori. Anche qui, è necessaria la collaborazione dei tecnici agrimensurali e giuridici.
  5. Perorazione: qui occorrerà riprendere le premesse esposte nell’esordio e concludere in un crescendo di considerazioni sarcastiche sulle magnifiche sorti e progressive promesse dai serrani a petto di una ben più modesta realtà. In particolare, mettere brevemente in luce che lorsignori non sono progressisti ma, tutt’al più, aziendalsimilprogressisti. Le ultime parole saranno dedicate a Vera Baboun, che costituisce la prova provata che gli aziendalsimilprogressisti non hanno in mente il popolo di Curno, ma una loro collocazione ideale nell’empireo di OltreCurno.

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L’interpretazione politica

Ma allora a che cosa è servito l’“evento” protrattosi ieri fino a tarda notte? L’interpretazione non può essere che politica. Gandolfi e, a maggior ragione, Fassi sono stati attirati in una manovra che, a prezzo di un possibile sputtanamento dei medesimi, portasse acqua, apparentemente, al mulino della Ndoc; in realtà, a un progetto di egemonia destrorsa in ambito curnense (della quale non so quanto lo stesso Marcobelotti sia al corrente: immagino che, al solito, sia stato scavalcato), in vista delle prossime elezioni politiche nazionali, regionali ed europee.
Ma c’è di più. Mentre, per sua fortuna, come abbiamo detto, Gandolfi si è a suo tempo sganciato dalla manovra avvolgente, Fassi vi è rimasto invischiato, come testimonia quella sua intervista a BergamoPost nella quale manifesta un punto di vista convergente con quello della Ndoc (No alla cosiddetta moschea, in forza della legge regionale bobomaronita).

Moschea_Fassi_cacata carta

L’aspetto più ambizioso della manovra politica di “cattura” di Gandolfi e Fassi – qui viene il bello – consisteva in un tentativo di “internazionalizzare”, per così dire, il caso della moschea curnense, portando tutta la questione sul piano tecnogiuridico. Il che avrebbe consentito di fare della moschea di Curno una sorta di case history, come si dice in linguaggio coglione, cioè un caso paradigmatico estensibile a tutto il territorio nazionale, in tutti i Comuni dove la Lega nord intendesse contrastare l’esistenza dei centri culturali islamici. Questo, insomma, non sarebbe che uno dei tanti casi in cui i cittadini di Curno sono usati per il conseguimento di altri fini, per conquistare posizioni strategiche, o ritenute tali, OltreCurno (come dimenticare in proposito la visita fatta a Curno dalla Madonna pellegrina Vera Baboun?).
Riassumendo, quello cui abbiamo assistito ieri è stato l’esito di una manovra dalla quale Gandolfi ha preso le distanze, per sua fortuna, per tempo, con quelle sue dichiarazioni pubbliche, delle quali si è detto sopra. Ma la macchina era già avviata, dunque per salvarsi dallo sputtanamento Gandolfi ha dovuto far ricorso a tutte le sue risorse di intelligenza e ironia. Lo sputtanamento – ripeto – sarebbe stato quello di una sua convergenza con la Ndoc, tenendo anche conto che spesso in politica più importante dei fatti risulta la narrazione che si riesce a imbastire.
A parte l’esito politico della votazione del Consiglio di ieri, scontata per tutti, e a parte il fallimento della manovra politica di coinvolgimento di Gandolfi nelle strategie arcane e oltrecurnensi della destra, della quale si diceva, non dimentichiamo tuttavia che la pizza tecnoburocratica di 13 pagine esiste. Dio non voglia che faccia venire l’acquolina in bocca agli avvocati e che i cittadini di Curno debbano pagarne le particelle. Perciò invitiamo gli aziendalsimilprogressisti a non crogiolarsi sugli allori di una fin troppo facile vittoria e a usare, nei limiti dell’alto concetto che hanno di sé, del criterio di prudenza.

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Obiezione e contro-obiezione

Qualcuno potrebbe obiettare: «Ma come, Aristide, se tu credi in quello che dici, e se tu sei così bravo da poter scrivere – almeno, in parte – il discorso che occorreva fare in Aula consiliare e che i consulenti tecnogiuridici di Gandolfi, dandosi la zappa sui piedi, non hanno voluto fare, non hanno saputo fare o non hanno pensato di fare, perché non ci hai pensato tu? Perché non sei andato a sentire i consulenti tecnici, perché non li hai costretti ad esprimersi chiaramente, e politicamente in maniera efficace? Non potevi applicare il metodo maieutico e cavare loro dai denti quel che si doveva dire? Quel discorso potevi scriverlo tu. O, quanto meno, avresti potuto sviluppare in maniera un poco più estesa quella scaletta in cinque punti che ci hai presentato».
La contro-obiezione è quanto mai semplice: tutta la manovra, della quale quelle 13 cartelle scritte fittamente rappresentano un punto di approdo, è nata in ambito Ndoc. E Aristide non collabora con la Ndoc. Poiché fra loro non c’è più il Pedretti, posso anche parlare con i singoli; di almeno uno degli avvocati che hanno lavorato per la Ndoc posso considerarmi amico, se lui lo consente. Ma non potrò mai collaborare alla realizzazione di un’affermazione della Ndoc che farebbe di Curno la tessera di un mosaico esecrabile ad egemonia salvinista. I barbari veri salvarono, più di una volta, la civiltà italica. Questi barbari, invece, con il loro macchiettistico Claudio Borghi Aquilini, al posto di un più che dignitoso Brenno, non fanno che accelerare l’ineluttabile declino dell’Occidente, al quale già hanno contribuito, in gran copia e impietosamente, aziendalismo, sciacquettismo politicamente corretto e femminismo.

La determinazione, morbo devastante della similsinistra curnense

Quando l’impegno politico non è sostanziato da generosa passione politica, ma da ansia di carriera, grande è il pericolo che incombe sulla comunità dei cittadini

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MArcobattaglia_Giovane europeista

Qui sopra, il “ggiovane” e determinatissimo Marcobattaglia, in una foto promozionale, mentre sbandiera il vessillo europeo; quanto a determinazione, fa da pendent “de sinistra” (significa: apparentemente di sinistra, ma soprattutto in carriera) al non meno determinato Cavagna il Giovane dello schieramento destrorso curnense. Sotto, manifestazione dei “fasci” di Casa Pound contro l’Europa, culminante con lo strappo del vessillo europeo. Chissà se conosceremo mai il pensiero di Cavagna il Giovane, il Bismarck di Curno, sulle intemperanze antieuropeiste dei “fasci” e, in generale, dei fascioleghisti. E chissà se Marcobattaglia sarà mai capace di esprimere una critica non paracula degli aspetti di eurocrazia e criminalità finanziaria che si sono insignoriti dell’Europa e hanno sputtanato l’ideale europeista di Altiero Spinelli.

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La presentazione dei candidati similprogressisti

Il giorno 28 aprile, in una delle due sale civiche di Curno, la formazione dei candidati alle elezioni amministrative curnensi aderenti alla lista pseudo-civica ‘Vivere Curno’ (sono i nuovi viveur) si è presentata ai cittadini che volessero farne la conoscenza “di persona pirsonalmente”, come direbbe Catarella (quello della serie televisiva dedicata al commissario Montalbano). La sala era piena, compresi numerosi parenti e amici; era piccola, ci saranno state più di cinquanta persone. Devono aver scelto di proposito una sala piccola: così mi disse qualcuno, maliziosamente, perché la fotografia d’insieme faccia il suo effetto
Il livello di preparazione dei candidati consiglieri è apparso buono, abbastanza buono, soprattutto in relazione a quello presumibile dei componenti della lista concorrente, anch’essa pseudo-civica. Per il momento si può solo affermare che tra i candidati “destri” saranno presenti Cavagna il Giovane e qualcuno dello sparuto drappello degl’iscritti al circolo curnense della Lega nord, che crediamo di conoscere. Se però, oltre a costoro, troveremo candidati fisici, studiosi dei modelli dinamici dei sistemi socioeconomici, matematici e filosofi della scienza, siamo pronti a rimangiarci tutte le nostre riserve sull’idoneità della Ndoc prendere le redini del Comune di Curno. Ricordo che martedì scorso ci è stato presentato il candidato sindaco, già assessore del sindaco del buon governo Gandolfi; ma lo stesso Locatelli, ricordiamo, fu protagonista del disarcionamento del “suo” sindaco, al tempo della congiura serrapedrettista. Niente invece si sa degli altri componenti della lista della Ndoc-Nuova destra organizzata curnense. Dunque sospendiamo il giudizio e aspettiamo che anche i “destri” della Ndoc, di recente confluiti sotto l’egida locatelliana di Obiettivo Curno, si sottopongano alla prova-finestra, come hanno fatto i concorrenti similprogressisti.

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Efferatezza della determinazione in politica

Dato atto ai candidati similprogressisti di un livello di preparazione verisimilmente superiore a quello dei concorrenti, non possiamo passare sotto silenzio la “determinazione” che aleggiava nella sala civica, via via che costoro si presentavano. Non tutti, a dire la verità: l’assessore in carica Maria Raimonda Rizzo ci è parsa gentile (gentilezza e determinazione non vanno d’accordo), come pure il consigliere in carica Paola Bellezza, con la quale pure siamo stati in polemica per via del suo femminismo nussbaumiano. Parlando in generale, l’impressione era che dalle menti dei candidati – di alcuni dei giovani, in particolare – si fosse materializzato un ectoplasma, e che gli ectoplasmi, conglutinandosi, avessero assunto le forme di un lugubre uccello che, sbattendo pesantemente le ali, andava avanti e indietro, da una parete all’altra della sala, sopra le teste dell’uditorio. Come se i giovani fossero stati indottrinati dalla dott.ssa Serra che, proprio a causa dei suoi eccessi di determinazione, sortì il bel risultato di scavare un fossato intorno a sé, isolandosi dal popolo con il quale comunicava soltanto con la mediazione degli “attori del territorio” del secondo tipo, cioè quelli della catena associazionistica, deputata alla trasmissione del consenso elettorale. Però, se non ci fa difetto l’intuito che spesse volte ci ha confortato nell’analizzare correttamente la politichetta curnense, questi giovani sono determinati di per sé, indipendentemente dall’indottrinamento della dott.ssa Serra, che semmai si sarà compiaciuta di aver scorto in loro come un riflesso di se stessa.
Abbiamo udito, nel corso della presentazione del programma, cose buone e meno buone; alcune anche sgradevoli: quelle, in particolare, ripescate dal magazzino del politicamente corretto, come quando si è parlato di parità di genere, di cultura (già, quale cultura?) che diventa ancella d’iniziative movimentistiche (in linguaggio coglione: “social”), europeismo entusiasticamente acritico ecc.
Va bene, ma di che meravigliarci? Sappiamo che di buone intenzioni sono lastricate le strade del mondo. Sappiamo anche – e non è la prima volta che lo scriviamo – che i programmi elettorali sono mero esercizio di copropapirologia, cioè, per dirla con il poeta latino Catullo, stesure di “cacate carte”: contano infatti le persone, le loro attitudini, la loro preparazione e, soprattutto, le cose che hanno fatto e quelle che sono in grado di fare.
Dei candidati anziani sappiamo che cosa hanno fatto; sappiamo anche che, a parte Vito Conti che disponeva di spazi di agibilità propria, quel che i candidati anziani hanno fatto, tutto, è stato operato sotto lo sguardo severo della dott.ssa Serra, seduta sul suo trono regale: sappiamo, cioè, che sono responsabili soltanto in parte delle loro azioni, e ci domandiamo che cosa sappiano fare senza la tutela della dott.ssa Serra, ammesso che essa venga meno. Potrebbe venir meno, in effetti, qualora la dott.ssa Serra, dopo essere stata eletta nel Consiglio comunale, impartisca la sua benedizione agli ex colleghi di avventura curnense e spicchi il volo per ricoprire importanti cariche istituzionali OltreCurno.
I “ggiovani” ci preoccupano di più. A dir la verità sono approdato all’aula civica in ritardo e non li ho sentiti tutti. Ma Gandolfi, che era presente fin dall’inizio, mi ha riferito che erano “determinati”, anche quelli che non ho sentito. Del resto, non c’è di che meravigliarsi. In questa società (che è una società di merda) la determinazione è per i giovani un obbligo imprescindibile (il che, detto in linguaggio coglione, sarebbe un “must”). Non fu così per la mia generazione, educata ai valori cristiani: i quali, in realtà, come abbiamo scritto altrove in questo diario, non sono altro che la proiezione sul piano religioso della morale naturale, della quale molto disputarono i filosofi pre-illuministi e illuministi. Se dico “valori cristiani”, parlo del Vangelo, ovviamente, e non del barbarico Antico testamento. Non solo: prima della riforma dell’ordinamento scolastico, si studiava latino già nelle scuole medie, perciò, traducendo alcuni brani, per esempio, di Eutropio e Valerio Massimo, fummo parimenti educati alle virtù romane, che non a caso confluirono nella teologia cristiana. Come avemmo  modo di scrivere nell’articolo L’amministrazione prudente e l’ipercinetismo assessorile, pubblicato a p. 12 della rivista “24035 Curno,Bg” le virtù che Platone aveva postulate come necessarie per il conseguimento del bene individuale, non meno che collettivo, e che Cicerone aveva espresso in elegante formulazione latina, divennero la virtù cardinali della dottrina cattolica: esse sono la prudenza, la giustizia, la prudenza e la temperanza.

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Tiziano, Prudenza

Allegoria della prudenza, di Tiziano: doveva essere l’emblema della sua officina di pittura. Vi sono rappresentati lo stesso Tiziano (al centro), il figlio Orazio, a destra, e un suo parente, Marco: erano i suoi eredi, ai quali Tiziano raccomandava di raccogliere l’eredità della  “bottega”, senza mai venir meno alla virtù cardinale della prudenza, illustrata nella parte inferiore del quadro. La virtù della prudenza si compone infatti di tre parti, rappresentate dal lupo, dal leone e dal cane, in relazione con il tempo: l’uomo “prudente” sa valorizzare l’esperienza passata, capisce il presente ed è consapevole delle conseguenze del suo operato nel futuro. Per ulteriori spiegazioni riguardo ai simboli e al contesto culturale, si veda l’articolo citato sopra.

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In generale e con tutte le possibili eccezioni, oggi i giovani escono da una scuola di merda, sono stati educati in un contesto familiare devastato dalla predicazione femminista, hanno sotto gli occhi l’esempio di sacerdoti ai quali i sacri riti fanno schifo e preferiscono impegnarsi nel cosiddetto sociale, sono bombardati senza pietà da messaggi consumistici ed aizzati da cattive maestre come Maria De Filippi, detta «la sanguinaria», madrina di esecrabili piccoli mostri. Soprattutto, i giovani hanno ben poche probabilità di trovare lavoro, se non sono figli delle persone giuste e se non hanno fatto le amicizie giuste, magari giocando al  calcetto, come dice giustamente il ministro Poletti, o facendosi soci di questo o quel circolo influente, o quasi (anche i boy scout possono essere un buon inizio). Dunque non dobbiamo meravigliarci se molti giovani oggi, molto più che quarant’anni fa, [*] sono propensi a praticare una feroce “determinazione”. Basti pensare al caso del povero Regeni, dottorando all’Università di Cambridge, che per sottrarsi allo spettro della disoccupazione, si era buttato in una missione pericolosa, lavorando più o meno inconsapevolmente per i servizi segreti britannici, per essere poi torturato e ucciso. [**]
Ma Regeni era uno che aveva dei talenti, che non è proprio un’attenuante della determinazione, però… Senza contare che si potrebbe anche essere determinati con una certa dose di gentilezza esteriore, se non proprio interiore, in fondo si tratterebbe soltanto di rispettare le forme. Per esempio, la signora rumena che si è presentata con i colleghi viveur nella veste di candidata consigliere nella prossima amministrazione di Curno appariva determinata, ma gentile.
Ma perché essere determinati, quando l’assenza di determinazione è la porta di accesso a una pienezza di vita, alla capacità di porsi in relazione con gli uomini, perlomeno con i migliori, e apprendere da loro tutto quello che si può apprendere e dunque vivere non una sola vita, ma tante vite, quante sono quelle delle persone che sapremo ascoltare e con cui sapremo parlare disinteressatamente? Chi è determinato, come i piccoli mostri della Maria De Filippi, pensa soltanto a se stesso e al modo di sfruttare gli altri per conseguire i propri traguardi. E dopo che avrà conseguito quel traguardo, per conseguirne ancora un altro. E poi perché? Fondamentalmente, perché lo vuole l’azienda (il mongomanager determinato non avrà scrupoli a mettere in atto tutti i mezzi, leali e sleali, pur di aumentare il fatturato o la produttività); ma, soprattutto, perché si è malati di egotismo che infatti viene insegnato, e imposto, nei micidiali corsi di aggiornamento aziendale. Tanto che, se un mongomanager si accorge di non essere abbastanza determinato, o di non esserlo abbastanza, come l’azienda vorrebbe che lui fosse, ricorre alla cocaina.
Siamo rimasti impressionati, in particolare, dalla determinazione di Marcobattaglia, al quale abbiamo già dedicato un precedente articoletto di Nusquamia: si veda «Un taglio internazionale all’Amministrazione di Curno»: “Cala Trichetto, cala Trinchetto!”.
Si badi bene: la nostra è una critica politica, perché siamo del parere che partiti politici responsabili abbiano il dovere di frenare la determinazione dei loro esponenti. Soltanto in una concezione aziendalistica del partito (questo, ahimè, è il caso del Pd renzista) la determinazione è vista di buon occhio. In altri tempi, quando il Partito comunista era una roba seria, la determinazione era bandita, bollata con il marchio infamante di “individualismo piccolo borghese”. Ebbene, ascoltando Marcobattaglia e osservandone il linguaggio del corpo, abbiamo avuto conferma della prima impressione che ci eravamo formata ascoltando e leggendo le cose che dice di sé. Andando inoltre a spulciare la rete, si trova che Marcobattaglia, come e più della dott.ssa Serra, piacciono i riconoscimenti ufficiali, gli piace introdursi negli ambienti che contano, gli piacciono le bandiere, gli piace apparire. A differenza della dott.ssa Serra la quale, come ho scritto più di una volta, talora si salva grazie alla sua educazione borghese, Marcobattaglia è presente nei cosiddetti “social media”, con fotografie a iosa che dovrebbero segnare la sua lunga marcia verso l’agognato successo. Ci aspettiamo di vederlo un giorno ritratto in posa da vincitore, come una volta i cacciatori con il piede posato sulla preda abbattuta. Non è necessario uno speciale acume d’intelletto per capire che Marcobattaglia è determinato a diventare deputato europeo. Per lui l’Europa è quel simbolo in nome del quale lui vincerà la sua “struggle for life”, nella cornice del darwinismo sociale teorizzato da Herbert Spencer. Marcobattaglia non metterà mai sotto accusa l’egoismo dell’Europa che fa finta di ignorare che l’Italia è parte dell’Europa e che i suoi confini sono confini dell’Europa. Marcobattaglia non muoverà un dito contro la criminalità della finanza paludata che si pretende europea. Marcobattaglia non chiederà la repressione del potere degli eurocrati. [***] Non lo farà, perché dovrebbe mettersi contro quei circoli e quelle istituzioni che lui vuole scalare. Inoltre, secondo lui, i cittadini di Curno devono assolutamente contribuire al coronamento della sua ambizione. Marcobattaglia, infine, se ne impipa di riflettere sulle conseguenze nefaste della determinazione, tanto più se quella determinazione è aziendalistica, sottoprodotto piccolo borghese, degno dei commessi viaggiatori d’un tempo, dell’etica protestante del capitalismo, la peggiore.
Se non fosse così determinato, proporremo a Marcobattaglia un percorsso di resipiecenza: per esempio, vedendo Mon oncle d’Amérique, un film di Alain Resnais. Ma ho paura che sarebbe troppo tardi. Il film è un apologo sulle pulsioni animali dell’uomo, sulle sue rappresentazioni, sulle costrizioni sociali e i meccanismi di mistificazione/razionalizzazione che servono ad accettare la costrizione che ti è stata imposta dall’azienda, da Maria De Filippi, dal politicamente corretto ecc. No, Marcobattaglia non ha tempo per queste cose, perché lui è “ggiovane” e la carriera viene prima di tutto. Il dubbio frena la tua carriera, la determinazione è un Viagra per la carriera, e dal Viagra ci si aspettano miracoli.

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Senza determinazione si vive meglio

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Per vedere il film, fare clic sull’immagine della locandina. Naturalmente, apprezzare il film non ci obbliga ad aderire alla tesi dei tre cervelli formulata dal prof. Laborit, che sottende un po’ tutta la narrazione; in ogni caso, Laborit è uno scienziato (ha sintetizzato i primi psicofarmaci), non è un mistico. Ma vedere questo film aiuta a riflettere sulle relazioni umane coatte, sul tormento di una vita mal vissuta perché dedicata al conseguimento di obiettivi che non sono nemmeno nostri, come anche ne scrisse Seneca, tanti secoli fa, ma che ci sono stati inculcati, come vediamo in un altro film, Inception. Ne consigliamo la visione ai nostri lettori perché, si parva licet… interrogarsi sul libero arbitrio dell’uomo, per come il problema è qui posto, è un po’ come, in filosofia, leggere Platone: non siamo obbligati a credere nell’esistenza del mondo delle idee, o a pensare che i suoi miti siano una spiegazione della realtà delle cose e dell’uomo, né siamo obbligati ad aderire alla sua concezione autoritaria dello Stato. Ma la lettura di Platone aiuta a capire, e a capirci.

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Pure determinato, anche se a livelli non formidabili, dei quali cioè non necessariamente si deve avere paura, è apparso nella serata del 28 aprile il figlio della dottoressa Luisa Gamba. Era il moderatore della serata, chiamava la mamma “Luisa”, tout court, e si dava da fare per imporre la propria regia al dibattito che sarebbe seguito. Nessuno gli dava ascolto, ma non fa niente: è così che si comincia, passin passino, per diventare un giorno, forse, ricchi e famosi.

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Dibattito

I similprogressisti saranno capaci di articolare una comunicazione efficace tale da dissipare la diceria della Maximoschea e tranquillizzare il popolo?

Dopo che i candidati ebbero presentato se stessi, le proprie competenze e l’apporto che intenderebbero offrire alla giunta comunale guidata dalla dott.ssa Gamba, in caso di vittoria, si fece la domanda di prammatica, se cioè qualcuno volesse prendere la parola per domande e rilievi di vario tipo.
Ci fu un intervento, seguito da risposta. Poi pareva che non ci fossero altre domande e che si dovesse tornare a casa. Chiesi la parola per osservare quel che ho detto sopra, che cioè la squadra mi pareva di buon livello: questo – aggiunsi – è un bene, perché essere competenti e, possibilmente, intelligenti, è per un amministratore perfino più importante che essere onesti. Con un amministratore disonesto ma intelligente si può ragionare, invece uno onesto ma cretino è uno con il quale è impossibile ragionare, e può essere causa di danni immani. Come conclusione affermai di aver sentito parole buone e meno buone, proprio come l’operato della dott.ssa Serra questi cinque anni. Ma una cosa non lasciava presagire niente di buono: la determinazione che caratterizzava il modo di rapportarsi ai cittadini, in continuità con la determinazione della dott.ssa Serra. Conseguenza nefasta di tale determinazione è l’incapacità di rapportarsi al popolo, di percepirne i bisogni, le angosce, le paure. Così si scivola nell’autoreferenzialità.
La dott.ssa Gamba replicò che per rispondermi doveva farmi a sua volta due domande. Formulò la prima, alla quale seguì un lungo dibattito e non ci fu tempo per la seconda, o forse se ne dimenticò. La prima domanda era quella di portare qualche esempio che illustrasse l’incapacità di ascolto da parte dell’amministrazione serrana.
Portai l’esempio della mancanza di una comunicazione efficace a proposito della diceria della moschea, che cominciò a circolare a Curno, con un articolo del gennaio 2016 sull’Eco di Bergamo. L’articolo fu seguito da una manovra di attacco della Ndoc che via via sarebbe divenuto sempre più incalzante. La risposta della dott.ssa Serra non avrebbe potuto essere peggiore: in un’intervista che ebbe modo di far pubblicare sempre sull’Eco di Bergamo, volle come una campionessa di progressismo in salsa di società civile, laddove sarebbe stato ragionevole e politicamente opportuno sviluppare un’argomentazione che prendesse spunto dalla percezione del popolo, giusta o sbagliata che fosse. [****]
A questo punto, o forse anche poco prima, si levarono vivaci proteste provenienti dal gruppetto che attorniava Pepito el memorioso, la ben nota cosiddetta “memoria storica” del Pci-Pds-Ds-Pd di Curno, ex segretario della sezione, già titolare del bar che poi sarebbe stato “il bar dei cinesi”. La rumorosa esternazione di sdegno fu sedata dalla dott.ssa Serra, dalla dott.ssa Gamba e dell’arch. Vito Conti.
[Il fatto è che finora il tema della Maximoschea non era stato nemmeno sfiorato: eppure proprio su questo argomento i similprogressisti, se non si dànno una mossa, rischiano di perdere le elezioni. Non parlare dell’argomento a me pare masochistico: ma neanche questo deve meravigliarci, perché tutto lo schieramento che fu di sinistra è oggi in Italia – e non solo – pervaso da irrazionale ma irresistibile ‘cupio dissolvi’. Penso che lo scandalo della vecchia guardia che attorniava Pepito consistesse in questo: l’aver evocato un tema che, secondo loro, non doveva essere posto sul tappeto, perché così si sarebbe guastata la festa. N.d.Ar.]

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referendum-lega-nord

Immagine della c.d. Maximoschea di Curno, come proposta all’immaginario dei poveri curnensi dalla propaganda della Ndc-Nuova destra organizzata curnense. Si veda la pagina Facebook Stop moschea a Curno – Gazebata raccolta firme, firmata dalla “Lega Nord Cüren”. La dott.ssa Gamba nel corso del dibattito, quando finalmente si è affrontato l’argomento della moschea, ha fatto presente l’assurdità della richiesta di un referendum, che continua ad essere ruvidamente reclamato dalla Ndoc. Costoro hanno provato a raccogliere le firme, all’inizio del 2016, perché il Comune indicesse il referendum, ma non sono riusciti a raccoglierne abbastanza. Dunque, perché mai l’Amministrazione sarebbe tenuta a indire un referendum, che pure è previsto a norma di Statuto, ma solo se il numero di firme apposte dai richiedenti ha superato una soglia? Soglia che, evidentemente, non è stata superata. Additare l’Amministrazione come inadempiente al riguardo è dunque un’assurdità.

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Continuai affermando che in mancanza di una risposta adeguata, se si fosse permesso che il seme dell’odio e della paura attecchisca a Curno, lo sciagurato paese sarebbe scivolato in una situazione assimilabile a quella del paesino tedesco del quale si narra nel film Il nastro bianco, dove tutti, tutti si facevano i fatti propri e intanto il paese assumeva una connotazione pre-nazista, prima ancora che esistesse il nazismo. Conclusi esortando i similprogressisti a combattere.
A questo punto, nel corso delle varie repliche, non si parlò che della moschea, per buoni tre quarti d’ora. Il che significa che i viveur sono consapevoli dell’importanza del problema, anche se fra loro (non tutti) si era manifestata la propensione alla sua rimozione.
Vito Conti sedò gli animi nuovamente concitati e disse che avevo ragione; poi si corresse: avevo “quasi ragione”. E promise che si sarebbe battuto per una comunicazione efficace. Anche la candidata rumena affermò che il problema della comunicazione esisteva. La dott.ssa Serra disse che lei non poteva mettersi sullo stesso piano della Ndoc, e che fare di più andava di la dalle sue possibilità.
[Nessuno in realtà aveva chiesto alla dott.ssa Serra di esprimersi nella maniera sgangherata della Ndoc. Quello di cui si sente bisogno è una comunicazione con il popolo, non con Cavagna il Giovane; tale comunicazione dev’essere efficace ed intelligente, questo è quello che ho detto. N.d.Ar.]
A questo punto intervenne Pepito el memorioso, con tono enfatico di capopopolo, come ai tempi del vecchio glorioso Pci, del quale però lui stesso, sull’esempio di Occhetto, gettò la bandiera rossa nel fosso. Facendo la voce grossa Pepito pretendeva di far passare la sua linea, quella cioè per cui della moschea non si sarebbe dovuto proprio parlare, considerato che questo punto non era all’ordine del giorno, e che la discussione doveva essere sul buon operato della passata amministrazione e sulle radiose speranze che, in continuità con quell’amministrazione, l’eccellenza dei candidati di Vivere Curno ci autorizzava a nutrire. L’enfasi del memorioso sarebbe stata degna di miglior causa; senza contare che, francamente, è difficile accettare lezioni da sinistra (dico così perché si rivolgeva a me), da parte di uno che ha consegnato agli aziendalsimilprogressisti la gloriosa tradizione umanitaria del movimento operaio italiano, raccolta nel dopoguerra dal Pci, pur con alti e bassi. Mi limitai a replicare, in sei parole: «Così rischiate di perdere le elezioni». Sentii che qualcuno del pubblico diceva: «Ebbene, vuol dire che le perderemo». Ecco, questo ci dà una misura della follia e del cupio dissolvi degli eredi scombiccherati di quella che fu la sinistra italiana: caparbi, irrazionali, innamorati di se stessi e dimentichi del popolo.
Chiese la parola a questo punto un rappresentante della comunità islamica che attualmente si riunisce nel seminterrato, quello famoso dell’ispezione abortita del Pedretti. Espresse la volontà di collaborare con la popolazione di Curno. La dott.ssa Serra, finalmente non più aziendalmente asseverativa, ma umana in un consesso di uomini non più trattati come dipendenti, ma come depositari della dignità dell’uomo, ha ricordato con voce commossa l’inizio del suo mandato, quando raccolse la speranza della comunità islamica di essere posta al riparo da iniziative bellicose. A dir la verità, alla necessità di liberare Curno dal Pedretti ci avevano pensato il Gandolfi e – pro mea virili parte – chi scrive. A quel tempo, invece, la dott.ssa Serra si era mostrata eticamente indifferente.
Mentre il figlio della dott.ssa Gamba dava segni evidenti di nervosismo e ormai da qualche tempo manifestava l’intenzione di chiudere la serata, la madre prese nuovamente la parola per dire che anche lei non aveva intenzione di dare risposte che la obbligassero a scendere al livello della Ndoc. Io che mi trovavo di fronte a lei mi permisi di dire ancora tre parole: «No, risposte intelligenti!». E questo è tutto.

Conclusione

Concludo con la speranza che i viveur rifondati (un po’ come Rifondazione comunista, che però in questo caso dovrebbe essere aziendalista) sappiano finalmente porsi in rapporto con la popolazione di Curno, non per indottrinarla, ma per ascoltarla e mostrare, con esempi concreti e con parole rassicuranti  come la percezione della realtà possa essere alterata dalla propaganda della Ndoc. La dott.ssa Serra non sarà d’accordo, Pepito el memorioso men che meno, ma bisognerà dire, per esempio: il problema del parcheggio il venerdì? Ebbene questa è la nostra soluzione, che abbiamo concordato con la comunità islamica. E se la soluzione non è stata ancora concordata, che si affronti il problema, diamine! Che si combatta, una buona volta!
La prospettiva che Curno cada nelle mani di un drappello di persone che ha tutta l’aria di essere incompetente e che – quel che è peggio – mette il paese al servizio del progetto di conquista del potere in Italia di Salvini e delle mire egemoniche nella bergamasca di un Alessandro Sorte, è agghiacciante.
Perciò noi che siamo avversari acerrimi del politicamente corretto e della concezione aziendalistica della politica che caratterizzarono l’amministrazione serrana e che probabilmente caratterizzeranno quella crurale (cioè, della Gamba; dal lat. crūs, ūris, “gamba”: il termine è usato in ambito medico), noi che abbiamo tuonato contro l’amministrazione serrana e che forse saremo costretti a dir male dell’amministrazione crurale, in caso di vittoria, non possiamo esimerci dal formulare questo triplice auspicio:

che grande sia il livello di astensione dei cittadini di Curno, così che sia inequivocabilmente manifesta la loro presa di distanza da una classe politica a tratti ipercinetica (questo è il caso degli aziendalsimilprogressisti) ma comunque lontana dalle esigenze del popolo; o, in alternativa, una classe politica (politica?) dimentica del popolo e semmai maggiormente interessata ai cani, salvo poi svegliarsi all’ultimo momento (è il caso della Ndoc) facendo sfoggio d’iniziative strampalate, come fece in Consiglio  Cavagna il Giovane, e impegnarsi senza ritegno per favorire nel paese la formazione di un clima di Apocalisse a fini di lucro elettorale;

che comunque dalle elezioni amministrative esca vincitore la compagine aziendalsimilprogressista, il cui più che probabile ipercinetismo autoreferenziale dovrà essere auspicabilmente marcato sia a zona, sia soprattutto a uomo (così non ci si perde in vuote parole) da cittadini volenterosi e intelligenti: speriamo, in altre parole, che, forse per uno scarto nel corso degli eventi, o per l’eterogenesi dei fini, si formi finalmente a Curno un’opinione pubblica laica, razionale, attenta agli aspetti strutturali del buon governo, più che agli arzigogoli giuridici;

che comunque non facciano parte del prossimo Consiglio comunale personaggi come Cavagna il Giovane e Marcobattaglia, la cui determinazione costituirebbe un elemento di disturbo nel conseguimento del bene comune.

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[*] Poco meno di un mese dopo la laurea, chi scrive aveva in tasca ben tre posti di lavoro nell’industria: non proposte generiche di lavoro, ma telegrammi di assunzione, avendo superati i colloqui di assunzione, svolti alla presenza di persone competenti dell’azienda, senza l’inutile presenza di funzionari di aziende-filtro. Allora Milano era la capitale morale d’Italia, non ancora la Milano da bere, i mongomonager non esistevano (semmai l’Espresso titolava un suo articolo così: «Si scrive manager, si pronuncia monager»). Tu mandavi il curriculum vitae, le aziende ti rispondevano. Altri tempi.

[**] Si veda sull’Huffington Post Giulio Regeni usato inconsapevolmente dai servizi Usa e Uk.

[***] A differenza dei legaioli salvineschi, noi siamo europeisti, nel senso che siamo a favore di un’Europa tutta da rifondare, di concerto con le altre nazioni europee (“nazioni” nel significato latino di “popolazioni” e non di istituzioni statuali sclerotizzate). Si tratta di affermare il primato della politica, sferzare le chiappe dei mercanti, come fece Gesù nel Tempio, e studiare un modello socioeconomico su base scientifica, riducendo al minimo indispensabile l’apporto delle digressioni giuridiche; la retorica (e non solo quella del politicamente corretto) invece dovrà essere abolita del tutto.

[****] A conferma dell’assurdità della risposta serrana, anzi della  non-risposta, dopo che in una pagina di Nusquamia ebbi fatto il punto della situazione, un attento lettore scriveva: «Molto interessante la sua rassegna visibile qua sopra. Noto però con rammarico che Lei non ha menzionato la reazione dell’attuale amministrazione di fronte a tutta questa agitazione. Non vedo manifesti, non vedo volantini, non vedo articoli di giornali locali, non vedo interviste. Come può essere che tutto questo “bailamme” venga ignorato dalla dott.ssa Serra? Forse anche loro sono d’accordo sul caos attuale?».

Aziendalsimilprogressisti vs. Ndoc, e la ricerca del male minore

La dott.ssa Serra ha ragione su alcuni punti, su altri nicchia, su un punto ha decisamente torto

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Curno_Moschea

Nel corso della trasmissione ‘Dalla vostra parte’ al min. 11:15 (fare clic sull’immagine per vedere il filmato) prende la parola MarcoBelotti: afferma che esiste una moschea abusiva e che da una moschea abusiva non può discendere una moschea legale, e questa è un’affermazione destituita di fondamento logico (al posto di un nesso necessitante si produce un nesso logico che non è un nesso, e non è neanche logico). Afferma anche che la metratura della c.d. moschea è sproporzionata al numero dei cittadini: in questo caso l’affermazione non è cervellotica in sé, ma senza il sostegno di prove (le cacate carte, il comune senso del pudore ecc.) il ragionamento, nella migliore delle ipotesi, è da considerarsi “entimematico” (gatti padani, cercate la parola sul vocabolario). Locatelli poi fa presente che non è soltanto questione di metratura, ma anche di disagi recati alla popolazione per carenza di parcheggi: questo, invece, è un argomento ben posto, sul quale l’amministrazione similprogressista non ha mai fornito risposte. Poi interviene, e il discorso precipita a livelli infimi, l’esponente di Forza Italia Artina il quale, spalleggiato da Locatelli e Marcobelotti, mentre Cavagna il Giovane continua a tacere, ma esibisce una splendida mutria (gatti padani: idem c.s.), parimenti determinata e istituzionale), afferma che la moschea non s’ha da fare, perché comporterebbe per la pacifica e stupidotta comunità di Curno il pericolo d’importazione del terrorismo. È vero invece tutto il contrario: i fedeli islamici sono meno passibili d’essere arruolati come foreign fighters o, in generale, come militanti del terrore islamico, se non sono più cani sciolti, ma si raccolgono in una struttura controllata. Abbiamo illustrato questo punto di vista in parecchie pagine di Nusquamia, le abbiamo riassunte nel paragrafo ‘Populismo scatenato a proposito della Moschea’ della precedente pagina del nostro diario: Di cani, di cacate carte e di populismo.
Qui sotto, la risposta della dott.ssa Serra all’offensiva della Ndoc, di chiara impronta fascioleghista (fare clic sull’immagine per leggerla).

serra_moschea_2017-04-121

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Scrivo questa pagina prima che la Ndoc-Nuova destra organizzata curnense presenti, questa sera, la propria squadra di candidati all’assalto del Municipio di Curno, difeso dalla compagine aziendalsimilprogressista nominalmente capitanata dalla dott.ssa Gamba, peraltro senza troppa convinzione, perché consapevoli dei propri peccati. Ma non ho bisogno di leggere i nomi per esprimere il mio punto di vista, frutto di una decisione non tormentata, questo no, ma che non avrei mai voluto prendere. Invece di dilungarmi in un giro di parole per poi, quasi vergognandomi, presentare la decisione, andrò direttamente in medias res, come suggerisce Orazio nella sua Ars poetica. Ebbene, a mio giudizio, tra i due mali che incombono sui cittadini di Curno, il crudele e ipocrita aziendalsimilprogressismo e il feroce irresponsabile avventurismo della Ndoc, è meglio che vincano i primi.
Non ci vuol molto per capire che, se vincessero i secondi, Curno diventerebbe un porto franco per spacciatori di odio e violenza di ogni risma, una vera ghiottoneria per Salvini, in relazione alla questione della c.d. Maximoschea, gestita dalla dott.ssa Serra in maniera che peggio di così non poteva andare. Infatti, la dott.ssa Serra si è preoccupata soprattutto e quasi esclusivamente di dimostrare che lei è molto cattoprogressista, in sintonia con le Acli di Bergamo e con i zuzzerelloni della “convivialità delle differenze”. Invece di spegnere i focolai di menzogna e, a livelli più sottili, ma non meno pericolosi, di cazzeggio giuridico, la dott.ssa Serra mirava a incollare i talloncini di benemerenza similprogressista sull’albo di raccolta simil-Cirio (è una metafora, si capisce).

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Album raccolta Cirio
Albo di raccolta delle etichette Cirio: le casalinghe comperavano le scatole dei pelati, ne staccavano le etichette, le ritagliavano e riempivano l’album. Quindi, una volta completato, l’album veniva spedito alla casa madre che premiava le casalinghe “fidelizzate” con un regalo gratificante. I politici indigeni (e non solo la Serra che, anzi, grazie alla sua educazione borghese, è un po’ meglio degli altri), invece di operare nel modo più opportuno per il bene pubblico, usano il loro potere decisionale per dare soddisfazione alle proprie ambizioni di carriera e aggiungere sempre nuove marchette all’albo di raccolta dei punti di benemerenza politica e negli ambienti che contano.

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Ciò premesso, e detto tutto il male possibile della compagine similprogressista e della stessa dott.ssa Serra (vedi i suoi eccessi di determinazione, l’albagia, la pervicace volontà d’impedire all’interlocutore di parlare, la somministrazione generalizzata di clisteri di condivisione al popolo inerme), dopo aver proclamato il fallimento dell’esperimento serrano, che voleva fare di Curno un “paese bello da vivere” (anzi, per colpa della Serra, Curno potrebbe diventare una Curno da bere, ma per la Ndoc) non possiamo esimerci dal dire che sulla diceria della moschea, nelle linee di fondo, ha ragione la dott.ssa Serra. Tutta la campagna elettorale sarà un gioco al massacro imperniato su tale diceria (mamma li turchi! arriva la Maximoschea, con il minareto e il muezzin; e gl’islamici violenteranno le suore, le nostre donne e anche i preti, come i marocchini nel film La ciociara). Una diceria conveniente a Salvini e ad Alessandro Sorte, che tutto potrà essere tranne che nell’interesse dei poveri cittadini di Curno, pasturati da Locatelli e Cavagna il Giovane, e uccellati da quei due. Perciò noi proclamiamo che il male minore sono proprio loro, i postserrani, con tutto il loro armamentario [*]  politicamente corretto.
A differenza degli “attori” della politichetta curnense, tutti impedrettati tranne Gandolfi, noi abbiamo un onore da difendere, abbiamo un principio superiore che ci obbliga a impegnarci a non lavarci le mani. Noi non siamo eticamente indifferenti, come furono la dott.ssa Serra e tutti i similprogressisti (quando non erano ancora diventati aziendalsimilprogressisti: peggio ancora), al tempo dell’ispezione alla c.d. moschea, ordinata dal Pedretti e fortunatamente abortita, in modalità di provocazione. Cinque anni di battaglie combattute generosamente a bordo della navicella di Nusquamia, che ha sempre mantenuto la sua rotta nonostante le denuncie pedrettesche, e i numerosi tentativi di dirottamento e di arrembaggio, ci autorizzano a proclamare i serrani come male minore, senza che nessuno possa pensare e, peggio ancora, dire, che consumiamo un inciucio. Ché, se dicesse questo, sarebbe un gaglioffo. Né mancheranno le rappresaglie contro chi volesse al riguardo seminare disinformazione. Gatto avvisato, gatto salvato.
Riassumendo, vediamo dove, riguardo a questo che sarà il tema portante della battaglia elettorale, la dott.ssa Serra abbia ragione, dove nicchia e dove ha torto. Riportiamo perciò alcune sue frasi, trascritte dalla risposta su Bergamo news, di cui sopra.

La dott.ssa Serra ha ragione – «Sulle paure e sulla vita della gente non si può scherzare, né si può speculare per meschini interessi elettorali. Questi sono temi che esigono rispetto e verità, prima di tutto.
Alcuni esponenti della lista “Obiettivo Curno” hanno tentato di cavalcare la paura e l’ondata di emozione seguita ai recenti attentati; vorrebbero usare il terrorismo come un’arma nella competizione elettorale. Per questo hanno diffuso una serie di menzogne, con l’obiettivo di fomentare odio e paura». Bene, qui la dott.ssa Serra ha ragione. Peccato soltanto che non sia stata chiara fin dall’inizio, come abbiamo avuto occasione di rimproverarle, più di una volta, cominciando dal gennaio 2016. Ma lei non ha mai risposto, per via della ben nota albagiache è uno dei suoi tratti caratteristici. Si vedano a titolo di esempio gli articoli:
Scandalosa Eco
Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno

La dott.ssa Serra nicchia – Una questione sulla quale ha nicchiato, fin dall’inizio è quella del disagio dei curnensi quando il venerdì si materializzi un concorso di automobili “islamiche” nel loro bel paese. Ora, indipendentemente da quanto grande sia tale disagio, la dott.ssa Serra dovrebbe fare i conti con il disagio percepito, e c’è da star sicuri che la Ndoc farà di tutto perché la percezione sia massima, attizzerà senza scrupoli il fuoco dell’intolleranza, facendo leva sulla cattiveria e sull’ignoranza dei cittadini marginali (il successo di Trump non le ha insegnato niente?). Infatti, l’unico argomento non cervellotico di quella trasmissione populista che abbia presentato qui sopra è stato quello del Locatelli (probabilmente lui legge Nusquamia), proprio in relazione ai parcheggi. Scrivevamo ultimamente: «Le risposte finora fornite dalla dott.ssa Serra non sono state soddisfacenti. Eppure basterebbe snocciolare pochi numeri, ovviamente verificabili (non oracolari, non mistici): metratura, capienza, parcheggi disponibili in proporzione alla capienza, sistemi di repressione del parcheggio selvaggio, eventuale servizio di navetta verso altri parcheggi, a spese della comunità islamica. Del resto lo stesso problema si porrebbe per una Chiesa cattolica, se i cattolici andassero a messa. Ma la costruzione di una moschea è necessaria, perché se gl’islamici si riuniscono in un ambiente controllato e controllabile è un bene per tutti, e non solo per gl’islamici. Non ci vuole molto a capirlo». Si veda anche il nostro accorato appello alla ragionevolezza, rivolto in particolare alla dott.ssa Serra: Chiediamo alla dott.ssa Serra di non trascurare l’aspetto quantitativo della questione sul nuovo Centro culturale islamico. Ma è come se la dott.ssa Serra prendesse gusto a far incancrenire il quadro politico già gravemente compromesso (per colpa sua, della sua determinazione, della sua albagia). Poiché la Serra nicchia, non si meravigli se i cittadini si fanno prendere dal panico e se, a livelli superiori, la questione è posta in termini di cazzeggio giuridico, sul quale si veda La falsa questione della cosiddetta moschea curnense: un punto di vista laico.

La dott.ssa Serra ha torto – «Non dobbiamo fare però l’errore di sovrapporre il terrorismo alla religione islamica, religione professata da miliardi di persone in maniera pacifica e non violenta, così come è prescritto nelle loro scritture». Avete letto bene? La dott.ssa Serra sostiene, in linea con le Acli di Bergamo, che fondamentalmente la religione islamica sarebbe pacifica. Qui bisogna distinguere tra i fedeli islamici, che per la maggior parte, soprattutto quelli residenti in Italia, sono pacifici, e la religione. No, quella religione, come del resto la religione del Vecchio testamento, è tutt’altro che pacifica. Se dite che non è vero, guardate che, per quanto riguarda il Corano, vi snocciolo tutto quel che ha scritto Magdi Allan e, per quanto riguarda il Vecchio testamento, quel che ha scritto Voltaire. La religione del Corano, come quella del Vecchio testamento, è a misura delle popolazioni che vivevano in uno stato semibarbarico secoli fa. È invece pacifica la religione cristiana anche se non sempre, anzi raramente, i Cristiani furono pacifici. [**] Cristo si fece garante di una nuova alleanza con il Dio degli Ebrei e, se non si hanno le fette di prosciutto sugli occhi, sarà facile riconoscere che Cristo venne in un momento storico in cui la civiltà greca, poi greco-romana, avevano impresso un salutare guizzo di vitalità e progresso alla civiltà dell’uomo. Come ci si poteva crogiolare ancora nella barbarie e nella crudeltà del Vecchioi Testamento, dopo aver gustato, anche se solo per sentito dire, le delizie della civiltà greca? La civiltà islamica avrebbe conosciuto la sua epoca d’oro quando anch’essa, qualche secolo dopo, venne a contatto con la civiltà greca. Sullo splendore culturale del Califfato di Cordoba abbiamo scritto nel già menzionato Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno, dove anche troviamo le parole che possono concludere questo paragrafo:

Ma non dobbiamo pensare che tutti gl’islamici pratichino le schifezze del Corano, così come non possiamo pensare che tutti i cristiani e gli ebrei pratichino le schifezze del Vecchio testamento. Voglio proprio vedere la Serra, che si dice cattolica e che frequenta le Acli, se si dice d’accordo con quanto è scritto nel libro del Levitico (20, 13) che prescrive: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro». Sarà anche scritto nella Bibbia, ma non credo che la dott.ssa Serra si sia mai attivata per mettere a morte un Lgbt, proprio lei che ha assoggettato i cittadini di Curno ai “suoi” precetti politicamente corretti, sottoscrivendo fra l’altro, in nome dei cittadini, l’adesione del Comune di Curno alla rete Ready, Lgbt friendly.

Infine, vorrei invitare i lettori di Nusquamia, i più pazienti, probabilmente, ma anche provvisti di idonei strumenti intellettivi e culturali, a considerare la cornice entro la quale ho maturato la convinzione che tra i due mali, quello similprogressista è il minore. Non mi dilungo in altre parole, sarà sufficiente fornire due nessi ipertestuali.

1. Il principio superiore

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Per leggere l’articolo, fare clic sull’immagine.

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2. La scelta di Sophie: perdere entrambi i figli, o uno solo

Una donna si sente dire da un ufficiale tedesco: mi piaci, vorrei andare a letto con te. Siamo ad Auschwitz: la donna che finora era stata muta, finalmente parla: dice che è polacca, non è ebrea e crede in Cristo. Visto che è polacca, l’ufficiale le propone un patto: quello di salvarsi e salvare uno dei suoi bambini, uno solo. E così lei fa. Nella concitazione sacrifica la bambina. La morale è che nella vita reale le scelte possono essere dolorose, ma non scegliere potrebbe essere peggio. Così anche noi, con la morte nel cuore, abbiamo deciso che è meglio se vincono gli aziendalsimilprogressisti. Dopo di loro, forse, la vita potrà riprendere. Invece, in caso di vittoria della Ndoc, dopo di loro, è il diluvio.

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[*] Forse a qualche agrimensore sommariamente acculturato piacerebbe parlare di paraphernalia? Potrebbe così fare il fico con gli altri agrimensori, peggio ancora di lui. Peccato che questa parola latina ci sia rimbalzata dal vocabolario inglese, con un supplemento di storpiatura operato da noi italiani; in latino significava tutt’altra cosa, certo non “armamentario ridicolo e inutile”. Dunque diffidiamo degli stronzetti del marketing che ci parlano di parahernalia: un nome che, nel contesto markettaro e aziendalistico, diventa un termine, uno dei tanti, del linguaggio coglione.

[**] Come dimenticare, per esempio, lo scempio che la folla cristiana inferocita fece di Ipazia, filosofa neoplatonica di Alessandria d’Egitto, figlia del grande matematico Teone? A capo di quei fanatici c’era addirittura il vescovo Cirillo: raccolsero sulla spiaggia le conchiglie e con quelle la scarnificarono. È stato anche girato un film su di lei, che mi sono rifiutato di vedere, perché d’impostazione femminista. Per condannare il fanatismo della plebe non ho bisogno di suggerimenti femministi.

Di cani, di cacate carte e di populismo

Se la dott.ssa Serra non trova qualcuno in gamba (ma non la dott.ssa Gamba!) che le dia una mano, le macerie di Curno finiranno nelle mani di una classe politica impreparata, rissosa e politicamente pericolosa, tale da far rimpiangere la tirannide serrana

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Affissione_Moschea

Manifesti affissi a Curno il 23 marzo 2017, a cura della Ndoc-Nuova destra organizzata curnense. Ultimamente si sono dati il nome di “Obiettivo Curno” (un vecchio marchio della Quinta colonna del Pdl, cioè di Corti e Locatelli): noi preferiamo continuare a chiamarla Ndoc, perché così la chiamavamo prima, quando ancora erano alla ricerca di una denominazione “condivisa” (e prima che la Lega nord s’appecorasse a Locatelli, nonostante a suo tempo Marcobelotti avesse sfanculato Cavagna il Giovane, pupillo del Locatelli). Questo manifesto è stato affisso abusivamente in uno spazio riservato alle comunicazione del Comune, quindi è stato strappato dai vigili urbani (che oggi sciacquettisticamente usa chiamare “Polizia municipale”). Male, bisognava sbarrare i manifesti con una scritta obliqua recante la dicitura “Abusivo”. Adesso Cavagna il Giovane farà il martire, secondo la nota tecnica del ‘Chiagne e fotte’.

Manifesti Cavagneschi strappati

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1. Il falso sillogismo acchiappa-voti (ma, anche se non si conosce l’arte logica, è proprio da scemi cascarci)

curno-a-sei-zampe

Locandina (commovente) dell’Associazione Curno a sei zampe, ipersponsorizzata, come si vede dalla miriade di logo (fra questi, quello del Comune di Curno), dove è scritto a chiare lettere che «“Curno a sei zampe” è un progetto Curno oltre (FI) – Lega nord. Stupenda anche la ragione sociale: «L’integrazione del cane nella società, nel rispetto delle norme civili e morali». Dà da pensare che siano così solleciti delle norme civili e morali, nonché dell’integrazione del cane, gli eredi del Pedretti, che fu protagonista di un’ispezione pretestuosamente tecnica, in realtà una provocazione politica, sulla cosiddetta Moschea di Curno, in palese contraddizione con l’articolo 18 della Carta dei diritti dell’uomo, come abbiamo scritto a p. 55 della nostra Pedretteide e foriera di una guerra di religione della quale avrebbe fatto le spese la popolazione di Curno.

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Ci fu un tempo in cui la Ndoc-Nuova destra organizzata curnense non aveva niente da dire politicamente (se è per questo, neanche adesso) e ancora non era capitata la manna della “Maxi moschea”, che costituirà il cardine della loro campagna elettorale alle prossime amministrative. Avevano osservato che la dott.ssa Serra aveva creato una lobby delle associazioni con la funzione di catena di trasmissione del consenso elettorale e, invece di condannare e disprezzare quest’uso dell’associazionismo, pensarono di metter su un’ennesima patetica e lobbystica associazione, tutta loro. Scrivemmo a suo tempo in questo diario che c’è poco di che andare orgogliosi. Questa iniziativa canina infatti si muove sulla falsariga pedrettesca di captazione di pacchetti di voti e apparizioni mediatiche: un coglionamento bello e buono del cittadino.
Fondamentalmente, Locatelli & Pedretti svolgono questo falso sillogismo:

a. Il cane è amico dell’uomo, dunque del cittadino.
b. Noi siamo amici del cane.
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c. Pertanto noi siamo amici del cittadino.

Falso. Questo è un falso sillogismo, perché, a ben guardarlo, le due premesse (premessa maggiore e minore) mancano di un termine medio.
Ecco invece un esempio di sillogismo dove le due premesse effettivamente contengono un termine medio, lo stesso nelle due premesse:

a. Il cane è amico dell’uomo, dunque del cittadino.
b. Noi amiamo l’uomo, dunque il cittadino.
…………………………………………………………………………
c. Pertanto noi siamo cani.

Ma anche questo è un falso sillogismo, perché è vero che le due premesse contengono il termine medio (l’amare il cittadino), ma è sbagliato il sistema di costruzione del sillogismo, in quanto il termine medio “non è distribuito”, come si dice. Come pure è falso il seguente sillogismo, ben noto:

a. Socrate fischia.
b. La locomotiva fischia.
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c. Pertanto Socrate è una locomotiva.

La regola infranta nella costruzione del sillogismo, quella di distribuzione del medio, era dagli studiosi di logica medievali così codificata: «Aut semel aut iterum medius generaliter esto».  Questo esempio c’insegna a diffidare dei trucchetti di certi furbacchioni.
Dunque, non è vero che Pedretti e Locatelli, nonché l’appendice di Locatelli, cioè Cavagna il Giovane, siano amici del cittadino. A ben vedere, non sono amici del cittadino, e non sono amici del cane. Infatti:
1. Non sono amici del cittadino, perché c’è un’intenzione di coglionamento, con un falso sillogismo.
2. Non sono amici del cane perché si appropriano dell’immagine del cane, e ne abusano a fini elettorali.

Osserviamo infine che, adesso che sulla Ndoc è piovuta la manna della “maxi moschea”, si sono dimenticati dei cani e sguazzano nelle cacate carte, addirittura accampando la pretesa (assurda) di essere migliori del gatto padano in fatto di copropapirologia.

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2. Svolazzo continuato e aggravato di cacate carte a proposito del Pgt e delle sue varianti

Questo è un argomento che abbiamo trattato diffusamente su Nusquamia e, francamente, non me la sento di riprendere la questione da capo. I vecchi lettori sanno bene come la pensi e quanto ritenga ignobile il degrado della politica, che sarebbe un’arte nobile, al ignobile politichetta fatta di pettegolezzi, denunce anonime e cacate carte. Chi manca di idonee basi culturali, quasi che veramente chi non ha cultura non se la possa dare o, peggio ancora, pensando di colmare le lacune con trucchi volgari (ricorso estensivo ad acronimi, espressioni del linguaggio coglione aziendalistico, pose conformiste politicamente corrette) si trova quasi costretto a tuffarsi nelle cacate carte. Va bene, costui è padronissimo di sprecare la propria vita. Ma non può pretendere di trascinare noi nel suo merdaio, noi in particolare che abbiamo tutte le carte in regola per porre la dialettica al di sopra delle cacate carte. Si veda in proposito Superiorità della dialettica sulla copropapirologia. Insomma possiamo anche capire la disperazione culturale dei tecnoburocrati, ma un conto è capire la scaturigine della loro disperazione, altro è accettare di scendere sul loro terreno.
E non è soltanto una questione estetica. È fondamentalmente una questione di sostanza: non ho parole, per esempio, per esprimere adeguatamente quanto ripugni alla coscienza e all’intelligenza di una persona politicamente educata (diciamo così) il documento sottoscritto da Cavagna il Giovane dal titolo Interrogazione per avere chiarimenti in merito all’attuale grado di sicurezza degli edifici scolastici comunali, con copia per conoscenza al Prefetto di Bergamo. Hanno perfino avuto il coraggio di pubblicarle in rete. Bene, Cavagna il Giovane, pur di avere la soddisfazione di far volare cacata carta, «chiede, con estrema sollecitudine, in riferimento ai contenuti dell’art. 18 comma 3 del D. Lgs 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni, se gli edifici scolastici siano in possesso delle certificazioni di seguito indicate». E, se ho capito bene quand’ero presente nell’Aula consiliare, pretende di avere copia di ben 40 documenti. Tanto basta per paralizzare il Comune. La dott.ssa Serra, non del tutto fuori luogo, ha fatto presente che il procurato allarme è una cosa che non sta tanto bene. Ma – direi – non è così che si affronta la questione della sicurezza degli edifici scolastici. Perché se Cavagna il Giovane o anche un cittadino qualsiasi ha notizia di una carenza di sicurezza negli edifici scolastici riguardo a un preciso problema, a un problema vero e incombente (e non a 40 problemi insieme), si rivolge all’Ufficio tecnico. Soltanto quando abbia eventualmente maturato la convinzione che l’Ufficio tecnico traccheggia, si rivolge all’organo politico. E, ancora una volta, se costui è un amico dei cittadini, non ci imbastisce una questione politica, ma collabora perché si venga a capo della questione, tanto più se lui è un tecnoburocrate ed è in grado di suggerire alcuni provvedimenti. Se non sbaglio, la compagine della Ndoc è sotto lo stretto controllo dei tecnoburocrati.

Ma l’argomento all’ordine del giorno – anche in senso non metaforico, perché se ne parlerà oggi, nella seduta del Consiglio comunale del 23 marzo 2017 – sono il Pgt e le sue varianti. Qualcosa era nell’aria da tempo, ed è questa la ragione per cui scrivemmo nella pagina precedente di Nusquamia due articoli:

Nuova battaglia a suon di cacate carte (Pgt)

Se volete sapere dove Cavagna il Giovane e Locatelli vanno a parare, leggete il gatto padano

Noi non siamo copropapirologi, non siamo agrimensori e non siamo causidici. Perciò non entriamo nel merito delle carenze eventuali dell’operato dei similprogressisti nella stesura dei loro documenti. Ci limitiamo ad affermare due cose:

α. Siamo convinti che il miglior copropapirologo sulla piazza di Curno sia il gatto padano; dunque consiglieremmo tutti – maggioranza e opposizione – di andare a vedere che cosa ha scritto in proposito il gatto. Vale infatti il principio enunciato a chiare lettere nella pubblicità di un tempo, quando si chiamava réclame e non advertising (c’è una certa differenza: il termine francese strizzava l’occhio alla borghesia, che allora studiava francese e che tutto sommato aveva un’infarinatura culturale; il termine inglese piace oggi ai mongoaziendalisti allo sbaraglio e ai sottoproletari della cultura); il principio è il seguente: “Diffidate delle imitazioni”. Insomma, perché devo leggere Cavagna il Giovane, se il gatto padano ha già detto tutto? Proprio a proposito della variante del Pgt il gatto padano aveva scritto, in buona sostanza: io non denuncio nessuno, guardate però che qui c’è materia per denuncia. Ed è questo, se non sbaglio, il discorso che la Ndoc intende fare alla dott.ssa Serra. La quale a cacata carta risponderà con cacata carta, a cazzeggio giuridico con cazzeggio giuridico. Noi ascolteremo le parti, diffideremo – al solito – del cazzeggio tecnoburocratico e giuridico, ma contiamo di farci un’opinione. Ci rifiutiamo di farci un’opinione a scatola chiusa: questa per noi è una regola di vita, valida per le attività nobili dell’intelletto («Nullius addictus iurare in verba magistri», diceva il buon Orazio), figuriamoci per le cose che sono di pertinenza degli agrimensori, e che però potrebbero avere rilevanza sul buon governo: non abbiamo difficoltà ad ammetterlo.

β. In tema di Pgt, valgono per noi le considerazioni espresse nell’articolo Il Pgt di Gandolfi e quello della Serra. Il corollario di queste considerazioni si riassume in una domanda: Con quale coraggio Giovanni Locatelli, che bocciò in Aula consiliare il cosiddetto Ecomostro (il progetto dell’arch. Bodega che non piaceva all’agrimensore Pedretti, e a Curno gli agrimensori sono molto potenti) con la motivazione che non erano stati ascoltati gli attori del territorio (cioè, gli attori consociati), con quale coraggio Cavagna il Giovane, che è l’erede del Pedretti, pretendono che Gandolfi porti acqua al loro mulino? La differenza è evidente: Gandolfi operava per il buon governo, costoro tutto quello che fanno e dicono, lo fanno e dicono per avere un ritorno elettorale (o anche per sentirsi buoni, ed è una motivazione obiettivamente non trascurabile, ma che nella fattispecie mi trovo costretto, soggettivamente, a trascurare). Potrebbero anche avcere ragione — ripeto — sulle manchevolezze dei serrani, anche sotto l’aspetto delel cacate carte. Ma se esiste ancora qualcuno di sinistra, appena un po’, dovrà riconoscere che le pecche della dott.ssa Serra sono soprattutto da rilevarsi sotto il profilo politico. Detto in linguaggio serrano, sono pecche gravissime.

In ogni caso – e non è la prima volta che lo affermiamo – la presa di potere di Locatelli e Cavagna il Giovane dovrà essere paventata dai cittadini di Curno come peggiore della prosecuzione della tirannide serrana, anche in assenza di un ravvedimento da parte della dott.ssa Serra. E se il posto della dott.ssa Serra fosse preso dalla dott.ssa Gamba? Per il momento, lasciatemi dire: mamma mia!

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3. Populismo scatenato a proposito della Moschea

È un argomento ampiamente dibattuto su Nusquamia, perciò mi limito a rimandare a due brevi interventi:

La moschea e la cacata carta

La paura degl’islamici

E, soprattutto, a questi articoli:

Profughi in Italia

Goro, Gorino e il principio di Le Châtelier

I similprogressisti hanno tutto il potere che vogliono, ma comunicano malissimo

Lettera aperta a Giorgio Gori sulla “nuova moschea di Curno”

Questi articoli illustrano diversi aspetti della convivenza degli italiani e, in particolare, dei cittadini di Curno con gli islamici. Partono dal presupposto che i cittadini di Curno siano cattivi ed egoisti, come del resto lo stiamo diventando tutti, da che i valori cristiani, cioè i valori della morale naturale, sono stati estirpati e al loro posto sono stati innestati i valori aziendalistici. Sappiamo bene che la religione islamica vive in questi anni la sua stagione peggiore, non siamo ignari del terrorismo islamico che ancora cinque anni fa era considerato politicamente scorretto evocare. Siamo laici e diffidiamo della religione organizzata; del resto, essendo un po’ anarchici, diffidiamo di ogni tipo di organizzazione, perché l’organizzazione è nemica della libertà. Ma perché aizzare una guerra, come vorrebbero i fascioleghisti, per il momento con pretesti di cazzeggio giuridico, domani chissà, che farebbe male alla stessa plebe che sconsideratamente si facesse stritolare da una spirale d’odio nella quale, oggi come oggi, i vecchietti tremebondi e gli sbruffoni palestrati sovranisti sarebbero comunque perdenti? Perché c’è poco da fare, la nostra è una società di merda, noi siamo quelli che si preoccupano dei diritti del cane e si dimenticano dei diritti dell’uomo. Siamo perdenti, se pretendiamo di rappreesentare valori che in realtà non abbiamo. Gl’islamici invece hanno una struttura morale: non è la nostra, anzi non è quella che ci piacerebbe avere, ma hanno una struttura morale. E allora, se non abbiamo una struttura morale, se ci siamo ridotti a inseguire con la lingua penzoloni le “buone pratiche” Lgbt che la dott.ssa Serra somministra senza pietà, senza che nessuno abbia il coraggio di dire nemmeno mezzo “bah!”, se tolleriamo che nelle scuole insegnino ai ragazzi che non ci sono maschi e femmine, ma che c’è il gender, meraviglioso optional, non ci rimane che essere salvati dai “barbari”, come gl’italici furono salvati dai Longobardi. Dovremmo imparare, se non è troppo tardi, ad essere un po’ intelligenti, come fu intelligente l’Impero britannico, che non andava ad aizzare il risentimento delle minoranze/maggioranze (dipende dal punto di vista) ma procurava di formare una classe dirigente coloniale e indigena che quanto meno non fosse nemica. La differenza è che l’Islam è oggi dentro i confini dell’Italia, mentre l’India era fuori delle isole britanniche. Ma il discorso non cambia, si tratta in ogni caso di essere intelligenti. Così facevano anche i Romani, che addirittura adottavano gli dèi delle popolazioni sottomesse, e li collocavano nel Pantheon. Insomma, non esiste proprio che una persona intelligente e di ancorché mediocre cultura debba prendere lezioni da Salvini o da Cavagna il Giovane. Cose da pazzi!
Del resto, non posso fare a meno di dare un po’ di ragione agli islamici quando ci disprezzano, se noi versiamo lacrime sui cani e siamo insensibili agli uomini. Per questo stendemmo un nostro disperato e inutile appello alla ragione, consapevoli del fatto che la dott.ssa Serra ha sbagliato tutto imboccando la strada del politicamente corretto, che ha fatto innervosire i cittadini di Curno, già cattivi di per sé, rendendoli facile preda del populismo cavalcato senza ritegno dalla Ndoc. Si veda in proposito Ancora sulla cosiddetta moschea di Curno.

So anche quanto sia difficile per la dott.ssa Serra fare un bagno di umiltà. Ma in assenza di questo ho paura che le cose si mettano molto male, non dico per i similprogressisti (dei quali poco mi cale) ma per i cittadini di Curno. E questa sarà la peggiore rovina che la dott.ssa Serra avrà lasciato dietro di sé, se veramente ha intenzione di fuggire da Curno: l’aver reso i curnensi più cattivi di quanto già non fossero. Ci vorrebbe un miracolo, qualcuno che sapesse fare un discorso semplice, un discorso razionale e umano. Un discorso come quello del barbitonsore interpretato da Charlie Chaplin nel film Il grande dittatore. E il riferimento è al Vangelo di San Luca, mica alle contorsioni mentali di quelli della Convivialità delle differenze (Acli di Bergamo), che pensano sempre di far bella figura quando parlano, invece fanno incazzare la gente.

Provocazioni a fin di bene

Chi difenderà i curnensi qualora il tentativo di Fassi (una lista M5S) dovesse fallire?

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Virginia Raggi, sindachessa di Roma, afferma che il modo con cui il precedente sindaco di Roma fu sfiduciato dal suo partito politico dovrà essere definito vile. Infatti, com’è noto, 26 consiglieri romani si recarono lemme lemme da un notaio (tale Claudio Togna) per «redigere la scrittura privata autenticata con cui gli ‘onorevoli’ capitolini hanno contestualmente abbandonato i rispettivi scranni dell’aula Giulio Cesare» (così scrisse il Fatto quotidiano). Ebbene, dice la Raggi, questo è vile.
[Se il video qui sopra non è visibile, è possibile visionarlo direttamente nel sito del canale La 7: quel che c’interessa si trova a apartire dal min. 22:40. Vedi: Sfiduciare il sindaco fuori dell’aula consiliare è un atto vile.]
Qui sotto, il presidente della Regione campana Vincenzo De Luca afferma: «Il M5S si presenta come l’emblema della trasparenza nel dibattito pubblico, ma è diventato una specie di setta satanica». È chiaro che De Luca – laureato in filosofia, già professore di liceo, aderente da giovane al Pci, che era un partito serio, e rètore di ottima scuola meridionale – cerca l’effetto, la belluria retorica. Eppure c’è un passo nel suo sermone che merita di essere considerato seriamente, laddove dice: «Gran parte del voto del M5S è di disgusto per le altre forze politiche, ma questo movimento è destinato a esplodere o implodere, comunque a disgregarsi, perché vi convivono all’interno un elettorato progressista e uno reazionario. E le due cose insieme non possono durare». È un punto che merita di essere considerato, indipendentemente dal fatto che De Luca sia quello del “patto della frittura di pesce”. È infatti una caratteristica dell’uomo laico ragionare, ragionare sempre, indipendentemente dagli empiti di sdegno (che nell’uomo laico sono meno frequenti, e più controllati, che nei “credenti”).

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È un bel guaio per i curnensi se Angelo Fassi non riuscirà a mettere insieme una lista appoggiata dal M5S per dire addio all’esperienza di governo similprogressista, che è stata cogentemente improntata al carattere e alle ambizioni della dott.ssa Serra, e per evitare che del Comune s’insignoriscano i dilettanti allo sbaraglio della Ndoc-Nuova destra organizzata curnense. Sì, il generoso, serio, onesto Angelo Fassi, a suo tempo oggetto degli strali e degli anatemi del Pedretti, il Fassi che fu vox clamantis in deserto quando denunciava le anomalie della gestione pedrettesca della Lega nord, allora suo partito: e i fatti dimostreranno che aveva ragione.[1]
A differenza dei soliti noti della politica politicante – o politichetta, che dir si voglia – noi non siamo ipocriti, non rivendichiamo il diritto all’oblio (grandissima cazzata), non ignoriamo la realtà e non facciamo la boccuccia a culo di gallina quando ci viene fatta qualche obiezione. Anzi, studiamo la realtà, ci sforziamo di interpretarla; quanto alle obiezioni, le sollecitiamo e, se ci riesce, le preveniamo. E allora, diciamo le cose come stanno:

a) primo fatto: oggi come oggi, il M5S riscuote il consenso elettorale indipendentemente da quello che dice, da quello che fa e dalle sue contraddizioni;

b) conseguenza del primo fatto: se Angelo Fassi riuscisse a mettere insieme una lista formata da persone intelligenti, competenti e oneste, avrebbe la vittoria in pugno; infatti, il popolo di Curno ne ha fin sopra i capelli dell’autoreferenziale gestione serrana e, avendo la possibilità di non votare per Locatelli e per una Lega nord che non fu capace di prendere posizione su Pedretti, voterebbe gioiosamente per la lista civica di Fassi, appoggiata dal M5S;

c) secondo fatto: per quel poco che ci è dato di conoscere, Angelo Fassi incontra difficoltà a mettere insieme una lista di persone intelligenti, competenti e oneste (vedremo poi perché);

d) conseguenza del secondo fatto: si profila il rischio che la Ndoc si impadronisca del potere: ed è una conseguenza assolutamente da evitare, e che potrebbe essere evitata soltanto con un forte impegno del Pd, qualora desse ai cittadini serie garanzie della irripetibilità di una tirannide politicamente corretta, come quella esercitata dalla Serra.

Bene, e adesso ragioniamo.

1. Cominciamo con l’esaminare le ragioni per cui Angelo Fassi incontra difficoltà a formare una squadra di persone intelligenti, competenti e oneste. Questa è una realtà, che non può essere esorcizzata negandola, o evitando di affrontare il problema. Semmai bisognerà esaminare quale sia il problema, ed è presto detto: una squadra di persone come si diceva può essere reclutata fondamentalmente negli ambienti di borghesia illuminata, la quale però, proprio perché illuminata, diffida dal Movimento cinque stelle: il presidente della Regione campana ce ne ha fornito la ragione, in forma umoristica e retoricamente efficace; tale ragione, in altri termini, può essere espressa così: un uomo o una donna (o anche un Lgbt) che abbia una sua testa, forse anche una cultura degna di questo nome (neghiamo, per esempio, che esista una “cultura del vino”, come pretendono certi giornalisti enogastronomici) e un posto in società, perché dovrebbe impegnarsi in una lista elettorale e quindi in una esperienza amministrativa, con il rischio di essere segato da Casaleggio junior, o da Rocco Casalino? Ricordiamo che Rocco Casalino fu un personaggio della trasmissione trash Grande fratello e che oggi è un pezzo grosso nella comunicazione del M5S. Può anche darsi che quel cittadino benemerito si sbagli ad avere il timore di essere segato, proprio perché dotato di neuroni ben addestrati, però questa è la percezione che si ha del M5S. Dunque, se a Curno esistono persone intelligenti, preparate e oneste, bisognerebbe fare qualcosa per convincerle che le cose stanno diversamente, se stanno diversamente.

2. Poiché il tempo stringe (a occhio e croce, il tempo che avanza per quagliare sarà di 20 giorni, o giù di lì) credo che sia venuto il momento, per Fassi e il M5S, di fare un appello alla borghesia illuminata perché corra l’alea di un impegno in una lista appoggiata dal M5S. Per quale ragione? Ma è evidente: per allontanare un pericolo ben più grave della censura da parte di Rocco Casalino, quello della presa di potere da parte della Ndoc. L’ho già scritto, e qui lo ripeto: se il paese cadrà nelle mani della Ndoc, la colpa cadrà sulla borghesia illuminata e, in generale, sul terzo Stato, qualora abbiano avuto la possibilità di impegnarsi e abbiano voltato le spalle all’impegno. Dunque, bisogna attivare un canale di comunicazione con questi strati sociali. I cittadini di Curno non possono correre il rischio di essere governati da personaggi abborracciati, ragazzini che vogliono far vedere alla mammetta quanto sono bravi, ambiziosetti senz’arte né parte, vecchie ciabatte della politica riciclate ecc.

3. Un’obiezione sciocchina potrebbe essere che Angelo Fassi non dovrebbe incontrare difficoltà, invece, a mettere insieme comunque una lista di persone anche non intelligenti, anche non preparate. Invece sull’onestà e sulla mistica dell’onestà è chiaro che non si discute, in ambito M5S: anche se, personalmente, sarei del parere (prendetela come una provocazione, a fini di chiarezza) che è preferibile una persona intelligente che abbia bisogno di onestà, piuttosto che una persona onesta che abbia bisogno di intelligenza. Sì, ma Angelo Fassi non è scemo, ed è anche una persona onesta. Non gl’interessa mettere su una squadra quale che sia, afferrare il malloppo (non necessariamente in denaro) e scappare. Fassi ha una sua struttura morale e, conseguentemente, un onore da difendere. Chi afferma che bisogna comunque vincere (cosa che abbiamo sentito dire più volte, quando si voleva indurre Gandolfi a stringere patti sciagurati e autoinculanti) è uno sciagurato a sua volta.

4. Dunque, Fassi, correttamente dal nostro punto di vista, non vuole correre il rischio di mettere su una squadra di giovincelli e giovincelle ambiziosetti e improvvidamente baccanti, entusiasti dello streaming, della società liquida e simili bubbole, ma poco idonei alla disciplina del governo: nella migliore delle ipotesi costoro farebbero la figura dei Pierini, sulla falsariga di Cavagna il Giovane; per parte sua, il Fassi rimedierebbe una figura ancora peggiore; soprattutto, qualora vincesse una squadra abborracciata, i cittadini di Curno sarebbero afflitti da un governo ancora peggiore di quello della Serra.
Così stando le cose, dobbiamo prendere in considerazione l’ipotesi che Fassi non riesca a mettere su una squadra come si deve. L’ultima speranza, come si diceva, è un appello alla borghesia illuminata e al terzo Stato. Ma bisogna far presto.

5. Ma ammettiamo che Fassi non riesca nel suo intento: naturalmente, ci dispiace, ma non possiamo scartare l’ipotesi, soltanto perché non ci piace. Se ciò dovesse avvenire, non rimane che far entrare nel gioco il Pd, il quale dovrebbe puntare tutto sulla partecipazione della borghesia illuminata e del terzo Stato. Peccato che la dott.ssa Serra abbia puntato tutto non sulla razionalità, non sulla intelligenza degli uomini liberi, ma sulla condivisione da parte di cittadini opportunamente aggregati; peccato che la dott.ssa Serra si sia fatta un vanto della sua determinazione; peccato che la dott.ssa Serra abbia dato una sterzata all’amministrazione cittadina in senso aziendalistico. Se dovessi parlare a un pubblico allargato, mi sentirei in dovere di argomentare questi punti, spiegare il veleno della condivisione, dell’appecoramento e dell’aziendalismo; poiché però parlo ai lettori di Nusquamia, mi prendo la libertà di non ripetere cose dette e ripetute più volte.

6. Qui sta il busillis. Perché da un lato l’esperienza della dott.ssa Serra è stata disastrosa, tant’è che la dott.ssa Serra pensa seriamente a una fuga da Curno, per sedere su uno scranno del Parlamento europeo, per esempio, o presiedere qualche istituzione culturale (come Chicco Testa e Luca Cordero di Montezemolo, lei è fatta per presiedere, non importa che). D’altro lato però, obiettivamente, la dott.ssa Serra, per quanto ci è stato dato di capire, è una delle poche persone in grazia di Dio nel recinto curnense, su cui il Pd potrebbe contare.
Dunque il Pd dovrebbe far pressione sulla dott.ssa Serra perché non scappi da Curno e metta finalmente le sue competenze al servizio non più di se stessa, ma dei cittadini. Per dirla tutta, non riteniamo che la dott.ssa Luisa Gamba possa idoneamente succedere alla dott.ssa Serra: tanto per cominciare, perché la dott.ssa Gamba non ha l’esperienza della dott.ssa Serra. Non vorrei essere poco elegante, ma almeno questo sarà consentito dire: a suo tempo la dott.ssa Gamba rinunciò alla delega sul personale dell’amministrazione comunale (non so come si dica esattamente a norma di cacata carta, ma il concetto è questo), tuttavia non rinunciò alle altre deleghe. Dobbiamo dunque mettere in conto, verisimilmente, una qualche sofferenza della dott.ssa Gamba in questo ruolo, mentre – per usare un’espressione che gli aziendalisti caricano di significato mistico – la leadership è qualità fondamentale di un sindaco, soprattutto quando il sindaco debba realizzare il buon governo (invece che far politica estera o inseguire chimere politicamente corrette, come spesso capitò di fare alla dott.ssa Serra).

7. Ma se la dott.ssa Serra vuole scappare da Curno, cosa potrà fare il partito per obbligarla a mettercela tutta e sbarrare la strada a Locatelli? A ben vedere, poi, contrastare Locatelli a Curno significa rompere le uova nel paniere bergamasco dell’ambiziosissimo Alessandro Sorte a Bergamo e dintorni, e io darei per scontato che il Pd provinciale di Bergamo, abbia tutto l’interesse a non perdere la piazzaforte di Curno e a contenere il mascelluto Sorte. Inoltre, anche se questo non è per niente scontato, penso che il Pd potrebbe avere qualche argomento per alzare il cartellino rosso, per dire alla dott.ssa Serra che la nuova collocazione OltreCurno, alla quale ambisce, non è disponibile. Rimane però il fatto che, se la dott.ssa Serra proprio non vuole più saperne di Curno, il Pd non può obbligarla a ricandidarsi.
E allora, se Fassi non ce la fa a mettere in piedi una sua squadra, e se la dott.ssa Serra non vuole impegnarsi a favore dei cittadini di Curno (smettendo una buona volta di voler fare la cattoprogressista con retrogusto di cattofemminismo) non rimane che rassegnarci: vuol dire che vedremo Curno nelle mani di dilettanti allo sbaraglio, con l’aggravante di una forte propensione populista (voluta da Alessandro Sorte, per cannibalizzare l’elettorato della Lega nord) e la presunzione che sia sufficiente fare i Pierini sulle questioncelle a norma di cacata carta per potersi dire strateghi della politica.

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Appendice sull’espiazione: chi distrugge può ricostruire. Anzi, deve

Accennavo sopra alla circostanza che, obiettivamente, il Pd non può costringere la dott.ssa Serra a non fuggire da Curno, se proprio la dott.ssa Serra vuole fuggire.
Certo, il Pd potrebbe fare questo discorso: “Cara dott.ssa Serra, tu a Curno hai combinato un disastro, con questa tua fisima del politicamente corretto, promuovendo iniziative a raffica di aggregazione dei cittadini che però, da un certo momento in poi, quanto più ti davi da fare, tanto più ti avevano in dispetto. Lo stesso si potrebbe dire delle tue apparizioni sui fogli della stampa anglorobicosassone: hai raggiunto la soglia di saturazione, di là dalla quale i cittadini hanno trovato difficile sopportare il bombardamento mediatico”.
Bene, questo può essere un argomento persuasivo; ma se la dott.ssa Serra non si persuade, tutto potrà dirsi, tranne che sia un argomento coercitivo. Al massimo il Pd potrà sbarrare la strada della dott.ssa Serra verso l’occupazione di qualche poltrona di prestigio, mettendola a disposizione di qualcun altro, se è in grado di farlo; sempre che sia in grado di resistere alle pressioni dell’ambiente cattoprogressista, o anche internazionali, che la dott.ssa Serra potrebbe a sua volta esercitare sul partito. Ma di più il Pd non può fare. Non ha, ovviamente, il potere di coercizione.

Mi piace a questo punto raccontare come le cose andassero diversamente a un mio prozio, che obiettivamente aveva qualche responsabilità sulle distruzioni operate dagli italiani in Albania, ma che fu opportunamente costretto a rimediare al male che aveva fatto.
Ero andato a fargli visita, in un qualche punto dell’anello della circonvllazione esterna di Milano (filobus 91), quando ancora studiavo all’Università. A casa di mio zio il televisore era acceso e trasmetteva le immagini di quella cantante di origine albanese, Anna Hoxa, che è nipote, o forse pronipote, dell’ex dittatore albanese Enver Hoxha. Mio zio mi disse allora di conoscere benissimo il dittatore, e che ovviamente non si sognava di mettersi in contatto con lui, adesso che era tornato dall’Albania, ormai da un bel po’. Quindi mi raccontò la storia che qui riferisco.
Com’è noto, l’Italia nel 1939 aveva invaso l’Albania e il re d’Italia Vittorio Emanuele III assunse la corona del re dell’Albania. Era scoppiata la guerra e mio zio (prozio) che allora era fascista, ma che nel dopoguerra sarebbe divenuto comunista, partì volontario. Era ingegnere e prestava servizio nell’esercito italiano in qualità di ufficiale del Genio. Passa qualche tempo, ed ecco che gli albanesi cominciarono a ribellarsi agli italiani, nascevano i primi focolai di resistenza. Mio zio, che era figlio di un preside di scuola napoletano e di una nobildonna spagnolesca, ed era un furbo di tre cotte, aveva capito tutto, e prima degli altri: da un certo punto in poi, le cose per l’Italia avrebbero preso una brutta piega; perciò cominciò a prendere le distanze dai fascisti.
Mi raccontò, per esempio, che ebbe un forte contrasto con un cacicco italiano che faceva affari nella sua giurisdizione territoriale; e che, per dirla tutta commetteva delle ruberie espropriando gli albanesi dei loro beni con metodi spicci. Come lo venne a sapere, mio zio convocò il furfante per metterlo spalle al muro. Quello, il cacicco, fascistissimo, cominciò a dire: «Ma il Duce…». Nell’ufficio di mio zio c’era, ovviamente, appesa alla parete, la fotografia di Mussolini, proprio come nell’ufficio di Vera Baboun c’è oggi il ritratto di Arafat. Ma quando il cacicco nominò il Duce, mio zio, per mostrare la sua ira (che ho ragione di ritenere simulata), prese dalla scrivania un fermacarte – era un coccodrillo in bronzo della lunghezza del palmo di una mano – e lo scagliò contro il ritratto di Mussolini. Così mio zio cominciò a farsi la fama di un fascista onesto e dissenziente.
Un giorno avvenne che, nel corso di un conflitto a fuoco tra italiani e una banda partigiana, fosse gravemente ferito il figlio adolescente di un capo partigiano. Sapendo che mio zio era “umano” e soprattutto sapendo che era amico dell’ufficiale medico, fu avvicinato, con tutte le cautele del caso, e gli si chiese di fare in modo che il medico visitasse il ragazzo, che ebbe la vita salva grazie all’interessamento di mio zio, e all’opera del medico.
Poi ci fu, come disse mio zio, “il patatrac”: cioè, l’8 settembre: Badoglio aveva firmato l’armistizio, l’Italia rovesciava il proprio sistema di alleanze. Intervennero i tedeschi, che rinchiusero gli italiani in un campo recintato da una rete metallica. Gli albanesi però, avvertiti da una donna che viveva con mio zio, la quale ricordò loro il dovere di riconoscenza, si avvicinarono nottetempo, riuscirono a capire da che parte lui si trovava e bisbigliando («ingegnere, ingegnere…») lo chiamarono a sé. Avevano un tronchesi e gli aprirono un varco nella rete: doveva fuggire lui soltanto perché, se ci fosse stata una fuga di massa, i tedeschi se ne sarebbero accorti. Ed è così che mio zio si trovò in montagna, con i partigiani, ai quali prestò, per quel poco che valeva in quelle condizioni, la sua opera di ingegnere.
Quando poi finì la guerra, mio zio pensò che fosse venuto per lui il momento di tornare in Italia. Ma ecco il discorso che si sentì fare: «Caro ingegnere, tu sei venuto per distruggere, adesso rimani per costruire». Infatti, mio zio fu trattenuto in Albania fino al 1949.

Qui finisce la storia, dalla quale risulta che gli albanesi avevano un potere di coercizione su mio zio, che il Pd non ha nei confronti della dott.ssa Serra, che a Curno non avrà distrutto niente, ma alla quale si rimprovera di aver costruito troppo, per se stessa, trascurando il grido di dolore che si levava dal popolo che lavora e geme.
Però, anche se non in stato di coercizione, la dott.ssa Serra potrebbe ripensarci, fare un autodafé e promettere al popolo di Curno che, da un certo punto in poi, metterebbe tutte le sue energie, tutte le sue competenze (che pure ci sono) e tutto il suo sistema di amicizie (potentissime) al servizio del popolo.

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[1] Angelo Fassi, leghista dal volto umano, dissentì apertamente e in condizioni difficilissime (leggi: ostracismo della stampa anglorobicosassone) dall’egemonia esercitata autocraticamente nella locale sezione della Lega Nord dall’ex consigliere Regionale di Curno, il ben noto Roberto Pedretti. Si adoperò per ricondurre la situazione locale della Lega Nord al rispetto dei principi fondativi del partito, informando i livelli superiori dello stesso, riguardo alle anomalie politiche promosse dal summenzionato personaggio. Tali anomalie saranno coronate, di li a non molto, dallo scandalo dei “rimborsi allegri” nella Regione lombarda. Mentre Fassi si adoperava per una correzione di rotta della Lega nord, alla quale forniva opportuni elementi di giudizio, tutti regolarmente insabbiati, fu allontanato dal partito. Data a quel tempo il suo avvicinamento al movimento di Beppe Grillo, «ravvisando nella proposta degli amici di Grillo affinità con i presupposti della Lega delle origini».

Lo spettro dell’anti-Aristide si aggira per Curno

Dopo il primo tentativo fallito, cinque anni fa, Locatelli assolda un nuovo anti-Aristide: il risultato è come l’oro di Bologna, che si fa rosso per la vergogna

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L’obiettivo [Curno]: è il titolo del pieghevole distribuito alla popolazione di Curno dalla Nuova destra organizzata curnense, egemonizzata da Alessandro Sorte, il cui progetto – nemmeno tanto segreto – è la conquista politica di Curno per cannibalizzare poi l’elettorato della Lega nord nella bergamasca intera. Facendo clic sull’immagine è possibile leggere il documento dove sono marcati, in giallo, i punti esaminati in questo articolo.

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I lettori di Nusquamia ricorderanno quel tal Quantile, un personaggio baldanzosamente giovanilistico, ma al servizio della vecchia politica, che più vecchia di così non si può, il quale al tempo in cui Locatelli, insieme con Fausto Corti, faceva parte della Quinta colonna del Pdl curnense, diede una mano a metter su un fantomatico “Laboratorio delle idee” che non elaborò alcuna idea e chiuse precipitosamente i battenti dopo la sconfitta elettorale. Il Quantile, forse anche perché di fede finian-futurista, aveva promesso di far polpette di Aristide, si appropriava di testi altrui (lo fece scrivendo su Nusquamia e fu smascherato), copiava da Aristide, minacciò denunce, scomparve: scomparve proprio come il suo referente politico, il Gianfranco Fini che recentemente ha ammesso, finalmente, «Sono stato un coglione».
Ebbene, morto un anti-Aristide, se ne fa un altro. Non è che sia molto diverso dal primo, tanto che viene il sospetto che si tratti della stessa persona. La tecnica, in ogni caso, è sempre quella, consistente nello scopiazzare (male) lo stile espositivo e l’ironia di Aristide nel vano tentativo di nobilitare un progetto politico di presa del potere che di nobile ha ben poco. Lo scimmiottamento sortisce di volta in volta risultati meschinelli, come vedremo, talora anche comici, come quando l’anti-Aristide estrae dal cappello a cilindro la nozione di genius loci della salsamenteria o di altra bottega locale. Ammesso che ci si riesca, non basta copiare lo stile di Aristide: se l’anti-Aristide vuole evitare uno scivolone, quello stile dovrebbe essere al servizio di un’idea nobile della politica, aliena dalle piccinerie e dai tradimenti della politichetta.
Sia come sia. Armiamoci di pazienza e leggiamo insieme questo parto prematuro e cianotico dell’Anti-Aristide.

1. La Moschea – Come i lettori sanno, la Ndoc (Nuova destra organizzata curnense) si buttò a capofitto sulla questione della moschea curnense, prendendo l’abbrivio da un articolo dell’Eco di Bergamo, che doveva servire d’innesco alla “diceria della moschea”. Tutto era giocato sull’anfibolia dell’espressione “nuova moschea” che, come spiegammo, può significare due cose: a) moschea rinnovata (nell’arredo, nell’ubicazione ecc.); b) seconda moschea, in aggiunta alla prima. La dott.ssa Serra si difese malissimo e, invece di denunciare la gherminella linguistica per cui si faceva credere al popolo ingenuo che Curno avrebbe ospitato la moschea che Gori non voleva a Bergamo, ci diede un saggio della sua determinazione, affermò che tutto è a norma di cacata carta e volle che si capisse che lei è su posizioni cattoprogressiste, in linea con le Acli di Bergamo. La dott.ssa Serra avrebbe dovuto replicare con una risposta tagliente, con qualche supplemento d’informazione che rassicurasse i cittadini che sono facile bersaglio dell’offensiva, sostanziata di paura e odio, scatenata in tutta Italia dai corifei delle istanze populiste, identitarie e sovraniste. Ma niente di questo fu dato leggere, niente di udì che tranquillizzasse l’animo inquieto dei curnensi, esacerbato dagli echi della predicazione fascioleghista di Salvini.
L’anti-Aristide legge Nusquamia, capisce che forse proprio grazie a Nusquamia la dott.ssa Serra potrebbe imparare a difendersi meglio, e corregge il tiro: nel volantino ammette che non si tratta di una moschea aggiuntiva ma, facendosi forte del potere cogente delle cacate carte, afferma: «Una moschea può essere realizzata se, e solo se, l’amministrazione ha preventivamente previsto un’area con tale destinazione all’interno del Piano dei Servizi del suo Pgt». La mette sul piano delle cacate carte, peccato che il problema non sia fondamentalmente copropapirologico; il problema è se gli islamici abbiano o non abbiano diritto di pregare il loro Dio, e se ciò possa avvenire secondo modalità che non rechino disturbo alla popolazione residente. Come rispondere a queste due domande? È quel che ci proponiamo di esaminare. Naturalmente, bisognerà tenere presente che gli islamici sono essi stessi, almeno in parte, popolazione residente; ma, se non siamo ingenui, dobbiamo mettere nel conto la possibilità che possano convenire a Curno altri islamici. Quindi si ragiona.
La risposta alla prima domanda è molto semplice: gli islamici hanno il diritto di pregare il loro Dio, perché lo dice la Costituzione che fa aggio sulle velleità di Bobomaroni e di Salvini; da un punto di vista superiore, svincolato dal cazzeggio giuridico, diciamo che gli islamici hanno il diritto di pregare il loro Dio, perché noi siamo persone civili, e la nostra cultura, che è universale e non identitaria, fa riferimento ai valori immarcescibili della Rivoluzione francese; anche se in moltissimi paesi islamici non c’è reciprocità di trattamento nei confronti del cristianesimo (che teoricamente sarebbe la nostra religione) e, soprattutto, del libero pensiero (che è la mia religione). Gli islamici hanno tale diritto e conviene a tutti – a noi e agli islamici – che essi preghino in una moschea, piuttosto che nelle catacombe (come i primi cristiani, che furono sediziosi anche perché pregavano nelle catacombe) o nelle strade.
Quanto alla seconda risposta, noi non siamo in grado di darla, ma ci aspettiamo che la dott.ssa Serra ci dia in maniera circostanziata gli elementi di giudizio: cioè, garanzie sulle modalità di abbattimento del disturbo connesso all’intasamento dei parcheggi e delle strade. Anche perché non dobbiamo dare a Salvini e ai suoi replicanti il pretesto di trarre profitto da una oggettiva situazione di disagio, terreno di coltura della loro speculazione elettorale. Fra parentesi, questo è stato per anni l’errore della cosiddetta sinistra, che non ha voluto abbassare lo sguardo sulle sofferenze del popolo minuto; un errore che la similsinistra farebbe bene a non commettere più. Come abbiamo scritto altre volte, si tratta di costringere la dott.ssa Serra ad essere un po’ meno cattoprogressista, un po’ meno quella del dialogo giovanneo e delle molte fedi sotto uno stesso cielo (vedi: Acli di Bergamo), e un po’ più sollecita del benessere dei “suoi” cittadini; oltre che dei cani, d’accordo, che comunque per fortuna non sono ancora cittadini di pieno diritto. Bisognerebbe discutere di parcheggi, navette, regolamentazione del traffico, accordi bilaterali con la comunità islamica, cosiddetti volontari eventualmente pagati con voucher delle Acli di Bergamo ecc.; inutile negarlo, si tratta di levare di mezzo ogni scusa di gazzarra fascioleghista, perché dovrebbe essere chiaro, ormai, che i discorsi buonisti fatti da borghesi privilegiati ad ammaestramento forzoso di cittadini marginali che non vogliono essere buoni, o incattiviti dalla predicazione salvinesca, per non parlare dei clisteri di condivisione erga omnes, indispettiscono il popolo.

2. Terrorismo – Il problema del terrorismo e, a monte, dell’infiltrazione terroristica, esiste, neanche questo andrà negato o minimizzato (una specialità della similsinistra che fa incazzare il popolo); e non saranno due o tre politici indigeni, per giunta pochissimo attrezzati culturalmente, che potranno porvi rimedio, perché è un problema complesso, nazionale e internazionale. Il problema, oggi e subito, va affrontato dal Governo in sede europea, perché le coste dell’Italia sono coste dell’Europa, come abbiamo scritto e ribadito su Nusquamia. Fra l’altro, se un terrorista venisse ad abitare a Curno, paradossalmente i curnensi avrebbero la garanzia, su base probabilistica, di poter dormire sonni tranquilli. Ho abitato per anni a Milano in via Pestalozza, a pochi numeri civici di distanza da un albergo a ore, un albergo per puttane, insomma: posso assicurare che non c’era via a Milano così silenziosa e tranquilla come quella. Infatti il business esige che le aree dove si realizza il guadagno siano tranquille. Mi sembra dunque squalliduccia la domanda retorica posta nel volantino – immagino – alla dott.ssa Serra: «Possiamo quindi guardare con preoccupazione alle notizie di cronaca?». La dott.ssa Serra non è responsabile dell’ordine pubblico. Locatelli e l’anti-Aristide dovrebbero saperlo.

3. Femminismo peloso – Com’è noto, nel Consiglio comunale di Curno siedono i rappresentanti di tre tendenze di femminismo: a) femminismo “in purezza” (dott.ssa Bellezza); b) fasciofemminismo (sig.na Carrara); c) cattofemminismo (dott.ssa Serra). Come se non bastasse, adesso ci si mettono anche quelli della Ndoc. Infatti Cavagna il Giovane ha votato in Consiglio a favore di una mozione femminista presentata dalla dott.ssa Bellezza: la dott.ssa Serra avrebbe tanto gradito che fosse stata votata all’unanimità, ma Gandolfi ruppe le uova nel paniere della condivisione.
Ora, non ci vuol molto a capire che il femminismo di Cavagna il Giovane è uno stratagemma strumentale, gli serve come argomento per affermare che a Curno gli islamici non dovrebbero pregare il loro Dio. Infatti l’anti-Aristide c’informa (come se non lo sapessimo, da sempre) che a Curno le donne macomettane (da Macometto, come scrive Dante, cioè Maometto) assistono al culto separate dagli uomini. Ma io dico: perché no, se a loro piace così? Anche nelle danze di certe tradizioni popolari d’Italia gli uomini sono separati dalle donne: dobbiamo forse reprimere le danze in quanto anti-costituzionali? Suvvia, non siamo ridicoli.
A questo punto l’anti-Aristide, avendo esaurito gli argomenti di cacata carta, e non sapendo più che cosa inventarsi, non può far a meno di far propri cinque punti della nostra polemica antiserrana, laddove alla dott.ssa Serra si rimproverano: a) la voluttà di apparizione fasciata e tricolorata; b) i clisteri di condivisione; c) la superbia in stile regina Maria Antonietta; d) l’entità farlocca della lista “Vivere Curno”, soprattutto alla luce – direi – dello stato di sottomissione nel quale la dott.ssa Serra ha tenuto i consiglieri della maggioranza, facendo delle sedute di Consiglio una sorta di one-woman-show; fra l’altro, questa sua dominanza ha comportato l’estromissione dell’influenza residua del segretario di circolo Max Conti; e) l’impostura della presunta rappresentatività democratica delle assemblee cosiddette cittadine, che in realtà sono soltanto assemblee cammellate.

4. Ecologismo di facciata – Qui l’anti-Aristide, finché perlomeno ricalca quanto affermato da Gandolfi in una sua allocuzione ai consiglieri del Comune, avrebbe anche ragione. Gandolfi invitava i consiglieri di maggioranza a considerare quali essi fossero al momento della raccolta del consenso elettorale (allora erano ecologisti intransigenti) e quali invece essi siano alla resa dei conti, nel momento in cui approvano la variante del Pgt (adesso sono ecologisti fedifraghi). Insomma risulta che i consiglieri del gruppo “Vivere Curno” hanno una personalità dissociata; almeno il Locatelli che si professava amante intransigente dei cani, per accattare voti, non ha smesso di amare i cani: perlomeno, così voglio credere. Sarà anche stata una strategia di marketing elettorale, anzi lo fu certamente, ma almeno non è entrato in contraddizione.

Quando però l’anti-Aristide pretende di sbalordirci intrattenendoci sul genius loci delle botteghe, alle quali attribuisce una dimensione «socio-culturale», scivola inesorabilmente nel ridicolo. Se proprio ci tiene a porsi sullo stesso piano di Aristide, che studi latino, e poi ne riparliamo; eviti però di mostrarsi preoccupato per la «disintegrazione del “genius loci” che caratterizza le peculiarità socio-culturali, di linguaggio ecc.» delle botteghe. Qui l’anti-Aristide tromboneggia, alla maniera dell’Umberto Bossi che cialtroneggiava sulla cultura celtica. Per contrasto mi viene in mente De Sica, che in un film di Blasetti tromboneggia, anche lui, e le spara grosse, perché così normalmente vuole il suo mestiere: ma che stile, e che intelligenza!

Niente di questo stile, niente di questa prontezza d’ingegno si coglie nel tentativo tromboneggiante dell’anti-Aristide di prendere l’aìre (con l’accento sulla “i”; significa: “lo slancio”) e di volar alto.
Segue qualche nuova stilettata alla dott.ssa Serra, per la quale l’anti-Aristide attinge ancora una volta al repertorio di Aristide, ma ponendo la luce delle intuizioni aristidee sotto il moggio opaco, di vile metallo, della politichetta sposata alla grevità burocratica. Senza avere la capacità di cucire gli argomenti e copiando da Aristide, l’anti-Aristide adesso ci intrattiene su: a) l’immagine giovanilistica della dott.ssa Serra a cavalcioni della bicicletta; b) i foulard arancione (fra l’altro, oggi è considerato un colore che politicamente porta sfiga); c) la promessa ridicola di un paese bello da vivere; d) la determinazione, questa malattia parimenti infantile e senile, che disumanizza e deforma gli uomini e le donne, ma della quale la dott.ssa Serra va orgogliosa, non meno di Cavagna il Giovane. Però, si badi bene, l’anti-Aristide non è stato capace di mettere a frutto il potere demistificante di tali argomenti; di fatto, li ha sprecati, laddove l’Aristide di Nusquamia a partire da quelli ha scritto piccoli saggi di arte eristica, per la gioia della dott.ssa Serra, naturalmente.
Qualcuno a questo punto potrebbe dire: ma come, Aristide, non sei contento? In fondo, se ti copiano vuol dire che apprezzano il tuo stile. No, non sono contento per niente, se la scopiazzatura è sciatta. Per giunta a questi spunti polemici fanno seguito nel volantino le solite considerazioni di cacata carta, quelle che fanno la gioia di Locatelli e del gatto padano. Si riportano cifre che – c’è da giurarlo – i similprogressisti contesteranno, perché sul piano copropapirologico hanno sempre ragione loro; e così si perde di vista la questione politica. La quale può essere riassunta in questi termini, semplici semplici: cari signori similprogressisti, inutile menare il can per l’aia. Vi siete presentati come super-ecologisti, i migliori di tutti. Voi stessi avete dato alla questione ecologica una cornice qualitativa. Adesso però fate i furbi e spostate la questione sul piano quantitativo; giocate sul significato dei termini, il verde di un’aiuola disdegnata perfino dai cani ai fini della minzione di marcatura territoriale diventa per voi verde tout court, da conteggiare qualitativamente come se fosse il verde di un prato libero. Mettete insieme il verde di tot aiole disdegnate dai cani, per concludere che equivalgono a quelle di un prato. Eh no! Accà nisciun’ è fesso! Ragioniamo dunque sulla qualità, ed è qui che voi vi dimostrate, senz’ombra di dubbio e senza possibilità di appello, ecologicamente fedifraghi.

5. Polemica con le associazioni – Anche questo è un argomento preso paro paro dall’impegno di contrasto alla tirannide serrana che caratterizza la linea editoriale di Nusquamia (per il momento, almeno; ma se in seguito dovremo confrontarci con la tirannide aziendalista della dott.ssa Gamba, certo non ci tireremo indietro). E qui casca l’asino, perché il discorso da fare sarebbe quello di restituire alle associazioni la loro libertà, affrancandole da ogni tutela politico-elettorale, presente e futura; ma anche i cittadini dovrebbero essere liberati dalla stretta delle associazioni. Perché i cittadini si sentano, e siano, più liberi, perché non si sentano di serie B, o addirittura paria, nei confronti dei cittadini alla greppia delle associazioni, le associazioni dovrebbero perdere la patina di istituzionalità che così spesso le rende sospette; in prospettiva, dovrebbero tornare ad essere libere associazioni di liberi cittadini, per niente istituzionali; e nient’altro. Invece è chiaro che Locatelli e l’anti-Aristide sono preoccupati perché le associazioni sono una catena di trasmissione del consenso elettorale “de sinistra”. Ma se fossero di destra, a loro andrebbero benissimo. Perciò a suo tempo il Locatelli, invece di scorticare l’impostura associazionistica, creò lui stesso una sua associazione, quella dei cani, precisamente con lo stesso fine di dragaggio elettorale, proprio come le associazioni “de sinistra”. Ecco un altro esempio di spunto rubato a Nusquamia, sprecato e, più che sprecato, svilito in un discorso che tende far ingrassare la politichetta; laddove Nusquamia ha indetto guerra alla politichetta.

6. La polemica antigandulfiana – Il volantino dell’anti-Aristide si conclude con un tentativo di ritorsione su Gandolfi dell’imputazione di rottura proditoria del patto fiduciario tra sindaco e assessore che costituisce una macchia nel curriculum politico di Locatelli. Ma anche ammesso che Gandolfi fosse fedifrago – e non lo è –, questo non laverebbe l’onta politica di Locatelli.
L’anti-Aristide parla di una «trasmigrazione» di Angelo Gandolfi nel Movimento Cinque Stelle e di un suo «completo apparentamento a tutto il panorama dei partiti esistenti in Italia: dai Verdi, inizialmente, passando poi per Lega, Forza Italia e Alleanza nazionale che contribuirono a farlo eleggere sindaco nell’anno 2007, alla candidatura nelle file dell’Udc […] ed ora nel M5S». Attenzione, è scritto “apparentamento”, ma un pensionato stordito dalle sirene fascioleghiste e da un bicchiere di vino acido di troppo potrebbe anche intendere che, venuto meno l’apparentamento, Gandolfi sia oggi da considerarsi fedifrago. E il pensionato vota. In realtà, Gandolfi, come lui stesso ha fatto presente in una recente dichiarazione, ha fatto parte di un gruppo di autocoscienza ecologica, senza peraltro essere iscritto al partito dei Verdi, al tempo in cui i Verdi ancora non si erano sputtanati (proprio come succederà una decina d’anni dopo alla Lega nord);[1] non è mai stato iscritto alla Lega nord o ad Alleanza nazionale; non fa parte del M5S; è stato iscritto al Pdl per qualche mese, strumentalmente, quando sperava – ingenuamente, dico io – che l’iscrizione lo tutelasse dalle manovre di erosione e logoramento messe in atto dall’impedrettata Quinta colonna di Corti e Locatelli; non è mai stato iscritto all’Udc, ma ha accettato di essere candidato nelle loro liste in una certa occasione, per gratitudine nei confronti di chi non l’ha mai tradito nella sua azione di governo, a differenza del Pdl. Perciò Angelo Gandolfi rassegnò pubblicamente le dimissioni dal Pdl, che aveva asservito il bene di Curno alla chimera di una pace interna nel partito. Locatelli invece non diede mai le dimissioni dalla carica di assessore, Gandolfi seppe che Locatelli non era più suo assessore il giorno 19 marzo 2012, quando Locatelli, ancora con la giacca di assessore, salì le scale del Municipio di Curno per rassegnare le dimissioni in solido con il Pedretti e con i rappresentanti della similsinistra, onde far venir meno il numero legale e creare una crisi extraconsiliare. Una congiura, dunque, e i congiurati non fecero mai sapere al popolo le ragioni di quel gesto. Proprio per questo non rovesciarono Gandolfi in Consiglio, perché in tal caso avrebbero dovuto dare una parvenza di spiegazione. Correttamente dunque si dirà che Locatelli ha rotto un patto: poiché in latino “rompere” si dice frangere; “patto” si dice foedus, e, componendo le parole, chi rompe un patto è detto foedifragus, diremo anche in italiano ch’egli è fedifrago. Non vedo come si possa chiamare fedifrago Gandolfi con questa storia della «migrazione» tra i partiti, agitata dall’anti-Aristide, e vera soltanto riguardo al Pdl, nel quale fu “migrante” per la ragione detta sopra. A dir la verità, neanche Fausto Corti dovrà essere considerato fedifrago, pur avendo partecipato alla congiura, ed essendo stato consigliere nella Giunta Gandolfi: ma ebbe il buon gusto di uscire dalla maggioranza qualche mese prima, e non era assessore. Cosa che non si può dire assolutamente del Locatelli, anche con la migliore buona volontà.

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[1] Varrà la pena ricordare ai più giovani che a un certo punto si affacciò alla ribalta dei Verdi un personaggio singolare, astuto avvocato salernitano, figlio di avvocati, gran venditore di fumo, tale Pecoraro Scanio. Disquisiva con scioltezza di energie alternative, snocciolando oracolarmente dati “sc-scientifici”; ebbe la spudoratezza di fare con il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia quel che qualche decennio prima aveva fatto Mario Capanna con il prof. Ludovico Geymonat. Si organizzavano comparsate, anche televisive, dove il “ggiovane” stava accanto al vecchio. Còmpito del vecchio era tacere, ma dare lustro al “ggiovane”, che parlava solo lui.  Pecoraro Scanio era bravissimo: sembrava che Carlo Rubbia fosse uno svagato rappresentante della terza età, lettore dei libri di fantascienza di Peter Kolosimo, e che il fisico nucleare fosse proprio lui, l’avv. Pecoraro Scanio. Sarà còmpito in seguito di Luigi Manconi – un sociologo serio – restituire l’onore ai Verdi, quando ne divenne portavoce e diede al movimento una caratterizzazione politica orientata non più al misticismo del “biologico” (anche la merda è biologica, e il petrolio è di origine biologica) ma alla razionalità di sinistra. Intanto però i buoi erano scappati dalla stalla.